COMING OUT SI E NO

Caro Project,

ti ringrazio molto per la risposta e mi scuso di nuovo con te, mi rendo conto che la mia mail non era che uno stupido sfogo del momento, e per di più è giunta in un periodo in cui tu hai pensieri ben più importanti per la testa.

Questa volta non parlerò di me e delle mie paranoie, ma delle impressioni scaturite dai nostri scambi di battute in questo mese circa, nonché da ciò che ho letto sul sito.


Innanzitutto mi dispiace che tu stia attraversando una fase difficile e che ti senta lontano dal progetto.

Posso dirti che conosco ancora poco del progetto: mi sono imbattuto sul blog un mesetto fa mentre ero in ferie e mi ha subito colpito la qualità degli interventi e come alcuni di questi mi toccassero da vicino. Forte dell’anonimato di fondo che contraddistingue il tutto, ho deciso di scriverti immediatamente, senza avere chiaro chi e come si celasse dietro tutto ciò, e mi ha subito colpito la tempestività delle tue risposte.

Quello che hai realizzato è senz’altro unico e lodevole, un modo utile per affacciarsi a questo mondo per quei ragazzi che hanno bisogno di un confronto e non sanno come orientarsi. Nei ritagli di tempo ho cercato di documentarmi il più possibile sui contenuti, e ritengo che l’insieme degli interventi, le valutazioni sulla vita gay a più livelli e la notevole mole di dati statistici, sono senz’altro un tesoro di conoscenza sull’argomento che varrebbe una pubblicazione.

Da questo punto di vista credo che difficilmente tu possa aver deluso delle persone, semmai puoi averle solo aiutate (magari persino a tua insaputa e senza avere interagito con loro, ma dalla semplice lettura del materiale che hai reso disponibile). Immagino quindi che una delusione per qualcuno possa essere giunta da quello che puoi avergli detto, dalle tue posizioni e argomentazioni, che sono del tutto lecite e plausibili.

Cercherò di condividere con te l’idea che mi sono fatto.


Intanto penso che la dimensione di Progetto Gay sia per forza di cose principalmente e inevitabilmente legata a ragazzi che attraversano un periodo di difficoltà e destabilizzazione, e se si rivolgono a questo mezzo è perché hanno bisogno di aiuto e di un confronto aperto (e come primo approccio l’anonimato aiuta tantissimo), mentre per quei ragazzi realizzati, felici, in pace con se stessi e con gli altri diventa per certi versi ridondante, se non per condividere le loro impressioni ed esperienze.

Aggiungo che noi utenti costituiamo il più delle volte una sorta di “egoisti” di passaggio: spesso focalizziamo tutto solo su noi stessi, vogliamo attenzioni, vogliamo sentirci dare certe risposte che talvolta non arrivano, del tutto incuranti che dietro tutto questo c’è una persona vera e concreta, che dedica buona parte del suo tempo ad una iniziativa senza alcun fine di lucro, e che come tutti può avere i suoi alti e bassi.

Per quel che mi riguarda, in queste poche mail che ci siamo scambiati ho trovato in primo luogo una persona seria con cui parlare, sfogarmi e confrontarmi lealmente, al di là delle eventuali diversità di vedute, e per me questo ha significato davvero tanto.


Ormai è chiaro che la mia ossessione è stata, e in parte continua ad essere, questo benedetto coming out, che rappresenta in qualche modo il motivo conduttore dei miei messaggi.

Per questo motivo ho passato al vaglio l’intera rassegna relativa al coming out pubblicata sul forum, e ho notato come in vari casi tu fossi lontano dalle aspettative e dalle posizioni dei ragazzi, arrivando anche ad avere dei contrasti sull’argomento. Posso pertanto immaginare che qualche delusione da parte loro sia generata dalla tua opinione a riguardo, visto che lo disincentivi vivamente e consigli la massima prudenza.

Mi capita inoltre di vedere sottolineare la diversità di vedute provocate dal gap generazionale, ed io stesso ho capito che sei una persona adulta quando mi hai scritto “ai miei tempi, 40 anni fa”.

