GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6030

EDUCAZIONE DEGLI OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affronta il tema dell’educazione degli omosessuali.

Raffalovich è convinto che vi siano molti omosessuali che sono tali fin dalla nascita e che la loro omosessualità si manifesti molto precocemente, ben prima della pubertà. Se fosse possibile individuarli molto per tempo si potrebbe applicare loro un tipo particolare di educazione non repressiva che li guidi alla moderazione e all’autocontrollo, rendendo così un grande servigio sia a loro che alla società nel suo complesso.

Raffalovich, nel capitolo precedente, aveva rivendicato per gli omosessuali il diritto di avere una filosofia (che identificava in Platone) che non umiliasse la loro individualità ma mettesse in luce i valori positivi dell’omosessualità vissuta moralmente. Qui l’autore estende il concetto e sostiene che gli omosessuali, almeno gli omosessuali per nascita, hanno diritto ad un loro modello di educazione che, anche in questo caso, non ne schiacci l’individualità e faccia emergere come l’omosessualità di un individuo capace di autocontrollo sia una valore per la società.

Per molti omosessuali per nascita, l’educazione, così come essa era concepita nella seconda metà dell’800 (ed è spasso anche oggi), era il primo assaggio della repressione dell’esclusione sociale e in questo senso era nefasta per l’omosessuale e deleteria per la società. Secondo Raffalovich, l’educazione dell’omosessuale dovrebbe mirare e fargli vivere seriamente la sua omosessualità, allontanandolo dall’effeminatezza, dalla vanità e da tante altre manifestazioni che Raffalovich non considera positive.

Va sottolineato che per quelli che non sono nati omosessuali il discorso educativo è decisamente più complesso, perché qualsiasi tentativo di controllare l’educazione sessuale di un ragazzo può portare a risultati opposti rispetto a quelli sperati, in questo senso non sono consigliabili né l’eccessivo controllo, né la totale libertà.

Raffalovich è convinto che per molti ragazzi l’orientamento sessuale definitivo potrà essere determinato da situazioni imprevedibili e incontrollabili. In qualche modo prefigura il concetto di imprinting sessuale. Ovviamente nessun imprinting sessuale potrà modificare l’orientamento innato degli omosessuali o degli eterosessuali per nascita, ma l’imprinting avrà certamente un peso, a detta di Raffalovich un peso determinante, nel definire l’orientamento di quanti non hanno un orientamento innato.

Oggi i punti di vista di Raffalovich appaiono superati e la distinzione classica tra omosessualità innata e omosessualità acquista, sulla quale si fonda il discorso dell’autore, è stata sostituita da un approccio genetico-epigenetico che promette sviluppi molto interessanti in relazione alla comprensione della sessualità.
Due osservazioni di dettaglio possono avere ancora oggi una validità: 1) l’eccesso di pudore dei bambini, viso come segno molto precoce di possibile omosessualità, 2) la frequenza di coppie fratello-sorella entrambi omosessuali. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’approccio di Raffalovich è meramente osservazionale ma coglie un elemento con delle basi oggettive che andrebbe approfondito.

Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
_________

L’educazione degli uranisti

Vorrei fare un appello agli psicologi, agli istitutori, a tutti coloro che hanno l’intelligenza e dispongono di una documentazione in proposito; l’inversione sessuale (non dico la perversione) diventerà uno dei problemi del futuro, è già abbastanza sorprendente oggi, e bisognerà conoscerla a fondo, comprenderla e, se non la si può contenere, bisognerà lottare con essa, nell’ attesa che le persone di esperienza, autorizzate a farlo, definiscano gli indici dai quali si possa capire che il ragazzo (modesto, prudente forse, oppure turbolento, franco o ipocrita, allevato bene e docile) è un invertito. I genitori naturalmente non si assumono questa responsabilità. E forse è una cosa buona, non avrebbero probabilmente più competenze delle persone incaricate di allevare i loro figli. Ma è strano preoccuparci della nostra ignoranza oggi. Da quali indici si può riconoscere che l’inversione minaccia un ragazzo? Quello che è certo è che questi indici esistono. Perché non ce ne siamo ancora occupati? Abbiamo provato e proviamo ogni giorno a non permettere ai ragazzi di pervertirsi, ma l’educazione speciale che deve essere usata per gli invertiti di nascita non è stata neppure accennata. Sarebbe tempo di cominciare.

Non pretendo certo di contribuire molto a questo studio; ma ho qualche osservazione da offrire.

L’educazione non deve preoccuparsi di quelli che arriveranno attraverso la donna all’omosessualità, o alla passione per i minori o per le uniformi.

La passione della similarità è altrettanto radicata di quella del contrasto sessuale, e non è da una di esse che bisogna fare derivare l’altra; ma esse sorgono entrambe da uno stadio intermedio che le precede e che è stato chiamato indifferenza sessuale. C’è (e coloro che si occupano di infanzia lo sanno) un’età (che varia da individuo a individuo) in cui il bambino non ha psicologicamente un sesso preciso; questa indecisione può durare fino alla pubertà, o anche un po’ oltre, e può durare anche tutta la vita. A questa età la maggior parte dei ragazzi sono incerti: la loro sessualità non è ancora definita. Le loro pure amicizie sono dei puri amori. Le loro impurità possono non essere che il male minore e possono non influenzare il loro avvenire. Ogni essere vivente, ogni età, ogni sesso può turbarli e attirarli. Saranno le circostanze, le persone che hanno intorno, l’ora e il momento, che decideranno per loro. Avranno nella loro memoria uno o qualche ricordo omosessuale senza smettere di essere individui eterosessuali per questo, oppure saranno precocemente eterosessuali, o anche saranno viziati, guastati, preparati per l’omosessualità, per tutti i vizi di imitazione e di immaginazione?

L’educazione, come la intendiamo oggi, tenta di lottare contro tutti questi pericoli a forza di lavoro, di sorveglianza e di tante altre cose.

Per un numero di bambini più grande di quanto non si voglia credere, e che aumenterà, ne sono sicuro, c’è una precocità ben altrimenti sorprendente. Il bambino di quattro anni che già ama le donne e si turba alla loro vista o al loro tocco, o il bambino della stessa età che ama gli uomini e che prova alla loro vista o quando li sfiora, o quando pensa a loro delle sensazioni, delle scosse violente, irresistibili (e per molti invertiti queste sensazioni cominciano molto presto e in modo molto innocente: il bambino si interessa quando è ancora piccolissimo alle persone del medesimo sesso), questo bambino è predestinato. E quelli che lo circondano lo ignorano, quasi si penserebbe che vogliano ignorarlo. In ogni caso, se il bambino è ben controllato, ben chiuso, ben protetto, tutto si coalizza per nascondere e oscurare, ma molto poco o nulla per soffocare la sessualità propria del bambino. L’irresistibile vocazione si fa strada, si infiltra, si insinua e viene alla luce.

Quelli che stanno per obbedire a questa vocazione forse non conoscono se stessi, si ignorano perché sono soli o isolati (e niente isola un bambino come l’inversione, anche la più nascosta), perché non sano il nome e il significato delle loro azioni, e un libro, un fatto casuale rivela loro il carattere dei loro desideri o anche delle loro soddisfazioni. Normalmente non si spaventano, poi sono anche contenti di sapere il loro segreto, si mettono da parte inopportunamente e non sono capiti, oppure vengono capiti e rimproverati, o vengono fin troppo capiti e vengono spaventati, quindi lottano e soffrono, si rassegnano e rinunciano, oppure si rassegnano e diventano degli ipocriti o degli eccentrici, oppure si rivoltano e diventano folli, o mostri, o bestie e ci si domanda se l’educazione non avrebbe potuto salvarne qualcuno?

Certi uomini sono nati uranisti, sembrano avere la vocazione all’uranismo dalla più tenera età. Ci sembra che nulla possa cambiarli, smuoverli. Nutrono essi stessi questa vocazione, si formano da se stessi, e nulla li allontana dalla loro strada.

Altri uomini sono nati eterosessuali. Hanno la vocazione di amare la donna e niente li ferma, né l’educazione austera né la carriera che intraprendono. Essi per l’inversione non provano se non il disgusto più profondo e lo stupore più ironico.

Altri uomini soddisfano a tutte le gradazioni tra l’assoluta omosessualità e l’assoluta eterosessualità. Tutte le gradazioni possibili sono rappresentate. Si può trovare il completo ermafroditismo psichico, l’uomo-donna, e molte specie di uomo-donna; l’uomo che è uomo rispetto agli uomini e alle donne, quello che lo è in rapporto ad un solo sesso (non importa quale) e non in rapporto all’altro. Si possono trovare tutte le possibilità e anche tutte le situazioni più improbabili.

L’educazione, le circostanze morali, fisiche, le amicizie, le influenze, tutto quello che può agire poco o molto, determina piano piano la forma che prenderà la sessualità del bambino che cresce. Gli affetti infantili sono immagini di questa incertezza sessuale. Essi ci mostrano anche quello che più tardi noi abbiamo il torto di dimenticare, cioè che gli affetti possono essere potenti e puri.

Se nulla impedisce lo sviluppo del bambino, se è circondato da persone che, senza volerlo, lo guidano verso l’eterosessualità, diventerà un uomo come la maggior parte degli uomini.

Al contrario, se quelli che gli stanno intorno, in un modo o nell’altro, senza saperlo, lo sviano dall’eterosessualità isolandolo, facendogli conoscere anticipatamente tutto quello che c’è da dire contro le donne, costringendolo a una condotta troppo esatta e troppo rigorosa, tenderà più o meno verso l’omosessualità, più o meno a lungo. Tutto dipenderà dalla circostanze.

Gli indifferenti, quelli che possono svilupparsi sia come omosessuali che come eterosessuali con una facilità quasi equivalente, sono spesso guidati dalle restrizioni che vengono loro imposte o dalla libertà che si concede loro. Se si trovano nell’impossibilità di legarsi con una donna senza problemi, inquietudini o rimproveri, scivolano più facilmente sul pendio dell’omosessualità.

Gli uranisti e gli eterosessuali precoci e feroci, non hanno mai avuto delle possibilità.
Nessuno di loro ha avuto dubbi sulla sua disposizione, sulla sua vocazione. Nessuno di loro ha fatto il possibile per sviare la sua sessualità. Si è, forse e veramente troppo tardi, tentato di tenere sotto controllo l’eterosessualità, ma che cosa si è fatto contro l’omosessualità? Niente! Non ci occupiamo affatto qui del bambino eterosessuale. Quello che qui ci interessa è indicare o cercare di indicare quello che può fare l’educazione per l’uranista.

Prima di tutto: come, da quali segni si distingue un uranista?

Vorrei fare un appello a tutti quelli che si dedicano all’educazione dell’infanzia o che hanno conosciuto degli uranisti bambini per pregarli di ricordarsi dei segnali dati da questi bambini e dai loro genitori.

Ho già parlato del pudore precoce degli invertiti. Questo è un segno da osservare. I bambini sono pudichi in presenza di un uomo? Esitano a spogliarsi, a mostrare il loro corpo, a soddisfarne le esigenze più elementari in presenza di un uomo? Questo è un segno che non bisogna trascurare.

La prudenza, la reticenza dei bambini rende molto malagevole questo compito così importante. Il pudore precoce ed esagerato non può essere l’unico segno dell’uranismo infantile. Ma dove trovare quello che cerchiamo?

Gli uranisti raccontano spesso che essi amavano i giochi delle ragazzine, ma molti eterosessuali hanno giocato con le bambole perché avevano fantasia e hanno fatto degli arazzi perché avevano dita agili.

La vanità precoce, il gusto dell’abbellimento sarebbero piuttosto da temere. Bisognerebbe scoraggiarli sempre ma non in modo da rendere più interessante quello che non si permette.

Bisognerebbe evitare tutti i travestimenti, tutto quello che dà al bambino l’illusione di essere una bambina. Ci sono genitori che vestono le loro figlie come dei ragazzini per stupidità e per ignoranza. Tutto quello che accentua o rende confusa la nozione del sesso è da temere per un bambino. Ho trovato spesso, ma non vorrei essere accusato di generalizzare a oltranza, un fratello uranista che aveva una sorella più o meno invertita, o una sorella omosessuale con un fratello più o meno sospetto.

Molte volte sono rimasto colpito da questa coincidenza, ma non so come spiegarla. Se il fratello e la sorella sono stati insieme durante l’infanzia, si potrebbe dare un notevole peso alla loro influenza reciproca. Il fratello delicato e femminile farebbe risaltare nella sorella tutto quelle che lei potrebbe avere di mascolino e di energico. Lei si abituerebbe a proteggere il fratello, a supplire alle qualità di cui lui avrebbe bisogno.

Coloro che conoscono la psicologia dei bambini apprezzeranno quello che ho appena detto.

L’amore delle cose belle, degli abiti, degli oggetti d’arte deve pure richiamare la nostra attenzione, senza che noi siamo portati a scoraggiarlo. Al contrario il gusto per le cose artistiche ha aiutato più di un uranista a condurre un’esistenza possibile o rispettabile: solo che bisognerebbe dare la massima serietà a questo gusto e non farlo diventare un gusto da amatore.

Gli uranisti sono spesso superficiali, gli amatori di ogni tipo si reclutano tra loro.

Molti argomenti a favore delle donne possono essere usati anche a favore degli invertiti. Se si parla a un difensore delle donne dell’inferiorità intellettuale, della mancanza di lealtà delle donne, lui vi dirà: Loro non hanno mai avuto possibilità; a loro non è stata insegnata nessuna di queste cose.

Ebbene, dato che l’invertito non è impedito dalla maternità, da tutti i doveri del sesso femminile, perché non provare a renderlo utile all’umanità? Ha parecchi difetti, parecchi vizi innati, ma la nostra civiltà e la nostra educazione non lo rendono migliore e non possono renderlo migliore.

Le api, le formiche, hanno dei lavoratori che non si riproducono. È possibile, oscuramente possibile utilizzare gli uranisti.

L’inversione non agisce nello stesso modo in tutti gli invertiti. Ci sono invertiti molto onesti e invertiti detestabili, ce ne sono di sobri e di dissoluti.

E comunque possono avere le stesse tentazioni; solo che gli uni si sono lasciati andare mentre gli altri si sono fermati in tempo prima dell’abiezione. Confessano che i loro errori hanno insegnato loro a correggersi, a emendarsi, ma che avrebbero sofferto molto meno, che si sarebbero comportati meglio, che sarebbero stati più forti e meglio armati verso la vita, se l’educazione avesse trovato la strada giusta, li avesse aiutati, capiti, invece di rifiutarli ed esacerbarli. Per costoro l’educazione è stata cieca e crudele.

Quanto gli altri, a quelli il cui valore morale era minore, la cui vanità e la cui insincerità erano nate con l’inversione, l’educazione è spesso stata loro complice.

