CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ (Raffalovich) – URANISMO

Nelle pagine del libro di Raffalovich su “Uranismo e unisessualità” che potete leggere qui di seguito, l’autore non solo definisce che cosa sia l’unisessualità ma cerca di sintetizzarne la complessità attraverso la definizione di categorie basate sull’osservazione della realtà. L’omosessuale del XXI secolo si rende perfettamente conto che la classificazione di Raffalovich ha ben poco di clinico e che ormai, per lui, l’idea che l’omosessualità sia materia per psichiatri, è del tutto fuorviante. Raffalovich classifica la normalità dell’omosessualità, chiaramente per come si manifesta alla fine dell’800. Il peso del condizionamento sociale, nello spingere gli omosessuali al matrimonio è ancora molto forte ed è evidente che gli omosessuali di fine ‘800 non avevano altro modo di incontrarsi se non gli squallidi luoghi della prostituzione maschile o i salotti dell’altra società, che Raffalovich conosceva bene. Il linguaggio che l’autore usa è in parte diverso da quello che si userebbe oggi, ma i concetti sono decisamente chiari e molto ben delineati. Si potrebbe dire che, a parte internet, che ha fornito agli omosessuali enormi possibilità di confronto e di incontro, e a parte alcuni recentissimi istituti giuridici che hanno riconosciuto alle coppie omosessuali unite civilmente diritti analoghi a quelli riconosciuti alle coppie eterosessuali sposate, ben poco è cambiato a livello sociale. L’omosessualità come normalità è ancora lontanissima dai giornali e anche dal cinema, e la dimensione scandalistica, più o meno attutita da un atteggiamento politicamente corretto più “tollerante”, non fa che perpetuare il solco che lascia l’omosessualità in una specie di limbo sociale. Dalla pubblicazione del libro di Raffalovich sono passati più di 120 anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Ma lasciamo la parola all’autore.

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CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti a) super-virili, ultra-virili, un maschio e mezzo, ultra-maschili; b) virili, c) effeminati, d) passivi, che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.

1). – Che non ne hanno il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, malgrado dei rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti (appartenenti alle classi b) virili e c) effeminati, perché gli appartenenti alle classi a) ultra-virili e d) passivi, non hanno affatto rapporti sessuali con le donne, a meno di non esserci costretti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco o nessun piacere fisico, o lo dona raramente. Le cause del loro matrimonio o della loro relazione sono state sentimentali, ricercate, volute, nate dalla volontà e dall’illusione.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Questa sezione non comprende affatto gli ultra-virili o i passivi, ma molti effeminati e virili. Non si deve confondere questa sezione con la classe dell’inversione acquisita.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, ma senza modificazioni o con un’intensificazione del loro uranismo.

Si trova tra loro la maggior parte dei sovrani uranisti, Edoardo II, Giacomo I, Guglielmo III d’Inghilterra, Enrico III di Francia, Federico, re del Wurtembourg, Federico il grande e molti altri, come innumerevoli principi, duchi, nobili, banchieri, artisti, contadini. Senza rifletterci troppo si potrebbe citare Monsieur, fratello di Luigi XIV, il gran Condé, il marchese di Gesvres, M. de Custine, il Sodoma; tutti quelli che si sposano per obbedire a ragioni di famiglia, per aumentare le loro fortune, per stabilizzarsi in modo più solido, per ingannare il mondo, per avere una domestica devota, per avere figli, perché hanno paura del loro uranismo. Tra loro ci sono anche molti amanti di attrici.

URANISMO A. – (1,2,3,4,5)

Gli scienziati riconoscono oggi l’esistenza di numerosi individui maschi che (per la maggior parte fin dalla loro infanzia, prima della pubertà) sono esclusivamente, spontaneamente, portati sessualmente, sentimentalmente, sensualmente, amorosamente, intellettualmente, verso altri individui del medesimo sesso. Questi sono gli uranisti.

Come ho già detto, il coito anale (attivo o passivo) non è il fine della loro sessualità o la soddisfazione del loro istinto sessuale; ne è piuttosto una deviazione, nello stesso modo in cui il coito anale è una deviazione per gli eterosessuali.

L’amore gli uomini per gli impuberi è ugualmente al di fuori dell’uranismo normale, come l’amore per le ragazzine è al di fuori dell’eterosessualità normale. Ci sono eterosessuali depravati che cercano bambine, come ci sono degli uranisti depravati che cercano bambini.

La sodomia, coito anale attivo o passivo, e l’amore sessuale che si soddisfa con dei ragazzini, non riguardano più l’unisessualità che l’eterosessualità.

Gli uranisti che amano giovani uomini o uomini maturi non sono necessariamente effeminati.

Ci sono uranisti di tutti i generi, dagli ultra-virili e i virili (Michelangelo, il principe Eugenio, August von Platen, Winckelman, Johannes von Muller), fino agli effeminati, fino ai passivi (Monsieur, fratello di Luigi XIV, l’invertito il cui romanzo è stato pubblicato negli Archives d’Anthropologie criminelle, Ulrichs, il Mercante di burro di cui parla Emile Laurent  in “Les Habitué des prisons”, il conte Cajus di cui parla Casper); da quelli la cui passione è la similarità, fino a quelli che ristabiliscono tra maschi la differenza sessuale che c’è tra l’uomo e la donna, amando un maschio più maschile o più femminile.(1)

L’uranismo si sviluppa precocemente – o, quanto meno, gli uranisti si ricordano delle loro tendenze precoci per il sesso maschile, – e si trova più spesso essere la causa dell’onanismo e della masturbazione al tempo della pubertà, più che essere causato da loro.(2)

Nell’età dell’indifferenza sessuale che caratterizza l’infanzia e che precede o accompagna il risveglio della sessualità, gli uranisti più veri, possono amare molto donne o giovani ragazze, ma senza sessualità, a meno che non siano così eccitabili che qualsiasi essere umano metta in agitazione i loro sensi. I loro sogni a occhi aperti o quando dormono sono unisessuali. I loro tentativi con le donne (quando non si sono ancora resi conto del loro temperamento, o quando si sono messi in mente di superarlo, o quando si sposano per ragioni politiche, amicizia o interesse, o per fondare una famiglia e avere dei figli) sono poco soddisfacenti e danno loro più senso di fatica e di fastidio che di appagamento. Quando incontrano qualcuno del loro sesso che a loro piace o al quale piacciono molto, capiscono la loro situazione, se non l’hanno capita con l’aiuto della lettura e della riflessione, e la maggior parte di loro si accontenta dei sentimenti che la natura ha loro accordato.

I loro primi amori assomigliano molto a quelli degli eterosessuali, forse con in più l’amicizia: lettere, regali, scene di gelosia, riconciliazioni, sacrifici, mano nella mano, carezze, baci … Se si lasciando andare, se seducono o sono sedotti, ne possono seguire tutte le soddisfazioni unisessuali, salvo la sodomia che è rara.(3)

Il corso della loro vita dipenderà dai loro caratteri, dall’ambiente, dalle circostanze, da tutto quello che agisce sull’uomo, lo migliora o lo sminuisce.

Tra gli uranisti si trovano persone caste, persone moderate ma anche sensuali, viziosi e depravati; maschi ultra-virili, soprattutto dediti all’amore della similarità, amore fisico o psichico, o sia l’uno che l’altro; altri che sono anche maschi e che cercano nel maschio qualcosa di più delicato che l’uomo o la donna, che cercano questa sensibilità ragionevole, così poco femminile, che si può raggiungere senza falsa galanteria; altri che sono maschi anche loro, che sono inseguiti dalla passione della dissimilarità, che sono affascinati dal fatto di introdurre in un rapporto unisessuale tutte le sdolcinatezze, tutte le galanterie, tutte le civetterie dell’amore eterosessuale, che ameranno un uomo come una donna virile ama un uomo, o come un uomo ama una donna, secondo l’età, le circostanze, l’individuo amante o amato.

Altri sono effeminati e i loro amori sono sempre o quasi sempre gli amori di una donna per un umo. Se sono ancora più effeminati, sono gli amori di una donna per una donna. “Non si conoscono le carezze se non si è stati amati da un essere debole” disse Diderot. Questi si sentono donne, vorrebbero essere donne, adorano i dolcetti, le menzogne, i profumi, i salottini, i cancan, le attrattive femminili, gli abiti femminili. La brutalità non dispiace loro più che a una donna.

Non è solo la natura che li ha formati così effeminati, ma si sono abituati a questo modo di essere. Ci si sono compiaciuti e ci hanno sguazzato. Hanno esagerato le loro tendenze femminili e anche il mondo ha contribuito a esagerarle, sia lamentandosene sia accettandole e divertendosene benevolmente. Le loro piccole paure, le loro piccole vanità sono state incoraggiate dalle donne come dagli uomini.(4) Questi vecchi Cherubini (perché sono spesso vecchi e di Cherubino non hanno che il travestimento) trovano spesso delle contesse Rosine.

Questi effeminati sono degli strumenti di tortura per la società che li alleva e si prende cura di loro. Essendo oziosi per la maggiora parte del tempo, dato che un uomo occupato non saprebbe come trovare il tempo libero per effeminarsi a un livello così estremo, possono non solo imitare ma anche sorpassare la donna in tutto ciò che essa ha di più frivolo e di più riprovevole.

La vanità, una volta scatenata, trovando buon nutrimento, non si ferma, se le circostanze le vengono in aiuto.

Sono questi effeminati che ricercano così tanto gli eterosessuali per vanità, perché è molto più esaltante dominare un uomo che ama le donne, perché sembra una cosa più difficile, anche se in sostanza è forse più facile, se si sceglie l’eterosessuale povero o venale o socialmente inferiore e vanitoso o che non conosce la perfidia o il sottile valore dell’uranista effeminato.

Quando gli uranisti virili o ultra-virili evitano gli uranisti evidenti, e sembrano cercare l’eterosessuale, il cosiddetto uomo normale, non è affatto per vanità o per vizio, ma è perché conoscono bene le falsità e i difetti degli invertiti effeminati, – perché sono alla ricerca di un amico-amante senza la tara della femminilità o dell’effeminatezza, di un amico che sia degno di essere amico, e di un amante che essi possano plasmare e completare. Sanno che molti uomini apparentemente eterosessuali sanno poco di se stessi e non si ritengono capaci di unisessualità o anche votati all’unisessualità, se l’amante giusto si presentasse.

Se scoprissero che l’uomo maschio che amano è vergine, questi uranisti maschi potrebbero solo amarlo di più, anche se molti uranisti effeminati subirebbero  (a meno che non fossero molto giovani o molto maturi  o molto corruttori) la delusione di molte donne in presenza di un uomo vergine. L’ideale di molti uranisti sarebbe un uranista apparentemente eterosessuale, che loro siano i primi a scoprire; essi avrebbero dalla sorte le primizie di una verginità sentimentale e sessuale e non correrebbero il rischio del discredito sociale. Molti uranisti non osano avvicinarsi agli uomini “di cui abbiamo parlato” che sono loro simpatici e attendono dal caso l’avvicinamento desiderato.

Si è così spesso parlato della preferenza degli uranisti per gli eterosessuali al punto che è importante capirne le cause, e chiarire che un uranista maschio non può preferire un eterosessuale che nella speranza di trovare un fratello degno di lui, o perché se ne innamora o per prudenza o per vizio – mentre con l’effeminato bisognerebbe soprattutto fare leva sulla vanità.(5)

Tutti gli uranisti di cui ho parlato si tengono dunque all’unisessualità quando hanno pienamente riconosciuto il carattere della loro sessualità. Un uranista può ignorare, lo ripeto, fino a un certo momento il suo uranismo, o non crederlo completo e non sradicabile e può mettersi alla prova con l’eterosessualità per un motivo o per l’altro, ignoranza, imitazione, vanità, perché crede di obbedire a una delle necessità della virilità. Ma se abbandona questi rapporti perché non sono un piacere per lui, perché gli sembrano sgradevoli, insipidi, sporchi o contrari alla natura, e se si rende conto di queste cause, e se il sesso maschile lo attira, allora è un uranista.

Se ha un’amante per sviare i sospetti o perché altre donne lo lascino tranquillo, o perché non ha il coraggio di rompere un legame avviato quando lui sapeva poco di se stesso, o se si sposa per obbedire a dei motivi di denaro, alla sua famiglia, per avere dei figli o per paura dello scandalo, è sempre un uranista, se il sesso maschile lo attira più di quello femminile, o se per lui avere un’amante o una moglie è un dovere o un asservimento, se l’infedeltà per lui non è possibile o non gli sembra possibile se non con un uomo.

La paura, la prudenza, la coscienza posso trattenerlo vicino alla donna che egli ha subito o si è imposto, ma è comunque un uranista, e l’unisessualità può farlo stare bene.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, della volontà, dell’abitudine, dell’ambiente, del vizio), che si allea dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, all’eterosessualità acquisita, o che le cede;

6). – Che si allea con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente, sia periodicamente, e che porta alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali, e all’indifferenza sessuale acquista dei freddi. È l’ermafroditismo psichico di Krafft-Ebing, espressione che mi sembra fuorviante.

7).  – Che porta all’eterosessualità acquisita, e che le cede (dopo una lotta più o meno prolungata) senza periodicità e senza ritorno. Se questo stato si presenta poco dopo il ventesimo anno, prima dell’ingresso nel mondo, non lo si potrebbe affatto distinguere dalla eterosessualità congenita assoluta. È su questo stato che contano i padri di famiglia quando mandano i loro figli in collegio.

Questi eterosessuali, a base unisessuale, quando non sono grandi uomini o degli uomini dediti al dovere, sembrano spesso avere subito una specie di castrazione morale.

URANIMO B. – (6,7)

Questa seconda divisione o categoria comprende gli uranisti che possono modificarsi o essere modificati fino al punto di acquisire non solo abitudini e vizi, ma anche gusti e tendenze eterosessuali, sia al posto del loro istinto unisessuale, che anche simultaneamente o periodicamente.

Questa seconda categoria comprende dunque gli uranisti che (per dovere, per obbligo, per costrizione, per coscienza, per vanità, cupidigia, interesse, coinvolgimento, curiosità, debolezza, simpatia, per tutte le ragioni morali, sociali e intellettuali), si allenano all’eterosessualità e rinunciano, per un motivo o per l’altro, alla loro sessualità naturale e finiscono per rimpiazzarla con quella acquisita, e quelli che cumulano le due sessualità. Questi ultimi sono i perversi, i più pervertiti, gli uranisti più pericolosi per il benessere morale. La sessualità normale carica e asservisce già abbastanza un uomo; e questo ermafroditismo psichico o psicosessuale completo dà troppo spazio e troppa importanza alla sessualità di un uomo e porta troppo squilibrio.(6)

I rapporti con una donna, invece di pacificare certi uomini di questa classe li avviano verso una eccitazione unisessuale; il contrario ha luogo raramente tra gli uranisti con eterosessualità acquisita.

Se invece il dovere austero, o l’altruismo o una passione per una scienza o una occupazione non producono cambiamenti di direzione sessuale (perché allora il dovere si manifesta in uomini di grande valore dotati di singolare spirito di dedizione, che arrivano a un’abnegazione, a un sacrificio, a una disciplina che li ricompensa) questi uranisti non sono uomini dotati di molta forza di carattere.

La paura, la mollezza, l’obbedienza alle convenzioni sociali, l’abitudine, la regolarità, hanno un ruolo altrettanto importante nella loro condotta di quello della volontà, dell’energia e della convinzione.

Si troverebbero più virtù virili e più potenti negli uranisti impenitenti che nei convertiti. Questi convertiti mi danno spesso l’idea di aver subito una castrazione morale.

C). – Inversione sessuale congenita, uranismo parziale, che non esclude gli istinti eterosessuali già presenti prima o a partire dalla pubertà, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, si allea con loro o cede loro.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali, (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Che viene meno insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

10). – Che conduce all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità- Se questo stato si produce all’epoca dell’ingresso in società, non lo si saprebbe distinguere dall’eterosessualità congenita.

Sembra utile ora parlare della 3^ categoria eterosessuale.

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(1) L’effeminatezza può essere acquista o congenita, transitoria o permanete. Si può essere effeminati a causa della giovinezza, dell’ignoranza di sé, prima di raggiungere la virilità, o per effeminatezza naturale, imitazione spontanea o voluta della donna. Si può essere effeminati senza essere passivi.

(2) La masturbazione degli impuberi ha cause e risultati del tutto diversi sul carattere e sulla salute.

(3) Kræpelin  nella sua “Psychiatrie”, viene in appoggio di tutto questo, solo che le sue eccellenti sottolineature sono modificate dal fatto che si occupa di malati.

(4) Renée et Maxime in “La Curée” di Zola.

(5) L’effeminato (che non è coraggioso) sembra provocare molto di più l’opinione pubblica rispetto all’uranista virile. Quest’ultimo, infatti, aspetta per affrontare l’opinione pubblica, che di una tale audacia o di una tale indifferenza ne valga veramente la pena.

(6) I malati ipnotizzati da Schrenck-Notzing appartengono a questi gruppi.

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Se volete, potete partecipare alla discussioe di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5665

RAFFALOVICH: COME AFFRONTARE L’OMOSESSUALITA’

Nelle pagine dedicate al metodo e al punto di vista, Raffalovich, sotto le apparenze di un dotto discorso letterario, cerca di fare emergere la sostanziale complessità della questione relativa all’omosessualità, che non si può ridurre a patologia sessuale. Raffalovich ha a cuore la figura dell’omosessuale superiore, che lui individua col non effeminato e tende a mettere in evidenza che le qualità morali di una persona non hanno nulla a che vedere col suo orientamento sessuale. Si ferma parecchio sulla presunta femminilizzazione dell’omosessuale, sulla famosa formula dell’anima femminile nel corpo maschile, ancora sostenuta da Ulrichs, al quale rimprovera che, per evitare di fare dell’omosessuale un criminale ne aveva fatto un malato. Raffalovich ha una concezione nettamente più moderna dell’omosessualità, basata su una conoscenza molto larga e documentata della questione. Egli sostiene che l’omosessuale congenito può ben arrivare al coito con una donna senza per questo essere meno omosessuale, può sposarsi ed essere anche un ottimo marito ma non sarà in nessun caso un marito felice, perché il suo vero interesse non si rivolgerà comunque alle donne. Raffalovich rimprovera ai suoi contemporanei l’idea ossessiva che in qualsiasi rapporto, anche omosessuale, ci debbano essere comunque un uomo e duna donna, egli sostiene che l’omosessuale non si sente affatto donna, e spesso non è un mezzo uomo ma un uomo e mezzo e molti grandi condottieri del passato lo dimostrano ampiamente. In buona sostanza Raffalovich evidenzia le pretese, le contraddizioni e gli errori di metodo della pseudo-scienza del suo tempo, che partendo da presupposti a priori, concludeva sostenendo il carattere chiaramente criminale e patologico dell’omosessualità.
Project
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IL METODO

Si è tanto studiata la psicopatia sessuale, la patologia dell’inversione sessale, che è diventato indispensabile risalire più in alto e più indietro e seguire la psicologia di queste manifestazioni dell’istinto sessuale che si chiamano uranismo, inversione sessuale, sessualità contraria, unisessualità, omosessualità.

Per parlare dell’inversione sessuale con competenza bisogna adottare un punto di vista che non è quello dell’omosessuale; altrimenti tutto quello che si scrive farebbe solo più o meno torto alla verità e diventerebbe un monumento di maggiore o minor valore per gli psicologi e i moralisti del futuro.

Non ignoro la difficoltà dell’impresa, ma essa non ha nulla di impossibile. Io vorrei applicare alla psicologia umana, alla conoscenza degli uomini, un po’ di quella equità critica sognata e indicata da Sainte-Beuve. Così, nel brano seguente, se sostituisco a Raffaello la Natura, o quello che c’è nella Natura, o lo scopo della natura, e alla parola arte la parola Morale, si avrà un’impressione oscura di quello che io conto di evitare:

“Un giorno che, davanti a una tela di Raffaello, uno dei nostri pittori moderni, grandi intenditori di estetica più che pittori, uomo dalle vaste idee e dai progetti grandiosi, aveva sviluppato davanti a qualche suo discepolo una di quelle teorie sull’arte cristiana e sull’arte del Rinascimento, in cui il nome di Raffaello, continuamente invocato, è preso a pretesto, si girò improvvisamente allontanandosi, e da uomo di spirito qual è, gridò: E dire che se ci avesse ascoltato non ci avrebbe capito niente! Io non vorrei mai che una cosa simile si potesse dire dell’autore, dell’artista (1) che si sta spiegando, anche dopo secoli, e che si sta commentando. ”

Dopo l’apologo Sainte-Beuve fa intravedere il metodo:

“Io so che i punti vi vista cambiano e si spostano; che avanzando nel cammino, tappa dopo tappa, delle nuove prospettive si aprono verso il passato e vi gettano delle luci, certe volte impreviste. Si può dunque, fino ad un certo punto, vedere in un’opera una cosa diversa da quella che ci ha visto l’autore, isolare quello che egli ci ha messo a sua insaputa e quello a cui egli non aveva neppure pensato in modo esplicito. Così come egli avrebbe certamente molte cose da insegnarci, se ci fosse concesso di rivederlo, e noi saremmo ricondotti al vero su molte questioni sulle quali siamo andati al di là, io credo che gli si potrebbero anche insegnare, a lui su lui stesso, alcune cose nuove. In questo (se ci si riuscisse) consisterebbe la legittima gloria del critico. In questo consisterebbe la sua parte legittima di invenzione. Così mi piacerebbe che quando si scrive su un autore (e intendo soprattutto parlare di un poeta o di un artista, di un autore di sentimento o d’immaginazione) lo si immaginasse presente ad ascoltare quello che noi ne diciamo. Questa ipotesi, all’inizio, potrebbe intimidire ma un po’ di timidezza non fa male…”

“Questa prima impressione di pudore sarebbe ben presto dissipata, e ci si metterebbe a parlare a discutere… con libertà, in modo ardito, immaginandosi qualche volta di poterlo anche sorprendere un po’ e di poterlo stupire, ma sforzandosi nello stesso tempo di convincerlo delle nostre idee. Si sarebbe allora animati da un’idea molto gratificante e da una spinta potente, dall’idea di potergli insegnare qualcosa, anche a lui, che gli si possa far fare un passo in più vero la conoscenza di lui stesso e del posto che occupa… Ci si sentirebbe contenti di toglierli un velo davanti agli occhi che gli nascondeva qualche aspetto, che gli si possa spiegare meglio di quando non possa fare lui stesso la sua azione sugli uomini , in che cosa essa è stata utile, salutare e favorevole alla crescita; o, oserei aggiungere, anche in che cosa essa è stata meno opportuna e qualche volta funesta. ” La cura che si metterebbe nel toccare questi argomenti difettosi per la morale o per l’arte, e le precauzioni che si userebbero nel convincerlo (lui sempre presupposto invisibile e presente) sarebbero un omaggio in più al genio e alla fama.(2) … Non si parlerebbe di Racine, di La Fontaine, di Orazio (Orazio, La Fontaine e Racine sempre considerati presenti), come di Bossuet e di Corneille. Ci si metterebbe subito, per quanto possibile, all’unisono, perché la cosa importante sarebbe che il grande scrittore trovasse che noi entriamo nel suo senso del testo in modo abbastanza diretto per consentire in seguito a lui di entrare un po’ nel nostro senso. Si arriverebbe per gradi al punto in cui l’accordo cessa (se deve cessare), al limite. Si farebbe notare all’uno quello che ha detto senza saperlo, e all’altro quello che ha fatto senza volerlo. Il grande uomo, fino allora così ben condotto dalla sua guida, sarebbe come costretto ad avanzare con il lettore; non sarebbe che un lettore in più, e il più interessato di tutti. Si potrebbe portare Racine fino a capire l’elogio di Shakespeare e si potrebbe spiegare davanti a Bossuet che cosa è la tolleranza… Tra un fatto così generale e comune a tutti come il suolo e il clima, e un risultato così complicato e così diverso come la varietà delle specie e degli individui che ci vivono, c’è spazio per moltissime cause e per le forze più particolari e più immediate, e finché non le si è comprese, non si è spiegato nulla. E lo stesso vale per gli uomini e per gli spiriti che vivono nello stesso secolo, cioè in un medesimo clima morale: si può bene, quando li si studia uno alla volta, mostrare tutti i rapporti che essi hanno con quei tempi in cui sono nati e sono vissuti; ma mai, se si conoscesse la sola epoca, e anche se la si conoscesse a fondo nei suoi caratteri principali, si potrebbe concludere in anticipo che essa avrebbe dovuto dare i natali a questo o a quell’altro tipo di individui, a quello o a quell’altro tipo di talento. Perché Pascal invece di La Fontaine? Perché Chaulieu piuttosto che Saint-Simon? Si ignora dunque il punto essenziale del problema: il come della creazione e della formazione, il mistero ci sfugge. Ciò che di più saggio si può fare è guardare bene e osservare… Le formule generali non attestano che un punto di vista o un desiderio di certi spiriti; è meglio essere sobri nell’usare formule generali e farle intervenire soltanto quando si è arrivati proprio alla fine, perché quando sono troppo frequenti e presenti in tutti i momenti, esse non fanno che offuscare e schiacciare.”

Da questo punto di vista ci si accorge che l’amore unisessuale, come le depravazioni e le follie unisessuali possono dedursi a priori dalle condizioni della vita e dalla natura umana. La psicopatologia moderna non ha avuto il coraggio o la capacità speculativa di servirsi della psicologia e della conoscenza dei caratteri.

Quando ci si dimentica della tesi che si vuole difendere pro o contro la morale convenzionale, pro o contro l’opinione della minoranza o della maggioranza, – o pro o conto qualsiasi altra cosa, – in una sola parola, quando si studia l’inversione con imparzialità e acutezza, con calma, si scopre che l’unisessualità e tutte le sue ramificazioni e complicazioni, discendono dalla natura umana, dalla sessualità virtuosa o viziosa, moderata, sobria o eccessiva, dal carattere debole o forte, indeciso o pertinace, dall’intelligenza, dalla continenza come dall’incontinenza, da tutte le educazioni e da tutte le resistenze. Non c’è nessun incontro di circostanze che non possa avere un qualche rapporto con una delle forme o delle trasformazioni dell’unisessualità: non si può né negarla, né distruggerla, né diminuirla. – ma bisogna comprenderla, studiarla, diminuirne i pericoli e i crimini.(3)

PUNTI DI VISTA

Una delle difficoltà è stata il punto di vista falso o la conclusione determinata a priori. Il materialista, per esempio (che ha molto più bisogno di buoni costumi i quanto non abbia bisogno di religione)(4) o anche lo scettico, desideroso non contraddire l’opinione scritta o gli assiomi, non trovando l’unisessualità né criminale a priori né difficile da immaginare o da collocare nell’insieme della vita umana, sono costretti ad occuparsi soprattutto dei malati, dei criminali, per classificarli come degenerati. – M. Chevalier (così eccellente su qualsiasi argomento, salvo che sull’inversione congenita) arriva a confondere quasi l’effeminatezza (dell’uranista) con l’inversione. L’uomo invertito, secondo lui, si sente donna di fronte all’uomo: ma è quello che accade all’invertito effeminato, all’invertito degenerato, malato – ma l’invertito maschile e superiore si sente uomo di fronte all’uomo. L’invertito congenito di M. Chevalier è l’invertito femminile, futile, pericoloso e loquace, – quello dal quale l’invertito maschio fugge come fugge dalla donna femminile. I grandi uranisti non appartengono a questa categoria.

Se ci si ricorda che M. Chevalier, nel suo capitolo sull’inversione congenita, si occupa soprattutto di effeminatezza congenita, non si può con congratularsi con lui per il suo libro così nutrito e coscienzioso. Ma non posso impedirmi di credere che lo studio dell’invertito maschio lo abbia un po’ bloccato al punto di farlo arrivare alla degenerazione forzata dell’uranista.

E, nonostante tutto, il suo capitolo storico è eccellente e riassume molto bene l’universalità dell’unisessualità in tutti i tempi e in tutti i paesi. Solo se si deve arrivare alla conclusione del minor valore, dell’inferiorità dell’uranista superiore, io credo che allora ci si preoccupi di studiare soprattutto malati, impulsivi, alienati e criminali.

Mi adeguo senza problemi all’opinione degli scienziati quando trattano dell’unisessualità come risultato della smania di potere a tutti i livelli; come vizio (pederastia venale, prostituzione unisessuale, rivettes, jésus, ricattatori, ecc.) nato dalla povertà, dalla pigrizia, dalle tentazioni e dalle eccitazioni derivanti dalla vita nelle città, anche nelle piccole città, dal desiderio degli uni ed alla docilità degli altri, e dai desideri degli uomini che pagano; quando trattano dell’unisessualità come risultato di tutte le agglomerazioni di maschi (penitenziarie, militari, religiose, ospedaliere, industriali, scolastiche); di atti unisessuali commessi per effetto di infantilismo o di ermafroditismo fisico, per depravazione cerebrale, per snobismo, ecc., degli atti unisessuali legati alla mania, alla melanconia, al delirio dei perseguitati o dei persecutori, alla follia ereditaria, all’epilessia (pederastia periodica di Tarnowsky), alla paralisi generale (pederastia paralitica di Tarnowsky), alla demenza senile (pederastia senile di Tarnowsky, pederastia degli effeminati e dei degenerati), ma mi rifiuto di seguire i loro lettori quando pensano che questi scienziati abbiano chiarito la psicologia intima dell’inversione.

La conservazione della specie diventa, per gli scienziati di oggi, quasi altrettanto formidabile del “crescete e moltiplicatevi” e la differenziazione assoluta dei due sessi diventa il segno stesso della civiltà. Si mette un po’ da parte (in teoria) la conservazione dell’individuo, e un po’ meno la differenziazione dell’individuo. Ma l’unisessualità non impedisce la conservazione della razza, perché la si è trovata in tutti i tempi e in tutti i paesi del mondo – e, se ci si occupa delle teleologia, non si può rifiutare agli unisessuali di avere la loro teoria secondo la quale l’unisessualità esiste per impedire che il mondo troppo popolato sia costretto a dover uccidere una certa percentuale di bambini o di nonni.

Se la differenziazione dei due sessi (se l’uomo molto uomo(5) e la donna molto donna,(6) cioè a dire il maschio dell’homo sapiens e la femmina dell’homo sapiens) è la finalità e il segno stesso della civiltà, penso che il mondo dovrebbe ricominciare da capo se lo si volesse ben riuscito. E anche in un mondo in cui ogni uomo fosse un Adamo e ogni donna fosse un’Eva, l’unisessualità comparirebbe ben presto perché l’amore della similarità è una passione umana proprio come l’amore della dissimilarità. Questa idea che c’è sempre un maschio e una femmina (qualsiasi sia il sesso) perseguita tutta la psicologia sessuale. Oggi come oggi questo amore della similarità congiunto con l’amore della dissimilarità costituisce l’amore di molti uomini superiori per delle donne superiori. – La donna troppo differenziata finisce per essere un gingillo e questo porta quasi al feticismo, e parecchi uomini sono diventati o sono rimasti unisessuali a causa di questa differenziazione spinta all’estremo.

Man mano che l’uomo si civilizza, si complica e si perfeziona, man mano che diventa più sensibile, chiede alla donna delle qualità che essa non può ottenere senza assimilarsi a lui, senza rassomigliarli o sena fingere si rassomigliargli. Quanti uomini amano l’eco femminile (questa eco contro la quale tante donne oggi insorgono) e si immaginano di trovarla là dove essa non è, – se la donna fosse veramente tale quale la si definisce,(7) ci sarebbe ancora più unisessualità di quanta ce n’è ora, a causa della troppo grande incompatibilità.

L’invertito sessuale normale non è necessariamente un malato(8) né un criminale; e non è alla mercede del suo istinto sessuale più di qualsiasi altro uomo civilizzato, con dei principi, dei doveri e delle convenzioni da rispettare.

Ci sono invertiti sessuali criminali, ce ne sono di malati. Cu sono dei criminali e dei malati che sono sessualmente invertiti o pervertiti. Ma non si può rifiutare di riconoscere l’esistenza dell’invertito sessuale non squilibrato, non degenerato. Non presenta più segni di degenerazione dell’eterosessuale normale. È spesso molto maschio, un maschio e mezzo, più che un mezzo maschio, o se è effeminato, non lo è più di miriadi di eterosessuali.

INVERSIONE SESSUALE SENZA DEGENERAZIONE O SQUILIBRIO

L’invertito sessuale normale non è affatto necessariamente incapace di praticare il coito con una donna, e non è per questo meno congenitamente invertito. Può, nel corso della sua vita, amare o immaginarsi di amare una donna, ma corregge facilmente il suo errore, nella maggior parte dei casi prima dello snudamento amoroso. Può essere sposato e può essere un buono, indulgente e rispettabile marito, e se ha dei principi o è timido, o se non incontra nessuno che gli piaccia, potrà essere fedele a sua moglie e infedele al proprio ideale. È comunque da compiangere, benché sia degno di stima. In ogni caso non saranno le donne che lo attireranno.

La legge, i medici, la maldicenza, ora, respingono nell’oscurità l’invertito sessuale normale.(9)

Col caso di Oscar Wilde ancora presente nella memoria e quello degli établissements de bains di rue Pethièvre, credo, si capirà facilmente le paura della legge, e la maldicenza non ha bisogno di spiegazioni.(10)

I medici e coloro i cui libri si appoggiano su di loro, vogliono fare degli invertiti dei malati, per non farne dei criminali. Secondo me bisogna assumere la difesa di quelli che non sono né malati né criminali. Altrimenti non vedo proprio come si potrà arrivare a cambiare le leggi e a illuminare l’opinione pubblica e gli stessi invertiti.

Non avrei neppure iniziato questo libro se gli invertiti fossero comunque malati o criminali. L’ignoranza, la malafede, i pregiudizi, hanno oscurato questa questione da molto tempo e la nascondono ancora. Anche la pseudoscienza di oggi contribuisce al nostro accecamento. È solo a partire dai nostri giorni che si è cercato di classificare scientificamente gli invertiti, ma ci si è occupati soprattutto degli effeminati che sono pieni di menzogna e di vanità; è come se si prendessero Célimène, Manon Lescaut, Marguerite Gautier come prototipi della donna.

Studiando si si è scoperto che molti uomini nascono invertiti, che essi sono portati verso l’uomo come la maggior parte degli uomini è portata verso la donna. Tutto ciò che è stato scritto dopo, risente ancora dell’impulso dato dal famoso invertito Ulrichs, che proclamava la sua propria inversione e rivendicava la giustizia e la libertà per i suoi fratelli. Ulrichs difendeva la causa di volta in volta con troppo entusiasmo o con troppa ignoranza. Credeva ancora ad un’anima di donna in un cervello di uomo. Ci si è aggrappati in modo ostinato all’idea che l’effeminatezza e l’inversione fossero legate insieme. E poi si è voluto e si vuole ancora (ed è qui che la pseudoscienza di autori che hanno letto Krafft Ebing e alcuni altri va a fare danni) che gli invertiti di nascita, gli uranisti, come sono chiamati dalla parola urning inventata da Ulrichs, che hanno sempre amato gli uomini e che non hanno mai conosciuto la sodomia tecnicamente detta, cioè il coito anale, siano considerati come dei disgraziati e non come dei colpevoli, che la legge debba risparmiarli, riservando i suoi rigori solamente per i pervertiti, per i viziosi, per i dissoluti che stuprano i bambini o i ragazzi giovani.

Tutto questo è veramente lodevole sotto parecchi aspetti, ma è intriso di tutti gli errori possibili. Alessandro, Cesare, Federico il grande, il gran Condé, il principe Eugenio (più o meno la metà dei grandi condottieri) avevano conosciuto tutti degli amori e anche dei vizi omosessuali, ma il principe Eugenio soltanto fra questi cinque, comunque, io credo, non aveva mai avuto rapporti con una donna. Non si capirebbe dunque come poter fare dell’uranismo assoluto, dell’impossibilità di avere rapporti con una donna, il sine qua non dell’irresponsabilità unisessuale.

