DA COPPIA GAY A FAMIGLIA ALLARGATA

Ciao Project,

noi non ci conosciamo ma io un po’ ti conosco perché ho letto il forum tante volte e lo leggo ancora adesso e penso che sia mio dovere raccontarti la mia storia perché anche tu c’entri in qualche modo.

Ho 32 anni, non so se siano tanti ma a me sembrano tanti. Posso dire di essere stato fortunato e di avere avuto molto dalla vita. Ho genitori ai quali voglio bene, che ormai stanno invecchiando, ma è inevitabile, loro non mi hanno mai fatto sentire veramente solo.

Non ho mai avuto problemi con la mia omosessualità, o meglio, non ho avuto problemi ad accettarla, per me era una cosa ovvia e naturale, ho avuto qualche storiella, ma poco significativa, proprio quando ero giovanissimo, poi mi sono dedicato al lavoro in modo quasi esclusivo e ho messo da parte per un po’ il mio mondo affettivo. Ho conosciuto anche ragazzi gay ma, francamente, non mi sentivo attratto da loro.

Poi, quando avevo 26, anni ho conosciuto un ragazzo, che qui chiamerò Fulvio (perché è un po’ rosso di capelli). L’ho conosciuto sul posto di lavoro ma non è un mio collega, lavorava per una ditta che vive sulle commesse della ditta dove lavoro io. Quando ci siamo conosciuti, lo devo dire, mi era del tutto indifferente, per me era solo uno incontrato per caso col quale non avrei avuto assolutamente nulla da spartire. Per motivi di lavoro abbiamo avuto modo di incontrarci più volte e abbiamo cominciato a parlare un po’ ma di cose qualsiasi.

Col senno del poi posso dire che probabilmente lui aveva capito di me molto di più di quanto io avessi capito di lui. Sempre per motivi di lavoro abbiamo continuato a vederci spesso e io notavo che quando capitava, la cosa a me faceva piacere e probabilmente anche a lui, e così piano piano la nostra conoscenza si è approfondita. Lui è un ragazzo gradevole ma non un bel ragazzo, o almeno a me non sembrava un bel ragazzo, quindi non mi sentivo attratto da lui in quel senso. Un giorno era arrabbiatissimo, proprio furioso, era depresso, ma depresso rivendicativo, depresso aggressivo, e ha cominciato ad aggredirmi, certo, solo verbalmente, ma scaricava verso di me la sua rabbia e io non capivo il perché. Devo confessare che per questa ragione sono stato a disagio, non capivo la ragione della sua aggressività.

Nei giorni seguenti non ha cambiato atteggiamento e poi è sparito, non l’ho più visto e non sapevo che cosa pensare. Io continuavo ad andare alla sua azienda, sempre per motivi di lavoro, ma al suo posto c’era una signora di mezza età e io sentivo la mancanza di Fulvio. Alla fine mi sono fatto coraggio e ho chiesto di lui. Mi hanno detto che si era licenziato e che non si era più fatto vivo. Io non avevo il suo numero di cellulare, l’ho chiesto alla signora ma non me lo ha dato e ci sono rimasto molto male, ma un giorno, mentre attendevo la signora nel suo ufficio ho visto che c’era l’agenda aperta e siccome sapevo il nome del ragazzo l’ho cercato e l’ho trovato, ho memorizzato il numero e poi, quando è arrivata la signora mi sono comportato come al solito, come se niente fosse successo.

Arrivato a casa l’ho chiamato. Mi ha subito chiesto chi mi avesse dato il suo numero e gli ho detto che lo avevo rubato, lui è partito all’attacco e mi ha proprio aggredito malamente e poco dopo ha chiuso il telefono in modo brusco. Io mi sono sentito un totale imbecille per averlo cercato e sono rimasto di pessimo umore per buona parte della serata. Poi, verso le 23.00 mi richiama, si scusa, sempre in modo un po’ brusco, mi chiede se vivo da solo o se ci sono altri in casa, gli dico che non c’è nessuno, mi chiede dove abito, glielo dico e mi risponde che verrà a casa mia dopo pochi minuti, io mi limito a dirgli: ok!

Arriva, si guarda intorno, poi mi chiede: “Perché mi hai cercato?” Gli rispondo che non lo avevo visto da qualche giorno e altre banalità del genere. Lui mi ferma e mi dice: “Non si ruba un numero di telefono se non c’è un motivo serio!” Io mi sento un po’ messo alle strette e cerco di divagare, lui cambia apparentemente argomento: “Ce l’hai la ragazza?” Gli rispondo: “No! E tu?” Lui ha un momento di esitazione poi dice: “No!” Ma va subito oltre: “Allora, perché mi hai cercato?” Rispondo in modo volutamente neutro: “Perché mi trovavo bene a parlare con te.” Poi mi fa la domanda che non avrei mai voluto sentire: “Sei gay?” Mi sento in un imbarazzo terribile, ma gli dico: “Sì” e aggiungo subito: “E tu?” Aspetta qualche secondo e poi dice: “Sì, ma non voglio un ragazzo.” Gli rispondo: “Ma non mi sono innamorato di te, non sei il mio tipo, mi sembravi solo un ragazzo interessante …” Lui mi interrompe: “E che vuoi da me?” Gli dico che se è venuto sotto casa mia a notte fonda un motivo ci sarà pure, mi guarda con atteggiamento di sfida: “Tu pensi di avere capito tutto, ma non hai capito un cazzo! Mi fai solo rabbia!”

 Ecco, il nostro rapporto è cominciato così, in pratica come una contesa, come uno scontro. Niente di tenero, niente di affettuoso, assolutamente niente di sessuale. È stato a casa mia fino a dopo le due, gli ho proposto di dormire da me, ovviamente non nella mia stanza, ma non ne ha voluto sapere. Il suo comportamento mi ha destabilizzato. Nei giorni seguenti l’ho chiamato al telefono più volte ma non ha mai risposto. Dopo una settimana è tornato a casa mia la sera tardi, pensavo che volesse parlare un po’, ma mi ha chiesto se poteva restare per la notte e si è ritirato nella stanzetta degli ospiti e la mattina, molto presto, ho sentito che tirava la porta di casa, sono andato a vedere, era andato via e aveva lasciato un biglietto, con scritto solo: “Ti chiamo”.

Il nostro rapporto procedeva così, apparentemente senza una meta e senza senso. Non capivo nulla di lui, non sapevo nulla di lui. Mi chiedevo perché mi fossi andato a cacciare in quel pasticcio, mi sentivo usato e nello stesso tempo marginalizzato. Poi è intervenuto un fatto traumatico, ma non a livello psicologico, proprio a livello fisico: ho avuto un incidente stradale di una certa gravità e sono finito in ospedale in prognosi riservata per alcuni giorni. Di quei giorni non ricordo nulla, so solo che al mio risveglio, o meglio al mio primo riaffiorare alla coscienza, avevo intorno a me i miei genitori e Fulvio. Poi mi hanno detto che era stato lì tutti i giorni per tutto il tempo in cui gli permettevano di restare accanto al mio letto.

La mia ripresa è stata lenta, ci ho messo quasi tre mesi a tornare in condizioni accettabili, cioè a camminare più o meno normalmente e lui è rimasto tre mesi a casa mia ad assistermi, giorno e notte, e i primi tempi deve essere stata una cosa molto pesante. Ma non si limitava ad assistermi, si sedeva accanto a me e parlavamo molto, mi trattava con affetto. Piano piano ho imparato a capire il suo mondo, ed era un mondo difficile, tanto difficile che io non credevo che un mondo così potesse esistere.

Dormivamo nella stessa stanza, io sul letto ortopedico e lui su una brandina. Gli ho chiesto perché si era licenziato dal lavoro e mi ha detto che non si è licenziato ma che lo hanno licenziato perché uno dei suoi capi con lui ci aveva provato e lui lo aveva mandato a quel paese. Mi ha anche detto che stava a casa mia anche per il fatto che senza quattrini non poteva più pagarsi la stanza e che quindi aveva colto l’occasione anche per trovare una sistemazione momentanea. Questo discorso mi ha colpito molto.

Mi ha parlato molto brevemente della sua famiglia, se così possiamo chiamarla. Il padre non lo ha riconosciuto e, in pratica, lui non lo ha visto quasi mai, la madre è morta per overdose quando lui era piccolo ed è stato affidato alla nonna che viveva di pensione in condizioni molto precarie, poi quando lui aveva 22 anni è morta anche la nonna, lui aveva appena trovato un lavoretto e condivideva una stanza in affitto con un altro ragazzo, ma dopo che lo hanno licenziato ha dovuto lascaIre anche la stanza.

Fulvio è estremamente orgoglioso, ha una dignità, con me non ha mai parlato di denaro e questo vuol dire che, se sta con me, non ci sta per soldi o per trovare una sistemazione, Tra l’altro, nell’ultimo periodo della mia convalescenza si è anche trovato un lavoro. Proprio per questo siamo stati costretti ad arrivare ad un chiarimento. Mi ha detto che poteva essere di nuovo autonomo e che se ne sarebbe andato. Io ho cominciato ad avere paura, sapevo di non poter chiedergli di rimanere con me adducendo motivi di utilità economica perché una cosa del genere lo avrebbe fatto infuriare. Lui non voleva dipendere da nessuno, mi disse: “Adesso non hai più bisogno di me.”

È stato proprio per rispondere a quella affermazione che gli ho detto che mi ero innamorato di lui. Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Non mentire! Si vede che non è vero!” Allora ho dovuto correggere il tiro: “Beh, penso che potrei innamorarmi di te, però, ti prego, non te ne andare!” Lui mi ha guardato fisso per qualche secondo: “Almeno non hai detto bugie.” Ed è rimasto con me. Temevo che volesse fissare un termine, per esempio che mi dicesse: “Resto solo un mese.” Ma notai subito che non aveva fissato nessun limite, ma ovviamente di questo non gli dissi nulla. La nostra convivenza è cominciata così.

