CONTINUO A SOGNARE AMORE GAY E SESSO GAY

Ciao Project, tu parli di affettività e di sessualità, ok, capisco quello che vuoi dire, però sono due cose che vanno comunque sempre insieme. Mi sono innamorato anche io e profondamente di alcuni ragazzi, forse l’aspetto affettivo era lievemente prevalente, ma dico forse, perché proprio non lo potrei dire, il sesso c’era eccome, trattenuto, frenato, sublimato, tutto quello che vuoi tu, ma c’era eccome. Allora c’erano pure i sogni erotici che oggi non ci sono più, ma allora c’erano e c’era la masturbazione, che invece c’è ancora, che, ok, si poteva fare con i porno ma quando eri innamorato ti bastava la fantasia, se poi su quel ragazzo avevi anche un minimo di ricordi sessuali, e io li avevo, bastava richiamarli alla memoria e non c’era bisogno di niente altro. Se devo essere onesto, non ho mai vissuto rapporti totalmente sublimati, cioè senza fantasie sessuali di nessun genere, anzi le mie storie importanti erano accompagnate sempre e comunque da fantasie sessuali molto intense. Pensa che io avevo avuto anche un ragazza e con le avevo anche avuto rapporti sessuali, ma poi quando mi sono trovato con il primo ragazzo della mia vita, la cosa è stata tutta così diversa, così più intensa, così spontanea, così senza complessi, così totalmente diversa dai rapporti con la mia ragazza, che mi sono detto che non sarei stato mai più con una ragazza e così è stato, perché se uno è gay, sì, può anche fare sesso con una ragazza, qualche volta, ma non è proprio quello che sta cercando. Un ragazzo che ti interessa ti sconvolge, ti crea un trasporto affettivo e sessuale insieme che non ha nessun possibile paragone con un’esperienza etero. Io voglio vivere con un uomo, ho cercato sempre di stare vicino ai ragazzi, di creare con loro legami forti, di amicizia e anche di sesso, il fatto è che non ci sono riuscito quasi mai, un paio di volte sì, ma poi, dopo qualche anno, anche quei rapporti sono purtroppo finiti. Vedo ancora quei ragazzi, ovviamente non per sesso, e con loro sto bene, ma il fuoco della passione, se vogliamo dire così, non esiste più. Ti sembrerà paradossale, Project, ma adesso che ho 36 anni comincio ad avere di nuovo paura di rimanere solo. Chissà perché non riesco a vivere relazioni stabili, non so nemmeno se è colpa mia o no, ma non succede. È come se oggi la voglia di coppia fosse diminuita, nessuno si vuole impegnare, nessuno sui vuole legare. Il sesso più o meno amichevole lo trovi anche, ma un ragazzo da amare no! È proprio una cosa terribile. Certe volte mi sono illuso, pensavo che sarebbe finalmente successo, ma non è successo, o meglio sembrava che fosse successo, ma dopo qualche mese la cosa era del tutto esaurita. Io sogno un ragazzo da amare, da amare in tutti i sensi, un ragazzo col quale vivere una sessualità veramente libera e soprattutto reciproca, cioè mi piacerebbe trovare una vera armonia sessuale, che in pratica non ho mai trovato al 100%, ma vorrei anche un ragazzo col quale condividere la vita ordinaria, le preoccupazioni di lavoro, quelle economiche, i progetti per il futuro. Sto ancora sognando a 36 anni? L’esperienza non mi ha insegnato proprio niente? Dovrei accontentarmi e dire: ok, mi sta bene il primo disponibile, così mi “sistemo”! Proprio come facevano le ragazze bruttine di una volta (se veramente lo facevano). No! Allora sto meglio solo, perché se sto solo almeno sono libero. Essere in due è bello se ci si vuole bene veramente, altrimenti è meglio restare soli, tanto un po’ di sesso senza grandi aspettative lo trovo anche con qualche amico sfigato come me, ed è già successo.

Ti saluto, Pro!

Giovanni81

__________

Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-i-still-continue-to-dream-of-both-gay-love-and-gay-sex

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6324

ETERO E GAY DI FRONTE ALL’ESPLORAZIONE OMOSESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte seconda
(etero e gay di fonte all’esplorazione omosessuale)

Le due storie tratte dal volume sull’inversione sessuale di Havelock Ellis e tradotte da me, che riporto qui di seguito sono estremamente interessanti, sia perché rappresentano bene attraverso quali esperienze a sfondo sessuale i gay di allora arrivassero alla consapevolezza di essere gay, sia perché chiariscono in modo esemplare come un gay e un etero interpretino in modo radicalmente diverso allora come oggi) gli stessi comportamenti di intimità spinta con altri ragazzi e di gioco sessuale. Per i ragazzi gay questi comportamenti hanno un chiarissima valenza sessuale e si stampano nel loro cervello come ricordi indelebili destinati a durare tutta la vita. I ragazzi eterosessuali, invece li vedono come esplicazione di una pura curiosità sessuale, se non addirittura come un modo per esercitare il proprio dominio su altri ragazzi, cose comunque transitorie che saranno del tutto dimenticate quando saranno possibili vere esperienze eterosessuali e non interferiranno con la sessualità adulta.

STORIA 5

S. W., 64 anni, inglese, giornalista musicale. La comunicazione che segue (un po’ abbreviata) è stata scritta quando S.W. non aveva ancora letto nulla sull’inversione sessuale e quando credeva ancora che il suo caso fosse assolutamente unico.

“Io sono figlio di un uomo di chiesa, ho vissuto per i primi tredici anni della mia vita nella cittadina dove sono nato. Poi mio padre è diventato vicario di un villaggio di campagna, dove ho vissuto fino a quando sono andato fuori, nel mondo, all’età di 18 anni. Dato che durante tutto questo tempo mio padre aveva alcuni alunni, sono stato educato con loro, e non sono mai andato a scuola. Sono nato, credo, con le passioni sessuali più forti che si possano immaginare, e nello stesso tempo sono stato molto precoce nel mio ingresso nella fase della pubertà. Il seme iniziò a formarsi un po’ prima del mio dodicesimo compleanno, i peli seguirono subito dopo, e dopo un anno ero in queste cose alla pari con un ragazzo medio di 15 o 16 anni. Parlavo liberamente con i miei compagni dei rapporti fra i sessi, ma, a differenza di loro, non provavo alcun sentimento personale verso le ragazze. Con il tempo mi resi conto che ero diverso, come credevo allora e credo ancora adesso, da tutti gli altri uomini. I miei organi sessuali erano abbastanza perfetti, ma nell’aspetto di un uomo avevo i pensieri sessuali di una femmina. Rifiuto senza riserve anche la minima inclinazione a compiere atti innaturali; l’idea di commettere atti di sodomia sarebbe per me molto disgustosa.

Per venire alla mia attuale condizione mentale: mentre sono del tutto indifferente alla persona della donna (ho sempre apprezzato molto la loro amicizia e compagnia, e molti dei miei migliori amici sono stati donne), ho avuto un ardente desiderio di avere rapporti carnali con un maschio, e avevo la capacità di innamorarmi, per dire così, nella misura massima. Nell’immaginazione, possedevo l’organo femminile, e mi sentivo verso un uomo esattamente come si sentirebbe una donna innamorata. Nel momento in cui sono diventato pienamente cosciente della mia condizione, ho dato poca importanza a questo fatto, io non avevo la più pallida idea della sua terribile importanza, né della futura miseria che avrebbe comportato. Cose tutte che ho dovuto imparare dall’amara esperienza.

Una volta ho pensato di forzarmi ad avere un rapporto sessuale con una prostituta, al fine di vedere se il godimento sensuale effettivo potesse portare un cambiamento, per avere così la possibilità di sposarmi. Ma quando si è trattato di pensare ai modi e ai mezzi, la mia ripugnanza all’atto è diventata tale che la cosa praticamente era fuori questione. Nel caso invece di qualunque maschio al quale mi sono affezionato, volevo che ci si sentisse insieme, pelle contro pelle, e che avessimo il privilegio di prenderci le libertà che si prenderebbe una donna innamorata, se tutto fosse permesso. Cercavo una gratificazione non puramente sessuale di qualsiasi tipo; il mio amore era troppo genuino per questo.

Durante il poco più di mezzo secolo trascorso dal mio dodicesimo compleanno, sono stato veramente innamorato circa tredici volte. Non credo di riuscire a dare un’idea della profondità e della realtà dei miei sentimenti. Ho accennato alla mia precocità. Ero innamorato quando a 12 anni, l’oggetto del mio amore era un uomo di 24, un noto chimico analitico Venne a casa di mio padre molto frequentemente; e il mio cuore batteva anche alla sola menzione del suo nome.

Avevo circa 15 anni al tempo del mio secondo innamoramento serio. Questa volta era il figlio di un agricoltore, circa due anni più grande di me. Non penso di essermi mai trovato da solo con lui, e in realtà lo conoscevo soltanto come un membro della sua famiglia, ma per un certo tempo fu l’interesse fondamentale della mia vita.

Quando avevo 21 anni ho avuto un ‘compagno’, un giovane di 17 anni, che aveva per me, in ogni caso, un affetto fraterno. Eravamo sotto lo stesso tetto, una mattina presto d’estate si alzò dal letto ed è venne dritto nella mia stanza per parlare di una cosa o di un’altra. Per poter parlare più comodamente si mise nel letto con me e rimanemmo lì come avrebbero fatto due ragazzine di scuola. Questa vicinanza era più di quanto potessi sopportare, e il mio cuore cominciò a battere in modo tale che era impossibile che non potesse notarlo. Dato che, naturalmente, non poteva avere la minima idea della ragione, disse in tutta innocenza: ‘Il tuo cuore batte così forte che riesco a sentirlo abbastanza chiaramente.’

Finora i miei dettagli sono puramente innocenti. Fino a 18 anni, ci furono familiarità a intervalli tra me e il figlio del medico del paese, un giovane circa due anni più grande di me, e precocemente immorale. Non mi interessava veramente molto, ma lui era il mio compagno più importante. Poi sono diventato un assistente scolastico, e per circa sei anni sono riuscito a controllarmi, solo, ahimè, per ricaderci di nuovo. Poi un nuovo proposito e l’ho rispettato per otto anni, una lunga lotta con la mia natura. Poi ancora una volta ho peccato in tre casi, che si sono estesi su tre o quattro anni. Vengo ora un episodio molto doloroso e ricco di conseguenze nella mia vita infelice che avrei volentieri tralasciato se fosse stato possibile. Nel bel mezzo della vita è stato un caso di peccato, di scoperta e anche di grande follia.

Prima di entrare nei dettagli, per quanto può essere necessario, non posso fare a meno di chiedervi di considerare con calma e spassionatamente la mia condizione esatta rispetto a quella dei miei simili nel loro insieme. Nelle mie lotte per resistere, in passato, a volte mi sentivo come se stessi lottando tra le spire di un pitone. Ho peccato di nuovo, con un giovane e il suo amico. Abbastanza stranamente, il fatto fu scoperto da un uomo che era spinto da un sentimento di vendetta per un atto che a me appariva assolutamente giusto. I ragazzi si rifiutarono di dichiarare più della verità, e questo non bastò a quell’uomo, e fu messo in mezzo un terzo ragazzo, che era disposto a dire qualsiasi cosa. Ma questo non era ancora tutto; circa dodici o quindici altri ragazzi fecero accuse simili La convinzione generale, di conseguenza, fu che avevo commesso crimini “innominabili” in tutte le direzioni, a mio piacimento. Se mi si chiedesse una spiegazione per l’azione di tutti questi ragazzi al di là del terzo, che, naturalmente, aveva alcune motivazioni speciali, non ne potrei offrire nessuna. Potrebbero aver pensato che il trio originale era visto piuttosto nella luce degli eroi; perché non avrebbero dovuto essere eroi anche loro?

Potevo certamente sentirmi schiacciato sotto un tale carico di accuse, ma questo non giustifica l’incredibile follia della mia condotta. Negai allo stesso modo quel briciolo di verità che pure c’era, come la massa delle menzogne, e me ne andai in America. Tuttavia, col passare del tempo, quando la mia mente entrò in uno stato migliore, mi resi conto che la verità va detta una volta o l’altra. Perciò scrissi dall’America al giusto indirizzo una piena confessione del mio peccato per quanto riguarda i due giovani che avevano detto solo la verità, allo stesso tempo sottolineando la falsità di tutte le altre accuse.

Rimasi in America sei anni, e alla fine riuscii a fare soldi, in modo da poter tornare in Inghilterra con un piccolo capitale. Avevo promesso alle mie tre sorelle (tutte più grandi di me), che sarei tornato prima della loro morte. Il mio programma era di acquistare una piccola impresa a Londra, e tranquillamente guadagnarmi da vivere, non facendo però sapere a nessuno che ero tornato. Feci acquistare una tale impresa, ma fui truffato nel modo più intelligente, e persi fino all’ultimo centesimo che possedevo al mondo! Dovetti far conoscere la mia situazione ai vecchi amici che tutti mi regalarono o mi prestarono denaro. Comunque la mia posizione era molto precaria. Provai con un’agenzia assicurativa, una delle ultime risorse della persona colta e indigente, ma ben presto scoprii che ero inadatto per un lavoro in cui la sfacciataggine è il fattore primario Poi arrivò un colpo straordinario di fortuna; quasi contemporaneamente iniziai ad avere un paio di allievi di musica e del lavoro letterario in collegamento con una buona rivista musicale.

Rendere la mia presenza nota ai vecchi amici comportò che le stesse informazioni giungessero a coloro che non erano amici. La mia identità come giornalista divenne nota, e col passare del tempo mi sembrava come se mezzo mondo avesse sentito parlare delle mie presunte iniquità. Le persone che non avevano mai messo gli occhi su di me sembrava che mi vedessero come un mostro di iniquità che non si dovrebbe neppure tollerare che esista. Tutti questa gente, che non c’entrava niente, credeva che avessi commesso delitti ‘innominabili’ moltissime volte e alzava le mani in un silenzio inorridito per l’audacia di un uomo che, nella sua situazione, osa apparire apertamente in pubblico, con il suo proprio nome, e guardare la gente in faccia. Non avevano nemmeno il cervello per vedere che questo coraggio dimostrava il carattere fittizio delle loro credenze. E poi, credevano che se solo avessero potuto ottenere il mio licenziamento dal mio posto di giornalista io mi sarei ridotto alla fame. Questo fino a un anno fa era vero. Poi un vecchio parente morì e mi lasciò un po’di proprietà che ho venduto per investire in una rendita, e così ho appena quanto basta per vivere tranquillamente, oltre quello che posso guadagnare. In tali condizioni strane si potrebbe chiedere se la vita non fosse insopportabile. Francamente, non posso dire che la vedo così. Ho a Londra un paio di amici scapoli che vanno con me ai teatri, ecc.. In periferia ho circa una mezza dozzina di amici di famiglia. Qui trovo una compagnia piacevole e un caloroso benvenuto. Sono appassionato di musica, ho un eccellente pianoforte, e posso sentire i migliori concerti in Europa. Vado a tutti i buoni divertimenti. Sono un buon giocatore di scacchi. Infine, sono un lettore onnivoro. Ammetterete che le mie risorse per passare il tempo sono illimitate.

Certo, mi dispiace che ho peccato, e vorrei non averlo fatto. Ma io rifiuto ogni sentimento di vergogna.”

S. W. era il più giovane di quattro figli e l’unico maschio. Suo padre aveva 40 anni alla sua nascita, sua madre 33. Il padre era un intellettuale di carattere debole, la madre una donna di carattere violento ed eccentrico, con, egli crede, forti passioni sessuali. S. W. Non trova nulla nella sua famiglia che possa spiegare la sua condizione anomala.

È basso (cinque piedi cinque pollici), ma ben costruito, con un forte petto e una voce potente. Le sue braccia sono deboli e flaccide (femminili, pensa), ma le gambe sono muscolose. Da ragazzo di 14 anni poteva camminare per quaranta miglia con facilità, e ha giocato a calcio fino a circa 45 anni. È considerato virile nel carattere e nei gusti, ma si commuove facilmente fino alle lacrime dopo una forte emozione. Non ci sono informazioni per quanto riguarda il tipo di uomo verso cui è attratto. Posso osservare, tuttavia, che il chimico analitico che per primo suscitò l’ammirazione di S. W. fu ben noto a me una trentina di anni più tardi, come mio insegnante di chimica. A quel tempo era un uomo anziano di aspetto e di carattere attraente, simpatico e affascinante ad un livello quasi femminile.

S. W. non ha mai sentito la minima attrazione sessuale verso il sesso opposto. Le prime indicazioni del sentimento invertito si ebbero all’età di 6 o 7 anni. Guardando gli allievi del padre, ragazzi di 13 o 14 anni, dalle finestre, rifletteva su come potessero essere i loro organi genitali. “In relazione ad una ragazza”, egli scrive, “non avrei pensato assolutamente a una cosa del genere più che nel caso di un blocco di marmo.” In questo periodo, infatti, a volte dormiva con una sorella di 10 anni, che lo indusse ad assumere gli atteggiamenti della congiunzione sessuale, dicendo che era “così divertente”; ma si limitò a fare questo per compiacerla, e senza il minimo interesse o sentimento da parte sua. Questo atteggiamento divenne più marcato con l’aumentare della consapevolezza, fino a quando si innamorò ardentemente, all’età di 12 anni. Per tutta la vita egli ha praticato la masturbazione in una certa misura, ed è pronto a difendere questa pratica nel suo caso. I suoi sogni erotici sono stati solo di carattere molto vago e molto oscuro. Egli è in grado di fischiare. È molto interessato alla politica e alle opere filantropiche. Ma il suo principale interesse è la musica e ha pubblicato numerose composizioni musicali. Nel complesso, e nonostante la persecuzione che ha subito, egli non considera la sua vita come infelice. Allo stesso tempo, egli è profondamente consapevole dell’atmosfera da “Paria” che circonda gli invertiti, e nel suo caso questa non è mai stata alleviata da alcun senso di condivisione della sventura. La facilità con cui si dice che alcuni invertiti riconoscano gli altri della loro stessa specie è abbastanza incomprensibile per lui; non ne ha mai incontrato uno per quanto ne sa.

STORIA 6

E. S., medico, 50 anni.
“Ho qualche ragione”, scrive, “per credere che alcuni dei miei parenti (dal lato paterno), non fossero normali nella loro vita sessuale, ma, dato che erano persone molto riservate, sono sicuro che i loro amici e i loro colleghi non lo hanno mai sospettato. Gran parte dei miei parenti stretti sono rimasti celibi o hanno differito il matrimonio fino a tarda età. Nessuno di loro è stato un bravo uomo d’affari, tutti sembrano essere più profondamente interessati ad altre cose più che a fare soldi o a tenerseli. Per lo più non hanno preso o hanno preso poco parte alla vita pubblica, e non si sono molto curati della vita sociale. Tuttavia, sono stati gente di capacità superiore alla media, con interessi intellettuali ed estetici. Siamo inclini agli entusiasmi, ma manchiamo di perseveranza. Siamo discorsivi e superficiali, forse, ma nessuno potrebbe chiamateci stupidi Siamo forse eccessivamente egocentrici e consapevoli, mai crudeli o viziosi. I nostri poteri di autocontrollo sono considerevoli; siamo persone tradizionali solo perché siamo pigri e abbiamo in forte antipatia qualsiasi autoaffermazione pubblica. Eppure siamo nervosi, piuttosto che flemmatici. Tutto questo riguarda il lato paterno. I miei antenati materni erano interessati all’agricoltura e al mare e anch’essi hanno avuto una simile mancanza di capacità imprenditoriale, ma con meno adattabilità mentale e la vigilanza, però con maggiore fermezza di propositi, sempre pronti a fare piuttosto che sognare. Tra di loro ricordo un cugino che era probabilmente anormale, anche se è morto quando io ero troppo giovane per fare caso a molte cose. Anche in questo caso, erano tutti persone piuttosto riservate, ma più geniali con gli estranei, più portare ai rapporti sociali, e con meno autocontrollo.

