GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”

Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”

Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.

Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.

Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:

“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”

“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”

“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”

Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.

È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.

Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.

Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.

Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”

Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.

Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”

Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.

Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!

Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.

Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.

Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”

Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.

Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.

Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.

L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.

Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.

Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.

art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.

In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6750

CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.

Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.

Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.

Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)

“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:

A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.

La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.

È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).

Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.

Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).

Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.

Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.

Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”

Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:

“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 

251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 

[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”

Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:

“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.

Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.

Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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Se volete,potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6350

Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-catholic-church-and-gays-at-the-time-of-pope-francis

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Dopo alcune incertezze dovute alla mole del lavoro, mi sono deciso ad avviare la pubblicazione di un nuovo volume della Biblioteca di Progetto Gay: “URANISMO E UNISESSUALITÀ” di Marc-André Raffalovich, in una mia traduzione originale. Il testo ha ormai 120 anni e per alcuni aspetti è superato e discutibile, ma resta comunque un documento che conserva molti aspetti di attualità. Il lettore resterà un po’ disorientato dalla “Tavola riassuntiva delle sessualità”, premessa al volume, che sembra un tentativo esasperato di classificazione delle diverse sessualità, ma ha una caratteristica unica nella sua epoca, ossia tratta l’eterosessualità e l’omosessualità in modo esattamente simmetrico. Il vero spirito di Raffalovich emerge però nelle pagine successive, alcune veramente magistrali. Si vede chiaramente che, quantunque non ne faccia cenno nel testo, Raffalovich non è né un medico né uno psicologo ma è un omosessuale, perché il suo approccio alla materia è ancora oggi tipicamente omosessuale. Su molte questioni il lettore moderno può avere delle sensibilità diverse e avvertire, per esempio, l’avversione di Raffalovich per l’effeminatezza se non addirittura una sua larvata misoginia, ma la lettura non sarà in nessun caso priva di interesse.

Project

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URANISMO

E UNISESSUALITÀ

STUDIO

SU DIVERSE MANIFESTAZIONI DELL’ISTITNO SESSUALE

DI

Marc-André RAFFALOVICH

LYON                                                     PARIS

                     A. STORK, Éditeur                                MASSON & Cie,Éditeurs

       78, Rue de L’Hôtel-de-Ville                   120, Boulevard Saint-Germain

1896

                                                       Traduzione di Project,

      per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY

                                                                   2016

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PREFAZIONE DI PROJECT

Sono trascorsi esattamente 120 anni da quando uscì per la prima volta “Uranismo e Unisessualità” del 32enne Marc-André Raffalovich.
La letteratura scientifica di fine ‘800 si era occupata già più volte di omosessualità, nel ’57 Ambroise Tardieu aveva pubblicato il suo “Etude Médico-légale sur les attentats aux moeurs” in cui affermava che gli omosessuali praticanti potevano essere identificati dall’ano imbutiforme, una deformazione causata dalla sodomia, e dal membro canino, un’altra deformazione sempre causata dalla sodomia; nel ’65 Karl Heinrich Ulrichs aveva steso le “Regole per una unione degli Urning”, il progetto della pima associazione omosessuale della storia; tra il ’69 e il ’70 Carl Westphal aveva pubblicato il suo “Die Konträre Sexualempfindung” che è sostanzialmente il primo studio medico serio sulla omosessualità; nel ‘73 e nell’83 Johan Addington Symonds aveva pubblicato le prime due edizioni del suo “A problem in Greek ethics” in cui si analizzava il ruolo della pederastia nella Grecia Classica; nel ’91 Albert Moll aveva pubblicato il suo celebre “Die Konträre Sexualempfindung” che ebbe notevole successo e, pur considerando ancora l’omosessualità come una patologia, la riteneva incolpevole e richiedeva l’abolizione delle leggi penali contro gli omosessuali. Dello stesso ’91 è anche “A problem in modern ethisc” di John Addington Symons, il primo studio scientifico serio della omosessualità sotto vari profili (antropologici, religiosi, penali e sociali), era uno studio modernissimo e coraggioso, ma fu stampato privatamente in solo cento copie. Il ’91 è anche l’anno dalla pubblicazione del “The picture of Dorian Gray” di Wilde, un libro importante sotto molti aspetti nella biografia di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ‘94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed unisexualité”. Aggiungo per completezza che Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stessa anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. All’epoca in cui Raffalovich scrisse il libro, Rimbaud e Varlaine avevano già diffuso le loro poesie, Walt Whitman era morto nel 1892 e il processo a Wilde, che riaccese nell’opinione pubblica l’interesse per i temi connessi con l’omosessualità, apparteneva ancora al futuro.

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AL SIGNOR LACASSAGNE

OMAGGIO DI SIMPATIA RICONOSCENTE

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Filiæ Luxuriæ sunt octo, scilicet cœcitas mentis,
inconsideratio, præcipitatio, amor sui, odium Dei,
affectus præsentis sæculi, ed desperatio futuri sæculi.

[Otto sono l figlie della lussuria, e precisamente la cecità della mente  la sconsideratezza, la precipitazione, l’amore di sé, l’odio di Dio, l’affetto per il mondo presente e lamnacnza di speranza nel mondo venturo.]

Thomas Aquinas

A causa di un preconcetto di pudore mal speso, questi argomenti sono sati trattati da un punto di vista scientifico solo con una certa timidezza. Gli autori, perfino quelli che si ritengono più emancipati, hanno paura di essere sospettati di pornografia o di trattare di argomenti sconvenienti per la scienza e si lasciano andare, con la foga di un predicatore, a vari epiteti sul vizio che essi tacciano di abominazione, di mostruosità, di infamia, ecc., ecc., come se il carattere realmente straordinario di questi fatti, in tutte le società, in tutte le epoche della storia, non dovesse attirare l’attenzione dello psicologo.

A. LACASSAGNE

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AVVISO AL LETTORE

72, South Audley Street, Londres W.

Sarò molto riconoscente verso chi vorrà farmi conoscere qualche errore di fatto che ho commesso o avrà la gentilezza di indicarmi documenti letterari o storici, sia in appoggio delle mie teorie, sia in contraddizione con esse.

André RAFFALOVICH

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TAVOLA RIASSUNTIVA DELLE SESSUALITÀ

Gli uranisti si possono dividere in ultra-virili, virili, effeminati, passivi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco piacere fisico, poca voluttà intellettuale o nulla. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con la donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo che non accetta questo atto.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Da non confondere con gli eterosessuali che diventano invertiti.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, gelosia, vendetta, ma senza modificazioni o con un aumento del loro uranismo.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, dell’ambiente, della volontà, dell’abitudine al vizio), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

6). – Che si concilia con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente sia con periodicità, e che conduce alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali o all’indifferenza sessuale acquisita dei freddi. Questo è l’ermafroditismo psichico di alcuni autori, espressione che mi sembra fuorviante.

7). – Che porta all’eterosessualità acquisita alla quale cede dopo una lotta più o meno prolungata (una lotta che danneggia più o meno i deboli), senza periodicità e senza ritorno. È su questo stato che contano i padri che mandano i figli in collegio. Per contro, un carattere forte può uscire ulteriormente rafforzato dalla lotta.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi, o cede ad essi.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Persistente insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con una periodicità.

10). – Che porta all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità.

A. –Eterosessualità congenita incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali, comprendente:

1). – Coloro che non soltanto non hanno mai avuto relazioni sessuali o sensuali con un maschio, ma che non hanno mai, nemmeno in modo fuggevole, e in alcun momento della loro vita impubere o pubere, in collegio, in caserma, in prigione, in Africa, in Asia, o in Europa, considerato la possibilità di atti, di tendenze, di sentimenti sensuali unisessuali, e che troverebbero più naturale e pensabile un qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi donna, o la masturbazione solitaria, di qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi uomo.
È l’eterosessualità acquisita e congenita; essa deve tanto all’educazione quanto alla natura.

1 bis). – Coloro che, pur conservando questo punto di vista, si lasciano andare a conoscere la sodomia attiva in certi paesi, in certe condizioni, sia con dei ragazzi giovani femminili o eunuchi che con delle donne. È la sodomia degli eterosessuali, che hanno imparato questo vizio per deviazione dal coito vaginale o per mancanza di donne. Ricercano uno spasimo più profondo di quello della masturbazione. Non sono né invertiti né unisessuali. Hanno per finalità sessuale la penetrazione del corpo che è al loro servizio.

2). – Gli effeminati che hanno rapporti sessuali solo con le donne.
Si trovano tra loro dei feticisti, dei saffici, dei masochisti.

Eterosessualità congenita per tutta la tutta malgrado dei rapporti unisessuali, comprendente

3). – Coloro che hanno avuto dei rapporti unisessuali per necessità, per paura, per povertà, per giovinezza, inesperienza, assenza di donne, esempi, letture, affetti, educazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impossessarsi di una persona potente, isolamento sociale o sentimentale, orgoglio, rivolta, ubriachezza, opportunità, promiscuità, ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.

B: – Eterosessualità congenita (sotto l’influenza di tutte le cause enumerate sopra, o sotto l’influenza di un invertito superiore), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’inversione acquista o cede ad essa.

3). – Che si concilia con l’inversione acquisita, sia simultaneamente sia con una periodicità.

5). – Che porta all’inversione sessuale acquisita senza ritorno e senza periodicità.

C). – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi o cede ad essi.

6). – Che soffoca gli istinti unisessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo la pubertà.

7). – Che persiste insieme con gli istinti unisessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

8). – Che porta all’inversione sessuale senza ritorno e senza periodicità.

NOTE SULL’IMPOTENZA

Non ho incluso l’inversione sessuale causata dall’impotenza (congenita o acquisita) di fonte a una donna, perché una tale causa non può determinare la soppressione dell’eterosessualità o lo sviluppo dell’unisessualità. Si sa che la castrazione non sopprime necessariamente la tendenza verso le donne. Stando a Richard Burton, gli eunuchi sposati a un certo punto avrebbero morso le loro mogli se non si fosse data loro qualcosa, un fazzoletto, un cuscino, da fare a pezzi. Senza arrivare a teli violenze, l’impotente può amare ancora di più il sesso femminile perché è impotente; può ricercare il suo contatto, tutte le forme di coito esclusa quella feconda, il saffismo reciproco o unilaterale, la suzione peniena o vaginale, tutti i piaceri o tutte le concessioni della mezza-vergine prostituta, deflorata o intacta; o può abbassarsi all’abiezione criminale e infame, alla passione contro natura: quella delle ragazzine.
Non c’è un cammino logico che porti dall’impotenza all’unisessualità: soltanto l’impotenza degli unisessuali li conduce meno facilmente al crimine di quella degli eterosessuali, non si esaspera fino alla deflorazione manuale della ragazzina, certo più criminale della masturbazione, perché lo stupro manuale è una violenza fisica e morale, la masturbazione è un rivoltante stupro morale.
Mettendo da parte gli abietti, i criminali e i grandi (principi, milionari, ambasciatori), gli impuniti e gli impunibili, e anche gli impotenti eterosessuali, per ritornare agli impotenti (assolutamente o relativamente) uranisti, si troveranno tra loro molti passivi, effeminati e virili esausti. Questi passivi, questi effeminati non sono necessariamente dei sodomiti passivi, come li crederebbe subito il pregiudizio degli ignoranti, ma si potrebbero trovare tra loro degli uomini (qualche volta di bel portamento e di bella prestanza) per i quali il rapporto sessuale normale è il coito perineale anteriore (in cui essi hanno un ruolo puramente passivo) spesso considerato come il coito normale dell’invertito passivo; altri si prestano a tutte le esigenze, pur conservando la mezza-verginità anale, se così posso esprimermi; altri sono dei sodomiti passivi. Questi impotenti (imponenti nel senso che l’erezione e l’eiaculazione – quando ha luogo – dipendono dal piacere dato e dall’idea che il passivo se ne fa) arrivano al massimo dei piaceri soprattutto in modo più che in un altro, a seconda del gruppo al quale essi appartengono, ma si prestano per compiacenza agli altri modi e si legano soprattutto o quello e a quelli la cui voluttà favorita e complementare della loro.
Quando questa impotenza è solo un esaurimento o una mancanza momentanea, l’uranista virile può comportarsi passivamente senza divenire per questo effeminato o passivo, salvo che durante l’atto sessuale. Il virile può anche accettare il ruolo passivo per economia fisica.
Quando questa impotenza è precoce e persistente, o acquisita molto presto, l’uranista tenderà verso l’effeminazione, verso la passività morale, intellettuale, verso la degenerazione e l’imitazione barocca della donna.

