RAGAZZI GAY E VIOLENZA IN GUANTI BIANCHI

Caro Project,
ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio concreto e rapido. Ho 22 anni, ho sempre avuto un debole per i ragazzi più grandi di me, ma nemmeno troppo, diciamo 30-35. Premetto che in pratica fino a pochissimo tempo fa ho vissuto di fantasia. In pratica da solo qualche mese mi sono messo a cercarmi un compagno con la classica app che tutti conoscono e che a te non piace. Una sera mi contatta un 32 enne niente male, dopo tanti spaventapasseri, era veramente un bel ragazzo, palestrato, dinamico, proprio ok, cioè il tipo che piace a me. Parliamo un po’ e sembra ok, educato, non fa allusioni sessuali, non fa domande da ficcanaso, insomma non mi sembra male. Andiamo avanti per un po’ sempre sulla chat, poi arriva la proposta di incontrarci, io accetto ma di mattina, in un posto pubblico dove c’è molta gente ecc. ecc., cioè prendo tutte le precauzioni perché non so fino a che punto mi posso fidare di lui. Ci vediamo in stazione, di persona è meglio che in foto, vestito bene, non da cerimonia, ma elegante, insomma uno che ci tiene, il capello fatto bene una barbetta corta molto curata, insomma tutte le caratteristiche di uno ok. Andiamo al bar, mi offre un cocktail, io al massimo prendevo un cappuccino o un’aranciata, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro fuori città e mi dice che la macchina parcheggiata vicino, ma gli dico che volevo solo fare due passi a piedi per conoscersi meglio, si vede che è infastidito dalla mia risposta, non sembra il tipo abituato a sentirsi dire di no. Proseguiamo la passeggiata, all’ora di pranzo vuole portarmi in un ristorante ma io non accetto e non ci vado, lui è palesemente innervosito ma si trattiene. Nel primo pomeriggio ci salutiamo, io lo seguo, in pratica lo pedino a distanza lui non se ne accorge, vedo la macchina, una BMW proprio notevole, mi segno il numero di targa, non si sa mai. La sera mi richiama, sembra tranquillo. Il dialogo in chat tra noi va avanti. Piano piano comincio a fidarmi di lui, accetto di andare a pranzo con lui e lui sceglie locali secondo me un po’ sotto tono per lui per permettermi di pagare alla romana, perché io gli avevo messo questa condizione. Passa un mesetto, tutto senza sesso tra noi, poi mi propone di accompagnarlo in un’altra città per lavoro. Gli dico che va bene ma sempre alla romana per tutto, e le camere in albergo le prenoto io. È molto infastidito da questo fatto ma alla fine accetta. Mentre siamo in macchina cambia tono e comincia a parlare di sesso, ma lo fa in un modo che non mi piace, lo fa come uno che abituato a pretendere e io questo non lo sopporto, glielo faccio notare, lui fa un larghissimo sospiro e mi dice: “Ok, niente sesso!” In albergo avevo prenotato due stanze singole per non stare in stanza con lui, “stranamente” lui non se lo aspettava. Viene nella mia stanza, poi se ne va ne bagno a fare la doccia e lascia il cellulare sul letto, un cellulare identico al mio. Arriva un messaggio, io lo apro e lo leggo: “Sei un pezzo di merda! Devi sono sparire dalla mia faccia”, mi segno il nome e il numero poi vedo che c’è un fitto scambio di sms con quella persona, siccome sento ancora scorrere l’acqua leggo un po’ di mail e capisco che era uno scambio col suo ex. Il mio ragazzo (chiamiamolo così) minacciava il suo ex per ottenere da lui qualcosa ma non si capiva che cosa. Ho sentito chiudere l’acqua, ho cancellato l’ultimo messaggio e ho rimesso tutto a posto. Lui esce dalla doccia non ti dico come … quello che aveva in mente era chiaro ma io in tutta la storia ci sentivo qualcosa di bruciato, gli ho detto che proprio non me la sentivo, lui ha fatto finta di non capire e si è infilato nudo nel mio letto, al che io ho preso la chiave della sua stanza e sono andato a chiudermi nella sua stanza. Penso che lui l’abbia presa malissimo. L’indomani a colazione sembrava un cane bastonato, poi è andato alla riunione di lavoro per cui era venuto e io ho aspettato in giro per la città e ho chiamato il suo ex, gli ho detto che non mi conosceva e che avevo incontrato il suo ex tramite la solita app e che volevo sapere che tipo fosse. Lui all’inizio è stato molto guardingo poi si è lasciato andare e mi ha raccontato che si era preso anche lui una cotta tremenda per quel ragazzo, ma che quel ragazzo aveva una cosa che lui non poteva sopportare, era violento, lo aveva preso a schiaffi più volte e lui aveva sempre fatto finta di niente, in pratica aveva paura dal suo ex che era abituato a minacciare e a pretendere. Dopo questa telefonata che non ha fatto che confermare i miei dubbi, sono andato in albergo, ho saldato i conti, pagando anche per la sua stanza, ho preso la mia valigia e me ne sono andato in stazione, ho comprato un’altra sim per il telefono e ho distrutto la vecchia, poi me ne sono tornato a casa in treno. Non so che cosa abbia pensato lui e francamente non mi interessa di saperlo, ma uno che usa gli schiaffi con un ragazzo che si è innamorato di lui non è un gay ma uno stronzo! Ho eliminato anche la famosa app. Grazie alla mia prudenza lui non sa nulla di me, nemmeno il mio cognome, ho chiesto esplicitamente all’albergo di tenerlo riservato. Forse prima o poi ci vedremo di nuovo in strada in città, ma non gli risponderò nemmeno.
La storia è questa. Qualche dubbio mi è rimasto perché io ho dato subito retta al suo ex e non ho ascoltato lui, ma penso di avere fatto benissimo e di avere evitato situazioni molto sgradevoli, se si fosse permesso di darmi uno schiaffo avrei pensato molto seriamente di dargli una stilettata in pancia.
Un abbraccio.
Anonimo

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RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI SENZA SCHEMI

