DIRE DI NO AD UN ALTRO GAY

Caro Project,

sono un uomo non più giovanissimo, over 35, tutto sommato sono stato abbastanza fortunato sotto parecchi punti di vista: ho un lavoro, vivo per conto mio e in un certo senso ho trovato la mia sistemazione almeno sul piano economico, cioè non ho grosse ansie per il futuro. Il mio problema di fondo è la solitudine. Non ho fatto e non voglio fare coming out pubblico, ma ho alcuni amici gay, non pochissimi, tutti non dichiarati, come me, e con loro sto bene, abbiamo più o meno la stessa mentalità, veniamo da ambienti sociali molto simili, in breve, ci intendiamo bene. E qui proprio con i miei amici gay si crea il mio problema più grosso. Ho visto che hai ripetuto spesso che il teorema “gay + gay = amore” non funziona, non corrisponde alla realtà e posso dire di essere l’esempio vivente della tua affermazione. Quando ho conosciuto i miei amici gay mi aspettavo che quel teorema funzionasse ma non ha funzionato. Li vedo spesso, sto bene con loro, ma non ho mai perso la testa per nessuno di loro, forse è successo solo una volta e molto superficialmente con un ragazzo, ma quando ci siamo conosciuti “un po’ meglio” (e ancora molto superficialmente), l’interesse è proprio svanito del tutto e quando non ci siamo più sentiti ho tirato un respiro di sollievo. Ho anche amici etero ma non mi sono mai innamorato nemmeno di ragazzi etero, su di loro non ho fatto mai nemmeno ipotesi puramente teoriche. Fin qui potresti dirmi che la mia situazione è abbastanza comune, ecc. ecc., e che, se non sono suscettibile all’affettività sono fatti miei. Ok, potrebbe essere vero, ma qui arriva il vero problema. Come ci si comporta quando ci si accorge di essere oggetto dell’interesse di un altro ragazzo ma non si prova nulla per quel ragazzo? È esattamente questo che mi accade in questo periodo. Mi sono accorto da un paio di mesi che uno dei miei amici gay è interessato a me, lo capisco  dai suoi comportamenti imbarazzati, dal suo cedere sempre, dal suo avvicinarmi il più spesso possibile. Quando queste cose accadevano in occasione dei nostri incontri di gruppo, beh, non ci facevo troppo caso, ma poi quel ragazzo ha cominciato a contattarmi anche in privato, a mandarmi mail e sms. Io ho cercato di far finta di non capire e di rispondere in modo banale, ma evidentemente il mio messaggio, che era un “no, grazie” non è stato interpretato correttamente e lui sta continuando la sua manovra di avvicinamento. Mi sembra un bravo ragazzo, ma molto fragile, penso che stia vivendo nei miei confronti una storia d’amore che non ha proprio nessun senso, perché io non sono interessato. Parliamoci chiaro, non sono interessato perché non mi attira fisicamente e credo che non ci si possa fare nulla. Come amico mi sta bene. Non è come persona che lo respingo, è onesto, corretto, tutto quello che vuoi, ma proprio non lo vedo in nessun modo come un ipotetico ragazzo con cui costruire una vita insieme. Quando mi chiama, cosa che accade abbastanza spesso, cerco di restare su argomenti molto neutri e di non entrare mai nel personale, ma vedo che lui si ricorda le cose che dico, mi chiede in continuazione spiegazioni e soprattutto non si rende conto che io non sono interessato. Onestamente, Project, io ho paura di fare veramente del male a questo ragazzo sia dicendogli brutalmente come stanno le cose, sia facendo finta di niente, rimanendo nel vago e rinviando all’infinito il momento del chiarimento. Le ho pensate tutte: tagliare i rapporti col gruppo, cioè proprio sparire dalla circolazione, cosa comunque molto complicata da realizzare, dirgli o fargli capire che ho un altro ragazzo, e altre cose ancora più assurde. Lui non è eccessivamente insistente perché si controlla e si limita, ma io vedo che questo comportamento per lui non è assolutamente spontaneo. È più giovane di me di qualche anno, ha 31 anni, ma è un uomo adulto, io so, capisco, vedo che ha bisogno d’amore, più che di sesso, di un affetto stabile su cui contare, ma il suo punto di riferimento non posso essere io, perché la cosa non mi viene spontanea. Certe volte mi fa dei piccoli regali, che io non ricambio mai, ma lui continua a farmeli. Non sono oggetti di valore ma oggetti che hanno qualcosa di personale, oggetti particolari che lui ha cercato sulla base di qualche cosa che io ho detto e che lui non ha dimenticato, per esempio avevo parlato delle vecchie caffettiere napoletane di alluminio, di quelle degli anni ’50, e lui me ne ha regalata una. Che cosa avrei dovuto fare? Restituirgli i regali e dirgli che non aveva senso insistere con quelle cose? Io non sono stato capace di farlo. Quando chattiamo io cerco di allungare le pause, e lui mi aspetta anche per ore, io vedo che è ancora lì, che non se ne è andato e allora riprendo la conversazione, che non è sgradevole, ma da parte mia è forzata, o almeno un po’ forzata. Ho paura che stia sviluppando una dipendenza e non so che fare, perché non vorrei proprio fargli male. Tempo fa mi mandava un sms di buongiorno e uno di buonanotte, un po’ come fanno gli innamorati. Le prime volte gli rispondevo, poi ho cominciato a non rispondere e ha smesso, ma ho avuto la netta sensazione di fare una cosa cattiva. A me non costava nulla andare avanti coi messaggi, ma quei messaggi, per lui, significavano altro. Ho pensato che forse la cosa migliore sarebbe proprio parlare chiaro e dirgli che lo vedo come amico, cosa che gli ho già detto molte volte in modo più o meno esplicito, lui pensa che dall’amicizia possa anche svilupparsi altro, ma io però so che non si svilupperà proprio nulla. Project, sembrerà brutale, ma se uno non ti piace fisicamente, se lo senti e lo vedi spesso e non hai mai fatto fantasie su di lui, come fai a credere che possa diventare il tuo ragazzo? L’aspetto fisico conta e molto. Stare con lui e fare fantasie su altri ragazzi sarebbe proprio il modo peggiore di stare con lui, però penso che alla fine succederebbe proprio così. Non posso forzarmi a provare una relazione alla quale non mi sento portato istintivamente, lui si accorgerebbe che è una forzatura e sarebbe ancora peggio. Devo confessarti, Project, che l’idea di provare comunque mi è anche venuta perché penso che lui farebbe di tutto per avermi vicino, in qualche modo si adatterebbe a me, finirebbe per accettare qualsiasi cosa, ma io non voglio che succedano cose simili, non ci sarebbe quella parità all’interno della coppia che penso sia assolutamente fondamentale. Insomma, è proprio un momento critico, so di non potere andare avanti ancora per molto tempo coi rinvii, so che devo decidere e che devo decidere presto. Mi sento proprio spaccato in due, io so che è un bravo ragazzo, ma non posso fingere di esserne innamorato e non posso nemmeno cominciare un rapporto del tutto squilibrato perché alla fine il danno lo farei anche a lui. Lui è anche un bel ragazzo, anche se non è per niente il mio tipo, e ci sono degli amici comuni che probabilmente vorrebbero richiamare la sua attenzione, ma lui ormai pensa solo a me e ogni altra ipotesi è per lui totalmente impossibile. Non mi trovo in una bella situazione. Non voglio fare male a quel ragazzo ma non ne sono innamorato e non so come uscirne senza fare danni. Ti sarei grato se mi facessi sapere che cosa ne pensi. Se vuoi pubblica la mail, in fondo penso che il mio problema sia abbastanza diffuso e forse riflettere su queste cose può essere utile anche per altri.