PREFAZIONE

È dovere e diritto di ogni uomo equilibrato rendersi conto della psicologia dell’inversione sessuale, congenita o acquisita, dell’uranismo e dell’unisessualità, della psicologia degli atti o delle tendenze unisessuali. L’unisessualità è molto diffusa oggi e lo è sempre stata. Se ci si domanda perché l’inversione sessuale (uranismo, unisessualità, omosessualità, istinto sessuale contrario) assume oggi un’importanza più grande che in altre epoche, perché è considerata una questione del giorno, una questione urgente, la risposta è facile: gli invertiti aumentano con l’aumentare della popolazione; tutte le cause fisiche, sociali, fisiologiche, patologiche, morali, che influiscono sull’umanità, influiscono sull’inversione, la producono e la modificano; gli invertiti cominciano a contarsi, a censirsi, e gli invertiti corrotti e vili, o di minore valore sociale e morale, tenderanno ad aumentare di numero più degli invertiti virili, o teneri e buoni, o inoffensivi.

Ogni cittadino in età di compiere i suoi doveri di cittadino, sia egli padre o marito, istruttore o discepolo, capo e servitore, preposto o subordinato, maestro o alunno, ha il diritto e il dovere di conoscere l’inversione sessuale, assoluta o momentanea, di combattere e prevenire la corruzione, il crimine, il vizio, di imparare e di insegnare il ruolo sociale dell’inversione, la morale unisessuale, i doveri dell’unisessuale verso se stesso, verso gli unisessuali, verso gli eterosessuali, verso le donne e i bambini; i doveri dell’eterosessuale verso l’unisessuale non sono affatto minori, né meno difficili, né meno indispensabili.

Nessun uomo e nessuna donna ha il diritto di risvegliare le cupidigie ignorate, o le lussurie latenti, o le curiosità della giovinezza; nessuno ha il diritto di rendere più corta o meno completa la durata preziosa dell’infanzia impubere; o più pericolosa l’inevitabile difficoltà della pubertà; nessuno ha il diritto di fare morire, con la persuasione o con la corruzione, con la forza dolce o con la forza brutale, la giovane pubertà, la pubertà precoce, la pubertà indecisa.

È stupido e iniquo permettere alla maggioranza di credere che tutto le è permesso mentre nulla è consentito alla minoranza. È stupido e iniquo per la minoranza credere che tutto le sia permesso perché niente le è accordato. Per limitare i danni e le devastazioni dell’unisessualità bisogna limitare le devastazioni e i danni dell’eterosessualità. Gli eterosessuali, col loro esempio e la loro condotta, hanno creato molti invertiti. Spetta a loro, ora, riformarsi, se vogliono riformare i loro fratelli non-conformisti. C’è una relazione costante tra la condotta e i principi degli unisessuali e la condotta e i principi degli eterosessuali. La rilassatezza degli uni è la rilassatezza degli altri. Sessualmente tutti gli uomini sono solidali. La psicologia sessuale ha certamente delle ramificazioni, ma non delle contraddizioni essenziali.

Se la giustizia e la scienza non si congiungono per studiare e rendere chiara l’unisessualità, la corruzione dei costumi, io credo, sarà appesantita molto malamente da questa mancanza.

Se l’alchimia è venuta meno davanti ai progressi della chimica, se l’astrologia è stata utile all’astronomia, se i maghi e le streghe non sono altro che medici o ciarlatani o folli, se la persecuzione dei maghi e degli eretici non conduce più (salvo che molto sporadicamente) alla brutalità, alla cupidigia, alla cattiveria dei persecutori, come alla cattiveria, alla folle e isterica vanità e alla menzogna dei perseguitati; non vedo perché il ventesimo secolo con potrebbe celebrare la scoperta della patologia sessuale.

Ogni uomo, Gœthe lo ha detto, ha diritto ad una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza per questo danneggiare l’individualità degli altri. È questa l’origine psicologica delle filosofie. E il mio studio di certe manifestazioni dell’istinto sessuale si basa su questo assioma indistruttibile, secondo me, incontestabile.

 

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Il 15 gennaio 1894, gli Archives d’Anthtopologie criminelle avviarono un’inchiesta sull’inversione sessuale, e io inviai alcune osservazioni in risposta al paragrafo 1 del questionario:

“Quali sono le vostre idee, le vostre teorie, le vostre ipotesi sulla questione? Che cosa pensare delle cause del male, della sua estensione e dei suoi rimedi?”

Ecco la mia risposta, che è comparsa il 15 marzo 1894: Nella mia qualità di osservatore e vivendo molto nel mondo, ho conosciuto e riconosciuto molti invertiti. Le loro confessioni serie, tristi, futili, impudenti, le loro menzogne e le loro reticenze mi hanno insegnato molte cose ignorate o trascurate.

Ecco alcune osservazioni: Gli invertiti non si accontentano della vecchia spiegazione dell’anima femminile nel corpo maschile. Alcuni sono più maschili degli uomini comuni e si sentono attratti verso il proprio sesso in ragione della rassomiglianza. Dicono che disprezzano troppo le donne per essere effeminati.

Altri credono che la similarità sia una passione paragonabile a quella suscitata dalla dissimilarità sessuale. Uomini, amano un uomo; ma affermano che se fossero stati donne avrebbero amato una donna. Sono questo gli unisessuali per eccellenza. Sono anche quelli superiori, i più interessanti, i soli, forse, che non mentono per il piacere di mentire o senza saperlo. Si potrebbe ammettere (e si tratterebbe di una regola abbastanza generale) che più valore morale ha un unisessuale, meno è effeminato.

È un errore credere che gli unisessuali, gli invertiti, si riconoscano tra di loro. È una delle loro vanterie che è stata molto ripetuta. Ma uno dei loro argomenti di conversazione è proprio il domandarsi se il tale o il talaltro condivide i loro gusti, le loro abitudini o le loro tendenze. Naturalmente gli effeminati si riconoscono, ma per riconoscerli non c’è bisogno di essere effeminati. La prudenza, l’amor proprio, l’orgoglio, il rispetto di sé, un affetto profondo, mille sentimenti impediscono ad un unisessuale di lasciarsi andare così, se non è un corrotto o uno molto effeminato.

Io credo che gli invertiti per nascita siano meno viziosi, meno libertini, più onesti, più stimabili della maggior parte dei pervertiti. Si può, senza troppi inconvenienti (o anche senza nessun inconveniente) essere amici di un invertito nato, ma non mi è mai capitato di trovare un pervertito la cui perversione fosse unicamente sessuale. È peraltro possibile che delle circostanze eccezionali (l’isolamento, l’influenza di un invertito notevole e superiore) agiscano su un individuo e lo invertano senza troppo danneggiare il resto del suo carattere. In questo caso non ci si accorgerebbe neppure dell’inversione perché essa sarebbe limitata a dei rapporti con un solo individuo, l’invertito superiore, ed essa potrebbe alla lunga affinarsi al punto da essere irriconoscibile. E quanto all’inversione prodotta dall’isolamento, essa potrebbe sparire con la fine dell’isolamento, o, se persistesse, potrebbe rimanere esclusivamente sessuale.

È nell’invertito di nascita che si ritrova più frequentemente l’inversione esclusivamente sessuale. L’invertito nato si abitua al suo carattere, non ha imparato la sua inversione attraverso il vizio, o attraverso l’impotenza, o attraverso la vanità o per amore del guadagno o per imitazione o per rilassatezza, o per paura, o per desiderio di impossessarsi di qualcuno che gli sia necessario o utile, cause tutte della perversione.
I medici che cercano di guarire gli invertiti non hanno considerato abbastanza i pericoli ai quali espongono i loro pazienti: essi possono trasformare il loro invertito in un pervertito. Io non credo troppo alle guarigioni permanenti del senso sessuale – ogni guarigione imperfetta può fare di un invertito un pervertito. – E se l’invertito è dannoso e contagioso, il pervertito lo è molto di più. Ha molti più punti di contatto col giovane normale, lo spaventa meno, si impossessa di lui meno profondamente dell’invertito, ma più facilmente. Gli uomini che hanno sedotto, corrotto, infangato le anime e le vite dei loro simili più giovani sono stati abitualmente dei pervertiti. Non sono stati sempre unisessuali. Hanno maggior presa. Sono più viziosi. L’unisessuale che prova la bisessualità diventa altrettanto corrotto dell’uomo sessualmente normale che prova l’unisessualità; ha tutti i vizi, quelli che gli appartengono e gli altri. Si ricordino di questo i medici guaritori prima di prendere in cura un invertito nato.

Al posto di aggiungere a ciò che egli ha di anormale i vizi dell’uomo normale, l’invertito superiore (che è l’unico che potrebbe desiderare vivamente di cambiare il suo stato: gli invertiti inferiori trovano troppo facilmente delle soddisfazioni adeguate) potrebbe (ben guidato) cercare di elevarsi al di sopra di se stesso e del suo vizio. Le tendenze della nostra epoca e il disprezzo che si ha per la religione rendono la castità più difficile per chiunque e l’invertito ne soffre più degli altri. In presenza di un invertito onesto, invece di cercare di farne un donnaiolo e dopo un marito infelice di una donna poco felice o un padre di figli che soffriranno quanto o più di lui, bisognerebbe cercare di occuparlo, di interessarlo, di mostrargli degli orizzonti che egli potrebbe raggiungere con l’impegno e con la volontà. Se la castità fosse una virtù più accreditata, la consiglierei ai medici come un rimedio più efficace che mandare un invertito a una “puella” per prepararlo al matrimonio e alla paternità. Sarebbe meglio non aumentare il numero dei mariti e dei padri invertiti, pervertiti. Al posto di mostrare all’invertito come finalità lo stato normale, che per lui è impossibile, bisognerebbe fagli sperare di arrivare un giorno ben al di sopra dello stato normale. Ma come è possibile fare queste cose senza onorare un po’ di più la castità? Quanto all’invertito che vuole sposarsi per avere figli, il suo desiderio è quasi colpevole; se si sposa per convenienza sociale, per riabilitarsi, per far piacere alla sua famiglia, dovrebbe sposare una donna più grande di lui, una donna di mondo, che non ignori nulla e che accetti la situazione. Ma anche in questo caso il futuro sarebbe molto incerto.

Le donne di oggi si interessano certamente dell’unisessualità maschile. Se ne parla molto oggi: le donne sono molto informate in proposito, non solo le donne unisessuali (che sono tutte complici degli uomini unisessuali ad ogni livello, da quello platonico fino all’abiezione), ma anche le donne oneste. Le donne non hanno certo contribuito poco alla sfrontatezza dell’unisessualità maschile mondana. Giunte a una certa età, le donne che non attirano più l’omaggio dei veri uomini, si circondano di uomini unisessuali che fanno loro la corte per farsi notare. È così che invertiti e pervertiti, che bisognerebbe rinchiudere nelle case di cura o nei penitenziari, se ne vanno per il mondo e sono lì dei veri focolai di infezione.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5506

Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 3: Havelock Ellis e John Addington Symonds

Premessa

La parte che segue degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich è dedicata all’analisi del libro Das Kontraere Geschlechtsgefühl  [La sensazione sessuale contraria] del Dr Havelock Ellis e di J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896, che il Dottor Havelock Ellis aveva scritto insieme a John Addington Symonds. La presentazione che Raffalovich fa del libro, a quei tempi di difficilissima reperibilità e per di più in Tedesco, permette la diffusione delle idee di Havelock Ellis anche tra i lettori di lingua francese. Raffalovich, come risulterà evidente dalla lettura, dà giudizi sprezzanti sul contributo all’opera da parte di John Addington Symonds che taccerà apertamente della peggiore immoralità. Raffalovich e Addington Symonds sono personaggi diversissimi anche se entrambi omosessuali (il lettore potrà trovare una ricca biografia di Addington Symons nel volume Gay e Storia della Biblioteca di Progetto Gay, nella quale sono presenti anche due importanti opere intere di Symonds concernenti l’omosessualità e precisamente “Una questione di etica moderna” e “Una questione di etica greca”, ovviamente tutti i testi sono scaricabili gratuitamente dalla home del forum di Progetto Gay.) Raffalovick è sostanzialmente un moralista che parte dall’idea che l’omosessuale non sia necessariamente un malato di mente o un degenerato ma per lui, in buona sostanza, l’unica via che un omosessuale ha davanti per vivere una vita dignitosa è la castità. Addington Symonds, che è un uomo sposato e padre di famiglia, crede invece che l’omosessualità vada vissuta anche a livello fisico, con rispetto, con amore per il proprio compagno, ma vada vissuta. I due punti di vista non potrebbero essere più lontani. Secondo Raffalovich, Addington Symonds è un vizioso che approfitta della sua condizione di uomo ricco e colto per usare a livello sessuale di quanti sono di livello sociale più basso del suo, come un signore feudale approfittava dei suoi sudditi. In realtà leggendo quanto scrive Addington Symonds si ha un’impressione totalmente diversa. In sostanza il testo che segue di Raffalovich è l’espressione del moralismo introiettato da un omosessuale che per accettare la sua omosessualità deve necessariamente sublimarla. Nello stesso anno in cui scrisse questo testo Raffalovich si convertì al cattolicesimo e di lì a poco il suo amante si fece addirittura prete. Sono scelte probabilmente molto sofferte che vanno rispettate, certo, ma si sarebbe voluto da parte di Raffalovich un po’ più di rispetto per chi vede le cose più laicamente e ritiene che la sessualità abbia un valore anche nella sua fisicità.

