IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 3

In questa terza parte del capitolo di “Uranismo e Unisessualità” dedicato al processo Wilde, Raffalovich fa un resoconto estremamente chiaro della seconda fase del processo, quella nella quale Wilde è ormai dalla parte dell’accusato. Il processo, come si vedrà, attraverserà momenti di indecisione, in cui la giuria non arriverà a raggiungere un verdetto, segno evidente che, nonostante i vincoli legali rappresentati dal paragrafo Labouchère del 1885, che sanzionava senza alcuna distinzione tutti gli atti omosessuali tra maschi di qualsiasi età, stavano ormai maturando nella società inglese i primi segni di un diverso sentire, che tendeva a non dare per scontato che i comportamenti omosessuali dovessero finire tutti e indistintamente sotto i vincoli della legge penale. Molto meglio dell’ipocrisia inglese che aveva una legge rigidissima ma che era molto elastica nella sua applicazione, sarebbe stata l’adozione di una legge del tipo di quella proposta da Krafft-Ebing, per la quale, ferma restando la sanzione penale in caso di violenza, di induzione alla prostituzione e simili, sarebbero stati penalmente rilevanti solo i comportamenti omosessuali verso i minori al di sotto di una certa età, messi in atto da persone molto più grandi. Krafft-Ebing e anche Raffalovich avevano ben chiara la distinzione tra omosessualità e pedofilia, che non era invece considerata dalla legge inglese.

Raffalovich presenta un panorama squallido della giustizia penale inglese: ai giudici che negano risolutamente la libertà condizionale sotto cauzione, se ne alternano altri che invece la concedono anche in situazioni molto dubbie. I giurati e gli stessi giudici sono condizionati dalle reazioni del pubblico e dei giornali, e le beghe personali tra giudici, procuratori e avvocati coinvolti nel processo finiscono per condizionarne profondamente lo svolgimento; per non dire dell’atteggiamento ondivago del pubblico, e della furia dei creditori di Wilde che si gettano come avvoltoi sui bene privati del poeta e li saccheggiano senza nessun rispetto nemmeno per la moglie e per i figli di Wilde.

Il processo Wilde si conclude quando la pubblica accusa tenta di coinvolgere direttamente lord Alfred Douglas, nei cui confronti il giudice è molto prudente e reticente e si scatena invece l’aggressività dei giurati.

In buona sostanza, l’esito del processo viene deciso solo l’ultimo giorno, capovolgendo le aspettative, sull’onda della totale irrazionalità e incoerenza nei comportamenti processuali delle giurie e dei magistrati.

Il processo a Wilde è l’esempio più eclatante delle conseguenze del paragrafo Labouchère che, incriminando penalmente qualsiasi comportamento omosessuale, anche tra adulti consenzienti, creando cioè una fattispecie indistinta di reato omosessuale, ha di fatto aperto la porta ai ricattatori e ha così alimentato un’alta e ben più grave fattispecie di reato.

Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Verso le sei di sera Wilde fu arrestato. Un amico lo seguì subito in prigione con dei vestiti, ma non lo lasciarono passare. Poi accorse lord Alfred e mostrò un grande dolore quando non gli fu permesso di vedere il suo amico.

L’opinione pubblica era fortemente montata contro Wilde. Si sentiva il suo nome dappertutto, lui riempiva Londra. Se fossi alla ricerca del pittoresco, potrei raccontare molto realisticamente delle testimonianze incredibili dell’emozione dell’Inghilterra. Sì dava per certo che molti dei suoi amici stavano per essere arrestati. Si voleva aprire una sottoscrizione pubblica in favore di lord Queensberry.

Lord Alfred sì offrì di pagare qualsiasi somma purché Wilde potesse uscire di prigione su cauzione. Il magistrato rifiutò. L’indomani mattina, Taylor venne a sedersi al fianco di Wilde sul banco degli accusati. Li si fece comparire parecchie volte, rimandandoli dopo in prigione.

La questione del bail (cauzione) si ripresentò ogni volta: la risposta fu sempre altrettanto severamente negativa. I giornali raccontavano con molti dettagli le sofferenze di Wilde, quello che mangiava o non mangiava, ecc., ecc..

Improvvisamente il Pubblico Ministero accusò Taylor di avere tentato di commettere con i due Parker la suprema offesa sodomitica. Inizialmente Taylor era accusato soltanto di atti indecenti[1] e di avere “cospirato” con Wilde. Taylor, malgrado la sua situazione pericolosa non smise mai di sorridere (stando a quello che dissero tutti i giornali).

Ogni giorno si pubblicavano lettere di Lord Queensberry, di lord Alfred Douglas e di Robert Buchanan.

Lord Alfred dichiarava che se il suo amico fosse stato condannato, lui sarebbe rimasto vicino alla prigione fino alla liberazione di Wilde. Lord Douglas (il fratello maggiore) si lamentava del loro padre, che li aveva sempre perseguitati. Robert Buchanan,[2] autore famoso per le sue controversie, poeta, romanziere, critico, autore drammatico, domandava con quale diritto si trattasse così male uno scrittore non ancora condannato. Assicurava che lo stesso lord Queensberry compiangeva Oscar Wilde. Lord Queensberry si affrettava a rispondere che in altri casi aveva spesso ucciso degli squali, e sempre con la massima rapidità. Non compiangeva lo squalo, ma lo faceva soffrire per il minor tempo possibile, ma certamente il più possibile. Lord Alfred scriveva per ringraziare in blocco tutti gli sconosciuti, donne e uomini, che, a suo dire, lo inondavano di lettere di simpatia. Raccontava al pubblico che andava ogni giorno a vedere il suo amico attraverso la crudele griglia. E che questo privilegio gli era concesso solo per un quarto d’ora.

Quando Wilde fu arrestato, si davano in teatro due sue commedie. Con quella tipica mancanza di coraggio che caratterizza tutte le iniziative che dipendono da un pubblico, con stupidità pudibonda e inutile, si tolse il nome dell’autore dai manifesti senza ritirare le commedie. M. Sidney Grundy, solo tra tutti quelli che si occupano di teatro, protestò contro questa misura che non aveva per scusa né il buon senso né la carità cristiana e nemmeno il buon gusto. Il pubblico non si lasciò coinvolgere. Allora uno dei direttori [dei teatri dove si davano le commedie di Wilde], vedendo che la sua codardia non aveva avuto successo, ripristinò il nome dell’autore. Questa commedia chiuse le repliche il 27 aprile. L’altro direttore fece a meno del nome dell’autore fino alla fine delle repliche. Avrei capito la soppressione delle commedie, ma il nome dell’autore! Che cosa stupida, vile e inutile!

L’emozione fu violenta il giorno che i venditori di giornali urlarono: Arresto di lord Douglas! Ma si trattava di lord Sholto, un figlio ancora più giovane, arrestato in California per qualche ora per impedirgli di sposarsi con una donna di condizione troppo bassa.

Fu annunciato che sir E. Clarke avrebbe assunto la difesa di Wilde in cambio di nulla, cioè gratuitamente.

Infine arrivò il giorno del processo, venerdì 25 aprile. “Il processo sarà molto breve”, lo si dava per sicuro. Durò cinque lunghi giorni e non portò a una conclusione.

Successe una cosa curiosa. Il secondo giorno, lord Alfred fece sapere ai giornali che un messaggio urgente di sua madre lo costringeva ad andare in Italia per qualche giorno. Si fermò lì con un amico e ci rimase, stando ai giornali. Immagino che avrebbe contestato la notizia, se fosse stata falsa.

Se ne avessi il tempo, ci sarebbero parecchi incidenti emozionanti da raccontare: il fulmine e il rombo di tuono che accompagnarono lettura dei venticinque paragrafi dell’accusa, anche se ora, più che il fulmine, è il fango che minaccia Sodoma. C’è stata anche la vendita forzata degli effetti di Oscar Wilde inseguito dai creditori. Gli erano state trovate addosso parecchie carte timbrate, una del suo fornitore di cigarette-cases [portasigarette], quei famosi astucci d’argento. Alla vendita, una folla abiettamente curiosa si ammucchiò nella stanza da letto, aprirono i cassetti contenenti le lettere e si impadronirono di alcune di esse, lo scrittoio di Carlyle fu comprato per quattordici sterline; e tra i rari effetti dimenticati da Mme Wilde, si rimase colpiti dalla bibbia regalata “da papà” a uno dei figli e da due piccoli vestiti da marinaretto. Era una cosa triste, disgustosa.

Una delle sorprese del processo fu che il Pubblico Ministero ritirò l’accusa di sodomia contro Taylor. Un’altra sorpresa fu quando ritirò anche l’accusa di cospirazione contro Wilde e Taylor. Ma, ci si diceva, era per semplificare il processo, per evitare qualsiasi ricorso contro un verdetto sfavorevole: questo perché le prove erano schiaccianti. La disperazione di E. S., costretto a ripetere le sue disgrazie, fu ancora più manifesta – L’orribile e criminale passato di Atkins e le sue menzogne furono l’occasione di una scenata. La folla si mostrò molto ostile nei suoi confronti.

Tutti i nomi dei “messieurs” [frequentatori di bordelli] scritti su pezzi di carta stimolarono la curiosità pubblica al massimo livello. Un giornale diretto da J. K. Jérôme, uno degli autori che la massa ama, ebbe la stupidità di dire che, se fossero stati perseguiti i quattrocento uomini di mondo sospettati, si sarebbe distrutta da cima a fondo l’unisessualità in Inghilterra.

In certi giornali si parlò di un’associazione e di una circolare di questa associazione il cui scopo era di perseguire tutti gli individui sospetti, senza riguardo per il loro patrimonio, la loro posizione o il loro valore. Ogni uomo sensato sa che un’associazione del genere non potrebbe essere che uno strumento di ricatto. A Londra (come a Parigi, a Vienna e a Berlino) ci sono già abbastanza ricattatori che praticano la loro arte in modo molto consapevole nella classi basse per aumentare il numero di questi ricattatori o diffamatori.

Il quarto giorno del processo, sir E. Clarke cominciò il grande discorso sul quale si contava tanto per innalzare la dignità del processo. Aveva poco da dire. Assicurò che se Oscar Wilde non fosse stato innocente, non avrebbe sporto querela contro lord Queensberry. Se non fosse stato innocente, non sarebbe rimasto in Inghilterra dopo il verdetto in favore di lord Quuensberry.

Seguì l’interrogatorio di Wilde. Aveva avuto un appartamento in città solo per non essere disturbato quando lavorava. Non aveva commesso nessun atto sconveniente. Spiegò che nei versi di lord Alfred in lode della vergogna, vergogna voleva dire pudore. Quanto al sonetto sui due amori, quando uno degli amori diceva sospirando: Io sono l’amore che non osa dire il suo nome, non si trattava di un amore contro natura.

È proprio l’amore contro natura, gli obiettò M. Gill con quella esasperante ignoranza che il ruolo gli imponeva, e Wilde rispose con un fervore rivoltante e ipocrita,[3] speculando sull’ignoranza letteraria e l’incapacità del suo pubblico: “L’amore che non osa dire il suo nome” è il grande affetto dell’uomo più grande per l’uomo più giovane, l’amore di Davide per Jonathan, l’amore sul quale riposa la filosofia di Platone, l’amore di Michelangelo e di Shakespeare nei loro sonetti, il mio per lord Alfred Douglas. È l’amore che questo secolo con capisce , l’amore così esposto alla calunnia che non osa dire il suo nome. Non c’è niente contro natura. È bello, è ammirevole, è intellettuale, questo amore di un uomo che ha vissuto la sua vita per un uomo giovane la cui gioia e la cui esperienza sono all’inizio…”

Questi cliché, a pena ammissibili nella bocca di un uomo serio, che conduce un vita almeno un po’ nobile, venendo da lui, avrebbero dovuto indisporre il pubblico, ma al contrario fu applaudito a tre riprese e il giudice rimproverò il pubblico.

Un uomo i cui principi sono sicuri, la cui vita è calma e regolata, la cui amicizia è un privilegio, i cui affetti sono illuminati, forse un po’ veementi, avrebbe il diritto di parlare come Wilde o come Socrate. Provenendo da Wilde, queste parole sono dolorose. Qualsiasi sia la purezza del suo amore per lord Alfred (e perché no?), è certo che Wilde non ha mai capito gli obblighi imposti da un amore che si basa su Platone, Shakespeare e Michelangelo. Non ha separato lord Alfred dagli orribili amici che lo compromettevano, non si è staccato da lui quando è diventato lui stesso pericoloso per il giovane uomo, e non ha avuto nemmeno il coraggio di condurre la sua vita in modo che non fosse compromettente o infamante. Quando si parla dell’amore di Davide e Jonathan, di W. H. e di Shakespeare, non si fa allusione ad un amore puramente sentimentale, puramente innocente, mondanamente egoista. Platone e gli altri hanno celebrato il miglioramento di un’anima da parte di un’altra anima, l’amore che è l’inizio della saggezza. Quante volte Shakespeare esorta W. H. a comportarsi bene, come gli offre di lasciarlo se gli fa torto, come vuole sacrificarsi per la reputazione di colui che ama! Ma quando è successo che Oscar Wilde si sia preoccupato della direzione, della pedagogia morale del suo giovane amico? Non ha nemmeno rinunciato a delle frequentazioni indegne di un discepolo di Platone. Si sa quello che i Greci pensavano degli uomini venali.

L’ignoranza del pubblico era uguagliata solo dalla falsità dello speech [discorso] di Wilde; ma lui sapeva bene con chi aveva a che fare.

Negò gli incidenti dell’Hotel Savoy,[4] quando lui e lord Alfred occupavano le stanze 361 e 362. Il massaggiatore giura di avere trovato un giovane uomo nel letto di Wilde; e così anche la domestica. Una soprintendente ha testimoniato anche che questa domestica le chiese di venire a controllare il letto e le lenzuola del poeta. Lei rifiutò saggiamente. “Sarebbe infantile dare credito a dei domestici”, disse Wilde, ricordandosi le sue pericolose intimità con dei giovani e divertenti fattorini.

Salvo le cose sconvenienti, ammise quasi tutto il racconto di Parker. Negò di aver baciato S. – Disse che era male abbracciare un giovane uomo di più di diciotto anni. Tutto quello che Atkins raccontava era più o meno esatto. Salvo gli atti indecenti commessi con Schwabe o tentati con Atkins in quella celebre notte parigina. E lo stesso con tutti gli altri.

Qui arrivò (secondo me) la parte più straordinaria dell’interrogatorio di Wilde.
Non aveva mai messo in dubbio l’infamia di tutti questi giovani uomini, non aveva mai sospettato il loro genere di vita, il loro modo di procacciarsi i mezzi per andare avanti. Lui, uno scrittore ultra-moderno, che si interessava a qualsiasi cosa fosse nuova o strana, o vecchia come il mondo, aveva potuto trovarsi ogni giorno con dei prostituti senza educazione e non indovinare mai le loro equivoche frequentazioni. Questo, secondo me, è impossibile ma, se è vero, Wilde è un idiota. Un pazzo da legare, da richiudere, pericoloso per la salute dei suoi compatrioti. Se i suoi giuramenti su questo argomento non sono esatti, che credibilità si può attribuire alle altre sue deposizioni? Non sembra aver sospettato di poter ammettere l’ambiguità dei suoi giovani amici senza compromettersi dal punto di vista della ragione. Avrebbe potuto dire che studiava i bassifondi della società. Molti scrittoti di gran fama hanno studiato i parassiti del vizio. Lui non ci ha pensato. A che punto arriva l’ignoranza del metodo scientifico!

Il riassunto del giudice stupì. La decisione del giurì stupì ancora di più. Dopo parecchie ore di camera di consiglio, dopo una giornata di inquietudini e di impazienza, i dodici giurati non riuscirono ad accordarsi che sull’impossibilità di accettare le prove che venivano da persone sospette come Wood e Atkins. Quanto a Sidney M., lui aveva sempre negato. Ma i giurati trovarono assolutamente impossibile concordare circa E. S., circa Charlie Parker, e circa gli indicenti del Savoy Hotel.

Il processo fu dunque rinviato al 20 maggio. Lo stupore a Londra fu grande, le congetture si fecero favolose. E il 7 aprile Oscar Wilde uscì tranquillamente di prigione, avendo ottenuto il permesso di un giudice di fornire garanzie (per 125.000 franchi) circa il fatto che si sarebbe presentato il 20 maggio. Lui stesso si fece garante per la metà di quella somma e lord Douglas of Hawick e il Reverendo Stewart Headlam, il vigoroso organizzatore di una linea di tendenza per il riavvicinamento del teatro (soprattutto del balletto) e della Chiesa protestante, si resero garanti per il resto. Secondo la richiesta di M. Mathews per il “bail” [la cauzione] di Wilde, non c’è possibilità di rifiutarlo – Questo diritto risale a Carlo II. Se Wilde fosse stato accusato di felony [sodomia], diceva Mathews, sarebbe stato diverso, ma quando si tratta di “misdemeanour” [condotta indecente] è tutta un’altra situazione.

Allora perché queste settimane in prigione, questi rifiuti reiterati di accettare cauzioni per lui? C’era o capriccio legale o ingiustizia, o un’estraneità poco rassicurante. Wilde non veniva assolutamente dichiarato innocente dal rifiuto della giuria di decidersi. Perché averlo guardato a vista prima, perché rilasciarlo dopo?
In ogni caso l’indecisione della giuria equivaleva a una decisione abbastanza straordinaria: cioè che i reati unisessuali non sono più di competenza della legge.

Quando si pensa a quello che è stato provato in questo processo – alle opinioni di Wilde, al suo entourage, alle losche conoscenze che portavano sempre a delle camere da letto contigue in un hotel, all’albergatore che aveva cercato di mandarlo via a causa delle sue frequentazioni, ecc. ecc. – e quando ci si ricorda che la legge inglese (dopo il 1885 e dopo M. Labouchère)[5] è chiarissima contro tutte le perversioni unisessuali (qualsiasi sia l’età degli individui) si capisce l’importanza di questa indecisione.

Il paragrafo di M. Labouchère non ha fatto che dare armi al ricatto e organizzarlo. Se si leggono i giornali, se non si chiudono le orecchie o gli occhi, ci si accorge subito dell’esistenza di Sodoma. Anche se non si ascoltano le maldicenze, i pettegolezzi, se si evitano i maldicenti e quelli che li alimentano, non si potrebbero comunque ignorare l’estensione, la devastazione, le sofferenze, i pericoli e i vizi di Sodoma.

Mi sembra (e questa è l’opinione di Krafft-Ebing e di tutti gli specialisti più noti) che leggi non possano aver ragione quando esse definiscono dei delitti che producono altri crimini. Il ricatto è un crimine, l’unisessualità (quando non c’è né seduzione né stupro né eccitazione abituale alla dissolutezza, né altre circostanze aggravanti) porta soprattutto a degli atti delittuosi.

Che utilità hanno le leggi che servono solo a riempire di immondizia i giornali e di denaro le tasche degli investigatori o degli agenti che si occupano di prostituzione maschile? Ah! Come reprimere questa orribile e ripugnante professione quando tutto la incoraggia?

Non so se il giudice o i giurati abbiano compreso che bisognava impedire una volta per tutte le accuse di questo genere, questi tipi di saturnali, o se abbiano agito delle forze più misteriose, ma in ogni caso l’era di questi processi sui costumi sessuali sembra chiusa. Solo, mi chiedo perché tanta pudibonderia e tanta spudoratezza? Perché non parlare della legge e dell’unisessualità seriamente invece di arrivare a questa conclusione ipocrita?

In Inghilterra l’arte è costretta a tacere,[6] il giornalismo strilla e vomita, e la scienza, la morale e la legge non tentano nemmeno di conoscere, di comprendere, di sorprendere, di istruire, di elevare i forzati, i condannati di Sodoma.

Mi sembra indispensabile o ascoltare tutti i casi di sesso a porte chiuse (ma l’Inghilterra libera non lo permetterebbe: – La Germania le invidia questo privilegio della pubblicità) – oppure bisogna incrudelire e colpire con una severità inutile ma abbagliante, i ricchi e i potenti, gli uomini gravi e sposati, – oppure bisogna adottare un progetto di legge del tipo di quello di Krafft-Ebing:

Ogni uomo di più di … anni che abbia rapporti sessuali con un maschio di meno di … anni cade sotto l’applicazione della legge.

Solo che bisognerebbe ricordarsi che normalmente la pubertà in Inghilterra è abbastanza tardiva e non bisognerebbe quindi scegliere per l’Inghilterra l’età che si sceglierebbe per la Germania o per un altro paese.

A questo proposito mi affretto qui a dire che, secondo il nuovo rapporto ufficiale sulle prigioni in Inghilterra (1895), è a diciassette, diciotto e diciannove anni che si forma la maggior parte dei “criminali abituali”. Dato che questa era l’età degli amici incoraggiati da Oscar Wilde, lui risulta così responsabile e colpevole agli occhi di tutte le morali, anche della morale pratica e senza pregiudizi.

Lunedì 20 maggio il processo di Wilde e Taylor ricominciò. Questa volta il giudice era M. Wills. Sir Francis Lockwood era l’accusatore. Sir Edward Clarke ottenne la separazione di Wilde e di Taylor.

Taylor fu trattato per primo, come per vedere di che pasta fosse la giuria. Taylor non era stato ammesso alla libertà provvisoria di Wilde. Taylor era accusato di atti indecenti commessi con i fratelli Parker e anche di avere giocato il ruolo di lenone, negò ogni accusa, confessò che i due Parker dormivano con lui, insieme, e dopo essersi fatto pregare, diede una lista di giovani uomini che condividevano il suo letto. Gli fu letta una lettera del suo amico Charlie Mason, amico d’infanzia, che gli chiedeva del denaro e gli diceva che gli affari non andavano bene, che non aveva incontrato nessuno, che desiderava il suo ritorno perché potessero uscire insieme.

Fu fatto comparire questo Harrington che era stato con i Parker in occasione del loro incontro con Taylor. Taylor conservò il suo aplomb e non si turbò neppure per un istante. Doveva contare sull’assoluzione. I due Parker sembravano dei testimoni molto sospetti e ancora più ripugnanti di prima. La giuria comunque non esitò affatto: trovò Taylor colpevole di atti indecenti commessi coi fratelli Parker, ma non poté decidersi circa le intenzioni di Wilde. Comunque, se si fosse ammessa la verità dei Parker, Wilde si sarebbe trovato più compromesso di Taylor
Il verdetto di colpevolezza fu registrato dunque contro il miserabile Taylor, ma dato che la giuria non si trovò d’accordo quando si trattava di sapere se Charles Parker era stato “procurato” per Wilde, si congedò la giuria, e il mercoledì mattina Oscar Wilde comparve davanti ad una terza giuria.

Logicamente il processo diventava entusiasmante. Le accuse di Charles Parker contro Wilde erano ancor meglio corroborate di quelle contro Taylor.

Dopo il verdetto, lord Queensberry mandò un messaggio a sua nuora, lady Douglas of Hawick, felicitandosi per il risultato, predicendo la sorte di Wilde, e prendendo in giro l’atteggiamento costernato di Percy, lord Douglas di Hawick. “Mentre aspettava il verdetto, assomigliava a un cadavere; è la follia di avere tanto baciato[7] che ne è la causa”, diceva il padre alla moglie di suo figlio.

Ci si può forse stupire che martedì 21 maggio sia scoppiata una lite in mezzo a Piccadilly, in mezzo ad una folla entusiasta, tra lord Douglas di Hawick e lord Queensberry? Il padre prese il pubblico a testimone che il suo figlio maggiore era stato un figlio cattivo e alla fine lo colpì in faccia con forza.[8]

Fu necessario separare per due volte i combattenti prima di portarli al posto di polizia. La folla accolse bene il padre e si dichiarò contro il figlio. L’indomani mattina comparvero davanti al magistrato e promisero di comportarsi bene per sei mesi, pagarono ciascuno una cauzione di 12.500 franchi. Lord Douglas aveva un occhio pesto, suo padre, con una rosa all’occhiello, se ne andò, dopo, ad assistere al processo di Wilde.

Il mercoledì e soprattutto il giovedì questo processo prese una piega ancora più sorprendente che inattesa. Le persone oneste, che non soffrono di questa apatia di cui soffrono gli Inglesi di oggi, fremettero vedendo l’orientamento del giudice. “Se non ci si appiglia né alla testimonianze dei complici, né ai testimoni che hanno visto tutto ma non l’atto sessuale stesso”, esclamò sir Frank Lockwood, “come si potrà impedire che questo vizio regni su tutta l’Inghilterra?” E M. Wills che aveva ammesso la colpevolezza di Taylor sulla testimonianza dei Parker, si mise a difendere Wilde più dello stesso sir Edward Clarke. M. Wills, il giudice, dichiarò che rigettava le testimonianze di E. S., la sola vittima non pagata; che secondo lui non c’era niente di equivoco nella relazione tra Wilde e E. S..

Quanto alle deposizioni di molti domestici e impiegati del Savoy Hotel, M. Wills dichiarò che non negava ai giurati il diritto di rimanerne inquietati[9] ma che lui si riservava il diritto di non tenere conto della loro decisione. Se fosse stato veramente visto un giovane uomo nel letto di un uomo della posizione sociale di Wilde, allora, diceva M. Wills, basterebbero ben poche prove in aggiunta per crederlo colpevole, ma, si affrettò a concludere il giudice, se tutti questi domestici e impiegati avessero detto la verità, la direzione del Savoy Hotel avrebbe certamente preso delle misure contro Wilde.

Una tale asserzione è parecchio curiosa, e sir Frank Loockwood, il Solicitor General, rispose inutilmente che gli albergatori evitavano gli scandali per ragioni di interesse e di convenienza. M. Vogel dell’Albemarle Hotel aveva cercato di sbarazzarsi di Wilde a causa dei giovani uomini che lo frequentavano, ma non era per lamentarsi dei suoi comportamenti morali che aveva tentato di sloggiarlo, no! Cercò di mandalo via a causa del fatto che non aveva pagato dei conti.

Alla fine sir Franck Lockwood obiettò (e le sue parole dovettero risuonare in tutta l’Inghilterra, e attristare ancora di più delle villanie del processo) che era assolutamente inedito che un giudice si mettesse in questo modo al posto della giuria e rigettasse la prova più evidente contro l’accusato.

Avevamo parlato molto del crollo individuale di Wilde, ma quando fu interrogato nuovamente sembrava sempre lo stesso. Sir Edward Clarke prima dell’interrogatorio di Wilde fece un appello toccante alla lealtà di sir Frank Lockwood.

Sir Edward Clarke aveva preceduto sir Frank Lockwood nell’incarico di Solicitor General, e lo aveva conservato per più tempo rispetto a tutti i suoi predecessori da un secolo a questa parte; e, aggiungeva sir Edward Clarke, sir Flank Lockwood si ricorderà certamente oggi di quello che ha dimenticato ieri, che lui non è un avvocato che cerca di ottenere un verdetto, ma che è quasi un giudice, questa è la sua dignità. Sir Franck Lockwood, continuò sir Edward Clarke, ha il diritto (un diritto che sir Edward non si era mai preso e non si sarebbe mai preso) di indirizzare le ultime parole ai giurati, alla conclusione delle argomentazioni della parti.

Wilde, interrogato, negò ogni colpa ma confessò tutte le sue imprudenze, e insistette nel compromettersi, dichiarò di non trovare reprensibile che tanti giovani uomini di classe sociale bassa avessero dormito con Taylor. Quanto a lui, amava l’adulazione. Questi giovani uomini lo ammiravano e lo adulavano. L’adulazione dei letterati è sempre guastata da qualche critica. Negò di avere avuto influenza su questi giovani uomini. Lui credeva solo all’influenza letteraria. Quando le domande di sir Franck Lockwood facevano protestare sir Edward Clarke si notò che il giudice prese le parti dell’accusato e protestò anche lui. E anche quando Wilde negò di aver dato una certa spilla ad Harrington, il giudice disse alla giuria: “Signori, voi dovere ammettere questa negazione; non avete il diritto di non darle credito.”

Sir Edward Clarke ringraziò il suo avversario della sua cortesia, poi se la prese con molta eloquenza contro i testimoni, questi prostituti e ricattatori che erano stati nutriti e vestiti per tante settimane a spese pubbliche [che erano stati a lungo in prigione]. C’era molto da dire contro questi testimoni e sir Edward lo disse. Perorò la sua causa chiedendo ai giurati di permettere al brillante scrittore di darci ancora altri capolavori degni del suo genio. Se non fosse stato innocente Wilde non sarebbe stato lì.

Sir Frank Lockwood cominciò allora la sua risposta e la terminò l’indomani, il sesto giorno del processo. È alla irresistibilità di questo discorso che si deve attribuire l’orientamento della giuria e di conseguenza quello del giudice.

Durante questo discorso ebbero luogo delle scene violente tra sir Edward Clarke e sir Frank Lockwood. Il giudice tentò di addolcire sir Edward dicendogli: “Dovrò parlare di questo argomento più tardi” e sir Edward rispose: “Saprò pazientare, my lord”. Ma la disputa ricominciò ben presto tra i due avversari. Poi sir Franck Lockwood iniziò quell’attacco contro lord Alfred Douglas, il cui seguito stava per diventare così drammatico. Lord Alfred aveva avuto Alfred Wood a casa sua a Oxford, lo aveva mandato a Wilde, Wood aveva cenato con Wilde, l’amico del suo amico, e aveva cercato (riuscendoci) di farlo ricattare. I miei lettori conoscono la storia.

Quando M. Wills arrivò al suo riassunto, dichiarò di preferire di gran lunga essere giudice dell’omicidio più abominevole che di una causa di questo genere. Si gettò subito anche lui contro Alfred Douglas, causa di tutti questi scandali, contro le lettere di Wilde, contro quelle “labbra rosse”, contro quella “follia dei baci”. Se si trattava di baci che lord Alfred dava a una donna, era molto male per Wilde, alla sua età, incoraggiare delle passioni così naturali. Se quei baci non erano per una donna, allora la giuria non aveva che da pronunciarsi. Espresse il suo stupore per l’intimità tra lord Alfred e questo Wood e tra Wood e Wilde. Il capo dei giurati lo interruppe allora per chiedere se ci fosse un mandato di arresto contro lord Alfred Douglas, e in caso negativo se si stessero per prendere delle misure per incarcerare quel giovane uomo. Questa domanda produsse una profonda sensazione. Dopo tanti sforzi sovrumani la causa di Wilde era dunque persa.

