FINE DI UN RAPPORTO GAY INTERGENERAZIONALE

Caro Project,
ho letto quello che hai scritto su “Essere Gay” dei rapporti intergenerazionali e sono rimasto molto colpito, è la prima volto che trovo questo argomento trattato in un modo serio. Leggere poi qualche storia di questo genere nel forum, mi ha dato coraggio. Oggi, 21 Luglio 2017, sento il bisogno di dare anche il mio contributo, vedrai tu come usarlo, sentiti comunque del tutto libero. La mia storia è per buona parte diversa dalla storie che ho letto nel forum ed è proprio per questo che penso possa essere utile.
Sono un uomo di quasi sessant’anni, sono sempre stato gay, ho avuto amici gay ma non ho mai avuto un compagno, in realtà non mi sono mai innamorato di nessuno, fino a circa 10 anni fa, allora ero ancora in buono stato fisico, ma avevo già messo da parte del tutto l’idea di trovarmi un compagno, quando, in modo del tutto inatteso, ho conosciuto un ragazzo che aveva allora 20 anni, un ragazzo che mi ha colpito subito, direi l’unica persona che ha avuto per me delle attenzioni vere. Non mi dilungo sul nostro incontro e su tutto quello che ha provocato. Nonostante le mie fortissime resistenze, e la lotta interiore che dovevo affrontare, abbiamo finito per diventare una coppia molto sui generis, però, anche se stavamo bene insieme, capivo perfettamente che lui aveva bisogno di altro. Ha avuto le sue storie, anche importanti, ma poi finivano e tornavamo insieme. Siamo andati avanti così per dieci anni. Io credo che tra noi ci sia un rapporto speciale, ma penso anche che questo rapporto possa essere per lui un condizionamento pesantissimo, e l’ho sempre pensato. Ieri sera ci siamo visti e ho notato che era nervosissimo e aggressivo nei miei confronti, mi ha rimproverato di mille cose, ed erano rimproveri fondati, poi mi ha detto che aveva bisogno di vivere la vita di un ragazzo normale e che la mia presenza era per lui un ostacolo enorme dal quale avrebbe voluto liberarsi anche se non ci riusciva, il discorso era molto serio, io non sapevo che dire, lui ha visto che ero proprio a disagio, e mi ha detto che non ce l’aveva con me, che sono una brava persona, ma che se gli voglio bene veramente devo allontanarmi da lui, mi ha proprio detto “aiutami, ti prego, a cambiare strada.” Gli ho promesso che lo farò. Ha cancellato il mio numero dal cellulare e tutti i miei messaggi e mi ha detto di bloccarlo sul telefono e sui media. Gli ho promesso che lo farò. Poi abbiamo fatto l’amore “per l’ultima volta”. Ci siamo lasciati con molta emozione. Era notte alta e l’unica cosa che ho potuto fare, assurda quasi perché riferita a me, mi sono messo a pregare il Padre eterno che lo aiuti, che lo faccia sentire felice, che allontani da lui i momenti di depressione che ogni tanto gli arrivano. Oggi sono solo ma penso soltanto a lui, alla sua felicità, che desidero più di qualsiasi altra cosa. Anche il nostro addio è stato un modo di dirsi che ci si voleva bene, nonostante tutto, e che chi veramente vuole bene all’altro, deve accettare di farlo andare per la sua strada. È stata l’unica storia d’amore della mia vita e mi sono sentito amato. Continuerò a pensare a lui e a pregare per lui, anche se indegnamente. È stato la luce della mia vita e lo è stato anche nel dirmi addio.

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UN GAY INNAMORATO DEL CAPO

Ciao Project,

ho visto che sul forum non scrivi quasi più. Spero che tu stia bene e che sia solo una cosa contingente.

Vorrei chiederti un parere su una situazione un po’ strana nella quale mi sono venuto a trovare.

Ho 28 anni, vivo e lavoro nel profondo Nord, in un’azienda molto importante. Per la mia età ho un posto di ottimo livello, che in molti mi invidiano. Non sono dichiarato né in famiglia né sul lavoro. Sul lavoro, anzi, cerco di non familiarizzare con nessuno e il ruolo che ho me lo permette. Gli altri pensano che sia per mantenere una gerarchia ma il fatto è che non vorrei diventare oggetto di sospetti o di chiacchiere.

