PAPA FRANCESCO NON SA CHE COSA SIA L’OMOSESSUALITA’

Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si è espresso:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è … ci sono tante cose da fare… con la psichiatria o.. , o… per vedere come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere…”

Mi chiedo senza spirito di polemica come possa un Papa non avere la più pallida idea di che cosa sia realmente l’omosessualità.

Nella classificazione dei disordini mentali e comportamentali contenuta nella decima formulazione del documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della malattie (ICD-10), l’omosessualità non è più in alcun modo considerata una malattia e si riconosce l’esistenza di forme distoniche di tutti gli orientamenti sessuali. L’omosessualità eco-distonica è una omosessualità riconosciuta dal soggetto ma non accettata. Se un omosessuale, pienamente cosciente di essere omosessuale, entra in conflitto col suo orientamento sessuale per ragioni religiose, morali o sociali e desidera cambiare orientamento sessuale, si dice che la sua è una omosessualità ego-distonica. Questa categoria è ormai desueta e l’omosessualità ego-distonica non è più classificata come disturbo mentale, ma come semplice disagio dovuto a ragioni culturali o sociali. L’ICD-10 è stato approvato dalla 43esima Assemblea della OMS nel maggio del 1990 ed è entrato in uso negli Stati aderenti alla OMS dal 1994. È attesa la pubblicazione del l’ICD-11 entro il 2018, e si prevede che sia completamente eliminato qualsiasi riferimento alla omosessualità anche ego-distonica.

Il mantenimento della categoria di “Omosessualità ego-distonica” ha alimentato il florido mercato delle terapie di conversione mirate al riportare gli omosessuali alla eterosessualità, perché queste pratiche aberranti erano considerate ufficialmente forme di cura per una “malattia” e quindi erano rimborsabili dalle assicurazioni sanitarie o dai servizi sanitari nazionali, ove presenti.

L’omosessualità era stata eliminata fin dal 1973 dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual del American Psychiatric Association (APA)), dopo un percorso molto tortuoso in cui resistenze di tipo ideologico, opportunismi politici e interessi economici si intrecciavano in vario modo, in un territorio di confine in cui la scienza (psichiatria) rischiava di perdere anche l’apparenza dell’oggettività. Rinvio a questo proposito a un bell’articolo di Jack Drescher: Out of DSM: Depathologizing Homosexuality https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/ che illustra il percorso che ha portato alla depatologizzazione della omosessualità da parte dell’APA.

Riporto qui di seguito un documento fondamentale in tema di terapie riparative:
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Organizzazione Panamericana della Sanità
Ufficio Regionale della
Organizzazione Mondiale della Sanità

“CURE” PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione

Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come “diversi”. Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull’intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una “deviazione” o il risultato di un “difetto di sviluppo”.

Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.

Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l’applicazione di teorie e modelli che vedono l’omosessualità come una “deviazione” o una scelta che può essere modificata attraverso il “potere della volontà” o attraverso presunti “supporti terapeutici”.

In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte “cliniche” o “singoli terapeuti”, di servizi volti a “curare” l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come “riparativo” o “terapia di conversione.”1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell’etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale (“Protocollo di San Salvador”) 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L’omosessualità come variante naturale e non patologica

Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l’omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3 I professionisti concordano sul fatto che l’omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali l’omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l’omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L’inefficacia e la nocività delle “terapie di conversione”

Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell’efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l’espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l’American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di “conversione”.5 Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell’orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l’intenzione di cambiare l’orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un “difetto” e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell’etica medica: “In primo luogo, non fare del male”. Si tratta di una lesione del diritto all’integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani

Come fattore aggravante, le “terapie di conversione” devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi “riparativi” contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di “stupro riparativo”, soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto “terapeutico” è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione

Gli operatori sanitari che offrono “terapie riparative” aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione – con l’eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come “devianti” non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie “riparative” o ” di conversione” non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:

I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.

Le terapie “riparative” o “di conversione” e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.
Le istituzioni che offrono tali “trattamenti” al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7

Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima.
Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all’integrità personale, alla salute, e all’uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:

Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l’eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all’eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.

La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all’interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l’isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.

Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.

Le molestie omofobe e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:

Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale.

Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

L’applicazione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione” deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:

La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.

L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.

L’uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l’omosessualità (in virtù del fatto che l’orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.
La pubblicità che incita all’intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.

La pubblicità diffusa da “terapeuti”, “centri di cura”, o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l’orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:

Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione”.

I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di proteggere l’integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.

Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.
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1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/co/CCPR.C.ECU.CO.5.doc&gt;
Human Rights Council (2011). Discriminatory Laws and Practices and Acts of Violence Against Individuals Based on Their Sexual Orientation and Gender Identity (A/HRC/19/41), paragraph 56. <http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/AHRC-19-41_en.pdf&gt;
Human Rights Council (2011). Report of the Special Rapporteur on the Right of Everyone to the Enjoyment of the Highest Attainable Standard of Physical and Mental Health (A/HRC/14/20), paragraph 23.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf&gt;
United Nations General Assembly (2001). Note by the Secretary-General on the Question of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (A/56/156), paragraph 24. <http://www.un.org/documents/ga/docs/56/a56156.pdf&gt;
2 I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.
3 American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies): Position Statement. <http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200001.aspx&gt;
Anton, B. S. (2010). “Proceedings of the American Psychological Association for the Legislative Year 2009: Minutes of the Annual Meeting of the Council of Representatives and Minutes of the Meetings of the Board of Directors”. American Psychologist, 65, 385–475.
<http://www.apa.org/about/governance/council/policy/sexual-orientation.pdf&gt;
Just the Facts Coalition (2008). Just the Facts about Sexual Orientation and Youth: A Primer for Principals, Educators, and School Personnel. Washington, DC. <http://www.apa.org/pi/lgbc/publications/justthefacts.html&gt;
4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.
American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.
5 APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.<http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf&gt;
6 Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/Informe%20Sombra%202009%20LBT.pdf&gt;
Centro de Derechos Económicos y Sociales (2005). Tribunal por los Derechos Económicos, Sociales y Culturales de las Mujeres.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/TRIBUNAL%20DESC%20ECUADOR%20MUJERES.pdf&gt;
7 Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.
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Ovviamente Papa Francesco non conosce questi documenti ma solo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Avrà anche coraggio nel lottare contro la pedofilia ma non ha assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità. D’altra parte la Chiesa sembra suggerire ancora oggi, stando alle parole del Papa, una terapia riparativa da applicare in età molto anticipata.

Per capire che cosa sono in concreto le terapie riparative vi consiglio la lettura di in reportage giornalistico molto documentato concernente le “terapie riparative della omosessualità” ossia le terapie che i gruppi cattolici consigliano per risolvere il problema della omosessualità (http://progettogaytest.altervista.org/t … rative.htm) tutto sotto la supervisione di un professore di psicologia della Pontificia Università Gregoriana.

Già in altra occasione ho avuto modo di accennare alla gaia scienza di sedicenti scienziati, ma qui la cosa è più seria perché dietro queste cose c’è l’avallo della Chiesa e non si tratta quindi del solito guru isolato. In queste cose sono coinvolti uomini di Chiesa. Sono personalmente convinto che il messaggio cristiano sia una cosa serissima, o meglio una cosa che, se presa seriamente, è una cosa serissima, e ho conosciuto uomini di Chiesa che hanno veramente speso la vita per il prossimo. Mi chiedo come sia possibile che le cose che sono descritte nell’articolo ottengano l’avallo della Chiesa. Come sia possibile che un ragazzo di 15/16 anni e ancora peggio un ragazzino debba subire per volontà dei genitori una farneticante terapia “riparativa dell’omosessualità” queste cose non sono solo immorali ma sono al limite del codice penale.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6649

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RAGAZZI GAY E GENITORI OMOFOBI

Ciao Project,

ho 50 anni, non sono gay, ma ho un figlio gay di 25 anni e mi piacerebbe fare conoscere la mia esperienza ad altri genitori. Devo dirti che sono stato, negli ultimi due anni, un lettore assiduo dei tuoi siti che mi sono stati utilissimi. Ma cominciamo dall’inizio.

Sono nato nel 68, mi sono sposato giovane, nel 90, i miei pensavano che fosse troppo presto ma io l’ho voluto fare perché volevo vivere con mia moglie e non ho mai rimpianto quella scelta perché mia moglie è una persona che mi vuole bene veramente. Mio figlio, che qui chiamerò Diego, è nato nel 92, quando io avevo 24 anni ed ero un papà giovanissimo. Da piccolo Diego era un bambino molto vivace e curioso di tutto, che si sentiva molto il cucciolo di papà e mamma. Ho ricordi bellissimi di quel periodo (6-10 anni). Col crescere si è dimostrato anche bravo a scuola e molto responsabile, a 14 anni ha avuto le chiavi di casa. Tra noi c’è stato sempre un buon dialogo. Mia moglie non è mai stata una mamma-chioccia e ha cercato dai 14 anni in poi, di metterlo in contatto con ambienti sportivi in modo che potesse stare con altri ragazzi. A 14 anni Diego era già molto alto e giocava a basket a discreto livello, portava a casa i suoi compagni di squadra, li invita a pranzo, io e mia moglie cucinavamo e l’atmosfera era molto gradevole. Le cose sono andate avanti così fino ai 17 anni. Mio figlio non aveva mai portato a casa una ragazza e non aveva mai parlato di ragazze. In casa non avevamo mai parlato seriamente di sesso. Diego vedeva me e la madre che la sera vedevamo la televisione abbracciati e la cosa per lui era assolutamente naturale. Era capitato qualche volta di parlare un po’ di qualche trasmissione televisiva che accennava alla omosessualità. Sia io che mia moglie abbiamo sottolineato che ciascuno è quello che è e che solo le persone poco intelligenti possono avere pregiudizi in questo campo.

Vorrei chiarire che i nostri non erano atteggiamenti “politicamente corretti” assunti perché chi è di sinistra ragiona così. Io, in gioventù, ho avuto un amico gay molto più grande di me, che forse si era innamorato di me, che per me è stato un secondo padre, se non ci fosse stato lui non so che fine avrei fatto ma credo che avrei corso molti rischi e molto seri. Anche mia moglie l’ha conosciuto ed è rimasta molto colpita. Insomma, la faccio breve, per me l’omofobia non esiste perché sarebbe la più radicale contraddizione della mia vita e della mia esperienza.