Ti saluto e aspetto la tua mail.

Christian

___________

Se volete, potete partecipare alla discussion di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=6266

If you like, you can join the discussion on this post in English on Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/showthread.php?tid=142

Annunci

ESSERE GAY E SEMBRARE GAY

Caro Project,
tu pubblichi sui tuoi siti solo storie gay edificanti, belle storie d’amore che mi emozionano molto quando le leggo, ma che purtroppo non ho mai sperimentato nella pratica. Qualche ragazzo gay simile a quelli delle mail che pubblichi sul forum lo conosco anche io, ma ho conosciuto anche dei gay che erano l’esatto contrario. Può anche darsi che io sia stato sfortunato ma ti voglio raccontare almeno un fatto significativo che mi è accaduto all’inizio del 2016. C’è un ragazzo gay, anzi ci sono due ragazzi gay con due modi di fare strani, secondo me non sono cattivi ragazzi né l’uno né l’altro, ma per capire devi leggere.
Nel veglione di capodanno 2016 avevo incontrato per caso un ragazzo esuberante, quasi esplosivo, che mi aveva colpito molto: lo chiamerò Tano, bellissimo sorriso, sempre a dire battute e a ridere, anche simpatico a parlarci. In breve, mi piaceva. Allora non avevo un ragazzo e la mia fantasia ha cominciato subito a lavorare su di lui. Durante il veglione abbiamo parlato un po’, ma c’era un chiasso indiavolato e siamo dovuti uscire nel cortile del locale, però ho avuto la sensazione di avere fatto anche io colpo su di lui, anche se abbiamo fatto solo discorsi banalissimi. Esci dal veglione e stai a parlare fuori nel cortile, ok, ma lo fai con una ragazza, se lo fai con un ragazzo non succede certo per caso. Quando siamo rientrati a casa la mattina di capodanno ci siamo scambiati i numeri di cellulare. Il 2 gennaio l’ho richiamato e mi è sembrato contento di risentirmi, siccome il 2 era sabato e il 3 sarebbe stata domenica, l’ho invitato a venire con il mio gruppo a una passeggiata al mare e ci siamo dati un appuntamento per l’indomani alle 8.00.
Il mio gruppo è tutto di etero, questo vuol dire soprattutto che c’è un 50% di ragazze e ci sono molte coppie; i ragazzi del gruppo mi considerano etero al 100%, ovviamente, perché non ho proprio nulla che possa fare pensare che sono gay e poi sono affari miei e me li voglio tenere per me. Di Tano non sapevo niente, meno che mai se fosse gay o etero, l’avevo invitato solo perché mi piaceva. Ovviamente nemmeno Tano sapeva nulla di me, lo avevo conosciuto solo la sera prima!
Domenica alle 8.00 i ragazzi del gruppo ci sono già tutti, siamo in 11, io dico che bisogna aspettare Tano, e invece di partire ci mettiamo a chiacchierare. Alle 8.30 Tano ancora non si vede, qualcuno comincia a storcere il naso. Lo chiamo al telefono, mi dice che sta arrivando. Alle 8.45 si presenta con il suo sorriso smagliante. Nessuno fa storie con lui per il ritardo. Quattro coppie vanno con due macchine, io, Tano e un’altra coppia siamo sulla mia macchina. Subito dopo la partenza Tano comincia a fare il cretino, facendo domande inopportune e molto da ficcanaso alla coppia che stava in macchina con noi. Chiede se stanno insieme, cosa che si vedeva a un chilometro, e loro chiedono a lui perché è solo, lui risponde che non è solo ma è con me, che sono il suo ragazzo! Io mi affretto a smentire e sottolineo che l’ho conosciuto solo due giorni prima, ma lui insiste a fare il cretino: noi stavano davanti e la coppia di amici stava dietro. Io avevo la mano sul cambio, lui prende e mette la sua mano sulla mia. Gli dico: “Stai fermo, che so guidando!” allora ritira la mano in modo molto teatrale e mi dice: “Vabbe’, ma che ho fatto?” Poi chiede alla coppia: “Voi che ne pensate delle coppie gay?” Francamente in quel momento lo avrei ammazzato!
I ragazzi della mia comitiva hanno il perfetto controllo di sé, rispondono da manuale e non si fanno trascinare in discorsi strani. La ragazza quando vede che i discorsi di Tano si fanno pesanti e insistono un po’ troppo, entra in mia difesa: “Tano, mi sa che hai sbagliato obiettivo, io conosco Silvia, la sua ragazza, stanno insieme da due anni!” Ma Tano insiste: “Questo non me lo avevi detto… vabbe’ vuol dire che sei un po’ bisex!” Stavo proprio perdendo la pazienza. “Tano, vuoi scendere qui?” e lui mi risponde: “Ma che ho detto? Ma non si può nemmeno parlare?” Ovviamente non esiste nessuna Silvia, ma Tano non lo sa. La ragazza riprende il discorso su Silvia, e anche io faccio prudentemente la mia parte. Silvia agli occhi di Tano prende sempre maggiore consistenza e i discorsi da checca gay finiscono. Per tutto il resto del viaggio parliamo solo in tre. Tano è praticamente fuori gioco, forse si aspettava una comitiva gay, ma ne ha trovata una etero (o quasi) e si è sentito a disagio. Una volta arrivati al mare, con gli altri ragazzi tiene un comportamento educato anche se spigliato, niente di simile a quello che era successo durante il viaggio. Quando eravamo a tavola, io ero di fronte a Tano, mi arriva una chiamata al cellulare, rispondo. Era la ragazza che stava con noi in macchina. Mi dice: “Vedo che hai “quello” di fonte a te, fai come se ti avesse chiamato veramente la tua ragazza, se no non te lo scrolli più di dosso.” Io volevo che il pomeriggio passasse tranquillamente e ho accettato di fingere. Ho coperto il cellulare con la mano perché non si sentissero le parole (e non stavo dicendo proprio niente) e ho fatto facce molto compiaciute da innamorato che parla con la sua bella. Tano fingeva di guardare dall’altra parte ma stava attentissimo al mio comportamento. Quando ho chiuso la telefonata lui ha fatto finta di niente e ha cominciato a parlare col ragazzo che aveva al fianco. A Gennaio, fa notte preso e torniamo a casa. Accompagniamo a casa i due ragazzi che erano in macchina con noi, poi vado ad accompagnare Tano che si scusa per l’accaduto, dice che è stato stupido da parte sua, che non aveva pensato che mi poteva causare dei problemi ma aggiunge che comunque