UNA COPPIA GAY CON UN AMICO SPECIALE

Ciao Project,

volevo raccontanti in breve la mia storia più recente, che è cominciata  in sordina ma che sta diventando la struttura portante della mia vita.

Ho 41 anni, quindi non sono più un ragazzo da un pezzo, ho avuto le mie storie, specialmente tra i 20 e i 30 anni, poi sotto il profilo sessuale sono entrato in una specie di limbo, mi sono dedicato soprattutto al lavoro e in pratica ho messo in stand by la mia vita affettiva-sessuale. Incontravo i miei amici, passavo le serate con loro e stavo bene ma l’idea di trovarmi un ragazzo l’avevo messa da parte. Il mio lavoro, che mi piace molto, mi coinvolgeva e occupava quasi tutto il mio tempo, il tempo rimasto lo dedicavo agli amici, questa condizione, diciamo così di sospensione della vita affettiva è andata avanti per diversi anni, direi quasi fino ai 38, poi ho incontrato Stefano, un ragazzo che ne aveva allora 25 anni, io ne avevo 39. Con Stefano è cominciato qualcosa di nuovo e di inaspettato, che all’inizio ho faticato molto a definire. Non era la classica storia d’amore, anche se lui è veramente un bel ragazzo. Lui ha la sua vita affettiva e sessuale, ha un ragazzo fisso e non lo lascerebbe certo per me. D’altra parte io non l’ho mai considerato come un possibile fidanzato e per la verità di fantasie sessuali su di lui ne ho avute ben poche, cioè è successo specialmente nei primissimi tempi, quando tendevo a inquadrare la relazione come una classica relazione di coppia, poi, man mano che mi sono reso conto che le cose non stavano così, sono sparite anche le fantasie sessuali. Stefano mi chiama più o meno una volta alla settimana, io gli mando un sms molto intenso nei giorni di festa o in risposta a sms mandatimi da lui. Non parliamo spesso ma tra noi si è creato un rapporto speciale che non riesco a definire, stiamo bene insieme, si creano dei momenti molto intensi ma lui sta col suo ragazzo e da quello che vedo per lui il suo ragazzo è veramente essenziale, me ne parla spesso ma non da innamorato da operetta, ne parla con rispetto, con stima, è evidente che si vogliono bene e che tra loro c’è una comunicazione seria, ma il suo ragazzo ha 21 anni e io ne ho 20 di più e questo fa la differenza, almeno è quello che io penso. Io penso che Stefano tenda a non caricare troppo il suo ragazzo parlandogli dei suoi problemi, in qualche modo lui sente di avere una funzione protettiva rispetto al suo ragazzo, tende a rassicurarlo. Ha parlato di me al suo ragazzo e ha insistito perché ci incontrassimo tutti e tre, cosa che è successa. Loro si scambiavano tenerezze davanti a me e la cosa non solo non mi turbava minimamente ma mi sembrava molto bella. Adesso il suo ragazzo, ogni tanto, mi telefona, soprattutto per sapere se Stefano è da me, io penso che si sia reso conto che non ha nulla da temere, e d’altra parte mettere in crisi la storia d’amore di un ragazzo di 21 anni che, tra l’altro, è la felicità di Stefano, sarebbe veramente una cosa squallida. Ma torniamo a Stefano. Ormai do per scontata la sua presenza, penso che sarà una costante della mia vita e già ora è un punto di riferimento fondamentale. Mi sono chiesto mille volte e continuo a chiedermi ogni giorno se la mia presenza possa in qualche modo danneggiare Stefano o il rapporto con suo ragazzo, perché potrei anche essere un elemento dirompente, però vedo che né Stefano né il suo ragazzo mi avvertono come un pericolo, il rapporto tra noi è assolutamente tranquillo, non credo affatto che il ragazzo di Stefano reciti con me fingendo simpatia per compiacere Stefano, lo vedo proprio sereno e a suo agio. D’altra parte io cerco di invadere il campo il meno possibile. Qualche tempo fa non sono stato bene e ho percepito nettamente la presenza sia di Stefano che del suo ragazzo. Sono venuti a trovarmi più volte, mi hanno telefonato entrambi più volte. Credimi, Project, certe volte non so proprio che cosa fare e cerco di mettermi da parte, di lasciare loro la massima libertà, anche, qualche volta, di non farmi trovare. Certe volte vorrei uscire da questo tipo di rapporto che per certi versi mi sembra strano ma poi non lo faccio perché mi rendo conto che non mi permettono di allontanarmi, che in qualche modo alla mia presenza ci tengono, che la ricercano. Mi sento quasi caricato di una responsabilità e non solo nei confronti di Stefano. Non posso negare che tutto questo sia per me anche profondamente gratificante, perché la mia vita affettiva gira ora completamente intorno a questi due ragazzi e mi sento finalmente vivo. Mi colpisce il fatto che tutto questo non abbia per me implicazioni sessuali e che io mi aspetti al massimo la prosecuzione delle cose così come sono adesso, cosa che però considero veramente importante. Non so se preferirei una normale relazione di coppia comprese le implicazioni sessuali, in fondo quella è solo un’ipotesi, mentre la presenza di Stefano e del suo ragazzo è una realtà e comporta un coinvolgimento affettivo molto forte e reciproco. Stefano mi considera “solo” un amico ma nel dire “solo” vuole specificare che la sua scelta di un compagno l’ha già fatta e resterà quella, ma ci sono altri livelli di implicazione nei quali una “semplice” amicizia può avere un peso enorme nel determinante l’equilibrio interiore di un individuo. Ti confesso, Project, che ho molta paura di poter fare danni che magari potrebbero manifestarsi a distanza di anni. So bene che tutto quello che va in qualche modo fuori schema presenta dei rischi , vorrei solo che tutto questo non si trasformasse col tempo da una bellissima relazione in un motivo di incomprensione e di risentimento. Al momento non c’è niente di simile e proprio per esorcizzare questa eventualità sto cercando di mettermi gradualmente da parte. Che ne pensi, Project? Ovviamente, se vuoi, puoi pubblicare la mia mail.