Mi rendo conto che la strada per un gay ai tuoi tempi fosse più tortuosa e in salita rispetto ad oggi, ma va riconosciuto che il grado di accettazione della società è senz’altro aumentato notevolmente, per quanto anche oggi spesso un gay se la passi male, specialmente in contesti di provincia.

Forse quello che capita in questi casi è che finiamo col vedere sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto: ci fissiamo e amplifichiamo le esperienze buie e negative, e finiamo col convincerci che siano sempre quelle a prevalere.

Ora, al di là della mia situazione personale (e dopo questa serie di lunghe premesse), voglio dirti come la penso in termini generali sul coming out, e per quali motivi secondo me non vada scoraggiato.


Il coming out è una buona cosa per tutti i gay (dichiarati e non), e se un sempre maggiore numero di persone lo fa ce ne possiamo solo rallegrare. Solo attraverso un costante e progressivo aumento delle persone che escono allo scoperto, scuotendo le coscienze della società civile nel suo complesso, si può raggiungere una vera accettazione, e diminuire la discriminazione. Grazie a coloro che fanno coming out nella vita di tutti i giorni (non solo nei contesti patinati), le persone si rendono sempre più conto che l’omosessualità è qualcosa di normale e diffuso, e che non è legata solo alle icone gay inflazionate dai media.

Grazie al coming out abbiamo persone dichiaratamente gay che, mettendoci la faccia, si battono per i nostri diritti. Di tutti noi, anche di quelli che ancora non si dichiarano: se un giorno decideremo di uscire allo scoperto, e magari di voler legalizzare un’eventuale unione con il nostro fidanzato (semmai arriverà in Italia!), lo dovremo a chi ci ha preceduto in tale scelta. Io ahimè non sono tra queste (ti ho reso abbondantemente partecipe delle mie ritrosie e timori), ma non posso che ammirare il coraggio e la determinazione di tali persone.

Credo che a livello sociale, il coming out diffuso e generalizzato sia l’unico modo per dare risonanza al fenomeno, per far sentire che siamo tanti e non siamo soli, e non può che dare un segnale di fiducia e di speranza a chi è tuttora vittima della paura e della vergogna. Per come la vedo io, accantonare in toto il coming out – oggi, domani e sempre – scegliendo deliberatamente di vivere buona parte della propria esistenza in segretezza e clandestinità, equivale a interiorizzare ed amplificare un sentirsi diversi, e quindi sbagliati. E senza rendercene conto il problema è e rimane in noi, a prescindere da chi ci circonda.

Una delle cose che mi ha colpito nelle tue risposte (che ho avuto modo di segnalarti) è la rassegnazione di fondo che contraddistingue il tuo pensiero. Mi riferisco in particolare a quando mi hai detto “pretendere che le cose cambino, e per di più rapidamente, è poco realistico. Le cose che scrivi sono ampiamente condivisibili ma in certi casi e in certi ambienti sembrano più utopia che realtà possibile”.

Ora mi rendo conto che tu preferisci un approccio prudenziale con i ragazzi che ti contattano, specialmente quelli più giovani, e questo passaggio è saggio e doveroso: invitarli a valutare bene il contesto e considerare ogni variabile in gioco prima di compiere una scelta irreversibile è più che auspicabile. Ma personalmente non condivido un messaggio che impone una rassegnazione tout court: così facendo la rassegnazione è prima di tutto intrinseca in noi, ancorché dettata dagli altri.

Accantonando del tutto il coming out, si infrange ogni speranza di integrazione e condivisione totale del proprio vivere. È un traguardo importante e inevitabile nella vita di un ragazzo gay, per lo meno con le persone a cui si vuole bene, e credo che prima o poi questa esigenza arrivi (anche per un tiratardi come me!).

E qui vengo alla seconda cosa che mi ha colpito delle tue risposte, e che mi ha fatto capire che esiste evidentemente un diverso sentire partendo da una situazione simile (anche se ammetto che possiedi senz’altro una giusta cognizione per sostenere ciò): tu non contempli affatto il coming out come una tappa di realizzazione e autodeterminazione della propria persona, mentre sembra possa essere solo funzionale al trovare più semplicemente un ragazzo.

