THOMAS LOVELL BEDDOES OMOSESSUALE

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, che intendo presentarvi qui, deve essere letto non molta attenzione e con molto rispetto, perché la storia che contiene è tragica. Raffalovich la racconta molto succintamente, anche perché le fonti biografiche relative a Beddoes sono scarsissime. La vita di quest’uomo più che essere emblematica dell’omosessualità nella prima metà dell’800, rappresenta in modo drammatico la commessione dell’omosessualità con la depressione.

Beddoes era un uomo colto e intelligente, nato in una famiglia benestante inglese, aveva studiato in modo appassionato il Tedesco, si era trasferito in Germania, aveva studiato medicina prima  a Gottinga e poi a Würzburg, dove si era laureato, per la sua epoca era un profondo conoscitore della fisiologia, aveva partecipato ai primi movimenti democratici e per questo era stato mandato in esilio a Zurigo, era stato proposto per una cattedra di anatomia comparata, insomma era un uomo professionalmente realizzato, e non privo di interessi politici avanzati. Il suo soggiorno tra la Germania e la Svizzera, però, aveva cambiato profondamente il suo carattere. Gli amici inglesi che lo rividero dopo vent’anni di soggiorno fuori dall’Inghilterra notarono tutti che si era incupito e dava segni di misantropia e di depressione.

Raffalovich parla di due ferite che Beddoes si sarebbe procurato. Leggendo il testo sbrigativamente si ha l’impressione che si tratti di incidenti, in realtà si tratta di due episodi di autolesionismo, che, con l’ottica odierna avrebbero potuto essere interpretati come segni di fortissimo disagio. Il primo episodio di autolesionismo comportò conseguenze per la salute che durarono mesi, il secondo, seguito da atti di intolleranza di Beddoes, che si strappava le bende che gli venivano applicate, comportò una cancrena, seguita dall’amputazione di una gamba. Ma anche dalle conseguenze di questo secondo episodio Beddoes si riprese  e programmò addirittura un viaggio in Italia. Quando fu in grado di andare in città, andò a comprare del curaro (era un medico e poteva farlo) e si avvelenò lasciando una lettera con le sue ultime volontà ad un amico inglese.

In che cosa la vita tragica di quest’uomo tocca l’omosessualità? Sappiamo che dal giugno 1847 alla primavera del 1848, Beddoes, che aveva 44 anni, visse a Francoforte con un panettiere diciannovenne, Degen, che una cugina di Beddoes conobbe e che descrive in modo molto positivo affermando che aveva una “dignità naturale”. Beddoes dedicò tutta la sua vita a Degen, gli insegnò l’Inglese, gli mise in mente che ne avrebbe fatto un attore drammatico (vecchio sogno dello stesso Beddoes) e arrivò al punto di prendere in affitto per una sera un intero teatro per vederlo recitare.

Non sappiamo che tipo di rapporto ci fosse tra i due, ma il primo episodio di autolesionismo risale proprio al periodo della loro convivenza a Francoforte. Il secondo episodio di autolesionismo pare sia conseguenza di una lite tra i due seguita da una temporanea separazione. A parte i 25 anni di differenza di età, il vero problema per Degen era rappresentato dalla difficoltà di convivere con un depresso, che non si sa come gestire, e che, per un verso, si attacca disperatamente al suo compagno e per l’altro tende a soffocarlo e ad opprimerlo.

Se è certamente vero che al tempo di Beddoes la condizione di un omosessuale era molto diversa da quella che sarà 50 anni dopo tipica di Addington Symons e dello stesso Raffalovich, e che perfino per un medico colto era estremamente difficile avere una cognizione seria di che cosa fosse l’omosessualità, al di là dei manuali di psichiatria precedenti Krafft-Ebing e dei moralismi universamente diffusi, è pur vero che l’omosessualità, qui, non è il problema sostanziale. Oggi la gestione degli stati depressivi profondi può giovarsi di farmaci enormemente evoluti con prognosi nettamente migliori di quanto accadeva quasi 200 anni fa, e ci sono mezzi che possono aiutare a ridurre l’isolamento e la progressiva chiusura in sé di queste persone. La riflessione sulla biografia di Beddoes può in ogni caso aiutarci a capire quanto la solitudine possa aggravare la depressione e quanto un ambiente omofobo possa condizionare la vita di un omosessuale.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.

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THOMAS LOVELL BEDDOES

Thomas Lovell Beddoes (1803-1849), un interessante e curioso poeta inglese, sembra essere stato unisessuale. La sua vita intima è poco conosciuta, ma la sua passione più viva (che precedette il suo suicidio) fu per un giovane panettiere tedesco.

Il padre di Beddoes era un medico molto conosciuto. Sua madre era sorella di Maria Edgeworth, la famosa romanziera. In collegio (cominciò a scrivere verso i 14 anni), era già originale e indipendente. Amava Shakespeare e i poeti drammatici, e imitava con molto piacere gli attori alla moda. Declamava, recitava: la sua voce era molto gradevole, il suo eloquio e i suoi gesti interessavano abbastanza uno dei suoi compagni perché questi acconsentisse a recitare con lui il ruolo di un nemico o di un’amante, ricevendo carezze o colpi, secondo le esigenze del dramma.

Nel 1820, andò ad Oxford dove scrisse e pubblicò due volumetti di poesie. Ma la sua timidezza, che si trasformò in misantropia, era molto forte e lui aveva pochi amici. Si diede a studiare Tedesco, con un successo tale che se ne andò, nel 1825, in Germania per studiare medicina. Il professor Blumenbach divenne suo amico e gli fu utile nel suo perseguire appassionatamente lo studio della fisiologia e della medicina. Non aveva rinunciato alla sua ambizione di essere poeta drammatico. Si mescolò anche ad intrighi politici. Nel suo trentesimo anno, ottenne la laurea di dottore all’Università di Würzburg.[1] I suoi gusti politici lo costrinsero, nel 1832, a rifugiarsi in Svizzera. Per alcuni anni, praticò la medicina a Zurigo. Il chirurgo Schoenlien lo propose anche all’Università di medicina di questa città come professore di anatomia comparata. Ma nel 1839, la politica lo allontanò di nuovo, e non ebbe più tranquillità. Si hanno pochi dettagli sulla sua vita. Nel 1841, si legò a Berlino con il giovane dottor Frey. Nel 1842, andò in Inghilterra. Nel 1843, si stabilì a Aargau, una piccola città vicino Zurigo. Passò l’inverno del 1844 a Giessen dove Liebig era professore. Scriveva poesie satiriche in Tedesco.

Nel 1847 ritornò in Inghilterra dove restò per dieci mesi. I suoi amici, che non lo avevano visto da vent’anni, lo trovarono cambiato, cupo, eccentrico, misantropo.

Nel mese di giugno del 1847, andò a Francoforte dove visse fino alla primavera del 1848 con un giovane panettiere di diciannove anni, Degen, che la cugina di Beddoes, Miss Zoé King, descrive così: “Un giovane uomo gentile nella sua persona, in una camicia blu, che aveva una bella espressione e una dignità naturale.” Durante questo periodo, Beddoes si procurò una ferita alla mano con un bisturi;[2] cadde malato e rimase indebolito per molto tempo. Per sei mesi non volle vedere nessuno ad accezione di Degen. Gli mise in testa di diventare attore e gli insegnò l’Inglese, rinunciando a qualsiasi altra compagnia.

Si lascia crescere la barba e assomiglia a Shakespeare come in giovinezza aveva somigliato a Keatz. Nel mese di maggio del 1848, viaggiano insieme. A Zurigo, Beddoes affitta il teatro per una sera per vedere Degen recitare il ruolo di Hotspur.[3] Per sei settimane Beddoes fu felice. Ma una separazione, probabilmente una lite con Degen a Bâle, fu seguita dalla malinconia nera del poeta che si procurò una profonda ferita a una gamba. “Era infelice e voleva uccidersi”, disse il ragazzo dell’albergo. Si strappava le bende che gli mettevano. Ne seguì la cancrena, poi l’amputazione della gamba (il 9 settembre). Andò meglio, Degen tornò a Bâle e si stabilì vicino a lui. Beddoes leggeva e scriveva. Aveva il progetto di andare in Italia. Il 26 gennaio 1849, abbastanza ristabilito per andare in città, comprò del curaro (era un medico) e al rientro si suicidò, lasciando una lettera a un amico d’Inghilterra che conteneva la sue ultime volontà. Nel 1857, Miss Zoé King, sua cugina, andò a Bâle e incontrò Degen, il dottor Frey, il dottor Ecklin che gli aveva amputato la gamba, ecc..

