GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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UN GAY RIDIMENSIONATO

Ciao Project,
leggere i tuoi siti mi ha molto aiutato quando vedevo l’omosessualità come un problema o meglio come il mio problema per eccellenza. Leggendo il forum mi sono sentito meno solo e la cosa mi ha fatto stare meglio ma, forse per l’educazione che ho rivenuto in famiglia, continuavo a pensare alla omosessualità come ad un problema, comunque ho vissuto la mia vita e a 27 anni ho avuto la fortuna di trovare un compagno. Niente colpi di fulmine, semplicemente ci siamo accorti entrambi che dall’altra parte c’era un’attenzione speciale, nemmeno dichiarata ma reale. Abbiamo cominciato a frequentarci solo come amici, poi la cosa è cresciuta da sé, ci rendevamo conto che un punto di limite tra noi realmente non c’era. Poi una sera in cui girava male ad entrambi e avevamo bisogno di non essere soli, ci siamo abbracciati in un modo speciale e non c’è stato più bisogno di dire nulla. Nonostante tutto, all’esterno, siamo rimasti solo due amici che si frequentano ma hanno ciascuno la sua vita. Viviamo ancora entrambi a casa dei nostri genitori, che non sospettano di nulla. Fin qui potrebbe essere la storia di una qualunque coppia gay del sud un po’ spaventata dalle reazioni della gente. Io mi lamentavo spesso della mia e anzi della nostra situazione e mi sentivo il più disgraziato degli uomini ma non avevo capito proprio nulla.Poco dopo che ci siamo messi insieme, il mio compagno ha cominciato a stare male, i medici prendevano le cose alla leggera ma io vedevo che le cose non andavano bene, insomma l’ho portato a Roma all’ospedale dei tumori e lì, purtroppo, ma dovrei dire per fortuna, sono arrivati alla vera diagnosi. Il mio compagno aveva un tumore. Quando glielo hanno detto gli è crollato il mondo addosso, e a me è successo qualcosa di simile, anche se non ero coinvolto in prima persona. Ti dico subito che le cose sono andate bene, adesso è tecnicamente guarito e deve fare solo dei controlli periodici, ma l’oncologo dice che il rischio di recidiva è oggettivamente minimo. Per uscire dal tunnel ci sono voluti sei anni, adesso ne ho 34 e lui 32, Project, questa esperienza ci ha proprio trasformato la vita. Quello che ho visto accompagnando il mio amico in ospedale mi ha ridimensionato. Adesso mi vergognerei a pensare che essere gay è un problema. I problemi sono altri e la cosa veramente terribile è doverli affrontare da soli, ma noi eravamo in due. La sua famiglia minimizzava e all’inizio mi dicevano che volevo mettere in testa al mio amico idee assurde e che lui stava benissimo, poi piano piano si sono resti conto. Non hanno mai capito perché io facessi per lui tutto quello che facevo, hanno sempre pensato che fosse solo per amicizia ma non era così. Non ho mai desiderato il bene e la vita del mio ragazzo come quando lo vedevo prostrato e depresso e cercavo di fare di tutto per tirarlo fuori dalla sua angoscia. Abbiamo vissuto insieme tutte le fasi, dal terrore vissuto con una fatalistica accettazione che era in realtà sono un tentativo di nascondere l’angoscia profonda per il futuro, alla prima luce di speranza, e poi, via via, tutta la strada verso l’uscita dal tunnel, sempre con l’idea di non andare troppo in là con la speranza e di non illudersi troppo. Avremmo voluto tante volte risposte incoraggianti dai medici ma erano sempre molto professionali e parlavano solo in termini di probabilità. Ricordo in particolare il medico che lo ha seguito in tutto il percorso, avrà avuto tra 55 e 60 anni, io penso che abbia capito che rapporto c’era tra noi, ci ha fatto sempre entrare insieme, e poi si fermava a spiegarci le cose nel dettaglio ma non sorrideva mai, era uno scienziato vero, ho visto il suo curriculum, quando gli mandavo una mail esprimendo dei dubbi, mi rispondeva in giornata. Solo le ultime volte l’ho visto in un modo diverso, dopo aver letto le analisi ci ha detto: “adesso possiamo stare relativamente tranquilli” poi ha visto che quel “relativamente” per me era stato come una pugnalata, ha accennato un sorriso e ha detto che la cautela in quelle cose ci vuole sempre ma che il mio amico per i protocolli medici era da considerare clinicamente guarito.

Abbiamo passato insieme sei anni della vita e li abbiamo passati insieme a combattere per la vita e adesso siamo veramente una coppia, restiamo per gli altri solo due amici perché non abbiamo denaro e lui è disoccupato mentre io ho un lavoro che ci permette a stento di starcene per conto nostro due o tre giorni al mese. Sembra poco ma per noi la vita vera è quella e quando lo abbraccio e lo stringo forte e sento che lui c’è, che è vivo e che mi sta abbracciando mi viene da piangere per la felicità. Project, per me, essere gay è stata la cosa più bella che potesse capitarmi.

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ANDY – ROMANZO GAY 15

Qui di seguito potete leggere il capitolo 15 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli già pubblicati sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Andy era sveglio, aveva dormito solo tre ore e non aveva potuto riprendere sonno, fuori era ancora tutto buio, non sapeva che fare, si sentiva carico, per niente assonnato, si girò a guardare Marco che dormiva, completamente abbandonato dalla sua parte del letto, Andy avrebbe voluto chiamarlo ma si trattenne, cominciò a pensare all’indomani, a Rocco e a Rosa, allo studio che bisognava portare avanti, poi si guardò intorno e ad un tratto si sentì spaesato, si chiese che cosa ci facesse in quel letto, era sì anche il suo letto ma la cosa a Andy sembrava strana: come aveva potuto abituarsi in così poco tempo ad una situazione così anomala e così strana? In fondo ad Andy ora la cosa sembrava illogica, quasi non sua, anche Marco gli sembrò estraneo, in fondo Marco dormiva della grossa mentre lui non dormiva affatto, forse questo era il segno che erano diversi, che tra loro non c’era poi tutta quella continuità e quella corrispondenza che Andy aveva sempre sottolineato a parole ma, così pensò in quei momenti, solo a parole. Andy tentò di fare qualche rumore per fare svegliare Marco ma senza che fosse all’apparenza un risveglio provocato volutamente, ma Marco non si mosse, la cosa lasciò Andy nella sua solitudine, avrebbe avuto bisogno di Marco in quei momenti ma Marco non lo capiva, Marco dormiva. Andy si alzò facendo la massima attenzione a non scuotere il letto e a non fare rumore, si vestì e se ne andò in cucina, la cucina gli sembrò più familiare ma era ancora buia e Andy non voleva accendere la luce, si sentì solo, disperatamente solo, gli venivano le lacrime agli occhi, i minuti passavano e l’ansia di Andy cresceva, uscì di casa tirando la porta con cura per non fare rumore e cominciò a girovagare per le strade, faceva freddo ma Andy non sembrava sentirlo, anche se batteva i denti, lentissimamente cominciò a fare giorno, la cosa non confortò Andy che continuò a girare per la città, quasi incoscientemente si avviò per la strada dove abitava suo padre, era mezzo congelato, non aveva portato con sé i soldi e non poté entrare in un caffè per scaldarsi e par fare colazione, vide una macchia di sole sbiadito e ci si infilò per riprendere un po’ di calore, la sensazione di sollievo fu immediata, poco prima delle sette Andy era sotto la casa di suo padre, si appoggiò al muro e si fermò ad aspettare, i minuti passavano e non accedeva nulla, dopo quasi mezz’ora il cancello del residence si aprì e Andy vide uscire la BMW del padre, non si avvicinò né tentò di fermarla, dopo qualche minuto uscirono altre macchine dallo steso cancello, ogni volta il cancello si richiudeva automaticamente, Andy osservava piuttosto assorto, non pensava, era invaso da una passività e da una insensibilità quasi totali, non pensava a suo padre né a sua madre, né a Marco o a Rocco e a Rosa, viveva quei momenti in modo quasi vegetale, intanto la luce era diventata più calda e Andy non provava più sensazioni di freddo ma continuava a rimanere sostanzialmente impassibile, si riscosse solo quando cominciò a colare dal balcone sopra di lui l’acqua che veniva giù dai vasi di fiori appena innaffiati. Pensò a Marco ma con distacco, come se fosse una questione tecnica, pensò che avrebbe dovuto avvisarlo, ma era molto lontano da casa e non voleva tornare dalle pari della piccionaia, cominciò a girovagare senza meta, la vita intorno a lui aveva ripreso i ritmi normali, le donne andavano a fare la spesa e tanta gente indaffarata camminava e quasi correva in su e in giù per le strade, rispetto a tutte queste cose Andy si sentiva un estraneo, ma in quei momenti si sentiva un estraneo anche rispetto a Marco e alla sua famiglia, arrivò al fiume, scese dal parapetto e cominciò a costeggiarlo passeggiando lungo le banchine proprio a pochissima distanza dall’acqua che scorreva melmosa e veloce sotto di lui, gli venne l’idea di scivolare in quell’acqua, Andy sapeva nuotare ma la corrente era forte e prima o poi lo avrebbe sopraffatto, Andy era sempre stato convinto che qualche cosa prima o poi lo avrebbe sopraffatto, se avesse solo perso l’equilibrio, o meglio se lo avesse voluto perdere in pochi minuti la sua storia si sarebbe chiusa, Marco lo avrebbe cercato, non lo avrebbe trovato e piano piano, inevitabilmente si sarebbe dimenticato di lui, i vivi si dimenticano sempre dei morti. Continuò a camminare, sotto i ponti c’era sporcizia ammassata e in molti punti l’acqua era più bassa, il suicidio non fu per Andy una ipotesi credibile, ci sarebbe voluto troppo coraggio e in fondo Andy si sentiva un vile, uno che non avrebbe mai fatto una scelta così radicale perché aveva paura del dolore fisico, certo non per altre ragioni, della sua vita non gli importava più nulla, non provava emozioni, si sentiva affettivamente freddo, solo, un atomo proiettato in un infinito interstellare, risalì al livello della strada e continuò a camminare, ma non verso casa, camminava meccanicamente contando i passi, poi cominciò a contare le macchine che passavano, poi neanche più quello, ormai era lontanissimo dalla piccionaia e continuava ad allontanarsi, continuava volutamente ad allontanarsi, salì oltre Monte Mario, in lontananza vedeva la campagna, cominciava ad essere stanco, trovò un largo spiazzo erboso, qualcosa di mezzo tra uno sterro e una piazzola curata, c’era qualche albero, qualche panchina, sembrava la brutta copia di un parco pubblico e non c’era nessuno, si distese per terra e la stanchezza finì per prevalere ma il sonno durò poco perché Andy fu risvegliato dagli insetti che cominciavano a camminargli dappertutto, si rialzò, si spolverò, pensò a Marco, questa volta pensò a Marco in modo più partecipativo, pensò che stesse a casa a disperarsi, lo avrebbe chiamato ma non aveva un soldo e non gli piaceva chiedere denaro ad estranei, si rimise in cammino verso casa, cominciava a rendersi conto di quello che aveva fatto, si affrettava fin quasi a correre pur di riguadagnare un po’ di tempo, la strada era tantissima e la stanchezza si faceva sentire ma Andy ormai voleva tornare a casa il più presto possibile.

Marco si era svegliato alle sette e un quarto, con la sveglia, non aveva trovato Andy vicino a sé  ma in un primo momento non aveva realizzato la portata del fatto, pensava che sarebbe rientrato in camera da un momento all’altro, poi si alzò e andò a cercarlo ma non lo trovò, non aveva nessun motivo per pensare che Andy se ne volesse andare via, ma verso le otto cominciò a preoccuparsi, Andy aveva lasciato a casa il telefonino, i soldi, i documenti, Marco non capiva dove potesse essere andato, alle otto e un quarto Marco cominciò a preoccuparsi seriamente e chiamò i genitori.

– Papà, scusa l’ora, ma ti devo dire una cosa importante, Andy se ne è andato!

– Cioè? Avete litigato?

– No! Non abbiamo affatto litigato, ieri sera siamo stati a parlare insieme per tantissimo tempo, fino quasi alle quattro di stamattina, ma abbiamo parlato normalmente, di cose gradevoli, … papà io non me lo aspettavo proprio, ma Andy se ne è andato…

– Ma si è portato via le sue cose?

– No! Ha lasciato tutto qui, pure i documenti, i soldi e il telefonino…

– Ma ieri sera ti sembrava turbato?

– No! Proprio per niente… è stato tanto cucciolo, come sa fare lui, io sono stato benissimo… papà, non ci sono motivi nostri, non ce ne sono proprio…

– Ma stamattina avete avuto qualche diverbio?

– Ma no, papà, io mi sono svegliato e Andy non c’era, non abbiamo parlato affatto, se ne è andato e basta, se ne è andato durante la notte, io non me ne sono nemmeno accorto…

– Senti Marco, adesso cerca di stare tranquillo, noi veniamo subito…

– Va bene, vi aspetto… però mi viene per la testa che possa fare qualche gesto inconsulto…

– Su, mo’ non diciamo cose grosse, stai tranquillo, veniamo subito.

Dopo nemmeno venti minuti Rocco e Rosa erano alla piccionaia, si fecero raccontare di nuovo tutta la vicenda, ma le cose non avevano un senso, Marco era terrorizzato, l’assenza di Andy gli procurava una terribile sensazione di vuoto, guardava l’orologio ogni minuto, poi cominciò a piangere lentamente, il senso della disperazione lo invase, Rosa era sconvolta, cercava di consolare il figlio ma piangeva anche lei, solo Rocco cercava di mantenere un atteggiamento razionale, ma il passare delle ore rendeva la situazione insostenibile, poi Marco si riprese.

– Papà… mannaggia, in che situazione mi sono andato a cacciare, se non lo avessi mai conosciuto sarebbe stato meglio…

– No, Marco, no! Queste cose non le dire, Andy può essere stato molto peggio di te, tu hai il dovere di volergli bene, adesso più di prima, perché Andy se non ha avuto un incidente è stato così a disagio da andarsene di casa e noi non lo abbiamo capito, Andy è un ragazzo come te e se gli vuoi bene veramente devi cercare di farlo stare bene, non ti deve venire nemmeno in mente che senza di lui saresti stato meglio… Marco a una persona o si vuole bene o non si vuole bene e Andy a te ha voluto bene veramente…

– Scusa papà, certe volte dico delle stupidaggini grosse… ma adesso che facciamo, io ho paura che faccia cose assurde, certe volte non riesco a capire quello che gli passa per la mente, ma se gli passano i cinque minuti negativi Andy non si controlla più ed è capace di fare qualsiasi cosa, pure la più assurda…

– Vuoi fare una denuncia di scomparsa alla polizia?

– Forse sarebbe meglio, ma poi  che cosa raccontiamo alla polizia?

– Diciamo come stanno veramente le cose… che vuoi fare? Andiamo alla polizia? Mi sa che è meglio…

– Andiamo va… mamma tu resta qui, se arriva Andy ci chiami…

– Sì, sì, andate, andate!

In pochi minuti arrivarono al commissariato di PS, dopo una breve fila furono chiamati per sporgere la denuncia.

– Che dovete fare?

– Una denuncia di sparizione…

– Di furto?

– No, di una persona che non si trova e non sappiamo che fine abbia fatto, è uscito di casa nella notte e non è tornato più a casa…

– Ah… aspettate, vi faccio parlare coll’ispettore Nesti… venite, venite, accomodatevi, prego…

L’ispettore poteva avere tra i 35 e 40 anni, aveva un aspetto tranquillo e un modo di fare molto informale, Marco notò che portava la fede.

– Buongiorno ispettore…

– Prego, accomodatevi… di che si tratta…

– Dovremmo fare una denuncia di sparizione di una persona, è uscito durante la notte o la mattina molto presto e non è rientrato a casa…

– Ma quando è successo?

– Stamattina…

– Ma non sono nemmeno le undici… perché pensate a una sparizione? Voi chi siete? Siete familiari?

– No, si tratta di un ragazzo di 23 anni, viveva da noi, cioè a casa di mio figlio, studiano insieme, e stanotte è sparito…

– Scusate… ricominciamo da capo, posso avere le vostre generalità…

– Ecco, questi sono i documenti… e questi sono i documenti del ragazzo che non si trova…

– Marco, Andrea stava da lei? Aveva la residenza a casa sua? No, stava solo da me ma non aveva la residenza da me.

– E dove aveva la residenza?

– A casa dei suoi genitori, all’indirizzo che sta sui documenti…

– E voi i genitori li avete avvisati?

– No, veramente no, Andrea non andava assolutamente d’accordo con i genitori ed era venuto a vivere da me proprio per questo…

– Sì, va bene, ma è sempre figlio loro e bisogna avvisarli…

– Sì ma è maggiorenne e con loro non voleva avere nulla a che fare e poi è figlio solo di sua madre il padre non c’entra affatto.

– La signora si è risposata?

– No… il figlio è nato prima che la madre si sposasse ma è figlio di un altro…

– Mh… ho capito… però per denunciare una sparizione mi sembra presto… scusate, adesso vi devo chiedere qualche altra cosa, a vostra conoscenza Andrea fa uso di stupefacenti?

– No, assolutamente no! Non ha mai nemmeno fumato.

– Lavora?

– No, studiamo insieme giurisprudenza.

– E come si mantiene?

– Sta da me, di denaro non ne ha bisogno e quello che serve ce lo da papà.

– Da quanto tempo vive a casa sua?

– Be’ ormai sono più di cinque mesi…

– Frequenta persone che voi non conoscete o persone che a voi non piacciano?

– No, non frequenta nessuno…

– Questo non può dirlo…

– No, non frequenta proprio nessuno.

– Ha mai avuto problemi mentali o qualche patologia importante?

– No, non credo proprio…

– Ma avete avuto qualche ragione di diverbio ieri sera?

– No, le giuro, nessun diverbio di nessun genere…

– Mah, la cosa è molto strana, penso che vi stiate preoccupando eccessivamente… comunque potrebbe anche non essere così, possiamo venire a casa vostra a fare un sopralluogo?

– Certo, quando volete.

– Però dobbiamo portare il cane per gli stupefacenti…

– Non c’è problema, potete venire anche subito.

Appena Andy ebbe finito di dire queste parole si rese conto che la cosa sarebbe stata problematica, alla piccionaia c’era un solo letto e per giunta matrimoniale, ma c’era anche un divano letto nella stanza piccola e avrebbero potuto dire che Andy dormiva lì.

Rocco tornò alla piccionaia con la sua macchina, mentre Marco arrivò con l’ispettore sulla macchina della polizia, all’ascensore incontrarono gente conosciuta del palazzo, Rocco aveva una faccia tesa e vederlo con uno della polizia in divisa e per di più col cane, faceva una strana impressione.

– Buongiorno Rocco…

– Buongiorno!

– Tutto bene?

L’ispettore intervenne.

– Tutto bene signora, sono un amico di famiglia, non devo arrestare nessuno.

E aggiunse un sorriso.

– Be’ allora fatevi sentire è un pezzo che non vi si vede più, i ragazzi li vediamo ma voi non vi deviamo più… salite, salite prima voi, che dovete fare più strada…

Nell’ascensore Rocco ringraziò.

– Grazie ispettore!

– La discrezione è il primo dovere di un poliziotto.

Rosa li fece accomodare, il cane girò per tutta la casa e come era ovvio non trovò nulla, L’ispettore chiese dove dormisse Andy, lo portarono nella stanza piccola ma risultava assolutamente evidente che in quella stanza non dormiva nessuno, il divano letto era chiuso il letto all’interno disfatto, e nei mobili non c’era nulla, poi l’ispettore chiese un indumento di Andy, Marco gli diede una sua camicia e il cane si fermò a cercare nella stanza grande dove stava il letto matrimoniale. L’ispettore chiese di poter parlare con Marco separatamente è scesero insieme nella macchina della polizia.

– Scusi se le faccio una domanda inopportuna… ma i suoi genitori sono a conoscenza del tipo di rapporti che c’è tra lei e l’altro ragazzo?

– Che intende ispettore?

– Andrea non vive nella stanza che voi mi avete indicato ma nella stanza grande, quella col letto matrimoniale, questo è evidente…

– Dice se i miei sanno che io e Andrea siamo una coppia gay?

– Sì, esattamente.

– Sì, lo sanno perfettamente e loro Andrea lo conoscono bene e gli vogliono bene.

– E ci sono altre persone che lo sanno?

– No, nessuno.

– Lei sa se Andrea frequentava strani giri del mondo gay?

– No, non li frequentava affatto…

– Ma secondo lei che ragione può avere avuto per andarsene via di notte senza avvisare? È sicuro che non avevate avuto nessun diverbio nei giorni scorsi?

– No, glielo giuro, proprio niente, anzi ieri sera siamo stati a parlare insieme fino quasi alle quattro e siamo stati benissimo, ci vogliamo bene veramente, lo so che è strano da credere ma è così…

– Non è strano da credere, quello che è strano è che se ci si vuole bene veramente non si decide di andarsene di casa senza dire niente a nessuno…

– Ma Andrea è anche un ragazzo un po’ strano…

– In che senso?

– Certe volte è un po’ depresso, ieri notte mi diceva che pensava che non sarebbe stato mai veramente felice, penso che abbia fatto una vita spaventosa, la famiglia non lo ha mai voluto e lui con i miei ha sempre avuto un rapporto come se fossero i suoi genitori veri, i miei poi lo adorano e in effetti non è possibile non volergli bene perché è uno come si deve, certe volte un po’ malinconico e un po’ depresso ma uno vero, uno serio, che quando ti vuole bene è capace di fare per te qualsiasi cosa, quello che temo è che possa avere avuto i cinque minuti di depressione brutta… ma in genere anche di queste cose… insomma se ne libera abbastanza bene…

– Ho capito, adesso torniamo a casa e trascriviamo tutti i dati… però io credo che Andrea tornerà… ma lei crede veramente che non ci possano essere pericoli esterni? Brutte compagnie, debiti, droga? Droga pare di no… ma non si sa mai…

– No, ispettore, tutte queste cose non c’entrano affatto… ma lei pensa che sia presto per una denuncia di sparizione?

– Sì, penso che sia prematuro, io sono in ufficio anche stasera fino alle venti, possiamo fare una cosa, se non è rientrato per le 19.00 mi potete chiamare e formalizziamo tutto, sempre se lo credete opportuno… se no avviamo tutto subito… però… insomma nella sostanza pericoli come rapimenti, droga, delinquenza e cose simili non ce ne sono… la cosa non mi sembra molto pericolosa per se stessa…

– Va bene ispettore, restiamo così, la chiamo senz’altro dopo le 19.00.

– Va bene, adesso torniamo su.

Tornarono nella stanza dove Rocco e Rosa li aspettavano con ansia.

– Allora signori, io ho tutte le informazioni necessarie, siamo d’accordo con vostro figlio che ci risentiremo dopo le 19.00, ma io ho buoni motivi per pensare che Andrea ritornerà… vedrete che ritornerà.

– Grazie, ispettore, grazie!

– Dovere! E state tranquilli, vedrete che si risolverà!

Era ormai quasi l’una, Rocco, Rosa e Marco erano seduti in salotto e cercavano di darsi coraggio a vicenda, ogni cinque minuti Rosa si affacciava al balcone e guardava la strada molti metri sotto di lei per cercare di scorgere la figura di Andy, ma non se ne vedeva traccia, Marco aveva gli occhi rossi, il silenzio era pesante e l’angoscia montava, non sapevano più che cosa fare e che cosa sperare, parlavano a frasi smozzicate, declinavano la loro fiducia nelle forze dell’ordine, la loro speranza nel buon senso di Andy e nel fatto che Andy a loro non avrebbe certo dato un brutto dispiacere, si dicevano che Andy avrebbe potuto magari avere un incidente ma deprecavano l’eventualità, erano terrorizzati dal passare dal tempo, Rocco raccontò a Rosa dell’ispettore Nesti e di quello che aveva fatto davanti all’ascensore, disse che era stato di una discrezione squisita, Marco raccontò per filo e per segno quanto era avvenuto nel dialogo nella macchina della polizia, con tutto questo riuscirono ad andare avanti qualche altro minuto, poco dopo le quattro Rosa tornò ad affacciarsi al balcone ed ebbe un sussulto.

– È Andy, sta venendo! Marco, Rocco! Eccolo! È lui! È Lui!

Respirava a larghi respiri, come per riprendersi dai momenti in cui si era sentita mancare il respiro. Marco corse al balcone.

– È Andy! Papà è lui!

