GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”

Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”

Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.

Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.

Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:

“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”

“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”

“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”

Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.

È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.

Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.

Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.

Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”

Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.

Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”

Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.

Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!

Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.

Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.

Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”

Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.

Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.

Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.

L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.

Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.

Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.

art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.

In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6750

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PAPA FRANCESCO NON SA CHE COSA SIA L’OMOSESSUALITA’

Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si è espresso:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è … ci sono tante cose da fare… con la psichiatria o.. , o… per vedere come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere…”

Mi chiedo senza spirito di polemica come possa un Papa non avere la più pallida idea di che cosa sia realmente l’omosessualità.

Nella classificazione dei disordini mentali e comportamentali contenuta nella decima formulazione del documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della malattie (ICD-10), l’omosessualità non è più in alcun modo considerata una malattia e si riconosce l’esistenza di forme distoniche di tutti gli orientamenti sessuali. L’omosessualità eco-distonica è una omosessualità riconosciuta dal soggetto ma non accettata. Se un omosessuale, pienamente cosciente di essere omosessuale, entra in conflitto col suo orientamento sessuale per ragioni religiose, morali o sociali e desidera cambiare orientamento sessuale, si dice che la sua è una omosessualità ego-distonica. Questa categoria è ormai desueta e l’omosessualità ego-distonica non è più classificata come disturbo mentale, ma come semplice disagio dovuto a ragioni culturali o sociali. L’ICD-10 è stato approvato dalla 43esima Assemblea della OMS nel maggio del 1990 ed è entrato in uso negli Stati aderenti alla OMS dal 1994. È attesa la pubblicazione del l’ICD-11 entro il 2018, e si prevede che sia completamente eliminato qualsiasi riferimento alla omosessualità anche ego-distonica.

Il mantenimento della categoria di “Omosessualità ego-distonica” ha alimentato il florido mercato delle terapie di conversione mirate al riportare gli omosessuali alla eterosessualità, perché queste pratiche aberranti erano considerate ufficialmente forme di cura per una “malattia” e quindi erano rimborsabili dalle assicurazioni sanitarie o dai servizi sanitari nazionali, ove presenti.

L’omosessualità era stata eliminata fin dal 1973 dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual del American Psychiatric Association (APA)), dopo un percorso molto tortuoso in cui resistenze di tipo ideologico, opportunismi politici e interessi economici si intrecciavano in vario modo, in un territorio di confine in cui la scienza (psichiatria) rischiava di perdere anche l’apparenza dell’oggettività. Rinvio a questo proposito a un bell’articolo di Jack Drescher: Out of DSM: Depathologizing Homosexuality https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/ che illustra il percorso che ha portato alla depatologizzazione della omosessualità da parte dell’APA.

Riporto qui di seguito un documento fondamentale in tema di terapie riparative:
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Organizzazione Panamericana della Sanità
Ufficio Regionale della
Organizzazione Mondiale della Sanità

“CURE” PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione

Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come “diversi”. Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull’intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una “deviazione” o il risultato di un “difetto di sviluppo”.

Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.

Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l’applicazione di teorie e modelli che vedono l’omosessualità come una “deviazione” o una scelta che può essere modificata attraverso il “potere della volontà” o attraverso presunti “supporti terapeutici”.

In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte “cliniche” o “singoli terapeuti”, di servizi volti a “curare” l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come “riparativo” o “terapia di conversione.”1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell’etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale (“Protocollo di San Salvador”) 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L’omosessualità come variante naturale e non patologica

Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l’omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3 I professionisti concordano sul fatto che l’omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali l’omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l’omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L’inefficacia e la nocività delle “terapie di conversione”

Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell’efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l’espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l’American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di “conversione”.5 Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell’orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l’intenzione di cambiare l’orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un “difetto” e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell’etica medica: “In primo luogo, non fare del male”. Si tratta di una lesione del diritto all’integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani

Come fattore aggravante, le “terapie di conversione” devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi “riparativi” contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di “stupro riparativo”, soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto “terapeutico” è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione

Gli operatori sanitari che offrono “terapie riparative” aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione – con l’eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come “devianti” non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie “riparative” o ” di conversione” non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:

I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.

Le terapie “riparative” o “di conversione” e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.
Le istituzioni che offrono tali “trattamenti” al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7

Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima.
Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all’integrità personale, alla salute, e all’uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:

Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l’eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all’eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.

La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all’interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l’isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.

Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.

Le molestie omofobe e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:

Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale.

Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

L’applicazione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione” deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:

La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.

L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.

L’uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l’omosessualità (in virtù del fatto che l’orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.
La pubblicità che incita all’intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.

La pubblicità diffusa da “terapeuti”, “centri di cura”, o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l’orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:

Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione”.

I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di proteggere l’integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.

Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.
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1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/co/CCPR.C.ECU.CO.5.doc&gt;
Human Rights Council (2011). Discriminatory Laws and Practices and Acts of Violence Against Individuals Based on Their Sexual Orientation and Gender Identity (A/HRC/19/41), paragraph 56. <http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/AHRC-19-41_en.pdf&gt;
Human Rights Council (2011). Report of the Special Rapporteur on the Right of Everyone to the Enjoyment of the Highest Attainable Standard of Physical and Mental Health (A/HRC/14/20), paragraph 23.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf&gt;
United Nations General Assembly (2001). Note by the Secretary-General on the Question of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (A/56/156), paragraph 24. <http://www.un.org/documents/ga/docs/56/a56156.pdf&gt;
2 I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.
3 American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies): Position Statement. <http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200001.aspx&gt;
Anton, B. S. (2010). “Proceedings of the American Psychological Association for the Legislative Year 2009: Minutes of the Annual Meeting of the Council of Representatives and Minutes of the Meetings of the Board of Directors”. American Psychologist, 65, 385–475.
<http://www.apa.org/about/governance/council/policy/sexual-orientation.pdf&gt;
Just the Facts Coalition (2008). Just the Facts about Sexual Orientation and Youth: A Primer for Principals, Educators, and School Personnel. Washington, DC. <http://www.apa.org/pi/lgbc/publications/justthefacts.html&gt;
4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.
American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.
5 APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.<http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf&gt;
6 Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/Informe%20Sombra%202009%20LBT.pdf&gt;
Centro de Derechos Económicos y Sociales (2005). Tribunal por los Derechos Económicos, Sociales y Culturales de las Mujeres.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/TRIBUNAL%20DESC%20ECUADOR%20MUJERES.pdf&gt;
7 Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.
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Ovviamente Papa Francesco non conosce questi documenti ma solo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Avrà anche coraggio nel lottare contro la pedofilia ma non ha assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità. D’altra parte la Chiesa sembra suggerire ancora oggi, stando alle parole del Papa, una terapia riparativa da applicare in età molto anticipata.

Per capire che cosa sono in concreto le terapie riparative vi consiglio la lettura di in reportage giornalistico molto documentato concernente le “terapie riparative della omosessualità” ossia le terapie che i gruppi cattolici consigliano per risolvere il problema della omosessualità (http://progettogaytest.altervista.org/t … rative.htm) tutto sotto la supervisione di un professore di psicologia della Pontificia Università Gregoriana.

Già in altra occasione ho avuto modo di accennare alla gaia scienza di sedicenti scienziati, ma qui la cosa è più seria perché dietro queste cose c’è l’avallo della Chiesa e non si tratta quindi del solito guru isolato. In queste cose sono coinvolti uomini di Chiesa. Sono personalmente convinto che il messaggio cristiano sia una cosa serissima, o meglio una cosa che, se presa seriamente, è una cosa serissima, e ho conosciuto uomini di Chiesa che hanno veramente speso la vita per il prossimo. Mi chiedo come sia possibile che le cose che sono descritte nell’articolo ottengano l’avallo della Chiesa. Come sia possibile che un ragazzo di 15/16 anni e ancora peggio un ragazzino debba subire per volontà dei genitori una farneticante terapia “riparativa dell’omosessualità” queste cose non sono solo immorali ma sono al limite del codice penale.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6649

CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.

Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.

Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.

Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)

“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:

A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.

La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.

È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).

Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.

Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).

Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.

Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.

Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”

Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:

“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 

251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 

[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”

Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:

“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.

Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.

Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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OMOSESSUALI E AMOR PLATONICO

I capitoli di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi costituiscono il nucleo del pensiero di Raffalovich sulla omosessualità ma hanno anche una notevole importanza storica perché permettono di capire le lontane radici delle posizioni che saranno poi fatte proprie dalla chiesa cattolica sullo stesso argomento.

Raffalovic chiarisce che cosa sia l’amor platonico secondo Platone, si sofferma poi ad esaminare gli amori platonici della sua epoca e cerca anche di darne una spiegazione non priva di interesse.

Per descrivere che cosa sia l’amor platonico secondo Platone, Raffalovich cita ampi passi del Fedro, nei quali si definiscono due tipi di amore, uno filosofico e l’altro onorevole, naturalmente entrambe le forme d’amore si riferiscono all’amore pederastico (rinvio per chiarire il concetto di pederastia a John Addigton Symonds “Un problema di erica greca” http://gayproject.altervista.org/etica_greca.pdf): l’amore filosofico mira al miglioramento di sé e del proprio amato, si basa sul sentimento dell’attrazione verso il simile, prevede forme di affettività come le carezze o il condividere il letto, ma esclude le carezze sessuali e, ovviamente, qualsiasi forma di rapporto sessuale o di masturbazione; l’amore onorevole, prevede anche la possibilità di rapporti sessuali “di tanto in tanto, ma il meno possibile”, purché finalizzati a realizzare un bene metafisico. In questo caso, siccome a detta di Platone, il rapporto nasce dalla passione, c’è un elemento caratterizzante che distingue l’amore onorevole dall’amore comune, finalizzato al piacere, ed è la “fedeltà” anche quando la passione viene meno (una specie di matrimonio indissolubile).

Platone descrive anche i destini delle anime degli amanti filosofici e di quelli onorevoli. I primi, dopo la morte, metteranno le ali e voleranno subito verso la verità, i secondi, non avranno subito le ali ma solo qualche piuma, e gireranno nel cielo, sopra la terra, per novemila anni e soltanto dopo, metteranno “insieme” le ali, perché sono stati amanti fedeli, e voleranno verso la verità. Gli uomini comuni, invece dovranno rimanere sulla terra o sotto di essa, perché hanno ceduto alle passioni vili.