Da sei mesi a questa parte, però, le cose sono cambiate in un modo del tutto inatteso. È arrivato a dirigere il mio gruppo di ricerca e sviluppo un ingegnere sessantenne e io sono andato in crisi sotto parecchi punti di vista. In breve, penso che sia gay e che tra noi si sia creato un canale di comunicazione preferenziale. Vorrei chiarire subito che non sono mai stato interessato agli uomini molto più grandi di me e che da parte sua non c’è mai stato nessun accenno, neppure minimo, a forme di familiarità di nessun genere. Ci diamo sempre del lei, a parte la posizione gerarchica, anche solo per la differenza d’età. Ti chiederai in che senso dico che c’è tra noi un canale di comunicazione speciale e qui mi devo spiegare meglio. Questa sensazione è cominciata in un viaggio di lavoro che abbiamo fatto insieme in Germania un paio di mesi fa. Ovviamente alloggiavamo in stanze singole. Negli incontri ufficiali, lui lasciava parlare sempre me. Pensavo che lo facesse perché io parlo discretamente tedesco. Lui si limitava, in Tedesco, solo a scambiare convenevoli, anche se tutti quelli della delegazione tedesca lo conoscevano. Poi, per caso, mentre lui non mi vedeva, l’ho sentito parlare in un Tedesco perfetto e la cosa mi ha colpito. Ma c’è ancora una cosa importante da dire, al termine degli incontri di certe giornate, molti componenti delle delegazioni straniere se ne andavano al night, io non ci sono mai andato e nemmeno il mio capo. Una sera siamo rimasti in albergo, abbiamo cenato insieme e poi siamo andati in giro a piedi per le strade di Berlino. Ecco, mi aspettavo che una situazione del genere, col mio capo, mi avrebbe messo in imbarazzo, ma mi sono trovato meglio di quando vado in giro coi miei amici di lunga data. Non mi ha fatto domande sulla mia famiglia, evidentemente sa che non sono sposato, io di lui non so nulla, ma non ha parlato della sua famiglia e non porta la fede. Abbiamo parlato di cose molto generali, delle nostre visioni del senso della vita, del valore che diamo al potere e al denaro. Non si è mai atteggiato a maestro, preferiva ascoltare, preferiva insistere sul fatto che la moralità di un individuo si vede dal rispetto che ha di quello che non capisce, in realtà è un argomento strano, soprattutto per un manager del suo livello. Allora ho cominciato a mettere in ordine tanti suoi comportamenti sul lavoro e altre piccole cose, per esempio lui ha una macchina di tipo molto economico, mentre altri dirigenti, molto meno importanti di lui, hanno super-macchine. Sul lavoro segue le persone nel dettaglio e le guida, noto però che con me non lo ha mai fatto, mentre lo fa regolarmente con le donne e con gli uomini sposati. Io cerco di dare il meglio di me sul lavoro e lui mi lascia totalmente libero, non cerca di guidarmi e non fa elogi di nessun genere, o meglio il massimo che fa è dirmi: “Ho visto il suo lavoro, grazie.” e accompagnare la frase con un sorriso. C’è ancora un’altra cosa che mi ha fatto molto riflettere. Tempo fa è morto un nostro collega, e siamo andati tutti al funerale, beh, lui ha fatto la comunione, cosa che non mi sarei mai aspettato. Ma torno al discorso di prima, alla chiacchierata dopo cena a Berlino. Era attento a quello che dicevo, ma molto prudente nel partecipare alla discussione. Non c’è stato nessun riferimento ad argomenti in qualche modo significativi, però il clima era veramente gradevole. Un’altra cosa da sottolineare: nei giorni successivi è capitato altre volte che avessimo la serata libera, ma la passeggiata per Berlino non si è ripetuta e credo che sia stata una scelta deliberata. Non so se pensare che in lui rivedo il padre che avrei voluto avere, o se il mio interesse abbia anche altre motivazioni, cosa possibile o addirittura probabile, ma certo, con lui sto bene. Può darsi che io stia solo sognando e confondendo il sogno con la realtà, ma l’impressione che tra noi ci sia veramente un canale segreto di comunicazione ce l’ho. Anche lui sta bene con me, si vede dal fatto che è tranquillo e lascia scorrere il tempo senza tenerne conto. Non mi posso certo aspettare che sia lui a fare il primo passo, non lo farebbe mai, però io non ho proprio il coraggio di allargare il discorso, soprattutto perché non lo voglio mettere in difficoltà, potrebbe sentirsi ricattato o ricattabile o esposto a chiacchiere facili, mentre voglio che con me si senta totalmente al sicuro. Dopo che siamo rientrati in Italia, apparentemente non è cambiato nulla, continuiamo a darci del lei, ma io penso che siano cambiate parecchie cose: in qualche modo c’è una forma di fiducia reciproca. Anche io non gli ho fatto mai domande di tipo personale e penso che lo abbia apprezzato molto. Quanto a me, è possibile che io mi sia innamorato di un uomo che potrebbe essere mio padre? E poi, se fosse così, che cosa potrei fare per non lasciare tutto nel mondo dei sogni? Potrà sembrarti strano ma questa storia mi sta cambiando la vita e direi che la sta cambiando in meglio. Resta però, di fondo, la paura di aver preso lucciole per lanterne e in pratica di aver costruito solo una enorme bolla di sapone.

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THOMAS LOVELL BEDDOES OMOSESSUALE

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, che intendo presentarvi qui, deve essere letto non molta attenzione e con molto rispetto, perché la storia che contiene è tragica. Raffalovich la racconta molto succintamente, anche perché le fonti biografiche relative a Beddoes sono scarsissime. La vita di quest’uomo più che essere emblematica dell’omosessualità nella prima metà dell’800, rappresenta in modo drammatico la commessione dell’omosessualità con la depressione.

Beddoes era un uomo colto e intelligente, nato in una famiglia benestante inglese, aveva studiato in modo appassionato il Tedesco, si era trasferito in Germania, aveva studiato medicina prima  a Gottinga e poi a Würzburg, dove si era laureato, per la sua epoca era un profondo conoscitore della fisiologia, aveva partecipato ai primi movimenti democratici e per questo era stato mandato in esilio a Zurigo, era stato proposto per una cattedra di anatomia comparata, insomma era un uomo professionalmente realizzato, e non privo di interessi politici avanzati. Il suo soggiorno tra la Germania e la Svizzera, però, aveva cambiato profondamente il suo carattere. Gli amici inglesi che lo rividero dopo vent’anni di soggiorno fuori dall’Inghilterra notarono tutti che si era incupito e dava segni di misantropia e di depressione.

Raffalovich parla di due ferite che Beddoes si sarebbe procurato. Leggendo il testo sbrigativamente si ha l’impressione che si tratti di incidenti, in realtà si tratta di due episodi di autolesionismo, che, con l’ottica odierna avrebbero potuto essere interpretati come segni di fortissimo disagio. Il primo episodio di autolesionismo comportò conseguenze per la salute che durarono mesi, il secondo, seguito da atti di intolleranza di Beddoes, che si strappava le bende che gli venivano applicate, comportò una cancrena, seguita dall’amputazione di una gamba. Ma anche dalle conseguenze di questo secondo episodio Beddoes si riprese  e programmò addirittura un viaggio in Italia. Quando fu in grado di andare in città, andò a comprare del curaro (era un medico e poteva farlo) e si avvelenò lasciando una lettera con le sue ultime volontà ad un amico inglese.

