UN GAY DI FRONTE A UNA SCELTA

Caro Project,

ti riassumo in breve i fatti. Ho 39 anni, tanti, troppi, fino a 36 anni esperienze gay assolutamente zero, un po’ di prono, un po’ di fantasia, ma un ragazzo vero mai, un po’ per la paura delle malattie e un po’ perché non ne ho trovato uno col quale valesse la pena di provarci. Per carità, ragazzi ottimi, così, a livelli di conoscenza, ne ho conosciuti parecchi, ma la simpatia non basta e se non scatta qualcosa anche a livello sessuale, non vale nemmeno la pena di partire. Tre anni fa conosco un ragazzo giovanissimo, 20 anni, un bel ragazzo, mi attira molto, ma è troppo giovane e lo sento lontanissimo, risultato: passo oltre, come ho sempre fatto. Ma lui no, non passa oltre, mi sta appresso, mi mette alle strette, mi dice che è gay e mi chiede esplicitamente se lo sono anche io, io gli rispondo onestamente, cerco di svicolare perché  non ho voglia di farmi coinvolgere, ma poi le cose cambiano, parliamo molto e mi accorgo che non è affatto un ragazzino. Cerco di resistere un po’ ma poi finiamo a fare sesso, è la prima volta sia per lui che per me e devo dire che mi sento al settimo cielo, non mi sarei mai aspettato una cosa simile. I problemi però non mancano, la differenza di età è troppa, lui ha un suo gruppo di amici in cui io starei come i cavoli a merenda. Ci vediamo spesso, ma sempre in orari assurdi e sempre di nascosto. Comunque con lui capisco che il sesso è una cosa importante, perché fino a 36 anni non lo avevo mai pensato. È andata avanti così per un paio d’anni, e devo dire che sono stati anni belli, che non dimenticherò, poi ho cominciato a vedere che dopo il sesso lui era triste, quasi contrariato, era nervoso e non ne voleva parlare, i nostri incontri si sono diradati ma sono continuati. Un giorno, dopo il sesso, lo vedo proprio turbato e cerco di capire il perché e viene fuori che lui da mesi ha un altro ragazzo, che non sa di noi, che ha provato a concentrarsi su quell’altro ragazzo ma non ci riesce poi mi dice che è bene che noi tagliamo i ponti e non ci vediamo più, me lo dice con dispiacere, ma è evidente che sta cercando di costruire un rapporto serio con l’altro ragazzo. Ci salutiamo con l’impegno di non risentirci e la cosa va avanti per una decina di giorni, poi mi richiama e mi dice che mi vuole vedere. Io so bene che vedersi vuol dire anche fare sesso. Il sesso che facciamo noi non è pericoloso, in pratica solo coccole intime e masturbazione reciproca, ma mi sento profondamente in imbarazzo. Lui mi dice che l’altro ragazzo non lo sa, ma che lui non riesce a fare a meno di me, cioè a fare a meno di fare sesso con me, insiste che non gli devo dire di no, perché ne ha proprio bisogno, e lo dice con la massima serietà, al che io non so che dire e adesso mi trovo nell’incertezza. Che cosa dovrei fare? È evidente che in teoria la cosa migliore sarebbe tagliare corto e lasciargli la possibilità di stare con quell’altro ragazzo, che è quasi suo coetaneo, e in fondo sarebbe anche la cosa più giusta, ma per lui (Sandro) sentirsi rifiutato da me deve essere proprio una brutta esperienza. Insiste, mi vuole coinvolgere, capisco che starebbe malissimo se gli dicessi di no. Lui mi ha chiesto esplicitamente di dirgli di no, ma credo che quello sia solo un atteggiamento razionale, a livello emotivo essere rifiutato sessualmente da me, tanto più dopo tutto quello che c’è stato tra noi, per Sandro sarebbe veramente umiliante, e d’altra parte io con lui sto bene, sono sempre stato bene e penso che starei bene anche adesso, nonostante tutto, perché per me sessualità e amore (amore vero) hanno un solo nome: Sandro. Quando sento la sua voce mi sciolgo, non credo che lui mi cerchi solo per il sesso, perché uno come lui, se vuole, ne trova cento. Tra noi c’è un feeling speciale, ma lui avverte che se ci fosse un legame più stretto, diciamo da fidanzati (espressione che non mi piace affatto) lui si sentirebbe in gabbia e quindi razionalmente cerca di mettermi da parte. Per un verso so che cosa dovrei fare ma per l’altro la tentazione di cedere è fortissima. In fondo se con l’altro ragazzo stesse veramente bene, Sandro  non verrebbe a cercarmi. Penso a lui spessissimo, non poso negare che mi sento profondamente coinvolto perché l’unico ragazzo col quale sono stato e che mi ha voluto veramente bene mi chiede di stare con me e per me quello è l’unico ragazzo che conta. Starebbe veramente bene col suo ragazzo? Io mi metterei da parte senza battere ciglio se lo vedessi veramente felice, ma continua a cercarmi e a cercare proprio me e questo mi fa sciogliere.

Andrea

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6228

 

Annunci

SIAMO O NON SIAMO UNA COPPIA GAY?

“Bello? Sì, oggettivamente è bello… e io no. È sexy? Sì, eccome… e io… lasciamo perdere. E allora che dovrei fare? Mi dovrei fare avanti sperando che si accorga che mi sono innamorato di lui? A parte che non so nemmeno se è gay, e ci credo poco, ma pure se lo fosse, uno come quello se capisce che mi sono innamorato di lui si fa etero subito! E poi dove mi vado a nascondere? E se non è gay è proprio da sparire sotto il tappeto. Però è bello, non è un merito ma attira, attira eccome, e io mi ci fisso, come un cretino. Mi devo mettere in mente che non è cosa per me, io lo posso guardare da lontano, e basta, però non è giusto. Quella stupida di Marcella mi ha detto che ho il complesso del brutto anatroccolo, ma è proprio cretina, mi sa che lo dice perché gli sbava dietro pure lei. E lei di me non sa nulla, se lo sapesse mi sentirei sprofondare. Gli vanno appresso tante ragazze e lui ci gioca, come gioca con me a fare il mezzo gay, che ci mette lui a fare cascare una pischella? Un po’ di moine, una frasetta coccolosa e cascano come pere cotte. Mh… ci casco pure io, ok, lo so che sono stupido quando faccio così. Basta! Non ne posso più! Ma perché non è brutto come me? Forse qualche possibilità l’avrei avuta.”

Questo era un pezzo del mio diario di ormai più di tre anni fa (20 Maggio 2012). Il ragazzo bello di cui parlo, lo chiamerò Daniele.  Che è successo dopo? Una valanga di cose, veramente molto inattese, ma andiamo con ordine. Dopo un po’ di farneticazioni tipo quelle che ho appena citato, mi sono messo l’anima in pace. Vedevo Daniele quasi tutti i giorni, sempre pieno di ragazze e non solo, sempre solare. Lo osservavo da lontano, all’inizio andavo nella sua stanza per vederlo, con qualche scusa di lavoro, ma lui nemmeno si accorgeva di me, poi ho lasciato perdere e sono tornato a chiudermi nel mio mondo, dopotutto Daniele era un estraneo e sarebbe rimasto un estraneo. Le cose sono cambiate improvvisamente il 24 dicembre del 2012.

Era un lunedì e quasi tutti i nostri colleghi lo avevano preso come giorno di ferie per fare il ponte e in pratica andarsene in vacanza da sabato 22, per tornare direttamente il 27, in fondo era un’occasione unica. Io e Daniele invece eravamo al lavoro la mattina del 24, in un ufficio semivuoto. All’epoca avevo già messo da parte l’idea di provare ad accostarmi a Daniele, e quindi me ne stavo per i fatti miei a sistemare un po’ di pratiche che ormai stavano invecchiando sul mio tavolo. Aspettavo le fatidiche ore 14.00 per andarmene finalmente a casa. Preciso, per chi non lo sapesse, che io allora vivevo da solo a Roma in un micro (nemmeno mini) appartamento, oltre l’ultima fermata della metro. I miei genitori erano in Canada, ospiti di uno zio che era emigrato lì parecchi anni fa. Io avrei passato il Natale da solo. Di inviti ne avevo avuti tanti, ma alla fine avevo preferito starmene da solo a leggere o a vedere un film.

Verso l’una e mezza mi si presenta Daniele e mi porta un caffè dalla macchinetta distributrice. Facciamo due chiacchiere, mi chiede che farò per Natale, gli rispondo che non farò nulla e che starò a casa, gli chiedo che cosa farà lui e mi dice che anche lui starà solo. Faccio una faccia stupita. Daniele da solo a Natale? Lui nota la mia faccia curiosa e mi risponde che ha avuto degli inviti ma che sono cose che non lo attirano troppo. Dato che lui è di Roma, gli chiedo perché non passa Natale con la sua famiglia e mi risponde che è una storia lunga e mentre lo dice fa un sospiro e alza le spalle. Poi aggiunge: “Se ti va, possiamo pranzare insieme…” e io gli dico di sì, ma senza l’entusiasmo che avrei avuto qualche mese prima, gli dico di sì, come si fa con un collega qualunque che ti fa una proposta simile. Andiamo a sistemare le ultime cose in ufficio e usciamo insieme, mi chiede dove preferisco andare a pranzare  e gli rispondo che non ho alcuna preferenza, poi mi chiede dove abito, perché sa che non sono di Roma e che sto qui solo da qualche mese. Gli dico dove abito. Mi chiede se a casa mia ci sono altre persone, cioè se abito con altri ragazzi, gli dico che vivo solo. Mi chiede se preferisco un ristorante, o se magari si può fare un po’ di spesa e cucinare da me. Resto un po’ perplesso di questa proposta che non mi aspettavo assolutamente, ma gli rispondo che va bene anche a casa. Facciamo un rapido giro in cerca di un supermercato, ma è tutto chiuso. Gli dico che comunque a casa ho già tutto quello che serve, che non è molto ma basta certamente, perché avevo fatto la spesa la sera prima.

Casa mia è piccolissima ma è il mio regno, è pulitissima, quasi in modo maniacale, e potrà sembrare strano ma non c’è nulla di gay. I libri, i dischi, le cassette e tutto il resto, ho lasciato tutto a Catania; qui a Roma le mie cose le tengo nel computer e basta. Il tablet pure è completamente pulito perché lo porto anche al lavoro. Ma torno a Daniele. Arriva a casa, si guarda intorno, mi fa i complimenti. Gli dico di sedersi e stare tranquillo a vedere la televisione, ma mi dice che dobbiamo preparare insieme. Si toglie la giacca e viene in cucina con me. Guarda le provviste e il frigo, mi dice che ce n’è per un esercito. Vede che c’è la farina e che ci sono le uova, gli viene in mente di fare le fettuccine, lo guardo perplesso, ma mi dice che le fa lui e che non sporca niente, si tira su le maniche e comincia a lavorare, gli chiedo che cosa posso fare io, mi dice di scongelare il pesce e di mettere a lessare i cavoli. Gli chiedo: “Ma i cavoli col pesce?” Mi sorride e mi dice: “Beh, perché? … dai vediamo che ne viene fuori, secondo me viene bene!” Insomma, comincia a impastare e ci sa fare, tira la pasta col mattarello, la affina e la avvolge, poi la taglia col coltello e apre le fettuccine sul tavolo. Gli dico che sono troppe, mi risponde che sono anche per domani. Prepara il pesce poi lo mette a cuocere, in cucina ci sa fare, è molto sicuro di sé.

Durante la preparazione del pranzo parliamo molto poco e in pratica solo di cucina. Mi dice di apparecchiare la tavola, gli rispondo che il tavolo è solo uno e che ci sta cucinando sopra, mi dice: “Ok allora ancora cinque minuti e te lo pulisco bene bene.” Toglie il pesce dal fuoco, scola le fettuccine, le condisce col sugo del pesce e con pezzetti di pesce ripassati con i cavoli. Mette nel piatto, spolvera di pepe, niente formaggio. Io assaggio. È una cosa squisita, mi sorride! Poi mangiamo a televisione spenta, nessuno dei due ha intenzione di accenderla. Si parla un po’ di politica, è molto prudente, cerca di capire come la penso, non mi vuole contraddire, trova qualcosa di giusto in quello che dico anche quando non è d’accordo. Restiamo a tavola per quasi un’ora. Mi parla del suo lavoro precedente, ma non mi dice nulla della sua famiglia e non fa nessun cenno a ragazze o a cose che possano richiamare anche da lontano il sesso. Poi si alza e si mette a lavare i piatti. Cerco di seguirlo ma mi dice che c’è troppo poco spazio e che basta solo per una persona. In effetti è così. Ripulisce tutto molto rapidamente. Poi ci risediamo al tavolo perché lo spazio è piccolo.

Si crea un momento di imbarazzo, io penso che lui stia per andarsene, mi guarda stupito e mi dice: “Se hai da fare ti lascio tranquillo…” Gli dico che non ho nulla da fare e mi risponde che allora pensava di trattenersi ma non dice fino a che ora. Gli dico che siccome è la notte di Natale i suoi magari lo aspettano. Qui si fa più cupo, e fa una smorfia: “Loro stanno meglio soli…” gli dico che comunque farebbe bene ad avvisare che rientra più tardi, mi risponde che lo farà ma non lo fa. Mi chiede se può sedersi sul divanetto, gli rispondo che può fare tutto quello che vuole. Si allunga un po’ sul divano e accende la televisione. Girando i canali trova “La vita è una cosa meravigliosa”, che stava proprio incominciando, un vecchio film di natale degli anni ’30 con una bella morale di fondo, cioè che se sei in questo mondo puoi fare tanto di buono, Il film ci prende, si vede che gli piace molto. Alla fine mi chiede se mi è piaciuto e gli dico di sì, molto, mi sorride di nuovo, è la seconda volta nella serata.

Mi chiede di parlargli di me e qui mi mette in crisi, gli dico che c’è poco da dire, che cerco di tirare avanti lavorando… poi mi viene in mente che se non gli parlo di donne la cosa può suonare strana, ma decido di non recitare, in fondo lui con me non lo aveva fatto. Mi fa domande ma mai troppo sul privato, io rispondo e il tempo passa. Gli chiedo che rapporti ha coi suoi, anche questa volta una smorfia e un’alzata di spalle, poi cambia discorso, mi parla un po’ di sé ma sempre senza scendere troppo sul privato. Nessun accenno a ragazze, anche se al lavoro le donne lo cercano con qualsiasi pretesto. Ma se uno passa con me la notte di Natale vuol dire che non ha una ragazza, questo mi sembrava ovvio, e se uno come lui non ha una ragazza un motivo serio ci deve pure essere. Logicamente arrivavo alla conclusione che non poteva che essere gay. Piano piano le ore passano, girando i canali troviamo la messa del papa, allora era ancora Benedetto XVI. Gli chiedo che cosa pensa del papa, mi guarda facendo una smorfia come quando parlava della sua famiglia e alzando le spalle. Questo fatto mi rafforza nell’idea che sia gay, ma mi tengo ben lontano da argomenti troppo privati, come fa lui, d’altra parte.

