GAY CHE VEDONO GLI AMICI ETERO COME AMANTI GAY

Ciao Project,
mi ha fatto piacere parlare con te in chat ieri sera, è stata una cosa inattesa ma per me molto positiva. In pratica la prima volta in cui ho potuto parlare liberamente di me e della mia sessualità. Mi hanno colpito le tue risposte, sempre molto tranquille, cioè delle risposte che tendevano a sdrammatizzare e a farmi notare la normalità di tante cose che a me sembravano strane.

Ho deciso di mandarti questa mail per andare ancora di più nello specifico. Ho cambiato i riferimenti dei posti e i nomi delle persone, ma i fatti sono esattamente quelli che mi sono accaduti, quindi, se vuoi puoi pubblicare la mail nel forum. Vado per ordine cronologico.

Sono sempre stato gay in modo esclusivo, cioè ho desiderato per anni, da quando avevo undici o dodici anni, di stare in intimità sessuale con maschi, con ragazzi coetanei o un po’ più grandi. Le fantasie della masturbazione sono state sempre ed esclusivamente gay, però ho avuto anche una ragazza, ho anche fatto sesso con questa ragazza, ci masturbavamo a vicenda e una decina di volte abbiamo anche avuto rapporti completi, però non mi sono mai sentito etero.

Potevo anche fare sesso con una ragazza, ma non era quello che volevo. Se avessi potuto scegliere se farlo con una ragazza o con un ragazzo non avrei avuto il minimo dubbio, però le ragazze mi puntavano e fi facevano una corte spietata, in pratica me la offrivano su un piatto di argento, mentre di ragazzi non se ne vedeva nemmeno l’ombra.

Anche quando stavo con la mia ragazza la mia masturbazione è stata sempre e solo con fantasie gay, ho provato a forzarmi ad usare fantasie etero ma era proprio un modo per violentarmi, e poi onestamente non ero innamorato della mia ragazza, mi dava fastidio quando di mandava i messaggini o quando mi telefonava e attaccava a chiacchierare e non la finiva più. Quando stavo con la mia ragazza avevo 18-19 anni e la cosa era cominciata perché non ero riuscito a dire di no e, lo devo dire, la cosa, un po’ (ma veramente poco) mi incuriosiva.

Le prime volte che abbiamo fatto sesso, solo masturbazione, io mi sono studiato su internet che cosa fare (so che è assurdo ma è così), poi quando si è trattato di avere rapporti completi, il mio . . . si rifiutava proprio, alla fine ci sono riuscito, ma, sai proprio una cosa molto relativa. Io penso che per un ragazzo etero che penetra una ragazza, specie le prime volte, l’eiaculazione arrivi presto e sia potente, almeno è quello che ho sempre sentito raccontare, per me non era così, non mi veniva spontaneo e arrivavo all’orgasmo solo dopo quando mi masturbava.

E devo dire che tante volte mi sono chiesto che cosa stavo a fare lì, anche se poi succedeva di nuovo. E una decina di volte è successo. Il bello è che lei era contenta e proprio non si rendeva conto che la cosa non mi diceva quasi nulla, adesso ho 27 anni, mi sono laureato e ho trovato lavoro.

Allora, verso quella ragazza non provavo repulsione ma sentivo che era una cosa non mia, comunque con un’altra ragazza non ci sarei mai andato nemmeno allora, con quella si era creata l’occasione ed era stato comunque sgradevole dovere rompere i rapporti, perché ci furono risentimenti, ma ero già allora molto deciso a fare di tutto per non trovarmi mai più in una situazione simile. Comunque adesso è finita da otto anni. E poi, una volta chiusa la storia con quella ragazza, non ho più voluto saperne di nessun’altra ragazza proprio perché io volevo un ragazzo.

Passavo le nottate in chat a caccia del ragazzo giusto, ma, francamente non c’era nessuno che mi sembrasse il ragazzo giusto. Quella era la mia vita notturna, la vita diurna era quella del classico ragazzo etero o meglio del classico ragazzo senza interessi sessuali almeno in apparenza, dedito solo allo studio e agli amici. E qui comincio ad entrare nel vivo della faccenda.

All’università ho avuto modo di conoscere parecchi ragazzi. Prima si parla un po’ solo dell’università, poi si comincia a studiare insieme, poi ci si conosce meglio, c’è la pizza insieme, lo sport, che per noi è stato fondamentale, poi si comincia ad andare in vacanza insieme, o almeno ad uscire insieme la domenica, insomma si diventa amici e, diciamo così, le amicizie si selezionano da sé, si fa un gruppetto sempre più piccolo e sempre più legato. Diciamo che quando avevo vent’anni avevo tanti amici, ma amici un po’ per modo di dire, mentre a 23 o 24 anni ne avevo molti di meno ma tra noi i rapporti erano molto più stretti. Diciamo che intorno ai 25 anni si è formato un gruppo di 4 ragazzi che ormai sembrava indistruttibile.

