SESSO GAY, RECITAZIONE E COMPORTAMENTI AMBIGUI

Questo post è dedicato alle proiezioni e alle ambiguità che possono presentarsi nell’ambito della sessualità gay. Sottolineo a scanso di equivoci che sono cose che esistono anche in ambito etero, ma qui restringeremo lo sguardo solo sulla realtà gay.

Cerchiamo come prima cosa di circoscrivere l’argomento. Non intendo parlare di storie d’amore gay, perché quando la relazione è fortemente radicata a livello affettivo i comportamenti sessuali stereotipati tendono a svanire a vantaggio di una sessualità più profondamente di coppia, intendo invece trattare di relazioni, spesso saltuarie, anche se durature, senza una salda base affettiva o con una base affettiva solo unilaterale, in questi tipi di relazione, che si reggono solo sull’appeal sessuale, la dimensione proiettiva assume spesso un peso notevolissimo, intendo dire che si tende a mettere da parte l’idea che la sessualità di coppia si costruisce in due, proprio per il fatto che qui non c’è propriamente una coppia ma solo due individui che decidono a soddisfare se stessi uno tramite l’altro, senza neppure cercare di costruire un rapporto affettivo di coppia.

Il risultato di tutto questo è che l’altro è considerato come uno strumento, e siccome non ci si adegua ad uno strumento ma si richiede che sia lo strumento ad adeguarsi a noi, il partner di una relazione sessuale di questo genere non interessa tanto come persona ma come involucro che può essere riempito proiettivamente con contenuti che nulla hanno a che vedere con la realtà.

Il meccanismo delle proiezioni sfocia talora nella richiesta al partner di recitare una parte. Cito qui un brano di una chat tra un 34enne che si ritiene bisessuale (A) e un 37enne gay (B):

A scrive: No! Così non va bene! Sei rozzo, devi essere più dolce più femminile, più sottomesso, devi fare resistenza come farebbe una donna, e soprattutto non devi dire stupidaggini, non devi fare commenti non devi fare sproloqui da checca innamorata
B scrive: Guarda io a te ci tengo veramente ma non ti posso mica prendere in giro, non è una recita! Se vuoi una ragazza te la cerchi! Ce ne stanno tante!
A scrive: Non ti preoccupare che me la cerco! Però tu devi fare la tua parte e non mi fare quello che casca sempre dal pero! A te fare la femmina ti piace eccome! Ammettilo! Non essere ipocrita!
B scrive: A me piace stare con te, è per questo che ci sto …
A scrive: No! A te ti piace essere messo sotto e fare la femmina!
B scrive: No! Proprio per niente!
A scrive: Ho capito, me lo hai detto mille volte! Però che ti costa farlo? È di questo che ho bisogno, se tu mi vuoi bene devi fare quello che dico io, ma devi fare la femmina vera!

Un altro esempio di proiezione che arriva fino alla richiesta di recitare un ruolo è il seguente tra due gay entrambi 35enni.

A scrive: Domani passo, sei pronto? E poi anche pipì…
B scrive: Ok … e tu come stai?
A scrive: Domani mi devi trattare proprio come una puttana… hai capito?
B scrive: Io ci provo, ma non mi viene spontaneo… tu non sei una puttana
A scrive: ci devi riuscire, mi devi umiliare, deve essere padrone, devi reagire forte, pure a schiaffi se non faccio quello che vuoi tu, tanto io non reagisco, sai sicuro…
B scrive: Ok, ci provo…
A scrive: Ma non devi fare una pagliacciata come l’altra volta, devi essere vero, forte, mi devi dominare
B scrive: Ma non si potrebbero fare anche un po’ di coccole o di sesso tradizionale?
A scrive: No! Se uno stronzo se me lo chiedi, non è di questo che ho bisogno da te, quella cose la faccio ma non con te…
B scrive: Bene! Grazie!
A scrive: Ma lo sai e lo hai sempre saputo, e io so che a te ti piace fare il padrone e te lo faccio fare perché ti piace!
B scrive: A me?
A scrive: Sì e sei un ipocrita se lo neghi! Ti piace sottomettere la gente!
B scrive: A me? Mh…
A scrive: Ti prego, non mi contraddire, pure se hai ragione, ma che ti costa fare quello che ti dico?
B scrive. Ok, io ci provo, poi vediamo come va.

Un altro comportamento tipico di alcune relazioni sessuali prive del tutto o quasi di affettività e l’ambiguità dei messaggi, l’incertezza nel proporre un contatto sessuale o addirittura il chiedere sesso in modo esplicito cercando di attribuire al partner la colpa dell’avere accettato quella proposta che non doveva essere accettata. Un esempio di questo comportamento è stato così riassunto:

“Io e Paolo (nome di fantasia) abbiamo una relazione, o qualcosa che somiglia a una relazione. Lui è un bellissimo ragazzo appena trentenne, dal mio punto di vista è il modello di uomo, me ne sono innamorato a prima vista e la cosa dura da anni, solo che lui non è innamorato di me e lo posso capire, perché io ho 44 anni e non sono affatto un bell’uomo.

Che cosa ha trovato lui in me non lo so, ma qualcosa ci deve avere trovato perché è interessato a fare sesso con me, lo sottolineo, non è innamorato di me, ha avuto e ha anche adesso altri ragazzi dei quali è innamorato perso, ma che non sono innamorati di lui e ci sta malissimo e allora si consola con me ma solo a livello sessuale, anche se a me resta qualche dubbio che non sia solo una cosa di sesso, ma so che lui non lo ammetterebbe mai.

Comunque, io lavoro dalla mattina alla sera per mettere insieme il pranzo con la cena e non sto quasi mai a casa perché vivo coi miei genitori, non per scelta ma per necessità, perché hanno grossi problemi di salute, e lavoro in un’altra città, a circa 30 km dalla mia. Sul posto di lavoro ho un minuscolo alloggio di servizio dove c’è anche un letto. Durante i turni di lavoro non posso allontanarmi ma negli intervalli tra due turni ho un po’ di libertà. Paolo sa i miei orari.