M. Wills rispose educatamente ma in modo vago. I giurati insistettero. M. Wills disse che lord Alfred era in Francia, che aveva certamente commesso le più grandi indiscrezioni ricevendo delle lettere simili senza sciogliere i legami della sua intimità, ecc., ma che non era presente per difendersi, che se fosse stato colpevole si sarebbero prese le misure necessarie ecc..

Non si riferì più allora alle testimonianze degli impiegati del Savoy Hotel con la stessa leggerezza di prima; ma non si era ancora preparati per la sua severità. Quando il verdetto della giuria fu dichiarato, un verdetto di colpevolezza contro Oscar Wilde,[10] M. Wills disse che era inutile parlare a lungo a degli uomini così spudorati come Oscar Wilde e Alfred Taylor. Si rammaricava di non potere applicare loro se non il massimo della pena: due anni di lavori forzati.

Oscar Wilde volle parlare ma non gli diedero ascolto.

La giuria aveva salvato l’onore della giuria inglese. L’istituzione della giuria si era lavata le mani dagli schizzi dei sospetti. Questa nuova decisione non modificava affatto i risultati ottenuti dagli scandali del processo e dall’indecisione delle altre giurie. Tali questioni di sesso non saranno consegnate presto alla pubblicità. E senza gli sforzi fatti per Oscar Wilde a dispetto di tutto, senza il tentennamento di M. Wills, senza le chiacchiere che percorsero tutta l’Inghilterra, questa giuria, come le altre, non avrebbe trovato un accordo.

Mi limiterei a qualche indicazione sommaria per non superare (cosa che sarebbe facile) i limiti di questo capitolo.

In una commedia famosa di sir John Vanbrugh, La Rechute, messa in scena nel 1699 con grande successo, l’eroe si trova ad avere bisogno del soccorso di un vecchio usuraio sodomita. Il vecchio chiede al giovane uomo di mettergli la mano “in seno”, il giovane rifiuta chiamandolo “vecchio sodomita”, ma dopo che l’usuraio ha acconsentito a fornire il suo aiuto, il giovane uomo gli dice: “Se lo desiderate, potete mettere la vostra mano nel mio seno.”

La scena è impertinente e vivace, il vecchio pederasta è ben disegnato e la disinvoltura dell’eroe libertino colpisce molto. Non mi ricordo di nessuna scena di teatro moderno in cui la pederastia sia così vivamente trattata.

Nel 1725 (leggiamo nella prefazione), sir John Vanbrugh credette saggio cambiare una scena troppo impertinente di questa commedia perché nella superficialità del suo gioco teatrale si era permesso di vestire un libertino con l’abito ecclesiastico e di farlo parlare proprio come un libertino vestito in quel modo. Per non scioccare nessuno, mise il libertino in una sottoveste galante da donna di mondo.

In Roderick Random, un romanzo famoso e molto ristampato, che Smollet pubblicò nel 1748, leggiamo un capitolo ammirevole per la veridicità e il buon senso: lord Strutwell, un invertito che aveva molta prestanza e falsa bonomia, si interessa a Roderick Random, gli fa delle proposte e delle promesse, lo mette nel capitolo di Petronio [dà per scontato che sia omosessuale], finge di averlo voluto mettere alla prova e di essere contento della sua virtù, poi parla con distacco filosofico del piacere estremo che l’amore unisessuale procura “a quanto si dice”, quindi, non volendo essere [manca una parola nel testo originale] per le spese relative alle colazioni si fa dare da Roderick il suo orologio, e quando il povero Roderick scopre la fama del suo protettore, la sua scarsa influenza, la sua lussuria e la sua cupidigia, trova sempre chiusa la porta di lord Strutwell, con grande gioia del valletto di camera, il favorito compiacente e ordinario del conte.

Quanto a esattezza, ironia e buon senso e dal punto di vista della morale, questo episodio non lascia nulla a desiderare.

Arriviamo ora alla poesia del XIX secolo, ai Poèmes et Ballades di Swinburne, per esempio. Questo volume è il capolavoro di Swinburne e ha lasciato un’impronta incancellabile sulla maggior parte degli scrittori più giovani. Ecco alcune citazioni di un poema molto bello e molto perfetto, intitolato Fragoletta (allusione a un romanzo di Henri de Latouche, romanzo di ermafroditismo):

“Amore… essendo senza sesso, vuoi tu essere ragazza o ragazzo? Ho sognato ieri di labbra strane…”

“Rigetta all’indietro il tuo collo di madreperla cesellata, la tua bocca mormori come la colomba. Io dico che Venere non ha nulla di ragazza, non ha bocca di donna, tra i suoi amori. Il tuo dolce basso petto, i tuoi capelli corti, i tuoi fianchi dritti e lisci, la cui linea si assottiglia fino ai tuoi piedi, la tua strana aria verginale… La tua bocca è di fiamma e di vino, il tuo petto sterile riceve i miei baci… Congiungiti a me, amami, bacia i miei occhi, sazia le tue labbra amandomi. No, perché tu non devi alzarti. Resta coricato come Amore che muore per amore per te. Le mie braccia cingono la tua testa, le mie labbra sono brucianti sul tuo viso e dove il mio bacio s’è nutrito, il tuo sangue simile a un fiore, si slancia rosso verso il punto baciato. O amarezza delle cose troppo soavi, tubare spezzato delle colombe, le ali d’Amore sono troppo rapide, e come i piedi della pantera, i piedi d’Amore”.
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[1] La differenza tra la sanzione per la sodomia (felony) e gli atti indecenti (misdemeanour) è molto importante.

[2] Robert Buchanan, altre volte avversario di Wilde, ha dimostrato ancora una volta quanto la generosità sia più facile della giustizia.

[3] Ipocrita letterariamente e intellettualmente soprattutto.

[4] Su dodici giurati, si afferma che dieci trovarono Wilde colpevole di atti indecenti con due individui dell’Hotel Savoy.

[5] E l’inerzia della Camera dei comuni che sembra non avere affatto osato discutere questo paragrafo imprudente.

[6] O di mormorare orazioni pericolosamente false.

[7] Allusione alla famosa lettera di Wilde a lord Alfred.

[8] Lord Alfred non mancò di scrivere ai giornali francesi per esprimere il suo rincrescimento per non essere stato lì a punire lord Queensberry.

[9] Diritto che lui rifiutava loro, riguardo ad E. S..

[10] Colpevole di tutti i capi d’accusa. I rapporti con E. S. erano stati rigettati da M. Wills. La situazione morale di E. S. al momento è molto strana. È stato precipitato inutilmente nell’ignominia e si trova tacitamente accusato dal giudice di pazzia o di spergiuro.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5902

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IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 2

Il brano di “Uranismo e unisessualità”, che potete leggere qui di seguito (seconda parte del capitolo dedicato da Raffalovich a Wilde), contiene elementi di interesse veramente unico sotto il profilo strettamene storico e anche per la particolarità dei temi affrontati. Ne viene fuori un ritratto impietoso ma con ogni probabilità realistico della vita mondana di Oscar Wilde. Wilde, abituato alla bella vita, si circondava di “galoppini dagli occhi di tribade” reclutati negli ambienti della prostituzione. Lord Alfred Douglas, cresciuto in un ambiente familiare anaffettivo e dominato da conflitti profondi, pur essendo omosessuale, aveva in mente l’idea fissa di fare schiattare di rabbia suo padre col quale aveva scambiato più volte lettere molto violente.

Sia Wilde che lord Alfred si fidavano troppo dei ragazzi che frequentavano, ragazzi abituati alla prostituzione e al ricatto. Saranno proprio questi ragazzi i principali accusatori di Wilde, quando Wilde si farà convincere, con molta leggerezza, a querelare per diffamazione lord Queensberry, padre di lord Alfred.

Raffalovich si chiede come abbia potuto un uomo intelligente come Wilde, che non si nascondeva, che frequentava prostituti e ricattatori professionali, pensare di querelare lord Queensberry per averlo accusato di sodomia, senza finire egli stesso travolto da quelle accuse che sarebbero state assai facili da dimostrare.
Wilde affronta il processo con estrema superficialità, senza rendersi conto di essersi messo nei guai da sé, lasciandosi andare a battute assolutamente fuori posto.

Raffalovic non rimprovera a Wilde la sua vita dissipata e nemmeno il rapporto con lord Alfred che si dimostrò una cosa seria, quando Wilde, passato ormai dalla parte dell’accusato, rifiutò di fuggire all’estero per non abbandonare lord Alfred al suo destino.

Ciò che muove veramente lo sdegno di Raffalovich è il comportamento tenuto da Wilde nei confronti di E. S. (di cui l’autore omette il nome per pietà verso quel ragazzo). Il racconto della seduzione di S. E. è realmente terribile. Wilde, fu il vero corruttore di quel ragazzo, che poi fu cacciato dalla famiglia, e fu ridotto dalla malattia e dalla fame a chiedere aiuto al suo stesso seduttore, che non si assunse la responsabilità di quello che aveva fatto e fece per quel ragazzo meno di quello che aveva fatto per tanti prostituti di professione.

Raffalovich insiste sul fatto che la seduzione omosessuale può creare danni spaventosi, che i responsabili fanno finta di non vedere o di non capire. È probabile che Raffalovich vedesse nella terribile storia di E. S., quello che avrebbe potuto essere il finale della storia di John Gray, se lo stesso Raffalovich non se ne fosse innamorato e non lo avesse sottratto così alle nefaste influenze di Wilde.

Il discorso di Raffalovich non fa che confermare un’idea piuttosto comune tra gli omosessuali e cioè che il considerare Oscar Wilde, per altre cose persona di genio e di valore, come una icona dell’omosessualità non renda certamente un buon servizio agli omosessuali.

Per una corretta comprensione del testo, bisogna tenere presente che quando l’autore dice che alcuni nomi sono passati al giudice scritti su pezzi di carta, si riferisce al fatto che, data la particolarità dell’accusa, si intendeva mantenere una certa riservatezza evitando di diffondere nomi di persone citate dai testimoni ma non direttamente parte in causa.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Lord Alfred telegrafa a Wilde di trattare bene Alfred Wood, un giovane commesso senza lavoro. Il commesso è invitato subito a cena in una stanza privata; Wood e Wilde si chiamano immediatamente Oscar e Alfred.[1] Poco dopo Wood dice al suo amico Oscar che le lettere di questo buon amico a lord Alfred sono state rubate. Si trovavano in una tasca di certi vestiti regalati da lord Alfred a Wood.

Wood (che ha assicurato di aver avuto rapporti sessuali con Wilde il giorno stesso del loro primo incontro, ha raccontato con dovizia di particolari gli incidenti della sua “seduzione”; ma quando si è scoperto che era un ricattatore di professione, il giurì[2] ha rigettato la sua testimonianza come troppo sospetta) ha espresso rincrescimento per essersi fatto rubare quelle lettere, e ha chiesto denaro per andarsene in America. Voleva sfuggire ai suoi associati.[3] Wilde gli diede il denaro e lo invitò a colazione.

Allan, il ladro delle lettere, andò a trovare Wilde. Ecco, stando allo stesso Wilde, quello che si dissero:

O.W. – Voi siete venuto a proposito della mia bella lettera a lord Alfred Douglas. Se voi non aveste avuto la stupidità di mandarne una copia a M. Beerbohm Tree (il famoso attore e direttore del teatro di Haymarket, dove si dava allora una commedia di Oscar Wilde: Una donna senza importanza), vi avrei pagato bene per avere l’originale, perché è un’opera d’arte.

ALLAN. – Questa lettera potrebbe avere una strana motivazione.

O.W. – L’arte è difficilmente comprensibile per le classi dei criminali.

ALLAN. – Mi hanno offerto 1500 franchi per questa lettera.

O.W. – Allora vendetela subito, ve lo consiglio. Non ho mai ricevuto tanto denaro per così poche righe della mia prosa, e mi fa piacere che per qualcuno in Inghilterra questa mia lettera valga 1500 franchi.

Wood partì per l’America, da dove tornò per testimoniare contro i suoi vecchi amici.

La storia della copia della lettera di Wilde mandata a M. Tree era ben nota a Londra nel mondo che si occupa di teatro. Si racconta che Wilde avesse firmato questa copia; e questa lettera aveva circolato, si racconta, in una certa cena.

Lord Queensberry volle rompere il rapporto di suo figlio con Wilde, e lettere terribili furono scritte da una parte e dall’altra. Il primo di Aprile 1894 il marchese scrisse a suo figlio: “Alfred, … dopo le vostre lettere isteriche e impertinenti, io mi rifiuto di riceverne altre. Se avete qualcosa da farmi sapere, venite voi stesso.” Si lamentava che suo figlio avesse dovuto abbandonare Oxford e non si stesse preparando per nessuna professione.
Rifiutava di dargli denaro. “La vostra infame intimità con quest’uomo, Wilde, deve cessare, altrimenti sarete diseredato… Non intendo analizzare la vostra intimità, e non faccio accuse, ma secondo me atteggiarsi è male tanto quanto essere quello che non voglio dire. Ieri vi ho visto dalla mia finestra con quest’uomo. Il mio sangue si è ghiacciato. Non ho visto mai in vita mia qualcosa che fosse comparabile a quello che ho visto sui vostri orribili volti! Vengo a sapere che sua moglie vuole divorziare per dei crimini contro natura… Se questo diventa uno scandalo pubblico, io avrei il diritto di fargli saltare il cervello…”

Il figlio telegrafa: “Che piccolo uomo stupido siete” Il padre risponde con minacce di correzione corporale e poi: “La vostra sola giustificazione può essere la follia. A Oxford vi si credeva un folle… Se vi trovo ancora con quest’uomo, farò uno scandalo che nemmeno ve lo potete immaginare. E vi diserederò. Sapete che cosa aspettarvi.”

A suo suocero, lord Qennsberry scrisse una lettera furiosa, accusando la sua prima moglie, il governo inglese, la regina, i suoi figli. Scrisse un’altra volta a lord Alfred: “Ho fatto molto bene ad incorrere nella vergogna piuttosto che mettere al mondo altri figli. Quando voi stavate nella vostra culla, ho pianto accanto a voi pensando a quello che avevo generato… Voi siete pazzo e io vi compiango. Non è affatto strano che voi siate diventato la preda di questo orribile bruto.”

Alla fine, lord Queensberry andò da Wilde per ordinargli di rompere con suo figlio. Non accusò il suo avversario se non di atteggiarsi ma con una severità tale che Wilde lo mise alla porta dopo avergli detto in presenza di un domestico quello che pensava d lui.

Lord Alfred scrisse allora a suo padre una cartolina: “dato che voi non aprite le mie lettere, sono costretto a scrivervi su una cartolina. Vi scrivo per farvi sapere che tratto le vostre ridicole minacce con un’indifferenza assoluta. Dopo il vostro comportamento presso O.W. … ho insistito per farmi vedere con lui nei ristoranti alla moda, continuerò ad andare dove mi pare e con chi mi pare. Sono maggiorenne e padrone di me stesso. Voi mi avete diseredato almeno una dozzina di volte. Non avete alcun diritto su di me, né morale né legale. Se O.W. vi denunciasse per diffamazione, sareste condannato a sette anni di lavori forzati. Malgrado tutto il mio disprezzo per voi, desidero evitare questa cosa a causa della famiglia, ma se cercherete di attaccarmi mi difenderò con un revolver carico che porto sempre con me; e se vi ammazzo o se vi ammazza lui, saremmo comunque noi dalla parte della ragione. Non credo che molta gente sentirebbe la vostra mancanza.”

A quell’epoca fu pubblicato un romanzo molto debole, Il garofano verde. Gli eroi erano Wilde e lord Douglas. In questo libro non c’erano né vigore maschile, né onesta indignazione, ma solo chiacchiere da giornali femminili. Questo libro fece comunque chiasso e arrivò alla quarta edizione. Me ne stupii mentre ero allora in campagna; ma di ritorno a Londra ho sentito questa storia ringhiare più minacciosa intorno a Wilde. Mi raccontarono da molte parti le minacce di lord Queensberry e la sfida di suo figlio e di Wilde.

Io li ho visti (lord Alfred e Wilde) allora, più di una volta, che cenavano insieme e mi ricordo il piccolo brivido col quale ci si domandava se il padre non stesse per arrivare con quella nuova canna di cui aveva parlato. Non andai alla prima de Il Marito ideale di Wilde, al teatro Haymarket, per non vedere il pubblico che credeva in vecchie sciocchezze e in pallide immoralità. Quando vidi la commedia, essa fu recepita piuttosto freddamente. Lord Alfred stava in uno dei palchi ai lati della scena. Wilde era partito per Algeri e aveva annunciato in un giornale (il Morning Post) che le lettere che gli fossero state mandate non gli sarebbero pervenute.

Ritornò nel bel mezzo delle repliche dell’altra sua commedia “L’importanza di essere serio o Ernest (c’è un gioco di parole) che si dovevano tenere al teatro Saint-James. Alla prima di questa commedia[4] regnò una certa emozione tra gli iniziati e le iniziate. Lord Queensberry aveva cercato invano di penetrare nel teatro, ma gli era stato impedito. Gli avevano rimandato indietro un biglietto. Un palco dove si trovavano dei suoi amici fu sorvegliato per tutta la serata; si temeva di vederlo alzarsi in piedi e gridare a Wilde quello che pensava di lui davanti al pubblico. Era stata quella la sua intenzione. Frustrato si vendicò all’inizio in modo illusorio. Lasciò per lui in teatro un ben bouquet di legumi.

In seguito il marchese fu ben consigliato. Se ne andò al circolo di Wilde e lasciò al portiere un biglietto per Wilde nel quale scrisse qualche parola accusandolo di atteggiamenti contro natura. Notate l’abilità. Non lo accusò di atti impossibili da provare ma di atteggiarsi come se ne fosse colpevole.

Qui bisogna fare ricorso alle congetture. Come osò Wilde intentare un processo, ben sapendo la quantità delle sue proprie imprudenze? Mi sembra che sia stato trascinato dall’odio di famiglia che stava per farlo tanto soffrire e penso che senza questo odio non si sarebbe messo in un rischio del genere.

L’emozione a Londra fu grande il giorno dell’arresto di lord Queensberry. Era il principio della fine? Chi sarebbe andato in prigione, il diffamatore o il diffamato? Il marchese ebbe subito la simpatia del pubblico. Si giustificava dicendo di voler salvare suo figlio e che aveva tutte le prove necessarie.

A Bow-Street, Wilde fece un ingresso trionfale, in un landò. I due cavalli portavano Wilde e la sua fortuna e lord Alfred, e il fratello maggiore lord Douglas di Hawick. Il magistrato non permise a lord Alfred di rimanere durante l’udienza e si rimase colpiti anche della severità e della freddezza dal magistrato verso Wilde. Il denunciante non si rendeva conto della gravità del momento. Lord Queensberry fu liberato su cauzione (12.500 franchi) e il processo cominciò il 3 aprile.

Ci si domandava con ansia se il processo ci sarebbe stato, e quando Wilde fece mettere sui giornali l’annuncio della sua partenza, in compagnia di lord Alfred Douglas, per una settimana a Monte Carlo, si facevano scommesse pro o contro il loro ritorno. Non rimasero assenti per lungo tempo. Si disse che furono male accolti laggiù.

Difficile o inutile descrivere l’interesse, la curiosità, l’inquietudine, la folla che si accalcava per assistere ai dibattiti. Tutte le paure e tutte le emozioni stavano per essere superate.

Il primo giorno Wilde apparve molto arrogante, molto sufficiente, stando ai resoconti, ma se si crede ad alcuni amici, poco a suo agio. Aveva conosciuto il 30 marzo (il processo cominciò il 3 aprile) tutto quello di cui stava per essere accusato e tutti i testimoni contro di lui; ma per il pubblico le sorprese furono colossali.

Il marchese sosteneva che le sue accuse erano vere e per il bene del pubblico.
Sir Edward Clarke (per Wilde) riassunse la brillante carriera dell’accusatore. Poi parlò della sua amicizia per lord Alfred Douglas[5] e lord Douglas di Hawick, e per lady Queensberry. Nel 1894 Wilde apprese che lo diffamavano in seguito al furto delle lettere dimenticate da lord Alfred negli abiti regalati a Wood.

Ecco una di quelle famose lettere: “Ragazzo mio beneamato (My own dear boy), il Vostro sonetto è completamente adorabile, ed è una cosa meravigliosa che queste labbra rosse del rosso delle rose siano adatte alla musica dei versi altrettanto bene che alla follia dei baci. La Vostra esile anima dorata oscilla tra la passione e la poesia. Io so che Giacinto, il folle amore di Apollo, eravate voi al tempo dei Greci. Andate ad immergerci le mani nel crepuscolo grigio delle cose gotiche e venite quando lo desiderate. È meraviglioso qui. Mancate solo Voi; ma andate prima a Salisbury. Sempre con un amore imperituro, vostro Oscar.”

Io condivido il parere di sir E. Clarke, il difensore di Wilde, circa questa lettera. Secondo me poteva essere l’espressione affettata di un sentimento ordinario.
Sir E. Clarke che non credeva necessario appesantirsi circa le accuse di atti immorali commessi da Wilde con molte persone. Senza dubbio si trattava di accuse fatte in fretta e che sarebbero state lasciare cadere. Preferiva venire invece alle accuse letterarie, all’indecenza di Dorian Gray e di una rivista, Il Camaleonte, in cui Wilde aveva pubblicato delle “Frasi per i giovani”.

Wilde dichiarò quarant’anni per lui e ventiquattro per lord Alfred. Lord Alfred era stato con lui a Oxford, Brighton, Worlhing, Cromer, Torquay, all’Hotel Savoy a Londra, ecc. Allora cominciò uno degli interrogatori più ridicoli che si conoscano sull’arte e la morale.

M. Carson, probabilmente non fece che il suo dovere professionale, ma Wilde si mostrò incapace di ragionare e di capire la situazione. Così, questa piccola rivista, Il Camaleonte, aveva pubblicato con le “Frasi” di Wilde una novella: “Il Prete e l’Accolito”. L’accolito veniva scoperto nel letto del prete e i due amanti si avvelenavano accanto all’altare per vendicarsi del mondo che non capiva un simile amore. Wilde aveva scritto al giovane editore per protestare contro questa novella, ma quando gli chiesero se avesse protestato contro la bestemmia, si ostinò a dire: “Perché era scritta male.” Continuò a dire come un pappagallo che non ci sono libri immorali, che ci sono solamente libri scritti male. Era ancora alla prefazione di Mademoiselle de Maupin. M. Carson usò allora tutta la sua abilità per trionfare sulle banalità. M. Carson capiva la messa in scena ancora meglio di Wilde, fece emergere che Dorian Gray si occupava di sodomia, fece divagare Wilde sull’arte greca e sui sonetti di Shakespeare, gli fece dichiarare che né lui né le sue opere erano per i borghesi e per gli illetterati, che lui scriveva solo per gli artisti, che solo gli artisti lo apprezzavano, che non aveva mai adorato un uomo più giovane di lui, perché era troppo noioso amare un uomo diverso da sé. M. Carson gli permise di infervorarsi. Wilde disse che la massa degli uomini non poteva capire l’effetto meraviglioso prodotto da un giovane uomo su un artista. Tutti gli artisti avevano percorso quella strada. La lettera a Alfred era la lettera di un poeta a un poeta.

Fece una vera e propria lezione di sentimentalismo, non capì affatto lo spirito del momento e di quello che stava per accadere. Si potevano degradare i sonetti di Shakespeare meno eroici fino all’affetto egoista di Wilde per lord Alfred, ma che rapporti avevano con le sue amicizie per gente disonesta e vile?

Negò l’influenza di un uomo su un ragazzo giovane. “Un uomo non corrompe un ragazzo” fu una delle sue colossali sciocchezze.

Fu letta un’altra lettera di Wilde a lord Alfred. Si è molto riso di questa lettera soprattutto nel mondo dei depravati, ma essa non mi fa l’effetto che fece sul pubblico. “Mio carissimo! La vostra lettera è stata per me vino bianco e rosso. Ma io sono triste e mi sento a disagio. Bosie (era questo il nomignolo di lord Alfred), non fatemi delle scene, perché mi uccidono, distruggono la bellezza della vita. Io vi vedo così greco e così grazioso, sfigurato dalla collera. Non posso vedere le vostre labbra rosate e ascoltarvi. Voi mi spaccate il cuore. Ho bisogno di vedervi. Voi siete la cosa divina che mi manca – la grazia e il genio – ma come vedervi? Devo venire a Salisbury? Ma ci sono molte difficoltà. Il mio conto qui all’albergo è di quarantacinque sterline a settimana, ho un salone che affaccia sul Tamigi. Ma voi, dove state voi, cuore mio, mio caro, mio meraviglioso ragazzo? Ho quasi paura di vivere, non ho denaro, non ho credito, un cuore di piombo. Sempre vostro Oscar.”

Non è forse, gli fu chiesto, una lettera straordinaria scritta da un uomo della vostra età a un giovane uomo come lui?

Tutto quello che scrivo, rispose Wilde, è straordinario. Io ho un affetto imperituro per lord Alfred.

Come è triste vedere l’affetto rivoltarsi contro coloro che si amano profondamente quando essi ignorano le regole della vita e si dirigono insieme verso l’inferno egoista. Queste lettere non sono ispirate da un sentimento di livello molto alto (nemmeno Verlaine in “Amour”, ma certo lontano dal Verlaine di “Parallèlement”) ma non contengono nulla di grossolano e poco di equivoco. Sono le labbra rosse che hanno tanto scioccato. Certo qualsiasi padre impossessandosi di queste lettere si sarebbe spaventato; provenendo da Wilde avrebbero provocato indignazione; ma è cosa buona non dare troppa importanza all’affettazione delle lettere delle persone che scrivono. I biglietti laconici di Wilde e dei suoi “galoppini dagli occhi di tribade” che si davano appuntamenti, sono ben altrimenti suggestivi delle lettere più straordinarie. Se uno ha letto poco o molto della corrispondenza dei poeti o dei romanzieri, si ricorda certamente di molte lettere innocenti, imprudenti e ardenti tra amici. Leggete per esempio i romanzi tedeschi da Jean-Paul fino a Sudermann. Essi usano le stesse parole per l’amore e per l’amicizia. In Titano di Jaen-Paul, per esempio, il cattivo ma appassionato Karl dice all’innocente e tenero Aldano: Rosenangesicht “volto di rose!” e si portano via le parole dalla labbra abbracciandosi. Uno degli eroi di Eswar, l’ultimo romanzo di Sudermann, chiama l’altro ragazzina, e comunque la persona più depravata non potrebbe trovare nulla di equivoco nello spirito di questi autori. E poi, quando si ama così per lettera e a parole, di norma ci si può solo rimproverare un po’ di esagerazione. Nel romanzo di Abel Hermant, Il Discepolo amato, la passione delle lettere di Jaen-Baptiste Merminod non è uguagliata che dalla sua purezza e dalla sua noia.

Se non si permette ai poeti (anche ai mediocri come Wilde) di esprimersi con enfasi e affettazione, come i sapienti e i filosofi, essi, chiamando gli uomini e le cose col loro nome, potranno forse sfuggire al rimprovero di brutalità e sconvenienza?

E M. Alfred Wood? Chiese M. Carson. Wilde confessò (poiché le sue risposte erano delle confessioni), quello che ho già raccontato, l’invito di lord Alfred Douglas, la cena in sala privata con Wood, il denaro che gli aveva dato, la loro familiarità, la storia delle lettere rubate, il ricatto, il pranzo di addio. Negò qualsiasi condotta sessuale impropria con Wood.

E Alfred Taylor? Chiese M. Carson. Wilde confessò di conoscerlo e di essere stato spesso a casa sua il pomeriggio. Incontrava lì molta gioventù, mai donne. L’anno precedente Taylor era stato arrestato in occasione di una retata di pederasti, e poi rilasciato. Tutto questo non aveva per nulla interrotto i rapporti di amicizia con Wilde al corrente dell’arresto e delle sue cause, che non ci aveva visto niente di losco.

Taylor è un uomo di 33 anni. È stato educato in uno dei primi collegi d’Inghilterra. A 21 anni aveva un patrimonio di più di un milione di franchi, ma ora non lo ha più. La polizia lo conosceva da lunga data. Suonava bene il piano. Era un amico di lord Alfred. Abitava in una stradina di Chelsea. Pagava per tre o quattro camere 75 franchi al mese. Cucinava da sé. Le sue stanze erano ammobiliate con cura e molto profumate e non ci entrava mai il sole. Le finestre non erano solo oscurate dai tendaggi di mussola, ma era impossibile vedere attraverso di esse. A casa sua sono state trovate una parrucca bionda, delle calze da donna, numerose spille (la sua camicia da notte era chiusa con una spilla) e molte paia di pantaloni con delle feritoie al posto delle tasche, strumenti di lavoro, abito professionale, evidentemente molto conosciuto. Io non ne avevo mai sentito parlare e non so se in Francia o in Germania se ne trovano presso tutti i pederasti di professione. A casa sua c’erano sempre giovani uomini dai 16 ai 30 anni, che si chiamavano con nomi dolci, Charlie caro, Jenny caro, ecc. e che condividevano con lui il suo unico letto qualche volta per una notte, qualche volta per tre settimane. Dopo il processo non ho più trovato nessuno che si sia arrischiato ad andare da Taylor, ma ho trovato molti che avevano sentito parlare di lui quando era ricco o che lo avevano anche incontrato al circolo, per esempio. Ma molto tempo dopo non andava più da nessuna parte, cosa che non significa che non uscisse mai e non avesse molte conoscenze.

