GAY O NON GAY?

Caro Project,

mi ha fatto bene parlare con te ieri sera, un po’ mi hai smontato ma mi ci voleva. Stavo finendo per alimentare io stesso mille paure, però, se uno ci pensa bene, sono paure che esistono solo perché uno se le crea. Ci sono mille cose concrete che possono fare paura, perché non le puoi controllare o le puoi controllare solo in modo molto parziale, parlo soprattutto della malattie, ma anche del lavoro; ma l’omosessualità perché dovrebbe fare paura? Per le reazioni della gente? Ma basterebbe tenersi i fatti privati per sé. Oppure la paura potrebbe venire del fatto che magari uno ha un’idea dei gay che lo spaventa, per me era probabilmente questo. Tu tendi a ridimensionare i problemi a fare vedere la normalità dell’essere gay e la normalità del mondo gay (parlo dei veri rapporti tra gay, non del concetto di omosessualità usato per altri fini). Ieri sera mi sono sentito un po’ stupido, uno che ha paura della sua ombra. L’educazione c’entra di sicuro, ma a un certo punto bisogna svegliarsi. Diciamo che adesso sono ad un altro livello, adesso i timori sono molto più specifici, adesso le mie insicurezze sono legate al fatto che vorrei fare un passo avanti. Ieri te l’ho solo accennato, c’è un ragazzo che mi piace e col quale c’è un minimo di dialogo, diciamo, strano, cioè c’è un modo di capirsi e una complicità che mi intriga molto. Lui non ha la ragazza e penso non ne abbia mai avuta una… ovviamente questo non significa nulla però è un fatto che mi fa pensare. Ti racconto alcuni episodi ai quali ho dato e do tuttora molto valore.

Primo episodio: Un giorno ci siano incontrati per caso all’università, verso l’ora di pranzo. Abbiamo un nostro gruppetto di 5-6 ragazzi, però in quel momento stavamo soli, mi vede, mi saluta, e poi si comincia a parlare, ma a parlare di niente, ma non se ne va. Andiamo a prendere un tramezzino insieme, poi restiamo a chiacchierare per due ore fino alla lezione successiva, andiamo insieme alla lezione successiva, poi mi accompagna a casa a piedi, una passeggiata di quasi un’ora, anche se lui abita da tutt’altra parte. Devo dire che si stava bene, io sentivo che lui c’era e che ci voleva essere

Secondo episodio: Lo vedo che chiacchiera con una ragazza e ci resto un po’ male, non mi avvicino, penso che lui non mi abbia notato, invece mi ha notato, molla subito la ragazza e viene a parlare con me. Ha il modo di fare di un ragazzino che è stato preso con le mani nella marmellata. Io non gli chiedo nulla, ma mi dice che la ragazza è solo una collega, che la conosce appena, e che è una palla. Non l’ho più rivisto con quella ragazza.

Terzo episodio: Un giorno mi chiama al telefono, ma io non gli ho dato il numero, mi dice che lo ha chiesto ad un nostro collega, mi chiede se mi va in serata di andare al cinema, dovremmo essere in quattro, ma non mi dice chi. Ci vediamo per andare al cinema e mi dice subito che siamo solo noi perché gli altri due gli hanno dato buca. Gli propongo di lasciare perdere il cinema e di andare a prendere una pizza, gli brillano gli occhi. Restiamo a parlare fino all’una di notte.

Adesso hai un’idea più chiara del mio amico. Tieni presente che ci siamo visti più volte anche da soli, che abbiamo parlato moltissimo, ma mai di ragazze e neppure di colleghe. Potrebbe essere gay? E se fosse il classico ragazzo che cerca solo un amico. Che faccio? Andiamo avanti così o devo rischiare il tutto per tutto? Io non lo vorrei perdere per nessuna ragione e parlare chiaro potrebbe significare vederlo sparire. Non ho paura che mi sputtani con gli amici, non è proprio il tipo che può fare una cosa del genere. I dubbi sono molti ma intanto andiamo avanti così, magari a un certo punto le cose saranno così chiare che smetterò di farmi domande.

Matty95

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TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
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UN MASSAGGIATORE GAY

Ciao Project,
sono un tuo fan ormai da anni e in pratica non passa giorno che io non guardi che c’è di nuovo nel forum, per un po’ sembrava che ci fosse poca gente e che le novità fossero pochine, ma ho visto che l’attività è ripresa e mi fa veramente piacere, e allora penso pure io di poter dare un contributo raccontando la mia storia. Premetto che non è una storia legata a forme di disagio o a problemi seri, direi che il mio contributo è leggerino, ma penso possa essere interessante.
Io sono un fisioterapista, un fisioterapista vero, laureato con una laurea quinquennale e ho fatto diversi corsi professionali di riabilitazione e di fisioterapia sportiva, ho 28 anni. Dopo i primi tempi, in cui nessuno mi conosceva, ho cominciato a lavorare con persone anziane e pazienti traumatizzati o con malattie invalidanti, ho avuto le mie soddisfazioni, ma, lo devo dire, provo anche tanta malinconia quando vedo persone molto mal ridotte, e siccome sono tutti anziani mal messi, capita che ogni tanto qualcuno venga a mancare e la cosa mi fa un effetto terribile perché sono persone che ho conosciuto molto da vicino. Diciamo che questo tipo di attività non è esattamente quello che avrei voluto fare. Di recente ho fatto un corso di qualificazione per l’uso del DAE (defibrillatore semi automatico) e un altro corso sul primo soccorso cardiologico e ho mandato il mio curriculum ad alcune società sportive. Pensavo che nessuno mi avrebbe risposto, ma non è stato così. Una società semiprofessionistica della mia zona mi ha contattato per un colloquio, io ci sono andato e ho portato i miei titoli. C’era un medico, il presidente della società e altre due persone. Sui titoli non hanno avuto niente da dire, e mi hanno detto subito che loro avrebbero potuto farmi un contratto, ma con compensi molto limitati perché il loro bilancio è proprio ridotto all’osso. Ho chiesto quali sarebbero state le condizioni e gli orari e mi hanno detto che avrei lavorato quasi sempre due mattinate alla settimana, giovedì e domenica per 4 ore ogni volta, quindi circa 30 ore al mese in 9 mattinate. Ho chiesto quale sarebbe stato il mio compenso netto e mi hanno risposto poco più di 600 euro, però con l’obbligo di seguire la squadra una domenica sì e una no, quando va in trasferta, in quel caso le spese di spostamento, vitto e alloggio sarebbero state a carico della società. Non ci ho pensato due volte e ho accettato. Ho firmato un contrattino, dopo avergli dato una rapida letta, ma era un modello standard dell’AIC (associazione Italiana calciatori) e quindi mi potevo fidare. Mi ci è voluta una settimana per riordinare gli appuntamenti coi miei pazienti poi, finalmente il giovedì successivo ho fatto primo ingresso in società. L’appuntamento era per le 8.00, sono arrivato alle 7.30 e non c’era ancora nessuno. Sono andato al bar a prendere un cappuccino e c’erano diversi ragazzi con la borsa da calciatore, mi sono fatto coraggio e ho chiesto se erano lì per l’allenamento e poi ho detto che ero il nuovo massaggiatore. Mi hanno risposto che non ne avevano mai avuto uno, comunque sono stati simpatici e il cappuccino me lo hanno offerto loro. Poco prima delle 8.00 siamo entrati, ma il mister non era ancora arrivato, alle 8.05 i ragazzi della squadra c’erano tutti, il mister è arrivato alle 8.30 con una super-macchina, in pratica non staccava dal telefonino, in uno dei rari momenti di pausa mi sono presentato ma lui ha detto solo “bene” ed tornato a fare i cavoli suoi; ha mandato i ragazzi a cambiarsi e poi in campo a fare “un po’ di riscaldamento”, in pratica facevano tutto i ragazzi e il mister continuava a pensare solo agli affari suoi. Io restavo a bordo campo e non sapevo che cosa dire, poi il mister, quando non erano nemmeno le 9.00, mi ha detto: “fagli fare tu qualche cosa, io devo scappare, quando hai finito ti tiri la porta.” E se ne è andato. Quando i ragazzi hanno visto che il mister se ne era andato, se ne volavano andare pure loro, ma io, per contratto dovevo stare lì altre tre ore e non sapevo come fermarli e lì mi è venuta l’idea: li ho chiamati tutti nella palestra, e ho detto che dovevano imparare a usare il defibrillatore, che era una cosa che poteva salvare loro la pelle. Ho chiesto dove stesse il defibrillatore, sapevano che da qualche parte c’era, ma non sapevano dove, poi lo abbiamo trovato in un armadio, ma scarico, abbiamo trovato il posto dove doveva stare e lo abbiamo messo dove doveva stare e ha cominciato a caricarsi, ma ci vuole tempo. Era un defibrillatore che avevo già usato al corso e sapevo farlo funzionare. Ho fatto sedere i ragazzi per terra e ho parlato loro del defibrillatore, di che cosa è, di come funziona e di come si adopera, del massaggio cardiaco, del primo soccorso cardiologico e di tante altre cose molto concrete e molto utili. Mi stavano a sentire, ho detto che non dovevamo perdere tempo e che potevamo fare delle simulazioni. Per rompere il ghiaccio ho fatto io da cavia e ho assunto il ruolo di uno che ha bisogno di soccorso cardiologico e ho chiesto a loro come si sarebbero comportati, si sono avvicinati, hanno fatto alcune manovre, ma non erano quelle giuste e allora ho spiegato loro che cosa dovevano fare, come disporre il paziente, come prendere il polso, come facilitare la respirazione e tutto con l’aiuto di uno che si è prestato a fare lui l’infortunato, poi si è sentito il beep del defibrillatore, segno che era carico, ho fatto vedere loro le spie, il pulsante e i segnali e ho detto che il defibrillatore verifica se c’è bisogno di defibrillazione e guida passo passo l’operatore. Ho chiesto a uno dei ragazzi to togliersi la maglietta perché volevo fare vedere loro dove vanno posti esattamente glie elettrodi, quello si è steso, ho applicato gli elettrodi e il ragazzo si è spaventato e li ha allontanati, pensava che gli potessi fare arrivare una scossa pericolosa, allora mi sono steso, ho messo gli elettrodi su di me e ho detto al ragazzo di avviare il defibrillatore, lui aveva paura di farlo, allora l’ho fatto io al suo posto e il defibrillatore ha risposto che non occorreva defibrillazione. Ho spiegato che l’apparecchio fa una rapida diagnosi e decide se è il caso di dare la scossa e la dà solo se è il caso, e dopo dà le istruzioni per le manovre di rianimazione e di massaggio cardiaco. I ragazzi sono rimasti molto colpiti, e mi hanno detto che era come nei film americani di pronto soccorso. Ho chiesto se c’era una sala medica e una per i massaggi, mi hanno portato in una stanzetta, con un tavolo e due sedie e hanno detto che era tutto lì, ho chiesto del lettino e si sono messi a ridere come per dire che non avevo ancora capito dove stavo. Chiedo ai ragazzi perché non hanno fatto la doccia dopo l’allenamento, mi fanno segno di seguirli, aprono una porta, c’è il locale docce con otto box ma è evidente che non funzionano da anni, oltre una seconda porta ci sono anche quattro gabinetti ma ne funziona solo uno. Mi dicono che la società non ha soldi, e allora lancio la proposta: “Chiediamo il permesso e mettiamo tutto a posto noi, ci sarà un po’ da lavorare ma siamo in tanti.” Erano perplessi, dicevano che bisognava chiedere il permesso al mister, io ho risposto che non era cosa del mister ma del presidente e ho detto che avrei provato a parlarci, mi guardavano come se fossi un animale raro caduto lì dentro per sbaglio. Erano passate da dopo le 11.00 e ho fatto andare via i ragazzi, ma non senza prendermi tutti i loro numeri di cellulare e senza dare a loro il mio. Dopo che se ne sono andati ho fatto un rapido giro dell’edificio che, se rimesso a posto, non sarebbe stato niente male, ho preso le misure della sala medica e degli altri locali e mi sono disegnato una piantina con tutti i dati. Poi ho chiamato la segretaria del presidente e le ho detto che avrei voluto parlare col presidente. Mi ha chiesto: “Ci sono problemi?” Ho risposto “No!” in modo deciso e dopo qualche secondo me lo ha passato. Gli ho detto che ero stato all’allenamento e che mi ero trovato molto bene e poi ho lanciato la mia proposta: “Se io mi mettessi al lavoro per rimettere un po’ in funzione le docce, i bagni e cose del genere lei mi lascerebbe fare?”, mi ha risposto: “Può fare quello che vuole, ma non si aspetti quattrini né per lei né per pagare altre spese, perché quattrini non ce ne sono.” Gli ho risposto: “Presidente, io non le sto chiedendo soldi ma solo il permesso di fare.” Lui mi ha detto che non aveva niente in contrario ma che aveva parlato chiaro e soldi non ne avrei avuti in nessun caso.
Ho comprato stracci, scope, spazzoloni, anticalcare, detersivi. Il mister mi aveva dato le chiavi e ho passato tutte le mie ore libere a pulire la sala docce, l’acqua c’era e gli scarichi funzionavano, era solo tutto sporco e incrostato. La domenica era giorno di partita, sono stato coi ragazzi prima dell’inizio, ma non si potevano fare massaggi perché non c’era nemmeno il lettino, nell’intervallo ho fatto stendere a terra uno che aveva ricevuto un calcio su un piede e ho lavorato sodo su quel piede e mi ha detto che stava meglio ed è tornato a giocare, alla fine della partita (purtroppo andata male) ho detto ai ragazzi che potevano fare la doccia, hanno aperto la porta del locale docce ed era tutto pulito, hanno fatto la doccia per la prima volta con l’acqua calda, io sono rimasto fuori, quando sono usciti mi hanno chiesto dove stavano stracci e detersivi perché non potevano lasciare tutto sporco. Hanno ripulito tutto e io ho chiesto che mi dessero una mano a portare un lettino per i massaggi e un armadietto che avevo a casa e che non avevo mai adoperato. Uno ha detto che poteva prendere per un’ora un furgone ma che bisognava farlo subito perché gli altri giorni lo usavano per il lavoro. Siamo andati a prendere il furgone, poi a casa mia, abbiamo caricato il lettino e l’armadietto e siamo andati di nuovo allo stadio e sistemare le cose. Ho chiesto perché il mister non fosse andato alla partita e mi hanno risposto alzando le braccia. Io però ho detto subito: “Ma tante cose possono cambiare!” Uno mi ha detto: “Il mister no!” io ho detto che anche restando lui formalmente il mister tante cose potevano cambiare, poi li ho salutati dicendo: ci vediamo giovedì e cerchiamo di fare un po’ di lavoro vero.
Il giovedì hanno trovato la sala medica perfettamente pulita, c’erano anche l’apparecchio per la pressione, il pulsossimetro e un po’ pomate per gli strappi muscolari. Il mister mi aveva avvertito che non sarebbe venuto. Ho proposto ai ragazzi un minimo di preparazione prima dell’allenamento, abbiamo portato il lettino nella palestra e si sono messi tutti intorno, ho chiesto un volontario e Marcello si è steso sul lettino. Ho detto loro che sono calciatori e che la preparazione deve riguardare soprattutto i muscoli delle gambe, ho fatto vedere alcune manovre per la distensione muscolare e per lo scioglimento delle articolazioni, io facevo il movimento su Marcello e loro lo rifacevano divisi a coppie, siamo stati quasi 40 minuti a fare esercizi, poi siamo andati a fare allenamento (senza il mister). Mi ero preparato tutta una serie di esercizi presi da un libro sull’allenamento di calcio. I ragazzi mi guardavano stupiti: mi chiedevano se ero stato un calciatore, ma io rispondevo che ero solo un fisioterapista. Abbiamo fatto più di un’ora di preparazione atletica e poi una partitella tutta giocata sulla tecnica più che sulla forza. Alla fine hanno fatto la doccia e hanno ripulito tutto. Uno mi ha detto che aveva tanti libri tecnici sul calcio e ha detto che poteva portarli e che forse potevano essere utili.
Insomma, Project, col tempo, con questi ragazzi si sono creati rapporti bellissimi, siamo diventati proprio amici. Io avevo la possibilità di massaggiarli, ma l’ho fatto sempre molto professionalmente e coi ragazzi che indossavano comunque gli slip. Ogni tanto qualcuno usciva nudo dalle docce ma la cosa era normalissima pure per me, quello che mi piaceva era l’atmosfera assolutamente magica che si respirava allo stadio, il fatto che in pratica eravamo come fratelli e che se c’era qualche problema ci davamo una mano uno con l’altro per risolverlo. Io sono gay e lo sono sempre stato, per me stare tra questi ragazzi è la felicità! Mi sono chiesto più volte se tra loro ci fosse qualche ragazzo gay, ma credo proprio che non ce ne siano. Se ce ne fossero stati, sarei stato molto meno disinvolto, perché un gay in certe situazioni si potrebbe sentire a disagio e questo proprio non deve succedere.
Ecco la storia è questa, non c’è niente di porno, c’è solo il fatto che con questi ragazzi, che sono quasi certamente tutti etero, si sta benissimo, Non mi sento un gay represso che si accontenta di amici etero. Io non mi sono innamorato di nessuno di questi ragazzi, quella sarebbe proprio un’altra storia, questi ragazzi, per me sono amici, ma sono così importanti che io sto bene così, al momento almeno. Le mie fantasie ce le faccio, beh, questo è umano, ma restano cose mie privatissime. Quando mi innamorerò le cose saranno diverse.
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GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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UN GAY INNAMORATO DEL CAPO

Ciao Project,

ho visto che sul forum non scrivi quasi più. Spero che tu stia bene e che sia solo una cosa contingente.

