PAPA FRANCESCO NON SA CHE COSA SIA L’OMOSESSUALITA’

Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si è espresso:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è … ci sono tante cose da fare… con la psichiatria o.. , o… per vedere come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere…”

Mi chiedo senza spirito di polemica come possa un Papa non avere la più pallida idea di che cosa sia realmente l’omosessualità.

Nella classificazione dei disordini mentali e comportamentali contenuta nella decima formulazione del documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della malattie (ICD-10), l’omosessualità non è più in alcun modo considerata una malattia e si riconosce l’esistenza di forme distoniche di tutti gli orientamenti sessuali. L’omosessualità eco-distonica è una omosessualità riconosciuta dal soggetto ma non accettata. Se un omosessuale, pienamente cosciente di essere omosessuale, entra in conflitto col suo orientamento sessuale per ragioni religiose, morali o sociali e desidera cambiare orientamento sessuale, si dice che la sua è una omosessualità ego-distonica. Questa categoria è ormai desueta e l’omosessualità ego-distonica non è più classificata come disturbo mentale, ma come semplice disagio dovuto a ragioni culturali o sociali. L’ICD-10 è stato approvato dalla 43esima Assemblea della OMS nel maggio del 1990 ed è entrato in uso negli Stati aderenti alla OMS dal 1994. È attesa la pubblicazione del l’ICD-11 entro il 2018, e si prevede che sia completamente eliminato qualsiasi riferimento alla omosessualità anche ego-distonica.

Il mantenimento della categoria di “Omosessualità ego-distonica” ha alimentato il florido mercato delle terapie di conversione mirate al riportare gli omosessuali alla eterosessualità, perché queste pratiche aberranti erano considerate ufficialmente forme di cura per una “malattia” e quindi erano rimborsabili dalle assicurazioni sanitarie o dai servizi sanitari nazionali, ove presenti.

L’omosessualità era stata eliminata fin dal 1973 dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual del American Psychiatric Association (APA)), dopo un percorso molto tortuoso in cui resistenze di tipo ideologico, opportunismi politici e interessi economici si intrecciavano in vario modo, in un territorio di confine in cui la scienza (psichiatria) rischiava di perdere anche l’apparenza dell’oggettività. Rinvio a questo proposito a un bell’articolo di Jack Drescher: Out of DSM: Depathologizing Homosexuality https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/ che illustra il percorso che ha portato alla depatologizzazione della omosessualità da parte dell’APA.

Riporto qui di seguito un documento fondamentale in tema di terapie riparative:
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Organizzazione Panamericana della Sanità
Ufficio Regionale della
Organizzazione Mondiale della Sanità

“CURE” PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione

Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come “diversi”. Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull’intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una “deviazione” o il risultato di un “difetto di sviluppo”.

Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.

Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l’applicazione di teorie e modelli che vedono l’omosessualità come una “deviazione” o una scelta che può essere modificata attraverso il “potere della volontà” o attraverso presunti “supporti terapeutici”.

In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte “cliniche” o “singoli terapeuti”, di servizi volti a “curare” l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come “riparativo” o “terapia di conversione.”1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell’etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale (“Protocollo di San Salvador”) 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L’omosessualità come variante naturale e non patologica

Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l’omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3 I professionisti concordano sul fatto che l’omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali l’omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l’omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L’inefficacia e la nocività delle “terapie di conversione”

Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell’efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l’espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l’American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di “conversione”.5 Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell’orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l’intenzione di cambiare l’orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un “difetto” e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell’etica medica: “In primo luogo, non fare del male”. Si tratta di una lesione del diritto all’integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani

Come fattore aggravante, le “terapie di conversione” devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi “riparativi” contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di “stupro riparativo”, soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto “terapeutico” è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione

Gli operatori sanitari che offrono “terapie riparative” aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione – con l’eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come “devianti” non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie “riparative” o ” di conversione” non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:

I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.

Le terapie “riparative” o “di conversione” e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.
Le istituzioni che offrono tali “trattamenti” al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7

Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima.
Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all’integrità personale, alla salute, e all’uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:

Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l’eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all’eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.

La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all’interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l’isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.

Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.

Le molestie omofobe e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:

Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale.

Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

L’applicazione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione” deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:

La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.

L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.

L’uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l’omosessualità (in virtù del fatto che l’orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.
La pubblicità che incita all’intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.

La pubblicità diffusa da “terapeuti”, “centri di cura”, o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l’orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:

Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione”.

I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di proteggere l’integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.

Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.
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1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/co/CCPR.C.ECU.CO.5.doc&gt;
Human Rights Council (2011). Discriminatory Laws and Practices and Acts of Violence Against Individuals Based on Their Sexual Orientation and Gender Identity (A/HRC/19/41), paragraph 56. <http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/AHRC-19-41_en.pdf&gt;
Human Rights Council (2011). Report of the Special Rapporteur on the Right of Everyone to the Enjoyment of the Highest Attainable Standard of Physical and Mental Health (A/HRC/14/20), paragraph 23.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf&gt;
United Nations General Assembly (2001). Note by the Secretary-General on the Question of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (A/56/156), paragraph 24. <http://www.un.org/documents/ga/docs/56/a56156.pdf&gt;
2 I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.
3 American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies): Position Statement. <http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200001.aspx&gt;
Anton, B. S. (2010). “Proceedings of the American Psychological Association for the Legislative Year 2009: Minutes of the Annual Meeting of the Council of Representatives and Minutes of the Meetings of the Board of Directors”. American Psychologist, 65, 385–475.
<http://www.apa.org/about/governance/council/policy/sexual-orientation.pdf&gt;
Just the Facts Coalition (2008). Just the Facts about Sexual Orientation and Youth: A Primer for Principals, Educators, and School Personnel. Washington, DC. <http://www.apa.org/pi/lgbc/publications/justthefacts.html&gt;
4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.
American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.
5 APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.<http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf&gt;
6 Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/Informe%20Sombra%202009%20LBT.pdf&gt;
Centro de Derechos Económicos y Sociales (2005). Tribunal por los Derechos Económicos, Sociales y Culturales de las Mujeres.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/TRIBUNAL%20DESC%20ECUADOR%20MUJERES.pdf&gt;
7 Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.
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Ovviamente Papa Francesco non conosce questi documenti ma solo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Avrà anche coraggio nel lottare contro la pedofilia ma non ha assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità. D’altra parte la Chiesa sembra suggerire ancora oggi, stando alle parole del Papa, una terapia riparativa da applicare in età molto anticipata.

Per capire che cosa sono in concreto le terapie riparative vi consiglio la lettura di in reportage giornalistico molto documentato concernente le “terapie riparative della omosessualità” ossia le terapie che i gruppi cattolici consigliano per risolvere il problema della omosessualità (http://progettogaytest.altervista.org/t … rative.htm) tutto sotto la supervisione di un professore di psicologia della Pontificia Università Gregoriana.

Già in altra occasione ho avuto modo di accennare alla gaia scienza di sedicenti scienziati, ma qui la cosa è più seria perché dietro queste cose c’è l’avallo della Chiesa e non si tratta quindi del solito guru isolato. In queste cose sono coinvolti uomini di Chiesa. Sono personalmente convinto che il messaggio cristiano sia una cosa serissima, o meglio una cosa che, se presa seriamente, è una cosa serissima, e ho conosciuto uomini di Chiesa che hanno veramente speso la vita per il prossimo. Mi chiedo come sia possibile che le cose che sono descritte nell’articolo ottengano l’avallo della Chiesa. Come sia possibile che un ragazzo di 15/16 anni e ancora peggio un ragazzino debba subire per volontà dei genitori una farneticante terapia “riparativa dell’omosessualità” queste cose non sono solo immorali ma sono al limite del codice penale.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6649

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CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.

Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.

Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.

Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)

“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:

A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.

La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.

È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).

Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.

Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).

Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.

Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.

Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”

Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:

“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 

251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 

[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”

Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:

“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.

Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.

Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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Se volete,potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6350

Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-catholic-church-and-gays-at-the-time-of-pope-francis

RAFFALOVICH E I POETI “OMOSESSUALI” CITATI DA DANTE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” dedicato ai poeti comincia con una lunga citazione del canto XXVI del Purgatorio di Dante, in cu si parla “anche”, ma solo di sfuggita, di sodomiti. Raffalovich prolunga la citazione riportando una traduzione (incompleta) dei versi di Dante in cui Il sommo poeta descrive il suo incontro con Guido Guinizelli e Arnaut Daniel [Arnaldo Daniello (1150-1210)].

Il lettore attento resta però perplesso del fatto che Raffalovich , nello scrivere di poeti omosessuali, citi Guido Guinizelli e Arnaldo Daniello, che omosessuali non erano, e non citi il notissimo canto XV dell’Infreno in cui Dante esalta il suo maestro Brunetto Latini, pur mettendolo all’Inferno come omosessuale.

Il canto XXVI del Purgatorio non è tra quelli di più facile lettura e contiene anche alcuni versi in lingua provenzale, messi in bocca ad Arnaldo Daniello. Secondo Dante, nella settima cornice del Purgatorio, ove si purgano i lussuriosi, si trovano due distinte schiere di peccatori: quelli che gridano “Sodoma e Gomorra”, cioè gli omosessuali, e i peccatori “ermafroditi”, cioè gli eterosessuali, che cercano l’unione del maschio e della femmina (ermafroditi in questo senso).

Raffalovich, che non era certo un fine conoscitore dell’Italiano antico, come John Addigton Symonds, legge probabilmente il testo di Dante in una traduzione francese ed è in indotto, dalla presenza dell’espressione “peccato ermafrodito” a ritenere che si parli di omosessuali. Se così fosse, comunque, il riferimento al mito di Pasife sarebbe bel tutto fuori luogo.

L’equivoco deriva dal fatto che il termine “ermafroditismo psichico” era stato utilizzato da diversi autori per indicare una identità di genere mista, senza manifestazioni di ermafroditismo fisico. L’espressione finì poi per indicare anche l’omosessualità, intesa come una specie di sesso intermedio. Per questa ragione Guido Guinizelli e Arnaldo Daniello, che omosessuali non erano, vengono inseriti da Raffalovich nella schiera degli omosessuali, mentre Brunetto Latini, che era omosessuale, personalità tutt’altro che di secondo piano nella vita di Dante, che lo chiama “padre”, è del tutto trascurato.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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I POETI

Non è per cattiveria che ho scelto soprattutto i divini poeti; se ne avessi avuto il tempo e l’abitudine, avrei preferito studiare i grandi capitani, gli uomini d’azione. Non avrei avuto che l’imbarazzo della scelta.

Ma, dato che mi ritrovo ad aver letto e studiato i poeti, ne ho selezionato alcuni appartenenti alla schiera d’anime che Dante incontra in Purgatorio, anime che avevano commesso il peccato ermafrodita o che avrebbero potuto sentirsi chiamare Regina! Come il grande Cesare in occasione del suo trionfo. Non invoco nessun classico, Eschilo, Sofocle, Pindaro, Virgilio, Orazio, Catullo, Tibullo … e neppure nessuno del Medioevo.

Purgatorio, Canto XXVI

“infatti, in mezzo al muro di fiamme, giunse una schiera che volgeva il viso verso questa, la quale mi indusse a osservare meravigliato.
Lì vidi ogni anima di entrambe le schiere affrettare il passo e baciarsi l’una con l’altra, senza fermarsi, contente per quel rapido saluto festoso;”

“i nuovi arrivati gridavano: «Sodoma e Gomorra»; e gli altri: «Pasifae entra nella vacca di legno, perché il toro corra a soddisfare la sua lussuria».”

“Io…
iniziai: «O anime certe di ottenere, quando sarà, la pace eterna,”

“ditemi, affinché io ne scriva una volta tornato nel mondo, chi siete voi, e chi è quella schiera che se ne va dietro le vostre spalle.”

“La schiera che non viene con noi commise lo stesso peccato (sodomia) per cui Cesare, durante il trionfo, si sentì rivolgere l’appellativo di ‘Regina’:[1]per questo se ne vanno gridando ‘Sodoma’, rimproverando se stesse come hai sentito, e accrescono la pena del fuoco con la vergogna.”

“Il nostro peccato, invece, fu eterosessuale (ermafrodito); ma poiché non osservammo la legge umana, seguendo come bestie l’appetito dei sensi, per nostra vergogna quando ci separiamo gridiamo il nome di colei (Pasifae) che divenne una bestia nella falsa vacca di legno.
Ora conosci il nostro comportamento e di cosa fummo colpevoli:”

“Esaudirò il tuo desiderio solo riguardo a me stesso: sono Guido Guinizelli, e sconto già qui la pena per essermi pentito prima della fine della mia vita.”

“quando udii presentarsi il padre mio e degli altri poeti migliori di me che mai scrissero versi d’amore dolci e leggiadri;”

“Dopo che fui soddisfatto di averlo osservato, mi offrii tutto pronto al suo servizio, con un giuramento che spinge le persone a credere alle parole.”

“Disse: «O fratello, costui che ti indico col dito», e mostrò uno spirito davanti a lui, «fu il migliore artefice del suo volgare materno.
Superò tutti nel campo della poesia amorosa occitanica e nella letteratura narrativa oitanica; e lascia parlare gli stolti, che credono sia superato dal Limosino (Giraut de Bornelh).[2]”

“Ora, se tu hai l’eccezionale privilegio di poter andare nel chiostro (Paradiso) dove Cristo è l’abate del collegio,”

“recita davanti a lui per me un ‘Pater noster’, almeno per quanto è necessario a noi in Purgatorio, dove non abbiamo più il potere di peccare”.