Bene, una sera mi chiama al cellulare appena ho finito il turno di sera e ho chiuso tutto e devo aspettare per riaprire al mattino. Sono un po’ spiazzato perché non mi aspettavo di vederlo. Lo faccio entrare nel mio minuscolo alloggio e lui, senza farmi dire nemmeno una parola mi salta addosso e mi strappa letteralmente i vestiti. Per circa mezz’ora facciamo sesso, ed è una cosa seria e partecipata da entrambe le parti (nonostante le precauzioni per la prevenzione delle malattie) io sono piuttosto contento perché lo vedo sciolto e partecipativo, cioè molto meno rituale del solito, d’altra parte per venire da me ha dovuto fare 30 km in macchina.

Fino alla fine del rapporto sessuale va tutto benissimo, cioè non c’è nessun problema a nessun livello, ma una volta che ci siamo rivestiti lo vedevo stranito, mi ha detto: “Tu lo sai che per me tutte queste cose sono deleterie? Perché io non voglio diventare dipendente, e te lo avevo anche detto che dovevi dirmi di no, ma tu hai pensato a te stesso e hai fatto quello che hai voluto e non hai pensato al mio bene, quindi tu non mi vuoi bene veramente, tu pensi solo a te stesso!” Gli ho risposto: “Paolo, ma sei tu che sei venuto a cercarmi fino qui!” E mi ha risposto: “Sì, ma io sono dipendente e mi devo staccare da te e se tu fai così io non mi staccherò mai da queste cose…” Abbiamo cominciato a discutere e poi anche a litigare su questa cosa e io non sapevo che cosa dire.

A un certo punto ha cambiato di nuovo atteggiamento e mi è saltato addosso un’altra volta supplicandomi di non fermarlo, al che l’ho preso per i polsi e l’ho tenuto fermo e lui mi ha detto: “Per l’ultima volta, solo per l’ultima volta! Ti prego non mi rifiutare!” Gli ho detto: “Ma dopo non prendertela con me!” lui ha detto: “No! Stai tranquillo, ma non mi dire di no!” Poi abbiamo fatto sesso di nuovo e si vedeva che era contento e del tutto sciolto, quando facciamo sesso tra noi non ci sono mai problemi, il problema viene sempre dopo… ma quella volta è stato diverso, il sesso è durato di più, è stata una cosa più autentica del solito in qualche modo è stato più sesso e meno dipendenza.

Quando abbiamo finito era notte fonda e lui se ne voleva andare, ma non l’ho fatto andare via perché era stanchissimo, si è sdraiato sulla branda e io ho dormito in poltrona, abbiamo dormito fino alle 6.30, poi siamo andati al bar a fare colazione ed è ripartito dicendo: “Non dire niente!“ Stanotte è stato tutto come un bel sogno ma tra un’ora potrebbe pentirsi di tutto. Non è per me che mi preoccupo ma non vorrei che si sentisse veramente sfruttato sessualmente da me, è una paura generica, perché in fondo non credo proprio che lui lo pensi.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6583

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OMOSESSUALITA’ E PARAFILIE

Questo post è dedicato alla parafilie in ambito omosessuale. Come è noto, il “Dagnostical and statistical manual of mental disorders – fifth edition” (DSM-5) contiene alcune definizioni utili per circoscrivere il campo, innanzitutto la distinzione tra parafilia e disturbo parafilico, e stabilisce poi i criteri per la definizione di una diagnosi per alcuni tipi di parafilie.

Come è ovvio, il DSM-5 è una fondamentale indicazione di massima, rivolta essenzialmente agli psichiatri e prende in considerazione molte situazioni diverse che gli psichiatri possono incontrare nella pratica quotidiana della professione. Il manuale ha anche un valore indicativo per la conoscenza di fenomeni di parafilia che non necessariamente sfociano in disturbi parafilici ma che sono decisamente più comuni e si ritrovano anche al di fuori delle aree di intervento tipiche della psichiatria. Come c’è una psicopatologia della vita quotidiana così c’è una diffusa parafilia della vita quotidiana che in alcuni casi può spostarsi verso la linea di confine con i veri disturbi parafilici.

Ovviamente cercherò di affrontare la questione sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay.
Vanno tenute comunque presenti alcune osservazioni metodologiche fondamentali.

1) Perché si arrivi a parlare delle proprie parafilie è necessario avere le maggiori garanzie di riservatezza, non tanto perché si tratta di questioni legate alla sessualità quanto perché certi comportamenti possono essere penalmente rilevanti, come accade per la pedofilia. Mi è capitato diverse volte di parlare con persone che avevano fantasie pedofile, ma non esclusive e, ciò che è più importante, mai messe in pratica. Le fantasie sono una questione individuale di rilievo psicologico ma non penale, mentre i comportamenti sono penalmente sanzionati, non sorprende quindi che emergano le sole fantasie.

2) Alcune parafilie possono comportare forme di contatto sessuale con persone non consenzienti (frotteurismo) o forme di violenza (sadismo) o di inganno (voyeurismo) e quindi sono difficili da ammettere perché possono comportare discredito morale, se restano a livello di fantasie, o addirittura sanzioni penalii se ne seguono comportamenti concreti.

3) Alcune parafilie (coprofilia, pissing, spermatofagia) possono essere molto difficili da ammettere perché possono generare repulsione.

4) Va sottolineato che, proprio per quanto sopra, emergono nei colloqui solo parafilie non episodiche e spesso caratterizzate da concomitanti stati ansiosi seri più o meno connessi con la parafilia in sé, si tratta quindi di veri disturbi parafilici.

5) Spesso più parafilie si manifestano insieme e si delinea un quadro molto complesso strettamente correlato con la storia individuale della persona.