aveva pensato che io non fossi etero, non sapeva perché ma lo aveva pensato. In quei momenti io non sapevo che cosa dire. Tano a me piaceva, anche se era troppo invadente e maldestro. Dovevo dirgli che non c’era nessuna ragazza e che lo avevamo preso in giro per farlo stare tranquillo, ma così lo avrei perso, d’altra parte lo avrei perso anche se avessi continuato a recitare la parte dell’etero. Ero veramente in imbarazzo. Si sarebbe potuto superare l’imbarazzo con un contatto fisico che sarebbe stato più significativo di qualunque discorso, ma un gesto simile mi avrebbe impedito di cambiare atteggiamento in caso di necessità, cioè se Tano si fosse dimostrato troppo invadente o comunque, alla prova dei fatti, fosse stato incompatibile con me. Alla fine ho scelto di continuare a fare l’etero che ha la ragazza, perché l’altra strada mi sembrava troppo arrischiata e soprattutto troppo prematura. Tano era deluso, ma “se uno è etero” c’è poco da fare! Nei giorni successivi non mi ha richiamato e dopo qualche giorno l’ho richiamato io, era contento di sentirmi, ma di una contentezza ufficiale, era controllato nei discorsi e non propenso a prolungare la telefonata. Per un paio di mesi siamo andati avanti così, io lo chiamavo, cercavo di parlare con lui, che però era sfuggente, ma la mia insistenza ha cominciato a sembrargli strana. Il primo di Marzo mi ha fatto una proposta inattesa, mi ha detto: “Vengo a prendere una pizza con te se ci viene pure Silvia.” Era segno che ormai aveva capito. Gli ho detto che andava bene e ci siamo dati appuntamento per la sera del tre in un ristorante. Io sono arrivato prima, ho fatto preparare un tavolo per tre e mi sono seduto ad aspettare. Tano è arrivato, ha visto l tavolo per tre e ha fatto una faccia strana: “Non è che vi rovino la cena?” Gli ho risposto che non avrebbe rovinato niente, e che Silvia era in bagno a risistemarsi un po’. Poi gli ho detto intanto di ordinare e mi ha risposto: “Ma no, aspetto!” e allora gli ho svelato il mistero, ma per gradi: “Silvia non è potuta venire, perché… non esiste…” Allora sulla faccia di Tano è tornato il suo sorriso malizioso: “Veramente?” “Sì” “Allora anche tu… “ “Eh…” “Wow!!” Dopo abbiamo cenato in santa pace!
Così è cominciata la mia storia con Tano, che dura quasi da due anni, ma, sia ben chiaro, non penso affatto che Tano sia senza difetti. Stiamo bene insieme, questo lo posso dire, ma su certe cose non andremo mai d’accordo. Vengo ad elencare i difetti di Tano, o almeno quelli che io considero difetti:
Innanzitutto pretendeva di portarmi nella sua comitiva gay, cosa che a me non sta bene non perché sono gay ma perché si atteggiamo molto, almeno in certe situazioni, e non capiscono che questo può dare fastidio anche agli altri gay. Nella comitiva di Tano ci sono sei ragazzi in tutto, compreso Tano, se li prendi uno per uno sono bravissimi ragazzi, calmi, che pensano prima di agire, ma se li metti tutti insieme diventano un pericolo pubblico, si scatenano e possono creare certamente problemi a uno come me che non si vuole mettere in piazza. Quando Tano voleva andare con loro io non ci andavo, e dopo un po’ non c’è andato più nemmeno Tano, però abbiamo continuato a frequentare gli amici del suo gruppo, uno o due alla volta. E posso dire che Tano l’ha accettato.
In secondo luogo Tano all’inizio ha avuto l’idea fissa che io dovessi fare per forza un coming out pubblico, cosa che, a parte il fatto che non mi piace in nessun caso, non potrei proprio fare, perché una cosa del genere mi potrebbe creare problemi grossissimi sul lavoro. Adesso si è adeguato all’idea che si può essere una coppia anche se uno è dichiarato e uno no!
Terza e ultima cosa, questa molto più privata, Tano ha un’idea di sesso come divertimento che mi sembra molto riduttiva. Gli ho fatto venire la fissa della prevenzione (prima non ci stava troppo attento). Ha un’idea di sessualità gay, diciamo così, molto classica e non mi piace affatto che insista pesantemente per farmi fare cose che non voglio. E qui una volta siamo arrivati proprio sull’orlo della rottura. Gli ho detto: “Essere in due vuol dire essere veramente in due, io mi sono adeguato a tante cose per farti piacere, ok, va benissimo, ma l’elasticità ci vuole da entrambe le parti, altrimenti trovatene un altro!” Lui pensa di incarnare l’essenza della “gayezza” e non capisce che è solo uno dei tanti e che di gay che sono gay al 100% e che ragionano in modo diversissimo dal suo ce ne sono moltissimi. Comunque Tano ha un modo bellissimo di vivere il sesso, è proprio travolto dalla sessualità. Io sarei travolto molto meno, ma quando vedo lui mi faccio portare anche io dall’entusiasmo e le cose funzionano molto bene.
Adesso un pregio di Tano: ti dice le cose in faccia, qualche volta anche brutalmente, e certe volte mi ha impedito di fare grosse stupidaggini proprio con la sua franchezza. Se c’è una cosa che non credo possibile è che possa tradirmi, mi spiego meglio, non credo possibile che possa andare con un altro ragazzo senza dirmi nulla, invece che possa andare con un altro ragazzo dicendomelo prima è possibile ed è un fatto che temo molto, anche se non è mai successo niente di simile.
La nostra vita di coppia non è male, ma per me Tano non è una religione, è una realtà da verificare giorno per giorno. Ora non viviamo insieme, anche se io ho casa per conto mio, perché il pettegolezzo sarebbe distruttivo per entrambi e mi creerebbe problemi enormi anche il famiglia. Stiamo lavorando molto entrambi por poterci comprare una casetta in campagna, senza vicini impiccioni, ma le case costano e ci vorrà tempo, questo, al momento è il nostro sogno come coppia.
Grazie per quello che fai Project, ovviamente puoi pubblicare la mail, l’ha letta anche Tano ed è d’accordo.
Ciao.
Pas e Tano
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=18&t=6265
If you like, you can participate in the discussion of this post in English, on Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/showthread.php?tid=141