Vorrei chiederti un parere su una situazione un po’ strana nella quale mi sono venuto a trovare.

Ho 28 anni, vivo e lavoro nel profondo Nord, in un’azienda molto importante. Per la mia età ho un posto di ottimo livello, che in molti mi invidiano. Non sono dichiarato né in famiglia né sul lavoro. Sul lavoro, anzi, cerco di non familiarizzare con nessuno e il ruolo che ho me lo permette. Gli altri pensano che sia per mantenere una gerarchia ma il fatto è che non vorrei diventare oggetto di sospetti o di chiacchiere.

Da sei mesi a questa parte, però, le cose sono cambiate in un modo del tutto inatteso. È arrivato a dirigere il mio gruppo di ricerca e sviluppo un ingegnere sessantenne e io sono andato in crisi sotto parecchi punti di vista. In breve, penso che sia gay e che tra noi si sia creato un canale di comunicazione preferenziale. Vorrei chiarire subito che non sono mai stato interessato agli uomini molto più grandi di me e che da parte sua non c’è mai stato nessun accenno, neppure minimo, a forme di familiarità di nessun genere. Ci diamo sempre del lei, a parte la posizione gerarchica, anche solo per la differenza d’età. Ti chiederai in che senso dico che c’è tra noi un canale di comunicazione speciale e qui mi devo spiegare meglio. Questa sensazione è cominciata in un viaggio di lavoro che abbiamo fatto insieme in Germania un paio di mesi fa. Ovviamente alloggiavamo in stanze singole. Negli incontri ufficiali, lui lasciava parlare sempre me. Pensavo che lo facesse perché io parlo discretamente tedesco. Lui si limitava, in Tedesco, solo a scambiare convenevoli, anche se tutti quelli della delegazione tedesca lo conoscevano. Poi, per caso, mentre lui non mi vedeva, l’ho sentito parlare in un Tedesco perfetto e la cosa mi ha colpito. Ma c’è ancora una cosa importante da dire, al termine degli incontri di certe giornate, molti componenti delle delegazioni straniere se ne andavano al night, io non ci sono mai andato e nemmeno il mio capo. Una sera siamo rimasti in albergo, abbiamo cenato insieme e poi siamo andati in giro a piedi per le strade di Berlino. Ecco, mi aspettavo che una situazione del genere, col mio capo, mi avrebbe messo in imbarazzo, ma mi sono trovato meglio di quando vado in giro coi miei amici di lunga data. Non mi ha fatto domande sulla mia famiglia, evidentemente sa che non sono sposato, io di lui non so nulla, ma non ha parlato della sua famiglia e non porta la fede. Abbiamo parlato di cose molto generali, delle nostre visioni del senso della vita, del valore che diamo al potere e al denaro. Non si è mai atteggiato a maestro, preferiva ascoltare, preferiva insistere sul fatto che la moralità di un individuo si vede dal rispetto che ha di quello che non capisce, in realtà è un argomento strano, soprattutto per un manager del suo livello. Allora ho cominciato a mettere in ordine tanti suoi comportamenti sul lavoro e altre piccole cose, per esempio lui ha una macchina di tipo molto economico, mentre altri dirigenti, molto meno importanti di lui, hanno super-macchine. Sul lavoro segue le persone nel dettaglio e le guida, noto però che con me non lo ha mai fatto, mentre lo fa regolarmente con le donne e con gli uomini sposati. Io cerco di dare il meglio di me sul lavoro e lui mi lascia totalmente libero, non cerca di guidarmi e non fa elogi di nessun genere, o meglio il massimo che fa è dirmi: “Ho visto il suo lavoro, grazie.” e accompagnare la frase con un sorriso. C’è ancora un’altra cosa che mi ha fatto molto riflettere. Tempo fa è morto un nostro collega, e siamo andati tutti al funerale, beh, lui ha fatto la comunione, cosa che non mi sarei mai aspettato. Ma torno al discorso di prima, alla chiacchierata dopo cena a Berlino. Era attento a quello che dicevo, ma molto prudente nel partecipare alla discussione. Non c’è stato nessun riferimento ad argomenti in qualche modo significativi, però il clima era veramente gradevole. Un’altra cosa da sottolineare: nei giorni successivi è capitato altre volte che avessimo la serata libera, ma la passeggiata per Berlino non si è ripetuta e credo che sia stata una scelta deliberata. Non so se pensare che in lui rivedo il padre che avrei voluto avere, o se il mio interesse abbia anche altre motivazioni, cosa possibile o addirittura probabile, ma certo, con lui sto bene. Può darsi che io stia solo sognando e confondendo il sogno con la realtà, ma l’impressione che tra noi ci sia veramente un canale segreto di comunicazione ce l’ho. Anche lui sta bene con me, si vede dal fatto che è tranquillo e lascia scorrere il tempo senza tenerne conto. Non mi posso certo aspettare che sia lui a fare il primo passo, non lo farebbe mai, però io non ho proprio il coraggio di allargare il discorso, soprattutto perché non lo voglio mettere in difficoltà, potrebbe sentirsi ricattato o ricattabile o esposto a chiacchiere facili, mentre voglio che con me si senta totalmente al sicuro. Dopo che siamo rientrati in Italia, apparentemente non è cambiato nulla, continuiamo a darci del lei, ma io penso che siano cambiate parecchie cose: in qualche modo c’è una forma di fiducia reciproca. Anche io non gli ho fatto mai domande di tipo personale e penso che lo abbia apprezzato molto. Quanto a me, è possibile che io mi sia innamorato di un uomo che potrebbe essere mio padre? E poi, se fosse così, che cosa potrei fare per non lasciare tutto nel mondo dei sogni? Potrà sembrarti strano ma questa storia mi sta cambiando la vita e direi che la sta cambiando in meglio. Resta però, di fondo, la paura di aver preso lucciole per lanterne e in pratica di aver costruito solo una enorme bolla di sapone.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6003

ANDY – ROMANZO GAY 14

Qui di seguito potete leggere il capitolo 14 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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– Cucciolo, non perdiamo altro tempo, a prepararti ci hai messo un sacco di tempo … Cucciolo! E su, cerchiamo di muoverci!

– Va be’, però non mi angosciare così, arrivo, ma sta un po’ tranquillo … e poi non mi dire che perdo tempo io, sei stato a farti la barba per mezz’ora … ma guarda che con la barba un po’ meno perfetta ti voglio bene lo stesso …

– Tu devi stare sempre a sfottere, però la barba te la sei fatta pure tu … e ti sei messo pure una camicia pulita …

– Certo, non voglio mica che ci prendano per barboni …

– È che ci tieni a fare bella figura, a fare vedere che sei tutto sistemato e che tutto va bene …

– E se fosse … e perché, tu non ci tieni?

– Dai su muoviamoci che stiamo facendo tardissimo … Cucciolo, mi sa che faremmo meglio a telefonare che arriviamo un po’ più tardi …

– Ma quando mai!

– Ma sarebbe più educato …

– Ma, Birillo, tardiamo al massimo di un quarto d’ora …

Suonarono al citofono, Rosa rispose nel solito modo caloroso, quando entrarono in casa trovarono una accoglienza trionfale.

– Andy, Marco, venite, venite, stasera è proprio una bella serata … state bene? Va tutto bene?

– Sì, mamma sì …

– Rocco mo’ viene, è sceso a prendere il vino, ma accomodatevi, vi posso dare un goccetto di Marsala o una limonata, così, come aperitivo …

– Ma no, mamma, non ti disturbare.

– Be’ allora venite in cucina che devo finire di preparare l’arrosto, ho fatto l’arrosto tipo roast beaf, così dopo ve ne potete portare un pochettino … Andy, va tutto bene?

– Sì, mamma, sì, tutto bene …

– E allora che mi dici, come va lo studio?

– Quello va molto bene ma è a anche molto faticoso …

– E lo credo, voi state facendo un lavoro enorme.

Nel frattempo era rientrato Rocco.

– Andy, Marco … che bella cosa che state qua … come state?

Le strette di mano furono calorose ma Andy percepì un attimo di imbarazzo: Rocco non sapeva se abbracciare Andy, Andy non lo incoraggiò e l’abbraccio non ci fu, quell’istante di esitazione ad Andy non piacque, percepiva un’atmosfera molto cerimoniosa ma non perfettamente spontanea.

Rosa li mandò a lavarsi le mani e a sedersi. In bagno Andy notò che l’asciugamano era stato messo per l’occasione, come la saponetta nuova, la cosa per un verso gli piaceva, per l’altro gli sembrava di essere un po’ troppo l’ospite di riguardo.

A tavola Andy si accorse che Rosa non era in vestaglia come succedeva di solito ma si era messa un vestitino dai colori tenui con una camicetta ricamata, Rocco era perfettamente sbarbato e aveva una giacca e una cravatta nuova, per tutto il resto l’accoglienza sembrava quella solita: ottima cucina, ottimo vino e conversazione piuttosto disimpegnata.

Andy piano piano si era defilato dalla conversazione e Marco e Rocco avevano cominciato a parlare di tasse e di catasto. Rosa era andata a prendere l’arrosto. Venne complimentata in modo un po’ sopra le righe anche da Andy e si schermì un po’. Andy provò a parlare delle piantine che aveva sul balcone, Rosa gli fece delle domande per cercare di farlo parlare ma Marco e Rocco non si schiodavano dalla loro conversazione, Andy si sentì a disagio e si chiuse in un sostanziale isolamento interrotto solo da parole di cortesia, poi non ce la fece più.

– Ma la smettete voi dure di parlare di tesse e di catasto? Marco si interruppe e Rocco sentì il bisogno di scusarsi.

– Scusa Andy, c’è qualche rogna da risolvere e non sappiamo come comportarci, questo è il motivo, ma mo’ abbiamo finito.

– Scusa tu, papà, forse non dovevo …

– Andy … ci mancherebbe pure che tu qua non fossi libero di dire quello che pensi … e poi hai ragione tu …

Allora lo studio come va?

– Papà, sincerità per sincerità, ti posso dire delle colse che ho pensato qualche minuto fa?

– Tutto quello che vuoi …

– Allora ho pensato che mi sono sentito un ospite, ho pensato che c’è il rischio che queste cene diventino un rituale con molti complimenti e poca partecipazione vera …

– Andy, ma perché dici queste cose?

– No, mamma lasciami finire … adesso avete fatto tanto per mettere tutto bene per la cena però papà parla d’altro e pure Marco e io mi sento fuori… aspetta, aspetta un secondo, mamma fammi parlare: ho l’impressione che voi mi avete studiato abbastanza e desso non mi temete più perché avete visto che stranezze grosse non ne faccio e allora mi fate tante cortesie ma vi state disinteressando di me … ma io voglio di più, queste cose non mi bastano, prima mi sembravate persone eccezionali … ma adesso vi siete distratti e vi basta l’esteriorità …

– Ma Andy … ma perché dici queste cose?

– Perché sono vere, perché non mi piace fare l’ospite e perché di me non gliene frega proprio niente a nessuno!

– Andy, adesso mi fai parlare un poco? – Certo, puoi dire quello che vuoi, però, papà, lo sai pure tu che è vero …

– Mo’ stammi a sentire. Insomma, quando voi state alla piccionaia noi parliamo solo di voi, anche di te, Andy, anzi soprattutto di te. Non è vero per niente che a noi di te non ce ne frega niente, no, Andy, è proprio il contrario, però aspetta, prova a metterti anche un po’ dalla parte nostra … noi di te non sappiamo molto, ti vogliamo bene ma tante volte non sappiamo come comportarci … quando dico che di te non sappiamo molto voglio dire che ti consociamo da poco tempo e che in fondo ci vediamo comunque poco … Andy, vedi, adesso tu hai avviato questo discorso ma per noi non sarebbe stato mica facile arrivare a una cosa del genere … Tu ci sei arrivato e noi siamo contenti perché almeno hai rotto il ghiaccio, devi capire che per noi non sarebbe stato mica facile, noi qualche esitazione, e certe volte più di qualche esitazione, nei tuoi confronti ce l’abbiamo, se tu ci vuoi aiutare a capirti ci devi pure venire incontro, noi non avevamo affatto intenzione di trascurarti, lo so che può sembrare così, ma ti giuro che con Rosa parlo di voi e soprattutto di te dieci ore al giorno, la verità è questa!

– Però, papà aspetta, io non volevo mica offendere …

– Andy, qui non si è offeso proprio nessuno, è vero che ti conosco poco ma che tu stai cercando di farti volere bene anche con questi discorsi lo capisco benissimo … almeno adesso stiamo parlando di cose più serie. Stamattina parlavo con Rosa … insomma, va bene va’, proprio chiarezza per chiarezza … Andy qualche volta con te ci sentiamo in imbarazzo, adesso non ti offendere tu, quello che pensiamo te lo dobbiamo dire, senza complimenti fasulli … vedi, Marco lo conosciamo da sempre ma come la puoi prendere tu non lo sappiamo … Rosa ti voleva regalare un paio di pantaloni ma non sapeva se era il caso, non sapeva come la potevi prendere e non ti voleva mettere in imbarazzo … di questi benedetti pantaloni ne abbiamo parlato per giorni …

– Papà, ma perché oggi non mi hai abbracciato? L’altra volta l’hai fatto!

– Andy, è vero, ho avuto un attimo di imbarazzo, l’hai sentito tu e l’ho sentito pure io, era proprio paura di sbagliare … che ti credi che io non ce l’avevo la voglia di abbracciarti? Se tu pensi una cosa del genere di me mi dispiace veramente … e ti credi che a me non è dispiaciuto?

– Ma, papà, a te ti sarebbe venuto spontaneo?

– Andy, mi verrebbe spontaneo sì ma in certi momenti mi viene spontaneo perché mi sembra che sia una cosa che puoi prendere bene, in altri non so come comportarmi, questa è la verità, Andy, un po’ di imbarazzo c’è …

– Ma perché?

– Io e Rosa ne abbiamo parlato tanto, la storia dei pantaloni è vera, ma non è la sola, tu l’hai notato che non vi chiamiamo mai al telefono?

– E perché?

– Andy… per non dare fastidio …

– Ma perché? Ma fastidio di che? … Io certe cose non le capisco, scusa papà ma mi fanno arrabbiare, ma io vi faccio paura? Non lo so, ma che razza di reazioni … Non lo so, papà … ma perché? Vi metto in imbarazzo? … Ma non deve succedere, ma è assurdo che voi non telefoniate … è proprio assurdo …

– Andy… adesso cerca di vedere le cose dall’altra parte …

– Ma quale altra parte? Ma altra parte di che? Io sto cercando di essere uno come Marco, mi dovete trattare come lui, io non sono uno che viene da un altro pianeta! Ma perché tutte queste assurdità? Mamma, scusa, ma pure tu … ma che bisogno c’è di vestirsi di tutto punto per una cena? Sì è una cosa fine, ma per un ospite … Mamma, io non voglio essere un ospite … no!

Rocco e Rosa rimanevano in silenzio e non sapevano che dire, poi Rocco trovò un po’ di coraggio.

– Andy, adesso lasciami parlare!