Se, invece di cercare scuse nella sorte tragica degli invertiti nati (sorte che non è più tragica, quando valgono qualcosa, di quella degli uomini eterosessuali dello stesso valore), si fosse provato fin dall’infanzia, ad aiutarli, ad insegnare loro a dominarsi, a superarsi, questo sarebbe stato un servizio all’umanità. Ma per fare questo bisognerebbe scoprire, riconoscere l’invertito prima che egli abbia avuto il tempo di corrompersi inconsciamente. Bisognerebbe vegliare a tutti i costi sulla salute fisica, più facile da correggere rispetto alla salute morale, e non bisognerebbe trascurare una molto complessa igiene morale. E si potrebbe riuscire a ridurre il numero degli effeminati, degli ipocriti, degli eccentrici, dei vanitosi viziosi e venali che invadono la società.
E ne varrebbe proprio la pena.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5830

OMOSESSUALITA’ E VIOLENZA SESSUALE IN COLLEGIO

Caro Progetto,
non so se sei una persona vera o un gruppo di persone, farò come se tu fossi una persona. Intanto grazie per avere creato il blog, però te lo devo dire subito, le cose gay per me hanno uno strano sapore, sono parecchio complessato su queste cose e ancora adesso, che ormai sono vecchio, sono scombussolato da un sacco di paturnie e di pensieri assurdi. Non so se sono veramente gay, non so se voglio esserlo, certo è che nelle cose del sesso ho vissuto la vita di un caso patologico, di un nevrotico che non è mai riuscito a trovare un suo equilibrio. Detto così, non si capisce niente, e allora tanto vale la pena che ti racconti quello che è successo. Mi farebbe piacere che tu mettessi la mia storia sul blog, però se non vuoi farlo ti posso capire. In ogni caso mi piacerebbe ricevere una tua risposta.

Sono nato nel Nord Italia, in Veneto, e allora ci si faceva la fame. I miei genitori erano contadini e io ero l’unico figlio superstite. Mio fratello più grande era morto in guerra e dopo le elementari nel paese, i miei si sono trovati a decidere se mandarmi alla media o all’avviamento. Soldi ce ne stavano pochi ma hanno fatto uno sforzo enorme per mandarmi alla media, per farmi studiare e darmi delle possibilità in più. Di questo li ringrazio perché la mia tranquillità economica di oggi è frutto della loro scelta.

La prima e la seconda media le ho fatte in una cittadina vicino al mio paese. Mi dovevo alzare prestissimo la mattina per prendere la corriera, mia madre mi lavava e mi stirava ogni giorno la camicia, perché ne avevo solo due e a scuola bisognava andare in ordine, mi lucidava pure le scarpe, babbo mi foderava i libri , mi faceva trovare le cose buone da mangiare, che poi erano le castagne o i fichi, secondo la stagione. Alle medie c’era il latino e per me era un ostacolo grosso, ma c’era il parroco, don Antonio, che mi faceva lezione il pomeriggio e mi faceva fare tutti i compiti. Gli altri ragazzi della classe erano tutti di famiglie ricche o almeno borghesi ma allora io non me ne rendevo conto. Quando c’erano gli incontri coi professori ci andava don Antonio, allora io non lo capivo, ma i miei genitori non si facevano vedere per paura di farmi fare un brutta figura, perché non parlavano bene l’Italiano e avevano le mani rovinate dai lavori in campagna. Mio babbo aveva fatto solo le elementari e mia mamma non le aveva nemmeno finite.

Nonostante tutto, a scuola non ho avuto problemi seri di adattamento, i professori erano molto esigenti ma io avevo una certa voglia di studiare e con l’aiuto di don Antonio, che aveva una mezza idea di mandarmi, dopo, in seminario, riuscivo a cavarmela passabilmente.

Nell’estate del 57 ho perso entrambi i genitori a causa di una febbre tifoide che il medico non ha saputo curare e mi sono trovato, a 13 anni, praticamente solo al mondo. Sono stato affidato a un fratello di mia madre, zio Battista, che però viveva in un paesetto in mezzo alle montagne e aveva le bestie in un alpeggio. Se fossi andato a stare con lo zio Battista, che era pure vecchio, vedovo, e non aveva figli, non avrei potuto continuare a studiare. Lo zio mi disse che potevo o andare in seminario a Vicenza o andare in collegio a Roma, in una scuola che don Antonio conosceva. Io non volli andare assolutamente in seminario e scelsi di andare a Roma, dove non ero mai stato. Mi segnarono alla scuola e zio Battista si fece carico di pagare la retta, che non doveva essere nemmeno tanto bassa, perché io avrei mangiato e dormito in collegio.

Don Antonio mi accompagnò a Roma e mi presentò al rettore della scuola, a dire la verità un po’ maltenuta, ma pulita, era un convento di frati, c’era la chiesa, ma di frati ce n’erano pochi, non più di sette o otto, tutti vecchi. Il convitto era diretto dal frate prefetto che però non si vedeva quasi mai, tutta l’organizzazione interna era affidata a dei ragazzi, studenti universitari, che noi chiamavamo prefettini, erano ragazzi che stavano in collegio senza pagare perché in pratica lavoravano stando appresso a noi, erano loro che ci seguivano durante le ore di studio e ci facevano fare i compiti, ci sorvegliavano il pomeriggio, durante i pasti, e la notte dormivano nelle loro piccole stanze, una accanto ad ogni camerata, per controllare la disciplina. In genere di noi si occupavano poco perché avevano molto da studiare per i loro esami all’università.

Io ero nuovo, i miei compagni si conoscevano già da due anni. La scuola non era male, tutti professori erano laici, in pratica professori in pensione delle scuole statali, erano tutti vecchi ma erano bravi e ci mettevano l’anima per farci imparare le cose. Alcuni professori li ricordo ancora. Il professore di matematica al quale devo il mio interesse per questa materia, nella quale ero bravissimo, il professore di lettere che ci raccontava le storie dell’Iliade e dell’Odissea recitando come in teatro e anche il professore di ginnastica che in pratica ci faceva fare solo ginnastica premilitare, come si faceva al tempo del fascismo.

I primi giorni sono stato bene e l’ho scritto a don Antonio, che mi mandava una lettera ogni settimana, ma già dalla metà di ottobre ho cominciato a vedere delle cose strane. C’erano dei ragazzi che sparivano dalla sala di studio e non si sapeva dove fossero finiti e poi rispuntavano dopo una mezz’oretta, Io allora ero totalmente ingenuo, non sapevo nulla del sesso, non avevo ancora scoperto la masturbazione e mi potevano raccontare qualunque balla che ci avrei creduto. Gli altri ragazzi, che non mi conoscevano, tendevano a mettermi da parte e a tenermi al di fuori dei loro segreti, ma non ci misi molto a capire che nel collegio c’era una vita invisibile, sotterranea.

Per una regola interna, le camerate erano distinte per anni di scuola, in modo da tenere separati i ragazzi di età diversa. Noi vedevamo i ragazzi della prima e della seconda media solo a colazione, a pranzo, a cena e nelle occasioni speciali, per esempio in chiesa, ma la ricreazione si faceva per gruppi separati, quindi in pratica io potevo familiarizzare solo coi ragazzi della terza media.

All’epoca ero un bel ragazzo per la mia età, ma ero molto delicato e molto educato. Dopo le prime settimane di scuola uno dei ragazzi, uno tra i capetti più rispettati, cominciò a chiamarmi uomo-donna e a farmi battute che all’inizio non capivo, tipo; “Tu sì che sei un uomo, non tua sorella!” Poi l’idea che io fossi l’uomo-donna cominciò a spargersi tra tutti i miei compagni.

Un giorno, durante le ore di studio, uno dei ragazzi si rivolse al prefettino per un chiarimento di matematica, quello gli disse che lui studiava lettere e che, se voleva, poteva andare da un altro prefettino che stava studiando ingegneria nella sua stanza. Il ragazzo tornò nell’aula di studio dopo circa mezz’ora tutto arrossato e spettinato, fu lì che ebbi il primo sospetto che le mezze ore di assenza di certi ragazzi non fossero dedicate a ricevere chiarimenti scolastici. Ma fu solo un’impressione, io non dissi nulla e tutto proseguì come prima.

Una sera, prima di andare a dormire, quando il prefettino non c’era, il capetto bullo, che si chiamava Silvano, mi si avvicinò e mi diede una carezza e poi mi mise le mani in mezzo alle gambe e disse: “è solo per vedere se sei uomo o donna!” mi sentii la faccia bruciare, volevo andare dal prefettino per denunciare la cosa ma Silvano mi disse: “Vai vai! Così pure lui ti dà una controllata!” e si mise a ridere. Col tempo mi hanno raccontato che uno dei prefettini, quello di ingegneria, in pratica quello della nostra camerata, faceva sesso coi ragazzi della terza media. Con me non ci ha mai provato perché non gli ho dato confidenza, ma stando ai racconti degli altri, con quelli che gli davano corda si lasciava andare proprio. Era un bel ragazzo, avrei voluto, forse , che succedesse anche con me, però nello stesso tempo avevo paura e non è mai successo nulla.

Le prime cose veramente brutte mi sono capitate poco prima delle vacanze di Natale. I ragazzi erano lasciati a se stessi, i prefettini erano quasi tutti partiti per le vacanze natalizie, salvo il nostro, quello di ingegneria. La faccio breve perché, anche se sono passati tanti anni, certe cose mi fanno un po’ senso. Insomma, mi bloccano sul letto in quattro, mi abbassano i calzoni e le mutande, e Silvano prova a penetrarmi, diciamo che fa la mossa, io strillo, ma mi mettono un fazzoletto in bocca e poi sono in quattro e non ho la forza di oppormi. La penetrazione non c’è stata ma l’umiliazione è stata terribile. Silvano mi dice: “Adesso hai capito che cosa ti succede se non fai tutto quello che vogliamo noi!” In quel momento, se avessi potuto lo avrei ammazzato.

Dopo quel fatto li tengo a distanza, mi faccio vedere il meno possibile, ma la cosa non può andare avanti così. Se non avessi fatto nulla sarei diventato lo zimbello di Sivano e della sua banda e le violenze si sarebbero ripetute. Ci penso molto, ma alla fine non ho altre soluzioni, prendo il coraggio a due mani e vado a parlare col nostro prefettino (quello di ingegneria), che mi ascolta, è spaventato soprattutto dall’idea che io vada a parlare col Rettore, e si vede, cerca di rabbonirmi e poi arriva a un compromesso che da lui non mi sarei mai aspettato ma che, nello stesso tempo, mi mise al sicuro e mi espose ai peggiori insulti da parte dei miei compagni. In pratica il prefettino avrebbe dormito nel mio letto in camerata e io nel suo, nella sua stanza chiusa a chiave. Tutta questa cosa avveniva, ovviamente senza che il vero prefetto del collegio ne sapesse niente e i ragazzi dovevano abbozzare, se non lo avessero fatto sarebbe venuto fuori quello che avevano fatto a me. Poi, per tenere buoni i compagni, che mi avrebbero ammazzato, ho finito per accettare che il preferttino venisse anche lui a dormire nella sua stanzetta. Ovviamente, dopo, i miei compagni mi davano esplicitamente della puttana.

A proposito del prefettino di ingegneria sentivo raccontate le cose peggiori: che spogliava i ragazzi, che faceva a gara con loro per vedere chi ce l’aveva più grosso e li picchiava per ottenere prestazioni sessuali da loro e cose simili e certi ragazzi giuravano che era vero e che era successo pure a loro, ma il prefettino, con me non ci aveva mai provato. Un giorno, mentre stavo nella sua stanzetta mi metto a frugare e tra il materasso e la rete del letto trovo un pacchetto con delle lettere, le leggo, sono dirette a un ragazzo ma sono lettere d’amore e pure focose. Penso che allora tutto quello che i miei compagni dicono di lui è vero e comincio ad avere paura.

E qui ho fatto una cosa di cui mi vergogno ancora oggi, ho raccontato a un mio compagno delle lettere del prefettino, e lui ha cercato di spingermi a rubargli le lettere per averlo in pugno e magari per portarle di nascosto al rettore. Io questa cosa non l’ho fatta, mi sembrava infame e poi il prefettino mi piaceva e non volevo che lo cacciassero o forse volevo averlo in pugno io. Ma adesso un altro ragazzo sapeva delle lettere e presto lo avrebbero saputo tutti e le lettere gliele avrebbero rubate gli altri, allora sono entrato in camera del prefettino, le ho prese io, e le ho nascoste da un’altra parte (in chiesa).

Quando è tornato il prefettino ho detto che gli dovevo parlare e gli ho raccontato che i ragazzi sapevano delle sue lettere, l’ho visto proprio sbiancare all’idea, ma gli ho detto pure che le lettere le avevo fatte sparire io e che erano nascoste in un posto sicuro, dove nessuno le avrebbe trovate. Lui le voleva indietro ma non gliele ho date e gli ho detto che le avevo lette. Lui mi guardava impietrito ma io gli ho risposto che lui con ne non aveva niente da temere perché con me si era comportato bene, poi gli ho detto di tutte le cose che avevo sentito su di lui e gli ho chiesto se erano vere. Ha ammesso di avere fatto un po’ di giochi sessuali coi ragazzi ma solo cose consensuali e me lo ha giurato. Io gli ho raccontato di quello che Silvano e la sua banda avevano fatto a me e lui mi ha detto che loro non lo facevano per sesso ma solo per infliggere una umiliazione terribile a un altro ragazzo, e poi mi ha chiesto se mi piacevano i ragazzi, io ci ho pensato e gli ho risposto onestamente che non lo sapevo e lui mi ha detto: peccato! Poi ha capito di avere detto una stupidaggine e mi ha chiesto scusa e dopo molte esitazioni mi ha chiesto dove stavano le lettere e io gliel’ho detto ma gli ho chiesto di lasciarle lì perché erano al sicuro, magari poteva andare a vedere che c’erano veramente, ma volevo che le lasciasse lì e lui lo ha fatto.

La storia del prefettino comunque è finita male e forse proprio per colpa mia. Il ragazzo al quale avevo parlato delle lettere, andò a riferire la cosa al rettore. Il prefettino negò tutto, io fui chiamato come testimone, giurai il falso e dissi che il mio compagno si era inventato tutto. I fatti non risultavano provati, ma il rettore non ne volle sapere e il prefettino fu cacciato, o meglio allontanato per motivi opportunità, a pochi mesi dagli esami finali. Prima di andarsene si riprese di nascosto le lettere e mi avvisò che le aveva prese lui.

Il nuovo prefettino era un emerito imbecille. Negli ultimi mesi prima degli esami ho subito dalla banda di Silvano angherie e violenze di ogni genere, e questa volta, siccome si dovevano vendicare su di me che ero stato il “cocco del frocio” ho subito veramente la violenza sessuale di Silvano e di un altro ragazzo. [- omissis – ] La sensazione di repulsione è stata totale, non ti racconto come mi sono sentito dopo, il ricordo di quella scena me lo porto ancora dentro perché quello non era sesso ma solo violenza come le bestie e anche peggio. I miei compagni avevano 14 anni e alla fine non riesco a odiarli o ad augurare loro la morte, perché non hanno nemmeno capito quello che stavano facendo. Insomma, io, dopo, sono stato ossessionato de quei ricordi per decenni e la mia vita sessuale ne è uscita rovinata. Il ricordo del prefettino invece era positivo, poi l’ho capito: quello era un ragazzo gay, e mi piaceva pure, non si era comportato da stronzo, ma l’idea che io potessi essere gay proprio per effetto della iniziazione violenta subita mi ha rovinato la vita. Non mi sono sposato e non ho un compagno, sono rimasto solo e per quanto possa sembrare assurdo il sesso gay mi sembra ripugnante, ma non so, e non lo so veramente, se questo succede per effetto della violenza subita ma penso di sì. Chi usa violenza sessuale su un’altra persona la uccide dentro, uccide la sua dignità, le sue sicurezze, sporca per sempre la sua sessualità. Bisognerebbe che i ragazzi ricevessero un’educazione seria e imparassero il vero rispetto del prossimo, ma purtroppo, anche se sono passati cinquant’anni, siamo ancora molto lontani da tutto questo.
Grazie Progetto, almeno mi sono sfogato un po’.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=5799

RAFFALOVICH: SESSO E CASTITÀ – L’INFANZIA DELL’OMOSESSUALE

Riporto qui di seguito due capitoli della mia traduzione di “Uranismo e Unisessualità” di André Raffalovich:

1) Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico.

2) Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili e ultra-virili.

Nel primo dei due capitoli l’autore comincia a manifestare la sua personalità, e introduce nello studio della sessualità e dell’omosessualità in particolare, delle categorie di tipo morale legate alla ricerca della voluttà, della pace dei sensi e della castità; nell’uso di queste categorie in rapporto all’omosessualità Raffalovich non è schematico e nonostante le apparenze non fa il moralista ma analizza le tendenze morali come modi per trovare un proprio posto nel mondo. Le tendenze morali sono per lui elementi essenziali della sessualità di un individuo. Raffalovich usa un linguaggio diverso da quello moderno e quando si riferisce a forme di omosessualità che non esclude interessi eterosessuali, parla di quelli che oggi si chiamerebbero bisessuali o non sarebbero ritenuti propriamente omosessuali. L’autore si pone il problema relativo all’induzione al matrimonio di questi “omosessuali” in qualche modo compatibili con l’eterosessualità e ipotizza per loro un percorso di recupero che li riconduca all’eterosessualità ma attraverso un’educazione graduale che porti ad una “guarigione psicologica” prima che al matrimonio. Tutto il percorso di recupero, secondo Raffalovich dovrebbe essere demedicalizzato ed affidato ad eterosessuali intelligenti e ad omosessuali superiori, evitando quella che viene presentata come una pratica abominevole, cioè l’induzione dell’omosessuale alla eterosessualità tramite la frequenza di prostituite, cosa molto praticata negli ultimi anni dll’800.

Nel secondo dei due capitoli riportati di seguito, Raffalovich tratteggia in modo molto ricco l’infanzia dell’omosessuale virile (come egli lo chiama). La pubblicazione del libro di Raffalovich è del 1896, ma l’autore ha già perfettamente chiara l’idea della sessualità infantile. Certo egli non dispone di indagini sociologiche attendibili e non ricorre allo studio sistematico di casi clinici come Krafft-Ebing, la sua descrizione della omosessualità infantile, limitata agli ambienti sociali di alto livello, è probabilmente per la gran parte frutto di ricordi personali e presenta aspetti oggi difficilmente comprensibili, come le riflessioni sul rapporto tra il bambino omosessuale di buona famiglia e i servi della sua famiglia. Si nota che la società è stratificata in modo rigoroso e che le persone di livello sociale più basso sono considerate sostanzialmente non assimilabili a quelle appartenenti ai ceti più ricchi o più colti, siamo cioè il pieno ‘800 borghese.

Raffalovich arriva a supporre che la differenza di classe sociale crei meccanismi di attrazione analoghi a quelli dell’attrazione sessuale e con questa idea spiega l’interesse del bambino omosessuale ricco per la servitù e non per gli adulti della sua categoria sociale. Colpisce in particolare l’idea che possano svilupparsi rapporti di simpatia tra il bambino omosessuale e i servi maschi, in ragione del fatto che “l’intelligenza di un domestico e simile a quella di un bambino”.

Interessanti son anche le riflessioni sui collegi e sui rischi che la vita di collegio può comportare rispetto alla omosessualità, oltre alcune questioni sull’interesse per i soldati e per le divise.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
______

Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico

Non si possono fare riflessioni e osservazioni senza rendersi conto di tre fattori importanti che modificano la psicologia sessuale di tutti gli uomini:

– il desiderio, il bisogno (fittizio o reale) del piacere in sé, con la sua eccitazione, i suoi preliminari, la sua cristallizzazione (Stendhal), la sua realizzazione;

– il desiderio, il bisogno di rigettare, di spogliarsi dell’eccitazione sessuale, dell’inquietudine, della fatica, dei fastidi;

– il desiderio, anche lontano, il bisogno vago, la ricerca, anche vana, della castità, una predilezione in favore della castità.

A seconda della presenza isolata o simultanea di uno o di due di questi fattori, a seconda della preponderanza dell’uno sull’altro o sugli altri, la condotta di un uomo cambia così come cambia la sua psicologia sessuale.

Anche l’uranista, come qualsiasi altro uomo eterosessuale, o semplicemente sessuato, è soggetto a queste influenze perché esse riguardano la sessualità in quanto tale.

L’uomo che cerca soprattutto la voluttà in sé e per tutto quello che le si cristallizza intorno, ha bisogno di un’altra analisi rispetto a quello che cerca soprattutto la pacificazione dei suoi sensi e l’acutezza della sua vita intellettuale.

E non sono soltanto gli individui che differiscono in questo modo, ma queste variazioni si presentano nello stesso individuo a diverse età e in diversi momenti della vita.

Certi uomini [1] sono più portati degli altri verso un ideale di castità sia naturalmente, fondamentalmente, e quindi malgrado molte influenze e molti avvenimenti oppure senza l’influenza di circostanze, dell’ambiente e di avvenimenti che modifichino il loro carattere.

Forse senza spiegarsi il perché, forse senza darsi la migliore spiegazione, la castità appare loro (personalmente) desiderabile e soddisfacente. Per la maggior parte del tempo tengono per sé questa predilezione, senza comunicarla, per pudore, per orgoglio, per paura, perché se ne sono troppo distaccati nella pratica.

L’istinto sessuale in loro ha cessato di essere tirannico; non è, per così dire, che uno dei membri di un’oligarchia. Una vita sregolata è per loro sempre più sgradevole, e dipenderà dalla circostanze se si sposeranno o resteranno celibi, diventando anche moderati e continenti.

Tra loro si trovano parecchi uranisti, che si sposano e rinunciano alla loro sessualità spontanea, e anche parecchi uranisti impenitenti, ai quali l’uranismo sembrerà sempre più casto, più pulito, più decente dell’eterosessualità.

È evidente che gli uomini capaci di un ideale di castità personale volontaria (che questo ideale sia realizzato o meno ma purché sia uno dei limiti del loro carattere, della loro individualità) tenderanno verso una diversa situazione psicologica e fisiologica rispetto agli altri uomini. Così, quando si studia la psicologia sessuale, il caso sessuale di un uomo, sarà importante definire il suo ideale di castità o di voluttà o di pacificazione.

Non bisogna confondere la castità con la sobrietà, la temperanza o la pacificazione. L’uomo che ha questo ideale di castità, questa predilezione umile per la castità, può non essere temperante. Può scoprire da solo l’assioma secondo il quale un po’ di infamia allontana dalla purezza, molta infamia ci riconduce ad essa. Può astenersi con gioia o sprofondarsi deliziosamente nel piacere e non sapere regolare, goccia a goccia, la sua voluttà. L’uomo che ama, ricerca o sceglie naturalmente la sobrietà, la temperanza sessuale (eterosessuale o uranista o bisessuale) si comporterà in un altro modo. Senza igiene [moderazione] non raggiungerà la piena soddisfazione. Ricercherà nella sessualità gli atti che lo libereranno il più rapidamente possibile dall’aculeo del desiderio; è così che uomini seri, rispettati, distinti, possono praticare i vizi più denigrati, tutte le forme di unisessualità attiva o passiva o reciproca, o di eterosessualità comune o sterile, perché dopo si sentono allegri, alleggeriti e in pieno possesso della loro attività intellettuale, fisica e morale. Quando, per loro disgrazia e loro castigo e per la vergogna della società, questi sono uomini di una austerità esteriore ostentata, uomini il cui mestiere o la cui professione esige una severità di costumi e accade che sono scoperti, la loro ipocrisia rivolta e sconcerta. C’è spesso, in queste situazioni, dentro di loro una soluzione di continuità nelle loro emozioni che impedisce loro di rendersi conto in modo permanente dell’enormità della loro condotta. Se la loro sobrietà è precisa, la loro vita intellettuale non è toccata dalla loro sessualità.

Questi uomini sobri e discreti possono ricercare o la voluttà o il riposo che la segue, o entrambe le cose, e restare moderati nel loro vizio.[2] Gli uomini che amano la castità non finiscono così: perché la castità è una virtù positiva, non negativa, cosa che gli altri dimenticano spesso.

A mio giudizio, nessuna descrizione di un uomo e della sua psicologia sessuale risulterebbe soddisfacente se non si desse un’idea dell’influenza di questi fattori.

Consultato da un sessuale [un uomo con problemi sessuali] mi sforzerei di sapere e di fargli sapere se la sua sessualità ricerca soprattutto la voluttà sessuale e tutto quello che le sta intorno, o la pacificazione sessuale e la rinascita, il rinnovarsi dell’intelligenza; se immagina nel suo cuore che la castità sia meglio della sessualità; se trova umiliante non soddisfare tutte le sue aspirazioni sessuali; se il suo orgoglio conta molto o solo un po’ nelle sue aspirazioni e nella loro soddisfazione; se dentro di lui ci fosse da qualche parte un gusto per la castità, lo incoraggerei a coltivarlo, invece di mandarlo da una prostituta come fa il medico guaritore di oggi. Se il suo orgoglio è insuperabile, se si credesse disonorato dal non consegnarsi a delle inclinazioni unisessuali, esiterei prima di imporgli la prima condizione che impone il medico guaritore , cioè quella di rompere il rapporto unisessuale che esiste da tempo. Questo significherebbe consegnare il sessuale [l’uomo che ha problemi sessuali] in difficoltà a tutti gli errori e a tutti i pericoli. Avrebbe invece molto da imparare su se stesso e sulla vita prima di essere maturo per una rottura efficace e feconda. Non bisogna consegnarlo, senza metterlo prima al sicuro, all’ossessione sessuale. I medici, probabilmente, desiderano fare sposare nel più breve tempo possibile gli unisessuali che li consultano e non hanno il tempo e forse l’esperienza necessaria per una guarigione psicologica. Quando l’inversione e l’uranismo saranno capiti a livello più generale, quando se ne avrà meno paura, io credo che non saranno più i medici che faranno queste cure; ma gli eterosessuali buoni e intelligenti o gli uranisti superiori potranno facilitare l’inizio di questi cammini, questi perfezionamenti. Oggi il matrimonio, reso possibile attraverso il passaggio prolungato attraverso la casa di tolleranza è una cosa indegna. Gli uranisti di buona volontà (parzialmente eterosessuali) devono essere preparati psicologicamente prima di esserlo sessualmente.

Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili[3] e ultra-virili.

Gli invertiti licenziosi o chiacchieroni o malati hanno talmente goduto gli onori della pubblicità che gli altri invertiti sono ancora poco conosciuti. Ma essi raggiungono una maturità intellettuale e morale che non considera più il sesso come il centro dell’universo. Non devono più lamentarsi della loro sorte. Devono pensare a compiere la loro missione qua giù, e cercano di fare del loro meglio. Allo stesso modo ci sono uomini eterosessuali che si svincolano dalla vita genitale ad un certo momento della loro crescita.

È difficile rendere giustizia agli invertiti, come sarebbe difficile essere giusti verso gli eterosessuali, se ci si occupasse esclusivamente della loro vita sessuale. La menzogna e la sessualità si sfiorano così da vicino perché la realtà fa apparire folle il desiderio, perché il prima e il dopo si toccano e si contraddicono.

L’invertito si ritiene così disinteressato da giudicare della bassezza della sessualità, solo che non ha il coraggio di andare fino in fondo e di cercare la castità; inventa argomenti in favore dei suoi gusti.[4]

Se fosse l’essere superiore che si immagina di essere e se avesse un po’ di religione, cercherebbe di affrancarsi dai legami della carne e di rendersi utile all’umanità.

Il giorno in cui l’invertito non reclamerà più l’indulgenza della società, comincerà a giustificarsi agli occhi degli uomini veramente superiori.

Si nasce uranisti più o meno; si può diventare invertiti sia durante questo periodo di indifferenza sessuale (così finemente osservato da Max Dessoir), che dura qualche volta fin dopo la pubertà – sia molto tempo dopo. Le circostanze, l’isolamento e tutto quello che esso comporta, i cattivi esempi e i cattivi consigli, le letture e le conversazioni, un seduttore giovane e appassionato, o prudente, abile e pieno di esperienza, i problemi della sessualità eterosessuale, le malattie, le psicosi transitorie o permanenti, la vanità, la cupidigia o anche la necessità possono trasformare un eterosessuale in omosessuale.

Nell’uranista o nell’invertito di nascita l’inversione si manifesta molto presto. Bisognerebbe conoscere a fondo quello che ancora noi ignoriamo per la gran parte, cioè la sessualità dell’infanzia, per sapere se le tendenze eterosessuali si sviluppano realmente con molto maggiore lentezza o se invece non le si nota quando le si incontra. Prima di dichiarare che questa precocità sessuale (precocità di sentimenti, non di atti) è un segno di degenerazione negli invertiti, bisognerebbe rendersi conto della percentuale di bambini sessualmente precoci eterosessuali. Quanti bambini e quante bambine si innamorano gli uni delle altre o di persone adulte! Quanti ragazzini di cinque anni sono affascinati da una bella signora o da una ragazza grande! Intorno a loro si sorride, si raccontano davanti a loro cose che essi sentono misteriosamente e esprimono comicamente, i piccoli si rendono conto, alla lunga, dei loro sentimenti.

E certamente questi affetti sentimentali non sono rari tra i bambini. Li si favorisce stupidamente perché sono cose divertenti, ma dato che questi affetti, quando sono uranisti, non divertono affatto, non ci si fa caso. Il bambino capisce oscuramente tutto questo; quando dà qualche segno di un’emozione prodotta in lui dalla presenza e dal contatto con un uomo, si accorge che la sua agitazione passa inavvertita. Lo si complimenta quando dona un fiore a una donna; quando lascia la sua mano nella mano di un uomo non si dice nulla. L’uomo lo interessa molto più della donna, e gli adulti evidentemente pensano il contrario. Il bambino indovina molto presto che lì c’è un malinteso e, con questa meravigliosa dissimulazione tipica dei bambini, accetta la situazione.

I bambini sono così dissimulati, non solo per ignoranza ma ancora di più per paura o per prudenza. I bambini sanno molto presto quello che devono dire e soprattutto quello che devono nascondere.

Questa consapevolezza non deve affatto stupire perché essa esiste in un certo grado negli animali domestici. La vanità o la ricerca dell’approvazione caratterizza i bambini come gli animali.

È poi anche naturale che l’invertito si ricordi così chiaramente della precocità delle sue tendenze. Arriva un momento nell’esistenza di ogni invertito in cui egli decifra l’enigma del suo gusto unisessuale. È allora che riordina tutti i suoi ricordi e per giustificarsi ai suoi occhi, si ricorda di essere stato quello che è dalla sua prima infanzia. L’unisessualità ha colorato tutta la sua giovane vita; lui ci ha pensato, l’ha sognata, ci ha riflettuto in perfetta innocenza e molto spesso.

Si è immaginato, da piccolino, di essere allevato da dei briganti, da dei barbari; a cinque anni, a sei anni ha sognato il calore dei loro petti, delle loro braccia nude. Ha sognato di essere loro schiavo e ha amato la sua schiavitù e i suoi padroni. Non ha mai avuto il minimo pensiero brutalmente sessuale, ma ha scoperto la sua vocazione sentimentale.