Col nuovo lavoro ha avuto grossi problemi, volevano licenziarlo perché non voleva chiudere gli occhi di fronte a forme di malcostume molto radicate. Poi ha cambiato lavoro ed è stato meglio. Il nuovo lavoro lo impegnava di più ma era pagato meglio. Per un certo periodo (due o tre mesi) ho pensato che Fulvio si fosse trovato un ragazzo, perché stava molto tempo fuori casa, ero preoccupato ma non avevo il coraggio di chiedergli nulla, lo vedevo stanchissimo, stressato, quasi fisicamente distrutto dal lavoro.

A un certo punto ho pensato che avesse veramente problemi gravi perché stava a casa solo la notte e per pochissime ore, e allora non ce l’ho fatta più e gli ho chiesto che cosa avesse. Mi ha guardato, ha meditato un momento e poi mi ha detto: “È giusto che tu lo sappia: io ho un ragazzo, se vuoi faccio le valigie oggi stesso e me ne vado.” Io l’ho fermato e gli ho detto: “Ok, hai un ragazzo, ma perché sei così stressato?” E mi ha risposto: “Perché Claudio ha problemi enormi e stiamo cercando di risolverli, io lavoro dalla mattina alla sera, faccio i turni doppi e non riesco a vederlo quasi mai…” È così che mi ha parlato di Claudio, “un ragazzo che la famiglia ha rifiutato e che sta uscendo da brutti giri, che è scappato dalla sua città perché aveva proprio paura dei delinquenti che lo costringevano a … beh, hai capito …”

Mi ha detto che Claudio aveva un posto letto in affitto e che non lavorava perché fisicamente era conciato molto male. Gli ho detto: “Ma portalo qui! Ci stringiamo un po’ e ci entriamo tutti e tre, poi vediamo che cosa si può fare.” Mi ha guardato strano, poi ha detto: “Ti rendi bene conto di quello che stai dicendo?” Gli ho risposto: “Forse no, ma non perdiamo tempo, andiamolo a prendere.” Claudio era veramente messo male: pelle o ossa, due ore dopo era a casa con Fulvio. Ho ceduto a loro la mia stanza che aveva un letto doppio e io mi sono spostato nella stanzetta, loro non volevano, ma li ho costretti. Il pomeriggio stesso abbiamo portato Claudio da un medico molto bravo che gli ha prescritto una serie di esami e che ci ha spiegato come fare per far prendere in carico Claudio dal servizio sanitario della nostra regione, dato che lui viene da un’altra. Ovviamente Claudio ha fatto anche il test HIV e siccome non aveva avuto rapporti sessuali ormai da parecchio tempo, era trascorso anche il periodo finestra. L’esame ha dato esisto negativo e ci siamo tranquillizzati, dopo pochi giorni abbiamo avuto in mano tutti i risultati clinici. In pratica Claudio si portava appresso gli esiti di una broncopolmonite non curata e il recupero pieno avrebbe richiesto tempo. Tutto il resto era in ordine. Claudio aveva allora 23 anni, era molto alto ma aveva già la schiena curva ed era magrissimo. Ci siamo presi cura di lui e lo abbiamo visto lentamente rifiorire. Fulvio ne era innamorato pazzo e vederli insieme mi faceva una tenerezza immensa, con me erano assolutamente naturali e disinvolti. Certe volte vedevamo la televisione insieme, io in poltrona e loro accoccolati insieme sul divano. Io che in teoria avrei dovuto essere geloso, mi sentivo felice di vederli così.

Sono passati ormai quasi 5 anni. Viviamo ancora insieme, ormai siamo una famiglia, loro sono una coppia molto tenera e molto vera, io non so che cosa sono, all’inizio ero un po’ una tata, adesso sono “solo” un amico vero che a loro vuole bene. Adesso anche Claudio lavora e dividiamo tutte le spese, me l’hanno posto come condizione inderogabile per continuare a stare insieme. Il mio è certamente uno strano modo di essere gay eppure non ci rinuncerei per nulla al mondo: la loro felicità è la mia felicità!

Devo aggiungere ancora un’altra cosa che mi sembra molto importante. Un giorno mi sono trovato a casa dei miei genitori, ho preso il coraggio a due mani e ho raccontato loro tutta la storia. Non sapevo come l’avrebbero presa. Mio padre mi ha guardato fisso negli occhi, poi si è alzato in piedi, mi ha detto: “Vieni qua!” e mi ha abbracciato stretto, poi ha scambiato un’occhiata di intesa con mamma e mi ha detto: “Domenica venite a pranzo da noi!” Non ci sono stati altri commenti di nessun genere. La domenica, quando Fulvio e Claudio sono venuti a casa, te lo dico quasi con le lacrime agli occhi, i miei erano proprio felici come due ragazzini e Fulvio e Claudio sono stati benissimo. Adesso ogni tanto mamma passa a casa mia, mette a posto le cose e ci porta qualcosa di già cucinato da mangiare. Fulvio e Claudio hanno un bellissimo rapporto coi miei genitori, in pratica siamo una famiglia allargata.

Questo è tutto, Project, ovviamente puoi mettere la mail dove credi meglio perché non ci sono elementi identificabili e i nomi sono stati cambiati. Fulvio e Claudio ti salutano, anche loro hanno sentito parlare di te!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6709

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GAY E RIMOZIONE DEL SESSO

Caro Project, sono capitato casualmente sul tuo forum e posso dire che sono rimasto colpito, perché permette di gettare veramente uno sguardo sulla realtà gay. Io ho passato i 50, ho avuto i miei problemi e anche le mie storie e adesso sono di nuovo felicemente single (o quasi) da anni. Mi dispiace solo che sento il mio primo e forse unico ex-compagno (se posso chiamarlo così) molto raramente, è un brav’uomo, non c’è dubbio, ma alla fine non ha molto senso cercare di stare insieme per forza quando si avverte che forse si starebbe meglio soli. Quando ci siamo lasciati, penso che sia stata una liberazione per entrambi. Lo ripeto, penso che sia una bravissima persona, ma questo non è un motivo sufficiente per stare insieme. All’inizio, ormai quasi dieci anni fa, c’era qualcosa di forte che ci spingeva uno verso l’altro, forse ci conoscevamo ancora poco e ognuno poteva proiettare nell’altro tutto quello che voleva, in pratica ci siamo innamorati delle nostre proiezioni, i primissimi tempi sono stati belli, poi sono arrivate le prime insoddisfazioni, i primi dubbi, i primi tentativi di provare a rinsaldare il rapporto. Non so se mi ha mai tradito, e francamente non credo, ma il motivo della crisi del nostro rapporto non ha niente a che fare con queste cose e nemmeno con modi incompatibili di vedere la vita, perché sotto quel punto di vista siamo molto simili. Io penso che anche lui, più che altro, abbia provato il desiderio di non essere legato più a nessuno, non so se puoi capire: il fatto di tornare a casa dal lavoro e di trovare il tuo compagno che aspetta non basta e qualche volta puoi sentirlo come una mancanza di libertà, perché se quando torni a casa il tuo compagno nemmeno ti guarda, non perché ha un amante segreto, ma molto brutalmente, perché si è stufato di te, perché è annoiato e anche deluso dal fatto di vivere in coppia… beh, che cosa ti resta da fare se non prenderne atto e cominciare a fare le valigie. Tra l’altro non abbiamo proprietà in comune e la casa è in affitto, quindi basta dare la disdetta e passare il contratto a nome di uno solo di noi e le complicazioni giuridiche sono finite. In pratica quando ci siamo lasciati, la casa è rimasta a lui e io sono andato da un’altra parte in via temporanea, poi, per fortuna, ho trovato un lavoro migliore in un’altra città e me ne sono andato. Questa è la prima parte della storia.

Arrivato nella nuova città, all’inizio ho avuto qualche problema per trovare casa, poi ne ho trovata una che poteva andare bene per me (2 stanze) e mi sono sistemato lì. Sul lavoro mi trovavo abbastanza bene ma c’era una cosa che mi piaceva poco e che mi metteva in ansia. I miei colleghi (otto persone in tutto, sei uomini, quattro sposati e due no, e due donne, una sposata e una no) erano abituati a una vita comune che a me non piaceva per niente. Si incontravano spesso, andavano spesso in vacanza insieme, si invitavano reciprocamente a cena una o due volte alla settimana, e ovviamente hanno cercato di coinvolgere anche me, ma io sono rimasto sempre in disparte e non ho mai partecipato a nessuna della loro attività, evidentemente ci sono rimasti male e alla fine non mi hanno più invitato, cosa che per me è stata una vera liberazione. Il mio tempo libero, che in realtà era poco, lo passavo in casa, a leggere, a sentire musica, oppure su internet, a cercare siti gay come il tuo ma anche siti porno, non mi vergogno di dirlo, ma contatti con persone non ne ho mai voluti, quindi niente facebook, niente social di nessun genere e niente siti di incontri o chat erotiche, insomma, la mia era una vita totalmente da single ed è andata avanti così per parecchi mesi. E questa è la seconda parte della storia.