Quindi Diego, a casa, non ha mai respirato un’atmosfera omofoba. Comunque quando aveva 17 anni io e mia moglie abbiamo cominciato a porci delle domande, non eravamo prevenuti verso l’omosessualità, ma avere un figlio unico e sapere che è gay non è comunque una cosa facilissima da accettare, non fosse altro perché uno si chiede come si deve comportare per fare il genitore nel modo migliore. Avevamo notato che Diego stava molto spesso con un ragazzo che chiamerò Dany, erano inseparabili. Dany veniva spasso a casa. Diego e Dany (“D&D” così si chiamavano tra loro) andavano al campeggio insieme, passavano le vacanze insieme di Natale e di Pasqua in giro per l’Italia. Diego era contento e si vedeva. Io e mia moglie non ci siamo mai intromessi, però abbiamo capito che tra loro c’era qualcosa di più di una semplice amicizia. Diego però non ci aveva accennato nulla e noi non ce la sentivamo proprio di fare domande in proposito. Dany disegnava benissimo, i suoi disegni erano delle vere opere d’arte, e piano piano casa nostra fu piena dei disegni di Dany. Nel frattempo Diego aveva compiuto 18 anni. La festa di compleanno non era stata un’invasione di amici, come quella dei 17, ma era stata tutta centrata su una gita (Sabato e Domenica) con Dany. Qualche volta Diego restava a dormire a casa di Dany, noi non dicevamo nulla ma nel sottofondo però avevamo qualche preoccupazione, non per l’omosessualità ma per i possibili rischi per la salute e un po’ di ansia la sentivamo eccome. Ho pensato che non se ne potesse fare a meno e ho deciso di parlare con Diego. Siamo usciti insieme un pomeriggio e siamo andati alla villa comunale e gli ho detto: “A me e a tua madre Dany ci sta benissimo, ma abbiamo qualche preoccupazione per la salute…” Lui mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “abbiamo fatto il test tutti e due… e comunque lui non era mai stato con nessuno e nemmeno io.” Gli ho chiesto: “Ma i genitori di Dany lo sanno?” e lui mi ha risposto: “No! E questo è il problema più grosso, perché non sono come te e mamma… insomma Dany li teme.” Abbiamo parlato molto di questo fatto, Diego era veramente preoccupato. Dany avrebbe anche tagliato i ponti con la sua famiglia ma per lui sarebbe stato un trauma. Parlare con mio figlio non solo mi ha tranquillizzato ma mi ha fatto capire che ho un figlio d’oro e che posso ritenermi un padre felice. A casa ho raccontato a mia moglie del discorso fatto con Diego e lei mi ha guardato perplessa e mi ha detto: “Ma tu pensi che noi possiamo fare qualcosa per questi ragazzi?” Si riferiva al fatto di prendere contatto con la famiglia di Dany e di esplorare un po’ la situazione. Le ho risposto che su questo bisognava sentire non solo Diego ma soprattutto Dany. Un giorno che i ragazzi sono venuti a casa il discorso lo ha avviato proprio Diego, Dany sapeva già che noi sapevamo. Dany però era molto esitante, perché a casa sua nessuno sospettava nulla. In sostanza nessuno di noi quattro aveva le idee chiare. I ragazzi dovevano finire l’ultimo anno di liceo e poi sarebbero andati all’università, ovviamente insieme e in un’altra città, avrebbero fatto entrambi ingegneria e avrebbero preso anche un appartamentino monocamera insieme. Ma lo scoglio della famiglia di Dany restava un problema insoluto.  L’anno successivo i ragazzi sono andati all’università, e come previsto hanno condiviso un piccolo appartamento, metà delle spese le pagavamo noi e metà la famiglia di Dany. Le cose sembravano andare bene, i ragazzi erano contenti, poi Dany ha avuto la malaugurata idea di parlare chiaro con i suoi genitori e da lì è cominciato il disastro. Lo hanno minacciato, in pratica lo hanno minacciato di diseredarlo, e non è una cosa da poco perché è una famiglia che sta bene economicamente. Ho chiarito a Dany che in ogni caso la quota di legittima nessuna gliela avrebbe potuta togliere, ma lui nemmeno mi stava a sentire, voleva tagliare i ponti con la sua famiglia, evidentemente dopo il discorso di chiarimento, doveva essere stato trattato malissimo. La famiglia ha smesso di pagare le tasse universitarie e la quota dell’appartamento per costringere Dany e rientrare a casa, Dany voleva lasciare l’università e mettersi a lavorare ma lo abbiamo convinto che sarebbe stata una follia e che avrebbe fatto un danno grave anche Diego, perché studiando insieme ottenevano ottimi risultati, e lui si è lasciato convincere. Abbiamo pagato noi tutte le spese, che in fondo non erano poi una gran cosa. Dany però si sentiva in imbarazzo per questa cosa e noi non sapevamo che cosa fare per rimettere Dany di buon umore. Per fortuna poi i ragazzi sono stati molto impegnati nello studio e questi problemi sono passati in seconda linea. Ogni settimana o io o mia moglie ci facevamo un viaggetto fino a casa dei ragazzi per portare loro i pasti già cucinati per la settimana, in modo che non perdessero tempo per queste cose. Mia moglie lavava e stirava perché avessero gli abiti sempre in ordine, insomma, non li abbiamo lasciati soli e ormai si sono laureati entrambi brillantemente e hanno cominciato anche a lavorare, si tratta ancora di piccole cose, ma così si fanno conoscere e le prospettive si allargano. Purtroppo i genitori di Dany sono spariti, sembra incredibile ma è proprio così, si sono disinteressati del tutto del figlio, non avrei mai pensato che si potesse arrivare a tanto, ma è quello che è successo. Dany non li vede da anni, e poi adesso vive con Diego nella città dove hanno studiato e secondo me non hanno nessun desiderio di tornare nella città di origine. Noi li andiamo a trovare più o meno un weekend al mese e ci accolgono con entusiasmo. Dany è molto amareggiato dal comportamento dei suoi genitori ma ormai ha perso lo speranza che possa cambiare qualcosa.

Project, anche Diego e Dany ti conoscono e tu hai parlato con loro (prima con Diego e poi con Dany, dopo circa un mese, più o meno un anno fa), stai facendo un lavoro utilissimo. Mi piacerebbe molto che tanti genitori aprissero gli occhi e mettessero da parte i pregiudizi perché per un figlio gay vedere che i genitori tentano di forzare la sua libertà e poi spariscono quando si rendono conto che il figlio ha un suo mondo, significa perdere buona parte della visione positiva della vita. Dany aveva trovato Diego e poi ha trovato anche noi e tutto sommato, per lui la situazione non è stata distruttiva, ma se fosse stato solo sarebbe stato costretto a rinunciare agli studi e avrebbe finito per covare dentro di sé un risentimento violento, e tutto questo assolutamente senza nessuna ragione seria. Io ho un figlio gay ma è un ragazzo felice, né io né mia moglie abbiamo timori per il suo avvenire, perché è riuscito a realizzare quello desiderava e ora è un uomo adulto di cui andiamo orgogliosi, ha un ragazzo che ama e che lo ama e non resterà solo. Mi chiedo come sia possibile che ancora nel XXI secolo ci siano genitori tanto fuori dal mondo da pensare di poter abbandonare un figlio perché è gay. Tutto questo è veramente assurdo!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=6384

Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-gay-guys-and-homophobic-parents

CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.

Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.

Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.

Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)

“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:

A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.

La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.

È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).

Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.

Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).

Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.

Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.

Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”

Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:

“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 

251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 

[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”

Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:

“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.

Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.

Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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NON GIUDICARE GLI ALTRI GAY

Caro Project,

ho letto alcune parti del tuo libro “Essere Gay” e mi ha colpito l’idea di morale gay, cioè l’idea di distinguere tra una omosessualità buona e una cattiva o almeno meno buona. In questo modo io credo che tu voglia mettere in evidenza quanto c’è di buono nella omosessualità, e su questo non posso che concordare con te, ma purtroppo sottolineando quello che c’è di buono si finisce per sottolineare anche quello che c’è o ci può essere di negativo e qui potrei ancora essere d’accordo con te, ma con qualche limitazione significativa.

Project, tu dici di essere assolutamente laico e ti rispetto per questo, io vengo invece da una formazione cattolica abbastanza tradizionale, in teoria dovrei aver imparato a distinguere il bene dal male ma ho anche imparato a non giudicare e a non sottovalutare le ragioni degli altri, anche di quelli che hanno stili di vita diversissimi dal mio.

Sono ormai vicino ai 70 anni e ogni volta che mi capita di poter avere un dialogo serio con qualcuno che ha vissuto esperienze lontanissime dalle mie mi rendo conto che se per un verso mantengo la mia tendenza a giudicare, per l’altro sono fortemente frenato dal fatto che le cose sbagliate, quando sono viste da vicino sono molto meno strane e sbagliate di quanto appaiono quando sono viste solo da lontano o sono considerate solo in teoria.

Parlavo giorni fa con un ragazzo non ancora trentenne e, come mia vecchia abitudine e mio difetto, stavo per l’ennesima volta cercando di mettermi in cattedra, ma per fortuna mi sono trattenuto e ho lasciato spazio a quel ragazzo. Lui mi ha parlato con molta sincerità delle sue esperienze di vita e io mi sono sentito del tutto disarmato, mi rendevo conto che i miei argomenti moralistici non avevano alcun senso se confrontati con esperienze dure come quelle vissute da quel ragazzo. Mi sono sentito un totale imbecille, uno che si è illuso di capire tutto senza avere realmente alcuna conoscenza di ciò di cui sta parlando. Il mio mondo mi è sembrato solo un ammasso di chiacchiere vuote.

Che avrei fatto se mi fossi trovato nelle situazioni in cui si è trovato quel ragazzo? Che cosa avrei scelto? E poi, avrei avuto reamente la possibilità di scegliere? Quel ragazzo era radicalmente diverso da me nei suoi atteggiamenti perché aveva avuto una vita radicalmente diversa dalla mia e molto più dura della mia. Prima avrei giudicato male i ragazzi come lui, avrei detto che avevano l’idea fissa del sesso, ma, in fondo, vedevo sempre più chiaramente la stupidità di questi giudizi.

La moralità del mio essere gay, o almeno quella che a me sembra essere la moralità del mio essere gay, se vogliamo dire tutta la verità, mi viene dalla mia formazione cattolica, che mi ha in qualche modo preservato dalle esperienze più dure, cioè il mio essere cattolico mi ha fatto essere gay in un modo molto particolare, ma attenzione, si tratta di un modo più prudente, più oculato, più controllato, ma forse anche più ipocrita e meno sostanzialmente partecipativo. Ho fatto quello che fanno tutti i ragazzi, sesso compreso, anche se con prudenza, non sono un santo e mi rimprovero soprattutto di non aver fatto quel po’ di bene che avrei potuto fare, poi mi fermo a riflettere e mi chiedo che cosa mi ha allontanato per esempio dalla ricerca del sesso sfrenato, e onestamente, pensandoci bene, non credo che sia stata l’educazione cattolica ma la paura, cioè brutalmente la necessità di salvare la faccia, che è una cosa comunque molto meschina, ecco che il confine tra moralità e meschinità diventa molto meno netto.

La necessità di salvare la faccia per me aveva un valore solo perché non sono mai stato veramente me stesso al 100% e soprattutto non sono mai stato messo con le spalle al muro da situazioni di fatto più forti di me, come è accaduto a quel ragazzo, perché in quel caso con ogni probabilità mi sarei comportato esattamente come lui. Quando si va alla sostanza delle cose la moralità delle persone, più che una qualità individuale è il risultato di un contesto e gli stessi concetti di merito e di colpa perdono i loro contorni chiari.

In fondo lo stesso papa Francesco aveva detto. “Chi sono io per giudicare un gay?” Sembrava una frase impacciata, che voleva indicare un’apertura ma è una frase che ha un significato estremamente serio. Ho provato ad applicare quella frase a me stesso e sono arrivato alla conclusione che non ho alcun diritto di giudicare. Anche chi va alla ricerca disperata e quasi nevrotica di sesso può avere ugualmente una sua morale e quella morale non è peggiore della mia, ed è solo apparentemente diversa.

Dal dialogo con quel ragazzo ho capito che il sesso non gli ha portato affatto la felicità e che in lui il bisogno di essere amato e rispettato per quello che è veramente è vivissimo, direi anzi che è molto più vivo che in me. Siamo rimasti a parlare per ore e abbiamo capito che tra noi c’era un rispetto reciproco profondo, un rispetto reciproco quasi inaspettato ma assolutamente reale.

Project, permettimi una divagazione, io, che sono gay e che non voglio perdere il contatto con la mia fede, ammiro molto papa Francesco, perché, secondo me, ha riportato il Cristianesimo ai suoi valori fondanti, non ha fatto polemica con la modernità ma si è messo alla ricerca delle persone e delle loro sofferenze, in sostanza non ha giudicato ma ha cercato di fare sentire la sua voce a favore degli ultimi. Fare qualcosa di buono e di concreto senza giudicare nessuno, questo è il suo stile.