6) Dai colloqui emergono alcune correlazioni costanti che sembrano indicare nessi causali più che probabili, valga come esempio il fatto che “tutte, senza eccezione,” le persone che ho incontrato che hanno avuto fantasie pedofile hanno riferito di aver subito abusi sessuali in età infantile.

Tanto precisato, mi sembra indispensabile sottolineare un aspetto delle parafilie: la persona che ha disturbi parafilici sperimenta spesso la difficoltà di relazionarsi “sessualmente” con un’altra persona perché la presenza della paraflia e la tendenza a metterla in pratica in modo talvolta ossessivo suscitano perplessità nel partner che prima o poi inevitabilmente si allontana perché ha l’impressione che la sessualità sia letteralmente dominata dalla parafilia o addirittura si riduca ad essa. La sensazione di rifiuto e di abbandono accompagna quasi sempre la vita della persona che manifesta parafilie. Si osserva spesso nel soggetto portatore di parafilie la tendenza a proiettare le sue parafilie su altri soggetti, dando per scontato che gli altri possano reagire a quegli stimoli con una eccitazione sessuale simile, cosa che però non si realizza affatto e questo è uno dei motivi che rendono particolarmente problematica una relazione sessuale con una persona che ha disturbi parafilici.

Vorrei aggiungere alle parafilie elencate nel DSM-5 un’altra parafilia legata al coinvolgimento inconsapevole di un’altra persona nel rapporto sessuale: si tratta del fare sesso mentre si parla d’altro al telefono con un’altra persona con la quale si sono avuti rapporti sessuali. In questo comportamento l’elemento centrale è il “tradimento” della fiducia della persona con la quale si parla d’altro. Va sottolineato che quando il comportamento trasgressivo perde la sua trasgressività perché in qualche modo viene accettato e giustificato dal partner e soprattutto dalla terza persona, perde rapidamente la sua valenza sessuale.

Ho osservato spesso ragazzi portatori di parafilie che tendevano non a colpevolizzarsi e a cercare di cambiare le cose ma a considerarsi elementi ormai socialmente esclusi e quasi condannati a vivere una vita senza affetti, ormai definitivamente preda di una sessualità che non è possibile condividere con altri.

Spesso la reazione alla sensazione di marginalizzazione non porta alla depressione ma a forme di razionalizzazione e di esame critico della propria sessualità. In pratica il soggetto agisce su due livelli distinti, uno razionale, in cui la solitudine è accettata come qualcosa con cui convivere e uno sessuale, caratterizzato dalla perdita del controllo razionale e dal totale abbandono all’emotività e inevitabilmente alla parafilia. Il vero problema sta nel costruire un rapporto affettivo “conciliabile con la sessualità”, perché la persona con disturbo parafilico in genere non ha problemi nel costruire un rapporto amicale, se quel rapporto nasce e si mantiene del tutto privo di valenze sessuali, i problemi nascono invece nei rapporti in cui entra esplicitamente in gioco la sessualità. Ho potuto osservare più volte come in casi del genere, al fine di conservare almeno il rapporto di amicizia, la persona con disturbi parafilici abbia cercato deliberatamente e razionalmente di evitare ogni occasione di coinvolgimento sessuale.

Chi si trova coinvolto in un rapporto di coppia con un parafilico, all’inizio, può non rendersene neppure conto o può percepire soltanto una polarizzazione del suo partner su alcuni aspetti strettamente sessuali del rapporto, poi, col tempo, e col lo svilupparsi del rapporto, il parafilico arriverà a parlare del suo problema col suo partner per il quale comincerà un periodo di dubbi sul comportamento da tenere, con continue oscillazioni tra una minimizzazione del problema e una maggiore presa di coscienza.

Come ho già detto, alcune parafilie non mettono affatto in crisi i rapporti affettivi ma ne condizionano pesantemente i possibili sviluppi sessuali. Il parafilico ha bisogno d’amore, è in genere una persona gradevole e tende a mantenere la parafilia solo al livello di fantasie, o di discorsi con un partner affidabile e spesso dà un valore di trasgressione a comportamenti che di trasgressivo hanno molto poco e tende ad enfatizzare alcuni suoi comportamenti trasgressivi come se fossero abituali anche se sono avvenuti magari una sola volta.

I ragazzi che presentano parafilie hanno bisogno innanzitutto di rispetto e si sentono feriti da reazioni preconcette e da comportamenti discriminatori. Il loro bisogno di integrarsi li rende in genere graditi ai loro amici e anche ai loro partner sessuali coi quali hanno di norma un colloquio molto onesto e non sopportano comportamenti ipocriti.

Ho potuto notare spesso come molte parafilie siano collegate alle esperienze infantili e tendano e riprodurre situazioni del vissuto infantile, un vissuto infantile che resta ben presente nei ricordi dei ragazzi e che essi stessi considerano come la base delle parafilie. La rielaborazione del vissuto infantile e la sua razionalizzazione sono condizioni indispensabili per uscire dalla dipendenza dalle parafilie.

In genere sono piuttosto restio all’idea di un facile ricorso all’intervento di uno psicologo, ma di fronte alle parafilie la presenza di uno psicologo non può essere sostituita da quella di un amico o peggio del partner, perché un amico o il partner possono essere coinvolti molto profondamente a livello affettivo e non solo e non sono certamente le persone più adatte ad aiutare il loro amico nel recupero della razionalità e soprattutto nella elaborazione del vissuto infantile.

La difficoltà del parafilico di creare un rapporto affettivo-sessuale condiviso è dovuta al meccanismo ossessivo della parafilia, non alla parafilia in sé. Se la parafilia non si presentasse con modalità ossessive sarebbe solo una variante temporanea del comportamento sessuale che con ogni probabilità non genererebbe problemi di coppia, ma le parafilie si presentano sempre con un meccanismo di tipo ossessivo, sono una specie di idea fissa che la persona deve realizzare sulla base di un vero e proprio rapporto di dipendenza, possono esserci periodi di astinenza più o meno lunghi, relativamente liberi dalla parafilia, che poi però finisce per ripresentarsi e fa crollare il meccanismo razionale di astinenza. Spesso i periodi di astinenza si interrompono quando il tentativo di costruire un rapporto sessuale staccato dalla parafilia incontra difficoltà impreviste, cioè quando la persona sperimenta per l’ennesima volta il meccanismo del rifiuto.