Va detto che una visione simile del destino ultraterreno delle anime si trova anche nel Somnium Scipionis di Cicerone, ma per Cicerone sono le virtù civili e militari che innalzano gli uomini alla felicità eterna, per Platone, invece, e l’amor platonico, cioè la continenza sessuale e non va sottolineato che Platone non si riferisce affatto all’amore coniugale, che non è nemmeno preso in considerazione, ma solo all’amore pederastico. Per avere un esempio lampante di amor platonico ci si può riferire alla vicenda di Fedone.

Diogene Laerzio, nel secondo libro delle Vite dei filosofi, ci fornisce qualche notizia su Fedone, in realtà ben poco sulle opere e meno ancora sulla sua biografia, dice che era di Elide (l’estremo occidente del Poloponneso), lo considera un eupatride, quindi un nobile, sappiamo da altre fonti che sarebbe stato catturato in guerra in uno scontro tra Elei e Spartani, probabilmente nell’ambito della battaglia di Manitinea (418 a.C.) All’epoca poteva avere più o meno vent’anni, fu poi venduto ad un mercante di schiavi. Diogene Laerzio afferma che fu costretto a stare in una casa di prostituzione, riuscì comunque a prendere contatto con Socrate e questi, insieme con Alcibiade e Critone, trovarono il denaro necessario e lo riscattarono, da qual momento Fedone, divenuto uomo libero, fu uno dei discepoli di Socrate e si dedicò alla filosofia.

Altre fonti affermano che dovette servire nella casa del mercante di schiavi, ma un giorno, mentre Socrate era ospite di quel mercante, rispose ad una domanda di Socrate, il quale colpito dalla bellezza e dell’intelligenza del ragazzo, lo riscattò e ne fece un suo discepolo. Le due versioni della storia sono comunque sostanzialmente conciliabili. All’epoca dell’incontro Socrate poteva avere 52 o 53 anni e Fedone poteva averne 21 o 22.

Platone intitola a Fedone il dialogo sull’immortalità e mostra Fedone accanto a Socrate al momento della morte del maestro. Direi che questo è un esempio emblematico di amor platonico, anche se non segue alla lettera il modello tracciato da Platone.

È ben noto che il pensiero filosofico cristiano affonda le sue radici nel platonismo e chiaramente, anche se paradossalmente, la teoria dell’amor platonico contenuta nel Fedro diventa un sostegno importante per la teorizzazione della castità come ideale del matrimonio. Si tratta in realtà di contenuti inconciliabili, che hanno in comune solo la dimensione metafisica e l’ideale della castità, ma che si riferiscono a dimensioni storiche e a fatti concreti che non hanno nulla in comune. Piace tuttavia a Raffalovich svolgere sulla base del Fedro di Platone la sua personale apologia della castità. C’è in Raffalovich ben chiara l’idea che sarà poi fatta propria dalla chiesa cattolica in tema di omosessualità: l’omosessualità in sé è un dato di fatto ma è comunque una inclinazione disordinata, l’omosessuale può far parte della chiesa solo se è casto.
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L’amor platonico

Prima di parlare degli amori platonici e della decentralizzazione sessuale, citerò un brano di Platone sull’amor platonico. Non bisogna confonderlo con gli amori platonici.

L’amore platonico è o filosofico o onorevole. Quando è filosofico o quando è onorevole, comprende, sottintende l’amicizia-passione, il desiderio virtuoso di essere migliore e di rendere qualcuno migliore, a qualsiasi costo.

La soddisfazione fisica dell’amor platonico è la condivisione del letto dell’amato. Nell’amore filosofico questa intimità fisica comporta tutte le carezze, salvo quelle sessuali; nell’amore onorevole essa comporta di tanto in tanto la pratica dei piaceri sessuali, il meno possibile, e bisogna che questi piaceri siano comunque ricercati, desiderai, cari, e siano in ogni caso l’espressione, mal scelta forse, di virtù e tenerezze immateriali.

Gli uranisti hanno un ideale, un dio, dice Platone, ed essi “cercano un giovane uomo della stessa natura, e quando lo trovano, allora, imitando il loro dio, e spingendo questo giovane ad imitarlo, fanno in modo che si avvicini per quanto possibile al modello la cui idea è sempre presente nella loro mente. Si applicano a questo con tutte le loro forze, senza mai abbandonarsi all’invidia o ad alcuna malevolenza poco generosa verso i loro amati, per renderli simili a se stessi e alla divinità che onorano, ecco il fine costante dei loro desideri e dei loro sforzi.”

“Questo è lo zelo di quelli che amano veramente; il loro successo è una sorta di iniziazione; e per colui che ne è l’oggetto, una tale passione non può che essere motivo di onore e di felicità, quando egli è sensibile e si lascia soggiogare… E alla fine accade che il giovane uomo naturalmente disposto ad amarlo arriva a condividere i sentimenti di colui da cui riceve atti di adorazione… Il tempo che scorre, l’età, la necessità lo persuadono infine ad ammetterlo alle dolcezze di una dolce familiarità; perché non è mai stato scritto nel libro del destino che due malvagi possano amarsi né che due uomini onesti possano non amarsi. Appena questo giovane uomo è in rapporto col suo amante, ha accettato i suoi discorsi e la sua persona, la passione dell’amante riempie di ammirazione l’oggetto amato che capisce che l’affetto dei genitori e di tutti gli amici insieme non è nulla in confronto con quello di un amante ispirato. Dopo qualche tempo, a forza di vedersi e di toccarsi, sia nei ginnasi, sia negli altri luoghi di incontro, … ecco dunque che anche il giovane uomo ama, ma non sa chi; non conosce la natura del suo affetto, e non saprebbe esprimerla; come colui la cui vista è indebolita per avere guardato degli occhi malati cerca in vano la causa del suo male, senza saperlo, egli vede la propria immagine negli occhi del proprio amante come in uno specchio. In sua presenza, come lui, non sente più il dolore, in sua assenza lo rimpiange tanto quanto lui stesso è rimpianto; ha un Antieros, immagine di Eros.”

“Ma egli non crede affatto che la sua affezione sia amore; la chiama, la crede amicizia. Allo stesso tempo egli desidera quasi altrettanto che il suo amante, anche se un po’ meno, di vederlo, di toccarlo, di abbracciarlo di condividere il suo letto…”

“Il giovane uomo, trascinato dal desiderio che pure non conosce, stringe il suo amante tra le sue braccia, lo abbraccia, lo accarezza nel modo più tenero, e ogni volta che riposano così vicini uno all’altro, è incapace di rifiutare al suo amante i favori che questo gli domanda… Se dunque la parte più nobile dell’intelligenza riporta una così bella vittoria[1] e li guida verso la saggezza e la filosofia, i due amanti passano nella felicità e nell’unione delle anime la vita di questo mondo, padroni di se stessi, regolati nei loro costumi, perché hanno asservito quello che portava il vizio e liberato quello che ispirava la virtù. Dopo la fine della vita riprendono le loro ali, e si innalzano con leggerezza, vincitori in uno dei tre combattimenti che noi posiamo veramente chiamare olimpici… Ma se hanno scelto un genere di vita meno nobile, contrario alla filosofia ma non all’onore, accadrà certamente che, per mezzo dell’ubriachezza o di qualche altra negligenza, i loro due corsieri sfrenati, non trovando le anime in guardia, le condurranno insieme verso una stessa finalità; e allora, faranno la scelta più degna di invidia agli occhi della moltitudine, e mireranno solo al piacere.”

“E quando si saranno soddisfatti, rinnoveranno più e più volte i loro piaceri, ma soltanto di tanto in tanto. Le loro azioni non sono approvate dall’intelligenza tutta intera. Il loro legame è ancora dolce, benché meno forte di quello dei puri amanti, finché dura la loro passione; e quando essa è cessata, dato che credono di essersi scambiati il pegno più prezioso ossia una mutua fedeltà, non si permettono di scioglierne i nodi per fare spazio all’odio. Alla fine della loro vita le loro anime escono dal copro senza ali verso la verità, ma avendo già messo qualche piuma, in modo da essere ancora ben ricompensati per essersi abbandonati al delirio dell’amore: perché non è nelle tenebre e sotto terra che la Legge invia quelli che hanno già cominciato il viaggio celeste; al contrario essa assicura loro una vita brillante e piena di felicità e, quando ricevono le loro ali, le ricevono nello stesso momento a causa dell’amore che li ha uniti. Questi sono, o giovane uomo, i grandi, i divini vantaggi che ti procurerà la tenerezza di un amante. Ma il commercio di un uomo senza amore, temperato da una saggezza mortale, occupata da preoccupazioni frivole, non facendo germogliare nell’anima dell’oggetto amato se non una prudenza servile, che può ben apparire una virtù agli occhi della moltitudine, fa vagare l’anima, privata di ragione, per novemila anni sulla terra e sotto terra.”

Questa sublime visione della gerarchia dell’amore unisessuale termina col desiderio di essere liberati dall’incertezza per consacrare tutta un’esistenza all’amore approvato dalla filosofia.

Si comprendono i pericoli di questa gerarchia per l’invertito effeminato, per l’eterosessuale curioso;[2] ma soltanto essa classifica e giustifica gli uranisti. In alto l’eroe casto, anche se fervente, poi l’amante fervente, fedele e appassionato; gli altri appartengono alla morale corrente, all’andamento della giornata.
Il rimprovero di immoralità che certi lettori hanno forse già sulle lor labbra sarebbe facilmente respinto da Platone e dalla scienza. Dato che l’uranismo esiste, dato che l’inversione può essere acquisita, non è forse meglio scoprire una morale unisessuale? Essa aiuterà almeno i filosofi e gli uomini degni d’onore. La morale (o l’immoralità) comune servirà agli altri. Ho citato questo brano anche per mostrare la grande differenza tra l’amore platonico unisessuale e l’amore coniugale o casto eterosessuale. L’uomo che volesse forgiare la donna seguendo il suo dio, seguendo lui, sarebbe un infelice, un insensato. La donna non può diventare un uomo moralmente, intellettualmente, psichicamente. Non c’è spazio sufficiente nell’amore eterosessuale per l’amore della similarità ideale. Ed è proprio lì che l’uranismo trova la sua spiegazione superiore, metafisica.

