RELAZIONI GAY NON STANDARD

Paolo scrive: Ciao Project! Finalmente ti trovo in chat! Non ci sei quasi mai.

Project scrive: Eh, beh, in effetti in chat entro poco

Paolo scrive: Sei impegnato?

Project scrive: No, a quest’ora non c’è più nessuno

Paolo scrive: Se vuoi andare a dormire ci sentiamo un altro giorno, veramente, non fare complimenti

Project scrive: No, nessun complimento, non ho nulla da fare e in genere vado a dormire ben oltre quest’ora, quindi non ho proprio nessun problema

Paolo scrive: Ok, perché volevo parlare un po’ con te

Project scrive: Io sono qui e non ho limiti di tempo

Paolo scrive: Allora, Project, noi abbiamo scambiato alcune mail qualche mese fa ma non ci siamo mai sentiti in chat. Ti ricordo brevemente i fatti: 36 anni, con una sola storia alle spalle e con esperienze sessuali con un solo ragazzo, quello della storia. In pratica è stato l’unico ragazzo di cui mi sono innamorato, quando è cominciata la nostra storia io avevo 26 anni e lui 20, adesso lui ne ha 30. Non stiamo più insieme da molto tempo, più di sei anni, ma siamo rimasti sempre in contatto. Lui ha avuto le sue storie e soprattutto le sue avventure sessuali, ma come ti avevo scritto in una mail, penso che per lui il sesso abbia un valore molto particolare, è una specie di dipendenza che alla fine mette in crisi e fa scappare i ragazzi coi quali lui cerca di costruire una storia. In genere i ragazzi non si rendono conto del senso che lui dà al sesso perché non lo conoscono a fondo. Lui non ha grossi problemi ad avere rapporti sessuali con persone che frequenta e di cui tutto sommato si fida, mentre è molto restio a parlare di sé. È successo così anche con me, prima di arrivare a parlare con me liberamente, cioè prima di fidarsi di me ci ha messo tre anni, poi quando mi ha parlato di tutta la sua vita passata mi si sono aperti gli occhi e ho cominciato a capire che per lui il sesso, a modo suo, cioè con le sue particolarità e le sue fisse aveva un significato speciale. Lui ha vissuto tante esperienze difficili, anche a livello sessuale, e il ricordo di tutte queste cose se lo porta dentro, per lui essere accettato significa essere accettato “com’è” con tutto il carico di problemi che si porta appresso, chi arriva veramente a volergli bene lo deve prendere com’è, mi spiego meglio, per esempio, quando lui sta con me è completamente sciolto, ma il quando lo deve decidere lui, quando cercavo di creare un programma per i nostri incontri, tutto andava a rotoli, se non lo assecondavo si arrabbiava con me e se ne andava, anche se dopo qualche giorno mi richiamava. Qualche volta potevo pure dirgli di no, non se la prendeva a male, ma non potevo sottrarmi sempre a quello che lui voleva. Per esempio quando sta con me, ancora adesso, mi ricorda più volte che lui è stato è sta tuttora anche con altri ragazzi, io gli rispondo che lo so benissimo ma che stare vicino a lui mi fa sempre un effetto positivo e che il fatto che lui possa stare anche con altri non mi turba.

Project scrive: però, scusami se mi intrometto, ma bisogna sempre stare attenti alla salute, perché se lui ha una vita sessuale molto sciolta può anche tenere comportamenti rischiosi

Paolo scrive: sì, questo è vero, ma quando stiamo insieme (ed è una cosa rara) la protezione è massima, la cosa gli dà fastidio ma alla fine l’accetta, perché sa che ho paura delle malattie e non mi vuole mettere in difficoltà.

Project scrive: sì, però magari i rapporti con altre persone possono non essere protetti o non essere protetti adeguatamente e i rischi più grossi può correrli proprio lui

Paolo scrive: Su questo ho cercato di insistere più volte, io penso che lui un certo senso di responsabilità ce l’abbia ma non vedo in concreto che cosa io possa fare per fargli fare “sempre e solo” sesso sicuro. Poi ormai da mesi noi non ci vediamo più di persona per fare sesso e lo facciamo solo per telefono, quindi a rischio zero. Anzi, io sono convinto che lui abbia accettato questa soluzione proprio per non mettere me nella paranoia del sesso a rischio

Project scrive: Beh, è una cosa notevole, è una forma di attenzione molto particolare

Paolo scrive: sì, lo so, l’ho pensato anche io. Adesso siamo a questo punto. Io gli voglio bene e credo che lui, con me, possa avere un dialogo che non può avere con altre persone, e penso che il nostro rapporto vada avanti proprio per questo, perché si vede accettato proprio senza riserve, e poi, io con lui non recito, non gli voglio solo bene, diciamo così come ad un fratello, ma ne sono innamorato, se dipendesse da me vivrei con lui e il fatto che può avere altri ragazzi mi preoccuperebbe solo per la sua salute e per niente altro. Lui di me si fida ed è questo che in qualche modo rende unico il nostro rapporto, con me non recita, non lo ha mai fatto, non è reticente, si scioglie del tutto. Tira fuori tutte le sue debolezze e tutti i suoi lati oscuri perché sa che tra noi non crollerà nulla in nessun caso, penso che sia questo il punto fondamentale.

Project scrive: Non so se posso farti una domanda indiscreta…

Paolo scrive: certo, ci mancherebbe altro!

Project scrive: Hai mai notato in questo ragazzo dei comportamenti che ti hanno messo in allarme, reazioni strane, aggressive, o forme di depressione, o tendenza a parlare senza fermarsi…

Paolo scrive: Vuoi dire se ho notato qualcosa di patologico?

Project scrive: Beh più o meno…

Paolo scrive: No, è un ragazzo intelligentissimo e poi è profondamente onesto, quando stava per mettersi con un altro ragazzo me lo ha detto prima perché non avrebbe sopportato l’idea di imbrogliarmi, e poi è profondamente buono, può fare la sua sfuriata, se gli gira male, ma non è mai aggressivo, se mai se la prende con se stesso e si colpevolizza, si ritiene non all’altezza della situazione. Non vuole che io gli dica che lui è importante per me, anche se lo sa benissimo, e poi ha una grande dignità, siccome è pure un bel ragazzo potrebbe stare facilmente con chi vuole, e magari fare pure la bella vita, ma anche se la parola può sembrare strana, è di una moralità specchiata: per lui l’affettività e il sesso non sono mai stati mescolati con altri interessi, in pratica non ho mai visto ragazzi più onesti di lui. Forse ad alcuni dei ragazzi con cui è stato non ha detto che era stato anche con altri, questo può darsi, ma se è successo è il segno che con qui ragazzi non aveva un rapporto molto profondo

Project scrive: Ma tu per questo ragazzo hai messo da parte l’idea di avere una vita affettiva tua?

Paolo scrive: Sì, ma non mi è costato molto. Cioè, mi spiego, io con lui sono stato bene il periodo che siamo stati insieme, per me esisteva solo lui, e ancora adesso esiste solo lui, perché quando ci sentiamo c’è proprio un clima particolarissimo, e, guarda, non ci sentiamo mica soltanto per fare sesso, anzi, direi che fare sesso succede molto di rado, la maggior parte delle volte ci sentiamo per parlare e io mi sento totalmente a mio agio e penso che succeda anche a lui. Mi viene in mente che qualche volta ha avuto momenti di depressione e di scoraggiamento molto forte, questo è successo e mi ha anche preoccupato, ma è successo soprattutto qualche anno fa, adesso lo vedo più tranquillo, più razionale e non sono stato più veramente in ansia per lui, perché sono convinto che saprebbe cavarsela in qualsiasi situazione e anche che alla fine riuscirebbe frenare quella certa tendenza alla depressione che comunque un po’ ha.

Project scrive: Gli sei mai stato vicino nei suoi momenti di depressione?

Paolo scrive: Sì, certo

Project scrive: E con te, in quei momenti c’era dialogo?