Caro Project,
ho letto il capitolo sui rapporti intergenerazionali del manuale Essere Gay e sono rimasto stupito, intanto perché hai trattato l’argomento, che in genere non è mai preso seriamente nemmeno dai gay, e poi perché quello che ho letto corrisponde abbastanza bene alla mia esperienza, nel senso che ho visto in diversi documenti gli stessi dubbi e gli stessi atteggiamenti che ho avuto io stesso, e poi ho notato che qua e là nel forum, si vedono tracce di rapporti intergenerazionali in qualche modo simili a quello che ho vissuto e che sto vivendo anche io.
Ho 56 anni, mi chiamo Piero, non sono ancora vecchio e tutto sommato, fisicamente, mi porto ancora bene, sono sportivo, faccio attività sportiva in modo regolare, sto attento all’alimentazione e fino ad oggi non ho avuto malattie serie, questo mi spinge a considerarmi in qualche modo ancora giovane. Ovviamente dieci anni fa ero già un uomo maturo, ma allora ero veramente quasi un giovane, mi davano molti anni di meno di quelli che avevo, e proprio a 46 anni ho incontrato Dario (nome di fantasia) che ne aveva 19. Io, gay, o meglio gay che aveva messo da parte l’idea di trovarsi un compagno, perché per me essere gay, a quel tempo, significava proprio trovarsi un compagno, avevo quasi smesso di guardarmi intorno.
Una sera mi invitano a una festa di laurea, ci vado perché conoscevo il ragazzo che si era laureato. Mentre sono lì arriva Dario, dire che era bello è riduttivo, non avevo mai visto un ragazzo come lui, con un sorriso così luminoso, alto biondo, con gli occhi azzurri. Quando l’ho visto ho pensato una cosa sola: “Che bel ragazzo!” Non mi è passata nemmeno per la mente l’idea di avvicinarmi a lui, era evidente che era giovanissimo, mi dispiaceva solo di essere troppo vecchio. Ho fatto di tutto per distrarmi e per pensare ad altro. Non ho ballato, perché non ballo mai, ho chiacchierato un po’ col ragazzo che si era laureato, poi mi sono seduto ad osservare.
Dario non ballava, non faceva la corte alle ragazze, erano le ragazze che facevano la corte a lui, i ragazzi non lo consideravano proprio. A un certo punto mi guarda dritto negli occhi, io sento come una fitta fortissima, lui lascia il gruppetto delle ragazze e viene a sedersi vicino a me e mi dice: “Mi sa che ti stai annoiando! Si vede!” Io mi limito a sorridere un po’, poi scambiamo qualche parola, lui si accorge che sono quasi in imbarazzo e si presenta, io faccio lo stesso, parliamo ancora qualche minuto del più e del meno, poi tira fuori dal taschino un biglietto, ci scrive il suo nome e il numero di cellulare e me lo passa, poi mi chiede: “Mi dai il tuo?” Io gli dico: “Certo!” ma devo averlo detto con la luce negli occhi, e lui mi risponde con un sorriso meraviglioso, poi se ne torna del gruppetto delle ragazze, che si lamentano di essere state abbandonate, lui dice che ha dovuto salutare un vecchio amico (io), e torna alle sue precedenti conversazioni. Poco prima di mezzanotte si siede di nuovo vicino a me, mi chiede se ho la macchina, gli dico di sì e mi chiede se posso accompagnarlo a casa, io gli dico: “Certo!” e anche questa volta devo averglielo detto lasciando trasparire il mio entusiasmo. Lui mi risponde col solito sorriso. Saluta i suoi amici che pensavano che lui sarebbe rimasto con loro fino a tardi, poi ce ne andiamo.
Abita lontano, ma non lontanissimo, in 20 minuti siamo a destinazione. Durante il viaggio all’inizio parliamo di banalità, poi, quando siamo quasi a destinazione, mi chiede a bruciapelo: “Sei gay?” io mi sento avvampare la faccia poi gli dico: “Sì! … “ prima che io possa aggiungere altro mi risponde: “Anche io!” Ma aggiunge che è tardi e che deve rientrare ma che si farà sentire. Mi saluta senza nemmeno darmi la mano e mi fa cenno di ripartire subito. Io eseguo.
Mentre torno verso casa mia mi sento frastornato, non avrei mai (e dico mai) pensato che potesse succedere qualcosa di simile: un ragazzo di 19 anni che chiede a bruciapelo a un uomo di 46 se è gay e glielo chiede perché lo ha capito da pochi minuti di dialogo. Naturalmente la mia fantasia parte in quarta, ma poi mi dico: “Ma che stai pensando! Dario è un ragazzino!” A casa faccio di tutto per non pensarci, però mi sento stravolto anche perché lui non è un ragazzo qualunque, le ragazze gli corrono appresso a frotte e penso pure i ragazzi, ma lui affronta proprio me con quella domanda secca: “Sei gay?” … ed è gay pure lui …. Ma che me lo dice a fare? Lui può trovarsi tutti i ragazzi che vuole … perché lo dice a me? Il passaggio in macchina glielo avrebbero dato anche i suoi amici ma lui lo aveva chiesto a me.
Il giorno appresso non mi chiama, e ci resto malissimo, avevo aspettato quella telefonata ma non era arrivata, ero proprio depresso, a terra del tutto, mi sentivo un cretino e un illuso. Dopo mezzanotte mi chiama e mi dice: “Io non ti ho chiamato per vedere se mi avresti chiamato tu e tu non lo hai fatto! Si deve che di me non te ne frega proprio niente!” Abbiamo parlato quasi fino all’alba, era evidente che tra noi c’era una complicità totale e non perché eravamo due gay. Mi ha detto che quando andava a trovare un suo amico era affascinato dal padre di questo amico e me lo ha descritto, in pratica però ha descritto me, e ha aggiungo: “Ma quello era etero … “ E dopo qualche secondo ha aggiunto: “Tu no!” Ora il discorso era chiaro.
Abbiamo cominciato a vederci tutti i giorni, senza sesso, parlavamo, andavano a fare la spesa o a prendere un panino, lui era contento, io pensavo che in quel modo, cioè senza sesso, si potesse andare avanti all’infinito, ma mi sbagliavo. Lui vedeva più lontano di me e nel tempo di qualche mese ci siamo arrivati. Il suo coinvolgimento era totale, il mio alquanto reticente, io avevo cominciato a volergli bene perché tra noi non c’era solo sesso, paravamo molto, lui cercava un confronto ma aveva in mente le sue idee e aveva una personalità molto spiccata, ci simo raccontati le nostre vite anche negli aspetti più intimi, la mia vita era stata in sostanza tutta un vuoto, c’era tanta fantasia ma niente di reale, quella sua era molto più complicata, cose che non avrei mai immaginato e che lo hanno condizionato molto pesantemente.
Io avvertivo di non essere il massimo per lui, ma la questione sembrava essere piuttosto relativa, si è innamorato più volte di ragazzi giovani e io spesso l’ho incoraggiato, ma quelle storie duravano poco e alla fine tornavamo insieme apparentemente solo per questioni di sesso ma in realtà perché tra noi c’era una forma di simbiosi profonda. Certe volte mi chiamava nel cuore della notte e mi diceva di andare sotto casa sua, io ci andavo, lui scendeva e restavamo in macchina, si metteva piangere, mi raccontava delle sue delusioni, poi facevamo l’amore, ma alla fine lui se ne pentiva e si sentiva come sporco, non ce l’aveva con me ma con se stesso, però aveva bisogno di essere accettato, amato, mi ha raccontato anche di aspetti inquietanti della sua personalità e lo ha fatto pensando che io me ne sarei andato ma io non solo non me ne sono andato ma ho pensato che doveva veramente fidarsi di me senza riserve.
Adesso Dario ha quasi 30 anni, dopo un percorso di studi inizialmente non semplice, condizionato soprattutto dall’emotività, sta finendo il dottorato di ricerca in una disciplina scientifica molto particolare ed è veramente apprezzato dai suoi colleghi e così ha riacquistato anche una certa autostima, che è stata sempre il suo punto debole. Ha vissuto di recente una lunga e seria storia d’amore con un ragazzo di cui era profondamente innamorato, ma alla fine quel ragazzo lo ha scaricato e lui c’è rimasto malissimo. Durante quel periodo ci vedevamo molto meno, adesso abbiamo ripreso a vederci quasi tutte le settimane, la domenica, passiamo la giornata insieme, parliamo molto e facciamo anche un po’ di sesso ma il tutto è molto naturale, non ci poniamo troppe domande. Con me si scatena proprio, cosa che non credo che faccia con i ragazzi di cui è innamorato, è come se con quei ragazzi lui cercasse soprattutto il lato affettivo e con me soprattutto quello sessuale, anche perché quei ragazzi da lui cercano soprattutto sesso mentre io cerco soprattutto prossimità, calore umano, e anche sesso, ovviamente, ma il sesso non è mai stato la mia fissa. Quando sto con lui cerco di limitare i contatti a cose non rischiose o a rischio molto basso, lui inizialmente faceva storie perché si sentiva frenato, ma poi ha finito per accettare la cosa in modo piuttosto tranquillo.
Adesso non ha un ragazzo, ma penso abbia altre persone (poche e sempre le stesse) con le quali fa sesso di tanto in tanto. Lui dice di non amare i rapporti affettivi e di cercare da me solo sesso, ma in effetti, dopo 10 anni, continuiamo a vederci e quando stiamo insieme stiamo proprio bene a tutti i livelli. Ci conosciamo bene reciprocamente sia a livello sessuale che di storia personale. Io non ho mai parlato di questa storia con persone che conosco, proprio mai, vivo da solo, quindi non ho problemi in famiglia, devo solo stare un po’ attento ai miei vicini pettegoli, perché capita che Dario venga a casa mia anche la notte tardi e che se ne vada la mattina successiva. In sostanza, su questa storia non mi posso confrontare con nessuno mettendomi in piazza direttamente, ma mi è capitato una volta, una volta sola, di ascoltare un discorso su questo argomento fatto da ragazzi che io penso fossero gay, e sono rimasto molto amareggiato, davano giudizi feroci, sparavano sentenze senza appello senza capire assolutamente niente, loro avevano in mente il loro modello di coppia gay e tutto quello che non era su quel binario lo consideravano patologico. Io con Dario non vivo niente di simile un rapporto di coppia gay come quello che loro hanno in mente, ma vivo una relazione che ha un senso, non mi sento frustrato per niente né mi sono sentito geloso quando lui aveva un ragazzo, il sesso tra noi c’è ma penso che abbia soprattutto il senso della conferma del fatto che esiste tra noi una relazione affettiva fondamentale, della quale non parliamo mai, ma forse è meglio, perché non sono le parole che contano. Io non vorrei da lui niente di diverso da quello che ricevo.
Questo è il rapporto che c’è tra noi, ma funziona ormai da 10 anni, non è una storia da romanzo, ma francamente non la cambierei con nulla al mondo. Penso a lui mille volte al giorno e non penso solo al sesso ma penso soprattutto ai suoi successi, alla sua autostima alla sua dignità, al fatto che si è costruito da solo, che non si è mai asservito a nessuno, non si è mai fatto affascinare dal denaro, che non ha mai fatto del male a nessuno. E poi, se penso che si fida di me (e d’altra parte io mi fido di lui) mi sento orgoglioso. Io penso che il nostro rapporto sia veramente un modo di volersi bene, un modo assolutamente fuori schema ma è un modo. Una cosa ho sempre ammirato in lui e cioè il parlare chiaro, il non usare troppe parole e dire quello che pensa anche brutalmente. Tra noi in pratica non abbiamo mai litigato, ci siamo detti addio decine di volte ma poi ce ne siamo dimenticati perché il senso dello stare insieme era forte al di là di qualsiasi convenzione.
Insomma, Project, che cosa ne pensi?
Piero62
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DA COPPIA GAY A FAMIGLIA ALLARGATA

Ciao Project,

noi non ci conosciamo ma io un po’ ti conosco perché ho letto il forum tante volte e lo leggo ancora adesso e penso che sia mio dovere raccontarti la mia storia perché anche tu c’entri in qualche modo.