AMORE GAY CON POCO SESSO

Caro Project,

ho 42 anni, sono gay e non c’è bisogno nemmeno di dirlo, ho avuto le mie esperienze, in realtà poche, una sola significativa che dura ancora adesso, che è va avanti più o meno un paio d’anni, prima di questa mia ultima storia il mio essere gay si era limitato solo ai porno gay e a un po’ di fantasia. Non avevo mai avuto occasioni concrete. Ho conosciuto alcuni ragazzi gay tramite dei siti di incontri, in realtà pochi ragazzi, mi sembravano abbastanza seri, facevamo amicizia, ma era un’amicizia superficiale, loro avevano il loro gruppo, il loro mondo, molto lontano dal mio. Piano piano perdevo i contatti con quei ragazzi e non me ne accorgevo nemmeno. Ho passato anni lavorando dalla mattina alla sera per risparmiare un po’ di denaro e comprare finalmente una casa. Due anni fa ho acquistato un mini-appartamento in centro e ho speso tutto quello che avevo messo da parte e mi resta ancora da pagare il mutuo, anche se non molto gravoso. Da questo punto di vista mi sono sentito realizzato, ma il mio buco nero era la vita affettiva che, fino a due anni fa, non era mai decollata. Sono un tipo molto comune, non ho niente di eccezionale in nessun campo, fisicamente sono una persona normale, non penso di essere particolarmente brutto, ma a 42 anni certo non sono il classico bel ragazzo e d’altra parte non lo sono mai stato. Sotto il profilo economico ho un lavoro stabile, ma niente di eccezionale. Non sono un tipo brillante, non frequento locali gay né di altro genere, passo il mio tempo a lavorare anche quando sto a casa, perché mi collego col mio ufficio anche da casa, quindi non so che cosa sia la noia, mentre so certamente che cosa sono la fatica e lo stress.

