ANDY – ROMANZO GAY 16

Qui di seguito potete leggere il capitolo 16 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli già pubblicati sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Andy si svegliò pochi minuti prima che la sveglia suonasse, si alzò senza chiamare Marco e se ne andò a preparare la colazione, quando suonò la sveglia Marcò ebbe un sussulto, Andy non era vicino a lui! Il cuore di Marco cominciò a battere velocemente ma dopo pochi secondi alcuni rumori di tazze e di piatti provenienti dalla cucina lo rassicurarono, si alzò in fretta e andò in cucina, abbracciò Andy e si baciarono teneramente.
– Come va, Cucciolo?
– Io bene e tu?
– Pure io, Cucciolo, e stamattina dobbiamo lavorare tantissimo per recuperare il tempo perso di ieri.
– Adesso non sono nemmeno le sette, alle sette cominciamo e finiamo a mezzogiorno, il pranzo ce l’abbiamo già e possiamo andare avanti come un treno!
– Birillo, mentre tu finisci di preparare la colazione io preparo la stanza per studiare… le cassette nuove dove stanno?
– Stanno in camera da letto nel primo cassetto del comò, ce ne dovrebbero essere parecchie… una dozzina almeno…
In pochi minuti la colazione fu in tavola. Andy innaffiò rapidamente le piante.
– Cucciolo, hai visto che belle! Ci sono due roselline che si stanno aprendo…
– Belle! Sono vive vive! Birillo, queste le abbiamo salvate noi!
– Sì, stavano per fare una brutta fine… mi piace tanto quando una pinta che era stata buttata via poi viene curata e rifiorisce, mi ricorda tanto il caso mio…
– Ma tu non sei una rosellina!
– Sì, però la sostanza è quella! Cucciolo, adesso basta con le chiacchiere e studiamo!
– Quasi mi stupisci, Birillo!
– Dai, su, non perdiamo tempo, quante pagine abbiamo oggi in calendario?
– Per recuperare veramente tutto al meglio 145!
– Allora cominci tu?
– Ok! Passami il libro…
– Allora: … Lo sviluppo della discipline amministrativistiche…
Il lavoro procedeva abbastanza speditamente, Quando leggeva, Marco diverse volte si accostava a Andy e gli dava un buffetto sulla guancia, quando leggeva Andy, Marco gli accarezzava per un attimo la mano, questi gesti erano evidentemente molto graditi e il sorriso luminoso di Andy in quei momenti portava Marco alle stelle. Non c’era distrazione sostanziale, la volontà di procedere con rigore era di entrambi e la determinazione li sosteneva anche in quei tratti della lettura nei quali, specialmente all’inizio, si perdeva il filo del discorso. Man mano che la lettura procedeva il libro sembrava assumere un significato sempre più concreto e anche condivisibile, Andy sembrava addirittura entusiasta e con la voce sottolineava i tratti essenziali del discorso, l’argomentazione non era pignola né troppo puntuale, diversi concetti avevano una vaga ispirazione di tipo filosofico e Andy ci si trovava particolarmente a suo agio, Marco si lasciava trasportare dalla logica dell’argomentazione e ne era compiaciuto. Talvolta il testo sembrava addirittura un po’ ripetitivo ma proprio per questo la fissazione dei concetti nella mente era largamente facilitata e il senso generale era ulteriormente sottolineato. Le note erano relativamente poche, la lettura risultava veloce oltre che gradevole. Lavorarono ininterrottamente fino alle undici, poi, al termine della cassetta, Andy fece cenno che potevano fermarsi.
– Pausa Cucciolo, adesso facciamo merenda, vieni in cucina e facciamo presto presto, due toast e un po’ di frutta… ma hai visto quanto è bello questo libro?
– È di un professore che adesso ha più di ottant’anni, gente così adesso non ce n’è più, per questi la legge era una cosa che doveva avere una moralità, era una cosa alta, dignitosa… insomma è bello, mi piace…
– Anche a me, ma è un peccato che poi il sistema giuridico con tutte queste cose ha ben poco a che vedere… questi ci credevano! Questi stavano cercando di costruire qualche cosa di buono, qui di tecnicismi estremi non ce ne sono proprio… però quelli di queste generazioni erano professori in un altro modo, ti insegnavano pure a vivere, adesso è solo una questione di formalità e di tecnicismi… vedendo questa gente che non c’è più mi sembra che ora siamo caduti veramente in basso, adesso le cose serie non si fanno più, adesso se ti ci metti con impegno morale passi solo per imbecille… mannaggia, Cucciolo, mi sa che noi dovevamo nascere parecchi anni fa, forse il mondo degli anni 50 mi sarebbe piaciuto di più.
– Cucciolo, allora i gay se non li mandavano al rogo ma ci mancava poco…
– Mi sa che sono tutti pregiudizi, mi sa che allora si poteva fare molto più di quello che si fa oggi, c’era anche tanta meno intolleranza…
– E tu che ne sai?
– Ho letto Pasolini…
– E ne hai dedotto che allora i gay campavano bene?
– Almeno in un certo senso sì, però non lo so, credo… Dai, Cucciolo, adesso la merenda e poi al lavoro di nuovo, voglio vedere come va a finire il libro perché è avvincente…
– Questo è vero, ha una dignità! Oggi sarebbe controcorrente!
– Però i toast ci mettono cinque minuti… che facciamo in questi cinque minuti? Birillo, siediti sulle mie ginocchia così ti posso baciare… e non solo…
– Mh! Mi tenti ma ci dobbiamo andare piano!
– Bravo così… ma lo sai che hai le spalle da atleta?
– Spalle con la s?
– Che battutaccia! No, Birillo, quello con le spalle da atleta sei tu, io al massimo posso avere le spalle da avvocato e forse nemmeno quelle…
– Non è vero, Cucciolo, sei veramente un bel ragazzo, ma proprio tanto… almeno per me è così, la prima volta che ti ho visto mi hai fulminato… bacetto, bacetto! Bravo così! … E adesso i toast sono pronti… prendi la frutta nel frigo…
– Birillo, e se il libro ce lo finissimo tutto oggi?, sarebbero solo altre 55 pagine…
– Ma adesso non ci allarghiamo troppo! Se ci si arriva bene, se no bene lo stesso, basta pure a 145… su, Cucciolo, non cominciamo a perdere tempo, adesso leggi tu perché se no ti distrai…
– Ok, allora tu metti il registratore…
– …La sostanziale tenuta del sistema si fonda sull’attitudine…
La lettura, ricominciata sotto i buoni auspici di finire il libro al più preso, andò avanti spedita e senza intoppi sostanziali ben oltre l’ora solita di pranzo, né Andy né Marco proposero una sosta, il malloppo delle pagine da trattare andava diminuendo a vista d’occhio e il discorso era sostanzialmente chiaro, poco dopo le cinque avevano finito la lettura delle 145 pagine che avevano prefissato come programma di minima e, in sostanza, avevano recuperato tutto il tempo perduto.
Si guardarono in faccia con un senso di profonda soddisfazione, non solo per il numero delle pagine fatte ma anche perché entrambi ritenevano che quella lettura avesse veramente un senso, si sentivano più spinti allo studio che in fondo, in alcuni casi almeno, aveva per loro un riconosciuto valore formativo.
– Cucciolo, adesso mangiamo perché ho una fame da lupo e penso pure tu ma dopo ricominciamo e lo finiamo perché è bello e mi piace veramente.
– Sì, è bello! È una cosa seria, dignitosa, è un fare l’avvocato in modo serio, non in modo ipocrita, è fare l’avvocato onesto!
– Cucciolo, allora un’ora per il pranzo, … no, mezz’ora e mangiamo solo qualche cosa di leggero e poi ci rimettiamo a lavorare finché non abbiamo finito e poi stasera ceniamo come si deve… ma adesso non ci appesantiamo… ok?
– Ok! Dai vieni, cinque minuti di grill ed è pronto… prendi l’acqua e il succo d’arancia in frigo… Birillo, lo sai che oggi mi sei piaciuto tantissimo?
– Vuoi dire che ieri non ti sono piaciuto per niente?
Marco lo abbracciò e lo sollevò da terra.
– Ma ti rendi conto, Birillo, se finiamo il libro siamo in anticipo di quasi sessanta pagine e… ci potremmo prendere un giorno di pausa…
– Ma quale pausa? Il libro era bello e tutto sommato facile, ma non ti credere che gli altri siano tutti così, ci sono pure quelli che sono piccoli, anzi no, grossi elenchi telefonici…
– Su, non cominciamo a portare sfiga! Ecco, è tutto pronto…
– Però è buono, è veramente buono, mamma cucina proprio bene!
– Se glielo dici è contenta…
– Sai che faccio? Glielo dico adesso.
Andy prese il telefono sotto gli occhi sgranati di Marco e chiamò a casa di Rocco, Rosa rispose.
– Pronto.
– Ciao mamma, sono Andy, ti volevo dire che adesso abbiamo finito di studiare, ci siamo messi mangiare le cose hai cucinato tu, che sono buonissime… non è un complimento, sono veramente buonissime e poi ci sentiamo coccolati e fa un certo effetto…
– Andy, Bello, ma che cosa mi dici, mo’ mi fai diventare rossa!
– Adesso torniamo a studiare ma te lo volevo dire… ti passo un attimo Marco…
– Ciao mamma, vedessi quello che combina Andy, oggi abbiamo fatto 145 pagine e con quelle che faremo dopo finiamo il libro grosso… insomma abbiamo fatto 200 pagine in un giorno e si sono anche capite!
– Hai visto! Quando state insieme, voi altri sapete fare cose speciali… salutamelo a Andy e adesso andatevene a studiare, io intanto mi metto a preparare il pranzo per domani e dopodomani e dopo quello che mi ha detto prima Andy non posso sfigurare… mo’ andate a studiare e non perdete tempo, Rocco è andato a fare la spesa se no ve lo passavo… Ciao Marco e salutami Andy…
– Ciao mamma!
– Che dici, Cucciolo, abbiamo fatto male?
– No, credo che mamma si sia sentita esaltata.
– Be’ in effetti se lo merita e non solo come cuoca, ma anche come donna perché è una persona veramente come si deve e soprattutto come mamma perché ha fatto un figlio come te!
– Birillo, sei in vena di complimenti?
– Un po’… ma tu non sai stasera che ti faccio! Ma adesso andiamo a finire il libro… prima il piacere e poi il dovere!
– Come sarebbe, Birillo?
– No, volevo dire il contrario: prima il dovere e poi il piacere! Ti giuro… non era una battutaccia!
– Allora Birillo, questa volta leggi tu… pronto? … Aspetta un attimo che la cassetta è finita… ecco, siamo pronti!
– …La sostanza del procedimento…
La stanchezza si faceva sentire ma la volontà di arrivare al termine era tanta, Marco non trascurava i piccoli segnali di natura affettiva lanciati ad Andy di tanto in tanto e Andy rispondeva con un sorriso. L’ultima parte del libro era costituita da esempi concreti in applicazione di quanto detto in precedenza. All’atto di un cambio di cassetta del registratore Andy fece il suo commento.
– Ma è un libro serio anche dal punto di vista didattico, quando hai letto un libro così, alla fine, hai capito veramente qualche cosa!
– Ma è che noi ormai siamo intelligenti per due! Non è tutto merito del libro…
– Vai Cucciolo adesso leggi tu…
Andarono avanti fino alla fine e poco dopo le otto chiusero finalmente il libro.
– Bello, Cucciolo, se la cultura fosse tutta così varrebbe la pena di studiare, peccato che di professori così non se ne trovino più…
– Però, Birillo, il professore nostro questo libro l’ha adottato e questo è già un buon segno…
– Cucciolo, adesso sei mio… e dove scappi più? Dai adesso ti voglio coccolare un po’ io, in genere lo fai sempre tu, ma non è nemmeno giusto, è una cosa bella e la devi provare pure tu… Cucciolo, vieni, qui, mettiti sul divano, così, sdraiati sulle mie gambe, come faccio sempre io… bravo così e adesso la copertina… e il Cucciolo è tutto mio… ed è bellissimo, è bellissimo proprio! E adesso ti voglio raccontare un po’ dei miei sogni, non dei desideri, proprio dei sogni… Cucciolo, lo sai che quando stai vicino a me come adesso, cioè quando sento il tuo calore mi sento felice veramente, in fondo la felicità non è una cosa spirituale ma una cosa fisica, la felicità ha la temperatura di una mano affettuosa … il Cucciolo vicino è la felicità!
– Birillo… il sogno?
– Ah! Giusto… be’, è un po’ difficile perché è un sogno erotico però ti riguarda e te lo devo raccontare, è di qualche giorno fa… insomma mi sembrava di stare in un posto conosciuto o che somigliava a un posto conosciuto ma conosciuto non era, cose del genere ne ho sognate tante, io li chiamo i sogni della confusione, giravo per la strada senza sapere dove andare e senza nemmeno orientarmi troppo, poi ho visto da lontano un ragazzo bellissimo che ti somigliava tantissimo, cioè aveva la tua fisionomia, camminava come te…, insomma hai capito… era pure vestito come te, io pensavo che fossi tu, era lontano, mi sono avvicinato, veniva di fronte a me ma non si è girato verso di me, più mi avvicinavo e più mi dicevo che non eri tu ma solo perché quello non si girava verso di me e tirava avanti, ma eravate identici, quel ragazzo mi piaceva tantissimo, proprio da rimanere magneticamente attratto da lui, abbiamo continuato a camminare e mi è passato vicino senza girarsi, io l’avrei fermato ma non ho avuto il coraggio e l’ho seguito, l’ho seguito a distanza ma l’ho seguito, in modo che non potesse notare che lo seguivo, è andato all’università, non era proprio la nostra ma somigliava molto, in qualche momento mi sembrava la stessa ma non era, sai quelle sensazioni strane, quelle cose tipiche del sogno, insomma l’ho seguito anche lì dentro, poi si è seduto come ti siedi tu quando ti appoggi alla spalliera della sedia e butti indietro la testa… sì, così, esattamente così… si metteva a posto i capelli come fai tu, poi l’ho sentito parlare e parlava come te, proprio la stessa voce, mi sentivo in imbarazzo e mi sono seduto all’altro capo del corridoio per osservare senza essere troppo notato, mi stavo per decidere a fermarlo poi è arrivata una ragazza bellissima, alta slanciata, con un sorriso smagliante, bionda naturale, molto sorridente, insomma una ragazza che… cioè… non ti so dire a che livello ma piaceva anche a me, forse non come il tuo sosia, no, certo, non allo stesso modo, ma mi piaceva eccome… voglio dire che forse se mi ci fossi trovato insieme… be’ forse il fattaccio ce l’avrei fatto, cioè mi tirava proprio, con il ragazzo, se fosse stato possibile, credo avrei avuto una familiarità più diretta, dalla ragazza ero attratto ma anche intimorito… insomma, quella ragazza si è avvicinata al tuo sosia e si sono salutati teneramente, poi è uscito un altro ragazzo e si sono messi a parlare in tre, il tuo sosia si era appoggiato alla ragazza da dietro e le aveva strette le braccia intorno alla vita, ma il gesto non era aggressivo, era tenero, era bello, non solo non mi suscitava rabbia ma mi faceva tenerezza, quel ragazzo mi piaceva ancora di più, mi sembrava che tu con una ragazza ti saresti comportato più o meno nello stesso modo, con dolcezza, poi si sono baciati ma in modo lieve e si sono allontanati, per un attimo camminando mano nella mano, quando stavano per uscire dalla facoltà li ho fermati con una scusa, non mi ricordo quale, ma cose di appelli, di libri, non mi ricordo… si sono fermati a parlare con me e si stava bene anche in tre, erano gentili, parlavano con me educatamente ma io mi rendevo conto che con loro non avevo nulla a che fare, la ragazza si chiamava Patrizia ed era veramente bella, il ragazzo si chiamava Marco, vedi la combinazione! … Ed era bello come te… quasi più di te, ma erano presi l’uno dall’altra e io mi sentivo fuori, ho salutato e me ne sono andato e mi sono sentito solo, quei due erano solo una bella immagine e con me non avevano niente a che vedere… allora mi sono messo a camminare e ho camminato tantissimo e sono capitato sotto la piccionaia e mi sono seduto davanti al portone ad aspettare… poi ti ho visto a distanza, mi hai visto anche tu e mi sei corso incontro e ti ridevano gli occhi e ci siamo abbracciati in mezzo alla strada, mi hai abbracciato tanto forte che mi hai sollevato da terra, visto da vicino eri meno bello del tuo sosia, meno curato… ma eri mio… Cucciolo, tu eri contento di stare con me, siamo saliti su alla piccionaia e abbiamo fatto l’amore in un modo dolcissimo e poi mi sono svegliato… di come abbiamo fatto l’amore non mi ricordo niente ma lo abbiamo fatto perché a me è rimasta una sensazione fortissima di prossimità, di contatto fisico totale, però non mi ricordo altro, Cucciolo, questo è il sogno, che ne pensi?
– È bello, Birillo, molto bello, è un sogno tenero, è un sogno tuo…
– Che pensi che significa?
– Che non sono più tanto bello…
– Ma no, dai, non scherzare…
– Ma come si fa a interpretare queste cose, danno una sensazione di tenerezza, ma francamente non penso di poter capire che cosa possa significare… il cervello va dove vuole… secondo me però il sogno significa che con me tu stai bene, forse mi vorresti meglio di come sono ma alla fine con me stai bene, è questo che penso, Birillo.
– E la ragazza che cosa significa?
– Non lo so, non credo tu abbia paura che io scappi con una ragazza, la ragazza in qualche senso può essere per te, una specie di modello alternativo, ma alla fine non è il modello che hai finito per scegliere… Birillo… te la posso fare una domanda un po’ strana?
– Quale?
– Se al posto mio, a quella benedetta festa, ci fosse stata quella ragazza con lei avresti vissuto la stessa storia che hai vissuto con me?
– Cucciolo, con una ragazza non si può vivere un rapporto analogo a quello che si vive con un ragazzo, sono cose totalmente differenti…
– E tu che ne sai?
– Veramente non lo so, però mi pare che gli schemi tipici e i comportamenti non siano alla fine molto affini… no, Cucciolo, sono due mondi…
– E tu quale preferisci?
– Be’ adesso preferisco stare con te, quello che succederà dopo non lo so, certo che se avessi avuto con una ragazza comportamenti non dico come quelli che ho avuto con te, ma anche solo molto meno fuori bordo, mi avrebbe preso a calci nelle palle senza pensarci una seconda volta, in un certo senso non penso che una ragazza possa capirmi come mi capisci tu, e poi io a te dico tutto quello che penso e non sarei capace di dirlo a una ragazza…
– Birillo, ma tu hai mai avuto una ragazza?
– Nel senso di andarci a letto?
– No, anche solo nel senso che ti sarebbe piaciuto stare con una ragazza concreta, non una cosa ipotetica ma una ragazza reale…
– Sì, forse qualche volta ho pensato che avrei potuto provare ma francamente non ho mai desiderato una ragazza specifica, tante mi piacevano pure ma molto a livello teorico, quando sto con te credo tu possa essere felice di stare con me, cioè ne sono sicuro, forse non sempre al cento per cento ma praticamente quasi sempre, con una ragazza non succederebbe lo stesso, mi chiederei più volte come comportarmi… io a te racconto di queste cose come mi vengono in mente e non ti cambiano nulla, ma a una ragazza non potrei dire che mi sono innamorato di un ragazzo…
– Birillo, ma io non ho alcun merito, il fatto è che io la concorrenza di una ragazza in concreto non la posso temere, ma una ragazza la concorrenza mia la sentirebbe eccome… è ovvio che lei ci potrebbe rimanere male … che non ci resti male io mi sembra ovvio perché il rischio che tu possa preferire una ragazza è solo teorico…
– Sì, lo so… ma desso non pensiamo a cose teoriche… io sto qui e ho il mio Cucciolo sulle ginocchia e francamente adesso non ti cambierei con la venere di Milo e nemmeno con l’Apollo del Belvedere… tu non sei l’Apollo del Belvedere, sei il Cucciolo della Piccionaia, è una cosa più popolare ma più vera, il Cucciolo esiste, Apollo no! E poi il Cucciolo è tenero, è caldo, si fa coccolare da me e forse è pure contento di stare con me…
– Birillo, non provocare!
– No, no, non provoco, lo so che sei contento di stare con me… che pensi, Cucciolo?
– Non penso, sto bene e basta…
– Io invece penso che “adesso” sto bene ma le cose potrebbero cambiare… aspetta… no, no, non è il solito discorso… voglio dire che le cose possono cambiare ma non per questioni psicologiche ma proprio per problemi oggettivi, non so, una malattia, ma non solo nostra, anche di papà o di mamma, una cosa che non sappiamo come affrontare, capisci, Cucciolo… una cosa di quelle che ti sconvolgono la vita… se succede una cosa del genere ci troviamo scombussolati, siamo sempre noi due, ma non siamo più in questa atmosfera di vacanze che viviamo adesso, adesso noi problemi per il presente non ne abbiamo, per il passato io ho avuto i miei ma tutto sommato li sto mettendo da parte, qualche volta tornano a galla, ma quella non è più la mia vita…e il futuro, se non ci capita qualche cosa di imprevedibile, ce lo stiamo costruendo, cioè adesso noi mentalmente siamo liberi di pensare solo a noi stessi e al nostro futuro… è questo stato di cose che vorrei che durasse, ma la vita tante volte è molto diversa da come ce la sogniamo… quando ci penso mi vengono le paure… certe volte mi sveglio la notte e non riseco a riprendere sonno, specialmente verso la mattina presto, guardo la serranda e non si vede un filo di luce, non mi riaddormento più, penso che è tutto precario e che potrebbe crollare o almeno che potrebbe cambiare molto rapidamente se cambiassero le circostanze, certe volte penso che cosa succederebbe se papà o mamma si ammalassero… Dio mio! Credo che una cosa del genere mi distruggerebbe! Cucciolo noi la nostra felicità ce la stiamo costruendo, ma se non ci fossero stati loro noi dove saremmo andati a finire? In effetti il mondo nostro, … ma non solo in termini economici ma anche in termini di serenità interiore dipende da loro, io ci ho pensato tante volte, prima tu mi dicevi che io cercavo le rassicurazioni di papà e che volevo la sua approvazione… ma in un certo senso è vero, ma ci pensi se fossero stati come i miei? Sarebbe stato terribile, noi la possibilità di crescere non l’avremmo avuta affatto, non avremmo avuto nessun appoggio… e poi le feste che ci fanno…
– Birillo, ma anche loro ormai vanno verso la vecchiaia e credo che pure per loro la nostra presenza sia una cosa molto importante…
– Sì, questo è vero ma ci sono persone che invecchiando inacidiscono, magari neanche per colpa loro ma perché il cervello non funziona tanto bene, ma papà e mamma sono proprio persone come si deve…
– Ma erano così pure prima, certo il problema di un figlio gay o di due figli gay non se lo ponevano ma sono sempre stati così, una tenerezza di fondo l’hanno sempre avuta…
– E io penso che tra loro si vogliano bene…
– Sì, di questo non ho nessun dubbio…
– Cucciolo, lo sai che loro sono un po’ il modello della nostra vita di coppia, pure io piano piano sto cercando di imitare i loro modi di fare perché mi piacciono, prima mi sembravano invadenti, un po’ troppo napoletani, quasi prevaricatori a forza di complimenti, però è durata poco, poi ho capito quello che c’era dietro… ma secondo te loro di noi che cosa pensano?
– Ma loro non pensano, ci vogliono bene e basta.
– Mh! Sì… Io adesso ai miei genitori veri non ci penso proprio più, prima mio padre lo avrei ammazzato ma adesso mi fa pena, in fondo si è perso il meglio della vita e non è stato nemmeno in grado di capirlo, mia madre forse il lavaggio del cervello l’ha subito dai nonni da quando era bambina e non se ne è nemmeno accorta. Mah!
– Birillo, ho notato che quando parli dei tuoi dici “mio padre” e “mia madre”, quando parli dei nostri dici “papà” e “mamma”…
– E non è un caso, non ci avevo mai fatto attenzione ma è proprio così, sono due tipi di rapporto molto diversi… e poi adesso io una famiglia vera ce l’ho, i miei mi fanno solo pena perché pure loro sono stati stritolati… però in qualche modo la volevano fare pagare a me… va be’, lasciamo perdere… adesso voglio pensare a vivere questa splendida vacanza col mio Cucciolo, lo sai Cucciolo, che adesso non ho più paura di perderti?
– Ci mancherebbe altro… Birillo… mh! Come mi coccoli bene, mi piace quando mi accarezzi i capelli così, adesso capisco perché piace tanto anche a te, è veramente bellissimo… Birillo…
– Sì…
– Ti va di fare l’amore?
– Sì… Cucciolo sono già eccitato…
– Pure io!
– Sai una cosa…
– Che cosa?
– Prima, quando giravo sui siti gay, ne avevo trovato uno veramente carino, ci ero arrivato tramite selfipics, era il sito di un ragazzo americano di ventun’anni, si chiamava angelsurfer2000, il suo sito era bellissimo ed era vero, c’erano le fotografie, le storie della famiglia, dei ragazzi che aveva avuto, della scuola, e poi c’era una parte sulla omosessualità, ma molto bella, molto seria, non ti nascondo che a quel ragazzo avrei mandato una mail, quando era giovanissimo aveva avuto un amico col quale aveva avuto un rapporto importante. Forse l’amico pensava che la faccenda sarebbe stata solo una questione di sesso, poi quello lo ha cominciato a chiamare con i peggiori appellativi e lui c’è rimasto malissimo, ma alla fine l’amico si è ammazzato, la ragazza dell’amico lo ha pianto, ma lui non poteva nemmeno piangerlo, va be’, insomma, sul sito di questo ragazzo c’erano dei link molto interessanti, uno di younggayamerica, un sito veramente interessante, mi ricordo che c’era una foto di un ragazzo con una maglietta con sopra scritto “nobody knows I’m gay”, la cosa mi era piaciuta ma quella era la “nobody knows I’m gay” shirt, una maglietta che i ragazzi gay non dichiarati si mettono quando vogliono uscire allo scoperto, sembra una buona idea, ma francamente mi lascia molto perplesso, una cosa del genere potrebbe andare più a vantaggio del movimento in generale che dei singoli ragazzi, i quali la potrebbero pagare veramente cara… comunque sul sito c’erano tante storie vere di ragazzi gay sia dichiarati che non e ne avevo lette alcune, loro facevano le cosiddette closet interview… molti ragazzi si dichiarano al primo anno di college, portando la maglietta durante le lezioni… pensa tu che succederebbe se qui noi facessimo una cosa del genere!
– Be’… forse ci lincerebbero ma forse no…
– No? Secondo me ci farebbero a tocchi! … La maggior parte dei racconti dei ragazzi che erano venuti allo scoperto era quasi entusiasmante, tutto bello! Tutto facile! Mah!? Francamente non credo proprio che sia così, forse in America… ma qui proprio no! Cucciolo, qui il mondo com’è lo sappiamo, di com’è in America lo leggiamo solo su internet ma sono cose di parte, quelli che dopo che si dichiarano fanno una brutta fine non scrivono a Young Gay America… Una volta avevo letto proprio su un sito di un ragazzo gay un consiglio che lì per lì mi sembrava assurdo: state attenti e pensate bene a quello che fare, le associazioni gay possono essere le vostre peggiori nemiche perché vi possono spingere a mettervi nei guai grossi a forza di presentare tutto facile… e può anche essere vero…
– Eh! Sì, probabilmente è vero, Birillo, ormai noi non abbiamo più sedici anni, ormai un bel po’ di strada l’abbiamo fatta ma francamente l’idea di mettermi allo scoperto per il momento non l’ho proprio avuta, non so tu, ma io proprio no.
– Nemmeno io Cucciolo, noi l’identità nostra la conosciamo bene e non c’è bisogno di metterla in piazza… però… eh no! Cucciolo non è vero che noi non siamo usciti allo scoperto! I nostri lo sanno eccome!
– Sì, va be’, ma uscire allo scoperto non è quello!
– Non è vero, noi siamo usciti allo scoperto almeno in famiglia, per te è stata una cosa che è venuta da sé, ma per me non è stato così facile… però adesso sono contento, se non lo avessi fatto non so adesso come farei ad andare avanti…
– Birillo, ma tu non potevi non farlo!
– Potevo eccome! Potevo non uscire allo scoperto nemmeno con te e cominciare un tira e molla di frasi mezze mezze e di appuntamenti ambigui… e invece mi sono buttato, il mio primo coming out l’ho fatto con te, in un certo senso poteva essere rischiosissimo ma si capiva che non era poi così pericoloso… e poi coi tuoi… anche lì tutto per tutto! Tu invece sempre passivo, sempre come il ragno nella tana che aspetta che la mosca caschi nella ragnatela…
– Ma quando mai, quel benedetto giorno tu hai avuto da me una marea di segnali di incoraggiamento! Dì di no?
– È vero, questo è vero, ma queste cose forse non sono come mettersi la maglietta col nobody knows I’m gay! No, c’è una differenza enorme! Io questo uscire allo scoperto proprio tanto per il gusto di farlo non lo accetto, se esco allo scoperto, in un certo senso, coinvolgo anche delle persone che mi potrebbero volere bene… voglio dire che tanti ragazzi etero e gay possono volere bene a un gay non dichiarato, ma quando si dichiara sono forzati pure loro a fare una scelta e la cosa non mi piace troppo, a parte che può essere molto pericoloso, non mi piace proprio il fatto che in sostanza siano costretti… Con il ragazzo che ti piace tanto capisco pure che si possa rischiare e io l’ho fatto, ma con la gente che non c’entra niente, solo per il gusto di dichiararsi… no! È un modo di creare un ghetto! Un aut aut che non mi piace. E poi il rischio di rimanere soli è altissimo, qui almeno, da noi, tanta gente ti girerebbe le spalle, magari con garbo e con i tempi giusti ma lo farebbero perché a stare vicino a te ci sfigurerebbero pubblicamente, la gente su certe questioni ha veramente due modi di vedere le cose, uno pubblico molto conformista e uno privato, molto più tollerante e con meno pregiudizi ma tanto quello che prevale è il modello di comportamento pubblico… Cucciolo, lo sai che a forza di parlare di queste cose mi sento molto più gay di prima… mi sembra che sia la mia unica identità possibile…
– Però, Birillo, non bisogna sentirsi coinvolti per ragioni sbagliate e magari solo umanitarie…
– Ma quali ragioni umanitarie! Cucciolo, noi adesso stiamo parlando di queste cose ma non è un discorso accademico… io volevo fare l’amore con te dal primo momento che ti ho visto, quella è stata la molla di fondo, non ho subito nessuna pressione, mi sei piaciuto subito ed è per questo che mi piaci pure adesso, è una questione ormonale, tu a livello fisico per me sei un po’ un altro me stesso, è per questo che mi sento completamente libero con te e non credo che possa succedere con nessun’altra persona…
– Birillo!!! Io già prima ti avrei divorato di baci ma adesso voglio fare di più… Andiamo a farci una bella doccia come piace a noi e così c’è anche tutto il contatto fisico che vogliamo perché con i vestiti addosso non è facile… Birillo! Ma come si può campare senza di te? Io sono completamente dipendente…
– Dai vieni, ci chiudiamo in bagno… sai, non si sa mai… no? Va be’, non chiudiamo a chiave la porta… tanto a quest’ora non viene nessuno. Vieni Cucciolo… mh! Mamma mia che cosa bella che sei! Cucciolo noi esistiamo! Non ti sto sognando! Non è un sogno erotico, qui sei veramente tu!
– Zitto, Birillo, non parlare se no mi deconcentro perché certe cose si fanno in silenzio e a occhi chiusi.
Andy rimase in silenzio, si spogliarono vicendevolmente, lentamente, scambiandosi baci e carezze, quando giunsero agli slip Marco disse:
– Insieme.
…omissis… (Marco e Andy entrano insieme nella doccia, passano diverso tempo in una esplorazione reciproca che li conferma nell’idea di essere profondamente simili, poi arrivano a fare l’amore in modo molto coinvolgente)
– Mannaggia Cucciolo è bello ma è pure stressante… io penso che è come fare una fatica fisica grossa… però è bello…
– Dai, Birillo, ci asciughiamo un po’ rapidamente e ce ne andiamo a mangiare qualche cosa perché ho una fame da lupo…
– Pure io… poi, sai, quando finisce la fame di sesso comincia quella di cose da mangiare… è vero è così… Cucciolo, asciugati bene la testa se no ti prendi un malanno… non fare così, che ti costa asciugarti bene? …
– Ma quante premure hai per me stasera!
– Ma io le premure per te le ho avute sempre, che ti credi?… Cucciolo, e se studiassimo un altro po’?
– Dici sul serio?
– Sì, adesso mi andrebbe, mi sono scaricato bene e adesso si potrebbe pure fare e poi si tratta di cominciare l’altro libro, quello medio…
– Tu dici?
– Sì, dai proviamoci!
– Ok, però prima mangiamo qualche cosa, non possiamo stare digiuni…
– Vado io, Cucciolo, tanto sono già pronto, ma tu asciugati bene… mi raccomando…
– Sì… va bene…
Andy si precipitò in cucina, mise a scaldare nel grill due porzioni piccole di lasagna, due pezzi di pollo e un po’ di patatine fritte e poi preparò di nuovo la stanza per studiare, per ultimo, mentre Marco si asciugava i capelli col fon, mise su una caffettiera piccola.
– Ma come mai tu non ti asciughi mai col fon e hai sempre i capelli asciutti e io invece devo perdere tempo col fon?
– Cucciolo, tu non ti asciughi bene con l’asciugamano, forse per paura di rovinare la tua capigliatura e allora ci vuole anche il fon, se facessi come me ne faresti a meno…
– Sì però così i capelli non si rovinano…
– Questo lo dici tu… ci passi l’asciugamano più pesantemente ma non ci passi il fon caldo!
– Mh… forse è vero…
– Dai su, adesso a tavola e facciamo presto perché il libro ci aspetta, ecco, dai c’è tutto, pure le patate… e il pollo.
– Grazie Birillo, tu saresti un perfetto cameriere!
– Tu sfotti sempre!
– No, io dico seriamente…
– Cucciolo, quante ne facciamo stasera?
– Di che?
– Mh! Che battutaccia! Di pagine!
– Tu quante dici?
– Ho guardato il libro e ne dovremmo fare una sessantina, se le cose vanno bene si dovrebbe finire prima dell’una di notte…
– Mh… che bella notizia… va bene Birillo, tanto sono nelle tue mani! Però se poi del libro non ci si capisce niente ci fermiamo a quaranta, facciamo così: quaranta minimo e sessanta massimo…
– Ok, ma non perdiamo tempo, è già tutto pronto.
– Va be’ però fammi mangiare! Non mi posso mica ingozzare…
– Su, non fare tante storie, io vado a vedere le piante…
Marco si sbrigò a finire di mangiare e uscì sul balcone dove Andy stava spazzando il pavimento.
– A te scopare ti piace proprio tanto!
– Un’altra battuta da deficiente!
– Scusa! Chiedo venia!
– Perdonato, ma per punizione di pagine ne facciamo proprio sessanta…
– No! Non ricominciamo coi ricatti!
– Tie’ questo è il libro, la cassetta è già nel registratore, vai, leggi!
– …Fin dalla firma del trattato di Roma…
Marco leggeva e cercava di capire ma in realtà il libro era estremamente tecnico e sembrava un lungo e puntiglioso elenco di cose tutte più o meno generiche e più o meno simili tra loco. La lettura continuò nonostante tutto ma più si andava avanti più le cose si ingarbugliavano, il libro sembrava non avere un senso unitario ma essere in buona sostanza un lungo elenco di citazioni di sentenze della corte europea e di cosiddetti principi ai quali era per altro difficilissimo attribuire un significato preciso. Marco era perplesso ma continuò a leggere e anche con una certa lentezza per dare comunque un senso alla lettura, alla fine del capitolo introduttivo, fece cenno a Andy di spegnere il registratore.
– Birillo, qui se è tutto così c’è da spararsi, sembra una massa di banalità senza capo né coda e forse non abbiamo capito proprio niente e siamo solo a pagina tredici…
– Allora facciamo così, arriviamo solo fino a 40!
– Sì, mi pare logico…
– Ma poi rileggiamo tutto…
– Ma così diventano 80! Birillo, no! È una tortura!
– No! È solo studiare seriamente, su vai non perdere tempo!
– Ok! …Capitolo II. Le nuove prospettive di riforma del sistema monetario europeo…
Il secondo capitolo sembrava più accessibile, era più che altro una specie di excursus storico e si poteva seguire piuttosto agevolmente, alla pagina 27 il capitolo finì.
– Birillo, il capitolo II si capiva abbastanza…
– Sì, per fortuna, se fosse stato tutto come il capitolo introduttivo ci sarebbe stato da spararsi, ma adesso mi sembra che si cammini più spediti… Cucciolo, vuoi che ti dia il cambio nella lettura? No, va’, no, è meglio che continui a leggere tu, così ti distrai di meno…
– Allora… Capitolo III – Il valore sostanzialmente normativo delle sentenze della corte di giustizia europea…
Anche il terzo capitolo tutto sommato era abbastanza scorrevole ma era lungo 23 pagine, Marco continuò a leggere per le prime tredici, poi chiese il cambio, Andy lo sostituì e cercò di vivacizzare la lettura. Poco dopo l’una le quaranta pagine erano finite, Andy pretendeva che si leggesse di nuovo il primo capitolo, Marco cercò di dribblare, ma non ci fu mezzo, scaldarono il caffè e ripresero a leggere, questa volta leggeva Andy e commentava vivacemente secondo quello che aveva capito, la lettura fatta in questo modo cominciava ad avere un senso e poco prima delle due il lavoro era terminato.
– Cucciolo, abbiamo finito! E tu lo sia quante pagine abbiamo letto da stamattina alle sette fino adesso?
– Sì, lo so, sono 240! Un libro intero!
– Ma molte erano pagine di note e di pagine intere di testo non ce n’erano poi troppe…
– Sì, però una faticata tremenda l’abbiamo fatta… Birillo, se non mi coccoli adesso ti picchio! Mi hai fatto fare tutto quello che volevi tu e adesso mi devi ricompensare, voglio essere coccolato almeno per un’ora!
– E quando dormiamo? La sveglia per domani è alle sei!
– Tra quattro ore? No! Birillo, io devo pure dormire!
-Va be’, ti coccolo mezz’ora e domani ci alziamo alle sette ma non dopo le sette… ok?
– Be’ già è meglio, ma desso la promessa la devi mantenere…
– Va be’, coccolato come?
– A letto, sì, così mi addormento e te la cavi solo in cinque minuti, tanto finisce così! Non mi reggo in piedi!
– Dai non mi fare la vittima… Cucciolo, se andiamo avanti così gli esami li facciamo veramente…
– Se non ci piglia l’esaurimento nervoso…
– Non ti piglia, non ti piglia!… E poi sai papà e mamma come sarebbero contenti! E sono altri passi verso la sistemazione… Cucciolo, prima me lo dicevi tu che queste sono cose importanti!
– Ma lo so che sono cose importanti e mi fa piacere che abbiamo studiato, ma pure dormire è importante!
– Qua, così, bravo… e adesso fatti baciare… perché quando protesti tanto sei ancora più dolce… Mannaggia Cucciolo, mi sento di nuovo una certa frenesia…
– Sì, ma devi fare tutto tu, io sto crollando!
– Adesso sei bellissimo, tutto mezzo addormentato, tutto così passivo, che ti fai fare qualunque cosa… guarda un po’, nemmeno reagisce… Cucciolo! Non fare finta di dormire!
– Ma io non faccio finta… Sto proprio crollando… Notte Birillo!
– Va be’. Notte Cucciolo!
All’inizio Andy riuscì ad addormentarsi ma poi si svegliò verso le quattro, era molto agitato e non capiva perché, pensò subito che prima di farsi aggredire dalla malinconia avrebbe dovuto svegliare Marco e questa volta lo fece.
– Cucciolo! Cucciolo! Ti posso svegliare?
– Che c’è Birillo? Che ore sono?
– No, non è ora di alzarsi, è notte fonda ma io non riseco a dormire.
Marco sentì un’ansia insolita nelle espressioni di Andy e cercò di essere totalmente vigile, si girò verso Andy e lo abbracciò
– Andy! Non c’è nessuna ragione di stare agitati, va tutto bene, noi ci vogliamo bene… Dai, Birillo! Non voglio che tu stia male per nessun motivo… Andy… ti voglio bene… che c’è che non va? Non me lo vuoi dire? O non me lo sai dire? Adesso cerca di stare tranquillo e vedrai che il sonno ti ritorna, Birillo, siamo stanchi e dobbiamo dormire… non c’è nessuna ragione per stare agitati… quando ti accarezzo i capelli e quando ti stringo a me so che senza di te non potrei stare… io voglio un Andy felice, un Andy realizzato dentro, un Andy che non ha paura di niente e di nessuno, io voglio il mio Andy sorridente… Come stai Birillo? … Stare vicino a te è una cosa tenerissima… Birillo, ti stai addormentando accanto al tuo Cucciolo, che sta qui per te, al tuo Cucciolo che ti vuole bene… Andy, respiro il tuo respiro, sento il tuo calore… Andy il tuo Cucciolo vive per te… Marco continuò a parlare e ad accarezzare i capelli di Andy e lentamente Andy riprese sonno, Marco continuò a parlare per diversi minuti, anche quando vide che Andy si era addormentato, poi lentamente cominciò a parlare più piano e ad accarezzare in modo sempre più lieve i capelli di Andy e alla fine si ritirò nella propria parte del letto ma rimase girato verso Andy che ormai aveva ripreso sonno in modo piuttosto tranquillo. Due cose avevano colpito Marco, la prima era la fragilità di Andy, la seconda era la capacità che lo stesso Marco, e forse solo lui, aveva di fare stare bene il suo Birillo. Andy si tranquillizzava perché Marco restava qualche minuto a parlare con lui e ad accarezzarlo e così sparivano tutti i fantasmi che si potevano risvegliare nella sua mente. Marco deliberatamente prese una mano di Andy e la strinse… Andy non si svegliò. Piano piano anche Marco ricadde nel sonno.
Al mattino Marco si alzò prima della sveglia ma non andò subito a preparare la colazione, preferì invece svegliare Andy con un bacio.
– Andy, Birillo… È ora di alzarsi!
Poi si sedette al bordo del letto e cominciò ad accarezzare il volto e i capelli di Andy.
– Cucciolo! È bello risvegliarsi così, è molto bello! … Cucciolo, stanotte ti ho dato fastidio?
– Birillo, quando ho visto che avevi ripreso sonno mi sono sentito felice, in qualche modo riesco a farti stare bene…
– È vero… e se mi ricapita ti sveglio di nuovo, quando ci sei tu io nel buco della malinconia non ci finisco più, un potere su di me ce l’hai veramente, un po’ come una droga… no! Un po’ come uno scacciapensieri! Mi dai tanta serenità… tu ne hai tanta e me la puoi trasmettere… Cucciolo io stanotte sono stato felice perché ci sei stato tu… ma se io fossi stato solo, cioè se proprio non ci fossimo mai incontrati, pensa che fine avrei potuto fare… spaventoso… ma tu ci sei! Cucciolo, tu ci sei!
– Tu mi dici sempre cose bellissime!
– Lo sai che mi viene in mente, Cucciolo?
– No, che cosa?
– Che in fondo noi ci ripetiamo sempre, che per noi tutte le giornate in fondo sono uguali… studiare, studiare e poi ancora studiare… Io qualche diversivo te l’ho dato, anche un po’ pericoloso, te l’ho dato ma credo almeno sia servito a vivacizzare l’ambiente…
– Be’, insomma…
– Su, dai, adesso non mi rimproverare…
– Non lo farei mai, Birillo! Ti voglio troppo bene…
– Allora ti posso mettere i piedi in testa! No scherzo! Cucciolo, lo sai che noi veramente diciamo sempre le stesse cose anche tra noi, proprio a livello affettivo, in fondo ci ripetiamo…
– Lo so, ma la vita è anche questo, in fondo lo fanno tutti, se non fosse così sarebbe una corsa nevrotica…
– Sì, in un certo senso sì… però non sarebbe male vivacizzare un po’…
– Ma noi dobbiamo studiare, Birillo, se no ad avere un mondo nostro non ci arriviamo mai…
– Sì, io tutte queste cose le so… però… be’, lasciamo perdere tanto sono tutte cose campate in aria… Dai, va’, facciamo colazione e rimettiamoci a studiare… però, Cucciolo, quando arriverà il tempo nostro? Cioè il tempo per vivere alla grande e non pensare solo a studiare?
– Adesso studiamo per l’università, dopo studieremo per la professione ma in fondo non cambierà nulla…
– E allora un po’ di libertà non ce l’avremo mai?
– No, al cento per cento no! Però avremo per noi almeno i ritagli di tempo…
– Mannaggia, Cucciolo, che schifezza! Per noi solo i ritagli? Non mi piace proprio! Ma sei sicuro che abbiamo scelto la strada giusta?
– Be’, non lo so… comunque mi viene in testa una frase che avevo letto da qualche parte: “To plant a garden is to believe in tomorrow”!
– Bella! La frase è bella però… Cucciolo e le piante? Ieri non le abbiamo innaffiate!
Andy uscì sul terrazzo ma nulla di secco si vedeva da nessuna parte, prese comunque l’annaffiatoio e le bagnò un po’, specialmente quelle più esposte al sole.
– Le piante stanno bene, non è successo niente! E le roselline stanno crescendo ancora, sono proprio belle!
– Birillo, quando parli di diversivo che intendi?
– Perché me lo chiedi?
– Perché a vivacizzare la cosa ci si potrebbe pure pensare, come non lo so ma ci si potrebbe pure pensare, si potrebbe andare da qualche parte…
– Cucciolo perché non ce ne andiamo un paio di giorni all’oliveto di papà? Da soli non ci siamo mai andati.
– Questa è una cosa facile da fare, quando ci vuoi andare, Birillo?
– Oggi! Ci possiamo andare portandoci tutto appresso, lo mettiamo in macchina e partiamo… eh?
– Va bene e se vuoi ci possiamo rimanere più di due giorni…
– Be’ vediamo che effetto fa e poi decidiamo…
– Ok, Birillo… certo non è come andare a Parigi, però, nel nostro piccolo credo che questo ce lo possiamo permettere… su adesso due toast e subito la colazione…
– Però, Cucciolo, se non ci vuoi andare non ci andiamo… Non lo devi mica fare per me!
– Birillo… ma ti devo picchiare per forza?
– Su, non te la prendere dicevo per dire…
– Ma con me non devi dire le cose tanto per dire!
– Scusa, Cucciolo, vuol dire che per autopunizione i toast li faccio io!
– No! Se lo devi fare per autopunizione allora li faccio io…
– No, dai preferisco farli io… e poi tu i toast non li sai fare!
– Birillo, ma che mi fai?
– Perché, che ho fatto?
– Se vuoi fare tu i toast perché io li faccio male sei liberissimo di farlo, ma non dire che lo fai per autopunizione… è una piccola ipocrisia!
– Mannaggia, non te ne scappa una! Però questa volta hai ragione, niente comportamenti strani e discorsi stupidi… ho capito la lezione, di disastri ne ho fatti già abbastanza! Però i toast li faccio io!
– E falli buoni, mi raccomando, … perché a me i miei piacevano! Comunque se ti piace tanto te li faccio fare pure quando andiamo in campagna…
– E poi lì c’è tanta roba buona…
– Questo lo puoi dire!
– Ecco qua, questo è il succo di frutta e i toast sono a secondi… senti quel profumino di pane tostato?
– Sì, ma quello non è merito tuo…
– Aspetta… ecco, una goccia di olio a crudo… uno e due!
– Mh! Birillo, sono buoni! Altro che avvocato, tu dovevi fare il cuoco! Che ci hai messo?
– Pomodoro, mozzarella, origano e un mio ingrediente segreto…
– Cioè?
– Se è segreto!
– Ma che ci hai messo? Perché sono veramente buoni?
– Ci ho messo un po’ d’amore, Cucciolo! E poi oggi ce ne andiamo in campagna… vai, adesso una tazza di caffè e poi via a studiare, tanto non se ne può fare a meno e allora tanto vale darsi da fare come si deve… leggi tu, Cucciolo?
– Pronto! Quando vuoi posso partire.
– Vai Cucciolo!
– …L’allargamento dell’Unione Europea ad altri paesi…
La lettura andò avanti spedita, al termine della cassetta Andy fece cenno che si facesse una pausa.
– Cucciolo… lo so che abbiamo lavorato solo mezz’ora… però adesso mi voglio fermare un momento…
– Ok, Birillo, però solo dieci minuti!
– Va bene… Cucciolo…
– Che stai pensando, Birillo? Tu stai rimuginando qualche cosa… quella è la faccia tipica di Andy che ha avuto un’intuizione geniale…
– No! Anzi! … la cosa ti sembrerà stupida e ne abbiamo parlato tante volte… ma tu perché mi vuoi bene?
– Non lo so, Birillo, io questi problemi non me li sono mai posti. Io ti voglio bene e questo mi basta a che serve cercare un perché? Si potrebbero trovare cento ragioni, ma sarebbero solo parole mentre secondo me di ragioni vere che si possono spiegare a parole non ce ne sono proprio… forse è proprio una cosa fisiologica… anzi probabilmente è proprio così, non dipende da un ragionamento, quando ci sei sto bene e quando non ci sei sto male… questo è l’unico motivo serio per cui ti voglio bene, perché per me sei essenziale…
– Ma essenziale in che senso?
– Non te lo so spiegare, Birillo, è proprio una reazione fisiologica, anche sessuale, se vuoi, …
– Ma tu pensi mai a come sarebbe se non fosse così?
– Ma Birillo, io penso a quello che esiste e a come si può cercare di non perderlo… le cose che potevano essere e non sono state non mi interessano affatto…
– Be’, ma possono servire a capire il senso delle cose che esistono…
– Sì, va be’, però io cerco di preoccuparmi delle cose che possono succedere da adesso in poi, quelle passate le ho già capitalizzate, quelle che sono esistite intendo, le altre sono solo ipotesi…
– Sai che mi sono chiesto tante volte che fine avrei fatto se non ci fossi stato tu?
– E che fine avresti fatto?
– Non lo so, ma una diversa da questa…
– Sì, va be’, e allora? Quando hai detto che “a è diverso da b” sei convinto di avere detto qualche cosa di a, ma in effetti di a non sai niente e poi sono tutte cose campate per aria…
– Mh! In un certo senso hai ragione… però tu sei troppo razionalista, troppo legato alla logica, la fantasia… no! Lasciamo perdere!
– Perché “lasciamo perdere!”?
– Cucciolo, hai una faccia strana…
– Birillo, ma io non ti voglio mica zittire…
– Lo so, lo so, in fondo hai ragione tu, sono tutte cose stupide e bisogna fare progetti da adesso in avanti… in effetti… cioè… ve be’, hai ragione, hai ragione tu… perché poi tu anche se ragioni così una vita affettiva ce l’hai eccome… cioè tutte le mie fantasie non servono veramente a niente… mi sa che faremmo meglio a rimetterci subito a studiare… hai ragione, però aspetta, non mi fare la faccia perplessa, Cucciolo… adesso ti voglio abbracciare… così… stiamo così per un minuto solo…com’è bello stare così! In effetti ha senso cercare di conservare queste cose perché ci si sta bene e non ha senso chiedersi nulla di quello che avrebbe potuto essere… sei razionale, Cucciolo, e la razionalità ha un senso, è vero, ha un senso… un bacetto conta più di tanti ragionamenti… è vero, Cucciolo, le parole sono la rovina dell’amore, troppi distinguo, troppi se e troppi ma che con l’amore non hanno nulla a che vedere e poi è vero che è una cosa essenzialmente di tipo fisiologico, prima mi sembrava una cosa negativa… ma perché dovrebbe essere negativa? È solo un fatto! E che fatto! Mh! Ho capito un’altra cosa…, pensa che prima mi sembrava assurda, io ho sempre avuto bisogno di sublimazioni…
– No! Birillo, non è vero, ma quali sublimazioni? Abbiamo fatto l’amore in un modo così libero che non me lo sarei mai sognato!
– Sì, ma io non dico di sublimazioni per scappare dal sesso ma per accettarlo con auliche motivazioni teoricamente più nobili… Dire “mi piace Marco” mi sembrava stupido, mentre arzigogolarci sopra mi sembrava intelligente… ma le cose sono sempre meno complicate di come te le immagini… e poi i “se” sono cose pericolose, è vero, sono pericolosi! Mi ricordo quando studiavo a scuola il periodo ipotetico… il periodo ipotetico della irrealtà era la chiave della retorica… e pure della mia vita… Mh! Lo sai, Cucciolo, mi hai messo KO con la tua logica, cioè con la logica perché in effetti… va be’, adesso andiamo a studiare… però prima facciamoci un caffè, se no rischio che mi riprenda la sonnolenza…
Dopo il caffè ripresero lo studio, tutto sommato di buona lena, l’idea di andare in campagna il pomeriggio galvanizzava Andy e la cosa si riverberava su Marco, il libro procedeva piuttosto agevolmente e le pagine scorrevano senza grossi intoppi, arrivarono all’ora di pranzo con un buon vantaggio sulla tabella di marcia.
– Adesso basta, Cucciolo… che facciamo? Mangiamo qui o ci portiamo direttamente tutto fuori anche per il pranzo, se mangiamo alle tre non fa niente e tanto lì i piatti alla fine li dobbiamo lavare comunque e quindi tanto vale che ci portiamo tutto…
– Birillo, dei piatti non c’è bisogno, ci sono quelli di carta nell’armadio, pure per le posate e per i bicchieri non c’è problema, se vuoi andiamo via adesso ma per i piatti non c’è problema…
– Meglio! … Però cerchiamo di fare in fretta, se riusciamo a fare in fetta ci possiamo godere ancora un po’ di luce in campagna… Io prendo le provviste, tu prendi i libri, le penne, il registratore e tutto quello che può servire…. Cucciolo, pensi che dobbiamo avvisare papà?
– Be’, se ci cercano non ci trovano e si potrebbero preoccupare, ci sono i telefonini, è vero, però è meglio avvisarli…
– Li chiamo io…
Andy compose il numero.
– Ciao Mamma…
– Ciao Bello, come state?
– Bene, bene… vi volevano dire che oggi pomeriggio, praticamente adesso, ce ne andiamo in campagna, quindi se ci cercate e non ci trovate non vi dovete preoccupare…
– Va benissimo Andy e divertitevi, pensate e godervela un po’ la campagna che vi fa bene!…
– Mamma, ti passo Marco…
– Grazie, Bello, vi saluta pure papà, ciao…
– Pronto mamma, Andy ti ha già detto tutto…
– Statevi bene e divertitevi, Marco, se ti ricordi, quando tornate, mi potete portare un po’ di patate e un po’ di verdura, fate voi, quello che c’è di maturo… tanto tu lo sai… va bene?
– Sì, ok! Non ti preoccupare…
– Senti ripassami un attimo Andy…
– Andy! Mamma vuole parlare con te…
– Andy, senti, quando arrivate a destinazione ce lo mandate un sms?
– Non ti preoccupare, me lo ricordo io…
– Grazie, Bello, e andate piano!
– Ciao mamma, e saluta papà.
Dopo la telefonata, in pochi minuti prepararono tutto il necessario.
– Cucciolo, allora siamo pronti?
– Sì, mi pare che abbiamo preso tutto, ma comunque lì c’è tutto quello che ci serve, noi ci portiamo le cose già pronte perché ci stanno ma si potrebbe pure preparare tutto lì…
– Dai, allora, chiudi tu o chiudo io? … Forse è meglio che chiudo io…
Scesero in strada, sistemarono i bagagli in macchina, poi Marco si mise al volante, dei due era sicuramente il più tranquillo alla guida e Andy quando Marco portava la macchina si sentiva anche lui tranquillo più che se l’avesse guidata lui stesso. In strada Marco avrebbe voluto avviare il registratore per risentite le ultime cassette registrate, ma Andy non era dello stesso parere.
– Cucciolo, dai, godiamocelo questo viaggetto, non stiamo andando in Sud America ma solo all’oliveto di papà… dai, adesso chiacchieriamo un po’… ti va?
– Mi va sì! Certo mi piace molto più che studiare… Birillo, sai che sono contento che stiamo andando in campagna?
– Sì, lo so, in fondo noi siamo contenti più o meno delle stese cose… sai una cosa Cucciolo?
– Che cosa?
– Mi sta venendo in mente che quando stavo a scienze politiche, ogni tanto c’era qualche bel ragazzo…
– E me lo dici così!
– Dai, su, non fare lo stupido e stammi a sentire!
– Mh…
– Insomma, c’era qualche ragazzo proprio caruccio, io qualche volta su uno di questi ci avevo fatto i miei pensierini e non solo, però lui non se ne era nemmeno accorto… era un bel ragazzo e questo te l’ho detto… ma proprio bello parecchio, di quelli che ti attirano proprio parecchio, uno come te… più o meno… insomma, io avevo cercato di attaccare bottone, qualche volta ci siamo anche fermati a fare quattro chiacchiere e non era malaccio, cioè partecipava alla conversazione in modo interessante; per un po’, ma pochissimo, ci siamo sentiti praticamente tutti i giorni, lui mi chiedeva delle cose… cioè voleva appunti, libri, cose così, io i libri glieli davo, quando non ce li avevo li compravo per poterglieli dare e dicevo che ce li avevo già, ma gli appunti io non li avevo proprio, allora non studiavo granché… però siccome lui li voleva e io non volevo dire di no li andavo a chiedere a qualcuno e poi li fotocopiavo e glieli portavo a casa, non glieli davo all’università ma proprio glieli portavo a casa, lui in genere mi trattava piuttosto bene, anche con qualche riguardo… cioè con rispetto… apparentemente anche in modo affettuoso, anche se molto a modo suo… insomma a me la cosa in un certo senso piaceva ma in un altro senso mi sentivo un po’ asservito a questa situazione, io finivo per passare i pomeriggi in giro per cercare le cose che servivano a lui… non abbiamo mai studiato insieme, non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto, ma non è mai successo…
– Ma tu gliel’hai proposto?
– No… pensavo che mi avrebbe scaricato con qualche scusa e la cosa mi avrebbe dato fastidio… insomma ci vedevano all’università e poi a casa sua ma solo quando andavo a portare le cose che mi chiedeva …certe volte mi sentivo un po’ la Cenerentola della situazione però la cosa continuava così, è durata qualche mese questa storia…
– E poi com’è finita?
– È qui è il bello… una volta ci siamo fermati a chiacchierare un po’ più disinvoltamente ma non di sesso o chissacché… proprio delle cose comuni della vita e già le cose che mi diceva non mi piacevano troppo, erano cose lontane dal mio modo di pensare, poi ha cominciato a dire che gli appunti che gli avevo portato due settimane prima non erano chiari, che non si capiva niente e che se gli dovevo dare degli appunti dovevano essere battuti al computer… insomma, facciamola breve, io pure quella volta gli ho detto di sì e ho passato tre nottate a trascrivere al computer delle dispense per lui, ma mi sono sentito talmente cretino che ho detto: Basta! Io di questo non ne posso più! Me ne devo liberare! Ma me ne volevo liberare senza dare troppo nell’occhio, con disinvoltura… insomma, ho finito di battere le dispense e gliele ho portate, naturalmente non le ha nemmeno guardate, del lavoro enorme che mi erano costate non ha capito assolutamente nulla… io sorridevo, come al solito, ma dentro contavo mentalmente i secondi… quello doveva essere l’ultimo incontro… e poi: Basta! L’ho salutato in apparenza calorosamente come al solito, ma non sono più andato a scodinzolargli intorno, mi sono tenuto alla larga, ho cominciato a frequentare corsi diversi dai suoi, ammesso e non concesso che il mio bighellonare per l’università fosse un frequentare le lezioni. Quando è finito il nostro ultimo colloquio io mi sentivo come uno che è riemerso dal mare in tempesta, no, meglio, come uno che è scappato da un campo di prigionia… eppure, guada, era un bel ragazzo… però era “solo” un bel ragazzo, quando apriva la bocca lo avrei preso a pugni, se io pensavo una cosa ero quasi certo che per lui sarebbe stata una cosa stupida…
– Birillo, ma come si chiamava questo ragazzo?
– Si Chiamava Massimiliano ma si faceva chiamare Max.
– Ma era gay?
– Questo non l’ho mai capito e all’inizio è stata una questione cruciale, ma poi, gay o non gay, quando apriva la bocca lo avrei preso a sganassoni lo stesso perché mi sembrava uno un po’ stronzo… no, nemmeno, … comunque uno che non può andare d’accordo con me… però sai Cucciolo, quando me ne sono liberato non ho avuto proprio nessun rimpianto, ma proprio nessuno, in inglese si dice “let’s get reed of someone!” proprio nel senso di scaricarsene, di liberarsene e passare oltre, no, neanche, non provavo indifferenza ma proprio soddisfazione di averla fatta finita, fosse stato anche Brad Pitt lo avrei mandato a quel paese lo stesso… mi veniva proprio da fare l’apologia della solitudine, cioè in quei momenti stavo veramente molto meglio solo… mi godevo i momenti in cui non stavo con lui… ti sembra strano?
– No… mi sembrerebbe strano il contrario… ma poi vi siete rivisti?
– Sì, qualche volta ma solo formalmente, lui non mi ha chiesto più niente e io mi sono tenuto alla larga…
– Ma tu, Birillo, l’apologia della solitudine nei miei confronti l’hai mai fatta?
– Cucciolo, per arrivare a una cosa come quella ci vuole una umiliazione pesante e continuata nel tempo, con te io ho provato qualche momento di disappunto e di esitazione, questo sì, qualche momento di non sapere che cosa fare, ma tu non mi hai dato mai il tempo di pensarci troppo e la situazione è durata al massimo qualche ora e poi i tuoi tentativi di recupero erano così entusiastici che alla fine mi sentivo più innamorato di prima… no… io con te mi sento sulla stessa lunghezza d’onda, realmente non ho mai avuto da te impressioni starne… anzi… be’, qualche cosa di strano qualche volta, cioè qualche cosa che non mi è piaciuta forse l’ho avvertita, ma nel senso che in qualche momento ti mettevi troppo nel ruolo di quello che sta facendo qualche cosa di buono per gli altri e questo mi dava fastidio…
– Birillo! Ma che mi stai dicendo! Ma tu hai pensato veramente che io stessi facendo una buona azione nei tuoi confronti?
– … Be’, Cucciolo, io qualche volta l’ho pensato… eri troppo remissivo… cioè eri con me un po’ come ero io con quel ragazzo e questo non mi piaceva, poi, quando hai cominciato a mettermi i puntini sulle i, mi sono sentito più a mio agio… eri più vero…almeno mi sembravi meno finto… E tu Cucciolo l’apologia della solitudine nei miei confronti l’hai mai fatta?
– Sì, una volta è successo…
– Quel giorno che ti volevo mettere sotto? …
– Sì, esattamente, in quei momenti mi sembravi proprio violento, cattivo, uno di quelli che io non posso sopportare… poi quando ho visto come hai reagito ho cambiato subito idea, però allora ti avrei scaricato definitivamente e senza rimpianti…
– Senza rimpianti?
– Be’ questo non lo posso dire… anzi un po’ in crisi mi ci avresti messo eccome, però allora non ti sopportavo proprio… cioè sul momento… mh! No, forse non è esattamente così… mi sa che il teorema è più complicato di come lo faccio io… Birillo, meno male che le cose sono andate in tutto un altro modo…
– Sai, Cucciolo, io penso che tu in effetti hai una forza grandissima che è quella di fare il primo passo verso di me nonostante tutto… e l’hai fatto, anche allora l’hai fatto, cioè tu ti sei abbassato per venirmi incontro e una cosa del genere la fanno solo le persone che ti vogliono bene…
– E poi c’è una cosa di te che mi ha sempre affascinato tantissimo, tu da me non cercavi sesso o un’avventura, all’inizio parlavi poco ma avevi voglia di parlare, avevi voglia di farti conoscere di farti amare per quello che sei veramente… a parte quella volta che mi volevi mettere sotto, ti sei comportato sempre da cucciolo e questo mi piace tantissimo… se tu stai con uno solo per sesso, poi quello ne può trovare un altro… ma se ci stai perché ci stai bene e perché quella persona ti piace proprio per com’è, perché si sta bene insieme… allora è proprio un’altra cosa… e poi certe volte tu sei stato veramente un cucciolo dolcissimo…
– Cucciolo… adesso non rivoltiamo le carte in tavola… il Cucciolo non sono io, il Cucciolo sei tu!
– Sì, ma di nome, di fatto il Cucciolo sei tu!
– Cucciolo, se potessi adesso ti bacerei, ma devi guidare e ti bacerò a destinazione… vuoi che risentiamo una cassetta?
– Ti va?
– Sì, adesso sì… allora metto quella che comincia dall’inizio…
– Ok! Vai!
Per il resto del viaggio ascoltarono la rilettura del libro più grosso di diritto penale; ascoltarono senza commenti in totale silenzio, con attenzione, la lettura era piuttosto lenta e i concetti tornavano alla mente in modo ordinato, lungo la strada il tempo cominciò a cambiare e il cielo si coprì di nuvole nere, quando arrivarono al cancello Andy scese per aprire e poi non risalì in macchina. Marco parcheggiò e poi si avviarono verso casa.
– Cucciolo! Che senso di libertà c’è qui! È bellissimo, puoi camminare sulla terra, c’è il vento, ci sono le piante, quelle vere, non quelle in vaso come ce le abbiamo sul balcone… Cucciolo! È bellissimo!
Andy chiuse il cancello e poi si avviò verso la casa.
– Cucciolo, io faccio il giro dell’oliveto, arrivo subito! … Vieni pure tu!
– Andy, sta per piovere! Guarda che ti prendi una bella sgrullata…
Andy non ascoltò e si mise a fare il giro dell’oliveto camminando vicino alla rete di recinzione, cercava di mettersi in mente la posizione delle singole piante. All’improvviso cominciò a piovere fortissimo, Marco uscì di casa con l’ombrello per andare incontro a Andy che però fece a tempo a bagnarsi ben bene. Cinque minuti dopo erano entrambi in casa, Marco relativamente asciutto e Andy con i capelli bagnati e con i vestiti non proprio zuppi ma certo importabili.
– Mannaggia! Non mi ha dato nemmeno il tempo di finire il giro…
– Birillo, adesso cambiati e non mi restare bagnato…
Marco fece una pausa, avrebbe continuato dicendo “in camera mia” ci sono dei vestiti asciutti, ma fece a tempo a correggersi.
– In camera nostra ci sono dei vestiti asciutti, se vuoi fare una doccia la puoi fare ma l’acqua è fredda e forse non è il caso…
– No! Non è il caso… quella la facciamo dopo, con l’acqua calda e insieme… adesso mi cambio subito.
Andy se ne andò in camera, si cambiò in un minuto e tornò da Marco con i capelli tutti arruffati.
– Ecco fatto!
– Birillo, c’è il fon in bagno… asciugati i capelli…
– Ma non ce n’è bisogno!
– Be’, almeno asciugateli con un pezzo di carta-casa, sta lì, nella credenza… ecco, così, dai asciugali bene… bravo.
– Cucciolo, lo sai che mi stai trattando un po’ come un bambino piccolo…
– E allora?
– Allora niente… va bene così! … Come piove! Si è fatto tutto scuro, c’è vento forte, … la manda giù a catinelle… ma noi stiamo qui al sicuro… è bello così… Cucciolo, noi stiamo qui soli… insieme… mh! Che dici?
Marco lo guardò con una tenerezza totale. Si gettarono insieme sulla panca di legno e cominciarono a baciarsi e a toccarsi.
– Cucciolo… mannaggia com’è bello stare qui con te! … Ma tu pensi che papà e mamma l’abbiano mai fatto qui?
– Sì, credo di sì…
– Cucciolo… ma pensi che si arrabbierebbero se usassimo il loro letto, almeno non è così duro…
– Non credo che se la prenderebbero per questo…
– Allora andiamo in camera loro…
Se ne andarono nella camera di Rocco e Rosa ma rimasero fermi a guardare il letto.
– Cucciolo, papà da che parte dorme?
– A sinistra…
– Allora lì ti ci metti tu!
– Ma quanto sei stupido!
– No, dai, è giusto così, io mi sento virile a tutti i livelli ma quello è il posto tuo… e poi io mi voglio fare coccolare…
– Andy… sei felice?
– Sì, Cucciolo, adesso sì, non mi manca più nulla.
– Allora, ci buttiamo?
– No, Cucciolo, mi sento in imbarazzo a fare l’amore in questa stanza, mi sembra di invadere una intimità che noi non dobbiamo invadere… torniamocene nella nostra stanza… il letto è piccolo ma è nostro, almeno tuo!
– Ok, Birillo, mi sa che facciamo bene a fare così…
– In fondo a noi non piacerebbe se invadessero il nostro campo e noi non dobbiamo invadere il loro, non sarebbe giusto… Cucciolo… che pensi?
– Che qui con te si sta bene… peccato che qui non c’è un divano… lo sai Birillo che quando ti sei bagnato mi hai fatto una tenerezza grandissima? E poi lo sai che quando ci sei tu io penso solo a te e non riesco a distarmi nemmeno per un istante…
– Cucciolo, qui a parte il letto di papà e mamma non ci sono letti adatti a fare l’amore come si deve… facciamo una cosa, appena spiove usciamo un po’ fuori e ci facciamo il giro tutto intorno e mi fai vedere le piante… mi piacciono tanto le piante in piena terra, sono bellissime perché si sostengono da sé, come vuole madre natura… lo vedi, il cielo si sta aprendo e poi è così bello subito dopo che ha piovuto, c’è proprio l’odore della terra bagnata, ci sono le foglie bagnate, le ragnatele con tutte le goccioline appese e poi la terra è più molle…
– Birillo, sei un poeta!
– Non sfottere! Dai usciamo… Lo vedi, non piove più, adesso è bellissimo, subito dopo la pioggia… Cucciolo… st! Lo vedi lì?
– Sì!
– Cerchiamo di non farlo scappare…
Acquattato tra le piante, in un piccolo avvallamento del terreno, c’era un gattino rosso, Andy non si mosse e cominciò a fare richiami al gatto.
– Ps! Ps!Ps! Mao, mao, mao… sss, sss, sss…
Il gattino aveva appizzato le orecchie e non era scappato, Andy continuò a fare richiami senza avvicinarsi troppo, poi si accucciò a terra per non farsi vedere dal gatto e continuò con i richiami, il gatto pareva sempre più interessato, si nascondeva meno, piano piano si alzò sulle quattro zampe e si fece vedere, Andy continuava a fare richiami, Marco lo osservava senza muoversi a debita distanza, Andy si avvicinò al gattino ma con movimenti lenti e naturali, mantenendosi basso sul terreno, si sporcava i jeans ma l’idea di non fare scappare il gattino gli sembrava troppo importante, quando fu a un metro dal gatto si getto spalle a terra, il gatto lo osservava incuriosito, poi Andy tentò una lenta manovra di allontanamento sempre camminando carponi, il gatto lo seguì con circospezione, ma lo seguì, Andy continuava con i suoi richiami e il gatto piano piano gli andava dietro sempre con minor timore, poi Andy provò qualche balzo di tipo felino nel terreno mosso e il gatto lo imitava, tre balzi faceva Andy e tre ne faceva il gatto nella stessa direzione, il gioco ormai era accettato e scoperto. Andy si sedette sotto il portico su un sedile di legno e il gatto prima gli andò vicino poi cominciò ad arrampicarglisi addosso ma senza cavare fuori le unghie, Andy lo prese e se lo mise sulle gambe.
– Bello, micetto, bello… ma che bel micetto sono io! Ma che bel micetto…
Andy continuava ad accarezzare il micio e a parlargli come se parlasse a una persona, Marco entrò in casa prese un po’ di latte e lo mise in un piattino e andò a sedersi vicino a Andy, il gatto si mosse per bere il latte, poi si appallottolò sulle gambe di Andy che lo accarezzava con molta delicatezza, il micio non nascondeva una certa partecipazione sensuale alle carezze di Andy, ma poi finì per addormentassi sulle sue gambe, lasciando proprio la testina abbandonata, come avrebbe fatto un bambino piccolo.
– Cucciolo, hai visto quanto è bello! È dolcissimo, proprio un esserino tenerissimo che reagisce con dei modi di fare che mi sembrano quasi i tuoi… sì, è bellissimo, è tenerissimo, come te! … Cucciolo perché non prendi una cassetta in macchina e ce la sentiamo, tanto adesso, col gatto non possiamo leggere, almeno possiamo riascoltare…
– Vado, Birillo! … Lo sai che sembri mamma gatta?
Marco tornò col registratore
– Birillo… e adesso come facciamo, ce lo portiamo dentro?
– No, tanto fuori non fa freddo, gli possiamo mettere qui fuori una bacinella con qualche pezza di lana se ce ne sono, un po’ di latte l’ha preso e adesso questo si sveglia domani mattina…i gatti dormono molto…
– Ma i gatti vanno in giro di notte…
– Ma questo è piccolo…
Marco preparò una specie di cuccia per il micio, con la massima attenzione per non disturbarlo troppo, adagiarono il gatto sotto un panno di lana come se fosse sotto una copertina, il micio ronfava di piacere a non accennava nemmeno a muoversi, Marco e Andy se ne andarono dentro.
– Birillo, mi sa che ti devi cambiare perché così sei tutto sporco…
– Ma il gatto l’abbiamo addomesticato…
– Con tutte le moine che gli hai fatto tu avresti addomesticato pure un elefante… mi sa che tu col micio hai fatto come hai fatto con me! … Però ci sai fare, io me lo sarei fatto scappare, ma tu hai avuto una pazienza incredibile…
– Sì, ma per me il micetto non è una preda, per me è un cucciolo da amare, magari per un giorno ma il micio deve essere contento che ci ha incontrato… e poi io sono stato contento di incontrarlo, è veramente un cucciolo delizioso… non ti offendere, Cucciolo, però lui è proprio un cuccioletto piccolo piccolo… e hai visto come giocava… ma tu credi che domani lo ritroveremo lì?
– Sì, io penso proprio di sì!
– Speriamo!
– Allora, Cucciolo mi do una lavata e poi ci mettiamo a studiare…
– Però, Birillo, stasera…
– Be’ tu sei il mio micetto grosso… a proposito, come lo chiamiamo?
– Ma tu dici che è maschio o femmina?
– Questo proprio non lo so, però io voglio un maschietto… allora come lo chiamiamo?
– Non lo so? Quali sono i nomi da gatto?
– Ma perché nomi da gatto? È un cuccioletto che sembra quasi una persona, ci vuole un nome di persona… dai dimmi un nome da ragazzo che ti sembra sexy e lo mettiamo al gatto o gatta che sia…
– Lo chiamiamo Massimiliano?
– Bene Massimiliano mi piace… almeno posso dire che Massimiliano non è scappato, che non ha resistito ai miei richiami e che si è fatto accarezzare con una sensualità sopraffina… però dire che gli abbiamo dato da bere il latte e che lo abbiamo lasciato fuori della porta la notte suona male… però noi non lo diciamo, aspetta, fammi vedere se c’è… Sì… c’è sta tutto aggomitolato sotto la copertina… ma è proprio bellissimo!
– Veramente è un esseruccio tenerissimo… e poi per andare d’accordo con te non poteva che essere così… Andy, mettiti la felpa perché qui la notte fa un po’ di freschetto…
– Ok, … ma non è che dobbiamo portare dentro Massimiliano? Mi dispiacerebbe proprio se si prendesse un malanno, povero cuccioletto!
– Ma Massimiliano sta così bene lì, quello sta ronfando e si sta sognando tutte le gattine del circondario…
– O tutti i gattini…
– Può darsi… se ha preso da noi… mh! Ma che mi fai dire, Birillo!
– Dai adesso si lavora… almeno fino a mezzanotte si lavora… tanto ormai è buio e non si può stare fuori…
– Ok, dai, prendi il libro… mamma mia, che strazio!
– Lo so, Cucciolo, ma prima il dovere…
– E poi…?
– Lo sai, dai, quello stasera, su, Cucciolo, tanto dobbiamo comunque lavorare e non se ne può fare a meno…
– Lo so, lo so… allora, questo è il registratore e questo è il libro… Leggi tu?
– No, leggi tu così ti distrai di meno…
Ricominciarono il solito lavoro di lettura dei testi e non trovarono grosse difficoltà, dopo avere registrato 80 pagine Andy chiese una pausa.
– Cucciolo, facciamo così, per oggi basta, ci prepariamo qualche cosa da mangiare e ne portiamo un pezzettino a Massimiliano e poi ce ne andiamo a letto… che dici?
– Birillo, … Che facciamo? Lo facciamo entrare?
– No, lo lasciamo lì e gli portiamo qualche cosa da mangiare, poi ci giochiamo domani mattina ma col sole… se lo portiamo dentro poi si abitua e quando ce ne andiamo resta solo e gli vengono le malinconie, povero cucciolo…
– Birillo, ma ce lo potremmo portare a casa!
– Cucciolo, quello non è un gatto randagio, quello è un gatto domestico, hai visto come si fida delle persone? Quello è il gatto di qualcuno che magari l’ha perso e che lo sta cercando da tutte le parti… mi piacerebbe tantissimo se ce lo potessimo portare a casa ma quel cucciolo una famiglia ce l’ha e lo hanno pure educato bene… dai, non ci pensiamo… e hai visto come è tutto pulito e spazzolato? Può darsi che se ne torni a casa sua o che lo vengano a cercare… dai su, sarebbe bellissimo ma se ce lo prendiamo lo togliamo al suo ambiente…
– Mi sa che hai ragione, però la cena gliela dobbiamo portare… che gli diamo?
– Latte e un pezzettino di carne, è piccolo ma i suoi dentini ce li ha eccome.
– E basta?
– E sì, non credo che si mangerebbe l’insalata o la banana…
– Guarda un po’, così può andare?
– Sì, così va benissimo, però adesso mangiamo noi e poi andiamo da Massimiliano…
– Lo sai che tra una cosa e l’altra oggi non abbiamo pranzato?
– Lo so, però ne valeva la pena… lo sai, Cucciolo, se non ci capitano accidenti strani abbiamo tanti anni davanti per essere felici, Cucciolo, noi siamo giovani… lo capisci, Cucciolo, che fortuna abbiamo avuto! … E adesso ce la dobbiamo godere tutta… tutta! Cucciolo, per tanti anni! Ma tu te lo immagini? Diventare grandi insieme, passare le nottate abbracciati… a me l’idea dell’apologia della solitudine non mi torna più in mente! Io non ho vicino solo un bel Cucciolo, ma un Cucciolo buono, uno che mi vuole bene… io nei tuoi confronti in certi momenti ho provato anche aggressività forte, ma indifferenza mai, proprio mai, e la fine dell’amore è proprio nell’indifferenza… Buona! Cucciolo, ma che cos’è?
– Esattamente non lo so, l’ha fatta mamma è una specie di gateau!
– A proposito! … Andiamo a vedere Massimiliano!
Lo osservarono prima dai vetri della finestra, poi uscirono cercando di non fare rumore, Massimiliano dormiva appallottolato nella bacinella sotto lo straccio di lana.
– Massimiliano! Micetto dolcissimo… Buonasera! La vuoi la pappa? Senti com’è buona!… Mh, ma che buona pappa deve mangiare Massimiliano che deve diventare un gatto grosso grosso…
Il micio cominciò a ronfare e a stiracchiarsi si allungò verso il viso di Andy, lo toccò con le zampette e gli diede due leccate, poi puntò direttamente verso il pezzetto di carne e cominciò a masticarla con un’aria di totale beatitudine, la divorò in meno di un minuto, poi passò al latte che però non bevve tutto e tornò ad accoccolarsi sulle gambe di Andy.
– Vedi, Cucciolo, se un gatto fa così vuol dire che è abituato. Questo è un gatto domestico…
– E sì… ma quando ce ne andiamo poi ci resta male…
– Lo so, ma quando ce ne andiamo lui torna a casa sua e non fa stare in pensiero la famiglia.
Marco sedette vicino a Andy e si appoggiò a lui spalla a spalla.
– Lo sai Birillo che è bello vedere come tratti Massimiliano… è una cosa tenera…
– Certo che è una cosa tenera, se gli vuoi bene, lui ti vuole bene… e poi vedi come si fida… questo è un micetto che è stato molto coccolato!
– Mh! … Guarda che fa, Birillo, si vuole arrampicare su di te… guarda come si strofina…
– Cucciolo, ma hai visto che zampette che ha, guarda, coi cuscinetti rosa, sembrano una miniatura, sono perfette, e coperte di una pelliccia finissima e che musetto che ha, i baffi e lo sguardo vispo e tenero allo stesso tempo… è proprio dolcissimo… Buono! Massimiliano, stai buono! Così, ecco, così, sei pure un micetto intraprendente, un micetto scalatore… però ti piace farti coccolare… Cucciolo gli diamo un altro pezzetto di carne?
– Lo prendo subito… ecco qua… questo però glielo do io così si affeziona pure a me…
– Sì! Lo vedi, questo marpione non ha paura di nessuno, guarda qua, Cucciolo, ti cammina addosso come niente fosse…
– Come è bello, è morbidissimo, tenerissimo, proprio come un peluche… però si muove, è caldo, è vivo, è bellissimo…
– Cucciolo, noi e gli animali abbiamo tante cose in comune, non la razionalità astratta ma l’affettività sì… e si vede…guada tu le confidenze che si prende, come se ci conoscesse da sempre… ma noi ci conosciamo solo da stamattina… micio!
– Massimiliano le cose le capisce per istinto e non sbaglia! Proprio come te! …Birillo, che facciamo? Ce ne torniamo dentro?
– Sì, mi sa che è meglio, ma Massimiliano sarà una parola non farlo entrare dentro casa… buono, micio, buono, dai, adesso devi stare alla cuccia, su, stai buono! Buonanotte, micetto! Buonanotte! Ci vorranno diversi minuti per farlo addormentare ma ci dobbiamo riuscire piano piano.
In effetti ci vollero quasi venti minuti per fare addormentare Massimiliano, parlando di continuo al micetto ma alla fine lo misero a cuccia e rientrarono in casa.
– Cucciolo, ce l’abbiamo fatta… tu pensa come deve essere difficile per quelli che hanno bambini! …però pure Massimiliano è bello!
– Lo sai, Birillo, che mi sento stanco…
– Pure io, Cucciolo…
– Che facciamo… ce ne andiamo a dormire?
– Forse è meglio… ma per i letti come facciamo?
– Birillo, non ti arrabbi se li mettiamo vicini vicini e ce ne stiamo ognuno al lettino suo?
– Non mi arrabbio… anzi mi sento così stanco che non mi va nemmeno di fare il letto…
– Quello lo faccio io, tu, se vuoi, mettiti nel letto mio che è già fatto…
– Vado, Cucciolo?
– Certo, tanto io faccio prestissimo.
Marco preparò il letto in tre minuti e lo accostò a quello dove si era messo Andy, si spogliò e rapidamente si mise sotto le lenzuola, poi stese un braccio e strinse la mano di Andy.
– Cucciolo, lo sai, mi fa un effetto strano stare a letto da solo, mi sembra una cosa di un’altra epoca della vita… però adesso tu stai qui e noi ci teniamo per mano, stare soli è tutta un’altra cosa!
– Birillo, anche tu sei come un gattino, a Massimiliano somigli proprio tanto, hai lo stesso modo di fare, hai fiducia, ti fidi, vuoi essere coccolato …
– Cucciolo, quando andavo a scuola avevo una professoressa di scienze un po’ strana, era una signora anziana, un po’ claudicante e fisicamente un bel po’ decaduta, quando veniva in classe ci diceva sempre che lei della sua materia aveva una conoscenza approssimativa e che, per essere sincera, avrebbe dovuto dire che lei conosceva bene solo due argomenti di scienze: i gatti e le medicine, diceva: “io il gatto ce l’ho e le medicine le ho prese praticamente tutte”… era una signora simpatica, molto autoironica, anzi una signorina che si avviava ai settant’anni, ma non si prendeva mai troppo sul serio… non era niente male… e poi adesso capisco perché era così affezionata al gatto, c’è gente che dice che il gatto non si affeziona… ma non è vero, Massimiliano è un cuccioletto meraviglioso… che fai? Dormi?
– No, ti ascolto…
– Ma ti do fastidio?
– Birillo! Ancora queste domande…
– Ma io dico per dire… Cucciolo… che silenzio c’è qui! Pure alla piccionaia c’è silenzio perché stiamo all’ultimo piano ma qui il silenzio è irreale, si sentono i grilli… non si sente una macchina, sono i rumori di tanti anni fa…poi c’è un altro odore, un’altra temperatura, è proprio tutto diverso… salvo il mio Cucciolo… che è sempre uguale… Cucciolo forse è meglio che adesso facciamo proprio la nanna… notte Cucciolo!
– Notte Birillo! Ti voglio bene!
Andy non riuscì ad addormentarsi, la situazione gli pareva nuova, aveva Marco vicino a sé ma l’atmosfera della campagna gli sembrava insolita, anche il letto era diverso, più piccolo, più cigolante, ma Andy aveva in realtà anche altre idee per la mente, si chiedeva se quello fosse realmente il suo posto, in fondo se ne era quasi convinto, ma ancora qualche dubbio si annidava nelle pieghe più riposte della sua anima, non voleva svegliare Marco e, d’altra parte, non aveva nemmeno paura delle sue malinconie perché era sveglio ma non afflitto dall’angoscia, non provava una sensazione di solitudine ma si sentiva al contrario ormai completamente ingaggiato in un’avventura bella sì ma forse non totalmente sua, la sensazione però non durò molto, ad un’ora ormai molto avanzata Andy si addormentò, i suoi sonni furono poco tranquilli, aveva la sensazione di avere freddo ma stentava a svegliarsi per risolvere il problema, poi sentì dei rumori che destarono la sua attenzione e lo richiamarono alla veglia, Marco si stava alzando anche se era ancora tutto buio, Andy d’istinto avrebbe voluto aspettare per vedere che cosa sarebbe successo ma la cosa non gli sembrò dignitosa e preferì chiederlo direttamente a Marco.
– Che c’è Cucciolo, tutto bene?
Il tono di Andy era lievemente ansioso.
– Tutto bene, Birillo, ma fa un po’ freddo, vado a prendere due coperte, tu stai tranquillo, arrivo subito.
Marco uscì dalla stanza, prese due coperte, ne stese una sul letto di Andy e una sul suo.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– Posso venire nel letto tuo?
– Certo, vieni, almeno stiamo più caldi…
– Mh… così si sta meglio e poi stare abbracciati quando fa freddo è veramente bellissimo…
– Che fai?
– Ci chiudiamo dentro la coperta… pure la testa, così ci scaldiamo col fiato…
– Ma hai tanto freddo Birillo?
– No… solo un pochettino, ma così mi passa subito… lo sai che non avevo preso sonno…
– E perché non mi hai chiamato?
– Per non darti fastidio… e poi non ce ne era bisogno… non mi venivano idee brutte per la testa, solo che forse non sono convinto al 100% che questa sia la mia strada…
Marco rimaneva in silenzio.
– Cucciolo, tu lo sai, te l’ho detto tante volte, adesso sono convinto al 90% ma non sono ancora convinto completamente…
– Ma neanche io sono convinto al 100%…
– No?
– Be’, forse… cioè… non lo so, può darsi che qualche dubbio mi possa anche venire…
– Va be’, ma il dubbio c’è o no?
– Adesso?
– Sì, adesso..
– No, adesso, non c’è…
– E allora perché hai detto di sì…
– I dubbi me li fai venire tu…
Andy si irrigidì nell’abbraccio.
– Cucciolo, non mi dire cattiverie, io cerco di trattarti come si deve, ti dico le cose come le sento, ma perché dovrei farne a meno? Sarebbe tutto più facile, forse, ma anche più falso…
– Birillo… in effetti hai ragione, tante volte noi preferiamo farci imbrogliare, è più semplice, la verità è sempre più complicata delle bugie… Andy! Ma perché ti vengono i dubbi?
– Non lo so, Cucciolo, onestamente non lo so, non c’è nessuna ragione, però alla fine qualche incertezza ce l’ho, non ci posso fare niente…
Marco lo abbracciò.
– Birillo! … lo sai che se adesso ci vedesse il Papa ci prenderebbe per sporcaccioni che fanno le cose turche… eppure è una cosa così bella, così semplice… è una cosa perfettamente naturale…
– Che fai Cucciolo? Stai cercando di distrarmi portandomi su discorsi ideologici? … Sono trucchi vecchi… e poi io adesso non sto male per niente, qualche dubbio ce l’ho ma piccolo piccolo… insomma… io ti voglio bene lo stesso… però è vero che qualche sensazione di non essere sempre al posto giusto qualche volta ce l’ho… ma non è nemmeno questo, penso che sia soprattutto la paura del futuro e poi per noi una vita di coppia è tutta in salita, perché al di là di papà e mamma siamo fuori dal mondo…
– Birillo, ma è meglio una vita di coppia fuori dal mondo o una vita da soli in mezzo al mondo?
– Be’, va be’…però è meno semplice di come la fai tu… e poi noi abbiamo appena cominciato, ma tu pensi che non usciremo mai allo scoperto?
– Non lo so, però credo che, per noi, pubblico e privato saranno comunque cose separate… sì, come dici tu… sarebbe bello se… ma il gioco non vale la candela… giocare a rischiatutto sarebbe come giocare al massacro…
– Però così non è bello… non è giusto… ma perché un ragazzo e una ragazza si possono scambiare tenerezze per la strada e noi no?
– Birillo, pensa che ci sono quelli che hanno veramente problemi enormi di fame e di sopravvivenza… Birillo, ma che ci manca?
– Lo so, però sarebbe bello se si potesse…
– Birillo… sai come aveva detto un ragazzo che conosco di fronte a un ragionamento del genere?
– No…
– “Se mi’ nonno c’aveva tre palle era un flipper!”
– La battuta è caruccia… ma in sostanza vuol dire che o abbozzi o abbozzi…
– E sì, Birillo, probabilmente i problemi dei gay si risolveranno con tempo, ma dovranno passare tanti anni, va be’ che siamo giovani… ma quei tempi non li vedremo… intanto già è molto che non ci mandano al rogo… una volta si faceva… in nome della fede in Gesù Cristo…
– Ma come facevano a dedurre dal Vangelo cose del genere?
– Ah! Non ne ho la più pallida idea… ma quello che è peggio, tanta gente la prendeva in piena coscienza come una cosa seria…
– Coscienza? Mizzica! … va be’… lasciamo perdere… Cucciolo. Però così si sta bene… ma la gente che deve capire? … Però è vero che noi siamo un po’ come una torre d’avorio… il mondo è tutto fuori… però a noi che ce ne frega? Cucciolo, noi ci siamo, se troveremo mai persone come si deve non lo so… ma anche se non le troviamo campiamo bene lo stesso…
– Magari tu ti fai un po’ troppe preoccupazioni…
– Ma io me le faccio di riflesso perché mi ci fai pensare tu…
– Per oggi forse è vero ma in tanti altri casi ci hai pensato da solo…
– Mh! Va be’, Cucciolo, ma tanto non ci possiamo fare niente… e poi non mi piace nemmeno fare tante chiacchiere su cose che sono fuori della nostra portata… Cucciolo, ma tu l’hai fatto un piano per l’università a breve scadenza? Cioè ce l’hai in testa un progetto dettagliato da qui fino all’inverno?
– Sì, un progetto per la testa ce l’ho, … ne dobbiamo fare tre, i soliti tre…
– Va be’, Cucciolo, adesso cerchiamo di dormire ancora un po’ se no domani non ci reggiamo in piedi… ti dispiace se torno nel mio letto?
– Sì, mi dispiace, ma non si può fare diversamente, se no rischiamo di cadere dal letto…
– Allora vado, Cucciolo… Ecco, però almeno tienimi la mano…Notte Cucciolo!
– Notte Birillo!

