GAY E RIMOZIONE DEL SESSO

Caro Project, sono capitato casualmente sul tuo forum e posso dire che sono rimasto colpito, perché permette di gettare veramente uno sguardo sulla realtà gay. Io ho passato i 50, ho avuto i miei problemi e anche le mie storie e adesso sono di nuovo felicemente single (o quasi) da anni. Mi dispiace solo che sento il mio primo e forse unico ex-compagno (se posso chiamarlo così) molto raramente, è un brav’uomo, non c’è dubbio, ma alla fine non ha molto senso cercare di stare insieme per forza quando si avverte che forse si starebbe meglio soli. Quando ci siamo lasciati, penso che sia stata una liberazione per entrambi. Lo ripeto, penso che sia una bravissima persona, ma questo non è un motivo sufficiente per stare insieme. All’inizio, ormai quasi dieci anni fa, c’era qualcosa di forte che ci spingeva uno verso l’altro, forse ci conoscevamo ancora poco e ognuno poteva proiettare nell’altro tutto quello che voleva, in pratica ci siamo innamorati delle nostre proiezioni, i primissimi tempi sono stati belli, poi sono arrivate le prime insoddisfazioni, i primi dubbi, i primi tentativi di provare a rinsaldare il rapporto. Non so se mi ha mai tradito, e francamente non credo, ma il motivo della crisi del nostro rapporto non ha niente a che fare con queste cose e nemmeno con modi incompatibili di vedere la vita, perché sotto quel punto di vista siamo molto simili. Io penso che anche lui, più che altro, abbia provato il desiderio di non essere legato più a nessuno, non so se puoi capire: il fatto di tornare a casa dal lavoro e di trovare il tuo compagno che aspetta non basta e qualche volta puoi sentirlo come una mancanza di libertà, perché se quando torni a casa il tuo compagno nemmeno ti guarda, non perché ha un amante segreto, ma molto brutalmente, perché si è stufato di te, perché è annoiato e anche deluso dal fatto di vivere in coppia… beh, che cosa ti resta da fare se non prenderne atto e cominciare a fare le valigie. Tra l’altro non abbiamo proprietà in comune e la casa è in affitto, quindi basta dare la disdetta e passare il contratto a nome di uno solo di noi e le complicazioni giuridiche sono finite. In pratica quando ci siamo lasciati, la casa è rimasta a lui e io sono andato da un’altra parte in via temporanea, poi, per fortuna, ho trovato un lavoro migliore in un’altra città e me ne sono andato. Questa è la prima parte della storia.

Arrivato nella nuova città, all’inizio ho avuto qualche problema per trovare casa, poi ne ho trovata una che poteva andare bene per me (2 stanze) e mi sono sistemato lì. Sul lavoro mi trovavo abbastanza bene ma c’era una cosa che mi piaceva poco e che mi metteva in ansia. I miei colleghi (otto persone in tutto, sei uomini, quattro sposati e due no, e due donne, una sposata e una no) erano abituati a una vita comune che a me non piaceva per niente. Si incontravano spesso, andavano spesso in vacanza insieme, si invitavano reciprocamente a cena una o due volte alla settimana, e ovviamente hanno cercato di coinvolgere anche me, ma io sono rimasto sempre in disparte e non ho mai partecipato a nessuna della loro attività, evidentemente ci sono rimasti male e alla fine non mi hanno più invitato, cosa che per me è stata una vera liberazione. Il mio tempo libero, che in realtà era poco, lo passavo in casa, a leggere, a sentire musica, oppure su internet, a cercare siti gay come il tuo ma anche siti porno, non mi vergogno di dirlo, ma contatti con persone non ne ho mai voluti, quindi niente facebook, niente social di nessun genere e niente siti di incontri o chat erotiche, insomma, la mia era una vita totalmente da single ed è andata avanti così per parecchi mesi. E questa è la seconda parte della storia.

Un giorno mi fermo a parlare con uno dei miei colleghi (32 anni, non sposato, io ero molto più vecchio di lui) la conversazione è gradevole ma dura pochi minuti, perché sul lavoro di tempo libero ce n’è veramente poco, mi invita a pranzare con lui durante la pausa ma io gli dico che non posso perché ho molto da lavorare. Una risposta del genere, per me significava: “No, grazie! Non sono interessato!” ma evidentemente lui l’ha letta come: “Vorrei venire a pranzo con te, ma purtroppo ho troppo lavoro e non posso!” e da qui è cominciato il gioco degli equivoci. Lui ha cominciato ad insistere e io ho cominciato a raccontare bugie, una appresso all’altra. Era evidente che mi stava facendo la corte, cosa un po’ strana perché un bell’uomo come lui, se vuole, ne trova cento! Io mi sentivo in imbarazzo, lui mi piaceva ma io non volevo più saperne di cominciare storie di coppia e nemmeno di avere avventure. In pratica gli ho sempre detto di no, ad ogni proposta e senza nemmeno tentennare, ma lui non mollava e la cosa mi teneva in agitazione. A un certo punto ho avuto la netta sensazione che prima o poi avrei ceduto, ma non volevo che succedesse e allora ho preso una decisione estrema, senza dire niente a nessuno ho chiesto trasferimento in un’altra città, ed è stata una cosa molto complicata, perché volevo andarmene ad ogni costo e ho dovuto fare una ricerca approfondita per chiedere una nuova sede in modo da essere sicuro di ottenere il trasferimento. Ho disdetto l’appartamento, venendo a patti col proprietario che mi è toccato rabbonire con una adeguata bustarella. Arrivano le feste di Natale, mi viene comunicato che dal 2 gennaio dovrò prendere servizio nella nuova sede. Ovviamente non dico nulla a nessuno, lo sa solo il dirigente, che sta in un altro palazzo, lontanissimo da dove lavoro io. Vado nel mio ufficio quando non c’è nessuno, faccio un pacco di tutte le mie cose e mene vado come un ladro. Arrivo nella nuova città, dal 2 gennaio prendo servizio, vivo temporaneamente in una pensione, nel frattempo cerco un appartamento, ma qui è molto difficile trovarne uno, o sono costosissimi o solo lontanissimi dal mio posto di lavoro. Dopo tre settimane trovo una soluzione che mi sembra accettabile. Nel frattempo ricevo le telefonate sconcertate dei miei ex-colleghi che hanno pensato di avermi fatto qualche sgarbo magari inavvertitamente tanto da spingermi ad andare via in quella maniera. Ricevo le telefonate di “tutti” i miei colleghi con l’unica eccezione di “lui” che non si fa proprio sentire. Non nego che ci sono rimasto un po’ male perché ho pensato che lui il vero motivo della mia fuga lo abbia capito. Non so se lui avesse capito che ero gay, ma non è affatto scontato, potrebbe aver pensato di aver insistito troppo con la persona sbagliata che poi lo ha scaricato in quel modo non potendo fare altrimenti. Nella nuova sede siamo in tanti, tantissimi e i rapporti tra colleghi sono molto superficiali, in pratica ognuno si fa i fatti propri e nessuno si impiccia della vita altrui, l’ambiente è proprio quello che io andavo cercando. Il dirigente è un po’ pignolo ma è anche molto tranquillo e se ci sono problemi non te li scarica addosso ma si prende le sue responsabilità. E questa è la terza parte della mia storia.

Dopo quasi dieci mesi nella nuova sede, una mattina vado al lavoro e rimango trasecolato, nella stanza dove lavoravo da solo hanno aggiunto una seconda scrivania, chiedo perché e mi dicono che il lunedì successivo sarebbe arrivato un novo collega e che siccome gli altri erano già due in ogni stanza, lo potevano sistemare solo da me. La cosa è logica e non posso obiettare nulla. Beh, Project, penso che tu abbia capito chi era il nuovo collega. La mattina del lunedì lo trovo già in stanza. Ci salutiamo come due colleghi che si ritrovano per caso, ma non era assolutamente un caso. Ormai bisognava arrivare ad un chiarimento serio. A fine mattina mi dice che ha le valigie al deposito bagagli della stazione e che dovrà stare in albergo perché non è riuscito a trovare casa, poi mi invita a pranzare con lui, questa volta accetto. L’imbarazzo è palpabile. Ti riporto qui di seguito il dialogo, così come l’ho ricostruito il giorno stesso per non perdere memoria di nulla. Salto tutti discorsi di circostanza e vado subito al sodo.