Dopo la cena, mi chiede se può rimanere a dormire da me. La cosa mi spizza molto, non sono attrezzato per una cosa simile, ma mi affretto a dirgli comunque di sì. Ho nel cassettone una vecchia branda tipo militare, la montiamo. Non ho un secondo materasso, ma si accontenta di una coperta, poi gli do un piumino di scorta che conservavo dal tempo del campeggio. Chiacchieriamo ancora fin dopo l’una, poi andiamo a dormire.

La mattina si alza prima di me, cerca la macchinetta del caffè ma io non ho una macchinetta del caffè. Va in bagno, io mi alzo, poi ci accontentiamo di un pocket coffee e di un po’ di biscotti. Non so che intenzione abbia. Usciamo, è una giornata eccezionalmente calda per essere Natale, direi una bella giornata. A un tratto mi chiede se mi sta rompendo le scatole, gli rispondo che se non ci fosse stato lui il Natale lo avrei passato da solo. Da qui comincia il discorso sugli amici, miei e suoi. È evidente che non ha molti amici, anzi che non ne ha per niente e nemmeno amiche, e per uno come lui è strano. Nel rispondere alle sue domande mi faccio un punto d’onore del non dire bugie, omettere è una cosa, dire il falso è una cosa molto diversa.

Cominciavo a chiedermi che cosa Daniele volesse da me, la fantasie correva lontano, o meglio cercava di correre lontano ma io la trattenevo il più possibile. Abbiamo fatto una lunghissima passeggiata. Con lui stavo bene, era tranquillo, a suo agio anche se il discorso era statico e i confini erano piuttosto rigidi. Passa Natale e resta a casa mia anche nella notte tra il 25 e il 26 e in quella tra il 26 e il 27. Nessuna dichiarazione esplicita. Il dubbio che potesse non essere gay stava sempre lì e d’altra parte nemmeno io avevo fatto discorsi chiari.

Dopo quei giorni, al lavoro, i nostri rapporti si sono fatti più sciolti, lui ha ricominciato ad essere circondato da una nuvola di ragazze, a ridere e a scherzare con loro. Io, dopo qualche giorno di malinconia, mi sono detto che la parentesi era chiusa e che dovevo riprendere la mia strada e le cose sono andate avanti così per parecchi mesi. In pratica mi stavo quasi dimenticando di lui.

Una quindicina di giorni fa nel mio cervello ha ricominciato a suonare il campanello. Durante la pausa pranzo parlo con una collega che in genere stava molto appresso a Daniele e lei mi fa un discorso strano, lasciando quasi intendere che Daniele fosse un seduttore con qualche rotella che non girava nel senso giusto e conclude: “No, non mi convince…” e lei era una di quelle che gli correvano appresso di più. Ho provato a rimettere insieme i pezzi di pettegolezzi che mi arrivavano da varie parti e l’ipotesi che fosse gay ci stava eccome, però, con me, dopo i tre giorni di Natale, peraltro molto neutri, non c’era stato assolutamente nulla. Poteva magari essere gay e non essere interessato a me, però in ufficio c’erano anche dei ragazzi carini e lui non li considerava proprio. Una collega gli aveva proposto una pizza insieme la sera, in fondo una cosa banalissima (anche se una pizza in due tra un uomo e una donna non è mai una cosa tanto banale) e lui aveva rifiutato, lei gli aveva chiesto se era fidanzato e lui aveva detto di no. Insomma il misero si infittiva.

Un giorno ho fatto una cosa scorretta, l’ho pedinato. Sapevo il suo indirizzo ufficiale, quello della casa dei genitori, e pensavo che si sarebbe diretto lì, ma lui va da tutt’altra parte, Alla fine entra in una pensioncina di terz’ordine, penso che ci sia entrato per vedere una ragazza, mi tengo a rispettosa distanza  e aspetto, passano le ore, due, tre, quattro, si fa notte fonda ma lui non esce. Torno a casa mia a dormire, ma l’indomani prestissimo sono sotto la sua pensione e lo vedo uscire per andare al lavoro, lo fermo, lui ha un attimo di smarrimento, capisce che non sto lì per caso e mi chiede che sto facendo e gli dico che l’ho seguito perché avevo l’impressione che in ufficio le cose fossero cambiate e ci volevo capire qualcosa di più. Mi risponde che se ne è andato di casa perché non ce la faceva più a stare con i suoi, ma non aggiunge altro.

Istintivamente, proprio senza rendermi conto di quello che gli stavo proponendo gli dico: “Ma perché non vieni a stare con me?” Si vede che è tentato ma poi gli sembra una cosa assurda e cerca di cambiare discorso. Lo guardo fisso e gli dico in modo perentorio: “Vai a prendere le tue cose e le mettiamo in macchia, e poi andiamo in ufficio che si fa tardi.” Si ferma a guardarmi perplesso, ma gli dico “Vai!” in tono perentorio e lui va. Riscende dopo 10 minuti, carichiamo la valigia in macchina e andiamo in ufficio. Entriamo separati, a distanza di qualche minuto. In ufficio non ci parliamo per tutta la mattina, poco prima di uscire gli dico:  “Ti aspetto al terzo cancello.” Lui fa segno di sì. In macchina è silenzioso e perplesso, a casa le perplessità si fanno più forti, ma non gli do modo di sfuggire, apro la sua valigia e metto i suoi vestiti nell’armadio accanto ai miei.

Mi dice che è in imbarazzo, gli rispondo che deve cucinare senza perdere tempo che dopo mi deve raccontare tante cose. Si mette a cucinare, poi a tavola parliamo. È in rotta con i genitori perché ha rotto il fidanzamento con la ragazza che i genitori volavano fargli sposare e loro che avevano già preparato tutto non lo hanno accettato. Gli chiedo se era innamorato di quella ragazza, mi risponde che era una cosa tutta costruita dalla famiglia e che ha rotto perché per lui sposarla sarebbe stata una follia. Gli dico che il mondo è pieno di ragazze e che ne troverà certamente una che sta bene a lui, ma sorride e mi dice che per lui le ragazze sono sempre state un incubo, perché gli correvano appresso e non riusciva a liberarsene ma lui non aveva mai amato una ragazza, poi aggiunge: “Hai capito?” Gli dico: “Sì ho capito! E con questo?” Mi guarda sconsolato e mi dice: “Ma a casa mia una cosa del genere è un crimine…” Gli rispondo: “Ma lasciali perdere, tu non hai bisogno di loro, hai un lavoro e adesso hai pure una casa … a proposito nemmeno io mi sono mai innamorato di una ragazza…” Mi guarda perplesso e mi dice: “Ma è vero?” Gli ripeto che è vero e che sono molto contento che si sia arrivati a parlare chiaro, lui però a questo punto ci tiene subito a mettere in chiaro che non è interessato a me, gli rispondo che l’avevo capito ma che per essere buoni amici e per condividere una casa non si deve essere per forza amanti. All’ora di cena eravamo entrambi esausti.

Adesso è passato qualche giorno, con lui sto bene, siamo due gay, uno bello e uno no, non siamo una coppia ma piano piano stiamo imparando a volerci bene. Quando torneranno i miei dal Canada, Daniele li potrà conoscere. Io un po’ di fantasie su di lui ce le faccio, anche se so che lui non è interessato, però anche così si può stare bene. Che succederà quando si troverà un ragazzo? Questo proprio non lo so, se non fosse molto geloso si potrebbe prendere una casa in tre, ma se riuscirò e vederlo felice per me andrà bene anche tornare ad essere solo, che poi non sarebbe affatto un essere solo.

Grazie a tutti ragazzi! Se avete avuto la pazienza di leggere fin qui vuol dire che di pazienza ne avete da vendere!

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=5233

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” PRIMA PARTE

Dopo aver messo in rete la mia traduzione del saggio giuridico di Jeremy Bentham sulla punibilità penale della omosessualità, ho cominciato a lavorare alla traduzione di un saggio di Edward Carpenter “Il sesso intermedio”. Si tratta di un lavoro pubblicato nel 1921, e divenuto rapidamente uno dei testi più famosi della lotta per i diritti degli omosessuali. Carpenter, che fu oltre che omosessuale uno dei grandi teorici del Socialismo, si ritenne, per quanto riguarda l’omosessualità, il continuatore dell’opera di John Addington Symonds e in effetti gli echi di Symonds si sentono qua e la in modo piuttosto chiaro nell’opera di Carpenter. Il saggio di Carpenter è meno scientifico di quello di Symonds (Una questione di Etica moderna, vedi Biblioteca di Progetto Gay, nella home del forum), ma è indubbiamente più moderno e, per l’anno di pubblicazione, oltre che per il linguaggio molto semplice, era destinato ad un’ampia divulgazione, per quanto potesse essere ampia all’epoca la divulgazione di un libro che tratta di omosessualità. Non c’è dubbio che Carpenter, come il lettore potrà facilmente notare, accredita stereotipi che diverranno dei classici e che ancora è difficile superare, ma la sua descrizione della situazione degli omosessuali ha il pathos di una autodifesa ed ha indubbiamente una capacità di comunicare amozioni veramente rara. La mia traduzione italiana ha cercato di rendere l’immediatezza della lettura, cosa comunque non troppo difficile perché l’Inglese di Carpenter non è certo quello di Bantham.

Evito di dare qui notizie biografiche sull’autore, lo farò, come al solito limitandomi alle questioni relative all’omosessualità quando pubblicherò l’intero saggio. Per il momento potete leggere il primo capitolo del libro di Carpenter, che ha toni di sconcertante modernità.

Project

_________

PREFAZIONE

Le carte che seguono, ora raccolte in forme di libro, sono state scritte – e alcune di esse pubblicate – in varie occasioni durante gli ultimi dodici o quattordici anni e nelle pause di altri lavori, e questo potrebbe scusarmi delle ripetizioni occasionali e delle sovrapposizioni di materia, che si possono rilevare tra di esse. Tuttavia ho scelto di lasciarle come sono, perché in questo modo ciascuna è più completa in se stessa. Il secondo saggio, che dà il titolo al libro, è già stato pubblicato  nel mio “Il raggiungimento della maggiore età dell’amore” ma è ristampato qui in ragione della sua più specifica appartenenza a questo volume.

Una raccolta di citazioni di autori responsabili, che si occupano in vari luoghi dell’argomento, è stata aggiunta alla fine, per formare un’Appendice che l’autore pensa possa essere utile anche se egli non condivide tutte le opinioni lì presentate.    E.C.

__________

“Ci sono forme di transizione tra i metalli e i non metalli, tra le combinazioni chimiche e le semplici misture, tra gli animali e le piante, tra le fanerogame e le crittogame e tra i mammiferi e gli uccelli … Si può quindi dare per scontata l’improbabilità di trovare in Natura una netta frattura tra tutto ciò che è maschile da una parte e tutto ciò che è femminile dall’altra; o che qualsiasi creatura vivente sia tanto semplice, sotto questo aspetto, da poter essere messa totalmente da una parte o dall’altra della linea di confine.”     O. Weininger

INTRODUZIONE

L’argomento trattato in questo libro è di grande importanza e si potrebbe dire di importanza via via crescente. Sia che il periodo presente sia un periodo che vede un grande incremento nei numeri degli uomini e delle donne di temperamento intermedio o misto, o sia esso un periodo nel quale più del solito accade che si presti loro attenzione, resta certamente il fatto che l’argomento è di grande attualità e fa pressione si di noi da tutte le parti. È un fatto riconosciuto che comunque il numero di persone che occupano una posizione intermedia tra i due sessi è molto grande, che quelle persone giocano un ruolo importante nella società generale e che quelle persone necessariamente presentano e incarnano molti problemi che, sia per il loro bene che per il bene della società, richiedono una soluzione. La letteratura su questa questione, di conseguenza, è già cresciuta fino ad essere molto estesa, specialmente sul Continente, e include una grande quantità di lavori scientifici, di trattati medici, di saggi letterari, di romanzi, di romanzi storici, si poesia, ecc.. E ora è generalmente ammesso che una qualche conoscenza e una qualche comprensione illuminata dell’argomento è assai necessaria per l’agire di certe categorie – come per esempio: medici, insegnanti, genitori, magistrati, giudici e simili.

Che ci siano distinzioni e gradazioni nelle reazioni spirituali in relazione al sesso – che le affezioni psichiche interne e le affinità siano articolate  e disperse in un vasto ventaglio di possibilità, estremamente differenziate tra maschio e  femmina e non sempre in corrispondenza ovvia col sesso fisico esterno – è una cosa evidente per chiunque consideri l’argomento; né potrebbe una qualche buona finalità essere perseguita ignorando questo fatto – se mai fosse possibile ignorarlo. È ovviamente facile (come fanno alcuni) classificare questi tipi misti o intermedi come cattivi. Ma è altrettanto facile dedurre (come fanno altri) che proprio perché combinano qualità opposte, essi dovrebbero essere buoni e rispettabili. Me le sottigliezze e le complicazioni della natura non possono essere liquidate in modo così generico. È molto probabile che, come in qualsiasi altra categoria di creature umane, ci sia anche qui, bene e male, più e meno, degno e indegno – alcuni forse attraverso il loro doppio temperamento esibiranno un raro e bel fiore di umanità, altri una perversa e ingarbugliata rovina.