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Alcuni eccellenti articoli di Havelock Ellis in Alienist and Neurologist contenenti dei casi di unisessualità inglese e anche delle riflessioni sul trattamento dell’uranismo, che lo mostrano influenzato dal mio punto di vista, ci hanno fatto attendere con una certa impazienza il suo libro (Das Kontraere Geschlechtsgefühl von Dr Havelock Ellis und J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896) sull’inversione. L’impossibilità di pubblicarlo in Inghilterra, la difficoltà farlo uscire prima in America, la sua prima apparizione in Germania, tradotto dall’energico Kurella, sono fatti curiosi.

Prima di analizzare il volume capitolo per capitolo ne indicherò la caratteristica più evidente, ciò che ne costituisce la forza e la debolezza: il libro è stato scritto in collaborazione con un invertito [John Addington Symonds] la cui fama letteraria è stata grande, il cui valore è stato sopravvalutato e la cui vita privata è stata pubblicata dopo la sua morte dai suoi amici con un candore che ci rivela, come attraverso un lucernaio, l’inferno dei sodomiti intellettuali. È questo invertito letterario, sposato, padre di famiglia, insaziabile in tutto ciò che riguarda l’unisessualità, che ha fornito al medico intelligente, istruito, un po’ sorpreso, tanti materiali, tanti documenti; glieli ha dati alla rinfusa; gli ha trasmesso anche tutti i vecchi e brutti errori o quasi tutti. Il medico, dato che stimava il suo amico e dato che questi gli aveva offerto cose preziose, ha anche accettato delle intuizioni false che disonorano la ragione umana, delle menzogne alla Oscar Wilde(1) delle vanterie unisessuali, delle monellerie da effeminato: e tutto questo è collegato e messo insieme dal coscienzioso e intelligente Havelock Ellis. I materiali avrebbero potuto essere eccellenti, il suo modo di trattarli molto lodevole, senza quella sfortunata associazione [con Addington Symonds]; forse, senza quella collaborazione, il libro non sarebbe apparso così presto, ma allora avremmo avuto da Ellis qualcosa di meglio, perché avrebbe approfittato del nuovo slancio della psicologia  sessuale e non si sarebbe impegolato nelle opinioni e nelle avventure di un amico da commiserare e da temere. Eppure il libro di Ellis può aiutare il progresso della scienza psicosessuale, e benché egli abbia poi trovato nel mio libro (come il suo articolo nell’Alienist and Neurologist di luglio suggerisce) e nelle sue stesse osservazioni molti correttivi a John Addington Symonds, non lo si può comunque accusare di difendere indebitamente il suo collaboratore. Ma lo ha comunque subito e non ha potuto evitare di essere sopraffatto dai suoi entusiasmi incontinenti. Ma alla fine la conclusioni di Ellis e le mie quadrano bene insieme.

Passo in rassegna il suo libro. Il primo capitolo enumera rapidamente alcuni fatti di unisessualità negli animali (cani, piccioni, ecc.) poi si sofferma un po’ sull’universalità dell’unisessualità. Si sospetta di John Addington Symonds quando si legge che le razze guerriere sono più unisessuali della altre: Cartaginesi, Sciti, Celti, Normanni, Tartari, indigeni della Nuova-Caledonia, Sioux di oggi, abitanti dell’Albania contemporanea. Presso i popoli guerrieri, eroici, l’unisessualità sarebbe una virtù, un legame. Mentre in Messico, in Perù, presso i Persiani, in Cina, presso gli Ebrei, presso o Maomettani, le leggi contro la sodomia sarebbero tassative: ma dato che l’uso ha prevalso sul diritto, tutto ciò che possiamo affermare è l’universalità dell’unisessualità.

Sono state molto studiate le pratiche unisessuali degli Indiani d’America, dagli Esquimesi dell’Alaska fino ai Brasiliani.  Ogni razza ha potuto avere il suo punto di vista diverso, ma ovunque l’unisessualità è stata tollerata o incoraggiata. Holder nel 1889 ha pubblicato molti dettagli interessanti sull’inversione degli indiani del Nord America. Presso quelli del Montana l’invertito è chiamato Boté, cioè né uomo né donna; presso quelli di Washington è un Burdas, vale a dire, anche qui, né uomo né donna. Holder ha scoperto che il Boté indossa abiti femminili e fin dall’infanzia si abitua ad un approccio femminile. Ma è solo all’età della pubertà che ha rapporti sessuali (ovviamente unisessuali) e allora è come fellator che pratica sesso orale. Non è un sodomita anale, anche se questi indiani praticano anche la sodomia. Questi Boté sembrano amare molto la loro occupazione. La passione di tanti europei per il sesso orale non è l’infelice appannaggio dell’Europa. Il Boté esaminato da Holder non aveva mai avuto rapporti con una donna. Un piccolo ragazzo indiano (Holder lo racconta) andava a scuola indossando di nascosto vestiti da donna. Lo si puniva inutilmente. Finì per scapparsene e diventò un Boté. Ellis giustamente dice che noi non sappiamo se questi Boté sono uranisti per nascita o per educazione; ma dato che a mio parere l’unisessualità è sia congenita che acquisita, non sarà facile saperlo. Le razze inferiori, spiega Ellis, giudicano i gusti omosessuali con tolleranza, e presso di loro un uranista di nascita o rimarrebbe inosservato o farebbe parte di una casta sacra che darebbe una sanzione ai suoi gusti esclusivamente unisessuali.

In Europa, continua Ellis, si trova nelle classi inferiori una sorprendente mancanza di ripugnanza nei confronti dell’inversione. In Inghilterra il soldato si prostituisce senza difficoltà al signore che paga. Carlier, a quanto pare, ha fornito dettagli vivaci sull’unisessualità francese imparata ad Algeri. Non posso verificare tutto questo, ma non credo molto ai vizi imparati all’estero. Ellis racconta la storia di un soldato inglese che aveva imparato con i suoi compagni all’estero delle pratiche unisessuali e che le conservò al suo ritorno in Inghilterra, perché le donne della sua classe sociale erano così poco attraenti. Era una scusa forse più che una causa. John Addington Symonds ha raccontato ad Ellis di non aver trovato nel popolo più ripugnanza per le pratiche unisessuali che per quelle eterosessuali. Un invertito, in quattordici anni, avrebbe fatto proposte a più di cento uomini del popolo ed avrebbe avuto soltanto un rifiuto (di un individuo che più tardi si sarebbe offerto lui stesso), avrebbe avuto una sola volta paura di essere ricattato e avrebbe conservato con la maggior parte di questi uomini dei rapporti amichevoli. Questo invertito, nel frattempo aveva dovuto prendersi cura di questi uomini, procurare loro dei posti di lavoro, aiutarli a sposarsi, dare loro del denaro ecc.. Questo individuo rivoltante rinnovava il diritto del signore [medievale] quando era interesse dei suoi vassalli prestarsi alle sue esigenze, alle sue offerte di voluttà complete e prolungate. Alcuni erano certamente adulati. Ho già insistito sulla differenza di classe sociale e sul suo ruolo sessuale. La maggior parte erano probabilmente soprattutto curiosi, divertiti e venali.

Ma che fonte di degrado sociale è quest’uomo che compra così delle sessualità maschili, delle virtù o delle mezze virtù, dei corpi consenzienti o indifferenti! C’è una grande differenza morale tra gli atti sessuali compiuti da individui della stessa classe e da individui di classi diverse. Forse questo accadeva in Svizzera, dove Symonds trovò che le relazioni unisessuali prima del matrimonio non erano rare ed erano definite sciocchezze. Ricordiamo quello che Platen dice degli Svizzeri nel suo diario. Symonds aveva l’intenzione di scrivere sulla unisessualità svizzera.

Havelock Ellis tratta allo stesso modo l’unisessualità dei criminali e quella degli uomini di rilievo. Per me è come quella dei popoli guerrieri e non guerrieri. Il Dr. Wey, di Elmira (il penitenziario) nei suoi momenti pessimistici trova tutti i suoi detenuti “sessualmente perversi”, ma ritiene che l’80% sia più vicino alla verità.

Nonostante l’universalità dell’unisessualità non possiamo negare che l’opinione pubblica maltratta gli unisessuali. Il consenso di tanti uomini del popolo, i loro gusti, le loro abitudini non cambiano le convenzioni sociali, i giudizi pubblici. L’opinione pubblica, dice Ellis, come essa è ora, è la causa del fatto che gli uranisti si dividono in due categorie: una minoranza che crede l’uranismo sublime, ammirevole, superiore, e una maggioranza che agisce seguendo i suoi desideri e seguendo le circostanze. Il suo collaboratore [Addington Symonds] faceva parte certamente della minoranza folle; altrimenti non avremmo letto nel libro di Ellis che la santità e la carità dei grandi maestri della morale si basano sul loro uranismo. Questa è una bestemmia. Non ho mai sottinteso nulla di simile quando ho detto che la Chiesa trovava un buon posto per gli uranisti superiori che si elevavano al di sopra della loro sessualità. Non è affatto impossibile che certe virtù siano più facili per un uranista genio che per un eterosessuale, ma quando si tocca la carità, quando si considera il punto di vista morale che non è né eterosessuale né unisessuale, non ci può essere alcuna differenza tra la santità di uno e quella dell’altro. Ellis trascura curiosamente l’unisessualità del medioevo, così frequente – probabilmente perché il suo collaboratore aveva studiato il Rinascimento. E non dovrebbe dire che i contemporanei di Michelangelo non lo sospettavano. È esattamente il contrario della verità, e Michelangelo si mostrava molto sensibile a questi sospetti. Non bisogna dimenticarsi l’offesa (lo “snub” [l’affronto] come si dice in Inglese), inflitto da Walt Whitman, poco tempo prima della morte, a John Addington Symond. Andò su tutte le furie per le domande che Symonds gli faceva, domande che possiamo credere indiscrete se le si giudica a partire dall’indiscrezione abituale di Symonds. Il nobile vecchio non se ne fece spaventare. Walt Whitman trovò molto maleducato prendere da questo punto di vista quello che lui aveva scritto dei sonni a due, delle intimità maschili e dell’amore virile. Walt Whitman aveva voluto innalzare l’amore tra camerati, tra uguali, l’amore dei forti per i forti, non l’isteria del signore che brama con la stessa voluttà se ha la faccia tra le cosce di un inferiore o sul suo petto sudato.(2) L’amore fisico più intimo tra uomini forti e gagliardi che condividono gli stessi pericoli, tra un uomo giovane e un adolescente, tra soldati o esploratori, non nuoce affatto allo sviluppo della razza, al matrimonio, all’amicizia, ma che cosa si potrebbe dire delle passioni di un malato di petto [come John Addington Symonds] per delle guide, per dei cocchieri, per dei gondolieri? Non c’è nulla di Platone, nulla di Shakespeare, nulla di Davide e Gionata, moto poco di Whitman, molto poco di August von Platen.