Il suo amico di giovinezza Itelsall pubblicò le sue poesie inedite, che furono molto ben accolte.

(Riprendo questi dettagli dalla piccola biografia di Edmond Gosse che precede le opere di Beddoes. – 2 v. Dent, 1890, Londra)

Non ci sono aneddoti o leggende che riguardino amori di Beddoes per una donna, e io credo che in Inghilterra ne avrebbero quasi inventata una, se avessero potuto. In ogni caso Beddoes sembra un uranista, o un indifferente sessuale che, sotto l’influenza della malattia e dell’isolamento, si accese di una grande passione per Degen il panettiere (passione probabilmente esaltata), o piuttosto quella fu solo l’ultima della passioni rifiutate o sconosciute di un timido taciturno.

 Fu in ogni caso un poeta lirico, e non banale. Quanto all’ossessione della morte pittoresca che riempiva i suoi versi, la si può perdonare ad un uomo che si suicida, evitando di definirla un’affettazione letteraria. I suoi modelli in poesia (eccettuato Shelley) sono essi stessi poeti bizzarri ed eccentrici.

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[1] Nota di project: – Nel 1824, era andato a Göttingen, per studiare medicina, attratto dall’idea di trovare qualche evidenza fisica della sopravvivenza dello spirito umano dopo la morte del corpo, ma ne era stato espulso e aveva dovuto riprendere e terminare gli studi a Würzburg.

[2] Nota di Project: – Non si tratta di un incidente ma di un atto di autolesionismo, che sarà seguito da un secondo e più grave atto della stessa natura.

[2] Nota di project:- Hotspur è un soprannome di Sir Henry Percy (1364-1403), noto come Harry Hotspur, figlio maggiore del primo conte di Northumberland, come raffigurato nell’Enrico IV, Parte 1, di Shakespeare.

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RAFFALOVICH: SESSO E CASTITÀ – L’INFANZIA DELL’OMOSESSUALE

Riporto qui di seguito due capitoli della mia traduzione di “Uranismo e Unisessualità” di André Raffalovich:

1) Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico.

2) Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili e ultra-virili.

Nel primo dei due capitoli l’autore comincia a manifestare la sua personalità, e introduce nello studio della sessualità e dell’omosessualità in particolare, delle categorie di tipo morale legate alla ricerca della voluttà, della pace dei sensi e della castità; nell’uso di queste categorie in rapporto all’omosessualità Raffalovich non è schematico e nonostante le apparenze non fa il moralista ma analizza le tendenze morali come modi per trovare un proprio posto nel mondo. Le tendenze morali sono per lui elementi essenziali della sessualità di un individuo. Raffalovich usa un linguaggio diverso da quello moderno e quando si riferisce a forme di omosessualità che non esclude interessi eterosessuali, parla di quelli che oggi si chiamerebbero bisessuali o non sarebbero ritenuti propriamente omosessuali. L’autore si pone il problema relativo all’induzione al matrimonio di questi “omosessuali” in qualche modo compatibili con l’eterosessualità e ipotizza per loro un percorso di recupero che li riconduca all’eterosessualità ma attraverso un’educazione graduale che porti ad una “guarigione psicologica” prima che al matrimonio. Tutto il percorso di recupero, secondo Raffalovich dovrebbe essere demedicalizzato ed affidato ad eterosessuali intelligenti e ad omosessuali superiori, evitando quella che viene presentata come una pratica abominevole, cioè l’induzione dell’omosessuale alla eterosessualità tramite la frequenza di prostituite, cosa molto praticata negli ultimi anni dll’800.

Nel secondo dei due capitoli riportati di seguito, Raffalovich tratteggia in modo molto ricco l’infanzia dell’omosessuale virile (come egli lo chiama). La pubblicazione del libro di Raffalovich è del 1896, ma l’autore ha già perfettamente chiara l’idea della sessualità infantile. Certo egli non dispone di indagini sociologiche attendibili e non ricorre allo studio sistematico di casi clinici come Krafft-Ebing, la sua descrizione della omosessualità infantile, limitata agli ambienti sociali di alto livello, è probabilmente per la gran parte frutto di ricordi personali e presenta aspetti oggi difficilmente comprensibili, come le riflessioni sul rapporto tra il bambino omosessuale di buona famiglia e i servi della sua famiglia. Si nota che la società è stratificata in modo rigoroso e che le persone di livello sociale più basso sono considerate sostanzialmente non assimilabili a quelle appartenenti ai ceti più ricchi o più colti, siamo cioè il pieno ‘800 borghese.

Raffalovich arriva a supporre che la differenza di classe sociale crei meccanismi di attrazione analoghi a quelli dell’attrazione sessuale e con questa idea spiega l’interesse del bambino omosessuale ricco per la servitù e non per gli adulti della sua categoria sociale. Colpisce in particolare l’idea che possano svilupparsi rapporti di simpatia tra il bambino omosessuale e i servi maschi, in ragione del fatto che “l’intelligenza di un domestico e simile a quella di un bambino”.

Interessanti son anche le riflessioni sui collegi e sui rischi che la vita di collegio può comportare rispetto alla omosessualità, oltre alcune questioni sull’interesse per i soldati e per le divise.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico

Non si possono fare riflessioni e osservazioni senza rendersi conto di tre fattori importanti che modificano la psicologia sessuale di tutti gli uomini:

– il desiderio, il bisogno (fittizio o reale) del piacere in sé, con la sua eccitazione, i suoi preliminari, la sua cristallizzazione (Stendhal), la sua realizzazione;

– il desiderio, il bisogno di rigettare, di spogliarsi dell’eccitazione sessuale, dell’inquietudine, della fatica, dei fastidi;

– il desiderio, anche lontano, il bisogno vago, la ricerca, anche vana, della castità, una predilezione in favore della castità.

A seconda della presenza isolata o simultanea di uno o di due di questi fattori, a seconda della preponderanza dell’uno sull’altro o sugli altri, la condotta di un uomo cambia così come cambia la sua psicologia sessuale.

Anche l’uranista, come qualsiasi altro uomo eterosessuale, o semplicemente sessuato, è soggetto a queste influenze perché esse riguardano la sessualità in quanto tale.

L’uomo che cerca soprattutto la voluttà in sé e per tutto quello che le si cristallizza intorno, ha bisogno di un’altra analisi rispetto a quello che cerca soprattutto la pacificazione dei suoi sensi e l’acutezza della sua vita intellettuale.

E non sono soltanto gli individui che differiscono in questo modo, ma queste variazioni si presentano nello stesso individuo a diverse età e in diversi momenti della vita.

Certi uomini [1] sono più portati degli altri verso un ideale di castità sia naturalmente, fondamentalmente, e quindi malgrado molte influenze e molti avvenimenti oppure senza l’influenza di circostanze, dell’ambiente e di avvenimenti che modifichino il loro carattere.

Forse senza spiegarsi il perché, forse senza darsi la migliore spiegazione, la castità appare loro (personalmente) desiderabile e soddisfacente. Per la maggior parte del tempo tengono per sé questa predilezione, senza comunicarla, per pudore, per orgoglio, per paura, perché se ne sono troppo distaccati nella pratica.

L’istinto sessuale in loro ha cessato di essere tirannico; non è, per così dire, che uno dei membri di un’oligarchia. Una vita sregolata è per loro sempre più sgradevole, e dipenderà dalla circostanze se si sposeranno o resteranno celibi, diventando anche moderati e continenti.

Tra loro si trovano parecchi uranisti, che si sposano e rinunciano alla loro sessualità spontanea, e anche parecchi uranisti impenitenti, ai quali l’uranismo sembrerà sempre più casto, più pulito, più decente dell’eterosessualità.

È evidente che gli uomini capaci di un ideale di castità personale volontaria (che questo ideale sia realizzato o meno ma purché sia uno dei limiti del loro carattere, della loro individualità) tenderanno verso una diversa situazione psicologica e fisiologica rispetto agli altri uomini. Così, quando si studia la psicologia sessuale, il caso sessuale di un uomo, sarà importante definire il suo ideale di castità o di voluttà o di pacificazione.