Ero figlio unico, ed un figlio unico viziato. Ero sempre sveglio a scuola, interessato all’apprendimento, e non consideravo penoso studiare. Non mi piaceva lo studio serio. Ma per fini scolastici non lo ritenevo necessario, e non avevo difficoltà ad apprendere tutto quello che mi veniva messo davanti. Non sono mai stato appassionato di giochi, anche se mi piaceva molto stare fuori di casa e camminare. Pochissimi dei miei parenti sono stati appassionati di sport. Non ho stretto forti amicizie a scuola e non ero molto popolare tra i miei compagni di scuola, che, tuttavia, tolleravano i miei strani modi meglio di quanto ci si sarebbe aspettato. Ero facilmente portato ad apprezzare la buona letteratura, ma non ho mai avuto molta capacità espressiva e di pensiero profondo. Ero estremamente sensibile e impressionabile, mosso dalla bellezza di qualsiasi tipo, ma assolutamente mai ambizioso o in qualsiasi modo creativo. Ero facilmente stimolato a lavorare, e poi mi piaceva lavorare, ma, a meno che lo stimolo non fosse mantenuto, l’indolenza naturale della mia indole si manifestava, e ho sprecato i miei poteri in sogni e sciocchezze. La mia memoria era in genere molto veloce e capace di conservare i ricordi, ma curiosamente capricciosa. Sono sempre stato mancante di iniziativa e di capacità decisionale. Al college i miei successi sono proseguiti. Ho ottenuto medaglie e premi, passavo i miei esami facilmente, mi sono laureato ‘con lode di prima classe.’ Nel mio lavoro professionale di una vita ho avuto successo piuttosto oltre la media. Mi piace moltissimo, con tutto il cuore.

Non sono in grado di dire con certezza delle prime manifestazioni dei miei istinti sessuali, ma credo di poter affermare che essi non mi hanno portato in nessun momento a nessun desiderio per il sesso opposto. È vero che il mio primo ricordo del genere è connesso con l’intimità con una ragazzetta, compagna di giochi, ma dato che all’epoca avevamo raggiuto solo la bella età di 7 anni (al massimo) immagino che il nostro reciproco mostrarci – dato che non c’era proprio niente di più – soddisfacesse semplicemente la nostra naturale curiosità. Certamente questi ricordi, nella mia mente, non hanno in alcun modo un posto diverso da quello di tutti gli altri tipi di gioco. Inoltre mi ricordo del solito parlare da scolaretto di cose nascoste e proibite, ma fin quando avevo 12 anni o giù di lì questo era semplicemente un parlare sporco, che coinvolgeva più le funzioni renali e intestinali che qualche sensazione o qualche sottinteso sessuale. Un ragazzo era noto a tutti noi (e della mia cerchia non trascurabile dei primi amici, tutti sono diventati persone normali, che si sono sposate e hanno avuto figli, a tempo debito) per la dimensione insolita delle sue parti intime e per la libertà con cui eccitava e soddisfaceva la curiosità dei suoi amici. Doveva essere precoce, perché non poteva aver avuto più di 12 anni, e ricordo di aver sentito che aveva una folta vegetazione di peli pubici. Anche allora, anche se so che la mia curiosità, per dirla in quel modo, era attiva, non mi sono mai permesso di avere rapporti di nessun genere con lui; e penso che non li avrei certo incoraggiati se mi fossero stati proposti. Questa è la cosa strana della mia vita: le cose che desideravo intensamente di fare non mi sarei mai permesso di farle, non per un qualche scrupolo religioso o morale, ma per una qualche pignoleria inspiegabile o scrupolo, che è ancora attivo come sempre, anche se sono sicuro che non sarebbe in grado di resistere se dovessero ripetersi queste condizioni favorevoli, ma sarebbe travolto da desideri imperiosi e completamente sviluppati, che, per la lunga repressione, o per un allontanarsene senza soddisfarli, sono diventati molto forti. Infatti, se se ne presentasse l’opportunità, con la certezza che nessuno ne sarebbe sedotto per la prima volta o corrotto, quei desideri potrebbero rivelarsi quasi incontenibili.

Certo, molto prima della pubertà, che per me fu precoce, ricordo che ero molto attratto da alcuni ragazzi, e che desideravo di avere l’opportunità di dormire con loro. Se fossi stato in grado di farlo, sono sicuro che sarei stato spinto a entrare nel più stretto contatto possibile con il loro corpo nudo, e non credo che avrei poi ho desiderato qualcosa di più. Conoscevo alcuni ragazzi, forse un po’ più grandi, che già allora avevano relazioni, che certamente non erano innocenti, con un ragazza che era di un anno o due più grande di noi. Lei una volta mi baciò, con mia intensa vergogna. Ma mi resi conto che questi rapporti sarebbero stati indicibilmente disgustosi e non ebbi alcun particolare interesse a sentirne parlare.

Mi ricordo di essere stato coccolato e accarezzato da un bel ragazzo di 16 anni, di tre o quattro anni più grande di me, perché avevo riportato qualche ferita durante il gioco, e sono ancora in grado di ricordare il brivido di gioia che ho sperimentato al suo tocco Non successe nulla che il mondo intero non potesse vedere, ma mi ricordo di essere stato preso tra le ginocchia mentre stava seduto, e mi metteva le braccia intorno al collo, e la calda, soffice presa delle cosce ebbe un effetto indicibile su di me.

Più o meno nello stesso periodo, poi, un ragazzo più grande, forse circa di 18 anni, aveva l’abitudine di tenere fermi i ragazzi più piccoli durante le passeggiate in campagna, di buttarli giù a terra e di guardare i loro genitali e di giocarci. Lui stesso era un bel ragazzo, e io ero molto emozionato quando mi fu raccontato di questo da parte dei ragazzi che lo avevano sperimentato, e desideravo fortemente che succedesse a me, ma non è mai successo, e se un tentativo ci fosse stato, so che avrei resistito con tutte le mie forze, anche se i miei desideri avessero messo il fuoco addosso. Questo ragazzo è morto prima dei 20 anni, per un ascesso dello psoas, e mi ricordo di aver pianto la notte che ho saputo della sua morte. Ero spesso attratto da un altro ragazzo, di circa tre anni più grande di me, che aveva i capelli molto setosi, e io cercavo sempre di accarezzarglieli, ma lui non voleva.

Dovevo avere circa 12 anni quando mi fu insegnato a masturbarmi da un cugino che era un po’ più grande. In un primo momento ho pensato che fosse una cosa stupida, ma avevo l’abitudine di guardarlo mentre lo faceva, e mi masturbavo da solo di tanto in tanto fino a quando sono diventato sufficientemente grande per provare la sensazione corretta. Poi ho ragione di pensare che ho rinunciato alla masturbazione piuttosto liberamente, ma generalmente lo facevo in solitudine, anche se era molto tempo prima che mi rendessi conto che c’era qualcosa di sbagliato in essa o che poteva rivelarsi dannosa. Ripensandoci ora, mi sento perfettamente certo che i miei istinti fossero totalmente omosessuali fin dall’inizio. Questo cugino, che possedeva doti intellettuali e artistiche di rilievo, si sposò, ma sono sicuro che la sua simpatia per il suo sesso non fosse normale.

Con un altro cugino, più giovane di me di quasi un anno, ero sempre nell’intimità più affettuosa. Le mie vacanze a casa dei suoi genitori erano la mia più grande gioia. Stavamo sempre insieme, di notte o di giorno, abbiamo dormito nello stesso letto, letteralmente l’uno nelle braccia dell’altro. A me dava il più acuto piacere sessuale stringermi al suo corpo nudo. Avevamo l’abitudine di maneggiare e accarezzarci reciprocamente le nostre parti intime, ma senza alcun tentativo di masturbazione reciproca, anche se in quel periodo la praticavo regolarmente su me stesso. Gli ho chiesto una volta della masturbazione, ma ancora non l’aveva imparata da altri, e con mio grande orgoglio e soddisfazione posso dire che non l’ho mai praticata su di lui e neanche gli ho chiesto mai di praticarla su di me. Parlo di questo come un esempio della mia concreta moderazione, anche se i miei pensieri e i miei desideri non conoscevano questi limiti. Ricordo anche che un suo fratello maggiore, forse tre o quattro anni più grande di me, una volta mi ha mostrato (quando avevo circa 12 anni, suppongo) il suo pene semieretto. Non mi avrebbe permesso di toccarlo, ma mi mostrò come tirare indietro il prepuzio in modo da scoprire il glande. Il suo pene era grande, e il fatto non è stato dimenticato. Tra noi non c’era nessun rapporto e so che sia lui che il mio amico sono cresciuti fino ad essere uomini abbastanza normali.

Credo di aver avuto circa 17 anni quando mi spaventai per il verificarsi di emissioni notturne, che credevo fossero il risultato del male della masturbazione, e per due o tre anni ho continuato a provare notevole disagio mentale fino a che, quando ero nel mio secondo o terzo anno di college, ho trovato il coraggio sufficiente per consultare il nostro buon vecchio medico di famiglia, che mi ha rassicurato, ma ha fatto, ora penso, fin troppa luce sulle mie confidenze, in modo che io sono ricaduto nelle vecchie abitudini più facilmente, anche se molto più tardi.

Dalle nostre finestre di casa vedevamo un po’ di terreno fino alla spiaggia, e io avevo l’abitudine di stare a guardare, nei caldi pomeriggi d’estate, i ragazzi che potevano stare lì a fare il bagno, per osservarli attraverso il nostro telescopio. Tutto questo l’ho tenuto rigorosamente segreto e non sono stato mai sorpreso in questa attività. Avrei potuto altrettanto facilmente, e senza destare il minimo sospetto sul mio movente, camminare fino alla spiaggia, avrei potuto vederli e chiacchierare con loro ma non sarei mai arrivato a farlo. Mi dava notevole soddisfazione sessuale quando ero in grado di vederli fare il bagno senza mutande. Avevo anche l’abitudine di guardarli mentre giocavano sul terreno, e mi sentivo ricompensato quando vedevo, come non di rado accadeva, le familiarità sessuali che avevano luogo. Queste mi eccitavano violentemente e, talvolta, mi portavano all’orgasmo, sempre, comunque, ad una piacevole erezione. In effetti, è stata un’esperienza di questo tipo che mi ha fatto tornare alla masturbazione dopo che l’avevo messa da parte per un po’. Ricordo che un giorno mentre guardavo due ragazzi di circa 16 anni stesi sull’erba al sole, d’un tratto il ragazzo più grande allungò la mano e cercò di aprire i pantaloni del suo compagno. Quello resistette con tutte le sue forze, e ne seguì una lunga lotta, che terminò con il ragazzo più piccolo con il suo pene esposto e manipolato dall’altro. Anche oggi il ricordo di questo fatto mi eccita. Entrambi i ragazzi sono cresciuti e sono diventati uomini normali.

Due volte soltanto sono stato avvicinato da persone adulte. Quando avevo circa 13 anni mi capitava di incontrare spesso, quando andavo a scuola con il treno, un vecchio signore che mi corteggiava, per così dire, mi parlava spesso e mi chiedeva di andare a vedere le sue ben note collezioni scientifiche, ma ho sempre avuto una vaga diffidenza nei sui confronti e non ci sono mai andato. Un giorno, in estate, durante un’ora libera l’ho incontrato in una stanza vuota nel museo, dove c’erano di solito pochissimi visitatori in quel momento della giornata, e dove le grandi vetrine di esposizione permettevano di nascondersi. Mi si avvicinò e mi disse che era stato lontano in campagna, e che, mentre stava percorrendo la via del ritorno attraversando siepi cespugli spinosi, alcune spine erano rimaste bloccate tra i suoi vestiti e gli stavano ancora dando fastidio. ‘Ti sarei molto grato,’ disse, ‘se volessi mettere la mano in basso e provare se si può sentire qualche spina conficcata nella mia biancheria e tirarla fuori.’ Sbottonò poi le bretelle da un lato, slacciò i pantaloni e mi fece mettere la mano sul suo inguine e sul basso addome. Evitai di toccare i suoi genitali, ma lui spinse la mia mano verso il basso in quella direzione fino a quando, bruciando di vergogna, me ne scappai, senza fermarmi fino a quando fui al sicuro a scuola. Capii appena quanto che era accaduto, ma non ne parlai mai, e dopo evitai sempre quell’uomo. Ho saputo in seguito che era uno scapolo benestante che aveva un grande interesse per i ragazzi della classe lavoratrice e per i giovani uomini e che fece molto per aiutarli nella vita e per evitare, così si diceva, che cadessero in cattive compagnie. Morì a un’età avanzata e lasciò la maggior parte della sua fortuna ad un istituto per ragazzi, lasciò anche per testamento grosse somme ai giovani dei quali si era interessato.

L’altra volta fu su di un tram quando un uomo adulto, che era schiacciato a me il più vicino che poteva, cominciò a parlare, elogiò i miei occhi scuri, poi mise la mano sulla mia coscia sotto il mantello aperto e tastò in alto, verso le mie parti intime. Allo stesso tempo, prese la mia mano, l’accarezzò e se la mise sulle parti intime (era al tramonto). Questo mi eccitò e, se non fossimo stati a destinazione, penso che gli avrei permesso volentieri ulteriori familiarità. Provò a chiedermi dove vivevo, ma non c’era tempo per rispondere, e la mia parente che era con me (su un altro sedile) avrebbe senza dubbio impedito che la cosa potesse avere ulteriormente seguito.

In più di un’occasione ho sperimentato l’orgasmo sessuale come risultato dell’ansia mentale. La prima volta che questo si verificò fu quando mi stavo affrettando per evitare di arrivare in ritardo a scuola. Un’altra volta fu quando avevo circa 24 anni, ed ero estremamente ansioso di rispettare un appuntamento per il quale ero in ritardo. Così abbondante fu l’emissione che dovetti tornare a casa per cambiarmi.

Quando ero studente di medicina, il primo riferimento che portava decisamente al tema dell’inversione sessuale fu fatto nella lezione di Giurisprudenza Medica, dove certi crimini sessuali furono accennati, molto sommariamente e inadeguatamente, ma nulla fu detto dell’esistenza dell’inversione sessuale come condizione ‘normale’ di certe persone infelici, né fu fatta alcuna distinzione tra i vari atti non normali, che erano tutti classificati insieme come manifestazioni di depravazione criminale di gente comune o di folli. Per uno studente che cominciava ad essere acutamente consapevole che la sua natura sessuale differiva profondamente da quella dei suoi compagni, nulla poteva essere più sconcertante e inquietante, e mi rinchiusi in modo più completo nella mia riservatezza. Compresi che questo insegnamento doveva basarsi su qualche errore radicale o pregiudizio o fraintendimento, perché io sapevo dal mio più chiaro ricordo del mio proprio sviluppo, che la mia particolarità non era acquisita, ma innata; era la mia grande sventura senza dubbio, ma non era colpa mia.

È stata ancora una sfortuna maggiore che nel corso delle lezioni di Clinica Medica non ci fosse la minima allusione all’argomento. Malattie di ogni genere, alcune rare – che non ho ancora incontrato nel corso di ventuno anni di fitta pratica professionale – erano analizzate in modo completo, ma ci lasciavano completamente all’oscuro di un argomento di così vitale importanza per me personalmente, e, come mi sembra, per la professione a cui aspiravo. Ci potrebbe essere stato un riferimento incidentale alla masturbazione – anche se non me ne ricordo – ma il suo vero significato non ha ricevuto alcuna attenzione, e ciò che noi studenti sapevano di essa era il risultato della nostre letture o delle nostre esperienze personali.

Nelle lezioni di Malattie Mentali c’era, naturalmente, un più dettagliato e sistematico riferimento ai fatti della vita sessuale e all’inversione sessuale come una condizione patologica rara. Ma ancora non c’era una parola di conforto per rassicurare me, che crescevo sempre più irrimediabilmente vergognandomi di quella che sembrava una natura criminale o gravemente morbosa.

Tra tutti i miei compagni di studio non conoscevo nessuno come me, ma la mia naturale riservatezza – aumentata, ovviamente, per la mia coscienza di quello che sapevo avrebbero ritenuto una tendenza criminale – non mi spingeva certo a scambiare confidenze o a formare amicizie strette.

Dopo la laurea sono diventato medico ospedaliero e assistente privato a uno dei professori, un medico e un docente di fama mondiale Con lui mi sono associato alle condizioni più cordiali e affettuose; e spesso nel corso della conversazione provavo a portarlo a discutere l’argomento, ma senza successo Evidentemente era sgradevole e poco interessante per lui. Disse però abbastanza da permettermi di capire che faceva sue le idee correnti in materia, e non avrei voluto permettergli per nessuna ragione al mondo di credere che io stesso facevo parte della categoria disprezzata e contaminata.

Raramente ho sentito discutere di inversione sessuale tra i miei amici professionisti. Ne parlano con disgusto o divertimento. Non ho mai incontrato un medico professionista che considerasse l’inversione spassionatamente e scientificamente. Per loro era un argomento appartenente esclusivamente alla medicina psicologica.

Non ho avuto nessun caso inversione ammessa tra i miei pazienti, ma spesso ho istintivamente pensato che alcuni che mi consultavano su altre questioni sarebbero entrati in confidenza con me su tale argomento se non fosse stato per la loro paura di essere crudelmente fraintesi.

Per quanto riguarda il mio atteggiamento morale ho paura di esprimermi. La grossolanità mi disgusta; ma non sono sicuro che sarei in grado di resistere alla tentazione se me la trovassi di fronte, ma sono assolutamente sicuro che non tenterei mai, in nessun caso, qualsiasi atto vergognoso. Se mai ho commesso un atto sessuale con uno del mio stesso sesso che amavo, non ho potuto guardare la cosa o affrontarla in qualsiasi altro che fosse un modo sacramentale. Questo suona blasfemo e scioccante, ma non posso esprimere altrimenti esprimere quello che intendo.

Per quanto riguarda il matrimonio degli invertiti, la mia sensazione è che per un invertito congenito, non importa quanto completamente la situazione si sia manifestata prima, si tratta di un passo irto di troppo grandi possibilità di tragedia e di profondissima infelicità, perché possa essere in qualche modo consigliabile. La mia opinione è che per l’invertito, molto più che per la persona comune, non c’è scampo dalla necessità suprema di autocontrollo in ogni rapporto che si può formare. Se ci si riesce l’ideale è un rapporto con un altro uomo di simile indole – non necessariamente platonico -, mediante il quale la somma felicità di entrambi può essere raggiunta. Ma questo può verificarsi molto raramente.

Sono molto sensibile alla poesia e alle arti, e ho dedicato una grande quantità di tempo a questo studio. Sono, anima e cuore, devoto alla musica, che per me conta sempre di più ogni anno che vivo. La Musica triviale o leggera non riesco a sopportarla, ma di Beethoven, Bach, Händel, Schumann, Schubert, Brahms, Tschaikowsky, e Wagner non ne avrei mai sentito abbastanza. Anche qui, le mie simpatie, sono molto cattoliche, e mi diletto a McDowell, Debussy, Richard Strauss, e Hugo Wolf “.

UN PROBLEMA DI ETICA GRECA di JOHN ADDINGTON SYMONDS

Sono felice di annunciarvi la Biblioteca di Progetto Gay si arricchisce di un nuovo volume, UN PROBLEMA DI ETICA GRECA di JOHN ADDINGTON SYMONDS, (traduzione italiana di Project). Si tratta di un’opera di straordinario interesse, che affronta con spirito scientifico la pederastia greca.

Quanti oggi sentono parlare di pederastia o di amore greco sono facilmente indotti a pensare che la pederastia greca fosse in qualche modo analoga all’odierna pedofilia. In realtà i due concetti sono lontanissimi e la lettura di questo saggio lo renderà evidente.