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RELAZIONI GAY IMPREVEDIBILI

Ciao Project,
ho quasi 70 anni e ancora mi piace leggere il tuo forum. Mi serve per sentirmi ancora vivo e in contatto con il mondo del dopo di noi. Alla mia età, posso dire di avere imparato tante cose e soprattutto una, cioè che il nostro tempo è breve e non dobbiamo sprecarlo correndo dietro a cose più o meno assurde, l’unica cosa che dà un senso alla vita è cercare di fare stare meglio altre persone. Per un gay, ovviamente, è fondamentale avere una funzione positiva rispetto ad altri gay, dar loro una mano, mettersi a disposizione. Ovviamente c’è un tempo per tutte le cose e quelli della nostra età, se non vogliono finire nel ridicolo, devono capire che il loro ruolo non è di entrare in competizione con i giovani, ma di facilitare la strada dei giovani, attraverso dei comportamenti adeguati: prima di tutto evitando di giudicare, poi dicendo sempre la verità e sapendo stare al proprio posto. Innamorarsi di un ragazzo è una cosa, e va bene per i giovani, ma voler bene a un ragazzo è possibile a tutte le età. L’ho visto nella mia personale esperienza: bisogna seminare qualcosa di buono, senza pensare di vedere i risultati. Probabilmente i risultati ci saranno anche se forse non li vedremo. E poi, ho imparato un’altra cosa, i ragazzi, tutti i ragazzi e quelli gay in particolare, sentono forte il bisogno di avere intorno un clima di tipo familiare, ma non nel senso di divieti, di consigli o di giudizi, ma nel senso di presenze non giudicanti, di affetti anche semplici ma incondizionati. Project, io sono più vecchio di te e di malinconie per la testa ne ho proprio tante, perché adesso che comincio a capire appena un po’ come funzionano le cose, mi accorgo che sto arrivando alla fine del mio tempo e penso che tutta l’esperienza che ho accumulato potrebbe non servire a nulla, però, Project, anche se sono vecchio, mi sento sereno, perché io ho i miei affetti e mi sento corrisposto, ci sono dei ragazzi che mi vogliono bene, sono due ragazzi gay (una coppia) che ho conosciuto del tutto casualmente, hanno più o meno 30 anni, e tra noi si è creato un bellissimo rapporto. Ovviamente non devo essere troppo presente perché sarei invasivo, ci sentiamo tutte le settimane e più o meno tutte le settimane andiamo insieme a prendere una pizza, in pratica mi hanno adottato. Sto bene con loro, mi sento in famiglia, un po’ come un papà che è rimasto vedovo e che cerca di andare avanti da solo come può, ma ha due figli che gli vogliono bene. Non avrei mai immaginato che in vecchiaia avrei potuto vivere un’esperienza simile, ma ti assicuro che sono cose che riempiono la vita, che le danno senso e rendono anche la vecchiaia una cosa accettabile. Avevo letto sul tuo forum di un signore della nostra generazione che si era trovato in una situazione in un certo senso simile alla mia (ma non sono stato capace di ritrovare quel post), lui parlava di rapporti simili ai rapporti familiari che possono crearsi in modo del tutto inatteso e che, magari in tono minore, possono creare qualcosa di simile a una vera famiglia, perché creano una solidarietà. Certo che, magari, in una famiglia tra genitori e figli c’è un mutuo sostegno reciproco (e forse tante volte non c’è nemmeno quello) perché le età dei genitori e dei figli sono meno lontane, però in effetti io coi miei ragazzi (li chiamo così) ho proprio un bel rapporto: si preoccupano di me non solo per le mie necessità, diciamo così, quotidiane, come fare la spesa o andare a ritirare la pensione, ma mi chiamano anche senza un motivo specifico, per il solo piacere di parlare un po’ con me, almeno io la vedo così. Di una cosa sola ho paura e cioè della possibilità di perdere la mia autonomia personale e di praticamente “costringere” (non per mia volontà, ma per necessità di fatto) questi ragazzi a prendersi cura di me, io penso che lo farebbero, ma per loro sarebbe un vincolo molto pesante. Comunque, cerco di non pensarci e di stare bene con loro come se avessi la loro età. Mi dispiace dovermene andare da questo mondo proprio adesso che cominciavo a starci bene: ho mille acciacchi anche pesanti, dell’età, certe volte fisicamente sto proprio a terra e non so che cosa aspettarmi dal futuro, neppure a breve termine, ma ho anche degli affetti veri, del tutto inattesi, non ridivento giovane per questo e i miei malanni me li devo tenere, ma non mi sento solo, ed è moltissimo, so che loro ci sono e che staranno vicino a me fino alla fine, e poi, quando vedo che stanno bene insieme, che sono sereni, che progettano il futuro… beh… mi sento profondamente confortato. Insomma, nella vita accadono cose strane e imprevedibili, che qualche volta ti cambiano la vita in meglio, anche quando non te lo aspetteresti più. Beh, ti saluto, Project, anche da vecchi si può stare bene, almeno a livello affettivo, quando non si resta veramente soli.
Giacomo da Bologna.

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TRISTEZZA E AMORE GAY

Caro Project,
sono da anni un lettore assiduo del forum di Progetto Gay, le storie che tu hai pubblicato, in più di qualche caso presentano attinenze con quello che io sto vivendo da anni, però mi piacerebbe sapere il tuo parere specifico sulla mia situazione personale, che non so sempre come affrontare; in genere non mi provoca grossi problemi ma certamente mi mette in situazioni di forte incertezza, vorrei capire meglio come posso rendere il mio compagno più felice. Capisco che, messa la questione in questi termini, è impossibile farsi un’idea precisa, quindi entro nel merito.
Ho 45 anni, ho vissuto praticamente da solo fino ai 35 anni, poi ho incontrato per puro caso Lorenzo, detto Enzo, un ragazzo fiorentino che aveva allora venticinque anni. La storia del nostro primo incontro ha dell’incredibile.

Era domenica sera, più o meno verso le 23, pioveva a dirotto, io stavo rientrando a casa, quando lungo una strada di grande scorrimento vedo una macchina accostata e uno che chiede aiuto e fa segno di fermarsi. Per un attimo non so che fare, poi, lo confesso, vedo che è un ragazzo alto, magro e tutto bagnato e allora mi fido e mi fermo, anche perché dare una mano a un bel ragazzo non è solo un gesto umanitario.

Devo dire che mi ha colpito al primo sguardo. Mi dice che gli si è rotta la macchina e che non sa che cosa fare. Gli dico di salire sulla mia macchina e che l’indomani ci saremmo preoccupati della macchina, perché non poteva certamente restare lì sotto l’acqua. Sale nella mia macchina, gli chiedo dove posso accompagnarlo e mi dice che dovrebbe tornare a Firenze (noi eravamo a Roma), ma che la macchina non funziona, gli chiedo se vuole che lo accompagni in albergo da qualche parte, mi risponde che non ha soldi, mi offro di prestarglieli io ma non vuole proprio parlare di soldi, mi chiede se posso ospitarlo per la notte, io sono un po’ perplesso perché tengo molto alla mia privacy e una richiesta così poco usuale mi costringere a decidere senza poter capire bene che cosa sto facendo, poi alla fine accetto.

Sale a casa mia, gli do dei vestiti asciutti e va a cambiarsi, gli preparo il letto nella stanza più piccola, che è piccola ma è una vera stanza da letto, gli chiedo se ha cenato e mi dice di no. Gli preparo una rapida cena, è stanco morto, è quasi l’una e gli dico di andare a dormire. L’indomani si vorrebbe rimettere i suoi vestiti che però sono ancora bagnati. Non è pratico di macchine, allora chiamo io il carro attrezzi e faccio portare la sua macchina alla mia officina. Il meccanico dice che il danno è serio e che ci vorrà qualche giorno, lui insiste che deve tornare assolutamente a Firenze in tempi brevi, magari in treno. Gli dico che lo avrei accompagnato a Firenze con la mia macchina e che poi gli avrei portato dopo qualche giorno la macchina riparata. Lui mi risponde che non ha soldi per pagare la riparazione ma che mi restituirà tutto appena potrà. Io gli dico che mi sta bene. Sistemo per telefono alcune cose di lavoro e poi partiamo.

Il viaggio è stato breve ma ci ha permesso di parlare molto. Mi chiede perché faccio tutte queste cose per lui, io sono molto in imbarazzo ma poi alla fine gli dico la verità e cioè che sono gay e che per uno come me, poter essere utile ad un ragazzo è una cosa molto gratificante. Dopo qualche minuto mi dice che è gay anche lui, cosa alla quale io inizialmente fatico a credere, e mi racconta che cosa era andato a fare a Roma. In pratica è innamorato di un ragazzo che lo trattava malissimo e questo per lui non sarebbe stato un problema, ma quel ragazzo, di fatto, non voleva stare con lui. Enzo era venuto a Roma in macchina correndo alla disperata, perché si sentiva perso, voleva parlare con quel ragazzo, convincerlo a non andarsene via, ma non c’era riuscito.

Nel raccontarmi la storia si è messo a piangere a singhiozzi e stava proprio male, mentre guidavo gli ho stretto la mano sinistra per qualche secondo e si è un po’ calmato, mi ha chiesto il numero di cellulare e mi ha dato il suo. A Firenze mi ha detto di lasciarlo vicino a santa Maria Novella e di ripartire subito, e io ho fatto proprio così. Dopo tre giorni la sua macchina era riparata, l’ho chiamato e gli ho detto che gliel’avrei riportata la domenica successiva, mi ha chiesto di portargli la ricevuta del meccanico perché “appena possibile” mi avrebbe restituito tutto. La domenica sono andato a Firenze con la sua macchina. La prima cosa che ha fatto è stata chiedermi la ricevuta. Pensavo che si sarebbe trattenuto a parlare con me almeno un po’ ma non è successo, mi ha detto solo grazie, senza nemmeno stringermi la mano e mi ha congedato. Confesso che ci sono rimasto un po’ male, mi sentivo un perfetto imbecille che aveva fatto tanti chilometri e aveva speso tanti soldi per essere poi congedato così banalmente. Non ho avuto più notizie di Enzo per quasi un mese e ormai non ci pensavo più.

