CHIESA, LIBERTA’ E MORALE LAICA

La morale laica non è un insieme di precetti o di divieti, non è un codice morale destinato a sostituire un altro codice morale ma è un metodo che si prefigge di garantire la convivenza, la libertà e l’uguaglianza degli individui nei rapporti sociali partendo dall’idea che la libertà è il valore sociale fondamentale, cioè l’unico valore sul quale si deve fondare una società di uomini liberi e che le limitazioni della libertà sono giustificabili solo in funzione della tutela della libertà altrui.

La morale laica non ha nulla a che vedere con le morali particolari, non è giustificata sulla base di nessuna autorità ma deriva dalla libera accettazione del principio fondante, ossia dell’idea che la libertà sia il diritto fondamentale e incondizionato di tutti.

In una visione laica, a livello sociale, non esistono morali vere, secondo natura o secondo ragione e non esistono autorità morali, questi concetti sono tipici delle morali particolari.

Una morale laica è per sua natura relativistica nel senso che, se è lasciata comunque al singolo la massima libertà di coscienza e la responsabilità piena del suo agire morale, sempreché si resti nell’ambito del rispetto della libertà altrui, la scelta del singolo è solo sua, non può essere normativa per nessuno e non è sottoposta al giudizio di nessuno.

Il relativismo è una visione non dogmatica e non pregiudiziale della morale, non è un principio per il quale qualsiasi codice morale può essere ugualmente valido, è anzi un modo di porsi di fronte ai contenuti e ai comportamenti morali con occhio attento all’unico aspetto socialmente rilevante, cioè alla dimensione di libertà.

Non qualunque codice morale o qualunque comportamento può essere ammesso in una società libera, cioè laica, ma soltanto i codici e i comportamenti morali che rispettano integralmente la libertà altrui potranno trovarvi accoglienza.

Nessuna predicazione di discriminazione, di violenza, di omofobia o di odio razziale, nessuna condanna a priori di fatti o per fatti che non siano oggettivamente lesivi della libertà altrui, nessun privilegio comunque giustificato è compatibile con una morale laica perché queste cose non sono rispettose della libertà altrui.

Nessun potere di limitare la libertà di altre persone, neppure nell’ambito della stessa famiglia, può moralmente essere riconosciuto a nessuno per motivi diversi da quelli che la legge riconosce sulla base di un interesse oggettivo collettivo.

Nessuna mutilazione (circoncisione, infibulazione) può essere praticata per nessuna ragione su persona minorenne o su persona maggiorenne senza il suo esplicito consenso. Nessuna imposizione (sposarsi/non sposarsi, scelta del coniuge, scelta di avere figli, scelta di limitare determinatamente le gravidanze) può essere imposta a nessuno per nessuna ragione. Questi sono solo alcuni esempi di contenuti morali assolutamente incompatibili con la libertà di tutti che è l’unico valore che uno stato laico deve garantire.

In una visione laica della società, per tutte le condizioni che afferiscono alla sfera privata dei singoli deve essere garantita la massima libertà: aderire ad una religione o abbandonarla liberamente senza che ne derivi pregiudizio alcuno, aderire ad un partito politico e abbandonarlo liberamente senza che ne derivi pregiudizio alcuno, seguire il proprio orientamento sessuale, sposarsi o non sposarsi, avere o non avere figli, ecc..

Alcune questioni meritano un chiarimento. Sono ammesse delle limitazioni per gli aderenti ad una o ad un’altra confessione religiosa? La risposta è ovviamente sì, con la condizione che da quella confessione religiosa si possa comunque uscire liberamente, senza alcuna formalità e senza alcun pregiudizio. Il sacrificio temporaneo della libertà del singolo, consciamente e liberamente voluto, non viola la libertà di quel singolo se il sacrificio può aver termine in ogni momento, senza formalità e senza danno, si tratta anzi di un esercizio di libertà individuale. Non è invece moralmente accettabile una scelta definitiva e senza ritorno, come quella di pronunciare voti perpetui rinunciando in via definitiva ad alcuni dei propri diritti, senza la possibilità di tornare indietro quando se ne avverte le necessità. Le rinunce alla libertà non posso essere ammesse se irrevocabili. Questo significa che non è possibile pronunciare voti perpetui di rinuncia ad alcuni dei propri diritti? No. Ciò significa solo che la legge non può continuare ad annettere valore legale ad atti compiuti a seguito della pronuncia dei voti se essi sono revocati. Se una persona pronuncia i voti e a seguito dei voti i suoi beni passano ad altri, alla revoca dei voti deve conseguire di diritto il rientro dei beni nella sfera del primitivo titolare. Il che significa che i beni ceduti a seguito della pronuncia dei voti devono restare inalienabili finché è in vita la persona che ha pronunciato i voti e che fino ad allora ne viene trasferito solo il diritto di usufrutto. Se così non fosse la pronuncia dei voti si trasformerebbe in un atto potenzialmente fortemente limitativo della libertà individuale nel futuro, cosa che è moralmente inaccettabile, sarebbe cioè una trappola dalla quale è impossibile uscire se non con grave danno.