Si abbracciarono strettissimi, Marco si precipitò giù con l’ascensore per abbracciare Andy appena entrato nel portone.

– Andy!

Lo strinse strettissimo.

– Mannaggia, me ne hai fatto prendere di spavento! Dai vieni su! Papà e mamma stanno in angoscia… Andy! Sorridi!

Andy fece un sorriso come per scusarsi.

– Marco io certe volte non mi regolo proprio, mannaggia, mi sa che questa volta l’ho fatta proprio grossa…

– Su, su, adesso a casa ma tu sei stanco morto… dai, dai… dopo si parla adesso ci si abbraccia!

Andy rimase senza parole, quando entrò in casa lo abbracciarono e lo baciarono come se fosse risuscitato, poi lo fecero sedere sul divano, Rosa preparò il caffè, poi Marco si ricordò dell’ispettore Nesti.

– Andy, adesso ti dobbiamo dire una cosa…

– Che cosa?

– Una cosa un po’ complicata… noi abbiamo denunciato la tua sparizione alla polizia…

– Oddio che casino ho combinato!

– Adesso dobbiamo andare subito alla polizia se no peggioriamo le cose, aspetta, vedo se c’è l’ispettore. Pronto, ispettore Nesti, sono quel ragazzo di stamattina, Andrea è tornato a casa!

– Benissimo! È una bellissima notizia, però dovete venire qui e dobbiamo mettere un po’ di cose a posto… vi aspetto.

– Veniamo subito?

– Sì, prima è meglio è!

– Grazie, ispettore, a fra poco.

Rocco li accompagnò al commissariato ma aspettò fuori, Andy e Marco salirono dall’ispettore che li fece accomodare in un salottino separato, dove non c’era nessuno.

– Ispettore, questo è Andrea, è tornato!

– Accomodatevi, ho bisogno di fare quattro chiacchiere con voi e soprattutto con lei, Andrea, ma prima di tutto mi spiega perché se ne è andato di casa di notte senza avvisare nessuno? Lei deve stare attento a quello che fa, non può mettere il mondo a soqquadro e fare come se non fosse successo niente, adesso tutto è finito bene ma la polizia deve pensare alle cose serie, questo è procurato allarme e a parte la polizia lei ha fatto stare in angoscia il suo amico e i suoi genitori e questo non è giusto e adesso mi deve spiegare perché lo ha fatto.

– Ispettore io ho fatto un casino infernale ma non me ne sono nemmeno reso conto, stamattina mi sembrava… non lo so, non so che dire…

– Ma che è andato a fare? Dove è andato?

– Sono andato in giro per la città, a piedi, non ho incontrato nessuno, io non conosco nessuno, le giuro io non pensavo che sarebbe successo tutto questo casino.

Andy aveva gli occhi rossi, l’ispettore se ne accorse.

– Le va bene perché la denuncia sta ancora sul mio tavolo ma lei pensi che per la sua bravata avremmo potuto mettere in allarme una marea di gente che dovrebbe pensare a cose più serie che andare cercando persone che hanno i cinque minuti di malinconia e a quello che fanno agli altri con i loro comportamenti non ci pensano proprio.

Marco intervenne a difesa di Andy.

– Ispettore forse siamo stati noi troppo frettolosi a rivolgerci alla polizia…

– No, voi avete fatto quello che andava fatto, è lui che ha fatto quello che non andava fatto… comunque adesso è finita… e mi permetta ancora una cosa… ma perché se ne è andato? Stava male col suo amico?

– No, anzi! … Marco, che faccio, glielo dico?

– Andy, lo sa già, lo ha capito da solo!

– Guardi ispettore, se non fossero stati Marco e la sua famiglia io non so che fine avrei fatto, noi ci stiamo costruendo un futuro e per noi non è facile…

– Mi permetta una cosa… lei deve capire che questo signore e i suoi genitori le vogliono bene veramente e lei non si deve permettere di metterli in crisi in nessun modo… adesso deve scusarmi perché sono andato un po’ oltre la mia funzione… lo prendete un caffè?

– No, grazie, mi sento eccitatissimo!

– Allora un succo di frutta…

L’ispettore ordinò tre succhi di frutta, nell’attesa continuarono a parlare ma con qualche difficoltà, Andy si sentiva uno stupido e stava zitto in disparte, ma l’ispettore cercò di coinvolgerlo.

– Andrea, su, non stia sempre zitto.

– Veramente non so che dire, lo so che ho combinato un casino!

– No! Non è un casino tanto grosso, anzi non è per niente un casino… certo ci poteva diventare ma non è successo… ma adesso deve pensare ad altro, Marco mi ha detto che state studiando giurisprudenza, a che punto siete?

– Andy si lasciò coinvolgere nella conversazione, l’ispettore lo lasciava parlare e lo ascoltava attentamente, poi Andy, dopo avere notato che l’ispettore portava la fede, si azzardò a fargli una domanda.

– Lei è sposato, ispettore?

– Sì, da più di dieci anni e ho due bambini di sei e quattro anni.

– Perché ho notato che nei nostri riguardi ha avuto molta discrezione.

– Io ho degli amici gay che sono persone che stimo e che amo… e penso che voi siete già molto fortunati perché siete in due, quelli che stanno veramente male sono quelli che restano soli, è vero che possono avere lo stesso tanti amici anche etero ma non è esattamente la stessa cosa e poi il fatto che i genitori di Marco lo sappiano e lo accettino è veramente una cosa eccezionale… comunque adesso prendetevi il succo di frutta e poi andatevene a casa, ecco, questo è il mio numero dell’ufficio, quello di casa ve lo scrivo qui sotto, per qualsiasi cosa… ma speriamo che non ce ne sia mai bisogno e se passate di qua fate un salto su, se ci sono ci possiamo prendere un caffè… e a lei, Andrea… mi raccomando… non me lo metta in crisi Marco… perché non se lo merita…

– Ho capito, ho capito… Mi dispiace di avere provocato tutto questo casotto però a qualche cosa è servito.

– Allora, ispettore, ancora grazie…

– Di nulla, è stato un piacere… arrivederci…

Quando tornarono da Rocco che li aspettava di sotto Andy e Marco erano radiosi, ma Rocco era preoccupato.

– Che è successo? Ci sono stati problemi?

– No, papà, nessun problema, è solo che l’ispettore mi ha tirato le orecchie e me le ha tirate forte, mi ha detto in sostanza che sono un cretino…

– Non è vero, Andy, non ti ha detto niente di simile…

– No, però mi ha detto che vi ho fatto prendere uno spavento inutile e che poco ci è mancato che non ho messo in subbuglio polizia e carabinieri…

– Andy, facciamo una cosa, mo’ andiamo a prendere Rosa e ve ne venite a casa nostra e ceniamo insieme… eh?

– Mi pare il meno che si possa fare per cercare di metterci una pezza…

– Ma poi perché stanotte te ne sei andato?

– Che ti devo dire, papà, mi sono sentito solo, Marco dormiva, io non ci riuscivo, mi sentivo agitato…

– Ma abbiamo fatto qualche cosa che ti ha dato fastidio? Non so, c’è stato qualche modo di fare di Marco che non ti è piaciuto?

– No, papà, voi non c’entrate niente, più di quello che fate non potreste fare e Marco resta a parlare con me fino a notte alta praticamente tutti i giorni, che mi volete bene lo so, ma forse dentro di me non ci potete entrare nemmeno così, certe volte mi sento solo lo stesso…

– Andy, noi ti vogliamo bene, oggi ci hai fatto prendere un accidente a tutti e tre e ce l’hai fatto pigliare proprio brutto, Rosa s’era messa a piangere come una bambina, a Marco pure ogni tanto gli scappava una lacrimuccia e non sapeva dove sbattere la testa, io dovevo cercare di tenerli tranquilli ma un accidente l’hai fatto prendere pure a me… ma adesso cambiamo discorso, mo’ siamo arrivati… io vi aspetto qua e voi andate su, prendete mamma e scendete subito e ce ne andiamo a casa nostra, su, svelti.

Rosa era stata avvisata via cellulare ed era già pronta, scesero in un minuto, erano ormai quasi le sei, in macchina Andy era silenzioso, Rocco cercò di farlo parlare ma senza successo.

– Andy, mo’ ti fai una bella mangiata, noi avevamo già preparato tutto… sarai stanco, no?

Andy non rispondeva.

– Mo’ statti un po’ tranquillo che una giornata agitata l’hai avuta anche tu e forse pure peggio della nostra, a casa vi potete mettere comodi, Andy se vuoi ti puoi fare una bella doccia e così ci rilassiamo un po’ tutti quanti.

Andy continuava a stare zitto, dentro di sé stava rimuginando, si sentiva un po’ stupido, un po’ fuori posto, in sostanza un po’ spaesato, come nei primi periodi in cui aveva incontrato Rocco e Rosa, rimaneva in silenzio perché non aveva che dire e tutti quei tentativi di coinvolgerlo lo facevano sentire ancora più a disagio, poi Marco gli passò un braccio sopra la spalla, Andy gradì moltissimo quel gesto e chinò la testa sulla spalla di Marco, Marco con l’altra mano gli strinse forte la mano sinistra e Andy si strofinò sulla spalla di Marco quasi con un gesto di riconoscenza, poi Marco intervenne.

– Papà, scusa, ti vorrei dire una cosa, Andy non ha la faccia di dirtela, ma adesso noi vorremmo stare un po’ da soli a casa nostra…

– E be’, e allora vi riportiamo alla piccionaia, che problema c’è… Andy, tu devi parlare liberamente, l’importante è che stai bene tu…

Ma Andy anche in questo caso non rispose e continuò a rimanere in silenzio finché non arrivarono, alla piccionaia, Rocco e Rosa salutarono in modo molto rapido senza aggiungere parole inutili e Marco e Andy salirono a casa.

Appena chiusa la porta Marco abbraccio Andy strettissimo ma Andy era totalmente passivo, Marco avrebbe voluto un sorriso ma il sorriso non ci fu. Marco ebbe il terrore che tra loro il feeling iniziale potesse essersi interrotto, Andy andò a sedersi sul divano e Marco preparò il caffè e glielo portò con qualche biscotto, Andy non era nemmeno andato in cucina, Marco posò il caffè sul tavolino ma Andy lo lasciò lì, non per dispetto o per fare un gesto eclatante ma perché si sentiva quasi un estraneo, si sentiva strano, assorto, passivo, lontano, in un mondo tutto suo e impenetrabile. Marco era incerto, non sapeva come comportarsi.

– Birillo, come stai?

Ma Andy non rispondeva.

– Sei stanco? Vuoi riposare?

Andy fece cenno di non con il capo. Marco andò a sedersi vicino a lui, spalla a spalla, Andy si appoggiò a lui come aveva fatto in macchina, Marco appoggiò il suo capo sul capo di Andy, poi Andy gli prese la mano ma non la strinse forte, era come se volesse racchiudere la sua mano nella mano di Marco, come se ne ricercasse il calore, Marco cominciò ad accarezzargli i capelli molto lentamente, senza dire una parola, Andy si lasciava andare, si sentiva più confortato ma non si muoveva e non parlava, piano piano gli si fecero gli occhi rossi, a un tratto Marco sentì una lacrima cadere sulla sua mano, si voltò verso Andy, avrebbe voluto baciarlo ma ebbe un istante di esitazione, poi si riprese.

– Andy… ti voglio bene…

Finalmente Andy rispose.

– Lo so, Cucciolo, lo so.

Andy si sporse un po’ in avanti e si rannicchiò in grembo a Marco, Marco continuò ad accarezzargli i capelli in silenzio, voleva che il suo amore si trasfondesse in Andy attraverso la delicatezza del suo gesto e attraverso il suo silenzio, Andy era caldo, vivo, sembrava un po’ più tranquillo, il loro contatto era costituito dalla loro reciproca presenza. Marco provò una felicità enorme nel sentire il suo Andy nelle sue braccia a anche Andy per un attimo almeno non si sentì solo. Marco provava la sensazione della presenza fisica di Andy, si sentiva invaso dal senso della sua presenza e nello stesso tempo caricato di una responsabilità enorme, la felicità di Andy era nelle sue mani ed era una cosa preziosissima e fragile nello stesso tempo, mai come in quei momenti Marco comprendeva di essere veramente l’unica speranza di Andy e mai come in quei momenti desiderava che Andy fosse totalmente felice perché quella sarebbe stata anche la felicità di Marco. Per la seconda volta Marco osò ripetere la sua dichiarazione d’amore.

– Andy, ti voglio bene.

Andy gli rispose con una nota in lieve crescendo.

– Lo so, Cucciolo, l’ho sempre saputo.

Ma non aggiunse nulla, Marco avrebbe voluto che Andy gli rispondesse: anch’io, ma questo non accadde. Andy sentiva il calore di Marco che ormai lo invadeva e lo confortava, cominciava a sentirsi nuovamente a casa sua, poi alzò lo sguardo verso Marco.

– Ti voglio bene, Cucciolo…

Marco lo strinse fortissimo e lo baciò, il bacio fu molto tenero e molto coinvolgente.

– Cucciolo, ho fatto una assurda fesse…

Marco non gli diede modo di finire la frase e lo baciò di nuovo, quando si staccarono il discorso cambiò tono.

– Lo vuoi il caffè?

Andy fece cenno di sì.

– Te lo riscaldo…

– No, stai qui…

Marco gli porse la tazzina e Andy bevve il caffè.

– Cucciolo… l’ho fatta grossa…

– Birillo io vorrei solo che tu fossi sereno, mi fa paura quando ho l’impressione di non potere entrare dentro di te, allora mi sento impotente e penso che tante delle cose che stiamo facendo insieme per te sono un po’ dei doveri… io non so come fare a farti felice e non so nemmeno se è possibile…

– Ti ricordi… tanto tempo fa te l’avevo detto che stare con me sarebbe stato difficile… Cucciolo io non ci riesco ad essere felice veramente…

Marco non aspettò che Andy finisse la frase e lo abbracciò strettissimo, Andy si lasciò scivolare sul divano e Marco si mise accanto a lui dalla parte esterna, si guardarono in viso e si abbracciarono stando distesi, Marco accomodò un cuscino sotto la testa sua e sotto quella di Andy, i loro fiati si confondevano.

– Cucciolo… si sta bene così, vicini vicini…

– Birillo, magari io per te non posso fare molto ma io voglio stare con te, voglio cercare di renderti felice… Birillo, un tuo sorriso per me è la felicità.

Andy sorrise per un attimo.

– Grazie Birillo!

– Ma non l’ho fatto per te… è che adesso un po’ sono felice, un po’, però quel po’ esiste veramente… Cucciolo, ho un po’ di freddo…

– Vuoi venire a letto?

– No, prendi una coperta  e stiamo qui.

Marco si alzò prese la coperta e tornò da Andy che non si era mosso di un millimetro, ripresero la stessa posizione di prima, ma questa volta stavano un po’ più caldi.

– Cucciolo… ti voglio bene… tanto… veramente… adesso lo capisco meglio, sto bene quando stiamo così… e poi tu non mi hai rimproverato, non mi hai detto niente… io mi sono comportato come un cretino…

– Birillo… cerca di stare un po’ zitto! Adesso godiamoceli questi minuti così, io stamattina quando tu non c’eri mi sono messo a piangere come un ragazzino disperato… Birillo, io pensavo che forse non ti avrei rivisto più, mi veniva il terrore, proprio il panico, lo sconvolgimento fisico… ma il mio Birillo adesso è qui con me… Andy… che cosa meravigliosa è poterti stare vicino… ma io ti farò felice, Birillo, vedrai… ci riuscirò, io lo voglio sorridente il mio Birillo… Andy… che fai? No, non c’è ragione di piangere… dai, stiamo qui, Andy la felicità è questa…

– Cucciolo… ma come fai a  volere bene a uno come me?

– Ma che dici, Birillo? E dove lo potrei trovare uno meglio?

– Ma tu dici che papà e mamma si sono spaventati?

– Penso di sì e molto, loro hanno i loro modi, magari stasera volevano cercare di tirarti su a loro modo e avrebbero fatto di tutto per riuscirci, ti vogliono bene veramente… e come si fa a non volerti bene?

– Dici che li dovrei chiamare?

– Te la senti, Birillo?

– Sì, perché no?

– Allora chiamali, che saranno contenti è certo…

– E se ci andassimo adesso?

– Ti va, Birillo?

– Sì, credo di sì…

Andy prese il telefono e chiamò.

– Pronto mamma, sono Andy.

– Come stai Bello? Va un po’ meglio?

– Sì, va meglio… e se venissimo adesso per cenare insieme?

– Venite, venite, sta già tutto pronto!

– Ma non è che è un po’ presto?

– No, no, venite, venite, vi aspettiamo, Andy senza pensarci due volte venite subito e basta… allora vi aspettiamo, va bene?

– Va bene, allora a tra poco.

Si prepararono in fretta, Andy aveva le scarpe un po’ impolverate.

– Siediti lì e dammi le scarpe.

– Perché?

– Non ti preoccupare e fidati.

– Andy si sedette sul divano e si sfilò le scarpe, Marco le prese e se le portò in bagno dopo tre minuti ritornò con le scarpe lucidate.

– Ma le potevo pulire io…

– No! Le scarpe te le pulisco io… va bene?

– Va be’…

Scesero in strada, non spesero molte parole ma provavano entrambi la felicità di essere in due, Rosa li aspettava alla finestra e li salutò con ampi gesti, in casa tutto aveva un’aria familiare, Rosa era in vestaglia, quella di tutti i giorni, la tovaglia era pulita ma non era la tovaglia delle grandi occasioni, anche i piatti erano quelli di tutti i giorni e le posate non erano quelle del servizio d’argento, ma tutto era apparecchiato a puntino. Rocco accolse Andy come il figliol prodigo.

– Vieni vieni, che bella cosa che ci hai fatto, mo’ sediamoci un po’ in salotto mentre Rosa finisce di preparare… te lo do’ mezzo bicchiere di vino?

– No, papà, magari mi piacerebbe un piattino di quelle cose sfiziose che fai tu… che dici? Si può fare?

– Sì, sì, mo’ vado e vedi che ti porto.

Rocco prese d’assalto la dispensa e aprì tanti di quei barattoli che poi non avrebbe nemmeno potuto consumare e si presentò a Andy con un piattino ricchissimo: dai pomodori secchi alle olive, dal pecorino romano al prosciutto, a qualche fetta di soppressata e poi zucchine, melanzane e funghetti.

Andy si era tolto le scarpe e si era seduto sul divano a gambe incrociate, Rocco gli porse un tovagliolo e il piatto senza forchetta ma con uno stecchino. Andy sembrava contento, almeno distratto, aveva gradito molto il clima più familiare col quale era stato accolto e il fatto che nessuno parlasse della sua fuga notturna.

Rosa si presentò con un tegame di fettuccine fumanti e con tanto parmigiano, il primo piatto fu per Andy.

– Dai, mangia, mangia, che aspetti? Dai che si fredda tutto…

Fu Rocco a tirare fuori l’argomento centrale.

– Andy… lo sai che ce l’hai fatto pigliare un bello spavento… mo’ è passata ma noi ti vogliamo bene e certe paure non ce le devi fare prendere… noi siamo due vecchierelli e certe cose ci possono fare pure male… zitto! Zitto! Non devi dire niente, basta, argomento chiuso però una cosa ce la devi dire: che possiamo fare noi per farti stare un poco meglio?

– Più di così, credo che non si possa fare proprio niente… sono io che non ho tutte le rotelle a posto…

– No, Andy, tu le rotelle ce le hai tutte al posto giusto, tu ne devi avere passate di tutti i colori e a stare sereno come noi non ci sei abituato… ma tu lo sai, noi siamo qui per te e per Marco e ti vogliamo bene, ma proprio tanto perché te lo meriti…

– Ma io certe volte faccio delle stronzate come quella di stanotte…

– Andy, mo’ non la facciamo troppo grossa, tu non hai ammazzato nessuno, era solo che non ti sentivi tanto a tuo agio e te ne sei andato a fare una passeggiata…

– Sono andato a casa di mio padre e l’ho visto uscire con la macchina, poi ho camminato tanto lungo la sponda del Tevere, non a livello della strada, ma proprio sotto, sul bordo vicino all’acqua e mi è pure venuto in tesata di lasciami cadere nell’acqua…

– Uh! Gesù benedetto! Andy! Ma perché?

– No, mamma, non ti preoccupare, io sono un vigliacco e un gesto simile non lo farei mai perché non ne ho il coraggio… però mi è venuto in mente perché tanto a questo mondo che ci sto a fare? Io posso solo rompere le scatole a qualcuno e dare fastidio…

– Ma che dici, Bello? Ma quando mai! E che ci vuoi mettere in croce a tutti quanti? Ma tu lo capisci quello che stai dicendo? Andy, mo’ mi fai arrabbiare…

– No, io mi sento inutile veramente, penso che non sarò mai felice… lo penso veramente…

– Mo’ senti a papà io non ti voglio fare la predica, sei grande e ragioni molto meglio di me però una cosa te la devo dire, Andy tu non devi bestemmiare contro la vita! La vita non si butta via! No! Tu con la tua vita puoi fare tante cose buone, puoi fare del bene al prossimo, puoi cercare di volere bene a quelli che hai intorno, la vita la puoi spendere in un modo serio anche a vantaggio del tuo prossimo, o almeno delle persone alle quali vuoi bene, figlio mio, tu puoi essere felice in un solo modo, quando la vita la spendi per gli altri, quando la spendi per cercare di fare stare meglio quelli che ti stanno vicino, se tu vai cercare la tua felicità è sicuro che non la troverai mai perché la felicità tua se non è anche la felicità di qualche altro non serve a niente è solo una forma di egoismo… Andy, tu non devi cercare la felicità tua ma quella di chi ti sta vicino, allora troverai anche la tua, io sono un ignorante e non so tutte le cose che sapete voi, ma un po’ di esperienza di questo mondo ce l’ho e quelle volte che sono stato felice è stato perché non ho pensato a me stesso… hai capito Andy!

– Papà, io non sono capace di volere bene alle persone…

– Andy! Figlio mio, ma se non sei capace tu gli altri si dovrebbero sparare! Ma tu non lo vedi che ti vogliamo bene e questo perché è successo? È successo perché tu hai voluto bene a noi, noi l’abbiamo sentito subito…

– Mh! Be’ però non è facile da capire…

– Andy, figlio mio, ma non si va in paradiso in carrozza, non ti pensare che la felicità ti è dovuta, te la devi conquistare e non è facile per niente… Andy essere un uomo significa non farsi distruggere da niente, certo per Marco è stata più facile che per te, ma tu devi pensare che tu puoi fare tante cose buone per tanti ragazzi come te e pure per tanti vecchietti come noi, tu devi lavorare per il futuro, per le persone che ancora non conosci e che potrebbero avere bisogno di Andy, ma non per farsi buttare giù ancora di più, no! Per tornare a galla quando ti sembra che stai per affogare e tu hai tanta sensibilità che puoi fare delle cose ottime, e le devi fare, la vita ha un senso per questo… Adesso scusami se ho parlato troppo… e poi un’altra cosa: con l’idea della morte non si scherza, la morte è un mistero che sta in mano a Dio, è una cosa terribilmente seria, io l’ho vista la gente che doveva morire ma quelli non se lo sognavano nemmeno di bestemmiare contro la vita. Andy tu devi studiare, devi trovare una soddisfazione professionale, per te, per Marco e anche per noi, voi siete giovani a la vita l’avete tutta davanti a voi, è adesso che dovete costruire per avere una vita di serenità… che pensi, Andy?

– Sto pensando a quello che hai detto, forse queste cose prima non me le aveva dette mai nessuno, almeno non nello stesso modo…

Rosa intervenne per interrompere l’imbarazzo di Andy.

– Andy, adesso se vuoi la trota c’è, se no ci sono due fettine di fegato.

– Fatte come?

– Semplicemente in padella.

– Allora vada per il fegato.

– Marco, pure tu?

– Sì, pure io.

– La cena andò avanti rapidamente, arrivarono al caffè, ormai i discorsi erano leggeri e Andy aveva ricominciato a sentirsi a suo agio, Rocco avrebbe provato a proporre ai ragazzi di rimanere lì a dormire ma Marco lo prevenne.

– Adesso, se non vi dispiace sarebbe ora di tornare a casa che credo che Andy sia stanchissimo e pure io…

– Ecco, io ho preparato qualche cosa che vi potete portare per domani, era già tutto pronto… va bene?

– Sì, mamma, va benissimo, aspetta, quello dallo a Andy, io prendo questo… ecco.