UN FIGLIO FORSE GAY

Ho aspettato molto prima di scriverti, poi sono entrato in chat per vedere che aria tirava, ho visto che ti stimano anche se ti considerano come uno un po’ troppo vecchio per gestire una cosa del genere. Comunque ti prendono sul serio, ed è quello che mi interessa. Non sono una ragazzo ma un over 45 sposato e con figli ormai grandi (20 e 18). Mio figlio grande studia Ingegneria, ha una ragazza fissa ormai da un bel po’ e lo vedo tranquillo, il piccolo (chiamiamolo Enzo) tra finendo il penultimo anno dello scientifico ed è da un po’ tempo (almeno due anni) che ho l’impressione che stia prendendo una brutta strada. Sinceramente non lo vedo bene, è sfuggente, aggressivo, manda la scuola in rovina e non perché gli manchino le capacità, ma quasi per partito preso. Faceva molte assenze, allora con la scuola abbiamo cominciato a tenere le assenze sotto controllo e lui ha ricominciato a frequentare, ma quando ci sono i compiti in classe consegna il foglio in bianco, anche il compito di Italiano e quello di Inglese dove certo non ha problemi di nessun genere. Non ho l’impressione che tra lui e professori ci siano motivi di attrito, lui non ce l’ha con loro e loro non sanno che cosa fare. Adesso è maggiorenne e sta moltissimo tempo fuori casa, mangia fuori casa, spesso sia a pranzo che a cena, mi chiede soldi e li chiede anche alla madre che glieli dà senza dirmi nulla, ma in fondo i soldi che chiede non sono poi molti e non penso che ci compri cose strane. Io temo soprattutto i suoi amici, che non conosco e che lui si guarda bene dal farmi conoscere. In tutta questa storia c’è un solo fatto positivo, Enzo va d’accordo col fratello, che lo copre e quando vede preoccupati me o la madre cerca di minimizzare i rischi e dice che ormai Enzo è grande e che lo dobbiamo lasciare solo. Project, tu ti chiederai perché sto scrivendo a te e qui c’è bisogno di chiarire alcune cose. Enzo non ha e non ha mai avuto una ragazza, non parla di ragazze, non parla di cose del genere nemmeno col fratello, ed è strano che un ragazzo di 18 anni, che è anche un bel ragazzo, non abbia una ragazza, non dico che cerchi lui una ragazza, ma è strano che nessuna ragazza gli stia appresso. Tutto questo, lo capisco bene, non significa niente. Lui ha un suo PC ma mi sono imposto di non metterci il naso, ma penso che sarebbe comunque impossibile perché secondo me Enzo ha preso tutte le precauzioni perché questo non accada. Col grande abbiamo parlato anche di profilattici, e anche in presenza di Enzo, ma la sua reazione è stata la più totale indifferenza, e anche questo è strano. Nei suoi libri non ci sono libri che parlano di omosessualità, c’è il Ritratto di Dorian Gray, ma non lo ha nemmeno aperto. È ovvio che oggi un ragazzo gay, ammesso che lui lo sia, non avrebbe bisogno di libri che parlano di omosessualità, oggi si fa tutto in rete, ma anche qui i conti non quadrano, sta spesso sveglio fino alle ore piccole attaccato al telefonino ma sta in camera col fratello, potrebbe usare una chat solo scritta, perché non lo sento mai parlare a voce, ma non credo che una cosa del genere possa essere una grande soddisfazione. Non so dirti da dove derivano i miei sospetti che sia gay, però questa idea la vedo sempre più concreta. Non ne ho parlato né col fratello grande, né con la madre perché Enzo non tollererebbe che io facessi una cosa simile. Un giorno ho visto i suoi amici dalla finestra e ho notato che sono tutti maschi, non ci sono ragazze, e pure questo è strano. Sembrano tutti più o meno coetanei, tra loro, in quei pochi secondi in cui li ho osservati, non ci sono state forme di familiarità di nessun genere. Mi chiedo se suo fratello sappia qualcosa, ma lui insiste nel dire che non ci sono pericoli. Io penso che Enzo ce l’abbia con me per qualcosa e che tutti i comportamenti strani siano un modo di farmi vedere che mi disprezza, ma francamente con arrivo a capire perché. Non ho mai cercato di spingerlo verso le ragazze, ultimamente ho cercato di fargli capire che non poteva rischiare di perdere l’anno, mi ha risposto con sufficienza e ha continuato a fare come prima. Con la madre il rapporto è quasi nullo ed è limitato dal fatto che i soldi li chiede soprattutto a lei. L’idea che possa essere gay mi viene più da quello che non trovo nella sua vita che da quello che ci trovo, che non ha nulla che mi sembri gay, anche se non ha comunque nulla di etero. A scuola nessuno mi ha neppure vagamente accennato all’idea che possa essere gay, che poi, anche se fosse, pensi tu, Project, che potrebbe provocare tutto questo sconquasso nella sua vita? Fino ai 16 anni era bravissimo a scuola, poi le cose sono cambiate. Project, se fosse gay, io, onestamente non ne farei una tragedia, ma non sono sicuro di come potrebbe reagire la madre, penso che di facciata lo accetterebbe ma poi dentro di sé la prenderebbe malissimo, ma ti ripeto, non ho mai parlato di queste cose con mia moglie e, dai discorsi che fa, penso che riduca tutto a delle ipotetiche difficoltà incontrate negli studi, cosa che secondo me non ha alcun senso. Però, Project, io ho paura che le cose possano prendere una brutta piega nel senso che Enzo potrebbe magari finire in ambienti poco raccomandabili e si potrebbe cacciare nei pasticci, questo a parte il danno della possibile bocciatura a scuola. Non so che fare. Devo provare a rompere il muro che si è alzato tra noi? Devo cercare di parlargli in modo diretto? Ma ho paura che sia una specie di violenza. Vorrei fargli capire che per me non sarebbe un problema ma non so da dove cominciare. È vero che non ho argomenti oggettivi che mi dicano che è gay, ma me lo sento. Insomma ho paura che un fatto che non è di per sé un problema possa diventarlo proprio a causa della mia incapacità di gestire la situazione. Io ho paura che mio figlio respinga qualsiasi tentativo di dialogo sul punto specifico, come ha sempre respinto altri tentativi simili, anche se molto più generici. Quando vedo che esce e non so dove va mi prende il panico, mi viene in mente di seguirlo ma se se ne accorgesse perderei del tutto anche quel po’ di rispetto che c’è rimasto. Project, credimi, non riseco a tenermi tutte queste cose per me, ho bisogno di un confronto per capire che cosa possa essere meglio fare. Spero di ricevere presto una tua risposta e di poter magari parlare direttamente con te. Se vuoi, pubblica la mail, non so se Enzo potrà mai avere occasione di leggerla, ma forse potrà essere utile a qualcuno. Grazie ancora e a presto.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=6005