L’invertito nato e ben nato può essere di una innocenza fisica eccezionale quasi fino all’età della pubertà, se si trova senza cattivi consiglieri, se è timido e ignora il suo corpo. La sua depravazione è allora solo e assolutamente cerebrale e sentimentale. Non si indirizza ancora alle persone che lo circondano. Ama i quadri, le statue, le immagini che rappresentano delle belle figure. Anche gli operai lo interessano per i loro vestiti, diversi da quelli che vede indossati dai suoi parenti – e sperimenta già questa passione degli invertiti per tutto quello che somiglia ad una uniforme o a un costume convenzionale. Quello che i Tedeschi chiamano soldaten liebe, è talmente noto, talmente diffuso tra gli invertiti e i corrotti in tutti i paesi europei che, in certe città, specialmente a Londra, il numero di soldati che si prostituiscono è più grande di quando si vorrebbe credere.[5]

Con una pazienza e una tenacia che non deve stupire in un bambino, tutto quello che ha un rapporto, anche minimo, con l’inversione lo appassiona. Segue la pista con un fiuto da animale o da Pellerossa o da donna. Ancora giovanissimo e completamente vergine, si sente vicino a tutto quello che ignora.

Ha sogni eroici. È un eroe amante di un altro eroe, e i racconti di fate non sono più fiabeschi delle sue visioni da sveglio. Lui è l’eroe o l’amico preferito, o anche, più raramente, ma non per lungo tempo, l’eroina dei romanzi che legge o che sente raccontare. L’invertito di nascita non è necessariamente effeminato, non lo è sempre e non cerca sempre le ragazzine e i loro giochi.

È utile ricordarsi che gli invertiti effeminati sono i più conosciuti perché essi hanno molto di più la mania delle confidenze e della vanterie. Gli invertiti che stanno zitti non sono stati ancora scoperti, e Krafft-Ebing non li registra affatto. Ma comunque esistono, e sono loro che ci impediscono di disperarci per la razza degli invertiti.

Parallelamente a questa esaltazione romantica, a questo platonismo, a questa favola, il bambino prova un’attrazione carnale verso l’uomo e non sa forse ancora che i due pensieri che lo interessano sono legati insieme.

Il bambino può ogni giorno ricercare i mezzi per accarezzare la mano o il copro di un domestico, al momento del pasto per esempio, o sulle scale, e lo stesso bambino può tutti i giorni sognare i destini più puri e fantastici.[6]

Il bambino prova, probabilmente per i domestici in livrea, o in maniche di camicia, i primi assalti di quella ossessione per l’uniforme che si ritrova anche nella vita sessuale degli eterosessuali. Quanti uomini amano la donna vestita o mezza-vestita in una certa maniera?

La maggior parte degli uomini amano un certo tipo, e tutto quello che ci si avvicina, per l’andatura o l’aspetto, agisce su di loro più rapidamente, più violentemente. Spesso, dopo una infedeltà al loro tipo ritornano ad esso più servilmente. Gli uomini hanno poca immaginazione. Ce ne sono di quelli che con tutte le loro conquiste, favorite e favoriti, fanno lo stesso pellegrinaggio, che vanno docilmente allo stesso posto nei dintorni della città, ecc. ecc..

La differenza tra le classi agisce in certi casi quasi come la differenza tra i sessi. È certamente possibile che questa osservazione, che ho avuto spesso modo di esprimere, spieghi i sonetti di Shakespeare. Un’amicizia entusiasta (passione che non suppone affatto l’inversione né la perversione) e la distanza sociale tra Shakespeare e il giovane uomo, e la giovinezza dell’uno e l’età matura dell’altro, offrirebbero la chiave dell’enigma. Gli invertiti, i pervertiti contano tanti uomini celebri e tante glorie che potrebbero anche lasciare andare Shakespeare.

Il bambino non sfugge a nessuna influenza. I genitori gli hanno proibito di familiarizzare con la gente del popolo, e l’operaio, il valletto, il capo-cameriere, il cocchiere diventano per lui sempre più desiderabili. Se il bambino è malato ed è trasportato da uno di questi uomini, il suo cuore batte con paura e con piacere, prima, durante e dopo. Mette a paragone le sue sensazioni con quelle che prova nelle braccia di un padre o di un fratello e la differenza è così grande che il bambino non può sbagliare. Ammette quello che è. Non sa perché. Si dà delle spiegazioni. Comincia a credere che quello o quell’altro uomo gli piace. Ma non è un uomo che gli piace, il cui abbraccio lo estasia, il cui contatto lo turba, ma è l’uomo. Quando il bambino ha superato la sua ignoranza ed è arrivato a questa conoscenza di se stesso, la sua educazione sentimentale procede da sé. Il bambino si abbandona in modo sornione a una quantità di atti impulsivi per attirarsi l’attenzione degli uomini che lo interessano, senza essere sospettato dalla sua famiglia. Una donna innamorata non è più folle e più prudente, più paziente e più impaziente.

Questo modo di fare può durare parecchi anni, prima, durante e dopo la pubertà. Il bambino vede le cose via via più chiare. Quello che desidera si va precisando. All’inizio non sa quello che vuole, un contatto qualunque, un bacio. La storia greca gli insegna allora che i Greci si amavano tra uomini, che i Greci erano belli, nobili, ammirevoli, che l’amore greco oggi non è accettato dai costumi, che Socrate e Alcibiade avevano dormito sotto lo stesso mantello, ecc.. Non c’è bisogno di altro per attivare e riempire l’immaginazione di un bambino. “Sono dunque un Greco antico”, si dice. Disprezza un po’ i moderni. È ancora troppo al di fuori della vita moderna per essere imbarazzato dalla sua inversione. Invece essa lo interessa, occupa la sua mante.

In collegio, l’invertito può restare innocente, come il bambino eterosessuale può, lì, essere indirizzato in un modo più o meno permanente verso l’unisessualità.

L’influenza dell’internato è una questione molto importante e molto difficile da risolvere. Tutti – o quasi tutti – quelli che si potrebbero interrogare[7] e che potrebbero rispondere, si terrebbero probabilmente al di sotto o molto al di sotto della verità. Gli invertiti, per esempio, sono molto reticenti o molto spacconi. Molti tra loro hanno la mania di vedere loro simili dappertutto. Gli eterosessuali che non sono morsi dalla passione del pettegolezzo negherebbero sfrontatamente, per vigliaccheria, pudore, pigrizia, o qualcos’altro.

Gli insegnanti, lo si capisce facilmente, non possono né dire né vedere la verità su questo argomento. Se è facile nelle prigioni darsi all’unisessualità, i ragazzini viziosi o invertiti non sono meno ingegnosi dei carcerati.

Quelli molto viziosi in collegio, spesso, sono invertiti solo per vizio, per mancanza di altre occasioni. Alcuni ragazzi possono pervertirsi senza essere per questo degli invertiti. Molti invertiti hanno un pudore esagerato che può salvarli, quantunque la vita in comune sia nemica del pudore.

È inutile sottolineare qui che si si nota nei ragazzetti un pudore istintivo, soprattutto in presenza di un uomo, allora è importante diffidare. Siamo in presenza di un invertito? Gli invertiti, quando sono molto giovani hanno tutti i sintomi del pudore se si tratta di mostrarsi svestiti davanti a qualcuno del loro sesso.

Questo pudore, a meno che non sia sradicato dal collegio o dissimulato per prudenza, li accompagna nella vita. E quando cominciano a superarlo ne sono molto fieri. Dopo essersi dati alla unisessualità con furia, perdono questo pudore e cercano invece le situazioni che ad esso sono contrarie. Il pudore di una donna di brutta vita non è quello di una donna onesta o delicata e fiera.

Non ho dati sufficienti per studiare la questione dell’internato. Gli scritti e le confessioni degli invertiti sono a questo proposito assai poco degni di fede. Gli invertiti, l’ho già detto e lo ripeterò ancora, sono mentitori, e parlando della loro infanzia cercano di discolparsi e di rendersi interessanti a forza di passione e di ignominia.

Sottolineerei solo che certi ragazzini non si interessano ad altri ragazzini. Potrebbero anche attraversare l’internato senza essere attirati dai compagni della loro età. Essi amerebbero o dei ragazzi grandi che nella maggior parte dei casi non presterebbero loro attenzione, o degli insegnanti.

È evidente che questi ragazzi potrebbero non essere mai in pericolo e i loro sentimenti per i loro insegnanti non potrebbero che fortificarli nel desiderio di impegnarsi.

Sono ragazzini che non si sentono affatto ragazzini, nei loro sogni sono già delle persone adulte.

Altri invertiti, lo si sa, amano sempre qualcuno (o quelli) della loro età. Sono gli omosessuali a oltranza. Hanno la passione della similarità. Sono forse tra i meno effeminati.[8]

Man mano che si avvicina la pubertà, il pericolo per l’invertito aumenta. Se è alunno esterno o è educato a casa, la sua ignoranza e la sua ansia entrano in fermentazione. Ogni pericolo ha ora la sua importanza. Il ragazzo ignora probabilmente il lato fisico dell’atto sessuale. Immagina forse che i rapporti tra uomini siano simili a quelli tra donne e uomini, sa comunque che la realizzazione del suo desiderio sarebbe sterile. Può essere maturo per l’atto sessuale e credere che esso consista in un contatto esteriore più o meno prolungato.
Se tra le persone che stanno intorno al giovane invertito si trova un uomo qualsiasi, soprattutto un uomo di una classe inferiore (come un domestico), quest’uomo diventa l’idea fissa del bambino. Dico bambino perché a 13, 14 o 15 anni un ragazzo allevato in questo modo è un bambino.

Questo ragazzetto immaginerà ogni giorno degli incontri improvvisi con quest’uomo. Saprà i suoi orari di servizio e si troverà suoi luoghi dove quello dovrà passare molte volte al giorno, se è possibile. Cercherà soprattutto di incontrarlo nell’oscurità per provocare lo shock del contatto del suo corpo contro quello dell’uomo, per prenderlo per mano. Così pudico fino ad allora, creerà delle occasioni per mostrarsi nudo o mezzo nudo.

Non so se accade istintivamente o se si ricorda delle descrizioni delle seduzioni femminili che ha letto, ma si comporterà come una donna impudica e innamorata. Una tale perseveranza, un giorno o l’altro, sarà ricompensata come merita e l’uomo cederà all’audacia del giovane ragazzo un pomeriggio scuro o una sera senza luce.

Qui, ancora una volta, tutti i dettagli e tutte le conseguenze di questa caduta dipenderanno dal caso.

Gli invertiti che leggeranno questo o i medici psicologi riconosceranno la verità di quello che io ho indicato; e i genitori non sapranno neppure che cose simili sono successe o succedono vicino a loro. Dei legami di questo tipo possono stringersi e durare a lungo. L’audacia del bambino, così lascivo all’inizio della pubertà, supera gli scrupoli e la vigliaccheria dell’uomo.

La differenza di casta, agendo come la differenza di sesso, si fa notare qui. L’uomo del popolo si lascia trascinare dal giovane signore, quando forse potrebbe resistere a un ragazzetto delle classi inferiori. Se l’uomo è invertito o pervertito, o molto grossolano, non aspetta che l’iniziativa del giovane signore per farsi incantare.

Se non è niente di tutto questo, non bisogna dimenticarsi che lo svilimento e l’asservimento di un figlio del capo o del padrone non può che inorgoglire l’uomo del popolo e ripagarlo della propria servitù.

Non bisogna dimenticare che il fatto di essere domestici può produrre una tale abitudine all’obbedienza che il domestico subisce i capricci del suo giovane padrone, con o senza piacere, ancora meglio o ancora peggio di chi domestico non è.

Probabilmente in molti casi un uomo che cercasse un ragazzo giovane con l’intenzione di sedurlo riuscirebbe solo a spaventarlo. Molti invertiti sono stati spaventati nella loro giovinezza dal desiderio di un uomo scostumato, senza coscienza, e sono sfuggiti alle sue carezze, assaliti da un terrore incomprensibile e passeggero o di lunga durata.

Non può che essere solo l’invertito nato per la passività o l’obbedienza femminile quello che si lascia facilmente violare o contaminare o istruire da un uomo qualunque.

Ci sono delle donne vergini che si concedono ma non si lascerebbero mai prendere. Allo stesso modo l’invertito vergine e maschile (ci sono degli invertiti che sono piuttosto un maschio e mezzo che un maschio effeminato e a metà) vorrà bene offrirsi e prestarsi a tutte le compiacenze, a tutte le turpitudini, ma se ne scapperebbe se un uomo prendesse l’iniziativa. Questo potrebbe spiegare molte storie di invertiti, molti rifiuti e molti consensi.[9]

Fino ad ora non possiamo che compiangere e deplorare la condotta del giovane invertito. Ha tutte le scusanti della natura e non ha ricevuto alcun consiglio e alcun soccorso.

Sa che la sua condotta sarà esecrata, ma non si considera affatto peggiore degli uomini e delle donne che si piacciono e si amano. Si scusa pensando che sono i piaceri sessuali che vengono designati col nome di amore che, secondo i poeti, i moralisti cinici e i romanzieri, governano il mondo.

Essendo naturalmente omosessuale, egli non vede la differenza tra il suo vizio e quello dell’eterosessuale – e non trovando l’eterosessualità trattata come dovrebbe essere trattata, cioè senza eccesso di indulgenza o di entusiasmo – la sua coscienza non prova alcun imbarazzo.

Solo imparando a distruggere, o a disprezzare, o a dominare la sessualità e la sensualità, l’invertito di nascita può distinguersi dall’eterosessualità. Ma prende per sé tutte le scuse che ci sono per l’eterosessualità e ci aggiunge che l’omosessualità è sterile, ecc. – più o meno quello che Shopenhauer sembra aver detto in favore della pederastia.[10]

Se ci si stupisce della passione che i domestici, la gente del popolo, gli operai, i soldati, gli uomini in blusa, in livrea ispirano agli uranisti bambini, ci si deve solo ricordare che il bambino di buon livello sociale, ben nutrito, trova negli uomini del popolo, di volta in volta, più contrasto o più simpatia. Molti ragazzini di buona famiglia, che non parlano per timidezza in presenza di persone delle classi superiori, chiacchierano e cinguettano con qualsiasi domestico e con qualsiasi uomo del popolo. C’è più uguaglianza tra l’intelligenza di un bambino della borghesia agiata e quella di un domestico, più bonomia nel domestico che nell’uomo delle classi colte o ricche.

Il bambino si sente a suo agio, sa che non lo si sgriderà, non gli si darà fastidio, non lo si rimprovererà. L‘uomo del popolo che ha buon cuore, che è un bravo ragazzo, non troverà il bambino così noioso o non riterrà che richieda una tale fatica come avverrebbe a un genitore o a un professore. Così l’attrazione del domestico nasce da una simpatia, da una sorta di solidarietà, da un sentimento di cameratismo. I ricordi sinceri di uomini perfettamente eterosessuali confermano questa supposizione. Molti eterosessuali ricordano di avere meravigliosamente amato uomini delle classi inferiori che erano gentili verso di loro e di averli trovati più interessanti, più competenti di cose più interessanti, degli adulti, di un padre che prende in giro, che è capriccioso, stizzoso o di un fratello che rimprovera e si preoccupa, degli zii dei quali si sono conosciuti i difetti dalla conversazione dei parenti. Il bambino considera anche spesso ingiusta la posizione del domestico, vede che lo si sgrida e insorge nel suo piccolo cuore, lo vede giocare il miglior ruolo quando lo si biasima per delle banalità o perché l’uomo o la donna che lo rimproverano sono di cattivo umore.

Se il bambino manifesta un po’ di dolcezza, un po’ di riconoscenza, un po’ di gentilezza, tocca facilmente l’amor proprio del domestico, di un uomo che probabilmente apprezza il buon cuore della giovane creatura.

E se questo bambino è uranista, e il contatto con un uomo un po’ affettuoso lo riempie di un’allegrezza sognata? Non c’è nulla di più naturale del suo slancio verso il domestico che simbolizza le classi che lo interessano e gli ricorda con la sua presenza che un intimo e misterioso avvicinamento con un uomo di questa classe è realizzabile e anche vicino.