In che cosa la vita tragica di quest’uomo tocca l’omosessualità? Sappiamo che dal giugno 1847 alla primavera del 1848, Beddoes, che aveva 44 anni, visse a Francoforte con un panettiere diciannovenne, Degen, che una cugina di Beddoes conobbe e che descrive in modo molto positivo affermando che aveva una “dignità naturale”. Beddoes dedicò tutta la sua vita a Degen, gli insegnò l’Inglese, gli mise in mente che ne avrebbe fatto un attore drammatico (vecchio sogno dello stesso Beddoes) e arrivò al punto di prendere in affitto per una sera un intero teatro per vederlo recitare.

Non sappiamo che tipo di rapporto ci fosse tra i due, ma il primo episodio di autolesionismo risale proprio al periodo della loro convivenza a Francoforte. Il secondo episodio di autolesionismo pare sia conseguenza di una lite tra i due seguita da una temporanea separazione. A parte i 25 anni di differenza di età, il vero problema per Degen era rappresentato dalla difficoltà di convivere con un depresso, che non si sa come gestire, e che, per un verso, si attacca disperatamente al suo compagno e per l’altro tende a soffocarlo e ad opprimerlo.

Se è certamente vero che al tempo di Beddoes la condizione di un omosessuale era molto diversa da quella che sarà 50 anni dopo tipica di Addington Symons e dello stesso Raffalovich, e che perfino per un medico colto era estremamente difficile avere una cognizione seria di che cosa fosse l’omosessualità, al di là dei manuali di psichiatria precedenti Krafft-Ebing e dei moralismi universamente diffusi, è pur vero che l’omosessualità, qui, non è il problema sostanziale. Oggi la gestione degli stati depressivi profondi può giovarsi di farmaci enormemente evoluti con prognosi nettamente migliori di quanto accadeva quasi 200 anni fa, e ci sono mezzi che possono aiutare a ridurre l’isolamento e la progressiva chiusura in sé di queste persone. La riflessione sulla biografia di Beddoes può in ogni caso aiutarci a capire quanto la solitudine possa aggravare la depressione e quanto un ambiente omofobo possa condizionare la vita di un omosessuale.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.

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THOMAS LOVELL BEDDOES

Thomas Lovell Beddoes (1803-1849), un interessante e curioso poeta inglese, sembra essere stato unisessuale. La sua vita intima è poco conosciuta, ma la sua passione più viva (che precedette il suo suicidio) fu per un giovane panettiere tedesco.

Il padre di Beddoes era un medico molto conosciuto. Sua madre era sorella di Maria Edgeworth, la famosa romanziera. In collegio (cominciò a scrivere verso i 14 anni), era già originale e indipendente. Amava Shakespeare e i poeti drammatici, e imitava con molto piacere gli attori alla moda. Declamava, recitava: la sua voce era molto gradevole, il suo eloquio e i suoi gesti interessavano abbastanza uno dei suoi compagni perché questi acconsentisse a recitare con lui il ruolo di un nemico o di un’amante, ricevendo carezze o colpi, secondo le esigenze del dramma.

Nel 1820, andò ad Oxford dove scrisse e pubblicò due volumetti di poesie. Ma la sua timidezza, che si trasformò in misantropia, era molto forte e lui aveva pochi amici. Si diede a studiare Tedesco, con un successo tale che se ne andò, nel 1825, in Germania per studiare medicina. Il professor Blumenbach divenne suo amico e gli fu utile nel suo perseguire appassionatamente lo studio della fisiologia e della medicina. Non aveva rinunciato alla sua ambizione di essere poeta drammatico. Si mescolò anche ad intrighi politici. Nel suo trentesimo anno, ottenne la laurea di dottore all’Università di Würzburg.[1] I suoi gusti politici lo costrinsero, nel 1832, a rifugiarsi in Svizzera. Per alcuni anni, praticò la medicina a Zurigo. Il chirurgo Schoenlien lo propose anche all’Università di medicina di questa città come professore di anatomia comparata. Ma nel 1839, la politica lo allontanò di nuovo, e non ebbe più tranquillità. Si hanno pochi dettagli sulla sua vita. Nel 1841, si legò a Berlino con il giovane dottor Frey. Nel 1842, andò in Inghilterra. Nel 1843, si stabilì a Aargau, una piccola città vicino Zurigo. Passò l’inverno del 1844 a Giessen dove Liebig era professore. Scriveva poesie satiriche in Tedesco.

Nel 1847 ritornò in Inghilterra dove restò per dieci mesi. I suoi amici, che non lo avevano visto da vent’anni, lo trovarono cambiato, cupo, eccentrico, misantropo.

Nel mese di giugno del 1847, andò a Francoforte dove visse fino alla primavera del 1848 con un giovane panettiere di diciannove anni, Degen, che la cugina di Beddoes, Miss Zoé King, descrive così: “Un giovane uomo gentile nella sua persona, in una camicia blu, che aveva una bella espressione e una dignità naturale.” Durante questo periodo, Beddoes si procurò una ferita alla mano con un bisturi;[2] cadde malato e rimase indebolito per molto tempo. Per sei mesi non volle vedere nessuno ad accezione di Degen. Gli mise in testa di diventare attore e gli insegnò l’Inglese, rinunciando a qualsiasi altra compagnia.

Si lascia crescere la barba e assomiglia a Shakespeare come in giovinezza aveva somigliato a Keatz. Nel mese di maggio del 1848, viaggiano insieme. A Zurigo, Beddoes affitta il teatro per una sera per vedere Degen recitare il ruolo di Hotspur.[3] Per sei settimane Beddoes fu felice. Ma una separazione, probabilmente una lite con Degen a Bâle, fu seguita dalla malinconia nera del poeta che si procurò una profonda ferita a una gamba. “Era infelice e voleva uccidersi”, disse il ragazzo dell’albergo. Si strappava le bende che gli mettevano. Ne seguì la cancrena, poi l’amputazione della gamba (il 9 settembre). Andò meglio, Degen tornò a Bâle e si stabilì vicino a lui. Beddoes leggeva e scriveva. Aveva il progetto di andare in Italia. Il 26 gennaio 1849, abbastanza ristabilito per andare in città, comprò del curaro (era un medico) e al rientro si suicidò, lasciando una lettera a un amico d’Inghilterra che conteneva la sue ultime volontà. Nel 1857, Miss Zoé King, sua cugina, andò a Bâle e incontrò Degen, il dottor Frey, il dottor Ecklin che gli aveva amputato la gamba, ecc..