Non bisogna confondere la castità con la sobrietà, la temperanza o la pacificazione. L’uomo che ha questo ideale di castità, questa predilezione umile per la castità, può non essere temperante. Può scoprire da solo l’assioma secondo il quale un po’ di infamia allontana dalla purezza, molta infamia ci riconduce ad essa. Può astenersi con gioia o sprofondarsi deliziosamente nel piacere e non sapere regolare, goccia a goccia, la sua voluttà. L’uomo che ama, ricerca o sceglie naturalmente la sobrietà, la temperanza sessuale (eterosessuale o uranista o bisessuale) si comporterà in un altro modo. Senza igiene [moderazione] non raggiungerà la piena soddisfazione. Ricercherà nella sessualità gli atti che lo libereranno il più rapidamente possibile dall’aculeo del desiderio; è così che uomini seri, rispettati, distinti, possono praticare i vizi più denigrati, tutte le forme di unisessualità attiva o passiva o reciproca, o di eterosessualità comune o sterile, perché dopo si sentono allegri, alleggeriti e in pieno possesso della loro attività intellettuale, fisica e morale. Quando, per loro disgrazia e loro castigo e per la vergogna della società, questi sono uomini di una austerità esteriore ostentata, uomini il cui mestiere o la cui professione esige una severità di costumi e accade che sono scoperti, la loro ipocrisia rivolta e sconcerta. C’è spesso, in queste situazioni, dentro di loro una soluzione di continuità nelle loro emozioni che impedisce loro di rendersi conto in modo permanente dell’enormità della loro condotta. Se la loro sobrietà è precisa, la loro vita intellettuale non è toccata dalla loro sessualità.

Questi uomini sobri e discreti possono ricercare o la voluttà o il riposo che la segue, o entrambe le cose, e restare moderati nel loro vizio.[2] Gli uomini che amano la castità non finiscono così: perché la castità è una virtù positiva, non negativa, cosa che gli altri dimenticano spesso.

A mio giudizio, nessuna descrizione di un uomo e della sua psicologia sessuale risulterebbe soddisfacente se non si desse un’idea dell’influenza di questi fattori.

Consultato da un sessuale [un uomo con problemi sessuali] mi sforzerei di sapere e di fargli sapere se la sua sessualità ricerca soprattutto la voluttà sessuale e tutto quello che le sta intorno, o la pacificazione sessuale e la rinascita, il rinnovarsi dell’intelligenza; se immagina nel suo cuore che la castità sia meglio della sessualità; se trova umiliante non soddisfare tutte le sue aspirazioni sessuali; se il suo orgoglio conta molto o solo un po’ nelle sue aspirazioni e nella loro soddisfazione; se dentro di lui ci fosse da qualche parte un gusto per la castità, lo incoraggerei a coltivarlo, invece di mandarlo da una prostituta come fa il medico guaritore di oggi. Se il suo orgoglio è insuperabile, se si credesse disonorato dal non consegnarsi a delle inclinazioni unisessuali, esiterei prima di imporgli la prima condizione che impone il medico guaritore , cioè quella di rompere il rapporto unisessuale che esiste da tempo. Questo significherebbe consegnare il sessuale [l’uomo che ha problemi sessuali] in difficoltà a tutti gli errori e a tutti i pericoli. Avrebbe invece molto da imparare su se stesso e sulla vita prima di essere maturo per una rottura efficace e feconda. Non bisogna consegnarlo, senza metterlo prima al sicuro, all’ossessione sessuale. I medici, probabilmente, desiderano fare sposare nel più breve tempo possibile gli unisessuali che li consultano e non hanno il tempo e forse l’esperienza necessaria per una guarigione psicologica. Quando l’inversione e l’uranismo saranno capiti a livello più generale, quando se ne avrà meno paura, io credo che non saranno più i medici che faranno queste cure; ma gli eterosessuali buoni e intelligenti o gli uranisti superiori potranno facilitare l’inizio di questi cammini, questi perfezionamenti. Oggi il matrimonio, reso possibile attraverso il passaggio prolungato attraverso la casa di tolleranza è una cosa indegna. Gli uranisti di buona volontà (parzialmente eterosessuali) devono essere preparati psicologicamente prima di esserlo sessualmente.

Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili[3] e ultra-virili.

Gli invertiti licenziosi o chiacchieroni o malati hanno talmente goduto gli onori della pubblicità che gli altri invertiti sono ancora poco conosciuti. Ma essi raggiungono una maturità intellettuale e morale che non considera più il sesso come il centro dell’universo. Non devono più lamentarsi della loro sorte. Devono pensare a compiere la loro missione qua giù, e cercano di fare del loro meglio. Allo stesso modo ci sono uomini eterosessuali che si svincolano dalla vita genitale ad un certo momento della loro crescita.

È difficile rendere giustizia agli invertiti, come sarebbe difficile essere giusti verso gli eterosessuali, se ci si occupasse esclusivamente della loro vita sessuale. La menzogna e la sessualità si sfiorano così da vicino perché la realtà fa apparire folle il desiderio, perché il prima e il dopo si toccano e si contraddicono.

L’invertito si ritiene così disinteressato da giudicare della bassezza della sessualità, solo che non ha il coraggio di andare fino in fondo e di cercare la castità; inventa argomenti in favore dei suoi gusti.[4]

Se fosse l’essere superiore che si immagina di essere e se avesse un po’ di religione, cercherebbe di affrancarsi dai legami della carne e di rendersi utile all’umanità.

Il giorno in cui l’invertito non reclamerà più l’indulgenza della società, comincerà a giustificarsi agli occhi degli uomini veramente superiori.

Si nasce uranisti più o meno; si può diventare invertiti sia durante questo periodo di indifferenza sessuale (così finemente osservato da Max Dessoir), che dura qualche volta fin dopo la pubertà – sia molto tempo dopo. Le circostanze, l’isolamento e tutto quello che esso comporta, i cattivi esempi e i cattivi consigli, le letture e le conversazioni, un seduttore giovane e appassionato, o prudente, abile e pieno di esperienza, i problemi della sessualità eterosessuale, le malattie, le psicosi transitorie o permanenti, la vanità, la cupidigia o anche la necessità possono trasformare un eterosessuale in omosessuale.

Nell’uranista o nell’invertito di nascita l’inversione si manifesta molto presto. Bisognerebbe conoscere a fondo quello che ancora noi ignoriamo per la gran parte, cioè la sessualità dell’infanzia, per sapere se le tendenze eterosessuali si sviluppano realmente con molto maggiore lentezza o se invece non le si nota quando le si incontra. Prima di dichiarare che questa precocità sessuale (precocità di sentimenti, non di atti) è un segno di degenerazione negli invertiti, bisognerebbe rendersi conto della percentuale di bambini sessualmente precoci eterosessuali. Quanti bambini e quante bambine si innamorano gli uni delle altre o di persone adulte! Quanti ragazzini di cinque anni sono affascinati da una bella signora o da una ragazza grande! Intorno a loro si sorride, si raccontano davanti a loro cose che essi sentono misteriosamente e esprimono comicamente, i piccoli si rendono conto, alla lunga, dei loro sentimenti.

E certamente questi affetti sentimentali non sono rari tra i bambini. Li si favorisce stupidamente perché sono cose divertenti, ma dato che questi affetti, quando sono uranisti, non divertono affatto, non ci si fa caso. Il bambino capisce oscuramente tutto questo; quando dà qualche segno di un’emozione prodotta in lui dalla presenza e dal contatto con un uomo, si accorge che la sua agitazione passa inavvertita. Lo si complimenta quando dona un fiore a una donna; quando lascia la sua mano nella mano di un uomo non si dice nulla. L’uomo lo interessa molto più della donna, e gli adulti evidentemente pensano il contrario. Il bambino indovina molto presto che lì c’è un malinteso e, con questa meravigliosa dissimulazione tipica dei bambini, accetta la situazione.

I bambini sono così dissimulati, non solo per ignoranza ma ancora di più per paura o per prudenza. I bambini sanno molto presto quello che devono dire e soprattutto quello che devono nascondere.

Questa consapevolezza non deve affatto stupire perché essa esiste in un certo grado negli animali domestici. La vanità o la ricerca dell’approvazione caratterizza i bambini come gli animali.