Prima dei fatti di Natura noi dobbiamo preservare  una certa umiltà e un certo rispetto, senza andare correndo con le nostre preconcette e ostinate presupposizioni. Anche se queste gradazioni del tipo umano sono state sempre e tra tutti i popoli conosciute e riconosciute, oggi la loro frequenza o anche la concentrazione dell’attenzione su di esse può essere segno di qualche cambiamento importante che si sta realizzando. Noi non sappiamo in realtà quali possibili evoluzioni stiano per realizzarsi o quali nuove forme di consistenza e di valore permanente si siano già lentamente differenziate rispetto alla circostante massa dell’umanità. Può essere che in qualche periodo passato dell’evoluzione l’ape operaia si sia senza dubbio differenziata dai due ordinari sessi delle api, così, nel tempo presente, può darsi che alcuni nuovi tipi del genere umano stiano emergendo, nuovi tipi che avranno una parte importante da giocare nella società del futuro – anche se per il momento il loro apparire è atteso con un bel po’ di confusione e di equivoco. Potrebbe essere così e potrebbe non essere. Noi non lo sappiamo; e il migliore atteggiamento che possiamo adottare e quello di una sincera e imparziale osservazione dei fatti.
Ovviamente ogni volta che questo argomento entra nel campo dell’amore posiamo aspettarci che sorgano domande difficili. È probabile che già ora il lavoro più nobile del sesso intermedio o dei sessi intermedi si possa realizzare, come è anche probabile che gli errori più grossi possano essere commessi. Sembra quasi una legge di natura che nuovi e importanti movimenti possano non essere capiti e siano invece sviliti – anche se dopo essi potranno essere largamente approvati e accettati con onore. Movimenti simili all’inizio sono sempre considerati sulla base di qualche aspetto ridicolo o disprezzabile che essi possono avere. I primi Cristiani, agli occhi dei Romani, erano noti essenzialmente come cultori di riti oscuri e di crimi nelle tenebre delle catacombe. Si credette per lungo tempo che il moderno socialismo fosse una questione di pugnali e di dinamite; e anche adesso ci sono migliaia di brave persone abbastanza ignoranti da credere che esso significhi semplicemente “dividere tutto e prendersi ciascuno la propria fetta da quattro soldi.” Si credeva che i Vegetariani fossero un gruppo di deboli mangiatori di cavoli senza cervello. Il movimento delle Donne, così notevole per il suo scopo e la sua importanza. non era altro che un assurdo tentativo di rendere le donne “le scimmie degli uomini.” E così si può andare avanti all’infinito, l’accusa in tutti i casi consiste in un’etichetta e nell’ultimo mozzicone di un fatto colto per ignoranza e colorito dal pregiudizio, tanto comune da essere frainteso e tanto semplice da essere travisato.

Che il temperamento Uranista, specialmente in riferimento al suo lato affettivo, non manchi di cadute, si deve certamente riconoscerlo, ma è certo che è stato grossolanamente e assurdamente frainteso. Con un bel po’ di esperienza sulla questione, credo che uno possa a ragione dire che il difetto del maschio uranista, o Urning,(1) non è la sensualità ma piuttosto la sentimentalità. Gli Uranisti di più basso livello, quelli più comuni, sono spesso terribilmente sentimentali; quelli di livello superiore, stranamente, quasi incredibilmente, sono emotivi e, di regola (anche se ci sono eccezioni) non sono così sensuali come l’uomo normale medio. L’immensa capacità di amore affettivo rappresenta ovviamente una grande forza trainante. Sia nell’individuo che nella società, l’amore è eminentemente creativo. È proprio la loro forte tendenza all’affettività, che dà ai migliori Uranisti la loro influenza penetrante e la loro capacità di agire e che li rende largamente graditi e bene accetti  da quelli che nulla sanno dello loro sentire interno. Molto probabilmente il mondo non saprà mai quanti cosiddetti filantropi del tipo migliore (non c’è bisogno di nominarli) sono stati coinvolti dal temperamento uranista. E in tutte le strade della vita il gran numero e l’influenza delle persone di questa disposizione e i posti importanti che essi già occupano, si concretizzano solo per quelli che stanno bene o male dietro la scena. Ed è probabile anche che sia proprio questa tendenza all’amore affettivo a dare agli Uranisti la loro notevole giovinezza.

Comunque con le loro straordinarie doti e con la loro esperienza negli affari di cuore (dal doppio punto di vista, sia degli uomini che delle donne) non è difficile rendersi conto che queste persone possono svolgere un lavoro speciale di riconciliatori e interpreti dei due sessi, uno verso l’altro. Di questo ho parlato più largamente nel seguito (capitoli 2 e 5). È probabile che gli Uranisti superiori diventino negli affari di cuore, in notevole misura, degli insegnanti della società futura; e se è così, è possibile che la loro influenza tenda alla realizzazione e all’espressione di un’affettività meno esclusivamente sensuale rispetto alla madia odierna, e alla diffusione di questa affettività in tutte le direzioni.

Anche se non presumo di parlare con autorità a nessun livello in questa materia, mi esprimo a favore di una sua paziente considerazione, per il dovuto riconoscimento dei tipi di carattere coinvolti e perché ci si sforzi per riconoscere loro il giusto posto e la giusta sfera di utilità nello schema generale della società.

Aggiungo un’altra cosa come spiegazione introduttiva. La parola Amore è comunemente usata in modo così generale e indiscriminato per indicare talvolta istinti fisici e atti e altre volte per indicare i sentimenti più intimi e profondi; e in questo modo si genera un bel po’ di confusione. In questo libro (salvo le eccezioni in Appendice) la parola è usata per indicare la devozione interna di una persona verso un’altra; e quando si intenderà usarla in un modo diverso – per esempio come per indicare relazioni sessuali o atti – sarà specificato in modo chiaro ed esplicito.

II

IL SESSO INTERMEDIO

“Gli Urning, uomini e donne, nel cui libro della vita la Natura ha scritto la sua parola nuova che suona così strana per noi, sopportano una tale tempesta e un tale stress dentro di loro, un tale fermento e una tale fluttuazione, un materiale così complicato che vedrà la sua realizzazione solo nel futuro; le loro individualità sono così ricche e multilaterali e per di più così poco capite, che è impossibile caratterizzarle adeguatamente in poche frasi.” Otto de Joux

Negli ultimi anni (e dall’arrivo della Nuova Donna tra noi) sono cambiate molte cose nel rapporto reciproco tra gli uomini e le donne o in qualche modo sono diventate più chiare. Il senso via via crescente di uguaglianza nelle abitudini e nei modi di fare – gli studi universitari, l’arte, la musica, la politica, la bicicletta, ecc. – tutte queste cose hanno portato ad un riavvicinamento tra i sessi. Se la donna moderna è in qualche modo più maschile di quelle che l’hanno preceduta, l’uomo moderno (si spera), anche se per nulla effeminato, è un po’ più sensibile nel temperamento e un po’ più artistico nel sentire dell’originario Jonh Bull. Si comincia a riconoscere che i sessi non formano o potrebbero non formare normalmente due gruppi totalmente isolati l’uno dall’altro nelle abitudini e nei sentimenti, ma piuttosto che essi rappresentano i due poli di un unico gruppo – che è la razza umana; così che anche se certamente le manifestazioni estreme di ciascun polo sono nettamente divergenti, ce n’è un buon numero nella regione intermedia che (anche se differiscono fisicamente come uomini e donne) sono, per emozioni e temperamento, molto prossime le une alle altre.(2) Tutti noi conosciamo donne con qualche forte tratto di temperamento maschile, come conosciamo uomini la cui sensibilità femminile e la cui intuizione sembrano smentire la loto apparenza fisica. La Natura, questo dovrebbe essere chiaro, nel mescolare gli elementi che vanno a comporre ogni individuo, non tiene sempre ben separati i suoi due gruppi di ingredienti – che rappresentano i due sessi – ma spesso li mescola in un certo modo sconcertante, ora in un modo ora in un altro, ma ancora saggiamente, dobbiamo credere, perché se una netta distinzione degli elementi fosse sempre mantenuta, i due sessi scivolerebbero presto a latitudini lontane e smetterebbero del tutto di capirsi reciprocamente.  Stando così le cose, ci sono dei notevoli e (io credo) degli indispensabili tipi di carattere nei quali c’è una tale unione e un tale bilanciamento di qualità maschili e femminili che queste persone diventano in larga misura gli interpreti degli uomini e delle donne. C’è poi un altro punto che è diventato chiaro più tardi. Perché ora che la gente sta cominciando a vedere che i sessi formano in un certo senso un gruppo continuo, ci si comincia a rendere conto che Amore a Amicizia – che sono stati così spesso separati uno dall’altra come cose assolutamente distinte – sono in realtà strettamente correlati e sfumano uno nell’alto. Le Donne stanno cominciano a richiedere che il Matrimonio possa significare Amicizia oltre che Passione; che un’uguaglianza come tra compagni possa essere ricompresa nella parola Amore; ed è riconosciuto che da un stremo costituito dall’amicizia “Platonica”  (spesso tra persone dello stesso sesso) fino all’altro estremo dell’amore appassionato (generalmente tra persone di sesso opposto) non può essere tirata nessuna netta e chiara linea di confine che separi effettivamente i tipi diversi di affetto. Sappiamo infatti di Amicizie così romantiche nel sentimento che sembrano proprio tendere all’Amore; e sappiamo di Amori così intellettuali e spirituali che si collocano a stento nella sfera della Passione.

Basta pensarci un po’ per riconoscere per rendersi conto che le condizioni generali indicate sopra – se sono comunque prossime alla verità – mirano ad una estrema differenziazione del temperamento e del carattere umano in rapporto al sesso e all’amore; ma anche che se questa diversità, probabilmente, è sempre esistita, è solo in tempi relativamente recenti che essa è diventata oggetto di studio.

Più di trent’anni or sono, comunque, uno scrittore Austriaco. K. H. Ulrichs, ha rivolto la sua attenzione in una serie di saggi (Memnon, Ara Spei, Inclusa, ecc.) all’esistenza di una categoria di persone che illustrano in modo forte le osservazioni precedenti e delle quali questi fogli si occupano in modo particolare. Ulrichs ha sottolineato che ci sono persone nate in una tale condizione – come se fossero sulla linea di divisione dei due sessi –  che, anche se appartenenti in modo chiaro ad uno dei due sessi per quanto riguarda i loro corpi, si può dire che appartengano mentalmente ed emotivamente all’altro; che c’erano uomini, per esempio, che potevano essere descritti come anime femminili include in un corpo maschile (anima muliebris in corpore virili inclusa), o in altri casi, donne, la cui definizione potrebbe essere esattamente simmetrica. Ed egli sottolineava che questa doppiezza di natura era in larga misura provata dalla speciale direzione dei loro sentimenti amorosi, perché in questi casi, come infatti ci si può aspettare, la persona (apparentemente) mascolina, invece di creare un rapporto amoroso con una donna, tendeva a stringere un’amicizia affettuosa con uno del suo proprio sesso; mentre la persona apparentemente femminile, invece di sposarsi nel modo solito, si dedicava all’amore di un’altra donna.

Le persone di questo tipo (cioè quelle che presentano una particolare variante del sentimento amoroso) Ulrichs le chiama Urning;(3) e anche se noi non siamo obbligati ad accettare le sue teorie sulle connessioni incrociate tra “anima” e “corpo”, dato che per lo meno queste parole sono in qualche modo vaghe e indefinite; comunque il suo lavoro fu importante perché fu uno dei primi tentativi nei tempi moderni di riconoscere l’esistenza di ciò che può essere chiamato sesso intermedio e di dare in una certa misura qualche spiegazione su di esso.(4)

Dato che allora l’argomento è stato largamente studiato e descritto da scienziati e da altri, specialmente in Continente (mentre in Inghilterra esso è ancora comparativamente sconosciuto),  per mezzo di una estesa osservazione dei casi dei tempi presenti, come delle testimonianze indirette della storia e della letteratura del passato, si è giunti quasi ad un insieme di conclusioni generali delle quali mi propongo di dare un un sintetico rendiconto.

Contrariamente all’impressione generale, uno dei primi punti che emergono da questo studio è che gli “Urnings” o Uranisti, non sono affatto così rari, ma formato, al di sotto della superficie della società, un ben nutrito gruppo. Resta comunque difficile avere un’esatta valutazione del loro numero; e questo per più di una ragione: in parte perché, a causa della mancanza di una comprensione generale della loro situazione, questa gente tende a nascondere i suoi veri sentimenti a tutti, salvo a quelli del loro stesso gruppo e infatti, spesso deliberatamente si comportano in modo tale da portare tutti fuori strada (da ciò deriva che un uomo normale che vive in una certa società spesso rifiuterà di credere che ci sia anche un solo Urning nel circolo di quelli che frequenta, mentre un Urning o uno che ne capisce la natura, che viva nella stessa società, può tenere bene il conto) e in parte perché è certo che i numeri possono variare assai largamente non solo in paesi diversi ma anche tra classi diverse nello stesso paese. La conseguenza di tutto questo è che abbiamo delle stime che differiscono molto sensibilmente le une dalle altre- Il Dott. Grabowsky, autore ben noto in Germania, cita numeri (che noi stimiamo esagerati) di più di un uomo ogni 22, mentre il Dott. Albert Moll (Die Conträre Sexualempfindung, capitolo 3) offre stime che variano da uno ogni 50 ad uno ogni 500.(5) Le cifre  riguardano quelli che sono esclusivamente della citata natura, cioè quelli i cui sentimenti più profondi d’amore e di amicizia si rivolgono solo  a persone del loro stesso sesso. Ovviamente, se oltre questi si includono persone con la doppia natura (che sono molte) che provano interessi affettivi normali con una tendenza omogenica aggiunta di grado maggiore o minore, le stime devono essere largamente aumentate.

In secondo luogo emerge (sempre contro l’impressione generale) che gli uomini e le donne di tipo esclusivamente uraniano non sono in nessun modo necessariamente casi patologici da nessun punto di vista, salvo che, ovviamente il loro peculiare temperamento non sia definito patologico in sé. Un tempo si dava per scontato che il tipo fosse meramente il risultato di una malattia o di una degenerazione; ma ora dall’esame di fatti presenti appare evidente che, al contrario, molti sono individui sani e forti del loro sesso, muscolosi e con un corpo ben sviluppato, di cervello potente e di alto livello di condotta e con nulla di anormale o di patologico di nessun tipo che possa essere rilevato nella loro struttura fisica o nella loro costituzione. Questo ovviamente non è vero per tutti e rimangono ancora un certo numero di casi di tipi deboli che possono supportare il punto di vista neuropatico. È una cosa notevole che questo punto di vista è molto meno sottolineato dagli scrittori più recenti, rispetto a quelli più datati. Vale anche la pena di notare che è riconosciuto che anche nei casi di migliore salute, la speciale predisposizione affettiva dell’”Intermedio” è di regola non sradicabile; e quanto tanto più quando (come in non pochi casi) questi uomini e queste donne, per ragioni sociali o per altre ragioni, si sono forzati al matrimonio e anche all’avere figli, essi non sono stati comunque capaci di dominare la loro tendenza o l’inclinazione al di là di tutto al loro attaccamento vitale a qualche amico del loro stesso sesso.