Amori platonici

Gli amori degli uranisti sono molto frequentemente senza soddisfazione sessuale. Bisogna ricordarsi che le passioni che non finiscono in un atto sessuale o in una serie di atti sessuali, sono più violente e più durevoli. Il desiderio riveste così tante forme che spesso non lo si riconosce, e ci vuole del tempo perché l’uomo innamorato si accorga che il suo amore casto è legato a un desiderio fisico. Se l’affetto casto è sufficientemente forte e sviluppato, il desiderio fisico si smusserà poco a poco. Ci sono così dei solidi rapporti tra uomini i cui corpi non si sono abbastanza compresi ma le cui anime si comprendono molto meglio. Un uranista superiore e convinto e un eterosessuale casto, o diventato o ridiventato casto, possono in questo modo arrivare ad un amore assolutamente puro, essendo passati attraverso ogni tipo di fasi curiose. Da sempre un uomo sa astenersi dal possedere una donna che ama se nessun altro la possiede. Succede lo stesso nell’amore unisessuale per un eterosessuale, o per un asessuale o per un asceta.
L’uranista e l’eterosessuale arrivano così a gustare questo affetto platonico che è l’ideale di certi uomini e di certe donne, senza la preoccupazione che produce la differenza sessuale dal punto di vista sociale e mondano, e con in più un pudore che non è mai abbastanza tra gli uomini. E questo finisce nell’amicizia e nella devozione.

Tutte la passioni uraniste che sono state innocenti e infantili, non finiscono affatto sempre così bene, ma spesso in un modo diverso. Gli amori uranisti, come gli altri, si esasperano quando vengono compressi, e si vedono amori di questo tipo spiritualizzarsi man mano che le difficoltà diminuiscono, e sessualizzarsi quando aumentano. Così talvolta degli uomini (soprattutto giovani) calunniati a torto e costretti a separarsi hanno solo allora ceduto a capricci sessuali uno per l’altro e hanno rovinato ciò che restava loro di affetto.

Si notano costantemente ragazzi giovani o anche giovani uomini che camminano allacciati, e io penso che si farebbe loro più male che bene, si si volessero costringere le loro attitudini, le loro espressioni di affatto. Gli uomini più corretti hanno avuto nella loro infanzia o nella loro giovinezza delle vere passioni di entusiasmo o di ammirazione o di infatuazione, e le si sarebbe rese pericolose ostacolandole. Ebbene, certi invertiti dal cuore tenero, ingenuo, sensuali più che sessuali, continuano ad amare con questa tenera, ingenua, infantile, affettuosa, voluttuosa amicizia amorosa. Per loro l’ideale consiste nello stringersi la mano, nel camminare faccia a faccia con l’amico, ecc. ecc.. I loro slanci sessuali allora si spengono, ed essi non si sentono più asserviti alla loro sessualità, hanno tutte le gioie di un primo amore idillico e senza sesso. È questo che perseguono per tutta la vita e trovano altrettante difficoltà, altrettante insidie, altrettante calunnie che se ricercassero dei coiti illegali. Sono comunque uranisti, uranisti soprattutto casti, soprattutto fraterni o paterni, eccellenti se non li si perseguita fino a farli rifugiare nel vizio. Quando sono intelligenti, lavorano e arrivano a risultati significativi. Quando sono deboli si sacrificano agli altri, oppure si buttano nelle turpitudini che si avvicinano a loro e si suicidano fisicamente o moralmente. Ci sono uomini che possono prendere in considerazione il vizio ma che non possono abituarsi ad esso. Sono loro che soffrono di più dell’ipocrisia, dell’ignoranza, della stupidità dei non invertiti come degli invertiti. Qualche volta imparano una bontà quasi apostolica.
Quando non hanno la forza di astenersi dalla carezze simboliche (dato che per loto tutto diventa simbolico, ogni contatto, ogni sfioramento, qualsiasi intimità verbale anche insignificante), a meno che non trovino un compagno il cui cuore è ben saldo, sono esposti a tutte le delusioni, meritate e immeritate. In cambio del loro pudore, della loro castità, del loro amore, ricevono il ridicolo di tutte le accuse possibili. E si meravigliano, non sapendo che l’amore unisessuale senza unione corporale non è visto meglio dagli uomini dell’amore unisessuale con unione corporale.

Non sarebbe esatto o saggio confondere con questi amori esaltati le amicizie entusiastiche, o giovanili o tenere; questi amori e queste amicizie si somigliano, ma l’eterosessuale conosce solamente l’amicizia appassionata e non l’amore-amicizia appassionato. Non bisogna dunque spaventarsi di ogni piccola stravaganza, di tutti i pudori del sentimento e neanche delle infatuazioni. Si vedono uomini molto seri interessarsi ardentemente ad altri uomini meno seri; le cause e i risultati di queste simpatie, invece di essere biasimati, possono essere desiderabili, lodevoli e utili. Quando non si ha né il diritto né il potere di sapere, non si dovrebbe sospettare.
Oggi, che si parla tanto di unisessualità in tanti ambienti, bisognerebbe scrivere un lungo capitolo sulla maldicenza e la persecuzione. Gli indipendenti e i timidi devono soffrire molto; ma soffrire di meno dipende solo da loro. Ecco alcune semplici regole di condotta: non ascoltare le maldicenze, non permettere certe conversazioni in loro presenza, certi scherzi, non fingere vizi che non hanno, in una parola un’attitudine ferma e intelligente, e molte lamentele taceranno.

Localizzazione sessuale e decentralizzazione sensuale

Non potrei nemmeno indicare le lacune della nostra conoscenza della psicologia sessuale, senza parlare di quello che chiamerò localizzazione sessuale e decentralizzazione sensuale. Io so che rasento zone pericolose, trappole, ma credo sia utile che io non mi spaventi.

Nell’infanzia (dicono certi uranisti) c’è una decentralizzazione sessuale, per così dire. Il bambino non ha affatto, in molti casi, una sensazione sessuale localizzata, quando ha le braccia intorno al corpo del suo piccolo amico o quando tiene la mano del suo domestico. Certi bambini possono avere più precocemente di altri degli slanci sessuali localizzati, in quei momenti che riempiono di delizie o di pace un piccolo uranista. La sessualità, la sensualità, non è ancora localizzata a otto, nove, dieci o undici anni. Più tardi queste carezze, questi contatti, questa mano del domestico, produrranno nel bambino appena pubere un desiderio virile, in quanto fallico, femminile in quanto egli aspira a donarsi, a prestare il suo copro all’uomo, non importa dove, non importa come. Quando sopravviene l’adolescenza, questi desideri fisici si possono di nuovo ridurre, possono decentralizzarsi. Tutto quello che diverte, interessa, accattiva, occupa l’adolescente, riduce il dominio del pungiglione fallico. Con il loro amico prescelto, le conversazioni, le tenerezze, le lunghe intimità incatenano, sopprimono, annientano quasi questa pungente insurrezione della carne. Tra ragazzi giovani le intimità sospette possono non aver fatto neppure un passo in avanti rispetto alle intimità dell’infanzia; essi si producono reciprocamente la sensazione di essere tornati all’innocenza infantile. È questo che impedisce a tanti uomini di dimenticare le loro amicizie adolescenziali. In collegio, spesso, c’è più unisessualità fisica tra indifferenti che non si parlano nemmeno che tra dei teneri. La tenerezza sembra arrestare lo slancio sessuale. Più tardi ancora, se essa non si interrompe, lo fa passare addirittura inavvertito. Alcuni uranisti affermano che in uomini già grandi o anche la maturi, la tenerezza, se essa fosse opportuna e consentita, continuerebbe a rallentare, a nascondere lo slancio sessuale, a disseminarlo fra tutti i sensi. Il rilassamento sessuale non sarebbe più un atto sessuale breve o vietato o difficile, ma sarebbe un’emozione cerebrale che si distilla più che gocciolare. Questi uranisti assicurano che la pace che i sessuali localizzati provano dopo aver raggiunto la voluttà, arriva per loro senza essere passata attraverso il cammino della voluttà fisica locale, e che questa pace è assolutamente comparabile con quella e comporta anzi una felicità in più. E questi sono uomini completamente virili, fallici, sensuali, e che hanno amato fisicamente e probabilmente ameranno ancora in questo modo. Non è dunque l’impotenza che li fa parlare così.

E non si tratta di una semplice amicizia. C’è o una paralisi della sensazione sessuale localizzata, o una decentralizzazione, perché questi uomini, mentre dura questa tenerezza diffusa non hanno rapporti sessuali né con uomini né con donne e non hanno il desiderio di onanizzarsi. Ma quando sono gelosi o vengono ingannati o pensano di esserlo, la sensazione sessuale locale si risveglia imperiosa.

Si darebbe una spiegazione alle passioni platoniche, fiammeggianti, e che comunque lasciano l’apparato sessuale quasi completamente quiescente, se si utilizzassero queste osservazioni. Si capirebbero le devozioni irresistibili e le imprudenze di certi uranisti. Essere casti quando amano o far durare tanto quanto il loro amore il rilassamento amoroso e l’esaltazione, ecco la loro aspirazione. Gli uomini la ostacolano, sia creandole impedimenti sia calunniandola, sia assimilandola a tutte le altre aspirazioni sessuali. La sua base è indubbiamente unisessuale, ma le sue soddisfazioni sono così disperse che sfuggono all’analisi e non si possono riconoscere.

La morale ufficiale inglese perseguita questa manifestazione, portata alla quintessenza, dell’uranismo con una pazienza e un odio inimmaginabili se non si conosce il terrore inglese di essere vittima di un’ipocrisia. L’ipocrisia intellettuale e sentimentale degli Inglesi (così fantasiosa, così inverosimile, così basilare per il loro protestantesimo e il loro agnosticismo, il Moloch al quale immolano i loro bambini e i loro atteggiamenti pubblici) li lascia molto sospettosi, paurosi tanto di apparire ingannati quanto di avere ingannato. Il giornalismo inglese e la letteratura corrente dimenticano solo raramente il possibile rischio di confondere l’uranismo casto con il comune cameratismo.

Ci sono dei momenti in cui questa ammirevole e pudica Inghilterra mi fa l’effetto di un giovane uomo (di un romanzo di Catulle Mendès) che non tralasciava mai di recitare le litanie della Vergine quando i suoi amici lo masturbavano o quando una donna lo riceveva.
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[1] Grazie al pudore e alla ragione l’amante ideale non accetta.
[2] Nota di Project: – Si tratta di una delle primissime volte in cui viene usata questa espressione: “eterosessuale curioso” che avrà in seguito molta fortuna.