“Io mi avvicinai un poco allo spirito che aveva indicato prima, e dissi che il mio desiderio preparava una gradita accoglienza al suo nome (volevo sapere chi fosse).
Lui cominciò volentieri a dire: «La vostra cortese domanda mi piace a tal punto, che non posso né voglio nascondere la mia identità.
Io sono Arnaut,[3] che piango e vado cantando; preoccupato guardo la mia passata follia d’amore, e vedo gioioso la gioia, che spero, davanti a me.
Ora vi prego, per quella virtù che vi guida alla sommità di questa scala, di rammentarvi al momento opportuno del mio dolore!»
Poi si nascose nel fuoco che li purifica.”
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[1] Sarebbe interessante studiare i rapporti tra il genio, l’orgoglio e l’unisessualità. Aggiunta di Project: – Tutti i nemici di Cesare gli rinfacciarono di essersi concesso quando era ancora un giovane ufficiale a Nicomede IV Filopatore, re di Bitinia. « Gallias Caesar subegit, Nicomedes Caesarem: ecce Caesar nunc triumphat qui subegit Gallias, Nicomedes non triumphat qui subegit Caesarem »(Svetonio, Vita di Cesare.) [« Cesare ha sottomesso le Gallie, ma Nicomede ha messo sotto lui. Oggi trionfa Cesare che le Gallie ha sottomesso, non trionfa Nicomede che ha messo sotto lui. »]
[2] Nota di Project: – Giraldo di Bornello (… – 1220), originario della zona di Limoges (Dante lo chiama Limosino).
[3] Nota di Project: – Arnaldo Daniello (1150-1210).

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5918

MONSIEUR FILIPPO DI BORBONE-ORLEANS OMOSESSUALE EFFEMINATO

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi è dedicato a Monsieur, Filippo di Borbone, duca d’Orléans, Fratello di Luigi XIV. Monsieur, è un personaggio oggi poco conosciuto dal grande pubblico, ma è stato considerato per molto tempo l’archetipo dell’omosessuale effeminato. Questa definizione va presa però con molta prudenza. Si sposò due volte, la prima con Enrichetta d’Inghilterra (Madama d’Inghilterra) e la seconda con Elisabetta Carlotta del Palatinato (Madama palatina), ed ebbe sei figli, ma fu dominato dai suoi favoriti. Uno di questi, il cavaliere di Lorena, entrò in conflitto violento con la prima Madame, che riuscì ad ottenerne dal re il suo esilio in Italia per otto anni, ma il cavaliere di Lorena, a quanto si disse, pur stando ancora in esilio, sarebbe riuscito a vendicarsi e a fare avvelenare Madame (che aveva 26 anni). Monsieur sarebbe stato del tutto estraneo alle trame del cavaliere di Lorena. Dopo l’autopsia di Madame, effettuata alla presenza di molti medici non solo francesi ma anche inglesi, il rapporto ufficiale sulla morte parlò però di cause naturali. Il cavaliere di Lorena, per le insistenze di Monsieur, dopo la morte di Madame, venne fatto rientrare in Francia e non fu accusato di nulla. Evidentemente Monsieur non diede alcun credito all’ipotesi dell’avvelenamento.

La seconda Madame, ben diversa dalla prima, non pretese di imporre a Monsieur alcuno stile di vita e gli lasciò totale libertà. Ebbero figli, ma scelsero ben presto di dormire in appartamenti separati. La seconda Madame aveva una conoscenza molto realistica dell’omosessualità e ne parla in modo singolarmente competente, i suoi rapporti con Monsieur non furono privi di una certa complicità e non crearono mai veri problemi.

Monsieur, che, al di là dei suoi difetti ampiamente scusabili, era un brav’uomo, che amava i suoi figli e sapeva anche tenere testa al re, quando necessario, finì, negli ultimi anni, sotto il controllo di un confessore gesuita che gli impose un regime di vita molto ristretto per un uomo delle sue abitudini. Monsieur finì per consolarsi col cibo, ingrassò molto e morì di apoplessia probabilmente proprio per questa ragione.

Il ritratto di quest’uomo, fatto da Raffalovich sulla base delle testimonianze dei contemporanei, suscita una certa simpatia. La vita di Monsieur incarna il modello di vita dell’omosessuale (o forse del bisessuale con una forte prevalenza omosessuale) costretto a vivere da eterosessuale e dominato dai favoriti che non fanno che servirsi di lui.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Monsieur, fratello di Luigi XIV, l’invertito effeminato.

Monsieur Filippo d’Orléans, fratello di Luigi XIV e figlio del freddo Luigi XIII, nipote di Gastone (che seguiva, di dice, le due sessualità), nipote anche di questo primo Vendôme unisessuale come i suoi nipoti, Monsieur è uno degli unisessuali effeminati che si conoscono meglio. Si sposò due volte e ebbe figli dalle sue due mogli, ma fu donna quanto la sua prima Madame e più donna della seconda.
Non gli è attribuita nessuna amante; aveva tutti i difetti della donne, ma era coraggioso, abbastanza buono, dolce, e temeva i danni alla sua carnagione più di perdere la vita. Si è voluta considerare la sua educazione effeminata come causa della sua inversione, ma la stessa educazione, esattamente la stessa, applicata all’abate di Choisy, produsse solo un’effeminazione, folle, fantastica, ma non unisessuale, nell’abate-contessa. Se Monsieur avesse potuto vestirsi da donna per delle settimane, quanti amanti avrebbe avuto! Non si sarebbe mai annoiato con le ragazze. Prima di dare credito all’educazione, all’associazione di idee e di sensazioni, a tutte le povere spiegazioni, si rifletta sulla differenza tra Monsieur e l’abate di Choisy e sulla loro educazione effeminata. Le loro vanità poterono essere femminilizzate, ma le loro sessualità non cambiarono affatto.

La prima Madame (quella che Bossuet compianse) è stata trattata con troppa indulgenza dalla storia.

Michelet, che le riconosce tutte le colpe che una donna può commettere, la paragona costantemente con Monsieur, che certo non era peggiore di questa affascinante, attraente e meschina Stuart. Lei, se fosse sopravvissuta a Monsieur come questa generosa e spirituale tedesca, non avrebbe bruciato senza leggerle le lettere dei favoriti di Monsieur. È tempo di trattare l’uomo e la donna con una uguale giustizia. Madame d’Inghilterra era molto leggera, giocava con suo cognato il re, si beffava di suo marito, tradendo tutto e tutti da vera Stuart; Monsieur era unisessuale, affettuoso, prodigo, chiacchierone, ma con un ben diverso senso del decoro rispetto a Madame. Se lei fu avvelenata dagli amici di Monsieur, lui non ne seppe nulla.

I brani seguenti, dell’abate di Choisy, di Madame de la Fayette, di Daniel Cosnac, vescovo di Valenza, di Saint-Simon, di Madame Charlotte-Elisabeth, duchessa di Orléans, daranno un’idea di Monsieur e del suo entourage.

Dell’abate di Choisy

“Mi vestivano da ragazza, dice l’abate di Choisy, tutte le volte che il piccolo Monsieur veniva al mio alloggio, e ci veniva almeno due o tre volte alla settimana. Avevo le orecchie forate, i diamanti, le mosche e tutti gli altri piccoli vezzi ai quali ci si abitua molto facilmente e dei quali ci si disfa con altrettanto difficilmente. Monsieur che amava tutto questo, mi faceva sempre molti complimenti. Da quando arrivava, seguito dalle nipoti del cardinale Mazzarino e da alcune figlie della regina, veniva messo alla sua toilette e gli si acconciava la capigliatura. Aveva un corpetto per mantenere la sua taglia (il corpetto era di tessuto ricamato)”. Gli toglievamo la calzamaglia per mettergli dei mantelli da donna e delle gonne, e tutto questo si faceva, si dice, per ordine del cardinale che voleva renderlo effeminato, per paura che potesse procurare problemi al re, come Gastone aveva fatto con Luigi XIII.”

“Quando Monsieur era vestito e pronto, si giocava al piccolo premio (era il gioco alla moda), e verso le sette ci portavano uno spuntino; ma non si presentava nessun valletto; io andavo alla porta della stanza a prendere i piatti e li mettevo sui rialzi tutto intorno alla tavola. Offrivo da bere, cosa della quale ero abbastanza ripagato da qualche bacio in fronte di cui queste signore mi onoravano. Madame de Brancas ci portava spesso sua figlia, che è stata la principessa di Haracourt. Lei mi aiutava a svolgere questo piccolo compito; per quanto fosse molto bella, le figlie della regina mi prediligevano più di lei: certamente, nonostante le cuffiette e le gonne, sentivano in me qualcosa di maschile.”

“Non avevo nemmeno un po’ di barba (a 22 anni), ci si era preoccupati, dall’età di cinque o sei anni, di massaggiarmi con una certa acqua che fa morire il pelo alla radice, se si comincia molto per tempo; i miei capelli neri facevano apparire passabile la mia carnagione, benché non avessi molto di bianco … Non ero dunque costretto da nessuno e mi abbandonavo alla mia tendenza. È accaduto anche che Madame de la Fayette, che vedevo molto spesso, vedendomi sempre molto sistemato, con i pendenti alle orecchie e le mosche, mi disse da buona amica che quella non era affatto la moda per gli uomini e avrei fatto molto meglio a vestirmi da donna. Fidandomi della sua grande autorità, mi feci tagliare i capelli per essere pettinato meglio, ne avevo in quantità prodigiosa. Si portavano dei piccoli boccoli sulla fronte e boccoli più grossi ai due lati del viso e tutto intorno alla testa e un gran fascio di capelli coordinato con nastri e perle se se ne avevano. Avevo abbastanza abiti femminili, ho preso il più bello e sono andato a fare visita a Madame de la Fayette, con i miei pendenti alle orecchie, la mia croce di diamanti, i miei anelli e dieci o dodici mosche; vedendomi esclamò: “Ah che bella persona! Mi avete detto retta e avete fato bene. Domandate pure a M. de R. (che era allora nella camera) …” Continuai per due mesi a vestirmi da donna; andavo dovunque, a fare delle visite, in chiesa, al sermone, all’opera, alla commedia, e mi sembrava che le gente ci si fosse abituata: mi facevo chiamare Madame de Sancy dai miei lacchè. Mi feci ritrarre da Ferdinand, famoso pittore italiano, che fece di me un ritratto che la gente andava a vedere; infine accontentai completamente il mio gusto. Andavo al Palazzo Reale tutte le volte che Monsieur era a Parigi; lui mi faceva mille complimenti, perché le nostre inclinazioni erano simili; aveva molto desiderato di potersi vestire da donna, ma non osava a causa della sua dignità …, la sera metteva delle cuffiette, dei pendenti alle orecchie e delle mosche e si contemplava negli specchi. Incensato dai suoi amanti, dava tutti gli anni un gran ballo il lunedì grasso. Mi ordinò di andarci in abito scollato, a viso scoperto, e incaricò il cavaliere di Pradine di portarmi al ballo. La riunione fu molto bella: c’erano trentaquattro donne ornate con perle e diamanti. Trovarono che stavo abbastanza bene, danzavo nella massima perfezione e il ballo era fatto per me. Monsieur diede inizio alle danze con Mlle de Braccas, che era molto carina (è diventata poi la principessa d’Harcourt), e un momento dopo andò a vestirsi da donna e tornò al ballo in maschera. Tutti lo riconobbero, innanzitutto non cercava il mistero e il cavaliere di Lorena gli dava la mano; ballò il minuetto, e andò a sedersi in mezzo a tutte le signore; si fece un po’ pregare prima di togliersi la maschera, non chiedeva di meglio e voleva essere visto. Non si saprebbe dire a che punto spinse la civetteria ammirandosi, mettendosi le mosche, cambiandole di posto, e forse io facevo anche di peggio; gli uomini, quando pensano di essere belli sono ancora più fissati con la loro bellezza delle donne. Comunque, questo ballo mi diede una grande reputazione e me ne vennero molti amanti, la maggior parte per divertirsi, qualche volta in buona fede. Questa vita era deliziosa.”

Di Madame de La Fayette

“Monsieur, unico fratello del re, non era meno attaccato di lui alla regina sua madre; le sue inclinazioni erano conformi alle occupazioni delle donne quanto quelle del re ne erano lontane; era bello e ben fatto, ma di una bellezza e di una taglia più adatte a una principessa che a un principe; così era più preoccupato di fare ammirare da tutti la sua bellezza, che di servirsene per farsi amare dalla donne, benché stesse continuamente con loro; il suo amor proprio sembrava non renderlo capace di attaccamento se non verso se stesso…”

“La prima cosa importante che si fece dopo la morte del cardinale (di Mazzarino) fu il matrimonio di Monsieur con la principessa d’Inghilterra. Era stato deciso dal cardinale, e benché questa alleanza sembrasse contraria a tutte le regole della politica, il cardinale aveva creduto che si potesse essere così certi della dolcezza della natura di Monsieur e del suo attaccamento per il re, che non si doveva avere paura di dargli un re d’Inghilterra come cognato… La principessa d’Inghilterra fu attaccata da una febbre molto violenta … Quando si fu completamente ristabilita ritornò a Parigi. Monsieur andò davanti a lei con tutta l’impazienza immaginabile, e continuò fino al suo matrimonio a renderle omaggi, ai quali mancava solo l’amore; ma il miracolo di infiammare il cuore di questo principe non era riservato a nessuna donna al mondo.”

“Il conte di Giuche era in quel periodo il suo favorito. Era il giovane uomo più bello e meglio fatto della corte, amabile di personalità, galante, ardito, coraggioso, pieno di grandezza e di spirito elevato. La vanità che gli proveniva da tante buone qualità e un’aria di disprezzo diffusa in tutte le sue azioni, appannavano un po’ tutto questo merito: ma bisogna comunque confessare che nessun uomo della corte aveva le sue doti. Monsieur lo aveva molto amato fin dall’infanzia e aveva sempre conservato con lui una grande familiarità, e così stretta come può essere quella tra persone giovani.”

“La familiarità che aveva con Monsieur gli permetteva di andare dal principe in tutte le ore più strane. Incontrava Madame ogni momento, con tutti i suoi lati affascinanti. Monsieur si faceva cura di farglieli ammirare, e alla fine lo esponeva a un pericolo che era quasi impossibile evitare.”