La legislazione di uno stato laico non può entrare nelle questioni relative alla sfera morale privata del singolo se non per garantire che i comportamenti conseguenti alle convinzioni individuali siano comunque compatibili con la libertà altrui.

La legislazione di uno stato laico deve prescindere completamente dalle morali individuali e deve limitarsi a garantire la libertà di tutti. Le norme devono essere essenziali, non devono avere finalità moralizzatrice ma devono essere garanzia generale di libertà. Proprio per il fatto che la legge non può entrare in questioni morali, non può essere ammessa alcuna obiezione di coscienza, perché le restrizioni alla libertà dei singoli imposte dalla legge sono finalizzate esclusivamente alla tutela della libertà di tutti e quindi l’obiezione di coscienza sarebbe di fatto una limitazione della libertà altrui, che è il valore fondamentale contro la quale, in una società laica non può essere ammessa nessuna obiezione. Chi non accettasse questo principio può uscire dalla società laica, dalla quale non si sente rappresentato, e aderire ad ordinamenti che subordinano la libertà ad altri valori.

In uno stato laico i segni esterni di una appartenenza religiosa, politica o di qualsiasi altra natura non sono ammessi nei locali pubblici, ovviamente sono sempre legittimi nei luoghi privati o aperti al pubblico.

Uno stato laico non sigla concordati con alcuna confessione religiosa e per nessun motivo e non entra a nessun livello in questioni connesse alla religione o alla morale individuale, deve invece occuparsi di tutelare attivamente la libertà di aderire a tutte le confessioni e di recedere senza alcuna condizione e senza alcun danno.

Il principio di laicità dello stato si manifesta in modo peculiare nell’evitare qualunque sovrapposizione tra il concetto di delitto, che è un concetto giuridico e il concetto di peccato, che è un concetto morale.

I delitti sono repressi e puniti un una società laica in quanto violano la sfera di libertà altrui privando altri dei loro diritti. La punizione di un delitto non è conseguenza di alcuna prescrizione morale ma è motivata da ragioni sociali profonde di libertà e di uguaglianza. L’esempio tipico di delitto è l’assassinio.

I peccati sono delle violazioni di un codice morale particolare al quale si annette a livello individuale o di confessione religiosa un valore di origine sacrale. L’esempio tipico del peccato è la violazione del comandamento “Non desiderare la donna d’altri” che condanna anche il solo desiderio, cioè qualcosa che di per sé non è minimamente lesiva della libertà altrui e che quindi non solo non è un delitto ma afferisce alla libertà del singolo ed è del tutto indifferente per la collettività.

A nessuno è concessa la facoltà di perdonare un delitto, neppure alla vittima dello stesso delitto, perché un delitto è un comportamento aggressivo nei confronti dei principi di fondo del vivere sociale, non si può quindi essere perdonati o assolti dai propri delitti da nessuno e per nessuna ragione. Si può invece essere perdonati o assolti dai peccati in nome dell’autorità che ha fissato il principio morale particolare che è stato violato. Ovviamente si tratta di realtà che non hanno niente in comune. La categoria di delitto è valida per tutti i componenti di una società laica, quella di peccato è valida esclusivamente per quelli che aderiscono a una determinata confessione religiosa e alla sua morale particolare.

