DIRE DI NO AD UN ALTRO GAY

Caro Project,

sono un uomo non più giovanissimo, over 35, tutto sommato sono stato abbastanza fortunato sotto parecchi punti di vista: ho un lavoro, vivo per conto mio e in un certo senso ho trovato la mia sistemazione almeno sul piano economico, cioè non ho grosse ansie per il futuro. Il mio problema di fondo è la solitudine. Non ho fatto e non voglio fare coming out pubblico, ma ho alcuni amici gay, non pochissimi, tutti non dichiarati, come me, e con loro sto bene, abbiamo più o meno la stessa mentalità, veniamo da ambienti sociali molto simili, in breve, ci intendiamo bene. E qui proprio con i miei amici gay si crea il mio problema più grosso. Ho visto che hai ripetuto spesso che il teorema “gay + gay = amore” non funziona, non corrisponde alla realtà e posso dire di essere l’esempio vivente della tua affermazione. Quando ho conosciuto i miei amici gay mi aspettavo che quel teorema funzionasse ma non ha funzionato. Li vedo spesso, sto bene con loro, ma non ho mai perso la testa per nessuno di loro, forse è successo solo una volta e molto superficialmente con un ragazzo, ma quando ci siamo conosciuti “un po’ meglio” (e ancora molto superficialmente), l’interesse è proprio svanito del tutto e quando non ci siamo più sentiti ho tirato un respiro di sollievo. Ho anche amici etero ma non mi sono mai innamorato nemmeno di ragazzi etero, su di loro non ho fatto mai nemmeno ipotesi puramente teoriche. Fin qui potresti dirmi che la mia situazione è abbastanza comune, ecc. ecc., e che, se non sono suscettibile all’affettività sono fatti miei. Ok, potrebbe essere vero, ma qui arriva il vero problema. Come ci si comporta quando ci si accorge di essere oggetto dell’interesse di un altro ragazzo ma non si prova nulla per quel ragazzo? È esattamente questo che mi accade in questo periodo. Mi sono accorto da un paio di mesi che uno dei miei amici gay è interessato a me, lo capisco  dai suoi comportamenti imbarazzati, dal suo cedere sempre, dal suo avvicinarmi il più spesso possibile. Quando queste cose accadevano in occasione dei nostri incontri di gruppo, beh, non ci facevo troppo caso, ma poi quel ragazzo ha cominciato a contattarmi anche in privato, a mandarmi mail e sms. Io ho cercato di far finta di non capire e di rispondere in modo banale, ma evidentemente il mio messaggio, che era un “no, grazie” non è stato interpretato correttamente e lui sta continuando la sua manovra di avvicinamento. Mi sembra un bravo ragazzo, ma molto fragile, penso che stia vivendo nei miei confronti una storia d’amore che non ha proprio nessun senso, perché io non sono interessato. Parliamoci chiaro, non sono interessato perché non mi attira fisicamente e credo che non ci si possa fare nulla. Come amico mi sta bene. Non è come persona che lo respingo, è onesto, corretto, tutto quello che vuoi, ma proprio non lo vedo in nessun modo come un ipotetico ragazzo con cui costruire una vita insieme. Quando mi chiama, cosa che accade abbastanza spesso, cerco di restare su argomenti molto neutri e di non entrare mai nel personale, ma vedo che lui si ricorda le cose che dico, mi chiede in continuazione spiegazioni e soprattutto non si rende conto che io non sono interessato. Onestamente, Project, io ho paura di fare veramente del male a questo ragazzo sia dicendogli brutalmente come stanno le cose, sia facendo finta di niente, rimanendo nel vago e rinviando all’infinito il momento del chiarimento. Le ho pensate tutte: tagliare i rapporti col gruppo, cioè proprio sparire dalla circolazione, cosa comunque molto complicata da realizzare, dirgli o fargli capire che ho un altro ragazzo, e altre cose ancora più assurde. Lui non è eccessivamente insistente perché si controlla e si limita, ma io vedo che questo comportamento per lui non è assolutamente spontaneo. È più giovane di me di qualche anno, ha 31 anni, ma è un uomo adulto, io so, capisco, vedo che ha bisogno d’amore, più che di sesso, di un affetto stabile su cui contare, ma il suo punto di riferimento non posso essere io, perché la cosa non mi viene spontanea. Certe volte mi fa dei piccoli regali, che io non ricambio mai, ma lui continua a farmeli. Non sono oggetti di valore ma oggetti che hanno qualcosa di personale, oggetti particolari che lui ha cercato sulla base di qualche cosa che io ho detto e che lui non ha dimenticato, per esempio avevo parlato delle vecchie caffettiere napoletane di alluminio, di quelle degli anni ’50, e lui me ne ha regalata una. Che cosa avrei dovuto fare? Restituirgli i regali e dirgli che non aveva senso insistere con quelle cose? Io non sono stato capace di farlo. Quando chattiamo io cerco di allungare le pause, e lui mi aspetta anche per ore, io vedo che è ancora lì, che non se ne è andato e allora riprendo la conversazione, che non è sgradevole, ma da parte mia è forzata, o almeno un po’ forzata. Ho paura che stia sviluppando una dipendenza e non so che fare, perché non vorrei proprio fargli male. Tempo fa mi mandava un sms di buongiorno e uno di buonanotte, un po’ come fanno gli innamorati. Le prime volte gli rispondevo, poi ho cominciato a non rispondere e ha smesso, ma ho avuto la netta sensazione di fare una cosa cattiva. A me non costava nulla andare avanti coi messaggi, ma quei messaggi, per lui, significavano altro. Ho pensato che forse la cosa migliore sarebbe proprio parlare chiaro e dirgli che lo vedo come amico, cosa che gli ho già detto molte volte in modo più o meno esplicito, lui pensa che dall’amicizia possa anche svilupparsi altro, ma io però so che non si svilupperà proprio nulla. Project, sembrerà brutale, ma se uno non ti piace fisicamente, se lo senti e lo vedi spesso e non hai mai fatto fantasie su di lui, come fai a credere che possa diventare il tuo ragazzo? L’aspetto fisico conta e molto. Stare con lui e fare fantasie su altri ragazzi sarebbe proprio il modo peggiore di stare con lui, però penso che alla fine succederebbe proprio così. Non posso forzarmi a provare una relazione alla quale non mi sento portato istintivamente, lui si accorgerebbe che è una forzatura e sarebbe ancora peggio. Devo confessarti, Project, che l’idea di provare comunque mi è anche venuta perché penso che lui farebbe di tutto per avermi vicino, in qualche modo si adatterebbe a me, finirebbe per accettare qualsiasi cosa, ma io non voglio che succedano cose simili, non ci sarebbe quella parità all’interno della coppia che penso sia assolutamente fondamentale. Insomma, è proprio un momento critico, so di non potere andare avanti ancora per molto tempo coi rinvii, so che devo decidere e che devo decidere presto. Mi sento proprio spaccato in due, io so che è un bravo ragazzo, ma non posso fingere di esserne innamorato e non posso nemmeno cominciare un rapporto del tutto squilibrato perché alla fine il danno lo farei anche a lui. Lui è anche un bel ragazzo, anche se non è per niente il mio tipo, e ci sono degli amici comuni che probabilmente vorrebbero richiamare la sua attenzione, ma lui ormai pensa solo a me e ogni altra ipotesi è per lui totalmente impossibile. Non mi trovo in una bella situazione. Non voglio fare male a quel ragazzo ma non ne sono innamorato e non so come uscirne senza fare danni. Ti sarei grato se mi facessi sapere che cosa ne pensi. Se vuoi pubblica la mail, in fondo penso che il mio problema sia abbastanza diffuso e forse riflettere su queste cose può essere utile anche per altri.