Ho 32 anni, non so se siano tanti ma a me sembrano tanti. Posso dire di essere stato fortunato e di avere avuto molto dalla vita. Ho genitori ai quali voglio bene, che ormai stanno invecchiando, ma è inevitabile, loro non mi hanno mai fatto sentire veramente solo.

Non ho mai avuto problemi con la mia omosessualità, o meglio, non ho avuto problemi ad accettarla, per me era una cosa ovvia e naturale, ho avuto qualche storiella, ma poco significativa, proprio quando ero giovanissimo, poi mi sono dedicato al lavoro in modo quasi esclusivo e ho messo da parte per un po’ il mio mondo affettivo. Ho conosciuto anche ragazzi gay ma, francamente, non mi sentivo attratto da loro.

Poi, quando avevo 26, anni ho conosciuto un ragazzo, che qui chiamerò Fulvio (perché è un po’ rosso di capelli). L’ho conosciuto sul posto di lavoro ma non è un mio collega, lavorava per una ditta che vive sulle commesse della ditta dove lavoro io. Quando ci siamo conosciuti, lo devo dire, mi era del tutto indifferente, per me era solo uno incontrato per caso col quale non avrei avuto assolutamente nulla da spartire. Per motivi di lavoro abbiamo avuto modo di incontrarci più volte e abbiamo cominciato a parlare un po’ ma di cose qualsiasi.

Col senno del poi posso dire che probabilmente lui aveva capito di me molto di più di quanto io avessi capito di lui. Sempre per motivi di lavoro abbiamo continuato a vederci spesso e io notavo che quando capitava, la cosa a me faceva piacere e probabilmente anche a lui, e così piano piano la nostra conoscenza si è approfondita. Lui è un ragazzo gradevole ma non un bel ragazzo, o almeno a me non sembrava un bel ragazzo, quindi non mi sentivo attratto da lui in quel senso. Un giorno era arrabbiatissimo, proprio furioso, era depresso, ma depresso rivendicativo, depresso aggressivo, e ha cominciato ad aggredirmi, certo, solo verbalmente, ma scaricava verso di me la sua rabbia e io non capivo il perché. Devo confessare che per questa ragione sono stato a disagio, non capivo la ragione della sua aggressività.

Nei giorni seguenti non ha cambiato atteggiamento e poi è sparito, non l’ho più visto e non sapevo che cosa pensare. Io continuavo ad andare alla sua azienda, sempre per motivi di lavoro, ma al suo posto c’era una signora di mezza età e io sentivo la mancanza di Fulvio. Alla fine mi sono fatto coraggio e ho chiesto di lui. Mi hanno detto che si era licenziato e che non si era più fatto vivo. Io non avevo il suo numero di cellulare, l’ho chiesto alla signora ma non me lo ha dato e ci sono rimasto molto male, ma un giorno, mentre attendevo la signora nel suo ufficio ho visto che c’era l’agenda aperta e siccome sapevo il nome del ragazzo l’ho cercato e l’ho trovato, ho memorizzato il numero e poi, quando è arrivata la signora mi sono comportato come al solito, come se niente fosse successo.

Arrivato a casa l’ho chiamato. Mi ha subito chiesto chi mi avesse dato il suo numero e gli ho detto che lo avevo rubato, lui è partito all’attacco e mi ha proprio aggredito malamente e poco dopo ha chiuso il telefono in modo brusco. Io mi sono sentito un totale imbecille per averlo cercato e sono rimasto di pessimo umore per buona parte della serata. Poi, verso le 23.00 mi richiama, si scusa, sempre in modo un po’ brusco, mi chiede se vivo da solo o se ci sono altri in casa, gli dico che non c’è nessuno, mi chiede dove abito, glielo dico e mi risponde che verrà a casa mia dopo pochi minuti, io mi limito a dirgli: ok!

Arriva, si guarda intorno, poi mi chiede: “Perché mi hai cercato?” Gli rispondo che non lo avevo visto da qualche giorno e altre banalità del genere. Lui mi ferma e mi dice: “Non si ruba un numero di telefono se non c’è un motivo serio!” Io mi sento un po’ messo alle strette e cerco di divagare, lui cambia apparentemente argomento: “Ce l’hai la ragazza?” Gli rispondo: “No! E tu?” Lui ha un momento di esitazione poi dice: “No!” Ma va subito oltre: “Allora, perché mi hai cercato?” Rispondo in modo volutamente neutro: “Perché mi trovavo bene a parlare con te.” Poi mi fa la domanda che non avrei mai voluto sentire: “Sei gay?” Mi sento in un imbarazzo terribile, ma gli dico: “Sì” e aggiungo subito: “E tu?” Aspetta qualche secondo e poi dice: “Sì, ma non voglio un ragazzo.” Gli rispondo: “Ma non mi sono innamorato di te, non sei il mio tipo, mi sembravi solo un ragazzo interessante …” Lui mi interrompe: “E che vuoi da me?” Gli dico che se è venuto sotto casa mia a notte fonda un motivo ci sarà pure, mi guarda con atteggiamento di sfida: “Tu pensi di avere capito tutto, ma non hai capito un cazzo! Mi fai solo rabbia!”

 Ecco, il nostro rapporto è cominciato così, in pratica come una contesa, come uno scontro. Niente di tenero, niente di affettuoso, assolutamente niente di sessuale. È stato a casa mia fino a dopo le due, gli ho proposto di dormire da me, ovviamente non nella mia stanza, ma non ne ha voluto sapere. Il suo comportamento mi ha destabilizzato. Nei giorni seguenti l’ho chiamato al telefono più volte ma non ha mai risposto. Dopo una settimana è tornato a casa mia la sera tardi, pensavo che volesse parlare un po’, ma mi ha chiesto se poteva restare per la notte e si è ritirato nella stanzetta degli ospiti e la mattina, molto presto, ho sentito che tirava la porta di casa, sono andato a vedere, era andato via e aveva lasciato un biglietto, con scritto solo: “Ti chiamo”.

Il nostro rapporto procedeva così, apparentemente senza una meta e senza senso. Non capivo nulla di lui, non sapevo nulla di lui. Mi chiedevo perché mi fossi andato a cacciare in quel pasticcio, mi sentivo usato e nello stesso tempo marginalizzato. Poi è intervenuto un fatto traumatico, ma non a livello psicologico, proprio a livello fisico: ho avuto un incidente stradale di una certa gravità e sono finito in ospedale in prognosi riservata per alcuni giorni. Di quei giorni non ricordo nulla, so solo che al mio risveglio, o meglio al mio primo riaffiorare alla coscienza, avevo intorno a me i miei genitori e Fulvio. Poi mi hanno detto che era stato lì tutti i giorni per tutto il tempo in cui gli permettevano di restare accanto al mio letto.

La mia ripresa è stata lenta, ci ho messo quasi tre mesi a tornare in condizioni accettabili, cioè a camminare più o meno normalmente e lui è rimasto tre mesi a casa mia ad assistermi, giorno e notte, e i primi tempi deve essere stata una cosa molto pesante. Ma non si limitava ad assistermi, si sedeva accanto a me e parlavamo molto, mi trattava con affetto. Piano piano ho imparato a capire il suo mondo, ed era un mondo difficile, tanto difficile che io non credevo che un mondo così potesse esistere.

Dormivamo nella stessa stanza, io sul letto ortopedico e lui su una brandina. Gli ho chiesto perché si era licenziato dal lavoro e mi ha detto che non si è licenziato ma che lo hanno licenziato perché uno dei suoi capi con lui ci aveva provato e lui lo aveva mandato a quel paese. Mi ha anche detto che stava a casa mia anche per il fatto che senza quattrini non poteva più pagarsi la stanza e che quindi aveva colto l’occasione anche per trovare una sistemazione momentanea. Questo discorso mi ha colpito molto.