Il ritorno alla parafilia tramite un contatto sessuale con un partner che la accetta, anche se solo episodicamente, provoca una sensazione di sicurezza e di controllo su quel partner ed è quindi almeno relativamente tranquillizzante. Si tratta però di esperienze che non comportano una vera condivisione della sessualità e che lasciano anche una forte sensazione di precarietà e di non autentica corrispondenza a livello di coppia.

Ho visto più volte persone soggette a parafilie che, dopo una serie di fallimenti nella creazione di rapporti affettivi-sessuali, hanno finito per mettere da parte l’idea di avere un partner con cui costruire una relazione e hanno operato una specie di scissione tra affettività e sessualità, riservando l’affettività agli amici coi quali si mantiene un rapporto stabile e senza implicazioni sessuali e vivendo la sessualità, con alcuni partner occasionali, in genere sempre gli stessi, con i quali però si esclude a priori qualsiasi possibile implicazione affettiva.

Quando parlo di partner occasionali non intendo riferirmi a persone sconosciute trovate su internet tramite i siti di incontri o con particolari applicazioni, ma quasi sempre ai propri ex, e questo perché mentre i propri ex sono più o meno consapevoli dell’esistenza della parafilia e bene o male l’accettano, gli estranei del tutto inconsapevoli ne rimarrebbero quasi certamente colpiti negativamente e non si adeguerebbero, accentuando così la sensazione di impossibilità e di rifiuto.

I soggetti portatori di parafilie non sono le uniche vittime della parafilia, perché anche i ragazzi che tentano di costruire con loro dei rapporti affettivi-sessuali vivono esperienze complesse e contraddittorie e vanno spesso in crisi perché vedendo che le cose non vanno, cercano di capire di chi è la “colpa” e in questo modo o colpevolizzano la persona portatrice di parafilie che, sembra a loro strana, complicata e in qualche modo patologica, o colpevolizzano se stessi, dandosi la colpa di non riuscire a sopportar tutto nella presunzione che volere bene a una persona significhi accettarla condividendo tutto, e al limite anche le patologie.

L’atteggiamento più sbagliato nei confronti di una persona portatrice di parafilie consiste nel ritenere le parafilie una specie di gioco fatto per sperimentare. Questo atteggiamento manifesta una radicale incomprensione della serietà del problema che causa in chi lo vive forme di sofferenza profonda che meritano il massimo rispetto. Aggiungo una osservazione ovvia, ma particolarmente importante in questi casi: una persona che arriva a parlare delle proprie parafilie ha diritto alla massima riservatezza e qualunque violazione di questa riservatezza è una vera ferita inferta a chi, parlando in modo serio di problemi di cui non è affatto facile parlare, sta di fatto chiedendo aiuto.
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QUELLO CHE MI PIACE E QUELLO CHE NON MI PIACE NEL SESSO GAY

Ciao Project,
avevo grossi timori prima di parlare con te ieri sera, poi quei timori si sono dissipati e posso solo dire che parlare con te mi è stato veramente utile a mettere da parte tanti complessi inutili. Ho avuto una educazione molto cattolica, cosa che non ritengo del tutto negativa, ma che ha anche creato in me molti complessi verso la sessualità, e il fatto che io sia gay non ha certo facilitato le cose.

Comunque ieri sera non ho avuto problemi, è vero, ma mi sono comunque limitato a discorsi molto generali. Oggi vorrei entrare in questioni più specifiche sulle quali non ho nessuna possibilità di confrontarmi con altri ragazzi e poi, dove vivo io sarebbe non solo difficile ma anche rischioso perché qui l’omofobia è piuttosto diffusa.

Posso dirmi piuttosto fortunato perché frequento l’università in una grande città e ho la mia autonomia, a 22 anni, quasi 23, le mie esperienze sessuali le ho fatte anche se con risultati molto variabili. Ci sono delle cose che non mi piacciono affatto, prima di tutto che ci si veda soltanto per fare sesso e poi ciao, ci vediamo la prossima volta, è assurdo pensare di stare con un ragazzo solo per fare sesso con lui. Non sopporto le indecisioni, il fatto che uno si aspetti che l’altro si decida a fare sesso e che l’altro faccia finta di niente, un atteggiamento del genere mi sembra odioso, il sesso non si deve chiedere come una grazia, ma deve venire spontaneo, altrimenti il rapporto non è paritario.

Ma entriamo nello specifico. Mi piacciono i ragazzi che non si fanno pregare, che fanno la prima mossa, che non giocano di rimessa, che fanno capire che sono veramente coinvolti. Permettimi di esprimermi liberamente, non mi piacciono i ragazzi che quando si preparano a fare sesso (si abbassano gli slip) non sono nemmeno in erezione, se non ce l’hai duro vuol dire che non sei veramente coinvolto sessualmente, se non è la mia stessa presenza a fartelo venire duro, che senso ha andare avanti? Probabilmente ci sono altre persone con le quali reagiresti con un’erezione molto rapida e decisa, lo dico perché io, se sono veramente coinvolto, reagisco immediatamente.

Non mi piacciono i ragazzi che si vergognano di essere eccitati, i ragazzi che se lo coprono con le mani, che vogliono spegnere la luce, che vogliono restare sotto le lenzuola. Ma che senso ha fare sesso con un ragazzo se non posso nemmeno vedere come è fatto? Uno mi ha detto che sono un guardone, ma se faccio sesso con te e la cosa a te sta bene, non capisco proprio che cosa hai da vergognarti.
Poi c’è tutta l’inconfessabile serie di complessi sulla dimensione del pene, sulla forma, sulla lunghezza, sulla grossezza, sul mantenere l’erezione ecc. ecc., qui forse posso capire di più le paure di tanti ragazzi e quello che dici tu, Project, mi sembra un po’ riduttivo. Almeno per me il fatto che il mio compagno sia ben dotato non è indifferente. Io prendo come modello il mio, che non è niente di speciale, ma mi sta bene, perché ci sono abituato.