E Alonzo Conway, il fratello del piccolo venditore di giornali si Worthing? Chiese M. Carson. E lo spietato si fece raccontare l’idillio di Worthing, di quando lord Alfed e Wilde fecero la conoscenza di Alonzo sulla spiaggia, la passeggiata in mare, i regali, il cappello con un nastro il cui colore era un errore, il viaggio di Wilde a Brighton con Alonzo vestito con abiti nuovi, la notte in albergo. No, dice Wilde, Alonzo non è un artista, non aveva un lavoro, ma era divertente. Wilde negò qualsiasi atto di immoralità.

E Sidney M., Gli chiese M, Carson, è vostro amico?

Sì.

Era destinato al caffè concerto?

Sì.

Sidney M. gli era stato presentato da Schwabe, figlio del colonnello Schwabe, un giovane uomo di 22 anni, che aveva anche fatto incontrare Wilde e Taylor. Wilde aveva dato a Sidney M. un portasigarette con una iscrizione. I portasigarette regalati da Wilde ad ogni giovane uomo, senza eccezione, hanno finito per diventare altrettanto comici delle battute del vecchio repertorio del Palazzo Reale. Sidney M. aveva cenato all’albergo di Wilde a Londra (questo giovane uomo viveva a Londra) e ci aveva poi passato la notte. Wilde e lui hanno negato qualsiasi atto di immoralità.

Conoscete Fred Atkins?

Sì.

Wilde aveva conosciuto Atkins attraverso Schwabe. Schwabe pregò Wilde di portare con sé Atkins a Parigi. Schwabe gli aveva promesso questo viaggio ed era costretto a ritardare un po’ la sua partenza. (Si era cominciato con lo scrivere il nome di Schawabe su dei pezzi di carta, ma il nome sfuggì dalla labbra di Atkins. Atkins è tanto mentitore quanto indiscreto. Ha raccontato di una cena che fece a Londra con Wilde e altre persone di mondo, durante la quale Wilde abbracciò tutti, anche il cameriere). Wilde confermò con piacere. Si hanno da lui dei dettagli di questo viaggio fantastico. Le indecenze delle deposizioni di Atkins aggiunsero poco alla inverosimiglianza della verità. Questo Atkins è una persona molto comune[6], rozzo, parla male, cantante comico e allibratore, ha vissuto per tre anni con un tale di nome Burton (un uomo di 50 anni che lo sfruttava). Hanno ricattato insieme almeno cinque signori (i cui nomi sono stati scritti su pezzi di carta) che erano coinvolti con Atkins; uno “conte o barone”[7] straniero (a Scarborough) che ha dovuto pagare 12.000 franchi, un ricco signore di Birmingham, un vecchio signore molto ricco e conosciuto in città, un signore che aveva trovato in Alabama[8], sue signori americani che lui e un amico accompagnarono in un hotel e chissà che altro. Lui e Burton ebbero anche delle avventure dello stesso genere a Monte Carlo. A Parigi Atkins fece una cena eccellente con Wilde, si fece arricciare i capelli, andò al Moulin-Rouge, a sentir lui, tornò in albergo e trovò Schwabe con Wilde. Wilde disse che Schwabe aveva una camera per conto suo. Atkins assicura anche che Wilde, quella stessa notte, volle entrare nel suo letto, ecc.. Si incontrarono di nuovo parecchie volte a Londra. Wilde lo trovava affascinante ma nega atti di immoralità.

E i due fratelli Parker, chiede M. Carson, li conoscete? Sapere che erano due domestici? Le domande diventano sempre più pesanti e inquietanti, le risposte sempre più compromettenti.

I fratelli Parker erano dei domestici a chiamata. William aveva vent’anni, Charlie diciannove. Si trovavano un pomeriggio al bar di un ristorante di Piccadilly con un tale chiamato Harrington di cui avevano fatto conoscenza in una pista di pattinaggio. Taylor si avvicina, parla loro di Wilde, del suo interesse per i ragazzi e della sua generosità. I Parker danno il loro indirizzo. William lo scrive su un pezzo di carta che viene presentato davanti al giudice.[9] Taylor organizzò una cenetta in una stanza riservata per Wilde e i fratelli Parker. Si possiedono i dettagli di questa cena, quasi il menù. Gli abat-jour erano a rose. Si bevve champagne, caffè, liquori. Taylor era seduto di fronte a Wilde, Wilde aveva un Parker da ogni lato. Si chiamarono subito Oscar e Charlie. “Amo la giovinezza, amo le persone giovani”, disse Wilde a M. Carson, e lord Queensberry, che durante le otto ore dell’interrogatorio di Wilde lo aveva guardato in faccia, in quel momento sorrise e guardò tutto intorno a sé per vedere anche la folla sorridere. “Non ho pregiudizi di classe”, disse Wilde. Negò comunque di aver dichiarato dopo cena: Charlie è il ragazzo “per me” e di averlo portato con sé al Savoy Hotel. Gli diede cinquanta franchi in attesa del portasigarette. Secondo Charlie, Wilde in albergo gli diede altro Champagne, poi si spogliarono completamente e si misero a letto. Charlie raccontò quello che avevano raccontato gli altri e quello che io ho già citato. Dopo tre o quattro ore si vestì, se ne andò e promise di ritornare la settimana successiva.[10] Charlie fu un capriccio pericoloso. Wilde non si nascondeva. Charlie veniva a trovarlo spesso più giorni di seguito. Andarono in un palco al Pavillon, andarono insieme al palazzo di cristallo. Una sera molto tardi, Wilde andò a trovare Charlie a casa sua. Wilde ha negato questo fatto e Charlie ha negato di essersi dato a Wilde quella sera in via eccezionale, ma si è avuta prova che l’indomani la padrona di casa ha congedato il suo affittuario Charlie perché una donna che abitava nella casa aveva visto Wilde e aveva concepito dei sospetti. Queste due donne hanno testimoniato. L’anno precedente Charlie Parker, al tempo di quella retata di pederasti, fu arrestato in compagnia di Taylor. E si anche distinto in un altro modo. Si portò a casa un signore una sera, e Wood (già nominato) e Cliburn minacciarono quel signore di denunciare i suoi atti delittuosi commessi con Charlie e gli spillarono 13.500 franchi. Charlie ricevette 750 franchi, che spese in due giorni. Circa nove mesi fa Wilde fermò la sua carrozza per dire a Charlie: “Sei sempre così carino.” È stata trovata una lettera di Charlie che si invitava a cena con “Oscar”.

I due Parker ebbero rapporti con Taylor, andarono spesso a letto con lui, e secondo loro lui tentò con loro l’atto sodomitico essenziale. Egli raccontò loro del suo matrimonio con Charlie Mason e il pranzo di nozze. Taylor era la moglie, ed era vestito di bianco. Charlie Parker, spaventato dal suo arresto al tempo della retata, assicura di essersi ritirato dagli affari; ruppe con i suoi amici e si fece soldato.
Wilde perse la testa completamente solo una volta, ma quella volta fece effetto.

Incalzato da M. Carson che gli chiedeva se avesse anche “baciato” un giovane domestico di lord Alfred, si lasciò coinvolgere fino a dire: “No, questo ragazzo era troppo brutto.” Per qualche minuto M. Carson insistette su quella bruttezza che non invitata a “baciarlo”; su questo grido del sesso. E i miei lettori sanno che cosa intendeva M. Carson con “baciare”.

Tralascio gli altri giovani uomini senza importanza per arrivare al denunciatore più serio, la sola vittima, il solo che non fosse un prostituto o uno che vivesse di risorse misteriose, il solo in ogni caso che non conosceva Taylor.

Si tratta di E. S.. Io non lo chiamo per nome per compassione. Era un giovane commesso presso l’editore di Wilde. Mi ricordo di averlo visto, magro e pallido, in un palco del proscenio con Wilde e altri, a una prima, l’indomani della serata in cui, secondo il racconto di E. S., lui stesso (lusingato, intossicato, impazzito) era svenuto sotto il bacio infame del poeta che ammirava più di tutti. A quella prima mi dissero il suo nome e la sua condizione. Vedendolo malaticcio, così mal nutrito, fui assalito dalla pietà. Io sapevo che i piccoli poeti che si facevano pubblicare da L. discutevano in modo completamente naturale, semplice e innocente con E. S.. Mentre lui rilegava i libri gli parlavano. Dicevano che fosse intelligente. E sono colpito dall’egoismo di Wilde, che lo metteva in pubblico, che lo comprometteva, probabilmente facendo girare la testa al giovane imprudente. Sapevo che Wilde aveva delle velleità di buon cuore, ma che non poteva che fare del male a un giovane uomo come E. S.. L’infelice E. S. testimoniò con grida di disperazione, con passione contro “quest’uomo”. Lo aveva ammirato oltre ogni misura. Wilde gli aveva regalato i suoi libri. E.S. gli scriveva delle lettere che esaltavano le opere del divino poeta e anche delle lettere sulla religione. Alla prima de “Il Ventaglio di Lady Windermere”, Wilde piazzò E. S. a fianco di un signore ben noto, ma che E. S. non conosceva, perché potessero discutere insieme.

Secondo E. S., Wilde lo invitò a cena, gli diede troppo da bere, poi quando arrivò la notte, lo portò nella sua camera da letto e lo sedusse. E. S. confessò di essere ritornato il giorno successivo. Ben presto si rise dell’ammirazione di E. S.. Perse il posto. Il padre lo cacciò di casa. Due anni dopo la sua seduzione (seduzione che anche dal punto di vista psicologico assomiglia a quella di Sébatsian Roch nel romanzo di Mirabeau) scrisse a Wilde per rompere con lui. Era stato rovinato, distrutto. Era malato, affamato, abbandonato. Bruciò le lettere che aveva ricevuto, fece a pezzi gli autografi e le dediche delle opere di Wilde. Divenne sempre più malato, forsennato, isterico. Ebbe dei problemi con suo padre e dopo la rottura pregò Wilde di venirgli in aiuto. A chi si poteva rivolgere se non al suo corruttore! Il povero ragazzo non aveva ancora provato tutti i dolori. Fu obbligato a testimoniare contro Wilde, a raccontare la sua follia di un tempo, a raccontarla una seconda volta, fu costretto ad essere torturato, interrogato, interpretato, associato, per molti giorni sotto la custodia della polizia, con i valletti prostituti, i ricattatori di professione, esseri vili, abietti. Gli è stata rimproverata la follia che egli aveva temuto durante la sua angoscia, la disperazione che lo aveva costretto a implorare Wilde. Anche se E. S. si era allucinato al punto da sognare questa scena di ubriachezza e di seduzione, Wilde ha agito male verso di lui. Non ha assunto su di sé la responsabilità del suo capriccio.[11] Ha fatto meno per E. S. che per i valletti.

A Londra, la sera del 5 Aprile ci si chiedeva che cosa sarebbe successo. Socialmente Wilde era finito. L’indomani mattina non comparve nemmeno. In mezzo ad una grande emozione sir E. Clarke si alzò in piedi e annunciò che Wilde desisteva dalla querela contro lord Queensberry. Era contro l’interesse pubblico, diceva sir E. Clarke, esaminare tutti questi testimoni, smuovere questa melma. Era dunque nell’interesse del pubblico che Oscar Wilde ritirava la sua querela.
Lord Queensberry ottenne il suo verdetto immediatamente: le sue accuse erano vere e lui aveva agito per il bene della nazione inglese. Ci si può immaginare l’entusiasmo dell’Inghilterra. Ci si aspettava di leggere che Wilde si fosse rifugiato all’estero la sera prima con lord Alfred Douglas. M. Russel mandò al pubblico ministero tutti i documenti che incriminavano Oscar Wilde e Alfred Taylor. Ma Wilde non deluse le aspettative del pubblico e la speranza di molte persone serie. Scrisse subito a un giornale che, non potendo accettare di lasciare lord Alfred Douglas testimoniare contro lord Queensberry, un figlio contro un padre, e malgrado il vivo desiderio di lord Alfred, si rassegnava a sopportare per il suo amico qualsiasi ignominia che ricadesse su di lui.

Poi lui, lord Alfred e lord Douglas di Hawick cenarono insieme. Perché Wilde non è partito? Le congetture diventano fantasiose.

Verso le sei di sera Wilde fu arrestato.
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[1] Nel “caso Wilde” il nome Alfredo o Fred ritorna in un modo che può sviare; Alfred Wood, Alfred Taylor, Fred Atkins, lord Alfred Douglas.

[2] Con quattro voti contro otto, se possiamo credere alla garanzia formale di un giornale abbastanza al corrente di questo. Come vedremo in seguito, questo non fu l’ultimo verdetto.

[3] Come disse più tardi, voleva allontanarsi da “Douglas, Wilde e da tutti gli altri”.

[4] Alla prima de Il Marito ideale, si era fatto apparire che l’autore fosse comparso solo dopo molta resistenza e non avesse l’aria di essere a suo agio. Lui aveva, stando all’aneddoto, ricevuto quel giorno delle lettere di minacce.

[5] Sembra che lord Alfred abbia fatto la conoscenza di Wilde solo suo malgrado e per l’insistenza della madre e di un amico. All’atto del loro primo incontro, lord Alfred si mostrò, come d’abitudine, molto silenzioso, e Oscar Wilde per farlo parlare, gli chiese che cosa stesse leggendo, il suo autore preferito. Lord Alfred rispose Daudet.

[6] Che ha avuto il massimo successo vicino ai pederasti del “miglior mondo”.

[7] Se dobbiamo credere a quelli che dicono di sapere, era un conte.

[8] Atkins conosceva questo signore di vista ma non aveva mai parlato con lui prima di quella serata. Sembra che sia stato sempre molto al corrente del patrimonio, del carattere e delle abitudini di quelli che intendeva ricattare.

[9] Per una disattenzione da fare drizzare i capelli Taylor aveva dimenticato in un appartamento che aveva lasciato in fretta una cappelliera piena di lettere, biglietti e indirizzi.

[10] Si sostiene che in occasione della indecisione del giurì, dieci ritennero Wilde colpevole con questo Parker.

[11] È utile poter studiare il disastro di una seduzione unisessuale, disastro e seduzione che gli unisessuali di solito negano. Questo è vero anche se si cerca di mettere in dubbio la veridicità di E. S.. Si dà per certo che dieci giurati hanno trovato Wilde colpevole con E. S..

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5897

IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 1

Con questo post inizia una serie di quattro post tutti dedicati al caso di Oscar Wilde così come presentato da Raffalovich in “Uranismo e Unisessualità”. Va subito chiarito che sono stati fatti diversi studi sugli atti giudiziari e sui riflessi della vicenda Wilde, così come appaiono dai giornali dell’epoca, ma l’analisi e il giudizio di Raffalovich hanno un’importanza specialissima, in primo luogo perché Raffalovich è un contemporaneo, scrive pochissimo tempo dopo la conclusione del processo, è omosessuale, conosce personalmente Wilde e proprio per questo vede le cose dall’interno e non si affida al sentito dire o a sintesi altrui. Al di fuori delle persone direttamente implicate nel caso Wilde, ben poche persone sono state così profondamente coinvolte da esso come Raffalovich.

Va però anche sottolineato che Raffalovich ha avuto motivi di incomprensione con Wilde dovuti a ragioni molto private. Nel 1891 Wilde pubblica “The picture of Dorian Gray”, un libro importante sotto molti aspetti nella vicenda umana di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892, cioè l’anno successivo alla pubblicazione del ritratto di Dorian Gray,  Raffalovich, a Londra, conosce John Gray, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ’94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed Unisexualité” in cui dedica parecchio spazio alle vicende giudiziarie di Oscar Wilde. Aggiungo per completezza che John Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stesso anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. Nella sostanza Raffalovich sottrasse John Gray all’influenza di Wilde. Tra Raffalovich e Wilde le incomprensioni reciproche erano sostanziali, Raffalovich era rigorosamente omosessuale e considerava l’omosessualità come un valore fondante della moralità di una vita e la sua vicenda personale lo testimonia. Wilde, che era sposato e aveva due figli, considerava l’omosessualità come un insieme di avventure personali e sosteneva che “non si può essere innamorati della stessa persona per più di sei settimane”. Raffalovich, con ogni probabilità, visse dopo la sua conversione in castità monastica, Wilde si riteneva libero da ogni limite nella sua ricerca del piacere. Si tratta di due mondi molto lontani. Tutto questo spiega l’atteggiamento duro che Raffalovich dimostra nei confronti di Wilde, a fronte di un atteggiamento molto più rispettoso e comprensivo verso Alfred Douglas, di cui sui sottolinea la devozione assoluta al suo amante.

Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.

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IL CASO DI OSCAR WILDE

Le società hanno i criminali che si meritano (Lacassagne)

Al termine delle lunghe giornate rattristate dall’emozione per il caso di Oscar Wilde, cercavo di consolarmi leggendo le conversazioni del grande Goethe. Cercavo di innalzarmi fino alla sua serenità e traevo ispirazione dalla sua saggezza chiara e profonda. Anche lui, mi dicevo, si sarebbe rattristato vedendo tanta ignominia e tanta ignoranza. Il modo di fare del pubblico sarebbe stato per lui rivoltante come gli atteggiamenti degli accusati e dei coinvolti. E avrebbe buttato lontano da sé i giornali inglesi o stranieri con i loro apprezzamenti assurdi o scontati. In questo processo parla la storia ed è tempo di abbandonare molti stereotipi.

“Ogni uomo, ha detto Goethe, ha diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità. Questa è l’origine psicologica delle filosofie.” Ed era altrettanto persuaso che quelle Forze, quelle Decisioni, che egli chiamava das daemonische [il demoniaco] non permettono per troppo tempo ad una individualità di oltraggiare le altre individualità. Ciò che rende così giuste le vendette del tipo di questa (perché ci sono delle occasioni in cui ci si sente quasi in diritto di parlare di persone specifiche) è la loro stessa lentezza: non è più una questione di colpevolezza ma di criminalità. Se Oscar Wilde, per esempio, fosse stato colpito qualche anno fa, la sua colpevolezza dal punto di vista di una morale alta non avrebbe raggiunto il livello della criminalità.

Quando lo accuso di criminalità, non mi occupo più degli atti sessuali che gli sono stati rimproverati ma del ruolo che ha rivestito, dell’influenza che ha assunto e così male impiegato, delle giovani vanità che lui ha falsificato, dei vizi che ha tanto incoraggiato. La società inglese è altrettanto colpevole. Quanto a lui, che sia stato o meno “come la grande Saffo” con tutti “questi galoppini dagli occhi di tribade”, la morale più indulgente e la più lassista ora lo condannano da altri punti di vista, come fa l’opinione pubblica. Solo che l’opinione pubblica mi ispira poca stima su questo argomento; essa lo ha supportato, sostenuto, intrattenuto, l’ha subìto, questo infelice sacerdote di Priapo, ammalato del male delle rivendicazioni; l’opinione pubblica gli ha perdonato molte cattive parole che erano cattive azioni, e oggi è la sua colpevolezza che essa attacca più che la sua criminalità. E chissà come l’opinione pubblica cambierà direzione un giorno: forse in suo favore.

Sarebbe una buonissima cosa (e non necessariamente un’utopia) se questo processo aiutasse a chiarire la questione dell’inversione sessuale, una delle più importanti del presente e dell’avvenire. Questo processo, ancora più storico che scandaloso, secondo me, contribuirà a questo chiarimento necessario che arriverà, mi chiedo solo perché debba arrivare oscurato dalla licenza dei costumi.

Un’ultima parola prima di cominciare: per giustizia verso l’Inghilterra e per fare un po’ vergognare i giornali stranieri che hanno spinto lo sciovinismo fino a negare l’universalità dell’unisessualità, citerò una lettera di Madame, la moglie di Gastone l’invertito, cognata di Luigi XIV e madre del Reggente:

“Dunque voi pensate, mia cara Amelia, che non ci sia un gran numero di monelli che hanno le stesse inclinazioni dei Francesi! Se lo pensate vi sbagliate di grosso. Gli Inglesi sono altrettanto determinati e non si comportano meglio. Mi fate ridere se pensate che questo peccato non si commette in Germania                                            . Credetemi, anche i Tedeschi si intendono molto bene di quest’arte. Se Carlo-Luigi non fosse stato presente, il principe di Eisenach, che è caduto in Ungheria, avrebbe ucciso il principe di Wolfenbuttel. Quest’ultimo voleva fargli violenza e l’altro non ci sentiva da quell’orecchio. Carlo-Luigi mi ha raccontato anche che tutta l’Austria era infestata da vizi simili…,” 3 settembre 1708.

Dopo avere appassionato i curiosi, gli oziosi, gli sfaccendati, dopo avere occupato le persone serie, i colpevoli o gli imprudenti, il caso di Oscar Wilde appartiene ora alla scienza e alla storia. Gli storici della morale sociale non potranno trascurarlo. Nessun caso che riguardi i comportamenti di questo tempo è stato di una simile portata. Gli scandali di Cleveland Street,[1] che sono diventati famosi in Francia attraverso le battute sui giovani telegrafisti, e sono stati seguiti dall’allontanamento forzato di lord Arthur Somerset, non evidenziavano che dei vizi individuali che si servivano della comune organizzazione del vizio. Nessuno dei disgraziati coinvolti in questo caso si era  innalzato apertamente contro l’opinione pubblica. Nascondevano le loro abitudini. Avevano paura, provavano vergogna. La loro ipocrisia confinava con la decenza e la loro prudenza era un omaggio al pudore. Non si poteva accusare la società di una tolleranza indebita e nemmeno i colpevoli di aver voluto celebrare apertamente Sodoma.

Locali come quelli di Cleveland Street, clienti, prostituti, gestori di case di prostituzione esistono dovunque. Esiste Sodoma, la città invisibile, venale e minacciosa.

Ma la tragedia che ha Oscar Wilde per titolo e di un’altra natura. Oscar Wilde è stato incoraggiato, tollerato dalla società inglese. Si diceva che fosse un’istituzione. Ha deviato sempre di più e sotto il dominio della vanità e dell’impunità era arrivato da lì alla vita più audace e più pericolosa per la salute pubblica e anche per lui stesso.

È stato vittima di se stesso, della società e dei suoi amici. Se lo si compatisce nella sua grande disgrazia, ci si ricorda che è stato un pericolo nazionale; senza tutto questo, se fosse stato soltanto un pervertito cerebrale sospettato di perversioni sessuali e acciuffato dalla polizia, il sua caso non meriterebbe uno studio così approfondito. Il caso di Oscar Wilde, considerato seriamente, è di una importanza capitale. Come è stato permesso a un uomo simile di tenere un corso di mutuo egoismo con l’assenso della società inglese? E come, attraverso quali inconcepibili imprudenze, una impunità così consolidata è andata improvvisamente in pezzi?

Oscar Wilde (figlio di un medico irlandese molto conosciuto e di una madre tuttora vivente e che, col nome di Speranza, scriveva poesie irlandesi), è sempre stato molto irlandese, poteva parlare molte ore senza stancarsi, amava il suono della sua voce lenta, rideva violentemente alla sue stesse battute incessanti, faceva spesso l’effetto di masticare le sue parole come se fossero caramelle. Non lo si poteva veder parlare senza notare le sue labbra sensuali, i suoi denti scoloriti e la sua lingua che sembrava leccare le parole. Questo paragone triviale è di una esattezza scioccante. Era un parlatore di cui si vedeva la macchina in funzione. I miei lettori lo hanno probabilmente visto: di alta statura, un negro sbianchito o arrossito, imberbe, pettinato con cattivo gusto.

Quando comparve a Londra, si conquistò una fama di eccentricità e di talento da buffone. A Oxford si era distinto per gli studi seri. Guidato da M. Whistler (che lo ha molto rimpianto dopo e che gli aveva fornito molto spirito e molta originalità), entrò nell’ambiente mondano, preoccupato soprattutto di stupire, di divertire, di fare parlare di sé, senza disdegnare alcuna forma di stupidità, sempre in cerca di qualsiasi spiritosaggine o battuta impudente, felice di essere fischiato, capace di imporsi poco a poco.

La società inglese ebbe il suo buffone come aveva la sua bellezza, Mm Langtry; la carriera della dona più bella e del più vanitoso degli uomini si commentano reciprocamente, ma dato che lei vive ancora, e anche lei fa parte della storia, anche se della storia aneddotica, non parlerò che in modo molto riservato dell’opinione della “nuova Elena” sul suo poeta e amico. Un giornale americano l’ha consultata, e stando al giornalista americano, lei ha risposto che aveva conosciuto Oscar Wilde dopo che lo avevano rimandato indietro da Oxford, che lui aveva sempre queste idee, che era un uomo affascinante, di cui tutti ridevano nella più alta società e che lo si amava senza prenderlo sul serio.

Autentica o no, questa risposta del Giglio di Jersey, della bella per la quale fu inventato il titolo di bellezza professionale, è un modo di scusare la società di Londra, il peggior modo di scusarla. Oscar Wilde faceva ridere, divertiva soprattutto gli ignoranti, i giovani che non hanno letto granché, le donne che hanno letto ancora meno, e anche qualche uomo serio troppo occupato per approfondire, anche solo un po’, qualcosa di così frivolo come l’influenza di un uomo che fa ridere.

I pittori dicevano di lui: capisce tutto meno che la pittura. I letterati al di sopra dei 23 anni: tutto salvo la letteratura. I musicisti: tutto salvo la musica. E così via. In Inghilterra la notorietà e la celebrità sono contigue. In un ambiente mondano le donne e i ragazzi giovani  vogliono divertirsi a qualsiasi costo; la borghesia imita questi atteggiamenti come può, e lo scherno delle classi intermedie e inferiori aumenta la notorietà. Il principe di Galles volle fare la conoscenza di Oscar Wilde. Oscar Wilde diventò l’uomo più ricercato e più ridicolizzato. Si vantava del suo egoismo, della sua pigrizia,  della sua vanità, della sua incostanza, di tutti i vizi confessabili. Era proprio l’avventuriero che divora le cose care e rare. Aveva ventotto anni. Se ne andò a fare delle conferenze in America. Lì risero di lui graziosamente, ma eccitare il riso faceva parte del suo progetto. Ritornò lamentandosi dell’Oceano che lo aveva deluso. Si sposò con una affascinante irlandese che aveva un po’ di patrimonio. Da questo matrimonio[2] sono nati due figli. Oscar Wilde avrebbe potuto essere felice senza la sua divorante vanità e in una società che non gli avesse fornito tanto pascolo. Ma allora era molto lontano dalle avventure di oggi. Il suo egoismo, è vero, era imperturbabile. Si orientava verso il più giovane e cercava di fargli girare la testa a forza di adulazioni e di fare di lui un discepolo. Discuteva, discuteva incessantemente, e fumava sigarette.

Si interessava allora di tutte le perversioni sessuali, le temeva, ne aveva paura in rapporto a se stesso. Gli piaceva parlarne, sapeva le storielle di tutta Londra. Le grandi tribadi lo affascinavano come i sodomiti coraggiosi o innamorati. Ci girava intorno. Era innocente, così diceva, ma seguiva la pista degli altri.

“Non credo proprio, diceva ai suoi giovani amici, che quelli che fanno queste cose si divertano tanto quanto mi diverto io a parlarne”[3]

Fu preso da un vero accesso di febbre cerebrale dopo aver letto “Monsieur Vénus” e ne raccontava la trama con un ardore poetico più che ammirevole. Era inesauribile. Per lui, quanto a lui, aveva paura. Sapeva di essere tanto conosciuto, che la sua immagine era così riconoscibile, che non avrebbe osato, in un luogo pubblico, discutere con sconosciuti compromettenti. Si vedrà la strada che ha percorso dopo.

Si ricordava allora di tutte quelle regole di prudenza e di decenza che aiutano un uomo onesto, anche se è invertito, a vivere con la fronte alta e senza paura. Se diceva ai giovani uomini del suo mondo: “Solo voi sapreste darmi un brivido di novità, solo voi sapreste mescolare il romanzesco e l’ironia, il romanticismo e il cinismo”, se rifiutava Mon Frère Yves, come troppo blando, troppo innocente, se la lettura in “A Rebours” dell’incontro del giovane uomo e di des Esseintes, gli dava un po’ della febbre di Monsieur Vénus, era soprattutto curioso, girandolone, timoroso, giocava con l’idea del pericolo più che col male in sé.

“Non posso farvi conoscere il signor Tizio o il signor Caio, diceva ai suoi giovani amici, perché potrebbero compromettervi.”

Quando gli si chiedeva di spiegare la situazione psicologica degli unisessuali del bel mondo, di quelli che vanno dappertutto, ma tirano dritto per la loro strada, assicurava che essi cominciavano con la gioia, il delirio della loro originalità, della loro indipendenza, ma che man mano che si isolavano sempre di più, man mano che erano per così dire marcati in volto, soffrivano molto. Secondo lui, essi cominciavano dall’esaltazione e dall’orgoglio e finivano per sentirsi dannati…

Ci fu qualche momento di esitazione quando scrisse Dorian Gray, un romanzo poco originale (Oscar Wilde non è mai stato originale), artificiale, superficiale, effeminato. L’unisessualità regnava ma senza vigore, nel chiaroscuro, nell’affettazione della paura.

Non vedo alcun argomento serio contro lo studio dell’unisessualità nell’arte. I maestri non ne hanno paura, da Eschilo a Swinburne. In Inghilterra, il teatro, il romanzo, la poesia, se ne sono impossessati o serviti, ma sempre in modo franco, eroicamente, o satiricamente, o appassionatamente.[4]

Oscar Wilde non avendo né il senso della vita né un talento che gli fosse proprio, ha potuto trattare l’inversione o la perversione sessuale solo debolmente, con una certa ipocrisia, languidamente.

Quelli che avevano capito e detestato la china sulla quale stava scivolando lo avevano abbandonato e avevano preso le distanze da lui prima del Dorian Gray. Quelli che aveva intorno non se ne rendevano conto, si divertivano con lui, condividevano i suoi gusti, lo capivano.[5] Questo è Oscar si diceva, tutti lo conoscono, può fare quello che vuole. I suoi amici e gli amici degli amici amavano ripetere: “Gli piace parlarne, ma non lo fa.”

Le sue lezioni di egoismo, di falsità, di menzogna, di sovrastrutture, di poveri paradossi spaccati in quattro, non erano abbastanza per screditarlo. Si permetteva ai propri figli di adularlo e di esserne adulati, di lasciarsi chiamare “il nuovo ragazzo di Oscar”.