“Dopo qualche tempo di soggiorno a Parigi, Monsieur e Madame, se ne andarono a Fontainebleau. Madame ci portò la gioia e i piaceri. Il re capì, vedendola più da vicino, quanto si era sbagliato nel non riconoscerla la più bella persona del mondo… Questo fece molto rumore a corte. La regina-madre fu entusiasta di trovare un pretesto… per opporsi all’attaccamento che il re dimostrava per Madame: e non dovette faticare molto per fare condividere a Monsieur i suoi sentimenti. Era già geloso per conto suo, e lo stava diventando sempre di più seguendo gli umori di Madame… l’asprezza aumentò di giorno in giorno tra lei e la regina madre; il re dava a Madame tutte le speranze, ma nonostante tutto si teneva molto sulle sue con la regina-madre, in modo che, quando lei riferiva a Monsieur quello che il re le aveva detto, Monsieur trovava molti argomenti per persuadere Madame che il re non aveva per lei molta considerazione; lui poteva testimoniarglielo… Alla fine decisero di fare cessare tutto quel gran rumore (che circolava a corte intorno al re e a Madame) e decisero tra loro che il re avrebbe fatto l’innamorato di qualche persona della corte. Lui (il re) non ci mise molo a decidere; il suo cuore prese una decisione in favore di La Vallière… Madame considerò con un certo dispiacere il fatto che il re si legasse veramente a La Vallière… La regina-madre ne fu amareggiata. Lei fece cambiare l’atteggiamento di Monsieur anche lui la prese male e considerò una questione d’onore che il re si fosse innamorato di una damigella di Madame. Madame, per parte sua, era molto carente nel riguardo che doveva alla regina-madre e anche in quello che doveva a Monsieur.”

“Nel medesimo tempo ci fu grande mormorio sulla passione del conte di Guiche (per Madame): Monsieur fu presto informato e lo minacciò molto pesantemente. Il conte di Guiche ebbe con Monsieur un chiarimento molto audace, e ruppe i rapporti con lui, come se fosse stato un suo pari; la cosa ebbe forte risonanza pubblica e il conte di Guiche si ritirò dalla corte…”

“Il conte di Guiche, che era giovane e ardito, non trovava niente di meglio che esporsi a qualsiasi rischio: Madame e lui, senza provare una vera passione uno per l’altra, si esposero ai più grandi pericoli… Madame era malata e circondata da tutte quelle donne che sono abituate a stare appresso di una persona del suo rango, senza potersi fidare neppure di una. Faceva entrare il conte di Guiche, qualche volta in pieno giorno, travestito da donna che predice la buona fortuna … e altre volte con altre invenzioni, ma sempre con molto rischio; e questi incontri così pericolosi trascorrevano nel prendersi gioco di Monsieur e in altri simili piaceri; e alla fine in cose molto lontane dalla violenta passione che sembrava motivarle… Monsieur era estremamente geloso del principe di Marsillac, figlio del duca de la Rochefoucauld, e lo era ancora di più dato che aveva per lui un’inclinazione naturale, che gli faceva credere che tutti dovessero amarlo.”

Da Daniel de Cosnac, vescovo di Valenza

“Il cavaliere di Lorena, che aveva prestato servizio militare nell’armata del maresciallo d’Aumont, dopo l’inizio della campagna, venne a Tournai a salutare le Loro Maestà. Monsieur, all’inizio dell’inverno, si era preso una forte sbandata per lui. Aveva chiesto a Sua maestà che il reggimento di questo cavaliere potesse prestare servizio nell’armata del re, in modo che essi potessero stare insieme durante la campagna di guerra. Sua maestà gli aveva rifiutato questa grazia. Allora lui gli fece un’altra volta la stessa richiesta e il re acconsentì. Appena mi vide mi disse che Sua Maestà lo aveva trattato “a perfezione”, questo era uno dei suoi modi di esprimersi. Vedendo il suo trasporto e la gioia che gli brillava in volto, mi aspettavo qualche grazia straordinaria, allorché mi dichiarò di che si trattava. Gli risposi molto seriamente: “Monsieur, sono molto contento; ecco un inizio molto buono.” “

“Dopo sei giorni di marcia arrivammo davanti a Lille. La riuscita di questa impresa, dopo quella specie di scacco che ci era arrivato a Dendermonde era cosa che coinvolgeva la gloria di Sua Maestà. Si presero tutte le precauzioni possibili… Alla fine restammo otto giorni davanti a questa piazzaforte prima di attaccarla.”
“Durante questo periodo, feci pressione su Monsieur perché domandasse a Sua Maestà il permesso di mandare qualcuno in Inghilterra per complimentarsi per la pace; cosa che non aveva ancora potuto fare per mancanza di tempo disponibile, stando a quello che diceva…”

“Sottolineai che, dopo l’arrivo del cavaliere di Lorena nella nostra armata, Monsieur non aveva più la stessa alacrità nel seguire il re dovunque andasse, che si esentava spesso dalle fatiche di questa guerra, che trascurava di visitare le postazioni, e che, anche se la trincea era aperta da cinque giorni, Monsieur non aveva accennato ad andarci. Se ne restava sempre chiuso con questo cavaliere… Le mie rimostranze fecero qualche impressione sul suo spirito; andò nella trincea e due giorni dopo, dato che Il cavaliere di Lorena si trovava lì col suo reggimento, ci andò per una seconda volta per rendergli visita… Oltre queste azioni di coraggio, il denaro che Monsieur mandò a degli ufficiali feriti e le molte lodi che dispensò ai più coraggiosi contribuirono molto a fargli acquistare la reputazione di principe liberale e magnanimo… Dato che si preoccupava di farsi amare, ciascuno era interessato ad innalzarlo, e si voleva assolutamente che fosse un grand’uomo… Il cavaliere di Lorena fu leggermente ferito al piede dallo scoppio di una granata. Monsieur avendone avuto notizia, testimoniò l’amicizia che gli portava con la sua estrema inquietudine. Passava giornate intere nella sua camera, faceva gli onori di casa, blandiva quelli che venivano a trovare il cavaliere e li obbligava a lodare la bella azione che quello aveva fatto.”

“Il nono giorno, il governatore capitolò, e il giorno seguente il re fece il suo ingresso per fare cantare il Te Deum, e da quello stesso giorno, marciò con la sua armata costeggiando il canale di Bruges.”

“Il cavaliere di Lorena, benché ancora frenato dalla sua ferita, volle venire in occasione di questi fatti e prese posto nella carrozza di Monsieur. Io mi trovavo lì solo con lui, perché Monsieur era a cavallo con il re, che non si spostò mai in altro modo per tutto il tempo della campagna di guerra. Facemmo insieme una lunga conversazione. Mi resi conto che era un giovane uomo senza esperienza, senza abilità per condursi bene e che, lungi dal potere dare consigli a Monsieur, non era capace di formulare alcun progetto per se stesso, e non considerava il favore di cui godeva che come una cosa utile ai suoi piaceri. Tuttavia poiché aveva una forte influenza su Monsieur, entrai con lui in una certa confidenza e pensai di poter non essere incompatibile con lui. L’indomani si sentì meno bene e gli diedi la mia carrozza perché se ne tornasse a Lille. Allora ebbi modo di avere incontri più lunghi con Monsieur, che non era più distratto da questo continuo stare appresso al cavaliere di Lorena. Mi parlò molto delle buone qualità del cavaliere,(1) e con tale piacere che gli costò parecchio parlare anche di altre cose. Mi disse che voleva assolutamente trovargli una sistemazione nella sua casa e che sarebbe stato l’acquisto più vantaggioso che avrebbe potuto fare…”

“Quando Monsieur arrivò, ripassando per Lille, andò a fare visita al cavaliere di Lorena ancora malato… La sera, quando Monsieur andò a dormire, il suo primo valletto di camera chiese al sig. Boyer, primo maggiordomo, duecento pistole per pagare un arazzo che Monsieur aveva comprato a Audenarde. Nessuno aveva denaro, e se non glielo avessi prestato io, si sarebbero portati via l’arazzo. Monsieur che mi vedeva contare quel denaro davanti al mercante, non mi fece nemmeno la grazia di accorgersene.”

“Arrivando a Villers-Colterets, Monsieur ci trovò Madame(2) e tutta la sua corte composta da Madame de Monaco, dalla marescialla du Plessis, dalla Saint-Chaumot, dalla Thianges, dalla Fiennes e dalla Gourdon. Monsieur si rammaricò molto di non essere arrivato un giorno prima di Madame, per poter ordinare quello che bisognava mettere nelle camere, che trovò per disgrazia tutte ammobiliate… Fece mettere tutte le sedie sulla stessa linea, infittì le file di tavoli, di mensole, di piatti; collocò degli specchi in posizioni vantaggiose, fece affiancare ogni tavolo da quattro candelieri; e infine dispose generalmente di tutto l’insieme dei mobili con una cura meravigliosa… In quel periodo si riconobbe un così grande attaccamento nello spirito di Monsieur per il cavaliere di Lorena che lo si considerò come un favorito dichiarato. Monsieur non parlava mai a Madame né a tutta la sua corte se non dell’interesse che aveva per lui. Disse anche a Madame e a me che si sentiva impegnato da un giuramento a non nascondergli nulla. Non passava alcun giorno senza che gli scrivesse. Madame mi parlò di questa grande passione, le risposi che, dato che il cavaliere voleva preoccuparsi della gloria di Monsieur, dei suoi interessi, di allontanarlo dalle banalità, forse non sarebbe stata una cosa svantaggiosa che ci fosse un uomo che avesse del potere sul suo spirito. Madame mi testimoniò che credeva di avare abbastanza potere sullo spirito del cavaliere per obbligarlo a tenere una buona condotta.(3)”

“L’indomani, Monsieur mi disse che il cavaliere di Lorena stava per arrivare, che lui aveva deciso di dargli una posizione distinta da chiunque altro nel regno, di dargli alloggio nella sua casa, di dare gran credito al suo spirito, sapendo che lui era attaccato alla sua persona più che a quella del re, e avendogli sentito dire parecchie volte che, qualsiasi cosa fosse accaduta, sarebbe appartenuto sempre a lui e nello stesso modo in cui il duca di Montmorency era appartenuto al duca di Orléans… Quello stesso giorno il cavaliere di Lorena arrivò a Villers-Coterets; fu ricevuto da Monsieur con dei trasporti di gioia incredibile… Questo giovane uomo era così fiero di vedersi in un favore più grande di quanto avesse sperato, che non volle avere nessun rapporto con Madame, non ascoltando quello che lei gli diceva per il suo bene o per quello di Monsieur se non al fine di riferirlo a Monsieur. Venni a sapere da Mérille che Monsieur cercava solo un pretesto per non trattarmi più nello stesso modo al quale era abituato, volendo senza dubbio soddisfare l’umore geloso e poco comodo di questo cavaliere, che non poteva tollerare nel cuore di Monsieur nessuna amicizia, né piccola né grande… Durante questo periodo tutti i progetti di guerra con la Spagna abortirono. Monsieur aveva deciso, quando credeva di dover andare con l’esercito, di cacciare via, partendo, Mademoiselle de Fielle, figlia d’onore [dama] di Madame. Questa ragazza amava perdutamente il cavaliere di Lorena ed era ricambiata da lui nello stesso modo. Il loro amore era così pubblico che il padre Zoccoli, confessore di Monsieur, era stato costretto, il giorno di Pasqua, ad avvertirlo che in coscienza doveva fare cessare questo scandalo. Monsieur era già abbastanza portato in questa direzione da se stesso; l’attaccamento del cavaliere per quella ragazza non gli piaceva affatto. Il cavaliere fece per lui generosamente questo sacrificio, e Benserade fu incaricato di portare a questa ragazza l’ordine di allontanarsi dalla casa senza nemmeno parlarne a Madame. Il cavaliere se ne andò in campagna per qualche giorno, sia per non essere affatto importunato dai suoi lamenti, sia per essere in diritto di fingere di non aver saputo niente della sua disgrazia… Madame avvertì questa ragazza che lei in tutta questa faccenda non c’entrava affatto. Mademoiselle de Fienne, diffondendo la notizia ovunque, diede luogo ai nemici del cavaliere di Lorena di dire che la gelosia di Monsieur aveva richiesto questo sacrificio al cavaliere, e questo brutto discorso fece un danno terribile alla reputazione di tutti e due.”