– Allora, ciao Andy, Rocco passa dopodomani a portarvi il pranzo e la volta appresso vengo io, così ci vediamo più spesso. Ciao Bello, e stai contento che tu per noi sei il centro del mondo, ciao Marco e adesso per la strada state attenti e andate piano, quando arrivate ce lo fate uno squillo, così, senza rispondere…

– Ok, mamma non ti preoccupare, ciao papà.

– Ciao Andy e mi raccomando cerca di stare bene che a te non ti manca niente e devi fare tante cose buone, ciao Marco e non correte.

– Ciao…

Rocco e Rosa si affacciarono alla finestra e continuarono a salutare finché i ragazzi non ebbero girato l’angolo. In macchina Andy aveva un aspetto sfinito.

– Come stai Birillo?

– Be’, un po’ a pezzi per tante cose però non c’è male e poi sto pensando alle cose che mi ha detto papà, in effetti sono belle, non so se sono proprio a misura mia ma sono cose belle… Cucciolo io dal mio punto di vista della giornata di oggi sono contento, secondo me il bilancio è piuttosto positivo…

– Anche secondo me… magari non abbiamo studiato, ma da un punto di vista sostanziale tutto quello che è successo è stato utile eccome, adesso mi sento di nuovo innamorato cotto di Andy, veramente Birillo, mi sento proprio una certa frenesia, ti mangerei a mozzichi, no, a forza di baci!

– Veramente Cucciolo?

– Veramente sì!

– Ma tu pensi che io ti voglio bene?

– Sì, Birillo, non ne ho il minimo dubbio, ma nemmeno piccolissimo…

– Cucciolo…

– Che c’è?

– No, niente, una cosa stupida…

– No, non è vero, quando tu fai così è una cosa importante che non vuoi dire, ma adesso me la devi dire, non ne puoi fare a meno…

– Cucciolo, ma tu faresti l’amore con me stanotte?

– No, non io farei, ma io farò l’amore con te stanotte e proprio stanotte perché è una cosa che ci vuole per tutti e due…

– Mannaggia Cucciolo… che bello! Già, però una cosa tenera, come piace a me…

– No, una cosa tenera come piace a noi!

– E va bene, come piace a noi… Cucciolo… mh! Adesso ricomunico a pensare al sesso, è strano, prima mi sembrava una cosa un po’ strana pensarci ma adesso mi torna per la testa…

– Andy… ma perché stamattina non mi hai svegliato?

– … Non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, lo so che sarebbe stata la cosa più ovvia, ma io quando mi sento solo mi isolo totalmente e poi pensavo che non mi avresti capito, non lo so, mi chiedevo che cosa avresti pensato… ma poi, no… non mi sono chiesto proprio niente, tu dormivi e mi è sembrato che tu non mi volessi ascoltare, avevo pure cercato di fare rumore per farti svegliare ma tu non ti sei svegliato… Cucciolo, ma perché me lo chiedi? Non mi mettere in difficoltà…

– Ma io non ti voglio mettere in difficoltà, io vorrei sapere che cosa posso fare per farti stare meglio…

– Ma non puoi fare nulla… tanto io a stare meglio… no, lasciamo perdere, se no è sempre la solita solfa e se ci fosse papà mi direbbe che non devo bestemmiare contro la vita e forse avrebbe ragione… niente, lasciamo perdere… va tutto bene…

– Mi stai prendendo in giro Birillo?

– No, in fondo va tutto bene veramente, basterebbe convincersene, in fondo che cosa ci manca, lo so pure io che non mi manca nulla, … è vero, è così e forse farei veramente meglio a cambiare prospettiva e a cominciare a guardare al concreto, proprio come dice papà, a noi non ci regala niente nessuno, Cucciolo, io lo so che quello che dice papà è vero, ne sono pure convinto … però a fare qualche cosa di buono non ci sono mai riuscito…

– Andy, se non ci sei riuscito tu… Birillo, ma che dici? … aspetta che arriviamo a casa!

Andy abbozzò un mezzo sorriso, poi, dopo qualche minuto di silenzio tornò sull’argomento.

– Cucciolo, mi sa che mi sono passate le fantasie, quando saliamo a casa è meglio che ci mettiamo a studiare…

– Perché? Birillo, ma ti gira male?

– No, è che non ti voglio… no, aspetta, ricomincio da capo, è che non dobbiamo perdere tempo, stasera bisognerebbe studiare un po’ perché abbiamo perso tutta la giornata…

– Questo è vero, ma è già tardi… però è sicuro che il motivo è solo questo?

– Sì, Cucciolo, è solo questo, fare l’amore con te mi piacerebbe, ma lo facciamo domani sera se riusciamo a recuperare tutto il tempo perso… o ti dispiace? Io sono disposto a fare quello che vuoi tu in ogni caso…

– Sta bene come hai detto tu, stasera si studia, Birillo quando siamo a casa tu prepari per lo studio e io faccio il caffè perché mi sa che ce ne sarà bisogno.

– A che pagina dovevamo arrivare oggi?

– Mi pare 550, sì, 550.

– E a che pagina siamo?

– Mi pare 455, sì 455.

– Allora, Cucciolo, stasera fino a 505… almeno ci proviamo.

– Ok, 505.

Arrivarono a casa, Andy andò automaticamente a preparare i libri e la stanza e Marco mise su la macchinetta del caffè, dopo pochissimi minuti erano al tavolo da lavoro. Andy avviò la lettura.

– Dai, leggo io, tu pronto col registratore… allora. Nell’ambito delle problematiche giuspubblicistiche…

Andy leggeva con enfasi, ogni tanto si alzava, quasi recitando, Marco era felice di vederlo di nuovo nella sua parte. Il discorso non era semplicissimo.

– Cucciolo, il codice, art. 435.

– …Chiunque con inganno o raggiro…

Andy fece cenno a Marco che era ora di darsi il cambio nella lettura ma non si interruppe per questo, Marco si sedette vicino a Andy e continuò a leggere dall’inizio del capitolo successivo e Andy passò al controllo del registratore, Marco fece cenno col dito che necessitava il codice.

– Articolo 460.

– Chiunque in stato di…

Non guardarono mai l’orologio, Marco era nuovamente incantato del suo Andy, andavano all’unisono come due concertisti esperti, non ci fu un attimo di caduta di attenzione e lo scambiarsi le parti e gli interventi per la lettura degli articoli del codice mantennero il clima operativo e collaborativo al massimo grado, la lettura dei riferimenti al codice diventava sempre più recitata e il testo in fondo non aggiungeva molto a quello che era già contenuto nel codice, i minuti passavano velocemente, passò la mezzanotte, poi l’una, le due, alle due e venticinque Andy alzò ancora il tono della lettura per sottolineare che erano ormai alla fine di quanto programmato e Marco spense il registratore con un gesto di estrema soddisfazione.

– Wow, Cucciolo, ce l’abbiamo fatta! È stata un’ammazzata ma ce l’abbiamo fatta… Cucciolo, così la giornata di oggi l’abbiamo persa solo per metà…

Andy si alzò e con un sorriso un po’ birichino si diresse verso Marco.

– Birillo, quando mi guardi così tu pensi a una cosa sola…

– Sì, sì, sì, sì, hai capito benissimo…

Gli si buttò addosso e cominciò ad abbracciarlo e a toccarlo in modo molto scopertamente sessuale.

– Cucciolo! Mannaggia come sei bello, me lo ero quasi dimenticato, tutto morbido, tutto tenero, tutto caldo caldo…

– Marco sentiva di nuovo il suo Andy, quello del quale si era innamorato e non fece alcun commento, strinse Andy fortissimo e lo rovesciò sul divano, poi lo coprì di bacetti sul viso e sul collo, Andy si schermiva blandamente poi lo prese in braccio e lo portò in camera da letto. Andy mentre era in braccio a Marco gli disse in un orecchio.

– Però piano, Cucciolo, qui sono le tre di notte e non possiamo fare troppo rumore.

Marco mise Andy sul letto, spense la luce grande e accese quella piccola sul comodino, poi si girò a baciare Andy senza dire una parola, gli passò le mani tra i capelli più e più volte, poi lo baciò sul collo mentre lo teneva abbracciato, Andy era completamente rilassato non passivo ma totalmente abbandonato come uno che si affida totalmente perché si sente a suo agio, Marco voleva spogliare Andy ma in questo non voleva assumere assolutamente la parte del dominatore, si staccò da Andy, si sfilò la camicia poi accennò a sfilarsi i pantaloni ma Andy lo interruppe.

– Faccio io, Cucciolo…

Marco rimase in piedi e Andy gli sfibbiò i pantaloni poi glieli fece scivolare alle caviglie e Marco ne uscì fuori, poi Marco sfilò i jeans di Andy, erano entrambi in slip ed entrarono insieme nel letto.

– Ti ricordi Cucciolo quando facevo il sommergibile che si immerge sottocoperta…

– Sì che mi ricordo!

– Scendevo giù così…

Andy scese sotto il lenzuolo, sfilò gli slip di Marco e lo abbracciò ai fianchi.

– Bello, Cucciolo, me ne ero quasi dimenticato… certo che a 24 anni sei ancora bellissimo, tutto morbido, hai una pelle splendida, liscia liscia, senza una irregolarità, niente…

Marco si mosse e anche lui, scese sotto il lenzuolo, per un attimo fecero un po’ di lotta rituale, poi Andy lasciò che Marco gli sfilasse gli slip. Avevano ritrovato una forma di complicità che sembravano avere perduto da tantissimo tempo. Marco, senza dirlo, pensò che il sesso è una componente importantissima della vita di coppia, non è un problema di gay o di etero, quando uno ti vuole sessualmente vuol dire che ti vuole veramente, quando ti rifiuta sessualmente vuol dire che non ti ama veramente. Rimasero a giocare tra loro, a toccarsi, a baciarsi, ad abbracciarsi, poi si distesero uno vicino all’altro e si portarono reciprocamente all’orgasmo. Fu un’esperienza esaltante. Rimasero abbracciati per parecchi minuti, poi quando ormai avevano perso l’erezione andarono a sciacquarsi e tornarono a letto.

– Cucciolo! Che cosa meravigliosa! Mi sento felice… sì, proprio… forse è questo che mi ci mancava, Cucciolo, io di queste cose ne ho bisogno…

– E io? E tu pensa che ne abbiamo fatto a meno tante volte, certo che siamo proprio stupidi… era una cosa così semplice e sembrava una cosa impossibile…

– Cuuucciolo! Adesso ce ne stiamo abbracciati finché ci addormentiamo, domani ci dobbiamo alzare preso perché dobbiamo recuperare le altre cinquanta pagine…

– Senti Birillo, se per caso stanotte ti svegli e ti viene in mente di andare a fare una passeggiata… chiamami! … Ahi! …Ma che fai?

– Quando fai così un calcio nelle palle te lo meriti proprio!

Andy assalì Marco a schiaffi e pugni, ma in modo molto giocoso e finirono di nuovo abbracciati.

– Adesso non ti mollo finché non ti addormenti! Così impari!

– Va be’, Birillo, tanto qui comandi tu perché ce l’hai più grosso!

– Be’ questo lo puoi dire perché è vero!

– Bum! Adesso l’hai sparata grossa!

– Misuriamo?

– Dai!

– Lo vedi, il mio è più grosso! Tu ce l’hai da ragazzino! Insomma… da ragazzino cresciuto… ma a me mi chiamavano Birillo! A te solo Cucciolo!

– Va be’, va’, però cerca di stare attento alle ragazze tu!

– Canta, canta, tu, che potrebbe pure essere!

Questa volta Marco saltò addosso ad Andy e lo abbracciò strettissimo.

– Se ti becco con una ragazza te lo stacco a mozzichi e ci faccio un trofeo!

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Mi vuoi bene?

– No!

– Nemmeno io! Notte Cucciolo!

– Notte Birillo!

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Lo sai che sto bene con te…

Marco si voltò verso Andy  e lo baciò lievemente.

– Certo che lo so.

– Ma tu pensi che ci siano tanti ragazzi come noi?

– In che senso?

– Cioè tanti ragazzi come si deve che vivono un po’ le stesse cose che abbiamo passato noi, magari in un altro modo…

– E che significa ragazzi come si deve?

– Non montati, non maniaci di cose stupide, non illusi di essere chissà chi, cioè ragazzi che cercano un equilibrio affettivo come abbiamo fatto noi…

– Ma tu dici anche che lo hanno trovato come lo abbiamo trovato noi?

– No, solo che lo cercano… però parlo di ragazzi gay…

– Be’, Birillo, di bravi ragazzi sicuramente ce ne sono milioni, però proviamo a pensarci, i gay sono circa l’otto per cento della popolazione, tra ragazzi e ragazze, prescindendo dall’età, cioè tutti, compresi quelli di novant’anni, … comunque ho letto su una rivista di statistica che più o meno alla nostra età, un intervallo di età di un anno corrisponde all’1,4% della popolazione, quindi se consideriamo i ragazzi tra i 16 e i 25, no facciamo tra i 16 e i 30 anni, se no stiamo troppo vicini ai limiti, l’intervallo di età è di quattordici anni, dunque 14 per 14 fa 196, facciamo 200, arrotondando per eccesso, sono poco meno del 20% della popolazione, la metà sono ragazze, i ragazzi tra i 16 e i 30 anni sono poco meno del 10% della popolazione, se è gay l’otto per cento siamo ad una media dello 0,8% del totale, che sarebbero tutti i ragazzi gay da 16 a 30 anni, adesso tra questi una buona fetta di ragazzi plagiati dalle famiglie, montati a vario titolo, aggressivi, presuntuosi, ecc. ecc. ci sarà certamente, ammettiamo che siano una metà, resta lo 0,4% della popolazione, diamo per ipotesi che Roma abbia tre milioni di abitanti, l’uno per cento sarebbero trentamila, lo 0,4% sono circa dodicimila ragazzi gay di tipo nostro su una città di tre milioni di abitanti, più o meno il conto è questo, con tutte le approssimazioni del caso.

– Mannaggia, Cucciolo, sono tantissimi…

– No, Birillo, sono pochissimi, fatti un conto rapido su una scuola di mille ragazzi, l’8% sono 80, 40 sono ragazze, dei 40 ragazzi 20 hanno altre idee per la testa e comunque ragionano diversamente da noi, ne restano 20, mille studenti se si conta una classe in media di 25 sono 40 classi, in media c’è una ragazzo gay per classe e una ragazza lesbica per classe, circa la metà non se ne rendono perfettamente conto o fanno finta di non capire, o semplicemente non possono o se hanno capito cercano cose diverse da quelle che cerchiamo noi, ci sono pure quelli che si credono un caso patologico, sembra assurdo ma ci sono, di quelli che possono interessare a noi ce ne è in media uno ogni due classi, in una classe totalmente maschile ce ne è in media uno per classe, ma adesso tutte le classi sono miste… e poi Birillo quel senso di smarrimento e di mancanza di riferimenti l’hai provato pure tu, l’ho provato pure io… altro che tanti, siamo pochi, questa è la verità… e poi, Birillo, a parte il numero c’è il fatto che anche quei pochi che ci sono fanno di tutto per nascondersi… Birillo, ma tu quanti compagni di scuola gay avevi individuato?

– Secondo me qualcuno l’avevo individuato…

– Sì, ma secondo te… cioè tirando a indovinare… quei dodicimila sono pochissimi, per riuscire ad aggregarsi dovrebbero non avere paura, quelli che escono allo scoperto sono veramente una percentuale minima, sono o quelli che non hanno niente da perdere perché sono già sputtanati per qualche ragione o quelli che hanno tali livelli di protezione sociale che si possono permettere di fare quello che vogliono, ma quelli in genere non sono nemmeno ragazzi giovanissimi, è gente che lavora e che ha tanti soldi, ma tu te lo immagini una ragazzo giovane gay che fa l’operaio o peggio l’impiegato in qualche ufficio… se uscisse allo scoperto sarebbe divorato dai pettegolezzi e uno deve pure sopravvivere… Birillo, la fortuna che abbiamo avuto noi due è enorme è quasi più difficile che vincere la lotteria, sono cose non rare ma uniche, la realtà è questa.

– È brutta questa cosa Cucciolo, non mi piace per niente… e poi sai che penso… se l’essere gay fosse una cosa presentata per quello che è credo che tanti ragazzi uscirebbero allo scoperto, almeno parzialmente, ma c’è tutta la cosa della pornografia… insomma sembra che gay significhi chissà quale perversione, io credo che tanti ragazzi abbiano paura di una etichetta negativa e non della cosa in sé, tanto più se già sanno di che si tratta… ti immagini se dopo che siamo diventati avvocati ci capitasse di difendere un ragazzo gay in un processo perché è stato discriminato … mi ci vorrei trovare in un processo simile, mi sentirei un leone, mi sembrerebbe di battermi per una cosa giusta…

– E se ci capitasse di difendere qualche morto di fame padre di famiglia perché lo hanno discriminato per ragioni economiche?

– Be’ adesso mi metti in crisi… be’ credo che mi ci metterei di impegno lo stesso, ma sarebbe un impegno morale voluto, mentre quello per difendere un ragazzo gay sarebbe spontaneo…

– Tanto più se è un bel ragazzo… uno dolce come piace a te…

– Be’, perché? Che c’è di male? E poi credo che un ragazzo gay si troverebbe molto meglio con due avvocati come noi che con due avvocati qualsiasi magari pure omofobi… e che gli spillano solo i quattrini…

– Be’, va bene, … però tanto a noi capiteranno tutte cause di parafanghi ammaccati e di ladri di polli, se ci va bene, se no nemmeno quello…

– Ma perché? No! Ci capiteranno le cose serie, vedrai tu se non ci capitano le cose serie… Notte Cucciolo…

– Note Birillo…

Andy si girò dalla sua parte del letto e cercò di prendere sonno, cambiò posizione al cuscino, si agitò un bel po’, cambiò di nuovo posizione, poi di nuovo sistemò il cuscino, finalmente si girò verso Marco, che nel sentirlo rigirare ogni minuto non aveva preso sonno.

– Cucciolo… Ci pensi mai alla morte?

– Mh… no, non troppo spesso, adesso penso alla laurea… a tante altre cose ma alla morte no… praticamente non ci penso mai…

– Io invece ogni tanto ci penso, ogni tanto mi torna in mente… ma è una cosa che uno non riesce a pensare, cioè io cerco di pensarci ma non riesco ad immaginarmela, quando ero bambino mi mettevo sul letto, disteso, fermo fermo, quella per me era la morte… va be’, allora ero piccolo, poi piano piano le cose sono cambiate ma tante volte provo a immaginarmela e non ci riseco, penso che sia come provare un dolore intensissimo ma anche quello forse è solo un aspetto e forse non c’entra molto… Cucciolo, è proprio l’idea dello spegnersi che mi fa paura… noi adesso siamo giovani, stiamo bene e poi piano piano diventeremo vecchi, chissà che cosa penseremo quando diventeremo vecchi… mi sa che allora penseremo di più alla morte, Cucciolo, ma tu hai paura di morire?

– Birillo, che domande mi fai? Non so che dire, probabilmente non penso mai seriamente a queste cose, non riseco nemmeno a pensare una cosa che mi sembri seria su un argomento del genere, quando mi sembra di essermi fatto una mia idea la prima cosa che mi viene in mente è che è stupida e probabilmente è vero…

– Però lo vedi che ci pensi…

– Birillo, io realmente adesso penso a vivere, al futuro nostro, a queste cose, le altre sono più grandi di me, … se noi non posiamo nemmeno capire bene il senso del codice civile è inutile che ci mettiamo a chiederci quale sia il senso della vita…

– Forse hai ragione, … papà ha detto che è un mistero che sta in mano a Dio, l’espressione mi è piaciuta… ma così, come immagine, in realtà non riseco a capire che senso preciso possa avere…

– Andy, ma come fai a capire il senso di certe cose? … Quando ti dicono che è un mistero significa che non si possono capire…

– E allora sono solo parole?

– No, non lo so, può essere, forse è solo un modo di dire che sono cose più grandi di noi… io di filosofia non ne so nulla ma non credo proprio che la filosofia ti possa fare capire certe cose, se ne può parlare… ma così, solo parlare, nella sostanza non se ne sa niente, non ne sa proprio niente nessuno…

– Mh… lo sai, Cucciolo, tu sei un mezzo scettico razionalista… io sono più romantico io non la finirei mai di discutere di queste cose, mi piacciono proprio tanto, mi affascinano… mi sa che se non avessi incontrato te magari sarei pure finito in qualche setta esoterica…

– Sì! Ma lo so io di che setta si sarebbe trattato! …

– Be’, c’è poco da ridere, anche il sesso è una specie di culto…

– Sì, sì… mh, però… qui la metafisica non c’entra affatto.

– Ma noi siamo fatti di anima e corpo… il corpo esiste…

– Be’, di questo non avevo avuto mai alcun dubbio, dell’anima non saprei dire… ma al corpo ci credo…

– Sì, ma il sesso non è solo una questione fisica…

– E lo dici a me? Birillo, mi sa che di questo sono stato sempre più convinto io di te…

– Sì, in un certo senso… va be’, va’, Cucciolo, adesso dormiamo e non perdiamo altro tempo…

– Alleluia!

– Lo vedi che hai perso la pazienza!

– No, non posso perdere la pazienza con te! … Però ci sono andato vicino…

– Cucciolo, tu non mi prendi sul serio…

– Dai, su, Andy… ma tu vuoi essere coccolato anche con le parole…

– Sì…

– Questo l’avevo capito.

Marco si girò verso Andy e lo abbracciò.

– Bella Cucciolo! Questo mi ci voleva, tu lo sai sempre come zittirmi!

– Mh!

– Sto zitto, sto zitto! Però restiamo abbracciati! Ci addormentiamo così… Cucciolo…

– Zitto!

– Sì…

Marco cominciò ad accarezzargli i capelli.

– Bello, Cucciolo, così mi piace…

– Zitto, se no smetto!

– Sì, sì, … notte Cucciolo!

– Notte Birillo!

UN GAY INNAMORATO DEL CAPO

Ciao Project,

ho visto che sul forum non scrivi quasi più. Spero che tu stia bene e che sia solo una cosa contingente.

Vorrei chiederti un parere su una situazione un po’ strana nella quale mi sono venuto a trovare.

Ho 28 anni, vivo e lavoro nel profondo Nord, in un’azienda molto importante. Per la mia età ho un posto di ottimo livello, che in molti mi invidiano. Non sono dichiarato né in famiglia né sul lavoro. Sul lavoro, anzi, cerco di non familiarizzare con nessuno e il ruolo che ho me lo permette. Gli altri pensano che sia per mantenere una gerarchia ma il fatto è che non vorrei diventare oggetto di sospetti o di chiacchiere.