Insomma, adesso sento che il mio essere gay può essere veramente conciliabile con il mio essere cristiano, almeno fino ad un certo punto. So che tu hai sostenuto il contrario, ma lo hai sostenuto in altri tempi, e mi piacerebbe capire che cosa pensi oggi, dopo che papa Francesco ha dato una lettura più evangelica del cattolicesimo. Scusami se mi sono permesso di provocarti con questa mia mail ma ti stimo molto e mi piacerebbe sapere se sei sempre dello stesso parere. Vorrei sottolineare che apprezzo molto quello che fai.

Paolo

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Caro Paolo,

ho letto la tua mail con vivo interesse. Sì: non giudicare! È un principio evangelico ma è anche un dovere morale laico. Quello che dici di quel ragazzo, mi è capitato più volte e mi ha messo in crisi più volte. Adesso la mia tendenza a giudicare si è ridotta notevolmente e ho recuperato la consapevolezza della mia ignoranza e delle mie incapacità. Credo di avere ancora moltissimo da imparare e purtroppo, alla mia età, non avrò il tempo per capire molte cose, ma certo l’idea di giudicare la terrò a freno.

Quanto a papa Francesco, non posso negare che, pur sentendomi radicalmente laico, ascolto con la massima attenzione quello che dice e cerco di farne tesoro. Ho anche io l’impressione che abbia riportato il cattolicesimo a valori più autenticamente evangelici. Il cattolicesimo non è o non dovrebbe essere un’ideologia. Direi che è un papa che ha atteggiamenti sostanzialmente laici e condivisibili da molte persone di buon senso anche fuori dalla chiesa cattolica, ha indubbiamente coraggio. Non posso negare che, specialmente negli ultimi mesi, sono rimasto molto colpito dal fatto che Francesco non sottolinei mai le divisioni ma cerchi la collaborazione degli uomini d buona volontà per fare tutti insieme qualcosa di buono e di concreto. Effettivamente papa Francesco non ha giudicato ma ha cercato di perseguite il bene impegnandosi per le periferie del mondo. Mi dispiace solo che sia ormai un uomo anziano perché la sua presenza potrebbe essere archiviata rapidamente dopo la sua uscita di scena e sarebbe veramente un danno per tutti, cattolici e no. Beh, credo che si capisca abbastanza bene quello che penso di papa Francesco.

Paolo, ti ringrazio veramente moltissimo della tua “provocazione”! Magari ci fossero tante provocazioni di questo tipo!

Project

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RAFFALOVICH E I POETI “OMOSESSUALI” CITATI DA DANTE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” dedicato ai poeti comincia con una lunga citazione del canto XXVI del Purgatorio di Dante, in cu si parla “anche”, ma solo di sfuggita, di sodomiti. Raffalovich prolunga la citazione riportando una traduzione (incompleta) dei versi di Dante in cui Il sommo poeta descrive il suo incontro con Guido Guinizelli e Arnaut Daniel [Arnaldo Daniello (1150-1210)].

Il lettore attento resta però perplesso del fatto che Raffalovich , nello scrivere di poeti omosessuali, citi Guido Guinizelli e Arnaldo Daniello, che omosessuali non erano, e non citi il notissimo canto XV dell’Infreno in cui Dante esalta il suo maestro Brunetto Latini, pur mettendolo all’Inferno come omosessuale.

Il canto XXVI del Purgatorio non è tra quelli di più facile lettura e contiene anche alcuni versi in lingua provenzale, messi in bocca ad Arnaldo Daniello. Secondo Dante, nella settima cornice del Purgatorio, ove si purgano i lussuriosi, si trovano due distinte schiere di peccatori: quelli che gridano “Sodoma e Gomorra”, cioè gli omosessuali, e i peccatori “ermafroditi”, cioè gli eterosessuali, che cercano l’unione del maschio e della femmina (ermafroditi in questo senso).

Raffalovich, che non era certo un fine conoscitore dell’Italiano antico, come John Addigton Symonds, legge probabilmente il testo di Dante in una traduzione francese ed è in indotto, dalla presenza dell’espressione “peccato ermafrodito” a ritenere che si parli di omosessuali. Se così fosse, comunque, il riferimento al mito di Pasife sarebbe bel tutto fuori luogo.

L’equivoco deriva dal fatto che il termine “ermafroditismo psichico” era stato utilizzato da diversi autori per indicare una identità di genere mista, senza manifestazioni di ermafroditismo fisico. L’espressione finì poi per indicare anche l’omosessualità, intesa come una specie di sesso intermedio. Per questa ragione Guido Guinizelli e Arnaldo Daniello, che omosessuali non erano, vengono inseriti da Raffalovich nella schiera degli omosessuali, mentre Brunetto Latini, che era omosessuale, personalità tutt’altro che di secondo piano nella vita di Dante, che lo chiama “padre”, è del tutto trascurato.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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I POETI

Non è per cattiveria che ho scelto soprattutto i divini poeti; se ne avessi avuto il tempo e l’abitudine, avrei preferito studiare i grandi capitani, gli uomini d’azione. Non avrei avuto che l’imbarazzo della scelta.

Ma, dato che mi ritrovo ad aver letto e studiato i poeti, ne ho selezionato alcuni appartenenti alla schiera d’anime che Dante incontra in Purgatorio, anime che avevano commesso il peccato ermafrodita o che avrebbero potuto sentirsi chiamare Regina! Come il grande Cesare in occasione del suo trionfo. Non invoco nessun classico, Eschilo, Sofocle, Pindaro, Virgilio, Orazio, Catullo, Tibullo … e neppure nessuno del Medioevo.

Purgatorio, Canto XXVI

“infatti, in mezzo al muro di fiamme, giunse una schiera che volgeva il viso verso questa, la quale mi indusse a osservare meravigliato.
Lì vidi ogni anima di entrambe le schiere affrettare il passo e baciarsi l’una con l’altra, senza fermarsi, contente per quel rapido saluto festoso;”

“i nuovi arrivati gridavano: «Sodoma e Gomorra»; e gli altri: «Pasifae entra nella vacca di legno, perché il toro corra a soddisfare la sua lussuria».”

“Io…
iniziai: «O anime certe di ottenere, quando sarà, la pace eterna,”

“ditemi, affinché io ne scriva una volta tornato nel mondo, chi siete voi, e chi è quella schiera che se ne va dietro le vostre spalle.”

“La schiera che non viene con noi commise lo stesso peccato (sodomia) per cui Cesare, durante il trionfo, si sentì rivolgere l’appellativo di ‘Regina’:[1]per questo se ne vanno gridando ‘Sodoma’, rimproverando se stesse come hai sentito, e accrescono la pena del fuoco con la vergogna.”

“Il nostro peccato, invece, fu eterosessuale (ermafrodito); ma poiché non osservammo la legge umana, seguendo come bestie l’appetito dei sensi, per nostra vergogna quando ci separiamo gridiamo il nome di colei (Pasifae) che divenne una bestia nella falsa vacca di legno.
Ora conosci il nostro comportamento e di cosa fummo colpevoli:”

“Esaudirò il tuo desiderio solo riguardo a me stesso: sono Guido Guinizelli, e sconto già qui la pena per essermi pentito prima della fine della mia vita.”

“quando udii presentarsi il padre mio e degli altri poeti migliori di me che mai scrissero versi d’amore dolci e leggiadri;”

“Dopo che fui soddisfatto di averlo osservato, mi offrii tutto pronto al suo servizio, con un giuramento che spinge le persone a credere alle parole.”

“Disse: «O fratello, costui che ti indico col dito», e mostrò uno spirito davanti a lui, «fu il migliore artefice del suo volgare materno.
Superò tutti nel campo della poesia amorosa occitanica e nella letteratura narrativa oitanica; e lascia parlare gli stolti, che credono sia superato dal Limosino (Giraut de Bornelh).[2]”

“Ora, se tu hai l’eccezionale privilegio di poter andare nel chiostro (Paradiso) dove Cristo è l’abate del collegio,”

“recita davanti a lui per me un ‘Pater noster’, almeno per quanto è necessario a noi in Purgatorio, dove non abbiamo più il potere di peccare”.

“Io mi avvicinai un poco allo spirito che aveva indicato prima, e dissi che il mio desiderio preparava una gradita accoglienza al suo nome (volevo sapere chi fosse).
Lui cominciò volentieri a dire: «La vostra cortese domanda mi piace a tal punto, che non posso né voglio nascondere la mia identità.
Io sono Arnaut,[3] che piango e vado cantando; preoccupato guardo la mia passata follia d’amore, e vedo gioioso la gioia, che spero, davanti a me.
Ora vi prego, per quella virtù che vi guida alla sommità di questa scala, di rammentarvi al momento opportuno del mio dolore!»
Poi si nascose nel fuoco che li purifica.”
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[1] Sarebbe interessante studiare i rapporti tra il genio, l’orgoglio e l’unisessualità. Aggiunta di Project: – Tutti i nemici di Cesare gli rinfacciarono di essersi concesso quando era ancora un giovane ufficiale a Nicomede IV Filopatore, re di Bitinia. « Gallias Caesar subegit, Nicomedes Caesarem: ecce Caesar nunc triumphat qui subegit Gallias, Nicomedes non triumphat qui subegit Caesarem »(Svetonio, Vita di Cesare.) [« Cesare ha sottomesso le Gallie, ma Nicomede ha messo sotto lui. Oggi trionfa Cesare che le Gallie ha sottomesso, non trionfa Nicomede che ha messo sotto lui. »]
[2] Nota di Project: – Giraldo di Bornello (… – 1220), originario della zona di Limoges (Dante lo chiama Limosino).
[3] Nota di Project: – Arnaldo Daniello (1150-1210).

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IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 2

Il brano di “Uranismo e unisessualità”, che potete leggere qui di seguito (seconda parte del capitolo dedicato da Raffalovich a Wilde), contiene elementi di interesse veramente unico sotto il profilo strettamene storico e anche per la particolarità dei temi affrontati. Ne viene fuori un ritratto impietoso ma con ogni probabilità realistico della vita mondana di Oscar Wilde. Wilde, abituato alla bella vita, si circondava di “galoppini dagli occhi di tribade” reclutati negli ambienti della prostituzione. Lord Alfred Douglas, cresciuto in un ambiente familiare anaffettivo e dominato da conflitti profondi, pur essendo omosessuale, aveva in mente l’idea fissa di fare schiattare di rabbia suo padre col quale aveva scambiato più volte lettere molto violente.

Sia Wilde che lord Alfred si fidavano troppo dei ragazzi che frequentavano, ragazzi abituati alla prostituzione e al ricatto. Saranno proprio questi ragazzi i principali accusatori di Wilde, quando Wilde si farà convincere, con molta leggerezza, a querelare per diffamazione lord Queensberry, padre di lord Alfred.

Raffalovich si chiede come abbia potuto un uomo intelligente come Wilde, che non si nascondeva, che frequentava prostituti e ricattatori professionali, pensare di querelare lord Queensberry per averlo accusato di sodomia, senza finire egli stesso travolto da quelle accuse che sarebbero state assai facili da dimostrare.
Wilde affronta il processo con estrema superficialità, senza rendersi conto di essersi messo nei guai da sé, lasciandosi andare a battute assolutamente fuori posto.

Raffalovic non rimprovera a Wilde la sua vita dissipata e nemmeno il rapporto con lord Alfred che si dimostrò una cosa seria, quando Wilde, passato ormai dalla parte dell’accusato, rifiutò di fuggire all’estero per non abbandonare lord Alfred al suo destino.