Paolo scrive: Sì, c’era, con me non ha mai avuto forme di chiusura totale, l’ho visto piangere tante volte, ma non mi ha mai rifiutato, nemmeno nei momenti peggiori, io lo abbracciavo e gli dicevo che gli volevo bene e che per me era una persona fondamentale e piano piano si sentiva riconfortato, guarda, Project, con me c’è stato sempre un buon rapporto, io non ho mai avuto paura di perderlo veramente. Per me questo tipo di vita potrebbe anche andare bene, anzi, direi che va bene, ma io credo che lui si senta ancora parecchio sbandato, non so se riuscirà mai a costruirsi una storia stabile, perché non credo che per lui l’idea stessa di monogamia sia alla fine possibile. Lui mi chiede spesso che cosa penserebbe la gente se sapesse quali sono i suoi comportamenti sessuali, me lo chiede perché è come se avesse bisogno di degradarsi, di sentirsi addosso il disprezzo della gente e di poterlo sfidare. Ha sempre avuto l’idea di fare sesso trasgressivo, che poi, capiamoci bene, in quello che fa c’è ben poco di trasgressivo, ma è come se avesse bisogno di dire che lui del giudizio degli altri se ne infischia, cosa che, però alla fine è vera solo fino ad un certo punto

Project scrive: Tu hai accennato ad un’infanzia difficile

Paolo scrive: Sì, però preferisco tenere i discorsi troppo personali tra me e lui

Project scrive: E fai benissimo! Anzi penso che questa sia la base di un rapporto serio, perché il vostro lo è, c’è ben poco di standard, ma è un rapporto che va avanti da dieci anni e che se ha perso qualcosa nel tempo è solo il suo carattere standard, adesso è il vostro rapporto, senza riferimento a nessuno schema, e effettivamente funziona

Paolo scrive: C’è una cosa, Project, che mi lascia molto indeciso, cioè dando per scontato che io per lui continuerò ad esserci, che cosa posso fare per farlo stare meglio? Non so se cercare di essere più presente oppure se continuare a rimanere sullo sfondo. Certe volte ho paura che lui possa cercare di fare un bilancio della sua vita e possa sentirsi alla fine del tutto irrealizzato: con me ha un dialogo serio e fa un po’ di sesso, con altri ragazzi ha certamente una vita sessuale ma non credo che abbia un dialogo vero, alla fine gli manca un punto di riferimento vero, e non credo francamente che potrei essere io, noi siamo stati insieme per anni, all’inizio, ma poi la cosa non è andata avanti perché io sessualmente non ero certamente al culmine dei suoi desideri, e lo posso capire benissimo. Il sesso che vive con me ha un altro senso, è una forma di accettazione, di comunicazione senza riserve ma è evidente che tutto questo comunque non è abbastanza per lui. Sia ben chiaro, Project, lui non andrebbe con chiunque, ha bisogno di sentirsi a suo agio, i ragazzi coi quali ha rapporti sessuali, in fondo sono pochi e sono sempre gli stessi, lui di loro si fida abbastanza ma con loro non ha un dialogo veramente aperto, ha paura che se fosse se stesso al 100% lo metterebbero da parte

Project scrive: Vedi, Paolo, se tra voi, con gli anni, si è creato questo rapporto, che è particolarissimo ma che non crolla, vuol dire che è quello possibile, così le cose procedono e tutto sommato stanno bene a te e a lui, pensare a qualcosa di diverso, che però non è nato da sé in dieci anni, vuol dire comunque forzare le cose, e poi io credo che tra voi ci sia un modo serio di capirvi, quando tu dici che lui si fida di te, dici in sostanza che ti considera come un compagno nel senso più profondo del termine. Se con te ha fatto discorsi difficili che non ha fatto con altri, vuol dire che per lui tu sei veramente importante, sesso o non sesso e il fatto che tra voi il sesso sia un modo di manifestare un’accettazione reciproca senza riserve indica che il legame tra voi è molto importante, sesso o non sesso. Tu dici di questo ragazzo cose molto positive e devo dire che anche a me sembra una persona veramente notevole, cioè una persona da non perdere, perché penso che molto difficilmente potresti trovare con altri ragazzi forme di coinvolgimento analoghe a quelle che provi con lui. L’evoluzione delle cose nel tempo è imprevedibile, tu almeno formalmente non sei il suo ragazzo, sei il suo ex, ma allo stesso tempo sei il suo migliore amico e probabilmente manterrai questo ruolo nel tempo. Non so se lui avrà mai un ragazzo nel senso pieno della parola, cioè un ragazzo del quale potrà fidarsi al 100% e col quale potrà avere un dialogo aperto al 100% come fa con te, è possibile, anzi è probabile che questo non accada e quindi la tua posizione potrebbe diventare stabile. Ormai non siete più ragazzi, siete adulti e anche per questo adesso accettate la relazione che c’è tra voi, che è una relazione d’amore tipicamente adulta e non standard

Paolo scrive: Sì, in effetti potresti avere ragione, ma io continuo a pensare a lui, non per rimettermi insieme con lui ma perché vorrei che stesse bene, che fosse felice. Una volta, quando si era messo con un ragazzo che anche io conoscevo, avevo pensato che fosse veramente felice e tutto lo faceva pensare, i rapporti con me erano diventati più rari, senza sesso, ma non meno autentici e vedevo che era felice, poi la storia è finita e quel ragazzo si è allontanato in via definitiva e io ho pensato che fosse successo proprio dopo un discorso chiaro. In pratica quel ragazzo aveva voluto un mondo di bene al mio ex quando non lo conosceva veramente, quando poi lo ha conosciuto più da vicino non se l’è sentita di andare oltre e ha preferito allontanarsi. Project, io gli voglio bene, voglio che lui stia bene perché è l’unico ragazzo che mi ha preso sul serio a quel livello, stare con lui è una cosa che mi mette in crisi ma è una cosa che non cambierei per nulla al mondo, io non cerco un ragazzo, io voglio lui e basta, e poi, lui c’è, non è mai sparito, insomma non mi sono innamorato di un fantasma ma di un ragazzo vero e veramente speciale.

Project scrive: Sì, lo penso anche io!

Paolo scrive: Project, io adesso devo proprio andare a dormire perché domani lavoro e esco di casa alla sei. Ti lascio la mia mail [omissis], e se ti va possiamo approfondire il discorso.

Project scrive: Posso chiederti una cosa?

Paolo scrive: Dimmi.

Project scrive: Mi autorizzi a pubblicare questa mail?

Paolo scrive: Beh, non ci sono elementi riconoscibili, mi pare, se ce ne trovi puoi toglierli, e poi pubblicala pure, se pensi che possa servire a qualcuno.

Project scrive: Penso proprio di sì. Allora grazi e Buonanotte. A presto!

Paolo scrive: Notte Project e a presto!

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UNA COPPIA GAY CON UN AMICO SPECIALE

Ciao Project,

volevo raccontanti in breve la mia storia più recente, che è cominciata  in sordina ma che sta diventando la struttura portante della mia vita.