Ma adesso vengo al vero motivo della mia mail. Circa due anni fa ho conosciuto tramite un sito di incontri un ragazzo di 26 anni (molti meno dei miei). Abbiamo scambiato qualche mail, abbiamo chattato un po’, mi sembrava un bravo ragazzo. Dopo qualche giorno ci siamo incontrati di persona, e siamo andati a prendere una pizza insieme, poi abbiamo fatto un po’ di sesso in macchina, ma solo toccarsi reciprocamente perché io non volevo correre rischi e nemmeno lui. Cose di quel genere mi erano capitate qualche altra volta e in genere tutto finiva lì, e non ci si rivedeva più. Con lui non è stato così. In pratica, il giorno appresso io lo avevo già dimenticato, perché davo per scontato che tutto fosse ormai finito, ma non è stato così. Mi ha chiamato e mi ha detto che per lui era stata un’esperienza molto importante, che aveva percepito il mio rispetto, il fatto che cercavo di non metterlo in difficoltà, che non volevo indurlo a fare nessuna cosa che lui non volesse fare, ecc.. Mi ha chiesto se potevamo rivederci e gli ho detto di sì. Francamente mi sembrava strano che lui cercasse uno come me, più vecchio di lui di 14 anni e la cosa mi metteva un po’ in agitazione. Quando ci siamo incontrati per la seconda volta era domenica e siano andati insieme al mare, era estate, faceva caldo e abbiamo passato insieme l’intera giornata, c’è stato anche questa volta un po’ di sesso, io pensavo che le cose sarebbero andate oltre, ma si sono fermate allo stesso punto della volta precedente. Confesso che la cosa non solo non mi sconvolgeva ma per me era un elemento rassicurante. Stare lì con quel ragazzo era veramente gradevole, visto in costume da bagno era proprio un bel ragazzo, e stava lì al mare con me … Ci stava per fare sesso? Forse, ma non mi sembrava che fosse quella la vera finalità. Tra noi si creava un ambiente quasi familiare fatto di attenzioni reciproche, del ricordare tutte le parole dell’altro, del rimarcare che si stava bene e che una giornata come quella era veramente importante. Certe volte mi guardava quasi sovrappensiero e poi mi sorrideva, parlava poco, i silenzi erano lunghi la le espressioni del viso e degli occhi erano fortemente comunicative. Alla fine della giornata siamo tornati in città. Non ha voluto essere accompagnato a casa ma solo alla fermata della metropolitana. Quando sono tornato a casa mi sentivo contento, stranamente contento. Che cosa potevo aspettarmi da quel ragazzo? Oggettivamente poco o nulla, eppure era stata anche per me una domenica assolutamente unica. Nei tre giorni successivi non l’ho risentito e ho cominciato a provare nostalgia della sua presenza, ma ho deciso di non chiamarlo comunque. Il quarto giorno, alle cinque di pomeriggio, mi manda un sms: “Sono sotto casa tua, ti va di fare due passi?” Ho risposto: “Ok!” e sono sceso. Come suo solito ha parlato pochissimo, ma ha fatto molte domande, ha voluto cercare di farsi un’idea più chiara della mia vita. Mi ha chiesto se avevo un ragazzo, se ne avevo avuti in passato, come intendevo la vita di coppia, che valore aveva per me il sesso e tante alte cose di questo genere. Io all’inizio ho risposto alle sue domande ma poi gli ho detto che non sapevo nulla di lui e mi ha risposto solo: “Hai ragione, scusami, sono inopportuno e intrusivo.” Però non mi ha parlato si sé. Ci sono stati momenti di imbarazzo, non sapevamo che cosa dire, poi lui mi ha guardato negli occhi per qualche secondo e mi ha detto: “Sei sicuro di voler sapere qualcosa di me?” E gli ho risposto: “Penso di sì.” Ha cominciato a parlare di sé partendo dal presente: studia ancora, vive a casa dei suoi genitori che non sanno nulla di lui e non sospettano neppure che sia gay perché ha tante amiche e le porta anche a casa. Tramite  i siti di incontri ha conosciuto diversi ragazzi, in realtà solo 5, coi quali ha provato a costruire un rapporto, ma non è stato possibile perché erano ragazzi che cercavano solo sesso, quindi sono state 5 delusioni. Nessuno di quei ragazzi era interessato a costruire qualcosa o a capire come lui stesse veramente. Con me dice si sentirsi a suo agio, di sentirsi libero, non assillato. Poi ha preso un altro argomento che non mi aspettavo, mi ha detto di essere stato violentato a 19 anni da un tipo che poi si è saputo essere sieropositivo, ma per fortuna non ci sono state conseguenze perché quel tipo con ogni probabilità non era ancora sieropositivo