Un giorno stavamo a pranzo a casa dei genitori di uno e un altro giorno a casa dei genitori di un altro. La nostra amicizia era un fatto pubblico e accettato dalle nostre famiglie. Ci eravamo conosciuti per motivi di studio e avremmo potuto darci una mano anche finita l’università.

Un giorno venne in mente a Lorenzo (nome ovviamente cambiato) che saremmo potuti andare in palestra insieme, in un gruppo dilettantistico di pallavolo, era uno sport che piaceva a tutti e quattro e ci iscrivemmo alla polisportiva locale. Qui bisogna aprire una parentesi. Noi quattro stavamo bene insieme, nessuno di noi quattro aveva al momento una ragazza, ma tutti e quattro (me compreso) avevamo avuto una ragazza, ma nessuno di noi quattro parlava di ragazze o di discoteca.

Fu proprio allora che cominciai a chiedermi che cosa ci fosse di comune tra noi che ci faceva stare tanto bene insieme e mi cominciò a venire l’idea che fosse proprio il fatto che non si parlasse di ragazze e che si stesse spessissimo tra noi. Ma tra noi l’atmosfera era molto sciolta, non eravamo quattro tipi arcigni ma quattro simpaticoni che “tra loto” si divertivano a fare i buffoni e a dire cazzate. Con gli altri, o se c’erano altri, non lo facevamo mai, ma tra noi sì. Ogni tanto ci scappava (sempre tra noi) la battuta a sfondo sessuale, ma non sulle ragazze ma sulla masturbazione.

Cominciamo a frequentare la palestra, per me un vero trauma, non ero mai stato in una palestra e vedere tutti quei ragazzi nudi che giravano così disinvolti, come se niente fosse, mi portava il cuore a 120, e poi c’erano i miei tra amici e potevo vederli nudi, anche se per ovvie ragioni dovevo stare attendo a controllarmi molto. Ci furono anche battute sui nostri attributi, ma proprio battute per ridere e basta. Con l’andare del tempo, andare agli allenamenti era diventata una cosa abituale anche per me, o quasi abituale, perché certe volte arrivavano ragazzi nuovi che erano proprio bellissimi e io dovevo sforzarmi di non guardarli.

Un giorno che venne un ragazzo nuovo particolarmente bello, vidi uno dei miei amici che lo osservava e pure io mi feci sorprendere dai miei amici mentre lo guardavo. E lì cominciarono le battute, ma anche questa volta, cose molto semplici, senza cattiveria, un vero e proprio gioco. Ora, il mio amico Marco (nome falso), che si era girato a guardare il bellissimo, era anche quello dei tre che a me piaceva di più: alto, biondo, con un sorriso intelligente. Allora cominciai a mettere insieme le tessere del mosaico: non parla di ragazze, fa battute sulla masturbazione e non sulle ragazze e si gira a guardare un ragazzo bellissimo nudo . . . che vuol dire? Basta tirate le somme: Marco è gay! Mi sembrava che averlo visto sbirciare il ragazzo bellissimo nello spogliatoio equivalesse ad un coming out in piena regola. E fu così che cominciai a perdere la testa appresso a Marco.

Cercai di mettere insieme tutto quello che si potevo sapere di lui (non lo avevo mai fatto prima) esplorai il suo facebook, quello che suoi amici, feci tutte le ricerche possibili ma di ragazze nemmeno l’ombra. L’idea che fosse gay diventava sempre più una certezza e nello stesso tempo cresceva in me l’idea di provarci con lui, di dirgli che mi ero innamorato di lui e che era diventato la mia idea fissa. Fare un discorso del genere, comunque, non era facile, anzi era praticamente impossibile.

In una breve vacanza di noi quattro amici in montagna, io e Marco siamo capitati (non casualmente) nella stessa stanza, io ero carico all’inverosimile ma non sapevo decidermi. Un giorno che si doveva uscire per un’escursione ci siamo svegliati tardi e abbiamo fatto la doccia insieme, con tanto di toccatine reciproche, io stavo andando in erezione di brutto ma lui mia ha detto che dovevamo prepararci con la massima fretta e ha aggiunto con un sorriso malizioso: “ne riparliamo stasera!” Quella frase mi ha martellato il cervello per tutta la giornata. Mi ripetevo che ci avevo visto giusto e che era gay e che non potevo sbagliare, perché io un gay lo identifico anche solo a guardarlo.