Ho 41 anni, quindi non sono più un ragazzo da un pezzo, ho avuto le mie storie, specialmente tra i 20 e i 30 anni, poi sotto il profilo sessuale sono entrato in una specie di limbo, mi sono dedicato soprattutto al lavoro e in pratica ho messo in stand by la mia vita affettiva-sessuale. Incontravo i miei amici, passavo le serate con loro e stavo bene ma l’idea di trovarmi un ragazzo l’avevo messa da parte. Il mio lavoro, che mi piace molto, mi coinvolgeva e occupava quasi tutto il mio tempo, il tempo rimasto lo dedicavo agli amici, questa condizione, diciamo così di sospensione della vita affettiva è andata avanti per diversi anni, direi quasi fino ai 38, poi ho incontrato Stefano, un ragazzo che ne aveva allora 25 anni, io ne avevo 39. Con Stefano è cominciato qualcosa di nuovo e di inaspettato, che all’inizio ho faticato molto a definire. Non era la classica storia d’amore, anche se lui è veramente un bel ragazzo. Lui ha la sua vita affettiva e sessuale, ha un ragazzo fisso e non lo lascerebbe certo per me. D’altra parte io non l’ho mai considerato come un possibile fidanzato e per la verità di fantasie sessuali su di lui ne ho avute ben poche, cioè è successo specialmente nei primissimi tempi, quando tendevo a inquadrare la relazione come una classica relazione di coppia, poi, man mano che mi sono reso conto che le cose non stavano così, sono sparite anche le fantasie sessuali. Stefano mi chiama più o meno una volta alla settimana, io gli mando un sms molto intenso nei giorni di festa o in risposta a sms mandatimi da lui. Non parliamo spesso ma tra noi si è creato un rapporto speciale che non riesco a definire, stiamo bene insieme, si creano dei momenti molto intensi ma lui sta col suo ragazzo e da quello che vedo per lui il suo ragazzo è veramente essenziale, me ne parla spesso ma non da innamorato da operetta, ne parla con rispetto, con stima, è evidente che si vogliono bene e che tra loro c’è una comunicazione seria, ma il suo ragazzo ha 21 anni e io ne ho 20 di più e questo fa la differenza, almeno è quello che io penso. Io penso che Stefano tenda a non caricare troppo il suo ragazzo parlandogli dei suoi problemi, in qualche modo lui sente di avere una funzione protettiva rispetto al suo ragazzo, tende a rassicurarlo. Ha parlato di me al suo ragazzo e ha insistito perché ci incontrassimo tutti e tre, cosa che è successa. Loro si scambiavano tenerezze davanti a me e la cosa non solo non mi turbava minimamente ma mi sembrava molto bella. Adesso il suo ragazzo, ogni tanto, mi telefona, soprattutto per sapere se Stefano è da me, io penso che si sia reso conto che non ha nulla da temere, e d’altra parte mettere in crisi la storia d’amore di un ragazzo di 21 anni che, tra l’altro, è la felicità di Stefano, sarebbe veramente una cosa squallida. Ma torniamo a Stefano. Ormai do per scontata la sua presenza, penso che sarà una costante della mia vita e già ora è un punto di riferimento fondamentale. Mi sono chiesto mille volte e continuo a chiedermi ogni giorno se la mia presenza possa in qualche modo danneggiare Stefano o il rapporto con suo ragazzo, perché potrei anche essere un elemento dirompente, però vedo che né Stefano né il suo ragazzo mi avvertono come un pericolo, il rapporto tra noi è assolutamente tranquillo, non credo affatto che il ragazzo di Stefano reciti con me fingendo simpatia per compiacere Stefano, lo vedo proprio sereno e a suo agio. D’altra parte io cerco di invadere il campo il meno possibile. Qualche tempo fa non sono stato bene e ho percepito nettamente la presenza sia di Stefano che del suo ragazzo. Sono venuti a trovarmi più volte, mi hanno telefonato entrambi più volte. Credimi, Project, certe volte non so proprio che cosa fare e cerco di mettermi da parte, di lasciare loro la massima libertà, anche, qualche volta, di non farmi trovare. Certe volte vorrei uscire da questo tipo di rapporto che per certi versi mi sembra strano ma poi non lo faccio perché mi rendo conto che non mi permettono di allontanarmi, che in qualche modo alla mia presenza ci tengono, che la ricercano. Mi sento quasi caricato di una responsabilità e non solo nei confronti di Stefano. Non posso negare che tutto questo sia per me anche profondamente gratificante, perché la mia vita affettiva gira ora completamente intorno a questi due ragazzi e mi sento finalmente vivo. Mi colpisce il fatto che tutto questo non abbia per me implicazioni sessuali e che io mi aspetti al massimo la prosecuzione delle cose così come sono adesso, cosa che però considero veramente importante. Non so se preferirei una normale relazione di coppia comprese le implicazioni sessuali, in fondo quella è solo un’ipotesi, mentre la presenza di Stefano e del suo ragazzo è una realtà e comporta un coinvolgimento affettivo molto forte e reciproco. Stefano mi considera “solo” un amico ma nel dire “solo” vuole specificare che la sua scelta di un compagno l’ha già fatta e resterà quella, ma ci sono altri livelli di implicazione nei quali una “semplice” amicizia può avere un peso enorme nel determinante l’equilibrio interiore di un individuo. Ti confesso, Project, che ho molta paura di poter fare danni che magari potrebbero manifestarsi a distanza di anni. So bene che tutto quello che va in qualche modo fuori schema presenta dei rischi , vorrei solo che tutto questo non si trasformasse col tempo da una bellissima relazione in un motivo di incomprensione e di risentimento. Al momento non c’è niente di simile e proprio per esorcizzare questa eventualità sto cercando di mettermi gradualmente da parte. Che ne pensi, Project? Ovviamente, se vuoi, puoi pubblicare la mia mail.

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AMORE GAY NON ESCLUSIVO

Ciao Project, ho visto che nel forum ci sono parecchi post dedicati agli ex e che non è molto raro che anche dopo la fine del rapporto di coppia si mantengano dei contatti importanti con il proprio ex, ed è quello che è capitato anche a me. Sono un quarantenne che nel corso della sua vita è stato con un solo ragazzo, più giovane di 11 anni. Ho voluto bene al mio ragazzo e ho anche sentito il suo affetto verso di me, penso sia stata per entrambi un’esperienza fondamentale. Io ero molto inibito e sostanzialmente incapace di capire il valore della sessualità vissuta in coppia, lui era molto più sciolto sessualmente ma tendeva a dare poco valore all’affettività, che per me è sempre stata fondamentale. Le nostre differenti visioni dei rapporti di coppia, inizialmente hanno creato qualche problema, ma poi, col passare degli anni, le nostre posizioni si sono sempre più avvicinate. In teoria tutto lasciava pensare che il nostro rapporto potesse continuare in modo tranquillo indefinitamente, ma non è accaduto così. In fondo i miei complessi erano ancora lì in buona parte e lui continuava ad avere resistenze a capire il fatto che per me volergli bene non era solo una questione di sesso. In fondo anche per lui non era una questione di sesso. Certe volte io non arrivavo a capire quanto lui avesse bisogno di un contatto sessuale e mi mettevo a parlare di cose molto teoriche e anche stupide, invece di mettermi veramente in sintonia con lui, lui si sentiva non capito, trascurato, io lo vedevo cambiare di umore e non capivo il perché. Quando aveva bisogno di sesso, nonostante la sua disinvoltura sessuale, non lo diceva sempre esplicitamente, anche perché sapeva che su quel terreno io ero spesso un po’ restio a seguirlo, sembra paradossale ma è così. Per un po’ le cose sono andare avanti così, poi mi ha detto chiaramente che mi voleva bene ma che lui aveva bisogno anche di altro. Sul momento ci sono rimasto male, poi mi è venuto in mente che lui è tanto più giovane di me e che forse il motivo di fondo è proprio quello. Gli ho detto che lo capivo benissimo e che non ci sarei rimasto male e l’ho anche incoraggiato a trovarsi un altro ragazzo. Quando poi lo ha trovato realmente sono andato in crisi, mi sentivo solo, in un certo senso sapevo che avevo fatto la cosa giusta ma la sua presenza mi mancava moltissimo. Lui aveva il suo ragazzo e stava anche bene con lui, almeno così sembrava, ma non mi ha abbandonato per questo. Quando parlavamo lo sentivo più sereno, meno nevrotico, e questo mi faceva stare bene. Io non lo chiamavo mai perché lui si sentisse libero, lui invece si faceva sentire, parlavamo abbastanza spesso su skype. Le nostre conversazioni non erano più quelle di due innamorati, ormai quella dimensione l’avevamo superata, ma erano comunque conversazioni di due persone che si stimano e che non vogliono perdersi e francamente non mi sembrava che il nostro rapporto avesse meno valore di prima, anche se forse per lui non era esattamente così. Ho conosciuto il suo ragazzo, che sapeva che lui era stato prima con me, e sono rimasto molto bene impressionato, era un ragazzo molto serio e gli voleva bene. La storia con questo nuovo ragazzo è andata avanti per quattro anni, poi è successa con lui una cosa simile a quella che era successa con me, non stavano più insieme ma continuavano a vedersi e penso anche a volersi bene. Un giorno viene da me, mi dice che vuole fare sesso con me ma aggiunge subito che è appena stato con l’altro suo ex. Io sono parecchio perplesso, gli dico che ci possono essere dei rischi per le malattie, lui mi dice: “Stiamo solo a letto insieme e tu mi abbracci… ok?” E abbiamo fatto così. Mi ha detto che l’altro suo ex sapeva che lui sarebbe venuto da me e non ha avuto problemi. Abbiamo parlato moltissimo. È stata una delle più belle nottate che ho passato con lui. È una storia di coppia la mia? Tecnicamente no, però, per quanto sia una cosa anomala, è comunque un modo di volersi bene. Lo dico con piena consapevolezza perché vedo che nessuno di noi tre, oggi come oggi, si sente a disagio per la nostra storia. Sappiamo tutti come stanno le cose e accettiamo la situazione senza problemi. Certo non è la storia di Cenerentola e del principe azzurro e, vista da fuori, può sembrare strana. Lui ama me ma anche il suo secondo ex, noi siamo stati abituati a pensare che i rapporti affettivi e più ancora quelli sessuali debbano essere esclusivi, che la fedeltà sia una virtù e che il tradimento sia una colpa grave, ma qui non c’è nessun tradimento, sappiamo tutti come stanno le cose. Non posso certamente dire di amare di meno il mio ragazzo perché lui sta anche con un altro, che poi è uno che gli vuole bene veramente. Perché dovrebbe rinunciare o a me o a lui? Francamente mi sentirei a disagio se il mio ex si dimenticasse veramente di me, ma se ha bisogno anche di un altro rapporto affettivo-sessuale, beh, non vedo perché ne debba fare a meno. Non mi sta imbrogliando, è tutto alla luce del sole e sono cose molto serie che possono avere un impatto importante sulla sua vita. Siamo proprio mosche bianche, Project? Ti è mai capitato di vedere situazioni simili? Mi piacerebbe conoscere il tuo parere e anche poter confrontare le mie esperienze con quelle di persone che hanno vissuto situazioni simili.