Questo argomento, per quanto ovviamente sia un argomento di grande interesse e importanza, fino ad ora, come io ho sottolineato, è stato discusso veramente poco in questo paese, in parte  a causa di una certa quantità di dubbio o di disgusto che, forse non del tutto innaturalmente, lo ha circondato. E certamente se gli uomini e le donne nati con la tendenza in questione fossero solo estremamente rari, anche se non sarebbe dignitoso ignorarli in questa analisi, non si potrebbe comunque ritenere strettamente necessario discutere in modo approfondito della loro situazione. Ma dato che la categoria è realmente, in qualsiasi conteggio, numerosa, diventa un dovere per la società non solo capirli ma aiutarli a capirsi.

Perché non c’è dubbio che in molti casi le persone di questo tipo soffrono molto per il loro temperamento e tuttavia, dopo tutto, è possibile che essi possono avere un ruolo importante nell’evoluzione della razza. Chiunque si renda conto di che cosa è l’amore: una dedizione del cuore, così profonda, così coinvolgente, così misteriosa, così imperativa, e sempre e solo nelle nature più nobili così forte, non può non vedere quanto difficile e anche quanto tragico debba spesso essere il fato di coloro i cui sentimenti più profondi sono destinati fin dai primi giorni ad essere un enigma e una pietra d’inciampo, che essi stessi non si spiegano e che è passato sotto silenzio da altri.(6) Chiamare le persone di tale temperamento “malate”, e così via, non è utile. Tale termine è, infatti, assurdamente inapplicabile ai molti, che sono tra i più attivi, i più amabili e i più accettati membri della società; e per di più in questo modo non si ottiene alcuna soluzione del problema in oggetto, ma non si fa che mortificare per disprezzo un proprio simile che ha già notevoli difficoltà a fare i conti con quel disprezzo.

Dice il dottor Moll, “Chiunque abbia visto molti Urnings probabilmente ammette che essi formano senza alcun dubbio un gruppo umano snervato; al contrario, si trovano tra loro individui possenti di aspetto sanissimo; ” ma nella frase successiva dice che “soffrono gravemente” per il modo in cui sono considerati; e nel manifesto di una considerevole comunità di queste persone in Germania si trovano queste parole: “I raggi di sole nella notte della nostra esistenza sono così rari, che siamo sensibili e profondamente grati per il minimo gesto, per ogni singola voce che parla a nostro favore nel forum del genere umano.”(7)

Nel trattare con questa categoria di persone, quindi, mentre non nego che essi presentino un problema difficile, io credo che proprio per questa ragione il loro caso richiesta una discussione. Sarebbe un grave errore supporre che la loro affettività sia necessariamente sessuale o connessa con atti sessuali. Al contrario, come mostrano abbondanti evidenze, essi sono spesso puramente emozionali nei loro caratteri, e confondere gli Uranisti (come si fa tanto spesso) con i libertini, che non hanno altra legge che la curiosità che sfocia in autoindulgenza, è fare loro un grave torto. Allo stesso tempo è evidente che il loro speciale temperamento può qualche volta causare loro dei problemi in riferimento alla loro relazioni sessuali. Non abbiamo bisogno di affrontare adesso questo argomento. Ma possiamo sottolineare quanto sia negativo, specialmente per i giovani tra loro, che un velo di completo silenzio posa essere gettato su questo argomento, un velo che porti ai fraintendimenti, alle perversioni e alle confusioni più penose della mente e che non possa esserci nessun suggerimento capace di guidarli, nessun riconoscimento dei solitari e serissimi sforzi interiori che essi devono affrontare! Se il problema è difficile, come indubbiamente è, il destino di questi individui è molto duro perché devono affrontare all’interno delle loro persone senza loro colpa, un’aggiunta di sofferenza a causa del rifiuto della società di dare loro un qualsiasi aiuto. È in parte per queste ragioni e per gettare un po’ di luce dove può essere necessario che io ho pensato fosse consigliabile in questo libro semplicemente dare poche caratteristiche generali dei tipi intermedi.

Come già indicato, nella struttura corporea, non c’è, di regola nulla che distingua i soggetti della nostra analisi dagli uomini ordinari e dalle donne ordinarie; ma quando consideriamo le caratteristiche mentali generali appare da quasi tutte le testimonianze che il maschio tende ad essere di atteggiamento piuttosto gentile e emotivo con difetti, se esistono, in direzione della sottigliezza, dell’evasività, della timidezza, della vanità, ecc.; mentre la donna è esattamente il contrario: focosa, attiva, coraggiosa, sincera, con difetti orientati verso l’irascibilità e la grossolanità. Si può aggiungere che la mente dell’uomo intermedio è generalmente intuitiva e istintiva nelle sue percezioni, con maggiore o minore gusto artistico mentre la mente della donna intermedia  è più logica, scientifica e precisa di quanto accade si regola tra le donne normali. Queste caratteristiche sono così marcate che qualche volta attraverso di esse (anche se non sono una guida infallibile) la natura del ragazzo o della ragazza può essere scoperta fin dall’infanzia, prima che abbia avuto luogo il pieno sviluppo; e non c’è bisogno di dire che può spesso essere molto importante essere in grado di fare ciò.

Certamente a seguito dell’osservazione di questi segni K. H. Ulrichs propose la sua teoria; e anche se la teoria, come abbiamo detto,  non spiega in nessun modo tutti i fatti, non è comunque priva di meriti e vale la pena di ricordarla.

Nel caso, per esempio, di una donna di questo temperamento (definita, noi supponiamo, come “un’anima maschile in un corpo femminile”) la teoria ci aiuta a capire come sia stato possibile per lei, in buona fede, innamorarsi di un’altra donna. Krafft-Ebing presenta(8) il caso di una signora (A.), di 28 anni, che si innamorò profondamente di una donna più giovane (B.). “L’ho amata divinamente” dice la signora. Vivevano insieme e l’unione durò per quattro anni, ma fu poi interrotta per il matrimonio di B.. A. in conseguenza di questo soffrì di spaventosa depressione; ma in conclusione – quantunque senza vero amore – anche lei si sposò. La sua depressione comunque continuò ad aumentare e si aggravò trasformandosi in malattia. I dottori, quando furono consultati, dissero che tutto sarebbe andato bene solo se lei avesse potuto avere un figlio. Il marito, che amava sinceramente la moglie, non riusciva a capire il suo comportamento enigmatico. Lei si comportava amichevolmente con lui, tollerava le sue carezze, ma poi rimaneva “spenta, esausta, afflitta dall’irritazione della spina dorsale ed era nervosa.” Ora una viaggio della coppia sposata condusse ad un altro incontro con la donna amica amata, che all’epoca era stata sposata (anche lei infelicemente) per tre anni. “Entrambe le signore tremavano di gioia e di eccitazione quando caddero una nelle braccia dell’altra e da quel momento in poi divennero inseparabili. Il marito trovò che questa relazione amichevole era molto singolare e affrettò la partenza. Quando se ne presentò l’occasione, si rese conto, attraverso la corrispondenza tra sua moglie e la sua “amica” che le loro lettere erano esattamente come quelle di due innamorati.

Accade che gli amori di questo tipo di donne siano spesso molto intensi e (come accade anche nel caso degli uomini Urning) durino tutta la vita.(9) Gli individui di entrambi i gruppi si sentono pienamente in paradiso quando amano felicemente. Ciò nonostante, per molti di loro è un fatto penoso che – in conseguenza del loro particolare temperamento – essi sono comunque appassionati di bambini ma non sono in condizioni tale da poter fondare una famiglia.

Fin qui ci siamo limitati a caratteristiche molto generali della razza intermedia. Potrebbe aiutarci a chiarire e a precisare le nostre idee il descrivere adesso più in dettaglio, in primo luogo quelli che possono essere chiamati tipi estremi ed esagerati di questa razza e poi i tipi più normali e perfetti. Così facendo avremo una visione più definita e concreta del nostro argomento.

In primo luogo dunque gli esempi estremi – come accade in molte situazioni estreme – non sono particolarmente attraenti e talvolta sono esattamente l’opposto. Nell’uomo di questo tipo abbiamo il tipo chiaramente effeminato, sentimentale, apatico, affettato nella camminata e nelle maniere, un po’ troppo chiacchierone, abile con l’ago e nei lavori femminili, qualche volta compiaciuto di vestirsi con abiti femminili; la sua figura non di rado tradisce una tendenza verso il femminile, largo di fianchi, flessuoso, non muscoloso, col viso carente di capelli con la voce inclinata a toni alti ecc.; mentre la stanza dove abita è di regola estremamente elegante anche per la scelta delle decorazioni e dei profumi. Anche la sua affettività è spesso femminile nell’atteggiamento, appiccicosa, dipendente e gelosa come di uno che desidera di essere amato anche più di amare.(10)

Dall’altro lato, come tipo estremo della donna omogenica, troviamo una persona piuttosto marcatamente aggressiva, di forti passioni, di maniere e di movenze mascoline, pratica nella condotta della vita, sensuale più che sentimentale in amore, spesso trasandata, stravagante nell’abbigliamento;(11) il suo aspetto è muscoloso, la sua voce di tono piuttosto basso; la stanza dove abita è decorata con scene sportive, pistole, ecc., e non senza qualche sentore di erbaccia nell’aria; mentre il suo amore (rivolto in genere ad esemplari piuttosto morbidi e femminili del suo stesso sesso) è spesso una specie di furore, simile all’amore maschile ordinario, e talvolta anche incontrollabile.

Questi sono i tipi che, a ragione del lor silenzio, ciascuno potrà più o meno riconoscere. Naturalmente quando capita si presta una certa attenzione e non è rara l’impressione che molte persone  di natura omogenica appartengano all’una o all’altra di queste due categorie. Ma nella realtà, ovviamente, questi sviluppi estremi sono rari, e per la maggior parte il temperamento in questione è incarnato in uomini e donne che presentano una esteriorità abbastanza normale e non sensazionale. Parlando di questo argomento e della connessione tra effeminatezza e natura omogenica negli uomini, il Dott. Moll dice: “Bisogna chiare bene in via preliminare che l’effeminatezza non si manifesta in alcun modo in tutti gli Urning. Quantunque si possa trovare questo o quell’indizio in un gran numero di casi, non si può comunque negare che una grande percentuale, forse la grande maggioranza di essi non mostra alcuna pronunciata effeminatezza”. E si può supporre che si possa arrivare alla stessa conclusione rispetto alle donne di questa categoria – specificamente che la maggioranza di loro non mostra pronunciate abitudini maschili.  Infatti, anche se questi casi estremi sono di grandissimo interesse dal punto di vista scientifico perché definiscono le tendenze e i limiti di sviluppo in certe direzioni, sarebbe tuttavia un grave errore considerarli casi rappresentativi di tutte le fasi dell’evoluzione umana interessate.

Venendo a quello che può esse chiamato il tipo più normale di uomo Uraniano, troviamo un uomo che, pur possedendo completamente caratteristiche maschili di mente e di corpo, mescola con esse la più tenera e la più emotiva natura spirituale della donna – e talvolta in grado notevole. Questi uomini, come abbiamo detto, sono spesso muscolosi e ben strutturati fisicamente e indistinguibili per struttura esteriore e portamento del corpo dagli altri del loro stesso sesso; ma emotivamente sono estremamente complessi, teneri, sensibili, pietosi e amabili, “pieni di tempesta e fatica, di fermento e fluttuazione” del cuore; La capacità logica nel loro caso può essere più o meno sviluppata ma l’intuizione è sempre forte: come le donne, essi individuano i caratteri a colpo d’occhio e sanno, non si sa come, quello che passa nella mente degli altri, hanno spesso speciali attitudini per l’infermieristica e per prendersi cura dei bisogni altrui; in fondo giace la natura artistica, con la sensibilità e la percezione dell’artista. Una tale persona è spesso un sognatore di abitudini meditative e riservate, spesso un musicista o un uomo di cultura, corteggiato dalla società che ciò nonostante non lo capisce, o è anche , talvolta, un figlio del popolo senza nessuna cultura, ma quasi sempre con una particolare raffinatezza innata. De Joux, che parla completamente in favore degli uomini uraniani e delle donne uraniane, dice di questa ultima situazione: “Sono entusiasti della poesia e della musica, hanno spesso straordinarie attitudini per le arti  e sono dominati dall’emozione e dalla simpatia alla minima occasione triste. La loro sensibilità, la loro tenerezza senza fine per i bambini, il loro amore dei fiori, la loro grande pietà per i mendicanti e per gli storpi sono veramente femminili.” E in un altro brano indica la natura artistica quando dice: “Il sistema nervoso di molti Urning è il più fine e più complicato strumento musicale a servizio della personalità interiore che si possa immaginare.”

Sembrerebbe probabile che l’affetto si un tale individuo sia di carattere tenero e profondo; infatti è possibile che in questo gruppo di uomini si possa trovare il sentimento amoroso in una delle sue forme più perfette – una forma nella quale, secondo le necessità della situazione, l’elemento sensuale, anche se presente, è totalmente subordinato a quello spirituale. Uno svizzero che si occupa di questo argomento, dice: “È veramente felice quell’uomo che ha come amico un vero Urining- lui cammina sulle rose, senza neppure avere paura delle spine”; e aggiunge: “Ci può mai essere uno che si cura dei malati meglio di un Urning?” E anche se queste sono esternazioni di parte, possiamo ben credere che ci sia un nucleo apprezzabile di verità in esse. Un altro scrittore, citato da De Joux, parla in un modo in certo senso simile e potrebbe forse essere accolto con lo stesso spirito. “Noi formiamo”, ci dice, “una particolare aristocrazia di modesti spiriti, di buone e raffinate abitudini e in molti gruppi maschili siamo rappresentativi  dell’elemento di livello mentale e artistico più alto. In noi, sognatori ed entusiasti, si trova il controbilanciamento alla quota puramente mascolina della società, tendente, come fa sempre, alla mera avidità del guadagno e ai piaceri sensuali materiali.”

Che gli uomini di quel tipo disprezzino le donne, anche se lo credono in molti e è una cosa che difficilmente sembra essere giustificata. Infatti, anche se naturalmente non tendono ad “innamorarsi” in questa direzione, uomini simili sono per loro natura portati piuttosto ad avvicinarsi donne, e sembrerebbe che essi siano particolarmente interessati a capire le necessità emotive e i destini dell’altro sesso, cosa che porta in molti casi ad un affetto genuino che è chiamato amicizia “Platonica”.