“Dato che io andavo di rado da Monsieur e che lo scoppio di questo scandalo lo amareggiava, gli piacque immaginarsi, o lasciarsi persuadere, che ero stato io che avevo spinto il suo confessore a coinvolgerlo in questa faccenda… Quelli che gli avevano messo in mente questa idea sbagliata, gli facevano notare come l’oggetto della mia politica fosse di fare in modo o che il cavaliere di Lorena rompesse con Monsieur, rifiutandogli il sacrificio di questa ragazza, o che, sacrificandogliela, perdesse il suo onore, e anche Monsieur…”

“Questo cavaliere, o per paura o per gelosia, o per tutte e due le cose insieme, non poteva soffrire che io sopravvivessi,(4) per così dire, a me stesso, nell’anima di Monsieur. Forse lui credeva anche che io alimentassi la giusta avversione che Madame aveva per lui. Questo giovane uomo senza esperienza era così fiero del favore del suo padrone che non solamente avrebbe creduto di fargli torto nel dimostrare della compiacenza verso Madame, ma che molto spesso attirava su di lei dei modi di fare assai sgradevoli da parte di Monsieur. Forse questo poteva derivare dal fatto che non era orientato a convincerlo a vivere bene con lei…”

Il 20 Dicembre 1669 Madame scrisse a Cosnac: “Madame de Fienne ha mostrato la vostra lettera a Monsieur e benché lei dovesse intenerirlo, non so dire se lo abbia fatto; è molto tempo che non capisce più il Francese e che la sua lingua è ridotta a seguire ciecamente le intenzioni del cavaliere di Lorena… Se il re manterrà le promesse che mi fa ogni giorno, avrò meno dolori in futuro; ma voi sapete in che conto tengo delle promesse simili, soprattutto quando provengono da una persona che è lontanissima dal vostro accomodamento e che può fare quello che vuole. Per il buon padre Zoccoli, non c’è giorno che non faccia pressioni perché io tratti bene il cavaliere di Lorena… Io lo assicuro che, per costringermi ad amare un uomo che è la causa dei miei dolori passati e presenti, bisognerebbe che io avessi per lui un po’ di stima o di riconoscenza; quanto alla prima ipotesi non si sarebbe mai realizzata, e quanto alla seconda sarebbe stata quasi altrettanto impossibile, vista la sua condotta passata. Monsieur, nel frattempo, non avrebbe fatto la comunione a Natale, se io non gli avessi promesso nuovamente di non farlo cacciare; Io l’ho fatto, perché se avessi fatto il contrario non sarebbe servito a niente; ma ho avuto il piacere nello stesso tempo di dirgli tutto quello che si poteva dire sul danno che questa amicizia gli faceva, e sul dolore di vedere le mie parole considerate meno di niente…”

“Poco tempo dopo ho saputo che il favore del cavaliere di Lorena presso Monsieur era arrivato al punto più alto… e lo aveva talmente abbagliato che, non solamente quello non manteneva il senso della misura con Madame… ma che, in aggiunta, dava a Monsieur dei consigli di cui il re non era affatto soddisfatto, e che lo obbligarono a farlo arrestare e a farlo portare in seguito nel castello di Pierre Encise.(5) Monsieur fu sensibile a questa disgrazia del suo favorito, per quanto era capace di esserlo. Manifestò il suo risentimento attraverso il suo ritiro a Villers-Cotterets, e attraverso le maniere di cui fece uso con Madame, che lui riteneva essere l’unica causa di questa disgrazia…”

Il 10 marzo 1670, Madame scrive a Madame de Saint-Chaumont: “Le cattive impressioni che lui ha lasciato nello spirito di Monsieur fanno in modo che egli mi veda sempre con disagio. Il re ci ha riconciliati; ma vedendo che non può ancora, per qualche tempo, concedere le pensioni che ha destinato al cavaliere, mi tiene il muso e vuole, con il suo modo rude di trattarmi, fare sì che io desideri il ritorno del cavaliere.”

Il 26 di marzo, Madame scrive: “Senza avere paura della chiacchiere della gente, per autorizzare le lamentele contro di me, lui (Monsieur) ha detto che io l’avevo trattato da miserabile, che gli avevo rimproverato la vita che fa con il cavaliere, e molte altre cose di questo tipo, che hanno molto divertito il prossimo caritatevole… Monsieur non viene più da me, e non mi parla più, cosa che non mi era mai successa prima fino ad oggi, qualsiasi problema noi avessimo avuto.”

Il 6 Arile, Madame scrive: “Comunque, in mezzo a tutto questo fracasso, ha considerato una cosa buona riappacificarsi purché io facessi i primi passi; io li ho fatti con molta gioia… Mi aveva accusato di aver fatto verso di lui diecimila stravaganze. L’ho rassicurato che non era affatto così; che avrei dovuto essere impazzita, e che sarei stata disperata se lui avesse capito male… Tutte queste cose lo hanno tranquillizzato.”

Madame scrive il 14 aprile: “Monsieur in tutti i suoi addolcimenti mi ha detto che c’è bisogno che io lo convinca della mia amicizia verso di lui, mi assicura che non c’è che un mezzo;(6) o, per dirvi la verità, sarebbe una di quelle medicine che all’inizio sembrano buone, ma che sono seguite da una morte certa. Così c’è la parola del re che per otto anni non lo farà tornare. Bisogna sperare che prima di questo periodo Monsieur si sia chiarito le idee o sia guarito.”

Il 29 giugno, verso sera, Madame chiese un bicchiere di acqua di cicoria con ghiaccio, lo bevve e dieci ore più tardi spirò con i dolori della più violenta colica.(7)

Di Madame, seconda moglie di Monsieur, madre del Reggente

“Marly, 6 Agosto 1700.
Non vedo mai Monsieur qui, non ceniamo mai insieme; gioca tutta la giornata, e la notte ciascuno di noi è in camera sua. Monsieur ha la debolezza di credere che gli si porti sfortuna, e così io non assito quando lui gioca.”

“11 giugno 1717.
Mi ha fatto piacere quando Monsieur, poco dopo la nascita di sua figlia, si è fatto un letto a parte, perché non ho mai amato il mestiere di fare figli. Quando Sua Altezza mi fece questa proposta, gli risposi: Sì, molto volentieri, Monsieur; ne sarei molto contenta a patto che voi non mi odiate e che continuiate ad avere un po’ di bontà verso di me. Lui me lo promise e noi fummo tutti e due contenti uno dell’altro.”

“E poi era molto spiacevole dormire accanto a Monsieur; non poteva soffrire che gli si desse fastidio durante il suo sonno; bisognava dunque che io mi tenessi sul bordo del letto, al punto che sono caduta come un sacco. Sono stata quindi molto contenta quando Monsieur, con buona amicizia e senza asprezze, mi ha proposto di dormire ciascuno in un appartamento separato.”

“11 ottobre 1720.
Monsieur è sempre stato un devoto. Mi ha fatto ridere una volta di cuore. Si portava sempre a letto un rosario da cui pendeva una quantità di medaglie, che gli serviva per dire le sue preghiere prima di addormentarsi. Quando tutto questo era finito, sentii un grosso fracasso causato dalle medaglie, come se le muovesse in giro sotto le coperte. Gli dissi – Dio me lo perdoni, ma ho il sospetto che voi portiate a spasso le vostre reliquie in un paese a loro sconosciuto. Monsieur rispose: State zitta e dormite; non sapete quello che state dicendo.”

“Una notte, mi alzai molto dolcemente, misi la luce da una parte in modo da rischiarare tutto il letto, e nel momento in cui lui portava in giro le sue medaglie sotto le coperte, lo presi per il braccio e gli dissi ridendo: Questa volta non potete negare.”

“Monsieur si mise a ridere e disse: Voi siete stata ugonotta, non sapete il potere delle reliquie e delle immagini della Santa Vergine. Esse proteggono da ogni male le parti che uno ci strofina. Io risposi: Vi chiedo perdono, Monsieur, ma voi non mi convincete che sia per onorare la Vergine che voi portate in giro la sua immagine sulle parti destinate a togliere la verginità. Monsieur non poté trattenersi dal ridere e disse: Vi prego, non ditelo a nessuno.”

10 Maggio 1718.
“La marescialla di Grancey era una donna tra le più stupide. Monsieur buon’anima fingeva di esserne innamorato, ma se lei non avesse avuto altri amanti avrebbe certamente conservato la sua buona reputazione. Tra loro non c’è mai stato nulla di male; lei stessa diceva che se lui si trovava solo con lei, cominciava a lamentarsi subito di essere malato, diceva di avere mal di testa o mal di denti. Un giorno la sua dama gli propose una libertà singolare. Monsieur si mise subito i guanti,(8) ho visto che spesso lo prendevano in giro per questo, e ne ho riso parecchio.”

“Questa Grancey aveva una molto bella figura e una bella siluette quando io venni in Francia, e nessuno aveva per lei lo stesso disprezzo che aveva Monsieur per il fatto che, prima che il cavaliere di Lorena fosse suo amante, lei aveva già un bambino.”

“17 maggio 1720
Monsieur buon’anima era lui stesso la causa del fatto che i miei figli avessero paura di me, perché lui li minacciava spesso di ricorrere alla mia severità.”
“Non era d’altra parte di carattere tale che potesse affliggersi per lungo tempo. Amava molto i suoi figli, non era capace di rimproverarli, e veniva spesso a lamentarsi con me; io dicevo: Ma Monsieur non sono forse figli vostri come sono figli miei? Perché allora non li castigate? Lui rispondeva: Io non saprei fare rimproveri e loro non mi temono, temono soltanto voi.”

(Saint-Simon)

“M. di Chartres se ne uscì con delle frasi poco misurate, ma tipiche della sua età, che fecero arrabbiare il re. Lui non sapeva che cosa fare con suo nipote, che lui aveva costretto ad essere suo genero… Il re ne parlò a Monsieur, gli rimproverò la sua debolezza e di non sapere come avere autorità sui figli. Monsieur allora si arrabbiò… non era mai successo che Monsieur si lasciasse andare con lui a un tono neppure a mille leghe da quello, che era tanto più spiacevole per il fatto che era sostenuto da ragioni che non ammettevano replica… Il re fu abbastanza padrone di se stesso per rispondere non come re ma come fratello: disse a Monsieur che perdonava tutto alla tenerezza di un padre; lo blandì, fece tutto quello che poteva per riportarlo alla dolcezza e all’amicizia… I loro momenti di contatto privato trascorrevano sempre con asprezza dal lato di Monsieur; ma in pubblico non appariva nulla o molto poco, a parte il fatto che le persone che li frequentavano notavano delle lusinghe e delle attenzioni da parte del re, e una freddezza di Monsieur nel rispondergli, che non erano nelle abitudini né dell’uno né dell’altro…

“Altre pene spirituali tormentavano ancora Monsieur: “Aveva da qualche tempo un confessore che, benché gesuita, gli teneva il guinzaglio quanto più corto poteva. Gli tolse non solo i piaceri strani ma molti di quelli che lui pensava che fossero permessi, come penitenza per la sua vita passata. Gli diceva spesso che non voleva dannarsi per lui e che se la sua direzione spirituale gli sembrava dura non si sarebbe affatto dispiaciuto di vederlo scegliere un altro confessore. A questo aggiungeva che stesse bene attento a se stesso, che era vecchio, abituato alle dissolutezze, grasso, col collo corto, e che stando a quanto si vedeva, sarebbe morto di apoplessia, e molto presto. Quelle erano parole spaventose per un principe molto voluttuoso… Aveva paura del diavolo, si ricordava che il suo precedente confessore non aveva voluto morire mantenendo la sua funzione… (Rientrò un po’ in sé e visse in una maniera che si poteva definire “ristretta”). Faceva più volte molte preghiere, obbedendo al suo confessore… divenne per questo triste e abbattuto parlò meno del solito, cioè ancora come tre o quattro donne, di modo che tutti si resero conto di questo grande cambiamento. Erano abbastanza, tutte in una volta, le sue pene interiori e quelle esteriori dalla parte del re, per un uomo così debole come Monsieur e così impreparato a contenersi, ad essere arrabbiato e a mantenere il punto; ed era difficile che tutto questo non provocasse rapidamente una grande rivoluzione in un corpo così pieno e così gran mangiatore, non solo ai pasti, ma quasi per tutta la giornata.”

(Il mercoledì 8 giugno Monsieur venne da Saint-Cloud per cenare col re a Marly. Ebbero una grande discussione che bisogna leggere in Saint-Simon. Poi cenarono insieme. Monsieur “mangiò moltissimo come faceva in entrambi i pasti, senza parlare del cioccolato abbondante del mattino e di tutto quello che deglutiva di frutta, di pasticcini, di marmellate e di ogni tipo di caramelle, di cui i tavoli, le mensole e le sue tasche erano sempre piene.” Ritornò a Saint-Cloud, cenò, cadde in apoplessia, fu molto salassato, e morì qualche ora dopo. La descrizione della sua morte e la condotta del re e di Madame de Maintenon, malgrado siano cose interessanti, non fanno parte di questo capitolo.)

Il grosso della corte, dice Saint-Simon, perse molto perdendo Monsieur. “Era lui che portava alla corte i divertimenti, l’anima, i piaceri; e quando la lasciava, tutto lì sembrava senza vita e inerte… amava il gran mondo, aveva un’affabilità e una onestà che attiravano verso di lui la folla, e la distinzione che sapeva fare e che non mancava mai di fare delle persone che seguivano gli usi del loro rango, contribuiva parecchio a tutto questo… Al Palazzo Reale c’era sempre folla. A Saint-Cloud… una casa di delizie, con molta grandezza e magnificenza, e senza alcun aiuto da parte di Madame, … riceveva molta gente che da Parigi e da Versailles, andava ad arricchire la sua corte nei dopo cena, principi del sangue, gran signori, ministri, uomini e donne…”

“Del resto, Monsieur, che era molto valoroso, aveva vinto la battaglia di Cassel, e che aveva sempre mostrato un valore molto naturale in tutte le posizioni in cui si era trovato, non aveva d’altra parte che le cattive qualità delle donne. Con più mondanità che spirito, e con nessuna lettura, benché avesse una conoscenza estesa e molto precisa delle casate nobiliari, delle nascite e delle alleanze, non era capace di far nulla. Nessuno era più molle di lui, più debole, più timido, più ingannato, più governato, più disprezzato dai suoi favoriti, e molto spesso più maltrattato da loro; ficcanaso e incapace di tenere qualsiasi segreto, sospettoso, diffidente … facile a riferire le cose degli uni agli altri; … un gusto abominevole, che i suoi regali e i patrimoni che distribuiva a quelli che aveva preso in simpatia avevano reso pubblico con grande scandalo, regali che non avevano limiti né nel numero né nei tempi. Quelli [che aveva in simpatia] ricevevano tutto da lui, lo trattavano spesso con molta insolenza e gli davano anche sgradevoli preoccupazioni nel fermare liti alimentate da gelosie orribili… Il cavaliere di Lorena e Châtillon (alla corte di Monsieur) avevano fatto una grade fortuna con la loro figura, su cui Monsieur si era fissato più che su chiunque altro. L’ultimo dei due, che non aveva né pane, né buon senso, né spirito, poté qui salire di rango sociale e acquisì un patrimonio.”

“L’altro prese la cosa da guisardo, che non si vergogna di niente purché arrivi dove vuole, e condusse Monsieur comandandolo imperiosamente per tutta la vita, fu ricolmato di denaro e di benefici, fece per la sua casata quello che volle, rimase sempre pubblicamente il padrone a casa di Monsieur, … seppe mettersi tra il re e Monsieur e farsi trattare con rispetto, per non dire con timore dall’uno e dall’altro, e poté godere di una considerazione, di una distinzione, di un credito quasi altrettanto marcato da parte del re che da parte di Monsieur.”