Da sei mesi a questa parte, però, le cose sono cambiate in un modo del tutto inatteso. È arrivato a dirigere il mio gruppo di ricerca e sviluppo un ingegnere sessantenne e io sono andato in crisi sotto parecchi punti di vista. In breve, penso che sia gay e che tra noi si sia creato un canale di comunicazione preferenziale. Vorrei chiarire subito che non sono mai stato interessato agli uomini molto più grandi di me e che da parte sua non c’è mai stato nessun accenno, neppure minimo, a forme di familiarità di nessun genere. Ci diamo sempre del lei, a parte la posizione gerarchica, anche solo per la differenza d’età. Ti chiederai in che senso dico che c’è tra noi un canale di comunicazione speciale e qui mi devo spiegare meglio. Questa sensazione è cominciata in un viaggio di lavoro che abbiamo fatto insieme in Germania un paio di mesi fa. Ovviamente alloggiavamo in stanze singole. Negli incontri ufficiali, lui lasciava parlare sempre me. Pensavo che lo facesse perché io parlo discretamente tedesco. Lui si limitava, in Tedesco, solo a scambiare convenevoli, anche se tutti quelli della delegazione tedesca lo conoscevano. Poi, per caso, mentre lui non mi vedeva, l’ho sentito parlare in un Tedesco perfetto e la cosa mi ha colpito. Ma c’è ancora una cosa importante da dire, al termine degli incontri di certe giornate, molti componenti delle delegazioni straniere se ne andavano al night, io non ci sono mai andato e nemmeno il mio capo. Una sera siamo rimasti in albergo, abbiamo cenato insieme e poi siamo andati in giro a piedi per le strade di Berlino. Ecco, mi aspettavo che una situazione del genere, col mio capo, mi avrebbe messo in imbarazzo, ma mi sono trovato meglio di quando vado in giro coi miei amici di lunga data. Non mi ha fatto domande sulla mia famiglia, evidentemente sa che non sono sposato, io di lui non so nulla, ma non ha parlato della sua famiglia e non porta la fede. Abbiamo parlato di cose molto generali, delle nostre visioni del senso della vita, del valore che diamo al potere e al denaro. Non si è mai atteggiato a maestro, preferiva ascoltare, preferiva insistere sul fatto che la moralità di un individuo si vede dal rispetto che ha di quello che non capisce, in realtà è un argomento strano, soprattutto per un manager del suo livello. Allora ho cominciato a mettere in ordine tanti suoi comportamenti sul lavoro e altre piccole cose, per esempio lui ha una macchina di tipo molto economico, mentre altri dirigenti, molto meno importanti di lui, hanno super-macchine. Sul lavoro segue le persone nel dettaglio e le guida, noto però che con me non lo ha mai fatto, mentre lo fa regolarmente con le donne e con gli uomini sposati. Io cerco di dare il meglio di me sul lavoro e lui mi lascia totalmente libero, non cerca di guidarmi e non fa elogi di nessun genere, o meglio il massimo che fa è dirmi: “Ho visto il suo lavoro, grazie.” e accompagnare la frase con un sorriso. C’è ancora un’altra cosa che mi ha fatto molto riflettere. Tempo fa è morto un nostro collega, e siamo andati tutti al funerale, beh, lui ha fatto la comunione, cosa che non mi sarei mai aspettato. Ma torno al discorso di prima, alla chiacchierata dopo cena a Berlino. Era attento a quello che dicevo, ma molto prudente nel partecipare alla discussione. Non c’è stato nessun riferimento ad argomenti in qualche modo significativi, però il clima era veramente gradevole. Un’altra cosa da sottolineare: nei giorni successivi è capitato altre volte che avessimo la serata libera, ma la passeggiata per Berlino non si è ripetuta e credo che sia stata una scelta deliberata. Non so se pensare che in lui rivedo il padre che avrei voluto avere, o se il mio interesse abbia anche altre motivazioni, cosa possibile o addirittura probabile, ma certo, con lui sto bene. Può darsi che io stia solo sognando e confondendo il sogno con la realtà, ma l’impressione che tra noi ci sia veramente un canale segreto di comunicazione ce l’ho. Anche lui sta bene con me, si vede dal fatto che è tranquillo e lascia scorrere il tempo senza tenerne conto. Non mi posso certo aspettare che sia lui a fare il primo passo, non lo farebbe mai, però io non ho proprio il coraggio di allargare il discorso, soprattutto perché non lo voglio mettere in difficoltà, potrebbe sentirsi ricattato o ricattabile o esposto a chiacchiere facili, mentre voglio che con me si senta totalmente al sicuro. Dopo che siamo rientrati in Italia, apparentemente non è cambiato nulla, continuiamo a darci del lei, ma io penso che siano cambiate parecchie cose: in qualche modo c’è una forma di fiducia reciproca. Anche io non gli ho fatto mai domande di tipo personale e penso che lo abbia apprezzato molto. Quanto a me, è possibile che io mi sia innamorato di un uomo che potrebbe essere mio padre? E poi, se fosse così, che cosa potrei fare per non lasciare tutto nel mondo dei sogni? Potrà sembrarti strano ma questa storia mi sta cambiando la vita e direi che la sta cambiando in meglio. Resta però, di fondo, la paura di aver preso lucciole per lanterne e in pratica di aver costruito solo una enorme bolla di sapone.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6003

ANDY – ROMANZO GAY 13

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Nella mente di Marco fluivano rapidissime le sensazioni, Andy era tra le sue braccia, sembrava contento, sorrideva, scherzava, manifestava in ogni modo il suo sentirsi al suo posto, ma Marco era sconvolto, Andy era con lui, avrebbero fatto l’amore, ma Andy reclamava la sua libertà, forse voleva solo provare, almeno provare, che cosa fosse l’innamorarsi di una ragazza, voleva tentare di farsi accompagnare da Marco verso altri orizzonti e altre felicità, Andy non sapeva nemmeno se qualcuna delle felicità in cui sperava sarebbe mai esistita, ma voleva provare a staccarsi da Marco, per lo meno voleva provare a cercare una sua strada. Marco lo aveva amato con tutto se stesso ma sempre con l’idea che la sua felicità e quella di Andy sarebbero state una cosa sola, Marco non aveva mai pensato realmente che Andy potesse allontanarsi da lui, tutto questo per lui era stato sempre e totalmente relegato nel regno delle possibilità teoriche, forse il suo amore per Andy dipendeva proprio da questo presupposto: essere due ma essere totalmente una sola cosa. Marco cominciava a rendersi conto che Andy non era un altro Marco, che aveva una sua storia affettiva, un suo mondo di sentimenti e di paure che Marco non conosceva, ne aveva sentito parlare da Andy, ma non sapeva di che cosa si trattasse in realtà. L’idea della identificazione aveva retto dall’interno il loro rapporto fin dall’inizio, Marco ci aveva creduto totalmente, Andy solo in modo parziale. Eppure Andy si stringeva a Marco e voleva fare l’amore con lui. Marco era assalito da sensazioni contraddittorie, amava Andy e lo sentiva vicinissimo e totalmente disponibile nei suoi confronti ma nello stesso tempo cominciava a pensare che Andy, prima o poi, se ne sarebbe andato per la sua strada, o che almeno questo sarebbe stato possibile, non lo sentiva più suo in senso totale, cominciava ad avere se non la certezza almeno il timore di perderlo. Fece appello a tutte le sue doti di altruismo e cercò di vedere Andy da un altro punto di vista, che in fondo era quello che sarebbe piaciuto di più a Andy, cercò di accettare la prospettiva di vivere in funzione di Andy, della sua felicità, dei suoi sogni, cercò di accettare l’idea di dedicarsi totalmente a realizzare la felicità di Andy mettendo da parte la propria, per Marco, alla fine dei conti, tutto questo non appariva nemmeno come una cosa particolarmente difficile, in fondo anche Andy lo amava e lo amava in modo totale, compatibilmente con il suo io più profondo e con i sogni stratificati nella sua anima, Marco sapeva bene che Andy lo amava veramente e che non avrebbe voluto in nessun modo farlo stare male, che anche per Andy la lotta contro se stesso sarebbe stata difficilissima, anche Andy avrebbe dovuto distruggere un mondo di sogni per cercare di essere se stesso, avrebbe dovuto cercare il coraggio di andare per la sua strada o almeno di cercarla e anche per lui sarebbe stato un cammino difficilissimo. Marco comprendeva che Andy aveva necessità di staccarsi da lui in modo morbido, senza traumi, sentendosi sempre amato e con la certezza di poter tornare indietro in qualsiasi momento, tutto questo in teoria per Marco avrebbe potuto essere difficilissimo da accettare eppure in quei momenti non gli sembrava che fosse così, dentro di sé pensava ancora che Andy alla fine sarebbe comunque tornato da lui, ma di tanto in tanto gli veniva in mente l’idea di doverlo perdere per il bene stesso di Andy. Marco non riusciva a capire che cosa potesse passare esattamente per la mente di Andy, prese il coraggio a due mani e cominciò a parlare chiaro mentre accarezzava Andy, perché non si sentisse nemmeno sfiorato dal sospetto di non essere amato.

– Birillo, mannaggia… lo sai che mi metti un po’ in crisi?

– Lo so, Cucciolo, lo so e mi dispiace…

– No, non ti deve dispiacere, tu devi cercare una tua strada, è giusto che sia così.

Andy provò un attimo di terrore, sentì come il rifiuto di Marco, ma Marco continuò.

– Però, Andy, tu mi devi permettere di starti vicino lo stesso, io ti voglio bene… non so come dirtelo, Birillo, vorrei che tu non ti sentissi solo neanche un istante, ti voglio stare vicino… lo so che devi cercare la tua strada ma non la devi cercare da solo, ci voglio essere pure io vicino a te, almeno finché tu vorrai, … io ti voglio vedere felice…

– Cucciolo…

– Sì.

– Io voglio che mi ci porti tu alla mia felicità, lo so che mi vuoi bene, il tuo amore lo sento fortissimo e non ne posso fare a meno, però non so se è la mia strada vera, questo non lo so, Cucciolo, non ti so dire quello che succederà, ho paura che sia stata solo una fase, che la tua presenza sia servita a farmi maturare, a farmi cercare dentro me stesso, tu hai già avuto una funzione enorme per me, io prima ero una nullità totale, poi sono stato vicino a te e sto crescendo, sono molto incerto di me stesso, ma mi sento molto più forte di prima, tu mi hai dato una spinta affettiva fortissima, adesso io sto vicino a te, ci stiamo abbracciando, per me è una cosa tenerissima, io non ho segreti per te, almeno cerco di non averne, a nessun livello… però la mia vita vera, quella di fondo, potrebbe essere un’altra, tutte queste cose non me le dimenticherò mai, sono state la mia vita e lo sono ancora adesso, ma potrebbero non esserlo più in futuro, ma Cucciolo, io ti dico potrebbero, perché quello che succederà io non lo so, penso che potrei conoscere una ragazza e potrei sposarmi e avere figli, non mi dispiacerebbe affatto, però continuerei a pensare a te cento volte al giorno… magari poi chissà mi potrebbero venire dei momenti neri anche in quella situazione e potrei avere bisogno di stare vicino a te… non lo so, Cucciolo, non lo so… però non mi sento di mettere da parte a priori l’idea di una vita diversa… certe volte penso che quella potrebbe essere veramente la mia strada, mi sento frenato perché so che ti sto facendo male, questo non lo posso sopportare perché tu non te lo meriti, io vorrei riuscire a fare tutte e due le cose: cercare la mia strada e nello stesso tempo rimanerti vicino, ma non so se una cosa del genere sarà possibile…

– Birillo, una cosa del genere sta già succedendo, se non potrò avere Andy come amante almeno avrò un amico come si deve, uno che mi capisce fino in fondo, e poi non è una questione di ruolo, io non voglio perdere il mio Andy, che sarà sempre e comunque mio, potrà avere moglie e figli ma sarà sempre il mio Birillo…

– Cucciolo, ma tu pensi veramente che funzionerebbe?

– Sì, ne sono sicuro.

– E papà e mamma come ci resterebbero?

– Ti vorrebbero bene come prima, tra noi non cambierebbe nulla.

– Tu pensi?

– Sì, Birillo, ne sono certo.

– Allora domani mi accompagni alla fermata.

– Certo che ti accompagno alla fermata.

– E adesso ti va di fare l’amore con me?

– Birillo…

Fecero l’amore in modo struggente, come se fossero sul punto di separarsi per sempre, Andy sentì tutto l’amore di Marco, tutta la sua dedizione. Marco stava facendo in modo che Andy si sentisse amato, totalmente amato e senza nessuna condizione e nessuna riserva. Dopo rimasero abbracciati per un po’.

– Notte Cucciolo.

– Notte Birillo.

Si addormentarono l’uno nelle braccia dell’altro.

Al mattino Andy si alzò per primo, andò a preparare la colazione ma non fece la doccia, quando tutto fu pronto chiamò Marco con un bacio leggero.

– Cucciolo… è ora di alzarsi…

– Mh… vengo, vengo subito…

– Dai, che facciamo la doccia, la colazione è pronta e poi mi accompagni all’autobus…

– Arrivo, Birillo…

Entrarono nel box della doccia insieme, come succedeva tutte le mattine.

– Dai, Cucciolo, dammi una lavata come si deve… oggi mi devo fare bello…

– Ma tu non ne hai nessun bisogno.

Si insaponarono a vicenda e terminarono la doccia in pochi minuti senza allusioni sessuali, si asciugarono ciascuno per conto proprio, Marco ripensò a quando Andy voleva farsi asciugare da lui ed ebbe un attimo di malinconia, ma la scacciò subito. Andy volle che Marco gli facesse la barba come succedeva nei giorni importanti.

– Ma sei narcisista forte! Ma tanto sei bello di natura, non c’è proprio bisogno che ti atteggi… aspetta, una goccia di dopobarba profumato, … così… sei proprio irresistibile…

– Cucciolo, vieni di là… la colazione è pronta.

Si sedettero al tavolo.

– Cucciolo… che c’è?

– Niente… mi fa uno strano effetto…

– Lo so però cerca di sorridere… ecco, così!

– Io ti vedo così, bellissimo, irresistibile… mannaggia pensare che non sei solo per me… ma… niente! Va bene così, io voglio un Andy splendido…

– Cucciolo, io torno all’ora di pranzo e ti racconto tutto ma tu cerca di stare sereno, lo so che non è facile… che stai pensando adesso?

– Che ti vorrei accompagnare fino all’università e non fino alla fermata…

– Va bene…

– No, forse è meglio di no.

– Cucciolo, lo so che mi vuoi bene, non c’è bisogno che tu mi dia delle conferme… però adesso all’università mi ci accompagni…

– Almeno quello…

– Non mi fare il geloso, ti prego, non mi mettere in crisi, anche per me è già tanto difficile così…

– Scusa, Birillo, dai, finisci di prepararti e andiamo.

– Mi porto il telefonino, per ogni evenienza, tu però il tuo portatelo sempre appresso…

– Me lo porto, me lo porto…

– E tu che fai stamattina?

– Studiare non mi pare il caso, tanto studiamo insieme il pomeriggio, non lo so, forse me ne vado un po’ a spasso a prendere un po’ di sole, da papà non ci vado, il discorso è troppo prematuro… o semplicemente me ne vado a letto…

– No, a letto no…

– Perché?

– No, così, non c’è nessuna ragione specifica…

In macchina il discorso si fece più pericoloso.

– Cucciolo, però non mi devi odiare per quello che sto facendo…

– Io non ti potrei odiare per nessun motivo e poi tu adesso stai solo cercando la tua strada e io non ho nessun motivo per volerti bene meno di prima… ricordatelo, Birillo, ci sono e ci voglio rimanere qualunque cosa accada.

Le pause si facevano più lunghe e discorsi più assertivi e ripetitivi, entrambi avevano trovato il loro modo di comportarsi in una situazione come quella, poi Andy si fece più ardito.

– Cucciolo, è sicuro che non hai niente altro da dirmi?

– Birillo… io ce la sto mettendo tutta ma non mi stressare troppo.

– Scusa, Cucciolo, sono uno stupido, certe volte passo i limiti…

– No, non passi proprio niente… è che io non lo so come reagirò dentro, adesso credo che reagirò bene ma in sostanza non lo so, io ci proverò in tutte le maniere e con tutta la buona volontà ma quello che succederà io non lo so…

– Cucciolo, ma non è colpa mia, prova a metterti nei miei panni…

– E tu prova a metterti nei miei, hai ragione quando dici che non è colpa tua ma questo non mi risolve il problema, Birillo, io sono innamorato di te e non so se ce le farò a pensare che tu stai andando verso altri lidi, non è così facile…

– Lo so, Cucciolo, lo so, … mannaggia come mi sento strano, anch’io lo sento quasi come un tradimento, anche se tu non me lo dici…

– Ma non è un tradimento, Birillo, tu devi cercare la tua strada… non posso fare finta di non capirlo, significherebbe che ti voglio male e che mi sono innamorato di te solo perché puoi essere l’oggetto dei miei desideri ma mi sembra che sia una cosa squallida, solo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… io tutte queste cose razionalmente le so, ma quando mi trovo a metterle in pratica lo sento eccome il senso della difficoltà…

– Cucciolo, siamo arrivati… che faccio? Dimmelo tu, io non so più che fare…

– Vai Birillo, non ci pensare due volte, ti aspetto a casa per pranzo e se ti capita qualche cosa di interessante mi fai un colpo di telefono e ci vediamo per cena… Ti voglio bene, Birillo!

– Ciao, Marco, ci vediamo a casa a ora di pranzo.

Andy scese e Marco mise in moto solo dopo che Andy ebbe girato l’angolo.

Andy non sapeva che fare, aveva portato con sé qualche libro nella borsa, se ne andò nella sala grande della biblioteca, quella dove aveva notato maggiore movimento, poggiò i libri sul tavolo e si mise a studiare, leggeva senza distrazione e la lettura di quel libro gli faceva tornare in mente Marco ma rimase lì, l’ambiente era tranquillissimo, non c’era quasi nessuno, gli appelli d’esame erano già tutti conclusi  e solo qualche raro studente si aggirava in quei locali alla vana ricerca di qualche collega. Andy ogni tanto alzava lo sguardo dal libro per vedere se ci fosse nei paraggi qualche viso conosciuto ma non vide nessuno, se non qualche ragazzo molto giovane che Andy non aveva mai visto prima all’università, in genere anche quei pochissimi passavano oltre e non si fermavano nella sala di lettura. Andy tornava di tanto i tanto a pensare a Marco, si diceva che avrebbero potuto studiare in modo utile per una mattinata e cercava di allontanare questo pensiero. Entrarono due ragazze, a Andy non piacevano, sbuffavano per il caldo e chiacchieravano in continuazione, si misero ad un altro tavolo, lontano, Andy si alzò e se ne andò a guardare fuori dalla finestra, nel cortile vide Sonia che leggeva un libro seduta su una panchina, era una ragazza che qualche volta aveva scambiato qualche sguardo con lui, Andy lasciò i libri sul tavolo e si diresse verso il cortile esterno per salutare Sonia, ma fece solo a tempo a vedere che saliva su una macchina e andava via con un’amica. Andy se ne tornò dentro e si rimise a leggere il libro, era arrivato alle otto e mezza e fino alle dieci e mezza non aveva scambiato una parola con nessuno, cominciava a fare caldo, Andy si stava annoiando e stava cominciando a pensare molto seriamente di chiamare Marco e di tornare a casa ma vide passare una ragazzo che conosceva, un certo Guido, lo salutò e quello si fermò a parlare con Andy, evidentemente Guido non aveva nulla da fare, si sedette vicino ad Andy, poi lo invitò a mettere i libri nella borsa e a uscire fuori, Andy non se lo fece ripetere, di Guido non sapeva nulla ma gli sembrava un ragazzo simpatico e tutto sommato niente male fisicamente. La conversazione partì dal banale.

– Com’è che stavi in biblioteca? Generalmente non ti ci vedo mai, e poi adesso qui non c’è più nessuno.

– E tu com’è che stai da queste parti?

– Io sto sempre qui, ci passo le giornate intere, non ci si sta male, c’è tanta gente, cioè non adesso, ma quando c’è lezione e ci sono gli esami, ci sono tanti amici…

Andy si buttò.

– Ci sono pure ragazze?

Seguì qualche istante di silenzio.

– … Certo!

– E tu ne conosci molte?

– Di qui, dell’università?

– Sì.

– Be’, no, qualcuna, qualcuna che conoscevo dai tempi del liceo, anche qualche altra…

Andy si fece più spavaldo.

– E allora che ci vieni a fare qui?

Guido lo guardò con un’aria tra perplessa e sorpresa.

– Ma guarda che non ci si vive solo per quello…

– Sì, va be’, però l’università così non mi piace proprio… è una desolazione…

– E poi di che ti lamenti tu che qui non ci metti mai piede?

– Ma in effetti all’università che ci si viene e fare? Ci saranno pure quelli che vengono per le lezioni, ma credo siano piuttosto pochi…

– Ma tu pensi a una cosa sola!

– No, va be’, si dice per dire…

– E quel ragazzo che studiava con te?

Andy tentò una manovra diversiva.

– Quale?

– Quello che ti somiglia… mi pare che si chiami Marco…

– Ma quale, quello un po’ grosso…

– No, uno secco, spiccicato a te.

– Ah, ho capito… l’ho visto qualche giorno fa, ma quello non è come me, quello c’ha voglia di lavorare, prima abbiamo provato a studiare insieme ma poi per me erano ritmi impossibili e ho lasciato perdere…

– Peccato, era uno serio e pure simpatico, qualche volta abbiamo pure parlato un po’…

– E di che?

– Così, della vita, degli esami… di tante cose… di ragazze no!

Guido sorrise e Andy notò che aveva un bel sorriso.

– Guido ma tu non ci vai in vacanza?

– Ma dove me ne vado, io devo studiare… e poi per andare in giro ci vogliono tanti quattrini…

– Be’ te ne vai qualche girono con la tua ragazza… non ci vogliono molti soldi.

– Meglio che non ci penso… cambiamo discorso, tu che esami devi fare?

Parlarono un po’ degli esami, Guido era più indietro di Andy e continuava a fare domande su domande e Andy rispondeva di buon grado entrando sempre di più nella parte del maestro, poi si buttò di nuovo su questioni pericolose.

– Ma tu non ce l’avresti qualche ragazza da presentarmi? Io adesso sono di nuovo scapolo e mi brucia un po’…

L’espressione impropria di Andy. “mi brucia un po’” venne colta al volo da Guido ma in un significato sexy, Andy notò un lampo negli occhi di Guido ma il discorso andò avanti come se nulla fosse successo.

– Mi dispiace, ma caschi proprio male, prova alla biblioteca del terzo piano, lì, dicono, se ne fanno proprio di tutti i colori…

– Mi ci accompagni?

– Perché no…

Salirono alla biblioteca del terzo piano ma era tutto chiuso con i lucchetti e le bacheche erano completamente vuote.

– Mh! Niente da fare! Mi sa che è meglio che ti rassegni. Che ore sono?

– Sono quasi le undici.

– Che fai resti qui? Io me ne vado.

– Aspetta va’, vengo anch’io, tanto qui non si batte chiodo.

– No, qui ormai siamo a fine stagione, se ne parla a settembre, quando arrivano le matricolette nuove e inesperte…

– Mah! Mi sa che è meglio che torno a settembre.

Se ne andarono alla fermata del tram, ma dovevano andare da parti opposte, si salutarono.

– Ah… Se vedi Marco salutamelo…

– Sì certo, non ti preoccupare…

Andy riprese il tram e si diresse verso casa, non sapeva come avrebbe trovato Marco.

Marco appena rientrato si era messo a dormire con la radio accesa, voleva pensare il meno possibile e sentire il meno possibile l’assenza di Andy, poi, verso le dieci e mezza si era alzato, aveva preparato il pranzo per due e si era rimesso di nuovo sul letto in stato di dormiveglia. Squillò il telefonino.

– Ciao Marco, sono in tram e sto tornando a casa, all’università non c’è nessuno, è tutto deserto, ho incontrato Guido che ti saluta…

– Ah, grazie… non so che dire… a parte che sono contento… Butto la pasta! Ti aspetto, Birillo.

– Ci vediamo tra pochi minuti, ciao.

Marco si affacciò al balcone e lo vide arrivare, lo chiamò ma Andy non sentì, allora Marco fece un fischio potentissimo e Andy guardò verso l’alto e fece un cenno di saluto. La salita in ascensore gli parve eccessivamente lunga, ma finalmente Andy era di nuovo a casa.

– Vieni, Birillo! Mannaggia come mi manchi quando non ci sei!

– Buono che mo’ ti racconto tutto… tanto è presto fatto, era tutto chiuso, ho incontrato solo Guido che mi ha parlato solo di te, io ho cercato di parlargli solo di ragazze e credo che mi abbia preso per un mezzo maniaco sessuale…

– Ma tu vai a parlare di ragazze proprio con Guido!

– Perché?

– Se tu ci avessi parlato di altre cose te ne saresti reso conto da solo…

– O Dio! Possibile?

– Possibile sì! Anzi ci scommetterei dieci a uno, con me certe volte ha fatto dei discorsi così pericolosi che io non li avrei fatti mai.

– Ma dici veramente?

– Certo, Birillo! E tu me lo vai a mettere in mezzo con discorsi di ragazze… povero Guido!

– Effettivamente, adesso che ci penso è stato molto sfuggente… e tu come sei stato?

– Prima ho dormito, poi ho cercato di non pensare… e adesso sto pensando che se invece di Guido tu avessi incontrato magari una ragazza carina adesso io starei di merda…

– Be’, forse Guido poteva essere sufficiente, ma io ho cominciato a fare i discorsi del deficiente e l’ho spiazzato subito… lo vedi, ti sei salvato in corner, se non mi fossi bruciato da solo come uno stupido io starei ancora a chiacchierare con Guido e magari non solo a chiacchierare… dopo tutto ti è andata bene… ma tanto io domani ci torno all’università…

– Secondo me puoi fare tutto quello che vuoi, ragazze zero e Guido ormai te lo scordi! Lo vedi che ci si guadagna a fare il grande viveur!