La verità è che non ci sono distinzioni assolute tra l’uomo eterosessuale e l’uomo omosessuale. C’è soprattutto l’uomo sessuale e l’uomo per il quale il sesso non è così preponderante. Questo può essere, senza danno per lui stesso o per gli altri, omosessuale o eterosessuale, o colpito da psico-ermafroditismo, è in questa categoria (di uomini presso i quali la sessualità, violenta o no, non è preponderante) che si trova normalmente il genio. Il genio più sensuale, il più sessuale, può sempre riprendersi dopo essersi lasciato andare.(11)

Nell’uomo di talento, al contrario, la sessualità è probabilmente più differenziata, più esclusivamente orientata in favore di un sesso, o di un’età o di un tipo o di un momento. Dante, il più grande genio d’Italia, notoriamente eterosessuale, ha giudicato l’uranismo in modo molto più giusto di qualsiasi altro poeta e io credo che tutti i grandi geni, se non hanno essi stessi ceduto all’unisessualità, l’hanno capita e conosciuta: in ogni caso l’hanno guardata dall’alto, senza menzogna e senza stupidità. Le circostanze non hanno permesso loro di venire in aiuto dell’ignoranza dell’umanità, ma Dante, Goethe e Shakespeare (letto nel senso che ho indicato) darebbero all’umanità la filosofia, la morale e la poesia dell’inversione sessuale. E se ci aggiungiamo Platone e qualche Padre della Chiesa, avremmo a stento bisogno degli autori che derivano da Ulrichs e del movimento scientifico della seconda parte del nostro secolo.

L’inversione sessuale è vecchia come il mondo e gli uomini l’hanno capita in altri tempi come la capiscono anche oggi. È ormai da parecchio tempo che tutte le questioni della morale sono state risolte, ma esse non sono state tutte codificate.

L’ignoranza della maggior parte degli uomini non deve sorprendere. Le visioni di insieme non appartengono alle maggioranze. Gli uomini che hanno scritto sull’inversione hanno avuto un punto di vista personale da difendere o da attaccare, o hanno avuto paura di mettere mano alla critica. Spesso quelli che hanno saputo e capito di più non hanno scritto nulla, e hanno detto ben poco, e hanno agito sui loro contemporanei e su quelli che stavano intorno a loro. Perché avrebbero dovuto rivelare senza scopo, in opere di filosofia, di morale o di pietà, la saggezza che si trova già in alcuni grandi libri?

Essi hanno saputo in tutte le epoche quello che noi dobbiamo imparare da capo, che la natura umana non è modificata sensibilmente dall’orientamento della sessualità.

Se volete un ritratto ammirabile dell’invertito effeminato come lo si ritrova negli ambienti mondani e artistici in cui ha agio di svilupparsi a suo piacimento, leggete la descrizione di Adolphe di Banjamin Constant: “Lo vedrete in molte e diverse circostanze, e sempre come vittima di questa mescolanza di egoismo e di sensibilità, che si uniscono in lui per la disgrazia sua e degli altri; capace di prevedere il male prima di farlo, e pronto a retrocedere disperatamente dopo averlo fatto; punito dalle sue qualità più ancora che dai suoi difetti, perché le sue qualità derivavano dalle sue emozioni e non dai suoi principi; di volta in volta il più devoto e il più duro degli uomini, ma che finisce sempre con la durezza dopo avere cominciato con la devozione, senza lasciare altra traccia che quella dei suoi torti…”
Il ritratto non colpisce forse per la rassomiglianza? E adesso leggete questo ritratto – non è forse quello di un uomo? – “A considerarlo da vicino, nelle sue azioni e nelle sue opere, si riconosce che con i suoi difetti e le sue colpe, Federico è della razza dei più grandi uomini, eroico per il carattere, per la volontà, superiore alla sorte, infaticabile nel lavoro, capace di dare ad ogni cosa il giusto peso, fermo, pratico, sensato, ardente fino alla sua ultima ora, sapeva mescolare, e nel suo modo geloso degli interessi di stato, un autentico e sincero spirito di philosophe, degli intervalli eleganti di conversazione, di cultura grave e di ornata umanità.” (Federico il grande descritto da Sante-Beuve).

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(1) E dell’uomo che si spiega, che si commenta.
(2) E alla verità.
(3) L’ignoranza che si ostenta su questo argomento, o che si ha realmente, non fa che aumentare il numero di bambini sfortunati e corrotti, di uomini inutili, infelici, mentitori e ingannatori – di prostituti maschio, di ricattatori, di ladri, di assassini. La prostituzione maschile aumenta.
(4) Quello che Diderot diceva del philosophe.
(5) L’intelligenza e la forza
(6) Il cuore e la grazia.
(7) Vedi Chevalier: Inversion sexuelle, première partie. Una maladie de la personnalité.
L’Inversion sexuelle (Psycho-physiologie, Sociologie, Tératologue, Aliénation mental, Psychologie morbide. Anthropologie, Médecine judiciaire) Lyon, Storck, et Paris, Masson, 1893.
(8) Non dico superiore, perché i superiori formano una classe più ristretta.
(9) L’invertito superiore si preoccupa meno di quello che dirà la gente e se ha delle ambizioni caritatevoli o elevate, seguirà la sua strada senza temere le calunnie o le facezie che fanno trasalire i suoi simili meno indipendenti.
(10) L’Inghilterra per esempio, ha avuto il processo del conte delle contessa Russel, in cui la contessa accusava suo marito di abitudini “contro natura” con un amico serio e poi durante il processo voleva fare rientrare il marito sotto il tetto coniugale.
(11) Goethe, il più grande genio tedesco, equilibrato per eccellenza, ha potuto cedere in un momento della sua vita, in un momento che richiederebbe uno degli studi più interessanti che si possano immaginare, all’amore unisessuale, ma si è ripreso, come si è sempre ripreso, e l’universo ha potuto glorificare Goethe, l’uomo che Napoleone chiamava enfaticamente: un uomo.
Lo stesso si potrebbe dire di Shakespeare, anche se personalmente credo che la differenza di età e di classe e un’amicizia entusiastica spieghino assolutamente i sonetti di Shakespeare, e lo stesso vale per Michelangelo, anche se egli rimase sempre uranista.

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TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

Presento oggi la traduzione dell’intero capitolo 6 del trattato di Havelock Ellis sull’Inversione sessuale. Il capitolo affronta le varie teorie per spiegare l’inversione sessuale, da quelle freudiane a quelle decisamente più organiciste legate agli studi allora appena avviati sugli ormoni. In tutte queste teorie emerge però costante l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale, idea che Haddington Symonds considerava  del tutto irrealistica e che non prese mai seriamente in considerazione, ma che è stata in voga per decenni, lasciando anche oggi tracce condizionanti. È da osservare che nel trattato di Ellis si riscontra una impostazione che tende pregiudizialmente a non distinguere l’omosessuale dal transessuale ed è proprio questo fatto che accredita l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale. In fondo le ricerche di Ellis non giungono, nella sostanza, a risultati sbagliati, ma quelle ricerche riguardano una platea di persone che non è ristretta ai soli omosessuali nel senso moderno del termine (distinti cioè dai transessuali e da altri fenomeni di vera sessualità intermedia, fisica o affettiva). L’opera di Ellis, pur iniziata in collaborazione con Addington Symonds, prese poi, nel corso degli anni e dopo la morte di Symonds, una strada autonoma. Nell’edizione del 1927, devo dire “purtroppo”, l’impostazione di Symonds, che conosceva in prima persona il mondo omosessuale, è stata messa da parte per dare spazio alle classiche teorie mediche sull’omosessualità, astrattamente congetturali e ancora piene di pregiudizi.

CAPITOLO 6

LA TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

L’analisi di questi casi conduce direttamente a una questione di primaria importanza: Che cos’è l’inversione sessuale? Si tratta, come molti vogliono far credere, di un vizio abominevole acquisito, che deve essere sradicato con la prigione? o è, come pochi affermano, una varietà benefica delle emozioni umane che dovrebbe essere tollerata o addirittura favorita? Si tratta di una condizione di malattia che qualifica chi ne è affetto per il manicomio? o è una mostruosità naturale, un umano “divertimento”, le cui manifestazioni devono essere regolate quando diventano antisociali? Probabilmente c’è un elemento di verità in più di uno di questi punti di vista. Punti di vista molto divergenti sull’inversione sessuale sono in gran parte giustificati dalla posizione e dall’atteggiamento del ricercatore. È naturale che l’ufficiale di polizia debba trovare che i suoi casi sono in gran parte meri esempi di vizio disgustoso e di crimine. È naturale che il direttore del manicomio debba scoprire che abbiamo principalmente a che fare con una forma di follia. È altrettanto naturale che l’invertito sessuale stesso debba scoprire che lui e i suoi amici invertiti non sono così diversi dalle persone normali. Dobbiamo riconoscere l’influenza della deformazione professionale e personale e l’influenza dell’ambiente.

Ci sono state due correnti principali quanto ai punti di vista sull’inversione sessuale: una che cerca di allargare la sfera dell’acquisito (rappresentata da Binet, – che, comunque, ha riconosciuto la predisposizione, – Schrenck-Notzing, e recentemente i freudiani), l’altra che cerca di allargare la sfera della congenito (rappresentata da Krafft-Ebing, Moll, Féré, e oggi dalla maggior parte degli autori). C’è, come di solito accade, verità in entrambi questi punti di vista. Ma, dato che coloro che rappresentano il punto di vista dell’inversione acquisita spesso negano ogni elemento congenito, siamo chiamati a discutere la questione. Il punto di vista secondo il quale l’inversione sessuale è interamente spiegata attraverso l’influenza delle prime associazioni, o della “suggestione”, è attraente e, a prima vista, sembra essere supportata da quello che sappiamo sul feticismo erotico, attraverso il quale i capelli di una donna, o un piede o anche l’abbigliamento, diventano il fulcro delle aspirazioni sessuali di un uomo. Ma si deve ricordare che ciò che vediamo nel feticismo erotico è soltanto l’esagerazione di un impulso normale; ogni amante è in qualche misura eccitato dai capelli della sua amante, o dal piede, o dagli indumenti. Anche qui, dunque, c’è realmente ciò che può essere ragionevolmente considerato come un elemento congenito; e, inoltre, c’è ragione di credere che il feticista erotico di solito mostri ulteriori elementi congeniti ereditari di nevrosi. Pertanto, l’analogia col feticismo erotico non porta molto aiuto a coloro che sostengono che l’inversione è puramente acquisita. Si deve inoltre rilevare che questo argomento a favore dell’inversione acquisita o suggerita comporta logicamente l’affermazione che la sessualità normale è anch’essa acquisita o suggerita. Se un uomo viene attratto verso il proprio sesso, semplicemente perché il fatto o l’immagine di tale attrazione vengono portati davanti a lui, allora siamo costretti a credere che un uomo venga attratto verso il sesso opposto solo perché il fatto o l’immagine di tale attrazione è stata portata davanti a lui. Tale teoria è impraticabile. In quasi tutti i paesi del mondo gli uomini creano legami con altri uomini, e le donne con altre donne; se l’associazione e la suggestione fossero le uniche cause influenti, l’inversione, invece di essere l’eccezione, dovrebbe essere la regola per tutta la specie umana, se non, addirittura, per tutta la serie degli animali. Inoltre, dovremmo ammettere che l’istinto umano più fondamentale è costituito in modo da essere ugualmente ben adattato alla sterilità come a quella propagazione della specie che, come un dato di fatto, troviamo dominante in tutta la vita. Bisogna quindi mettere da parte del tutto l’idea che l’orientamento dell’impulso sessuale sia solo un fenomeno suggerito; una tale nozione è del tutto contraria all’osservazione e all’esperienza, e non si può inserire facilmente in uno schema biologico razionale.

I freudiani – sia le scuole ortodosse che quelle eterodosse – hanno talvolta contribuito, involontariamente o meno, a far rivivere l’idea ormai antiquata che omosessualità sia fenomeno acquisito, e, insistendo sul fatto che il suo meccanismo è un puramente psichico, anche se inconscio, hanno avvalorato l’idea che esso possa essere riadattato all’ordine normale con metodi psicoanalitici. Freud per primo ha steso una formulazione completa della sua visione dell’omosessualità in un piccolo e pregnante libro originale, Abhandlungen zur Sexualtheorie(1905), ed ha spesso toccato altrove l’argomento, come hanno fatto molti altri psicoanalisti, tra cui Alfred Adler e Stekel, che non appartengono alla scuola freudiana ortodossa. Quando gli invertiti sono studiati psicoanaliticamente, Freud crede che si constati che nella prima infanzia essi passino attraverso una fase di fissazione intensa ma breve su una donna, di solito la madre o forse una sorella. Poi, dato che una censura interna inibisce questo impulso incestuoso, essi lo superano da soli identificandosi con le donne e rifugiandosi nel narcisismo, e il sé diventa l’oggetto sessuale. Infine essi cercano maschi giovani simili a loro stessi, che amano come le loro madri li amavano. La loro ricerca degli uomini è determinata in questo modo dalla loro fuga dalle donne. Questo punto di vista è stato esposto non solo da Freud ma anche da Sadger, Stekel, e molti altri. [1] Freud stesso, tuttavia, è prudente nel precisare che questo processo rappresenta solo un tipo di stentata attività sessuale, e che il problema dell’inversione è complesso e diversificato.

Si può dire che questo punto di vista presuma una costituzione bisessuale come normale, e che l’omosessualità sorga dalla soppressione, a causa di qualche incidente, della componente eterosessuale, e dal percorso attraverso un processo autoerotico di narcisismo verso l’omosessualità. Su questa concezione freudiana generale dell’omosessualità si sono basate numerose varianti, e caratteristiche distinte sono state specificamente sottolineate, da singoli psicoanalisti. Così Sadger ritiene che, sotto l’individuo maschio amato dall’invertito, si nasconda una femmina, e che questo fatto può essere rilevato attraverso la psicoanalisi che rimuove lo strato superficiale del palinsesto psichico; egli ritiene che questa disposizione dell’invertito sia favorita da una mescolanza frequente di tratti maschili e femminili nei suoi parenti maschi; originariamente, “non è l’uomo che l’omosessuale ama e desidera, ma l’uomo e la donna insieme in un’unica forma”; l’elemento eterosessuale viene poi soppresso, e quindi rimane l’inversione pura. Inoltre, sviluppando il punto di vista Freudiano sull’importanza dell’erotismo anale (Freud, Sammlung Kleiner Schriften zur Neurosenlehre, vol. ii), Sadger pensa che sia anche la regola per un invertito passivo aver sperimentato l’erotismo anale nell’infanzia ed essere stato spesso sottoposto a clisteri, che hanno portato al desiderio dell’intromissione del pene nell’ano. (Medizinische Klinik, 1909, N. 2.) Jekels spinge questa dottrina oltre e dichiara che tutti gli invertiti sono in realtà invertiti passivi; l’invertito è, nel suo amore, egli afferma, insieme soggetto e oggetto; si identifica con la madre e vede nell’oggetto del suo amore la propria persona giovanile. E, Jekels si chiede, qual è lo scopo di questa riorganizzazione mentale? Può a malapena ottenere da altri, risponde, piuttosto che da parte della madre, la stimolazione della regione anale dell’oggetto, che è ormai diventato lui stesso, per procurarsi lo stesso piacere che durante l’infanzia ha vissuto quando sua madre soddisfaceva il suo erotismo anale. Jekels considera questo punto di vista come la continuazione e la concretizzazione dell’interpretazione di Freud; e il punto principale dell’omosessualità, anche quanto è passiva in modo evidente, diventa il desiderio di soddisfazione erotico-anale (L. Jekels, “Einige Bemerkungen zur Trieblehre,” Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Sept., 1913). La maggior parte degli psicoanalisti è cauta nel negare una base costituzionale o congenita dell’inversione, anche se lasciano la questione in background. Ferenczi, in un interessante tentativo di classificare l’omosessuale (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914), osserva: “L’indagine psicoanalitica mostra che sotto il nome di omosessualità sono riuniti insieme i più vari stati psichici, da un lato vere anomalie costituzionali (inversione o omoerotismo soggettivo), dall’altro condizioni ossessive psiconevrotiche (omoerotismo oggettivo o omoerotismo ossessivo). L’individuo del primo tipo si sente essenzialmente una donna che desidera essere amata da un uomo, mentre l’altro rappresenta una fuga nevrotica dalle donne piuttosto che una simpatia per gli uomini.” La base costituzionale è molto chiaramente accettata da Rudolf Ortvay che sottolinea (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Gennaio 1914) che la dottrina biologica dei caratteri recessivi e dominanti nell’ereditarietà contribuisce a rendere chiara la comparsa o la soppressione dell’omosessualità in una disposizione bisessuale. “Gli eventi infantili”, aggiunge, “che, secondo Freud, decidono i rapporti sessuali degli adulti, possono esercitare la loro funzione solo sulla base di una predisposizione biologica, essendo le impressioni infantili determinate dalla predisposizione ereditaria.” Isador Coriat, d’altra parte, pur riconoscendo due forme di inversione, incompleta e completa, afferma coraggiosamente che l’inversione non è mai congenita e mai trasmessa attraverso ereditarietà; è sempre “originata da un preciso meccanismo inconscio.” (Coriat, “Homosexuality,”New York Medical Journal, 22 Marzo 1913). Il punto di vista di Adler sull’omosessualità, come su altre condizioni collegate, differisce da quello della maggior parte degli psicoanalisti perché insiste sulla presenza di un difetto organico originario, che il soggetto cerca di trasformare in un punto di forza; egli accetta due componenti principali dell’inversione: una vaghezza quanto alle differenze sessuali e un processo di auto-assicurazione sotto forma di ribellione e di sfida, e anche la femminilità dell’invertito può diventare un metodo per guadagnare potere (A. Adler, Ueber den Neurösen Charakter, 1912, p. 21).

Il meccanismo della genesi dell’omosessualità avanzato da Freud non deve essere respinto in modo secco. Freud ha spesso manifestato l’intuizione del genio, e si astiene dal plasmare le sue concezioni in quelle forme rigide che sono state a volte adottate dagli psicoanalisti più dogmatici che lo hanno seguito. Né dobbiamo essere indebitamente scioccati dall’aria “incestuosa” del “complesso di Edipo”, [2] come è comunemente chiamato, che compare come componente del processo. La parola “incesto”, anche se è stata utilizzata dallo stesso Freud, sembra quasi una parola non corretta da applicare ai sentimenti vaghi ed elementari dei bambini, soprattutto quando quei sentimenti passano appena al di là di una fase di sentimenti non localizzata e quindi davvero pre-sessuale (nell’uso comune del termine “sessuale”), che può essere considerata naturale e normale. La concezione freudiana viene travisata e compromessa dall’affermazione che si tratta di “incesto”. [3] Quando un bambino ama sua madre con un intero amore, quell’amore comporta necessariamente i germi che nella vita adulta diventano separati e si sviluppano nell’amore sessuale, ma si è imprecisi nel dire che questo amore del bambino è “incestuoso”. È abbastanza facilmente immaginabile che il meccanismo psichico dello stabilirsi dell’omosessualità, in alcuni casi, sia stato corrispondente, al percorso descritto da Freud. Si può anche ammettere che, come gli psicoanalisti sostengono, il dichiarato horror feminæ occasionalmente ritrovato negli invertiti maschi possa plausibilmente essere considerato come il capovolgimento di una precoce e delusa attrazione femminile. Ma è impossibile considerare questo meccanismo invariabile o anche frequente. È abbastanza vero, e ho trovato ampie evidenze del fatto, che gli invertiti sono spesso strettamente legati alle loro madri, anche in misura maggiore di quanto accade di regola tra i bambini normali, e che spesso a loro piace essere costantemente in unione con le loro madri. Ma questa attrazione è molto fraintesa, se è considerata come un’attrazione specificamente sessuale. Infatti, il punto centrale di questa attrazione è che il ragazzo invertito sente vagamente la propria indole femminile e così tralascia i divertimenti non congeniali e la frequentazione del suo stesso sesso per la simpatia e la comunità di gusti che trova concentrata in sua madre. Quanto meno una tale associazione è la prova di un’attrazione sessuale, tanto più essa più essere ragionevolmente considerata la prova della sua assenza; proprio così come l’associazione dei ragazzi tra di loro, e delle ragazze tra di loro, anche nelle scuole co-educative [scuole miste], è la prova della prevalenza del sentimento eterosessuale rispetto al sentimento omosessuale. La conferma di questo punto di vista può essere trovata nel fatto, trascurato e talvolta anche negato dagli psicoanalisti, che spesso, anche nella prima infanzia e contemporaneamente a questa comunità di sentimenti con la madre, il ragazzo omosessuale sta già sperimentando il fascino predominante del maschio. Lo sente molto prima dell’età in cui narcisismo tende a verificarsi, o in cui la coscienza di sé è diventata sufficientemente sviluppata da permettere alla censura interna sulle emozioni non consentite di operare, o a qualsiasi fuga da esse di concretizzarsi. Inoltre, mentre la maggior parte degli autori sono stati raramente in grado di trovare una qualche prova evidente della attrazione sessuale del maschio invertito durante l’infanzia verso la madre o la sorella, [4] un’attrazione di questo tipo per il padre o il fratello sembra meno difficile da trovare, e se trovata, è incompatibile con il processo tipico freudiano. Ho potuto osservare che, tra le Storie qui riportate, ci sono almeno due chiari esempi di una tale attrazione durante l’infanzia. Va inoltre detto che qualsiasi teoria dell’eziologia dell’omosessualità che ometta di considerare il fattore ereditario dell’inversione non può essere ammessa. L’evidenza della frequenza dell’omosessualità tra i parenti stretti dell’invertito è ormai indiscutibile. L’ho ritrovata in una parte considerevole dei casi, e in molti di questi l’evidenza è indiscutibile e del tutto indipendente dalla dichiarazione del soggetto stesso, il cui parere potrebbe essere considerato forse di parte o inaffidabile. [5] Questo fattore ereditario sembra infatti essere richiamato dalla stessa teoria freudiana. A proposito di questa teoria abbiamo bisogno di sapere come sia possibile che il soggetto passi attraverso fasi psichiche, e raggiunga una disposizione emotiva, così diversa da quella della persona normale. L’esistenza di una tendenza ereditaria definita in una direzione omosessuale rimuove tale difficoltà. Freud stesso riconosce questo e chiaramente afferma una costituzione psico-sessuale congenita, che deve coinvolgere la predisposizione. Sulla base di un sondaggio generale, quindi, sembrerebbe che, sul versante psichico, possiamo accettare la realtà dei processi dinamici inconsci, che in casi particolari possono essere di tipo freudiano o simile. Ma mentre lo studio di tali meccanismi può illuminare la psicologia dell’omosessualità, essi lasciano inspiegati i fattori organici fondamentali ora accettati dalla maggior parte degli autori. [6]

Il modo più razionale di considerare l’istinto sessuale normale è di considerarlo un impulso biologico innato, che raggiunge il pieno sviluppo intorno al tempo della pubertà. [7] Durante il periodo dello sviluppo la suggestione e l’associazione possono venire a giocare un ruolo nel definire l’oggetto dell’emozione; il terreno è pronto, ma la varietà dei semi che possono prosperare in esso è limitata. Che ci sia una maggiore indefinitezza nello scopo dell’impulso sessuale in questo periodo si può ben crederlo. Ciò è dimostrato non solo da occasionali e timidi segnali di emozione sessuale diretti verso lo stesso sesso durante l’infanzia, ma dal carattere spesso ideale e non localizzato della passione normale anche durante la pubertà. Ma il canale dell’emozione sessuale non è per questo deviato in un percorso anomalo. Ogni volta che questo accade siamo tenuti a credere, e abbiamo molte ragioni per credere che, si tratta di un organismo che sin dall’inizio era anormale. Lo stesso seme della suggestione è seminato in vari terreni; in molti si spegne; in pochi fiorisce. La causa può essere solo una differenza nel terreno.

Se, dunque, dobbiamo postulare un’anomalia congenita per spiegare in modo soddisfacente almeno gran parte degli invertiti sessuali, in che cosa consiste questa anomalia? Ulrichs ha spiegato la questione dicendo che negli invertiti sessuali un corpo maschile coesiste con un’anima femminile: anima muliebris in corpore virili inclusa. Anche autori scientificamente eminenti, come Magnan e Gley, hanno adottato questa frase in una forma modificata, ritenendo che nell’inversione un cervello femminile è combinato con un corpo maschile o con ghiandole maschili. Questa, tuttavia, non è una spiegazione, cristallizza soltanto in un epigramma un’idea superficiale della questione. [8]

Possiamo probabilmente cogliere meglio la natura dell’anomalia se riflettiamo sullo sviluppo dei sessi e sulla bisessualità organica latente in ciascun sesso. In una fase iniziale di sviluppo i sessi sono indistinguibili, e per tutta la vita rimangono le tracce di questa primo terreno comune del sesso. Il pollo femmina mantiene in una forma rudimentale gli speroni che sono così grandi e formidabili nel suo signore, e, talvolta, essa sviluppa la capacità di cantare, o mette il piumaggio maschile. Tra i mammiferi il maschio possiede capezzoli inutili, che di tanto in tanto si sviluppano anche in seni, e la femmina possiede un clitoride, che è solo un pene rudimentale, e può anche svilupparsi. La persona sessualmente invertita di solito non possiede alcuna esagerazione di questi segni di comunità con l’altro sesso. Ma, come abbiamo visto, nelle persone invertite c’è un buon numero di più sottili approssimazioni al sesso opposto, sia sul piano fisico che sul piano psichico. Mettendo la materia in una forma puramente speculativa, si può dire che al concepimento l’organismo è dotato di circa il 50 per cento di germi maschi e di circa il 50 per cento di germi femminili, e che, col procedere dello sviluppo, o i germi maschili o quelli femminili prendono il sopravvento, fino a quando nell’individuo pienamente sviluppato rimangono solo pochi germi abortiti del sesso opposto. Nell’omosessuale, tuttavia, e nel bisessuale, possiamo immaginare che il processo non si è svolto normalmente, a causa di alcune peculiarità nel numero o nel carattere dei germi originali maschili o dei germi femminili, o di entrambi, il risultato è che abbiamo una persona che è organicamente intrecciata in una forma che è più adatta all’esercizio dell’impulso sessuale invertito rispetto all’impulso sessuale normale, oppure è altrettanto attrezzata per entrambi. [9]

La concezione della bisessualità latente di tutti, maschi e femmine, non può non essere abbastanza evidente agli osservatori intelligenti del corpo umano. Emerge in un primo periodo nella storia del pensiero filosofico, e fin dall’inizio è stata occasionalmente utilizzata per la spiegazione dell’omosessualità. il mito di Platone nel Simposio e le statue di ermafroditi dell’antichità mostrano come menti acute, che lavoravano per la scienza, si esercitavano con questi problemi. (Per uno studio completamente illustrato dell’antica concezione dell’ermafroditismo nella scultura vedi L. S. A. M. von Römer, “Ueber die Androgynische Idee des Lebens,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, pp. 711-939.) Parmenide, seguendo Alcmeone, il medico filosofo che scoprì che il cervello è l’organo centrale dell’intelligenza, osserva Gomperz (Greek Thinkers, Eng. tr., vol. i, p. 183), usava l’idea di variazione della percentuale di elementi generativi maschili e femminili per spiegare le idiosincrasie di carattere sessuale. Dopo un immenso intervallo Hössli, il modista maschile svizzero invertito, nel suo Eros (1838) ripresentò di nuovo il punto di vista greco. Schopenhauer, ancora una volta, riconobbe dal punto di vista filosofico la bisessualità dell’individuo umano (vedi Juliusburger, Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, 1912, p. 630), e Ulrichs, dal 1862 in poi, adottò una dottrina simile, su base platonica, per spiegare la costituzione “Uranista”. Dopo di ciò l’idea cominciò ad essere sviluppata più precisamente sul piano scientifico, anche se non, in un primo momento, con riferimento all’omosessualità, e più in particolare dai grandi pionieri della dottrina dell’evoluzione. Darwin sottolineò l’importanza dei fatti su questo punto, come più tardi Weismann, mentre Haeckel, che è stato uno dei primi darwiniani, negli ultimi anni ha chiaramente riconosciuto il peso sull’interpretazione dell’omosessualità del fatto che gli antenati dei vertebrati erano ermafroditi, come gli stessi vertebrati sono ancora nella loro forma embrionale (Haeckel, nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913, pp. 262-3, 287). Questo punto di vista, però, era stato proposto in precedenza da singoli medici, in particolare in America da Kiernan (American Lancet, 1884, e Medical Standard, Novembre e Dicembre 1888), e Lydston (Philadelphia Medical and Surgical Reporter, Settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892).

Nel 1893, nel suo L’Inversion Sexuelle, Chevalier, allievo di Lacassagne – che aveva già usato il termine “ermafrodismo morale” per questa anomalia – spiegava l’omosessualità  congenita con l’idea della bisessualità latente. Il Dr. G. de Letamendi, Preside della Facoltà di Medicina di Madrid, in un documento letto davanti al Congresso Medico Internazionale di Roma nel 1894, esposte un principio dell’ermafroditismo – un bipolarismo ermafrodita – che coinvolgeva l’esistenza di germi femminili latenti nel maschio, di germi maschili latenti nella femmina, germi latenti possono lottare per, e, talvolta, ottenere, la supremazia. Nel febbraio 1896, la prima versione di questo capitolo, che presentava la concezione dell’inversione come sviluppo psichico e somatico, sulla base di una bisessualità latente, fu pubblicata nel Centralblatt für Nervenheilkunde und Psychiatrie. Kurella (ib., Maggio 1890) ha adottato un punto di vista un po’ simile, sostenendo anche che l’inversione è una forma di transizione tra l’uomo completo o la donna completa e l’ermafrodita. In Germania, un paziente di Krafft-Ebing aveva elaborato la stessa idea, che collega l’inversione con la bisessualità fetale (ottava edizione della Psychopathia Sexualis, p. 227). Krafft-Ebing stesso in un primo momento semplicemente affermò che, congenita o acquisita, ci deve essere Belastung [una tara]; l’inversione è un “fenomeno di degenerazione”, un segno funzionale di degenerazione (Krafft-Ebing, “Zur Erklärung der conträren Sexualempfindung,” Jahrbuch für Psychiatrie, 1894). Nelle edizioni successive della Psychopathia Sexualis, tuttavia (dal 1896 in avanti, e in particolare nelloJahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901), si spinse più in là, adottando la spiegazione sulle base della bisessualità originaria (traduzione inglese della decima edizione, pp. 336-7). Usando più o meno lo stesso linguaggio che ho usato io, sostenne che c’era stato un conflitto tra i centri, e che l’omosessualità risulta da quel contrasto quando il centro antagonista a quello rappresentato dalle delle ghiandole sessuali ha la meglio, mentre ne risulta l’ermafroditismo psico-sessuale quando entrambi i centri sono troppo deboli per ottenere la vittoria, in entrambi i casi tale disturbo non sarebbe una degenerazione psichica o una malattia, ma semplicemente un’anomalia paragonabile ad una malformazione e abbastanza compatibile con la salute psichica. Questo è il punto di vista ormai ampiamente accettato dagli studiosi dell’inversione sessuale. (Molto materiale circa la storia di questa concezione è stato messo insieme da Hirschfeld, in Die Homosexualität, cap. xix, e prima in “Vom Wesen der Liebe”, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, pp. 111-133.)

Un punto di vista simile o affine si ritrova ormai costantemente in autori di prestigio scientifico che solo incidentalmente si interessano allo studio dell’inversione sessuale. Così Halban (“Die Entstehung des Geschlechtscharaktere”, Archiv für Gynäkologie, 1903) riguarda l’ermafroditismo, che si estenderebbe alla sfera psichica, come uno stato in cui un impulso sessuale doppio determina il corso dello sviluppo fetale e lo sviluppo successivo. Shattock e Seligmann (“True Hermaphroditism in the Domestic Fowl, with Remarks on Allopterotism,” Transactions of Pathological Society of London, vol. vii, parte i, 1906), sottolineando che la semplice atrofia delle ovaie non può spiegare la comparsa nell’uccello femmina di caratteri maschili, che non sono regressivi ma progressivi, sostiene che tali uccelli sono davvero bisessuali o ermafroditi, o perché la singola “ovaia” è in realtà bisessuale, come era il caso del pollo che ha esaminato, o perché le ghiandole sessuali sono accoppiate, una di sesso maschile e l’altra femminile, oppure perché c’è del tessuto maschile fuori luogo in un viscere vicino come il surrene o il rene, e gli elementi maschili si affermano quando gli elementi femminili degenerano. L’”Ermafroditismo”, concludono, “lungi dall’essere un fenomeno del tutto anomalo tra i vertebrati superiori, dovrebbe essere considerato piuttosto come un ritorno alla fase ancestrale primitiva in cui il bisessualismo era la disposizione normale …. Una volta chiarita la questione del vero ermafroditismo nell’uomo, sorge la domanda se non si verificano gradi minori …. una prova remota di bisessualità nel soggetto umano può, forse, essere fornita dal fenomeno psichico della perversione sessuale e dell’inversione.” Allo stesso modo in un caso di caratteri secondari maschili unilaterali in un fagiano altrimenti femminile, C. J.  James Bond ha più recentemente dimostrato (Sezione di Zoologia, Birmingham Meeting della British Medical Association, British Medical Journal, 20 Settembre, 1913) che un ovi-testicolo era presente, con tessuto ovarico degenerativo e con lo sviluppo di tessuto testicolare, queste isole di crescita attiva del tessuto maschile si possono trovare frequentemente, egli afferma, nelle ovaie che stanno degenerando delle femmine degli uccelli, che hanno messo un piumaggio maschile. Sir John Bland-Sutton, riferendosi al fatto che la conformazione esterna del corpo non offre alcuna certezza positiva sulla natura delle ghiandole sessuali interne, aggiunge (British Medical Journal, 30 ott, 1909): “È una giusta presunzione il fatto che alcuni esempi di frigidità sessuale e di perversione sessuale possano essere spiegati dalla possibilità che gli interessati possano possedere ghiandole sessuali opposte nel carattere a quelle indicate dalla configurazione esterna dei loro corpi.” Guardando la questione in modo più ampio e fondamentalmente nei suoi aspetti normali, Heape dichiara (Proceedings of the Cambridge Philosophical Society, vol. xiv, parte ii, 1907) che “non esistono animali totalmente maschi o totalmente femmine, ma tutti contengono un sesso dominante e un sesso recessivo, ad eccezione di quegli ermafroditi in cui i due sessi sono equamente rappresentati …. mi sembra che ci siano molte prove del fatto che non esiste una cosa come un maschio puro o femmina pura.” F. H. A. Marshall, ancora una volta, nel suo manuale standard, The Physiology of Reproduction (1910, p. 655 et seq.), è incline ad accettare la stesso punto di vista. “Se è vero”, osserva, “che tutti gli individui sono potenzialmente bisessuali e che circostanze diverse, che conducono ad un diverso metabolismo, possono, in casi eccezionali, anche nella vita adulta, causare lo sviluppo dei caratteri recessivi, sembrerebbe estremamente probabile che il dominio di un insieme di caratteri sessuali rispetto all’altro possa essere determinato in alcuni casi in una fase iniziale dello sviluppo in risposta ad uno stimolo che può essere interno o esterno.” Così anche Berry Hart (“Atypical Male and Female Sex-Ensemble,” una comunicazione letta davanti all’Edinburgh Obstetrical Society, British Medical Journal, 20 Giugno 1914, p. 1355) considera il maschio normale o la femminile normale individui che incarnano il massimo degli organi potenti del loro proprio sesso con un minimo di organi non potenti dell’altro sesso, con tratti sessuali secondari congruenti. Qualsiasi aumento in quel minimo comporta la diminuzione del massimo e la non congruenza dei caratteri secondari.