“Monsieur era un uomo piccolo, panciuto, montato su trampoli, tanto le sue scarpe erano alte, sempre acchittato come una donna, pieno di anelli, braccialetti, pietre preziose dappertutto, con una lunga parrucca tutta spostata sul davanti, nera, incipriata, e nastri dovunque si potessero mettere, pieno di ogni tipo di profumi, e in ogni cosa incarnava la pulizia stessa; lo accusavano di mettersi un impercettibile colore rosso; il naso molto lungo, la bocca e gli occhi belli, il viso pieno ma molto lungo.”

Madame, scrive il 13 luglio 1716:

“Qui si dice che Madame (la prima) non era affatto bella, ma aveva una tale grazia che tutto le andava bene; non era capace di perdonare, volle fare cacciare il cavaliere di Lorena e ci riuscì, ma lui non l’ha perdonata. Ha mandato dall’Italia il veleno attraverso un gentiluomo provenzale che si chiamava Morel, che, per ricompensarlo, è stato nominato primo maggiordomo. Dopo che mi aveva ampiamente derubata gli è stata fatta vendere la sua carica ad un prezzo molto alto. Questo Morel aveva lo spirito di un diavolo, ma era un uomo senza fede e senza legge… Rubava, mentiva, giurava il falso, era ateo e sodomita, e teneva scuola di tutte queste cose, e vendeva dei ragazzi giovani come dei cavalli; andava tra il pubblico dell’Opera per fare lì il suo mercato.”

Il 3 Ottobre del 1705, così al corrente di queste cose che avrebbe potuto scrivere un libro sull’unisessualità, – lei stessa dice – scriveva alla sua cara Amélise:

“Dove siete state rinchiuse, voi e Louise, per conoscere così poco il mondo? Se si volessero detestare tutti quelli che amano i maschi, qui non se ne potrebbero amare che pochissimi. Ce ne sono di tutti i generi. Ce ne sono che odiano le donne come la morte e possono amare soltanto uomini. Mylord R. è di quel numero. Altri amano solamente dei bambini di dieci o undici anni; altri dei giovani dai diciassette ai venticinque anni, e questi sono i più numerosi. Altri non amano né gli uomini né le donne e si divertono da soli, ma sono meno numerosi degli altri.”
Quelli che amavano gli uomini dai diciassette ai venticinque anni o più maturi erano uranisti, molto più probabilmente degli altri.
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(1) Il cavaliere di Lorena, fatto come si dipingono gli angeli, si diede a Monsieur e divenne ben presto il favorito, il padrone che dispensava favori, e più risoluto a casa di Monsieur di quanto sia permesso esserlo quando non si vuole passare per il padrone o per la padrona di casa. (Vita di Daniel de Cosnac.)

(2) Enrichetta di Inghilterra.

(3) La prima cosa che Monsieur pretese dal cavaliere di Lorena fu che fosse legato unicamente a lui e che non entrasse minimamente negli interessi di Madame…; Madame mi disse che il cavaliere era innamorato appassionatamente di Mme de Monaco, che Mme de Monaco era sua amica del cuore a tutta prova e che quindi lei le avrebbe suggerito di suggerire tutto quello che poteva desiderare circa il signor cavaliere… Lui riconobbe certamente che era essenziale mantenersi in buoni rapporti con Monsieur e preferì la fortuna che si aspettava da Monsieur all’amore, finto o vero che fosse, che aveva per Mme de Monaco… Il cavaliere aveva solo mille scudi di rendita in tutto. (Seconda versione delle Memorie di Cosnac.)

(4) Dopo la disgrazia di Cosnac.

(5) Il cavaliere di Lorena, rinchiuso all’inizio nel castello di Pierre Encise vicino Lione, fu poi mandato al castello di If, in un’isola vicina a Marsiglia; poi ebbe il permesso di viaggiare fuori della Francia. Andò a Roma. Fu richiamato a corte nel 1670, alla morte di Madame.

(6) Cioè di fare tornare il cavaliere di Lorena.

(7) Madame aveva 26 anni. Lasciò due figlie del suo matrimonio con Monsieur: Maria Luisa che sposò Carlo II re di Spagna, e Anna Maria che sposò Vittorio Amedeo II, re di Sardegna.

(8) Madame de Thianges (sorella maggiore di Madame de Montespan) sembrava che gli fosse piaciuta più delle altre, ma il loro rapporto era piuttosto “una confidenza libertina” che non una vera galanteria. Lo spirito del principe era naturalmente dolce, benevolo e civile, capace di essere prevenuto e così suscettibile alle impressioni che le persone che lo avvicinavano potevano quasi dire di essersene impadronite, prendendolo per il suo lato debole. La gelosia dominava in lui ma questa gelosia lo faceva soffrire più di chiunque altro, la dolcezza del suo umore lo rendeva incapace delle azioni violente che l’altezza del suo rango gli avrebbe potuto permettere. (Histoire d’Henriette d’Angleterre, duchesse d’Orléans par Madame de la Fayette.)

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5911

UNIVERSALITA’ DELL’OMOSESSUALITA’, CONTESTI STORICI E LEGALI

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, dedicato all’universalità dell’omosessualità, contiene diversi elementi di interesse: dai riferimenti storici legati ai culti Moabitici, alle citazioni di poeti persiani, alle puntualizzazioni sugli atteggiamenti dei Greci e dei Romani nei confronti dell’omosessualità, a qualche riflessione sul Labouchère Ammendement, cioè sulle norme violentemente omofobe introdotte nella Legge criminale inglese nel 1885, quelle, per intenderci, che consentirono la condanna di Oscar Wilde.

Raffalovicih quando si riferisce al Labouchère Ammendement, lo fa dando per scontato che il lettore sappia di che cosa si tratta e certo era così nel 1896 ma non è più così oggi. Occorre dunque qualche precisazione in proposito.

Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta inziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.

Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.

“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”

“Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, di un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”

Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta o indiretta, anche solo tentata, a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittima i comportamenti persecutori nei confronti degli omosessuali.

Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva:

“Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”

Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.

Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Universalità dell’unisessualità

Non si può più negare l’universalità dell’unisessualità nel tempo e nello spazio; non se ne può più parlare come di un tipo di dissolutezza che viene dall’Armenia (Tarnowsky) e che è stato posi messo in pratica in tutta l’Asia, e da lì adottato in Grecia, e così via. Si è abusato troppo di tutti gli errori (errori un po’ voluti) ripetendo che le crociate avevano insegnato le cattive abitudini dei Saraceni agli Europei, che Roberto di Normandia aveva introdotto in questo modo i vizi che riempivano i sui domini, che da lì avevano passato il mare ed erano sbarcati in Inghilterra. Vent’anni prima di andare alla crociate Roberto era già riconosciuto unisessuale. Gli antichi Germani, i Celti, i Galli conoscevano l’unisessualità e la praticavano …

Prima di elencare numerosi popoli presso i quali l’inversione congenita o acquisita così come i vizi unisessuali furono realtà indigene, devo dire che questa enumerazione [1] è fatta qui solo per ricordare l’inutilità di tante spiegazioni, di tante declamazioni, ma non ha alcuna intenzione dissacratoria o scettica. Se si provasse che la prostituzione femminile è esistita in tutti i popoli della terra, la prostituzione non ci guadagnerebbe nulla, e questo non toccherebbe in nulla il modo di considerare le unioni di uomini liberi e di donne decenti; solo che non si potrebbe più dire che la prostituzione è stata insegnata da un popolo all’altro, e che è contro natura perché non ha come scopo la procreazione di figli.

Lecky, uno storico serio, ha detto che la prostituta è la sacerdotessa dell’amore coniugale e fecondo, perché senza di lei la donna virtuosa non potrebbe arrischiarsi ad uscire senza percolo. Da questo punto di vista (pienamente adeguato a un “razionalista”) la prostituta sporca e sterile sarebbe altrettanto necessaria alla purezza del focolare domestico quando in apparenza ne apparirebbe nemica.

Io cito soprattutto questa teoria di un uomo rispettato in Inghilterra e che si è dovuto considerare audace e coraggioso, per così dire, per fare risaltare la sua mancanza di audacia, di coraggio e di larghezza di vedute, quando ha dovuto occuparsi di unisessualità. In Inghilterra, quando non si vogliono spaventare le persone che si temono, oppure quando non si vuole ostentare eccessivo pudore, si ha l’abitudine di confondere la sodomia (soprattutto quella con persone molto giovani) con l’unisessualità, e così si può in tutta sicurezza attaccare il vizio contro natura così come esso merita. Solo che in questo modo si svia l’opinione pubblica, le si fa credere che Platone e gli altri grandi Greci si occupavano esclusivamente di rendere poetico il desiderio dell’ano.

Se Lecky, per esempio, se ne fosse preoccupato, avrebbe potuto dire che l’unisessualità non è più contraria alla conservazione della razza di quanto non le è contraria la prostituzione, e che i bambini che non nascono (qualsiasi ne sia la ragione) contribuiscono in modo altrettanto sostanziale al benessere dell’umanità di quelli che nascono.

Il vizio unisessuale, dice Chevalier “si trova fin al principio, come si trova oggi, presso i popoli selvaggi, nelle nature più incolte e più primitive: dovunque con le medesime credenze” (o con le credenze più opposte) “gli uomini sono arrivati a risultati identici. In fatto di vizi, non hanno avuto bisogno di alcun insegnamento, la contaminazione non è stata necessaria, perché la radice del male stava negli individui stessi.”

Per quanto indietro risaliamo, troveremo l’unisessualità: si presenta comunque una difficoltà dalla quale non ci si può liberare. Si tratta sempre di sodomia o di altre forme di unisessualità? È certo che i documenti più antichi si occupano soprattutto di prostituzione maschile, di corruzione sodomitica, ma non se ne può concludere che la sodomia fosse l’unica forma di unisessualità o la forma preponderante. Gli altri che parlano dell’unisessualità di quel tempo, ne parlano come moralisti, come giudici, e severamente, o perché si occupano solo di giudicare i vizi, o perché in queste epoche antiche non si trattavano molto seriamente le soddisfazioni sessuali che non portavano a conseguenze. Non si capisce affatto perché Erodoto o gli altri avrebbero dovuto credere necessario o importante parlare di masturbazione o di onanismo o di carezze limitate.

Nel medioevo c’erano delle mezze-vergini, ma la donna deflorata era considerata come quella veramente colpevole. E così, nelle epoche antiche la sodomia anale (o orale) richiamava naturalmente più attenzione, più severità, soprattutto quando la si ritrovava consacrata, onorata, praticata quasi religiosamente.

“Il culto di Baal o di Baal-Phégor, che si praticava in luoghi elevati e contro il quale Mosè con tutti gli altri legislatori del popolo ebraico lanciò maledizioni veramente terribili, non era altro che la prostituzione maschile messa sotto la protezione della divinità. I sacerdoti legati ai templi erano ragazzi giovani senza barba, che avevano il corpo depilato, unto di oli profumati, e si prostituivano in nome del dio dei Madianiti. La Vulgata li chiama effeminati, il testo ebraico li chiama kedeschim cioè consacrati. Il culto di Moloch, dio dei Moabiti, non era meno osceno.” (Chevalier)

Malgrado le maledizioni “la prostituzione cinedica era ben lontana dall’essere rara tra gli Ebrei.“[2] Rinvio a Chevalier e alla sua Bibbia dei poveri. In Fenicia, a Cipro, “dei sacerdoti pederasti erano legati ai templi”. Si può trovare in Krafft-Ebing uno studio della malattia degli Sciti che avevano saccheggiato il tempio di Ascalona. Venere si vendicava femminilizzando certi uomini che servivano poi come prostituti sacri. Tra i Messicani c’è una situazione simile che colpisce: i Mujérados.

L’unisessualità si trova in California, in Nicaragua, in Perù, in Madagascar, presso gli Esquimesi (si consulti l’opera monumentale di H. Bancroft sulle razze indigene d’America).

“Insomma, dice Chevalier, se ci si chiede quali siano le cause tra i popoli primitivi le si trova tanto nel loro semplice stato di natura che nel loro culto mostruoso.”[3]
Si troverà che presso i popoli ci sarà meno sodomia santificata, meno prostituzione sacra, man mano che la dissolutezza o la lussuria perderanno la sanzione religiosa, ma non ci sarà meno unisessualità. La natura non perdei suoi diritti perché non vengono glorificati nei templi gli atti di Priapo.”

Vorrei che l’universalità dell’unisessualità fosse riconosciuta definitivamente e documentata in modo che uomini distinti come Mohl o Chevalier non dicessero più che “secondo i Francesi, Caterina dei Medici introdusse l’unisessualità in Francia” (Mohl) o che l’unisessualità “può rapidamente raggiungere uno sviluppo eccessivo” (Chevalier), perché essi danno un’impressione sbagliata. Si ha il diritto di dire che la Grecia intellettuale riconobbe ufficialmente l’importanza dell’unisessualità, o che l’influenza dei costumi italiani introdotti con Caterina dei Medici fece parlare e scrivere di unisessualità, ma l’unisessualità non è come il telefono: non si può parlare di introduzione dell’unisessualità.

Quello che veramente si sviluppa è la prostituzione pederastica, il ricatto, ma non l’unisessualità perché la si ritrova fin dalla origini della sessualità. Ogni secolo, senza eccezione, parla di aumento dell’unisessualità semplicemente perché non c’è accordo tra la verità e le convenzioni che la negano.

Cartagine, Roma, la Grecia, le lascio quasi da parte. L’unisessualità dell’Africa, la dissolutezza unisessuale di Cartagine, sono ben note. Si sa che a Roma la prostituzione maschile era quasi altrettanto generalizzata e altrettanto ardente della prostituzione femminile. Rinvio il lettore francese a Chevalier. Tutta questa sezione del suo libro è eccellente. La Grecia richiede uno studio speciale se non si vogliono ripetere sempre le stesse citazioni.