Una notte, a ora tardissima, più o meno verso le due, mi chiama e mi chiede che cosa sto facendo, gli dico che sto dormendo. Lui mi chiede: “Sei da solo?” gli dico si sì e lui dice: “Allora apri il portone.” La prima cosa che ha fatto è stata ridarmi i soldi della macchina, ma era stravolto, aveva la faccia distrutta e tutta arrossata, evidentemente aveva deciso di venire da me già a tarda notte e aveva fatto tutta la strada in preda all’ansia. È rimasto in piedi e si è messo a piangere, diceva che non ce la faceva più a vivere, che per lui la vita non aveva alcun senso, che non sarebbe stato mai felice. In quel momento l’ho abbracciato, ma stava proprio male, l’ho tenuto stretto quanto più ho potuto, gli ho scarmigliato i capelli e gli ho detto: “Ti preparo il letto”, mi ha risposto che voleva dormire con me, gli ho detto che avevo un letto singolo, ma la cosa gli era indifferente.

Siamo andati a letto, ma non c’era niente di erotico, lui stava male, in certi momenti tremava, mi ha letto in faccia i miei dubbi e mi ha detto. “Non uso sostanze… non avere paura di me, ti prego.” Gli ho posto un braccio sotto la testa e lui si è girato verso di me. Gli ho detto: “Qui non hai niente da temere… cerca di stare tranquillo…” Ma è rimasto agitato per buona parte della notte. Non sapevo proprio che cosa fare, in certi momenti pensavo che avesse problemi veramente seri. Quando si è addormentato era ormai mattina. Non avevamo dormito nemmeno un’ora.

Mi sono seduto accanto al letto per vederlo riposare, era veramente un bel ragazzo e io mi chiedevo perché quell’altro ragazzo non avesse voluto stare con lui. Certo i modi di fare di Enzo erano molto lontani dai tipici modi di fare di un ragazzo gay, mi sembrava emotivamente instabile, se la notte precedente aveva fatto tutta quella strada non era certo soltanto per riportarmi i soldi della macchina, probabilmente si sentiva proprio male, era solo e non sapeva a chi rivolgersi. Insomma, mentre lo vedevo riposare, mille dubbi affollavano la mia mente, da quelli più terribili, cioè che potesse arrivare a un gesto insano, al fatto che potesse essere assalito dall’emotività, magari lungo la strada, rischiando di perdere il controllo dell’auto. Perché aveva danneggiato la macchina per averla forzata troppo, almeno a quanto dice il meccanico.

Si è svegliato dopo le nove, l’ho mandato a farsi una doccia e gli ho preparato la colazione. La prima cosa che mi ha detto è stata: “Potevi anche approfittare di me quando stavo male ma non lo hai fatto. Adesso mi sento meglio.” Io rimanevo in silenzio, non sapevo che cosa dire, e lui ha ricominciato a piangere ma in modo più tranquillo, mi ha seguito in cucina e ha cominciato a fare colazione, poi mi ha detto: “Posso rimanere qui qualche giorno?” Gli ho risposto: “Certo, tutto il tempo che vuoi!” Lui ha detto: “Solo due o tre giorni.” Istintivamente mi fidavo di lui. Nei giorni successivi abbiamo parlato molto. Io lo stavo a sentire affascinato. Lorenzo mi piaceva molto anche di carattere, non era aggressivo né arrogante né permaloso, tendeva se mai a sminuirsi molto.

Si era laureato con la lode in una disciplina scientifica molto difficile e aveva appena cominciato il percorso di dottorato. Viveva della sua borsa di studio. I rapporti con la sua famiglia erano pessimi, non nel senso che ci fosse odio, ma c’era di peggio, c’era indifferenza reciproca totale. Enzo non stava male per l’università, che però stava cominciando a trascurare, stava male perché non aveva nessuno che gli volesse bene. Si riteneva un po’ un caso limite, quasi un caso patologico. Io gli avrei proposto di stare definitivamente con me, ma lui aveva i suoi studi a Firenze, ed erano studi importanti che non poteva lasciare andare con leggerezza. Ne abbiamo parlato molto e abbiamo concluso che se lui si fosse rimesso a studiare con la massima serietà, io sarei andato a Firenze il venerdì sera e sarei tornato a Roma il lunedì mattina. Lui non voleva crearmi scompiglio ma alla fine si è convinto che sarebbe stata la soluzione migliore.

È rimasto a casa mia cinque giorni. Tra noi non c’è stato niente di esplicitamente sessuale, anche se vederlo sorridere mi dava dei momenti di felicità totale. Qualche volta provavo a dirgli che è una persona speciale ma mi fermava subito: “Niente discorsi!” In quei pochi giorni però ci siamo veramente detti tutto, lui era esitante perché pensava che certe cose mi avrebbero creato difficoltà ma io ero sempre più innamorato. Se tra noi si creava qualche volta qualche attimo di incomprensione, cosa comunque molto rara, dopo pochi secondi la cosa era superata.

Dal mese di dicembre ho cominciato a fare avanti e indietro da Roma a Firenze con la macchina, siccome però era veramente distruttivo dopo qualche settimana sono passato al treno. Dal mese di aprile ho preso in affitto un micro-appartamento di 36 mq nella estrema periferia di Firenze, i costi erano più o meno quelli dell’albergo, ma almeno Enzo poteva venire a stare con me per tre notti. Si portava i libri e certe volte si metteva a studiare, la cosa fondamentale era restare insieme. Tra noi non c’erano più segreti. Cominciavo a capire tante cose della vita di Enzo che non avrei mai immaginato e ne ero sempre più innamorato, mi faceva una tenerezza estrema.

Tra noi la sincerità era totale, qualche volta brutale: mi disse che non ero il suo tipo, che mi voleva bene ma non era innamorato di me, questa cosa inizialmente frenò i miei entusiasmi, anche se continuavo ad andare a Firenze tutte le settimane. Una sera mentre dormivamo insieme nello stesso letto, mi disse: “Mi sto eccitando e non mi era mai successo prima… “ Io cercai di cambiare argomento, ma non me lo permise. Mi disse solo. “Non mi dire di no! Per me è importante.” Ci abbracciammo e fu la prima volta che feci l’amore con un ragazzo.

Enzo sembrava un’altra persona, era sereno, rideva, diceva sciocchezze, si comportava come un ragazzino che gioca, uno spettacolo meraviglioso, la confidenza tra noi era totale. Lo vedevo felice, gli ridevano gli occhi ed erano bellissimi. Il suo modo di fare l’amore era travolgente. Credo che per me non avrei potuto immaginare una prima volta più coinvolgente. Finito il sesso però le cose sono cambiate ed è subentrata una pesante malinconia, quasi un rimpianto per aver trasformato in dimensione sessuale una cosa che prima era solo sublimata, Enzo aveva in mente che era stato con me perché mi voleva bene ma non perché era attratto sessualmente da me, anche se francamente a me sembrava che fosse attratto eccome, però poi passò anche la malinconia e restammo abbracciati nudi fino alla mattina.

Io avevo paura di come Enzo avrebbe potuto interpretare quello che era successo tra noi, ma in realtà successe poi molte altre volte e non ci furono mai problemi. Andammo avanti così per tre anni, lui conseguì il suo dottorato e poi ebbe un incarico di ricerca a Roma e, quasi automaticamente, venne a stare a casa mia. Aveva quasi trent’anni e io ne avevo quasi quaranta. Enzo con me stava bene, ma io capivo che anche se lui mi avrebbe considerato sempre una persona importante, non sarei mai stato l’amore della sua vita. Di questo parlammo molto. Inizialmente lui pensava che questo discorso mi avrebbe gettato nella depressione e per questo era molto cauto, ma io cercavo di fargli capire che se lui avesse preso altre strade io avrei continuato a volergli bene comunque, anche perché anche lui avrebbe continuato a volermi bene comunque.