Chissà, forse anche qui mi contraddistingue un modo di pensare tutto mio e bizzarro, ma per come sto percependo con malessere la mia vita, ritengo che vivere nell’ombra e nella finzione ad oltranza equivalga a procedere con il freno a mano tirato. E un prezzo lo sto pagando già adesso, lo scotto di aver condizionato la mia vita e le mie scelte ad un modo di vivere “neutrale”: anche i rimpianti hanno un prezzo.

C’è un rischio innegabile connesso al coming out, ma forse vale la pena metterlo in conto.

Come dice un autore a me caro “Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni (…) La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino. È facile sfidare quel che non comporta alcun rischio” (Sergio Bambarén).

Non tutti carburiamo e metabolizziamo allo stesso modo: ad alcuni questo momento capita prima, ad altri più tardi, ma alla fine credo proprio che la strada vada percorsa fino in fondo. Per quel che mi riguarda sono solo all’inizio 🙂


Detto tutto ciò Project, voglio che tu sappia che non mi hai affatto deluso. Al contrario ho apprezzato la tua disponibilità e umanità nel dialogo, e sto considerando seriamente i tuoi consigli: sono più tranquillo e mi impegno affinché non venga assalito dall’ansia, cercando prima di tutto di essere sereno e di guardarmi intorno, anche se gli sbalzi d’umore si fanno ogni tanto sentire.

Dopo questa mail non ti scoccerò più, almeno per un po’ di tempo, e dopo quello che ci siamo detti mi impegnerò nel definire al meglio il mio percorso. Se ti va di scrivermi anche solo per fare quattro chiacchiere fallo pure.


Ti abbraccio e ti ringrazio ancora,


M.


P.S. Se ti va e ritieni che possa servire, ti autorizzo a pubblicare quest’ultima mail.

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Sotto il profilo teorico potrei sottoscrivere benissimo quello che dici. Quello che mi frena molto è la costatazione diretta e ripetuta del costo pesantissimo che il coming aut può avere nella vita dei ragazzi; è la vecchia questione se valga la pena di fare martiri per portare avanti una causa giusta. Secondo me, in queste cose, le risposte sono sempre relative e in questo più che in molti altri casi.


Project


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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=18&t=877&start=0

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AMORI GAY IMPOSSIBILI E AMICIZIE POSSIBILI

Caro Project,
ti scrivo via mail perchè  è difficile trovarsi in chat e perchè credo che la forma della mail sia ora più adatta.
Anche io sono stato impegnato per gli esami però ho spesso pensato che sentivo il bisogno di scrivere quello che sto per dirti, cioè una cosa positiva che penso possa essere interessante condividere anche nel forum.