L’unisessualità romana e l’unisessualità greca devono comunque essere differenziate perché erano molto diverse:

“La legge romana, in effetti, permetteva questa prostituzione solo con gli schiavi, gli affrancati e gli stranieri. Gli uomini liberi, onesti, non potevano sottomettersi ad essa.”

“I primi si vendevano a loro piacimento, i secondo compravano. La legge non interveniva che tra uomini liberi. Un attentato fatto alla libertà di un cittadino, un oltraggio fatto al carattere o alla persona di un uomo onesto era punito con la morte. Solo al tempo della seconda guerra punica fu promulgata dal Senato una legge contro i pederasti, a proposito di un certo C. Scantinius, accusato di attentato al figlio del patrizio C. Metello. Fu la legge Scantinia o Scatinia. Ma essa riguardava solo gli attentati contro uomini liberi.”

La Grecia invece disprezzava i rapporti con gli schiavi, i rapporti mercenari, tutti i rapporti che non possono nobilitare né l’uno né l’altro e cercava di innalzare l’uomo del fango del piacere facile, venale, e della prostituzione… Ho detto che quello che si chiama amor greco è l’amore turco; bisogna aggiungere che l’amore unisessuale della maggior parte dei libri di medicina è l’amore romano.

Ancora oggi questi due punti di vista persistono e la maggior parte di coloro che si occupano di inversione sono esitanti. Gli uranisti o coloro che vengono in loro aiuto sembrano tendere all’idea romana e desiderano rimuovere tutte le violente restrizioni che rendono così pericolosi i rapporti tra l’uranista e colui che egli incontra e che egli paga. Gli altri al contrario si impegnano nel liberare l’ideale greco da tutto il fango e da tutta la sporcizia delle passioni fisiche, dei legami passeggeri. L’errore di ciascuna delle due parti salta agli occhi di un uomo senza pregiudizi e senza risentimenti.

Un ideale greco che desse all’amicizia tutto quello che è tipico dell’amore salvo la base fisica, snaturerebbe l’amicizia, la danneggerebbe, le renderebbe un pessimo servizio.

Platone vuole innalzare l’amore fino ad un’amicizia completa; non vuole dare all’amicizia i parossismi dell’amore: sarebbe una sciocchezza e un’azione tanto cattiva quanto irragionevole. Tutti i moderni che hanno voluto spiegare Platone in questo senso commettono lo stesso errore morale e psicologico. L’amicizia può qualche volta (come quella di Michelet e Pionsot) in anime pure e che desiderano il bene (per questo bisogna che un’anima almeno sia pura e che l’altra apprezzi la purezza) rassomigliare a uno degli stadi di Platone, ma la sua origine è diversa: è lo spirito che risplende sia nell’uno che nell’altro caso, ma nell’amicizia il corpo non è stato conquistato perché non era da conquistare, mentre nel caso dell’amor platonico il corpo è stato sottomesso, trasfigurato.

Ed è per questo che l’amicizia rende felici in modo più dolce dell’amore platonico ma in modo meno esclusivo. Bisogna ricordarsi questa differenza e questa somiglianza.

La libertà romana, il potere di aver rapporti con la gente del popolo, senza temere le minacce di ricatto, appartengono ad aspirazioni totalmente diverse.

Il sistema odierno è iniquo, non c’è nulla che si possa dire in suo favore: conduce spesso al suicidio, anche all’assassinio, al furto, al ricatto, all’impunità, ma non diminuisce affatto gli atti sessuali tra uomini di classi diverse. L’esercito contiene ovunque migliaia di uomini che si prestano e si vendono e che, si dice, di regola non inducono al ricatto.

Gli uranisti sono molto interessati all’abolizione delle leggi contro di loro, quando non c’è né abuso di fiducia, né traviamento di minori, né violenza, né sodomia anale. Krafft-Ebing è a loro favore: e col tempo le loro legittime rivendicazioni dovranno essere riconosciute. L’Inghilterra, dieci anni fa, fece un passo all’indietro, rendendo tutti gli atti unisessuali, compiuti da chiunque e con chiunque, dovunque e in qualsiasi modo, dei delitti.[4] Questa cattiva azione, dovuta a un membro scettico e abusato, ha aumentato i ricatti e non ha diminuito e non diminuirà in alcun modo l’unisessualità inglese. L’Inghilterra non ha cambiato costumi, ci sono solo più mascalzoni e più disgraziati.

Ci vuole, lo confesso, molta imparzialità per non rivoltarsi contro gli invertiti che reclamano in modo impudente la libertà sessuale, e anche contro gli eterosessuali e contro gli ipocriti o contro i paurosi che chiudono loro la strada dell’equità e dell’onorabilità, ma che consentono loro tutti i vizi unisessuali, ammesso che essi non ne parlino e ammesso soprattutto che siano ricchi o di alto rango.
Si ha il cuore pieno di disgusto quando si vede l’impunità di tanti grandi personaggi e la rovina di tanti piccoli cittadini.

Quanto all’impudenza degli invertiti che reclamano la soddisfazione (senza paura del disonore) dei loro istinti naturali, per sostenerla o piuttosto perché sia presa in considerazione, bisogna ricordarsi che se la prostituzione femminile diventasse pericolosa, la strada eterosessuale non avrebbe niente di più elevato, nulla che facesse appello all’immaginazione. Si sarebbe tentati di dire: Eh! È giusto! Questo vi insegnerà a moderarvi. Ma non sarebbe altro che una sparata ingiusta di un altezzoso, o di un duro o di un settario…

Quanto all’Oriente, non c’è che l’imbarazzo della scelta se si cercano esempi di unisessualità [5]

In Cina c’è più pederastia che in tutti gli altri paesi ma è possibile che lì non ci sia più l’unisessualità nel senso dell’uranismo. Come in tutti i paesi in cui la sodomia è praticata apertamente, lì si allevano dei bambini destinati a subirla; la sodomia passiva diventa un’industria paragonabile alla prostituzione femminile; ma la sodomia non è lo scopo degli unisessuali, degli uranisti, e in questi paesi, tra colui che ricerca i ragazzi impuberi, colui che cerca i puberi, i giovani uomini o gli uomini fatti, ci devono essere le stesse differenze che ci sono in Europa, con questa specificazione che non bisogna dimenticare: che la sodomia lì è praticata molto di più, essendo un fatto abitudinario e non comportando come qui uno stupro. Comunque, se si leggono le letterature orientali, si riconosce subito che lì la pederastia, la sodomia, non soddisfano le anime fiere e delicate più di quanto la fornicazione con delle ragazze giovani non soddisfi queste stesse anime in Europa.
Ci sono dei romanzi d’amore cinesi senza eroina, e per un romanzo d’amore è richiesta la possibilità di un sentimento reciproco, cioè c’è bisogno di qualcosa di diverso dal libertinaggio. Sfortunatamente i romanzi cinesi sono ancora poco accessibili.

Ma la letteratura persiana a turca ci informa in modo sufficiente e ci insegna che l’unisessualità e l’uranismo di Sai, di Hafiz, di Ruscheni, di Jami, non era affatto vizio o libertinaggio.

Non contenti di sollevarsi fino al platonismo più intenso, fino al lirismo più autentico, questa poesia ci mostra l’amore unisessuale al suo apogeo, negli uomini elevati o delicati.

Goethe ne ha tratto ispirazione e ha reso omaggio alla delicatezza di questi poeti, e col suo tatto di critico e di poeta, ha colto l’elemento grazioso e innocente: la devozione del ragazzo giovane per il poeta, sentimento che gli Orientali hanno spesso espresso.

L’uranista, i filosofo sensuale, non hanno aggiunto nulla ai costumi unisessuali dell’Oriente, questo è un punto sul quale gli avvocati dell’abolizione delle restrizioni unisessuali tra uomini liberi dovrebbero riflettere. La continenza è stata resa più difficile per loro dal fatto che essi hanno imparato con più difficoltà e più amarezza a innalzarsi al di sopra di se stessi. I grandi uomini come Michelangelo o come questi saggi uomini dell’Oriente devono soffrire di più nelle epoche in cui la lussuria che li tenta è permessa, perché la loro grandezza impedisce loro di voler essere come la truppa vile dei sensuali, ed essi si forgiano degli ideali che li fanno soffrire amaramente.

Jami racconta la storia di un giovane uomo che egli colloca tra i martiri dell’amore. Questo giovane uomo ogni giorno veniva a porre nella mano di un bel ragazzo che stava per essere venduto una borsa piena d’oro; ma lui non aveva abbastanza denaro per acquistarlo. Il mercante, colpito, condusse il giovane schiavo dal giovane uomo e con un banale pretesto inventato dal suo buon cuore lo pregò di ospitarlo durante la notte. Il giovane uomo, lasciato solo col suo idolo gli prodigò le più tenere carezze e ne ricevette tutte le prove innocenti di affetto e di docilità: ma invece di provvedere ad atti di sesso, abbracciò quella testa affascinante morì d’amore piuttosto che violare la castità.

Ateneo racconta l’aneddoto di un uomo che seguì dappertutto un bel ragazzo effeminato. Quello, infastidito, gli propose di togliersi la fantasia, di andare con lui e di non seguirlo più passo passo. L’uomo si arrabbiò e domandò al giovane carino come osasse rivolgergli la parola. E finì col dire: “Io desidero solo guardarti, ammirarti e questo è tutto.”

Molti uomini che l’impedimento della legge che essi biasimano eccita alla lussuria e all’impudenza, possono diventare padroni di se stessi.

Per l’India, il Giappone, il Tonchino, la Birmania, l’Oceania, rinvio di nuovo il lettore francese a Chevalier.

In una parola, non c’è una razza o un’epoca che non abbia praticato l’unisessualità molto più di quanto non lo abbia scritto nella prosa corrente.

Ne derivano molte conclusioni la cui importanza non sfuggirà a nessuno.

La prima è che un gran numero di uomini superiori, molte delle più grandi figure della storia, hanno presentato quello che io preferisco chiamare unisessualità ma che M. Chevalier chiama ancora anomalia contro natura, stereotipo che andrebbe distrutto in nome della stessa natura, “senza che essa sembri aver nuociuto alle loro brillanti qualità o aver indebolito il loro genio. I casi do Cesare, di Leone X, di Federico II, di Cambacérès e di altri[6] ne sono la prova. Così si trovano confermati i versi di Dante, che nel canto XV dell’Inferno[7] fa notare la grande intelligenza di certi uomini dai gusti unisessuali.”[8]

Nulla prova d’altra parte che il vizio sia ai giorni nostri più diffuso che in altri tempi. Malgrado la licenza dei costumi nei grandi centri della popolazione, la nostra società moderna, come sottolineato da M. Lacassagne, dovrebbe darsi da fare molto per arrivare al gradi di depravazione della società greche o romane.[9]

“Vediamo in conclusione che “l’unisessualità” si riscontra in tutti i tempi e in tutti i luoghi, in ogni epoca storica come sotto ogni latitudine, in tutte le società, qualsiasi sia il tipo etnico, la religione o la morale. Essa non si lascia né monopolizzare né circoscrivere. È quindi impossibile considerarla, come qualcuno vorrebbe, il prodotto di una civiltà avanzata, una invenzione cosciente delle razze superiori. L’umanità, in fatto di vizio o di morale, non inventa e non perfeziona nulla. Fin dall’inizio essa dà all’istinto sessuale tutte le sensazioni naturali o artificiali possibili, e fin dall’età delle caverne, non rimaneva altro da immaginare. Le società muoiono, le religioni spariscono, le condizioni sociali cambiano, solo la “viziosità originale”, la sessualità unisessuale e eterosessuale ) dell’uomo sussiste, sempre e dovunque identica a se stessa.” (Chevalier)
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[1] Non pretende certo di essere completa.
[2] Gli Irlandesi, come gli Ebrei, hanno fama di castità, ma sono loro che hanno prodotto gli scandali di Oscar Wilde, di Dublin, di M. de Cobain, del vescovo di Clogher, dal caso Walpole, che sono comparsi nel caso di lord Audley…
[3] Si veda: Une maladie de la personannlité , L’Inversion sexualle (Psychophysiologie – Socilogie –Tératologie – Aliénazion mentale – Anthropologie – Médecine judiciaire) del dott. J. Chevalier – Lyon, Storck. 1893.
[4] Nota di Project: – Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta iniziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.
Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.
“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”
Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione di, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”
Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta, indiretta, anche solo tentata a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittimava qualsiasi comportamento persecutorio nei confronti degli omosessuali.
Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva: “Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.
[5] Al tempo di Costantino, esistevano a Costantinopoli delle case di prostituzione maschile.
Sotto Bajazet Ier (1389-1403) i Turchi amavano molto le pagine cristiane. I Greci, i Bulgari, gli Ungari. Ancora oggi i giovani cristiano sono lì favoriti.
[6] Alessandro il Grande, Socrate, Platone, Sofocle, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Virgilio, il gran Condé, il principe Eugenio, William gi Inghilterra, Michelangelo, Winckelmann, August von Platen, non guastano questa lista.
[7] Dante colloca gli unisessuali poeti nel Purgatorio.
[8] Antifisici, dice M. Chevalier.
[9] Malgrado tutto il rispetto dovuto sempre a M. Lacassagne, è spesso difficile credere a una minore depravazione nel XVIII o nel XIX secolo rispetto ad altri periodi.