Il suo amico di giovinezza Itelsall pubblicò le sue poesie inedite, che furono molto ben accolte.

(Riprendo questi dettagli dalla piccola biografia di Edmond Gosse che precede le opere di Beddoes. – 2 v. Dent, 1890, Londra)

Non ci sono aneddoti o leggende che riguardino amori di Beddoes per una donna, e io credo che in Inghilterra ne avrebbero quasi inventata una, se avessero potuto. In ogni caso Beddoes sembra un uranista, o un indifferente sessuale che, sotto l’influenza della malattia e dell’isolamento, si accese di una grande passione per Degen il panettiere (passione probabilmente esaltata), o piuttosto quella fu solo l’ultima della passioni rifiutate o sconosciute di un timido taciturno.

 Fu in ogni caso un poeta lirico, e non banale. Quanto all’ossessione della morte pittoresca che riempiva i suoi versi, la si può perdonare ad un uomo che si suicida, evitando di definirla un’affettazione letteraria. I suoi modelli in poesia (eccettuato Shelley) sono essi stessi poeti bizzarri ed eccentrici.

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[1] Nota di project: – Nel 1824, era andato a Göttingen, per studiare medicina, attratto dall’idea di trovare qualche evidenza fisica della sopravvivenza dello spirito umano dopo la morte del corpo, ma ne era stato espulso e aveva dovuto riprendere e terminare gli studi a Würzburg.

[2] Nota di Project: – Non si tratta di un incidente ma di un atto di autolesionismo, che sarà seguito da un secondo e più grave atto della stessa natura.

[2] Nota di project:- Hotspur è un soprannome di Sir Henry Percy (1364-1403), noto come Harry Hotspur, figlio maggiore del primo conte di Northumberland, come raffigurato nell’Enrico IV, Parte 1, di Shakespeare.