Ti saluto e aspetto la tua mail.

Christian

___________

Se volete, potete partecipare alla discussion di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=6266

If you like, you can join the discussion on this post in English on Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/showthread.php?tid=142

Annunci

ESSERE GAY E SEMBRARE GAY

Caro Project,
tu pubblichi sui tuoi siti solo storie gay edificanti, belle storie d’amore che mi emozionano molto quando le leggo, ma che purtroppo non ho mai sperimentato nella pratica. Qualche ragazzo gay simile a quelli delle mail che pubblichi sul forum lo conosco anche io, ma ho conosciuto anche dei gay che erano l’esatto contrario. Può anche darsi che io sia stato sfortunato ma ti voglio raccontare almeno un fatto significativo che mi è accaduto all’inizio del 2016. C’è un ragazzo gay, anzi ci sono due ragazzi gay con due modi di fare strani, secondo me non sono cattivi ragazzi né l’uno né l’altro, ma per capire devi leggere.
Nel veglione di capodanno 2016 avevo incontrato per caso un ragazzo esuberante, quasi esplosivo, che mi aveva colpito molto: lo chiamerò Tano, bellissimo sorriso, sempre a dire battute e a ridere, anche simpatico a parlarci. In breve, mi piaceva. Allora non avevo un ragazzo e la mia fantasia ha cominciato subito a lavorare su di lui. Durante il veglione abbiamo parlato un po’, ma c’era un chiasso indiavolato e siamo dovuti uscire nel cortile del locale, però ho avuto la sensazione di avere fatto anche io colpo su di lui, anche se abbiamo fatto solo discorsi banalissimi. Esci dal veglione e stai a parlare fuori nel cortile, ok, ma lo fai con una ragazza, se lo fai con un ragazzo non succede certo per caso. Quando siamo rientrati a casa la mattina di capodanno ci siamo scambiati i numeri di cellulare. Il 2 gennaio l’ho richiamato e mi è sembrato contento di risentirmi, siccome il 2 era sabato e il 3 sarebbe stata domenica, l’ho invitato a venire con il mio gruppo a una passeggiata al mare e ci siamo dati un appuntamento per l’indomani alle 8.00.
Il mio gruppo è tutto di etero, questo vuol dire soprattutto che c’è un 50% di ragazze e ci sono molte coppie; i ragazzi del gruppo mi considerano etero al 100%, ovviamente, perché non ho proprio nulla che possa fare pensare che sono gay e poi sono affari miei e me li voglio tenere per me. Di Tano non sapevo niente, meno che mai se fosse gay o etero, l’avevo invitato solo perché mi piaceva. Ovviamente nemmeno Tano sapeva nulla di me, lo avevo conosciuto solo la sera prima!
Domenica alle 8.00 i ragazzi del gruppo ci sono già tutti, siamo in 11, io dico che bisogna aspettare Tano, e invece di partire ci mettiamo a chiacchierare. Alle 8.30 Tano ancora non si vede, qualcuno comincia a storcere il naso. Lo chiamo al telefono, mi dice che sta arrivando. Alle 8.45 si presenta con il suo sorriso smagliante. Nessuno fa storie con lui per il ritardo. Quattro coppie vanno con due macchine, io, Tano e un’altra coppia siamo sulla mia macchina. Subito dopo la partenza Tano comincia a fare il cretino, facendo domande inopportune e molto da ficcanaso alla coppia che stava in macchina con noi. Chiede se stanno insieme, cosa che si vedeva a un chilometro, e loro chiedono a lui perché è solo, lui risponde che non è solo ma è con me, che sono il suo ragazzo! Io mi affretto a smentire e sottolineo che l’ho conosciuto solo due giorni prima, ma lui insiste a fare il cretino: noi stavano davanti e la coppia di amici stava dietro. Io avevo la mano sul cambio, lui prende e mette la sua mano sulla mia. Gli dico: “Stai fermo, che so guidando!” allora ritira la mano in modo molto teatrale e mi dice: “Vabbe’, ma che ho fatto?” Poi chiede alla coppia: “Voi che ne pensate delle coppie gay?” Francamente in quel momento lo avrei ammazzato!
I ragazzi della mia comitiva hanno il perfetto controllo di sé, rispondono da manuale e non si fanno trascinare in discorsi strani. La ragazza quando vede che i discorsi di Tano si fanno pesanti e insistono un po’ troppo, entra in mia difesa: “Tano, mi sa che hai sbagliato obiettivo, io conosco Silvia, la sua ragazza, stanno insieme da due anni!” Ma Tano insiste: “Questo non me lo avevi detto… vabbe’ vuol dire che sei un po’ bisex!” Stavo proprio perdendo la pazienza. “Tano, vuoi scendere qui?” e lui mi risponde: “Ma che ho detto? Ma non si può nemmeno parlare?” Ovviamente non esiste nessuna Silvia, ma Tano non lo sa. La ragazza riprende il discorso su Silvia, e anche io faccio prudentemente la mia parte. Silvia agli occhi di Tano prende sempre maggiore consistenza e i discorsi da checca gay finiscono. Per tutto il resto del viaggio parliamo solo in tre. Tano è praticamente fuori gioco, forse si aspettava una comitiva gay, ma ne ha trovata una etero (o quasi) e si è sentito a disagio. Una volta arrivati al mare, con gli altri ragazzi tiene un comportamento educato anche se spigliato, niente di simile a quello che era successo durante il viaggio. Quando eravamo a tavola, io ero di fronte a Tano, mi arriva una chiamata al cellulare, rispondo. Era la ragazza che stava con noi in macchina. Mi dice: “Vedo che hai “quello” di fonte a te, fai come se ti avesse chiamato veramente la tua ragazza, se no non te lo scrolli più di dosso.” Io volevo che il pomeriggio passasse tranquillamente e ho accettato di fingere. Ho coperto il cellulare con la mano perché non si sentissero le parole (e non stavo dicendo proprio niente) e ho fatto facce molto compiaciute da innamorato che parla con la sua bella. Tano fingeva di guardare dall’altra parte ma stava attentissimo al mio comportamento. Quando ho chiuso la telefonata lui ha fatto finta di niente e ha cominciato a parlare col ragazzo che aveva al fianco. A Gennaio, fa notte preso e torniamo a casa. Accompagniamo a casa i due ragazzi che erano in macchina con noi, poi vado ad accompagnare Tano che si scusa per l’accaduto, dice che è stato stupido da parte sua, che non aveva pensato che mi poteva causare dei problemi ma aggiunge che comunque