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DONNE E OMOSESSUALITA’ MASCHILE – A PROPOSITO DI MARIA DI FRANCIA

Il brano che segue del trattato di André Raffalovich su “Uranismo e Unisessualità” parte da una citazione dai lais di Maria di Francia e da qui passa ad analizzare la posizione delle donne di fronte all’unisessualità maschile, non senza qualche punta di misoginia. La seconda parte del testo è dedicata al tema dell’educazione degli omosessuali, che per Raffalovich deve essere educazione alla castità e all’autocontrollo, perché secondo lui “la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo”. In sostanza l’unica scelta possibile per un omosessuale è la sublimazione della sessualità. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Maria di Francia (seconda metà del XII secolo) ha probabilmente scritto in Inghilterra. Fu celebre; i suoi lais sono dedicati a un re, probabilmente a Enrico II d’Inghilterra.(1)
La biblioteca dell’università di Upsala possiede la traduzione di diversi lais di Maria di Francia, compreso il Lanval a partire dal verso 150, cioè compreso il brano che ho citato e quello che citerò. Questa traduzione fu fatta per ordine del re Hakon (1217-1263).
Ecco il brano ingenuo e istruttivo:

“Signora”, disse lui, “lasciatemi stare!
Io non mi curo di amarvi.
A lungo ho servito il re
Non voglio smentire la mia fedeltà.
Né per voi né per il vostro amore,
Farò un torto al mio signore”.
La regina se ne corrucciò,
si adirò, e così inveì:
“Lanval”, disse lei, “lo credo bene:
Voi non amate quel piacere;
Mi hanno detto spesso
Che non avete il gusto delle donne.
Avete valletti ben allevati:
E vi divertite insieme con loro.
Villano codardo, malvagio sleale,
È proprio in una brutta condizione il mio re
Che vi ha tollerato accanto a lui;
Per quanto ne so, che Dio mi perda!”.
Quando lui udì ciò, ne fu molto addolorato;
ma nel rispondere non fu certo lento.
E per collera disse cose
di cui si pentì spesso.
“Signora”, disse lui, “in quel mestiere
non saprei nemmeno che cosa fare.”(2)

Si rimprovera anche spesso alle donne di oggi (rimprovero che faccio anche io) di leggere tutti i dettagli di un processo come quello di Oscar Wlde,(3) e questo rimprovero è abbastanza fondato. È facile per una donna cadere nella mania di sospetti, intravedere ovunque tendenze o atti unisessuali, mormorare, ascoltare le calunnie, perseguitare. Non è una cosa rara.

Il signor Chevalier proibisce alla donne la lettura del suo libro sull’inversione sessuale. La sua proibizione deriva da un sentimento naturale: non si vorrebbe falsare o eccitare l’immaginazione delle donne, ma comunque esse non sono tanto ignoranti come le si crede, e hanno ancora più bisogno di istruirsi e di capire una questione che le tocca così da vicino, che di conservare un’ignoranza poco duratura, fragile, pericolosa, per il mondo così com’è. Il matrimonio, la maternità, l’educazione dei figli, i doveri di famiglia, mettono molto le donne in rapporto con l’unisessualità e con l’inversione degli uomini. Oggi come oggi, ne conoscono per la maggior parte solo gli scandali, i pettegolezzi (come la Sconosciuta delle lettere di Mérimée), e hanno veramente poche conversazioni(4) così istruttive come quelle di M.lle de Lespinasse col dottore, e pochissime hanno guide così illuminate come il Diderot di M.lle Voland.

In epoca classica le donne sapevano che bisognava proteggere l’infanzia e la prima adolescenza e ammiravano la virtù del precettore che, a tavola, dichiarava il suo orrore verso la pederastia.

Nel medioevo, non erano così virtuose come lasciano credere Maria di Francia e tutte le signore che amavano i suoi Lais.

Nei secoli seguenti avevano certo a loro disposizione, nella vita e nella letteratura, tutto il necessario per imparare l’importanza dell’unisessualità.

Sarebbe interessante saper quando per una donna divenne cosa virtuosa e di buon gusto ignorare l’unisessualità. Oggi, mentre ritorniamo esteriormente alla libertà e alla licenza dei tempi passati, questa regola diventa meno severa, meno potente.

La questione è delicata e complicata. Sarei portato facilmente a credere che sia necessario risalire al punto in cui la letteratura di democratizzò al punto da contare le donne tra le sue lettrici indispensabili e ausiliarie. Non posso precisare questo momento, ma dovette presentarsi in questo ultimo secolo. Divenne allora di moda sopprimere tutto quello poteva scioccare il pudore delle donne come l’uomo credeva che esso dovesse essere.

Si potrebbe arrivare a fissare questo momento dopo qualche mese di ricerche. Quando hanno cominciato i romanzieri a rivolgersi alla loro lettrici? Sterne dice Sir or Madam. È vero che non ometteva certo un’allusione all’unisessualità, quando voleva. Smollett è l’ultimo romanziere inglese(5) (non l’ultimo americano) che descrive senza reticenze e come un galantuomo un episodio di sodomia. Non dico certo che l’inversione non esiste nel romanzo inglese contemporaneo, ma ci si ritrova malaticcia, mistificatrice, prudente e dà un’impressione peggiore della saggezza dei lettori e degli autori. Lascio ad altri il compito di rintracciare il momento storco della nascita di questo pudore delle donne, e mi accontenterò di fare notare che se le donne continuano ad allevare i loro figli dovranno di buono o di mal grado, imparare il senso dell’inversione, i suoi pericoli e la sua morale.

L’educazione degli invertiti di nascita non è stata ancora affrontata. Noi ignoriamo stranamente gli indici di unisessualità tra i bambini. L’unisessualità aumenta e aumenterà. Non possiamo affatto guarire gli invertiti. L’ipnosi non è convincente e il matrimonio è il peggiore dei rimedi, perché sacrifica la tranquillità e la salute dei figli alla guarigione inverosimile del padre e alla sua riabilitazione problematica. Ci sono troppi invertiti e pervertiti mariti e padri e ipocriti perché il matrimonio oggi come oggi salva l’onore di un omosessuale.

L’educazione dell’uranista è un dovere e diventerà ben presto una necessità. Se ci applichiamo a scoprire l’uranista bambino, a perfezionarlo e a migliorarlo, se gli facilitiamo la continenza, la castità, la serietà, i doveri, ci troveremo di fronte ad una nuova categoria di persone, adatta al celibato, al lavoro, alla religione (dato che la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo).

Come il medico ideale di Platone, saranno di complessione abbastanza fragile per comprendere i mali dei loro simili e di volontà abbastanza forte per rendersi utili.

La castità di certi grandi uomini, qualsiasi ne sia la causa, ha grandemente contribuito alla civiltà. Lo studio e il perseguimento dell’educazione degli uranisti avrebbe risultati immediati. Non solo si potrebbero migliorare molti piccoli esseri che ora sono stati già generati o che vagiscono nelle loro culle, ma si imparerebbero molte cose che non sappiamo.

La cause dell’uranismo (parlo delle cause prime) sono probabilmente altrettanto misteriose di quelle della differenza dei sessi; non sono probabilmente nelle possibilità della scienza di cui disponiamo, ma potremmo arrivare a conoscerne il meccanismo, le ascendenze, l’ereditarietà.

Solo le donne non potrebbero impiegare mezzi meravigliosi o ricette ciarlatanesche. E soprattutto dovranno farsi convincere che l’inversione non è il peccato irremissibile, il peccato vergognoso per eccellenza che la donna non può perdonare. Quanto ai padri di famiglia, hanno ancora di più da imparare: al giorno d’oggi la posizione logica del padre di famiglia non è sostenibile. L’unisessualità fiorisce nei collegi, è un peccato nascosto e perdonato. Dopo il collegio è un crimine. I genitori hanno bisogno di un’educazione così come i figli.

Rinvio a più tardi uno sguardo sull’universalità della unisessualità per non rinviare la classificazione delle diverse sessualità congenite e acquisite, classificazione che aiuterà a comprendere non solo gli invertiti di oggi ma anche quelli della storia e della geografia.

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(1) Denis Pyramus, nella sua introduzione alla vita di sant’Edmond dice a proposito di “dame Marie” e dei suoi lais:

Ed ella ne riceve molte lodi
E la sua poesia è amata dovunque;
Perché molto la amano, e l’hanno molto cara
Conti, baroni e cavalieri
E ne amano molto lo scritto
E lo fanno leggere, ne provano piacere
E lo fanno spesso trascrivere.
I Lamenti solevano piacere alla dame;
Con gioia li ascoltano di buon grado
Perché sono secondo la loro volontà.

(2) Rinvio ai Lais di Maria di Francia, editi da Karl Warnke, Halle, 1885. Terzo volume della Bibliotheca Normannica (Herausgegeben von H. Suchier)

(3) Un processo che le donne inglesi non hanno affatto trascurato di leggere, anche quelle che non leggerebbero un romanzo francese senza essere rassicurate che non contiene niente di spiacevole o di volgare, eufemismi delle donne di buona famiglia che non trovano femminile dire indecente, scioccante o sconveniente. Le donne che non l’hanno letto se ne sono astenute perché un uomo ha chiesto loro di non leggerlo o perché avevano per principio di non leggere processi sessuali; ma anche queste hanno potuto soccombere alla magia della notorietà.

(4) Veramente poche, in rapporto alle altre così numerose; ma alcune donne di valore che che hanno conosciuto da vicino e amato uno o più invertiti, tentano di comprendere la questione e di giudicarla dall’alto.

(5) I romanzieri francesi contemporanei non sono così dissimulatori e ipocriti come gli inglesi quando si tratta di unisessualità maschile. Lo si potrà giudicare dalla seguente lista di francesi che se ne sono serviti, lista che sarebbe più lunga se non mi limitassi a citare solamente quelli che io ho letto personalmente: Balzac, Catulle Mendès (soprattutto in “La Maison del vieille”, ammirevoli e realistici quadri della vita unisessuale).René Maizeroy (“Le Boulet”, ecc.) Paul Margueritte (“Tous quatre”), Octave Mirbeau, Jean Richepin, Jean Ajalbert, Huysmans, Péladan, Paul Adam, Henri d’Argis, Georges de Lys, Maurice Montégut, Alexis Bouvier, Oscar Méténier, M. Leblanc, Paul Bourget, Georges Bonnamour, Gaston Méry, Paul Bonnetain, Abel Hermant, Beysson, Rachilde,Maurice Barrès, Jean Lorrain, Emile Goudeau, Pierre Loti, Lucien Descaves, Emile Zola, Léon Cladel, G. Darien, Jules Renard e per venire ai morti, J. Méry (“Monsieur Auguste”), Gautier, Flaubert, Jean Lombard (“L’Agonie”), Dumas padre.
Malgrado delle deplorevoli deviazioni, l’attitudine degli autori francesi è più manly, più maschile di quella degli autori inglesi.
È interessante vedere che Tolstoj nella “Sonata a Kreutzer”, e Grimmelshausen nel grande romanzo tedesco del diciassettesimo secolo (simplicius simplicissimus) fanno dire al loro eroe che lui non è sodomita come tanti altri.
L’eroe di Tolstoj era convinto che la sua moralità fosse irreprensibile:
“L’idea che avevo della mia moralità proveniva dal fatto che nella mia famiglia non si conoscevano affatto queste dissolutezze speciali così ben conosciute nei nostri ambienti di gentiluomini proprietari terrieri e anche dal fatto che né mio padre né mia madre si ingannavano a vicenda… Non ero seduttore e non avevo gusti contro natura.”
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RAFFALOVICH: RUOLO STORICO DELL’INVERSIONE [sessuale]