Ellis cita un errore abbastanza clamoroso di sir Richard Burton, che ha giocato un ruolo curioso nella storia delle perversioni sessuali. Burton credeva ad una zona sotadica comprendente il mezzogiorno della Francia, la Spagna, l’Italia, la Grecia, la costa dell’Africa, l’Asia minore, la Mesopotamia, la Caldea, l’Agfanistan, il nord-ovest dell’India (Sindh, Rendschab, Kaschmir), la Cina, il Giappone, il Turkestan, le isole dell’Oceano pacifico, il nuovo mondo. Ma Burton con la sua esperienza avrebbe dovuto sapere che questa zona sotadica dovrebbe  comprendere i Normanni, i Celti, gli Sciti, i Bulgari, i Tratari e anche la Russia, l’Inghilterra, la Germania, l’Austria e la Svezia devono essere comprese in ogni enumerazione di questo genere. Questa teoria di Burton non ha dunque alcun senso. Symonds pretendeva che il Nord Italia fosse molto meno unisessuale del sud. Il suo gondoliere gli aveva detto che i soldati italiani venivano obbligati a dormire in mutande per evitare gli attacchi osceni dei siciliani e dei napoletani. Chiedo scusa di citare questi scherzi pesanti. Un prostituto disse a Symonds, a Napoli, di essere stato obbligato a lasciare Venezia, la sua patria, perché non trovava clienti se non tra gli Inglesi, i Russi e gli Svedesi, mentre a Napoli poteva vivere in eccellente compagnia e guadagnare molto. L’unisessualità inglese è, dice Ellis alla fine del primo capitolo, il vero argomento del suo libro. E dato che la società e la legge sono contrarie all’uranismo, bisognerà pure che quelli che osano resistere siano veramente naturalmente unisessuali. I costumi greci permettono di diventare unisessuali per moda; in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, non sarebbe così, secondo Ellis. Io penso che sia un errore, perché la moda gioca un ruolo importante anche oggi. Nel mondo del teatro, del caffè concerto, dei soldati, delle prigioni, nel mondo di Oscar Wilde e in molti altri ancora, si diventa unisessuali per cause sociali. Ogni piccolo mondo, ogni consorteria può rassomigliare alla Grecia sotto questo aspetto. Ma tutto questo richiede un’analisi troppo lunga e troppo complicata. “L’omosessualità dei Greci, conclude Ellis, non può spiegare quella degli europei di oggi,” Il terzo capitolo è interamente scritto da Symonds, è esclusivamente dedicato all’inversione greca, comincia alla pagina 37, per terminare alla pagina 126.

Il secondo capitolo, va da Westphal a Raffalovich passnado per Hœssli, Gasper, Ulrichs, Tarnowsky, Kraffl-Ebing, Moll, Schrenck Notzing, Chevalier, Lydston, Kiernan. Mi accontenterò di dire che sono stupito che Ellis mi dichiari incline ad avere simpatia per l’inversione ma affermi che raggiungo comunque, come ricompensa dei miei sforzi, un punto di vista imparziale e scientifico. “Se tutti quelli che hanno a cuore la riforma sociale sono probabilmente uranisti…”, questa frase  (che fa pensare alle amenità che sono scomparse dalle discussioni scientifiche e letterarie) ha probabilmente una qualche giustificazione agli occhi di Ellis; altrimenti sarebbe un’affermazione abbastanza anti-scientifica degna piuttosto di John Addington Symonds che di un medico intelligente e abile.

Il quarto capitolo è soprattutto interessante per i numerosi casi di unisessualità inglese. Ne ho già parlato negli Archives : «Sono degli unisessuali inglesi» (ho detto della trentina di Inglesi che Ellis fa sfilare) «per la maggior parte robusti (almeno 16 si portano molto bene), compresi degli uomini molto distinti e conosciuti.

Leggendo questi casi, si è colpiti dal numero di invertiti, di unisessuali, di eterosessuali compiacenti che questa trentina di Inglesi hanno incontrato. Si lamentano molto più di dover vivere un’esistenza doppia che di non poter soddisfare i loro gusti, casti o sensuali o osceni, a casa nel letto dello zio o in quello del fratello più grande, o coricati con l’ufficiale in visita o con lo stalliere, o tra ragazzetti, soprattutto nel college, proprio nel college, nel college dove l’unisessualità  è così diffusa, all’università, nel bel mondo, con degli sportivi o degli uomini di teatro, con degli artisti così come con dei soldati, con dei membri del clero, come con dei medici o dei sergenti di città o degli operai; dopo il matrimonio, oh! Allora con veemenza, con oscenità; in tutti i periodi, in tutti gli stadi della vita, questi Inglesi unisessuali si trovano tentati, lanciati, raggruppati. Se ce ne sono di platonici, è perché vogliono esserlo. Quello che svierà gli osservatori che non hanno studiato abbastanza l’inversione sessuale, sarà trovare la sodomia tecnica in questi casi inglesi molto più frequente di quanto ci si sarebbe aspettato. Così essa compare tredici volte su trenta, ma non costituisce l’atto preferito se non sei volte su trenta. Non oserei affermare che l’atto sodomitico è preferito da un quinto degli invertiti, ma anche se questa fosse la proporzione usuale, questa preferenza non significherebbe che la sodomia è lo scopo sessuale di tutti quelli che la preferiscono. Ho già fatto osservare che, senza essere il desiderio naturale o preponderante dell’invertito, la sodomia, comunque è detestata soprattutto perché essa è riprovata, difficile, sgradevole tanto per l’attivo che per il passivo, ecc.. In una parola, in Europa, la sodomia è una voluttà degli ignoranti, dei criminali, dei crudeli, dei masochisti, dei sadici, di quelli che credono che sia l’atto necessario, come di quelli che la cercano dopo aver provato tutto. Non è inverosimile che questa gente rappresenti un quinto degli unisessuali. Gli altri inglesi del sig. Havelock Ellis, che pure hanno praticato qualche volta la sodomia o anche che non l’hanno praticata, sembrano considerarla una grande prova d’amore. Io avrei detto di compiacenza; e questo è, forse, quello che vogliono dire. Ma al di là della facilità dei rapporti, delle relazioni, dei legami, quello che c’è di più sensazionale, di più serio in queste osservazioni, è la preponderanza dei sentimenti maschili, virili, della ricerca del maschio per il maschio, del simile per il simile, dell’uomo per uomo (3).»

Forse ci sono tante confessioni di sodomia perché questi casi venivano confidati piuttosto ad un amico che ad un medico?

I lettori di Ellis, io spero, saranno colpiti dal decadimento morale che queste persone sperimentano, se non si fermano, se si lasciano scivolare lungo il pendio delle loro inclinazioni fisiche. Questa è una lezione per tutti coloro che desiderano legalizzare delle facilitazioni per gli unisessuali o almeno mitigare le difficoltà; non esiteranno a mobilitarsi per fare cambiare le leggi ma impareranno forse che l’educazione morale è ancora più importante che la riforma della giustizia.

Il quinto capitolo, sull’inversione nelle donne, è il migliore del volume; questo non succede forse perché il suo collaboratore [Addington Symonds] non ci partecipa? Ellis sottolinea che l’unisessualità non è minore nelle donne che negli uomini, e anche quello che ho già detto, che le donne, dato che a loro è permessa una grande familiarità tra di loro, incoraggiate dalle abitudini sociali, sono sia più immuni dal pericolo di essere scoperte o tradite, che anche più tentate di soddisfare platonicamente, con intimità lecite, le loro inclinazioni sessuali o unisessuali. Più di un invertito, più di un ermafrodito psichico, ritiene possibile accontentarsi di un’intimità femminile, con gli uomini che ama. Non si può negare che noi permettiamo alle donne di soddisfare quello che Platone chiamava amore unisessuale onorevole.

L’universalità dell’unisessualità femminile sembra dover essere solo cercata per essere dimostrata.

Gli alberghi, i grandi magazzini sono, secondo Ellis, il teatro delle pratiche unisessuali femminili dovute all’esistenza antigienica, alla promiscuità notturna o incoraggiate da queste cattive condizioni. I nostri costumi facilitano unisessualità femminile, questo è certo, e le donne la fanno passare inosservata; e mi chiedo se con la luce che si sta diffondendo su questi temi, le convenzioni sociali non finiranno per rendere mal viste le carezze femminili così come lo sono quelle maschili. Un tempo un uomo abbracciava le donne per gentilezza; verrà forse un tempo in cui le donne non oseranno più abbracciarsi davanti alla gente?(4) Ellis racconta il caso interessante di una signora giovane B … di 26 anni (padre tedesco, madre inglese, fratello invertito, sorella nevrotica che amava stare con le donne, ma con rigidi principi religiosi). La signorina B … si è fidanzata una volta con un uomo che le piaceva, ma l’idea di avere un rapporto intimo con lui ha fatto rompere il fidanzamento prima del matrimonio. Le donne l’attirano vari modi. Ci sono, secondo lei, donne per gli uomini e donne per le donne.

Ha molte amicizie femminili ma ha avuto solo una relazione intima appassionata. Ha conosciuto una ragazza giovane che si è lasciata coprire di baci e di carezze, che non vedeva in questa relazione alcun impedimento al matrimonio ma che si sarebbe guardata bene dal parlarne a suo marito. Credo che questo caso sia tipico. La storia della signorina X… è più complicata ed è utile soprattutto perché ci riassume la vita di una donna sensuale, immorale, ma non del tutto folle, non ninfomane, che ha attraversato fasi comuni a tante persone invertite. A 14 anni aveva la passione di dormire con una cugina, ma senza attrazione sessuale. A 17 anni c’è stata la passione per una compagna, passione idolatrica, malsana, ma senza sessualità. A 19 anni, all’uscita dal collegio, un’amicizia con una ragazza giovane molto femminile, amicizia che, grazie all’attaccamento di questa ragazza e grazie alla tendenza a dominare e ad esercitare il suo potere della signorina X…, è diventata fisica e reciproca. Questo rapporto dura parecchi anni, poi l’amica ha degli scrupoli religiosi e morali e mette fine all’intimità fisica. La signorina X…, che era stata felice e soddisfatta durante questi anni, si deprime per questa rottura; i suoi desideri sessuali si iper-eccitano. Una giovane ragazza molto voluttuosa le fa delle avnces e la sig.na X… si lancia in una veemente passione fisica per la quale ha gradi rimorsi e grande vergogna. Quando la sua prima amica, messi da parte gli scrupoli, vuole riannodare la relazione, la sig.na X… rifiuta. Resiste per qualche anno alle tentazioni e si butta nel lavoro intellettuale. Poi una nuova relazione la unisce per parecchi anni a una ragazza giovane che le somiglia. Non si è mai masturbata, dice, ma l’onanismo psichico sembra avere giocato un ruolo importante. Normalmente è più tenera che appassionata; accarezza il corpo nudo della sua favorita, si lascia accarezzare, ma per pudore non pratica il saffismo completo: una distinzione che corrisponde, forse, alla differenza tra il coito perineale e il coito anale. Può controllare, dice, la sua tendenza, ma non la può distruggere.

È certamente un’invertita di livello superiore. Trova sbagliato che le donne eterosessuali diventino unisessuali per libertinaggio, per capriccio. Ha molta energia, il suo temperamento è nervoso. Sembra anche essere andata tanto avanti sulla strada del miglioramento, per quanto è possibile senza principi, senza religione pratica, senza sapere che la castità è una virtù positiva e non negativa.

Molti osservatori, dice Ellis, credono che in Francia, in Germania e in America l’inversione femminile sia in aumento. Se è veramente così, immagino che sia in parte dovuto alla scelta deliberata di parecchie donne, scelta motivata dall’imitazione, dalla formazione, dal disgusto di molti uomini verso il matrimonio, alla paura che molte donne provano all’idea di fare figli, e all’abbandono delle credenze religiose.

Nel sesto capitolo Ellis analizza questi casi di inversione. In questo capitolo noto soprattutto che la vecchia distinzione tra attivi e passivi, in realtà, non esiste. Ellis si chiede se il disgusto del sesso delle donne riscontrato in tanti invertiti non sia un’esagerazione di uno stato normale o che dovrebbe essere tale per tutti gli uomini. Forse, salvo che nel momento sessuale e dell’ossessione sessuale, l’uomo ha una certa antipatia per questo organo, antipatia che molte cose tendono a mascherare tra gli eterosessuali?(5)

Ellis cita una frase molto sensata di Symonds: Se tutti gli invertiti fossero effeminati, come spesso li si descrive, non potrebbero essere così numerosi senza fare aprire completamente gli occhi alla società.

Symonds credeva che qualche volta un eterosessuale fosse attirato da un uranista.  Ho analizzato alcuni aspetti di questa situazione nel mio libro e rinvio ad esso i miei lettori per non allungare troppo questo articolo.