Peter

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GAY E RELAZIONI ETERO

Vorrei passare ora ad esplorare un altro lato della questione “gay sposati” e cioè vorrei cercare di illustrare come le donne innamorate consapevolmente di ragazzi gay cercano di far fronte alla situazione.

Riporto qui di seguito, previa approvazione dell’autrice, una mail di una donna che si è resa conto che il suo ragazzo ha dei comportamenti che non sono quelli tipici dei ragazzi etero.

“Ti scrivo perché ho bisogno di chiarirmi un po’ le idee, o forse perché ho bisogno di parlare con qualcuno. Sono una ragazza di 25 anni e mi sono innamorata di un ragazzo di un anno più grande di me. È un ragazzo molto bello e anche molto dolce. Io prima ero stata con altri ragazzi ma un po’ boriosi e pieni di sé e certe volte mi facevano venire i nervi, pensavo che con tipi del genere non sarei mai andata d’accordo, poi ho trovato lui ed è stata una cosa completamente diversa, mi ascoltava, parlavamo molto, si comportava in modo diverso dagli altri ragazzi, mi trattava da amica, non ci provava con me e anche se ti sembrerà assurdo, la cosa mi piaceva moltissimo. Siamo diventati amici intimi, diciamo così, tante coccole qualche bacetto ma di tenerezza, non di passione, quasi non mi sembrava vero. Lui non parlava mai di sé ma lasciava parlare sempre me, a questa cosa all’inizio non avevo fatto caso. Ci vedevano ogni giorno ma non sapevo se avesse una ragazza (evidentemente no)  o se ne avesse avuta una prima, sembrava che questi argomenti non esistessero. Poi ho cercato di fare io il primo passo per disinibirlo un po’, l’espressione non mi piace ma, insomma, per me non era solo un’amicizia, e lì ho visto la sua paura, mi sono fatta due conti e ho pensato che potesse essere gay ma a lui non ho detto nulla. Col passare dei mesi ci siamo conosciuti sempre meglio e gli ho addirittura proposto di andare a vivere insieme, e alla fine mi ha detto che era gay. Io, stupidamente, gli ho risposto che per me non faceva nessuna differenza e che si poteva vivere insieme lo stesso, perché io volevo stare con lui comunque, ma lui mi ha guardato e mi ha detto: “Silvia, non ti arrabbiare, ma un gay può stare bene solo con un ragazzo.” Dopo questo discorso mi sono sentita molto ridimensionata, avrei voluto staccarmi da lui perché interpretavo quello che mi aveva detto come un rifiuto, ma non ci riuscivo, insistevo per vederlo, per consolarlo quando era malinconico ma lui si chiudeva sempre di più. Ho saputo da altre persone che probabilmente si è trovato un ragazzo ma ormai non lo vedo da tempo e mi sono rassegnata all’idea di non sentirlo più. Dopo aver vissuto la storia con lui, penso che non riuscirò più a innamorarmi di un altro ragazzo, sono stupida, lo so, non ha senso innamorarsi di uno che non ti vuole perché è gay, però a me è successo. Tu pensi che per me un qualche rapporto con lui sia recuperabile, dico solo come amica, ovviamente, o pensi che preferisca proprio stare alla larga? Per me se ha un compagno va benissimo, la cosa non mi creerebbe nessun problema, ma forse sto continuando a sognare come una stupida, mi sa che non ho capito bene che tipo di rapporti un gay può tenere con una donna, cioè l’ho capito ma non lo voglio capire, mi sa che la vedo ancora in modo troppo etero per poter andare d’accordo con lui.”

Questa è una mail tipica di una donna innamorata ma matura e consapevole della realtà. La storia con il ragazzo gay è finita e lei si rende conto che quel ragazzo non potrà mai essere il suo ragazzo. Gli vuole ancora bene ma capisce che in nome di quel bene non ha alcun senso rivendicare un ruolo che non venga da sé in modo spontaneo e condiviso. Se il ragazzo si allontana significa che deve andare per la sua strada e non ha senso cercare di trattenerlo. In fondo in questa storia il ragazzo non “illude” mai la ragazza, non passa oggettivamente i confini di una semplice anche se profonda amicizia, tiene cioè un comportamento che non favorisce i fraintendimenti.

La mail che segue è di un tenore completamente diverso ma è forse più interessante soprattutto per il diverso modo di agire del ragazzo che, volontariamente e colpevolmente, induce la ragazza in errore e provoca alla fine la sua reazione risentita.