Mi disse solo: “Se succederà te lo dirò. Però mi sento più leggero quando penso che per te non sarebbe un tradimento.” La sua vita trascorreva più o meno monotona come sempre. Una sera, più o meno un anno dopo, mi disse: “Ti ricordi quel discorso? … Beh io penso che stia succedendo…” Io l’ho abbracciato e gli ho detto solo: “Ti voglio bene!” e lui mi ha risposto: “Anche io.” Ha cominciato ad allontanarsi spesso da casa e a non tornare la notte. Io mi sentivo solo, Enzo mi mancava, certe volte mi prendevano momenti di malinconia profonda, perché pensavo che lo avrei perduto definitivamente. Quando tornava a casa era sereno, si vedeva che col nuovo ragazzo aveva creato un buon rapporto. Io cercavo di accoglierlo nel modo più normale e tranquillo possibile, per esempio facendogli trovare preparati dei piatti particolari che a lui piacevano e non lasciandolo mai solo. Del suo nuovo compagno parlava solo bene e la cosa mi faceva piacere.

La sua storia con quel ragazzo è durata tre anni, poi Enzo ha cominciato a sentirsi irrequieto e a non stare più bene, quando stava da me non dormiva la notte, era spesso malinconico, qualche volte si metteva a piangere e non riuscivo a confortarlo. Io non facevo domande per non essere invasivo, ma lui stava male, era evidente che il rapporto con l’altro ragazzo era in crisi ma non sapevo il perché e lui non me lo diceva. Io pensavo che quell’altro ragazzo avesse conosciuto solo il lato, diciamo così, “felice” di Enzo e non fosse attrezzato a capirne e a gestirne i momenti bui. Il periodo i incertezza è andato avanti per un paio di mesi.

Una sera Enzo torna a casa e mi dice che devo accompagnarlo a fare il test hiv, io mi sento terrorizzato, ma lui mi frena subito: “Lo faccio solo per scrupolo, più per te che per me, non sono veramente preoccupato.” Ha fatto il test che è venuto negativo, poi lo ha rifatto dopo quattro mesi e anche quello è venuto negativo, poi mi ha detto: “Adesso non hai nulla da temere.” E così abbiamo ricominciato a fare l’amore, ma ogni tanto i ricordi di quando faceva l’amore con quell’altro ragazzo gli tornavano in mente, e allora non se la sentiva di andare avanti e mi diceva: “Oggi no.”

Circa due anni fa io ho avuto un serissimo problema cardiologico, mi sono sentito male mentre stavo parlando con Enzo, ero affannato e avevo forti dolori al petto. Lui ha chiamato “subito” il 118 e sono finito in rianimazione. Se non ci fosse stato Enzo sarei morto, ma lui c’era e sapeva esattamente che cosa fare. Mi ha assistito per il periodo del ricovero che è stato comunque breve perché ero stato portato in rianimazione in pratica in meno di un’ora dal momento dell’ostruzione della coronaria. In pratica a Enzo io devo la vita e anche adesso che sono di nuovo completamente autonomo, si prende cura di me.

Eppure, caro Project, qualche volta lo vedo malinconico, mi vuole bene, e di questo non ho dubbi, ma è come se non sapesse mai che cosa fare della sua vita. Non è innamorato di me ma tra noi c’è un’intimità anche fisica che lo rassicura perché sa che c’è qualcuno che non gli direbbe mai di no e che gli vuole bene veramente. Ogni tanto tra noi c’è un po’ di sesso, quasi per confermare che non abbiamo chiusure reciproche, ma penso che l’elemento più forte del nostro rapporto sia l’affidamento reciproco, in effetti siamo una sicurezza, una certezza uno per l’altro. So che potrebbe innamorarsi di altri ragazzi ma la cosa non mi spaventa, attualmente lo vedo soprattutto concentrato sul suo lavoro di ricerca. Qualche volta cerca di spiegarmi di che cosa si tratta ma sono cose troppo difficili per me. Se tu fossi in me, Project, che cosa faresti?

Ti ringrazio per la tua pazienza e ti auguro un buonissimo 2010!
Paolo
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NON GIUDICARE GLI ALTRI GAY

Caro Project,

ho letto alcune parti del tuo libro “Essere Gay” e mi ha colpito l’idea di morale gay, cioè l’idea di distinguere tra una omosessualità buona e una cattiva o almeno meno buona. In questo modo io credo che tu voglia mettere in evidenza quanto c’è di buono nella omosessualità, e su questo non posso che concordare con te, ma purtroppo sottolineando quello che c’è di buono si finisce per sottolineare anche quello che c’è o ci può essere di negativo e qui potrei ancora essere d’accordo con te, ma con qualche limitazione significativa.

Project, tu dici di essere assolutamente laico e ti rispetto per questo, io vengo invece da una formazione cattolica abbastanza tradizionale, in teoria dovrei aver imparato a distinguere il bene dal male ma ho anche imparato a non giudicare e a non sottovalutare le ragioni degli altri, anche di quelli che hanno stili di vita diversissimi dal mio.

Sono ormai vicino ai 70 anni e ogni volta che mi capita di poter avere un dialogo serio con qualcuno che ha vissuto esperienze lontanissime dalle mie mi rendo conto che se per un verso mantengo la mia tendenza a giudicare, per l’altro sono fortemente frenato dal fatto che le cose sbagliate, quando sono viste da vicino sono molto meno strane e sbagliate di quanto appaiono quando sono viste solo da lontano o sono considerate solo in teoria.

Parlavo giorni fa con un ragazzo non ancora trentenne e, come mia vecchia abitudine e mio difetto, stavo per l’ennesima volta cercando di mettermi in cattedra, ma per fortuna mi sono trattenuto e ho lasciato spazio a quel ragazzo. Lui mi ha parlato con molta sincerità delle sue esperienze di vita e io mi sono sentito del tutto disarmato, mi rendevo conto che i miei argomenti moralistici non avevano alcun senso se confrontati con esperienze dure come quelle vissute da quel ragazzo. Mi sono sentito un totale imbecille, uno che si è illuso di capire tutto senza avere realmente alcuna conoscenza di ciò di cui sta parlando. Il mio mondo mi è sembrato solo un ammasso di chiacchiere vuote.

Che avrei fatto se mi fossi trovato nelle situazioni in cui si è trovato quel ragazzo? Che cosa avrei scelto? E poi, avrei avuto reamente la possibilità di scegliere? Quel ragazzo era radicalmente diverso da me nei suoi atteggiamenti perché aveva avuto una vita radicalmente diversa dalla mia e molto più dura della mia. Prima avrei giudicato male i ragazzi come lui, avrei detto che avevano l’idea fissa del sesso, ma, in fondo, vedevo sempre più chiaramente la stupidità di questi giudizi.

La moralità del mio essere gay, o almeno quella che a me sembra essere la moralità del mio essere gay, se vogliamo dire tutta la verità, mi viene dalla mia formazione cattolica, che mi ha in qualche modo preservato dalle esperienze più dure, cioè il mio essere cattolico mi ha fatto essere gay in un modo molto particolare, ma attenzione, si tratta di un modo più prudente, più oculato, più controllato, ma forse anche più ipocrita e meno sostanzialmente partecipativo. Ho fatto quello che fanno tutti i ragazzi, sesso compreso, anche se con prudenza, non sono un santo e mi rimprovero soprattutto di non aver fatto quel po’ di bene che avrei potuto fare, poi mi fermo a riflettere e mi chiedo che cosa mi ha allontanato per esempio dalla ricerca del sesso sfrenato, e onestamente, pensandoci bene, non credo che sia stata l’educazione cattolica ma la paura, cioè brutalmente la necessità di salvare la faccia, che è una cosa comunque molto meschina, ecco che il confine tra moralità e meschinità diventa molto meno netto.

La necessità di salvare la faccia per me aveva un valore solo perché non sono mai stato veramente me stesso al 100% e soprattutto non sono mai stato messo con le spalle al muro da situazioni di fatto più forti di me, come è accaduto a quel ragazzo, perché in quel caso con ogni probabilità mi sarei comportato esattamente come lui. Quando si va alla sostanza delle cose la moralità delle persone, più che una qualità individuale è il risultato di un contesto e gli stessi concetti di merito e di colpa perdono i loro contorni chiari.