Ventidue dei casi di Ellis, cioè il 66%, avevano attitudini artistiche. Ma dato che sono stati raccolti da uno scrittore, c’è poco da stupirsi. E dato che Ellis insiste molto sulla unisessualità delle classi inferiori, non si potrebbe che dedurne l’universalità della bisessualità.

Il settimo capitolo si intitola “teoria dell’inversione”. Ellis crede che l’inversione sia soprattutto naturale ma che sia anche acquisita. Comunque tutto questo, per lui, è ancora un po’ vago. Non si potrà fare chiarezza che sapendo che l’eterosessualità, come l’unisessualità, è sia congenita che acquista. Se Meynert e Næcke negano l’istinto sessuale, questo deve essere perché essi hanno intravisto alcuni aspetti della verità. Ellis sembrerebbe suggerire che l’inversione  è forse, per così dire, una variante, una varietà biologica e psicologica. Prese in un senso largo, la maggior parte delle sottolineature di Ellis tenderebbero ad una migliore conoscenza dell’universalità dell’unisessualità. Offre come cause preponderanti l’esempio nel college, la seduzione, la delusione amorosa, e il terreno di fondo, la predisposizione. Gli si potrebbe rispondere che la delusione amorosa può essere un sintomo di inversione. L’analisi della maggior parte delle cause che sembrano portare all’inversione è così difficile perché ci sono infinite sfumature, perché qualsiasi cosa agisce in grado maggiore o minore sula sessualità psichica e fisica.

Così ho potuto considerare una categoria di eterosessuali “che hanno avuto rapporti unisessuali per necessità, paura, povertà, giovinezza, inesperienza, mancanza di donne, esempi, letture, affetto, formazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impadronirsi di qualcuno potente, per isolamento sociale o sentimentale, per orgoglio, ribellione, ubriachezza, occasione, promiscuità ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.”  Pensate ora a quelli nei quali invece c’è stata qualche modificazione della moto eterosessualità! Traggo una conclusione importante dal libro di Ellis: l’invertito non è necessariamente un malato o un degenerato. È l’esperienza di Ellis ed è anche la mia. Comunque, continua Ellis, ci può spesso essere nell’ascendenza, nella sua famiglia, una disposizione neuropatica. È possibile non trovare in qualche luogo questa disposizione? Esiste una sola famiglia al mondo assolutamente extraumana, sovrumana, intatta?

L’ottavo capitolo si occupa della questione legale. Ellis reclama innanzitutto un po’ di luce e di franchezza. Ha poca simpatia per quelli che vogliono a qualsiasi prezzo guarire l’invertito. Le terapie di Schrenck Notzing gli sembrano peggiori della malattia (6). Le guarigioni hanno poco valore. È molto meglio innalzare gli invertiti al di sopra di loro stessi che buttarli nel pantano eterosessuale. Preconizza “anche” la castità. L’ideale greco e Walt Whitman, l’amore platonico, l’amore onorevole, l’amore virile, sono anche utili. Non si ottiene nulla quando si aiuta un invertito a soddisfarsi con una donna come con un uomo. La società non assolve ai suoi doveri verso l’uranista, dice Ellis con ragione, essa lo getta nella malinconia, nell’esaltazione, nell’ipocrisia, nel vizio; ma non gli offre soccorso. Ellis crede che l’orrore che si ritiene di dover esprimere contro l’unisessualità in Inghilterra non dati che al XVIII secolo. Gli lascio la responsabilità di questa opinione. Il codice Napoleone risponde più o meno a quello che Ellis reclama. L’Inghilterra, la Germania, l’Austria, la Russia, sono secondo lui le sole nazioni in cui l’unisessualità è un crimine. In Svizzera la legge varia da cantone a cantone, ma non si è severi. Ellis se la prende e a ragione contro la legge inglese del 1885 che rende un crimine qualsiasi atto unisessuale commesso da qualsiasi uomo in qualsiasi luogo. Ho parlato già più di una volta dell’ipocrisia inglese su questo punto. Le leggi contro gli invertiti non li fanno diminuire. I trenta casi di Ellis non hanno mai avuto problemi legali, e comunque più di uno non uscirebbe quasi più di prigione se si applicasse la legge del 1885.

Ellis si sbaglia certamente affermando che l’inversione francese si propaga molto di più tra le classi inferiori. Dice anche che i clienti dei prostituti francesi sono stranieri. In Germania, in Austria, in Inghilterra, ci sono secondo lui più invertiti che in Francia. Il calo della popolazione sembra non avere, almeno per ora, alcun rapporto con l’unisessualità.

Secondo Ellis l’opinione pubblica sarebbe in sostanza passata attraverso tre stadi d’animo nei confronti dell’inversione corrispondenti ai punti di vista selvaggio, barbarico e civilizzato. All’inizio si considera l’inversione nei suoi rapporti con la diminuzione della popolazione e si tratta l’invertito in modo conseguente: stadio selvaggio. Poi l’inversione diventa un sacrilegio: stadio religioso. In seguito, come oggi, non si considera più l’inversione dal punto di vista economico o teologico ma dal punto di vista estetico. Non approvo né discuto questa generalizzazione abbastanza fantasiosa. Senza la severità economica e la severità religiosa, la severità estetica è ridicola e destinata a perire, questo è certo.

Ellis se la prende a buon diritto con il giudice inglese che si lamentava di non poter punire più severamente l’unisessualità condannando dei colpevoli a due anni di lavori forzati. È crudele e anche ignorante che sia dovere della giustizia incrudelire come fu allora suo dovere.

Il libro si chiude con delle appendici, una molto interessante sulla unisessualità dei vagabondi americani, sul modo con cui essi abbindolano e reclutano i loro favoriti, ecc.. È da leggere. C’è anche una lettera di un professore americano che vanta l’uranismo e assicura che lo stadio normale e superiore dell’uomo è lo psico-ermafroditismo, cioè la facoltà di amare sessualmente chiunque. È una cosa da persona guasta o acciecata dalla sensualità. L’appendice di John Addington Symonds sull’amore ispirato dagli uomini del popolo, o piuttosto sul desiderio sessuale che essi ispirano e soddisfano con (secondo lui) una tale compiacenza, è di uno spirito leggero e sprofondato nei sogni e nelle voluttà senza vergogna. C’è molto da dire di questa passione, Soldaten liebe [amore dei soldati], e se ne dice poco quando se ne vantano la prevalenza, gli idilli unisessuali, i rapporti sessuali variati, le emozioni che assalgono e abbrutiscono, quando si cita “il divino Loti” e i suoi Fleurs d’ennui (7);  non bisognerebbe farsi ingannare da queste lodi dell’odore dei bei ragazzi nudi, o dalle confidenze del nobile italiano [Confessioni di un invertito nato] riguardo alla cinta che il suo Bonifacio aveva portato per due anni sulla pancia, non bisognerebbe confondere il lirismo sessuale e il cinismo con la psicologia o con la verità, e nemmeno con un cattivo e sporco buon senso. Le turpitudini suggerite dai soldati francesi, l’illusione della buona salute dei soldai inglesi (la cui sifilide è così tristemente nota) bastano per dare a Symonds il suo giusto valore intellettuale e scientifico.

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[1] Così è ad Oscar Wilde che si difende davanti a una giuria, a John Addington Symonds  che va tubando dei versi unisessuali che bisogna lasciare Davide e Gionata. Ogni ambigua allusione ai tipi dell’amicizia devota è una mancanza di rispetto per la psicologia. L’amicizia può esistere al suo punto più alto al di fuori della sessualità, ed è ai praticanti sodomiti, a tutti quelli che strepitano e vogliono non solo essere degli onanisti a tutti i livelli, ma pretendono la legalizzazione, la legittimazione dell’onanismo orale, perineale, e anale, che si dovrebbero lasciare queste calunnie e, diciamo questa parola, queste indecenze. Havelock Ellis si è lasciato sorprendere. È lo stesso vale per il Dr. Laupts.

“L’amicizia non è una manifestazione dell’istinto sessuale, anche quando è più simile a certe manifestazioni di questo istinto. Non confondere l’amicizia entusiastica, piena e romantica, con l’unisessualità latente o nascosta è di grande utilità, e da un certo punto di vista, per alcune persone, di una grande difficoltà. Le stesse regole non si applicano più seguendo le epoche, i paesi, le persone, le età. La Bruyère diceva che il cuore che si è scaricato sull’amicizia non ha ancora fatto nulla per l’amore (eterosessuale); l’amicizia è un istinto naturale e spontaneo come l’amore materno e che dovrebbe essere anche esente da calunnia e da sospetto. L’amicizia-passione (o l’amicizia-gusto o l’amicizia-fantasia) come la passione religiosa o quella artistica o quella scientifica o quella patriottica, si manifesta nello stesso modo nell’unisessuale e nell’ eterosessuale. “( Uranisme et Unisexualité.)

[2] Si veda il libro di Ellis.

[3] Per il caso di Guy Olmstead che (a Chicago nel marzo del 1894) tentò di assassinare l suo vecchio amante W. Clifford, rinvio i miei lettori al libro di Ellis, se non hanno letto questa storia interessante nel Journal of mental science. Molti documenti vengono dall’America.

[4] Vedere Uranisme et Unisextialité, sezione delle soddisfazioni unisessuali.

[5] Più di un eterosessuale preferisce le donne vestite alla donne nude, senza essere per questo né feticista né invertito. Chi volesse affermare che amare la nudità della donna in ogni momento è il segno caratteristico dell’eterosessuale avrebbe ben presto da superare grandi difficoltà psicologiche. Non citerò qui l’aneddoto del gondoliere di Symonds perché richiama le dichiarazioni di tanti uomini forti, di tanti ercoli di una delle capitali d’Europa, secondo i quali: “Le donne erano fatte male e avevano cattivo odore”. Il gondoliere di Symonds affermava che l’uomo più brutto, nudo, era più bello della più bella donna nuda perché le donne avevano le gambe fatte male e un odore genitale esecrabile. Era stato sposato due volte ma non aveva mai visto le sue due mogli completamente nude.

[6] È anche il parere del sig. Féré, il dottor Laupts non osa pronunciarsi tra noi, dice.

[7] Mi propongo di studiare l’influenza del delizioso Pierre Loti sugli invertiti: se ne contano parecchi tra i suoi lettori.

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Se volete, potete partecipare alla discusisone di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5020

IL SINODO SULLA FAMIGLIA E IL TOPOLINO GAY

Questo articolo è dedicato all’esame della discussione e della Relazione finale del Sinodo straordinario sulla famiglia da poco concluso, per quanto riguarda il tema del rapporto tra chiesa e omosessuali.

Devo doverosamente dare atto a Papa Francesco di aver permesso a tutti gli interessati di seguire i lavori del Sinodo, consentendo la pubblicazione dei documenti elaborati nel corso del Sinodo stesso, nonché dei risultati delle votazioni sulle deliberazioni finali. Si tratta di un criterio di trasparenza che su questioni così delicate è doveroso, ma non va dimenticato che la pubblicità dei documenti è finalizzata anche ad evitare chiacchiere e pettegolezzi sia interni che sterni.

Invito il lettore ad armarsi di buona volontà per seguire con me fin dall’inizio il cammino del Sinodo

Dopo un notevole lavoro di consultazione e di coordinamento delle indicazioni emergenti dalle singole chiese locali, in vista del Sinodo, è stato pubblicato dal Vaticano l’Instrumentum laboris “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, che alla Parte II, Capitolo III, lettera B, circa le unioni tra persone dello stesso sesso, così si esprime:
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Riconoscimento civile

110. Nelle risposte delle Conferenze Episcopali, circa le unioni tra persone dello stesso sesso, ci si riferisce all’insegnamento della Chiesa. «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. […] nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”» (CDF, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Dalle risposte si può evincere che il riconoscimento da parte della legge civile delle unioni fra persone dello stesso sesso dipende in buona parte dal contesto socio-culturale, religioso e politico. Le Conferenze Episcopali segnalano tre contesti: un primo è quello in cui prevale un atteggiamento repressivo e penalizzante nei confronti del fenomeno dell’omosessualità in tutte le sue sfaccettature. Questo vale in particolare là dove la manifestazione pubblica dell’omosessualità è vietata dalla legge civile. Alcune risposte indicano che anche in questo contesto ci sono forme di accompagnamento spirituale di singole persone omosessuali che cercano l’aiuto della Chiesa.