Vediamo così che l’antica concezione medico-filosofica della bisessualità organica avanzata dai Greci come la chiave per la spiegazione dell’inversione sessuale, dopo essere sparita dalla vista per duemila anni, è stata ripresa all’inizio del XIX secolo da due filosofi dilettanti che sono stati loro stessi invertiti (Hössli e Ulrichs), così come da un filosofo vero e proprio che non era invertito (Schopenhauer). Poi la concezione della bisessualità latente, indipendentemente dalla omosessualità, è stata sviluppata dal lato puramente scientifico (da Darwin e dagli evoluzionisti in genere). Nella fase successiva questa concezione è stata adottata dalle autorità scientifiche psichiatriche e di altre discipline che si occupano di omosessualità (Krafft-Ebing e la maggior parte degli altri studiosi). Infine, embriologi, fisiologi del sesso e biologi in generale, non solo accettano il concetto di bisessualità, ma ammettono che probabilmente esso aiuta a spiegare l’omosessualità. In questo modo si può dire che l’idea sia passata nel pensiero corrente. Non possiamo affermare che essa costituisca una spiegazione adeguata dell’omosessualità, ma ci consente in qualche modo di capire quello che per molti è un enigma misterioso, e fornisce una base utile per la classificazione non solo dell’omosessualità, ma anche delle altre anomalie sessuali miste o intermedie nello stesso gruppo. Le principali di queste anomalie sessuali intermedie sono: (1) l’ermafroditismo fisico nelle sue varie fasi; (2) il ginandromorfismo, o l’eunucoidismo, in cui gli uomini possiedono caratteri simili a quelli dei maschi che sono stati castrati precocemente e le donne possiedono simili caratteri maschili; (3) l’inversione sesso-estetica, o Eonismo (travestitismo di Hirschfeld o cross-dressing), in cui, al di fuori delle emozioni specificamente sessuali, gli uomini possiedono i gusti delle donne e le donne quelli degli uomini.

Hirschfeld ha discusso questi stadi sessuali intermedi in varie opere, soprattutto in  Geschlechtsübergänge (1905), Die Transvestiten (1910), e cap. xi di Die Homosexualität. L’ermafroditismo (la cui realtà è stata solo di recente riconosciuta ed è ancora contestata) e lo pseudoermafroditismo; nelle loro varianti fisiche sono pienamente affrontati nella grande opera, riccamente illustrata, Hermaphroditismus beim Menschen, di F. L. von Neugebauer, di Varsavia. Neugebauer ha pubblicato uno studio precedente e più breve sull’argomento nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen vol. IV, 1902, pp. 1-176, con una bibliografia nel vol. viii (1906) dello stesso Jahrbuch, pp. 685-700. Hirschfeld sottolinea il fatto che né l’ermafroditismo né l’eunucoidismo sono comunemente associati con l’omosessualità, e che gran parte dei casi di travestitismo, come definito da lui, sono eterosessuali. La vera inversione sembra, tuttavia, che si trovi non di rado tra gli pseudoermafroditi; Neugebauer ne registra numerosi casi; Magnan ha pubblicato un caso di una bambina allevata come in ragazzo (Gazette médical de Paris, 31 Marzo 1911) e Lapointe un caso in un uomo cresciuto come una ragazza (Revue de psychiatrie, 1911, p. 219). Tali casi possono essere spiegati con l’allenamento e con le associazioni coinvolte dall’errore precoce nel riconoscimento del sesso, e forse ancora di più con una predisposizione davvero organica all’omosessualità, anche se i caratteri sessuali psichici non sono necessariamente legati alla coesistenza di corrispondenti ghiandole sessuali.  Halban (Archiv für Gynäkologie, 1903) si spinge fino a classificare l’omosessuale come un “vero pseudo-ermafrodita”, esattamente paragonabile con un uomo con un seno femminile o con una donna con la barba, e propone di chiamare l’omosessualità “pseudo-ermafroditismo mascolino psichico”. Questo, tuttavia, è un’inutile e poco soddisfacente confusione.

Posizionare il gruppo di fenomeni omosessuali tra altri gruppi intermedi su una base bisessuale organica è una classificazione conveniente. Non la si può considerare certamente una spiegazione completa. È probabile che si possa, in ultima analisi, trovare una fonte più fondamentale di questi vari fenomeni nel gioco di stimolazione o inibizione delle secrezioni interne. [10] La nostra conoscenza dell’associazione intima tra gli ormoni e i fenomeni sessuali è già sufficiente a rendere comprensibile una tale spiegazione; la complessa interazione delle secrezioni ghiandolari interne e la loro responsabilità nel far variare disturbi in equilibrio potrebbe essere sufficiente a spiegare la complessità dei fenomeni. Questo sarebbe in armonia con ciò che sappiamo delle occasionali manifestazioni ritardate dell’omosessualità, e non sarebbe in contrasto con la loro natura congenita, perché sappiamo che uno stato disordinato del timo, per esempio, può essere ereditario, e si ritiene che lo stato linfatico possa essere o innato o acquisito. [11] I caratteri sessuali normali sembrano dipendere in gran parte dal coordinamento delle secrezioni interne, ed è ragionevole supporre che le deviazioni sessuali dipendono dal loro mancato coordinamento. Se un uomo è un uomo, e una donna una donna, (come dice Blair Bell) per la totalità delle loro secrezioni interne, gli stadi intermedi tra l’uomo e la donna devono essere prodotti dalla ridistribuzione di quelle secrezioni interne. [12]

Sappiamo che varie secrezioni interne possiedono un effetto sessuale significativo. Così l’atrofia del timo sembra essere collegata con lo sviluppo sessuale alla pubertà; la tiroide rafforza le ghiandole genitali; l’ipersviluppo surrenale può produrre in una femmina le caratteristiche secondarie del maschio, così come può causare sviluppo precoce di mascolinità; ecc. “Un’alterazione del metabolismo”, come suggerisce F. H. A. Marshall, “anche abbastanza tardi nella vita, può avviare cambiamenti nella direzione del sesso opposto.” Si può così trovare che processi chimici metabolici possono fornire una chiave per variazioni sessuali complesse e sottili, sia somatiche che psichiche, anche se dobbiamo ancora considerare tali processi come derivanti da una predisposizione innata.

Qualunque sia la sua ultima spiegazione, l’inversione sessuale può quindi ragionevolmente essere considerato un “gioco”, o una variazione, una di quelle aberrazioni biologiche che vediamo in tutta la natura vivente, nelle piante e negli animali.

Non stiamo affermando, come avrei cura sottolineare, che un istinto sessuale invertito, o un organo per tale istinto, è sviluppato nella prima vita embrionale; tale concetto viene giustamente respinto come assurdo. Quello che possiamo ragionevolmente considerare come formato in una fase iniziale di sviluppo è strettamente una predisposizione; vale a dire, quella modificazione dell’organismo che diventa più adattato rispetto all’organismo normale o medio a provare attrazione sessuale verso lo stesso sesso. L’invertito sessuale può quindi essere approssimativamente confrontato con l’idiota congenito, col criminale istintivo, o con l’uomo di genio, che non sono tutti rigorosamente concordanti con la variante biologica comune (perché questa differenza è di carattere meno sottile), ma che diventano un po’ più comprensibili per noi se consideriamo le loro affinità alle varianti. Symonds confrontava l’inversione al daltonismo; e tale confronto è ragionevole. Proprio come la persona daltonica ordinaria è congenitamente insensibile a quei raggi rosso-verdi, che sono appunto i più impressionanti per l’occhio normale, e dà un valore esteso agli altri colori, trovando che il sangue è dello stesso colore dell’erba e una carnagione florida è blu come il cielo, – così un invertito non riesce a vedere valori emotivi evidenti alle persone normali, trasferendo di quei valori su associazioni emotive che, per il resto del mondo, sono assolutamente diverse. Oppure si può confrontare l’inversione con un fenomeno come l’ascolto del colore, in cui non c’è propriamente un difetto come un’anomalia delle tracce nervose che producono combinazioni nuove e involontarie. Proprio come l’ascoltatore del colore associa istintivamente colori con suoni, come la giovane donna giapponese che osservava durante l’ascolto del canto, “la voce di quel ragazzo è di colore rosso!” così l’invertito ha le sue sensazioni sessuali collegate con oggetti che normalmente sono privi di interesse sessuale. [13] E l’inversione, come l’ascolto del colore, si trova più comunemente nei soggetti giovani, e tende a diventare meno marcata, o a spegnersi, dopo la pubertà . L’ascolto del colore, mentre è un fenomeno anomalo, questo va detto, non può essere definito una condizione patologica, ed è probabilmente molto meno frequentemente associato con altre stigmate anormali o degenerative rispetto all’inversione; vi è spesso un elemento congenito, indicato dalla tendenza alla trasmissione ereditaria, mentre le associazioni sono sviluppate molto precocemente nella vita, e sono troppo regolari per essere il semplice risultato della suggestione. [14]

Tutte queste variazioni organiche sono anormalità. È importante che noi abbiamo una chiara idea di ciò che è un’anormalità. Molte persone immaginano che ciò che è anormale è necessariamente patologico. Ma non è così, a meno che non diamo alla parola patologico un’estensione scomoda e illegittimamente larga. È sia scomodo che inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio, come di malattie nello stesso senso in cui si parla di scarlattina o di tubercolosi o di paralisi generale, come malattie. Ogni anormalità congenita è senza dubbio dovuta ad una peculiarità nello sperma o negli ovuli o nella loro mescolanza, o a qualche disturbo nel loro sviluppo iniziale. Ma lo stesso può dirsi senza dubbio delle normali differenze tra fratelli e sorelle. È ben vero che alcune di queste aberrazioni possono essere dovute a una malattia prenatale, ma chiamarle anormali non è cosa che si debba dare per scontata. Se si pensa che ci sia bisogno di una qualche autorità per sostenere questo punto di vista, facciamo fatica a trovarne una più pesante di quella di Virchow, che più volte ha insistito sul giusto uso della parola “anomalia”, e ha insegnato che, anche se un’anomalia può costituire un predisposizione alla malattia, lo studio delle anomalie-patologiche, come le chiamava lui, o della teratologia come forse preferiamo chiamarla noi – non è lo studio della malattia, che egli ha definito nosologia; lo studio dell’abnorme è perfettamente distinto dallo studio del morboso. Virchow ritiene che la regione dell’anormale sia la regione del patologico, e che lo studio della malattia debba essere considerato distintamente come nosologia. Se noi adottiamo questa terminologia, o se consideriamo lo studio dell’anormale come parte della teratologia, è una questione secondaria, che non pregiudica la giusta comprensione del termine “anomalia” e la sua dovuta differenziazione dal termine “malattia”.

Nel corso della riunione di Innsbruck della Società Antropologica Tedesca, nel 1894, Virchow così si è espresso: “Nei tempi antichi un’anomalia era chiamata πάθος, e in questo senso ogni deviazione dalla norma è per me un evento patologico, Se abbiamo costatato un simile evento patologico siamo spinti oltre a chiederci che cosa fosse il pathos, la causa specifica di esso … Questa causa può essere, per esempio, una forza esterna, o una sostanza chimica o un agente fisico, che produce nella condizione normale del corpo un cambiamento, un’anomalia (πάθος). Questa può diventare ereditaria in alcune circostanze, e quindi può diventare il fondamento di alcuni piccoli caratteri ereditari che si propagano in una famiglia; in se stessi appartengono alla patologia, anche se non producono lesioni, perché devo osservare che patologico non significa dannoso, non indica malattia, malattia in greco è νὁσος, ed è la nosologia che si occupa delle malattie. La patologia in alcune circostanze può essere vantaggiosa” (Correspondenz-blatt Deutsch Gesellschaft für Anthropologie, 1894). Queste osservazioni sono interessanti quando cerchiamo di trovare le più ampie basi di una anomalia come l’inversione sessuale.

Questa stessa distinzione è stata più recentemente sottolineata dal Professor Aschoff (Deutsche medizinische Wochenschrift, 3 Febbraio 1910,.. del British Medical Journal, 9 aprile 1910, p 892), contro Ribbert ed altri che vorrebbero indebitamente limitare il concetto di πάθος. Aschoff sottolinea che, non solo per il gusto della precisione e dell’uniformità terminologica, ma per ragionare con chiarezza, è auspicabile che si debba mantenere una distinzione rispetto alla quale Galeno e gli antichi medici erano molto precisi. Hanno usato πάθος come termine più ampio che coinvolge l’affetto (affectio), in generale, non necessariamente come compromissione del tessuto vitale; quando questo era coinvolto si usava νὁσος, malattia. Dobbiamo riconoscere la distinzione, anche se rifiutiamo la terminologia.

Bisogna dire qualche parola sulla connessione tra inversione sessuale e degenerazione. In Francia in particolare, fin dai tempi di Morel, delle stimmate della degenerazione si è molto parlato. L’inversione sessuale è spesso considerata come una di quelle: vale a dire, come una sindrome episodica di una malattia ereditaria, che prende il suo posto accanto ad altre stimmate psichiche, come la cleptomania e la piromania. Krafft-Ebing a lungo ha considerato in questo modo l’inversione; è il punto di vista di Magnan, uno dei primi investigatori dell’omosessualità; [15] ed è stato adottato da Möbius. A rigor di termini, l’invertito è un degenerato; si è allontanato dal suo genere. Tale è anche una persona daltonica. Ma la concezione di Morel di degenerazione è stata purtroppo banalizzate e volgarizzata. [16] Per come stanno adesso le cose, otteniamo ben poche informazioni o addirittura nessuna dal sentirci dire che una persona è un “degenerato”. È solo, come Näcke costantemente ha sostenuto, quando troviamo un complesso di anomalie ben marcate che siamo abbastanza giustificati nell’affermare che abbiamo a che fare con una condizione di degenerazione. L’inversione si ritrova talvolta in una tale condizione. Ho, infatti, già cercato di suggerire che una condizione di anormalità minore, diffusa può essere considerata come una base dell’inversione congenita. In altre parole, l’inversione è legata a una modifica dei caratteri sessuali secondari. Ma queste anomalie e modifiche non sono invariabili, [17] e di solito non sono di carattere grave; l’inversione è rara nella persona profondamente degenerata. Non è auspicabile chiamare queste modifiche “stigmate della degenerazione”, un termine che rischia di scomparire dalla terminologia scientifica, per diventare un mero termine di abuso letterario e giornalistico. Tanto si può dire di una concezione o di una frase, di cui si è fatto fin troppo uso nella letteratura popolare. Nel migliore dei casi rimane un’espressione vaga e inadatta per un uso scientifico. È ormai ampiamente riconosciuto che è poco utile descrivere l’inversione come una degenerazione. Näcke, che attribuiva significato alle stimmate della degenerazione quando erano numerose, è stato particolarmente attivo nel sottolineare che gli invertiti non sono degenerati, e spesso è tornato su questo punto. Löwenfeld, Freud, Hirschfeld, Bloch, Rohleder, tutti rifiutano la concezione dell’inversione sessuale come una degenerazione.

Moll non è ancora in grado di abbandonare del tutto la posizione secondo la quale, dato che l’inversione comporta una disarmonia tra la disposizione psichica e la conformazione fisica dobbiamo considerarla come morbosa, e riconosce (come Krafft-Ebing) giusto il punto di vista secondo i quale è al livello di una deformità, cioè, di una anormalità paragonabile all’ermafroditismo fisico. (A. Moll, “Sexuelle Zwischenstufen,” Zeitschrift für Aerztliche Fortbildung, n. 24, 1904) Näcke ha più volte sottolineato l’opinione che l’inversione sia un’anomalia congenita non morbosa; e nell’ultimo anno della sua vita, ha scritto (Zeitschrift für die Gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol. xv, Heft 5, 1913): “Non dobbiamo concepire l’omosessualità come una degenerazione o una malattia, ma tutt’al più come un’anomalia, a causa di un disturbo dello sviluppo.” Löwenfeld, un osservatore clinico sempre prudente e sagace, concordando con Näcke e Hirschfeld, riguarda l’inversione certamente come un’anomalia, ma non per questo morbosa; essa può essere associata con la malattia e la degenerazione, ma di solito è semplicemente una variazione dalla norma, non deve essere considerata come morbosa o degenerata, e non deve sminuire il valore dell’individuo in quanto membro della società (Löwenfeld, Ueber die sexuelle Konstitution, 1911, p. 166; anche Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Febbraio 1908, and Sexual-Probleme, Aprile 1908).  Aletrino di Amsterdam spinge l’opinione che l’inversione sia un’anomalia non morbosa ad un estremo indebito asserendo che “l’uranista è una normale varietà della specie homo sapiens” (“Uranisme et Dégénérescence,” Archives d’Anthropologie Criminelle, Agosto-Settembre 1908); l’inversione può essere considerata (nel senso corretto del termine qui adottato) una anomalia patologica, ma non una varietà umana antropologica paragonabile al Negro o all’uomo della Mongolia. (Per ulteriori opinioni a favore dell’inversione come anomalia, vedere Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 388 e segg.)

L’inversione sessuale, quindi, rimane una anomalia congenita, da classificare con altre anomalie congenite che hanno concomitanze psichiche. Per lo meno tale anomalia congenita di solito esiste come una predisposizione all’inversione. È probabile che molte persone passino attraverso il mondo con una predisposizione congenita all’inversione che rimane sempre latente e non risvegliata; in altre persone l’istinto è così potente che si apre a forza la sua strada a dispetto di tutti gli ostacoli; in altre ancora, la predisposizione è più debole, e una potente causa eccitante ha un ruolo predominante.

Siamo così condotti alla considerazione delle cause che eccitano la predisposizione latente. Una grande varietà di cause è considerata capace di eccitare l’inversione sessuale. È solo necessario parlare di quelle che ho trovato influenti. La prima che ci si presenta è il nostro sistema scolastico, con la sua segregazione dei ragazzi e delle ragazze separati gli uni dalle altre, durante i periodi della pubertà e dell’adolescenza. Molti invertiti non sono mai andati a scuola, e molti di coloro che ci sono stati passano attraverso la vita scolastica senza formare alcuna relazione appassionata o sessuale; ma ne resta un gran numero che data lo sviluppo dell’omosessualità dalle influenze e dagli esempi della vita scolastica. Le impressioni ricevute in quel periodo non sono meno potenti perché sono spesso puramente sentimentali e senza alcuna commistione sensuale evidente. Che siano sufficientemente potenti per generare da sole l’inversione permanente può essere dubbio, ma, se è vero che nei primi anni di vita gli istinti sessuali sono meno definitamente determinati rispetto a quando l’adolescenza è completa, e comunque concepibile, anche se non dimostrato, che un’impressione molto forte, che agisce anche su un organismo normale, possa causare l’arresto dello sviluppo sessuale sul lato psichico.

Un’altra causa che eccita l’inversione è la seduzione. Intendo dire l’iniziazione del giovane ragazzo o della ragazza da parte di qualche persona più grande e più esperta, in cui l’inversione è già sviluppata, e che cerca la gratificazione dell’istinto anormale. Questo sembra essere un incidente non raro nella storia degli invertiti sessuali. Che tale seduzione, a volte un atto brusco e sconsiderato di mera gratificazione sessuale – possa da se stessa produrre un gusto per l’omosessualità è altamente improbabile; in individui non già predisposti è molto più probabile che produca disgusto, come nel caso del giovane Rousseau. “Può essere sedotto solo colui che”, come dice Moll, “è in grado di essere sedotto.” Non c’è dubbio che accade di frequente in queste, come spesso accade in più normali “seduzioni”, che la vittima abbia offerto un invito volontario o involontario.

Un’altra causa eccitante dell’inversione, alla quale di solito è attribuita poca importanza, ma che trovo avere un certo peso, è la delusione nell’amore normale. Succede che un uomo in cui l’istinto omosessuale è ancora solo latente, o in ogni caso tenuto in uno stato di repressione, cerchi di formare una relazione con una donna. Questa relazione può essere ardente su uno o entrambi i lati, ma – spesso, senza dubbio, per l’omosessualità latente dell’amante – finisce nel nulla. Queste delusioni d’amore, in una forma più o meno grave, si verificano in un momento o in un altro per quasi tutti. Ma in queste persone la delusione provata con una singola donna costituisce un motivo abbastanza forte per produrre il disgusto nell’amante verso tutto il sesso femminile e per rivolgere la sua attenzione verso il proprio sesso. È evidente che un istinto che può essere deviato in questo modo difficilmente può essere forte, e sembra probabile che in alcuni di questi casi, l’episodio d’amore normale serva semplicemente per fare comprendere in modo chiaro all’invertito il fatto che egli non è fatto per l’amore normale. In altri casi, a quanto pare, – soprattutto quelli che sono un po’ deboli di mente e squilibrati, – una delusione d’amore avvelena veramente l’istinto normale, e un amore più o meno impotenti per le donne diventa un amore altrettanto impotente per gli uomini. La prevalenza dell’omosessualità tra le prostitute può essere, in larga misura, spiega con un disgusto simile e meglio fondato verso la sessualità normale. [18]

Questi tre fattori, quindi, – l’esempio a scuola, la seduzione e la delusione dell’amore normale, – che tutti allontanano il soggetto dal sesso opposto e lo fanno concentrare sul suo stesso sesso, sono le cause eccitanti dell’inversione; ma richiedono una predisposizione organica favorevole sulla quale agire, mentre c’è un gran numero di casi in cui assolutamente nessuna causa eccitante può essere trovata, ma in cui, dalla prima infanzia, l’interesse del soggetto sembra essere rivolto al suo sesso, e continua ad essere rivolto nello stesso modo per tutta la vita.

A questo punto concludo l’analisi della psicologia dell’inversione sessuale così come mi si presenta. Ho solo cercato di mettere in evidenza i punti più salienti, trascurando i punti minori, trascurando anche quei gruppi di invertiti che possono essere considerati di secondaria importanza. L’invertito medio, si muove nella società ordinaria, è una persona di salute generale media, anche se molto spesso con rapporti ereditari che sono marcatamente nevrotici. Egli è di solito oggetto di una anomalia congenita predisponente, o di un complesso di anomalie minori, che rendono difficile o impossibile per lui sentire attrazione sessuale per il sesso opposto, e facile sentire attrazione sessuale per il proprio sesso. Questa anomalia o compare spontaneamente fin dal principio, attraverso lo sviluppo o l’arresto dello sviluppo, o è risvegliata da qualche circostanza accidentale.

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[1] Vedi passim, Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, Zentralblatt für Psychoanalyse, and Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse; anche Sadger, “Zur Aetiologie der Konträren Sexualempfindung,” Medizinische Klinik, 1909, n. 2.

[2] Per una esposizione di questo da parte di un rappresentante inglese delle dottrine freudiane, vedi Ernest Jones, “The Œdipus Complex As An Explanation of Hamlet’s Mystery,” American Journal of Psychology, Gennaio 1910.

[3] L’amore delle relazioni può essere sfumato da tutti i gradi di amore sessuale, alcuni dei quali sono così deboli e vaghi che non possono essere considerati innaturali o anormali; è fuorviante definirli incestuosi. Il romanziere russo, Artzibascheff, nel suo Sanine ha descritto l’affetto di un fratello per la sorella come toccato da una percezione del suo fascino sessuale (mi riferisco alla traduzione francese), e il libro è di conseguenza stato molto accusato ingiustamente come “incestuoso”, anche se l’atteggiamento descritto è molto pallido e convenzionale rispetto alla passione romantica cantata nel Laon and Cythna di Shelley, o alla tragica esaltazione della stessa passione nella grande opera di Ford, “‘Tis Pity She’s a Whore.” [Peccato che sia una puttana.]

[4] Così Numa Praetorius, un osservatore sagace con una vasta e approfondita conoscenza dell’omosessualità, si ritrova del tutto incapace di accettare il “complesso di Edipo” come spiegazione dell’inversione (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, luglio 1914, p. 362).

[5] Non si può affermare che la frequenza dell’inversione tra i parenti di invertiti sia una coincidenza casuale, perché va ricordato che poche stime della prevalenza dell’inversione forniscono una percentuale superiore al 3 per cento.

[6] Si veda anche una discussione del punto di vista freudiano fatta da Hirschfeld, che conclude (Die Homosexualität, p. 344) che possiamo accettare solo il meccanismo freudiano come raro, e in ogni caso subordinato alla predisposizione organica.

[7] È stato del tutto negato da alcuni (Meynert, Näcke, etc.) che ci sia un qualche istinto sessuale. Tanto vale, quindi, spiegare in che senso uso la parola. (“Analysis of the Sexual Impulse” nel vol. iii di questi Studi.) Voglio dire un’attitudine ereditata la cui esecuzione richiede normalmente per la sua piena soddisfazione la presenza di una persona del sesso opposto. Si potrebbe affermare che non esiste una cosa come un istinto per il cibo, che è tutto imitazione, ecc.. In un certo senso questo è vero, ma la base rimane automatica. Un pollo nato da un incubatore non ha bisogno di una gallina che gli insegni a mangiare. Sembra che scopra il mangiare e il bere, per così dire, per caso, in un primo momento mangiando goffamente e mangiando ogni cosa, fino a quando non viene a sapere quello che soddisferà meglio il suo meccanismo biologico. Non c’è istinto alimentare, può essere, ma vi è un istinto che viene soddisfatto solo dal cibo. È lo stesso con l’”istinto sessuale”. Le abitudini sperimentali e onnivore del pulcino appena uscito dall’uovo possono essere confrontate con l’incertezza dell’istinto sessuale durante la pubertà, mentre il pervertito sessuale è come un pollo che dovrebbe portare avanti in età adulta un appetito per la lana pettinata e la carta. Si può aggiungere che la questione della natura ereditaria dell’istinto sessuale è stata esaurientemente discussa e decisamente affermata da Moll nel suoUntersuchungen über die Libido Sexualis,, 1898. Moll attribuisce importanza all’ereditarietà delle attitudini normali per la reazione sessuale, quando sono di un grado molto debole, come fattore di sviluppo delle perversioni sessuali.

[8] Questo punto di vista è stato ripreso in forma modificata da Näcke (Zeitschrift für die gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol XV, Heft 5, 1913.), che suppone che ci possa essere un anatomico “centro omosessuale” nel cervello; vale a dire, un centro di libido femminile nell’uomo invertito e un centro di libido maschile nella donna invertita. Egli ha espresso la speranza che in futuro i cervelli di persone invertite siano più attentamente studiati.

[9] Non presento questo punto di vista come qualcosa di più di un quadro che ci aiuta a capire i fenomeni reali di cui egli è testimone in materia di omosessualità, anche se posso aggiungere che un teratologista così abile come il Dr. J. W. Ballantyne considera che “sembra una teoria possibile.”

[10] Questa spiegazione dell’omosessualità è già stata provvisoriamente presentata. Così, Iwan Bloch (Sexual Life of Our Time, cap. xix, Appendice) suggerisce vagamente una nuova teoria dell’omosessualità come dipendente da agenti chimici. Hirschfeld ritiene inoltre (Die Homosexualität, cap. xx) che lo studio delle secrezioni interne è la via per capire le più profonde basi dell’inversione.

[11] A. E. Garrod, “The Thymus Gland in its Clinical Aspects,” British Medical Journal, 3 Ottobre 1914.

[12] ”La femmina pura e il maschio puro sono prodotti da tutte le secrezioni interne,” Blair Bell, “The Internal Secretions,” British Medical Journal, Nov. 15, 1913.

[13] Dopo che questo capitolo fu pubblicato per la prima volta (nel Centralblatt für Nervenheilkunde, febbraio 1896), anche Féré ha confrontato l’inversione congenita col daltonismo e simili anomalie (Féré, “La Descendance d’un Inverti,” Revue Générale de Clinique et Thérapeutique, 1896), mentre Ribot faceva riferimento all’analogia con l’ascolto del colore (Psychology of the Emotions, parte II, cap. VII).

 [14] Vedi, per esempio, Flournoy, Des phénomènes de Synopsie, Ginevra 1893; e per una breve discussione dei fenomeni generali della sinestesia, E. Parish, Hallucinations and Illusions (Contemporary Science Series), capitolo vii; Bleuler, articolo “Secondary Sensations,” in Tuke’s Dictionary of Psychological Medicine; e Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, pp. 181-4.

[15] Magnan negli ultimi anni ha ribadito questo punto di vista (“Inversion Sexuelle et Pathologic Mentale,” Revue de Psychothérapie, March, 1914): “L’invertito è una persona malata, un degenerato.”

[16] È questo fatto che ha spinto gli Italiani ad essere timidi nell’usare la parola “degenerazione”; così, Marro, nella sua grande opera, I Caratteri dei Delinquenti, ha fatto un notevole tentativo di analizzare i fenomeni concentrati insieme come degenerati in tre gruppi: atipici, atavici e morbosi.

[17] Hirschfeld e Burchard tra 200 invertiti hanno trovato stimmate pronunciate di degenerazione solo nel 16 per cento dei casi. (Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xx.)

[18] L’alcol è stato a volte considerato una causa eccitante importante dell’omosessualità, e l’alcolismo non è certo raro nell’eredità degli invertiti; secondo Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 386) è ben marcato in uno dei genitori in oltre il 21 per cento, dei casi. Ma probabilmente non ha più influenza come una causa scatenante nella singola persona omosessuale che nella singola persona eterosessuale. Dal punto di vista freudiano, anzi, Abraham ritiene (Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 8, 1908) che, anche in persone normali l’alcool rimuova l’inibizione da una omosessualità latente, e Juliusburger dallo stesso punto di vista (Zentralblatt für Psychoanalyse, Heft 10 e 11, 1912 ) ritiene che la tendenza alcolica sia inconsciamente suscitata dall’impulso omosessuale al fine di raggiungere la propria gratificazione. Ma possiamo accettare le conclusioni di Näcke (Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, vol. LXVIII, 1911, p. 852), che (1) l’alcol non può produrre l’omosessualità in soggetti non predisposti, che (2) può suscitarla in coloro che sono predisposti, che (3) l’azione dell’alcol è la stessa sull’omosessuale e sull’eterosessuale, e che (4) l’alcolismo non è comune tra gli invertiti.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5446

IDENTITÀ GAY PROFONDA E STEREOTIPI SECONDO HAVELOCK ELLIS

Con questo post si conclude la presentazione del quino capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale (cioè in termini moderni sulla omosessualità). Potrete leggere nel testo di seguito riportato sia cose che caratterizzano profondamente l’identità gay e la connotano proprio sotto il profilo morale, sia cose assolutamente assurde, cioè veri e propri stereotipi gay, ancora ampiamente e spesso autorevolmente accreditati un secolo fa ed ora svuotati di ogni senso da una infinità di riscontri che un secolo fa erano del tutto impossibili.

Nella sostanza, nelle pagine seguenti si alternano osservazioni oggettive basate su una conoscenza diretta e ampia di persone omosessuali e preconcetti di vario tipo sulla omosessualità, dai quali nemmeno Havelock Ellis era realmente libero, nonostante la serietà e l’impegno del suo lavoro scientifico. Ellis scrive brani di mirabile sintesi nei quali i gay si ritrovano anche oggi come cento anni fa, come il seguente:

“C’è un certo interesse nel delineare  l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.

Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.””

A brani come il precedente si alternano brani intessuti di banalità ma non privi di un certo interesse come documenti di vera umanità, come il seguente:

“Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca, l’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.””

Vi lascio alla lettura integrale del testo e vi ricordo che il libro di Ellis, nella mia traduzione, può essere scaricato in formato libro (ovviamente gratuitamente e senza bisogno alcuno di registrazione), alla pagina:

http://gayproject.altervista.org/inversione_sessuale.pdf

Buona lettura.

Project

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ANORMALITÀ  FISICHE – Le circostanze in cui molti dei miei casi sono stati studiati spesso hanno offerto informazioni di questo tipo difficili da ottenere o da verificare. In almeno 4 casi il pene è molto grande, mentre in almeno 3 è piccolo e non sviluppato, con piccoli e flaccidi testicoli. Sembra probabile che le variazioni in queste due direzioni siano entrambe comuni, ma non è certo che possiedono un significato comparabile con quello che la tendenza all’infantilismo degli organi sessuali nelle donne invertite sembra possedere. Hirschfeld ritiene che gli organi genitali degli invertiti assomiglino a quelli delle persone normali. Egli trova, tuttavia, che la fimosi è piuttosto comune. [1]

Più significative, forse, delle particolarità specificamente genitali sono le deviazioni riscontrate nella conformazione generale del corpo. [2] In almeno 2 casi ci sono seni ben sviluppati, in uno seni gonfi che diventando rossi. [3] In un caso ci sono fenomeni “mestruali”, fisici e psichici, che si presentano in modo ricorrente ogni quattro settimane. In diversi casi, i fianchi sono larghi e le braccia arrotondate, mentre alcuni sono abili nel lanciare una palla. Uno è nato con un doppio strabismo. Almeno 2 erano settimini. Nel capitolo precedente ho fatto riferimento alla tendenza all’ipertricosi e occasionalmente all’oligotricosi tra le donne invertite; tra gli uomini l’ultima condizione sembra più comune, e in molti casi i corpi sono senza peli, o con soltanto pochi peli. Alcuni sono mancini, anche se non forse in una proporzione anormale. [4] I caratteri sessuali della grafia sono in alcuni casi chiaramente invertiti, gli uomini scrivono con una mano femminile e le donne con una mano maschile. [5] Talvolta si è ritrovata una voce di tono alto e femminile. [6]

Una caratteristica marcata di molti invertiti, anche se non facile de definire con precisione, è la loro giovinezza di aspetto, e le facce spesso sono infantili, in modo uguale in entrambi i sessi. Questo è stato spesso osservato, [7] ed è una caratteristica pronunciata tra molti dei miei soggetti.

L’incapacità frequente del maschio invertito di fischiare, per la prima volta fu sottolineata da Ulrichs, e Hirschfeld l’ha rilevata nel 23 per cento dei casi. Molti dei miei casi confessano questa incapacità, mentre alcune donne inverte possono fischiare mirabilmente. Anche se questa incapacità degli invertiti maschi si trova solo in una minoranza, sono abbastanza soddisfatto nel vedere che è molto marcata in una considerevole minoranza. Uno dei miei corrispondenti, M. N., mi scrive: “Per quanto riguarda la generale incapacità degli invertiti di fischiare (non sono in grado di farlo io stesso), per la loro predilezione per il verde (il mio colore preferito), per la loro calligrafia femminile, per le loro abilità nelle occupazioni femminili, ecc., tutte queste cose mi sembrano solo indicazioni di un unico principio. Per andare ancora più in là e includere cose banali, alcuni invertiti fumano pure nello stesso modo e con lo stesso piacere come un uomo, hanno raramente l’abilità dei maschi nei giochi, non possono tirare a segno con precisione, o addirittura sputare!”

Quasi tutte queste peculiarità indicano un disturbo nervoso di grado minore e indicano modifiche, come sottolinea mio corrispondente, in senso femminile. È appena il caso di aggiungere che in nessun modo implicano necessariamente inversione. Shelley, per esempio, non era in grado di fischiare, anche se non ha mai dato segni di inversione; ma era una persona di organizzazione alquanto anormale e femminile, e illustra la tendenza di tali anomalie funzionali apparentemente insignificanti ad essere correlate con altre e più importanti anomalie psichiche.

La maggior parte di queste diverse caratteristiche anatomiche e anomalie funzionali indica, più o meno chiaramente, la prevalenza tra gli invertiti di una tendenza all’infantilismo, in combinazione con la femminilizzazione negli uomini e con la mascolinizzazione nelle donne. [8] Questa tendenza è negata da Hirschfeld, ma spesso è ben evidente tra i soggetti le cui Storie sono stato in grado di presentare, ed è infatti suggerita dai risultati elaborati dallo stesso Hirschfeld, tanto che difficilmente può essere trascurata. Considero questa tendenza molto significativa, ed in armonia con tutto ciò che stiamo imparando a conoscere per quanto riguarda la parte importante svolta dalle secrezioni interne, allo stesso modo nell’inversione e nelle modificazioni corporee generali in una direzione infantile, femminile e maschile.

Se siamo giustificati nel credere che ci sia una tendenza per le persone invertite ad essere un po’ frenate nello sviluppo, cose che le avvicina al tipo infantile, si può collegare questo fatto con la precocità sessuale a volte marcata negli invertiti, perché la precocità è comunemente accompagnata da un rapido arresto dello sviluppo.

Un corrispondente, che è egli stesso invertito, fornisce le seguenti note sui casi di cui è ben informato; le riposto qui, perché illustrano le anomalie che si trovano comunemente: –

1. A., di sesso maschile, primogenito di una famiglia tipicamente nevrotica. Tre figli in tutto: 2 maschi e una femmina. Gli altri 2 sono un po’ eccentrici, asociali e sessualmente frigidi, uno in un modo marcato. Il fatto curioso di questo caso è che A., l’unico della famiglia che possedeva delle capacità mentali e delle qualificazioni sociali, dovesse essere invertito. Il matrimonio dei genitori fu molto male assortito e disarmonico, il padre era di grande statura e la madre anormalmente piccola e di temperamento altamente nervoso, entrambi i genitori erano di salute debole. L’ascendenza era sfortunata, soprattutto da parte di madre.