Lui: Ma perché sei andato via in quel modo? Però, dimmi la verità…
Io: Senti Paolo [lui si chiama Paolo], non fare troppe domande…
Lui: Hai avuto paura?
Io: Paura? E di che?
Lui: di me…
Io: Perché dovrei avere paura di te?
Lui: Uno che non ha paura non scappa…
Io: ma io non sono scappato…
Lui: non dire bugie!
Io: E tu perché sei venuto qui?
Lui: perché io non ho paura…
Io: ma che cosa vuoi da me?
Lui: Non mi dire che non ci siamo capiti… perché non è vero … se è veramente quello che vuoi posso anche chiedere un altro trasferimento, magari un una sede disagiata, così ti lascio in pace… non ti voglio dare fastidio…
Io: ma che dici? Piuttosto, se vuoi puoi stare da me finché non trovi una sistemazione, perché qui trovare casa è complicato…
Lui: Grazie! Me ne vado appena trovo casa, stai tranquillo!
Io: Per favore non insistere su questo tasto! Mi pare che non c’è molto altro da dire…
Lui: beh, ci sarebbe eccome…
Io: Voglio dire che non c’è bisogno di dirlo.

Finita la giornata di lavoro siamo andati alla stazione a prendere i suoi bagagli e li abbiamo portati a casa, si è sistemato nella seconda stanza, non sembrava un ospite, faceva tutto lui, ha preparato la cena, non mi ha permesso di lavare i piatti, alle 22.00 mi ha detto che era stanchissimo ed è andato a dormire. Io ero completamente sottosopra, sono andato a dormire anche io ma ho dormito molto poco. L’indomani mi sono alzato prestissimo, alle 6.15, mi sono preparato e sono sceso al bar a prendere il necessario per la colazione, colazione a casa! Erano anni che non facevo colazione a casa! Preparo tutto con molta cura e mi sorprendo quasi interessato a fare una bella figura con Paolo. Paolo guarda compiaciuto il tavolo e mi dà un pacchetto. Mi dice questo è per te! È una bottiglia di lavanda. Mi dice che è la stessa che usa lui, evidentemente il gesto è simbolico.

Ormai sono passati tre mesi, gli ho detto che se vuole può stare a casa mia “dividendo le spese”, per dare una motivazione formale alla cosa. Ci siamo comportati sempre come buoni amici e niente di più. Ti sembrerà strano, Project, ma io voglio che le cose vadano avanti così e magari spero pure che si trovi un ragazzo e che se ne vada con lui. Ho cominciato a volergli bene, ma non voglio avventure e nemmeno storie serie, lui lo sa, non insiste. Non so se diventeremo mai una famiglia nel vero senso della parola, o forse siamo già una famiglia. A me sta bene così, anche se è incredibile, forse ho più bisogno di un figlio che di un amante o forse mi sento amato anche così.

Insomma Project, non so se lui soffra per questa situazione ma non mi sembra proprio, In questo modo abbiamo trovato un nostro equilibrio e così la cosa può andare avanti senza vincoli di nessun genere, salvo un po’ di affetto. Quando sento la gente che parla di tradimenti mi viene da pensare che io quasi quasi vorrei essere tradito da lui, per il suo bene, non lo odierei affatto, ansi penso che tra noi non cambierebbe proprio nulla, o forse sì ma in meglio.

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AMORE GAY NON ESCLUSIVO

Ciao Project, ho visto che nel forum ci sono parecchi post dedicati agli ex e che non è molto raro che anche dopo la fine del rapporto di coppia si mantengano dei contatti importanti con il proprio ex, ed è quello che è capitato anche a me. Sono un quarantenne che nel corso della sua vita è stato con un solo ragazzo, più giovane di 11 anni. Ho voluto bene al mio ragazzo e ho anche sentito il suo affetto verso di me, penso sia stata per entrambi un’esperienza fondamentale. Io ero molto inibito e sostanzialmente incapace di capire il valore della sessualità vissuta in coppia, lui era molto più sciolto sessualmente ma tendeva a dare poco valore all’affettività, che per me è sempre stata fondamentale. Le nostre differenti visioni dei rapporti di coppia, inizialmente hanno creato qualche problema, ma poi, col passare degli anni, le nostre posizioni si sono sempre più avvicinate. In teoria tutto lasciava pensare che il nostro rapporto potesse continuare in modo tranquillo indefinitamente, ma non è accaduto così. In fondo i miei complessi erano ancora lì in buona parte e lui continuava ad avere resistenze a capire il fatto che per me volergli bene non era solo una questione di sesso. In fondo anche per lui non era una questione di sesso. Certe volte io non arrivavo a capire quanto lui avesse bisogno di un contatto sessuale e mi mettevo a parlare di cose molto teoriche e anche stupide, invece di mettermi veramente in sintonia con lui, lui si sentiva non capito, trascurato, io lo vedevo cambiare di umore e non capivo il perché. Quando aveva bisogno di sesso, nonostante la sua disinvoltura sessuale, non lo diceva sempre esplicitamente, anche perché sapeva che su quel terreno io ero spesso un po’ restio a seguirlo, sembra paradossale ma è così. Per un po’ le cose sono andare avanti così, poi mi ha detto chiaramente che mi voleva bene ma che lui aveva bisogno anche di altro. Sul momento ci sono rimasto male, poi mi è venuto in mente che lui è tanto più giovane di me e che forse il motivo di fondo è proprio quello. Gli ho detto che lo capivo benissimo e che non ci sarei rimasto male e l’ho anche incoraggiato a trovarsi un altro ragazzo. Quando poi lo ha trovato realmente sono andato in crisi, mi sentivo solo, in un certo senso sapevo che avevo fatto la cosa giusta ma la sua presenza mi mancava moltissimo. Lui aveva il suo ragazzo e stava anche bene con lui, almeno così sembrava, ma non mi ha abbandonato per questo. Quando parlavamo lo sentivo più sereno, meno nevrotico, e questo mi faceva stare bene. Io non lo chiamavo mai perché lui si sentisse libero, lui invece si faceva sentire, parlavamo abbastanza spesso su skype. Le nostre conversazioni non erano più quelle di due innamorati, ormai quella dimensione l’avevamo superata, ma erano comunque conversazioni di due persone che si stimano e che non vogliono perdersi e francamente non mi sembrava che il nostro rapporto avesse meno valore di prima, anche se forse per lui non era esattamente così. Ho conosciuto il suo ragazzo, che sapeva che lui era stato prima con me, e sono rimasto molto bene impressionato, era un ragazzo molto serio e gli voleva bene. La storia con questo nuovo ragazzo è andata avanti per quattro anni, poi è successa con lui una cosa simile a quella che era successa con me, non stavano più insieme ma continuavano a vedersi e penso anche a volersi bene. Un giorno viene da me, mi dice che vuole fare sesso con me ma aggiunge subito che è appena stato con l’altro suo ex. Io sono parecchio perplesso, gli dico che ci possono essere dei rischi per le malattie, lui mi dice: “Stiamo solo a letto insieme e tu mi abbracci… ok?” E abbiamo fatto così. Mi ha detto che l’altro suo ex sapeva che lui sarebbe venuto da me e non ha avuto problemi. Abbiamo parlato moltissimo. È stata una delle più belle nottate che ho passato con lui. È una storia di coppia la mia? Tecnicamente no, però, per quanto sia una cosa anomala, è comunque un modo di volersi bene. Lo dico con piena consapevolezza perché vedo che nessuno di noi tre, oggi come oggi, si sente a disagio per la nostra storia. Sappiamo tutti come stanno le cose e accettiamo la situazione senza problemi. Certo non è la storia di Cenerentola e del principe azzurro e, vista da fuori, può sembrare strana. Lui ama me ma anche il suo secondo ex, noi siamo stati abituati a pensare che i rapporti affettivi e più ancora quelli sessuali debbano essere esclusivi, che la fedeltà sia una virtù e che il tradimento sia una colpa grave, ma qui non c’è nessun tradimento, sappiamo tutti come stanno le cose. Non posso certamente dire di amare di meno il mio ragazzo perché lui sta anche con un altro, che poi è uno che gli vuole bene veramente. Perché dovrebbe rinunciare o a me o a lui? Francamente mi sentirei a disagio se il mio ex si dimenticasse veramente di me, ma se ha bisogno anche di un altro rapporto affettivo-sessuale, beh, non vedo perché ne debba fare a meno. Non mi sta imbrogliando, è tutto alla luce del sole e sono cose molto serie che possono avere un impatto importante sulla sua vita. Siamo proprio mosche bianche, Project? Ti è mai capitato di vedere situazioni simili? Mi piacerebbe conoscere il tuo parere e anche poter confrontare le mie esperienze con quelle di persone che hanno vissuto situazioni simili.