Si era messo a lavorare e si parlava meno di lui quando la sua commedia “Il ventaglio di lady Windermere” fu messa in scena in uno dei migliori teatri di Londra. Mi ricordo di questa prima. La commedia corrispose a quello che mi attendevo dal suo talento e dalla sua sicurezza in se stesso: niente di così vecchio come la commedia, niente di così personale come il suo condimento.

La novità di questo tipo di plagio, gli interpreti, la moda, la famosa sigaretta che l’autore fumava gustando la sua apoteosi, dopo l’ultimo atto, in presenza del pubblico che lo acclamava, e il famoso garofano verde[6] all’occhiello gli provocarono un successo strepitoso. Il pubblico inglese ama le vecchie pagnotte; e Oscar Wilde, in più, gli offriva i vecchi ritornelli “artistici” e tutto lo “spirito” della sua esistenza e del suo mondo.

Oscar Wilde guadagnava ora denaro. Viveva poco a casa sua, stava qualche volta in un albergo, qualche volta in un altro. Rinunciava per la maggior parte del tempo alla vita domestica, ma il suo successo lo avrebbe potuto riportare alla vita rispettabile. Anche senza vivere una vita priva di sospetti, anche predicando la corruzione, anche circondato dai giovani uomini più visionari, più scintillanti di Londra, avrebbe potuto non crollare. Ecco uno dei punti curiosi del caso, una delle numerose lezioni commentate senza dubbio a Sodoma come a Londra.

Anche se fosse stato assolto, sarebbe comunque rimasto il modello di quello che non si deve fare. L’indulgenza che gli si accordava, il successo della sua commedia, la sua insensata vanità, la sua corte di gente giovane, sempre più giovane, come capita ad ogni celebrità sul punto di tornare indietro, la sua enorme indulgenza per i suoi propri capricci, lo avevano guastato e lui schiacciava tutto quello che stava intorno a lui o dentro di lui, anche le sue qualità, anche le sue amicizie.

Quello che Goethe chiama “das daemonische” [il demoniaco] gli fece fare la conoscenza di Alfred Douglas, figlio del marchese di Queensberry. Lord Queensberry, le cui due mogli hanno divorziato, è sempre stato famoso per il suo trasporto collerico, per la sua ostinazione, per le sue opinioni religiose professate o piuttosto proclamate a una prima di Tennyson. Suo padre, suo fratello e il suo figlio più grande sono morti tragicamente, uccisi da un’arma da fuoco. Un altro fratello è morto su una montagna. Una sorella ha sposato un giovane panettiere. Un’altra sorella non ha mai temuto la pubblicità, e ora protegge gli animali che la sua passione per lo sport prima perseguitava.

Lord Queensberry era stato profondamente amareggiato dalla elevazione del suo figlio maggiore, lord Drumlawing, segretario di Lord Roseberry, a pari di Inghilterra, mentre lui non sedeva nella camera dei lord.

I suoi figli avevano tutti preso le parti della loro madre, e i rapporti non avevano niente di cordiale.

Lord Alfred, un giovane uomo pallido e artificiale, sempre vicino ad ogni tipo di imprudenza e a ogni tipo di esagerazione, scriveva dei versi sui “due amori” e su “la lode della vergogna”,[7] traduceva dal Francese in Inglese la Salomé[8] che è dedicata a lui, collerico come suo padre, trascinò Oscar Wilde alla rovina. Lo fece precipitare nel bel mezzo di un odio familiare comparabile con quello della razza di Atreo. Un figlio raramente ha odiato suo padre così apertamente come lord Alfred ha odiato lord Queensberry. Non penso di dovermene stupire più di tanto. Ci sono sentimenti più deplorevoli che bizzarri. Assolutamente indifferente non solo al che se ne dirà ma anche al che se ne dice, o forse non sdegnando affatto di essere celebre, abituato a vedere nella sua famiglia le teorie messe in pratica, sceglieva le sue amicizie e le sue conoscenze dove gli pareva, non sdegnando di cenare né con gestori di case di tolleranza né con piccoli Gesù [prostituti], né con degli amanti ben noti di carne maschile venduta a prezzo, la sua curiosità, la sua sfida, hanno dovuto affascinare Oscar Wilde, il curioso timido e impertinente. Wilde aveva ripetuto a sazietà che non si poteva amare lo stesso individuo per più di sei settimane ma il suo entusiasmo per lord Alfred dura dal 1891. La nascita di Lord Alfred, la sua giovinezza avventurosa e fuorviata, di cui avrebbe dovuto avere pietà, il suo aspetto insieme artificiale e indifferente, stanco e infaticabile, la lealtà commuovente, emozionante, degna di miglior causa, lo affascinarono e lo avvinsero. Bisogna sapere che in Inghilterra il figlio cadetto di una famiglia nobile esercita un prestigio fantastico agli occhi di molti borghesi. Così si è vista, in questi ultimi anni, una donna vestita da uomo farsi passare per lord A. Pelham Clinton (l’eroe defunto del processo Bolton e Park, processo di pederasti) e intascare il denaro dei borghesi. Man mano che Wilde si impaludava, il prestigio del giovane lord Alfred brillava sempre più chiaramente agli occhi dell’Irlandese.

Lord Alfred Douglas ha gettato una sfida così vigorosa e totale (non ha che ventiquattro anni) a tutte le cose che si definiscono convenienze, che non può stupirsi, irritarsi o offendersi se lo si tratta con la curiosità e con la franchezza dovute  a un contemporaneo. La sua giovinezza, la sua estrema arditezza, le sue inutili imprudenze, la sua fedeltà senza limiti, il suo odio, le sue lettere ai giornali, fanno fremere ogni uomo minimamente serio che la psicologia non abbia indurito. Più ci si avvicina alle laceranti divisioni interne alla sua famiglia, più si vede quanto avesse bisogno di una direzione e di essere diretto, più si trova terribile la sorte che lo legò a Wilde. In compagnia di un amico sicuro, lusingatore e lusingato, Oscar Wilde si inaridì fino a conoscere i professionisti del vizio.

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[1] Lo scandalo di Cleveland Street del 1889 vide molti aristocratici accusati di frequentare a Londra un bordello per la prostituzione maschile. Lord Arthur Somerset, avvocato di uno degli imputati, minacciò di coinvolgere il principe Albert Victor, secondo nella linea di successione al trono. Lo scandalo alimentò l’omofobia nel paese e l’idea che l’omosessualità fosse un vizio da ricchi. I giovani prostituti, che lavoravano anche come fattorini del telegrafo, furono oggetto di feroce satira sulla stampa francese.

[2] Notiamo la superiorità del giornalismo inglese (nonostante i suoi grandi difetti) sul giornalismo americano. Tutti i giornali inglesi hanno rispettato la tragica situazione della signora Wilde e dei figli. In America è stata pubblicata la loro biografia con le fotografie.

[3] Da questo punto di vista possiamo aggiungere il fatto che tutti i giovani uomini che hanno testimoniato contro di lui hanno raccontato la stessa storia: il coito orale praticato su di loro e poi la sua soddisfazione inter eorum femora [tra le loro cosce]. Anche non volendo prestare fede a queste testimonianze, si vede il rapporto logico tra questi atti e le sue parole.

[4] Si veda la nota alla fine di questo capitolo.

[5]  Ci sarà un giorno da fare uno studio sull’influenza delle donne inglesi o americane a favore della pederastia.

[6] Ci si ricorda del caso Abadie, detto delle cravatte verdi. Ecco qualche parola sui garofani verdi. Questi garofani, arrivati dalla Francia, colorati artificialmente, comparvero presso qualche fioraio elegante. In un modo o nell’altro, ne furono acquistati per metterli all’occhiello senza nemmeno sapere chiaramente perché. So che il primo acquirente si trovò (al teatro) molto imbarazzato dagli sguardi curiosi rivolti al suo occhiello, e giurò di non usare più fiori verdi. Oscar Wilde adottò questo “fiore dei poeti” e i suoi discepoli, di cui parecchi erano truccati o ne avevano l’aria (c’è un modo di pettinarsi e di camminare ondeggiando che va d’accordo con il bistro artificiale, il rosa delle labbra ecc.), si credettero obbligati ad imitarlo. I giornali pubblicarono degli articoli di una violenza inaudita; si accusavano i cavalieri dal garofano verde di far parte di una banda di pederasti. Era il segno della riscossa. Il fiore fu bruciato sulla scena e la sala risuonò di applausi. Dopo le minacce di processo contro alcuni giornalisti,  si smise di portare questi garofani verdi e di parlarne, fino all’anno scorso quando un romanzo “L’oeillet vert” [il garofano verde] fece la parodia di Oscar Wilde e Alfred Douglas.

Aggiunta di Project: – Robert S. Hichens nel 1894 scrisse un romanzo intitolato The Green Carnation in cui Oscar Wilde era caratterizzato come  M. Amarinth. Questo accadeva nel periodo in cui i garofani verdi apparivano agli occhielli del gruppo di amici di Wilde. Interrogato su questo argomento, Wilde disse che essi portavano dei fiori per generare conversazione. Comunque, il libro di Hitchens utilizza il garofano verde per rappresentare una persona come Oscar Wilde, totalmente senza paura della vita.

Noel Coward nel 1929, scrisse una commedia musicale intitolata Bitter Sweet in cui i garofani verdi appaiono come un mezzo per distinguere gli omosessuali. Oscar Wilde, che era apertamente gay, portava spesso il garofano verde, che era diventato di fatto un modo per dichiarare la propria omosessualità.

[7] Oscar Wilde attestò che vergogna voleva dire modestia, pudore – una spiegazione che vale ancora di più dell’analisi dettagliata dei sonetti e dei “giovani”.

[8] M. Aubrey Beardsley, un giovane artista di grandissimo talento, ebbe la fuorviante possibilità di illustrare questa Salomé, mediocre, con dodici disegni che deploro, anche se li ammiro. Ma non è stato ingannato da questa pubblicazione.

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AUDLEY E EDWARD WALPOLE, DUE PROCESSI PER OMOSESSUALITA’

I capitoli di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi sono di enorme interesse storico. Il primo parla brevemente di Giacomo I Stewart, omosessuale certamente, ma altrettanto certamente immorale. Un esempio ancora peggiore di immoralità omosessuale è rappresentato dalla storia di lord Audley in cui la violenza si mescola con vere perversioni, che si fatica a ritenere non patologiche.

Raffalovich dedica poi parecchio spazio alla ricostruzione della vicenda giudiziaria di Edward Walpole (fratello di Horace Walpole) ricattato con l’accusa di sodomia. I fatti sono della metà del ‘700, ma sono un esempio chiarissimo delle conseguenze della criminalizzazione della sodomia. Il ricatto per estorcere denaro con la minaccia dell’accusa si sodomia divenne un fenomeno piuttosto diffuso, stando alle cronache giudiziarie, ma con ogni probabilità il numero di uomini ricattati con la minaccia di questa accusa fu molto più alto di quanto risulta dagli atti giudiziari, perché molti, che fossero o meno colpevoli di sodomia, o anche che avessero semplicemente fama di tendenze omosessuali, pagarono il silenzio dei loro ricattatori per evitare il rischio di un processo o quello di una lenta maldicenza distruttiva.

Tutti coloro che si sono dichiarati a favore della depenalizzazione dell’omosessualità hanno insistito sul fatto che considerarla reato penale non solo non ne avrebbe ridotto la diffusione, ma avrebbe aumentato notevolmente i numero di ricatti basati sulla possibile accusa di sodomia.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.

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Enrico VIII, Elisabetta, Giacomo I

Enrico VIII, quando confiscò i beni della Chiesa e si trasformò in una sorta di papa protestante, inventò delle leggi contro la sodomia. La sanzione penale dell’unisessualità in Inghilterra risale a lui, e le origini di queste leggi del Barbablù avido di denaro come di donne, è poco onorevole. Sotto Elisabetta (anche se ristabilì le leggi di suo padre), l’Inghilterra non aveva ancora imparato l’ipocrisia. La letteratura è gioiosa, più virile di quando fu mai dopo, più degna di una grande nazione. La letteratura del tempo di Elisabetta è rimasta come la prova della grandezza dell’Inghilterra, del suo genio poetico e ardente. E in tutto questo l’età elisabettiana è anche l’età dell’unisessualità letteraria. Questi poeti non pensano minimamente a scioccare né a vergognarsi quando traducono l’Alexis di Virgilio o quando cantano la bellezza di Ganimede o di Leandro. È un’epoca eroica.

Giacomo I, figlio di Maria Stuart e del bel Darnley, succede a Elisabetta, e arriva in Inghilterra avendo già fatto le sue esperienze unisessuali. I suoi favoriti si succedono. Scoppiano scandali spaventosi. Sir Thomas Overbury è assassinato da Carr e dalla contessa di Essex. L’omicidio è scoperto, e il re, che ha un nuovo amante, lascia che Carr sia imprigionato e giudicato. Giacomo, che amava gli inganni (era uno Stuart) mette le sue braccia intorno al collo di Carr, lo copre di baci a piena bocca, baci a labbra aperte, gli dice che non può fare a meno di lui; e una volta che Carr è fuori dalle braccia di Giacomo, Giacomo si gira verso i suoi cortigiani e dichiara che non rivedrà mai più Carr. Infatti viene arrestato e imprigionato. Il re comunque, durate tutto il processo non poté nascondere la sua inquietudine. Carr, se fosse stato condannato, voleva rivelare che il re “era stato a letto con lui”. Ai suoi lati furono piazzati due uomini in lunghi mantelli rossi che alla prima parola dovevano soffocare il suo discorso.

Lo sfortunato Oscar Wilde, che amava raccontare questo strano episodio, ci pensò quando ascoltando la sua terribile sentenza rimase senza parole? Quello che gli era stato raccomandato era solo di tenere una linea di condotta che portasse a una furberia tipo quella di Giacomo. Lui aveva sempre vantato l’egoismo, la menzogna e l’incostanza.

Mervin lord Audley, conte di Castlehaven, giustiziato per stupro e sodomia 1631.

Sotto Carlo I, lord Audley,[1] Fitzpatrick e Brodway furono vittime della follia erotica di lord Audley e della folle severità delle leggi. Ecco la storia raccontata in breve: lord Audley era accusato di aver fatto stuprare sua moglie da uno dei suoi (di lord Audley) favoriti e di avere commesso atti di sodomia. Lord Audley, padre di un figlio che era già un giovane uomo, sembra essersi rimaritato per potere soddisfare la sua mania erotica; perché, al di là dei suoi vivi gusti unisessuali, adorava vedere l’accoppiamento eterosessuale. Prese in casa sua una certa Blandina, ragazza di brutta vita, che si concedeva ai favoriti di lord Audley in sua presenza. Lui stesso abusò di lei davanti ai suoi servitori e ai suoi favoriti. Lord Audley diede in moglie sua figlia ad Amptil, un paggio che egli aveva avuto per otto anni e al quale donò novemila sterline. Lord Audley costrinse la sua figliastra (che aveva solo 12 anni) ad andare a letto con Henry Skipwith, un povero irlandese che ricevette dal suo padrone almeno 500 sterline all’anno e spesso di più. Lord Audley  diceva alla ragazzina che suo marito non l’amava e che lei doveva consolarsi con Skipwith. Lei cominciò ad amare il giovane uomo e il giovane uomo cominciò ad amarla, Skipwith vedendola così giovane si sarebbe accontentato di questo affetto ma lord Audley insistette, fece fare molti tentativi senza successo, cercò lui stesso l’olio che ci voleva, e arrivò a facilitare il coito. Lord Audley volle che Skipwith avesse anche dei rapporti con lady Audley, e lo fece andare a letto insieme con loro, ma il povero favorito ebbe paura di commettere un nuovo crimine ed ebbe con la contessa solo un rapporto esterno, cioè l’orgasmo ebbe luogo sul ventre della contessa.

La contessa testimoniò che il giorno successivo al suo matrimonio, lord Audley fece venire Amptil vicino al loro letto e si mise a parlare in modo lascivo. Garantì alla contessa che il corpo della moglie appartiene al marito, che lei doveva amare Amptil come amava lui, suo marito, e che se lei andava a letto con lui o con qualsiasi altro uomo, solo il marito ne era responsabile.

La contessa confermò la storia di Skipwith coricato sopra di lei, che ingannava in quel modo il marito che credeva sua moglie posseduta. “My Lord”, disse lei, faceva venire Skipwith tutto nudo nella camera coniugale e passava in rivista la virilità fallica dei suoi servitori. Gli faceva prendere parte a questo esame, e lodava molto quelli che vincevano la gara priapica.

Una notte a Fohthill Abbey “My Lord” fece venire Brodway nel loro letto e tenne ferma una delle gambe della contessa e le sue mani mentre Brodway la possedeva.

Laurence Fitzpatrick testimoniò che lord Audley più di una volta aveva avuto con lui rapporti unisessuali e era arrivato ad avere l’orgasmo con lui, tra le cosce; che era quella la soddisfazione di lord Audley con tutti i suoi favoriti. Anche Fitzpatrick aveva avuto rapporti con lord Audley nello stesso modo. Lascio da parte gli altri testimoni.

Il conte non aveva alcuna difesa; si accontentò di dire: “Guai all’uomo la cui moglie testimonia contro di lui! Guai all’uomo il cui figlio lo perseguita e cospira contro di lui! Guai all’uomo i cui servitori hanno diritto di testimoniare contro di lui e di togliergli la vita!”

Fitzpatrick avrebbe potuto dire: “Guai all’uomo che testimonia contro il suo padrone”, perché gli era stata promessa slava la vita (sembra) se avesse testimoniato. Ma fu impiccato per i suoi atti unisessuali col suo padrone.

Anche Brodway fu impiccato per lo stupro della contessa. Lord Audley (che 27 pari trovarono colpevole di stupro, ma solo 15 colpevole di sodomia) fu decapitato.

Morirono tutti e tre in un modo edificante, riconciliati col cielo e senza paura della morte.

Lord Audley era certamente pazzo; Fitzpatrick era vittima della sua inferiorità sociale; come anche Brodway, che (secondo lui) era vittima anche della contessa.

La religione ebbe un ruolo importante nel processo di lord Audley. Aveva cambiato religione, e questa fu una delle spiegazioni che si diedero dei suoi vizi. La sua incostanza religiosa rende facilmente comprensibile, disse l’accusatore, la sua generosità verso Skipwith e la sua avarizia verso i suoi vicini. Per ottenere qualcosa da lui, la contessa, sua figlia e la sua figlia adottiva dovevano andare a letto con Skipwith. È anche interessante notare che l’unisessualità (che non era reato, prima che Enrico VII cominciasse a desiderare i beni della Chiesa, e che fu depenalizzata da Maria e di nuovo resa reato penale da Elisabetta) era trattata dalla legge in blocco: non c’erano distinzioni tra il crimen sodomiticum e il crimen sodomiticum sine penetrazione. Lo si capisce.

Perché Enrico VIII, che aveva bisogno di un’arma contro i monasteri, avrebbe dovuto frenare la sua rapina con delle differenze talmente insignificanti per lui? È strano vedere ancora oggi l’Inghilterra soffrire per delle leggi il cui punto di partenza fu iniquo e ipocrita e allo stesso tempo soffrire e tremare all’idea di migliorarle. Solo dieci anni fa, tutti gli atti unisessuali sono stati di nuovo unificati, mentre la Germania e l’Austria (suscitando la collera dei medici e degli igienisti) lasciano impunite soltanto le masturbazioni reciproche.

L’ipocrisia inglese è così formidabile che la legge può ignorare certi delitti ma non può affatto essere migliorata. La prostituzione è debordante in Inghilterra, le strade di Londra sono infami, ogni anno la sifilide fa passi da gigante dell’esercito inglese; ma nessuno osa fare nulla. C’è una classe che non permette di toccare il vizio, perché restringerne le manifestazioni, significa riconoscerne l’esistenza, e riconoscere l’esistenza del vizio significa abbassarsi alla mancanza di ideali o all’ideale sensuale del “continente” europeo.

Ci si può stupire dell’unisessualità inglese?

Dato che questa non è una storia dell’Inghilterra, non cito nemmeno l’avvento del puritanesimo, che persiste ancora oggi, né la restaurazione, né la lotta incessante tra la bigotteria e la crudezza.

Guglielmo III fu un grand’uomo sotto parecchi aspetti; seppe tenere testa a Luigi XIV. In ogni caso fu un uomo, probabilmente un ultra-virile. La sua unisessualità non si nascondeva; essa permise a sua moglie, la regina Maria, di essere sua amica e di non dover temere una rivale. Tutti i favoriti di Guglielmo hanno avuto un ruolo nella storia, ed egli non sembra aver avuto relazioni senza amore, amicizia e fiducia. Da ogni punto di vista è il contrario dello sporco e furbo Giacomo I. Guglielmo, virile e serio, amava altri virili e seri. La regina Anna è stata molto accusata di unisessualità; ma l’inversione dei regnanti è nello stesso tempo così frenetica e così supposta e supponibile quando essa non è che una esaltazione della debolezza, che un’amicizia eccentrica esacerbata dall’isolamento, che non studio neppure i documenti.

Giorgio III, per la sua infatuazione per lord Bute, diede luogo a dei sospetti che, scrive Horace Walpole al suo amico Mann, dovrebbero essere confidati in latino.[2]

In ogni caso, la tradizione storica in quello che concerne l’unisessualità in Inghilterra non si interrompe mai.

La questione di Edward Walpole nel 1751

(L’intero procedimento sulla cospirazione malvagia ordita contro l’onorevole Edward Walpole da parte di John Cather, Adam Nixon, Daniel Alexander, Patrick Cane, alias Kane, e altri al fine di estorcere una grossa somma di denaro col pretesto di un’aggressione con l’intento di commettere sodomia sul corpo del detto John Cather, nel quale sono inseriti il processo integrale contro i detti Cather, Nixon, Alexander e Cane; e un resoconto completo del tentativo di Smith (che fu giustiziato a Tyburn per falso)[3] e di Patterson di accusare Mr Walpole di falso, ecc.. Londra, Stampato per H. Gifford, all’angolo di Elliot’s Court, nel Little Old Bailey, e venduto in tutti i negozi di pamphlet di Londra e Westminster, 1751, al prezzo di uno scellino).

Cito il titolo per intero come curiosità storica.

Nel secolo scorso in Inghilterra il ricatto era bene organizzato, proprio come oggi; la cospirazione di molti individui contro l’onorevole Edward Walpole, fratello di Orazio, lo mostra chiaramente. Questi pederasti e ricattatori erano anche più ingegnosi di quelli di oggi. Questa banda sembra più pittoresca, più inventiva ma altrettanto criminale di quella resa illustre dalla questione di Oscar Wilde.

Il rendiconto che possiedo di questa storia comincia con i soliti luoghi comuni. Il narratore dice che se queste orribili circostanze non fossero vere, non ci si potrebbe credere. Si stupisce che esistano uomini così malvagi. Si lamenta della misericordia delle leggi inglesi che non puniscono con la morte il crimine di ricatto. In paesi molto diversi dall’Inghilterra, in paesi dispotici, o in paesi le cui leggi sono sanguinarie e severe, i colpevoli sarebbero stati schiacciati sulla ruota.

L’onorevole Edward Walpole dichiarò nella sua deposizione che, durante i suoi viaggi all’estero, aveva fatto conoscenza di lord Boyne. Questa conoscenza diventò un’intima amicizia quando lui era segretario del duca di Devonshire, lord luogotenente d’Irlanda. Si riteneva così obbligato verso lord Boyne che credeva suo dovere provargli la sua riconoscenza in ogni modo. Aveva ottenuto una posizione eccellente per il fratello di lord Boyne e per i suoi amici. Era proprio a casa di lord Boyne che gli era stato domandato di fare qualcosa per un certo John Cather, che gestiva dei beni di lord Boyne, che aveva l’intenzione di andare in Inghilterra. E. Walpole promise, e qualche anno dopo John Cather andò a trovarlo a Londra.

Walpole non lo trovò abbastanza istruito per dargli un posto “negli affari”, e gli consigliò di entrare al servizio di qualche gentiluomo per istruirsi e formarsi.

Gli disse pure che lo avrebbe preso presso di sé se avesse avuto un posto per lui. Aveva anche l’intenzione, se il suo intendente (allora molto malato) fosse morto, di rimpiazzarlo con un suo valletto, di prendere per valletto il domestico incaricato di occuparsi dei bambini e di mettere Cather a prendersi cura dei bambini. John Cather venne molte volte a casa di M. Walpole e fu ammesso alla tavola dei domestici. Diceva di cercare un posto. Ma il 17 marzo 1750, il domestico di M. Walpole, mise al corrente il suo padrone di aver incontrato Cather in una taverna, molto ben vestito, con un gilè bordato d’argento, una camicia con collo alto arricciato. Cather confuso (stando al domestico) lo aveva invitato a bere e lo aveva pregato di non parlare al padrone dei suoi bei vestiti. Diceva di averli solo presi in prestito perché era la festa di san Patrizio. Questo racconto del domestico diede a M. Walpole (secondo la sua deposizione)  una cattiva opinione di Cather; ne dedusse che Cather aveva fatto cattive conoscenze e si decise e non occuparsi più di lui.[4] Poco tempo dopo Cather andò a casa di M. Walpole a dirgli che aveva trovato un posto e a chiedergli una raccomandazione. M. Walpole rifiutò e gli proibì di tornare da lui. Era un’imprudenza, soprattutto con un irlandese vanitoso e senza scrupoli.

Nel mese di aprile del 1750 M. Walpole ricevette una lettera di un certo Daniel Alexander che gli annunciava che John Cather stava per fargli causa accusandolo di sodomia, ma che il suo rispetto per la famiglia Walpole spingeva Alexander a mettere M. Walpole al corrente di questo progetto.

Una seconda lettera restò senza risposta, allora un certo Walter Patterson andò a casa di M. Walpole per renderlo edotto del procedimento contro di lui. Si diceva impiegato da Cather come uomo d’affari e anche lui obbediente al suo sedicente rispetto per la famiglia Walpole. M. Walpole “consapevole della sua innocenza” non prestò più attenzione a lui che ad Alexander. Quest’ultimo allora si presentò a casa di M. Walpole, ottenne un incontro riservato e gli disse che non poteva credere all’accusa di Cather. Aveva troppo rispetto per la famiglia Walpole. Poi arrivò a dire che tutti gli uomini hanno le loro passioni, che questo crimine così tenuto in orrore oggi, era stato molto in onore presso gli antichi e soprattutto in Italia. Concluse trattando questo crimine con leggerezza ma anche consigliando di soffocare qualsiasi scandalo e qualsiasi maldicenza. M. Walpole gli disse all’inizio che lui si era smascherato e che doveva essere della cospirazione contro di lui, poi cambiò atteggiamento e giocò d’astuzia con lui, fingendo di credere alla dichiarazioni di Alexander e lo incaricò di fare un’inchiesta.

Alexander lo incontrò parecchie altre volte, una volta in presenza di Horace Walpole, gli raccontò che era accusato non solo di aver tentato di commettere ma di avere commesso l’atto sodomitico e di avere messo in pericolo la vita di Cather. Alexander si offrì di mettere a posto tutto e M. Walpole rifiutò. (A questo punto fu chiesto a M. Walpole se avesse mai scritto ad Alexander. Lui disse di no, ma quando fu prodotta una sua lettera ad Alexander, riconobbe la sua scrittura, e si ricordò che in questa lettera non aveva apposto la sua firme nel modo abituale, non volendo esporre la sua firma a un simile rischio. La lettera non fu letta in udienza, perché non lo richiesero gli avvocati né di una parte né dell’altra.)

Furono lette altre lettere di Alexander, alcune minacciose, altre patetiche, che chiedevano non solo denaro per sistemare la questione di Cather, ma anche un buon posto.

Il signor Walpole rimase scosso, spaventato, e incaricò il suo amico Worsdale (che gli aveva raccontato di una conversazione ascoltata in una taverna tra persone che accusavano Walpole di essere un sodomita.) di insinuarsi tra i suoi avversari per venire a conoscenza dei loro segreti e delle loro trame. La storia è lunga e complicata, ma gli atteggiamenti morali sono ben evidenti, basti dire che Worsdale, sotto falso nome e con un certo Andrew White che conosceva Cather, riuscì pienamente nella sua missione.

Patterson (gentleman), Cain (coltivatore), Falkner, Dennison e Cather caddero nella trappola.

C. White (un irlandese che egli incontrò in Saint-James park, stando a Worsdale; l’amico intimo di Worsdale, secondo White), lo introdusse nell’ambiente di Cather e di Cain che abitavano insieme. C. White (per una ragione che non ci viene detta) era in ottimi rapporti con questi individui, e passarono tutti e quattro la serata ai “Jardins de Cuper”. Cather raccontò al simpatico Worsdale (che si fece chiamare consigliere Johnson) che era stato molto maltrattato da Walpole. Walpole l’aveva incoraggiato a venire dall’Irlanda, promettendogli aiuto, aveva poi rifiutato di aiutarlo e aveva tentato di commettere su di lui l’atto sodomitico; e lui voleva vendicarsi. “Se non mi dà cento sterline per non andare avanti con la causa, giuro che mi vendicherò.” Cain (quando rientrarono in battello da questo giardino pubblico, confessò a Worsdale[5] che Walpole non aveva violentato Cather, ma che lo aveva maltrattato non venendogli in aiuto quando quello moriva di fame e che il desiderio di ottenere denaro era la causa dell’accusa. Worsdale fece finta di approvare molto il progetto, e Cain, molto modestamente ma fieramente disse che ne era lui l’autore e che in genere le cose di questo tipo gli riuscivano bene, e che loro avevano di recente, con le minacce, estorto una somma di denaro a un signore di cui Worsdale non volle dire il nome.

Si fece poi cadere Patterson nella trappola (ma quello riuscì a scappare dalla prigione), e quando la polizia strinse la sua rete sulla banda, Walpole fu assolto dalla giuria dall’accusa di aver commesso o tentato di commettere sulla persona di Cather questo abominevole peccato di sodomia (che non si deve nominare tra cristiani), abitualmente chiamato “buggery”, e Alexander, Cather, Cain, Nixon (un uomo di legge coinvolto) furono ritenuti colpevoli di avere cospirato contro Walpole.