Ciò che muove veramente lo sdegno di Raffalovich è il comportamento tenuto da Wilde nei confronti di E. S. (di cui l’autore omette il nome per pietà verso quel ragazzo). Il racconto della seduzione di S. E. è realmente terribile. Wilde, fu il vero corruttore di quel ragazzo, che poi fu cacciato dalla famiglia, e fu ridotto dalla malattia e dalla fame a chiedere aiuto al suo stesso seduttore, che non si assunse la responsabilità di quello che aveva fatto e fece per quel ragazzo meno di quello che aveva fatto per tanti prostituti di professione.

Raffalovich insiste sul fatto che la seduzione omosessuale può creare danni spaventosi, che i responsabili fanno finta di non vedere o di non capire. È probabile che Raffalovich vedesse nella terribile storia di E. S., quello che avrebbe potuto essere il finale della storia di John Gray, se lo stesso Raffalovich non se ne fosse innamorato e non lo avesse sottratto così alle nefaste influenze di Wilde.

Il discorso di Raffalovich non fa che confermare un’idea piuttosto comune tra gli omosessuali e cioè che il considerare Oscar Wilde, per altre cose persona di genio e di valore, come una icona dell’omosessualità non renda certamente un buon servizio agli omosessuali.

Per una corretta comprensione del testo, bisogna tenere presente che quando l’autore dice che alcuni nomi sono passati al giudice scritti su pezzi di carta, si riferisce al fatto che, data la particolarità dell’accusa, si intendeva mantenere una certa riservatezza evitando di diffondere nomi di persone citate dai testimoni ma non direttamente parte in causa.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Lord Alfred telegrafa a Wilde di trattare bene Alfred Wood, un giovane commesso senza lavoro. Il commesso è invitato subito a cena in una stanza privata; Wood e Wilde si chiamano immediatamente Oscar e Alfred.[1] Poco dopo Wood dice al suo amico Oscar che le lettere di questo buon amico a lord Alfred sono state rubate. Si trovavano in una tasca di certi vestiti regalati da lord Alfred a Wood.

Wood (che ha assicurato di aver avuto rapporti sessuali con Wilde il giorno stesso del loro primo incontro, ha raccontato con dovizia di particolari gli incidenti della sua “seduzione”; ma quando si è scoperto che era un ricattatore di professione, il giurì[2] ha rigettato la sua testimonianza come troppo sospetta) ha espresso rincrescimento per essersi fatto rubare quelle lettere, e ha chiesto denaro per andarsene in America. Voleva sfuggire ai suoi associati.[3] Wilde gli diede il denaro e lo invitò a colazione.

Allan, il ladro delle lettere, andò a trovare Wilde. Ecco, stando allo stesso Wilde, quello che si dissero:

O.W. – Voi siete venuto a proposito della mia bella lettera a lord Alfred Douglas. Se voi non aveste avuto la stupidità di mandarne una copia a M. Beerbohm Tree (il famoso attore e direttore del teatro di Haymarket, dove si dava allora una commedia di Oscar Wilde: Una donna senza importanza), vi avrei pagato bene per avere l’originale, perché è un’opera d’arte.

ALLAN. – Questa lettera potrebbe avere una strana motivazione.

O.W. – L’arte è difficilmente comprensibile per le classi dei criminali.

ALLAN. – Mi hanno offerto 1500 franchi per questa lettera.

O.W. – Allora vendetela subito, ve lo consiglio. Non ho mai ricevuto tanto denaro per così poche righe della mia prosa, e mi fa piacere che per qualcuno in Inghilterra questa mia lettera valga 1500 franchi.

Wood partì per l’America, da dove tornò per testimoniare contro i suoi vecchi amici.

La storia della copia della lettera di Wilde mandata a M. Tree era ben nota a Londra nel mondo che si occupa di teatro. Si racconta che Wilde avesse firmato questa copia; e questa lettera aveva circolato, si racconta, in una certa cena.

Lord Queensberry volle rompere il rapporto di suo figlio con Wilde, e lettere terribili furono scritte da una parte e dall’altra. Il primo di Aprile 1894 il marchese scrisse a suo figlio: “Alfred, … dopo le vostre lettere isteriche e impertinenti, io mi rifiuto di riceverne altre. Se avete qualcosa da farmi sapere, venite voi stesso.” Si lamentava che suo figlio avesse dovuto abbandonare Oxford e non si stesse preparando per nessuna professione.
Rifiutava di dargli denaro. “La vostra infame intimità con quest’uomo, Wilde, deve cessare, altrimenti sarete diseredato… Non intendo analizzare la vostra intimità, e non faccio accuse, ma secondo me atteggiarsi è male tanto quanto essere quello che non voglio dire. Ieri vi ho visto dalla mia finestra con quest’uomo. Il mio sangue si è ghiacciato. Non ho visto mai in vita mia qualcosa che fosse comparabile a quello che ho visto sui vostri orribili volti! Vengo a sapere che sua moglie vuole divorziare per dei crimini contro natura… Se questo diventa uno scandalo pubblico, io avrei il diritto di fargli saltare il cervello…”

Il figlio telegrafa: “Che piccolo uomo stupido siete” Il padre risponde con minacce di correzione corporale e poi: “La vostra sola giustificazione può essere la follia. A Oxford vi si credeva un folle… Se vi trovo ancora con quest’uomo, farò uno scandalo che nemmeno ve lo potete immaginare. E vi diserederò. Sapete che cosa aspettarvi.”

A suo suocero, lord Qennsberry scrisse una lettera furiosa, accusando la sua prima moglie, il governo inglese, la regina, i suoi figli. Scrisse un’altra volta a lord Alfred: “Ho fatto molto bene ad incorrere nella vergogna piuttosto che mettere al mondo altri figli. Quando voi stavate nella vostra culla, ho pianto accanto a voi pensando a quello che avevo generato… Voi siete pazzo e io vi compiango. Non è affatto strano che voi siate diventato la preda di questo orribile bruto.”

Alla fine, lord Queensberry andò da Wilde per ordinargli di rompere con suo figlio. Non accusò il suo avversario se non di atteggiarsi ma con una severità tale che Wilde lo mise alla porta dopo avergli detto in presenza di un domestico quello che pensava d lui.

Lord Alfred scrisse allora a suo padre una cartolina: “dato che voi non aprite le mie lettere, sono costretto a scrivervi su una cartolina. Vi scrivo per farvi sapere che tratto le vostre ridicole minacce con un’indifferenza assoluta. Dopo il vostro comportamento presso O.W. … ho insistito per farmi vedere con lui nei ristoranti alla moda, continuerò ad andare dove mi pare e con chi mi pare. Sono maggiorenne e padrone di me stesso. Voi mi avete diseredato almeno una dozzina di volte. Non avete alcun diritto su di me, né morale né legale. Se O.W. vi denunciasse per diffamazione, sareste condannato a sette anni di lavori forzati. Malgrado tutto il mio disprezzo per voi, desidero evitare questa cosa a causa della famiglia, ma se cercherete di attaccarmi mi difenderò con un revolver carico che porto sempre con me; e se vi ammazzo o se vi ammazza lui, saremmo comunque noi dalla parte della ragione. Non credo che molta gente sentirebbe la vostra mancanza.”

A quell’epoca fu pubblicato un romanzo molto debole, Il garofano verde. Gli eroi erano Wilde e lord Douglas. In questo libro non c’erano né vigore maschile, né onesta indignazione, ma solo chiacchiere da giornali femminili. Questo libro fece comunque chiasso e arrivò alla quarta edizione. Me ne stupii mentre ero allora in campagna; ma di ritorno a Londra ho sentito questa storia ringhiare più minacciosa intorno a Wilde. Mi raccontarono da molte parti le minacce di lord Queensberry e la sfida di suo figlio e di Wilde.

Io li ho visti (lord Alfred e Wilde) allora, più di una volta, che cenavano insieme e mi ricordo il piccolo brivido col quale ci si domandava se il padre non stesse per arrivare con quella nuova canna di cui aveva parlato. Non andai alla prima de Il Marito ideale di Wilde, al teatro Haymarket, per non vedere il pubblico che credeva in vecchie sciocchezze e in pallide immoralità. Quando vidi la commedia, essa fu recepita piuttosto freddamente. Lord Alfred stava in uno dei palchi ai lati della scena. Wilde era partito per Algeri e aveva annunciato in un giornale (il Morning Post) che le lettere che gli fossero state mandate non gli sarebbero pervenute.

Ritornò nel bel mezzo delle repliche dell’altra sua commedia “L’importanza di essere serio o Ernest (c’è un gioco di parole) che si dovevano tenere al teatro Saint-James. Alla prima di questa commedia[4] regnò una certa emozione tra gli iniziati e le iniziate. Lord Queensberry aveva cercato invano di penetrare nel teatro, ma gli era stato impedito. Gli avevano rimandato indietro un biglietto. Un palco dove si trovavano dei suoi amici fu sorvegliato per tutta la serata; si temeva di vederlo alzarsi in piedi e gridare a Wilde quello che pensava di lui davanti al pubblico. Era stata quella la sua intenzione. Frustrato si vendicò all’inizio in modo illusorio. Lasciò per lui in teatro un ben bouquet di legumi.

In seguito il marchese fu ben consigliato. Se ne andò al circolo di Wilde e lasciò al portiere un biglietto per Wilde nel quale scrisse qualche parola accusandolo di atteggiamenti contro natura. Notate l’abilità. Non lo accusò di atti impossibili da provare ma di atteggiarsi come se ne fosse colpevole.

Qui bisogna fare ricorso alle congetture. Come osò Wilde intentare un processo, ben sapendo la quantità delle sue proprie imprudenze? Mi sembra che sia stato trascinato dall’odio di famiglia che stava per farlo tanto soffrire e penso che senza questo odio non si sarebbe messo in un rischio del genere.

L’emozione a Londra fu grande il giorno dell’arresto di lord Queensberry. Era il principio della fine? Chi sarebbe andato in prigione, il diffamatore o il diffamato? Il marchese ebbe subito la simpatia del pubblico. Si giustificava dicendo di voler salvare suo figlio e che aveva tutte le prove necessarie.

A Bow-Street, Wilde fece un ingresso trionfale, in un landò. I due cavalli portavano Wilde e la sua fortuna e lord Alfred, e il fratello maggiore lord Douglas di Hawick. Il magistrato non permise a lord Alfred di rimanere durante l’udienza e si rimase colpiti anche della severità e della freddezza dal magistrato verso Wilde. Il denunciante non si rendeva conto della gravità del momento. Lord Queensberry fu liberato su cauzione (12.500 franchi) e il processo cominciò il 3 aprile.

Ci si domandava con ansia se il processo ci sarebbe stato, e quando Wilde fece mettere sui giornali l’annuncio della sua partenza, in compagnia di lord Alfred Douglas, per una settimana a Monte Carlo, si facevano scommesse pro o contro il loro ritorno. Non rimasero assenti per lungo tempo. Si disse che furono male accolti laggiù.

Difficile o inutile descrivere l’interesse, la curiosità, l’inquietudine, la folla che si accalcava per assistere ai dibattiti. Tutte le paure e tutte le emozioni stavano per essere superate.

Il primo giorno Wilde apparve molto arrogante, molto sufficiente, stando ai resoconti, ma se si crede ad alcuni amici, poco a suo agio. Aveva conosciuto il 30 marzo (il processo cominciò il 3 aprile) tutto quello di cui stava per essere accusato e tutti i testimoni contro di lui; ma per il pubblico le sorprese furono colossali.

Il marchese sosteneva che le sue accuse erano vere e per il bene del pubblico.
Sir Edward Clarke (per Wilde) riassunse la brillante carriera dell’accusatore. Poi parlò della sua amicizia per lord Alfred Douglas[5] e lord Douglas di Hawick, e per lady Queensberry. Nel 1894 Wilde apprese che lo diffamavano in seguito al furto delle lettere dimenticate da lord Alfred negli abiti regalati a Wood.