ANDY – ROMANZO GAY 12

Dopo una pausa di diversi anni, riprendo la pubblicazione di ANDY – Romanzo gay.
Pubblico qui di seguito il dodicesimo capitolo uno di quelli che amo di più di tutto il romanzo.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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– Cucciolo, mi vuoi bene?
– Dai, Birillo, lo sai benissimo!
– Ma tu dimmelo di nuovo! Che ti costa? A me fa piacere sentirlo! …Va be’ va’ lasciamo perdere, forse hai ragione, è meglio che faccio le cose un po’ più serie… Cucciolo…
– Che c’è Birillo?
– Ma tu hai mai pensato che io sono un po’ stupido?
– No, stupido proprio no, strano, almeno un po’, quello sì, qualche volta l’ho pensato.
– E perché?
– Be’ qualche volta… ma Birillo, lo sai benissimo e te l’ho pure detto…
– Sì, ma tu pensi che non sono maturo?
– No, che c’entra, io credo che tu abbia un modo di reagire che io non capisco sempre bene, ma è tutto qui.
– Anch’io qualche volta ho pensato che tu fossi un po’ strano, soprattutto quando non capivi quello che mi passava per la testa… Cucciolo… mi coccoli un po’…
– Vieni, Birillo! Mettiti qua.
– Mi piace tanto appoggiarmi a te, mi sento… non lo so nemmeno io perché ma mi sento in un modo che mi piace.
– Birillo…
– Che c’è?
– Ma tu sei felice? Voglio dire… ti senti a tuo agio?
– A mio agio sì… felice non lo so… forse no… ma non penso che si possa essere felici del tutto.
– Birillo, io adesso sto proprio benissimo, ci sei tu e io mi sento felice… che ti devo dire, sarà una cosa stupida ma a me una cosa del genere mi fa stare bene.
– Forse sarà perché a me mi prendono sempre le malinconie, che ne so, io sto bene qui, adesso, ma me la sento un po’ di malinconia dentro… che ti posso dire… credo che mi sentirò sempre insoddisfatto… ma non di te, credo proprio di me stesso, non credo che avrei potuto avere dalla vita più di quello che ho avuto, non lo so, certo che mi sento sempre un po’ strano, ma non lo so nemmeno io perché…
– Birillo…
– Sì…
– Io ti voglio bene, l’ho pensato dal primo momento che vicino a te sarei stato felice, non lo so, ma credo che tu sia il mio complemento biologico, starti vicino per me è proprio una necessità fisiologica, quando non ci sei io sto male…
– Cucciolo, quello pure io… certo, quando non ci sei mi manchi, la sento anche io la differenza, però… quando poi ci sei non riesco ad essere felice del tutto… non lo so… però un po’ di malinconia dentro mi resta lo stesso.
– Sai, Birillo, io credo che passerà col tempo…
– Io credo di no… credo che non ci sarà molto da fare… comunque, certo, meglio di come sto adesso non sono mai stato, voglio dire che questo per me è il massimo, almeno credo…
– Birillo…
– Sì.
– Ma come fai ad essere così tenero?
– Dai, non mi sfottete!
– Non ti sto sfottendo… è che non mi vorrei allontanare da te nemmeno per cinque minuti…
– Cucciolo… ma tu mi vuoi bene veramente?
– Birillo, lo sai benissimo.
– Qualche volta penso che anche tu stia un po’ recitando, io certe volte lo faccio, adesso quando ti ho chiesto se mi vuoi bene veramente te l’ho chiesto perché a te fa piacere sentirlo, certe volte io faccio un po’ di sceneggiata per te… aspetta, non fare quella faccia… io non ti inganno mai, almeno credo, ma un po’ di recita di quella che può piacere anche a te la faccio… ma la faccio a fin di bene e penso che anche tu possa finire per recitare un po’ nei miei confronti, certe volte penso che ti piace molto la parte dell’innamorato, di quello che sta cercando di dirmi in tutti i modi che mi vuole bene… insomma, tu ti sei scelto una parte e stai cercando di recitarla come si deve… non credo che tu dica cose false, ma le carichi un po’… non ti arrabbiare, voglio dire che ci metti qualche sottolineatura di colore in più e che ti piace fare così, io qualche volta un po’ lo percepisco, lo so che mi vuoi bene ma sei un pochino teatrale, la tua parte in commedia ti piace e cerchi di recitarla al meglio… Cucciolo, io lo so che è così… Non ti preoccupare non mi dispiace mica, anzi, certe volte aiuti anche me un po’ a recitare, certe volte sembriamo due amanti quasi perfetti… ma secondo te lo siamo?
– Sì, Birillo, io credo di sì.
– Dilla tutta, Cucciolo…
– Be’, va bene, in un certo senso hai ragione, ma adesso non mi demolire questa storia d’amore.
– Io non la demolisco, sto solo cercando di capire come stanno veramente le cose… che sono cose importanti lo so benissimo, lo sento, però… non lo so, ma tu credi che non si dovrebbe cercare di togliere certe atmosfere… non è che mi sembrino false ma non sono vere al cento per cento. Forse sto cercando di sminuire.. ma no, non credo, forse sto cercando di dimostrare che mi vuoi bene al di là di tutto… ma tu che pensi?
– Io penso solo che tu sei il mio Birillo e che ti voglio bene, se vuoi te lo posso dire in un modo meno enfatico, che mi piace stare con te, che mi sento a mio agio solo quando ci sei, che quando non ci sei mi manchi, però alla fine il senso è lo stesso.
– Ma tu sogni su di me ne hai mai fatti.. voglio dire progetti? Cioè ci sono cose che tu ti aspetti da me?
– Sì, altroché, mi sembra ovvio…
– E cioè?
– Be’ io sogno di restare sempre con te, vorrei che fossimo una cosa sola.
– E tu pensi che sarebbe possibile?
– In genere non mi sembrerebbe una cosa possibile, voglio dire che se non si trattasse di noi non mi sembrerebbe possibile… ma visto che siamo noi due mi sembra ovvio… non credo che ci sarebbe nessun bisogno di prevedere o di programmare nulla, verrebbe, anzi verrà, tutto da sé.
– E la libertà?
– La mia o la tua?
– Io alla mia credo di poterci rinunciare senza grossi problemi, ma la tua?
– Dici sul serio, Birillo?
– Sì, credo di sì, adesso mi sembra una cosa naturale, quasi ovvia, ma tu alla tua ci rinunceresti per me?
– Birillo, io ci ho già rinunciato da tanto tempo e non me ne sono nemmeno accorto e poi che significa rinunciare, io non ho rinunciato a nulla, io ho scelto di stare con te, non è una rinuncia, la mia libertà è quando sto con te.
– Be’, lo vedi, sei più generoso di me, a me sembra ancora una rinuncia, una rinuncia che farei volentieri ma in qualche modo una rinuncia, però quello che dici è vero pure per me, io ho scelto liberamente il mio Cucciolo… è bello quello che hai detto, mi piace! Lo faccio mio! E poi perché te l’ho messa in questi termini? … Lo vedi! E’ la mia piccineria mentale! Io sono una mezza cartuccia in tutto, anche in questo!
– Andy! Tu non sai quante volte mi fermo a pensare a te… certe volte la mattina ti guardo mentre sei ancora addormentalo e poi penso che io sto vicino a te e mi sembra che non si possa desiderare niente di più bello. E anche adesso, quando ti guardo mi sembri bellissimo, mi piacciono le tue incertezze, mi piace sentire che per te sono una persona rassicurante, mi piace pensare che posso farti stare meglio, mi posso sentire importante, penso che per te sono importante…
– Questo è vero, Cucciolo, per me sei un punto di riferimento fondamentale, sei la mia famiglia, mio fratello, il mio ragazzo, il Cucciolo… Chissà dove starei adesso se non ci fossi stato tu…
– Ma tu lo sai che prima non mi ero mai innamorato di nessuno? Sesso sì, qualche interesse di quel genere l’ho provato, ma non mi ero mai innamorato, proprio mai. Non avevo mai pensato che qualcuno potesse essere veramente importante per me. Cioè proprio la vita a due non la concepivo, pensavo che un ragazzo gay avrebbe dovuto comunque accettare di stare solo, qualche amico, un po’ di sesso, ma una vita di coppia non me la immaginavo proprio, erano sogni ma non la consideravo un’ipotesi reale.
– Nemmeno io, Cucciolo, di queste cose ne sentivo il bisogno ma non le conoscevo affatto, non mi erano mai capitate, e poi se non c’è un’affinità di fondo certe molle non scattano e non credo nemmeno che sia un problema di sesso, io credo che adesso, per assurdo, se tu ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso, cioè mi piaci come persona, come serietà, come modo di reagire, io di te ho un rispetto profondo perché so che sei uno come si deve, cioè mi piaci proprio come persona, te l’ho detto se tu non potessi stare con me come facciamo noi io ti vorrei bene lo stesso e credo che alla fine anche se tu stessi con una ragazza continueresti a volermi bene lo stesso perché non è solo una questione di sesso…
– Be’ sì… credo che sarebbe più o meno così, comunque sono solo ipotesi teoriche, però credo che certe cose di fondo non si perderebbero comunque, e il discorso vale pure per te, in teoria anche tu te ne potresti andare per metterti con una ragazza o con un ragazzo e forse non è nemmeno un’ipotesi così remota, non credo che per questo ti vorrei bene di meno, non lo sentirei nemmeno come un tradimento, lo sentirei come un’impossibilità, mi dispiacerebbe tantissimo ma lo accetterei, quello che non sopporterei sarebbe l’idea di perderti del tutto, quello mi farebbe stare malissimo…
– Io qualche volta l’ho anche pensato che avrei potuto mettermi con una ragazza, ma prima, adesso non mi viene più in mente, a un ragazzo non ci ho mai pensato, ce ne sono di carucci e li guardo anche ma non c’è quel feeling… con te c’è stato… se tu ti mettessi con un ragazzo ci rimarrei malissimo, credo, ti vorrei bene lo stesso, probabilmente sì, penso che da quel punto di vista non cambierebbe nulla, adesso qualche volta mi sento ancora un po’ geloso di te, sarà stupido ma voglio che tu non sia distratto da altri interessi, devi essere mio. Non so come dire, Cucciolo, ma se ti dovessi stancare di me, ecco, questo è il punto, non tanto se ti dovessi innamorare di un altro, ma proprio se ti stancassi di me, mi sentirei malissimo, mi sentirei tradito, lo so che questi termini non significano nulla, lo so che i sentimenti non si possono controllare… però, almeno mi piacerebbe che tu me lo dicessi subito, che non facessi la commedia, questo non lo sopporterei perché mi distruggerebbe l’immagine seria che ho di te… Il mio Cucciolo con me deve essere onesto fino in fondo, mi può dire che non mi ama più o che si è innamorato di un altro ma me lo deve dire subito, non deve fare la commedia…
– Birillo! Non ti preoccupare, non scappo! Da quando stiamo insieme non ho mai pensato a nessun altro, qualche volta ho pensato che non sarei riuscito a vivere con te perché non riuscivo a capire quello che ti passava per la testa, certe volte sono stato veramente sul punto di chiudere tutto, mi sembrava che rimanere solo sarebbe stata una cosa più tranquilla, tu mi esasperavi… ma non ho mai pensato a nessun’altro. Certe volte credo di averti odiato, … veramente, mi sembravi invadente, violento, altre volte mi sembravi un caso patologico, uno che non è in grado di capire come stanno realmente le cose, uno fissato che vive delle sue fissazioni e basta, anche fissazioni di sesso, ma fissazioni, poi ho visto che avevi sbalzi di umore fortissimi e che eri tu il primo a starci malissimo… e poi quando vedo che tu stai male io non riesco ad allontanarmi da te, non so come dire, mi fai una tenerezza totale, in quei momenti passerei sopra qualunque cosa, quando ti ho visto a pezzi la rabbia mi è passata subito, quando ho visto che cercavi di tornare indietro e di non fare crollare tutto mi sono sentito dentro una tenerezza fortissima… Però non ho mai pensato che sarei stato meglio con qualcun altro, solo forse sì, ma con un altro certamente no… e poi adesso stiamo qui a parlare e stiamo abbracciati così e ci diciamo tutto… ma tu credi che cose del genere possano esistere in altre situazioni? E poi non credo che certe cose si posano perdere, e non credo nemmeno che mi potrei innamorare di nessun altro… non riesco nemmeno a pensarla una cosa simile… io non mi staccherei mai da te…
– Lo so, Cucciolo, questo lo so… Ma tu pensi che arriveremo ad avere un lavoro serio in comune, che tutta la storia dell’università andrà in porto? Io certe volte comincio a pensare che sia possibile ma poi penso che mi sto illudendo e che alla fine avremo solo passato qualche anno insieme, qualche anno bello ma non per l’università e per le prospettive di lavoro, ma qualche anno bello perché siamo stati insieme, ecco questo è il fatto… però qualche volta credo anch’io che la cosa sia possibile, prima non mi veniva proprio in testa, adesso, qualche prospettiva mi sembra che ci possa anche essere… non fosse altro che per papà e mamma… mannaggia, poveretti… si sono fatti in quattro per noi… lo sai che a me questa cosa sembra quasi incredibile… loro ci credono quasi più di te, sì, l’hai visto benissimo… credo che loro adesso stiano tirando un po’ la cinghia per farci stare bene… e io campo a ricasco, … mi hanno proprio adottato.
– Birillo, ma anch’io campo a ricasco…
– E allora mi sa che è meglio che ce la mettiamo tutta per cercare di arrivare a destinazione il più presto possibile… Cucciolo, ci dobbiamo comprare una casa grande in campagna con due appartamenti uno per noi e uno per papà e mamma, così almeno la vecchiaia se la possono passare in modo più tranquillo, mi piacerebbe veramente vivere insieme con loro, in due appartamenti separati ma vicini, d’altra parte se vivessimo proprio nella stessa casa credo che ci sarebbe un certo condizionamento reciproco, non mi sentirei completamente libero… lo so che lo sanno e che lo accettano, ma credo che non mi sentirei completamente libero comunque, magari ti potrei abbracciare mentre stiamo vedendo la televisione ma sesso credo che ne potremmo fare poco… Cucciolo… che pensi?
– Penso al futuro, penso che sarebbe veramente bello riuscire a costruire tutte queste cose e penso che col mio Birillo vicino ci riuscirò, che ci riusciremo. Quando stavo solo, prima di conoscerti, non riuscivo a fare niente, il tempo mi scivolava fra le mani e non riuscivo a concludere nulla, proprio nulla, ero abulico rispetto allo studio, ci avevo provato tante volte ma mai seriamente, un motivo vero per fare le cose serie non ce l’avevo… sì, è vero che papà e mamma si aspettavano qualche cosa da me… ma mi ci vedi tu a prendere da solo un librone come quelli e a mettermi a ripetere.
– Però lo sai Cucciolo che abbiamo fatto un lavoro veramente enorme… alla fine siamo riusciti a stare nei programmi, io all’inizio non l’avrei mai pensato, mi sembravano solo fantasie ma adesso stiamo già un pezzettino avanti… Cucciolo… e se adesso ci rimettessimo a studiare?
– Veramente non mi va proprio… però… mh, mi sa che forse sarebbe meglio. Birillo… dammi un bacetto, uno solo, e poi ci rimettiamo a studiare.
– Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma tu pensi che stiamo perdendo troppo tempo?
– No! Perché?
– Certe volte ho l’impressione che ti faccio perdere tempo e un po’ mi dispiace… no, no, va be’, adesso lasciamo perdere e cerchiamo di rimetterci a lavorare.
– Ma tu ti senti costretto?
– Non lo so, forse un pochettino, ma no, non credo, dai, su, su, non perdiamo altro tempo.
Marco prese il libro e cominciò a leggere stando seduto al tavolo, Andy si accomodò in poltrona, lavorarono per quasi due ore con una certa buona volontà che non poteva certo dirsi entusiasmo, poi Andy si fermò.
– Dai, Cucciolo, adesso facciamo una pausa, mi sono stufato.
– Dobbiamo proprio?
– Sì, dai, dieci minuti, facciamo mezz’ora, e poi ti prometto che mi rimetto a studiare ma adesso vieni qui, siediti vicino a me.
– Ma com’è che ti piace tanto farti coccolare?
– Cucciolo, adesso stai qui e abbracciami, sì, così e cerca di stare zitto, non c’è bisogno di dire niente mi piace stare così come se stessi per addormentarmi, così. Cuuuucciolo… Chissà che pensi?
– Be’ io..
– St! Zitto, non dire niente, tanto lo so quello che stai pensando.
Marco si limitò a sorridere.
– Cucciolo, ma a te ti vengono mai dei momenti di tenerezza come questa?
– Birillo…
– Zitto, non dire niente, tanto io lo so, te l’ho detto, … ma adesso stiamo zitti e fermi finché non è passata la mezz’ora, questi minuti me li voglio godere, mi piace sentirti respirare, sentire il tuo calore…
– Birillo, però così non è giusto.. devi stare zitto pure tu, pure io lo so quello che stai provando, perciò zitto!
– Ok.
Rimasero per qualche minuto in silenzio, Marco seduto sul divano e Andy steso, con il capo in grembo a Marco, entrambi avevano gli occhi chiusi, poi Andy si mise seduto vicino a Marco cercando di aderire a lui il più possibile, con il capo reclinato tra il collo e la spella di Marco. Andy non si muoveva. Marco aprì gli occhi e se lo vide vicino con un’espressione di beatitudine e di serenità totale, in quel momento anche Marco si sentì totalmente appagato, il pensiero del futuro non li preoccupava nemmeno un po’, il loro equilibrio sembrava perfetto, avevano davanti tutta una vita da vivere, una vita per amarsi, per vivere uno in funzione dell’altro per costruire il loro mondo adulto, per essere se stessi fino in fondo, per essere due ragazzi che si amano, nessuno dei due aveva in quei momenti il minimo dubbio che quello fosse amore, avevano superato la solitudine ed erano entrati in un’insperata vita di coppia, che appariva ad entrambi come l’unica cosa verso la quale si fossero sentiti sempre attratti, era in un certo senso il loro destino. A un certo punto Andy strinse Marco fortissimo, poi gli passò le mani tra i capelli e gli disse:
– Ti voglio bene, Cucciolo!… Dai adesso rimettiamoci a studiare, adesso ho ricaricato le batterie!
Marco fece cenno di mandargli un bacio e si alzarono insieme dal divano.
– Cucciolo, hai visto, non siamo eccitati, a me sembrava strano che non mi fosse successo, ma non è successo nemmeno a te.
Marco non sapeva che dire.
– Non c’è niente da dire, Cucciolo, io mi sento benissimo e tu?
– E me lo chiedi?
– Dai, adesso un caffè in cinque minuti e poi sotto coi libri.
Se ne andarono in cucina a preparare il caffè.
– Cucciolo, ma com’è che tra noi è stato tutto così facile? Cioè voglio dire che abbiamo fatto centro al primo tentativo… ma tu pensi che se fossimo stati un uomo e una donna sarebbe stato diverso?
– Francamente non lo so, non riesco proprio a immaginami una cosa del genere ma penso che tra un uomo e una donna il fatto che ci sono molte possibilità sia solo una complicazione, più o meno penso che ci si possa provare un po’ con tutti, per noi è il contrario, io di gente etero che ha avuto tante storielle più o meno serie ne ho conosciuta tanta…
– Ma io credo che succeda pure tra i gay, almeno tra quelli che frequentano i locali gay, fra quelli che si sono dichiarati pubblicamente… in fondo andare in quei posti significa andare a cercarci compagnia e avventure, un po’ come fanno gli etero chissà come sono le storie degli altri? Io credo che siano molto più complicate della nostra, a noi è andato tutto liscio…
– Be’, un po’ di problemini li abbiamo avuti anche noi…
– Sì, va be’, Cucciolo, ma quelli erano già problemi di coppia, erano proprio cose nostre, ma in effetti noi di gelosie e di forme di delusione vere non ne abbiamo avute.
– Sì, in sostanza è così…
– E poi voglio dire… non abbiamo avuto nemmeno fenomeni di disturbo esterni, non ci hanno mai messo in un giro di chiacchiere, non abbiamo mai subito i pettegolezzi di nessuno…
– Ma Birillo…i pettegolezzi di chi? Noi non conosciamo nessuno, è per quello che non ci hanno mai messo in mezzo, credo solo per quello, perché se facessimo vita sociale, anche solo un po’, che ne so, all’università o andando alle feste… vedresti che taglia e cuci, ma noi facciamo la vita dei frati…
– Be’, non proprio…
– Va be’, non dico da quel punto di vista, però certo noi andiamo poco girando.
– Cucciolo, ma a te manca la vita sociale, chessò, gli amici, le comitive?
– Ma per carità, lasciamo perdere! Stiamo così bene così!
– Mi sa che hai ragione, io prima avevo qualche volta un po’ di fantasie di andare un po’ più girando, ma poi mi sono passate, io sto bene solo quando sto con te, come adesso, Cucciolo, così quando parliamo, non solo quello… sì però sto bene quando posso discutere con te, non sei permaloso, non credi di essere il Padre eterno, mi rispondi in modo tranquillo, e poi mi piace quello che dici, mi ci ritrovo. Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma se ci fosse stato il rischio di finire in mezzo alle chiacchiere tu che avresti fatto?
– In che senso?
– Cioè se per stare con me tu avessi dovuto correre il rischio dei pettegolezzi, che avresti fatto?
– Mh! Be’ non è così facile da dire… credo che avrei corso il rischio se fosse stato un rischio inevitabile ma se fosse stata una cosa in qualche modo voluta da te, chessò per esibizionismo o solo per la voglia di chiacchierare troppo con gente poco affidabile… non lo so, ma non credo che mi sarei buttato, avrei pensato che per te la pubblicità valesse più che la cosa in sé, che tu non fossi capace di dare valore alle cose che contano veramente, che avessi più bisogno di fare chiacchiere che di volermi bene e queste cose non mi sarebbero piaciute… voglio dire che la riservatezza deve essere assoluta, quando è impossibile per ragioni ambientali, alla fine, si può anche cercare di sopportare il pettegolezzo, ma se se ne può fare a meno è stupido mettere a rischio delle cose importanti per motivi del genere… non ti è piaciuta Birillo?
– No, in fondo hai ragione, solo uno stupido potrebbe mettere a rischio una cosa come quella che stiamo vivendo noi per la smania di chiacchierare troppo, io credo che alla fine è proprio per questo che ce ne siamo stati lontani da tutto e da tutti… e poi anche a me non sono mai piaciuti i ragazzi che vogliono essere gay in modo strillato, quelli troppo dichiaratamente gay, per carità, serve anche quello un po’ a muovere l’opinione pubblica, ma non è il mio tipo, quando ti ho notato alla festa, al primo momento non sapevo che pensare, mi lasciavi nel dubbio, stavi fuori del giro e questo mi faceva pensare molto ma non avevi nessuna caratteristica da gay teatrale, anzi… però non ballavi, non andavi a fare la corte o i complimenti alle ragazze… ma una cosa del genere non è poi così significativa…
– E tu allora? Se non ti fossi avvicinato tu io non lo avrei fatto, in fondo il primo passo l’hai fatto tu, neanche tu ballavi, qualche complimento e qualche sorriso alle ragazze lo facevi e tante volte all’università lo fai anche adesso e la cosa mi lasciava perplesso, ti ricordi quando sei venuto vicino al buffet e si è avvicinata quella ragazza e vi siete messi a parlare? Be’, io l’avrei ammazzata…
– In effetti ha dato fastidio anche a me, ma quella poveretta che ne poteva sapere di quello che ci passava per la testa, anzi erano cose con non avrebbe mai immaginato.
– Però io pure temevo che tu fossi etero, avevo cercato di decifrare tutti i segni possibili e immaginabili ma mi restavano comunque dei dubbi piuttosto grossi, te l’ho detto, se non ti fossi buttato tu io non l’avrei fatto, me ne sarei tornato a casa a farmi prendere dalle malinconie ma non l’avrei fatto.
– Proprio un Cucciolo imbranato! Pensa tu dove staremmo adesso se non mi fossi deciso…
– Non mi ci fare pensare, tanto adesso stiamo qui ed è quello che conta… Andy, ma lo sai che hai fatto bene a fare quello che hai fatto?
– Lo so, lo so… Ma tu sempre broccolo! Qua, se non rischio io, tu non ci pensi nemmeno…
– No, per pensare ci penso eccome, magari poi non mi butto…
– E hai detto niente!
– Birillo… dopo il caffè a studiare…
– Lo so, Cucciolo, non ti preoccupare, non ti faccio perdere tempo, adesso certe cose comincio a capirle da solo… dai, non perdiamo tempo… che facciamo? Leggi tu o leggo io?
– Tu, Birillo, comincia tu!
– Va be’, allora eravamo alla pagina…
Lo studio andò avanti con un certo entusiasmo per buona parte del pomeriggio.
– Cucciolo… scusa ma io sono stanco morto, forse ce la farei ancora…
– Be’, comunque abbiamo lavorato bene e abbiamo pure concluso molto… va bene, va’. Per oggi basta.
– Cucciolo, ma tu la rosa la guardi mai?
– Certo che la guardo, e pure tante volte, hai visto, cinque roselline le ha fatte, forse sono poche ma la piantina all’inizio era mezza distrutta ma adesso mi pare che stia benino.
– Non è vero…
– Come non è vero?
– Non sta benino, sta bene, e si vede… Mannaggia, Cucciolo, tu sminuisci sempre… e poi hai visto che sta tirando fuori tre rami a foglia.
– …
– Sì. Tre rami a foglia, vieni a vedere.
– Quelli lì?
– Sì quelli.
– E come fai a dire che non sono boccioli di fiori?
– Perché sono verde chiaro e non sono scuri come i bocciolo dei fiori.
– Ma non è che ci vuole un po’ d’acqua?
– No, ce l’ho già messa, va bene così. Cucciolo, me lo faresti un favore?
– Tutto quello che vuoi.
– Io sto crollando dal sonno, perché non ce ne andiamo a dormire?
– Senza cena?
– Sì, senza cena, ma guada che non è una proposta erotica, sono proprio sfinito.
– Ok, Birillo, come vuoi tu… subito?
– Sì, è meglio, credo che non ce la farei più a lavorare, sono stanco morto (fece un larghissimo sbadiglio).
– Andy…
– Che c’è?
– Lo sai che sei proprio bellissimo, sei assolutamente a tuo agio, si sente.
– Be’, ci mancherebbe… sono stanco morto, ma sto col mio Cucciolo… non riesco a pensare di stare meglio di così… Cucciolo, ma lo sai che dovremmo chiamare papà e mamma, non li sentiamo da tre giorni e loro non si sono fatti sentire.
– E’ vero, ma adesso è un po’ tardi…
– Perché non li chiamiamo lo stesso? Penso che a loro farebbe piacere anche se è mezzanotte, dai.
– Ok! Chiamo io?
– No, chiamo io, lascia…
La risposta arrivò solo al quinto squillo.
– Ciao mamma, sono Andy.
– Che bella sorpresa… come stai? Va tutto bene?
– Va tutto benissimo… è solo che stavamo parlando di voi e abbiamo pensato di chiamarvi subito… come state?
– Be’, papà sta benino, io ho un po’ di cistite e devo prendere gli antibiotici, però tutto sommato sto benino… e voi?
– Qui va tutto bene, ma è un po’ che non ci vediamo… perché non cerchiamo di combinare…
– Quando vuoi tu a noi sta benissimo, ci fa proprio piacere, volete venire domani a pranzo… o la sera… quando volete voi, quando vi porta meno disturbo, per noi è una festa quando venite… Andy, tu lo sai…
– Allora facciamo così, ci vediamo domani verso le due.
– Benissimo! Adesso ti passo un attimo papà che ti vuole parlare.
– Ciao Andy… lo stai mettendo sotto a Marco eh? Avete fatto già tante cose, state lavorando proprio bene.
– Aspetta, te lo passo un attimo.
– Ciao papà…
– Andy ti sta mettendo sotto a studiare eh!
– Certe volte non lo reggo proprio, è un cilindro compressore, però mi sembra proprio di cambiare vita, mi torna addirittura la voglia di studiare… allora domani alle due?
– Sì, sì, domani alle due…
– Ti ripasso Andy.
– Ciao papà, allora a domani.
– Ciao Andy… e ci ha fatto proprio piacere, questa telefonata è proprio una cosa bella… Andy…
– Papà, il merito è tutto di Marco, ha detto lui di chiamare.
– Allora a domani… Ciao e buona notte anche a Marco.
– Ciao papà e buona notte.
Chiusero il telefono.
– Birillo, ma perché gli hai detto che l’idea era stata la mia?
– Perché è meglio così…
– Lo vedi Birillo… come si fa a non innamorarsi di te? … Sei proprio dolcissimo.
– Cucciolo, io non ho fatto nulla… so solo che ti voglio bene, io prima facevo le cose per ripicca, quasi per odio, che si potesse fare una cosa per amore non lo pensavo nemmeno… poi ho trovato il Cucciolo, poi sono stato adottato e adesso non penso nemmeno a quello che devo fare, non premedito più le mie azioni, mi vengono da sé.
– A nanna, Birillo, adesso a nanna e domani sveglia alle sette!
Si prepararono rapidamente per la notte.
– Notte Cucciolo! … Però abbiamo fatto bene a chiamare… io penso che siano stati contenti…
– Eccome Birillo! Io non so se sono stati loro che ti hanno adottato o sei stato tu ad adottarli…
– Noi ci siamo adottati a vicenda…
– E’ vero Birillo, è così… Notte Birillo!
– Cucciolo, ti posso chiedere una cosa?
– Che cosa?
– Ma tu alla morte ci pensi mai? Cioè proprio al fatto che potrebbe toccare a te oppure a me… non come problema in generale, ma proprio come una cosa che può capitare a noi?
– Che ti dico, Birillo? Veramente non so che dire… forse non ci ho mai pensato, almeno non ci ho mai pensato seriamente, no, forse non ci ho mai pensato, anzi certamente non ci ho mai pensato.
– Lo sai che invece ogni tanto ci penso, penso che se dovessi morire io non mi preoccuperebbe molto, ma se dovessi morire tu penso che per me sarebbe proprio una cosa spaventosa, cioè credo proprio che non riuscirei più a vivere, io ho sempre paura di soffrire, per questo mi spaventa l’idea della morte, non è la morte che mi spaventa ma il dolore, se dovesse succedere a te di soffrire io non riuscirei a sopportarlo, non lo so, forse ti ammazzerei prima o mi ammazzerei prima, non posso sopportare l’idea che quello che stiamo vivendo adesso possa finire, magari potrà cambiare con gli anni, ma finire no, non riesco ad accettarlo… tu adesso stai qui, io ti posso toccare, ho bisogno di te, separarmi da te mi sembrerebbe come staccarmi da me stesso, come essere diviso in due. Cucciolo, ma perché si deve morire? Non è giusto. E poi noi non abbiamo fatto niente di male però dobbiamo morire lo stesso e non è giusto.
– Ma anche se avessimo fatto chissà che cosa sarebbe comunque assurdo farci morire per quello.
– Sì, lo so, forse hai ragione, però forse si potrebbe accettare la morte come modo di finire di soffrire ma noi stiamo bene, siamo felici così, per noi la morte sarebbe la distruzione di tutto, cioè sarebbe finire di vivere prima di cominciare… mi sembra tutto assurdo.
– Birillo… ma perché adesso tutte queste idee strane?
– Mah! Te l’avevo detto che sono un po’ strano… e poi è che ho paura di perdere tutto quello che ho adesso, adesso tutte queste cose me le voglio godere, dico pure lo studio, perché no, anzi, è una delle cose più importanti, in fondo tra noi è una specie di collante, è un modo di vivre insieme, di costruire in due… Cucciolo… Cucciolo! Mannaggia! Però non ti devi addormentare mentre stiamo parlando…
– Eh … No, non mi sto addormentando, è che mi sto un po’ annebbiando, perdonami Birillo ma casco dal sonno…
– Perdonami tu, io quando prendo a chiacchierare a ruota libera non mi fermo più… Notte Cucciolo!
– Ti voglio bene! Notte Birillo!
Andy si svegliò per primo, la giornata era nuvolosa e coperta, sembrava che potesse piovere da un momento all’altro. In genere Andy non era indifferente al cima e al tempo, si girò verso Marco.
– Cucciolo…
– Mh… che c’è, Birillo?
– Hai visto che giornata?
– No, perché?
– E’ tutto coperto… mi piacciono di più le giornate di sole… Cucciolo…
– Sì.
– Perché non mi prepari la colazione, oggi toccherebbe a me ma non mi va tanto…
– Mh… va be’, ci vado io, ma tra qualche minuto…
– No, va be’, ci vado io… forse è meglio…
Marco colse al volo il tono di quel: forse è meglio.
– No, ci vado subito… resta lì.
Si alzò rapidamente, andò a sedersi sul letto dalla parte di Andy, si chinò per dargli un bacio leggero leggero, poi gli passò un braccio sotto la nuca e lo sollevò verso di sé.
– Andy, va tutto bene?
– Non lo so, mi sento un po’ strano, mannaggia, mi succede spesso, non ti so dire che cosa c’è ma quando mi sento così mi sento strano…
– Ma c’è qualche motivo particolare?
– No, non credo, vedi Cucciolo adesso mi è piaciuto tanto che sei venuto a sederti qui, se non lo avessi fatto ci sarei rimasto male… Cucciolo, non lo so, ma mi vengono un po’ di malinconie, forse sono cose stupide, ma mi sento strano…
– Ma strano nel senso che non riusciresti a studiare?
– No… però mi piacerebbe essere coccolato…
– Birillo, io sto qui…
Marco gli diede un altro bacio leggero.
– Aspetta, Cucciolo, mi alzo anch’io…
Se ne andarono in cucina insieme, l’umore di Andy sembrava essere già più sereno.
– Cucciolo, facciamo così… cerchiamo di studiare il più possibile… non si sa mai, forse le cose concrete mi faranno passare le malinconie, ma forse sono già passate…
Marco gli scarmigliò i capelli poi aprì la credenza, mise un po’ di marmellata su un biscotto e lo porse ad Andy.
– Grazie, Cucciolo… è buono… ma che marmellata è? E’ strana…
– E’ marmellata di marroni… non ti piace?
– No, anzi, non mi dispiace.
Marco preparò rapidamente per la colazione, fece scaldare il latte e preparò due toast. Andy non si muoveva, lo osservava senza dire nulla.
– Tutto bene Andy?
– Sì, non ci fare caso… se non ci fossi tu mi prenderebbe proprio male ma già è passata… credo… e poi che sono strano forte l’hai visto…
– Andy… spicciati, che dobbiamo andare a fare la doccia e poi ci dobbiamo mettere a studiare…
– Faccio presto presto, non ti preoccupare.
Nel dire così Andy si infilò in bocca il toast tutto intero.
– Calma! Non ti ingozzare! Non ce n’è bisogno…
– Fatto, Cucciolo, fatto.
Entrarono insieme nella doccia ma si percepiva qualche momento di imbarazzo, non sapevano come comportarsi.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– C’è qualche cosa che non va?
– No, Birillo, è che non so come comportarmi, mi sento un po’ in difficoltà.
– Si sente, Cucciolo… ma mi dispiace, mannaggia, ho rovinato tutto un’altra volta…
– Vieni, Birillo…
Marco si avvicinò a Andy e lo baciò, non sapeva se spogliarlo o evitare, pensò che avrebbe fatto meglio a spogliarsi per primo, non sapeva che fare.
– Cucciolo, non ti sentire in difficoltà, non stare a elucubrare troppo, comportati come ti viene.
– Birillo, dai, spogliamoci e andiamo a sederci sul fondo della doccia.
Si spogliarono insieme, l’atmosfera non dimostrava alcuna valenza sessuale, andarono a sedersi sul fondo della doccia poi Marco regolò il getto in modo che fosse lievissimo e si sedette accanto a Andy.
– Va tutto bene, Andy?
– No, Cucciolo, mi vengono delle malinconie brutte e non so perché… mi viene quasi da piangere, non so perché, mi sento strano, per fortuna ci sei tu… ma è come se non mi bastasse più, come se tu non potessi fare niente per me… io vorrei comunicarti quello che provo ma non lo so nemmeno io quello che provo, non ti vorrei tenere fuori ma non ci riesco, mi viene da chiudermi in me stesso, ho come l’impressione che tanto tu non puoi fare niente.. Cucciolo, non so che dire, non ho niente da dire ma non so nemmeno restare zitto, non ci riesco, ho bisogno di parlare lo steso, magari a vuoto…
– Birillo, ma ti manca qualche cosa? Non lo so ma magari ti mancano i tuoi…
– No, non lo so, non credo… certo potrebbe anche essere, ma è assurdo, io coi miei non ho più un rapporto vero da anni, però potrebbe anche essere, non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, no, forse questo non c’entra proprio… vedi, adesso stiamo qui, in altri momenti la cosa avrebbe un interesse erotico, ma adesso non è così, adesso mi sembra importante stare nudi insieme, stare vicini e basta, così, senza segreti almeno dal punto di vista fisico… io è come se ce l’avessi qualche segreto dentro e come se non te lo volessi dire, la sensazione è quella ma poi non riesco a capire di che cosa si tratta, è come se volessi tenere qualche cosa per me, Cucciolo, proprio come se non ti volessi bene abbastanza, e poi per me volerti bene è difficile, io vado sempre con le mezze misure, non lo so fare quel tutto o niente. Mi sento una cosa misera, non lo so ma non mi vengono entusiasmi mi sento giù di tono, in certi giorni da te mi sento coinvolto fino in fondo ma in certi giorni non succede, è come se mi venisse da pensare che mi sento un po’ stretto, ma non è così, cioè io non desidero nient’altro eppure non riesco a stare bene lo stesso.
– Birillo…
– Sì…
– Queste cose capitano un po’ pure a me però io ce l’ho uno scopo… cioè io ho te, quando non ti vedo su di tono mi sento subito coinvolto in modo radicale… è strano ma è proprio quando ti sento nei momenti giù che mi sento vicinissimo a te, in un certo senso penso che la possibilità di farti stare bene ce l’ho solo io…
– Cucciolo, certe volte non ce l’hai nemmeno tu, certo, se tu non ci fossi starei proprio malissimo, adesso posso parlare con te, lo so che mi stai a sentire e che cerchi di fare di tutto per farmi stare bene, questo l’ho sempre saputo… però, Cucciolo, certe volte mi sento proprio impermeabile… è come se non ci fosse nulla capace di toccarmi veramente… mi sento tanto stupido, non so mai essere all’altezza della situazione, sto sempre uno scalino al di sotto, cerco di fare del mio meglio, ma quando uno gli entusiasmi non ce li ha non ce li ha… Mah! Passami un po’ di sciampo va’.
Uscirono dalla doccia dopo pochi minuti, il sesso tra loro sembrava un capitolo chiuso, o almeno messo da parte.
– Birillo… ci rimettiamo a studiare subito?
– Sì, Cucciolo, tanto se mi faccio prendere peggio dalle malinconie alla fine non concludiamo proprio niente… però tu non mi prendere troppo sul serio, dopo passa, vedrai che stasera è tutto passato…
– Allora Birillo… leggi tu?
– Sì, forse è meglio.
Continuarono a studiare dalle nove fino all’una, il lavoro procedeva in modo serio, Andy non perdeva la concentrazione e in qualche momento si faceva prendere a tal punto dal discorso da sembrare un’altra persona, in quei momenti Marco pensava che il problema fosse superato, ma il tono ritornava rapidamente quello normale dello studio di routine. All’una Andy chiuse il libro.
– Cucciolo, adesso dobbiamo andare da papà.
Uscirono senza cambiarsi d’abito. In strada la conversazione riprese e Marco si rese conto che la malinconia di Andy non era passata.
– Come va, Birillo?
– Beh, insomma, tanto lo sai, un po’ così… e tu?
– No, io bene… però ti vorrei vedere sorridere.
Andy fece un bel sorriso a Marco.
– Grazie, Birillo, un sorriso così mi ci voleva.
– Cucciolo… e adesso come possiamo fare con papà e mamma, mi sa che dovrei mettere su un po’ di faccia di circostanza, ma tanto non mi riesce… chissà che mi diranno? E se poi mi viene che me ne voglio andare via? … Però forse ci vuole questo pranzo da papà.
Per strada pioveva, per terra c’erano pozzanghere da tutte le parti. Parcheggiarono e andarono al citofono, Andy volle che suonasse Marco, salirono al primo piano. Rosa stava sul pianerottolo, quando vide Andy allargò le braccia.
– Vieni, vieni, ma che bella cosa che avete fatto oggi… oggi è una giornata speciale.
Rosa abbracciò Andy che rispose con un entusiasmo un po’ più contenuto del solito, Rosa se ne accorse e rimase imbarazzata ma andò avanti secondo il solito copione. Anche Marco salutò Rosa in modo un po’ più ufficiale. Entrarono in casa, in cucina Rocco li aspettava col mestolo nella mano destra in una nuvola di vapore, nella sinistra aveva una grossa scodella di fettuccine fumanti, la poggiò, abbracciò Andy calorosamente.
– Andy, bello, come stai?
Andy fece un cenno come per dire che non si poteva lamentare, Rocco colse la cosa al volo.
– C’è qualche cosa che non va? Eh?
– No, papà, va tutto bene, più o meno…
– Che c’è Andy? Ce lo puoi dire?
– Certo che te lo posso dire… mi sento un po’ giù, tutto qua… mi dispiace che quando mi prende così alla fine rovino pure la giornata di Marco, lui, poveretto, fa di tutto per farmi stare bene ma io certe volte non ci riesco proprio.
– Andy, adesso mi devi dare una mano perché dobbiamo grattare il formaggio e dobbiamo preparare l’insalata e poi si va a tavola… tu mi dirai: ma prima mi inviti a pranzo e poi mi fai preparare l’insalata… guarda apri il frigo, l’insalata è già lavata, la devi solo asciugare e tagliare.
– Asciugare?
– Sì, asciugare,
– Ma con un panno?
– No, con la centrifuga, sta lì, sopra il frigo, la metti dentro e giri e l’acqua scola via tutta.
Andy eseguì.
– E’ caruccia questa cosa, sembra un giocattolo.
– E’ un bell’aggeggio ed è pure utile… così! Bene, adesso la tagli col coltello e la metti nell’insalatiera… ti sei lavato le mani?
– No.
– Allora… qua.
Andy si lavò le mani nel lavandino della cucina e cominciò a tagliare l’insalata, poi fu coinvolto anche Marco.
– Marco, senti, adesso mi devi grattugiare il formaggio, la macchinetta sta al solito posto.
Marco tirò fuori il parmigiano dal frigo, ne tagliò un bel pezzo e lo mise nella grattugia a rullo, poi cominciò a girare.
Rocco prese le olive snocciolate da mettere nell’insalata e ne passò una a Andy e una a Marco, Rosa entrò per condire le fettuccine, aggiunse il ragù fumante, nel frattempo l’insalata era pronta e il formaggio era grattugiato.
– E adesso tutti a tavola.
I posti ormai erano stabiliti, Andy e Marco sedevano vicini sul lato lungo del tavolo di fronte al televisore, che però era spento, Rocco e Rosa sedevano ai lati più stretti. Rocco fece i piatti, quello di Andy era enorme.
– Papà, per favore, un po’ meno, sono troppe.
– Macché troppe, vedrai come te le mangi…
Andy evitò di insistere.
Rocco cercò di rompere in ghiaccio, ma evitò di coinvolgere Andy in modo diretto.
– Allora, voi state sempre a studiare e vi dovete pure sostenere… Andy, se non ti va, non ti preoccupare…
– Papà, guada che Andy oggi non è in vena, non ce l’ha con te ma è un po’ giù di tono.
– Marco, lascia perdere, già ho ammorbato te stamattina, ma non vorrei rompere la scatole pure a mamma e a papà.
– Andy… tu qui non rompi le scatole a nessuno… tu stai a casa tua e se non ti senti a casa tua qui noi che ci stiamo a fare?
– Ma non sono cose che dipendono da voi, nemmeno da Marco, ma è che io non sto troppo bene.
– Ma hai bisogno di un dottore?
– No, mamma, non c’entra niente, è che non mi sento tanto contento, non so nemmeno come dirlo, mi sembrano cose stupide… sto un po’ giù e basta.
– Andy, bello, noi ti vogliamo bene perché sì ‘nu bravo guaglione e a me mi dispiace quando ti vedo così… ma Marco lo sa il motivo?
– No, ma non lo so nemmeno io, stamattina abbiamo parlato tanto ma certe volte non so nemmeno io quello che devo dire.
– Andy… vogliamo fare una cosa?
– Che cosa?
– Ce ne andiamo all’oliveto oggi pomeriggio? Tanto sono pochi chilometri… eh? Ti faccio vedere il mio paradiso.
– No, un’altra volta.
– Andy! Io insisto… vuoi dire di no a papà?
– Va be’, andiamo dove vuoi tu… però, papà, non ti devi mettere in complimenti…
– In complimenti? Andy! Ma che dici? Mo’ mi metto a fare i complimenti con te? Io ti ci voglio portare e ti voglio fare vedere una cosa che per me conta tanto, questo è il motivo, … e non solo questo… e allora? Ma tu non mi devi dire di no.
– Va bene, va bene, facciamo come vuoi tu.
– Allora facciamo così. Niente vino per chi deve portare la macchina, chi la porta? Andy a te ti escludiamo così un bicchiere di vino te lo puoi bere e forse ti fa pure bene, è tra me e Marco.
– E va bene, papà, la macchina la porto io.
– E invece no, la macchina la porto io! E quando mai papà deve togliere qualche cosa a voi…
Rocco versò il vino a Marco e a Andy e versò solo acqua nel suo bicchiere.
– Però cerchiamo di fare in fretta.
Rosa si mise in mezzo.
– Facciamo così, i dolci ce li portiamo lì.
Andy nel frattempo aveva finito il suo enorme piatto di fettuccine.
– Hai visto, Andy, che te le sei finite… adesso una cotoletta e l’insalata e poi tutti in macchina.
– Papà ma non è che piove?
– E allora, lì c’è la casetta nostra, 65 metri quadrati, ma c’è, sono due stanzette il bagnetto e il cucinino. Andy… ti posso fare una proposta?
– Che cosa?
– Ci restereste anche stanotte? Ce ne potremmo andare tutti domani mattina presto, lì la mattina è una cosa meravigliosa anche quando piove, tanto c’è tutto, anche i letti, sta tutto a posto.
Andy sgranò gli occhi e guardò Marco con una certa aria di perplessità, poi si voltò di nuovo verso Rocco.
– Ma non è troppo fastidio?
– Ma quale fastidio?
– Allora va bene.
– Rosa, prendi tu quello che serve, ma facciamo presto…
– Non ti preoccupare, tanto c’è anche la cena pronta, la metto nei recipienti e ce ne possiamo andare via… anche la frutta ce la portiamo lì.
Il pranzo finì rapidamente, Rosa non preparò il caffè ma scesero insieme al bar sotto casa, Rocco pagò il conto senza nessuna discussione ormai la regola era chiara, poi salirono in macchina.
– Allora, Andy, oggi finalmente ti portiamo a vedere l’oliveto, non ti credere chissà che cosa, è una cosetta piccola, più per divertirsi e giocare un po’ che per altro, però vedrai che ti piacerà, io lo so che ti piacerà. Io ci vado quasi sempre solo, la Rosellina mia non ci viene quasi mai ma quando ci possiamo venire insieme è una cosa bella, stiamo soli soli, prima ci venivamo con Marco, quando era piccolo, e gli piaceva pure, ma adesso è grande…
– Papà, non sfottere! Prima di conoscere Andy ci venivo eccome e ci sono stato sempre bene…
– E mo’ ci potete venire lo stesso, ci venite tutti e due, da soli, mo’ vi faccio fare le chiavi, una per te e una per Andy, ci potete venire quando volete, è bello, si sta tranquilli e poi proprio la campagna è una cosa bella… Andy, quando vi viene in testa di fare una passeggiata in campagna quella è casa vostra, non me lo dovete nemmeno dire, fate quello che vi piace a basta, ma io dico che ci verrete… tu che dici?
– Be’, non lo so, non so che dire…
– Magari tu eri abituato alle cose in grande stile, qua è tutto familiare, è tutto piccolo, non è una villa, è una casetta, solo una casetta con un po’ di terra… però è un posto dove si può stare tranquilli e poi è vicinissimo a Roma, se volete ci potete venire con l’autostrada e non ci mettete nemmeno cinquanta minuti, anche senza correre, noi adesso stiamo andando con la Tiburtina perché dobbiamo fare vedere a Andy dove si compra il pane e dove si compra il prosciutto… quello noi non lo facciamo…
Rocco continuava a parlare ma si rendeva conto che il suo era un monologo, Andy rimaneva in silenzio, la cosa continuò così finché non arrivarono a Tivoli. Rocco parcheggiò l’auto.
– Andy, adesso compriamo il pane e il prosciutto… ti piace il pane nero o preferisci i panini?
– Non so, fai tu, quello che ci vuole…
– Allora prendiamo una pagnotta grande, tre etti di prosciutto di montagna, un litro di latte… e poi? Andy, qualche cosa che ti piace?
– No, va tutto benissimo così.
Uscirono dal negozio. Rocco continuava il suoi discorsi.
– Il vino ce l’abbiamo, le olive pure, pure i pomodori, le patate e qualche altra cosa…
Andy fece una domanda.
– Scusa papà, ma il latte a che serve?
– Per domani mattina, per la colazione…
Andy ebbe un attimo di disappunto.
– Ce ne possiamo andare benissimo stasera, ma così, se volete, ci possiamo trattenere fino a domani, se partiamo di là alle sei siamo a Roma prima delle sette, sempre se voi volete, ma a questo ci pensiamo quando è ora.
Arrivarono all’oliveto, Rocco scese per aprire il cancello, poi rimontò in macchina e parcheggiò vicino alla casa. Il cielo si era aperto, il terreno era in lieve pendenza e verso Roma, a valle, si notava una pesante cappa di smog, Andy provò una strana sensazione di liberà.
– Ma che brutta cappa di fumo nero che c’è su Roma, mamma mia, non l’avrei mai pensato, qui c’è proprio un’altra aria, papà, ma qui è tutto un giardino… ma quanti metri sono?
– Non sono pochissimi, sono quasi due ettari, ma il terreno è in pendenza, va bene per gli olivi ma non è terreno da costruzione o da lottizzazione, cioè non vale molto…
– Ma è tutto curato, tutto pulito, fiori dappertutto… che belle piante di rose! Ma sono proprio belle!
– Queste sono piante che hanno più di 15 anni, ormai vanno da sole, io le poto solo due volte all’anno e ci metto un po’ di letame e niente altro, al massimo a novembre una spruzzata di verderame…
– Che begli olivi e come sono curati e quelle che sono?
– Vai, vai, avvicinati…
– Ma che profumo… che cos’è?
– E’ timo, qui cresce che è una bellezza, e quella è salvia, il rosmarino non viene bene perché è troppo freddo, ma c’è la maggiorana, senti che profumo…
– Ma è incredibile…
– E senti questa…
– Bellissima, sa di limone, ma che cos’è?
– E’ cedrina, e questa è lavanda, qui ci viene benissimo perché è terra calcarea.
– Ma è profumatissima…