Insomma . . . finisce l’escursione, la sera si va a cena e io non vedo l’ora che finisca per potermene andare in camera con Marco, ma un altro degli amici propone la discoteca e Marco accetta entusiasta. Ci sono rimasto malissimo.
Evidentemente non si ricordava nemmeno quello che era successo la mattina.

Si va in disco, gli altri due si mettono a ballare come forsennati ma non in coppia, semplicemente in gruppo, Marco invece resta vicino a me, è il solito Marco: intelligente, simpatico, forse gay, d’altra parte come si può pensare che sia etero un ragazzo che va in disco e non balla nemmeno con una ragazza.

A un certo punto mi guarda negli occhi e mi dice: “Che c’è?” Qualche cosa che non va?” Io gli dico di no e lui mi risponde: “Vuoi che torniamo in albergo?” Ovviamente gli dico di no, ma mi guarda di nuovo e mi dice: “Non mi sono mica dimenticato!” Quella frase mi rimette in moto il cervello. Dopo venti minuti eravamo di nuovo in albergo. Saliamo in camera, chiudiamo la porta a chiave e mi butta sul letto e comincia a farmi il solletico. Abbiamo giocato come due ragazzini: solletico, cuscinate, fare la lotta, ovviamente tutto per gioco, poi mi rendo conto che è eccitato. Lo butto sul letto e comincio a toccarlo e lui lascia fare.

Adesso non voglio scendere in dettagli da film a luci rosse ma in breve arriviamo a masturbarci reciprocamente e non penso affatto che a lui la cosa creasse problemi. Io lo avrei baciato ma non ho preso l’iniziativa e non l’ha presa nemmeno lui. Dopo siamo rimasti a parlare ma non di sesso, ma di quando eravamo bambini e di come passavamo le feste. Io ero felice, è stato uno dei momento più esaltanti della mia vita, eppure, già nei giorni successivi mi sono reso conto che per lui il senso di quello che avevamo fatto era molto relativo. Non è più tornato sull’argomento, ma non perché fosse stato rimosso, semplicemente perché era stato un momento, e quel momento era passato. Siamo rimasti amici, anzi amicissimi, ma sono passati due anni e quell’episodio non si è mai più ripetuto.

Ancora adesso lui non ha una ragazza e nemmeno un ragazzo e nemmeno io. Il coraggio di chiedergli se è gay non ce l’ho avuto allora e meno che mai ce lo avrei adesso e d’altra parte lui non fa fatto domande a me. Perché è così dannatamente difficile parlare chiaro. Se fosse stato gay ci avrebbe riprovato? Io penso proprio di sì, ma lui non lo ha fatto e adesso mi sento comunque attratto da lui in modo fortissimo, è il ragazzo più sexy che io abbia mai conosciuto, è il mio ragazzo ideale, ma questo non basta a renderlo affettivamente il mio ragazzo. Molte delle mie illusioni si sono perse del tutto o si stanno perdendo per la strada, insomma è un bravo ragazzo, gli voglio bene, ma non credo proprio che sia gay, e per arrivare a questa conclusione ci ho messo anni. Oggi come oggi credo e temo che il nostro strano rapporto a metà andrà avanti e ci impedirà di vivere la nostra vita come avremmo voluto.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=4966