Mi piacciono i ragazzi con il pene simile al mio, diciamo così, normale di dimensioni e dritto. Non ho mai incontrato ragazzi col pene curvo in modo accentuato, ne ho invece trovato uno con una fimosi stretta ed era un po’ complessato da questa cosa, ma devo dire che, salvo un po’ di perplessità iniziale non mi ha creato nessun problema, reagiva benissimo e per tanti aspetti (dimensione e forma) era anche ben al di sopra degli standard normali e dei miei in particolare. Con quel ragazzo non ho avuto problemi sessuali di nessun genere, ma la storia è finita perché è andato a vivere in Australia e mi è dispiaciuto molto, perché era un ragazzo buonissimo e di intelligentissimo.

Ma andiamo avanti, non mi piace il sesso rituale, ripetitivo, quello fatto con la faccia dura, senza sorridere e senza scherzare su quello che si sta facendo. Poi c’è una cosa fondamentale, anche se sono riuscito a realizzarla solo una volta, il sesso deve essere sicuro, il rischio deve essere ridotto a zero, si fa il test insieme prima di fare sesso, si aspetta il periodo finestra e si rifà il test, se è venuto negativo entrambe le volte, allora si può essere molto più tranquilli e si può fare sesso senza essere divorati dai dubbi e dalle preoccupazioni. Se uno non vuole fare il doppio test, allora si fa solo col preservativo e non ci possono essere discussioni, certo è molto meno coinvolgente, ma se lui lo vuole fare in modo più coinvolgente allora si deve adeguare all’idea del doppio test.

Ma andiamo ancora avanti. Durante il sesso si parla almeno un po’, non si sta sempre zitti, Un ragazzo mi ha raccontato che prima di conoscere me era stato con un altro ragazzo che gli diceva che non aveva un bel pene, ecco, una cosa di questo genere la ritengo odiosa, non vuoi stare con un ragazzo? Ok, te ne vai, ma se ci stai non puoi disprezzare la persona con la quale stai. Tra l’altro il ragazzo che veniva offeso aveva un pene normalissimo e pure molto reattivo, quando gliel’ho detto si è sentito molto gratificato, perché non se lo aspettava proprio. Io penso che dire a un ragazzo che ha un bel pene sia un complimento certamente molto gradito, dirgli che ce lo ha brutto è veramente offensivo.

C’è un atteggiamento psicologico che odio, ed è, dopo aver fatto sesso con un ragazzo, dire che lo hai fatto solo per lui ma che a te non interessava veramente. Ma allora che ci sei stato a fare? Per fare un’opera buona? Questo è un ragionamento di una ipocrisia inaccettabile. Un’altra cosa che non mi piace affatto è la mancanza di reciprocità, cioè il fatto che quando hai fatto quello che volevi fare, la cosa è finita e ciao, e il tuo compagno al massimo si può masturbare da solo. Una cosa del genere è terribile, l’ho sentita raccontare ma non mi è mai capitata, penso che avrei reagito malissimo.

Altra cosa odiosa usare per un ragazzo dei vezzeggiativi femminili. Se vuoi stare con una ragazza, vacci, ce ne sono tante non c’è nessun motivo per correre dietro a un gay. Altra questione odiosa: raccontare a uno come fa sesso un altro ragazzo che quel ragazzo conosce. Non c’è niente di più odioso. Il sesso si fa in due e non si racconta agli altri. Io qui sto parlando di sesso con Project che non sa chi sono e certo nel raccontare certe cose non ci metto sotto nome e cognome delle persone di cui sto parlando.

Altra cosa che non sopporto: gli atteggiamenti di superiorità, il fare la parte del maestro di sesso, di quello che ha capito tutto e deve insegnare agli altri come si fa. Le persone che si prendono troppo sul serio non fanno che mettere in mostra la loro stupidità.

Altra cosa importante, finito il sesso, non ci si saluta subito, si prende un caffè, un cioccolatino, si torna a una dimensione di vita ordinaria e poi ci si saluta. Le occasioni spontanee per fare un po’ di sesso possono essere molte, penso al fare la doccia insieme, che ha anche una dimensione giocosa (e mi è capitato), penso al ridere insieme, mi ha colpito una cosa che avevi detto, Project, sul gioco sessuale: il gioco è una via maestra verso una sessualità meno inibita, è verissimo e l’ho sperimentato direttamente.

E qui c’è da aprire il grosso capitolo della pratiche sessuali. A qualcuno potrà sembrare strano ma io amo le coccole, e soprattutto le coccole sessuali, come scambiarsi carezze anche intime ma senza nessuna finalità sessuale specifica, oltre quella di condividere la propria intimità anche fisica, proprio come uno scambio di calore affettivo. Mi piace moltissimo l’idea di addormentarsi nella braccia del proprio compagno, direi che è una delle cose più belle del sesso gay, poi c’è la masturbazione reciproca che penso piaccia a tutti senza eccezioni e per il sesso orale il discorso è più o meno lo stesso, anche se qui cominciano ad esserci i problemi relativi all’uso del preservativo, perché qui il rischio c’è e il preservativo va usato, anche se a tanti può sembrare una cosa del tutto innaturale e sgradevole, però, con l’unico ragazzo che ha accettato di fare il doppio test, lo abbiamo fatto senza preservativo ed è stato molto intimo e direi molto sgradevole.