Un giorno mi fermo a parlare con uno dei miei colleghi (32 anni, non sposato, io ero molto più vecchio di lui) la conversazione è gradevole ma dura pochi minuti, perché sul lavoro di tempo libero ce n’è veramente poco, mi invita a pranzare con lui durante la pausa ma io gli dico che non posso perché ho molto da lavorare. Una risposta del genere, per me significava: “No, grazie! Non sono interessato!” ma evidentemente lui l’ha letta come: “Vorrei venire a pranzo con te, ma purtroppo ho troppo lavoro e non posso!” e da qui è cominciato il gioco degli equivoci. Lui ha cominciato ad insistere e io ho cominciato a raccontare bugie, una appresso all’altra. Era evidente che mi stava facendo la corte, cosa un po’ strana perché un bell’uomo come lui, se vuole, ne trova cento! Io mi sentivo in imbarazzo, lui mi piaceva ma io non volevo più saperne di cominciare storie di coppia e nemmeno di avere avventure. In pratica gli ho sempre detto di no, ad ogni proposta e senza nemmeno tentennare, ma lui non mollava e la cosa mi teneva in agitazione. A un certo punto ho avuto la netta sensazione che prima o poi avrei ceduto, ma non volevo che succedesse e allora ho preso una decisione estrema, senza dire niente a nessuno ho chiesto trasferimento in un’altra città, ed è stata una cosa molto complicata, perché volevo andarmene ad ogni costo e ho dovuto fare una ricerca approfondita per chiedere una nuova sede in modo da essere sicuro di ottenere il trasferimento. Ho disdetto l’appartamento, venendo a patti col proprietario che mi è toccato rabbonire con una adeguata bustarella. Arrivano le feste di Natale, mi viene comunicato che dal 2 gennaio dovrò prendere servizio nella nuova sede. Ovviamente non dico nulla a nessuno, lo sa solo il dirigente, che sta in un altro palazzo, lontanissimo da dove lavoro io. Vado nel mio ufficio quando non c’è nessuno, faccio un pacco di tutte le mie cose e mene vado come un ladro. Arrivo nella nuova città, dal 2 gennaio prendo servizio, vivo temporaneamente in una pensione, nel frattempo cerco un appartamento, ma qui è molto difficile trovarne uno, o sono costosissimi o solo lontanissimi dal mio posto di lavoro. Dopo tre settimane trovo una soluzione che mi sembra accettabile. Nel frattempo ricevo le telefonate sconcertate dei miei ex-colleghi che hanno pensato di avermi fatto qualche sgarbo magari inavvertitamente tanto da spingermi ad andare via in quella maniera. Ricevo le telefonate di “tutti” i miei colleghi con l’unica eccezione di “lui” che non si fa proprio sentire. Non nego che ci sono rimasto un po’ male perché ho pensato che lui il vero motivo della mia fuga lo abbia capito. Non so se lui avesse capito che ero gay, ma non è affatto scontato, potrebbe aver pensato di aver insistito troppo con la persona sbagliata che poi lo ha scaricato in quel modo non potendo fare altrimenti. Nella nuova sede siamo in tanti, tantissimi e i rapporti tra colleghi sono molto superficiali, in pratica ognuno si fa i fatti propri e nessuno si impiccia della vita altrui, l’ambiente è proprio quello che io andavo cercando. Il dirigente è un po’ pignolo ma è anche molto tranquillo e se ci sono problemi non te li scarica addosso ma si prende le sue responsabilità. E questa è la terza parte della mia storia.

Dopo quasi dieci mesi nella nuova sede, una mattina vado al lavoro e rimango trasecolato, nella stanza dove lavoravo da solo hanno aggiunto una seconda scrivania, chiedo perché e mi dicono che il lunedì successivo sarebbe arrivato un novo collega e che siccome gli altri erano già due in ogni stanza, lo potevano sistemare solo da me. La cosa è logica e non posso obiettare nulla. Beh, Project, penso che tu abbia capito chi era il nuovo collega. La mattina del lunedì lo trovo già in stanza. Ci salutiamo come due colleghi che si ritrovano per caso, ma non era assolutamente un caso. Ormai bisognava arrivare ad un chiarimento serio. A fine mattina mi dice che ha le valigie al deposito bagagli della stazione e che dovrà stare in albergo perché non è riuscito a trovare casa, poi mi invita a pranzare con lui, questa volta accetto. L’imbarazzo è palpabile. Ti riporto qui di seguito il dialogo, così come l’ho ricostruito il giorno stesso per non perdere memoria di nulla. Salto tutti discorsi di circostanza e vado subito al sodo.

Lui: Ma perché sei andato via in quel modo? Però, dimmi la verità…
Io: Senti Paolo [lui si chiama Paolo], non fare troppe domande…
Lui: Hai avuto paura?
Io: Paura? E di che?
Lui: di me…
Io: Perché dovrei avere paura di te?
Lui: Uno che non ha paura non scappa…
Io: ma io non sono scappato…
Lui: non dire bugie!
Io: E tu perché sei venuto qui?
Lui: perché io non ho paura…
Io: ma che cosa vuoi da me?
Lui: Non mi dire che non ci siamo capiti… perché non è vero … se è veramente quello che vuoi posso anche chiedere un altro trasferimento, magari un una sede disagiata, così ti lascio in pace… non ti voglio dare fastidio…
Io: ma che dici? Piuttosto, se vuoi puoi stare da me finché non trovi una sistemazione, perché qui trovare casa è complicato…
Lui: Grazie! Me ne vado appena trovo casa, stai tranquillo!
Io: Per favore non insistere su questo tasto! Mi pare che non c’è molto altro da dire…
Lui: beh, ci sarebbe eccome…
Io: Voglio dire che non c’è bisogno di dirlo.

Finita la giornata di lavoro siamo andati alla stazione a prendere i suoi bagagli e li abbiamo portati a casa, si è sistemato nella seconda stanza, non sembrava un ospite, faceva tutto lui, ha preparato la cena, non mi ha permesso di lavare i piatti, alle 22.00 mi ha detto che era stanchissimo ed è andato a dormire. Io ero completamente sottosopra, sono andato a dormire anche io ma ho dormito molto poco. L’indomani mi sono alzato prestissimo, alle 6.15, mi sono preparato e sono sceso al bar a prendere il necessario per la colazione, colazione a casa! Erano anni che non facevo colazione a casa! Preparo tutto con molta cura e mi sorprendo quasi interessato a fare una bella figura con Paolo. Paolo guarda compiaciuto il tavolo e mi dà un pacchetto. Mi dice questo è per te! È una bottiglia di lavanda. Mi dice che è la stessa che usa lui, evidentemente il gesto è simbolico.

Ormai sono passati tre mesi, gli ho detto che se vuole può stare a casa mia “dividendo le spese”, per dare una motivazione formale alla cosa. Ci siamo comportati sempre come buoni amici e niente di più. Ti sembrerà strano, Project, ma io voglio che le cose vadano avanti così e magari spero pure che si trovi un ragazzo e che se ne vada con lui. Ho cominciato a volergli bene, ma non voglio avventure e nemmeno storie serie, lui lo sa, non insiste. Non so se diventeremo mai una famiglia nel vero senso della parola, o forse siamo già una famiglia. A me sta bene così, anche se è incredibile, forse ho più bisogno di un figlio che di un amante o forse mi sento amato anche così.

Insomma Project, non so se lui soffra per questa situazione ma non mi sembra proprio, In questo modo abbiamo trovato un nostro equilibrio e così la cosa può andare avanti senza vincoli di nessun genere, salvo un po’ di affetto. Quando sento la gente che parla di tradimenti mi viene da pensare che io quasi quasi vorrei essere tradito da lui, per il suo bene, non lo odierei affatto, ansi penso che tra noi non cambierebbe proprio nulla, o forse sì ma in meglio.

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RELAZIONI GAY NON STANDARD

Paolo scrive: Ciao Project! Finalmente ti trovo in chat! Non ci sei quasi mai.

Project scrive: Eh, beh, in effetti in chat entro poco

Paolo scrive: Sei impegnato?

Project scrive: No, a quest’ora non c’è più nessuno

Paolo scrive: Se vuoi andare a dormire ci sentiamo un altro giorno, veramente, non fare complimenti

Project scrive: No, nessun complimento, non ho nulla da fare e in genere vado a dormire ben oltre quest’ora, quindi non ho proprio nessun problema

Paolo scrive: Ok, perché volevo parlare un po’ con te

Project scrive: Io sono qui e non ho limiti di tempo

Paolo scrive: Allora, Project, noi abbiamo scambiato alcune mail qualche mese fa ma non ci siamo mai sentiti in chat. Ti ricordo brevemente i fatti: 36 anni, con una sola storia alle spalle e con esperienze sessuali con un solo ragazzo, quello della storia. In pratica è stato l’unico ragazzo di cui mi sono innamorato, quando è cominciata la nostra storia io avevo 26 anni e lui 20, adesso lui ne ha 30. Non stiamo più insieme da molto tempo, più di sei anni, ma siamo rimasti sempre in contatto. Lui ha avuto le sue storie e soprattutto le sue avventure sessuali, ma come ti avevo scritto in una mail, penso che per lui il sesso abbia un valore molto particolare, è una specie di dipendenza che alla fine mette in crisi e fa scappare i ragazzi coi quali lui cerca di costruire una storia. In genere i ragazzi non si rendono conto del senso che lui dà al sesso perché non lo conoscono a fondo. Lui non ha grossi problemi ad avere rapporti sessuali con persone che frequenta e di cui tutto sommato si fida, mentre è molto restio a parlare di sé. È successo così anche con me, prima di arrivare a parlare con me liberamente, cioè prima di fidarsi di me ci ha messo tre anni, poi quando mi ha parlato di tutta la sua vita passata mi si sono aperti gli occhi e ho cominciato a capire che per lui il sesso, a modo suo, cioè con le sue particolarità e le sue fisse aveva un significato speciale. Lui ha vissuto tante esperienze difficili, anche a livello sessuale, e il ricordo di tutte queste cose se lo porta dentro, per lui essere accettato significa essere accettato “com’è” con tutto il carico di problemi che si porta appresso, chi arriva veramente a volergli bene lo deve prendere com’è, mi spiego meglio, per esempio, quando lui sta con me è completamente sciolto, ma il quando lo deve decidere lui, quando cercavo di creare un programma per i nostri incontri, tutto andava a rotoli, se non lo assecondavo si arrabbiava con me e se ne andava, anche se dopo qualche giorno mi richiamava. Qualche volta potevo pure dirgli di no, non se la prendeva a male, ma non potevo sottrarmi sempre a quello che lui voleva. Per esempio quando sta con me, ancora adesso, mi ricorda più volte che lui è stato è sta tuttora anche con altri ragazzi, io gli rispondo che lo so benissimo ma che stare vicino a lui mi fa sempre un effetto positivo e che il fatto che lui possa stare anche con altri non mi turba.

Project scrive: però, scusami se mi intrometto, ma bisogna sempre stare attenti alla salute, perché se lui ha una vita sessuale molto sciolta può anche tenere comportamenti rischiosi

Paolo scrive: sì, questo è vero, ma quando stiamo insieme (ed è una cosa rara) la protezione è massima, la cosa gli dà fastidio ma alla fine l’accetta, perché sa che ho paura delle malattie e non mi vuole mettere in difficoltà.