GAY E ETERO E ESPERIENZE OMOSESSUALI

Ciao Project,
Sono un ragazzo di 22 anni e, ancora alla mia età, ho forti dubbi intorno alla mia sessualità. Mi sento portato affettivamente verso le ragazze, mi innamoro delle ragazze, sto bene con le ragazze e qualche volta ho anche avuto rapporti sessuali con ragazze, anche se erano rapporti per me poco coinvolgenti, ma non riesco comunque a masturbarmi pensando a una ragazza. Ci ho provato più volte ma è come se ci fosse una specie di resistenza, mente quando ho fatto sesso con una ragazza la cosa in qualche modo ha funzionato. Ho provato anche con i porno etero ma anche lì non provo nessun vero coinvolgimento. Mi masturbo solo pensano ai ragazzi oppure, raramente, guardando porno gay. Le fantasie della masturbazione sono praticamente tutte legate a due episodi che io penso abbiano profondamente condizionato la mia vita sessuale. Il primo episodio è accaduto quando avevo 15 anni e il secondo quando ne avevo quasi 19. Fino a 15 anni avevo sempre pensato di essere etero e mi masturbavo pensando alle ragazze, senza troppo entusiasmo a dire il vero, ma pensavo solo alle ragazze. Quando avevo 15 anni, durante una gita organizzata dalla scuola, mi sono trovato in stanza con un altro ragazzo, non c’erano due letti separati ma un letto matrimoniale soltanto. All’inizio la cosa mi è sembrata un po’ strana, ma avevo dormito altre volte con qualche mio compagno in situazioni simili. Dopo che siamo andati a letto abbiamo cominciato a parlare di cose sessuali e a raccontarci proprio tutto, anche del fatto che ci masturbavamo pensano alle ragazze. Poi, gli ho chiesto se, quando lo faceva, pensava solo alle ragazze e lui mi ha detto che qualche volta aveva pensato anche a qualche ragazzo, che la cosa gli sembrava strana ma che ci aveva pensato e che pensava che tutto sommato sarebbe stata una cosa gradevole, non come con le ragazze, ma sarebbe stata gradevole. Non mi aspettavo una risposta di quel genere, così diretta e sincera. Poi lui mi ha chiesto se io pensavo solo alle ragazze e non me la sono sentita di mentire e gli ho detto che quando mi masturbo penso solo alle ragazze ma che pensare al sesso con un ragazzo per me non è una cosa disgustosa come dicono tanti ragazzi e che, anzi, quello che lui mi aveva appena detto non mi sembrava poi così strano. Gli ho chiesto se si sentiva gay e mi ha detto che si sentiva pienamente etero ma che pensava che tanti ragazzi etero facessero qualche volta sesso coi loro amici, così, per giocare. Gli ho risposto: ”Beh, sì, penso che succeda” poi gli ho chiesto se era eccitato di stare a letto con me e mi ha detto di sì, e gli ho chiesto se potevo verificare, lui ha detto: Vai! E gliel’ho preso in mano. Poi ha chiesto se io ero eccitato e gli ho detto che lo ero pure io, e a questo punto lui ha preso in mano il mio. È andata a finire che ci siamo masturbati a vicenda. Poi non è successo più niente di simile anche se io lo desideravo violentemente, lui ha continuato a stare con la sua ragazza e non se n’è proprio più parlato, ma non solo, tra noi non è cambiato proprio nulla. Per me invece è cambiato tutto perché era stata un’esperienza fortissima e del tutto naturale, senza nessuna forzatura da nessuna delle due parti. Io, dopo quel giorno ho messo del tutto da parte le fantasie sulle ragazze e ho cominciato a masturbarmi sempre e solo ricordando quella notte. Ma non è stato tutto facile, mi andavo convincendo di essere gay e maledicevo quella notte perché se non ci fosse stata io sarei stato un normalissimo ragazzo etero e avrei avuto una vita come quella di tutti gli altri ragazzi e invece quella notte aveva cambiato la mia vita. Due cose mi facevano stare male, prima di tutto non accettavo che la mia vita potesse essere determinata da una cosa di quel genere e poi non capivo perché la vita del ragazzo col quale lo avevo fatto non fosse invece cambiata per niente. Perché io dovevo diventare gay per una cosa come quella e qual ragazzo no? Ho fatto di tutto per cercarmi una ragazza, per innamorarmene, poi, finalmente, a 17 anni è successo. Conosco una ragazza bellissima che si innamora di me, che mi coccola e mi ispira tanta tenerezza, si dedica a me con affetto e io alla fine, quando avevo compiuto da poco i 18 anni faccio per la prima volta sesso con lei, nel senso che ci tocchiamo reciprocamente e poi arriviamo a masturbarci a vicenda. Io ne sono entusiasta e penso che allora non sono gay, poi torno a casa ma mi sento strano, la sera non voglio masturbarmi ricordando la solita notte con quel ragazzo, voglio farlo pensando alla mia ragazza e mi ci metto col massimo impegno, ma non riesco nemmeno a mantenere l’erezione, mi sento stranito, allora torno alle solite fantasie e arrivo fino alla fine. Mi dico che così non può andare, che adesso ho la ragazza e che devo eliminare del tutto la masturbazione perché è una cosa da ragazzini e io ormai devo vivere una sessualità adulta. Con il massimo sforzo riesco a mettere da parte la masturbazione solitaria e a limitarmi a farmi masturbare dalla mia ragazza, poi dopo un mese torno per una volta a masturbarmi da solo pensando sempre a quella notte. Le cose vanno avanti così per alcuni mesi e io faccio di tutto per cancellare completamente il ricordo di quella maledettissima notte, poi succede un fatto nuovo e inaspettato, conosco un ragazzo bellissimo e ne sono affascinato anche se cerco di evitarlo perché mi ripeto che non voglio essere gay, poi comincio a cercare informazioni su questo ragazzo per farmi un’idea un po’ più completa. Mi dicono che lui non ha la ragazza e non l’ha mai avuta ma non ha mai avuto nemmeno comportamenti strani. Dopo aver resistito per un po’ comincio a masturbarmi pensando a questo ragazzo e comincio a fargli una corte spietata ma discreta e lui se ne accorge. Un giorno lo invito per un fine settimana in campeggio e lui accetta. La notte ci fermiamo a parlare in tenda, l’imbarazzo è molto forte, poi gli dico che “forse” mi sono preso una mezza cotta per lui, cioè in effetti gli dico solo che è un bellissimo ragazzo e che mi piace molto e gli chiedo se è gay, mi risponde che è etero e che ha la ragazza, che adesso sono lontani per un semestre perché la ragazza studia in un’altra città, poi mi chiede se io sono gay e gli dico che anche io ho la ragazza, mi risponde: “ … io penso che la mia vita la vivrò con la mia ragazza … beh anche tu mi piaci … ma certo che siamo un po’ strani noi due…” poi le cose precipitano e ci masturbiamo reciprocamente. Alla fine lui conclude: “Certo che una ragazza non lo saprebbe mai fare come lo fa un ragazzo …” E finisce tutto così. Io penso che lui sia gay e nei giorni successivi comincio ad assillarlo, alla fine mi dice che è successo ma che lui non è gay e che non se la sente proprio di andare avanti, poi praticamente comincia a sfuggirmi, a non farsi più trovare, a non rispondere al cellulare e io ci resto malissimo. Naturalmente con la mia ragazza è andato tutto a rotoli. Adeso sono solo a leccarmi le ferite. Non riesco proprio a capacitarmi come quell’esperienza quando avevo 15 anni possa avere sconvolto così la mia vita. Perché devo essere gay per una ragione così assurda? Ancora adesso io vorrei una ragazza, ma poi a livello sessuale mi rendo conto che ormai vivere una sessualità appagante con una ragazza per me è impossibile. Che ne pensi Project?
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GAY SPOSATI