Mi ha parlato molto brevemente della sua famiglia, se così possiamo chiamarla. Il padre non lo ha riconosciuto e, in pratica, lui non lo ha visto quasi mai, la madre è morta per overdose quando lui era piccolo ed è stato affidato alla nonna che viveva di pensione in condizioni molto precarie, poi quando lui aveva 22 anni è morta anche la nonna, lui aveva appena trovato un lavoretto e condivideva una stanza in affitto con un altro ragazzo, ma dopo che lo hanno licenziato ha dovuto lascaIre anche la stanza.

Fulvio è estremamente orgoglioso, ha una dignità, con me non ha mai parlato di denaro e questo vuol dire che, se sta con me, non ci sta per soldi o per trovare una sistemazione, Tra l’altro, nell’ultimo periodo della mia convalescenza si è anche trovato un lavoro. Proprio per questo siamo stati costretti ad arrivare ad un chiarimento. Mi ha detto che poteva essere di nuovo autonomo e che se ne sarebbe andato. Io ho cominciato ad avere paura, sapevo di non poter chiedergli di rimanere con me adducendo motivi di utilità economica perché una cosa del genere lo avrebbe fatto infuriare. Lui non voleva dipendere da nessuno, mi disse: “Adesso non hai più bisogno di me.”

È stato proprio per rispondere a quella affermazione che gli ho detto che mi ero innamorato di lui. Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Non mentire! Si vede che non è vero!” Allora ho dovuto correggere il tiro: “Beh, penso che potrei innamorarmi di te, però, ti prego, non te ne andare!” Lui mi ha guardato fisso per qualche secondo: “Almeno non hai detto bugie.” Ed è rimasto con me. Temevo che volesse fissare un termine, per esempio che mi dicesse: “Resto solo un mese.” Ma notai subito che non aveva fissato nessun limite, ma ovviamente di questo non gli dissi nulla. La nostra convivenza è cominciata così.

Col nuovo lavoro ha avuto grossi problemi, volevano licenziarlo perché non voleva chiudere gli occhi di fronte a forme di malcostume molto radicate. Poi ha cambiato lavoro ed è stato meglio. Il nuovo lavoro lo impegnava di più ma era pagato meglio. Per un certo periodo (due o tre mesi) ho pensato che Fulvio si fosse trovato un ragazzo, perché stava molto tempo fuori casa, ero preoccupato ma non avevo il coraggio di chiedergli nulla, lo vedevo stanchissimo, stressato, quasi fisicamente distrutto dal lavoro.

A un certo punto ho pensato che avesse veramente problemi gravi perché stava a casa solo la notte e per pochissime ore, e allora non ce l’ho fatta più e gli ho chiesto che cosa avesse. Mi ha guardato, ha meditato un momento e poi mi ha detto: “È giusto che tu lo sappia: io ho un ragazzo, se vuoi faccio le valigie oggi stesso e me ne vado.” Io l’ho fermato e gli ho detto: “Ok, hai un ragazzo, ma perché sei così stressato?” E mi ha risposto: “Perché Claudio ha problemi enormi e stiamo cercando di risolverli, io lavoro dalla mattina alla sera, faccio i turni doppi e non riesco a vederlo quasi mai…” È così che mi ha parlato di Claudio, “un ragazzo che la famiglia ha rifiutato e che sta uscendo da brutti giri, che è scappato dalla sua città perché aveva proprio paura dei delinquenti che lo costringevano a … beh, hai capito …”

Mi ha detto che Claudio aveva un posto letto in affitto e che non lavorava perché fisicamente era conciato molto male. Gli ho detto: “Ma portalo qui! Ci stringiamo un po’ e ci entriamo tutti e tre, poi vediamo che cosa si può fare.” Mi ha guardato strano, poi ha detto: “Ti rendi bene conto di quello che stai dicendo?” Gli ho risposto: “Forse no, ma non perdiamo tempo, andiamolo a prendere.” Claudio era veramente messo male: pelle o ossa, due ore dopo era a casa con Fulvio. Ho ceduto a loro la mia stanza che aveva un letto doppio e io mi sono spostato nella stanzetta, loro non volevano, ma li ho costretti. Il pomeriggio stesso abbiamo portato Claudio da un medico molto bravo che gli ha prescritto una serie di esami e che ci ha spiegato come fare per far prendere in carico Claudio dal servizio sanitario della nostra regione, dato che lui viene da un’altra. Ovviamente Claudio ha fatto anche il test HIV e siccome non aveva avuto rapporti sessuali ormai da parecchio tempo, era trascorso anche il periodo finestra. L’esame ha dato esisto negativo e ci siamo tranquillizzati, dopo pochi giorni abbiamo avuto in mano tutti i risultati clinici. In pratica Claudio si portava appresso gli esiti di una broncopolmonite non curata e il recupero pieno avrebbe richiesto tempo. Tutto il resto era in ordine. Claudio aveva allora 23 anni, era molto alto ma aveva già la schiena curva ed era magrissimo. Ci siamo presi cura di lui e lo abbiamo visto lentamente rifiorire. Fulvio ne era innamorato pazzo e vederli insieme mi faceva una tenerezza immensa, con me erano assolutamente naturali e disinvolti. Certe volte vedevamo la televisione insieme, io in poltrona e loro accoccolati insieme sul divano. Io che in teoria avrei dovuto essere geloso, mi sentivo felice di vederli così.

Sono passati ormai quasi 5 anni. Viviamo ancora insieme, ormai siamo una famiglia, loro sono una coppia molto tenera e molto vera, io non so che cosa sono, all’inizio ero un po’ una tata, adesso sono “solo” un amico vero che a loro vuole bene. Adesso anche Claudio lavora e dividiamo tutte le spese, me l’hanno posto come condizione inderogabile per continuare a stare insieme. Il mio è certamente uno strano modo di essere gay eppure non ci rinuncerei per nulla al mondo: la loro felicità è la mia felicità!

Devo aggiungere ancora un’altra cosa che mi sembra molto importante. Un giorno mi sono trovato a casa dei miei genitori, ho preso il coraggio a due mani e ho raccontato loro tutta la storia. Non sapevo come l’avrebbero presa. Mio padre mi ha guardato fisso negli occhi, poi si è alzato in piedi, mi ha detto: “Vieni qua!” e mi ha abbracciato stretto, poi ha scambiato un’occhiata di intesa con mamma e mi ha detto: “Domenica venite a pranzo da noi!” Non ci sono stati altri commenti di nessun genere. La domenica, quando Fulvio e Claudio sono venuti a casa, te lo dico quasi con le lacrime agli occhi, i miei erano proprio felici come due ragazzini e Fulvio e Claudio sono stati benissimo. Adesso ogni tanto mamma passa a casa mia, mette a posto le cose e ci porta qualcosa di già cucinato da mangiare. Fulvio e Claudio hanno un bellissimo rapporto coi miei genitori, in pratica siamo una famiglia allargata.

Questo è tutto, Project, ovviamente puoi mettere la mail dove credi meglio perché non ci sono elementi identificabili e i nomi sono stati cambiati. Fulvio e Claudio ti salutano, anche loro hanno sentito parlare di te!

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SESSO GAY, RECITAZIONE E COMPORTAMENTI AMBIGUI

Questo post è dedicato alle proiezioni e alle ambiguità che possono presentarsi nell’ambito della sessualità gay. Sottolineo a scanso di equivoci che sono cose che esistono anche in ambito etero, ma qui restringeremo lo sguardo solo sulla realtà gay.

Cerchiamo come prima cosa di circoscrivere l’argomento. Non intendo parlare di storie d’amore gay, perché quando la relazione è fortemente radicata a livello affettivo i comportamenti sessuali stereotipati tendono a svanire a vantaggio di una sessualità più profondamente di coppia, intendo invece trattare di relazioni, spesso saltuarie, anche se durature, senza una salda base affettiva o con una base affettiva solo unilaterale, in questi tipi di relazione, che si reggono solo sull’appeal sessuale, la dimensione proiettiva assume spesso un peso notevolissimo, intendo dire che si tende a mettere da parte l’idea che la sessualità di coppia si costruisce in due, proprio per il fatto che qui non c’è propriamente una coppia ma solo due individui che decidono a soddisfare se stessi uno tramite l’altro, senza neppure cercare di costruire un rapporto affettivo di coppia.

Il risultato di tutto questo è che l’altro è considerato come uno strumento, e siccome non ci si adegua ad uno strumento ma si richiede che sia lo strumento ad adeguarsi a noi, il partner di una relazione sessuale di questo genere non interessa tanto come persona ma come involucro che può essere riempito proiettivamente con contenuti che nulla hanno a che vedere con la realtà.

