ESSERE GAY TRA ABUSI E VIOLENZA DOMESTICA

Ciao Project,

leggo da tempo il forum e ho letto anche parecchi pezzi del manuale “essere gay” e ti posso dire che per me sono state letture utilissime, perché avevo le idee parecchio confuse. Il fatto di essere gay mi creava non pochi problemi, non per la cosa in sé, che sento mia al 100%, ma per via degli altri e del non sapere che fare e come comportarmi. Adesso ho meno paure, ma ho comunque moltissimi problemi che non ho risolto e che non riesco a risolvere ed è proprio di questo che ti vorrei parlare, perché ho letto le risposte che dai ai ragazzi e mi sembrano molto equilibrate.

Io ho 25 anni, sono gay, di questo non ho dubbi, non ho mai avuto fantasie su ragazze, da ragazzino sono stato abusato da un amico di mio padre, penso che mio padre non se ne sia mai reso conto, ma è successo e per un periodo di alcuni mesi, io avevo tra gli otto e i nove anni, forse anche un po’ di più. Non c’è stata violenza, a me allora sembrava una specie di gioco, sul momento mi rendevo poco conto e non avevo nemmeno sensi di colpa o cose simili e non odiavo nemmeno quell’uomo, cioè non mi veniva proprio in mente che fosse un modo di approfittare di me, in fondo almeno in teoria avrei potuto dire di no, non mi sentivo costretto. Lui aveva più o meno 45-50 anni. In sintesi, al tempo non sono rimasto sconvolto da questa cosa, non l’ho detta a mio padre perché mi sembrava un gioco mio segreto, fatto con un amico di mio padre e quindi niente di strano. Ho letto quello che hai scritto sull’abuso in relazione all’orientamento sessuale. Tu dici che se uno è stato abusato da piccolo da un uomo, se poi si accorge di essere gay la può prendere malissimo perché ricollega il fatto di essere gay all’abuso, potrà anche essere vero, anzi sarà certamente così, ma a me non è successo. Il ricordo di quei fatti mi è rimasto nella memoria come una specie di imprinting (per usare il tuo linguaggio, che mi sembra molto opportuno) ma non di imprinting negativo. Io non ho più rivisto quell’uomo, e sono passati ormai sedici anni, ma il ricordo di quegli episodi ce l’ho sempre bene fisso nella memoria e qui cominciano i problemi perché in pratica la mia sessualità è rimasta fissata a quelle cose, che dai 13-14 anni in poi, sono state le fantasie costanti delle mie masturbazioni. La masturbazione per me è l’altro problema, perché in certi periodi diventa quasi compulsiva e la ripeto anche quattro o cinque volte al giorno e questo fatto mi condiziona non poco perché mi riesce difficilissimo innamorarmi di un ragazzo. A dire il vero, fino ad un anno fa mi riusciva proprio impossibile. Negli ultimi dieci mesi la mia vita è cambiata, ho conosciuto un ragazzo di 31 anni (lo chiamerò Nick) e con lui sono riuscito a parlare di quando ero bambino e di quello che mi condiziona ancora oggi. Non ho superato completamente i miei problemi, con Nick il rapporto è buono e sto oggettivamente molto meglio, ma per esempio, se cerco di masturbarmi pensando a Nick, mi  tornano immancabilmente in mente i ricordi di tanti anni fa e tendo a ripetere con Nick dei comportamenti sessuali che sono quelli che avevo imparato allora. Nick ha con me una pazienza infinita, ma ci sono giorni in cui finisco per masturbarmi anche cinque volte pensando ai miei ricordi di infanzia e quando lo faccio ci sto proprio male, non sul momento, ma dopo, ho l’impressione che non riuscirò mai ad innamorarmi veramente di Nick e che noi non saremo mai una coppia. Con Nick parliamo molto di sesso e lo facciamo anche, lui è molto protettivo, è lui che segue i miei tempi, certe volte quando stiamo insieme e mi prendono le solite fisse, lui mi stringe a sé e mi tiene così per minuti e in quei momenti riesco ad essere felice, gli ho detto che vorrei vivere in simbiosi con lui ma so che è impossibile e quando lui se ne torna a casa sua e io torno a casa dei miei genitori mi assale di nuovo il ricordo di me bambino e finisco a masturbarmi quasi ossessivamente, ne ho parlato con lui e mi ha detto che quando succede lo devo chiamare perché almeno per telefono mi può stare vicino anche in quei momenti. In effetti sono stato molto meglio perché pensare che potevamo condividere dei momenti così intimi e per me così sconvolgenti mi rassicurava. Oggi ho solo una paura, la paura di perdere Nick, o peggio la paura che lui possa stancarsi di me, di seguire le mie manie, perché per me la sua presenza è fondamentale. Nelle ultime due settimane gli ho detto che avrei voluto sentire uno psicologo, lui non ha fatto obiezioni, io ci sono andato e lo psicologo ha detto che avrebbe voluto incontrarci insieme. Ci siamo andati e dopo una lunga conversazione lo psicologo ha detto che siamo una coppia nel senso profondo della parola e che stiamo gestendo le cose nel modo migliore. Ha detto che in genere l’abuso lascia sul bambino e poi sull’adolescente e sull’adulto traumi pesanti e ha aggiunto che la mia situazione non aveva carattere patologico ed era già in via di superamento. Ha aggiunto che sarebbe stato certamente disponibile a seguirci ma con tempi molto rilassati, cioè a parlare con noi per vedere i progressi, a intervalli di almeno due mesi, perché io non avevo bisogno di una terapia e Nick non aveva bisogno di consigli perché mi voleva bene. Devo dire che il discorso dello psicologo mi ha tranquillizzato parecchio, ancora adesso resta la masturbazione compulsiva ma molto meno di prima e resta che tendo a ripetere una sessualità come quella di allora. Che ne pensi Project? Ti voglio dire che Nick ha letto questa mail, perché non farei nulla tenendolo all’oscuro e mi ha chiesto di allegare anche delle cose scritte da lui.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Un abbraccio

L.