Project scrive: sì, però magari i rapporti con altre persone possono non essere protetti o non essere protetti adeguatamente e i rischi più grossi può correrli proprio lui

Paolo scrive: Su questo ho cercato di insistere più volte, io penso che lui un certo senso di responsabilità ce l’abbia ma non vedo in concreto che cosa io possa fare per fargli fare “sempre e solo” sesso sicuro. Poi ormai da mesi noi non ci vediamo più di persona per fare sesso e lo facciamo solo per telefono, quindi a rischio zero. Anzi, io sono convinto che lui abbia accettato questa soluzione proprio per non mettere me nella paranoia del sesso a rischio

Project scrive: Beh, è una cosa notevole, è una forma di attenzione molto particolare

Paolo scrive: sì, lo so, l’ho pensato anche io. Adesso siamo a questo punto. Io gli voglio bene e credo che lui, con me, possa avere un dialogo che non può avere con altre persone, e penso che il nostro rapporto vada avanti proprio per questo, perché si vede accettato proprio senza riserve, e poi, io con lui non recito, non gli voglio solo bene, diciamo così come ad un fratello, ma ne sono innamorato, se dipendesse da me vivrei con lui e il fatto che può avere altri ragazzi mi preoccuperebbe solo per la sua salute e per niente altro. Lui di me si fida ed è questo che in qualche modo rende unico il nostro rapporto, con me non recita, non lo ha mai fatto, non è reticente, si scioglie del tutto. Tira fuori tutte le sue debolezze e tutti i suoi lati oscuri perché sa che tra noi non crollerà nulla in nessun caso, penso che sia questo il punto fondamentale.

Project scrive: Non so se posso farti una domanda indiscreta…

Paolo scrive: certo, ci mancherebbe altro!

Project scrive: Hai mai notato in questo ragazzo dei comportamenti che ti hanno messo in allarme, reazioni strane, aggressive, o forme di depressione, o tendenza a parlare senza fermarsi…

Paolo scrive: Vuoi dire se ho notato qualcosa di patologico?

Project scrive: Beh più o meno…

Paolo scrive: No, è un ragazzo intelligentissimo e poi è profondamente onesto, quando stava per mettersi con un altro ragazzo me lo ha detto prima perché non avrebbe sopportato l’idea di imbrogliarmi, e poi è profondamente buono, può fare la sua sfuriata, se gli gira male, ma non è mai aggressivo, se mai se la prende con se stesso e si colpevolizza, si ritiene non all’altezza della situazione. Non vuole che io gli dica che lui è importante per me, anche se lo sa benissimo, e poi ha una grande dignità, siccome è pure un bel ragazzo potrebbe stare facilmente con chi vuole, e magari fare pure la bella vita, ma anche se la parola può sembrare strana, è di una moralità specchiata: per lui l’affettività e il sesso non sono mai stati mescolati con altri interessi, in pratica non ho mai visto ragazzi più onesti di lui. Forse ad alcuni dei ragazzi con cui è stato non ha detto che era stato anche con altri, questo può darsi, ma se è successo è il segno che con qui ragazzi non aveva un rapporto molto profondo

Project scrive: Ma tu per questo ragazzo hai messo da parte l’idea di avere una vita affettiva tua?

Paolo scrive: Sì, ma non mi è costato molto. Cioè, mi spiego, io con lui sono stato bene il periodo che siamo stati insieme, per me esisteva solo lui, e ancora adesso esiste solo lui, perché quando ci sentiamo c’è proprio un clima particolarissimo, e, guarda, non ci sentiamo mica soltanto per fare sesso, anzi, direi che fare sesso succede molto di rado, la maggior parte delle volte ci sentiamo per parlare e io mi sento totalmente a mio agio e penso che succeda anche a lui. Mi viene in mente che qualche volta ha avuto momenti di depressione e di scoraggiamento molto forte, questo è successo e mi ha anche preoccupato, ma è successo soprattutto qualche anno fa, adesso lo vedo più tranquillo, più razionale e non sono stato più veramente in ansia per lui, perché sono convinto che saprebbe cavarsela in qualsiasi situazione e anche che alla fine riuscirebbe frenare quella certa tendenza alla depressione che comunque un po’ ha.

Project scrive: Gli sei mai stato vicino nei suoi momenti di depressione?

Paolo scrive: Sì, certo

Project scrive: E con te, in quei momenti c’era dialogo?

Paolo scrive: Sì, c’era, con me non ha mai avuto forme di chiusura totale, l’ho visto piangere tante volte, ma non mi ha mai rifiutato, nemmeno nei momenti peggiori, io lo abbracciavo e gli dicevo che gli volevo bene e che per me era una persona fondamentale e piano piano si sentiva riconfortato, guarda, Project, con me c’è stato sempre un buon rapporto, io non ho mai avuto paura di perderlo veramente. Per me questo tipo di vita potrebbe anche andare bene, anzi, direi che va bene, ma io credo che lui si senta ancora parecchio sbandato, non so se riuscirà mai a costruirsi una storia stabile, perché non credo che per lui l’idea stessa di monogamia sia alla fine possibile. Lui mi chiede spesso che cosa penserebbe la gente se sapesse quali sono i suoi comportamenti sessuali, me lo chiede perché è come se avesse bisogno di degradarsi, di sentirsi addosso il disprezzo della gente e di poterlo sfidare. Ha sempre avuto l’idea di fare sesso trasgressivo, che poi, capiamoci bene, in quello che fa c’è ben poco di trasgressivo, ma è come se avesse bisogno di dire che lui del giudizio degli altri se ne infischia, cosa che, però alla fine è vera solo fino ad un certo punto

Project scrive: Tu hai accennato ad un’infanzia difficile

Paolo scrive: Sì, però preferisco tenere i discorsi troppo personali tra me e lui

Project scrive: E fai benissimo! Anzi penso che questa sia la base di un rapporto serio, perché il vostro lo è, c’è ben poco di standard, ma è un rapporto che va avanti da dieci anni e che se ha perso qualcosa nel tempo è solo il suo carattere standard, adesso è il vostro rapporto, senza riferimento a nessuno schema, e effettivamente funziona

Paolo scrive: C’è una cosa, Project, che mi lascia molto indeciso, cioè dando per scontato che io per lui continuerò ad esserci, che cosa posso fare per farlo stare meglio? Non so se cercare di essere più presente oppure se continuare a rimanere sullo sfondo. Certe volte ho paura che lui possa cercare di fare un bilancio della sua vita e possa sentirsi alla fine del tutto irrealizzato: con me ha un dialogo serio e fa un po’ di sesso, con altri ragazzi ha certamente una vita sessuale ma non credo che abbia un dialogo vero, alla fine gli manca un punto di riferimento vero, e non credo francamente che potrei essere io, noi siamo stati insieme per anni, all’inizio, ma poi la cosa non è andata avanti perché io sessualmente non ero certamente al culmine dei suoi desideri, e lo posso capire benissimo. Il sesso che vive con me ha un altro senso, è una forma di accettazione, di comunicazione senza riserve ma è evidente che tutto questo comunque non è abbastanza per lui. Sia ben chiaro, Project, lui non andrebbe con chiunque, ha bisogno di sentirsi a suo agio, i ragazzi coi quali ha rapporti sessuali, in fondo sono pochi e sono sempre gli stessi, lui di loro si fida abbastanza ma con loro non ha un dialogo veramente aperto, ha paura che se fosse se stesso al 100% lo metterebbero da parte

Project scrive: Vedi, Paolo, se tra voi, con gli anni, si è creato questo rapporto, che è particolarissimo ma che non crolla, vuol dire che è quello possibile, così le cose procedono e tutto sommato stanno bene a te e a lui, pensare a qualcosa di diverso, che però non è nato da sé in dieci anni, vuol dire comunque forzare le cose, e poi io credo che tra voi ci sia un modo serio di capirvi, quando tu dici che lui si fida di te, dici in sostanza che ti considera come un compagno nel senso più profondo del termine. Se con te ha fatto discorsi difficili che non ha fatto con altri, vuol dire che per lui tu sei veramente importante, sesso o non sesso e il fatto che tra voi il sesso sia un modo di manifestare un’accettazione reciproca senza riserve indica che il legame tra voi è molto importante, sesso o non sesso. Tu dici di questo ragazzo cose molto positive e devo dire che anche a me sembra una persona veramente notevole, cioè una persona da non perdere, perché penso che molto difficilmente potresti trovare con altri ragazzi forme di coinvolgimento analoghe a quelle che provi con lui. L’evoluzione delle cose nel tempo è imprevedibile, tu almeno formalmente non sei il suo ragazzo, sei il suo ex, ma allo stesso tempo sei il suo migliore amico e probabilmente manterrai questo ruolo nel tempo. Non so se lui avrà mai un ragazzo nel senso pieno della parola, cioè un ragazzo del quale potrà fidarsi al 100% e col quale potrà avere un dialogo aperto al 100% come fa con te, è possibile, anzi è probabile che questo non accada e quindi la tua posizione potrebbe diventare stabile. Ormai non siete più ragazzi, siete adulti e anche per questo adesso accettate la relazione che c’è tra voi, che è una relazione d’amore tipicamente adulta e non standard

Paolo scrive: Sì, in effetti potresti avere ragione, ma io continuo a pensare a lui, non per rimettermi insieme con lui ma perché vorrei che stesse bene, che fosse felice. Una volta, quando si era messo con un ragazzo che anche io conoscevo, avevo pensato che fosse veramente felice e tutto lo faceva pensare, i rapporti con me erano diventati più rari, senza sesso, ma non meno autentici e vedevo che era felice, poi la storia è finita e quel ragazzo si è allontanato in via definitiva e io ho pensato che fosse successo proprio dopo un discorso chiaro. In pratica quel ragazzo aveva voluto un mondo di bene al mio ex quando non lo conosceva veramente, quando poi lo ha conosciuto più da vicino non se l’è sentita di andare oltre e ha preferito allontanarsi. Project, io gli voglio bene, voglio che lui stia bene perché è l’unico ragazzo che mi ha preso sul serio a quel livello, stare con lui è una cosa che mi mette in crisi ma è una cosa che non cambierei per nulla al mondo, io non cerco un ragazzo, io voglio lui e basta, e poi, lui c’è, non è mai sparito, insomma non mi sono innamorato di un fantasma ma di un ragazzo vero e veramente speciale.

Project scrive: Sì, lo penso anche io!

Paolo scrive: Project, io adesso devo proprio andare a dormire perché domani lavoro e esco di casa alla sei. Ti lascio la mia mail [omissis], e se ti va possiamo approfondire il discorso.