Fu scoperto anche un secondo e ingegnoso complotto contro Walpole, inventato da Patterson e da W. Smith, un falsario che più tardi fu impiccato. Smith offrì a Walpole, per una somma di denaro (a detta sua per aiutarlo a sbarazzarsi di Patterson che era il consigliere di Cather), un falso biglietto di Patterson in cui riconosceva di dovere a M. Georges Sandys (lo pseudonimo di Smith) 150 sterline.

Con l’aiuto di questo documento, Walpole doveva fare gettare Patterson in prigione per debiti, ma dato che si sarebbe riconosciuto facilmente che la firma di Patterson era falsa (Patterson si trovava in Irlanda alla data riportata nel documento), Walpole si sarebbe trovato in una posizione difficile di fronte a Cather. Sarebbe stato sospettato di aver fatto un falso per fare arrestare uno dei suoi accusatori.

Walpole non si fidò, prese Smith per il bavero, si batté con lui, lo gettò due volta a terra, lo bloccò a terra fino all’arrivo del marito di Windsor. Smith fu perduto.

W. Patterson, per aver accusato Walpole di un crimine che non si può nominare tra cristiani e per avere tentato di accusarlo di falso (che allora era un crimine capitale), fu condannato a sei mesi di lavori forzati, e per tre volte durante questi sei mesi doveva essere portato, nudo, fino alla cintola, e frustrato finché il suo corpo non fosse sanguinante, in giro per Hanover Square, dalle 10 a mezzogiorno, per Pall Mall, intorno a Covent Garden.

Cather fu condannato a tre giorni di gogna, una volta a Charing Cross, una volta alla fine di Chancery Lane, e una volta davanti alla Borsa, e poi a quattro anni di lavori forzati, e anche a pagare una cauzione di 40 sterline e a tre anni di sorveglianza.

Cain, fu condannato alla gogna per una volta a Charing Cross, a due anni di lavori forzati e cinque di sorveglianza con una cauzione di 40 sterline e due di 20 sterline.

Alexander fu condannato alla gogna a Charing Cross per una volta, a un’ammenda di 50 sterline, a due anni di prigione e, uscendone, ad una cauzione di 200 sterline e a due di 100 sterline, e a tre anni di sorveglianza.

Nixon scappò.

Innocente o no, si può credere che Cain si servì della vanità mortificata e della vendetta di Cather.

Questi ricattatori raccontarono a Worsdale che dopo Walpole, avevano intenzione di ricattare nello stesso modo i grandi medici, i chirurghi e gli ostetrici.

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[1] Qui ancora una volta, il processo lo prova abbondantemente, la sodomia praticata da lord Audley e dai suoi amici era un coito tra le cosce; non c’era coito anale.

[2] Nota di Project: – Gli argomenti scottanti legati alla sessualità erano trattati in latino per evitare che potessero essere facilmente compresi da chiunque.

[3] Note di Project: – Raffalovich riporta per intero il titolo inglese: “The whole proceedings on the wicked conspiracy carried on against the Hon. Edward Walpole by John Cather, Adam Nixon, Daniel Alexander, Patrick Cane, alias Kane, and others in order to extort a large sum of money under pretence of an assault with an intent to commit buggery on the body of the said John Cather in which are inserted the Trial at large of the said Cather, Nixon, Alexander and Cane; and a full account of the attempt of Smith (who was executed at Tyburn for forgery) and Patterson, to charge Mr Walpole with forgery, etc. London. Printed for H. Gifford, the corner of Elliot’s Court, in the Little Old Bailey, and sold at all the pamphlet shops in London and Westminster, 1751. Price one shilling.”

[4] Se E. Walpole era innocente (e in presenza del ricatto, che è un crimine contro la società, si ha il diritto di considerare innocente la vittima del ricatto, a meno di prove irrefutabili) le sue conclusioni sembrano molto severe; è probabile che il domestico avesse qualche gelosia o qualche risentimento nei confronti di Cather.

[5] Bisogna ricordarsi che Worsdale aveva il ruolo di detective per Walpole.

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UNIVERSALITA’ DELL’OMOSESSUALITA’, CONTESTI STORICI E LEGALI

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, dedicato all’universalità dell’omosessualità, contiene diversi elementi di interesse: dai riferimenti storici legati ai culti Moabitici, alle citazioni di poeti persiani, alle puntualizzazioni sugli atteggiamenti dei Greci e dei Romani nei confronti dell’omosessualità, a qualche riflessione sul Labouchère Ammendement, cioè sulle norme violentemente omofobe introdotte nella Legge criminale inglese nel 1885, quelle, per intenderci, che consentirono la condanna di Oscar Wilde.

Raffalovicih quando si riferisce al Labouchère Ammendement, lo fa dando per scontato che il lettore sappia di che cosa si tratta e certo era così nel 1896 ma non è più così oggi. Occorre dunque qualche precisazione in proposito.

Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta inziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.

Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.

“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”

“Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, di un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”

Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta o indiretta, anche solo tentata, a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittima i comportamenti persecutori nei confronti degli omosessuali.

Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva:

“Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”

Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.

Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Universalità dell’unisessualità

Non si può più negare l’universalità dell’unisessualità nel tempo e nello spazio; non se ne può più parlare come di un tipo di dissolutezza che viene dall’Armenia (Tarnowsky) e che è stato posi messo in pratica in tutta l’Asia, e da lì adottato in Grecia, e così via. Si è abusato troppo di tutti gli errori (errori un po’ voluti) ripetendo che le crociate avevano insegnato le cattive abitudini dei Saraceni agli Europei, che Roberto di Normandia aveva introdotto in questo modo i vizi che riempivano i sui domini, che da lì avevano passato il mare ed erano sbarcati in Inghilterra. Vent’anni prima di andare alla crociate Roberto era già riconosciuto unisessuale. Gli antichi Germani, i Celti, i Galli conoscevano l’unisessualità e la praticavano …

Prima di elencare numerosi popoli presso i quali l’inversione congenita o acquisita così come i vizi unisessuali furono realtà indigene, devo dire che questa enumerazione [1] è fatta qui solo per ricordare l’inutilità di tante spiegazioni, di tante declamazioni, ma non ha alcuna intenzione dissacratoria o scettica. Se si provasse che la prostituzione femminile è esistita in tutti i popoli della terra, la prostituzione non ci guadagnerebbe nulla, e questo non toccherebbe in nulla il modo di considerare le unioni di uomini liberi e di donne decenti; solo che non si potrebbe più dire che la prostituzione è stata insegnata da un popolo all’altro, e che è contro natura perché non ha come scopo la procreazione di figli.

Lecky, uno storico serio, ha detto che la prostituta è la sacerdotessa dell’amore coniugale e fecondo, perché senza di lei la donna virtuosa non potrebbe arrischiarsi ad uscire senza percolo. Da questo punto di vista (pienamente adeguato a un “razionalista”) la prostituta sporca e sterile sarebbe altrettanto necessaria alla purezza del focolare domestico quando in apparenza ne apparirebbe nemica.

Io cito soprattutto questa teoria di un uomo rispettato in Inghilterra e che si è dovuto considerare audace e coraggioso, per così dire, per fare risaltare la sua mancanza di audacia, di coraggio e di larghezza di vedute, quando ha dovuto occuparsi di unisessualità. In Inghilterra, quando non si vogliono spaventare le persone che si temono, oppure quando non si vuole ostentare eccessivo pudore, si ha l’abitudine di confondere la sodomia (soprattutto quella con persone molto giovani) con l’unisessualità, e così si può in tutta sicurezza attaccare il vizio contro natura così come esso merita. Solo che in questo modo si svia l’opinione pubblica, le si fa credere che Platone e gli altri grandi Greci si occupavano esclusivamente di rendere poetico il desiderio dell’ano.

Se Lecky, per esempio, se ne fosse preoccupato, avrebbe potuto dire che l’unisessualità non è più contraria alla conservazione della razza di quanto non le è contraria la prostituzione, e che i bambini che non nascono (qualsiasi ne sia la ragione) contribuiscono in modo altrettanto sostanziale al benessere dell’umanità di quelli che nascono.

Il vizio unisessuale, dice Chevalier “si trova fin al principio, come si trova oggi, presso i popoli selvaggi, nelle nature più incolte e più primitive: dovunque con le medesime credenze” (o con le credenze più opposte) “gli uomini sono arrivati a risultati identici. In fatto di vizi, non hanno avuto bisogno di alcun insegnamento, la contaminazione non è stata necessaria, perché la radice del male stava negli individui stessi.”

Per quanto indietro risaliamo, troveremo l’unisessualità: si presenta comunque una difficoltà dalla quale non ci si può liberare. Si tratta sempre di sodomia o di altre forme di unisessualità? È certo che i documenti più antichi si occupano soprattutto di prostituzione maschile, di corruzione sodomitica, ma non se ne può concludere che la sodomia fosse l’unica forma di unisessualità o la forma preponderante. Gli altri che parlano dell’unisessualità di quel tempo, ne parlano come moralisti, come giudici, e severamente, o perché si occupano solo di giudicare i vizi, o perché in queste epoche antiche non si trattavano molto seriamente le soddisfazioni sessuali che non portavano a conseguenze. Non si capisce affatto perché Erodoto o gli altri avrebbero dovuto credere necessario o importante parlare di masturbazione o di onanismo o di carezze limitate.

Nel medioevo c’erano delle mezze-vergini, ma la donna deflorata era considerata come quella veramente colpevole. E così, nelle epoche antiche la sodomia anale (o orale) richiamava naturalmente più attenzione, più severità, soprattutto quando la si ritrovava consacrata, onorata, praticata quasi religiosamente.

“Il culto di Baal o di Baal-Phégor, che si praticava in luoghi elevati e contro il quale Mosè con tutti gli altri legislatori del popolo ebraico lanciò maledizioni veramente terribili, non era altro che la prostituzione maschile messa sotto la protezione della divinità. I sacerdoti legati ai templi erano ragazzi giovani senza barba, che avevano il corpo depilato, unto di oli profumati, e si prostituivano in nome del dio dei Madianiti. La Vulgata li chiama effeminati, il testo ebraico li chiama kedeschim cioè consacrati. Il culto di Moloch, dio dei Moabiti, non era meno osceno.” (Chevalier)

Malgrado le maledizioni “la prostituzione cinedica era ben lontana dall’essere rara tra gli Ebrei.“[2] Rinvio a Chevalier e alla sua Bibbia dei poveri. In Fenicia, a Cipro, “dei sacerdoti pederasti erano legati ai templi”. Si può trovare in Krafft-Ebing uno studio della malattia degli Sciti che avevano saccheggiato il tempio di Ascalona. Venere si vendicava femminilizzando certi uomini che servivano poi come prostituti sacri. Tra i Messicani c’è una situazione simile che colpisce: i Mujérados.

L’unisessualità si trova in California, in Nicaragua, in Perù, in Madagascar, presso gli Esquimesi (si consulti l’opera monumentale di H. Bancroft sulle razze indigene d’America).

“Insomma, dice Chevalier, se ci si chiede quali siano le cause tra i popoli primitivi le si trova tanto nel loro semplice stato di natura che nel loro culto mostruoso.”[3]
Si troverà che presso i popoli ci sarà meno sodomia santificata, meno prostituzione sacra, man mano che la dissolutezza o la lussuria perderanno la sanzione religiosa, ma non ci sarà meno unisessualità. La natura non perdei suoi diritti perché non vengono glorificati nei templi gli atti di Priapo.”

Vorrei che l’universalità dell’unisessualità fosse riconosciuta definitivamente e documentata in modo che uomini distinti come Mohl o Chevalier non dicessero più che “secondo i Francesi, Caterina dei Medici introdusse l’unisessualità in Francia” (Mohl) o che l’unisessualità “può rapidamente raggiungere uno sviluppo eccessivo” (Chevalier), perché essi danno un’impressione sbagliata. Si ha il diritto di dire che la Grecia intellettuale riconobbe ufficialmente l’importanza dell’unisessualità, o che l’influenza dei costumi italiani introdotti con Caterina dei Medici fece parlare e scrivere di unisessualità, ma l’unisessualità non è come il telefono: non si può parlare di introduzione dell’unisessualità.

Quello che veramente si sviluppa è la prostituzione pederastica, il ricatto, ma non l’unisessualità perché la si ritrova fin dalla origini della sessualità. Ogni secolo, senza eccezione, parla di aumento dell’unisessualità semplicemente perché non c’è accordo tra la verità e le convenzioni che la negano.

Cartagine, Roma, la Grecia, le lascio quasi da parte. L’unisessualità dell’Africa, la dissolutezza unisessuale di Cartagine, sono ben note. Si sa che a Roma la prostituzione maschile era quasi altrettanto generalizzata e altrettanto ardente della prostituzione femminile. Rinvio il lettore francese a Chevalier. Tutta questa sezione del suo libro è eccellente. La Grecia richiede uno studio speciale se non si vogliono ripetere sempre le stesse citazioni.

L’unisessualità romana e l’unisessualità greca devono comunque essere differenziate perché erano molto diverse:

“La legge romana, in effetti, permetteva questa prostituzione solo con gli schiavi, gli affrancati e gli stranieri. Gli uomini liberi, onesti, non potevano sottomettersi ad essa.”

“I primi si vendevano a loro piacimento, i secondo compravano. La legge non interveniva che tra uomini liberi. Un attentato fatto alla libertà di un cittadino, un oltraggio fatto al carattere o alla persona di un uomo onesto era punito con la morte. Solo al tempo della seconda guerra punica fu promulgata dal Senato una legge contro i pederasti, a proposito di un certo C. Scantinius, accusato di attentato al figlio del patrizio C. Metello. Fu la legge Scantinia o Scatinia. Ma essa riguardava solo gli attentati contro uomini liberi.”

La Grecia invece disprezzava i rapporti con gli schiavi, i rapporti mercenari, tutti i rapporti che non possono nobilitare né l’uno né l’altro e cercava di innalzare l’uomo del fango del piacere facile, venale, e della prostituzione… Ho detto che quello che si chiama amor greco è l’amore turco; bisogna aggiungere che l’amore unisessuale della maggior parte dei libri di medicina è l’amore romano.

Ancora oggi questi due punti di vista persistono e la maggior parte di coloro che si occupano di inversione sono esitanti. Gli uranisti o coloro che vengono in loro aiuto sembrano tendere all’idea romana e desiderano rimuovere tutte le violente restrizioni che rendono così pericolosi i rapporti tra l’uranista e colui che egli incontra e che egli paga. Gli altri al contrario si impegnano nel liberare l’ideale greco da tutto il fango e da tutta la sporcizia delle passioni fisiche, dei legami passeggeri. L’errore di ciascuna delle due parti salta agli occhi di un uomo senza pregiudizi e senza risentimenti.

Un ideale greco che desse all’amicizia tutto quello che è tipico dell’amore salvo la base fisica, snaturerebbe l’amicizia, la danneggerebbe, le renderebbe un pessimo servizio.

Platone vuole innalzare l’amore fino ad un’amicizia completa; non vuole dare all’amicizia i parossismi dell’amore: sarebbe una sciocchezza e un’azione tanto cattiva quanto irragionevole. Tutti i moderni che hanno voluto spiegare Platone in questo senso commettono lo stesso errore morale e psicologico. L’amicizia può qualche volta (come quella di Michelet e Pionsot) in anime pure e che desiderano il bene (per questo bisogna che un’anima almeno sia pura e che l’altra apprezzi la purezza) rassomigliare a uno degli stadi di Platone, ma la sua origine è diversa: è lo spirito che risplende sia nell’uno che nell’altro caso, ma nell’amicizia il corpo non è stato conquistato perché non era da conquistare, mentre nel caso dell’amor platonico il corpo è stato sottomesso, trasfigurato.

Ed è per questo che l’amicizia rende felici in modo più dolce dell’amore platonico ma in modo meno esclusivo. Bisogna ricordarsi questa differenza e questa somiglianza.

La libertà romana, il potere di aver rapporti con la gente del popolo, senza temere le minacce di ricatto, appartengono ad aspirazioni totalmente diverse.

Il sistema odierno è iniquo, non c’è nulla che si possa dire in suo favore: conduce spesso al suicidio, anche all’assassinio, al furto, al ricatto, all’impunità, ma non diminuisce affatto gli atti sessuali tra uomini di classi diverse. L’esercito contiene ovunque migliaia di uomini che si prestano e si vendono e che, si dice, di regola non inducono al ricatto.

Gli uranisti sono molto interessati all’abolizione delle leggi contro di loro, quando non c’è né abuso di fiducia, né traviamento di minori, né violenza, né sodomia anale. Krafft-Ebing è a loro favore: e col tempo le loro legittime rivendicazioni dovranno essere riconosciute. L’Inghilterra, dieci anni fa, fece un passo all’indietro, rendendo tutti gli atti unisessuali, compiuti da chiunque e con chiunque, dovunque e in qualsiasi modo, dei delitti.[4] Questa cattiva azione, dovuta a un membro scettico e abusato, ha aumentato i ricatti e non ha diminuito e non diminuirà in alcun modo l’unisessualità inglese. L’Inghilterra non ha cambiato costumi, ci sono solo più mascalzoni e più disgraziati.

Ci vuole, lo confesso, molta imparzialità per non rivoltarsi contro gli invertiti che reclamano in modo impudente la libertà sessuale, e anche contro gli eterosessuali e contro gli ipocriti o contro i paurosi che chiudono loro la strada dell’equità e dell’onorabilità, ma che consentono loro tutti i vizi unisessuali, ammesso che essi non ne parlino e ammesso soprattutto che siano ricchi o di alto rango.
Si ha il cuore pieno di disgusto quando si vede l’impunità di tanti grandi personaggi e la rovina di tanti piccoli cittadini.

Quanto all’impudenza degli invertiti che reclamano la soddisfazione (senza paura del disonore) dei loro istinti naturali, per sostenerla o piuttosto perché sia presa in considerazione, bisogna ricordarsi che se la prostituzione femminile diventasse pericolosa, la strada eterosessuale non avrebbe niente di più elevato, nulla che facesse appello all’immaginazione. Si sarebbe tentati di dire: Eh! È giusto! Questo vi insegnerà a moderarvi. Ma non sarebbe altro che una sparata ingiusta di un altezzoso, o di un duro o di un settario…

Quanto all’Oriente, non c’è che l’imbarazzo della scelta se si cercano esempi di unisessualità [5]

In Cina c’è più pederastia che in tutti gli altri paesi ma è possibile che lì non ci sia più l’unisessualità nel senso dell’uranismo. Come in tutti i paesi in cui la sodomia è praticata apertamente, lì si allevano dei bambini destinati a subirla; la sodomia passiva diventa un’industria paragonabile alla prostituzione femminile; ma la sodomia non è lo scopo degli unisessuali, degli uranisti, e in questi paesi, tra colui che ricerca i ragazzi impuberi, colui che cerca i puberi, i giovani uomini o gli uomini fatti, ci devono essere le stesse differenze che ci sono in Europa, con questa specificazione che non bisogna dimenticare: che la sodomia lì è praticata molto di più, essendo un fatto abitudinario e non comportando come qui uno stupro. Comunque, se si leggono le letterature orientali, si riconosce subito che lì la pederastia, la sodomia, non soddisfano le anime fiere e delicate più di quanto la fornicazione con delle ragazze giovani non soddisfi queste stesse anime in Europa.
Ci sono dei romanzi d’amore cinesi senza eroina, e per un romanzo d’amore è richiesta la possibilità di un sentimento reciproco, cioè c’è bisogno di qualcosa di diverso dal libertinaggio. Sfortunatamente i romanzi cinesi sono ancora poco accessibili.

Ma la letteratura persiana a turca ci informa in modo sufficiente e ci insegna che l’unisessualità e l’uranismo di Sai, di Hafiz, di Ruscheni, di Jami, non era affatto vizio o libertinaggio.

Non contenti di sollevarsi fino al platonismo più intenso, fino al lirismo più autentico, questa poesia ci mostra l’amore unisessuale al suo apogeo, negli uomini elevati o delicati.

Goethe ne ha tratto ispirazione e ha reso omaggio alla delicatezza di questi poeti, e col suo tatto di critico e di poeta, ha colto l’elemento grazioso e innocente: la devozione del ragazzo giovane per il poeta, sentimento che gli Orientali hanno spesso espresso.

L’uranista, i filosofo sensuale, non hanno aggiunto nulla ai costumi unisessuali dell’Oriente, questo è un punto sul quale gli avvocati dell’abolizione delle restrizioni unisessuali tra uomini liberi dovrebbero riflettere. La continenza è stata resa più difficile per loro dal fatto che essi hanno imparato con più difficoltà e più amarezza a innalzarsi al di sopra di se stessi. I grandi uomini come Michelangelo o come questi saggi uomini dell’Oriente devono soffrire di più nelle epoche in cui la lussuria che li tenta è permessa, perché la loro grandezza impedisce loro di voler essere come la truppa vile dei sensuali, ed essi si forgiano degli ideali che li fanno soffrire amaramente.

Jami racconta la storia di un giovane uomo che egli colloca tra i martiri dell’amore. Questo giovane uomo ogni giorno veniva a porre nella mano di un bel ragazzo che stava per essere venduto una borsa piena d’oro; ma lui non aveva abbastanza denaro per acquistarlo. Il mercante, colpito, condusse il giovane schiavo dal giovane uomo e con un banale pretesto inventato dal suo buon cuore lo pregò di ospitarlo durante la notte. Il giovane uomo, lasciato solo col suo idolo gli prodigò le più tenere carezze e ne ricevette tutte le prove innocenti di affetto e di docilità: ma invece di provvedere ad atti di sesso, abbracciò quella testa affascinante morì d’amore piuttosto che violare la castità.

Ateneo racconta l’aneddoto di un uomo che seguì dappertutto un bel ragazzo effeminato. Quello, infastidito, gli propose di togliersi la fantasia, di andare con lui e di non seguirlo più passo passo. L’uomo si arrabbiò e domandò al giovane carino come osasse rivolgergli la parola. E finì col dire: “Io desidero solo guardarti, ammirarti e questo è tutto.”

Molti uomini che l’impedimento della legge che essi biasimano eccita alla lussuria e all’impudenza, possono diventare padroni di se stessi.

Per l’India, il Giappone, il Tonchino, la Birmania, l’Oceania, rinvio di nuovo il lettore francese a Chevalier.

In una parola, non c’è una razza o un’epoca che non abbia praticato l’unisessualità molto più di quanto non lo abbia scritto nella prosa corrente.

Ne derivano molte conclusioni la cui importanza non sfuggirà a nessuno.

La prima è che un gran numero di uomini superiori, molte delle più grandi figure della storia, hanno presentato quello che io preferisco chiamare unisessualità ma che M. Chevalier chiama ancora anomalia contro natura, stereotipo che andrebbe distrutto in nome della stessa natura, “senza che essa sembri aver nuociuto alle loro brillanti qualità o aver indebolito il loro genio. I casi do Cesare, di Leone X, di Federico II, di Cambacérès e di altri[6] ne sono la prova. Così si trovano confermati i versi di Dante, che nel canto XV dell’Inferno[7] fa notare la grande intelligenza di certi uomini dai gusti unisessuali.”[8]

Nulla prova d’altra parte che il vizio sia ai giorni nostri più diffuso che in altri tempi. Malgrado la licenza dei costumi nei grandi centri della popolazione, la nostra società moderna, come sottolineato da M. Lacassagne, dovrebbe darsi da fare molto per arrivare al gradi di depravazione della società greche o romane.[9]

“Vediamo in conclusione che “l’unisessualità” si riscontra in tutti i tempi e in tutti i luoghi, in ogni epoca storica come sotto ogni latitudine, in tutte le società, qualsiasi sia il tipo etnico, la religione o la morale. Essa non si lascia né monopolizzare né circoscrivere. È quindi impossibile considerarla, come qualcuno vorrebbe, il prodotto di una civiltà avanzata, una invenzione cosciente delle razze superiori. L’umanità, in fatto di vizio o di morale, non inventa e non perfeziona nulla. Fin dall’inizio essa dà all’istinto sessuale tutte le sensazioni naturali o artificiali possibili, e fin dall’età delle caverne, non rimaneva altro da immaginare. Le società muoiono, le religioni spariscono, le condizioni sociali cambiano, solo la “viziosità originale”, la sessualità unisessuale e eterosessuale ) dell’uomo sussiste, sempre e dovunque identica a se stessa.” (Chevalier)
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[1] Non pretende certo di essere completa.
[2] Gli Irlandesi, come gli Ebrei, hanno fama di castità, ma sono loro che hanno prodotto gli scandali di Oscar Wilde, di Dublin, di M. de Cobain, del vescovo di Clogher, dal caso Walpole, che sono comparsi nel caso di lord Audley…
[3] Si veda: Une maladie de la personannlité , L’Inversion sexualle (Psychophysiologie – Socilogie –Tératologie – Aliénazion mentale – Anthropologie – Médecine judiciaire) del dott. J. Chevalier – Lyon, Storck. 1893.
[4] Nota di Project: – Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta iniziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.
Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.
“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”
Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione di, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”
Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta, indiretta, anche solo tentata a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittimava qualsiasi comportamento persecutorio nei confronti degli omosessuali.
Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva: “Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.
[5] Al tempo di Costantino, esistevano a Costantinopoli delle case di prostituzione maschile.
Sotto Bajazet Ier (1389-1403) i Turchi amavano molto le pagine cristiane. I Greci, i Bulgari, gli Ungari. Ancora oggi i giovani cristiano sono lì favoriti.
[6] Alessandro il Grande, Socrate, Platone, Sofocle, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Virgilio, il gran Condé, il principe Eugenio, William gi Inghilterra, Michelangelo, Winckelmann, August von Platen, non guastano questa lista.
[7] Dante colloca gli unisessuali poeti nel Purgatorio.
[8] Antifisici, dice M. Chevalier.
[9] Malgrado tutto il rispetto dovuto sempre a M. Lacassagne, è spesso difficile credere a una minore depravazione nel XVIII o nel XIX secolo rispetto ad altri periodi.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5821

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUINTA PARTE

APPENDICE

“In questo paese [Inghilterra] noi abbiamo per troppo tempo trascurato la scienza relativa al sesso per un senso di falso pudore. In Germania le cose stanno diversamente. Ci troviamo studiosi che hanno elaborato autonomamente una nuova scienza e che hanno offerto al mondo una conoscenza che è della massima importanza. Noi ora sappiamo che ci sono donne con forti caratteristiche maschi e vice-versa. Anatomicamente e mentalmente troviamo che esistono tutte le sfumature tra il puro genere maschile e il puro genere femminile. Perciò è stato definito quello che da un illustre esponente della scienza è stato giustamente denominato «il terzo sesso».” – Dr. James Burnet, The Medical Times and Hospital Gazette, vol. xxxiv, N. 1497, 10 Novembre 1906, Londra.

“Ogni cittadino in grado di adempiere i suoi dovere di cittadino, sia egli padre o marito, insegnante o studente, padrone o servo, ufficiale o subordinato, ha il diritto e addirittura il dovere, di conoscere i fatti dell’inversione sessuale, di combattere e di prevenire la dissolutezza, il crimine e il vizio, di imparare e di insegnare agli altri il ruolo dell’inversione nella società e la sua morale, i doveri dell’invertito di fronte a se stesso, di fronte agli altri invertiti, di fronte all’uomo normale e di fronte alle donne e ai bambini. E anche i doveri dell’uomo normale verso l’invertito non sono minori, non sono meno difficili né meno indispensabili.” – M. A. Raffalovich. “Uranisme et Unisexualité.” Parigi, 1896.
“Il fatto che l’inversione sessuale non è un fenomeno casuale … risulta evidente dal fatto che è stata osservata in ogni tempo e in ogni luogo, e tra popoli piuttosto nettamente separati gli uni degli altri” – A. Moll, “Die Konträre Sexualempfindung” seconda edizione, p. 15. Berlino, 1893.

“Circa la larga diffusione dell’inversione sessuale, e in genere dei fenomeni omosessuali, non ci possono essere dubbi di nessun genere. Moll afferma che a Berlino egli stesso ha visto tra seicento e settecento omosessuali e ha sentito parlare di altri duecentocinquanta o trecento. Ed io stesso ho molti riscontri della loro frequenza sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Quanto all’Inghilterra, a proposito della quale io posso naturalmente parlare con maggior sicurezza, le sue manifestazioni sono chiaramente evidenti per quelli che hanno gli occhi aperti. … Tra gli elementi di maggiore livello professionale e culturale in Inghilterra ci deve essere una percentuale notevole di invertiti che qualche volta possono arrivare al cinque per cento, anche se queste stime possono spesso essere arrischiate. Tra le donne della medesima classe la percentuale sembra essere almeno doppia – anche se qui i fenomeni sono meno definiti e radicati.” – Havelocl Ellis, “Psychology of Sex” vol. Sexual Inversion, pp. 29-30. Philadelphia, 1901.

“Secondo la notizia di De Joux in “The Disinherited of Love”, il numero degli Urning in tutta l’Europa è di circa cinque milioni, il 4-5% di tutti i maschi di Europa sono Urning. E allora, una malattia – se la si può chiamare malattia – che sia così diffusa, richiede la nostra massima attenzione; ed è strano che sia solo dagli anni ’70 che questo argomento è stato discusso nella letteratura scientifica.
È proprio a causa di questa ignoranza che l’opinione pubblica è stata dominata ed è ancora dominata dal pregiudizio secondo il quale l’ermafroditismo fisico e l’inversione sessuale non sono altro che crimini, crimini volontari, mentre invece derivano in modo necessario dalla originaria natura di questi individui.” – Norbert Grabowshy, “Die verkehrte Geschlechtsempfindung” p. 16, Lipsia, 1894.

