ANDY – ROMANZO GAY 15

Qui di seguito potete leggere il capitolo 15 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli già pubblicati sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Andy era sveglio, aveva dormito solo tre ore e non aveva potuto riprendere sonno, fuori era ancora tutto buio, non sapeva che fare, si sentiva carico, per niente assonnato, si girò a guardare Marco che dormiva, completamente abbandonato dalla sua parte del letto, Andy avrebbe voluto chiamarlo ma si trattenne, cominciò a pensare all’indomani, a Rocco e a Rosa, allo studio che bisognava portare avanti, poi si guardò intorno e ad un tratto si sentì spaesato, si chiese che cosa ci facesse in quel letto, era sì anche il suo letto ma la cosa a Andy sembrava strana: come aveva potuto abituarsi in così poco tempo ad una situazione così anomala e così strana? In fondo ad Andy ora la cosa sembrava illogica, quasi non sua, anche Marco gli sembrò estraneo, in fondo Marco dormiva della grossa mentre lui non dormiva affatto, forse questo era il segno che erano diversi, che tra loro non c’era poi tutta quella continuità e quella corrispondenza che Andy aveva sempre sottolineato a parole ma, così pensò in quei momenti, solo a parole. Andy tentò di fare qualche rumore per fare svegliare Marco ma senza che fosse all’apparenza un risveglio provocato volutamente, ma Marco non si mosse, la cosa lasciò Andy nella sua solitudine, avrebbe avuto bisogno di Marco in quei momenti ma Marco non lo capiva, Marco dormiva. Andy si alzò facendo la massima attenzione a non scuotere il letto e a non fare rumore, si vestì e se ne andò in cucina, la cucina gli sembrò più familiare ma era ancora buia e Andy non voleva accendere la luce, si sentì solo, disperatamente solo, gli venivano le lacrime agli occhi, i minuti passavano e l’ansia di Andy cresceva, uscì di casa tirando la porta con cura per non fare rumore e cominciò a girovagare per le strade, faceva freddo ma Andy non sembrava sentirlo, anche se batteva i denti, lentissimamente cominciò a fare giorno, la cosa non confortò Andy che continuò a girare per la città, quasi incoscientemente si avviò per la strada dove abitava suo padre, era mezzo congelato, non aveva portato con sé i soldi e non poté entrare in un caffè per scaldarsi e par fare colazione, vide una macchia di sole sbiadito e ci si infilò per riprendere un po’ di calore, la sensazione di sollievo fu immediata, poco prima delle sette Andy era sotto la casa di suo padre, si appoggiò al muro e si fermò ad aspettare, i minuti passavano e non accedeva nulla, dopo quasi mezz’ora il cancello del residence si aprì e Andy vide uscire la BMW del padre, non si avvicinò né tentò di fermarla, dopo qualche minuto uscirono altre macchine dallo steso cancello, ogni volta il cancello si richiudeva automaticamente, Andy osservava piuttosto assorto, non pensava, era invaso da una passività e da una insensibilità quasi totali, non pensava a suo padre né a sua madre, né a Marco o a Rocco e a Rosa, viveva quei momenti in modo quasi vegetale, intanto la luce era diventata più calda e Andy non provava più sensazioni di freddo ma continuava a rimanere sostanzialmente impassibile, si riscosse solo quando cominciò a colare dal balcone sopra di lui l’acqua che veniva giù dai vasi di fiori appena innaffiati. Pensò a Marco ma con distacco, come se fosse una questione tecnica, pensò che avrebbe dovuto avvisarlo, ma era molto lontano da casa e non voleva tornare dalle pari della piccionaia, cominciò a girovagare senza meta, la vita intorno a lui aveva ripreso i ritmi normali, le donne andavano a fare la spesa e tanta gente indaffarata camminava e quasi correva in su e in giù per le strade, rispetto a tutte queste cose Andy si sentiva un estraneo, ma in quei momenti si sentiva un estraneo anche rispetto a Marco e alla sua famiglia, arrivò al fiume, scese dal parapetto e cominciò a costeggiarlo passeggiando lungo le banchine proprio a pochissima distanza dall’acqua che scorreva melmosa e veloce sotto di lui, gli venne l’idea di scivolare in quell’acqua, Andy sapeva nuotare ma la corrente era forte e prima o poi lo avrebbe sopraffatto, Andy era sempre stato convinto che qualche cosa prima o poi lo avrebbe sopraffatto, se avesse solo perso l’equilibrio, o meglio se lo avesse voluto perdere in pochi minuti la sua storia si sarebbe chiusa, Marco lo avrebbe cercato, non lo avrebbe trovato e piano piano, inevitabilmente si sarebbe dimenticato di lui, i vivi si dimenticano sempre dei morti. Continuò a camminare, sotto i ponti c’era sporcizia ammassata e in molti punti l’acqua era più bassa, il suicidio non fu per Andy una ipotesi credibile, ci sarebbe voluto troppo coraggio e in fondo Andy si sentiva un vile, uno che non avrebbe mai fatto una scelta così radicale perché aveva paura del dolore fisico, certo non per altre ragioni, della sua vita non gli importava più nulla, non provava emozioni, si sentiva affettivamente freddo, solo, un atomo proiettato in un infinito interstellare, risalì al livello della strada e continuò a camminare, ma non verso casa, camminava meccanicamente contando i passi, poi cominciò a contare le macchine che passavano, poi neanche più quello, ormai era lontanissimo dalla piccionaia e continuava ad allontanarsi, continuava volutamente ad allontanarsi, salì oltre Monte Mario, in lontananza vedeva la campagna, cominciava ad essere stanco, trovò un largo spiazzo erboso, qualcosa di mezzo tra uno sterro e una piazzola curata, c’era qualche albero, qualche panchina, sembrava la brutta copia di un parco pubblico e non c’era nessuno, si distese per terra e la stanchezza finì per prevalere ma il sonno durò poco perché Andy fu risvegliato dagli insetti che cominciavano a camminargli dappertutto, si rialzò, si spolverò, pensò a Marco, questa volta pensò a Marco in modo più partecipativo, pensò che stesse a casa a disperarsi, lo avrebbe chiamato ma non aveva un soldo e non gli piaceva chiedere denaro ad estranei, si rimise in cammino verso casa, cominciava a rendersi conto di quello che aveva fatto, si affrettava fin quasi a correre pur di riguadagnare un po’ di tempo, la strada era tantissima e la stanchezza si faceva sentire ma Andy ormai voleva tornare a casa il più presto possibile.

Marco si era svegliato alle sette e un quarto, con la sveglia, non aveva trovato Andy vicino a sé  ma in un primo momento non aveva realizzato la portata del fatto, pensava che sarebbe rientrato in camera da un momento all’altro, poi si alzò e andò a cercarlo ma non lo trovò, non aveva nessun motivo per pensare che Andy se ne volesse andare via, ma verso le otto cominciò a preoccuparsi, Andy aveva lasciato a casa il telefonino, i soldi, i documenti, Marco non capiva dove potesse essere andato, alle otto e un quarto Marco cominciò a preoccuparsi seriamente e chiamò i genitori.

– Papà, scusa l’ora, ma ti devo dire una cosa importante, Andy se ne è andato!

– Cioè? Avete litigato?

– No! Non abbiamo affatto litigato, ieri sera siamo stati a parlare insieme per tantissimo tempo, fino quasi alle quattro di stamattina, ma abbiamo parlato normalmente, di cose gradevoli, … papà io non me lo aspettavo proprio, ma Andy se ne è andato…

– Ma si è portato via le sue cose?

– No! Ha lasciato tutto qui, pure i documenti, i soldi e il telefonino…

– Ma ieri sera ti sembrava turbato?

– No! Proprio per niente… è stato tanto cucciolo, come sa fare lui, io sono stato benissimo… papà, non ci sono motivi nostri, non ce ne sono proprio…

– Ma stamattina avete avuto qualche diverbio?

– Ma no, papà, io mi sono svegliato e Andy non c’era, non abbiamo parlato affatto, se ne è andato e basta, se ne è andato durante la notte, io non me ne sono nemmeno accorto…

– Senti Marco, adesso cerca di stare tranquillo, noi veniamo subito…

– Va bene, vi aspetto… però mi viene per la testa che possa fare qualche gesto inconsulto…

– Su, mo’ non diciamo cose grosse, stai tranquillo, veniamo subito.

Dopo nemmeno venti minuti Rocco e Rosa erano alla piccionaia, si fecero raccontare di nuovo tutta la vicenda, ma le cose non avevano un senso, Marco era terrorizzato, l’assenza di Andy gli procurava una terribile sensazione di vuoto, guardava l’orologio ogni minuto, poi cominciò a piangere lentamente, il senso della disperazione lo invase, Rosa era sconvolta, cercava di consolare il figlio ma piangeva anche lei, solo Rocco cercava di mantenere un atteggiamento razionale, ma il passare delle ore rendeva la situazione insostenibile, poi Marco si riprese.

– Papà… mannaggia, in che situazione mi sono andato a cacciare, se non lo avessi mai conosciuto sarebbe stato meglio…

– No, Marco, no! Queste cose non le dire, Andy può essere stato molto peggio di te, tu hai il dovere di volergli bene, adesso più di prima, perché Andy se non ha avuto un incidente è stato così a disagio da andarsene di casa e noi non lo abbiamo capito, Andy è un ragazzo come te e se gli vuoi bene veramente devi cercare di farlo stare bene, non ti deve venire nemmeno in mente che senza di lui saresti stato meglio… Marco a una persona o si vuole bene o non si vuole bene e Andy a te ha voluto bene veramente…

– Scusa papà, certe volte dico delle stupidaggini grosse… ma adesso che facciamo, io ho paura che faccia cose assurde, certe volte non riesco a capire quello che gli passa per la mente, ma se gli passano i cinque minuti negativi Andy non si controlla più ed è capace di fare qualsiasi cosa, pure la più assurda…

– Vuoi fare una denuncia di scomparsa alla polizia?

– Forse sarebbe meglio, ma poi  che cosa raccontiamo alla polizia?

– Diciamo come stanno veramente le cose… che vuoi fare? Andiamo alla polizia? Mi sa che è meglio…

– Andiamo va… mamma tu resta qui, se arriva Andy ci chiami…

– Sì, sì, andate, andate!

In pochi minuti arrivarono al commissariato di PS, dopo una breve fila furono chiamati per sporgere la denuncia.

– Che dovete fare?

– Una denuncia di sparizione…

– Di furto?

– No, di una persona che non si trova e non sappiamo che fine abbia fatto, è uscito di casa nella notte e non è tornato più a casa…

– Ah… aspettate, vi faccio parlare coll’ispettore Nesti… venite, venite, accomodatevi, prego…

L’ispettore poteva avere tra i 35 e 40 anni, aveva un aspetto tranquillo e un modo di fare molto informale, Marco notò che portava la fede.

– Buongiorno ispettore…

– Prego, accomodatevi… di che si tratta…

– Dovremmo fare una denuncia di sparizione di una persona, è uscito durante la notte o la mattina molto presto e non è rientrato a casa…

– Ma quando è successo?

– Stamattina…

– Ma non sono nemmeno le undici… perché pensate a una sparizione? Voi chi siete? Siete familiari?

– No, si tratta di un ragazzo di 23 anni, viveva da noi, cioè a casa di mio figlio, studiano insieme, e stanotte è sparito…

– Scusate… ricominciamo da capo, posso avere le vostre generalità…

– Ecco, questi sono i documenti… e questi sono i documenti del ragazzo che non si trova…

– Marco, Andrea stava da lei? Aveva la residenza a casa sua? No, stava solo da me ma non aveva la residenza da me.

– E dove aveva la residenza?

– A casa dei suoi genitori, all’indirizzo che sta sui documenti…

– E voi i genitori li avete avvisati?

– No, veramente no, Andrea non andava assolutamente d’accordo con i genitori ed era venuto a vivere da me proprio per questo…

– Sì, va bene, ma è sempre figlio loro e bisogna avvisarli…

– Sì ma è maggiorenne e con loro non voleva avere nulla a che fare e poi è figlio solo di sua madre il padre non c’entra affatto.

– La signora si è risposata?

– No… il figlio è nato prima che la madre si sposasse ma è figlio di un altro…

– Mh… ho capito… però per denunciare una sparizione mi sembra presto… scusate, adesso vi devo chiedere qualche altra cosa, a vostra conoscenza Andrea fa uso di stupefacenti?

– No, assolutamente no! Non ha mai nemmeno fumato.

– Lavora?

– No, studiamo insieme giurisprudenza.

– E come si mantiene?

– Sta da me, di denaro non ne ha bisogno e quello che serve ce lo da papà.

– Da quanto tempo vive a casa sua?

– Be’ ormai sono più di cinque mesi…

– Frequenta persone che voi non conoscete o persone che a voi non piacciano?

– No, non frequenta nessuno…

– Questo non può dirlo…

– No, non frequenta proprio nessuno.

– Ha mai avuto problemi mentali o qualche patologia importante?

– No, non credo proprio…

– Ma avete avuto qualche ragione di diverbio ieri sera?

– No, le giuro, nessun diverbio di nessun genere…

– Mah, la cosa è molto strana, penso che vi stiate preoccupando eccessivamente… comunque potrebbe anche non essere così, possiamo venire a casa vostra a fare un sopralluogo?

– Certo, quando volete.

– Però dobbiamo portare il cane per gli stupefacenti…

– Non c’è problema, potete venire anche subito.

Appena Andy ebbe finito di dire queste parole si rese conto che la cosa sarebbe stata problematica, alla piccionaia c’era un solo letto e per giunta matrimoniale, ma c’era anche un divano letto nella stanza piccola e avrebbero potuto dire che Andy dormiva lì.

Rocco tornò alla piccionaia con la sua macchina, mentre Marco arrivò con l’ispettore sulla macchina della polizia, all’ascensore incontrarono gente conosciuta del palazzo, Rocco aveva una faccia tesa e vederlo con uno della polizia in divisa e per di più col cane, faceva una strana impressione.

– Buongiorno Rocco…

– Buongiorno!

– Tutto bene?

L’ispettore intervenne.

– Tutto bene signora, sono un amico di famiglia, non devo arrestare nessuno.

E aggiunse un sorriso.

– Be’ allora fatevi sentire è un pezzo che non vi si vede più, i ragazzi li vediamo ma voi non vi deviamo più… salite, salite prima voi, che dovete fare più strada…

Nell’ascensore Rocco ringraziò.

– Grazie ispettore!

– La discrezione è il primo dovere di un poliziotto.

Rosa li fece accomodare, il cane girò per tutta la casa e come era ovvio non trovò nulla, L’ispettore chiese dove dormisse Andy, lo portarono nella stanza piccola ma risultava assolutamente evidente che in quella stanza non dormiva nessuno, il divano letto era chiuso il letto all’interno disfatto, e nei mobili non c’era nulla, poi l’ispettore chiese un indumento di Andy, Marco gli diede una sua camicia e il cane si fermò a cercare nella stanza grande dove stava il letto matrimoniale. L’ispettore chiese di poter parlare con Marco separatamente è scesero insieme nella macchina della polizia.

– Scusi se le faccio una domanda inopportuna… ma i suoi genitori sono a conoscenza del tipo di rapporti che c’è tra lei e l’altro ragazzo?

– Che intende ispettore?

– Andrea non vive nella stanza che voi mi avete indicato ma nella stanza grande, quella col letto matrimoniale, questo è evidente…

– Dice se i miei sanno che io e Andrea siamo una coppia gay?

– Sì, esattamente.

– Sì, lo sanno perfettamente e loro Andrea lo conoscono bene e gli vogliono bene.

– E ci sono altre persone che lo sanno?

– No, nessuno.

– Lei sa se Andrea frequentava strani giri del mondo gay?

– No, non li frequentava affatto…

– Ma secondo lei che ragione può avere avuto per andarsene via di notte senza avvisare? È sicuro che non avevate avuto nessun diverbio nei giorni scorsi?

– No, glielo giuro, proprio niente, anzi ieri sera siamo stati a parlare insieme fino quasi alle quattro e siamo stati benissimo, ci vogliamo bene veramente, lo so che è strano da credere ma è così…

– Non è strano da credere, quello che è strano è che se ci si vuole bene veramente non si decide di andarsene di casa senza dire niente a nessuno…

– Ma Andrea è anche un ragazzo un po’ strano…

– In che senso?

– Certe volte è un po’ depresso, ieri notte mi diceva che pensava che non sarebbe stato mai veramente felice, penso che abbia fatto una vita spaventosa, la famiglia non lo ha mai voluto e lui con i miei ha sempre avuto un rapporto come se fossero i suoi genitori veri, i miei poi lo adorano e in effetti non è possibile non volergli bene perché è uno come si deve, certe volte un po’ malinconico e un po’ depresso ma uno vero, uno serio, che quando ti vuole bene è capace di fare per te qualsiasi cosa, quello che temo è che possa avere avuto i cinque minuti di depressione brutta… ma in genere anche di queste cose… insomma se ne libera abbastanza bene…

– Ho capito, adesso torniamo a casa e trascriviamo tutti i dati… però io credo che Andrea tornerà… ma lei crede veramente che non ci possano essere pericoli esterni? Brutte compagnie, debiti, droga? Droga pare di no… ma non si sa mai…

– No, ispettore, tutte queste cose non c’entrano affatto… ma lei pensa che sia presto per una denuncia di sparizione?

– Sì, penso che sia prematuro, io sono in ufficio anche stasera fino alle venti, possiamo fare una cosa, se non è rientrato per le 19.00 mi potete chiamare e formalizziamo tutto, sempre se lo credete opportuno… se no avviamo tutto subito… però… insomma nella sostanza pericoli come rapimenti, droga, delinquenza e cose simili non ce ne sono… la cosa non mi sembra molto pericolosa per se stessa…

– Va bene ispettore, restiamo così, la chiamo senz’altro dopo le 19.00.

– Va bene, adesso torniamo su.

Tornarono nella stanza dove Rocco e Rosa li aspettavano con ansia.

– Allora signori, io ho tutte le informazioni necessarie, siamo d’accordo con vostro figlio che ci risentiremo dopo le 19.00, ma io ho buoni motivi per pensare che Andrea ritornerà… vedrete che ritornerà.

– Grazie, ispettore, grazie!

– Dovere! E state tranquilli, vedrete che si risolverà!

Era ormai quasi l’una, Rocco, Rosa e Marco erano seduti in salotto e cercavano di darsi coraggio a vicenda, ogni cinque minuti Rosa si affacciava al balcone e guardava la strada molti metri sotto di lei per cercare di scorgere la figura di Andy, ma non se ne vedeva traccia, Marco aveva gli occhi rossi, il silenzio era pesante e l’angoscia montava, non sapevano più che cosa fare e che cosa sperare, parlavano a frasi smozzicate, declinavano la loro fiducia nelle forze dell’ordine, la loro speranza nel buon senso di Andy e nel fatto che Andy a loro non avrebbe certo dato un brutto dispiacere, si dicevano che Andy avrebbe potuto magari avere un incidente ma deprecavano l’eventualità, erano terrorizzati dal passare dal tempo, Rocco raccontò a Rosa dell’ispettore Nesti e di quello che aveva fatto davanti all’ascensore, disse che era stato di una discrezione squisita, Marco raccontò per filo e per segno quanto era avvenuto nel dialogo nella macchina della polizia, con tutto questo riuscirono ad andare avanti qualche altro minuto, poco dopo le quattro Rosa tornò ad affacciarsi al balcone ed ebbe un sussulto.

– È Andy, sta venendo! Marco, Rocco! Eccolo! È lui! È Lui!

Respirava a larghi respiri, come per riprendersi dai momenti in cui si era sentita mancare il respiro. Marco corse al balcone.

– È Andy! Papà è lui!

Si abbracciarono strettissimi, Marco si precipitò giù con l’ascensore per abbracciare Andy appena entrato nel portone.

– Andy!

Lo strinse strettissimo.

– Mannaggia, me ne hai fatto prendere di spavento! Dai vieni su! Papà e mamma stanno in angoscia… Andy! Sorridi!

Andy fece un sorriso come per scusarsi.

– Marco io certe volte non mi regolo proprio, mannaggia, mi sa che questa volta l’ho fatta proprio grossa…

– Su, su, adesso a casa ma tu sei stanco morto… dai, dai… dopo si parla adesso ci si abbraccia!

Andy rimase senza parole, quando entrò in casa lo abbracciarono e lo baciarono come se fosse risuscitato, poi lo fecero sedere sul divano, Rosa preparò il caffè, poi Marco si ricordò dell’ispettore Nesti.

– Andy, adesso ti dobbiamo dire una cosa…

– Che cosa?

– Una cosa un po’ complicata… noi abbiamo denunciato la tua sparizione alla polizia…

– Oddio che casino ho combinato!

– Adesso dobbiamo andare subito alla polizia se no peggioriamo le cose, aspetta, vedo se c’è l’ispettore. Pronto, ispettore Nesti, sono quel ragazzo di stamattina, Andrea è tornato a casa!

– Benissimo! È una bellissima notizia, però dovete venire qui e dobbiamo mettere un po’ di cose a posto… vi aspetto.

– Veniamo subito?

– Sì, prima è meglio è!

– Grazie, ispettore, a fra poco.

Rocco li accompagnò al commissariato ma aspettò fuori, Andy e Marco salirono dall’ispettore che li fece accomodare in un salottino separato, dove non c’era nessuno.

– Ispettore, questo è Andrea, è tornato!

– Accomodatevi, ho bisogno di fare quattro chiacchiere con voi e soprattutto con lei, Andrea, ma prima di tutto mi spiega perché se ne è andato di casa di notte senza avvisare nessuno? Lei deve stare attento a quello che fa, non può mettere il mondo a soqquadro e fare come se non fosse successo niente, adesso tutto è finito bene ma la polizia deve pensare alle cose serie, questo è procurato allarme e a parte la polizia lei ha fatto stare in angoscia il suo amico e i suoi genitori e questo non è giusto e adesso mi deve spiegare perché lo ha fatto.

– Ispettore io ho fatto un casino infernale ma non me ne sono nemmeno reso conto, stamattina mi sembrava… non lo so, non so che dire…

– Ma che è andato a fare? Dove è andato?

– Sono andato in giro per la città, a piedi, non ho incontrato nessuno, io non conosco nessuno, le giuro io non pensavo che sarebbe successo tutto questo casino.

Andy aveva gli occhi rossi, l’ispettore se ne accorse.

– Le va bene perché la denuncia sta ancora sul mio tavolo ma lei pensi che per la sua bravata avremmo potuto mettere in allarme una marea di gente che dovrebbe pensare a cose più serie che andare cercando persone che hanno i cinque minuti di malinconia e a quello che fanno agli altri con i loro comportamenti non ci pensano proprio.

Marco intervenne a difesa di Andy.

– Ispettore forse siamo stati noi troppo frettolosi a rivolgerci alla polizia…

– No, voi avete fatto quello che andava fatto, è lui che ha fatto quello che non andava fatto… comunque adesso è finita… e mi permetta ancora una cosa… ma perché se ne è andato? Stava male col suo amico?

– No, anzi! … Marco, che faccio, glielo dico?

– Andy, lo sa già, lo ha capito da solo!

– Guardi ispettore, se non fossero stati Marco e la sua famiglia io non so che fine avrei fatto, noi ci stiamo costruendo un futuro e per noi non è facile…

– Mi permetta una cosa… lei deve capire che questo signore e i suoi genitori le vogliono bene veramente e lei non si deve permettere di metterli in crisi in nessun modo… adesso deve scusarmi perché sono andato un po’ oltre la mia funzione… lo prendete un caffè?

– No, grazie, mi sento eccitatissimo!

– Allora un succo di frutta…

L’ispettore ordinò tre succhi di frutta, nell’attesa continuarono a parlare ma con qualche difficoltà, Andy si sentiva uno stupido e stava zitto in disparte, ma l’ispettore cercò di coinvolgerlo.

– Andrea, su, non stia sempre zitto.

– Veramente non so che dire, lo so che ho combinato un casino!

– No! Non è un casino tanto grosso, anzi non è per niente un casino… certo ci poteva diventare ma non è successo… ma adesso deve pensare ad altro, Marco mi ha detto che state studiando giurisprudenza, a che punto siete?

– Andy si lasciò coinvolgere nella conversazione, l’ispettore lo lasciava parlare e lo ascoltava attentamente, poi Andy, dopo avere notato che l’ispettore portava la fede, si azzardò a fargli una domanda.

– Lei è sposato, ispettore?

– Sì, da più di dieci anni e ho due bambini di sei e quattro anni.

– Perché ho notato che nei nostri riguardi ha avuto molta discrezione.

– Io ho degli amici gay che sono persone che stimo e che amo… e penso che voi siete già molto fortunati perché siete in due, quelli che stanno veramente male sono quelli che restano soli, è vero che possono avere lo stesso tanti amici anche etero ma non è esattamente la stessa cosa e poi il fatto che i genitori di Marco lo sappiano e lo accettino è veramente una cosa eccezionale… comunque adesso prendetevi il succo di frutta e poi andatevene a casa, ecco, questo è il mio numero dell’ufficio, quello di casa ve lo scrivo qui sotto, per qualsiasi cosa… ma speriamo che non ce ne sia mai bisogno e se passate di qua fate un salto su, se ci sono ci possiamo prendere un caffè… e a lei, Andrea… mi raccomando… non me lo metta in crisi Marco… perché non se lo merita…

– Ho capito, ho capito… Mi dispiace di avere provocato tutto questo casotto però a qualche cosa è servito.

– Allora, ispettore, ancora grazie…

– Di nulla, è stato un piacere… arrivederci…

Quando tornarono da Rocco che li aspettava di sotto Andy e Marco erano radiosi, ma Rocco era preoccupato.