aveva pensato che io non fossi etero, non sapeva perché ma lo aveva pensato. In quei momenti io non sapevo che cosa dire. Tano a me piaceva, anche se era troppo invadente e maldestro. Dovevo dirgli che non c’era nessuna ragazza e che lo avevamo preso in giro per farlo stare tranquillo, ma così lo avrei perso, d’altra parte lo avrei perso anche se avessi continuato a recitare la parte dell’etero. Ero veramente in imbarazzo. Si sarebbe potuto superare l’imbarazzo con un contatto fisico che sarebbe stato più significativo di qualunque discorso, ma un gesto simile mi avrebbe impedito di cambiare atteggiamento in caso di necessità, cioè se Tano si fosse dimostrato troppo invadente o comunque, alla prova dei fatti, fosse stato incompatibile con me. Alla fine ho scelto di continuare a fare l’etero che ha la ragazza, perché l’altra strada mi sembrava troppo arrischiata e soprattutto troppo prematura. Tano era deluso, ma “se uno è etero” c’è poco da fare! Nei giorni successivi non mi ha richiamato e dopo qualche giorno l’ho richiamato io, era contento di sentirmi, ma di una contentezza ufficiale, era controllato nei discorsi e non propenso a prolungare la telefonata. Per un paio di mesi siamo andati avanti così, io lo chiamavo, cercavo di parlare con lui, che però era sfuggente, ma la mia insistenza ha cominciato a sembrargli strana. Il primo di Marzo mi ha fatto una proposta inattesa, mi ha detto: “Vengo a prendere una pizza con te se ci viene pure Silvia.” Era segno che ormai aveva capito. Gli ho detto che andava bene e ci siamo dati appuntamento per la sera del tre in un ristorante. Io sono arrivato prima, ho fatto preparare un tavolo per tre e mi sono seduto ad aspettare. Tano è arrivato, ha visto l tavolo per tre e ha fatto una faccia strana: “Non è che vi rovino la cena?” Gli ho risposto che non avrebbe rovinato niente, e che Silvia era in bagno a risistemarsi un po’. Poi gli ho detto intanto di ordinare e mi ha risposto: “Ma no, aspetto!” e allora gli ho svelato il mistero, ma per gradi: “Silvia non è potuta venire, perché… non esiste…” Allora sulla faccia di Tano è tornato il suo sorriso malizioso: “Veramente?” “Sì” “Allora anche tu… “ “Eh…” “Wow!!” Dopo abbiamo cenato in santa pace!
Così è cominciata la mia storia con Tano, che dura quasi da due anni, ma, sia ben chiaro, non penso affatto che Tano sia senza difetti. Stiamo bene insieme, questo lo posso dire, ma su certe cose non andremo mai d’accordo. Vengo ad elencare i difetti di Tano, o almeno quelli che io considero difetti:
Innanzitutto pretendeva di portarmi nella sua comitiva gay, cosa che a me non sta bene non perché sono gay ma perché si atteggiamo molto, almeno in certe situazioni, e non capiscono che questo può dare fastidio anche agli altri gay. Nella comitiva di Tano ci sono sei ragazzi in tutto, compreso Tano, se li prendi uno per uno sono bravissimi ragazzi, calmi, che pensano prima di agire, ma se li metti tutti insieme diventano un pericolo pubblico, si scatenano e possono creare certamente problemi a uno come me che non si vuole mettere in piazza. Quando Tano voleva andare con loro io non ci andavo, e dopo un po’ non c’è andato più nemmeno Tano, però abbiamo continuato a frequentare gli amici del suo gruppo, uno o due alla volta. E posso dire che Tano l’ha accettato.
In secondo luogo Tano all’inizio ha avuto l’idea fissa che io dovessi fare per forza un coming out pubblico, cosa che, a parte il fatto che non mi piace in nessun caso, non potrei proprio fare, perché una cosa del genere mi potrebbe creare problemi grossissimi sul lavoro. Adesso si è adeguato all’idea che si può essere una coppia anche se uno è dichiarato e uno no!
Terza e ultima cosa, questa molto più privata, Tano ha un’idea di sesso come divertimento che mi sembra molto riduttiva. Gli ho fatto venire la fissa della prevenzione (prima non ci stava troppo attento). Ha un’idea di sessualità gay, diciamo così, molto classica e non mi piace affatto che insista pesantemente per farmi fare cose che non voglio. E qui una volta siamo arrivati proprio sull’orlo della rottura. Gli ho detto: “Essere in due vuol dire essere veramente in due, io mi sono adeguato a tante cose per farti piacere, ok, va benissimo, ma l’elasticità ci vuole da entrambe le parti, altrimenti trovatene un altro!” Lui pensa di incarnare l’essenza della “gayezza” e non capisce che è solo uno dei tanti e che di gay che sono gay al 100% e che ragionano in modo diversissimo dal suo ce ne sono moltissimi. Comunque Tano ha un modo bellissimo di vivere il sesso, è proprio travolto dalla sessualità. Io sarei travolto molto meno, ma quando vedo lui mi faccio portare anche io dall’entusiasmo e le cose funzionano molto bene.
Adesso un pregio di Tano: ti dice le cose in faccia, qualche volta anche brutalmente, e certe volte mi ha impedito di fare grosse stupidaggini proprio con la sua franchezza. Se c’è una cosa che non credo possibile è che possa tradirmi, mi spiego meglio, non credo possibile che possa andare con un altro ragazzo senza dirmi nulla, invece che possa andare con un altro ragazzo dicendomelo prima è possibile ed è un fatto che temo molto, anche se non è mai successo niente di simile.
La nostra vita di coppia non è male, ma per me Tano non è una religione, è una realtà da verificare giorno per giorno. Ora non viviamo insieme, anche se io ho casa per conto mio, perché il pettegolezzo sarebbe distruttivo per entrambi e mi creerebbe problemi enormi anche il famiglia. Stiamo lavorando molto entrambi por poterci comprare una casetta in campagna, senza vicini impiccioni, ma le case costano e ci vorrà tempo, questo, al momento è il nostro sogno come coppia.
Grazie per quello che fai Project, ovviamente puoi pubblicare la mail, l’ha letta anche Tano ed è d’accordo.
Ciao.
Pas e Tano
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=18&t=6265
If you like, you can participate in the discussion of this post in English, on Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/showthread.php?tid=141