È poi anche naturale che l’invertito si ricordi così chiaramente della precocità delle sue tendenze. Arriva un momento nell’esistenza di ogni invertito in cui egli decifra l’enigma del suo gusto unisessuale. È allora che riordina tutti i suoi ricordi e per giustificarsi ai suoi occhi, si ricorda di essere stato quello che è dalla sua prima infanzia. L’unisessualità ha colorato tutta la sua giovane vita; lui ci ha pensato, l’ha sognata, ci ha riflettuto in perfetta innocenza e molto spesso.

Si è immaginato, da piccolino, di essere allevato da dei briganti, da dei barbari; a cinque anni, a sei anni ha sognato il calore dei loro petti, delle loro braccia nude. Ha sognato di essere loro schiavo e ha amato la sua schiavitù e i suoi padroni. Non ha mai avuto il minimo pensiero brutalmente sessuale, ma ha scoperto la sua vocazione sentimentale.

L’invertito nato e ben nato può essere di una innocenza fisica eccezionale quasi fino all’età della pubertà, se si trova senza cattivi consiglieri, se è timido e ignora il suo corpo. La sua depravazione è allora solo e assolutamente cerebrale e sentimentale. Non si indirizza ancora alle persone che lo circondano. Ama i quadri, le statue, le immagini che rappresentano delle belle figure. Anche gli operai lo interessano per i loro vestiti, diversi da quelli che vede indossati dai suoi parenti – e sperimenta già questa passione degli invertiti per tutto quello che somiglia ad una uniforme o a un costume convenzionale. Quello che i Tedeschi chiamano soldaten liebe, è talmente noto, talmente diffuso tra gli invertiti e i corrotti in tutti i paesi europei che, in certe città, specialmente a Londra, il numero di soldati che si prostituiscono è più grande di quando si vorrebbe credere.[5]

Con una pazienza e una tenacia che non deve stupire in un bambino, tutto quello che ha un rapporto, anche minimo, con l’inversione lo appassiona. Segue la pista con un fiuto da animale o da Pellerossa o da donna. Ancora giovanissimo e completamente vergine, si sente vicino a tutto quello che ignora.

Ha sogni eroici. È un eroe amante di un altro eroe, e i racconti di fate non sono più fiabeschi delle sue visioni da sveglio. Lui è l’eroe o l’amico preferito, o anche, più raramente, ma non per lungo tempo, l’eroina dei romanzi che legge o che sente raccontare. L’invertito di nascita non è necessariamente effeminato, non lo è sempre e non cerca sempre le ragazzine e i loro giochi.

È utile ricordarsi che gli invertiti effeminati sono i più conosciuti perché essi hanno molto di più la mania delle confidenze e della vanterie. Gli invertiti che stanno zitti non sono stati ancora scoperti, e Krafft-Ebing non li registra affatto. Ma comunque esistono, e sono loro che ci impediscono di disperarci per la razza degli invertiti.

Parallelamente a questa esaltazione romantica, a questo platonismo, a questa favola, il bambino prova un’attrazione carnale verso l’uomo e non sa forse ancora che i due pensieri che lo interessano sono legati insieme.

Il bambino può ogni giorno ricercare i mezzi per accarezzare la mano o il copro di un domestico, al momento del pasto per esempio, o sulle scale, e lo stesso bambino può tutti i giorni sognare i destini più puri e fantastici.[6]

Il bambino prova, probabilmente per i domestici in livrea, o in maniche di camicia, i primi assalti di quella ossessione per l’uniforme che si ritrova anche nella vita sessuale degli eterosessuali. Quanti uomini amano la donna vestita o mezza-vestita in una certa maniera?

La maggior parte degli uomini amano un certo tipo, e tutto quello che ci si avvicina, per l’andatura o l’aspetto, agisce su di loro più rapidamente, più violentemente. Spesso, dopo una infedeltà al loro tipo ritornano ad esso più servilmente. Gli uomini hanno poca immaginazione. Ce ne sono di quelli che con tutte le loro conquiste, favorite e favoriti, fanno lo stesso pellegrinaggio, che vanno docilmente allo stesso posto nei dintorni della città, ecc. ecc..

La differenza tra le classi agisce in certi casi quasi come la differenza tra i sessi. È certamente possibile che questa osservazione, che ho avuto spesso modo di esprimere, spieghi i sonetti di Shakespeare. Un’amicizia entusiasta (passione che non suppone affatto l’inversione né la perversione) e la distanza sociale tra Shakespeare e il giovane uomo, e la giovinezza dell’uno e l’età matura dell’altro, offrirebbero la chiave dell’enigma. Gli invertiti, i pervertiti contano tanti uomini celebri e tante glorie che potrebbero anche lasciare andare Shakespeare.

Il bambino non sfugge a nessuna influenza. I genitori gli hanno proibito di familiarizzare con la gente del popolo, e l’operaio, il valletto, il capo-cameriere, il cocchiere diventano per lui sempre più desiderabili. Se il bambino è malato ed è trasportato da uno di questi uomini, il suo cuore batte con paura e con piacere, prima, durante e dopo. Mette a paragone le sue sensazioni con quelle che prova nelle braccia di un padre o di un fratello e la differenza è così grande che il bambino non può sbagliare. Ammette quello che è. Non sa perché. Si dà delle spiegazioni. Comincia a credere che quello o quell’altro uomo gli piace. Ma non è un uomo che gli piace, il cui abbraccio lo estasia, il cui contatto lo turba, ma è l’uomo. Quando il bambino ha superato la sua ignoranza ed è arrivato a questa conoscenza di se stesso, la sua educazione sentimentale procede da sé. Il bambino si abbandona in modo sornione a una quantità di atti impulsivi per attirarsi l’attenzione degli uomini che lo interessano, senza essere sospettato dalla sua famiglia. Una donna innamorata non è più folle e più prudente, più paziente e più impaziente.

Questo modo di fare può durare parecchi anni, prima, durante e dopo la pubertà. Il bambino vede le cose via via più chiare. Quello che desidera si va precisando. All’inizio non sa quello che vuole, un contatto qualunque, un bacio. La storia greca gli insegna allora che i Greci si amavano tra uomini, che i Greci erano belli, nobili, ammirevoli, che l’amore greco oggi non è accettato dai costumi, che Socrate e Alcibiade avevano dormito sotto lo stesso mantello, ecc.. Non c’è bisogno di altro per attivare e riempire l’immaginazione di un bambino. “Sono dunque un Greco antico”, si dice. Disprezza un po’ i moderni. È ancora troppo al di fuori della vita moderna per essere imbarazzato dalla sua inversione. Invece essa lo interessa, occupa la sua mante.

In collegio, l’invertito può restare innocente, come il bambino eterosessuale può, lì, essere indirizzato in un modo più o meno permanente verso l’unisessualità.

L’influenza dell’internato è una questione molto importante e molto difficile da risolvere. Tutti – o quasi tutti – quelli che si potrebbero interrogare[7] e che potrebbero rispondere, si terrebbero probabilmente al di sotto o molto al di sotto della verità. Gli invertiti, per esempio, sono molto reticenti o molto spacconi. Molti tra loro hanno la mania di vedere loro simili dappertutto. Gli eterosessuali che non sono morsi dalla passione del pettegolezzo negherebbero sfrontatamente, per vigliaccheria, pudore, pigrizia, o qualcos’altro.

Gli insegnanti, lo si capisce facilmente, non possono né dire né vedere la verità su questo argomento. Se è facile nelle prigioni darsi all’unisessualità, i ragazzini viziosi o invertiti non sono meno ingegnosi dei carcerati.

Quelli molto viziosi in collegio, spesso, sono invertiti solo per vizio, per mancanza di altre occasioni. Alcuni ragazzi possono pervertirsi senza essere per questo degli invertiti. Molti invertiti hanno un pudore esagerato che può salvarli, quantunque la vita in comune sia nemica del pudore.

È inutile sottolineare qui che si si nota nei ragazzetti un pudore istintivo, soprattutto in presenza di un uomo, allora è importante diffidare. Siamo in presenza di un invertito? Gli invertiti, quando sono molto giovani hanno tutti i sintomi del pudore se si tratta di mostrarsi svestiti davanti a qualcuno del loro sesso.