– Che è successo? Ci sono stati problemi?

– No, papà, nessun problema, è solo che l’ispettore mi ha tirato le orecchie e me le ha tirate forte, mi ha detto in sostanza che sono un cretino…

– Non è vero, Andy, non ti ha detto niente di simile…

– No, però mi ha detto che vi ho fatto prendere uno spavento inutile e che poco ci è mancato che non ho messo in subbuglio polizia e carabinieri…

– Andy, facciamo una cosa, mo’ andiamo a prendere Rosa e ve ne venite a casa nostra e ceniamo insieme… eh?

– Mi pare il meno che si possa fare per cercare di metterci una pezza…

– Ma poi perché stanotte te ne sei andato?

– Che ti devo dire, papà, mi sono sentito solo, Marco dormiva, io non ci riuscivo, mi sentivo agitato…

– Ma abbiamo fatto qualche cosa che ti ha dato fastidio? Non so, c’è stato qualche modo di fare di Marco che non ti è piaciuto?

– No, papà, voi non c’entrate niente, più di quello che fate non potreste fare e Marco resta a parlare con me fino a notte alta praticamente tutti i giorni, che mi volete bene lo so, ma forse dentro di me non ci potete entrare nemmeno così, certe volte mi sento solo lo stesso…

– Andy, noi ti vogliamo bene, oggi ci hai fatto prendere un accidente a tutti e tre e ce l’hai fatto pigliare proprio brutto, Rosa s’era messa a piangere come una bambina, a Marco pure ogni tanto gli scappava una lacrimuccia e non sapeva dove sbattere la testa, io dovevo cercare di tenerli tranquilli ma un accidente l’hai fatto prendere pure a me… ma adesso cambiamo discorso, mo’ siamo arrivati… io vi aspetto qua e voi andate su, prendete mamma e scendete subito e ce ne andiamo a casa nostra, su, svelti.

Rosa era stata avvisata via cellulare ed era già pronta, scesero in un minuto, erano ormai quasi le sei, in macchina Andy era silenzioso, Rocco cercò di farlo parlare ma senza successo.

– Andy, mo’ ti fai una bella mangiata, noi avevamo già preparato tutto… sarai stanco, no?

Andy non rispondeva.

– Mo’ statti un po’ tranquillo che una giornata agitata l’hai avuta anche tu e forse pure peggio della nostra, a casa vi potete mettere comodi, Andy se vuoi ti puoi fare una bella doccia e così ci rilassiamo un po’ tutti quanti.

Andy continuava a stare zitto, dentro di sé stava rimuginando, si sentiva un po’ stupido, un po’ fuori posto, in sostanza un po’ spaesato, come nei primi periodi in cui aveva incontrato Rocco e Rosa, rimaneva in silenzio perché non aveva che dire e tutti quei tentativi di coinvolgerlo lo facevano sentire ancora più a disagio, poi Marco gli passò un braccio sopra la spalla, Andy gradì moltissimo quel gesto e chinò la testa sulla spalla di Marco, Marco con l’altra mano gli strinse forte la mano sinistra e Andy si strofinò sulla spalla di Marco quasi con un gesto di riconoscenza, poi Marco intervenne.

– Papà, scusa, ti vorrei dire una cosa, Andy non ha la faccia di dirtela, ma adesso noi vorremmo stare un po’ da soli a casa nostra…

– E be’, e allora vi riportiamo alla piccionaia, che problema c’è… Andy, tu devi parlare liberamente, l’importante è che stai bene tu…

Ma Andy anche in questo caso non rispose e continuò a rimanere in silenzio finché non arrivarono, alla piccionaia, Rocco e Rosa salutarono in modo molto rapido senza aggiungere parole inutili e Marco e Andy salirono a casa.

Appena chiusa la porta Marco abbraccio Andy strettissimo ma Andy era totalmente passivo, Marco avrebbe voluto un sorriso ma il sorriso non ci fu. Marco ebbe il terrore che tra loro il feeling iniziale potesse essersi interrotto, Andy andò a sedersi sul divano e Marco preparò il caffè e glielo portò con qualche biscotto, Andy non era nemmeno andato in cucina, Marco posò il caffè sul tavolino ma Andy lo lasciò lì, non per dispetto o per fare un gesto eclatante ma perché si sentiva quasi un estraneo, si sentiva strano, assorto, passivo, lontano, in un mondo tutto suo e impenetrabile. Marco era incerto, non sapeva come comportarsi.

– Birillo, come stai?

Ma Andy non rispondeva.

– Sei stanco? Vuoi riposare?

Andy fece cenno di non con il capo. Marco andò a sedersi vicino a lui, spalla a spalla, Andy si appoggiò a lui come aveva fatto in macchina, Marco appoggiò il suo capo sul capo di Andy, poi Andy gli prese la mano ma non la strinse forte, era come se volesse racchiudere la sua mano nella mano di Marco, come se ne ricercasse il calore, Marco cominciò ad accarezzargli i capelli molto lentamente, senza dire una parola, Andy si lasciava andare, si sentiva più confortato ma non si muoveva e non parlava, piano piano gli si fecero gli occhi rossi, a un tratto Marco sentì una lacrima cadere sulla sua mano, si voltò verso Andy, avrebbe voluto baciarlo ma ebbe un istante di esitazione, poi si riprese.

– Andy… ti voglio bene…

Finalmente Andy rispose.

– Lo so, Cucciolo, lo so.

Andy si sporse un po’ in avanti e si rannicchiò in grembo a Marco, Marco continuò ad accarezzargli i capelli in silenzio, voleva che il suo amore si trasfondesse in Andy attraverso la delicatezza del suo gesto e attraverso il suo silenzio, Andy era caldo, vivo, sembrava un po’ più tranquillo, il loro contatto era costituito dalla loro reciproca presenza. Marco provò una felicità enorme nel sentire il suo Andy nelle sue braccia a anche Andy per un attimo almeno non si sentì solo. Marco provava la sensazione della presenza fisica di Andy, si sentiva invaso dal senso della sua presenza e nello stesso tempo caricato di una responsabilità enorme, la felicità di Andy era nelle sue mani ed era una cosa preziosissima e fragile nello stesso tempo, mai come in quei momenti Marco comprendeva di essere veramente l’unica speranza di Andy e mai come in quei momenti desiderava che Andy fosse totalmente felice perché quella sarebbe stata anche la felicità di Marco. Per la seconda volta Marco osò ripetere la sua dichiarazione d’amore.

– Andy, ti voglio bene.

Andy gli rispose con una nota in lieve crescendo.

– Lo so, Cucciolo, l’ho sempre saputo.

Ma non aggiunse nulla, Marco avrebbe voluto che Andy gli rispondesse: anch’io, ma questo non accadde. Andy sentiva il calore di Marco che ormai lo invadeva e lo confortava, cominciava a sentirsi nuovamente a casa sua, poi alzò lo sguardo verso Marco.

– Ti voglio bene, Cucciolo…

Marco lo strinse fortissimo e lo baciò, il bacio fu molto tenero e molto coinvolgente.

– Cucciolo, ho fatto una assurda fesse…

Marco non gli diede modo di finire la frase e lo baciò di nuovo, quando si staccarono il discorso cambiò tono.

– Lo vuoi il caffè?

Andy fece cenno di sì.

– Te lo riscaldo…

– No, stai qui…

Marco gli porse la tazzina e Andy bevve il caffè.

– Cucciolo… l’ho fatta grossa…

– Birillo io vorrei solo che tu fossi sereno, mi fa paura quando ho l’impressione di non potere entrare dentro di te, allora mi sento impotente e penso che tante delle cose che stiamo facendo insieme per te sono un po’ dei doveri… io non so come fare a farti felice e non so nemmeno se è possibile…

– Ti ricordi… tanto tempo fa te l’avevo detto che stare con me sarebbe stato difficile… Cucciolo io non ci riesco ad essere felice veramente…

Marco non aspettò che Andy finisse la frase e lo abbracciò strettissimo, Andy si lasciò scivolare sul divano e Marco si mise accanto a lui dalla parte esterna, si guardarono in viso e si abbracciarono stando distesi, Marco accomodò un cuscino sotto la testa sua e sotto quella di Andy, i loro fiati si confondevano.

– Cucciolo… si sta bene così, vicini vicini…

– Birillo, magari io per te non posso fare molto ma io voglio stare con te, voglio cercare di renderti felice… Birillo, un tuo sorriso per me è la felicità.

Andy sorrise per un attimo.

– Grazie Birillo!

– Ma non l’ho fatto per te… è che adesso un po’ sono felice, un po’, però quel po’ esiste veramente… Cucciolo, ho un po’ di freddo…

– Vuoi venire a letto?

– No, prendi una coperta  e stiamo qui.

Marco si alzò prese la coperta e tornò da Andy che non si era mosso di un millimetro, ripresero la stessa posizione di prima, ma questa volta stavano un po’ più caldi.

– Cucciolo… ti voglio bene… tanto… veramente… adesso lo capisco meglio, sto bene quando stiamo così… e poi tu non mi hai rimproverato, non mi hai detto niente… io mi sono comportato come un cretino…

– Birillo… cerca di stare un po’ zitto! Adesso godiamoceli questi minuti così, io stamattina quando tu non c’eri mi sono messo a piangere come un ragazzino disperato… Birillo, io pensavo che forse non ti avrei rivisto più, mi veniva il terrore, proprio il panico, lo sconvolgimento fisico… ma il mio Birillo adesso è qui con me… Andy… che cosa meravigliosa è poterti stare vicino… ma io ti farò felice, Birillo, vedrai… ci riuscirò, io lo voglio sorridente il mio Birillo… Andy… che fai? No, non c’è ragione di piangere… dai, stiamo qui, Andy la felicità è questa…

– Cucciolo… ma come fai a  volere bene a uno come me?

– Ma che dici, Birillo? E dove lo potrei trovare uno meglio?

– Ma tu dici che papà e mamma si sono spaventati?

– Penso di sì e molto, loro hanno i loro modi, magari stasera volevano cercare di tirarti su a loro modo e avrebbero fatto di tutto per riuscirci, ti vogliono bene veramente… e come si fa a non volerti bene?

– Dici che li dovrei chiamare?

– Te la senti, Birillo?

– Sì, perché no?

– Allora chiamali, che saranno contenti è certo…

– E se ci andassimo adesso?

– Ti va, Birillo?

– Sì, credo di sì…

Andy prese il telefono e chiamò.

– Pronto mamma, sono Andy.

– Come stai Bello? Va un po’ meglio?

– Sì, va meglio… e se venissimo adesso per cenare insieme?

– Venite, venite, sta già tutto pronto!

– Ma non è che è un po’ presto?

– No, no, venite, venite, vi aspettiamo, Andy senza pensarci due volte venite subito e basta… allora vi aspettiamo, va bene?

– Va bene, allora a tra poco.

Si prepararono in fretta, Andy aveva le scarpe un po’ impolverate.

– Siediti lì e dammi le scarpe.

– Perché?

– Non ti preoccupare e fidati.

– Andy si sedette sul divano e si sfilò le scarpe, Marco le prese e se le portò in bagno dopo tre minuti ritornò con le scarpe lucidate.

– Ma le potevo pulire io…

– No! Le scarpe te le pulisco io… va bene?

– Va be’…

Scesero in strada, non spesero molte parole ma provavano entrambi la felicità di essere in due, Rosa li aspettava alla finestra e li salutò con ampi gesti, in casa tutto aveva un’aria familiare, Rosa era in vestaglia, quella di tutti i giorni, la tovaglia era pulita ma non era la tovaglia delle grandi occasioni, anche i piatti erano quelli di tutti i giorni e le posate non erano quelle del servizio d’argento, ma tutto era apparecchiato a puntino. Rocco accolse Andy come il figliol prodigo.

– Vieni vieni, che bella cosa che ci hai fatto, mo’ sediamoci un po’ in salotto mentre Rosa finisce di preparare… te lo do’ mezzo bicchiere di vino?

– No, papà, magari mi piacerebbe un piattino di quelle cose sfiziose che fai tu… che dici? Si può fare?

– Sì, sì, mo’ vado e vedi che ti porto.

Rocco prese d’assalto la dispensa e aprì tanti di quei barattoli che poi non avrebbe nemmeno potuto consumare e si presentò a Andy con un piattino ricchissimo: dai pomodori secchi alle olive, dal pecorino romano al prosciutto, a qualche fetta di soppressata e poi zucchine, melanzane e funghetti.

Andy si era tolto le scarpe e si era seduto sul divano a gambe incrociate, Rocco gli porse un tovagliolo e il piatto senza forchetta ma con uno stecchino. Andy sembrava contento, almeno distratto, aveva gradito molto il clima più familiare col quale era stato accolto e il fatto che nessuno parlasse della sua fuga notturna.

Rosa si presentò con un tegame di fettuccine fumanti e con tanto parmigiano, il primo piatto fu per Andy.

– Dai, mangia, mangia, che aspetti? Dai che si fredda tutto…

Fu Rocco a tirare fuori l’argomento centrale.

– Andy… lo sai che ce l’hai fatto pigliare un bello spavento… mo’ è passata ma noi ti vogliamo bene e certe paure non ce le devi fare prendere… noi siamo due vecchierelli e certe cose ci possono fare pure male… zitto! Zitto! Non devi dire niente, basta, argomento chiuso però una cosa ce la devi dire: che possiamo fare noi per farti stare un poco meglio?

– Più di così, credo che non si possa fare proprio niente… sono io che non ho tutte le rotelle a posto…

– No, Andy, tu le rotelle ce le hai tutte al posto giusto, tu ne devi avere passate di tutti i colori e a stare sereno come noi non ci sei abituato… ma tu lo sai, noi siamo qui per te e per Marco e ti vogliamo bene, ma proprio tanto perché te lo meriti…

– Ma io certe volte faccio delle stronzate come quella di stanotte…

– Andy, mo’ non la facciamo troppo grossa, tu non hai ammazzato nessuno, era solo che non ti sentivi tanto a tuo agio e te ne sei andato a fare una passeggiata…

– Sono andato a casa di mio padre e l’ho visto uscire con la macchina, poi ho camminato tanto lungo la sponda del Tevere, non a livello della strada, ma proprio sotto, sul bordo vicino all’acqua e mi è pure venuto in tesata di lasciami cadere nell’acqua…

– Uh! Gesù benedetto! Andy! Ma perché?

– No, mamma, non ti preoccupare, io sono un vigliacco e un gesto simile non lo farei mai perché non ne ho il coraggio… però mi è venuto in mente perché tanto a questo mondo che ci sto a fare? Io posso solo rompere le scatole a qualcuno e dare fastidio…

– Ma che dici, Bello? Ma quando mai! E che ci vuoi mettere in croce a tutti quanti? Ma tu lo capisci quello che stai dicendo? Andy, mo’ mi fai arrabbiare…

– No, io mi sento inutile veramente, penso che non sarò mai felice… lo penso veramente…

– Mo’ senti a papà io non ti voglio fare la predica, sei grande e ragioni molto meglio di me però una cosa te la devo dire, Andy tu non devi bestemmiare contro la vita! La vita non si butta via! No! Tu con la tua vita puoi fare tante cose buone, puoi fare del bene al prossimo, puoi cercare di volere bene a quelli che hai intorno, la vita la puoi spendere in un modo serio anche a vantaggio del tuo prossimo, o almeno delle persone alle quali vuoi bene, figlio mio, tu puoi essere felice in un solo modo, quando la vita la spendi per gli altri, quando la spendi per cercare di fare stare meglio quelli che ti stanno vicino, se tu vai cercare la tua felicità è sicuro che non la troverai mai perché la felicità tua se non è anche la felicità di qualche altro non serve a niente è solo una forma di egoismo… Andy, tu non devi cercare la felicità tua ma quella di chi ti sta vicino, allora troverai anche la tua, io sono un ignorante e non so tutte le cose che sapete voi, ma un po’ di esperienza di questo mondo ce l’ho e quelle volte che sono stato felice è stato perché non ho pensato a me stesso… hai capito Andy!

– Papà, io non sono capace di volere bene alle persone…

– Andy! Figlio mio, ma se non sei capace tu gli altri si dovrebbero sparare! Ma tu non lo vedi che ti vogliamo bene e questo perché è successo? È successo perché tu hai voluto bene a noi, noi l’abbiamo sentito subito…

– Mh! Be’ però non è facile da capire…

– Andy, figlio mio, ma non si va in paradiso in carrozza, non ti pensare che la felicità ti è dovuta, te la devi conquistare e non è facile per niente… Andy essere un uomo significa non farsi distruggere da niente, certo per Marco è stata più facile che per te, ma tu devi pensare che tu puoi fare tante cose buone per tanti ragazzi come te e pure per tanti vecchietti come noi, tu devi lavorare per il futuro, per le persone che ancora non conosci e che potrebbero avere bisogno di Andy, ma non per farsi buttare giù ancora di più, no! Per tornare a galla quando ti sembra che stai per affogare e tu hai tanta sensibilità che puoi fare delle cose ottime, e le devi fare, la vita ha un senso per questo… Adesso scusami se ho parlato troppo… e poi un’altra cosa: con l’idea della morte non si scherza, la morte è un mistero che sta in mano a Dio, è una cosa terribilmente seria, io l’ho vista la gente che doveva morire ma quelli non se lo sognavano nemmeno di bestemmiare contro la vita. Andy tu devi studiare, devi trovare una soddisfazione professionale, per te, per Marco e anche per noi, voi siete giovani a la vita l’avete tutta davanti a voi, è adesso che dovete costruire per avere una vita di serenità… che pensi, Andy?

– Sto pensando a quello che hai detto, forse queste cose prima non me le aveva dette mai nessuno, almeno non nello stesso modo…

Rosa intervenne per interrompere l’imbarazzo di Andy.

– Andy, adesso se vuoi la trota c’è, se no ci sono due fettine di fegato.

– Fatte come?

– Semplicemente in padella.

– Allora vada per il fegato.

– Marco, pure tu?

– Sì, pure io.

– La cena andò avanti rapidamente, arrivarono al caffè, ormai i discorsi erano leggeri e Andy aveva ricominciato a sentirsi a suo agio, Rocco avrebbe provato a proporre ai ragazzi di rimanere lì a dormire ma Marco lo prevenne.

– Adesso, se non vi dispiace sarebbe ora di tornare a casa che credo che Andy sia stanchissimo e pure io…

– Ecco, io ho preparato qualche cosa che vi potete portare per domani, era già tutto pronto… va bene?

– Sì, mamma, va benissimo, aspetta, quello dallo a Andy, io prendo questo… ecco.

– Allora, ciao Andy, Rocco passa dopodomani a portarvi il pranzo e la volta appresso vengo io, così ci vediamo più spesso. Ciao Bello, e stai contento che tu per noi sei il centro del mondo, ciao Marco e adesso per la strada state attenti e andate piano, quando arrivate ce lo fate uno squillo, così, senza rispondere…

– Ok, mamma non ti preoccupare, ciao papà.

– Ciao Andy e mi raccomando cerca di stare bene che a te non ti manca niente e devi fare tante cose buone, ciao Marco e non correte.

– Ciao…

Rocco e Rosa si affacciarono alla finestra e continuarono a salutare finché i ragazzi non ebbero girato l’angolo. In macchina Andy aveva un aspetto sfinito.

– Come stai Birillo?

– Be’, un po’ a pezzi per tante cose però non c’è male e poi sto pensando alle cose che mi ha detto papà, in effetti sono belle, non so se sono proprio a misura mia ma sono cose belle… Cucciolo io dal mio punto di vista della giornata di oggi sono contento, secondo me il bilancio è piuttosto positivo…

– Anche secondo me… magari non abbiamo studiato, ma da un punto di vista sostanziale tutto quello che è successo è stato utile eccome, adesso mi sento di nuovo innamorato cotto di Andy, veramente Birillo, mi sento proprio una certa frenesia, ti mangerei a mozzichi, no, a forza di baci!

– Veramente Cucciolo?

– Veramente sì!

– Ma tu pensi che io ti voglio bene?

– Sì, Birillo, non ne ho il minimo dubbio, ma nemmeno piccolissimo…

– Cucciolo…

– Che c’è?

– No, niente, una cosa stupida…

– No, non è vero, quando tu fai così è una cosa importante che non vuoi dire, ma adesso me la devi dire, non ne puoi fare a meno…

– Cucciolo, ma tu faresti l’amore con me stanotte?

– No, non io farei, ma io farò l’amore con te stanotte e proprio stanotte perché è una cosa che ci vuole per tutti e due…

– Mannaggia Cucciolo… che bello! Già, però una cosa tenera, come piace a me…

– No, una cosa tenera come piace a noi!

– E va bene, come piace a noi… Cucciolo… mh! Adesso ricomunico a pensare al sesso, è strano, prima mi sembrava una cosa un po’ strana pensarci ma adesso mi torna per la testa…

– Andy… ma perché stamattina non mi hai svegliato?

– … Non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, lo so che sarebbe stata la cosa più ovvia, ma io quando mi sento solo mi isolo totalmente e poi pensavo che non mi avresti capito, non lo so, mi chiedevo che cosa avresti pensato… ma poi, no… non mi sono chiesto proprio niente, tu dormivi e mi è sembrato che tu non mi volessi ascoltare, avevo pure cercato di fare rumore per farti svegliare ma tu non ti sei svegliato… Cucciolo, ma perché me lo chiedi? Non mi mettere in difficoltà…

– Ma io non ti voglio mettere in difficoltà, io vorrei sapere che cosa posso fare per farti stare meglio…

– Ma non puoi fare nulla… tanto io a stare meglio… no, lasciamo perdere, se no è sempre la solita solfa e se ci fosse papà mi direbbe che non devo bestemmiare contro la vita e forse avrebbe ragione… niente, lasciamo perdere… va tutto bene…

– Mi stai prendendo in giro Birillo?

– No, in fondo va tutto bene veramente, basterebbe convincersene, in fondo che cosa ci manca, lo so pure io che non mi manca nulla, … è vero, è così e forse farei veramente meglio a cambiare prospettiva e a cominciare a guardare al concreto, proprio come dice papà, a noi non ci regala niente nessuno, Cucciolo, io lo so che quello che dice papà è vero, ne sono pure convinto … però a fare qualche cosa di buono non ci sono mai riuscito…

– Andy, se non ci sei riuscito tu… Birillo, ma che dici? … aspetta che arriviamo a casa!

Andy abbozzò un mezzo sorriso, poi, dopo qualche minuto di silenzio tornò sull’argomento.

– Cucciolo, mi sa che mi sono passate le fantasie, quando saliamo a casa è meglio che ci mettiamo a studiare…

– Perché? Birillo, ma ti gira male?

– No, è che non ti voglio… no, aspetta, ricomincio da capo, è che non dobbiamo perdere tempo, stasera bisognerebbe studiare un po’ perché abbiamo perso tutta la giornata…

– Questo è vero, ma è già tardi… però è sicuro che il motivo è solo questo?

– Sì, Cucciolo, è solo questo, fare l’amore con te mi piacerebbe, ma lo facciamo domani sera se riusciamo a recuperare tutto il tempo perso… o ti dispiace? Io sono disposto a fare quello che vuoi tu in ogni caso…

– Sta bene come hai detto tu, stasera si studia, Birillo quando siamo a casa tu prepari per lo studio e io faccio il caffè perché mi sa che ce ne sarà bisogno.

– A che pagina dovevamo arrivare oggi?

– Mi pare 550, sì, 550.

– E a che pagina siamo?

– Mi pare 455, sì 455.

– Allora, Cucciolo, stasera fino a 505… almeno ci proviamo.

– Ok, 505.

Arrivarono a casa, Andy andò automaticamente a preparare i libri e la stanza e Marco mise su la macchinetta del caffè, dopo pochissimi minuti erano al tavolo da lavoro. Andy avviò la lettura.

– Dai, leggo io, tu pronto col registratore… allora. Nell’ambito delle problematiche giuspubblicistiche…

Andy leggeva con enfasi, ogni tanto si alzava, quasi recitando, Marco era felice di vederlo di nuovo nella sua parte. Il discorso non era semplicissimo.

– Cucciolo, il codice, art. 435.

– …Chiunque con inganno o raggiro…

Andy fece cenno a Marco che era ora di darsi il cambio nella lettura ma non si interruppe per questo, Marco si sedette vicino a Andy e continuò a leggere dall’inizio del capitolo successivo e Andy passò al controllo del registratore, Marco fece cenno col dito che necessitava il codice.

– Articolo 460.

– Chiunque in stato di…

Non guardarono mai l’orologio, Marco era nuovamente incantato del suo Andy, andavano all’unisono come due concertisti esperti, non ci fu un attimo di caduta di attenzione e lo scambiarsi le parti e gli interventi per la lettura degli articoli del codice mantennero il clima operativo e collaborativo al massimo grado, la lettura dei riferimenti al codice diventava sempre più recitata e il testo in fondo non aggiungeva molto a quello che era già contenuto nel codice, i minuti passavano velocemente, passò la mezzanotte, poi l’una, le due, alle due e venticinque Andy alzò ancora il tono della lettura per sottolineare che erano ormai alla fine di quanto programmato e Marco spense il registratore con un gesto di estrema soddisfazione.

– Wow, Cucciolo, ce l’abbiamo fatta! È stata un’ammazzata ma ce l’abbiamo fatta… Cucciolo, così la giornata di oggi l’abbiamo persa solo per metà…

Andy si alzò e con un sorriso un po’ birichino si diresse verso Marco.

– Birillo, quando mi guardi così tu pensi a una cosa sola…

– Sì, sì, sì, sì, hai capito benissimo…

Gli si buttò addosso e cominciò ad abbracciarlo e a toccarlo in modo molto scopertamente sessuale.