Project scrive: Posso chiederti una cosa?

Paolo scrive: Dimmi.

Project scrive: Mi autorizzi a pubblicare questa mail?

Paolo scrive: Beh, non ci sono elementi riconoscibili, mi pare, se ce ne trovi puoi toglierli, e poi pubblicala pure, se pensi che possa servire a qualcuno.

Project scrive: Penso proprio di sì. Allora grazi e Buonanotte. A presto!

Paolo scrive: Notte Project e a presto!

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AMORE GAY NON ESCLUSIVO

Ciao Project, ho visto che nel forum ci sono parecchi post dedicati agli ex e che non è molto raro che anche dopo la fine del rapporto di coppia si mantengano dei contatti importanti con il proprio ex, ed è quello che è capitato anche a me. Sono un quarantenne che nel corso della sua vita è stato con un solo ragazzo, più giovane di 11 anni. Ho voluto bene al mio ragazzo e ho anche sentito il suo affetto verso di me, penso sia stata per entrambi un’esperienza fondamentale. Io ero molto inibito e sostanzialmente incapace di capire il valore della sessualità vissuta in coppia, lui era molto più sciolto sessualmente ma tendeva a dare poco valore all’affettività, che per me è sempre stata fondamentale. Le nostre differenti visioni dei rapporti di coppia, inizialmente hanno creato qualche problema, ma poi, col passare degli anni, le nostre posizioni si sono sempre più avvicinate. In teoria tutto lasciava pensare che il nostro rapporto potesse continuare in modo tranquillo indefinitamente, ma non è accaduto così. In fondo i miei complessi erano ancora lì in buona parte e lui continuava ad avere resistenze a capire il fatto che per me volergli bene non era solo una questione di sesso. In fondo anche per lui non era una questione di sesso. Certe volte io non arrivavo a capire quanto lui avesse bisogno di un contatto sessuale e mi mettevo a parlare di cose molto teoriche e anche stupide, invece di mettermi veramente in sintonia con lui, lui si sentiva non capito, trascurato, io lo vedevo cambiare di umore e non capivo il perché. Quando aveva bisogno di sesso, nonostante la sua disinvoltura sessuale, non lo diceva sempre esplicitamente, anche perché sapeva che su quel terreno io ero spesso un po’ restio a seguirlo, sembra paradossale ma è così. Per un po’ le cose sono andare avanti così, poi mi ha detto chiaramente che mi voleva bene ma che lui aveva bisogno anche di altro. Sul momento ci sono rimasto male, poi mi è venuto in mente che lui è tanto più giovane di me e che forse il motivo di fondo è proprio quello. Gli ho detto che lo capivo benissimo e che non ci sarei rimasto male e l’ho anche incoraggiato a trovarsi un altro ragazzo. Quando poi lo ha trovato realmente sono andato in crisi, mi sentivo solo, in un certo senso sapevo che avevo fatto la cosa giusta ma la sua presenza mi mancava moltissimo. Lui aveva il suo ragazzo e stava anche bene con lui, almeno così sembrava, ma non mi ha abbandonato per questo. Quando parlavamo lo sentivo più sereno, meno nevrotico, e questo mi faceva stare bene. Io non lo chiamavo mai perché lui si sentisse libero, lui invece si faceva sentire, parlavamo abbastanza spesso su skype. Le nostre conversazioni non erano più quelle di due innamorati, ormai quella dimensione l’avevamo superata, ma erano comunque conversazioni di due persone che si stimano e che non vogliono perdersi e francamente non mi sembrava che il nostro rapporto avesse meno valore di prima, anche se forse per lui non era esattamente così. Ho conosciuto il suo ragazzo, che sapeva che lui era stato prima con me, e sono rimasto molto bene impressionato, era un ragazzo molto serio e gli voleva bene. La storia con questo nuovo ragazzo è andata avanti per quattro anni, poi è successa con lui una cosa simile a quella che era successa con me, non stavano più insieme ma continuavano a vedersi e penso anche a volersi bene. Un giorno viene da me, mi dice che vuole fare sesso con me ma aggiunge subito che è appena stato con l’altro suo ex. Io sono parecchio perplesso, gli dico che ci possono essere dei rischi per le malattie, lui mi dice: “Stiamo solo a letto insieme e tu mi abbracci… ok?” E abbiamo fatto così. Mi ha detto che l’altro suo ex sapeva che lui sarebbe venuto da me e non ha avuto problemi. Abbiamo parlato moltissimo. È stata una delle più belle nottate che ho passato con lui. È una storia di coppia la mia? Tecnicamente no, però, per quanto sia una cosa anomala, è comunque un modo di volersi bene. Lo dico con piena consapevolezza perché vedo che nessuno di noi tre, oggi come oggi, si sente a disagio per la nostra storia. Sappiamo tutti come stanno le cose e accettiamo la situazione senza problemi. Certo non è la storia di Cenerentola e del principe azzurro e, vista da fuori, può sembrare strana. Lui ama me ma anche il suo secondo ex, noi siamo stati abituati a pensare che i rapporti affettivi e più ancora quelli sessuali debbano essere esclusivi, che la fedeltà sia una virtù e che il tradimento sia una colpa grave, ma qui non c’è nessun tradimento, sappiamo tutti come stanno le cose. Non posso certamente dire di amare di meno il mio ragazzo perché lui sta anche con un altro, che poi è uno che gli vuole bene veramente. Perché dovrebbe rinunciare o a me o a lui? Francamente mi sentirei a disagio se il mio ex si dimenticasse veramente di me, ma se ha bisogno anche di un altro rapporto affettivo-sessuale, beh, non vedo perché ne debba fare a meno. Non mi sta imbrogliando, è tutto alla luce del sole e sono cose molto serie che possono avere un impatto importante sulla sua vita. Siamo proprio mosche bianche, Project? Ti è mai capitato di vedere situazioni simili? Mi piacerebbe conoscere il tuo parere e anche poter confrontare le mie esperienze con quelle di persone che hanno vissuto situazioni simili.

Peter

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TRISTEZZA E AMORE GAY

Caro Project,
sono da anni un lettore assiduo del forum di Progetto Gay, le storie che tu hai pubblicato, in più di qualche caso presentano attinenze con quello che io sto vivendo da anni, però mi piacerebbe sapere il tuo parere specifico sulla mia situazione personale, che non so sempre come affrontare; in genere non mi provoca grossi problemi ma certamente mi mette in situazioni di forte incertezza, vorrei capire meglio come posso rendere il mio compagno più felice. Capisco che, messa la questione in questi termini, è impossibile farsi un’idea precisa, quindi entro nel merito.
Ho 45 anni, ho vissuto praticamente da solo fino ai 35 anni, poi ho incontrato per puro caso Lorenzo, detto Enzo, un ragazzo fiorentino che aveva allora venticinque anni. La storia del nostro primo incontro ha dell’incredibile.

Era domenica sera, più o meno verso le 23, pioveva a dirotto, io stavo rientrando a casa, quando lungo una strada di grande scorrimento vedo una macchina accostata e uno che chiede aiuto e fa segno di fermarsi. Per un attimo non so che fare, poi, lo confesso, vedo che è un ragazzo alto, magro e tutto bagnato e allora mi fido e mi fermo, anche perché dare una mano a un bel ragazzo non è solo un gesto umanitario.

Devo dire che mi ha colpito al primo sguardo. Mi dice che gli si è rotta la macchina e che non sa che cosa fare. Gli dico di salire sulla mia macchina e che l’indomani ci saremmo preoccupati della macchina, perché non poteva certamente restare lì sotto l’acqua. Sale nella mia macchina, gli chiedo dove posso accompagnarlo e mi dice che dovrebbe tornare a Firenze (noi eravamo a Roma), ma che la macchina non funziona, gli chiedo se vuole che lo accompagni in albergo da qualche parte, mi risponde che non ha soldi, mi offro di prestarglieli io ma non vuole proprio parlare di soldi, mi chiede se posso ospitarlo per la notte, io sono un po’ perplesso perché tengo molto alla mia privacy e una richiesta così poco usuale mi costringere a decidere senza poter capire bene che cosa sto facendo, poi alla fine accetto.

Sale a casa mia, gli do dei vestiti asciutti e va a cambiarsi, gli preparo il letto nella stanza più piccola, che è piccola ma è una vera stanza da letto, gli chiedo se ha cenato e mi dice di no. Gli preparo una rapida cena, è stanco morto, è quasi l’una e gli dico di andare a dormire. L’indomani si vorrebbe rimettere i suoi vestiti che però sono ancora bagnati. Non è pratico di macchine, allora chiamo io il carro attrezzi e faccio portare la sua macchina alla mia officina. Il meccanico dice che il danno è serio e che ci vorrà qualche giorno, lui insiste che deve tornare assolutamente a Firenze in tempi brevi, magari in treno. Gli dico che lo avrei accompagnato a Firenze con la mia macchina e che poi gli avrei portato dopo qualche giorno la macchina riparata. Lui mi risponde che non ha soldi per pagare la riparazione ma che mi restituirà tutto appena potrà. Io gli dico che mi sta bene. Sistemo per telefono alcune cose di lavoro e poi partiamo.

Il viaggio è stato breve ma ci ha permesso di parlare molto. Mi chiede perché faccio tutte queste cose per lui, io sono molto in imbarazzo ma poi alla fine gli dico la verità e cioè che sono gay e che per uno come me, poter essere utile ad un ragazzo è una cosa molto gratificante. Dopo qualche minuto mi dice che è gay anche lui, cosa alla quale io inizialmente fatico a credere, e mi racconta che cosa era andato a fare a Roma. In pratica è innamorato di un ragazzo che lo trattava malissimo e questo per lui non sarebbe stato un problema, ma quel ragazzo, di fatto, non voleva stare con lui. Enzo era venuto a Roma in macchina correndo alla disperata, perché si sentiva perso, voleva parlare con quel ragazzo, convincerlo a non andarsene via, ma non c’era riuscito.