– Scusa, papà, io certe volte passo proprio il segno …

– No, tu non passi niente … anzi! Ma adesso fammi parlare … adesso non mi sento per niente in imbarazzo! Andy, adesso però ti stai zitto e basta, se no cominci a dire troppe fesserie!

– Papà, scusa, io non volevo …

– Mo’ mi devi fare il piacere di stare zitto perché se no tu continui a ricamare sopra questa cosa e non ci metti la buona volontà per capire come stanno veramente le cose … zitto! Allora, prima di tutto questa è casa tua, in secondo luogo qui tu puoi dire tutto quello che vuoi, in terzo luogo mi dispiace se ti abbiamo deluso e non corrispondiamo a come tu ci vorresti … aspetta … e cercheremo di fare meglio … aspetta!

– No! Papà, adesso ti stai zitto tu! Perché adesso le fesserie grosse le stai dicendo tu, adesso mi stai a sentire! Prima di tutto non mi avete deluso affatto, e in questi momenti meno che mai! Aspetta! In secondo luogo per me siete papà e mamma e se di voi non me ne fregasse niente verrei qui a fare la recita, invece no, vengo qui a chiedere … macché chiedere, a pretendere di essere trattato come un figlio e senza ipocrisie, perché in fondo è quello che volete pure voi, posso capire che avete avuto delle difficoltà, anche io e Marco abbiamo avuto delle difficoltà, e pure grosse, ma le abbiamo superate a forza di parlare … io voglio stare dentro non fuori, voglio essere coinvolto fino in fondo, le cose di casa le voglio sapere, i discorsi che fate su di me e Marco li voglio sapere, se non sapete delle cose di me non dovete tirare a indovinare, le risposte alle domande ci sono eccome … mamma, io mi arrabbio quando mi sento messo fuori della porta, io voglio stare dentro! L’hai capito?

– Sì, Andy, l’abbiamo capito, ma l’abbiamo capito adesso … Mo’ bisogna che ti calmi, che a quel povero Rocco me l’ hai lasciato di stucco!

– Papà, scusa … mannaggia, mi dispiace tantissimo!

– Andy … ma allora te la posso dire una cosa?

– Che cosa?

– Ma tu perché non mi hai abbracciato per primo?

– Perché spettava a te farlo!

– Ma quando ti sei reso conto che ero in difficoltà perché non l’hai fatta tu la prima mossa?

– Mh … be’ …

– Lo vedi, Andy, pure tu ce le hai le paure! … Ma adesso finiamo di mangiare che se no si fredda tutto … Andy si rivolse verso Marco.

– E tu, non dici niente?

– Io ormai Andy lo conosco bene… scene del genere le ha fatte anche con me, il fatto è che vuole essere coccolato, no, no, non nel senso stupido, vuole sentirsi sempre in mezzo … ormai non mi meraviglio più … anzi mi sarei meravigliato se non lo avesse fatto …

– Senti Andy, io e Rosa vi volevamo fare una proposta “seria”: siccome voi avete tanto da studiare vi potremmo dare una mano in tutte le cose di casa, potremmo cucinare e portarvi le cose pronte, così per lavare e stirare e tutte le faccende burocratiche, conti correnti e cose del genere, così vi potreste dedicare completamente allo studio e magari potreste pure avere un po’ di tempo libero per voi … che ne dite? Andy, io la proposta ve l’ho fatta, con Rosa ne abbiamo parlato tantissimo ma ci sentivano in imbarazzo perché può sembrare una forma di invadenza e forse voi avete più bisogno di libertà che di qualunque altra cosa … Però la risposta non me la dovete dare adesso, parlatene tra voi liberamente e poi ci dite quello preferite …

– Papà, scusa, ma perché ne dobbiamo parlare tra noi? Ne dobbiamo parlare qui adesso, segreti non ne abbiamo, tutto quello che dico a Marco lo posso benissimo dire anche a voi… a me sta benissimo, se a Marco sta bene non c’è proprio nessun problema.

– Birillo, figurati se ci possono essere problemi da parte mia!

– Allora è deciso! Si fa e basta.

– Aspetta Andy, una precisazione ci vuole: in qualunque momento si può tornare indietro, del tutto o parzialmente come pare a voi …

– Ok, papà, questo mi pare giusto, se no diventerebbe una recita. Dopo il caffè, Andy andò a mettersi nel posto centrale del divano, poi fece cenno a Rocco e a Rosa di andare a sedersi vicino a lui, Rosa alla sua destra e Rocco alla sinistra, quando furono seduti li guardò con piglio accigliato.

– No, non così! … Accostati a me, stretti stretti … ecco, così…

Poi allargò le braccia e strinse le loro teste attirandole verso la sua.

– Quando dicevo che volevo essere adottato lo dicevo veramente … anzi adesso mi tolgo le scarpe e metto i piedi sul divano, alla piccionaia lo faccio sempre … Che c’è, mamma? Che stai pensando?

– Una cosa sto pensando, una cosa che ti riguarda ma di questa cosa Rocco non ne sa niente …

– Rosellina, mo’ mi stai facendo preoccupare …

– Aspetta, Andy, torno subito, che pure a me mi piace stare così …

Rosa si alzò, se ne andò nella sua stanza e tornò con due pacchetti uguali, uno per Marco e uno per Andy, Rocco fece vista di avere capito tutto, Andy scartò il pacchetto, conteneva un paio di pantaloni di lana grigia e un pullover rosso. Il pacco di Marco differiva da quello di Andy solo per i colori.

– Hai capito la Rosellina mia, prima mi dice che si fa prendere dai dubbi e poi se ne va a comprare i pantaloni per Andy senza dirmi niente! E mi fa fare la figura di quello che non ci ha pensato! Ma ci ho pensato pure io … Rosa accennò ad avere capito di che si trattasse. Rocco se ne andò nello stanzino e tornò in sala con due paia di scarpe, quelle per Andy erano state scelte sulla base delle scarpe che Andy portava sempre … Andy non si aspettava cose del genere o forse se le aspettava.

– Papà … io …

– Tu che? Adesso ci devi abbracciare stretti stretti e guai a te se ti passa per la testa che io o Rosa ci possiamo dimenticare di te o ti possiamo mettere da parte, se pensi una cosa del genere sei proprio un imbecille e non hai capito proprio niente … ma noi lo sappiamo che tu non pensi così.

Andy si alzò e abbracciò in modo strettissimo Rocco e Rosa, anche Marco si unì.

– E io? Non ho capito, qui alla fine quello cacciato dalla finestra sono io! … Andy! Mannaggia Birillo! Che bella cosa che ci siamo incontrati!

Andy aveva un po’ gli occhi rossi.

– Andy, io e Rosa a te ci pensiamo tutti giorni e parliamo di voi dalla mattina alla sera, se riusciamo a stabilire bene come fare per le cose da mangiare, per le cose da lavare e tutto il resto, pure noi ci sentiamo più coinvolti … Che ti credi Andy … che non ce la stiamo facendo la bocca al fatto di vedervi laureati in tempi brevi e magari anche ben piazzati a livello di lavoro!

– Papà, non corriamo! Alla laurea ci dovremmo arrivare, se ci date una mano anche un po’ più presto, ma per il resto credo che ce ne vorrà!

– Ma noi il tempo ce l’abbiamo … a che dobbiamo pensare? La vita nostra siete voi … e ci vogliamo sentire un po’ più vicini e un po’ più utili …

– Papà, facciamo così, ci porti tutto a mezzogiorno, pranzo e cena, e poi i piatti li laviamo noi…

– No, piatti di carta!

– Meglio ancora, piatti di carta! Per il momento così va più che bene, se poi sotto esame ci fossero altre necessità te lo faccio sapere …

– Andy … adesso ti faccio una domanda e mi devi rispondere seriamente …

– Di che si tratta?

– È ora di tornare a casa vostra?

– Papà, onestamente adesso vorrei stare un po’ solo con Marco …

– Allora Andy … Guai a te se pensi che non ti pensiamo mille volte al giorno. Rocco e Rosa abbracciarono calorosamente Andy che era visibilmente contento.

– Un momento, papà, scusa, mamma, un attimo! Qui voglio essere adottato pure io! Birillo tu mi stai rubando papà e mamma! Ma guarda questo! Va be’ … Papà … ma tu te lo immaginavi che io avrei incontrato uno così?

– Non me l’immaginavo sicuro, ma ci speravo tanto … Andy faceva una faccetta furbetta e soddisfatta.

– Allora come facciamo? Da che giorno cominciamo?

– Andy, da quando vuoi tu pure da domani …

– E allora da domani … però adesso Marco me lo devo portare via …

– Sì, sì, non ti preoccupare … è tutto tuo. Rosa si intromise.

– Scusa un momento, Andy, qua sta la cena per stasera e da domani ci pensiamo noi e voi pensate solo a studiare e poi, un’altra volta, con comodo, ci dite un po’ dei vostri progetti … per carità non vi vogliamo mettere fretta ma a me a Rocco ci piacerebbe tanto sapere che progetti avete e che tempi prevedete … Andy, per carità, non è un modo di impicciarsi ma almeno così, in generale, ci potremmo fare un’idea … o no?

– Perché no? Ci mancherebbe altro, Marco glielo dici tu o glielo dico io, adesso sediamoci un po’, solo dieci minuti, poi ce ne andiamo … ma è presto detto, dovremmo fare tre esami a novembre e tre a febbraio, se ci riesce siamo già oltre metà del lavoro complessivo …

– Andy, però diglielo che è quasi un’impresa disperata …

– Ma perché? Non è disperata, è difficile, sì, è vero, è difficile però penso che si possa fare … magari poi non ci riusciamo … è per quello che in genere di queste cose non ne parliamo, se ci sono date precise o numeri precisi ci sono pure troppe aspettative e se per caso arriva la delusione poi dà un po’ fastidio … insomma, se non si sanno troppi particolari forse per noi è meno rischioso … perché guarda, mamma, qua puoi pure studiare dalla mattina alla sera ma la certezza di passare agli esami non ce l’hai assolutamente … il rischio c’è …

– Andy, ma a noi ci basta pure così … tutto quello che sappiamo fare lo facciamo, purtroppo non vi possiamo dare una mano a studiare, a quello ci dovete pensare voi … Ma una cosa te la volevamo chiedere … ma per la laurea a quando pensate che si andrà a finire?

– Mamma, se va tutto benissimo, ma proprio senza intoppi non meno di due anni … se ci dovessero essere delle difficoltà, e capita, guarda che capita eccome … be’ credo che in tre dovremmo avere finito.

– Allora noi facciamo conto su tre anni e tutto il resto è guadagnato … così pure noi abbiamo un po’ le idee più chiare … ma mo’ andatevene, che è meglio che state un po’ tranquilli …

– Mamma, che fai? Mi cacci?

– Andy, Bello mio, me l’hai detto tu che vuoi stare un po’ solo con Marco … dai, adesso andate, qua sta la roba … è poi una cosa … mo’ te l’aggio a dicere a la napulitana, sì proprio nu bravo guaglione!

Andy si nascose dietro le mani.

– Andiamo va’, mi sa che è meglio …

L’abbraccio fu strettissimo …

– Papà, scusami, per prima …

– Andy! Ma non lo pensare mai che noi non ti pensiamo … hai capito?

– Sì, ho capito, ma lo sapevo già… Ciao papà, ciao mamma e a domani! Rocco e Rosa uscirono sul pianerottolo a salutare i ragazzi, poi corsero al balcone e ripresero a fare ciao con la mano, Andy si girò almeno dieci volte e poi continuò a salutare dalla macchina finché non girarono l’angolo.

– Che pensi, Cucciolo? Ho fatto male?

– Birillo, tu hai un modo di fare così naturalmente seduttivo che non te ne accorgi nemmeno, erano già innamorati di te prima ma adesso credo proprio che tu li abbia stregati, in effetti io non sarei stato capace di fare tutto quello che hai fatto tu, erano proprio cotti. – Ma tu dici che si sono offesi?

– Birillo tu hai chiesto a papà e a mamma di volerti bene e non si può chiedere niente di più bello, ti sei comportato come un cucciolo autoritario che si fa sentire, tu hai presente quelli che lasciano il cane a casa e se ne vanno, ci sono i cani che abbozzano e ci sono quelli che buttano giù il palazzo perché non vogliono essere lasciati soli … E poi tu sei così! È il bello di Andy, c’è chi sogna il potere, i soldi … tu sogni di essere sempre coccolato, in certi momenti stavi facendo con papà le stesse cose che fai quando stai con me … proprio a livello di contatto fisico …

– Ma credi che possono essere rimasti male?

– Birillo! Ma te lo vuoi fare ripetere mille volte! Lo sai benissimo come stanno le cose! Piuttosto tu hai promesso la luna … tanti esami, tempi strettissimi … e adesso Birillo bisogna mettersi sotto il cilindro compressore …

– Be’ ma tanto lo dovevamo fare lo stesso …

– Sì, lo so, ma così non ci saranno nemmeno i diversivi del pranzo e della cena da preparare, si studia e basta!

– Macché! Anzi così c’è più tempo libero … Cucciolo ma tu lo sai che in tutto questo periodo al sesso ci abbiamo pensato meno!

– Be’, in effetti è vero … anche perché certe volte arriviamo alla sera distrutti … Mh! Non è che la fantasia non ci sarebbe … anzi!

– Cucciolo, adesso ti mozzicherei una guancia, lo so che devi guidare e che non ti puoi distrarre ma almeno te lo dico, sei così bello con quella barba fatta! E poi hai una pelle bellissima … e che occhioni … mannaggia! Ma quando arriviamo a casa? … E poi, Cucciolo, c’è un altro fatto, se agli alimentari ci pensano papà e mamma ci restano pure un po’ di soldi in più, magari per un libro o per qualche altra cosa … ma tu pensi che l’abbiano fatto per questo?

– Non è un’ipotesi da scartare, se ci avessero proposto di darci più quattrini non avremmo accettato ma così  noi non facciamo spese e loro fanno pure la fatica di cucinare … insomma, noi non abbiamo detto di no e loro sono riusciti a farci arrivare un po’ di quattrini in più … hai capito come si fanno le cose?

– Se io penso che i miei i quattrini con me li usavano come un mezzo di ricatto per farmi fare quello che volevano loro! … E poi perché avevano tutti quei problemi di invadenza? Non lo so, ma a me sembrano problemi assurdi …

– No, Birillo, non sono assurdi, un po’ di problemi di quel genere nei tuoi confronti ce li ho anch’io… ti sembra strano eh?

– Non lo so ma non ho mai pensato che potessi avere problemi del genere … all’inizio forse, ma adesso proprio no …

– No, Birillo, non è così, se vuoi bene a qualcuno hai sempre paura di sbagliare e di fare del male …

– Non è vero, Cucciolo, io questa paura non ce l’ho affatto … se fosse così starei fresco! Ma se quello che penso non lo dico a te a chi lo devo dire? E poi con il livello di intimità che c’è tra noi non capisco che paure si possano avere … tu non hai mai sbagliato, ma se fosse successo avrei abbozzato e basta e nemmeno storcendo il naso, se l’avessi fatta proprio grossa ti avrei spaccato la faccia ma sarebbe finito tutto lì …

– In effetti, mentre dicevi tutte quelle cose a papà a tavola continuavi a chiamarlo papà, questo fatto l’ho notato subito …

– Ci mancherebbe! E come lo dovevo chiamare?

– Non lo so, … Rocco …

– Ma che dici? Quella fase è passata, e poi che della storia dell’abbraccio c’era rimasto male pure lui l’avevo capito benissimo, sono segnali molto tenui ma uno che ha le antenne come me li capta subito …. Cucciolo, ma adesso basta parlare di queste cose … Cucciolo, mi dici qualche cosa di sessuale? Dai non ti fare pregare! Io qualche cosa te l’ho detta, un po’ misuratamente ma te l’ho detta, tu invece te ne stai zitto zitto  …  e che ne so io che cosa ti passa per la testa, tu potresti pensare che non ti va di fare sesso e che io ti sto forzando e magari lo potresti pure fare di malavoglia … lo vedi che poi le paure le fai venire pure a me e comincio pure io con questi ragionamenti a pera!

– Da dove comincio, Birillo?

– Da dove vuoi tu!

– Allora, a parte il sesso, sono cotto di Andy!

– Come sarebbe a dire a parte il sesso?

– Voglio dire che non è solo una cosa di sesso!