2. B., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due, non ci sono altri figli, ha carattere e aspetto estremamente femminile, è di notevole fascino personale e ha un grande talento musicale. Pene molto piccolo e marcato sviluppo del seno.

3. C., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due figli, non ci sono altri figli. C’è un intervallo di sei anni tra il primo e il secondo figlio. Il matrimonio dei genitori è caratterizzato da grande affetto, ma dalla parte di madre l’ascendenza è degenerata. Cancro e scrofola in famiglia.

4. D., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di 6; gli altri figli sono femmine. Di posizione sociale modesta. Depravazione notevole manifestata da tutti i membri di questa famiglia ad eccezione di D., che, solo, si è dimostrato stabile, onesto e laborioso.

5. E., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 3 figli, il figlio più giovane è una femmina, nata morta. Di temperamento estremamente nevrotico favorito dall’educazione. Effeminato per costruzione e disposizione; musicalmente dotato.

6. F., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 5 figli. Il primo figlio, una bambina, morì in gioventù. Dopo F., ci fu un maschio G., una femmina H., e un’altra figlia morta. Genitori male assortiti; madre di notevole forza mentale e fisica; padre ultimo rappresentante di una famiglia in via di estinzione in conseguenza di matrimoni misti. Tutti i figli somigliano nell’aspetto al padre e nella disposizione alla madre. Tendenza al bere in entrambi i ragazzi, a questo soprattutto è dovuta la morte di F. all’età di 30 anni. G. si è suicidato alcuni anni più tardi. Il ragazza H si è sposata in una famiglia con ascendenza peggiore della sua. Ha due figli.

7. I. e J., un ragazzo e una ragazza, entrambi invertiti, per quanto sono in grado di giudicare. Il ragazzo è nato con qualche deformità dei piedi e delle caviglie; è di gusti e di aspetto effeminato. Il ragazzo assomiglia alla madre, e la ragazza, che è di grande sviluppo fisico, assomiglia al padre.

Lo stesso corrispondente aggiunge:

“Ho notato poche anomalie per quanto riguarda la conformazione genitale degli invertiti. Vi sono, tuttavia, frequenti anomalie di proporzione nel loro aspetto, le mani ed i piedi sono notevolmente più piccoli e più aggraziati, la vita più marcata, il corpo morbido e meno muscolare. Quasi sempre ci sono o malformazioni del cranio o la testa si avvicina al tipo e alla forma femminile”.

ATTITUDINI ARTISTICHE E ALTRE ATTITUDINI –  Tutte le vocazioni sono rappresentate tra gli invertiti. Tra i soggetti qui studiati si trovano ad una estremità della scala, numerosi operai, e all’altra estremità un numero uguale di persone, talvolta di famiglia nobile, che non esercitano alcuna professione. Ci sono 12 medici, 9 uomini di lettere, almeno 7 sono impegnati nella vita commerciale, 6 sono artisti, architetti o compositori, 4 sono o sono stati attori. Queste cifre non possono dare alcun indizio della diffusione relativa dell’inversione tra le varie categorie professionali, ma indicano che nessun tipo di categoria professionale fornisce una salvaguardia contro l’inversione.

Ci sono, tuttavia, alcune occupazioni per le quali gli invertiti sembrano avere una particolarmente vocazione. [9] Una delle più importanti è la letteratura. La predominanza apparente dei medici è facilmente spiegabile. La frequenza con la quale è rappresentata la letteratura è probabilmente più autentica. Qui, infatti, gli invertiti sembrano trovare il più alto grado di successo e di reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei soggetti sono uomini di lettere di successo, e potrei facilmente aggiungerne altri andando al di fuori del gruppo delle Storie incluse in questo studio. Essi coltivano soprattutto quelle regioni delle belle lettere che si trovano al confine tra prosa e poesia. Anche se di solito non raggiungono livelli di eccellenza in poesia, sono spesso molto raffinati autori di versi. Essi potrebbero essere attratti alla storia, ma raramente affrontano compiti di grande portata, che coinvolgono un lavoro molto paziente, anche se a questa regola ci sono delle eccezioni. La scienza pura sembra avere relativamente poca attrattiva per l’omosessuale. [10]

Un esame delle mie Storie rivela il fatto interessante che 45 dei soggetti, o una percentuale del 56 per cento, possiede attitudini artistiche di vario grado. Galton ha trovato, da una ricerca su quasi 1000 persone, che in media, in Inghilterra, solo il 30 per cento mostra gusti artistici. Va anche detto che le mie cifre sono probabilmente al di sotto sotto del vero, dato che nessuna particolare attenzione è stata posta nelle indagini su questa materia, e dato anche che in alcuni casi la capacità artistica è di ordine elevato.

Si sostiene che la teoria della Minderwertigkeit di Adler – secondo la quale reagiamo strenuamente contro i nostri difetti organici congeniti e li trasformiamo in virtù – possa essere applicata all’acquisizione delle capacità artistiche da parte dell’invertito (G. Rosenstein, “Die Theorien der Organminderwertigkeit und die Bisexualität,” Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, vol. ii, 1910, p. 398). Questa teoria è in alcuni casi di utile applicazione, ma mi  sembra dubbio che sia molto utile nel presente contesto. Le attitudini artistiche degli invertiti possono meglio essere considerate come parte delle loro tendenze organiche che come una reazione contro quelle tendenze. A questo proposito posso citare le osservazioni di un corrispondente americano, egli stesso omosessuale: “Per quanto riguarda il collegamento tra inversione e capacità artistiche, per quello che posso vedere, il temperamento di ogni invertito sembra sforzarsi di trovare un’espressione artistica -grossolanamente o in altro modo. Gli invertiti, di norma, cercano percorsi di vita che si trovino in luoghi piacevoli, la loro resistenza agli ostacoli che si oppongono loro è elastica, il loro lavoro non è mai faticoso (se possono farne a meno), e le loro realizzazioni non sono quasi mai di utilizzo pratico. Tutto questo è vero anche per l’artista nato. Sia gli invertiti che gli artisti sono eccessivamente interessati alle lodi, entrambi desiderano una vita in cui l’ammirazione sia la ricompensa di poca fatica. In una parola, sembrano essere ‘nati stanchi’, generati dai genitori che erano anch’essi stanchi.”

Hirschfeld (Die Homosexualität, pag. 66) fornisce una lista di quadri e sculture che affascinano in modo particolare l’omosessuale. Preminenti fra queste opere sono le rappresentazioni di San Sebastiano, il Blue Boy di Gainsborough, gli uomini giovani di Vandyck, l’Hermes di Prassitele, lo Schiavo di Michelangelo, i tipi di lavoratori di Rodin e di Meunier.

Per quanto riguarda la musica, i miei casi rivelano l’attitudine che è stata sottolineata da altri come particolarmente comune tra gli invertiti. È stato curiosamente affermato che tutti i musicisti sono invertiti; è certo che molti musicisti famosi, sia tra i morti che tra i vivi, sono stati omosessuali. Ingegnieros parla a questo proposito di una “sinestesia genito-musicale”, analoga all’ascoltare il colore. Calesia afferma (Archivio di Psichiatria, 1900, p. 209) che al 60 per cento, gli invertiti sono musicisti. Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 500) considera questa stima eccessiva, ma egli stesso afferma altrove (p. 175) che il 98 per cento degli invertiti maschi è fortemente attratto dalla musica, le donne sono decisamente meno attratte. Oppenheim (in un documento sintetizzato nellaNeurologische Centralblatt, primo giugno, 1910, e Alienist and Neurologist, novembre 1910) osserva che la disposizione musicale è caratterizzata da una grande instabilità emotiva, e questa instabilità è una predisposizione al nervosismo. È per questo che la nevrastenia è così comune tra i musicisti. Il musicista non è reso nervoso dalla musica, ma deve il suo nervosismo (come anche, si può aggiungere, la sua predisposizione alla omosessualità) alla stessa predisposizione alla quale deve la sua attitudine musicale. Inoltre, il musicista è spesso unilaterale nei suoi talenti, e il possesso di una sola attitudine ipertrofica è a sua volta strettamente legato alla diatesi neuropatica e psicopatica.

La tendenza alle attitudini per il teatro – trovata in una gran parte dei miei soggetti, che non sono mai stati attori professionisti – ha già attirato l’attenzione degli studiosi precedenti su questo campo. [11] Così, Moll si riferisce alla frequenza del talento artistico, e particolarmente drammatico, tra gli invertiti, e osserva che la causa è dubbia. Dopo aver ricordato che la menzogna che essi devono vivere perennemente rende gli invertiti sempre gli attori, prosegue dicendo:

“Oltre a questo, mi sembra che la capacità e la tendenza a concepire delle situazioni a e rappresentarle in maniera magistrale corrisponda ad una predisposizione anormale del sistema nervoso, proprio come  accade per l’inversione sessuale; in modo che entrambi i fenomeni sono dovuti alla stessa origine.”

Sono d’accordo con questa affermazione; io credo che gli invertiti congeniti dovrebbero essere considerati come una classe di individui che presentano caratteri nervosi che, in una certa misura, li avvicinano alle persone di genio artistico. Le attitudini drammatiche e artistiche degli invertiti sono dovute, quindi, in parte a alle circostanze della vita dell’invertito, che lo rendono necessariamente un attore, – e in alcuni pochi casi lo portano ad un amore per l’inganno paragonabile a quello di una donna isterica, – e in parte, è probabile, ad una predisposizione nervosa congenita affine alla predisposizione all’attitudine drammatica.

Uno dei miei corrispondenti si è interessato a lungo alla frequenza dell’inversione tra gli attori e le attrici. Conosceva un attore invertito che gli aveva detto di aver scelto quella professione perché gli avrebbe permesso di indulgere la sua propensione; ma, nel complesso, egli considera questa tendenza come dovuta “alle flessibilità fantasiose finora trascurate e alle curiosità verso il singolo. L’attore, per ipotesi, è colui che si immedesima per simpatia (intellettuale ed emotiva) in stati di benessere psicologico che non gli sono propri. Impara a comprendere, anzi, a vivere se stesso in rapporti che erano originariamente estranei alla sua natura. La capacità di fare questo, – ciò che rende attore nato – implica una capacità di  estendere alla vita la sua esperienza artisticamente acquisita. Nell’avanzare nella su arte, di conseguenza, diventa da tutti i punti di vista sensibile alle emozioni umane, ed essendo la sessualità il più intellettualmente indeterminato degli appetiti dopo la fame, l’attore potrebbe scoprire in se stesso una sorta di indifferenza sessuale, dalla quale potrebbe facilmente sorgere un’aberrazione sessuale. Un uomo privo di questa flessibilità fantasiosa non potrebbe essere un attore di successo. L’uomo che la possiede sarebbe esposto alle divagazioni dell’istinto sessuale sotto le influenze estetiche o semplicemente licenziose. Qualcosa dello stesso genere è applicabile ai musicisti e agli artisti, nei quali l’inversione sessuale prevale oltre la media. Essi sono condizionati dalla loro facoltà estetica e incoraggiati dalle circostanze della loro vita a sentire e ad esprimere l’intera gamma delle esperienze emozionali. Così trovano un ambiente che (a meno che essi non siano nettamente differenziati per altri motivi), li porta facilmente ad esperimenti di passione. Tutto questo si unisce a quello che si chiama ‘diatesi variazionale’ degli uomini di genio. Ma dovrei cercare la spiegazione del fenomeno meno nella costituzione sessuale originaria che  nell’esercizio di qualità emotive, di simpatia e di assimilazione, potentemente stimolate e concretizzate dalle condizioni di vita di un individuo. L’artista, il cantante, l’attore, il pittore, sono più esposti agli influssi dai quali può sorgere una differenziazione sessuale in una direzione anomala. Alcune persone sono certamente anormali per natura, altre, che sono di questo temperamento artistico partecipe, possono diventare anormali attraverso le loro amicizie unite alle loro condizioni di vita.” È  possibile che ci possa essere qualche elemento di verità in questo punto di vista, che il mio corrispondente considerava puramente ipotetico.

A questo proposito posso, forse, citare una qualità morale che è molto spesso associata con attitudine drammatica, e anche con i gradi minori della degenerazione nervosa: la vanità e l’amore per gli applausi. Mentre fra una parte notevole degli invertiti non è più marcata che tra i non invertiti, se non è anche meno marcata, in un altro gruppo si trova in un grado esagerato. In almeno uno dei miei casi, la vanità e il piacere di essere ammirati, sia per quanto riguarda le qualità personali che le produzioni artistiche, raggiungono un livello quasi morboso. E le citazioni dalle lettere scritte da parecchi altri dei miei soggetti mostrano un curioso compiacimento nella descrizione dei loro caratteri fisici personali, marcatamente assente negli altri casi. Alexander Schmid ha suggerito, sulla base delle opinioni di Adler, che questa vanità, che a volte nell’artista invertito diventa un orgoglio esaltato, come di un tutore dei sacri misteri, può essere considerata come un tentativo di ottenere una compensazione per la coscienza del difetto femminile. [12]

Il tipo estremo di questa preoccupazione per la bellezza personale è rappresentato dall’autobiografia inviata da un giovane italiano di buona famiglia a Zola nella speranza – di per sé un segno di vanità – che il famoso romanziere la prendesse a soggetto di una delle sue opere. La storia è riprodotta negli Archives d’Anthropologie Criminelle(1894) e in L’Homosexualité et les Types Homosexuels (1910) del “Dr. Laupts” (G. Saint-Paul). Cito il seguente brano: “All’età di 18 anni ero, con poche differenze, ciò che sono ora (a 23). Sono invece piuttosto al di sotto dell’altezza media (1,65 metri), ben proporzionato, snello, ma non magro. Il mio torso è superbo; uno scultore non ci troverebbe niente da ridire, e non lo troverebbe molto diverso da quello di Antinotis. La mia schiena è molto arcuata, forse troppo; e i miei fianchi sono molto sviluppati, il mio bacino è ampio, come quello di una donna; le mie ginocchia leggermente vicine, i miei piedi sono piccoli, le mie mani superbe, le dita curve all’indietro e con le unghie scintillanti, rosee e levigate, tagliate esattamente come quelle delle statue antiche, il mio collo è lungo e rotondo, la nuca deliziosamente adornata di peluria. La mia testa è affascinante, e a 18 anni lo era ancora di più. L’ovale di essa è perfetto e colpisce tutti per la sua forma infantile. A 23 anni me ne danno 17 al massimo. La mia carnagione è bianca e rosea, a seconda delle più deboli emozioni. La fronte non è bella, ma retrocede leggermente ed è cava alle tempie, ma, per fortuna, è a metà coperta da lunghi capelli di un biondo scuro, che si arricciano naturalmente. La testa è perfetta nella forma, a causa dei capelli ricci, ma ad un esame presenta un’enorme protuberanza occipitale. I miei occhi sono ovali, di un grigio blu, con le ciglia marrone scuro e dense, sopracciglia arcuate. I miei occhi sono molto liquidi, ma con le occhiaie, e sono segnati di bistro; sono soggetti a lievi infiammazioni temporanee. La mia bocca è abbastanza grande, con grosse labbra rosse, il labbro inferiore pendente; mi dicono che ho la bocca austriaca. I miei denti sono abbaglianti, anche se tre sono cariati e otturati; fortunatamente, non si possono vedere. Le mie orecchie sono piccole e con lobi molto colorati. Il mio mento è molto grasso, e a 18 anni era liscio e vellutato come quello di una donna; al momento c’è una leggera barba, sempre rasata. Due nei, neri e vellutati, sulla mia guancia sinistra, contrastano con gli occhi azzurri. Il mio naso è sottile e dritto, con le narici delicate e una leggera curva quasi insensibile. La mia voce è dolce, e la gente si rammarica sempre che io non abbia imparato a cantare.” Questa descrizione è da notare come ritratto dettagliato di un invertito sessuale di un certo tipo; tutta la storia è interessante e istruttiva.

Alcune peculiarità nel gusto per quanto riguarda gli abiti, a torto o a ragione, sono state attribuite agli invertiti, – a parte la tendenza di un certo gruppo ad adottare abitudini femminili – e possono qui essere menzionate. Tardieu molti anni fa citò il gusto di tenere il collo scoperto. Questa peculiarità può occasionalmente essere osservata tra gli invertiti, in particolare tra quelli di temperamento più artistico. La causa non sembra essere tanto la vanità quanto quella coscienza fisica che è così curiosamente marcata negli invertiti, e induce i più femminili di loro a coltivare la  grazia femminile dell’aspetto, ed i più maschili a sottolineare l’abitudine atletica maschile.

È stato anche osservato che gli invertiti mostrano una preferenza per gli indumenti verdi. A Romacinædi erano per questo motivo chiamati galbanati.  Chevalier osserva che alcuni anni fa, una banda di pederasti a Parigi indossava cravatte verdi come distintivo. Questa decisa preferenza per il verde è ben segnalata in molti dei miei casi di entrambi i sessi, e, in alcuni almeno, la preferenza è certamente nata spontaneamente. Il verde (come hanno dimostrato Jastrow e altri) è molto raramente il colore preferito degli adulti di razza anglosassone, anche se alcuni ricercatori hanno trovato che è più comunemente un colore preferito tra i bambini, in particolare tra le bambine, ed è più spesso preferito dalle donne che dagli uomini. [13] Il colore preferito tra le donne normali, e anzi molto spesso tra gli uomini normali, anche se qui non così spesso come il blu, è il colore rosso, ed è da notare che negli ultimi anni c’è stata la moda della cravatta rossa adottata dagli invertiti come loro segno di riconoscimento. Questo è particolarmente evidente tra le “fate” di New York (con questo nome lì si indica un fellator). “È rosso”, scrive un corrispondente americano, anch’egli invertito, “espressione che è diventata quasi un sinonimo di inversione sessuale, non solo nell’accezione degli stessi invertiti, ma nell’accezione popolare. Indossare una cravatta rossa per strada è come invitare strilloni e altri a fare sottolineature, sottolineature che hanno le pratiche degli invertiti come tema. Un amico mi ha detto una volta che quando dei ragazzi di strada videro la cravatta rossa che indossava si succhiarono le dita ad imitazione della fellatio. I prostituti maschi che camminano per le strade di Philadelphia e di New York quasi sempre indossano cravatte rosse. Questo è il distintivo di tutta la loro tribù. Le camere di molti dei miei amici invertiti hanno il rosso come colore dominante nelle decorazioni. Tra i miei compagni di classe, alla scuola di medicina, pochi avevano il coraggio di indossare una cravatta rossa, quelli che l’hanno fatto non hanno mai ripetuto l’esperimento.”

ATTEGGIAMENTO MORALE DELL’INVERTITO – C’è un certo interesse nel delineare  l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.

Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.”

È interessante notare che anche quando la condizione è considerata morbosa, e anche quando una vita di castità è stata scelta deliberatamente, per questo motivo, è molto raro trovare un invertito che esprima un qualche desiderio di cambiare i suoi ideali sessuali. L’invertito maschio non riesce a trovare, e non ha alcun desiderio di trovare, alcun fascino sessuale in una donna, perché trova tutte le possibili forme di fascino riunite in un uomo. E una donna invertita scrive: “Non riesco a concepire un destino più triste del fatto di essere un donna, una donna media ridotta alla necessità di amare un uomo!”

Si noterà che le mie conclusioni su questo argomento sono in stridente contrasto con quelle di Westphal, che credeva che ogni invertito considerasse se stesso come un caso patologico, e probabilmente mostrano una percentuale molto più alta di invertiti che si auto-approvano rispetto a qualsiasi gruppo studiato in precedenza. [14] Questo è dovuto per la gran parte al fatto che i casi non sono ottenuti dalla stanza di consultazione, e che essi rappresentano in qualche misura l’aristocrazia intellettuale dell’inversione, compresi gli individui che, spesso non senza lotte gravi, hanno trovato conforto nell’esempio dei Greci o altrove, e sono riusciti a raggiungere un modus vivendi con il mondo morale, per come loro sono arrivati a concepirlo.

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[1] Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. v.

 [2] Krafft-Ebing parla di un medico invertito (un uomo di sviluppo e di gusti maschili) che aveva avuto rapporti sessuali con più o meno 600 uomini invertiti. Non ha osservato alcuna tendenza a malformazioni sessuali tra loro, ma molto frequentemente un’approssimazione a una forma femminile del corpo, così come peli insufficienti, carnagione delicata e voce di tono alto. I seni ben sviluppati non erano rari, e circa il 10 per cento mostrava un gusto per le occupazioni femminili.

[3] Una condizione simile di ginecomastia è stata osservata in relazione con l’inversione da Moll, Laurent, Wey, ecc.  Olano (“La Secrecion Mamaria en los Invertidos Sexuales,” Archivos de Criminologia, maggio 1902, p. 305) ha osservato inoltre una certa quantità di secrezione mammaria in un uomo invertito di 20 anni, a Lima.

[4] Hirschfeld trova il 7 per cento degli invertiti mancini, e il 6 per cento parzialmente mancini. Fliess attribuisce particolare importanza al mancinismo nell’inversione, credendo che negli uomini mancini siano marcati i caratteri sessuali secondari femminili, e nelle donne mancine i caratteri sessuali maschili (Der Ablauf des Lebens, 1906). Io non sono propenso a negare questa affermazione, ma, sono necessari ulteriori dati.

[5] Questo punto è stato discusso da Hirschfeld, Die Homosexualität, pp. 156-8.

[6] Bloch (The Sexual Life of Our Time, p. 500) attribuisce grande importanza a questa peculiarità, ma va ricordato che una voce acuta si verifica frequentemente in uomini senza dubbio eterosessuali, in cui sembra spesso associata con alta capacità intellettuale (Havelock Ellis, A Study of British Genius, p. 200).

[7] Vedi, per esempio, Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 151.

[8] Sui segni generali di queste condizioni, vedi, ad esempio, H. Meige, “L’Infantilisme, Le Féminisme et les Hermaphrodites Antiques,”L’Anthropologie. 1895; e anche Hastings Gilford, “Infantilism,” Lancet, 28 febbraio e 7 marzo 1914.

[9] Merzbach ha affrontato la tendenza degli invertiti ad adottare professioni particolari: “Homosexualität und Beruf,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iv, 1902.

[10] Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca. L’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.”

[11] Vedi, ad esempio, “Vom Weibmann auf der Bühne,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, p. 313. È curioso trovare un’annotazione medico-legale di questa connessione molto tempo prima che l’inversione fosse riconosciuta. Nel mese di giugno 1833 (vedi i Registrati annuali a questa data), morì un uomo che aveva vissuto come una mantenuta sotto il nome di Eliza Edwards. Era molto effeminato in apparenza, con bei capelli, in boccoli lunghi due piedi e una voce spezzata; recitava ruoli femminili nel teatro, “ai più alti livelli del teatro tragico” e “appariva come una donna di tipo molto signorile”. La giuria del coroner “fortemente raccomandava alle autorità competenti di adottare mezzi adeguati nell’esposizione del corpo che facessero risaltare l’ignominia del crimine.”

[12] A. Schmid, “Zur Homosexualität,” Zentralblatt für Psychoanalyse, vol. i, 1913, p. 237.

[13] Si veda per una sintesi delle varie statistiche in diversi paesi, Havelock Ellis, Man and Woman, quinta ed., 1914, p. 174;  e anche “The Psychology of Red”, Popular Science Monthly, agosto e settembre 1900.

[14] La percentuale non è così grande, tuttavia, come Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 314) ora la rileva in Germania, dove gli invertiti sono meglio informati sul tema di questa anomalia, perché qui il 95 per cento considera i propri sentimenti come naturali.

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUINTA PARTE

APPENDICE

“In questo paese [Inghilterra] noi abbiamo per troppo tempo trascurato la scienza relativa al sesso per un senso di falso pudore. In Germania le cose stanno diversamente. Ci troviamo studiosi che hanno elaborato autonomamente una nuova scienza e che hanno offerto al mondo una conoscenza che è della massima importanza. Noi ora sappiamo che ci sono donne con forti caratteristiche maschi e vice-versa. Anatomicamente e mentalmente troviamo che esistono tutte le sfumature tra il puro genere maschile e il puro genere femminile. Perciò è stato definito quello che da un illustre esponente della scienza è stato giustamente denominato «il terzo sesso».” – Dr. James Burnet, The Medical Times and Hospital Gazette, vol. xxxiv, N. 1497, 10 Novembre 1906, Londra.

“Ogni cittadino in grado di adempiere i suoi dovere di cittadino, sia egli padre o marito, insegnante o studente, padrone o servo, ufficiale o subordinato, ha il diritto e addirittura il dovere, di conoscere i fatti dell’inversione sessuale, di combattere e di prevenire la dissolutezza, il crimine e il vizio, di imparare e di insegnare agli altri il ruolo dell’inversione nella società e la sua morale, i doveri dell’invertito di fronte a se stesso, di fronte agli altri invertiti, di fronte all’uomo normale e di fronte alle donne e ai bambini. E anche i doveri dell’uomo normale verso l’invertito non sono minori, non sono meno difficili né meno indispensabili.” – M. A. Raffalovich. “Uranisme et Unisexualité.” Parigi, 1896.
“Il fatto che l’inversione sessuale non è un fenomeno casuale … risulta evidente dal fatto che è stata osservata in ogni tempo e in ogni luogo, e tra popoli piuttosto nettamente separati gli uni degli altri” – A. Moll, “Die Konträre Sexualempfindung” seconda edizione, p. 15. Berlino, 1893.

“Circa la larga diffusione dell’inversione sessuale, e in genere dei fenomeni omosessuali, non ci possono essere dubbi di nessun genere. Moll afferma che a Berlino egli stesso ha visto tra seicento e settecento omosessuali e ha sentito parlare di altri duecentocinquanta o trecento. Ed io stesso ho molti riscontri della loro frequenza sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Quanto all’Inghilterra, a proposito della quale io posso naturalmente parlare con maggior sicurezza, le sue manifestazioni sono chiaramente evidenti per quelli che hanno gli occhi aperti. … Tra gli elementi di maggiore livello professionale e culturale in Inghilterra ci deve essere una percentuale notevole di invertiti che qualche volta possono arrivare al cinque per cento, anche se queste stime possono spesso essere arrischiate. Tra le donne della medesima classe la percentuale sembra essere almeno doppia – anche se qui i fenomeni sono meno definiti e radicati.” – Havelocl Ellis, “Psychology of Sex” vol. Sexual Inversion, pp. 29-30. Philadelphia, 1901.

“Secondo la notizia di De Joux in “The Disinherited of Love”, il numero degli Urning in tutta l’Europa è di circa cinque milioni, il 4-5% di tutti i maschi di Europa sono Urning. E allora, una malattia – se la si può chiamare malattia – che sia così diffusa, richiede la nostra massima attenzione; ed è strano che sia solo dagli anni ’70 che questo argomento è stato discusso nella letteratura scientifica.
È proprio a causa di questa ignoranza che l’opinione pubblica è stata dominata ed è ancora dominata dal pregiudizio secondo il quale l’ermafroditismo fisico e l’inversione sessuale non sono altro che crimini, crimini volontari, mentre invece derivano in modo necessario dalla originaria natura di questi individui.” – Norbert Grabowshy, “Die verkehrte Geschlechtsempfindung” p. 16, Lipsia, 1894.

Il Dr. Hirschfeld, nel suo “Statistischen Untersuchunge über den Prozentensatz der Homosexuellen” dà I risultati di varie ricerche statistiche su questo argomento; e il loro notevole grado di coincidenza lo autorizza a parlare in modo abbastanza affidabile. Egli dice (p. 41): “Ora sappiamo che dobbiamo considerare il numero di quelli che si allontanano dalla normalità non in unità millesimali ma in unità centesimali. Il fatto che come risultato di queste inchieste e di queste commissioni di studio sia emersa più o meno la stessa percentuale (per la proporzione delle persone esclusivamente omosessuali), in particolare, la cifra si aggira intorno all’1,5%. – cioè questo straordinario accordo non può con ogni probabilità essere casuale, ma deve poggiare su una legge – una legge di natura – cioè, in particolare, che dal 90 al 95% degli uomini hanno una sessualità normale dalla nascita; che una percentuale che va dall’1,5 al 2% sono nati puri omosessuali (dico che si tratta di circa un milione in Germania); e che tra le due categorie ci rimane circa un 4% costituito da bisessuali per natura.”
E ancora (p. 60): “Ma che cosa ci mostrano questi numeri? Ci mostrano che su 100.000 abitanti in media solo 94.600 sono sessualmente normali, mentre 5.400 si allontanano dalla norma. Di questi ultimi 1.500 sono esclusivamente omosessuali e 3.900 bisessuali, di questi 3.900 700 sono prevalentemente omosessuali: cosi che di 100.000 Tedeschi, 2.200 (cioè il 2,2%) sono omosessuali o in modo esclusivo o in modo predominante – si tratta di 1.200.000 per tutta la patria tedesca.”
“L’inversione sessuale è stata normalmente considerata come psicopatologica, come un sintomo di degenerazione; e quelli che la manifestano sono stati considerati come fisicamente malati. Questo punto di vista comunque sta cadendo in discredito, specialmente da quando Krafft-Ebing, il suo principale difensore lo ha abbandonato nelle ultime edizioni del suo lavoro. Ciò non di meno, non è comunque ammesso da tutti che gli invertiti sessuali possano essere d’altra parte in perfetta salute e siano abbastanza normali in altre questioni sociali. Quando si chiede loro se abbiano mai desiderato che le cose per loro fossero diverse sotto questo aspetto essi pressoché invariabilmente rispondono di no.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo IV, Heinemann, Londra 1906.

“La gente, comunemente crede che un maschio che prova amore il suo stesso sesso debba essere spregevole, degradato, depravato, vizioso e incapace di sentimenti umani e generosi. Se la storia greca non è bastata a demolire questi preconcetti, una piccola e paziente ricerca sui comportamenti moderni sarà sufficiente a rimuoverli.” – J. Addington Symonds, “A Problem in Modern Ethics”, p. 10.

“Mantegazza dice giustamente che gli Urning non si trovano di certo soltanto nella feccia del popolo, ma che bisognerebbe piuttosto cercarli nei gruppi che, per cultura, ricchezza e posizione sociale si collocano ai primi posti. Perciò non c’è il minimo dubbio che un gran numero di Urning si possono trovare tra gli aristocratici.” – A. Moll, op. cit. P. 76.

“In nessun gruppo ci sono tanti Urning come tra i servi. Si potrebbe dire che un domestico su tre è un Urning.” – De Joux. “Die Enterbten des Liebesglückes”, p. 193. Lipsia, 1893.

“È quindi certo, come abbiamo visto, che molti Urning vengono da famiglie nevrotiche e patologicamente predisposte … ma comunque devo dire che non c’è prova che in tutti i casi di inversione sessuale tra uomini, gli individui interessati siano così predisposti ereditariamente. E inoltre c’è da tenere presente che, secondo certi autori, l’estensione della tara ereditaria, è al presente così grande che si potrebbe dimostrare una tendenza alle malattie nervose e mentali quasi in chiunque.” – A. Moll, op. cit. p.221.

“La verità è che noi non possiamo spiegare i sentimenti sessuali invertiti meglio di come possiamo spiegare l’impulso normale; tutti i tentativi di spiegare queste cose e l’amore, sono carenti.” – ibid. p. 253.

“Tra le propensioni degli Urning si trova non di rado un grande interesse per l’arte e la musica – sia per l’interesse attivo che per il godimento passivo dell’arte e della musica .. Il talento dell’attore è particolarmente notevole in alcuni. … Ma non si deve credere che gli Urning siano capaci soltanto di una particolare attività dell’immaginazione. Al contrario ci sono casi indubbi in cui essi portano il loro contributo anche nel settore della scienza. … Anche nella poesia gli Urning talvolta dimostrano un talento eccezionale; specialmente nei versi d’amore indirizzati agli uomini.” – Ibid. p. 80.

“Un esame dei miei casi [di invertiti] dimostra il fatto interessante che il 68% possiede un’attitudine artistica in vario grado. Galton trova, da un’indagine su circa mille persone, che la media di coloro che mostrano gusti artistici, in Inghilterra, è solo del 30%.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 173.

“Nell’antichità, specialmente tra i Greci, sembra che ci siano stati molti uomini che nelle loro nature emotive erano ermafroditi. Io credo che lo studio dell’ermafroditismo fisico sia molto importante e penso che porterà ancora grande luce sulla stessa psicologia dell’amore. Le osservazioni condotte sino ad oggi, mostrano già che lo stesso individuo in momenti diversi può provar sentimenti sessuali piuttosto diversi.” – A. Moll, op. cit., p. 200.

“L’Urning è capace, attraverso la forza del suo amore, di compiere i più grandi sacrifici per il suo amato, e sotto questo profilo, l’amore di un Urning è stato spesso paragonato con l’amore di una donna. Proprio come l’amore di una donna, è più forte e più devoto di quello di un uomo normale, proprio perché supera quello dell’uomo in profondità, secondo Ulrichs, l’amore urning, sotto questo aspetto dovrebbe essere considerato più in altro di quello dell’uomo che ama le donne.” – Ibid. p. 118.

“Gli uomini femminili spesso sanno come trattare le donne meglio di come fanno gli uomini maschili. Gli uomini maschili, salvo casi molto rari, imparano come trattare le donne solo dopo una lunga esperienza e anche allora in modo molto imperfetto.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo V.

“È proprio necessario che tutte le donne e gli uomini siano nettamente separati in due gruppi ben distinti, le donne da una parte e gli uomini dall’altra, allo stesso modo e sotto ogni punto di vista? … Esistono forme di transizione tra metalli e non metalli, tra combinazioni chimiche e semplici misture, tra animali e piante, tra fanerogame e crittogame, tra mammiferi e uccelli. … Si può dare per certo quindi che sia assolutamente improbabile trovare in Natura una netta delimitazione tra tutto quello che è maschile da una parte e tutto quello che è femminile dall’altra; o che qualsiasi creatura vivente sia così semplice sotto questo aspetto, da poter essere collocata interamente da una parte o interamente dall’altra della linea di confine.” – Weininger, Ibid., Introduzione, p. 2.

“Su questo, Chéron fece un’osservazione piuttosto strana. ‘Noi abbiamo – disse – per quanto riguarda le distinzioni sessuali, dei concetti che la primitiva semplicità delle persone delle epoche trascorse non poteva nemmeno immaginare. Dal fatto che ci sono due sessi e solo due, essi deducevano che una donna è semplicemente una donna e un uomo è semplicemente un uomo. In realtà le cose non stanno così, ci sono donne che sono molto donne e donne che lo sono molto poco. Queste differenze, nascoste nei tempi andati dal costume e dal modo di vivere e mascherate dal pregiudizio, si notano invece ben chiaramente nella nostra società. E non solo, ma diventano sempre più accentuate e visibili di generazione in generazione.’” – Anatole France, “Sur la Pierre Blanche”, p. 301.

“In ogni essere umano sono presenti sia elementi maschili che elementi femminili, solo nelle persone normali (secondo il loro sesso) un gruppo di elementi è molto più sviluppato dell’altro. La differenza fondamentale, nel caso delle persone omosessuali, è che in loro gli elementi maschili e femminili sono più equilibrati; così che, quando per di più lo sviluppo generale è di grado elevato, noi troviamo in questa classe di persone il tipo più perfetto di umanità.” – Dr. Arduin, “Die Frauenfrage”, in Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen, vol. ii, p. 217. Lipsia, 1900.

“L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è sia antica che diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che effettivamente non vi sia una confusione lì tra due diverse teorie sulla creazione. Si dice che Dio abbia fatto prima l’uomo a Sua immagine, maschio femmina in un solo corpo, e abbia ordinato loro di moltiplicarsi, più tardi Egli creò la donna da una parte del suo uomo originario.” (Vedi anche il mito riportato da Aristofane nel Simposio di Platone.) – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 229.

“Quando l’istinto sessuale compare per la prima volta nella prima adolescenza, sembra essere molto meno specializzato di come diventa successivamente. Non solo al suo apparire è meno definitamente diretto verso uno specifico fine sessuale, ma anche il sesso del suo oggetto è talvolta incerto.” – Ibid., p. 44.