Peter

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LA VERA FINE DI UNA RELAZIONE GAY

Caro Project,
oggi giornata strana, ho risentito il mio ex dopo 15 giorni, è la prima volta che provo la sensazione chiara che tra noi sia finito tutto. Siamo stati insieme per anni con alterne vicende, poi lui si è trovato un altro, cosa che io mi aspettavo e che non mi ha sconvolto, ma tra noi era rimasto un rapporto di amicizia vera molto importante, ci si sentiva spesso e proprio per questo io non ho sentito il peso del distacco, direi che siamo andati avanti così per circa sei anni, lui col nuovo ragazzo, con tutte le vicende del rapporto in corso, io sempre solo, ma tra noi c’era comunque qualcosa di importante. Stamattina mi chiama… beh la sensazione di imbarazzo è stata molto forte, alla fine ci siamo salutati rapidamente, come se lui avesse fretta di chiudere. Abbiamo parlato solo di cose scontate, mentre altre volte restavamo a parlare molto tempo e alla fine rimaneva la sensazione che esistesse veramente una fiducia reciproca. Oggi posso dire che i nostri rapporti sono al capolinea. Fine del viaggio. Il viaggio non finisce quando lui se ne trova un altro ma quando io non conto più nulla per lui. All’inizio sembra che quel momento non arriverà mai, ma poi inesorabilmente arriva e allora ti chiedi a che cosa è servita tutta la nostra storia, che non è stata affatto una cosa banale ed è durata tanti anni. Ormai la nostra storia appartiene al passato, cioè non esiste più. Che cosa me ne resta? Non lo so, sto rimuovendo anche il ricordo. Mi resta forse l’idea che la solitudine è l’unica realtà stabile della vita e che gli amori e le amicizie sono solo particolari modi di non capirsi veramente, o forse tanti anni fa eravamo diversi, ma poi il tempo passa e spazza via anche i ricordi che sembravano più sacri. Domani è un altro giorno. In altri tempi io stesso mi esaltavo davanti alla mia storia d’amore, perché era una storia d’amore, o almeno sembrava tale. Chissà poi che cosa è l’amore. Poi si è persa la componente sessuale e mi dicevo che però c’era rimasto l’essenziale, cioè il volersi bene, ma piano piano si è perso anche quello e adesso mi resta un ricordo sempre più sbiadito di un altro me stesso che ha vissuto un’altra vita in un’altra epoca, ma è come se leggessi un libro, tutto questo non mi appartiene più, non mi apparterrà più e piano piano ne svanirà anche il ricordo. Dopo di lui, non ho avuto altre storie che coinvolgessero il sesso, e anche sotto il profilo del volersi bene non è stata mai più la stessa cosa. Con lui ero convinto, almeno all’inizio, di aver trovato il compagno ideale e per un po’ è stato così, sentivo di essere importante, poi è cominciato un lentissimo ridimensionamento. Non ci sono mai state crisi tra noi, soltanto un lento perdersi, quasi impercettibile, giorno dopo giorno. Oggi non sono sconvolto, ho quasi preso coscienza dell’inevitabilità di tutto questo meccanismo e mi sento protetto, si potrebbe dire vaccinato, per l’avvenire: niente più storie d’amore… Non sono ancora vecchio anche se ho passato i 40, tanta gente crede che a 40 anni la vita sia tutta da vivere ma uno come me non può riuscire ad illudersi due volte. Ho avuto qualche occasione, ma il mio cervello andava immediatamente alla ricerca dei punti critici, delle debolezze, individuava le cose che non mi piacevano del mio potenziale compagno. Una frase fuori posto, una rivendicazione di troppo potevano bastare per mettermi in guardia. Mi dicevo: “Che stai facendo? Ti stai illudendo un’altra volta?” E tanto bastava per smettere di volare e per cercare di tenermi ben stretto alla terra. Davanti a me ho il vuoto, la prospettiva di una vita senza affetti forti, l’alternativa sarebbe illudersi, ma anche quella non è una bella prospettiva, ci resta la terza via, cioè i rapporti meno importanti e più disimpegnati. Il mio programma è solo quello di non avere nessun programma.

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TRISTEZZA E AMORE GAY

Caro Project,
sono da anni un lettore assiduo del forum di Progetto Gay, le storie che tu hai pubblicato, in più di qualche caso presentano attinenze con quello che io sto vivendo da anni, però mi piacerebbe sapere il tuo parere specifico sulla mia situazione personale, che non so sempre come affrontare; in genere non mi provoca grossi problemi ma certamente mi mette in situazioni di forte incertezza, vorrei capire meglio come posso rendere il mio compagno più felice. Capisco che, messa la questione in questi termini, è impossibile farsi un’idea precisa, quindi entro nel merito.
Ho 45 anni, ho vissuto praticamente da solo fino ai 35 anni, poi ho incontrato per puro caso Lorenzo, detto Enzo, un ragazzo fiorentino che aveva allora venticinque anni. La storia del nostro primo incontro ha dell’incredibile.

Era domenica sera, più o meno verso le 23, pioveva a dirotto, io stavo rientrando a casa, quando lungo una strada di grande scorrimento vedo una macchina accostata e uno che chiede aiuto e fa segno di fermarsi. Per un attimo non so che fare, poi, lo confesso, vedo che è un ragazzo alto, magro e tutto bagnato e allora mi fido e mi fermo, anche perché dare una mano a un bel ragazzo non è solo un gesto umanitario.

Devo dire che mi ha colpito al primo sguardo. Mi dice che gli si è rotta la macchina e che non sa che cosa fare. Gli dico di salire sulla mia macchina e che l’indomani ci saremmo preoccupati della macchina, perché non poteva certamente restare lì sotto l’acqua. Sale nella mia macchina, gli chiedo dove posso accompagnarlo e mi dice che dovrebbe tornare a Firenze (noi eravamo a Roma), ma che la macchina non funziona, gli chiedo se vuole che lo accompagni in albergo da qualche parte, mi risponde che non ha soldi, mi offro di prestarglieli io ma non vuole proprio parlare di soldi, mi chiede se posso ospitarlo per la notte, io sono un po’ perplesso perché tengo molto alla mia privacy e una richiesta così poco usuale mi costringere a decidere senza poter capire bene che cosa sto facendo, poi alla fine accetto.

Sale a casa mia, gli do dei vestiti asciutti e va a cambiarsi, gli preparo il letto nella stanza più piccola, che è piccola ma è una vera stanza da letto, gli chiedo se ha cenato e mi dice di no. Gli preparo una rapida cena, è stanco morto, è quasi l’una e gli dico di andare a dormire. L’indomani si vorrebbe rimettere i suoi vestiti che però sono ancora bagnati. Non è pratico di macchine, allora chiamo io il carro attrezzi e faccio portare la sua macchina alla mia officina. Il meccanico dice che il danno è serio e che ci vorrà qualche giorno, lui insiste che deve tornare assolutamente a Firenze in tempi brevi, magari in treno. Gli dico che lo avrei accompagnato a Firenze con la mia macchina e che poi gli avrei portato dopo qualche giorno la macchina riparata. Lui mi risponde che non ha soldi per pagare la riparazione ma che mi restituirà tutto appena potrà. Io gli dico che mi sta bene. Sistemo per telefono alcune cose di lavoro e poi partiamo.