– Cucciolo! Mannaggia come sei bello, me lo ero quasi dimenticato, tutto morbido, tutto tenero, tutto caldo caldo…

– Marco sentiva di nuovo il suo Andy, quello del quale si era innamorato e non fece alcun commento, strinse Andy fortissimo e lo rovesciò sul divano, poi lo coprì di bacetti sul viso e sul collo, Andy si schermiva blandamente poi lo prese in braccio e lo portò in camera da letto. Andy mentre era in braccio a Marco gli disse in un orecchio.

– Però piano, Cucciolo, qui sono le tre di notte e non possiamo fare troppo rumore.

Marco mise Andy sul letto, spense la luce grande e accese quella piccola sul comodino, poi si girò a baciare Andy senza dire una parola, gli passò le mani tra i capelli più e più volte, poi lo baciò sul collo mentre lo teneva abbracciato, Andy era completamente rilassato non passivo ma totalmente abbandonato come uno che si affida totalmente perché si sente a suo agio, Marco voleva spogliare Andy ma in questo non voleva assumere assolutamente la parte del dominatore, si staccò da Andy, si sfilò la camicia poi accennò a sfilarsi i pantaloni ma Andy lo interruppe.

– Faccio io, Cucciolo…

Marco rimase in piedi e Andy gli sfibbiò i pantaloni poi glieli fece scivolare alle caviglie e Marco ne uscì fuori, poi Marco sfilò i jeans di Andy, erano entrambi in slip ed entrarono insieme nel letto.

– Ti ricordi Cucciolo quando facevo il sommergibile che si immerge sottocoperta…

– Sì che mi ricordo!

– Scendevo giù così…

Andy scese sotto il lenzuolo, sfilò gli slip di Marco e lo abbracciò ai fianchi.

– Bello, Cucciolo, me ne ero quasi dimenticato… certo che a 24 anni sei ancora bellissimo, tutto morbido, hai una pelle splendida, liscia liscia, senza una irregolarità, niente…

Marco si mosse e anche lui, scese sotto il lenzuolo, per un attimo fecero un po’ di lotta rituale, poi Andy lasciò che Marco gli sfilasse gli slip. Avevano ritrovato una forma di complicità che sembravano avere perduto da tantissimo tempo. Marco, senza dirlo, pensò che il sesso è una componente importantissima della vita di coppia, non è un problema di gay o di etero, quando uno ti vuole sessualmente vuol dire che ti vuole veramente, quando ti rifiuta sessualmente vuol dire che non ti ama veramente. Rimasero a giocare tra loro, a toccarsi, a baciarsi, ad abbracciarsi, poi si distesero uno vicino all’altro e si portarono reciprocamente all’orgasmo. Fu un’esperienza esaltante. Rimasero abbracciati per parecchi minuti, poi quando ormai avevano perso l’erezione andarono a sciacquarsi e tornarono a letto.

– Cucciolo! Che cosa meravigliosa! Mi sento felice… sì, proprio… forse è questo che mi ci mancava, Cucciolo, io di queste cose ne ho bisogno…

– E io? E tu pensa che ne abbiamo fatto a meno tante volte, certo che siamo proprio stupidi… era una cosa così semplice e sembrava una cosa impossibile…

– Cuuucciolo! Adesso ce ne stiamo abbracciati finché ci addormentiamo, domani ci dobbiamo alzare preso perché dobbiamo recuperare le altre cinquanta pagine…

– Senti Birillo, se per caso stanotte ti svegli e ti viene in mente di andare a fare una passeggiata… chiamami! … Ahi! …Ma che fai?

– Quando fai così un calcio nelle palle te lo meriti proprio!

Andy assalì Marco a schiaffi e pugni, ma in modo molto giocoso e finirono di nuovo abbracciati.

– Adesso non ti mollo finché non ti addormenti! Così impari!

– Va be’, Birillo, tanto qui comandi tu perché ce l’hai più grosso!

– Be’ questo lo puoi dire perché è vero!

– Bum! Adesso l’hai sparata grossa!

– Misuriamo?

– Dai!

– Lo vedi, il mio è più grosso! Tu ce l’hai da ragazzino! Insomma… da ragazzino cresciuto… ma a me mi chiamavano Birillo! A te solo Cucciolo!

– Va be’, va’, però cerca di stare attento alle ragazze tu!

– Canta, canta, tu, che potrebbe pure essere!

Questa volta Marco saltò addosso ad Andy e lo abbracciò strettissimo.

– Se ti becco con una ragazza te lo stacco a mozzichi e ci faccio un trofeo!

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Mi vuoi bene?

– No!

– Nemmeno io! Notte Cucciolo!

– Notte Birillo!

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Lo sai che sto bene con te…

Marco si voltò verso Andy  e lo baciò lievemente.

– Certo che lo so.

– Ma tu pensi che ci siano tanti ragazzi come noi?

– In che senso?

– Cioè tanti ragazzi come si deve che vivono un po’ le stesse cose che abbiamo passato noi, magari in un altro modo…

– E che significa ragazzi come si deve?

– Non montati, non maniaci di cose stupide, non illusi di essere chissà chi, cioè ragazzi che cercano un equilibrio affettivo come abbiamo fatto noi…

– Ma tu dici anche che lo hanno trovato come lo abbiamo trovato noi?

– No, solo che lo cercano… però parlo di ragazzi gay…

– Be’, Birillo, di bravi ragazzi sicuramente ce ne sono milioni, però proviamo a pensarci, i gay sono circa l’otto per cento della popolazione, tra ragazzi e ragazze, prescindendo dall’età, cioè tutti, compresi quelli di novant’anni, … comunque ho letto su una rivista di statistica che più o meno alla nostra età, un intervallo di età di un anno corrisponde all’1,4% della popolazione, quindi se consideriamo i ragazzi tra i 16 e i 25, no facciamo tra i 16 e i 30 anni, se no stiamo troppo vicini ai limiti, l’intervallo di età è di quattordici anni, dunque 14 per 14 fa 196, facciamo 200, arrotondando per eccesso, sono poco meno del 20% della popolazione, la metà sono ragazze, i ragazzi tra i 16 e i 30 anni sono poco meno del 10% della popolazione, se è gay l’otto per cento siamo ad una media dello 0,8% del totale, che sarebbero tutti i ragazzi gay da 16 a 30 anni, adesso tra questi una buona fetta di ragazzi plagiati dalle famiglie, montati a vario titolo, aggressivi, presuntuosi, ecc. ecc. ci sarà certamente, ammettiamo che siano una metà, resta lo 0,4% della popolazione, diamo per ipotesi che Roma abbia tre milioni di abitanti, l’uno per cento sarebbero trentamila, lo 0,4% sono circa dodicimila ragazzi gay di tipo nostro su una città di tre milioni di abitanti, più o meno il conto è questo, con tutte le approssimazioni del caso.

– Mannaggia, Cucciolo, sono tantissimi…

– No, Birillo, sono pochissimi, fatti un conto rapido su una scuola di mille ragazzi, l’8% sono 80, 40 sono ragazze, dei 40 ragazzi 20 hanno altre idee per la testa e comunque ragionano diversamente da noi, ne restano 20, mille studenti se si conta una classe in media di 25 sono 40 classi, in media c’è una ragazzo gay per classe e una ragazza lesbica per classe, circa la metà non se ne rendono perfettamente conto o fanno finta di non capire, o semplicemente non possono o se hanno capito cercano cose diverse da quelle che cerchiamo noi, ci sono pure quelli che si credono un caso patologico, sembra assurdo ma ci sono, di quelli che possono interessare a noi ce ne è in media uno ogni due classi, in una classe totalmente maschile ce ne è in media uno per classe, ma adesso tutte le classi sono miste… e poi Birillo quel senso di smarrimento e di mancanza di riferimenti l’hai provato pure tu, l’ho provato pure io… altro che tanti, siamo pochi, questa è la verità… e poi, Birillo, a parte il numero c’è il fatto che anche quei pochi che ci sono fanno di tutto per nascondersi… Birillo, ma tu quanti compagni di scuola gay avevi individuato?

– Secondo me qualcuno l’avevo individuato…

– Sì, ma secondo te… cioè tirando a indovinare… quei dodicimila sono pochissimi, per riuscire ad aggregarsi dovrebbero non avere paura, quelli che escono allo scoperto sono veramente una percentuale minima, sono o quelli che non hanno niente da perdere perché sono già sputtanati per qualche ragione o quelli che hanno tali livelli di protezione sociale che si possono permettere di fare quello che vogliono, ma quelli in genere non sono nemmeno ragazzi giovanissimi, è gente che lavora e che ha tanti soldi, ma tu te lo immagini una ragazzo giovane gay che fa l’operaio o peggio l’impiegato in qualche ufficio… se uscisse allo scoperto sarebbe divorato dai pettegolezzi e uno deve pure sopravvivere… Birillo, la fortuna che abbiamo avuto noi due è enorme è quasi più difficile che vincere la lotteria, sono cose non rare ma uniche, la realtà è questa.

– È brutta questa cosa Cucciolo, non mi piace per niente… e poi sai che penso… se l’essere gay fosse una cosa presentata per quello che è credo che tanti ragazzi uscirebbero allo scoperto, almeno parzialmente, ma c’è tutta la cosa della pornografia… insomma sembra che gay significhi chissà quale perversione, io credo che tanti ragazzi abbiano paura di una etichetta negativa e non della cosa in sé, tanto più se già sanno di che si tratta… ti immagini se dopo che siamo diventati avvocati ci capitasse di difendere un ragazzo gay in un processo perché è stato discriminato … mi ci vorrei trovare in un processo simile, mi sentirei un leone, mi sembrerebbe di battermi per una cosa giusta…

– E se ci capitasse di difendere qualche morto di fame padre di famiglia perché lo hanno discriminato per ragioni economiche?

– Be’ adesso mi metti in crisi… be’ credo che mi ci metterei di impegno lo stesso, ma sarebbe un impegno morale voluto, mentre quello per difendere un ragazzo gay sarebbe spontaneo…

– Tanto più se è un bel ragazzo… uno dolce come piace a te…

– Be’, perché? Che c’è di male? E poi credo che un ragazzo gay si troverebbe molto meglio con due avvocati come noi che con due avvocati qualsiasi magari pure omofobi… e che gli spillano solo i quattrini…

– Be’, va bene, … però tanto a noi capiteranno tutte cause di parafanghi ammaccati e di ladri di polli, se ci va bene, se no nemmeno quello…

– Ma perché? No! Ci capiteranno le cose serie, vedrai tu se non ci capitano le cose serie… Notte Cucciolo…

– Note Birillo…

Andy si girò dalla sua parte del letto e cercò di prendere sonno, cambiò posizione al cuscino, si agitò un bel po’, cambiò di nuovo posizione, poi di nuovo sistemò il cuscino, finalmente si girò verso Marco, che nel sentirlo rigirare ogni minuto non aveva preso sonno.

– Cucciolo… Ci pensi mai alla morte?

– Mh… no, non troppo spesso, adesso penso alla laurea… a tante altre cose ma alla morte no… praticamente non ci penso mai…

– Io invece ogni tanto ci penso, ogni tanto mi torna in mente… ma è una cosa che uno non riesce a pensare, cioè io cerco di pensarci ma non riesco ad immaginarmela, quando ero bambino mi mettevo sul letto, disteso, fermo fermo, quella per me era la morte… va be’, allora ero piccolo, poi piano piano le cose sono cambiate ma tante volte provo a immaginarmela e non ci riseco, penso che sia come provare un dolore intensissimo ma anche quello forse è solo un aspetto e forse non c’entra molto… Cucciolo, è proprio l’idea dello spegnersi che mi fa paura… noi adesso siamo giovani, stiamo bene e poi piano piano diventeremo vecchi, chissà che cosa penseremo quando diventeremo vecchi… mi sa che allora penseremo di più alla morte, Cucciolo, ma tu hai paura di morire?

– Birillo, che domande mi fai? Non so che dire, probabilmente non penso mai seriamente a queste cose, non riseco nemmeno a pensare una cosa che mi sembri seria su un argomento del genere, quando mi sembra di essermi fatto una mia idea la prima cosa che mi viene in mente è che è stupida e probabilmente è vero…

– Però lo vedi che ci pensi…

– Birillo, io realmente adesso penso a vivere, al futuro nostro, a queste cose, le altre sono più grandi di me, … se noi non posiamo nemmeno capire bene il senso del codice civile è inutile che ci mettiamo a chiederci quale sia il senso della vita…

– Forse hai ragione, … papà ha detto che è un mistero che sta in mano a Dio, l’espressione mi è piaciuta… ma così, come immagine, in realtà non riseco a capire che senso preciso possa avere…

– Andy, ma come fai a capire il senso di certe cose? … Quando ti dicono che è un mistero significa che non si possono capire…

– E allora sono solo parole?

– No, non lo so, può essere, forse è solo un modo di dire che sono cose più grandi di noi… io di filosofia non ne so nulla ma non credo proprio che la filosofia ti possa fare capire certe cose, se ne può parlare… ma così, solo parlare, nella sostanza non se ne sa niente, non ne sa proprio niente nessuno…

– Mh… lo sai, Cucciolo, tu sei un mezzo scettico razionalista… io sono più romantico io non la finirei mai di discutere di queste cose, mi piacciono proprio tanto, mi affascinano… mi sa che se non avessi incontrato te magari sarei pure finito in qualche setta esoterica…

– Sì! Ma lo so io di che setta si sarebbe trattato! …

– Be’, c’è poco da ridere, anche il sesso è una specie di culto…

– Sì, sì… mh, però… qui la metafisica non c’entra affatto.

– Ma noi siamo fatti di anima e corpo… il corpo esiste…

– Be’, di questo non avevo avuto mai alcun dubbio, dell’anima non saprei dire… ma al corpo ci credo…

– Sì, ma il sesso non è solo una questione fisica…

– E lo dici a me? Birillo, mi sa che di questo sono stato sempre più convinto io di te…

– Sì, in un certo senso… va be’, va’, Cucciolo, adesso dormiamo e non perdiamo altro tempo…

– Alleluia!

– Lo vedi che hai perso la pazienza!

– No, non posso perdere la pazienza con te! … Però ci sono andato vicino…

– Cucciolo, tu non mi prendi sul serio…

– Dai, su, Andy… ma tu vuoi essere coccolato anche con le parole…

– Sì…

– Questo l’avevo capito.

Marco si girò verso Andy e lo abbracciò.

– Bella Cucciolo! Questo mi ci voleva, tu lo sai sempre come zittirmi!

– Mh!

– Sto zitto, sto zitto! Però restiamo abbracciati! Ci addormentiamo così… Cucciolo…

– Zitto!

– Sì…

Marco cominciò ad accarezzargli i capelli.

– Bello, Cucciolo, così mi piace…

– Zitto, se no smetto!

– Sì, sì, … notte Cucciolo!

– Notte Birillo!

UN GAY INNAMORATO DEL CAPO

Ciao Project,

ho visto che sul forum non scrivi quasi più. Spero che tu stia bene e che sia solo una cosa contingente.

Vorrei chiederti un parere su una situazione un po’ strana nella quale mi sono venuto a trovare.

Ho 28 anni, vivo e lavoro nel profondo Nord, in un’azienda molto importante. Per la mia età ho un posto di ottimo livello, che in molti mi invidiano. Non sono dichiarato né in famiglia né sul lavoro. Sul lavoro, anzi, cerco di non familiarizzare con nessuno e il ruolo che ho me lo permette. Gli altri pensano che sia per mantenere una gerarchia ma il fatto è che non vorrei diventare oggetto di sospetti o di chiacchiere.

Da sei mesi a questa parte, però, le cose sono cambiate in un modo del tutto inatteso. È arrivato a dirigere il mio gruppo di ricerca e sviluppo un ingegnere sessantenne e io sono andato in crisi sotto parecchi punti di vista. In breve, penso che sia gay e che tra noi si sia creato un canale di comunicazione preferenziale. Vorrei chiarire subito che non sono mai stato interessato agli uomini molto più grandi di me e che da parte sua non c’è mai stato nessun accenno, neppure minimo, a forme di familiarità di nessun genere. Ci diamo sempre del lei, a parte la posizione gerarchica, anche solo per la differenza d’età. Ti chiederai in che senso dico che c’è tra noi un canale di comunicazione speciale e qui mi devo spiegare meglio. Questa sensazione è cominciata in un viaggio di lavoro che abbiamo fatto insieme in Germania un paio di mesi fa. Ovviamente alloggiavamo in stanze singole. Negli incontri ufficiali, lui lasciava parlare sempre me. Pensavo che lo facesse perché io parlo discretamente tedesco. Lui si limitava, in Tedesco, solo a scambiare convenevoli, anche se tutti quelli della delegazione tedesca lo conoscevano. Poi, per caso, mentre lui non mi vedeva, l’ho sentito parlare in un Tedesco perfetto e la cosa mi ha colpito. Ma c’è ancora una cosa importante da dire, al termine degli incontri di certe giornate, molti componenti delle delegazioni straniere se ne andavano al night, io non ci sono mai andato e nemmeno il mio capo. Una sera siamo rimasti in albergo, abbiamo cenato insieme e poi siamo andati in giro a piedi per le strade di Berlino. Ecco, mi aspettavo che una situazione del genere, col mio capo, mi avrebbe messo in imbarazzo, ma mi sono trovato meglio di quando vado in giro coi miei amici di lunga data. Non mi ha fatto domande sulla mia famiglia, evidentemente sa che non sono sposato, io di lui non so nulla, ma non ha parlato della sua famiglia e non porta la fede. Abbiamo parlato di cose molto generali, delle nostre visioni del senso della vita, del valore che diamo al potere e al denaro. Non si è mai atteggiato a maestro, preferiva ascoltare, preferiva insistere sul fatto che la moralità di un individuo si vede dal rispetto che ha di quello che non capisce, in realtà è un argomento strano, soprattutto per un manager del suo livello. Allora ho cominciato a mettere in ordine tanti suoi comportamenti sul lavoro e altre piccole cose, per esempio lui ha una macchina di tipo molto economico, mentre altri dirigenti, molto meno importanti di lui, hanno super-macchine. Sul lavoro segue le persone nel dettaglio e le guida, noto però che con me non lo ha mai fatto, mentre lo fa regolarmente con le donne e con gli uomini sposati. Io cerco di dare il meglio di me sul lavoro e lui mi lascia totalmente libero, non cerca di guidarmi e non fa elogi di nessun genere, o meglio il massimo che fa è dirmi: “Ho visto il suo lavoro, grazie.” e accompagnare la frase con un sorriso. C’è ancora un’altra cosa che mi ha fatto molto riflettere. Tempo fa è morto un nostro collega, e siamo andati tutti al funerale, beh, lui ha fatto la comunione, cosa che non mi sarei mai aspettato. Ma torno al discorso di prima, alla chiacchierata dopo cena a Berlino. Era attento a quello che dicevo, ma molto prudente nel partecipare alla discussione. Non c’è stato nessun riferimento ad argomenti in qualche modo significativi, però il clima era veramente gradevole. Un’altra cosa da sottolineare: nei giorni successivi è capitato altre volte che avessimo la serata libera, ma la passeggiata per Berlino non si è ripetuta e credo che sia stata una scelta deliberata. Non so se pensare che in lui rivedo il padre che avrei voluto avere, o se il mio interesse abbia anche altre motivazioni, cosa possibile o addirittura probabile, ma certo, con lui sto bene. Può darsi che io stia solo sognando e confondendo il sogno con la realtà, ma l’impressione che tra noi ci sia veramente un canale segreto di comunicazione ce l’ho. Anche lui sta bene con me, si vede dal fatto che è tranquillo e lascia scorrere il tempo senza tenerne conto. Non mi posso certo aspettare che sia lui a fare il primo passo, non lo farebbe mai, però io non ho proprio il coraggio di allargare il discorso, soprattutto perché non lo voglio mettere in difficoltà, potrebbe sentirsi ricattato o ricattabile o esposto a chiacchiere facili, mentre voglio che con me si senta totalmente al sicuro. Dopo che siamo rientrati in Italia, apparentemente non è cambiato nulla, continuiamo a darci del lei, ma io penso che siano cambiate parecchie cose: in qualche modo c’è una forma di fiducia reciproca. Anche io non gli ho fatto mai domande di tipo personale e penso che lo abbia apprezzato molto. Quanto a me, è possibile che io mi sia innamorato di un uomo che potrebbe essere mio padre? E poi, se fosse così, che cosa potrei fare per non lasciare tutto nel mondo dei sogni? Potrà sembrarti strano ma questa storia mi sta cambiando la vita e direi che la sta cambiando in meglio. Resta però, di fondo, la paura di aver preso lucciole per lanterne e in pratica di aver costruito solo una enorme bolla di sapone.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6003

ANDY – ROMANZO GAY 14

Qui di seguito potete leggere il capitolo 14 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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– Cucciolo, non perdiamo altro tempo, a prepararti ci hai messo un sacco di tempo … Cucciolo! E su, cerchiamo di muoverci!

– Va be’, però non mi angosciare così, arrivo, ma sta un po’ tranquillo … e poi non mi dire che perdo tempo io, sei stato a farti la barba per mezz’ora … ma guarda che con la barba un po’ meno perfetta ti voglio bene lo stesso …

– Tu devi stare sempre a sfottere, però la barba te la sei fatta pure tu … e ti sei messo pure una camicia pulita …

– Certo, non voglio mica che ci prendano per barboni …

– È che ci tieni a fare bella figura, a fare vedere che sei tutto sistemato e che tutto va bene …

– E se fosse … e perché, tu non ci tieni?

– Dai su muoviamoci che stiamo facendo tardissimo … Cucciolo, mi sa che faremmo meglio a telefonare che arriviamo un po’ più tardi …

– Ma quando mai!

– Ma sarebbe più educato …

– Ma, Birillo, tardiamo al massimo di un quarto d’ora …

Suonarono al citofono, Rosa rispose nel solito modo caloroso, quando entrarono in casa trovarono una accoglienza trionfale.

– Andy, Marco, venite, venite, stasera è proprio una bella serata … state bene? Va tutto bene?

– Sì, mamma sì …

– Rocco mo’ viene, è sceso a prendere il vino, ma accomodatevi, vi posso dare un goccetto di Marsala o una limonata, così, come aperitivo …

– Ma no, mamma, non ti disturbare.

– Be’ allora venite in cucina che devo finire di preparare l’arrosto, ho fatto l’arrosto tipo roast beaf, così dopo ve ne potete portare un pochettino … Andy, va tutto bene?

– Sì, mamma, sì, tutto bene …

– E allora che mi dici, come va lo studio?

– Quello va molto bene ma è a anche molto faticoso …

– E lo credo, voi state facendo un lavoro enorme.

Nel frattempo era rientrato Rocco.

– Andy, Marco … che bella cosa che state qua … come state?

Le strette di mano furono calorose ma Andy percepì un attimo di imbarazzo: Rocco non sapeva se abbracciare Andy, Andy non lo incoraggiò e l’abbraccio non ci fu, quell’istante di esitazione ad Andy non piacque, percepiva un’atmosfera molto cerimoniosa ma non perfettamente spontanea.

Rosa li mandò a lavarsi le mani e a sedersi. In bagno Andy notò che l’asciugamano era stato messo per l’occasione, come la saponetta nuova, la cosa per un verso gli piaceva, per l’altro gli sembrava di essere un po’ troppo l’ospite di riguardo.

A tavola Andy si accorse che Rosa non era in vestaglia come succedeva di solito ma si era messa un vestitino dai colori tenui con una camicetta ricamata, Rocco era perfettamente sbarbato e aveva una giacca e una cravatta nuova, per tutto il resto l’accoglienza sembrava quella solita: ottima cucina, ottimo vino e conversazione piuttosto disimpegnata.

Andy piano piano si era defilato dalla conversazione e Marco e Rocco avevano cominciato a parlare di tasse e di catasto. Rosa era andata a prendere l’arrosto. Venne complimentata in modo un po’ sopra le righe anche da Andy e si schermì un po’. Andy provò a parlare delle piantine che aveva sul balcone, Rosa gli fece delle domande per cercare di farlo parlare ma Marco e Rocco non si schiodavano dalla loro conversazione, Andy si sentì a disagio e si chiuse in un sostanziale isolamento interrotto solo da parole di cortesia, poi non ce la fece più.

– Ma la smettete voi dure di parlare di tesse e di catasto? Marco si interruppe e Rocco sentì il bisogno di scusarsi.

– Scusa Andy, c’è qualche rogna da risolvere e non sappiamo come comportarci, questo è il motivo, ma mo’ abbiamo finito.

– Scusa tu, papà, forse non dovevo …

– Andy … ci mancherebbe pure che tu qua non fossi libero di dire quello che pensi … e poi hai ragione tu …

Allora lo studio come va?

– Papà, sincerità per sincerità, ti posso dire delle colse che ho pensato qualche minuto fa?

– Tutto quello che vuoi …

– Allora ho pensato che mi sono sentito un ospite, ho pensato che c’è il rischio che queste cene diventino un rituale con molti complimenti e poca partecipazione vera …

– Andy, ma perché dici queste cose?

– No, mamma lasciami finire … adesso avete fatto tanto per mettere tutto bene per la cena però papà parla d’altro e pure Marco e io mi sento fuori… aspetta, aspetta un secondo, mamma fammi parlare: ho l’impressione che voi mi avete studiato abbastanza e desso non mi temete più perché avete visto che stranezze grosse non ne faccio e allora mi fate tante cortesie ma vi state disinteressando di me … ma io voglio di più, queste cose non mi bastano, prima mi sembravate persone eccezionali … ma adesso vi siete distratti e vi basta l’esteriorità …

– Ma Andy … ma perché dici queste cose?