Negli ultimi mesi la mia vita è cambiata, è migliorata, anche grazie a te e al tuo sito.
Non ho trovato un ragazzo, non è questo che intendo.  Però ho cominciato a capire davvero sulla mia pelle che signficano le cose che dici;
tu me le avevi spiegate bene ed a parole le avevo già capite, ma ora è diverso.
Per dare un capo al discorso(soprattutto se pubblicherai lai mail), premetto che vengo da un lungo infatuamento per un mio amico, A., che mi piaceva da morire, il quale non ricambiava; anzi,durante il mio infatuamento si è fidanzato seriamente con la ragazza che ama.
Da cui tutte le sofferenze, di cui ampiamente si parla in questo sito, a cui va incontro un ragazzo gay non dichiarato (come me) innamorato di un suo amico eterosessuale.
Veniamo al dunque: negli ultimi tempi anche grazie alle esperienze capitate ho cominciato a capire cosa significa veramente che un rapporto unilaterale non ha senso, che un amicizia o una relazione può avere senso solo se parte dall’inizio e continua a due persone e in modo paritario.
Negli ultimi due anni, anche se lo conosco da una vita ero un ragazzino, ho condiviso molto con un ragazzo di nome B. e, cosa che già era nell’aria da un bel po’, penso che lui sia il mio migliore amico.
Prima la persona che più volevo accanto a me in una situazione sarebbe stata A.;  Prima volevo uscire con A., parlare con lui ecc. ecc. perchè provavo forti sentimenti per lui, e provavo anche piacere nel vederlo dato che era bello e mi attraeva.
Peccato però che questi sentimenti non fossero ricambiati; che per lui era totalmente diverso, anche se poi effettivamente capitava che passassimo tempo insieme. Io però soffrivo solo, per lui potevo essere un compagno, un amico… ma tutto quello che sentivo io per lui apparteneva all’altra metà del mondo: lui lo sentiva per la sua ragazza.
Ora invece, la persona con cui preferisco passare del tempo più di tutte le altre non è A., ma è il mio migliore amico B.. So che quando sto con lui, più o meno lui sente per me l’amicizia che io provo per lui. Ogni esperienza insieme (tra cui una vacanza organizzata da noi due in primis, anche se poi ha coinvolto altra gente) mi arricchisce e mi fa sentire più felice. Non so se sono il suo migliore amico, ma di sicuro lui è il mio. Non sarà che sono infatuato di lui? Non credo proprio, mi rendo conto che è un’amicizia purissima, del tutto disinteressata: ed è  questo il punto chiave che mi fa capire che qualcosa è cambiato.
Sicuramente è un bel ragazzo e non disdegnerei uno come lui, ma lui non mi interessa in quel senso. Anzi, forse lo vedo bello soprattutto per l’affetto che sento per lui e per l’abitudine di vederlo sempre. La sua presenza e la sua assenza non mi causano quello che mi causava A., tutte le sofferenze che ho passato, ma solo serenità e allegria.
Si potrà dire: cosa centra l’amicizia con l’amore?  Nel mio caso centra eccome, perchè confrontando questi due rapporti, queste due situazioni, mi sono reso conto di quanto fossero essenziali per stare bene le cose che dici: inutile sperare in un sogno ad occhi aperti; inutile stare vicino a qualcuno che ami spacciandoti per amico aspettando che si accorga di una presunta e improbabile omosessualità repressa. Ovviamente, come me, gli altri che ora sono nella situazione in cui mi trovavo, fanno queste cose perchè sentono il bisogno; ma ciò non vuol dire che davvero non possiamo riuscirci a evitarle: piano piano, all’inizio forzandoci, riusciremo a capire che non ne vale le pena ed è meglio fare altro. Lo dice uno che non riusciva nemmeno a immaginare una vita lontano dal ragazzo di cui era innamorato, e che rinunciava a tutti i suoi impegni e anche a altre amicizie per stare sempre e solo con lui e il resto del gruppo. Piano piano è passata, anche perchè io mi sono imposto anche con metodi radicali e che non consentivano ripensamenti certe cose.

Bisogna cercare e coltivare quei rapporti che possono essere paritetici, bilaterali; altrimenti si sta cercando attivamente (anche senza farlo apposta) solo sofferenza.

Detto ciò, anche se il mio amico B. è bello, ora sono sicuro che non potrò mai innamorarmi di lui e sono sicuro che non potrà succedere mai nemmeno per un altro eterosessuale (infatti lui lo è). Me ne piaceranno sì, ma al 99.9% sono convinto che farò in modo da non impelagarmi in un altro rapporto come quello in cui sono stato, perchè anche io ho il diritto di essere felice.
Ora il mio rapporto con A, oltre a essere molto limitato da quando è fidanzato, è disteso: mi è simpatico, ogni tanto ci parlo….ma è libero da tutti quei condizionamenti che mi hanno rovinato (o forse no) due anni della mia giovinezza, cose che mi facevano soffrire terribilmente ma che ora sono solo ricordi. Sembrerà a qualcuno (che magari ora soffre) che se ora parlo così la mia sofferenza non è stata poi così grave: potrei però raccontare cose tristissime per testimoniare quanto era grande il mio dolore, ma non è proprio questo che voglio fare perchè proprio non mi interessa più.