L’“Etica greca” di John Addington Symonds rappresenta una colonna portante degli studi sulla omosessualità nella storia e nella letteratura, che permette al lettore interessato di entrare in modo scientificamente documentato in una dimensione storica molto diversa da quella attuale e di comprendere il senso e il peso che la pederastia ha avuto nella storia, nella letteratura e nella filosofia greca. Il lettore, attraverso il saggio di Symonds, potrà capire che la pederastia nasceva da un codice etico preciso, tipico delle comunità doriche in cui la dimensione del cameratismo militare era indispensabile alla sopravvivenza del gruppo in un tempo in cui la guerra era un evento comune.

Symonds segue l’evoluzione del concetto di pederastia lungo tutta la storia greca attraverso l’analisi di moltissimi testi e ne evidenzia la complessità e allo sesso tempo la centralità, sottolineando che le forme alte di pederastia, alle quali fanno riferimento Socrate e Platone, erano considerate onorevoli ed erano socialmente approvate e che spesso le coppie di amici pederastici erano temute dai tiranni perché erano capaci di suscitare nel popolo l’amore della libertà. Solo le forme più degradare, che sfociavano nella prostituzione, erano oggetto di biasimo e di discredito sociale ma non di pregiudizio. Basti ricordare il caso di Fedone, schiavo di guerra che esercitava la prostituzione ad Atene, che fu poi acquistato da un amico di Socrate e divenne uno dei suoi discepoli più importanti, tanto che a lui Platone intitola il dialogo sull’immortalità.

Il saggio di Symonds, pur essendo stato scritto nel 1873, è un esempio magistrale di approccio serio, cioè senza pregiudizi moralistici, alla storia, alla letteratura e all’arte greca ed è di straordinaria attualità perché mostra a quale livello morale e sociale l’omosessualità possa giungere in una società che non la condanni pregiudizialmente.

Consiglio in particolare la lettura di questo saggio a chiunque si occupi, a qualsiasi tiolo, di storia, di letteratura o di arte greca.

http://gayproject.altervista.org/etica_greca.pdf

Il nuovo volume fa parte della Biblioteca di Progetto Gay che raccoglie testi di particolare interesse sul tema della omosessualità, tutti gratuitamente scaricabili dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/

Ringrazio anticipatamente chiunque vorrà indicarmi errori od oscurità di qualsiasi tipo rilevate nella lettura del testo.

JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 5

VII

LETTERATURA – POLEMICA

Non si può dire che la sessualità invertita abbia ricevuto un trattamento serio e comprensivo fino a quando un giurista tedesco, di nome Karl Heinrich Ulrichs, iniziò la sua lunga guerra contro quello che considerava pregiudizio e ignoranza su un tema per lui di massimo interesse. Nativo di Hannover, scrisse in un primo momento sotto il falso nome di Numa Numantius, e andò avanti producendo una serie di opuscoli polemici, analitici, teorici e apologetici tra gli anni 1864 e 1870. La più importante di queste opere è un lungo saggio globale dal titolo “Memnon. Die Geschlechtsnatur des mannliebenden Urnings. Eine Naturwissenschaftliche Darstellung. Schleiz, 1868.” Memnon può essere utilizzato come manuale delle teorie del suo autore; ma è anche necessario studiare prima i trattati successivi – Inclusa, Formatrix, Vindex, Ara Spei, Gladius furens, Incubus, Argonauticus, Prometheus, Araxes, Kritische Pfeile – al fine di ottenere una conoscenza completa delle sue opinioni e per padroneggiare l’intera massa di informazioni che egli ha raccolto.

L’oggetto di Ulrichs in questo gruppo di scritti diversi è duplice. Cerca di stabilire una teoria dell’inversione sessuale sulla base della scienza naturale, dimostrando che gli istinti anormali sono innati e sani in una notevole percentuale di esseri umani; che non devono la loro origine a cattive abitudini di qualsiasi tipo, a malattia ereditaria o a depravazione dolosa; che è impossibile nella maggior parte dei casi estirparli o convertiti in canali normali e che gli uomini soggetti a questi istinti non sono né fisicamente, né intellettualmente, né moralmente inferiori agli individui costituiti normalmente. Dopo aver dimostrato questi punti per la sua propria soddisfazione e dopo aver sostenuto le sue idee facendo grande uso di esempi e mostrando una erudizione di tutto rispetto, egli procede sostenendo che le leggi attuali in molti paesi d’Europa sono palesemente ingiuste verso una classe di persone innocenti, che possono effettivamente essere considerate sfortunate e scomode, ma che non sono colpevoli di nulla che meriti la riprovazione e la punizione. In questa seconda parte polemica della sua esposizione, Ulrichs assume, come punto di partenza giuridico, che ogni essere umano nasce con dei diritti naturali che la legislazione non dovrebbe violare, ma proteggere. Egli non tenta di confutare la teoria utilitaristica della giurisprudenza, che riguarda le leggi, come regolamenti adottati dalla maggioranza nell’interesse presunto della società. Tuttavia, una grande quantità dei suoi ragionamenti è stata concepita per invalidare argomenti utilitaristici a favore della repressione, mostrando che in quei paesi che hanno posto la sessualità anomala sullo stesso piano di quella normale non ne è derivato alcun male sociale e che la tolleranza della passione invertita non rappresenta alcun pericolo per il benessere delle nazioni.

Dopo questo preludio, può essere dato un sunto della teoria Ulrichs e della sua perorazione, dedotto dallo studio comparativo dei suoi numerosi saggi.

La giusta chiave per la soluzione del problema si trova nella fisiologia, in quell’oscuro settore della scienza naturale che tratta l’evoluzione del sesso. L’embrione, come ora sappiamo, contiene un elemento di sesso indeterminato durante i primi mesi di gravidanza. Questo si trasforma gradualmente negli organi maschili o femminili della procreazione; e questi, quando l’età della pubertà arriva, sono generalmente accompagnati dai corrispondenti appetiti maschili o femminili. Vale a dire, che l’uomo in una stragrande maggioranza di casi, desidera la donna e la donna desidera l’uomo. La natura, per così dire, mira a differenziare il feto indifferenziato in un essere umano dell’uno o dell’altro sesso, essendo la propagazione della specie l’oggetto principale della vita. Eppure, come dice Aristotele, e come si osserva in molte delle sue operazioni, “La natura vuole, ma non ha sempre può”: ἡ φύσις βόυλεται μὲν ἀλλ ού δύναται. Di conseguenza, per quanto riguarda la struttura fisica, vengono alla luce individui imperfetti, i cosiddetti ermafroditi, il cui apparato sessuale è ancora indeterminato tanto che spesso un vero maschio ha passato una parte della sua vita in errore, ha indossato abiti femminili e ha convissuto preferendo gli uomini.

Allo stesso modo, rispetto alla loro natura spirituale, appaiono maschi che, nonostante la loro ben definita conformazione maschile, sentono dalla prima infanzia una propensione sessuale verso gli uomini, con una corrispondente indifferenza per le donne. In alcuni di questi esseri anormali, ma naturali, l’appetito per gli uomini assomiglia al normale appetito degli uomini per le donne; in altri assomiglia al normale appetito delle donne per gli uomini. Vale a dire, alcuni preferiscono i maschi effeminati, vestiti con abiti femminili che svolgono compiti femminili, altri preferiscono potenti adulti di un tipo ultra-maschile. Una terza classe manifesta la propria predilezione per uomini sani, giovani nel fiore dell’adolescenza, tra diciannove e vent’anni.

L’atteggiamento di queste persone nei confronti delle donne varia. In casi genuini di inversione sessuale innata provano un vero orrore quando devono avere un rapporto sessuale con una donna; e questo orrore è dello stesso tipo di quello che provano gli uomini normali quando pensano alla  convivenza con un maschio.1) In altri, la riluttanza non costituisce ripugnanza; ma l’uomo anormale trova notevole difficoltà nell’eccitarsi all’atto sessuale con le femmine, e ricava una soddisfazione molto imperfetta dello stesso. Un certo tipo di uomo, poi, sembra essere indifferente, desiderando i maschi qualche volta e le femmine qualche altra volta.

Al fine di ottenere chiarezza nella sua esposizione, Ulrichs ha inventato dei nomi per queste diverse specie. Respinge il cosiddetto ermafrodita che egli rifiuta con la designazione tedesca di Zwitter. Individui imperfetti di questo tipo non sono da considerare, perché è ben noto che gli organi maschili e femminili non sono mai sviluppati insieme in uno stesso corpo. Come vedremo tra poco la parte essenziale della sua teoria considera il problema dell’inversione dal punto di vista psicologico.

Chiama l’uomo normale Dioning e l’uomo anormale Urning. Tra gli Urning, quelli che preferiscono i maschi effeminati sono chiamati con il nome di Mannling; quelli che preferiscono potenti e maschili adulti ricevono il nome di Weibling; gli Urning interessati agli adolescenti sono definiti Zwischen-Urning. Gli uomini che sembrano essere indifferentemente attratti da entrambi i sessi, li chiama Uranodioninge. Un vero Dioning, che, per mancanza di donne, o sotto l’effetto di circostanze particolari, frequenta persone del proprio sesso, è denominato Uraniaster. Un vero Urning, che ha messo il laccio al suo impulso innato e si è costretto a convivere con le donne, o ha addirittura contratto matrimonio, si dice che sia un Virilisirt – un Urning virilizzato.

Questi nomi stravaganti, anche se apparentemente pedanti e superflui, hanno il loro valore tecnico e sono necessari per la comprensione del sistema di Ulrichs. Egli ha che fare esclusivamente con individui classificati dal linguaggio comune come uomini, senza distinzione. Ulrichs crede di poter stabilire una vera e propria divisione naturale tra uomini veri  e propri, che chiama Dioninge, e maschi con uno sviluppo sessuale anomalo, che chiama Urning. Dopo aver proceduto fino a questo punto, egli trova la necessità di distinguere tre grandi tipi di Urning, e di fare incroci tra Urning e Dioning, di cui egli trova anche tre distinte specie. Apparirà nel seguito che qualsiasi cosa si possa pensare della sua ipotesi psicologica, la nomenclatura che ha adottato è utile nella discussione e corrisponde a fenomeni ben definiti, di cui abbiamo informazioni abbondanti. La tabella che segue chiarirà sufficientemente la sua analisi: –

Ulrichs_ system

In generale, il maschio comprende due specie principali: Dioning e Urning, uomini con istinti normali e uomini con istinti anormali. In che cosa consiste dunque la distinzione tra loro? Come possiamo considerare il fatto di ritenerli radicalmente diversi?

Ulrichs replica che il fenomeno dell’inversione sessuale deve essere spiegato dalla fisiologia e in particolare dall’evoluzione dell’embrione.2) La natura commette errori nel completare il suo lavoro sistematicamente e in ogni caso. Essendo riuscita a differenziare un maschio con gli organi sessuali completi formato da un feto indifferenziato, essa non ottiene sempre la corretta differenziazione di quella parte dell’essere psichico in cui risiede l’appetito sessuale. Resta un’anima femminile in un corpo maschile. Anima muliebris virili corpore inclusa, è la formula adottata da Ulrichs che cita un passo del “Vestiges of Creation“, che suggerisce che un maschio è un prodotto più avanzato dell’evoluzione sessuale rispetto ad una femmina. L’istinto maschile del sesso è un prodotto più avanzato rispetto all’istinto femminile. Di conseguenza, appaiono uomini il cui corpo è stato differenziato come maschile, ma il cui istinto sessuale non è progredito oltre la fase femminile.

Su questa parte fondamentale della sua ipotesi bisognerebbe citare proprio le parole di Ulrichs, dal momento che egli non ritiene che l’Urning sia un Dioning che si è fermato ad un certo punto dello sviluppo, ma piuttosto che ci sia un elemento di incertezza che interviene nell’evoluzione simultanea di fattori fisici e psichici dallo stato di base indeterminato. Il “sesso”, dice, “è solo una questione di sviluppo. Fino ad un certo stadio di esistenza embrionale tutti i mammiferi viventi sono ermafroditi. Un certo numero di loro si muove verso la condizione di quello che io chiamo l’uomo (Doining), altri verso quello che chiamo donna (Dioningin), una terza classe diventa quello che io chiamo Urning (comprese le Urningin). Ne consegue che tra questi tre sessi non ci sono differenze primarie, ma solo differenze secondarie. Eppure vere differenze, che definiscono i tre gruppi esistono di fatto.”3) Uomo, Donna e Urning, maschio o femmina che sia, in cui si osserva una vera e innata inversione del desiderio, non un’inversione acquisita o spuria, sono di conseguenza considerati da lui come le tre divisioni principali dell’umanità considerata dal punto di vista del sesso. Il materiale embrionale di base, in ciascuno di questi casi era omologo; ma mentre i primi due, l’uomo e la donna, sono stati normalmente differenziati, l’istinto sessuale dell’Urning, a causa di qualche imperfezione nel processo di sviluppo, non corrisponde ai suoi organi sessuali.

La linea di divisione tra i sessi, anche nella vita adulta, è sottile; e la struttura fisica degli uomini e delle donne manifesta segni indubitabili del loro emergere da una terreno di base comune. Gli uomini perfetti hanno seni rudimentali. Le donne perfette portano un rudimentale pene nel loro clitoride. La linea di saldatura dello scroto mostra dove l’apertura, comune in origine sia all’essere maschile che a quello femminile, ma poi mantenuta solo nella vulva femminile, è stata chiusa fino a formare un maschio. Altri dettagli anatomici dello stesso tipo possono essere addotti. Ma questi saranno già sufficienti per fare in modo che le persone pensanti riflettano sulla misteriosa incertezza di ciò che chiamiamo il sesso. Tale sviluppo graduale, che termina nel differenziamento normale, prosegue molto lentamente. È solo all’età della pubertà che un ragazzo si distingue bruscamente da una ragazza, per il cambio della voce e la crescita dei peli su parti del corpo in cui non si trovano di solito nelle donne. Ciò premesso, non è certo sorprendente che l’appetito sessuale possa talvolta non essere determinato normalmente, o in altre parole possa essere invertito.

Ulrichs sostiene che il corpo di un Urning è maschile, la sua anima femminile, per quanto riguarda il sesso. Di conseguenza, anche se fisicamente inadatto per il coito con gli uomini, egli è imperativamente attratto verso di loro da un impulso naturale. Gli avversari gli oppongono questa obiezione: “La tua posizione è insostenibile: corpo e l’anima costituiscono un’entità inseparabile”. Così essi rispondono ad Ulrichs; ma il modo in cui questi costituenti della persona sono combinati nell’essere umano è estremamente variabile, come posso dimostrare con fatti indiscutibili. Il corpo di un maschio è visibile agli occhi, è misurabile e pesabile, è chiaramente definito nei suoi organi specifici. Ma ciò che noi chiamiamo la sua anima – le sue passioni, le inclinazioni, la sensibilità, le caratteristiche emotive, i desideri sessuali – sfugge all’osservazione dei sensi. Questo secondo fattore, come il primo, esisteva nelle fasi indeterminate del feto. E quando trovo che l’anima, questo elemento dell’istinto, dell’emozione e il desiderio esistente in un maschio, era stato diretto nel suo appetito sessuale fin dalla prima infanzia verso persone di sesso maschile, ho il diritto di qualificarlo con l’attributo della femminilità. Voi date per scontato che l’anima-sesso sia indissolubilmente connessa e inevitabilmente derivata dal corpo-sesso. I fatti vi contraddicono, come posso dimostrare facendo riferimento alle vere autobiografie di Urnings e a fenomeni noti che li riguardano.

Questa è la teoria di Ulrichs; e anche se può non piacerci il suo peculiare modo di spiegare la mancanza di armonia tra gli organi sessuali e l’appetito sessuale negli Urnings, non ci può essere alcun dubbio che in un modo o nell’altro la loro diatesi eccentrica deve essere riferita al processo oscuro della differenziazione sessuale.4)

Forse anticipa il momento in cui l’aberrazione a volte ha origine, non tenendo in conto sufficientemente delle impressioni imperative riportate dall’immaginazione o dai sensi dei ragazzi durante gli anni che precedono la pubertà.

Comunque sia, la tendenza a tale inversione è certamente innata in una grandissima percentuale di casi. Come può essere dimostrato dai racconti delle persone i cui istinti erano già diretti verso il maschio, prima che sapessero che cosa significasse il sesso. Vale la pena di estrarre dei passaggi da queste confessioni.5) (1) “Quando ero uno scolaro di otto anni, mi sono seduto vicino a un compagno piuttosto più grande di me; e come ero felice quando mi ha toccato. Questa è stata la prima percezione indefinita di una inclinazione che è rimasta un segreto per me fino al mio diciannovesimo anno”(2)” Tornando al mio settimo anno, ho avuto una simpatia vivace per un compagno di scuola, due anni più grande di me; ero felice quando potevo stare il più vicino possibile a lui, e nei nostri giochi potevo mettere la testa vicino alle sue parti intime “(3)” A dieci anni avevo un attaccamento romantico per un compagno e la passione per le persone del mio stesso sesso è diventata sempre più marcata “(4) Un altro ha confessato che “già all’età di quattro aveva l’abitudine di sognare bei garzoni di scuderia”(5) Un quinto ha detto: ” La mia passione per le persone del mio sesso si risvegliò all’età di otto anni. Mi piaceva la nudità di mio fratello, mentre faceva il bagno con gli altri bambini, non provavo alcun interesse per le ragazze, ma sentivo l’attrazione più vivace verso i ragazzi”(6) Un sesto fa risalire la sua esperienza a partire dal suo sesto o settimo anno. (7) Un settimo ricorda che “mentre era ancora una ragazzo, prima dell’età della pubertà, dormire in compagnia di un maschio lo agitava a tal punto che giaceva per ore sveglio”(8) Un ottavo racconta: “quando avevo tre anni, venni in possesso di un libro di moda, tagliavo le immagini degli uomini, e li baciavo sui pezzetti di carta. Non mi interessava assolutamente guardare le immagini di donne.”(9) Un nono va indietro fino al suo tredicesimo anno e ad un’amicizia di scuola. (10) Un decimo ricorda lo stesso ma riferito al suo settimo anno. (11) Un undicesimo dice che i suoi istinti invertiti si svegliarono nella prima infanzia e che dal suo nono anno si innamorò più volte di uomini adulti (12) Un dodicesimo si è espresso così: “Per quanto indietro posso andare con la memoria, sono stato sempre soggetto a questa passione. Quando ero ancora un bambino, i giovani uomini mi destavano un’impressione più profonda rispetto alle donne e alle ragazze. La prima eccitazione sensuale di cui conservo un ricordo fu risvegliata da un precettore, quando avevo nove o dieci anni e il mio più grande piacere era quello di poter cavalcare a cavalcioni sulla sua gamba “(13) Un tredicesimo così si esprime: “Dalla prima infanzia sono stato perseguitato da visioni di uomini e solo degli uomini; nessuna donna ha mai esercitato la minima influenza su di me. A scuola ho tenuto questi istinti per me e ho vissuto abbastanza ritirato.” (14) Un quattordicesimo può ricordare che riceveva un’impressione decisamente sensuale all’età di quattro anni, quando i servitori lo accarezzavano.” (15) Un quindicesimo dice che all’età di tredici anni l’inversione del desiderio si svegliò in lui insieme con la pubertà, (16) Un sedicesimo confessa di aver sentito un desiderio invincibile per i soldati nel suo tredicesimo anno. (17) Un diciassettesimo ricorda di aver sempre sognato soltanto degli uomini e a scuola, dice, “quando i miei compagni guardavano le belle ragazze e le criticavano durante le nostre passeggiate quotidiane, non riuscivo a capire come potessero trovare qualcosa da ammirare in tali creature.” D’altra parte, la vista e il contatto di soldati e compagni forti lo eccitava enormemente. (18) Un diciottesimo fa risalire il risveglio della passione in lui, all’età di undici anni, quando vide un bell’uomo in chiesa; e da quel momento in poi il suo istinto non cambiò mai. (19) Un diciannovesimo si innamorò di un ufficiale all’età di tredici anni e da allora desierò sempre maschi adulti e vigorosi. (20) Un ventesimo confessò di aver cominciato ad amare i ragazzi della sua età, sensualmente, quando aveva solo otto anni. (21) Un ventunesimo annota che, quando aveva otto anni, cominciò a desiderare di vedere uomini nudi.