Il viaggio è stato breve ma ci ha permesso di parlare molto. Mi chiede perché faccio tutte queste cose per lui, io sono molto in imbarazzo ma poi alla fine gli dico la verità e cioè che sono gay e che per uno come me, poter essere utile ad un ragazzo è una cosa molto gratificante. Dopo qualche minuto mi dice che è gay anche lui, cosa alla quale io inizialmente fatico a credere, e mi racconta che cosa era andato a fare a Roma. In pratica è innamorato di un ragazzo che lo trattava malissimo e questo per lui non sarebbe stato un problema, ma quel ragazzo, di fatto, non voleva stare con lui. Enzo era venuto a Roma in macchina correndo alla disperata, perché si sentiva perso, voleva parlare con quel ragazzo, convincerlo a non andarsene via, ma non c’era riuscito.

Nel raccontarmi la storia si è messo a piangere a singhiozzi e stava proprio male, mentre guidavo gli ho stretto la mano sinistra per qualche secondo e si è un po’ calmato, mi ha chiesto il numero di cellulare e mi ha dato il suo. A Firenze mi ha detto di lasciarlo vicino a santa Maria Novella e di ripartire subito, e io ho fatto proprio così. Dopo tre giorni la sua macchina era riparata, l’ho chiamato e gli ho detto che gliel’avrei riportata la domenica successiva, mi ha chiesto di portargli la ricevuta del meccanico perché “appena possibile” mi avrebbe restituito tutto. La domenica sono andato a Firenze con la sua macchina. La prima cosa che ha fatto è stata chiedermi la ricevuta. Pensavo che si sarebbe trattenuto a parlare con me almeno un po’ ma non è successo, mi ha detto solo grazie, senza nemmeno stringermi la mano e mi ha congedato. Confesso che ci sono rimasto un po’ male, mi sentivo un perfetto imbecille che aveva fatto tanti chilometri e aveva speso tanti soldi per essere poi congedato così banalmente. Non ho avuto più notizie di Enzo per quasi un mese e ormai non ci pensavo più.

Una notte, a ora tardissima, più o meno verso le due, mi chiama e mi chiede che cosa sto facendo, gli dico che sto dormendo. Lui mi chiede: “Sei da solo?” gli dico si sì e lui dice: “Allora apri il portone.” La prima cosa che ha fatto è stata ridarmi i soldi della macchina, ma era stravolto, aveva la faccia distrutta e tutta arrossata, evidentemente aveva deciso di venire da me già a tarda notte e aveva fatto tutta la strada in preda all’ansia. È rimasto in piedi e si è messo a piangere, diceva che non ce la faceva più a vivere, che per lui la vita non aveva alcun senso, che non sarebbe stato mai felice. In quel momento l’ho abbracciato, ma stava proprio male, l’ho tenuto stretto quanto più ho potuto, gli ho scarmigliato i capelli e gli ho detto: “Ti preparo il letto”, mi ha risposto che voleva dormire con me, gli ho detto che avevo un letto singolo, ma la cosa gli era indifferente.

Siamo andati a letto, ma non c’era niente di erotico, lui stava male, in certi momenti tremava, mi ha letto in faccia i miei dubbi e mi ha detto. “Non uso sostanze… non avere paura di me, ti prego.” Gli ho posto un braccio sotto la testa e lui si è girato verso di me. Gli ho detto: “Qui non hai niente da temere… cerca di stare tranquillo…” Ma è rimasto agitato per buona parte della notte. Non sapevo proprio che cosa fare, in certi momenti pensavo che avesse problemi veramente seri. Quando si è addormentato era ormai mattina. Non avevamo dormito nemmeno un’ora.

Mi sono seduto accanto al letto per vederlo riposare, era veramente un bel ragazzo e io mi chiedevo perché quell’altro ragazzo non avesse voluto stare con lui. Certo i modi di fare di Enzo erano molto lontani dai tipici modi di fare di un ragazzo gay, mi sembrava emotivamente instabile, se la notte precedente aveva fatto tutta quella strada non era certo soltanto per riportarmi i soldi della macchina, probabilmente si sentiva proprio male, era solo e non sapeva a chi rivolgersi. Insomma, mentre lo vedevo riposare, mille dubbi affollavano la mia mente, da quelli più terribili, cioè che potesse arrivare a un gesto insano, al fatto che potesse essere assalito dall’emotività, magari lungo la strada, rischiando di perdere il controllo dell’auto. Perché aveva danneggiato la macchina per averla forzata troppo, almeno a quanto dice il meccanico.

Si è svegliato dopo le nove, l’ho mandato a farsi una doccia e gli ho preparato la colazione. La prima cosa che mi ha detto è stata: “Potevi anche approfittare di me quando stavo male ma non lo hai fatto. Adesso mi sento meglio.” Io rimanevo in silenzio, non sapevo che cosa dire, e lui ha ricominciato a piangere ma in modo più tranquillo, mi ha seguito in cucina e ha cominciato a fare colazione, poi mi ha detto: “Posso rimanere qui qualche giorno?” Gli ho risposto: “Certo, tutto il tempo che vuoi!” Lui ha detto: “Solo due o tre giorni.” Istintivamente mi fidavo di lui. Nei giorni successivi abbiamo parlato molto. Io lo stavo a sentire affascinato. Lorenzo mi piaceva molto anche di carattere, non era aggressivo né arrogante né permaloso, tendeva se mai a sminuirsi molto.

Si era laureato con la lode in una disciplina scientifica molto difficile e aveva appena cominciato il percorso di dottorato. Viveva della sua borsa di studio. I rapporti con la sua famiglia erano pessimi, non nel senso che ci fosse odio, ma c’era di peggio, c’era indifferenza reciproca totale. Enzo non stava male per l’università, che però stava cominciando a trascurare, stava male perché non aveva nessuno che gli volesse bene. Si riteneva un po’ un caso limite, quasi un caso patologico. Io gli avrei proposto di stare definitivamente con me, ma lui aveva i suoi studi a Firenze, ed erano studi importanti che non poteva lasciare andare con leggerezza. Ne abbiamo parlato molto e abbiamo concluso che se lui si fosse rimesso a studiare con la massima serietà, io sarei andato a Firenze il venerdì sera e sarei tornato a Roma il lunedì mattina. Lui non voleva crearmi scompiglio ma alla fine si è convinto che sarebbe stata la soluzione migliore.

È rimasto a casa mia cinque giorni. Tra noi non c’è stato niente di esplicitamente sessuale, anche se vederlo sorridere mi dava dei momenti di felicità totale. Qualche volta provavo a dirgli che è una persona speciale ma mi fermava subito: “Niente discorsi!” In quei pochi giorni però ci siamo veramente detti tutto, lui era esitante perché pensava che certe cose mi avrebbero creato difficoltà ma io ero sempre più innamorato. Se tra noi si creava qualche volta qualche attimo di incomprensione, cosa comunque molto rara, dopo pochi secondi la cosa era superata.

Dal mese di dicembre ho cominciato a fare avanti e indietro da Roma a Firenze con la macchina, siccome però era veramente distruttivo dopo qualche settimana sono passato al treno. Dal mese di aprile ho preso in affitto un micro-appartamento di 36 mq nella estrema periferia di Firenze, i costi erano più o meno quelli dell’albergo, ma almeno Enzo poteva venire a stare con me per tre notti. Si portava i libri e certe volte si metteva a studiare, la cosa fondamentale era restare insieme. Tra noi non c’erano più segreti. Cominciavo a capire tante cose della vita di Enzo che non avrei mai immaginato e ne ero sempre più innamorato, mi faceva una tenerezza estrema.

Tra noi la sincerità era totale, qualche volta brutale: mi disse che non ero il suo tipo, che mi voleva bene ma non era innamorato di me, questa cosa inizialmente frenò i miei entusiasmi, anche se continuavo ad andare a Firenze tutte le settimane. Una sera mentre dormivamo insieme nello stesso letto, mi disse: “Mi sto eccitando e non mi era mai successo prima… “ Io cercai di cambiare argomento, ma non me lo permise. Mi disse solo. “Non mi dire di no! Per me è importante.” Ci abbracciammo e fu la prima volta che feci l’amore con un ragazzo.