Il Dr. Hirschfeld, nel suo “Statistischen Untersuchunge über den Prozentensatz der Homosexuellen” dà I risultati di varie ricerche statistiche su questo argomento; e il loro notevole grado di coincidenza lo autorizza a parlare in modo abbastanza affidabile. Egli dice (p. 41): “Ora sappiamo che dobbiamo considerare il numero di quelli che si allontanano dalla normalità non in unità millesimali ma in unità centesimali. Il fatto che come risultato di queste inchieste e di queste commissioni di studio sia emersa più o meno la stessa percentuale (per la proporzione delle persone esclusivamente omosessuali), in particolare, la cifra si aggira intorno all’1,5%. – cioè questo straordinario accordo non può con ogni probabilità essere casuale, ma deve poggiare su una legge – una legge di natura – cioè, in particolare, che dal 90 al 95% degli uomini hanno una sessualità normale dalla nascita; che una percentuale che va dall’1,5 al 2% sono nati puri omosessuali (dico che si tratta di circa un milione in Germania); e che tra le due categorie ci rimane circa un 4% costituito da bisessuali per natura.”
E ancora (p. 60): “Ma che cosa ci mostrano questi numeri? Ci mostrano che su 100.000 abitanti in media solo 94.600 sono sessualmente normali, mentre 5.400 si allontanano dalla norma. Di questi ultimi 1.500 sono esclusivamente omosessuali e 3.900 bisessuali, di questi 3.900 700 sono prevalentemente omosessuali: cosi che di 100.000 Tedeschi, 2.200 (cioè il 2,2%) sono omosessuali o in modo esclusivo o in modo predominante – si tratta di 1.200.000 per tutta la patria tedesca.”
“L’inversione sessuale è stata normalmente considerata come psicopatologica, come un sintomo di degenerazione; e quelli che la manifestano sono stati considerati come fisicamente malati. Questo punto di vista comunque sta cadendo in discredito, specialmente da quando Krafft-Ebing, il suo principale difensore lo ha abbandonato nelle ultime edizioni del suo lavoro. Ciò non di meno, non è comunque ammesso da tutti che gli invertiti sessuali possano essere d’altra parte in perfetta salute e siano abbastanza normali in altre questioni sociali. Quando si chiede loro se abbiano mai desiderato che le cose per loro fossero diverse sotto questo aspetto essi pressoché invariabilmente rispondono di no.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo IV, Heinemann, Londra 1906.

“La gente, comunemente crede che un maschio che prova amore il suo stesso sesso debba essere spregevole, degradato, depravato, vizioso e incapace di sentimenti umani e generosi. Se la storia greca non è bastata a demolire questi preconcetti, una piccola e paziente ricerca sui comportamenti moderni sarà sufficiente a rimuoverli.” – J. Addington Symonds, “A Problem in Modern Ethics”, p. 10.

“Mantegazza dice giustamente che gli Urning non si trovano di certo soltanto nella feccia del popolo, ma che bisognerebbe piuttosto cercarli nei gruppi che, per cultura, ricchezza e posizione sociale si collocano ai primi posti. Perciò non c’è il minimo dubbio che un gran numero di Urning si possono trovare tra gli aristocratici.” – A. Moll, op. cit. P. 76.

“In nessun gruppo ci sono tanti Urning come tra i servi. Si potrebbe dire che un domestico su tre è un Urning.” – De Joux. “Die Enterbten des Liebesglückes”, p. 193. Lipsia, 1893.

“È quindi certo, come abbiamo visto, che molti Urning vengono da famiglie nevrotiche e patologicamente predisposte … ma comunque devo dire che non c’è prova che in tutti i casi di inversione sessuale tra uomini, gli individui interessati siano così predisposti ereditariamente. E inoltre c’è da tenere presente che, secondo certi autori, l’estensione della tara ereditaria, è al presente così grande che si potrebbe dimostrare una tendenza alle malattie nervose e mentali quasi in chiunque.” – A. Moll, op. cit. p.221.

“La verità è che noi non possiamo spiegare i sentimenti sessuali invertiti meglio di come possiamo spiegare l’impulso normale; tutti i tentativi di spiegare queste cose e l’amore, sono carenti.” – ibid. p. 253.

“Tra le propensioni degli Urning si trova non di rado un grande interesse per l’arte e la musica – sia per l’interesse attivo che per il godimento passivo dell’arte e della musica .. Il talento dell’attore è particolarmente notevole in alcuni. … Ma non si deve credere che gli Urning siano capaci soltanto di una particolare attività dell’immaginazione. Al contrario ci sono casi indubbi in cui essi portano il loro contributo anche nel settore della scienza. … Anche nella poesia gli Urning talvolta dimostrano un talento eccezionale; specialmente nei versi d’amore indirizzati agli uomini.” – Ibid. p. 80.

“Un esame dei miei casi [di invertiti] dimostra il fatto interessante che il 68% possiede un’attitudine artistica in vario grado. Galton trova, da un’indagine su circa mille persone, che la media di coloro che mostrano gusti artistici, in Inghilterra, è solo del 30%.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 173.

“Nell’antichità, specialmente tra i Greci, sembra che ci siano stati molti uomini che nelle loro nature emotive erano ermafroditi. Io credo che lo studio dell’ermafroditismo fisico sia molto importante e penso che porterà ancora grande luce sulla stessa psicologia dell’amore. Le osservazioni condotte sino ad oggi, mostrano già che lo stesso individuo in momenti diversi può provar sentimenti sessuali piuttosto diversi.” – A. Moll, op. cit., p. 200.

“L’Urning è capace, attraverso la forza del suo amore, di compiere i più grandi sacrifici per il suo amato, e sotto questo profilo, l’amore di un Urning è stato spesso paragonato con l’amore di una donna. Proprio come l’amore di una donna, è più forte e più devoto di quello di un uomo normale, proprio perché supera quello dell’uomo in profondità, secondo Ulrichs, l’amore urning, sotto questo aspetto dovrebbe essere considerato più in altro di quello dell’uomo che ama le donne.” – Ibid. p. 118.

“Gli uomini femminili spesso sanno come trattare le donne meglio di come fanno gli uomini maschili. Gli uomini maschili, salvo casi molto rari, imparano come trattare le donne solo dopo una lunga esperienza e anche allora in modo molto imperfetto.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo V.

“È proprio necessario che tutte le donne e gli uomini siano nettamente separati in due gruppi ben distinti, le donne da una parte e gli uomini dall’altra, allo stesso modo e sotto ogni punto di vista? … Esistono forme di transizione tra metalli e non metalli, tra combinazioni chimiche e semplici misture, tra animali e piante, tra fanerogame e crittogame, tra mammiferi e uccelli. … Si può dare per certo quindi che sia assolutamente improbabile trovare in Natura una netta delimitazione tra tutto quello che è maschile da una parte e tutto quello che è femminile dall’altra; o che qualsiasi creatura vivente sia così semplice sotto questo aspetto, da poter essere collocata interamente da una parte o interamente dall’altra della linea di confine.” – Weininger, Ibid., Introduzione, p. 2.

“Su questo, Chéron fece un’osservazione piuttosto strana. ‘Noi abbiamo – disse – per quanto riguarda le distinzioni sessuali, dei concetti che la primitiva semplicità delle persone delle epoche trascorse non poteva nemmeno immaginare. Dal fatto che ci sono due sessi e solo due, essi deducevano che una donna è semplicemente una donna e un uomo è semplicemente un uomo. In realtà le cose non stanno così, ci sono donne che sono molto donne e donne che lo sono molto poco. Queste differenze, nascoste nei tempi andati dal costume e dal modo di vivere e mascherate dal pregiudizio, si notano invece ben chiaramente nella nostra società. E non solo, ma diventano sempre più accentuate e visibili di generazione in generazione.’” – Anatole France, “Sur la Pierre Blanche”, p. 301.

“In ogni essere umano sono presenti sia elementi maschili che elementi femminili, solo nelle persone normali (secondo il loro sesso) un gruppo di elementi è molto più sviluppato dell’altro. La differenza fondamentale, nel caso delle persone omosessuali, è che in loro gli elementi maschili e femminili sono più equilibrati; così che, quando per di più lo sviluppo generale è di grado elevato, noi troviamo in questa classe di persone il tipo più perfetto di umanità.” – Dr. Arduin, “Die Frauenfrage”, in Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen, vol. ii, p. 217. Lipsia, 1900.

“L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è sia antica che diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che effettivamente non vi sia una confusione lì tra due diverse teorie sulla creazione. Si dice che Dio abbia fatto prima l’uomo a Sua immagine, maschio femmina in un solo corpo, e abbia ordinato loro di moltiplicarsi, più tardi Egli creò la donna da una parte del suo uomo originario.” (Vedi anche il mito riportato da Aristofane nel Simposio di Platone.) – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 229.

“Quando l’istinto sessuale compare per la prima volta nella prima adolescenza, sembra essere molto meno specializzato di come diventa successivamente. Non solo al suo apparire è meno definitamente diretto verso uno specifico fine sessuale, ma anche il sesso del suo oggetto è talvolta incerto.” – Ibid., p. 44.

“In me la natura omosessuale è singolarmente completa e certamente congenita. La più intensa delizia della mia fanciullezza (anche quando ero solo un esile ragazzino affidato alla mia balia) era di guardare gli acrobati e i cavallerizzi nel circo. E questo non dipendeva tanto dalle loro azioni abilissime quanto dalla bellezza dei loro corpi. Anche allora mi interessavo soprattutto i ragazzi più flessuosi e graziosi. La gente mi diceva che gli attori del circo erano malvagi e potevano rapire i ragazzini e così cominciai a vedere i miei favoriti come mezzi diavoli e mezzi angeli. Quando ero più grande e ci potevo andare da solo, andavo spesso in giro tra le tende degli spettacoli ambulanti nella speranza di intravedere gli attori. Desideravo ardentemente di vederli nudi senza le loro calzamaglie e avevo l’abitudine di rimanere sveglio la notte pensando a loro e desiderando di essere abbracciato e amato da loro.” Ibid., caso ix, p. 62.

“Avevo quindi anni, undici mesi e mezzo quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Non avevo avuto prima nessuna esperienza di soddisfazione sessuale, né in direzione omosessuale né nell’altra direzione. Questo avvenimento, quindi, arrivò abbastanza normalmente. Da parecchio tempo prima, comunque, ero stato soggetto in parte a tenere bramosie e in parte a desideri sensuali senza una forma o una finalità definita – rimanendo però le due emozioni separate una dell’altra e mai le avevo provate insieme per lo stesso ragazzo. Questi desideri sensuali senza finalità mi tormentavano spesso nelle ore di solitudine e non riuscivo a superarli. Mi si presentarono per la prima volto durante il mio quindicesimo anno, quando ero a scuola a Detmold, e nei due modi seguenti: – Per la prima volta furono risvegliati da un disegno sulle “Säulen-ordnungen” [gli ordini architettonici] di Normand, della figura di un dio greco o di un eroe che stava lì nella sua bellezza nuda. Questa immagine, cento volte respinta, tornò ancora cento volte alla mia mente. (Non c’è bisogno che io dica che quell’immagine non causò in me il temperamento urning; essa non fece che svegliare ciò che già stava lì addormentato – una cosa che qualsiasi altra circostanza avrebbe potuto provocare.) In secondo luogo, quando stavo studiando nella mia stanzetta, o quando giacevo sul mio letto, prima di andare a dormire, il pensiero era solito sorgere improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – ‘Che una volta un soldato potesse arrampicarsi attraverso la mia finestra ed entrare nella mia stanza!’ Allora la mia immaginazione mi dipingeva una splendida immagine di soldato di venti o ventidue anni; ed io ero, per così dire, tutto in fiamme. E comunque i miei pensieri erano abbastanza vaghi e non erano diretti a qualche tipo definito di soddisfazione, né avevo mai scambiato nemmeno una parola con un vero soldato.” – K. H. Ulrichs. “Memnon”, paragrafo 77. Lipsia, 1898. Vedi anche “Un Problema di Etica Moderna”, p. 73.

“Le amicizie di questo tipo, che ho formato a scuola, sono state solo due – Io non dimenticherò mai la loro assorbente profondità e intensità. Io non ho mai parlato di esse a nessuno e per questo esse erano molto più sacre e serie, né – benché possa sembrare strano – ho mai parlato di esse direttamente agli stessi ragazzi interessati e nemmeno ho mai mostrato il minimo segno di affetto verso di loro. Se avessi detto loro che io mi ero consacrato al loro benessere e che per quello volevo scarificare me stesso e tutto quello che avevo (cosa che era assolutamente vera) loro sarebbero rimasti semplicemente stupiti; e ancora di più dato che erano entrambi ragazzi giovani, non ancora arrivati alla pubertà.
Adesso io sono in qualche modo amaramente cosciente che in questi casi una delle più forti e positive influenze che mi sono capitate nella mia vita andò sprecata per i nove decimi. È impossibile immaginarsi quanto migliore sarebbe stata la situazione in condizioni più favorevoli. E ancora, tutto quello che ho provato per i ragazzi non lo avrei certamente provato senza quella buona influenza su di me, anche se (data la loro totale ignoranza dei mie sentimenti) quella influenza avrebbe potuto essere nulla. Ero consapevole dell’effetto tonificante e incoraggiante su tutta la mia natura, della confermata salute del corpo e soprattutto della enormemente accresciuta capacità di lavoro. E certamente tutto questo sarebbe stato mille volte intensificato se io fossi stato guidato qualche volta e incoraggiato anche da una pubblica opinione che approvasse queste amicizie.
Un ragazzo della Public School ha dopo tutto forti sentimenti di onore e di correttezza, e sono certo che si potrebbe fare molto di più coltivando l’opinione pubblica della scuola: rendendo le amicizie devote e disinteressate molto considerate e apprezzate e condannando come base e mezzo di correzione anche il minimo tentativo di insudiciare la purezza di un ragazzo giovane attraverso un desiderio grossolano ed egoistico di gratificazione personale. L’opinione pubblica della scuola, ne sono sicuro, si orienterebbe abbastanza prontamente a scorrere in questi canali. Ma tutto questo richiederebbe una vera apertura nel trattamento di tutta la questione, che certamente adesso non esiste. Il fatto che la più grande forza che il preside ha a sua disposizione sia così ignorata (e così immotivatamente) è più che assurdo, è mostruoso. E si tratta di una cosa che riguarda lui come insegnante quasi quanto riguarda i ragazzi stessi nelle loro reciproche relazioni. Io credo che guadagnarsi l’affetto del ragazzo venga necessariamente prima dell’insegnargli qualunque cosa. Altrimenti non gli si insegna assolutamente nulla.” – Lettera privata.

“Potrei raccontarvi un bel po’ di cose su un’altra amicizia ugualmente importante che io ho formato (io venticinquenne e il ragazzo quattordicenne) che è stato uno degli eventi più felici della mia vita. Era una cosa riconosciuta da entrambe e parti ma perfettamente controllata e pura: ci siamo conosciuti molto bene nei periodi di vacanza scolastica per quasi un anno. Io avrei potuto fare qualunque cosa con qual ragazzo, la mia influenza su di lui in quel tempo posso dire che fosse illimitata: e certamente portò un beneficio immenso ad entrambi.” – Ibid.

“Nella mia vita scolastica – come alunno esterno – avevo due amicizie di questo tipo, anche se, ovviamente, per un alunno esterno non c’era la stessa possibilità di svilupparle. Una era con un ragazzo più grande di me di circa cinque anni e un’altra con un maestro più grande di me di circa dodici. Io ero un ragazzino vergognoso e timido, e non avendo un fisico robusto, non entrai molto nell’attività atletica della scuola. Il mio amico più grande era un ragazzo molto delicato, gentile, fine di una purezza e di un’altezza di pensiero che era in contrasto stridente con la sporca atmosfera morale della scuola in quell’epoca, ma lui non era mai uno che giudicava e non era nemmeno superbo. Io sento che questa amicizia ha esercitato la più potente influenza nei miei primi anni di vita nel conservare un alto ideale di condotta davanti a me, molto più potente dell’influenza di casa, della quale non credo di essere stato molto consapevole.
“Dopo che lasciò la scuola per Cambridge, avevamo l’abitudine di scriverci regolarmente lunghe lettere, raramente di meno di tre pagine. Mi ricordo che io pensavo a lui come al più bel ragazzo che avessi mai conosciuto, ma guardando adesso la sua fotografia, presa più o meno in quell’epoca, e paragonandola con le altre, noto che i suoi tratti erano meno belli di quelli di molti altri miei compagni di scuola. Alla fine del secondo anno morì di consunzione. Successe durante le vacanze estive e allora io mi trovavo all’estero. Mi ricordo che avevo l’abitudine di sedermi a notte alta per scrivergli delle lunghe lettere su tutto quello che avevo visto, per interessarlo durante la sua malattia. Io non sapevo quanto fosse malato, ma avevo la paura terribile che non lo avrei rivisto un’altra volta. Quando rientrai in patria e seppi che era appena morto, il colpo fu terribile. Per settimane mi sentii come se io non avessi un amico in tutto il mondo. Non ho mai sentito nessuna perdita così profondamente né prima né dopo. …
“L’altra amicizia col mio insegnante di matematica, anche se non così intima, era comunque di un carattere molto affettivo. Io devo molto a quest’amicizia – Lui ha posto le fondamenta del mio ideale, del dovere di un insegnante verso i suoi alunni.” Lettera privata.

“Non è certo una novità: il sentimento che muoveva Gesù verso Giovanni, o Shakespeare verso il giovane dei sonetti o che ispirò le amicizie della Grecia è stato con noi prima e, nella nuova cittadinanza, sarà di nuovo con noi. L’amore per i compagni di Whitman è la sua moderna espressione; la Democrazia – concepita socialmente e non politicamente – è la sua base. Chiedersi quanta solidarietà nel lavoro o quanto dei moderni sindacati possa derivare da una fede inconscia in questo principio di cameratismo non è certo un domanda inutile. La più libera, la più diretta e la più genuina relazione tra uomini, che deriva da questo, deve costituire la base più profonda della fabbrica ricostituita”. – C. R. Ashbee, “Workshop Reconstruction and Citizenship”, p. 160.

Un caso di appassionato attaccamento tra due ragazzi Indiani è stato raccontato all’autore di questo libro da un maestro di una scuola in India. I ragazzi che avevano circa sedici anni, frequentavano la stessa scuola ed erano amici devoti, ma venne il tempo in cui dovettero dividersi. Uno fu portato via dai parenti verso una parte lontana del paese. L’altro era inconsolabile di fronte a questa prospettiva. Quando arrivò il giorno e il suo compagno fu allontanato, subito dopo, se ne andò tranquillamente ad un pozzo nel recinto della scuola, ci saltò dentro e annegò. La notizia, inviata per telegrafo, raggiunse l’amico in partenza che ancora era in viaggio. Quello disse poco, ma ad una delle stazioni abbandonò il treno e scomparve. Il treno andò avanti, ma dopo poco il ragazzo sbucò fuori dai cespugli vicino alla linea ferroviaria, si buttò sui binari e fu ucciso.

Quanto segue è tratto da uno dei casi ricordati da Havelock Eellis nel suo “Sexual Inversion”; “la più profonda sensazione sessuale di cui sono consapevole risale all’età di nove o dieci anni quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato di un paio d’anni più anziano di me. Non ricordo di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che lui potesse impadronirsi di me e gestirmi. Io ho ancora una sensazione precisa di quanto gradevole sarebbero stati nelle sue mani anche il dolore fisico e la crudeltà.” – Havelock Eellis, op. cit., vcaso xiii, p. 71.

“Quando avevo circa sedici anni e mezzo, venne in casa un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero più assorbente dei miei giorni di scuola. Non ricordo neppure un momento, da quando lo vidi per la prima volta a quando lasciai la scuola, in cui io non fossi innamorato di lui e l’affetto era ricambiato anche se alquanto riservatamente. Lui era sempre un po’ più avanti di me nei libri e nel lavoro scolastico ma quando il nostro affetto maturò passavano insieme molto del nostro tempo libero e lui rispondeva alle mie avances più o meno come una ragazza che viene corteggiata, un po’ ridendoci sopra, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di vezzeggiarlo e accarezzarlo, ma la nostra intimità non andò mai più in la di un bacio e su questo c’era pure il freno della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi e non abbiamo mai nemmeno bisbigliato l’uno con l’altro su quelle cose sulle quali tutta la scuola parlava in modo osceno.” – Stesso caso, pag. 73.

“All’età di ventuno anni cominciai gradualmente a rendermi conto che in qualche modo non ero come i miei compagni, che non mi piacevano le occupazioni tipicamente maschili, che fumare, bere o giocare a carte mi dava poca soddisfazione, e che avevo un vero terrore mortale per il bordello. E infatti non ci ero mai stato e in ogni occasione, con un pretesto o con l’altro, ero riuscito a tenermene alla larga. Allora conciai a pensare a me stesso. Mi sentivo paurosamente solo, miserabile e sfortunato e sospiravo per un amico della mia stessa natura – ancora senza nemmeno immaginare che ci potessero essere altri come me. A ventidue anni arrivai a conoscere un ragazzo che almeno mi chiarì le idee sull’inversione sessuale e su quelli che ne sono affetti, al punto che lui – un urning come me – arrivò ad innamorarsi di me. Mi caddero le bende dagli occhi, e benedico il giorno che mi portò la luce. … Rispetto alle donne nel loro aspetto sessuale, provavo un vero orrore, che l’esercizio del mio più alto potere di immaginazione non poteva comunque superare; e infatti non ho mai nemmeno provato a superarlo dato che sono quasi persuaso dell’inutilità di un simile tentativo che mi sembra peccaminoso e innaturale.” – Krafft-Ebing, “Psycopathia Sexualis”, settima edizione, caso n. 122, p. 291. Stoccarda 1892.

“Senza l’amore degli uomini non potrei più esistere, senza un tale amore non posso che rimanere in conflitto con me stesso. … Se esistesse il matrimonio tra uomini credo che non sarei affatto preoccupato da una relazione che dura tutta la vita, cosa che con una donna mi sembra sostanzialmente impossibile. … Ma dato che comunque questo tipo d’amore è considerato criminale, attraverso la sua soddisfazione io posso essere in armonia con me stesso ma mai col mondo e perciò necessariamente ci deve essere qualcosa di discordante e tanto più perché ho un carattere aperto e odio e bugie di qualsiasi tipo. Questo tormento di dover sempre nascondere tutto, mi ha costretto a confessare la mia anomalia a pochi amici, della cui comprensione e della cui riservatezza sono sicuro. Anche se spesso la mia condizione mi sembra abbastanza triste per la difficoltà di trovare soddisfazione e per il disprezzo generale degli amori maschili, sono comunque spesso almeno un po’ orgoglioso di avere questi anomali sentimenti. Naturalmente non mi sposerò mai – ma questo non mi sembra in nessun modo una sfortuna, anche se sono innamorato della vita familiare, e fino adesso ho passato il mio tempo solo tra le mie relazioni. Vivo nella speranza di poter avere più tardi un amante fisso; e lo devo avere, altrimenti il futuro mi sembrerebbe grigio e scolorito e tutti gli oggetti che la gente di solito insegue – onore, alta posizione sociale, ecc. – mi sembrerebbero solo cose vane per nulla attrattive.
“Se questa speranza non dovesse realizzarsi, so che sarei incapace di dedicarmi ai miei interessi permanentemente e con piacere e che sarei capace di mettere da parte qualsiasi cosa per ottenere l’amore di un uomo. Non sento più alcuno scrupolo morale a causa della mia inclinazione anomala e in genere non sono mai stato turbato dal fatto che mi sento attratto verso i giovani. … Fino adesso mi è sembrato cattivo e immorale fare cose che sono aggressive verso gli altri o che non vorrei fossero fatte a me e da questo punto di vista posso dire che cerco il più possibile di non infrangere i diritti degli altri e sono capace di reagire violentemente a qualsiasi ingiustizia fatta agli altri.” – Ibid. p. 249, caso n. 110 (funzionario in una fabbrica, 31 anni).

“I miei pensieri non sono in nessun modo esclusivamente del corpo o morbosamente sensuali. Quanto spesso alla vista di un bel ragazzo mi prende un umore profondamente entusiastico e io offro una preghiera, per così dire, con le gloriose parole di Heine – ‘Tu sei come un fiore, così grazioso, così bello, così puro’ … Finora nessun ragazzo ha mai sospettato il mio amore per lui, non ho mai corrotto o messo a rischio la moralità di nessuno, ma per molti ho qua e là ho consumato la loro strada: e quindi non ho problemi e faccio sacrifici, che sono l’unica cosa che posso fare per loro.
E quindi, quando ho la fortuna di avere un amico amato vicino a me, al quale insegnare qualcosa, da supportare, da aiutare, quando il mio amore inconfessato trova una risposta amorosa (anche se naturalmente non sessuale), allora tutte le immagini immonde svaniscono sempre di più nella mia mente. Allora il mio amore diventa piuttosto platonico e si innalza solo per poi scivolare di nuovo nel fango quando è privato della sue specifica attività.
Quanto al resto, io non sono, e posso dirlo senza presunzione, uno degli uomini peggiori. Mentalmente più sensibile di molti uomini normali. Mi interesso a qualsiasi cosa che emoziona l’umanità. Sono ben disposto, tenero, e facilmente mi muovo a pietà, non posso fare alcun male ad alcun animale, e certamente non ad una creatura umana, ma sono al contrario attivo in un modo amichevole verso la gente, se e come posso.
Perciò, quindi, davanti alla mia coscienza non posso rimproverarmi, e anche se devo certamente rigettare il giudizio del mondo su di noi, soffro comunque molto. Nella massima sincerità, non ho offeso nessuno e mantengo il mio amore nella sua più nobile attività altrettanto santamente quando fanno gli uomini normalmente disposti, ma sotto un destino infelice che non ci concede né tolleranza né riconoscimento. Soffro spesso più di quanto la mia vita possa sopportare.” – Ibid. p. 286, caso n. 114.

“Descrivere tutta la miseria, tutte le situazioni sfortunate, il costante terrore si essere scoperti nella propria particolarità e di diventare una persona non tollerabile in società – dare un’idea di tutto questo è veramente molto più di quanto la penna o le parole possano fare. Il pensiero stesso di perdere la propria esistenza sociale e di essere rigettato da tutti, appena sorge, è un tormento più grande di quanto si possa immaginare. In una situazione del genere qualsiasi cosa, qualsiasi cosa che uno avesse fatto nella via del bene sarebbe dimenticata; nella coscienza della sua alta moralità ogni uomo con disposizioni normali si gonfia di orgoglio, per quanto abbia potuto agire in modo frivolo a proposito del suo amore. Io conosco parecchie persone normali di questo tipo di cui mi è molto difficile capire la concezione svilente dell’amore.” – Ibid., p. 269.

“Prima di dormire vedo immagini tormentose di amore tradito, e così sono costretto, diverse volte, a fare ricorso al cloralio. I miei sogni sono solo la prosecuzione della mia vita attuale e sono altrettanto penosi. Come tutto questo finirà realmente non lo so; ma io penso che queste emozioni profonde debbano fare il loro corso. … L’unica fine ragionevole della lotta è la morte.” – A. Moll, “Conträre Sexualempfindung”, seconda edizione, pag. 123 (citazione da una lettera).

“Stanco e logoro, sono passato attraverso ogni tempesta di angoscia e di disperazione. Anni della più rovinosa agonia mentale sono passati sulla mia testa senza uccidermi. Attraverso gli orologi della lunga notte, ho sentito rintoccare le ore incessanti. Al sonno non ho neppure mai pensato, ma sono stato steso sul mio letto cercando di leggere qualche libro o inginocchiato vicino al mio letto a sforzarmi di innalzare il mio cuore e il mio spirito alla preghiera cercando soccorso e perdono. Alla fine, incapace di andare avanti, con la bocca fortemente serrata e la fronte corrugata, il Charmer ha attutito i miei sensi per una o due brevi ore; ma solo perché potessi svegliarmi con una più forte e più chiara percezione della mia condizione senza speranza.
Non so come siano passati i giorni, come io abbia potuto vivere così a lungo in questa miseria, non lo so proprio. Ma una tortura di questo tipo è crudelmente lenta oltre che certa. È tipico dei giovani sopportare per molto tempo quando l’amore è messo alla prova e un casuale barlume – una specie di beffardo fantasma di speranza così simile alla speranza come la meteora veloce lo è al sole che dura – aiuta a tollerare il peso della miseria e così lo prolunga. Io mi sento vecchio di centinaia di anni nel mio squallore di ogni momento. Non posso combattere contro l’amore e schiacciarlo – mai! Dio ha inserito nel mio cuore la necessità del sentimento; ma è difficile non chiedersi perché ha inserito un elemento così divino nella mia natura che è condannata a morire insoddisfatta che è destinata alla fine ad essere la mia vera morte.” – Da un manoscritto consegnato all’autore da un Urning.

H. Ellis, nell’appendice D del suo libro sull’Inversione sessuale, parla alquanto estesamente delle amicizie scolastiche della ragazze, che loro chiamano “fiamme” e “deliri”, dell’amore a prima vista, del romanticismo, del corteggiamento, degli incontri nonostante gli ostacoli, delle lunghe lettere, della gelosia, dello scrivere ovunque il nome dell’amata, ecc.; queste relazioni sono talvolta sessuali, ma molto frequentemente non è così, anche se sono piene di “eretismo psichico”.
Nella stessa appendice cita una donna di trentatré anni che scrive; “A quattordici anni mi sono innamorata per la prima volta, ma è stato con una ragazza. Era un amore insano e intenso, ma aveva le stesse qualità e provocava le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a diciotto anni. In nessuno dei due casi l’oggetto d’amore era idealizzato: io ero completamente consapevole dei loro difetti, ciò nonostante tutta la mia persona era persa, immersa nella loro esistenza. Il primo durò due anni, il secondo sette anni. Da allora nessun amore è stato così intenso ma adesso queste due persone , anche se sono ancora viventi, non sono per me nulla di più che autentici estranei.”
Un’altra donna di trentacinque anni scrive: “Le ragazze tra i quattordici e i diciotto anni in collegio o nella scuola femminile spesso si innamorano di persone dello stesso sesso. Non si tratta di amicizia. L’amata è più grande, più avanzata, più affascinante o più bella. Quando ero una matricola in collegio ho conosciuto più o meno trenta ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Molte la ricercavano per il fascino, ma io so che il mio omaggio e quello di molte altre era sincero e appassionato. Io l’amavo perché era brillante e completamente indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se all’epoca la consideravamo bella. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, si sentì male per due settimane. Al suo ritorno stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu tropo grande e lei svenne. Quando raggiunsi l’ultimo anno fui io a ricevere gli sguardi languidi, i versi originali, le rose e le lettere appassionate scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.
L’amore appassionato tra ragazze, da quello più innocente alle escursioni più elaborate nella direzione del lesbismo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici che, e ancora forse di più, nei cori e tra le ballerine.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 130.