Il meccanismo delle proiezioni sfocia talora nella richiesta al partner di recitare una parte. Cito qui un brano di una chat tra un 34enne che si ritiene bisessuale (A) e un 37enne gay (B):

A scrive: No! Così non va bene! Sei rozzo, devi essere più dolce più femminile, più sottomesso, devi fare resistenza come farebbe una donna, e soprattutto non devi dire stupidaggini, non devi fare commenti non devi fare sproloqui da checca innamorata
B scrive: Guarda io a te ci tengo veramente ma non ti posso mica prendere in giro, non è una recita! Se vuoi una ragazza te la cerchi! Ce ne stanno tante!
A scrive: Non ti preoccupare che me la cerco! Però tu devi fare la tua parte e non mi fare quello che casca sempre dal pero! A te fare la femmina ti piace eccome! Ammettilo! Non essere ipocrita!
B scrive: A me piace stare con te, è per questo che ci sto …
A scrive: No! A te ti piace essere messo sotto e fare la femmina!
B scrive: No! Proprio per niente!
A scrive: Ho capito, me lo hai detto mille volte! Però che ti costa farlo? È di questo che ho bisogno, se tu mi vuoi bene devi fare quello che dico io, ma devi fare la femmina vera!

Un altro esempio di proiezione che arriva fino alla richiesta di recitare un ruolo è il seguente tra due gay entrambi 35enni.

A scrive: Domani passo, sei pronto? E poi anche pipì…
B scrive: Ok … e tu come stai?
A scrive: Domani mi devi trattare proprio come una puttana… hai capito?
B scrive: Io ci provo, ma non mi viene spontaneo… tu non sei una puttana
A scrive: ci devi riuscire, mi devi umiliare, deve essere padrone, devi reagire forte, pure a schiaffi se non faccio quello che vuoi tu, tanto io non reagisco, sai sicuro…
B scrive: Ok, ci provo…
A scrive: Ma non devi fare una pagliacciata come l’altra volta, devi essere vero, forte, mi devi dominare
B scrive: Ma non si potrebbero fare anche un po’ di coccole o di sesso tradizionale?
A scrive: No! Se uno stronzo se me lo chiedi, non è di questo che ho bisogno da te, quella cose la faccio ma non con te…
B scrive: Bene! Grazie!
A scrive: Ma lo sai e lo hai sempre saputo, e io so che a te ti piace fare il padrone e te lo faccio fare perché ti piace!
B scrive: A me?
A scrive: Sì e sei un ipocrita se lo neghi! Ti piace sottomettere la gente!
B scrive: A me? Mh…
A scrive: Ti prego, non mi contraddire, pure se hai ragione, ma che ti costa fare quello che ti dico?
B scrive. Ok, io ci provo, poi vediamo come va.

Un altro comportamento tipico di alcune relazioni sessuali prive del tutto o quasi di affettività e l’ambiguità dei messaggi, l’incertezza nel proporre un contatto sessuale o addirittura il chiedere sesso in modo esplicito cercando di attribuire al partner la colpa dell’avere accettato quella proposta che non doveva essere accettata. Un esempio di questo comportamento è stato così riassunto:

“Io e Paolo (nome di fantasia) abbiamo una relazione, o qualcosa che somiglia a una relazione. Lui è un bellissimo ragazzo appena trentenne, dal mio punto di vista è il modello di uomo, me ne sono innamorato a prima vista e la cosa dura da anni, solo che lui non è innamorato di me e lo posso capire, perché io ho 44 anni e non sono affatto un bell’uomo.

Che cosa ha trovato lui in me non lo so, ma qualcosa ci deve avere trovato perché è interessato a fare sesso con me, lo sottolineo, non è innamorato di me, ha avuto e ha anche adesso altri ragazzi dei quali è innamorato perso, ma che non sono innamorati di lui e ci sta malissimo e allora si consola con me ma solo a livello sessuale, anche se a me resta qualche dubbio che non sia solo una cosa di sesso, ma so che lui non lo ammetterebbe mai.

Comunque, io lavoro dalla mattina alla sera per mettere insieme il pranzo con la cena e non sto quasi mai a casa perché vivo coi miei genitori, non per scelta ma per necessità, perché hanno grossi problemi di salute, e lavoro in un’altra città, a circa 30 km dalla mia. Sul posto di lavoro ho un minuscolo alloggio di servizio dove c’è anche un letto. Durante i turni di lavoro non posso allontanarmi ma negli intervalli tra due turni ho un po’ di libertà. Paolo sa i miei orari.

Bene, una sera mi chiama al cellulare appena ho finito il turno di sera e ho chiuso tutto e devo aspettare per riaprire al mattino. Sono un po’ spiazzato perché non mi aspettavo di vederlo. Lo faccio entrare nel mio minuscolo alloggio e lui, senza farmi dire nemmeno una parola mi salta addosso e mi strappa letteralmente i vestiti. Per circa mezz’ora facciamo sesso, ed è una cosa seria e partecipata da entrambe le parti (nonostante le precauzioni per la prevenzione delle malattie) io sono piuttosto contento perché lo vedo sciolto e partecipativo, cioè molto meno rituale del solito, d’altra parte per venire da me ha dovuto fare 30 km in macchina.

Fino alla fine del rapporto sessuale va tutto benissimo, cioè non c’è nessun problema a nessun livello, ma una volta che ci siamo rivestiti lo vedevo stranito, mi ha detto: “Tu lo sai che per me tutte queste cose sono deleterie? Perché io non voglio diventare dipendente, e te lo avevo anche detto che dovevi dirmi di no, ma tu hai pensato a te stesso e hai fatto quello che hai voluto e non hai pensato al mio bene, quindi tu non mi vuoi bene veramente, tu pensi solo a te stesso!” Gli ho risposto: “Paolo, ma sei tu che sei venuto a cercarmi fino qui!” E mi ha risposto: “Sì, ma io sono dipendente e mi devo staccare da te e se tu fai così io non mi staccherò mai da queste cose…” Abbiamo cominciato a discutere e poi anche a litigare su questa cosa e io non sapevo che cosa dire.

A un certo punto ha cambiato di nuovo atteggiamento e mi è saltato addosso un’altra volta supplicandomi di non fermarlo, al che l’ho preso per i polsi e l’ho tenuto fermo e lui mi ha detto: “Per l’ultima volta, solo per l’ultima volta! Ti prego non mi rifiutare!” Gli ho detto: “Ma dopo non prendertela con me!” lui ha detto: “No! Stai tranquillo, ma non mi dire di no!” Poi abbiamo fatto sesso di nuovo e si vedeva che era contento e del tutto sciolto, quando facciamo sesso tra noi non ci sono mai problemi, il problema viene sempre dopo… ma quella volta è stato diverso, il sesso è durato di più, è stata una cosa più autentica del solito in qualche modo è stato più sesso e meno dipendenza.

Quando abbiamo finito era notte fonda e lui se ne voleva andare, ma non l’ho fatto andare via perché era stanchissimo, si è sdraiato sulla branda e io ho dormito in poltrona, abbiamo dormito fino alle 6.30, poi siamo andati al bar a fare colazione ed è ripartito dicendo: “Non dire niente!“ Stanotte è stato tutto come un bel sogno ma tra un’ora potrebbe pentirsi di tutto. Non è per me che mi preoccupo ma non vorrei che si sentisse veramente sfruttato sessualmente da me, è una paura generica, perché in fondo non credo proprio che lui lo pensi.”

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RELAZIONI GAY NON STANDARD

Paolo scrive: Ciao Project! Finalmente ti trovo in chat! Non ci sei quasi mai.

Project scrive: Eh, beh, in effetti in chat entro poco

Paolo scrive: Sei impegnato?