Ciao Project,

volevo aggiungere alla mail di Luciano solo pochissime cose: prima di tutto che è un ragazzo meraviglioso e di una bontà assoluta, lo ammiro perché tratta le persone con umanità e con rispetto come io non saprei mai fare, poi ti voglio dire che quando stiamo insieme stiamo benissimo e che le cose di cui ti ha parlato ormai interferiscono molto poco col nostro rapporto. Lui ti ha parlato dei suoi problemi ma di problemi ne ho avuti tanti anche io, diversi dai suoi ma molto seri, ho passato periodi di depressione profonda e di demotivazione totale, non sapevo dove sbattere la testa. L’omosessualità non era certamente per me il problema più grosso, secondo me i miei veri problemi erano molto più a monte nel fatto che sono cresciuto in un ambiente violento in cui mio padre picchiava i figli e la moglie e di fatto non ho mai avuto una famiglia nel vero senso della parola e di questo ho sofferto moltissimo. Quando ho conosciuto Luciano, lui si è preso cura di me, mi ha dato fiducia e mi ha fatto proprio rivivere, cioè mi ha fatto sentire amato. Se non ci fosse stato lui io non so proprio dove starei adesso e preferisco non pensarci. Abbiamo ancora tanti problemi perché le nostre famiglie (chiamiamole così) di noi non sanno nulla e dobbiamo vederci quasi di nascosto e fuori paese, ma anche con tutte queste complicazioni per me la vita è veramente cambiata e penso anche per lui. Io pensavo che la mia vita sarebbe finita male e invece adesso riesco a sentirmi felice.

Ti abbraccio, Project, e ti ringrazio per tutto quello che fai.

Nick

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AMORE GAY E RICOSTRUZIONE AFFETTIVA

Caro Project,
ho 27 anni e mi sono innamorato di un ragazzo di 22, gli voglio proprio bene, non è solo una questione di sesso, tra noi c’è una forma di intimità molto profonda. Lui non è alla prima esperienza e penso che ne abbia passate di brutte, cioè che abbia vissuto proprio situazioni molto difficili, lui qualche ammissione l’ha fatta e, mettendo insieme i pezzi del puzzle, penso che abbia avuto esperienze di prostituzione, non sono riuscito ancora a capire perché, dato che ha una famiglia passabile, forse non ottima, ma certo non delle peggiori. Non è uno che butta via soldi per cose stupide, è anzi molto attento al denaro, alla fine sono arrivato alla conclusione che lo abbia fatto non per soldi ma per buttarsi via. Quando il livello del discorso tra noi è arrivato al punto che almeno sul fatto in sé il discorso è stato chiaro, lui si aspettava di essere scaricato, ma è una cosa che non avrei mai fatto, ero sconvolto da quello che mi aveva detto e pensavo a quello che poteva aver passato per arrivare a quel punto. Non si è sentito giudicato, per fortuna. Io non ho fatto domande ma gli ho detto che doveva fare il test hiv. Prima si è arrabbiato in modo furioso e aggressivo, mi ha detto che lo trattavo come un appestato, ma dopo un paio di giorni siamo andati insieme a fare il test (l’ho fatto anche io), aveva paura e si vedeva ma per fortuna il test è venuto negativo. Dopo era molto più sollevato. Mi ha raccontato qualcosa di quello che ha passato ed era evidente che era talmente abituato all’idea che non potesse esistere per lui nessuna forma d’amore, che per fortuna dalle sue esperienze non ha riportato traumi pesanti. È stato quasi sempre con uomini anziani che, pure in una situazione come quella, non lo hanno umiliato, qualcuno, dopo aver parlato cinque minuti con lui se ne andava senza pretendere nulla e addirittura chiedendogli scusa, altri purtroppo erano un po’ come animali ma almeno usavano il preservativo. Mi ha raccontato quello che gli succedeva ma non ho capito come sia arrivato a quel punto, certo c’è arrivato, diciamo così, senza intermediari, cioè senza entrare nel cosiddetto giro della prostituzione e questa è stata una cosa molto positiva. Project, puoi capire che, dopo il test anche io ho tirato un respiro di sollievo perché un po’ di sesso l’avevamo fatto, comunque adesso è un problema superato. Tra noi c’è molta intimità, parliamo molto ma facciamo anche molto sesso, io di lui sono innamorato cotto e penso che il sesso per lui sia una cosa fondamentale, ha una forma di partecipazione totale, un lasciarsi andare senza riserve che mi riempie di tenerezza. In pratica il sesso per noi è un mezzo di comunicazione potente e insostituibile. In questo ho imparato tantissimo da lui, perché prima ero del tutto imbranato e condizionato e pensavo che il sesso fosse solo divertimento. Resto molto colpito dal fatto che sia arrivato a parlare con me liberamente di cose così delicate, si stupisce quasi del fatto che sono innamorato di lui e penso di essere per lui una persona importante. I rapporti coi genitori sono o negativi o al massimo neutri, lui non li considera proprio, cioè non fanno realmente parte del suo mondo, le storie che ha avuto con altri due ragazzi, al di fuori dei siti di prostituzione, non hanno lasciato praticamente traccia, il discorso con loro era rimasto a un livello estremamente superficiale. Che cosa si porta dentro il mio ragazzo io in realtà non lo so, penso che adesso stia meglio che qualche mese fa, ma lo vedo ancora poco attrezzato per affrontare un mondo competitivo come quello del lavoro. Ufficialmente studia, ma è molto indietro con gli esami, anche se è intelligentissimo, certe volte capisce immediatamente cose che io fatico ad intuire. Il suo punto debole è l’affettività, non riesce a capire che ci si può innamorare di lui proprio come persona e che le cose che dice non solo non distruggono nulla ma possono portare ad un rapporto più profondo. Lui parla di sesso ma non d’amore, si sente gratificato dal fatto di essere desiderato sessualmente e dal fatto che io non gli chiedo nessuna prestazione sessuale particolare ma lo lascio del tutto libero e lo seguo in tutto, mi chiede spesso di dirgli e di ripetergli che mi sento sessualmente gratificato da lui e che con lui sto bene, cosa tra l’altro verissima, perché adesso io vivo per lui. Qualche volta vorrei parlare con lui anche d’altro, tipo gli studi e il futuro lavorativo, ma non mi permette di andare su questi argomenti, mi dice che non vuole essere diretto, che non devo dargli consigli, e allora mi sto zitto e gli sorrido o gli dico solo che gli voglio bene. Qualche volta gli prendono attacchi di malinconia e allora vado nel panico perché ho l’impressione che si senta profondamente solo, lui si stende sul letto e io mi siedo vicino a lui e gli stringo la mano in silenzio e sono momenti intensissimi, quasi più del sesso. Nell’ultimo periodo lo sento più disponibile, meno intransigente e radicale dei suoi discorsi, come se volesse riconoscermi un maggiore spazio di autonomia, mi rimprovera meno se non do subito seguito a quello che mi chiede e, se cerco di giustificarmi, mi dice: Tranquillo, non è successo niente! Io penso che al di là del discorso della prostituzione ci siano anche altre situazioni che possono aver pesato molto sul mio ragazzo e penso che siamo cose ancora più difficili da ammettere, non ho idee troppo precise in mente e in ogni caso mi asterrò da qualsiasi sollecitazione. Io posso solo restargli vicino perché quando sto con lui mi sento felice e oggettivamente non ho nessuna esitazione. Se metto a confronto il rapporto che ho con lui con quello che ho avuto con i miei due ex storici, la differenza risulta evidente ed enorme, di lui sono profondamente innamorato, con gli altri ragazzi avevo una relazione ma non ne ero innamorato. Project, ho tanta paura di sbagliare, non di sbagliare per me ma di fare male a lui perché proprio non se lo merita, è un ragazzo profondamente buono, con tanti problemi, certo, ma è il mio ragazzo e non sono stato mai così felice come da quando ci siamo conosciuti. Lui ha cambiato la mia vita e l’ha resa infinitamente migliore, vorrei tanto che fosse felice come lo sono io!
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LA VITA GAY STA CAMBIANDO