Oltre questi casi, un gran numero potrebbero essere dedotti dagli scritti di Ulrichs, che ha pubblicato un resoconto completo dalla sua esperienza precoce.6) “Avevo quindici anni e dieci mesi e mezzo” dice, “quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Mai prima di quel periodo avevo conosciuto una gratificazione sessuale di qualsiasi natura. Il fatto era quindi del tutto normale. Da molto tempo prima, però, ero stato oggetto di emozioni, in parte romantiche e in parte sensuali, senza alcun desiderio preciso, e mai per lo stesso giovane. Questi aneliti senza meta dei sensi mi affliggevano nelle mie ore solitarie e non ho potuto superarli. Durante il mio quindicesimo anno, mentre ero a scuola a Detmold, il vago desiderio prese una duplice forma. In primo luogo, ho attraversato le Säulenordnungen [colonne d’Ercole] di Norman, e sono stato con veemenza attratto verso questo passo dalla figura di un dio greco o di un eroe in piedi nella sua nuda bellezza. In secondo luogo, mentre studiavo nella mia stanzetta o prima di andare a dormire, un pensiero saliva spesso improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – immaginavo solo che un soldato si fosse arrampicato attraverso la finestra e fosse entrato nella mia stanza. Ho poi dipinto nella mia fantasia l’immagine di uno splendido soldato di 20-22 anni. Eppure non avevo un’idea precisa del perché lo volevo; né ero mai entrato in contatto con i soldati. Circa due anni dopo, mi è capitato di sedermi accanto ad un soldato su una carrozza postale. Il contatto con la sua coscia mi eccitava al massimo grado.” Ulrichs riferisce anche che nel suo decimo anno concepì un’amicizia entusiastica e romantica per un ragazzino di due anni più anziano.

Chiunque abbia conversato con degli Urning sa bene che esperienze del genere sono molto comuni. Da fonti private di veridicità indiscutibile, questi altri  esempi possono essere aggiunti. Uno racconta che, prima degli otto anni, durante il giorno gli venivano in mente delle fantasie su marinai nudi e che li sognava di notte. Quando iniziò a studiare latino e greco, sognava di giovani dei e all’età di quattordici anni, si innamorò profondamente dell’immagine dell’Eros di Prassitele in Vaticano. A aveva una grande avversione per il contatto fisico con le ragazze e con i ragazzi era timido e riservato e non indulgeva in nessun atto di sensualità. B dice che durante la sua tenera infanzia, molto prima dell’età della pubertà, si innamorò di un giovane pastore in una delle fattorie di suo padre, del quale era così entusiasta che l’uomo dovette essere mandato in una landa lontana. C, alla stessa età, concepì un affetto violento per un domestico; D per un ufficiale, che era venuto a stare a casa sua; E per il marito della sua sorella maggiore.

In quasi tutti i casi qui citati, l’istinto sessuale invertito è sorto spontaneamente.

Solo poche autobiografie registrano la seduzione da parte di un uomo più grande come origine dell’affetto. In nessuna autobiografia l’affetto risulta del tutto superato. Solo cinque di quei ventisette uomini si sono sposati. Venti dichiarano che, torturati dal senso della loro diversità rispetto ad altri maschi, perseguitati dalla vergogna e dalla paura, si sono forzati a frequentare prostitute subito dopo l’età della pubertà. Alcuni si trovarono impotenti. Altri riuscirono a realizzare il loro proposito con difficoltà o evocando le immagini di uomini su cui i loro affetti erano concentrati. Tutti, tranne uno, concordano nell’affermare enfaticamente l’attrazione superiore che gli uomini hanno sempre esercitato su di loro rispetto alle donne. Le donne li lasciano, se non del tutto disgustati, almeno freddi e indifferenti. Gli uomini suscitano le loro forti simpatie e i loro  istinti. L’unica eccezione appena accennata è quella che Ulrichs chiamerebbe un Uranodioning. Gli altri sono in grado di fare amicizia con le donne, alcuni anche di provare per loro ammirazione estetica, e anche di avere la più tenera considerazione per loro, ma non un vero e proprio desiderio sessuale. Il loro caso è letteralmente una inversione dell’ordinario.

Alcune osservazioni possono essere fatte sulla teoria Ulrichs. È ormai riconosciuto dalle principali autorità, mediche e medico-legali, in Germania, e da scrittori come Casper-Liman e Krafft-Ebing, che l’inversione sessuale è il più delle volte innata. Finora, senza discutere le spiegazioni fisiologiche o metafisiche di questo fenomeno, senza considerare se Ulrichs abbia ragione nella sua teoria dell’anima muliebris inclusa in corpore virili, o se l’ereditarietà, la pazzia, e condizioni generali simili siano da ritenersi responsabili per il fatto, può essere preso come ammesso da ogni punto di vista che la diatesi sessuale in questione è in un gran numero di casi congenita. Ma Ulrichs sembra richiamare troppo l’attenzione sulla posizione che ha guadagnato. Egli ignora la frequenza delle abitudini acquisite. Chiude gli occhi alla forza della moda e della depravazione. Inserisce uomini come Orazio, Ovidio e Catullo, tra gli antichi, che erano chiaramente indifferenti nei loro gusti (tanto indifferenti come i moderni turchi) nel numero degli Uranodionings.

In estrema sintesi, è così entusiasta per la sua teoria fisiologica che trascura tutti gli altri aspetti della questione. Tuttavia, egli ha acquisito il diritto ad essere ascoltato in modo imparziale, mentre fa la sua arringa in difesa di coloro che sono riconosciuti da tutti gli investigatori del problema come soggetti di una errata definizione innata dell’appetito sessuale.

Torniamo, quindi, alla considerazione dei suoi argomenti a favore della liberazione degli Urnings dalle terribili sanzioni legali cui sono attualmente soggetti e, se questo fosse possibile, dalla non meno terribile condanna sociale cui sono esposti per la ripugnanza che generano nella maggioranza normalmente costituita.

Nel trattare con queste eccezioni alla razza gentile di uomini e donne, con questi sfortunati che non hanno legami familiari annodati da vincoli di amore reciproco, che non hanno figli da aspettare, né reciprocità di passione di cui essere felici, l’umanità, dice Ulrichs, ha finora agito proprio come fa un branco di cervi quando mette fuori il malato e il debole a morire in solitudine, gravato da contumelie e tagliato fuori dalla simpatia comune.

Dal punto di vista della morale e del diritto, egli sostiene, non ha nessuna importanza se  noi consideriamo l’inversione sessuale di un Urning come morbosa o naturale. Egli è diventato quello che è, all’alba, al primo emergere dell’esistenza emotiva. Si può sostenere che egli derivi istinti perversi della sua discendenza, che sia oggetto di un disturbo psichico, che dalla culla sia predestinato dall’ereditarietà o dalla malattia o dalla miseria. Io sostengo che è uno dei giochi della natura, una creatura sana e ben organizzata che si è evoluta verso le aberrazioni dal tipo normale nella superba indifferenza della natura stessa. Non abbiamo bisogno di litigare sulle nostre soluzioni del problema. Il fatto che lui è lì, in mezzo a noi, e che costituisce un fattore sempre presente nel nostro sistema sociale, che deve essere affrontato. Come dobbiamo comportarci con lui? La società ha il diritto di punire individui venuti al mondo con istinti omosessuali? Mettendo la questione al suo punto più basso, ammettendo che queste persone siano vittime di morbilità congenita, dovrebbero essere trattate come criminali? È accertato che i loro appetiti, essendo innati, sono, almeno per loro, naturali e non depravati e che gli appetiti comuni sono esclusi dal loro schema sessuale, sono per loro innaturali e ripugnanti. Non dovrebbero questi esseri, invece di essere braccati e perseguitati dai segugi della legge, essere considerati con pietosa sollecitudine come tra i più sfortunati degli esseri umani, condannati come sono a desideri inestinguibili e per tutta la vita  alla privazione di ciò che è il premio principale dell’esistenza dell’uomo su questo pianeta, cioè un amore ricambiato? Per come stanno ora le leggi, voi includete tutti i casi di inversione sessuale sotto l’unico denominatore del crimine. Fate eccezioni in alcuni casi particolari e trattate gli uomini coinvolti come pazzi. Ma un Urning non è né un criminale né un folle. Lui è solo meno fortunato di voi, per un incidente di nascita, che è attualmente oscuro per la nostra scienza imperfetta della determinazione sessuale.

Finora Ulrichs ha giustificato le sue richieste. Una volta ammesso che l’inversione sessuale è solitamente un fatto di diatesi congenita, la legge penale non ha alcuna relazione logica col fenomeno. È mostruoso punire delle persone come se fossero volontariamente malvage perché, essendo nate con gli stessi organi e gli stessi appetiti dei loro vicini, sono condannate a soffrire per l’incapacità spaventosa di essere in grado di utilizzare i loro organi o di gratificare i loro appetiti in via ordinaria.

Ma qui sorge una difficoltà, che non può essere ignorata, in quanto su di essa si basa la sola scusa valida per la posizione assunta dalla società nel trattare questa materia. Non tutti gli uomini e le donne che hanno desideri sessuali anormali possono sostenere che questi sono innati. È certo che le abitudini di sodomia sono spesso acquisite in condizioni di esclusione dalla compagnia di persone dell’altro sesso – come nelle scuole pubbliche, nelle caserme, nelle carceri, nei conventi, sulle navi. In alcuni casi sono volutamente adottate da nature stanche del normale piacere sessuale. Esse possono anche diventare di moda ed essere epidemiche. Infine, è probabile che la curiosità e l’imitazione la trasmettano ad individui altrimenti normali in un momento suscettibile dello sviluppo. Pertanto la società ha il diritto di dire: coloro che sono sfortunati soggetti di inversione sessuale innata non saranno autorizzati a soddisfare le loro passioni, per timore che il male si diffonda e l’abitudine viziosa possa contaminare la nostra gioventù. Dal punto di vista utilitaristico, la società è giustificata dal fatto di proteggersi contro una minoranza di esseri eccezionali che essa considera perniciosi per il benessere generale. Da qualsiasi punto di vista, la maggioranza è abbastanza forte da reprimere gli istinti innati e da calpestare l’angoscia di alcuni sfortunati. Ma, si chiede Ulrichs, questo è in linea con l’umanità, è coerente con il nobile ideale di imparziale equità? Delle persone, sane nel corpo, vigorose nella mente, sane nei comportamenti, capaci di affetti generosi, buoni servitori dello Stato, che meritano fiducia in tutte le relazioni ordinarie della vita, devono essere condannate dalla legge come criminali perché non hanno sentimenti sessuali come quelli della maggioranza, perché trovano qualche soddisfazione al loro bisogno innato in modi che alla maggioranza non piacciono?

Cercando una soluzione alle difficoltà indicate nel paragrafo precedente, Ulrichs la trova nella realtà e nella storia. La sua risposta è che, se la società lascerà che la natura segua il suo corso con i soggetti di anormale inclinazione sessuale come fa con i soggetti normali, la società non ne risentirà. Nei paesi in cui le sanzioni di legge contro la sessualità invertita sono state rimosse, ove essa è posta su un piano di parità con la sessualità normale – In Francia, in Bavera, in Olanda – nessun inconveniente si è finora verificato.7) Non ne è seguita alcuna esplosione improvvisa e grave dell’abitudine depravata, né alcuna divulgazione o diffusione di un veleno morale. D’altra parte, nei paesi in cui esistono tali sanzioni e sono applicate – in Inghilterra, per esempio, e nella metropoli d’Inghilterra, Londra – la sessualità invertita produce rivolte, nonostante i divieti di legge, nonostante le minacce del carcere, la paura di essere messi in pubblico e la peste intollerabile del ricatto organizzato. Agli occhi di Ulrichs, la società è impegnata a tenere chiusa una valvola di sicurezza, ma se la natura fosse autorizzata a operare senza ostacoli, non farebbe alla società alcun danno, ma piuttosto produrrebbe buoni effetti. La maggioranza della popolazione, egli pensa, non sta certo per trasformarsi in Urning, per il semplice motivo che non hanno l’infelice costituzione dell’Urning. Cessate di perseguitare gli Urning, accettateli come fattori trascurabili ma reali nella comunità sociale, lasciateli a se stessi e non starete peggio per questo e poi non porterete sulla vostra coscienza il peso di una vendicatività intollerante.

Corroborando questa posizione, Ulrichs dimostra che le abitudini acquisite di inversione sessuale sono quasi sempre superate dalle nature normali. I vostri ragazzi nelle scuole pubbliche, dice, si comportano come se fossero Urning. In mancanza di donne, al momento in cui le loro passioni sono predominanti, si concedono insieme indulgenze reciproche che secondo le vostre leggi porterebbero conseguenze tremende sugli adulti. Voi siete consapevoli di questo. Mandate i vostri figli a Eton e ad Harrow e si sa molto bene cosa succede lì. Eppure rimanete sereni nelle vostre menti. E perché? Perché siete convinti che torneranno ai loro istinti congeniti.

Quando la scuola, la caserma, il carcere, la nave sono stati abbandonati, il maschio torna alla femmina. Questa è la verità sui Dionings. La grande maggioranza degli uomini e delle donne rimane normale, semplicemente perché era normale all’origine. Non riescono a trovare la soddisfazione della loro natura in quelle pratiche invertite a cui si abbandonarono per un certo tempo per mancanza di uno sbocco normale. La società rischia poco per il capriccio occasionale della scuola, della caserma, del carcere e della nave. Alcuni veri Urnings possono anche scoprire la loro inclinazione innata attraverso il processo a cui li sottoponete. Ma avete perfettamente ragione nel supporre che un Dioning, anche se lo avete costretto a diventare per una volta Uraniaster, non si manifesterà mai, a lungo andare, come Urning. La vasta esperienza che gli Inglesi hanno per quanto riguarda tali questioni, a causa della condizioni note delle loro scuole pubbliche, va a confermare la posizione Ulrichs. I presidi sanno con quanti Uraniasters hanno avuto a che fare, e che eccellenti Dionings siano diventati, e come relativamente rari, e tuttavia incorreggibilmente saldi, siano i veri Urning tra i loro studenti.

Il risultato è che stiamo continuamente costringendo i nostri giovani in condizioni tali che, se l’inversione sessuale fosse un attributo acquisito, sarebbe diventata stereotipata nella loro natura. Eppure questo non succede. Un po’ perché sono tenuti a distanza dalle ragazze, un po’ perché non trovano altro sbocco per il loro sesso, al momento delle sue affermazioni più imperiose, si rivolgono verso i maschi e trattano i loro più giovani compagni di scuola in modi che porterebbero un adulto ai lavori forzati. Sono Uraniaster per necessità e “faute de mieux” [mancanza di meglio]. Ma non appena essi sono lasciati liberi nel mondo, la maggioranza ritorna ai canali normali. Prendono con sé le donne per le strade e creano relazioni, come si dice. Alcuni certamente, in questa fornace ardente attraverso la quale sono stati fatti passare, scoprono la loro inversione sessuale innata. Poi, quando non possono resistere all’esercizio della loro propensione, voi li condannate come criminali nei loro anni più maturi. È giusta una cosa simile? Non sarebbe meglio tornare dalla nostra civiltà ai costumi dell’uomo selvaggio, avviare i giovani ai misteri del sesso e dare a ciascuno a sua volta la possibilità di sviluppare un istinto normale mettendolo durante il tempo della sua pubertà liberamente e francamente di fronte alla donna? Se voi aborrite gli Urning, come sicuramente accade, siete almeno responsabili per la loro disavventura dato il modo straordinario in cui li educate. In ogni caso, quando si sviluppano negli esseri eccentrici che essi sono, siete le ultime persone al mondo che hanno il diritto di punirli con sanzioni penali e calunnie sociali.

Considerando che lo stato attuale della legge, nella maggior parte dei paesi è ingiusto verso una minoranza rispettabile di cittadini, Ulrichs propone che gli Urning debbano essere collocati sullo stesso piano degli altri uomini. Vale a dire, i rapporti sessuali tra maschio e maschio non devono essere trattati come criminali, a meno che non siano messi in atto con la violenza (come nel caso di stupro) o siano esercitati in modo da offendere il senso pubblico del pudore (nei luoghi di pubblica riunione o sulla strada aperta) o, in terzo luogo, avvengano tra un adulto e un ragazzo minorenne (l’età protetta deve essere decisa come nel caso delle ragazze). Quello che chiede è che quando un maschio adulto, liberamente e di il proprio consenso, acconsente alle proposte di una persona adulta del proprio sesso, e il loro rapporto sessuale avviene nel rispetto della pubblica decenza, le due parti non siano perseguibili e punibili dalla legge. In realtà egli sarebbe soddisfatto con le stesse condizioni di quelle prevalenti in Francia, e dal giugno 1889, in Italia.

Se tanto fosse stato concesso dalla maggioranza delle persone normali alla minoranza anomala, prosegue Ulrichs, una quantità immensa di miseria e vizio furtivo sarebbe stata immediatamente abolita. Ed è difficile immaginare che ne sarebbero derivati risultati negativi. Un difensore delle attuali leggi vigenti in Inghilterra, Prussia, ecc., potrebbe effettivamente rispondere: “Questo significa aprire una via facile per la seduzione e la corruzione di giovani uomini”. Ma gli uomini giovani sono sicuramente almeno altrettanto capaci di difendersi contro la seduzione e la corruzione, delle giovani donne. Anzi, sono molto più in grado, non solo perché sono più forti, ma perché non sono di solito indeboliti da un prepotente istinto sessuale su cui il seduttore possa giocare. Ma la seduzione e la corruzione di giovani donne è tollerata, nonostante le conseguenze che ne derivano di parto illegittimo e tutto ciò che questo comporta. Questa tolleranza della seduzione delle donne da parte degli uomini deriva dal presupposto che solo il normale appetito sessuale è naturale. La seduzione di un uomo da parte di un maschio passa per criminale, perché l’istinto sessuale invertito è considerato innaturale, depravato e volutamente perverso.

Sulla ipotesi che gli individui soggetti a istinti perversi li possano sopprimere a piacere o possano convertirli in appetito normale, si sostiene che essi devono essere puniti, ma quando i fatti veri vengono studiati, si trova in primo luogo, che questi istinti sono innati negli Urning, e sono quindi nel loro caso naturali; in secondo luogo, che la soppressione di essi equivale all’astinenza per tutta la vita, astinenza sotto la tortura costante della sollecitazione sessuale; in terzo luogo, che la conversione di essi nei normali canali è in una grande percentuale di casi del tutto impossibile, in quasi tutti i casi in cui si è cercata una conversione, essa è stata solo parziale e, quando ne è seguito un matrimonio, si è generalmente concluso miseramente per entrambe le parti. Si deve notare che Ulrichs non distingue tra Urning, nei quali si ammette che l’inversione sia congenita, e Uraniasters, nei quali è stata acquistata o deliberatamente adottata. E sarebbe molto difficile elaborare leggi che tengano conto di queste due categorie. Il Codice Napoleone legalizza la posizione di entrambe, teoricamente in ogni caso. Il codice inglese considera entrambe criminali, facendo in tal modo, lo si deve ammettere, un’evidente ingiustizia nei confronti degli Urning, che nel peggiore dei casi sono malati o pazzi o deformati sessualmente, non per colpa loro.

Allo stato attuale delle cose, aggiunge Ulrichs, gli uomini che cedono i loro corpi agli amanti anormali, non si limitano a farlo per rispetto, simpatia, o per  il desiderio di una ricompensa adeguata. Troppo spesso essi speculano sulla illegalità della relazione e hanno per finalità principale l’estorsione di denaro attraverso la minaccia di raccontare i fatti. Così il mestiere di gran lunga più vile di tutti i mestieri, quello del ricattatore, è incoraggiato dalla legge. Modificate la legge e invece di aumentare vizio, lo diminuirete; perché allora un uomo che potrebbe soddisfare le avances di un Urning, lo farebbe per compiacenza o, come nel caso delle prostitute, per l’aspettativa di un guadagno ragionevole. La tentazione di esercitare una professione vergognosa con lo scopo di estorcere denaro sarebbe stata rimossa. E poi, per quanto riguarda gli individui di simile costituzione anomala, potrebbero costituirsi tra persone responsabili delle relazioni di volontaria e reciproca soddisfazione, esenti da rischi degradanti e forse anche permanenti. Infine, se si teme che la rimozione dei divieti legali possa trasformare tutta la popolazione maschile in Urning, considerate se Londra è ora molto più pura in questo senso di Parigi?