al momento del fatto. Mi ha detto che ha fatto più volte il test e che è venuto sempre negativo. Poi mi ha detto che per lui il sesso anale è una cosa intollerabile, perché gli ricorda cose che non vuole ricordare. Mi ha detto che il fatto che io non ho insistito per fargli fare cose che non vuole fare lo ha apprezzato moltissimo e mi ha chiesto se per me il sesso anale è molto importante. Gli ho risposto che non ho mai avuto fantasie di quel genere e che per me essere gay è essenzialmente una questione affettiva, certo c’è anche l sesso, ma come forma di tenerezza, non certamente di aggressività o di dominio, cosa che mi sembrerebbe squallida. Il pomeriggio è passato così. Poi mi ha detto che doveva studiare perché doveva fare un esame  dopo circa un mese e ci siamo salutati. Pensavo che quel discorso preludesse ad una separazione più o meno di un mese ma non è stato così. L’indomani mi ha chiamato e mi ha chiesto se poteva stare a casa mia perché aveva bisogno di tranquillità per studiare. Io ero perplesso ma poi gli ho detto di sì e dopo un paio d’ore era da me con una borsa piena di libri e col suo computer. Gli avevo preparato la stanza, col letto appena fatto, la scrivania e la poltrona, erano quasi le quattro del pomeriggio, lui si è sistemato nella stanza e poi si è messo a studiare, abbiamo scambiato solo poche parole. Io sono andato nella mia stanza e mi sono messo a lavorare. Verso le otto, sono andato in cucina e ho preparato la cena, ho messo i piatti per lui su un vassoio e gli ho portato tutto in camera, mi ha guardato e ha fatto un bellissimo sorriso. Gli ho risposto: “Stai tranquillo, più tardi ti porto un caffè.” Ha studiato fino alle 23 circa poi ha aperto la porta della stanza e mi ha fatto entrare dentro, mi ha fatto sedere sulla poltrona e si è steso sul letto, mi ha detto di non dire nulla e io l’ho fatto. Dopo una decina di minuti mi da detto: “Ti dispiace se oggi non lo facciamo? … perché sono stanco morto e ho bisogno di dormire.” Gli ho risposto che mi bastava vederlo sorridere. Mi ha abbracciato stretto, poi gli ho chiesto a che ora voleva essere svegliato l’indomani, mi ha detto: “Alle sette.” E me ne sono andato a dormire nella mia stanza. L’indomani mi sono alzato alle 6.30, sono sceso al bar ho preso la colazione per me e per lui e poi gliela ho portata in camera col vassoio. L’ho salutato, gli ho detto che in frigo era già tutto pronto per il pranzo e sono uscito di casa per andare a lavorare. Il pomeriggio l’ho trovato impegnatissimo a studiare. Non aveva mangiato, allora ho cucinato io qualcosa in modo molto rapido, lui ha interrotto lo studio e abbiamo pranzato insieme anche se era ormai pomeriggio avanzato. Nei 30 giorni prima dell’esame ci sono stati anche contatti sessuali, sempre molto leggeri ma voluti da entrambe le parti, scambi di tenerezze rassicuranti. Abbiamo parlato molto poco, lui era totalmente assorbito dallo studio, quando non capiva qualcosa riempiva pagine di calcoli per cercare di superare il problema e se non ci riusciva si deprimeva un bel po’. Man mano che si avvicinava il giorno dell’esame era sempre più teso. La notte prima dell’esame abbiamo dormito insieme abbracciati, ma senza sesso. La mattina l’ho accompagnato a fare gli esami e ho aspettato che finisse la prova scritta. Sembrava abbastanza soddisfatto, ma l’ansia non era del tutto svanita. L’indomani mi ha mandato un sms al lavoro per dirmi che lo scritto era andato bene e che avrebbe avuto l’orale l’indomani. Anche quella sera abbiamo domito abbracciati. L’indomani ho ricevuto un altro sms: “Tutto ok!” Sono rientrato a casa dopo le 18, lui dormiva e non l’ho svegliato. Mi sono seduto sulla poltrona accanto al suo letto e sono rimasto lì  a vederlo riposare. Quando si è svegliato mi ha detto: “Ti voglio bene!” E io mi sono sentito felice fino al settimo cielo! Tra noi c’è anche il sesso, ma quello che apprezzo di più è che per lui sia fondamentale il volersi bene. Tra noi non ci sono mai state dichiarazioni formali di nessun genere, adesso sta a casa mia, anche perché è vicina all’università, studia, lo vedo motivato, tra noi si è creato un rapporto molto bello che non avevo mai pensato si potesse realizzare. Sono passati ormai due anni e non saprei più stare senza di lui. La cosa che mi piace di più è quando si addormenta tra le mie braccia. Non ho mai provato momenti di tenerezza più profonda.