Gli uranisti più virili e più degni, sono stati esposti a queste tentazioni, e se sono stati salvati, è l’occasione che è mancata o il domestico ha sempre rifiutato di capire e di lasciarsi piegare. Crescendo, uscendo dalla casa paterna, entrando nel mondo, questi fantasmi sessuali sembrano dissiparsi e abbandonare l’uranista virile e intelligente, ma perseguitano l’effeminato, o anche il virile senza carattere, senza sentimentalità. Un’amicizia adolescenziale spazzerà via per qualche anno questo passato.

Gli uranisti delle classi meno agiate, della piccola borghesia, si innamorano più facilmente di giovani uomini di condizione sociale migliore, allevati meglio, più fortunati, e questi slanci sono forse meno pericolosi per il carattere, rispetto agli slanci degli uranisti più ricchi. Jean-Paul Richter ha descritto l’amore casto di un casto giovane uomo povero per un giovane nobile bello e fiero.[11] L’adolescenza, è vero, con un profluvio di nuovi sentimenti, innalza l’uranista virile e lo mette (a parte la timidezza di classe) al livello dell’uranista allevato in ambienti sociali medio-alti.

Si vede che i rischi corsi dai giovani uranisti si bilanciano; il ricco sarà tentato dai valletti, il povero dai giovani uomini di buona condizione sociale, ma sarà forse corrotto da qualche compagno grossolano più grande (come Hamann, il mago del Nord); ricco e povero saranno esposti molto facilmente in collegio all’onanismo reciproco.
_______

[1] Qualsiasi sia la loro sessualità.
[2] Non parlo della demenza senile, né dei prodromi di certe follie, né di atti delittuosi da tutti i punti di vista come l’induzione alla dissolutezza dei minorenni o delle minorenni, o gli atti crudeli commessi dagli alienati, dai corrotti o dai deboli curiosi.
[3] Fino allo sviluppo definitivo, fino alla fissazione della vita sessuale, il virile e l’effeminato superiore possono somigliarsi e possono passare attraverso le stesse peripezie. Il bambino ha sempre qualcosa di femminile (Shakespeare chiama il ragazzi e le donne bestiame dello stesso colore) che è transitorio nel virile e persistente nell’effeminato. Il virile, se riflette, può facilmente ingannarsi e credere persistente quello che in lui c’è di passeggero ed è solo questione di crescita e di ignoranza.
[4] Questi invertiti non sono i peggiori, difficilmente si pervertono dopo la loro prima giovinezza. Manifestano qualche preoccupazioni in rapporto alla loro dignità. Non sono casti ma non sono libertini. Si potrebbe senza timore affidare loro un ragazzo. Non spargono il contagio. Si preoccupano del loro onore e della loro reputazione.
Alcuni arrivano a superare in qualche modo, a recuperare i loro errori di giovinezza, se superano la crisi – crisi altrettanto frequenti nell’uomo di rango come nella donna onesta – possono morire rispettabili e rispettati.
Non avendo gli invertiti scelto la loro natura, bisogna riconoscere loro la volontà di migliorarsi, di depurarsi e quando si proclamerà la superiorità dell’invertito che si trattiene sull’uomo eterosessuale che si abbandona alla sessualità, sarà solo un atto di giustizia.
[5] Non è esagerato dire che in certi reggimenti si può presupporre la venalità della maggior parte dei soldati. La clientela deve essere numerosa e assidua per avere tali risultati. Il soldato è la mania di molti invertiti e il soldato, quando si trova solo o anche con un altro soldato, tenta, la sera – nemmeno la notte – di provocare il suo cliente con lo sguardo e con l’andatura. Gli abiti eleganti e bombati non mancano di produrre i loro effetti. È una cosa deplorevole e penosa, e si vorrebbe certo trovare un rimedio impossibile al presente. La mancanza di pudore e la venalità non potrebbero spingersi oltre. La sera ad Hyde-Park, se le notte non è assolutamente scura, si sentono degli invertiti che dicono con disappunto: – C’è troppa luce qui – mentre gli eterosessuali si vergognano meno.
Che fare? Lo spettacolo scoraggiante di questi uomini e di queste donne stravaccati e avvinghiati in piena vista demoralizza le persone già demoralizzate, purtroppo!
Gli Americani, che non hanno meno invertiti degli Europei, si lasciano trascinare dalla loro ammirazione per i soldati inglesi e si trovano qualche volta invischiati in fatti di ricatto. Ma il dio che protegge gli ubriaconi deve proteggere gli invertiti più di quanto non faccia la loro prudenza perché sono altrettanto ipocriti che temerari.
[6] Questa incoerenza è frequente sia negli uomini che nelle donne; negli uomini soprattutto è scioccante. Essa porta all’ipocrisia, alla debolezza, all’inutilità.
Le virtù che non esistono che nelle intenzioni e per niente nella volontà non valgono nulla. Fanno spesso più male che bene. Il buon parlatore e il buon pensatore la cui vita è piana di crapula fanno più male ai giovani uomini dei debosciati senza vergogna.
Non bisogna parlare troppo dell’ideale, di quello che è casto e puro, perché le parole caste di un vizioso somigliano troppo all’esaurimento dopo la dissolutezza agli occhi delle gente grossolana, dei giovani o dei burloni.
Gli invertiti seguono questa incoerenza fino ai limiti estremi. Nella maggior parte dei casi c’è una differenza netta tra le loro teorie e il loro modo di comportarsi. Hanno tendenze così eteree, sono coscienziosi secondo loro, e le loro soddisfazioni sono insieme imperiose e poco difficili. Lasciati soli cedono ad un brusco desiderio, oppure cercano di tanto in tanto un amico di gioventù compiacente, spesso un amico più povero o sposato.
[7] Non arrivo proprio a capire come si possa interrogare un uranista virile o ultra-virile, e come quello possa avere voglia di rispondere. Fino ad oggi ci si è occupati di queste questioni in un modo che farebbe tenere la labbra chiuse ad un uomo.
[8] Un certo numero di effeminati, avendo la passione della similarità, cede forse alle donne.
[9] Alcibiade che si offriva a Socrate.
[10] L’ignoranza di questo autore, quando parla di pederastia, è inconcepibile.
[11] Die Flegeljahre. [L’età ingrata]

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5701

EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5677

MODELLI DI COMPORTAMENTO OMOSESSUALE E PORNOGRAFIA

Partiamo dalla definizione di eterosessuale maschio (etero) come di persona di sesso maschile che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di donne o di ragazze, e di omosessuale maschio (o gay) come persona, sempre di sesso maschile, che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di uomini o di ragazzi.

Secondo la nozione comune, un rapporto affettivo o sessuale “omosessuale maschile” o, brevemente, “omosessuale” è un rapporto “tra due persone di sesso maschile”, ma è evidente che, di fatto, le situazioni che possono verificarsi sono due e sono nettamente diverse tra loro. Se il rapporto si crea tra due gay si parlerà di rapporto gay-gay, se si crea tra un etero e un gay si parlerà di rapporto etero-gay. Non deve stupire che esistano i rapporti etero-gay, perché un etero pur potendosi “innamorare” affettivamente e sessualmente solo di donne o di ragazze, può certamente, per vari motivi, trovarsi ad avere rapporti, in genere privi di una vera componente affettiva, con ragazzi gay, il fenomeno, anzi, è piuttosto comune, come avremo modo di vedere nella sezione dedicata alla sessualità gay.

Storicamente i rapporti etero-gay e quelli gay-gay sono nati in epoche molto diverse e si sono strutturati secondo modelli molti diversi.

Rapporti etero-gay 

In tempi passati, uomini eterosessuali di classe sociale alta, fortemente frustrati nella loro sessualità etero a causa dei matrimoni combinati, erano portati a trovare uno sfogo per la loro sessualità in avventure sessuali con prostitute, o in veri amori ancillari, socialmente negati ma sostanzialmente tollerati perché apparentemente non mettevano in crisi l’istituzione matrimoniale.

L’eterosessualità dei giovani di alto rango sociale era spesso frustrata da matrimoni in cui la moglie era oggettivamente di classe sociale superiore al marito, che finiva per orbitare nella famiglia di lei e per dipendere dai suoi redditi e dalle sue proprietà. In sostanza un uomo eterosessuale poteva sentirsi un oggetto comprato dalla famiglia della moglie. La tendenza a fuggire alla morsa del matrimonio era talvolta notevole ma c’erano certamente freni inibitori rappresentati dalla religione e dai sensi di colpa in materia sessuale da essa ispirati, come pure dal fatto che la crisi di un matrimonio poteva pesare negativamente sui bilanci della famiglia del marito.

Chiaramente, in queste situazioni, la rottura del matrimonio, visto oggettivamente come una vera e propria trappola, nella quale si era entrati per totale inesperienza e sulla base delle pressioni familiari, poteva trovare un’alternativa tollerabile nel fatto di avere un’amante.

Cercarsi un’amante, anch’essa di alto livello sociale, avrebbe comportato la possibilità che si ricreassero rapporti di dipendenza sostanzialmente analoghi a quelli già provati nel matrimonio e per di più i legami sarebbero stati difficilmente dissimulabili in ragione del fatto che moglie e amante provenivano dallo stesso ambiente, molto più facile sarebbe stato trovarsi un’amante di basso livello sociale, la cui fedeltà sarebbe stata garantita dal suo stesso bisogno di denaro, anche qui ritorna la logica del comprare l’amore, ma non si tratta brutalmente di prostituzione ma di qualcosa di molto più complesso in cui intervenivano anche sentimenti nobili, come la tendenza a proteggere la ragazza povera e ad emanciparla dai rischi della vera prostituzione, ben più brutale. Le storie d’amore di questo tipo sono comuni alla fine del ’700 e nel primo ’800 e hanno alimentato tanta letteratura.

Se l’uomo eterosessuale di alta società incontrava una ragazza povera ma fedele e oggettivamente innamorata di lui, il rapporto poteva diventare stabile e anche molto gratificante, fermo restando che non avrebbe mai potuto trasformarsi in matrimonio a causa della enorme differenza di livello sociale. La storia di Cenerentola rappresenta, in forma molto nobilitata, un rapporto d’amore tra una ragazza povera e il suo amante nobile e ricco. Va sottolineato che i rapporti degli uomini etero con le loro amanti avevano anche una componente di potere non trascurabile, la differenza di classe sociale aveva un ruolo fondamentale ed era la base di una struttura del rapporto del tutto dissimmetrica: la ragazza era totalmente dipendente dall’amante non solo a livello economico ma anche a livello culturale, era in genere analfabeta, mentre il suo amante era un uomo che aveva ricevuto un’educazione raffinata e che frequentava gli ambienti dell’alta società. All’epoca, la condizione della donna, ai livelli sociali bassi, era di netta subordinazione e, in genere, una ragazza povera che si vedeva corteggiata da un ricco signore, ben si guardava dal reclamare una parità di fatto impossibile. Su queste basi i rapporti tra un eterosessuale ricco e la sua amante potevano durare per anni ed essere sostanzialmente gratificanti per entrambi.

Accadeva però anche che talvolta le fughe dal matrimonio verso amori con altre donne di classe sociale bassa fossero tutt’altro che gratificanti per la venalità della ragazza, per la sua infedeltà e, più raramente, per la sua riluttanza ad accettare un rapporto che comunque l’avrebbe lasciata in una condizione di sottomissione.
In situazioni del genere, un uomo eterosessuale ricco finiva per mescolare al risentimento verso la moglie anche un risentimento più generale verso l’universo femminile, percepito come dominatore e venale a tutti i livelli e si sentiva per un verso dominato dalla moglie e per l’altro condizionato e quasi ricattato dall’amante. In questi casi, e non raramente, capitava che ricchi uomini eterosessuali sviluppassero simpatie importanti non verso ragazze ma verso ragazzi di condizione sociale più bassa: stallieri, domestici, ma anche contadini e operai economicamente indipendenti.

La prostituzione omosessuale esisteva anche allora, ma era molto più limitata di quella eterosessuale; gli uomini “eterosessuali” che fuggivano dal mondo femminile, in genere, non si rivolgevano alla prostituzione maschile ma tendevano a costruire con alcuni ragazzi dei rapporti stabili, analoghi a quelli che, in condizioni più favorevoli, avrebbero costruito con delle ragazze povere.

I rischi per il partner di livello sociale più alto, in questo tipo di rapporti, consistevano essenzialmente nella possibilità di ricatto da parte del partner di livello sociale più basso, mentre i rischi per il partner di livello sociale più basso consistevano nella possibilità di trovarsi di fronte ad un volgare rapporto di prostituzione travestito da rapporto amichevole-amoroso di lunga durata.

Nel “Maurice” di Forster, il ricco borghese Maurice tende a manifestare il suo rispetto profondo per il guardiacaccia Scudder, non solo non rimarca mai la differenza sociale che lo separa da Scudder, come farebbe un ragazzo etero ricco che cerca una relazione etero-gay, ma tende fin dal primo momento a costruire il suo rapporto con Scudder su un piano di autentica parità, che è indice di un vero rapporto gay-gay. Maurice manifesta però inizialmente gli stessi timori del ricatto che avrebbe un ricco borghese eterosessuale in cerca di un rapporto etero-gay.

Per far capire a Scudder che si è innamorato di lui come un vero gay, Maurice deve mostrare a Scudder il suo profondo interesse affettivo, al di là dell’interesse meramente sessuale. Quando Maurice teme che Scudder stia per emigrare non si limita a salutarlo, dandogli magari il ben servito con una somma di denaro, come avrebbe fatto un ricco borghese implicato in un rapporto etero-gay, convinto che una volta andato via Scudder non sarebbe stato difficile trovare un sostituto; Maurice è autenticamente sconvolto dall’idea di perdere Scudder che ai suoi occhi non è sostituibile, e lo cerca con ansia, finché poi non lo ritrova per non lasciarlo mai più.

Sottolineo una cosa fondamentale: dal punto di vista dell’uomo ricco eterosessuale che costruisce un rapporto extra-matrimoniale, un rapporto eterosessuale e uno omosessuale sono cose nettamente diverse, nel rapporto eterosessuale l’uomo eterosessuale trovava una gratificazione che poteva essere profondissima, accompagnata da un senso di libertà totale e di reciprocità affettiva oltre che sessuale, in altre parole, un uomo omosessuale poteva innamorarsi veramente della ragazza povera, mentre non sarebbe mai accaduto lo stesso in una storia con un ragazzo, che sarebbe stato visto sempre e comunque come il “sostituto di una donna”.

Chiarito il punto di vista dell’uomo ricco etero nel rapporto etero-gay, cerchiamo di capire chi erano i ragazzi ai quali questi uomini si rivolgevano. Innanzitutto non erano prostituti capaci di andare indifferentemente per denaro sia con uomini che con donne, erano, nella maggior parte dei casi, ragazzi omosessuali, cioè ragazzi che si innamoravano sia affettivamente che sessualmente di ragazzi o di uomini e che sognavano una relazione stabile.

Sottolineo che negli ambienti sociali più bassi, la prostituzione maschile era in qualche modo accettata e giustificata sulla base di una necessità economica, mentre l’omosessualità era di fatto tacitamente tollerata ma non era socialmente accettata. La convivenza di due uomini era un fatto ritenuto inaccettabile, proprio perché l’omosessualità non era mai considerata come una condizione di vita normale e possibile. In simili circostanze, i ragazzi omosessuali erano estremamente sensibili a qualunque segnale, proveniente da altri ragazzi, che avesse lasciato trasparire qualche elemento di omosessualità. I segni di disponibilità dimostrati da alcuni uomini di classe sociale alta, stanchi del loro matrimonio e del mondo femminile in genere, facevano ritenere ai ragazzi gay di livello sciale più basso di aver finalmente trovato un ragazzo omosessuale innamorato di loro e quindi sollecitava la loro disponibilità.