– Ah! Così va meglio! Mi stavo preoccupando … – Comunque sei veramente dolcissimo, sì, sei anche sexy, è vero, e molto … quando ci sei provo crete reazioni fisiologiche e lo sai benissimo … mannaggia, ma adesso lasciamo perdere, tra qualche minuto devo scendere dalla macchina e non mi va di usare i pacchi di mamma come foglia di fico … e poi, Birillo, aspetta che arriviamo a casa!

– Tanto quando arrivi a casa ti abbioccchi subito, abbiamo mangiato bene e pure bevuto un bicchiere di vino … dormiamo tre ore e buonanotte ai suonatori!

– No! Ti prometto che non sarà così!

– Che cosa mi prometti tu? Non fare promesse da marinaio! Salirono a casa. Andy era in attesa e Marco lo sapeva, fece comunque il gesto di andare in camera da letto.

– Dove vai, Cucciolo?

– A letto, che fai vieni pure tu?

– No, no, mi metto a rimettere un po’ in ordine la cucina e a curare le piantine … – Birillo! Ma io non posso fare l’amore da solo!

– Mh! Te ne sei ricordato!

– Dai, Birillo, vieni a letto pure tu, almeno ti posso abbracciare stretto stretto. Si spogliarono e si misero sotto le lenzuola, si abbracciarono strettissimi.

– Che bello, Cucciolo, sei caldo caldo … adesso così mi ci addormenterei … Marco gli strinse il membro. Rimasero abbracciati per un pezzo, semplicemente stretti l’uno all’altro ma Andy era distratto.

– Cucciolo, ti posso dire una cosa?

 – Che cosa?

– Non mi sento tanto bene, ho un po’ le sensazioni di quando uno ha la febbre, mi sento un po’ strano …

– Vuoi il termometro?

– Mi sa che è meglio …

– Statti tranquillo che te lo porto subito … ecco, è pure abbassato …

– Grazie Cucciolo, il tempo lo guardi tu?

– Sì, tu pensa solo a stare tranquillo …

– Che pensi, Cucciolo? Pensi che sono un rompiscatole e che tu avresti preferito fare l’amore e invece …

– No, Birillo, non vorrei proprio che tu stessi male, perché non te lo meriti.

– Ma nessuno se lo merita.

– Già! Birillo, hai le mani un po’ calde e anche il polso un po’ più frequente … posso contare il polso?

– Certo, Cucciolo, tutto quello che vuoi …

– No, niente di particolare, è solo 72 e con una frequenza del genere non credo proprio che tu abbia febbre …

– Però io mi sento strano …

– Birillo, ma tu sei strano!

– Ma non in quel senso, proprio in senso fisico …

– Dai, Birillo, i cinque minuti sono passati …

– Ecco!

– Non hai febbre, hai 36.8… Birillo stai benissimo!

– Veramente mi sento uno schifo, mi fanno male le articolazioni, ho voglia di rintanarmi nel letto e di rimanere al calduccio per tutta la giornata … lo so che dovremmo studiare e che ci sono tante cose da fare … però, Cucciolo, non mi va proprio, ma non è pigrizia, non ce la faccio proprio, mi sento giù di tono …

– La vuoi una camomilla?

– Magari! … E poi mi piace tantissimo farmi coccolare, mi piace essere rassicurato, assistito, mi piace sapere che mi posso affidare a te … Cucciolo ma ti sto rompendo le scatole?

– Ma no, Birillo, non è questo, è che non dovremmo allentare lo studio se no rischiamo di non stare nei tempi … – Cucciolo, ma io posso studiare benissimo, magari resto a letto … ma non ti faccio perdere tempo, adesso portami la camomilla, se vuoi mi alzo e la faccio io …

– No, stai lì, la camomilla te la faccio subito e poi ci mettiamo a lavorare, tu resta pure a letto, io mi metto qui, vicino a te …

– Benissimo, Cucciolo, benissimo …

– Ma tu come stai?

– Un po’ così, mezzo mezzo …

– Adesso stai coperto …

– E tu lascia le porte aperte …

– Sì, non ti preoccupare, ormai queste cose le so …

– Cucciolo …

– Sì …

– Ti voglio bene!

– Anch’io, Birillo, anch’io! Ma adesso sotto le coperte.

– Cucciolo, ma come facciamo … perché oggi deve venire papà a portarci il pranzo, se mi vede a letto si preoccupa … così non va bene, che faccio, mi alzo?

– Ma no, tu resti a letto, tanto papà prima dell’una non viene, se ti senti meglio ti alzi all’ultimo momento, se vuoi, altrimenti resti a letto e basta … Dai, adesso fammi andare …

– Grazie, Cucciolo!

– Birillo, le grazie le fanno i santi!

– Io glielo dovrei dire al papa di santificarti … ma mi sa che a noi non ci santificherebbero proprio …

– E no, credo proprio di no, mi sa che il nostro paradiso ce lo dobbiamo fabbricare da soli …

– Mi sa che hai ragione … Continuarono a parlare attraverso le porte aperte.

– Cucciolo… però io santo ti ci farei, secondo me te lo meriti …

– E a te che cosa ti fanno? Ti fanno diavolo tentatore di prima classe …

– Così mi trovo all’inferno in mezzo a tante diavolesse e almeno lì può essere che ci scappa pure un’avventuretta… lì mi sa che sono di più larghe vedute … Però, Cucciolo, potremmo pure finire in paradiso veramente … e perché no? I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi … e allora …

– Cucciolo, noi non siamo gli ultimi, noi siamo solo due ragazzi gay …

– Tu parla per te! Io mi sento almeno un po’ bi …

– Ecco questa è la camomilla … che faccio, Birillo, porto il libro?

– Veramente non mi va proprio però, va be’, porta il libro, tanto non c’è niente da fare … Cucciolo … – Che c’è?

 – E se dovessi andare all’inferno per colpa mia?

– Non ti preoccupare, tu non c’entri affatto!

– Sì, però mi dispiacerebbe … sai uno vuole bene a una persona e magari la rovina pure …

– Allora… leggo io o leggi tu.

– Leggo io leggo io, se no qui mi addormento …

– Allora, siamo alla pagina 430 … Andy rimase a leggere per un po’ ma poi passò la mano …

– Cucciolo, ti dispiace se leggi tu, mi sento un po’ strano e forse è meglio che mi metto un po’ sotto, tu continua a leggere, io ti seguo, ma è meglio se leggi tu …

– Ok, Birillo, ti vuoi rimettere il termometro?

– No, mi pare che è tutto come prima ma un po’ di pigrizia mi viene … Marco ce la mise tutta per coinvolgere Andy il più possibile, la lettura era una recita e Andy riusciva a non distrarsi, piano piano anzi cominciò a intervenire e a interrompere, si sentiva un po’ a pezzi ma solo fisicamente.

– Aspetta, Cucciolo, se mi prendi il codice proviamo a ripetere qualche articolo … perché se andiamo avanti così viaggiamo troppo sul teorico e non ci rimane gran che … grazie, aspetta … riprendi un po’ la questione delle indagini preliminari, mi sa che non abbiamo capito gran che … Ecco, lo vedi, qui c’è tutta una procedura pazzesca, questo è tutto garantismo … certo che così di delinquenti ne beccano pochi! Non fare quella faccia! Dico per dire! Poi c’è tutta quella tirata sulle misure cautelari, Cucciolo, facciamo una cosa adesso ripetiamo solo il codice, quando abbiamo imparato il codice il commento ha un altro senso … Si misero a leggere il codice e a ripetere gli articoli uno per uno, Andy sembrava più vivace e partecipativo e ricominciava a prender in mano la situazione dello studio.

– No! No! Marco! Hai sbagliato!

– No, guarda è come dico io!

– Scommettiamo?

– No, dai senza scommesse, ma vediamo il codice …

– Mh! Però dal codice non si capisce niente … chi lo sa? Potrebbe essere in un modo come nell’altro …

– Birillo! Non mi dare il contentino!

– Aspetta! Aspetta! Però questa benedetta cosa io non ho proprio capito a che serve, un senso ce lo dovrà pure avere … io non sopporto l’idea di non capire una cosa … se esiste un senso lo dovrà pure avere … aspetta, senti, facciamo una cosa … proviamo a ripetere tutta la sezione del codice, mi sa che è più chiaro … – Leggo io?

– Sì, però piano piano, dobbiamo capire tutto …

– Non ti allagare troppo!

– Va be’ ho detto per dire però dobbiamo riuscire a capire … Continuarono a ripetere gli articoli del codice e a discutere piuttosto animatamente, piano piano cominciavano ad essere messe da parte le interpretazioni incongrue poi, a un tratto Marco disse la sua.

– Ma non potrebbe, per esempio … Andy rimase a sentire con la massima concentrazione.

– Mh! Però mi sfugge ancora qualche cosa … – No, guarda, credo che abbia un senso, penso che … Andy sgranò tanto d’occhi. Cucciolo hai ragione! Ed era pure una cosa ovvia! E siamo rimasti a girarci intorno tutto questo tempo! E poi tu dici che non sei entrato a fondo nella materia! Però adesso, aspetta, prova a ripetermela un’altra volta, proprio tutta la cosa ordinatamente, come se stessi agli esami …

– Dunque, partiamo dal presupposto della natura contrattuale dell’istituto … ne deriva che il giudice deve tutelare chi ha agito in buona fede … e quindi … Mi pare che il discorso funzioni!

– Sì, Cucciolo, funziona! … Cucciolo, che ora abbiamo fatto? – È presto, non ti preoccupare … e poi di che ti devi preoccupare se viene papà e ti trova a letto non succede niente …

– Sì, però si potrebbe preoccupare …

– No, glielo diciamo, non c’è nessuna ragione di preoccuparsi …

– Lo sai, Cucciolo, che mi sento un po’ abbacchiatello, abbiamo studiato un po’, ma adesso mi piacerebbe essere coccolato … dai, vieni a letto pure tu … non fare quella faccia, non ho detto niente di strano …

– Birillo, ma sei poi viene papà e ci trova a letto insieme? … Sarebbe imbarazzante! – Ma tu non mi hai sempre detto che ormai la cosa l’hanno accettata …

– Sì, però …

– Però che cosa? Non c’è niente di male! … Mi sa che tu ancora non ti senti accettato …

– Ma non è questo, mi metterebbe in imbarazzo anche se stessi a letto con una ragazza …

– Sì, ma quello è un imbarazzo teorico, questo invece è reale … dai, Cucciolo! Facciamoci trovare a letto insieme!

– Birillo, ma perché tu vuoi provocare fino a questo punto?

– Lo vedi che per te non è normale! Lo vedi che sei pieno di complessi assurdi! Dai, vieni a letto e non ci preoccupiamo di niente … e poi adesso non mi va di fare sesso, mi piacerebbe solo tenerti abbracciato, solo perché sei caldo, non è una cosa stupida, dà conforto fisico e adesso ne ho bisogno.. Che fai, Cucciolo, avresti la faccia di dirmi di no? Su, dai, in fondo lo vuoi pure tu e poi papà secondo me i complessi di questo genere non se li farebbe proprio …

– Se li farebbe eccome, anzi se li farà eccome! Magari non te lo dice ma se li farebbe eccome! Lui in effetti con te ha un ruolo da rispettare e cerca di non deluderti …

– E mamma?

– Be’, pure mamma, ma lei è più spontanea e credo … no, ma che sto dicendo … anche mamma ci resterebbe male … certo poi non te lo direbbe mai, ma non li devi stupire, non li devi mettere alla prova … il filo si potrebbe pure spezzare!

– Ammappete! Che bella idea hai di papà e mamma! Secondo me non ci pianterebbero in asso per nessuna ragione!

– Questo lo penso anch’io, ma per loro potrebbe essere una cosa non gradevole … non tanto l’idea di avere due figli come noi, ma proprio il fatto di avere due figli che tirano troppo la corda quando non è necessario, un po’ per esibizionismo …

– Mi sa che hai ragione … però mi dispiace, è strano, io non ho paura di papà, tu sì, mi sembra assurdo!

– Io non ho nessuna paura ma non lo voglio mettere in crisi e basta e poi non è nemmeno giusto … Birillo, perché fai quella faccia? Dai, non fare il cane bastonato! … Insomma devo venire a letto con te per forza?

– Sì! – … Va be’, però, guarda tu che mi tocca fare …

– Ma quando in qua venire a letto con me ti sembra una cosa così strana? In altri tempi se te lo avessi chiesto non te lo saresti fatto ripetere … mannaggia, tutte queste storie per venire a letto con me!

– Sì, ma non con papà che può entrare in casa da un momento all’altro.

– Allora vieni? E forza! Marco si spogliò ed entrò nel letto.

– Birillo, ma non è che tu hai la febbre? … Sei un po’ troppo caldo! Aspetta, prendo il termometro …

– No, lascia perdere! Stai qui e basta! Mi devi stare vicino e basta, mi devi coccolare un po’, adesso mi voglio addormentare un po’… prima che venga papà, così ci trova a letto insieme ma a dormire …

– Birillo, ma ti senti bene?

– Sì che mi sento bene, non c’è nessun problema … però stai qui.

– Eccomi.

– Cucciolo …

– Sì, ma non è che dovremmo rimetterci a studiare?

– Sì, ma un po’ di tempo per noi ce lo posiamo prendere.

– Quanto?

– Non lo so … la mattinata, penso … – Cucciolo, abbracciami forte! Sì, così! Mh! Come si sta bene così … lo sai che quando stiamo così non ho paura di niente, è proprio bellissimo … Cucciolo, ma non ti dà fastidio che parlo sempre io?

– No!

– E perché no?

– Non lo so ma mi piace stare ad ascoltarti, è bello, mi piace e basta!

– Cucciolo, ma perché noi dobbiamo invecchiare?

– Ma com’è che ti vengono in testa certe cose?

– Non lo so, però mi è venuto in mente, noi non dovremmo invecchiare, stiamo così bene così! … perché non dici niente?

– Sto pensando … sto pensando, no, cioè sto cercando di godermi questi momenti senza distrarmi in ragionamenti strani, sono momenti bellissimi …

– Cucciolo …

– Sì.

– Lo guardi tu l’orologio? Facciamo così, stiamo così un quarto d’ora e poi ci mettiamo a studiare, così non mettiamo nemmeno in crisi papà … che ne dici?

– Però un quarto d’ora prendiamocelo tutto per noi, abbracciare Andy tutto caldo è bellissimo … ma Andy, non è che per caso sei un po’ troppo caldo?

– Dai, su prendi il termometro, così ti passano le paure, sta nel cassetto del comodino. Fai tutto tu, mi piace di più …

– Ecco, Birillo, cinque minuti e poi ne abbiamo altri dieci tutti per noi …

– Facciamo altri quindici!

– Altri quindici! Va bene …

– Allora io sto zitto zitto e tu mi accarezzi un po’ …

– Birillo, quando sto vicino a te mi sciolgo proprio …

– Dai, accarezzami soprattutto i capelli, mi piace tantissimo e parla tu, dimmi quello che pensi, proprio tutto quello che ti passa per la testa.

– Birillo! Mannaggia quanto ti voglio bene! Io non ti sento un’altra persona, sai quando consoci altre persone cerchi di misurare quanto sono distanti da te e ci trovi sempre delle cose diverse da te, magari ti piacciono pure ma c’è qualche cosa che alla fine non ti piace troppo, ma quando sto vicino al mio Birillo sento che siamo una cosa sola e non è un problema di sesso, o forse sì ma in un altro modo, per te provo una tenerezza totale, non la provo nemmeno per me stesso, dentro di me qualche difetto ce lo trovo, dentro Andy no, qualche volta, prima, proprio i primissimi tempi, in qualche situazione non ti capivo del tutto, adesso non c’è più nemmeno una cosa minima che non condivido, non nel senso che non mi piace, ma che non condivido nel senso che non è mia, adesso tra noi siamo arrivati a un equilibrio e a una stabilità totale …

– Cucciolo, però non ti ci abituare … potrebbe pure … no, be’, magari … voglio dire che non deve diventare un’abitudine …

– Birillo, ma la vita è un’abitudine e quando noi possiamo stare insieme in un modo così bello … ma che vuoi di più, tanto non credo che riusciremmo a volerci bene di più …

– Sì, questo è vero …

– Birillo, i cinque minuti sono passati …

– Ecco,

– Non hai febbre, 36.6 spaccato!