Ci sono pochi dubbi che essi siano istintivamente ricercati dalle donne, che, senza sospettare nulla della vera causa, sono coscienti di un accordo simpatetico con l’omogenico, che manca loro con l’uomo normale. Per citare un’altra volta De Juox: “sarebbe un errore supporre che tutti gli Urnungs debbano essere odiatori delle donne. In pratica è vero quasi il contrario. Non è raro che siano i soli fedelissimi amici, i più veri alleati e i più convinti difensori delle donne.”

Per passare ora agli esempi di normali e perfetti di donne omogeniche, troviamo un tipo in cui il corpo è tipicamente femminile e grazioso, con la rotondità e la pienezza della forma femminile e l’equilibrio e l’appropriatezza del suo movimento, ma nel quale la natura interna è in gran parte mascolina; il temperamento attivo, audace, creativo, in qualche modo atto alla decisione, non troppo emotivo, interessato alla vita fuori di casa, ai giochi e agli sport, alla scienza, alla politica  e anche agli affari; capace di organizzare e gratificato da posizioni di responsabilità, qualche volta in realtà capace di incarnare il ruolo di un leader eccellente e generoso. Una tale donna, lo si vede facilmente, per la combinazione speciale delle sue qualità, è spesso adatta per una lavoro importante nella vita professionale oppure come manager di istituzioni, o anche come governatore di un paese. Il suo amore si rivolge  a nature giovani e più femminili della sua; è una passione potente, quasi di tipo eroico e capace di ispirare grandi gesta; e quando è tenuta debitamente sotto controllo, può talvolta diventare una forza smisurata nell’insegnamento e nell’istruzione  di ragazze o nel creare una scuola di pensiero o di azione tra le donne. Molte Santa Chiara e molte badesse fondatrici di case religiose sono state probabilmente donne di questo tipo; e in ogni epoca queste donne – non essendo legate agli uomini dai legami ordinari – hanno avuto modo di lavorare molto più liberamente nell’interesse del loro sesso, una causa alla quale il loro stesso temperamento le spinge a dedicarsi “con amore”.

Ora ho delineato – in realtà molto brevemente e inadeguatamente – tutti e due i tipi estremi e i tipo più normale di uomo intermedio e di donna intermedia: tipi che possono trovare riscontro nella storia e nella letteratura, anche se certamente in modo più soddisfacente nella vita reale intorno a noi. E per quanto l’argomento non sia usuale, comincia ad apparire chiaro che è uno di quelli coi quali il pensiero moderno e la scienza dovranno avere a che fare. Degli ultimi tipi descritti, cioè dei più normali, bisogna dire che esistono e sono sempre esistiti in gran numero, e per questa semplice circostanza c’è una grande probabilità che essi abbiano un ruolo e uno scopo. Come precisato, non c’è nessuna indicazione speciale di malattia che li riguardi, a meno che la particolare natura del loro sentimento amoroso non sia essa stessa considerata patologica; e nella separazione dei sessi uno dall’altro, per la quale ci si lamenta così spesso oggi, bisogna ammettere che essi fanno molto per riempire il vuoto.

La natura artistica istintiva del maschio di questa categoria, il suo spirito sensibile, il suo ondivago temperamento emotivo, combinato col coraggio dell’intelletto e del corpo; e la franca, libera natura della donna, la sua mascolina indipendenza e la sua forza unita a una grazia veramente femminile di forma e di comportamento; si può dire che diano ad entrambi, attraverso la loro doppia natura, il comando della vita in tutte le sue fasi, e una certa frammassoneria di segreti fra i due sessi che può favorire molto la loro funzione di riconciliatori e interpreti. È certamente considerevole il fatto che alcuni dei più importanti leader del modo e dei più importanti artisti sono stati dotati o in tutto in parte di temperamento uraniano – come nei casi di Michelangelo, di Shakespeare, di Marlow, di Alessandro il grande, di Giulio Cesare, o, tra le donne, di Cristina di Svezia, della poetessa Saffo e di altre.

____________

Note:

1)  Per la derivazione di questo termine vedi oltre, capitolo II, p.90 [dell’edizione originale]

2)  Vedi appendice, pag. 131 e 132 [dell’edizione originale]

3) Da Uranos, cielo; essendo la sua idea che l’amore Uraniano fosse di un livello più alto rispetto al legame ordinario. Per altre informazioni su Ulrichs e le sue teorie, vedi Appendice, pag. 148-151 [dell’edizione originale]

4) Charles G. Leland(“Hans Breitmann”), nel suo libro “Il sesso Alternato (Funk, 1904) insiste molto sulla frequente combinazione delle caratteristiche di entrambi I sessi in uomini e donne importanti e presenta un capitolo su “L’animo femminile nell’uomo” e un altro su “L’intelletto maschile nella donna”.

5) Alcune più recenti indagini statistiche (vedi Statistische Untersuchungen”  del dott. M. Hirschfeld, Leipzig 1904) dallo da 1,5 a 2% come rapporto probabile. Vedi anche Appendice pp. 126-128 [dell’edizione originale]

6) Per alcuni esempi, vedi Appendice, pp. 149-153 [dell’edizione originale].

7) Vedi De Joux, Die des Enterbten Liebesglückes (Lipsia, 1893), p. 21.

8) “Psychopathia Sexualis”, Settima edizione, p. 276.

9) Vedi Appendice, pagine 145-148 [dell’edizione originale]

10) Questa descrizione può richiamare alla mente dei lettori la storia delle abitudini e del carattere di Enrico II di Francia.

11) Forse come la Regina Cristina di Svezia, che viaggiò attraverso l’Europa, nella sua visita in Italia, con stivali da uomo e sedendo a cavalcioni sul suo cavallo. Si dice che abbia stretto la mano del Papa, vedendolo, così energicamente che il dottore dovette occuparsene subito dopo.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aprta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5126

IL PROCESSO AD OSCAR WILDE 3

L’ultima fase di questo spiacevole affare si svolse dal 22 al 25 maggio. Alle ultime udienze, Wilde si mostrò molto abbattuto: Il suo coraggio e la sua arroganza dei primi tempi, il suo crollo rispetto al primo processo in corte d’assise avevano dato spazio a un atteggiamento serio e un po’ prostrato. A Londra si pensava che il suo stato in quel momento fosse pietoso e che lui fosse intellettualmente in calo. Alle udienze assistevano, separatamente, in marchese di Queensberry e suo figlio, che qualche giorno prima avevano avuto a Picadilly una rissa in cui erano volati colpi tra padre e figlio. Da questo si possono immaginare i buoni costumi di tutto questo mondo.

Questi nuovi dibattimenti, interessanti forse dal punto di vista giudiziario, non aggiunsero niente di nuovo sull’accusato. Si contestarono a Wilde le sue lettere a lord Alfred Douglas che cominciavano con queste parole “My own boy” [ragazzo mio] e la sua frase: “Le vostre labbra porporine sono fatte per la musica dei canti e per la follia del bacio.” Rispose paragonando la sua lettera a un sonetto di Shakespeare, deducendone che, in uno stile simile, si poteva, per indirizzarsi a un uomo giovane e distinto, di spirito largo e colto, impiegare delle espressioni letterarie pompose. Quanto alla sua amicizia con Taylor, si difese dicendo che considerava quest’ultimo come un gaio compagno, “la lode, da dovunque venisse, era sempre per lui, Wilde, cosa squisita e deliziosa” Infine Wilde, secondo il sistema che aveva costantemente seguito. Negò tutti i fatti immorali che gli venivano rimproverati e che i testimoni, invece, affermavano.

Dopo l’eloquente supplica di sir Edward Clarke, dopo la requisitoria molto bella di sir Franck Lockwood e il riassunto del giudice Wills, la giuria giudicò Wilde e Taylor “colpevoli”. Il giudice si pronunciò allora per il massimo della pena: due anni di prigione con lavori forzati. [Dall’uditorio parte un grido, uno solo: “Vergogna!” Da chi viene quel grido? Non ci si preoccupa nemmeno di domandarselo. Tutti gli occhi sono fissi su Wilde. Impallidisce ancora e si vede il suo viso livido decomporsi. Si ha l’impressione che nel suo cervello si faccia notte. Le sue labbra si agitano ma senza giungere ad articolare alcun suono. Nel momento in cui due guardie lo prendono, stava per cadere per terra: lo portano via: Taylor lo segue, all’apparenza indifferente.]

Nelle grandi linee essenziali, questo è il processo che appassionò vivamente l’opinione pubblica inglese.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5000

IL PROCESSO AD OSCAR WILDE

Nella Biblioteca di Progetto Gay non compare ancora in nome di uno dei maestri del Decadentismo europeo, cioè di Oscar Wilde, ben noto per la sua omosessualità. Lascio la critica letteraria agli specialisti per limitarmi a parlare di Wilde sotto il profilo della sua omosessualità. In questo campo è oggettivamente difficile fare un discorso scientifico, cioè libero da pregiudizi, si può tuttavia, come la scienza richiede, concentrarsi sui fatti riservando le valutazioni solo ad un momento successivo. Della omosessualità di Wilde si parla molto, ma tropo spesso in modo astratto e ideologico e non storico come si dovrebbe.

Nella mia prefazione al “Romanzo di un invertito nato” della Biblioteca di Progetto Gay, ho fatto riferimento ad un libero: “Perversion et perversité sexuelles – Une enquête médicale sur l’inversion. Notes et documents. Le roman d’un inverti-né. Le procès Wilde. La guérison et la prophylaxie de l’inversion.” del Dr. Laupts, con la prefazione di Émile Zola, uscito a Parigi nel 1896 nella collezione Tares et poisons, per i tipi dell’editore Georges Carré. Il terzo capitolo di questo libro è dedicato ad Oscar Wilde. Le opinioni espresse dall’autore devono essere prese con le molle e non sono certo adeguate alla moderna visione della omosessualità, ma la descrizione puntigliosa delle fasi del processo di Wilde, costruita sulla stampa inglese dell’epoca, costituisce un documento storico di notevole importanza per conoscere che cosa sia stato realmente il processo a Wilde e per fare luce sul suo modo di vivere l’omosessualità. È proprio per questo che intendo proporre a puntate sui siti di Progetto Gay la traduzione del capitolo III.
Come primo passo esamineremo qui le prime due fasi del processo.

CAPITOLO III
OSSERVAZIONE TIPO DI UN INVERTITO PEDOFILO

Oscar Wilde; il suo processo. – Prima fase: Oscar Wilde contro il Marchese di Queensberry. Domande imbarazzanti. Colpo di scena. La desistenza di Oscar Wilde; il suo arresto. – Seconda fase : Fatti rimproverati a Oscar Wilde. – Terzo atto: La corte d’assise. Nessun verdetto. – La Denuncia: La seconda assise, la condanna – L’opinione di M. Raffalovich: il caso Wilde. – Opinione di uno scrittore parigino sull’inversione e sull’adulterio. – Conclusioni: differenze tra Oscar Wilde e l’invertito nato. – Il ruolo dell’egoismo, della vanità; argomento derivato dall’arte: Dorian Gray. – È un’inversione dovuta all’ambiente, nata da una civiltà avanzata: accanto alla perversione esiste la perversità, accanto ai perversi esistono i pervertiti.
____

Gli invertiti non si somigliano affatto. Per chi potrebbe mette in dubbio questa affermazione, credo che nulla possa essere più convincente della storia del processo del romanziere e autore drammatico Wilde, invertito sessuale condannato da una giuria inglese, la cui psicologia differisce in un modo notevolissimo da quella del feminiforme di cui abbiamo appena esaminato la confessione.[Nota di Project: nel Romanzo di un invertito nato]

Non si tratta più qui, come nel caso precedente, di un modo di essere difforme, comparso, senza una causa spiegabile a priori, in una famiglia regolarmente costituita, tutti i cui membri apparivano sani e normali;1) non è più un personaggio di sesso maschile, il cui centro sessuale cerebrale è femminile; e infine non si tratta affatto di un individuo con una tendenza sessuale nettamente orientata verso lo stesso sesso al quale egli appartiene, che preferisce, tra i rappresentanti di questo sesso, quelli che sono i più forti e i più maschi. Ma al contrario di tratta di un uomo che, avendo condotto un’esistenza normale, sposato, padre di famiglia, in un dato momento della sua vita, sotto l’influenza di cattivi consigli, di abitudini perniciose, trasmessegli da amici tarati e viziosi, si trova trascinato verso degli esseri del suo sesso, ma verso degli esseri più giovani, meno forti, più femminili d’aspetto o di abitudini, rispetto a lui.

Prima di studiare il personaggio dobbiamo intanto vedere, dato che non lo conosciamo, gli elementi che ci permetteranno di farci un giudizio su di lui. Gli elementi ci sono forniti dagli estratti dei giornali che hanno fatto il rendiconto del processo e, in larga misura, dalla informazioni che mi ha voluto fornire uno scienziato di Londra M. André Raffalovich, molto al corrente dei problemi dell’inversione sui quali ha molto sensatamente e brillantemente scritto a più riprese.

Il Processo

Il processo comprende diverse farsi distinte. Per una sorta di anomalia, è Oscar Wilde, il futuro condannato, che attacca. Egli intentò al marchese Queensberry un processo per diffamazione. Oscar Wilde, autore molto conosciuto, brillante di un vivo splendore in un certo mondo di scrittori, tollerato e anche alla fine ricercato dalla società e dai migliori ambienti letterari in Inghilterra e all’estero, viziato, coccolato per la sua vanità, per la sua nonchalance, i suoi difetti, la sia iattanza e la sua buffoneria, adulato da certi amici e da una compagnia molto sospetta che si portava appresso, Oscar Wilde dunque attaccava il marchese Queensberry che da molto tempo cercava di strappare suo figlio lord Alfred Dougles ai suoi esempi perniciosi.

Il 3 aprile 1895, nella Old Bailey, si riunirono le assise della Central Criminal Court. M. Carson e sir Edward Clarke, colleghi nel precedente ministero conservatore, erano, il primo l’avvocato del marchese e il secondo l’avvocato di Oscar Wilde.

L’addebito era questo: il 28 febbraio scorso, Osar Wilde, arrivando al suo club, vi trovava una carta del marchese di Queensberry sulla quale erano scritte alcune parole ingiuriose, all’indirizzo del romanziere, che lo accusavano, se non di avere, almeno di atteggiarsi ad avere costumi inconfessabili.

Avendo Wilde sporto querela, il marchese fu arrestato e fu concessa l’autorizzazione al processarlo davanti alla corte d’assise. Wilde si presenta arrogante, come sua abitudine; con gesticolare superbo e posa maestosa cercava di stupire il giudice e il pubblico.