___________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6264

If you like, you can join the discussion of this post in English on the Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/showthread.php?tid=139

FINE DI UN RAPPORTO GAY INTERGENERAZIONALE

Caro Project,
ho letto quello che hai scritto su “Essere Gay” dei rapporti intergenerazionali e sono rimasto molto colpito, è la prima volto che trovo questo argomento trattato in un modo serio. Leggere poi qualche storia di questo genere nel forum, mi ha dato coraggio. Oggi, 21 Luglio 2017, sento il bisogno di dare anche il mio contributo, vedrai tu come usarlo, sentiti comunque del tutto libero. La mia storia è per buona parte diversa dalla storie che ho letto nel forum ed è proprio per questo che penso possa essere utile.
Sono un uomo di quasi sessant’anni, sono sempre stato gay, ho avuto amici gay ma non ho mai avuto un compagno, in realtà non mi sono mai innamorato di nessuno, fino a circa 10 anni fa, allora ero ancora in buono stato fisico, ma avevo già messo da parte del tutto l’idea di trovarmi un compagno, quando, in modo del tutto inatteso, ho conosciuto un ragazzo che aveva allora 20 anni, un ragazzo che mi ha colpito subito, direi l’unica persona che ha avuto per me delle attenzioni vere. Non mi dilungo sul nostro incontro e su tutto quello che ha provocato. Nonostante le mie fortissime resistenze, e la lotta interiore che dovevo affrontare, abbiamo finito per diventare una coppia molto sui generis, però, anche se stavamo bene insieme, capivo perfettamente che lui aveva bisogno di altro. Ha avuto le sue storie, anche importanti, ma poi finivano e tornavamo insieme. Siamo andati avanti così per dieci anni. Io credo che tra noi ci sia un rapporto speciale, ma penso anche che questo rapporto possa essere per lui un condizionamento pesantissimo, e l’ho sempre pensato. Ieri sera ci siamo visti e ho notato che era nervosissimo e aggressivo nei miei confronti, mi ha rimproverato di mille cose, ed erano rimproveri fondati, poi mi ha detto che aveva bisogno di vivere la vita di un ragazzo normale e che la mia presenza era per lui un ostacolo enorme dal quale avrebbe voluto liberarsi anche se non ci riusciva, il discorso era molto serio, io non sapevo che dire, lui ha visto che ero proprio a disagio, e mi ha detto che non ce l’aveva con me, che sono una brava persona, ma che se gli voglio bene veramente devo allontanarmi da lui, mi ha proprio detto “aiutami, ti prego, a cambiare strada.” Gli ho promesso che lo farò. Ha cancellato il mio numero dal cellulare e tutti i miei messaggi e mi ha detto di bloccarlo sul telefono e sui media. Gli ho promesso che lo farò. Poi abbiamo fatto l’amore “per l’ultima volta”. Ci siamo lasciati con molta emozione. Era notte alta e l’unica cosa che ho potuto fare, assurda quasi perché riferita a me, mi sono messo a pregare il Padre eterno che lo aiuti, che lo faccia sentire felice, che allontani da lui i momenti di depressione che ogni tanto gli arrivano. Oggi sono solo ma penso soltanto a lui, alla sua felicità, che desidero più di qualsiasi altra cosa. Anche il nostro addio è stato un modo di dirsi che ci si voleva bene, nonostante tutto, e che chi veramente vuole bene all’altro, deve accettare di farlo andare per la sua strada. È stata l’unica storia d’amore della mia vita e mi sono sentito amato. Continuerò a pensare a lui e a pregare per lui, anche se indegnamente. È stato la luce della mia vita e lo è stato anche nel dirmi addio.

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=6204

GAY O NON GAY?

Caro Project,

mi ha fatto bene parlare con te ieri sera, un po’ mi hai smontato ma mi ci voleva. Stavo finendo per alimentare io stesso mille paure, però, se uno ci pensa bene, sono paure che esistono solo perché uno se le crea. Ci sono mille cose concrete che possono fare paura, perché non le puoi controllare o le puoi controllare solo in modo molto parziale, parlo soprattutto della malattie, ma anche del lavoro; ma l’omosessualità perché dovrebbe fare paura? Per le reazioni della gente? Ma basterebbe tenersi i fatti privati per sé. Oppure la paura potrebbe venire del fatto che magari uno ha un’idea dei gay che lo spaventa, per me era probabilmente questo. Tu tendi a ridimensionare i problemi a fare vedere la normalità dell’essere gay e la normalità del mondo gay (parlo dei veri rapporti tra gay, non del concetto di omosessualità usato per altri fini). Ieri sera mi sono sentito un po’ stupido, uno che ha paura della sua ombra. L’educazione c’entra di sicuro, ma a un certo punto bisogna svegliarsi. Diciamo che adesso sono ad un altro livello, adesso i timori sono molto più specifici, adesso le mie insicurezze sono legate al fatto che vorrei fare un passo avanti. Ieri te l’ho solo accennato, c’è un ragazzo che mi piace e col quale c’è un minimo di dialogo, diciamo, strano, cioè c’è un modo di capirsi e una complicità che mi intriga molto. Lui non ha la ragazza e penso non ne abbia mai avuta una… ovviamente questo non significa nulla però è un fatto che mi fa pensare. Ti racconto alcuni episodi ai quali ho dato e do tuttora molto valore.

Primo episodio: Un giorno ci siano incontrati per caso all’università, verso l’ora di pranzo. Abbiamo un nostro gruppetto di 5-6 ragazzi, però in quel momento stavamo soli, mi vede, mi saluta, e poi si comincia a parlare, ma a parlare di niente, ma non se ne va. Andiamo a prendere un tramezzino insieme, poi restiamo a chiacchierare per due ore fino alla lezione successiva, andiamo insieme alla lezione successiva, poi mi accompagna a casa a piedi, una passeggiata di quasi un’ora, anche se lui abita da tutt’altra parte. Devo dire che si stava bene, io sentivo che lui c’era e che ci voleva essere

Secondo episodio: Lo vedo che chiacchiera con una ragazza e ci resto un po’ male, non mi avvicino, penso che lui non mi abbia notato, invece mi ha notato, molla subito la ragazza e viene a parlare con me. Ha il modo di fare di un ragazzino che è stato preso con le mani nella marmellata. Io non gli chiedo nulla, ma mi dice che la ragazza è solo una collega, che la conosce appena, e che è una palla. Non l’ho più rivisto con quella ragazza.

Terzo episodio: Un giorno mi chiama al telefono, ma io non gli ho dato il numero, mi dice che lo ha chiesto ad un nostro collega, mi chiede se mi va in serata di andare al cinema, dovremmo essere in quattro, ma non mi dice chi. Ci vediamo per andare al cinema e mi dice subito che siamo solo noi perché gli altri due gli hanno dato buca. Gli propongo di lasciare perdere il cinema e di andare a prendere una pizza, gli brillano gli occhi. Restiamo a parlare fino all’una di notte.