Questo pudore, a meno che non sia sradicato dal collegio o dissimulato per prudenza, li accompagna nella vita. E quando cominciano a superarlo ne sono molto fieri. Dopo essersi dati alla unisessualità con furia, perdono questo pudore e cercano invece le situazioni che ad esso sono contrarie. Il pudore di una donna di brutta vita non è quello di una donna onesta o delicata e fiera.

Non ho dati sufficienti per studiare la questione dell’internato. Gli scritti e le confessioni degli invertiti sono a questo proposito assai poco degni di fede. Gli invertiti, l’ho già detto e lo ripeterò ancora, sono mentitori, e parlando della loro infanzia cercano di discolparsi e di rendersi interessanti a forza di passione e di ignominia.

Sottolineerei solo che certi ragazzini non si interessano ad altri ragazzini. Potrebbero anche attraversare l’internato senza essere attirati dai compagni della loro età. Essi amerebbero o dei ragazzi grandi che nella maggior parte dei casi non presterebbero loro attenzione, o degli insegnanti.

È evidente che questi ragazzi potrebbero non essere mai in pericolo e i loro sentimenti per i loro insegnanti non potrebbero che fortificarli nel desiderio di impegnarsi.

Sono ragazzini che non si sentono affatto ragazzini, nei loro sogni sono già delle persone adulte.

Altri invertiti, lo si sa, amano sempre qualcuno (o quelli) della loro età. Sono gli omosessuali a oltranza. Hanno la passione della similarità. Sono forse tra i meno effeminati.[8]

Man mano che si avvicina la pubertà, il pericolo per l’invertito aumenta. Se è alunno esterno o è educato a casa, la sua ignoranza e la sua ansia entrano in fermentazione. Ogni pericolo ha ora la sua importanza. Il ragazzo ignora probabilmente il lato fisico dell’atto sessuale. Immagina forse che i rapporti tra uomini siano simili a quelli tra donne e uomini, sa comunque che la realizzazione del suo desiderio sarebbe sterile. Può essere maturo per l’atto sessuale e credere che esso consista in un contatto esteriore più o meno prolungato.
Se tra le persone che stanno intorno al giovane invertito si trova un uomo qualsiasi, soprattutto un uomo di una classe inferiore (come un domestico), quest’uomo diventa l’idea fissa del bambino. Dico bambino perché a 13, 14 o 15 anni un ragazzo allevato in questo modo è un bambino.

Questo ragazzetto immaginerà ogni giorno degli incontri improvvisi con quest’uomo. Saprà i suoi orari di servizio e si troverà suoi luoghi dove quello dovrà passare molte volte al giorno, se è possibile. Cercherà soprattutto di incontrarlo nell’oscurità per provocare lo shock del contatto del suo corpo contro quello dell’uomo, per prenderlo per mano. Così pudico fino ad allora, creerà delle occasioni per mostrarsi nudo o mezzo nudo.

Non so se accade istintivamente o se si ricorda delle descrizioni delle seduzioni femminili che ha letto, ma si comporterà come una donna impudica e innamorata. Una tale perseveranza, un giorno o l’altro, sarà ricompensata come merita e l’uomo cederà all’audacia del giovane ragazzo un pomeriggio scuro o una sera senza luce.

Qui, ancora una volta, tutti i dettagli e tutte le conseguenze di questa caduta dipenderanno dal caso.

Gli invertiti che leggeranno questo o i medici psicologi riconosceranno la verità di quello che io ho indicato; e i genitori non sapranno neppure che cose simili sono successe o succedono vicino a loro. Dei legami di questo tipo possono stringersi e durare a lungo. L’audacia del bambino, così lascivo all’inizio della pubertà, supera gli scrupoli e la vigliaccheria dell’uomo.

La differenza di casta, agendo come la differenza di sesso, si fa notare qui. L’uomo del popolo si lascia trascinare dal giovane signore, quando forse potrebbe resistere a un ragazzetto delle classi inferiori. Se l’uomo è invertito o pervertito, o molto grossolano, non aspetta che l’iniziativa del giovane signore per farsi incantare.

Se non è niente di tutto questo, non bisogna dimenticarsi che lo svilimento e l’asservimento di un figlio del capo o del padrone non può che inorgoglire l’uomo del popolo e ripagarlo della propria servitù.

Non bisogna dimenticare che il fatto di essere domestici può produrre una tale abitudine all’obbedienza che il domestico subisce i capricci del suo giovane padrone, con o senza piacere, ancora meglio o ancora peggio di chi domestico non è.

Probabilmente in molti casi un uomo che cercasse un ragazzo giovane con l’intenzione di sedurlo riuscirebbe solo a spaventarlo. Molti invertiti sono stati spaventati nella loro giovinezza dal desiderio di un uomo scostumato, senza coscienza, e sono sfuggiti alle sue carezze, assaliti da un terrore incomprensibile e passeggero o di lunga durata.

Non può che essere solo l’invertito nato per la passività o l’obbedienza femminile quello che si lascia facilmente violare o contaminare o istruire da un uomo qualunque.

Ci sono delle donne vergini che si concedono ma non si lascerebbero mai prendere. Allo stesso modo l’invertito vergine e maschile (ci sono degli invertiti che sono piuttosto un maschio e mezzo che un maschio effeminato e a metà) vorrà bene offrirsi e prestarsi a tutte le compiacenze, a tutte le turpitudini, ma se ne scapperebbe se un uomo prendesse l’iniziativa. Questo potrebbe spiegare molte storie di invertiti, molti rifiuti e molti consensi.[9]

Fino ad ora non possiamo che compiangere e deplorare la condotta del giovane invertito. Ha tutte le scusanti della natura e non ha ricevuto alcun consiglio e alcun soccorso.

Sa che la sua condotta sarà esecrata, ma non si considera affatto peggiore degli uomini e delle donne che si piacciono e si amano. Si scusa pensando che sono i piaceri sessuali che vengono designati col nome di amore che, secondo i poeti, i moralisti cinici e i romanzieri, governano il mondo.

Essendo naturalmente omosessuale, egli non vede la differenza tra il suo vizio e quello dell’eterosessuale – e non trovando l’eterosessualità trattata come dovrebbe essere trattata, cioè senza eccesso di indulgenza o di entusiasmo – la sua coscienza non prova alcun imbarazzo.

Solo imparando a distruggere, o a disprezzare, o a dominare la sessualità e la sensualità, l’invertito di nascita può distinguersi dall’eterosessualità. Ma prende per sé tutte le scuse che ci sono per l’eterosessualità e ci aggiunge che l’omosessualità è sterile, ecc. – più o meno quello che Shopenhauer sembra aver detto in favore della pederastia.[10]

Se ci si stupisce della passione che i domestici, la gente del popolo, gli operai, i soldati, gli uomini in blusa, in livrea ispirano agli uranisti bambini, ci si deve solo ricordare che il bambino di buon livello sociale, ben nutrito, trova negli uomini del popolo, di volta in volta, più contrasto o più simpatia. Molti ragazzini di buona famiglia, che non parlano per timidezza in presenza di persone delle classi superiori, chiacchierano e cinguettano con qualsiasi domestico e con qualsiasi uomo del popolo. C’è più uguaglianza tra l’intelligenza di un bambino della borghesia agiata e quella di un domestico, più bonomia nel domestico che nell’uomo delle classi colte o ricche.

Il bambino si sente a suo agio, sa che non lo si sgriderà, non gli si darà fastidio, non lo si rimprovererà. L‘uomo del popolo che ha buon cuore, che è un bravo ragazzo, non troverà il bambino così noioso o non riterrà che richieda una tale fatica come avverrebbe a un genitore o a un professore. Così l’attrazione del domestico nasce da una simpatia, da una sorta di solidarietà, da un sentimento di cameratismo. I ricordi sinceri di uomini perfettamente eterosessuali confermano questa supposizione. Molti eterosessuali ricordano di avere meravigliosamente amato uomini delle classi inferiori che erano gentili verso di loro e di averli trovati più interessanti, più competenti di cose più interessanti, degli adulti, di un padre che prende in giro, che è capriccioso, stizzoso o di un fratello che rimprovera e si preoccupa, degli zii dei quali si sono conosciuti i difetti dalla conversazione dei parenti. Il bambino considera anche spesso ingiusta la posizione del domestico, vede che lo si sgrida e insorge nel suo piccolo cuore, lo vede giocare il miglior ruolo quando lo si biasima per delle banalità o perché l’uomo o la donna che lo rimproverano sono di cattivo umore.