“L’amore delle donne omosessuali è spesso molto appassionato, come quello degli urning. Proprio come gli urning, le donne omosessuali si sentono felicissime quando amano in modo felice. Comunque, per molte di loro, come per gli urning esiste la circostanza molto penosa che in conseguenza della loro antipatia per il tocco del maschio non sono in condizione di fondare una famiglia. Talvolta, quando l’amore di una donna omosessuale non è corrisposto, ne seguono seri disturbi del sistema nervoso, che portano anche al parossismo della furia.” – A. Moll, op. cit p. 338.

“È degno di nota il numero di donne invertite che, con maggiore o minore frode sono state sposate con donne di loro scelta e la coppia ha vissuto felicemente insieme per lunghi periodi. So di un caso, probabilmente unico, nel quale la cerimonia è andata avanti senza nessun inganno da nessuna delle due parti; una donna inglese congenitamente invertita, di notevole abilità intellettuale, ora morta, era legata alla moglie di un uomo di chiesa che, nella piena consapevolezza di tutti i fatti del caso, sposò privatamente le due donne nella sua chiesa.” – Havelocj Ellis, op. cit., p. 146, nota a fondo pagina.

“Ci si dice (nel “Giornale del viaggio in Italia” di Montaigne, 1350) che sette o otto ragazze che erano di Chaumont, decisero di vestirsi e di lavorare come uomini; una di esse venne a Vitry per lavorare come tessitore e fu ritenuta un ragazzo di buna condizione, come tale era amato da tutti. A Vitry si fidanzò con una donna ma, siccome sorse un problema, non si celebrò alcun matrimonio. Successivamente si innamorò di una donna che sposò e con la quale visse per quattro o cinque mesi, con grande soddisfazione della moglie, si dice. Ma essendo stata riconosciuta da qualcuno di Chaumint e portata davanti alla giustizia, fu condannata all’impiccagione, Disse che avrebbe preferito essere impiccata al vivere ancora come una ragazza e fu impiccata per avere usato invenzioni illecite per supplire ai difetti del suo sesso.” – Ibid. p. 119.

“È evidente che ci devono essere delle ragioni profonde della frequenza della omosessualità tra le prostitute. Una di queste cause, senza dubbio, risiede nel carattere delle relazioni delle prostitute con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale e dato che l’elemento economico è enfatizzato, la possibilità della soddisfazione sessuale diminuisce; nel migliore dei casi, anche qui manca il senso di parità sociale, la sensazione del possesso e l’ambito necessario all’esercizio dell’affetto e della devozione femminile.” – Ibid., p. 149.

“Tra le prostitute registrare a Berlino ce ne sono senza dubbio un gran numero che onorano l’amore delle donne. Fonti bene informate mi dicono che circa il 25% delle prostituite di Berlino hanno relazioni con altre donne.” – A. Moll, op. cit., p.331.

“Karl Heinrich Ulrichs (nato vicino Aurich nel 1825), aveva esposto e difeso l’amore omosessuale, e i suoi punti di vista si dice abbiano avuto una certa influenza nell’attirare l’attenzione di Westphal sull’argomento; era un ufficiale legale di Hannover (Agente del fisco), lui stesso invertito sessuale. Da 1864 in poi, all’inizio sotto lo pseudonimo di Numa Numantius e poi usando il suo vero nome, Ulrichs pubblicò in varie parti della Germania una lunga serie di lavori che trattavano di questa questione e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione legale dell’invertito sessuale in Germania.
Pur non essendo un autore i cui punti di vista psicologici possono avere molto peso scientifico, Ulrichs ci appare essere stato un uomo di abilità molto brillante e la sua conoscenza si dice essere stata quasi universale; non era solo molto versato nei suoi argomenti specifici di giurisprudenza e di teologia ma anche in molti settori delle scienze naturali come anche nell’archeologia; era inoltre considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli e poi all’Aquila degli Abruzzi da dove pubblicò anche un periodico latino. Morì nel 1895.” – Havelock Ellis, op. cit., p. 33.

Ultichs entra in una classificazione elaborata di tipi umani, con una corrispondente nomenclatura, che, benché un tantino ponderosa, è stata utile. Tra i maschi, per esempio, distingue l’uomo abbastanza normale, che lui chiama “Dioning”, dall’invertito, che chiama “Urning”. Tra gli Urning, di nuovo, distingue (1) coloro che sono completamente maschili nell’apparenza, nelle abitudini mentali e nel carattere (“Mannlings”) e che tendono ad amare soggetti più morbidi e più giovani del loro stesso sesso; (2) Coloro che sono di apparenza e di modo di pensare effeminato (”Weiblings”) e amano uomini più rozzi e più vecchi; e (2) quelli che sono di un tipo intermedio (“Zwischen Urnings”) e amano i giovani uomini. Poi di nuovo c’è l’”Urano.dioning”, che è nato con la capacità di amare in entrambe le direzioni, cioè sia uomini che donne, Questo è generalmente di tipo maschile. E al di à di queste ci sono alcune sotto-specie come l’”Uraniaster”, che è un uomo normale che ha contratto abitudini urning, e l’”Urning virilizzato”, che è un Urning che ha contratto abitudini normali, anche se queste non sono naturali per lui! Il tutto si può riassumere in una tabella come segue: –

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Se aggiungiamo a questa una tabella corrispondente per il sesso femminile avremo un’idea della complicazione del sistema di Ulrichs! Per quanto il sistema sia complicato e per quante critiche possiamo muovergli, dobbiamo riconoscere che non eccede comunque la complicazione dei fatti reali di natura. (Vedi K.H. Ulrichs, “Memnon”, capitoli iii-v.)

L’analisi dell’argomento di Krafft-Ebing è nel complesso tanto elaborata quanto quella di Ulrichs. È data da J.A. Symonds in forma di tabella, come segue:

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A Symonds continua: – “Qual è la spiegazione razionale dei fatti che ci è presentata dall’analisi che ci ho formulato in questa tabella, non può ancora essere completamente chiarito. Non conosciamo ancora abbastanza circa le leggi del sesso nelle creature umane per avanzare una teoria. Krafft-Ebing e gli autori della sua scuola sono attualmente inclini a riferirsi tutti alle malattie dei centri nervosi, ereditarie, congenite, risvegliate da abitudini precoci di auto-abuso. Ho già cercato di mostrare l’inadeguatezza di questo metodo e ho anche richiamato l’attenzione sul fatto che non ci dà sufficientemente conto dei fenomeni che ci sono noti attraverso la storia e attraverso l’esperienza di ogni giorno.” [Bisognerebbe notare che nelle edizioni più tarde del suo libro, Krafft-Ebing modifica considerevolmente l’idea secondo la quale queste variazioni sessuali indicano tutte malattia.] – “Un Problema di Etica Moderna”, p. 46.

Moll, parlando dell’atto così comunemente accreditato agli Urning (sodomia), dice: “Comunemente si dà per scontato che il rapporto sessuale tra Urning consista in questo. Ma è un grosso errore supporre che questo atto sia così frequente tra di loro.” – A- Moll, op. cit., p. 139.

E Krafft-Ebing ne parla come di cosa rara tra i veri Urning, quantunque piuttosto comune tra i vecchi viziosi e debosciati di più normale temperamento. – “Psychopathia Sexualis”, settima edizione, pag. 258.

“L’urning non solo nega l’innaturalità delle sue inclinazioni ma anche il loro carattere patologico; protesta contro il paragone con gli zoppi e coi sordi. La coincidenza occasionale dell’inversione sessuale con altre condizioni realmente morbose non significa nulla e nemmeno il ricordare che essa è contraria alla finalità di propagazione della razza è una prova; chi infatti ci può garantire che la natura abbia inteso destinare tutti alla propagazione della razza? Anche all’ape operaia la natura non ha garantito questa funzione anche se nei suoi rachitici organi sessuali femminili esiste una innegabile indicazione o un suggerimento di sentimenti sessuali.” – A. Moll, op. cit., p. 271. (Da una lettera di un Urning sessantenne.)

“L’omosessualità, quindi, può essere definita come una varietà anormale dell’impulso sessuale, ma difficilmente come una varietà patologica. Se volete, potrebbe essere definita un arresto dello sviluppo o una specie di reversione. E questo si accorda abbastanza col fatto che i migliori esperti di questo argomento non hanno finora scoperto più anormalità fisiche tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali – e nemmeno più degenerazione o segni di degenerazione.” – Consulente medico Dr. Paul Naeke, in “Der Tag”, 26 ottobre 1907.

“Come risultato di queste considerazioni Ulrichs conclude che non c’è alcuna base reale per la persecuzione degli Urning salvo quella che può essere trovata nella ripugnanza provata dalla grande maggioranza numerica verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia i matrimoni, perdona la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle sue proprie inclinazioni sessuali. Rende illegali le unioni temporanee o permanenti per la minoranza, la cui inversione dell’istinto aborrisce. E questa persecuzione, nel pensiero popolare, a qualunque livello, è giustificata come molti altri atti iniqui di pregiudizio e ignoranza, da presupposti teologici e da cosiddette disposizioni della rivelazione” – “Un problema di etica moderna” p. 83.

“Noi intendiamo come “omosessuale” una persona che si sente portata verso individui dello stesso sesso da sentimenti di vero amore. Dal punto di vista scientifico è indifferente se egli agisca o meno in accordo col suo sentimento omosessuale. Così come ci sono persone normali che vivono castamente, così ci sono persone omosessuali in cui amore ha chiaramente un carattere psichico, ideale e “platonico”. …
“L’impronta femminile, nel caso degli uomini omosessuali, è in genere evidenziata dalla presenza di una maggiore sensibilità e recettività e anche dalla predominanza della vita emotiva, da un forte senso artistico, specialmente in direzione della musica, e anche spesso da una tendenza al misticismo, e da diverse inclinazioni e abitudini femminili sia nel senso migliore che in quello peggiore del termine. Questa mescolanza di temperamento, comunque, non rende l’omosessuale come tale una persona di minor valore. Egli non è infatti della stessa natura dell’eterosessuale, ma è di uguale valore.” Testimonianza del Dr. M. Hirschfeld come medico specialista nel processo Moltke-Harden.

“Una seria obiezione al riconoscimento e alla tolleranza dell’inversione sessuale, è sempre stata che essa tende alla limitazione della popolazione. Questo era un argomento politico e sociale sano al tempo di Mosé, quando una piccola tribù militare aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. In nessun modo è un argomento valido nella nostra epoca, quando le porzioni abitabili del globo stanno diventando rapidamente sovrappopolate. E per di più dobbiamo tenere a mente che la società, nell’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile e in questo modo, uomini e donne, quantunque normalmente procreativi, sono sterilizzati in misura indefinita.” – J. A. Symonds, “Un problema di etica moderna”, p.82.

“Prima di Giustiniano, sia Costantino che Teodosio approvarono leggi contro l’inversione sessuale, affidando i colpevoli alle “fiamme vendicatrici”. Ma queste norme non erano applicate rigidamente e si può dire che l’opinione pubblica moderna derivi dalla legislazione di Giustiniano. Le opinioni in materia di costumi e comportamenti seguono sempre la legge. Anche se gli editti imperiali non potevano sradicare una passione che è inerente alla natura umana, avevano l’effetto di diffondere le più estreme punizioni in tutti i codici della nazioni cristiane e di creare un permanente odio sociale.” – Ibid. p.13.

“Il nostro atteggiamento moderno è in qualche modo fatto risalire alla legge giudaica e alla sua sopravvivenza nelle opinioni di san Paolo su questa materia. Ma la legge giudaica stessa aveva un fondamento. Ogni qualvolta l’allargamento della popolazione diventa una necessità sociale fortemente sentita, come accadeva tra i Giudei, nella loro esaltazione della vita familiare, e come accadeva quando i popoli europei furono costituiti, lì l’omosessualità è considerata come un crimine, punibile perfino con la morte … Fu nel secolo quarto di Roma che la forte opposizione moderna all’omosessualità fu formulata in legge. La razza romana era stata in decadenza per parecchio tempo, fiorivano perversioni sessuali di tutti i tipi, la popolazione stava calando, e nello stesso tempo il Cristianesimo, con la sua ostilità giudaico-paolina alla omosessualità stava rapidamente diffondendosi. Gli uomini di stato del tempo, ansiosi di accelerare le pulsazioni della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio e Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità – l’ultimo ordinando in ogni caso come pena le “fiamme vendicatrici”” – Havelock Ellis, op. cit. p.206.

“Oggi i calzolai che fanno le scarpe su misura, trattano in modo più personale con gli individui dei nostri insegnanti e dei nostri direttori di scuola nel loro applicare i principi morali. Gli individui della forma sessualmente intermedia sono trattati come se essi fossero esattamente dei buoni esempi del tipo ideale di maschio o di femmina. Ci manca un trattamento “ortopedico” dell’anima, invece dalla tortura provocata dall’applicazione di forme convenzionali già pronte. Il sistema attuale elimina molto di ciò che è originale, sradica molto di ciò che è veramente naturale e distorce molto in forme artificiali e innaturali.” O. Weininger. “Sesso e carattere”, capitolo v.

“Ciò che è nuovo, nel mio modo di vedere la cose è che stando ad esso l’omosessualità non può essere considerata come un atavismo o come dovuta ad un arresto dello sviluppo embrionale o ad una incompleta differenziazione sessuale; non può essere considerata come un’anomalia rara che si intrufola nella comune completa separazione dei sessi. L’omosessualità è solo la condizione sessuale di quelle forme sessuali intermedie che si estendono da una condizione sessuale ideale all’altra condizione sessuale ideale. Secondo me, ogni organismo attuale ha sia omosessualità che eterosessualità.” – O. Weininger, “Sesso e carattere”, cap. iv.

“E dunque come può accadere che nella nostra epoca, considerata così filantropica, tutte le categorie di uomini, in ragione di anormalità mentali congenite, siano bollate e bandite, freneticamente perseguitate, pubblicamente marchiate, e trattate con le condanne penali più severe? Si stenta a credere che casi gravi di omicidi criminali, parlando moralmente, accadano in questa materia ancora alla fine del diciannovesimo secolo. Alla penosa ignoranza dei giudici, ai mille pregiudizi ereditari della pubblica opinione, come anche alla schiavitù mentale dei corpi legislativi, si deve ascrivere il fatto che il codice penale degli stati più civili è ancora in grande misura formulato nello spirito cupo del medioevo.” – O. de Joux, “Die Enterbten des Liebesglückes” [I diseredati della felicità amorosa] p. 16.

“Fino adesso l’umanità omosessuale si è trovata in una posizione particolare. La sua bocca era chiusa e non poteva parlare; era legata mani e piedi e non poteva muoversi. Ma ora c’è stato un cambiamento importante. La Scienza ha preso le parti di queste persone e ha difeso il loro onore. … Io dichiaro quindi apertamente che questi uomini non dovrebbero più essere marchiati in nome della Cristianità né per mezzo della legge né con qualsiasi altro mezzo.” Da una lettera scritta da un prete cattolico, in risposta ad una circolare inviata dal Comitato delle Humane-Science di Berlino. (Vedi “Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen) [Annuario degli intermedi sessuali] vol. ii, p. 177.)

“Così il peggiore di tutti i mestieri, quello del ricatto [delle lettere anonime] è incoraggiato dalla legge. … Il miserabile disgraziato perseguitato, messo nell’alternativa di pagare denaro o diventare socialmente impresentabile, perdendo una posizione importante e vedendo il disonore esplodere su di lui e sulla sua famiglia, paga; ma non solo, più paga più grande diventa il vampiro che gli succhia il sangue e la vita, finché alla fine davanti a lui non resta nulla se non la totale rovina finanziaria e la disgrazia. Chi si stupirebbe se i nervi di un individuo in questa posizione non sono capaci di sopportare uno sforzo così terribile? In alcuni casi i nervi cedono tutti insieme. … Cambiate la legge e invece di aumentare il vizio lo diminuirete. La tentazione di esercitare un mestiere disgraziato con lo scopo di estorcere denaro sarebbe eliminata.” – “Un problema di Etica Moderna”, pagine 56 e 86.

“Ne dedurrete giustamente che è difficile per me dire esattamente come io considero (moralmente) la tendenza omosessuale, comunque sono certo che anche se fosse possibile non vorrei cambiare la mia natura di invertito in una normale. Io sospetto che le amozioni sessuali, e anche quelle di un invertito, abbiano un senso più sottile di quello che si attribuisce loro generalmente; ma i moderni moralisti o dibattono timidamente di interpretazioni trascendentali o non ne considerano alcuna, e io sono ignorante e incapace di risolvere il mistero che questi sentimenti sembrano implicare”. – Havelock Ellis, op. cit. p. 65, caso ix.
“Io non posso considerare i miei sentimenti sessuali come innaturali o anormali, dato che si sono dischiusi dentro di me in modo così perfettamente naturale e spontaneo. Tutto quello che ho letto nei libri o ho sentito dire sull’ordinario amore sessuale, la sua intensità a la sua passione, la devozione per tutta la vita, l’amore a prima vista, ecc. mi sembrano potersi facilmente paragonare con le mie esperienze di tipo omosessuale; e rispetto alla moralità di questo difficile argomento, la mia sensazione è che sia la stessa che potrebbe manifestarsi nell’amore tra un uomo e una donna, e precisamente che nessuna soddisfazione fisica sarebbe ricercata al costo di stressare o degradare un’altra persona. Sono certo che questo tipo di amore è, nonostante le difficoltà fisiche che lo accompagnano, così profondamente eccitante e nobilitante come l’amore dell’altro tipo, se non anche di più; e credo che per una perfetta relazione le vere gratificazioni sessuali (qualsiasi esse siano) probabilmente rivestano un’importanza minore in questo amore che nell’altro.” – Ibid, “caso” vii, p. 58.

“Sono cresciuto, ho cominciato i miei studi professionali e ne sono stato molto felice. Vivevo in una grande capitale, mi muovevo molto in società. Avevo un grande e vivace gruppo di amici. Ma sempre, ogni volta, io capivo che nel nucleo, alla radice profonda di me stesso, c’erano un palpito e un calore, un riflusso e un’ondata, una ricerca come in un sogno vano di realizzare ancora quella passione di amicizia che potesse trascendere finalmente la fredda idea moderna di legame; la super-amicizia, l’amore-amicizia dell’Ellade che significava che tra uomo e uomo poteva esistere l’amore fisico sessuale. Questo era ancora possibile! Ora lo sapevo. Avevo letto nei versi e nella prosa di autori greci, latini o orientali, che avevano descritto ogni ombra della sua bellezza o della sua bruttezza, il suo potere di svilimento – Da Teocrito a Marziale, o ad Abu-Nuwas, a Platen, a Michelangelo, a Shakespeare. Lo avevo imparato dalle statue degli scultori – in queste linee così spesso vivide per la mera bellezza fisica maschile – lavori che generano, che fanno sorgere il senso di essa in una razza. Lo avevo quasi indovinato nella musica di Beethoven e di Tschaikowsky, prima di conoscere la biografia ci ciascuno di loro. E avevo riconosciuto che cosa esso rappresenti per la maggior parte della gente oggi – dal disgusto al disprezzo alle risate dei miei simili – quando si accenna appena ad una simile emozione.” “Imre: a memorandum” di Xavier Mayne, p. 120. Napoli, R. Rispoli, 1906.

“Finalmente, in quello stesso inverno, il caso mi ha aperto bene gli occhi su me stesso. Da allora, non ho più avuto bisogno di conoscere altro del mio albero del bene e del male. Mi sono buttato in una massa di studi seri: Tedesco, Italiano, Francese, Inglese, a partire dai migliori specialisti e teorici europei di materie intorno alla sessualità, molti di loro con idee molto diverse da quelle del mio bene intenzionato ma fin troppo assertivo dottore Yankee (che aveva raccomandato il matrimonio come cura). Ho letto delle teorie più discusse sul “sesso secondario” e sull’”intersessualità”, ho imparato molto circa le teorie e i fatti relativi all’omosessualismo, l’amore uraniano, la razza uraniana, il “sesso all’interno dello stesso sesso”… Sono venuto a sapere della loro enorme distribuzione nel mondo oggi, e della notevole attenzione che gli scienziati e i giuristi europei hanno dedicato ai problemi collegati con l’omosessualismo. Potrei seguire intelligentemente gli sforzi di ben disporre l’opinione pubblica verso questa non sradicabile e non compresa fase dell’umanità. Ho capito che ero sempre stato membro di quelle confraternita nascosta e di quel sub-sesso o super-sesso. Mi sono anche preoccupato di informarmi della sue profondamente istintive framassonerie, anche di quelle organizzate, in ogni classe sociale, in ogni paese e in ogni civiltà.” – Ibid., pp. 134-135.

“Così nell’inversione sessuale troviamo quello che si può giustamente chiamare “gioco” della variazione, una di quelle aberrazioni organiche che vediamo nella natura vivente, nella piante e negli animali.” … “ Tutte queste variazioni organiche che io ho menzionato qui per illustrare l’inversione sessuale sono anormalità. È molto importante che noi abbiamo un’idea chiara di che cosa sia l’anormalità. Molta gente immagina che ciò che è anormale sia necessariamente patologico. Ma non è così a meno che noi non diamo alla parola malattia un’estensione sconveniente e illegittima. È insieme sconveniente e inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio come malattie nello stesso senso in cui parliamo di scarlattina, tubercolosi o paralisi generale come malattie.” – Havelock Ellis, op. cit. p. 186.

“Ho sostenuto da qualche tempo una teoria su questa questione “omogenica” – io non credo che sia nuova – ma il fatto è che quando un uomo raggiunge un certo stato di sviluppo e si avvicina alla totalità della natura umana, viene all’esistenza in lui, anche in tono minore all’inizio, un elemento femminile oltre quello maschile. Questo significa che quando egli supera le varie barriere, supera anche le barriere del sesso, nel suo percorso per diventare un essere umano completo, un Universale.” – Da una lettera privata.

“I grandi geni, uomini come Goethe, Shakespeare, Shelley, Byron, Darwin, avevano tutti un’anima femminile ben sviluppata in loro. … Come noi incontriamo comunemente nelle città donne che sono maschi per un quarto o per un ottavo e così via, … Così c’è all’interno di noi un analogo mezzo sangue che si adatta alle circostanze con la massima facilità. I Greci riconoscevano che un essere simile poteva esistere anche in armonia con la natura e così lo abbellirono e lo idealizzarono come Saffo.” – Charles G. Leland, “Il sesso alternato”, pag. 41 e 57. Londra, 1904.

“Ho analizzato e indagato questa questione per molti anni ed è mia ferma convinzione da molto tempo che nessuna violazione della moralità è coinvolta nell’amore omosessuale che, come ogni altra passione, tende quando debitamente inteso e controllato da un sentimento spirituale, alla salute fisica e morale dell’individuo e della razza, e che sono solo le sue brutali perversioni che sono immorali. Ho conosciuto molte persone più o meno soggette a questa passione e ho trovato che erano una categoria di uomini di pensiero particolarmente elevato, retti, fini e, devo aggiungere, puri di mente.” – Comunicato dal prof. … in Appendice a “Inversione sessuale” di Havelock Ellis, p. 240.

“Ciò che fin dal principio mi bloccava di più ma ora mi sembra perfettamente chiaro e anzi proprio necessario è che tra gli omosessuali si trova il gruppo più notevole di uomini, specificamente quelli che io chiamo super-virili. Questi uomini stanno in virtù della speciale variazione della loro anima tanto al di sopra degli uomini comuni quanto un uomo di sessualità normale sta sopra una donna. Un individuo simile è capace di ammaliare gli uomini con suo odore di anima, come loro, benché passivamente, ammaliano lui. Ma dato che lui vive sempre nella società degli uomini, e gli uomini, per così dire, siedono ai suoi piedi, ne deriva che questo super-virile spesso scala le cime più altre dall’evoluzione spirituale, dello stato sociale e della capacità virile. Da qui deriva che i nomi più famosi del mondo e della storia della cultura stanno a ragione o a torto nella lista degli omosessuali. Nomi come Alessandro il Grande, Platone, Giulio Cesare, Michelangelo, Carlo XII di Svezia, Guglielmo d’Orange e così via. Non solo è così ma deve essere così. Così come certamente come eroe delle donne rimane un uomo spiritualmente inferiore, così l’eroe degli uomini è proprio un eroe degli uomini, se in qualche modo ha materia per esserlo.
Di conseguenza il codice penale tedesco, nel bollare l’omosessualità come crimine mette il fior fiore dell’umanità nella lista di proscrizione.” Prof. Dott. Jaeger, “Die Entdeckung der Seele” [la scoperta dell’anima] pp. 268-269.

“I tipi licenziosi, garruli o morbosi di invertiti sono stati così onorari dalla pubblicità che gli altri tipi sono ancora poco conosciuti. Questi ultimi nella maturità della loro natura intellettuale e morale, smettono di cercare il sesso come il perno dell’universo, smettono di rattristarsi della loro sorte. Hanno la loro missione da compiere quaggiù e cercano di compierla quanto meglio possono. Nello stesso modo troviamo che ci sono eterosessuali (o normali) che in un certo stadio della loro crescita si liberano della vita sessuale.” – M. A. Raffalovich. “Uranismo e unisessualità”, p. 74.

“Il beneducato e molto acculturato Urning è un completo idealista; la materia per lui non è che un simbolo del pensiero e il reale non è che l’espressione vivente dell’invisibile”. – De Joux, “Die Enterbten des Liebesglücks” [I diseredati della felicità amorosa], p. 46.

“Dato che la natura e la legge sociale sono così crudeli da imporgli un severo celibato, tutto il suo essere è conseguentemente di straordinaria freschezza e di superba purezza, e i sui modi di vita sono modesti come quelli di un santo – una cosa che nel caso di un uomo di salute florida e che gira il mondo è certamente inusuale.” – Ibid. p. 41.

“Se l’anima di una donna nella sua forma usuale rappresenta un segreto chiuso con sette sigilli, quando è imprigionata nel robusto copro di un uomo e fusa con alcuni dei motivi della virilità, nessuno potrà mai essere certo della scrittura ben più enigmatica di quei significati sibillini. Solo un Urning può capire un Urning.” – Ibid. p. 63.

“Dato che essi stessi (gli Urning) sono di natura molto complessa e messi insieme a partire da elementi opposti, essi ricercano ed amano le nature semplici, schiette, franche. Dato che soffrono in continuazione per la ribellione dei loro desideri contro il buon gusto e la morale, spesso bramano una libertà barbarica. E poiché ogni loro emozione è accorciata, distratta e usurata dalle migliaia di dubbi e di sospetti delle loro menti urning, radunano intorno a sé uomini che sono abituati ad andare direttamente dalla sensazione all’azione e che lavorano a partire da istinti basilari selvaggi con la stessa certezza degli animali.” – Ibid. p. 96.

“È vero che noi siamo spesso inferiori agli uomini normali quanto a forza di volontà, sapienza mondana e senso del dovere; ma d’altra parte, nella profondità e nella delicatezza del sentimento e in ogni virtù del cuore noi siamo molto superiori. Non possiamo amare le donne, ma ci lamentiamo con loro e le aiutiamo al focolare e accanto alla culla, nel bisogno e nella solitudine come i loro amici più altruisti. … Noi non disprezziamo le donne perché sono deboli perché siamo molto più perspicaci e abbiamo molto meno pregiudizi dei cosiddetti signori della creazione, siamo molto più nobili, molto più utili e abbiamo una visione molto più corretta della loro … Comunque, se uno dei sessi ha un motivo per limitare il rispetto in qualsiasi grado nei confronti dell’altro, chi ne ha più motivo? Di’ pire di loro quello che vuoi, il secondo e il terzo sesso (le Donne e gli Urning) sono sempre molto migliori degli uomini brutali ed egoisti, che oggi sono immersi nel grossolano materialismo; perché, con qualsiasi livello di corruzione, i due sessi citati prima sono comunque di cuore più puro e si infiammano più facilmente verso tutto ciò che è buono e sono più capaci di entusiasmo genuino e di amore dei loro compagni rispetto al sesso maschile.” – Ibid. p. 224.

“Incarnando come realmente incarna amore, pazienza, rinuncia, umiltà e dolcezza, potrebbe cercare di colpire con la sua mano gentile tutti i cuori e di guarire tutte le ferite che sono il risultato della debole peccaminosità originale dell’uomo. Le tenere emozioni nel suo petto, il suo cuore sempre tenero facilmente sconvolto, la sua delicata sensibilità e la sua recettività verso tutto ciò che è alto e puro, la sua mitezza, la sua bontà e la sua inesauribile pazienza – tutti questi doni divini della sua anima portano chiaramente alla conclusione che il grande creatore del mondo intendeva creare negli Urning un nobile sacerdozio, una razza di Samaritani, un ordine rigorosamente puro di uomini per offrire un forte contrappeso alle tendenze immorali della razza umana, che aumentano con l’aumentare della sua cultura.” – Ibid. p. 253.

“Quando riprendo in considerazione i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono portato a dire che se noi potessimo fare in modo che un invertito fosse in buona salute, autocontrollato, capace di rispetto verso se stesso, avremmo fatto spesso ben più che convertirlo ad un mero debole simulacro di un uomo normale. Un riferimento alla pederastia dei tempi migliori dei Greci e alla dignità, alla temperanza e anche alla castità che essa comportava troverà spesso una pronta risposta nella natura emozionale entusiastica dell’invertito congenito. L’amore “maschile” celebrato da Walt Wgitman in “Leaves of Grass”, anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un sano e robusto ideale all’invertito che è insensibile ai normali ideali. È con alcuni metodi del genere, di auto-trattamento come questo, che molti degli uomini più intelligenti e delle donne le cui storie ho già brevemente ricordato, hanno alla fine lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa sanità e di pace fisica e morale.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 202.