111. Un secondo contesto è quello in cui il fenomeno dell’omosessualità presenta una situazione fluida. Il comportamento omosessuale non viene punito, ma tollerato solo fin quando non diventa visibile o pubblico. In questo contesto, di solito, non esiste una legislazione civile riguardo alle unioni tra persone dello stesso sesso. Specialmente in Occidente, nell’ambito politico, però, vi è un orientamento crescente verso l’approvazione di leggi che prevedono le unioni registrate o il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso. A sostegno di tale visione si adducono motivi di non discriminazione; atteggiamento che viene percepito dai credenti e da gran parte dell’opinione pubblica, in Europa centro-orientale, come un’imposizione da parte di una cultura politica o estranea.

112. Un terzo contesto è quello in cui gli Stati hanno introdotto una legislazione che riconosce le unioni civili o i matrimoni tra persone omosessuali. Ci sono Paesi in cui si deve parlare di una vera e propria ridefinizione del matrimonio, che riduce la prospettiva sulla coppia ad alcuni aspetti giuridici, come l’uguaglianza dei diritti e della “non discriminazione”, senza che ci sia un dialogo costruttivo sulle questioni antropologiche coinvolte, e senza che al centro vi sia il bene integrale della persona umana, in particolare il bene integrale dei bambini all’interno di queste unioni. Dove c’è una equiparazione giuridica tra matrimonio eterosessuale ed omosessuale, lo Stato spesso permette l’adozione di bambini (bambini naturali di uno dei partner o bambini nati tramite fecondazione artificiale). Questo contesto è particolarmente presente nell’area anglofona e nell’Europa centrale.
La valutazione delle Chiese particolari

113. Tutte le Conferenze Episcopali si sono espresse contro una “ridefinizione” del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione che permette l’unione tra due persone dello stesso sesso. Vi sono ampie testimonianze dalle Conferenze Episcopali sulla ricerca di un equilibrio tra l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia e un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti delle persone che vivono in queste unioni. Nell’insieme, si ha l’impressione che le reazioni estreme nei confronti di queste unioni, sia di accondiscendenza che di intransigenza, non abbiano facilitato lo sviluppo di una pastorale efficace, fedele al Magistero e misericordiosa nei confronti delle persone interessate.

114. Un fattore che certamente interroga l’azione pastorale della Chiesa e rende complessa la ricerca di un atteggiamento equilibrato nei confronti di questa realtà, è la promozione della ideologia del gender, che in alcune regioni tende ad influenzare anche l’ambito educativo primario, diffondendo una mentalità che, dietro l’idea di rimozione dell’omofobia, in realtà propone un sovvertimento della identità sessuale.

115. Circa le unioni tra persone dello stesso sesso, molte Conferenze Episcopali forniscono diverse informazioni. Nei Paesi in cui esiste una legislazione delle unioni civili, molti fedeli si esprimono in favore di un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti di queste persone, e in favore di una pastorale che cerchi di accoglierle. Questo non significa, però, che i fedeli siano a favore di una equiparazione tra matrimonio eterosessuale e unioni civili fra persone dello stesso sesso. Alcune risposte ed osservazioni esprimono la preoccupazione che l’accoglienza nella vita ecclesiale delle persone che vivono in queste unioni potrebbe essere intesa come un riconoscimento della loro unione.
Alcune indicazioni pastorali

116. Riguardo alla possibilità di una pastorale verso queste persone, bisogna distinguere tra quelle che hanno fatto una scelta personale, spesso sofferta, e la vivono con delicatezza per non dare scandalo ad altri, e un comportamento di promozione e pubblicità attiva, spesso aggressiva. Molte Conferenze Episcopali sottolineano che, essendo il fenomeno relativamente recente, non esistono programmi pastorali al riguardo. Altre ammettono un certo disagio di fronte alla sfida di dover coniugare accoglienza misericordiosa delle persone e affermazione dell’insegnamento morale della Chiesa, con una appropriata cura pastorale che includa tutte le dimensioni della persona. Da qualche parte si raccomanda di non far coincidere l’identità di una persona con espressioni quali “gay”, “lesbica” o “omosessuale”.

117. Molte risposte e osservazioni richiedono una valutazione teologica che dialoghi con le scienze umane, per sviluppare una visione più differenziata del fenomeno dell’omosessualità. Non mancano richieste volte ad approfondire, anche attraverso organismi specifici, come ad esempio le Pontificie Accademie delle Scienze e per la Vita, il senso antropologico e teologico della sessualità umana e della differenza sessuale tra uomo e donna, in grado di far fronte alla ideologia del gender.

118. La grande sfida sarà lo sviluppo di una pastorale che riesca a mantenere il giusto equilibrio tra accoglienza misericordiosa delle persone ed accompagnamento graduale verso un’autentica maturità umana e cristiana. Alcune Conferenze Episcopali fanno riferimento, in questo contesto, a certe organizzazioni come modelli riusciti di una tale pastorale.

119. Si presenta, in modo sempre più urgente, la sfida dell’educazione sessuale nelle famiglie e nelle istituzioni scolastiche, particolarmente nei Paesi in cui lo Stato tende a proporre, nelle scuole, una visione unilaterale e ideologica della identità di genere. Nelle scuole o nelle comunità parrocchiali, si dovrebbero attivare programmi formativi per proporre ai giovani una visione adeguata della maturità affettiva e cristiana, in cui affrontare anche il fenomeno dell’omosessualità. Allo stesso tempo, le osservazioni dimostrano che non esiste ancora un consenso nella vita ecclesiale riguardo alle modalità concrete dell’accoglienza delle persone che vivono in tali unioni. Il primo passo di un processo lento sarebbe quello dell’informazione e dell’individuazione di criteri di discernimento, non soltanto a livello dei ministri e degli operatori pastorali, ma anche a livello dei gruppi o movimenti ecclesiali.
Trasmissione della fede ai bambini in unioni di persone dello stesso sesso

120. Si deve rilevare che le risposte pervenute si pronunciano contro una legislazione che permetta l’adozione di bambini da parte di persone in unione dello stesso sesso, perché vedono a rischio il bene integrale del bambino, che ha diritto ad avere una madre e un padre, come ricordato recentemente da Papa Francesco (cf. Discorso alla Delegazione dell’ufficio internazionale cattolico dell’infanzia, 11 aprile 2014). Tuttavia, nel caso in cui le persone che vivono in queste unioni chiedano il battesimo per il bambino, le risposte, quasi all’unanimità, sottolineano che il piccolo deve essere accolto con la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che ricevono gli altri bambini. Molte risposte indicano che sarebbe utile ricevere delle direttive pastorali più concrete per queste situazioni. È evidente che la Chiesa ha il dovere di verificare le condizioni reali in vista della trasmissione della fede al bambino. Nel caso in cui si nutrano ragionevoli dubbi sulla capacità effettiva di educare cristianamente il bambino da parte di persone dello stesso sesso, se ne garantisca l’adeguato sostegno – come peraltro è richiesto ad ogni altra coppia che chiede il battesimo per i figli. Un aiuto, in tal senso, potrebbe venire anche da altre persone presenti nel loro ambiente familiare e sociale. In questi casi, la preparazione all’eventuale battesimo del bambino sarà particolarmente curata dal parroco, anche con un’attenzione specifica nella scelta del padrino e della madrina.

http://www.vatican.va/roman_curia/synod … ia_it.html
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Non intendo commentare questo testo entrando nel merito, ma solo sottolineare l’ampiezza delle attese che poteva suscitare da parte di tanti fedeli e non.

Dopo l’avvio del Sinodo, il Relatore generale, Card. Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, presenta il 13.10.2014 la sua “Relatio post disceptationem” un documento che è una specie di bozza del documento finale, che così si esprime riguardo alla questione omosessuale:

Accogliere le persone omosessuali

50. Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?

51. La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale: si presenta quindi come un’importante sfida educativa. La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender.

52. Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli.
http://press.vatican.va/content/salasta … 03037.html
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Come si vede la “Relatio post disceptationem” restringe molto fortemente la portata dell’Instrumentum laboris, ma contiene anche alcuni elementi non dico di apertura ma di rispetto almeno verso le persone omosessuali. Dal punto di vista di un gay laico che vede le cose dall’esterno, comunque, con la Relatio post disceptationem, la montagna delle attese ha partorito uno striminzito topolino. La stampa accoglie comunque la Relatio come una grande apertura della chiesa verso gli omosessuali. Per quando striminzito sia, un topolino gay si aggira per il Vaticano ma gli austeri padri sinodali non si fanno intimidire da quel topolino e armati della loro secolare sapienza, sono pronti ad acchiapparlo prima che scappi fuori ufficialmente dall’aula sinodale. Ecco che i Circoli minori affilano le armi:

Così si esprime il Circolo di lingua francese “A” di cui è moderatore l’Em.mo Card. Robert SARAH e relatore S.E. Mons. François-Xavier DUMORTIER, S.J.:

“Quanto all’accoglienza delle persone omosessuali, ci sembra chiaro che la Chiesa, seguendo l’immagine del Cristo Buon Pastore (Giovanni 10, 11-18)m ha sempre voluto accogliere pe persone che bussano alla sua porta, porta aperta a tutti, che devono essere accolti con rispetto, compassione e riconoscendo la dignità di ciascuno. Accompagnare pastoralmente una persona non significa validare né una forma di sessualità né una forma di vita”[1]

Il Circolo di lingua francese “B, di cui è moderatore l’Em.mo Card. Christoph SCHÖNBORN, O.P. e Relatore S.E. Mons. André LÉONARD, si esprime così:

“5. Abbiamo ribadito il nostro rispetto e la nostra accoglienza verso le persone omosessuali e abbiamo denunciato le discriminazioni ingiuste e spesso violento che hanno sofferto e soffrono ancora, a volte, anche nella Chiesa, ahimè! Ma questo non significa che la Chiesa deve legittimare le pratiche omosessuali, tanto meno riconoscere, come fanno alcuni stati, un cosiddetto “matrimonio” omosessuale. Al contrario, noi denunciamo tutte le manovre di alcune organizzazioni internazionali per imporre, attraverso il ricatto finanziario, ai paesi poveri alcune leggi che istituiscono il cosiddetto “matrimonio” omosessuale.”[2]

Il Circolo di lingia Inglese “B” avente per Moderatore l’Em.mo Card. Wilfrid Fox NAPIER, O.F.M. e per Relatore S.E. Mons. Diarmuid MARTIN così si esprime:

“Sul tema della cura pastorale delle persone con tendenze omosessuali, il gruppo ha osservato che la Chiesa deve continuare a promuovere la natura rivelata del matrimonio come sempre tra un uomo e una donna uniti per tutta la vita in una comunione, vivificante e fedele.
Il gruppo ha incoraggiato i pastori e le parrocchie a prendersi cura delle persone con attrazione per lo stesso sesso, provvedendo per loro nella famiglia della Chiesa, proteggendo sempre la loro dignità di figli di Dio, creati a sua immagine. All’interno della Chiesa, essi dovrebbero trovare una casa dove ascoltare, con tutti gli altri, la chiamata di Gesù a seguirlo nella fedeltà alla verità, per ricevere la Sua grazia di farlo, e la Sua misericordia quando sbagliano.”[3]

La Relazione del Circolo di lingua italiana “A”, avente per moderatore l’Em.mo Card. Fernando FILONI e per Relatore S.E Mons. Edoardo MENICHELLI, così si esprime:

“Riguardo alla cura pastorale delle persone omosessuali ci si è orientati verso la proposta di un unico numero dentro il quale si è sottolineato sia un impegno di prossimità orientata alla evangelizzazione sia lo stile della Chiesa, come casa aperta, valorizzando i doni, la buona volontà e il cammino sincero di ciascuno. Si è riaffermato che le unioni fra le persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna esprimendo anche la preoccupazione di salvaguardare i diritti dei figli che devono crescere armonicamente con la tenerezza del padre e della madre.”

La Relazione del Circolo di Lingua Italiana “C” avente per Moderatore S.E. Mons. Angelo MASSAFRA, O.F.M. e per Relatore il Rev. P. Manuel Jesús ARROBA CONDE, C.M.F., così si esprime:

“Al riguardo, i padri hanno segnalato alcuni aspetti più specifici per arricchire le proposte formulate nel testo: una menzione espressa sui movimenti familiari; un numero apposito sulle adozioni; un invito a studiare nuove presenze in campo educativo; un ritorno ai testi dell’instrumentum laboris circa le unioni omosessuali; un appello alle istituzioni per promuovere politiche in favore della famiglia.”