“Bella gente i gay! Lo dico molto ironicamente! Ma che te lo dico a fare? Tanto tu sei convinto che sono tutti bravi ragazzi. Non è vero che sono solo i ragazzi etero che prendono in giro le ragazze, i gay fanno molto peggio e io, purtroppo, ci sono incappata in pieno. Uscivo da una storiaccia con uno str..o che mi piaceva molto fisicamente ma che era proprio grossolano e nello stesso tempo immaturo, insomma uno str..o! Ero nera. Vado una volta in disco con la mia comitiva e lì mi presentano Marco, neanche mi piace, mi sembra scipito, quell’altro era grezzo ma Marco mi sembrava addirittura un po’ viscido, non mi ispirava nemmeno a livello sessuale, e io quanto a ragazzi non ci vado tanto per il sottile. In pratica mi è del tutto indifferente, o anche meno, però mi accorgo che mi tiene d’occhio, quando cerco di guardalo negli occhi gira lo sguardo, ma continua ad osservarmi. Io mi chiedo “Ma questo che cavolo vuole?” mi decido e glielo chiedo. Mi risponde solo: “Sei carina!” Tu sai com’è, una cosa del genere a una ragazza fa piacere, e allora gli dico: “Sei carino pure tu!“ però così, solo per complimento, perché non mi attizzava proprio, poi abbiamo ballato e in pratica io mi sono persa il mio gruppo e ho passato la serata con lui che stava in discoteca da solo! Proprio così! Io con la mia solita logica generica ho pensato che se uno va in disco da solo vuol dire che va a caccia di ragazze e lui, in effetti, mi stava facendo la corte. La settimana appresso abbiamo continuato a sentirci e a scambiarci messaggini. Visto di giorno, alla luce del sole era meno viscido di come sembrava al buio della disco, non era un granché, un po’ troppo grassottello, paffuto va’,  però, insomma, si poteva pure fare. Dopo qualche giorno mi sono stufata di questo ragazzo e non l’ho chiamato più, ma lui continuava a farsi sentire a mandarmi messaggini da mezzo innamorato, mi provocava dicendomi che lo avevo colpito molto, che pensava spesso a me e tante altre cose del genere, io però non ero proprio interessata e non rispondevo, o forse solo raramente e solo per educazione, ma cercavo di tenermi molto sul neutro. Una sera mi chiama e mi dice che sta malissimo e che ha assolutamente bisogno di parlarmi di una cosa importantissima. Io gli dico che se deve sfogarsi lo può fare con un amico e con uno psicologo, ma lui insiste, la mette giù pesante ma non mi dice di che si tratta, alla fine non ce la faccio più, mi sfianca a forza di insistere e gli dico: “Ok, ci vediamo domani.” Insiste per vederci subito, ma gli dico che è tardi e che non saprei che cosa dire a mia madre e allora dice che va bene anche l’indomani. La sera appresso ci vediamo e ce ne andiamo a parlare in macchina. Mi aspetto un discorso chiaro e diretto ma comincia a parlare di cose generiche, non riesco a capire dove possa andare a parare, gli chiedo esplicitamente perché mi voleva parlare ma invece di rispondere insiste con le chiacchiere generiche. Gli chiedo: “Ma mi stai prendendo in giro?” Confesso che ho pensato che potesse magari essere uno col cervello un po’ bacato. Mi stavano proprio venendo i nervi, gli ho chiesto: “Che vuoi da me?” e lui mi ha preso la mano, allora gli ho detto: “Mi sa che ho capito! Ma tu non sei il mio tipo…” e lì il contatto tra noi ha preso un’altra piega e ci siamo baciati, cioè è stato lui a baciarmi, non mi piaceva nemmeno troppo però ci sono stata. Quando ci siamo staccati mi ha detto: “Pensi che ci si potrebbe mettere insieme?” Gli ho risposto: “Non lo so.” Lui mi ha detto: “Sei la prima ragazza di cui mi innamoro veramente.” Io l’ho preso come un complimento. Dopo un paio di giorni siamo passati a fare un po’ di sesso, cioè solo a toccarci perché lui ci andava piano. Aveva un modo di fare tutto suo, direi soprattutto contemplativo. Mi diceva che ero bellissima cosa che non è vera perché sono una ragazza molto ordinaria ma lui mi guardava con ammirazione, mi accarezzava, però non prendeva le iniziative che in genere prendono i ragazzi. Comunque ci siamo messi insieme. In genere i ragazzi tendono a stare alla larga dalla famiglia della ragazza, lui no! Voleva conoscere mia madre, mio padre, voleva venire a casa mia, un po’ come si faceva una volta quando c’era il fidanzamento ufficiale. È venuto a casa mia parecchie volte, i miei lo hanno invitato spesso a pranzo e io sono andata dai suoi, in pochi mesi eravamo diventati due fidanzatini ideali. Tutto sommato a me non dispiaceva, lui era serio, non faceva il galletto con le altre ragazze, stava finendo gli studi e si sarebbe trovato una ottima posizione sociale, anche se queste cose interessavano più a mio padre che a me. Dopo un anno di questa specie di fidanzamento in cui tra noi eravamo arrivati anche ad avere rapporti sessuali, sempre e solo su mia iniziativa e insistenza, finalmente comincia  parlare di matrimonio. I miei erano contenti e pure io, tutto sommato. Andavamo sempre in giro insieme con gli amici il sabato pomeriggio ed eravamo ormai un coppia a prova di bomba. Un giorno mi dice che purtroppo deve partire perché ha una zia che sta molto male e che non potrà venire con me il sabato successivo, io gli dico che va bene e non ci faccio proprio caso. Il sabato, siccome nella mia comitiva c’era un ragazzo gay, questo propone di andare in una disco gay ma di quelle dove possono andare tutti per divertirsi un po’, si decide e si va. Io mi sento come un pesce fuor d’acqua in quell’ambiente e non vado a ballare ma mi siedo un po’ defilata con due amici di vecchia data. A un certo punto ho l’impressione di vedere Marco sulla pista che balla con un altro ragazzo, le luci sono infernali ed è difficilissimo riconoscere le persone, ma in mezzo ai flash mi pare proprio che sia lui, resto sconvolta, ma non sono sicura e d’altra parte c’è troppa gente e troppo fumo per vedere bene tenendosi a distanza, e certamente non mi sarei mai avvicinata al punto di rischiare di essere riconosciuta. Dico ai miei amici che fa troppo caldo e che devo uscire un po’. La disco è praticamente in campagna e intorno c’è un grande parcheggio per i clienti. Esco, mi metto a girare nel parcheggio e la macchina di Marco sta lì. Mi sono sentita bollire di rabbia! Sono rientrata, ho detto ai miei amici che mi ero stufata e che me ne volevo andare e ce ne siamo andati tutti e quattro. Loro non avevano intuito nulla e non avevano assolutamente visto che Marco stava lì. L’indomani mattina Marco mi manda il solito sms di buongiorno, gli rispondo chiedendo come sta la zia e mi dice che “sta meglio”. Beh, non ci ho visto più! Gli ho risposto: “Ti ho visto dove sei stato veramente ieri sera. Sparisci dalla circolazione perché se mi compari davanti ti cavo gli occhi!” Lui nonostante tutto ha continuato a dire bugie e ad accusare me di omofobia! Io non gli ho più risposto e la storia è finita così. Non ti dico i casini a casa, ai miei non ho potuto raccontare quello che era successo, altrimenti sarei passata per stupida tutta la vita, quindi i miei hanno dato tutta la colpa a me perché: “era un bravissimo ragazzo, ecc. ecc.” Ecco questo è quello che ha fatto a me un ragazzo gay! Vediamo se tu hai il coraggio di pubblicare una mail simile! Comunque con ce l’ho con te, è ovvio, ma non immagini a che livello di viscido possa arrivare un gay che ti deve usare come donna dello schermo, è proprio un modo di fare odioso!”

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SESSO GAY AFFETTIVO

Caro Project,

leggendo qua e là sui siti di Progetto Gay mi sono sentito a mio agio e non mi ero sentito nello stesso modo leggendo altri siti che parlano di sessualità gay. Mi sono sentito spesso in imbarazzo nel parlare di sesso coi ragazzi e sono arrivato a pensare che in me qualcosa non funzionasse come si deve. Ho 26 anni e non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno. Qualche volta, ma in pratica solo un paio di volte, ho pensato che con i ragazzi con cui parlavo si potesse arrivare anche al sesso, ma l’impressione è stata rapidamente smentita quando ho sentito che cosa intendevano loro per sessualità gay. Forse io sogno troppo, forse sono rimasto infantile nel mio modo di concepire la sessualità, ma ho l’impressione che con un ragazzo, diciamo meglio, con la maggioranza dei ragazzi mi sentirei a disagio. Non sono sessuofobico, non ho complessi legati alla nudità, anzi pratico sport di squadra da anni e non ho mai avuto problemi con gli spogliatoi e con le docce, non ho complessi di natura religiosa, mi masturbo come fanno in pratica tutti i ragazzi che non hanno un compagno fisso e anche su questo non ho mai avuto complessi. Fisicamente penso di essere un ragazzo non dico bello ma almeno normale, ma dal punto di vista sessuale mi sento un disadattato.

Cerco di spiegarti un po’ come io intendo il sesso gay, o meglio cerco di spiegarti come mi piacerebbe fare sesso con un ragazzo.

Prima di tutto io sogno l’amore e non il sesso, e non è una questione di parole, sogno di amare e di essere amato, sogno un amore vero, profondo, reciproco. So bene che tanti mi direbbero che sono solo fantasie e che la realtà è un’altra, ma se stessi con un ragazzo che non mi ama veramente e che io non amo veramente mi sentirei veramente a disagio, sarebbe una strumentalizzazione reciproca. La mia finalità non è fare sesso con un ragazzo ma creare un rapporto d’amore che possa durare nel tempo, che possa farci sentire coppia, che possa aiutarci nelle difficoltà vere della vita e poi, che sia stabile e fedele. Voglio un ragazzo di cui potermi fidare non uno che dice una cosa e ne fa un’altra, lui deve essere il mio ragazzo e io il suo, cioè il nostro amore deve essere esclusivo, altrimenti è meglio stare soli. Col mio ragazzo ci dovrebbe essere una consonanza perfetta, una complicità totale, un capirsi senza dire neppure una parola.

Ma vengo alle fantasie sessuali: in primo luogo sogno le coccole, perché le vedo come un segno di tenerezza, di affetto, di prossimità fisica, di condivisione senza riserve anche della fisicità. Sogno lo stare a letto insieme nudi, il sentire il calore del mio compagno, il poter aderire a lui con tutto il copro, il poterlo accarezzare e ovviamente sogno anche che lui faccia lo stesso con me. Non ho mai, e ribadisco mai, pensato a dei ruoli sessuali, il mio rapporto con un ragazzo deve essere assolutamente paritario, nella massima spontaneità e in accordo totale. Mai e poi mai imposizioni, neppure velate, e neppure richieste insistite. Il rapporto deve procedere da sé in modo totalmente spontaneo.  Do una particolare importanza allo stare abbracciati per alcuni minuti, per scambiarsi calore, poi, ovviamente ai baci, alla carezze, al passarsi le mani nei capelli e allo stringersi forte nudo contro nudo.

Poi penso anche a una parte più strettamente sessuale e qui la mia distanza dalla mentalità di tanti ragazzi la sento fortissima. Ti potrà sembrare in credibile, ma non ho mai avuto fantasie sessuali sulla penetrazione anale e, direi, nemmeno sul sesso orale. La pornografia è piena di queste cose ma sono cose che non riesco a capire proprio perché nelle mie fantasie non ci sono mai state. Io invece penso ad una intimità sessuale basata sulle carezze genitali intime, sul capire le reazioni sessuali fisiche dell’altro, sempre in condizioni di totale reciprocità. Sogno di avere un compagno con un membro molto simile al mio, perché in qualche modo lo conoscerei già e saprei come reagisce. Poi penso che si arriverebbe facilmente alla masturbazione reciproca, ma sempre avendo molto tempo a disposizione, con delle pause anche lunghe, cioè senza fare del sesso un momento separato dal resto della vita, ma integrandolo con tutto il resto in modo del tutto spontaneo. E poi il rapporto non finirebbe con l’eiaculazione ma andrebbe avanti anche dopo, col rimanere vicini, con l’abbracciarsi, con il coccolarsi anche dopo.