Un’obiezione seria a riconoscere e tollerare l’inversione sessuale è sempre stata che essa tende a controllare [a limitare] la popolazione. Questo è stato un sano argomento politico e sociale al tempo di Mosè, quando una piccola tribù combattiva aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. E non è affatto così valida nella nostra epoca, in cui le parti abitabili del globo stanno rapidamente diventando sovraffollate. 8) Inoltre, dobbiamo tenere a mente che la società, sotto l’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile, in cui uomini e donne, normalmente procreativi, sono sterilizzati per un tempo illimitato. La logica, in queste circostanze, rende ridicolo negare uno sterile esercizio del sesso agli uomini e alle donne anormali, che sono per istinto e diatesi congenita non procreativi.

Come risultato di queste considerazioni, Ulrichs conclude che non esiste un vero motivo per la persecuzione degli Urning ad eccezione di quanto può essere trovato nella ripugnanza dalla stragrande maggioranza della popolazione verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia il matrimonio, giustifica la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle proprie inclinazioni sessuali. Rende però queste cose temporaneamente o permanentemente illegali le per la minoranza la cui inversione e il cui istinto detesta. E questa persecuzione, nella mente popolare in ogni caso è giustificata, come molti altri atti iniqui di pregiudizio o di ignoranza, per ipotesi teologiche e cosiddette verità rivelate.

Nella parte successiva si obietta che la sessualità invertita è demoralizzante per la virilità di una nazione, che degrada la dignità di un uomo e che è incapace di elevazione morale. Ognuno di questi punti può essere preso separatamente. Sono però tutti in una volta e insieme contraddetti dalla storia della Grecia antica. Le parti più bellicose di quella razza, i Dori di Creta e di Sparta e i Tebani, organizzavano l’amore del maschio per il maschio proprio in ragione  dei vantaggi sociali e militari che trovavano in esso. Le loro cronache abbondano di esempi eminenti di entusiasmo eroico, devozione patriottica e di vita elevata, ispirati dalla passione omosessuale.

I popoli del mondo abituati a combattere, i Celti nella storia antica, i Normanni, i Turchi, gli Afgani, gli Albanesi, i Tartari, si sono distinti per la frequenza tra loro di ciò che il pregiudizio popolare considera un vizio effeminato.

Per quanto riguarda la dignità dell’uomo, c’è forse, chiede Ulrichs, qualcosa di più degradante per l’umanità negli atti sessuali compiuti tra uomo e uomo rispetto a simili atti compiuti tra uomo e donna? In un certo senso tutto il sesso ha un elemento di volgarità che ispira ripugnanza. Gli dei, dice Swinburne,

“Hanno cosparso il letto nuziale con lacrime e fuoco,

Per estremo disgusto e desiderio supremo.”

Non sarebbe facile sostenere che un curato che fa nascere il suo quattordicesimo bambino nel corpo di una moglie logora, sia un oggetto più sublime di contemplazione mentale che Armodio nell’abbraccio di Aristogitone, e non sarebbe facile sostenere che un giovane a letto con una prostituta trovata nell’Haymarket sia più pulito di suo fratello a letto con un soldato trovato nel Parco. Gran parte di questo discorso sulla dignità dell’uomo, dice Ulrichs, deriva da un equivoco volgare circa la natura del desiderio sessuale invertito. La gente dà per scontato che gli Urning cerchino solo o principalmente il loro piacere in un atto di indecenza innominabile. La verità è l’esatto contrario, li assicura.  L’atto in questione non è più comune tra uomo e uomo di quanto non sia tra uomo e donna. Ulrichs, su questo punto, può essere sospettato, forse, come un testimone inaffidabile. La sua testimonianza, però, è confermata da Krafft-Ebing, che, come abbiamo visto, ha studiato inversione sessuale a lungo e minuziosamente dal punto di vista della patologia psichica. “Per quanto riguarda la natura della loro gratificazione sessuale”, scrive, “deve essere stabilito in via preliminare, che la maggior parte di loro sono contenti con abbracci reciproci; l’atto comunemente attribuito a loro in genere lo aborriscono quanto gli uomini normali e, dato che sempre preferiscono gli adulti, non sono in alcun modo pericolosi per i ragazzi”.9)

Questo autore procede ad operare una distinzione tra Urning in cui l’inversione sessuale è congenita e vecchi debosciati o individui semi-idioti, che hanno l’abitudine di abusare dei ragazzi. Il volgo ha confuso due classi diverse; e tutti coloro che studiano la psicologia degli Urning sono consapevoli che si tratta di una grave ingiustizia verso questi ultimi.

“Ma, dopo tutto”, continua l’obiettore, “non si può dimostrare che la sessualità invertita sia capace di qualche elevazione morale.” Senza fare appello all’antichità, gli elementi con cui confutare questa obiezione sono schiaccianti, si potrebbe fare riferimento ai numerosi passaggi in scritti di Ulrich dove riferisce la fedeltà, la lealtà, lo spirito di sacrificio e l’entusiasmo romantico che spesso accompagnano questi amori, e li innalza sopra la viltà. Ma, poiché Ulrich qui di nuovo può essere considerato un testimone sospetto, sarà sufficiente, come prima, tradurre un breve passaggio da Krafft-Ebing. “L’Urning ama, idolatra il suo amico, tanto quanto l’uomo normale ama e idolatra la sua ragazza. Egli è capace di fare per lui i più grandi sacrifici, soffre i morsi di un affetto infelice, spesso non ricambiato. Sente la gelosia, piange per la paura dell’infedeltà del suo amico.”10)

Quando arriva il momento di parlare del modo di trattare questo argomento da parte di Walt Whitman, appare chiaro che la passione di un uomo per il suo compagno è stata idealizzata nella realtà e nelle azioni così come nella poesia. Per il momento è sufficiente osservare come un tipo di amore, comunque spontaneo e potente, che è analizzato, disprezzato, trasformato in tabù, vietato, punito, schiacciato nei fori e negli angoli, non si può pretendere che mostri il suo lato migliore al mondo. Il senso del peccato e del crimine e il pericolo, l’umiliazione e la repressione e l’angoscia a cui gli sfortunati paria della sessualità invertita vengono ogni giorno e ogni ora esposti inevitabilmente peggiora gli elementi più nobili nella loro emozione. Date all’amore anomalo le stesse possibilità che date all’amore normale, sottoponetelo al controllo sano dell’opinione pubblica, permettete che abbia rispetto di se stesso, tiratelo fuori da bassifondi oscuri e portatelo alla luce del giorno, strappate le sue catene e rendetelo libero, e io sono fiducioso, dice Ulrichs, che mostrerà virtù analoghe, controbilanciate, naturalmente, dai vizi analoghi, a quelle che siete abituati a vedere nel reciproco amore di un uomo e di una donna. Lo schiavo ha di necessità un’anima servile. Il modo per elevarlo è emanciparlo.

“Tutto ciò può essere vero”, risponde l’obiettore, è anche possibile che la società prenda in considerazione il duro caso dei vostri Urning e ascolti il loro grido amaro. Ma, nel frattempo, supponendo che questi istinti invertiti siano innati, supponendo che siano incontenibili e inconvertibili, supponendo che siano meno sporchi e cattivi di come sono comunemente considerati, non è forse un ovvio dovere dell’individuo quello di sopprimerli, fintantoché la legge del suo paese li condanna? “No, si riprende Ulrichs, mille volte no! È  solo l’antipatia ignorante della maggioranza che rende possibile quella legge della quale voi parlate. Andate a vedere i migliori libri di giurisprudenza medica, andate a confrontare le migliori autorità sulle deviazioni psichiche dal tipo normale. Troverete che questi mi sostengono nella mia tesi principale. Questi, anche se ostili nei loro sentimenti e raffreddati da naturale ripugnanza, hanno rispetto per la scienza, e sono d’accordo con me nel dire che l’Urning viene a questo mondo come Urning, e deve rimanere ancora Urning fino alla fine della sua vita. Comportarsi con lui seguendo il vostro codice non è meno mostruoso che se si dovesse punire il daltonico o il sordomuto, o l’albino, o lo storpio con la gobba. “Molto bene”, risponde l’obiettore: “Ma io vi cito le parole di uno scrittore vivente eloquente, e faccio appello ai vostri istinti generosi e il vostro patriottismo. Il professor Dowden osserva che ‘l’arrendevolezza a volte è imposta da interessi superiori, e se i desideri egoistici vengono in conflitto con i doveri sociali, la vita individuale e la gioia dentro di noi, a qualunque costo di sofferenza personale, devono essere sacrificate per le giuste rivendicazioni dei nostri compagni’.11) Che cosa avete da dire su questo?”

In primo luogo, risponde Ulrichs, rimango perplesso in questo caso davanti ad espressioni come desideri egoistici, doveri sociali, e giuste rivendicazioni dei nostri compagni. Io sostengo che nel tentativo di riabilitare gli uomini del mio stampo e di giustificare il loro diritto naturale alla tolleranza non sono egoista. È una petizione di principio stigmatizzare il loro desiderio innato come egoista. Le funzioni sociali di cui si parla non sono doveri, ma conformità al diritto incorniciate in cecità e pregiudizi. Le rivendicazioni dei nostri compagni, a cui si fa appello, non sono semplicemente inique, ma lo sono crudelmente. La mia insurrezione contro tutte queste cose mi fa agire davvero come un innovatore e posso essere condannato, come conseguenza della mia temerità, alla persecuzione, all’esilio, alla diffamazione e alla proscrizione. Ma lasciate che vi ricordi che Cristo è stato crocifisso e che è ora considerato come un benefattore. “Fermo!”, lo interrompe l’obiettore: “Non c’è bisogno di portare la maggior parte dei nomi sacri in questa discussione. Ammetto che gli innovatori hanno fatto il più grande servizio alla società, ma tu non hai dimostrato che si sta lavorando per la salvezza dell’umanità in generale… Non sarebbe meglio rimanere tranquilli e sacrificare la vostra vita e la vostra gioia, la vita e la gioia di una minoranza dichiarata, per il bene della maggioranza immensa che non può tolleravi, e che teme la tua innovazione? Il sacerdozio cattolico è consacrato al celibato; e senza dubbio ci sono alcuni uomini adulti in questo ordine che hanno calpestato l’appetito imperioso del maschio per la femmina. Quello che fanno per rispetto del loro voto non vuoi tu realizzarlo, quando si ha tanto di buono da guadagnare e tanto di male da fuggire?”

Quale bene? Quale male? Soggiunge Ulrichs, state ancora facendo petizioni di principio; e ora state facendo appello al mio egoismo, al mio desiderio personale di tranquillità, al mio desiderio di evitare la persecuzione e la vergogna. Non ho fatto alcun voto di celibato. Se mai ho fatto qualche voto, è quello di lottare per i diritti di un gruppo innocente, innocuo e oppresso di persone oltraggiate. La croce di una Crociata è cucita sulla manica del mio braccio destro. Pretendere da me e dai miei compagni la rinuncia volontariamente scelta da un prete cattolico è un’assurdità, dato che non ci uniamo a nessun ordine, non abbiamo nessuna fede da sostenere, nessun sistema ecclesiastico da supportare. Riteniamo di avere il diritto di esistere nel modo in cui la natura ci ha fatto. E se non siamo in grado di modificare le vostre leggi, continueremo ad infrangerle. Potete condannarci all’infamia, all’esilio, al carcere , come già avete bruciato le streghe. Potete degradare i nostri istinti emotivi e spingerci al vizio e alla miseria. Ma non sradicherete la sessualità invertita. Espellete la natura con la forca, e vedrete quello che succederà. “Questo è abbastanza”, dice l’obiettore: “avremmo fatto meglio a interrompere questa conversazione, mi dispiace per te, mi dispiace che non cederai al buon senso e alla forza. L’Urning deve essere punito.”

____________

1) Vedi sopra, pag. 55, nota.

2) L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è antica e diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che, in effetti, ci sia una confusione qui tra due teorie distinte della creazione. Dio si dice che abbia prima fatto l’uomo a sua immagine, maschio e femmina in un corpo e gli abbia comandato di moltiplicarsi. In seguito ha creato la donna da una parte dell’uomo primitivo. Il mito riferito da Aristofane nel Simposio di Platone ha una curiosa incidenza sulle speculazioni di Ulrichs . C’erano esseri umani originariamente di tre sessi: gli uomini, i figli del sole; le donne, le figlie della terra; e gli ermafroditi, i figli della luna. Erano rotondi, con due facce, quattro mani, quattro piedi e due serie di organi riproduttivi a testa. Nel caso del terzo sesso, un serie era maschile, l’altra femminile. Zeus, per la loro forza e la loro prepotenza, li tagliò a metà. Da allora le due metà di ogni genere hanno sempre cercato di unirsi con la loro corrispondente metà, e hanno trovato qualche soddisfazione nella congiunzione carnale – maschi con maschi, femmine con femmine e maschi e femmine uno con l’altro: “Coloro che sono una metà del maschio seguono il maschio, e quando sono giovani, essendo metà dell’uomo originale, si legano agli uomini e li abbracciano, e loro stessi sono i migliori dei ragazzi e dei giovani, perché hanno la natura più virile. E quando raggiungono la virilità, sono amanti della giovinezza e non sono naturalmente inclini di sposarsi o avere figli, cose che essi fanno, se le fanno, solo in obbedienza alla legge, ma sono soddisfatti se possono essere autorizzati a vivere tra loro senza sposarsi, e gli individui di tale natura sono inclini ad amare e pronti a ricambiare l’amore, abbracciando sempre ciò che è simile a loro.” (Symp. 191-2, [nel testo inglese] traduzione di Jowett.) Segue una descrizione incandescente dell’Amore greco, tutto ci ricorda molto da vicino le confessioni fatte dagli Urning in tempi moderni e conservate da scrittori, medici o giuristi che si occupano dell’inversione sessuale.

3) Memnon, Sezione XIX.

4) Vedi sopra, pag. 36, il suggerimento citato dal Dr. Huggard di “congenita mancanza di equilibrio tra le strutture in buona salute.” Ci si potrebbe chiedere se questa “differenziazione sessuale imperfetta”, o questa “congenita mancanza di equilibrio tra strutture sane” non sia il risultato di un processo evolutivo che porta attraverso l’ereditarietà e la selezione casuale ad un fenomeno anormale, ma non necessariamente ad un fenomeno morboso in alcuni individui.

5) I primi due da Casper-Liman, Handbuch der gerichtlichen Medicin, vol. i. pp. 166-169. Gli altri da Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis.

6) Memnon, sezione lxxiii. p. 54.

7) Da quando Ulrichs non ha più scritto, l’Italia (“Nuovo Codice Penale” del 1889), ha adottato i principi del Codice Napoleone e ha posto all’inversione sessuale le stesse limitazioni legali poste al normale istinto sessuale.

8) Il Dr. W. Ogle, il 18 marzo 1890, ha letto un documento davanti alla Statistical Society su “Percentuali ed età del matrimonio” La conclusione alla quale è arrivato, con riguardo alla rapida crescita della popolazione in Inghilterra, è che, al fine di rendere uguali i tassi di mortalità con quelli di natalità (o in altre parole, per mantenere la popolazione al livello attuale), dobbiamo ipotizzare sia (1) con un aumento dell’emigrazione che comporterebbe una rivoluzione sociale, sia (2) l’aumento dell’età media in cui le donne si sposano, portandola a 30 anni, sia (3) l’esclusione del 45% di coloro che ora si sposano dal matrimonio, in qualsiasi periodo della vita. Di fronte a questi calcoli, dopo aver ammesso la possibile esagerazione, sembra illogico punire con severe sanzioni penali i membri del sesso maschile che non vogliono sposarsi e che possono soddisfare i loro desideri naturali in modi che non implicano né danno per la Stato né alcuna violazione dei diritti dei singoli.

9) Psych. Sex., P. 108. Ho condensato il senso di quattro brevi paragrafi; tradurli integralmente avrebbe comportato un utilizzo pesante di linguaggio medico.

10) Psych. Sex., P. 107.

11) Studies in Literature, p. 119.

___________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=4983

I NEOPLATONICI DI LUIGI SETTEMBRINI E L’OMOSESSUALITA’ NELL’800

Chi, prima del 1977, si fosse accostato al personaggio di Luigi Settembrini (Napoli, 17 aprile 1813 – Napoli, 4 novembre 1876) lo avrebbe ritenuto un austero padre della patria, liberale per vocazione, dottissimo, tutto patria e famiglia. A testimoniarlo stanno opere insigni. Fu grecista di valore, tradusse e pubblicò l’opera di Luciano di Samosata, pubblicò una letteratura italiana in quattro volumi. La sua opera più nota “Le ricordanze della mia vita”,  un’autobiografia, è un documento fondamentale per la storia del risorgimento napoletano; sarà pubblicata postuma dall’editore Morano, a cura dell’amico Francesco De Sanctis. Settembrini fu un uomo di grande cultura, insegnò all’Università di Bologna e fu rettore dell’Università di Napoli. Fu legato al mondo della cultura partenopea, a Basilio Puoti,  a Silvio Spaventa (Bomba, 12 maggio 1822 – Roma, 20 giugno 1893), fratello minore del filosofo Bertrando, e figlio di Maria Anna Croce, della famiglia del filosofo Benedetto Croce, che fu affidato proprio a Silvio Spaventa quando i genitori persero la vita nel terremoto di Casamicciola del 1883. La sua vita, così come descritta nelle Ricordanze, non è solo legata alla cultura ma è ricca di azione e di colpi di scena. Si sposò l’8 ottobre 1835, all’età di 22 anni, con Raffaella Luigia Fucitano, da lui chiamata affettuosamente Gigia, e da lei ebbe due figli. Fin qui il Settembrini ufficiale, senatore del Regno ed eroe del Risorgimento.

Poco a sud-est dell’isola di Ventotene si trova l’isola di Santo Stefano, in realtà uno scoglio di 27 ettari circa. Ferdinando IV di Borbone, tra il 1794 e il 1795, vi fece costruire un carcere che ospitò negli anni molti personaggi illustri, oltre Settembrini vi furono rinchiusi Gaetano Bresci, l’assassino di Umberto I, Sandro Pertini futuro Presidente della Repubblica ma anche Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Lelio Basso, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Altiero Spienelli e Ernesto Rossi.

Settembrini, che tra il 1847 e il 1848 aveva preso attivamente parte ai moti antiborbonici, quando nel 1849 i Borboni tornarono al potere fu condannato a morte ma, come spesso accadeva sotto i Borboni, la condanna non fu eseguita e fu successivamente commutata in ergastolo. Il carcere di Santo Stefano ospito Luigi Settembrini dal 1851 al 1859. Dopo la restaurazione dei Borboni, anche Silvio Spaventa fu arrestato (19 marzo 1849), giudicato colpevole di cospirazione per aver sostenuto la resistenza del Generale Guglielmo Pepe, fu anch’egli condannato a morte (8 ottobre 1852) e anche per lui intervenne la commutazione della pena e fu mandato a scontare l’ergastolo nel carcere di Santo Stefano, dove rimase fino all’inizio del 1859, quando sia per lui che per Settembrini intervenne una nuova commutazione della pena in esilio perpetuo in America. Il piroscafo che avrebbe dovuto portare 68 condannati per motivi politici in America, tra cui Settembrini e Spaventa, partì per la sua destinazione, ma il figlio di Settembrini, che si era fatto assumere nell’equipaggio ma era in realtà un ufficiale della marina inglese, organizzò un ammutinamento e dirottò la nave fino a Queenstown in Inghilterra.