– In un certo senso hai ragione… ma è solo perché adesso è tempo di vacanze, ma tornerà pure settembre e allora povero te, me ne vado alla biblioteca del terzo piano, dove mi dicono che se ne fanno di tutti i colori…

– Questa l’ho sentita anch’io, ma non spetta certo a me darti le dritte giuste… adesso mangia ché poi dobbiamo studiare… tu pensa che abbiamo sprecato quattro ore di studio…

– Lo so, ma il pomeriggio ci rimettiamo in paro… aspetta, adesso vado a vedere le piante… in timo è un po’ giù e pure la gazania, solo la rosellina sta veramente bene…

– Ma la rosellina ormai si è ambientata, le altre piantine devono cominciare tutto da capo: allargare le radici, rimettersi dal trauma del trapianto, ecc. ecc. …

– Mi sa che pure per me non è tanto facile trapiantarmi… però se trovo una bella…

– Una bella che?

– No, niente… una bella ragazza.

– Mi sa che tu non stavi per dire ragazza…

– E allora? Non ho capito? Ma il sesso non ce l’hanno solo i ragazzi…

– Questo lo so anch’io, l’ho imparato a scuola…

– Però, Cucciolo, io una bella ragazza la potrei trovare veramente…

– Zitto, va, non girare il coltello nella piaga!

– Va  be’ è meglio che sto zitto. E dopo pranzo i piatti li lavo io…

– E’ il minimo che puoi fare per farti perdonare… di avere messo Guido in crisi…

– Mannaggia, ma se tu me l’avessi detto prima io magari potevo attaccare bottone con Guido, che non è poi così malaccio, anzi!

– Ma senti tu che commenti! Da uno che è andato all’università a caccia di ragazze non me lo sarei aspettato proprio… però se tu avessi trovato una ragazza che ti interessava che avresti fatto

– Lì ce ne erano due, ma erano due cozze, ho visto pure Sonia, sono uscito per parlarci ma l’ho vista andare via in macchina con un’amica…

– Allora almeno ci hai provato…

– Cucciolo, il caffè lo fai tu, io faccio i piatti… e poi ho pensato che se trovo veramente una ragazza che mi interessa con lei devo parlare chiaro e come faccio a raccontarle la nostra storia? Credo che per una ragazza innamorata sarebbe proprio una mazzata in testa terribile, poi magari mi chiederebbe di lasciarti su due piedi e io le dovrei dire di no… chissà se una ragazza l’accetterebbe una situazione come questa… io credo di no, però se fosse veramente innamorata dovrebbe passare sopra a tutto… io, se avesse avuto altri ragazzi, non mi formalizzerei…

– E se ne avesse uno contemporaneamente a te?

– Be’, quello sarebbe un po’ diverso, no, quello non lo sopporterei…

– E allora perché lei dovrebbe sopportare la mia presenza?

– Ma noi non andremmo più a letto insieme e il problema sarebbe risolto…

– Risolto? Ma tu non ti rendi proprio conto!

– Perché saremmo solo due buoni amici…

– E tu pensi che lei se la beve?

– Ma tu devi sempre sfottere, guarda che oggi è finita in barzelletta ma non è detto che finisca sempre così, se la trovo veramente una ragazza che mi piace… mh, mi sa che se succede il primo ad andare a pezzi sono io… senti lasciamo perdere, per oggi il malumore me l’hai fatto passare ma adesso pensiamo a studiare… dai non perdere tempo, io qui coi piatti ho finito, forza, prepara i libri e non perdere tempo.

– Birillo, tu dici che domani ci rivai all’università?

– No, tanto non c’è nessuno, ci potrei beccare solo Guido, ma adesso ho perso la faccia anche con lui…

– E allora, hai altri programmi?

– Senti, Cucciolo, smettila di sfottere, adesso l’abbiamo presa a ridere ma non si sa mai, quindi cerca di stare calmo…

– Birillo, il libro è pronto… allora?

– Vai! Che aspetti?

– Allora eravamo alla pagina 66. Dunque…

Lavorarono in pace per circa due ore.

– Pausa, Cucciolo, forse mi sbaglio ma ci sono delle cose strane, o sono io che non ho capito niente, tutta quella storia dei consulenti, del collegio peritale, mi sfugge proprio la logica di fondo, c’è un giudice monocratico e poi c’è un collegio peritale, ma allora il vero tribunale è il collegio peritale e tutta quella cosa sulla nomina del perito del tribunale è tutta una cosa che non ho capito, proviamo a rimettere un po’ in ordine le idee?

– Sì, mi sa che è meglio, dai Birillo, leggi tu.

– Allora, riprendo dalla pag. 66, perdiamo tempo, ma almeno dopo abbiamo capito qualche cosa di più.

– Vai e non ti preoccupare… aspetta! Birillo, Un’idea, ma perché queste letture non le registriamo, così poi le possiamo risentire senza fatica, il registratore c’è e ci dovrebbero essere anche una decina di nastri, li prendo subito.

Marco montò il registratore e mise il microfono davanti ad Andy che cominciò la lettura recitata. Marco seguiva con la massima attenzione, quando il nastro finì fecero una breve interruzione per girarlo e Andy ricominciò a leggere, poco prima di finire il capitolo sui collegi peritali Andy fece cenno di chiudere il registratore. Marco chiuse esattamente al termine del capitolo. In un nastro erano entrate circa 30 pagine, compilarono l’adesivo con l’indicazione esatta dei contenuti e lo attaccarono al nastro, poi misero via il nastro.

– Bella idea Cucciolo, veramente bella…

– Un po’ costosa…

– Ma no, i nastri costano poco e così abbiamo tutto il libro in nastro e ce lo possiamo sentire quando ci pare… aspetta, adesso cerchiamo di riordinare le idee, provi tu o provo io.

– Provo io…

Finita la discussione sull’argomento, passarono al successivo capitolo e al nuovo nastro. All’ora di cena avevano letto quasi ottanta pagine e le avevano tutte registrate.

– Cucciolo, ci sono ancora delle cose che mi sembrano poco chiare sulla riunione dei procedimenti, sul litisconsorzio e tutte quelle cose lì…

– E sì, queste maledette cose sembrano tutte semplicissime e alla fine non sono semplici per niente, che facciamo risentiamo il pezzo del nastro?

– Sì, è tutto il terzo e la prima metà del quarto, dai mettiamolo subito.

Si misero ad ascoltare la lettura con la massima attenzione, Andy stava in piedi e sottolineava i ritmi della voce con i gesti delle mani, la lettura era enfatica e la comprensione ne era veramente facilitata. Il lavoro andò avanti ancora per due ore, alle undici e mezza il capitolo era stato riascoltato per intero e risultava molto più chiaro che alla prima lettura. Si guardano in faccia con una certa soddisfazione.

– Cucciolo, mi sa che il tempo perso di stamattina lo abbiamo recuperato integralmente, siamo anche più avanti di quanto avevamo programmato, non mi pare vero…

– Non ti gasare troppo, Birillo, il libro è molto facile e ci sono molte note che noi non leggiamo ma poi un discorso del genere dovremmo essere in grado di ripeterlo noi, non il registratore…

– Sì. Forse è pure vero, però ne abbiamo fatto un bel pezzo, domani, se lavoriamo pure la mattina ne possiamo fare il doppio e così il primo volume è arrivato a metà, cioè possiamo fare un volume ogni sei giorni, in venti giorni possiamo finire la prima lettura del mattone… che ne dici?

– Non sarebbe malaccio ma il peggio potrebbe stare tutto in fondo, succede spesso…

– Cucciolo, che ti faccio per cena?

– Oggi tocca a me!

– No, dai mi devo fare perdonare il tempo perso di stamattina, adesso gli entusiasmi stanno venendo pure a me… Cucciolo, se a novembre ci togliamo questa benedetta procedura civile poi possiamo cominciare a pensare al diritto penale e alla procedura penale, noi fino adesso abbiamo fatto solo cose di interesse pubblicistico e privatistico ma niente di penale, quello è proprio tutto un altro mondo, però se a novembre facciamo procedura civile, dobbiamo pure fare… Cucciolo, ne dobbiamo fare quattro a novembre, se no non stiamo nei tempi…

– E quali sarebbero?

– Due sono quelli che stiamo preparando, uno ce lo scegliamo noi, di quelli piccoli complementari e poi potremmo provare penale generale… Cucciolo, non è pazzesco, adesso siamo ancora ai primi di luglio, c’è tutto luglio, tutto agosto, tutto settembre e tutto ottobre, dei primi due stiamo già a buon punto, il terzo è piccolo, il problema potrebbe essere solo penale generale, io non ne so nulla, non so nemmeno com’è il libro… che facciamo, domani ce lo compriamo?

– Birillo, non so come stiamo messi a quattrini e poi ci vorrebbe pure un codice penale commentato… ci vorrebbero più o meno trecento euro, io ne ho da parte duecento…

– Io pure ne ho da parte più o meno altrettanti, ce la dovremmo fare, senza toccare quelli per i viveri e senza chiedere quattrini a papà. Allora domani si comincia anche penale, ok?

– Ok!

– Allora Cucciolo, che ti faccio per cena?

– Una cosa rapida rapida…

– No, oggi hai mangiato poco e adesso ti faccio due spaghetti, ho voglia di muovermi e di cucinare…

– Allora facciamo due spaghetti col tonno…

– Benissimo… intanto rimetti il primo nastro ché non lo abbiamo risentito e poi ci manca la seconda metà del quarto, vai!

Alla fine dei nastri la cena era ormai al termine e Marco pregustava l’idea di andare a dormire, ma Andy lo prevenne.

– Cucciolo, ti posso fare una propostaccia?

– Quale?

– Ci facciamo un altro capitolo? Sono solo venticinque pagine, se lo facciamo passiamo oltre la metà del primo volume ed è anche una cosa bella da vedere.

Andy fece scorrere tra le dita le pagine da leggere come per dire che si trattava di poca cosa.

– Ok, Birillo, ma solo quelle perché è già passata mezzanotte, dai, prendi il registratore.

Andy sembrava animato da un sacro fuoco, preparò il registratore ma volle che fosse Marco a leggere, per paura che si addormentasse. Marco ce la mise tutta, diverse pagine erano cariche di note e il testo da leggere non era più lungo di una quindicina di pagine piene, Marco le contava mentalmente, ma Andy lo osservava attentamente e non gli dava modo di distrarsi. Alla fine della lettura, quando vide ormai l’ultima pagina Andy si preparò a spegnere il registratore quando Marco avesse finito la lettura e il momento finalmente arrivò.

– Wow Cucciolo! Ce l’abbiamo fatta! Sei grande Cucciolo! Sei grande! E adesso ce ne possiamo andare a letto!

– Camere separate?

– Nooo! Ma che stupidaggine! Se non ti salto addosso stasera non sono più io! Cucciolo! Sei grande! Tu non te ne rendi conto ma sei grande! Mi hai fatto passare dalla testa un bel po’ di stupidaggini, sai tutta quella cosa sul fatto che potrei trovare una ragazza… al limite potrebbe essere pure vero, ma se capita capita, io non me la vado a cercare davvero, se dovrà essere sarà e quando sarà, ma io non mi posso rovinare il mio presente per aspettare cose che potrebbero anche succedere tra vent’anni o addirittura mai e poi io qui ci sto bene e adesso non mi passa per la testa che mi possono venire altre malinconie, se per caso mi pigliano tu mi devi cominciare a sfottere in modo violento, fino a farmi mettere da parte tutta la mia stupidità! Cucciolo, cuccioletto mio! Ieri mi sentivo in crisi ma adesso mi sembra di essere stato uno stupido totale… Cucciolo, ma mi ci vedi tu a correre dietro a una ragazza?

– Be’, non lo so, forse potrebbe pure succedere, dipende dal momento, adesso qualche paura più di prima ce l’ho, Birillo, seriamente, adesso ci scherzi sopra ma prima o poi certe cose torneranno a galla…

– Dai, adesso non fare così e andiamocene a letto, se mi fai il geloso mi smonti e mi perdo pure quel po’ di entusiasmo che mi hai fatto ritrovare…

– Scusa, Birillo, sono proprio uno stronzo, certe volte mi comporto come un imbecille…

– Adesso non ti buttare giù in questo modo, dai vieni a letto perché ti voglio coccolare un pochettino.

– Birillo, ma tu stasera sei felice veramente?

– Penso di sì, adesso non ho malinconie per la testa…

– Nemmeno piccole, nemmeno in fondo in fondo?

– No, nemmeno! Cucciolo, io con te sto bene, ma questo lo sai, perché? Ti sembra strano?

– No, ma mi piacerebbe che tu fossi mio senza riserve.

– Ma io riserve non ne ho affatto, adesso mi sento completamente del mio Cucciolo, in fondo io penso che alla fine non cambierà nulla e che col tempo sarò sempre di più del mio Cucciolo ma non ne sono certo al cento per cento, se ti dicessi il contrario ti imbroglierei, però io ti voglio bene, io sono innamorato del Cucciolo, senza riserve e poi se io mi innamorassi di una ragazza non ti vorrei bene di meno… forse è tutto una cosa ipotetica, non lo so, ma potrebbe essere una cosa vera, ma in ogni caso tu resteresti il mio Cucciolo, non so se continuerei a fare l’amore con te, forse non lo farei per riguardo a lei ma forse lo farei lo stesso, non lo so, ma dentro di me tu un posto importantissimo lo avresti comunque… che ti credi che certe cose si possono dimenticare? Ma tu lo sai benissimo come stanno le cose, tu sai benissimo che sono cotto di te, in qualche momento mi sembra che tutto questo non mi soddisfi, ma sono solo dei momenti, poi passa, poi anch’io scendo con i piedi per terra e mi accorgo che vicino a me c’è solo il mio Cucciolo… ti ricordi quella canzone napoletana della luna rossa?

E ‘a luna rossa mme parla ‘e te,

Io lle domando si aspiette a me,

e mme risponne: “Si ‘o vvuó’ sapé,

ccá nun ce sta nisciuna…”

E i’ chiammo ‘o nomme pe’ te vedé,

ma, tutt”a gente ca parla ‘e te,

risponne: “E’ tarde che vuó’ sapé?!

Ccá nun ce sta nisciuna!…”

Mi sa che io rischio di fare come quello della canzone… aspetta, aspetta e non ci sta nessuna! Cucciolo, ma tu mi fai pensare a un’altra canzone napoletana, cioè è una canzone che potresti cantare tu nei miei confronti…

– E cioè?

– Ciccio Formaggio, la canzone di Nino Taranto, aspetta, mi pare che fa così:

Si mme vulisse bene overamente,

nun mme facisse ‘ncujetá da ‘a gente…

Nun mme tirasse ‘e pile ‘a dint”e rrecchie,

nun mme mettisse ‘o dito dint’a ll’uocchie,

nun mme mettisse ‘a neve dint”a sacca,

nun mme squagliasse ‘ncapa ‘a ceralacca!

Si’ na ‘nfá’…si’ na ‘nfá’…si’ na ‘nfama…

Te n’abù’…te n’abù’…te n’abuse…

te n’abuse ca Ciccio Formaggio,

nun tene ‘o curaggio

nemmeno ‘e parlá!

… che dici? Ti ci ritrovi?

– Ma sei briccone forte! Adesso ti va di giocare, ieri sera sembravi uno deluso e depresso e adesso ti va di scherzare… però mi piace tanto quando ti vedo così, così sei il mio idolo… Birillo!!! Ti posso saltare addosso?

– E che stai aspettando?

– Be’…

– Proprio imbranato come Ciccio Formaggio…

– Andy! Quando ti vedo così mi sento in orbita… e abbiamo pure studiato da matti… ma che ci manca a noi?

– Non ci manca proprio nulla e lo sai benissimo come lo so io, io qualche volta me lo dimentico ma tu non te lo dimentichi mai… Cucciolo, sono quasi le due, non è più ora di fare l’amore! … No, aspetta, non fare quella faccia! Fermo! Calmo! Oh! Aspetta! Ma tu saresti quello tranquillo… mannaggia, ma ti vuoi stare fermo! Cucciolo, un momento solo, aspetta, poi ci scateniamo ma adesso dammi un momento solo, adesso voglio un momento Cucciolo, adesso mi devi stare vicino come si deve, ne ho bisogno, abbracciami, poi fai tutto quello che vuoi, ma adesso abbracciami e tienimi stretto stretto.

Marco si avvicinò e abbracciò Andy in modo avvolgente.

– Birillo… quando tu parli con la luna rossa e ti svegli non è vero che non trovi nessuno, trovi il tuo Cucciolo e quando io ho bisogno del mio Andy io lo so che sta sempre vicino a me, che mi pensa pure quando non siamo vicini fisicamente… un po’ mi ero messo paura stamattina ma un po’ mi sembrava una cosa così irreale che non sono stato male veramente…

– Ci risiamo, Cucciolo! Un’altra volta discorsi di gelosia e di trappole psicologiche!

– Senti, Birillo, io dico quello che mi pare, se ti sta bene bene, se non ti sta bene ti puoi cercare un’altra strada! Senti, Birillone mio, tu puoi pure mettermi in crisi per un po’ ma il bel gioco dura poco, a chi la vuoi andare a raccontare la storiella? Io alla befana non ci credo più, tu cerchi di raccontarmela bene la favola ma io ormai non ci credo più e ti metto alla prova… ma tanto tu torni sempre all’ovile e non è perché non sai dove andare ma perché qui ci stai bene!

– E allora? Hai fatto la scoperta dell’America! Dai adesso non continuare a sfottermi per sei mesi… ho capito, ho fatto la figura dell’imbecille! E allora? Perché tu la figura dell’imbecille non l’hai fatta mai? Ma adesso non ci roviniamo quello che ci resta delle notte. Cucciolo, domani ci dobbiamo alzare presto ma stanotte io voglio fare l’amore con te, per il motivo opposto a quello di ieri, ma lo voglio fare lo stesso e mi voglio scatenare… mannaggia, ma quanto sei bello!

– Non mi carezzare la barba contro pelo! Ho la barba lunga e mi fa male!

– E allora? Io lo faccio lo stesso! Se non ti sta bene picchiami!

– Bella forza! Tanto lo sai che sei più forte di me!

– Non è vero, Cucciolo, io sono più forte solo fisicamente ma tu sei più  forte in tutti gli altri sensi… lo sai che mi stai insegnando tantissime cose? Io adesso ho voglia di giocare, di perdere il controllo… Cucciolo, fatti baciare! La sai una cosa stupida… quando stamattina ho parlato con Guido gli ho detto che la mia ragazza mi aveva piantato e che mi bruciava ancora, lui ha fatto un minimo accenno di sorriso, deve avere pensato che a bruciarmi ancora era una certa cosa! … mh… secondo me l’ha pensato, gli si leggeva in faccia il pensierino sconcio, non lo ha detto ma lo ha pensato di certo…

– Ma quando mai!

– No! L’ha pensato sicuro!

– E tu te lo sei lasciato scappare! Che broccolo! Un’occasione così strepitosa sprecata per fare lo sciupafemmine… che broccolo!

– Ah! Ancora con questa storia! … Cucciolo, ma lo sai che sei veramente dolcissimo, adesso stai un po’ zitto che mi devo concentrare un po’! Se chiacchieri troppo finisco per diventare bisex!

– Non dico più una parola! St!

– Cucciolo, ma come sei eccitato stasera!

– St! Zitto, Birillo, se no divento bisex anch’io!

Rimasero a fare l’amore e a scherzare tra loro fino alle tre e oltre, poi si addormentarono.

La mattina molto presto, quando i primi raggi di sole quasi orizzontali filtravano dalle tapparelle, Andy cominciò a rigirarsi nel letto, piuttosto irrequieto, poi, cercando di non disturbare Marco, si alzò e se ne andò in bagno, si sentiva un po’ strano, aveva freddo, percepì nettamente sulla pelle la temperatura più bassa della mattina, e non gli capitava mai, aveva necessità di liberarsi, aveva la diarrea, se ne accorse ma non ci fece troppo caso, poi se ne tornò a letto, ma si sentiva sconvolto e soprattutto infreddolito, si accostò a Marco.

– Cucciolo, ti dispiace se mi accosto a te? Sento freddo, non fa freddo ma io lo sento lo stesso…

– Birillo, ma tu stai tremando…

Marco si alzò e tirò fuori dall’armadio una coperta pesante e la mise sopra Andy.

– Grazie, Cucciolo, ce ne era veramente bisogno, anche se io ho freddo lo stesso…

– Ma che c’è, Birillo, non ti senti bene?

– Sono andato in bagno e ho la diarrea e mi sento un po’ scombussolato…

Marco prese dall’armadio una maglione col collo alto e lo passò a Andy.

– Grazie, Cucciolo, così e meglio, mannaggia… be’ adesso va un po’ meglio… Cucciolo, vieni pure tu, così mi scaldi un po’.

– Vengo tra un po’, adesso vado a farti una tazza di tè caldo…

– Va bene, grazie, Cucciolo, tu sei sempre buono con me…

Dopo pochi minuti Marco si ripresentò con una enorme tazza di tè bollente.

– Andy, ecco, se te la bevi tutta ti riscalda un po’ e ti reintegra i liquidi che hai perduto…

Andy bevve avidamente anche se lentamente perché il tè era caldissimo, poi si rimise sotto la coperta e anche Marco entrò nel letto.

– Come vai, Birillo?

– Un po’ meglio, comincio a prendere calore…

Marco gli strinse la mano destra.

– Birillo, ma tu hai ancora le mani fredde…

– Le tue sono caldissime…

– Come vai, Andy?

– Meglio, Cucciolo, meglio! Mi sento un po’ stordito e stanco ma ho meno freddo di prima.

Marco gli si accostò.

– Andy! Ma che mi fai?

– No, niente, tra un po’ mi passa, … adesso mi sta tornando il sonno e non ho nemmeno voglia di parlare…

– E allora dormi, Birillo, nessuno ci corre dietro.

Marco gli passò una mano sulla fronte come con una carezza.

– Birillo, sei fresco, non credo che tu abbia febbre…

– No, non credo nemmeno io…

Marco gli riprese la mano e sentì il polso, con un occhio fisso alla sveglia.

– Anche la frequenza cardiaca è bassa, hai 67, non puoi avere febbre…

– Ma io non ho febbre e adesso non ho nemmeno più tanto freddo, adesso ho solo voglia di dormire. Buonanotte Cucciolo!

– Buonanotte Birillo.

Il sole cominciava ad alzarsi e le strisce di luce scendevano sempre più inclinate verso il pavimento, Andy era di nuovo addormentato e Marco lo guadava dormire, ogni tanto gli accarezzava la fronte, Andy prese calore e cominciò a scoprirsi, Marco lo svegliò.

– Birillo, vuoi che ti tolgo la coperta?

– Magari! E’ troppo pesante, adesso mi dà fastidio, ce ne vorrebbe una più leggera.

Marco ne prese una più leggera e la mise al posto di quella più pesante.

– Così va meglio, Birillo?

– Sì, grazie, sì…

– Come ti senti, Birillo?

– Ho una specie di pizzicorino alla gola ma da una parte sola, solo sulla destra…

– Posso vedere, Birillo?

Andy aprì la bocca e Marco osservò la sua gola.

– Hai la gola irritata, ti sei beccato un raffreddore in piena estate, adesso preparo la colazione e ti prendi uno Zerinol, preso subito potrebbe anche risolvere tutto.

Marco si rialzò e andò a preparare la colazione, poi la portò a Andy su un vassoio di quelli che si possono poggiare sul letto.

– Birillo, ecco…

Andy si tirò fuori dal letto e cominciò a mangiare con molto appetito, poi ingoiò la pastiglia e si rimise sotto la coperta.

– Adesso riposati, Birillo, hai la faccia un po’ sbattutella ed è meglio che ti riguardi un po’.

– Però resta a letto anche tu…

– Sì, come vuoi tu, ecco…

– Ma tu hai fatto colazione?

– Sì, ho mangiato tutto di corsa ma ho fatto colazione…

– Che pensi, Cucciolo? Che sono una peste e che mi devi accudire come i bambini piccoli?

– No, penso che adesso sto facendo per te quello che papà ha fatto per me qualche anno fa, in effetti sto ripetendo i suoi comportamenti e quasi i suoi gesti… ma tu come ti senti, Birillo?

– Meglio, mi sento molto pigro, sì, più pigro che stanco, ma non mi va di alzarmi… Cucciolo, anche se perdiamo un po’ di tempo poi lo recuperiamo…

– Adesso statti tranquillo è ancora molto presto e puoi dormire altre due ore e anche di più, se vuoi.

– Però rimettiti a letto pure tu.

– Arrivo, Birillo…  ma tu come ti senti?

– Piuttosto benino, Cucciolo, non ho voglia di fare nulla ma mi sento piuttosto benino, almeno mi sembra.

– Andy…

– Sì…

– Ti voglio bene!