L’ amicizia di B., inoltre, mi fa sentire apprezzato e voluto bene e mi rende sicuro che qualcuno che mi interessa potrà interessarsi a me, e se sarà un ragazzo gay a cui piaccio potrà anche nascere un vero amore. Lui stesso ha detto che se fosse una donna starebbe con me :D.
Questo però non ha dato adito in me a sogni di amore impossibile, come sarebbe accaduto tempo fa con A.: ormai sono cresciuto, anche grazie ad A. devo precisare. Se non lo avessi incontrato allora forse starei passando ora i dolori che ho sofferto, e preferisco di gran lunga che essi siano già passati, anche per una questione di età dato che ora sono più grande ed è anche tempo di sbloccarmi in senso serio con un ragazzo gay come me. Ciò non significa che sono alla ricerca spasmodica di un ragazzo, anzi: effettuavo questa ricerca quando soffrivo per A.. Ora sono felice così, fiducioso che anche io proverò un amore ricambiato per un ragazzo.
Quindi grazie Project, grazie al tuo sito, grazie B. e grazie A., anche se tu hai fatto tutto senza saperlo.

P.S.:Questa mail vuole essere anche una testimonianza di chi è passato attraverso il tunnel a coloro che ci sono ancora e che si sentono intrappolati: passerà anche per voi.
Caro Project, ti chiedo di pubblicarla: non lo faccio io perchè ho un altro esame, e ho scritto questo in una pausa dallo studio.
A presto!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta dul Forun di Progetto Gay:

LA VOCE DI PROGETTO GAY

Sono lieto di comunicarvi che oggi ho pubblicato la prima “pagina parlante” di Progetto Gay, in cui, la voce dello Speaker del Progetto (in realtà una voce sintetica) fornisce informazioni rispondendo a delle domende sul Progetto.

(prima di cliccare sul link mettetevi la cuffia o abbassate l’audio perché nei testi che sentirete leggere ricorre spesso la parola gay e questo potrebbe compromettere la vostra riservatezza)

PAGINA PARLANTE

Domanda: Che scopo si prefigge Progetto Gay?

Risposta: Progetto Gay non ha alcun fine commerciale, confessionale o politico ma si propone due specifiche finalità:
– favorire in dialogo e un confronto serio tra persone gay,
– fare conoscere il vero mondo gay (quello invisibile, mille miglia lontano del palcoscenico mediatico) a chiunque sia interessato a capire realmente di che cosa si tratta.

Domanda: Quali sono i contenuti fondamentali del Regolamento di Progetto Gay?

Risposta: Su Progetto Gay non sono ammessi, né in forma diretta né tramite link, contenuti pedofili. Progetto Gay è radicalmente incompatibile con la pedofilia.
Non è ammesso parlare di politica e di religione, introdurre elementi di natura commerciale, pornografica razzista o discriminatoria, non è inoltre consentito pubblicare e-mail o contatti di nessun genere.

Domanda: Come funziona il Forum di Progetto Gay?

Risposta: Il Forum di Progetto Gay è destinato al confronto di esperienze e al dibattito. Chiunque vi può partecipare, previa registrazione, purché accetti i principi contenuti nel regolamento. È richiesta solo una e-mail valida che non sarà pubblicata né resa accessibile in nessun modo.

Domanda: Come funziona la Chat di Progetto Gay?

Risposta: La Chat di progetto Gay non è una chat erotica, è pubblica ed è destinata a favorire il dialogo tra i gay. Chiunque vi può partecipare, senza registrazione, purché accetti i principi contenuti nel regolamento. La chat ha dei moderatori che possono intervenire escludendo un utente in caso di disturbo o di violazione del regolamento.

Domanda: Perché il rispetto della privacy deve essere rigoroso?

Ricordo a tutti gli utenti di Progetto Gay, che la prima regola qui è il rispetto assoluto della privacy! Il forum a la chat non sono modi di comunicazione privata, come una e-mail, ma mezzi di comunicazione accessibili a chiunque. Trattandosi poi di un forum esplicitamente gay, la privacy deve essere assoluta. I comportamenti lesivi del diritto altrui alla riservatezza, anche sotto un aspetto più o meno giocoso, qui non possono essere ammessi per nessuna ragione.