– Perché sono vere, perché non mi piace fare l’ospite e perché di me non gliene frega proprio niente a nessuno!

– Andy, adesso mi fai parlare un poco? – Certo, puoi dire quello che vuoi, però, papà, lo sai pure tu che è vero …

– Mo’ stammi a sentire. Insomma, quando voi state alla piccionaia noi parliamo solo di voi, anche di te, Andy, anzi soprattutto di te. Non è vero per niente che a noi di te non ce ne frega niente, no, Andy, è proprio il contrario, però aspetta, prova a metterti anche un po’ dalla parte nostra … noi di te non sappiamo molto, ti vogliamo bene ma tante volte non sappiamo come comportarci … quando dico che di te non sappiamo molto voglio dire che ti consociamo da poco tempo e che in fondo ci vediamo comunque poco … Andy, vedi, adesso tu hai avviato questo discorso ma per noi non sarebbe stato mica facile arrivare a una cosa del genere … Tu ci sei arrivato e noi siamo contenti perché almeno hai rotto il ghiaccio, devi capire che per noi non sarebbe stato mica facile, noi qualche esitazione, e certe volte più di qualche esitazione, nei tuoi confronti ce l’abbiamo, se tu ci vuoi aiutare a capirti ci devi pure venire incontro, noi non avevamo affatto intenzione di trascurarti, lo so che può sembrare così, ma ti giuro che con Rosa parlo di voi e soprattutto di te dieci ore al giorno, la verità è questa!

– Però, papà aspetta, io non volevo mica offendere …

– Andy, qui non si è offeso proprio nessuno, è vero che ti conosco poco ma che tu stai cercando di farti volere bene anche con questi discorsi lo capisco benissimo … almeno adesso stiamo parlando di cose più serie. Stamattina parlavo con Rosa … insomma, va bene va’, proprio chiarezza per chiarezza … Andy qualche volta con te ci sentiamo in imbarazzo, adesso non ti offendere tu, quello che pensiamo te lo dobbiamo dire, senza complimenti fasulli … vedi, Marco lo conosciamo da sempre ma come la puoi prendere tu non lo sappiamo … Rosa ti voleva regalare un paio di pantaloni ma non sapeva se era il caso, non sapeva come la potevi prendere e non ti voleva mettere in imbarazzo … di questi benedetti pantaloni ne abbiamo parlato per giorni …

– Papà, ma perché oggi non mi hai abbracciato? L’altra volta l’hai fatto!

– Andy, è vero, ho avuto un attimo di imbarazzo, l’hai sentito tu e l’ho sentito pure io, era proprio paura di sbagliare … che ti credi che io non ce l’avevo la voglia di abbracciarti? Se tu pensi una cosa del genere di me mi dispiace veramente … e ti credi che a me non è dispiaciuto?

– Ma, papà, a te ti sarebbe venuto spontaneo?

– Andy, mi verrebbe spontaneo sì ma in certi momenti mi viene spontaneo perché mi sembra che sia una cosa che puoi prendere bene, in altri non so come comportarmi, questa è la verità, Andy, un po’ di imbarazzo c’è …

– Ma perché?

– Io e Rosa ne abbiamo parlato tanto, la storia dei pantaloni è vera, ma non è la sola, tu l’hai notato che non vi chiamiamo mai al telefono?

– E perché?

– Andy… per non dare fastidio …

– Ma perché? Ma fastidio di che? … Io certe cose non le capisco, scusa papà ma mi fanno arrabbiare, ma io vi faccio paura? Non lo so, ma che razza di reazioni … Non lo so, papà … ma perché? Vi metto in imbarazzo? … Ma non deve succedere, ma è assurdo che voi non telefoniate … è proprio assurdo …

– Andy… adesso cerca di vedere le cose dall’altra parte …

– Ma quale altra parte? Ma altra parte di che? Io sto cercando di essere uno come Marco, mi dovete trattare come lui, io non sono uno che viene da un altro pianeta! Ma perché tutte queste assurdità? Mamma, scusa, ma pure tu … ma che bisogno c’è di vestirsi di tutto punto per una cena? Sì è una cosa fine, ma per un ospite … Mamma, io non voglio essere un ospite … no!

Rocco e Rosa rimanevano in silenzio e non sapevano che dire, poi Rocco trovò un po’ di coraggio.

– Andy, adesso lasciami parlare!

– Scusa, papà, io certe volte passo proprio il segno …

– No, tu non passi niente … anzi! Ma adesso fammi parlare … adesso non mi sento per niente in imbarazzo! Andy, adesso però ti stai zitto e basta, se no cominci a dire troppe fesserie!

– Papà, scusa, io non volevo …

– Mo’ mi devi fare il piacere di stare zitto perché se no tu continui a ricamare sopra questa cosa e non ci metti la buona volontà per capire come stanno veramente le cose … zitto! Allora, prima di tutto questa è casa tua, in secondo luogo qui tu puoi dire tutto quello che vuoi, in terzo luogo mi dispiace se ti abbiamo deluso e non corrispondiamo a come tu ci vorresti … aspetta … e cercheremo di fare meglio … aspetta!

– No! Papà, adesso ti stai zitto tu! Perché adesso le fesserie grosse le stai dicendo tu, adesso mi stai a sentire! Prima di tutto non mi avete deluso affatto, e in questi momenti meno che mai! Aspetta! In secondo luogo per me siete papà e mamma e se di voi non me ne fregasse niente verrei qui a fare la recita, invece no, vengo qui a chiedere … macché chiedere, a pretendere di essere trattato come un figlio e senza ipocrisie, perché in fondo è quello che volete pure voi, posso capire che avete avuto delle difficoltà, anche io e Marco abbiamo avuto delle difficoltà, e pure grosse, ma le abbiamo superate a forza di parlare … io voglio stare dentro non fuori, voglio essere coinvolto fino in fondo, le cose di casa le voglio sapere, i discorsi che fate su di me e Marco li voglio sapere, se non sapete delle cose di me non dovete tirare a indovinare, le risposte alle domande ci sono eccome … mamma, io mi arrabbio quando mi sento messo fuori della porta, io voglio stare dentro! L’hai capito?

– Sì, Andy, l’abbiamo capito, ma l’abbiamo capito adesso … Mo’ bisogna che ti calmi, che a quel povero Rocco me l’ hai lasciato di stucco!

– Papà, scusa … mannaggia, mi dispiace tantissimo!

– Andy … ma allora te la posso dire una cosa?

– Che cosa?

– Ma tu perché non mi hai abbracciato per primo?

– Perché spettava a te farlo!

– Ma quando ti sei reso conto che ero in difficoltà perché non l’hai fatta tu la prima mossa?

– Mh … be’ …

– Lo vedi, Andy, pure tu ce le hai le paure! … Ma adesso finiamo di mangiare che se no si fredda tutto … Andy si rivolse verso Marco.

– E tu, non dici niente?

– Io ormai Andy lo conosco bene… scene del genere le ha fatte anche con me, il fatto è che vuole essere coccolato, no, no, non nel senso stupido, vuole sentirsi sempre in mezzo … ormai non mi meraviglio più … anzi mi sarei meravigliato se non lo avesse fatto …

– Senti Andy, io e Rosa vi volevamo fare una proposta “seria”: siccome voi avete tanto da studiare vi potremmo dare una mano in tutte le cose di casa, potremmo cucinare e portarvi le cose pronte, così per lavare e stirare e tutte le faccende burocratiche, conti correnti e cose del genere, così vi potreste dedicare completamente allo studio e magari potreste pure avere un po’ di tempo libero per voi … che ne dite? Andy, io la proposta ve l’ho fatta, con Rosa ne abbiamo parlato tantissimo ma ci sentivano in imbarazzo perché può sembrare una forma di invadenza e forse voi avete più bisogno di libertà che di qualunque altra cosa … Però la risposta non me la dovete dare adesso, parlatene tra voi liberamente e poi ci dite quello preferite …

– Papà, scusa, ma perché ne dobbiamo parlare tra noi? Ne dobbiamo parlare qui adesso, segreti non ne abbiamo, tutto quello che dico a Marco lo posso benissimo dire anche a voi… a me sta benissimo, se a Marco sta bene non c’è proprio nessun problema.

– Birillo, figurati se ci possono essere problemi da parte mia!

– Allora è deciso! Si fa e basta.

– Aspetta Andy, una precisazione ci vuole: in qualunque momento si può tornare indietro, del tutto o parzialmente come pare a voi …

– Ok, papà, questo mi pare giusto, se no diventerebbe una recita. Dopo il caffè, Andy andò a mettersi nel posto centrale del divano, poi fece cenno a Rocco e a Rosa di andare a sedersi vicino a lui, Rosa alla sua destra e Rocco alla sinistra, quando furono seduti li guardò con piglio accigliato.

– No, non così! … Accostati a me, stretti stretti … ecco, così…

Poi allargò le braccia e strinse le loro teste attirandole verso la sua.

– Quando dicevo che volevo essere adottato lo dicevo veramente … anzi adesso mi tolgo le scarpe e metto i piedi sul divano, alla piccionaia lo faccio sempre … Che c’è, mamma? Che stai pensando?

– Una cosa sto pensando, una cosa che ti riguarda ma di questa cosa Rocco non ne sa niente …

– Rosellina, mo’ mi stai facendo preoccupare …

– Aspetta, Andy, torno subito, che pure a me mi piace stare così …

Rosa si alzò, se ne andò nella sua stanza e tornò con due pacchetti uguali, uno per Marco e uno per Andy, Rocco fece vista di avere capito tutto, Andy scartò il pacchetto, conteneva un paio di pantaloni di lana grigia e un pullover rosso. Il pacco di Marco differiva da quello di Andy solo per i colori.

– Hai capito la Rosellina mia, prima mi dice che si fa prendere dai dubbi e poi se ne va a comprare i pantaloni per Andy senza dirmi niente! E mi fa fare la figura di quello che non ci ha pensato! Ma ci ho pensato pure io … Rosa accennò ad avere capito di che si trattasse. Rocco se ne andò nello stanzino e tornò in sala con due paia di scarpe, quelle per Andy erano state scelte sulla base delle scarpe che Andy portava sempre … Andy non si aspettava cose del genere o forse se le aspettava.

– Papà … io …

– Tu che? Adesso ci devi abbracciare stretti stretti e guai a te se ti passa per la testa che io o Rosa ci possiamo dimenticare di te o ti possiamo mettere da parte, se pensi una cosa del genere sei proprio un imbecille e non hai capito proprio niente … ma noi lo sappiamo che tu non pensi così.

Andy si alzò e abbracciò in modo strettissimo Rocco e Rosa, anche Marco si unì.

– E io? Non ho capito, qui alla fine quello cacciato dalla finestra sono io! … Andy! Mannaggia Birillo! Che bella cosa che ci siamo incontrati!

Andy aveva un po’ gli occhi rossi.

– Andy, io e Rosa a te ci pensiamo tutti giorni e parliamo di voi dalla mattina alla sera, se riusciamo a stabilire bene come fare per le cose da mangiare, per le cose da lavare e tutto il resto, pure noi ci sentiamo più coinvolti … Che ti credi Andy … che non ce la stiamo facendo la bocca al fatto di vedervi laureati in tempi brevi e magari anche ben piazzati a livello di lavoro!

– Papà, non corriamo! Alla laurea ci dovremmo arrivare, se ci date una mano anche un po’ più presto, ma per il resto credo che ce ne vorrà!

– Ma noi il tempo ce l’abbiamo … a che dobbiamo pensare? La vita nostra siete voi … e ci vogliamo sentire un po’ più vicini e un po’ più utili …

– Papà, facciamo così, ci porti tutto a mezzogiorno, pranzo e cena, e poi i piatti li laviamo noi…

– No, piatti di carta!

– Meglio ancora, piatti di carta! Per il momento così va più che bene, se poi sotto esame ci fossero altre necessità te lo faccio sapere …

– Andy … adesso ti faccio una domanda e mi devi rispondere seriamente …

– Di che si tratta?

– È ora di tornare a casa vostra?

– Papà, onestamente adesso vorrei stare un po’ solo con Marco …

– Allora Andy … Guai a te se pensi che non ti pensiamo mille volte al giorno. Rocco e Rosa abbracciarono calorosamente Andy che era visibilmente contento.

– Un momento, papà, scusa, mamma, un attimo! Qui voglio essere adottato pure io! Birillo tu mi stai rubando papà e mamma! Ma guarda questo! Va be’ … Papà … ma tu te lo immaginavi che io avrei incontrato uno così?

– Non me l’immaginavo sicuro, ma ci speravo tanto … Andy faceva una faccetta furbetta e soddisfatta.

– Allora come facciamo? Da che giorno cominciamo?

– Andy, da quando vuoi tu pure da domani …

– E allora da domani … però adesso Marco me lo devo portare via …

– Sì, sì, non ti preoccupare … è tutto tuo. Rosa si intromise.

– Scusa un momento, Andy, qua sta la cena per stasera e da domani ci pensiamo noi e voi pensate solo a studiare e poi, un’altra volta, con comodo, ci dite un po’ dei vostri progetti … per carità non vi vogliamo mettere fretta ma a me a Rocco ci piacerebbe tanto sapere che progetti avete e che tempi prevedete … Andy, per carità, non è un modo di impicciarsi ma almeno così, in generale, ci potremmo fare un’idea … o no?

– Perché no? Ci mancherebbe altro, Marco glielo dici tu o glielo dico io, adesso sediamoci un po’, solo dieci minuti, poi ce ne andiamo … ma è presto detto, dovremmo fare tre esami a novembre e tre a febbraio, se ci riesce siamo già oltre metà del lavoro complessivo …

– Andy, però diglielo che è quasi un’impresa disperata …

– Ma perché? Non è disperata, è difficile, sì, è vero, è difficile però penso che si possa fare … magari poi non ci riusciamo … è per quello che in genere di queste cose non ne parliamo, se ci sono date precise o numeri precisi ci sono pure troppe aspettative e se per caso arriva la delusione poi dà un po’ fastidio … insomma, se non si sanno troppi particolari forse per noi è meno rischioso … perché guarda, mamma, qua puoi pure studiare dalla mattina alla sera ma la certezza di passare agli esami non ce l’hai assolutamente … il rischio c’è …

– Andy, ma a noi ci basta pure così … tutto quello che sappiamo fare lo facciamo, purtroppo non vi possiamo dare una mano a studiare, a quello ci dovete pensare voi … Ma una cosa te la volevamo chiedere … ma per la laurea a quando pensate che si andrà a finire?

– Mamma, se va tutto benissimo, ma proprio senza intoppi non meno di due anni … se ci dovessero essere delle difficoltà, e capita, guarda che capita eccome … be’ credo che in tre dovremmo avere finito.

– Allora noi facciamo conto su tre anni e tutto il resto è guadagnato … così pure noi abbiamo un po’ le idee più chiare … ma mo’ andatevene, che è meglio che state un po’ tranquilli …

– Mamma, che fai? Mi cacci?

– Andy, Bello mio, me l’hai detto tu che vuoi stare un po’ solo con Marco … dai, adesso andate, qua sta la roba … è poi una cosa … mo’ te l’aggio a dicere a la napulitana, sì proprio nu bravo guaglione!

Andy si nascose dietro le mani.

– Andiamo va’, mi sa che è meglio …

L’abbraccio fu strettissimo …

– Papà, scusami, per prima …

– Andy! Ma non lo pensare mai che noi non ti pensiamo … hai capito?

– Sì, ho capito, ma lo sapevo già… Ciao papà, ciao mamma e a domani! Rocco e Rosa uscirono sul pianerottolo a salutare i ragazzi, poi corsero al balcone e ripresero a fare ciao con la mano, Andy si girò almeno dieci volte e poi continuò a salutare dalla macchina finché non girarono l’angolo.

– Che pensi, Cucciolo? Ho fatto male?

– Birillo, tu hai un modo di fare così naturalmente seduttivo che non te ne accorgi nemmeno, erano già innamorati di te prima ma adesso credo proprio che tu li abbia stregati, in effetti io non sarei stato capace di fare tutto quello che hai fatto tu, erano proprio cotti. – Ma tu dici che si sono offesi?

– Birillo tu hai chiesto a papà e a mamma di volerti bene e non si può chiedere niente di più bello, ti sei comportato come un cucciolo autoritario che si fa sentire, tu hai presente quelli che lasciano il cane a casa e se ne vanno, ci sono i cani che abbozzano e ci sono quelli che buttano giù il palazzo perché non vogliono essere lasciati soli … E poi tu sei così! È il bello di Andy, c’è chi sogna il potere, i soldi … tu sogni di essere sempre coccolato, in certi momenti stavi facendo con papà le stesse cose che fai quando stai con me … proprio a livello di contatto fisico …

– Ma credi che possono essere rimasti male?

– Birillo! Ma te lo vuoi fare ripetere mille volte! Lo sai benissimo come stanno le cose! Piuttosto tu hai promesso la luna … tanti esami, tempi strettissimi … e adesso Birillo bisogna mettersi sotto il cilindro compressore …

– Be’ ma tanto lo dovevamo fare lo stesso …

– Sì, lo so, ma così non ci saranno nemmeno i diversivi del pranzo e della cena da preparare, si studia e basta!

– Macché! Anzi così c’è più tempo libero … Cucciolo ma tu lo sai che in tutto questo periodo al sesso ci abbiamo pensato meno!

– Be’, in effetti è vero … anche perché certe volte arriviamo alla sera distrutti … Mh! Non è che la fantasia non ci sarebbe … anzi!

– Cucciolo, adesso ti mozzicherei una guancia, lo so che devi guidare e che non ti puoi distrarre ma almeno te lo dico, sei così bello con quella barba fatta! E poi hai una pelle bellissima … e che occhioni … mannaggia! Ma quando arriviamo a casa? … E poi, Cucciolo, c’è un altro fatto, se agli alimentari ci pensano papà e mamma ci restano pure un po’ di soldi in più, magari per un libro o per qualche altra cosa … ma tu pensi che l’abbiano fatto per questo?

– Non è un’ipotesi da scartare, se ci avessero proposto di darci più quattrini non avremmo accettato ma così  noi non facciamo spese e loro fanno pure la fatica di cucinare … insomma, noi non abbiamo detto di no e loro sono riusciti a farci arrivare un po’ di quattrini in più … hai capito come si fanno le cose?

– Se io penso che i miei i quattrini con me li usavano come un mezzo di ricatto per farmi fare quello che volevano loro! … E poi perché avevano tutti quei problemi di invadenza? Non lo so, ma a me sembrano problemi assurdi …

– No, Birillo, non sono assurdi, un po’ di problemi di quel genere nei tuoi confronti ce li ho anch’io… ti sembra strano eh?

– Non lo so ma non ho mai pensato che potessi avere problemi del genere … all’inizio forse, ma adesso proprio no …

– No, Birillo, non è così, se vuoi bene a qualcuno hai sempre paura di sbagliare e di fare del male …

– Non è vero, Cucciolo, io questa paura non ce l’ho affatto … se fosse così starei fresco! Ma se quello che penso non lo dico a te a chi lo devo dire? E poi con il livello di intimità che c’è tra noi non capisco che paure si possano avere … tu non hai mai sbagliato, ma se fosse successo avrei abbozzato e basta e nemmeno storcendo il naso, se l’avessi fatta proprio grossa ti avrei spaccato la faccia ma sarebbe finito tutto lì …

– In effetti, mentre dicevi tutte quelle cose a papà a tavola continuavi a chiamarlo papà, questo fatto l’ho notato subito …

– Ci mancherebbe! E come lo dovevo chiamare?

– Non lo so, … Rocco …

– Ma che dici? Quella fase è passata, e poi che della storia dell’abbraccio c’era rimasto male pure lui l’avevo capito benissimo, sono segnali molto tenui ma uno che ha le antenne come me li capta subito …. Cucciolo, ma adesso basta parlare di queste cose … Cucciolo, mi dici qualche cosa di sessuale? Dai non ti fare pregare! Io qualche cosa te l’ho detta, un po’ misuratamente ma te l’ho detta, tu invece te ne stai zitto zitto  …  e che ne so io che cosa ti passa per la testa, tu potresti pensare che non ti va di fare sesso e che io ti sto forzando e magari lo potresti pure fare di malavoglia … lo vedi che poi le paure le fai venire pure a me e comincio pure io con questi ragionamenti a pera!

– Da dove comincio, Birillo?

– Da dove vuoi tu!

– Allora, a parte il sesso, sono cotto di Andy!

– Come sarebbe a dire a parte il sesso?

– Voglio dire che non è solo una cosa di sesso!

– Ah! Così va meglio! Mi stavo preoccupando … – Comunque sei veramente dolcissimo, sì, sei anche sexy, è vero, e molto … quando ci sei provo crete reazioni fisiologiche e lo sai benissimo … mannaggia, ma adesso lasciamo perdere, tra qualche minuto devo scendere dalla macchina e non mi va di usare i pacchi di mamma come foglia di fico … e poi, Birillo, aspetta che arriviamo a casa!

– Tanto quando arrivi a casa ti abbioccchi subito, abbiamo mangiato bene e pure bevuto un bicchiere di vino … dormiamo tre ore e buonanotte ai suonatori!

– No! Ti prometto che non sarà così!

– Che cosa mi prometti tu? Non fare promesse da marinaio! Salirono a casa. Andy era in attesa e Marco lo sapeva, fece comunque il gesto di andare in camera da letto.

– Dove vai, Cucciolo?

– A letto, che fai vieni pure tu?

– No, no, mi metto a rimettere un po’ in ordine la cucina e a curare le piantine … – Birillo! Ma io non posso fare l’amore da solo!

– Mh! Te ne sei ricordato!

– Dai, Birillo, vieni a letto pure tu, almeno ti posso abbracciare stretto stretto. Si spogliarono e si misero sotto le lenzuola, si abbracciarono strettissimi.

– Che bello, Cucciolo, sei caldo caldo … adesso così mi ci addormenterei … Marco gli strinse il membro. Rimasero abbracciati per un pezzo, semplicemente stretti l’uno all’altro ma Andy era distratto.

– Cucciolo, ti posso dire una cosa?

 – Che cosa?

– Non mi sento tanto bene, ho un po’ le sensazioni di quando uno ha la febbre, mi sento un po’ strano …

– Vuoi il termometro?

– Mi sa che è meglio …

– Statti tranquillo che te lo porto subito … ecco, è pure abbassato …

– Grazie Cucciolo, il tempo lo guardi tu?

– Sì, tu pensa solo a stare tranquillo …

– Che pensi, Cucciolo? Pensi che sono un rompiscatole e che tu avresti preferito fare l’amore e invece …

– No, Birillo, non vorrei proprio che tu stessi male, perché non te lo meriti.

– Ma nessuno se lo merita.

– Già! Birillo, hai le mani un po’ calde e anche il polso un po’ più frequente … posso contare il polso?

– Certo, Cucciolo, tutto quello che vuoi …

– No, niente di particolare, è solo 72 e con una frequenza del genere non credo proprio che tu abbia febbre …

– Però io mi sento strano …

– Birillo, ma tu sei strano!

– Ma non in quel senso, proprio in senso fisico …

– Dai, Birillo, i cinque minuti sono passati …

– Ecco!

– Non hai febbre, hai 36.8… Birillo stai benissimo!

– Veramente mi sento uno schifo, mi fanno male le articolazioni, ho voglia di rintanarmi nel letto e di rimanere al calduccio per tutta la giornata … lo so che dovremmo studiare e che ci sono tante cose da fare … però, Cucciolo, non mi va proprio, ma non è pigrizia, non ce la faccio proprio, mi sento giù di tono …

– La vuoi una camomilla?

– Magari! … E poi mi piace tantissimo farmi coccolare, mi piace essere rassicurato, assistito, mi piace sapere che mi posso affidare a te … Cucciolo ma ti sto rompendo le scatole?

– Ma no, Birillo, non è questo, è che non dovremmo allentare lo studio se no rischiamo di non stare nei tempi … – Cucciolo, ma io posso studiare benissimo, magari resto a letto … ma non ti faccio perdere tempo, adesso portami la camomilla, se vuoi mi alzo e la faccio io …

– No, stai lì, la camomilla te la faccio subito e poi ci mettiamo a lavorare, tu resta pure a letto, io mi metto qui, vicino a te …

– Benissimo, Cucciolo, benissimo …

– Ma tu come stai?

– Un po’ così, mezzo mezzo …

– Adesso stai coperto …

– E tu lascia le porte aperte …

– Sì, non ti preoccupare, ormai queste cose le so …

– Cucciolo …

– Sì …

– Ti voglio bene!

– Anch’io, Birillo, anch’io! Ma adesso sotto le coperte.

– Cucciolo, ma come facciamo … perché oggi deve venire papà a portarci il pranzo, se mi vede a letto si preoccupa … così non va bene, che faccio, mi alzo?

– Ma no, tu resti a letto, tanto papà prima dell’una non viene, se ti senti meglio ti alzi all’ultimo momento, se vuoi, altrimenti resti a letto e basta … Dai, adesso fammi andare …

– Grazie, Cucciolo!

– Birillo, le grazie le fanno i santi!

– Io glielo dovrei dire al papa di santificarti … ma mi sa che a noi non ci santificherebbero proprio …

– E no, credo proprio di no, mi sa che il nostro paradiso ce lo dobbiamo fabbricare da soli …

– Mi sa che hai ragione … Continuarono a parlare attraverso le porte aperte.

– Cucciolo… però io santo ti ci farei, secondo me te lo meriti …

– E a te che cosa ti fanno? Ti fanno diavolo tentatore di prima classe …

– Così mi trovo all’inferno in mezzo a tante diavolesse e almeno lì può essere che ci scappa pure un’avventuretta… lì mi sa che sono di più larghe vedute … Però, Cucciolo, potremmo pure finire in paradiso veramente … e perché no? I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi … e allora …

– Cucciolo, noi non siamo gli ultimi, noi siamo solo due ragazzi gay …

– Tu parla per te! Io mi sento almeno un po’ bi …

– Ecco questa è la camomilla … che faccio, Birillo, porto il libro?