– Lo so, Cucciolo, anch’io ti voglio bene, dai abbracciami, ché mi dai un po’ di calore… così, Cucciolo, così, è bello, si sta bene abbracciati stretti stretti…

– Andy… mannaggia, certi momenti lo sento fortissimo quanto sei importante per me, io non posso pensare che tu non stia bene…

– Cucciolo, ma è solo un po’ di diarrea, io sto bene, è che non ho tanta voglia di alzarmi e poi adesso con lo zerinol, piano piano comincio a sentirmi meglio… adesso resto a letto più per pigrizia che per altro, mi piace farmi coccolare… tra qualche minuto ci alziamo, facciamo così tra un’ora, metti la sveglia…

– Non ce n’è bisogno, la tengo d’occhio io.

– Però tienimi stretto, non ti girare dall’aperte tua, la sveglia lasciala perdere… ecco, bravo così, così è bello… Cucciolo e tu non lo sai in questi momenti come la sento forte io la tua presenza, non ne potrei fare più a meno, la mia vita è questa, la mia vita sei tu, senza il Cucciolo Andy non ha più senso.

Marco gli strinse forte la mano destra, Andy si voltò verso di lui e si baciarono per un attimo lunghissimo.

– Lo sai Birillo che hai un fiato profumato?

– Ma dai! Non mi sono nemmeno lavato i denti… e poi anche il tuo è gradevole, non lo sento come una cosa estranea, mi pare che tra noi ci sia una continuità totale anche quando respiro il tuo fiato… Cuuucciolo!

– Che c’è?

– Perché non mi scarmigli i capelli? Mi piace tanto…

– Questo non me lo avevi mai detto…

– Ecco, così… mh… che bello, fa proprio un certo effetto… e poi adesso mi sto scaldando un po’…

– Hai un po’ di barba, Birillo, mi piace tanto quando ti accarezzo il viso, mi piace pensare che tu puoi stare bene con me, mi pare un sogno, Andy, è bellissimo, è una cosa reciproca non sono io che sono innamorato di te e tu magari a chissà che pensi, no, pure tu mi vuoi bene e mi vuoi bene veramente… hai capito, Birillo, io voglio te e tu vuoi me, mi sembra una cosa quasi incredibile, Andy esiste! Non me lo sono sognato…

– No, Cucciolo, esisto sì! Sai che sto pensando?

– No, che cosa?

– Che certe volte bisognerebbe fermare il tempo, quella maledetta sveglia sta correndo e sono passati quasi quaranta minuti… ce ne rimangono solo venti ma io vorrei rimenare sempre così, senza mangiare, senza studiare, sempre a letto insieme, nemmeno a fare l’amore, non ce n’è bisogno, ma solo a letto insieme così, come adesso…

– Andy, Andy, Andy!

– Cucciolo! Cucciolo! Cucciolo! Dai, adesso ti coccolo un po’ io… hai due occhi che mi ci tufferei e poi quando accenni un po’ di sorriso ti illumini, come adesso… Cucciolo… Cucciolo di Andy… ti dovrei portare al guinzaglio, proprio come un cuccioletto… no, la museruola no.. se no come faccio a baciarti… ma forse nemmeno il guinzaglio, tanto tu non scappi, io magari qualche fantasia me la posso fare venire ma tu no… tu sei un Cucciolo fedele… pure io però, almeno fino adesso… non fare quella faccia, dico così per dire, quando fai quelle smorfie diventi più brutto e non mi piaci più… no, non esageriamo, mi piaci meno, anzi mi piaci lo stesso, ma io ti voglio vedere sorridere… ecco, Cucciolo, così… lo sai che è un po’ di tempo che non giochiamo più, stiamo diventando troppo seri, due studenti che non pensano che a studiare, che non fanno più a cuscinate, non fanno più la lotta, che non litigano più, be’, magari quello è meglio, ma dovremmo giocare di più…

– Birillo, ti posso dire una cosa sgradevole?

– Che cosa?

– E’ ora!

– Mannaggia lo so… ma perché tutti i sogni devono finire? Va be’ mi alzo però ce ne andiamo a fare la doccia insieme e subito…

– Sì, Birillo, come vuoi tu.

Entrarono insieme nel box.

– Ma lo sai, Cucciolo, che sono ancora un po’ a pezzettini, sto meglio di prima, ma non bene come quando tutto va proprio bene… fai tutto tu, Cucciolo, io mi siedo sul fondo.

Andy si sedette sul fondo del box e Marco lo insaponò, gli passò lo sciampo tra i capelli e poi lo risciacquò, Andy non si mosse nemmeno, poi Marco pensò a se stesso e fece in un attimo, ma la reazione di Andy gli sembrava troppo passiva, non lo vedeva come negli altri giorni.

– Va tutto bene, Birillo?

– Male non va, certo non mi sentirei di fare cento vasche di nuoto… Cucciolo, non ti preoccupare non c’è nessun problema, sono solo pigro.

All’uscita dal box Andy volle che Marco lo asciugasse chiudendolo in un grande asciugamano, come facevano nei primissimi tempi, Marco lo strinse nell’asciugamano ma Andy anziché giocare o lasciarsi andare a qualche riferimento sessuale, sembrava piuttosto un malato che si fa lavare per dovere, non reagiva con il solito scatto, sorrideva sì, ma in modo più spento e malinconico. Marco evitò ogni contatto sessuale e rivestì Andy molto rapidamente, poi gli asciugò i capelli col fon e si limitò ad asciugare i propri in modo sommario, poi lo prese in braccio e lo riportò a letto. Andy aveva qualche brivido, dal modo in cui si tirò la coperta Marco si rese conto che Andy non stava troppo bene, prese il termometro, lo abbassò e lo passò a Andy che lo mise sotto l’ascella senza nemmeno chiedere perché, dopo cinque minuti Andy passò il termometro a Marco.

– Birillo, febbre non ne hai, hai 36.2, ma a quest’ora è una temperatura normalissima.

– Io però un po’ di freddo ce l’ho e mi pizzica la gola, mannaggia, mi sa che mi sono beccato un bel raffreddore… ho anche il naso che mi cola un po’… mannaggia, mi dispiace di doverti fare perdere tempo… Cucciolo, però, se vuoi, possiamo studiare lo stesso, tu stai qui e leggi al registratore e io ti ascolto, questo lo posso fare benissimo.

– Allora facciamo così, io adesso vado un po’ in cucina e preparo il pranzo, poi vengo qui e cominciamo a leggere, sempre se ti va…

– Mi va, Cucciolo, mi va… me la puoi dare una caramella, una di quelle di rabarbaro… ecco, grazie, così la gola mi pizzica meno…

Allora io vado in cucina e cerco di fare presto… la vuoi un’altra tazza di tè?

– Magari, me la porti quando hai finito di preparare il pranzo…

– Va bene, Birillo! Allora io vado…

– Però lascia la pota aperta, almeno ti sento.

– Ok, Birillo…

Marco mise a lessare mezzo pollo, sbucciò quattro pere e le mise a cuocere a vapore, poi mise il pentolino per l’acqua del tè, mise anche una pila d’acqua per lessare dei fagiolini, prese il libro e il registratore e dopo pochi minuti tornò da Andy.

– Tutto fatto, Birillo, adesso posso ricominciare a leggere.

– Vai, Cucciolo, proviamo…

– Lo sai, Cucciolo, le malinconie mi tornano in mente specialmente quando è un giornata molto bella, specialmente quando è primavera… mi viene in mente una canzone che avevo trovato in un vecchio disco a 78 giri, l’avevo sentita tante volte quando ero bambino, mi faceva venire una malinconia tremenda, si chiamava “Come le rose”, l’ho sentita tante di quelle volte che me la sono imparata a memoria, faceva così..

Son tornate a fiorire le rose

E le dolci carezze del sol

Le farfalle s’inseguon festose

Nell’azzurro con trepido vol

Ma le rose non sono più quelle

Che fiorirono un giorno per te

Queste rose son forse più belle

Ma non hanno profumo per me

Ma la tua voce gentile

Più non allieta il mio cuore

Come le rose d’aprille

Le gioie

D’amore son morte per me

Queste rose baciate dal sole

Nel silenzio dei vesperi d’or

Non sentiron le dolci parole

Che il tuo cuore diceva al mio cuor

Quelle rose non hanno più vita

Come i sogni di mia gioventù

È un ricordo ogni rosa appassita

Quelle rose non parlano più

– Che effetto ti fa, Cucciolo?

– Non lo so Birillo, non la sento troppo mia, forse ci vuole un’altra età per capire veramente che cosa significa, io la primavera la prendo ancora bene, mi sembra che sia ancora la mia primavera…

– A me fa un effetto diverso, è come se la mia vita fosse già passata, quando sentivo questa canzone mi venivano proprio le malinconie forti, mi veniva quasi da piangere, quando ero piccolo avevo già l’impressione che la mia vita fosse finita, fosse passata, fosse impossibile, adesso ci sei tu mai prima ero proprio solo, Rocco e Rosa ti hanno fatto vivere una vita ricca dal punto di vista affettivo, ma a casa mia io non avevo nulla, ero solo, ma solo in modo terribile e allora una canzone come questa mi faceva pensare alle cose impossibili, in fondo la vita mia, la mia felicità era impossibile… come cercare di rivivere cose belle già vissute, io le cose belle non le avevo mia vissute ma non le avrei mai vissute, per me la malinconia era la regola…

– Birillo, adesso che mi ci hai fatto pensare capisco perché la canzone ti piace, è un po’ come la tua canzone, Birillo… però tu adesso non sei più solo…

– Lo so… però, Cucciolo, certe ferite te le porti dentro… mh…

– Andy, adesso cerca di riposare.

– Non mi va, Cucciolo, e poi non mi piace quando mi zittisci e minimizzi, si vede che tu non ci sei passato e qualche volta penso che in fondo di me non te ne importa poi tanto… adesso devi pensare a dormire, che te ne importa di quello che io ho passato prima, in fondo io vengo a letto con te lo stesso, se non te lo racconto tu non mi devi stare a sentire ed è una scocciatura in meno… però così è brutto…

– Dai Birillo, non mi fare la lagna…

– Ma non è fare la lagna, se tu mi dovessi conquistare mi staresti a sentire per ore perché avresti una finalità, ma adesso questa fase è passata e a te non te ne importa più niente… sì, è così, ti credi che non me ne accorgo… all’inizio sembrava che tu vivessi solo per me, poi piano piano hai cominciato a dare tutto per scontato…

– Birillo, e basta! Cerchiamo di dormire…

– Ma che verme che sei, neanche mi stai a sentire, mi fai proprio rabbia…

– Birillo!

– Che c’è?

– Ti ricordi quando con me delle cose delle tua famiglia non volevi proprio parlare? Te lo ricordi?

– Sì, me lo ricordo…

– Ma tu in effetti di quello che hai vissuto prima mi ha detto tutto fino a un certo punto…

– Cioè?

– Io avrei voluto sapere quello che ti passava per la testa, le tue reazioni, quelle profonde, ma tu quando parli di quelle cose le racconti i modo asettico e sostanzialmente indifferente, come non fossero cose tue, come se le avessi già rimosse, poi tornano a galla quando meno te lo aspetti…

– Però, Cucciolo, non è mica bello ricordarsi delle umiliazioni subite, mi hanno messo sotto i piedi tante volte, ho subito e basta…

– Mah! Io non credo che sia esattamente così.

– E cioè?

– Probabilmente non eri abbastanza disperato e tenerti stretto il tuo ambiente di alto livello ti stava anche bene…

– Cucciolo, ma perché mi dici queste cattiverie?

– Perché penso che siano vere, tu adesso ti sei adattato a una situazione di vita completamente diversa, non dai peso al denaro perché non ne hai, ma quando ce l’avevi e quando avevi una prospettiva di vita agiata probabilmente i quattrini ti piacevano e tu cercavi di tirare avanti per non perdere una certa situazione di agiatezza, forse non te ne sarebbe rimasta molta ma alla fine almeno un po’ saresti riuscito a mantenerla… tu adesso fai a meno dei quattrini perché la situazione è maturata e tu sei maturato e compromessi ne fai di meno, prima mantenere la tua situazione avrebbe comportato solo la perdita di sogni poco reali, ma adesso dovresti perdere qualche cosa che esiste, prima bastava evitare di scegliere, adesso hai già scelto e non credo tu possa tornare indietro, adesso hai rinunciato ai sogni di gloria e di quattrini perché quattrini non ne hai, ormai è fatta e ti sei adeguato al muovo stato, ma io credo che tu non ti sia adeguato del tutto, certe volte in strada ho visto come guardi certe macchine, le smart in particolare, oppure come guardi certi negozi di vestiti… quelle sono tutte le cose che hai perso e che vorresti non avere perso… in effetti io credo che un po’ dell’Andy prima maniera continui a vivere sotto la cenere, qualche volta io penso che tu tutta questa situazione l’accetti perché non hai alternativa e che non parlare dei tuoi o parlarne male sia un mezzo per esorcizzare o per non pensare, io credo che se tu ne avessi l’opportunità qualche passo indietro lo faresti, magari non sostanziale, ma cercheresti di non perdere il gruzzolo grosso, adesso hai fatto una scelta radicale, quando l’hai fatta ti è sembrata liberatoria ed eroica ma adesso, forse un passetto indietro lo faresti, non tutta macchina indietro, questo no, ma tornare indietro tanto quanto basta a recuperare una fetta della torta grossa…

– Cucciolo, questo è vero, certe volte ho sperato che qualcuno dei miei, mia madre o mio padre, diciamo così, si sentisse male, io li andrei a trovare e credo che cercherei di rifare pace, ma forse non sarebbe nemmeno solo per la fetta di torta, veramente! Potrei anche farci pace, se solo avessero un po’ di rispetto, tanto però tutte queste cose non sono possibili, sono solo fantasie…

– Ma ti dispiace almeno un po’ avere rotto con i tuoi?

– Non lo so, Cucciolo, io li vorrei diversi, forse mi dispererebbe pure ma solo se me li immagino come Rocco e Rosa, ma non ci somigliano nemmeno un po’, per come sono realmente non mi dispiace affatto, io la mia scelta l’ho fatta guardando in faccia la realtà, adesso qualche scrupolo mi viene ma solo perché in qualche momento me li costruisco a fantasia e mi dimentico come sono veramente… è tutta una fantasia sul come vorrei ma loro non sono così…

– Birillo, ti hanno dato fastidio le cose che ti ho detto?

– No, Cucciolo, sono cose vere, le penso anch’io… vedi, tu tutti questi pensieri per la testa non li hai, tu hai papà e mamma… lo capisci che vuol dire? Io sono entrato nella tua famiglia perché non ne ho mai avuta una mia, con i tuoi sto bene  però… non lo so… non so che dire…

– Birillo!

– Sì.

– E tu pensi che se io avessi occasione di fare quattrini facendo compromessi li farei?

– Non lo so, non credo…

– Eppure mi vengono certi dubbi… io pure ce li ho i miei sogni di gloria e di quattrini, mi manca l’occasione ma se ci capitassi in mezzo non so proprio quello che potrei fare… metti per esempio tra qualche anno, quando faremo gli avvocati, lì ci sono eccome delle possibilità di manovra… certe volte ho paura che li farei eccome i compromessi e mi ci sentirei malissimo perché cose del genere papà non le tollererebbe proprio e io finirei per non parlargliene e mi sentirei la coscienza sporca, papà mi ha sempre insegnato a essere onesto, credo che lui impicci non ne abbia mai fatti, insomma se io finissi per venire a patti con la coscienza alla fine mi brucerebbe molto, magari mi piacerebbe farmi vedere da papà come uno arrivato, coi soldi, con la bella macchina e magari per fare una cosa simile finirei per fare qualche cosa che non si deve fare… io penso tante volte che dopo, nel mondo professionale, troveremo tante tentazioni pericolose… non ho paura che ci possano fregare, questo no, ma credo che alla fine avremo meno scrupoli e meno moralismo di adesso e questo non mi piace molto… e anche i tuoi, in fondo, una certa mentalità l’hanno respirata nell’aria da quando erano piccoli… voglio dire che a tutti i topi piace il formaggio ed è facile essere moralisti quando non si può approfittare della situazione, in fondo giudicare da fuori è troppo facile, noi potremmo finire per fare peggio dei tuoi… E poi anche i miei, sono come si deve perché in fondo un accesso alla torta grossa non l’hanno mai avuto, sono gente come si deve, è vero, ma di tentazioni grosse non ne hanno mai avute e in certi termini non è nemmeno troppo difficile rimanere persone oneste..

– Certo però noi non avremo figli e non li potremo condizionare in nessun modo… Cucciolo… lo sai che quando ero piccolo, ma non proprio tanto, dodici, tredici anni, avevo tanti giocattoli, chiamiamoli così: la mazza da baseball, il pallone dei mondiali, la racchetta da tennis, la canna da pesca, perfino i pesi e gli attrezzi per la ginnastica, quattro mazze da golf, la bicicletta super e tutta una serie di videogiochi da non credere, a baseball non ci ho mai giocato, a pallone solo qualche volta, a tennis solo quando andavo al circolo con i miei ma non mi piaceva perché mi avevano messo appresso un istruttore ed era un po’ come andare a scuola, a pesca non ci sono mai andato, a golf ho provato a giocare quando i miei andavano ai campi ma era una cosa noiosa, un po’ per vecchi, in bicicletta ci dovevo andare da solo e non mi facevano uscire da solo, mi ci rimaneva la ginnastica che si può fare pure da soli… e poi praticamente solo i videogiochi, quelli sì, per ore e ore tutti i giorni, mi sarebbe piaciuto avere qualche amico, qualche ragazzo della scuola per giocare insieme, ma non è mai successo, anche i miei compagni di scuola in effetti erano ragazzi che non esistevano, ripetevano i modelli dei loro genitori, parlavano nello stesso modo, ragionavano nello stesso modo, a undici o dodici anni parlavano del loro futuro… ho sempre pensato che deve essere molto brutto fare il principe ereditario e loro erano tutti così, tutti presi dai loro magnifici destini, si vantavano, come i ragazzini, ma con la falsa modestia dei grandi… Alle medie ce ne era uno che mi piaceva un po’, aveva un nome strano, un po’ aristocratico, forse Orso Maria, vedi tu che accoppiamenti, mi chiedevo perché avesse un nome da femmina, mi sembrava una cosa strana, era caruccio, forse il meno peggio, io avevo tentato qualche approccio sui compiti per cercare di farlo venire a casa o di andare a casa sua il pomeriggio, ma non ha voluto, si capiva benissimo che avrebbe voluto ma che c‘erano disposizioni insuperabili della famiglia… quando parlava con me era di una correttezza, cioè di una ipocrisia, da manuale, non si arrabbiava mai, era una recita perfetta, alla fine l’ho mollato, mi sembrava falso.

– Birillo, ma tu ti senti migliore rispetto agli altri?

– Migliore? No, non credo, non ci ho mai pensato, mi sembrano categorie che non uso… ma perché mi fai questa domanda?

– No, solo perché mi è venuto i testa.

– E tu ti sei mai sentito migliore?

– Io?

– Sì… e perché no?

– Insomma, non so se è proprio quello il senso, forse non migliore moralmente, ma più fortunato sì, mi sembra che gli altri tante cose non le capiscano, che non capiscano che cosa significa volersi bene, c’è tanta gente che parla troppo di sesso e magari non ne fa per niente, però ne parla troppo e non parla mai d’amore, tanta gente si vergogna a dire che ha bisogno di sentirsi amata.

– Cucciolo, ma tu tra la gente ci metti pure me?

– Birillo, onestamente, tu sei stato l’unico che ho sentito simile a me sotto questo punto di vista, tu un affetto l’hai cercato con la massima partecipazione, col massimo coinvolgimento, le tue necessità emotive si capivano benissimo…

– Mah, tu le capivi benissimo, ma solo tu, agli altri non gliene è mai fregato nulla, con te è andata bene ma è stata una combinazione, una cosa eccezionale… Mi torna in mente l’idea di essere migliore… in effetti io ai soldi non ho mai dato troppo valore, anzi ci ho proprio rinunciato.

– Beh, ti ci hanno portato le circostanze ma le cose potevano andate anche diversamente…

– E’ vero però non mi sono mai venduto l’anima per i soldi.

– Però ci hai provato…

– No, Cucciolo, adesso mi fai arrabbiare, io avrei fatto di tutto perché noi potessimo stare meglio ma questo non è prostituirsi per i quattrini e poi anche prima se mi fossero interessati i quattrini dei miei avrei fatto il bravo ragazzo e basta, io qui sto bene ma se fossi rimasto a casa dei miei come dicevano loro avrei potuto avere la BMW, Cucciolo, non mi guardare così, è vero io a quelle cose ci ho rinunciato.

– In un certo senso è vero…

– Cucciolo, ma tu di me non sai niente, come ti permetti di giudicare? E poi perché mi devi giudicare male?

– Male? No, non c’entra niente. Mi sembra ovvio che non rinunceresti a quello che hai adesso per i quattrini e non penso nemmeno che una idea del genere sia per te una tentazione, adesso le cose stanno così ma ci siamo arrivati piano piano, è venuto tutto da sé e non è stata nemmeno una scelta.

– Beh, va bene, questo è vero.

– Cucciolo, tu hai avuto una virtù grandissima e quella te le devo riconoscere: non hai mai avuto ripensamenti.

– Sì, è vero, ma io scelta non ne avevo e quindi non c’è stata nessuna scelta.

– Sì, va bene, ma non hai avuto rimpianti.

– No, certo non tornerei indietro e poi un po’ dei miei sogni li ho realizzati e attraverso di te forse… certo non mi dispiacerebbe diventare un grande avvocato… con te… no, ma che sto dicendo… non diventeremo due avvocati famosi, no, due avvocati normali…

– No, due avvocati gay.

– Sì, va bene, sempre se non incontro la biondina che… ma che hai da sghignazzare, quando mi guardi con quell’aria di sufficienza, come se avessi capito tutto di me, penso che sei superficiale… no, anzi… però che sei un po’ stronzo lo penso veramente… guarda che se fai così non ti invito al matrimonio!

– Birillo!

– Sì.

– Mi sa che se continuiamo così avvocati ci diventiamo veramente, quanto grandi non lo so, ma ci diventiamo veramente e forse pure piuttosto presto…

– Dai non mi illudere, per farmi venire a letto con te non c’è bisogno di queste cose…

– Andy! Mannaggia, quanto ti voglio bene! Non è solo sesso, è che con te mi ci ritrovo proprio, anche tutte queste chiacchiere apparentemente senza senso, le abbiamo fatte tante volte ma mi piacciono tanto…

– Pure a me, Cucciolo, pure a me! E poi mi piace tantissimo proprio parlare con te, non sei distratto, alle cose mie ci pensi veramente e le vedi in modo serio, le vedi anche meglio di me, prima mi sembrava che mi stessi dicendo delle cattiverie ma poi ho capito quello che mi volevi dire e mi sembrava tutto vero… E poi Cucciolo, è proprio bello stare a parlare con te… con mia madre parlavo poco, cioè quando ero piccolo parlavamo, poi, piano piano si è legata di più al marito e con me si sono raffreddati i rapporti, certe volte mi sarebbe piaciuto che mi mettessero in collegio, almeno lì avrei avuto i compagni e qualche possibilità di vivere la mia vita, specialmente quando ero un po’ più grande, ma loro mi hanno tenuto sempre a casa, sotto controllo, il perché non l’ho mai capito, avrebbero potuto fare come se io non esistessi, ma non l’hanno fatto, mi sono stati addosso in modo pesantissimo, in effetti se mi avessero scaricato in qualche collegio sarebbe stato meglio per tutti…

– Ma tu pensi che a te non ci tenessero affatto?

– Non lo so, forse all’inizio un po’ ci tenevano, non solo mamma, ma pure mio padre, diciamo così, un po’ ci teneva però mi volevano plasmare a modo loro e questo non lo sopportavo proprio.

– Ma non potrebbero avere sbagliato senza rendersene conto?

– No! Non credo proprio… al limite potrebbe pure essere ma non mi pare possibile, almeno io non ho mai avuto questa sensazione, loro non amavano me, amavano il loro sogno e siccome io non ero come mi volevano hanno tagliato i ponti con me.

– Però tu pure non dovevi essere proprio un angioletto, almeno da quello che mi hai detto…

– Va bene, ammettiamo anche questo, ma mia madre che ha fatto? Lei ha scelto e non ha scelto me, io ero la sua cattiva coscienza, le piaceva troppo fare la signora, meglio la signora che la mamma, lei le tentazioni dei quattrini le ha vissute eccome e alla fine sono state quelle le cose che l’hanno condizionata, quando si è trovata a scegliere ha fatto la sua scelta, io, almeno così com’ero, ero solo di impaccio…

– E se tua madre dentro di sé l’avesse vissuta in tutta un’altra maniera, diversissima da come pensi tu?