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RAPPORTI INTERGENERAZIONALI, SESSO, AFFETTO E DOMINIO

Ciao Project,
sono un ragazzo milanese di 28 anni, ho letto i tuoi post sui rapporti intergenerazionali che però mi sembrano un po’ (un bel po’) viziati da un pregiudizio (sì, anche tu hai pregiudizi), da un pregiudizio nei confronti del sesso non romantico, del sesso come sesso e basta o anche come forma di dominio su un’altra persona. Tu pensi che alla base ci sia sempre o ci debba essere sempre un sentimento, ma non è così e non solo nei rapporti intergenerazionali. Già da quando ero giovanissimo mi piacevano i senior, cioè mi attizzavano proprio sessualmente. Capisco che per tanti è una cosa inconcepibile, ma per me era così. Non era una fissa esclusiva, perché mi prendevo cotte anche per coetanei, e pure cotte folli, ma, diciamo così, con un coetaneo gay era abbastanza facile arrivare a fare sesso, con un senior no e forse proprio per questo la cosa mi piaceva di più, la vedevo come una sfida, una posizione da conquistare. Appena arrivato all’università, avevo 19 anni, notai un prof. anzianotto che una volta mi trattò con molta gentilezza e si fermò a spiegarmi delle cose che non avevo capito. Non era uno dei miei prof. ma era della stessa facoltà, anche se di un indirizzo piuttosto lontano dal mio, lo avevo conosciuto quasi per caso perché volevo parlare con uno dei miei prof. che però in quel giorno non c’era e lui mi disse: “Il collega non c’è, ma se posso esserle utile, può dire a me.” Ecco è cominciata così. Sono andato più volte a chiedergli chiarimenti in istituto, si vedeva che gli faceva piacere, non portava la fede, stava in laboratorio dalla mattina alla sera tardi, insomma, non ci ho messo molto a capire che era gay, anche se era un gay vecchio stile, praticamente uno che non era mai stato con un uomo. Piano piano il nostro è diventato un rapporto personale. Lui tendeva a sfuggire, ma io lo tallonavo. Se fosse stato per lui non sarebbe successo niente, invece a forza di insistere ha ceduto, ma era evidente che aveva mille perplessità e la cosa mi solleticava ancora di più. Dopo più di sei mesi abbiamo avuto il primo rapporto sessuale. Non è stato come farlo con un ragazzo, capivo che poteva sentirsi in colpa e poteva pensare che stava facendo una cosa che non si deve fare, perché lui non era solo un maturo, ma praticamente un anziano. Gran parte del mio piacere veniva dal fatto che gli facevo superare le sue esitazioni e che gli facevo conoscere che cosa vuol dire il sesso vero, il maestro ero io e lo facevo crescere in cose che lui non conosceva se non dai libri. L’iniziativa la prendevo sempre io, ma alla fine lui non provava nemmeno più a dirmi di no e a cercare scuse. Dopo qualche mese, in cui penso di averlo sconvolto o forse solo svegliato, ho conosciuto un mio coetaneo che è diventato il mio ragazzo. L’ho detto al mio senior, che probabilmente l’ha presa come una liberazione (anche se lo ha sempre negato) e mi ha molto incoraggiato ad andare col mio nuovo ragazzo. Il guaio è che il mio senior si era innamorato di me, sì, anche se mi incoraggiava ad andare per la mia strada, si era innamorato di me, “forse” c’entrava anche il sesso, ma penso che in realtà fosse soprattutto un innamoramento romantico come quelli di cui parli tu. Io però non ero mai stato innamorato di lui, per me era una questione di sesso e basta, perché con lui non provavo imbarazzo e sapevo che comunque non mi avrebbe mai detto di no. Alla fine mi metto col mio nuovo ragazzo. I primi tempi tutto bene, poi col mio ragazzo cominciano le incomprensioni, lui voleva essere un po’ un padrone, voleva sapere tutto di me, cioè voleva impicciarsi di tutto e io questo atteggiamento io non lo sopportavo, un bel giorno lo becco ad armeggiare col mio telefonino alla ricerca di tracce di possibili tradimenti, la cosa mi manda in bestia, litigo furiosamente col mio ragazzo, lui ci sta malissimo, io peggio di lui, mi sento uno schifo ma non voglio dargliela vinta, non posso farmi mettere sotto i piedi da lui. Telefono al mio senior in piena notte e gli dico che sto male, dopo un’ora o anche meno, arriva sotto casa mia, io scendo e ci mettiamo a parlare, dopo un paio d’ore di conversazione inevitabilmente siamo di nuovo lì a fare sesso, io gli dico chiaramente che è solo sesso e che non sono innamorato di lui, lui mi dice che lo sa benissimo, poi mi dice un po’ di quelle cose sdolcinate, tipo “ti voglio bene” che mi fanno incazzare e mi arrabbio pure con lui, ma poi mi passa. Insomma, mi riporta a casa che era già giorno. Poi il mio ragazzo si rifà vivo e dopo un po’ di tira e molla ci rimettiamo insieme. Però a me stare solo col mio ragazzo non mi bastava. Col mio senior mi sentivo in un altro modo, che non mi bastava nemmeno quello, però per me era comunque necessario. Lui voleva mettersi da parte, almeno a livello sesso, ma io non volevo e alla fine l’ho portato ad accettare di fare sesso con me almeno una volta ogni tanto. Penso di averlo costretto ad accettare una cosa simile, perché non volva mettersi in mezzo tra me e il mio ragazzo, però penso che se io fossi sparito ci sarebbe rimasto molto male, l’avrebbe accettata, certo, ma penso molto malinconicamente. Nel frattempo ho conosciuto anche altri ragazzi e anche con loro ho avuto rapporti sessuali. Un paio di volte sono stato anche molto in ansia perché avevo avuto rapporti non protetti e il mio senior mi ha mandato di corsa a fare il test. Dopo però lui non ha più voluto avere rapporti con me, nemmeno protetti, all’inizio la cosa mi ha dato molto fastidio, perché in fondo gli avevo detto di avere avuto comportamenti a rischio, cioè ero stato onesto con lui, e mi sembrava che lui mi stesse rifiutando e questo proprio non lo sopportavo, ma piano piano l’ho portato, per esempio, a masturbarci insieme al telefono o su Messenger, lui era imbarazzato, ma alla fine non diceva di no, credo di averlo condizionato moltissimo e di questo magari mi sento anche un po’ in colpa. Comunque da allora ho cercato di stare più attento alla prevenzione. Io lo vedo, diciamo così, come un amico col quale si può fare sesso, e ovviamente sesso sicuro, perché è stato solo con me, ma penso che per lui le cose siano diverse, per esempio, ci teneva molto ai risultati dei miei esami e mi diceva che avevo un cervello fori dalla media, la cosa, però, detta da lui mi dava quasi fastidio un po’ come se cercasse di cambiare discorso e di assumere un altro ruolo che non era quello che volevo dargli io. Mi sono laureato con la lode e lui è venuto ad assistere alla tesi anche se gli avevo detto chiarissimo che non ce lo volevo, si è tenuto in disparte ma c’era. Io credo che lui non la veda tanto sotto il lato sesso quanto piuttosto come una specie di famiglia anomala, cioè tende a fare il papà e la cosa mi disturba parecchio, io un padre ce l’ho e mi basta e avanza, con lui voglio fare sesso quando ne ho voglia, e basta, sembra paradossale ma è proprio così, in un certo senso di lui e dei suoi sentimenti non me ne importa niente o quasi niente e lui lo sa benissimo anche se mi dice che non ci crede, e quando lo dice mi fa incazzare perché non voglio che dipenda da me, gli dico che deve avere la schiena dritta e non adattarsi sempre a tutto. Io ho un carattere dominante e spesso mi capita di non sopportarlo, specialmente quando cerca di non fare quello che dico io, di farsi compatire per il fatto che è vecchio e di cambiare discorso. Diverse volte l’ho mandato a quel paese ma poi l’ho cercato di nuovo come se non fosse successo nulla e l’ho cercato sempre io, o quasi sempre. Noi non siamo una coppia, l’idea stessa della coppia mi fa venire l’orticaria, diciamo che mi sta bene così, lo cerco quando ne ho voglia e lui non mi dice di no, anche se solo via Messenger. D’altra parte ho le mie esigenze, ho avuto diversi ragazzi ma alla fine li ho lasciati tutti, con l’ultimo si va avanti, anche se lui non sa del mio senior, se lo sapesse mi ammazzerebbe e allora non glielo dico. Al mio attuale ragazzo io voglio bene, come ho voluto bene a quelli precedenti. Il mio problema adesso è uno: avrei trovato un lavoro come si deve ma è nel sud e dovrei lasciare Milano, il mio ragazzo e il mio senior, e la cosa non mi piace affatto. Il mio ragazzo mi dice che devo mollare il lavoro per restare con lui a Milano, e il mio senior mi dice che devo andare a Bari e che ci devo andare col mio ragazzo. Sono proprio punti di vista opposti. Mi sono posto anche il problema di parlare chiaro col mio ragazzo, ma in fondo perché dovrei farlo? Del mio senior non ho mai detto niente a nessuno. E poi il mio ragazzo non capirebbe assolutamente nulla, non lo accetterebbe assolutamente, allora si va avanti così, giorno per giorno. Mi sono chiesto perché mi ostino a tenermi il mio senior, penso che in fondo sia perché posso dominarlo e fargli fare tutto quello che dico io, l’ho detto anche a lui, che ovviamente la vede in modo molto più romantico e probabilmente meno realistico. Anche questa è una storia intergenerazionale, Project, e mi pare che sia molto diversa dalle storie che racconti tu.