Nel raccontarmi la storia si è messo a piangere a singhiozzi e stava proprio male, mentre guidavo gli ho stretto la mano sinistra per qualche secondo e si è un po’ calmato, mi ha chiesto il numero di cellulare e mi ha dato il suo. A Firenze mi ha detto di lasciarlo vicino a santa Maria Novella e di ripartire subito, e io ho fatto proprio così. Dopo tre giorni la sua macchina era riparata, l’ho chiamato e gli ho detto che gliel’avrei riportata la domenica successiva, mi ha chiesto di portargli la ricevuta del meccanico perché “appena possibile” mi avrebbe restituito tutto. La domenica sono andato a Firenze con la sua macchina. La prima cosa che ha fatto è stata chiedermi la ricevuta. Pensavo che si sarebbe trattenuto a parlare con me almeno un po’ ma non è successo, mi ha detto solo grazie, senza nemmeno stringermi la mano e mi ha congedato. Confesso che ci sono rimasto un po’ male, mi sentivo un perfetto imbecille che aveva fatto tanti chilometri e aveva speso tanti soldi per essere poi congedato così banalmente. Non ho avuto più notizie di Enzo per quasi un mese e ormai non ci pensavo più.

Una notte, a ora tardissima, più o meno verso le due, mi chiama e mi chiede che cosa sto facendo, gli dico che sto dormendo. Lui mi chiede: “Sei da solo?” gli dico si sì e lui dice: “Allora apri il portone.” La prima cosa che ha fatto è stata ridarmi i soldi della macchina, ma era stravolto, aveva la faccia distrutta e tutta arrossata, evidentemente aveva deciso di venire da me già a tarda notte e aveva fatto tutta la strada in preda all’ansia. È rimasto in piedi e si è messo a piangere, diceva che non ce la faceva più a vivere, che per lui la vita non aveva alcun senso, che non sarebbe stato mai felice. In quel momento l’ho abbracciato, ma stava proprio male, l’ho tenuto stretto quanto più ho potuto, gli ho scarmigliato i capelli e gli ho detto: “Ti preparo il letto”, mi ha risposto che voleva dormire con me, gli ho detto che avevo un letto singolo, ma la cosa gli era indifferente.

Siamo andati a letto, ma non c’era niente di erotico, lui stava male, in certi momenti tremava, mi ha letto in faccia i miei dubbi e mi ha detto. “Non uso sostanze… non avere paura di me, ti prego.” Gli ho posto un braccio sotto la testa e lui si è girato verso di me. Gli ho detto: “Qui non hai niente da temere… cerca di stare tranquillo…” Ma è rimasto agitato per buona parte della notte. Non sapevo proprio che cosa fare, in certi momenti pensavo che avesse problemi veramente seri. Quando si è addormentato era ormai mattina. Non avevamo dormito nemmeno un’ora.

Mi sono seduto accanto al letto per vederlo riposare, era veramente un bel ragazzo e io mi chiedevo perché quell’altro ragazzo non avesse voluto stare con lui. Certo i modi di fare di Enzo erano molto lontani dai tipici modi di fare di un ragazzo gay, mi sembrava emotivamente instabile, se la notte precedente aveva fatto tutta quella strada non era certo soltanto per riportarmi i soldi della macchina, probabilmente si sentiva proprio male, era solo e non sapeva a chi rivolgersi. Insomma, mentre lo vedevo riposare, mille dubbi affollavano la mia mente, da quelli più terribili, cioè che potesse arrivare a un gesto insano, al fatto che potesse essere assalito dall’emotività, magari lungo la strada, rischiando di perdere il controllo dell’auto. Perché aveva danneggiato la macchina per averla forzata troppo, almeno a quanto dice il meccanico.

Si è svegliato dopo le nove, l’ho mandato a farsi una doccia e gli ho preparato la colazione. La prima cosa che mi ha detto è stata: “Potevi anche approfittare di me quando stavo male ma non lo hai fatto. Adesso mi sento meglio.” Io rimanevo in silenzio, non sapevo che cosa dire, e lui ha ricominciato a piangere ma in modo più tranquillo, mi ha seguito in cucina e ha cominciato a fare colazione, poi mi ha detto: “Posso rimanere qui qualche giorno?” Gli ho risposto: “Certo, tutto il tempo che vuoi!” Lui ha detto: “Solo due o tre giorni.” Istintivamente mi fidavo di lui. Nei giorni successivi abbiamo parlato molto. Io lo stavo a sentire affascinato. Lorenzo mi piaceva molto anche di carattere, non era aggressivo né arrogante né permaloso, tendeva se mai a sminuirsi molto.

Si era laureato con la lode in una disciplina scientifica molto difficile e aveva appena cominciato il percorso di dottorato. Viveva della sua borsa di studio. I rapporti con la sua famiglia erano pessimi, non nel senso che ci fosse odio, ma c’era di peggio, c’era indifferenza reciproca totale. Enzo non stava male per l’università, che però stava cominciando a trascurare, stava male perché non aveva nessuno che gli volesse bene. Si riteneva un po’ un caso limite, quasi un caso patologico. Io gli avrei proposto di stare definitivamente con me, ma lui aveva i suoi studi a Firenze, ed erano studi importanti che non poteva lasciare andare con leggerezza. Ne abbiamo parlato molto e abbiamo concluso che se lui si fosse rimesso a studiare con la massima serietà, io sarei andato a Firenze il venerdì sera e sarei tornato a Roma il lunedì mattina. Lui non voleva crearmi scompiglio ma alla fine si è convinto che sarebbe stata la soluzione migliore.

È rimasto a casa mia cinque giorni. Tra noi non c’è stato niente di esplicitamente sessuale, anche se vederlo sorridere mi dava dei momenti di felicità totale. Qualche volta provavo a dirgli che è una persona speciale ma mi fermava subito: “Niente discorsi!” In quei pochi giorni però ci siamo veramente detti tutto, lui era esitante perché pensava che certe cose mi avrebbero creato difficoltà ma io ero sempre più innamorato. Se tra noi si creava qualche volta qualche attimo di incomprensione, cosa comunque molto rara, dopo pochi secondi la cosa era superata.

Dal mese di dicembre ho cominciato a fare avanti e indietro da Roma a Firenze con la macchina, siccome però era veramente distruttivo dopo qualche settimana sono passato al treno. Dal mese di aprile ho preso in affitto un micro-appartamento di 36 mq nella estrema periferia di Firenze, i costi erano più o meno quelli dell’albergo, ma almeno Enzo poteva venire a stare con me per tre notti. Si portava i libri e certe volte si metteva a studiare, la cosa fondamentale era restare insieme. Tra noi non c’erano più segreti. Cominciavo a capire tante cose della vita di Enzo che non avrei mai immaginato e ne ero sempre più innamorato, mi faceva una tenerezza estrema.

Tra noi la sincerità era totale, qualche volta brutale: mi disse che non ero il suo tipo, che mi voleva bene ma non era innamorato di me, questa cosa inizialmente frenò i miei entusiasmi, anche se continuavo ad andare a Firenze tutte le settimane. Una sera mentre dormivamo insieme nello stesso letto, mi disse: “Mi sto eccitando e non mi era mai successo prima… “ Io cercai di cambiare argomento, ma non me lo permise. Mi disse solo. “Non mi dire di no! Per me è importante.” Ci abbracciammo e fu la prima volta che feci l’amore con un ragazzo.

Enzo sembrava un’altra persona, era sereno, rideva, diceva sciocchezze, si comportava come un ragazzino che gioca, uno spettacolo meraviglioso, la confidenza tra noi era totale. Lo vedevo felice, gli ridevano gli occhi ed erano bellissimi. Il suo modo di fare l’amore era travolgente. Credo che per me non avrei potuto immaginare una prima volta più coinvolgente. Finito il sesso però le cose sono cambiate ed è subentrata una pesante malinconia, quasi un rimpianto per aver trasformato in dimensione sessuale una cosa che prima era solo sublimata, Enzo aveva in mente che era stato con me perché mi voleva bene ma non perché era attratto sessualmente da me, anche se francamente a me sembrava che fosse attratto eccome, però poi passò anche la malinconia e restammo abbracciati nudi fino alla mattina.

Io avevo paura di come Enzo avrebbe potuto interpretare quello che era successo tra noi, ma in realtà successe poi molte altre volte e non ci furono mai problemi. Andammo avanti così per tre anni, lui conseguì il suo dottorato e poi ebbe un incarico di ricerca a Roma e, quasi automaticamente, venne a stare a casa mia. Aveva quasi trent’anni e io ne avevo quasi quaranta. Enzo con me stava bene, ma io capivo che anche se lui mi avrebbe considerato sempre una persona importante, non sarei mai stato l’amore della sua vita. Di questo parlammo molto. Inizialmente lui pensava che questo discorso mi avrebbe gettato nella depressione e per questo era molto cauto, ma io cercavo di fargli capire che se lui avesse preso altre strade io avrei continuato a volergli bene comunque, anche perché anche lui avrebbe continuato a volermi bene comunque.

Mi disse solo: “Se succederà te lo dirò. Però mi sento più leggero quando penso che per te non sarebbe un tradimento.” La sua vita trascorreva più o meno monotona come sempre. Una sera, più o meno un anno dopo, mi disse: “Ti ricordi quel discorso? … Beh io penso che stia succedendo…” Io l’ho abbracciato e gli ho detto solo: “Ti voglio bene!” e lui mi ha risposto: “Anche io.” Ha cominciato ad allontanarsi spesso da casa e a non tornare la notte. Io mi sentivo solo, Enzo mi mancava, certe volte mi prendevano momenti di malinconia profonda, perché pensavo che lo avrei perduto definitivamente. Quando tornava a casa era sereno, si vedeva che col nuovo ragazzo aveva creato un buon rapporto. Io cercavo di accoglierlo nel modo più normale e tranquillo possibile, per esempio facendogli trovare preparati dei piatti particolari che a lui piacevano e non lasciandolo mai solo. Del suo nuovo compagno parlava solo bene e la cosa mi faceva piacere.

La sua storia con quel ragazzo è durata tre anni, poi Enzo ha cominciato a sentirsi irrequieto e a non stare più bene, quando stava da me non dormiva la notte, era spesso malinconico, qualche volte si metteva a piangere e non riuscivo a confortarlo. Io non facevo domande per non essere invasivo, ma lui stava male, era evidente che il rapporto con l’altro ragazzo era in crisi ma non sapevo il perché e lui non me lo diceva. Io pensavo che quell’altro ragazzo avesse conosciuto solo il lato, diciamo così, “felice” di Enzo e non fosse attrezzato a capirne e a gestirne i momenti bui. Il periodo i incertezza è andato avanti per un paio di mesi.