– Ma non è così, Cucciolo, sono cose che si sentono a pelle e poi una cosa non gliela posso perdonare… ma perché gay no? Tu capisci, Cucciolo, secondo loro, noi qui stiamo facendo solo porcate, quello che fanno loro a letto è fare l’amore mentre noi facciamo solo porcate! Rosa e Rocco ti hanno voluto bene senza condizioni, i miei l’idea che fossi gay non la digerivano proprio… e questo per un ragazzo gay è un condizionamento terribile. Fanno di tutto per cambiarti il cervello… ma questo vuol dire che non ti vogliono bene…

– Ma potrebbero pure non arrivare a capire…

– Rocco e Rosa ci sono arrivati benissimo… è che i miei non volevano capire, mettermi i piedi in testa sì, capire… e poi per voler capire bisogna volersi bene e questo i miei non me l’anno mai dimostrato… Cucciolo, quando sto con te e mi abbracci mi sembra bellissimo… io queste cose non le ho avute mai… e quando Rocco mi ha abbracciato qualche volta mi sembrava una cosa bellissima, c’è un contatto fisico, capisci che non si vergogna di te, ti considera uno come lui, fatto nello stesso modo… e Rosa che quando mi bacia mi stringe forte forte… Cucciolo, tu tutte queste cose le hai avute, io no! E’ per questo che ho bisogno di farmi coccolare, perché così mi sento sicuro, la prossimità fisica di un’altra persona che ami è una cosa che ti dà la forza di vivere… ma tu te l’immagini come sarebbe stare soli? Cucciolo, sarebbe terribile, ma come saresti stato tu senza Rocco e Rosa? Prova a immaginartelo, io sono stato solo in quel modo e pure peggio…

– Andy!

– Che c’è… ti sto assillando?

– No! Vieni qui e stringimi forte, anch’io ho bisogno di coccole, della presenza fisica di Andy.

Marco gli si accostò e lo baciò sulla bocca in modo leggerissimo.

– Cucciolo, se ti assillo me lo devi dire, io non mi controllo…

– Birillo! Dammi la mano e cerchiamo di dormire perché domani c’è tantissimo da lavorare.

– Hai ragione, scusa. Notte Cucciolo!

– Notte Birillo! Ti voglio bene!

– Anch’io!

Al mattino la giornata si presentava fresca e azzurrissima, Marco sembrava più stanco e sonnacchioso. Andy si voltò verso di lui.

– Cucciolo… lo sai che ore sono?

– Mhhh, che ore sono?

– Sono le sei… è ora di alzarsi…

– Tra un minuto, Birillo, tra un minuto.

– Ok, Cucciolo, vado a fare il caffè…

Andy se ne andò in cucina, poi uscì sul balcone, le quattro piante facevano un angolino fresco che sapeva di vita, qualche piccola ape volava sui fiori del timo… erano proprio piccole api, non vespe, Andy si fermò a guardarle, l’aria era pungente e fu costretto a rientrare, preparò il caffè e la colazione, poi tornò da Marco.

– Cucciolo, buon giorno!

– Mannaggia, sono distrutto… Mhhh non è che si potrebbe dormire ancora un pochettino?

– No, Cucciolo, questo è il caffè ed è bello ristretto, ce ne è ancora un pochettino ma quello te lo metto nel latte al posto dell’orzo.

– Andy, ti prego, lasciami dormire ancora un po’

– Va bene, Cucciolo, ma solo mezz’ora, dopo dobbiamo studiare.

Andy si stese sul letto vicino a Marco.

Cucciolo…

– Mh, che c’è?

– Ma tu quando dormi sogni?

– Birillo, ma che domande mi fai…

– Ma a te ti vengono mai gli incubi?

– No, praticamente quasi mai, anzi proprio mai… e a te?

– Io stanotte non ho dormito tranquillo, è per quello che mi sono alzato presto, ho sognato cose brutte… Cucciolo, ho bisogno che ti svegli…

– Va tutto bene, Birillo?

– Be’, non proprio, stanotte ho sognato che avevo paura, che non sapevo che fare… ma nel sogno tu non c’eri, ero solo, era brutto, non c’erano cose spaventose, ma era una sensazione generale brutta, come non sapere che fare, sai quando stai in ansia e non sai nemmeno perché… io stavo a casa mia, ma non qualche mese fa, proprio adesso, in questo periodo, non sapevo che fare, dei miei non sapevo niente, a casa non c’era nessuno, giravo giravo ma non trovavo nessuno e non sapevo che fare, se stare lì o andarmene ma non sapevo nemmeno dove andare. Poi la scena è cambiata e stavo in Vietnam… tu mi dirai: che c’entra? E hai ragione perché non ha senso, c’era la guerra, le bombe, io stavo lì, nascosto da qualche parte e non sapevo nemmeno da che parte stavo, se ero un viet kong o un marine, avevo paura e basta, paura che mi trovassero, vedevo entrare e uscire da una base americana dei camion pieni di soldati, andavo avanti e indietro senza meta, con una grande paura addosso, ma senza capire nulla, poi la scena è cambiata ancora, stavo in una città che non era Roma, una città che non avevo mai visto, i posti mi ricordavano questo quartiere ma non era questo quartiere e non era Roma, mi sembrava di riconoscere i posti, mi aspettavo di vedere la farmacia all’angolo ma la farmacia non c’era, però le altre costruzioni somigliavano a quelle di questa zona ma non erano quelle, non erano molto diverse ma non erano quelle, quando mi sembrava di avere capito dove mi ritrovavo a un certo punto non capivo più nulla, non era nemmeno un’angoscia, era proprio uno stato di confusione, un po’ come sentirsi sballottato e non capire più nulla, io ho visto in ospedale persone che non connettevano troppo, mica matti da barzelletta, povera gente disperata che non ci si raccapezza più e che cerca punti di riferimento che non trova, è una cosa spaventosa e a me nel sogno succedeva proprio così, può darsi che sia rimasto suggestionato, non lo so, ma mi sentivo a disagio, smarrito… poi mi sono girato e mi sono svegliato, ho visto che c’era luce ma era ancora mattina prestissimo, svegliarti mi sembrava brutto, non volevo riprendere sonno e mi sono messo a pensare ai punti di riferimento… sì, proprio ai punti riferimento, ai punti cardinali, alla bussola, prima proprio pensando a quelli che navigavano per mare tanto tempo fa… poi piano piano mi sono venuti in mente altri riferimenti… i punti forti della mia vita… Cucciolo, quando ho pensato a te mi è venuto da sorridere… stavi qui vicino a me tutto raggomitolato e con una gamba fuori dal lenzuolo, poi ho pensato a papà e mamma e ci sono rimasto a lungo a pensare a papà e mamma… sono proprio persone come si deve, sono gente di vecchio stampo… io certe volte penso che mi ci vorrebbe proprio una rieducazione affettiva vera e propria e penso pure che non mi può venire da te, tu sei troppo simile a me, loro sono più grandi… non lo so ma è diverso, quando papà mi ha accennato al fatto che avevano sentito quando abbiamo fatto l’amore in campagna la cosa mi ha fatto un effetto fortissimo e adesso più ci ripenso più mi sembra che la loro approvazione per me è importantissima, quando vedo papà che mi tratta in modo così affettuoso e nello stesso tempo così autorevole mi pare che lui e mamma mi potrebbero dare una spinta molto positiva e qualche volta anche quando noi stiamo insieme mi mancano, quando parlo mi piacerebbe sapere quello che pensano delle cose che dico e poi quando parlano loro li starei a sentire per ore, ho l’impressione che abbiano tante cose da insegnarmi: quella pacatezza, quella determinazione affettiva, quel fare sempre la prima mossa e nello stesso tempo senza invadenza e senza presunzione, più ci penso più mi viene un senso di tenerezza profonda, per esempio, non mi prendere per pazzo, però mi piacerebbe che andassimo più spesso da papà… non ti offendere se te lo dico…

– Birillo, ma come faccio a offendermi per una cosa simile, tu pensi di papà e mamma quello che io ho sempre pensato… e poi non sono solo brave persone, ma ci vogliono  bene, Birillo il mondo nostro è fatto di quattro persone… se ci vogliamo andare più spesso io credo che i più contenti sarebbero loro, per loro tu non sei solo un figlio ma qualche cosa di più…

– In che senso, Cucciolo?

– Nel senso che la loro cotta per te se la sono presa pure loro, a modo loro e con tute le differenze ma secondo me si sono innamorati di Andy e questo fatto me li rende ancora più cari, se fosse possibile perché in fatto di persone hanno gli stessi gusti che ho io… non si sono innamorati del primo imbecille con un po’ di soldi in tasca, ma si sono innamorati di Andy… io a fare certe scelte l’ho imparato dai miei…

– Cucciolo, ci andiamo oggi?

– Pranzo o cena?

– Meglio cena perché si perde meno tempo per lo studio… che faccio li chiamo?

Marco si limitò a sorridere e Andy prese il telefono.

– Ciao mamma, come va?

– Andy, bello, come stai? Lo sai che oggi abbiamo parlato quasi tutta la giornata di voi io e Rocco…

– E che avete detto?

– Abbiamo detto che siamo contenti di Andy, che è un uomo come si deve, che gli vogliamo bene e che ci sta regalando dei momenti bellissimi…

– Dai, mamma, non esagerare…

– Andy, tu lo sai che è così…

– Senti mamma, ti volevamo chiedere se possiamo venire a cena da voi stasera…

– Andy… tu non lo sai ma io l’avevo appena finito di dire a Rocco ma lui mi aveva detto che non bisognava disturbarvi e che dovevate studiare… noi stiamo qui soli soli, due vecchietti, quando ci siete voi qui è festa… adesso Rocco è uscito per prendere il lattee non te lo posso passare… aspetta, aspetta… è lui, è arrivato… Rocco, è Andy, stasera vengono a cena… te l’avevo detto io!

– Andy, stasera ti faccio un risottino tutto vegetale, tutto ai profumi di campagna… mo’ mi devo sbizzarrire un pochettino…

– Papà non ti stancare… tu quello che ci piace a noi lo sai… allora facciamo alle nove?

– Alle nove, Andy, e buon lavoro.

– Aspetta, ti passo Marco…

Andy rimase ad ascoltare alla cornetta.

– Ciao papà… lo sai che Andy, da quando si è alzato non ha fatto che parlare di voi?

– E di che? Di noi non c’è molto da dire…

– Mi sa che Andy vi vuole bene!

– Marco, ma lo capisci tu che fortuna hai avuto a trovare uno come Andy? E che fortuna abbiamo avuto noi…

Andy era raggiante e si sentiva gratificato al massimo

– Papà, a fare certe scelte me l’hai insegnato tu… va be’, allora ci vediamo stasera alle nove…

– Vi aspettiamo ma fate tutto con comodo.

– Ciao papà.

– Ciao Marco.

Andy ripeté:

– Ciao papà.

– Ciao Andy, a stasera.

– Cucciolo hai visto, sono contenti.

– Questo lo sapevamo anche prima.

– Allora Cucciolo, ti alzi?

– Birillo ma com’è che fai sogni così strani?

– Non lo so, è successo oggi ma di solito non mi succede, anzi non sogno quasi mai, e soprattutto non sogno mai cose che sensate, io un po’ il cervello strano ce l’ho, che ci posso fare!

– Birillo, ma tu di fondo sei sereno, voglio dire adesso…

– Sì, credo di sì, forse ho bisogno di rassicurazioni, ma mi sento sereno, sì, perché no?

– Vieni qui Birillo, stenditi vicino a me, poi ci alziamo subito, ma adesso mettiti vicino a me…

– Cucciolo, pensi che sono strano eh?

– No, io nei tuoi sogni ci vorrei entrare, noi non dobbiamo stare insieme solo quando stiamo svegli, se no quando sogni resti solo e non mi piace che tu resti solo…

– Magari sarebbe meglio che entrassi io in un sogno tuo… ma non hai mai sognato…

– Sì, qualche volta ho sognato anche io…

– E che cosa sognavi?

– Be’ in genere mi ricordo solo i sogni erotici, gli altri non me li ricordo proprio…

– Raccontamene uno.

– Mah, non sono poi un gran che, non sono storie, non ci sono dialoghi, solo sensazioni, praticamente anche se con qualche variante la scena è più o meno sempre quella, io sto in uno spogliatoio e ci sono dei ragazzi che si mettono nudi con la massima naturalezza, che scherzano, che giocano un po’, io sto lì, non partecipo, in effetti nei sogni non partecipo mai, guardo, questo sì, guardo, in genere i ragazzi sorridono, c’è una bella atmosfera, intima e nello stesso tempo divertita, i ragazzi non fanno nemmeno sesso tra loro, giocano e basta ma senza troppe valenze sessuali… e poi da quando ci sei tu non ho più fatto sogni erotici, veramente non me ne ricordo nemmeno uno, forse non mi servono più…

– Cucciolo e, sogni erotici a parte, non mi hai mai sognato?

– No, credo di no, non mi pare…

– Io invece qualche volta ti sogno, esattamente come sei nella realtà, sogno che fai esattamente quello che fai sempre, non ti sogno mai in dimensione erotica, ma mentre lavi i piatti o mentre mi guardi negli occhi ma sono immagini brevi, storie non ne ho sognate mai.

Marco si voltò verso Andy e lo abbracciò.

– Birillo! Come sei bello la mattina quando non ti sei ancora fatto la barba!

– … Dai, Cucciolo, non è che non mi voglio fare coccolare… ma bisogna alzarsi e ci dobbiamo rimettere a lavorare.

Si alzarono in fretta,

– Andy, prima doccia o colazione?

– Prima doccia.

Entrarono insieme nel box senza nessun preliminare, ormai la cosa era assolutamente naturale.

– Cucciolo, faccio io, tu non pensare a nulla.

Andy versò lo sciampo sulla testa di Marco poi lo insaponò e lo sciacquò in fretta, poi pensò rapidamente a sé.

– Birillo, te la posso chiedere una cosa?

– Che cosa?

– Oggi non fare la barba!

– Però stasera ce la facciamo tutti e due prima di andare da papà penso che vederci con la barba mezza mezza non gli farebbe piacere…

– Mah, credo che non gliene importerebbe niente…

– No, Cucciolo, lo vedi, tu certe cose non le capisci… io non ho mai visto papà con la barba non fatta e poi la barba fatta sa più di bravo ragazzo…

– Ma che stai dicendo.

– Ma tu, scusa, se mi avessi visto capellone ti saresti innamorato lo stesso di me?

– Be’, penso di si… non lo so, sì, forse un po’ meno, a me piaci come sei adesso… anche con la barba fatta, anzi di più con la barba fatta… però con la barba non fatta sei un po’ più sexy, ma solo quando è la barba di un giorno, quella di due giorni già non mi piace più.

– E poi ci dobbiamo dare pure una spuntata ai capelli… pure tu perché ce ne è bisogno…

– Ok, Birillo, lo stilista sei tu.

La colazione fu rapida, si rimisero subito a studiare. Ogni tanto Andy interrompeva.

– Cucciolo, stasera andiamo da papà con camicia e cravatta?

– Perché? Non è una cerimonia, è una cena a casa di papà.

– Secondo me vale la pena…

– Beh, se vuoi si può pure fare, però non ti formalizzare…

– Io non mi formalizzo, è una questione di rispetto…

– Birillo, non dire scemenze… tu con papà e mamma devi essere meno formale possibile, secondo me camicia e cravatta sono fuori posto… la barba fatta è una cosa giusta, le scarpe pulite, queste cose vanno benissimo ma le cose troppo formali non sono adatte…

– E allora una rosa per mamma…

– Quello sarebbe un bel pensiero ma c’è il rischio che diventi anche quello una cosa eccessiva… Birillo, papà vuole che noi da lui ci sentiamo a casa nostra e ci comportiamo come faremmo a casa nostra, se facciamo così li facciamo contenti, se facciamo diversamente ci sentono meno figli…

– Mi sa che hai ragione… Cucciolo, e se dormissimo là?

– Beh, anche questo si può fare, anzi credo che una cosa del genere a loro potrebbe fare solo piacere, questa è una buona idea…

– Sì, però bisogna vedere come va la serata…

– Ma come vuoi che vada… non andiamo mica a fare un esame…

– Però io mi sento un po’ carico…

– Me ne sono accorto, Birillo, si vede benissimo.

– Dai, va’ adesso rimettiamoci a studiare

– Mi sa che forse è meglio… però, se mi devi dire che le cose che mi passano per la testa sono stupide fallo con prudenza perché la cosa mi da un po’ fastidio e la devo digerire piano piano, anche se hai ragione tu… dimmelo comunque con garbo, ti prego, cerca di stare più attento a queste cose…

– Te la sei presa, Birillo?

– No, lo so che hai ragione ma non mi piace troppo essere contraddetto, forse questo è proprio il segno che sono un po’ troppo suscettibile, quando mi riprendi fallo almeno con un sorriso…

– Birillo…

– Che c’è?

– Ti chiedo scusa, non me ne sono reso conto…

– Cucciolo, te l’ho detto, tu hai ragione ma devi avere pazienza, sono fatto male ma sono fatto così…

– No, sei fatto benissimo, e io lo so come sei fatto…

– No, Cucciolo, tu come sono fatto io dentro non lo sai ancora bene… cerca solo di avere un po’ più di pazienza…

– Però, Birillo, a me non sembrava di avere detto niente di aggressivo

– E allora perché mi hai chiesto scusa?

– Perché mi sembrava che tu ci fossi rimasto male…

– Ma non è una buona ragione, mi devi chiedere scusa quando che hai sbagliato lo pensi tu, non quando lo penso io, se no mi tratti proprio come un deficiente… comunque non ne parliamo più, sono cose da nulla… Cucciolo, dai prendi il libro e cominciamo a lavorare.

– Ti voglio bene, Birillo. E stasera la barba te la faccio io

– Anch’io ti voglio bene, anzi, Cucciolo, scusami tu per le stupidaggini che dico.

Marco fece il gesto di mandargli un bacetto.

Lo studio fu faticoso, Andy non lo prendeva troppo seriamente e Marco non sapeva come reagire, all’inizio la cosa sembrava solo momentanea, poi la distrazione e la superficialità di Andy passarono il segno e Marco si decise ad agire.

– Senti, Birillo, cerchiamo di mettercela tutta e di fare le cose un po’ più seriamente, mi sembra che non stiamo più lavorando tanto bene, oggi abbiamo perso un bel po’ di tempo…

– Vuoi dire che ti ho fatto perdere un bel po’ di tempo?

– Sì esattamente…

– E’ vero, Cucciolo, ma non mi va troppo di studiare, però non mi aggredire, hai ragione, non abbiamo lavorato bene e per colpa mia ma questo lo avevo capito anche da solo, Cucciolo, non so che mi prende ma non mi va troppo di studiare, anzi non mi va per niente… no, va be’, lasciamo perdere queste stupidaggini, hai ragione e basta, dai riproviamo… adesso cerco di non distrarmi… però non te la prendere, passami il libro che provo a leggere io… Allora…

Il lavoro riprese in modo un po’ diverso, Andy ci provava, leggeva ma poi doveva rileggere, si vedeva che era distratto.

– Birillo, dai, lasciamo perdere, riprendiamo domani, oggi non è aria…

– Mi sa che è meglio che sospendiamo veramente… Cucciolo, mi dispiace…

Andy aveva gli occhi rossi, Marco se ne accorse.

– Che c’è, Birillo?

– Non lo so, ma non mi sento all’altezza, ti sto facendo perdere tempo, ma io non vorrei… cioè vorrei studiare ma poi la testa non ci sta, mi dispiace, Cucciolo, mi dispiace, se vuoi ci riproviamo e ti giuro che questa volta mi ci metto seriamente…

– Birillo, ma hai qualche pensiero per la testa?

– No, almeno non credo, penso che stasera andiamo da papà, a quello ci penso un po’ ma non mi sembra una cosa che mi possa far distrarre dallo studio, Cucciolo, se vuoi adesso mi ci rimetto come si deve…

–  Ma ti va, Birillo?

– Be’, no, adesso no, veramente adesso no…

– Birillo, veramente non va nemmeno a me…

– Non è vero, lo dici solo per me…

– No, non mi va veramente, dai, Birillo, siediti qui.

Marco batté una mano sul divano e Andy andò a sedersi accanto a lui.

– Che pensi, Cucciolo? Pensi al libro che non avanti?

– No, penso a te e a papà.

– Cioè?

– Cioè credo che papà e mamma per te siano importanti più di quanto pensavo io…

– E ti dispiace?

– Per niente, anzi credo che loro abbiano delle possibilità di arrivare al cuore di Andy che io non ho.

– Ma che dici, Cucciolo!

– Ma non è una cosa strana, in fondo loro ti vogliono bene in modo ancora più incondizionato di come te ne voglio io, loro ti vogliono bene e basta…

– Secondo me anche loro si aspettano qualche cosa da me…

– E cioè?

– Secondo me loro ci tengono e lo sanno pure che su di me hanno una influenza enorme… non lo so, ma forse mi hanno adottato veramente, ma proprio nel senso serio del termine, voglio dire che non mi hanno accettato perché sono il tuo ragazzo ma proprio come persona… e poi loro di me hanno visto solo il lato migliore, quello peggiore l’hai visto solo tu…

– Perché, tu hai un lato peggiore?

– Be’, adesso magari certe cose te le sei dimenticate però sul momento ti hanno fatto un effetto decisamente negativo… ma tu sei passato oltre, tu lo sai a che cosa voglio alludere…

– No, non ho capito…

– A quando ti volevo violentare…

– Ma Birillo, tu pensi che oggi come oggi una cosa del genere mi lasci chissà quale ricordo negativo… io ho avuto paura che con te non ci potesse essere dialogo, allora una paura del genere l’ho provata, ma non è successo niente di tutto questo… anzi, quella è stata un’occasione per conoscerci meglio, lì per lì un po’ traumatica ma poi non è successo nulla di quello che avevo temuto… anzi… ma possibile che tu ci pensi ancora, francamente mi sembra proprio un’altra epoca… io penso che adesso dovremmo cercare di costruircelo il nostro futuro…

– E io ti faccio perdere tempo…

– Macché perdere tempo… Birillo, quante volte mi distraggo anch’io… e poi di lavoro serio ne abbiamo fatto tantissimo…

– Be’, questo è vero… Dai, Cucciolo, prendi il libro e facciamo altre venti pagine e poi sospendiamo, almeno non ci siamo fermati alla prima difficoltà.

– Però solo venti perché sono cotto anche io.

Ripresero a studiare con molta buona volontà e arrivarono alla fine delle venti pagine concordate più per non perdere l’onore delle bandiera che per altro.

– Basta! Adesso ci riposiamo un po’ e poi ce ne andiamo da papà. Cucciolo, che ore sono?

– E’ presto non sono nemmeno le cinque.

– Dai, Cucciolo, abbiamo tre ore tutte per noi… che facciamo?

– Tu che faresti?

– Mi metterei steso sul letto vicino a te per farmi coccolare un pochettino.

Nel dire queste cose Andy era alquanto malinconico.

– Birillo, come va?

– Te ne sei accorto eh?

– Mh!

– Però in fondo non va male, in fondo che cosa ci manca? … O forse è proprio che la malinconia uno se la porta dentro e basta e non sa nemmeno perché… Cucciolo, lo sai che è qualche giorno che mi è passata pure la voglia di sesso, prima mi sembrava una cosa importantissima, adesso molto meno, adesso non voglio stare solo ma non ho voglia di sesso, mi sembra una cosa che adesso non mi interessa proprio, è come se avessi la testa invasa da altre idee oppure la testa vuota, … forse è proprio così, una testa vuota, delle sensazioni più attutite, dei desideri meno violenti, il non pensare a nulla, un po’ il sentirsi vivere… Cucciolo, pensi che passerà?

– Be’, certo di queste cose il colore di fondo in qualche modo rimane ma penso che prima o poi un po’ di entusiasmo di quello tuo, forte, lo troverai sicuramente…

– Lo sai, Cucciolo, che io adesso mi sto sciogliendo molto, prima di queste cose non parlavo, nemmeno me ne rendevo conto, adesso, piano piano queste cose stanno venendo a galla e io te le dico… mi sembra quasi strano, non ho mai fatto discorsi del genere, almeno così diretti… è una cosa gradevole… Che dici, Cucciolo? Mi vedi diverso da prima?