AMORE GAY CON POCO SESSO

Caro Project,

ho 42 anni, sono gay e non c’è bisogno nemmeno di dirlo, ho avuto le mie esperienze, in realtà poche, una sola significativa che dura ancora adesso, che è va avanti più o meno un paio d’anni, prima di questa mia ultima storia il mio essere gay si era limitato solo ai porno gay e a un po’ di fantasia. Non avevo mai avuto occasioni concrete. Ho conosciuto alcuni ragazzi gay tramite dei siti di incontri, in realtà pochi ragazzi, mi sembravano abbastanza seri, facevamo amicizia, ma era un’amicizia superficiale, loro avevano il loro gruppo, il loro mondo, molto lontano dal mio. Piano piano perdevo i contatti con quei ragazzi e non me ne accorgevo nemmeno. Ho passato anni lavorando dalla mattina alla sera per risparmiare un po’ di denaro e comprare finalmente una casa. Due anni fa ho acquistato un mini-appartamento in centro e ho speso tutto quello che avevo messo da parte e mi resta ancora da pagare il mutuo, anche se non molto gravoso. Da questo punto di vista mi sono sentito realizzato, ma il mio buco nero era la vita affettiva che, fino a due anni fa, non era mai decollata. Sono un tipo molto comune, non ho niente di eccezionale in nessun campo, fisicamente sono una persona normale, non penso di essere particolarmente brutto, ma a 42 anni certo non sono il classico bel ragazzo e d’altra parte non lo sono mai stato. Sotto il profilo economico ho un lavoro stabile, ma niente di eccezionale. Non sono un tipo brillante, non frequento locali gay né di altro genere, passo il mio tempo a lavorare anche quando sto a casa, perché mi collego col mio ufficio anche da casa, quindi non so che cosa sia la noia, mentre so certamente che cosa sono la fatica e lo stress.

Ma adesso vengo al vero motivo della mia mail. Circa due anni fa ho conosciuto tramite un sito di incontri un ragazzo di 26 anni (molti meno dei miei). Abbiamo scambiato qualche mail, abbiamo chattato un po’, mi sembrava un bravo ragazzo. Dopo qualche giorno ci siamo incontrati di persona, e siamo andati a prendere una pizza insieme, poi abbiamo fatto un po’ di sesso in macchina, ma solo toccarsi reciprocamente perché io non volevo correre rischi e nemmeno lui. Cose di quel genere mi erano capitate qualche altra volta e in genere tutto finiva lì, e non ci si rivedeva più. Con lui non è stato così. In pratica, il giorno appresso io lo avevo già dimenticato, perché davo per scontato che tutto fosse ormai finito, ma non è stato così. Mi ha chiamato e mi ha detto che per lui era stata un’esperienza molto importante, che aveva percepito il mio rispetto, il fatto che cercavo di non metterlo in difficoltà, che non volevo indurlo a fare nessuna cosa che lui non volesse fare, ecc.. Mi ha chiesto se potevamo rivederci e gli ho detto di sì. Francamente mi sembrava strano che lui cercasse uno come me, più vecchio di lui di 14 anni e la cosa mi metteva un po’ in agitazione. Quando ci siamo incontrati per la seconda volta era domenica e siano andati insieme al mare, era estate, faceva caldo e abbiamo passato insieme l’intera giornata, c’è stato anche questa volta un po’ di sesso, io pensavo che le cose sarebbero andate oltre, ma si sono fermate allo stesso punto della volta precedente. Confesso che la cosa non solo non mi sconvolgeva ma per me era un elemento rassicurante. Stare lì con quel ragazzo era veramente gradevole, visto in costume da bagno era proprio un bel ragazzo, e stava lì al mare con me … Ci stava per fare sesso? Forse, ma non mi sembrava che fosse quella la vera finalità. Tra noi si creava un ambiente quasi familiare fatto di attenzioni reciproche, del ricordare tutte le parole dell’altro, del rimarcare che si stava bene e che una giornata come quella era veramente importante. Certe volte mi guardava quasi sovrappensiero e poi mi sorrideva, parlava poco, i silenzi erano lunghi la le espressioni del viso e degli occhi erano fortemente comunicative. Alla fine della giornata siamo tornati in città. Non ha voluto essere accompagnato a casa ma solo alla fermata della metropolitana. Quando sono tornato a casa mi sentivo contento, stranamente contento. Che cosa potevo aspettarmi da quel ragazzo? Oggettivamente poco o nulla, eppure era stata anche per me una domenica assolutamente unica. Nei tre giorni successivi non l’ho risentito e ho cominciato a provare nostalgia della sua presenza, ma ho deciso di non chiamarlo comunque. Il quarto giorno, alle cinque di pomeriggio, mi manda un sms: “Sono sotto casa tua, ti va di fare due passi?” Ho risposto: “Ok!” e sono sceso. Come suo solito ha parlato pochissimo, ma ha fatto molte domande, ha voluto cercare di farsi un’idea più chiara della mia vita. Mi ha chiesto se avevo un ragazzo, se ne avevo avuti in passato, come intendevo la vita di coppia, che valore aveva per me il sesso e tante alte cose di questo genere. Io all’inizio ho risposto alle sue domande ma poi gli ho detto che non sapevo nulla di lui e mi ha risposto solo: “Hai ragione, scusami, sono inopportuno e intrusivo.” Però non mi ha parlato si sé. Ci sono stati momenti di imbarazzo, non sapevamo che cosa dire, poi lui mi ha guardato negli occhi per qualche secondo e mi ha detto: “Sei sicuro di voler sapere qualcosa di me?” E gli ho risposto: “Penso di sì.” Ha cominciato a parlare di sé partendo dal presente: studia ancora, vive a casa dei suoi genitori che non sanno nulla di lui e non sospettano neppure che sia gay perché ha tante amiche e le porta anche a casa. Tramite  i siti di incontri ha conosciuto diversi ragazzi, in realtà solo 5, coi quali ha provato a costruire un rapporto, ma non è stato possibile perché erano ragazzi che cercavano solo sesso, quindi sono state 5 delusioni. Nessuno di quei ragazzi era interessato a costruire qualcosa o a capire come lui stesse veramente. Con me dice si sentirsi a suo agio, di sentirsi libero, non assillato. Poi ha preso un altro argomento che non mi aspettavo, mi ha detto di essere stato violentato a 19 anni da un tipo che poi si è saputo essere sieropositivo, ma per fortuna non ci sono state conseguenze perché quel tipo con ogni probabilità non era ancora sieropositivo al momento del fatto. Mi ha detto che ha fatto più volte il test e che è venuto sempre negativo. Poi mi ha detto che per lui il sesso anale è una cosa intollerabile, perché gli ricorda cose che non vuole ricordare. Mi ha detto che il fatto che io non ho insistito per fargli fare cose che non vuole fare lo ha apprezzato moltissimo e mi ha chiesto se per me il sesso anale è molto importante. Gli ho risposto che non ho mai avuto fantasie di quel genere e che per me essere gay è essenzialmente una questione affettiva, certo c’è anche l sesso, ma come forma di tenerezza, non certamente di aggressività o di dominio, cosa che mi sembrerebbe squallida. Il pomeriggio è passato così. Poi mi ha detto che doveva studiare perché doveva fare un esame  dopo circa un mese e ci siamo salutati. Pensavo che quel discorso preludesse ad una separazione più o meno di un mese ma non è stato così. L’indomani mi ha chiamato e mi ha chiesto se poteva stare a casa mia perché aveva bisogno di tranquillità per studiare. Io ero perplesso ma poi gli ho detto di sì e dopo un paio d’ore era da me con una borsa piena di libri e col suo computer. Gli avevo preparato la stanza, col letto appena fatto, la scrivania e la poltrona, erano quasi le quattro del pomeriggio, lui si è sistemato nella stanza e poi si è messo a studiare, abbiamo scambiato solo poche parole. Io sono andato nella mia stanza e mi sono messo a lavorare. Verso le otto, sono andato in cucina e ho preparato la cena, ho messo i piatti per lui su un vassoio e gli ho portato tutto in camera, mi ha guardato e ha fatto un bellissimo sorriso. Gli ho risposto: “Stai tranquillo, più tardi ti porto un caffè.” Ha studiato fino alle 23 circa poi ha aperto la porta della stanza e mi ha fatto entrare dentro, mi ha fatto sedere sulla poltrona e si è steso sul letto, mi ha detto di non dire nulla e io l’ho fatto. Dopo una decina di minuti mi da detto: “Ti dispiace se oggi non lo facciamo? … perché sono stanco morto e ho bisogno di dormire.” Gli ho risposto che mi bastava vederlo sorridere. Mi ha abbracciato stretto, poi gli ho chiesto a che ora voleva essere svegliato l’indomani, mi ha detto: “Alle sette.” E me ne sono andato a dormire nella mia stanza. L’indomani mi sono alzato alle 6.30, sono sceso al bar ho preso la colazione per me e per lui e poi gliela ho portata in camera col vassoio. L’ho salutato, gli ho detto che in frigo era già tutto pronto per il pranzo e sono uscito di casa per andare a lavorare. Il pomeriggio l’ho trovato impegnatissimo a studiare. Non aveva mangiato, allora ho cucinato io qualcosa in modo molto rapido, lui ha interrotto lo studio e abbiamo pranzato insieme anche se era ormai pomeriggio avanzato. Nei 30 giorni prima dell’esame ci sono stati anche contatti sessuali, sempre molto leggeri ma voluti da entrambe le parti, scambi di tenerezze rassicuranti. Abbiamo parlato molto poco, lui era totalmente assorbito dallo studio, quando non capiva qualcosa riempiva pagine di calcoli per cercare di superare il problema e se non ci riusciva si deprimeva un bel po’. Man mano che si avvicinava il giorno dell’esame era sempre più teso. La notte prima dell’esame abbiamo dormito insieme abbracciati, ma senza sesso. La mattina l’ho accompagnato a fare gli esami e ho aspettato che finisse la prova scritta. Sembrava abbastanza soddisfatto, ma l’ansia non era del tutto svanita. L’indomani mi ha mandato un sms al lavoro per dirmi che lo scritto era andato bene e che avrebbe avuto l’orale l’indomani. Anche quella sera abbiamo domito abbracciati. L’indomani ho ricevuto un altro sms: “Tutto ok!” Sono rientrato a casa dopo le 18, lui dormiva e non l’ho svegliato. Mi sono seduto sulla poltrona accanto al suo letto e sono rimasto lì  a vederlo riposare. Quando si è svegliato mi ha detto: “Ti voglio bene!” E io mi sono sentito felice fino al settimo cielo! Tra noi c’è anche il sesso, ma quello che apprezzo di più è che per lui sia fondamentale il volersi bene. Tra noi non ci sono mai state dichiarazioni formali di nessun genere, adesso sta a casa mia, anche perché è vicina all’università, studia, lo vedo motivato, tra noi si è creato un rapporto molto bello che non avevo mai pensato si potesse realizzare. Sono passati ormai due anni e non saprei più stare senza di lui. La cosa che mi piace di più è quando si addormenta tra le mie braccia. Non ho mai provato momenti di tenerezza più profonda.