Una sera Enzo torna a casa e mi dice che devo accompagnarlo a fare il test hiv, io mi sento terrorizzato, ma lui mi frena subito: “Lo faccio solo per scrupolo, più per te che per me, non sono veramente preoccupato.” Ha fatto il test che è venuto negativo, poi lo ha rifatto dopo quattro mesi e anche quello è venuto negativo, poi mi ha detto: “Adesso non hai nulla da temere.” E così abbiamo ricominciato a fare l’amore, ma ogni tanto i ricordi di quando faceva l’amore con quell’altro ragazzo gli tornavano in mente, e allora non se la sentiva di andare avanti e mi diceva: “Oggi no.”

Circa due anni fa io ho avuto un serissimo problema cardiologico, mi sono sentito male mentre stavo parlando con Enzo, ero affannato e avevo forti dolori al petto. Lui ha chiamato “subito” il 118 e sono finito in rianimazione. Se non ci fosse stato Enzo sarei morto, ma lui c’era e sapeva esattamente che cosa fare. Mi ha assistito per il periodo del ricovero che è stato comunque breve perché ero stato portato in rianimazione in pratica in meno di un’ora dal momento dell’ostruzione della coronaria. In pratica a Enzo io devo la vita e anche adesso che sono di nuovo completamente autonomo, si prende cura di me.

Eppure, caro Project, qualche volta lo vedo malinconico, mi vuole bene, e di questo non ho dubbi, ma è come se non sapesse mai che cosa fare della sua vita. Non è innamorato di me ma tra noi c’è un’intimità anche fisica che lo rassicura perché sa che c’è qualcuno che non gli direbbe mai di no e che gli vuole bene veramente. Ogni tanto tra noi c’è un po’ di sesso, quasi per confermare che non abbiamo chiusure reciproche, ma penso che l’elemento più forte del nostro rapporto sia l’affidamento reciproco, in effetti siamo una sicurezza, una certezza uno per l’altro. So che potrebbe innamorarsi di altri ragazzi ma la cosa non mi spaventa, attualmente lo vedo soprattutto concentrato sul suo lavoro di ricerca. Qualche volta cerca di spiegarmi di che cosa si tratta ma sono cose troppo difficili per me. Se tu fossi in me, Project, che cosa faresti?

Ti ringrazio per la tua pazienza e ti auguro un buonissimo 2010!
Paolo
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AMORE GAY E ACCETTAZIONE OLTRE I PREGIUDIZI SESSUALI

Ciao Project,

vorrei sottoporti un problema che mi ha tenuto per molto tempo (anni) in uno stato di incertezza. Cerco di descriverti per sommi capi la situazione. Io ho 45 anni, il mio ex-fidanzato (anche se questa espressione è decisamente inadatta nel caso concreto) ne ha 29. Lui è il mio ex, certo, ha avuto le sue storie dopo che ci siamo lasciati, ma alla fine non è riuscito a stare bene con nessuno; è un ragazzo che ha avuto un passato molto difficile con momenti di depressione profonda ma da tutto questo, o almeno dalle fasi peggiori di tutto questo sembra sia uscito.

Abbiamo mantenuto costantemente un rapporto anche quando non stavamo più insieme. Lui è un po’ nevrotico (un bel po’) ma tra noi c’è stato sempre un feeling speciale che è andato ben oltre il sesso.

Io penso che lui sia una persona di intelligenza superiore, anche se si è sempre sottovalutato. Negli studi ha perso tempo per ragioni legate soprattutto alla depressione e alle sue nevrosi, ma alla fine ha ottenuto risultati eccellenti, ma, a parte i risultati degli studi, vedo che ha un interesse profondo per il suo settore (tipicamente scientifico) e questo gli provoca anche ansia perché quando si applica molto ai suoi studi e ha l’impressione di non capire esattamente quello che sta leggendo o di non riuscire a sviluppare le ipotesi sulle quali sta lavorando, va in crisi e in quei momenti rischia di vanificare tutto. Col passare degli anni, però, ho notato che queste crisi sono sempre meno profonde e che non lo distruggono più come accadeva qualche anno fa.

Non so che cosa farà nella vita oltre studiare (che è la cosa che mi sembra più adatta per lui); fino ad ora ha realizzato molto di più di quello che lui stesso si sarebbe immaginato all’inizio.

Voglio sottolineare che gli voglio bene in modo profondo e che tra noi c’è una comunicazione che non ho mai avuto con nessun’altra persona. Quando sto accanto a lui non so mai come comportarmi, anche se adesso mi faccio meno problemi. Tra noi esiste anche qualche contatto sessuale, succede di rado ma succede, tanto più adesso che non ha un ragazzo da diversi mesi.

Io, per mia natura tendo a creare rapporti prima di tutto affettivi e questo succede soprattutto con lui che è tanto più giovane di me. Tendo spesso a rassicurarlo, a dirgli che gli voglio bene, cosa che è verissima e che lui sa molto bene, ma il vero problema si presenta sul piano sessuale, che per lui è fondamentale. Ha sempre avuto la paura di poter essere messo da parte perché in lui la sessualità produce quasi una specie di frenesia e ha paura che tutto questo possa mettere in crisi i suoi partner, e qualche volta è successo.

Anche io mi sono posto molte domande ma poi ho capito che i suoi atteggiamenti nei confronti del sesso sono condizionati dal suo passato e ho finito per pensare che in effetti non ci fosse niente di cui essere allarmati. L’idea di allontanarlo l’ho avuta anche io, ma solo in qualche situazione molto particolare e molto rara, alla fine però si è sempre superato tutto e penso che il nostro rapporto, per quanto sia strano, è comunque molto saldo.

Lui mi richiede dei comportamenti sessuali che a me non verrebbero in mente, sono cose che non mi sconvolgono affatto ma un po’ contrastano con l mio modo di essere. Lui dice che con lui devo essere autoritario, duro, che devo farmi rispettare, che lo devo umiliare e la cosa mi sconcerta un po’, io qualche volta provo a fare quello che mi chiede, ma per me è un gioco, perché stare con lui mi fa una estrema tenerezza e mi sento portato ad abbracciarlo e non certo ad aggredirlo.

Certe volte lui considera il mio atteggiamento come un non voler capire il senso di quello che mi chiede. Ne abbiamo parlato molto ed è evidente che nel chiedermi dei comportamenti duri, punitivi nei suoi confronti, gioca un ruolo fondamentale il ricordo delle sue prime esperienze. Io vorrei staccarlo dal ricordo di quelle esperienze e vorrei che lui entrasse nella dimensione di una sessualità fatta di tenerezza e di affetto reciproco, ma mi rendo conto che il peso dei ricordi per lui è molto forte e che la sua visione della sessualità, ormai a 30 anni, è ancora profondamente condizionata dalla sue prime esperienze.

Certe volte è come se volesse essere punito per qualcosa che lui deve vedere assolutamente come una colpa, per esempio il fatto che, dopo essere stato con me, è stato con altri ragazzi. Io di tutto questo non gli ho mai fatto una colpa, perché ho pensato che trovarsi un ragazzo che gli volesse bene potesse essere fondamentale per la sua vita. Lui non è un mio possesso, è solo una persona che amo e che mi ama e di questo sono certo.

Il punto è questo, Project, che devo fare? Assecondarlo come vuole lui o mantenere una linea intermedia, cioè fare anche un po’ come vuole lui ma senza trascurare mai di dirgli che gli voglio bene? E poi mi chiedo se il mio cercare di allontanarlo dai suoi ricordi sia una cosa giusta o se sia solo un tentativo di fargli chiudere forzatamente una parentesi che per lui non è affatto chiusa. È un po’ come se lui volesse rivivere con me, ma chiaramente in una dimensione anche affettiva, certe sue vecchie esperienze, forse rivivendole in un modo diverso potrebbe liberarsi dalla presenza ossessiva di quei contenuti.

Vorrei sottolineare che lui ha avuto e ha dei problemi perché ha vissuto una vita difficile, ma non è una caso patologico. Sono felice di contare qualcosa per lui e, francamente, se lui sparisse dalla mia vita mi sentirei maledettamente solo. Certe volte quando mi parla dei suoi studi mi affascina anche se è sempre pronto a sottolineare che sono più le cose non chiare di quelle chiare. Adesso vedo in lui più autostima, anche se l’autostima non è mai stata la sua nota caratteristica.

Mi sono affezionato a lui perché lo sento molto simile a me, io non sono uno scienziato e ho vissuto una vita molto banale finché non l’ho incontrato, ma in molti suoi atteggiamenti e in molti suoi modi di reagire mi identifico profondamente. Non mi ha mai imbrogliato, è generoso, ruvido ma anche affettuoso. Non vorrei nessun altro accanto a me perché noi più che una coppia siamo una famiglia.

Quando mi chiama mi sento felice anche se non so mai come comportarmi. Anni fa litigavamo spesso e poi ci comportavamo come se non fosse accaduto nulla, adesso non litighiamo praticamente più e il dialogo non sembra più un confronto duro ma un modo di raccontarci reciprocamente le nostre emozioni. Resto incantato da come riesce in modo semplice e diretto a manifestarmi il suo bisogno di sesso; io non saprei fare niente di simile, ma in fondo lui sa che stargli vicino per me è la felicità e sa anche che questa è una certezza che non verrà meno.

Aspetto la tua risposta, Project, se vuoi metti anche questa mail nel blog. Ti ho allegato il mio contatto skype; mi farebbe piacere parlare un po’ con te.

Leonardo

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6312

Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-gay-love-and-acceptance-over-sexual-biases

GAY E PRETI GAY

Caro Project,

ho visto che ultimamente l’attività del forum è molto calata. Spero che tu abbia la possibilità di rispondermi perché sul tuo forum ho letto molte cose interessanti sui gay, cose molto diverse da quelle che avevo sentito per anni e che sento ancora oggi.