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RAFFALOVICH: RUOLO STORICO DELL’INVERSIONE [sessuale]

Il brano del trattato di André Raffalovich “Uranisme ed Unisexualité” che potete leggere qui di seguito nella mia traduzione, nonostante il titolo, che sembra prefigurare un’analisi generale del ruolo dell’omosessualità nella storia, è sostanzialmente una riflessione sul rapporto tra Cristianesimo e omosessualità in una prospettiva tipica di Raffalovich. In buona sostanza, se Platone ha fornito un ideale agli omosessuali “superiori”, cioè a quelli che sono capaci di autocontrollarsi, secondo la definizione di Raffalovich, il Cristianesimo non ha fatto che proseguire sulla stessa strada e ha portato nelle sue file, e soprattutto nel clero, schiere di omosessuali “superiori” che hanno entusiasticamente accettato di sublimare la loro sessualità nel misticismo e di contenerla negli obblighi e nei doveri del celibato. Anche qui, come praticamente in tutte le opere di Raffalovich, compare il personaggio dell’omosessuale “superiore”, ma resta il forte dubbio, e direi quasi la certezza, che l’omosessuale superiore non sia in realtà quello che è in grado di autocontrollarsi ma quello che ha definitivamente rinunciato alla propria sessualità sostituendola con la mistica, in questo caso la Chiesa non sarebbe l’educatrice degli omosessuali deboli che hanno bisogno di una disciplina e la dimora di elezione degli omosessuali superiori che optano spontaneamente per la castità, come vorrebbe Raffalovich, ma sarebbe semplicemente l’autorità che in modo più o meno interiorizzato diffonde l’omofobia. Tutto il lavoro di Raffalovich è centrato sul binomio autocontrollo-repressione, in cui i concetti sfumano uno nell’altro. Raffalovich affronta anche il ruolo della Chiesa come persecutrice degli omosessuali e sembra cavarsela sostenendo che la Chiesa, quando ha messo in atto persecuzioni non lo ha fatto per ragioni sostanziali, che anzi la spingerebbero ad una pedagogia dell’omosessualità, ma perché mondanizzata e spinta da motivi politici. Sono particolarmente interessanti, verso la fine dell’articolo, le citazioni che documentano come gli uomini del Medioevo fossero indotti al matrimonio, anche se riluttanti, attraverso la minaccia di un’accusa di sodomia (considerata impropriamente, allora come adesso, sinonimo di omosessualità), data l’equazione, al tempo comune, tra sodomia ed eresia.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Non si può ancora seguire in modo sicuro l’influenza del ruolo dell’inversione sessuale nella storia dell’umanità, ma c’è comunque il presentimento che sia stato importante e inevitabile. Dopo i pudori inutili, le dannose reticenze e le vane speranze del passato, si comincia oggi a riprendere, a riapprendere e a completare la psicologia dell’uomo.
Gli antichi filosofi, gli stoici, Plutarco il borghese, Epicuro, Platone, Aristotele, avevano, ciascuno a modo proprio, studiato questa questione alla luce del sole, e ancora oggi ciascuno di essi offre soluzioni del problema che tormenta tanti uomini in modi diversi. Platone resta sempre la guida sublime degli uomini superiori, invertiti di nascita o per casualità.(1)
Se la Grecia avesse interessato oggi un po’ di più i dotti, avrei analizzato i rapporti tra le diverse filosofie dell’inversione e le diverse categorie di invertiti, di uranisti e di unisessuali.
Si è talmente abusato di aneddoti greci e si è capita così poco la gerarchia delle relazioni sessuali, al punto da confondere per molto tempo i lettori di oggi con la saggezza e la morale della Grecia. La Grecia intellettuale e filosofica, così come il Cristianesimo, considerava l’istinto sessuale, gli atti sessuali, come un mezzo e non come un fine.
Gli uranisti greci non consideravano più di quelli di oggi la sodomia (il coito anale) come lo scopo dell’unisessualità. Le medesime cause che agiscono sui nostri contemporanei agivano su di loro: nella loro giovinezza i Greci di buon livello sociale erano sorvegliati e difesi contro la lussuria e la dissolutezza di quelli più gradi di loro.
Li si allevava perché fossero forti. Si condannavano le relazioni con gli impuberi. L’amato, secondo il loro codice morale, non poteva essere amato in modo onesto contro la sua volontà. I giovani guerrieri greci non erano effeminati: le abitudini della sodomia attiva o passiva non erano affatto frequenti in mezzo a loro e fra loro. Nella letteratura greca ce ne sono prove sufficienti. Quando si parla di amore greco (nel senso di sodomia) si dovrebbe dire amore turco. L’amore tebano o spartiate era piuttosto quello di August von Platen, “petto contro petto, anche contro anche”.
Platone innalza l’invertito superiore, anche se non gli impedisce di cadere; gli permette di trovare il suo posto, il suo ideale nella gerarchia dell’universo. Se Platone è stato accusato di essere pericoloso, non è certo per l’invertito superiore che aspira al controllo di se stesso, alla glorificazione delle sue tendenze e alla loro purificazione, ma è per il debole che si lascia frastornare, che si crede capace di coraggio e di virtù che egli ancora non ha o che non raggiungerà mai. Per lui ci sono altri filosofi, più accomodanti e meno eccelsi, che non trasfigurano il corpo con l’aiuto dell’anima.
Ovviamente il Cristianesimo non cambiò l’uranismo, ma per moltissimo tempo permise agli invertiti superiori di seguire freneticamente e santamente il principio di Platone. In un mondo che aveva assistito ai saturnali di tutte le dissolutezze e di tutte le vergogne, la religione non poté che attirare in un modo molto particolare gli invertiti superiori. La verginità collocata così in alto o l’amore del proprio simile divenuto così sacro e così tenero, l’amore del suo giovane dio, nudo e sanguinante, sfigurato e trasfigurato, lacerato e lacerante, riempì gli uranisti o i figli di uranisti, di pervertiti, di dissoluti eterosessuali, di un entusiasmo facile da capire e che non è ancora spento oggi e probabilmente per parecchi uomini non si spegnerà mai. L’anima dell’uomo, diventata la fidanzata del Cristo, ha per molti secoli espresso il suo desiderio e la sua adorazione in poesia e in prosa. Angelus Silesius, Frédéric Spe, san Giovanni della Croce, santa Teresa e molti altri illustri o illuminati hanno effuso lamenti d’amore sul petto dell’Amante divino. Hafiz della “notte oscura” è stato accostato a san Giovanni della Croce. Si potrebbero certo leggere le poesie e ignorare che è l’anima dell’uomo che urla e abbraccia i piedi, le mani, i fianchi misericordiosi e non un amante che Krafft-Ebing considererebbe nella sua Psychopathia sexualis come affetto da sadismo, da masochismo e da unisessualità. La letteratura di oggi non osa, tranne che nei suoi momenti di sfida sensuale o sentimentale quello che i poeti dell’amore divino hanno “tubato” e gemuto tra le delizie.
San Giovanni della Croce, uno dei saggi più ammirevoli, disse: “Ci sono persone di una complessione debole e delicata e di una natura tenera e sensibile. Quando queste persone si occupano delle cose spirituali, la loro natura ne prova una grande dolcezza ed è da questa dolcezza che vengono queste emozioni. Quando lo spirito e i sensi ne godono, ogni parte dell’uomo è di conseguenza eccitata al piacere secondo le sue proprietà particolari, cioè: lo spirito al piacere spirituale, che viene da Dio, e i sensi al piacere sensibile, che nasce dal corpo. In modo che l’anima è qualche volta spiritualmente unita intimamente a Dio nell’orazione e, dal punto di vista dei sensi, essa sperimenta in modo durevole e sgradevole grandi sconvolgimenti e grandi rivolte. Perché, dato che queste due parti compongono proprio un tutto unico, uno dei due componenti è normalmente toccato dal dolore e dal piacere dell’altro; in realtà, seguendo le massime dei filosofi, i soggetti ricevono quello che a loro arriva nel modo che è adatto e naturale per loro. Così l’anima, ai suoi inizi, e anche nei progressi che realizza, gusta i piaceri spirituali con la stessa imperfezione con la quale la sensualità gusta i piaceri sensibili; ma quando questa parte animale è stata riformata nella notte oscura, in cui essa viene purificata dalle sue debolezze, essa non è più soggetta a questi difetti.”
Il celibato, coi suoi doveri, le sue occupazioni, le sue devozioni, era una vocazione per queste anime ardenti e desiderose di innalzarsi alla saggezza.
Se si studiano i mistici, i settari, i dottori della Chiesa, si trovano, per l’invertito superiore, una saggezza, una elevazione e una pratica comparabili certamente a quanto indicato da Platone, con in più la devozione, e per l’invertito debole una disciplina.
La storia dei grandi fondatori, dei grandi religiosi, qualsiasi sia la loro epoca o la loro particolarità nell’intendere la fede, Gordon, per esempio, ci insegnerebbe molte cose su questa psicologia dell’inversione e dell’educazione.
Si il cristianesimo si apriva per ricevere gli invertiti, per aiutarli, per assolverli, per salvarli, diveniva però nello stesso tempo un pretesto di persecuzione.(2) Ogni setta che si staccava era accusata di sodomia. Dopo essere stati loro stessi accusati di tutte le lussurie, dopo aver tuonato contro le lussurie dei pagani, i cristiani si servirono di questa accusa contro tutti settari e tutti gli eretici senza eccezione. È estremamente interessante, quando si studia la storia delle sette e delle mistiche (storia così attraente e assorbente), esaminare tutte le dottrine astratte, tutti gli assiomi spirituali, tutte le enunciazioni e tutte le affermazioni che conducono ad una possibile difesa dell’inversione o ad un’accusa certa. In pratica o in teoria tutte le dottrine possono favorire l’inversione sessuale; penso di poterne indicare le due cause, che secondo me sono: in primo luogo che fisicamente l’inversione non è contraria all’istinto sessuale, e poi che l’inversione non è contraria all’intelligenza umana. La Chiesa cattolica ha certamente compreso che spesso l’inversione era meno scandalosa della sessualità eterosessuale; essa ne ha anche spesso conosciuto l’estensione e le ramificazioni, ed è depositaria di parecchie ricette per l’educazione degli invertiti, deve scegliere come preti, ancora oggi, gli invertiti superiori, casti e devoti preferibilmente, e poi gli eterosessuali che hanno rotto con il mondo o che hanno la forza di carattere necessaria; e l’invertito grossolano è naturalmente uno dei peggiori pericoli per una qualsiasi istituzione religiosa.
I settari, entusiasti, pertinaci, ribelli o molto coscienziosi, provenivano soprattutto da due gruppi: i puri, i giusti, i santi, ai quali tutto era permesso e che probabilmente non si permettevano nulla, e i discepoli, quelli che li seguivano, che si permettevano una licenza di costumi che gli eresiarchi potevano rifiutarsi.
Può darsi anche che gli ortodossi militanti, che perseguitavano e accusavano nei primo tempi della Chiesa, credessero che i vizi sessuali degli eretici fossero ben peggiori di quelli degli ortodossi e che i principi eterodossi non fossero che una scusante del cattivo comportamento. Potevano credere facilmente che un ortodosso fosse sodomita malgrado gli assiomi della Chiesa.
Col tempo naturalmente, l’amore per la persecuzione divenne violento, la persecuzione si mescolò con la politica e, per così dire, divenne storica.
Io non condanno, io indico soltanto.
Il processo dei Templari è molto istruttivo. Ci si vede, molto amplificato, uno degli sviluppi dei costumi di oggi,(3) come le diverse soddisfazioni unisessuali simbolizzate attraverso i diversi baci rimproverati e definiti nell’atto di accusa.
Le grandi organizzazioni come quella dei Templari, devono condurre all’unisessualità (allora come oggi) come il modo esterno conduce ad essa; e allora come adesso era solo per caso che si incrudeliva contro le offese nei confronti dei costumi, o per ragioni politiche, e allora come oggi, l’immoralità in quanto tale era impunita.
Se si studiano i documenti si trova che gli atti unisessuali, i gusti unisessuali, le abitudini unisessuali non erano in alcun modo appannaggio della Chiesa o degli ordini religiosi o dei monasteri. L’unisessualità era in piena fioritura tra i laici e allora come oggi la questione dei costumi serviva come pretesto all’indignazione degli ingiusti e degli ignoranti e allontanava i coscienziosi dalla giustizia e dalla ragione.
Nel Medioevo l’unisessualità era molto diffusa. Odericus Vitalis parla di molti sodomiti e catamiti dell’Inghilterra. Guillaume de Nangis (1120) racconta che i due figli del re Enrico e tutti i nobili che morirono con loro al tempo del naufragio della Blanche Nef, erano sodomiti. Importa poco sapere se fossero tutti unisessuali, e non c’è bisogno di credere con i moralisti dell’epoca che il mare assunse il ruolo del fuoco di Sodoma. La loro reputazione è sufficiente.
C’erano allora in Inghilterra molti prostituti, come oggi, molti gitons. Jean de Salisbury li descrive a lungo e secondo lui erano ancora più splendidi di oggi e molto più intimamente(4) curati di molti gitons del 1896. Il Concilio di Londra, nel 1102, prese inutilmente delle misure contro delle abitudini così radicate da lungo tempo.
In Francia, il Concilio di Parigi nel 1212 e quello di Rouen nel 1214 tuonarono contro i sodomiti. E ciò che è più curioso è il fatto che gli uomini che rifiutavano le avences delle donne (molto intraprendenti allora, sembrerebbe, sulla base dei documenti pervenuti fino a noi) dovevano aspettarsi di essere chiamati sodomiti.(5)
La letteratura ce ne fornisce degli esempi. Quando Lanval(6) resiste a Ginevra, lei gli dice:

Uno mi ha detto abbastanza spesso
Che non avete interesse per le donne.
Avete valletti bene affezionati,
Insieme con voi, dovunque li portiate.

Quando Gilles de Chin rifiuta la regina di Gerusalemme: La Regina dice: “E allora, che cosa c’è di sbagliato in me?” “Nulla, mia signora, ve lo assicuro, voi siete una donna bella e nobile, ma il mio cuore è altrove.”(7)
“È vero, risponde lei, è con un ragazzo. Voi state tendendo un arco immorale e certamente non c’è ferro nella vostra freccia.” Gilles l’ascolta, ma non gradisce affatto che lei lo stia accusando di eresia. Lui subito le risponde di non essere eretico: «Non sono un sodomita.”
In Germania nell’Eneit di Heintich von Veldeke, si ritrova la stessa situazione. La madre di Lavinia rimprovera Enea: “Voi non amate le donne. E non sarebbe cosa buona dire quello che voi fare con gli uomini per arrivare a non desiderare le donne.”
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(1) Basta leggere “l’Amitié antique” di M. Dugas per rendersi conto delle ricerche e dei risultati.
(2) La storia delle leggi di Giustiniano, di Carlo magno e di san Luigi conto la sodomia stupirebbe e istruirebbe; Carlo magno e san Luigi considerano la sodomia come una delle cause dell’arrivo dei Saraceni, quegli stessi Saraceni accusati così spesso di insegnare l’unisessualità agli innocenti europei. Giustiniano da parte su aveva delle premesse abbastanza corrette. Tutte queste leggi furono fatte in momenti di paura e di disgrazia. Si stabilì un rapporto tra la distruzione di Sodoma, l’unisessualità contemporanea, i terremoti, la peste, ecc.. Nel 1120 un’invasione di topi fu considerata una conseguenza della sodomia.
(3) Nel 1730, nei Paesi Bassi, 245 unisessuali furono perseguiti penalmente. Solo 68 non se ne scapparono o non riuscirono comunque a sfuggire. Tre morirono in prigione o di malattia. Due si suicidarono. Otto furono leggermente puniti. Cinquantacinque furono condannati a morte e giustiziati. Riprendo questi dettagli da Ulrichs. Non li ho verificati, ma non sono poi molto improbabili. Ottant’anni più tardi si introduceva nei Paesi Bassi il Code pénal e queste barbarie divennero assolutamente impossibili.
(4) Ulrichs rimprovera a Terdieu di avere descritto la mancanza di pulizia dei pederasti di professione, ma egli giura che molti invertiti effeminati trascurano di fare toletta perché non potendo portare abiti sontuosi di seta come le donne, non vedono la necessità di prendersi cura dei comuni abiti maschili. È completamente sbagliato.
Ci si stupisce nel mondo di vedere dei “mezzi-mondani” poco curati, con le unghie rosicchiate, dall’incerta pulizia ma dai vestiti elegantissimi; è la loro vanità o la loro ignavia che li acceca.
(5) Jacques de Vitry (morto nel 1240) dice che a Parigi, se un uomo passava davanti a una casa di prostituzione senza volerci entrare, gli si gridava: “Sodomita!”. Oggi i prostituti, nel luoghi di passeggio eleganti di Londra, per esempio, dicono qualcosa si equivalente.
C’erano allora, come oggi, uomini che avevano delle amanti per sviare i sospetti.
(6) “Lai de Lanval” di Maria di Francia (Vedi oltre).
(7) La parte in corsivo è stata inserita dal traduttore per la comprensibilità del testo.
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OMOSESSUALITÀ FEMMINILE – prima parte

Sto traducendo, per arricchire la Biblioteca di Progetto Gay, il famoso volume di Havelock Ellis “Sexual Inversion”. Qui di seguito potete leggere la mia traduzione italiana della prima parte del capitolo dedicato all’omosessualità femminile (seguo come al solito il testo della terza edizione, del 1927).

Premetto che, anche se Progetto Gay si occupa essenzialmente di omosessualità maschile, mi è capitato più volte di essere contattato da ragazze e da donne omosessuali. L’impressione che ne ho riportato è che il modo di vivere l’omosessualità, nei suoi risvolti non solo sociali e familiari, ma anche psicoaffettivi, sia molto simile sia per gli uomini che per le donne. Alcune volte sono rimasto veramente colpito dal fatto che le mail delle ragazze fossero così strettamente sovrapponibili a quelle dei ragazzi che si trovavano in situazioni analoghe. Anche i colloqui in chat con le ragazze omosessuali differivano ben poco dai colloqui con i ragazzi omosessuali.

Non sono certo un esperto di omosessualità femminile e posso dire che la lettura del libro di Ellis ha sensibilmente ampliato i miei orizzonti in materia, penso quindi che sia estremamente utile far conoscere quello che Ellis scrive sulla omosessualità femminile. La prima parte del capitolo che tratta dell’argomento, riportata qui di seguito, è ancora di impostazione fortemente culturale, affronta in particolare il tema dell’omosessualità femminile nella letteratura e richiama il lettore sulla quantità e sulla qualità dei romanzi che hanno affrontato l’argomento, soprattutto nell’800 francese, passa poi ad un altro punto, questo veramente angosciante, presentando alcuni casi in cui l’omosessualità femminile è stata causa di omicidi o di suicidi. Ovviamente Ellis è mille miglia lontano dal ritenere che l’omosessualità femminile sia essenzialmente una questione criminologica, come sarà ben evidente dalla lettura del seguito del capitolo e soprattutto delle Storie ad esso accluse.

Prima di lasciare la parola ad Ellis vorrei accennare brevemente ad un personaggio femminile estremamente complesso, citato da Ellis, come Cristina di Svezia, unica figlia di un re luterano (Gustavo Adolfo II) campione della lotta contro il papato nella guerra dei trent’anni. Cristina divenuta regina a 18 anni, abdicò a 28, lasciò la Svezia e, dopo aver a lungo viaggiato per tutta l’Europa si stabilì a Roma, si convertì al Cattolicesimo e, dopo la morte avvenuta a 62 anni, fu sepolta in San Pietro, perché aveva offerto al papa un facile trionfo (a costo zero) contro il luteranesimo. La regina fu molto chiacchierata per i suoi presunti amanti come il cardinale Decio Azzolino e il marchese Monaldeschi; in realtà Cristina abdicò per motivi che non ci sono noti quando si avvicinava per lei il tempo di un possibile matrimonio. Si sa che ebbe una tenera amicizia, e forse una vera storia d’amore con Ebba Sparre, con la quale mantenne una affettuosa corrispondenza epistolare anche quando era ormai lontana dalla Svezia. Dato il rango di Cristina, e, nella seconda parte della sua vita, dato il ruolo particolarissimo che ebbe per il papato nella sua lotta contro il luteranesimo, era ancora lecito attribuirle amanti uomini, ma nessuno avrebbe osato accusarla apertamente di omosessualità. È noto che Cristina fece trucidare in Francia in marchese Monaldeschi, a quanto si disse per il suo ambiguo ruolo politico, o, come qualcuno afferma,  perché, dopo essere stato amante della regina l’aveva tradita con un’altra donna, ma vi è un’ipotesi “non palesemente infondata” secondo la quale la regina avrebbe fatto trucidare il marchese Monaldeschi, tra l’atro in modo atroce, perché questi era arrivato a capire che Cristina era omosessuale e poteva quindi ricattarla. La storia ha sempre molte facce e il personaggio di Cristina di Svezia andrebbe studiato a fondo proprio a partire dalla sua omosessualità che è ben più che un’ipotesi.