– Ci si fanno i profumi… questo è issopo, questa dietro la casa, all’ombra, è mentuccia, poi i pomodori li conosci e pure i cetrioli e i peperoni, quelli verdi piccoli, ci sono pure due zucchine che sono ormai zucche ma che si possono mangiare lo stesso… Andy adesso non ti voglio annoiare con le varietà delle olive, quelle te le faccio solo assaggiare, adesso vieni a vedere casa… Ecco, è piccola piccola.
– Ma è un gioiello, ci stanno pure le tendine alle finestre…
– E che vuoi fare, la Rosellina mia ha fatto tutto lei…
– Ma che dici, Rocco? Qua hai fatto tutto tu…
– Andy, vieni a vedere, c’è pure una specie di sotterraneo, anche quello piccolo piccolo ma areato, sempre con la circolazione d’aria, vieni, vieni… Attento ai gradini… quelli sono pomodori secchi, questo peperoncino, e là sta un bel po’ di vino, aspetta, prendi questa qua, ne apriamo una sola, se no ce ne dovremmo portare una smezzata a Roma…
– E quel mucchio di terra che cos’è?
– Li ci sono le patate, si conservano così, al buio e sotto uno strato di terra, così non seccano e non cicciano, aspetta adesso ne prendo qualcuna, così tre o quattro bastano, poi un po’ di olive, così.
Usciti dalla cantinetta, Rocco passò le patate a Rosa, poi uscì di casa portandosi sempre appresso Andy.
– Andy, adesso ti faccio vedere come si fa un’insalata come si deve… vedi, un cespo di lattuga, due cetrioli, le olive ce le abbiamo, due pomodori, due peperoni da mangiare crudi… ti piace l’aglio nell’insalata?
– Non lo so, non l’ho mai mangiato… però credo che mi piacerebbe…
– E allora un po’ di aglio fresco, che è proprio tutta un’altra cosa… e poi un po’ di erbette, a gusto tuo, guada, quello è origano fresco… ci mettiamo due foglie di origano e una di maggiorana e se vuoi un po’ di mentuccia, il timo va bene per la carne ma nell’insalata non ci sta bene… purtroppo non c’è il limone, qui non ci cresce ma vedrai che non ce ne sarà bisogno, adesso portiamo tutto a Rosa che prepara… ma Marco dov’è andato a finire?
– L’ho visto andare dentro casa…
– Andiamo a vedere va’…
Lo trovarono nella stanza piccola, aveva sistemato i letti per la notte.
– Marco! Ma tu hai fatto tutto da solo…
– Be’ almeno così dopo non hai nemmeno la scusa che bisogna fare il letto…
– Ma allora è una trappola?
La domanda era rivolta a Marco ma rispose Rocco.
– Se la vuoi mettere così…
– Ma vi siete messi d’accordo prima?
– Birillo, tanto papà non lo fermo… lo potresti fermare tu, tu questo potere ce l’hai ma mi pare che non ne hai alcuna intenzione…
Rocco si intromise.
– Ragazzi… che facciamo? Mettiamo due sedie a sdraio fuori e ci prendiamo un po’ di sole, quello che c’è…
– O se no?
Rispose Andy.
– Se no ci mettiamo a curare un po’ l’orto e il giardino, tanto lì non si finisce mai.
– Giardino, papà, giardino, io non ho mai preso una zappa in mano ma credo che mi piacerebbe…
– Allora, Marco ti fa vedere dove stanno i vestiti per la campagna, vi cambiate e ci vediamo qui tra dieci minuti.
Andy rientrò in camera con Marco. Marco gli passò dei vestiti suoi che usava per la campagna, ma erano vestiti puliti e stirati, si cambiarono.
– Marco… ma perché tutta questa cosa?
– E’ tutto per te, Birillo… papà ha capito che c’era qualche cosa che non girava bene e ha cercato di coinvolgerti e c’è riuscito almeno un po’…
– Mah! Forse non del tutto…
– Dagli tempo… tu non lo conosci…
– Andiamo va’, non lo facciamo aspettare.
Si misero a lavorare in campagna, per Andy tutto era assolutamente nuovo, dal silenzio, al vento che cambiava da istante a istante, dal camminare sulla terra e non su un pavimento, alle piante viste da vicino.
– Papà, ma questo paradiso l’hai fatto tutto tu?
– No, la casa c’era già, io l’ho rimessa a posto, ma stava già in buone condizioni, però la campagna me la sono messa tutta a posto da solo, gli olivi, è ovvio, c’erano già, ma era tutto una massa di calcinacci e di croste di cemento, calce da tutte le parti, ghiaia grossa e piccola, polverino di calcare… qui intorno ci sono le cave di travertino… però qui amianto non ce n’era, questo terreno era di un signore che aveva una piccola cava di travertino sotto Tivoli, lavoravano, cioè macinavano gli scarti di lavorazione del travertino e poi li stoccavano qui, in pratica era una deposito di materiali di cava destinati all’edilizia, ma solo questo, era tutto sporco ma di polvere di travertino, di calcare, come la polvere di marmo… ma solo quello, e la cosa è importante perché l’amianto fa male alla salute, prima non si sapeva ma adesso si sa, comunque qui non ce n’è mai stato, se guardi in giro puoi vedere nel terreno delle zone più chiare e sono quelle dove c’era più calcare, quello superficiale me lo sono portato via alla discarica, sacco per sacco, ma quello già mescolato col terreno è rimasto lì, ma sicuramente questo era un terreno calcareo anche prima che ci facessero il deposito, qui le piante calcifughe, quelle adatte ai terreni acidi, non ci crescono proprio, avevo provato con una gardenia ma non c’è stato niente da fare… ma è così in tutti i terreni, il terreno buono per tutte le piante non esiste.
– Papà, e per l’acqua come fate?
– Per quella da bene usiamo l’acqua minerale, per tutto il resto, anche per innaffiare, c’è un pozzo, ma qui non c’è molto bisogno di innaffiare, ci piove in genere anche d’estate e le piante seccano difficilmente, l’acqua ci vuole solo quando trapianti un alberetto o metti una piantina di quelle molto superficiali…
– Papà… senti, ti vorrei chiedere un piacere però… no, no, niente.
– Come niente? Di che si tratta, dimmi!
– Me la daresti qualche piantina da mettere sul balcone, ti prometto che te la tratto bene…
– Ti puoi prendere tutto quello che vuoi, pure un olivo… Andy, dietro la casa ci sono dei vasi, prima di andare via ci prendiamo le più belle piantine che possono stare bene sul terrazzo ma quelle cose è bene farle all’ultimo momento, dimmi tu quelle che ti piacerebbero…
– Un po’ di piantine fiorite, di rose no, nemmeno quelle piccole, sono piante troppo grosse… non lo so, scegli tu quello che pensi sia meglio…
– Non ti preoccupare, allora faccio io… Andy, sono contento che me lo hai chiesto…
Andy rispose con un sorriso disarmato. Continuarono a zappare intorno alle piantine finché la luce non cominciò a calare, Marco e Andy non parlavano tra loro ma sempre in tre con Rocco, piano piano l’atmosfera si era rasserenata, Andy ogni tanto aveva finito per sciogliersi un po’ e per dire la sua e non solo in tono di cortesia, Rocco non si lasciava scappare l’occasione di notare il lavoro di zappa molto ben fatto da Andy.
– Guarda che bel lavoro hai fatto qua, questo per queste piante è una benedizione, così senza erbacce possono respirare un po’ e poi così arriva aria alle radici… Andy! Ma lo sai che ci sai fare! Mi sa che tu per la campagna c’hai una vocazione.
– Ma no! Faccio tutto a occhio.
– Papà, tu non lo sai quello che mi combina a casa con la storia della rosellina, se la va a guardare cento volte al giorno, ci ha messo i cartoni intorno, muove sempre la terra sopra e poi si mette lì con la lente a vedere se ci sono pidocchi, ma non ne ha mai trovato uno.
– Andy, tanto di pidocchi lì non ne puoi trovare, io non ce ne ho mai visti, c’è troppo sole e ci fa troppo caldo, almeno una cosa positiva c’è…. Ragazzi, ma non vi siete stancati?
– Un pochetto sì.
– E allora adesso tutti dentro, ci cambiamo, ci laviamo e poi tutti a cena.
Andy ebbe un pensiero gentile.
– Papà… senti, gliela porto una rosa a mamma?
– E come no… vedrai che sarà contenta.
Andy scelse una rosa in boccio di colore chiaro. Rientrarono in casa, era tutto apparecchiato per la cena.
– Venite, venite, accomodatevi, avete lavorato tutto il pomeriggio. Andy! Che balla rosa, che bel pensiero hai avuto, mo’ la metto subito nel vaso, ma voi accomodatevi…
– Mamma, forse ci dovremmo dare una lavata…
Fecero un turno per la doccia, entrò prima Andy, poi Marco e per ultimo Rocco, Andy e Marco avrebbero fatto la doccia insieme ma ne fecero a meno, neanche mezz’ora dopo erano tutti e tre a tavola. In ogni piatto c’erano due grosse fette di pane nero imbottite di prosciutto, al centro della tavola troneggiava una enorme insalatiera piena di verdura coloratissima e profumata. La luce era piuttosto bassa, l’atmosfera distesa, non c’era televisione.
– Allora, Andy, che ti pare della casetta e della campagna?
– E’ bellissimo, è un posto che non avrei mai immaginato così, è tutto tranquillo, tutto ordinato e poi si può stare fuori… è bello, è veramente bello…
– Adesso qui ci potete venire quando volete, ve ne potete venire qui a studiare un pomeriggio o anche per qualche giorno di fila, hai capito, Andy… fate tutto quello che volete.
– Papà, ma per le piantine da portare a Roma come facciamo, se domani dobbiamo partire presto…
– Tu non ti preoccupare, domani mattina troverai tutto in ordine, te ne preparo tre, solo tre ma sono belle, le ho già scelte, vedrai che ti piaceranno…
– Questo non c’è bisogno di dirlo.
Andy finì il suo panino, poi prese l’iniziativa di prendersi l’insalata, mentre lo stava facendo ebbe un attimo di esitazione.
– Scusate… però deve essere così buona… insomma, io non aspetto, me la prendo e basta.
– Oh! Così mi piace… qui non si chiedono permessi.
Andy guardò Marco.
– Sei stanco, eh?
– Insomma… un po’ sì, e tu?
– No, io potrei ricominciare da capo anche subito, non mi stanco tanto facilmente.
Andy prese la pagnotta e se ne tagliò una fetta, poi mise un po’ di olio nel fondo del piatto, con un pizzico di sale e qualche oliva. A un certo punto gettò la schiena all’indietro.
– Ma come si sta bene qui!
– E vedrai adesso che dormita che ti farai e domani mattina quando ti svegli tutti i doloretti che senti adesso non li senti più.
– Rocco, ma che stai dicendo, loro sono giovani, i doloretti ce li abbiamo noi…
– Be’, qualche dolore me lo sento pure io, magari Andy no, lui fisicamente è molto resistente, ha una forza enorme e una resistenza incredibile.
Andy sembrava sereno, Rocco gli avrebbe chiesto della sua malinconia ma ebbe l’impressione che il problema fosse risolto. Finita la cena, Rocco mandò i ragazzi subito a letto.
– Allora! Adesso a letto, domani sveglia presto, ma adesso a dormire.
Andy pensò ai piatti sporchi.
– Papà, senti, adesso voi ve ne andate a dormire e noi facciamo i piatti…
– No, Andy, voi ve ne andate a dormire e non pensate ad altro, io e Rosa mettiamo a posto tutto… su, su, niente storie… buonanotte Andy, buonanotte Marco.
Andy non sapeva come rispondere alla buonanotte, poi prese il coraggio a due mani e andò a dare il bacio della buonanotte a Rosa che lo abbracciò.
– Oggi ci hai fatti contenti, grazie, bello, grazie e statti sereno… buonanotte.
Andy diede il bacio della buonanotte anche a Rocco che non lo abbracciò.
– Andy, adesso sono contento perché ti vedo contento, non ci sta più la malinconia… buonanotte Andy, e domani mattina vi chiamo io, non vi preoccupate di niente.
Anche Marco diede a Rosa e a Rocco il bacio della buonanotte, anche se in genere si limitava ad augurare la buonanotte, poi se ne andarono nella loro camera, dove i letti erano separati, ma si misero entrambi nello stesso letto. Sentivano i rumori di Rocco e Rosa che rigovernavano in cucina mentre loro stavano abbracciati nello stesso letto. Andy cominciò sussurrando per timore che la sua voce potesse arrivare oltre la porta.
– Cucciolo… ma tutta questa cosa l’hanno fatta per me?
– Perché avevi qualche dubbio?
– No, ma perché?
– Dai, lo sai benissimo, loro dipendono da te, ma pure io… quando ti vediamo un po’ più pensieroso… e poi uno come te dove potevano trovarlo, sei unico, Birillo, unico.
– Tutti sono unici!
– No, tu hai una risposta affettiva forte e loro lo sentono eccome.
– Si però pure papà e mamma sono persone uniche, cose del genere per me non le farebbe nessuno… ma lo capisci Cucciolo, noi stiamo qui e loro stanno lì a lavare i piatti… in qualche modo non mi sembra giusto… però sai che alla fine mi sento veramente più sereno, in fondo sono rassicuranti, il fatto che mi accettino per me è importante…
– Ma, Birillo, non ti accettano, ti vogliono bene e secondo me la loro gratificazione ce l’hanno eccome.
– Cucciolo…
– Sì…
– Ma lo sai che mi sta venendo sonno… ti devo dire una cosa ma non la prendere male…
– Cioè?
– Qui con te sto bene ma il letto per due è troppo stretto e rischio di cadere per terra, se non ti dispiace me ne vado nell’altro letto…
– Ci mancherebbe, Birillo, certo che ci devi andare.
Andy cambiò letto.
– Com’è bello avere le lenzuola di bucato, è una bellissima sensazione sulla pelle… Cucciolo, l’hanno fatto per me, hai capito, l’hanno fatto per me! Adesso mi sto zitto… però ti voglio bene e anche a papà e a mamma, … vi voglio bene. Notte Cucciolo!
– Ti vogliamo bene, notte Birillo!
Andy non riuscì ad addormentarsi, tutto gli sembrava così nuovo e così strano che il suo cervello rimaneva vigile e girava all’impazzata. I rumori nella cucina finirono e Andy si rese conto che Rocco e Rosa erano andati a dormire, cercò di prendere sonno ma la cosa non gli pareva possibile, si alzò e senza fare rumore si diresse verso il letto di Marco, scostò la coperta.
– Posso, Cucciolo?
– Ti stavo aspettando… ma fai piano perché qui si sente tutto, c’è troppo silenzio.
– Ma tanto papà e mamma come stanno le cose lo sanno…
– Sì va be’, ma non tiriamo troppo la corda…
– Allora lo vedi che non lo accettano…
– No, dai, Birillo, il problema non è questo… però cerchiamo di non dare troppo nell’occhio…
– Ma lo vedi come sei… tu ti vergogni di me… almeno della situazione…
– Buono, Birillo, stai buono… ma che ti viene in mente, senti, lo facciamo domani…
– No! Dai, adesso…
– Ma per te passare i limiti è un impulso irrefrenabile…
– Sì, Cucciolo, e se ci sentono è pure meglio…
Andy cominciò ad alzare il tono della voce.
– Parla piano! Mannaggia, quando fai così ti strozzerei, tu mi vuoi sputtanare per forza…
– Tanto… più sputtanati di così…
– Buono! Stai buono!
– Ah! Così mi piace! Mi piace tanto vedere che ti posso mettere in crisi… e poi se papà e mamma ci vogliono bene veramente ci devono accettare come siamo…
– Birillo, non tiriamo troppo la corda…
– No! Io la voglio tirare per vedere se si spezza oppure no…
– Mannaggia… statti fermo… stai zitto! Almeno non fare troppo chiasso… io non capisco se tu adesso vuoi fare l’amore o vuoi solo dare spettacolo…
– Va bene… ho capito, va’, qui non c’è trippa per gatti, me ne torno al letto mio (e fece il gesto di alzarsi)…
– Aspetta! Dove stai andando?
– Al letto mio…
– Dai, Birillo, stai qua, ma non facciamo troppo casino…
– Cucciolo, noi adesso facciamo l’amore e domani mattina mamma trova le lenzuola sporche di sperma… bello eh? Io lo farei apposta…
– Tu saresti capace…
– A me gli ipocriti non sono mai piaciuti… e tu saresti quello coi comportamenti liberi… Cucciolo…
– Che c’è?
– E se mi metto a fare un po’ di mugolii sessuali a voce alta?
– Se ci provi ti castro!
Andy cominciò ad alzare un po’ la voce, Marco gli pose immediatamente una mano davanti alla bocca e Andy si zittì.
– Buono! Per carità!
– Tu c’hai paura, lo vedi, tu c’hai paura! Perché non li mettiamo alla prova mamma e papà?
– Birillo! Un po’ di rispetto lo dovresti avere, non dico di me, ma di loro… certe cose non se le meritano… tu tuo padre l’hai distrutto, ma il mio non lo devi distruggere…
– Cucciolo, ma tu credi che sto pensando cose cattive?
– Cattive no, ma un po’ provocatorie e secondo me non lo dovresti fare perché papà e mamma ti vogliono bene veramente e tu non li devi mettere alla prova per divertimento…
– Mannaggia, Cucciolo, mi sa che hai ragione! Certe volte sono proprio stupido, faccio come facevo con mio padre… mi sa che pure a lui alla fine gli ho rotto le palle oltre ogni limite… però lui se lo meritava, … va be’, va’… me ne torno a letto veramente…
– Birillo! Non mi cambiare umore… in effetti mi piace di più quando hai voglia di giocare…
– Allora adesso mi metto a mugolare di piacere…
– Zitto! …
– Cucciolo…
– Sì.
– Adesso, va bene, non facciamo stranezze troppo strane, ma tu pensi che papà e mamma mi vogliano bene veramente?
– Birillo, non te lo devo dire io, lo vedi da solo…
– Però se io poi la facessi qualche stranezza grossa…
– Ma che ti passa per la testa?
– No, voglio dire, se facessi qualche stranezza grossa non voluta, cioè se loro fossero messi alla prova proprio dalle circostanze…
– Birillo, mi sa che li abbiamo messi alla prova oltre ogni limite umano, penso che non si stupirebbero più di nulla, forse di una cosa sì: della stupidità!
– Mannaggia, Cucciolo, ma sei cattivo forte, mi dai certe frecciate tremende…
– Però secondo me ci vuole…
– Sì, lo so che ci vuole, però cerca di farmelo capire in modo meno brusco… in effetti è vero, provocare sarebbe una cosa stupida… mannaggia, Cucciolo, ma tu hai sempre ragione!
– Zitto, Birillo, e cerchiamo di dormire…
– Di dormire? No… che dormire? Cucciolo io voglio fare l’amore con te, qui, in questa casa, mentre papà e mamma stanno nell’altra stanza, magari zitti zitti… però non ci voglio rinunciare… lo facciamo al buio o accendiamo la luce… al buio mi piace meno perché non ti poso guadare negli occhi… Cucciolo…
– Sì.
– Che bello quando ti chiamo e mi rispondi: sì! Mi piace tanto! … non lo so nemmeno se adesso mi va di fare l’amore con te, tanto non potrebbe essere una cosa più tenera di così e poi al tuo corpo mi sono così abituato che quasi non mi eccita più…
Marco rimase perplesso e gli allungò una mano tra le gambe.
– Bugiardo! Tu mi sfotti sempre!
– Dai, non ti arrabbiare.
Andy lo abbracciò strettissimo. Fecero l’amore con una grande carica di serenità e di dolcezza, la notte era tutta per loro ma non impiegarono molto tempo, Andy fece la massima attenzione a non sporcare le lenzuola.
– Cucciolo…
– Sì.
– Non è tanto piacevole fare l’amore dovendo stare attenti a non sporcare tutto…
– Lo so, ma…
– Ho capito, ho capito… mannaggia ma quante manovre, qui i cleenex non si contano più… ecco, così… mi pare che adesso è tutto a posto… Cucciolo, ti dispiace se mi ritiro nel mio letto.. se no domattina… Notte Cucciolo!
– Notte Birillo! … Sei meraviglioso!
– Questo lo sapevo. Notte Cucciolo!
Andy osservò l’orologio luminoso, non era nemmeno l’una e mezza. Verso mattina, quando si percepiva a stento la prima luminosità dell’alba fuori della finestra, Andy si svegliò, sentì dei rumori. Rocco si era alzato ed era uscito fuori di casa, Andy dopo qualche minuto sentì Rocco che apriva la macchina e sistemava alcune cose nel portabagagli, rientrò dopo una ventina di minuti. Andy sentì armeggiare in cucina, ma in modo molto cauto, come di uno che non vuole fare rumore, distinse il rumore dell’accendigas e provò una sensazione per lui nuovissima: Rocco gli stava preparando la colazione, la cosa fece su di Andy un effetto notevole, non aveva mai provato in modo così netto la sensazione che un’altra persona, diversa da Marco, potesse fare una cosa simile per lui, si voltò verso Marco che dormiva ancora e pensò che per Marco quei rumori erano cose normali, Marco poteva non farci caso, lui era abituato a sentirsi coccolato. Andy si alzò, diede un bacio leggerissimo a Marco e se ne andò in cucina.
– Andy, che fai, torna a dormire, c’è ancora quasi mezz’ora, vai a dormire…
– No, io voglio stare qua, c’è tutta un’atmosfera così strana, è ancora buio e poi ti ho sentito quando ti sei alzato…
– Mannaggia, Andy, mi dispiace, ho cercato di fare piano ma qui si sente tutto.
Andy pensò per un attimo a quello che era successo la sera prima.
– No, voglio dire che in effetti non mi riesce tanto di dormire… qui è tutto nuovo per me… anche il fatto che tu mi stai preparando la colazione, mi sembra così strano… però la cosa mi piace molto…
– Andy, mettiti un giaccone pesante che ti faccio vedere le piantine che ti ho preparato…
Andy si mise il giaccone e uscì appresso a Rocco.
– Ecco, guarda, sono solo tre ma sono vive vive e dovrebbero crescere bene sulla terrazza…
– Ma che piante sono?
– Sono una gazania, quella con quei fori gialli che sembrano margherite, un timo volgare e quello che sembra un tappetino verde è timo serpillo, il timo è profumato e la gazania è fiorita.
– Che belli… grazie…
– Vieni dentro che qui fa ancora freddo. Senti come si sta meglio dentro!
– E’ vero è proprio un’altra temperatura, ma c’è il riscaldamento?
– No, è che la casa accumula calore di giorno al sole e poi lo perde lentamente durante la notte…
– Papà, ti posso chiedere una cosa?
– Tutto quello che vuoi.
– Ma ieri notte avete sentito un po’ di trambusto?
– Sì, sì, l’abbiamo sentito… Ma mo’ intanto prenditi questo caffè bollente…
– Papà, ma ieri notte che avete pensato…
– Andy, non mi mettere in difficoltà! … Mannaggia ma mi devi mettere in crisi per forza…
– Scusa, ma volevo sapere… no, no, scusa, hai ragione…
– Andy… e tu l’hai sentito il trambusto che abbiamo fatto io e Rosa?
– No…
– Allora si vede che siamo stati più bravi di voi.
Andy rispose con un larghissimo sorriso.
– Ti piace con tanto caffè… così ti svegli meglio… o lo preferisci leggero…
– No, meglio carico…
– Vai a chiamare Marco che io vado a vedere se la mia Rosellina s’è svegliata.
– Papà, ma tu credi che mamma abbia sentito quello che abbiamo detto prima?
– Sì che l’ha sentito, non è mica sorda… ma non mi guadare con quella faccia… dai, vai a chiamare Marco!
Andy si sentiva strano, quello scambio di battute con Rocco aveva per lui quasi il valore di una rivelazione… lo avevano accettato veramente! Gli sembrava quasi incredibile, se ne andò da Marco, che era ancora addormentato, gli avrebbe raccontato tutto subito ma non c’era tempo di farlo, provò ad accennare la cosa sottovoce.
– Cucciolo, sveglia, andiamo a fare colazione… Cucciolo, la sai una cosa?
– Mh… che c’è? Che cosa?
– Lo sai che ieri sera ci hanno sentito, se ne sono accorti…
Marco lo guardò perplesso.
– Sì, se ne sono accorti, papà me l’ha detto un minuto fa e ha detto che pure loro… insomma, l’hanno capito, no, l’hanno proprio sentito ieri sera…
– Con tutta quella commedia che hai fatto se ne sarebbe accorto chiunque…
– Ma non ti dà fastidio?
– Be’ un po’ avrei preferito mantenere la nostra privacy ma la cosa non mi sconvolge…
– E allora tutta quella commedia che hai fatto ieri sera…
– Quella era per te… io lo sapevo che non l’avrebbero presa male, non sono mica stupidi…
– Andiamo, va’, non li facciamo aspettare.
Marco si alzò e si mise in ordine rapidamente, poi andarono insieme a fare colazione, Andy non sapeva fino a che punto poteva permettersi un comportamento disinvolto, poi decise di mantenere una certa riservatezza. Rosa non si era ancora alzata ma la colazione era pronta…
– Allora, ragazzi, su, che poi dobbiamo partire…
– E mamma?
– A mamma la colazione l’ho portata a letto, non sta tanto bene, ma non è niente di grave, voi preparatevi…
– Posso andare a salutarla?
– Certo, Andy, puoi fare tutto quello che vuoi…
Andy entrò nella camera di Rocco e Rosa.
– Ciao mamma, come stai?
– Niente, niente va tutto bene, e tu come vai?
– Io bene, ma tu non…
– No, Andy, non è niente, ho un po’ di doloretti, ma sono le solite cose, adesso, vai non ti preoccupare, va tutto bene…
Andy si avvicinò e le diede un bacio.
– Grazie, Andy, e statti sereno… hai capito?
– Sì, ho capito.
Finita la colazione misero a posto le ultime cose e si prepararono per la partenza, Rocco aveva già sistemato le piante nel portabagagli, sistemò anche quello che era rimasto delle provviste, poi arrivò anche Rosa, con due grosse sporte.
– Perché mi guardi, Andy? Questa è la biancheria e questa sono i vestiti della campagna.
– Ma tu lavi sempre tutto?
– E certo, così quando tornate qua vi trovate tutto sistemato…
– Allora… signori, si parte… ciao casetta, ciao campagna! Si torna a Roma…
In macchina parlarono pochissimo, Andy si addormentò quasi subito sulla spalla di Marco e non lo svegliarono. Quando arrivarono alla piccionaia, Marco gli diede una scossa.
– Birillo, sveglia, siamo arrivati…
– Mh… sì, ecco… Ciao papà, ciao mamma… quando ci torniamo?
– Quando volete voi, adesso la strada la sai, domani vi faccio avere le chiavi, così ci potete andare quando volete…
– Sì, va be’, ma quando ci torniamo tutti insieme?
– Andy, questo dipende solo da te, per noi va sempre bene, basta che ce lo fai sapere il girono prima, ma pure il giorno stesso va bene.
– Grazie! E’ stato bellissimo, proprio tutto bellissimo…
– Una cosa Andy…
– Sì…
– Non sei tu che devi dire grazie a noi, ma noi che dobbiamo dire grazie a voi… noi siamo due vecchietti, voi siete giovani…
– Va be’, va’, tanto avete capito…
– Ciao Andy, ciao Marco…
– Ciao papà, ciao mamma… Marco, su, andiamo…
Usciti dalla macchina continuarono a salutare finché la macchina di Rocco non svoltò l’angolo. Salirono a casa, ma dopo pochissimi minuti sentirono suonare il citofono, Andy andò a rispondere.
– Ciao Andy, sono papà, ci siamo dimenticati le piante, se mi apri il portone te le metto nell’ascensore e te le richiami su.
– Mannaggia, me ne ero dimenticato, ti mando subito l’ascensore.
– Ciao Andy, salutami Marco di nuovo.
– Ciao papà!
Nel dire così il tono della voce aveva un accento nuovo, un po’ più convinto. Uscì sul pianerottolo a prendere i vasi ma c’era anche un sacchetto di terra. Portò il tutto sul balcone.
– Cucciolo, adesso le dobbiamo mettere a posto subito, se no soffrono…
– Macché soffrono!
– No, Cucciolo, quelle sono piante, sono cose vive.
– Dai, ti do una mano così facciamo presto presto.
Si misero d’impegno, Andy fu meticolosissimo, scelse i vasi in ordine di grandezza, ci mise la terra nuova, poi girarono i vasi che avevano usato per portare le piantine con la massima cura per non rompere il pane di terra, e sistemarono le cose nel modo migliore, Andy aveva già deciso i posti: la gazzania nel posto più soleggiato d’angolo, e le due piante di timo subito sotto la rosa, l’insieme era gradevole e molto verde.
– Sai Cucciolo, papà ha detto che il timo serpillo cresce e riempie i vasi e si allarga, perciò l’ho messo nel vaso più basso e più largo, l’altro l’ho messo nel vaso conico perché accestisce a cespuglietto, anche la gazzania ha un vaso molto largo e poco profondo perché anche quella tende ad allargare e poi dovrebbe sopportare bene anche un po’ di siccità, ma tanto qui avranno tutta l’acqua che vorranno e pure il concime… Stanco, Cucciolo?
– No.
Risistemarono e ripulirono rapidamente la terrazza.
– Mannaggia, Cucciolo, che giornata!
– Perché?
– E’ stata una cosa stranissima, ma tu hai capito che loro ci hanno sentito ieri sera?
– Sì che ho capito… ma lo sapevano anche prima, secondo me l’hanno capito da quando ho detto che avevo conosciuto un ragazzo speciale…
– Be’, però io non mi aspettavo una reazione simile.
– Perché? Ti aspettavi che ti mangiassero?
– No, ma che fossero più distaccati, più formali…
– Andy, ma lo sai che si vede che una famiglia normale non l’hai avuta mai?
– Non è vero, io ho avuto una famiglia normale, è la tua che è una famiglia di marziani.
– Ma adesso ti è passata la malinconia?
– Mi pare di sì. Sì. Credo proprio di sì… però sai Cucciolo, tu non mi basti mica, tu da solo non ci saresti riuscito a farmi passare la malinconia, ma loro ci sono riusciti…
– Sì, perché tu l’amore ieri sera l’hai fatto con loro, non è vero?
– Ma che c’entra quando dico che loro ci sono riusciti voglio dire che ci sono riusciti insieme con te.
– Così va meglio!
– Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno…
– No, Birillo, adesso dobbiamo lavorare, approfittiamo del fatto che è presto e non perdiamo tempo.
– Uffa! Che pizza! Tu devi sempre rovinare tutto… va be’, va’, si fa come vuoi tu, tanto qui si fa sempre come vuoi tu…
– Su, Birillo, tutte queste cose le hai già dette mille volte, cerca di inventartene altre…
– Quando fai così ti ammazzerei!
– Ci andiamo a prendere un caffè al bar?
– No, Cucciolo, lo facciamo a casa, i quattrini non li dobbiamo sprecare…
Mentre Andy preparò il caffè, Marco sistemò la stanza per cominciare il lavoro, dopo pochi minuti erano immersi nello studio, ma questa volta non si trattava solo di leggere e di ripetere, ogni tanto si accendevano discussioni animate su questioni di diritto, ma da una parte come dall’altra non si passavano i limiti di una discussione di carattere scientifico, quando Marco riconosceva che Andy aveva ragione, cosa per la verità piuttosto frequente, si ritirava di buon grado.
– Ok, mi pare che potresti avere ragione, aspetta, sì, hai ragione, hai ragione, aspetta, rifammi un po’ tutto il ragionamento, ma mi pare che hai ragione.
Andy si sentiva gratificato, esponeva tutta la sua teoria con la terminologia più accurata possibile cercando di sottolineare tutti i passaggi logici. Marco quando vedeva Andy totalmente coinvolto nel discorso si astraeva un po’ dalla discussione e ammirava la gioia sul volto di Andy, lo vedeva trasfigurato, in quei momenti non lo avrebbe invaso nessuna malinconia, si sentiva forte e anche utile e Marco cercava di accentuare il più possibile questa situazione ed effettivamente anche Marco cominciava ad avere un panorama più approfondito della materia, i ragionamenti di Andy lo avevano sveltito, gli avevano insegnato le malizie tipiche della disciplina e Marco aveva l’impressione di avere ormai in buona parte colmato il gap iniziale di preparazione, qualche volta, quando Andy si lanciava in affermazioni non perfettamente coerenti, Marco glielo faceva notare, Andy accettava l’osservazione, un po’ a malincuore ma l’accettava e Marco gli chiedeva subito un bacetto, come per rifare la pace.
– Cucciolo… la facciamo finita coi libri… non ne posso più, è dalle otto di stamattina e abbiamo fatto l’una…
– Va bene Birillo, però dopo pranzo ci rimettiamo a lavorare, io col codice faccio ancora fatica, ci sono troppe cose che non ho capito…
– Ma quando mai… ormai lo sappiamo a memoria.
– Tu lo sai a memoria…
– No, Cuccilolo, lo sai a memoria pure tu, prima mi hai messo i puntini sulle i tante volte e citando il codice a memoria.
– E allora andiamo avanti, cerchiamo di vedere se riusciamo a finire il libro…
– Quello non sarebbe male ma ne rimane più di metà, bisognerebbe mettersi sotto come si deve, ma proprio con ritmo di battaglia…
– Birillo, ci dobbiamo provare…
– Lo so, mannaggia, devo stare attento a non correre troppo con la fantasia, certe volte mi faccio i conti degli esami e dei tempi e mi sembra che si possa fare tutto molto in fretta… lo sai Cucciolo, certe volte comincio a crederci…
– Be’ guarda che oggettivamente ci sono tutti i presupposti per crederci, in effetti non solo abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare ma ci stiamo avvantaggiando per novembre…
– Be’, avvantaggiando no, stiamo lavorando perché ci sono tantissime cose da studiare, non ci stiamo avvantaggiando, se mai non stiamo perdendo tempo… senti, andiamo a vedere le piante e poi cuciniamo… Cucciolo, lo sai che sono veramente belle, la rosellina adesso è fiorita ma anche le piante verdi sono belle, anche questo timo serpillo è bello, fa tutto un prato di erbetta verde e secondo me questo crescerà pure, forse è pure più bello di quello a cespuglio… che faccio, ci metto un altro po’ d’acqua?
– No, Birillo, ce l’hai messa stamattina…
– Sì, forse è meglio, però mi sa che devo coprire i vasi come ho fatto per la rosa.
– Quello magari sarebbe utile.
– Allora forza, dammi una mano che facciamo in fretta e poi ci mettiamo a cucinare, però non mi dire di no, così il terrazzo è già molto più bello, è vivo, si vede che questa è una casa abitata…
– Sì, si vede che è la casa di Andy…, è vero, Birillo, è tutto curato… c’è qualcosa di femminile…
– No… Cucciolo, che c’entra, c’è solo un po’ di attenzione alle cose belle e vive… lo vedi che pregiudizi hai?
– Ma io dicevo così per dire…
– Però anche così per dire non mi è piaciuta.
– Scusa, Cucciolo, il balcone è molto maschile…
– Ma no, è solo più bello, è solo più nostro, Cucciolo, alla fine piace pure a te…
– E’ vero, mi piace e credo che cercherei di tenere bene le piante anche se non ci fossi tu, tu me l’hai insegnato ma io l’ho imparato.
– Guarda un po’, con questi cartoni così ti sembra che può andare?
– Non avresti potuto fare meglio…
– No! Non avremmo potuto fare meglio!
– Hai ragione… ma adesso in cucina…
– Che ti faccio, Cucciolo? Facciamo una cosa un po’ sfiziosa?
– Ho capito, hai voglia di perdere tempo!
– Senti brutto stronzone, se dici un’altra cosa come questa te la faccio pagare!
– Scusa… facciamo quello che vuoi tu!
– Lo vedi quanto sei stupido, questa è una risposta stupida, mi dovevi dire, chessò, mi piacerebbe una scaloppina o mi piacerebbe una pizza, ma tu rispondi in modo stupido!
– Allora facciamo un risotto coi funghi.
– Così va meglio.
– Birillo, mentre tu prepari io do una passata di aspirapolvere… però alle tre al massimo ricominciamo.
– Va bene alle tre ricominciamo, ma non mi ossessionare con queste cose, pure io voglio studiare ma non deve diventare un’ossessione.
– Però, Birillo, di cose ne abbiamo fatte tantissime e il libro che stiamo studiando adesso mi sembra piuttosto facile…
– Non cantare vittoria troppo presto, ma l’hai visto il manuale che cos’è? Mi fa spavento solo a guardarlo…
– Sì, ma se riuscissimo a finire il libro entro un paio di giorni potremmo passare al manuale già questa settimana… aspetta, facciamo così, invece di passare l’aspirapolvere ci leggiamo il primo capitolo del manuale, mentre tu cucini…
– Lo sapevo io che saremmo andati a finire così… va be’, però solo il primo capitolo, perché per il risotto non ci vuole più di mezz’ora…
– Ok, Birillo, grazie!
– Ma tu guarda questo! Mi deve torturare comunque… anche se in teoria per il mio bene…
– Allora, Birillo. Dunque: le problematiche giuprocessualistiche …
Andy entrò seriamente nell’argomento… quando il riso fu pronto lo mise nei piatti ma non interruppe Marco, il riso si freddò completamente e dopo quasi due ore il primo capitolo era stato letto. Cominciarono mangiare senza commentare il sapore del riso né il fatto che ormai fosse freddo.
– Cucciolo, però non sembra così difficile, ne abbiamo lette sessanta pagine…
– E’ vero ma quando una cosa sembra troppo facile bisogna diffidare sempre, forse non abbiamo capito niente…
– Certo è molto diverso dal diritto sostanziale, è proprio tutta un’altra logica, qui parla di figure, di rito… mi sa che queste cose sono molto più vicine alla pratica… chissà quanti processi si vincono e si perdono solo per questioni di procedura! Certo che chi ha in mano la tecnica del processo può riuscire a uscirne anche se ha torto…
– Birillo, ci mangiamo solo un po’ di frutta e ci rimettiamo a finire l’altro libro, se riusciamo a finirlo, dopodomani passiamo al manuale…
– Dai, Cucciolo, forza e coraggio… forse poi magari ci lascio la pelle il giorno prima di discutere la tesi… sai che meraviglia!
Lavorarono fino a tarda notte, senza interruzioni, le pagine andavano avanti facilmente, quasi troppo facilmente. Il terzo capitolo era ormai concluso, Marco si faceva portare dall’entusiasmo, Andy lo aveva seguito con la massima buona volontà, ma non voleva andare più avanti, era stanchissimo e non ce la faceva più.
– Dai, Cucciolo, adesso basta, ti prego, ne abbiamo fatto tantissimo…
– Va be’, sei stato bravissimo a tirare avanti fino a quest’ora, adesso basta… come va, Birillo?
– Dovrebbe andare tutto bene… però non lo so, forse sono troppo stanco…
– Ma veramente va tutto bene, Birillo?
– Cucciolo, io ti vedo entusiasta e questo mi fa piacere ma mi sembrano tutte cose strane, come fai a appassionarti a queste cose, sono cose che ti mettono di buon umore, si vede, ma a me sembra strano che tu ci possa trovare un entusiasmo, io ti seguo, Cucciolo, io ti voglio bene e non ti ostacolerei mai, anzi io cerco di fare tutto quello che ci può essere utile sotto questo punto di vista però l’entusiasmo non mi viene… adesso mi sento strano, parlo con te ma è come se non me ne importasse poi molto, è come se tu non mi potessi capire veramente, mi sembra inutile parlare con te, mi sembra di ripetere delle parti già scritte, io ti dico che mi vengono le malinconie e tu mi dici che non ce n’è nessuna ragione ecc. ecc., ma tu non lo sai che vuol dire avere dentro la malinconia, tu provi a fare la tua parte ma mi sembra che in effetti tu non riesca a capirmi, in certi momenti, non adesso, ma qualche volta è successo, avrei voluto rimanere solo, in certi momenti ho provato verso di te dei momenti di risentimento forte, come se tu mi stessi manovrando, lo so che non è così, razionalmente lo so, ma emotivamente certe volte reagisco male, mi sembra di non essere un uomo ma solo un giocattolo nelle tue mani, non lo penso sempre, ma quando mi sembra che tu non sia in sintonia perfetta con me, certe volte succede, anzi succede piuttosto spesso, quando capita io dentro di me ti rifiuto, mi chiudo e finisco per recitare un po’ la parte che tu vuoi sentire, in certi momenti mi verrebbe voglia di ribellarmi o forse vorrei solo che tu mi capissi di più… Cucciolo, mannaggia, mi sento strano, forse non mi va di parlare con te…
Marco gli fece cenno di andare a sedersi vicino a lui sul divano, Andy andò a sedersi e Marco si appoggiò alla sua spalla senza dire niente, erano entrambi assonnati, nessuno dei due aveva voglia di parlare o forse entrambi avevano paura delle parole, rimasero in silenzio, poi Marco poggiò la testa sulle ginocchia di Andy, generalmente succedeva il contrario, Andy si trovò un po’ spiazzato ma rimase in silenzio, passarono alcuni minuti.
– Birillo, che pensi?
– Non penso, sento che ci sei… è bello stare così, forse la comunicazione c’è più che con le parole… forse ci vorrà più tempo ma credo che finirai per capirmi veramente, adesso ti sento molto vicino…
– Anch’io, Birillo; è bello addormentarsi e farsi coccolare così, anche tu finirai per riuscire a capirmi fino in fondo… Andy…
– Che c’è?
– Ti voglio bene!
– Anch’io, Cucciolo. Chissà perché gli innamorati hanno sempre bisogno di conferme? … Ma tu ti senti innamorato veramente?
– Io sì, Birillo, dubbi non ne ho.
– Io i dubbi ce li ho, vorrei sentirmi innamorato di te, ma qualche volta non mi riesce e quando non mi riesce è brutto, mi sento solo, anzi, mi voglio sentire solo, certe volte penso alla morte, penso che non mi importa niente di niente, che la vita non ha senso, che io vado avanti solo perché ci sono e non faccio mai una cosa che voglio io veramente, adesso le cose che devo fare me le suggerisci tutte tu, a me sta bene così, ma certe volte lo sento che non sono cose mie…
– Per esempio?
– Per esempio l’università, non mi dice nulla, mi sembra un sogno tuo, non mio, a te piace l’idea di diventare avvocato, magari prima non ti ci eri messo come si deve e adesso sì, ma si vede che è una cosa che ti dà una spinta notevole, io ti vengo appresso, ma non è un sogno mio…
– Birillo, ma ti sarebbe piaciuta di più un’altra facoltà?
– No, per me una vale l’altra, e poi come ho scelto la facoltà universitaria lo sai, l’ho scelta solo per fare dispetto a mio padre e questo dice tutto.
– Ma a parte l’università ci sono altre cose che ti piacerebbe fare?
– Io avevo i miei sogni, ma erano tutti sogni affettivi, voglio dire che sognavo di trovare un ragazzo che mi volesse bene e non ne avrei mai potuto trovare uno meglio di te, e poi ci sono i tuoi… io da questo punto di vista sono contento, in effetti i miei sogni li ho realizzati però penso che ci sia qualche altra cosa che mi lascia perplesso, cioè io non lo so se questa è proprio la mia strada… Certe volte vorrei vivere diversamente, chessò avere una famiglia mia vera, con te sto bene, ma non è proprio una famiglia, io credo che potrei vivere con una ragazza, che mi potrei sposare, che potrei avere figli e penso che queste cose adesso mi mancano, lo so, è strano però una specie di tarlo di questo genere mi sta entrando nel cervello, credo che alla fine di una ragazza che mi volesse bene potrei anche innamorarmi, ma può esistere una ragazza che può volere bene a uno come me?
– Penso che potrebbe esistere eccome, non so se tu potresti essere la felicità di una ragazza, questo non lo posso capire, è troppo lontano dalla mia esperienza, ma credo, anzi so, che volerti bene è una cosa assolutamente naturale, tu sei uno come si deve e poi sei buono dentro, sei assolutamente onesto e questo è importantissimo… ma Birillo, tu hai già qualche idea più precisa in mente, cioè c’è una ragazza in particolare che ti piace?
– Non lo so, però forse sì, ho dei ricordi di qualche ragazza che non mi era indifferente, ricordi vaghi, ma ce li ho, ti sembra assurdo?
– No, Birillo, non mi sembra assurdo affatto, tu sei una persona diversa da me, anche se io ti adoro, puoi benissimo avere esigenze affettive diverse dalle mie, come il mio sogno sei tu, il tuo sogno può benissimo essere una ragazza, non c’è nulla di strano, anzi…
– Cucciolo, ma io dico sul serio, non sono discorsi solo teorici, qualche volta penso che con una ragazza potrei stare bene, non lo so ma questa sensazione mi è venuta e potrebbe essere una cosa molto seria, io qualche volta, anni fa, per una ragazza ho avuto anche un interesse sessuale… e forse neanche tanto banale…
– Birillo, quello che dici può essere molto importante… però una cosa voglio che tu la sappia: io ti voglio bene e ti vorrò bene sempre e comunque, non è per le cose che mi hai detto o per il fatto che potresti metterti con una ragazza che posso volerti meno bene, Birillo, starò sempre dalla parte tua…
– Cucciolo, che cose belle mi hai detto… lo sapevo che non ti saresti alterato… ma una cosa del genere te l’aspettavi?
– No, veramente no… forse un pochettino sì, ne hai parlato troppe volte perché possa essere una cosa detta tanto per dire…
– Ma ti mette in difficoltà?
– Che ti posso dire… non lo so, adesso mi sembra di no, poi magari potrebbe succedere… Birillo, io per te farei qualunque cosa, rinuncerei pure a te per farti stare bene, e poi in ogni caso credo che anche tu continueresti a volermi bene lo stesso…
– Cucciolo, ma tu l’accetteresti veramente una cosa del genere?
– Se fosse una cosa che ti fa stare bene sì, l’accetterei senz’altro.
– Ma tu pensi che una cosa del genere sarebbe possibile?
– Birillo, io ogni tanto li vedo i tuoi momenti di malinconia, si vede che quando ti capitano sei senza entusiasmo, una spinta come quella potrebbe essere veramente fondamentale…
– Però, Cucciolo, per entrare in un’altra orbita io potrei avere bisogno di staccarmi da te, cioè potrei avere bisogno di avere un mondo tutto mio…
– Birillo, se tu vuoi io me ne posso andare a vivere a casa di papà e tu puoi stare qua… per il resto tutto come prima…
– Non corriamo troppo, Cucciolo, andiamo per gradi penso che potrei cominciare da cose più piccole… non so se dirtelo, Cucciolo, non lo so…
– Che cosa?
– Io credo che dovrei staccarmi un po’ da te anche dal punto di vista sessuale, ti voglio bene e mi piaci moltissimo ma mi sento dipendente, mi tenti molto ma mi sento un po’ condizionato, mi sembra tutto troppo ovvio…
– Birillo, tutto quello che vuoi tu! Se vuoi ti chiamo Andy…
– No, non ha senso, anche due amici si possono chiamare con un soprannome… piuttosto, Cucciolo, si potrebbero separare i letti, cioè potrei andare a dormire nell’altra stanza…
– Va bene, Birillo, come vuoi, non ti preoccupare.
– Ma tu non la prendi male?
– Birillo, se certe cose non le senti tue al 100% non devi essere tu ad adattarti…
– Ma a te dispiace?
– Certo che mi dispiace, ma la tua libertà vale di più, io desidero che tu mi voglia bene, se andare a letto insieme può creare difficoltà se ne fa a meno, non ti preoccupare, almeno mi resta l’idea di avere fatto la cosa giusta.
– Cucciolo, però non stasera, stasera stiamo insieme… perché io col mio Cucciolo ci sto bene… Cucciolo, abbracciami, ti prego, abbracciami adesso…
– Marco lo strinse fortissimo e Andy cominciò a piangere.
– Mannaggia, io non sto mai bene da nessuna parte, non lo so nemmeno io quello che voglio, mentre parlavo di andarmene a dormire solo mi dicevo: ma che stai dicendo? Ma perché? Però quando sto con te alla fine non sto bene lo stesso… Cucciolo, non ce la faccio più.
– Non dire niente, Birillo, non c’è bisogno di dire niente, cerca di stare sereno… ti voglio bene, Birillo, ti vorrò bene sempre, comunque. Andy, tu mi hai fatto rivivere e io cercherò in tutti i modi di farti stare il meglio possibile…
– Cucciolo, io dico veramente quando dico che mi potrebbe mancare una ragazza però ho bisogno anche di te, mi ci devi portare tu ad essere felice, io da solo non ci arriverò mai, devi avere pazienza Cucciolo, mi devi stare vicino, io lo so che mi vuoi bene, nessuno mi ha mai voluto bene come hai fatto tu…
– Birillo…
– Che c’è?
– Come ti senti adesso?
– Non mi sento perfetto, non mi ci sento mai, ma sto bene… andiamocene a letto, va’ e poi i letti non li separiamo nemmeno domani, mi basta sapere che se mi dovessi sentire strano potrei andarmene a dormire da solo e tu non ci resteresti male…
Se ne andarono in camera da letto, Andy si sedette sulla sponda del letto e cominciò a spogliarsi ma continuava a parlare.
– Ma tu te lo immagini come deve essere andare a letto con una ragazza, tu pensi che quando lo fai poi può nascere un bambino… proprio un’altra persona vera, come me e come te, questo succede solo quando vai a letto con una ragazza, cioè la vita comincia così… Cucciolo, queste cose mi affascinano…
– Io le ho rimosse, cerco di non pensarci mai…
– Però sono cose vere, quella è la natura, quella è la vita e ci vuole una ragazza, ci vuole una donna… sai che ho notato una cosa, tu dici una ragazza, ma non dici mai una donna, la parola donna l’hai tolta dal vocabolario…
– Sì, in un certo senso è vero.
– Tu non sei misogino, l’ho notato tante volte, semplicemente per te le donne, nel senso di persone di sesso femminile non esistono, non fanno parte del tuo orizzonte…
– Più o meno è così…
– Ma io credo che anche tu potresti incontrare una ragazza capace di farti cambiare direzione…
– Be’, non ti allargare troppo… il teorema può valere per te ma per me non credo proprio, io pensieri come quelli che tu stai meditando adesso non ne ho mai avuti, proprio mai, le donne, diciamo la parola, le rispetto ma non le amo, non so perché, forse è tutto sbagliato, forse chissà perché… ma io non le amo, proprio come ci sono tanti ragazzi che per un altro ragazzo non potrebbero provare assolutamente un sentimento d’amore, perché non è nel loro archetipo…
Andy si infilò nel letto.
– Cucciolo, potremmo fare un esperimento, domani mattina me ne potrei andare all’università da solo… o la cosa ti sembra assurda?
– Non mi sembra assurda, mi sembrerebbe solo una perdita di tempo per lo studio, ma solo per quello, comunque anche con il libro siamo abbastanza avanti e credo che la cosa si possa fare.
– Va bene, però poi, quando torno non mi fare domande e non mi guardare strano…
– Promesso, Birillo, ce la metterò tutta per non essere invadente…
– No, non è per quello… se succede qualche cosa tanto sono io il primo a dirtela, ne posso parlare solo con te…
– Ok Birillo, domani facciamo come hai detto tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Domani me ne vado per conto mio ma stasera abbracciami.
Marco non se lo fece dire due volte.
– Birillo, mi rivolti come un pedalino, però per me sei tutto!
– No, Cucciolo, non mi dire queste cose, sono delle trappole psicologiche…
– Scusami Birillo, però quello che volevo dire lo hai capito lo stesso…
– Domani mi accompagni all’autobus…
– Se vuoi ti porto in macchina all’università…
– No, solo all’autobus… ma adesso abbracciami, non credo che sarà l’ultima volta, anzi penso proprio di no, però stanotte mi sento più libero… Cucciolo… pensi che sono pazzo?
– No, sento solo che ti voglio bene e che mi vuoi bene pure tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Ti andrebbe di fare l’amore… adesso?
– Birillo! Vieni più vicino!
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Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