Tra la fine del 1852 e l’inizio del 1959 Luigi Settembrini e Silvio Spaventa condivisero la stessa cella. All’inizio della prigionia all’isola di Santo Stefano Settembrini non aveva ancora 40 anni e Spaventa ne aveva 30. Il Figlio di Settembrini, che dirottò la nave, era nato l’8 aprile del 1837 e all’epoca del dirottamento non aveva compiuto ancora 22 anni.

Nel periodo di Santo Stefano Settembrini tradusse i dialoghi di Luciano ma non si limitò a questo, perché compose anche un altro scritto che si presentava come la traduzione di un’opera greca.

Raffaele Cantarella (1898 – 1977) notissimo grecista e bizantinista italiano, che nel 1937 dirigeva l’officina dei papiri ercolanesi della Biblioteca Nazionale di Napoli, mentre riordinava alcuni fondi della biblioteca rinvenne un manoscritto: che portava sul primo foglio la dicitura: “I Neoplatonici per Aristeo di Megara – traduzione dal greco”. Cantarella, che era un grecista rifinito rimase stupito, non aveva mai sentito nominare nessun Aristeo di Megara e la traduzione (in Italiano) che gli era capitata tra le mani sembrava cosa decisamente recente. Cantarella si rese immediatamente conto che si trattava di un falso che si intendeva spacciare come traduzione di un originale greco. Accanto a quella improbabile “traduzione” Cantarella rinvenne un altro e ben più voluminoso manoscritto. La carta era identica, la grafia era identica e il grosso manoscritto conteneva le Ricordanze della mia vita di Luigi Settembrini.

Cantarella sapeva bene che il manoscritto delle Ricordanze era stato certamente esaminato attentamente sia da Francesco Torraca, che ne aveva curato l’edizione che da Benedetto Croce, informandosi viene a sapere che diversi studiosi napoletani erano venuti in qualche modo a conoscenza  de “I Neoplatonici” ma sia Torraca che Croce si erano ben guardati dal pubblicare quel testo riferendolo a Settembrini per non infangarne la figura, dato che il testo, almeno nella prima parte contiene una vera apologia della omosessualità  vista in modo un po’ mitizzato in un’atmosfera greca classica.

In effetti la biografia ufficiale di Settembrini, sposato e con figli, non corrisponde all’immagine estremamente libera da preconcetti e moderna che compare nel testo. Settembrini si riferisce alla sua pretesa traduzione come ad una fabula milesia, cioè un breve romanzo erotico classico (come il romanzo di Dafni e Cloe o come il Satyricon) ma l’ispirazione di Settembrini è terribilmente moderna.

Va sottolineato che Settembrini mandò una copia di questo scritto alla moglie, sostenendo con lei che si trattava solo di una traduzione da un originale greco “…Mi dirai tu: ‘E come ti viene in capo di tradurre scritture dove è qualche oscenità?’ Ecco qui, Gigia mia: le opere greche sono piene di queste oscenità, quale più, quale meno: ma era il tempo, era la gente voluttuosa: e le più belle opere ne sono piene”. “Scrivendo io da me, mi guarderei bene da queste sozzure”, aggiunge ancora Settembrini. È stato ipotizzato (Vincenzo Palladino) che i protagonisti del racconto erotico siano in realtà Settembrini e Speventa nei loro anni di convivenza nella stessa cella del carcere di santo Stefano. La critica ha liquidato sommariamente il testo che è stato pubblicato solo nel 1977, quel testo ha invece ha un significato enorme si si vuole capire quale fosse la situazione di un omosessuale (o forse di un bisessuale) dell’800 che non poteva essere sincero nemmeno con sua moglie.

I NEOPLATONICI PER ARISTEO DI MEGARA

DI LUIGI SETTEMBRINI

Avvertimento del traduttore

I Neoplatonici di Aristeo di Megara è una di quelle favole milesie, di cui i delicatissimi Elleni tanto si dilettavano. È un racconto osceno sino a la metà, ma è una opera d’arte; e perché bella opera d’arte è tradotta in italiano. Noi uomini moderni abbiamo tutti i vizi degli antichi Elleni, e forse anche più e maggiori, ma li nascondiamo non so se per pudore o per ipocrisia: quelli non nascondevano nulla, ed abbellivano con l’arte anche i vizi. Uno dei caratteri principali dell’Arte greca è questo che ella non è ipocrita, non nasconde nulla, rappresenta l’uomo nudo qual’è, anche con le sue vergogne. I moralisti potranno biasimare questo racconto, gli artisti se ne compiaceranno certamente, e diranno che l’arte fa bella ogni cosa.

E da questo racconto ancora si vede come sia antica l’opinione di alcuni discreti uomini, i quali credono che l’amor platonico non sia amore purissimo e scevro di ogni sensualità, come alcuni furbi han dato ad intendere per nascondere i loro amori maschili.

E di questo volevo avvertire coloro che leggeranno.

 Capo 1

Nella città di Atene, nel borgo di Colitto, era un ricco cittadino chiamato Eufranio, il quale da una donna di Andro sua moglie a nome Tecmessa, che era molto bella, ebbe un figliuolo cui pose nome Callicle, bambino assai leggiadro e simigliante a sua madre. Un suo vicino ed amico detto Femio ebbe anch’egli da una donna di Megara detta Doride un bambino che chiamò Doro, bello e di occhi soavi. I due bambini venivano su allevati insieme, e si amavano tra loro mirabilmente: se uno d’essi piangeva, la mamma non sapeva altrimenti acchetarlo che chiamando l’altro, e come questi veniva, quegli cessava le lagrime, e sorridendo gli andava incontro, e si trastullavano insieme molte ore del giorno. Se Callicle aveva dei frutti o delle ciambelle col mele voleva mangiarle con Doro, e se Doro aveva un vestitino nuovo pregava Tecmessa di fare a Callicle una tunica simigliante. Ogni mattina i due fanciulli lavati, puliti lucenti andavano insieme a scuola accompagnati dai loro servi, e presto impararono a leggere e scrivere, e mostravano molta intelligenza: e dopo la scuola entravano nella palestra giovanile, dove nudi si esercitavano a la corsa, a la lotta, al disco: cosicché erano belli, ingegnosi, robusti. Erano sempre insieme, e non mai l’uno si dipartiva dall’altro, e per le vie si tenevano per mano: e la gente che s’incontrava a vederli, se ne compiaceva assai, e li chiamava i Dioscuri, e li credeva fratelli, e diceva: Beata la madre che li ha partoriti.

Ora avvenne che Tecmessa ammalò, e brevemente morì, ed Eufranio che l’amava assai ne ebbe tanto dolore che indi a poco tempo moriva anch’egli, lasciando l’unico suo figliuolo raccomandato a Femio, acciocché lo allevasse come suo e insieme al suo Doro. Il povero Callicle pianse amaramente la perdita della mamma sua e del padre, e passò ad abitare nella casa di Femio, dove il suo Doro gli era sempre attorno per consolarlo, e spesso piangeva con lui. Femio e Doride allevarono Callicle amorosamente, e lo tenevano come loro figliuolo, e con gran fede gli serbarono ed accrebbero la roba. I due fanciulli avevano la stessa età, ed erano intorno ai dodici anni: andavano a la scuola e alla palestra: e appresero i poemi di Omero e di Esiodo e di Teognide, e lessero le Muse di Erodoto: Callicle poi era il più veloce al corso tra i suoi coetanei, e Doro il più robusto lottatore. E così vissero insieme altri anni, acquistando utili cognizioni, ed afforzando la persona bella e svelta. Nella stessa casa abitavano, a la stessa mensa cenavano, nella stessa camera dormivano e nello stesso letto: e spesso l’uno con l’altro confondendoi piedi e le gambe, come i serpenti intorno a la verga di Mercurio, si facevano carezze, si abbracciavano, e soavemente si addormivano. Messero insieme le prime calugini, e l’uno si compiaceva dell’altro: insieme andavano per la città, insieme per i campi, insieme io li vidi in Megara in un podere che apparteneva a Doride. Nelle feste degli Dei essi apparivano i più vistosi nel coro dei giovinetti, e a loro due si volgevano gli occhi di tutte le fanciulle che formavano l’altro coro: e tutti dicevano che i figliuoli di Femio erano i più belli garzoni della città. Un giorno dopo una processione Callicle disse: Hai veduto, o Doro, con che occhi d’amore guardavano te e me quelle vergini che andavano innanzi a le altre, e più vicine alla statua della Dea? – Sì, sono belle quelle vergini, rispose Doro, ed hanno begli occhi e belle chiome d’oro. E Callicle: Ma sono più belli gli occhi tuoi: e glieli baciò. E Doro baciando lui: E questi tuoi capelli che ti scendono come appio, sono più belli delle loro trecce! quanto sei bello, o Callicle, amico mio! – Quanto sei bello tu, o Doro, o Doro mio. – E così dicendo si abbracciarono, si strinsero, e congiungendo le loro bocche si diedero un lungo bacio, e sospirarono.

Erano già efebi, e già sentivano quell’interno rimescolamento, quell’angoscia che è il primo segno, la prima voce di amore. E Doro disse: Io sento, o Callicle, che t’amo con un nuovo ardore, e maggiore di quello che ho sentito sinora. E credo sia quell’amore che secondo il divino Platone, gli Dei mettono nel petto soltanto dei savi, quell’amore che nutrisce la sapienza e la purifica, che unisce e rende prodi i giovani guerrieri. Sì, o Doro, disse Callicle: io non amo che te, e più forte di prima, e credo che sia nato in noi questo amore platonico. Godiamone ora che ne è tempo.

Quando i due giovinetti giacevano insieme abbracciati parevano due medinni di fior di farina. Erano i loro corpi bianchissimi e sparsi di color di rosa, e lucenti, e mandavano fresco odore di giovinezza, ed erano sempre tersi per lavacro. Si guardavano l’un l’altro, si carezzavano, si palpavano in tutte le parti della persona, si baciavano negli occhi, e nella faccia, e nel petto, e nel ventre, e nelle cosce, e nei piedi che parevano d’argento: poi si stringevano forte e si avviticchiavano, e uno metteva la lingua nella bocca dell’altro, e così suggevano il nettare degli Dei, e stavano lungo tempo a suggere quel nettare: ed ogni tanto smettevano un po’ e sorridevano, e si chiamavano a nome, e poi nuovamente a stringere il petto al petto e suggere quella dolcezza. E non contenti di stringersi così petto a petto, l’uno abbracciava l’altro a le spalle, e tentava di entrare fra le belle mele, ma l’altro aveva dolore, e quei si ritraeva per non dare dolore al suo diletto. Più volte ora l’uno, ora l’altro tentarono questo giuoco, ma nessuno dei due riuscì; in fine Doro si levò e disse: Un Dio mi suggerisce un espediente. E preso un vasello di purissimo olio biondo come ambra, soggiunse: Ungiamo con quest’olio la chiave e la toppa, e tentiamo, ché forse riusciremo ad aprire. Unsero bene e la chiave e la toppa, e così Doro senza molta fatica sua e senza molta noia di Callicle entrò vittorioso: a lo stesso modo entrò Callicle ed ebbe una simile vittoria; e così furono contenti tutti e due e goderono il primo frutto del loro amore. Nello stesso giorno salirono su la rocca, entrarono nel tempio della vergine Pallade a cui è sacro l’ulivo, e ringraziarono la Dea dell’espediente che loro aveva suggerito, a usare dell’olio di cui usano gli studiosi e gli amanti. Da quel giorno l’amore dei due giovani non ebbe più smanie né angosce, e divenne tranquillo. Attendevano agli studi, alle faccende della casa e della villa, conversavano sennatamente con le persone; e dopo le occupazioni della giornata entravano nella fedele cameretta e si pigliavano a sorso a sorso tutte le dolcezze: si miravano lungamente l’uno il corpo dell’altro, e con le mani si palpavano e carezzavano, e si davano dolcissimi baci nella bocca, e in fine col divino vasello si ungevano ed entravano nell’ultimo godimento. Dopo il quale venuta la stanchezza e il sonno si addormentavano, e spesso il mattino risvegliandosi si trovavano ancora abbracciati.

E così vivevano pigliandosi diletto con temperanza, e tanto ne pigliava l’uno quanto l’altro, una volta per uno in ogni cosa e sempre, come vuole giustizia ed amore. E di questo i due giovinetti fecero giuramento e lo serbarono per tutta la vita. E io credo che se gli Dei immortali riguardano a le cose che fanno gli uomini, hanno dovuto compiacersi a mirare questa bellissima, e forse sentire invidia di due fiorenti giovanetti che tanto si amano tra loro, e godono secondo giustizia ed amore.

Capo 2

Frequentavano la scuola di Codro, filosofo platonico di gran fama in Atene. La scuola era su la gran via che mena al Pireo, poco lunge dal tempietto di Apollo: ed ivi convenivano molti giovani ateniesi e forestieri per ascoltar Codro, che era bel parlatore, e di piacevole aspetto senza l’accigliatura filosofica, un uomo su i quarant’anni, composto nelle vesti, e spesso sorridente. Dicevano che egli solo aveva inteso Platone, e ne spiegava la dottrina. I giovanetti lo ascoltavano con grande attenzione, e notavano su loro tavolette le belle cose che udivano per tenerle meglio a mente, e usciti dalla scuola andavano spesso nel boschetto sacro ad Apollo, e quivi passeggiando tranquilli e solitari ragionavano delle cose udite dal maestro. Un giorno videro venire pel boschetto esso Codro solo e lento: gli andarono incontro, e lo salutarono, ed egli rispose con un sorriso al loro saluto, e disse: Che fate qui, o bei garzoni? – Ragioniamo. – E di che? – Di quello stesso che tu oggi dicevi nella scuola. – E posso io entrare tra voi? Ebbene, sediamo su quel sedile di marmo dove l’ombra degli allori è più fitta e difende dai raggi del sole. – E seduto che fu in mezzo ai due giovani, prese e strinse una mano all’uno ed all’altro, e disse: Un poeta direbbe che voi o giovanetti, somigliate i cavalli del sole, così belli, e lucenti, e sempre insieme: ma io che da alcun tempo vi vado osservando, io dico che voi siete innamorati. Oh non arrossite di questo che non è vergogna, ma prezioso dono che gli Dei concedono a pochi ed ai migliori. E Callicle rispose: Sì, noi ci amiamo, né abbiamo di che arrossire o vergognarci perché non rechiamo offesa ad alcuno, né a noi stessi. E Codro: Voi, o giovanetti, fate quello che fecero Armodio ed Aristogitone, – che diedero la libertà ad Atene, ed erano innamorati ed a quei grandi innamorati gli Ateniesi rizzarono statue ed offrono sacrifici come fanno agli Dei. Innamorati erano Achille e Patroclo i due grandi prodi che caddero a Troia; e quando Patroclo fu morto, Achille pianse amaramente, e ricordando tutte le dolcezze godute insieme ricordava con maggior passione:

……..quella dolce usanza

Di star fra le tue cosce santamente.

        E negli eserciti elleni quale è la schiera dei più bravi? Quella degli innamorati, che combattono a coppia, e l’uno aiuta l’altro. L’amore li rende eroi, ed essi fanno le maggiori prodezze di cui ricordano le nostre storie. Insomma sappiate, o giovanetti, che tutti gli Elleni migliori per senno, per coltura di mente e per gentilezza di costumi, sono innamorati nella loro giovinezza, come voi siete, e taluni anche nell’età matura e nella vecchiezza. Qui Doro domandò: Ed anche tu, o Codro, sei innamorato? – E Codro rispose: Sì, o giovanetto; ed io garzone fui amato da Cleobulo mio maestro, di cui mi è cara la memoria; ed ora amo un giovane dell’età vostra il quale da alcuni giorni è ito a Larissa sua patria per raccogliere l’eredità paterna. – E Doro: E questo tessalo ama te? – Sì, perché io l’amo: ed egli desidera di tornare presto e di vivere meco, come io desidero di rivederlo, e senza di lui sono mesto, come mi vedete. Ragioniamo dunque di questo amore. Il nostro divino maestro Platone di questo amore intende parlare nelle sue opere, e non di altro, come si crede. Ricordate le ultime parole del Fedone che sono queste: Concedetemi, o Dei, che io possa piacere sempre ai belli. Questo è quell’amore puro e sacro di cui egli ha ragionato tanto e sì profondamente. Ora questo amore è perfetto quando è in due giovani come voi siete, leggiadri di persona, pronti d’intelletto, e nutriti di buone Lettere: perché amandosi fra loro godono del piacere temperatamente (ché carattere di questo amore è appunto la temperanza) e non isciupano e disfanno il corpo con le femmine il cui desiderio è insaziabile; non mandano a rovina la casa donando con pazza larghezza a cortigiane, che più hanno più chiedono; non sono tormentati da gelosia; non si mischiano in rapimenti e risse e ferite e uccisioni; ma invece come hanno goduto insieme un diletto, attendono insieme agli studi, vanno insieme a la guerra dove l’uno è scudo dell’altro. Questo amore ha per legge la reciprocanza, e però è ottimo nei giovani della stessa età, buono in quelli di età poco diversa. Callicle dimandò: Dunque reciprocanza anche per te e Cleobulo tuo maestro, fra te ed il Larisseo? – Sappi, o Callicle, rispose Codro, che amore senza reciprocanza non è elleno ma barbaro, non è amore ma furore che soverchia e oltraggia un altro, il quale non può fare a te quello che tu hai fatto a lui. Eppure, disse Doro, molti biasimano questo amore, e molti più biasimano la legge della reciprocanza. – E Codro: Chi sono costoro? quelli che non conoscono questo amore, e biasimano ciò che non conoscono. Coloro che hanno sentito questo diletto amoroso, ne ringraziano gli Dei. Io dirò a quelli: Ma provate, vedete, conoscete prima, e poi ne riparleremo. E a chi nega la legge io rispondo, che egli nega che due sia maggiore di uno, che due diletti piacciono più di uno. Amare è cosa santa, godere dell’amore senza offesa altrui e senza vergogna propria, godere egualmente, è accrescimento e compimento d’amore. Non ascoltate, o giovanetti, coloro che ragionano di cose di cui non hanno conoscenza, e qui la conoscenza non viene dalla mente ma dalla esperienza e dal fatto. Chi non ha provato non può parlarne. Ma avete a sapere, o cari giovanetti, che questo amore, come ogni altra cosa ha bisogno di un’arte per giungere alla sua perfezione, e quest’arte si apprende. – E quale sarebbe cotesta arte? disse Callicle. Tu che sai tante cose, e sei così dentro nella dottrina del grande filosofo, conosci tu anche quest’arte? – La conosco, rispose Codro, e potrei insegnarvela, se v’aggrada. – Disse Doro: Volentieri ti avremo a maestro anche in quest’arte. Di’ dunque, e noi ti ascolteremo. – Ogni arte, o bei giovanetti, s’impara più col fare che col dire. E se voi vorrete venir meco in mia casa, io vi mostrerò l’arte, e ve la spiegherò secondo mio potere. – I giovani si guardarono in viso, e dopo alcune occhiate che si scambiarono tra loro, disse Callicle: E noi verremo con te per vederti adoperare cotesta arte.