Se il bambino manifesta un po’ di dolcezza, un po’ di riconoscenza, un po’ di gentilezza, tocca facilmente l’amor proprio del domestico, di un uomo che probabilmente apprezza il buon cuore della giovane creatura.

E se questo bambino è uranista, e il contatto con un uomo un po’ affettuoso lo riempie di un’allegrezza sognata? Non c’è nulla di più naturale del suo slancio verso il domestico che simbolizza le classi che lo interessano e gli ricorda con la sua presenza che un intimo e misterioso avvicinamento con un uomo di questa classe è realizzabile e anche vicino.

Gli uranisti più virili e più degni, sono stati esposti a queste tentazioni, e se sono stati salvati, è l’occasione che è mancata o il domestico ha sempre rifiutato di capire e di lasciarsi piegare. Crescendo, uscendo dalla casa paterna, entrando nel mondo, questi fantasmi sessuali sembrano dissiparsi e abbandonare l’uranista virile e intelligente, ma perseguitano l’effeminato, o anche il virile senza carattere, senza sentimentalità. Un’amicizia adolescenziale spazzerà via per qualche anno questo passato.

Gli uranisti delle classi meno agiate, della piccola borghesia, si innamorano più facilmente di giovani uomini di condizione sociale migliore, allevati meglio, più fortunati, e questi slanci sono forse meno pericolosi per il carattere, rispetto agli slanci degli uranisti più ricchi. Jean-Paul Richter ha descritto l’amore casto di un casto giovane uomo povero per un giovane nobile bello e fiero.[11] L’adolescenza, è vero, con un profluvio di nuovi sentimenti, innalza l’uranista virile e lo mette (a parte la timidezza di classe) al livello dell’uranista allevato in ambienti sociali medio-alti.

Si vede che i rischi corsi dai giovani uranisti si bilanciano; il ricco sarà tentato dai valletti, il povero dai giovani uomini di buona condizione sociale, ma sarà forse corrotto da qualche compagno grossolano più grande (come Hamann, il mago del Nord); ricco e povero saranno esposti molto facilmente in collegio all’onanismo reciproco.
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[1] Qualsiasi sia la loro sessualità.
[2] Non parlo della demenza senile, né dei prodromi di certe follie, né di atti delittuosi da tutti i punti di vista come l’induzione alla dissolutezza dei minorenni o delle minorenni, o gli atti crudeli commessi dagli alienati, dai corrotti o dai deboli curiosi.
[3] Fino allo sviluppo definitivo, fino alla fissazione della vita sessuale, il virile e l’effeminato superiore possono somigliarsi e possono passare attraverso le stesse peripezie. Il bambino ha sempre qualcosa di femminile (Shakespeare chiama il ragazzi e le donne bestiame dello stesso colore) che è transitorio nel virile e persistente nell’effeminato. Il virile, se riflette, può facilmente ingannarsi e credere persistente quello che in lui c’è di passeggero ed è solo questione di crescita e di ignoranza.
[4] Questi invertiti non sono i peggiori, difficilmente si pervertono dopo la loro prima giovinezza. Manifestano qualche preoccupazioni in rapporto alla loro dignità. Non sono casti ma non sono libertini. Si potrebbe senza timore affidare loro un ragazzo. Non spargono il contagio. Si preoccupano del loro onore e della loro reputazione.
Alcuni arrivano a superare in qualche modo, a recuperare i loro errori di giovinezza, se superano la crisi – crisi altrettanto frequenti nell’uomo di rango come nella donna onesta – possono morire rispettabili e rispettati.
Non avendo gli invertiti scelto la loro natura, bisogna riconoscere loro la volontà di migliorarsi, di depurarsi e quando si proclamerà la superiorità dell’invertito che si trattiene sull’uomo eterosessuale che si abbandona alla sessualità, sarà solo un atto di giustizia.
[5] Non è esagerato dire che in certi reggimenti si può presupporre la venalità della maggior parte dei soldati. La clientela deve essere numerosa e assidua per avere tali risultati. Il soldato è la mania di molti invertiti e il soldato, quando si trova solo o anche con un altro soldato, tenta, la sera – nemmeno la notte – di provocare il suo cliente con lo sguardo e con l’andatura. Gli abiti eleganti e bombati non mancano di produrre i loro effetti. È una cosa deplorevole e penosa, e si vorrebbe certo trovare un rimedio impossibile al presente. La mancanza di pudore e la venalità non potrebbero spingersi oltre. La sera ad Hyde-Park, se le notte non è assolutamente scura, si sentono degli invertiti che dicono con disappunto: – C’è troppa luce qui – mentre gli eterosessuali si vergognano meno.
Che fare? Lo spettacolo scoraggiante di questi uomini e di queste donne stravaccati e avvinghiati in piena vista demoralizza le persone già demoralizzate, purtroppo!
Gli Americani, che non hanno meno invertiti degli Europei, si lasciano trascinare dalla loro ammirazione per i soldati inglesi e si trovano qualche volta invischiati in fatti di ricatto. Ma il dio che protegge gli ubriaconi deve proteggere gli invertiti più di quanto non faccia la loro prudenza perché sono altrettanto ipocriti che temerari.
[6] Questa incoerenza è frequente sia negli uomini che nelle donne; negli uomini soprattutto è scioccante. Essa porta all’ipocrisia, alla debolezza, all’inutilità.
Le virtù che non esistono che nelle intenzioni e per niente nella volontà non valgono nulla. Fanno spesso più male che bene. Il buon parlatore e il buon pensatore la cui vita è piana di crapula fanno più male ai giovani uomini dei debosciati senza vergogna.
Non bisogna parlare troppo dell’ideale, di quello che è casto e puro, perché le parole caste di un vizioso somigliano troppo all’esaurimento dopo la dissolutezza agli occhi delle gente grossolana, dei giovani o dei burloni.
Gli invertiti seguono questa incoerenza fino ai limiti estremi. Nella maggior parte dei casi c’è una differenza netta tra le loro teorie e il loro modo di comportarsi. Hanno tendenze così eteree, sono coscienziosi secondo loro, e le loro soddisfazioni sono insieme imperiose e poco difficili. Lasciati soli cedono ad un brusco desiderio, oppure cercano di tanto in tanto un amico di gioventù compiacente, spesso un amico più povero o sposato.
[7] Non arrivo proprio a capire come si possa interrogare un uranista virile o ultra-virile, e come quello possa avere voglia di rispondere. Fino ad oggi ci si è occupati di queste questioni in un modo che farebbe tenere la labbra chiuse ad un uomo.
[8] Un certo numero di effeminati, avendo la passione della similarità, cede forse alle donne.
[9] Alcibiade che si offriva a Socrate.
[10] L’ignoranza di questo autore, quando parla di pederastia, è inconcepibile.
[11] Die Flegeljahre. [L’età ingrata]