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Avevo scritto una risposta alla tua mail, poi mi sono accorto di avere commesso degli errori di valutazione molto grossi. Tu hai 28 anni e la storia con il tuo senior (come lo chiami tu), è cominciata quando ne avevi 19, quindi dura ormai da nove anni. Quando parli dei tuoi ragazzi, evidentemente più di uno e più di pochissimi, usi, è vero, l’espressione “il mio ragazzo” ma è più un modo di dire che altro. Dici di voler bene al tuo ultimo ragazzo, ”come a quelli che lo hanno preceduto” e che sono stati comunque archiviati. In tutti questi anni c’è stata, da quello che tu racconti, solo una costante e cioè il tuo senior, che ormai deve essere decisamente avanti negli anni. Quindi, se non altro, si tratta di un rapporto che dura negli anni. Ma veniamo all’idea che pervade un po’ tutto il post: il tuo senior sarebbe uno che controlli a tuo piacimento e al quale fai fare tutto quello che vuoi, sì, forse, dici che di lui non ti importa nulla o “quasi” nulla, ma quando non c’è lo cerchi, gli ordini in modo perentorio di non venire alla discussione della tua tesi, perché con ogni probabilità sai benissimo che ci verrà comunque. Ti arrabbi quando lui assume dei ruoli da papà e non da oggetto sessuale (espressione ridicola!) e dici che di padre ne hai uno che ti basta e avanza, però quando ti gira male cerchi il tuo senior. Dici che lo fai per sesso, ma l’impressione che si ha leggendo il tuo post è molto diversa. Ti sei mai chiesto come ci resteresti se il tuo senior un bel giorno smettesse di risponderti quando lo cerchi, o peggio, se venisse a mancare per motivi naturali (perché a una certa età può anche succedere)? Sarebbe proprio come avere perso un oggetto sessuale, che se ne perdi uno ne trovi subito un altro? Francamente penso che le cose sarebbero molto diverse. Usate un linguaggio diverso, però tra voi c’è qualcosa di duraturo. Tu dici che quando ti sei trovato un ragazzo, per lui è stata quasi una liberazione, ma tu stesso riconosci che in fondo lui a te ci tiene e addirittura che è innamorato di te in modo romantico come se foste una famiglia, e credo che per lui il sesso sia proprio la questione meno importante, o meglio, è importante perché è importante per te, ma per un uomo di quell’età le logiche sono altre. Francamente penso che anche per te, a livello sostanziale le logiche siano altre. Non penso che il tuo senior sia tuo succube, se si sentisse tale, se ne sarebbe già andato da anni, il fatto è che lui, in te, una risposta seria ce la trova, al di là di tutti i tuoi discorsi. E se dopo quasi dieci anni continui a cercarlo vuol dire che un senso ce lo trovi anche tu.

Project

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UN AMORE GAY CHE CAMBIA FORMA

Ciao Project,
come ti avevo promesso giorni fa ti mando il post da mettere nel forum. Mi ha fatto veramente piacere parlare con te.
Luca

Ho vissuto fino all’età di 40 anni nella piena convinzione che nella mia vita non ci sarebbe mai stato l’amore, poi, in un modo del tutto inatteso, ho capito che non ero più solo e che un ragazzo si era innamorato di me. Aveva vent’anni, esattamente la metà dei miei, a me piaceva ma non avrei mai pensato che potesse innamorarsi di me, perché io non ho proprio nulla di speciale, invece è accaduto. Era molto timido, molto dolce e mi faceva una immensa tenerezza ma tendevo a non dargli molto peso, poi lui si è fatto insistente, sempre in modo molto dolce, molto affettuoso, ma anche molto deciso. Mi ha corteggiato per un po’ e la cosa non mi era affatto indifferente. Dopo qualche mese abbiamo cominciato una relazione, una relazione clandestina perché nel mondo dei suoi amici sarei stato un po’ come i cavoli a merenda. Circa un anno dopo mi ha detto che anche se capiva che ci sarei rimasto male non poteva nascondermi il fatto che si era innamorato di un suo coetaneo. Anche se quello che sto per dire è difficile da credere, il fato che si fosse innamorato di un coetaneo mi ha fatto immensamente piacere. Ha vissuto le sue storie, alcune belle, altre meno ma non ha mai perso i contatti con me. Niente sesso, in certi periodi ci si sentiva anche solo una volta in 15 giorni, ma ci si sentiva. Non è mai sparito. Quando lo sentivo al telefono, anche solo per 5 minuti, la mia giornata era serena fino alla sera, nonostante tanti guai di vario genere. Certe volte abbiamo discusso molto animatamente, specialmente quando temevo che si buttasse via e che si facesse portare da una corrente di negatività e di pessimismo. Con alcuni dei ragazzi che ha avuto ha passato momenti non facili, non perché non fossero bravi ragazzi, ma perché non riceveva da loro quell’attenzione che avrebbe volto. C’è una cosa in lui che mi affascina più di ogni altra e cioè il fatto che capisce in modo intuitivo se uno gli vuole bene veramente e risponde in modo adeguato. Non è una questione di sesso, ma di disponibilità umana, di partecipazione affettiva profonda. Dal nostro primo incontro sono passati ormai otto anni, io sono un tranquillo signore di mezza età e lui è ancora un bellissimo ragazzo e ci sentiamo ancora. Lui ha una sua storia e ormai sta con un ragazzo da quattro anni e mi sembra che ne sia anche contento. Dopo averlo conosciuto io non ho più cercato un ragazzo perché mi sono sentito felice, non di una vita di coppia, che c’è stata un po’solo all’inizio, ma proprio felice di lui, di vederlo sereno, mentre anni fa non lo era affatto. La mia presenza non è un problema né per lui né per il suo ragazzo, che sa tutto di noi e che ho avuto modo di conoscere di persona e mi sembra che gli voglia bene veramente anche se a modo suo, cioè in un modo un po’ rude, diciamo drastico, ma autentico e senza recitazione. Mi sento sereno, oggettivamente non mi manca nulla, mentre se lui non ci fosse la sua assenza la sentirei pesantissima, ma lui c’è. Ovviamente cerco di tenermi da parte e di non invadere la sua privacy ma questo non mi costa nessuna fatica, non solo non mi sento l’amane abbandonato ma sto vivendo ormai da anni una dimensione sostanzialmente familiare. Mi colpisce molto il clima di rispetto che c’è tra noi tre. Una cosa che ho notato subito è che il suo ragazzo non è possessivo, non lo considera mai come una sua proprietà, ma come una persona che deve avere la sua autonomia e lo tratta alla pari e soprattutto ha con lui un dialogo e anche uno scontro, diciamo un confronto animato utile ad entrambi. Qualche volta hanno discusso animatamente anche davanti a me e sono rimasto stupito del livello della discussione che era la sintesi di riflessioni e di esperienze anche molto diverse e non c’era la minima aggressività ma solo la voglia di farsi capire. Onestamente io a ragazzi come questi mi affiderei totalmente perché sono profondamente onesti. Di una cosa poi mi sento orgoglioso e cioè del fatto che tra loro si preoccupino veramente uno dell’altro. Dico che me ne sento orgoglioso perché mi hanno detto che lo hanno imparato da me! Siamo un po’ una famiglia, mi sento un po’ suocero e un po’ papà, ma mi sento felice. Non so se il nostro rapporto si possa definire un triangolo, francamente non lo credo. Non avrei mai pensato che la mia vita potesse prendere questa piega. Prima avevo in mente la vita in due, il classico due cuori e una capanna ma ho imparato tante cose, una tra le altre: il sesso deve essere una forma d’amore ma esiste eccome anche l’amore gay senza sesso e non è una rinuncia. Quando ti innamori di un ragazzo e ti rendi conto che quel ragazzo ti vuole bene, non pensi più a te ma solo a lui ed effettivamente io sono riuscito a dare un senso alla mia vita solo dopo che l’ho incontrato. Gli anni sono passati ma il volersi bene no! Sono cambiati i modi, ma la sostanza del volersi bene è sempre quella ed è saldissima. Alcuni amici gay mi compatiscono perché pensano che io sia triste o frustrato ma io sono felice così e non vorrei cambiare per nulla al mondo!