“In me la natura omosessuale è singolarmente completa e certamente congenita. La più intensa delizia della mia fanciullezza (anche quando ero solo un esile ragazzino affidato alla mia balia) era di guardare gli acrobati e i cavallerizzi nel circo. E questo non dipendeva tanto dalle loro azioni abilissime quanto dalla bellezza dei loro corpi. Anche allora mi interessavo soprattutto i ragazzi più flessuosi e graziosi. La gente mi diceva che gli attori del circo erano malvagi e potevano rapire i ragazzini e così cominciai a vedere i miei favoriti come mezzi diavoli e mezzi angeli. Quando ero più grande e ci potevo andare da solo, andavo spesso in giro tra le tende degli spettacoli ambulanti nella speranza di intravedere gli attori. Desideravo ardentemente di vederli nudi senza le loro calzamaglie e avevo l’abitudine di rimanere sveglio la notte pensando a loro e desiderando di essere abbracciato e amato da loro.” Ibid., caso ix, p. 62.

“Avevo quindi anni, undici mesi e mezzo quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Non avevo avuto prima nessuna esperienza di soddisfazione sessuale, né in direzione omosessuale né nell’altra direzione. Questo avvenimento, quindi, arrivò abbastanza normalmente. Da parecchio tempo prima, comunque, ero stato soggetto in parte a tenere bramosie e in parte a desideri sensuali senza una forma o una finalità definita – rimanendo però le due emozioni separate una dell’altra e mai le avevo provate insieme per lo stesso ragazzo. Questi desideri sensuali senza finalità mi tormentavano spesso nelle ore di solitudine e non riuscivo a superarli. Mi si presentarono per la prima volto durante il mio quindicesimo anno, quando ero a scuola a Detmold, e nei due modi seguenti: – Per la prima volta furono risvegliati da un disegno sulle “Säulen-ordnungen” [gli ordini architettonici] di Normand, della figura di un dio greco o di un eroe che stava lì nella sua bellezza nuda. Questa immagine, cento volte respinta, tornò ancora cento volte alla mia mente. (Non c’è bisogno che io dica che quell’immagine non causò in me il temperamento urning; essa non fece che svegliare ciò che già stava lì addormentato – una cosa che qualsiasi altra circostanza avrebbe potuto provocare.) In secondo luogo, quando stavo studiando nella mia stanzetta, o quando giacevo sul mio letto, prima di andare a dormire, il pensiero era solito sorgere improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – ‘Che una volta un soldato potesse arrampicarsi attraverso la mia finestra ed entrare nella mia stanza!’ Allora la mia immaginazione mi dipingeva una splendida immagine di soldato di venti o ventidue anni; ed io ero, per così dire, tutto in fiamme. E comunque i miei pensieri erano abbastanza vaghi e non erano diretti a qualche tipo definito di soddisfazione, né avevo mai scambiato nemmeno una parola con un vero soldato.” – K. H. Ulrichs. “Memnon”, paragrafo 77. Lipsia, 1898. Vedi anche “Un Problema di Etica Moderna”, p. 73.

“Le amicizie di questo tipo, che ho formato a scuola, sono state solo due – Io non dimenticherò mai la loro assorbente profondità e intensità. Io non ho mai parlato di esse a nessuno e per questo esse erano molto più sacre e serie, né – benché possa sembrare strano – ho mai parlato di esse direttamente agli stessi ragazzi interessati e nemmeno ho mai mostrato il minimo segno di affetto verso di loro. Se avessi detto loro che io mi ero consacrato al loro benessere e che per quello volevo scarificare me stesso e tutto quello che avevo (cosa che era assolutamente vera) loro sarebbero rimasti semplicemente stupiti; e ancora di più dato che erano entrambi ragazzi giovani, non ancora arrivati alla pubertà.
Adesso io sono in qualche modo amaramente cosciente che in questi casi una delle più forti e positive influenze che mi sono capitate nella mia vita andò sprecata per i nove decimi. È impossibile immaginarsi quanto migliore sarebbe stata la situazione in condizioni più favorevoli. E ancora, tutto quello che ho provato per i ragazzi non lo avrei certamente provato senza quella buona influenza su di me, anche se (data la loro totale ignoranza dei mie sentimenti) quella influenza avrebbe potuto essere nulla. Ero consapevole dell’effetto tonificante e incoraggiante su tutta la mia natura, della confermata salute del corpo e soprattutto della enormemente accresciuta capacità di lavoro. E certamente tutto questo sarebbe stato mille volte intensificato se io fossi stato guidato qualche volta e incoraggiato anche da una pubblica opinione che approvasse queste amicizie.
Un ragazzo della Public School ha dopo tutto forti sentimenti di onore e di correttezza, e sono certo che si potrebbe fare molto di più coltivando l’opinione pubblica della scuola: rendendo le amicizie devote e disinteressate molto considerate e apprezzate e condannando come base e mezzo di correzione anche il minimo tentativo di insudiciare la purezza di un ragazzo giovane attraverso un desiderio grossolano ed egoistico di gratificazione personale. L’opinione pubblica della scuola, ne sono sicuro, si orienterebbe abbastanza prontamente a scorrere in questi canali. Ma tutto questo richiederebbe una vera apertura nel trattamento di tutta la questione, che certamente adesso non esiste. Il fatto che la più grande forza che il preside ha a sua disposizione sia così ignorata (e così immotivatamente) è più che assurdo, è mostruoso. E si tratta di una cosa che riguarda lui come insegnante quasi quanto riguarda i ragazzi stessi nelle loro reciproche relazioni. Io credo che guadagnarsi l’affetto del ragazzo venga necessariamente prima dell’insegnargli qualunque cosa. Altrimenti non gli si insegna assolutamente nulla.” – Lettera privata.

“Potrei raccontarvi un bel po’ di cose su un’altra amicizia ugualmente importante che io ho formato (io venticinquenne e il ragazzo quattordicenne) che è stato uno degli eventi più felici della mia vita. Era una cosa riconosciuta da entrambe e parti ma perfettamente controllata e pura: ci siamo conosciuti molto bene nei periodi di vacanza scolastica per quasi un anno. Io avrei potuto fare qualunque cosa con qual ragazzo, la mia influenza su di lui in quel tempo posso dire che fosse illimitata: e certamente portò un beneficio immenso ad entrambi.” – Ibid.

“Nella mia vita scolastica – come alunno esterno – avevo due amicizie di questo tipo, anche se, ovviamente, per un alunno esterno non c’era la stessa possibilità di svilupparle. Una era con un ragazzo più grande di me di circa cinque anni e un’altra con un maestro più grande di me di circa dodici. Io ero un ragazzino vergognoso e timido, e non avendo un fisico robusto, non entrai molto nell’attività atletica della scuola. Il mio amico più grande era un ragazzo molto delicato, gentile, fine di una purezza e di un’altezza di pensiero che era in contrasto stridente con la sporca atmosfera morale della scuola in quell’epoca, ma lui non era mai uno che giudicava e non era nemmeno superbo. Io sento che questa amicizia ha esercitato la più potente influenza nei miei primi anni di vita nel conservare un alto ideale di condotta davanti a me, molto più potente dell’influenza di casa, della quale non credo di essere stato molto consapevole.
“Dopo che lasciò la scuola per Cambridge, avevamo l’abitudine di scriverci regolarmente lunghe lettere, raramente di meno di tre pagine. Mi ricordo che io pensavo a lui come al più bel ragazzo che avessi mai conosciuto, ma guardando adesso la sua fotografia, presa più o meno in quell’epoca, e paragonandola con le altre, noto che i suoi tratti erano meno belli di quelli di molti altri miei compagni di scuola. Alla fine del secondo anno morì di consunzione. Successe durante le vacanze estive e allora io mi trovavo all’estero. Mi ricordo che avevo l’abitudine di sedermi a notte alta per scrivergli delle lunghe lettere su tutto quello che avevo visto, per interessarlo durante la sua malattia. Io non sapevo quanto fosse malato, ma avevo la paura terribile che non lo avrei rivisto un’altra volta. Quando rientrai in patria e seppi che era appena morto, il colpo fu terribile. Per settimane mi sentii come se io non avessi un amico in tutto il mondo. Non ho mai sentito nessuna perdita così profondamente né prima né dopo. …
“L’altra amicizia col mio insegnante di matematica, anche se non così intima, era comunque di un carattere molto affettivo. Io devo molto a quest’amicizia – Lui ha posto le fondamenta del mio ideale, del dovere di un insegnante verso i suoi alunni.” Lettera privata.

“Non è certo una novità: il sentimento che muoveva Gesù verso Giovanni, o Shakespeare verso il giovane dei sonetti o che ispirò le amicizie della Grecia è stato con noi prima e, nella nuova cittadinanza, sarà di nuovo con noi. L’amore per i compagni di Whitman è la sua moderna espressione; la Democrazia – concepita socialmente e non politicamente – è la sua base. Chiedersi quanta solidarietà nel lavoro o quanto dei moderni sindacati possa derivare da una fede inconscia in questo principio di cameratismo non è certo un domanda inutile. La più libera, la più diretta e la più genuina relazione tra uomini, che deriva da questo, deve costituire la base più profonda della fabbrica ricostituita”. – C. R. Ashbee, “Workshop Reconstruction and Citizenship”, p. 160.

Un caso di appassionato attaccamento tra due ragazzi Indiani è stato raccontato all’autore di questo libro da un maestro di una scuola in India. I ragazzi che avevano circa sedici anni, frequentavano la stessa scuola ed erano amici devoti, ma venne il tempo in cui dovettero dividersi. Uno fu portato via dai parenti verso una parte lontana del paese. L’altro era inconsolabile di fronte a questa prospettiva. Quando arrivò il giorno e il suo compagno fu allontanato, subito dopo, se ne andò tranquillamente ad un pozzo nel recinto della scuola, ci saltò dentro e annegò. La notizia, inviata per telegrafo, raggiunse l’amico in partenza che ancora era in viaggio. Quello disse poco, ma ad una delle stazioni abbandonò il treno e scomparve. Il treno andò avanti, ma dopo poco il ragazzo sbucò fuori dai cespugli vicino alla linea ferroviaria, si buttò sui binari e fu ucciso.

Quanto segue è tratto da uno dei casi ricordati da Havelock Eellis nel suo “Sexual Inversion”; “la più profonda sensazione sessuale di cui sono consapevole risale all’età di nove o dieci anni quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato di un paio d’anni più anziano di me. Non ricordo di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che lui potesse impadronirsi di me e gestirmi. Io ho ancora una sensazione precisa di quanto gradevole sarebbero stati nelle sue mani anche il dolore fisico e la crudeltà.” – Havelock Eellis, op. cit., vcaso xiii, p. 71.

“Quando avevo circa sedici anni e mezzo, venne in casa un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero più assorbente dei miei giorni di scuola. Non ricordo neppure un momento, da quando lo vidi per la prima volta a quando lasciai la scuola, in cui io non fossi innamorato di lui e l’affetto era ricambiato anche se alquanto riservatamente. Lui era sempre un po’ più avanti di me nei libri e nel lavoro scolastico ma quando il nostro affetto maturò passavano insieme molto del nostro tempo libero e lui rispondeva alle mie avances più o meno come una ragazza che viene corteggiata, un po’ ridendoci sopra, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di vezzeggiarlo e accarezzarlo, ma la nostra intimità non andò mai più in la di un bacio e su questo c’era pure il freno della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi e non abbiamo mai nemmeno bisbigliato l’uno con l’altro su quelle cose sulle quali tutta la scuola parlava in modo osceno.” – Stesso caso, pag. 73.

“All’età di ventuno anni cominciai gradualmente a rendermi conto che in qualche modo non ero come i miei compagni, che non mi piacevano le occupazioni tipicamente maschili, che fumare, bere o giocare a carte mi dava poca soddisfazione, e che avevo un vero terrore mortale per il bordello. E infatti non ci ero mai stato e in ogni occasione, con un pretesto o con l’altro, ero riuscito a tenermene alla larga. Allora conciai a pensare a me stesso. Mi sentivo paurosamente solo, miserabile e sfortunato e sospiravo per un amico della mia stessa natura – ancora senza nemmeno immaginare che ci potessero essere altri come me. A ventidue anni arrivai a conoscere un ragazzo che almeno mi chiarì le idee sull’inversione sessuale e su quelli che ne sono affetti, al punto che lui – un urning come me – arrivò ad innamorarsi di me. Mi caddero le bende dagli occhi, e benedico il giorno che mi portò la luce. … Rispetto alle donne nel loro aspetto sessuale, provavo un vero orrore, che l’esercizio del mio più alto potere di immaginazione non poteva comunque superare; e infatti non ho mai nemmeno provato a superarlo dato che sono quasi persuaso dell’inutilità di un simile tentativo che mi sembra peccaminoso e innaturale.” – Krafft-Ebing, “Psycopathia Sexualis”, settima edizione, caso n. 122, p. 291. Stoccarda 1892.

“Senza l’amore degli uomini non potrei più esistere, senza un tale amore non posso che rimanere in conflitto con me stesso. … Se esistesse il matrimonio tra uomini credo che non sarei affatto preoccupato da una relazione che dura tutta la vita, cosa che con una donna mi sembra sostanzialmente impossibile. … Ma dato che comunque questo tipo d’amore è considerato criminale, attraverso la sua soddisfazione io posso essere in armonia con me stesso ma mai col mondo e perciò necessariamente ci deve essere qualcosa di discordante e tanto più perché ho un carattere aperto e odio e bugie di qualsiasi tipo. Questo tormento di dover sempre nascondere tutto, mi ha costretto a confessare la mia anomalia a pochi amici, della cui comprensione e della cui riservatezza sono sicuro. Anche se spesso la mia condizione mi sembra abbastanza triste per la difficoltà di trovare soddisfazione e per il disprezzo generale degli amori maschili, sono comunque spesso almeno un po’ orgoglioso di avere questi anomali sentimenti. Naturalmente non mi sposerò mai – ma questo non mi sembra in nessun modo una sfortuna, anche se sono innamorato della vita familiare, e fino adesso ho passato il mio tempo solo tra le mie relazioni. Vivo nella speranza di poter avere più tardi un amante fisso; e lo devo avere, altrimenti il futuro mi sembrerebbe grigio e scolorito e tutti gli oggetti che la gente di solito insegue – onore, alta posizione sociale, ecc. – mi sembrerebbero solo cose vane per nulla attrattive.
“Se questa speranza non dovesse realizzarsi, so che sarei incapace di dedicarmi ai miei interessi permanentemente e con piacere e che sarei capace di mettere da parte qualsiasi cosa per ottenere l’amore di un uomo. Non sento più alcuno scrupolo morale a causa della mia inclinazione anomala e in genere non sono mai stato turbato dal fatto che mi sento attratto verso i giovani. … Fino adesso mi è sembrato cattivo e immorale fare cose che sono aggressive verso gli altri o che non vorrei fossero fatte a me e da questo punto di vista posso dire che cerco il più possibile di non infrangere i diritti degli altri e sono capace di reagire violentemente a qualsiasi ingiustizia fatta agli altri.” – Ibid. p. 249, caso n. 110 (funzionario in una fabbrica, 31 anni).

“I miei pensieri non sono in nessun modo esclusivamente del corpo o morbosamente sensuali. Quanto spesso alla vista di un bel ragazzo mi prende un umore profondamente entusiastico e io offro una preghiera, per così dire, con le gloriose parole di Heine – ‘Tu sei come un fiore, così grazioso, così bello, così puro’ … Finora nessun ragazzo ha mai sospettato il mio amore per lui, non ho mai corrotto o messo a rischio la moralità di nessuno, ma per molti ho qua e là ho consumato la loro strada: e quindi non ho problemi e faccio sacrifici, che sono l’unica cosa che posso fare per loro.
E quindi, quando ho la fortuna di avere un amico amato vicino a me, al quale insegnare qualcosa, da supportare, da aiutare, quando il mio amore inconfessato trova una risposta amorosa (anche se naturalmente non sessuale), allora tutte le immagini immonde svaniscono sempre di più nella mia mente. Allora il mio amore diventa piuttosto platonico e si innalza solo per poi scivolare di nuovo nel fango quando è privato della sue specifica attività.
Quanto al resto, io non sono, e posso dirlo senza presunzione, uno degli uomini peggiori. Mentalmente più sensibile di molti uomini normali. Mi interesso a qualsiasi cosa che emoziona l’umanità. Sono ben disposto, tenero, e facilmente mi muovo a pietà, non posso fare alcun male ad alcun animale, e certamente non ad una creatura umana, ma sono al contrario attivo in un modo amichevole verso la gente, se e come posso.
Perciò, quindi, davanti alla mia coscienza non posso rimproverarmi, e anche se devo certamente rigettare il giudizio del mondo su di noi, soffro comunque molto. Nella massima sincerità, non ho offeso nessuno e mantengo il mio amore nella sua più nobile attività altrettanto santamente quando fanno gli uomini normalmente disposti, ma sotto un destino infelice che non ci concede né tolleranza né riconoscimento. Soffro spesso più di quanto la mia vita possa sopportare.” – Ibid. p. 286, caso n. 114.

“Descrivere tutta la miseria, tutte le situazioni sfortunate, il costante terrore si essere scoperti nella propria particolarità e di diventare una persona non tollerabile in società – dare un’idea di tutto questo è veramente molto più di quanto la penna o le parole possano fare. Il pensiero stesso di perdere la propria esistenza sociale e di essere rigettato da tutti, appena sorge, è un tormento più grande di quanto si possa immaginare. In una situazione del genere qualsiasi cosa, qualsiasi cosa che uno avesse fatto nella via del bene sarebbe dimenticata; nella coscienza della sua alta moralità ogni uomo con disposizioni normali si gonfia di orgoglio, per quanto abbia potuto agire in modo frivolo a proposito del suo amore. Io conosco parecchie persone normali di questo tipo di cui mi è molto difficile capire la concezione svilente dell’amore.” – Ibid., p. 269.

“Prima di dormire vedo immagini tormentose di amore tradito, e così sono costretto, diverse volte, a fare ricorso al cloralio. I miei sogni sono solo la prosecuzione della mia vita attuale e sono altrettanto penosi. Come tutto questo finirà realmente non lo so; ma io penso che queste emozioni profonde debbano fare il loro corso. … L’unica fine ragionevole della lotta è la morte.” – A. Moll, “Conträre Sexualempfindung”, seconda edizione, pag. 123 (citazione da una lettera).

“Stanco e logoro, sono passato attraverso ogni tempesta di angoscia e di disperazione. Anni della più rovinosa agonia mentale sono passati sulla mia testa senza uccidermi. Attraverso gli orologi della lunga notte, ho sentito rintoccare le ore incessanti. Al sonno non ho neppure mai pensato, ma sono stato steso sul mio letto cercando di leggere qualche libro o inginocchiato vicino al mio letto a sforzarmi di innalzare il mio cuore e il mio spirito alla preghiera cercando soccorso e perdono. Alla fine, incapace di andare avanti, con la bocca fortemente serrata e la fronte corrugata, il Charmer ha attutito i miei sensi per una o due brevi ore; ma solo perché potessi svegliarmi con una più forte e più chiara percezione della mia condizione senza speranza.
Non so come siano passati i giorni, come io abbia potuto vivere così a lungo in questa miseria, non lo so proprio. Ma una tortura di questo tipo è crudelmente lenta oltre che certa. È tipico dei giovani sopportare per molto tempo quando l’amore è messo alla prova e un casuale barlume – una specie di beffardo fantasma di speranza così simile alla speranza come la meteora veloce lo è al sole che dura – aiuta a tollerare il peso della miseria e così lo prolunga. Io mi sento vecchio di centinaia di anni nel mio squallore di ogni momento. Non posso combattere contro l’amore e schiacciarlo – mai! Dio ha inserito nel mio cuore la necessità del sentimento; ma è difficile non chiedersi perché ha inserito un elemento così divino nella mia natura che è condannata a morire insoddisfatta che è destinata alla fine ad essere la mia vera morte.” – Da un manoscritto consegnato all’autore da un Urning.

H. Ellis, nell’appendice D del suo libro sull’Inversione sessuale, parla alquanto estesamente delle amicizie scolastiche della ragazze, che loro chiamano “fiamme” e “deliri”, dell’amore a prima vista, del romanticismo, del corteggiamento, degli incontri nonostante gli ostacoli, delle lunghe lettere, della gelosia, dello scrivere ovunque il nome dell’amata, ecc.; queste relazioni sono talvolta sessuali, ma molto frequentemente non è così, anche se sono piene di “eretismo psichico”.
Nella stessa appendice cita una donna di trentatré anni che scrive; “A quattordici anni mi sono innamorata per la prima volta, ma è stato con una ragazza. Era un amore insano e intenso, ma aveva le stesse qualità e provocava le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a diciotto anni. In nessuno dei due casi l’oggetto d’amore era idealizzato: io ero completamente consapevole dei loro difetti, ciò nonostante tutta la mia persona era persa, immersa nella loro esistenza. Il primo durò due anni, il secondo sette anni. Da allora nessun amore è stato così intenso ma adesso queste due persone , anche se sono ancora viventi, non sono per me nulla di più che autentici estranei.”
Un’altra donna di trentacinque anni scrive: “Le ragazze tra i quattordici e i diciotto anni in collegio o nella scuola femminile spesso si innamorano di persone dello stesso sesso. Non si tratta di amicizia. L’amata è più grande, più avanzata, più affascinante o più bella. Quando ero una matricola in collegio ho conosciuto più o meno trenta ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Molte la ricercavano per il fascino, ma io so che il mio omaggio e quello di molte altre era sincero e appassionato. Io l’amavo perché era brillante e completamente indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se all’epoca la consideravamo bella. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, si sentì male per due settimane. Al suo ritorno stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu tropo grande e lei svenne. Quando raggiunsi l’ultimo anno fui io a ricevere gli sguardi languidi, i versi originali, le rose e le lettere appassionate scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.
L’amore appassionato tra ragazze, da quello più innocente alle escursioni più elaborate nella direzione del lesbismo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici che, e ancora forse di più, nei cori e tra le ballerine.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 130.

“L’amore delle donne omosessuali è spesso molto appassionato, come quello degli urning. Proprio come gli urning, le donne omosessuali si sentono felicissime quando amano in modo felice. Comunque, per molte di loro, come per gli urning esiste la circostanza molto penosa che in conseguenza della loro antipatia per il tocco del maschio non sono in condizione di fondare una famiglia. Talvolta, quando l’amore di una donna omosessuale non è corrisposto, ne seguono seri disturbi del sistema nervoso, che portano anche al parossismo della furia.” – A. Moll, op. cit p. 338.

“È degno di nota il numero di donne invertite che, con maggiore o minore frode sono state sposate con donne di loro scelta e la coppia ha vissuto felicemente insieme per lunghi periodi. So di un caso, probabilmente unico, nel quale la cerimonia è andata avanti senza nessun inganno da nessuna delle due parti; una donna inglese congenitamente invertita, di notevole abilità intellettuale, ora morta, era legata alla moglie di un uomo di chiesa che, nella piena consapevolezza di tutti i fatti del caso, sposò privatamente le due donne nella sua chiesa.” – Havelocj Ellis, op. cit., p. 146, nota a fondo pagina.

“Ci si dice (nel “Giornale del viaggio in Italia” di Montaigne, 1350) che sette o otto ragazze che erano di Chaumont, decisero di vestirsi e di lavorare come uomini; una di esse venne a Vitry per lavorare come tessitore e fu ritenuta un ragazzo di buna condizione, come tale era amato da tutti. A Vitry si fidanzò con una donna ma, siccome sorse un problema, non si celebrò alcun matrimonio. Successivamente si innamorò di una donna che sposò e con la quale visse per quattro o cinque mesi, con grande soddisfazione della moglie, si dice. Ma essendo stata riconosciuta da qualcuno di Chaumint e portata davanti alla giustizia, fu condannata all’impiccagione, Disse che avrebbe preferito essere impiccata al vivere ancora come una ragazza e fu impiccata per avere usato invenzioni illecite per supplire ai difetti del suo sesso.” – Ibid. p. 119.

“È evidente che ci devono essere delle ragioni profonde della frequenza della omosessualità tra le prostitute. Una di queste cause, senza dubbio, risiede nel carattere delle relazioni delle prostitute con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale e dato che l’elemento economico è enfatizzato, la possibilità della soddisfazione sessuale diminuisce; nel migliore dei casi, anche qui manca il senso di parità sociale, la sensazione del possesso e l’ambito necessario all’esercizio dell’affetto e della devozione femminile.” – Ibid., p. 149.

“Tra le prostitute registrare a Berlino ce ne sono senza dubbio un gran numero che onorano l’amore delle donne. Fonti bene informate mi dicono che circa il 25% delle prostituite di Berlino hanno relazioni con altre donne.” – A. Moll, op. cit., p.331.

“Karl Heinrich Ulrichs (nato vicino Aurich nel 1825), aveva esposto e difeso l’amore omosessuale, e i suoi punti di vista si dice abbiano avuto una certa influenza nell’attirare l’attenzione di Westphal sull’argomento; era un ufficiale legale di Hannover (Agente del fisco), lui stesso invertito sessuale. Da 1864 in poi, all’inizio sotto lo pseudonimo di Numa Numantius e poi usando il suo vero nome, Ulrichs pubblicò in varie parti della Germania una lunga serie di lavori che trattavano di questa questione e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione legale dell’invertito sessuale in Germania.
Pur non essendo un autore i cui punti di vista psicologici possono avere molto peso scientifico, Ulrichs ci appare essere stato un uomo di abilità molto brillante e la sua conoscenza si dice essere stata quasi universale; non era solo molto versato nei suoi argomenti specifici di giurisprudenza e di teologia ma anche in molti settori delle scienze naturali come anche nell’archeologia; era inoltre considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli e poi all’Aquila degli Abruzzi da dove pubblicò anche un periodico latino. Morì nel 1895.” – Havelock Ellis, op. cit., p. 33.

Ultichs entra in una classificazione elaborata di tipi umani, con una corrispondente nomenclatura, che, benché un tantino ponderosa, è stata utile. Tra i maschi, per esempio, distingue l’uomo abbastanza normale, che lui chiama “Dioning”, dall’invertito, che chiama “Urning”. Tra gli Urning, di nuovo, distingue (1) coloro che sono completamente maschili nell’apparenza, nelle abitudini mentali e nel carattere (“Mannlings”) e che tendono ad amare soggetti più morbidi e più giovani del loro stesso sesso; (2) Coloro che sono di apparenza e di modo di pensare effeminato (”Weiblings”) e amano uomini più rozzi e più vecchi; e (2) quelli che sono di un tipo intermedio (“Zwischen Urnings”) e amano i giovani uomini. Poi di nuovo c’è l’”Urano.dioning”, che è nato con la capacità di amare in entrambe le direzioni, cioè sia uomini che donne, Questo è generalmente di tipo maschile. E al di à di queste ci sono alcune sotto-specie come l’”Uraniaster”, che è un uomo normale che ha contratto abitudini urning, e l’”Urning virilizzato”, che è un Urning che ha contratto abitudini normali, anche se queste non sono naturali per lui! Il tutto si può riassumere in una tabella come segue: –

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Se aggiungiamo a questa una tabella corrispondente per il sesso femminile avremo un’idea della complicazione del sistema di Ulrichs! Per quanto il sistema sia complicato e per quante critiche possiamo muovergli, dobbiamo riconoscere che non eccede comunque la complicazione dei fatti reali di natura. (Vedi K.H. Ulrichs, “Memnon”, capitoli iii-v.)

L’analisi dell’argomento di Krafft-Ebing è nel complesso tanto elaborata quanto quella di Ulrichs. È data da J.A. Symonds in forma di tabella, come segue:

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A Symonds continua: – “Qual è la spiegazione razionale dei fatti che ci è presentata dall’analisi che ci ho formulato in questa tabella, non può ancora essere completamente chiarito. Non conosciamo ancora abbastanza circa le leggi del sesso nelle creature umane per avanzare una teoria. Krafft-Ebing e gli autori della sua scuola sono attualmente inclini a riferirsi tutti alle malattie dei centri nervosi, ereditarie, congenite, risvegliate da abitudini precoci di auto-abuso. Ho già cercato di mostrare l’inadeguatezza di questo metodo e ho anche richiamato l’attenzione sul fatto che non ci dà sufficientemente conto dei fenomeni che ci sono noti attraverso la storia e attraverso l’esperienza di ogni giorno.” [Bisognerebbe notare che nelle edizioni più tarde del suo libro, Krafft-Ebing modifica considerevolmente l’idea secondo la quale queste variazioni sessuali indicano tutte malattia.] – “Un Problema di Etica Moderna”, p. 46.

Moll, parlando dell’atto così comunemente accreditato agli Urning (sodomia), dice: “Comunemente si dà per scontato che il rapporto sessuale tra Urning consista in questo. Ma è un grosso errore supporre che questo atto sia così frequente tra di loro.” – A- Moll, op. cit., p. 139.

E Krafft-Ebing ne parla come di cosa rara tra i veri Urning, quantunque piuttosto comune tra i vecchi viziosi e debosciati di più normale temperamento. – “Psychopathia Sexualis”, settima edizione, pag. 258.

“L’urning non solo nega l’innaturalità delle sue inclinazioni ma anche il loro carattere patologico; protesta contro il paragone con gli zoppi e coi sordi. La coincidenza occasionale dell’inversione sessuale con altre condizioni realmente morbose non significa nulla e nemmeno il ricordare che essa è contraria alla finalità di propagazione della razza è una prova; chi infatti ci può garantire che la natura abbia inteso destinare tutti alla propagazione della razza? Anche all’ape operaia la natura non ha garantito questa funzione anche se nei suoi rachitici organi sessuali femminili esiste una innegabile indicazione o un suggerimento di sentimenti sessuali.” – A. Moll, op. cit., p. 271. (Da una lettera di un Urning sessantenne.)

“L’omosessualità, quindi, può essere definita come una varietà anormale dell’impulso sessuale, ma difficilmente come una varietà patologica. Se volete, potrebbe essere definita un arresto dello sviluppo o una specie di reversione. E questo si accorda abbastanza col fatto che i migliori esperti di questo argomento non hanno finora scoperto più anormalità fisiche tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali – e nemmeno più degenerazione o segni di degenerazione.” – Consulente medico Dr. Paul Naeke, in “Der Tag”, 26 ottobre 1907.

“Come risultato di queste considerazioni Ulrichs conclude che non c’è alcuna base reale per la persecuzione degli Urning salvo quella che può essere trovata nella ripugnanza provata dalla grande maggioranza numerica verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia i matrimoni, perdona la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle sue proprie inclinazioni sessuali. Rende illegali le unioni temporanee o permanenti per la minoranza, la cui inversione dell’istinto aborrisce. E questa persecuzione, nel pensiero popolare, a qualunque livello, è giustificata come molti altri atti iniqui di pregiudizio e ignoranza, da presupposti teologici e da cosiddette disposizioni della rivelazione” – “Un problema di etica moderna” p. 83.

“Noi intendiamo come “omosessuale” una persona che si sente portata verso individui dello stesso sesso da sentimenti di vero amore. Dal punto di vista scientifico è indifferente se egli agisca o meno in accordo col suo sentimento omosessuale. Così come ci sono persone normali che vivono castamente, così ci sono persone omosessuali in cui amore ha chiaramente un carattere psichico, ideale e “platonico”. …
“L’impronta femminile, nel caso degli uomini omosessuali, è in genere evidenziata dalla presenza di una maggiore sensibilità e recettività e anche dalla predominanza della vita emotiva, da un forte senso artistico, specialmente in direzione della musica, e anche spesso da una tendenza al misticismo, e da diverse inclinazioni e abitudini femminili sia nel senso migliore che in quello peggiore del termine. Questa mescolanza di temperamento, comunque, non rende l’omosessuale come tale una persona di minor valore. Egli non è infatti della stessa natura dell’eterosessuale, ma è di uguale valore.” Testimonianza del Dr. M. Hirschfeld come medico specialista nel processo Moltke-Harden.

“Una seria obiezione al riconoscimento e alla tolleranza dell’inversione sessuale, è sempre stata che essa tende alla limitazione della popolazione. Questo era un argomento politico e sociale sano al tempo di Mosé, quando una piccola tribù militare aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. In nessun modo è un argomento valido nella nostra epoca, quando le porzioni abitabili del globo stanno diventando rapidamente sovrappopolate. E per di più dobbiamo tenere a mente che la società, nell’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile e in questo modo, uomini e donne, quantunque normalmente procreativi, sono sterilizzati in misura indefinita.” – J. A. Symonds, “Un problema di etica moderna”, p.82.

“Prima di Giustiniano, sia Costantino che Teodosio approvarono leggi contro l’inversione sessuale, affidando i colpevoli alle “fiamme vendicatrici”. Ma queste norme non erano applicate rigidamente e si può dire che l’opinione pubblica moderna derivi dalla legislazione di Giustiniano. Le opinioni in materia di costumi e comportamenti seguono sempre la legge. Anche se gli editti imperiali non potevano sradicare una passione che è inerente alla natura umana, avevano l’effetto di diffondere le più estreme punizioni in tutti i codici della nazioni cristiane e di creare un permanente odio sociale.” – Ibid. p.13.

“Il nostro atteggiamento moderno è in qualche modo fatto risalire alla legge giudaica e alla sua sopravvivenza nelle opinioni di san Paolo su questa materia. Ma la legge giudaica stessa aveva un fondamento. Ogni qualvolta l’allargamento della popolazione diventa una necessità sociale fortemente sentita, come accadeva tra i Giudei, nella loro esaltazione della vita familiare, e come accadeva quando i popoli europei furono costituiti, lì l’omosessualità è considerata come un crimine, punibile perfino con la morte … Fu nel secolo quarto di Roma che la forte opposizione moderna all’omosessualità fu formulata in legge. La razza romana era stata in decadenza per parecchio tempo, fiorivano perversioni sessuali di tutti i tipi, la popolazione stava calando, e nello stesso tempo il Cristianesimo, con la sua ostilità giudaico-paolina alla omosessualità stava rapidamente diffondendosi. Gli uomini di stato del tempo, ansiosi di accelerare le pulsazioni della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio e Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità – l’ultimo ordinando in ogni caso come pena le “fiamme vendicatrici”” – Havelock Ellis, op. cit. p.206.

“Oggi i calzolai che fanno le scarpe su misura, trattano in modo più personale con gli individui dei nostri insegnanti e dei nostri direttori di scuola nel loro applicare i principi morali. Gli individui della forma sessualmente intermedia sono trattati come se essi fossero esattamente dei buoni esempi del tipo ideale di maschio o di femmina. Ci manca un trattamento “ortopedico” dell’anima, invece dalla tortura provocata dall’applicazione di forme convenzionali già pronte. Il sistema attuale elimina molto di ciò che è originale, sradica molto di ciò che è veramente naturale e distorce molto in forme artificiali e innaturali.” O. Weininger. “Sesso e carattere”, capitolo v.

“Ciò che è nuovo, nel mio modo di vedere la cose è che stando ad esso l’omosessualità non può essere considerata come un atavismo o come dovuta ad un arresto dello sviluppo embrionale o ad una incompleta differenziazione sessuale; non può essere considerata come un’anomalia rara che si intrufola nella comune completa separazione dei sessi. L’omosessualità è solo la condizione sessuale di quelle forme sessuali intermedie che si estendono da una condizione sessuale ideale all’altra condizione sessuale ideale. Secondo me, ogni organismo attuale ha sia omosessualità che eterosessualità.” – O. Weininger, “Sesso e carattere”, cap. iv.

“E dunque come può accadere che nella nostra epoca, considerata così filantropica, tutte le categorie di uomini, in ragione di anormalità mentali congenite, siano bollate e bandite, freneticamente perseguitate, pubblicamente marchiate, e trattate con le condanne penali più severe? Si stenta a credere che casi gravi di omicidi criminali, parlando moralmente, accadano in questa materia ancora alla fine del diciannovesimo secolo. Alla penosa ignoranza dei giudici, ai mille pregiudizi ereditari della pubblica opinione, come anche alla schiavitù mentale dei corpi legislativi, si deve ascrivere il fatto che il codice penale degli stati più civili è ancora in grande misura formulato nello spirito cupo del medioevo.” – O. de Joux, “Die Enterbten des Liebesglückes” [I diseredati della felicità amorosa] p. 16.