Caro Project,
sono molto contento di aver parlato con te ieri sera. Ho trovato conferma al fatto che la situazione dei gay sta oggettivamente cambiando e che l’idea di omosessualità come normalità sta piano piano facendo breccia. Ho pensato di riassumere in un breve scritto la mia esperienza in proposito, che poi penso non sia affatto una cosa rara.

Dopo la laurea triennale, conseguita in una università del profondo Sud, ho cambiato università per frequentare i corsi della specialistica in una del profondo Nord. Nella nuova università ho trovato una didattica e una ricerca di tipo medio, realmente mi aspettavo qualcosa di meglio, quello che invece mi ha letteralmente sconvolto è stato il livello di normalità della vita dei ragazzi gay all’interno della facoltà, qualcosa di veramente inconcepibile per una università meridionale. Qui dove sono adesso l’essere gay non è più un tabu, i ragazzi non si nascondono, o almeno ce ne sono parecchi che non si nascondono e non sono solo i difensori estremi del movimento gay, qui non si nascondono neppure i ragazzi “gay normali” (sembra una strana associazione di parole). Io ero ben determinato a salvaguardare la mia privacy, ma poi, senza bisogno di ammettere o di dichiarare nulla, si è creato un gruppetto di ragazzi (almeno una decina) che si trovavano comunque reciprocamente simpatici e si capivano ad un altro livello. Dopo circa sei mesi ho avuto la prova provata che i ragazzi del gruppo erano tutti gay e qui, caro Project, devo dire che si andava ben oltre il fatidico 8% che tu consideri la proporzione dei gay sul totale della popolazione. Il nostro corso di laurea era frequentato da 51 ragazzi, e più o meno da una ventina di ragazze, su 51 ragazzi 11 sono gay! Più del 20%. E che siano gay ne sono certo perché me lo hanno detto loro. Mi chiedo come siano possibili queste concentrazioni anomale di gay in uno specifico corso di laurea, che è di orientamento nettamente tecnico-scientifico. Non potrebbe forse trovarsi la spiegazione nel fatto che i gay sono ben più dell’8% e che il loro numero è ampiamente sottostimato proprio in ragione del fatto che, salvo che in ambienti molto gay friendly, i ragazzi gay non escono allo scoperto? Mi chiedo se, in altri contesti ugualmente gay friendly, non si trovino percentuali vicine al 20%, cioè sostanzialmente identiche a quelle della mia facoltà.
Ma c’è anche un’altra cosa da rilevare: il dialogo tra gay diventa sempre più libero e spontaneo. Il peso delle chat erotiche e dei siti di incontri, almeno ai livelli culturali più alti, tende a diminuire, lentamente, è vero, ma progressivamente. Per tanti ragazzi etero, il fatto che un amico sia gay non scalfisce minimamente il rapporto di amicizia, ma non solo, nell’ambiente sociale circostante non ci sono pettegolezzi che abbiano ad oggetto l’omosessualità, qui almeno, l’argomento omosessualità è percepito come assolutamente neutro. Gli stessi gay hanno il piacere di stare insieme ma non si rinchiudono in un ghetto. Il loro stare insieme deriva dal loro condividere esperienze e sentimenti in qualche modo omogenei e non è finalizzato al sesso. Le amicizie tra gay durano nel tempo. Le coppie gay durano nel tempo. La rottura di un rapporto di coppia gay non fa venire meno il rapporto di stima e di amicizia, la solidarietà di base si percepisce molto forte. Noto anche un’altra cosa, all’interno del gruppo gay del nostro carso di laurea, i ragazzi parlano pochissimo di sesso e non per imbarazzo o per auto-repressione ma perché ritengono la sessualità una dimensione privata da preservare, però, se non si parla di sesso, si parla comunque d’amore e se ne parla usando categorie tipiche della vita affettiva e dei rapporti di coppia. Oggi un ragazzo gay, almeno nella mia facoltà, non si sente in imbarazzo quando parla di amore gay. Ho conosciuto diverse coppie, ed erano coppie che, almeno all’origine, nascevano come coppie destinate a durare. I rapporti col mondo etero, qui, almeno, non sono mai in termini di contrapposizione e le amicizie serie tra un ragazzo gay e uno etero non sono affatto una rarità, e parlo di amicizie in cui il ragazzo etero è consapevole che il suo amico è gay. Anche i rapporti con le ragazze sono molto tranquilli e, addirittura, accade spesso che una ragazza non si faccia alcun problema se il suo ragazzo frequenta un amico gay. Ho l’impressione che la persona venga valutata in quanto tale, e senza alcun riferimento a categorie generali tipo etero, gay o bisex. Anche un’altra cosa mi ha colpito moltissimo, qui quasi la metà dei ragazzi gay del mio gruppo 5 su 11 hanno fatto coming out coi genitori e, cosa ancora più sorprendente, non hanno trovato ostacoli da parte dei genitori. Nel mio paese d’origine i gay sono del tutto invisibili e il coming out in famiglia è una assoluta rarità. In queste cose il Nord è effettivamente ad un altro livello. Qui essere gay per moltissimi ragazzi non è un problema. Vivendo al Sud non mi ero affatto reso conto di quanto la situazione dei gay fosse diversa da zona a zona dell’Italia e non immaginavo neppure che ci potessero essere situazioni così favorevoli per i gay. Qui i locali gay sono pochissimi, cosa che non immaginavo, non c’è una sottocultura gay separata, però tra le persone anziane c’è ancora la tendenza apparente a ghettizzare i gay come gruppo, dico apparente perché i discorsi strani li fanno solo in rare occasioni, quando si sentono più o meno costretti a farli, cioè quando c’è un’aspettativa sociale in quel senso, ma anche i nonni che fanno i discorsi di maggior chiusura rispetto ai gay, alle fine hanno un nipote gay e lo trattano benissimo, ma in pubblico la recita un po’ omofobica è difficile evitarla. Tra i ragazzi del mio gruppo (gli undici ragazzi gay del mio corso) non ne ho trovato nemmeno uno oggettivamente preoccupato o angosciato del fatto di essere gay, ma per la verità non ne ho trovato nemmeno uno gasato dal fatto di essere gay, sono tutti ragazzi assolutamente tranquilli e la vivono in modo naturalissimo. Uno di questi ragazzi, quando ancora non sapevo che era gay, mi aveva mandato una mail che penso sia molto interessante. Te la riporto integralmente col suo permesso:

Ciao A.,
stamani mi ha fatto veramente piacere parlare con te, ci avrei giurato che eri un ragazzo intelligente, oltre che un fenomeno nello studio. Si dice tanto delle università del sud ma, a vedere te, non devono essere niente male, tu hai un’importazione molto teorica e scientifica, noi siamo molto più ingegneri maneggioni, tu tendi a spaccare il capello e a costruire modelli matematici precisi, noi linearizziamo tutto, e al massimo facciamo delle prove di laboratorio. Io, Andrea (detto il Ministro) e Marco (detto 1 Secco) abbiamo cominciato a studiare insieme e ci troviamo molto bene. Se la cosa per te va bene si potrebbe anche studiare in quattro invece che in tre, loro sono d’accordo. Noi siamo tutti e tre gay, ma non abbiamo pregiudizi verso gli etero intelligenti.
Fammi sapere.
Fabio (Genio Mancato)

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CHAT TRA UN GAY E UN ETERO CURIOSO

Ricevo da un Utente (gay) di Progetto Gay il testo di una sua chat con un ragazzo 22enne etero curioso. Ovviamente le etichette vanno perse con tutte le riserve del caso, ma sono comunque utili a inquadrare sinteticamente la situazione. Entrambi i protagonisti hanno autorizzato la pubblicazione. I nomi sono stati eliminati e le località sono state cambiate.
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– Da dove?
– Latina, tu?
– Roma
– A o P?
– Ancora con ste cazzate!
– Perché?
– Perché sono cazzate!
– Ma tu, A o P?
– Ci credi che una questione del genere non m’è proprio mai passata per la testa?
– Ma che fai, sfotti?
– No! È proprio così… secondo me tu non sei manco gay
– Ma che cavolo dici! Io di ragazzi me ne sono fatti tanti
– Lo vedi, non sei gay!
– Ah no? E perché?
– Ma scusa ma tu ti sei mai innamorato di un ragazzo?
– Che? Innamorato? Ma come parli? Ma da che mondo vieni?
– Sì, innamorato! È una cosa bellissima!
– Senti, bello, ma che ci stai a fare qua? Ci stai a cercare l’innamorato? Eh eh …
– No! Quello ce l’ho già!
– Tu, anni?
– 31 e tu?
– Ammazza, manco di primo pelo, io 22, ma mi sa che ne so molto più io di te!
– Di certe cose penso proprio di sì, di altre meno
– Ma sei un prete?
– Io? Per carità!
– Sei dell’esercito della salvezza?
– None!
– E allora chi cazzo sei?
– Sono un gay felice!
– E stai qua solo per rompere i coioni a me?
– No! Ma siccome abbiamo cominciato a parlare… e poi A o P? Ma chi te l’ha messo in testa?
– Come chi me l’ha messo in testa?
– Guarda io e il mio ragazzo siamo proprio disinibiti ma A o P non ce lo siamo mai chiesto
– Cioè? Che cavolo dici? Ci sarà pure uno A e uno P
– Ma manco per niente, noi siamo due ragazzi mica un uomo e una donna.
– Vabbe’ ma scusa e allora come fate?
– Posso fare prima io una domanda a te?
– Vai!
– Tu hai mai fatto l’amore con una ragazza?
– Certo!
– E ci stavi bene?
– Ammazza!
– Lo vedi, non sei gay!
– Ma che cavolo c’entra, con un ragazzo è diverso… con un ragazzo non ci fai l’amore, con un ragazzo è solo sesso, comunque adesso rispondi tu, voi come fate?
– Dici sesso anale?
– Sì
– Non lo facciamo
– Ma che cazzo dici?
– Veramente e mica è una scelta, proprio non c’è mai passato per la testa
– A me invece mi passa per la testa eccome e tutte le volte che l’ho fatto sono stato sempre attivo
– Ma tu non cercavi un ragazzo, tu cercavi il sostituto di una ragazza
– Beh, e con questo? A me piace dominare, si vede che a te ti piace stare sotto!
– Lo vedi, usi proprio categorie che nessun vero gay userebbe
– Vero gay? E chi sarebbe? Uno come te?
– Ma guarda che non sono mica una mosca bianca
– Le mosche si posano sulla merda, altro che bianche!
– Che vorresti dire?
– No, così, niente, una battuta stupida, non era riferita a te
– Ah!
– Quanti anni ha il ragazzo tuo?
– 32
– E da quanto state insieme?
– 11 anni
– Ma dai!
– È vero! proprio 11 anni
– E non vi siete mai messi le corna?
– No, penso proprio di no
– Cioè tu stai da 11 anni con lo stesso ragazzo?
– Sì esattamente!
– E non ti sei stufato?
– Neanche un po’!