___________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6264

If you like, you can join the discussion of this post in English on the Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/showthread.php?tid=139

UN GAY DI FRONTE A UNA SCELTA

Caro Project,

ti riassumo in breve i fatti. Ho 39 anni, tanti, troppi, fino a 36 anni esperienze gay assolutamente zero, un po’ di prono, un po’ di fantasia, ma un ragazzo vero mai, un po’ per la paura delle malattie e un po’ perché non ne ho trovato uno col quale valesse la pena di provarci. Per carità, ragazzi ottimi, così, a livelli di conoscenza, ne ho conosciuti parecchi, ma la simpatia non basta e se non scatta qualcosa anche a livello sessuale, non vale nemmeno la pena di partire. Tre anni fa conosco un ragazzo giovanissimo, 20 anni, un bel ragazzo, mi attira molto, ma è troppo giovane e lo sento lontanissimo, risultato: passo oltre, come ho sempre fatto. Ma lui no, non passa oltre, mi sta appresso, mi mette alle strette, mi dice che è gay e mi chiede esplicitamente se lo sono anche io, io gli rispondo onestamente, cerco di svicolare perché  non ho voglia di farmi coinvolgere, ma poi le cose cambiano, parliamo molto e mi accorgo che non è affatto un ragazzino. Cerco di resistere un po’ ma poi finiamo a fare sesso, è la prima volta sia per lui che per me e devo dire che mi sento al settimo cielo, non mi sarei mai aspettato una cosa simile. I problemi però non mancano, la differenza di età è troppa, lui ha un suo gruppo di amici in cui io starei come i cavoli a merenda. Ci vediamo spesso, ma sempre in orari assurdi e sempre di nascosto. Comunque con lui capisco che il sesso è una cosa importante, perché fino a 36 anni non lo avevo mai pensato. È andata avanti così per un paio d’anni, e devo dire che sono stati anni belli, che non dimenticherò, poi ho cominciato a vedere che dopo il sesso lui era triste, quasi contrariato, era nervoso e non ne voleva parlare, i nostri incontri si sono diradati ma sono continuati. Un giorno, dopo il sesso, lo vedo proprio turbato e cerco di capire il perché e viene fuori che lui da mesi ha un altro ragazzo, che non sa di noi, che ha provato a concentrarsi su quell’altro ragazzo ma non ci riesce poi mi dice che è bene che noi tagliamo i ponti e non ci vediamo più, me lo dice con dispiacere, ma è evidente che sta cercando di costruire un rapporto serio con l’altro ragazzo. Ci salutiamo con l’impegno di non risentirci e la cosa va avanti per una decina di giorni, poi mi richiama e mi dice che mi vuole vedere. Io so bene che vedersi vuol dire anche fare sesso. Il sesso che facciamo noi non è pericoloso, in pratica solo coccole intime e masturbazione reciproca, ma mi sento profondamente in imbarazzo. Lui mi dice che l’altro ragazzo non lo sa, ma che lui non riesce a fare a meno di me, cioè a fare a meno di fare sesso con me, insiste che non gli devo dire di no, perché ne ha proprio bisogno, e lo dice con la massima serietà, al che io non so che dire e adesso mi trovo nell’incertezza. Che cosa dovrei fare? È evidente che in teoria la cosa migliore sarebbe tagliare corto e lasciargli la possibilità di stare con quell’altro ragazzo, che è quasi suo coetaneo, e in fondo sarebbe anche la cosa più giusta, ma per lui (Sandro) sentirsi rifiutato da me deve essere proprio una brutta esperienza. Insiste, mi vuole coinvolgere, capisco che starebbe malissimo se gli dicessi di no. Lui mi ha chiesto esplicitamente di dirgli di no, ma credo che quello sia solo un atteggiamento razionale, a livello emotivo essere rifiutato sessualmente da me, tanto più dopo tutto quello che c’è stato tra noi, per Sandro sarebbe veramente umiliante, e d’altra parte io con lui sto bene, sono sempre stato bene e penso che starei bene anche adesso, nonostante tutto, perché per me sessualità e amore (amore vero) hanno un solo nome: Sandro. Quando sento la sua voce mi sciolgo, non credo che lui mi cerchi solo per il sesso, perché uno come lui, se vuole, ne trova cento. Tra noi c’è un feeling speciale, ma lui avverte che se ci fosse un legame più stretto, diciamo da fidanzati (espressione che non mi piace affatto) lui si sentirebbe in gabbia e quindi razionalmente cerca di mettermi da parte. Per un verso so che cosa dovrei fare ma per l’altro la tentazione di cedere è fortissima. In fondo se con l’altro ragazzo stesse veramente bene, Sandro  non verrebbe a cercarmi. Penso a lui spessissimo, non poso negare che mi sento profondamente coinvolto perché l’unico ragazzo col quale sono stato e che mi ha voluto veramente bene mi chiede di stare con me e per me quello è l’unico ragazzo che conta. Starebbe veramente bene col suo ragazzo? Io mi metterei da parte senza battere ciglio se lo vedessi veramente felice, ma continua a cercarmi e a cercare proprio me e questo mi fa sciogliere.