Enzo sembrava un’altra persona, era sereno, rideva, diceva sciocchezze, si comportava come un ragazzino che gioca, uno spettacolo meraviglioso, la confidenza tra noi era totale. Lo vedevo felice, gli ridevano gli occhi ed erano bellissimi. Il suo modo di fare l’amore era travolgente. Credo che per me non avrei potuto immaginare una prima volta più coinvolgente. Finito il sesso però le cose sono cambiate ed è subentrata una pesante malinconia, quasi un rimpianto per aver trasformato in dimensione sessuale una cosa che prima era solo sublimata, Enzo aveva in mente che era stato con me perché mi voleva bene ma non perché era attratto sessualmente da me, anche se francamente a me sembrava che fosse attratto eccome, però poi passò anche la malinconia e restammo abbracciati nudi fino alla mattina.

Io avevo paura di come Enzo avrebbe potuto interpretare quello che era successo tra noi, ma in realtà successe poi molte altre volte e non ci furono mai problemi. Andammo avanti così per tre anni, lui conseguì il suo dottorato e poi ebbe un incarico di ricerca a Roma e, quasi automaticamente, venne a stare a casa mia. Aveva quasi trent’anni e io ne avevo quasi quaranta. Enzo con me stava bene, ma io capivo che anche se lui mi avrebbe considerato sempre una persona importante, non sarei mai stato l’amore della sua vita. Di questo parlammo molto. Inizialmente lui pensava che questo discorso mi avrebbe gettato nella depressione e per questo era molto cauto, ma io cercavo di fargli capire che se lui avesse preso altre strade io avrei continuato a volergli bene comunque, anche perché anche lui avrebbe continuato a volermi bene comunque.

Mi disse solo: “Se succederà te lo dirò. Però mi sento più leggero quando penso che per te non sarebbe un tradimento.” La sua vita trascorreva più o meno monotona come sempre. Una sera, più o meno un anno dopo, mi disse: “Ti ricordi quel discorso? … Beh io penso che stia succedendo…” Io l’ho abbracciato e gli ho detto solo: “Ti voglio bene!” e lui mi ha risposto: “Anche io.” Ha cominciato ad allontanarsi spesso da casa e a non tornare la notte. Io mi sentivo solo, Enzo mi mancava, certe volte mi prendevano momenti di malinconia profonda, perché pensavo che lo avrei perduto definitivamente. Quando tornava a casa era sereno, si vedeva che col nuovo ragazzo aveva creato un buon rapporto. Io cercavo di accoglierlo nel modo più normale e tranquillo possibile, per esempio facendogli trovare preparati dei piatti particolari che a lui piacevano e non lasciandolo mai solo. Del suo nuovo compagno parlava solo bene e la cosa mi faceva piacere.

La sua storia con quel ragazzo è durata tre anni, poi Enzo ha cominciato a sentirsi irrequieto e a non stare più bene, quando stava da me non dormiva la notte, era spesso malinconico, qualche volte si metteva a piangere e non riuscivo a confortarlo. Io non facevo domande per non essere invasivo, ma lui stava male, era evidente che il rapporto con l’altro ragazzo era in crisi ma non sapevo il perché e lui non me lo diceva. Io pensavo che quell’altro ragazzo avesse conosciuto solo il lato, diciamo così, “felice” di Enzo e non fosse attrezzato a capirne e a gestirne i momenti bui. Il periodo i incertezza è andato avanti per un paio di mesi.

Una sera Enzo torna a casa e mi dice che devo accompagnarlo a fare il test hiv, io mi sento terrorizzato, ma lui mi frena subito: “Lo faccio solo per scrupolo, più per te che per me, non sono veramente preoccupato.” Ha fatto il test che è venuto negativo, poi lo ha rifatto dopo quattro mesi e anche quello è venuto negativo, poi mi ha detto: “Adesso non hai nulla da temere.” E così abbiamo ricominciato a fare l’amore, ma ogni tanto i ricordi di quando faceva l’amore con quell’altro ragazzo gli tornavano in mente, e allora non se la sentiva di andare avanti e mi diceva: “Oggi no.”

Circa due anni fa io ho avuto un serissimo problema cardiologico, mi sono sentito male mentre stavo parlando con Enzo, ero affannato e avevo forti dolori al petto. Lui ha chiamato “subito” il 118 e sono finito in rianimazione. Se non ci fosse stato Enzo sarei morto, ma lui c’era e sapeva esattamente che cosa fare. Mi ha assistito per il periodo del ricovero che è stato comunque breve perché ero stato portato in rianimazione in pratica in meno di un’ora dal momento dell’ostruzione della coronaria. In pratica a Enzo io devo la vita e anche adesso che sono di nuovo completamente autonomo, si prende cura di me.

Eppure, caro Project, qualche volta lo vedo malinconico, mi vuole bene, e di questo non ho dubbi, ma è come se non sapesse mai che cosa fare della sua vita. Non è innamorato di me ma tra noi c’è un’intimità anche fisica che lo rassicura perché sa che c’è qualcuno che non gli direbbe mai di no e che gli vuole bene veramente. Ogni tanto tra noi c’è un po’ di sesso, quasi per confermare che non abbiamo chiusure reciproche, ma penso che l’elemento più forte del nostro rapporto sia l’affidamento reciproco, in effetti siamo una sicurezza, una certezza uno per l’altro. So che potrebbe innamorarsi di altri ragazzi ma la cosa non mi spaventa, attualmente lo vedo soprattutto concentrato sul suo lavoro di ricerca. Qualche volta cerca di spiegarmi di che cosa si tratta ma sono cose troppo difficili per me. Se tu fossi in me, Project, che cosa faresti?

Ti ringrazio per la tua pazienza e ti auguro un buonissimo 2010!
Paolo
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GAY E AMICIZIE SPECIALI

Questo post è dedicato ad un aspetto spesso sottovalutato delle relazioni interpersonali e in particolare delle relazioni interpersonali tra gay, ossia al valore e al significato delle amicizie profonde tra gay.

Per introdurre l’argomento, riporto qui di seguito un brano di una mail che ho rivenuto da un ragazzo trentunenne.

“Io non ho un ragazzo, cioè non ho una storia di coppia nel senso che a questa espressione si dà comunemente. Ho avuto delle occasioni ma non era esattamente quello che volevo. Puntare tutto su una sola persona, se le cose vanno bene, può portare alla felicità, ma se le cose vanno male o semplicemente non vano bene come si sperava, porta a lunghi periodi di stress quando il rapporto va in crisi e lentamente viene meno. Io ho vissuto un paio di volte questa esperienza e, francamente, non intendo ripeterla. Non so se la mia è una rinuncia a trovare l’amore, ma francamente non credo che sia così. Il mito del compagno ideale, del cosiddetto principe azzurro non mi convince e francamente penso che il mio benessere personale dipenda sostanzialmente da me e da quello che faccio molto più che da un’altra persona che dovrebbe darmi la felicità, o meglio, l’altra persona può essere importante ma se va bene si costruisce in due e non ci si può aspettare che tutto ci piova dal cielo con l’arrivo del principe azzurro.