– Ma allora me lo dici che ci stai a fare qui?
– Ecco questa è una domanda seria, diciamo per curiosità
– Curiosità di che? Qui è tutto molto spiccio
– Mi piacerebbe capire come ragionano gli altri
– Sei uno psicologo?
– No!
– Uno strizzacerveli?
– No! Niente di tutto questo
– Il tuo ragazzo lo sa che stai in questa chat?
– Certo che lo sa!
– E non dice niente?
– No! Qualche volta ci viene pure lui.
– E voi sareste quelli gay felici e contenti, quelli gay veri!
– Eh sì…
– Ma di sesso tra voi che fate?
– Tutto quello che ci viene spontaneo, e ce n’è!
– Cioè che cosa?
– Beh, a livello sesso, masturbazione reciproca e sesso orale.
– Ma quelle sono cose da ragazzini!
– Forse sì, ma noi siamo ancora ragazzini
– E poi? Cioè che altro fate?
– Poi una marea di coccole
– Di che?
– Di coccole, abbracci, carezze…
– Ma vestiti o nudi
– Beh, è ovvio, nudi, a pelle, e sono cose bellissime
– In effetti non deve essere male
– Lo vedi che lo ammetti pure tu!
– Sì, però ci vorrebbe il ragazzo giusto
– E tu non lo hai mai trovato?
– Dove? Qua? Ma quando mai! Ma tu il ragazzo tuo dove l’hai trovato?
– È un mio ex-collega di lavoro, per un po’ abbiamo lavorato nello stesso posto
– Ti va di raccontarmi come è successo?
– Certo! Ma è stato tutto molto semplice, siamo diventati amici, cominciando a scambiare qualche parola, poi abbiamo parlato molto e alla fine è venuto tutto da sé
– Quanto ci avete messo a dichiararvi?
– A creare il nostro rapporto ci abbiamo messo un anno e mezzo, quanto a dichiaraci non ci siamo mai dichiarati
– Tutto sottinteso?
– Sì, tutto sottinteso
– E il sesso?
– Beh, una volta che ci siamo capiti, è venuto tutto da sé, però aspetta, prima abbiamo fatto il test tutti e due
– Ammazza, ma c’avevate proprio fifa!
– Beh, sai, se uno sta proprio sicuro tutta la cosa se la gode meglio, se no resti sempre con l’ansia
– Ma se non lo fate con la penetrazione non c’è rischio
– Non è vero, il rischio c’è lo stesso e se il sesso te lo vuoi godere non ti puoi portare nel sottofondo la paura che ti stai impestando
– In effetti io prima lo facevo pure senza protezione, poi mi sono venute le paturnie e ho fatto il test, quando lo sono andato a ritirare mi stavo proprio cacando sotto, però è andata bene e adesso il preservativo lo uso sempre, ma solo per il sesso anale
– Beh ma anche il sesso orale è rischioso per il ricevente, almeno bisogna evitare il contatto con lo sperma, non basta, però è comunque meno rischioso
– Vabbe’, allora tanto vale che ti fai frate!
– No, dai che basta un po’ di buon senso
– Mh … vabbe’ … Ma lui ti eccita ancora dopo 11 anni?
– Direi che è soprattutto una immensa tenerezza, il sesso c’entra parecchio, è ovvio, ma per me il sesso serve a farlo stare bene, o meglio, aspetta, serve a stare bene insieme, senza segreti, condividendo proprio tutto
– Mi viene sempre più l’idea che mi stai prendendo per il culo
– E che ci guadagnerei? Non so nemmeno chi sei
– Sì ma fai proprio le prediche, mi sa che sei un fake
– Proprio per niente!
– … Ma tu proprio ragazze zero?
– Te l’ho detto, sono gay!
– Vedi, io con una ragazza le coccole pure le capisco ma è diverso, con un ragazzo la cosa deve essere sessuale nel vero senso della parola
– Scusa, ma perché? Chi lo dice?
– Lo dicono tutti!
– Io no!
– E vabbe’ ma tu sei uno, gli altri sono tanti, anzi tantissimi! Io a scambiare coccole con un ragazzo come con una donna non mi ci vedo proprio
– Ma tu adesso hai una ragazza?
– Una mezza storia, ma è una rompipalle, lei pensa che ce l’ha solo lei, mi ricatta col sesso, e forse c’ha pure un altro
– Ma tu con lei ti ci vedi sposato?
– Sposato? E che me metto la tagliola al cazzo? A parte che mica si piglierebbe uno come me, io me ne piglierei una come lei, cioè col fisico suo, ma deve essere la ragazza mia e basta. Ma è sicuro che non mi stai a piglia’ per il culo?
– Manco ti conosco
– Ma come è possibile che voi proprio con le donne niente? Io questa cosa non la capisco proprio