Project scrive: No, a quest’ora non c’è più nessuno

Paolo scrive: Se vuoi andare a dormire ci sentiamo un altro giorno, veramente, non fare complimenti

Project scrive: No, nessun complimento, non ho nulla da fare e in genere vado a dormire ben oltre quest’ora, quindi non ho proprio nessun problema

Paolo scrive: Ok, perché volevo parlare un po’ con te

Project scrive: Io sono qui e non ho limiti di tempo

Paolo scrive: Allora, Project, noi abbiamo scambiato alcune mail qualche mese fa ma non ci siamo mai sentiti in chat. Ti ricordo brevemente i fatti: 36 anni, con una sola storia alle spalle e con esperienze sessuali con un solo ragazzo, quello della storia. In pratica è stato l’unico ragazzo di cui mi sono innamorato, quando è cominciata la nostra storia io avevo 26 anni e lui 20, adesso lui ne ha 30. Non stiamo più insieme da molto tempo, più di sei anni, ma siamo rimasti sempre in contatto. Lui ha avuto le sue storie e soprattutto le sue avventure sessuali, ma come ti avevo scritto in una mail, penso che per lui il sesso abbia un valore molto particolare, è una specie di dipendenza che alla fine mette in crisi e fa scappare i ragazzi coi quali lui cerca di costruire una storia. In genere i ragazzi non si rendono conto del senso che lui dà al sesso perché non lo conoscono a fondo. Lui non ha grossi problemi ad avere rapporti sessuali con persone che frequenta e di cui tutto sommato si fida, mentre è molto restio a parlare di sé. È successo così anche con me, prima di arrivare a parlare con me liberamente, cioè prima di fidarsi di me ci ha messo tre anni, poi quando mi ha parlato di tutta la sua vita passata mi si sono aperti gli occhi e ho cominciato a capire che per lui il sesso, a modo suo, cioè con le sue particolarità e le sue fisse aveva un significato speciale. Lui ha vissuto tante esperienze difficili, anche a livello sessuale, e il ricordo di tutte queste cose se lo porta dentro, per lui essere accettato significa essere accettato “com’è” con tutto il carico di problemi che si porta appresso, chi arriva veramente a volergli bene lo deve prendere com’è, mi spiego meglio, per esempio, quando lui sta con me è completamente sciolto, ma il quando lo deve decidere lui, quando cercavo di creare un programma per i nostri incontri, tutto andava a rotoli, se non lo assecondavo si arrabbiava con me e se ne andava, anche se dopo qualche giorno mi richiamava. Qualche volta potevo pure dirgli di no, non se la prendeva a male, ma non potevo sottrarmi sempre a quello che lui voleva. Per esempio quando sta con me, ancora adesso, mi ricorda più volte che lui è stato è sta tuttora anche con altri ragazzi, io gli rispondo che lo so benissimo ma che stare vicino a lui mi fa sempre un effetto positivo e che il fatto che lui possa stare anche con altri non mi turba.

Project scrive: però, scusami se mi intrometto, ma bisogna sempre stare attenti alla salute, perché se lui ha una vita sessuale molto sciolta può anche tenere comportamenti rischiosi

Paolo scrive: sì, questo è vero, ma quando stiamo insieme (ed è una cosa rara) la protezione è massima, la cosa gli dà fastidio ma alla fine l’accetta, perché sa che ho paura delle malattie e non mi vuole mettere in difficoltà.

Project scrive: sì, però magari i rapporti con altre persone possono non essere protetti o non essere protetti adeguatamente e i rischi più grossi può correrli proprio lui

Paolo scrive: Su questo ho cercato di insistere più volte, io penso che lui un certo senso di responsabilità ce l’abbia ma non vedo in concreto che cosa io possa fare per fargli fare “sempre e solo” sesso sicuro. Poi ormai da mesi noi non ci vediamo più di persona per fare sesso e lo facciamo solo per telefono, quindi a rischio zero. Anzi, io sono convinto che lui abbia accettato questa soluzione proprio per non mettere me nella paranoia del sesso a rischio

Project scrive: Beh, è una cosa notevole, è una forma di attenzione molto particolare

Paolo scrive: sì, lo so, l’ho pensato anche io. Adesso siamo a questo punto. Io gli voglio bene e credo che lui, con me, possa avere un dialogo che non può avere con altre persone, e penso che il nostro rapporto vada avanti proprio per questo, perché si vede accettato proprio senza riserve, e poi, io con lui non recito, non gli voglio solo bene, diciamo così come ad un fratello, ma ne sono innamorato, se dipendesse da me vivrei con lui e il fatto che può avere altri ragazzi mi preoccuperebbe solo per la sua salute e per niente altro. Lui di me si fida ed è questo che in qualche modo rende unico il nostro rapporto, con me non recita, non lo ha mai fatto, non è reticente, si scioglie del tutto. Tira fuori tutte le sue debolezze e tutti i suoi lati oscuri perché sa che tra noi non crollerà nulla in nessun caso, penso che sia questo il punto fondamentale.

Project scrive: Non so se posso farti una domanda indiscreta…

Paolo scrive: certo, ci mancherebbe altro!

Project scrive: Hai mai notato in questo ragazzo dei comportamenti che ti hanno messo in allarme, reazioni strane, aggressive, o forme di depressione, o tendenza a parlare senza fermarsi…

Paolo scrive: Vuoi dire se ho notato qualcosa di patologico?

Project scrive: Beh più o meno…

Paolo scrive: No, è un ragazzo intelligentissimo e poi è profondamente onesto, quando stava per mettersi con un altro ragazzo me lo ha detto prima perché non avrebbe sopportato l’idea di imbrogliarmi, e poi è profondamente buono, può fare la sua sfuriata, se gli gira male, ma non è mai aggressivo, se mai se la prende con se stesso e si colpevolizza, si ritiene non all’altezza della situazione. Non vuole che io gli dica che lui è importante per me, anche se lo sa benissimo, e poi ha una grande dignità, siccome è pure un bel ragazzo potrebbe stare facilmente con chi vuole, e magari fare pure la bella vita, ma anche se la parola può sembrare strana, è di una moralità specchiata: per lui l’affettività e il sesso non sono mai stati mescolati con altri interessi, in pratica non ho mai visto ragazzi più onesti di lui. Forse ad alcuni dei ragazzi con cui è stato non ha detto che era stato anche con altri, questo può darsi, ma se è successo è il segno che con qui ragazzi non aveva un rapporto molto profondo

Project scrive: Ma tu per questo ragazzo hai messo da parte l’idea di avere una vita affettiva tua?

Paolo scrive: Sì, ma non mi è costato molto. Cioè, mi spiego, io con lui sono stato bene il periodo che siamo stati insieme, per me esisteva solo lui, e ancora adesso esiste solo lui, perché quando ci sentiamo c’è proprio un clima particolarissimo, e, guarda, non ci sentiamo mica soltanto per fare sesso, anzi, direi che fare sesso succede molto di rado, la maggior parte delle volte ci sentiamo per parlare e io mi sento totalmente a mio agio e penso che succeda anche a lui. Mi viene in mente che qualche volta ha avuto momenti di depressione e di scoraggiamento molto forte, questo è successo e mi ha anche preoccupato, ma è successo soprattutto qualche anno fa, adesso lo vedo più tranquillo, più razionale e non sono stato più veramente in ansia per lui, perché sono convinto che saprebbe cavarsela in qualsiasi situazione e anche che alla fine riuscirebbe frenare quella certa tendenza alla depressione che comunque un po’ ha.

Project scrive: Gli sei mai stato vicino nei suoi momenti di depressione?

Paolo scrive: Sì, certo

Project scrive: E con te, in quei momenti c’era dialogo?

Paolo scrive: Sì, c’era, con me non ha mai avuto forme di chiusura totale, l’ho visto piangere tante volte, ma non mi ha mai rifiutato, nemmeno nei momenti peggiori, io lo abbracciavo e gli dicevo che gli volevo bene e che per me era una persona fondamentale e piano piano si sentiva riconfortato, guarda, Project, con me c’è stato sempre un buon rapporto, io non ho mai avuto paura di perderlo veramente. Per me questo tipo di vita potrebbe anche andare bene, anzi, direi che va bene, ma io credo che lui si senta ancora parecchio sbandato, non so se riuscirà mai a costruirsi una storia stabile, perché non credo che per lui l’idea stessa di monogamia sia alla fine possibile. Lui mi chiede spesso che cosa penserebbe la gente se sapesse quali sono i suoi comportamenti sessuali, me lo chiede perché è come se avesse bisogno di degradarsi, di sentirsi addosso il disprezzo della gente e di poterlo sfidare. Ha sempre avuto l’idea di fare sesso trasgressivo, che poi, capiamoci bene, in quello che fa c’è ben poco di trasgressivo, ma è come se avesse bisogno di dire che lui del giudizio degli altri se ne infischia, cosa che, però alla fine è vera solo fino ad un certo punto

Project scrive: Tu hai accennato ad un’infanzia difficile

Paolo scrive: Sì, però preferisco tenere i discorsi troppo personali tra me e lui

Project scrive: E fai benissimo! Anzi penso che questa sia la base di un rapporto serio, perché il vostro lo è, c’è ben poco di standard, ma è un rapporto che va avanti da dieci anni e che se ha perso qualcosa nel tempo è solo il suo carattere standard, adesso è il vostro rapporto, senza riferimento a nessuno schema, e effettivamente funziona