Pubblico qui di seguito il Dodicesimo capitolo di Andy Romanzo Gay, è il capitolo che amo di più di tutto il romanzo.
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– Cucciolo, mi vuoi bene?
– Dai, Birillo, lo sai benissimo!
– Ma tu dimmelo di nuovo! Che ti costa? A me fa piacere sentirlo! …Va be’ va’ lasciamo perdere, forse hai ragione, è meglio che faccio le cose un po’ più serie… Cucciolo…
– Che c’è Birillo?
– Ma tu hai mai pensato che io sono un po’ stupido?
– No, stupido proprio no, strano, almeno un po’, quello sì, qualche volta l’ho pensato.
– E perché?
– Be’ qualche volta… ma Birillo, lo sai benissimo e te l’ho pure detto…
– Sì, ma tu pensi che non sono maturo?
– No, che c’entra, io credo che tu abbia un modo di reagire che io non capisco sempre bene, ma è tutto qui.
– Anch’io qualche volta ho pensato che tu fossi un po’ strano, soprattutto quando non capivi quello che mi passava per la testa… Cucciolo… mi coccoli un po’…
– Vieni, Birillo! Mettiti qua.
– Mi piace tanto appoggiarmi a te, mi sento… non lo so nemmeno io perché ma mi sento in un modo che mi piace.
– Birillo…
– Che c’è?
– Ma tu sei felice? Voglio dire… ti senti a tuo agio?
– A mio agio sì… felice non lo so… forse no… ma non penso che si possa essere felici del tutto.
– Birillo, io adesso sto proprio benissimo, ci sei tu e io mi sento felice… che ti devo dire, sarà una cosa stupida ma a me una cosa del genere mi fa stare bene.
– Forse sarà perché a me mi prendono sempre le malinconie, che ne so, io sto bene qui, adesso, ma me la sento un po’ di malinconia dentro… che ti posso dire… credo che mi sentirò sempre insoddisfatto… ma non di te, credo proprio di me stesso, non credo che avrei potuto avere dalla vita più di quello che ho avuto, non lo so, certo che mi sento sempre un po’ strano, ma non lo so nemmeno io perché…
– Birillo…
– Sì…
– Io ti voglio bene, l’ho pensato dal primo momento che vicino a te sarei stato felice, non lo so, ma credo che tu sia il mio complemento biologico, starti vicino per me è proprio una necessità fisiologica, quando non ci sei io sto male…
– Cucciolo, quello pure io… certo, quando non ci sei mi manchi, la sento anche io la differenza, però… quando poi ci sei non riesco ad essere felice del tutto… non lo so… però un po’ di malinconia dentro mi resta lo stesso.
– Sai, Birillo, io credo che passerà col tempo…
– Io credo di no… credo che non ci sarà molto da fare… comunque, certo, meglio di come sto adesso non sono mai stato, voglio dire che questo per me è il massimo, almeno credo…
– Birillo…
– Sì.
– Ma come fai ad essere così tenero?
– Dai, non mi sfottete!
– Non ti sto sfottendo… è che non mi vorrei allontanare da te nemmeno per cinque minuti…
– Cucciolo… ma tu mi vuoi bene veramente?
– Birillo, lo sai benissimo.
– Qualche volta penso che anche tu stia un po’ recitando, io certe volte lo faccio, adesso quando ti ho chiesto se mi vuoi bene veramente te l’ho chiesto perché a te fa piacere sentirlo, certe volte io faccio un po’ di sceneggiata per te… aspetta, non fare quella faccia… io non ti inganno mai, almeno credo, ma un po’ di recita di quella che può piacere anche a te la faccio… ma la faccio a fin di bene e penso che anche tu possa finire per recitare un po’ nei miei confronti, certe volte penso che ti piace molto la parte dell’innamorato, di quello che sta cercando di dirmi in tutti i modi che mi vuole bene… insomma, tu ti sei scelto una parte e stai cercando di recitarla come si deve… non credo che tu dica cose false, ma le carichi un po’… non ti arrabbiare, voglio dire che ci metti qualche sottolineatura di colore in più e che ti piace fare così, io qualche volta un po’ lo percepisco, lo so che mi vuoi bene ma sei un pochino teatrale, la tua parte in commedia ti piace e cerchi di recitarla al meglio… Cucciolo, io lo so che è così… Non ti preoccupare non mi dispiace mica, anzi, certe volte aiuti anche me un po’ a recitare, certe volte sembriamo due amanti quasi perfetti… ma secondo te lo siamo?
– Sì, Birillo, io credo di sì.
– Dilla tutta, Cucciolo…
– Be’, va bene, in un certo senso hai ragione, ma adesso non mi demolire questa storia d’amore.
– Io non la demolisco, sto solo cercando di capire come stanno veramente le cose… che sono cose importanti lo so benissimo, lo sento, però… non lo so, ma tu credi che non si dovrebbe cercare di togliere certe atmosfere… non è che mi sembrino false ma non sono vere al cento per cento. Forse sto cercando di sminuire.. ma no, non credo, forse sto cercando di dimostrare che mi vuoi bene al di là di tutto… ma tu che pensi?
– Io penso solo che tu sei il mio Birillo e che ti voglio bene, se vuoi te lo posso dire in un modo meno enfatico, che mi piace stare con te, che mi sento a mio agio solo quando ci sei, che quando non ci sei mi manchi, però alla fine il senso è lo stesso.
– Ma tu sogni su di me ne hai mai fatti.. voglio dire progetti? Cioè ci sono cose che tu ti aspetti da me?
– Sì, altroché, mi sembra ovvio…
– E cioè?
– Be’ io sogno di restare sempre con te, vorrei che fossimo una cosa sola.
– E tu pensi che sarebbe possibile?
– In genere non mi sembrerebbe una cosa possibile, voglio dire che se non si trattasse di noi non mi sembrerebbe possibile… ma visto che siamo noi due mi sembra ovvio… non credo che ci sarebbe nessun bisogno di prevedere o di programmare nulla, verrebbe, anzi verrà, tutto da sé.
– E la libertà?
– La mia o la tua?
– Io alla mia credo di poterci rinunciare senza grossi problemi, ma la tua?
– Dici sul serio, Birillo?
– Sì, credo di sì, adesso mi sembra una cosa naturale, quasi ovvia, ma tu alla tua ci rinunceresti per me?
– Birillo, io ci ho già rinunciato da tanto tempo e non me ne sono nemmeno accorto e poi che significa rinunciare, io non ho rinunciato a nulla, io ho scelto di stare con te, non è una rinuncia, la mia libertà è quando sto con te.
– Be’, lo vedi, sei più generoso di me, a me sembra ancora una rinuncia, una rinuncia che farei volentieri ma in qualche modo una rinuncia, però quello che dici è vero pure per me, io ho scelto liberamente il mio Cucciolo… è bello quello che hai detto, mi piace! Lo faccio mio! E poi perché te l’ho messa in questi termini? … Lo vedi! E’ la mia piccineria mentale! Io sono una mezza cartuccia in tutto, anche in questo!
– Andy! Tu non sai quante volte mi fermo a pensare a te… certe volte la mattina ti guardo mentre sei ancora addormentalo e poi penso che io sto vicino a te e mi sembra che non si possa desiderare niente di più bello. E anche adesso, quando ti guardo mi sembri bellissimo, mi piacciono le tue incertezze, mi piace sentire che per te sono una persona rassicurante, mi piace pensare che posso farti stare meglio, mi posso sentire importante, penso che per te sono importante…
– Questo è vero, Cucciolo, per me sei un punto di riferimento fondamentale, sei la mia famiglia, mio fratello, il mio ragazzo, il Cucciolo… Chissà dove starei adesso se non ci fossi stato tu…
– Ma tu lo sai che prima non mi ero mai innamorato di nessuno? Sesso sì, qualche interesse di quel genere l’ho provato, ma non mi ero mai innamorato, proprio mai. Non avevo mai pensato che qualcuno potesse essere veramente importante per me. Cioè proprio la vita a due non la concepivo, pensavo che un ragazzo gay avrebbe dovuto comunque accettare di stare solo, qualche amico, un po’ di sesso, ma una vita di coppia non me la immaginavo proprio, erano sogni ma non la consideravo un’ipotesi reale.
– Nemmeno io, Cucciolo, di queste cose ne sentivo il bisogno ma non le conoscevo affatto, non mi erano mai capitate, e poi se non c’è un’affinità di fondo certe molle non scattano e non credo nemmeno che sia un problema di sesso, io credo che adesso, per assurdo, se tu ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso, cioè mi piaci come persona, come serietà, come modo di reagire, io di te ho un rispetto profondo perché so che sei uno come si deve, cioè mi piaci proprio come persona, te l’ho detto se tu non potessi stare con me come facciamo noi io ti vorrei bene lo stesso e credo che alla fine anche se tu stessi con una ragazza continueresti a volermi bene lo stesso perché non è solo una questione di sesso…
– Be’ sì… credo che sarebbe più o meno così, comunque sono solo ipotesi teoriche, però credo che certe cose di fondo non si perderebbero comunque, e il discorso vale pure per te, in teoria anche tu te ne potresti andare per metterti con una ragazza o con un ragazzo e forse non è nemmeno un’ipotesi così remota, non credo che per questo ti vorrei bene di meno, non lo sentirei nemmeno come un tradimento, lo sentirei come un’impossibilità, mi dispiacerebbe tantissimo ma lo accetterei, quello che non sopporterei sarebbe l’idea di perderti del tutto, quello mi farebbe stare malissimo…
– Io qualche volta l’ho anche pensato che avrei potuto mettermi con una ragazza, ma prima, adesso non mi viene più in mente, a un ragazzo non ci ho mai pensato, ce ne sono di carucci e li guardo anche ma non c’è quel feeling… con te c’è stato… se tu ti mettessi con un ragazzo ci rimarrei malissimo, credo, ti vorrei bene lo stesso, probabilmente sì, penso che da quel punto di vista non cambierebbe nulla, adesso qualche volta mi sento ancora un po’ geloso di te, sarà stupido ma voglio che tu non sia distratto da altri interessi, devi essere mio. Non so come dire, Cucciolo, ma se ti dovessi stancare di me, ecco, questo è il punto, non tanto se ti dovessi innamorare di un altro, ma proprio se ti stancassi di me, mi sentirei malissimo, mi sentirei tradito, lo so che questi termini non significano nulla, lo so che i sentimenti non si possono controllare… però, almeno mi piacerebbe che tu me lo dicessi subito, che non facessi la commedia, questo non lo sopporterei perché mi distruggerebbe l’immagine seria che ho di te… Il mio Cucciolo con me deve essere onesto fino in fondo, mi può dire che non mi ama più o che si è innamorato di un altro ma me lo deve dire subito, non deve fare la commedia…
– Birillo! Non ti preoccupare, non scappo! Da quando stiamo insieme non ho mai pensato a nessun altro, qualche volta ho pensato che non sarei riuscito a vivere con te perché non riuscivo a capire quello che ti passava per la testa, certe volte sono stato veramente sul punto di chiudere tutto, mi sembrava che rimanere solo sarebbe stata una cosa più tranquilla, tu mi esasperavi… ma non ho mai pensato a nessun’altro. Certe volte credo di averti odiato, … veramente, mi sembravi invadente, violento, altre volte mi sembravi un caso patologico, uno che non è in grado di capire come stanno realmente le cose, uno fissato che vive delle sue fissazioni e basta, anche fissazioni di sesso, ma fissazioni, poi ho visto che avevi sbalzi di umore fortissimi e che eri tu il primo a starci malissimo… e poi quando vedo che tu stai male io non riesco ad allontanarmi da te, non so come dire, mi fai una tenerezza totale, in quei momenti passerei sopra qualunque cosa, quando ti ho visto a pezzi la rabbia mi è passata subito, quando ho visto che cercavi di tornare indietro e di non fare crollare tutto mi sono sentito dentro una tenerezza fortissima… Però non ho mai pensato che sarei stato meglio con qualcun altro, solo forse sì, ma con un altro certamente no… e poi adesso stiamo qui a parlare e stiamo abbracciati così e ci diciamo tutto… ma tu credi che cose del genere possano esistere in altre situazioni? E poi non credo che certe cose si posano perdere, e non credo nemmeno che mi potrei innamorare di nessun altro… non riesco nemmeno a pensarla una cosa simile… io non mi staccherei mai da te…
– Lo so, Cucciolo, questo lo so… Ma tu pensi che arriveremo ad avere un lavoro serio in comune, che tutta la storia dell’università andrà in porto? Io certe volte comincio a pensare che sia possibile ma poi penso che mi sto illudendo e che alla fine avremo solo passato qualche anno insieme, qualche anno bello ma non per l’università e per le prospettive di lavoro, ma qualche anno bello perché siamo stati insieme, ecco questo è il fatto… però qualche volta credo anch’io che la cosa sia possibile, prima non mi veniva proprio in testa, adesso, qualche prospettiva mi sembra che ci possa anche essere… non fosse altro che per papà e mamma… mannaggia, poveretti… si sono fatti in quattro per noi… lo sai che a me questa cosa sembra quasi incredibile… loro ci credono quasi più di te, sì, l’hai visto benissimo… credo che loro adesso stiano tirando un po’ la cinghia per farci stare bene… e io campo a ricasco, … mi hanno proprio adottato.
– Birillo, ma anch’io campo a ricasco…
– E allora mi sa che è meglio che ce la mettiamo tutta per cercare di arrivare a destinazione il più presto possibile… Cucciolo, ci dobbiamo comprare una casa grande in campagna con due appartamenti uno per noi e uno per papà e mamma, così almeno la vecchiaia se la possono passare in modo più tranquillo, mi piacerebbe veramente vivere insieme con loro, in due appartamenti separati ma vicini, d’altra parte se vivessimo proprio nella stessa casa credo che ci sarebbe un certo condizionamento reciproco, non mi sentirei completamente libero… lo so che lo sanno e che lo accettano, ma credo che non mi sentirei completamente libero comunque, magari ti potrei abbracciare mentre stiamo vedendo la televisione ma sesso credo che ne potremmo fare poco… Cucciolo… che pensi?
– Penso al futuro, penso che sarebbe veramente bello riuscire a costruire tutte queste cose e penso che col mio Birillo vicino ci riuscirò, che ci riusciremo. Quando stavo solo, prima di conoscerti, non riuscivo a fare niente, il tempo mi scivolava fra le mani e non riuscivo a concludere nulla, proprio nulla, ero abulico rispetto allo studio, ci avevo provato tante volte ma mai seriamente, un motivo vero per fare le cose serie non ce l’avevo… sì, è vero che papà e mamma si aspettavano qualche cosa da me… ma mi ci vedi tu a prendere da solo un librone come quelli e a mettermi a ripetere.
– Però lo sai Cucciolo che abbiamo fatto un lavoro veramente enorme… alla fine siamo riusciti a stare nei programmi, io all’inizio non l’avrei mai pensato, mi sembravano solo fantasie ma adesso stiamo già un pezzettino avanti… Cucciolo… e se adesso ci rimettessimo a studiare?
– Veramente non mi va proprio… però… mh, mi sa che forse sarebbe meglio. Birillo… dammi un bacetto, uno solo, e poi ci rimettiamo a studiare.
– Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma tu pensi che stiamo perdendo troppo tempo?
– No! Perché?
– Certe volte ho l’impressione che ti faccio perdere tempo e un po’ mi dispiace… no, no, va be’, adesso lasciamo perdere e cerchiamo di rimetterci a lavorare.
– Ma tu ti senti costretto?
– Non lo so, forse un pochettino, ma no, non credo, dai, su, su, non perdiamo altro tempo.
Marco prese il libro e cominciò a leggere stando seduto al tavolo, Andy si accomodò in poltrona, lavorarono per quasi due ore con una certa buona volontà che non poteva certo dirsi entusiasmo, poi Andy si fermò.
– Dai, Cucciolo, adesso facciamo una pausa, mi sono stufato.
– Dobbiamo proprio?
– Sì, dai, dieci minuti, facciamo mezz’ora, e poi ti prometto che mi rimetto a studiare ma adesso vieni qui, siediti vicino a me.
– Ma com’è che ti piace tanto farti coccolare?
– Cucciolo, adesso stai qui e abbracciami, sì, così e cerca di stare zitto, non c’è bisogno di dire niente mi piace stare così come se stessi per addormentarmi, così. Cuuuucciolo… Chissà che pensi?
– Be’ io..
– St! Zitto, non dire niente, tanto lo so quello che stai pensando.
Marco si limitò a sorridere.
– Cucciolo, ma a te ti vengono mai dei momenti di tenerezza come questa?
– Birillo…
– Zitto, non dire niente, tanto io lo so, te l’ho detto, … ma adesso stiamo zitti e fermi finché non è passata la mezz’ora, questi minuti me li voglio godere, mi piace sentirti respirare, sentire il tuo calore…
– Birillo, però così non è giusto.. devi stare zitto pure tu, pure io lo so quello che stai provando, perciò zitto!
– Ok.
Rimasero per qualche minuto in silenzio, Marco seduto sul divano e Andy steso, con il capo in grembo a Marco, entrambi avevano gli occhi chiusi, poi Andy si mise seduto vicino a Marco cercando di aderire a lui il più possibile, con il capo reclinato tra il collo e la spella di Marco. Andy non si muoveva. Marco aprì gli occhi e se lo vide vicino con un’espressione di beatitudine e di serenità totale, in quel momento anche Marco si sentì totalmente appagato, il pensiero del futuro non li preoccupava nemmeno un po’, il loro equilibrio sembrava perfetto, avevano davanti tutta una vita da vivere, una vita per amarsi, per vivere uno in funzione dell’altro per costruire il loro mondo adulto, per essere se stessi fino in fondo, per essere due ragazzi che si amano, nessuno dei due aveva in quei momenti il minimo dubbio che quello fosse amore, avevano superato la solitudine ed erano entrati in un’insperata vita di coppia, che appariva ad entrambi come l’unica cosa verso la quale si fossero sentiti sempre attratti, era in un certo senso il loro destino. A un certo punto Andy strinse Marco fortissimo, poi gli passò le mani tra i capelli e gli disse:
– Ti voglio bene, Cucciolo!… Dai adesso rimettiamoci a studiare, adesso ho ricaricato le batterie!
Marco fece cenno di mandargli un bacio e si alzarono insieme dal divano.
– Cucciolo, hai visto, non siamo eccitati, a me sembrava strano che non mi fosse successo, ma non è successo nemmeno a te.
Marco non sapeva che dire.
– Non c’è niente da dire, Cucciolo, io mi sento benissimo e tu?
– E me lo chiedi?
– Dai, adesso un caffè in cinque minuti e poi sotto coi libri.
Se ne andarono in cucina a preparare il caffè.
– Cucciolo, ma com’è che tra noi è stato tutto così facile? Cioè voglio dire che abbiamo fatto centro al primo tentativo… ma tu pensi che se fossimo stati un uomo e una donna sarebbe stato diverso?
– Francamente non lo so, non riesco proprio a immaginami una cosa del genere ma penso che tra un uomo e una donna il fatto che ci sono molte possibilità sia solo una complicazione, più o meno penso che ci si possa provare un po’ con tutti, per noi è il contrario, io di gente etero che ha avuto tante storielle più o meno serie ne ho conosciuta tanta…
– Ma io credo che succeda pure tra i gay, almeno tra quelli che frequentano i locali gay, fra quelli che si sono dichiarati pubblicamente… in fondo andare in quei posti significa andare a cercarci compagnia e avventure, un po’ come fanno gli etero chissà come sono le storie degli altri? Io credo che siano molto più complicate della nostra, a noi è andato tutto liscio…
– Be’, un po’ di problemini li abbiamo avuti anche noi…
– Sì, va be’, Cucciolo, ma quelli erano già problemi di coppia, erano proprio cose nostre, ma in effetti noi di gelosie e di forme di delusione vere non ne abbiamo avute.
– Sì, in sostanza è così…
– E poi voglio dire… non abbiamo avuto nemmeno fenomeni di disturbo esterni, non ci hanno mai messo in un giro di chiacchiere, non abbiamo mai subito i pettegolezzi di nessuno…
– Ma Birillo…i pettegolezzi di chi? Noi non conosciamo nessuno, è per quello che non ci hanno mai messo in mezzo, credo solo per quello, perché se facessimo vita sociale, anche solo un po’, che ne so, all’università o andando alle feste… vedresti che taglia e cuci, ma noi facciamo la vita dei frati…
– Be’, non proprio…
– Va be’, non dico da quel punto di vista, però certo noi andiamo poco girando.
– Cucciolo, ma a te manca la vita sociale, chessò, gli amici, le comitive?
– Ma per carità, lasciamo perdere! Stiamo così bene così!
– Mi sa che hai ragione, io prima avevo qualche volta un po’ di fantasie di andare un po’ più girando, ma poi mi sono passate, io sto bene solo quando sto con te, come adesso, Cucciolo, così quando parliamo, non solo quello… sì però sto bene quando posso discutere con te, non sei permaloso, non credi di essere il Padre eterno, mi rispondi in modo tranquillo, e poi mi piace quello che dici, mi ci ritrovo. Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma se ci fosse stato il rischio di finire in mezzo alle chiacchiere tu che avresti fatto?
– In che senso?
– Cioè se per stare con me tu avessi dovuto correre il rischio dei pettegolezzi, che avresti fatto?
– Mh! Be’ non è così facile da dire… credo che avrei corso il rischio se fosse stato un rischio inevitabile ma se fosse stata una cosa in qualche modo voluta da te, chessò per esibizionismo o solo per la voglia di chiacchierare troppo con gente poco affidabile… non lo so, ma non credo che mi sarei buttato, avrei pensato che per te la pubblicità valesse più che la cosa in sé, che tu non fossi capace di dare valore alle cose che contano veramente, che avessi più bisogno di fare chiacchiere che di volermi bene e queste cose non mi sarebbero piaciute… voglio dire che la riservatezza deve essere assoluta, quando è impossibile per ragioni ambientali, alla fine, si può anche cercare di sopportare il pettegolezzo, ma se se ne può fare a meno è stupido mettere a rischio delle cose importanti per motivi del genere… non ti è piaciuta Birillo?
– No, in fondo hai ragione, solo uno stupido potrebbe mettere a rischio una cosa come quella che stiamo vivendo noi per la smania di chiacchierare troppo, io credo che alla fine è proprio per questo che ce ne siamo stati lontani da tutto e da tutti… e poi anche a me non sono mai piaciuti i ragazzi che vogliono essere gay in modo strillato, quelli troppo dichiaratamente gay, per carità, serve anche quello un po’ a muovere l’opinione pubblica, ma non è il mio tipo, quando ti ho notato alla festa, al primo momento non sapevo che pensare, mi lasciavi nel dubbio, stavi fuori del giro e questo mi faceva pensare molto ma non avevi nessuna caratteristica da gay teatrale, anzi… però non ballavi, non andavi a fare la corte o i complimenti alle ragazze… ma una cosa del genere non è poi così significativa…
– E tu allora? Se non ti fossi avvicinato tu io non lo avrei fatto, in fondo il primo passo l’hai fatto tu, neanche tu ballavi, qualche complimento e qualche sorriso alle ragazze lo facevi e tante volte all’università lo fai anche adesso e la cosa mi lasciava perplesso, ti ricordi quando sei venuto vicino al buffet e si è avvicinata quella ragazza e vi siete messi a parlare? Be’, io l’avrei ammazzata…
– In effetti ha dato fastidio anche a me, ma quella poveretta che ne poteva sapere di quello che ci passava per la testa, anzi erano cose con non avrebbe mai immaginato.
– Però io pure temevo che tu fossi etero, avevo cercato di decifrare tutti i segni possibili e immaginabili ma mi restavano comunque dei dubbi piuttosto grossi, te l’ho detto, se non ti fossi buttato tu io non l’avrei fatto, me ne sarei tornato a casa a farmi prendere dalle malinconie ma non l’avrei fatto.
– Proprio un Cucciolo imbranato! Pensa tu dove staremmo adesso se non mi fossi deciso…
– Non mi ci fare pensare, tanto adesso stiamo qui ed è quello che conta… Andy, ma lo sai che hai fatto bene a fare quello che hai fatto?
– Lo so, lo so… Ma tu sempre broccolo! Qua, se non rischio io, tu non ci pensi nemmeno…
– No, per pensare ci penso eccome, magari poi non mi butto…
– E hai detto niente!
– Birillo… dopo il caffè a studiare…
– Lo so, Cucciolo, non ti preoccupare, non ti faccio perdere tempo, adesso certe cose comincio a capirle da solo… dai, non perdiamo tempo… che facciamo? Leggi tu o leggo io?
– Tu, Birillo, comincia tu!
– Va be’, allora eravamo alla pagina…
Lo studio andò avanti con un certo entusiasmo per buona parte del pomeriggio.
– Cucciolo… scusa ma io sono stanco morto, forse ce la farei ancora…
– Be’, comunque abbiamo lavorato bene e abbiamo pure concluso molto… va bene, va’. Per oggi basta.
– Cucciolo, ma tu la rosa la guardi mai?
– Certo che la guardo, e pure tante volte, hai visto, cinque roselline le ha fatte, forse sono poche ma la piantina all’inizio era mezza distrutta ma adesso mi pare che stia benino.
– Non è vero…
– Come non è vero?
– Non sta benino, sta bene, e si vede… Mannaggia, Cucciolo, tu sminuisci sempre… e poi hai visto che sta tirando fuori tre rami a foglia.
– …
– Sì. Tre rami a foglia, vieni a vedere.
– Quelli lì?
– Sì quelli.
– E come fai a dire che non sono boccioli di fiori?
– Perché sono verde chiaro e non sono scuri come i bocciolo dei fiori.
– Ma non è che ci vuole un po’ d’acqua?
– No, ce l’ho già messa, va bene così. Cucciolo, me lo faresti un favore?
– Tutto quello che vuoi.
– Io sto crollando dal sonno, perché non ce ne andiamo a dormire?
– Senza cena?
– Sì, senza cena, ma guada che non è una proposta erotica, sono proprio sfinito.
– Ok, Birillo, come vuoi tu… subito?
– Sì, è meglio, credo che non ce la farei più a lavorare, sono stanco morto (fece un larghissimo sbadiglio).
– Andy…
– Che c’è?
– Lo sai che sei proprio bellissimo, sei assolutamente a tuo agio, si sente.
– Be’, ci mancherebbe… sono stanco morto, ma sto col mio Cucciolo… non riesco a pensare di stare meglio di così… Cucciolo, ma lo sai che dovremmo chiamare papà e mamma, non li sentiamo da tre giorni e loro non si sono fatti sentire.
– E’ vero, ma adesso è un po’ tardi…
– Perché non li chiamiamo lo stesso? Penso che a loro farebbe piacere anche se è mezzanotte, dai.
– Ok! Chiamo io?
– No, chiamo io, lascia…
La risposta arrivò solo al quinto squillo.
– Ciao mamma, sono Andy.
– Che bella sorpresa… come stai? Va tutto bene?
– Va tutto benissimo… è solo che stavamo parlando di voi e abbiamo pensato di chiamarvi subito… come state?
– Be’, papà sta benino, io ho un po’ di cistite e devo prendere gli antibiotici, però tutto sommato sto benino… e voi?
– Qui va tutto bene, ma è un po’ che non ci vediamo… perché non cerchiamo di combinare…
– Quando vuoi tu a noi sta benissimo, ci fa proprio piacere, volete venire domani a pranzo… o la sera… quando volete voi, quando vi porta meno disturbo, per noi è una festa quando venite… Andy, tu lo sai…
– Allora facciamo così, ci vediamo domani verso le due.
– Benissimo! Adesso ti passo un attimo papà che ti vuole parlare.
– Ciao Andy… lo stai mettendo sotto a Marco eh? Avete fatto già tante cose, state lavorando proprio bene.
– Aspetta, te lo passo un attimo.
– Ciao papà…
– Andy ti sta mettendo sotto a studiare eh!
– Certe volte non lo reggo proprio, è un cilindro compressore, però mi sembra proprio di cambiare vita, mi torna addirittura la voglia di studiare… allora domani alle due?
– Sì, sì, domani alle due…
– Ti ripasso Andy.
– Ciao papà, allora a domani.
– Ciao Andy… e ci ha fatto proprio piacere, questa telefonata è proprio una cosa bella… Andy…
– Papà, il merito è tutto di Marco, ha detto lui di chiamare.
– Allora a domani… Ciao e buona notte anche a Marco.
– Ciao papà e buona notte.
Chiusero il telefono.
– Birillo, ma perché gli hai detto che l’idea era stata la mia?
– Perché è meglio così…
– Lo vedi Birillo… come si fa a non innamorarsi di te? … Sei proprio dolcissimo.
– Cucciolo, io non ho fatto nulla… so solo che ti voglio bene, io prima facevo le cose per ripicca, quasi per odio, che si potesse fare una cosa per amore non lo pensavo nemmeno… poi ho trovato il Cucciolo, poi sono stato adottato e adesso non penso nemmeno a quello che devo fare, non premedito più le mie azioni, mi vengono da sé.
– A nanna, Birillo, adesso a nanna e domani sveglia alle sette!
Si prepararono rapidamente per la notte.
– Notte Cucciolo! … Però abbiamo fatto bene a chiamare… io penso che siano stati contenti…
– Eccome Birillo! Io non so se sono stati loro che ti hanno adottato o sei stato tu ad adottarli…
– Noi ci siamo adottati a vicenda…
– E’ vero Birillo, è così… Notte Birillo!
– Cucciolo, ti posso chiedere una cosa?
– Che cosa?
– Ma tu alla morte ci pensi mai? Cioè proprio al fatto che potrebbe toccare a te oppure a me… non come problema in generale, ma proprio come una cosa che può capitare a noi?
– Che ti dico, Birillo? Veramente non so che dire… forse non ci ho mai pensato, almeno non ci ho mai pensato seriamente, no, forse non ci ho mai pensato, anzi certamente non ci ho mai pensato.
– Lo sai che invece ogni tanto ci penso, penso che se dovessi morire io non mi preoccuperebbe molto, ma se dovessi morire tu penso che per me sarebbe proprio una cosa spaventosa, cioè credo proprio che non riuscirei più a vivere, io ho sempre paura di soffrire, per questo mi spaventa l’idea della morte, non è la morte che mi spaventa ma il dolore, se dovesse succedere a te di soffrire io non riuscirei a sopportarlo, non lo so, forse ti ammazzerei prima o mi ammazzerei prima, non posso sopportare l’idea che quello che stiamo vivendo adesso possa finire, magari potrà cambiare con gli anni, ma finire no, non riesco ad accettarlo… tu adesso stai qui, io ti posso toccare, ho bisogno di te, separarmi da te mi sembrerebbe come staccarmi da me stesso, come essere diviso in due. Cucciolo, ma perché si deve morire? Non è giusto. E poi noi non abbiamo fatto niente di male però dobbiamo morire lo stesso e non è giusto.
– Ma anche se avessimo fatto chissà che cosa sarebbe comunque assurdo farci morire per quello.
– Sì, lo so, forse hai ragione, però forse si potrebbe accettare la morte come modo di finire di soffrire ma noi stiamo bene, siamo felici così, per noi la morte sarebbe la distruzione di tutto, cioè sarebbe finire di vivere prima di cominciare… mi sembra tutto assurdo.
– Birillo… ma perché adesso tutte queste idee strane?
– Mah! Te l’avevo detto che sono un po’ strano… e poi è che ho paura di perdere tutto quello che ho adesso, adesso tutte queste cose me le voglio godere, dico pure lo studio, perché no, anzi, è una delle cose più importanti, in fondo tra noi è una specie di collante, è un modo di vivre insieme, di costruire in due… Cucciolo… Cucciolo! Mannaggia! Però non ti devi addormentare mentre stiamo parlando…
– Eh … No, non mi sto addormentando, è che mi sto un po’ annebbiando, perdonami Birillo ma casco dal sonno…
– Perdonami tu, io quando prendo a chiacchierare a ruota libera non mi fermo più… Notte Cucciolo!
– Ti voglio bene! Notte Birillo!
Andy si svegliò per primo, la giornata era nuvolosa e coperta, sembrava che potesse piovere da un momento all’altro. In genere Andy non era indifferente al cima e al tempo, si girò verso Marco.
– Cucciolo…
– Mh… che c’è, Birillo?
– Hai visto che giornata?
– No, perché?
– E’ tutto coperto… mi piacciono di più le giornate di sole… Cucciolo…
– Sì.
– Perché non mi prepari la colazione, oggi toccherebbe a me ma non mi va tanto…
– Mh… va be’, ci vado io, ma tra qualche minuto…
– No, va be’, ci vado io… forse è meglio…
Marco colse al volo il tono di quel: forse è meglio.
– No, ci vado subito… resta lì.
Si alzò rapidamente, andò a sedersi sul letto dalla parte di Andy, si chinò per dargli un bacio leggero leggero, poi gli passò un braccio sotto la nuca e lo sollevò verso di sé.
– Andy, va tutto bene?
– Non lo so, mi sento un po’ strano, mannaggia, mi succede spesso, non ti so dire che cosa c’è ma quando mi sento così mi sento strano…
– Ma c’è qualche motivo particolare?
– No, non credo, vedi Cucciolo adesso mi è piaciuto tanto che sei venuto a sederti qui, se non lo avessi fatto ci sarei rimasto male… Cucciolo, non lo so, ma mi vengono un po’ di malinconie, forse sono cose stupide, ma mi sento strano…
– Ma strano nel senso che non riusciresti a studiare?
– No… però mi piacerebbe essere coccolato…
– Birillo, io sto qui…
Marco gli diede un altro bacio leggero.
– Aspetta, Cucciolo, mi alzo anch’io…
Se ne andarono in cucina insieme, l’umore di Andy sembrava essere già più sereno.
– Cucciolo, facciamo così… cerchiamo di studiare il più possibile… non si sa mai, forse le cose concrete mi faranno passare le malinconie, ma forse sono già passate…
Marco gli scarmigliò i capelli poi aprì la credenza, mise un po’ di marmellata su un biscotto e lo porse ad Andy.
– Grazie, Cucciolo… è buono… ma che marmellata è? E’ strana…
– E’ marmellata di marroni… non ti piace?
– No, anzi, non mi dispiace.
Marco preparò rapidamente per la colazione, fece scaldare il latte e preparò due toast. Andy non si muoveva, lo osservava senza dire nulla.
– Tutto bene Andy?
– Sì, non ci fare caso… se non ci fossi tu mi prenderebbe proprio male ma già è passata… credo… e poi che sono strano forte l’hai visto…
– Andy… spicciati, che dobbiamo andare a fare la doccia e poi ci dobbiamo mettere a studiare…
– Faccio presto presto, non ti preoccupare.
Nel dire così Andy si infilò in bocca il toast tutto intero.
– Calma! Non ti ingozzare! Non ce n’è bisogno…
– Fatto, Cucciolo, fatto.
Entrarono insieme nella doccia ma si percepiva qualche momento di imbarazzo, non sapevano come comportarsi.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– C’è qualche cosa che non va?
– No, Birillo, è che non so come comportarmi, mi sento un po’ in difficoltà.
– Si sente, Cucciolo… ma mi dispiace, mannaggia, ho rovinato tutto un’altra volta…
– Vieni, Birillo…
Marco si avvicinò a Andy e lo baciò, non sapeva se spogliarlo o evitare, pensò che avrebbe fatto meglio a spogliarsi per primo, non sapeva che fare.
– Cucciolo, non ti sentire in difficoltà, non stare a elucubrare troppo, comportati come ti viene.
– Birillo, dai, spogliamoci e andiamo a sederci sul fondo della doccia.
Si spogliarono insieme, l’atmosfera non dimostrava alcuna valenza sessuale, andarono a sedersi sul fondo della doccia poi Marco regolò il getto in modo che fosse lievissimo e si sedette accanto a Andy.
– Va tutto bene, Andy?
– No, Cucciolo, mi vengono delle malinconie brutte e non so perché… mi viene quasi da piangere, non so perché, mi sento strano, per fortuna ci sei tu… ma è come se non mi bastasse più, come se tu non potessi fare niente per me… io vorrei comunicarti quello che provo ma non lo so nemmeno io quello che provo, non ti vorrei tenere fuori ma non ci riesco, mi viene da chiudermi in me stesso, ho come l’impressione che tanto tu non puoi fare niente.. Cucciolo, non so che dire, non ho niente da dire ma non so nemmeno restare zitto, non ci riesco, ho bisogno di parlare lo steso, magari a vuoto…
– Birillo, ma ti manca qualche cosa? Non lo so ma magari ti mancano i tuoi…
– No, non lo so, non credo… certo potrebbe anche essere, ma è assurdo, io coi miei non ho più un rapporto vero da anni, però potrebbe anche essere, non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, no, forse questo non c’entra proprio… vedi, adesso stiamo qui, in altri momenti la cosa avrebbe un interesse erotico, ma adesso non è così, adesso mi sembra importante stare nudi insieme, stare vicini e basta, così, senza segreti almeno dal punto di vista fisico… io è come se ce l’avessi qualche segreto dentro e come se non te lo volessi dire, la sensazione è quella ma poi non riesco a capire di che cosa si tratta, è come se volessi tenere qualche cosa per me, Cucciolo, proprio come se non ti volessi bene abbastanza, e poi per me volerti bene è difficile, io vado sempre con le mezze misure, non lo so fare quel tutto o niente. Mi sento una cosa misera, non lo so ma non mi vengono entusiasmi mi sento giù di tono, in certi giorni da te mi sento coinvolto fino in fondo ma in certi giorni non succede, è come se mi venisse da pensare che mi sento un po’ stretto, ma non è così, cioè io non desidero nient’altro eppure non riesco a stare bene lo stesso.
– Birillo…
– Sì…
– Queste cose capitano un po’ pure a me però io ce l’ho uno scopo… cioè io ho te, quando non ti vedo su di tono mi sento subito coinvolto in modo radicale… è strano ma è proprio quando ti sento nei momenti giù che mi sento vicinissimo a te, in un certo senso penso che la possibilità di farti stare bene ce l’ho solo io…
– Cucciolo, certe volte non ce l’hai nemmeno tu, certo, se tu non ci fossi starei proprio malissimo, adesso posso parlare con te, lo so che mi stai a sentire e che cerchi di fare di tutto per farmi stare bene, questo l’ho sempre saputo… però, Cucciolo, certe volte mi sento proprio impermeabile… è come se non ci fosse nulla capace di toccarmi veramente… mi sento tanto stupido, non so mai essere all’altezza della situazione, sto sempre uno scalino al di sotto, cerco di fare del mio meglio, ma quando uno gli entusiasmi non ce li ha non ce li ha… Mah! Passami un po’ di sciampo va’.
Uscirono dalla doccia dopo pochi minuti, il sesso tra loro sembrava un capitolo chiuso, o almeno messo da parte.
– Birillo… ci rimettiamo a studiare subito?
– Sì, Cucciolo, tanto se mi faccio prendere peggio dalle malinconie alla fine non concludiamo proprio niente… però tu non mi prendere troppo sul serio, dopo passa, vedrai che stasera è tutto passato…
– Allora Birillo… leggi tu?
– Sì, forse è meglio.
Continuarono a studiare dalle nove fino all’una, il lavoro procedeva in modo serio, Andy non perdeva la concentrazione e in qualche momento si faceva prendere a tal punto dal discorso da sembrare un’altra persona, in quei momenti Marco pensava che il problema fosse superato, ma il tono ritornava rapidamente quello normale dello studio di routine. All’una Andy chiuse il libro.
– Cucciolo, adesso dobbiamo andare da papà.
Uscirono senza cambiarsi d’abito. In strada la conversazione riprese e Marco si rese conto che la malinconia di Andy non era passata.
– Come va, Birillo?
– Beh, insomma, tanto lo sai, un po’ così… e tu?
– No, io bene… però ti vorrei vedere sorridere.
Andy fece un bel sorriso a Marco.
– Grazie, Birillo, un sorriso così mi ci voleva.
– Cucciolo… e adesso come possiamo fare con papà e mamma, mi sa che dovrei mettere su un po’ di faccia di circostanza, ma tanto non mi riesce… chissà che mi diranno? E se poi mi viene che me ne voglio andare via? … Però forse ci vuole questo pranzo da papà.
Per strada pioveva, per terra c’erano pozzanghere da tutte le parti. Parcheggiarono e andarono al citofono, Andy volle che suonasse Marco, salirono al primo piano. Rosa stava sul pianerottolo, quando vide Andy allargò le braccia.
– Vieni, vieni, ma che bella cosa che avete fatto oggi… oggi è una giornata speciale.
Rosa abbracciò Andy che rispose con un entusiasmo un po’ più contenuto del solito, Rosa se ne accorse e rimase imbarazzata ma andò avanti secondo il solito copione. Anche Marco salutò Rosa in modo un po’ più ufficiale. Entrarono in casa, in cucina Rocco li aspettava col mestolo nella mano destra in una nuvola di vapore, nella sinistra aveva una grossa scodella di fettuccine fumanti, la poggiò, abbracciò Andy calorosamente.
– Andy, bello, come stai?
Andy fece un cenno come per dire che non si poteva lamentare, Rocco colse la cosa al volo.
– C’è qualche cosa che non va? Eh?
– No, papà, va tutto bene, più o meno…
– Che c’è Andy? Ce lo puoi dire?
– Certo che te lo posso dire… mi sento un po’ giù, tutto qua… mi dispiace che quando mi prende così alla fine rovino pure la giornata di Marco, lui, poveretto, fa di tutto per farmi stare bene ma io certe volte non ci riesco proprio.
– Andy, adesso mi devi dare una mano perché dobbiamo grattare il formaggio e dobbiamo preparare l’insalata e poi si va a tavola… tu mi dirai: ma prima mi inviti a pranzo e poi mi fai preparare l’insalata… guarda apri il frigo, l’insalata è già lavata, la devi solo asciugare e tagliare.
– Asciugare?
– Sì, asciugare,
– Ma con un panno?
– No, con la centrifuga, sta lì, sopra il frigo, la metti dentro e giri e l’acqua scola via tutta.
Andy eseguì.
– E’ caruccia questa cosa, sembra un giocattolo.
– E’ un bell’aggeggio ed è pure utile… così! Bene, adesso la tagli col coltello e la metti nell’insalatiera… ti sei lavato le mani?
– No.
– Allora… qua.
Andy si lavò le mani nel lavandino della cucina e cominciò a tagliare l’insalata, poi fu coinvolto anche Marco.
– Marco, senti, adesso mi devi grattugiare il formaggio, la macchinetta sta al solito posto.
Marco tirò fuori il parmigiano dal frigo, ne tagliò un bel pezzo e lo mise nella grattugia a rullo, poi cominciò a girare.
Rocco prese le olive snocciolate da mettere nell’insalata e ne passò una a Andy e una a Marco, Rosa entrò per condire le fettuccine, aggiunse il ragù fumante, nel frattempo l’insalata era pronta e il formaggio era grattugiato.
– E adesso tutti a tavola.
I posti ormai erano stabiliti, Andy e Marco sedevano vicini sul lato lungo del tavolo di fronte al televisore, che però era spento, Rocco e Rosa sedevano ai lati più stretti. Rocco fece i piatti, quello di Andy era enorme.
– Papà, per favore, un po’ meno, sono troppe.
– Macché troppe, vedrai come te le mangi…
Andy evitò di insistere.
Rocco cercò di rompere in ghiaccio, ma evitò di coinvolgere Andy in modo diretto.
– Allora, voi state sempre a studiare e vi dovete pure sostenere… Andy, se non ti va, non ti preoccupare…
– Papà, guada che Andy oggi non è in vena, non ce l’ha con te ma è un po’ giù di tono.
– Marco, lascia perdere, già ho ammorbato te stamattina, ma non vorrei rompere la scatole pure a mamma e a papà.
– Andy… tu qui non rompi le scatole a nessuno… tu stai a casa tua e se non ti senti a casa tua qui noi che ci stiamo a fare?
– Ma non sono cose che dipendono da voi, nemmeno da Marco, ma è che io non sto troppo bene.
– Ma hai bisogno di un dottore?
– No, mamma, non c’entra niente, è che non mi sento tanto contento, non so nemmeno come dirlo, mi sembrano cose stupide… sto un po’ giù e basta.
– Andy, bello, noi ti vogliamo bene perché sì ‘nu bravo guaglione e a me mi dispiace quando ti vedo così… ma Marco lo sa il motivo?
– No, ma non lo so nemmeno io, stamattina abbiamo parlato tanto ma certe volte non so nemmeno io quello che devo dire.
– Andy… vogliamo fare una cosa?
– Che cosa?
– Ce ne andiamo all’oliveto oggi pomeriggio? Tanto sono pochi chilometri… eh? Ti faccio vedere il mio paradiso.
– No, un’altra volta.
– Andy! Io insisto… vuoi dire di no a papà?
– Va be’, andiamo dove vuoi tu… però, papà, non ti devi mettere in complimenti…
– In complimenti? Andy! Ma che dici? Mo’ mi metto a fare i complimenti con te? Io ti ci voglio portare e ti voglio fare vedere una cosa che per me conta tanto, questo è il motivo, … e non solo questo… e allora? Ma tu non mi devi dire di no.
– Va bene, va bene, facciamo come vuoi tu.
– Allora facciamo così. Niente vino per chi deve portare la macchina, chi la porta? Andy a te ti escludiamo così un bicchiere di vino te lo puoi bere e forse ti fa pure bene, è tra me e Marco.
– E va bene, papà, la macchina la porto io.
– E invece no, la macchina la porto io! E quando mai papà deve togliere qualche cosa a voi…
Rocco versò il vino a Marco e a Andy e versò solo acqua nel suo bicchiere.
– Però cerchiamo di fare in fretta.
Rosa si mise in mezzo.
– Facciamo così, i dolci ce li portiamo lì.
Andy nel frattempo aveva finito il suo enorme piatto di fettuccine.
– Hai visto, Andy, che te le sei finite… adesso una cotoletta e l’insalata e poi tutti in macchina.
– Papà ma non è che piove?
– E allora, lì c’è la casetta nostra, 65 metri quadrati, ma c’è, sono due stanzette il bagnetto e il cucinino. Andy… ti posso fare una proposta?
– Che cosa?
– Ci restereste anche stanotte? Ce ne potremmo andare tutti domani mattina presto, lì la mattina è una cosa meravigliosa anche quando piove, tanto c’è tutto, anche i letti, sta tutto a posto.
Andy sgranò gli occhi e guardò Marco con una certa aria di perplessità, poi si voltò di nuovo verso Rocco.
– Ma non è troppo fastidio?
– Ma quale fastidio?
– Allora va bene.
– Rosa, prendi tu quello che serve, ma facciamo presto…
– Non ti preoccupare, tanto c’è anche la cena pronta, la metto nei recipienti e ce ne possiamo andare via… anche la frutta ce la portiamo lì.
Il pranzo finì rapidamente, Rosa non preparò il caffè ma scesero insieme al bar sotto casa, Rocco pagò il conto senza nessuna discussione ormai la regola era chiara, poi salirono in macchina.
– Allora, Andy, oggi finalmente ti portiamo a vedere l’oliveto, non ti credere chissà che cosa, è una cosetta piccola, più per divertirsi e giocare un po’ che per altro, però vedrai che ti piacerà, io lo so che ti piacerà. Io ci vado quasi sempre solo, la Rosellina mia non ci viene quasi mai ma quando ci possiamo venire insieme è una cosa bella, stiamo soli soli, prima ci venivamo con Marco, quando era piccolo, e gli piaceva pure, ma adesso è grande…
– Papà, non sfottere! Prima di conoscere Andy ci venivo eccome e ci sono stato sempre bene…
– E mo’ ci potete venire lo stesso, ci venite tutti e due, da soli, mo’ vi faccio fare le chiavi, una per te e una per Andy, ci potete venire quando volete, è bello, si sta tranquilli e poi proprio la campagna è una cosa bella… Andy, quando vi viene in testa di fare una passeggiata in campagna quella è casa vostra, non me lo dovete nemmeno dire, fate quello che vi piace a basta, ma io dico che ci verrete… tu che dici?
– Be’, non lo so, non so che dire…
– Magari tu eri abituato alle cose in grande stile, qua è tutto familiare, è tutto piccolo, non è una villa, è una casetta, solo una casetta con un po’ di terra… però è un posto dove si può stare tranquilli e poi è vicinissimo a Roma, se volete ci potete venire con l’autostrada e non ci mettete nemmeno cinquanta minuti, anche senza correre, noi adesso stiamo andando con la Tiburtina perché dobbiamo fare vedere a Andy dove si compra il pane e dove si compra il prosciutto… quello noi non lo facciamo…
Rocco continuava a parlare ma si rendeva conto che il suo era un monologo, Andy rimaneva in silenzio, la cosa continuò così finché non arrivarono a Tivoli. Rocco parcheggiò l’auto.
– Andy, adesso compriamo il pane e il prosciutto… ti piace il pane nero o preferisci i panini?
– Non so, fai tu, quello che ci vuole…
– Allora prendiamo una pagnotta grande, tre etti di prosciutto di montagna, un litro di latte… e poi? Andy, qualche cosa che ti piace?
– No, va tutto benissimo così.
Uscirono dal negozio. Rocco continuava il suoi discorsi.
– Il vino ce l’abbiamo, le olive pure, pure i pomodori, le patate e qualche altra cosa…
Andy fece una domanda.
– Scusa papà, ma il latte a che serve?
– Per domani mattina, per la colazione…
Andy ebbe un attimo di disappunto.
– Ce ne possiamo andare benissimo stasera, ma così, se volete, ci possiamo trattenere fino a domani, se partiamo di là alle sei siamo a Roma prima delle sette, sempre se voi volete, ma a questo ci pensiamo quando è ora.
Arrivarono all’oliveto, Rocco scese per aprire il cancello, poi rimontò in macchina e parcheggiò vicino alla casa. Il cielo si era aperto, il terreno era in lieve pendenza e verso Roma, a valle, si notava una pesante cappa di smog, Andy provò una strana sensazione di liberà.
– Ma che brutta cappa di fumo nero che c’è su Roma, mamma mia, non l’avrei mai pensato, qui c’è proprio un’altra aria, papà, ma qui è tutto un giardino… ma quanti metri sono?
– Non sono pochissimi, sono quasi due ettari, ma il terreno è in pendenza, va bene per gli olivi ma non è terreno da costruzione o da lottizzazione, cioè non vale molto…
– Ma è tutto curato, tutto pulito, fiori dappertutto… che belle piante di rose! Ma sono proprio belle!
– Queste sono piante che hanno più di 15 anni, ormai vanno da sole, io le poto solo due volte all’anno e ci metto un po’ di letame e niente altro, al massimo a novembre una spruzzata di verderame…
– Che begli olivi e come sono curati e quelle che sono?
– Vai, vai, avvicinati…
– Ma che profumo… che cos’è?
– E’ timo, qui cresce che è una bellezza, e quella è salvia, il rosmarino non viene bene perché è troppo freddo, ma c’è la maggiorana, senti che profumo…
– Ma è incredibile…
– E senti questa…
– Bellissima, sa di limone, ma che cos’è?
– E’ cedrina, e questa è lavanda, qui ci viene benissimo perché è terra calcarea.
– Ma è profumatissima…
– Ci si fanno i profumi… questo è issopo, questa dietro la casa, all’ombra, è mentuccia, poi i pomodori li conosci e pure i cetrioli e i peperoni, quelli verdi piccoli, ci sono pure due zucchine che sono ormai zucche ma che si possono mangiare lo stesso… Andy adesso non ti voglio annoiare con le varietà delle olive, quelle te le faccio solo assaggiare, adesso vieni a vedere casa… Ecco, è piccola piccola.