Adesso hai un’idea più chiara del mio amico. Tieni presente che ci siamo visti più volte anche da soli, che abbiamo parlato moltissimo, ma mai di ragazze e neppure di colleghe. Potrebbe essere gay? E se fosse il classico ragazzo che cerca solo un amico. Che faccio? Andiamo avanti così o devo rischiare il tutto per tutto? Io non lo vorrei perdere per nessuna ragione e parlare chiaro potrebbe significare vederlo sparire. Non ho paura che mi sputtani con gli amici, non è proprio il tipo che può fare una cosa del genere. I dubbi sono molti ma intanto andiamo avanti così, magari a un certo punto le cose saranno così chiare che smetterò di farmi domande.

Matty95

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6169

UNA DIFFICILE RELAZIONE GAY

Ciao Project,
ho 18 anni e ti vorrei parlare di una cosa che mi è capitata e che mi fa stare malissimo. È una storia complicata, ma ti prego di avere pazienza e di dirmi che cosa ne pensi.
Ai primi di gennaio di quest’anno stavo malissimo, perché stavo solo e non avevo un ragazzo. Io non riesco a stare solo e un ragazzo mi mancava tantissimo, mi ero preso un paio di volte delle cotte tremende, ma poi avevo visto il ragazzo in questione con una ragazza e la cosa mi aveva fatto a pezzi, ma sapevo che non c’era molto da fare. Passavo le giornate a fantasticare su come potesse essere bello avere un ragazzo che mi capisce, che ci potessi parlare, che ragionasse come me e che mi volesse bene, lo volevo anche bello, cioè non bello, ma come piace a me, un ragazzo dolce, affettuoso. A scuola, a un’assemblea vedo un ragazzo che mi piace un casino, diciamo che prima non lo avevo notato, ma all’assemblea mi è sembrato bellissimo. Dopo i due di picche che avevo preso con gli altri, non mi illudevo molto, anche perché io non sono bello come lui. Però lui mi si è avvicinato e ha cominciato a parlare con me, io non sapevo che dire, non mi volevo illudere però mi piaceva. A febbraio, dopo le pagelle, siamo andati in gita scolastica, siamo finiti in camera insieme, noi due soli. Ti giuro che non è stata una cosa programmata, ma è successo. Insomma, quando ce ne siamo andati a letto, dopo un po’ lui si è alzato dal letto e mi si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva entrare nel mio letto. Io non sapevo che fare, lo volevo, ma non sapevo che cosa sarebbe successo, però gli ho detto di sì e subito dopo gli ho chiesto se era gay e lui ha detto di sì. È stato bellissimo, ci siamo toccati e ci siamo masturbati reciprocamente, io ero in orbita e pure lui era molto preso. Siamo stati attenti a non fare cose pericolose perché lui mi ha confessato che l’aveva fatto con altri ragazzi. Ero felice, come non sono mai stato in vita mia. L’indomani l’abbiamo rifatto e lui ha insistito per andare oltre, ma io non volevo, alla fine ha fatto sesso orale lui a me ma non io a lui, anche se la voglia era tanta, però l’ho masturbato. Poi la gita è finita e siamo tornati a Milano e lì è cominciata la mia angoscia. Non mi chiamava, non rispondeva ai miei messaggi, però voleva che io andassi a casa sua quando non c’erano i suoi (lavorano il pomeriggio) a fare sesso, per qualche giorno ci sono andato ma, dopo il sesso, la cosa finiva lì. Io avrei voluto anche un po’ di tenerezza, ma se gli facevo una carezza mi guardava strano e mi diceva che quelle cose non gli piacevano. Quando gli mandavo qualche sms si arrabbiava perché mi diceva che lo potevano trovare i suoi, però quando i suoi genitori non stavano a casa pretendeva che io mi fiondassi da lui. Una volta non potevo proprio, perché avevo nonna a casa e non ci sono andato e lui si è arrabbiato nero, ha alzato la voce, poi è passata. Beh, adesso da qualche giorno non ce la faccio più a stargli appresso, mi chiede se mi è piaciuto quello che abbiamo fatto e cose simili, io provo a dirgli che mi piacerebbe qualcosa con un po’ più di sentimento e lui mi risponde che a me ci tiene moltissimo ma io ho l’impressione che non sia per niente così. Insomma, io penso che per lui conto solo perché corro a casa sua a fare sesso quando vuole lui, e il nostro rapporto in pratica finisce qui. Project, adesso sono al punto che comincio a non sopportarlo più. I primi tempi mi masturbavo pensando a lui, adesso non lo faccio più e quando sto a casa sua mi chiedo: Ma che cavolo ci faccio qui? Ci sto a fare un po‘ di sesso è vero, ma fatto così mi sembra proprio una cosa meccanica. Io penso che dovrei staccarmi da lui, ieri ci ho provato, ma si è arrabbiato, ha alzato la voce, ha cominciato a dire che lo strumentalizzo che lo uso quando mi fa comodo e poi penso di poterlo buttare via come un cencio, mi ha detto che se gli dico di no, tra noi è finita per sempre e che non lo merito, ma si vedeva che stava a disagio. Io non sapevo come reagire perché non volevo fargli male e alla fine ho ceduto e abbiamo fatto sesso come le altre volte, ma io avevo proprio il cervello da un’altra parte. Penso onestamente che sentirsi dire di no gli faccia un effetto terribile e non gli voglio fare male nel senso pesante, perché dopo tutto gli voglio bene e non so proprio che cosa fare.
Ti mando il mio contatto skype (omissis), perché mi piacerebbe parlarne un po’, dato che non posso parlarne con nessuno.
Sandro

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6071

TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=6053