In fondo lo stesso papa Francesco aveva detto. “Chi sono io per giudicare un gay?” Sembrava una frase impacciata, che voleva indicare un’apertura ma è una frase che ha un significato estremamente serio. Ho provato ad applicare quella frase a me stesso e sono arrivato alla conclusione che non ho alcun diritto di giudicare. Anche chi va alla ricerca disperata e quasi nevrotica di sesso può avere ugualmente una sua morale e quella morale non è peggiore della mia, ed è solo apparentemente diversa.

Dal dialogo con quel ragazzo ho capito che il sesso non gli ha portato affatto la felicità e che in lui il bisogno di essere amato e rispettato per quello che è veramente è vivissimo, direi anzi che è molto più vivo che in me. Siamo rimasti a parlare per ore e abbiamo capito che tra noi c’era un rispetto reciproco profondo, un rispetto reciproco quasi inaspettato ma assolutamente reale.

Project, permettimi una divagazione, io, che sono gay e che non voglio perdere il contatto con la mia fede, ammiro molto papa Francesco, perché, secondo me, ha riportato il Cristianesimo ai suoi valori fondanti, non ha fatto polemica con la modernità ma si è messo alla ricerca delle persone e delle loro sofferenze, in sostanza non ha giudicato ma ha cercato di fare sentire la sua voce a favore degli ultimi. Fare qualcosa di buono e di concreto senza giudicare nessuno, questo è il suo stile.

Insomma, adesso sento che il mio essere gay può essere veramente conciliabile con il mio essere cristiano, almeno fino ad un certo punto. So che tu hai sostenuto il contrario, ma lo hai sostenuto in altri tempi, e mi piacerebbe capire che cosa pensi oggi, dopo che papa Francesco ha dato una lettura più evangelica del cattolicesimo. Scusami se mi sono permesso di provocarti con questa mia mail ma ti stimo molto e mi piacerebbe sapere se sei sempre dello stesso parere. Vorrei sottolineare che apprezzo molto quello che fai.

Paolo

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Caro Paolo,

ho letto la tua mail con vivo interesse. Sì: non giudicare! È un principio evangelico ma è anche un dovere morale laico. Quello che dici di quel ragazzo, mi è capitato più volte e mi ha messo in crisi più volte. Adesso la mia tendenza a giudicare si è ridotta notevolmente e ho recuperato la consapevolezza della mia ignoranza e delle mie incapacità. Credo di avere ancora moltissimo da imparare e purtroppo, alla mia età, non avrò il tempo per capire molte cose, ma certo l’idea di giudicare la terrò a freno.

Quanto a papa Francesco, non posso negare che, pur sentendomi radicalmente laico, ascolto con la massima attenzione quello che dice e cerco di farne tesoro. Ho anche io l’impressione che abbia riportato il cattolicesimo a valori più autenticamente evangelici. Il cattolicesimo non è o non dovrebbe essere un’ideologia. Direi che è un papa che ha atteggiamenti sostanzialmente laici e condivisibili da molte persone di buon senso anche fuori dalla chiesa cattolica, ha indubbiamente coraggio. Non posso negare che, specialmente negli ultimi mesi, sono rimasto molto colpito dal fatto che Francesco non sottolinei mai le divisioni ma cerchi la collaborazione degli uomini d buona volontà per fare tutti insieme qualcosa di buono e di concreto. Effettivamente papa Francesco non ha giudicato ma ha cercato di perseguite il bene impegnandosi per le periferie del mondo. Mi dispiace solo che sia ormai un uomo anziano perché la sua presenza potrebbe essere archiviata rapidamente dopo la sua uscita di scena e sarebbe veramente un danno per tutti, cattolici e no. Beh, credo che si capisca abbastanza bene quello che penso di papa Francesco.

Paolo, ti ringrazio veramente moltissimo della tua “provocazione”! Magari ci fossero tante provocazioni di questo tipo!

Project

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AMORE GAY PRIMA E DOPO

Ciao Project,
ho letto tanti articoli sulle coppie gay, da quelli di tipo scientifico-sociologico a quelli di gossip, a quelli di sessuologia di coppia, in quegli articoli si parla di tutto, di sesso, di fantasie sessuali, delle possibili realizzazioni di quelle fantasie, di ruoli sociali, di tolleranza e ovviamente di bellezza e di fascino, ecc. ecc., ma secondo me ci manca sempre l’elemento fondamentale, ossia il fatto che ci si ami veramente.
Amare sarà anche un questione di sesso, questo non lo nego, ma secondo me è molto di più. Non so perché con certe persone succede e con altre persone non succede affatto, ma volersi bene significa prima di tutto rispettarsi, capirsi, pure nella propria diversità. L’altro non è un altro me stesso, in lui non amo me stesso ma qualcosa di diverso che sento affine, certo, ma non identico, amo la sua libertà anche quando lo allontana da me, amo il suo essere diverso da me e il suo amarmi nonostante tutto, un amarmi che mi valorizza e mi fa sentire vivo, apprezzato, gratificato.
In coppia si sta bene solo quando ci si ama veramente, quando si desidera il bene dell’altro, quando la sua felicità conta più della nostra, ma per volersi bene non è affatto necessario essere in coppia.
Ho avuto una bellissima storia con un ragazzo che ho amato tantissimo e che mi ha amato tantissimo, adesso non stiamo più insieme, eppure ci amiamo lo stesso, perché il rispetto, l’affetto, la comprensione che c’erano tra noi sono rimasti identici, è venuta meno l’esclusività sessuale, eppure noi continuiamo ad amarci, anche se lui ha un nuovo compagno e poi, chi ha detto che si possa amare solo una persona alla volta?
Se il mio ex avesse bisogno di me, per lui farei qualunque cosa, perché gli voglio bene, e sono certo che il suo attuale compagno non sarebbe affatto geloso e sarebbe il primo a spingermi in quella direzione, tra l’altro ci conosciamo e ci stimano. L’unica cosa che avrebbe potuto mettere in crisi i rapporti tra me e il mio ex-compagno sarebbe stata l’inganno, il raccontare una cosa e farne un’altra, ma è proprio quello che tra noi non è mai accaduto.
Non sono gli obblighi legali a creare i sentimenti. Non ho mai capito i ragazzi che odiano i loro ex, se li odiano “dopo” vuol dire che non li amavano “prima”. Ho sempre considerato il mio ex una persona ottima sotto tutti i punti di vista, di lui mi fidavo totalmente. Ora non siamo più una coppia ma io continuo a considerarlo una persona ottima, non ho cambiato opinione su di lui per il fatto che non siamo più una coppia.
Secondo me, noi tutti, e in particolare noi gay ci facciamo trascinare dal modello di rapporto matrimoniale tradizionale, che contiene delle oggettive assurdità. Provo a spiegarmi meglio: quando un uomo e una donna si sposano, almeno quando si sposano con un rito religioso, si promettono amore eterno, intendendo per amore non solo rispetto e dedizione ma addirittura coinvolgimento sessuale esclusivo e nel promettere una cosa di questo genere si impegnano a garantire qualcosa che non è in loro potere.
Io posso promettere rispetto e assistenza in caso di necessità, queste sono le cose che posso promettere, quanto al coinvolgimento sessuale esclusivo, che non è una scelta ma è qualcosa di libero e spontaneo, posso al massimo affermare che quel coinvolgimento c’è adesso, ma siccome non è un atto volontario non posso promettere niente per il futuro.
Ma forse il matrimonio tradizionale prescinde dall’amore, non mi obbliga ad amare una persona per tutta la vita ma solo ad astenermi dai rapporti sessuali con altre persone, il che vuol dire che mi obbliga a dei comportamenti assolutamente non spontanei.
Ora, forse nel campo etero un comportamento di questo genere può avere senso perché ci sono gli interessi dei figli da salvaguardare, ammesso e non concesso che per i figli sia meglio avere un genitore costretto a livello legale alla fedeltà sessuale, cosa che mi sembra del tutto assurda, o che almeno considero come una indebita semplificazione perché mira a garantire forzatamente quello che non è coercibile. Ma per una coppia gay, in cui non ci sono figli, il modello matrimoniale non ha senso, perché l’unica cosa che conta è l’amore, che è cosa diversa dalla fedeltà sessuale.
Io non sono un ragazzo, ho 55 anni e il mio ex-compagno ne ha pochi di meno. Due anni fa ho avuto un infarto e rischiavo di finire male. Non avevo più parenti stretti ed ero affidato in pratica alle associazioni di volontariato. Al mio ex-compagno non avevo detto nulla per non creargli obblighi di nessun genere. Lui è venuto a sapere che io ero in ospedale da altre persone ed è venuto subito a trovarmi in ospedale.
Era estate e lui era in ferie col suo compagno. Hanno interrotto le ferie e sono venuti subito da me, sono venuti tutti e due, e hanno fatto i turni per non lasciarmi solo fino alle dimissioni e poi sono venuti a stare a casa mia, si sono proprio trasferiti a casa mia, finché io sono stato in convalescenza, cioè per circa due mesi e se ne sono ritornati a casa loro solo quando hanno visto che io potevo essere autosufficiente e anche dopo son venuti spesso a trovarmi e lo fanno ancora. Io ho visto che il mio ex era contento e che il suo compagno era un uomo serissimo. Mi sono sentito amato da loro.
So bene che questo non è il tipo di amore che in genere si considera più importante, eppure, per me, questo tipo di amore è stato l’unica vera spinta verso l’uscita dai miei problemi, cioè l’unica vera spinta verso la vita. Aggiungo una cosa: da allora trascorriamo le feste insieme e posso solo dire che stiamo bene.
Trent’anni fa non avrei mai immaginato una situazione del genere. Trent’anni fa avevo in mente tanti modelli e sognavo cose che mi sembravano bellissime ma erano del tutto irreali e non ero in grado di dare un valore alle cose che effettivamente ne avevano. Poi, piano piano, ho cominciato a rendermi conto e a capire che cosa vuol dire veramente amarsi. L’ho capito, in pratica solo da vecchio.
Pensa, Project, che quando col mio ex-compagno abbiamo deciso di separarci io credevo che non ci saremmo più visti, perché secondo me, allora, le alternative erano solo due o amore perfetto (la favola) o l’indifferenza totale, se non addirittura astio e odio. E invece non è stato affatto così. Non mi sono mai sentito tradito o imbrogliato, non ho mai pensato di avere buttato via gli anni della mia vita, niente di tutto questo, semplicemente, ho imparato a capire quanto ci può essere di bello in un rapporto che resta un rapporto d’amore, di rispetto e di affetto reciproco, anche quando l’attrazione sessuale viene meno.
Non sono un assertore dell’amore libero nel senso di vivere la sessualità in modo superficiale col primo che capita e poi ciao! No, niente di tutto questo, ma l’amore è libero e, se è vero amore, non viene meno nemmeno quando l’attrazione sessuale svanisce. Ho provato a raccontare la mia esperienza a dei ragazzi gay giovani ma mi hanno guardato con sospetto, come se fossi una caso patologico, per loro i modelli ci sono eccome e penso che sia proprio questa la ragione che provoca in loro tanta insoddisfazione.
Se interiorizzo profondamente i modelli delle favole e li confondo con la realtà, finirò per essere sempre deluso dalla realtà. La realtà deve essere capita, bisogna imparare a vederne i lati positivi, che sono tanti anche se non sono così evidenti.
Ho impiegato anni a superare i modelli di comportamento di tipo matrimoniale ma posso affermare che adesso mi sento molto più libero.
Devo dire però che non credo che la mia esperienza sia facilmente generalizzabile, perché il mio ex-compagno è veramente una persona speciale; se mi fossi innamorato di una persona superficiale, incapace di sentimenti veri e condizionata al punto di dover reagire sempre e soltanto nella maniera standard, probabilmente in quegli schemi ci sarei rimasto impegolato anche io. Non voglio quindi farmi maestro, perché sono stato estremamente fortunato, però devo dire che la mia esperienza fuori-schema non è stata per niente fallimentare ed è stata in pratica la scoperta di un mondo nuovo, molto meno condizionato e molto più autentico.
Se lo ritieni opportuno, pubblica questa mail, forse a qualcuno potrebbe essere utile.
Lorenzo
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DIRE DI NO AD UN ALTRO GAY