Vorrei aggiungere una cosa che potrebbe sembrare stupida ma che penso sia molto importante. Ho pensato spesso che il mio modo di vedere il sesso gay ridurrebbe radicalmente il rischio della malattie sessualmente trasmesse e, secondo me almeno, non ridurrebbe affatto il piacere di stare con un ragazzo.

Puoi immaginare le reazioni che ho avuto quando ho parlato di queste cose in chat coi ragazzi. Essere preso per marziano era il minimo, più spesso mi consideravano uno psicopatico irrecuperabile, poi quando sono arrivato su Progetto Gay, ho trovato il tuo articolo sul sesso anale e sono rimasto sbalordito. Non sono un caso patologico! Ma non solo, ci sono tanti ragazzi che ragionano più o meno come me anche se purtroppo non è facile trovarli.

Project, ti allego una mail che ho ricevuto da un ragazzo di una chat dopo che abbiamo parlato un po’. Credo che possa essere indicativa.

“Ma mi stai prendendo in giro? Le coccole? Ma quanti anni hai? Mi sa che devi cominciare a farti un po’ di esperienza reale, devi svegliarti! Se vuoi io sono disponibile a svezzarti e penso che ti piacerà. Tanti ragazzi fanno gli schizzinosi ma poi, quando hanno capito che cosa è veramente il sesso, non se ne staccano più.”

Forse è ancora più interessante una mail di un altro ragazzo.

“Alt! Fermati! Se stai fuori di testa ti cancello subito. Di psicopatici ne ho abbastanza, io cerco solo sesso, te l’ho detto chiaro e non ho tempo da perdere, quindi ciao e ti blocco subito.”

Avevo ricevuto solo una mail seria e, devo dire la verità, mi ero illuso che potesse essere la persona giusta. Ho pensato molto a che cosa avrei dovuto rispondere e alla fine ho mandato la mia mail lunga e meditata. Ovviamente non ho avuto risposta e quell’utente è sparito dalla chat.

Penso che innamorarsi e sentire l’amore dell’altro debba essere bellissimo, ma a me non è mai successo. Non so se mai succederà, ma ancora non mi sento di rinunciare ai miei sogni per trovare risposte, che non sarebbero comunque quello che vado cercando. Almeno su Progetto Gay ho l’impressione di non essere solo.

Se vuoi pubblica questa mail, potrebbe forse servire a non fare sentire solo qualcun altro.

L.V.

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UN GAY DI FRONTE A UNA SCELTA

Caro Project,

ti riassumo in breve i fatti. Ho 39 anni, tanti, troppi, fino a 36 anni esperienze gay assolutamente zero, un po’ di prono, un po’ di fantasia, ma un ragazzo vero mai, un po’ per la paura delle malattie e un po’ perché non ne ho trovato uno col quale valesse la pena di provarci. Per carità, ragazzi ottimi, così, a livelli di conoscenza, ne ho conosciuti parecchi, ma la simpatia non basta e se non scatta qualcosa anche a livello sessuale, non vale nemmeno la pena di partire. Tre anni fa conosco un ragazzo giovanissimo, 20 anni, un bel ragazzo, mi attira molto, ma è troppo giovane e lo sento lontanissimo, risultato: passo oltre, come ho sempre fatto. Ma lui no, non passa oltre, mi sta appresso, mi mette alle strette, mi dice che è gay e mi chiede esplicitamente se lo sono anche io, io gli rispondo onestamente, cerco di svicolare perché  non ho voglia di farmi coinvolgere, ma poi le cose cambiano, parliamo molto e mi accorgo che non è affatto un ragazzino. Cerco di resistere un po’ ma poi finiamo a fare sesso, è la prima volta sia per lui che per me e devo dire che mi sento al settimo cielo, non mi sarei mai aspettato una cosa simile. I problemi però non mancano, la differenza di età è troppa, lui ha un suo gruppo di amici in cui io starei come i cavoli a merenda. Ci vediamo spesso, ma sempre in orari assurdi e sempre di nascosto. Comunque con lui capisco che il sesso è una cosa importante, perché fino a 36 anni non lo avevo mai pensato. È andata avanti così per un paio d’anni, e devo dire che sono stati anni belli, che non dimenticherò, poi ho cominciato a vedere che dopo il sesso lui era triste, quasi contrariato, era nervoso e non ne voleva parlare, i nostri incontri si sono diradati ma sono continuati. Un giorno, dopo il sesso, lo vedo proprio turbato e cerco di capire il perché e viene fuori che lui da mesi ha un altro ragazzo, che non sa di noi, che ha provato a concentrarsi su quell’altro ragazzo ma non ci riesce poi mi dice che è bene che noi tagliamo i ponti e non ci vediamo più, me lo dice con dispiacere, ma è evidente che sta cercando di costruire un rapporto serio con l’altro ragazzo. Ci salutiamo con l’impegno di non risentirci e la cosa va avanti per una decina di giorni, poi mi richiama e mi dice che mi vuole vedere. Io so bene che vedersi vuol dire anche fare sesso. Il sesso che facciamo noi non è pericoloso, in pratica solo coccole intime e masturbazione reciproca, ma mi sento profondamente in imbarazzo. Lui mi dice che l’altro ragazzo non lo sa, ma che lui non riesce a fare a meno di me, cioè a fare a meno di fare sesso con me, insiste che non gli devo dire di no, perché ne ha proprio bisogno, e lo dice con la massima serietà, al che io non so che dire e adesso mi trovo nell’incertezza. Che cosa dovrei fare? È evidente che in teoria la cosa migliore sarebbe tagliare corto e lasciargli la possibilità di stare con quell’altro ragazzo, che è quasi suo coetaneo, e in fondo sarebbe anche la cosa più giusta, ma per lui (Sandro) sentirsi rifiutato da me deve essere proprio una brutta esperienza. Insiste, mi vuole coinvolgere, capisco che starebbe malissimo se gli dicessi di no. Lui mi ha chiesto esplicitamente di dirgli di no, ma credo che quello sia solo un atteggiamento razionale, a livello emotivo essere rifiutato sessualmente da me, tanto più dopo tutto quello che c’è stato tra noi, per Sandro sarebbe veramente umiliante, e d’altra parte io con lui sto bene, sono sempre stato bene e penso che starei bene anche adesso, nonostante tutto, perché per me sessualità e amore (amore vero) hanno un solo nome: Sandro. Quando sento la sua voce mi sciolgo, non credo che lui mi cerchi solo per il sesso, perché uno come lui, se vuole, ne trova cento. Tra noi c’è un feeling speciale, ma lui avverte che se ci fosse un legame più stretto, diciamo da fidanzati (espressione che non mi piace affatto) lui si sentirebbe in gabbia e quindi razionalmente cerca di mettermi da parte. Per un verso so che cosa dovrei fare ma per l’altro la tentazione di cedere è fortissima. In fondo se con l’altro ragazzo stesse veramente bene, Sandro  non verrebbe a cercarmi. Penso a lui spessissimo, non poso negare che mi sento profondamente coinvolto perché l’unico ragazzo col quale sono stato e che mi ha voluto veramente bene mi chiede di stare con me e per me quello è l’unico ragazzo che conta. Starebbe veramente bene col suo ragazzo? Io mi metterei da parte senza battere ciglio se lo vedessi veramente felice, ma continua a cercarmi e a cercare proprio me e questo mi fa sciogliere.

Andrea

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SIAMO O NON SIAMO UNA COPPIA GAY?

“Bello? Sì, oggettivamente è bello… e io no. È sexy? Sì, eccome… e io… lasciamo perdere. E allora che dovrei fare? Mi dovrei fare avanti sperando che si accorga che mi sono innamorato di lui? A parte che non so nemmeno se è gay, e ci credo poco, ma pure se lo fosse, uno come quello se capisce che mi sono innamorato di lui si fa etero subito! E poi dove mi vado a nascondere? E se non è gay è proprio da sparire sotto il tappeto. Però è bello, non è un merito ma attira, attira eccome, e io mi ci fisso, come un cretino. Mi devo mettere in mente che non è cosa per me, io lo posso guardare da lontano, e basta, però non è giusto. Quella stupida di Marcella mi ha detto che ho il complesso del brutto anatroccolo, ma è proprio cretina, mi sa che lo dice perché gli sbava dietro pure lei. E lei di me non sa nulla, se lo sapesse mi sentirei sprofondare. Gli vanno appresso tante ragazze e lui ci gioca, come gioca con me a fare il mezzo gay, che ci mette lui a fare cascare una pischella? Un po’ di moine, una frasetta coccolosa e cascano come pere cotte. Mh… ci casco pure io, ok, lo so che sono stupido quando faccio così. Basta! Non ne posso più! Ma perché non è brutto come me? Forse qualche possibilità l’avrei avuta.”