Le riflessioni sin qui svolte sull’idea di libertà come fondamento del vivere civile e sulla distinzione tra delitto e peccato sono magistralmente riassunte da Gaetano Salvemini [Lettere dall’America 1947-1949 (epistolario con Ernesto Rossi)]: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà, ma la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto, né in Italia, né in nessun altro Paese del mondo. Il clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato e delitto, fra quello che lui crede peccato e quello che la legge secolare ha il dovere di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come se fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Il clericale non è mai uscito dall’atmosfera dei 10 comandamenti, nei quali il rubale e l’uccidere (delitti) sono messi sullo stesso livello del desiderare la donna d’altri (peccato).”

Una questione estremamente delicata è costituita dalla libertà religiosa, sulla quale si è concentrata l’attenzione di papa Benedetto XVI in particolare nel Discorso al Corpo Diplomatico di Lunedì, 10 gennaio 2011 (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi//speeches/2011/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20110110_diplomatic-corps_it.html): “…non vi sono forse numerose situazioni nelle quali, purtroppo, il diritto alla libertà religiosa è leso o negato? Questo diritto dell’uomo, che in realtà è il primo dei diritti, perché, storicamente, è stato affermato per primo, e, d’altra parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva dell’uomo, cioè la sua relazione con il Creatore, non è forse troppo spesso messo in discussione o violato? Mi sembra che la società, i suoi responsabili e l’opinione pubblica si rendano oggi maggiormente conto, anche se non sempre in modo esatto, di tale grave ferita inferta contro la dignità e la libertà dell’homo religiosus, sulla quale ho tenuto, a più riprese, ad attirare l’attenzione di tutti.” … “i cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. E’ naturale che essi possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione” …“Spostando il nostro sguardo dall’Oriente all’Occidente, ci troviamo di fronte ad altri tipi di minacce contro il pieno esercizio della libertà religiosa. Penso, in primo luogo, a Paesi nei quali si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma dove la religione subisce una crescente emarginazione. Si tende a considerare la religione, ogni religione, come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale. Si arriva così a pretendere che i cristiani agiscano nell’esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto.” … “Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione.”

Se analizziamo il concetto di libertà religiosa come emerge dalla parole di Benedetto XVI possiamo rilevare che il diritto alla libertà religiosa è considerato “il primo dei diritti” ma, come chiarito da Salvemini, non si tratta né della Libertà senza aggettivi, né della libertà religiosa laicamente intesa, cioè della libertà paritaria di tutte le religioni, ma piuttosto della libertà di essere cattolici, va sottolineato che si rivendica per i cattolici la libertà di coscienza e di culto, la libertà nel campo dell’insegnamento, dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione. Si tratta in realtà di libertà delicatissime perché il riconoscimento della totale libertà di coscienza significa in pratica riconoscere al cattolico il diritto di non obbedire alla legge quando la sua coscienza, in questo caso il particolare codice morale della sua confessione religiosa, è in contrasto con la legge, cioè significa garantire il primato di una morale confessionale particolare sulla legge. Ricordo che lo stesso Benedetto XVI invitava i cattolici ad impegnarsi per impedire l’accesso all’insegnamento agli omosessuali e per non fare approvare il riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Se si lasciasse alle morali particolaristiche delle singole confessioni religiose la decisione su questioni che interessano tutti la Libertà sarebbe tranquillamente assoggettata a principi incompatibili con l’esercizio della Libertà di tutti. Ma il papa reclama piena libertà di azione anche sul piano dell’insegnamento, dell’educazione e dei mezzi di comunicazione, ambiti in cui lo stato non può e non deve delegare nulla a nessuno. L’educazione confessionale non può in nessun caso sostituire un’educazione laica e pluralista. Educare significa prima di tutto fornire visioni non pregiudiziali della realtà, significa mettere le persone a contatto con la realtà in modo che possano imparare e giudicare da sé superando i pregiudizi. Proprio perché l’educazione ha un valore enorme nella formazione della persona essa deve avvenire in un contesto pluralista, e in questo senso laico, in cui la regola fondamentale sia il confronto con la realtà al di là delle ideologie e dei pregiudizi di valore. È significativo che il papa consideri l’obbligo di partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile un attentato alla libertà religiosa, si badi bene, non delle persone ma della famiglie, perché è proprio attraverso l’educazione sessuale confessionale che le religioni perpetuano il loro potere impedendo di fatto l’accesso dei ragazzi a visioni laiche o comunque diverse della sessualità. Un discorso del tutto analogo vale per i mezzi di comunicazione di massa. Spetta allo stato il compito primario della lotta contro l’ignoranza e le sottoculture, contro la superficialità e l’assenza di spirito critico. In questo ambito le confessioni religiose hanno libertà di espressione ma in nessun caso può essere permessa una istruzione uniformemente permeata da valori di tipo confessionale, che costituirebbe un vero e proprio lavaggio del cervello e un attentato alla libertà individuale in nome della libertà religiosa. I ragazzi che crescono devono poter confrontare messaggi diversi e diverse interpretazioni della realtà per formarsi un proprio punto di vista. Va sottolineato che la libertà di religione non può diventare la libertà di creare strutture di potere alternative a quelle istituzionali con fini e modi di procedere non rispettosi della libertà altrui e che alla libertà di religione corrisponde una libertà laica di critica alle confessioni religiose che non possono godere di particolari tutele, come, in una società veramente laica, non può goderne nessun gruppo particolare.