Caro Project,

sono un uomo non più giovanissimo, over 35, tutto sommato sono stato abbastanza fortunato sotto parecchi punti di vista: ho un lavoro, vivo per conto mio e in un certo senso ho trovato la mia sistemazione almeno sul piano economico, cioè non ho grosse ansie per il futuro. Il mio problema di fondo è la solitudine. Non ho fatto e non voglio fare coming out pubblico, ma ho alcuni amici gay, non pochissimi, tutti non dichiarati, come me, e con loro sto bene, abbiamo più o meno la stessa mentalità, veniamo da ambienti sociali molto simili, in breve, ci intendiamo bene. E qui proprio con i miei amici gay si crea il mio problema più grosso. Ho visto che hai ripetuto spesso che il teorema “gay + gay = amore” non funziona, non corrisponde alla realtà e posso dire di essere l’esempio vivente della tua affermazione. Quando ho conosciuto i miei amici gay mi aspettavo che quel teorema funzionasse ma non ha funzionato. Li vedo spesso, sto bene con loro, ma non ho mai perso la testa per nessuno di loro, forse è successo solo una volta e molto superficialmente con un ragazzo, ma quando ci siamo conosciuti “un po’ meglio” (e ancora molto superficialmente), l’interesse è proprio svanito del tutto e quando non ci siamo più sentiti ho tirato un respiro di sollievo. Ho anche amici etero ma non mi sono mai innamorato nemmeno di ragazzi etero, su di loro non ho fatto mai nemmeno ipotesi puramente teoriche. Fin qui potresti dirmi che la mia situazione è abbastanza comune, ecc. ecc., e che, se non sono suscettibile all’affettività sono fatti miei. Ok, potrebbe essere vero, ma qui arriva il vero problema. Come ci si comporta quando ci si accorge di essere oggetto dell’interesse di un altro ragazzo ma non si prova nulla per quel ragazzo? È esattamente questo che mi accade in questo periodo. Mi sono accorto da un paio di mesi che uno dei miei amici gay è interessato a me, lo capisco  dai suoi comportamenti imbarazzati, dal suo cedere sempre, dal suo avvicinarmi il più spesso possibile. Quando queste cose accadevano in occasione dei nostri incontri di gruppo, beh, non ci facevo troppo caso, ma poi quel ragazzo ha cominciato a contattarmi anche in privato, a mandarmi mail e sms. Io ho cercato di far finta di non capire e di rispondere in modo banale, ma evidentemente il mio messaggio, che era un “no, grazie” non è stato interpretato correttamente e lui sta continuando la sua manovra di avvicinamento. Mi sembra un bravo ragazzo, ma molto fragile, penso che stia vivendo nei miei confronti una storia d’amore che non ha proprio nessun senso, perché io non sono interessato. Parliamoci chiaro, non sono interessato perché non mi attira fisicamente e credo che non ci si possa fare nulla. Come amico mi sta bene. Non è come persona che lo respingo, è onesto, corretto, tutto quello che vuoi, ma proprio non lo vedo in nessun modo come un ipotetico ragazzo con cui costruire una vita insieme. Quando mi chiama, cosa che accade abbastanza spesso, cerco di restare su argomenti molto neutri e di non entrare mai nel personale, ma vedo che lui si ricorda le cose che dico, mi chiede in continuazione spiegazioni e soprattutto non si rende conto che io non sono interessato. Onestamente, Project, io ho paura di fare veramente del male a questo ragazzo sia dicendogli brutalmente come stanno le cose, sia facendo finta di niente, rimanendo nel vago e rinviando all’infinito il momento del chiarimento. Le ho pensate tutte: tagliare i rapporti col gruppo, cioè proprio sparire dalla circolazione, cosa comunque molto complicata da realizzare, dirgli o fargli capire che ho un altro ragazzo, e altre cose ancora più assurde. Lui non è eccessivamente insistente perché si controlla e si limita, ma io vedo che questo comportamento per lui non è assolutamente spontaneo. È più giovane di me di qualche anno, ha 31 anni, ma è un uomo adulto, io so, capisco, vedo che ha bisogno d’amore, più che di sesso, di un affetto stabile su cui contare, ma il suo punto di riferimento non posso essere io, perché la cosa non mi viene spontanea. Certe volte mi fa dei piccoli regali, che io non ricambio mai, ma lui continua a farmeli. Non sono oggetti di valore ma oggetti che hanno qualcosa di personale, oggetti particolari che lui ha cercato sulla base di qualche cosa che io ho detto e che lui non ha dimenticato, per esempio avevo parlato delle vecchie caffettiere napoletane di alluminio, di quelle degli anni ’50, e lui me ne ha regalata una. Che cosa avrei dovuto fare? Restituirgli i regali e dirgli che non aveva senso insistere con quelle cose? Io non sono stato capace di farlo. Quando chattiamo io cerco di allungare le pause, e lui mi aspetta anche per ore, io vedo che è ancora lì, che non se ne è andato e allora riprendo la conversazione, che non è sgradevole, ma da parte mia è forzata, o almeno un po’ forzata. Ho paura che stia sviluppando una dipendenza e non so che fare, perché non vorrei proprio fargli male. Tempo fa mi mandava un sms di buongiorno e uno di buonanotte, un po’ come fanno gli innamorati. Le prime volte gli rispondevo, poi ho cominciato a non rispondere e ha smesso, ma ho avuto la netta sensazione di fare una cosa cattiva. A me non costava nulla andare avanti coi messaggi, ma quei messaggi, per lui, significavano altro. Ho pensato che forse la cosa migliore sarebbe proprio parlare chiaro e dirgli che lo vedo come amico, cosa che gli ho già detto molte volte in modo più o meno esplicito, lui pensa che dall’amicizia possa anche svilupparsi altro, ma io però so che non si svilupperà proprio nulla. Project, sembrerà brutale, ma se uno non ti piace fisicamente, se lo senti e lo vedi spesso e non hai mai fatto fantasie su di lui, come fai a credere che possa diventare il tuo ragazzo? L’aspetto fisico conta e molto. Stare con lui e fare fantasie su altri ragazzi sarebbe proprio il modo peggiore di stare con lui, però penso che alla fine succederebbe proprio così. Non posso forzarmi a provare una relazione alla quale non mi sento portato istintivamente, lui si accorgerebbe che è una forzatura e sarebbe ancora peggio. Devo confessarti, Project, che l’idea di provare comunque mi è anche venuta perché penso che lui farebbe di tutto per avermi vicino, in qualche modo si adatterebbe a me, finirebbe per accettare qualsiasi cosa, ma io non voglio che succedano cose simili, non ci sarebbe quella parità all’interno della coppia che penso sia assolutamente fondamentale. Insomma, è proprio un momento critico, so di non potere andare avanti ancora per molto tempo coi rinvii, so che devo decidere e che devo decidere presto. Mi sento proprio spaccato in due, io so che è un bravo ragazzo, ma non posso fingere di esserne innamorato e non posso nemmeno cominciare un rapporto del tutto squilibrato perché alla fine il danno lo farei anche a lui. Lui è anche un bel ragazzo, anche se non è per niente il mio tipo, e ci sono degli amici comuni che probabilmente vorrebbero richiamare la sua attenzione, ma lui ormai pensa solo a me e ogni altra ipotesi è per lui totalmente impossibile. Non mi trovo in una bella situazione. Non voglio fare male a quel ragazzo ma non ne sono innamorato e non so come uscirne senza fare danni. Ti sarei grato se mi facessi sapere che cosa ne pensi. Se vuoi pubblica la mail, in fondo penso che il mio problema sia abbastanza diffuso e forse riflettere su queste cose può essere utile anche per altri.