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AIUTO! MI SONO INNAMORATO DI UN UOMO MATURO

Ciao Project,
sono un ragazzo di 24 anni e mi sono innamorato di un ultrasessantenne. È anziano ma è un bell’uomo ed è gay, lo so perché gliel’ho chiesto direttamente e mi ha risposto che lo era. Io ho fatto le mie esperienze ma non avevo mai trovato un uomo così e credo che lui a me tenga moltissimo, o meglio, non lo credo, ne sono certo, però non vuole avere rapporti sessuali con me, mi tiene a distanza, è un po’ come se gli facessi paura, ha cercato di incoraggiarmi a trovarmi un ragazzo più o meno coetaneo e quando è successo non è stato minimamente geloso, io mi sento perso perché ne sono innamorato e penso di avere anche un forte ascendente su di lui, ma lui scappa sempre, cerca scuse, io provo a insistere ma non mi dice mai di sì. Ho notato che quando parliamo d’amore lui la mette sempre sul piano affettivo, mentre per me è proprio una questione sessuale e credo che questo lui non riesca a capirlo, mi dice sempre che è vecchio, che non sta bene e che un ragazzo giovane potrebbe costruire una vita con me. Io cerco di metterlo alle strette ma scappa sempre. Ho cercato di dimenticarlo, ho avuto anche esperienze rischiose con persone grandi che a me non ci tenevano affatto, mentre lui ci tiene eccome e lo vedo benissimo, ma il sesso lo ha proprio messo da parte, mi dice che non ha più pulsioni sessuali e che a queste cose non pensa proprio più. Non riesco a capire perché scappa sempre. Sono io che insisto per stare con lui, quindi che scrupoli dovrebbe avere? Non è lui che mi sta insidiando e non capisco propRio che problemi si faccia. Altri suoi coetanei con me sono stati assillanti ma solo per andare a letto con me. Lui non mi chiama mai, lo chiamo sempre io, ma resta al telefono tantissimo tempo e poi io comincio a insistere per fargli dire di sì e lui cerca di deviare il discorso e mi fa rabbia che non arrivi a capire che per me è una cosa importante. Io non credo di amarlo, cioè non credo di volergli bene come lui dice di voler bene a me e certe cose che mi dice mi sembrano onestamente un tantino patologiche. Ma come fa a innamorarsi e a non pensare al sesso? Io non ci riuscirei. Credo di essere molto presente nella sua vita ma il fatto che mi voglia bene (a modo suo) un po’ di preoccupa e un po’ mi irrita. So che non mi chiama mai ma so anche che una mia telefonata gli fa piacere e così mi sento condizionato. O sono strano io o è strano lui, o anche tutti e due. Che ne pensi Project?
Eman
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Ciao Eman,
beh… mi pare che tu non tenga nel dovuto conto il fatto che lui non ha 24 anni e che per mille ragioni può avere realmente archiviato la sessualità. Il suo modo di fare è più che comprensibile e anche se fosse innamorato di te, anzi tanto più se fosse innamorato di te, cercherebbe di non intromettersi nella tua vita a livello sessuale. Posso capire che per te sia un interesse sessuale ma la spinta alla sessualità a tanti anni di distanza è enormemente diversa. Gli uomini maturi che hai conosciuto e coi quali hai avuto esperienze, per tua stessa ammissione, non erano innamorati di te, a loro interessava un ragazzo e hanno trovato te, questo signore probabilmente ti vuole bene davvero, anche se ti riesce difficile capirlo, e voler bene a qualcuno significa cercare do fare di tutto per realizzare la felicità di quella persona e probabilmente il suo atteggiamento deriva dal fatto che dal suo punto di vista, il fatto che tu abbia rapporti con lui non sarebbe comunque, almeno alla lunga, un motivo di tranquillità e di soddisfazione per te, mentre se tu costruissi un rapporto con un coetaneo serio, secondo lui, le prospettive a lungo termine sarebbero ben diverse. E poi ci possono essere motivi anche meno nobili ma comunque comprensibilissimi, primo tra tutti il fatto che un anziano ha ormai un modo di vivere e delle abitudini consolidare e che avviare una relazione sessuale con un giovane comporterebbe uno sconvolgimento di tutto questo. Molto brutalmente: vedere due ragazzi gay che si tengono per mano già crea problemi a tenta gente ma vedere due persone che appartengono a generazioni diverse costruire una relazione sessuale, potrebbe creare, anzi è molto probabile che crei una reazione sociale negativa. E comunque un anziano sa bene che cosa vuol dire essere anziano, che non è come essere un giovane coi capelli grigi. Insomma, perché non cerchi di prendere da questa persona quello che può veramente offrirti? Io credo che sarebbe la soluzione migliore per entrambi.