La Costituzione della Repubblica Francese entrata in vigore nel 1958 comincia così:

Articolo 1 – La Francia è una repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Essa assicura l’eguaglianza dinanzi alla legge a tutti i cittadini senza distinzione di origine, di razza o di religione. Essa rispetta tutte le convinzioni. La sua organizzazione è decentrata.

Come si vede la laicità dello stato è affermata esplicitamente nell’art. 1 della Costituzione.

Nella Costituzione Italiana la laicità non è mai nominata, e l’art. 7 costituzionalizza il Concordato con la Santa Sede:

Art.7 – Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

La Corte Costituzionale si è data da fare per riconoscere in via interpretativa un principio di Laicità dello stato in nome del quale però lo stato finisce per limitare di fatto i propria sovranità anche in una realtà che è oggettivamente lontanissima dalla laicità. Per un’attenta disamina della questione rinvio al saggio “Il principio di laicità nella costituzione italiana ed in quella europea”. http://rivista.ssef.it/site.php?page=20050502135352251&edition=2010-02-01

Concludo con una citazione. Così scrive di sé Ernesto Rossi: “Io appartengo alla sparutissima schiera di coloro che credono ancora sia dovere di ogni uomo civile prendere la difesa dello Stato laico contro le ingerenze della Chiesa in Parlamento, nella scuola, nella pubblica amministrazione, e ritengono che quest’obiettivo sia, nel nostro paese, più importante di qualsiasi altro – politico, giuridico o economico – in quanto il suo conseguimento costituirebbe la premessa indispensabile per qualsiasi seria riforma di struttura ” (E. Rossi, da Il sillabo e dopo)

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INSEGNARE NELLE SCUOLE UNA MORALE LAICA

Il ministro francese dell’Educazione, Vincent Peillon, ha mantenuto la promessa di avviare, a partire dall’anno scolastico 2014-2015, l’insegnamento di “morale laica” ad ogni livello di istruzione, dalla scuola primaria ai licei.

Peillon parla esplicitamente di “morale laica” e di “insegnamento laico della morale” a partire dai grandi ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, che sono le fondamenta della repubblica francese. (http://www.lemonde.fr/ecole-primaire-et-secondaire/article/2013/04/22/vincent-peillon-cree-un-enseignement-de-morale-laique-du-cp-a-la-terminale_3164055_1473688.html)

Il 91% del francesi si dichiara favorevole all’iniziativa e il 48% addirittura molto favorevole. La Repubblica Francese vuole impegnarsi ad essere il primo attore nella trasmissione della morale laica sulla quale essa stessa si fonda, non una morale antireligiosa, ma una morale non dogmatica, di integrazione e di uguaglianza.

Il ministro è molto chiaro nell’enunciazione degli obiettivi che si propone, in sostanza bisogna legittimare anche legalmente gli insegnati a trasmettere valori e principi che possano essere generali, rispettosi di tutti e scevri da ogni forma di confessionalità.

Quando ho provato ad illustrare il senso della proposta del ministro Peillon ad alcuni insegnanti Italiani mi sono sentito rispondere che anche in Italia c’è qualcosa di simile e precisamente il nuovo insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”.