Ti saluto e aspetto la tua mail.

Christian

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ESSERE GAY E SEMBRARE GAY

Caro Project,
tu pubblichi sui tuoi siti solo storie gay edificanti, belle storie d’amore che mi emozionano molto quando le leggo, ma che purtroppo non ho mai sperimentato nella pratica. Qualche ragazzo gay simile a quelli delle mail che pubblichi sul forum lo conosco anche io, ma ho conosciuto anche dei gay che erano l’esatto contrario. Può anche darsi che io sia stato sfortunato ma ti voglio raccontare almeno un fatto significativo che mi è accaduto all’inizio del 2016. C’è un ragazzo gay, anzi ci sono due ragazzi gay con due modi di fare strani, secondo me non sono cattivi ragazzi né l’uno né l’altro, ma per capire devi leggere.
Nel veglione di capodanno 2016 avevo incontrato per caso un ragazzo esuberante, quasi esplosivo, che mi aveva colpito molto: lo chiamerò Tano, bellissimo sorriso, sempre a dire battute e a ridere, anche simpatico a parlarci. In breve, mi piaceva. Allora non avevo un ragazzo e la mia fantasia ha cominciato subito a lavorare su di lui. Durante il veglione abbiamo parlato un po’, ma c’era un chiasso indiavolato e siamo dovuti uscire nel cortile del locale, però ho avuto la sensazione di avere fatto anche io colpo su di lui, anche se abbiamo fatto solo discorsi banalissimi. Esci dal veglione e stai a parlare fuori nel cortile, ok, ma lo fai con una ragazza, se lo fai con un ragazzo non succede certo per caso. Quando siamo rientrati a casa la mattina di capodanno ci siamo scambiati i numeri di cellulare. Il 2 gennaio l’ho richiamato e mi è sembrato contento di risentirmi, siccome il 2 era sabato e il 3 sarebbe stata domenica, l’ho invitato a venire con il mio gruppo a una passeggiata al mare e ci siamo dati un appuntamento per l’indomani alle 8.00.
Il mio gruppo è tutto di etero, questo vuol dire soprattutto che c’è un 50% di ragazze e ci sono molte coppie; i ragazzi del gruppo mi considerano etero al 100%, ovviamente, perché non ho proprio nulla che possa fare pensare che sono gay e poi sono affari miei e me li voglio tenere per me. Di Tano non sapevo niente, meno che mai se fosse gay o etero, l’avevo invitato solo perché mi piaceva. Ovviamente nemmeno Tano sapeva nulla di me, lo avevo conosciuto solo la sera prima!
Domenica alle 8.00 i ragazzi del gruppo ci sono già tutti, siamo in 11, io dico che bisogna aspettare Tano, e invece di partire ci mettiamo a chiacchierare. Alle 8.30 Tano ancora non si vede, qualcuno comincia a storcere il naso. Lo chiamo al telefono, mi dice che sta arrivando. Alle 8.45 si presenta con il suo sorriso smagliante. Nessuno fa storie con lui per il ritardo. Quattro coppie vanno con due macchine, io, Tano e un’altra coppia siamo sulla mia macchina. Subito dopo la partenza Tano comincia a fare il cretino, facendo domande inopportune e molto da ficcanaso alla coppia che stava in macchina con noi. Chiede se stanno insieme, cosa che si vedeva a un chilometro, e loro chiedono a lui perché è solo, lui risponde che non è solo ma è con me, che sono il suo ragazzo! Io mi affretto a smentire e sottolineo che l’ho conosciuto solo due giorni prima, ma lui insiste a fare il cretino: noi stavano davanti e la coppia di amici stava dietro. Io avevo la mano sul cambio, lui prende e mette la sua mano sulla mia. Gli dico: “Stai fermo, che so guidando!” allora ritira la mano in modo molto teatrale e mi dice: “Vabbe’, ma che ho fatto?” Poi chiede alla coppia: “Voi che ne pensate delle coppie gay?” Francamente in quel momento lo avrei ammazzato!
I ragazzi della mia comitiva hanno il perfetto controllo di sé, rispondono da manuale e non si fanno trascinare in discorsi strani. La ragazza quando vede che i discorsi di Tano si fanno pesanti e insistono un po’ troppo, entra in mia difesa: “Tano, mi sa che hai sbagliato obiettivo, io conosco Silvia, la sua ragazza, stanno insieme da due anni!” Ma Tano insiste: “Questo non me lo avevi detto… vabbe’ vuol dire che sei un po’ bisex!” Stavo proprio perdendo la pazienza. “Tano, vuoi scendere qui?” e lui mi risponde: “Ma che ho detto? Ma non si può nemmeno parlare?” Ovviamente non esiste nessuna Silvia, ma Tano non lo sa. La ragazza riprende il discorso su Silvia, e anche io faccio prudentemente la mia parte. Silvia agli occhi di Tano prende sempre maggiore consistenza e i discorsi da checca gay finiscono. Per tutto il resto del viaggio parliamo solo in tre. Tano è praticamente fuori gioco, forse si aspettava una comitiva gay, ma ne ha trovata una etero (o quasi) e si è sentito a disagio. Una volta arrivati al mare, con gli altri ragazzi tiene un comportamento educato anche se spigliato, niente di simile a quello che era successo durante il viaggio. Quando eravamo a tavola, io ero di fronte a Tano, mi arriva una chiamata al cellulare, rispondo. Era la ragazza che stava con noi in macchina. Mi dice: “Vedo che hai “quello” di fonte a te, fai come se ti avesse chiamato veramente la tua ragazza, se no non te lo scrolli più di dosso.” Io volevo che il pomeriggio passasse tranquillamente e ho accettato di fingere. Ho coperto il cellulare con la mano perché non si sentissero le parole (e non stavo dicendo proprio niente) e ho fatto facce molto compiaciute da innamorato che parla con la sua bella. Tano fingeva di guardare dall’altra parte ma stava attentissimo al mio comportamento. Quando ho chiuso la telefonata lui ha fatto finta di niente e ha cominciato a parlare col ragazzo che aveva al fianco. A Gennaio, fa notte preso e torniamo a casa. Accompagniamo a casa i due ragazzi che erano in macchina con noi, poi vado ad accompagnare Tano che si scusa per l’accaduto, dice che è stato stupido da parte sua, che non aveva pensato che mi poteva causare dei problemi ma aggiunge che comunque aveva pensato che io non fossi