Il brano del trattato di André Raffalovich “Uranisme ed Unisexualité” che potete leggere qui di seguito nella mia traduzione, nonostante il titolo, che sembra prefigurare un’analisi generale del ruolo dell’omosessualità nella storia, è sostanzialmente una riflessione sul rapporto tra Cristianesimo e omosessualità in una prospettiva tipica di Raffalovich. In buona sostanza, se Platone ha fornito un ideale agli omosessuali “superiori”, cioè a quelli che sono capaci di autocontrollarsi, secondo la definizione di Raffalovich, il Cristianesimo non ha fatto che proseguire sulla stessa strada e ha portato nelle sue file, e soprattutto nel clero, schiere di omosessuali “superiori” che hanno entusiasticamente accettato di sublimare la loro sessualità nel misticismo e di contenerla negli obblighi e nei doveri del celibato. Anche qui, come praticamente in tutte le opere di Raffalovich, compare il personaggio dell’omosessuale “superiore”, ma resta il forte dubbio, e direi quasi la certezza, che l’omosessuale superiore non sia in realtà quello che è in grado di autocontrollarsi ma quello che ha definitivamente rinunciato alla propria sessualità sostituendola con la mistica, in questo caso la Chiesa non sarebbe l’educatrice degli omosessuali deboli che hanno bisogno di una disciplina e la dimora di elezione degli omosessuali superiori che optano spontaneamente per la castità, come vorrebbe Raffalovich, ma sarebbe semplicemente l’autorità che in modo più o meno interiorizzato diffonde l’omofobia. Tutto il lavoro di Raffalovich è centrato sul binomio autocontrollo-repressione, in cui i concetti sfumano uno nell’altro. Raffalovich affronta anche il ruolo della Chiesa come persecutrice degli omosessuali e sembra cavarsela sostenendo che la Chiesa, quando ha messo in atto persecuzioni non lo ha fatto per ragioni sostanziali, che anzi la spingerebbero ad una pedagogia dell’omosessualità, ma perché mondanizzata e spinta da motivi politici. Sono particolarmente interessanti, verso la fine dell’articolo, le citazioni che documentano come gli uomini del Medioevo fossero indotti al matrimonio, anche se riluttanti, attraverso la minaccia di un’accusa di sodomia (considerata impropriamente, allora come adesso, sinonimo di omosessualità), data l’equazione, al tempo comune, tra sodomia ed eresia.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Non si può ancora seguire in modo sicuro l’influenza del ruolo dell’inversione sessuale nella storia dell’umanità, ma c’è comunque il presentimento che sia stato importante e inevitabile. Dopo i pudori inutili, le dannose reticenze e le vane speranze del passato, si comincia oggi a riprendere, a riapprendere e a completare la psicologia dell’uomo.
Gli antichi filosofi, gli stoici, Plutarco il borghese, Epicuro, Platone, Aristotele, avevano, ciascuno a modo proprio, studiato questa questione alla luce del sole, e ancora oggi ciascuno di essi offre soluzioni del problema che tormenta tanti uomini in modi diversi. Platone resta sempre la guida sublime degli uomini superiori, invertiti di nascita o per casualità.(1)
Se la Grecia avesse interessato oggi un po’ di più i dotti, avrei analizzato i rapporti tra le diverse filosofie dell’inversione e le diverse categorie di invertiti, di uranisti e di unisessuali.
Si è talmente abusato di aneddoti greci e si è capita così poco la gerarchia delle relazioni sessuali, al punto da confondere per molto tempo i lettori di oggi con la saggezza e la morale della Grecia. La Grecia intellettuale e filosofica, così come il Cristianesimo, considerava l’istinto sessuale, gli atti sessuali, come un mezzo e non come un fine.
Gli uranisti greci non consideravano più di quelli di oggi la sodomia (il coito anale) come lo scopo dell’unisessualità. Le medesime cause che agiscono sui nostri contemporanei agivano su di loro: nella loro giovinezza i Greci di buon livello sociale erano sorvegliati e difesi contro la lussuria e la dissolutezza di quelli più gradi di loro.
Li si allevava perché fossero forti. Si condannavano le relazioni con gli impuberi. L’amato, secondo il loro codice morale, non poteva essere amato in modo onesto contro la sua volontà. I giovani guerrieri greci non erano effeminati: le abitudini della sodomia attiva o passiva non erano affatto frequenti in mezzo a loro e fra loro. Nella letteratura greca ce ne sono prove sufficienti. Quando si parla di amore greco (nel senso di sodomia) si dovrebbe dire amore turco. L’amore tebano o spartiate era piuttosto quello di August von Platen, “petto contro petto, anche contro anche”.
Platone innalza l’invertito superiore, anche se non gli impedisce di cadere; gli permette di trovare il suo posto, il suo ideale nella gerarchia dell’universo. Se Platone è stato accusato di essere pericoloso, non è certo per l’invertito superiore che aspira al controllo di se stesso, alla glorificazione delle sue tendenze e alla loro purificazione, ma è per il debole che si lascia frastornare, che si crede capace di coraggio e di virtù che egli ancora non ha o che non raggiungerà mai. Per lui ci sono altri filosofi, più accomodanti e meno eccelsi, che non trasfigurano il corpo con l’aiuto dell’anima.
Ovviamente il Cristianesimo non cambiò l’uranismo, ma per moltissimo tempo permise agli invertiti superiori di seguire freneticamente e santamente il principio di Platone. In un mondo che aveva assistito ai saturnali di tutte le dissolutezze e di tutte le vergogne, la religione non poté che attirare in un modo molto particolare gli invertiti superiori. La verginità collocata così in alto o l’amore del proprio simile divenuto così sacro e così tenero, l’amore del suo giovane dio, nudo e sanguinante, sfigurato e trasfigurato, lacerato e lacerante, riempì gli uranisti o i figli di uranisti, di pervertiti, di dissoluti eterosessuali, di un entusiasmo facile da capire e che non è ancora spento oggi e probabilmente per parecchi uomini non si spegnerà mai. L’anima dell’uomo, diventata la fidanzata del Cristo, ha per molti secoli espresso il suo desiderio e la sua adorazione in poesia e in prosa. Angelus Silesius, Frédéric Spe, san Giovanni della Croce, santa Teresa e molti altri illustri o illuminati hanno effuso lamenti d’amore sul petto dell’Amante divino. Hafiz della “notte oscura” è stato accostato a san Giovanni della Croce. Si potrebbero certo leggere le poesie e ignorare che è l’anima dell’uomo che urla e abbraccia i piedi, le mani, i fianchi misericordiosi e non un amante che Krafft-Ebing considererebbe nella sua Psychopathia sexualis come affetto da sadismo, da masochismo e da unisessualità. La letteratura di oggi non osa, tranne che nei suoi momenti di sfida sensuale o sentimentale quello che i poeti dell’amore divino hanno “tubato” e gemuto tra le delizie.
San Giovanni della Croce, uno dei saggi più ammirevoli, disse: “Ci sono persone di una complessione debole e delicata e di una natura tenera e sensibile. Quando queste persone si occupano delle cose spirituali, la loro natura ne prova una grande dolcezza ed è da questa dolcezza che vengono queste emozioni. Quando lo spirito e i sensi ne godono, ogni parte dell’uomo è di conseguenza eccitata al piacere secondo le sue proprietà particolari, cioè: lo spirito al piacere spirituale, che viene da Dio, e i sensi al piacere sensibile, che nasce dal corpo. In modo che l’anima è qualche volta spiritualmente unita intimamente a Dio nell’orazione e, dal punto di vista dei sensi, essa sperimenta in modo durevole e sgradevole grandi sconvolgimenti e grandi rivolte. Perché, dato che queste due parti compongono proprio un tutto unico, uno dei due componenti è normalmente toccato dal dolore e dal piacere dell’altro; in realtà, seguendo le massime dei filosofi, i soggetti ricevono quello che a loro arriva nel modo che è adatto e naturale per loro. Così l’anima, ai suoi inizi, e anche nei progressi che realizza, gusta i piaceri spirituali con la stessa imperfezione con la quale la sensualità gusta i piaceri sensibili; ma quando questa parte animale è stata riformata nella notte oscura, in cui essa viene purificata dalle sue debolezze, essa non è più soggetta a questi difetti.”
Il celibato, coi suoi doveri, le sue occupazioni, le sue devozioni, era una vocazione per queste anime ardenti e desiderose di innalzarsi alla saggezza.
Se si studiano i mistici, i settari, i dottori della Chiesa, si trovano, per l’invertito superiore, una saggezza, una elevazione e una pratica comparabili certamente a quanto indicato da Platone, con in più la devozione, e per l’invertito debole una disciplina.
La storia dei grandi fondatori, dei grandi religiosi, qualsiasi sia la loro epoca o la loro particolarità nell’intendere la fede, Gordon, per esempio, ci insegnerebbe molte cose su questa psicologia dell’inversione e dell’educazione.
Si il cristianesimo si apriva per ricevere gli invertiti, per aiutarli, per assolverli, per salvarli, diveniva però nello stesso tempo un pretesto di persecuzione.(2) Ogni setta che si staccava era accusata di sodomia. Dopo essere stati loro stessi accusati di tutte le lussurie, dopo aver tuonato contro le lussurie dei pagani, i cristiani si servirono di questa accusa contro tutti settari e tutti gli eretici senza eccezione. È estremamente interessante, quando si studia la storia delle sette e delle mistiche (storia così attraente e assorbente), esaminare tutte le dottrine astratte, tutti gli assiomi spirituali, tutte le enunciazioni e tutte le affermazioni che conducono ad una possibile difesa dell’inversione o ad un’accusa certa. In pratica o in teoria tutte le dottrine possono favorire l’inversione sessuale; penso di poterne indicare le due cause, che secondo me sono: in primo luogo che fisicamente l’inversione non è contraria all’istinto sessuale, e poi che l’inversione non è contraria all’intelligenza umana. La Chiesa cattolica ha certamente compreso che spesso l’inversione era meno scandalosa della sessualità eterosessuale; essa ne ha anche spesso conosciuto l’estensione e le ramificazioni, ed è depositaria di parecchie ricette per l’educazione degli invertiti, deve scegliere come preti, ancora oggi, gli invertiti superiori, casti e devoti preferibilmente, e poi gli eterosessuali che hanno rotto con il mondo o che hanno la forza di carattere necessaria; e l’invertito grossolano è naturalmente uno dei peggiori pericoli per una qualsiasi istituzione religiosa.
I settari, entusiasti, pertinaci, ribelli o molto coscienziosi, provenivano soprattutto da due gruppi: i puri, i giusti, i santi, ai quali tutto era permesso e che probabilmente non si permettevano nulla, e i discepoli, quelli che li seguivano, che si permettevano una licenza di costumi che gli eresiarchi potevano rifiutarsi.
Può darsi anche che gli ortodossi militanti, che perseguitavano e accusavano nei primo tempi della Chiesa, credessero che i vizi sessuali degli eretici fossero ben peggiori di quelli degli ortodossi e che i principi eterodossi non fossero che una scusante del cattivo comportamento. Potevano credere facilmente che un ortodosso fosse sodomita malgrado gli assiomi della Chiesa.
Col tempo naturalmente, l’amore per la persecuzione divenne violento, la persecuzione si mescolò con la politica e, per così dire, divenne storica.
Io non condanno, io indico soltanto.
Il processo dei Templari è molto istruttivo. Ci si vede, molto amplificato, uno degli sviluppi dei costumi di oggi,(3) come le diverse soddisfazioni unisessuali simbolizzate attraverso i diversi baci rimproverati e definiti nell’atto di accusa.
Le grandi organizzazioni come quella dei Templari, devono condurre all’unisessualità (allora come oggi) come il modo esterno conduce ad essa; e allora come adesso era solo per caso che si incrudeliva contro le offese nei confronti dei costumi, o per ragioni politiche, e allora come oggi, l’immoralità in quanto tale era impunita.
Se si studiano i documenti si trova che gli atti unisessuali, i gusti unisessuali, le abitudini unisessuali non erano in alcun modo appannaggio della Chiesa o degli ordini religiosi o dei monasteri. L’unisessualità era in piena fioritura tra i laici e allora come oggi la questione dei costumi serviva come pretesto all’indignazione degli ingiusti e degli ignoranti e allontanava i coscienziosi dalla giustizia e dalla ragione.
Nel Medioevo l’unisessualità era molto diffusa. Odericus Vitalis parla di molti sodomiti e catamiti dell’Inghilterra. Guillaume de Nangis (1120) racconta che i due figli del re Enrico e tutti i nobili che morirono con loro al tempo del naufragio della Blanche Nef, erano sodomiti. Importa poco sapere se fossero tutti unisessuali, e non c’è bisogno di credere con i moralisti dell’epoca che il mare assunse il ruolo del fuoco di Sodoma. La loro reputazione è sufficiente.
C’erano allora in Inghilterra molti prostituti, come oggi, molti gitons. Jean de Salisbury li descrive a lungo e secondo lui erano ancora più splendidi di oggi e molto più intimamente(4) curati di molti gitons del 1896. Il Concilio di Londra, nel 1102, prese inutilmente delle misure contro delle abitudini così radicate da lungo tempo.
In Francia, il Concilio di Parigi nel 1212 e quello di Rouen nel 1214 tuonarono contro i sodomiti. E ciò che è più curioso è il fatto che gli uomini che rifiutavano le avences delle donne (molto intraprendenti allora, sembrerebbe, sulla base dei documenti pervenuti fino a noi) dovevano aspettarsi di essere chiamati sodomiti.(5)
La letteratura ce ne fornisce degli esempi. Quando Lanval(6) resiste a Ginevra, lei gli dice:

Uno mi ha detto abbastanza spesso
Che non avete interesse per le donne.
Avete valletti bene affezionati,
Insieme con voi, dovunque li portiate.

Quando Gilles de Chin rifiuta la regina di Gerusalemme: La Regina dice: “E allora, che cosa c’è di sbagliato in me?” “Nulla, mia signora, ve lo assicuro, voi siete una donna bella e nobile, ma il mio cuore è altrove.”(7)
“È vero, risponde lei, è con un ragazzo. Voi state tendendo un arco immorale e certamente non c’è ferro nella vostra freccia.” Gilles l’ascolta, ma non gradisce affatto che lei lo stia accusando di eresia. Lui subito le risponde di non essere eretico: «Non sono un sodomita.”
In Germania nell’Eneit di Heintich von Veldeke, si ritrova la stessa situazione. La madre di Lavinia rimprovera Enea: “Voi non amate le donne. E non sarebbe cosa buona dire quello che voi fare con gli uomini per arrivare a non desiderare le donne.”
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(1) Basta leggere “l’Amitié antique” di M. Dugas per rendersi conto delle ricerche e dei risultati.
(2) La storia delle leggi di Giustiniano, di Carlo magno e di san Luigi conto la sodomia stupirebbe e istruirebbe; Carlo magno e san Luigi considerano la sodomia come una delle cause dell’arrivo dei Saraceni, quegli stessi Saraceni accusati così spesso di insegnare l’unisessualità agli innocenti europei. Giustiniano da parte su aveva delle premesse abbastanza corrette. Tutte queste leggi furono fatte in momenti di paura e di disgrazia. Si stabilì un rapporto tra la distruzione di Sodoma, l’unisessualità contemporanea, i terremoti, la peste, ecc.. Nel 1120 un’invasione di topi fu considerata una conseguenza della sodomia.
(3) Nel 1730, nei Paesi Bassi, 245 unisessuali furono perseguiti penalmente. Solo 68 non se ne scapparono o non riuscirono comunque a sfuggire. Tre morirono in prigione o di malattia. Due si suicidarono. Otto furono leggermente puniti. Cinquantacinque furono condannati a morte e giustiziati. Riprendo questi dettagli da Ulrichs. Non li ho verificati, ma non sono poi molto improbabili. Ottant’anni più tardi si introduceva nei Paesi Bassi il Code pénal e queste barbarie divennero assolutamente impossibili.
(4) Ulrichs rimprovera a Terdieu di avere descritto la mancanza di pulizia dei pederasti di professione, ma egli giura che molti invertiti effeminati trascurano di fare toletta perché non potendo portare abiti sontuosi di seta come le donne, non vedono la necessità di prendersi cura dei comuni abiti maschili. È completamente sbagliato.
Ci si stupisce nel mondo di vedere dei “mezzi-mondani” poco curati, con le unghie rosicchiate, dall’incerta pulizia ma dai vestiti elegantissimi; è la loro vanità o la loro ignavia che li acceca.
(5) Jacques de Vitry (morto nel 1240) dice che a Parigi, se un uomo passava davanti a una casa di prostituzione senza volerci entrare, gli si gridava: “Sodomita!”. Oggi i prostituti, nel luoghi di passeggio eleganti di Londra, per esempio, dicono qualcosa si equivalente.
C’erano allora, come oggi, uomini che avevano delle amanti per sviare i sospetti.
(6) “Lai de Lanval” di Maria di Francia (Vedi oltre).
(7) La parte in corsivo è stata inserita dal traduttore per la comprensibilità del testo.
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