Attualmente, come ho detto non ho un ragazzo, ma ho un amico speciale col quale qualche volta c’è anche un po’ di sesso, ma capita di rado, siamo essenzialmente due amici che si vogliono bene, che si stimano, che  si rispettano, che si capiscono, che possono benissimo avere ciascuno la propria vita, ma che, prima di tutto, parlano chiaro tra loro, che non si raccontano falsità, e penso che sia proprio per questo che il nostro rapporto va avanti. Dall’ultimo incontro in cui abbiamo fatto sesso sono passati più di due mesi, in questi due mesi un paio di volte abbiamo fatto sesso per telefono, so bene che sembra squallido, ma per noi non lo è mai stato, serve a confermarci nell’idea che tra noi c’è anche quel tipo di interesse, però ci tengo a sottolineare che non è certo per il sesso che noi stiamo, per così dire, insieme. Il nostro rapporto si basa proprio su altre cose, che viste dall’esterno possono sembrare stupide e di nessun significato, come per esempio il nostro modo di trasmetterci reciprocamente sicurezza circa il fatto che continuiamo a volerci bene, e soprattutto il parlare chiaro. Quando lui ha sentito il bisogno di stare con un altro ragazzo, me lo ha detto nel modo più semplice. Io francamente sapevo che questo fatto non avrebbe messo in crisi il nostro rapporto, che è andato avanti, per un po’ senza sesso, ma con le stesse attenzioni reciproche, con le stesse sottolineature del fatto che ci vogliamo bene. Lui ha passato un lungo periodo di problemi con l’università  e ha perso un paio d’anni, se devo dire la verità, questo fatto mi ha creato molti più problemi del fatto che lui stesse con un altro ragazzo, tra l’altro con un ragazzo molto serio che gli ha voluto bene veramente. Quando è uscito dal periodo negativo e si è rimesso a studiare me lo ha fatto sapere, senza troppe sottolineature, perché sapeva che la cosa mi avrebbe fatto immensamente piacere. Io credo che alla base del nostro rapporto ci sia la certezza che continueremo a volerci bene, ovviamente senza vincoli di nessun genere, ma continueremo a volerci bene. Io so che lui non si dimenticherà di me e che tra noi ci sarà sempre la massima sincerità. Quando ci sentiamo per telefono ci tengo moltissimo a chiudere la telefonata sottolineando che sono contentissimo di aver parato con lui, e sono contentissimo veramente, lui è meno espansivo ma sa benissimo che gli vorrò sempre bene. In effetti, ci conosciamo ormai da 10 anni e il nostro rapporto non è mai andato veramente in crisi. Insomma, siamo una certezza uno per l’altro. Non so se questo significa essere una coppia, in un certo senso lo siamo, ma solo in un certo senso.”

Un’altra testimonianza può evidenziare il valore centrale delle piccole cose.

“Caro Project, per me oggi è una giornata stupenda! Alcuni giorni fa ho avuto occasione di conoscere un po’ più da vicino un ragazzo bellissimo che conoscevo anche prima ma molto superficialmente. Abbiamo parlato e un po’ mi ha stupito. Gli ho chiesto se ha una ragazzo e mi ha detto che non è fidanzato e che adesso sta cercando altro, cioè sta cercando soprattutto amici veri. Non nego che questa risposta ha un po’ raffreddato i miei entusiasmi, ma poi ci siamo messi a parlare di tante cose e quello che lui mi ha detto mi è piaciuto molto. Parliamo molto su skype, scherziamo, stiamo bene insieme, ma ci ripetiamo sempre che si tratta solo di amicizia. Io fatico un po’ a considerarlo solo un amico, per me è molto di più, ma lui insiste sul fatto che siamo solo amici, anche se l’amicizia non è affatto una cosa banale, certo non ci sono prospettive sessuali però mi rendo conto che a me ci tiene veramente. Mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare molto: “Io sono gay, ma cerco solo un amico vero, tu sei un ragazzo come si deve e mi sto affezionando a te, ma non sono innamorato di te, sto solo bene con te.” Io mi sono chiesto che differenza c’è. La differenza sta nel sesso? Non so proprio che cosa pensare. Una sera viene sotto casa mia del tutto inaspettatamente e andiamo a prendere una pizza e poi restiamo a parlare in macchina, io penso che si arriverà a fare un po’ di sesso, ma non succede, gli dico che me lo sarei aspettato ma mi risponde: “Te lo avevo detto, io cerco solo un amico vero, se non ti sta bene devi dirmelo chiaro.” Penso di averlo offeso e non credo che mi chiamerà di nuovo, ma non succede così, dopo tre giorni, torna ancora sotto casa mia, io scendo a lui mi dice: “Solo amici?” e io gli dico: “Ok!”.”

Una terza testimonianza, interessante è di un quarantenne single che ha creato un rapporto di amicizia con un cinquantenne, anch’egli single.

“Ha dieci anni più di me e le sue esperienze le aveva fatte, ma anche io avevo avuto le mie storie, come risultato abbiamo cercato di evitare di metterci insieme per chissà quale ragione o con chissà quali speranze, siamo rimasti su cose di basso profilo, semplici ma reali. Ci sentiamo spesso, spesso parliamo di cose di lavoro, perché lavoriamo in settori molto affini, ci sentiamo soprattutto nei momenti di difficoltà, quando c’è bisogno di sfogarsi un po’. Lui ha problemi con i genitori anziani e deve pensarci lui perché è figlio unico. Ci si vede di rado, ci si sente per telefono in pratica ogni giorno, però non sono mai telefonate rituali o ripetitive. Partiamo dai problemi del lavoro e poi finiamo a parlare di tutt’altro. Ogni tanto mi propone una pizza, poi la maggior parte delle volte non riusciamo a combinare nulla perché lui è vincolato dalla famiglia e allora ci sentiamo per telefono e parliamo un po’. Non abbiamo mai parlato della possibilità di trasformare il nostro rapporto in un vero rapporto di coppia, prima di tutto perché non sarebbe possibile per ragioni logistiche e poi perché è un’ipotesi che realmente non interessa né a lui né a me. Semplicemente stiamo bene così. Così le cose funzionano. La telefonata non ci manca mai e ogni tanto c’è pure una pizza, ma quando ci sono problemi seri ci sentiamo sempre. Forse sarà un tentativo di porre un rimedio alla solitudine, però in qualche modo funziona e gli effetti positivi li sento. Lui mi dice che adesso si sente tranquillo, che non ha più la sensazione di avere fatto fallimento nella sua vita, che ha recuperato una prospettiva per il futuro in modo da non invecchiare completamente solo. Io gli dico che mi sento a mio agio, ed è proprio così. Certo non era questo il mio sogno di tanti anni fa, ma il mio sogno non aveva nulla di reale, mentre il mio amico (non dico nemmeno il mio compagno) esiste veramente ed è un punto di riferimento fondamentale.”

Questi tre documenti, che rappresentano modi diversi ma tutti non standard di vivere l’affettività e la sessualità gay, descrivono situazioni molto più comuni di quando non si creda; sono in effetti tre risposte diverse alla crisi del modello tradizionale di coppia. I modelli di relazione affettiva ispirati al matrimonio eterosessuale tradizionale sono da molti anni in crisi anche nello stesso campo eterosessuale e i tentativi di applicarli al campo omosessuale si sono dimostrati funzionali solo in una percentuale relativamente ridotta di casi: le coppie omosessuali stabili e rigidamente monogamiche esistono e in tempo di HIV non è certo un fatto negativo, ma i gay che non cercano più un rapporto di coppia di quel tipo ormai sono molto numerosi. Tendono quindi a formarsi nuovi modelli, come le tre mail dimostrano chiaramente. Cerchiamo ora di capire che cosa ci sia alla base di questi nuovi modelli.

Si rileva innanzitutto che la sessualità non è l’elemento determinante della relazione, in alcuni casi è presente in modo sporadico, cioè non è esclusa a priori, in altri non entra in modo esplicito nel rapporto ed è anzi tenuta deliberatamente lontana. La base di queste relazioni è l’affettività e il valore centrale è il parlare sempre con la massima chiarezza, cioè il non nascondere nulla al proprio amico-compagno. La fedeltà sessuale non è un elemento fondante, mentre l’onestà nel dichiarare i propri sentimenti lo è.

In secondo luogo viene spesso sottolineata l’assenza di legami formali: il rapporto è totalmente libero è resiste proprio perché voluto e rinnovato giorno dopo giorno. Paradossalmente, la stabilità deriva proprio dall’assenza di legami formali.

In terzo luogo, l’affettività viene coltivata attraverso una serie di attenzioni reciproche che manifestano un interesse alla persona del proprio compagno. Quell’interesse può essere anche sessuale, ma può anche essere semplicemente affettivo, può tradursi in un amarsi anche senza sesso, in un rapporto di tipo quasi familiare.