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RAPPORTI INTERGENERAZIONALI, SESSO, AFFETTO E DOMINIO

Ciao Project,
sono un ragazzo milanese di 28 anni, ho letto i tuoi post sui rapporti intergenerazionali che però mi sembrano un po’ (un bel po’) viziati da un pregiudizio (sì, anche tu hai pregiudizi), da un pregiudizio nei confronti del sesso non romantico, del sesso come sesso e basta o anche come forma di dominio su un’altra persona. Tu pensi che alla base ci sia sempre o ci debba essere sempre un sentimento, ma non è così e non solo nei rapporti intergenerazionali. Già da quando ero giovanissimo mi piacevano i senior, cioè mi attizzavano proprio sessualmente. Capisco che per tanti è una cosa inconcepibile, ma per me era così. Non era una fissa esclusiva, perché mi prendevo cotte anche per coetanei, e pure cotte folli, ma, diciamo così, con un coetaneo gay era abbastanza facile arrivare a fare sesso, con un senior no e forse proprio per questo la cosa mi piaceva di più, la vedevo come una sfida, una posizione da conquistare. Appena arrivato all’università, avevo 19 anni, notai un prof. anzianotto che una volta mi trattò con molta gentilezza e si fermò a spiegarmi delle cose che non avevo capito. Non era uno dei miei prof. ma era della stessa facoltà, anche se di un indirizzo piuttosto lontano dal mio, lo avevo conosciuto quasi per caso perché volevo parlare con uno dei miei prof. che però in quel giorno non c’era e lui mi disse: “Il collega non c’è, ma se posso esserle utile, può dire a me.” Ecco è cominciata così. Sono andato più volte a chiedergli chiarimenti in istituto, si vedeva che gli faceva piacere, non portava la fede, stava in laboratorio dalla mattina alla sera tardi, insomma, non ci ho messo molto a capire che era gay, anche se era un gay vecchio stile, praticamente uno che non era mai stato con un uomo. Piano piano il nostro è diventato un rapporto personale. Lui tendeva a sfuggire, ma io lo tallonavo. Se fosse stato per lui non sarebbe successo niente, invece a forza di insistere ha ceduto, ma era evidente che aveva mille perplessità e la cosa mi solleticava ancora di più. Dopo più di sei mesi abbiamo avuto il primo rapporto sessuale. Non è stato come farlo con un ragazzo, capivo che poteva sentirsi in colpa e poteva pensare che stava facendo una cosa che non si deve fare, perché lui non era solo un maturo, ma praticamente un anziano. Gran parte del mio piacere veniva dal fatto che gli facevo superare le sue esitazioni e che gli facevo conoscere che cosa vuol dire il sesso vero, il maestro ero io e lo facevo crescere in cose che lui non conosceva se non dai libri. L’iniziativa la prendevo sempre io, ma alla fine lui non provava nemmeno più a dirmi di no e a cercare scuse. Dopo qualche mese, in cui penso di averlo sconvolto o forse solo svegliato, ho conosciuto un mio coetaneo che è diventato il mio ragazzo. L’ho detto al mio senior, che probabilmente l’ha presa come una liberazione (anche se lo ha sempre negato) e mi ha molto incoraggiato ad andare col mio nuovo ragazzo. Il guaio è che il mio senior si era innamorato di me, sì, anche se mi incoraggiava ad andare per la mia strada, si era innamorato di me, “forse” c’entrava anche il sesso, ma penso che in realtà fosse soprattutto un innamoramento romantico come quelli di cui parli tu. Io però non ero mai stato innamorato di lui, per me era una questione di sesso e basta, perché con lui non provavo imbarazzo e sapevo che comunque non mi avrebbe mai detto di no. Alla fine mi metto col mio nuovo ragazzo. I primi tempi tutto bene, poi col mio ragazzo cominciano le incomprensioni, lui voleva essere un po’ un padrone, voleva sapere tutto di me, cioè voleva impicciarsi di tutto e io questo atteggiamento io non lo sopportavo, un bel giorno lo becco ad armeggiare col mio telefonino alla ricerca di tracce di possibili tradimenti, la cosa mi manda in bestia, litigo furiosamente col mio ragazzo, lui ci sta malissimo, io peggio di lui, mi sento uno schifo ma non voglio dargliela vinta, non posso farmi mettere sotto i piedi da lui. Telefono al mio senior in piena notte e gli dico che sto male, dopo un’ora o anche meno, arriva sotto casa mia, io scendo e ci mettiamo a parlare, dopo un paio d’ore di conversazione inevitabilmente siamo di nuovo lì a fare sesso, io gli dico chiaramente che è solo sesso e che non sono innamorato di lui, lui mi dice che lo sa benissimo, poi mi dice un po’ di quelle cose sdolcinate, tipo “ti voglio bene” che mi fanno incazzare e mi arrabbio pure con lui, ma poi mi passa. Insomma, mi riporta a casa che era già giorno. Poi il mio ragazzo si rifà vivo e dopo un po’ di tira e molla ci rimettiamo insieme. Però a me stare solo col mio ragazzo non mi bastava. Col mio senior mi sentivo in un altro modo, che non mi bastava nemmeno quello, però per me era comunque necessario. Lui voleva mettersi da parte, almeno a livello sesso, ma io non volevo e alla fine l’ho portato ad accettare di fare sesso con me almeno una volta ogni tanto. Penso di averlo costretto ad accettare una cosa simile, perché non volva mettersi in mezzo tra me e il mio ragazzo, però penso che se io fossi sparito ci sarebbe rimasto molto male, l’avrebbe accettata, certo, ma penso molto malinconicamente. Nel frattempo ho conosciuto anche altri ragazzi e anche con loro ho avuto rapporti sessuali. Un paio di volte sono stato anche molto in ansia perché avevo avuto rapporti non protetti e il mio senior mi ha mandato di corsa a fare il test. Dopo però lui non ha più voluto avere rapporti con me, nemmeno protetti, all’inizio la cosa mi ha dato molto fastidio, perché in fondo gli avevo detto di avere avuto comportamenti a rischio, cioè ero stato onesto con lui, e mi sembrava che lui mi stesse rifiutando e questo proprio non lo sopportavo, ma piano piano l’ho portato, per esempio, a masturbarci insieme al telefono o su Messenger, lui era imbarazzato, ma alla fine non diceva di no, credo di averlo condizionato moltissimo e di questo magari mi sento anche un po’ in colpa. Comunque da allora ho cercato di stare più attento alla prevenzione. Io lo vedo, diciamo così, come un amico col quale si può fare sesso, e ovviamente sesso sicuro, perché è stato solo con me, ma penso che per lui le cose siano diverse, per esempio, ci teneva molto ai risultati dei miei esami e mi diceva che avevo un cervello fori dalla media, la cosa, però, detta da lui mi dava quasi fastidio un po’ come se cercasse di cambiare discorso e di assumere un altro ruolo che non era quello che volevo dargli io. Mi sono laureato con la lode e lui è venuto ad assistere alla tesi anche se gli avevo detto chiarissimo che non ce lo volevo, si è tenuto in disparte ma c’era. Io credo che lui non la veda tanto sotto il lato sesso quanto piuttosto come una specie di famiglia anomala, cioè tende a fare il papà e la cosa mi disturba parecchio, io un padre ce l’ho e mi basta e avanza, con lui voglio fare sesso quando ne ho voglia, e basta, sembra paradossale ma è proprio così, in un certo senso di lui e dei suoi sentimenti non me ne importa niente o quasi niente e lui lo sa benissimo anche se mi dice che non ci crede, e quando lo dice mi fa incazzare perché non voglio che dipenda da me, gli dico che deve avere la schiena dritta e non adattarsi sempre a tutto. Io ho un carattere dominante e spesso mi capita di non sopportarlo, specialmente quando cerca di non fare quello che dico io, di farsi compatire per il fatto che è vecchio e di cambiare discorso. Diverse volte l’ho mandato a quel paese ma poi l’ho cercato di nuovo come se non fosse successo nulla e l’ho cercato sempre io, o quasi sempre. Noi non siamo una coppia, l’idea stessa della coppia mi fa venire l’orticaria, diciamo che mi sta bene così, lo cerco quando ne ho voglia e lui non mi dice di no, anche se solo via Messenger. D’altra parte ho le mie esigenze, ho avuto diversi ragazzi ma alla fine li ho lasciati tutti, con l’ultimo si va avanti, anche se lui non sa del mio senior, se lo sapesse mi ammazzerebbe e allora non glielo dico. Al mio attuale ragazzo io voglio bene, come ho voluto bene a quelli precedenti. Il mio problema adesso è uno: avrei trovato un lavoro come si deve ma è nel sud e dovrei lasciare Milano, il mio ragazzo e il mio senior, e la cosa non mi piace affatto. Il mio ragazzo mi dice che devo mollare il lavoro per restare con lui a Milano, e il mio senior mi dice che devo andare a Bari e che ci devo andare col mio ragazzo. Sono proprio punti di vista opposti. Mi sono posto anche il problema di parlare chiaro col mio ragazzo, ma in fondo perché dovrei farlo? Del mio senior non ho mai detto niente a nessuno. E poi il mio ragazzo non capirebbe assolutamente nulla, non lo accetterebbe assolutamente, allora si va avanti così, giorno per giorno. Mi sono chiesto perché mi ostino a tenermi il mio senior, penso che in fondo sia perché posso dominarlo e fargli fare tutto quello che dico io, l’ho detto anche a lui, che ovviamente la vede in modo molto più romantico e probabilmente meno realistico. Anche questa è una storia intergenerazionale, Project, e mi pare che sia molto diversa dalle storie che racconti tu.