Questo era un pezzo del mio diario di ormai più di tre anni fa (20 Maggio 2012). Il ragazzo bello di cui parlo, lo chiamerò Daniele.  Che è successo dopo? Una valanga di cose, veramente molto inattese, ma andiamo con ordine. Dopo un po’ di farneticazioni tipo quelle che ho appena citato, mi sono messo l’anima in pace. Vedevo Daniele quasi tutti i giorni, sempre pieno di ragazze e non solo, sempre solare. Lo osservavo da lontano, all’inizio andavo nella sua stanza per vederlo, con qualche scusa di lavoro, ma lui nemmeno si accorgeva di me, poi ho lasciato perdere e sono tornato a chiudermi nel mio mondo, dopotutto Daniele era un estraneo e sarebbe rimasto un estraneo. Le cose sono cambiate improvvisamente il 24 dicembre del 2012.

Era un lunedì e quasi tutti i nostri colleghi lo avevano preso come giorno di ferie per fare il ponte e in pratica andarsene in vacanza da sabato 22, per tornare direttamente il 27, in fondo era un’occasione unica. Io e Daniele invece eravamo al lavoro la mattina del 24, in un ufficio semivuoto. All’epoca avevo già messo da parte l’idea di provare ad accostarmi a Daniele, e quindi me ne stavo per i fatti miei a sistemare un po’ di pratiche che ormai stavano invecchiando sul mio tavolo. Aspettavo le fatidiche ore 14.00 per andarmene finalmente a casa. Preciso, per chi non lo sapesse, che io allora vivevo da solo a Roma in un micro (nemmeno mini) appartamento, oltre l’ultima fermata della metro. I miei genitori erano in Canada, ospiti di uno zio che era emigrato lì parecchi anni fa. Io avrei passato il Natale da solo. Di inviti ne avevo avuti tanti, ma alla fine avevo preferito starmene da solo a leggere o a vedere un film.

Verso l’una e mezza mi si presenta Daniele e mi porta un caffè dalla macchinetta distributrice. Facciamo due chiacchiere, mi chiede che farò per Natale, gli rispondo che non farò nulla e che starò a casa, gli chiedo che cosa farà lui e mi dice che anche lui starà solo. Faccio una faccia stupita. Daniele da solo a Natale? Lui nota la mia faccia curiosa e mi risponde che ha avuto degli inviti ma che sono cose che non lo attirano troppo. Dato che lui è di Roma, gli chiedo perché non passa Natale con la sua famiglia e mi risponde che è una storia lunga e mentre lo dice fa un sospiro e alza le spalle. Poi aggiunge: “Se ti va, possiamo pranzare insieme…” e io gli dico di sì, ma senza l’entusiasmo che avrei avuto qualche mese prima, gli dico di sì, come si fa con un collega qualunque che ti fa una proposta simile. Andiamo a sistemare le ultime cose in ufficio e usciamo insieme, mi chiede dove preferisco andare a pranzare  e gli rispondo che non ho alcuna preferenza, poi mi chiede dove abito, perché sa che non sono di Roma e che sto qui solo da qualche mese. Gli dico dove abito. Mi chiede se a casa mia ci sono altre persone, cioè se abito con altri ragazzi, gli dico che vivo solo. Mi chiede se preferisco un ristorante, o se magari si può fare un po’ di spesa e cucinare da me. Resto un po’ perplesso di questa proposta che non mi aspettavo assolutamente, ma gli rispondo che va bene anche a casa. Facciamo un rapido giro in cerca di un supermercato, ma è tutto chiuso. Gli dico che comunque a casa ho già tutto quello che serve, che non è molto ma basta certamente, perché avevo fatto la spesa la sera prima.

Casa mia è piccolissima ma è il mio regno, è pulitissima, quasi in modo maniacale, e potrà sembrare strano ma non c’è nulla di gay. I libri, i dischi, le cassette e tutto il resto, ho lasciato tutto a Catania; qui a Roma le mie cose le tengo nel computer e basta. Il tablet pure è completamente pulito perché lo porto anche al lavoro. Ma torno a Daniele. Arriva a casa, si guarda intorno, mi fa i complimenti. Gli dico di sedersi e stare tranquillo a vedere la televisione, ma mi dice che dobbiamo preparare insieme. Si toglie la giacca e viene in cucina con me. Guarda le provviste e il frigo, mi dice che ce n’è per un esercito. Vede che c’è la farina e che ci sono le uova, gli viene in mente di fare le fettuccine, lo guardo perplesso, ma mi dice che le fa lui e che non sporca niente, si tira su le maniche e comincia a lavorare, gli chiedo che cosa posso fare io, mi dice di scongelare il pesce e di mettere a lessare i cavoli. Gli chiedo: “Ma i cavoli col pesce?” Mi sorride e mi dice: “Beh, perché? … dai vediamo che ne viene fuori, secondo me viene bene!” Insomma, comincia a impastare e ci sa fare, tira la pasta col mattarello, la affina e la avvolge, poi la taglia col coltello e apre le fettuccine sul tavolo. Gli dico che sono troppe, mi risponde che sono anche per domani. Prepara il pesce poi lo mette a cuocere, in cucina ci sa fare, è molto sicuro di sé.

Durante la preparazione del pranzo parliamo molto poco e in pratica solo di cucina. Mi dice di apparecchiare la tavola, gli rispondo che il tavolo è solo uno e che ci sta cucinando sopra, mi dice: “Ok allora ancora cinque minuti e te lo pulisco bene bene.” Toglie il pesce dal fuoco, scola le fettuccine, le condisce col sugo del pesce e con pezzetti di pesce ripassati con i cavoli. Mette nel piatto, spolvera di pepe, niente formaggio. Io assaggio. È una cosa squisita, mi sorride! Poi mangiamo a televisione spenta, nessuno dei due ha intenzione di accenderla. Si parla un po’ di politica, è molto prudente, cerca di capire come la penso, non mi vuole contraddire, trova qualcosa di giusto in quello che dico anche quando non è d’accordo. Restiamo a tavola per quasi un’ora. Mi parla del suo lavoro precedente, ma non mi dice nulla della sua famiglia e non fa nessun cenno a ragazze o a cose che possano richiamare anche da lontano il sesso. Poi si alza e si mette a lavare i piatti. Cerco di seguirlo ma mi dice che c’è troppo poco spazio e che basta solo per una persona. In effetti è così. Ripulisce tutto molto rapidamente. Poi ci risediamo al tavolo perché lo spazio è piccolo.

Si crea un momento di imbarazzo, io penso che lui stia per andarsene, mi guarda stupito e mi dice: “Se hai da fare ti lascio tranquillo…” Gli dico che non ho nulla da fare e mi risponde che allora pensava di trattenersi ma non dice fino a che ora. Gli dico che siccome è la notte di Natale i suoi magari lo aspettano. Qui si fa più cupo, e fa una smorfia: “Loro stanno meglio soli…” gli dico che comunque farebbe bene ad avvisare che rientra più tardi, mi risponde che lo farà ma non lo fa. Mi chiede se può sedersi sul divanetto, gli rispondo che può fare tutto quello che vuole. Si allunga un po’ sul divano e accende la televisione. Girando i canali trova “La vita è una cosa meravigliosa”, che stava proprio incominciando, un vecchio film di natale degli anni ’30 con una bella morale di fondo, cioè che se sei in questo mondo puoi fare tanto di buono, Il film ci prende, si vede che gli piace molto. Alla fine mi chiede se mi è piaciuto e gli dico di sì, molto, mi sorride di nuovo, è la seconda volta nella serata.