La Relazione Del Circolo di lingua spagnola “A” avente per Moderatore l’Em.mo Card. Francisco ROBLES ORTEGA e per Relatore S.E. Mons. Luis Augusto CASTRO QUIROGA, I.M.C. così si esprime:

“Per quanto riguarda n.50, è stato osservato che non si deve parlare di omosessuali quasi come se l’omosessualità fosse una parte del loro essere ontologico, ma di persone con tendenze omosessuali. È stato richiesto di sostituire il testo di questo numero col seguente :. “La sessualità che ci fa esistere come umanità come maschio e femmina, è un valore essenziale nell’antropologia e nella teologia cristiana. Ci fa esistere reciprocamente non nella indistinzione ma nella complementarità … anche le persone con tendenze omosessuali hanno bisogno di un orientamento e di un sostegno che li aiuti a crescere nella fede e a conoscere il piano di Dio per loro.”[4]

La relazione del Circolo di lingua spagnola “B” avente come Moderatore l’Em.mo Card. Lluís MARTÍNEZ SISTACH e come Relatore S.E. Mons. Rodolfo VALENZUELA NÚÑEZ così si esprime a proposito della Relatio post dissertationem:

“Noi crediamo che in essa manchi l’accento su temi importanti come l’aborto, gli attentati contro la vita, l’ampio fenomeno dell’adozione, le decisioni assunte dagli sposi in coscienza, nonché una maggiore chiarezza sulla questione dell’omosessualità.”[5]
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Evidentemente il topolino gay ha seminato il panico tra i Padri sinodali che però sono finalmente riusciti a catturarlo.

Quanto segue è il paragrafo della “Relatio Synodi”, cioè del documento conclusivo del sinodo straordinario sulla famiglia, concernente il rapporto tra la chiesa e gli omosessuali:

L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale

55. Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

56. È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.

http://press.vatican.va/content/salasta … 03044.html

Va sottolineato che il punto 55 è stato approvato senza la maggioranza qualificata dei 2/3 ma con una maggioranza semplice, comunque molto forte e molto vicina ai 2/3, di 118 favorevoli e 62 contrari.

Come risulta evidente, il topolino è stato felicemente divorato prima di poter uscire dall’aula del Sinodo. L’instrumentum laboris iniziale è stato ridotto alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Josepf Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003.

Francamente non capisco proprio gli omosessuali cattolici che sperano di poter trovare un’accoglienza rispettosa da parte della chiesa. Altre chiese cristiane hanno assunto posizioni decisamente più evangeliche.

Proprio oggi, 18 Ottobre 2014, il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha proceduto a trascrivere nel registro dei matrimoni 16 matrimoni omosessuali celebrati all’estero.

Così L‘Avvenire (quotidiano della Conferenza episcopale italiana) del 18 Ottobre inizia il suo commento al fatto: “«Una scelta ideologica, che certifica un affronto istituzionale senza precedenti» basato su una «mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico»: così l’editoriale di Angelo Zema, su Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma in edicola la domenica con Avvenire, definisce la trascrizione di matrimoni celebrati all’estero da alcune coppie omosessuali operata dal sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, nei registri comunali. L’editoriale parla di scelte «illegittime» in un «contesto dal tono hollywoodiano» e «dal chiaro sapore demagogico»”.

Finito il Sinodo e ridotto a mal partito il topolino gay che si aggirava in Vaticano, la CEI avverte subito un altro motivo di allarme: ci sono tanti topolini gay, troppi topolini gay, subito fuori della mura del Vaticano! Per fortuna il mondo va avanti anche se la chiesa va da qualche altra parte.
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[1] “Concernant l’accueil des personnes homosexuelles, il nous semble clair que l’Eglise, à l’image du Christ Bon Pasteur (Jn 10,11-18), a toujours voulu accueillir les personnes qui frappent à sa porte, porte ouverte à tous, qui sont à accueillir avec respect, compassion et dans la reconnaissance de la dignité de chacun. Accompagner pastoralement une personne ne signifie valider ni une forme de sexualité ni une forme de vie.”
[2]“5. Nous avons redit notre respect et notre accueil aux personnes homosexuelles et avons dénoncé les discriminations injustes et parfois violentes qu’elles ont subies et subissent encore parfois, y compris dans l’Église, hélas ! Mais cela ne signifie pas que l’Église doive légitimer les pratiques homosexuelles et encore moins reconnaître, comme le font certains États, un soi-disant « mariage » homosexuel. Au contraire, nous dénonçons toutes les manœuvres de certaines organisations internationales visant à imposer, par voie de chantage financier, aux pays pauvres des législations instituant un soi-disant « mariage » homosexuel.”
[3]“On the subject of the pastoral care of persons with homosexual tendencies, the group noted that the Church must continue to promote the revealed nature of marriage as always between one man and one woman united in lifelong, life-giving, and faithful communion.
The group encouraged pastors and parishes to care for individuals with same sex attraction, providing for them in the family of the Church, always protecting their dignity as children of God, created in his image. Within the Church, they should find a home where, with everyone else, they hear the call of Jesus to follow Him in fidelity to the truth, to receive His grace to do so, and. His mercy when they fail.”
[4]“Pasando al n.50, se ha observado que no se debe hablar de personas homosexuales casi como si el homosexualismo fuese parte de su ser ontológico, sino de personas con tendencias homosexuales. Se solicitó sustituir el texto de este número por el siguiente: “la sexualidad que nos hace existir como humanidad en lo masculino y lo femenino, es un valor irrenunciable en la antropología y en la teología cristiana. Nos hace ser los unos para con los otros no en la indistinción sino en la complementariedad…Las personas con tendencias homosexuales también necesitan de acogida y acompañamiento que les ayude a crecer en la fe y a conocer el plan de Dios para ellos.”
[5]“Consideramos que faltaron en el mismo énfasis sobre temas importantes como el aborto, los atentados contra la vida, el amplio fenómeno de la adopción, las decisiones en conciencia de los esposos, así como una mayor claridad sobre el tema de la homosexualidad.”

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SINODO SULLA FAMIGLIA: CHIESA E OMOSESSUALI

Riporto qui di seguito la parte riguardante l’omosessualità della Relatio post disceptationem del Relatore generale del Sinodo sulla famiglia, Cardinale Péter Erdo.

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Accogliere le persone omosessuali

50 Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro.

Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?

51 La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale: si presenta quindi come un’importante sfida educativa. La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender.

52 Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli

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Dopo tante attese, la Relatio post disceptationem del Sinodo straordinario sulla famiglia ha finito per partorire uno striminzito topolino, ma stiamo bene attenti, che quel topolino è già stato adocchiato da parecchi gatti. Le dichiarazioni del cardinal Napier, messe online dal Vaticano, testimoniano del clima di allarme che il topolino ha suscitato nel Sinodo. Per non scandalizzare i più strenui difensori della dottrina, il cardinal Napier si affretta a puntualizzare che la relazione del Sinodo sulla omosessualità è solo “work in progress” che non cambia la dottrina della chiesa. Il cardinal Napier osserva che “per molti i documento intermedio del Sinodo è arrivato come una grossa sorpresa”. Specialmente per le espressioni usate in riferimento alla omosessualità. Alcuni vescovi hanno espresso preoccupazione, perché temono che il linguaggio possa lasciare molto spazio per la confusione. In altri termini il topolino va divorato prima che scappi. Ne è derivata la seguente Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa a nome della Segreteria Generale del Sinodo, in data 14.10.2014:

“La Segreteria Generale del Sinodo, in seguito alle reazioni e discussioni seguite alla pubblicazione della Relatio post disceptationem, e al fatto che le è stato spesso attribuito un valore che non corrisponde alla sua natura, ribadisce che tale testo è un documento di lavoro, che riassume gli interventi e il dibattito della prima settimana, e ora è proposto alla discussione dei membri del Sinodo riuniti nei Circoli minori, secondo quanto prevede il Regolamento del Sinodo stesso. Il lavoro dei Circoli minori verrà presentato all’Assemblea nella Congregazione generale del prossimo giovedì mattina, 16 ottobre.”

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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GESUITI E GAY

Nel 2008 il numero di Giugno di “Aggiornamenti sociali”, rivista della Compagnia di Gesù, pubblicò un lungo articolo (pag. 421-444) intitolato “Riconoscere le unioni omosessuali? : Un contributo alla discussione”

L’articolo così esordisce: “Si può sostenere la disciplina giuridica del legame stabile tra due persone dello stesso sesso sulla base non della sua specifica connotazione sessuale, ma della sua rilevanza sociale e costituzionale? Questa la domanda su cui ha riflettuto un gruppo di studiosi di diverse discipline (etica filosofica e teologica, diritto, scienze sociali). L’obiettivo dichiarato è di contribuire a meglio comprendere, nelle sue molteplici dimensioni e alla luce delle indicazioni del Magistero, una questione controversa e a identificare spazi di dialogo tra opinioni contrapposte.”

 E dopo una dettagliata analisi così conclude:

“Il riconoscimento giuridico del legame tra persone dello stesso sesso, quale presa d’atto di relazioni già in essere, trova la sua giustificazione in quanto tale relazione sociale concorre alla costruzione del bene comune. Prendersi cura dell’altro, stabilmente, è forma di realizzazione del soggetto e al tempo stesso contributo alla vita sociale in termini di solidarietà e condivisione. Ed è proprio per questa relazionalità che il legame tra le persone dello stesso sesso, così come avviene per altre forme di relazione sociale, può essere garantito, non nella forma di un privilegio concesso in funzione della particolare relazione sessuale, ma nel riconoscimento del valore e del significato comunitario di questa prossimità. […]

In questo quadro la scelta di riconoscere il legame tra persone dello stesso sesso appare giustificabile da parte di un politico cattolico. Essa rappresenta un’opzione confacente al bene comune, di promozione di un legame socialmente rilevante, di un punto di equilibrio in un contesto pluralista in cui potersi riconoscere, di risposta praticabile a una esigenza presente nell’attuale contesto storico. E ciò senza mettere in discussione il valore della famiglia, evitando così indebite analogie, abusi e pericolosi scivolamenti verso ulteriori pretese” (p. 444)”

 “La Repubblica” pubblicò un articolo di Zita Dazzi (30 maggio 2008) “I gesuiti aprono alle coppie omosessuali” Su “Aggiornamenti sociali” il sì alla registrazione delle convivenze. In questo modo l’articolo ebbe ampio risalto.

(http://milano.repubblica.it/dettaglio/I-gesuiti-aprono-alle-coppie-omosessuali/1470225)

Queste posizioni sono in fondo strettamente affini a quelle espresse cardinale Carlo Maria Martini, poco prima di morire nella sua conversazione col Senatore Ignazio Marino: “Io ritengo che la famiglia vada difesa perché è veramente quella che sostiene la società in maniera stabile e permanente e per il ruolo fondamentale che esercita nell’educazione dei figli. Però non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili. Io sostengo il matrimonio tradizionale con tutti i suoi valori e sono convinto che non vada messo in discussione. Se poi alcune persone, di sesso diverso oppure anche dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia? Io penso che la coppia omosessuale, in quanto tale, non potrà mai essere equiparata in tutto al matrimonio e d’altra parte non credo che la coppia eterosessuale e il matrimonio debbano essere difesi o puntellati con mezzi straordinari perché si basano su valori talmente forti che non mi pare si renda necessario un intervento a tutela.

Anche per questo, se lo Stato concede qualche beneficio agli omosessuali, non me la prenderei troppo. La Chiesa cattolica, dal canto suo, promuove le unioni che sono favorevoli al proseguimento della specie umana e alla sua stabilità, e tuttavia non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni.”