“Fino adesso l’umanità omosessuale si è trovata in una posizione particolare. La sua bocca era chiusa e non poteva parlare; era legata mani e piedi e non poteva muoversi. Ma ora c’è stato un cambiamento importante. La Scienza ha preso le parti di queste persone e ha difeso il loro onore. … Io dichiaro quindi apertamente che questi uomini non dovrebbero più essere marchiati in nome della Cristianità né per mezzo della legge né con qualsiasi altro mezzo.” Da una lettera scritta da un prete cattolico, in risposta ad una circolare inviata dal Comitato delle Humane-Science di Berlino. (Vedi “Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen) [Annuario degli intermedi sessuali] vol. ii, p. 177.)

“Così il peggiore di tutti i mestieri, quello del ricatto [delle lettere anonime] è incoraggiato dalla legge. … Il miserabile disgraziato perseguitato, messo nell’alternativa di pagare denaro o diventare socialmente impresentabile, perdendo una posizione importante e vedendo il disonore esplodere su di lui e sulla sua famiglia, paga; ma non solo, più paga più grande diventa il vampiro che gli succhia il sangue e la vita, finché alla fine davanti a lui non resta nulla se non la totale rovina finanziaria e la disgrazia. Chi si stupirebbe se i nervi di un individuo in questa posizione non sono capaci di sopportare uno sforzo così terribile? In alcuni casi i nervi cedono tutti insieme. … Cambiate la legge e invece di aumentare il vizio lo diminuirete. La tentazione di esercitare un mestiere disgraziato con lo scopo di estorcere denaro sarebbe eliminata.” – “Un problema di Etica Moderna”, pagine 56 e 86.

“Ne dedurrete giustamente che è difficile per me dire esattamente come io considero (moralmente) la tendenza omosessuale, comunque sono certo che anche se fosse possibile non vorrei cambiare la mia natura di invertito in una normale. Io sospetto che le amozioni sessuali, e anche quelle di un invertito, abbiano un senso più sottile di quello che si attribuisce loro generalmente; ma i moderni moralisti o dibattono timidamente di interpretazioni trascendentali o non ne considerano alcuna, e io sono ignorante e incapace di risolvere il mistero che questi sentimenti sembrano implicare”. – Havelock Ellis, op. cit. p. 65, caso ix.
“Io non posso considerare i miei sentimenti sessuali come innaturali o anormali, dato che si sono dischiusi dentro di me in modo così perfettamente naturale e spontaneo. Tutto quello che ho letto nei libri o ho sentito dire sull’ordinario amore sessuale, la sua intensità a la sua passione, la devozione per tutta la vita, l’amore a prima vista, ecc. mi sembrano potersi facilmente paragonare con le mie esperienze di tipo omosessuale; e rispetto alla moralità di questo difficile argomento, la mia sensazione è che sia la stessa che potrebbe manifestarsi nell’amore tra un uomo e una donna, e precisamente che nessuna soddisfazione fisica sarebbe ricercata al costo di stressare o degradare un’altra persona. Sono certo che questo tipo di amore è, nonostante le difficoltà fisiche che lo accompagnano, così profondamente eccitante e nobilitante come l’amore dell’altro tipo, se non anche di più; e credo che per una perfetta relazione le vere gratificazioni sessuali (qualsiasi esse siano) probabilmente rivestano un’importanza minore in questo amore che nell’altro.” – Ibid, “caso” vii, p. 58.

“Sono cresciuto, ho cominciato i miei studi professionali e ne sono stato molto felice. Vivevo in una grande capitale, mi muovevo molto in società. Avevo un grande e vivace gruppo di amici. Ma sempre, ogni volta, io capivo che nel nucleo, alla radice profonda di me stesso, c’erano un palpito e un calore, un riflusso e un’ondata, una ricerca come in un sogno vano di realizzare ancora quella passione di amicizia che potesse trascendere finalmente la fredda idea moderna di legame; la super-amicizia, l’amore-amicizia dell’Ellade che significava che tra uomo e uomo poteva esistere l’amore fisico sessuale. Questo era ancora possibile! Ora lo sapevo. Avevo letto nei versi e nella prosa di autori greci, latini o orientali, che avevano descritto ogni ombra della sua bellezza o della sua bruttezza, il suo potere di svilimento – Da Teocrito a Marziale, o ad Abu-Nuwas, a Platen, a Michelangelo, a Shakespeare. Lo avevo imparato dalle statue degli scultori – in queste linee così spesso vivide per la mera bellezza fisica maschile – lavori che generano, che fanno sorgere il senso di essa in una razza. Lo avevo quasi indovinato nella musica di Beethoven e di Tschaikowsky, prima di conoscere la biografia ci ciascuno di loro. E avevo riconosciuto che cosa esso rappresenti per la maggior parte della gente oggi – dal disgusto al disprezzo alle risate dei miei simili – quando si accenna appena ad una simile emozione.” “Imre: a memorandum” di Xavier Mayne, p. 120. Napoli, R. Rispoli, 1906.

“Finalmente, in quello stesso inverno, il caso mi ha aperto bene gli occhi su me stesso. Da allora, non ho più avuto bisogno di conoscere altro del mio albero del bene e del male. Mi sono buttato in una massa di studi seri: Tedesco, Italiano, Francese, Inglese, a partire dai migliori specialisti e teorici europei di materie intorno alla sessualità, molti di loro con idee molto diverse da quelle del mio bene intenzionato ma fin troppo assertivo dottore Yankee (che aveva raccomandato il matrimonio come cura). Ho letto delle teorie più discusse sul “sesso secondario” e sull’”intersessualità”, ho imparato molto circa le teorie e i fatti relativi all’omosessualismo, l’amore uraniano, la razza uraniana, il “sesso all’interno dello stesso sesso”… Sono venuto a sapere della loro enorme distribuzione nel mondo oggi, e della notevole attenzione che gli scienziati e i giuristi europei hanno dedicato ai problemi collegati con l’omosessualismo. Potrei seguire intelligentemente gli sforzi di ben disporre l’opinione pubblica verso questa non sradicabile e non compresa fase dell’umanità. Ho capito che ero sempre stato membro di quelle confraternita nascosta e di quel sub-sesso o super-sesso. Mi sono anche preoccupato di informarmi della sue profondamente istintive framassonerie, anche di quelle organizzate, in ogni classe sociale, in ogni paese e in ogni civiltà.” – Ibid., pp. 134-135.

“Così nell’inversione sessuale troviamo quello che si può giustamente chiamare “gioco” della variazione, una di quelle aberrazioni organiche che vediamo nella natura vivente, nella piante e negli animali.” … “ Tutte queste variazioni organiche che io ho menzionato qui per illustrare l’inversione sessuale sono anormalità. È molto importante che noi abbiamo un’idea chiara di che cosa sia l’anormalità. Molta gente immagina che ciò che è anormale sia necessariamente patologico. Ma non è così a meno che noi non diamo alla parola malattia un’estensione sconveniente e illegittima. È insieme sconveniente e inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio come malattie nello stesso senso in cui parliamo di scarlattina, tubercolosi o paralisi generale come malattie.” – Havelock Ellis, op. cit. p. 186.

“Ho sostenuto da qualche tempo una teoria su questa questione “omogenica” – io non credo che sia nuova – ma il fatto è che quando un uomo raggiunge un certo stato di sviluppo e si avvicina alla totalità della natura umana, viene all’esistenza in lui, anche in tono minore all’inizio, un elemento femminile oltre quello maschile. Questo significa che quando egli supera le varie barriere, supera anche le barriere del sesso, nel suo percorso per diventare un essere umano completo, un Universale.” – Da una lettera privata.

“I grandi geni, uomini come Goethe, Shakespeare, Shelley, Byron, Darwin, avevano tutti un’anima femminile ben sviluppata in loro. … Come noi incontriamo comunemente nelle città donne che sono maschi per un quarto o per un ottavo e così via, … Così c’è all’interno di noi un analogo mezzo sangue che si adatta alle circostanze con la massima facilità. I Greci riconoscevano che un essere simile poteva esistere anche in armonia con la natura e così lo abbellirono e lo idealizzarono come Saffo.” – Charles G. Leland, “Il sesso alternato”, pag. 41 e 57. Londra, 1904.

“Ho analizzato e indagato questa questione per molti anni ed è mia ferma convinzione da molto tempo che nessuna violazione della moralità è coinvolta nell’amore omosessuale che, come ogni altra passione, tende quando debitamente inteso e controllato da un sentimento spirituale, alla salute fisica e morale dell’individuo e della razza, e che sono solo le sue brutali perversioni che sono immorali. Ho conosciuto molte persone più o meno soggette a questa passione e ho trovato che erano una categoria di uomini di pensiero particolarmente elevato, retti, fini e, devo aggiungere, puri di mente.” – Comunicato dal prof. … in Appendice a “Inversione sessuale” di Havelock Ellis, p. 240.

“Ciò che fin dal principio mi bloccava di più ma ora mi sembra perfettamente chiaro e anzi proprio necessario è che tra gli omosessuali si trova il gruppo più notevole di uomini, specificamente quelli che io chiamo super-virili. Questi uomini stanno in virtù della speciale variazione della loro anima tanto al di sopra degli uomini comuni quanto un uomo di sessualità normale sta sopra una donna. Un individuo simile è capace di ammaliare gli uomini con suo odore di anima, come loro, benché passivamente, ammaliano lui. Ma dato che lui vive sempre nella società degli uomini, e gli uomini, per così dire, siedono ai suoi piedi, ne deriva che questo super-virile spesso scala le cime più altre dall’evoluzione spirituale, dello stato sociale e della capacità virile. Da qui deriva che i nomi più famosi del mondo e della storia della cultura stanno a ragione o a torto nella lista degli omosessuali. Nomi come Alessandro il Grande, Platone, Giulio Cesare, Michelangelo, Carlo XII di Svezia, Guglielmo d’Orange e così via. Non solo è così ma deve essere così. Così come certamente come eroe delle donne rimane un uomo spiritualmente inferiore, così l’eroe degli uomini è proprio un eroe degli uomini, se in qualche modo ha materia per esserlo.
Di conseguenza il codice penale tedesco, nel bollare l’omosessualità come crimine mette il fior fiore dell’umanità nella lista di proscrizione.” Prof. Dott. Jaeger, “Die Entdeckung der Seele” [la scoperta dell’anima] pp. 268-269.

“I tipi licenziosi, garruli o morbosi di invertiti sono stati così onorari dalla pubblicità che gli altri tipi sono ancora poco conosciuti. Questi ultimi nella maturità della loro natura intellettuale e morale, smettono di cercare il sesso come il perno dell’universo, smettono di rattristarsi della loro sorte. Hanno la loro missione da compiere quaggiù e cercano di compierla quanto meglio possono. Nello stesso modo troviamo che ci sono eterosessuali (o normali) che in un certo stadio della loro crescita si liberano della vita sessuale.” – M. A. Raffalovich. “Uranismo e unisessualità”, p. 74.

“Il beneducato e molto acculturato Urning è un completo idealista; la materia per lui non è che un simbolo del pensiero e il reale non è che l’espressione vivente dell’invisibile”. – De Joux, “Die Enterbten des Liebesglücks” [I diseredati della felicità amorosa], p. 46.

“Dato che la natura e la legge sociale sono così crudeli da imporgli un severo celibato, tutto il suo essere è conseguentemente di straordinaria freschezza e di superba purezza, e i sui modi di vita sono modesti come quelli di un santo – una cosa che nel caso di un uomo di salute florida e che gira il mondo è certamente inusuale.” – Ibid. p. 41.

“Se l’anima di una donna nella sua forma usuale rappresenta un segreto chiuso con sette sigilli, quando è imprigionata nel robusto copro di un uomo e fusa con alcuni dei motivi della virilità, nessuno potrà mai essere certo della scrittura ben più enigmatica di quei significati sibillini. Solo un Urning può capire un Urning.” – Ibid. p. 63.

“Dato che essi stessi (gli Urning) sono di natura molto complessa e messi insieme a partire da elementi opposti, essi ricercano ed amano le nature semplici, schiette, franche. Dato che soffrono in continuazione per la ribellione dei loro desideri contro il buon gusto e la morale, spesso bramano una libertà barbarica. E poiché ogni loro emozione è accorciata, distratta e usurata dalle migliaia di dubbi e di sospetti delle loro menti urning, radunano intorno a sé uomini che sono abituati ad andare direttamente dalla sensazione all’azione e che lavorano a partire da istinti basilari selvaggi con la stessa certezza degli animali.” – Ibid. p. 96.

“È vero che noi siamo spesso inferiori agli uomini normali quanto a forza di volontà, sapienza mondana e senso del dovere; ma d’altra parte, nella profondità e nella delicatezza del sentimento e in ogni virtù del cuore noi siamo molto superiori. Non possiamo amare le donne, ma ci lamentiamo con loro e le aiutiamo al focolare e accanto alla culla, nel bisogno e nella solitudine come i loro amici più altruisti. … Noi non disprezziamo le donne perché sono deboli perché siamo molto più perspicaci e abbiamo molto meno pregiudizi dei cosiddetti signori della creazione, siamo molto più nobili, molto più utili e abbiamo una visione molto più corretta della loro … Comunque, se uno dei sessi ha un motivo per limitare il rispetto in qualsiasi grado nei confronti dell’altro, chi ne ha più motivo? Di’ pire di loro quello che vuoi, il secondo e il terzo sesso (le Donne e gli Urning) sono sempre molto migliori degli uomini brutali ed egoisti, che oggi sono immersi nel grossolano materialismo; perché, con qualsiasi livello di corruzione, i due sessi citati prima sono comunque di cuore più puro e si infiammano più facilmente verso tutto ciò che è buono e sono più capaci di entusiasmo genuino e di amore dei loro compagni rispetto al sesso maschile.” – Ibid. p. 224.

“Incarnando come realmente incarna amore, pazienza, rinuncia, umiltà e dolcezza, potrebbe cercare di colpire con la sua mano gentile tutti i cuori e di guarire tutte le ferite che sono il risultato della debole peccaminosità originale dell’uomo. Le tenere emozioni nel suo petto, il suo cuore sempre tenero facilmente sconvolto, la sua delicata sensibilità e la sua recettività verso tutto ciò che è alto e puro, la sua mitezza, la sua bontà e la sua inesauribile pazienza – tutti questi doni divini della sua anima portano chiaramente alla conclusione che il grande creatore del mondo intendeva creare negli Urning un nobile sacerdozio, una razza di Samaritani, un ordine rigorosamente puro di uomini per offrire un forte contrappeso alle tendenze immorali della razza umana, che aumentano con l’aumentare della sua cultura.” – Ibid. p. 253.

“Quando riprendo in considerazione i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono portato a dire che se noi potessimo fare in modo che un invertito fosse in buona salute, autocontrollato, capace di rispetto verso se stesso, avremmo fatto spesso ben più che convertirlo ad un mero debole simulacro di un uomo normale. Un riferimento alla pederastia dei tempi migliori dei Greci e alla dignità, alla temperanza e anche alla castità che essa comportava troverà spesso una pronta risposta nella natura emozionale entusiastica dell’invertito congenito. L’amore “maschile” celebrato da Walt Wgitman in “Leaves of Grass”, anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un sano e robusto ideale all’invertito che è insensibile ai normali ideali. È con alcuni metodi del genere, di auto-trattamento come questo, che molti degli uomini più intelligenti e delle donne le cui storie ho già brevemente ricordato, hanno alla fine lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa sanità e di pace fisica e morale.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 202.

“Dall’America una signora scrive: “Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’indipendenza di essere se stessi e di richiedere un’analisi seria della loro condizione. Se uno si sforza di vivere onorevolmente e prende in considerazione il più grande bene per il più grande numero di persone, non è un crimine e nemmeno una disgrazia essere un invertito. Non ho certo bisogno della legge per difendermi, e nemmeno desidero di aver qualche concessione fatta a mio vantaggio, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anche io ho ideali che sosterrò sempre. Tutto quello che desidero e che pretendo come mio diritto è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è né una minaccia per la società né una disgrazia per me. Lasciate una buona volta che sia chiaro che l’invertito medio non è un degenerato morale e nemmeno un degenerato mentale ma semplicemente un uomo o una donna meno altamente specializzato, meno completamente differenziato degli altri uomini e delle altre donne, e io credo che il pregiudizio su di essi sparirà, e se essi vivono rettamente si guadagneranno certamente la stima e la considerazione di tutte le persone intelligenti. Io so che cosa significa essere un invertito (che si percepisce come messo da parte dal resto dell’umanità) e trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so come queste cose siano e saranno quasi impossibili finché il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.” Ibid., p. 213.

FINE

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5182

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUARTA PARTE

IL RUOLO DEGLI URANISTI NELLA SOCIETÀ

Per quante visioni diverse ci possano essere sui problemi più importanti che le sessualità intermedie presentano e per quanto difficile sia la soluzione delle questioni coinvolte, c’è una cosa che mi appare incontestabile: e precisamente che un vasto numero di intermedi svolgono ora un lavoro sociale molto apprezzabile e che essi lo fanno in parte in ragione del loro temperamento sociale.
Questo fatto, in genere, non è conosciuto come dovrebbe per la semplice ragione che l’uranista stesso non è riconosciuto, e infatti (come abbiamo già detto) tende a nascondere il suo temperamento al pubblico. Non c’è dubbio che, se fosse ampiamente noto che cosa sono gli uranisti, il mondo rimarrebbe stupito di trovare tanti tra i suoi grandi uomini e tanti trai suoi leader in mezzo a loro.
Ho pensato che sarebbe stato utile indicare alcune delle linee lungo le quali un lavoro considerevole viene effettivamente svolto, o è stato svolto, dalle persone di questo orientamento; e nel fare questo non intendo certo mascherare o nascondere il fatto che ci sono parecchie persone omosessuali che sono soltanto frivole o deboli o anche viziose, che in pratica non fanno assolutamente alcun lavoro utile per la società, così come ci sono persone normali che non fanno alcun lavoro utile per la società. L’esistenza di quelli che non fanno alcun lavoro significativo non altera il fatto dell’esistenza degli altri il cui lavoro è di grande importanza. Desidero anche chiarire che io uso la parola uranisti per indicare semplicemente quelli le cui vite e la cui attività sono ispirate da una genuina amicizia o da amore per quelli del loro stesso sesso, senza avventurarmi a specificare le loro particolari e specifiche abitudini o le loro relazioni con quelli che amano (relazioni che in molti casi non abbiamo alcun modo di conoscere). Alcuni intermedi illuminati e leader – certamente non pochi – sono fisicamente molto riservati e continenti; altri sono sensuali in grado maggiore o minore. Il punto è che essi sono tutti uomini o donne la cui motivazione più profonda deriva del fatto di dedicarsi al loro stesso genere e che in qualche modo si limitano a quello. E se sembra strano e anomalo che in questi casi un lavoro di particolare importanza per la società sia fatto da gente i cui affetti e le cui stesse disposizioni la società stessa biasimerebbe, dopo tutto si tratta di un fatto che è accaduto già prima centinaia di volte nella storia del mondo.
Come ho già accennato, il temperamento uraniano (probabilmente proprio a causa della sua doppia natura e della veloce e costante interazione tra i suoi elementi maschili e quelli femminili) è enormemente sensibile ed emotivo; e non c’è dubbio che per questa ragione un gran numero di artisti, musicisti, letterati, pittori appartengano a questa categoria. Quella delicata e sottile corrispondenza con ogni onda e con ogni fase della sensibilità, che rende possibile l’esistenza di un artista, è anche specificamente una caratteristica degli uranisti (di tipo maschile), e rende facile e naturale per un uranista diventare artista. Nelle confessioni e nei casi raccolti da Krafft-Ebing, Havelock Ellis e altri, è veramente considerevole il largo numero di uomini di questo temperamento che appartengono alla classe degli artisti. Nel suo volume sulla “Inversione sessuale” [1] che parla dei casi raccolti da lui stesso, Ellis dice: “Un esame dei miei casi rivela il fatto interessante che trentadue di essi, cioè il sessantotto per cento, possiede in grado variabile un’attitudine artistica. Galton ha trovato, attraverso un’indagine su circa mille persone, che la media generale di quelli che mostrano attitudini artistiche in Inghilterra è solo di circa il trenta per cento. Bisogna anche dire che i miei numeri sono probabilmente al di sotto della verità, perché nessuna particolare attenzione era stata usata per indagare questo punto specifico, e anche perché in molti dei miei casi le attitudini artistiche sono di alto livello. Rispetto alla particolare occupazione dei miei casi, bisogna dire ovviamente che nessuna occupazione fornisce una salvaguardia contro l’inversione. Ci sono comunque alcune occupazioni verso le quali gli invertiti sono particolarmente attratti. L’attore è certamente una delle più importanti. Tre dei mie casi appartengono alla professione drammatica e altri hanno spiccate attitudini drammatiche. E ancora, l’arte nelle sue varie forme e la musica esercitano su di loro molta attrazione. Nella mia esperienza, comunque, la letteratura è l’attività verso la quale gli invertiti si sentono più fortemente vocati e in cui d’altra parte possono trovare nel più alto grado successo e reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei casi sono uomini di lettere di successo”.
Della letteratura in questo senso e dei grandi scrittori del mondo il cui lavoro è stato in parte ispirato dall’amore uraniano ho già parlato io stesso. [2] Si può dire in aggiunta che quelli tra i moderni scrittori d’arte e i poeti che hanno fornito i più grandi servizi sulla strada della interpretazione e della ricostruzione della vita greca e degli ideali greci – uomini come Winckelmann, Goethe, Addington Symonds, Walter Pater – hanno avuto una marcata nota di questo temperamento in loro. E questo è stato un servizio di grande valore, in servizio che il mondo a stento avrebbe potuto permettersi di perdere.
I pittori e gli scultori, specialmente del del periodo del rinascimento in Italia forniscono non pochi esempi di uomini il cui lavoro è stato ispirato in questo modo – come nei casi di Michelangelo, Leonardo, Bazzi, Cellini e altri. Quanto alla musica, questa è certamente l’arte che nella sua sottigliezza e tenerezza – e forse in una certa inclinazione ad indulgere all’amozione – si colloca più vicino alla natura uranista. Ce ne sono pochi, infatti, di questa natura che non abbiano qualche dono nella direzione della musica – anche se non sembra, se non citiamo Tschaikowsky, che molti uomini profondamente Uranisti abbiano raggiunto i più alti livelli in questa arte.
Un’altra direzione verso la quale il temperamento uranista trova del tutto naturalmente il suo sbocco è l’importante lavoro sociale dell’educazione. La capacità che un uomo ha, in questi casi, di dedicarsi al benessere dei ragazzi e dei giovani è chiaramente una cosa che non dovrebbe essere gettata via e che può essere molto preziosa e utile. Non si può contestare che un gran numero di uomini (e di donne) sono attratti verso la professione dell’insegnamento da questo sentimento – e il lavoro che essi fanno è in molti casi decisamente sottostimato. Fortunato il ragazzo che si incontra con un aiuto simile nella prima fase della sua vita! Conosco un uomo – un pensatore e uno scrittore emergente e vigoroso – che deve quasi tutto, mentalmente, ad un simile amico della sua adolescenza, che ebbe per lui il massimo interesse, lo vide quasi ogni giorno per anni, e quindi gli chiarì non solo le questioni mentali ma anche quelle morali, dandogli l’affetto e la guida di cui il suo giovane cuore aveva bisogno. Ed io stesso ho conosciuto e visto non pochi di questi insegnanti, sia in scuole pubbliche che in scuole private, e ho visto qualcosa del loro lavoro e quanto siano stati di esempio per i loro ragazzi. Ostacolati come sono stati dalla facilità del mondo nell’interpretare male le cose, sono stati comunque capaci di fare un lavoro prezioso. Ovviamente qua e là capita qualche caso nel quale c’è stato abuso di posizione, ma anche allora il giudizio del mondo è spesso irragionevolmente severo. Un povero ragazzo, una volta, mi disse con le lacrime agli occhi del lavoro che un uomo aveva fatto per lui. Quest’uomo aveva salvato il ragazzo dai genitori ubriachi, lo aveva portato via dai quartieri malfamati e attraverso un club lo aveva inserito nel mondo. Era chiaro che ne aveva salvati decine e decine di altri nello stesso modo. Ma in un’occasione o nell’altra si trovò nei guai e fu accusato di familiarità improprie. Nessuna scusante e nessun ricordo di una vita utile fu del minimo aiuto. Qualsiasi spropositata calunnia otteneva credito, qualsiasi motivo meschino gli veniva imputato, dovette rinunciare alla sua posizione e andarsene da un’altra parte, il suo lavoro di una vita fu distrutto e per non essere mai più ricominciato.
La capacità di affetto sincero che fa in modo che un uomo più grande si prenda cura con tale attenzione del benessere di un giovane o di un ragazzo trova una corrispondenza in una corrispondente capacità del giovane di devozione verso un uomo più grande. Questo fatto spesso non è riconosciuto. Ma ho visto casi di ragazzi e anche di giovani uomini che potevano provare l’attaccamento più romantico verso uomini abbastanza maturi, talvolta fino a quaranta o cinquant’anni di età e solo verso di loro – che non prendevano assolutamente in considerazione i loro coetanei, dell’uno o dell’altro sesso, ma che si preoccupavano solo di ottenere una risposta affettiva da questi altri. Può sembrare strano ma è vero. E questo fatto non solo ci fa capire quali rovelli ci siano, addormentati, nei petti dei nostri figli ma quanto sia importante che noi cerchiamo di comprenderli – perché qui, in casi come questi, trovare un cuore che ti corrisponde in un uomo più grande potrebbe essere proprio la salvezza del più giovane.
Sarebbe certo difficile dire quanto dell’enorme ammontare del lavoro filantropico fatto ai giorni nostri – da donne in mezzo a ragazze bisognose e indigenti di tutti i tipi o da uomini tra categorie corrispondenti di ragazzi – è ispirato da questo sentimento; ma deve trattarsi comunque di una notevole percentuale. Io personalmente credo che il miglior lavoro filantropico, proprio perché è quello più personale, più affettuoso, e il meno riducibile ad aspetti solo formali, il meno presuntuoso, ha una forte fibra di cuore uraniano che lo percorre. E se andrebbe detto che un lavoro di tipo così personale è più soggetto a pericoli e a difficoltà in quel senso, è l’unico che è veramente dei migliori in tutti i settori.
Eros è un grande livellatore. Probabilmente la democrazia si trova, molto più saldamente che in qualsiasi altro luogo in un sentimento che facilmente supera i limiti di classe e di casta e unisce negli affetti più stretti i livelli più distanti della società. È da notare quanto frequentemente gli uranisti di buona posizione e di buona educazione sono portati verso i tipi più rozzi, come i lavoratori manuali e frequentemente si formino rapporti molto stabili in questo modo, che, anche se non pubblicamente riconosciuti hanno un’influenza decisiva sulle istituzioni sociali, sulle usanze e sulle tendenze politiche e che avrebbero ancora un bel po’ di influenza in più se fosse data loro una maggiore visibilità e un maggiore riconoscimento. Ci sono casi che ho conosciuto (anche se il comune mondo commerciale lo può credere a stento) di datori di lavoro che hanno fatto in modo che i loro dipendenti, o molti di loro, si affezionassero a loro in modo molto personale, e il cui scopo nel condurre i loro affari era almeno altrettanto quello di dare un buon tenore di vita ai loro dipendenti, quanto di darlo a loro stessi; mentre i dipendenti, rendendosene conto hanno corrisposto come meglio potevano. È possibile che qualcosa di simile alle gilde e alle confraternite del medioevo possa quindi essere ricostruito ma su una base molto più intima e personale ai nostri giorni; e infatti non mancano i segni che una simile ricostruzione si stia attualmente verificando.
Le “Lettere di Amore e di Lavoro” scritte sa Samuel M: Jones di Toledo, Ohio, ai suoi dipendenti in uno stabilimento industriale di cui era il direttore, sono molto interessanti a questo riguardo. Esse emanano uno spirito di affetto straordinariamente personale verso i dipendenti e una grande confidenza con loro, sentimenti che erano di cuore corrisposti da questi ultimi e tutta l’impresa era gestita con grande successo sulla base di un principio di stretta e amichevole collaborazione a tutto tondo. [3]
Queste cose suggeriscono in realtà che è possibile che lo spirito uranista possa condurre a qualcosa di simile ad un generale entusiasmo di umanità, e che le persone uraniste possano essere destinate a formare l’avanguardia del grande movimento che trasformerà un giorno la vita comune sostituendo un legame di affetto personale e di compassione ad altri vincoli, monetari, legali o comunque esterni che adesso controllano e limitano la società. Non possiamo ovviamente aspettarci che gli uranisti possano ricoprire un tale ruolo a meno che la disponibilità per il loro tipo d affetto esista – benché in germe e in modo non sviluppato – nell’animo dell’umanità su larga scala. E il pensiero e la ricerca moderna procedono su questa strada per confermare che questo può avvenire.
Il Dtt. E. Bertz nel suo recente studio su Whitman come persona di temperamento fortemente omogenico [4] tira fuori l’obiezione che il Vangelo del Cameratismo come mezzo di rigenerazione sociale è fondato su una falsa base perché (Così dice il Dott. Bertz) questo Vangelo di Whitman deriva da una anormalità in lui stesso, e quindi non può certo avere una applicazione universale né creare un entusiasmo generale. Ma questo è piuttosto il caso in cui si dà per scontato il punto che deve essere dimostrato. Whitman sostiene costantemente che il suo orientamento, a qualsiasi livello è normale e che lui rappresenta il modello di uomo medio. E può essere vero, almeno finché è interessato il suo temperamento uraniano, perché mentre questo era particolarmente sviluppato in lui, i germi di esso sono quasi universali. Se è così il cameratismo sul quale Whitman fonda una gran parte del suo messaggio, può nel corso del tempo trasformarsi in un entusiasmo generale, i più nobili uranisti di oggi possono essere destinati, come abbiamo suggerito, ad essere i suoi pionieri e le sue avanguardie. Come uno di essi ha cantato:

Queste cose accadranno! Una razza più alta,
Di quelle che il mondo ha mai conosciuto, sorgerà
Con la fiamma della libertà nelle loro anime,
E con la luce della scienza nei loro occhi.
Nazione con nazione, terra con terra,
Senza armi vivranno libere come compagne;
In ogni cuore e in ogni cervello palpiterà
Il battito della fraternità.
[John Addington Symonds.]