– Veramente non mi va proprio però, va be’, porta il libro, tanto non c’è niente da fare … Cucciolo … – Che c’è?

 – E se dovessi andare all’inferno per colpa mia?

– Non ti preoccupare, tu non c’entri affatto!

– Sì, però mi dispiacerebbe … sai uno vuole bene a una persona e magari la rovina pure …

– Allora… leggo io o leggi tu.

– Leggo io leggo io, se no qui mi addormento …

– Allora, siamo alla pagina 430 … Andy rimase a leggere per un po’ ma poi passò la mano …

– Cucciolo, ti dispiace se leggi tu, mi sento un po’ strano e forse è meglio che mi metto un po’ sotto, tu continua a leggere, io ti seguo, ma è meglio se leggi tu …

– Ok, Birillo, ti vuoi rimettere il termometro?

– No, mi pare che è tutto come prima ma un po’ di pigrizia mi viene … Marco ce la mise tutta per coinvolgere Andy il più possibile, la lettura era una recita e Andy riusciva a non distrarsi, piano piano anzi cominciò a intervenire e a interrompere, si sentiva un po’ a pezzi ma solo fisicamente.

– Aspetta, Cucciolo, se mi prendi il codice proviamo a ripetere qualche articolo … perché se andiamo avanti così viaggiamo troppo sul teorico e non ci rimane gran che … grazie, aspetta … riprendi un po’ la questione delle indagini preliminari, mi sa che non abbiamo capito gran che … Ecco, lo vedi, qui c’è tutta una procedura pazzesca, questo è tutto garantismo … certo che così di delinquenti ne beccano pochi! Non fare quella faccia! Dico per dire! Poi c’è tutta quella tirata sulle misure cautelari, Cucciolo, facciamo una cosa adesso ripetiamo solo il codice, quando abbiamo imparato il codice il commento ha un altro senso … Si misero a leggere il codice e a ripetere gli articoli uno per uno, Andy sembrava più vivace e partecipativo e ricominciava a prender in mano la situazione dello studio.

– No! No! Marco! Hai sbagliato!

– No, guarda è come dico io!

– Scommettiamo?

– No, dai senza scommesse, ma vediamo il codice …

– Mh! Però dal codice non si capisce niente … chi lo sa? Potrebbe essere in un modo come nell’altro …

– Birillo! Non mi dare il contentino!

– Aspetta! Aspetta! Però questa benedetta cosa io non ho proprio capito a che serve, un senso ce lo dovrà pure avere … io non sopporto l’idea di non capire una cosa … se esiste un senso lo dovrà pure avere … aspetta, senti, facciamo una cosa … proviamo a ripetere tutta la sezione del codice, mi sa che è più chiaro … – Leggo io?

– Sì, però piano piano, dobbiamo capire tutto …

– Non ti allagare troppo!

– Va be’ ho detto per dire però dobbiamo riuscire a capire … Continuarono a ripetere gli articoli del codice e a discutere piuttosto animatamente, piano piano cominciavano ad essere messe da parte le interpretazioni incongrue poi, a un tratto Marco disse la sua.

– Ma non potrebbe, per esempio … Andy rimase a sentire con la massima concentrazione.

– Mh! Però mi sfugge ancora qualche cosa … – No, guarda, credo che abbia un senso, penso che … Andy sgranò tanto d’occhi. Cucciolo hai ragione! Ed era pure una cosa ovvia! E siamo rimasti a girarci intorno tutto questo tempo! E poi tu dici che non sei entrato a fondo nella materia! Però adesso, aspetta, prova a ripetermela un’altra volta, proprio tutta la cosa ordinatamente, come se stessi agli esami …

– Dunque, partiamo dal presupposto della natura contrattuale dell’istituto … ne deriva che il giudice deve tutelare chi ha agito in buona fede … e quindi … Mi pare che il discorso funzioni!

– Sì, Cucciolo, funziona! … Cucciolo, che ora abbiamo fatto? – È presto, non ti preoccupare … e poi di che ti devi preoccupare se viene papà e ti trova a letto non succede niente …

– Sì, però si potrebbe preoccupare …

– No, glielo diciamo, non c’è nessuna ragione di preoccuparsi …

– Lo sai, Cucciolo, che mi sento un po’ abbacchiatello, abbiamo studiato un po’, ma adesso mi piacerebbe essere coccolato … dai, vieni a letto pure tu … non fare quella faccia, non ho detto niente di strano …

– Birillo, ma sei poi viene papà e ci trova a letto insieme? … Sarebbe imbarazzante! – Ma tu non mi hai sempre detto che ormai la cosa l’hanno accettata …

– Sì, però …

– Però che cosa? Non c’è niente di male! … Mi sa che tu ancora non ti senti accettato …

– Ma non è questo, mi metterebbe in imbarazzo anche se stessi a letto con una ragazza …

– Sì, ma quello è un imbarazzo teorico, questo invece è reale … dai, Cucciolo! Facciamoci trovare a letto insieme!

– Birillo, ma perché tu vuoi provocare fino a questo punto?

– Lo vedi che per te non è normale! Lo vedi che sei pieno di complessi assurdi! Dai, vieni a letto e non ci preoccupiamo di niente … e poi adesso non mi va di fare sesso, mi piacerebbe solo tenerti abbracciato, solo perché sei caldo, non è una cosa stupida, dà conforto fisico e adesso ne ho bisogno.. Che fai, Cucciolo, avresti la faccia di dirmi di no? Su, dai, in fondo lo vuoi pure tu e poi papà secondo me i complessi di questo genere non se li farebbe proprio …

– Se li farebbe eccome, anzi se li farà eccome! Magari non te lo dice ma se li farebbe eccome! Lui in effetti con te ha un ruolo da rispettare e cerca di non deluderti …

– E mamma?

– Be’, pure mamma, ma lei è più spontanea e credo … no, ma che sto dicendo … anche mamma ci resterebbe male … certo poi non te lo direbbe mai, ma non li devi stupire, non li devi mettere alla prova … il filo si potrebbe pure spezzare!

– Ammappete! Che bella idea hai di papà e mamma! Secondo me non ci pianterebbero in asso per nessuna ragione!

– Questo lo penso anch’io, ma per loro potrebbe essere una cosa non gradevole … non tanto l’idea di avere due figli come noi, ma proprio il fatto di avere due figli che tirano troppo la corda quando non è necessario, un po’ per esibizionismo …

– Mi sa che hai ragione … però mi dispiace, è strano, io non ho paura di papà, tu sì, mi sembra assurdo!

– Io non ho nessuna paura ma non lo voglio mettere in crisi e basta e poi non è nemmeno giusto … Birillo, perché fai quella faccia? Dai, non fare il cane bastonato! … Insomma devo venire a letto con te per forza?

– Sì! – … Va be’, però, guarda tu che mi tocca fare …

– Ma quando in qua venire a letto con me ti sembra una cosa così strana? In altri tempi se te lo avessi chiesto non te lo saresti fatto ripetere … mannaggia, tutte queste storie per venire a letto con me!

– Sì, ma non con papà che può entrare in casa da un momento all’altro.

– Allora vieni? E forza! Marco si spogliò ed entrò nel letto.

– Birillo, ma non è che tu hai la febbre? … Sei un po’ troppo caldo! Aspetta, prendo il termometro …

– No, lascia perdere! Stai qui e basta! Mi devi stare vicino e basta, mi devi coccolare un po’, adesso mi voglio addormentare un po’… prima che venga papà, così ci trova a letto insieme ma a dormire …

– Birillo, ma ti senti bene?

– Sì che mi sento bene, non c’è nessun problema … però stai qui.

– Eccomi.

– Cucciolo …

– Sì, ma non è che dovremmo rimetterci a studiare?

– Sì, ma un po’ di tempo per noi ce lo posiamo prendere.

– Quanto?

– Non lo so … la mattinata, penso … – Cucciolo, abbracciami forte! Sì, così! Mh! Come si sta bene così … lo sai che quando stiamo così non ho paura di niente, è proprio bellissimo … Cucciolo, ma non ti dà fastidio che parlo sempre io?

– No!

– E perché no?

– Non lo so ma mi piace stare ad ascoltarti, è bello, mi piace e basta!

– Cucciolo, ma perché noi dobbiamo invecchiare?

– Ma com’è che ti vengono in testa certe cose?

– Non lo so, però mi è venuto in mente, noi non dovremmo invecchiare, stiamo così bene così! … perché non dici niente?

– Sto pensando … sto pensando, no, cioè sto cercando di godermi questi momenti senza distrarmi in ragionamenti strani, sono momenti bellissimi …

– Cucciolo …

– Sì.

– Lo guardi tu l’orologio? Facciamo così, stiamo così un quarto d’ora e poi ci mettiamo a studiare, così non mettiamo nemmeno in crisi papà … che ne dici?

– Però un quarto d’ora prendiamocelo tutto per noi, abbracciare Andy tutto caldo è bellissimo … ma Andy, non è che per caso sei un po’ troppo caldo?

– Dai, su prendi il termometro, così ti passano le paure, sta nel cassetto del comodino. Fai tutto tu, mi piace di più …

– Ecco, Birillo, cinque minuti e poi ne abbiamo altri dieci tutti per noi …

– Facciamo altri quindici!

– Altri quindici! Va bene …

– Allora io sto zitto zitto e tu mi accarezzi un po’ …

– Birillo, quando sto vicino a te mi sciolgo proprio …

– Dai, accarezzami soprattutto i capelli, mi piace tantissimo e parla tu, dimmi quello che pensi, proprio tutto quello che ti passa per la testa.

– Birillo! Mannaggia quanto ti voglio bene! Io non ti sento un’altra persona, sai quando consoci altre persone cerchi di misurare quanto sono distanti da te e ci trovi sempre delle cose diverse da te, magari ti piacciono pure ma c’è qualche cosa che alla fine non ti piace troppo, ma quando sto vicino al mio Birillo sento che siamo una cosa sola e non è un problema di sesso, o forse sì ma in un altro modo, per te provo una tenerezza totale, non la provo nemmeno per me stesso, dentro di me qualche difetto ce lo trovo, dentro Andy no, qualche volta, prima, proprio i primissimi tempi, in qualche situazione non ti capivo del tutto, adesso non c’è più nemmeno una cosa minima che non condivido, non nel senso che non mi piace, ma che non condivido nel senso che non è mia, adesso tra noi siamo arrivati a un equilibrio e a una stabilità totale …

– Cucciolo, però non ti ci abituare … potrebbe pure … no, be’, magari … voglio dire che non deve diventare un’abitudine …

– Birillo, ma la vita è un’abitudine e quando noi possiamo stare insieme in un modo così bello … ma che vuoi di più, tanto non credo che riusciremmo a volerci bene di più …

– Sì, questo è vero …

– Birillo, i cinque minuti sono passati …

– Ecco,

– Non hai febbre, 36.6 spaccato!

– Te l’avevo detto! Ma adesso non perdere tempo vieni qui e abbracciami stretto, come prima, e stiamo un quarto d’ora così, così ci scambiamo un po’ di endorfine, chissà, forse passano attraverso la pelle … sì, credo che ci passino, io le sento. Così, Cucciolo, così ecco e senza dire una parola per tutto il quarto d’ora, tanto ci sono altre forme di comunicazione …

… Cucciolo però solo carezzine non troppo sessuali, se no qui tra un quarto d’ora non ci possiamo alzare proprio … dai, su, non fare quella faccia, stasera ti faccio fare tutto quello che vuoi, ma adesso deve venire papà … Cucciolo! Dai, non mi guardare storto, lo facciamo stasera … ecco, così va meglio, no, veramente va peggio, ma adesso non si può fare diversamente … Cucciolo, perché non dici niente?

– Me l’hai detto tu di stare zitto …

– Ma io ho detto così, per dire … lo sai che si sta bene così … sì, lo sai, mi viene di nuovo un po’ di sonno e mi rimetterei a dormire, quando ti prende il sonno e ti cominci ad abbandonate è bellissimo, e poi sto abbracciato col mio Cucciolo … mh … mi sta venendo in testa una cosa stupida, tempo fa stavo al supermercato e c’erano a lavorare due ragazzi molto giovani, forse apprendisti che dovevano mettere le cose negli scaffali, poi si è avvicinata una signora e ha chiesto dove stavano i piselli e i due ragazzi si sono guardati con un sorriso malizioso ma siccome non potevano essere scortesi hanno fatto tutti gli sforzi possibili per non ridere e rispondere con la faccia seria, ma la signora ha continuato: ma non i piselli grossi, quelli grossi non mi piacciono, a me piacciono i piccoli! Insomma i due ragazzi non riuscivano più a contenersi e si sono girati dall’altra parte per non scoppiare a ridere in faccia alla signora.

– Birillo! Caruccia è caruccia ma com’è che t’è venuta in testa proprio adesso?

– Mh … chi lo sa? Però con te non ha nulla a che vedere, a te piacciono quelli grossi!

– Che battutaccia!

– Ma è vero!

– In un certo senso è vero …

– Cucciolo, ma lo sai che è bello potere dire tutto quello che ti passa per la testa, se mi viene una battuta porno te la posso dire, se mi viene in mente un collegamento piccante te lo posso dire … non mi devo tenere più niente per me … ma tu, quando ti vengono in mente cose del genere me le dici?

– In genere non mi vengono in mente cose del genere …

– Bugiardo! Chissà quante ne pensi tu! Ma tanto devo passare sempre io per quello che c’ha l’idea fissa … e poi non è possibile che tu non ci pensi mai …

– Va be’, qualche volta ci penso …

– E allora sei uno stronzo se non me lo dici …

– Ma se non te lo dico non è per non dirtelo … è che un po’ mi vergogno …

– E allora quello svergognato sarebbe solo Andy! Complimenti, pure ipocrita! No, dai scusa, non mi fare la faccia da cane bastonato, no, aspetta, aspetta, volevo solo dire che sei ancora una mammoletta e che sei uno che si vergogna … in inglese si dice shy, sì, tu sei un po’ così, ma solo all’apparenza, a te ti piacciono quelli grossi ma non lo vuoi dire … Cucciolo … Mannaggia, ci dobbiamo alzare …

– E se ce ne restassimo a letto veramente anche quando viene papà?

– Dai su, non fare lo stupido, adesso ci dobbiamo alzare e dobbiamo mettere un po’ a posto la stanza, così papà trova tutto in ordine …

– Ma papà non fa il giro delle stanze …

– E se poi lo fa?

– Ma non lo fa …

– E allora ce lo porto io in giro per le stanze così vede che è tutto sistemato …

– Dai, Birillo, adesso ci dobbiamo alzare …

– Tu vai in cucina e prepara la colazione, io metto tutto a posto qui e poi ce ne andiamo a guardare le piante, perché le stiamo trascurando un po’ …

– Macché trascurando! Le abbiamo innaffiate due giorni fa …

– Va be’ però bisogna controllare.

– Cucciolo, se metti a posto, stai attento a non lasciare mutande in giro …

– E mo’ questo che c’entra? Perché, io lascio le mutande in giro?

– Era solo una battutaccia, lo vedi … ecco perché queste cose non le dico mai … tanto tu non le capisci …

– Mah! Adesso non ti posso picchiare perché non c’è tempo, ma stasera ti prometto che lo faccio … adesso vai in cucina e non perdere tempo …

Dopo pochi minuti Andy finì di rimettere a posto e andò sul balcone, Marco lo seguì.

– Guarda qua! Sta seccando tutto!

– Ma non è vero!

– Come non è vero … Non lo vedi che queste foglie non sono belle turgide come ieri?

– Secondo me sono tutte fantasie …

– Guarda la terra … si sta asciugando troppo, senti, fammi passare, devo innaffiare subito …

– L’acqua la prendo io …

– Prendi l’annaffiatoio grande, sì, quello …

– Ci mettiamo pure i fondi del caffè?

– Ma quando mai! Questi sono vasi, non è una discarica, una cosa ce la potremmo mettere, il concime di lombrico, mi sa che lo dovremmo comprare, al supermercato l’ho visto …

– Si potrebbero spruzzare un po’ le foglie …

– Ma quando mai! Le foglie delle rose spruzzate d’acqua!

– E quando piove allora?

– Ma quella è acqua piovana, senza calcio … Vai a preparare per lo studio che è tardi …

– Sì.

– Però fammi anche un sorrisetto, qui finisco subito … in effetti le piante non stanno poi così male, anzi! Cucciolo, non te la sei presa a male vero …

– Dai, non fare quella faccia preoccupata, non ci sono rimasto male, ma ci dovremmo mettere a studiare … e io ho già preparato.

– Ok, Cucciolo, eccomi … allora leggi tu o leggo io, mi sa che è meglio che leggo io, o no, forse è meglio il contrario …

– Dai, su leggi tu e non perdere altro tempo …

– Lo vedi che sei arrabbiato …

– Birillo, per favore, finiamola con questi giochetti psicologici adesso è ora di lavorare …

– Scusa, scusa, comincio subito.

Dopo un minuto di lettura Marco si avvicinò a Andy e gli accarezzò la mano. Andy gradì molto il gesto. La materia non era semplice, più volte dovettero fare ricorso al codice commentato ma l’inquadramento complessivo del discorso non era troppo chiaro, Marco evitava di dirlo per non distogliere Andy da una lettura che a lui sembrava proficua, o almeno così sembrava a Marco, poi Andy si interruppe.

– Cucciolo, comincio a non capire più niente, qui se andiamo avanti così navighiamo nella confusione più totale. Proposta: ricominciamo da capo dall’inizio del terzo capitolo … che ne dici?

– Te lo volevo proporre io, effettivamente non ho capito quasi niente, non è che mi sono distratto, anzi, ma non ho capito niente lo stesso.

– Facciamo una cosa, prima il codice, forse è più facile …

Marco fece cenno di sì. Andy cominciò a leggere lentamente come se volesse a tutti i corsi arrivare a capire quello che stava leggendo, ma le note di rinvio erano numerose e complicate e la nebbia non si diradava gran che.

– Cucciolo senti, facciamo così, ci rivediamo pure tutti i riferimenti se no perdiamo solo tempo.

– Mannaggia, speriamo che questo cavolo di libro non sia tutto così!

– Allora … La lettura procedeva molto lentamente ma alcune questioni di fondo si chiarivano via via, Andy preferiva non correre e entrare nel dettaglio dell’argomento prima di andare avanti. Marco cominciò a fare precisazioni pertinenti, lavoravano veramente in due, impiegarono quasi tre ore per una decina di pagine, poi cominciarono a fare esempi e a spiegare con parole loro gli esempi del libro. Marco provò a fare una sintesi, Andy lo corresse su qualche punto ma cercò di seguire il suo ragionamento con la massima attenzione, accennando col capo di condividere il discorso, quando Marco ebbe terminato Andy dimostrò in modo visibile la sua soddisfazione.

– Cucciolo! Ce l’abbiamo fatta! È stata difficile questa volta ma adesso mi pare che abbiamo capito proprio come si deve … ma tu credi che gli altri su queste cose ci restino con tutta questa pignoleria?

– Birillo, non è pignoleria, è solo voler cercare di capire … se non facessimo così, agli esami non sapremmo nemmeno che cosa dire, anzi …

– Facciamo una pausa, Cucciolo?

– Forse è meglio di no, se il libro è tutto così non ci possiamo permettere di perdere nemmeno un secondo. – Mh! Brutto discorso ma tant’è! Dai, comincia tu … Dopo circa mezz’ora sentirono aprire la porta, Rocco era arrivato, si aspettavano che andasse in camera ma non successe nulla, sentirono che era andato in cucina e continuarono a studiare, la lettura era piuttosto complessa e apparentemente almeno contraddittoria, l’aiuto dei codici commentati era indispensabile, Andy era un po’ terrorizzato.

– Cucciolo, qui mi sa che ci risiamo e che dobbiamo cominciare tutto da capo come sull’altro capitolo …

– Dai, Birillo, non ci buttiamo giù così preso … i buoni corridori si vedono all’arrivo, non alla partenza, dai adesso prendi il codice e non perdiamo tempo.

La lettura non andava avanti, le incertezze erano gravi e su questioni molto importanti.

– Cucciolo … qui mi sa che non abbiamo capito proprio niente … proviamo a riprendere il codice e andiamo un po’ a lume di logica nostra … Allora qui dice che … Arrivarono a due diverse interpretazioni che sembravano entrambe plausibili, Marco era disposto a cedere e a dare ragione a Andy che però non era convinto nemmeno della sua ipotesi.

– Birillo, mi sa che hai ragione, quello che dici è logico, è la soluzione più probabile …

– Sì, potrebbe sembrare, ma non è una cosa tanto ovvia, e pure quello che dici tu un senso ce l’ha, diverso ma ce l’ha …

– Però mi sa che hai ragione tu …

– Non mi dare ragione per compiacenza, tu hai troppa fretta di chiudere la faccenda e di andare oltre ma qui finché non abbiamo capito veramente non andiamo avanti … Senti riprendiamo dall’inizio, non perdere la pazienza … dai, su …

– Allora leggi tu?

– No, leggi tu, così non ti deconcentri, ma leggi piano, cerchiamo di capire tutto, passaggio per passaggio …

– Allora … Dopo più di mezz’ora di lettura meditata Marco fece una pausa e si portò l’indice alla bocca.

– Birillo, mi sa che ho capito … avevamo torto tutti e due … prendi il codice, vai all’articolo … , adesso metti per ipotesi che … . Allora … Andy si illuminò all’improvviso.

– Adesso ho capito! Cucciolo, sei un genio! Ma come hai fatto ad arrivarci … aspetta, adesso cerchiamo di ricapitolare il tutto, se no ci scappa il senso di fondo … provo io. Andy cercò di esporre la questione il meglio che poté, Marco lo corresse un paio di volte poi scambiarono un sorriso di soddisfazione.

– Bella Cucciolo! Ne è valsa la pena! … Alla fine una certa soddisfazione c’è eccome!… Cucciolo, adesso però facciamo una pausa e andiamo da papà.

– Ok.

Cercarono Rocco ma non lo trovarono, se ne era già andato, aveva lasciato tutto pulito e apparecchiato e aveva tirato la porta senza fare rumore per non disturbare. Andy rimase deluso.

– Cucciolo, ma non deve fare così, mi sarebbe piaciuto dirgli che avevamo lavorato tanto e che alla fine avevamo pure capito il tutto, ma lui se ne è andato … ma perché?

– Per non dare fastidio, Birillo, solo per non dare fastidio …

– E noi pensavamo che sarebbe venuto anche in camera da letto quando stavamo a letto …

– Be’, io non lo pensavo …

– Lo so, tu papà lo conosci meglio, ma adesso lo chiamo, avrei avuto voglia di vederlo … aspetta, vieni pure tu … Pronto papà, sono Andy …

– Ciao Andy, come state?

– Bene, ma ti volevo dire … perché te ne sei andato senza dire niente, non devi fare così, la tua presenza ha un senso al di là del pranzo …

– Be’, voi stavate studiando con tanto entusiasmo e non vi volevo disturbare, voi non dovete perdere tempo …

– Sì ma dobbiamo pure vivere … non si può studiare e basta … facciamo così, domani venite a pranzo qui … il pranzo lo portate voi, però venite e mangiamo insieme, poi, dopo pranzo, ve ne andate però un po’ stiamo insieme.

– Va bene, Andy, come vuoi tu, a noi sta benissimo, allora a domani …

– A domani papà … e grazie …

– Grazie a voi! … A che ora veniamo domani?

– All’una e mezza …

– Allora ciao e salutami Marco …

– Te lo passo … Ciao papà.

– Ciao papà, lo sai che Andy c’è rimasto malissimo, ti ha cercato e non ti ha trovato …

– Senti ripassamelo un momento.

– Andy, papà ti vuole dire ancora una parola.

– Pronto …

– Ciao Andy, ma non è che ci sei rimesto male? No, per carità di Dio, io non vi volevo disturbare ma è solo questo …

– Lo so, papà, lo so, ma un po’ ci sono rimasto male …

– No, bello, per carità, noi vi vogliamo bene … be’, va be’, ci vediamo domani, adesso non insisto, tanto lo sai quello che ci passa per la testa …

– Lo so, papà, lo so, non ti preoccupare, non è successo niente … però anche a me farebbe piacere di vedervi, quello non è tempo sprecato e poi oggi abbiamo lavorato tantissimo su questioni molto spinose, prima sembrava che non ci si raccapezzasse affatto, poi, alla fine invece siamo riusciti a capire proprio tutto …

– Mannaggia, adesso, mi dispiace che me ne sono andato, avrei voluto vedervi contenti … ma non succederà più.

– No, papà, no, nessuna promessa, fai sempre e solo quello che ti viene spontaneo.

– Va bene, Andy… allora a domani.

– Ciao papà! Saluta mamma …

– Certo Andy, ciao Andy, a domani.