– Ma è un gioiello, ci stanno pure le tendine alle finestre…
– E che vuoi fare, la Rosellina mia ha fatto tutto lei…
– Ma che dici, Rocco? Qua hai fatto tutto tu…
– Andy, vieni a vedere, c’è pure una specie di sotterraneo, anche quello piccolo piccolo ma areato, sempre con la circolazione d’aria, vieni, vieni… Attento ai gradini… quelli sono pomodori secchi, questo peperoncino, e là sta un bel po’ di vino, aspetta, prendi questa qua, ne apriamo una sola, se no ce ne dovremmo portare una smezzata a Roma…
– E quel mucchio di terra che cos’è?
– Li ci sono le patate, si conservano così, al buio e sotto uno strato di terra, così non seccano e non cicciano, aspetta adesso ne prendo qualcuna, così tre o quattro bastano, poi un po’ di olive, così.
Usciti dalla cantinetta, Rocco passò le patate a Rosa, poi uscì di casa portandosi sempre appresso Andy.
– Andy, adesso ti faccio vedere come si fa un’insalata come si deve… vedi, un cespo di lattuga, due cetrioli, le olive ce le abbiamo, due pomodori, due peperoni da mangiare crudi… ti piace l’aglio nell’insalata?
– Non lo so, non l’ho mai mangiato… però credo che mi piacerebbe…
– E allora un po’ di aglio fresco, che è proprio tutta un’altra cosa… e poi un po’ di erbette, a gusto tuo, guada, quello è origano fresco… ci mettiamo due foglie di origano e una di maggiorana e se vuoi un po’ di mentuccia, il timo va bene per la carne ma nell’insalata non ci sta bene… purtroppo non c’è il limone, qui non ci cresce ma vedrai che non ce ne sarà bisogno, adesso portiamo tutto a Rosa che prepara… ma Marco dov’è andato a finire?
– L’ho visto andare dentro casa…
– Andiamo a vedere va’…
Lo trovarono nella stanza piccola, aveva sistemato i letti per la notte.
– Marco! Ma tu hai fatto tutto da solo…
– Be’ almeno così dopo non hai nemmeno la scusa che bisogna fare il letto…
– Ma allora è una trappola?
La domanda era rivolta a Marco ma rispose Rocco.
– Se la vuoi mettere così…
– Ma vi siete messi d’accordo prima?
– Birillo, tanto papà non lo fermo… lo potresti fermare tu, tu questo potere ce l’hai ma mi pare che non ne hai alcuna intenzione…
Rocco si intromise.
– Ragazzi… che facciamo? Mettiamo due sedie a sdraio fuori e ci prendiamo un po’ di sole, quello che c’è…
– O se no?
Rispose Andy.
– Se no ci mettiamo a curare un po’ l’orto e il giardino, tanto lì non si finisce mai.
– Giardino, papà, giardino, io non ho mai preso una zappa in mano ma credo che mi piacerebbe…
– Allora, Marco ti fa vedere dove stanno i vestiti per la campagna, vi cambiate e ci vediamo qui tra dieci minuti.
Andy rientrò in camera con Marco. Marco gli passò dei vestiti suoi che usava per la campagna, ma erano vestiti puliti e stirati, si cambiarono.
– Marco… ma perché tutta questa cosa?
– E’ tutto per te, Birillo… papà ha capito che c’era qualche cosa che non girava bene e ha cercato di coinvolgerti e c’è riuscito almeno un po’…
– Mah! Forse non del tutto…
– Dagli tempo… tu non lo conosci…
– Andiamo va’, non lo facciamo aspettare.
Si misero a lavorare in campagna, per Andy tutto era assolutamente nuovo, dal silenzio, al vento che cambiava da istante a istante, dal camminare sulla terra e non su un pavimento, alle piante viste da vicino.
– Papà, ma questo paradiso l’hai fatto tutto tu?
– No, la casa c’era già, io l’ho rimessa a posto, ma stava già in buone condizioni, però la campagna me la sono messa tutta a posto da solo, gli olivi, è ovvio, c’erano già, ma era tutto una massa di calcinacci e di croste di cemento, calce da tutte le parti, ghiaia grossa e piccola, polverino di calcare… qui intorno ci sono le cave di travertino… però qui amianto non ce n’era, questo terreno era di un signore che aveva una piccola cava di travertino sotto Tivoli, lavoravano, cioè macinavano gli scarti di lavorazione del travertino e poi li stoccavano qui, in pratica era una deposito di materiali di cava destinati all’edilizia, ma solo questo, era tutto sporco ma di polvere di travertino, di calcare, come la polvere di marmo… ma solo quello, e la cosa è importante perché l’amianto fa male alla salute, prima non si sapeva ma adesso si sa, comunque qui non ce n’è mai stato, se guardi in giro puoi vedere nel terreno delle zone più chiare e sono quelle dove c’era più calcare, quello superficiale me lo sono portato via alla discarica, sacco per sacco, ma quello già mescolato col terreno è rimasto lì, ma sicuramente questo era un terreno calcareo anche prima che ci facessero il deposito, qui le piante calcifughe, quelle adatte ai terreni acidi, non ci crescono proprio, avevo provato con una gardenia ma non c’è stato niente da fare… ma è così in tutti i terreni, il terreno buono per tutte le piante non esiste.
– Papà, e per l’acqua come fate?
– Per quella da bene usiamo l’acqua minerale, per tutto il resto, anche per innaffiare, c’è un pozzo, ma qui non c’è molto bisogno di innaffiare, ci piove in genere anche d’estate e le piante seccano difficilmente, l’acqua ci vuole solo quando trapianti un alberetto o metti una piantina di quelle molto superficiali…
– Papà… senti, ti vorrei chiedere un piacere però… no, no, niente.
– Come niente? Di che si tratta, dimmi!
– Me la daresti qualche piantina da mettere sul balcone, ti prometto che te la tratto bene…
– Ti puoi prendere tutto quello che vuoi, pure un olivo… Andy, dietro la casa ci sono dei vasi, prima di andare via ci prendiamo le più belle piantine che possono stare bene sul terrazzo ma quelle cose è bene farle all’ultimo momento, dimmi tu quelle che ti piacerebbero…
– Un po’ di piantine fiorite, di rose no, nemmeno quelle piccole, sono piante troppo grosse… non lo so, scegli tu quello che pensi sia meglio…
– Non ti preoccupare, allora faccio io… Andy, sono contento che me lo hai chiesto…
Andy rispose con un sorriso disarmato. Continuarono a zappare intorno alle piantine finché la luce non cominciò a calare, Marco e Andy non parlavano tra loro ma sempre in tre con Rocco, piano piano l’atmosfera si era rasserenata, Andy ogni tanto aveva finito per sciogliersi un po’ e per dire la sua e non solo in tono di cortesia, Rocco non si lasciava scappare l’occasione di notare il lavoro di zappa molto ben fatto da Andy.
– Guarda che bel lavoro hai fatto qua, questo per queste piante è una benedizione, così senza erbacce possono respirare un po’ e poi così arriva aria alle radici… Andy! Ma lo sai che ci sai fare! Mi sa che tu per la campagna c’hai una vocazione.
– Ma no! Faccio tutto a occhio.
– Papà, tu non lo sai quello che mi combina a casa con la storia della rosellina, se la va a guardare cento volte al giorno, ci ha messo i cartoni intorno, muove sempre la terra sopra e poi si mette lì con la lente a vedere se ci sono pidocchi, ma non ne ha mai trovato uno.
– Andy, tanto di pidocchi lì non ne puoi trovare, io non ce ne ho mai visti, c’è troppo sole e ci fa troppo caldo, almeno una cosa positiva c’è…. Ragazzi, ma non vi siete stancati?
– Un pochetto sì.
– E allora adesso tutti dentro, ci cambiamo, ci laviamo e poi tutti a cena.
Andy ebbe un pensiero gentile.
– Papà… senti, gliela porto una rosa a mamma?
– E come no… vedrai che sarà contenta.
Andy scelse una rosa in boccio di colore chiaro. Rientrarono in casa, era tutto apparecchiato per la cena.
– Venite, venite, accomodatevi, avete lavorato tutto il pomeriggio. Andy! Che balla rosa, che bel pensiero hai avuto, mo’ la metto subito nel vaso, ma voi accomodatevi…
– Mamma, forse ci dovremmo dare una lavata…
Fecero un turno per la doccia, entrò prima Andy, poi Marco e per ultimo Rocco, Andy e Marco avrebbero fatto la doccia insieme ma ne fecero a meno, neanche mezz’ora dopo erano tutti e tre a tavola. In ogni piatto c’erano due grosse fette di pane nero imbottite di prosciutto, al centro della tavola troneggiava una enorme insalatiera piena di verdura coloratissima e profumata. La luce era piuttosto bassa, l’atmosfera distesa, non c’era televisione.
– Allora, Andy, che ti pare della casetta e della campagna?
– E’ bellissimo, è un posto che non avrei mai immaginato così, è tutto tranquillo, tutto ordinato e poi si può stare fuori… è bello, è veramente bello…
– Adesso qui ci potete venire quando volete, ve ne potete venire qui a studiare un pomeriggio o anche per qualche giorno di fila, hai capito, Andy… fate tutto quello che volete.
– Papà, ma per le piantine da portare a Roma come facciamo, se domani dobbiamo partire presto…
– Tu non ti preoccupare, domani mattina troverai tutto in ordine, te ne preparo tre, solo tre ma sono belle, le ho già scelte, vedrai che ti piaceranno…
– Questo non c’è bisogno di dirlo.
Andy finì il suo panino, poi prese l’iniziativa di prendersi l’insalata, mentre lo stava facendo ebbe un attimo di esitazione.
– Scusate… però deve essere così buona… insomma, io non aspetto, me la prendo e basta.
– Oh! Così mi piace… qui non si chiedono permessi.
Andy guardò Marco.
– Sei stanco, eh?
– Insomma… un po’ sì, e tu?
– No, io potrei ricominciare da capo anche subito, non mi stanco tanto facilmente.
Andy prese la pagnotta e se ne tagliò una fetta, poi mise un po’ di olio nel fondo del piatto, con un pizzico di sale e qualche oliva. A un certo punto gettò la schiena all’indietro.
– Ma come si sta bene qui!
– E vedrai adesso che dormita che ti farai e domani mattina quando ti svegli tutti i doloretti che senti adesso non li senti più.
– Rocco, ma che stai dicendo, loro sono giovani, i doloretti ce li abbiamo noi…
– Be’, qualche dolore me lo sento pure io, magari Andy no, lui fisicamente è molto resistente, ha una forza enorme e una resistenza incredibile.
Andy sembrava sereno, Rocco gli avrebbe chiesto della sua malinconia ma ebbe l’impressione che il problema fosse risolto. Finita la cena, Rocco mandò i ragazzi subito a letto.
– Allora! Adesso a letto, domani sveglia presto, ma adesso a dormire.
Andy pensò ai piatti sporchi.
– Papà, senti, adesso voi ve ne andate a dormire e noi facciamo i piatti…
– No, Andy, voi ve ne andate a dormire e non pensate ad altro, io e Rosa mettiamo a posto tutto… su, su, niente storie… buonanotte Andy, buonanotte Marco.
Andy non sapeva come rispondere alla buonanotte, poi prese il coraggio a due mani e andò a dare il bacio della buonanotte a Rosa che lo abbracciò.
– Oggi ci hai fatti contenti, grazie, bello, grazie e statti sereno… buonanotte.
Andy diede il bacio della buonanotte anche a Rocco che non lo abbracciò.
– Andy, adesso sono contento perché ti vedo contento, non ci sta più la malinconia… buonanotte Andy, e domani mattina vi chiamo io, non vi preoccupate di niente.
Anche Marco diede a Rosa e a Rocco il bacio della buonanotte, anche se in genere si limitava ad augurare la buonanotte, poi se ne andarono nella loro camera, dove i letti erano separati, ma si misero entrambi nello stesso letto. Sentivano i rumori di Rocco e Rosa che rigovernavano in cucina mentre loro stavano abbracciati nello stesso letto. Andy cominciò sussurrando per timore che la sua voce potesse arrivare oltre la porta.
– Cucciolo… ma tutta questa cosa l’hanno fatta per me?
– Perché avevi qualche dubbio?
– No, ma perché?
– Dai, lo sai benissimo, loro dipendono da te, ma pure io… quando ti vediamo un po’ più pensieroso… e poi uno come te dove potevano trovarlo, sei unico, Birillo, unico.
– Tutti sono unici!
– No, tu hai una risposta affettiva forte e loro lo sentono eccome.
– Si però pure papà e mamma sono persone uniche, cose del genere per me non le farebbe nessuno… ma lo capisci Cucciolo, noi stiamo qui e loro stanno lì a lavare i piatti… in qualche modo non mi sembra giusto… però sai che alla fine mi sento veramente più sereno, in fondo sono rassicuranti, il fatto che mi accettino per me è importante…
– Ma, Birillo, non ti accettano, ti vogliono bene e secondo me la loro gratificazione ce l’hanno eccome.
– Cucciolo…
– Sì…
– Ma lo sai che mi sta venendo sonno… ti devo dire una cosa ma non la prendere male…
– Cioè?
– Qui con te sto bene ma il letto per due è troppo stretto e rischio di cadere per terra, se non ti dispiace me ne vado nell’altro letto…
– Ci mancherebbe, Birillo, certo che ci devi andare.
Andy cambiò letto.
– Com’è bello avere le lenzuola di bucato, è una bellissima sensazione sulla pelle… Cucciolo, l’hanno fatto per me, hai capito, l’hanno fatto per me! Adesso mi sto zitto… però ti voglio bene e anche a papà e a mamma, … vi voglio bene. Notte Cucciolo!
– Ti vogliamo bene, notte Birillo!
Andy non riuscì ad addormentarsi, tutto gli sembrava così nuovo e così strano che il suo cervello rimaneva vigile e girava all’impazzata. I rumori nella cucina finirono e Andy si rese conto che Rocco e Rosa erano andati a dormire, cercò di prendere sonno ma la cosa non gli pareva possibile, si alzò e senza fare rumore si diresse verso il letto di Marco, scostò la coperta.
– Posso, Cucciolo?
– Ti stavo aspettando… ma fai piano perché qui si sente tutto, c’è troppo silenzio.
– Ma tanto papà e mamma come stanno le cose lo sanno…
– Sì va be’, ma non tiriamo troppo la corda…
– Allora lo vedi che non lo accettano…
– No, dai, Birillo, il problema non è questo… però cerchiamo di non dare troppo nell’occhio…
– Ma lo vedi come sei… tu ti vergogni di me… almeno della situazione…
– Buono, Birillo, stai buono… ma che ti viene in mente, senti, lo facciamo domani…
– No! Dai, adesso…
– Ma per te passare i limiti è un impulso irrefrenabile…
– Sì, Cucciolo, e se ci sentono è pure meglio…
Andy cominciò ad alzare il tono della voce.
– Parla piano! Mannaggia, quando fai così ti strozzerei, tu mi vuoi sputtanare per forza…
– Tanto… più sputtanati di così…
– Buono! Stai buono!
– Ah! Così mi piace! Mi piace tanto vedere che ti posso mettere in crisi… e poi se papà e mamma ci vogliono bene veramente ci devono accettare come siamo…
– Birillo, non tiriamo troppo la corda…
– No! Io la voglio tirare per vedere se si spezza oppure no…
– Mannaggia… statti fermo… stai zitto! Almeno non fare troppo chiasso… io non capisco se tu adesso vuoi fare l’amore o vuoi solo dare spettacolo…
– Va bene… ho capito, va’, qui non c’è trippa per gatti, me ne torno al letto mio (e fece il gesto di alzarsi)…
– Aspetta! Dove stai andando?
– Al letto mio…
– Dai, Birillo, stai qua, ma non facciamo troppo casino…
– Cucciolo, noi adesso facciamo l’amore e domani mattina mamma trova le lenzuola sporche di sperma… bello eh? Io lo farei apposta…
– Tu saresti capace…
– A me gli ipocriti non sono mai piaciuti… e tu saresti quello coi comportamenti liberi… Cucciolo…
– Che c’è?
– E se mi metto a fare un po’ di mugolii sessuali a voce alta?
– Se ci provi ti castro!
Andy cominciò ad alzare un po’ la voce, Marco gli pose immediatamente una mano davanti alla bocca e Andy si zittì.
– Buono! Per carità!
– Tu c’hai paura, lo vedi, tu c’hai paura! Perché non li mettiamo alla prova mamma e papà?
– Birillo! Un po’ di rispetto lo dovresti avere, non dico di me, ma di loro… certe cose non se le meritano… tu tuo padre l’hai distrutto, ma il mio non lo devi distruggere…
– Cucciolo, ma tu credi che sto pensando cose cattive?
– Cattive no, ma un po’ provocatorie e secondo me non lo dovresti fare perché papà e mamma ti vogliono bene veramente e tu non li devi mettere alla prova per divertimento…
– Mannaggia, Cucciolo, mi sa che hai ragione! Certe volte sono proprio stupido, faccio come facevo con mio padre… mi sa che pure a lui alla fine gli ho rotto le palle oltre ogni limite… però lui se lo meritava, … va be’, va’… me ne torno a letto veramente…
– Birillo! Non mi cambiare umore… in effetti mi piace di più quando hai voglia di giocare…
– Allora adesso mi metto a mugolare di piacere…
– Zitto! …
– Cucciolo…
– Sì.
– Adesso, va bene, non facciamo stranezze troppo strane, ma tu pensi che papà e mamma mi vogliano bene veramente?
– Birillo, non te lo devo dire io, lo vedi da solo…
– Però se io poi la facessi qualche stranezza grossa…
– Ma che ti passa per la testa?
– No, voglio dire, se facessi qualche stranezza grossa non voluta, cioè se loro fossero messi alla prova proprio dalle circostanze…
– Birillo, mi sa che li abbiamo messi alla prova oltre ogni limite umano, penso che non si stupirebbero più di nulla, forse di una cosa sì: della stupidità!
– Mannaggia, Cucciolo, ma sei cattivo forte, mi dai certe frecciate tremende…
– Però secondo me ci vuole…
– Sì, lo so che ci vuole, però cerca di farmelo capire in modo meno brusco… in effetti è vero, provocare sarebbe una cosa stupida… mannaggia, Cucciolo, ma tu hai sempre ragione!
– Zitto, Birillo, e cerchiamo di dormire…
– Di dormire? No… che dormire? Cucciolo io voglio fare l’amore con te, qui, in questa casa, mentre papà e mamma stanno nell’altra stanza, magari zitti zitti… però non ci voglio rinunciare… lo facciamo al buio o accendiamo la luce… al buio mi piace meno perché non ti poso guadare negli occhi… Cucciolo…
– Sì.
– Che bello quando ti chiamo e mi rispondi: sì! Mi piace tanto! … non lo so nemmeno se adesso mi va di fare l’amore con te, tanto non potrebbe essere una cosa più tenera di così e poi al tuo corpo mi sono così abituato che quasi non mi eccita più…
Marco rimase perplesso e gli allungò una mano tra le gambe.
– Bugiardo! Tu mi sfotti sempre!
– Dai, non ti arrabbiare.
Andy lo abbracciò strettissimo. Fecero l’amore con una grande carica di serenità e di dolcezza, la notte era tutta per loro ma non impiegarono molto tempo, Andy fece la massima attenzione a non sporcare le lenzuola.
– Cucciolo…
– Sì.
– Non è tanto piacevole fare l’amore dovendo stare attenti a non sporcare tutto…
– Lo so, ma…
– Ho capito, ho capito… mannaggia ma quante manovre, qui i cleenex non si contano più… ecco, così… mi pare che adesso è tutto a posto… Cucciolo, ti dispiace se mi ritiro nel mio letto.. se no domattina… Notte Cucciolo!
– Notte Birillo! … Sei meraviglioso!
– Questo lo sapevo. Notte Cucciolo!
Andy osservò l’orologio luminoso, non era nemmeno l’una e mezza. Verso mattina, quando si percepiva a stento la prima luminosità dell’alba fuori della finestra, Andy si svegliò, sentì dei rumori. Rocco si era alzato ed era uscito fuori di casa, Andy dopo qualche minuto sentì Rocco che apriva la macchina e sistemava alcune cose nel portabagagli, rientrò dopo una ventina di minuti. Andy sentì armeggiare in cucina, ma in modo molto cauto, come di uno che non vuole fare rumore, distinse il rumore dell’accendigas e provò una sensazione per lui nuovissima: Rocco gli stava preparando la colazione, la cosa fece su di Andy un effetto notevole, non aveva mai provato in modo così netto la sensazione che un’altra persona, diversa da Marco, potesse fare una cosa simile per lui, si voltò verso Marco che dormiva ancora e pensò che per Marco quei rumori erano cose normali, Marco poteva non farci caso, lui era abituato a sentirsi coccolato. Andy si alzò, diede un bacio leggerissimo a Marco e se ne andò in cucina.
– Andy, che fai, torna a dormire, c’è ancora quasi mezz’ora, vai a dormire…
– No, io voglio stare qua, c’è tutta un’atmosfera così strana, è ancora buio e poi ti ho sentito quando ti sei alzato…
– Mannaggia, Andy, mi dispiace, ho cercato di fare piano ma qui si sente tutto.
Andy pensò per un attimo a quello che era successo la sera prima.
– No, voglio dire che in effetti non mi riesce tanto di dormire… qui è tutto nuovo per me… anche il fatto che tu mi stai preparando la colazione, mi sembra così strano… però la cosa mi piace molto…
– Andy, mettiti un giaccone pesante che ti faccio vedere le piantine che ti ho preparato…
Andy si mise il giaccone e uscì appresso a Rocco.
– Ecco, guarda, sono solo tre ma sono vive vive e dovrebbero crescere bene sulla terrazza…
– Ma che piante sono?
– Sono una gazania, quella con quei fori gialli che sembrano margherite, un timo volgare e quello che sembra un tappetino verde è timo serpillo, il timo è profumato e la gazania è fiorita.
– Che belli… grazie…
– Vieni dentro che qui fa ancora freddo. Senti come si sta meglio dentro!
– E’ vero è proprio un’altra temperatura, ma c’è il riscaldamento?
– No, è che la casa accumula calore di giorno al sole e poi lo perde lentamente durante la notte…
– Papà, ti posso chiedere una cosa?
– Tutto quello che vuoi.
– Ma ieri notte avete sentito un po’ di trambusto?
– Sì, sì, l’abbiamo sentito… Ma mo’ intanto prenditi questo caffè bollente…
– Papà, ma ieri notte che avete pensato…
– Andy, non mi mettere in difficoltà! … Mannaggia ma mi devi mettere in crisi per forza…
– Scusa, ma volevo sapere… no, no, scusa, hai ragione…
– Andy… e tu l’hai sentito il trambusto che abbiamo fatto io e Rosa?
– No…
– Allora si vede che siamo stati più bravi di voi.
Andy rispose con un larghissimo sorriso.
– Ti piace con tanto caffè… così ti svegli meglio… o lo preferisci leggero…
– No, meglio carico…
– Vai a chiamare Marco che io vado a vedere se la mia Rosellina s’è svegliata.
– Papà, ma tu credi che mamma abbia sentito quello che abbiamo detto prima?
– Sì che l’ha sentito, non è mica sorda… ma non mi guadare con quella faccia… dai, vai a chiamare Marco!
Andy si sentiva strano, quello scambio di battute con Rocco aveva per lui quasi il valore di una rivelazione… lo avevano accettato veramente! Gli sembrava quasi incredibile, se ne andò da Marco, che era ancora addormentato, gli avrebbe raccontato tutto subito ma non c’era tempo di farlo, provò ad accennare la cosa sottovoce.
– Cucciolo, sveglia, andiamo a fare colazione… Cucciolo, la sai una cosa?
– Mh… che c’è? Che cosa?
– Lo sai che ieri sera ci hanno sentito, se ne sono accorti…
Marco lo guardò perplesso.
– Sì, se ne sono accorti, papà me l’ha detto un minuto fa e ha detto che pure loro… insomma, l’hanno capito, no, l’hanno proprio sentito ieri sera…
– Con tutta quella commedia che hai fatto se ne sarebbe accorto chiunque…
– Ma non ti dà fastidio?
– Be’ un po’ avrei preferito mantenere la nostra privacy ma la cosa non mi sconvolge…
– E allora tutta quella commedia che hai fatto ieri sera…
– Quella era per te… io lo sapevo che non l’avrebbero presa male, non sono mica stupidi…
– Andiamo, va’, non li facciamo aspettare.
Marco si alzò e si mise in ordine rapidamente, poi andarono insieme a fare colazione, Andy non sapeva fino a che punto poteva permettersi un comportamento disinvolto, poi decise di mantenere una certa riservatezza. Rosa non si era ancora alzata ma la colazione era pronta…
– Allora, ragazzi, su, che poi dobbiamo partire…
– E mamma?
– A mamma la colazione l’ho portata a letto, non sta tanto bene, ma non è niente di grave, voi preparatevi…
– Posso andare a salutarla?
– Certo, Andy, puoi fare tutto quello che vuoi…
Andy entrò nella camera di Rocco e Rosa.
– Ciao mamma, come stai?
– Niente, niente va tutto bene, e tu come vai?
– Io bene, ma tu non…
– No, Andy, non è niente, ho un po’ di doloretti, ma sono le solite cose, adesso, vai non ti preoccupare, va tutto bene…
Andy si avvicinò e le diede un bacio.
– Grazie, Andy, e statti sereno… hai capito?
– Sì, ho capito.
Finita la colazione misero a posto le ultime cose e si prepararono per la partenza, Rocco aveva già sistemato le piante nel portabagagli, sistemò anche quello che era rimasto delle provviste, poi arrivò anche Rosa, con due grosse sporte.
– Perché mi guardi, Andy? Questa è la biancheria e questa sono i vestiti della campagna.
– Ma tu lavi sempre tutto?
– E certo, così quando tornate qua vi trovate tutto sistemato…
– Allora… signori, si parte… ciao casetta, ciao campagna! Si torna a Roma…
In macchina parlarono pochissimo, Andy si addormentò quasi subito sulla spalla di Marco e non lo svegliarono. Quando arrivarono alla piccionaia, Marco gli diede una scossa.
– Birillo, sveglia, siamo arrivati…
– Mh… sì, ecco… Ciao papà, ciao mamma… quando ci torniamo?
– Quando volete voi, adesso la strada la sai, domani vi faccio avere le chiavi, così ci potete andare quando volete…
– Sì, va be’, ma quando ci torniamo tutti insieme?
– Andy, questo dipende solo da te, per noi va sempre bene, basta che ce lo fai sapere il girono prima, ma pure il giorno stesso va bene.
– Grazie! E’ stato bellissimo, proprio tutto bellissimo…
– Una cosa Andy…
– Sì…
– Non sei tu che devi dire grazie a noi, ma noi che dobbiamo dire grazie a voi… noi siamo due vecchietti, voi siete giovani…
– Va be’, va’, tanto avete capito…
– Ciao Andy, ciao Marco…
– Ciao papà, ciao mamma… Marco, su, andiamo…
Usciti dalla macchina continuarono a salutare finché la macchina di Rocco non svoltò l’angolo. Salirono a casa, ma dopo pochissimi minuti sentirono suonare il citofono, Andy andò a rispondere.
– Ciao Andy, sono papà, ci siamo dimenticati le piante, se mi apri il portone te le metto nell’ascensore e te le richiami su.
– Mannaggia, me ne ero dimenticato, ti mando subito l’ascensore.
– Ciao Andy, salutami Marco di nuovo.
– Ciao papà!
Nel dire così il tono della voce aveva un accento nuovo, un po’ più convinto. Uscì sul pianerottolo a prendere i vasi ma c’era anche un sacchetto di terra. Portò il tutto sul balcone.
– Cucciolo, adesso le dobbiamo mettere a posto subito, se no soffrono…
– Macché soffrono!
– No, Cucciolo, quelle sono piante, sono cose vive.
– Dai, ti do una mano così facciamo presto presto.
Si misero d’impegno, Andy fu meticolosissimo, scelse i vasi in ordine di grandezza, ci mise la terra nuova, poi girarono i vasi che avevano usato per portare le piantine con la massima cura per non rompere il pane di terra, e sistemarono le cose nel modo migliore, Andy aveva già deciso i posti: la gazzania nel posto più soleggiato d’angolo, e le due piante di timo subito sotto la rosa, l’insieme era gradevole e molto verde.
– Sai Cucciolo, papà ha detto che il timo serpillo cresce e riempie i vasi e si allarga, perciò l’ho messo nel vaso più basso e più largo, l’altro l’ho messo nel vaso conico perché accestisce a cespuglietto, anche la gazzania ha un vaso molto largo e poco profondo perché anche quella tende ad allargare e poi dovrebbe sopportare bene anche un po’ di siccità, ma tanto qui avranno tutta l’acqua che vorranno e pure il concime… Stanco, Cucciolo?
– No.
Risistemarono e ripulirono rapidamente la terrazza.
– Mannaggia, Cucciolo, che giornata!
– Perché?
– E’ stata una cosa stranissima, ma tu hai capito che loro ci hanno sentito ieri sera?
– Sì che ho capito… ma lo sapevano anche prima, secondo me l’hanno capito da quando ho detto che avevo conosciuto un ragazzo speciale…
– Be’, però io non mi aspettavo una reazione simile.
– Perché? Ti aspettavi che ti mangiassero?
– No, ma che fossero più distaccati, più formali…
– Andy, ma lo sai che si vede che una famiglia normale non l’hai avuta mai?
– Non è vero, io ho avuto una famiglia normale, è la tua che è una famiglia di marziani.
– Ma adesso ti è passata la malinconia?
– Mi pare di sì. Sì. Credo proprio di sì… però sai Cucciolo, tu non mi basti mica, tu da solo non ci saresti riuscito a farmi passare la malinconia, ma loro ci sono riusciti…
– Sì, perché tu l’amore ieri sera l’hai fatto con loro, non è vero?
– Ma che c’entra quando dico che loro ci sono riusciti voglio dire che ci sono riusciti insieme con te.
– Così va meglio!
– Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno…
– No, Birillo, adesso dobbiamo lavorare, approfittiamo del fatto che è presto e non perdiamo tempo.
– Uffa! Che pizza! Tu devi sempre rovinare tutto… va be’, va’, si fa come vuoi tu, tanto qui si fa sempre come vuoi tu…
– Su, Birillo, tutte queste cose le hai già dette mille volte, cerca di inventartene altre…
– Quando fai così ti ammazzerei!
– Ci andiamo a prendere un caffè al bar?
– No, Cucciolo, lo facciamo a casa, i quattrini non li dobbiamo sprecare…
Mentre Andy preparò il caffè, Marco sistemò la stanza per cominciare il lavoro, dopo pochi minuti erano immersi nello studio, ma questa volta non si trattava solo di leggere e di ripetere, ogni tanto si accendevano discussioni animate su questioni di diritto, ma da una parte come dall’altra non si passavano i limiti di una discussione di carattere scientifico, quando Marco riconosceva che Andy aveva ragione, cosa per la verità piuttosto frequente, si ritirava di buon grado.
– Ok, mi pare che potresti avere ragione, aspetta, sì, hai ragione, hai ragione, aspetta, rifammi un po’ tutto il ragionamento, ma mi pare che hai ragione.
Andy si sentiva gratificato, esponeva tutta la sua teoria con la terminologia più accurata possibile cercando di sottolineare tutti i passaggi logici. Marco quando vedeva Andy totalmente coinvolto nel discorso si astraeva un po’ dalla discussione e ammirava la gioia sul volto di Andy, lo vedeva trasfigurato, in quei momenti non lo avrebbe invaso nessuna malinconia, si sentiva forte e anche utile e Marco cercava di accentuare il più possibile questa situazione ed effettivamente anche Marco cominciava ad avere un panorama più approfondito della materia, i ragionamenti di Andy lo avevano sveltito, gli avevano insegnato le malizie tipiche della disciplina e Marco aveva l’impressione di avere ormai in buona parte colmato il gap iniziale di preparazione, qualche volta, quando Andy si lanciava in affermazioni non perfettamente coerenti, Marco glielo faceva notare, Andy accettava l’osservazione, un po’ a malincuore ma l’accettava e Marco gli chiedeva subito un bacetto, come per rifare la pace.
– Cucciolo… la facciamo finita coi libri… non ne posso più, è dalle otto di stamattina e abbiamo fatto l’una…
– Va bene Birillo, però dopo pranzo ci rimettiamo a lavorare, io col codice faccio ancora fatica, ci sono troppe cose che non ho capito…
– Ma quando mai… ormai lo sappiamo a memoria.
– Tu lo sai a memoria…
– No, Cuccilolo, lo sai a memoria pure tu, prima mi hai messo i puntini sulle i tante volte e citando il codice a memoria.
– E allora andiamo avanti, cerchiamo di vedere se riusciamo a finire il libro…
– Quello non sarebbe male ma ne rimane più di metà, bisognerebbe mettersi sotto come si deve, ma proprio con ritmo di battaglia…
– Birillo, ci dobbiamo provare…
– Lo so, mannaggia, devo stare attento a non correre troppo con la fantasia, certe volte mi faccio i conti degli esami e dei tempi e mi sembra che si possa fare tutto molto in fretta… lo sai Cucciolo, certe volte comincio a crederci…
– Be’ guarda che oggettivamente ci sono tutti i presupposti per crederci, in effetti non solo abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare ma ci stiamo avvantaggiando per novembre…
– Be’, avvantaggiando no, stiamo lavorando perché ci sono tantissime cose da studiare, non ci stiamo avvantaggiando, se mai non stiamo perdendo tempo… senti, andiamo a vedere le piante e poi cuciniamo… Cucciolo, lo sai che sono veramente belle, la rosellina adesso è fiorita ma anche le piante verdi sono belle, anche questo timo serpillo è bello, fa tutto un prato di erbetta verde e secondo me questo crescerà pure, forse è pure più bello di quello a cespuglio… che faccio, ci metto un altro po’ d’acqua?
– No, Birillo, ce l’hai messa stamattina…
– Sì, forse è meglio, però mi sa che devo coprire i vasi come ho fatto per la rosa.
– Quello magari sarebbe utile.
– Allora forza, dammi una mano che facciamo in fretta e poi ci mettiamo a cucinare, però non mi dire di no, così il terrazzo è già molto più bello, è vivo, si vede che questa è una casa abitata…
– Sì, si vede che è la casa di Andy…, è vero, Birillo, è tutto curato… c’è qualcosa di femminile…
– No… Cucciolo, che c’entra, c’è solo un po’ di attenzione alle cose belle e vive… lo vedi che pregiudizi hai?
– Ma io dicevo così per dire…
– Però anche così per dire non mi è piaciuta.
– Scusa, Cucciolo, il balcone è molto maschile…
– Ma no, è solo più bello, è solo più nostro, Cucciolo, alla fine piace pure a te…
– E’ vero, mi piace e credo che cercherei di tenere bene le piante anche se non ci fossi tu, tu me l’hai insegnato ma io l’ho imparato.
– Guarda un po’, con questi cartoni così ti sembra che può andare?
– Non avresti potuto fare meglio…
– No! Non avremmo potuto fare meglio!
– Hai ragione… ma adesso in cucina…
– Che ti faccio, Cucciolo? Facciamo una cosa un po’ sfiziosa?
– Ho capito, hai voglia di perdere tempo!
– Senti brutto stronzone, se dici un’altra cosa come questa te la faccio pagare!
– Scusa… facciamo quello che vuoi tu!
– Lo vedi quanto sei stupido, questa è una risposta stupida, mi dovevi dire, chessò, mi piacerebbe una scaloppina o mi piacerebbe una pizza, ma tu rispondi in modo stupido!
– Allora facciamo un risotto coi funghi.
– Così va meglio.
– Birillo, mentre tu prepari io do una passata di aspirapolvere… però alle tre al massimo ricominciamo.
– Va bene alle tre ricominciamo, ma non mi ossessionare con queste cose, pure io voglio studiare ma non deve diventare un’ossessione.
– Però, Birillo, di cose ne abbiamo fatte tantissime e il libro che stiamo studiando adesso mi sembra piuttosto facile…
– Non cantare vittoria troppo presto, ma l’hai visto il manuale che cos’è? Mi fa spavento solo a guardarlo…
– Sì, ma se riuscissimo a finire il libro entro un paio di giorni potremmo passare al manuale già questa settimana… aspetta, facciamo così, invece di passare l’aspirapolvere ci leggiamo il primo capitolo del manuale, mentre tu cucini…
– Lo sapevo io che saremmo andati a finire così… va be’, però solo il primo capitolo, perché per il risotto non ci vuole più di mezz’ora…
– Ok, Birillo, grazie!
– Ma tu guarda questo! Mi deve torturare comunque… anche se in teoria per il mio bene…
– Allora, Birillo. Dunque: le problematiche giuprocessualistiche …
Andy entrò seriamente nell’argomento… quando il riso fu pronto lo mise nei piatti ma non interruppe Marco, il riso si freddò completamente e dopo quasi due ore il primo capitolo era stato letto. Cominciarono mangiare senza commentare il sapore del riso né il fatto che ormai fosse freddo.
– Cucciolo, però non sembra così difficile, ne abbiamo lette sessanta pagine…
– E’ vero ma quando una cosa sembra troppo facile bisogna diffidare sempre, forse non abbiamo capito niente…
– Certo è molto diverso dal diritto sostanziale, è proprio tutta un’altra logica, qui parla di figure, di rito… mi sa che queste cose sono molto più vicine alla pratica… chissà quanti processi si vincono e si perdono solo per questioni di procedura! Certo che chi ha in mano la tecnica del processo può riuscire a uscirne anche se ha torto…
– Birillo, ci mangiamo solo un po’ di frutta e ci rimettiamo a finire l’altro libro, se riusciamo a finirlo, dopodomani passiamo al manuale…
– Dai, Cucciolo, forza e coraggio… forse poi magari ci lascio la pelle il giorno prima di discutere la tesi… sai che meraviglia!
Lavorarono fino a tarda notte, senza interruzioni, le pagine andavano avanti facilmente, quasi troppo facilmente. Il terzo capitolo era ormai concluso, Marco si faceva portare dall’entusiasmo, Andy lo aveva seguito con la massima buona volontà, ma non voleva andare più avanti, era stanchissimo e non ce la faceva più.
– Dai, Cucciolo, adesso basta, ti prego, ne abbiamo fatto tantissimo…
– Va be’, sei stato bravissimo a tirare avanti fino a quest’ora, adesso basta… come va, Birillo?
– Dovrebbe andare tutto bene… però non lo so, forse sono troppo stanco…
– Ma veramente va tutto bene, Birillo?
– Cucciolo, io ti vedo entusiasta e questo mi fa piacere ma mi sembrano tutte cose strane, come fai a appassionarti a queste cose, sono cose che ti mettono di buon umore, si vede, ma a me sembra strano che tu ci possa trovare un entusiasmo, io ti seguo, Cucciolo, io ti voglio bene e non ti ostacolerei mai, anzi io cerco di fare tutto quello che ci può essere utile sotto questo punto di vista però l’entusiasmo non mi viene… adesso mi sento strano, parlo con te ma è come se non me ne importasse poi molto, è come se tu non mi potessi capire veramente, mi sembra inutile parlare con te, mi sembra di ripetere delle parti già scritte, io ti dico che mi vengono le malinconie e tu mi dici che non ce n’è nessuna ragione ecc. ecc., ma tu non lo sai che vuol dire avere dentro la malinconia, tu provi a fare la tua parte ma mi sembra che in effetti tu non riesca a capirmi, in certi momenti, non adesso, ma qualche volta è successo, avrei voluto rimanere solo, in certi momenti ho provato verso di te dei momenti di risentimento forte, come se tu mi stessi manovrando, lo so che non è così, razionalmente lo so, ma emotivamente certe volte reagisco male, mi sembra di non essere un uomo ma solo un giocattolo nelle tue mani, non lo penso sempre, ma quando mi sembra che tu non sia in sintonia perfetta con me, certe volte succede, anzi succede piuttosto spesso, quando capita io dentro di me ti rifiuto, mi chiudo e finisco per recitare un po’ la parte che tu vuoi sentire, in certi momenti mi verrebbe voglia di ribellarmi o forse vorrei solo che tu mi capissi di più… Cucciolo, mannaggia, mi sento strano, forse non mi va di parlare con te…
Marco gli fece cenno di andare a sedersi vicino a lui sul divano, Andy andò a sedersi e Marco si appoggiò alla sua spalla senza dire niente, erano entrambi assonnati, nessuno dei due aveva voglia di parlare o forse entrambi avevano paura delle parole, rimasero in silenzio, poi Marco poggiò la testa sulle ginocchia di Andy, generalmente succedeva il contrario, Andy si trovò un po’ spiazzato ma rimase in silenzio, passarono alcuni minuti.
– Birillo, che pensi?
– Non penso, sento che ci sei… è bello stare così, forse la comunicazione c’è più che con le parole… forse ci vorrà più tempo ma credo che finirai per capirmi veramente, adesso ti sento molto vicino…
– Anch’io, Birillo; è bello addormentarsi e farsi coccolare così, anche tu finirai per riuscire a capirmi fino in fondo… Andy…
– Che c’è?
– Ti voglio bene!
– Anch’io, Cucciolo. Chissà perché gli innamorati hanno sempre bisogno di conferme? … Ma tu ti senti innamorato veramente?
– Io sì, Birillo, dubbi non ne ho.
– Io i dubbi ce li ho, vorrei sentirmi innamorato di te, ma qualche volta non mi riesce e quando non mi riesce è brutto, mi sento solo, anzi, mi voglio sentire solo, certe volte penso alla morte, penso che non mi importa niente di niente, che la vita non ha senso, che io vado avanti solo perché ci sono e non faccio mai una cosa che voglio io veramente, adesso le cose che devo fare me le suggerisci tutte tu, a me sta bene così, ma certe volte lo sento che non sono cose mie…
– Per esempio?
– Per esempio l’università, non mi dice nulla, mi sembra un sogno tuo, non mio, a te piace l’idea di diventare avvocato, magari prima non ti ci eri messo come si deve e adesso sì, ma si vede che è una cosa che ti dà una spinta notevole, io ti vengo appresso, ma non è un sogno mio…
– Birillo, ma ti sarebbe piaciuta di più un’altra facoltà?
– No, per me una vale l’altra, e poi come ho scelto la facoltà universitaria lo sai, l’ho scelta solo per fare dispetto a mio padre e questo dice tutto.
– Ma a parte l’università ci sono altre cose che ti piacerebbe fare?
– Io avevo i miei sogni, ma erano tutti sogni affettivi, voglio dire che sognavo di trovare un ragazzo che mi volesse bene e non ne avrei mai potuto trovare uno meglio di te, e poi ci sono i tuoi… io da questo punto di vista sono contento, in effetti i miei sogni li ho realizzati però penso che ci sia qualche altra cosa che mi lascia perplesso, cioè io non lo so se questa è proprio la mia strada… Certe volte vorrei vivere diversamente, chessò avere una famiglia mia vera, con te sto bene, ma non è proprio una famiglia, io credo che potrei vivere con una ragazza, che mi potrei sposare, che potrei avere figli e penso che queste cose adesso mi mancano, lo so, è strano però una specie di tarlo di questo genere mi sta entrando nel cervello, credo che alla fine di una ragazza che mi volesse bene potrei anche innamorarmi, ma può esistere una ragazza che può volere bene a uno come me?
– Penso che potrebbe esistere eccome, non so se tu potresti essere la felicità di una ragazza, questo non lo posso capire, è troppo lontano dalla mia esperienza, ma credo, anzi so, che volerti bene è una cosa assolutamente naturale, tu sei uno come si deve e poi sei buono dentro, sei assolutamente onesto e questo è importantissimo… ma Birillo, tu hai già qualche idea più precisa in mente, cioè c’è una ragazza in particolare che ti piace?
– Non lo so, però forse sì, ho dei ricordi di qualche ragazza che non mi era indifferente, ricordi vaghi, ma ce li ho, ti sembra assurdo?
– No, Birillo, non mi sembra assurdo affatto, tu sei una persona diversa da me, anche se io ti adoro, puoi benissimo avere esigenze affettive diverse dalle mie, come il mio sogno sei tu, il tuo sogno può benissimo essere una ragazza, non c’è nulla di strano, anzi…
– Cucciolo, ma io dico sul serio, non sono discorsi solo teorici, qualche volta penso che con una ragazza potrei stare bene, non lo so ma questa sensazione mi è venuta e potrebbe essere una cosa molto seria, io qualche volta, anni fa, per una ragazza ho avuto anche un interesse sessuale… e forse neanche tanto banale…
– Birillo, quello che dici può essere molto importante… però una cosa voglio che tu la sappia: io ti voglio bene e ti vorrò bene sempre e comunque, non è per le cose che mi hai detto o per il fatto che potresti metterti con una ragazza che posso volerti meno bene, Birillo, starò sempre dalla parte tua…
– Cucciolo, che cose belle mi hai detto… lo sapevo che non ti saresti alterato… ma una cosa del genere te l’aspettavi?
– No, veramente no… forse un pochettino sì, ne hai parlato troppe volte perché possa essere una cosa detta tanto per dire…
– Ma ti mette in difficoltà?
– Che ti posso dire… non lo so, adesso mi sembra di no, poi magari potrebbe succedere… Birillo, io per te farei qualunque cosa, rinuncerei pure a te per farti stare bene, e poi in ogni caso credo che anche tu continueresti a volermi bene lo stesso…
– Cucciolo, ma tu l’accetteresti veramente una cosa del genere?
– Se fosse una cosa che ti fa stare bene sì, l’accetterei senz’altro.
– Ma tu pensi che una cosa del genere sarebbe possibile?
– Birillo, io ogni tanto li vedo i tuoi momenti di malinconia, si vede che quando ti capitano sei senza entusiasmo, una spinta come quella potrebbe essere veramente fondamentale…
– Però, Cucciolo, per entrare in un’altra orbita io potrei avere bisogno di staccarmi da te, cioè potrei avere bisogno di avere un mondo tutto mio…
– Birillo, se tu vuoi io me ne posso andare a vivere a casa di papà e tu puoi stare qua… per il resto tutto come prima…
– Non corriamo troppo, Cucciolo, andiamo per gradi penso che potrei cominciare da cose più piccole… non so se dirtelo, Cucciolo, non lo so…
– Che cosa?
– Io credo che dovrei staccarmi un po’ da te anche dal punto di vista sessuale, ti voglio bene e mi piaci moltissimo ma mi sento dipendente, mi tenti molto ma mi sento un po’ condizionato, mi sembra tutto troppo ovvio…
– Birillo, tutto quello che vuoi tu! Se vuoi ti chiamo Andy…
– No, non ha senso, anche due amici si possono chiamare con un soprannome… piuttosto, Cucciolo, si potrebbero separare i letti, cioè potrei andare a dormire nell’altra stanza…
– Va bene, Birillo, come vuoi, non ti preoccupare.
– Ma tu non la prendi male?
– Birillo, se certe cose non le senti tue al 100% non devi essere tu ad adattarti…
– Ma a te dispiace?
– Certo che mi dispiace, ma la tua libertà vale di più, io desidero che tu mi voglia bene, se andare a letto insieme può creare difficoltà se ne fa a meno, non ti preoccupare, almeno mi resta l’idea di avere fatto la cosa giusta.
– Cucciolo, però non stasera, stasera stiamo insieme… perché io col mio Cucciolo ci sto bene… Cucciolo, abbracciami, ti prego, abbracciami adesso…
– Marco lo strinse fortissimo e Andy cominciò a piangere.
– Mannaggia, io non sto mai bene da nessuna parte, non lo so nemmeno io quello che voglio, mentre parlavo di andarmene a dormire solo mi dicevo: ma che stai dicendo? Ma perché? Però quando sto con te alla fine non sto bene lo stesso… Cucciolo, non ce la faccio più.
– Non dire niente, Birillo, non c’è bisogno di dire niente, cerca di stare sereno… ti voglio bene, Birillo, ti vorrò bene sempre, comunque. Andy, tu mi hai fatto rivivere e io cercherò in tutti i modi di farti stare il meglio possibile…
– Cucciolo, io dico veramente quando dico che mi potrebbe mancare una ragazza però ho bisogno anche di te, mi ci devi portare tu ad essere felice, io da solo non ci arriverò mai, devi avere pazienza Cucciolo, mi devi stare vicino, io lo so che mi vuoi bene, nessuno mi ha mai voluto bene come hai fatto tu…
– Birillo…
– Che c’è?
– Come ti senti adesso?
– Non mi sento perfetto, non mi ci sento mai, ma sto bene… andiamocene a letto, va’ e poi i letti non li separiamo nemmeno domani, mi basta sapere che se mi dovessi sentire strano potrei andarmene a dormire da solo e tu non ci resteresti male…
Se ne andarono in camera da letto, Andy si sedette sulla sponda del letto e cominciò a spogliarsi ma continuava a parlare.
– Ma tu te lo immagini come deve essere andare a letto con una ragazza, tu pensi che quando lo fai poi può nascere un bambino… proprio un’altra persona vera, come me e come te, questo succede solo quando vai a letto con una ragazza, cioè la vita comincia così… Cucciolo, queste cose mi affascinano…
– Io le ho rimosse, cerco di non pensarci mai…
– Però sono cose vere, quella è la natura, quella è la vita e ci vuole una ragazza, ci vuole una donna… sai che ho notato una cosa, tu dici una ragazza, ma non dici mai una donna, la parola donna l’hai tolta dal vocabolario…
– Sì, in un certo senso è vero.
– Tu non sei misogino, l’ho notato tante volte, semplicemente per te le donne, nel senso di persone di sesso femminile non esistono, non fanno parte del tuo orizzonte…
– Più o meno è così…
– Ma io credo che anche tu potresti incontrare una ragazza capace di farti cambiare direzione…
– Be’, non ti allargare troppo… il teorema può valere per te ma per me non credo proprio, io pensieri come quelli che tu stai meditando adesso non ne ho mai avuti, proprio mai, le donne, diciamo la parola, le rispetto ma non le amo, non so perché, forse è tutto sbagliato, forse chissà perché… ma io non le amo, proprio come ci sono tanti ragazzi che per un altro ragazzo non potrebbero provare assolutamente un sentimento d’amore, perché non è nel loro archetipo…
Andy si infilò nel letto.
– Cucciolo, potremmo fare un esperimento, domani mattina me ne potrei andare all’università da solo… o la cosa ti sembra assurda?
– Non mi sembra assurda, mi sembrerebbe solo una perdita di tempo per lo studio, ma solo per quello, comunque anche con il libro siamo abbastanza avanti e credo che la cosa si possa fare.
– Va bene, però poi, quando torno non mi fare domande e non mi guardare strano…
– Promesso, Birillo, ce la metterò tutta per non essere invadente…
– No, non è per quello… se succede qualche cosa tanto sono io il primo a dirtela, ne posso parlare solo con te…
– Ok Birillo, domani facciamo come hai detto tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Domani me ne vado per conto mio ma stasera abbracciami.
Marco non se lo fece dire due volte.
– Birillo, mi rivolti come un pedalino, però per me sei tutto!
– No, Cucciolo, non mi dire queste cose, sono delle trappole psicologiche…
– Scusami Birillo, però quello che volevo dire lo hai capito lo stesso…
– Domani mi accompagni all’autobus…
– Se vuoi ti porto in macchina all’università…
– No, solo all’autobus… ma adesso abbracciami, non credo che sarà l’ultima volta, anzi penso proprio di no, però stanotte mi sento più libero… Cucciolo… pensi che sono pazzo?
– No, sento solo che ti voglio bene e che mi vuoi bene pure tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Ti andrebbe di fare l’amore… adesso?
– Birillo! Vieni più vicino!
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Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