Mi chiede di parlargli di me e qui mi mette in crisi, gli dico che c’è poco da dire, che cerco di tirare avanti lavorando… poi mi viene in mente che se non gli parlo di donne la cosa può suonare strana, ma decido di non recitare, in fondo lui con me non lo aveva fatto. Mi fa domande ma mai troppo sul privato, io rispondo e il tempo passa. Gli chiedo che rapporti ha coi suoi, anche questa volta una smorfia e un’alzata di spalle, poi cambia discorso, mi parla un po’ di sé ma sempre senza scendere troppo sul privato. Nessun accenno a ragazze, anche se al lavoro le donne lo cercano con qualsiasi pretesto. Ma se uno passa con me la notte di Natale vuol dire che non ha una ragazza, questo mi sembrava ovvio, e se uno come lui non ha una ragazza un motivo serio ci deve pure essere. Logicamente arrivavo alla conclusione che non poteva che essere gay. Piano piano le ore passano, girando i canali troviamo la messa del papa, allora era ancora Benedetto XVI. Gli chiedo che cosa pensa del papa, mi guarda facendo una smorfia come quando parlava della sua famiglia e alzando le spalle. Questo fatto mi rafforza nell’idea che sia gay, ma mi tengo ben lontano da argomenti troppo privati, come fa lui, d’altra parte.

Dopo la cena, mi chiede se può rimanere a dormire da me. La cosa mi spizza molto, non sono attrezzato per una cosa simile, ma mi affretto a dirgli comunque di sì. Ho nel cassettone una vecchia branda tipo militare, la montiamo. Non ho un secondo materasso, ma si accontenta di una coperta, poi gli do un piumino di scorta che conservavo dal tempo del campeggio. Chiacchieriamo ancora fin dopo l’una, poi andiamo a dormire.

La mattina si alza prima di me, cerca la macchinetta del caffè ma io non ho una macchinetta del caffè. Va in bagno, io mi alzo, poi ci accontentiamo di un pocket coffee e di un po’ di biscotti. Non so che intenzione abbia. Usciamo, è una giornata eccezionalmente calda per essere Natale, direi una bella giornata. A un tratto mi chiede se mi sta rompendo le scatole, gli rispondo che se non ci fosse stato lui il Natale lo avrei passato da solo. Da qui comincia il discorso sugli amici, miei e suoi. È evidente che non ha molti amici, anzi che non ne ha per niente e nemmeno amiche, e per uno come lui è strano. Nel rispondere alle sue domande mi faccio un punto d’onore del non dire bugie, omettere è una cosa, dire il falso è una cosa molto diversa.

Cominciavo a chiedermi che cosa Daniele volesse da me, la fantasie correva lontano, o meglio cercava di correre lontano ma io la trattenevo il più possibile. Abbiamo fatto una lunghissima passeggiata. Con lui stavo bene, era tranquillo, a suo agio anche se il discorso era statico e i confini erano piuttosto rigidi. Passa Natale e resta a casa mia anche nella notte tra il 25 e il 26 e in quella tra il 26 e il 27. Nessuna dichiarazione esplicita. Il dubbio che potesse non essere gay stava sempre lì e d’altra parte nemmeno io avevo fatto discorsi chiari.

Dopo quei giorni, al lavoro, i nostri rapporti si sono fatti più sciolti, lui ha ricominciato ad essere circondato da una nuvola di ragazze, a ridere e a scherzare con loro. Io, dopo qualche giorno di malinconia, mi sono detto che la parentesi era chiusa e che dovevo riprendere la mia strada e le cose sono andate avanti così per parecchi mesi. In pratica mi stavo quasi dimenticando di lui.

Una quindicina di giorni fa nel mio cervello ha ricominciato a suonare il campanello. Durante la pausa pranzo parlo con una collega che in genere stava molto appresso a Daniele e lei mi fa un discorso strano, lasciando quasi intendere che Daniele fosse un seduttore con qualche rotella che non girava nel senso giusto e conclude: “No, non mi convince…” e lei era una di quelle che gli correvano appresso di più. Ho provato a rimettere insieme i pezzi di pettegolezzi che mi arrivavano da varie parti e l’ipotesi che fosse gay ci stava eccome, però, con me, dopo i tre giorni di Natale, peraltro molto neutri, non c’era stato assolutamente nulla. Poteva magari essere gay e non essere interessato a me, però in ufficio c’erano anche dei ragazzi carini e lui non li considerava proprio. Una collega gli aveva proposto una pizza insieme la sera, in fondo una cosa banalissima (anche se una pizza in due tra un uomo e una donna non è mai una cosa tanto banale) e lui aveva rifiutato, lei gli aveva chiesto se era fidanzato e lui aveva detto di no. Insomma il misero si infittiva.

Un giorno ho fatto una cosa scorretta, l’ho pedinato. Sapevo il suo indirizzo ufficiale, quello della casa dei genitori, e pensavo che si sarebbe diretto lì, ma lui va da tutt’altra parte, Alla fine entra in una pensioncina di terz’ordine, penso che ci sia entrato per vedere una ragazza, mi tengo a rispettosa distanza  e aspetto, passano le ore, due, tre, quattro, si fa notte fonda ma lui non esce. Torno a casa mia a dormire, ma l’indomani prestissimo sono sotto la sua pensione e lo vedo uscire per andare al lavoro, lo fermo, lui ha un attimo di smarrimento, capisce che non sto lì per caso e mi chiede che sto facendo e gli dico che l’ho seguito perché avevo l’impressione che in ufficio le cose fossero cambiate e ci volevo capire qualcosa di più. Mi risponde che se ne è andato di casa perché non ce la faceva più a stare con i suoi, ma non aggiunge altro.

Istintivamente, proprio senza rendermi conto di quello che gli stavo proponendo gli dico: “Ma perché non vieni a stare con me?” Si vede che è tentato ma poi gli sembra una cosa assurda e cerca di cambiare discorso. Lo guardo fisso e gli dico in modo perentorio: “Vai a prendere le tue cose e le mettiamo in macchia, e poi andiamo in ufficio che si fa tardi.” Si ferma a guardarmi perplesso, ma gli dico “Vai!” in tono perentorio e lui va. Riscende dopo 10 minuti, carichiamo la valigia in macchina e andiamo in ufficio. Entriamo separati, a distanza di qualche minuto. In ufficio non ci parliamo per tutta la mattina, poco prima di uscire gli dico:  “Ti aspetto al terzo cancello.” Lui fa segno di sì. In macchina è silenzioso e perplesso, a casa le perplessità si fanno più forti, ma non gli do modo di sfuggire, apro la sua valigia e metto i suoi vestiti nell’armadio accanto ai miei.

Mi dice che è in imbarazzo, gli rispondo che deve cucinare senza perdere tempo che dopo mi deve raccontare tante cose. Si mette a cucinare, poi a tavola parliamo. È in rotta con i genitori perché ha rotto il fidanzamento con la ragazza che i genitori volavano fargli sposare e loro che avevano già preparato tutto non lo hanno accettato. Gli chiedo se era innamorato di quella ragazza, mi risponde che era una cosa tutta costruita dalla famiglia e che ha rotto perché per lui sposarla sarebbe stata una follia. Gli dico che il mondo è pieno di ragazze e che ne troverà certamente una che sta bene a lui, ma sorride e mi dice che per lui le ragazze sono sempre state un incubo, perché gli correvano appresso e non riusciva a liberarsene ma lui non aveva mai amato una ragazza, poi aggiunge: “Hai capito?” Gli dico: “Sì ho capito! E con questo?” Mi guarda sconsolato e mi dice: “Ma a casa mia una cosa del genere è un crimine…” Gli rispondo: “Ma lasciali perdere, tu non hai bisogno di loro, hai un lavoro e adesso hai pure una casa … a proposito nemmeno io mi sono mai innamorato di una ragazza…” Mi guarda perplesso e mi dice: “Ma è vero?” Gli ripeto che è vero e che sono molto contento che si sia arrivati a parlare chiaro, lui però a questo punto ci tiene subito a mettere in chiaro che non è interessato a me, gli rispondo che l’avevo capito ma che per essere buoni amici e per condividere una casa non si deve essere per forza amanti. All’ora di cena eravamo entrambi esausti.

Adesso è passato qualche giorno, con lui sto bene, siamo due gay, uno bello e uno no, non siamo una coppia ma piano piano stiamo imparando a volerci bene. Quando torneranno i miei dal Canada, Daniele li potrà conoscere. Io un po’ di fantasie su di lui ce le faccio, anche se so che lui non è interessato, però anche così si può stare bene. Che succederà quando si troverà un ragazzo? Questo proprio non lo so, se non fosse molto geloso si potrebbe prendere una casa in tre, ma se riuscirò e vederlo felice per me andrà bene anche tornare ad essere solo, che poi non sarebbe affatto un essere solo.

Grazie a tutti ragazzi! Se avete avuto la pazienza di leggere fin qui vuol dire che di pazienza ne avete da vendere!

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