Andrea

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6228

 

MALINCONIE E NOSTALGIE GAY

Caro Project,
ti racconto la mia storia, spero che tu abbia la pazienza di ascoltarmi e di rispondermi e so che lo farai.
Ho 36 anni, non sono bellissimo ma a stento passabile, non sono al top in niente. Per fortuna ho un lavoro fisso, niente di che, ma almeno mi permette di andare avanti. Vivo a casa dei miei genitori, forse con un po’ di sforzo potrei anche arrivare a vivere da solo, ma non ho una vera ragione per andarmene da casa. I miei sono ormai vecchi ma sono brave persone e mi hanno voluto bene. Non so che cosa hanno capito di me, ma a casa vige la regola che c’era nell’esercito americano: don’t ask, don’t tell. E non credo che sia per non mettere me in difficoltà, i miei non mi hanno fatto mai domande su questi argomenti, nemmeno quando avevo 14 anni. La mia vita non è stata molto caratterizzata dal fatto di essere gay, un po’ di porno, ma non ho mai avuto la fissa, un po’ di ricerca di notizie in rete, ma mai chat o siti di incontri. Fino a 25 anni non avevo mai conosciuto un gay di persona. Facevo la mia vita, le cose gay erano più il contorno che il centro della mia vita, erano, diciamo così, il proibito e non certo il quotidiano. Le cose sono cambiate a Natale del 2007. Tramite dei compagni di lavoro avevo conosciuto una compagnia di amici e mi ero unito a loro anche se molto riluttante, perché c’erano diverse ragazze intraprendenti che pensavo mi potessero mettere in difficoltà. Io stavo ai margini del gruppo, uscivo con loro ma non mi sentivo veramente coinvolto, poi si è unito al gruppo anche un ragazzo più giovane di noi, che aveva all’epoca vent’anni, e che chiamerò Luca, era un bel ragazzo ma francamente, all’inizio, lo sentivo lontanissimo e lo tenevo a distanza come tutti gli altri. Una ragazza provò a rompere il ghiaccio con Luca, ma le risposte di Luca non erano standard, lui la teneva a distanza, giocava un po’ con lei ma non si faceva coinvolgere. Luca aveva anche un’altra caratteristica che mi intrigava molto, diversamente da tutti gli altri, non raccontava i fatti suoi a tutti e non raccontava nemmeno i fatti degli altri. Piano piano ho cominciato a scambiare qualche sguardo di intesa con Luca, non parlavamo nemmeno, ma io approvavo quello che faceva lui e lui approvava quello che facevo io, è andata avanti così per qualche settimana, poi è cominciato un timidissimo colloquio nel quale non dicevamo quasi nulla di noi, ma parlavamo d’altro per il solo piacere di parlare tra noi. Una sera lo vedo nervosissimo, provo a parlarci, ma reagisce male, io non mi faccio smontare e insisto, alla fine, mi dice che un tipo lo ha minacciato. Io resto perplesso e cerco di capire qualcosa in più, il dialogo è difficilissimo. Cerco di vederci chiaro ma lui non si spiega, è reticente, cade in contraddizione. Sono molto allarmato e gli dico che bisogna fare la denuncia e non sopportare le minacce senza fare nulla, ma in realtà non so perché è stato minacciato né da chi. Continuiamo a parlare e alla fine mi dice che si è inventato tutto, al che mi arrabbio proprio, ed è una cosa che mi capita di rado. Non si giustifica neppure, mi dice solo ciao e se ne va, e io resto col dubbio. Il giorno appresso cerco di insistere, ci vediamo, mi fa parlare molto ma lui parla pochissimo, io cerco di insistere e mi dice: “ma tu perché ti interessi tanto a me?” Io esito prima di rispondere e lui mi chiede: “sei gay?” e gli dico di sì, e mi risponde che non c’è bisogno di fare tutta quella manfrina, che se voglio fare sesso con lui a lui sta bene. Mi prende in contropiede e mi verrebbe di sparire all’istante, ma gli rispondo che forse sarà per il sesso, ma certo non è solo per quello, ma in ogni caso a lui ci tengo. Mi risponde: “se vuoi fare sesso ok, altrimenti sparisci, non voglio persone che fanno solo chiacchiere!” Io aspetto qualche secondo prima di rispondere ma lui non aspetta, si gira e se ne va. Non c’è bisogno di dire che ci resto malissimo, ma sono quasi contento che sia finita così. Me ne torno a casa distrutto ma con la convinzione che per Luca non posso fare nulla. Un paio di giorni dopo suona al mio citofono e mi dice solo: “scendi”. Io scendo e comincio a parlare ma mi blocca subito, mi dice: “Mi hai fatto passare la voglia di parlare con te” e se ne va. Dopo altre due o tre scene di questo genere mi mette di fronte ad un’alternativa: fare sesso con lui o sparire, gli dico che ho paura dell’aids e mi dice: “ma anche sesso non pericoloso” e finisce che ce ne andiamo in un posto di campagna e ci masturbiamo reciprocamente. Mi chiede se per me era la prima volta, gli dico di sì. Mi aspetto che sia finito tutto lì e invece non è così: cominciamo a parlare e restiamo a parlare fino alla mattina dell’indomani. Quando la mattina appresso sono andato a lavorare, a parte la stanchezza avevo mille idee per la testa. Mi aveva detto tantissime cose di sé e molte non erano cose buone, in pratica mi aveva presentato anche il lato peggiore di sé, o almeno quello che lui considerava tale, cioè il fatto che a suo dire era ossessionato dal sesso ma non riusciva mai ad innamorarsi di nessuno. Mi aveva detto di non prenderlo sul serio perché al di là del sesso a lui di me non interessava proprio nulla. Sul momento ho pensato che aveva messo tanti ragazzi in grossi problemi e che non avrebbe dovuto assolutamente farlo, ma lui diceva a loro di non fidarsi di lui, loro invece si fidavano e credevano di poterlo gestire a loro piacimento e lui questo non lo sopportava e allora cominciava a giocare con loro, li illudeva e poi li deludeva pesantemente con qualche commento tagliente o magari non presentandosi agli appuntamenti e non rispondendo al telefono. Luca non è una ragazzo gioviale, è invece molto ispido e aggressivo, anche se mai fino a fare veramente male. Beh, nonostante tutto questo me ne ero innamorato, anche se sapevo che non avrei avuto nessuna possibilità. Per lunghi periodi lo sentivo di meno, perché si trovava un ragazzo e cercava di costruirci qualcosa, poi si faceva risentire in certi momenti di depressione che mettevano paura. Il sesso era ormai una specie di escamotage per arrivare a parlare un po’, non succedeva spesso, ma quando succedeva era una cosa serissima. Ho cercato di trattarlo sempre bene e di essere sempre disponibile, e anche lui, tutto sommato, penso che ci abbia messo un po’ di buona volontà per trattarmi con rispetto. Dal mese di gennaio non l’ho più sentito, il che può anche essere una cosa buona perché potrebbe avere trovato una sua stabilità con un ragazzo ma io ho comunque il timore che la depressione possa metterlo in situazioni veramente difficili. Adesso non so che fare, se cercalo o lasciare andare tutto così. In fondo io per lui non ho fatto niente. Un po’ mi manca, ma per l’altro verso penso di non poter entrare veramente nel suo mondo, o meglio non credo di poterlo veramente portare a qualcosa di positivo, che poi sarebbe qualcosa di positivo solo dal mio punto di vista, ma con ogni probabilità non dal suo, che comunque non riesco a capire del tutto. Mi dovrei muovere per primo? Gli farebbe piacere o magari potrei stare solo lì a ricordargli cose vecchie che per lui non hanno più senso. In certi momenti ho provato con lui il senso di una comunicazione totale, ma sono stati momenti rarissimi. Mi sento un po’ in colpa per il mio non fare nulla, ma ho anche paura di entrare in un rapporto che poi non riuscirei a gestire. I miei sembrano ripensamenti tardivi e forse lo sono, mi basterebbe sapere che sta bene ma mi immalinconisco nell’immobilismo. Tu che faresti al mio posto?
Aspetto la tua risposta.
A. A.
_________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=6221