– Ti può sembrare strano ma è così
– Ma proprio du’ tette, un bel culo e te niente, proprio zero? Perché a me le ragazze mi piacciono ma mi tira pure coi ragazzi, è una cosa diversa ma mi tirano pure i ragazzi
– Io con le donne proprio nessuna interesse
– Ma ti tira almeno un po’?
– Magari, se fosse in una situazione che ci si vuole bene veramente, forse, non lo so, ma al limite…
– Ma ti fanno proprio schifo?
– No! Per carità, ci sono ragazze alle quali voglio bene, le stimo, le sento amiche, ma non sono attratto dalle ragazze
– Cioè proprio non ti si drizza?
– No! Quello può pure succedere e magari, al limite, ci potrei anche fare sesso, forse, ma del mio ragazzo mi sono innamorato, è proprio un’altra cosa
– È come succede a me: coi ragazzi solo sesso, ma de ‘na ragazza mi prende proprio
– Sì, però io non andrei mai a cercare sesso da una ragazza, io una chat etero non ci sono mai entrato
– Io sì, ma era proprio un puttanaio, ma pure quelle gay, ma forse quelle etero è pure peggio
– Beh, se vai a cercare una ragazza in una chat erotica…
– Mh … ma ce l’hai duro adesso?
– Manco per niente!
– Io sì! Lo vuoi vedere?
– No, dai, proprio non mi interessa!
– E che gay sei?
– Uno vero!
– Vabbe’, l’ho detto per metterti alla prova, perché di mezzi preti qui ne trovi tanti, ma poi se gli chiedi se lo vogliono vedere accendono subito la cam
– Ma io non ho accettato…
– Ho visto… però sei un tipo strano, se sei gay tu, gli altri che cosa sono?
– Quelli come te?
– Sì
– Beh, sono etero, un po’ frustrati, o forse un po’ bisessuali
– Allora tu ai bisessuali ci credi?
– Non si tratta di crederci ne ho conosciuti diversi
– Bisessuali come me?
– Ma tu non sei bisessuale, i bisessuali si innamorano dei ragazzi proprio come delle ragazze magari preferiscono più le ragazze o più i ragazzi, ma se ne innamorano proprio
– Ecco, questa cosa non la capisco, io non mi sono mai innamorato di un ragazzo, in genere non ci vediamo una seconda volta e poi certi tipi di ragazzi non mi piacciono proprio
– Cioè quali?
– Quelli che ti si appiccicano, quelli che vogliono essere per forza “il tuo ragazzo” quelli che ti mandano i messaggini, che ti chiamano per darti la buonanotte, sono azzeccosi, sono effeminati
– E allora di dovrebbero piacere
– Beh, una bella trans pure pure, ma uno che fa il ragazzo macho e poi fa tutte quelle moine da femmina proprio non mi piace, un ragazzo deve fare il ragazzo, le moine da un ragazzo non le capisco proprio, ma tu col ragazzo tuo facevi tutte quelle cose lì?
– Beh, qualche sms sì, lui non è ossessivo e nemmeno io però qualche attenzione speciale uno per l’altro ce la siamo concessa.
– Avete mai litigato?
– Eccome! Certe volte lo avrei proprio ammazzato
– Perché?
– Mi diceva che non stava bene, proprio fisicamente, dolori addominali, quando cercavo di portarlo dal dottore lui scattava, non ne voleva sapere, mi diceva che erano fatti suoi e non miei, che non era un ragazzino e che le sue scelte, giuste o sbagliate, le voleva fare da solo e qualche volta mi ha mandato malamente a quel paese
– Però non avete rotto
– No, ma mi faceva venire i nervi perché mi faceva preoccupare. Per fortuna è stato solo un periodo, poi è stato meglio, di recente non è stato bene di nuovo ma questa volta dal dottore c’è venuto e ha fatto bene
– Ma c’erano problemi grossi?
– No, per fortuna no
– Ma voi siete dichiarati?
– Con qualche amico, certo, perché quelli che ci conoscono ci vedono e non sono ciechi, con gli altri no, e tu sei dichiarato?
– No, e poi, se mi dichiaro, alla mia ragazza che cosa dico: senti cara io sono gay!
– E poi tu non lo sei!
– Ma se sono dichiarato me lo hai chiesto tu!
– Vero, era una domanda stupida
– Me lo dai un contatto tuo? Una mail o quello che vuoi tu
– Ok [… omissis …]
– Il mio è [… omissis …], vabbe’ mo’ vado che è tardi, oh è stata una chattata strana, però m’è piaciuta
– Anche a me
– Allora buonanotte e salutami il tuo ragazzo
– Certo! Buonanotte a te!