         Si avviarono dunque a la casa di Codro, e quivi giunti egli fece apparecchiare da un servo sopra un desco alcune focacce di sesamo, della carne di bue con salsa, un piattello di frutta colte allora nell’orto, e un fiasco di vino di Chio. Mandò il servo fuori per una faccenda, e voltosi ai giovani disse: Voi siete miei ospiti, accettate questo dono ospitale. E poi che tutti e tre ebbero mangiato e bevuto di quel buon vino, e che si furono rinfrancati, Codro li menò in una stanzetta dove era disteso per terra un profondo e molle tappeto tarentino, e qua e là dei cuscini su i quali sederono, avendosi prima levati i sandali. Allora Codro disse: Bisogna scoprire il corpo, perché la bellezza è in tutte le membra, e il primo godimento l’hanno gli occhi. Tutti e tre rimasero nudi: i due giovani asciutti e lucenti, e Codro mostrò carni bianche e pulite che erano una cosa ghiotta a vedere, e aveva le mani bellissime. I due giovani gli palpavano piacevolmente le grosse mele ed il petto, ed egli stringeva e baciava ora l’uno ora l’altro. Ecco qui l’arte, disse: ma non si può operare che con uno. Sii tu primo, o Doro. Bisogna dunque baciare prima gli occhi, e gli occhi tuoi, o bel Doro, sono soavissimi. Poi baciare la bocca con un bacio lungo lungo lungo, e la lingua mia guizzare nella bocca tua, e la tua nella mia. – Sapevamo questo, disse Callicle; che ce l’ha insegnato amore. – E Codro seguitava: Ti bacerò le mammelle così, e le suggerò un poco. Scorrerò leggermente con la mano sul ventre, e su questi bei peli del pube, e piglierò questo bel fiore che è rizzato sul suo gambo con tanta baldanza. O bel fiore! ha il colore e l’odore della rosa, e pare che schiuda la bocca e mi voglia parlare! E poi con la mano scorrerò oltre, e con un dito dolcemente tenterò la porta. – E questa neppure è nuova arte per noi, disse Callicle. – E Codro: Oh lascia che io ti baci nelle spalle, e nei fianchi, e per le mele. O belle mele Esperidi, viene Ercole a cogliere il frutto prezioso. E così dicendo il buon Codro, che si aveva unto di odoroso unguento il suo Ercole, abbraccia Doro, e dopo due o tre dolci sforzi entra nel divino orto delle Esperidi. Stavano così congiunti e stretti sul tappeto, e Callicle a quella vista non può trattenersi, ed avendo anch’egli unto il chiodo, lo punta fra le carnose mele di Codro, e giù dentro a un tratto. Scuotesi Codro, e lascia Doro; ma subito lo riprende, e dice: Bravi, o giovanetti, state saldi, tu Doro innanzi a me, tu Callicle dietro: teniamoci stretti bene, e non usciamo di carreggiata. E poi che ebbero corso tutti e tre insieme uno stadio, disse Codro: Io volevo insegnare l’arte a voi, e voi, o divini giovanetti, insegnate a me una cosa novissima, come i due diletti d’amore si possano avere nello stesso tempo. Ringrazio gli Dei di avere appreso un’arte più fina. – Basta, disse Doro: reciprocanza ora. E così rivolgendosi tutti e tre, Codro si strinse il bravissimo Callicle, e Doro con eguale impeto e bravura entrò nel giardino di Codro che mise un gran sospiro.

      E poi che ebbero compiuto questo altro stadio, e si astersero le membra con un lavacro, Codro volle che così nudi come erano libassero del vino a la memoria di Platone, e poi lo bevessero nella medesima tazza. E poi che ebbero libato, e bevuto, e si furono baciati, Codro abbracciandoli tutti e due disse: Due diletti nello stesso tempo! eppure fra i due mi è stato più dolce quello che voi avete dato a me. – E noi, o maestro, anche noi abbiamo avuto un nuovo diletto a penetrare in questo profondo seno della tua platonica sapienza. – Gli Dei vi benedicano, o giovanetti. Non vi dimenticate che questa nuova conoscenza di diletto l’avete appresa con un filosofo platonico. I giovani si rivestirono e andarono via. Qualche altra volta platoneggiarono a quel modo col loro maestro, finché non fu ritornato il giovane da Larissa.

Capo 3

Era la festa delle Panatenee, e grandissima moltitudine di cittadini e di forestieri empivano le vie di Atene. In mezzo la folla Callicle e Doro si tenevano per mano per non separarsi, ma venne un’onda di gente, ci fu un’agitazione, una stretta, ed i due amici furono divisi, e non si videro più per alquante ore. Finalmente presso al tempio dei Dioscuri Doro scorse di lontano Callicle, e lo chiamò; e poi che si furono avvicinati, disse: Che è, o Callicle? ti vedo più lieto del solito. – Sì, Doro mio, sono lieto perché gli Dei mi hanno mandato una buona fortuna, ed ho acquistata una nuova idea. Vieni qui, sediamo a piedi di questa colonna lungi dalla folla, e ascolta. – Oh che può essere, o fratel mio? E Callicle cominciò in questa guisa:

Come la folla mi ha staccato da te e non ti ho più veduto, io ti ho cercato per ogni parte ed ho dimandato di te a quanti mi avvenivo nostri conoscenti. In una brigata di donnette vidi Innide la bella danzatrice, la ricordi?, quella che come ci vedeva ci faceva un risolino, e ci gettava un motto, e ci chiamava i Dioscuri filosofi? – Quella donnina coi capelli neri, e gli occhi vivi? Sì, la conosco. – Io le dimando: Hai tu veduto Doro? – Sì, mi risponde. – E dov’è? – Qui, dice, e aprendosi la veste sul petto mi mostra le papille; e poi sottovoce: Se mi segui, lo troveremo. Facilmente si libera delle compagne, ed entra in una vietta: io dietro lei, e dopo breve cammino siamo in casa sua. Io le dico: O Innide, lasciami veder bene dove tieni chiuso l’amico mio. Ed ella: Té, o filosofino. Ed io vidi, e toccai e baciai due poppoline bianchissime e durette. – Non è qui, diss’ella: ma lo troveremo in altro luogo. Ed io: o Innide, io non conosco cotesto luogo né vi sono stato mai, né io né l’amico mio, e tu mi dovrai guidare. Ed ella giubilando, sì, davvero? disse, e prese a carezzarmi la faccia, e baciarmi. Dunque coglierò io questo fiore! E presomi con le due mani il fiore lo riguardava, e lo baciava tutto, e lo fiutava, e diceva: Pare un bocciuol di rosa che sta per aprirsi. Poi gattasi supina sul letto, e mi tira sopra di sé, e con una mano mette il mio bocciuolo nel suo vasello, e mi stringe le braccia al collo, e mi incrocia le gambe sopra la schiena, e mugola, e stravolge gli occhi, e si dimena, e mi morde un labbro, e dopo alquanto dimenare ci fermiamo insieme. Non uscire, ella mi dice, e con le gambe mi stringe la schiena: ed indi a poco abbiamo fornito il secondo lavorio con la stessa dolcezza. Poi ella con le sue mani mi ha asciugato e ripulito il fiore, e lo teneva, e lo palpava; ed io le suggevo ora una poppa ora un’altra, e mi deliziavo a scorrere con la mano su le cosce e le mele. Oh che mele sono quelle, bianche e lucenti come marmo pario, e grosse e sempre freschissime! Ad un tratto mi viene un pensiero, e dissi: O Innide, tu hai vagheggiato il fiore, deh lascia a me vagheggiare la cestellina nella quale l’abbiamo messo, ché io non ho veduto mai una cestina, e questa è la prima. Ella si leva, si rinfresca con acqua, si pulisce con odorato pannolino, torna a me, e mi dice: quando era nuova bisognava vederla la cestina! pure ora non è guasta, ed è piccoletta e odorosa. Io l’ho veduta, o Doro, ed ho alitato la sacra porta della vita e del piacere, la porta onde esce l’uomo a la luce del sole: pare una grotta sacra ad un Dio misterioso, la grotta di Pane ricoperta di molto frondame lucente e morbidissimo. L’ho veduta, l’ho salutata, l’ho baciata ancora, ed abbiamo celebrato il terzo mistero, ed abbiamo goduta la terza dolcezza che è stata più lunga ma meno intensa. Infine ho dato un altro bacio a Innide, e sono venuto a cercare di te, e a contarti questa mia avventura.

Il povero Doro durante questo racconto si era tutto acceso nel volto e sentiva come bollire il sangue; e poi che Callicle ebbe finito, egli disse: Tu ora conosci cosa che io non conosco: E Callicle: Vuoi averla anche tu questa nuova conoscenza? – Deh Callicle mio, rispose Doro, le tue parole me ne hanno fatto venire un desiderio ardentissimo. – Vinei meco, disse Callicle; e s’avviarono, e dopo alquanto cammino picchiarono a la casa d’Innide. La quale come vide i due giovanetti, Io vi aspettavo tutti e due, disse, e fece gran festa, e ringraziò Callicle con un bacio. E questi le disse: Vedi altro bel dono che ti reco! Tu coglierai quest’altro fiore. E mentre voi godrete, goderò anch’io a mirarvi abbracciati e stretti insieme. – No, no, disse la donna – Ebbene, rispose Callicle, vuoi che io esca, o mi intrattenga con la tua servetta – No, no: guarda pure, se così vuoi. Intanto Doro le azzeccò un lungo e savoroso bacio, e dopo alcune carezze ella disse: O Santa Venere degli Orti, io ti ringrazio della buona ventura che mi dai, a farmi cogliere in un giorno questo bocciuol di rosa e questo garofano, che sono i più bei fiori del giardino virile d’Atene. Si mescolarono insieme, e Callicle si piaceva a guardare i piedi nudi d’Innide che premevano su la vigorosa schiena di Doro, il quale lavorava di gran forza; e come egli accarezzava quei piedini che parevano di cristallo, ella guizzava, ed egli sorridendo diceva, godete. Era un vero filosofo questo Callicle, che tutto voleva vedere ed osservare, e toccare. E poi che quel lavorio fu finito, la donna si messe in mezzo ai due garzoni, e dando loro molti baci, e poggiando il capo ora sul petto dell’uno, ora sul petto dell’altro, disse: O bei Dioscuri, voi non siete uomini ma Dei immortali, così belli siete, e così grande è l’effetto della vostra bellezza sopra di me. Non dimenticate la povera Innide, con la quale, o bei Dioscuri, avete celebrato la prima volta la festa delle Panatenee. – E dopo altre carezze i giovani andarono via.

Tornati a casa i due giovani, poi che ebbero cenato lietamente con la famiglia, entrarono nella loro camera, furono nel comune letto, e mescolarono insieme le gambe come solevano fare. E stando così Callicle disse: Che ti pare, o mio Doro, del diletto che oggi abbiamo avuto con Innide? – A me pare, rispose, Doro, un diletto grande, e diverso da quello che abbiamo tra noi: è un’altra cosa. – E Callicle: Ma quale ti pare maggiore? Disse Doro: Io non posso paragonarli, perché il nostro è congiunto ad amore, e quello è stato senza amore. – Ma paragoniamo diletto a diletto, disse Callicle. – E Doro: Se vuoi che io ti dica quello che a me pare, io tel dirò. Con Innide ho sentito una ebbrezza nuova, e assai più forte della dolcezza solita. – Tu dici quello che ho sentito anch’io, replicò Callicle: e non so per quale ragione il filosofo non loda quel diletto inebbriante, anzi lo sconsiglia ai savi; – Io credo, disse Doro, appunto perché è inebbriante e turba la ragione, e dopo quella ebbrezza vengono molti fastidi, che noi non conosciamo perché l’abbiamo goduta una volta, vengono gelosie, dispendi, figliuoli, cure domestiche, i quali fastidi non vengono dopo l’altro diletto che è sempre sereno ed eguale, e senza sperpero di roba, e però più conveniente al savio. – Ma credi tu che se non ci fossero questi fastidi il filosofo biasimerebbe il diletto che si ha con la donna? Io no, disse Doro: ma sia qualunque l’opinione del filosofo, io penso che noi non dobbiamo lasciare due per avere uno, e che noi dobbiamo godere dell’uno e dell’altro come noi possiamo. Questo mi pare consiglio più savio, non rifiutare nessuno dei beni e dei piaceri che gli Dei ci presentano, e goderceli tutti, ma temperatamente per goderli più a lungo. E Callicle: E se dovessi tu scegliere? Nel diletto nostro ci sono due parti, e come due diletti, e in quello inebbriante c’è una parte sola. Dopo che io mi sono stretto ad Innide ed ho goduto con lei, ella ad un modo io ad un altro, non abbiamo scambiate le parti come facciamo noi: ché quando io ho abbracciato il mio Doro, io sento una seconda dolcezza, sento che il mio carissimo Doro abbraccia me. Innide non fa a me quello che io feci a lei, e Doro fa a me quel che io a lui. All’udir queste parole Doro senz’altro abbraccia a le spalle il suo Callicle e se lo stringe soavissimamente, e poi Callicle a lo stesso modo abbraccia e stringe il bel Doro. Che volete? avevano diciotto anni! E così si addormentarono.

Capo 4

       Dopo due giorni all’ora convenuta in sul tardi Callicle e Doro furono in casa d’Innide, la quale li accolse con festa e baciò in bocca all’uno ed all’altro. Era Innide una donnetta vezzosa, su i venti anni: aveva occhi parlanti, bocca rosata e sorridente, manine delicate, piedi piccoletti, e tale un candore nelle carni che pareva nata dagli Erettei (nobili antichi ateniesi). Ella era uscita allora dal bagno, ed era fresca e lucente, e ricoperta d’una finissima veste listata di porpora. Con un bell’atto fanciullesco ella sedè su le ginocchia di Doro, e con le mani gli ravvivava i capelli su la fronte, e lo mirava con un sorriso di compiacenza; e gli gettava le braccia al collo, e gli baciava gli occhi: Callicle si sedé vicino, ed ella pose un piedino nudo e poi l’altro su le ginocchia di Callicle, il quale li prese tutti e due, e li baciò, che parevano due pezzi di cristallo. Poi Innide gli prese il mento con una mano, e gli baciò la bocca: ella non sapeva dividersi fra i due, ma si teneva più stretta a Doro. Intanto Doro le metteva in dito un anello d’oro lavorato in Rodi, e Callicle le metteva al braccio un’armilla anche d’oro figurata di due serpenti fatti con molta arte. Ed ella guardando il dono che le facevano i giovanetti, disse: Ma quale anello, quale armilla, quali collane, quali cioccaglie sono belli e preziosi come Callicle e Doro, i più belli e leggiadri giovani di Atene, che sono miei, che li ho avuti io la prima volta, ho colto io il bel fiore della loro verginità? Nessuna donna, e neppure la figlia dell’Arconte l’avrà questa fortuna in vita sua. Voi mi avete dato voi, e voi siete per me più preziosi che tutto il tesoro di Delfo. Io d’anelli ne ho quattro, sapete? Ed un’armilla e due paia di cioccaglie, uno a tre mandorle, ed uno a cerchietto da cui pende una mezza luna, e due cicale d’oro, e due api per tenere i capelli, e sono lavori di Siria. Oh ve li voglio far vedere! Andò nella camera vicina, prese uno scrignetto, e postolo innanzi ai giovani ne cantava quei suoi gioielli, ed ora di uno ora di un altro si adornava, e diceva: che vi pare? mi stanno bene? A la prima festa metterò l’anello e l’armilla vostra, e la bella comparita che voglio fare! Callicle domandò: Chi ti ha dati questi gioielli? la mamma? Innide si rabbuiò nel volto, e rispose: Oh, la mamma mia era una povera donna moglie d’un marinaio, il quale le morì quand’io avevo cinque anni, ed ella con le sue fatiche mi dava a campare, e mi tirava su, ed io fatta grandicella divenni danzatrice, ed ebbi qualche amante: ma perdei la mamma mia diletta, e piansi tanto, e quando me ne ricordo non posso tenere le lagrime. – Povera Innide, disse Doro. E Callicle: Dunque gli amanti ti han fatto ricca? – Ricca me! vivo senza angosce, ed ho una servetta. Ma a voi voglio dire ogni cosa. Padron Cleonimo, quel vecchio ricco che ha tante navi nel Pireo, e che voleva gran bene a mio padre che navigava con lui, egli me le ha portate queste cosette, e mi dà ancora come sostenere la vita. Chi? quel vecchio tutto bianco? disse Doro. Ed Innide: Sì, quello che come l’aglio ha il capo bianco e la coda verde. Ha moglie, ha figliuoli, e vuol bene anche a me! – E tu ne vuoi a lui? disse Callicle. E Innide: Oh altro! come ne vorrei alla santa anima di mio padre! Mi fa tanto bene! sarei una scellerata a non volergliene. – E Callicle: Vuoi bene a lui ed a noi – Ed ella: A voi è un altro bene che vi voglio, e da un pezzo, e voi non ve ne siete accorti. A lui come padre, a voi come amanti: in lui amo la bontà, in voi la bellezza. Ma che egli non si accorga di nulla, per gli Dei immortali, se no io sono disfatta. – È geloso egli? disse Callicle – Ed Innide: Naturalmente è geloso: egli è vecchio. Ma voi non siete gelosi voi l’uno dell’altro? E se io voglio più bene a Doro, non ne senti gelosia tu, o Callicle? – Io no, disse Callicle; né egli sentirebbe gelosia di me, perché siamo amici ed abbiamo tutto in comune. – Oh voi siete filosofi, e diversi dagli altri uomini, disse Innide. Intendo: voi non mi amate, perché amore è geloso: voi credete che la povera Innide sia una danzatrice come le altre, ed io sono una donna innamorata della bellezza vostra da molto tempo, la vostra bellezza mi ha fatto perdere il senno. E così dicendo la vezzosissima donna si lasciò cadere nelle braccia di Doro, e pianse. Doro la sollevò di peso, e la portò sul letto, e disse: Ora è tempo di godere, godiamo. I due giovani giacquero a canto a lei, e dandole baci e facendole carezze, ora l’uno ora l’altro fecero quello che vollero essi, e quello che Innide voleva, e quello che vorreste voi, e che vorrei anch’io: e non ne dico altro. E così per alcun tempo cautamente per non dare sospetti al vecchio Padron Cleonimo, ora Callicle, ora Doro, ora tutti e due insieme filosofarono con Innide, la quale non poteva mai saziarsi di mirare i due bellissimi garzoni e di ragionar d’amore con essi.

Capo 5

Passarono alcuni mesi, e Doro fu preso da una febbre violenta, e giacque in letto per oltre venti giorni assistito con ogni cura amorosa dalla madre sua, e dal suo amico: e poi che si levò, e stette meglio, e poté uscire di casa la prima volta, andò solo da Innide, la quale gli fece tenerissime carezze. Come stai, o bel Doro? mi pare un anno che non ti vedo, ragazzo mio! Ma sai tu che così pallidetto sei più bello? Mi diceva Callicle le febbri ardentissime che hai avute. – Che febbre, o Innide! e quando era più cocente io sognavo te, e parevami che tu mi risanavi. – Davvero? e come? – Mi pareva che tu mi sedessi in grembo, e con la bella manina tua pigliandomi il garofano lo mettessi nell’altro vasello, e così io mi sentivo risanare. Deh, Innide, per Venere Callipigia risanami a questo modo: tu sola puoi farmi rifiorire – T’intendo, o filosofino, t’intendo: tu vuoi fare con me come voi altri uomini fate fra voi; e mi vieni a contare di sogni. Senti Doro: io so dire alcune parole le quali hanno la potenza di risanare coteste malattie. Oh non ridere: lasciami dire, e vedrai. Se non produrranno effetto, io farò quello che vuoi. – Sono parole magiche? – Sì, magiche. – E se non riuscirà la magia? – Prometto. – Fa dunque l’incantesimo. Innide destramente si scioglie i capelli e se li lascia cadere su le spalle, si apre un po’ la veste sul petto perché compariscano le mammelle, e dice: Vieni qui, o Doro, siedi dirimpetto a me, ginocchia contro ginocchia, dammi le mani, e guardami bene negli occhi. Dimmi un po’: dov’è la bellezza nostra, dico la bellezza degli uomini e delle donne? Nel volto. Nel volto c’è lo sguardo, il sorriso, il bacio, la parola, l’anima tutta quanta. Copri il corpo di vesti, e la bellezza parrà nel volto: copri il volto e scopri il corpo, la bellezza disparisce. Ora godere del corpo senza del volto, è godimento senza la bellezza, è godimento non di uomo ma di bestia che non conosce la bellezza. Tutti gli animali quando si accoppiano fra loro fanno a lo stesso modo: il maschio salta su la femmina, e facendo loro lavorio la femmina guarda giù, il maschio su, e in poche parti del corpo si toccano, e finito quel loro lavorio si spiccano e vanno via. Solamente l’uomo e la donna quando si congiungono, si mettono di faccia a faccia, si guardano negli occhi l’uno dell’altro, e si sorridono, e si baciano, e si dicono dolcissime parolette, e sentono la bellezza nel godimento, il quale gustato così è il maggiore dei godimenti, ed è poi veramente divino se unito ad amore: allora i sorrisi, i baci, le parole sono divinissimi. E poi godendo così di faccia a faccia, tutte le altre parti del corpo si toccano e si congiungono, le cosce a le cosce, il ventre al ventre, il petto al petto, e le braccia stringono, e le mani scorrono per ogni parte, e per la schiena, e su le mele: così che non v’è parte del corpo che non senta di questo diletto nel punto che l’uomo e la donna si congiungono. Quando l’animale si congiunge all’animale il maschio afferra con la bocca la nuca della femmina, e se non l’afferra rimane con la lingua fuori della bocca: noi altri congiungiamo faccia a faccia, bocca a bocca, e nella bocca dell’uno è la lingua dell’altro. Insomma questo godimento negli animali è del corpo, e non di tutto il corpo, negli uomini è godimento di tutto il corpo e di tutta l’anima se è unito ad amore – Doro disse: Qual maga ti ha insegnate queste parole, o Innide? – Io sono ateniese, o Doro, rispose Innide, e noi altre donne ateniesi sappiamo tutte un po’ di magia. E dicendo così sorrise con tanta grazia; e lo guardò con occhi così accesi che Doro fu vinto dalla magia, e baciandole prima le mammelle e i ricci che vi cadeano sopra, disse: Godiamo ora questo divino diletto. E tutti e due nudi si abbracciarono, e con dolci sguardi, e soavi sorrisi, e dicendo, Doro mio! Innide mia! o bellissimo garzone, o vezzosissima maga! si dimenarono un pezzo, e con un sospiro si riposarono.