Alle domande del suo avvocato, sir Edward Clarke, rispose di essere un uomo sposato dal 1884, di avere due figli, di essere uno scrittore e che le sue opere avevano avuto successo. Disse di essere amico di lord Alfred Douglas dal 1884 e di essere stato a cena con quest’ultimo in compagnia del marchese. Nel 1893 aveva saputo da un certo Wood che quattro lettere scritte da lui, Wilde, erano state trovate in una tasca di un vecchio vestito di lord Alfred Douglas. Wood, al quale quest’ultimo aveva dato l’abito, le offrì a Wilde che gli diede in cambio 500 franchi al fine di permettergli di andare a New York a tentare la fortuna.

Sfortunatamente per Wilde, solo tre lettere gli furono riconsegnate e con la quarta un signor Allen, che se l’era procurata non si sa come, cercò di ricattare Wilde: “me ne danno 1500 franchi, scriveva a quest’ultimo”, e Wilde gli avrebbe risposto: “Vendila, mai un brano così corto mi è stato pagato così caro”.
Ecco, la traduzione di questa lettera, come è stata riportata dai giornali.

“Mio caro ragazzo (my own boy), il vostro sonetto mi delizia ed è una cosa ammirabile che le vostre labbra rosse, simili a petali di rosa, si adattino altrettanto bene sia per la musicalità del canto che per l’ebbrezza del baciare. La vostra anima oscilla tra la passione e la poesia. Giacinto, così follemente amato da Apollo nell’antichità, siete voi, ne sono certo. Perché state da solo a Londra? E quando andrete a Salisbury ? Andate, congelate le vostre mani nella grigia penombra delle cose gotiche e venite qui, è un posto delizioso. Mancate solo voi, ma andate prima a Salisbury. Sempre con amore imperituro, il vostro Oscar”.

Oscar Wilde rifiutò di pagare, diede ad Allen dieci scellini e tornò in possesso della sua lettera, che gli fu restituita, sporca e strappata, da un certo Clyburn, al quale Wilde consegnò pure 10 scellini, dicendo, alla vista dello stato miserevole di quello straccio che gli veniva restituito: “Come è possibile prendersi così posa cura di un mio manoscritto originale?”

Nel febbraio 1895, avendo il teatro di Saint-James messo in scena una commedia di Wilde, L’importanza di essere serio [Nota di Project: L’importanza di chiamarsi Ernesto] il marchese di Queensberry cercò di fare uno scandalo in teatro. Non essendoci riuscito, si vendicò mandando all’Albermale-Club la carta per Wilde, contenente commenti sprezzanti.

Wilde attaccò molto follemente il marchese. Con poche e incisive parole, M. Carson capovolgeva l’accusa, facendo del marchese l’accusatore.

Wilde è costretto a difendersi. All’inizio lo fa in modo arrogante, assumendo quel tono di gioco e si scherzo che gli era abituale. Quando gli viene chiesto se l’articolo Il prete e l’accolito, che era stato pubblicato su Il Camaleonte e che descriveva dei costumi vergognosi, è immorale : “è peggio – esclama – è scritto male!” È solo a detta di persone rozze che tratta di costumi vergognosi” aggiunge, in risposta ad una domanda di M. Carson. Quindi Wilde espone una teoria molto classica dell’arte per l’arte e conclude negando che un uomo possa avere su un altro una qualunque influenza morale. E quindi, di conseguenza, come potrebbe un libro pervertire un lettore?

È poi la volta di Doran Gray. “Avete mai voi adorato, come questo giovane del romanzo che adora con follia e stravaganza e assurdamente un giovane uomo così idealmente bello?” E Wilde risponde: “Io non ho mai adorato altri che me stesso.”
Enfaticamente, pretenziosamente, più per abbagliare che per convincere, tiene testa alle insinuazioni. “Tutto quello che io faccio è straordinario” risponde a una domanda imbarazzante di M. Carson su una lettera molto straordinaria di Wilde al suo amico. E mentre Wilde impiega argomenti così sbagliati, la logica del suo avversario lo assilla con mille colpi difficili, impossibili da parare. Perché questa amicizia intima con Wood, un giovane maestro cantore diciottenne, che Wilde chiama per nome, che invita a cena e al quale presta denaro? Perché questo legame con un giovane commesso di libreria al quale regala più di 200 franchi? Perché vestire elegantemente un giovane vagabondo, Alfonso Conwell, e alloggiare con lui una notte a Brighton?

L’indomani, 4 Aprile, il processo continua. M. Carson se la prende allora con l’amicizia di Wilde per Taylor,2) questo procacciatore di giovani, segnalato alla polizia, uomo losco, nel cui appartamento, con le tende sempre chiuse, bruciano profumi violenti”. Gli domanda ironicamente se è per fargli ammirare le sue opere letterarie che Wilde lo prega così spesso di andare a cena da lui.

Questo Taylor un giorno fu arrestato con una banda di domestici o impiegati di cui molti furono condannati per abitudini vergognose. Non ci sono prove contro Taylor, ma si sa che fece fare a Wilde conoscenza con cinque o sei ragazzi senza una lavoro confessabile, che divennero le vittime del romanziere.

Il sig. Carson interroga Wilde su ciascuno di questi ragazzi. “Perché lo invitavate a cena? Perché gli davate del tu? Perché lo chiamavate per nome? Perché gli avete fatto dei regali? Avete passato una parte della notte con lui? Ecc.

Wilde ha perso la sua bella fiducia in se stesso, risponde come può con stizza: “Io preferisco- dice – il piacere di chiacchierare per un’ora con un uomo giovane anche al piacere di essere interrogato in corte d’assise”.

L’interrogatorio continua su Atkins che ha coabitato con Wilde a Parigi nel boulevard des Capucines; su Scott, domestico che ha cenato con Wilde ed ha ricevuto da lui un portasigarette, su Walter Grainger, a proposito del quale l’avvocato chiede a Wilde se l’ha abbracciato – “No – risponde maldestramente Wilde – era troppo brutto.” E appena il sig. Carson sottolinea la stupidità della risposta, Wilde si arrabbia e chiede che la smettano di insultarlo. Al fine di risollevare il suo cliente, Sir Edward Clarke si lancia in una serie di considerazioni politiche, alle quali molto abilmente cerca di fare largo spazio nella storia del processo. Ma invano. La simpatia unanime va al marchese di Queensberry; suo figlio: “che egli si rimprovera come un crimine di ave messo al mondo” appare odioso, soprattutto alla lettura delle lettere nelle quali per rispondere ai rimproveri del marchese circa il rapporto con Wilde, diceva a suo padre: “che singolare ometto vi rendete” o ancora “quando voi sarete morto nessuno vi rimpiangerà” o lo minacciava, alla fine, di ammazzarlo con il colpo di pistola. E così l’eloquenza del sig. Carson si spiega senza impedimenti, quando prendendo tutti insieme i sospetti che pesano su Wilde costruisce contro di lui la requisitoria più probante che fosse possibile pronunciare.

L’indomani, alla fine dell’arringa difensiva, sir Edward Clarke ritira l’accusa portata contro il marchese di Queensberry, che è rimesso in libertà. La sera stessa, all’Hotel Cadogan di Sloane street, Oscar Wilde è arrestato è finisce in prigione dopo avere inviato all’Evening News una nota nella quale dichiara che, non potendo consentire che lord Alfred Douglas – benché lui si fosse offerto – fosse chiamato a testimoniare contro suo padre, prendeva sulle sue spalle tutto il peso dello scandalo e ritirava la querela.

L’11 Aprile Wilde comparve davanti ai giudici con più come accusatore ma questa volta come accusato.

Lascio la parola al redattore del giornale Times che ha ritratto in modo molto abile la fisionomia di questo processo. Non penso d’altra parte che si debba dare spazio, dal punto di vista scientifico a tutti i dettagli di questa faccenda. Basterà indicare i grandi tratti e le sessioni principali in modo da delineare con sufficiente precisione l’atteggiamento di Oscar Wilde.

Raramente un accusato – dice il Times – si è presentato davanti ai giudici accompagnato da così veementi antipatie. Le manifestazioni dell’opinione pubblica contro Oscar Wilde hanno preso ogni giorno, voi lo avete visto, un carattere sempre più accentuato di ostilità.

Ma benché quelle antipatie non fossero affatto ignorate dal lui, sembra che lui non abbia perso nulla della sua sicumera. Mentre continua a lamentarsi amaramente del regime al quale è sottoposto nella prigione di Holloway, mangia quanto il suo esigente appetito gli permette e beve tanto quanto il regolamento può tollerare, troppo poco, secondo lui! Ieri sera, dopo avere ingerito una zuppa, una sogliola fritta, un pollo arrosto e delle patate saltate, un pudding al riso, del formaggio e della frutta, si è lamentato col suo guardiano che il ristoratore lo lasciava “crepare di fame” e ha fatto chiedere al ristorante dell’Holloway Castle Hotel, che una cena più abbondante gli fosse servita questa sera dopo l’udienza. Nella mattina aveva potuto incontrarsi finalmente con lord Alfred Douglas che non aveva più rivisto dopo il suo arresto, ossia da venerdì pomeriggio. Il figlio del marchese di Queensberry gli aveva portato una bel calice di cristallo ornato con una montatura di argento dorato, ma il prigioniero non ha potuto accettare questo regalo e ha dovuto servirsi del bicchiere di stagno regolamentare, nonostante le proteste. Il giovane Alfred Douglas è stato incaricato dal prigioniero di regolare tutte le questioni di interessi in discussione da una settimana.

Se Oscar Wild aveva potuto illudersi circa i sentimenti che ispirava nella popolazione londinese, ora potrebbe definirli chiaramente. Stamani quando la vettura che lo portava via da Holloway si è avvicinata a Bow street, una folla notevole, radunata là dalle sette, nella speranza di trovare un posto all’udienza, ha accolto il prigioniero apostrofandolo in modo oltraggioso. Nel mettere piede a terra nella corte, l’autore di Un marito ideale era in preda ad una visibile emozione nervosa. Ha subito chiesto del suo avvocato sir Edward Clarke che non era ancora arrivato. Wilde è un po’ impallidito e i suoi amici assicurano che il regime di temperanza al quale è sottoposto (!) non aveva potuto che fargli bene; altri, più inteneriti, sostengono che queste privazioni rovineranno la sua salute.

La folla è enorme. Le persone munite di biglietto sono entrate a stento nella sala.
Il giudice, ser John Bridge apre l’udienza alle 11.10 e ordina che i prigionieri siano disposti, come d’abitudine, nel dock, una specie di gabbia con le grate dove Wild e Taylor vanno a prendere posto. Wilde è elegantemente vestito con un doppiopetto nero e un soprabito grigio, in testa un cappello di seta foderato di camoscio chiaro. Taylor, molto ben vestito ma senza la minima distinzione, sembra un valletto di camera, abbigliato coi vestiti del suo padrone.

M.F.G. Gill sostiene l’accusa in nome delle Tesoreria, Wilde è assistito da sir Edward Clarke e dal procuratore Humphrey.

Il signor Arthur Newton si presenta per Taylor.

L’udienza è aperta, sir Edward Clarke fa una dichiarazione che lascia sperare che il dibattimento non vada avanti. A nome del suo cliente, rinuncia a interrogare i testimoni sentiti sabato.

Ma il sig. Arthur Newton reclama il controesame per il suo cliente e specialmente per quanto riguarda i fratelli Parker.

Charles Parker viene sentito. È lui, certamente tutti se lo ricordano, che Wilde ha condotto in una camera dell’Hotel Savoy, dopo un’abbondante cena.
Egli dichiara:

“Non avevo che 19 anni a quel tempo, e non mi ero mai reso colpevole i alcun atto di immoralità prima di incontrare Oscar Wilde.”

Interrogato dall’avvocato di Taylor, Parker sostiene di non avare affatto provocato l’interesse dell’accusato e di non avere cercato di attirare la sua attenzione quando lo incontrò per la prima volta in un pub. Al contrario Taylor sarebbe venuto da lui facendo i primi passi che dovevano avere per risultato la sua presentazione a Oscar Wilde e la notte passata in albergo.

Conferma di essere stato arrestato nell’agosto scorso in una casa sospetta di Fitzroy square, ma ha cura di specificare che non conosceva affatto le persone con le quali si trovava e che d’altra parte non era stato perseguito.

Domanda: Perché avete abbandonato il vostro mestiere di valletto di camera?

Risposta: Il mio ultimo padrone credeva che lo avessi derubato e mi ha cacciato per questo sospetto.

Domanda: Non avete forse rubato una moneta da 25 franchi al sig, Taylor?

Risposta: Lo ha detto lui, ma è falso.

Parker confessa in seguito di avere, di concerto con altri due individui, preso parte a un ricatto ai danni di un gentiluomo di cui lui minacciava di svelare i cattivi costumi. Per questo fatto ha ricevuto 750 franchi.

Il secondo testimone si chiama Frédérik Atkins, un giovane uomo di figura e di abbigliamento sospetti, che si potrebbe condannare anche solo per il suo aspetto.

Ho incontrato per la prima volta Oscar Wilde nel novembre 1892, davanti al caffé Florance. Avevo allora un po’ più di 17 anni. Mi abbordò e mi invitò a cena. A tavola mi offrì di accompagnarlo a Parigi dove sarai passato per suo segretario, e io accettai. Ci siamo ritrovati l’indomani alla stazione e abbiamo fatto il percorso col treno di lusso. A Parigi siamo scesi in un albergo del boulevard des Capucines, dove occupavamo due stanze contigue. L’indomani siamo andati dal parrucchiere del Grand Hotel e Oscar Wilde si è raccomandato che io fossi pettinato coi ricci in un modo particolare. La sera abbiamo cenato insieme.

Domanda: Una buona cena?

Risposta: La migliore che io abbia mangiato in tutta la mia vita, poi Wilde mi ha dato un luigi col quale sono andato, malgrado la sua proibizione, a passare la serata al Moulin-Rouge: sono rientrato alle due e mezza del mattino e l’ho trovato in compagnia di uno chiamato Schwab. Alle nove, il mattino seguente, Wilde venne a trovarmi nella mia camera da letto e mi mise in guardia contro la frequentazione delle donne, che erano, a sua detta, “la rovina dei ragazzi”.