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RAGAZZI GAY E COMPORTAMENTI SESSUALI

Caro Project, ho 29 anni, sono gay e non ho mai avuto problemi per questo. Non sono dichiarato ma la cosa non mi sconvolge affatto e non ho nessuna intenzione di dichiararmi. Ho avuto le mie storie, quattro in tutto, tutte sotto traccia, ma le ho avute, non saprei nemmeno dire se siano state belle oppure no, sono state delle storie nelle quali sono entrato in modo tranquillo, senza particolari aspettative, quando sono finite, perché sono tutte finite, ho mantenuto un rapporto di amicizia con quei ragazzi, almeno di facciata, tutto molto tranquillo. Quello che mi ha colpito è stata la varietà dei comportamenti dei miei quattro ex rispetto al sesso e anche la varietà delle mie reazioni. Il primo non parlava di sesso, faceva come se la cosa non esistesse, lasciava sempre a me di fare il primo passo, sembrava quasi che la cosa non lo interessasse veramente ma che la facesse solo per fare un piacere a me e per questo non lo sopportavo, sesso a parte i nostri discorsi erano molto standard, di lui sapevo poco, era molto riservato su certi argomenti e non parlava mai del suo passato. Il secondo era metodico e ripetitivo, nel sesso come in tutte le altre cose, con lui non c’era nessuna iniziativa da prendere, tutto era codificato, sia dove che quando e anche come. All’inizio mi sembrava tranquillizzante ma poi ho cominciato a pensare che prendesse il sesso come uno dei suoi tanti doveri, un dovere quasi contrattuale da prendere sul serio, ma niente di più. Il fondo, io pensavo che con me o con un altro, per lui, sarebbe stato lo stesso. Penso che tenesse più alla relazione in sé che alla persona, mi aveva presentato i suoi amici storici (solo due), ragazzi etero che sapevano di lui e li vedevamo la sera in pizzeria un sabato sì e uno no. Mi parlava anche del suo passato ma sempre e solo in termini positivi, come se nella sua vita non ci potessero essere fallimenti, in pratica le storie coi suoi ex erano tutte “normali”, da questa parola era affascinato, quasi ossessionato, che per un gay, poi, non è così ovvio. Il terzo aveva forse qualche problema psicologico, il sesso lo preoccupava, lo metteva di cattivo umore, tipo ansia da prestazione, alla fine lo faceva pure, e direi senza problemi, ma facendo quasi una violenza a se stesso. Con lui si parlava, o meglio, lui mi stava a sentire, ma il discorso era tutto a senso unico. Non so se abbia mai avuto altri ragazzi prima di me, ha ammesso due storielle, ma secondo me erano soprattutto frutto della sua fantasia. Il quarto era una cosa del tutto diversa, per lui il sesso era un gioco ed era coinvolto in modo totale. Non ho mai visto un ragazzo con una energia sessuale come la sua. Mi chiamava, insisteva, non ammetteva rinvii i dinieghi, ci vedevamo spessissimo. All’inizio è stata una cosa stupenda, ma lui dava per scontato che io avessi un’energia sessuale paragonabile alla sua, cosa che non era assolutamente vera. Il nostro rapporto era fortemente legato al sesso, ma mi piaceva soprattutto per altri momenti, che erano veri momenti di dialogo, momenti che coi primi tre ragazzi non c’erano mai stati a quel livello. Cioè c’era una comunicazione profonda, una forma di fiducia reciproca che mi colpiva molto, mi ha raccontato anche cose che non sono facili da raccontare, e avevo l’impressione che quei discorsi fossero importanti anche per lui, anche se non lo ammetteva. Avrei voluto parlare molto con lui e fare meno sesso, ma era come se non riuscisse a fermarsi. Aveva insistito molto per chiedermi se ero geloso e come avrei reagito se lui avesse avuto rapporti con un altro ragazzo. Io pensavo che mi avesse tradito, ma non era così. Un giorno mi prende da parte e mi dice che c’è un ragazzo che gli piace e che vorrebbe avere un rapporto solo sessuale con quel ragazzo. Gli dico che è libero di fare quello che vuole, anche se mi costa moltissimo dirglielo, mi dice che proverà con quel ragazzo ma che non vuole perdermi. Io reagisco con molto distacco, cioè faccio di tutto per non creargli problemi e spero che possa essere veramente felice con quell’altro ragazzo. Non ci vediamo per un mesetto, poi si rifà vivo, come se la pausa non fosse proprio esistita. Mi dice che quel ragazzo sessualmente è il suo tipo, io invece non lo sono, che però fare sesso con me lo intriga comunque. Gli chiedo se con l’altro ragazzo c’è andato a letto e mi dice di sì. Gli rispondo che ho paura delle malattie e che non me la sento. Insiste talmente che alla fine il giorno stesso qualcosa facciamo ma pochissimo e tutto super-protetto. Insiste per vedermi l’indomani, io prendo tempo e mi tengo a distanza, ma non mi molla e alla fine gli dico di sì. L’indomani, stesso copione del giorno prima. Sparisce di nuovo per una settimana, poi mi richiama e passiamo ore al telefono a parlare molto seriamente, tra noi un rapporto forte c’è, lui ovviamente lo nega ma resta a parlare con me per ore specialmente quando è di pessimo umore. Io vorrei un rapporto soprattutto affettivo, magari anche con un po’ di sesso minimo (dato che lui il ragazzo ce l’ha), lui vorrebbe da me un rapporto essenzialmente sessuale. Per un po’ la cosa è andata avanti con adattamenti reciproci, ma restavamo su piani sostanzialmente diversi e poi lui aveva un ragazzo. Morale della favola: mi sono distaccato, con mio grande rammarico e penso che anche a lui la cosa sia dispiaciuta parecchio, perché in sostanza si poteva anche andare avanti così… o forse no! Cerco di fare una sintesi: 4 ragazzi, 5 con me, e 5 modi diversi di considerare il sesso. A me è rimasta un’impressione di fondo, che può sembrare assurda, e cioè che alla fine anche in una relazione sessuale non è il sesso l’elemento fondamentale. Mi sono reso conto che l’unico ragazzo che ha lasciato un segno dentro di me è stato l’ultimo, con lui il sesso mi creava tante complicazioni che non avrei mai messo in conto, ma con lui stavo bene perché c’era anche una comunicazione profonda ad un altro livello. Avrei anche accettato che lui avesse un altro ragazzo, pur di non perderlo, ma poi la cosa finiva per provocare altre complicazioni di tipo affettivo anche a lui ed è finita così, ma le lunghissime e serissime chiacchierate con mio quarto ragazzo non le dimenticherò mai, sono stati quelli i momenti più violentemente emozionanti di tutta la mia vita, i momenti in cui ho provato la sensazione profonda di fusione con un altro ragazzo. Dopo quell’esperienza mi sono fermato e non ho avuto più altre storie. Il mito del mio quarto ragazzo ce l’ho bene fisso in mente e non so se lo supererò, francamente non credo, con lui mi sono sentito in coppia, proprio nel senso di due contro il mondo, come non mi era mai successo con nessuno: niente recite, niente comportamenti da manuale, qualche volta litigi violenti ma alla fine ci si capiva ad un altro livello. Continuo a sognare che lui possa ripensarci, anzi, certamente ci ha ripensato ma è rimasto con l’altro ragazzo, ma non credo che sia veramente felice, o meglio lo è ma solo a metà, l’altra metà della vita la viveva con me. Sono molto tentato di richiamarlo, ma temo di creargli più problemi che altro e allora vado avanti così. È  brutto, lo so, ma non so fare diversamente.