– Te l’avevo detto! Ma adesso non perdere tempo vieni qui e abbracciami stretto, come prima, e stiamo un quarto d’ora così, così ci scambiamo un po’ di endorfine, chissà, forse passano attraverso la pelle … sì, credo che ci passino, io le sento. Così, Cucciolo, così ecco e senza dire una parola per tutto il quarto d’ora, tanto ci sono altre forme di comunicazione …

… Cucciolo però solo carezzine non troppo sessuali, se no qui tra un quarto d’ora non ci possiamo alzare proprio … dai, su, non fare quella faccia, stasera ti faccio fare tutto quello che vuoi, ma adesso deve venire papà … Cucciolo! Dai, non mi guardare storto, lo facciamo stasera … ecco, così va meglio, no, veramente va peggio, ma adesso non si può fare diversamente … Cucciolo, perché non dici niente?

– Me l’hai detto tu di stare zitto …

– Ma io ho detto così, per dire … lo sai che si sta bene così … sì, lo sai, mi viene di nuovo un po’ di sonno e mi rimetterei a dormire, quando ti prende il sonno e ti cominci ad abbandonate è bellissimo, e poi sto abbracciato col mio Cucciolo … mh … mi sta venendo in testa una cosa stupida, tempo fa stavo al supermercato e c’erano a lavorare due ragazzi molto giovani, forse apprendisti che dovevano mettere le cose negli scaffali, poi si è avvicinata una signora e ha chiesto dove stavano i piselli e i due ragazzi si sono guardati con un sorriso malizioso ma siccome non potevano essere scortesi hanno fatto tutti gli sforzi possibili per non ridere e rispondere con la faccia seria, ma la signora ha continuato: ma non i piselli grossi, quelli grossi non mi piacciono, a me piacciono i piccoli! Insomma i due ragazzi non riuscivano più a contenersi e si sono girati dall’altra parte per non scoppiare a ridere in faccia alla signora.

– Birillo! Caruccia è caruccia ma com’è che t’è venuta in testa proprio adesso?

– Mh … chi lo sa? Però con te non ha nulla a che vedere, a te piacciono quelli grossi!

– Che battutaccia!

– Ma è vero!

– In un certo senso è vero …

– Cucciolo, ma lo sai che è bello potere dire tutto quello che ti passa per la testa, se mi viene una battuta porno te la posso dire, se mi viene in mente un collegamento piccante te lo posso dire … non mi devo tenere più niente per me … ma tu, quando ti vengono in mente cose del genere me le dici?

– In genere non mi vengono in mente cose del genere …

– Bugiardo! Chissà quante ne pensi tu! Ma tanto devo passare sempre io per quello che c’ha l’idea fissa … e poi non è possibile che tu non ci pensi mai …

– Va be’, qualche volta ci penso …

– E allora sei uno stronzo se non me lo dici …

– Ma se non te lo dico non è per non dirtelo … è che un po’ mi vergogno …

– E allora quello svergognato sarebbe solo Andy! Complimenti, pure ipocrita! No, dai scusa, non mi fare la faccia da cane bastonato, no, aspetta, aspetta, volevo solo dire che sei ancora una mammoletta e che sei uno che si vergogna … in inglese si dice shy, sì, tu sei un po’ così, ma solo all’apparenza, a te ti piacciono quelli grossi ma non lo vuoi dire … Cucciolo … Mannaggia, ci dobbiamo alzare …

– E se ce ne restassimo a letto veramente anche quando viene papà?

– Dai su, non fare lo stupido, adesso ci dobbiamo alzare e dobbiamo mettere un po’ a posto la stanza, così papà trova tutto in ordine …

– Ma papà non fa il giro delle stanze …

– E se poi lo fa?

– Ma non lo fa …

– E allora ce lo porto io in giro per le stanze così vede che è tutto sistemato …

– Dai, Birillo, adesso ci dobbiamo alzare …

– Tu vai in cucina e prepara la colazione, io metto tutto a posto qui e poi ce ne andiamo a guardare le piante, perché le stiamo trascurando un po’ …

– Macché trascurando! Le abbiamo innaffiate due giorni fa …

– Va be’ però bisogna controllare.

– Cucciolo, se metti a posto, stai attento a non lasciare mutande in giro …

– E mo’ questo che c’entra? Perché, io lascio le mutande in giro?

– Era solo una battutaccia, lo vedi … ecco perché queste cose non le dico mai … tanto tu non le capisci …

– Mah! Adesso non ti posso picchiare perché non c’è tempo, ma stasera ti prometto che lo faccio … adesso vai in cucina e non perdere tempo …

Dopo pochi minuti Andy finì di rimettere a posto e andò sul balcone, Marco lo seguì.

– Guarda qua! Sta seccando tutto!

– Ma non è vero!

– Come non è vero … Non lo vedi che queste foglie non sono belle turgide come ieri?

– Secondo me sono tutte fantasie …

– Guarda la terra … si sta asciugando troppo, senti, fammi passare, devo innaffiare subito …

– L’acqua la prendo io …

– Prendi l’annaffiatoio grande, sì, quello …

– Ci mettiamo pure i fondi del caffè?

– Ma quando mai! Questi sono vasi, non è una discarica, una cosa ce la potremmo mettere, il concime di lombrico, mi sa che lo dovremmo comprare, al supermercato l’ho visto …

– Si potrebbero spruzzare un po’ le foglie …

– Ma quando mai! Le foglie delle rose spruzzate d’acqua!

– E quando piove allora?

– Ma quella è acqua piovana, senza calcio … Vai a preparare per lo studio che è tardi …

– Sì.

– Però fammi anche un sorrisetto, qui finisco subito … in effetti le piante non stanno poi così male, anzi! Cucciolo, non te la sei presa a male vero …

– Dai, non fare quella faccia preoccupata, non ci sono rimasto male, ma ci dovremmo mettere a studiare … e io ho già preparato.

– Ok, Cucciolo, eccomi … allora leggi tu o leggo io, mi sa che è meglio che leggo io, o no, forse è meglio il contrario …

– Dai, su leggi tu e non perdere altro tempo …

– Lo vedi che sei arrabbiato …

– Birillo, per favore, finiamola con questi giochetti psicologici adesso è ora di lavorare …

– Scusa, scusa, comincio subito.

Dopo un minuto di lettura Marco si avvicinò a Andy e gli accarezzò la mano. Andy gradì molto il gesto. La materia non era semplice, più volte dovettero fare ricorso al codice commentato ma l’inquadramento complessivo del discorso non era troppo chiaro, Marco evitava di dirlo per non distogliere Andy da una lettura che a lui sembrava proficua, o almeno così sembrava a Marco, poi Andy si interruppe.

– Cucciolo, comincio a non capire più niente, qui se andiamo avanti così navighiamo nella confusione più totale. Proposta: ricominciamo da capo dall’inizio del terzo capitolo … che ne dici?

– Te lo volevo proporre io, effettivamente non ho capito quasi niente, non è che mi sono distratto, anzi, ma non ho capito niente lo stesso.

– Facciamo una cosa, prima il codice, forse è più facile …

Marco fece cenno di sì. Andy cominciò a leggere lentamente come se volesse a tutti i corsi arrivare a capire quello che stava leggendo, ma le note di rinvio erano numerose e complicate e la nebbia non si diradava gran che.

– Cucciolo senti, facciamo così, ci rivediamo pure tutti i riferimenti se no perdiamo solo tempo.

– Mannaggia, speriamo che questo cavolo di libro non sia tutto così!

– Allora … La lettura procedeva molto lentamente ma alcune questioni di fondo si chiarivano via via, Andy preferiva non correre e entrare nel dettaglio dell’argomento prima di andare avanti. Marco cominciò a fare precisazioni pertinenti, lavoravano veramente in due, impiegarono quasi tre ore per una decina di pagine, poi cominciarono a fare esempi e a spiegare con parole loro gli esempi del libro. Marco provò a fare una sintesi, Andy lo corresse su qualche punto ma cercò di seguire il suo ragionamento con la massima attenzione, accennando col capo di condividere il discorso, quando Marco ebbe terminato Andy dimostrò in modo visibile la sua soddisfazione.

– Cucciolo! Ce l’abbiamo fatta! È stata difficile questa volta ma adesso mi pare che abbiamo capito proprio come si deve … ma tu credi che gli altri su queste cose ci restino con tutta questa pignoleria?

– Birillo, non è pignoleria, è solo voler cercare di capire … se non facessimo così, agli esami non sapremmo nemmeno che cosa dire, anzi …

– Facciamo una pausa, Cucciolo?

– Forse è meglio di no, se il libro è tutto così non ci possiamo permettere di perdere nemmeno un secondo. – Mh! Brutto discorso ma tant’è! Dai, comincia tu … Dopo circa mezz’ora sentirono aprire la porta, Rocco era arrivato, si aspettavano che andasse in camera ma non successe nulla, sentirono che era andato in cucina e continuarono a studiare, la lettura era piuttosto complessa e apparentemente almeno contraddittoria, l’aiuto dei codici commentati era indispensabile, Andy era un po’ terrorizzato.

– Cucciolo, qui mi sa che ci risiamo e che dobbiamo cominciare tutto da capo come sull’altro capitolo …

– Dai, Birillo, non ci buttiamo giù così preso … i buoni corridori si vedono all’arrivo, non alla partenza, dai adesso prendi il codice e non perdiamo tempo.

La lettura non andava avanti, le incertezze erano gravi e su questioni molto importanti.

– Cucciolo … qui mi sa che non abbiamo capito proprio niente … proviamo a riprendere il codice e andiamo un po’ a lume di logica nostra … Allora qui dice che … Arrivarono a due diverse interpretazioni che sembravano entrambe plausibili, Marco era disposto a cedere e a dare ragione a Andy che però non era convinto nemmeno della sua ipotesi.

– Birillo, mi sa che hai ragione, quello che dici è logico, è la soluzione più probabile …

– Sì, potrebbe sembrare, ma non è una cosa tanto ovvia, e pure quello che dici tu un senso ce l’ha, diverso ma ce l’ha …

– Però mi sa che hai ragione tu …

– Non mi dare ragione per compiacenza, tu hai troppa fretta di chiudere la faccenda e di andare oltre ma qui finché non abbiamo capito veramente non andiamo avanti … Senti riprendiamo dall’inizio, non perdere la pazienza … dai, su …

– Allora leggi tu?

– No, leggi tu, così non ti deconcentri, ma leggi piano, cerchiamo di capire tutto, passaggio per passaggio …

– Allora … Dopo più di mezz’ora di lettura meditata Marco fece una pausa e si portò l’indice alla bocca.

– Birillo, mi sa che ho capito … avevamo torto tutti e due … prendi il codice, vai all’articolo … , adesso metti per ipotesi che … . Allora … Andy si illuminò all’improvviso.

– Adesso ho capito! Cucciolo, sei un genio! Ma come hai fatto ad arrivarci … aspetta, adesso cerchiamo di ricapitolare il tutto, se no ci scappa il senso di fondo … provo io. Andy cercò di esporre la questione il meglio che poté, Marco lo corresse un paio di volte poi scambiarono un sorriso di soddisfazione.

– Bella Cucciolo! Ne è valsa la pena! … Alla fine una certa soddisfazione c’è eccome!… Cucciolo, adesso però facciamo una pausa e andiamo da papà.

– Ok.

Cercarono Rocco ma non lo trovarono, se ne era già andato, aveva lasciato tutto pulito e apparecchiato e aveva tirato la porta senza fare rumore per non disturbare. Andy rimase deluso.

– Cucciolo, ma non deve fare così, mi sarebbe piaciuto dirgli che avevamo lavorato tanto e che alla fine avevamo pure capito il tutto, ma lui se ne è andato … ma perché?

– Per non dare fastidio, Birillo, solo per non dare fastidio …

– E noi pensavamo che sarebbe venuto anche in camera da letto quando stavamo a letto …

– Be’, io non lo pensavo …

– Lo so, tu papà lo conosci meglio, ma adesso lo chiamo, avrei avuto voglia di vederlo … aspetta, vieni pure tu … Pronto papà, sono Andy …

– Ciao Andy, come state?

– Bene, ma ti volevo dire … perché te ne sei andato senza dire niente, non devi fare così, la tua presenza ha un senso al di là del pranzo …

– Be’, voi stavate studiando con tanto entusiasmo e non vi volevo disturbare, voi non dovete perdere tempo …

– Sì ma dobbiamo pure vivere … non si può studiare e basta … facciamo così, domani venite a pranzo qui … il pranzo lo portate voi, però venite e mangiamo insieme, poi, dopo pranzo, ve ne andate però un po’ stiamo insieme.

– Va bene, Andy, come vuoi tu, a noi sta benissimo, allora a domani …

– A domani papà … e grazie …

– Grazie a voi! … A che ora veniamo domani?

– All’una e mezza …

– Allora ciao e salutami Marco …

– Te lo passo … Ciao papà.

– Ciao papà, lo sai che Andy c’è rimasto malissimo, ti ha cercato e non ti ha trovato …

– Senti ripassamelo un momento.

– Andy, papà ti vuole dire ancora una parola.

– Pronto …

– Ciao Andy, ma non è che ci sei rimesto male? No, per carità di Dio, io non vi volevo disturbare ma è solo questo …

– Lo so, papà, lo so, ma un po’ ci sono rimasto male …

– No, bello, per carità, noi vi vogliamo bene … be’, va be’, ci vediamo domani, adesso non insisto, tanto lo sai quello che ci passa per la testa …

– Lo so, papà, lo so, non ti preoccupare, non è successo niente … però anche a me farebbe piacere di vedervi, quello non è tempo sprecato e poi oggi abbiamo lavorato tantissimo su questioni molto spinose, prima sembrava che non ci si raccapezzasse affatto, poi, alla fine invece siamo riusciti a capire proprio tutto …

– Mannaggia, adesso, mi dispiace che me ne sono andato, avrei voluto vedervi contenti … ma non succederà più.

– No, papà, no, nessuna promessa, fai sempre e solo quello che ti viene spontaneo.

– Va bene, Andy… allora a domani.

– Ciao papà! Saluta mamma …

– Certo Andy, ciao Andy, a domani.

– Cucciolo, adesso a tavola, vediamo che ci hanno preparato: mh, una lasagna, due cotolette e le patatine, c’è pure l’insalata, è tanta e tutta diversa … A proposito, le piantine nostre … andiamo a vedere subito …

– Birillo, che vuoi di più? Non c’è una foglietta malata, è tutto verdissimo e ci sono pure cinque rose che stanno venendo fuori …

– Però le rose mi fanno malinconia, quando fioriscono poi appassiscono …

– Ma la pianta resta e fa altre rose e poi vedi lì, ci sono pure le gazanie e si stanno per aprire, mi sa che adesso il trauma del trapianto l’hanno sperato e pure il timo … dai chinati, senti un po’, se ti abbassi senti pure il profumo …

– È vero un po’ si sente … – Dai adesso a tavola, perché dopo ci dobbiamo rimettere a studiare … mi sta prendendo la frenesia dello studio e di finire il più presto possibile … Stai seduto, faccio tutto io … Cucciolo, ma tu credi che ce la faremo a portare a termine il programma e a fare tutti gli esami preventivati e a finire entro i due anni? Io penso che si potrebbe pure fare …

– Se andiamo avanti così si potrebbe anche fare ma bisogna vedere se reggiamo un ritmo del genere per un tempo sufficiente … perché è stressante forte.

– Dai su, adesso mangiamo e non perdiamo tempo …

– Che di do, Birillo? – Quello che vuoi tu, ma facciamo presto … Cucciolo lo sai che comincia a non girarmi tanto bene …

– Cioè?