ANDY Romanzo gay 2002

Vi comunico che, in data 13 Febbraio 2017, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “ANDY” Romanzo Gay, scritto nel 2002.

Al momento la pubblicazione non è ancora completa, sono stati pubblicati i primi 13 capitoli (più di 400 pagine) su un totale di 24. Gli altri capitoli saranno pubblicati man mano che il lavoro di prima revisione e di formattazione di ciascun capitolo sarà completato.

Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).

Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.

Il romanzo racconta la vera storia d’amore di due ragazzi gay, ricostruita nelle sue dinamiche psicologiche e nella sua complessità sulla base di documenti originali (lettere e diari) e sulle testimonianze dirette dei protagonisti.

Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Buona lettura.

Project

GAY E MATRIMONI DI COPERTURA RECIPROCA

Caro Project,
mi chiamo Michele, ho 36 anni, vivo in un paese della Calabria ionica e mi trovo in un brutto momento per una serie di ragioni. Ho lavorato in condizioni molto precarie fino a novembre, poi è finito tutto. Lavoravo fuori dal mio paese e lavoravo da anni, guadagnavo poco, ma alla fine mi bastava per sopravvivere e per avere un minilocale in affitto in comune con un altro ragazzo, cioè in pratica una piccolissima casa. Avevo un amico, che per me era più di un amico, quello che condivideva il locale con me. Lavoravamo nello stesso posto, lui guadagnava meno di me ma né io né lui saremmo riusciti da soli a pagare un buco di casa dove vivevamo. Abbiamo deciso di condividere le spese e abbiamo preso insieme il minilocale, lo abbiamo ripulito, lo abbiamo arredato come potevamo e in qualche modo avevamo risolto il problema di casa. Tutto questo ormai diversi anni fa. All’epoca, io e il mio amico condividevamo solo l’appartamento (stanza unica). Era una vita piccola piccola, ma stavamo bene così. Io tornavo a casa dei miei genitori il meno possibile e quando ci tornavo era un’ossessione di discorsi di trovarsi una ragazza e sistemarsi. Non ne potevo più. Poi, col mio amico (lo chiamerò Giuseppe, ma non si chiama così) si è stabilito un clima di sempre maggiore confidenza. Lui è uno molto calmo, molto ritirato, non ha mai fatto stupidaggini e te ne puoi fidare. Insomma, arriviamo al fatto che mi deciso e gli dico come stanno le cose. Non so che reazione aspettarmi e magari potrebbe andare a pezzi anche la storia della casa in comune, ma non succede così, mi dice che lui è bisessuale, però, anche se ci conoscevamo da molti mesi, non lo avevo mai visto con una ragazza, e anzi le ragazze le teneva a distanza. C’è da dire che, però, pure non me, anche se stavamo sempre insieme e da molto tempo, non c’era mai stata nessuna manifestazione di interesse, come anche io non ero interessato a lui. In pratica eravamo solo amici, almeno fino al chiarimento, e nella sostanza lo siamo stati anche dopo, con un po’ di intimità in più, un po’ di coccole e sporadicamente anche un po’ di sesso. Stavamo bene insieme, senza pretese, la vita andava avanti giorno per giorno, ci capivamo. Non eravamo amanti nel senso che la gente dà a questa parola, ci volevamo bene e soprattutto andava bene così, non c’erano desideri frustrati, non c’era il tentativo di trasformare il nostro rapporto in altro. In pratica le cose andavano avanti così, diciamo bene, da sei anni, poi, all’improvviso l’azienda va in ristrutturazione e c’è il taglio del personale e siamo finiti fuori tutti e due. Per noi è stata una rovina totale. Ci siamo messi subito alla ricerca di alternative ma non abbiamo trovato assolutamente nulla, se non lavori giornalieri con paghe letteralmente di fame. In pratica siamo stati costretti tutti e due a tornare a casa dei nostri genitori. Giuseppe sta in un altro paese, piuttosto lontano. Quando va bene ci vediamo la domenica. Gli altri giorni io vado a lavorare nella campagna di mio padre e lui cerca di arrangiarsi con qualche lavoretto per il negozietto di famiglia, che dopo l’apertura del supermercato resta aperto quasi in perdita. La mia vita è a questo punto. Certe volte mi prendono attacchi di depressione terribile, ho visto crollare tutto il mio, anzi il nostro piccolo mondo, che per me era tutto e adesso sono di nuovo con i miei che hanno ripreso a insistere per farmi sistemare. Invitano a casa ragazze per farmele conoscere, io non mi faccio trovare e mio padre va su tutte le furie. D’altra parte è un tipo molto collerico e se avesse le idee chiare su di me non riesco ad a immaginare come reagirebbe. Devo fingere che tutti i miei malesseri sono legati al fatto che non lavoro, in buna parte è così, ma non posso negare che stare in famiglia e non poter stare con Giuseppe per me è distruttivo. Quando vado a trovare Giuseppe vedo che lui fa di tutto per tirarmi su di morale ma mi rendo conto che pure lui è a pezzi. La sua famiglia è pure peggio della mia, e noi adesso viviamo entrambi alle spalle dei nostri genitori. Mio padre, che ovviamente non sa niente di Giuseppe, mi ha proposto una cosa, cioè di andare a lavorare la terra con lui, perché ha un bel pezzo di terra che, lavorata bene, potrebbe rendere qualcosa, lui la vede come la soluzione ideale, e dice: “Ti sposi e te ne vieni a vivere con noi!” Per lui la soluzione è questa e va in bestia quando vede che io non ne voglio sapere. Non capisce perché una cosa, che a lui sembra la più ovvia del mondo, per me è del tutto priva i senso. Non arriverà mai a capire che lui è lui e io sono io, e d’altra parte io non perderò nemmeno tempo a spiegarglielo. Da qualche settimana c’è una novità che ha complicato ulteriormente le cose e cerco di spiegartela. Giuseppe ha una sorella, più giovane di noi, ma non è una ragazzina, ha 31 anni. Ha avuto tanti fidanzati ma di sposarsi non ne ha mai voluto sapere. I genitori hanno cercato di costringerla al matrimonio ma non c’è stato niente da fare. Qualche settimana fa, lei e Giuseppe hanno parlato chiaro e in pratica la sorella di Giuseppe si sente da sempre attratta verso le donne. Una domenica che sono stato da loro abbiamo parlato di questo fatto ed è stata una cosa liberatoria, penso per tutti e tre. Adesso la sorella di Giuseppe lavora nel negozietto dei genitori (che sono anziani e malandati) ma non ne può più delle pressioni dei genitori che la vogliono vedere sistemata a tutti i costi. Insomma, era venuta fuori un ‘idea, non lo so se è una cosa sensata, ma potrebbe pure essere, cioè io potrei sposare la sorella di Giuseppe e potremmo cercare di andare a vivere tutti e tre insieme, però per fare una cosa del genere dovremmo trovare un lavoro tutti e tre più o meno nello stesso posto e questo è quasi impossibile. L’idea del matrimonio è venuta fuori da sé in modo spontaneo e penso che né Giuseppe né la sorella l’avessero pensata prima. Però le complicazioni sarebbero moltissime, non tanto per me e per Giuseppe, ma per la sorella, perché da sposata per lei sarebbe molto più difficile trovarsi una compagna e poi io e lei dovremmo vivere insieme, il che complica ancora di più le cose. Però ci sarebbero i vantaggi di zittire i nostri genitori e io potrei anche continuare a convivere con Giuseppe. Sto cercando di riflettere su questa cosa da un paio di settimane, per cercare di prevedere tutti i possibili lati negativi. La sorella di Giuseppe è anche una bella ragazza e poi ragiona in pratica come noi, non è formalista, ma bisogna stare molto attenti, penso, prima di fare passi del genere. Poi c’è la questione che forse la cosa più ovvia sarebbe non il matrimonio ma l’unione civile, che è molto meno vincolante, ma i nostri genitori una cosa del genere non l’accetterebbero mai, per loro la strada è solo quella del matrimonio e nemmeno del matrimonio civile, proprio di quello in chiesa, che però ci creerebbe una marea di problema anche a livello legale, problemi che non riesco nemmeno a prevedere. Poi, sempre per restare nel mondo sei sogni, ci sarebbe l’idea di aprire una piccola attività commerciale in tre, sarebbe bellissimo e ci lavoreremmo tutti e tre col massimo entusiasmo, ma non qui, bisognerebbe trasferirsi nel nord dove la mentalità è un’altra e dove forse qualche possibilità ci sarebbe, ma ci vorrebbero troppi soldi e di soldi non ce ne sono proprio. Al momento il problema vero è il lavoro e finché non arriva il lavoro, tutto il resto rimane in sospeso. Project, che pensi dell’idea del matrimonio? Mi piacerebbe molto avere un tuo parere e magari anche il parare dei ragazzi del progetto. Se vuoi, pubblica questa mail, ma non i brani che ti ho scritto in corsivo. Fai tu, io mi fido.
Fammi sapere.
B.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5978

IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 2

Il brano di “Uranismo e unisessualità”, che potete leggere qui di seguito (seconda parte del capitolo dedicato da Raffalovich a Wilde), contiene elementi di interesse veramente unico sotto il profilo strettamene storico e anche per la particolarità dei temi affrontati. Ne viene fuori un ritratto impietoso ma con ogni probabilità realistico della vita mondana di Oscar Wilde. Wilde, abituato alla bella vita, si circondava di “galoppini dagli occhi di tribade” reclutati negli ambienti della prostituzione. Lord Alfred Douglas, cresciuto in un ambiente familiare anaffettivo e dominato da conflitti profondi, pur essendo omosessuale, aveva in mente l’idea fissa di fare schiattare di rabbia suo padre col quale aveva scambiato più volte lettere molto violente.

Sia Wilde che lord Alfred si fidavano troppo dei ragazzi che frequentavano, ragazzi abituati alla prostituzione e al ricatto. Saranno proprio questi ragazzi i principali accusatori di Wilde, quando Wilde si farà convincere, con molta leggerezza, a querelare per diffamazione lord Queensberry, padre di lord Alfred.

Raffalovich si chiede come abbia potuto un uomo intelligente come Wilde, che non si nascondeva, che frequentava prostituti e ricattatori professionali, pensare di querelare lord Queensberry per averlo accusato di sodomia, senza finire egli stesso travolto da quelle accuse che sarebbero state assai facili da dimostrare.
Wilde affronta il processo con estrema superficialità, senza rendersi conto di essersi messo nei guai da sé, lasciandosi andare a battute assolutamente fuori posto.

Raffalovic non rimprovera a Wilde la sua vita dissipata e nemmeno il rapporto con lord Alfred che si dimostrò una cosa seria, quando Wilde, passato ormai dalla parte dell’accusato, rifiutò di fuggire all’estero per non abbandonare lord Alfred al suo destino.

Ciò che muove veramente lo sdegno di Raffalovich è il comportamento tenuto da Wilde nei confronti di E. S. (di cui l’autore omette il nome per pietà verso quel ragazzo). Il racconto della seduzione di S. E. è realmente terribile. Wilde, fu il vero corruttore di quel ragazzo, che poi fu cacciato dalla famiglia, e fu ridotto dalla malattia e dalla fame a chiedere aiuto al suo stesso seduttore, che non si assunse la responsabilità di quello che aveva fatto e fece per quel ragazzo meno di quello che aveva fatto per tanti prostituti di professione.

Raffalovich insiste sul fatto che la seduzione omosessuale può creare danni spaventosi, che i responsabili fanno finta di non vedere o di non capire. È probabile che Raffalovich vedesse nella terribile storia di E. S., quello che avrebbe potuto essere il finale della storia di John Gray, se lo stesso Raffalovich non se ne fosse innamorato e non lo avesse sottratto così alle nefaste influenze di Wilde.

Il discorso di Raffalovich non fa che confermare un’idea piuttosto comune tra gli omosessuali e cioè che il considerare Oscar Wilde, per altre cose persona di genio e di valore, come una icona dell’omosessualità non renda certamente un buon servizio agli omosessuali.

Per una corretta comprensione del testo, bisogna tenere presente che quando l’autore dice che alcuni nomi sono passati al giudice scritti su pezzi di carta, si riferisce al fatto che, data la particolarità dell’accusa, si intendeva mantenere una certa riservatezza evitando di diffondere nomi di persone citate dai testimoni ma non direttamente parte in causa.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Lord Alfred telegrafa a Wilde di trattare bene Alfred Wood, un giovane commesso senza lavoro. Il commesso è invitato subito a cena in una stanza privata; Wood e Wilde si chiamano immediatamente Oscar e Alfred.[1] Poco dopo Wood dice al suo amico Oscar che le lettere di questo buon amico a lord Alfred sono state rubate. Si trovavano in una tasca di certi vestiti regalati da lord Alfred a Wood.

Wood (che ha assicurato di aver avuto rapporti sessuali con Wilde il giorno stesso del loro primo incontro, ha raccontato con dovizia di particolari gli incidenti della sua “seduzione”; ma quando si è scoperto che era un ricattatore di professione, il giurì[2] ha rigettato la sua testimonianza come troppo sospetta) ha espresso rincrescimento per essersi fatto rubare quelle lettere, e ha chiesto denaro per andarsene in America. Voleva sfuggire ai suoi associati.[3] Wilde gli diede il denaro e lo invitò a colazione.

Allan, il ladro delle lettere, andò a trovare Wilde. Ecco, stando allo stesso Wilde, quello che si dissero:

O.W. – Voi siete venuto a proposito della mia bella lettera a lord Alfred Douglas. Se voi non aveste avuto la stupidità di mandarne una copia a M. Beerbohm Tree (il famoso attore e direttore del teatro di Haymarket, dove si dava allora una commedia di Oscar Wilde: Una donna senza importanza), vi avrei pagato bene per avere l’originale, perché è un’opera d’arte.

ALLAN. – Questa lettera potrebbe avere una strana motivazione.

O.W. – L’arte è difficilmente comprensibile per le classi dei criminali.

ALLAN. – Mi hanno offerto 1500 franchi per questa lettera.

O.W. – Allora vendetela subito, ve lo consiglio. Non ho mai ricevuto tanto denaro per così poche righe della mia prosa, e mi fa piacere che per qualcuno in Inghilterra questa mia lettera valga 1500 franchi.

Wood partì per l’America, da dove tornò per testimoniare contro i suoi vecchi amici.

La storia della copia della lettera di Wilde mandata a M. Tree era ben nota a Londra nel mondo che si occupa di teatro. Si racconta che Wilde avesse firmato questa copia; e questa lettera aveva circolato, si racconta, in una certa cena.

Lord Queensberry volle rompere il rapporto di suo figlio con Wilde, e lettere terribili furono scritte da una parte e dall’altra. Il primo di Aprile 1894 il marchese scrisse a suo figlio: “Alfred, … dopo le vostre lettere isteriche e impertinenti, io mi rifiuto di riceverne altre. Se avete qualcosa da farmi sapere, venite voi stesso.” Si lamentava che suo figlio avesse dovuto abbandonare Oxford e non si stesse preparando per nessuna professione.
Rifiutava di dargli denaro. “La vostra infame intimità con quest’uomo, Wilde, deve cessare, altrimenti sarete diseredato… Non intendo analizzare la vostra intimità, e non faccio accuse, ma secondo me atteggiarsi è male tanto quanto essere quello che non voglio dire. Ieri vi ho visto dalla mia finestra con quest’uomo. Il mio sangue si è ghiacciato. Non ho visto mai in vita mia qualcosa che fosse comparabile a quello che ho visto sui vostri orribili volti! Vengo a sapere che sua moglie vuole divorziare per dei crimini contro natura… Se questo diventa uno scandalo pubblico, io avrei il diritto di fargli saltare il cervello…”

Il figlio telegrafa: “Che piccolo uomo stupido siete” Il padre risponde con minacce di correzione corporale e poi: “La vostra sola giustificazione può essere la follia. A Oxford vi si credeva un folle… Se vi trovo ancora con quest’uomo, farò uno scandalo che nemmeno ve lo potete immaginare. E vi diserederò. Sapete che cosa aspettarvi.”