L’apparente debolezza interna delle relazioni di questo tipo le rende per un verso più rare e per l’altro più stabili delle relazioni di tipo quasi matrimoniale basate sulla fedeltà sessuale. In altri termini, per creare rapporti basati sull’affettività bisogna essere se stessi più che conformarsi a modelli e bisogna aver maturato una certa esperienza della vita affettiva, ma proprio per questo, quando queste relazioni nascono, sono il frutto di una scelta ben meditata da parte di persone che ormai sono andate oltre le visioni mitiche della vita di coppia.

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TRADIMENTO GAY E AMORE GAY

Ciao Project,

Il tuo blog mi piace perché ci si trovano tante cose che hanno il sapore della vita reale. Siccome leggendo il blog non ho mai provato sensazioni di rigetto e nemmeno di perplessità, ti vorrei raccontare una parte della mia storia, che qualche anno fa mi ha messo in crisi e che è andata a finire in un modo assolutamente non standard. Questo per dire che le regole astratte di comportamento non hanno alcun senso.

L’argomento è il tradimento. La storia in fondo è semplice, io avevo un ragazzo e facevamo anche sesso insieme, anche se la cosa non era affatto così banale, perché noi ci capivamo, ci stimavamo e semplicemente ci volevamo bene, poi per varie ragioni lui ha avuto le sue esperienze ma siamo rimasti comunque in contatto, non eravamo ex-fidanzati, perché non eravamo mai stati fidanzati, semplicemente ci volevamo bene ed è una cosa diversa.

A un certo punto lui è rimasto solo e ci siamo rimessi insieme. Nota che lui aveva sempre parlato con me molto sinceramente, io conoscevo i ragazzi che lui frequentava e mi sembravano bravi ragazzi, cioè ragazzi che gli volevano bene. Non dico che mi sembravano bravi ragazzi perché ora penso che non lo siano, al contrario ne sono ancora più convinto ora di prima. Lui non ha mai interrotto del tutto i rapporti (anche sessuali) con i ragazzi che gli hanno voluto bene veramente, e tra quei ragazzi ci sono anche io, non ho neanche la presunzione di essere per lui più importante degli altri, per la precisione degli altri due.

Quando ci siamo rimessi insieme però lui era solo nel senso che quei ragazzi lo tenevano a distanza, perché avrebbero voluto da lui un comportamento monogamico, che per lui però è praticamente impossibile. E qui l’alternativa in teoria è chiara, o lo accetti com’è, oppure te ne vai via. Ecco, questo era quello che pensavo, ma ero decisamente ingenuo. O meglio, pensavo di avere capito le regole che governano la vita affettiva, ma non avevo capito nulla.

Una notte, ad un’ora molto tarda, in pratica quasi di mattina, si presenta a casa mia, col rischio di svegliare tutti i miei vicini pettegoli, e mi dice che vuole fare sesso con me, ma mi dice anche che prima mi deve dire una cosa: “Prima di venire qui sono stato da A. (uno degli altri due ragazzi) e ho fatto sesso con lui, perché non riuscivo a farne a meno. Ti dà fastidio?” Gli ho risposto: “No, proprio non mi dà fastidio, A. è un ragazzo come si deve e con te non ha mai giocato e ti ha voluto bene nel vero senso della parola.”

Poi ho aggiunto che non avevo voglia di fare sesso con lui perché ero stanchissimo per la giornata precedente. Lui si è alzato per andarsene e mi ha detto: “Va bene … ho capito.” Ma era deluso. Gli ho risposto: “Tu non hai capito niente e a quest’ora non ti lascio andare in giro in macchina, se no l’infarto mi viene prima del tempo! Ti preparo la stanza, almeno dormi un po’.” Era un discorso che non si aspettava, mi ha guardato felicemente sorpreso, poi mi ha detto: “Vorrei una tazza di tè, dimmi dove sono le cose necessarie che lo faccio io.” Siamo andati in cucina, ho messo l’acqua a bollire e mentre lui aspettava sono andato a preparargli la stanza. Poi gli ho preparato il tè, dopo che lo ha bevuto si è alzato in piedi, si è avvicinato a me e mi ha abbracciato e mi ha dato anche una strizzatina lì, dicendo: “Ok, sarà per la prossima volta. Ti voglio bene B.!”

L’indomani mattina abbiamo parlato a lungo e molto seriamente dei suoi studi, lo vedevo tranquillo, molto meno nevrotico del solito. Poi abbiamo ricominciato a frequentarci di più, ma sempre sottolineando che noi non siamo una coppia, che siamo liberi e che tra noi non c’è nessun obbligo. Non era il mondo dei sogni che avevo desiderato a 18 anni, ma secondo me aveva (e ha) un senso profondo e poi a me non importa che lui sia il mio ragazzo nel senso classico del termine, queste cose le abbiamo superate ormai da anni, per me conta solo il fatto che lui sia felice, o meglio che lui stia meglio con me  di come starebbe se fosse solo. Lui di me si fida, mi considera una persona seria, sa che gli voglio bene e questo fatto non gli è indifferente, anche se in realtà non è bastato per portarlo alla monogamia, o meglio alla monogamia stretta, al 100%.

Quando ho provato a raccontare questa storia ai miei amici, anche agli amici gay, ho trovato una reazione che mi ha dato molto fastidio: mi ritenevano stupido, debole, mi dicevano che mi ero fatto ingannare, che le regole ci devono essere e che quelli che non rispettano le regole bisogna allontanarli e basta. Solo una ragazza ha capito il senso di quello che stavo dicendo, non ha dato giudizi ma si è dimostrata dell’idea che se avevo fatto una scelta del genere non era certo per ingenuità ma per amore, perché probabilmente mi rendevo conto più o meno inconsciamente, che anche lui mi voleva bene, anche se a modo suo. Ma gli altri erano tutti allineati sull’idea che in coppia si sta solo con una unione tipo matrimonio e che chi non accetta una cosa simile deve essere emarginato e basta.

Io, secondo loro non sto in coppia con nessuno e sono solo un cretino che si è fatto abbindolare da un ragazzo poco serio, ma per me le cose non stanno affatto così. Noi ci vogliamo bene, penso che siamo veramente importanti uno per l’altro. Non mi sono mai pentito delle mie scelte e le rifarei. Mi hanno detto che sto buttando via la vita e le occasioni serie, ma serio che cosa significa? Dovrei rinunciare al mio ragazzo (che forse non è nemmeno il mio ragazzo, ok)  per cercarmene un altro? No! Proprio no! Ormai sono quasi 10 anni che “in qualche modo” stiamo insieme, lui è nevrotico, collerico, ecc. ecc., tutto quello che volete, però è onesto, non mi nasconde nulla, non mi imbroglia, mi dice quello che pensa, tutto, anche brutalmente, ma lui, con tutti i suoi difetti, non mi ha mai veramente abbandonato, nei momenti neri me lo sono trovato vicino, non faceva discorsi, ma c’era e capiva come stavo veramente.

Alcuni miei amici lo hanno conosciuto e lo evitano  perché quando loro fanno i loro discorsetti ipocriti lui glielo fa notare e li mette in imbarazzo. Certe volte mi invitano sottolineando che devo andare da solo, altre volte non mi invitano affatto, ma la cosa non mi dispiace, io a lui non ci rinuncio di certo per andare a una festa!

Ecco questa è la storia, Project. Lui non è perfetto, ha tanti difetti, lo so benissimo e poi di difetti ne ho tanti anche io. Mi dicono che se sto con lui non sarò mai felice, eppure è vero esattamente il contrario. È andato e va con altri ragazzi, in realtà solo due e gli unici due che gli hanno voluto bene veramente, ma io non riesco proprio a vedere una cosa del genere come un tradimento, ma un tradimento di che cosa? Lui ha bisogno di sesso e anche di affetto, lo e lo capisco benissimo, e  non me ne sento affatto sconvolto. Noi abbiamo un modo tutto nostro di volerci bene, le regole degli altri non ci interessano, ai loro occhi possiamo anche apparire due deficienti che non capiranno mai nulla, ma a noi di quello che dice la gente non importa assolutamente nulla.  Aggiungo una cosa prima di salutarti, Project, io sono convinto che di situazioni come la nostra ce ne siamo parecchie, anche se nessuno le racconta. Non ci sono regole quando ci si vuole bene, i sentimenti sono l’unico riferimento possibile.