– Mi vengono un po’ di malinconie, sto cercando di scacciarle con l’idea dello studio matto e disperatissimo ma non credo che funzionerà … insomma, tu lo sai, quando mi prendono i cinque minuti è molto difficile che riesca a controllarmi e adesso la sensazione è strana … Cucciolo, noi stiamo qui a fare tutto questo lavoro … mah! Non c’è proprio niente di meglio … ma mi sa che la vita è tutta così … è tutta e solo un tirare un carretto per andare avanti …

– Birillo, ma ci sono anch’io …

– Sì, però prima pensavo si potesse vivere d’amore ma poi ci vogliono tantissime altre cose e poi l’amore che cos’è? In fondo è solo portare il peso in due ma il peso da portare c’è comunque, Cucciolo la vita è solo una fatica, solo un insieme di cose da fare, e se è così adesso, figurati che cosa sarà dopo … insomma, un disastro, dai, non fare quella faccia, lo so che ci sei però certe volte non ce la faccio più, i progetti mi sembrano troppo a lunga scadenza e io vorrei vivere adesso, adesso, aspetta, non ti arrabbiare, ma un po’ quell’innamoramento fortissimo dei primi tempi mi è un po’ passato, prima il sesso contava tantissimo, adesso conta meno, adesso ci sono più progetti comuni, ma non solo nel senso di progetti da portare avanti in due, ma proprio di progetti di quelli che contano per tutti, cioè adesso la fase dell’innamoramento è passata e per noi è come se si stesse alla fase del matrimonio, però è meno bello, si perde un po’ il contatto diretto tra noi, ci sono troppe cose da fare, a me piacerebbe giocare un po’ ma non si può perdere tempo e anche il cervello è tutto concentrato sulle cose da fare e la vita ce la godiamo di meno … non so se mi spiego …

– Sì, Birillo, ti spieghi benissimo, in effetti è vero ma tanto è così e basta però tra noi non si deve perdere nulla …

– Sì, ma non si perde per colpa nostra, si perde e basta, è proprio l’ingranaggio, si stava meglio da ragazzini …

– Birillo … io non ho avuto l’impressione che tu prima stessi gran che bene …

– Be’, sì, in effetti non era un gran che … sì, va be’, ma anche adesso non è poi un gran che … prima era proprio una schifezza, adesso siamo in due, questo lo sento anch’io, ma mi piacerebbe di più sognare, avere tempo da perdere, che ne so, quando saremo avvocati, se mai succederà, saremo asserviti al lavoro, un cliente tira l’altro e per noi niente tempo libero … anche adesso, mi piacerebbe farmi coccolare tutto il pomeriggio, forse perché non ho voglia di studiare ma forse non solo per quello, e invece niente, invece si deve studiare e basta … e poi con questa cosa di papà che ci porta il pranzo se perdo tempo mi sento in colpa. Lo sai Cucciolo, certe volte non so che campo a fare … con te sto bene, questo lo vedi da solo, ma proprio non so perché campo, sì, per stare con te, ma io in effetti non sto proprio con te, studiamo insieme, progettiamo insieme ma forse non viviamo insieme … e poi prima mi venivano delle reazioni emotive fortissime, mi veniva da piangere, adesso no, adesso mi sento più indifferente … dovrei stare meglio e invece mi sento più distaccato, più freddo … un po’ mi sento solo … non come prima, adesso te lo posso dire, almeno mi posso sfogare un po’ ma nemmeno tu puoi entrare in questa solitudine … Cucciolo, certe volte mi sento proprio strano e allora penso che non concluderò mai niente e che però non me ne importa niente, che mi lascerò travolgere e che non ci sarà niente da fare … mannaggia, sto parlando troppo … che pensi, Cucciolo?

– Eh! Che ti devo dire, quando parli così metti in crisi pure me … quello che dici è vero e un po’ lo provo pure io, certo di entusiasmi per la vita non me ne vengono molti, ma ci sei tu, vedi adesso stiamo qui … be’, non è come stare soli, cioè quando ti osservo lo sento che ci sei … mannaggia Birillo, non so che dire, mi sembra di dire solo cose stupide …

– Cucciolo, ce lo prendiamo un pomeriggio tutto per noi? Dopo tutto stamattina abbiamo lavorato sodo e ce lo meritiamo …

– Tutto quello che vuoi, Birillo …

– Allora ce ne andiamo a dormire abbracciati, adesso non ho voglia di sesso, mi manca tanto una tenerezza calda, voglio stare abbracciato con te … forse così se ne vanno i cattivi pensieri … Marco si alzò dalla tavola si mise dietro la sedia di Andy e gli accarezzò i capelli.

– Birillo! … Forse è vero che c’è meno tensione sessuale ma io non potrei pensare di esistere senza di te, sei vero, sei onesto e poi mi somigli moltissimo dentro … Andy, lasciamo tutto qui e andiamocene a riposare insieme!

– Cucciolo… mi pigliano le malinconie … sì, andiamo. In camera Andy continuò a parlare.

– Lo sai, certe volte mi sembra proprio di non contare niente, non per te, ma proprio per tutti gli altri, noi siamo tutti delle nullità, io, tu, ma pure tutti gli altri, il mondo è pieno di cose assurde e noi stiamo a lambiccarci il cervello per diventare avvocati … ma per fare che? Sì, lo so, il lavoro e tutte quelle cose lì … però alla fine sono meschinità lo stesso … forse quelli che fanno qualche cosa di buono per il prossimo hanno delle motivazioni forti … noi dobbiamo studiare, è una cosa utile per noi stessi, può fare piacere a papà e a mamma ma a tutti gli altri non gliene potrebbe fregare di meno … in fondo ognuno pensa solo ai cavoli suoi, noi ci siamo incontrati e adesso stiamo meglio di prima però anche noi pensiamo solo ai cavoli nostri … siamo egoisti, Cucciolo, siamo egoisti pure noi … non è una cosa bella … uno predica predica e poi alla fine si trova ad essere peggio degli altri …

– Be’ forse peggio no …

– E va bene, ma alla fine non è una grande consolazione … Cucciolo, perché non parli? Qui parlo solo io, tu mi ascolti … già tu mi devi ascoltare … lo sai Cucciolo che non ci siamo più picchiati … era brutto però era anche bello, adesso è tutto codificato … ti dovrei picchiare qualche volta, ma è faticoso e poi tanto tu non reagiresti … Cucciolo! Mannaggia perché deve esistere la malinconia? Non è giusto!

– Dai su, finché è solo la malinconia si sopporta benissimo, dopo tutto ci è andata bene …

– Be’ forse è vero, anzi è vero senza forse … chissà come sarebbe se non fosse così … se io non ti avessi incontrato, adesso dove starei? Brutta cosa! Meglio non pensarci … lo sai Cucciolo che adesso mi viene da addormentarmi sopra di te … è bello lasciarsi andare quando viene il sonno, fa un bell’effetto … chissà se la morte è così? – Birillo! Con certe cose non si gioca!

– Hai ragione, Cucciolo, scusami, dopo tutto di che cosa ci dovremmo lamentare, siamo due ragazzi gay, tutto sommato ancora giovani, che vivono in coppia e hanno una casa dove stare, abbiamo una famiglia che ci vuole bene così come siamo … certo, lamentarsi è come sputare in cielo, oggettivamente è vero, lo so … forse sono solo stupido o malinconico e poi io uno che mi sta a sentire ce l’ho. Cucciolo … Adesso mi sento pure stupido e mi sembra di avere detto tante cretinate, forse mi verrebbe in mente che ci dovremmo rimettere a studiare … però Cucciolo, non mi va, non mi va proprio, adesso voglio perdere un po’ di tempo e poi farmi coccolare da te è tempo guadagnato, non è tempo perso … Cucciolo, noi siamo giovani adesso … Mh! Mi piace tanto quando mi accarezzi i capelli, non è una cosa propriamente erotica, ma è gradevole a pelle, è una sensazione fisica molto forte … sì, così, Cucciolo … tu dovresti fare il barbiere, non l’avvocato, se facessi lo sciampo in questo modo avresti centinaia di clienti a fare la fila … be’, è pure un po’ sexy, ma solo poco poco … lo sai che mi piace tanto fare il bambino, tanto ci sei tu, io mi posso abbandonare … Cucciolo! È vero, è bello stare con te, non studiare insieme, ma proprio stare con te, coccolarsi così, stare a letto abbracciati … Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno? Io quasi quasi mi addormento … che dici? Dormiamo un’oretta … no, due orette e poi ci rimettiamo a studiare … Cucciolo … chi tace acconsente … lo vedo hai fatto un sorrisetto … Buon riposo, Cucciolo!

– Buon riposo, Birillo! Come è bello stare con te!

– Non mi lusingare! Io senza il Cucciolo sarei un relitto …

– Birillo, adesso riposiamo e fra due ore ci rimettiamo al lavoro …

– Buon riposo negriero!

– Buon riposo Birillo! Passò più di mezz’ora.

– Cucciolo … dormi?

– No …

– Nemmeno io … mi sento strano, prima mi era venuto sonno, ma adesso non riesco a dormire, mi sento elettrico, come e non stessi nel posto giusto … come se volessi fare chissà che cosa, come se dovesse succedere qualche cosa da un momento all’altro, almeno come se io stessi per fare qualche cosa da un momento all’altro, fisicamente sto bene ma mi sento ansioso. Marco gli strinse la mano.

– Grazie, Cucciolo, mi ci voleva … però mi sento strano lo stesso, ma non è che noi stiamo un po’ troppo soli? Cioè, noi stiamo bene però stiamo soli, stiamo soli fino in fondo, con noi non c’è mai nessuno, certe volte penso che sarebbe pure bello parlare di noi, chissà quanta altra gente c’è che ci potrebbe capire eccome, magari a certe persone una storia come la nostra potrebbe pure fare bene … però noi ce ne stiamo soli soli … mah! Chissà poi perché … sì, va be’, la paura della gente, sì, è vero che i ragazzi come noi devono stare attenti a quello che fanno però non si deve vivere solo di paura …

– Ma noi non viviamo solo di paura, anzi, mi pare che in effetti di paura non ne abbiamo mai avuta, Birillo, non è paura è stare attenti a non mettersi nei casini da soli … guarda che gli altri non sono come mamma e papà … per gli altri noi saremmo solo un argomento di conversazione, cioè non di conversazione ma di pettegolezzo …

– Be’ però le storie trasversali esistono … cioè magari con certe persone, con certi ragazzi intendo, uno scambio affettivo vero ci potrebbe pure essere, anche se sono etero, io penso che queste cose esistano …

– Probabilmente esistono … voglio dire che se mi ci trovassi la prenderei sul serio, ma non mi metterei a cercare una cosa del genere, mi sembra troppo improbabile … ci si potrebbe volere bene, certo, ma comunque sarebbe una cosa strana e poi ci si potrebbe volere bene che cosa significa? Che si potrebbe andare a prendere una pizza una volta ogni tanto … non lo so, ma quando uno ha una vita tanto diversa dalla tua … mah! Non so che dire …

– Ma si potrebbero pure conoscere dei ragazzi gay …

– Sì … e dove? Io certi gay fissatelli per la santa causa e quelli che vivono di discoteche proprio non li sopporterei … e poi, guarda non è problema di gay o non gay ma è problema di persone … dovresti trovare persone come si deve, il problema è lì, ci vorrebbero ragazzi come noi, cioè con lo stesso senso della famiglia, con lo stesso senso dello stare insieme, con gli stessi sogni … se non ci sono queste cose, alla fine si resta solo alla superficie …

– Cucciolo, ma noi andiamo pochissimo pure all’università …

– Lo so però studiamo e studiamo veramente e le prospettive ci sono eccome … ma non te lo ricordi … hai promesso a papà che avremmo fatto tutti gli esami in pochissimo tempo …

– Non mi prendere in giro …

– Scusa Birillo, però mettere in mezzo altre persone significherebbe pure perdere tempo e allontanare i risultati concreti, quelli in termini economici, cioè se hai degli amici li devi pure curare, ci devi spendere il tuo tempo.

Marco passò una mano tra i capelli di Andy.

– Vedi, Birillo, adesso abbiamo un mondo nostro, è vero siamo due cuori e una capanna, ma se ce le mattiamo tutta da qui a tre anni possiamo avere altre prospettive veramente … e poi sai, gli amici, sì, però sono cose diverse … che vuol dire che ci si può voler bene anche tra amici? Io credo che alla fine si fanno delle scelte e che l’amicizia è diversa dall’amore non per la mancanza del sesso ma perché manca un impegno reciproco definitivo, in un certo senso di un amico te ne importa, sì, può essere, te ne importa un po’, ma continui a fare la tua vita e se un tuo amico se ne va per la sua strada a te non te ne importa niente, non ci stai male … e non ci stai male perché prima non ci stavi bene, voglio dire che sono comunque rapporti deboli, questo è il fatto, cioè che sono rapporti che di affettivo hanno poco e di sociale hanno molto, non lo so, ma l’amicizia mi fa questo effetto, se di un amico mi innamorassi sarebbe diverso, mi diventerebbe necessario, ma quello è amore e poi se non è reciproco è veramente una cosa terribile … aspetta, non voglio dire se non è condiviso, cioè mi potrei innamorare anche di un etero, ma lui a modo suo dovrebbe essere innamorato di me, da etero, ma dovrebbe essere innamorato di me, cioè io per lui dovrei essere una persona veramente essenziale però non credo che per un etero una cosa del genere sarebbe nemmeno possibile … noi gente per andare a prendere una pizza insieme la possiamo pure trovare però io con queste persone non parlerei di noi, mi sembrerebbe di rovinare una cosa sacra per farne oggetto di conversazione, magari anche di conversazione seria ma di conversazione, io ho bisogno di certezze, di scelte definitive … ti ricordi quando mi dicevi che non te la sentivi di fare scelte definitive … tu in effetti le scelte definitive le hai fatte eccome non ti piaceva l’idea di sentirti legato perché non sapevi ancora come sarebbe andata a finire ma in effetti la scelta definitiva l’hai fatta eccome, se non fosse così io mi sentirei continuamente minacciato dall’idea che possa finire tutto da un momento all’altro … se tu la scelta definitiva non l’avessi fatta io sarei rimasto innamorato di te lo stesso, ma per te sarei stato solo un amico, una persona che alla fine si può anche perdere senza traumi … Birillo! Che pensi?

– Niente, sto a sentire, adesso non ho idee, ho il cervello vuoto, non riesco a concentrarmi … in effetti è vero che la mia scelta l’ho fatta, adesso la mia libertà non la rivendico più, adesso stare con te mi pare ovvio, non è più una scelta, è una cosa naturale, vedi adesso mi posso girare verso di te e ti posso abbracciare, non è nemmeno una cosa che io devo desiderare, è una cosa facilissima ormai tutto questo è parte della mia vita, tu in qualche modo non sei un altro, sei l’altra parte di me, adesso non ci sono più nemmeno conflitti, se tu pensi una cosa diversa da quella che penso io l’idea di adeguarmi mi sembra naturale, non è un piegarmi a una volontà estranea, se una cosa la dici tu in effetti la sento anche mia e poi è così proprio con tutto, mi sono abituato a te in senso globale, anche fisico, è una forma di simbiosi stretta … che cosa strane, Cucciolo, la gente non ci crederebbe … Pensa che invece avremmo potuto stare soli, come tanti ragazzi che una fortuna come la nostra non l’hanno avuta … è tutta questione di fortuna, noi non abbiamo fatto niente, ci siamo capitati e basta … Cucciolo, mi posso stringere a te, sei così caldo … Che fai? Mi arruffi i capelli? Lo sai che mi piace … Cucciolo! Qui sarebbe proprio ora di dormire, se no dopo non ce la facciamo nemmeno da alzarci. Ma tu hai voglia di dormire?

– No, veramente no.

– E allora alziamoci e rimettiamoci a lavorare …

– Ok Cucciolo, ma se che è meglio, mannaggia quante chiacchiere abbiamo fatto, forse sarebbe stato meglio studiare!

– No, e come farei senza i tuoi discorsi a raffica … ma adesso forza alla macchina e mettiamoci a lavorare …

– Ma che ore sono?

– È presto, non sono nemmeno le quattro e mezza, se lavoriamo bene possiamo fare un capitolo intero, tu prepara i libri e io faccio un po’ di caffè … Lavorarono senza sosta per quasi due ore.

– Cucciolo, ma questo parte del libro è facile!

– Mai dire quattro se non li hai nel sacco!

– Sì, va be’, ma mi sembra una cosa diversa da quella di stamattina, qui si legge e si va avanti e poi è ripetitivo, Cucciolo! Forza, vai, continuiamo e cerchiamo di non mollare, forza, mi piacerebbe tanto chiacchierare un po’ … ma lo facciamo dopo cena, facciamo così, lavoriamo fino alle dieci, poi ceniamo e il tempo che resta è tutto nostro. Però fammi anche un sorrisetto, così, dai, Cucciolo, non facciamoci prendere dalle malinconie. Ripresero la lettura, che correva spedita più del previsto, andarono avanti a forza di volontà, ogni tanto Andy faceva scorrere tra le dita le pagine lette e con qualche segno di soddisfazione, piano piano la stanchezza si faceva sentire, dopo le nove erano praticamente distrutti ma non mollarono, Andy voleva arrivare alle dieci, come preventivato e la facilità complessiva della lettura lo spingeva in quella direzione. Alle dieci mancavano ancora sei pagine alla fine del capitolo, Andy fece scorrere le sei pagine fra le dita poi diede un colpo d’occhio a Marco che rispose con un’occhiata di intesa, proseguirono per le ultime sei pagine che si rivelarono meno semplici del previsto, chiusero definitivamente il libro solo alle dieci e mezza.