Ma procediamo. L’uranista, anche se in genere è eccitabile e sensibile, certamente non è sempre un sognatore. È talvolta straordinariamente e inaspettatamente pratico; e un uomo simile può trasmettere e spesso trasmette un entusiasmo positivo tra i suoi subordinati in una organizzazione di affari. Lo stesso si può dire per l’organizzazione militare. Di regola il temperamento uranista (nel maschio) non è militarista. La guerra con i suoi orrori e i suoi modi selvaggi è qualcosa di alieno per questo tipo di uomini. Ma anche qui ci sono eccezioni; e in ogni tempo ci sono stati grandi generali (come Alessandro, Cesare, Carlo XII di Svezia o Federico II di Prussia, per non parlare di esempi più moderni) con una potente traccia in loro di natura omogenica e una stupefacente capacità di organizzazione e di comando che si combinava col loro personale interesse o per le loro truppe o col loro attaccamento ad esse, e l’entusiasmo suscitato in risposta ha reso le loro armate pressoché invincibili.
L’esistenza di questa abilità pratica in alcuni uranisti non può essere negata; ed essa mira all’importante lavoro che essi potrebbero dover fare nella ricostruzione sociale. Nello stesso tempo credo che sia da notare che la politica (a qualunque livello, nel senso moderno del termine, in relazione in particolare con questioni di partito e col governo dei partiti) di regola non sia cosa loro congeniale. L’elemento personale o affettivo è probabilmente troppo remoto o assente. Meri “punti di vista” o “questioni” e conflitti di partito sono cose lontane per un uomo uranista, come lo sono in genere per la donna comune.
Se la politica, comunque, non è loro particolarmente congeniale, è comunque da notare quanti personaggi di rango reale sono stati decisamente omogenici nel temperamento. Prendendo i re di Inghilterra dalla conquista normanna fino ai nostri giorni, ne possiamo contare più o meno trenta. E tre di essi, cioè in particolare Guglielmo il Rosso, Edoardo II e Giacomo I, erano omosessuali in modo marcato e possono senza problemi essere classificati come uranisti, mentre alcuni altri, come Gugliemo III, mostravano una forte componente dello stesso temperamento. Tre su trenta costituiscono una percentuale notevole – il dieci per cento – e considerando che i sovrani generalmente non scelgono da sé di essere sovrani ma finiscono nella loro posizione per caso o per nascita, la percentuale è certamente notevole. Questo suggerisce che la percentuale generale, nel mondo considerato nel suo complesso è ugualmente alta, ma che resta inavvertita, salvo che nella feroce luce che batte sui troni? O c’è un’altra spiegazione per la speciale predisposizione dei regnanti per l’inversione? Qualche volte è stata chiamata in causa la degenerazione ereditaria. Ma è difficile spiegare la faccenda anche con questa teoria, perché anche se l’epiteto “degenerato” si può forse applicare a Giacomo I, non sarebbe comunque applicabile a Guglielmo il Rosso e a Guglielmo III, che nei loro diversi modi, erano entrambi uomini di grade coraggio e di grande forza personale – mentre Edoardo II era senza dubbio mancante di abilità.
Ma mentre il temperamento uranista ha, in alcuni casi, aiutato coloro che lo possedevano a diventare persone distinte nell’arte o nell’educazione o nella guerra o nell’amministrazione, e li ha resi capaci di svolgere un lavoro di valore in questi campi; resta comunque vero che d’altra parte li ha favoriti e li favorisce marcatamente per il servizio negli affari di cuore.
È difficile immaginare persone più dotate in queste materie rispetto agli Intermedi. Perché, infatti, nessun altro probabilmente può trovare una risposta a tutte le fluttuazioni e a tutte le interazioni della vita umana maschile e femminile e può comprenderle meglio di loro. La falsa timidezza e la passività delle donne , la rude invasività degli uomini; la lussuria, la brutalità, le lacrime segrete, il cuore sanguinante; la rinuncia, la maternità, la finezza, il romanticismo, la devozione angelica, tutte queste cose si trovano addormentate nell’anima uranista, pronte ad esprimersi quando se ne presenta l’occasione; e se non sono sempre espresse, sono comunque sempre lì a scopo di divinazione o di interpretazione. Ci sono in realtà poche situazioni, nel corteggiamento o nel matrimonio che un uranista non possa capire istintivamente; ed è strano vedere come anche una persona illetterata di questo tipo possa spesso leggere facilmente manoscritti d’amore in casi in cui un uomo o una donna normale brancola su di essi come un bambino al buio. [5]
Che gli uranisti spicchino come aiutanti e guide, non solo in questioni educative, ma in questioni d’amore e di matrimonio è abbastanza evidente a tutti quelli che li conoscono. Per loro è una cosa comune essere consultati ora dagli uomini ora della donne le cui situazioni matrimoniali sono in crisi o sono addirittura al disastro, in genere non per il fatto che coloro che li consultano percepiscono la natura uranista, ma perché essi sentono istintivamente che c’è una grossa simpatia unita alla comprensione della questione dal loro punto di vista. In questo modo, il destino dell’uranista, benché non riconosciuto, è di avvicinare tempi più felici e una migliore comprensione reciproca tra quelli coi quali può trovarsi ad avere a che fare. Spesso diventa anche il confidente di ragazzi giovani di entrambi sessi, colti nel groviglio dell’amore e della passione, che non sanno a chi rivolgersi per cercare aiuto.
Penso, per esempio, a tutti i servizi che un uranista può rendere alla società. Un bel giorno si troverà che nel risolvere problemi di affetto e di cuore egli potrà rendere il più grande servizio. Si sta veramente avvicinando il giorno in cui, come abbiamo suggerito, l’amore dovrà prendere il suo giusto posto come collante e forza direttrice della società (al posto dei legami basati sul denaro) e la società dovrà trasformarsi di conseguenza andando verso un livello più alto, allora certamente i tipi superiori di uranista – preparati per questo servizio da una lunga esperienza e dal fatto di essersi dedicati ad essa, come da molta sofferenza, avranno un ruolo importante da giocare nella trasformazione. Perché gli uranisti nelle loro vite mettono l’amore davanti a qualsiasi altra cosa, posponendo ad esso le altre motivazioni, come il fare soldi, il successo negli affari, la fama, che occupano un così largo spazio nelle carriere di molte persone. Questo è un fatto che è evidente a tutti quelli che conoscono gli uranisti. Questo può significare dire poco o nulla in favore degli individui di questa categoria la cui concezione dell’amore è solo di tipo basso e frivolo; ma nel caso degli altri, che vedono il dio nella sua giusta luce, il fatto che essi servano il dio con onestà di cuore e senza mai interrompere il loro servizio, li innalza di un solo balzo nella posizione di leader naturali dell’umanità.
Da questo fatto – cioè dal fatto che queste persone si occupano molto spesso di problemi di cuore – e dal fatto che le loro relazioni e le loro amicizie si formano e si sviluppano per così dire al di sotto della superficie della società e perciò in qualche misura al di là delle ricerche e delle analisi della signora Grundy, discendono delle conclusioni interessanti.
Per un verso continuiamo a chiederci come la società si conformerebbe se fosse libera: che forma assumerebbe in questioni di amore e di matrimonio, se le attuali restrizioni e sanzioni fossero rimosse o fortemente modificate. Attualmente in queste materie, la Legge, la Chiesa, e una forte pressione della pubblica opinione interferiscono molto, costringendo all’osservanza di determinate norme; e diventa difficile dire quanto dell’ordine esistente è dovuto all’istinto spontaneo e al senso comune della natura umana e quando alla mera costrizione e all’interferenza esterna: quanto, per esempio, la monogamia sia naturale o artificiale; fino a che punto i matrimoni sarebbero stabili se la legge non li rendesse tali; quale sia una visione razionale del divorzio; se la gelosia sia il necessario completamento dell’amore, e così via. Questi sono problemi che sono continuamente discussi senza giungere a conclusioni; o non raramente con conclusioni abbastanza pessimistiche.
Ora nei gruppi degli urning esiste una certa libertà (anche se, ovviamente, incompleta). Al di sotto della superficie della società generale e per conseguenza in modo indipendente dalle sue leggi e dai suoi costumi, le relazioni si formano, si mantengono o si modificano o si rompono in accordo più con una necessità interna che per una pressione esterna. E così accade che in questi gruppi si presenta l’opportunità di notare e osservare i raggruppamenti in condizione di libertà, come non accade nel mondo ordinario. Di regola, io credo, bisognerebbe dire che i rapporti sono piuttosto stabili. Invece del selvaggio caos generale che tanta brava gente sembra aspettarsi nel caso che la legge fosse ammorbidita, si trova (eccettuati ovviamente pochi casi individuali) che prevalgono un comune senso della fedeltà e una forte tendenza alla stabilità. Nel mondo ordinario, finora, ha circolato il dubbio che molti oggi non credano affatto che un matrimonio libero possa durare tutta la vita. Tuttavia tra gli uranisti questa cosa si potrebbe dire che è quasi comune e ben nota; e certamente sono pochi tra loro quelli che non credono a questa possibilità.
Ci sono stati grossi dibattiti, in ogni tempo e dovunque, sulla gelosia; e su quanto la gelosia sia naturale, istintiva e universale e quanto sia il prodotto dell’opinione pubblica e del senso di opportunità e così via. Nell’ordinario matrimonio quella che si può chiamare gelosia sociale e appropriativa è indubbiamente un fattore importante. Ma questo tipo di gelosia difficilmente compare e opera nei gruppi di urning. Quindi abbiamo la possibilità di osservare questi ultimi in condizioni in cui esiste solo la gelosia naturale e istintiva. Questa ovviamente è presente tra gli uranisti – talvolta in modo aggressivo e violento, qualche volta quiescente e tendente a dissolversi nel nulla. Sembra dipendere quasi integralmente dall’individuo singolo; e noi certamente impariamo che la gelosia, anche se frequente e diffusa largamente, non è assolutamente una compagna necessaria dell’amore; ci sono casi di uranisti (sia uomini che donne) che, anche se uniti in modo permanente, non si oppongono ad amicizie minori da entrambe le parti, e ci sono casi invece di opposizione molto decisa. E noi possiamo concludere che in un certo senso la stessa cosa varrebbe per il matrimonio ordinario una volta rimosse le considerazioni sulla proprietà e la gelosia possessiva. Comunque la tendenza a stabilire una relazione di coppia, più o meno fissa, risulta essere molto forte tra gli intermedi e si può concludere che sia ugualmente forte tra le persone più normali.
Ancora con riguardo alla prostituzione, nel gruppo degli urning si vede che ci sono pochi prostituti nati; ma la prostituzione in quel mondo non riveste un ruolo così importante come quello che riveste nel mondo normale in parte perché il matrimonio obbligatorio definito dalla legge lì non esiste, e in parte perché la prostituzione ha naturalmente poche possibilità e non può entrare in competizione con un mondo in cui i rapporti sono liberi e c’è un largo spazio per l’amicizia. Da qui noi possiamo capire che la libertà delle unioni e del matrimonio nel mondo ordinario porterà probabilmente ad una grande diminuzione se non alla sparizione della prostituzione.
In questo e in altri modi l’esperienza del mondo uranista che si forma liberamente e che non è soggetto a leggi e ad istituzioni esterne ci giunge come una guida – e veramente si tratta di una guida piena di speranza – verso il futuro. Vorrei dire comunque che nel fare queste sottolineature su certe conclusioni che noi possiamo mettere insieme da alcune unioni spontanee e relativamente non ristrette, non intendo in nessun modo accusare le istituzioni e le tradizioni. Io credo che l’amore uraniano soffra certamente per la mancanza di riconoscimento e di standard. E anche se al presente è meglio che resti fuori piuttosto che venga assoggettato ad una regolamentazione sciocca e invadente, nel futuro esso avrà i suoi standard e i suoi ideali più o meno definiti, come l’amore normale. Se si considera per un momento come le relazioni ordinarie tra i sessi potrebbero soffrire se non ci fossero codici generalmente riconosciuti di onore e di condotta riguardo ad esse, si vede che forme e istituzioni ragionevoli sono un aiuto e piuttosto bisognerebbe meravigliarsi che i gruppi degli urning siano così ben condotti, come in realtà sono.
Ho detto che gli uomini urning, nelle loro vite mettono l’amore prima del fare soldi, del successo negli affari, della fama e di altri motivi che governano l’uomo normale. Sono sicuro che, per loro, considerati nel complesso, è altrettanto vero che mettono l’amore prima del sesso. E non sono certo che si possa dire altrettanto dell’uomo normale, a qualunque livello, nello stadio presente dell’evoluzione. È dubbio, se nell’insieme l’attrazione meramente fisica non sia la motivazione più forte per quest’ultimo gruppo. Per quanto il mondo nel suo complesso non sia disposto ad accreditare quello che sto per dire, e per quanto siano gravi le incomprensioni attuali dell’argomento, penso sia vero che gli uomini uranisti siano superiori agli uomini normali da questo punto di vista cioè rispetto al sentimento amoroso, che è per loro più grande, più coinvolgente, più considerato, più un fatto di cuore e meno una soddisfazione meramente fisica, rispetto al sentimento amoroso degli uomini ordinari.[6] Tutto questo discende in modo naturale dalla presenza in loro di un elemento femminile e dal suo mescolarsi col resto della loro natura. Ci si dovrebbe aspettare tutto questo a priori e dovrebbe essere immediatamente rilevato da quelli che hanno una qualche conoscenza del mondo degli urning. Gran parte dei fraintendimenti attuali circa il carattere e le abitudini degli urning deriva del fatto che li si confonde con l’ordinario libertino che, anche se di temperamento normale contrae abitudini omosessuali per curiosità e così via, ma questo è un punto che ho già toccato prima e che ora dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Se una buona volta si riconoscesse che la natura amorosa degli uranisti è di tipo sincero, profondamente umano e gentile, allora anche l’importanza del ruolo sociale dell’uranista e del lavoro sociale che egli può produrre dovrebbe essere certamente riconosciuta.
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[1] “Studies in the Psychology of Sex”, vol. ii, p. 173.
[2] Vedi il capitolo II, supra e anche Ioläus, nell’Antologia dell’Amicizia di E. Carpenter.
[3] Il sig. Jones divenne sindaco di Toledo, ma morì all’età ancora giovane di 53 anni. Vedi anche “Workshop Reconstruction” di C.R. Ashbee, Appendice, infra, pag. 138.
[4] Edward Bertz, “Whitman: ein Charakterbild”, (Leipzig, Max Spohr).
[5] Certamente questo non significa una superiorità di carattere del primo, ma solo che con la sua doppia capacità di penetrazione, egli vede delle cose che l’altro non vede.
[6] Vedi Appendice, p. 164-166.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5173

ANNALI DELL’UNISESSUALITÀ di André Raffalovich

Sono lieto di comunicare che la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un ulteriore volume, gli Annali dell’Unisessualità di André Raffalovich. Il testo è scaricabile gratuitamente dalla home del Forum di Progetto Gay.

http://progettogayforum.altervista.org/viewforum.php?f=112

Il testo si può anche scaricare direttamente qui:

http://gayproject.altervista.org/raffalovich_annali.pdf

Si tratta di un documento interessantissimo per molte ragioni, prima di tutto perché presenta un quadro molto chiaro del dibattito scientifico sull’omosessualità nel 1896, è poi perché il pensiero di Raffalovich e la sua singolarissima vicenda biografica sono in strettissima consonanza con quella che sarà poi la posizione cattolica sull’omosessualità.

Ringrazio anticipatamente chiunque vorrà segnalarmi errori o fornirmi il suo giudizio.

Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 5: Omosessualità, morale e matrimonio

Si prova un certo imbarazzo quando si cerca ci capire come prendere in considerazione il libro del Dott. Laupts (Tares et poisons, perversion et perversité sexuelles. Une enquête médicale sur l’inversion. Notes et documents. Le roman d’un inverti-né. Le procès Wilde, La guérison et la prophylaxie de l’inversion del Dott. Laupts, Prefazione di Emile Zola. Paris, Georges Carré, 1896.) Il volume di Laupts sarà anche utile ma avrebbe potuto esserlo molto di più; no so se felicitarmi con lui o piuttosto prendermela con lui. E sia le felicitazioni che le critiche devono essere divise tra Laupts e gli scienziati della seconda metà di questo secolo, perché egli è di una estrema imparzialità e li accoglie tutti senza fermarsi neppure a rifiutare quelli che si rifiutano vicendevolmente. Potrei lanciarmi in un elogio critico di molte delle opinioni avanzate alla leggera o evidentemente false che sono contenute in questo volume, senza per questo occuparmi del dott. Laupts, perché il progetto della sua opera comporta un’ospitalità larga e abbastanza pericolosa. Il suoi contributi personali sono interessanti, anche quando sono discutibili, anche quando ci si sente costretti a rifiutarli. Mi sembrava che si dovesse mettere in luce l’errore fondamentale del suo lavoro, e cioè che è stato piuttosto portato a studiare l’inversione attraverso i libri che non attraverso una imparziale e penetrante osservazione della vita, e in più di qualche occasione l’equazione personale mette in crisi lo sperimentatore.

L’idea che il dott. Laupts si fa dell’uomo viene a compromettere la sua scienza e la sua scienza contraddice il suo ideale. E poi c’è ancora troppa sensibilità per studiare la sessualità; si inalbera, si costringe di nuovo, torna in dietro, si sfida, si incarta. Improvvisamente questo pudore misterioso che l’unisessualità impone a tanti uomini lo deruba del suo sangue freddo.

I lettori degli Archives d’anthropologie criminelle devono a Lacassegne e al dott. Laupts una ricerca sull’inversione e si ricordano dei documenti che fecero seguito a questa ricerca.

Il sig. Zola ha voluto di buon grado fornire l’autobiografia di un effeminato invertito-nato, che si trova riportata integralmente nel libro del dott. Laupts.(1)

Non sono affatto così indulgente verso l’invertito-nato del sig. Zola, come lo è Laupts, perché questa effeminatezza, questo amore per se stesso, questa vanità senza freno, mi sembrano spaventose da tutti i punti di vista e perché tutto il dilettantismo, tutto il lato pseudo-artistico di questo povero Narciso è piuttosto inconsistente, tranne che come indice psicologico. Ciò che può migliorare gli invertiti effeminati come questo italiano è il sacrificio della loro vanità, è il pentimento del loro cuore. Non vedo alcun rimedio per loro se non nella sofferenza, nella fede. La loro lussuria trova nella loro vanità, nel loro egoismo, nella loro piccolezza, la sua base più solida.

“Un invertito, dice Zola nella prefazione, è un disorganizzatore della famiglia, dell’umanità. L’uomo e la donna non stanno certamente qua giù che per fare dei bambini, ed essi uccidono la vita quando non fanno più ciò che è necessario per farne.” Questa frase da conquistatore, gettata lì per sfida alla scienza, alla storia e alla società, fa un effetto curioso all’inizio di un’opera scientifica. Vorremmo vederla trattata come un documento di alto significato psicologico; vorremmo soprattutto vederla pronunciata da un personaggio di quelle potenti armate del sig. Zola che marciano alla conquista di una città, di un’idea, di un mondo.

Essendo il volume di Dr. Laupts una raccolta di documenti psicologici più o meno estesi, più o meno facili, da decifrare, di opinioni di valore molto vario, la contraddizione ne è l’essenza. Così, dopo aver accolto con la più generosa e calda cordialità il mio studio su Oscar Wilde, Laupts si ispira ad esso così poco che si fa di Wilde un’idea completamente opposta alla mia.

Nessuno può desiderare più di me la riabilitazione morale di un uomo che io ho giudicato così severamente, ma non è il lavoro intellettuale che farà i miracoli; quello che è necessario è una fede interiore, un pentimento, non una semplice riabilitazione sociale.

Laupts rimuove molte idee: “Ora, io credo, senza osare di proclamarlo, che qualsiasi essere giovane, messo in un ambiente composto esclusivamente di esseri del suo sesso e sottratto ad ogni influenza del sesso opposto, sotto l’influenza di circostanze d’altra parte aleatorie (superlavoro cerebrale, isolamento, tristezza, anemia, cattivo esempio, ecc.), è suscettibile di inversione se non di fatto almeno nel “desiderio”. Se Laupts osasse parlare chiaro, se non complicasse le cose con tante citazioni contraddittorie, se dicesse “composta soprattutto di esseri del suo sesso” al posto di “esclusivamente”, se non dicesse “sottratto ad ogni influenza del sesso opposto”, la sua frase arriverebbe alla verità.

Alcuni, ci dice, si danno all’onanismo, a volte solitario. Anche in questo caso parla di predisposizione all’inversione o di ritardo della guarigione. Il vizio solitario è autofilia, e l’autofilia è inversione. Amarsi da soli sessualmente è invertirsi, amare i propri organi è prepararsi ad amare quelli del vicino. Tutti gli invertiti o quasi tutti, d’altra parte, sotto una forma o sotto un’altra, sono autofili. C’è della sessualità nel loro amore per se stessi.” Ci accorgiamo che Laupts cade nell’esagerazione, che domina in tema dell’onanismo. Ci sono d’altra pare tanti onanismi, da quello psichico fino a quello meccanico degli idioti. L’onanismo ci può essere nel caso degli eterosessuali privati di donne, che non hanno o non vogliono compensazioni unisessuali. E può anche esserci nel caso di un unisessuale che non osa dichiararsi ad un amico, a un complice, e che s’immagina un’avventura d’amore che porta a una voluttà fisica e reciproca. Si trova poi abbastanza spesso in quelli che amano giudicare severamente la condotta degli altri ma che non hanno il coraggio di essere casti loro stessi. L’onanismo può essere il piacere di un autofilo; ma non bisogna confondere tutte queste forme di onanismo. Ci felicitiamo pertanto con Laupts per aver fatto risaltare l’autofilia. Si troverà che parecchi eterosessuali, nei loro rapporti con le donne possono essere autofili.

L’autofilia è un incidente passeggero in molti uomini unisessuali o eterosessuali. Non ci si dovrebbe nemmeno stupire di scoprire in un eterosessuale un’autofilia prolungata. Nel suo progetto terapeutico Laupts rasenta la pericolosa illusione che la guarigione di un invertito consista nella sua conversione all’eterosessualità.

Come il sig. Havelock Ellis, il sig, Féré, e altri ancora, proclamano e continueranno a proclamare, non è l’unione con una donna qualunque che costituisce la guarigione di un invertito.

La conversione, la guarigione di un unisessuale non è solo in rapporto con l’eterosessualità, ma con la sessualità stessa. Se di un debosciato o di un sensuale incallito, si fa un temperante, un casto, un sobrio, molto è stato fatto. Se lo si butta nella dissolutezza eterosessuale si fa invece molto male.

La classificazione di Laupts: invertito nato feminiforme, feminifilo e masculifilo cerebrale, feminifilo e masculifilo occasionale, è incompleta perché egli non riconosce che il maschio e la femmina e non considera quindi che la metà degli invertiti. Tralascia del tutto la passione per la similarità, dei forti per i forti, dei virili per i virili, dei deboli per i deboli (2). Molti maschi cercano ciò che è maschio, che è anche maschio, o più maschio o un po’ più o un po’ meno maschio: non si possono equiparare tali unioni a quelle di un masculifilo e di un feminifilo, di un feminifilo e di un feminiforme.

Le note sull’amicizia dimostrano grande finezza e di riflessione, ma sono fondate su un errore psicologico che ho denunciato più di una volta.

In psicologia non si possono riportare tutti i sentimenti affettuosi all’egoismo e tutti i sentimenti altruistici a una base sessuale. Laupts cita un autore francese che spiega l’amicizia, l’altruismo, attraverso la pederastia degli antenati. La psicologia di James è migliore.

“L’amicizia, dice Laupts, non deve superare certi limiti. Ogni affetto esagerato tra maschi è ridicolo.” Secondo lui bisogna dire così ai bambini! È proprio contro questo sistema educativo che ho voluto reagire studiando l’infanzia degli invertiti: è proprio questa ingiusta affermazione che allontana i ragazzi dai loro genitori e dai loro maestri. Una morale che chiama ridicola e cattiva ogni specie di affetto esagerato tra giovani uomini è essa stessa cattiva e ridicola. E i pericoli di un eccessivo entusiasmo sono da temere meno di quell’ dell’eccesivo egoismo e dell’eccessiva scaltrezza. Un ragazzo capirà rapidamente perché gli si vuole insegnare una prudenza che a lui ripugna.

La storia, le letture, le conversazioni sono piene di affetti esagerati tra uomini, che sono collocati molto in alto. Non parlo nemmeno degli esempi greci e di quelli religiosi; ma i ragazzi non sentono forse lodare l’affetto, il disinteresse, non vedono forse delle amicizie intime?

Perché dovrebbero credere le loro amicizie infantili inferiori o meno importanti? È proprio l’errore di tanti genitori che il dott. Laupts vorrebbe raccomandare.

L’importante è innalzare l’uomo, non farne un fervente cultore del sesso femminile, un sempliciotto o un debosciato. Bisogna al contrario coltivare con cura la simpatia dei ragazzi, svilupparla, fare del nostro meglio perché questa simpatia non riguardi un solo ragazzo; bisogna cercare di sviluppare questa simpatia verso parecchie persone, verso molte cose. Bisognerebbe servirsi del grande affetto verso un amico per fare amare anche altri amici, per fare sorgere altre preoccupazioni. I grandi affetti giovanili non sono causati dalla sessualità nemmeno quando sono legati insieme in un certo momento. Sono talvolta un rimedio sovrano contro l’onanismo (3). Il ragazzo che dovesse imparare troppo presto a sopprimere il suo affetto debordante o a nasconderlo troppo, o a conservarlo per le sue amanti diverrebbe molto probabilmente l’uomo che noi deploriamo, l’uomo di cui abbiamo così rovinato l’amicizia che essa non può più aiutarlo contro l’eterosessualità pervasiva, marcescente, deprimente.

Ci si ricordi, leggendo Laupts, che la perversione proviene spesso da rapporti eterosessuali incoraggiati in età troppo acerba. Si contrappongano a Laupts autori come Hoche, Ellis, Dukes, Niemeyer…

Quanto alla reazione estetica di cui parla Laupts, sono sicuro che, andando più a fondo nell’ argomento, lui stesso si accorgerà facilmente che tutti i grandi artisti hanno preferito la bellezza della linea maschile: è una questione estetica e non di sessualità. È un fatto indiscutibile, sia che si studino poco sia che si studino molto la storia dell’arte e gli artisti. Inglobare tutti gli artisti tra gli uranisti mi sembra un lombrosismo.

Avrei preferito lodare senza riserve il dott. Laupts e il suo libro, ma ci sono delle verità troppo preziose perché non si cerchi di difenderle, e il desiderio del dott. Laupts di arrivare alla verità lui stesso, desiderio così lodevole e così sincero in lui, ne sono sicuro, non merita che franchezza.

In Francia i nostri ringraziamenti devono soprattutto essere rivolti al sig. Legludic. Negli Archivi di Antropologia criminale ho riferito dei suoi interessanti studi sull’unisessualità (Attentats aux mœurs di H. Legludic, Paris, Masson, 1896). Il sig. Legludic si è distaccato, grazie alla sua preziosa esperienza, dai pericolosi errori di Tardieu;

“Nella sua modestia, mostra in modo evidente che non ci si deve fermare alle categorie di Tardieu, ai segni psichici della pederastia…” (4) E mostra parecchie altre cose ancora, è al corrente dei lavori moderni, non ha preconcetti di carattere biologico e non è un muto che scrive per un retro-pensiero come tanti scrittori scientifici e non dei minori. Il sig. Legludic ha contribuito certamente alla verità e alla conoscenza della unisessualità più di quanto molti pensano che abbia fatto, all’estero e anche in Francia; forse, quando il suo libro sarà stato commentato, la sua azione non potrà essere messa in dubbio. Lui stesso continuerà a fare valere delle teorie sensate senza vergogna e senza questa paura che ancora paralizza spiriti molto distinti e scrittori molto noti. Il sig. Legludic riconosce la virilità di molti invertiti, la loro mancanza di decadimento fisico o morale e la necessità di non dare più credito agli stereotipi. Tra le sue aperture di orizzonti e le necessità che le teorie impongono al sig. Féré c’è un contrasto. Devo proprio alla cortesia del sig. Féré un piccolo e importate opuscolo: “la descendance d’un inverti, contribution à l’ hygiène de l’inversion sexuelle [La discendenza di un invertito, contributo all’igiene dell’inversione sessuale]. (Paris, Imprimerie Schlseber, 257, rue Saint-Honoré, 1896).

«Le perversioni genitali, comincia l’eminente medico di Bicétre, hanno molto preoccupato i medici e i moralisti negli ultimi anni. Forse apparivano più frequenti perché venivano studiate con più attenzione. Alcune si sviluppano sotto l’influenza dell’educazione, dell’imitazione, dell’immaginazione. Si può allora intervenire contro il male facendo affidamento sulle condizioni dell’ambiente, sull’immaginazione, sulla volontà… Ma se un certo numero di perversioni possono essere considerate acquisite perché si sono manifestate in un’età abbastanza avanzata, non è affatto detto che sia sempre così. Spesso si constata che le prime manifestazioni genitali sono state anomale e la perversione è una realtà congenita (5)… L’inversione sessuale, l’attrazione spontanea, sensuale, sentimentale o intellettuale, per un individuo del medesimo sesso è considerata dalla maggior parte dei medici come una segno di degenerazione…

Il punto è che esiste un certo numero di individui affetti da inversione istintiva del senso genitale che non presentano alcuna anomalia somatica grossolana e, in particolare, alcuna malformazione degli organi genitali interni o esterni.

L’esistenza di invertiti normali dal punto di vista morfologico può giustificare a prima vita l’opinione dei dissidenti che ammettono che gli invertiti possano non essere né degenerati né criminali né malati (6).

Raffalovich, che difende l’integrità intellettuale e morale degli invertiti superiori, stabilisce a buon diritto delle distinzioni tra gli invertiti o uranisti. Ci sono quelli casti, quelli moderati, quelli sensuali e quelli viziosi. Tra gli uranisti virili ci sono delle categorie, alcuni cercano l’uomo per le sue caratteristiche virili sia dal punto di vista psichico che sensuale, oppure secondo i casi o dal punto di vista psichico o dal punto di vista sensuale; altri cercano in un altro maschio una sensibilità più delicata di quella dell’uomo o della donna, altri infine amano il maschio come gli individui normali amano la donna.”

“Non sono affatto questi gli argomenti che i medici considerano nelle loro descrizioni, essi sono soprattutto interessati agli invertiti i cui amori sono amori femminili, che imitano la donna nei suoi gusti, nel suo abbigliamento, come nel suo comportamento così nell’atto sessuale quando lo ricercano.”

Se il sig. Féré non insistesse in modo così marcato sulla parola normale, nulla potrebbe essere migliore della sua analisi delle categorie che esistono secondo me. Ormai è già entrato nel circolo da cui l’eminente medico non uscirà più, circolo di cui la mia stima e il mio rispetto per lui e per i suoi lavori mi renderanno penoso il carattere vizioso. Ma ascoltiamo il sig. Féré:

“L’invertito che non è schiavo del suo istinto sessuale, quello che è casto, sia per temperamento, sia perché è abbastanza padrone di se stesso per non mettersi fuori da una legge che riconosce essere quella della natura, è inoffensivo dal punto di vista sociale. Colui che è capace di fare defluire verso un lavoro utile l’energia di una tendenza che egli riconosce come morbosa o come fuori della legge naturale può non solo essere inoffensivo, ma può essere un uomo utile.

L’invertito che obbedisce ai suoi impulsi diventa invece necessariamente un agente di corruzione.” Ma questa legge della natura è la legge del sig. Féré; l’invertito padrone di sé non considera per la maggior parte del suo tempo la sua tendenza “come morbosa o come estranea alla legge naturale.” È del tutto sbagliato ed è del tutto privo qualsiasi credibilità immaginarsi che gli invertiti si considerino al di fuori della natura.

Coloro che si autocontrollano, che si dominano, perché sono casti senza troppi problemi oppure con difficoltà, perché amano una vita calma e dignitosa, perché amano qualcuno più di se stessi, non sacrificano affatto un ideale, una convinzione e nemmeno un’abitudine in nome della natura, della legge di natura, di una sua volontà volontà; i filosofi, i pensatori, gli scettici non possono credere a delle tendenze morbose o contro la natura umana così diffuse, così parallele alle tendenze eterosessuali; e i credenti hanno ugualmente il diritto di considerare la natura umana decaduta e sensuale, suscettibile di tutte le sessualità. Il vero scettico e il vero credente, non hanno, nella stessa misura, il diritto di spaventarsi in presenza dell’unisessualità. Per l’uno come per l’altro la questione, malgrado la sua gravità, è semplice. I confessori cattolici e i confidenti laici sanno a che cosa si devono tenere e non si stupiscono delle tendenze e delle tentazioni che i deterministi confusi, o gli scettici indecisi, o i materialisti borghesi non sanno spiegate. L’agnostico sincero e senza pregiudizi, esattamente come il cattolico sincero e istruito, si confrontano senza turbamento col problema dell’unisessualità e ne intravedono le cause e la soluzione. Ma tra questi due punti di vista, che incertezze, che imbarazzi, come bisogna giocare con le parole, come si è obbligati a forgiarsi un ideale, una normalità che dipende dalla teoria che si ha o una degenerazione invisibile che si postula (7). E la ragione dipende spesso dall’equivoco, del terreno sul quale si fonda. Chi è medico, determinista, fisiologo, vuole spiegare tutto, soprattutto il morale attraverso il fisico, insiste perché la psicologia sia una sezione della fisiologia e nello stesso tempo non vuole mettere da parte certi pregiudizi propri o di altri. Senza saperlo, senza volerlo, ci si schiera dalla parte dell’opinione corrente più superficiale, mentre in apparenza si obbedisce a una scienza critica spietata. L’opinione pubblica non vuole prendere sul serio l’unisessualità; bene, la scienza si troverà d’accordo con l’opinione pubblica e si farà perdonare gli altri suoi atti di audacia.

“Solo la lunga abitudine è capace di lottare contro l’istinto. La resistenza agli istinti sessuali contrari ha tante più possibilità di essere modificata quanto più i tentativi di modifica sono fatti ad un’età più tenera. Non è quindi senza ragione che Raffalovich richiama l’attenzione sull’utilità che può avere lo studio dell’istinto sessuale nei bambini. L’induzione degli invertiti alla castità è l’indicazione fondamentale della loro educazione. I tentativi di raddrizzamento dell’istinto sessuale non possono portare che a fare dell’invertito un debosciato o un marito infelice, mentre attraverso la castità egli può tendere alle finalità più nobili. Deve imparare che non si obbedisce solo alla società dandole dei bambini: moltissimi uomini tra i più utili all’umanità hanno vissuto in celibato e castità. Il genio è, in generale, celibe e spesso continente.”

Tutto questo sarebbe quasi ammirabile se il sig. Féré tenesse più conto di tutte queste categorie, che lui stesso riconosce, e se avesse ammesso anche un fatto che prima o poi bisognerà pure ammettere: l’assenza di demarcazione netta tra unisessuale ed eterosessuale. Molti unisessuali sono più adatti a fare figli di parecchi eterosessuali.

L’uranismo assoluto e incoercibile è, bisogna ricordarlo, non solo congenito ma fortemente acquisito. E la volontà e l’abitudine hanno un ruolo più importante nell’orientare la sessualità di quanto in genere si pensa e di quanto io stesso ho detto nel mio libro. Non ho voluto imbarazzarmi e non ho voluto imbarazzare i lettori per i quali l’analisi delle sessualità è ancora un po’ nuova, con questo problema della scelta che fa l’uranista.

Aspettavo che si studiasse meglio l’istinto sessuale dei bambini prima di pubblicare una scoperta abbastanza sconvolgente. C’è da parte dell’uranista che cresce e c’è anche da parte dell’eterosessuale che cresce, una scelta deliberata, una selezione. Il bambino sceglie, rigetta, seleziona gli elementi della sua vita sessuale. Non ha nessuno che lo aiuti anche quando nessuno lo ha corrotto. C’è la tendenza congenita (possibile, come ha detto il prof. James presso tutti gli uomini) c’è il carattere del bambino e il suo ambiente, c’è la sua condotta, ci sono le sue abitudini, ci sono molti fattori, molti elementi determinanti, ma non si potrà mai dimenticarsi della volontà stessa del bambino, volontà più precisa ancora nei ragazzi grandi, negli adolescenti e nell’uomo fatto, più impressionabile probabilmente verso la fine dell’adolescenza. Perché si è per tanto tempo trascurata la possibilità di scelta dell’uranista? Per ignoranza, per negligenza e anche per non renderlo troppo responsabile. Gli scrittori che si occupano di unisessualità, anche i più rispettabili, i più sinceri, hanno spesso una tesi, un pregiudizio; devono mettere gli unisessuali al riparo dalle severità legali, penali e sociali e allora fanno risaltare la tendenza congenita e lasciano da parte l’unisessualità acquisita, falsano la verità semplificando e sviando. Il problema non è tanto che manchino di franchezza ma il fatto che lo scopo perseguito li spinge ad una prudenza e ad una difesa d’ufficio eccessiva.

“Ma questo genere di educazione (che orienta alla castità) non può avere buon esito che negli individui con tendenze moderate; per gli invertiti con impulsi violenti, fallisce certamente il suo scopo e i medici che cercano di fare dell’invertito uno che corre appresso alle ragazze, che non devono essere corrotte, per evitargli di diventare uno che corre dietro ai ragazzi onesti, lavorano in sostanza per il male minore.” Avrei creduto che l’educazione alla castità fosse altrettanto importante nell’educazione degli eterosessuali che in quella degli unisessuali, e soprattutto desiderabile per gli individui con pulsioni violente. La castità non è una castrazione morale, è un potere di subordinare gli impulsi fisici a degli altri impulsi, la volontà di mettere al posto dei pensieri osceni dei pensieri più appropriati. L’uomo non può impedirsi di avere pensieri osceni, slanci, emozioni, ma può avere anche altri pensieri, altri slanci e altre emozioni. L’uomo casto, eterosessuale o unisessuale, è colui che probabilmente è caduto più di una volta, ma che si è rialzato, che cerca di rialzarsi, che non cede perché gli altri cedono, che sa che è possibile non illanguidirsi. Un tale uomo è spesso un uomo con impulsi violenti.

E siccome M. Fere ha rilevato che “la guarigione dell’inversione” può essere chiamata piuttosto “una perversione dell’invertito”, siccome egli considera “permesso mettere in dubbio l’utilità del trattamento e anche la legittimità del tentativo” non vedo come arrivi a dire che “i medici che tendono a rendere l’invertito uno che corre appresso alle ragazze “che non devono essere corrotte, per evitare che diventi uno che corre appresso ai ragazzi onesti, lavorano in somma per il “male” minore”. Non è per malizia che attiro l’attenzione sulla contraddizione del sig. Féré, se è così importante, secondo lui, che l’invertito non diventi padre, come non temere che, stanco della “ragazze che non devono essere corrotte”, si permetta il lusso di una donna e di una famiglia? D’altra parte più di un invertito si lascerà catturare da una donna dignitosa, da una ragazza giovane e modesta, per arrivare poi ben presto al disgusto verso le ragazze. E poi la scelta non è tra “dei ragazzi onesti” e delle ragazze corrotte. Perché quest’uomo non dovrebbe contentarsi di ragazzi o di uomini corrotti? Ce ne sono tanti: e non è minimamente inverosimile che l’invertito con impulsi violenti possa cercare maschi maliziosi oppure contentarsi di donne virtuose. “Ma se l’educazione alla castità è spesso impossibile, se spesso ci si riduce a ricorrere a una deviazione sessuale per mancanza di meglio, perché il soggetto non è capace di perseguire uno scopo più alto, di attaccare il suo aratro a una stella [propriamente: puntare l’aratro verso una stella per fare il solco dritto]; non è comunque meno fuori di dubbio che l’avviamento verso la castità debba restare l’ideale del medico come dell’educatore. E il motivo fondamentale è che l’invertito, per quanto sia superiore, è sempre un degenerato. La perversione dell’istinto sessuale è una caratteristica di primo piano della degenerazione perché essa ha come conseguenza necessaria la dissoluzione dell’eredità… Se la razza si perpetua, gli invertiti non esistono per un motivo importante.”

Questa generalizzazione è più grandiosa che legittima; ma non è affatto esatta.

Sono soprattutto i viziosi, i debosciati, gli sfiniti, i sifilitici, gli alcolizzati che sono dei padri pericolosi. Gli invertiti contribuiscono alla perpetuazione della razza molto di più di quanto si creda. “l’orrore del coito (8) non esiste sempre o necessariamente; può comunque sopraggiungere in qualsiasi occasione. Un atto sessuale che non interessa, che è solo un atto sessuale, non ha molto di desiderabile per un uomo raffinato e civilizzato; – normalmente non è cosa facile per lui né per la bellezza fisica della donna, né per un quadro ideale, né per delle circostanza lusinghiere o romantiche.

L’uranista resta di sangue freddo [indifferente] con una donna. Ci vogliono fatti fortuiti e molto particolari per cambiare l’indifferenza sessuale in orrore… gli uranisti virili devono evitare la donna più di un tempo. In effetti la posizione sociale della donna, dopo che ha lasciato il gineceo, l’ha resa molto più sessualmente antipatica all’uranista. È l simbolo sociale della donna che impedisce a più di un uranista virile di avere rapporti eterosessuali.” Io sospetto che il sig. Féré non abbia studiato il ruolo storico dell’unisessualità, che non abbia analizzato le cause dell’astensione eterosessuale di molti uranisti di oggi. L’uranista vede ancora più chiaramente dell’eterosessuale quello che si può rimproverare alle donne. “La misoginia, l’orrore misto di paura per la donna come essere fisico, morale e intellettuale, è una malattia, una mania, una fobia: ma un semplice disdegno intellettuale, una semplice noia intima (ci sono uomini molto eterosessuali che trovano che la più grande prova d’amore sia sopportare il fastidio provocato dalla donna amata), un semplice fastidio possono essere superati attraverso l’affetto, la simpatia, la bontà o il rispetto per una qualità qualunque. – questo fastidio-sdegno è logico, frequente e deriva dal carattere della donna e della sua civilizzazione, che circonda la donna di tanta cortesia e raffinatezza. Molte donne ignorano la loro mancanza di attenzione o di memoria, i loro infantilismi, i loro difetti, tutto quello che hanno sentito tanto vantare, l’enigma che degenera in rebus. L’uomo annoiato, messo da parte da tutto quello che ho appena indicato (e che è così diffuso tra le persone più colte il cui cervello non è così raffinato come il loro atteggiamento) – oppure ributtato indietro dalla ristrettezza mentale o dell’opacità di altre donne che pure non si atteggiano, – o respinto dalle pretese,- quest’uomo non ha nulla di sorprendente. L’eterosessuale non si vergognerà di confessare questa noia, questa critica spesso inevitabile.