– Cucciolo, adesso a tavola, vediamo che ci hanno preparato: mh, una lasagna, due cotolette e le patatine, c’è pure l’insalata, è tanta e tutta diversa … A proposito, le piantine nostre … andiamo a vedere subito …

– Birillo, che vuoi di più? Non c’è una foglietta malata, è tutto verdissimo e ci sono pure cinque rose che stanno venendo fuori …

– Però le rose mi fanno malinconia, quando fioriscono poi appassiscono …

– Ma la pianta resta e fa altre rose e poi vedi lì, ci sono pure le gazanie e si stanno per aprire, mi sa che adesso il trauma del trapianto l’hanno sperato e pure il timo … dai chinati, senti un po’, se ti abbassi senti pure il profumo …

– È vero un po’ si sente … – Dai adesso a tavola, perché dopo ci dobbiamo rimettere a studiare … mi sta prendendo la frenesia dello studio e di finire il più presto possibile … Stai seduto, faccio tutto io … Cucciolo, ma tu credi che ce la faremo a portare a termine il programma e a fare tutti gli esami preventivati e a finire entro i due anni? Io penso che si potrebbe pure fare …

– Se andiamo avanti così si potrebbe anche fare ma bisogna vedere se reggiamo un ritmo del genere per un tempo sufficiente … perché è stressante forte.

– Dai su, adesso mangiamo e non perdiamo tempo …

– Che di do, Birillo? – Quello che vuoi tu, ma facciamo presto … Cucciolo lo sai che comincia a non girarmi tanto bene …

– Cioè?

– Mi vengono un po’ di malinconie, sto cercando di scacciarle con l’idea dello studio matto e disperatissimo ma non credo che funzionerà … insomma, tu lo sai, quando mi prendono i cinque minuti è molto difficile che riesca a controllarmi e adesso la sensazione è strana … Cucciolo, noi stiamo qui a fare tutto questo lavoro … mah! Non c’è proprio niente di meglio … ma mi sa che la vita è tutta così … è tutta e solo un tirare un carretto per andare avanti …

– Birillo, ma ci sono anch’io …

– Sì, però prima pensavo si potesse vivere d’amore ma poi ci vogliono tantissime altre cose e poi l’amore che cos’è? In fondo è solo portare il peso in due ma il peso da portare c’è comunque, Cucciolo la vita è solo una fatica, solo un insieme di cose da fare, e se è così adesso, figurati che cosa sarà dopo … insomma, un disastro, dai, non fare quella faccia, lo so che ci sei però certe volte non ce la faccio più, i progetti mi sembrano troppo a lunga scadenza e io vorrei vivere adesso, adesso, aspetta, non ti arrabbiare, ma un po’ quell’innamoramento fortissimo dei primi tempi mi è un po’ passato, prima il sesso contava tantissimo, adesso conta meno, adesso ci sono più progetti comuni, ma non solo nel senso di progetti da portare avanti in due, ma proprio di progetti di quelli che contano per tutti, cioè adesso la fase dell’innamoramento è passata e per noi è come se si stesse alla fase del matrimonio, però è meno bello, si perde un po’ il contatto diretto tra noi, ci sono troppe cose da fare, a me piacerebbe giocare un po’ ma non si può perdere tempo e anche il cervello è tutto concentrato sulle cose da fare e la vita ce la godiamo di meno … non so se mi spiego …

– Sì, Birillo, ti spieghi benissimo, in effetti è vero ma tanto è così e basta però tra noi non si deve perdere nulla …

– Sì, ma non si perde per colpa nostra, si perde e basta, è proprio l’ingranaggio, si stava meglio da ragazzini …

– Birillo … io non ho avuto l’impressione che tu prima stessi gran che bene …

– Be’, sì, in effetti non era un gran che … sì, va be’, ma anche adesso non è poi un gran che … prima era proprio una schifezza, adesso siamo in due, questo lo sento anch’io, ma mi piacerebbe di più sognare, avere tempo da perdere, che ne so, quando saremo avvocati, se mai succederà, saremo asserviti al lavoro, un cliente tira l’altro e per noi niente tempo libero … anche adesso, mi piacerebbe farmi coccolare tutto il pomeriggio, forse perché non ho voglia di studiare ma forse non solo per quello, e invece niente, invece si deve studiare e basta … e poi con questa cosa di papà che ci porta il pranzo se perdo tempo mi sento in colpa. Lo sai Cucciolo, certe volte non so che campo a fare … con te sto bene, questo lo vedi da solo, ma proprio non so perché campo, sì, per stare con te, ma io in effetti non sto proprio con te, studiamo insieme, progettiamo insieme ma forse non viviamo insieme … e poi prima mi venivano delle reazioni emotive fortissime, mi veniva da piangere, adesso no, adesso mi sento più indifferente … dovrei stare meglio e invece mi sento più distaccato, più freddo … un po’ mi sento solo … non come prima, adesso te lo posso dire, almeno mi posso sfogare un po’ ma nemmeno tu puoi entrare in questa solitudine … Cucciolo, certe volte mi sento proprio strano e allora penso che non concluderò mai niente e che però non me ne importa niente, che mi lascerò travolgere e che non ci sarà niente da fare … mannaggia, sto parlando troppo … che pensi, Cucciolo?

– Eh! Che ti devo dire, quando parli così metti in crisi pure me … quello che dici è vero e un po’ lo provo pure io, certo di entusiasmi per la vita non me ne vengono molti, ma ci sei tu, vedi adesso stiamo qui … be’, non è come stare soli, cioè quando ti osservo lo sento che ci sei … mannaggia Birillo, non so che dire, mi sembra di dire solo cose stupide …

– Cucciolo, ce lo prendiamo un pomeriggio tutto per noi? Dopo tutto stamattina abbiamo lavorato sodo e ce lo meritiamo …

– Tutto quello che vuoi, Birillo …

– Allora ce ne andiamo a dormire abbracciati, adesso non ho voglia di sesso, mi manca tanto una tenerezza calda, voglio stare abbracciato con te … forse così se ne vanno i cattivi pensieri … Marco si alzò dalla tavola si mise dietro la sedia di Andy e gli accarezzò i capelli.

– Birillo! … Forse è vero che c’è meno tensione sessuale ma io non potrei pensare di esistere senza di te, sei vero, sei onesto e poi mi somigli moltissimo dentro … Andy, lasciamo tutto qui e andiamocene a riposare insieme!

– Cucciolo… mi pigliano le malinconie … sì, andiamo. In camera Andy continuò a parlare.

– Lo sai, certe volte mi sembra proprio di non contare niente, non per te, ma proprio per tutti gli altri, noi siamo tutti delle nullità, io, tu, ma pure tutti gli altri, il mondo è pieno di cose assurde e noi stiamo a lambiccarci il cervello per diventare avvocati … ma per fare che? Sì, lo so, il lavoro e tutte quelle cose lì … però alla fine sono meschinità lo stesso … forse quelli che fanno qualche cosa di buono per il prossimo hanno delle motivazioni forti … noi dobbiamo studiare, è una cosa utile per noi stessi, può fare piacere a papà e a mamma ma a tutti gli altri non gliene potrebbe fregare di meno … in fondo ognuno pensa solo ai cavoli suoi, noi ci siamo incontrati e adesso stiamo meglio di prima però anche noi pensiamo solo ai cavoli nostri … siamo egoisti, Cucciolo, siamo egoisti pure noi … non è una cosa bella … uno predica predica e poi alla fine si trova ad essere peggio degli altri …

– Be’ forse peggio no …

– E va bene, ma alla fine non è una grande consolazione … Cucciolo, perché non parli? Qui parlo solo io, tu mi ascolti … già tu mi devi ascoltare … lo sai Cucciolo che non ci siamo più picchiati … era brutto però era anche bello, adesso è tutto codificato … ti dovrei picchiare qualche volta, ma è faticoso e poi tanto tu non reagiresti … Cucciolo! Mannaggia perché deve esistere la malinconia? Non è giusto!

– Dai su, finché è solo la malinconia si sopporta benissimo, dopo tutto ci è andata bene …

– Be’ forse è vero, anzi è vero senza forse … chissà come sarebbe se non fosse così … se io non ti avessi incontrato, adesso dove starei? Brutta cosa! Meglio non pensarci … lo sai Cucciolo che adesso mi viene da addormentarmi sopra di te … è bello lasciarsi andare quando viene il sonno, fa un bell’effetto … chissà se la morte è così? – Birillo! Con certe cose non si gioca!

– Hai ragione, Cucciolo, scusami, dopo tutto di che cosa ci dovremmo lamentare, siamo due ragazzi gay, tutto sommato ancora giovani, che vivono in coppia e hanno una casa dove stare, abbiamo una famiglia che ci vuole bene così come siamo … certo, lamentarsi è come sputare in cielo, oggettivamente è vero, lo so … forse sono solo stupido o malinconico e poi io uno che mi sta a sentire ce l’ho. Cucciolo … Adesso mi sento pure stupido e mi sembra di avere detto tante cretinate, forse mi verrebbe in mente che ci dovremmo rimettere a studiare … però Cucciolo, non mi va, non mi va proprio, adesso voglio perdere un po’ di tempo e poi farmi coccolare da te è tempo guadagnato, non è tempo perso … Cucciolo, noi siamo giovani adesso … Mh! Mi piace tanto quando mi accarezzi i capelli, non è una cosa propriamente erotica, ma è gradevole a pelle, è una sensazione fisica molto forte … sì, così, Cucciolo … tu dovresti fare il barbiere, non l’avvocato, se facessi lo sciampo in questo modo avresti centinaia di clienti a fare la fila … be’, è pure un po’ sexy, ma solo poco poco … lo sai che mi piace tanto fare il bambino, tanto ci sei tu, io mi posso abbandonare … Cucciolo! È vero, è bello stare con te, non studiare insieme, ma proprio stare con te, coccolarsi così, stare a letto abbracciati … Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno? Io quasi quasi mi addormento … che dici? Dormiamo un’oretta … no, due orette e poi ci rimettiamo a studiare … Cucciolo … chi tace acconsente … lo vedo hai fatto un sorrisetto … Buon riposo, Cucciolo!

– Buon riposo, Birillo! Come è bello stare con te!

– Non mi lusingare! Io senza il Cucciolo sarei un relitto …

– Birillo, adesso riposiamo e fra due ore ci rimettiamo al lavoro …

– Buon riposo negriero!

– Buon riposo Birillo! Passò più di mezz’ora.

– Cucciolo … dormi?

– No …

– Nemmeno io … mi sento strano, prima mi era venuto sonno, ma adesso non riesco a dormire, mi sento elettrico, come e non stessi nel posto giusto … come se volessi fare chissà che cosa, come se dovesse succedere qualche cosa da un momento all’altro, almeno come se io stessi per fare qualche cosa da un momento all’altro, fisicamente sto bene ma mi sento ansioso. Marco gli strinse la mano.

– Grazie, Cucciolo, mi ci voleva … però mi sento strano lo stesso, ma non è che noi stiamo un po’ troppo soli? Cioè, noi stiamo bene però stiamo soli, stiamo soli fino in fondo, con noi non c’è mai nessuno, certe volte penso che sarebbe pure bello parlare di noi, chissà quanta altra gente c’è che ci potrebbe capire eccome, magari a certe persone una storia come la nostra potrebbe pure fare bene … però noi ce ne stiamo soli soli … mah! Chissà poi perché … sì, va be’, la paura della gente, sì, è vero che i ragazzi come noi devono stare attenti a quello che fanno però non si deve vivere solo di paura …

– Ma noi non viviamo solo di paura, anzi, mi pare che in effetti di paura non ne abbiamo mai avuta, Birillo, non è paura è stare attenti a non mettersi nei casini da soli … guarda che gli altri non sono come mamma e papà … per gli altri noi saremmo solo un argomento di conversazione, cioè non di conversazione ma di pettegolezzo …

– Be’ però le storie trasversali esistono … cioè magari con certe persone, con certi ragazzi intendo, uno scambio affettivo vero ci potrebbe pure essere, anche se sono etero, io penso che queste cose esistano …

– Probabilmente esistono … voglio dire che se mi ci trovassi la prenderei sul serio, ma non mi metterei a cercare una cosa del genere, mi sembra troppo improbabile … ci si potrebbe volere bene, certo, ma comunque sarebbe una cosa strana e poi ci si potrebbe volere bene che cosa significa? Che si potrebbe andare a prendere una pizza una volta ogni tanto … non lo so, ma quando uno ha una vita tanto diversa dalla tua … mah! Non so che dire …

– Ma si potrebbero pure conoscere dei ragazzi gay …

– Sì … e dove? Io certi gay fissatelli per la santa causa e quelli che vivono di discoteche proprio non li sopporterei … e poi, guarda non è problema di gay o non gay ma è problema di persone … dovresti trovare persone come si deve, il problema è lì, ci vorrebbero ragazzi come noi, cioè con lo stesso senso della famiglia, con lo stesso senso dello stare insieme, con gli stessi sogni … se non ci sono queste cose, alla fine si resta solo alla superficie …

– Cucciolo, ma noi andiamo pochissimo pure all’università …

– Lo so però studiamo e studiamo veramente e le prospettive ci sono eccome … ma non te lo ricordi … hai promesso a papà che avremmo fatto tutti gli esami in pochissimo tempo …

– Non mi prendere in giro …

– Scusa Birillo, però mettere in mezzo altre persone significherebbe pure perdere tempo e allontanare i risultati concreti, quelli in termini economici, cioè se hai degli amici li devi pure curare, ci devi spendere il tuo tempo.

Marco passò una mano tra i capelli di Andy.

– Vedi, Birillo, adesso abbiamo un mondo nostro, è vero siamo due cuori e una capanna, ma se ce le mattiamo tutta da qui a tre anni possiamo avere altre prospettive veramente … e poi sai, gli amici, sì, però sono cose diverse … che vuol dire che ci si può voler bene anche tra amici? Io credo che alla fine si fanno delle scelte e che l’amicizia è diversa dall’amore non per la mancanza del sesso ma perché manca un impegno reciproco definitivo, in un certo senso di un amico te ne importa, sì, può essere, te ne importa un po’, ma continui a fare la tua vita e se un tuo amico se ne va per la sua strada a te non te ne importa niente, non ci stai male … e non ci stai male perché prima non ci stavi bene, voglio dire che sono comunque rapporti deboli, questo è il fatto, cioè che sono rapporti che di affettivo hanno poco e di sociale hanno molto, non lo so, ma l’amicizia mi fa questo effetto, se di un amico mi innamorassi sarebbe diverso, mi diventerebbe necessario, ma quello è amore e poi se non è reciproco è veramente una cosa terribile … aspetta, non voglio dire se non è condiviso, cioè mi potrei innamorare anche di un etero, ma lui a modo suo dovrebbe essere innamorato di me, da etero, ma dovrebbe essere innamorato di me, cioè io per lui dovrei essere una persona veramente essenziale però non credo che per un etero una cosa del genere sarebbe nemmeno possibile … noi gente per andare a prendere una pizza insieme la possiamo pure trovare però io con queste persone non parlerei di noi, mi sembrerebbe di rovinare una cosa sacra per farne oggetto di conversazione, magari anche di conversazione seria ma di conversazione, io ho bisogno di certezze, di scelte definitive … ti ricordi quando mi dicevi che non te la sentivi di fare scelte definitive … tu in effetti le scelte definitive le hai fatte eccome non ti piaceva l’idea di sentirti legato perché non sapevi ancora come sarebbe andata a finire ma in effetti la scelta definitiva l’hai fatta eccome, se non fosse così io mi sentirei continuamente minacciato dall’idea che possa finire tutto da un momento all’altro … se tu la scelta definitiva non l’avessi fatta io sarei rimasto innamorato di te lo stesso, ma per te sarei stato solo un amico, una persona che alla fine si può anche perdere senza traumi … Birillo! Che pensi?

– Niente, sto a sentire, adesso non ho idee, ho il cervello vuoto, non riesco a concentrarmi … in effetti è vero che la mia scelta l’ho fatta, adesso la mia libertà non la rivendico più, adesso stare con te mi pare ovvio, non è più una scelta, è una cosa naturale, vedi adesso mi posso girare verso di te e ti posso abbracciare, non è nemmeno una cosa che io devo desiderare, è una cosa facilissima ormai tutto questo è parte della mia vita, tu in qualche modo non sei un altro, sei l’altra parte di me, adesso non ci sono più nemmeno conflitti, se tu pensi una cosa diversa da quella che penso io l’idea di adeguarmi mi sembra naturale, non è un piegarmi a una volontà estranea, se una cosa la dici tu in effetti la sento anche mia e poi è così proprio con tutto, mi sono abituato a te in senso globale, anche fisico, è una forma di simbiosi stretta … che cosa strane, Cucciolo, la gente non ci crederebbe … Pensa che invece avremmo potuto stare soli, come tanti ragazzi che una fortuna come la nostra non l’hanno avuta … è tutta questione di fortuna, noi non abbiamo fatto niente, ci siamo capitati e basta … Cucciolo, mi posso stringere a te, sei così caldo … Che fai? Mi arruffi i capelli? Lo sai che mi piace … Cucciolo! Qui sarebbe proprio ora di dormire, se no dopo non ce la facciamo nemmeno da alzarci. Ma tu hai voglia di dormire?

– No, veramente no.

– E allora alziamoci e rimettiamoci a lavorare …

– Ok Cucciolo, ma se che è meglio, mannaggia quante chiacchiere abbiamo fatto, forse sarebbe stato meglio studiare!

– No, e come farei senza i tuoi discorsi a raffica … ma adesso forza alla macchina e mettiamoci a lavorare …

– Ma che ore sono?

– È presto, non sono nemmeno le quattro e mezza, se lavoriamo bene possiamo fare un capitolo intero, tu prepara i libri e io faccio un po’ di caffè … Lavorarono senza sosta per quasi due ore.

– Cucciolo, ma questo parte del libro è facile!

– Mai dire quattro se non li hai nel sacco!

– Sì, va be’, ma mi sembra una cosa diversa da quella di stamattina, qui si legge e si va avanti e poi è ripetitivo, Cucciolo! Forza, vai, continuiamo e cerchiamo di non mollare, forza, mi piacerebbe tanto chiacchierare un po’ … ma lo facciamo dopo cena, facciamo così, lavoriamo fino alle dieci, poi ceniamo e il tempo che resta è tutto nostro. Però fammi anche un sorrisetto, così, dai, Cucciolo, non facciamoci prendere dalle malinconie. Ripresero la lettura, che correva spedita più del previsto, andarono avanti a forza di volontà, ogni tanto Andy faceva scorrere tra le dita le pagine lette e con qualche segno di soddisfazione, piano piano la stanchezza si faceva sentire, dopo le nove erano praticamente distrutti ma non mollarono, Andy voleva arrivare alle dieci, come preventivato e la facilità complessiva della lettura lo spingeva in quella direzione. Alle dieci mancavano ancora sei pagine alla fine del capitolo, Andy fece scorrere le sei pagine fra le dita poi diede un colpo d’occhio a Marco che rispose con un’occhiata di intesa, proseguirono per le ultime sei pagine che si rivelarono meno semplici del previsto, chiusero definitivamente il libro solo alle dieci e mezza.

– Basta! Non ne posso più! Mi esce pure dalle orecchie! Cucciolo, abbiamo finito, almeno per oggi abbiamo finito! Guarda qua, tra mattina e sera abbiamo fatto quasi settanta pagine, se quelle di stamattina fossero state facili come queste ultime ne avremmo potute fare cento …

– Sì, va be’, ma intanto ne abbiamo fatte settanta e non me lo aspettavo proprio … Birillo, adesso mangiamo qualche cosa e poi ce ne andiamo a dormire perché tanto domani si ricomincia da capo! – Lo so, però quando hai lavorato dopo ti senti meglio, non ti vengono gli scrupoli di coscienza, senti che hai fatto il tuo dovere e che stai costruendo veramente qualche cosa, lo sai Cucciolo, io credo che piano piano studiare ti cambia un po’ il modo di pensare, intanto ti abitua a lavorare, a non perdere tempo e poi proprio tutte queste questioni giuridiche creano proprio una forma mentale particolare, abituano a una certa razionalità, a una logica, in fondo studiare così non mi dispiace, cioè studiare seriamente … Aspetta, un momento, mannaggia mi stavo dimenticando il forno ci mancherebbe solo di bruciare tutto, stai seduto … ecco qua, senti che profumo … e poi studiare fa venire pure fame … e mi sento gasatissimo, non lo so, ma mi sento felice, felice di stare qui, proprio felice di esistere. Mentre diceva così Andy sorrideva, era radioso, aveva il fare tipico dei suoi momenti migliori, era quasi un momento magico, strizzava gli occhi, faceva qualche smorfia con la faccia, gesticolava, Marco lo guadava come estasiato, era il suo Andy, ed era un Andy felice, felice di stare lì con lui, di studiare, di sperare in un futuro. Marco era felice, si avvicinò a Andy e lo abbracciò.

– Andy! La vita può essere meravigliosa solo se ci sei tu! Andy! Non ho parole per dirti che adesso sono felice … Andy! Ma a noi che ci manca?

– Non ci manca proprio niente, io non riseco nemmeno a immaginare di poter sognare qualche altra cosa … e adesso abbiamo per noi tutta la serata … in realtà ce ne è rimasto poco, ma lo sai che prima al tempo non davo alcuna importanza ma adesso con al cosa dello studio lo sento eccome il passare del tempo … Marco! Che pensi Cucciolo?

– Mi sento solo bene, non mi manca niente … e poi ci sei tu …

– Dai mangia anche un pezzetto di formaggio e poi c’è l’insalata.

– No, l’insalata non mi va …

– Ma è buona … – Lo so … mangiala tu …

– Ma tu non la mangi per lasciarla a me?

– A te piace tanto! Tu sei un po’ un coniglietto …

– E tu sei un topolino che si mangia il formaggio … però, mannaggia, non ti mangi l’insalata per lasciarla a me!

– Che c’è di strano? Quando non avevamo quattrini tante volte ho avuto l’impressione che papà e mamma mangiassero meno per lasciare a me le cose più buone, per la verità sul momento non me ne accorgevo nemmeno, poi quando sono stato un po’ più grande l’ho capito …

– Cucciolo, ma tu pensi che papà e mamma siano veramente contenti di noi?

– Sì, penso di sì …

– Ma proprio di avere due figli come noi, cioè, voglio dire, per loro non sarebbe stato meglio magari avere veramente un nipotino? Sai, con gli anni potrebbero avere il piacere di fare veramente i nonni …

– Be’ questo non lo so, ma tanto ragionare per ipotesi non serve a niente, anche se volessero veramente un nipotino da me non lo potrebbero avere, se mai la colpa è mia …

– Ma dai, non dire stupidaggini …

– Però credo che di avere due figli come noi siano contenti, dopo tutto penso che si sentano coinvolti, specialmente da te …

– Perché specialmente da me?

– Dai lo sai benissimo, hai fatto di tutto per conquistarteli e ci sei riuscito benissimo … e poi io penso che dato che ci sei tu accettano di più anche me, loro pensavano chissà che cosa, non si aspettavano che io portassi a casa uno come Andy, siccome ti vogliono bene tutta la situazione sembra meno strana …

– Ma perché strana? Lo vedi che tu pure hai le tue fisse …

– Io dicevo per dire, così, in termini oggettivi, be’, insomma in qualche modo è strano il nostro modo di vivere …

– Marco! Non dire stronzate! Se no mi fai arrabbiare …

– Scusa, Birillo, io dico sempre così, come se la cosa la vedessi da fuori … No eh, non ti piace nemmeno così … va be’, ho capito, non è strano per niente … Birillo, per me non è strana e nemmeno per te, forse nemmeno per papà e mamma, adesso, almeno, ma per gli altri è strana forte …

– Ma a noi degli altri che ce ne frega? Gli altri pensano ai cavoli loro … E poi, Cucciolo, a me interessa di papà e mamma perché ci vogliono bene, di tutto il resto non ce ne deve fregare nulla … domani vengono a pranzo qui … ma non è che ci vengono per forza?

– Birillo, senti, tu hai la mania di complicare tutto, ci vengono perché ci vogliono venire, perché ci vogliono bene, ma come ti viene in mente che ci possano venire per forza?

– Hai ragione è una cosa stupida … lo vedi che è utile parlare, uno smussa gli angoli e lascia cadere un po’ di cose stupide … Cucciolo, però adesso andiamocene a letto, mi viene da sbadigliare e sono stanco morto, se attacco a chiacchierare a ruota libera poi dico stupidaggini … però aspetta, aspetta, non voglio andare a letto adesso, siediti un po’ sul divano …

– Ma Birillo, è tardissimo.

– Lo so, ma non fare storie, non mi piace quando mi contraddici, in fondo che ti costa? … Dai su, non ti fare pregare, così tu ti siedi lì e io mi stendo e poggio la testa sulle tue gambe … che pensi Cucciolo?

– Se te lo dico ti arrabbi …

– No, dai, dimmelo!

– Penso che è tardi e che …

– Lo vedi come sei stronzo, ma certe volte sei proprio cattivo … non devi fare così, io con te non faccio così …

– Pure questo è vero … però, Birillo, sei … no, va’, lasciamo perdere …

– Che cosa? Adesso me lo devi dire … mannaggia, brutto deficiente! –

No, dai, lasciamo perdere …

– Ma lo vedi come sei stronzo, quando fai così ti picchierei …

– Accomodati!

– Dai non mi sfottere … ma a che cosa stavi pensando?

– Al fatto che sei sempre tu che vuoi essere coccolato …

– Lo vedi che sei proprio stronzo, certe volte mi fai proprio male, ma perché mi tratti così?

– Perché ti voglio provocare, tu hai detto che mi picchieresti ma non lo faresti mai …

– Se lo facessi ti farei male e non ti voglio fare male …

– Ma non mi devi picchiare forte, puoi pure fare piano …

– Ma quello non sarebbe picchiarsi, sarebbe giocare … ma tu che cosa mi vuoi dire? … Mh … forse comincio a capire …

– No, Birillo, ti voglio solo dire che è tardi e che domani …

– Lo vedi, quando fai così ti ammazzerei, ti comporti con cattiveria e non mi piace affatto … ma io quasi quasi ti picchio veramente, tanto me lo hai chiesto tu … o no?