– Onestamente no, adesso ci conosciamo meglio e c’è un’altra forma di confidenza, questo è vero, ma non ci vedo niente di veramente nuovo, io pensavo fin dal primo momento che prima o poi sarebbe successo…

– E papà questo lato del mio carattere se lo immagina?

– Mah! Non lo so, francamente non credo, tu con loro sei meno libero che con me, almeno in queste cose…

– Cucciolo, ma l’hai notato pure tu che c’è meno spinta sessuale? Voglio dire tu verso di me?

– No, Birillo, io non ho meno spinta sessuale nei tuoi confronti, anzi, se posso dire una cosa che mi è capitata spesso, io mi sento molto più attratto da te quando non ti gira bene… aspetta, cerca di capirmi, quando hai bisogno di un muretto su cui appoggiarti il fatto che quel muretto posso essere io, anzi posso essere solo io, mi dà una sensazione fortissima e mi sento totalmente fuso con te, anche spiritualmente, in quei momenti ti darei proprio l’anima…

– Ma adesso, te ne accorgi che sono meno disponibile nei tuoi confronti?

– No, Birillo, io non ho affatto questa impressione, uno che parla con me come fai tu lo sento già totalmente fuso con me, ci sei eccome, altro che indisponibilità… e poi il sesso è un modo… mi faresti male se ti chiudessi in te stesso, mi faresti malissimo se mi tenessi da parte, allora ne soffrirei proprio tantissimo… Cucciolo, ma tu lo capisci… ma chi ce l’ha un contatto forte come quello che abbiamo noi?

– Cucciolo, ma tu pensi che sono dipendente?

– E io allora? Ma quando ti innamori sei dipendente eccome se no che modo sarebbe di innamorarsi…

– Ma com’è che tu non fai lo stesso nei miei confronti?

– Non ho capito, che vuol dire?

– Tu con me delle tue malinconie non parli…

– Birillo, io, adesso almeno, malinconie per la testa non ne ho…

– Ma non hai l’impressine che io penso solo a me stesso? Cioè quando io comincio tutti questi arzigogoli, non ti senti un po’ trascurato?

– No, Birillo, trascurato da te non mi ci sento affatto…

– Ma tu sei generoso, nemmeno te ne accorgi, tu certe cose non le guardi, io qualche volta ho l’impressione che ti sfrutto, prima quando mi venivano questi pensieri pensavo solo alle questioni economiche, adesso penso che ti sfrutto anche psicologicamente, in fondo io parlo sempre e tu stai sempre a sentire e mi rispondi… ci sono ruoli fissi… non ti pare strano?

– Non ho capito, Birillo, che cosa mi dovrebbe sembrare strano?

– Tra noi non è tutto simmetrico…

– E allora?

– Già, e perché dovrebbe essere tutto simmetrico? Cucciolo…

– Sì?

– Mi vuoi bene?

– No!

– Quanto sei cattivo quando dici così…

Marco si voltò verso Andy e gli scarmigliò i capelli.

– Ecco, così va meglio!

– Andy, lo sai che adesso io non ho più paure che ti riguardino, mi sento sicuro su tutta la linea… io non potrei campare senza di te ma penso che nemmeno tu potresti stare senza di me…

– Mah! Cucciolo, questi sono teoremi che non si possono dimostrare… Certo senza il Cucciolo che mi coccola sarei una totale nullità, però questo vale per oggi…

– Lo so, Birillo, ma qualche entusiasmo lasciamelo passare, non mi razionalizzare tutto!

– Scusa, Cucciolo! In fondo sono discorsi teorici che abbiamo fatto tante volte… tanto piano piano le punte si smussano, le punte del ragionamento teorico, voglio dire, e si torna a ragionare in modo meno astratto…

– Birillo…

– Sì…

– Facciamo l’amore?

– Non mi viene Cucciolo, mi dispiace…

Marco si voltò verso Andy e lo abbracciò.

– Tanto io ti voglio bene lo stesso…

– Lo so, Cucciolo, magari stasera quando torniamo dopo cena…

– Quando vuoi tu, Birillo…

– Cucciolo, io non ho mica detto che non mi piace, anzi, mi sembra una cosa meno impellente di prima ma è tutto qui… e poi anche quel tipo di intimità ha un valore… io mi sono innamorato di te perché pensavo che tu fossi fisicamente perfetto… sei bellissimo, è vero…

– Ma che dici?

– Lasciami dire! Sei bellissimo, sì, ma non sei perfetto fisicamente, un po’ abbondantello un po’ cicciotello… prima, cioè quando me ne sono accorto, mi sembravano difetti, adesso mi piacciono tantissimo perché tu sei così… però potresti cercare di… No, vai bene anche così… e poi mi viene da pensare un po’ come una ragazza che si sposa: se non è bellissimo non fa nulla però è una brava persona e questo di te mi piace moltissimo, quasi più del fatto fisico, prima pensavo che queste cose contassero meno ma non è così… Cucciolo… Ci facciamo una tazza di tè?

– Te lo faccio subito…

– No! Ho detto ci facciamo! Guarda che tu con me non devi avere atteggiamenti servili… sono cose che mi piacciono, ma non mi trattare troppo come una ragazza da conquistare, non ce ne è bisogno… anzi il tè lo faccio io!

– E no! Lo facciamo insieme!

– Va bene, come vuoi tu!

– Io? … Come vuoi tu!

Però Cucciolo, adesso abbracciami un po’… sì, così, è bello sentire che il Cucciolo ti abbraccia.

Marco abbracciò Andy strettissimo e gli scarmigliò di nuovo i capelli, poi se ne andarono in cucina.

– Birillo, l’hai messa l’acqua alle piante?

– Certo che l’ho messa, se dovevano aspettare te stavano fresche! Tu non le innaffi mai, ti manca questo tipo di sensibilità…

– Non è vero, Birillo, io non le innaffio perché so che per te è un piacere e non te ne voglio privare…

– Dimmi la verità e non mi prendere in giro!

– E’ così, Birillo, è veramente così!

– Meglio così, perché se uno ama le piante ama le cose vive e quelli che amano le piante sono persone con un’altra sensibilità…

– Tipo tu!

– Be’, che c’è? Non sfottere!

– Birillo, accendiamo la TV?

– Noo! Per carità, non la accendiamo da parecchio ma è meglio così… Senti, va’, prepariamoci e ce ne andiamo da papà un po’ più presto.

– E forse non è nemmeno tanto presto.

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Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:

http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

GAY E MATRIMONI DI COPERTURA RECIPROCA

Caro Project,
mi chiamo Michele, ho 36 anni, vivo in un paese della Calabria ionica e mi trovo in un brutto momento per una serie di ragioni. Ho lavorato in condizioni molto precarie fino a novembre, poi è finito tutto. Lavoravo fuori dal mio paese e lavoravo da anni, guadagnavo poco, ma alla fine mi bastava per sopravvivere e per avere un minilocale in affitto in comune con un altro ragazzo, cioè in pratica una piccolissima casa. Avevo un amico, che per me era più di un amico, quello che condivideva il locale con me. Lavoravamo nello stesso posto, lui guadagnava meno di me ma né io né lui saremmo riusciti da soli a pagare un buco di casa dove vivevamo. Abbiamo deciso di condividere le spese e abbiamo preso insieme il minilocale, lo abbiamo ripulito, lo abbiamo arredato come potevamo e in qualche modo avevamo risolto il problema di casa. Tutto questo ormai diversi anni fa. All’epoca, io e il mio amico condividevamo solo l’appartamento (stanza unica). Era una vita piccola piccola, ma stavamo bene così. Io tornavo a casa dei miei genitori il meno possibile e quando ci tornavo era un’ossessione di discorsi di trovarsi una ragazza e sistemarsi. Non ne potevo più. Poi, col mio amico (lo chiamerò Giuseppe, ma non si chiama così) si è stabilito un clima di sempre maggiore confidenza. Lui è uno molto calmo, molto ritirato, non ha mai fatto stupidaggini e te ne puoi fidare. Insomma, arriviamo al fatto che mi deciso e gli dico come stanno le cose. Non so che reazione aspettarmi e magari potrebbe andare a pezzi anche la storia della casa in comune, ma non succede così, mi dice che lui è bisessuale, però, anche se ci conoscevamo da molti mesi, non lo avevo mai visto con una ragazza, e anzi le ragazze le teneva a distanza. C’è da dire che, però, pure non me, anche se stavamo sempre insieme e da molto tempo, non c’era mai stata nessuna manifestazione di interesse, come anche io non ero interessato a lui. In pratica eravamo solo amici, almeno fino al chiarimento, e nella sostanza lo siamo stati anche dopo, con un po’ di intimità in più, un po’ di coccole e sporadicamente anche un po’ di sesso. Stavamo bene insieme, senza pretese, la vita andava avanti giorno per giorno, ci capivamo. Non eravamo amanti nel senso che la gente dà a questa parola, ci volevamo bene e soprattutto andava bene così, non c’erano desideri frustrati, non c’era il tentativo di trasformare il nostro rapporto in altro. In pratica le cose andavano avanti così, diciamo bene, da sei anni, poi, all’improvviso l’azienda va in ristrutturazione e c’è il taglio del personale e siamo finiti fuori tutti e due. Per noi è stata una rovina totale. Ci siamo messi subito alla ricerca di alternative ma non abbiamo trovato assolutamente nulla, se non lavori giornalieri con paghe letteralmente di fame. In pratica siamo stati costretti tutti e due a tornare a casa dei nostri genitori. Giuseppe sta in un altro paese, piuttosto lontano. Quando va bene ci vediamo la domenica. Gli altri giorni io vado a lavorare nella campagna di mio padre e lui cerca di arrangiarsi con qualche lavoretto per il negozietto di famiglia, che dopo l’apertura del supermercato resta aperto quasi in perdita. La mia vita è a questo punto. Certe volte mi prendono attacchi di depressione terribile, ho visto crollare tutto il mio, anzi il nostro piccolo mondo, che per me era tutto e adesso sono di nuovo con i miei che hanno ripreso a insistere per farmi sistemare. Invitano a casa ragazze per farmele conoscere, io non mi faccio trovare e mio padre va su tutte le furie. D’altra parte è un tipo molto collerico e se avesse le idee chiare su di me non riesco ad a immaginare come reagirebbe. Devo fingere che tutti i miei malesseri sono legati al fatto che non lavoro, in buna parte è così, ma non posso negare che stare in famiglia e non poter stare con Giuseppe per me è distruttivo. Quando vado a trovare Giuseppe vedo che lui fa di tutto per tirarmi su di morale ma mi rendo conto che pure lui è a pezzi. La sua famiglia è pure peggio della mia, e noi adesso viviamo entrambi alle spalle dei nostri genitori. Mio padre, che ovviamente non sa niente di Giuseppe, mi ha proposto una cosa, cioè di andare a lavorare la terra con lui, perché ha un bel pezzo di terra che, lavorata bene, potrebbe rendere qualcosa, lui la vede come la soluzione ideale, e dice: “Ti sposi e te ne vieni a vivere con noi!” Per lui la soluzione è questa e va in bestia quando vede che io non ne voglio sapere. Non capisce perché una cosa, che a lui sembra la più ovvia del mondo, per me è del tutto priva i senso. Non arriverà mai a capire che lui è lui e io sono io, e d’altra parte io non perderò nemmeno tempo a spiegarglielo. Da qualche settimana c’è una novità che ha complicato ulteriormente le cose e cerco di spiegartela. Giuseppe ha una sorella, più giovane di noi, ma non è una ragazzina, ha 31 anni. Ha avuto tanti fidanzati ma di sposarsi non ne ha mai voluto sapere. I genitori hanno cercato di costringerla al matrimonio ma non c’è stato niente da fare. Qualche settimana fa, lei e Giuseppe hanno parlato chiaro e in pratica la sorella di Giuseppe si sente da sempre attratta verso le donne. Una domenica che sono stato da loro abbiamo parlato di questo fatto ed è stata una cosa liberatoria, penso per tutti e tre. Adesso la sorella di Giuseppe lavora nel negozietto dei genitori (che sono anziani e malandati) ma non ne può più delle pressioni dei genitori che la vogliono vedere sistemata a tutti i costi. Insomma, era venuta fuori un ‘idea, non lo so se è una cosa sensata, ma potrebbe pure essere, cioè io potrei sposare la sorella di Giuseppe e potremmo cercare di andare a vivere tutti e tre insieme, però per fare una cosa del genere dovremmo trovare un lavoro tutti e tre più o meno nello stesso posto e questo è quasi impossibile. L’idea del matrimonio è venuta fuori da sé in modo spontaneo e penso che né Giuseppe né la sorella l’avessero pensata prima. Però le complicazioni sarebbero moltissime, non tanto per me e per Giuseppe, ma per la sorella, perché da sposata per lei sarebbe molto più difficile trovarsi una compagna e poi io e lei dovremmo vivere insieme, il che complica ancora di più le cose. Però ci sarebbero i vantaggi di zittire i nostri genitori e io potrei anche continuare a convivere con Giuseppe. Sto cercando di riflettere su questa cosa da un paio di settimane, per cercare di prevedere tutti i possibili lati negativi. La sorella di Giuseppe è anche una bella ragazza e poi ragiona in pratica come noi, non è formalista, ma bisogna stare molto attenti, penso, prima di fare passi del genere. Poi c’è la questione che forse la cosa più ovvia sarebbe non il matrimonio ma l’unione civile, che è molto meno vincolante, ma i nostri genitori una cosa del genere non l’accetterebbero mai, per loro la strada è solo quella del matrimonio e nemmeno del matrimonio civile, proprio di quello in chiesa, che però ci creerebbe una marea di problema anche a livello legale, problemi che non riesco nemmeno a prevedere. Poi, sempre per restare nel mondo sei sogni, ci sarebbe l’idea di aprire una piccola attività commerciale in tre, sarebbe bellissimo e ci lavoreremmo tutti e tre col massimo entusiasmo, ma non qui, bisognerebbe trasferirsi nel nord dove la mentalità è un’altra e dove forse qualche possibilità ci sarebbe, ma ci vorrebbero troppi soldi e di soldi non ce ne sono proprio. Al momento il problema vero è il lavoro e finché non arriva il lavoro, tutto il resto rimane in sospeso. Project, che pensi dell’idea del matrimonio? Mi piacerebbe molto avere un tuo parere e magari anche il parare dei ragazzi del progetto. Se vuoi, pubblica questa mail, ma non i brani che ti ho scritto in corsivo. Fai tu, io mi fido.
Fammi sapere.
B.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5978

THOMAS LOVELL BEDDOES OMOSESSUALE

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, che intendo presentarvi qui, deve essere letto non molta attenzione e con molto rispetto, perché la storia che contiene è tragica. Raffalovich la racconta molto succintamente, anche perché le fonti biografiche relative a Beddoes sono scarsissime. La vita di quest’uomo più che essere emblematica dell’omosessualità nella prima metà dell’800, rappresenta in modo drammatico la commessione dell’omosessualità con la depressione.

Beddoes era un uomo colto e intelligente, nato in una famiglia benestante inglese, aveva studiato in modo appassionato il Tedesco, si era trasferito in Germania, aveva studiato medicina prima  a Gottinga e poi a Würzburg, dove si era laureato, per la sua epoca era un profondo conoscitore della fisiologia, aveva partecipato ai primi movimenti democratici e per questo era stato mandato in esilio a Zurigo, era stato proposto per una cattedra di anatomia comparata, insomma era un uomo professionalmente realizzato, e non privo di interessi politici avanzati. Il suo soggiorno tra la Germania e la Svizzera, però, aveva cambiato profondamente il suo carattere. Gli amici inglesi che lo rividero dopo vent’anni di soggiorno fuori dall’Inghilterra notarono tutti che si era incupito e dava segni di misantropia e di depressione.

Raffalovich parla di due ferite che Beddoes si sarebbe procurato. Leggendo il testo sbrigativamente si ha l’impressione che si tratti di incidenti, in realtà si tratta di due episodi di autolesionismo, che, con l’ottica odierna avrebbero potuto essere interpretati come segni di fortissimo disagio. Il primo episodio di autolesionismo comportò conseguenze per la salute che durarono mesi, il secondo, seguito da atti di intolleranza di Beddoes, che si strappava le bende che gli venivano applicate, comportò una cancrena, seguita dall’amputazione di una gamba. Ma anche dalle conseguenze di questo secondo episodio Beddoes si riprese  e programmò addirittura un viaggio in Italia. Quando fu in grado di andare in città, andò a comprare del curaro (era un medico e poteva farlo) e si avvelenò lasciando una lettera con le sue ultime volontà ad un amico inglese.

In che cosa la vita tragica di quest’uomo tocca l’omosessualità? Sappiamo che dal giugno 1847 alla primavera del 1848, Beddoes, che aveva 44 anni, visse a Francoforte con un panettiere diciannovenne, Degen, che una cugina di Beddoes conobbe e che descrive in modo molto positivo affermando che aveva una “dignità naturale”. Beddoes dedicò tutta la sua vita a Degen, gli insegnò l’Inglese, gli mise in mente che ne avrebbe fatto un attore drammatico (vecchio sogno dello stesso Beddoes) e arrivò al punto di prendere in affitto per una sera un intero teatro per vederlo recitare.

Non sappiamo che tipo di rapporto ci fosse tra i due, ma il primo episodio di autolesionismo risale proprio al periodo della loro convivenza a Francoforte. Il secondo episodio di autolesionismo pare sia conseguenza di una lite tra i due seguita da una temporanea separazione. A parte i 25 anni di differenza di età, il vero problema per Degen era rappresentato dalla difficoltà di convivere con un depresso, che non si sa come gestire, e che, per un verso, si attacca disperatamente al suo compagno e per l’altro tende a soffocarlo e ad opprimerlo.

Se è certamente vero che al tempo di Beddoes la condizione di un omosessuale era molto diversa da quella che sarà 50 anni dopo tipica di Addington Symons e dello stesso Raffalovich, e che perfino per un medico colto era estremamente difficile avere una cognizione seria di che cosa fosse l’omosessualità, al di là dei manuali di psichiatria precedenti Krafft-Ebing e dei moralismi universamente diffusi, è pur vero che l’omosessualità, qui, non è il problema sostanziale. Oggi la gestione degli stati depressivi profondi può giovarsi di farmaci enormemente evoluti con prognosi nettamente migliori di quanto accadeva quasi 200 anni fa, e ci sono mezzi che possono aiutare a ridurre l’isolamento e la progressiva chiusura in sé di queste persone. La riflessione sulla biografia di Beddoes può in ogni caso aiutarci a capire quanto la solitudine possa aggravare la depressione e quanto un ambiente omofobo possa condizionare la vita di un omosessuale.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.

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THOMAS LOVELL BEDDOES

Thomas Lovell Beddoes (1803-1849), un interessante e curioso poeta inglese, sembra essere stato unisessuale. La sua vita intima è poco conosciuta, ma la sua passione più viva (che precedette il suo suicidio) fu per un giovane panettiere tedesco.

Il padre di Beddoes era un medico molto conosciuto. Sua madre era sorella di Maria Edgeworth, la famosa romanziera. In collegio (cominciò a scrivere verso i 14 anni), era già originale e indipendente. Amava Shakespeare e i poeti drammatici, e imitava con molto piacere gli attori alla moda. Declamava, recitava: la sua voce era molto gradevole, il suo eloquio e i suoi gesti interessavano abbastanza uno dei suoi compagni perché questi acconsentisse a recitare con lui il ruolo di un nemico o di un’amante, ricevendo carezze o colpi, secondo le esigenze del dramma.

Nel 1820, andò ad Oxford dove scrisse e pubblicò due volumetti di poesie. Ma la sua timidezza, che si trasformò in misantropia, era molto forte e lui aveva pochi amici. Si diede a studiare Tedesco, con un successo tale che se ne andò, nel 1825, in Germania per studiare medicina. Il professor Blumenbach divenne suo amico e gli fu utile nel suo perseguire appassionatamente lo studio della fisiologia e della medicina. Non aveva rinunciato alla sua ambizione di essere poeta drammatico. Si mescolò anche ad intrighi politici. Nel suo trentesimo anno, ottenne la laurea di dottore all’Università di Würzburg.[1] I suoi gusti politici lo costrinsero, nel 1832, a rifugiarsi in Svizzera. Per alcuni anni, praticò la medicina a Zurigo. Il chirurgo Schoenlien lo propose anche all’Università di medicina di questa città come professore di anatomia comparata. Ma nel 1839, la politica lo allontanò di nuovo, e non ebbe più tranquillità. Si hanno pochi dettagli sulla sua vita. Nel 1841, si legò a Berlino con il giovane dottor Frey. Nel 1842, andò in Inghilterra. Nel 1843, si stabilì a Aargau, una piccola città vicino Zurigo. Passò l’inverno del 1844 a Giessen dove Liebig era professore. Scriveva poesie satiriche in Tedesco.

Nel 1847 ritornò in Inghilterra dove restò per dieci mesi. I suoi amici, che non lo avevano visto da vent’anni, lo trovarono cambiato, cupo, eccentrico, misantropo.

Nel mese di giugno del 1847, andò a Francoforte dove visse fino alla primavera del 1848 con un giovane panettiere di diciannove anni, Degen, che la cugina di Beddoes, Miss Zoé King, descrive così: “Un giovane uomo gentile nella sua persona, in una camicia blu, che aveva una bella espressione e una dignità naturale.” Durante questo periodo, Beddoes si procurò una ferita alla mano con un bisturi;[2] cadde malato e rimase indebolito per molto tempo. Per sei mesi non volle vedere nessuno ad accezione di Degen. Gli mise in testa di diventare attore e gli insegnò l’Inglese, rinunciando a qualsiasi altra compagnia.

Si lascia crescere la barba e assomiglia a Shakespeare come in giovinezza aveva somigliato a Keatz. Nel mese di maggio del 1848, viaggiano insieme. A Zurigo, Beddoes affitta il teatro per una sera per vedere Degen recitare il ruolo di Hotspur.[3] Per sei settimane Beddoes fu felice. Ma una separazione, probabilmente una lite con Degen a Bâle, fu seguita dalla malinconia nera del poeta che si procurò una profonda ferita a una gamba. “Era infelice e voleva uccidersi”, disse il ragazzo dell’albergo. Si strappava le bende che gli mettevano. Ne seguì la cancrena, poi l’amputazione della gamba (il 9 settembre). Andò meglio, Degen tornò a Bâle e si stabilì vicino a lui. Beddoes leggeva e scriveva. Aveva il progetto di andare in Italia. Il 26 gennaio 1849, abbastanza ristabilito per andare in città, comprò del curaro (era un medico) e al rientro si suicidò, lasciando una lettera a un amico d’Inghilterra che conteneva la sue ultime volontà. Nel 1857, Miss Zoé King, sua cugina, andò a Bâle e incontrò Degen, il dottor Frey, il dottor Ecklin che gli aveva amputato la gamba, ecc..

Il suo amico di giovinezza Itelsall pubblicò le sue poesie inedite, che furono molto ben accolte.

(Riprendo questi dettagli dalla piccola biografia di Edmond Gosse che precede le opere di Beddoes. – 2 v. Dent, 1890, Londra)

Non ci sono aneddoti o leggende che riguardino amori di Beddoes per una donna, e io credo che in Inghilterra ne avrebbero quasi inventata una, se avessero potuto. In ogni caso Beddoes sembra un uranista, o un indifferente sessuale che, sotto l’influenza della malattia e dell’isolamento, si accese di una grande passione per Degen il panettiere (passione probabilmente esaltata), o piuttosto quella fu solo l’ultima della passioni rifiutate o sconosciute di un timido taciturno.

 Fu in ogni caso un poeta lirico, e non banale. Quanto all’ossessione della morte pittoresca che riempiva i suoi versi, la si può perdonare ad un uomo che si suicida, evitando di definirla un’affettazione letteraria. I suoi modelli in poesia (eccettuato Shelley) sono essi stessi poeti bizzarri ed eccentrici.

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[1] Nota di project: – Nel 1824, era andato a Göttingen, per studiare medicina, attratto dall’idea di trovare qualche evidenza fisica della sopravvivenza dello spirito umano dopo la morte del corpo, ma ne era stato espulso e aveva dovuto riprendere e terminare gli studi a Würzburg.

[2] Nota di Project: – Non si tratta di un incidente ma di un atto di autolesionismo, che sarà seguito da un secondo e più grave atto della stessa natura.

[2] Nota di project:- Hotspur è un soprannome di Sir Henry Percy (1364-1403), noto come Harry Hotspur, figlio maggiore del primo conte di Northumberland, come raffigurato nell’Enrico IV, Parte 1, di Shakespeare.

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