L’invertito sente o pensa le stesse cose, potrà essere più incline all’indulgenza dell’eterosessuale, più paziente, se non ha dovuto sopportare le donne … ”
Un invertito sano, senza anomalie somatiche, lontano dalla donna per cause psicologiche, per le idee, o per un senso di lontananza dei sensi, le cui cause sono così complicate, sia spontanee che volute, spesso si sposa; e non ho mai trovato il suo matrimonio peggiore di quello di un eterosessuale convinto, o la sua discendenza peggiore. Il matrimonio delizioso non esiste, ha detto La Rochefoucauld.

Si continua a ignorare che molti uranisti sarebbero ottimi padri e mariti, eppure io credo che tutti noi ne conosciamo. Un uomo sensato non esiterebbe a preferire come genero un uranista sano, virile e onorato, rispetto ad un ermafrodito psichico che ama con la stessa sensualità gli uomini e le donne.

“Se si potesse stabilire sulla base di fatti che l’invertito superiore non è un degenerato e può fornire una discendenza che rientra nella regola beneficiando dell’eredità delle sua qualità, l’indirizzamento verso la castità percorrerebbe una strada sbagliata”, dice il sig. Féré, che per castità sembra intendere il celibato perpetuo. Non pensa forse che l’indirizzamento verso la castità è il miglior indirizzamento verso un matrimonio casto e fecondo? Aiutiamo i ragazzi ad essere casti e gli uranisti e gli eterosessuali saranno, celibi o sposati, sposati o celibi, molto più utili alla società. Io non sono il sig. Féré in mezzo alla sue sottili e ingegnose definizioni della funzione sessuale, della negazione dell’istinto sessuale, ec. ecc.. Perché volendolo criticare arriverei forse a delle esagerazioni simili. Mi limito al caso interessante che egli cita dandogli un’applicazione troppo generale e larga.

Da una decina d’anni il sig. Féré segue un giovane epilettico che ha ora diciotto anni; da quattro anni non presente più alcun attacco convulsivo, ma è rimasto soggetto a crisi di eccitazione violenta di vario tipo. D’altra parte è quasi imbecille.

“Questo ragazzo è il figlio maggiore di una famiglia: due fratelli, di due e quattro anni meno anziani, sono completamente idioti; una sorella, nata due anni più tardi, ha finito per soccombere alle convulsioni all’età di sei mesi. La madre è morta di complicazioni puerperali partorendo questa figlia, era vigorosa e sana, non aveva mai provato turbe nevropatiche; lei ha due sorelle che hanno entrambe figli normali come loro.” Che cosa se ne sa? Sono cose che sono molto più facili da dire che da provare. Ho conosciuto dei bambini normali che erano molto strani. Conosco delle donne che si dicono vigorose e sane, senza turbe nevropatiche che io non vorrei mai come madri di futuri bambini. Il sig Féré ha la storia dei suoi vari parti? Dispone di un’analisi esatta del padre e della madre di questa donna? Ammettendo la sua buona salute, avrebbe potuto facilmente avere nella sua ascendenza tare molto gravi.

“Quanto al padre, è un uomo notevole, tanto dal punto di vista morfologico che dal punto di vista funzionale: è un uomo di un’intelligenza superiore.

Non si ha neppure notizia di nessuna tara nevropatica nella sua famiglia, Aveva solo un fratello di un anno più grande di lui, che ha oggi quarantasette anni e ha avuto una carriera brillante; è celibe…

La patogenesi si è evidenziata qualche mese fa.” Il figlio maggiore fece un tentativo di pederastia su suo fratello. Il padre rimase molto colpito e rivelò al il medico che lui stesso dall’età di sei aveva amato gli uomini virili, uomini nudi.

Durante la pubertà i suoi gusti divennero più marcati, cercava compagni più grandi, più sviluppati. Non ha mai avuto sogni erotici in cui fosse presente una donna. Nei suoi sogni sognava baci e toccamenti. Si diede solo alla masturbazione solitaria. A sedici anni, si confidò col suo confessore che lo rassicurò e lo incoraggiò alla castità. Quando lasciò il collegio, quando fu lasciato a se stesso, egli ricadde nel suo sogno a occhi aperti, e si sottomise alle stesse sensazioni. Il sig. Féré non sottolinea che questo uranista era piuttosto effeminato perché i suoi gusti continuarono dopo la sua infanzia e la pubertà a preferire lo sviluppo virile. Questo non è ciò che ci si aspetta da un uranista virile superiore.

“Aveva rinunciato alla masturbazione, si sentiva abbastanza forte per rimanere casto, aveva bisogno di lavorare, mantenne il suo segreto. La sua famiglia gli consigliava il matrimonio, che avrebbe dovuto migliorare e garantire la sua situazione. Consultò un medico, che gli consigliò di praticare il coito e gli assicurò che il piacere sarebbe venuto da sé; gli fu prescritta l’idroterapia e un regime di eccitante (9). Le sue idee religiose unite ad una repulsione istintiva lo tennero per parecchio tempo nell’indecisione. Ma la vergogna di non poter essere un padre di famiglia e di non poter adempiere ai suoi doveri sociali, e forse anche la curiosità, alla fine prevalsero. Fece diversi tentativi infruttuosi, etc. Ci vollero più di sei mesi per avere un rapporto completo. Quelli che ebbe in seguito costituirono per lui un compito penoso. Pensò che nel matrimonio la maggior parte dei motivi che cercava di trovare per la sua ripugnanza sarebbero venuti meno, e si sposò. Ma la donna rimase per lui un oggetto di una repulsione che non poteva nascondere se non a prezzo di sforzi di cui non capiva più il senso, le carezze che le dava solo per dovere gli costatavano dei disgusti e degli sforzi indicibili; I rapporti completi sono stati molto rari, non più numerosi di quelli che erano stati necessari per ottenere i risultati di cui si lamentava. Le sue tendenze omosessuali si sono manifestate in diverse circostanze in cui era stato in relazione con degli uomini il cui aspetto corrispondeva alle sue preferenze, ma non si è mai lasciato andare a qualsiasi manifestazione. Dal momento che è vedovo, ha sempre resistito ai suoi desideri e non aveva dubbi che sarebbe stato in grado di mantenere lo stesso dominio di se stesso prima del suo matrimonio, se non fosse stato incoraggiato a superare il suo istinto. Quest’uomo che ha quarantasei anni, ha tutti gli attributi della virilità, è vigoroso, barbuto e non ha alcuna anomalia degli organi genitali, né alcuna anomalia apprezzabile dell’intelligenza o del carattere.”

La superficialità delle osservazioni mediche è riconosciuta da molte persone. E questo brano del sig. Féré ne è una prova ulteriore. Ho già notato il carattere effeminato delle tendenze sessuali di questo padre sfortunato, carattere persistente che non si modifica con l’età; sembra più che effeminato, quasi passivo. Se quegli uomini barbuti lo avessero corteggiato, spinto, preso con violenza, la sua passione si sarebbe rapidamente scaldata e arresa, a meno che egli non facesse appello ai suoi sentimenti religiosi. È alla sua passività sessuale che io attribuisco a difficoltà dei suoi rapporti con sua moglie; e poi quella donna lo amava? Lo avrebbe amato anche se fosse stato più sessuale? La sua frigidità, la sua timidezza mi sembrano più gravi dal punto di vista dell’eredità che non l’unisessualità. Se fosse stato eterosessuale sarebbe stato un padre mediocre. Ci sarebbero ancora parecchie cose da dire su questo argomento.

Mi accontento di dire che se si seguisse il consiglio del sig. Féré, se si considerasse questa progressione dell’anomalia in due generazioni successive come spiegabile in prima istanza con l’unisessualità paterna, e dato che c’è interesse “ad allontanare dal matrimonio tutti gli individui “che presentano queste anomalie a qualsiasi livello”, se ci si riuscisse, la popolazione della Francia e delle altre nazioni toccherebbe proporzioni inattese.
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[1] Con certi passaggi in Latino. Questa precauzione, che richiama la psychopathia sexualis di Krafft-Ebing, è talvolta spinta troppo oltre e produce in certi casi un effetto più scioccante di quello che avrebbe potuto fare il Francese. Krafft-Ebing riserva il Latino per i passaggi osceni e non per i dettagli voluttuosi. È una piccola differenza.
[2] Non nega quelle dei deboli.
[3] La prudenza, però, non deve mai essere abbandonata. Così Otto de Joux nel suo nuovo libro mette in evidenza il pericolo di lasciare dormire un ragazzo molto giovane accanto a suo fratello o tra le braccia di suo padre.
[4] Si veda il numero del 13 marzo 1896 degli Archivi di Antropologia criminale.
[5] Si veda la mia tavola riassuntiva delle sessualità (Uranisme et Unisexualité, Storck et Masson, 1896): Inversione sessuale congenita o uranismo:
(A) incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti;
(B) che si realizza cedendo alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si allea con l’eterosessualità acquista o cede ad essa;
(C) uranismo parziale che non esclude gli istinti eterosessuali già presenti prima o dalla pubertà, che soffoca questi istinti, si allea con essi o cede ad essi.
Eterosessualità congenita:
(A) incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti;
(B) che si realizza cedendo alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si allea all’unisessualità acquista o le cede;
(C) che non esclude gli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima o dalla pubertà, che soffoca questi istinti, si allea con essi o cede ad essi.
Inversione sessuale congenita o uranismo: (A) incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, che comprende tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna (1) perché non ne sentono il desiderio, (2) perché ne hanno un desiderio molto labile, così poco fisico e così poco importante, che non sono mai stati tentati di richiamare quel desiderio o di soddisfarlo.
Inversione sessuale congenita o uranismo, (B) incoercibile tutta la vita malgrado dei rapporti eterosessuali, che comprende tutti coloro che (3) hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione con una donna li avrebbe resi felici, e che hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcun cambiamento o anche hanno visto il loro uranismo aumentare. Anche se non sono impotenti di fronte ad una donna, la donna comunque non dà loro che gioia fisica, poca voluttà intellettuale, o addirittura nessuna. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con una donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo ribelle a questo atto, ecc. ecc..
[6] Havelock Ellis, Næcke… Si vedano anche le precisazioni già citate di Maudsley.
[7] Ricordiamoci delle critiche sensate di Maudsley.
[8] Si veda Uranisme et Unisexualité: Horreur vis-à-vis de la femme [orrore di fronte alla donna].
[9] Dell’alcol? E stato alcolizzato per qualche motivo?

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5020

Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 2: L’educazione inglese e l’omosessualità

Nel presentare la seconda parte degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich, sento la necessità di fare una premessa. Si è detto da più parti che la sua conversione al Cattolicesimo ha profondamente mutato il suo modo di vedere l’omosessualità, ma bisogna riconoscere che molte delle posizioni di Raffalovich erano, fin dall’origine, di impianto tipicamente moralistico.

Nel brano precedentemente pubblicato, Raffalovich cita Sainte-Beuve in un modo che autorizzerebbe ad aspettarsi dallo stesso Raffalovich un pensiero laico: “È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto.” Questa frase, però, può essere tranquillamente riferita a lui stesso, anche se certo non è un distruttore del Tempio! Per un verso desidera dire la verità sull’omosessualità ma per l’altro si limita a riabilitare solo la tendenza omosessuale dell’omosessuale casto.

Questo atteggiamento è quello tipico della Chiesa cattolica. Ma le analogie tra il pensiero ecclesiastico e quello di Raffalovich vanno oltre: per entrambi, i ragazzi devono essere messi al riparo dalla tentazione, rendendo di fatto impossibile o quantomeno difficile il loro contatto con l’omosessualità, come se l’omosessualità fosse una malattia da prevenire. Raffalovich critica il sistema scolastico inglese perché non si occupa della educazione sessuale dei ragazzi, ma, bene inteso, l’educazione sessuale, per Raffalovich deve essere una educazione alla castità, cioè non una educazione alla sessualità in un clima di libertà e di rispetto, ma una sostanziale repressione della sessualità. Lascio ora il lettore al testo.

Project

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Sono le persone oneste che sono venute meno ai loro doveri e che ancora non si correggono; sono coloro che sono stati genitori e educatori così al di sotto del loro compito. Sono questi, oggi, che non vogliono che ci si veda chiaro. Sono loro che vanificano gli sforzi che si fanno per moralizzare l’infanzia e la giovinezza. Sono i custodi di molte turpitudini, i depositari di molti marciumi. Se vogliamo aiutare l’umanità, dobbiamo lottare proprio con queste brave persone (1) come dobbiamo lottare con la gente disonesta. Da un lato coloro che sono sessualmente onesti (eterosessuali o omosessuali), dall’altro lato coloro che sono sessualmente disonesti. Da una parte coloro che non vogliono rivelazioni sgradevoli che fanno riflettere e agire. D’altra parte coloro che trovano più facile soddisfare i loro vizi nell’oscurità e nell’incuria borghese.

Eppure è dall’Inghilterra, dove fiorisce l’unisessualità e imperversa ugualmente la morale delle brave persone, che arrivano delle minacce serie contro la tranquillità di quelle breve persone, e le minacce sono rappresentate dai padri e dagli insegnanti.

È con una donna che devo congratularmi in primo luogo. Una donna di esperienza e buon senso, la signorina Mabel Hawtrey, ha appena pubblicato un piccolo libro sulla coeducazione [educazione congiunta dei due sessi: classi miste, ambienti comuni per ragazzi e ragazze](2), e non solo io mi schiero dalla parte sua, ma consiglio a tutti coloro che si occupano di educazione o che sono interessati all’educazione, le calme e ragionevoli pagine della signorina Hawtrey. Scrive con una chiarezza insolita in una donna, che sarebbe ammirevole in un uomo. Questi tre capitoli dovrebbero essere tradotti in francese e in tedesco.

La signorina Hawtrey, che è molto consapevole del quadro dell’istruzione inglese, divide la colpa con molta giustizia tra insegnanti incompetenti e genitori che non vogliono scegliere docenti competenti, “C’è un insegnante, dice, in una delle nostre public schools (è ben noto il sistema inglese delle case, ciascuna guidata da un insegnante, che costituisce il collegio), che afferma di essere così ben sistemato da non potersi neppure accorgere se nel suo collegio ci sono degli studenti o se non ce ne sono. Ci si può solo meravigliare di vedere dei genitori mandare i loro figli da un uomo simile, ma non possiamo neppure prendere in considerazione tali collegi o tali maestri come tipici del sistema inglese. Le autorità spesso non hanno fatto il loro dovere, sono indietro, ma i genitori possono, in una certa misura, costringerle a correggersi.” E ne fornisce degli esempi.

Troviamo costantemente, dice, che un ragazzo viene inviato in una public school perché ci andavano anche suo padre e suo nonno. Così si sacrifica l’istruzione e la salute del bambino ad una tradizione di famiglia, perché i collegi non sono tutti uguali, e un ragazzo che si troverebbe in buone mani un collegio dove i suoi antenati non sono stati educati, si rovina o perde il suo tempo là dove lo mandano per un rispetto quasi cinese, dove lo mandano per snobismo o per pigrizia. Così Eton e Harrow ricevono tanti bambini indiscriminatamente.

Il Dr. Clemente Dukes medico di Rugby, ha detto cose molto serie in questa direzione. Ha parlato da medico e ha mostrato che è una colpa mandare in esilio dei ragazzi che hanno nevralgie, mali di petto o reumatismi, ecc. ecc., proprio dove il clima, l’umidità, il suolo, sarà loro dannoso. Le associazioni storiche, dinastiche, per così dire, non impediranno al piccolo di soffrire in un luogo famoso e malsano, ecc.. Il Dr. Dukes ha così alzato la voce contro i genitori che abbandonano ai maestri o ai medici (che non hanno scelto e di cui essi non hanno il diritto di fidarsi ciecamente) la cura della sessualità dei loro figli.

Questa è, naturalmente, anche l’opinione di Miss Hawtrey. Dato che in alcuni collegi non si prendono in considerazione i bambini il cui progresso è troppo lento (e non è sbagliato evitare di lasciare insieme bambini di età troppo diversa) sarebbe molto meglio mandare certi bambini là dove ci si occuperebbe meglio della loro salute.

Ad Uppingham, Thring , l’ultimo preside, volendo aiutare i bambini affaticati dalla crescita, non aveva istituito esami preliminari e si occupava della sanità fisica prima di chiedere al cervello quanto esso ancora non poteva dare. Non posso soffermarmi su tutti i consigli che dà la signorina Hawtrey, ma i rapporti che essa delinea tra l’igiene dei bambini della scuola e la loro sessualità (la loro unisessualità dal momento che è di collegio che stiamo parlando, di studenti interni) sono istruttivi per tutti noi. I nuovi collegi inglesi sono più igienici rispetto ai vecchi, ma dato che non hanno il prestigio proveniente dalla generazioni precedenti, i genitori continuano a mandare i loro figli in scuole di cui conoscono le condizioni antigieniche e insalubri.

Vediamo che i rimproveri così spesso rivolti ai genitori sono ben meritati. In certi collegi (e dei migliori) i dormitori non sono ventilati, i bambini sono nutriti in modo insufficiente. Non si dà loro abbastanza né quello che bisognerebbe dare. Immaginate salumi, birra e formaggio, subito prima di andare a letto. Per dare un’idea di come il sistema educativo inglese viene messo in pratica, la signorina Hawtrey ci assicura di conoscere un solo collegio, fra tutti i collegi inglesi, dove poteva essere certa che i bambini avrebbero ricevuto un’alimentazione sufficiente e igienica.

Alcune precauzioni igieniche, lei dice giustamente, potrebbero ridurre l’unisessualità dei collegiali inglesi, e cita questa caratteristica antigienica di Eaton, che non avremmo mai immaginato in Francia, dove si ammira, e spesso alla leggera, l’educazione inglese. Miss Hawtrey ha trovato che i costumi erano depravati soprattutto nei collegi in cui il direttore non nutriva abbastanza i ragazzi e non si preoccupava di procurare loro il riposo indispensabile. Così uno dei più orribili scandali unisessuali coinvolse i ragazzi di un collegio dove essi dovevano mangiare carne di maiale e carne conservata.

Questi disgraziati erano costantemente rimandati presso i loro genitori con delle ferite alle gambe causate (diceva il rettore) da calci nel giocare a pallone. I medici finirono per scoprire nell’alimentazione di questi ragazzi la causa del male. Come potete pensare che siano casti dei ragazzi mal nutriti che dormono in camere poco areate?

Miss Hawtrey vorrebbe anche proteggere i ragazzi contro le tentazioni dalle quali possono fuggire. Non bisognerà mai dire loro bugie, lei dice; e si leva contro la tragica codardia dei padri che mandano i loro figli a correre dei pericoli, almeno in parte evitabili, senza la minima preparazione e senza dare loro il minimo aiuto.

Quanto ai bambini che, dalla prima infanzia, sia per ragioni congenite sia sotto l’influenza di avventure sfortunate, mostrano molto anticipatamente certi istinti, certi appetiti, bisognerebbe proprio evitare di mandarli in una public school. Essi hanno bisogno di un trattamento speciale, di una cura individuale. E questo trattamento non può essere dato loro che da persone che abbiano studiato la patologia morale e che abbiano chiaramente tratto profitto dal loro studio.

Ho lasciato parlare Miss Hawtrey perché spero di vedere il suo libretto tradotto in Francese e mi fermo congratulandomi con lei per la sua opera utile e bella.(3)

Restando su questo argomento. Non posso passare sotto silenzio la testimonianza del sig. Kegan Paul, editore ben noto (e anche traduttore di d’En Route) contro Eaton. Ci sono certamente, dice (Confessio viatoris, 1891), delle nature privilegiate la cui rivolta istintiva contro tutto ciò che è impuro, le preserva e le difende.

Queste giovani anime passano attraverso i pericoli della prima adolescenza ignare e innocenti; ma di norma il ragazzo inglese non è né ignaro né innocente. Per strappare questa confessione al sig Kegan Paul, c’è stato bisogno di un risveglio della sua coscienza, del coraggio della verità, perché nulla è più sgradevole per la morale della brava gente d’Inghilterra che la verità a proposito di Eaton. Quando il ragazzo inglese giovane lascia sua madre, continua il sig. Kegan Paul, nessuno gli insegna i rapporti della religione con la morale. Nessuno gli parla della sua anima se non dall’alto di una cattedra, cosa che ha ben poco affetto pratico: non ci si occupa di lui individualmente, non gli si presta soccorso quando è tentato, non gli si dà la mano per tirarlo su quando soccombe.

Il padre ha paura di suo figlio; i maestri hanno il torto di trattare tutte le trasgressioni come delle infrazioni scolastiche, un errore così grave e così diffuso! Essi hanno anche la comoda risorsa abituale di ignorare volentieri tutto ciò che non salta agli occhi. Ogni bambino è così respinto su se stesso, e non è abituato ad uscire dalle sue difficoltà vantaggiosamente.

Il sig. Kegan Paul, a Eaton dai 13 ai 18 anni, non vi trovò un uomo solo che potesse guidarlo, che potesse aiutarlo. Sua madre, ogni tanto, gli parlava bene della religione, ma dato che essa ignorava del tutto i pericoli dell’adolescenza, non era capace di dargli alcun aiuto.
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(1) Non sto esagerando; e mi rammarico profondamente della verità di ciò che dico. Havelock in l’Alienist and Neurologist del mese di luglio parla molto ragionevolmente e molto apertamente della mancanza di volontà degli uomini incaricati della educazione inglese. I medici hanno molto da imparare, molto da insegnare. Ma i genitori dovrebbero sentire un po’ meglio la loro responsabilità.
(2) Pubblicato da Kegan Paul, London, 1896.
(3) Ci si domanderà che cosa ella pensa della coeducazione dei sessi [classi miste, coesistenza di ragazzi e ragazze]. È possibile, dice, che non ci siano inconvenienti nel far crescere insieme dei bambini piccoli o dei giovani uomini e delle ragazze già grandi, ma all’epoca che precede la pubertà e durante l’esplosione della pubertà, non possono che esserci inconvenienti e pericoli nel mescolare i due sessi.

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Gli “Annali dell’Omosessualità” di André Raffalovich

Mi accingo a pubblicare online, a puntate, una mia traduzione di un testo, unico nel suo genere, ossia degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich. In realtà l’autore, nel titolo, usa il termine unisessualità e non omosessualità, ma il termine originale suonerebbe strano nel XXI secolo.

Mark André Raffalovich (Parigi, 11 settembre 1864 – 14 febbraio 1934) è un personaggio la cui vita e la cui opera sono piene di contraddizioni. Non era un medico anche se polemizzò con medici, psicologi e antropologi e scrisse di antropologia criminale. Fu soprattutto un omosessuale che raccolse una mole enorme di dati e di testimonianze sulla omosessualità che sono un’autentica miniera per la conoscenza dell’omosessualità alla fine dell’800.

Nato in una famiglia di ricchi banchieri ebrei di Odessa, fuggiti dalla Russia nel 1863, studiò a Oxford e si stabilì poi a Londra dove conobbe Oscar Wilde, il rapporto tra i due non fu mai di autentica simpatia. La vita di Raffalovich è comunque legata ad Oscar Wilde per un’altra ragione. Il Ritratto di Dorian Gray, capolavoro di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’altà società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili.

Nel 1896 Raffalovich pubblica “Uranismo ed unisessualità: studio sulle diverse manifestazioni dell’istinto sessuale”. Dello stesso anno sono gli “Annali dell’unisessualità”, di cui mi accingo a pubblicare la traduzione. Si tratta in pratica del primo tentativo di una pubblicazione scientifica di periodicità prevista come annuale, interamente dedicata allo studio dell’omosessualità e alla raccolta di documentazione in merito. Fino a questo punto Raffalovich appare come uno dei paladini della omosessualità; i suoi scritti sono enormemente più moderni di quelli di moltissimi uomini di scienza che si ritenevano esperti del settore.

Ma proprio dal 1896 la vita di Raffalovich e quella di Gray arrivano ad una svolta. Spinto da Gray, Raffalovich si converte al Cattolicesimo. Raffalovich entrerà nel terzo ordine domenicano, Gray diverrà sacerdote e Raffaolovich gli pagherà gli studi in seminario. Gray sarà nominato parroco ad Edimburgo e Raffalovich contribuirà in modo consistente alle spese per la sua nuova chiesa e si stabilirà in una casa accanto alla parrocchia dell’amico, per potergli rimanere vicino. Moriranno entrambi nel 1934 senza mai essersi separati e saranno sepolti nella stessa tomba.

Come avremo modo di vedere, per Raffalovich, anche nel 1896, la distinzione fondamentale non è tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra onesti e depravati, ossia tra quanti sono in grado di controllare le loro pulsioni e quanti ne sono invece dominati.

Project

NOTE E DOCUMENTI
DI PSICOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

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Annali dell’unisessualità, di André Raffalovich. – Un progetto e un frammento di annali unisessuali. -La morale delle persone oneste. – Revisione critica dei libri e degli uomini:James, Maudsley, Dallemagne, Clement Dukes, Mabel Hawtrety Haverlock Ellis, Edward Carpenter, Howard, Hoche, Kurella, Krafft-Ebing, Næke, Penta, Lino Ferriani, Pelandi, Laupts, Legludic, Féré.
Appendice A: unisessualità francese. – Appendice B: unisessualità inglese. – Appendice C: Caso Cordes (Berlino). – Appendice D: Libri e letteratura frivola.

Quando si potrà inaugurare l’impresa che oggi sto per indicare? Conosciamo L’Année psychologique di Binet et Beaunis: un volume enorme che contiene alcuni articoli originali, molti rendiconti e una ricca bibliografia. È anche noto il giornale omosessuale una volta tentato dal poco giudizioso Ulrichs. Io non propongo né il tono di Ulrichs (e dei suoi numerosi imitatori), né le sue digressioni teoriche (1) né il peso dell’Année psychologique; non chiedo nessuna perorazione male intesa, nessuna pubblicazione troppo folta, ma mi piacerebbe vedere ogni anno un volume serio e ben nutrito, dedicato interamente all’unisessualità.

Vorrei che questo libro fosse caratterizzato da quella psicologia sana e maschile che, sola, può farci conoscere e capire l’unisessualità. Ci sono già abbastanza pensatori e osservatori capaci di accorgersi che gli invertiti non sono necessariamente né degenerati (2), né malati, né criminali; essi scoprono anche che gli invertiti non si dividono in passivi e attivi, la distinzione tra l’invertito maschio e l’invertito femmina spiega solo un piccolo numero di unioni unisessuali; essi cominciano a capire in un modo o nell’altro la mia classificazione, la mia divisione; passivi, effeminati, virili, ultra-virili.

In questi annali dell’inversione sessuale non ci si dovrebbe sottomettere alle affermazioni antiquate e retrograde. Si dovrebbero mettere da parte i luoghi comuni; non si parlerebbe affatto di antifisici, non si invocherebbe più la natura pretendendo che essa si contraddica in continuazione; ci si guarderebbe bene dagli epiteti infamanti (3), non li si metterebbe se non al posto giusto, e ci si ricorderebbe che il punto di vista scientifico e morale non è né eterosessuale né omosessuale (4).

Non ci si lascerebbe spaventare da coloro che affermano l’impossibilità di non essere guidati dalla equazione personale, dalla risposta individuale. Ci sono così tanti spauracchi dei quali bisogna rendersi conto e che bisogna evitare. Ci si terrebbe al corrente dei libri pubblicati, di quelli relativi all’unisessualità di quelli che la chiariscono in un modo o nell’altro. Si reagirebbe alla grande congiura contro la verità. Noi si disdegnerebbero alcuni libri frivoli (5) più di quanto non si disdegnano le confidenze di uomini frivoli quando si sa come farne uso, e ci sarebbero il tempo e lo spazio necessari per soffermarsi su opere significative e di peso.

Se vogliamo cogliere le verità sconosciute non possiamo cominciare certo alla leggera né superficialmente. E bisogna non avere paura né di infastidire né di divertire. Non si trascurerebbero neppure le ricerche storiche, le documentazioni vaste, e un giorno non saremo più costretti a leggere queste visioni storiche sorprendenti che ignorano l’unisessualità dei tempi cavallereschi e in cui il patriottismo interviene per chiamare italiano, francese, tedesco, greco, inglese, asiatico, ciò che appartiene a tutte le epoche storiche, a tutta la terra abitata. Le biografie dei morti sarebbero per noi sempre più interessanti (6).

Le osservazioni contemporanee sarebbero recepite; gli osservatori che ancora non si decidono a scrivere i loro romanzi o a pubblicare le loro memorie potrebbero venirci in aiuto. Gli stessi giornali fornirebbero una messe abbondante, anche se difficile da stimare in termini di valore, ma la cui attualità compenserebbe in qualche modo la mescolanza. Inizialmente un volume sarebbe sufficiente per l’Europa e l’America; ma a poco a poco ogni grande nazione da sola potrebbe produrre annualmente un simile volume. I documenti così raccolti, consultati, confrontati, controllati, fornirebbero agli avvocati, ai medici, agli educatori, ai genitori, gli uomini che conservano e rappresentano la coscienza mutevole della civiltà dei materiali necessari, le conclusioni inevitabili.

Ora mi accingo a cominciare con un frammento dell’annata 1896 questi annali molto al di sopra delle forze di un solo uomo, ma che richiedono una direzione per essere veramente utili e seri.

Prima di iniziare vorrei che si leggesse attentamente quello che Sainte-Beuve ha detto della moralità delle persone oneste; questo ci aiuterà a capire una delle grandi difficoltà dello studio della sessualità in generale e dell’unisessualità in particolare:

“Questa morale delle persone oneste non è la virtù, ma un composto di buone abitudini, buone maniere, metodi onesti basati solitamente su uno sfondo più o meno generoso, su una natura più o meno ben nata. 
Essere di buona famiglia, come si dice, avere intorno a sé esempi onorevoli, aver ricevuto un’educazione che ha conservato i nostri sentimenti, non mancare di coscienza, preoccuparsi soprattutto di una giusta considerazione, ecco, con mille varianti che si possono facilmente intuire, con più fuoco e generosità quando siamo giovani, con più cautela e calcolo, ben inteso, dopo trent’anni, ecco più o meno quello che compone questa morale delle relazioni ordinarie, come ce la offre all’inizio la superficie della società di oggi, e che penetra nella società anche molto prima … entrano a farne parte dei risultati filosofici, vi si mantengono delle abitudini e delle massime cristiane; è un compromesso che serve così alle esigenze della giornata. 
In quello che ha di meglio, direi che è un cristianesimo razionalizzato o piuttosto passato allo stato di pratica sociale utile. È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto. Questa nuova forma dello spirito e delle abitudini pubbliche deve essere considerata come un progresso? socialmente, di sicuro; interiormente e profondamente parlando, la cosa è più dubbia. 
Pascal diceva: Le invenzioni degli uomini avanzano di secolo in secolo: la bontà e la malizia del mondo in generale rimane la stessa. Ora questa morale delle persone oneste rientra piuttosto tra le invenzioni di uomini, e se si tratta di un progresso in questo senso, non va in profondità, non tocca affatto il fondo generale della bontà o della cattiveria umana … 
Uno dei metodi una delle strategie di questa morale consiste nell’ignorare tutto il male che essa non vede direttamente e che non salta agli occhi. La società, la cui facciata e i cui piani principali hanno di solito, nei momenti prestabiliti, un’apparenza onesta e decente, nasconde nelle cantine e nei sotterranei molte malvagità; e talvolta è una parete molto sottile che le divide … Quando tutto questo non deborda visibilmente, la morale delle persone oneste non ne tiene alcun conto, e non suppone nemmeno che quelle cose esistano. »

Non potremmo definire meglio lo stato attuale della morale inefficace (per molti versi) delle persone oneste.
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(1) Il suo temperamento, la sua condotta, le circostanze, le sue disavventure, lo hanno portato alle peggiori stravaganze; ma questo declassato, questo ribelle, questo sessuale, questo sensuale accecato, ha svolto un ruolo di un’importanza riconosciuta, di un’ utilità ancora problematica, ma indubbia.
(2) Tranne che nel senso che farebbe di tutti gli uomini dei degenerati: l’assoluta armonia fisica e mentale non si verifica; su questo punto il determinismo e il cristianesimo potrebbero andare d’accordo. Il mio molto leale e simpatico avversario ed amico, il signor Dallemagne nel suo interessante articolo sul mio libro (e Uranisme et Uniseanialité, A. Storck, 1896) dice che devo avere “un parere molto personale sulla degenerazione – e temo che sia anche molto isolato – per credere che ci possono essere invertiti sessuali che non siano né degenerati né squilibrati. “(Annali della società di medicina legale del Belgio, Anno VIII, n. 2). Dovrei citare invece, per contro, i quattro articoli di M. P. Næcke sullo stesso libro (Zeitschrift fur psychiatrie, Irrenfreund, Centralblatt di Kurella, Archivio delle psicopatie sessuali di Penta) che crede certamente che degli invertiti sessuali possano non essere dei degeneri? Dovrei citare Havelock Ellis, e gli altri? Se il signor Dallemagne accetterà di trattare tutti gli uomini come degenerati, allora dirò con lui che tutti invertiti sessuali sono degenerati. La degenerazione mi sembra che somigli sempre di più al peccato della teologia e uno spirito scettico potrebbe divertirsi a fare risaltare questa somiglianza. Uno psicologo così delicato come W. James ha potuto superare abbastanza il suo pudore istintivo e acquisito da ammettere la probabilità, la possibilità dell’universalità dell’unisessualità. Egli ammette che tutti gli uomini ne sono capaci (Psychology, Volume 2, pagina 439). Ed è di mala voglia che il professor James è stato costretto a parlare così e a sostenere con la sua autorità una verità che tanti scrittori senza misura possono gridare troppo forte. La sua squisita prudenza su questo tema dà ancora più merito alla sua testimonianza. Credo che molti pensatori e scrittori stiano cominciando a reagire contro un’applicazione o troppo estesa o non abbastanza estesa della degenerazione. H. Maudsley per esempio in Alienist and Neurologist ha riportato il suo discorso, pronunciato nel mese di agosto 1895 davanti alla sezione psicologica della British Medical Association, egli si lamenta dell’abuso che si fa della teoria della degenerazione. Essa ha avuto, dice Maudsley, significato e valore, ma ha cambiato molto il senso della parola facendole significare tutte le specie e tutti i gradi di deviazione da un modello ideale, tutte le deviazioni da un modo di pensare e di sentire ideale, e queste deviazioni vanno dalle cattive abitudini di pensare e di sentire fino alla più grave idiozia, e alcune di queste deviazioni non sono più serie della lunghezza del naso o delle gambe. E sottolinea il pericolo delle parole che così tante persone utilizzano come se avessero un senso ben definito. Ognuno tira la parola un po’ dalla parte sua, ed una confusione grave è inevitabile. M. Tarde ha ottimamente detto queste cose della parola eredità.
(3) È spesso difficile. Ci sono delle glorificazioni dell’iperestesia sessuale scritte da uomini illustri e citate da medici così rivoltanti. E si riesce a mantenere il proprio sangue freddo solo ricordandosi delle grossolane indecenze eterosessuali. Quando l’erotismo si esprime in modo alto, le sessualità si equivalgono e si assomigliano.
(4) Mi riferisco al mio libro (Uranisme et Unisexualtté) e a quello del signor Legludic (Attentats aux mœurs). Spero che sia prossimo il tempo in cui non dovrò più citarmi, quando avrò solo l’imbarazzo della scelta per sapere a chi rinviare il lettore.
(5) Vedi Appendice D.
(6) Ne ho citati molti nel mio libro, ma ne conosco parecchi che aspettano ricerche coscienziose e penetranti.

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