GAY O NON GAY?

Caro Project,

mi ha fatto bene parlare con te ieri sera, un po’ mi hai smontato ma mi ci voleva. Stavo finendo per alimentare io stesso mille paure, però, se uno ci pensa bene, sono paure che esistono solo perché uno se le crea. Ci sono mille cose concrete che possono fare paura, perché non le puoi controllare o le puoi controllare solo in modo molto parziale, parlo soprattutto della malattie, ma anche del lavoro; ma l’omosessualità perché dovrebbe fare paura? Per le reazioni della gente? Ma basterebbe tenersi i fatti privati per sé. Oppure la paura potrebbe venire del fatto che magari uno ha un’idea dei gay che lo spaventa, per me era probabilmente questo. Tu tendi a ridimensionare i problemi a fare vedere la normalità dell’essere gay e la normalità del mondo gay (parlo dei veri rapporti tra gay, non del concetto di omosessualità usato per altri fini). Ieri sera mi sono sentito un po’ stupido, uno che ha paura della sua ombra. L’educazione c’entra di sicuro, ma a un certo punto bisogna svegliarsi. Diciamo che adesso sono ad un altro livello, adesso i timori sono molto più specifici, adesso le mie insicurezze sono legate al fatto che vorrei fare un passo avanti. Ieri te l’ho solo accennato, c’è un ragazzo che mi piace e col quale c’è un minimo di dialogo, diciamo, strano, cioè c’è un modo di capirsi e una complicità che mi intriga molto. Lui non ha la ragazza e penso non ne abbia mai avuta una… ovviamente questo non significa nulla però è un fatto che mi fa pensare. Ti racconto alcuni episodi ai quali ho dato e do tuttora molto valore.

Primo episodio: Un giorno ci siano incontrati per caso all’università, verso l’ora di pranzo. Abbiamo un nostro gruppetto di 5-6 ragazzi, però in quel momento stavamo soli, mi vede, mi saluta, e poi si comincia a parlare, ma a parlare di niente, ma non se ne va. Andiamo a prendere un tramezzino insieme, poi restiamo a chiacchierare per due ore fino alla lezione successiva, andiamo insieme alla lezione successiva, poi mi accompagna a casa a piedi, una passeggiata di quasi un’ora, anche se lui abita da tutt’altra parte. Devo dire che si stava bene, io sentivo che lui c’era e che ci voleva essere

Secondo episodio: Lo vedo che chiacchiera con una ragazza e ci resto un po’ male, non mi avvicino, penso che lui non mi abbia notato, invece mi ha notato, molla subito la ragazza e viene a parlare con me. Ha il modo di fare di un ragazzino che è stato preso con le mani nella marmellata. Io non gli chiedo nulla, ma mi dice che la ragazza è solo una collega, che la conosce appena, e che è una palla. Non l’ho più rivisto con quella ragazza.

Terzo episodio: Un giorno mi chiama al telefono, ma io non gli ho dato il numero, mi dice che lo ha chiesto ad un nostro collega, mi chiede se mi va in serata di andare al cinema, dovremmo essere in quattro, ma non mi dice chi. Ci vediamo per andare al cinema e mi dice subito che siamo solo noi perché gli altri due gli hanno dato buca. Gli propongo di lasciare perdere il cinema e di andare a prendere una pizza, gli brillano gli occhi. Restiamo a parlare fino all’una di notte.