– Basta! Non ne posso più! Mi esce pure dalle orecchie! Cucciolo, abbiamo finito, almeno per oggi abbiamo finito! Guarda qua, tra mattina e sera abbiamo fatto quasi settanta pagine, se quelle di stamattina fossero state facili come queste ultime ne avremmo potute fare cento …

– Sì, va be’, ma intanto ne abbiamo fatte settanta e non me lo aspettavo proprio … Birillo, adesso mangiamo qualche cosa e poi ce ne andiamo a dormire perché tanto domani si ricomincia da capo! – Lo so, però quando hai lavorato dopo ti senti meglio, non ti vengono gli scrupoli di coscienza, senti che hai fatto il tuo dovere e che stai costruendo veramente qualche cosa, lo sai Cucciolo, io credo che piano piano studiare ti cambia un po’ il modo di pensare, intanto ti abitua a lavorare, a non perdere tempo e poi proprio tutte queste questioni giuridiche creano proprio una forma mentale particolare, abituano a una certa razionalità, a una logica, in fondo studiare così non mi dispiace, cioè studiare seriamente … Aspetta, un momento, mannaggia mi stavo dimenticando il forno ci mancherebbe solo di bruciare tutto, stai seduto … ecco qua, senti che profumo … e poi studiare fa venire pure fame … e mi sento gasatissimo, non lo so, ma mi sento felice, felice di stare qui, proprio felice di esistere. Mentre diceva così Andy sorrideva, era radioso, aveva il fare tipico dei suoi momenti migliori, era quasi un momento magico, strizzava gli occhi, faceva qualche smorfia con la faccia, gesticolava, Marco lo guadava come estasiato, era il suo Andy, ed era un Andy felice, felice di stare lì con lui, di studiare, di sperare in un futuro. Marco era felice, si avvicinò a Andy e lo abbracciò.

– Andy! La vita può essere meravigliosa solo se ci sei tu! Andy! Non ho parole per dirti che adesso sono felice … Andy! Ma a noi che ci manca?

– Non ci manca proprio niente, io non riseco nemmeno a immaginare di poter sognare qualche altra cosa … e adesso abbiamo per noi tutta la serata … in realtà ce ne è rimasto poco, ma lo sai che prima al tempo non davo alcuna importanza ma adesso con al cosa dello studio lo sento eccome il passare del tempo … Marco! Che pensi Cucciolo?

– Mi sento solo bene, non mi manca niente … e poi ci sei tu …

– Dai mangia anche un pezzetto di formaggio e poi c’è l’insalata.

– No, l’insalata non mi va …

– Ma è buona … – Lo so … mangiala tu …

– Ma tu non la mangi per lasciarla a me?

– A te piace tanto! Tu sei un po’ un coniglietto …

– E tu sei un topolino che si mangia il formaggio … però, mannaggia, non ti mangi l’insalata per lasciarla a me!

– Che c’è di strano? Quando non avevamo quattrini tante volte ho avuto l’impressione che papà e mamma mangiassero meno per lasciare a me le cose più buone, per la verità sul momento non me ne accorgevo nemmeno, poi quando sono stato un po’ più grande l’ho capito …

– Cucciolo, ma tu pensi che papà e mamma siano veramente contenti di noi?

– Sì, penso di sì …

– Ma proprio di avere due figli come noi, cioè, voglio dire, per loro non sarebbe stato meglio magari avere veramente un nipotino? Sai, con gli anni potrebbero avere il piacere di fare veramente i nonni …

– Be’ questo non lo so, ma tanto ragionare per ipotesi non serve a niente, anche se volessero veramente un nipotino da me non lo potrebbero avere, se mai la colpa è mia …

– Ma dai, non dire stupidaggini …

– Però credo che di avere due figli come noi siano contenti, dopo tutto penso che si sentano coinvolti, specialmente da te …

– Perché specialmente da me?

– Dai lo sai benissimo, hai fatto di tutto per conquistarteli e ci sei riuscito benissimo … e poi io penso che dato che ci sei tu accettano di più anche me, loro pensavano chissà che cosa, non si aspettavano che io portassi a casa uno come Andy, siccome ti vogliono bene tutta la situazione sembra meno strana …

– Ma perché strana? Lo vedi che tu pure hai le tue fisse …

– Io dicevo per dire, così, in termini oggettivi, be’, insomma in qualche modo è strano il nostro modo di vivere …

– Marco! Non dire stronzate! Se no mi fai arrabbiare …

– Scusa, Birillo, io dico sempre così, come se la cosa la vedessi da fuori … No eh, non ti piace nemmeno così … va be’, ho capito, non è strano per niente … Birillo, per me non è strana e nemmeno per te, forse nemmeno per papà e mamma, adesso, almeno, ma per gli altri è strana forte …

– Ma a noi degli altri che ce ne frega? Gli altri pensano ai cavoli loro … E poi, Cucciolo, a me interessa di papà e mamma perché ci vogliono bene, di tutto il resto non ce ne deve fregare nulla … domani vengono a pranzo qui … ma non è che ci vengono per forza?

– Birillo, senti, tu hai la mania di complicare tutto, ci vengono perché ci vogliono venire, perché ci vogliono bene, ma come ti viene in mente che ci possano venire per forza?

– Hai ragione è una cosa stupida … lo vedi che è utile parlare, uno smussa gli angoli e lascia cadere un po’ di cose stupide … Cucciolo, però adesso andiamocene a letto, mi viene da sbadigliare e sono stanco morto, se attacco a chiacchierare a ruota libera poi dico stupidaggini … però aspetta, aspetta, non voglio andare a letto adesso, siediti un po’ sul divano …

– Ma Birillo, è tardissimo.

– Lo so, ma non fare storie, non mi piace quando mi contraddici, in fondo che ti costa? … Dai su, non ti fare pregare, così tu ti siedi lì e io mi stendo e poggio la testa sulle tue gambe … che pensi Cucciolo?

– Se te lo dico ti arrabbi …

– No, dai, dimmelo!

– Penso che è tardi e che …

– Lo vedi come sei stronzo, ma certe volte sei proprio cattivo … non devi fare così, io con te non faccio così …

– Pure questo è vero … però, Birillo, sei … no, va’, lasciamo perdere …

– Che cosa? Adesso me lo devi dire … mannaggia, brutto deficiente! –

No, dai, lasciamo perdere …

– Ma lo vedi come sei stronzo, quando fai così ti picchierei …

– Accomodati!

– Dai non mi sfottere … ma a che cosa stavi pensando?

– Al fatto che sei sempre tu che vuoi essere coccolato …

– Lo vedi che sei proprio stronzo, certe volte mi fai proprio male, ma perché mi tratti così?

– Perché ti voglio provocare, tu hai detto che mi picchieresti ma non lo faresti mai …

– Se lo facessi ti farei male e non ti voglio fare male …

– Ma non mi devi picchiare forte, puoi pure fare piano …

– Ma quello non sarebbe picchiarsi, sarebbe giocare … ma tu che cosa mi vuoi dire? … Mh … forse comincio a capire …

– No, Birillo, ti voglio solo dire che è tardi e che domani …

– Lo vedi, quando fai così ti ammazzerei, ti comporti con cattiveria e non mi piace affatto … ma io quasi quasi ti picchio veramente, tanto me lo hai chiesto tu … o no?

– E su, Birillo, picchiami ma in fretta che poi dobbiamo andare a dormire …

– Ancora con queste battute del cavolo! Tanto se voglio ti crocchio come mi pare … Che fai? Cucciolo, stai buono! Per favore stai calmo, ma che ti prende? Ma tu guarda questo … fa sempre il baccalà e si fa pregare e poi si sveglia all’improvviso … su, Cucciolo, basta, sono stanco morto e non mi va …

– Come sarebbe a dire non mi va? Fai sempre tante storie e poi quando succede non ti va! A me invece mi va … hai capito, Birillo?

– Buono, ma che fai? Mi fai male! Ma che sei impazzito? È notte fonda, qui i vicini ci cacciano da casa … aspetta, aspetta … mannaggia mi ti devo fare stare fermo con la forza …

– Tanto non ci riesci!

– Cucciolo, se vuoi fare l’amore dimmelo, basta dirlo, non c’è bisogno di fare tuta questa commedia …

– Andy! E dai, cerchiamo di vivacizzare un po’ le cose, lo vedi che stai ridacchiando pure tu!

– Buono, buono! Basta!

– Macché basta! Qui il mio Andy lo voglio sentire forte, lo voglio sentire vivo, voglio sentire che mi resiste, voglio sentire che ha i muscoli … Birillo, aspetta, cerca di fare più piano, io dicevo per dire … ma che fai? Mannaggia, ti sei risvegliato tutto all’improvviso … buono, stai buono,

– Baciami, stupido… ma te lo devo dire io? Cucciolo, allora i muscoli ce li hai anche tu, allora la forza ce l’hai anche tu, senti qua, ma tanto lo sai che se voglio ti metto sotto …

– Lo so, Birillo, lo so… ma mh! Mi pare che sono meno pappamolla di prima … se ce la metto tutta alla fine ti tengo testa benissimo …

– Pausa, Cucciolo, tregua!

– Che c’è Birillo?

– C’è che questa lotta non ha molto di sessuale è solo fare la lotta … è gradevole però non è come succedeva prima … Buono, dicevo per dire … che fai? Non c’è bisogno di prendere le cose troppo alla lettera, non c’è bisogno di prendersi le cose con la forza, tanto lo sai che sono tue … adesso c’è un po’ più di fuoco … però quando sudi puzzi un po’ … a me piace ma a qualcuno non piacerebbe, Cucciolo, lo sai che ti si è appiccicata addosso tutta la maglietta, sei sudatissimo …

– Pure tu … e puzzi pure tu!

– Allora ci facciamo una bella doccia fuori programma … Almeno ti poso abbracciare un po’ con calma nell’acqua calda, adesso mi piacciono di più le cose tranquille e poi mi devi coccolare e se non lo fai sei uno stronzo! Ma tanto tu lo fai eccome … Cucciolo quanto tempo è che non facciamo sesso? Mi sembra una vita!

– Saranno al massimo tre o quattro giorni …

– Ma lo sai che sborrare fa anche bene alla salute, se uno all’età nostra lo fa spesso quando diventa grande prende meno malattie, l’ho letto su un giornale … sì, è vero, non fare quella faccia …

– Lo so, l’ho letto anch’io, ma è una bella terapia … una pippa al giorno leva il medico di torno … Dai, Birillo, andiamo a fare la doccia se no qui prendiamo freddo, siamo tutti bagnati.

– L’acqua mettila piuttosto calda e piano piano, no, così è troppo calda, piano se no ci bruciamo il pisello, dai adesso sediamoci sul fondo e io mi appoggio a te …

– Andy!

– Che c’è?

– Ti voglio bene!

– Lo so, Cucciolo, lo vedo … – Non è nemmeno una cosa sessuale, adesso stare così mi sembra la cosa più ovvia del mondo, adesso stai appoggiato a me e sei veramente rilassato, abbandonato, si vede che stai bene e una cosa del genere mi fa andare in estasi … Birillo! Che bello quando mi guardi così! Birillo! È un sorriso dolcissimo!

– Cucciolo è bello condividere la propria intimità, Cucciolo, noi siamo una coppia felice! Io adesso sto bene … mi addormenterei così, mi sentirei felice di stare sempre così, non mi manca nulla, le mie malinconie me le porto dentro ma restano nascoste dentro, non mi fanno male perché ci sei tu, Cucciolo, alla fine il sesso è una cosa importantissima perché ti apre le porte dell’affettività vera, io adesso mi sento completamente tuo e sento che tu sei completamente mio, ma proprio tutto, anche l’anima … Cucciolo, restiamo così e non diciamo niente, poi tra dieci minuti fai tutto tu, mi lavi, mi asciughi e mi porti a letto …

– Ok Birillo, ma adesso non pensare a niente, cerca di goderteli questi momenti perché sono bellissimi!

– Così, a stare zitti zitti, mi viene ancora da parlare … ma adesso sto zitto … Cucciolo … grazie …

– Andy!!!

Rimasero in silenzio, con l’acqua che scorreva sui loro corpi lentamente, ogni tanto si stringevano le mani e Andy si stringeva di più a Marco, era come se il tempo si fosse fermato, non avevano paura di nulla, avevano la mente sgombra e leggera la comunicazione era intensissima, fatta di contatti leggeri e del calore del respiro, dopo dieci minuti Marco prese lo shampoo e lo versò sulla testa di Andy che rimase seduto, Marco si trattenne qualche secondo in più a frizionare leggermente i capelli di Andy, poi gli disse:

– Tirati su che ci sciacquiamo. Andy si alzò senza aprire gli occhi, Marco intensificò il getto e in un attimo non avevano addosso più schiuma, poi Marco aprì il meno possibile il box della doccia, uscì, prese l’asciugamano grande, rientrò nel box e lo avvolse intorno ad Andy che si limitò ad alzare le braccia. Entrambi non erano sessualmente eccitati. Marco asciugò bene i capelli di Andy poi lo frizionò leggermente e gli versò addosso un po’ di talco, quindi si asciugò con un asciugamano piccolo. Andy uscì dal box avvolto nel lenzuolo da bagno e rimase fermo, Marco si infilò slip e jeans, lo prese in braccio e lo portò a letto, poi andò a riprendere i vestiti di Andy, che però volle rimanere a letto completamente nudo, Marco fece altrettanto. Avevano entrambi la pelle fresca, quasi fredda, Andy aveva qualche piccolo brivido di freddo, Marco lo abbracciò.

– Come va, Birillo?

– Benissimo, Cucciolo, benissimo! Lo sai che si sta bene anche senza sesso, è un’altra cosa ma non è meno tenera… domani ci rifacciamo ma stasera è stata bellissima lo stesso … Cucciolo …

– Che c’è?

– Che pensi?

– Penso a quello che hai detto prima, che il sesso ti apre le porte dell’affettività vera … è proprio vero.

– Pensa un po’ come deve essere fare sesso senza amore, magari sapendo che tu stai con uno che sta pensando ad altro, magari con uno che ti piace solo fisicamente ma che non ti piace come persona … Cucciolo, ma ci pensi come sarebbe brutto … ma come fa certa gente a fare sesso se non è innamorata … io su di te ci avevo puntato tutto … almeno credo, comunque poi me lo hai insegnato tu che cosa significa  amare … e io l’ho imparato … almeno credo, prima di queste cose non ne capivo niente, ne avevo un vago sentore … e poi sei arrivato tu … Accarezzami i capelli … sì, così, Cucciolo, mi piace tanto, mi piace addormentarmi sapendo, anzi sentendo, che tu sei vicino a me … così, Cucciolo, così … notte Cucciolo!

– Notte Birillo!

– Cucciolo …

– Che c’è?

– …

– Che c’è?

– Forse niente … però mi prende un po’ di malinconia …

– Cioè?

– Mah… mi sento un po’ svogliato, un po’ deluso, certe volte mi pare che anche fisicamente non sono più quello che ero prima … cioè mi pare che sto calando un po’, forse no, o forse sono solo stupidaggini … però mi sento sempre mezzo mezzo, forse io a essere felice non ce la farò mai … cioè a sentirmi totalmente bene, ma neanche, diciamo solo a sentirmi bene … certe volte invidio papà, lui la prende sempre bene e pure mamma, loro certe forme di depressione non le hanno mai provate … ma come fanno ad essere sempre così sereni?

– Birillo, ma non sono sereni … cioè non sono felici in modo totale, sono solo sereni, guarda che di guai ne hanno tanti ma è che con noi non ne parlano mai, però le loro malinconie le hanno eccome e anche le cose che non vanno sotto il profilo fisico …

– Allora recitano …

– No, non è questo, è che cercano di non pesare su di noi …

– Dici che io dovrei fare lo stesso?

– No, Birillo, ognuno è sé stesso … io certi comportamenti da papà me li aspetto ma da parte tua sarebbero strani … sono diversi i ruoli …

– Ma allora è una questione di ruoli …

– Be’, in un certo senso sì, ma non sono recite …

– E allora quando a papà vengono i momenti di depressione si tiene tutto dentro?

– No, come sta alla fine lo capisci, ma lui ci mette una nota positiva …

– Cucciolo …

– Che c’è?