Ecco una di quelle famose lettere: “Ragazzo mio beneamato (My own dear boy), il Vostro sonetto è completamente adorabile, ed è una cosa meravigliosa che queste labbra rosse del rosso delle rose siano adatte alla musica dei versi altrettanto bene che alla follia dei baci. La Vostra esile anima dorata oscilla tra la passione e la poesia. Io so che Giacinto, il folle amore di Apollo, eravate voi al tempo dei Greci. Andate ad immergerci le mani nel crepuscolo grigio delle cose gotiche e venite quando lo desiderate. È meraviglioso qui. Mancate solo Voi; ma andate prima a Salisbury. Sempre con un amore imperituro, vostro Oscar.”

Io condivido il parere di sir E. Clarke, il difensore di Wilde, circa questa lettera. Secondo me poteva essere l’espressione affettata di un sentimento ordinario.
Sir E. Clarke che non credeva necessario appesantirsi circa le accuse di atti immorali commessi da Wilde con molte persone. Senza dubbio si trattava di accuse fatte in fretta e che sarebbero state lasciare cadere. Preferiva venire invece alle accuse letterarie, all’indecenza di Dorian Gray e di una rivista, Il Camaleonte, in cui Wilde aveva pubblicato delle “Frasi per i giovani”.

Wilde dichiarò quarant’anni per lui e ventiquattro per lord Alfred. Lord Alfred era stato con lui a Oxford, Brighton, Worlhing, Cromer, Torquay, all’Hotel Savoy a Londra, ecc. Allora cominciò uno degli interrogatori più ridicoli che si conoscano sull’arte e la morale.

M. Carson, probabilmente non fece che il suo dovere professionale, ma Wilde si mostrò incapace di ragionare e di capire la situazione. Così, questa piccola rivista, Il Camaleonte, aveva pubblicato con le “Frasi” di Wilde una novella: “Il Prete e l’Accolito”. L’accolito veniva scoperto nel letto del prete e i due amanti si avvelenavano accanto all’altare per vendicarsi del mondo che non capiva un simile amore. Wilde aveva scritto al giovane editore per protestare contro questa novella, ma quando gli chiesero se avesse protestato contro la bestemmia, si ostinò a dire: “Perché era scritta male.” Continuò a dire come un pappagallo che non ci sono libri immorali, che ci sono solamente libri scritti male. Era ancora alla prefazione di Mademoiselle de Maupin. M. Carson usò allora tutta la sua abilità per trionfare sulle banalità. M. Carson capiva la messa in scena ancora meglio di Wilde, fece emergere che Dorian Gray si occupava di sodomia, fece divagare Wilde sull’arte greca e sui sonetti di Shakespeare, gli fece dichiarare che né lui né le sue opere erano per i borghesi e per gli illetterati, che lui scriveva solo per gli artisti, che solo gli artisti lo apprezzavano, che non aveva mai adorato un uomo più giovane di lui, perché era troppo noioso amare un uomo diverso da sé. M. Carson gli permise di infervorarsi. Wilde disse che la massa degli uomini non poteva capire l’effetto meraviglioso prodotto da un giovane uomo su un artista. Tutti gli artisti avevano percorso quella strada. La lettera a Alfred era la lettera di un poeta a un poeta.

Fece una vera e propria lezione di sentimentalismo, non capì affatto lo spirito del momento e di quello che stava per accadere. Si potevano degradare i sonetti di Shakespeare meno eroici fino all’affetto egoista di Wilde per lord Alfred, ma che rapporti avevano con le sue amicizie per gente disonesta e vile?

Negò l’influenza di un uomo su un ragazzo giovane. “Un uomo non corrompe un ragazzo” fu una delle sue colossali sciocchezze.

Fu letta un’altra lettera di Wilde a lord Alfred. Si è molto riso di questa lettera soprattutto nel mondo dei depravati, ma essa non mi fa l’effetto che fece sul pubblico. “Mio carissimo! La vostra lettera è stata per me vino bianco e rosso. Ma io sono triste e mi sento a disagio. Bosie (era questo il nomignolo di lord Alfred), non fatemi delle scene, perché mi uccidono, distruggono la bellezza della vita. Io vi vedo così greco e così grazioso, sfigurato dalla collera. Non posso vedere le vostre labbra rosate e ascoltarvi. Voi mi spaccate il cuore. Ho bisogno di vedervi. Voi siete la cosa divina che mi manca – la grazia e il genio – ma come vedervi? Devo venire a Salisbury? Ma ci sono molte difficoltà. Il mio conto qui all’albergo è di quarantacinque sterline a settimana, ho un salone che affaccia sul Tamigi. Ma voi, dove state voi, cuore mio, mio caro, mio meraviglioso ragazzo? Ho quasi paura di vivere, non ho denaro, non ho credito, un cuore di piombo. Sempre vostro Oscar.”

Non è forse, gli fu chiesto, una lettera straordinaria scritta da un uomo della vostra età a un giovane uomo come lui?

Tutto quello che scrivo, rispose Wilde, è straordinario. Io ho un affetto imperituro per lord Alfred.

Come è triste vedere l’affetto rivoltarsi contro coloro che si amano profondamente quando essi ignorano le regole della vita e si dirigono insieme verso l’inferno egoista. Queste lettere non sono ispirate da un sentimento di livello molto alto (nemmeno Verlaine in “Amour”, ma certo lontano dal Verlaine di “Parallèlement”) ma non contengono nulla di grossolano e poco di equivoco. Sono le labbra rosse che hanno tanto scioccato. Certo qualsiasi padre impossessandosi di queste lettere si sarebbe spaventato; provenendo da Wilde avrebbero provocato indignazione; ma è cosa buona non dare troppa importanza all’affettazione delle lettere delle persone che scrivono. I biglietti laconici di Wilde e dei suoi “galoppini dagli occhi di tribade” che si davano appuntamenti, sono ben altrimenti suggestivi delle lettere più straordinarie. Se uno ha letto poco o molto della corrispondenza dei poeti o dei romanzieri, si ricorda certamente di molte lettere innocenti, imprudenti e ardenti tra amici. Leggete per esempio i romanzi tedeschi da Jean-Paul fino a Sudermann. Essi usano le stesse parole per l’amore e per l’amicizia. In Titano di Jaen-Paul, per esempio, il cattivo ma appassionato Karl dice all’innocente e tenero Aldano: Rosenangesicht “volto di rose!” e si portano via le parole dalla labbra abbracciandosi. Uno degli eroi di Eswar, l’ultimo romanzo di Sudermann, chiama l’altro ragazzina, e comunque la persona più depravata non potrebbe trovare nulla di equivoco nello spirito di questi autori. E poi, quando si ama così per lettera e a parole, di norma ci si può solo rimproverare un po’ di esagerazione. Nel romanzo di Abel Hermant, Il Discepolo amato, la passione delle lettere di Jaen-Baptiste Merminod non è uguagliata che dalla sua purezza e dalla sua noia.

Se non si permette ai poeti (anche ai mediocri come Wilde) di esprimersi con enfasi e affettazione, come i sapienti e i filosofi, essi, chiamando gli uomini e le cose col loro nome, potranno forse sfuggire al rimprovero di brutalità e sconvenienza?

E M. Alfred Wood? Chiese M. Carson. Wilde confessò (poiché le sue risposte erano delle confessioni), quello che ho già raccontato, l’invito di lord Alfred Douglas, la cena in sala privata con Wood, il denaro che gli aveva dato, la loro familiarità, la storia delle lettere rubate, il ricatto, il pranzo di addio. Negò qualsiasi condotta sessuale impropria con Wood.

E Alfred Taylor? Chiese M. Carson. Wilde confessò di conoscerlo e di essere stato spesso a casa sua il pomeriggio. Incontrava lì molta gioventù, mai donne. L’anno precedente Taylor era stato arrestato in occasione di una retata di pederasti, e poi rilasciato. Tutto questo non aveva per nulla interrotto i rapporti di amicizia con Wilde al corrente dell’arresto e delle sue cause, che non ci aveva visto niente di losco.

Taylor è un uomo di 33 anni. È stato educato in uno dei primi collegi d’Inghilterra. A 21 anni aveva un patrimonio di più di un milione di franchi, ma ora non lo ha più. La polizia lo conosceva da lunga data. Suonava bene il piano. Era un amico di lord Alfred. Abitava in una stradina di Chelsea. Pagava per tre o quattro camere 75 franchi al mese. Cucinava da sé. Le sue stanze erano ammobiliate con cura e molto profumate e non ci entrava mai il sole. Le finestre non erano solo oscurate dai tendaggi di mussola, ma era impossibile vedere attraverso di esse. A casa sua sono state trovate una parrucca bionda, delle calze da donna, numerose spille (la sua camicia da notte era chiusa con una spilla) e molte paia di pantaloni con delle feritoie al posto delle tasche, strumenti di lavoro, abito professionale, evidentemente molto conosciuto. Io non ne avevo mai sentito parlare e non so se in Francia o in Germania se ne trovano presso tutti i pederasti di professione. A casa sua c’erano sempre giovani uomini dai 16 ai 30 anni, che si chiamavano con nomi dolci, Charlie caro, Jenny caro, ecc. e che condividevano con lui il suo unico letto qualche volta per una notte, qualche volta per tre settimane. Dopo il processo non ho più trovato nessuno che si sia arrischiato ad andare da Taylor, ma ho trovato molti che avevano sentito parlare di lui quando era ricco o che lo avevano anche incontrato al circolo, per esempio. Ma molto tempo dopo non andava più da nessuna parte, cosa che non significa che non uscisse mai e non avesse molte conoscenze.

E Alonzo Conway, il fratello del piccolo venditore di giornali si Worthing? Chiese M. Carson. E lo spietato si fece raccontare l’idillio di Worthing, di quando lord Alfed e Wilde fecero la conoscenza di Alonzo sulla spiaggia, la passeggiata in mare, i regali, il cappello con un nastro il cui colore era un errore, il viaggio di Wilde a Brighton con Alonzo vestito con abiti nuovi, la notte in albergo. No, dice Wilde, Alonzo non è un artista, non aveva un lavoro, ma era divertente. Wilde negò qualsiasi atto di immoralità.

E Sidney M., Gli chiese M, Carson, è vostro amico?

Sì.

Era destinato al caffè concerto?

Sì.

Sidney M. gli era stato presentato da Schwabe, figlio del colonnello Schwabe, un giovane uomo di 22 anni, che aveva anche fatto incontrare Wilde e Taylor. Wilde aveva dato a Sidney M. un portasigarette con una iscrizione. I portasigarette regalati da Wilde ad ogni giovane uomo, senza eccezione, hanno finito per diventare altrettanto comici delle battute del vecchio repertorio del Palazzo Reale. Sidney M. aveva cenato all’albergo di Wilde a Londra (questo giovane uomo viveva a Londra) e ci aveva poi passato la notte. Wilde e lui hanno negato qualsiasi atto di immoralità.

Conoscete Fred Atkins?

Sì.