Per quanto riguarda il sesso anale, dico subito non l’ho mai fatto ma non solo perché è la pratica sessuale più rischiosa, ma proprio perché non ho mai avuto fantasie sessali di questo tipo. Pensavo, anzi di essere un po’ fuori dalla norma proprio per questo, ma mi sono ricreduto. Dei cinque ragazzi coi i quali sono stato, uno solo mi ha proposto di fare sesso anale e c’è rimasto male quando gli ho detto di no. Con gli altri l’argomento non è stato minimamente toccato, nemmeno quando avevamo rapporti sessuali praticamente ogni giorno.

Certo, il buon senso vorrebbe che una coppia trovasse i suoi equilibri anche in termini di pratiche sessuali e che non ci fosse, in questo campo, alcun tentativo di imporre qualcosa a chi non la gradisce

Da tutto quello che ho scritto potrai pensare che ormai non ho dubbi e che so come comportarmi in ogni occasione ma non è così. C’è un ragazzo di cui mi sono innamorato e col quale non ho mai avuto il minimo contatto non dico sessuale ma neppure vagamente fisico, lo chiamerò Marco, beh, ti giuro, Project, non mi sono mai sentito tanto in imbarazzo come con lui, lo desidero anche sessualmente, vorrei tutto di lui, perché penso che sia proprio un ottimo ragazzo e vorrei passare con lui tutta la vita, se non lo hai capito, ne sono innamorato come non sono mai stato innamorato di nessun altro, ed è per questo che non so mai che cosa fare.

Sono arrivato ad una decisione, la prossima volta gli dirò che gli voglio bene e che quando lo sento al telefono mi sento felice, ma non gli dirò che vado anche in erezione, perché ho paura che possa spaventarsi, un po’ mi sembra una cosa stupida ma potrebbe anche succedere e io non lo vorrei perdere per nulla al mondo. Mi sento timidissimo, come se avessi 14 anni e fossi alla mia prima storia, ma probabilmente sono alla mia storia più importante.

I miei amici mi dicono che Marco non è bellissimo e che c’è di meglio e dovrei guardarmi intorno, ma io con Marco ho parlato più volte e mi è sembrato proprio una grande persona, cioè uno del quale ci si può fidare, uno che fa poche chiacchiere (io forse ne faccio troppe) ma fa quello che dice. Insomma, Marco non è il bel bambolotto da mostrare agli amici ma potrebbe essere il vero compagno di una vita. Domani lo vedrò, Project, e gli farò la mia prima dichiarazione, sono molto esitante, ma qualcosa mi dice che andrà tutto bene. Ti farò sapere.

B. G.
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CONTINUO A SOGNARE AMORE GAY E SESSO GAY

Ciao Project, tu parli di affettività e di sessualità, ok, capisco quello che vuoi dire, però sono due cose che vanno comunque sempre insieme. Mi sono innamorato anche io e profondamente di alcuni ragazzi, forse l’aspetto affettivo era lievemente prevalente, ma dico forse, perché proprio non lo potrei dire, il sesso c’era eccome, trattenuto, frenato, sublimato, tutto quello che vuoi tu, ma c’era eccome. Allora c’erano pure i sogni erotici che oggi non ci sono più, ma allora c’erano e c’era la masturbazione, che invece c’è ancora, che, ok, si poteva fare con i porno ma quando eri innamorato ti bastava la fantasia, se poi su quel ragazzo avevi anche un minimo di ricordi sessuali, e io li avevo, bastava richiamarli alla memoria e non c’era bisogno di niente altro. Se devo essere onesto, non ho mai vissuto rapporti totalmente sublimati, cioè senza fantasie sessuali di nessun genere, anzi le mie storie importanti erano accompagnate sempre e comunque da fantasie sessuali molto intense. Pensa che io avevo avuto anche un ragazza e con le avevo anche avuto rapporti sessuali, ma poi quando mi sono trovato con il primo ragazzo della mia vita, la cosa è stata tutta così diversa, così più intensa, così spontanea, così senza complessi, così totalmente diversa dai rapporti con la mia ragazza, che mi sono detto che non sarei stato mai più con una ragazza e così è stato, perché se uno è gay, sì, può anche fare sesso con una ragazza, qualche volta, ma non è proprio quello che sta cercando. Un ragazzo che ti interessa ti sconvolge, ti crea un trasporto affettivo e sessuale insieme che non ha nessun possibile paragone con un’esperienza etero. Io voglio vivere con un uomo, ho cercato sempre di stare vicino ai ragazzi, di creare con loro legami forti, di amicizia e anche di sesso, il fatto è che non ci sono riuscito quasi mai, un paio di volte sì, ma poi, dopo qualche anno, anche quei rapporti sono purtroppo finiti. Vedo ancora quei ragazzi, ovviamente non per sesso, e con loro sto bene, ma il fuoco della passione, se vogliamo dire così, non esiste più. Ti sembrerà paradossale, Project, ma adesso che ho 36 anni comincio ad avere di nuovo paura di rimanere solo. Chissà perché non riesco a vivere relazioni stabili, non so nemmeno se è colpa mia o no, ma non succede. È come se oggi la voglia di coppia fosse diminuita, nessuno si vuole impegnare, nessuno sui vuole legare. Il sesso più o meno amichevole lo trovi anche, ma un ragazzo da amare no! È proprio una cosa terribile. Certe volte mi sono illuso, pensavo che sarebbe finalmente successo, ma non è successo, o meglio sembrava che fosse successo, ma dopo qualche mese la cosa era del tutto esaurita. Io sogno un ragazzo da amare, da amare in tutti i sensi, un ragazzo col quale vivere una sessualità veramente libera e soprattutto reciproca, cioè mi piacerebbe trovare una vera armonia sessuale, che in pratica non ho mai trovato al 100%, ma vorrei anche un ragazzo col quale condividere la vita ordinaria, le preoccupazioni di lavoro, quelle economiche, i progetti per il futuro. Sto ancora sognando a 36 anni? L’esperienza non mi ha insegnato proprio niente? Dovrei accontentarmi e dire: ok, mi sta bene il primo disponibile, così mi “sistemo”! Proprio come facevano le ragazze bruttine di una volta (se veramente lo facevano). No! Allora sto meglio solo, perché se sto solo almeno sono libero. Essere in due è bello se ci si vuole bene veramente, altrimenti è meglio restare soli, tanto un po’ di sesso senza grandi aspettative lo trovo anche con qualche amico sfigato come me, ed è già successo.