etero, non sapeva perché ma lo aveva pensato. In quei momenti io non sapevo che cosa dire. Tano a me piaceva, anche se era troppo invadente e maldestro. Dovevo dirgli che non c’era nessuna ragazza e che lo avevamo preso in giro per farlo stare tranquillo, ma così lo avrei perso, d’altra parte lo avrei perso anche se avessi continuato a recitare la parte dell’etero. Ero veramente in imbarazzo. Si sarebbe potuto superare l’imbarazzo con un contatto fisico che sarebbe stato più significativo di qualunque discorso, ma un gesto simile mi avrebbe impedito di cambiare atteggiamento in caso di necessità, cioè se Tano si fosse dimostrato troppo invadente o comunque, alla prova dei fatti, fosse stato incompatibile con me. Alla fine ho scelto di continuare a fare l’etero che ha la ragazza, perché l’altra strada mi sembrava troppo arrischiata e soprattutto troppo prematura. Tano era deluso, ma “se uno è etero” c’è poco da fare! Nei giorni successivi non mi ha richiamato e dopo qualche giorno l’ho richiamato io, era contento di sentirmi, ma di una contentezza ufficiale, era controllato nei discorsi e non propenso a prolungare la telefonata. Per un paio di mesi siamo andati avanti così, io lo chiamavo, cercavo di parlare con lui, che però era sfuggente, ma la mia insistenza ha cominciato a sembrargli strana. Il primo di Marzo mi ha fatto una proposta inattesa, mi ha detto: “Vengo a prendere una pizza con te se ci viene pure Silvia.” Era segno che ormai aveva capito. Gli ho detto che andava bene e ci siamo dati appuntamento per la sera del tre in un ristorante. Io sono arrivato prima, ho fatto preparare un tavolo per tre e mi sono seduto ad aspettare. Tano è arrivato, ha visto l tavolo per tre e ha fatto una faccia strana: “Non è che vi rovino la cena?” Gli ho risposto che non avrebbe rovinato niente, e che Silvia era in bagno a risistemarsi un po’. Poi gli ho detto intanto di ordinare e mi ha risposto: “Ma no, aspetto!” e allora gli ho svelato il mistero, ma per gradi: “Silvia non è potuta venire, perché… non esiste…” Allora sulla faccia di Tano è tornato il suo sorriso malizioso: “Veramente?” “Sì” “Allora anche tu… “ “Eh…” “Wow!!” Dopo abbiamo cenato in santa pace!
Così è cominciata la mia storia con Tano, che dura quasi da due anni, ma, sia ben chiaro, non penso affatto che Tano sia senza difetti. Stiamo bene insieme, questo lo posso dire, ma su certe cose non andremo mai d’accordo. Vengo ad elencare i difetti di Tano, o almeno quelli che io considero difetti:
Innanzitutto pretendeva di portarmi nella sua comitiva gay, cosa che a me non sta bene non perché sono gay ma perché si atteggiamo molto, almeno in certe situazioni, e non capiscono che questo può dare fastidio anche agli altri gay. Nella comitiva di Tano ci sono sei ragazzi in tutto, compreso Tano, se li prendi uno per uno sono bravissimi ragazzi, calmi, che pensano prima di agire, ma se li metti tutti insieme diventano un pericolo pubblico, si scatenano e possono creare certamente problemi a uno come me che non si vuole mettere in piazza. Quando Tano voleva andare con loro io non ci andavo, e dopo un po’ non c’è andato più nemmeno Tano, però abbiamo continuato a frequentare gli amici del suo gruppo, uno o due alla volta. E posso dire che Tano l’ha accettato.
In secondo luogo Tano all’inizio ha avuto l’idea fissa che io dovessi fare per forza un coming out pubblico, cosa che, a parte il fatto che non mi piace in nessun caso, non potrei proprio fare, perché una cosa del genere mi potrebbe creare problemi grossissimi sul lavoro. Adesso si è adeguato all’idea che si può essere una coppia anche se uno è dichiarato e uno no!
Terza e ultima cosa, questa molto più privata, Tano ha un’idea di sesso come divertimento che mi sembra molto riduttiva. Gli ho fatto venire la fissa della prevenzione (prima non ci stava troppo attento). Ha un’idea di sessualità gay, diciamo così, molto classica e non mi piace affatto che insista pesantemente per farmi fare cose che non voglio. E qui una volta siamo arrivati proprio sull’orlo della rottura. Gli ho detto: “Essere in due vuol dire essere veramente in due, io mi sono adeguato a tante cose per farti piacere, ok, va benissimo, ma l’elasticità ci vuole da entrambe le parti, altrimenti trovatene un altro!” Lui pensa di incarnare l’essenza della “gayezza” e non capisce che è solo uno dei tanti e che di gay che sono gay al 100% e che ragionano in modo diversissimo dal suo ce ne sono moltissimi. Comunque Tano ha un modo bellissimo di vivere il sesso, è proprio travolto dalla sessualità. Io sarei travolto molto meno, ma quando vedo lui mi faccio portare anche io dall’entusiasmo e le cose funzionano molto bene.
Adesso un pregio di Tano: ti dice le cose in faccia, qualche volta anche brutalmente, e certe volte mi ha impedito di fare grosse stupidaggini proprio con la sua franchezza. Se c’è una cosa che non credo possibile è che possa tradirmi, mi spiego meglio, non credo possibile che possa andare con un altro ragazzo senza dirmi nulla, invece che possa andare con un altro ragazzo dicendomelo prima è possibile ed è un fatto che temo molto, anche se non è mai successo niente di simile.
La nostra vita di coppia non è male, ma per me Tano non è una religione, è una realtà da verificare giorno per giorno. Ora non viviamo insieme, anche se io ho casa per conto mio, perché il pettegolezzo sarebbe distruttivo per entrambi e mi creerebbe problemi enormi anche il famiglia. Stiamo lavorando molto entrambi por poterci comprare una casetta in campagna, senza vicini impiccioni, ma le case costano e ci vorrà tempo, questo, al momento è il nostro sogno come coppia.
Grazie per quello che fai Project, ovviamente puoi pubblicare la mail, l’ha letta anche Tano ed è d’accordo.
Ciao.
Pas e Tano
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