Paolo scrive: C’è una cosa, Project, che mi lascia molto indeciso, cioè dando per scontato che io per lui continuerò ad esserci, che cosa posso fare per farlo stare meglio? Non so se cercare di essere più presente oppure se continuare a rimanere sullo sfondo. Certe volte ho paura che lui possa cercare di fare un bilancio della sua vita e possa sentirsi alla fine del tutto irrealizzato: con me ha un dialogo serio e fa un po’ di sesso, con altri ragazzi ha certamente una vita sessuale ma non credo che abbia un dialogo vero, alla fine gli manca un punto di riferimento vero, e non credo francamente che potrei essere io, noi siamo stati insieme per anni, all’inizio, ma poi la cosa non è andata avanti perché io sessualmente non ero certamente al culmine dei suoi desideri, e lo posso capire benissimo. Il sesso che vive con me ha un altro senso, è una forma di accettazione, di comunicazione senza riserve ma è evidente che tutto questo comunque non è abbastanza per lui. Sia ben chiaro, Project, lui non andrebbe con chiunque, ha bisogno di sentirsi a suo agio, i ragazzi coi quali ha rapporti sessuali, in fondo sono pochi e sono sempre gli stessi, lui di loro si fida abbastanza ma con loro non ha un dialogo veramente aperto, ha paura che se fosse se stesso al 100% lo metterebbero da parte

Project scrive: Vedi, Paolo, se tra voi, con gli anni, si è creato questo rapporto, che è particolarissimo ma che non crolla, vuol dire che è quello possibile, così le cose procedono e tutto sommato stanno bene a te e a lui, pensare a qualcosa di diverso, che però non è nato da sé in dieci anni, vuol dire comunque forzare le cose, e poi io credo che tra voi ci sia un modo serio di capirvi, quando tu dici che lui si fida di te, dici in sostanza che ti considera come un compagno nel senso più profondo del termine. Se con te ha fatto discorsi difficili che non ha fatto con altri, vuol dire che per lui tu sei veramente importante, sesso o non sesso e il fatto che tra voi il sesso sia un modo di manifestare un’accettazione reciproca senza riserve indica che il legame tra voi è molto importante, sesso o non sesso. Tu dici di questo ragazzo cose molto positive e devo dire che anche a me sembra una persona veramente notevole, cioè una persona da non perdere, perché penso che molto difficilmente potresti trovare con altri ragazzi forme di coinvolgimento analoghe a quelle che provi con lui. L’evoluzione delle cose nel tempo è imprevedibile, tu almeno formalmente non sei il suo ragazzo, sei il suo ex, ma allo stesso tempo sei il suo migliore amico e probabilmente manterrai questo ruolo nel tempo. Non so se lui avrà mai un ragazzo nel senso pieno della parola, cioè un ragazzo del quale potrà fidarsi al 100% e col quale potrà avere un dialogo aperto al 100% come fa con te, è possibile, anzi è probabile che questo non accada e quindi la tua posizione potrebbe diventare stabile. Ormai non siete più ragazzi, siete adulti e anche per questo adesso accettate la relazione che c’è tra voi, che è una relazione d’amore tipicamente adulta e non standard

Paolo scrive: Sì, in effetti potresti avere ragione, ma io continuo a pensare a lui, non per rimettermi insieme con lui ma perché vorrei che stesse bene, che fosse felice. Una volta, quando si era messo con un ragazzo che anche io conoscevo, avevo pensato che fosse veramente felice e tutto lo faceva pensare, i rapporti con me erano diventati più rari, senza sesso, ma non meno autentici e vedevo che era felice, poi la storia è finita e quel ragazzo si è allontanato in via definitiva e io ho pensato che fosse successo proprio dopo un discorso chiaro. In pratica quel ragazzo aveva voluto un mondo di bene al mio ex quando non lo conosceva veramente, quando poi lo ha conosciuto più da vicino non se l’è sentita di andare oltre e ha preferito allontanarsi. Project, io gli voglio bene, voglio che lui stia bene perché è l’unico ragazzo che mi ha preso sul serio a quel livello, stare con lui è una cosa che mi mette in crisi ma è una cosa che non cambierei per nulla al mondo, io non cerco un ragazzo, io voglio lui e basta, e poi, lui c’è, non è mai sparito, insomma non mi sono innamorato di un fantasma ma di un ragazzo vero e veramente speciale.

Project scrive: Sì, lo penso anche io!

Paolo scrive: Project, io adesso devo proprio andare a dormire perché domani lavoro e esco di casa alla sei. Ti lascio la mia mail [omissis], e se ti va possiamo approfondire il discorso.

Project scrive: Posso chiederti una cosa?

Paolo scrive: Dimmi.

Project scrive: Mi autorizzi a pubblicare questa mail?

Paolo scrive: Beh, non ci sono elementi riconoscibili, mi pare, se ce ne trovi puoi toglierli, e poi pubblicala pure, se pensi che possa servire a qualcuno.

Project scrive: Penso proprio di sì. Allora grazi e Buonanotte. A presto!

Paolo scrive: Notte Project e a presto!

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AMORE GAY E SESSO TRASGRESSIVO

Caro Project,

mi trovo in una situazione difficile che non avrei mai posto tra le ipotesi possibili. Ho 45 anni, ho avuto nella mia vita una sola storia seria con l’unico ragazzo col quale ho fatto anche sesso, lui ha 10 anni meno di me, la storia è stata bella, perché lui è uno onesto che parla chiaro e che con me si è comportato benissimo, ma nonostante tutto la storia è durata qualche anno e poi è finita, senza litigi e recriminazioni , ma è finita perché lui cercava altro e penso avesse anche ragione, perché io non mi credo affatto il compagno ideale. Da allora, e sono passati cinque anni,  lui ha avuto diversi ragazzi ma non è mai riuscito ad avere una storia con un minimo di stabilità e l’ho visto precipitare gradualmente in situazioni di disagio progressivamente più grave. Un po’ andava verso la depressione, un po’ verso entusiasmi troppo facili, è diventato sempre più dipendente dal sesso, che ormai non credo sia più per lui una soddisfazione, penso invece che sia diventato una specie di ossessione che gli ha fatto perdere tempo con gli studi e quindi con la possibilità di trovare un lavoro vero, ma soprattutto lo ha convinto di essere una specie di caso patologico e in realtà nei momenti peggiori può dare quell’impressione  ma io credo che sia soprattutto maledettamente solo. Lui sa che io non ho più avuto un ragazzo dopo di lui e ogni tanto mi chiama, specialmente quando sta peggio, io cerco di non deluderlo come posso, ma mi rendo conto che piano piano il dialogo tra noi si è ridotto solo a parlare di sesso. Mi chiede se mi ricordo di quando facevamo l’amore e gli rispondo di sì, perché me ne ricordo eccome, ma poi vedo che in realtà non è interessato al sesso come un modo per stare con ragazzo e per stare bene, ma come un modo di rievocare situazioni trasgressive vissute insieme, che finiscono per essere i ricordi dominanti e mi chiede in particolare e con insistenza se mi ricordo proprio di quel momenti e cerca di ricostruirli in modo molto dettagliato, e il discorso si ripete spesso, tanto da diventare certe volte l’unico argomento di conversazione. Da qualche mese ha cominciato ad andare da una psicologa, che mi sembra una brava donna, non invasiva, con lei parla ma probabilmente lei non lo conosce come lo conosco io. Project, certe volte mi chiedo che cosa posso fare per lui, perché gli voglio bene. È evidente che lui non vuole rimettersi con me e penso che al momento non voglia stare con nessuno ed è proprio questo che mi spaventa, perché penso che la solitudine possa essere una trappola senza uscita. Quando mi chiama, alle ore più improbabili del giorno e della notte, non so mai come reagire, cerco di assecondarlo, ma mi rendo conto che il dialogo è limitato, però penso che comunque è meglio di niente e poi, onestamente, mi fa proprio male vederlo così prostrato e dipendente, è come se ormai per lui tutto girasse intorno  al sesso trasgressivo, che per lui è un interesse proprio perché è trasgressivo. Qualche anno fa, quando non stavamo più insieme, lui mi ha parlato molto di sé e io so, come lo sa lui, il perché di tutto questo. Project, guarda, lui è un ragazzo di una intelligenza mostruosa, quando è veramente lucido, e poi è estremamente diretto, non fa mai giochetti psicologici, non segue strategie, e dice quello che veramente pensa. Io sento ancora una forte attrazione verso di lui, se dipendesse solo da me, non ci penserei due volte e mi rimetterei con lui, ma il fatto è che lui non vuole questo, probabilmente cerca una persona che condivida con lui il fascino del sesso trasgressivo per sentirlo come una cosa normale della quel si può anche parlare senza problemi e che può essere accettata. Project, quando dico sesso trasgressivo non ti immaginare cose folli, per lui la trasgressione eccitante è solo una, quella del tradimento, del doppio gioco, del tenere un piede in due scarpe, dell’andare a letto con uno senza dirlo all’atro, ma tieni presente che quando lui queste cose le ha fatte è stato lui stesso che poi lo ha detto, come se questo, chiamiamolo così, sesso con tradimento della fiducia, dovesse essere accettato e in qualche modo approvato. A parte il fatto che queste cose sono state rarissime eccezioni, anche se nella sua memoria hanno lasciato una traccia profonda. Aggiungo che un comportamento del genere, probabilmente, non avrebbe poi messo in crisi nulla, se fosse stato un’eccezione come in realtà era. Rimettermi con lui, oggi come oggi, è una eventualità assolutamente impraticabile, anche se penso che non sarebbe poi un’ipotesi tanto da scartare, non fosse altro perché io gli voglio bene veramente e lui con me ha un dialogo che non credo abbia con nessun altro. E allora che cosa fare? Se provassimo a rivederci ogni tanto, per esempio ogni due settimane, finiremmo inevitabilmente a letto a fare un po’ di sesso, che però sarebbe fortemente condizionato dai ricordi del sesso trasgressivo e alla fine pure lui si sentirebbe a disagio (è già successo). Io ho rinunciato ad avere un mio progetto per il futuro e il mio desiderio è quello di non lasciarlo solo, ma non so che cosa fare. Nei suoi momenti neri, quando cerco di aprire con lui un discorso più sostanziale, lui mi zittisce e mi chiede di non cambiare argomento e torniamo a parlare dei ricordi del sesso trasgressivo. La sua presenza nella mia vita è una costante ormai da molti anni e lo è tanto più adesso perché lo vedo a disagio. Non vuole che io gli dica che gli voglio bene e mi dice: “E basta con queste cose sentimentali!” E si torna ai soliti discorsi. Eppure non più di un paio di mesi fa, lo avevo visto in modo molto diverso, il rapporto con la psicologa funzionava e lui stava uscendo dall’idea quasi ossessiva di vivere, o meglio di non poter vivere una storia d’amore. In realtà, però, era come se avesse semplicemente accettato l’idea che non avrebbe mai avuto una storia d’amore, ma non perché nessuno si sarebbe innamorato di lui, ma perché lui non si sarebbe mai innamorato veramente di nessuno. Project, mi porto dentro tanta malinconia e non so che cosa fare, ne sono ancora innamorato e mi sento veramente allo sbando. I miei sogni non si combinano con i suoi, e io sono anche disposto ad adeguarmi ai suoi ma non so come e soprattutto temo di potere essere un rimedio peggiore del male. La storia finisce qui. Il futuro è molto incerto e non ho punti di riferimento di nessun genere. Che devo fare, Project?