Questo post è dedicato ai gay sposati. Lascerò quindi da parte tutte le considerazioni legate all’orientamento sessuale relative ai ragazzi che hanno una vita sessuale etero a livello di coppia mentre hanno una vita sessuale tipicamente gay a livello di masturbazione, perché queste considerazioni hanno un senso importante prima che si arrivi al matrimonio. Partirò qui proprio dalla situazione dei gay sposati, così come mi si è presentata attraverso le chat con persone che vivono in questa condizione.

La totalità (o quasi) dei gay sposati arriva al matrimonio con la piena consapevolezza di essere gay. Si tratta di ragazzi che si sono masturbati per anni in modo esclusivo con fantasie gay, cioè pensando ai ragazzi, che spesso hanno vissuto esperienze sessuali con altri ragazzi anche dopo 15/16 anni e addirittura in età adulta, dopo i 20 anni, e hanno ritenuto queste esperienze come cosa che “tutti fanno” (compresi gli etero) e quindi non indicativa di un orientamento gay, anche se in realtà il coinvolgimento di un ragazzo gay in una seduta di masturbazione in gruppo è molto diverso da quello di un ragazzo etero. Tutto questo, tralasciando episodi apparentemente minori, come lo sperimentare l’erezione in presenza di certi ragazzi o il desiderare di vederli nudi negli spogliatoi delle palestre o delle piscine.

La pressione verso l’eterosessualità (cosciente o inconscia) esercitata dall’ambiente su questi ragazzi è stata così forte da portarli a contenere a livello di masturbazione le loro pulsioni gay e ad orientarsi contemporaneamente verso un sesso di coppia di tipo etero.

In genere quando un ragazzo che subiste una forte pressione sociale in senso etero, pur essendo gay, cioè pur essendo orientato nella sessualità libera (che si manifesta nella masturbazione) verso altri ragazzi, sperimenta per la prima volta un rapporto sessuale con una ragazza la sua reazione non è affatto negativa e, qualunque sia il livello di coinvolgimento sessuale nel contatto con la ragazza (anche minimo) quel rapporto sessuale diventa il segno tipico che “il problema gay è superato”. Un gay è un gay, non un impotente e, specialmente quando ha vissuto per anni in situazione di sostanziale privazione sessuale, se si trova vicino ad una ragazza innamorata di lui, in una situazione che lo spinge a un rapporto eterosessuale che ha per lo meno delle caratteristiche di intimità e di calore non superficiale, può arrivare benissimo ad avere un rapporto eterosessuale in qualche modo soddisfacente. È evidente che un rapporto del genere non ha nulla a che vedere con l’espressione della sessualità libera di quel ragazzo che, magari sentendosi tremendamente in colpa, continuerà “episodicamente” a masturbarsi pensando ai ragazzi, oppure finirà per reprimere totalmente la sua sessualità libera forzandosi a mettere da parte del tutto la masturbazione nella convinzione che masturbazione = omosessualità.