È in questo clima che si sviluppavano le cosiddette relazioni etero-gay, da un lato un etero ricco in un momento di ribellione verso il mondo femminile che cercava il “sostituto di una ragazza” per sfogare la sua sessualità ed esercitare il suo senso di dominio, e dall’altro un ragazzo gay povero che sognava di trovare un altro gay col quale creare un rapporto stabile.

Questi rapporti, i cosiddetti rapporti etero-gay erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse appannaggio esclusivo del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari femminili.

I rapporti etero-gay sono stati una realtà frequente fino agli anni 60 e oltre del 1900. Nei rapporti etero-gay i ruoli sono fissi: il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. È proprio per questo che, ancora oggi, si usa parlare di “rapporto omosessuale completo” per indicare un rapporto che comprende anche la penetrazione anale, ma si tratta di un modo di dire derivato dal mondo etero.

Di norma, come abbiamo visto, il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti di potere legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay.

Va tenuto presente che quando i maschi borghesi eterosessuali si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante, i rapporti con le prostitute consentivano loro di dimenticare le loro frustrazioni e di sfogare il loro desiderio di dominio, talvolta, più che di sesso. Il senso di superiorità e di dominio si manifestava oltre che attraverso pratiche sessuali particolari, attraverso il denaro. Lasciare del denaro sul comodino “pour vos beaux yeux!”, come si diceva allora, era un modo fortissimo di marcare la differenza sociale e quindi il non coinvolgimento col partner. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui normalmente il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.

Nascita della pornografia 

Si ritiene comunemente che la pornografia sia sempre esistita e se ne sia sempre fatto larghissimo uso, come accade oggi, ma le cose stanno in modo completamente diverso. Alla fine dell’800 Wilhelm von Gloeden, realizzò a Taormina una enorme quantità di foto, ritenute da molti foto pornografiche, si trattava in realtà di foto di nudo, quasi sempre maschile, anche se ci sono nudi femminili, ma c’erano anche paesaggi, foto di pastori e di contadini. Il nudo maschile era rappresentato sempre in una cornice mitologica greca e non esiste nessuna foto di von Gloeden che rappresenti rapporti sessuali o situazioni fortemente connotate in senso sessuale. Le foto di von Gloeden erano certamente ricercate dagli omosessuali, ma erano materiale raro e prezioso, diffuso sempre attraverso canali riservatissimi. Famose furono anche le foto di nudo maschile realizzate a Roma da Wilhelm von Plüschow, anch’esse diffuse riservatamente tra gli omosessuali di alto livello sociale, come testimonia un frammento di una lettera di John Addington Symonds a Charles Edward: Sayle:[1]

“Se siete interessato a studi veramente artistici di nudi, fatti per la maggior parte all’aria aperta, andate a trovare il mio amico G. Plüschow, Via Sardegna 34. Ne ha realizzato un’immensa collezione che sarà felice di mostrarvi. Sinceramente vostro. J A Symonds”

Chiamare pornografia le foto di Gloeden o di Plüschow è comunque una forzatura e in ogni caso la diffusione di quelle foto fu minima. In passato, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900, la diffusione di foto pornografiche, etero o gay, era considerata oltraggio al pudore ed era perseguita per legge, le foto erano costose e assolutamente non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In una realtà di questo genere la cosiddetta pornografia gay era di fatto rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello del rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia clandestina e per questo l’unico “ufficiale”, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.

A partire dalla fine degli anni ’60 del ’900, con la liberazione sessuale ’68, i gay cominciarono ad avere un minimo di visibilità e, in alcuni casi almeno, come nei collettivi universitari, ebbero la possibilità di confrontarsi tra loro e di riconoscersi, cosa prima del tutto impossibile. Fu solo nei primi anni ’70 che i gay cominciarono ad abbandonare i vecchi rapporti etero-gay, in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, per vivere finalmente dei rapporti gay-gay. Fino all’inizio egli anni ’70 moltissimi gay vivevano rapporti di amicizia amorosa unidirezionale, spesso neppure dichiarata, verso ragazzi etero che si consideravano esclusivamente loro amici, ovviamente senza rapporti sessuali. I rapporti sessuali, cioè esclusivamente sessuali, continuavano ad essere appannaggio dei rapporti etero-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay, imposto dalla pornografia, ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso però anche il ruolo attivo era ricoperto da un gay.

Va ricordato che fino all’inizio degli anni ’70, non esistevano né pubblicazioni destinate ai gay né pornografia gay. La prima rivista omosessuale in Italia, “Fuori!”, comparve nel 1971, e la tiratura delle riviste omosessuali fu comunque molto bassa perché la diffusione in libreria o in edicola scoraggiava gli acquirenti.

Per capire come e quando la pornografia, in Italia, arriva alla grande distribuzione, bisogna tenere conto che la rivista “Le Ore”, nata nel 1953 come rivista di attualità cinematografica, distribuita fino al 1967, dal 1971 divenne una rivista erotica soft, con organi genitali maschili coperti e senza foto esplicite di rapporti sessuali. Nel corso degli anni ’70 la legislazione italiana sul buon costume si fece molto più elastica e nel 1977 “Le Ore” diventò una rivista hard. Dai primi anni ’80 le riviste porno saranno gradualmente soppiantate dalle videocassette. La prima rivista porno gay, “Gay Italia”, cominciò le pubblicazioni nel 1983. “Babilonia” la più nota rivista mensile italiana gay, con foto di nudo ma mai di cattivo gusto, e con articoli di interesse per i gay, iniziò le pubblicazioni del 1982 e proseguì fino al 2009.

Rapporti gay-gay 

Nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità che marcava una forte differenza rispetto al rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.

In anni recenti, fine secolo XX e inizio del XXI, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay.

Nei colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che, man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane, la sessualità gay-gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli.

Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.

Cercherò ora di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni. Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione anale un comportamento sessuale desiderabile.

Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale o di farsi praticare sesso orale da lui, mentre le fantasie riguardanti la penetrazione sono decisamente meno comuni. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che anzi è percepita spesso come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata, i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.

Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay. Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare il diverso da sé. Una coppia gay è caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il pene del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi. Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali ed è assolutamente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali fissi.

La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzarsi attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette coccole:

1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.
2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.
3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.
4) Rinviare la fase dell’orgasmo.
5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.
6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.

Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte, la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento, la pornografia nel senso classico del termine sta lentamente perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali. Mi rendo conto che la descrizione che ho dato della sessualità di coppia delle giovani coppie gay, in particolare formate da ragazzi non dichiarati, potrà apparire dogmatica e pretenziosa, parlare di un “principio di parità” nella sessualità gay di coppia potrebbe sembrare un tentativo di introdurre surrettiziamente regole del tutto prive di senso.

Mi è stato ricordato più volte che nei rapporti di coppia tutto può capitare e dipende da ciò che si desidera e dalle persone che si conoscono, in questo senso, quanto più ci si libera da categorie e schemi tanto più si è vicini alla realtà. Su questo non posso che concordare, ma devo sottolineare che il “principio di parità” non è un’invenzione di chi ha steso queste pagine ma è la sintesi di quanto è emerso da centinaia di mail e da centinaia di ore di colloquio nel corso di diversi anni. Ovviamente le rilevazioni hanno certamente un valore limitato a quanto riscontrato dal punto di osservazione di Progetto Gay e non sono necessariamente generalizzabili, ma hanno comunque una base oggettiva molto seria.
_______
[1] Lettera 1969 – John Addington Symonds, Letters, Wayne State University Press, 1969, vol. III. – If you care for extremely artistic studies from the nude, done mostly in the open air, go & see my friend G. Plüschow 34 Via Sardegna. He has made an immense collection which he will be delighted to show you. Very truly yours. J A Symonds

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5672

LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE TRA 800 E 900

Con la pubblicazione della traduzione della  seconda appendice del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, dedicata alle amicizie scolastiche delle ragazze, il lavoro di traduzione del trattato di Ellis è terminato e l’intera opera è quindi scaricabile, senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla home del forum di Progetto Gay:

(http://progettogayforum.altervista.org/).

Il saggio che potete leggere qui di seguito riguarda le amicizie scolastiche tra ragazze, ma molte atmosfere, con le dovute differenze, sono strettamente affini a quelle che si creano nelle amicizie amorose nate in ambiente scolastico tra due ragazzi gay, anche se le amicizie amorose maschili sono molto più sessualizzate. Nel caso dei ragazzi, poi, le amicizie amorose non sono fenomeni transitori ma sono vere manifestazioni di omosessualità.

APPENDICE B

LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE

I

Un’amicizia scolastica è definita dalle ragazze italiane “fiamma” (flamma). Questo termine, come spiegato da Obici e Marchesini, indica, nel linguaggio proprio della scuola, sia la persona amata che l’amicizia in astratto; ma è un’amicizia che ha la caratteristica della passione, per come è intesa e compresa in questo ambiente. In ogni collegio la “fiamma” è considerata come una istituzione necessaria. Il rapporto è di solito di carattere marcatamente platonico, e generalmente esiste tra una convittrice da una parte e un’allieva esterna dall’altra. Però, nonostante la sua natura apparentemente non sessuale, tutte le manifestazioni della sessualità del collegio girano intorno ad essa e, nei suoi vari aspetti di diversa intensità, tutte le gradazioni del sentimento sessuale possono essere lì espresse.

Obici e Marchesini hanno svolto le loro indagini soprattutto tra le alunne delle Scuole Normali; l’età delle ragazze è compresa tra i 12 e i 19 o 20 anni. In questi collegi ci sono sia convittrici che alunne esterne; le convittrici sono più infiammabili, ma sono le alunne esterne che forniscono le scintille.

Obici e Marchesini hanno ricevuto molta assistenza nei loro studi da ex allieve che ora sono esse stesse insegnanti. Una di queste, un’alunna esterna che non era mai stata né oggetto né protagonista di una di queste passioni, ma aveva avuto ampia opportunità di fare osservazioni personali, scrive quanto segue: “La ‘fiamma’ procede esattamente come un rapporto d’amore, spesso accade che una delle ragazze presenti caratteristiche simili all’uomo, sia nel tipo fisico che nell’energia e nella risolutezza del carattere, l’altra si lascia amare, agendo con tutta l’ostinazione, e si potrebbe quasi dire la timidezza, che una ragazza usa con il suo amante. L’inizio di queste relazioni è molto diverso dai soliti inizi delle amicizie. Non è attraverso lo stare sempre insieme, il parlare e lo studiare insieme, che due ragazze diventano ‘fiamme’. No, in genere non si conoscono nemmeno, una vede l’altra sulle scale, nel giardino, nei corridoi, e l’emozione che sorge è quasi sempre suscitata dalla bellezza e dalla grazia fisica Poi quella che è stata colpita per prima inizia un corteggiamento regolare: frequenti passeggiate nel giardino, quando è probabile che l’altra sia alla finestra della sua aula, soste sulle scale per vederla passare; in breve, una adorazione muta fatta di sguardi e sospiri. Più tardi arrivano i regali di splendidi fiori, e piccoli messaggi trasmessi da compagne compiacenti. Infine, se la ‘fiamma’ mostra segni di apprezzare tutte queste prove di affetto, arriva la lettera di dichiarazione. Le lettere di dichiarazione sono lunghe e ardenti, a tal livello che uguagliano o superano le vere dichiarazioni d’amore. La corteggiata accetta quasi sempre, a volte con entusiasmo, più spesso con molte obiezioni e dubbi per quanto riguarda l’affetto dichiarato. È solo dopo molte preghiere che la corteggiata cede e comincia il rapporto.”

Un’altra collaboratrice, che ha lei stessa sempre suscitato numerose “fiamme”, fornisce una descrizione molto simile, insieme ad altri particolari. Si esprime così: “Si può dire che il 60 per cento delle ragazze in un collegio hanno rapporti di ‘fiamma’, e che del restante 40 solo la metà rifiuta per repulsione deliberata verso tali rapporti affettivi, l’altro 20 per cento è escluso o perché si tratta di ragazze non sufficientemente gradevoli nell’aspetto o perché il loro carattere non ispira simpatia.” E, per quanto riguarda il metodo usato per iniziare il rapporto, scrive: “A volte le ‘fiamme’ nascono ancora prima che le due future amiche si siano viste, solo perché una di loro è considerata bella, simpatica, carina o elegante. L’eleganza esercita un immenso fascino, soprattutto sulle convittrici, che sono vincolate ad abitudini monotone e semplici. Non appena una convittrice sente di un’alunna esterna che è affascinante ed elegante, comincia a provare una vivace simpatia verso di lei, e arriva rapidamente l’ansia di vederla. La mattina, sospirata a lungo, arriva. L’amata, inconsapevole del tumulto delle passioni che ha suscitato, va a scuola, senza sapere che il suo camminare, i suoi movimenti, i suoi vestiti sono osservati dalle scale o dal corridoio del dormitorio … . Per le convittrici questi eventi costituiscono una parte importante della vita del collegio, e spesso assumono, per un po’, l’aspetto di una tragedia, che, fortunatamente, si può gradualmente risolvere in una commedia o in una farsa.

Molte lettere sono scritte nel corso di queste relazioni; Obici e Marchesini hanno potuto leggere oltre 300 di queste lettere che erano state conservate con cura dalle destinatarie e che, anzi, hanno formato il materiale principale per il loro studio. Queste lettere mostrano chiaramente che la ‘fiamma’, la maggior parte delle volte, nasce da una simpatia fisica, un’ammirazione della bellezza e dell’eleganza. Le lettere scritte in questo rapporto di ‘fiamma’ sono piene di passione; sembrano essere spesso scritte durante periodi di eccitazione fisica e di eretismo psichico, e possono essere considerate, come Obici e Marchesini fanno notare, una forma di onanismo intellettuale, di cui le autrici in seguito provano rimorso e vergogna come di un atto fisico disonorevole. In riferimento alla segreta connessione di questi sentimenti con l’impulso sessuale, una signora collaboratrice scrive: “Posso dire che una ragazza che è innamorata di un uomo non prova mai le emozioni della ‘fiamma’ per una compagna.”

Obici e Marchesini riassumono così i caratteri differenziali che distinguono le ‘fiamme’ dalle amicizie comuni: “(1) la frequenza straordinaria con la quale, anche per mezzo di sotterfugi, le amanti si scambio lettere, (2) l’ansia di vedere e parlare con l’altra, di stringerle la mano, di abbracciarla e baciarla; (3) le lunghe conversazioni e le lunghissime fantasticherie; (4) la gelosia persistente, con le sue molteplici arti e gli abituali risultati; (5) l’esaltazione delle qualità dell’amata; (6) l’abitudine di scrivere ovunque il nome dell’amata, (7) l’assenza di invidia per le qualità della persona amata; (8) l’abnegazione dell’amante nel superare tutti gli ostacoli alle manifestazioni del suo amore; (9) la vanità con cui alcune rispondono alle dichiarazioni di ‘fiamma’; (10) la coscienza di fare una cosa proibita; (11) il piacere della conquista, di cui si conservano i trofei (lettere, ecc.)”