Ti saluto, Pro!

Giovanni81

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SESSO GAY E SENSO DI DOMINIO E DI INTRUSIONE

Ciao Project,
sono un ragazzo di 26 anni e vivo in una grande città del nord, ti scrivo perché ormai da un bel po’ di tempo, diciamo circa tre anni, comincio a pensare che non avrò mai una vita con un ragazzo, perché non mi sento adatto a una vita di coppia. Ci ho provato, ma praticamente in tutti i casi ho finito per tradire il mio ragazzo di turno. Stavo in coppia con uno ma poi arrivavo al sesso con altri ragazzi e alla fine ci restavo malissimo. Le pochissime volte che mi sono innamorato, o forse dovrei dire l’unica volta, ci sono rimasto proprio di merda, per me era una cosa importantissima e invece sono stato trattato a pesci in faccia e adesso, dopo vari tentativi, tutti finiti male per colpa mia, sto cominciando a cercare sesso facile pure con sconosciuti e qualche volta pure a rischio, anzi è come se il rischio mi attraesse e mi facesse dimenticare qualunque prudenza, una specie di sfida con me stesso. So benissimo che il rischio c’è ma finisce che la prendo come una scommessa e mi devo dire che non ho paura. Non dirmi che sono comportamenti da stupido, lo so da me, ma è che quando mi trovo lì, alla fine non mi trattengo. È successo più volte specialmente qualche anno fa, adesso molto meno anche perché magari se si tratta di incontrarli di persona preferisco ragazzi di cui penso di potermi fidare, che magari mi direbbero se hanno tenuto comportamenti a rischio, anche se pure loro si fidano di me e fanno malissimo perché io i miei rischi li ho corsi eccome. Adesso, diciamo che rischio meno perché faccio molto uso di sesso in cam, in pratica ci facciamo le seghe in chat con dei ragazzi che pesco nella chat, intanto non è pericoloso per la salute, e non è cosa da poco, però c’è dell’altro. Il sesso in chat lo fanno in molti, è a rischio zero, e tutto sommato non creerebbe particolari problemi, ma per me le cose sono diverse perché io uso il sesso in chat per provare un senso di dominio sui ragazzi che incontro, per portarli a fare cose che non vorrebbero fare e sono cose di cui mi vergogno molto. Ti faccio un esempio, scelgo quasi sempre ragazzi che stanno in coppia, contatto un ragazzo, poi gli propongo di segarci in cam, lui ci sta e allora gli chiedo di parlarmi prima del suo ragazzo, di dirmi come ce l’ha, che cosa fanno insieme ecc. ecc. e poi gli chiedo una foto spinta del suo ragazzo e in genere a questo punto i ragazzi fanno prima tante storie ma poi le foto me le danno e mi mandano anche video di quando fanno sesso col loro ragazzo. Altre volte quando siamo in chat, voglio che il ragazzo chiami al cellulare il suo ragazzo in modo che io possa vederlo mentre fa sesso al cellulare col suo ragazzo, mentre lui vede me che mi masturbo. Questo è più o meno il quadro, Project, capisco da me che c’è qualcosa che non funziona. Mi eccita molto portare piano piano i ragazzi a cedere e a fare cose che all’inizio non vogliono fare, è come se avessi un potere su di loro e poi c’è una cosa che mi spaventa molto, io non faccio sesso con questi ragazzi perché mi sono innamorato o mi sono preso una cotta per loro, a me di loro non me ne frega proprio niente, mi piace farci sesso e soprattutto sapere che posso avere un potere su di loro. Altre volte è come se mi volessi intrufolare nelle vicende intime dei ragazzi che contatto, come se mi volessi mettere in mezzo tra loro e i loro ragazzi, come se volessi approfittare del mio fascino per metterli in crisi. Ho anche degli amici coi quali ho fatto e faccio ancora sesso qualche volta, non so se mi conoscono a fondo ma non credo, cioè certi comportamenti da me non se li aspetterebbero. Project, ho letto nel forum del sesso come tenerezza, beh, io proprio non riesco a pensare a una cosa simile, per me il sesso è solo sesso ed è molto importante anche perché mi dà un potere su altri ragazzi e mi fa sentire dominatore. Con un mio amico col quale avevo avuto una storia, per quanto mi riguarda soprattutto o solo di sesso e per quanto riguarda lui, forse, anche con un sentimento vero, ho parlato di queste cose. Con lui non ero mai arrivato a fare le porcate che ho fatto e faccio adesso con altri, ma lo avevo portato a sciogliersi molto sessualmente e penavo di averlo veramente dominato, nel senso che non mi diceva mai di no. Beh, adesso ci ho parlato, cioè del sesso come modo di dominare le persone, e mi ha detto che non si è mai sentito dominato e non ha nemmeno pensato di essere lui a dominare, solo che queste idee di potere sull’altro a lui non erano mai passate per la mente, parlarci mi ha messo in crisi, perché io non riesco ad innamorarmi di nessuno e penso che un ragazzo non mi basterebbe mai. Con questo mio amico parlo di tutto, soprattutto di sesso, di quello che faccio con gli altri ragazzi, diciamo che vorrei farlo eccitare così, soprattutto perché sentirei di avere un potere su di lui, ma mi dice che ha sempre dato per scontato che io avessi la mia vita sessuale e che lui mi vuole bene così come sono, perché sono per lui una persona fondamentale. Quando mi dice queste cose al telefono io chiudo la conversazione perché non so e non voglio costruire una cosa che ha una base affettiva vera, ne ho paura e poi, per essere onesti fino in fondo, questo mio amico, per me, non è proprio il massimo come attrattiva sessuale. Che devo fare per avere una vita sessuale normale? Prima di tutto per mettere da parte del tutto l’idea di accettare il rischio che invece mi affascina, non lo so, forse per una qualche spinta autodistruttiva, e poi come fare per vivere il sesso in modo normale? Cioè senza l’idea del dominio, senza dover entrare nella vita intima dei ragazzi che si fanno una sega in cam con me. Loro sono tentati da me perché sono abbastanza un bel ragazzo, e finiscono per fare quello che non vogliono mettendo in mezzo i loro ragazzi e poi si sentono il colpa e allora li pianto lì. Perché non riesco a innamorarmi di nessuno? Perché non riesco nemmeno a farmi una “normale” sega in cam? Certe volte mi faccio schifo da solo ma non so come uscirne. Che ne pensi, Project?