Assai incuriosito di questa novità sono andato a documentarmi sugli atti ufficiali e ho trovato la nota PROT. N. AOODGOS 2079 DEL 4 MARZO 2009 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a firma dell’allora Ministro Maria Stella Gelmini (http://iostudio.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/9cfcb376-08d0-11de-873d-bf246490dfd1/Documento%20di%20indirizzo%20Citt%20e%20Cost%20def..pdf), un ponderoso documento di 26 pagine che prende in esame tutti i precedenti legislativi e, dopo un profluvio di parole, arriva finalmente a definire nuclei tematici e obiettivi di apprendimento relativi a Cittadinanza e Costituzione.

Per la scuola primaria (scuola elementare), con un orario di un’ora alla settimana, si prevede di trattare tra l’altro:

– gli enti locali (comune, provincia, città metropolitana, regione) e gli enti territoriali (asl, comunità montane ecc.)

– i segni costituzionali dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica

– la distinzione tra Repubblica e Stato e alcune sue conseguenze

– la tutela del paesaggio e del patrimonio storico del proprio ambiente di vita e della nazione

– i segnali stradali e le strategie per la miglior circolazione di pedoni, ciclisti, automobilisti

– elementi di igiene e di profilassi delle malattie

Per la scuola media si sale di livello e le cose si fanno ancora più serie e si prevede di trattare argomenti come:

– il processo di revisione costituzionale e le leggi costituzionali secondo il Titolo V, sez. II del testo del 1948

– la nuova disciplina degli Statuti delle Regioni

Ecc.ecc.

Per la scuola superiore il livello sale ancora e si prevede di trattare argomenti come:

– le revisioni costituzionali apportate dal 1948 ad oggi

– il processo di formazione, di emanazione e di perfezione delle leggi ordinarie e dei decreti legge

– l’introduzione delle Regioni nel testo costituzionale del 1948 e le ragioni del loro primo avvio solo negli anni settanta

Tutto questo sempre con un carico orario di un’ora alla settimana per un insegnamento che prevede una specifica valutazione disciplinare di ciascun alunno e quindi idonei mezzi di verifica.

Nel ponderoso documento del Ministro Gelmini non compare mai la parola laico né la parola laicità, non compare mai la parola omofobia. Dal documento emerge anche una nota di consapevolezza, quando si dice:

“Il rispetto della legalità, l’osservanza di diritti e di doveri devono essere compresi in termini di valori essenziali e fondanti la possibilità di essere interlocutori protagonisti nell’ambito di un progetto comune e solidale volto allo sviluppo della società più estesa” e si prosegue: “L’ora settimanale dedicata a Cittadinanza e Costituzione non è certo sufficiente a produrre, sulla mera base dei temi che affronta e dei metodi di lavoro coinvolgenti che sappia adottare, risultati di questo tipo. Essi vanno considerati come compito comune ai docenti e ai dirigenti scolastici, nel dialogo allargato con forze potenzialmente educative.”

Ci si chiede a questo punto che cosa debba vedersi dietro il sibillino “forze potenzialmente educative”, certo non si tratta di restituire allo Stato e ai docenti una capacità di trasmettere valori laici al di fuori di qualunque pregiudiziale confessionale. Bisogna ricordarsi che siamo in Italia e non in Francia e che qui la parola laicità non ha pieno diritto di cittadinanza.

Sarebbe ora di girare pagina e di restituire alla Repubblica Italiana un suo carattere di laicità. Non contro qualcuno ma per l’uguaglianza di tutti.

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GAY LAICI E LIBERTA’

È di moda parlare di gay e chiesa, di gay e politica ma nella maggior parte dei casi di gay classificabili in base a categorie di carattere ideologico. In realtà, non solo per i gay, ma per tutti, sarebbe bene tenere presente la categoria fondamentale della laicità, cioè la capacità di mantenere una autonoma capacità personale di giudizio, al di là delle appartenenze religiose o politiche, che non devono mai essere forme di vera abdicazione alla capacità di pensare in nome di fedi di vario genere che si presentano come risposte definitive capaci di dare un senso alla vita.