A suo suocero, lord Qennsberry scrisse una lettera furiosa, accusando la sua prima moglie, il governo inglese, la regina, i suoi figli. Scrisse un’altra volta a lord Alfred: “Ho fatto molto bene ad incorrere nella vergogna piuttosto che mettere al mondo altri figli. Quando voi stavate nella vostra culla, ho pianto accanto a voi pensando a quello che avevo generato… Voi siete pazzo e io vi compiango. Non è affatto strano che voi siate diventato la preda di questo orribile bruto.”

Alla fine, lord Queensberry andò da Wilde per ordinargli di rompere con suo figlio. Non accusò il suo avversario se non di atteggiarsi ma con una severità tale che Wilde lo mise alla porta dopo avergli detto in presenza di un domestico quello che pensava d lui.

Lord Alfred scrisse allora a suo padre una cartolina: “dato che voi non aprite le mie lettere, sono costretto a scrivervi su una cartolina. Vi scrivo per farvi sapere che tratto le vostre ridicole minacce con un’indifferenza assoluta. Dopo il vostro comportamento presso O.W. … ho insistito per farmi vedere con lui nei ristoranti alla moda, continuerò ad andare dove mi pare e con chi mi pare. Sono maggiorenne e padrone di me stesso. Voi mi avete diseredato almeno una dozzina di volte. Non avete alcun diritto su di me, né morale né legale. Se O.W. vi denunciasse per diffamazione, sareste condannato a sette anni di lavori forzati. Malgrado tutto il mio disprezzo per voi, desidero evitare questa cosa a causa della famiglia, ma se cercherete di attaccarmi mi difenderò con un revolver carico che porto sempre con me; e se vi ammazzo o se vi ammazza lui, saremmo comunque noi dalla parte della ragione. Non credo che molta gente sentirebbe la vostra mancanza.”

A quell’epoca fu pubblicato un romanzo molto debole, Il garofano verde. Gli eroi erano Wilde e lord Douglas. In questo libro non c’erano né vigore maschile, né onesta indignazione, ma solo chiacchiere da giornali femminili. Questo libro fece comunque chiasso e arrivò alla quarta edizione. Me ne stupii mentre ero allora in campagna; ma di ritorno a Londra ho sentito questa storia ringhiare più minacciosa intorno a Wilde. Mi raccontarono da molte parti le minacce di lord Queensberry e la sfida di suo figlio e di Wilde.

Io li ho visti (lord Alfred e Wilde) allora, più di una volta, che cenavano insieme e mi ricordo il piccolo brivido col quale ci si domandava se il padre non stesse per arrivare con quella nuova canna di cui aveva parlato. Non andai alla prima de Il Marito ideale di Wilde, al teatro Haymarket, per non vedere il pubblico che credeva in vecchie sciocchezze e in pallide immoralità. Quando vidi la commedia, essa fu recepita piuttosto freddamente. Lord Alfred stava in uno dei palchi ai lati della scena. Wilde era partito per Algeri e aveva annunciato in un giornale (il Morning Post) che le lettere che gli fossero state mandate non gli sarebbero pervenute.

Ritornò nel bel mezzo delle repliche dell’altra sua commedia “L’importanza di essere serio o Ernest (c’è un gioco di parole) che si dovevano tenere al teatro Saint-James. Alla prima di questa commedia[4] regnò una certa emozione tra gli iniziati e le iniziate. Lord Queensberry aveva cercato invano di penetrare nel teatro, ma gli era stato impedito. Gli avevano rimandato indietro un biglietto. Un palco dove si trovavano dei suoi amici fu sorvegliato per tutta la serata; si temeva di vederlo alzarsi in piedi e gridare a Wilde quello che pensava di lui davanti al pubblico. Era stata quella la sua intenzione. Frustrato si vendicò all’inizio in modo illusorio. Lasciò per lui in teatro un ben bouquet di legumi.

In seguito il marchese fu ben consigliato. Se ne andò al circolo di Wilde e lasciò al portiere un biglietto per Wilde nel quale scrisse qualche parola accusandolo di atteggiamenti contro natura. Notate l’abilità. Non lo accusò di atti impossibili da provare ma di atteggiarsi come se ne fosse colpevole.

Qui bisogna fare ricorso alle congetture. Come osò Wilde intentare un processo, ben sapendo la quantità delle sue proprie imprudenze? Mi sembra che sia stato trascinato dall’odio di famiglia che stava per farlo tanto soffrire e penso che senza questo odio non si sarebbe messo in un rischio del genere.

L’emozione a Londra fu grande il giorno dell’arresto di lord Queensberry. Era il principio della fine? Chi sarebbe andato in prigione, il diffamatore o il diffamato? Il marchese ebbe subito la simpatia del pubblico. Si giustificava dicendo di voler salvare suo figlio e che aveva tutte le prove necessarie.

A Bow-Street, Wilde fece un ingresso trionfale, in un landò. I due cavalli portavano Wilde e la sua fortuna e lord Alfred, e il fratello maggiore lord Douglas di Hawick. Il magistrato non permise a lord Alfred di rimanere durante l’udienza e si rimase colpiti anche della severità e della freddezza dal magistrato verso Wilde. Il denunciante non si rendeva conto della gravità del momento. Lord Queensberry fu liberato su cauzione (12.500 franchi) e il processo cominciò il 3 aprile.

Ci si domandava con ansia se il processo ci sarebbe stato, e quando Wilde fece mettere sui giornali l’annuncio della sua partenza, in compagnia di lord Alfred Douglas, per una settimana a Monte Carlo, si facevano scommesse pro o contro il loro ritorno. Non rimasero assenti per lungo tempo. Si disse che furono male accolti laggiù.

Difficile o inutile descrivere l’interesse, la curiosità, l’inquietudine, la folla che si accalcava per assistere ai dibattiti. Tutte le paure e tutte le emozioni stavano per essere superate.

Il primo giorno Wilde apparve molto arrogante, molto sufficiente, stando ai resoconti, ma se si crede ad alcuni amici, poco a suo agio. Aveva conosciuto il 30 marzo (il processo cominciò il 3 aprile) tutto quello di cui stava per essere accusato e tutti i testimoni contro di lui; ma per il pubblico le sorprese furono colossali.

Il marchese sosteneva che le sue accuse erano vere e per il bene del pubblico.
Sir Edward Clarke (per Wilde) riassunse la brillante carriera dell’accusatore. Poi parlò della sua amicizia per lord Alfred Douglas[5] e lord Douglas di Hawick, e per lady Queensberry. Nel 1894 Wilde apprese che lo diffamavano in seguito al furto delle lettere dimenticate da lord Alfred negli abiti regalati a Wood.

Ecco una di quelle famose lettere: “Ragazzo mio beneamato (My own dear boy), il Vostro sonetto è completamente adorabile, ed è una cosa meravigliosa che queste labbra rosse del rosso delle rose siano adatte alla musica dei versi altrettanto bene che alla follia dei baci. La Vostra esile anima dorata oscilla tra la passione e la poesia. Io so che Giacinto, il folle amore di Apollo, eravate voi al tempo dei Greci. Andate ad immergerci le mani nel crepuscolo grigio delle cose gotiche e venite quando lo desiderate. È meraviglioso qui. Mancate solo Voi; ma andate prima a Salisbury. Sempre con un amore imperituro, vostro Oscar.”

Io condivido il parere di sir E. Clarke, il difensore di Wilde, circa questa lettera. Secondo me poteva essere l’espressione affettata di un sentimento ordinario.
Sir E. Clarke che non credeva necessario appesantirsi circa le accuse di atti immorali commessi da Wilde con molte persone. Senza dubbio si trattava di accuse fatte in fretta e che sarebbero state lasciare cadere. Preferiva venire invece alle accuse letterarie, all’indecenza di Dorian Gray e di una rivista, Il Camaleonte, in cui Wilde aveva pubblicato delle “Frasi per i giovani”.

Wilde dichiarò quarant’anni per lui e ventiquattro per lord Alfred. Lord Alfred era stato con lui a Oxford, Brighton, Worlhing, Cromer, Torquay, all’Hotel Savoy a Londra, ecc. Allora cominciò uno degli interrogatori più ridicoli che si conoscano sull’arte e la morale.

M. Carson, probabilmente non fece che il suo dovere professionale, ma Wilde si mostrò incapace di ragionare e di capire la situazione. Così, questa piccola rivista, Il Camaleonte, aveva pubblicato con le “Frasi” di Wilde una novella: “Il Prete e l’Accolito”. L’accolito veniva scoperto nel letto del prete e i due amanti si avvelenavano accanto all’altare per vendicarsi del mondo che non capiva un simile amore. Wilde aveva scritto al giovane editore per protestare contro questa novella, ma quando gli chiesero se avesse protestato contro la bestemmia, si ostinò a dire: “Perché era scritta male.” Continuò a dire come un pappagallo che non ci sono libri immorali, che ci sono solamente libri scritti male. Era ancora alla prefazione di Mademoiselle de Maupin. M. Carson usò allora tutta la sua abilità per trionfare sulle banalità. M. Carson capiva la messa in scena ancora meglio di Wilde, fece emergere che Dorian Gray si occupava di sodomia, fece divagare Wilde sull’arte greca e sui sonetti di Shakespeare, gli fece dichiarare che né lui né le sue opere erano per i borghesi e per gli illetterati, che lui scriveva solo per gli artisti, che solo gli artisti lo apprezzavano, che non aveva mai adorato un uomo più giovane di lui, perché era troppo noioso amare un uomo diverso da sé. M. Carson gli permise di infervorarsi. Wilde disse che la massa degli uomini non poteva capire l’effetto meraviglioso prodotto da un giovane uomo su un artista. Tutti gli artisti avevano percorso quella strada. La lettera a Alfred era la lettera di un poeta a un poeta.

Fece una vera e propria lezione di sentimentalismo, non capì affatto lo spirito del momento e di quello che stava per accadere. Si potevano degradare i sonetti di Shakespeare meno eroici fino all’affetto egoista di Wilde per lord Alfred, ma che rapporti avevano con le sue amicizie per gente disonesta e vile?

Negò l’influenza di un uomo su un ragazzo giovane. “Un uomo non corrompe un ragazzo” fu una delle sue colossali sciocchezze.

Fu letta un’altra lettera di Wilde a lord Alfred. Si è molto riso di questa lettera soprattutto nel mondo dei depravati, ma essa non mi fa l’effetto che fece sul pubblico. “Mio carissimo! La vostra lettera è stata per me vino bianco e rosso. Ma io sono triste e mi sento a disagio. Bosie (era questo il nomignolo di lord Alfred), non fatemi delle scene, perché mi uccidono, distruggono la bellezza della vita. Io vi vedo così greco e così grazioso, sfigurato dalla collera. Non posso vedere le vostre labbra rosate e ascoltarvi. Voi mi spaccate il cuore. Ho bisogno di vedervi. Voi siete la cosa divina che mi manca – la grazia e il genio – ma come vedervi? Devo venire a Salisbury? Ma ci sono molte difficoltà. Il mio conto qui all’albergo è di quarantacinque sterline a settimana, ho un salone che affaccia sul Tamigi. Ma voi, dove state voi, cuore mio, mio caro, mio meraviglioso ragazzo? Ho quasi paura di vivere, non ho denaro, non ho credito, un cuore di piombo. Sempre vostro Oscar.”

Non è forse, gli fu chiesto, una lettera straordinaria scritta da un uomo della vostra età a un giovane uomo come lui?

Tutto quello che scrivo, rispose Wilde, è straordinario. Io ho un affetto imperituro per lord Alfred.

Come è triste vedere l’affetto rivoltarsi contro coloro che si amano profondamente quando essi ignorano le regole della vita e si dirigono insieme verso l’inferno egoista. Queste lettere non sono ispirate da un sentimento di livello molto alto (nemmeno Verlaine in “Amour”, ma certo lontano dal Verlaine di “Parallèlement”) ma non contengono nulla di grossolano e poco di equivoco. Sono le labbra rosse che hanno tanto scioccato. Certo qualsiasi padre impossessandosi di queste lettere si sarebbe spaventato; provenendo da Wilde avrebbero provocato indignazione; ma è cosa buona non dare troppa importanza all’affettazione delle lettere delle persone che scrivono. I biglietti laconici di Wilde e dei suoi “galoppini dagli occhi di tribade” che si davano appuntamenti, sono ben altrimenti suggestivi delle lettere più straordinarie. Se uno ha letto poco o molto della corrispondenza dei poeti o dei romanzieri, si ricorda certamente di molte lettere innocenti, imprudenti e ardenti tra amici. Leggete per esempio i romanzi tedeschi da Jean-Paul fino a Sudermann. Essi usano le stesse parole per l’amore e per l’amicizia. In Titano di Jaen-Paul, per esempio, il cattivo ma appassionato Karl dice all’innocente e tenero Aldano: Rosenangesicht “volto di rose!” e si portano via le parole dalla labbra abbracciandosi. Uno degli eroi di Eswar, l’ultimo romanzo di Sudermann, chiama l’altro ragazzina, e comunque la persona più depravata non potrebbe trovare nulla di equivoco nello spirito di questi autori. E poi, quando si ama così per lettera e a parole, di norma ci si può solo rimproverare un po’ di esagerazione. Nel romanzo di Abel Hermant, Il Discepolo amato, la passione delle lettere di Jaen-Baptiste Merminod non è uguagliata che dalla sua purezza e dalla sua noia.

Se non si permette ai poeti (anche ai mediocri come Wilde) di esprimersi con enfasi e affettazione, come i sapienti e i filosofi, essi, chiamando gli uomini e le cose col loro nome, potranno forse sfuggire al rimprovero di brutalità e sconvenienza?

E M. Alfred Wood? Chiese M. Carson. Wilde confessò (poiché le sue risposte erano delle confessioni), quello che ho già raccontato, l’invito di lord Alfred Douglas, la cena in sala privata con Wood, il denaro che gli aveva dato, la loro familiarità, la storia delle lettere rubate, il ricatto, il pranzo di addio. Negò qualsiasi condotta sessuale impropria con Wood.

E Alfred Taylor? Chiese M. Carson. Wilde confessò di conoscerlo e di essere stato spesso a casa sua il pomeriggio. Incontrava lì molta gioventù, mai donne. L’anno precedente Taylor era stato arrestato in occasione di una retata di pederasti, e poi rilasciato. Tutto questo non aveva per nulla interrotto i rapporti di amicizia con Wilde al corrente dell’arresto e delle sue cause, che non ci aveva visto niente di losco.

Taylor è un uomo di 33 anni. È stato educato in uno dei primi collegi d’Inghilterra. A 21 anni aveva un patrimonio di più di un milione di franchi, ma ora non lo ha più. La polizia lo conosceva da lunga data. Suonava bene il piano. Era un amico di lord Alfred. Abitava in una stradina di Chelsea. Pagava per tre o quattro camere 75 franchi al mese. Cucinava da sé. Le sue stanze erano ammobiliate con cura e molto profumate e non ci entrava mai il sole. Le finestre non erano solo oscurate dai tendaggi di mussola, ma era impossibile vedere attraverso di esse. A casa sua sono state trovate una parrucca bionda, delle calze da donna, numerose spille (la sua camicia da notte era chiusa con una spilla) e molte paia di pantaloni con delle feritoie al posto delle tasche, strumenti di lavoro, abito professionale, evidentemente molto conosciuto. Io non ne avevo mai sentito parlare e non so se in Francia o in Germania se ne trovano presso tutti i pederasti di professione. A casa sua c’erano sempre giovani uomini dai 16 ai 30 anni, che si chiamavano con nomi dolci, Charlie caro, Jenny caro, ecc. e che condividevano con lui il suo unico letto qualche volta per una notte, qualche volta per tre settimane. Dopo il processo non ho più trovato nessuno che si sia arrischiato ad andare da Taylor, ma ho trovato molti che avevano sentito parlare di lui quando era ricco o che lo avevano anche incontrato al circolo, per esempio. Ma molto tempo dopo non andava più da nessuna parte, cosa che non significa che non uscisse mai e non avesse molte conoscenze.

E Alonzo Conway, il fratello del piccolo venditore di giornali si Worthing? Chiese M. Carson. E lo spietato si fece raccontare l’idillio di Worthing, di quando lord Alfed e Wilde fecero la conoscenza di Alonzo sulla spiaggia, la passeggiata in mare, i regali, il cappello con un nastro il cui colore era un errore, il viaggio di Wilde a Brighton con Alonzo vestito con abiti nuovi, la notte in albergo. No, dice Wilde, Alonzo non è un artista, non aveva un lavoro, ma era divertente. Wilde negò qualsiasi atto di immoralità.

E Sidney M., Gli chiese M, Carson, è vostro amico?

Sì.

Era destinato al caffè concerto?

Sì.

Sidney M. gli era stato presentato da Schwabe, figlio del colonnello Schwabe, un giovane uomo di 22 anni, che aveva anche fatto incontrare Wilde e Taylor. Wilde aveva dato a Sidney M. un portasigarette con una iscrizione. I portasigarette regalati da Wilde ad ogni giovane uomo, senza eccezione, hanno finito per diventare altrettanto comici delle battute del vecchio repertorio del Palazzo Reale. Sidney M. aveva cenato all’albergo di Wilde a Londra (questo giovane uomo viveva a Londra) e ci aveva poi passato la notte. Wilde e lui hanno negato qualsiasi atto di immoralità.

Conoscete Fred Atkins?

Sì.

Wilde aveva conosciuto Atkins attraverso Schwabe. Schwabe pregò Wilde di portare con sé Atkins a Parigi. Schwabe gli aveva promesso questo viaggio ed era costretto a ritardare un po’ la sua partenza. (Si era cominciato con lo scrivere il nome di Schawabe su dei pezzi di carta, ma il nome sfuggì dalla labbra di Atkins. Atkins è tanto mentitore quanto indiscreto. Ha raccontato di una cena che fece a Londra con Wilde e altre persone di mondo, durante la quale Wilde abbracciò tutti, anche il cameriere). Wilde confermò con piacere. Si hanno da lui dei dettagli di questo viaggio fantastico. Le indecenze delle deposizioni di Atkins aggiunsero poco alla inverosimiglianza della verità. Questo Atkins è una persona molto comune[6], rozzo, parla male, cantante comico e allibratore, ha vissuto per tre anni con un tale di nome Burton (un uomo di 50 anni che lo sfruttava). Hanno ricattato insieme almeno cinque signori (i cui nomi sono stati scritti su pezzi di carta) che erano coinvolti con Atkins; uno “conte o barone”[7] straniero (a Scarborough) che ha dovuto pagare 12.000 franchi, un ricco signore di Birmingham, un vecchio signore molto ricco e conosciuto in città, un signore che aveva trovato in Alabama[8], sue signori americani che lui e un amico accompagnarono in un hotel e chissà che altro. Lui e Burton ebbero anche delle avventure dello stesso genere a Monte Carlo. A Parigi Atkins fece una cena eccellente con Wilde, si fece arricciare i capelli, andò al Moulin-Rouge, a sentir lui, tornò in albergo e trovò Schwabe con Wilde. Wilde disse che Schwabe aveva una camera per conto suo. Atkins assicura anche che Wilde, quella stessa notte, volle entrare nel suo letto, ecc.. Si incontrarono di nuovo parecchie volte a Londra. Wilde lo trovava affascinante ma nega atti di immoralità.

E i due fratelli Parker, chiede M. Carson, li conoscete? Sapere che erano due domestici? Le domande diventano sempre più pesanti e inquietanti, le risposte sempre più compromettenti.

I fratelli Parker erano dei domestici a chiamata. William aveva vent’anni, Charlie diciannove. Si trovavano un pomeriggio al bar di un ristorante di Piccadilly con un tale chiamato Harrington di cui avevano fatto conoscenza in una pista di pattinaggio. Taylor si avvicina, parla loro di Wilde, del suo interesse per i ragazzi e della sua generosità. I Parker danno il loro indirizzo. William lo scrive su un pezzo di carta che viene presentato davanti al giudice.[9] Taylor organizzò una cenetta in una stanza riservata per Wilde e i fratelli Parker. Si possiedono i dettagli di questa cena, quasi il menù. Gli abat-jour erano a rose. Si bevve champagne, caffè, liquori. Taylor era seduto di fronte a Wilde, Wilde aveva un Parker da ogni lato. Si chiamarono subito Oscar e Charlie. “Amo la giovinezza, amo le persone giovani”, disse Wilde a M. Carson, e lord Queensberry, che durante le otto ore dell’interrogatorio di Wilde lo aveva guardato in faccia, in quel momento sorrise e guardò tutto intorno a sé per vedere anche la folla sorridere. “Non ho pregiudizi di classe”, disse Wilde. Negò comunque di aver dichiarato dopo cena: Charlie è il ragazzo “per me” e di averlo portato con sé al Savoy Hotel. Gli diede cinquanta franchi in attesa del portasigarette. Secondo Charlie, Wilde in albergo gli diede altro Champagne, poi si spogliarono completamente e si misero a letto. Charlie raccontò quello che avevano raccontato gli altri e quello che io ho già citato. Dopo tre o quattro ore si vestì, se ne andò e promise di ritornare la settimana successiva.[10] Charlie fu un capriccio pericoloso. Wilde non si nascondeva. Charlie veniva a trovarlo spesso più giorni di seguito. Andarono in un palco al Pavillon, andarono insieme al palazzo di cristallo. Una sera molto tardi, Wilde andò a trovare Charlie a casa sua. Wilde ha negato questo fatto e Charlie ha negato di essersi dato a Wilde quella sera in via eccezionale, ma si è avuta prova che l’indomani la padrona di casa ha congedato il suo affittuario Charlie perché una donna che abitava nella casa aveva visto Wilde e aveva concepito dei sospetti. Queste due donne hanno testimoniato. L’anno precedente Charlie Parker, al tempo di quella retata di pederasti, fu arrestato in compagnia di Taylor. E si anche distinto in un altro modo. Si portò a casa un signore una sera, e Wood (già nominato) e Cliburn minacciarono quel signore di denunciare i suoi atti delittuosi commessi con Charlie e gli spillarono 13.500 franchi. Charlie ricevette 750 franchi, che spese in due giorni. Circa nove mesi fa Wilde fermò la sua carrozza per dire a Charlie: “Sei sempre così carino.” È stata trovata una lettera di Charlie che si invitava a cena con “Oscar”.

I due Parker ebbero rapporti con Taylor, andarono spesso a letto con lui, e secondo loro lui tentò con loro l’atto sodomitico essenziale. Egli raccontò loro del suo matrimonio con Charlie Mason e il pranzo di nozze. Taylor era la moglie, ed era vestito di bianco. Charlie Parker, spaventato dal suo arresto al tempo della retata, assicura di essersi ritirato dagli affari; ruppe con i suoi amici e si fece soldato.
Wilde perse la testa completamente solo una volta, ma quella volta fece effetto.

Incalzato da M. Carson che gli chiedeva se avesse anche “baciato” un giovane domestico di lord Alfred, si lasciò coinvolgere fino a dire: “No, questo ragazzo era troppo brutto.” Per qualche minuto M. Carson insistette su quella bruttezza che non invitata a “baciarlo”; su questo grido del sesso. E i miei lettori sanno che cosa intendeva M. Carson con “baciare”.

Tralascio gli altri giovani uomini senza importanza per arrivare al denunciatore più serio, la sola vittima, il solo che non fosse un prostituto o uno che vivesse di risorse misteriose, il solo in ogni caso che non conosceva Taylor.

Si tratta di E. S.. Io non lo chiamo per nome per compassione. Era un giovane commesso presso l’editore di Wilde. Mi ricordo di averlo visto, magro e pallido, in un palco del proscenio con Wilde e altri, a una prima, l’indomani della serata in cui, secondo il racconto di E. S., lui stesso (lusingato, intossicato, impazzito) era svenuto sotto il bacio infame del poeta che ammirava più di tutti. A quella prima mi dissero il suo nome e la sua condizione. Vedendolo malaticcio, così mal nutrito, fui assalito dalla pietà. Io sapevo che i piccoli poeti che si facevano pubblicare da L. discutevano in modo completamente naturale, semplice e innocente con E. S.. Mentre lui rilegava i libri gli parlavano. Dicevano che fosse intelligente. E sono colpito dall’egoismo di Wilde, che lo metteva in pubblico, che lo comprometteva, probabilmente facendo girare la testa al giovane imprudente. Sapevo che Wilde aveva delle velleità di buon cuore, ma che non poteva che fare del male a un giovane uomo come E. S.. L’infelice E. S. testimoniò con grida di disperazione, con passione contro “quest’uomo”. Lo aveva ammirato oltre ogni misura. Wilde gli aveva regalato i suoi libri. E.S. gli scriveva delle lettere che esaltavano le opere del divino poeta e anche delle lettere sulla religione. Alla prima de “Il Ventaglio di Lady Windermere”, Wilde piazzò E. S. a fianco di un signore ben noto, ma che E. S. non conosceva, perché potessero discutere insieme.

Secondo E. S., Wilde lo invitò a cena, gli diede troppo da bere, poi quando arrivò la notte, lo portò nella sua camera da letto e lo sedusse. E. S. confessò di essere ritornato il giorno successivo. Ben presto si rise dell’ammirazione di E. S.. Perse il posto. Il padre lo cacciò di casa. Due anni dopo la sua seduzione (seduzione che anche dal punto di vista psicologico assomiglia a quella di Sébatsian Roch nel romanzo di Mirabeau) scrisse a Wilde per rompere con lui. Era stato rovinato, distrutto. Era malato, affamato, abbandonato. Bruciò le lettere che aveva ricevuto, fece a pezzi gli autografi e le dediche delle opere di Wilde. Divenne sempre più malato, forsennato, isterico. Ebbe dei problemi con suo padre e dopo la rottura pregò Wilde di venirgli in aiuto. A chi si poteva rivolgere se non al suo corruttore! Il povero ragazzo non aveva ancora provato tutti i dolori. Fu obbligato a testimoniare contro Wilde, a raccontare la sua follia di un tempo, a raccontarla una seconda volta, fu costretto ad essere torturato, interrogato, interpretato, associato, per molti giorni sotto la custodia della polizia, con i valletti prostituti, i ricattatori di professione, esseri vili, abietti. Gli è stata rimproverata la follia che egli aveva temuto durante la sua angoscia, la disperazione che lo aveva costretto a implorare Wilde. Anche se E. S. si era allucinato al punto da sognare questa scena di ubriachezza e di seduzione, Wilde ha agito male verso di lui. Non ha assunto su di sé la responsabilità del suo capriccio.[11] Ha fatto meno per E. S. che per i valletti.

A Londra, la sera del 5 Aprile ci si chiedeva che cosa sarebbe successo. Socialmente Wilde era finito. L’indomani mattina non comparve nemmeno. In mezzo ad una grande emozione sir E. Clarke si alzò in piedi e annunciò che Wilde desisteva dalla querela contro lord Queensberry. Era contro l’interesse pubblico, diceva sir E. Clarke, esaminare tutti questi testimoni, smuovere questa melma. Era dunque nell’interesse del pubblico che Oscar Wilde ritirava la sua querela.
Lord Queensberry ottenne il suo verdetto immediatamente: le sue accuse erano vere e lui aveva agito per il bene della nazione inglese. Ci si può immaginare l’entusiasmo dell’Inghilterra. Ci si aspettava di leggere che Wilde si fosse rifugiato all’estero la sera prima con lord Alfred Douglas. M. Russel mandò al pubblico ministero tutti i documenti che incriminavano Oscar Wilde e Alfred Taylor. Ma Wilde non deluse le aspettative del pubblico e la speranza di molte persone serie. Scrisse subito a un giornale che, non potendo accettare di lasciare lord Alfred Douglas testimoniare contro lord Queensberry, un figlio contro un padre, e malgrado il vivo desiderio di lord Alfred, si rassegnava a sopportare per il suo amico qualsiasi ignominia che ricadesse su di lui.

Poi lui, lord Alfred e lord Douglas di Hawick cenarono insieme. Perché Wilde non è partito? Le congetture diventano fantasiose.

Verso le sei di sera Wilde fu arrestato.
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[1] Nel “caso Wilde” il nome Alfredo o Fred ritorna in un modo che può sviare; Alfred Wood, Alfred Taylor, Fred Atkins, lord Alfred Douglas.

[2] Con quattro voti contro otto, se possiamo credere alla garanzia formale di un giornale abbastanza al corrente di questo. Come vedremo in seguito, questo non fu l’ultimo verdetto.

[3] Come disse più tardi, voleva allontanarsi da “Douglas, Wilde e da tutti gli altri”.

[4] Alla prima de Il Marito ideale, si era fatto apparire che l’autore fosse comparso solo dopo molta resistenza e non avesse l’aria di essere a suo agio. Lui aveva, stando all’aneddoto, ricevuto quel giorno delle lettere di minacce.

[5] Sembra che lord Alfred abbia fatto la conoscenza di Wilde solo suo malgrado e per l’insistenza della madre e di un amico. All’atto del loro primo incontro, lord Alfred si mostrò, come d’abitudine, molto silenzioso, e Oscar Wilde per farlo parlare, gli chiese che cosa stesse leggendo, il suo autore preferito. Lord Alfred rispose Daudet.

[6] Che ha avuto il massimo successo vicino ai pederasti del “miglior mondo”.

[7] Se dobbiamo credere a quelli che dicono di sapere, era un conte.

[8] Atkins conosceva questo signore di vista ma non aveva mai parlato con lui prima di quella serata. Sembra che sia stato sempre molto al corrente del patrimonio, del carattere e delle abitudini di quelli che intendeva ricattare.

[9] Per una disattenzione da fare drizzare i capelli Taylor aveva dimenticato in un appartamento che aveva lasciato in fretta una cappelliera piena di lettere, biglietti e indirizzi.

[10] Si sostiene che in occasione della indecisione del giurì, dieci ritennero Wilde colpevole con questo Parker.

[11] È utile poter studiare il disastro di una seduzione unisessuale, disastro e seduzione che gli unisessuali di solito negano. Questo è vero anche se si cerca di mettere in dubbio la veridicità di E. S.. Si dà per certo che dieci giurati hanno trovato Wilde colpevole con E. S..

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5897

EDUCAZIONE DEGLI OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affronta il tema dell’educazione degli omosessuali.

Raffalovich è convinto che vi siano molti omosessuali che sono tali fin dalla nascita e che la loro omosessualità si manifesti molto precocemente, ben prima della pubertà. Se fosse possibile individuarli molto per tempo si potrebbe applicare loro un tipo particolare di educazione non repressiva che li guidi alla moderazione e all’autocontrollo, rendendo così un grande servigio sia a loro che alla società nel suo complesso.

Raffalovich, nel capitolo precedente, aveva rivendicato per gli omosessuali il diritto di avere una filosofia (che identificava in Platone) che non umiliasse la loro individualità ma mettesse in luce i valori positivi dell’omosessualità vissuta moralmente. Qui l’autore estende il concetto e sostiene che gli omosessuali, almeno gli omosessuali per nascita, hanno diritto ad un loro modello di educazione che, anche in questo caso, non ne schiacci l’individualità e faccia emergere come l’omosessualità di un individuo capace di autocontrollo sia una valore per la società.

Per molti omosessuali per nascita, l’educazione, così come essa era concepita nella seconda metà dell’800 (ed è spasso anche oggi), era il primo assaggio della repressione dell’esclusione sociale e in questo senso era nefasta per l’omosessuale e deleteria per la società. Secondo Raffalovich, l’educazione dell’omosessuale dovrebbe mirare e fargli vivere seriamente la sua omosessualità, allontanandolo dall’effeminatezza, dalla vanità e da tante altre manifestazioni che Raffalovich non considera positive.

Va sottolineato che per quelli che non sono nati omosessuali il discorso educativo è decisamente più complesso, perché qualsiasi tentativo di controllare l’educazione sessuale di un ragazzo può portare a risultati opposti rispetto a quelli sperati, in questo senso non sono consigliabili né l’eccessivo controllo, né la totale libertà.

Raffalovich è convinto che per molti ragazzi l’orientamento sessuale definitivo potrà essere determinato da situazioni imprevedibili e incontrollabili. In qualche modo prefigura il concetto di imprinting sessuale. Ovviamente nessun imprinting sessuale potrà modificare l’orientamento innato degli omosessuali o degli eterosessuali per nascita, ma l’imprinting avrà certamente un peso, a detta di Raffalovich un peso determinante, nel definire l’orientamento di quanti non hanno un orientamento innato.

Oggi i punti di vista di Raffalovich appaiono superati e la distinzione classica tra omosessualità innata e omosessualità acquista, sulla quale si fonda il discorso dell’autore, è stata sostituita da un approccio genetico-epigenetico che promette sviluppi molto interessanti in relazione alla comprensione della sessualità.
Due osservazioni di dettaglio possono avere ancora oggi una validità: 1) l’eccesso di pudore dei bambini, viso come segno molto precoce di possibile omosessualità, 2) la frequenza di coppie fratello-sorella entrambi omosessuali. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’approccio di Raffalovich è meramente osservazionale ma coglie un elemento con delle basi oggettive che andrebbe approfondito.

Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’educazione degli uranisti

Vorrei fare un appello agli psicologi, agli istitutori, a tutti coloro che hanno l’intelligenza e dispongono di una documentazione in proposito; l’inversione sessuale (non dico la perversione) diventerà uno dei problemi del futuro, è già abbastanza sorprendente oggi, e bisognerà conoscerla a fondo, comprenderla e, se non la si può contenere, bisognerà lottare con essa, nell’ attesa che le persone di esperienza, autorizzate a farlo, definiscano gli indici dai quali si possa capire che il ragazzo (modesto, prudente forse, oppure turbolento, franco o ipocrita, allevato bene e docile) è un invertito. I genitori naturalmente non si assumono questa responsabilità. E forse è una cosa buona, non avrebbero probabilmente più competenze delle persone incaricate di allevare i loro figli. Ma è strano preoccuparci della nostra ignoranza oggi. Da quali indici si può riconoscere che l’inversione minaccia un ragazzo? Quello che è certo è che questi indici esistono. Perché non ce ne siamo ancora occupati? Abbiamo provato e proviamo ogni giorno a non permettere ai ragazzi di pervertirsi, ma l’educazione speciale che deve essere usata per gli invertiti di nascita non è stata neppure accennata. Sarebbe tempo di cominciare.

Non pretendo certo di contribuire molto a questo studio; ma ho qualche osservazione da offrire.

L’educazione non deve preoccuparsi di quelli che arriveranno attraverso la donna all’omosessualità, o alla passione per i minori o per le uniformi.

La passione della similarità è altrettanto radicata di quella del contrasto sessuale, e non è da una di esse che bisogna fare derivare l’altra; ma esse sorgono entrambe da uno stadio intermedio che le precede e che è stato chiamato indifferenza sessuale. C’è (e coloro che si occupano di infanzia lo sanno) un’età (che varia da individuo a individuo) in cui il bambino non ha psicologicamente un sesso preciso; questa indecisione può durare fino alla pubertà, o anche un po’ oltre, e può durare anche tutta la vita. A questa età la maggior parte dei ragazzi sono incerti: la loro sessualità non è ancora definita. Le loro pure amicizie sono dei puri amori. Le loro impurità possono non essere che il male minore e possono non influenzare il loro avvenire. Ogni essere vivente, ogni età, ogni sesso può turbarli e attirarli. Saranno le circostanze, le persone che hanno intorno, l’ora e il momento, che decideranno per loro. Avranno nella loro memoria uno o qualche ricordo omosessuale senza smettere di essere individui eterosessuali per questo, oppure saranno precocemente eterosessuali, o anche saranno viziati, guastati, preparati per l’omosessualità, per tutti i vizi di imitazione e di immaginazione?

L’educazione, come la intendiamo oggi, tenta di lottare contro tutti questi pericoli a forza di lavoro, di sorveglianza e di tante altre cose.

Per un numero di bambini più grande di quanto non si voglia credere, e che aumenterà, ne sono sicuro, c’è una precocità ben altrimenti sorprendente. Il bambino di quattro anni che già ama le donne e si turba alla loro vista o al loro tocco, o il bambino della stessa età che ama gli uomini e che prova alla loro vista o quando li sfiora, o quando pensa a loro delle sensazioni, delle scosse violente, irresistibili (e per molti invertiti queste sensazioni cominciano molto presto e in modo molto innocente: il bambino si interessa quando è ancora piccolissimo alle persone del medesimo sesso), questo bambino è predestinato. E quelli che lo circondano lo ignorano, quasi si penserebbe che vogliano ignorarlo. In ogni caso, se il bambino è ben controllato, ben chiuso, ben protetto, tutto si coalizza per nascondere e oscurare, ma molto poco o nulla per soffocare la sessualità propria del bambino. L’irresistibile vocazione si fa strada, si infiltra, si insinua e viene alla luce.

Quelli che stanno per obbedire a questa vocazione forse non conoscono se stessi, si ignorano perché sono soli o isolati (e niente isola un bambino come l’inversione, anche la più nascosta), perché non sano il nome e il significato delle loro azioni, e un libro, un fatto casuale rivela loro il carattere dei loro desideri o anche delle loro soddisfazioni. Normalmente non si spaventano, poi sono anche contenti di sapere il loro segreto, si mettono da parte inopportunamente e non sono capiti, oppure vengono capiti e rimproverati, o vengono fin troppo capiti e vengono spaventati, quindi lottano e soffrono, si rassegnano e rinunciano, oppure si rassegnano e diventano degli ipocriti o degli eccentrici, oppure si rivoltano e diventano folli, o mostri, o bestie e ci si domanda se l’educazione non avrebbe potuto salvarne qualcuno?

Certi uomini sono nati uranisti, sembrano avere la vocazione all’uranismo dalla più tenera età. Ci sembra che nulla possa cambiarli, smuoverli. Nutrono essi stessi questa vocazione, si formano da se stessi, e nulla li allontana dalla loro strada.

Altri uomini sono nati eterosessuali. Hanno la vocazione di amare la donna e niente li ferma, né l’educazione austera né la carriera che intraprendono. Essi per l’inversione non provano se non il disgusto più profondo e lo stupore più ironico.

Altri uomini soddisfano a tutte le gradazioni tra l’assoluta omosessualità e l’assoluta eterosessualità. Tutte le gradazioni possibili sono rappresentate. Si può trovare il completo ermafroditismo psichico, l’uomo-donna, e molte specie di uomo-donna; l’uomo che è uomo rispetto agli uomini e alle donne, quello che lo è in rapporto ad un solo sesso (non importa quale) e non in rapporto all’altro. Si possono trovare tutte le possibilità e anche tutte le situazioni più improbabili.

L’educazione, le circostanze morali, fisiche, le amicizie, le influenze, tutto quello che può agire poco o molto, determina piano piano la forma che prenderà la sessualità del bambino che cresce. Gli affetti infantili sono immagini di questa incertezza sessuale. Essi ci mostrano anche quello che più tardi noi abbiamo il torto di dimenticare, cioè che gli affetti possono essere potenti e puri.

Se nulla impedisce lo sviluppo del bambino, se è circondato da persone che, senza volerlo, lo guidano verso l’eterosessualità, diventerà un uomo come la maggior parte degli uomini.

Al contrario, se quelli che gli stanno intorno, in un modo o nell’altro, senza saperlo, lo sviano dall’eterosessualità isolandolo, facendogli conoscere anticipatamente tutto quello che c’è da dire contro le donne, costringendolo a una condotta troppo esatta e troppo rigorosa, tenderà più o meno verso l’omosessualità, più o meno a lungo. Tutto dipenderà dalla circostanze.

Gli indifferenti, quelli che possono svilupparsi sia come omosessuali che come eterosessuali con una facilità quasi equivalente, sono spesso guidati dalle restrizioni che vengono loro imposte o dalla libertà che si concede loro. Se si trovano nell’impossibilità di legarsi con una donna senza problemi, inquietudini o rimproveri, scivolano più facilmente sul pendio dell’omosessualità.

Gli uranisti e gli eterosessuali precoci e feroci, non hanno mai avuto delle possibilità.
Nessuno di loro ha avuto dubbi sulla sua disposizione, sulla sua vocazione. Nessuno di loro ha fatto il possibile per sviare la sua sessualità. Si è, forse e veramente troppo tardi, tentato di tenere sotto controllo l’eterosessualità, ma che cosa si è fatto contro l’omosessualità? Niente! Non ci occupiamo affatto qui del bambino eterosessuale. Quello che qui ci interessa è indicare o cercare di indicare quello che può fare l’educazione per l’uranista.

Prima di tutto: come, da quali segni si distingue un uranista?

Vorrei fare un appello a tutti quelli che si dedicano all’educazione dell’infanzia o che hanno conosciuto degli uranisti bambini per pregarli di ricordarsi dei segnali dati da questi bambini e dai loro genitori.

Ho già parlato del pudore precoce degli invertiti. Questo è un segno da osservare. I bambini sono pudichi in presenza di un uomo? Esitano a spogliarsi, a mostrare il loro corpo, a soddisfarne le esigenze più elementari in presenza di un uomo? Questo è un segno che non bisogna trascurare.

La prudenza, la reticenza dei bambini rende molto malagevole questo compito così importante. Il pudore precoce ed esagerato non può essere l’unico segno dell’uranismo infantile. Ma dove trovare quello che cerchiamo?

Gli uranisti raccontano spesso che essi amavano i giochi delle ragazzine, ma molti eterosessuali hanno giocato con le bambole perché avevano fantasia e hanno fatto degli arazzi perché avevano dita agili.

La vanità precoce, il gusto dell’abbellimento sarebbero piuttosto da temere. Bisognerebbe scoraggiarli sempre ma non in modo da rendere più interessante quello che non si permette.

Bisognerebbe evitare tutti i travestimenti, tutto quello che dà al bambino l’illusione di essere una bambina. Ci sono genitori che vestono le loro figlie come dei ragazzini per stupidità e per ignoranza. Tutto quello che accentua o rende confusa la nozione del sesso è da temere per un bambino. Ho trovato spesso, ma non vorrei essere accusato di generalizzare a oltranza, un fratello uranista che aveva una sorella più o meno invertita, o una sorella omosessuale con un fratello più o meno sospetto.

Molte volte sono rimasto colpito da questa coincidenza, ma non so come spiegarla. Se il fratello e la sorella sono stati insieme durante l’infanzia, si potrebbe dare un notevole peso alla loro influenza reciproca. Il fratello delicato e femminile farebbe risaltare nella sorella tutto quelle che lei potrebbe avere di mascolino e di energico. Lei si abituerebbe a proteggere il fratello, a supplire alle qualità di cui lui avrebbe bisogno.

Coloro che conoscono la psicologia dei bambini apprezzeranno quello che ho appena detto.

L’amore delle cose belle, degli abiti, degli oggetti d’arte deve pure richiamare la nostra attenzione, senza che noi siamo portati a scoraggiarlo. Al contrario il gusto per le cose artistiche ha aiutato più di un uranista a condurre un’esistenza possibile o rispettabile: solo che bisognerebbe dare la massima serietà a questo gusto e non farlo diventare un gusto da amatore.

Gli uranisti sono spesso superficiali, gli amatori di ogni tipo si reclutano tra loro.

Molti argomenti a favore delle donne possono essere usati anche a favore degli invertiti. Se si parla a un difensore delle donne dell’inferiorità intellettuale, della mancanza di lealtà delle donne, lui vi dirà: Loro non hanno mai avuto possibilità; a loro non è stata insegnata nessuna di queste cose.

Ebbene, dato che l’invertito non è impedito dalla maternità, da tutti i doveri del sesso femminile, perché non provare a renderlo utile all’umanità? Ha parecchi difetti, parecchi vizi innati, ma la nostra civiltà e la nostra educazione non lo rendono migliore e non possono renderlo migliore.

Le api, le formiche, hanno dei lavoratori che non si riproducono. È possibile, oscuramente possibile utilizzare gli uranisti.

L’inversione non agisce nello stesso modo in tutti gli invertiti. Ci sono invertiti molto onesti e invertiti detestabili, ce ne sono di sobri e di dissoluti.

E comunque possono avere le stesse tentazioni; solo che gli uni si sono lasciati andare mentre gli altri si sono fermati in tempo prima dell’abiezione. Confessano che i loro errori hanno insegnato loro a correggersi, a emendarsi, ma che avrebbero sofferto molto meno, che si sarebbero comportati meglio, che sarebbero stati più forti e meglio armati verso la vita, se l’educazione avesse trovato la strada giusta, li avesse aiutati, capiti, invece di rifiutarli ed esacerbarli. Per costoro l’educazione è stata cieca e crudele.

Quanto gli altri, a quelli il cui valore morale era minore, la cui vanità e la cui insincerità erano nate con l’inversione, l’educazione è spesso stata loro complice.

Se, invece di cercare scuse nella sorte tragica degli invertiti nati (sorte che non è più tragica, quando valgono qualcosa, di quella degli uomini eterosessuali dello stesso valore), si fosse provato fin dall’infanzia, ad aiutarli, ad insegnare loro a dominarsi, a superarsi, questo sarebbe stato un servizio all’umanità. Ma per fare questo bisognerebbe scoprire, riconoscere l’invertito prima che egli abbia avuto il tempo di corrompersi inconsciamente. Bisognerebbe vegliare a tutti i costi sulla salute fisica, più facile da correggere rispetto alla salute morale, e non bisognerebbe trascurare una molto complessa igiene morale. E si potrebbe riuscire a ridurre il numero degli effeminati, degli ipocriti, degli eccentrici, dei vanitosi viziosi e venali che invadono la società.
E ne varrebbe proprio la pena.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5830