Wilde aveva conosciuto Atkins attraverso Schwabe. Schwabe pregò Wilde di portare con sé Atkins a Parigi. Schwabe gli aveva promesso questo viaggio ed era costretto a ritardare un po’ la sua partenza. (Si era cominciato con lo scrivere il nome di Schawabe su dei pezzi di carta, ma il nome sfuggì dalla labbra di Atkins. Atkins è tanto mentitore quanto indiscreto. Ha raccontato di una cena che fece a Londra con Wilde e altre persone di mondo, durante la quale Wilde abbracciò tutti, anche il cameriere). Wilde confermò con piacere. Si hanno da lui dei dettagli di questo viaggio fantastico. Le indecenze delle deposizioni di Atkins aggiunsero poco alla inverosimiglianza della verità. Questo Atkins è una persona molto comune[6], rozzo, parla male, cantante comico e allibratore, ha vissuto per tre anni con un tale di nome Burton (un uomo di 50 anni che lo sfruttava). Hanno ricattato insieme almeno cinque signori (i cui nomi sono stati scritti su pezzi di carta) che erano coinvolti con Atkins; uno “conte o barone”[7] straniero (a Scarborough) che ha dovuto pagare 12.000 franchi, un ricco signore di Birmingham, un vecchio signore molto ricco e conosciuto in città, un signore che aveva trovato in Alabama[8], sue signori americani che lui e un amico accompagnarono in un hotel e chissà che altro. Lui e Burton ebbero anche delle avventure dello stesso genere a Monte Carlo. A Parigi Atkins fece una cena eccellente con Wilde, si fece arricciare i capelli, andò al Moulin-Rouge, a sentir lui, tornò in albergo e trovò Schwabe con Wilde. Wilde disse che Schwabe aveva una camera per conto suo. Atkins assicura anche che Wilde, quella stessa notte, volle entrare nel suo letto, ecc.. Si incontrarono di nuovo parecchie volte a Londra. Wilde lo trovava affascinante ma nega atti di immoralità.

E i due fratelli Parker, chiede M. Carson, li conoscete? Sapere che erano due domestici? Le domande diventano sempre più pesanti e inquietanti, le risposte sempre più compromettenti.

I fratelli Parker erano dei domestici a chiamata. William aveva vent’anni, Charlie diciannove. Si trovavano un pomeriggio al bar di un ristorante di Piccadilly con un tale chiamato Harrington di cui avevano fatto conoscenza in una pista di pattinaggio. Taylor si avvicina, parla loro di Wilde, del suo interesse per i ragazzi e della sua generosità. I Parker danno il loro indirizzo. William lo scrive su un pezzo di carta che viene presentato davanti al giudice.[9] Taylor organizzò una cenetta in una stanza riservata per Wilde e i fratelli Parker. Si possiedono i dettagli di questa cena, quasi il menù. Gli abat-jour erano a rose. Si bevve champagne, caffè, liquori. Taylor era seduto di fronte a Wilde, Wilde aveva un Parker da ogni lato. Si chiamarono subito Oscar e Charlie. “Amo la giovinezza, amo le persone giovani”, disse Wilde a M. Carson, e lord Queensberry, che durante le otto ore dell’interrogatorio di Wilde lo aveva guardato in faccia, in quel momento sorrise e guardò tutto intorno a sé per vedere anche la folla sorridere. “Non ho pregiudizi di classe”, disse Wilde. Negò comunque di aver dichiarato dopo cena: Charlie è il ragazzo “per me” e di averlo portato con sé al Savoy Hotel. Gli diede cinquanta franchi in attesa del portasigarette. Secondo Charlie, Wilde in albergo gli diede altro Champagne, poi si spogliarono completamente e si misero a letto. Charlie raccontò quello che avevano raccontato gli altri e quello che io ho già citato. Dopo tre o quattro ore si vestì, se ne andò e promise di ritornare la settimana successiva.[10] Charlie fu un capriccio pericoloso. Wilde non si nascondeva. Charlie veniva a trovarlo spesso più giorni di seguito. Andarono in un palco al Pavillon, andarono insieme al palazzo di cristallo. Una sera molto tardi, Wilde andò a trovare Charlie a casa sua. Wilde ha negato questo fatto e Charlie ha negato di essersi dato a Wilde quella sera in via eccezionale, ma si è avuta prova che l’indomani la padrona di casa ha congedato il suo affittuario Charlie perché una donna che abitava nella casa aveva visto Wilde e aveva concepito dei sospetti. Queste due donne hanno testimoniato. L’anno precedente Charlie Parker, al tempo di quella retata di pederasti, fu arrestato in compagnia di Taylor. E si anche distinto in un altro modo. Si portò a casa un signore una sera, e Wood (già nominato) e Cliburn minacciarono quel signore di denunciare i suoi atti delittuosi commessi con Charlie e gli spillarono 13.500 franchi. Charlie ricevette 750 franchi, che spese in due giorni. Circa nove mesi fa Wilde fermò la sua carrozza per dire a Charlie: “Sei sempre così carino.” È stata trovata una lettera di Charlie che si invitava a cena con “Oscar”.

I due Parker ebbero rapporti con Taylor, andarono spesso a letto con lui, e secondo loro lui tentò con loro l’atto sodomitico essenziale. Egli raccontò loro del suo matrimonio con Charlie Mason e il pranzo di nozze. Taylor era la moglie, ed era vestito di bianco. Charlie Parker, spaventato dal suo arresto al tempo della retata, assicura di essersi ritirato dagli affari; ruppe con i suoi amici e si fece soldato.
Wilde perse la testa completamente solo una volta, ma quella volta fece effetto.

Incalzato da M. Carson che gli chiedeva se avesse anche “baciato” un giovane domestico di lord Alfred, si lasciò coinvolgere fino a dire: “No, questo ragazzo era troppo brutto.” Per qualche minuto M. Carson insistette su quella bruttezza che non invitata a “baciarlo”; su questo grido del sesso. E i miei lettori sanno che cosa intendeva M. Carson con “baciare”.

Tralascio gli altri giovani uomini senza importanza per arrivare al denunciatore più serio, la sola vittima, il solo che non fosse un prostituto o uno che vivesse di risorse misteriose, il solo in ogni caso che non conosceva Taylor.

Si tratta di E. S.. Io non lo chiamo per nome per compassione. Era un giovane commesso presso l’editore di Wilde. Mi ricordo di averlo visto, magro e pallido, in un palco del proscenio con Wilde e altri, a una prima, l’indomani della serata in cui, secondo il racconto di E. S., lui stesso (lusingato, intossicato, impazzito) era svenuto sotto il bacio infame del poeta che ammirava più di tutti. A quella prima mi dissero il suo nome e la sua condizione. Vedendolo malaticcio, così mal nutrito, fui assalito dalla pietà. Io sapevo che i piccoli poeti che si facevano pubblicare da L. discutevano in modo completamente naturale, semplice e innocente con E. S.. Mentre lui rilegava i libri gli parlavano. Dicevano che fosse intelligente. E sono colpito dall’egoismo di Wilde, che lo metteva in pubblico, che lo comprometteva, probabilmente facendo girare la testa al giovane imprudente. Sapevo che Wilde aveva delle velleità di buon cuore, ma che non poteva che fare del male a un giovane uomo come E. S.. L’infelice E. S. testimoniò con grida di disperazione, con passione contro “quest’uomo”. Lo aveva ammirato oltre ogni misura. Wilde gli aveva regalato i suoi libri. E.S. gli scriveva delle lettere che esaltavano le opere del divino poeta e anche delle lettere sulla religione. Alla prima de “Il Ventaglio di Lady Windermere”, Wilde piazzò E. S. a fianco di un signore ben noto, ma che E. S. non conosceva, perché potessero discutere insieme.

Secondo E. S., Wilde lo invitò a cena, gli diede troppo da bere, poi quando arrivò la notte, lo portò nella sua camera da letto e lo sedusse. E. S. confessò di essere ritornato il giorno successivo. Ben presto si rise dell’ammirazione di E. S.. Perse il posto. Il padre lo cacciò di casa. Due anni dopo la sua seduzione (seduzione che anche dal punto di vista psicologico assomiglia a quella di Sébatsian Roch nel romanzo di Mirabeau) scrisse a Wilde per rompere con lui. Era stato rovinato, distrutto. Era malato, affamato, abbandonato. Bruciò le lettere che aveva ricevuto, fece a pezzi gli autografi e le dediche delle opere di Wilde. Divenne sempre più malato, forsennato, isterico. Ebbe dei problemi con suo padre e dopo la rottura pregò Wilde di venirgli in aiuto. A chi si poteva rivolgere se non al suo corruttore! Il povero ragazzo non aveva ancora provato tutti i dolori. Fu obbligato a testimoniare contro Wilde, a raccontare la sua follia di un tempo, a raccontarla una seconda volta, fu costretto ad essere torturato, interrogato, interpretato, associato, per molti giorni sotto la custodia della polizia, con i valletti prostituti, i ricattatori di professione, esseri vili, abietti. Gli è stata rimproverata la follia che egli aveva temuto durante la sua angoscia, la disperazione che lo aveva costretto a implorare Wilde. Anche se E. S. si era allucinato al punto da sognare questa scena di ubriachezza e di seduzione, Wilde ha agito male verso di lui. Non ha assunto su di sé la responsabilità del suo capriccio.[11] Ha fatto meno per E. S. che per i valletti.

A Londra, la sera del 5 Aprile ci si chiedeva che cosa sarebbe successo. Socialmente Wilde era finito. L’indomani mattina non comparve nemmeno. In mezzo ad una grande emozione sir E. Clarke si alzò in piedi e annunciò che Wilde desisteva dalla querela contro lord Queensberry. Era contro l’interesse pubblico, diceva sir E. Clarke, esaminare tutti questi testimoni, smuovere questa melma. Era dunque nell’interesse del pubblico che Oscar Wilde ritirava la sua querela.
Lord Queensberry ottenne il suo verdetto immediatamente: le sue accuse erano vere e lui aveva agito per il bene della nazione inglese. Ci si può immaginare l’entusiasmo dell’Inghilterra. Ci si aspettava di leggere che Wilde si fosse rifugiato all’estero la sera prima con lord Alfred Douglas. M. Russel mandò al pubblico ministero tutti i documenti che incriminavano Oscar Wilde e Alfred Taylor. Ma Wilde non deluse le aspettative del pubblico e la speranza di molte persone serie. Scrisse subito a un giornale che, non potendo accettare di lasciare lord Alfred Douglas testimoniare contro lord Queensberry, un figlio contro un padre, e malgrado il vivo desiderio di lord Alfred, si rassegnava a sopportare per il suo amico qualsiasi ignominia che ricadesse su di lui.

Poi lui, lord Alfred e lord Douglas di Hawick cenarono insieme. Perché Wilde non è partito? Le congetture diventano fantasiose.

Verso le sei di sera Wilde fu arrestato.
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[1] Nel “caso Wilde” il nome Alfredo o Fred ritorna in un modo che può sviare; Alfred Wood, Alfred Taylor, Fred Atkins, lord Alfred Douglas.

[2] Con quattro voti contro otto, se possiamo credere alla garanzia formale di un giornale abbastanza al corrente di questo. Come vedremo in seguito, questo non fu l’ultimo verdetto.

[3] Come disse più tardi, voleva allontanarsi da “Douglas, Wilde e da tutti gli altri”.

[4] Alla prima de Il Marito ideale, si era fatto apparire che l’autore fosse comparso solo dopo molta resistenza e non avesse l’aria di essere a suo agio. Lui aveva, stando all’aneddoto, ricevuto quel giorno delle lettere di minacce.

[5] Sembra che lord Alfred abbia fatto la conoscenza di Wilde solo suo malgrado e per l’insistenza della madre e di un amico. All’atto del loro primo incontro, lord Alfred si mostrò, come d’abitudine, molto silenzioso, e Oscar Wilde per farlo parlare, gli chiese che cosa stesse leggendo, il suo autore preferito. Lord Alfred rispose Daudet.

[6] Che ha avuto il massimo successo vicino ai pederasti del “miglior mondo”.

[7] Se dobbiamo credere a quelli che dicono di sapere, era un conte.

[8] Atkins conosceva questo signore di vista ma non aveva mai parlato con lui prima di quella serata. Sembra che sia stato sempre molto al corrente del patrimonio, del carattere e delle abitudini di quelli che intendeva ricattare.

[9] Per una disattenzione da fare drizzare i capelli Taylor aveva dimenticato in un appartamento che aveva lasciato in fretta una cappelliera piena di lettere, biglietti e indirizzi.