Intendo dire che qualunque appartenenza ha un valore se è un’appartenenza laica, revocabile, senza vincoli perpetui, senza la rinuncia a pensare. Cattolici, se ci si sente tali, ma laicamente cattolici, cioè cattolici liberi di pensare e di non essere più cattolici senza drammi se si comincia a percepire quel messaggio come estraneo o forzato. Lo stesso discorso vale per le appartenenze politiche, aderire al partito X o Y, se lo si ritiene giusto, ma mantenendo l’uso del proprio cervello, aderire cioè laicamente, al di là delle identificazioni viscerali o per reazione.

La laicità non consiste nell’essere contro qualcuno o qualcosa ma nel non dipendere, nel non essere condizionati, nel considerare la capacità di pensare liberamente come la caratteristica fondamentale del pensiero e la libertà e la pari dignità di tutti come obiettivo dell’attività politica. In questo senso esiste solo una morale ed è la morale della libertà e dell’uguaglianza, la morale del rispetto, ma anche della fermezza contro le prevaricazioni che non sono esercizio di libertà ma abuso.

Perché questi discorsi in un forum gay? La risposta è chiara: gay, certo, ma laicamente gay, gay che non devono fare massa, che non sono assimilabili gli uni agli altri solo in quanto gay, gay diversi, ciascuno con la sua storia e il suo cervello. A qualcuno potrebbe sembrare che essere gay senza una ideologia gay sia in realtà un modo di svilire l’identità gay, ma l’identità gay va vissuta laicamente, senza identificazioni a priori con una pretesa ideologia di gruppo, mantenendo cioè sempre la propria capacità di giudizio. Gay, quindi, in una forma di pluralismo culturale in cui il valore unificante, che non è né gay né etero, come non è né cattolico né non cattolico, è la laicità, cioè l’istinto della libertà e il rifiuto delle servitù intellettuali.

Molti gay fanno esperienza sulla loro pelle della dimensione asfissiante delle appartenenze non laicamente vissute, e quindi imparano, attraverso l’esperienza, quale sia il valore della libertà. Da qui deriva una specie di istinto per la libertà, una capacità di fiutare le servitù di pensiero anche quando sono presentate come un valore di fedeltà. L’unica fedeltà che ha un valore è la fedeltà alla propria coscienza. L’apparire di maestri di morale, di dottrine e di regole è la prima spia dell’assenza di libertà.

È difficile capire il senso della morale della libertà perché le morali che si sono incarnate storicamente non sono state ispirate dalla libertà o hanno proclamato principi di libertà solo a parole. La morale delle libertà non è costituita da un corpo di regole che sostituisce un altro copro di regole, si tratta invece di una realtà interna alla coscienza, basata su valori di rispetto reciproco e di apertura al diverso, finché quel diverso non divenga prevaricazione della libertà altrui.

La libertà non dà certezze ma propone dubbi, la libertà non dà risposte ma propone nuove domande, la libertà aiuta a passare dalla logica della paura alla logica delle scelte, la libertà consiste nell’essere se stessi, nel lasciare parlare la propria coscienza, la libertà è anche libertà di sbagliare e di correggere i propri errori, è libertà di cambiare idea, la libertà non viene dall’esterno ma è dentro di noi.

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OMOSESSUALITÀ E IGNORANZA

Il problema fondamentale per la concreta realizzazione dei criteri di libertà e di uguaglianza sui quali si dovrebbe fondare una società civile laica è rappresentato dall’ignoranza, in conseguenza della quale, in sostituzione di concetti fondati su fatti che non si conoscono subentrano dei preconcetti del tutto infondati.

Al fine di fare conoscere la realtà della omosessualità riporto qui di seguito, tradotto da me, un documento fondamentale della Organizzazione Mondiale della Sanità

(http://new.paho.org/hq/index.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=17703&Itemid) in cui sono sintetizzati alcuni punti di estrema importanza per le persone omosessuali. Questo documento di altissimo livello scientifico è la sintesi del lavoro di migliaia di specialisti in tutte le parti del mondo. Vi invito ad osservare come i contenuti di questo documento rispecchino fedelmente quanto Progetto Gay ha sempre sostenuto. Credo che non ci sia bisogno di affiancare a questo documento altri e ben noti documenti di origine confessionale.

Rinvio soltanto a due post già pubblicati su Progetto Gay.