(http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=2737)

Adista notizie (Fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose), sul n.45 del 2008 pubblica un articolo “SI PUÒ FARE. I GESUITI DI MILANO SOLLECITANO IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLE COPPIE OMOSESSUALI” in cui con occhio laico esamina l’articolo delle rivista dei Gesuiti. (http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=42873).  Adista osserva che: “Riconosciuto che le cause che concorrono a determinare un orientamento omosessuale sfuggono alla volontà del soggetto, Carlo Casalone, vicedirettore del mensile [dei Gesuiti], afferma che “il compito dell’etica non sta nell’insistere per modificare questa organizzazione psicosessuale, ma nel favorire per quanto possibile la crescita di relazioni più autentiche nelle condizioni date”. La richiesta di riconoscimento giuridico da parte di coppie omosessuali è elevata: infatti, come sottolinea Giacomo Costa, caporedattore, “in assenza di alternative, il modello matrimoniale, pur compreso in senso limitato come ‘riconoscimento pubblico di una relazione affettiva’, rimane un punto di riferimento giuridico, oltre che simbolico per le convivenze omosessuali perché, alla base della rivendicazione, sta un desiderio di riconoscimento tout court della propria dignità”. Uno degli aspetti vissuti con maggiore difficoltà dagli omosessuali è infatti l’essere “socialmente invisibili”: “La lotta per il riconoscimento dei diritti civili e sociali – continua Costa – costituisce di fatto uno sforzo per entrare con il proprio progetto di vita nel ‘ciclo di vita’ della società nel suo insieme”.”

Così Adista prosegue l’esame dell’articolo della rivista dei Gesuiti: “Analizzando le argomentazioni che nella riflessione etico-teologica conducono ad una valutazione morale negativa sulle relazioni omosessuali, Massimo Reichlin, professore di Etica della vita all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, conclude che “è dubbio che tali argomenti giustifichino il rifiuto di qualunque disciplina legislativa delle unioni omosessuali”. “Nella misura in cui non le equipari al matrimonio – continua Reichlin -, ma riconosca alcuni diritti, fondati sulla continuità di una convivenza e di una relazione affettiva, pare difficile sostenere che un simile riconoscimento costituirebbe una svalutazione dell’istituzione matrimoniale o una modificazione radicale dell’organizzazione sociale”. Proprio la continuità e la stabilità della relazione costituiscono, come ricorda Angelo Mattioni, professore di Diritto costituzionale all’Università Cattolica di Milano, “il dato cui la Corte Costituzionale ricollega il necessario riconoscimento di un rapporto che dà fondamento all’esercizio di diritti e all’adempimento di doveri”. La Corte, escludendo l’estensione delle norme che configurano la condizione giuridica della famiglia, di cui all’art. 29 della Costituzione, ad altre forme di convivenza, ha ritenuto loro fondamento costituzionale l’art. 2 che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità. Come rileva Mattioni, “risultano sostanzialmente irrilevanti le caratteristiche dei membri che fanno parte di tale formazione sociale”: infatti, riconoscendo “nella stabilità la fonte di questi diritti e doveri, risulterebbe contrario al principio di uguaglianza escludere da queste garanzie certi tipi di convivenze”. “Non spetta al legislatore – evidenzia Mario Picozzi, professore di Medicina legale all’Università degli Studi dell’Insubria – “indagare in che modo la relazione viene vissuta sotto altro profilo che non sia quello impegnativo dell’assunzione pubblica della cura e della promozione dell’altro e di altri”. “Invaderebbe campi che non le appartengono una scelta politica che volesse stabilire a priori forme accettabili di espressione di quel legame e in base ad esse riconoscere e garantire determinate tutele”. “Il riconoscimento giuridico del legame tra persone delle stesso sesso – continua Picozzi – trova la sua giustificazione in quanto tale relazione sociale concorre alla costruzione del bene comune”. “Prendersi cura dell’altro, stabilmente, è forma di realizzazione del soggetto e al tempo stesso contributo alla vita sociale in termini di solidarietà e condivisione”. In questo quadro, la scelta di riconoscere un siffatto legame, “senza mettere in discussione il valore della famiglia ed evitando così indebite analogie” appare, secondo Picozzi, “giustificabile da parte di un politico cattolico”. Essa rappresenta infatti “un’opzione confacente al bene comune, di promozione di un legame socialmente rilevante, di un punto di equilibrio in un contesto pluralista in cui potersi riconoscere, di risposta praticabile a una esigenza presente nell’attuale contesto storico”.”

Come si vede la rivista dei Gesuiti sostiene nel 2008 posizioni che, se suonano comunque minimaliste ad un lettore gay, appaiono per lo meno temerarie alla gerarchia cattolica. Ratzinger si era espresso in proposito in modo radicalmente diverso il 1° ottobre 1986 nella nota  LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA  SULLA CURA PASTORALE DELLE PERSONE OMOSESSUALI, quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina delle Fede e aveva ribadito e sottolineato le posizioni nella note   CONSIDERAZIONI CIRCA I PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI del 3 giugno 2003

http://nonsologay.blogspot.it/2013/02/papa-ratzinger-e-lomosessualita.html.

Il 19 Aprile 2005 Ratzinger divenne papa e va sottolineato che l’articolo sulla rivista de Gesuiti è del 2008. In sostanza la rivista dei Gesuiti sosteneva posizioni contrapposte alle stesse posizioni contenute nei documenti pontifici. Non è dato sapere quali siano state le reazioni degli ambienti più vicini a Ratzinger dopo la pubblicazione del famoso articolo sulla rivista dei Gesuiti, ma l’argomento omosessualità è di fatto sparito dalla rivista della Compagnia di Gesù. C’è da credere che la santa obbedienza abbia finito per prevalere sulla verità. Il Cardinale Martini ebbe il coraggio di dire una volta che la differenza radicale non è tra credenti e non credenti ma tra pensanti e non pensanti. Martini, di fatto, anche se prudentemente come era ovvio, non ha mancato di dire comunque la sua anche in dissenso con i documenti pontifici, altri si sono attenuti all’obbedienza e hanno ritenuto che fosse loro dovere astenersi dal pensare. Chi ha orecchio per intendere intenda.

Dal 13 marzo 2013 Jorge Mario Bergoglio, un gesuita, è papa, ed è il primo papa gesuita della storia.

Il cardinal Bergoglio, quando era arcivescovo di Buenos Aires, si è trovato in posizioni di forte polemica col governo argentino sulla questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il 9 luglio 2010, pochi giorni prima della discussione della legge i sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, i l cardinale primate ha indirizzato una lettera alle monache carmelitane di Buenos Aires in cui ha descritto il progetto di legge sul matrimonio tra omosessuali come “una mossa del diavolo” e ha incoraggiato ad aderire alla “guerra di Dio” contro la possibilità che gli omosessuali possono sposarsi. L’ex presidente Nestor Kirchner ha criticato le “pressioni” della Chiesa su questo punto. La Presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha accusato Bergoglio in termini forti, giudicando la posizione della Chiesa come “tipica del Medioevo e dell’Inquisizione”.

Nella lettera alle carmelitane si sottolinea che “Questa non è solo lotta politica ma è il tentativo di distruggere il piano di Dio”, e si giudica il progetto per consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso di origine diabolica, “una mossa del padre della menzogna. “

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=3290

Il 29 marzo 2013, per l’editore Mondadori di Milano, nella biblioteca di Repubblica-L’Espresso, è uscito il libro “Il cielo e la terra” di Jorge Bergoglio e Abraham Skorka, traduzione italiana di “Sobre el cielo y la tierra” (in spagnolo), Buenos Aires, Editorial Sudamericana, 2010.

In questo libro sono state raccolte le conversazioni che Abraham Skorka, rabbino e rettore Seminario Rabbinico Latinoamericano di Buenos Aires tenne con l’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, poi divenuto Papa Francesco.

Nel XVI capito del libro dedicato “al matrimonio fra persone dello stesso sesso”, Skorka così esordisce: “il modo in cui è stato trattato il tema del matrimonio omosessuale è stato, a mio modo di vedere, lacunoso rispetto alla profondità che l’argomento meriterebbe. Le coppie conviventi dello stesso sesso sono un dato di fatto oggettivo e hanno diritto a una soluzione legale di problemi quali la pensione, l’eredità ecc. (che potrebbero inquadrarsi in una figura giuridica nuova), ma equiparare la coppia omosessuale a quella eterosessuale è un’altra cosa. Non è solo questione di credo ma di essere consapevoli che il tema concerne uno degli elementi più delicati alla base della nostra cultura. …”

 http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=3413 Queste espressioni sembrano richiamare, anche se in tono minore, il documento pubblicato sulla rivista dei gesuiti nel 2008.

Bergoglio introduce un elemento di novità indicando quanto “non compete” al ministro religioso che “non ha il diritto di intromettersi nella vita privata di nessuno, certo. Se nella creazione Dio ha corso il rischio di renderci liberi, chi sono io per intromettermi? Condanniamo l’eccesso di pressione spirituale, che si verifica quando un ministro impone le direttive, la condotta da seguire, in modo tale da privare l’altro della sua libertà”. Queste affermazioni, però, non sono finalizzate all’apertura a scelte diverse da quelle proposte (e non imposte) dalla Chiesa, perché Bergoglio si affretta a precisare che “Dio ci ha lasciato addirittura la libertà di peccare. Occorre parlare con chiarezza dei valori, dei limiti, dei comandamenti, certo, ma l’ingerenza spirituale, pastorale, non è consentita”.

Bergoglio considera la legge argentina del 2010 come un “regresso antropologico” perché va ad indebolire “un’istituzione millenaria che si è forgiata in accordo con la natura e l’antropologia”, ecco dunque che il rifiuto delle unioni gay equiparate al matrimonio perde l’aspetto del precetto religioso in nome del quale non si può in ogni caso privare l’altro della sua liberà, e assume quello di tutela della legge naturale in opposizione a ciò che è contro natura, e anche quello tutela di un principio dell’antropologia, secondo il quale l’eterosessualità è propria dell’uomo in quanto tale. In sostanza Bergoglio ritiene che la Bibbia non faccia altro che recepire la “legge di natura” che, in materia sessuale, è identificata con l’eterosessualità.

Bergoglio continua con un’affermazione: ”Sappiamo che durante alcuni cambiamenti epocali il fenomeno della omosessualità registrava una crescita” in realtà in quei periodi di cambiamento si allentava il potere repressivo di istituzioni come la Chiesa Cattolica e l’omosessualità non cresceva ma diventava più visibile.

Bergoglio aggiunge: “Ma nella nostra epoca è la prima volta che si pone il problema giuridico di assimilarla al matrimonio, cosa che giudico un disvalore e un regresso antropologico… Insisto, la nostra opinione sul matrimonio fra persone dello stesso sesso non ha un fondamento religioso ma antropologico” e proprio per questo si giustificherebbe la limitazione della sfera della libertà dei singoli e la non parificazione piena degli omosessuali agli eterosessuali.

Bergoglio ricorda che ha dovuto, per la prima volta in 18 anni da vescovo, richiamare l’attenzione di un pubblico funzionario quando il sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, si rifiutò di proporre appello contro una sentenza di primo grado che aveva autorizzato delle nozze omosessuali. Ma Bergoglio fa presente, per ben due volte, di non aver mai parlato di omosessuali e di non aver mai usato termini dispregiativi nei loro confronti e rimarca di essersi solo limitato ad una questione legale.

Nell’enciclica Lumen Fidei, redatta a quattro mani con Benedetto XVI, viene ribadito e valorizzato il ruolo della famiglia intesa come unione tra uomo e donna nel matrimonio: «Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore.» Si nota che Bergoglio, pur nella sostanziale condivisione delle posizioni di Ratzinger, usa toni assai più moderati.

Le ultime sue dichiarazioni in proposito sono informali e sono state rese in aereo, di ritorno dal Brasile dove Bergoglio ha presieduto la giornata mondiale della gioventù. Così Bergoglio si è espresso: «Le lobby tutte non sono buone. Mentre se uno è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicarlo? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così, va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene.». La stampa ha ovviamente enfatizzato l’espressione “se uno è gay … chi sono io per giudicarlo?” ritenendo di poter vedere in quell’espressione una apertura ai gay, ma l’insieme dei se (se cerca il Signore, se è una persona per bene) e la riduzione del discorso, in linea col catechismo, alla sola tendenza omosessuale e soprattutto quel “se uno si trova perso così va aiutato” indicano il senso reale del discorso di Bergoglio, perfettamente in linea col suo motto episcopale: “miserando atque eligendo” cioè: “commiserando e scegliendo”. In sostanza Bergoglio esprime compatimento e tolleranza verso gli omosessuali che chiedono perdono e che lottano contro se stessi pur di ottenere la qualifica di brave persone da parte di chi la concede solo a chi accetta di essere schiacciato dal pregiudizio morale altrui.

Ecco dove finisce la lungimiranza dei gesuiti, quando interviene l’esigenza imprescindibile di mantenere comunque una continuità di dottrina e di potere.

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