Buona lettura.

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L’INVERSIONE SESSUALE NELLE DONNE

L’omosessualità non è meno comune nelle donne che negli uomini. Nella teoria serio-comica del sesso fornita da Aristofane nel Simposio di Platone, maschi e femmine sono posti su un piano di completa parità, e, per quanto la teoria sia fantastica, è sufficiente per indicare che alla mente greca, così abituata all’omosessualità, sembrava che le sue manifestazioni si presentassero più o meno nella stessa misura nelle donne come negli uomini. Cosa che avviene realmente. Come altre anomalie, infatti, nelle sue forme più pronunciate si può incontrare meno frequentemente nelle donne; nelle sue forme meno pronunciate, quasi certamente, è invece più frequente. Un confessore cattolico, a quanto mi ha detto un amico, lo ha informato che per ogni uomo che ammette pratiche omosessuali ci sono tre donne che ammettono pratiche analoghe. Per la maggior parte l’omosessualità femminile corre ovunque su una rotta parallela a quella maschile e si riscontra nelle medesime condizioni. È comune nelle ragazze come nei ragazzi; si è scoperto che in determinate condizioni, abbonda tra le donne nei collegi, nei conventi e nelle prigioni, come pure nelle condizioni ordinarie della società. Quello che fu forse il primo caso di omosessualità registrato in dettaglio si è verificato in una donna, [1] e fu con le indagini su di un caso del genere in una donna che Westphal si può dire che abbia inaugurato lo studio scientifico dell’inversione.

Inoltre, l’inversione ha la stessa probabilità di essere accompagnata da elevata capacità intellettuale in una donna come in un uomo. L’importanza di una chiara concezione dell’inversione è anzi, per certi aspetti, nelle attuali condizioni sociali, in realtà ancora maggiore nel caso delle donne che degli uomini. Infatti, se, come è talvolta stato detto della nostra civiltà, “questo è un mondo di uomini”, il fatto che ci sia una grande percentuale di donne invertite di grandi capacità, le cui qualità maschili rendono relativamente facile per loro adottare occupazioni maschili, diventa un fatto altamente significativo. [2]

È stato osservato a proposito delle donne illustri in tutti i tempi e in tutti i settori di attività, che esse hanno mostrato spesso alcuni tratti maschili. [3] Anche “la prima grande donna della storia”, come è stata chiamata da uno storico dell’Egitto, la regina Hatschepsu, era chiaramente di temperamento marcatamente virile, e lei stessa si rappresentava nei suoi monumenti in abiti maschili, e anche con una barba finta. [4] Altre regine famose, su basi più o meno solide, sono state sospettate di temperamento omosessuale, come Caterina II di Russia, che sembra sia stata bisessuale, e la regina Cristina di Svezia, i cui tratti maschili molto marcati e la cui grande intelligenza sembrano essersi combinati con un temperamento decisamente omosessuale o bisessuale. [5]

Grandi leader religiose e morali, come Madame Blavatsky e Louise Michel, sono state o omosessuali o bisessuali o, almeno, di pronunciato temperamento maschile. [6] Grandi attrici dal XVIII secolo in poi sono state spesso, più o meno correttamente, identificate con l’omosessualità, come anche molte donne che si sono distinte in altre arti. [7] Soprattutto, Saffo, la più grande delle poetesse, alla pari con i più grandi poeti dell’altro sesso nel potere supremo di unire arte e passione, ha lasciato un nome che è permanentemente associato con l’omosessualità.

Non si può certamente dire che a proposito di Saffo ci sia un’opinione unanime, e le informazioni attendibili su di lei, al di là dell’evidenza dei frammenti delle poesie, che ci sono rimasti, sono scarse. La sua fama è sempre stata grande; in epoca classica il suo nome è stato messo insieme a quello di Omero. Ma anche per l’antichità era un po’ un enigma, e molte leggende sono cresciute intorno al suo nome, come la storia per noi familiare che si sia gettata in mare per amore di Faone. Ciò che rimane chiaro è che fu considerata con grande rispetto e grande ammirazione dai suoi contemporanei, che era di famiglia aristocratica, che probabilmente era sposata e aveva una figlia, che un tempo era stata coinvolta in un esilio politico e che si rivolgeva alle sue amiche in termini esattamente simili a quelli usati da Alceo verso i giovani. Sappiamo che nell’antichità l’omosessualità femminile era considerata particolarmente comune a Sparta, a Lesbo, e a Mileto. Orazio, che aveva la possibilità di leggere le poesie complete di Saffo, afferma che gli oggetti del suo amore-lamento erano le ragazze di Lesbo, mentre Ovidio, che ebbe un ruolo così considerevole nel tessere storie fantastiche intorno al nome di Saffo, non pretese mai che avessero un qualsiasi fondamento di verità. Era inevitabile che i primi cristiani attaccassero aspramente una figura così ambigua, e Taziano (Oratio ad Graecos, cap. 52) rimproverava i Greci che onoravano statue della tribade Saffo, una prostituta che aveva celebrato la sua lascivia e la sua infatuazione. Il risultato è che in tempi moderni ci sono stati alcuni che hanno messo il personaggio di Saffo in cattiva luce e altri che sono andati all’estremo opposto verso un tentativo di “riabilitazione”. Così, W. Mure, nella sua History of the Language and Literature of Ancient Greece  (1854, vol. III, pp. 272-326, 496-8), che si occupa di Saffo in modo completo, è disposto ad accettare molte delle storie peggiori su di lei, anche se senza una spiccata animosità, e, per quanto riguarda l’omosessualità femminile, che egli considera “molto più veniale” dell’omosessualità maschile, egli osserva che “in tempi moderni ha annoverato fra i suoi seguaci donne veramente distinte per la raffinatezza dei costumi e le realizzazioni eleganti “. Bascoul, d’altra parte, non accetterà affermazioni circa Saffo che siano in conflitto con i moderni ideali di totale rispettabilità, e addirittura cerca di riscrivere la sua più famosa ode in conformità con il senso letterale incolore che si presume che essa avesse originariamente (J. M. F. Bascoul, La Chaste Sappho et le Mouvement Feministe à Athènes, 1911). Anche Wilamowitz-Moellendorff (Sappho und Simonides, 1913) riporta la visione antiquata, già sostenuta da Welcker, secondo la quale l’attribuzione a Saffo dell’omosessualità è un’accusa di “vizio”, che deve essere ripudiata con indignazione. La maggior parte degli autori competenti e affidabili oggi, tuttavia, pur respingendo le superfetazioni di leggenda intorno al nome di Saffo e non contestando la pretesa di rispetto, non è disposta a mettere in discussione il carattere personale e omosessuale delle sue poesie. “Tutta la tradizione antica e il carattere dei suoi frammenti che sono arrivati fino a noi”, spiega il Prof. J. A. Platt (Encyclopedia Britannica, 11. Ed., Art. “Sappho”), “dimostrano che la sua moralità era quella che è da allora conosciuta come ‘lesbica.’” Che cosa realmente questa “moralità lesbica” comportasse, non lo possiamo davvero esattamente accertare. “È del tutto inutile”, come osserva A. Croiset a proposito di diSaffo (Histoire de la Littérature Grecque, Vol. II, cap. V), “discutere l’esatta qualità di questa amicizia o di questo amore, o cercare di definire con esattezza quelle frontiere che il linguaggio stesso spesso sembra cercare di confondere, tra un’amicizia più o meno estetica e sensuale e un amore più o meno platonico “. (Vedi anche J. M. Edmonds, Sappho in the Added Light of the New Fragments, 1912). Iwan Bloch conclude in maniera analoga (Ursprung der Syphilis, Vol. II, 1911, p. 507), che Saffo probabilmente combinava (cosa che la ricerca moderna dimostra di essere facilmente possibile) alti sentimenti ideali e appassionata sensualità, esattamente come accade in un amore normale.

Va anche detto che in letteratura l’omosessualità nelle donne ha fornito un motivo molto più frequente all’artista di quanto non abbia fatto l’omosessualità negli uomini. In realtà, tra i Greci, l’omosessualità nelle donne riceve raramente una consacrazione letteraria, e nella rinascita dello spirito classico, nel Rinascimento l’omosessualità si esprimeva soprattutto verso gli adolescenti di sesso maschile, come si vede, per esempio, nell’Adone di Marino. Dopo quel periodo l’inversione maschile fu per un lungo periodo raramente toccata dalla letteratura, se non succintamente e in tono satirico, mentre l’inversione nelle donne diventa un argomento che può essere trattato nei minimi dettagli e anche con compiacenza. Molti poeti e romanzieri, soprattutto in Francia, potrebbero essere citati per darne dimostrazione.

Ariosto, è stato sottolineato, ha descritto le attrazioni omosessuali delle donne. Il famoso romanzo di Diderot, La Religieuse, che, quando fu pubblicato, si credette fosse stato effettivamente scritto da una suora, si occupa delle torture a cui una suora era assoggettata dalla perversa lubricità della sua badessa, per la quale, si dice che Diderot abbia trovato un modello nella badessa di Chelles, una figlia del Reggente e quindi un membro di una famiglia che da diverse generazioni aveva mostrato una marcata tendenza all’inversione. Il racconto di Diderot è stato descritto come una rappresentazione fedele dei fenomeni omosessuali che possono verificarsi nei conventi. L’omosessualità femminile, soprattutto nei conventi, era spesso presa in considerazione meno seriamente nel XVIII secolo. Così troviamo una scena omosessuale Les Plaisirs du Cloître, una commedia scritta nel 1773 (Le Théâtre d’Amour au XVIIIe Siècle, 1910.) Balzac, che ha trattato tanti aspetti psicologici dell’amore in un modo più o meno velato, ha toccato anche questo aspetto in  La Fille aux Yeux d’Or, in modo vago e romanticamente stravagante. Gautier fece delle avventure di una donna predisposta all’omosessualità che lentamente se ne rendo conto, il motivo centrale della sua meravigliosa storia d’amore, Mademoiselle de Maupin (1835). Si avvicinò al soggetto puramente come artista e poeta, ma il modo di trattarlo mostra notevole intuizione. Gautier basò la sua storia d’amore, in una certa misura, sulla vita di Madame Maupin o, come lei preferiva farsi chiamare, Mademoiselle Maupin, che, nata nel 1673 (il nome di suo padre era d’Aubigny), vestiva da uomo, e divenne famosa come insegnante di scherma e in seguito come cantante d’opera. Era apparentemente di temperamento bisessuale e la sua devozione per le donne la condusse a varie avventure. Alla fine entrò in un convento, e morì, all’età di 34, con una fama di santità. (E. C. Clayton, Queens of Song, vol I, pp, 52-61; F. Karsch, “Mademoiselle Maupin,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol v, 1903, pp 694-706.). Uno scrittore ancora più grande, Flaubert, in Salammbô (1862) ha creato la sua eroina omosessuale. Zola ha descritto l’inversione sessuale in Nana e altrove. Una trentina di anni fa, un romanziere popolare, A. Belot, ha pubblicato un romanzo intitolato Mademoiselle Giraud, ma femme, che è stato molto letto; il romanziere ha preso l’atteggiamento di un moralista che è destinato a trattare con franchezza, ma anche con decorosa adeguatezza, un argomento di crescente gravità sociale. La storia è quella di un uomo la cui sposa non gli permetterà di accostarsi a lei a causa del legame che lei aveva con un’amica, legame che continuò dopo il matrimonio. Questo libro sembra aver dato origine a un gran numero di romanzi, alcuni dei quali hanno trattato la questione dimostrando un’adeguatezza assai minore. Tra gli altri romanzieri che hanno affrontato la questione si possono citare Guy de Maupassant (La Femme de Paul), Bourget (Crime d’Amour), Catulle Mendès (Méphistophéla), e Willy nella serie Claudine.