Adesso hai un’idea più chiara del mio amico. Tieni presente che ci siamo visti più volte anche da soli, che abbiamo parlato moltissimo, ma mai di ragazze e neppure di colleghe. Potrebbe essere gay? E se fosse il classico ragazzo che cerca solo un amico. Che faccio? Andiamo avanti così o devo rischiare il tutto per tutto? Io non lo vorrei perdere per nessuna ragione e parlare chiaro potrebbe significare vederlo sparire. Non ho paura che mi sputtani con gli amici, non è proprio il tipo che può fare una cosa del genere. I dubbi sono molti ma intanto andiamo avanti così, magari a un certo punto le cose saranno così chiare che smetterò di farmi domande.

Matty95

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6169

UN GAY INNAMORATO DEL CAPO

Ciao Project,

ho visto che sul forum non scrivi quasi più. Spero che tu stia bene e che sia solo una cosa contingente.

Vorrei chiederti un parere su una situazione un po’ strana nella quale mi sono venuto a trovare.

Ho 28 anni, vivo e lavoro nel profondo Nord, in un’azienda molto importante. Per la mia età ho un posto di ottimo livello, che in molti mi invidiano. Non sono dichiarato né in famiglia né sul lavoro. Sul lavoro, anzi, cerco di non familiarizzare con nessuno e il ruolo che ho me lo permette. Gli altri pensano che sia per mantenere una gerarchia ma il fatto è che non vorrei diventare oggetto di sospetti o di chiacchiere.

Da sei mesi a questa parte, però, le cose sono cambiate in un modo del tutto inatteso. È arrivato a dirigere il mio gruppo di ricerca e sviluppo un ingegnere sessantenne e io sono andato in crisi sotto parecchi punti di vista. In breve, penso che sia gay e che tra noi si sia creato un canale di comunicazione preferenziale. Vorrei chiarire subito che non sono mai stato interessato agli uomini molto più grandi di me e che da parte sua non c’è mai stato nessun accenno, neppure minimo, a forme di familiarità di nessun genere. Ci diamo sempre del lei, a parte la posizione gerarchica, anche solo per la differenza d’età. Ti chiederai in che senso dico che c’è tra noi un canale di comunicazione speciale e qui mi devo spiegare meglio. Questa sensazione è cominciata in un viaggio di lavoro che abbiamo fatto insieme in Germania un paio di mesi fa. Ovviamente alloggiavamo in stanze singole. Negli incontri ufficiali, lui lasciava parlare sempre me. Pensavo che lo facesse perché io parlo discretamente tedesco. Lui si limitava, in Tedesco, solo a scambiare convenevoli, anche se tutti quelli della delegazione tedesca lo conoscevano. Poi, per caso, mentre lui non mi vedeva, l’ho sentito parlare in un Tedesco perfetto e la cosa mi ha colpito. Ma c’è ancora una cosa importante da dire, al termine degli incontri di certe giornate, molti componenti delle delegazioni straniere se ne andavano al night, io non ci sono mai andato e nemmeno il mio capo. Una sera siamo rimasti in albergo, abbiamo cenato insieme e poi siamo andati in giro a piedi per le strade di Berlino. Ecco, mi aspettavo che una situazione del genere, col mio capo, mi avrebbe messo in imbarazzo, ma mi sono trovato meglio di quando vado in giro coi miei amici di lunga data. Non mi ha fatto domande sulla mia famiglia, evidentemente sa che non sono sposato, io di lui non so nulla, ma non ha parlato della sua famiglia e non porta la fede. Abbiamo parlato di cose molto generali, delle nostre visioni del senso della vita, del valore che diamo al potere e al denaro. Non si è mai atteggiato a maestro, preferiva ascoltare, preferiva insistere sul fatto che la moralità di un individuo si vede dal rispetto che ha di quello che non capisce, in realtà è un argomento strano, soprattutto per un manager del suo livello. Allora ho cominciato a mettere in ordine tanti suoi comportamenti sul lavoro e altre piccole cose, per esempio lui ha una macchina di tipo molto economico, mentre altri dirigenti, molto meno importanti di lui, hanno super-macchine. Sul lavoro segue le persone nel dettaglio e le guida, noto però che con me non lo ha mai fatto, mentre lo fa regolarmente con le donne e con gli uomini sposati. Io cerco di dare il meglio di me sul lavoro e lui mi lascia totalmente libero, non cerca di guidarmi e non fa elogi di nessun genere, o meglio il massimo che fa è dirmi: “Ho visto il suo lavoro, grazie.” e accompagnare la frase con un sorriso. C’è ancora un’altra cosa che mi ha fatto molto riflettere. Tempo fa è morto un nostro collega, e siamo andati tutti al funerale, beh, lui ha fatto la comunione, cosa che non mi sarei mai aspettato. Ma torno al discorso di prima, alla chiacchierata dopo cena a Berlino. Era attento a quello che dicevo, ma molto prudente nel partecipare alla discussione. Non c’è stato nessun riferimento ad argomenti in qualche modo significativi, però il clima era veramente gradevole. Un’altra cosa da sottolineare: nei giorni successivi è capitato altre volte che avessimo la serata libera, ma la passeggiata per Berlino non si è ripetuta e credo che sia stata una scelta deliberata. Non so se pensare che in lui rivedo il padre che avrei voluto avere, o se il mio interesse abbia anche altre motivazioni, cosa possibile o addirittura probabile, ma certo, con lui sto bene. Può darsi che io stia solo sognando e confondendo il sogno con la realtà, ma l’impressione che tra noi ci sia veramente un canale segreto di comunicazione ce l’ho. Anche lui sta bene con me, si vede dal fatto che è tranquillo e lascia scorrere il tempo senza tenerne conto. Non mi posso certo aspettare che sia lui a fare il primo passo, non lo farebbe mai, però io non ho proprio il coraggio di allargare il discorso, soprattutto perché non lo voglio mettere in difficoltà, potrebbe sentirsi ricattato o ricattabile o esposto a chiacchiere facili, mentre voglio che con me si senta totalmente al sicuro. Dopo che siamo rientrati in Italia, apparentemente non è cambiato nulla, continuiamo a darci del lei, ma io penso che siano cambiate parecchie cose: in qualche modo c’è una forma di fiducia reciproca. Anche io non gli ho fatto mai domande di tipo personale e penso che lo abbia apprezzato molto. Quanto a me, è possibile che io mi sia innamorato di un uomo che potrebbe essere mio padre? E poi, se fosse così, che cosa potrei fare per non lasciare tutto nel mondo dei sogni? Potrà sembrarti strano ma questa storia mi sta cambiando la vita e direi che la sta cambiando in meglio. Resta però, di fondo, la paura di aver preso lucciole per lanterne e in pratica di aver costruito solo una enorme bolla di sapone.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6003