I primi rapporti etero di un ragazzo gay lo portano all’idea di avere finalmente superato la “fase gay” e di avere trovato una “sessualità matura”. Spesso, per questi ragazzi, la paura che le pulsioni gay tornino prepotentemente a farsi sentire costituisce una spinta ad intensificare i rapporti eterosessuali e ad andare al matrimonio in tempi rapidi. È l’idea tipica: “Lei mi ha salvato dalla omosessualità”, oppure: “Se mi sposo e posso avere rapporti sessuali con lei tutti i giorni non penserò più alla masturbazione e i miei impulsi gay spariranno”. Spesso dunque i ragazzi gay che vanno verso il matrimonio vivono periodi di intensa attività eterosessuale, che tuttavia è caratterizzata da un senso di ambiguità profonda perché nella quasi totalità dei casi, questi ragazzi, anche facendo l’amore ogni giorno con le loro ragazze (o con le loro giovani mogli, se le hanno già sposate) non parlano mai con le loro compagne dei loro problemi di orientamento sessuale. Con le mogli, in linea di massima, almeno per alcuni anni dopo il matrimonio, i mariti gay non accennano neppure al problema della omosessualità, non esiste quindi una vera comunicazione interpersonale profonda tra marito e moglie, che hanno tra loro contatti sessuali quotidiani ma senza un livello adeguato di fiducia e di comunicazione reciproca.

In una percentuale di casi intorno al 10%, il ragazzo parla alla ragazza apertamente dei suoi dubbi circa la sua omosessualità, dubbi che vengono automaticamente sottovalutati dalla ragazza, che avendo una sessualità etero è portata a pensare che il suo ragazzo, per il solo fatto che fa sesso con lei, non possa che essere etero. In genere una ragazza teme più l’infedeltà del suo ragazzo con un’altra ragazza che il fatto che il suo ragazzo sia gay. In alcuni casi la ragazza pensa di poter riorientare sessualmente il suo ragazzo verso una eterosessualità esclusiva “coccolando sessualmente” in modo esasperato il suo ragazzo, con il risultato di provocare una reazione di rigetto molto rapida e secca. Questo atteggiamenti “da crocerossina dell’amore” sono avvertiti dai ragazzi come aggressivi e non rispettosi nei loro confronti.

Nelle situazioni sopra descritte, la ragazza resta comunque convinta della sostanziale eterosessualità del ragazzo ma, in qualche caso almeno (casi rari ma non sporadici) la ragazza ha invece la piena consapevolezza del fatto che il suo compagno è gay e lo accetta come tale, ossia la ragazza accetta coscientemente per amore di restare vicino al suo ragazzo senza nessun contatto sessuale o con contatti sessuali limitati solo alla finalità di concepimento dei figli, che possono essere esplicitamente voluti e desiderati anche dal ragazzo gay. Questi atteggiamenti che hanno qualcosa di eroico (in un certo senso almeno) sono legati al fatto che la solitudine di ciascuno dei due coniugi rispetto all’esterno è così forte che essi, per sopravvivere, devono legarsi una specie di simbiosi strettissima. Va sottolineato che quando un abbraccio è troppo stretto e troppo duraturo rischia di togliere il respiro. In situazioni come quella descritta la dipendenza reciproca è fortissima ed è sentita come un vincolo che prima o poi finisce per diventare costrittivo. Ci sono coppie, e ne ho conosciute alcune, che si sposano coscientemente solo per avere figli, e ci sono casi (e ne ho visti alcuni esempi) in cui una moglie eterosessuale aiuta il marito gay a vivere come un gay, atteggiamento nel quale tuttavia i confini tra piacere e sofferenza sono assai labili. In tutti questi casi però, circa il 15-20% del totale dei gay sposati, tra marito e moglie esiste comunque un colloqui franco e quantomeno un rapporto di amicizia e di stima reciproca.