Tra i poeti che hanno utilizzato il motivo dell’omosessualità nelle donne con più o meno audacia si possono trovare Lamartine (Regina), Swinburne (prima serie di Poems and Ballads), Verlaine (Parallèlement), e Pierre Louys (Chansons de Bilitis). Quest’ultimo libro, una raccolta di poemi omosessuali in prosa, ha attirato una notevole attenzione al momento della pubblicazione, perché rappresentava un tentativo di mistificazione, in quanto il libro fu presentato come una traduzione delle poesie di una poetessa greca orientale appena scoperta; Bilitis (più spesso Beltis) è il nome siriano di Afrodite. Les Chansons de Bilitis non sono prive di fascino, ma sono state trattate con severità da Wilamowitz-Moellendorff  (Sappho und Simonides, 1913, pag. 63 e segg.) come “una parodia dell’ellenismo” che tradiva una conoscenza inadeguata dell’antichità greca.

Più interessanti, perché opera di una donna che non era solo di grande talento, ma lei stessa di temperamento omosessuale, sono i vari volumi di poesie pubblicate da “Renée Vivien”. Questa signora, il cui vero nome era Pauline Tarn, nacque nel 1877; suo padre era di origine scozzese, e sua madre era una signora americana che veniva da Honolulu. Da bambina fu portata a Parigi, e fu educata come una ragazza francese. Viaggiò molto e una volta prese casa a Mitilene, il capoluogo dell’antica Lesbo. Amava la solitudine, odiava la pubblicità e si dedicava alle sue amiche, in particolare ad una di esse, la cui morte precoce, intorno al 1900, fu il grande dolore della vita di Pauline Tarn. È descritta come molto bella, molto semplice e dolce di carattere e molto abile in molte direzioni. Soffriva, però, di sovratensioni nervose e di malinconia incurabile. Verso la fine della sua vita si convertì al cattolicesimo e morì nel 1909, all’età di 32 anni. È sepolta nel cimitero di Passy. Il suo migliore verso è da alcuni considerato tra i più belli in lingua francese. (Charles Brun, “Pauline Tarn,” Notes and Queries, 22 agosto, 1914, lo stesso scrittore, che la conosceva bene, ha anche scritto un opuscolo, Renée Vivien, Sansot, Parigi, 1911.) I suoi principali volumi di poesie sono Etudes et Preludes (1901), Cendres et Poussières (1902), Evocations(1903). Un romanzo,Une Femme M’Apparut  (1904), si dice che sia in qualche modo autobiografico. “Renée Vivien”, ha scritto anche un volume su Saffo con delle traduzioni, e un ulteriore volume di poesie, Les Kitharèdes, suggerito dai frammenti che restano delle poetesse minori della Grecia, seguaci di Saffo.

È, inoltre, un fatto degno di nota che una percentuale decisamente grande dei casi in cui l’omosessualità ha portato a crimini di violenza, o comunque è finita sotto l’esame del medico-legale, sia composta da donne. È ben noto che la parte assunta dalle donne in generale nella criminalità visibile, e soprattutto nei reati di violenza, è piccola rispetto a quella degli uomini. [8] Nel campo omosessuale, come avremmo potuto presupporre, le condizioni sono in qualche modo capovolte. Gli uomini invertiti, nei quali si ritrova così spesso un temperamento più o meno femminile, sono raramente spinti ad atti di violenza aggressiva, anche se spesso si suicidano. Le donne invertite, che possono mantenere la loro emotività femminile combinata con un certo grado di impulsività infantile e di energia maschile, presentano un terreno favorevole per i semi del crimine passionale, in quelle condizioni di gelosia e di emozioni relative che devono così spesso entrare nella vita di un invertito.

Il primo cospicuo esempio di questa tendenza negli ultimi tempi è il caso Memphis (1892) negli Stati Uniti. (Arthur Macdonald, “Observation de Sexualité Pathologique Feminine,” Archives d’Anthropologie Criminelle, May, 1895; vedi anche Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis, traduzione inglese, della decima dizione, p. 550.) In questo caso un’invertita sessuale congenita, Alice Mitchell, programmò un matrimonio con Freda Ward, prendendo un nome maschile e abiti maschili. Questo progetto fu frustrato dalla sorella di Freda, e Alice Mitchell poi tagliò la gola a Freda. Non c’è ragione di supporre che lei fosse pazza al momento dell’omicidio. Era una invertita tipica di un tipo molto fortemente definito. Sua madre era stata pazza e aveva impulsi omicidi. Lei stessa era considerata squilibrata, ed era maschile nelle sue abitudini fin dai suoi primi anni. Il suo viso era ovviamente asimmetrico e aveva un aspetto di giovinezza al di sotto della sua età. Non era viziosa, e aveva poca conoscenza di questioni sessuali, ma quando baciava Freda si vergognava di farsi vedere, mentre Freda non vedeva alcun motivo per vergognarsi. Fu giudicata pazza.

Ci sono stati numerosi casi in America più di recente. Un caso (per alcuni dettagli del quale sono in debito con il dottor J. G. Kiernan, di Chicago) è quello delle “Sorelle Tiller”, due meticce, che per molti anni avevano agito insieme con tale denominazione nei teatri a buon mercato. Una, che era invertita, con un orrore per gli uomini risalente all’inizio fanciullezza, era sessualmente attaccata all’altra, che non era un’invertita innata, e alla fine fu indotta da un uomo a lasciare l’invertita. Quest’ultima, vinta dalla gelosia, irruppe nell’appartamento della coppia e sparò all’uomo uccidendolo. Fu giudicata, e mandata in prigione per tutta la vita. Fu tentata una difesa basata sulla follia, ma per questo non c’era nessuna prova. In un altro caso, anche questo verificatosi a Chicago (riportato in Medicine, giugno 1899, e in Alienist and Neurologist, ottobre 1899), una infermiera professionale visse per quattordici anni con una giovane donna che la lasciò in quattro occasioni diverse, ma fu ogni volta indotta a tornare; alla fine, tuttavia, se ne andò e si sposò, dopo di che l’infermiera sparò il marito, che non rimase, però, ferito a morte. La colpevole, in questo caso, era stata sposata due volte, ma non aveva vissuto con nessuno dei suoi mariti; si disse che sua madre era morta in un manicomio, e che suo fratello si era suicidato. Lei fu accusata di condotta disordinata, e sottoposta ad una multa.

In un altro caso successivo a Chicago una ragazza russa di 22 anni, di nome Anna Rubinowitch, sparò per motivi di gelosia un’altra ragazza russa a cui era stata legatissima fin dall’infanzia, e poi si sparò e rimase uccisa. I rapporti tra le due ragazze erano stati molto intimi. Anna Rubinowitch era abituata a dire: “La nostra storia d’amore è puramente dell’anima, noi amiamo su un piano più alto di quello della terra.” (Mi risulta che ci sono stati in realtà rapporti fisici, gli organi sessuali erano normali.) La relazione continuò, con grande devozione da entrambe le parti, fino a quando l’”innamorata” di Anna cominciò a mostrarsi sensibile alle avances di un corteggiatore maschile. Questo suscitò una gelosia incontrollabile in Anna, il cui padre, si può notare, si era suicidato sparandosi qualche anno prima.

Le relazioni omosessuali sono anche una causa di suicidio tra le donne. Un caso del genere è stato segnalato in Massachusetts all’inizio del 1901. Una ragazza di 21 anni era stata curata nel corso di un periodo di prostrazione nervosa, a quanto pare di natura isterica, da un’amica e vicina di casa, quattordici anni più grande di lei, sposata e con figli. Un’amicizia intima crebbe, altrettanto ardente da entrambe le parti. La madre della donna più giovane e il marito dell’altra presero provvedimenti per porre fine all’intimità, e la ragazza fu mandata in una città lontana; incontri di nascosto, tuttavia, ancora si verificavano. Infine, quando gli ostacoli divennero insormontabili, la donna più giovane acquistò un revolver e deliberatamente si sparò alla tempia, in presenza della madre, morendo immediatamente. Anche se a volte pensava di agire in modo piuttosto strano, incontrava il favore di tutti, bella, molto atletica, appassionata di tutti gli sport all’aria aperta, una lavoratrice scrupolosa ed energica, in possesso di una bella voce, era un membro attivo di molti club e società. La donna più anziana apparteneva ad una famiglia aristocratica ed era amata e rispettata da tutti. In un altro caso, a New York, nel 1905, un capitano di marina in pensione, “il Capitano John Weed”, che aveva comandato navi transatlantiche per molti anni, fu ricoverato in una casa per vecchi marinai e poco dopo si ammalò e, scoraggiato, si tagliò la gola. Fu quindi rilevato che “il Capitano Weed” era in realtà una donna. Sono informato che lo sconforto del vecchio capitano e il duo suicidio erano dovuti alla  forzata separazione da una compagna.