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Dopo avere letto con attenzione la tua mail ti avevo mandato il mio contatto skype, avevo abbozzato una risposta e aspettavo di rifinirla prima di postarla. Poi ieri notte mi hai aggiunto su skype e abbiamo parlato a lungo. Beh, ho cancellato la bozza di risposta che avevo preparato e ho cominciato a preparare una nuova risposta, non perché ci fosse qualcosa da aggiungere a quello che ci siamo detti su skype, ma perché potrebbe essere utile anche a tanti altri ragazzi. Come ti ho detto ieri, parlando con te direttamente ho trovato molti elementi di riflessione che dalla mail non emergono. In primo luogo hai un’attenzione verso i tuoi amici che ti porta a non fare sesso con loro se non hai la certezza documentata dal test di non poterli contagiare di hiv. Adesso non hai questa certezza al 100% e quindi niente sesso, perché non vuoi mettere a rischio persone che ti vogliono bene. Un ragionamento di questo genere è di alto profilo e fa pensare che tu abbia eccome un controllo razionale delle tue azioni. Resta però il fatto che tendi a rimandare il test nel tempo, cosa che non ha senso, perché devi pensare anche alla tua salute e se hai anche il minimo dubbio non devi rinviare il test. Ho notato che tendi a svalutarti e a dire che in fondo il tuo destino non conta nulla perché tutti quelli coi quali sei stato alla fine ti hanno cacciato a pedate, ma le cose non stanno affatto così, da quello che mi hai detto, hai amici che a te ci tengono eccome e te lo fanno anche capire e d’altra parte anche tu vuoi bene a questi amici al punto di non fare sesso con loro quando ne hai voglia se pensi che ci possa essere anche un minimo rischio. Sembra quasi che tu cerchi nel sesso un sostituto dell’affettività e nello stesso tempo che tu cerchi di rendere il sesso qualcosa che sia il più lontano possibile dall’affettività. Hai paura di costruire una vita stabile di coppia, è come se tentassi di esorcizzare questa eventualità cercando ragazzi coi quali avere contatti molto superficiali e soprattutto cerchi di vedere nel sesso un mezzo di dominio, quasi fosse una rivalsa alla mancanza di affetto. Parlare con te ieri sera aveva un senso e si capiva, era un dialogo molto serio e molto vero, niente a che vedere con i discorsi che mi capita di fare con ragazzi che ormai hanno creato una vera dipendenza rispetto al sesso. Ti autoaccusi di tradimento, ok, è successo, e allora che si fa? Si dice che siccome è successo, magari più di una volta, sarà sempre così? E poi, da quello che dicevi, ho avuto più volte l’impressione che tu ti sia messo in coppia con un ragazzo quasi sempre per esorcizzare la solitudine affettiva. All’inizio funzionava ma dopo non funzionava più e allora mantenersi fedeli a un rapporto nel quale non si crede più è difficile come è pure difficile interrompere quel rapporto. Io penso che tu abbia delle enormi potenzialità riguardo alla vita affettiva, che non è detto che debba essere in una coppia fissa, per esempio coi tuoi amici tu vivi dei rapporti affettivi non superficiali, con un po’ di sesso quando capita, ma non sono banalità e si vede dal fatto che durano negli anni e dal fatto che di quei ragazzi hai stima e provi anche tu affetto per loro. Il sesso ti attira, beh, mi sembra ovvio, è una delle forze più potenti della vita, in tutto questo non c’è nulla di assurdo. In tuto questo non c’è nulla di strano né di male, il male è il danno che si fa ad un’altra persona, vedi per esempio mettere in crisi i ragazzi che trovi in chat spingendoli a fare cose che non vogliono fare. Però, te lo ripeto, è successo, e adesso bisogna guardare avanti. Io credo che tu possa eccome avere una vita felice e penso che i tuoi amici a te ci tengano veramente. Non sei in coppia? Beh, non fa niente, si vive bene lo stesso, però, ti prego soprattutto di una cosa: fai il test senza rimandare, così elimini il tarlo del dubbio che ti lavora nel cervello, e poi usa sempre il preservativo, deve diventare proprio un automatismo mentale perché non devi metterti a rischio. Dici che il sesso orale col preservativo non ha senso, capisco che possa sembrare molto strano ma correre rischi seri per non usare il preservativo sarebbe una vera follia e poi, se ti trovi con un ragazzo e vi viene in mente di avere un momento di intimità, beh, la masturbazione reciproca non è pericolosa se non c’è contatto tra lo sperma o il liquido pre-spermatico di uno e le mucose dell’altro ragazzo, voglio dire che è sesso anche quello e può essere molto gratificante, se vissuto in un’atmosfera affettiva, quindi non vale proprio la pena di correre rischi col sesso orale senza protezione. Insomma, non è facendo discorsi fatalistici che si evitano i rischi sostanziali ma usando il cervello prima. Non buttarti giù con i sensi di colpa e guarda avanti, sei una persona di valore che ha fatto qualche cosa che non doveva fare, ma non ti credere una pecora nera, nell’armadio chiuso di moltissime persone ci sono ricordi di episodi ben più pesanti di quelli ai quali ti riferisci tu, quindi: girare pagina e guardare avanti con ottimismo!
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