Quando un ragazzo gay sposa una ragazza etero e non hanno figli i problemi connessi alla eventuale separazione sono soprattutto di natura sociale e patrimoniale. Spesso un ragazzo gay accetta di stare con un ragazza escludendo nella sua mante la prospettiva di avere figli e quando si rende conto che quella prospettiva per la moglie è essenziale, vive il matrimonio come una forma di imposizione. Quando i figli ci sono il problema del rapporto di un gay sposato con la sua omosessualità è estremamente più delicato. L’emergere di una tendenza omosessuale è vissuto da un uomo gay che ha figli come un qualcosa che può compromettere il rapporto con i figli e i sensi di colpa possono essere molto profondi. Conobbi mesi fa un signore 49enne, che tuttavia non aveva mai avuto una percezione cosciente della sua omosessualità, si tratta cioè di una eccezione nel campo dei gay sposati, che aveva un figlio di più di 20 anni e che si era accorto di provare interesse sessuale per un suo collega di lavoro. Quando questo signore mi ha contattato nelle sue parole si percepiva un’angoscia profonda, dovuta al fatto che non aveva mai sospettato di poter essere gay ed era terrorizzato dall’idea, perché le sue conoscenze sui gay erano ferme alla lettura dei giornali e ad atteggiamenti tipici dei mass media. Questo signore, che ho avuto modo di risentire più volte, amava sinceramente la moglie e il figlio ed è arrivato a parlare apertamente sia con la moglie che con il figlio che la cosa l’hanno accettata e, paradossalmente, questa forma di sincerità ha rinsaldato i legami familiari. Quel signore ha accettato di vivere la sua sessualità come cosa privatissima esclusivamente a livello di masturbazione e di fantasia, rinunciando totalmente all’idea di cercarsi un compagno e come si dice in situazioni del genere di “rifarsi una vita”.

La soluzione potrà sembrare una soluzione di compromesso ai gay che non sono masi stati sposati e che non hanno mai avuto una loro vita effettiva familiare etero soddisfacente, ma per quel signore le scelte radicali avrebbero comportato un taglio violento con la vita precedente e avrebbero avuto scarsissime prospettive di sfociare nella realizzazione di una vita vicino ad un altro uomo.

Nella maggior parte dei casi tuttavia le situazioni familiari dei gay sposati sono del tutto diverse e assai più pesanti. La mancanza di sincerità sul problema della omosessualità comporta l’istaurarsi di una serie di rapporti formali e sotto di essi di una serie di conflitti, la vita affettiva diventa col tempo, una specie di recita o di atto dovuto. Con la moglie, se lei richiede una intimità sessuale frequente, i gay sposati finiscono per fingere, cosa che comporta in genere molti problemi, come la mancanza di erezione che può preoccupare la moglie ma non preoccupa il marito che sa benissimo che nella masturbazione con fantasie gay l’erezione c’è eccome. Questi problemi toccano la sfera della intimità sessuale della coppia e possono essere dirompenti. In genere, all’inizio un ragazzo gay sposato cerca di reprimere la propria omosessualità ma col passare del tempo questo tentativo risulta inutile e l’illusione di eterosessualità si trasforma in una finzione di eterosessualità. Le pulsioni gay si rafforzano mano a mano che il rapporto con la moglie si deteriora.

È doveroso che io spezzi qui esplicitamente una lancia a favore delle mogli che spesso sono del tutto ignare della vera motivazione del deteriorarsi del rapporto con i mariti e che vivono, anche loro, dei momenti veramente difficili. In sostanza, anche se i loro mariti hanno agito in buona fede o comunque non rendendosi conto realmente di che cosa avrebbero provocato col matrimonio, queste donne sono state indotte in errore circa la vera identità sessuale dei loro mariti, i quali, peraltro, erano anch’essi confusi sulla faccenda. Resta il fatto che a un certo punto, una donna che ha sposato un gay senza averne consapevolezza, avverte che i rapporti con il marito sono sostanzialmente congelati, i rapporti sessuali sono del tutto assenti, il dialogo manca del tutto, almeno sulle questioni importanti, e il matrimonio è in crisi. Quando poi ci sono i figli il problema diventa di difficile gestione, perché in caso di separazione c’è il problema dell’affidamento che crea conflitti ulteriori tra marito e moglie che si risolvono spesso in tribunale.

Come vive la sua sessualità un gay sposato che ha superato la fase (che in molti casi non esiste nemmeno) dell’illusione di essere etero? Qui le risposte sono le più varie:

1) Il marito, abituato alla repressione sessuale fino a recitare la parte dell’eterosessuale, si limita a vivere una sessualità gay a livello di masturbazione e di siti porno trovati in internet. Situazioni del genere sono, al limite, compatibili con il mantenimento in vita del matrimonio, almeno a livello formale, là dove ci sono figli, perché l’aspetto esterno della famiglia non cambia. Spesso è proprio questo lo stato di fatto al quale si fermano le cose. I mariti possono arrivare su Forum come quello di Progetto Gay o su siti gay seri e limitarsi a cercare lì dei rapporti di amicizia in chat e a distanza con altri gay, spesso anch’essi sposati. Questa soluzione permette ad un gay sposato di trovare una valvola di sfogo che gli consente di parlare apertamente dei suoi problemi e di trovare anche delle risposte serie. È ovviamente una soluzione di compromesso, ma in situazioni come quelle nella quali vive un gay sposato e con figli è una situazione per molti aspetti accettabile, poiché si tratta nella maggior parte dei casi di uomini non più giovani e del tutto privi di conoscenze circa la vera vita dei gay. Va tenuto presente che per un uomo non giovane le possibilità di trovar un compagno “serio” (cioè non l’esperienza di una notte [rischio aids!]) non è molto alta e per di più ben pochi gay sarebbero disponibili a costruire un rapporto affettivo stabile e serio con un uomo che ha una famiglia, ha dei figli e quindi ha una serie di altri legami affettivi molto forti.

2) Il marito pensa di dover riguadagnare il tempo perduto cercando un compagno col quale vivere la sua affettività e la sua sessualità. In situazioni del genere, se il gay sposato è ancora trentenne o poco più, si ricreano le condizioni della cosiddetta “fase frenetica” della sessualità di quanti si scoprono gay o liberano finalmente la loro sessualità gay ad un’età ormai pienamente adulta. Questi ragazzi non si accontentano di masturbarsi guardando un sito porno ma si iscrivono a chat erotiche e a siti incontri, dando credito all’idea che il problema del trovare un compagno sia in realtà un problema che si può risolvere facilmente “dandosi un po’ da fare”. Tramite la chat si arriva agli incontri sessuali, spesso anche a rischio aids, perché un frequentatore di siti di incontri può avere anche oltre 100 partner diversi in un anno! A parte il rischio aids, gli incontri sessuali occasionali generano dopo le prime volte senso di disgusto e di frustrazione. Non ne segue però una razionalizzazione dei comportamenti ma solo la ripetizione di altri tentativi con altri partner. Sottolineo che in queste situazioni la dimensione affettiva, che è essenziale nella vita emotiva e sessuale di un gay, è praticamente del tutto assente. Dopo un po’ di pratica delle chat erotiche e dei siti di incontri subentra una fase depressiva che a seconda dell’età può essere più o meno pesante.

3) Esiste tuttavia una terza via seguita dai gay sposati verso la loro identità gay, ed è una via che si percorre in due. Premetto che la realizzazione concreta di questa terza via, che è quella della “amicizia amorosa”, non è frutto di una iniziativa individuale, ma è connessa all’idea che si sia in due a livello profondo, cioè che esista una “reciprocità affettiva originaria” e che si crei un vero e proprio rapporto di amicizia affettuosa, sul quale può inserirsi anche una dimensione sessuale esplicita. Dato che i gay sposati che arrivano a mettere in crisi il matrimonio non sono giovanissimi e sono dei gay non solo non dichiarati ma dichiaratamente etero, per loro l’idea di vivere la loro sessualità e la loro affettività in una dimensione strettamente privata è fondamentale. Nei siti di incontri e nelle chat erotiche c’è spesso gente che non ha troppi problemi a dichiararsi gay, a frequentare locali gay e a farsi vedere in giro con compagni dichiaratamente gay. Cose del genere imbarazzano molto un gay sposato, per il quale dunque l’opzione dell’amicizia amorosa resta nella sostanza in assoluto la più desiderabile. Se quell’amicizia è vissuta con molta discrezione permette di mantenere in piedi il matrimonio almeno a livello formale e in alcuni casi anche le mogli non sono di principio contrarie a soluzioni del genere che permettono di conservare tra il padre gay ed i figli un rapporto stabile evitando di mettere a rischio la loro crescita emotiva. Ho visto, in circa il 30% dei casi, lo sviluppo di un’amicizia amorosa tra un gay sposato e un suo amico, anch’egli gay e non dichiarato. Questi rapporti anche se avvengono tra uomini pienamente adulti hanno la freschezza e la genuinità dei primi contatti affettivi tra adolescenti, permettono ai due partner di vivere una dimensione affettiva profonda e di integrare la sessualità con momenti di intimità non sessuale, legati al dialogo totalmente sincero e all’apertura ad una fiducia reciproca senza restrizioni, cose tutte che hanno un valore enorme che aiuta a non banalizzare il rapporto sessuale.

Per il momento mi fermo qui. Attendo altri input dai lettori per poter allargare e approfondire il discorso. Sottolineo che dai siti statistici si rileva la presenta costante di lettori che usano su Google chiavi di accesso a Progetto Gay come ”gay posati”. Il problema esiste e non è statisticamente irrilevante come si crede.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=37