Lo stesso testimone racconta che Wilde aveva l’abitudine di abbracciare i ragazzi del ristorante che lo servivano e aggiunge che il loro soggiorno a Parigi è durato tre giorni: “Ritornando a Londra, io possedevo tre sterline e un portasigarette d’argento datomi da Wilde. L’indomani mi ha chiamato da lui, a casa sua, quando la famiglia non c’era”

Il resto della deposizione di Frederik Atkins non può essere riportato. La sua deposizione ha provocato la rivolta dell’uditorio. Solo Oscar Wilde è rimasto impassibile sentendo raccontare pubblicamente che aveva ricevuto la notte questo commesso di allibratore nella casa abitata da sua moglie e dai suoi figli! Un lungo mormorio di indignazione rimbomba tra l’uditorio. Wilde resta addossato alla grata del “dock” con la fronte appoggiata sulla mano guantata, guardando il testimone con un occhio chiaro e tranquillo.

Frederick Atkins confessa in seguito di aver vissuto nelle condizioni della peggiore immoralità con un certo sig. Burton e con un altro individuo, il cui nome non viene pronunciato. Nega di essersi ma associato a qualche manovra di ricatto.

Sir John Bridge: Voi passavate per il segretario di Oscar Wilde, gli avete mai fatto da segretario?

Risposta: Una sola volta ho copiato dei brani di una sua commedia: Una donna senza importanza.

Il terzo testimone è molto imbarazzato. Questo giovane uomo, Edward S… ha fatto la conoscenza di Wilde in una libreria di cui è commesso , o secondo il sig. Gill, lui è il domestico. Poco dopo Wilde l’ha invitato per lettera a raggiungerlo all’Albemarle Hotel. C’è andato, ha cenato con lui e lo ha seguito in una casa privata, dove hanno passato un’ora a chiacchierare fumando delle sigarette e lì Wilde gli avrebbe fatto delle proposte oscene.

L’interesse di questa deposizione, per il sig. Arthur Newton, consiste nello stabilire che questo incontro non ha avuto luogo nell’appartamento del suo cliente Taylor.

Il testimone, il cui imbarazzo e la cui esitazione aumentano ad ogni domanda, non si ricorda dove Wilde l’ha portato. L’indomani ha passato la serata con lo scrittore in un palco all’Independent Theatre. Hanno cenato all’Albermale Hotel, poi ha pranzato con Wilde al Club Principe di Galles e ha ricevuto da lui delle copie dei suoi libri con dediche affettuose. Wilde voleva portarlo con sé a Parigi, ma lui non ha acconsentito.

Messo a confronto con Taylor, Edward S… dichiara di non averlo mai visto.

Si ascolta quindi la signora Rumsley, la proprietaria della casa doveva aveva abitato Charles Parker, che riconosce Oscar Wilde per averlo visto molte volte salite dal suo locatario. Le singolari visite che Parker riceveva gli valsero lo sfratto. La signora Margery Bancroft, altra proprietaria di Parker, ha visto più volte Wilde e Taylor nella sua casa.

La signora Sophie Grey, proprietaria di Taylor, riferisce che costui riceveva solo giovani e che Wilde gli fece molte visite, sia solo che accompagnato.

Durante la sospensione dell’udienza, Oscar Wilde ha confortevolmente pranzato con un polletto saltato, una omelette alle punte di asparagi, una pesca e una mezza bottiglia di vino. Taylor non ha toccato nulla di quello che gli era stato portato.

L’audizione dei testimoni riprende.

La proprietaria dell’Albermale Hotel dichiara di aver chiuso la sua casa a Wilde perché lui ci riceveva dei giovani e si dimostrava troppo disinvolto coi ragazzi e i camerieri. Una serva del Savoy Hotel riferisce che le chiacchiere più inquietanti correvano tra il personale sull’uso che Wilde faceva delle camere da lui prese in affitto nella casa.

Il sig. Charles Matthews, che depone successivamente, è uno degli editori di Wilde. È da lui che il prigioniero ha incontrato il giovane Edward S… – che era esattamente il suo domestico e non il suo commesso. Quando il sig. Matthews ha saputo che S… andava a cena con lo scrittore, lo ha messo alla porta. Comprendendo, dice lui, che dei simili rapporti non potevano essere che disonorevoli per l’uno e per l’altro.

L’ultimo testimone è l’ispettore di polizia Charles Richard, che ha proceduto venerdì scorso all’arresto di Wilde. Il dialogo seguente intercorse tra l’autore e l’ispettore:

– Signor Wilde, io sono un ufficiale di polizia e vi porto un mandato di arresto contro di voi.
– Bene, dove mi porterete?
– A Scottland yard e di là in prigione a Bow street.
– Potrei pagare una cauzione?
– Non credo.
– Posso scrivere delle lettere?
– No.

Perquisito, si trovò che Wilde aveva con sé due lettere di Taylor, una del giorno prima e una del giorno stesso.

Sir John Bridge, rispondendo a una richiesta della difesa, rifiuta di mettere Wilde in libertà sotto cauzione. La seduta è tolta alle sei. E i dibattiti sono aggiornati a venerdì 19 Aprile.

Oscar Wilde ha dimostrato una tranquillità straordinaria durante questa terribile udienza. Non un movimento di indignazione o di collera, non una protesta, non un grido, non una parola, niente! Per venti volte le manifestazioni dell’aula hanno interrotto il dibattito e perfino il giudice. Wilde sembra rimanere estraneo a tutta la faccenda.

19 Aprile

Sir John Bridge prende posto sul seggio presidenziale alle undici e mezza. Sir Edward Clarke, difensore di Wilde, dichiara di nuovo che non intende sottoporre i testimoni ad alcun controesame. È ascoltato una seconda volta William Parker, che fornisce delle informazioni già note sul modo di vivere di Taylor. Afferma che suo fratello Charles era un ragazzo onesto prima di conoscere Oscar Wilde, e che Taylor ha esercitato su di lui la peggiore influenza. M.C.F. Gill, che gestisce l’azione penale per conto della Tesoreria, fa chiamare di nuovo Charles Parker che, dopo aver confermato le sue deposizioni precedenti, racconta di essere stato ricevuto più volte da Oscar Wilde in Tite street, a Chelsea, cioè nella casa coniugale, quando Wilde aveva preso tutte le precauzioni per rimanere solo. Ci si ricorda che il testimone Frederik Atkins aveva fatto una dichiarazione simile la settimana scorsa. Rispondendo a domande di M.C.F. Gill, questo testimone entra in dettagli che non possono essere riferiti. Il testimone seguente è un poliziotto, l’agente Curley della divisione E. La proprietaria di Taylor in Little-college street gli ha fatto avere una cappelliera piena di lettere: la corrispondenza intima dell’accusato. L’avvocato dell’accusa richiede che alcune di queste lettere siano lette, solamente quelle che stabiliscono la continuità piuttosto che la natura delle relazioni tra Oscar Wilde e Taylor.

Potrei chiedere la lettura di tutte queste lettere, dice rivolgendosi al giudice ma ne risulterebbe uno scandalo talmente abominevole che ci rinuncio per risetto della giustizia e per compassione dell’opinione pubblica già troppo afflitta.

Per conseguenza è data lettura di lettere già molto strane per chi considera i personaggi che se le scambiavano. In una di essere Wilde si scusa di non poter cenare con Taylor. “Me ne dispiace fino alla disperazione” scrive. Altre sono relative a degli appuntamenti nella stanza del Savoy Hotel, altre annunciano o accompagnano invii di denaro.

I testimoni successivi non fanno conoscere alcun fatto nuovo. Poi un impiegato dell’Hotel Savoy, depone su fatti oggi di notorietà pubblica. Sir John Bridge ascolta due impiegati della Banca di Londra e di Westminster che avrebbero molto da dire sugli assegni incassati da Taylor e sulle firme di questi assegni, se gli avvocati di comune accordo col giudice non avessero deciso che la loro deposizione scritta e l’estratto dei loro libri che la conferma, sarebbero stati aggiunti al dossier, in modo da non pronunciare nessun nome estraneo alla causa presente.

Il giudice recepisce quindi, sentiti gli avvocati, una copia legalizzata del rendiconto scritto di M.J.W. Lehman, stenografo, delle tre udienze consacrate dalla corte di Old Bailey alla causa Wilde contro Lord Queensberry, che si era risolta con l’assoluzione del marchese.

In poche parole M.C.F. Gill riassume e specifica l’accusa.

Noi abbiamo dimostrato – egli dice- che esistono contro Oscar Wilde e Taylor delle prove sufficienti che essi hanno insieme immaginato, preparato, combinato l’esecuzione di atti osceni (with conspiring, confederating and combining to procure acts of gross indecency) e che hanno compiuto questi atti osceni con diverse persone conosciute o sconosciute, tra le quali Alfred Wood, Frederik Atkins, i fratelli Parker e altri. E per di più è stato dimostrato che molti di questi individui erano minorenni al momento in cui gli atti osceni sono stati commessi.

I difensori si Taylor e Wilde si inchinano in segno di assenso. Sir Edward Clarke prende la parola per chiedere ancora la messa in libertà provvisoria del suo cliente, i cui amici, dice, sono disposti a versare la somma che il giudice riterrà di richiedere.

M.C.F. Gill – Alla prima e alla seconda udienza mi ero opposto alla liberazione su cauzione. Questa mattina, prima dell’udienza, sentito dal mio onorevole collega sir Edward Clarke, ho dichiarato che questa volta non mi sarei più opposto. Sotto certe garanzie che le sono state offerte, e che le ispirano piena fiducia, la Tesoreria consente alla liberazione su cauzione, se piacerà a vostro onore di ordinarla.

Sir John Bridge: La giustizia non si deve occupare di ciò che succede fuori della corte e degli accordi intervenuti tra gli avvocati. Io decido che le prove sono in effetti sufficienti e ordino che i prigionieri siano deferiti alla corte d’assise per rispondere lì delle accuse qui di seguito specificate e siano giudicati quindi da una giuria. Rifiuto loro la libertà su cauzione. La causa non comporta una tale condizione di favore.

Durante questi dibattiti che sono terminati alle tre, Wilde non si è rialzato dal suo atteggiamento prostrato: le spalle curve, il mento fra le mani. La decisione del giudice, sir John Bridge, non lo sveglia. Taylor che è stato introdotto nel dock prima di lui, si alza, si tira indietro i capelli aspettando che il suo co-accusato gli liberi il passaggio. L’altro non si sposta. Taylor gli mette la mano sulla spalle. Su, che c’è? Wilde ha l’aria di uno che esce da un sogno. Si alza in piedi appoggiandosi a una sbarra del dock e segue il poliziotto di servizio. Lo si vede sparire curvato, annientato…
____________
1) C’è forse bisogno di notare nel romanzo di un invertito l’influenza dell’incrocio di esseri di razza essenzialmente diversa: il padre latino e la madre ebrea? C’è forse bisogno d’altra parte di credere che l’inversione sia più frequente nella razza ebraica, rimasta interamente ed esclusivamente orientale, a dispetto delle apparenze estremamente variabili e mobili ? Questo punto richiede una spiegazione.
2) Ritratto di Taylor disegnato in una delle udienze successive (6 Aprile). Vedi il giornale Times. M.F. – C. Gill, che esperiva azione giudiziaria in nome della Tesoreria e M: Humphrey rappresentante legale incaricato provvisoriamente della difesa, avevano appena raggiunti i loro posti e si vide entrare tra due poliziotti l’individuo che la polizia cercava e che passava per il “fornitore” [Nota di Project: mezzano, procacciatore di ragazzi] del sig. Wilde. È stato appena arrestato vicino alla casa di Pimplico. È uno chiamato Alfred Taylor: molto ben messo e sembra intelligente. La sua attitudine durante i dibattiti è la stessa del sig. Wilde, solo con un po’ di cinismo in più perché lui sorrideva ai dettagli particolarmente ripugnanti raccontati dai testimoni.
Questi ripetono la descrizione dei fatti vergognosi già confessati agli avvocati del marchese di Queenberry. Non posso insistere su questo. Il giovane Parker, un valletto senza impiego, è presentato con suo fratello, il fattorino, al sig. Wilde da Taylor; cenano insieme ad un locale separato e dopo molte libagioni di champagne, Parker accompagna lo scrittore all’Hotel Savoy, Essi dovevano aver avuto diversi tête à tête che fruttavano al giovane valletto dai 50 ai 75 franchi in media… Wood racconta più o meno la stesa storia, solamente, più attento di Parker, ruppe molto presto le sue relazioni con “persone simili”.
Poi è il turno del massaggiatore dell’Hotel Savoy, le cui accuse contro il sig. Wilde sono confermate da una cameriera.
Ecco infine la signora Grant, proprietaria della casa già abitata da Taylor a Little-College street, che depone che questo personaggio riceveva spesso dei giovani nelle sue stanze fastosamente ammobiliate, illuminate da una luce speciale, e dove bruciavano profumi. Agli “afternoon tea” che dava in quelle stanze, Taylor compariva in una elegante vestaglia “come una piccola padrona di casa”…

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5000

UN AMORE GAY CHE CAMBIA FORMA

Ciao Project,
come ti avevo promesso giorni fa ti mando il post da mettere nel forum. Mi ha fatto veramente piacere parlare con te.
Luca