– Ti sto scocciando?

– No, ma adesso te la faccio io una domanda … ma tu pensi che a me i momenti neri non siano mai capitati? – Mh! Questa è una domanda difficile … di momenti neri forse te ne sono capitati, anche brutti, di paura, di disperazione, ma di depressione no, non credo tu abbia mai avuto momenti di depressione nera … forse questo per noi è l’unico punto sul quale non siamo esattamente sulla stessa frequenza, su questo tu mi stai a sentire ma non mi puoi capire perché non ci passi direttamente … che pensi? … Dimmelo, non stare zitto!

– Penso che forse hai ragione … e mi dispiace che sia così …

– Ma ognuno ha il suo mondo e nessuno può arrivare in fondo all’anima di un altro …

– No, Birillo, questo non è vero … tu non sai quello che mi passa per la testa? Secondo me tu lo si benissimo …

– Ma tu lo sai quello che passa per la testa a me?

– Sì che lo so …

– E allora dimmelo!

– Secondo me stai pensando che a stare a letto con me si sta bene e che queste chiacchiere hanno un valore comunicativo enorme … stare bene è solo questo … sentirsi amati …

– Però abbracciami, Cucciolo… ecco, così … è bella questa intimità con un’altra persona … è proprio una cosa calda, l’avevo sognata tanto … Cucciolo, lo sia che esiste veramente? Io prima non ci credevo … c’è tanta gente che conta, che guadagna, che fa tante cose importanti … ma tu dici che persone che si vogliono bene ce ne sono veramente tante? … Cioè che si vogliono bene come noi … Lo sai Cucciolo che adesso dipendere economicamente da te non mi pesa più, mi sembra ovvio, non mi sento un mantenuto, adesso questa è proprio casa mia e i tuoi sono la famiglia mia, l’anno scorso una eventualità del genere mi sarebbe sembrata assurda e invece è successo tutto da sé … però un po’ di malinconia di fondo mi è rimasta … ma quando stiamo abbracciati mi passa … però mi restano addosso tante paure, non so se tutta questa voglia di costruire ce l’ho veramente, quando ci sei tu mi sembra di sì, ma poi non lo so, mi sembra che vado un po’ a rimorchio, c’è tanta gente che fa progetti, che si sogna il domani … a me un po’ il domani fa paura, sto bene così, adesso, poi magari il mondo professionale non mi piacerà affatto, allora ci sarà da lavorare ancora più di adesso e il tempo per essere coccolati non ci sarà più … mannaggia, questo non mi piace … ma perché bisogna lavorare, Cucciolo, io non voglio crescere, io la mia adolescenza la voglio vivere adesso … almeno un po’ … adesso mi sento anche emotivamente carico, con tanta esitazione ma emotivamente carico, lo sento proprio a livello fisico, vedi, non ce la faccio ad addormentarmi, magari poi domani non ce la faccio ad alzarmi, ma adesso non ho proprio voglia di andare a dormire, mi piace troppo perdere il tempo così, fare correre il cervello a ruota libera, farmi coccolare, c’è tanta gente che ha voglia di crescere, di avere indipendenza, soldi … io a tutte queste cose non ci penso proprio, io ho bisogno del mio Cucciolo e basta … Cucciolo, ti do fastidio?

– Andy!

– Lo sai che mi piace quando mi accarezzi così, è una cosa dolce, delicata, mi sento importante … quando c’è qualcuno che si prende cura di te ti senti bene … però, lo vedi, Cucciolo … sei sempre tu che ti prendi cura di me e mai il contrario … a me piace quando mi accarezzi, ma potrebbe piacere pure a te e io non ci penso, mi godo la parte mia e a te non ci penso … sono egoista?

– No … sei solo il mio Birillo … tu dici tante cose, io non le so dire così bene ma mi piace sentirle e mi sento importante quando le dici … io adesso ho uno scopo nella vita … fare sì che il mio Birillo sia felice … queste cose riempiono la vita e poi mi piace tanto sentirti parlare, sentirti divagare quando fai tutti i tuoi discorsi, in fondo sono anche i miei … – Cucciolo, lo sai che con tutta questa intimità non si pensa nemmeno più tanto al sesso, adesso non mi manca niente, adesso siamo una cosa sola veramente … però noi non possiamo aver figli … ma ti pare giusto? Cioè, quando ero piccolo i miei mi dicevano che quando due si vogliono bene Dio gli manda i figli perché i figli così possono crescere bene … Cucciolo, noi ci vogliamo bene … però figli niente … per una coppia etero che si ama deve essere una cosa bellissima pensare che da loro possono venire i figli … o no? Chi lo sa … Forse i figli hanno un altro senso … almeno quando sono nato io … a me non mi ha mandato certo Dio come premio perché mio padre e mia madre si volevano bene, per te è stato diverso ma per me no, io sono nato e basta … tu pensa … mio padre e mia madre avrebbero fatto di tutto per non mettermi al mondo e invece io ci sono lo stesso, noi invece magari un figlio lo vorremmo tanto e non lo possiamo avere… ma tu un figlio o vorresti?

– Mah! Tanto è impossibile …

– Sì, lo so, ma tu lo vorresti un figlio da me …

– Birillo, adesso stiamo farneticando …

– No, dai, non cambiare argomento, rispondi!

– Un figlio da te? … e tu saresti il papà o la mamma?

– Dai, non tergiversare, cerca di rispondere …

– Mah!

– Sei perplesso?

– Sì …

– E perché?

– Be’ realmente un figlio non so se lo vorrei, non mi sembra una cosa così ovvia, in un ceto senso penso che sia una fortuna non dovere decidere cose del genere, un bambino è bello quando nasce, quando è piccolo, quando le cose vanno tutte lisce, ma quando non è così … ma anche quando va tutto bene, poi non resta sempre bambino, poi cresce, poi si ammala, poi invecchia … Birillo, tutte queste cose le abbiamo dette altre volte … quello che penso lo sai …

– Sì, lo so, però a me avere un figlio da te mi piacerebbe tantissimo … che nome gli metteresti?

– Mah! Proprio non lo so …

– Io sono tradizionalista, Rocco non mi piace proprio ma lo chiamerei così, come il nonno … e ci pensi come resterebbe papà se rimanessi incinto … , secondo me sarebbe contentissimo …

– Be’, insomma …

– Lo so che non succede però sarebbe bello …

– Lo vedi che vuoi fare la mamma!

– No, non lo so, ve be’, potresti rimanere incinto pure tu … però sarei contentissimo … Cucciolo … mi sto allargando troppo?

– E sì, mi sa di sì … – Però sarebbe bello … il Cucciolo col pancione … o starebbe meglio a me? … E poi se io resto incinto tu mi cacci di casa e magari pensi che ti ho messo le corna … magari con una ragazza … però se fosse successo sarebbe rimasta incinta lei … Cucciolo! Che pensi?

– Penso che è bello sentirti giocare così …

– Cucciolo …

– Sì …

– Ma tu la senti ancora una spinta erotica forte?

– Sì, è ovvio … cioè prima era una cosa fortissima perché doveva diventare una ipotesi reale ma adesso è una cosa reale …

– Sì, va be’, ma quando stai con me ti senti eccitato? … Dai, e poi quello che voglio dire lo sai benissimo … mh! Senti qua! Mi sa di sì, secondo me ti senti eccitato eccome … non è durissimo, come i primi tempi ma è bello grosso … sì, sì, sì, va ancora tutto bene … Cucciolo …

– Vuoi fare l’amore, Birillo?

 – Sì! Ah! Bello, Cucciolo, Bellissimo, così a pelle, nudo su nudo, almeno il fatto che sono giovane serve a qualche cosa, pensare che puoi essere felice di stare con me, che la mia sessualità ha in senso non solo per me mi sembra una cosa quasi incredibile … Cucciolo … Mh! Buono! Stai un po’ più tranquillo … aspetta, aspetta … fermo! Più calmo, più piano, tanto abbiamo tutta la notte … sì, sì, io non vaglio fare le cose una botta e via, mi piace il sesso lento, quello che dura nel tempo … mannaggia, pensa se tu avessi l’eiaculazione precoce … o se ce l’avessi io … tutto questo non si potrebbe fare … e invece si può fare e pensa se non ti tirasse o se non tirasse me … sarebbe un problema e invece ti tira eccome … lo sai che quando vedevo i siti porno su internet mi piaceva tantissimo vedere i ragazzi nudi, proprio solo nudi, non in attività sessuali costruite … un ragazzo è fatto per stare nudo, nudo è più bello, lo capisci meglio ne capisci meglio il carattere … se poi la puoi toccare … mh! Poi mi piacevano le foto di coppia, soprattutto quelle molto dolci, di coccole tenere, anche sessuali, ma senza aggressività, le cose intense, quelle partecipate, … c’erano dei nudi bellissimi, di una naturalità totale … il ragazzo com’è … che è una cosa bellissima, senza orpelli di nessun genere … Cucciolo ti posso guardare un po’, solo guardare come sei fatto … io lo so benissimo come sei fatto, ma mi piace proprio osservarti … no, non così, non ti mettere in posa, devi essere naturale, il sesso è una cosa semplice, spontanea … ecco così … lo sai Cucciolo, a me piacciono tanto le fotografie ma una foto erotica non te la farei mai e non me la farei mai fare, mi piace guardarle è vero, ma non quelle delle persone che amo, cioè mi sembrerebbe un po’ una dissacrazione, magari una foto di nudo sì, però dovrebbe essere un nudo senza eros, che ne so … un nudo al mare e mentre giochiamo … però il sesso mi sembra una cosa troppo privata … ma quanto sei bello, che belle gambe hai … quando stanno nei jeans non sembrano così belle, sono robuste ma non grasse, sono muscolose ma non troppo … e poi hai un bel volto, si armonizza bene col pisello, ci sono quelli che sono tutto cazzo o tutto bel faccino e niente cazzo … tu sei bello e basta … Cucciolo! Che fai? Aspetta! – Dai su, adesso ti voglio guardare un po’ io … così! Altro che fotomodello! … un Birillo tutto mio … proprio mio tutto! Mi sembra così incredibile … che fai? … Mh! … E baci bene! Accidenti! Sembri una puttana di classe! – E tu che ne sai? E poi a me certi paragoni non piacciono! Adesso mi giro e mi metto a dormire! – Scusa, Birillo! Scusa, scusa! Ho detto una stronzata! – Niente linguaggio triviale! Cucciolo noi stiamo facendo l’amore … hai capito Cucciolo? Qui non ci sono puttane … e poi quelli sono modelli di maschilismo vergognoso … se te ne esci di nuovo con cose del genere, parola mia, mi giro dall’altra parte e mi metto a dormire! Dai, su, adesso non fare quella faccia da cane bastonato, dai, su che mi devi coccolare, se no mi raffreddo …

– Te la sei presa, Birillo?

– No! Però … mh! Che fai?

– Be’ lo vedi …

– Sì, però dopo pure io!

– Certo, non ti preoccupare!

– Però è bello veramente! Mizzica, me lo ero quasi dimenticato! … Cucciolo, un attimo, fermo … per favore …

– C’è qualche cosa che non va?

– No, ma mi sento un po’ distratto … scusa se te lo dico ma mi sembri un po’ meccanico in quello che fai … non è male, anzi! Ma adesso non mi sento molto addentro in queste cose …

– Birillo … ho fatto qualche cosa che non va? …

– No, dai, non fare così, è solo che mi viene da pensare ad altro …

– E cioè? A che cosa? – Mi viene da pensare all’università, alla cosiddetta vita adulta … niente più cucciolerie …

– Ma tanto non mi pare che poi ti piacciano troppo …

– Non è vero, ma adesso sto pensando ad altro … tu dici che ci arriviamo veramente alla fine?

– Penso proprio di sì … ma perché non ci dovremmo arrivare? …

– Perché io non sono mai arrivato da nessuna parte …

– Ma se è per questo nemmeno io … però perché le cose non dovrebbero cambiare? … Ci sono tutte le migliori aspettative …

– Mh! … Le tue sì, quelle di papà e mamma …

– Perché le tue no? – Cucciolo, ma io l’università, la laurea, fare l’avvocato non lo considero un obiettivo della vita, si deve fare e basta, non è una mia scelta è una necessità, in qualche modo bisogna pure mangiare e noi in pratica lo possiamo fare così … in pratica solo così … però nel senso vero della parola non me ne importa nulla … io potrei fare qualsiasi cosa o anche nulla, in fondo non è una cosa mia … Cucciolo certe volte mi sento un po’ come se fossi una macchina nelle mani del destino, tanto tutto funziona come deve funzionare, io non ci posso fare niente, mi sento passivo, completamente passivo …

– Pure con me?

– Ma che c’entra? Io dico del lavoro, Cucciolo, noi facciamo facciamo … e poi tanto è tutto casuale! … E poi io adesso non riuscirei più a stare solo, prima ero più forte e ce la facevo … forse più disperato, però ce la facevo, adesso sto meglio ma ho anche tanta paura che tutto questo non duri, forse sono paure teoriche ma io le sento, non so nemmeno di che cosa ho paura … di qualche cosa che potrebbe venire a rovinare tutto … quando meno te lo aspetti … Cucciolo, io non ce l’ho una sicurezza … cioè nel futuro non ci credo, sto cercando di prendermi tutto e subito, ma al futuro non ci credo … tu dici che sono paure stupide ma io non mi sento sereno, è come se ci fosse qualche cosa che ci minaccia, qualche cosa che non so che cosa sia … però mi sento come se ci fosse una minaccia, poi tante volte mi metto a fare dei giochi mentali, penso di riuscire a prevedere il futuro e lo prevedo nero … poi penso che il futuro io lo posso condizionare col pensiero, e allora mi viene l’idea che io il futuro lo posso rovinare pensandoci troppo … Cucciolo, non sono cose stup… mh! Il bacio è stato bello ma non è che mi vuoi zittire?

– Sì! Ti voglio zittire … perché quando parti non ti fermi più … Andy! Una sponda ti ci vuole, se no il cervello lo fai girare troppo …

– Cucciolo, ma ti sei arrabbiato che prima non ti sono venuto appresso a fare l’amore … scusami, mannaggia certe volte sono proprio stupido …

– L’ho detto io che parli troppo! Birillo … ma lo sai che ore abbiamo fatto?

– No. – Sono quasi le quattro e domani cascheremo dal sonno … su, non fare quella faccetta pentita … piacerebbe tantissimo anche a me se si potesse dedicare tutto il nostro tempo solo a stare bene insieme … però, Birillo … , insomma, ci sono tante cose da fare e in un modo o nell’altro bisogna farle e domani ambiamo pure papà e mamma a pranzo e dobbiamo studiare … adesso una cosa fammela dire e poi mettiamoci a dormire …

– Ci sei rimesto male che mi sono distratto?…

– No, Birillo, ti volevo dire un’altra cosa … secondo me quando avremo finito con l’università farà piacere anche a te, adesso c’è la fatica ed è ovvio che la fatica non ti piaccia, ma poi ci sarà il risultato … ma te lo ricordi come stavi quando abbiamo fatto gli altri esami? … secondo me eri contento eccome … a te piace tanto palare, ma secondo me tu al fatto che arriveremo a destinazione presto e bene ci credi eccome! Birillo, tu in fondo quando c’è da studiare studi, non perdi tempo … magari poi non dormiamo per parlare, ma quando c’è da studiare si studia e basta!… O no?

– Sì … almeno un po’ è vero … Notte Cucciolo, adesso dormiamo e basta … Cucciolo, senti, adesso forse mi andrebbe di fare l’amore …

– No, Birillo, adesso dormiamo …

– Lo vedi che mi vuoi punire …

– Birillo, per favore, ti prego …

– Ho capito, ho capito … però domani sera si fa …

– Promesso!

– … È un po’ la promessa del marinaio …

– Zitto, Birillo! Adesso dormiamo, se no domani non stiamo in piedi e non ci possiamo permettere cose del genere … Notte Birillo!

– Notte Cucciolo! … Senti io … no, niente! Notte Cucciolo!

– … – Che fai non rispondi?

– Notte Birillo e dormi sereno perché noi non siamo soli … e lo sai … ma adesso dormi!

– Notte!

QUESTI LEONI – Romanzo gay 1986

Vi comunico che, in data 5 Febbraio 2016, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “Questi Leoni” Romanzo Gay, scritto nel 1986.

Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).

Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.

Il romanzo racconta la vera storia d’amore e di amicizia di due ragazzi.

Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Buona lettura.

Project