– E su, Birillo, picchiami ma in fretta che poi dobbiamo andare a dormire …

– Ancora con queste battute del cavolo! Tanto se voglio ti crocchio come mi pare … Che fai? Cucciolo, stai buono! Per favore stai calmo, ma che ti prende? Ma tu guarda questo … fa sempre il baccalà e si fa pregare e poi si sveglia all’improvviso … su, Cucciolo, basta, sono stanco morto e non mi va …

– Come sarebbe a dire non mi va? Fai sempre tante storie e poi quando succede non ti va! A me invece mi va … hai capito, Birillo?

– Buono, ma che fai? Mi fai male! Ma che sei impazzito? È notte fonda, qui i vicini ci cacciano da casa … aspetta, aspetta … mannaggia mi ti devo fare stare fermo con la forza …

– Tanto non ci riesci!

– Cucciolo, se vuoi fare l’amore dimmelo, basta dirlo, non c’è bisogno di fare tuta questa commedia …

– Andy! E dai, cerchiamo di vivacizzare un po’ le cose, lo vedi che stai ridacchiando pure tu!

– Buono, buono! Basta!

– Macché basta! Qui il mio Andy lo voglio sentire forte, lo voglio sentire vivo, voglio sentire che mi resiste, voglio sentire che ha i muscoli … Birillo, aspetta, cerca di fare più piano, io dicevo per dire … ma che fai? Mannaggia, ti sei risvegliato tutto all’improvviso … buono, stai buono,

– Baciami, stupido… ma te lo devo dire io? Cucciolo, allora i muscoli ce li hai anche tu, allora la forza ce l’hai anche tu, senti qua, ma tanto lo sai che se voglio ti metto sotto …

– Lo so, Birillo, lo so… ma mh! Mi pare che sono meno pappamolla di prima … se ce la metto tutta alla fine ti tengo testa benissimo …

– Pausa, Cucciolo, tregua!

– Che c’è Birillo?

– C’è che questa lotta non ha molto di sessuale è solo fare la lotta … è gradevole però non è come succedeva prima … Buono, dicevo per dire … che fai? Non c’è bisogno di prendere le cose troppo alla lettera, non c’è bisogno di prendersi le cose con la forza, tanto lo sai che sono tue … adesso c’è un po’ più di fuoco … però quando sudi puzzi un po’ … a me piace ma a qualcuno non piacerebbe, Cucciolo, lo sai che ti si è appiccicata addosso tutta la maglietta, sei sudatissimo …

– Pure tu … e puzzi pure tu!

– Allora ci facciamo una bella doccia fuori programma … Almeno ti poso abbracciare un po’ con calma nell’acqua calda, adesso mi piacciono di più le cose tranquille e poi mi devi coccolare e se non lo fai sei uno stronzo! Ma tanto tu lo fai eccome … Cucciolo quanto tempo è che non facciamo sesso? Mi sembra una vita!

– Saranno al massimo tre o quattro giorni …

– Ma lo sai che sborrare fa anche bene alla salute, se uno all’età nostra lo fa spesso quando diventa grande prende meno malattie, l’ho letto su un giornale … sì, è vero, non fare quella faccia …

– Lo so, l’ho letto anch’io, ma è una bella terapia … una pippa al giorno leva il medico di torno … Dai, Birillo, andiamo a fare la doccia se no qui prendiamo freddo, siamo tutti bagnati.

– L’acqua mettila piuttosto calda e piano piano, no, così è troppo calda, piano se no ci bruciamo il pisello, dai adesso sediamoci sul fondo e io mi appoggio a te …

– Andy!

– Che c’è?

– Ti voglio bene!

– Lo so, Cucciolo, lo vedo … – Non è nemmeno una cosa sessuale, adesso stare così mi sembra la cosa più ovvia del mondo, adesso stai appoggiato a me e sei veramente rilassato, abbandonato, si vede che stai bene e una cosa del genere mi fa andare in estasi … Birillo! Che bello quando mi guardi così! Birillo! È un sorriso dolcissimo!

– Cucciolo è bello condividere la propria intimità, Cucciolo, noi siamo una coppia felice! Io adesso sto bene … mi addormenterei così, mi sentirei felice di stare sempre così, non mi manca nulla, le mie malinconie me le porto dentro ma restano nascoste dentro, non mi fanno male perché ci sei tu, Cucciolo, alla fine il sesso è una cosa importantissima perché ti apre le porte dell’affettività vera, io adesso mi sento completamente tuo e sento che tu sei completamente mio, ma proprio tutto, anche l’anima … Cucciolo, restiamo così e non diciamo niente, poi tra dieci minuti fai tutto tu, mi lavi, mi asciughi e mi porti a letto …

– Ok Birillo, ma adesso non pensare a niente, cerca di goderteli questi momenti perché sono bellissimi!

– Così, a stare zitti zitti, mi viene ancora da parlare … ma adesso sto zitto … Cucciolo … grazie …

– Andy!!!

Rimasero in silenzio, con l’acqua che scorreva sui loro corpi lentamente, ogni tanto si stringevano le mani e Andy si stringeva di più a Marco, era come se il tempo si fosse fermato, non avevano paura di nulla, avevano la mente sgombra e leggera la comunicazione era intensissima, fatta di contatti leggeri e del calore del respiro, dopo dieci minuti Marco prese lo shampoo e lo versò sulla testa di Andy che rimase seduto, Marco si trattenne qualche secondo in più a frizionare leggermente i capelli di Andy, poi gli disse:

– Tirati su che ci sciacquiamo. Andy si alzò senza aprire gli occhi, Marco intensificò il getto e in un attimo non avevano addosso più schiuma, poi Marco aprì il meno possibile il box della doccia, uscì, prese l’asciugamano grande, rientrò nel box e lo avvolse intorno ad Andy che si limitò ad alzare le braccia. Entrambi non erano sessualmente eccitati. Marco asciugò bene i capelli di Andy poi lo frizionò leggermente e gli versò addosso un po’ di talco, quindi si asciugò con un asciugamano piccolo. Andy uscì dal box avvolto nel lenzuolo da bagno e rimase fermo, Marco si infilò slip e jeans, lo prese in braccio e lo portò a letto, poi andò a riprendere i vestiti di Andy, che però volle rimanere a letto completamente nudo, Marco fece altrettanto. Avevano entrambi la pelle fresca, quasi fredda, Andy aveva qualche piccolo brivido di freddo, Marco lo abbracciò.

– Come va, Birillo?

– Benissimo, Cucciolo, benissimo! Lo sai che si sta bene anche senza sesso, è un’altra cosa ma non è meno tenera… domani ci rifacciamo ma stasera è stata bellissima lo stesso … Cucciolo …

– Che c’è?

– Che pensi?

– Penso a quello che hai detto prima, che il sesso ti apre le porte dell’affettività vera … è proprio vero.

– Pensa un po’ come deve essere fare sesso senza amore, magari sapendo che tu stai con uno che sta pensando ad altro, magari con uno che ti piace solo fisicamente ma che non ti piace come persona … Cucciolo, ma ci pensi come sarebbe brutto … ma come fa certa gente a fare sesso se non è innamorata … io su di te ci avevo puntato tutto … almeno credo, comunque poi me lo hai insegnato tu che cosa significa  amare … e io l’ho imparato … almeno credo, prima di queste cose non ne capivo niente, ne avevo un vago sentore … e poi sei arrivato tu … Accarezzami i capelli … sì, così, Cucciolo, mi piace tanto, mi piace addormentarmi sapendo, anzi sentendo, che tu sei vicino a me … così, Cucciolo, così … notte Cucciolo!

– Notte Birillo!

– Cucciolo …

– Che c’è?

– …

– Che c’è?

– Forse niente … però mi prende un po’ di malinconia …

– Cioè?

– Mah… mi sento un po’ svogliato, un po’ deluso, certe volte mi pare che anche fisicamente non sono più quello che ero prima … cioè mi pare che sto calando un po’, forse no, o forse sono solo stupidaggini … però mi sento sempre mezzo mezzo, forse io a essere felice non ce la farò mai … cioè a sentirmi totalmente bene, ma neanche, diciamo solo a sentirmi bene … certe volte invidio papà, lui la prende sempre bene e pure mamma, loro certe forme di depressione non le hanno mai provate … ma come fanno ad essere sempre così sereni?

– Birillo, ma non sono sereni … cioè non sono felici in modo totale, sono solo sereni, guarda che di guai ne hanno tanti ma è che con noi non ne parlano mai, però le loro malinconie le hanno eccome e anche le cose che non vanno sotto il profilo fisico …

– Allora recitano …

– No, non è questo, è che cercano di non pesare su di noi …

– Dici che io dovrei fare lo stesso?

– No, Birillo, ognuno è sé stesso … io certi comportamenti da papà me li aspetto ma da parte tua sarebbero strani … sono diversi i ruoli …

– Ma allora è una questione di ruoli …

– Be’, in un certo senso sì, ma non sono recite …

– E allora quando a papà vengono i momenti di depressione si tiene tutto dentro?

– No, come sta alla fine lo capisci, ma lui ci mette una nota positiva …

– Cucciolo …

– Che c’è?

– Ti sto scocciando?

– No, ma adesso te la faccio io una domanda … ma tu pensi che a me i momenti neri non siano mai capitati? – Mh! Questa è una domanda difficile … di momenti neri forse te ne sono capitati, anche brutti, di paura, di disperazione, ma di depressione no, non credo tu abbia mai avuto momenti di depressione nera … forse questo per noi è l’unico punto sul quale non siamo esattamente sulla stessa frequenza, su questo tu mi stai a sentire ma non mi puoi capire perché non ci passi direttamente … che pensi? … Dimmelo, non stare zitto!

– Penso che forse hai ragione … e mi dispiace che sia così …

– Ma ognuno ha il suo mondo e nessuno può arrivare in fondo all’anima di un altro …

– No, Birillo, questo non è vero … tu non sai quello che mi passa per la testa? Secondo me tu lo si benissimo …

– Ma tu lo sai quello che passa per la testa a me?

– Sì che lo so …

– E allora dimmelo!

– Secondo me stai pensando che a stare a letto con me si sta bene e che queste chiacchiere hanno un valore comunicativo enorme … stare bene è solo questo … sentirsi amati …

– Però abbracciami, Cucciolo… ecco, così … è bella questa intimità con un’altra persona … è proprio una cosa calda, l’avevo sognata tanto … Cucciolo, lo sia che esiste veramente? Io prima non ci credevo … c’è tanta gente che conta, che guadagna, che fa tante cose importanti … ma tu dici che persone che si vogliono bene ce ne sono veramente tante? … Cioè che si vogliono bene come noi … Lo sai Cucciolo che adesso dipendere economicamente da te non mi pesa più, mi sembra ovvio, non mi sento un mantenuto, adesso questa è proprio casa mia e i tuoi sono la famiglia mia, l’anno scorso una eventualità del genere mi sarebbe sembrata assurda e invece è successo tutto da sé … però un po’ di malinconia di fondo mi è rimasta … ma quando stiamo abbracciati mi passa … però mi restano addosso tante paure, non so se tutta questa voglia di costruire ce l’ho veramente, quando ci sei tu mi sembra di sì, ma poi non lo so, mi sembra che vado un po’ a rimorchio, c’è tanta gente che fa progetti, che si sogna il domani … a me un po’ il domani fa paura, sto bene così, adesso, poi magari il mondo professionale non mi piacerà affatto, allora ci sarà da lavorare ancora più di adesso e il tempo per essere coccolati non ci sarà più … mannaggia, questo non mi piace … ma perché bisogna lavorare, Cucciolo, io non voglio crescere, io la mia adolescenza la voglio vivere adesso … almeno un po’ … adesso mi sento anche emotivamente carico, con tanta esitazione ma emotivamente carico, lo sento proprio a livello fisico, vedi, non ce la faccio ad addormentarmi, magari poi domani non ce la faccio ad alzarmi, ma adesso non ho proprio voglia di andare a dormire, mi piace troppo perdere il tempo così, fare correre il cervello a ruota libera, farmi coccolare, c’è tanta gente che ha voglia di crescere, di avere indipendenza, soldi … io a tutte queste cose non ci penso proprio, io ho bisogno del mio Cucciolo e basta … Cucciolo, ti do fastidio?

– Andy!

– Lo sai che mi piace quando mi accarezzi così, è una cosa dolce, delicata, mi sento importante … quando c’è qualcuno che si prende cura di te ti senti bene … però, lo vedi, Cucciolo … sei sempre tu che ti prendi cura di me e mai il contrario … a me piace quando mi accarezzi, ma potrebbe piacere pure a te e io non ci penso, mi godo la parte mia e a te non ci penso … sono egoista?

– No … sei solo il mio Birillo … tu dici tante cose, io non le so dire così bene ma mi piace sentirle e mi sento importante quando le dici … io adesso ho uno scopo nella vita … fare sì che il mio Birillo sia felice … queste cose riempiono la vita e poi mi piace tanto sentirti parlare, sentirti divagare quando fai tutti i tuoi discorsi, in fondo sono anche i miei … – Cucciolo, lo sai che con tutta questa intimità non si pensa nemmeno più tanto al sesso, adesso non mi manca niente, adesso siamo una cosa sola veramente … però noi non possiamo aver figli … ma ti pare giusto? Cioè, quando ero piccolo i miei mi dicevano che quando due si vogliono bene Dio gli manda i figli perché i figli così possono crescere bene … Cucciolo, noi ci vogliamo bene … però figli niente … per una coppia etero che si ama deve essere una cosa bellissima pensare che da loro possono venire i figli … o no? Chi lo sa … Forse i figli hanno un altro senso … almeno quando sono nato io … a me non mi ha mandato certo Dio come premio perché mio padre e mia madre si volevano bene, per te è stato diverso ma per me no, io sono nato e basta … tu pensa … mio padre e mia madre avrebbero fatto di tutto per non mettermi al mondo e invece io ci sono lo stesso, noi invece magari un figlio lo vorremmo tanto e non lo possiamo avere… ma tu un figlio o vorresti?

– Mah! Tanto è impossibile …

– Sì, lo so, ma tu lo vorresti un figlio da me …

– Birillo, adesso stiamo farneticando …

– No, dai, non cambiare argomento, rispondi!

– Un figlio da te? … e tu saresti il papà o la mamma?

– Dai, non tergiversare, cerca di rispondere …

– Mah!

– Sei perplesso?

– Sì …

– E perché?

– Be’ realmente un figlio non so se lo vorrei, non mi sembra una cosa così ovvia, in un ceto senso penso che sia una fortuna non dovere decidere cose del genere, un bambino è bello quando nasce, quando è piccolo, quando le cose vanno tutte lisce, ma quando non è così … ma anche quando va tutto bene, poi non resta sempre bambino, poi cresce, poi si ammala, poi invecchia … Birillo, tutte queste cose le abbiamo dette altre volte … quello che penso lo sai …

– Sì, lo so, però a me avere un figlio da te mi piacerebbe tantissimo … che nome gli metteresti?

– Mah! Proprio non lo so …

– Io sono tradizionalista, Rocco non mi piace proprio ma lo chiamerei così, come il nonno … e ci pensi come resterebbe papà se rimanessi incinto … , secondo me sarebbe contentissimo …

– Be’, insomma …

– Lo so che non succede però sarebbe bello …

– Lo vedi che vuoi fare la mamma!

– No, non lo so, ve be’, potresti rimanere incinto pure tu … però sarei contentissimo … Cucciolo … mi sto allargando troppo?

– E sì, mi sa di sì … – Però sarebbe bello … il Cucciolo col pancione … o starebbe meglio a me? … E poi se io resto incinto tu mi cacci di casa e magari pensi che ti ho messo le corna … magari con una ragazza … però se fosse successo sarebbe rimasta incinta lei … Cucciolo! Che pensi?

– Penso che è bello sentirti giocare così …

– Cucciolo …

– Sì …

– Ma tu la senti ancora una spinta erotica forte?

– Sì, è ovvio … cioè prima era una cosa fortissima perché doveva diventare una ipotesi reale ma adesso è una cosa reale …

– Sì, va be’, ma quando stai con me ti senti eccitato? … Dai, e poi quello che voglio dire lo sai benissimo … mh! Senti qua! Mi sa di sì, secondo me ti senti eccitato eccome … non è durissimo, come i primi tempi ma è bello grosso … sì, sì, sì, va ancora tutto bene … Cucciolo …

– Vuoi fare l’amore, Birillo?

 – Sì! Ah! Bello, Cucciolo, Bellissimo, così a pelle, nudo su nudo, almeno il fatto che sono giovane serve a qualche cosa, pensare che puoi essere felice di stare con me, che la mia sessualità ha in senso non solo per me mi sembra una cosa quasi incredibile … Cucciolo … Mh! Buono! Stai un po’ più tranquillo … aspetta, aspetta … fermo! Più calmo, più piano, tanto abbiamo tutta la notte … sì, sì, io non vaglio fare le cose una botta e via, mi piace il sesso lento, quello che dura nel tempo … mannaggia, pensa se tu avessi l’eiaculazione precoce … o se ce l’avessi io … tutto questo non si potrebbe fare … e invece si può fare e pensa se non ti tirasse o se non tirasse me … sarebbe un problema e invece ti tira eccome … lo sai che quando vedevo i siti porno su internet mi piaceva tantissimo vedere i ragazzi nudi, proprio solo nudi, non in attività sessuali costruite … un ragazzo è fatto per stare nudo, nudo è più bello, lo capisci meglio ne capisci meglio il carattere … se poi la puoi toccare … mh! Poi mi piacevano le foto di coppia, soprattutto quelle molto dolci, di coccole tenere, anche sessuali, ma senza aggressività, le cose intense, quelle partecipate, … c’erano dei nudi bellissimi, di una naturalità totale … il ragazzo com’è … che è una cosa bellissima, senza orpelli di nessun genere … Cucciolo ti posso guardare un po’, solo guardare come sei fatto … io lo so benissimo come sei fatto, ma mi piace proprio osservarti … no, non così, non ti mettere in posa, devi essere naturale, il sesso è una cosa semplice, spontanea … ecco così … lo sai Cucciolo, a me piacciono tanto le fotografie ma una foto erotica non te la farei mai e non me la farei mai fare, mi piace guardarle è vero, ma non quelle delle persone che amo, cioè mi sembrerebbe un po’ una dissacrazione, magari una foto di nudo sì, però dovrebbe essere un nudo senza eros, che ne so … un nudo al mare e mentre giochiamo … però il sesso mi sembra una cosa troppo privata … ma quanto sei bello, che belle gambe hai … quando stanno nei jeans non sembrano così belle, sono robuste ma non grasse, sono muscolose ma non troppo … e poi hai un bel volto, si armonizza bene col pisello, ci sono quelli che sono tutto cazzo o tutto bel faccino e niente cazzo … tu sei bello e basta … Cucciolo! Che fai? Aspetta! – Dai su, adesso ti voglio guardare un po’ io … così! Altro che fotomodello! … un Birillo tutto mio … proprio mio tutto! Mi sembra così incredibile … che fai? … Mh! … E baci bene! Accidenti! Sembri una puttana di classe! – E tu che ne sai? E poi a me certi paragoni non piacciono! Adesso mi giro e mi metto a dormire! – Scusa, Birillo! Scusa, scusa! Ho detto una stronzata! – Niente linguaggio triviale! Cucciolo noi stiamo facendo l’amore … hai capito Cucciolo? Qui non ci sono puttane … e poi quelli sono modelli di maschilismo vergognoso … se te ne esci di nuovo con cose del genere, parola mia, mi giro dall’altra parte e mi metto a dormire! Dai, su, adesso non fare quella faccia da cane bastonato, dai, su che mi devi coccolare, se no mi raffreddo …

– Te la sei presa, Birillo?

– No! Però … mh! Che fai?

– Be’ lo vedi …

– Sì, però dopo pure io!

– Certo, non ti preoccupare!

– Però è bello veramente! Mizzica, me lo ero quasi dimenticato! … Cucciolo, un attimo, fermo … per favore …

– C’è qualche cosa che non va?

– No, ma mi sento un po’ distratto … scusa se te lo dico ma mi sembri un po’ meccanico in quello che fai … non è male, anzi! Ma adesso non mi sento molto addentro in queste cose …

– Birillo … ho fatto qualche cosa che non va? …

– No, dai, non fare così, è solo che mi viene da pensare ad altro …

– E cioè? A che cosa? – Mi viene da pensare all’università, alla cosiddetta vita adulta … niente più cucciolerie …

– Ma tanto non mi pare che poi ti piacciano troppo …

– Non è vero, ma adesso sto pensando ad altro … tu dici che ci arriviamo veramente alla fine?

– Penso proprio di sì … ma perché non ci dovremmo arrivare? …

– Perché io non sono mai arrivato da nessuna parte …

– Ma se è per questo nemmeno io … però perché le cose non dovrebbero cambiare? … Ci sono tutte le migliori aspettative …

– Mh! … Le tue sì, quelle di papà e mamma …

– Perché le tue no? – Cucciolo, ma io l’università, la laurea, fare l’avvocato non lo considero un obiettivo della vita, si deve fare e basta, non è una mia scelta è una necessità, in qualche modo bisogna pure mangiare e noi in pratica lo possiamo fare così … in pratica solo così … però nel senso vero della parola non me ne importa nulla … io potrei fare qualsiasi cosa o anche nulla, in fondo non è una cosa mia … Cucciolo certe volte mi sento un po’ come se fossi una macchina nelle mani del destino, tanto tutto funziona come deve funzionare, io non ci posso fare niente, mi sento passivo, completamente passivo …

– Pure con me?

– Ma che c’entra? Io dico del lavoro, Cucciolo, noi facciamo facciamo … e poi tanto è tutto casuale! … E poi io adesso non riuscirei più a stare solo, prima ero più forte e ce la facevo … forse più disperato, però ce la facevo, adesso sto meglio ma ho anche tanta paura che tutto questo non duri, forse sono paure teoriche ma io le sento, non so nemmeno di che cosa ho paura … di qualche cosa che potrebbe venire a rovinare tutto … quando meno te lo aspetti … Cucciolo, io non ce l’ho una sicurezza … cioè nel futuro non ci credo, sto cercando di prendermi tutto e subito, ma al futuro non ci credo … tu dici che sono paure stupide ma io non mi sento sereno, è come se ci fosse qualche cosa che ci minaccia, qualche cosa che non so che cosa sia … però mi sento come se ci fosse una minaccia, poi tante volte mi metto a fare dei giochi mentali, penso di riuscire a prevedere il futuro e lo prevedo nero … poi penso che il futuro io lo posso condizionare col pensiero, e allora mi viene l’idea che io il futuro lo posso rovinare pensandoci troppo … Cucciolo, non sono cose stup… mh! Il bacio è stato bello ma non è che mi vuoi zittire?

– Sì! Ti voglio zittire … perché quando parti non ti fermi più … Andy! Una sponda ti ci vuole, se no il cervello lo fai girare troppo …

– Cucciolo, ma ti sei arrabbiato che prima non ti sono venuto appresso a fare l’amore … scusami, mannaggia certe volte sono proprio stupido …

– L’ho detto io che parli troppo! Birillo … ma lo sai che ore abbiamo fatto?

– No. – Sono quasi le quattro e domani cascheremo dal sonno … su, non fare quella faccetta pentita … piacerebbe tantissimo anche a me se si potesse dedicare tutto il nostro tempo solo a stare bene insieme … però, Birillo … , insomma, ci sono tante cose da fare e in un modo o nell’altro bisogna farle e domani ambiamo pure papà e mamma a pranzo e dobbiamo studiare … adesso una cosa fammela dire e poi mettiamoci a dormire …

– Ci sei rimesto male che mi sono distratto?…

– No, Birillo, ti volevo dire un’altra cosa … secondo me quando avremo finito con l’università farà piacere anche a te, adesso c’è la fatica ed è ovvio che la fatica non ti piaccia, ma poi ci sarà il risultato … ma te lo ricordi come stavi quando abbiamo fatto gli altri esami? … secondo me eri contento eccome … a te piace tanto palare, ma secondo me tu al fatto che arriveremo a destinazione presto e bene ci credi eccome! Birillo, tu in fondo quando c’è da studiare studi, non perdi tempo … magari poi non dormiamo per parlare, ma quando c’è da studiare si studia e basta!… O no?

– Sì … almeno un po’ è vero … Notte Cucciolo, adesso dormiamo e basta … Cucciolo, senti, adesso forse mi andrebbe di fare l’amore …

– No, Birillo, adesso dormiamo …

– Lo vedi che mi vuoi punire …

– Birillo, per favore, ti prego …

– Ho capito, ho capito … però domani sera si fa …

– Promesso!

– … È un po’ la promessa del marinaio …

– Zitto, Birillo! Adesso dormiamo, se no domani non stiamo in piedi e non ci possiamo permettere cose del genere … Notte Birillo!

– Notte Cucciolo! … Senti io … no, niente! Notte Cucciolo!

– … – Che fai non rispondi?

– Notte Birillo e dormi sereno perché noi non siamo soli … e lo sai … ma adesso dormi!

– Notte!

ANDY Romanzo gay 2002

Vi comunico che, in data 13 Febbraio 2017, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “ANDY” Romanzo Gay, scritto nel 2002.

Al momento la pubblicazione non è ancora completa, sono stati pubblicati i primi 13 capitoli (più di 400 pagine) su un totale di 24. Gli altri capitoli saranno pubblicati man mano che il lavoro di prima revisione e di formattazione di ciascun capitolo sarà completato.

Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).

Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.

Il romanzo racconta la vera storia d’amore di due ragazzi gay, ricostruita nelle sue dinamiche psicologiche e nella sua complessità sulla base di documenti originali (lettere e diari) e sulle testimonianze dirette dei protagonisti.

Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Buona lettura.