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Avevo scritto una risposta alla tua mail, poi mi sono accorto di avere commesso degli errori di valutazione molto grossi. Tu hai 28 anni e la storia con il tuo senior (come lo chiami tu), è cominciata quando ne avevi 19, quindi dura ormai da nove anni. Quando parli dei tuoi ragazzi, evidentemente più di uno e più di pochissimi, usi, è vero, l’espressione “il mio ragazzo” ma è più un modo di dire che altro. Dici di voler bene al tuo ultimo ragazzo, ”come a quelli che lo hanno preceduto” e che sono stati comunque archiviati. In tutti questi anni c’è stata, da quello che tu racconti, solo una costante e cioè il tuo senior, che ormai deve essere decisamente avanti negli anni. Quindi, se non altro, si tratta di un rapporto che dura negli anni. Ma veniamo all’idea che pervade un po’ tutto il post: il tuo senior sarebbe uno che controlli a tuo piacimento e al quale fai fare tutto quello che vuoi, sì, forse, dici che di lui non ti importa nulla o “quasi” nulla, ma quando non c’è lo cerchi, gli ordini in modo perentorio di non venire alla discussione della tua tesi, perché con ogni probabilità sai benissimo che ci verrà comunque. Ti arrabbi quando lui assume dei ruoli da papà e non da oggetto sessuale (espressione ridicola!) e dici che di padre ne hai uno che ti basta e avanza, però quando ti gira male cerchi il tuo senior. Dici che lo fai per sesso, ma l’impressione che si ha leggendo il tuo post è molto diversa. Ti sei mai chiesto come ci resteresti se il tuo senior un bel giorno smettesse di risponderti quando lo cerchi, o peggio, se venisse a mancare per motivi naturali (perché a una certa età può anche succedere)? Sarebbe proprio come avere perso un oggetto sessuale, che se ne perdi uno ne trovi subito un altro? Francamente penso che le cose sarebbero molto diverse. Usate un linguaggio diverso, però tra voi c’è qualcosa di duraturo. Tu dici che quando ti sei trovato un ragazzo, per lui è stata quasi una liberazione, ma tu stesso riconosci che in fondo lui a te ci tiene e addirittura che è innamorato di te in modo romantico come se foste una famiglia, e credo che per lui il sesso sia proprio la questione meno importante, o meglio, è importante perché è importante per te, ma per un uomo di quell’età le logiche sono altre. Francamente penso che anche per te, a livello sostanziale le logiche siano altre. Non penso che il tuo senior sia tuo succube, se si sentisse tale, se ne sarebbe già andato da anni, il fatto è che lui, in te, una risposta seria ce la trova, al di là di tutti i tuoi discorsi. E se dopo quasi dieci anni continui a cercarlo vuol dire che un senso ce lo trovi anche tu.

Project

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UN AMORE GAY CHE CAMBIA FORMA

Ciao Project,
come ti avevo promesso giorni fa ti mando il post da mettere nel forum. Mi ha fatto veramente piacere parlare con te.
Luca

Ho vissuto fino all’età di 40 anni nella piena convinzione che nella mia vita non ci sarebbe mai stato l’amore, poi, in un modo del tutto inatteso, ho capito che non ero più solo e che un ragazzo si era innamorato di me. Aveva vent’anni, esattamente la metà dei miei, a me piaceva ma non avrei mai pensato che potesse innamorarsi di me, perché io non ho proprio nulla di speciale, invece è accaduto. Era molto timido, molto dolce e mi faceva una immensa tenerezza ma tendevo a non dargli molto peso, poi lui si è fatto insistente, sempre in modo molto dolce, molto affettuoso, ma anche molto deciso. Mi ha corteggiato per un po’ e la cosa non mi era affatto indifferente. Dopo qualche mese abbiamo cominciato una relazione, una relazione clandestina perché nel mondo dei suoi amici sarei stato un po’ come i cavoli a merenda. Circa un anno dopo mi ha detto che anche se capiva che ci sarei rimasto male non poteva nascondermi il fatto che si era innamorato di un suo coetaneo. Anche se quello che sto per dire è difficile da credere, il fato che si fosse innamorato di un coetaneo mi ha fatto immensamente piacere. Ha vissuto le sue storie, alcune belle, altre meno ma non ha mai perso i contatti con me. Niente sesso, in certi periodi ci si sentiva anche solo una volta in 15 giorni, ma ci si sentiva. Non è mai sparito. Quando lo sentivo al telefono, anche solo per 5 minuti, la mia giornata era serena fino alla sera, nonostante tanti guai di vario genere. Certe volte abbiamo discusso molto animatamente, specialmente quando temevo che si buttasse via e che si facesse portare da una corrente di negatività e di pessimismo. Con alcuni dei ragazzi che ha avuto ha passato momenti non facili, non perché non fossero bravi ragazzi, ma perché non riceveva da loro quell’attenzione che avrebbe volto. C’è una cosa in lui che mi affascina più di ogni altra e cioè il fatto che capisce in modo intuitivo se uno gli vuole bene veramente e risponde in modo adeguato. Non è una questione di sesso, ma di disponibilità umana, di partecipazione affettiva profonda. Dal nostro primo incontro sono passati ormai otto anni, io sono un tranquillo signore di mezza età e lui è ancora un bellissimo ragazzo e ci sentiamo ancora. Lui ha una sua storia e ormai sta con un ragazzo da quattro anni e mi sembra che ne sia anche contento. Dopo averlo conosciuto io non ho più cercato un ragazzo perché mi sono sentito felice, non di una vita di coppia, che c’è stata un po’solo all’inizio, ma proprio felice di lui, di vederlo sereno, mentre anni fa non lo era affatto. La mia presenza non è un problema né per lui né per il suo ragazzo, che sa tutto di noi e che ho avuto modo di conoscere di persona e mi sembra che gli voglia bene veramente anche se a modo suo, cioè in un modo un po’ rude, diciamo drastico, ma autentico e senza recitazione. Mi sento sereno, oggettivamente non mi manca nulla, mentre se lui non ci fosse la sua assenza la sentirei pesantissima, ma lui c’è. Ovviamente cerco di tenermi da parte e di non invadere la sua privacy ma questo non mi costa nessuna fatica, non solo non mi sento l’amane abbandonato ma sto vivendo ormai da anni una dimensione sostanzialmente familiare. Mi colpisce molto il clima di rispetto che c’è tra noi tre. Una cosa che ho notato subito è che il suo ragazzo non è possessivo, non lo considera mai come una sua proprietà, ma come una persona che deve avere la sua autonomia e lo tratta alla pari e soprattutto ha con lui un dialogo e anche uno scontro, diciamo un confronto animato utile ad entrambi. Qualche volta hanno discusso animatamente anche davanti a me e sono rimasto stupito del livello della discussione che era la sintesi di riflessioni e di esperienze anche molto diverse e non c’era la minima aggressività ma solo la voglia di farsi capire. Onestamente io a ragazzi come questi mi affiderei totalmente perché sono profondamente onesti. Di una cosa poi mi sento orgoglioso e cioè del fatto che tra loro si preoccupino veramente uno dell’altro. Dico che me ne sento orgoglioso perché mi hanno detto che lo hanno imparato da me! Siamo un po’ una famiglia, mi sento un po’ suocero e un po’ papà, ma mi sento felice. Non so se il nostro rapporto si possa definire un triangolo, francamente non lo credo. Non avrei mai pensato che la mia vita potesse prendere questa piega. Prima avevo in mente la vita in due, il classico due cuori e una capanna ma ho imparato tante cose, una tra le altre: il sesso deve essere una forma d’amore ma esiste eccome anche l’amore gay senza sesso e non è una rinuncia. Quando ti innamori di un ragazzo e ti rendi conto che quel ragazzo ti vuole bene, non pensi più a te ma solo a lui ed effettivamente io sono riuscito a dare un senso alla mia vita solo dopo che l’ho incontrato. Gli anni sono passati ma il volersi bene no! Sono cambiati i modi, ma la sostanza del volersi bene è sempre quella ed è saldissima. Alcuni amici gay mi compatiscono perché pensano che io sia triste o frustrato ma io sono felice così e non vorrei cambiare per nulla al mondo!

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