[10] Si sostiene che in occasione della indecisione del giurì, dieci ritennero Wilde colpevole con questo Parker.

[11] È utile poter studiare il disastro di una seduzione unisessuale, disastro e seduzione che gli unisessuali di solito negano. Questo è vero anche se si cerca di mettere in dubbio la veridicità di E. S.. Si dà per certo che dieci giurati hanno trovato Wilde colpevole con E. S..

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5897

OMOSESSUALI E AMOR PLATONICO

I capitoli di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi costituiscono il nucleo del pensiero di Raffalovich sulla omosessualità ma hanno anche una notevole importanza storica perché permettono di capire le lontane radici delle posizioni che saranno poi fatte proprie dalla chiesa cattolica sullo stesso argomento.

Raffalovic chiarisce che cosa sia l’amor platonico secondo Platone, si sofferma poi ad esaminare gli amori platonici della sua epoca e cerca anche di darne una spiegazione non priva di interesse.

Per descrivere che cosa sia l’amor platonico secondo Platone, Raffalovich cita ampi passi del Fedro, nei quali si definiscono due tipi di amore, uno filosofico e l’altro onorevole, naturalmente entrambe le forme d’amore si riferiscono all’amore pederastico (rinvio per chiarire il concetto di pederastia a John Addigton Symonds “Un problema di erica greca” http://gayproject.altervista.org/etica_greca.pdf): l’amore filosofico mira al miglioramento di sé e del proprio amato, si basa sul sentimento dell’attrazione verso il simile, prevede forme di affettività come le carezze o il condividere il letto, ma esclude le carezze sessuali e, ovviamente, qualsiasi forma di rapporto sessuale o di masturbazione; l’amore onorevole, prevede anche la possibilità di rapporti sessuali “di tanto in tanto, ma il meno possibile”, purché finalizzati a realizzare un bene metafisico. In questo caso, siccome a detta di Platone, il rapporto nasce dalla passione, c’è un elemento caratterizzante che distingue l’amore onorevole dall’amore comune, finalizzato al piacere, ed è la “fedeltà” anche quando la passione viene meno (una specie di matrimonio indissolubile).

Platone descrive anche i destini delle anime degli amanti filosofici e di quelli onorevoli. I primi, dopo la morte, metteranno le ali e voleranno subito verso la verità, i secondi, non avranno subito le ali ma solo qualche piuma, e gireranno nel cielo, sopra la terra, per novemila anni e soltanto dopo, metteranno “insieme” le ali, perché sono stati amanti fedeli, e voleranno verso la verità. Gli uomini comuni, invece dovranno rimanere sulla terra o sotto di essa, perché hanno ceduto alle passioni vili.

Va detto che una visione simile del destino ultraterreno delle anime si trova anche nel Somnium Scipionis di Cicerone, ma per Cicerone sono le virtù civili e militari che innalzano gli uomini alla felicità eterna, per Platone, invece, e l’amor platonico, cioè la continenza sessuale e non va sottolineato che Platone non si riferisce affatto all’amore coniugale, che non è nemmeno preso in considerazione, ma solo all’amore pederastico. Per avere un esempio lampante di amor platonico ci si può riferire alla vicenda di Fedone.

Diogene Laerzio, nel secondo libro delle Vite dei filosofi, ci fornisce qualche notizia su Fedone, in realtà ben poco sulle opere e meno ancora sulla sua biografia, dice che era di Elide (l’estremo occidente del Poloponneso), lo considera un eupatride, quindi un nobile, sappiamo da altre fonti che sarebbe stato catturato in guerra in uno scontro tra Elei e Spartani, probabilmente nell’ambito della battaglia di Manitinea (418 a.C.) All’epoca poteva avere più o meno vent’anni, fu poi venduto ad un mercante di schiavi. Diogene Laerzio afferma che fu costretto a stare in una casa di prostituzione, riuscì comunque a prendere contatto con Socrate e questi, insieme con Alcibiade e Critone, trovarono il denaro necessario e lo riscattarono, da qual momento Fedone, divenuto uomo libero, fu uno dei discepoli di Socrate e si dedicò alla filosofia.

Altre fonti affermano che dovette servire nella casa del mercante di schiavi, ma un giorno, mentre Socrate era ospite di quel mercante, rispose ad una domanda di Socrate, il quale colpito dalla bellezza e dell’intelligenza del ragazzo, lo riscattò e ne fece un suo discepolo. Le due versioni della storia sono comunque sostanzialmente conciliabili. All’epoca dell’incontro Socrate poteva avere 52 o 53 anni e Fedone poteva averne 21 o 22.

Platone intitola a Fedone il dialogo sull’immortalità e mostra Fedone accanto a Socrate al momento della morte del maestro. Direi che questo è un esempio emblematico di amor platonico, anche se non segue alla lettera il modello tracciato da Platone.

È ben noto che il pensiero filosofico cristiano affonda le sue radici nel platonismo e chiaramente, anche se paradossalmente, la teoria dell’amor platonico contenuta nel Fedro diventa un sostegno importante per la teorizzazione della castità come ideale del matrimonio. Si tratta in realtà di contenuti inconciliabili, che hanno in comune solo la dimensione metafisica e l’ideale della castità, ma che si riferiscono a dimensioni storiche e a fatti concreti che non hanno nulla in comune. Piace tuttavia a Raffalovich svolgere sulla base del Fedro di Platone la sua personale apologia della castità. C’è in Raffalovich ben chiara l’idea che sarà poi fatta propria dalla chiesa cattolica in tema di omosessualità: l’omosessualità in sé è un dato di fatto ma è comunque una inclinazione disordinata, l’omosessuale può far parte della chiesa solo se è casto.
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L’amor platonico

Prima di parlare degli amori platonici e della decentralizzazione sessuale, citerò un brano di Platone sull’amor platonico. Non bisogna confonderlo con gli amori platonici.

L’amore platonico è o filosofico o onorevole. Quando è filosofico o quando è onorevole, comprende, sottintende l’amicizia-passione, il desiderio virtuoso di essere migliore e di rendere qualcuno migliore, a qualsiasi costo.

La soddisfazione fisica dell’amor platonico è la condivisione del letto dell’amato. Nell’amore filosofico questa intimità fisica comporta tutte le carezze, salvo quelle sessuali; nell’amore onorevole essa comporta di tanto in tanto la pratica dei piaceri sessuali, il meno possibile, e bisogna che questi piaceri siano comunque ricercati, desiderai, cari, e siano in ogni caso l’espressione, mal scelta forse, di virtù e tenerezze immateriali.

Gli uranisti hanno un ideale, un dio, dice Platone, ed essi “cercano un giovane uomo della stessa natura, e quando lo trovano, allora, imitando il loro dio, e spingendo questo giovane ad imitarlo, fanno in modo che si avvicini per quanto possibile al modello la cui idea è sempre presente nella loro mente. Si applicano a questo con tutte le loro forze, senza mai abbandonarsi all’invidia o ad alcuna malevolenza poco generosa verso i loro amati, per renderli simili a se stessi e alla divinità che onorano, ecco il fine costante dei loro desideri e dei loro sforzi.”

“Questo è lo zelo di quelli che amano veramente; il loro successo è una sorta di iniziazione; e per colui che ne è l’oggetto, una tale passione non può che essere motivo di onore e di felicità, quando egli è sensibile e si lascia soggiogare… E alla fine accade che il giovane uomo naturalmente disposto ad amarlo arriva a condividere i sentimenti di colui da cui riceve atti di adorazione… Il tempo che scorre, l’età, la necessità lo persuadono infine ad ammetterlo alle dolcezze di una dolce familiarità; perché non è mai stato scritto nel libro del destino che due malvagi possano amarsi né che due uomini onesti possano non amarsi. Appena questo giovane uomo è in rapporto col suo amante, ha accettato i suoi discorsi e la sua persona, la passione dell’amante riempie di ammirazione l’oggetto amato che capisce che l’affetto dei genitori e di tutti gli amici insieme non è nulla in confronto con quello di un amante ispirato. Dopo qualche tempo, a forza di vedersi e di toccarsi, sia nei ginnasi, sia negli altri luoghi di incontro, … ecco dunque che anche il giovane uomo ama, ma non sa chi; non conosce la natura del suo affetto, e non saprebbe esprimerla; come colui la cui vista è indebolita per avere guardato degli occhi malati cerca in vano la causa del suo male, senza saperlo, egli vede la propria immagine negli occhi del proprio amante come in uno specchio. In sua presenza, come lui, non sente più il dolore, in sua assenza lo rimpiange tanto quanto lui stesso è rimpianto; ha un Antieros, immagine di Eros.”

“Ma egli non crede affatto che la sua affezione sia amore; la chiama, la crede amicizia. Allo stesso tempo egli desidera quasi altrettanto che il suo amante, anche se un po’ meno, di vederlo, di toccarlo, di abbracciarlo di condividere il suo letto…”

“Il giovane uomo, trascinato dal desiderio che pure non conosce, stringe il suo amante tra le sue braccia, lo abbraccia, lo accarezza nel modo più tenero, e ogni volta che riposano così vicini uno all’altro, è incapace di rifiutare al suo amante i favori che questo gli domanda… Se dunque la parte più nobile dell’intelligenza riporta una così bella vittoria[1] e li guida verso la saggezza e la filosofia, i due amanti passano nella felicità e nell’unione delle anime la vita di questo mondo, padroni di se stessi, regolati nei loro costumi, perché hanno asservito quello che portava il vizio e liberato quello che ispirava la virtù. Dopo la fine della vita riprendono le loro ali, e si innalzano con leggerezza, vincitori in uno dei tre combattimenti che noi posiamo veramente chiamare olimpici… Ma se hanno scelto un genere di vita meno nobile, contrario alla filosofia ma non all’onore, accadrà certamente che, per mezzo dell’ubriachezza o di qualche altra negligenza, i loro due corsieri sfrenati, non trovando le anime in guardia, le condurranno insieme verso una stessa finalità; e allora, faranno la scelta più degna di invidia agli occhi della moltitudine, e mireranno solo al piacere.”

“E quando si saranno soddisfatti, rinnoveranno più e più volte i loro piaceri, ma soltanto di tanto in tanto. Le loro azioni non sono approvate dall’intelligenza tutta intera. Il loro legame è ancora dolce, benché meno forte di quello dei puri amanti, finché dura la loro passione; e quando essa è cessata, dato che credono di essersi scambiati il pegno più prezioso ossia una mutua fedeltà, non si permettono di scioglierne i nodi per fare spazio all’odio. Alla fine della loro vita le loro anime escono dal copro senza ali verso la verità, ma avendo già messo qualche piuma, in modo da essere ancora ben ricompensati per essersi abbandonati al delirio dell’amore: perché non è nelle tenebre e sotto terra che la Legge invia quelli che hanno già cominciato il viaggio celeste; al contrario essa assicura loro una vita brillante e piena di felicità e, quando ricevono le loro ali, le ricevono nello stesso momento a causa dell’amore che li ha uniti. Questi sono, o giovane uomo, i grandi, i divini vantaggi che ti procurerà la tenerezza di un amante. Ma il commercio di un uomo senza amore, temperato da una saggezza mortale, occupata da preoccupazioni frivole, non facendo germogliare nell’anima dell’oggetto amato se non una prudenza servile, che può ben apparire una virtù agli occhi della moltitudine, fa vagare l’anima, privata di ragione, per novemila anni sulla terra e sotto terra.”

Questa sublime visione della gerarchia dell’amore unisessuale termina col desiderio di essere liberati dall’incertezza per consacrare tutta un’esistenza all’amore approvato dalla filosofia.