Project

GAY E MATRIMONI DI COPERTURA RECIPROCA

Caro Project,
mi chiamo Michele, ho 36 anni, vivo in un paese della Calabria ionica e mi trovo in un brutto momento per una serie di ragioni. Ho lavorato in condizioni molto precarie fino a novembre, poi è finito tutto. Lavoravo fuori dal mio paese e lavoravo da anni, guadagnavo poco, ma alla fine mi bastava per sopravvivere e per avere un minilocale in affitto in comune con un altro ragazzo, cioè in pratica una piccolissima casa. Avevo un amico, che per me era più di un amico, quello che condivideva il locale con me. Lavoravamo nello stesso posto, lui guadagnava meno di me ma né io né lui saremmo riusciti da soli a pagare un buco di casa dove vivevamo. Abbiamo deciso di condividere le spese e abbiamo preso insieme il minilocale, lo abbiamo ripulito, lo abbiamo arredato come potevamo e in qualche modo avevamo risolto il problema di casa. Tutto questo ormai diversi anni fa. All’epoca, io e il mio amico condividevamo solo l’appartamento (stanza unica). Era una vita piccola piccola, ma stavamo bene così. Io tornavo a casa dei miei genitori il meno possibile e quando ci tornavo era un’ossessione di discorsi di trovarsi una ragazza e sistemarsi. Non ne potevo più. Poi, col mio amico (lo chiamerò Giuseppe, ma non si chiama così) si è stabilito un clima di sempre maggiore confidenza. Lui è uno molto calmo, molto ritirato, non ha mai fatto stupidaggini e te ne puoi fidare. Insomma, arriviamo al fatto che mi deciso e gli dico come stanno le cose. Non so che reazione aspettarmi e magari potrebbe andare a pezzi anche la storia della casa in comune, ma non succede così, mi dice che lui è bisessuale, però, anche se ci conoscevamo da molti mesi, non lo avevo mai visto con una ragazza, e anzi le ragazze le teneva a distanza. C’è da dire che, però, pure non me, anche se stavamo sempre insieme e da molto tempo, non c’era mai stata nessuna manifestazione di interesse, come anche io non ero interessato a lui. In pratica eravamo solo amici, almeno fino al chiarimento, e nella sostanza lo siamo stati anche dopo, con un po’ di intimità in più, un po’ di coccole e sporadicamente anche un po’ di sesso. Stavamo bene insieme, senza pretese, la vita andava avanti giorno per giorno, ci capivamo. Non eravamo amanti nel senso che la gente dà a questa parola, ci volevamo bene e soprattutto andava bene così, non c’erano desideri frustrati, non c’era il tentativo di trasformare il nostro rapporto in altro. In pratica le cose andavano avanti così, diciamo bene, da sei anni, poi, all’improvviso l’azienda va in ristrutturazione e c’è il taglio del personale e siamo finiti fuori tutti e due. Per noi è stata una rovina totale. Ci siamo messi subito alla ricerca di alternative ma non abbiamo trovato assolutamente nulla, se non lavori giornalieri con paghe letteralmente di fame. In pratica siamo stati costretti tutti e due a tornare a casa dei nostri genitori. Giuseppe sta in un altro paese, piuttosto lontano. Quando va bene ci vediamo la domenica. Gli altri giorni io vado a lavorare nella campagna di mio padre e lui cerca di arrangiarsi con qualche lavoretto per il negozietto di famiglia, che dopo l’apertura del supermercato resta aperto quasi in perdita. La mia vita è a questo punto. Certe volte mi prendono attacchi di depressione terribile, ho visto crollare tutto il mio, anzi il nostro piccolo mondo, che per me era tutto e adesso sono di nuovo con i miei che hanno ripreso a insistere per farmi sistemare. Invitano a casa ragazze per farmele conoscere, io non mi faccio trovare e mio padre va su tutte le furie. D’altra parte è un tipo molto collerico e se avesse le idee chiare su di me non riesco ad a immaginare come reagirebbe. Devo fingere che tutti i miei malesseri sono legati al fatto che non lavoro, in buna parte è così, ma non posso negare che stare in famiglia e non poter stare con Giuseppe per me è distruttivo. Quando vado a trovare Giuseppe vedo che lui fa di tutto per tirarmi su di morale ma mi rendo conto che pure lui è a pezzi. La sua famiglia è pure peggio della mia, e noi adesso viviamo entrambi alle spalle dei nostri genitori. Mio padre, che ovviamente non sa niente di Giuseppe, mi ha proposto una cosa, cioè di andare a lavorare la terra con lui, perché ha un bel pezzo di terra che, lavorata bene, potrebbe rendere qualcosa, lui la vede come la soluzione ideale, e dice: “Ti sposi e te ne vieni a vivere con noi!” Per lui la soluzione è questa e va in bestia quando vede che io non ne voglio sapere. Non capisce perché una cosa, che a lui sembra la più ovvia del mondo, per me è del tutto priva i senso. Non arriverà mai a capire che lui è lui e io sono io, e d’altra parte io non perderò nemmeno tempo a spiegarglielo. Da qualche settimana c’è una novità che ha complicato ulteriormente le cose e cerco di spiegartela. Giuseppe ha una sorella, più giovane di noi, ma non è una ragazzina, ha 31 anni. Ha avuto tanti fidanzati ma di sposarsi non ne ha mai voluto sapere. I genitori hanno cercato di costringerla al matrimonio ma non c’è stato niente da fare. Qualche settimana fa, lei e Giuseppe hanno parlato chiaro e in pratica la sorella di Giuseppe si sente da sempre attratta verso le donne. Una domenica che sono stato da loro abbiamo parlato di questo fatto ed è stata una cosa liberatoria, penso per tutti e tre. Adesso la sorella di Giuseppe lavora nel negozietto dei genitori (che sono anziani e malandati) ma non ne può più delle pressioni dei genitori che la vogliono vedere sistemata a tutti i costi. Insomma, era venuta fuori un ‘idea, non lo so se è una cosa sensata, ma potrebbe pure essere, cioè io potrei sposare la sorella di Giuseppe e potremmo cercare di andare a vivere tutti e tre insieme, però per fare una cosa del genere dovremmo trovare un lavoro tutti e tre più o meno nello stesso posto e questo è quasi impossibile. L’idea del matrimonio è venuta fuori da sé in modo spontaneo e penso che né Giuseppe né la sorella l’avessero pensata prima. Però le complicazioni sarebbero moltissime, non tanto per me e per Giuseppe, ma per la sorella, perché da sposata per lei sarebbe molto più difficile trovarsi una compagna e poi io e lei dovremmo vivere insieme, il che complica ancora di più le cose. Però ci sarebbero i vantaggi di zittire i nostri genitori e io potrei anche continuare a convivere con Giuseppe. Sto cercando di riflettere su questa cosa da un paio di settimane, per cercare di prevedere tutti i possibili lati negativi. La sorella di Giuseppe è anche una bella ragazza e poi ragiona in pratica come noi, non è formalista, ma bisogna stare molto attenti, penso, prima di fare passi del genere. Poi c’è la questione che forse la cosa più ovvia sarebbe non il matrimonio ma l’unione civile, che è molto meno vincolante, ma i nostri genitori una cosa del genere non l’accetterebbero mai, per loro la strada è solo quella del matrimonio e nemmeno del matrimonio civile, proprio di quello in chiesa, che però ci creerebbe una marea di problema anche a livello legale, problemi che non riesco nemmeno a prevedere. Poi, sempre per restare nel mondo sei sogni, ci sarebbe l’idea di aprire una piccola attività commerciale in tre, sarebbe bellissimo e ci lavoreremmo tutti e tre col massimo entusiasmo, ma non qui, bisognerebbe trasferirsi nel nord dove la mentalità è un’altra e dove forse qualche possibilità ci sarebbe, ma ci vorrebbero troppi soldi e di soldi non ce ne sono proprio. Al momento il problema vero è il lavoro e finché non arriva il lavoro, tutto il resto rimane in sospeso. Project, che pensi dell’idea del matrimonio? Mi piacerebbe molto avere un tuo parere e magari anche il parare dei ragazzi del progetto. Se vuoi, pubblica questa mail, ma non i brani che ti ho scritto in corsivo. Fai tu, io mi fido.
Fammi sapere.
B.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5978

THOMAS LOVELL BEDDOES OMOSESSUALE

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, che intendo presentarvi qui, deve essere letto non molta attenzione e con molto rispetto, perché la storia che contiene è tragica. Raffalovich la racconta molto succintamente, anche perché le fonti biografiche relative a Beddoes sono scarsissime. La vita di quest’uomo più che essere emblematica dell’omosessualità nella prima metà dell’800, rappresenta in modo drammatico la commessione dell’omosessualità con la depressione.

Beddoes era un uomo colto e intelligente, nato in una famiglia benestante inglese, aveva studiato in modo appassionato il Tedesco, si era trasferito in Germania, aveva studiato medicina prima  a Gottinga e poi a Würzburg, dove si era laureato, per la sua epoca era un profondo conoscitore della fisiologia, aveva partecipato ai primi movimenti democratici e per questo era stato mandato in esilio a Zurigo, era stato proposto per una cattedra di anatomia comparata, insomma era un uomo professionalmente realizzato, e non privo di interessi politici avanzati. Il suo soggiorno tra la Germania e la Svizzera, però, aveva cambiato profondamente il suo carattere. Gli amici inglesi che lo rividero dopo vent’anni di soggiorno fuori dall’Inghilterra notarono tutti che si era incupito e dava segni di misantropia e di depressione.

Raffalovich parla di due ferite che Beddoes si sarebbe procurato. Leggendo il testo sbrigativamente si ha l’impressione che si tratti di incidenti, in realtà si tratta di due episodi di autolesionismo, che, con l’ottica odierna avrebbero potuto essere interpretati come segni di fortissimo disagio. Il primo episodio di autolesionismo comportò conseguenze per la salute che durarono mesi, il secondo, seguito da atti di intolleranza di Beddoes, che si strappava le bende che gli venivano applicate, comportò una cancrena, seguita dall’amputazione di una gamba. Ma anche dalle conseguenze di questo secondo episodio Beddoes si riprese  e programmò addirittura un viaggio in Italia. Quando fu in grado di andare in città, andò a comprare del curaro (era un medico e poteva farlo) e si avvelenò lasciando una lettera con le sue ultime volontà ad un amico inglese.

In che cosa la vita tragica di quest’uomo tocca l’omosessualità? Sappiamo che dal giugno 1847 alla primavera del 1848, Beddoes, che aveva 44 anni, visse a Francoforte con un panettiere diciannovenne, Degen, che una cugina di Beddoes conobbe e che descrive in modo molto positivo affermando che aveva una “dignità naturale”. Beddoes dedicò tutta la sua vita a Degen, gli insegnò l’Inglese, gli mise in mente che ne avrebbe fatto un attore drammatico (vecchio sogno dello stesso Beddoes) e arrivò al punto di prendere in affitto per una sera un intero teatro per vederlo recitare.

Non sappiamo che tipo di rapporto ci fosse tra i due, ma il primo episodio di autolesionismo risale proprio al periodo della loro convivenza a Francoforte. Il secondo episodio di autolesionismo pare sia conseguenza di una lite tra i due seguita da una temporanea separazione. A parte i 25 anni di differenza di età, il vero problema per Degen era rappresentato dalla difficoltà di convivere con un depresso, che non si sa come gestire, e che, per un verso, si attacca disperatamente al suo compagno e per l’altro tende a soffocarlo e ad opprimerlo.

Se è certamente vero che al tempo di Beddoes la condizione di un omosessuale era molto diversa da quella che sarà 50 anni dopo tipica di Addington Symons e dello stesso Raffalovich, e che perfino per un medico colto era estremamente difficile avere una cognizione seria di che cosa fosse l’omosessualità, al di là dei manuali di psichiatria precedenti Krafft-Ebing e dei moralismi universamente diffusi, è pur vero che l’omosessualità, qui, non è il problema sostanziale. Oggi la gestione degli stati depressivi profondi può giovarsi di farmaci enormemente evoluti con prognosi nettamente migliori di quanto accadeva quasi 200 anni fa, e ci sono mezzi che possono aiutare a ridurre l’isolamento e la progressiva chiusura in sé di queste persone. La riflessione sulla biografia di Beddoes può in ogni caso aiutarci a capire quanto la solitudine possa aggravare la depressione e quanto un ambiente omofobo possa condizionare la vita di un omosessuale.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.

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THOMAS LOVELL BEDDOES

Thomas Lovell Beddoes (1803-1849), un interessante e curioso poeta inglese, sembra essere stato unisessuale. La sua vita intima è poco conosciuta, ma la sua passione più viva (che precedette il suo suicidio) fu per un giovane panettiere tedesco.

Il padre di Beddoes era un medico molto conosciuto. Sua madre era sorella di Maria Edgeworth, la famosa romanziera. In collegio (cominciò a scrivere verso i 14 anni), era già originale e indipendente. Amava Shakespeare e i poeti drammatici, e imitava con molto piacere gli attori alla moda. Declamava, recitava: la sua voce era molto gradevole, il suo eloquio e i suoi gesti interessavano abbastanza uno dei suoi compagni perché questi acconsentisse a recitare con lui il ruolo di un nemico o di un’amante, ricevendo carezze o colpi, secondo le esigenze del dramma.

Nel 1820, andò ad Oxford dove scrisse e pubblicò due volumetti di poesie. Ma la sua timidezza, che si trasformò in misantropia, era molto forte e lui aveva pochi amici. Si diede a studiare Tedesco, con un successo tale che se ne andò, nel 1825, in Germania per studiare medicina. Il professor Blumenbach divenne suo amico e gli fu utile nel suo perseguire appassionatamente lo studio della fisiologia e della medicina. Non aveva rinunciato alla sua ambizione di essere poeta drammatico. Si mescolò anche ad intrighi politici. Nel suo trentesimo anno, ottenne la laurea di dottore all’Università di Würzburg.[1] I suoi gusti politici lo costrinsero, nel 1832, a rifugiarsi in Svizzera. Per alcuni anni, praticò la medicina a Zurigo. Il chirurgo Schoenlien lo propose anche all’Università di medicina di questa città come professore di anatomia comparata. Ma nel 1839, la politica lo allontanò di nuovo, e non ebbe più tranquillità. Si hanno pochi dettagli sulla sua vita. Nel 1841, si legò a Berlino con il giovane dottor Frey. Nel 1842, andò in Inghilterra. Nel 1843, si stabilì a Aargau, una piccola città vicino Zurigo. Passò l’inverno del 1844 a Giessen dove Liebig era professore. Scriveva poesie satiriche in Tedesco.

Nel 1847 ritornò in Inghilterra dove restò per dieci mesi. I suoi amici, che non lo avevano visto da vent’anni, lo trovarono cambiato, cupo, eccentrico, misantropo.

Nel mese di giugno del 1847, andò a Francoforte dove visse fino alla primavera del 1848 con un giovane panettiere di diciannove anni, Degen, che la cugina di Beddoes, Miss Zoé King, descrive così: “Un giovane uomo gentile nella sua persona, in una camicia blu, che aveva una bella espressione e una dignità naturale.” Durante questo periodo, Beddoes si procurò una ferita alla mano con un bisturi;[2] cadde malato e rimase indebolito per molto tempo. Per sei mesi non volle vedere nessuno ad accezione di Degen. Gli mise in testa di diventare attore e gli insegnò l’Inglese, rinunciando a qualsiasi altra compagnia.

Si lascia crescere la barba e assomiglia a Shakespeare come in giovinezza aveva somigliato a Keatz. Nel mese di maggio del 1848, viaggiano insieme. A Zurigo, Beddoes affitta il teatro per una sera per vedere Degen recitare il ruolo di Hotspur.[3] Per sei settimane Beddoes fu felice. Ma una separazione, probabilmente una lite con Degen a Bâle, fu seguita dalla malinconia nera del poeta che si procurò una profonda ferita a una gamba. “Era infelice e voleva uccidersi”, disse il ragazzo dell’albergo. Si strappava le bende che gli mettevano. Ne seguì la cancrena, poi l’amputazione della gamba (il 9 settembre). Andò meglio, Degen tornò a Bâle e si stabilì vicino a lui. Beddoes leggeva e scriveva. Aveva il progetto di andare in Italia. Il 26 gennaio 1849, abbastanza ristabilito per andare in città, comprò del curaro (era un medico) e al rientro si suicidò, lasciando una lettera a un amico d’Inghilterra che conteneva la sue ultime volontà. Nel 1857, Miss Zoé King, sua cugina, andò a Bâle e incontrò Degen, il dottor Frey, il dottor Ecklin che gli aveva amputato la gamba, ecc..

Il suo amico di giovinezza Itelsall pubblicò le sue poesie inedite, che furono molto ben accolte.

(Riprendo questi dettagli dalla piccola biografia di Edmond Gosse che precede le opere di Beddoes. – 2 v. Dent, 1890, Londra)

Non ci sono aneddoti o leggende che riguardino amori di Beddoes per una donna, e io credo che in Inghilterra ne avrebbero quasi inventata una, se avessero potuto. In ogni caso Beddoes sembra un uranista, o un indifferente sessuale che, sotto l’influenza della malattia e dell’isolamento, si accese di una grande passione per Degen il panettiere (passione probabilmente esaltata), o piuttosto quella fu solo l’ultima della passioni rifiutate o sconosciute di un timido taciturno.

 Fu in ogni caso un poeta lirico, e non banale. Quanto all’ossessione della morte pittoresca che riempiva i suoi versi, la si può perdonare ad un uomo che si suicida, evitando di definirla un’affettazione letteraria. I suoi modelli in poesia (eccettuato Shelley) sono essi stessi poeti bizzarri ed eccentrici.

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[1] Nota di project: – Nel 1824, era andato a Göttingen, per studiare medicina, attratto dall’idea di trovare qualche evidenza fisica della sopravvivenza dello spirito umano dopo la morte del corpo, ma ne era stato espulso e aveva dovuto riprendere e terminare gli studi a Würzburg.

[2] Nota di Project: – Non si tratta di un incidente ma di un atto di autolesionismo, che sarà seguito da un secondo e più grave atto della stessa natura.

[2] Nota di project:- Hotspur è un soprannome di Sir Henry Percy (1364-1403), noto come Harry Hotspur, figlio maggiore del primo conte di Northumberland, come raffigurato nell’Enrico IV, Parte 1, di Shakespeare.

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IPOCRISIA E MORALISMO DOPO LA CONDANNA DI OSCAR WILDE

Riporto qui di seguito, in mia traduzione, due lettere di lord Alfred Douglas ai giornali, che completano il discorso sul processo contro Oscar Wilde, contenuto in “Uranismo e Unisessualità” di Raffalovich. Si tratta di due documenti molto diversi.

La prima lettera, inviata al Giornale di Le Havre, esprime lo sconcerto di lord Alfred non tanto per le offese delle quali era stato fatto oggetto, quanto per il fatto che altre bravissime persone del tutto innocenti erano state coinvolte dal giornale in pettegolezzi che potevano rovinare loro la vita. Lord Alfred aveva preso in affitto uno yacht con due marinai, coi quali aveva fatto spesso uscite in mare, come era d’uso per i ricchi villeggianti in città. Uno dei due marinai era stato oggetto di maldicenze e di sospetti da parte del giornale e questo fatto aveva generato la reazione piccata di lord Alfred.

La seconda lettera (il cui originale deve essere stato in Inglese) è un atto di accusa di lord Alfred nei confronti del padre, il marchese di Queensberry, additato dai giornali come tutore della morale e della famiglia e presentato da lord Alfred in una luce completamente diversa. Il padre contestò fortemente una scelta di uno dei suoi figli, lord Sholto Douglas, che aveva permesso alla moglie di firmare un contratto che prevedeva la sua comparsa sulle scene teatrali negli Stati Uniti. Lord Alfred, fa un elenco delle cifre tornate nella tasche del marchese di Queesnberry, a seguito della revoca della concessione delle rendite ai figli e alla moglie (madre di lord Alfred), revoche motivate tutte pubblicamente dall’indegnità dei figli e della moglie, ma con ogni probabilità anche e soprattutto da ragioni economiche. In buona sostanza il moralismo aveva fruttato a lord Queensberry 41.250 franchi l’anno, una cifra veramente enorme. Lord Alfred invita a porsi domande sulle vere ragioni di sdegni morali così redditizi.

Ma veniamo alle lettere di lord Alfred.

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Lettera di Alfred Douglas a un giornale di Le Havre.

1° Agosto, Boulevard François I° n. 66 – Le Havre

Signori,

Ho appena letto sul vostro giornale le cose insultanti che avete scritto su di me. Per me, che ho già tanto sofferto, non cambia assolutamente nulla se un piccolo giornale di provincia mi accusa di tutti i crimini che si possono immaginare; ma per il mio piccolo marinaio, questo povero innocente, e per i suoi amici, altre brave persone, di cui voi parlate con leggerezza, deve essere molto diverso.

Osservo, Signore, che ho preso in affitto un piccolo yacht e ho assunto un marinaio, e ho anche fatto con questo yacht, con questo marinaio e con uno dei suoi compagni e con molti pescatori di Le Havre, che di solito accompagnano gli stranieri, molte uscite in mare; è questa forse una ragione per insultare e sporcare, non dico me, ma questi altri vostri concittadini.

Per me è anche troppo evidente che tutti hanno il diritto di insultarmi e di ingiuriarmi perché sono l’amico di Oscar Wilde.

Ecco il mio crimine, non il fatto che sono stato suo amico ma che lo sarò fino alla sua morte (e anche dopo, se Dio vorrà). Ebbene, Signore, non fa parte del mio sistema morale abbandonare un amico o rinnegarlo anche se questo amico è in prigione o all’inferno.

Forse mi sbaglio, ma in ogni caso preferisco consultare la mia coscienza che quella del Giornale di Le Havre.

Vogliate gradire, Signore, i miei complimenti e le mie scuse per gli errori che senza dubbio ho commesso in una lingua straniera.

Lettera di Alfred Douglas al direttore del giornale

Villa Cazo, Capri, dicembre 1895.

Caro Signore,

Vedo, nel giornale del 2 dicembre, un paragrafo nel quale voi dite che mio fratello, lord Sholto Douglas, ha firmato un contratto per sua moglie, che prevedeva che comparisse su una scena americana.

Voi citate il fatto che mio padre, il marchese di Queensberry, è molto contrario a questo contratto. I rapporti in cui mi trovo con mio padre non sono tali che lui mi permetta di scrivergli o di comunicare direttamente con lui; ma potrei io affermare, nelle colonne del vostro giornale, a lui e al mondo in generale, che, se disapprova l’azione di mio fratello, lord Sholto, ha un rimedio molto semplice?

Mio padre è molto ricco e la sua sollecitudine per l’onore della sua famiglia, – una delle più antiche e più nobili d’Europa, – è stata appena manifestata al mondo dalla sua condotta verso di me. Così grande era il suo rispetto dell’onore della sua famiglia e così grande l’amore della virtù e della purezza, che non ha esitato a rovinare per sempre e a cacciare dall’Inghilterra, me, suo figlio.

Ma i suoi nobili sforzi per la virtù e l’onore non si sono fermati a questo punto; il suo cuore paterno già afflitto dalla miseria, dalla disgrazia e dalla rovina di suo figlio, aveva ancora in serbo altre prove da affrontare. E lui ha ritenuto necessario togliere a questo figlio il denaro che gli aveva precedentemente destinato, 350 sterline l’anno.

Dopo di ciò si sarebbe potuto credere che il suo sacrificio fosse completo e che lui avrebbe potuto starsene tranquillo; ma quelli che hanno ragionato così conoscevano solo superficialmente le profondità dell’abnegazione di cui quest’uomo splendido era capace.

Mio fratello, lord Douglas di Hawick, che mi ha appoggiato durante il mio processo e che si è permesso di fare delle rimostranze a mio padre a proposito della rovina che portava su suo figlio, si è visto, anche lui, privato della sua rendita di 500 sterline l’anno.

Mia sorella e mia madre, di cui lui è il marito divorziato, sono state le sue vittime successive. 300 sterline all’anno sono state tolte all’una e 500 all’altra. Questa ultima somma era quanto lui dava a mia madre in più di quello che era obbligato a pagarle per legge.

Pover’uomo! Quanto ha dovuto soffrire! Quanto deve avere sofferto il suo cuore gentile quando ha fatto tornare nelle sue tasche questa somma, 1.650 sterline, o 41.250 franchi all’anno. La storia non offre un caso analogo di un nobile sacrificio di sé per la causa della virtù.

Non dico di Bruto: che ha fatto ammazzare suo figlio perché quello aveva trasgredito una norma la cui sanzione era la morte. Lord Queensberry ha esteso la sua responsabilità morale sulla famiglia intera del suo figlio delinquente.

Ora, ecco quello che propongo: che lord Queensberry assicuri a lord Sholto Douglas la metà del denaro che ha tolto a sua moglie e agli altri suoi figli, e questo premetterebbe a mio fratello di nutrire sua moglie, di vivere come un gentiluomo e di essere completamente indipendente dal teatro americano, mentre lord Queensberry sarebbe ancora più ricco di 825 sterline (29.625 franchi all’anno) rispetto a prima della sua crociata contro di me e contro il mio amico Oscar Wilde.

Se trovate la mia lettera di un interesse sufficiente a farla stampare, siate così gentile di farla tradurre in Francese, perché ho scoperto che la “cortesia” proverbiale della Francia non impedisce ad un giornale come Le Figaro di lamentarsi degli errori fatti da uno straniero che scrive in Francese.

Con tutte le mi scuse per la lunghezza di questa lettera.

Ho l’onore di essere, caro Signore, vostro obedientissimo servitore.

Alfred-Bruce Douglas

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