Ho 23 anni, sul fatto che sono gay non ho alcun dubbio, in pratica l’ho sempre saputo, non sapevo che quel mio modo di essere fosse l’omosessualità, di questo ho preso coscienza qualche anno fa, più o meno a 15 anni. Attualmente studio Ingegneria, gli studi vanno bene e non sono molto lontano  dalla laurea. Trovare lavoro sarà un problema, ma nel mio settore, per fortuna c’è poca gente e qualche possibilità esiste ancora, ma sono tutte cose che dovrò affrontare dopo.

Non sono pubblicamente dichiarato, anzi direi che non sono dichiarato affatto e questo mi condiziona un po’. In ogni caso non posso rischiare, né all’università, né a casa mia. All’università si parla solo di studio o di ragazze (ma poco), non ho mai sentito nulla di gay, nemmeno barzellette, l’argomento non esiste proprio, poi nel mio corso siamo veramente pochi, al massimo una quindicina, e non è l’ambiente giusto per trovarsi amici, anche perché tra noi la collaborazione è solo formale, anche se nessuno lo ammette esplicitamente, c’è una corsa a mettersi in evidenza e ognuno ha le sue mire non dichiarate ma evidenti, perché l’ambiente della nostra facoltà è molto legato all’industria e i professori sono in pratica un ottimo trampolino di lancio verso un lavoro di alto livello. Si studia molto, la facoltà è considerata ottima e lo è realmente, ma l’ambiente umano è concorrenziale e nella sostanza ben poco amichevole.

I miei genitori hanno meno di 55 anni, si sono sposati giovani. Ma con loro non ho molto dialogo. In pratica li tengo a distanza, quando capita l’occasione di parlare un po’ preferisco raccontare stupidaggini o cose dell’università delle quali in fondo non mi importa nulla. Non so se si siano mai fatti domande sul fatto che non ho mai avuto una ragazza, dato che i miei cosiddetti amici hanno tutti la ragazza. In ogni caso i miei non fanno domande. Da qualche frammento di telefonata tra mia madre e mia zia posso dedurre che secondo mia madre ho rinviato l’idea di farmi una ragazza a dopo la laurea, questo però significa che lei ha notato qualcosa di anomalo, ma non solo, significa anche che ne ha parlato con la sorella, il che mi dà veramente fastidio. Mio padre è un tipo un po’ diverso ma è succube di mia madre e, forse mi sbaglio, ma ho pensato che questo fatto sia una delle ragioni della mia omosessualità: io non voglio essere succube di nessuno. La dipendenza di mio padre da mia madre, secondo me, ha qualcosa di eccessivo, di patologico. Resta comunque il fatto che non ha senso provare a fare un discorso chiaro né con mio padre né con mia madre, quindi il problema non si pone proprio.

Ho passato le mie fasi di interesse per la pornografia, anche esagerato, ma poi l’interesse è calato. Più che di sesso avevo bisogno di un amico vero che mi somigliasse un po’, parlo di un amico gay, se poi non fosse rimasta solo amicizia sarebbe stato certamente meglio, ma non mi sembrava una cosa indispensabile. All’università non ci provo nemmeno, perché i rischi sono troppi e poi lì si recita come in teatro. Ho provato le chat, quelle un po’ hard ma erano veramente uno squallore.

dopo un po’, praticamente per caso, una domenica mattina ho accompagnato i miei genitori alla messa. Tempo fa, diciamo fino a tre anni fa, frequentavo gli ambienti della parrocchia e il clima mi era abbastanza familiare. I miei conoscono il parroco da anni e si sono messi a parlare con lui. Io mi sono seduto su un gradino ad aspettarli e ho visto un gruppetto di ragazzi che giocavano a pallone, più o meno una dozzina di ragazzi, ma non erano ragazzini, potevano avere più o meno la mia età. Uno di quei ragazzi ha attirato subito la mia attenzione, sorrideva, anzi rideva in modo molto diretto, era un bel ragazzo, alto, magro coi capelli castano chiaro, lisci, corti ma non cortissimi, per un attimo abbiamo incrociato gli sguardi e per me è stato come un fulmine. Aveva occhi bellissimi, sembrava proprio un ragazzo felice. Ma la cosa è finita lì, sono arrivati i miei e siamo andati a casa, ma io ho continuato a pensare a quel ragazzo. Poi è ricominciata la settimana di studio e ho finito per pensare ad altro.

La domenica successiva mi sono offerto io di accompagnare i miei genitori alla messa, proprio perché speravo di rivedere quel ragazzo. Finita la messa ho gettato uno sguardo nel cortile e il ragazzo c’era, stava seduto su un gradino a parlare con altri ragazzi, mi ha visto e mi ha fatto un cenno con la mano, io ho risposto allo sesso modo, evidentemente si ricordava di me. Poi sono andato via ed è passata un’altra settimana.

Insomma, io ho ripreso ad andare alla messa e dopo qualche settimana ho cominciato a scambiare anche qualche parola con quel ragazzo, che chiamerò Luca. Mi sentivo a mio agio, era molto diretto e nello stesso tempo non invadente e poi sorrideva. Abbiamo cominciato a salutarci con una stretta di mano, lui stringeva forte ed era una bella sensazione.

Una domenica, e non la dimenticherò mai, dovevamo andare in Umbria a casa di mia nonna e siamo andati a messa la mattina alle 7.00 alla prima messa e mi è preso quasi un infarto quando ho visto uscire dalla sacrestia Luca con i paramenti addosso, che veniva a dire messa. Luca è un prete, non lo avevo minimamente sospettato. In chiesa c’era poca gente e Luca ha fatto una breve predica che mi è rimasta in mente. L’idea di fondo era il non giudicare perché noi vediamo solo le apparenze e non il cuore delle persone. Quella predica, però, applicata a Luca, mi portava a chiedermi quale fosse l’apparenza e che cosa ci fosse nel suo cuore. Certo nel vedere che Luca era un prete ci sono rimasto scioccato. Ho continuato ad andare alla messa ma ho evitato di cercarlo. Alla fine è stato lui a cercare me.

Francamente temevo che mi cercasse per, diciamo così, ricondurmi all’ovile, ma non avevo l’impressione che la finalità fosse questa, piano piano, molto lentamente, è nata una vera amicizia, ovviamente mi guardavo bene dal raccontargli di me ma mi accorgevo che lui stava bene con me e cercava la mia compagnia. Lui viveva nella parrocchia, curava le attività coi ragazzi e il Parroco si fidava molto di lui ma lo teneva anche sotto controllo, mi ha detto che avrebbe voluto una sera andare a prendere una pizza con me ma che non poteva perché si sentiva controllato, ed era un discorso strano.

Un giorno mi chiama e mi dice che la nonna sta molto male e che deve andare a trovarla subito in un paese in provincia di Varese, mi chiede se sono disposto ad andare con lui fino a Milano. Io gli dico di sì e gli dico che lo avrei accompagnato in macchina, perché arrivare a Milano è facile ma arrivare da Milano al paese poteva essere molto difficile. Ho avvisato i miei e sono partito con Luca alle undici del mattino. Il viaggio era lungo e in macchina eravamo soli, e così è stato quasi inevitabile che si arrivasse a parlare del nostro privato. Lui non mi ha chiesto se avevo una ragazza. Io gli ho detto semplicemente: “bisogna che te lo dica: io sono gay.” E lui mi ha risposto: “anche io.” Poi è seguito un lungo silenzio.

Abbiamo parlato molto, mi ha raccontato della sua vita, mi ha raccontato che voleva fare qualcosa di buono e che non si è fatto prete per scappare a qualcosa ma per trovare qualcosa, mi ha detto che era felice, che in seminario ne aveva parlato col padre spirituale e che quello lo aveva incoraggiato ad andare avanti e a non lasciare la strada intrapresa. Mi ha detto anche che era molto contento di parlare con me e che per lui era come una liberazione, perché poteva essere se stesso come non gli era mai successo.

Mi sono guardato molto bene dal dire a Luca che mi ero innamorato di lui, perché lo avrei messo in gravi difficoltà, dentro di me non nego di aver provato qualche momento di amarezza e di essermi posto molte domande. Luca pensava veramente le cose che diceva o le diceva perché in qualche modo doveva dirle? Certo sembrava contento di essere prete e penso che lo fosse realmente, ma qualche volta anche avere un compagno di vita vicino può essere fondamentale, specialmente quando gli anni cominciano a passare.

Gli ho raccontato di me, praticamente tutto, omettendo solo il fatto che mi sono innamorato di lui e penso che anche lui mi abbia raccontato praticamente tutto di sé, omettendo il fatto che si è innamorato di me. Ma in una situazione simile che cosa si può fare?

Siamo arrivati a Varese la sera, non siamo andati al paese, perché la nonna era stata ricoverata in ospedale in città. Siamo andati a trovarla. Luca le ha portato la comunione, ma stava meglio e i dottori pensavano di dimetterla in pochi giorni. Dovevamo tornare indietro, mi sarebbe piaciuto fermarci in albergo per parlare un po’ e ripartire l’indomani mattina, ma ho finito per proporre io di partire subito perché non volevo metterlo in difficoltà. Siamo ripartiti.

Il viaggio è stato molto bello, sembravamo proprio una coppia gay, stavamo benissimo, ma in fondo avevamo scelto entrambi di omettere la cosa fondamentale e cioè quel “mi sono innamorato di te” che avrebbe potuto sconvolgere la le nostre vite. Ho guidato tutta la notte e la mattina presto Luca era di nuovo in parrocchia. Il parroco ha visto che siamo rientrati subito e ora si fida di me.

Ogni tanto, più o meno una volta al mese, vado a prendere una pizza con Luca. Certo la situazione è strana, ma lo vedo contento e la cosa allontana da me qualunque altro pensiero. Abbiamo anche parlato di cose gay, qualche volta, ma sempre in modo molto astratto e soprattutto non abbiamo mai parlato di noi.

È strana questa storia e posso dirti che tra le tante ipotesi che avevo fatto per il mio futuro questa proprio non l’avevo mai presa in considerazione. Adesso vado avanti così, mi basta vedere Luca sereno, anche se ho tanta paura che le cose possano cambiare da un momento all’altro.

Se vuoi, pubblica la mail (Ovviamente il paese non era in provincia di Varese!).

C. C.

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