Ho vissuto fino all’età di 40 anni nella piena convinzione che nella mia vita non ci sarebbe mai stato l’amore, poi, in un modo del tutto inatteso, ho capito che non ero più solo e che un ragazzo si era innamorato di me. Aveva vent’anni, esattamente la metà dei miei, a me piaceva ma non avrei mai pensato che potesse innamorarsi di me, perché io non ho proprio nulla di speciale, invece è accaduto. Era molto timido, molto dolce e mi faceva una immensa tenerezza ma tendevo a non dargli molto peso, poi lui si è fatto insistente, sempre in modo molto dolce, molto affettuoso, ma anche molto deciso. Mi ha corteggiato per un po’ e la cosa non mi era affatto indifferente. Dopo qualche mese abbiamo cominciato una relazione, una relazione clandestina perché nel mondo dei suoi amici sarei stato un po’ come i cavoli a merenda. Circa un anno dopo mi ha detto che anche se capiva che ci sarei rimasto male non poteva nascondermi il fatto che si era innamorato di un suo coetaneo. Anche se quello che sto per dire è difficile da credere, il fato che si fosse innamorato di un coetaneo mi ha fatto immensamente piacere. Ha vissuto le sue storie, alcune belle, altre meno ma non ha mai perso i contatti con me. Niente sesso, in certi periodi ci si sentiva anche solo una volta in 15 giorni, ma ci si sentiva. Non è mai sparito. Quando lo sentivo al telefono, anche solo per 5 minuti, la mia giornata era serena fino alla sera, nonostante tanti guai di vario genere. Certe volte abbiamo discusso molto animatamente, specialmente quando temevo che si buttasse via e che si facesse portare da una corrente di negatività e di pessimismo. Con alcuni dei ragazzi che ha avuto ha passato momenti non facili, non perché non fossero bravi ragazzi, ma perché non riceveva da loro quell’attenzione che avrebbe volto. C’è una cosa in lui che mi affascina più di ogni altra e cioè il fatto che capisce in modo intuitivo se uno gli vuole bene veramente e risponde in modo adeguato. Non è una questione di sesso, ma di disponibilità umana, di partecipazione affettiva profonda. Dal nostro primo incontro sono passati ormai otto anni, io sono un tranquillo signore di mezza età e lui è ancora un bellissimo ragazzo e ci sentiamo ancora. Lui ha una sua storia e ormai sta con un ragazzo da quattro anni e mi sembra che ne sia anche contento. Dopo averlo conosciuto io non ho più cercato un ragazzo perché mi sono sentito felice, non di una vita di coppia, che c’è stata un po’solo all’inizio, ma proprio felice di lui, di vederlo sereno, mentre anni fa non lo era affatto. La mia presenza non è un problema né per lui né per il suo ragazzo, che sa tutto di noi e che ho avuto modo di conoscere di persona e mi sembra che gli voglia bene veramente anche se a modo suo, cioè in un modo un po’ rude, diciamo drastico, ma autentico e senza recitazione. Mi sento sereno, oggettivamente non mi manca nulla, mentre se lui non ci fosse la sua assenza la sentirei pesantissima, ma lui c’è. Ovviamente cerco di tenermi da parte e di non invadere la sua privacy ma questo non mi costa nessuna fatica, non solo non mi sento l’amane abbandonato ma sto vivendo ormai da anni una dimensione sostanzialmente familiare. Mi colpisce molto il clima di rispetto che c’è tra noi tre. Una cosa che ho notato subito è che il suo ragazzo non è possessivo, non lo considera mai come una sua proprietà, ma come una persona che deve avere la sua autonomia e lo tratta alla pari e soprattutto ha con lui un dialogo e anche uno scontro, diciamo un confronto animato utile ad entrambi. Qualche volta hanno discusso animatamente anche davanti a me e sono rimasto stupito del livello della discussione che era la sintesi di riflessioni e di esperienze anche molto diverse e non c’era la minima aggressività ma solo la voglia di farsi capire. Onestamente io a ragazzi come questi mi affiderei totalmente perché sono profondamente onesti. Di una cosa poi mi sento orgoglioso e cioè del fatto che tra loro si preoccupino veramente uno dell’altro. Dico che me ne sento orgoglioso perché mi hanno detto che lo hanno imparato da me! Siamo un po’ una famiglia, mi sento un po’ suocero e un po’ papà, ma mi sento felice. Non so se il nostro rapporto si possa definire un triangolo, francamente non lo credo. Non avrei mai pensato che la mia vita potesse prendere questa piega. Prima avevo in mente la vita in due, il classico due cuori e una capanna ma ho imparato tante cose, una tra le altre: il sesso deve essere una forma d’amore ma esiste eccome anche l’amore gay senza sesso e non è una rinuncia. Quando ti innamori di un ragazzo e ti rendi conto che quel ragazzo ti vuole bene, non pensi più a te ma solo a lui ed effettivamente io sono riuscito a dare un senso alla mia vita solo dopo che l’ho incontrato. Gli anni sono passati ma il volersi bene no! Sono cambiati i modi, ma la sostanza del volersi bene è sempre quella ed è saldissima. Alcuni amici gay mi compatiscono perché pensano che io sia triste o frustrato ma io sono felice così e non vorrei cambiare per nulla al mondo!

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=4978

UNA COPPIA GAY NON STANDARD

Ciao Project,
stamattina sono felice! Non mi capita spesso, ma oggi sono felice e questo perché ho fatto l’amore col mio Cucciolo! Un fare l’amore molto sottotono, se vogliamo, perché lui è un po’ libero di comportamenti e allora bisogna starsi attenti, ma lui lo sa e non insiste, però è stato comunque bellissimo. Non me lo aspettavo proprio, anzi l’ultima volta che ci eravamo sentiti per telefono mi era sembrato un po’ freddino e poi erano passate quasi tre settimane. Quando lo sento freddo, che taglia corto, mi sento a disagio e allora mi defilo, i primi giorni sono contento di non sentirlo, perché penso che non avrei niente da dirgli ma poi mi comincia a mancare e allora comincio a pensare a lui mille volte al giorno, è proprio una specie si sindrome da astinenza, ma non dal sesso, quanto dalla sua presenza che è capace di farmi stare bene. So che ha la sua vita, che vede altri ragazzi, che io pure conosco, che fa l’amore con loro, ma questo non mi sconvolge, penso che sia anche giusto perché il rapporto che può avere con me, in fondo, non può essere veramente capace di soddisfare tutte le sue esigenze. Nei giorni scorsi mi tornava alla mente in moltissime occasioni: posti dove eravamo stati insieme, un modo di sorridere, una battuta spiritosa, insomma avevo proprio bisogno di lui. Stamani vado a fare colazione al bar e al ritorno lo vedo davanti al portone di casa. Mi chiede se ho da fare, io gli rispondo con un sorriso a 34 denti, saliamo a casa e vuole essere coccolato, lo abbraccio stretto e si vede che è felice, mi dice: “mi vuoi ancora?” gli rispondo che nella vita ho amato un ragazzo solo e allora mi guarda perplesso e mi dice: “Solo io? Proprio mai con nessun altro? Non ci ha provato mai nessun altro?” Gli dico: “Solo tu! Mai nessun altro!” Sembra quasi che non ci creda eppure io mi sono innamorato proprio una sola volta nella vita. Con lui ho vissuto le esperienze più belle della vita, per quasi tre anni, poi, in un certo senso è finita, ma penso che in realtà non sia mai finita, lui ha avuto altri ragazzi, ma un rapporto con me l’ha mantenuto sempre e serissimo, non mi ha mai archiviato. Ogni tanto veniva da me più che per fare sesso, perché in fondo è un po’ un’altra cosa, proprio per stare insieme in intimità, ci coccolavamo: cenetta insieme, poi coccole infinite, si raggomitolava stretto a me come un gatto, mi abbracciava stretto, c’era anche un po’ di sesso, di quello non pericoloso, e si stava proprio bene così. Io ne sono ancora innamorato. Il suo modo di cercare affetto mi scioglie dentro, non credo che riuscirei mai a stare con un altro ragazzo, anche perché, nonostante i comportamenti diversi, la sua sessualità la sento molto affine alla mia. Se vedo un ragazzo che mi piace per la strada è perché ha qualche particolare che me lo ricorda. Lui per me è il massimo e poi, quello che mi ha sempre colpito è che non mi dimentica, non mi archivia e quando sta con me è felice di starci e lo vedo. A me piacerebbe vivere con lui ma lo soffocherei e lui ha bisogno di libertà. In fondo sa che gli voglio bene e che questo non cambierà, è una piccola certezza, eppure lui si sente desiderato e quando stiamo insieme è se stesso al 100%, non recita una parte. Oggi siamo rimasti abbracciati per più di un’ora e lui si è addormentato tra le mie braccia. Mi sentivo in paradiso, gli accarezzavo i capelli e lui ogni tanto apriva gli occhi e mi sorrideva un po’ e poi si stringeva a me un’altra volta. Adesso è andato via e magari non lo sentirò per due o tre settimane ma so che c’è e che prima poi si farà risentire. Io mi sento innamorato e penso che anche per lui sia una cosa importante. Si fida di me, sa di essere al sicuro e d’altra parte anche io mi fido lui. Qualche volta mi ha strapazzato ma erano cose che duravano poco e poi passava tutto. Io sono felice così, è lui il ragazzo che voglio, solo lui! E lui c’è, a suo modo ma c’è e non mi ha mai imbrogliato. Insomma, Project, oggi sono felice! Non so se questo nostro modo di vivere l’amore sia più o meno classico tra i gay, però è quello che succede ed è bellissimo!
Se vuoi pubblica pure la mail.
Carlo
____

Aggiungo una seconda mail di Carlo, giunta in serata.
____

Oggi sono stato per ore a pensare al mio ragazzo, so bene che non è il mio ragazzo e che probabilmente non sarà mai il ragazzo di nessuno, perché uno come lui non lo si può ingabbiare nemmeno per amore. Non avevo mai capito che cosa fosse l’amore, quello vero, quello che ti fa soffrire, finché non ho conosciuto lui e sono entrato in una dimensione totalmente nuova e la novità consisteva nel fatto che il nostro volerci bene era reciproco, ma reciproco nel senso vero della parola, come non mi era mai capitato prima e non mi è mai capitato nemmeno dopo, era amore vero ma non era esclusivo e anche su questo ci siamo capiti molto presto e senza nessun problema. Noi non siamo una famiglia, non saremo mai una famiglia, per essere una famiglia è opinione comune che si debba mantenere un rapporto sostanzialmente esclusivo con un’altra persona, ma questa esigenza non l’abbiamo mai sentita, e poi non è vero che l’esclusività del rapporto è necessaria per prestarsi mutua assistenza se ce ne fosse bisogno. Io farei qualunque cosa per il mio Cucciolo e penso che anche lui farebbe lo stesso per me. Qualche volta è già successo. Lo chiamo Cucciolo e lui mi chiama esattamente nello stesso modo… altro che ruoli! La nostra forza è la reciprocità. Lui sa che quando mi cerca mi fa felice e io so che mi vuole bene, che nel suo mondo ho un posto che conta. Non mi importa che sia il primo posto, so che non lo è, a me interessa che quel posto ci sia e continui ad esserci nel corso degli anni e finora è stato così. Il mio ragazzo mi affascina perché non è solo un bel ragazzo ma rappresenta proprio l’incarnazione del mio ragazzo ideale e poi perché mi capisce senza bisogno che io parli e mi rispetta. Io d’altra parte gli riconosco una grande dignità, una grande onestà di fondo, una vera moralità. Non quello che la gente intende per morale ma una moralità intesa come capacità di non subordinare a nulla i rapporti affettivi, che per lui sono al primo posto e devono essere gestiti con chiarezza: parlare chiaro, sempre, anche quando il discorso si fa sgradevole, ma anche nei discorsi meno gradevoli il rispetto non è mai mancato, non erano rimproveri fatti per odio ma per amore. Tante volte mi ha messo davanti alle mie ipocrisie, ha smascherato davanti ai miei occhi tante mie piccole falsità, tante mie incapacità di essere sincero fino in fondo. Tante volte devo avergli fatto proprio rabbia, deve avermi considerato un mediocre uno pronto ad ogni compromesso, e in fondo me lo ha detto esplicitamente, ma me lo ha detto per farmi ragionare, per togliermi la classica fatta di prosciutto davanti agli occhi. Soprattutto non mi ha mai fatto pesare la sua assenza, certe volte non lo vedo per settimane e se ci siamo lasciati bene io sto tranquillo e so che lo risentirò e che è solo questione di tempo, ma se ci siamo lasciati male, allora, si fa sentire presto o mi manda una faccina per sms, e lo fa per togliermi dalla testa che qualcosa tra noi sia andato in crisi. Ho scoperto la sessualità con lui. Prima pensavo che avrei al massimo potuto desiderare un ragazzo e che forse quel ragazzo alla fine non mi avrebbe detto di no, ma comunque vedevo me stesso nei panni dell’innamorato e l’altro come uno che alla fine non dice di no. Non consideravo proprio l’idea di potere essere io stesso desiderato sessualmente da un altro ragazzo e invece è proprio questo che è successo con lui. Che ci volevamo bene l’avevo capito da parecchio tempo, ma lui mi desiderava almeno quanto io desideravo lui. Ecco è stato questo che mi ha stupito, ed era un desiderio sessuale vero e molto forte che non solo non metteva in crisi in nostro rapporto affettivo ma lo rendeva molto più completo e profondo. Per me non era scontato mettere insieme le categorie del sesso e quelle dell’amore ed è stato il mio Cucciolo che mi ha insegnato come fare. Sia ben chiaro che lo chiamo Cucciolo perché mi fa un’enorme tenerezza (come penso di farne io a lui) ma so benissimo che è un uomo, un adulto che fa le sue scelte e che diverse volte mi ha messo in crisi aprendomi gli occhi su tanti aspetti della realtà che non avevo ben chiari. Mi piace moltissimo il suo modo di vivere il sesso: non è ipocrita, è estremamente diretto e certe volte si vede che è proprio portato da un entusiasmo irrefrenabile ma sempre con dolcezza, col sorriso, con l’autoironia. Quando ci abbracciamo si abbandona del tutto tra le mie braccia eppure ha una forza enorme quando mi prende in braccio. La cosa più bella è stare abbracciati nudi, la sensazione di intimità e di affidamento reciproco è fortissima e inebriante. Nel suo modo di fare sesso non c’è mai niente di schematico e di prefabbricato, è totalmente spontaneo e poi è attentissimo alle mie reazioni, cerca di farmi stare il meglio possibile, certe volte, quando siamo un po’ stanchi, io lo seguo meno e allora mi dice: “Dai, vieni qui!” e mi sorride strizzando gli occhi e allora mi sciolgo del tutto. Tante volte nelle nostre serate di coccole ci fermiamo a parlare e mi incanto ad ascoltarlo. Ragiona in un modo molto diverso da mio, ma , secondo me, più lineare, più diretto e anche più profondo. Qualche volta ha delle giornate di malinconia profonda e allora restiamo abbracciati ad accarezzarci in silenzio e piano piano si rasserena e per me è come se vedessi sorgere il sole. Non siamo una coppia, credo che per noi un modello di tipo matrimoniale non funzionerebbe affatto, noi non abbiamo legami di nessun genere al di là del fatto che ci vogliamo bene. Tra noi c’è una fedeltà, che è quella del continuare a volersi bene, anche se ognuno di noi ha la sua strada. Mi piacerebbe vivere con lui? Certo, ma è una cosa che non funzionerebbe e che rischierebbe di mettere in crisi la sostanza del nostro rapporto, che ha i suoi tempi e i suoi modi di realizzarsi e che non può essere ridotto a schemi di nessun genere. Ho passato tante ore a pensare al mio Cucciolo e mi sento felice, io lo so che c’è e che non se ne andrà, non avevo mai vissuto una cosa così bella e soprattutto così vera!

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=4911