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UNA COPPIA GAY CON 40 ANNI DI DIFFERENZA DI ETA’

Ciao Project,
ho letto qualcuna delle mail che ti scrivono e anche delle tue risposte e penso che tu possa essere la persona giusta cui raccontare la mia storia, anche perché penso che siamo più o meno coetanei e quindi puoi capire meglio le cose. Non credo che la mia storia sia una storia così speciale, ma ha degli aspetti che non capisco e vorrei magari parlarne con te anche in chat, se vuoi.
A quasi 65 anni mi accingevo ormai a mettere la parola fine sulla mia vita affettiva. Ho vissuto la mia vita, mi sono innamorato, qualche volta anche profondamente, tra i 40 e i 50 anni ho anche convissuto per qualche anno, ma non ho mai trovato una corrispondenza come l’avrei desiderata. In pratica, in tutte le storie che ho avuto, ha finito per prevalere l’impressione che le cose non potessero reggere, per i motivi più vari, ma comunque non potessero proprio reggere: mentalità diversa, desideri diversi, storia personale diversa, ecc. ecc.. Quindi ero arrivato alla serena conclusione che avrei finito i miei anni insieme con mio fratello e con la sua famiglia, perché sono brave persone, più giovani di me di diversi anni e alla fine con loro sarei stato bene, almeno nei limiti del possibile. Poi all’improvviso mi è piovuta una grossa tegola sulla testa. Lo scorso anno ho conosciuto un ragazzo di 24 anni e, per quanto possa sembrare assurdo anche a me, questo ragazzo si è innamorato di me, e io non riesco proprio a capire perché, dato che un bel ragazzo come lui, se solo volesse, potrebbe trovare molto facilmente un compagno. Ma no, lui si è innamorato proprio di me anche perché i ragazzi giovani non lo interessano affatto. Io non so se mi sono innamorato di lui, però quando sto vicino a lui sto bene, sto bene come non sono mai stato prima in nessuna situazione, gli voglio bene, questo non lo posso negare, ma tra noi c’è un abisso di 40 anni. Che cosa posso offrire io a questo ragazzo? Io sono un vecchio e non sto nemmeno bene in salute, non vorrei in nessun modo costringerlo, nemmeno per amore, a farmi da badante, forse potrei non essere un peso per lui per uno o due anni, ma poi la vecchiaia è proprio una condizione biologica inesorabile che non dipende dalla volontà ma dal decadimento fisico che arriva comunque con gli anni. Non ho mai avuto non dico rapporti sessuali ma nemmeno generici contatti che possano avere una qualche valenza sessuale con questo ragazzo. Project, alla nostra età la sessualità è soprattutto un mito e un ricordo, potrei anche stare con lui ma penso che alla fine i dubbi sarebbero così tanti e così forti da essere insuperabili, eppure dal suo punto di vista sembra che i problemi non esistano, io ho la netta impressione che lui voglia portare il nostro rapporto anche a livello sessuale. E poi, a distanza di tempo, quando io non ci sarò più, che cosa resterà a questo ragazzo come ricordo del nostro rapporto? Io ho paura che possa giudicarlo negativamente se per caso dovesse andare veramente verso il sesso. Che cosa devo fare? Francamente non lo so. Non è un ragazzino, è un uomo adulto ed è molto determinato, ha una dignità che ho ammirato sin dal primo momento, ma io sono un vecchio e di questo lui sembra proprio non rendersi conto. Mi ha raccontato che, in pratica dall’adolescenza si è innamorato solo di uomini adulti, diciamo dai 50 in su. Non ha mai avuto rapporti sessuali con nessuno, quelli coi quasi coetanei non lo interessavano e quelli con gli uomini over 50 li avrebbe trovati molto facilmente ma certo non nell’ambito di una relazione vera, come voleva lui, cioè di un rapporto che avesse anche un coinvolgimento affettivo. Con me questo coinvolgimento sa che c’è, perché penso a lui almeno mille volte al giorno e il nostro rapporto è particolarmente intenso, perché ci vogliamo bene e mi dice che è la cosa più bella che abbia mai vissuto e penso che sia vero, ma io ho una paura terribile di sbagliare perché si può sbagliare a dire di sì, ma si può sbagliare anche a dire di no, perché si sentirebbe abbandonato, tradito, e non vorrei per nessuna ragione che questo succedesse. Mi sento molto insicuro, Project, non è un innamorarsi come ai tempi di gioventù, so solo che non vorrei che soffrisse ma mi pare quasi inevitabile qualsiasi cosa io faccia. Istintivamente lo abbraccerei, non so nemmeno se arriverei al sesso perché … chi lo sa perché, avevo pensato che tutte queste remore che provo potessero avere una motivazione di molto più bassa lega, cioè in pratica quella di non dare scandalo a nessuno (perché 40 anni di differenza sono oggettivamente un abisso) e di continuare a vivere tranquillo e può darsi che queste cose pesino molto nel tenerlo a distanza. Domenica mattina siamo stati insieme al mare. Lui era splendido, sorridente, era felice di stare con me. Io gli voglio bene ma non so se sia veramente il volergli bene di un innamorato o non piuttosto quello di un papà, perché lui è il mio figlio ideale, quello che avrei sempre voluto e non ho mai avuto. Questo è adesso il centro dei miei pensieri, cerco di capire che cosa sia meglio per lui e quindi anche per me, ma non riesco a trovare risposte convincenti. Gradirei un tuo parere.

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