La differenza tra una ‘fiamma’ e un’amicizia è ben marcata nell’esclusività assoluta della prima, donde deriva la possibilità della gelosia. Allo stesso tempo l’amicizia e l’amore sono qui cose tessute insieme. Le lettere sono caste (poche eccezioni tra tante lettere non invalidano questa regola generale), e la purezza della relazione di ‘fiamma’ è dimostrata anche dal fatto che essa è di solito tra una convittrice e un’alunna esterna, tra ragazze di diverse classi e di diverse stanze, e raramente tra coloro che vivono in stretta vicinanza reciproca. “Certamente”, scrive una delle signore collaboratrici, “le prime manifestazioni dei sensi si sviluppano nelle ragazze con l’eccitazione fisica pura e semplice, ma (in ogni caso, io vorrei crederle) la maggior parte delle ragazze in collegio trovano soddisfazione sufficiente nell’essere quanto più vicine possibile alla persona amata (di qualsiasi sesso), nella reciproca ammirazione e nel baciarsi, o, molto spesso, nella conversazione che non è affatto morale, anche se di solito è molto metaforica. Lo scopo di tale conversazione è di scoprire i più importanti misteri della natura umana, la causa e la finalità delle cose; si tratta di necessità naturali, che la ragazza sente e che intuisce, ma ancora non sa nulla di preciso. Tali conversazioni sono all’ordine del giorno nelle scuole e nei collegi e in particolare riguardano la procreazione, il mistero più difficile di tutti. Anche se queste conversazioni sono un mucchio di sciocchezze.” Questa signora aveva avuto notizia di un solo rapporto decisamente omosessuale durante tutta la sua vita in collegio; la coppia in questione era poco gradita e non aveva altre ‘fiamme’. Le principali manifestazioni sessuali generali, questa signora conclude, che aveva notato tra le sue compagne erano il pensare costantemente ai misteri sessuali e la necessità di parlare continuamente di quei misteri.

Un’altra signora collaboratrice, aveva vissuto in una Scuola Normale e aveva avuto esperienze un po’ più ampie. Entrò all’età di 14 anni e sperimentò la solita solitudine e l’infelicità tipica della nuova allieva. Un giorno, mentre lei era in piedi pensosa e da sola in un angolo della stanza, una compagna – una che al suo arrivo era stata incaricata di mostrarle il collegio – corse verso di lei, “abbracciandomi, chiudendo la mia bocca con un bacio, e accarezzando dolcemente i miei capelli. La guardai con stupore, ma provai una deliziosa sensazione di conforto. Qui cominciò l’idillio! Ero sottoposta ad una furiosa tempesta di baci e carezze che mi stupiva molto e mi spinse a chiedermi il motivo di tale nuovo e imprevisto affetto. Ingenuamente ne chiesti la ragione, e la risposta fu: “ti amo, mi hai colpito appena ti ho visto, perché sei così bella e così bianca, e perché mi sento felice e calma quando posso passare le mani tra i tuoi capelli e baciare il tuo volto bianco e rotondetto. Ho bisogno di un’anima e di un corpo.” Questo mi sembrava il linguaggio di una persona superiore, perché non potevo cogliere tutta la sua importanza. Quando lei mi abbracciò per la prima volta, la guardai con stupore e non potevo per il momento rispondere a quella nuova furia di carezze e baci. Ho sentito che non erano come i baci di mia mamma, di mio papà, di mio fratello, e di altre compagne, quei baci mi davano sensazioni sconosciute; il contatto di quelle labbra umide e carnose mi disturbava. Poi vennero lo scambio di lettere e i diritti e i doveri abituali delle ‘fiamme’. Quando ci incontravamo in presenza di altri, dovevamo solo salutarci reciprocamente in modo semplice, perché le ‘fiamme’ erano severamente proibite. Io obbedivo, perché lei mi piaceva, ma anche perché avevo paura della sua gelosia, simile a quella di Otello. Mi avrebbe soffocata e addirittura morsicata, quando giocavo, con gioia e sconsideratamente, con le altre, e guai a me se non la chiamavo quando mi stavo pettinando. Le piaceva vedermi con i capelli sciolti e avrebbe poggiato la testa sulla mia spalla, soprattutto se ero parzialmente spogliata. Lasciai che facesse come le piaceva, e lei mi rimproverava severamente, perché non ero mai la prima nel desiderarla, nel correre per incontrarla e nel baciarla. Ma allo stesso tempo il pensiero di perderla, il pensiero che forse un giorno avrebbe dispensato le sue carezze ad altre, segretamente feriva il mio cuore. Ma non le parlai mai di questa cosa! Un giorno, però, mentre con la direttrice del collegio stavamo guardando un bel paesaggio, fui improvvisamente sopraffatta dalla tristezza e scoppiai a piangere, la direttrice chiese quale fosse il problema, e gettandomi tra le sue braccia singhiozzai: “Io la amo, e morirò se lei smetterà amarmi.” Lei sorrise, e quel sorriso mi entrò nel cuore. Capii in una sola volta quanto fossi sciocca e su che strada sbagliata fosse la mia compagna. Da quel giorno non riuscii più a sopportare la mia ‘fiamma’. La separazione fu assoluta, io con coraggio sopportai morsi e insulti, persino graffi sul mio viso, seguiti da lunghe lamentele e completa prostrazione. Pensai che sarebbe stato ingeneroso accusarla, e inventai un pretesto per farmi cambiare il numero del letto. Questo perché si sarebbe vestita con calma e avrebbe passato ore vicino al mio letto, appoggiando la testa sul cuscino. Diceva che voleva sentire il profumo della mia salute e della mia freschezza. Questo continuo desiderio turbolento ormai mi aveva nauseato, e desideravo evitarlo del tutto. Più tardi ho saputo che lei aveva instaurato un rapporto che non era stato benedetto da nessun rito sacro.”

Nonostante il carattere platonico delle corrispondenze, Obici e Marchesini osservano che c’è davvero un substrato di sessualità emotiva al di sotto di questi rapporti, ed è proprio questo substrato che trova la sua espressione nelle conversazioni indecorose cui abbiamo fatto riferimento. La ‘fiamma’ è una finzione amorosa, un gioco d’amore sessuale. Questa caratteristica viene fuori nei nomi spesso romantici, di uomini e donne, inventati per firmare le lettere.

Ma l’elemento di impressionabilità sessuale può essere rintracciato anche nelle lettere stesse. “Venerdì siamo andate ad una funzione a San B.”, scrive una ragazza che è stata in un istituto diretto da suore, “ma purtroppo ho visto M. L. alla finestra quando ho pensato che fosse in A. e sono stata nervosa per tutto il tempo. Immagina che quella cara donna era alla finestra con le braccia nude, e, come mi sembrava, solo in camicia.” Non c’è dubbio che una simile impressione potrebbe anche essere stata fatta su una ragazza che vive in famiglia. Ma è certo che la coloritura fantastica tende ad essere più vivace nelle ragazze che vivono in collegio e sono tagliate fuori da quelle osservazioni varie e innocenti che rendono le ragazze che vivono fuori dal collegio più libere e senza pregiudizi. Su un ragazzo che è libero di vedere tutte le donne che vuole, il volto di una donna non può fare un’impressione come quella che fa su un ragazzo che vive in un collegio e che rischia di essere, per così dire, elettrizzato se vede un oggetto appartenente a una donna, soprattutto se lo vede di nascosto o durante una fase di eccitazione erotica. Un tale oggetto risveglia tutta una serie di fantasie provocanti, fantasie che non avrebbe potuto risvegliare in un ragazzo che, dal suo ambiente, fosse già armato contro eventuali tendenze al feticismo erotico. L’attrazione esercitata dalle cose che vediamo di rado, e sulle quali la fantasia gioca assiduamente, l’attrazione del frutto proibito, produce tendenze e abitudini che difficilmente potrebbero svilupparsi in condizioni di libertà. La curiosità è acuta, ed è aumentata dagli ostacoli che si frappongono alla sua soddisfazione. L’attrazione di ‘fiamma’ è l’inizio di un feticismo morboso. Un sentimento che in altre condizioni non sarebbe mai andato oltre l’amicizia ordinaria può diventare così una ‘fiamma’, e persino una ‘fiamma’ di carattere marcatamente sessuale. Sotto queste influenze ragazzi e ragazze provano i sentimenti più puri e più semplici in modo iperestesico. Le ragazze qui studiate hanno perso una concezione esatta delle semplici manifestazioni dell’amicizia, e pensano di dare prova di squisita sensibilità e di vera amicizia amando una compagna alla follia; l’amicizia in loro è diventata una passione. Che questo intenso desiderio di amare una compagna con passione è il risultato degli ambienti universitari può essere visto dal seguente estratto da una lettera: “Sai, cara, molto meglio di me quanto acutamente le ragazze che vivono lontano dalle loro case, e lontane da tutti coloro che sono più cari a loro sulla terra, sentono il bisogno di amare e di essere amate. Puoi capire quanto sia duro essere costrette a vivere senza che nessuno che ti circondi di affetto;” e l’autrice continua col dire come tutto il suo amore si rivolge alla sua corrispondente.

Mentre vi è un elemento sessuale indiscutibile nel rapporto di ‘fiamma’, questo non può essere considerato come espressione assoluta di vera perversione congenita dell’istinto sessuale. La frequenza dei fenomeni, come pure il fatto che, uscendo collegio per entrare nella vita sociale, la ragazza di solito smette di provare queste emozioni, bastano a dimostrare l’assenza di anomalie congenite. La stima della frequenza delle ‘fiamma’ nelle Scuole Normali, data a Obici e Marchesini da diverse signore collaboratrici, era di circa il 60 per cento, e non vi è alcun motivo di supporre che le insegnanti indichino un più ampio contingente di individui perversi rispetto alle altre donne. La radice è organica, ma le manifestazioni sono ideali e platoniche e in contrasto con alcune altre manifestazioni presenti nella vita di collegio. Nessuna inchiesta è stata fatta sui dettagli delle manifestazioni sessuali solitarie nei collegi, il fatto che esse esistono in misura maggiore o minore è sufficientemente riconosciuto. Le conversazioni alle quali abbiamo fatto riferimento fanno capire la portata delle eccitazioni della sessualità che esistono in queste alunne interne dei collegi, la cui energia è moltiplicata attraverso la comunicazione. Questo discorso, ha scritto una collaboratrice, era all’ordine del giorno, e si svolgeva soprattutto nel momento in cui anche scrivere lettere era ancora più facile. Può ben essere che l’eccitazione sensuale, trasformata in sentimento etereo, serva ad aumentare l’intensità delle ‘fiamma’.

In sintesi, Obici e Marchesini concludono, la fiamma può essere considerata come una sintesi provvisoria. Troviamo qui, insieme, l’elemento fisiologico della sessualità incipiente, l’elemento psichico della tenerezza naturale per questa età e per questo sesso, l’elemento dell’occasione offerto dall’ambiente, e l’elemento sociale con il suo altruismo nascente.

II

Che i fenomeni descritti nei minimi dettagli da Obici e Marchesini siano molto simili ai fenomeni che esistono nelle scuole femminili inglesi è indicato dalla seguente comunicazione, della quale ringrazio una signora che ha familiarità con un collegio femminile inglese di tipo molto moderno:-

“Dalla ricerca effettuata in vari quartieri e attraverso l’osservazione personale e l’esperienza sono giunta alla conclusione che i legami romantici ed emotivi formati da ragazze con le loro amiche e compagne, legami che al momento hanno una grande presa sulle loro menti, sono di gran lunga più comuni di quanto generalmente si suppone tra le ragazze inglesi, soprattutto a scuola o all’università, o dovunque un certo numero di ragazze o giovani donne vivono insieme in un unico istituto, e sono molto isolate.

“Per quanto sono stata in grado di scoprire, questi legami – che hanno i loro nomi locali, ad esempio, ‘raves’ [impazzimenti], ‘spoons’ [amoreggiamenti] ecc. – sono relativamente rari nelle scuole private più piccole, e totalmente assenti tra le ragazze della classe più povera che frequentano scuole comunali o di stato, forse perché si mescolano più liberamente con il sesso opposto.

“Posso dire per esperienza personale che in uno dei più grandi e migliori collegi inglesi, dove ho trascorso alcuni anni, il ‘rave’ è particolarmente comune a dispetto degli accorgimenti che potevano essere considerati capaci di eliminare i sentimenti più malsani. Gli accorgimenti sono molto simili a quelli dei grandi collegi maschili. Ci sono numerose case-collegio, che hanno, in media, da quaranta a cinquanta studentesse. Ogni casa è sotto la gestione di una direttrice ben istruita, assistita da governanti della casa (nettamente distinte dalle insegnanti del collegio). Ogni casa ha un ampio giardino con campi da tennis, ecc.; e il cricket, l’hockey e altri giochi sono molto praticati, i giochi non solo sono molto incoraggiati ma assai apprezzati. Ogni ragazza ha una cabina separata o una camera da letto, e a nessuna ragazza giovane (sotto i 17 anni di età) è permesso di entrare nella cabina o nella camera da letto di un’altra senza chiedere il permesso, o di andare alle camere da letto durante il giorno. In realtà, tutto è fatto per scoraggiare eventuali sentimenti morbosi. Ma comunque, per quanto so dalla mia esperienza, le amicizie lì sembrano più violente e più emotive che nella maggior parte dei luoghi, e gli argomenti sessuali costituiscono uno dei principali temi di conversazione.

“In tali grandi scuole e collegi questi ‘rave’ non solo sono numerosi, ma sembrano essere continui tra le ragazze di tutte le età, dai 13 anni in su. Le ragazze al di sotto di quell’età possono essere appassionate di qualche altra studentessa o insegnante, ma in un modo del tutto diverso. Questi ‘rave’ non sono semplici amicizie nel senso ordinario del termine, né sono incompatibili con le amicizie comuni. Una ragazza con un ‘rave’ ha spesso diverse amiche intime, per le quali l’affetto si fa sentire senza le sensazioni emotive e la piacevole eccitazione che caratterizzano il ‘rave’.

“Da quello che è stato detto dalle ragazze che hanno sperimentato questi ‘rave’ e dopo sono state innamorate di uomini, le emozioni suscitate in entrambi i casi erano simili, anche se nel caso del ‘rave’, all’epoca, questo fatto non era riconosciuto. Ciò sembra indicare una base sessuale, ma, d’altro canto, vi sono molti casi in cui la sensazione sembra essere più spirituale, una sorta di elevazione di tutta l’anima con un intenso desiderio di condurre una vita molto buona – una sensazione di riverenza più che altro per la persona amata, senza nessun desiderio di diventare troppo intime e nessun desiderio di contatto fisico.

“I ‘rave’, di regola, iniziano improvvisamente. Essi possono essere reciproci o del tutto unilaterali. Nel caso di studentesse il ‘rave’ reciproco si trova di solito tra due compagne, oppure le ragazze possono avere un ‘rave’ per una delle loro insegnanti o per qualche conoscente adulta, che non entra necessariamente nella vita della scuola. In questo caso ci può essere o meno un sentimento di affetto per la ragazza da parte della sua ‘rave’, anche se tutte le sensazioni emotive saranno inferiori.

“Di tanto in tanto una studentessa grande avrà un ‘rave’ per una ragazzina, ma questi casi sono rari e non molto attivi nei loro sintomi, perché le ragazze oltre i 18 anni hanno meno ‘rave’ e generalmente li condannano.

“Nella grande scuola già citata, di cui ho conoscenza personale, il ‘rave’ era una cosa molto generale, e quasi nessuna ragazza ne era indenne. Ogni nuova studentessa sarebbe presto caduta vittima di quella moda, cosa che sembra indicare che il fatto è contagioso. A volte ci potrebbe essere una pausa nel ‘rave’ generalizzato, che potrebbe riapparire, però, dopo un certo intervallo di tempo, in una forma più o meno epidemica. A volte quasi tutti i ‘rave’ erano provati dalle studentesse per le loro insegnanti; altre volte il ‘rave’ era più evidente tra le ragazze stesse.