GAY TRA MORALE VERA E TERAPIE RIPARATIVE

https://gayproject.wordpress.com/2007/12/26/gay-tra-morale-vera-e-terapie-riparative/

PAPA RATZINGER E L’OMOSESSUALITA’

http://nonsologay.blogspot.it/2013/02/papa-ratzinger-e-lomosessualita.html

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Organizzazione Panamericana della Sanità

Ufficio Regionale della

Organizzazione Mondiale della Sanità

“CURE” PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione

Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come “diversi”. Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull’intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una “deviazione” o il risultato di un “difetto di sviluppo”.

Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.

Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l’applicazione di teorie e modelli che vedono l’omosessualità come una “deviazione” o una scelta che può essere modificata attraverso il “potere della volontà” o attraverso presunti “supporti terapeutici”.

In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte “cliniche” o “singoli terapeuti”, di servizi volti a “curare” l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come “riparativo” o “terapia di conversione.”1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell’etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale (“Protocollo di San Salvador”) 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L’omosessualità come variante naturale e non patologica

Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l’omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3  I professionisti concordano sul fatto che l’omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali  l’omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l’omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L’inefficacia e la nocività delle “terapie di conversione”

Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell’efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l’espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l’American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di “conversione”.5  Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell’orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l’intenzione di cambiare l’orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un “difetto” e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell’etica medica: “In primo luogo, non fare del male”. Si tratta di una lesione del diritto all’integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani

Come fattore aggravante, le “terapie di conversione” devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi “riparativi” contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private ​​della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di “stupro riparativo”, soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto “terapeutico” è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione

Gli operatori sanitari che offrono “terapie riparative” aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione – con l’eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi  – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come “devianti” non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie “riparative” o ” di conversione” non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:

I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.

Le terapie “riparative” o “di conversione” e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Le istituzioni che offrono tali “trattamenti” al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7

Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima. Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all’integrità personale, alla salute, e all’uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:

Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l’eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all’eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.

La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all’interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l’isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.

Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.

Le molestie omofobe  e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:

Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale.

Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

L’applicazione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione” deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:

La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.

L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.

L’uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l’omosessualità (in virtù del fatto che l’orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.

La pubblicità che incita all’intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.

La pubblicità diffusa da “terapeuti”, “centri di cura”, o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l’orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:

Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione”.

I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di proteggere l’integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.

Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.

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1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.

<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/co/CCPR.C.ECU.CO.5.doc&gt;

Human Rights Council (2011). Discriminatory Laws and Practices and Acts of Violence Against Individuals Based on Their Sexual Orientation and Gender Identity (A/HRC/19/41), paragraph 56. <http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/AHRC-19-41_en.pdf&gt;

Human Rights Council (2011). Report of the Special Rapporteur on the Right of Everyone to the Enjoyment of the Highest Attainable Standard of Physical and Mental Health (A/HRC/14/20), paragraph 23.

<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf&gt;

United Nations General Assembly (2001). Note by the Secretary-General on the Question of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (A/56/156), paragraph 24. <http://www.un.org/documents/ga/docs/56/a56156.pdf&gt;

I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.

American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies): Position Statement. <http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200001.aspx&gt;

Anton, B. S. (2010). “Proceedings of the American Psychological Association for the Legislative Year 2009: Minutes of the Annual Meeting of the Council of Representatives and Minutes of the Meetings of the Board of Directors”. American Psychologist, 65, 385–475.

<http://www.apa.org/about/governance/council/policy/sexual-orientation.pdf&gt;

Just the Facts Coalition (2008). Just the Facts about Sexual Orientation and Youth: A Primer for Principals, Educators, and School Personnel. Washington, DC. <http://www.apa.org/pi/lgbc/publications/justthefacts.html&gt;

4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.

American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.

APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.<http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf&gt;

Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.

<http://www.tcmujer.org/pdfs/Informe%20Sombra%202009%20LBT.pdf&gt;

Centro de Derechos Económicos y Sociales (2005). Tribunal por los Derechos Económicos, Sociales y Culturales de las Mujeres.

<http://www.tcmujer.org/pdfs/TRIBUNAL%20DESC%20ECUADOR%20MUJERES.pdf&gt;

Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente  all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=78&p=34607#p34607