Alessandro

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UNA COPPIA GAY CON UN AMICO SPECIALE

Ciao Project,

volevo raccontanti in breve la mia storia più recente, che è cominciata  in sordina ma che sta diventando la struttura portante della mia vita.

Ho 41 anni, quindi non sono più un ragazzo da un pezzo, ho avuto le mie storie, specialmente tra i 20 e i 30 anni, poi sotto il profilo sessuale sono entrato in una specie di limbo, mi sono dedicato soprattutto al lavoro e in pratica ho messo in stand by la mia vita affettiva-sessuale. Incontravo i miei amici, passavo le serate con loro e stavo bene ma l’idea di trovarmi un ragazzo l’avevo messa da parte. Il mio lavoro, che mi piace molto, mi coinvolgeva e occupava quasi tutto il mio tempo, il tempo rimasto lo dedicavo agli amici, questa condizione, diciamo così di sospensione della vita affettiva è andata avanti per diversi anni, direi quasi fino ai 38, poi ho incontrato Stefano, un ragazzo che ne aveva allora 25 anni, io ne avevo 39. Con Stefano è cominciato qualcosa di nuovo e di inaspettato, che all’inizio ho faticato molto a definire. Non era la classica storia d’amore, anche se lui è veramente un bel ragazzo. Lui ha la sua vita affettiva e sessuale, ha un ragazzo fisso e non lo lascerebbe certo per me. D’altra parte io non l’ho mai considerato come un possibile fidanzato e per la verità di fantasie sessuali su di lui ne ho avute ben poche, cioè è successo specialmente nei primissimi tempi, quando tendevo a inquadrare la relazione come una classica relazione di coppia, poi, man mano che mi sono reso conto che le cose non stavano così, sono sparite anche le fantasie sessuali. Stefano mi chiama più o meno una volta alla settimana, io gli mando un sms molto intenso nei giorni di festa o in risposta a sms mandatimi da lui. Non parliamo spesso ma tra noi si è creato un rapporto speciale che non riesco a definire, stiamo bene insieme, si creano dei momenti molto intensi ma lui sta col suo ragazzo e da quello che vedo per lui il suo ragazzo è veramente essenziale, me ne parla spesso ma non da innamorato da operetta, ne parla con rispetto, con stima, è evidente che si vogliono bene e che tra loro c’è una comunicazione seria, ma il suo ragazzo ha 21 anni e io ne ho 20 di più e questo fa la differenza, almeno è quello che io penso. Io penso che Stefano tenda a non caricare troppo il suo ragazzo parlandogli dei suoi problemi, in qualche modo lui sente di avere una funzione protettiva rispetto al suo ragazzo, tende a rassicurarlo. Ha parlato di me al suo ragazzo e ha insistito perché ci incontrassimo tutti e tre, cosa che è successa. Loro si scambiavano tenerezze davanti a me e la cosa non solo non mi turbava minimamente ma mi sembrava molto bella. Adesso il suo ragazzo, ogni tanto, mi telefona, soprattutto per sapere se Stefano è da me, io penso che si sia reso conto che non ha nulla da temere, e d’altra parte mettere in crisi la storia d’amore di un ragazzo di 21 anni che, tra l’altro, è la felicità di Stefano, sarebbe veramente una cosa squallida. Ma torniamo a Stefano. Ormai do per scontata la sua presenza, penso che sarà una costante della mia vita e già ora è un punto di riferimento fondamentale. Mi sono chiesto mille volte e continuo a chiedermi ogni giorno se la mia presenza possa in qualche modo danneggiare Stefano o il rapporto con suo ragazzo, perché potrei anche essere un elemento dirompente, però vedo che né Stefano né il suo ragazzo mi avvertono come un pericolo, il rapporto tra noi è assolutamente tranquillo, non credo affatto che il ragazzo di Stefano reciti con me fingendo simpatia per compiacere Stefano, lo vedo proprio sereno e a suo agio. D’altra parte io cerco di invadere il campo il meno possibile. Qualche tempo fa non sono stato bene e ho percepito nettamente la presenza sia di Stefano che del suo ragazzo. Sono venuti a trovarmi più volte, mi hanno telefonato entrambi più volte. Credimi, Project, certe volte non so proprio che cosa fare e cerco di mettermi da parte, di lasciare loro la massima libertà, anche, qualche volta, di non farmi trovare. Certe volte vorrei uscire da questo tipo di rapporto che per certi versi mi sembra strano ma poi non lo faccio perché mi rendo conto che non mi permettono di allontanarmi, che in qualche modo alla mia presenza ci tengono, che la ricercano. Mi sento quasi caricato di una responsabilità e non solo nei confronti di Stefano. Non posso negare che tutto questo sia per me anche profondamente gratificante, perché la mia vita affettiva gira ora completamente intorno a questi due ragazzi e mi sento finalmente vivo. Mi colpisce il fatto che tutto questo non abbia per me implicazioni sessuali e che io mi aspetti al massimo la prosecuzione delle cose così come sono adesso, cosa che però considero veramente importante. Non so se preferirei una normale relazione di coppia comprese le implicazioni sessuali, in fondo quella è solo un’ipotesi, mentre la presenza di Stefano e del suo ragazzo è una realtà e comporta un coinvolgimento affettivo molto forte e reciproco. Stefano mi considera “solo” un amico ma nel dire “solo” vuole specificare che la sua scelta di un compagno l’ha già fatta e resterà quella, ma ci sono altri livelli di implicazione nei quali una “semplice” amicizia può avere un peso enorme nel determinante l’equilibrio interiore di un individuo. Ti confesso, Project, che ho molta paura di poter fare danni che magari potrebbero manifestarsi a distanza di anni. So bene che tutto quello che va in qualche modo fuori schema presenta dei rischi , vorrei solo che tutto questo non si trasformasse col tempo da una bellissima relazione in un motivo di incomprensione e di risentimento. Al momento non c’è niente di simile e proprio per esorcizzare questa eventualità sto cercando di mettermi gradualmente da parte. Che ne pensi, Project? Ovviamente, se vuoi, puoi pubblicare la mia mail.

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