L’infatuazione di giovani ragazze per attrici e altre donne importanti può occasionalmente portare al suicidio. Così a Filadelfia, qualche anno fa, una ragazza di 19 anni, appartenente ad una famiglia molto ricca, bella e altamente istruita, fu presa da una infatuazione assorbente per Miss Mary Garden, la prima donna, con la quale non aveva conoscenza personale. La ragazza si sarebbe inginocchiata in adorazione davanti al ritratto della cantante, e studiò per divenire parrucchiera e manicure, nella speranza di diventare cameriera di Miss Garden. Quando si rese conto che il suo sogno era senza speranza si sparò con una pistola. (Casi più o meno simili a quelli qui riportati si verificano di tanto in tanto in tutte le parti del mondo civilizzato. Cronache, per lo più da giornali correnti, di questi casi, così come di quelli di semplice travestitismo, o Eonismo, sia negli uomini che nelle donne, si potranno trovare nelle pubblicazioni del Berlin Wissenschaftlich-humanitären Komitee: Monatsberichte fino al 1909, poi in Vierteljahrsberichte, e dal1913 in poi in Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen.)

Eppure, fino a tempi recenti, relativamente poco si è conosciuto dell’inversione sessuale nelle donne. Ancora nel 1901 (dopo la pubblicazione della prima edizione di questo studio), Krafft-Ebing scrisse che erano stati registrati  a malapena una cinquantina di casi. Le principali monografie dedicavano solo poco spazio alle donne.

Lo stesso Krafft-Ebing, nelle edizioni precedenti della Psychopathia Sexualis, dedicò poca attenzione specifica all’inversioni nelle donne, anche se pubblicò alcuni casi. Moll, tuttavia, inserì un capitolo prezioso sul tema nel suo Konträre Sexualempfindung, raccontando numerosi casi, e l’inversione delle donne ha ricevuto anche una particolare attenzione nel presente studio. Hirschfeld, tuttavia, nel suo Homosexualität (1914) è stato la prima autorità in grado di affrontare l’omosessualità femminile come completamente coordinata con l’omosessualità maschile. Le due manifestazioni, maschile e femminile, sono collocate sulla stessa base e trattate insieme per tutto il lavoro.

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[1] Catharina Margaretha Lincken, che sposò un’altra donna, in qualche modo alla maniera della contessa ungherese Sarolta Vay (cioè con l’aiuto di un organo maschile artificiale), fu condannata a morte per sodomia, e giustiziata nel 1721 all’età di 27 anni (F. C. Müller, “Ein weiterer Fall von conträrer Sexualempfindung,” Friedrich’s Blätter für Gerichtliche Medizin, Heft 4, 1891). Il caso più studiato di inversione sessuale in una donna, nei tempi moderni è quello della contessa Sarolta Vay (Friedrich’s Blätter, Heft, 1, 1891; anche Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis, traduzione inglese della decima edizione, 416-427; riassunto anche nell’Appendice E delle precedenti edizioni del presente studio). Sarolta vestiva sempre come un uomo,  e si avventurò in uno pseudo-matrimonio con una ragazza che non sapeva del vero sesso di suo “marito”. Fu assolta e le fu permesso di tornarsene a casa e di continuare a vestirsi come un uomo.

[2] Anna Rüling ha alcune osservazioni su questo punto, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. vii, 1905, p. 141 e seguenti.

[3] Questo, ovviamente, non indica affatto necessariamente l’esistenza di un’inversione sessuale come non la indica la presenza di tratti femminili in uomini eminenti. Ho precisato altrove (per esempio, Man and Woman, 5th ed., 1915, p. 488) che il genio in entrambi I sessi comporta frequentemente la coesistenza di tratti maschili, femminili e infantile.

[4] Molti riferimenti alla regina Hatschepsu sono dati Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 739). La lista non molto critica, presentata da Hirschfeld, di persone omosessuali eminenti include 18 donne. Non sarebbe comunque difficile aggiungerne altre.

[5] Sophie Hochstetter, in uno studio sulla regina Cristina nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen (vol. ix, 1908, p. 168 e seguenti), la considera bisessuale, mentre H. J. Schouten (Monatsschrift für Kriminalanthropologie, 1912, Heft 6) arriva alla conclusione che fosse omosessuale, e crede che sia stato proprio il fatto che   Monaldeschi lo sapeva a spingere la regina ad istigare il suo assassinio.

[6] Confronta Hans Freimark, Helena Petrovna Blavatsky; Levetzow, “Louise Michel,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. vii, 1905, p. 307 e seguenti.

 [7] Rosa Bonheur, la pittrice, è un esempio particolarmente evidente di mascolinità pronunciata in una donna di genio. Spesso vestita da uomo, e quando vestiva da donna la sua aria mascolina di tanto in tanto attirava l’attenzione della polizia. Vedi la biografia di Theodore Stanton.

[8] C’è una certa discordanza di opinioni circa il fatto che ci sia meno delinquenza reale tra le donne (vedi Havelock Ellis, Man and Woman, sesta edizione, 1915, p. 469), ma qui si tratta di criminalità giudiziaria.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5360

IL DOCUMENTO DEL SINODO E GLI OMOSESSUALI

Riporto qui di seguito il n.76 della Relazione finale del Sinodo dei Vescovi a Papa Francesco per cercare di darne una lettura non emozionale.

Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015)

76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

Dopo una citazione di Papa Francesco secondo la quale Il Signore Gesù si è offerto per ogni persona senza eccezioni, si osserva una netta limitazione del punto di vista del Sinodo, che non si occupa degli Omosessuali se non in considerazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale.

La Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione». Il Sinodo cita qui espressamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”, un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, a firma dell’allora prefetto card. Ratzinger, che rappresenta la manifestazione della più totale chiusura nei confronti degli omosessuali, e della più radicale omofobia ecclesiastica. Ratzinger non si preoccupa minimamente di chiedersi che cosa sia l’omosessualità, ma costruisce tutte le sue deduzioni su letture arbitrarie e discutibili della Scrittura e della Patristica, procede cioè in modo rigidamente dogmatico.

Il Sinodo cita di nuovo lo stesso documento di Ratzinger quando scrive «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia», ma il testo completo di Ratzinger è molto più esplicito:

«4. Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, «precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati». (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357.)
Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni… (cf. Rm1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati».(Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona humana, 29 dicembre 1975, n. 8.) Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli (Cf. per esempio S. Policarpo, Lettera ai Filippesi, V, 3; S. Giustino, Prima Apologia, 27, 1-4; Atenagora, Supplica per i cristiani, 34.) ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.
Secondo l’insegnamento della Chiesa, nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali «devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione ».(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358; cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986, n. 10.) Tali persone inoltre sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità.( Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2359; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986, n. 12.) Ma l’inclinazione omosessuale è «oggettivamente disordinata» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358.) e le pratiche omosessuali «sono peccati gravemente contrari alla castità ». (Ibid., n. 2396.)»

Ma Ratzinger va ben oltre tutto questo e continua:

«Sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l’uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male. 
In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza.»

Ma la galleria degli orrori non si ferma neppure qui, Ratzinger si fa addirittura paladino della “retta ragione” nel dettare regole dogmatiche perfino agli Stati:

«Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale, all’unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un’istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio.»
E ancora: «Mettendo l’unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri.» 

Per capire esattamente il senso della citazione di Ratzinger fatta dal Sinodo, che consiglia di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» bisogna tenere conto che Ratzinger non intende affatto dire che ogni discriminazione è ingiusta ma che, esistendo discriminazioni giuste, perché giustificate da un fine superiore, e discriminazioni ingiuste, perché immotivate, sono da evitare le sole discriminazioni ingiuste, mentre le altre non solo sono lecite ma addirittura doverose:

«A sostegno della legalizzazione delle unioni omosessuali non può essere invocato il principio del rispetto e della non discriminazione di ogni persona. Una distinzione tra persone oppure la negazione di un riconoscimento o di una prestazione sociale non sono infatti accettabili solo se sono contrarie alla giustizia. Non attribuire lo statuto sociale e giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali non si oppone alla giustizia, ma, al contrario, è da essa richiesto.»

L’immoralità radicale di queste affermazioni è evidente a chiunque ha una coscienza.

Ratzinger afferma perentoriamente che, relativamente alle unioni omosessuali «Ci sono invece buone ragioni per affermare che tali unioni sono nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale.» Non si capisce quali siano queste buone ragioni ricordate con tanta sollecitudine pastorale.

Ratzinger si spinge a definire il dovere per ogni cattolico e in particolare per ogni politico cattolico di opporsi con ogni mezzo alle unioni civili omosessuali.

In conclusione, a detta dell’allora cardinale Ratzinger:

«La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.»

Nel paragrafo 76 della Relazione del Sinodo, che tratta la questione omosessuale in poche righe, il documento di Ratzinger, di cui abbiamo analizzato i contenuti e che si può leggere integralmente alla pagina https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … essualita/, è citato ben due volte e si tratta di un richiamo inquietante.

Il Sinodo parla poi in modo sibillino di “una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale” espressione dietro la quale, dome dietro la parola discernimento, può nascondersi di tutto.

Il Sinodo conclude il suo paragrafo sugli Omosessuali in questo modo:

«Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”»

La Chiesa ha esercitato ed esercita pressioni pesantissime nella politica degli Stati, che Ratzinger ha addirittura innalzato a doveri pastorali e a testimonianze della verità, ma non intende subire le pressioni di alcuno! Non ci vuole un orecchio particolarmente raffinato per intendere la contraddizione.

La Chiesa è ancora quella di Ratzinger e non cambierà perché le parole rispetto e diritti, lì, non hanno cittadinanza.

Invito il lettore a confrontare il paragrafo 76 della Relazione finale del Sinodo con la deliberazione della Corte Suprema degli Stati Uniti con la quale si riconosceva il diritto al matrimonio delle coppie omosessuali in tutti gli Stati dell’Unione:

“Nessuna unione è più profonda del matrimonio, perché esso incarna i più alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Nel formare una unione matrimoniale, due persone diventano qualcosa di più grande di ciò che erano prima. Come alcuni dei firmatari di queste petizioni dimostrano nei casi citati, il matrimonio incarna un amore che può durare anche oltre la morte. Si fraintenderebbero questi uomini e queste donne se si dicesse che essi non rispettano l’idea del matrimonio. Il loro appello è basato sul fatto che essi la rispettano, che la rispettano così profondamente che cercano di trovare il suo compimento per loro stessi. La loro speranza è di non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi da una delle più antiche istituzioni della civiltà. Chiedono pari dignità davanti alla legge. La Costituzione garantisce loro questo diritto.

La sentenza della Corte d’Appello per il sesto Circuito è capovolta.
Così ordiniamo.”

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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