E nel riposo rimanendo congiunti, Innide con le sue dita di rosa prendendo le due guance del giovanetto gli diede un bacio nella bocca, e gli disse: Ti sono già spuntati i peli sul labbro superiore, e quando ti vidi la prima volta non li avevi: i miei baci te li hanno fatti spuntare, i miei baci te li faranno crescere: e quando saranno cresciuti e avrai un bel paio di baffetti, lisciandoli con la mano tu dirai fra te stesso: Mi sono nati, mi sono cresciuti coi baci d’Innide, e ti ricorderai d’Innide tua, e di questo godimento. Guardami con quei begli occhi! quanto sei bello, o mio Doro, o fiore mio soavissimo! che bell’odore mandano le tue membra! questo tuo petto è d’avorio pulito! – Sono belli gli occhi tuoi, o Innide, e bella questa bocca ond’escono parole che legano il cuore. Innide mia, Innide mia dolcissima ed amatissima. – E gli occhi, e la bocca, e queste parole, e questi baci, e questo godimento che hai ora l’avresti tu, se mi avessi presa a le spalle, e ti godessi tu solo un piacere che certamente è minore di questo, e dessi a me dolore o almeno noia, a me, a la tua Innide che ti parla e ti guarda e ti bacia? – Basta, basta, o maliarda, disse Doro: tu mi inebbrii con le tue parole. Godiamo un’altra volta di faccia a faccia, di bocca a bocca, e confondiamo insieme l’anima mia e la tua. Questo è godimento con intelligenza, è godimento di uomo, ed anche gli Dei hanno voluto goderlo e mescolarsi con le donne: come mi mescolo io con la bella Innide, con la vezzosa maga Innide, e mi sento divenire un Dio. – E goderono insieme la seconda volta.

Non più, disse Innide: che questo ti risana, e più ti nuocerebbe. Rimani ancora a letto, e fa quello che io ti dico. – Ella salta giù, prende una coppa, ci versa del vino e del mele, e la porge al giovane, il quale la beve con piacere. Poi gli si pone a sedere a canto al letto e comincia un chiacchierio, e intanto con la mano gli carezzava leggermente la fronte, e gl’impigliava nei capelli le dita, sì che il giovane a quel favellio a quelle carezze chiuse gli occhi, e si addormentò. Dopo un’ora riaprì gli occhi, ed Innide sorridendo gli disse: Oh sei risanato: ti sono riapparite le rose sul viso. Non te lo dicevo io? Or va, lavati, rivestiti, e torna a casa, che la mamma ti aspetta. Doro non le disse altro, le diede altri baci, e andò a casa dove la mamma fu contenta di vederlo lieto e fiorente come prima.

Capo 6

Doro raccontò all’amico suo quanto gli era intervenuto con Innide, e disse come egli sentiva di voler bene a quella cara donnetta. Callicle non rispose a questo, e soltanto disse che alle donne non si dee richiedere ciò che loro dà noia, e non ha scopo per esse, e soggiunse: ricordiamoci che questo diletto è concesso solamente agli uomini savi. Intanto Doro andava spesso da Innide, e Callicle raramente e quando l’amico ve lo conduceva: pareva che avesse un altro pensiero pel capo.

Un giorno ebbero una lettera che diceva: Venite subito tutti e due. Innide. Andarono, e trovarono la donna che con un doloroso sospiro disse loro: Io vi ho chiamati per vedervi l’ultima volta. Padron Cleonimo ha perduta la moglie, e trovandosi allogati i figliuoli, e solo in casa, vuole che io vada ad abitare con lui. – E tu vi anderai? disse Doro. Sì, rispose ella. – Ma noi, soggiunse Doro, possiamo darti quello che ti dà Padron Cleonimo, che di roba ne abbiamo a bastanza noi, e mio padre ha affidato a me molti affari di casa, e Callicle è padron del suo. – Carissimi giovanetti miei, sanno gli Dei che dolore sento a non vedervi più: ma quel buon vecchio, quel benefattore di mio padre, quello che sollevò mia madre generosamente, quello che tolse me dalla miseria e dalla vergogna, mi dice che egli è ormai solo al mondo, e vuole che io lo assista e gli chiuda gli occhi. Fosse anche egli povero, io ho il dovere di andare da lui e di assisterlo. Sarei una malvagia femmina se gli dicessi di no. E voi, vorreste voi che Innide fosse una malvagia? La figliuola del marinaio, la danzatrice sarà povera, sarà straziata nel cuore, ma non malvagia né ingrata. Ho avuto voi, ho avuto i due bellissimi Callicle e Doro, e questa era tale una felicità che io mi tenea pari a una Dea. Ora gli Dei mi tolgono questo bene inestimabile, ed io ritorno donna come ero prima. – A queste parole Doro divenne pallidissimo nel volto, e Callicle commosso anch’egli, disse: O Innide, e come ti perdiamo dopo di averti conosciuta così buona? – Ma non puoi tu, disse Doro, ancora che sei col vecchio, vederci qualche volta? – No, disse Innide: che se egli lo sapesse, io lo ucciderei. – Qui la donna che sino allora si era contenuta scoppiò a piangere, e si gettò fra le braccia di Doro. Fra un’ora verrà il vecchio, disse. Addio Doro mio bellissimo e carissimo, addio Callicle primo amor mio: ricordatevi d’Innide. – I giovani non sapevano che dire, sentivano la gola stretta, le diedero molti baci tenerissimi, e poi che furono usciti di casa si asciugarono alcune lagrime. Essi ricordarono sempre la buona Innide.

Callicle era pensoso, rimaneva lungamente con gli occhi fissi a un punto, non amava di parlare, e solamente a Doro rispondeva con un breve sorriso: onde Doro gli disse: Che hai tu Callicle, amico mio e fratello diletto? Tu hai certamente un dolore, e perché me lo nascondi? E Callicle mestamente a lui: Ahimé, Doro: io non ho più pace e mi sento morire! Quando ti sopravvenne la febbre e tu ardevi, tua madre tutta dolorosa mi disse: O Callicle, va subito a chiamare il medico Euristeo che è in casa di Eutichete l’areopagita, e fa che venga subito. Io corsi a casa dell’areopagita, e trovai il medico con una fanciulla, una fanciulla che mi parve una Dea, bella come Ebe: leggevano insieme Omero, e il medico gliene spiegava le bellezze. Come ella levò gli occhi per guardarmi, che occhi o Doro, che occhi! io mi sentii correre un fuoco per tutta la persona, e non sapevo dire e che fare. Pregai Euristeo di venire a casa, gli dissi che tu stavi male, ed egli voltosi alla fanciulla: O Psiche, disse, io vado a vedere quel giovane che soffre: tu seguita a leggere e ne riparleremo dimani. Dirai a tuo padre che io sono in casa di Femio. – Nell’uscire io mi rivolsi per vedere la fanciulla, ed ella mi guardava -. Ed hai parlato mai a quella fanciulla? disse Doro – Non mai e solo un’altra volta l’ho riveduta presso al tempio di Cerere con sua madre e due sorelle minori. – Ah, io mi sento morire d’amore! Io non credevo che amore nascesse da uno sguardo, e che ardesse tanto! Che mi consigli, o Doro? – Quali consigli posso darti io che non conosco amore? Preghiamo gli Dei che facciano riuscire a bene cotesta tua passione. Disse Callicle: Ma ella non sa la mia passione per lei, e forse ella mi disprezza la figliuola di Eutichete che porta la cicala su la scarpa, e si tiene più nobile di Teseo. E Doro con certo sdegno: Oh non basta di essere cittadino ateniese per essere nobile? non viviam noi con leggi uguali per tutti? Ma sai, o Callicle, che mi viene in mente? Doride mia madre forse conosce la moglie di Eutichete e la Psiche: apriti a lei: ella ti ama tanto! E così fecero: e la buona Doride si adoperò con tanto buon garbo che Callicle e Psiche si videro, si parlarono, si amarono.

Capo 7 

       Antioco re di Siria sdegnato contro gli Ateniesi per non so qual cagione mandò parecchie sue navi che infestavano i lidi dell’Attica e minacciavano il Pireo. Gli Ateniesi ordinarono subito il loro navile, e scrissero moltissimi combattenti, tra i quali furono dei primi Callicle e Doro, che lasciando ogni altra occupazione o diletto, si volsero interamente alle cure della guerra, e armati di buone armi montarono insieme sopra una delle navi detta la Sparvierata che era assai veloce. Un giorno fu recata la novella che quattro delle navi sire assalivano una terra presso il Capo Sunio, e che in breve l’avrebbero presa, e fatti prigionieri gli abitanti: onde il Navarco spedì subito una squadretta di tre navi più veloci, tra le quali fu la Sparvierata, ed egli uscì dopo con le altre. Le navi sire, presa e saccheggiata la terra, cariche di bottino e di prigioni, si allontanavano dal lido: le tre ateniesi con grande furia le assalirono, e mentre la Sparvierata rasentava una nave nemica, Callicle spiccò un salto, e fu dentro di quella. I Siri lo credettero un Dio disceso dal cielo in mezzo a loro, e colpiti da meraviglia e da paura rimasero inerti: intanto Callicle menava di fieri colpi con l’asta, e atterrò parecchi: pure infine si riscossero i Siri, e lo accerchiarono, e lo ferirono d’una saetta in una coscia, onde egli cadde sopra un ginocchio, e pur combatteva, e li teneva lontani. Non lo uccidete, diceva il Capitano, ma pigliatelo vivo, chè ne avremo una buona taglia. I Siri si stringevano per pigliarlo, ed uno di dietro lo ferì nel capo, sicché il giovane cadde su lo scudo. In quel punto la Sparvierata tornava all’assalto, e Doro gridava: Gli uncini, gli uncini! E come fu gettato il primo uncino che afferrò la nave sira, Doro vi saltò dentro, e ruggendo come un leone e menando colpi disperati, si piantò innanzi al caduto amico, e uccise, e ferì, e fu ferito anch’egli di saetta in una spalla. Intanto sopraggiusero altri ateniesi, e la nave sira dopo un combattimento fiero e breve fu presa. Un’altra nave sira urtata da un colpo di rostro si aprì ed andò a fondo con molte grida di quelli che v’erano dentro: le altre due fuggirono malconce, ma inseguite dal Navarco furono prese anch’esse. Sopraggiunto il Navarco volle vedere la nave su la quale si era combattuto, ne fece togliere Callicle che pareva morto e Doro gravemente ferito, e riporli su la nave sua. Qui furono curati con ogni diligenza, e Callicle aprì gli occhi, e il Navarco gli disse: Sii lieto, o giovane prode: l’onore di questa vittoria è tuo, e dopo di te del tuo amico. E Callicle sorrise leggermente, e strinse la mano a Doro che gli stava vicino. Le navi ateniesi, con le nemiche prese, tornarono nel Pireo. Tosto si sparse la fama dei due giovani e della loro bravura, e tutti gli ateniesi vollero vederli e salutarli con liete grida quando furono messi a terra. Eutichete andò subito col medico a casa dei giovani, e come ce li vide, si commosse ed esclamò: O Dei immortali, o Pallade protettrice, serbate questi due giovani alla città di Atene, salvatemi questo Callicle mio figliolo. Il povero Callicle non poté udire queste parole, ma le udì Doro, il quale dopo alcuni giorni che Callicle riebbe la conoscenza, gliele disse, ed egli ne fu lietissimo, e da quel giorno andò sempre migliorando. Doro risanò presto. Callicle penò due mesi, pure si levò e racquistò sue forze: e tutti e due tornarono belli e gagliardi come prima, e chiedevano di tornar su le navi a combattere a difesa della patria. Ma gli Ateniesi spedirono legati ad Antioco, si rappattumarono con lui, e la guerra finì.

Capo 8

Fu recata a Callicle una lettera da Andro scrittagli da Euridemo fratello di sua madre, il quale gli diceva essere gravemente ammalato, e prima di morire volerlo vedere e affidargli un segreto importante, e andasse presto che buon per lui. Il giovane mostrò la lettera all’amico suo, e tutti e due navigarono ad Andro. Come furono sbarcati sul lido dimandarono ad una filatrice la casadi Euridemo, ed ella alzando la mano col fuso, ed indicando sopra un’altura una casa bianca in mezzo ad un podere, disse: è quella. Salirono i giovani, e giunti ad un cancello di legno furono accolti dai latrati di un cane: venne un servo, legò il cane, e li mise dentro. Videro sotto un pergolato sedere il vecchio Euridemo, il quale benché sofferente si levò ed abbracciò il nipote e gli domandò del compagno, e come seppe che era Doro, disse: Oh, siete entrambi i prodi del Sunio; e abbracciò anche Doro, che lo salutò con quella reverenza che i giovani debbono ai vecchi, ed Euridemo aveva anch’egli combattuto per la sua patria ed era di animo generoso. Poi appoggiato al braccio di Callicle rientrò in casa, e chiamò la figliuola Ioessa: Eccoti il fratel tuo Callicle, e il compagno che combatté con lui. Fa preparare da Ecamede la cena per loro, che debbono essere stanchi pel viaggio lungo e il mare agitato. Era Ioessa una di quelle fanciulle di fina bellezza che si vedono nelle isole dell’Egeo, aveva negli occhi un’aria d’innocenza e di letizia, e guardava serenamente, e soavemente sorrideva. Accolse i giovani con molta grazia, e stata un poco andò a preparare la cena, con la vecchia serva Ecamede, che girando per la casa guardava ai giovani ospiti con molta compiacenza. Intanto Euridemo dimandava mille cose e di Atene, e del combattimento, e delle persone da lui conosciute. Poi che ebbe cenato, ed i giovani furono condotti da Ecamede in una camera sotto il portico dove erano preparati i letti, Doro prese Callicle per mano, e Ohimé, disse, questa tua sorella è così simigliante a te, che io vedendola ho creduto di rivedere te giovanetto. Oh come è bella, come dolce parla, e dolce guarda! Callicle mio, io sento stringermi il cuore.

Il giorno dopo Euridemo era un po’ sollevato: chiamò il nipote, e rimasto solo con lui, così prese a dirgli: O figliuolo della mia buona sorella Tecmessa, io sono lieto di rivederti così giovane e fiorente e di bella fama tra i tuoi concittadini. Ti ho chiamato perché sento che la vita mi manca, e il male che ho può troncarmela in poco tempo, ed io non so a chi lasciare affidata l’unica figliuola mia, la mia diletta Ioessa, che non ha madre, non ha fratelli, e l’unico parente che ci rimane sei tu, Callicle mio. Io moro, e che sarà della mia creatura? E qui pianse: poi seguitò: Io l’affido a te, e voglio che tu le sia padre fratello ed amico. Che ne dici? E Callicle: Questo te lo prometto, e lo giuro per la santa anima di mia madre. – E il vecchio: Se l’amore di padre non m’inganna, ella non ha spiacevole aspetto; e ti so dire poi che essa è buona ed affettuosa come tua madre, e mi ama molto e mi sta sempre intorno, e spesso veglia le notti presso al mio letto, e non sarà trista donna chi è così buona ed amorevole fanciulla. Se a te piacesse, se tu volessi torla, questa casa che non è ricca ma comoda, e il podere che è grande ed è il più bello podere in Andro, e certi risparmi che ho riposti, sarebbero tuoi: e tu avresti donna con dote che difficilmente trovi in Atene, dote d’innocenza e di santi costumi, e poi della tua stirpe, e poi, lasciamelo dire, il più bel fiore di Andro. Io sarei contento, e il morire non mi darebbe affanno. – Tu sarai contento, o Zio, disse Callicle: ma tu sai che prima amore, poi promessa. Io non l’ho veduta che una volta ieri, e per breve ora: lasciami qualche giorno di tempo, che io possa parlarle e conoscerle il cuore, e non dubitare, ti farò lieto.

Dopo alcuni giorni Callicle, il quale si era accorto che Ioessa guardava Doro, e si mutava nel volto, disse all’amico suo le parole dettegli dallo zio, e soggiunse: Tu sai che io amo Psiche e non ho occhi per altra donna. Se come mi hai detto tu senti amore per Ioessa, ed ella per te, come mi pare di aver veduto, vorresti torla tu? Potrei dire a quel povero vecchio che la sua figliuola avrà in te un marito, e in me un fratello ed un amico? – Doro abbracciò Callicle e disse: Sì, fratello mio, io amo Ioessa, e sarei felice se io l’avessi in moglie. Callicle andò subito ad Euridemo, e dissegli: Eccoti consolato, o Euridemo. Amore comanda anche a Giove, e nessuno comanda a lui. Doro ama Ioessa, ed ella lui. Egli la chiede: se tu vuoi dargliela, ella avrà nella vita due amici, in lui un marito, in me un fratello: ed entrambi l’ameremo e saremo suoi sostegni. – Questo anche mi piace, disse Euridemo, ché io conosco Femio e Doride, e questo loro figliuolo e amico tuo mi pare un giovane dabbene. Se si amano, io sono contento. – Interrogò la figliuola, interrogò Doro, e stabilì un parentado: ma il povero vecchio non poté vederlo conchiuso, ché il male gli si aggravò, gli si ruppe il cuore, ed ei morì nelle braccia della sua diletta figliuola. Il dolore fu grande.

Passati i giorni del lutto, e provveduto ad ogni cosa necessaria, i due giovani e la fanciulla tornarono in Atene, e Doride accolse amorevolmente Ioessa, e prese ad amarla come una figliuola. Callicle volle tornare nella sua casa paterna, e seco menò Doro sino alle nozze. Venne il giorno delle nozze, che furono doppie e lietissime. Callicle sposò Psiche, Doro sposò Ioessa: Ciascuno visse in sua casa, ed ebbe figliuoli, e famiglia, e fu onorato dai cittadini. I due amici non più seguirono Platone, che vuole la comunione della donna, ma vollero seguire le leggi della loro patria e seguire amore: e ciascuno d’essi amò ed onorò la donna sua. Pure, essi si amarono sempre tra loro, e sino alla vecchiezza di tanto in tanto per qualche occasione trovandosi nel medesimo letto confondevano i piedi e si abbracciavano come nei primi anni della loro giovinezza.

 __________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=3700