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I GAY E LA MISTICA DEL SESSO

Ciao Project,

avevo già avuto modo di parlare con te in chat parecchio tempo fa, oltre un anno, avevamo parlato della sessualità gay e avevi messo in crisi parecchie delle mie certezze, che però erano nello stesso tempo, diciamo così, delle certezze problematiche e sgradevoli. Oggi ti vorrei proporre un’altra questione che comincia a darmi un po’ di fastidio.  Dato per scontato che gli etero abbiano il loro mondo e che possano non capire niente di quello gay e che quindi possano sparare giudizi anche stupidi su quelle cose, mi chiedo perché i gay, che pure dovrebbero avere meno pregiudizi, sono spesso più ipocriti degli etereo e pure più piccoli di cervello. Hanno il loro campicello e pensano che per il solo fatto di essere gay uno debba somigliare loro in tutto, ma non è così per niente e loro non lo capiscono, Io ho degli amici gay, e sono amici di vecchia data, ma giudicano eccome, come gli etero e pure peggio, per loro esiste un solo modo di essere gay, il loro, e hanno tutto il loro repertorio e lo considerano il manuale della perfezione gay, fanno battute e allusioni che non sono semplici battute e allusioni ma dei giudizi stupidi sulla vita degli altri. Sono standardizzati, credono di aver capito tutto. Mi chiedo se veramente, per loro, il sesso ha un’importanza così fondamentale come dicono. Parliamoci chiaro, a me fare sesso piace, ma non ho la mistica del sesso, se c’è e se è col ragazzo che mi interessa e sta bene pure a lui, allora mi sta non bene ma benissimo, ma non capisco proprio il fatto di usare i telefonini per scovare i gay, di frequentare i siti di incontri, che poi comportano anche un certo rischio.  Ho l’impressione che la mistica del sesso sia ancora dominante e la cosa mi stupisce, io posso capire che abbia una visone mistica del sesso il ragazzetto giovanissimo che non ci è mai capitato, ma quando hai trent’anni e oltre, quando di storie ne hai avute tante, troppe, il che significa che non ne hai avuta nemmeno una che valesse qualcosa, cioè quando sei rimasto fregato non una ma moltissime volte, come fai ad avere ancora la mistica del sesso? E poi, come si concilia la mistica del sesso con i siti di incontri? Se uno mi dicesse: “per me il sesso è solo un modo di divertirmi, e del ragazzo non me ne frega niente”, allora la chat di incontri la potrei capire, quello che non capisco è parlare del sesso come di una cosa sublime e poi finire addirittura con un escort che lo fa per soldi. Che mistica sarebbe questa? Ma non basta… uno dei miei amici, che mi piace molto fisicamente, anche se secondo me ha parecchi problemi psicologici, è uno dei classici mistici del esso “che ne fanno di ogni genere”. Beh, su di lui ci ho fatto le mie fantasie, poi ho tergiversato un po’ e alla fine mi sono deciso e gli ho detto: “Ti andrebbe di fare un po’ di sesso con me?” Beh, non immagini la risposta, ha fatto una faccia schifata, gli ho chiesto se faccio proprio schifo e lui mi ha detto di no e ha aggiunto che ai suoi occhi sono scaduto molto, perché una proposta simile, cioè una proposta diretta e scoperta, da me non se la sarebbe mai aspettata. Io l’ho guardato strano ma lui non ha capito e ha continuato col suo atteggiamento. Io non ho insistito e questa volta è stato lui che c’è rimasto stranito. Avrebbe voluto che io insistessi, per tenermi sulla corda, per umiliarmi e alla fine per dirmi di sì, ma ha sbagliato i conti, perché chi fa così mi fa incazzare , perché si comporta da ipocrita. E poi, se ti va mi dici ok, va bene, se non ti va mi dici: no, grazie! E basta, ma senza discorsi moralistici, senza facce sconvolte e senza atteggiamenti da pezzo di m… . Ma non basta, io mi sarei aspettato che finisse lì, ma non è finita, è andato a raccontare il fatto, ovviamente tutto a modo suo, ad altri nostri amici e mi ha fatto fare una figura di m… . Io penso che le faccende di sesso tra due persone debbano restare una cosa privata tra quelle due persone e basta e non debbano diventare argomento di conversazione: tipo che se uno si porta a letto un altro se ne vanta con gli amici e se gli dice di no, ci fa sopra un pettegolezzo che non finisce più. Tu mi dirai che il mio è solo uno sfogo perché lui mi ha detto di no, ma non è così, di ragazzi che mi hanno detto di no ce ne sono stati e non pochissimi, ma erano seri, o avevano il ragazzo oppure non se la sentivano proprio di entrare in una cosa del genere, ma prima di tutto me lo hanno detto chiaro e poi non ci hanno fatto sopra pettegolezzi.  Ma perché fare una proposta sessuale diretta a qualcuno  deve essere preso come una cosa strana, mente fargli la dichiarazione d’amore solo per andarci a letto deve essere considerato una cosa sublime? In effetti è un’ipocrisia .Forse l’ipocrisia è la base della mistica del sesso! Che ne pensi Pro?

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GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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