Che ne pensi, Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se lo credi opportuno.

Sta’ bene!

Lorenzo

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DIRE DI NO AD UN ALTRO GAY

Caro Project,

sono un uomo non più giovanissimo, over 35, tutto sommato sono stato abbastanza fortunato sotto parecchi punti di vista: ho un lavoro, vivo per conto mio e in un certo senso ho trovato la mia sistemazione almeno sul piano economico, cioè non ho grosse ansie per il futuro. Il mio problema di fondo è la solitudine. Non ho fatto e non voglio fare coming out pubblico, ma ho alcuni amici gay, non pochissimi, tutti non dichiarati, come me, e con loro sto bene, abbiamo più o meno la stessa mentalità, veniamo da ambienti sociali molto simili, in breve, ci intendiamo bene. E qui proprio con i miei amici gay si crea il mio problema più grosso. Ho visto che hai ripetuto spesso che il teorema “gay + gay = amore” non funziona, non corrisponde alla realtà e posso dire di essere l’esempio vivente della tua affermazione. Quando ho conosciuto i miei amici gay mi aspettavo che quel teorema funzionasse ma non ha funzionato. Li vedo spesso, sto bene con loro, ma non ho mai perso la testa per nessuno di loro, forse è successo solo una volta e molto superficialmente con un ragazzo, ma quando ci siamo conosciuti “un po’ meglio” (e ancora molto superficialmente), l’interesse è proprio svanito del tutto e quando non ci siamo più sentiti ho tirato un respiro di sollievo. Ho anche amici etero ma non mi sono mai innamorato nemmeno di ragazzi etero, su di loro non ho fatto mai nemmeno ipotesi puramente teoriche. Fin qui potresti dirmi che la mia situazione è abbastanza comune, ecc. ecc., e che, se non sono suscettibile all’affettività sono fatti miei. Ok, potrebbe essere vero, ma qui arriva il vero problema. Come ci si comporta quando ci si accorge di essere oggetto dell’interesse di un altro ragazzo ma non si prova nulla per quel ragazzo? È esattamente questo che mi accade in questo periodo. Mi sono accorto da un paio di mesi che uno dei miei amici gay è interessato a me, lo capisco  dai suoi comportamenti imbarazzati, dal suo cedere sempre, dal suo avvicinarmi il più spesso possibile. Quando queste cose accadevano in occasione dei nostri incontri di gruppo, beh, non ci facevo troppo caso, ma poi quel ragazzo ha cominciato a contattarmi anche in privato, a mandarmi mail e sms. Io ho cercato di far finta di non capire e di rispondere in modo banale, ma evidentemente il mio messaggio, che era un “no, grazie” non è stato interpretato correttamente e lui sta continuando la sua manovra di avvicinamento. Mi sembra un bravo ragazzo, ma molto fragile, penso che stia vivendo nei miei confronti una storia d’amore che non ha proprio nessun senso, perché io non sono interessato. Parliamoci chiaro, non sono interessato perché non mi attira fisicamente e credo che non ci si possa fare nulla. Come amico mi sta bene. Non è come persona che lo respingo, è onesto, corretto, tutto quello che vuoi, ma proprio non lo vedo in nessun modo come un ipotetico ragazzo con cui costruire una vita insieme. Quando mi chiama, cosa che accade abbastanza spesso, cerco di restare su argomenti molto neutri e di non entrare mai nel personale, ma vedo che lui si ricorda le cose che dico, mi chiede in continuazione spiegazioni e soprattutto non si rende conto che io non sono interessato. Onestamente, Project, io ho paura di fare veramente del male a questo ragazzo sia dicendogli brutalmente come stanno le cose, sia facendo finta di niente, rimanendo nel vago e rinviando all’infinito il momento del chiarimento. Le ho pensate tutte: tagliare i rapporti col gruppo, cioè proprio sparire dalla circolazione, cosa comunque molto complicata da realizzare, dirgli o fargli capire che ho un altro ragazzo, e altre cose ancora più assurde. Lui non è eccessivamente insistente perché si controlla e si limita, ma io vedo che questo comportamento per lui non è assolutamente spontaneo. È più giovane di me di qualche anno, ha 31 anni, ma è un uomo adulto, io so, capisco, vedo che ha bisogno d’amore, più che di sesso, di un affetto stabile su cui contare, ma il suo punto di riferimento non posso essere io, perché la cosa non mi viene spontanea. Certe volte mi fa dei piccoli regali, che io non ricambio mai, ma lui continua a farmeli. Non sono oggetti di valore ma oggetti che hanno qualcosa di personale, oggetti particolari che lui ha cercato sulla base di qualche cosa che io ho detto e che lui non ha dimenticato, per esempio avevo parlato delle vecchie caffettiere napoletane di alluminio, di quelle degli anni ’50, e lui me ne ha regalata una. Che cosa avrei dovuto fare? Restituirgli i regali e dirgli che non aveva senso insistere con quelle cose? Io non sono stato capace di farlo. Quando chattiamo io cerco di allungare le pause, e lui mi aspetta anche per ore, io vedo che è ancora lì, che non se ne è andato e allora riprendo la conversazione, che non è sgradevole, ma da parte mia è forzata, o almeno un po’ forzata. Ho paura che stia sviluppando una dipendenza e non so che fare, perché non vorrei proprio fargli male. Tempo fa mi mandava un sms di buongiorno e uno di buonanotte, un po’ come fanno gli innamorati. Le prime volte gli rispondevo, poi ho cominciato a non rispondere e ha smesso, ma ho avuto la netta sensazione di fare una cosa cattiva. A me non costava nulla andare avanti coi messaggi, ma quei messaggi, per lui, significavano altro. Ho pensato che forse la cosa migliore sarebbe proprio parlare chiaro e dirgli che lo vedo come amico, cosa che gli ho già detto molte volte in modo più o meno esplicito, lui pensa che dall’amicizia possa anche svilupparsi altro, ma io però so che non si svilupperà proprio nulla. Project, sembrerà brutale, ma se uno non ti piace fisicamente, se lo senti e lo vedi spesso e non hai mai fatto fantasie su di lui, come fai a credere che possa diventare il tuo ragazzo? L’aspetto fisico conta e molto. Stare con lui e fare fantasie su altri ragazzi sarebbe proprio il modo peggiore di stare con lui, però penso che alla fine succederebbe proprio così. Non posso forzarmi a provare una relazione alla quale non mi sento portato istintivamente, lui si accorgerebbe che è una forzatura e sarebbe ancora peggio. Devo confessarti, Project, che l’idea di provare comunque mi è anche venuta perché penso che lui farebbe di tutto per avermi vicino, in qualche modo si adatterebbe a me, finirebbe per accettare qualsiasi cosa, ma io non voglio che succedano cose simili, non ci sarebbe quella parità all’interno della coppia che penso sia assolutamente fondamentale. Insomma, è proprio un momento critico, so di non potere andare avanti ancora per molto tempo coi rinvii, so che devo decidere e che devo decidere presto. Mi sento proprio spaccato in due, io so che è un bravo ragazzo, ma non posso fingere di esserne innamorato e non posso nemmeno cominciare un rapporto del tutto squilibrato perché alla fine il danno lo farei anche a lui. Lui è anche un bel ragazzo, anche se non è per niente il mio tipo, e ci sono degli amici comuni che probabilmente vorrebbero richiamare la sua attenzione, ma lui ormai pensa solo a me e ogni altra ipotesi è per lui totalmente impossibile. Non mi trovo in una bella situazione. Non voglio fare male a quel ragazzo ma non ne sono innamorato e non so come uscirne senza fare danni. Ti sarei grato se mi facessi sapere che cosa ne pensi. Se vuoi pubblica la mail, in fondo penso che il mio problema sia abbastanza diffuso e forse riflettere su queste cose può essere utile anche per altri.

Ti saluto e aspetto la tua mail.

Christian

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