Si comprendono i pericoli di questa gerarchia per l’invertito effeminato, per l’eterosessuale curioso;[2] ma soltanto essa classifica e giustifica gli uranisti. In alto l’eroe casto, anche se fervente, poi l’amante fervente, fedele e appassionato; gli altri appartengono alla morale corrente, all’andamento della giornata.
Il rimprovero di immoralità che certi lettori hanno forse già sulle lor labbra sarebbe facilmente respinto da Platone e dalla scienza. Dato che l’uranismo esiste, dato che l’inversione può essere acquisita, non è forse meglio scoprire una morale unisessuale? Essa aiuterà almeno i filosofi e gli uomini degni d’onore. La morale (o l’immoralità) comune servirà agli altri. Ho citato questo brano anche per mostrare la grande differenza tra l’amore platonico unisessuale e l’amore coniugale o casto eterosessuale. L’uomo che volesse forgiare la donna seguendo il suo dio, seguendo lui, sarebbe un infelice, un insensato. La donna non può diventare un uomo moralmente, intellettualmente, psichicamente. Non c’è spazio sufficiente nell’amore eterosessuale per l’amore della similarità ideale. Ed è proprio lì che l’uranismo trova la sua spiegazione superiore, metafisica.

Amori platonici

Gli amori degli uranisti sono molto frequentemente senza soddisfazione sessuale. Bisogna ricordarsi che le passioni che non finiscono in un atto sessuale o in una serie di atti sessuali, sono più violente e più durevoli. Il desiderio riveste così tante forme che spesso non lo si riconosce, e ci vuole del tempo perché l’uomo innamorato si accorga che il suo amore casto è legato a un desiderio fisico. Se l’affetto casto è sufficientemente forte e sviluppato, il desiderio fisico si smusserà poco a poco. Ci sono così dei solidi rapporti tra uomini i cui corpi non si sono abbastanza compresi ma le cui anime si comprendono molto meglio. Un uranista superiore e convinto e un eterosessuale casto, o diventato o ridiventato casto, possono in questo modo arrivare ad un amore assolutamente puro, essendo passati attraverso ogni tipo di fasi curiose. Da sempre un uomo sa astenersi dal possedere una donna che ama se nessun altro la possiede. Succede lo stesso nell’amore unisessuale per un eterosessuale, o per un asessuale o per un asceta.
L’uranista e l’eterosessuale arrivano così a gustare questo affetto platonico che è l’ideale di certi uomini e di certe donne, senza la preoccupazione che produce la differenza sessuale dal punto di vista sociale e mondano, e con in più un pudore che non è mai abbastanza tra gli uomini. E questo finisce nell’amicizia e nella devozione.

Tutte la passioni uraniste che sono state innocenti e infantili, non finiscono affatto sempre così bene, ma spesso in un modo diverso. Gli amori uranisti, come gli altri, si esasperano quando vengono compressi, e si vedono amori di questo tipo spiritualizzarsi man mano che le difficoltà diminuiscono, e sessualizzarsi quando aumentano. Così talvolta degli uomini (soprattutto giovani) calunniati a torto e costretti a separarsi hanno solo allora ceduto a capricci sessuali uno per l’altro e hanno rovinato ciò che restava loro di affetto.

Si notano costantemente ragazzi giovani o anche giovani uomini che camminano allacciati, e io penso che si farebbe loro più male che bene, si si volessero costringere le loro attitudini, le loro espressioni di affatto. Gli uomini più corretti hanno avuto nella loro infanzia o nella loro giovinezza delle vere passioni di entusiasmo o di ammirazione o di infatuazione, e le si sarebbe rese pericolose ostacolandole. Ebbene, certi invertiti dal cuore tenero, ingenuo, sensuali più che sessuali, continuano ad amare con questa tenera, ingenua, infantile, affettuosa, voluttuosa amicizia amorosa. Per loro l’ideale consiste nello stringersi la mano, nel camminare faccia a faccia con l’amico, ecc. ecc.. I loro slanci sessuali allora si spengono, ed essi non si sentono più asserviti alla loro sessualità, hanno tutte le gioie di un primo amore idillico e senza sesso. È questo che perseguono per tutta la vita e trovano altrettante difficoltà, altrettante insidie, altrettante calunnie che se ricercassero dei coiti illegali. Sono comunque uranisti, uranisti soprattutto casti, soprattutto fraterni o paterni, eccellenti se non li si perseguita fino a farli rifugiare nel vizio. Quando sono intelligenti, lavorano e arrivano a risultati significativi. Quando sono deboli si sacrificano agli altri, oppure si buttano nelle turpitudini che si avvicinano a loro e si suicidano fisicamente o moralmente. Ci sono uomini che possono prendere in considerazione il vizio ma che non possono abituarsi ad esso. Sono loro che soffrono di più dell’ipocrisia, dell’ignoranza, della stupidità dei non invertiti come degli invertiti. Qualche volta imparano una bontà quasi apostolica.
Quando non hanno la forza di astenersi dalla carezze simboliche (dato che per loto tutto diventa simbolico, ogni contatto, ogni sfioramento, qualsiasi intimità verbale anche insignificante), a meno che non trovino un compagno il cui cuore è ben saldo, sono esposti a tutte le delusioni, meritate e immeritate. In cambio del loro pudore, della loro castità, del loro amore, ricevono il ridicolo di tutte le accuse possibili. E si meravigliano, non sapendo che l’amore unisessuale senza unione corporale non è visto meglio dagli uomini dell’amore unisessuale con unione corporale.

Non sarebbe esatto o saggio confondere con questi amori esaltati le amicizie entusiastiche, o giovanili o tenere; questi amori e queste amicizie si somigliano, ma l’eterosessuale conosce solamente l’amicizia appassionata e non l’amore-amicizia appassionato. Non bisogna dunque spaventarsi di ogni piccola stravaganza, di tutti i pudori del sentimento e neanche delle infatuazioni. Si vedono uomini molto seri interessarsi ardentemente ad altri uomini meno seri; le cause e i risultati di queste simpatie, invece di essere biasimati, possono essere desiderabili, lodevoli e utili. Quando non si ha né il diritto né il potere di sapere, non si dovrebbe sospettare.
Oggi, che si parla tanto di unisessualità in tanti ambienti, bisognerebbe scrivere un lungo capitolo sulla maldicenza e la persecuzione. Gli indipendenti e i timidi devono soffrire molto; ma soffrire di meno dipende solo da loro. Ecco alcune semplici regole di condotta: non ascoltare le maldicenze, non permettere certe conversazioni in loro presenza, certi scherzi, non fingere vizi che non hanno, in una parola un’attitudine ferma e intelligente, e molte lamentele taceranno.

Localizzazione sessuale e decentralizzazione sensuale

Non potrei nemmeno indicare le lacune della nostra conoscenza della psicologia sessuale, senza parlare di quello che chiamerò localizzazione sessuale e decentralizzazione sensuale. Io so che rasento zone pericolose, trappole, ma credo sia utile che io non mi spaventi.

Nell’infanzia (dicono certi uranisti) c’è una decentralizzazione sessuale, per così dire. Il bambino non ha affatto, in molti casi, una sensazione sessuale localizzata, quando ha le braccia intorno al corpo del suo piccolo amico o quando tiene la mano del suo domestico. Certi bambini possono avere più precocemente di altri degli slanci sessuali localizzati, in quei momenti che riempiono di delizie o di pace un piccolo uranista. La sessualità, la sensualità, non è ancora localizzata a otto, nove, dieci o undici anni. Più tardi queste carezze, questi contatti, questa mano del domestico, produrranno nel bambino appena pubere un desiderio virile, in quanto fallico, femminile in quanto egli aspira a donarsi, a prestare il suo copro all’uomo, non importa dove, non importa come. Quando sopravviene l’adolescenza, questi desideri fisici si possono di nuovo ridurre, possono decentralizzarsi. Tutto quello che diverte, interessa, accattiva, occupa l’adolescente, riduce il dominio del pungiglione fallico. Con il loro amico prescelto, le conversazioni, le tenerezze, le lunghe intimità incatenano, sopprimono, annientano quasi questa pungente insurrezione della carne. Tra ragazzi giovani le intimità sospette possono non aver fatto neppure un passo in avanti rispetto alle intimità dell’infanzia; essi si producono reciprocamente la sensazione di essere tornati all’innocenza infantile. È questo che impedisce a tanti uomini di dimenticare le loro amicizie adolescenziali. In collegio, spesso, c’è più unisessualità fisica tra indifferenti che non si parlano nemmeno che tra dei teneri. La tenerezza sembra arrestare lo slancio sessuale. Più tardi ancora, se essa non si interrompe, lo fa passare addirittura inavvertito. Alcuni uranisti affermano che in uomini già grandi o anche la maturi, la tenerezza, se essa fosse opportuna e consentita, continuerebbe a rallentare, a nascondere lo slancio sessuale, a disseminarlo fra tutti i sensi. Il rilassamento sessuale non sarebbe più un atto sessuale breve o vietato o difficile, ma sarebbe un’emozione cerebrale che si distilla più che gocciolare. Questi uranisti assicurano che la pace che i sessuali localizzati provano dopo aver raggiunto la voluttà, arriva per loro senza essere passata attraverso il cammino della voluttà fisica locale, e che questa pace è assolutamente comparabile con quella e comporta anzi una felicità in più. E questi sono uomini completamente virili, fallici, sensuali, e che hanno amato fisicamente e probabilmente ameranno ancora in questo modo. Non è dunque l’impotenza che li fa parlare così.

E non si tratta di una semplice amicizia. C’è o una paralisi della sensazione sessuale localizzata, o una decentralizzazione, perché questi uomini, mentre dura questa tenerezza diffusa non hanno rapporti sessuali né con uomini né con donne e non hanno il desiderio di onanizzarsi. Ma quando sono gelosi o vengono ingannati o pensano di esserlo, la sensazione sessuale locale si risveglia imperiosa.

Si darebbe una spiegazione alle passioni platoniche, fiammeggianti, e che comunque lasciano l’apparato sessuale quasi completamente quiescente, se si utilizzassero queste osservazioni. Si capirebbero le devozioni irresistibili e le imprudenze di certi uranisti. Essere casti quando amano o far durare tanto quanto il loro amore il rilassamento amoroso e l’esaltazione, ecco la loro aspirazione. Gli uomini la ostacolano, sia creandole impedimenti sia calunniandola, sia assimilandola a tutte le altre aspirazioni sessuali. La sua base è indubbiamente unisessuale, ma le sue soddisfazioni sono così disperse che sfuggono all’analisi e non si possono riconoscere.

La morale ufficiale inglese perseguita questa manifestazione, portata alla quintessenza, dell’uranismo con una pazienza e un odio inimmaginabili se non si conosce il terrore inglese di essere vittima di un’ipocrisia. L’ipocrisia intellettuale e sentimentale degli Inglesi (così fantasiosa, così inverosimile, così basilare per il loro protestantesimo e il loro agnosticismo, il Moloch al quale immolano i loro bambini e i loro atteggiamenti pubblici) li lascia molto sospettosi, paurosi tanto di apparire ingannati quanto di avere ingannato. Il giornalismo inglese e la letteratura corrente dimenticano solo raramente il possibile rischio di confondere l’uranismo casto con il comune cameratismo.

Ci sono dei momenti in cui questa ammirevole e pudica Inghilterra mi fa l’effetto di un giovane uomo (di un romanzo di Catulle Mendès) che non tralasciava mai di recitare le litanie della Vergine quando i suoi amici lo masturbavano o quando una donna lo riceveva.
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[1] Grazie al pudore e alla ragione l’amante ideale non accetta.
[2] Nota di Project: – Si tratta di una delle primissime volte in cui viene usata questa espressione: “eterosessuale curioso” che avrà in seguito molta fortuna.

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