“A volte un’insegnante era oggetto di ‘rave’ da parte di diverse ragazze. In molti casi, le ragazze che vivevano il ‘rave’ per un’insegnante avevano una grande amicizia con una delle loro compagne – parlavano tra loro costantemente dei rispettivi ‘rave’, descrivendo i loro sentimenti e, in generale, sfogandosi reciprocamente, a volte indulgendo in manifestazioni attive di affetto che non potevano mostrare all’insegnante stessa, e, in alcuni casi, non avrebbero desiderato farlo nemmeno se avessero potuto.

“Per quanto sono stata in grado di giudicare, non vi è necessariamente una qualche attrazione per le caratteristiche fisiche, come la bellezza, l’eleganza, ecc.; le due partecipanti sono probabilmente entrambe di carattere forte oppure un carattere debole prova un ‘rave’ per uno più forte, ma raramente vice versa.

“Ho spesso notato che la stessa persona può essere oggetto di ‘rave’ in tempi diversi da parte di diverse persone di diverso carattere e di tutte le età. Per esempio, fino a 30 anni di età. È  difficile dire perché alcune persone più di altre dovrebbero ispirare questa sensazione. Spesso sono persone riservate, senza alcuna particolare attrattiva fisica, e spesso disprezzano il ‘raving’ e le amicizie emotive, e non le incoraggiano. Che la maggior parte dei ‘rave’ ha una base sessuale può essere vero, ma sono sicura che nella maggior parte dei casi in cui sono implicate ragazze giovani, questo quanto meno è un fatto non avvertito, e non si indulge ad alcuna impurità né la si desidera. La maggior parte delle ragazze sono completamente all’oscuro di tutte le questioni sessuali, e non ne capiscono assolutamente nulla. Ma loro se ne meravigliano e ne parlano in continuazione, soprattutto quando hanno un ‘rave’, il che sembra indicare un certo legame sottile tra le due cose. È in gran parte da deplorare che esista una simile ignoranza. L’argomento, se è pensato una volta, è sempre ripensato e sempre se ne parla, e alla lunga si ottengono informazioni in genere in maniera deplorevole. Per esperienza personale conosco i pessimi risultati che questa ignoranza e la ricerca costante di scoprire ogni cosa ha sulla mente e sui corpi delle studentesse. Se i genitori spiegassero accuratamente ai bambini le leggi naturali e semplici della creazione, molto male sarebbe impedito, e la conversazione non girerebbe sempre su questioni sessuali. La Bibbia è spesso consultata per la scoperta dei misteri nascosti.

“I ‘rave’ sulle insegnanti sono di gran lunga più comuni rispetto a quelli tra due ragazze. In questo caso la ragazza non fa mistero del suo attaccamento, ne parla costantemente, descrive i suoi sentimenti a chiunque si prenda cura di ascoltare e scrive lunghe lettere ai suoi amici sullo stesso argomento. Nel caso di due ragazze è più probabile che ci sia un elemento sessuale, e si prova grande piacere nello stretto contatto reciproco, nei baci e negli abbracci frequenti. Quando due ragazze unite in un ‘rave’ si separano, si scrivono lunghe lettere, spesso quotidianamente, sono lettere piene di espressioni affettuose d’amore, ecc., ma c’è anche un frequente riferimento alla felicità e alla voglia di agire bene, cose che il loro amore ha ispirato loro, mentre spesso sembrano essere generati sentimenti profondamente religiosi e si fanno molti buoni propositi. Le varie sensazioni emotive sono descritte dall’una all’altra nei minimi dettagli.

“La durata del ‘rave’ varia. Ho visto che durano anche tre o quattro anni, o il più delle volte solo pochi mesi. Occasionalmente, quello che era iniziato come un ‘rave’ potrà trasformarsi, in una sensibile e salda amicizia. Immagino che ci sia raramente qualche forma di inversione vera e propria, e col crescere i ‘rave’ in generale cessano. Che le ragazze unite da un ‘rave’ si sentano e agiscano come una coppia di amanti non c’è dubbio, e la maggior parte delle persone considera queste amicizie romantiche per il proprio sesso come dovute, in gran parte, nel caso delle ragazze nelle scuole, all’essere private della compagnia del sesso opposto. Questo può essere vero in alcuni casi, ma personalmente penso che la questione sia aperta alla discussione. Queste amicizie si trovano spesso tra le ragazze che hanno lasciato la scuola e hanno ogni libertà e anche tra le ragazze che hanno avuto numerosi flirt con il sesso opposto, che non possono essere accusate di inversione, e che hanno tutte le caratteristiche femminili e domestiche.

“A chiarimento di questi punti posso presentare il caso seguente: A. e B. erano due ragazze dello stesso collegio. Appartenevano a diverse cricche, o gruppi; occupavano diverse camere da letto, non si erano mai incontrate nel loro lavoro scolastico e si conoscevano solo per nome. Un giorno per caso capitò che fossero sedute l’una accanto all’altra per un pasto. Entrambe avevano già avuto dei ‘rave’, A. verso un attore che aveva visto di recente, B. verso una donna sposata, a casa sua. Capitò che la conversazione vertesse sui ‘rave’ e provarono improvvisamente un’attrazione reciproca. Da quel momento un nuovo interesse entrò nella loro vita. Vivevano una per l’altra. A quel tempo A. aveva 14 anni, B. un anno di più. Entrambe erano un po’ precoci per la loro età, erano pratiche, di molto buon senso, molto appassionate di giochi, interessate alle loro lezioni e molto indipendenti, ma allo stesso tempo avevano spiccate caratteristiche femminili ed erano popolari presso il sesso opposto. Dopo il primo sentimento di interesse ci fu un’eccitazione sottile e il desiderio di incontrarsi di nuovo. Tutti i loro pensieri erano concentrati su questo fatto. Ogni giorno combinavano quanti più incontri privati possibile. Si incontravano nei luoghi di passaggio per dirsi buona notte con molti abbracci. Per quanto possibile nascondevano i loro sentimenti al resto del loro mondo. Diventarono inseparabili, e tra loro nacque un affetto molto duraturo e reale, ma alquanto emotivo, in cui l’elemento sessuale era sicuramente rappresentato. Anche se allora erano entrambe abbastanza ignoranti di questioni sessuali, cedevano comunque ai loro istinti sessuali in una certa misura. Si sentivano sovraccariche di sentimenti ed emozioni fino ad allora mai provati, l’istinto le spingeva a lasciare che questi sentimenti avessero un ruolo, ma istintivamente avevano anche la sensazione che lasciare andare così le cose fosse sbagliato. Cercavano di capire e di spiegare questo sentimento. Quando si separavano per un certo periodo di tempo si sentivano molto tristi e si scrivevano lettere di pagine ogni giorno, tirando fuori per iscritto i loro sentimenti reciproci. In questo momento di attiva attrazione entrambe divennero profondamente religiose per un certo tempo. La parte attiva dell’affetto continuò per tre o quattro anni, e ora, dopo un intervallo di dieci anni, sono entrambe estremamente appassionate l’una dell’altra, anche se le loro strade nella vita sono diverse e ognuna, dopo di allora, ha avuto l’esperienza dell’amore per un uomo. Entrambe guardano indietro all’elemento sessuale nella loro amicizia con un certo interesse. Si può notare per inciso che A. e B. sono entrambe le ragazze attraenti per gli uomini e le donne, e B. in particolare sembra aver sempre suscitato sentimenti di ‘rave’ nel suo sesso, senza il minimo incoraggiamento da parte sua. La durata di questo ‘rave’ fu  eccezionalmente lunga, la maggior parte durano solo pochi mesi, mentre alcune ragazze hanno un ‘rave’ dopo l’altro o due o tre insieme.

“Posso citare un altro caso, in cui io credo che se c’era una base sessuale, questa non era riconosciuta dalle parti interessate o dai loro amici Due ragazze di più di 20 anni di età, passavano in un corridoio. Scambiarono poche parole: l’inizio di un’amicizia molto calda e veloce. Dicevano che non era un ‘rave’. Erano assolutamente devote l’una all’altra, ma da quello che so di loro e da quello che da allora mi hanno detto, i loro sentimenti erano piuttosto liberi da qualsiasi desiderio sessuale, anche se il loro amore reciproco era grande. Quando si speravano si scambiavano lettere ogni giorno, ma cercavano sempre di spingersi vicendevolmente a tutte le virtù, e per quanto ho potuto capire non hanno mai dato spazio a sentimenti che non ritenessero un bene per le loro anime.

“Si scambiano lettere e regali, si scambiano promesse di amore eterno, litigano in per il solo piacere di riconciliarsi, e la gelosia si manifesta facilmente. Anche se i ‘rave’ si trovano soprattutto tra le ragazze della scuola, non si limitano affatto a loro, ma sono comuni in tutte le comunità di donne di ogni età, per esempio, di meno di 30 anni, e non sono sconosciuti tra le donne sposate, quando non vi è alcuna inversione. In queste oasi di solito non c’è, ovviamente, nessuna ignoranza delle questioni sessuali.

“Non sono in grado di dire se vi sia o meno un qualche danno diretto in queste amicizie. Nel caso delle ragazze della scuola, se non si generano troppe emozioni e se non si indulge in sensazioni sessuali, penso che possano fare più bene che male. Più tardi nella vita, quando i desideri e i sentimenti individuali sono al loro massimo, la cosa è più dubbia.”

III

Che i fenomeni che si trovano nei collegi femminili americani sono esattamente simili a quelli che si riscontrano in Italia e in Inghilterra è mostrato, tra le altre prove, da alcune comunicazioni inviate al sig. E. G. Lancaster, della Clark University, Worcester, Mass., pochi anni fa.

Il sig. E. G. Lancaster ha inviato ad oltre 800 insegnanti e agli studenti più grandi un questionario che trattava di vari punti collegati con l’adolescenza, e ha ricevuto da 91 persone risposte che contengono informazioni rilevanti per il tema che stiamo trattando.[1] Tra queste 91 persone, 28 maschi e 41 femmine erano state innamorate prima dei 25 anni, mentre 11 persone di ciascun sesso non avevano avuto esperienze d’amore, questo indica, dal momento che le femmine erano in maggioranza, che l’assenza di esperienza d’amore è più comune tra gli uomini che tra le donne. Queste risposte venivano da giovani tra i 16 e i 25 anni di età. Due maschi e 7 femmine hanno amato personaggi immaginari, mentre 3 maschi e non meno di 46 femmine parlano di amore appassionato per lo stesso sesso. L’amore dello stesso sesso, osserva Lancaster, anche se non generalmente riconosciuto, è molto comune; non è semplice amicizia; l’amore è forte, vero, e appassionato. Si può osservare che questi 49 casi sono stati segnalati, senza una richiesta specifica, dal momento che non vi era alcun riferimento all’amore omosessuale nel questionario. Molte delle risposte al programma sono così belle, osserva Lancaster, che se potessero essere stampate integralmente, non sarebbe necessario alcun commento. Egli cita alcune delle risposte. Così scrive una donna di 33 anni: “A 14 anni ho avuto il mio primo caso di amore, ma era con una ragazza. Era un amore insano, intenso, ma aveva la stessa qualità e produceva le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a 18 anni. In nessuno dei due casi l’oggetto è stato idealizzato. Ero perfettamente a conoscenza dei loro difetti, tuttavia, tutto il mio essere era perso, immerso nella loro esistenza. La prima storia è durata due anni, la seconda sette anni. Nessun amore da allora è stato così intenso, ma ora queste persone, anche se sono vive, non sono per me che veri estranei.” Un’altra donna di 35 anni scrive:. “Le ragazze di età compresa tra 14 e 18 anni nei collegi o nelle scuole femminili, si innamorano spesso dello stesso sesso Questa non è amicizia. La persona amata è più grande, più matura, più affascinante e bella. Quando ero una matricola all’università sapevo di almeno una trentina di ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Alcune la cercavano perché era di moda, ma sapevo che il mio omaggio e quello di molte altre, era sincero e appassionato. L’amavo perché lei era brillante e del tutto indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se al momento pensavamo che lo fosse. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, era stata male per due settimane. Al suo ritorno, stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu troppo grande e svenne. Quando arrivai all’ultimo anno fui io la destinataria di sguardi languidi, versi originali, rose, e appassionate lettere scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.” Nessuna confessione simile si registra da parte degli uomini.

IV

In Sud America fenomeni corrispondenti sono stati trovati nelle scuole e nelle università della stessa classe. Lì sono stati particolarmente studiati da Mercante nelle Scuole Superiori conventuali di Buenos Aires, dove gli studenti sono ragazze di età compresa tra 10 e 22 anni.[2] Mercante ha trovato che l’omosessualità qui non è chiaramente definita o esplicita e normalmente si combina con una predisposizione al romanticismo e al misticismo. È di solito di tipo passivo, ma in questa forma è così diffusa da costituire una sorta di epidemia. È risultata più evidente nelle istituzioni in cui si è data la massima attenzione all’istruzione religiosa.

Le ricreazioni della scuola in questione erano tranquille e snervanti; le attività sportive o chiassose erano proibite al fine di coltivare le buone maniere. Nelle stanze per il gioco, le ragazze osservavano strettamente l’etichetta, e la disciplina era rispettata indipendentemente dalla supervisione da parte delle insegnanti. Mercante non riusciva a credere, comunque, che il decoro fosse più che esterno.

Più tardi, quando le ragazze si separavano, le si trovava in coppie o in piccoli gruppi, negli angoli, sulle panchine, accanto alle colonne, a braccetto o che si tenevano per mano. Si potrebbero fare ipotesi sui loro discorsi. “La loro conversazione e le loro confidenze sono giunte fino a me indirettamente. Erano innamorate che parlavano delle loro storie. Nonostante il carattere spirituale e femminile di queste unioni, un elemento era attivo, l’altro passivo, confermando in tal modo gli autori che trattano di questa materia, Garnier, Régis , Lombroso, Bonfigli.”

Mercante ha trovato che i punti di vista dei due membri di ogni coppia erano molto diversi sotto il profilo morale. “Una prende l’iniziativa, comanda, si preoccupa, offre, dà, prende le decisioni, considera il presente, si immagina il futuro, supera le difficoltà, dà incoraggiamento, l’altra è docile, tralascia le controversie, ed esprime il suo affetto con dolci parole e promesse di amore e sottomissione. L’atmosfera, silenziosa e tranquilla, è stata, tuttavia, accusata di essere altresì carica di gelosia, battibecchi, desideri, illusioni, sogni e lamenti.”

L’informatrice di Mercante gli assicurò che praticamente ogni ragazza aveva le sue simpatie, e che c’erano almeno una ventina di storie d’amore ben definite. La ragazza attiva inizia la conquista con un gioco di sguardi, poi diventa più intima, e, infine, fa proposte. Essendo le donne molto adattabili, la neofita, a meno che non sia ribelle, entra nello spirito di tutto questo. Se non è compiacente, deve prepararsi ad un conflitto, perché la preda diventa tanto più desiderabile quanto maggiore è la resistenza che si incontrata.

È stata offerta a Mercante l’opportunità di osservare parte della corrispondenza tra le ragazze. Nonostante la mediocre formazione e le mediocri capacità in altri aspetti, le ragazze parlano e scrivono per quanto riguarda le loro storie d’amore con il lessico e lo stile più ammirevole. Non ci vengono forniti elementi per quanto riguarda i rapporti intimi effettivi tra le ragazze.

_________

[1] E. G. Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, Luglio, 1897, p. 88.

[2] Victor Mercante, “Fetiquismo y Uranismo feminino en los internados educativos,” Archivos de Psiquiatria y Criminologia, 1905, pp. 22-30; riassunto da D. C. McMurtrie, Urologic Review, Agosto, 1914.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5491