“Dall’America una signora scrive: “Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’indipendenza di essere se stessi e di richiedere un’analisi seria della loro condizione. Se uno si sforza di vivere onorevolmente e prende in considerazione il più grande bene per il più grande numero di persone, non è un crimine e nemmeno una disgrazia essere un invertito. Non ho certo bisogno della legge per difendermi, e nemmeno desidero di aver qualche concessione fatta a mio vantaggio, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anche io ho ideali che sosterrò sempre. Tutto quello che desidero e che pretendo come mio diritto è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è né una minaccia per la società né una disgrazia per me. Lasciate una buona volta che sia chiaro che l’invertito medio non è un degenerato morale e nemmeno un degenerato mentale ma semplicemente un uomo o una donna meno altamente specializzato, meno completamente differenziato degli altri uomini e delle altre donne, e io credo che il pregiudizio su di essi sparirà, e se essi vivono rettamente si guadagneranno certamente la stima e la considerazione di tutte le persone intelligenti. Io so che cosa significa essere un invertito (che si percepisce come messo da parte dal resto dell’umanità) e trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so come queste cose siano e saranno quasi impossibili finché il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.” Ibid., p. 213.

FINE

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5182

Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 3: Havelock Ellis e John Addington Symonds

Premessa

La parte che segue degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich è dedicata all’analisi del libro Das Kontraere Geschlechtsgefühl  [La sensazione sessuale contraria] del Dr Havelock Ellis e di J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896, che il Dottor Havelock Ellis aveva scritto insieme a John Addington Symonds. La presentazione che Raffalovich fa del libro, a quei tempi di difficilissima reperibilità e per di più in Tedesco, permette la diffusione delle idee di Havelock Ellis anche tra i lettori di lingua francese. Raffalovich, come risulterà evidente dalla lettura, dà giudizi sprezzanti sul contributo all’opera da parte di John Addington Symonds che taccerà apertamente della peggiore immoralità. Raffalovich e Addington Symonds sono personaggi diversissimi anche se entrambi omosessuali (il lettore potrà trovare una ricca biografia di Addington Symons nel volume Gay e Storia della Biblioteca di Progetto Gay, nella quale sono presenti anche due importanti opere intere di Symonds concernenti l’omosessualità e precisamente “Una questione di etica moderna” e “Una questione di etica greca”, ovviamente tutti i testi sono scaricabili gratuitamente dalla home del forum di Progetto Gay.) Raffalovick è sostanzialmente un moralista che parte dall’idea che l’omosessuale non sia necessariamente un malato di mente o un degenerato ma per lui, in buona sostanza, l’unica via che un omosessuale ha davanti per vivere una vita dignitosa è la castità. Addington Symonds, che è un uomo sposato e padre di famiglia, crede invece che l’omosessualità vada vissuta anche a livello fisico, con rispetto, con amore per il proprio compagno, ma vada vissuta. I due punti di vista non potrebbero essere più lontani. Secondo Raffalovich, Addington Symonds è un vizioso che approfitta della sua condizione di uomo ricco e colto per usare a livello sessuale di quanti sono di livello sociale più basso del suo, come un signore feudale approfittava dei suoi sudditi. In realtà leggendo quanto scrive Addington Symonds si ha un’impressione totalmente diversa. In sostanza il testo che segue di Raffalovich è l’espressione del moralismo introiettato da un omosessuale che per accettare la sua omosessualità deve necessariamente sublimarla. Nello stesso anno in cui scrisse questo testo Raffalovich si convertì al cattolicesimo e di lì a poco il suo amante si fece addirittura prete. Sono scelte probabilmente molto sofferte che vanno rispettate, certo, ma si sarebbe voluto da parte di Raffalovich un po’ più di rispetto per chi vede le cose più laicamente e ritiene che la sessualità abbia un valore anche nella sua fisicità.

                                                                                                         Project

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Alcuni eccellenti articoli di Havelock Ellis in Alienist and Neurologist contenenti dei casi di unisessualità inglese e anche delle riflessioni sul trattamento dell’uranismo, che lo mostrano influenzato dal mio punto di vista, ci hanno fatto attendere con una certa impazienza il suo libro (Das Kontraere Geschlechtsgefühl von Dr Havelock Ellis und J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896) sull’inversione. L’impossibilità di pubblicarlo in Inghilterra, la difficoltà farlo uscire prima in America, la sua prima apparizione in Germania, tradotto dall’energico Kurella, sono fatti curiosi.

Prima di analizzare il volume capitolo per capitolo ne indicherò la caratteristica più evidente, ciò che ne costituisce la forza e la debolezza: il libro è stato scritto in collaborazione con un invertito [John Addington Symonds] la cui fama letteraria è stata grande, il cui valore è stato sopravvalutato e la cui vita privata è stata pubblicata dopo la sua morte dai suoi amici con un candore che ci rivela, come attraverso un lucernaio, l’inferno dei sodomiti intellettuali. È questo invertito letterario, sposato, padre di famiglia, insaziabile in tutto ciò che riguarda l’unisessualità, che ha fornito al medico intelligente, istruito, un po’ sorpreso, tanti materiali, tanti documenti; glieli ha dati alla rinfusa; gli ha trasmesso anche tutti i vecchi e brutti errori o quasi tutti. Il medico, dato che stimava il suo amico e dato che questi gli aveva offerto cose preziose, ha anche accettato delle intuizioni false che disonorano la ragione umana, delle menzogne alla Oscar Wilde(1) delle vanterie unisessuali, delle monellerie da effeminato: e tutto questo è collegato e messo insieme dal coscienzioso e intelligente Havelock Ellis. I materiali avrebbero potuto essere eccellenti, il suo modo di trattarli molto lodevole, senza quella sfortunata associazione [con Addington Symonds]; forse, senza quella collaborazione, il libro non sarebbe apparso così presto, ma allora avremmo avuto da Ellis qualcosa di meglio, perché avrebbe approfittato del nuovo slancio della psicologia  sessuale e non si sarebbe impegolato nelle opinioni e nelle avventure di un amico da commiserare e da temere. Eppure il libro di Ellis può aiutare il progresso della scienza psicosessuale, e benché egli abbia poi trovato nel mio libro (come il suo articolo nell’Alienist and Neurologist di luglio suggerisce) e nelle sue stesse osservazioni molti correttivi a John Addington Symonds, non lo si può comunque accusare di difendere indebitamente il suo collaboratore. Ma lo ha comunque subito e non ha potuto evitare di essere sopraffatto dai suoi entusiasmi incontinenti. Ma alla fine la conclusioni di Ellis e le mie quadrano bene insieme.

Passo in rassegna il suo libro. Il primo capitolo enumera rapidamente alcuni fatti di unisessualità negli animali (cani, piccioni, ecc.) poi si sofferma un po’ sull’universalità dell’unisessualità. Si sospetta di John Addington Symonds quando si legge che le razze guerriere sono più unisessuali della altre: Cartaginesi, Sciti, Celti, Normanni, Tartari, indigeni della Nuova-Caledonia, Sioux di oggi, abitanti dell’Albania contemporanea. Presso i popoli guerrieri, eroici, l’unisessualità sarebbe una virtù, un legame. Mentre in Messico, in Perù, presso i Persiani, in Cina, presso gli Ebrei, presso o Maomettani, le leggi contro la sodomia sarebbero tassative: ma dato che l’uso ha prevalso sul diritto, tutto ciò che possiamo affermare è l’universalità dell’unisessualità.

Sono state molto studiate le pratiche unisessuali degli Indiani d’America, dagli Esquimesi dell’Alaska fino ai Brasiliani.  Ogni razza ha potuto avere il suo punto di vista diverso, ma ovunque l’unisessualità è stata tollerata o incoraggiata. Holder nel 1889 ha pubblicato molti dettagli interessanti sull’inversione degli indiani del Nord America. Presso quelli del Montana l’invertito è chiamato Boté, cioè né uomo né donna; presso quelli di Washington è un Burdas, vale a dire, anche qui, né uomo né donna. Holder ha scoperto che il Boté indossa abiti femminili e fin dall’infanzia si abitua ad un approccio femminile. Ma è solo all’età della pubertà che ha rapporti sessuali (ovviamente unisessuali) e allora è come fellator che pratica sesso orale. Non è un sodomita anale, anche se questi indiani praticano anche la sodomia. Questi Boté sembrano amare molto la loro occupazione. La passione di tanti europei per il sesso orale non è l’infelice appannaggio dell’Europa. Il Boté esaminato da Holder non aveva mai avuto rapporti con una donna. Un piccolo ragazzo indiano (Holder lo racconta) andava a scuola indossando di nascosto vestiti da donna. Lo si puniva inutilmente. Finì per scapparsene e diventò un Boté. Ellis giustamente dice che noi non sappiamo se questi Boté sono uranisti per nascita o per educazione; ma dato che a mio parere l’unisessualità è sia congenita che acquisita, non sarà facile saperlo. Le razze inferiori, spiega Ellis, giudicano i gusti omosessuali con tolleranza, e presso di loro un uranista di nascita o rimarrebbe inosservato o farebbe parte di una casta sacra che darebbe una sanzione ai suoi gusti esclusivamente unisessuali.

In Europa, continua Ellis, si trova nelle classi inferiori una sorprendente mancanza di ripugnanza nei confronti dell’inversione. In Inghilterra il soldato si prostituisce senza difficoltà al signore che paga. Carlier, a quanto pare, ha fornito dettagli vivaci sull’unisessualità francese imparata ad Algeri. Non posso verificare tutto questo, ma non credo molto ai vizi imparati all’estero. Ellis racconta la storia di un soldato inglese che aveva imparato con i suoi compagni all’estero delle pratiche unisessuali e che le conservò al suo ritorno in Inghilterra, perché le donne della sua classe sociale erano così poco attraenti. Era una scusa forse più che una causa. John Addington Symonds ha raccontato ad Ellis di non aver trovato nel popolo più ripugnanza per le pratiche unisessuali che per quelle eterosessuali. Un invertito, in quattordici anni, avrebbe fatto proposte a più di cento uomini del popolo ed avrebbe avuto soltanto un rifiuto (di un individuo che più tardi si sarebbe offerto lui stesso), avrebbe avuto una sola volta paura di essere ricattato e avrebbe conservato con la maggior parte di questi uomini dei rapporti amichevoli. Questo invertito, nel frattempo aveva dovuto prendersi cura di questi uomini, procurare loro dei posti di lavoro, aiutarli a sposarsi, dare loro del denaro ecc.. Questo individuo rivoltante rinnovava il diritto del signore [medievale] quando era interesse dei suoi vassalli prestarsi alle sue esigenze, alle sue offerte di voluttà complete e prolungate. Alcuni erano certamente adulati. Ho già insistito sulla differenza di classe sociale e sul suo ruolo sessuale. La maggior parte erano probabilmente soprattutto curiosi, divertiti e venali.

Ma che fonte di degrado sociale è quest’uomo che compra così delle sessualità maschili, delle virtù o delle mezze virtù, dei corpi consenzienti o indifferenti! C’è una grande differenza morale tra gli atti sessuali compiuti da individui della stessa classe e da individui di classi diverse. Forse questo accadeva in Svizzera, dove Symonds trovò che le relazioni unisessuali prima del matrimonio non erano rare ed erano definite sciocchezze. Ricordiamo quello che Platen dice degli Svizzeri nel suo diario. Symonds aveva l’intenzione di scrivere sulla unisessualità svizzera.

Havelock Ellis tratta allo stesso modo l’unisessualità dei criminali e quella degli uomini di rilievo. Per me è come quella dei popoli guerrieri e non guerrieri. Il Dr. Wey, di Elmira (il penitenziario) nei suoi momenti pessimistici trova tutti i suoi detenuti “sessualmente perversi”, ma ritiene che l’80% sia più vicino alla verità.

Nonostante l’universalità dell’unisessualità non possiamo negare che l’opinione pubblica maltratta gli unisessuali. Il consenso di tanti uomini del popolo, i loro gusti, le loro abitudini non cambiano le convenzioni sociali, i giudizi pubblici. L’opinione pubblica, dice Ellis, come essa è ora, è la causa del fatto che gli uranisti si dividono in due categorie: una minoranza che crede l’uranismo sublime, ammirevole, superiore, e una maggioranza che agisce seguendo i suoi desideri e seguendo le circostanze. Il suo collaboratore [Addington Symonds] faceva parte certamente della minoranza folle; altrimenti non avremmo letto nel libro di Ellis che la santità e la carità dei grandi maestri della morale si basano sul loro uranismo. Questa è una bestemmia. Non ho mai sottinteso nulla di simile quando ho detto che la Chiesa trovava un buon posto per gli uranisti superiori che si elevavano al di sopra della loro sessualità. Non è affatto impossibile che certe virtù siano più facili per un uranista genio che per un eterosessuale, ma quando si tocca la carità, quando si considera il punto di vista morale che non è né eterosessuale né unisessuale, non ci può essere alcuna differenza tra la santità di uno e quella dell’altro. Ellis trascura curiosamente l’unisessualità del medioevo, così frequente – probabilmente perché il suo collaboratore aveva studiato il Rinascimento. E non dovrebbe dire che i contemporanei di Michelangelo non lo sospettavano. È esattamente il contrario della verità, e Michelangelo si mostrava molto sensibile a questi sospetti. Non bisogna dimenticarsi l’offesa (lo “snub” [l’affronto] come si dice in Inglese), inflitto da Walt Whitman, poco tempo prima della morte, a John Addington Symond. Andò su tutte le furie per le domande che Symonds gli faceva, domande che possiamo credere indiscrete se le si giudica a partire dall’indiscrezione abituale di Symonds. Il nobile vecchio non se ne fece spaventare. Walt Whitman trovò molto maleducato prendere da questo punto di vista quello che lui aveva scritto dei sonni a due, delle intimità maschili e dell’amore virile. Walt Whitman aveva voluto innalzare l’amore tra camerati, tra uguali, l’amore dei forti per i forti, non l’isteria del signore che brama con la stessa voluttà se ha la faccia tra le cosce di un inferiore o sul suo petto sudato.(2) L’amore fisico più intimo tra uomini forti e gagliardi che condividono gli stessi pericoli, tra un uomo giovane e un adolescente, tra soldati o esploratori, non nuoce affatto allo sviluppo della razza, al matrimonio, all’amicizia, ma che cosa si potrebbe dire delle passioni di un malato di petto [come John Addington Symonds] per delle guide, per dei cocchieri, per dei gondolieri? Non c’è nulla di Platone, nulla di Shakespeare, nulla di Davide e Gionata, moto poco di Whitman, molto poco di August von Platen.

Ellis cita un errore abbastanza clamoroso di sir Richard Burton, che ha giocato un ruolo curioso nella storia delle perversioni sessuali. Burton credeva ad una zona sotadica comprendente il mezzogiorno della Francia, la Spagna, l’Italia, la Grecia, la costa dell’Africa, l’Asia minore, la Mesopotamia, la Caldea, l’Agfanistan, il nord-ovest dell’India (Sindh, Rendschab, Kaschmir), la Cina, il Giappone, il Turkestan, le isole dell’Oceano pacifico, il nuovo mondo. Ma Burton con la sua esperienza avrebbe dovuto sapere che questa zona sotadica dovrebbe  comprendere i Normanni, i Celti, gli Sciti, i Bulgari, i Tratari e anche la Russia, l’Inghilterra, la Germania, l’Austria e la Svezia devono essere comprese in ogni enumerazione di questo genere. Questa teoria di Burton non ha dunque alcun senso. Symonds pretendeva che il Nord Italia fosse molto meno unisessuale del sud. Il suo gondoliere gli aveva detto che i soldati italiani venivano obbligati a dormire in mutande per evitare gli attacchi osceni dei siciliani e dei napoletani. Chiedo scusa di citare questi scherzi pesanti. Un prostituto disse a Symonds, a Napoli, di essere stato obbligato a lasciare Venezia, la sua patria, perché non trovava clienti se non tra gli Inglesi, i Russi e gli Svedesi, mentre a Napoli poteva vivere in eccellente compagnia e guadagnare molto. L’unisessualità inglese è, dice Ellis alla fine del primo capitolo, il vero argomento del suo libro. E dato che la società e la legge sono contrarie all’uranismo, bisognerà pure che quelli che osano resistere siano veramente naturalmente unisessuali. I costumi greci permettono di diventare unisessuali per moda; in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, non sarebbe così, secondo Ellis. Io penso che sia un errore, perché la moda gioca un ruolo importante anche oggi. Nel mondo del teatro, del caffè concerto, dei soldati, delle prigioni, nel mondo di Oscar Wilde e in molti altri ancora, si diventa unisessuali per cause sociali. Ogni piccolo mondo, ogni consorteria può rassomigliare alla Grecia sotto questo aspetto. Ma tutto questo richiede un’analisi troppo lunga e troppo complicata. “L’omosessualità dei Greci, conclude Ellis, non può spiegare quella degli europei di oggi,” Il terzo capitolo è interamente scritto da Symonds, è esclusivamente dedicato all’inversione greca, comincia alla pagina 37, per terminare alla pagina 126.

Il secondo capitolo, va da Westphal a Raffalovich passnado per Hœssli, Gasper, Ulrichs, Tarnowsky, Kraffl-Ebing, Moll, Schrenck Notzing, Chevalier, Lydston, Kiernan. Mi accontenterò di dire che sono stupito che Ellis mi dichiari incline ad avere simpatia per l’inversione ma affermi che raggiungo comunque, come ricompensa dei miei sforzi, un punto di vista imparziale e scientifico. “Se tutti quelli che hanno a cuore la riforma sociale sono probabilmente uranisti…”, questa frase  (che fa pensare alle amenità che sono scomparse dalle discussioni scientifiche e letterarie) ha probabilmente una qualche giustificazione agli occhi di Ellis; altrimenti sarebbe un’affermazione abbastanza anti-scientifica degna piuttosto di John Addington Symonds che di un medico intelligente e abile.

Il quarto capitolo è soprattutto interessante per i numerosi casi di unisessualità inglese. Ne ho già parlato negli Archives : «Sono degli unisessuali inglesi» (ho detto della trentina di Inglesi che Ellis fa sfilare) «per la maggior parte robusti (almeno 16 si portano molto bene), compresi degli uomini molto distinti e conosciuti.

Leggendo questi casi, si è colpiti dal numero di invertiti, di unisessuali, di eterosessuali compiacenti che questa trentina di Inglesi hanno incontrato. Si lamentano molto più di dover vivere un’esistenza doppia che di non poter soddisfare i loro gusti, casti o sensuali o osceni, a casa nel letto dello zio o in quello del fratello più grande, o coricati con l’ufficiale in visita o con lo stalliere, o tra ragazzetti, soprattutto nel college, proprio nel college, nel college dove l’unisessualità  è così diffusa, all’università, nel bel mondo, con degli sportivi o degli uomini di teatro, con degli artisti così come con dei soldati, con dei membri del clero, come con dei medici o dei sergenti di città o degli operai; dopo il matrimonio, oh! Allora con veemenza, con oscenità; in tutti i periodi, in tutti gli stadi della vita, questi Inglesi unisessuali si trovano tentati, lanciati, raggruppati. Se ce ne sono di platonici, è perché vogliono esserlo. Quello che svierà gli osservatori che non hanno studiato abbastanza l’inversione sessuale, sarà trovare la sodomia tecnica in questi casi inglesi molto più frequente di quanto ci si sarebbe aspettato. Così essa compare tredici volte su trenta, ma non costituisce l’atto preferito se non sei volte su trenta. Non oserei affermare che l’atto sodomitico è preferito da un quinto degli invertiti, ma anche se questa fosse la proporzione usuale, questa preferenza non significherebbe che la sodomia è lo scopo sessuale di tutti quelli che la preferiscono. Ho già fatto osservare che, senza essere il desiderio naturale o preponderante dell’invertito, la sodomia, comunque è detestata soprattutto perché essa è riprovata, difficile, sgradevole tanto per l’attivo che per il passivo, ecc.. In una parola, in Europa, la sodomia è una voluttà degli ignoranti, dei criminali, dei crudeli, dei masochisti, dei sadici, di quelli che credono che sia l’atto necessario, come di quelli che la cercano dopo aver provato tutto. Non è inverosimile che questa gente rappresenti un quinto degli unisessuali. Gli altri inglesi del sig. Havelock Ellis, che pure hanno praticato qualche volta la sodomia o anche che non l’hanno praticata, sembrano considerarla una grande prova d’amore. Io avrei detto di compiacenza; e questo è, forse, quello che vogliono dire. Ma al di là della facilità dei rapporti, delle relazioni, dei legami, quello che c’è di più sensazionale, di più serio in queste osservazioni, è la preponderanza dei sentimenti maschili, virili, della ricerca del maschio per il maschio, del simile per il simile, dell’uomo per uomo (3).»

Forse ci sono tante confessioni di sodomia perché questi casi venivano confidati piuttosto ad un amico che ad un medico?

I lettori di Ellis, io spero, saranno colpiti dal decadimento morale che queste persone sperimentano, se non si fermano, se si lasciano scivolare lungo il pendio delle loro inclinazioni fisiche. Questa è una lezione per tutti coloro che desiderano legalizzare delle facilitazioni per gli unisessuali o almeno mitigare le difficoltà; non esiteranno a mobilitarsi per fare cambiare le leggi ma impareranno forse che l’educazione morale è ancora più importante che la riforma della giustizia.

Il quinto capitolo, sull’inversione nelle donne, è il migliore del volume; questo non succede forse perché il suo collaboratore [Addington Symonds] non ci partecipa? Ellis sottolinea che l’unisessualità non è minore nelle donne che negli uomini, e anche quello che ho già detto, che le donne, dato che a loro è permessa una grande familiarità tra di loro, incoraggiate dalle abitudini sociali, sono sia più immuni dal pericolo di essere scoperte o tradite, che anche più tentate di soddisfare platonicamente, con intimità lecite, le loro inclinazioni sessuali o unisessuali. Più di un invertito, più di un ermafrodito psichico, ritiene possibile accontentarsi di un’intimità femminile, con gli uomini che ama. Non si può negare che noi permettiamo alle donne di soddisfare quello che Platone chiamava amore unisessuale onorevole.

L’universalità dell’unisessualità femminile sembra dover essere solo cercata per essere dimostrata.

Gli alberghi, i grandi magazzini sono, secondo Ellis, il teatro delle pratiche unisessuali femminili dovute all’esistenza antigienica, alla promiscuità notturna o incoraggiate da queste cattive condizioni. I nostri costumi facilitano unisessualità femminile, questo è certo, e le donne la fanno passare inosservata; e mi chiedo se con la luce che si sta diffondendo su questi temi, le convenzioni sociali non finiranno per rendere mal viste le carezze femminili così come lo sono quelle maschili. Un tempo un uomo abbracciava le donne per gentilezza; verrà forse un tempo in cui le donne non oseranno più abbracciarsi davanti alla gente?(4) Ellis racconta il caso interessante di una signora giovane B … di 26 anni (padre tedesco, madre inglese, fratello invertito, sorella nevrotica che amava stare con le donne, ma con rigidi principi religiosi). La signorina B … si è fidanzata una volta con un uomo che le piaceva, ma l’idea di avere un rapporto intimo con lui ha fatto rompere il fidanzamento prima del matrimonio. Le donne l’attirano vari modi. Ci sono, secondo lei, donne per gli uomini e donne per le donne.

Ha molte amicizie femminili ma ha avuto solo una relazione intima appassionata. Ha conosciuto una ragazza giovane che si è lasciata coprire di baci e di carezze, che non vedeva in questa relazione alcun impedimento al matrimonio ma che si sarebbe guardata bene dal parlarne a suo marito. Credo che questo caso sia tipico. La storia della signorina X… è più complicata ed è utile soprattutto perché ci riassume la vita di una donna sensuale, immorale, ma non del tutto folle, non ninfomane, che ha attraversato fasi comuni a tante persone invertite. A 14 anni aveva la passione di dormire con una cugina, ma senza attrazione sessuale. A 17 anni c’è stata la passione per una compagna, passione idolatrica, malsana, ma senza sessualità. A 19 anni, all’uscita dal collegio, un’amicizia con una ragazza giovane molto femminile, amicizia che, grazie all’attaccamento di questa ragazza e grazie alla tendenza a dominare e ad esercitare il suo potere della signorina X…, è diventata fisica e reciproca. Questo rapporto dura parecchi anni, poi l’amica ha degli scrupoli religiosi e morali e mette fine all’intimità fisica. La signorina X…, che era stata felice e soddisfatta durante questi anni, si deprime per questa rottura; i suoi desideri sessuali si iper-eccitano. Una giovane ragazza molto voluttuosa le fa delle avnces e la sig.na X… si lancia in una veemente passione fisica per la quale ha gradi rimorsi e grande vergogna. Quando la sua prima amica, messi da parte gli scrupoli, vuole riannodare la relazione, la sig.na X… rifiuta. Resiste per qualche anno alle tentazioni e si butta nel lavoro intellettuale. Poi una nuova relazione la unisce per parecchi anni a una ragazza giovane che le somiglia. Non si è mai masturbata, dice, ma l’onanismo psichico sembra avere giocato un ruolo importante. Normalmente è più tenera che appassionata; accarezza il corpo nudo della sua favorita, si lascia accarezzare, ma per pudore non pratica il saffismo completo: una distinzione che corrisponde, forse, alla differenza tra il coito perineale e il coito anale. Può controllare, dice, la sua tendenza, ma non la può distruggere.

È certamente un’invertita di livello superiore. Trova sbagliato che le donne eterosessuali diventino unisessuali per libertinaggio, per capriccio. Ha molta energia, il suo temperamento è nervoso. Sembra anche essere andata tanto avanti sulla strada del miglioramento, per quanto è possibile senza principi, senza religione pratica, senza sapere che la castità è una virtù positiva e non negativa.

Molti osservatori, dice Ellis, credono che in Francia, in Germania e in America l’inversione femminile sia in aumento. Se è veramente così, immagino che sia in parte dovuto alla scelta deliberata di parecchie donne, scelta motivata dall’imitazione, dalla formazione, dal disgusto di molti uomini verso il matrimonio, alla paura che molte donne provano all’idea di fare figli, e all’abbandono delle credenze religiose.

Nel sesto capitolo Ellis analizza questi casi di inversione. In questo capitolo noto soprattutto che la vecchia distinzione tra attivi e passivi, in realtà, non esiste. Ellis si chiede se il disgusto del sesso delle donne riscontrato in tanti invertiti non sia un’esagerazione di uno stato normale o che dovrebbe essere tale per tutti gli uomini. Forse, salvo che nel momento sessuale e dell’ossessione sessuale, l’uomo ha una certa antipatia per questo organo, antipatia che molte cose tendono a mascherare tra gli eterosessuali?(5)

Ellis cita una frase molto sensata di Symonds: Se tutti gli invertiti fossero effeminati, come spesso li si descrive, non potrebbero essere così numerosi senza fare aprire completamente gli occhi alla società.

Symonds credeva che qualche volta un eterosessuale fosse attirato da un uranista.  Ho analizzato alcuni aspetti di questa situazione nel mio libro e rinvio ad esso i miei lettori per non allungare troppo questo articolo.

Ventidue dei casi di Ellis, cioè il 66%, avevano attitudini artistiche. Ma dato che sono stati raccolti da uno scrittore, c’è poco da stupirsi. E dato che Ellis insiste molto sulla unisessualità delle classi inferiori, non si potrebbe che dedurne l’universalità della bisessualità.

Il settimo capitolo si intitola “teoria dell’inversione”. Ellis crede che l’inversione sia soprattutto naturale ma che sia anche acquisita. Comunque tutto questo, per lui, è ancora un po’ vago. Non si potrà fare chiarezza che sapendo che l’eterosessualità, come l’unisessualità, è sia congenita che acquista. Se Meynert e Næcke negano l’istinto sessuale, questo deve essere perché essi hanno intravisto alcuni aspetti della verità. Ellis sembrerebbe suggerire che l’inversione  è forse, per così dire, una variante, una varietà biologica e psicologica. Prese in un senso largo, la maggior parte delle sottolineature di Ellis tenderebbero ad una migliore conoscenza dell’universalità dell’unisessualità. Offre come cause preponderanti l’esempio nel college, la seduzione, la delusione amorosa, e il terreno di fondo, la predisposizione. Gli si potrebbe rispondere che la delusione amorosa può essere un sintomo di inversione. L’analisi della maggior parte delle cause che sembrano portare all’inversione è così difficile perché ci sono infinite sfumature, perché qualsiasi cosa agisce in grado maggiore o minore sula sessualità psichica e fisica.

Così ho potuto considerare una categoria di eterosessuali “che hanno avuto rapporti unisessuali per necessità, paura, povertà, giovinezza, inesperienza, mancanza di donne, esempi, letture, affetto, formazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impadronirsi di qualcuno potente, per isolamento sociale o sentimentale, per orgoglio, ribellione, ubriachezza, occasione, promiscuità ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.”  Pensate ora a quelli nei quali invece c’è stata qualche modificazione della moto eterosessualità! Traggo una conclusione importante dal libro di Ellis: l’invertito non è necessariamente un malato o un degenerato. È l’esperienza di Ellis ed è anche la mia. Comunque, continua Ellis, ci può spesso essere nell’ascendenza, nella sua famiglia, una disposizione neuropatica. È possibile non trovare in qualche luogo questa disposizione? Esiste una sola famiglia al mondo assolutamente extraumana, sovrumana, intatta?

L’ottavo capitolo si occupa della questione legale. Ellis reclama innanzitutto un po’ di luce e di franchezza. Ha poca simpatia per quelli che vogliono a qualsiasi prezzo guarire l’invertito. Le terapie di Schrenck Notzing gli sembrano peggiori della malattia (6). Le guarigioni hanno poco valore. È molto meglio innalzare gli invertiti al di sopra di loro stessi che buttarli nel pantano eterosessuale. Preconizza “anche” la castità. L’ideale greco e Walt Whitman, l’amore platonico, l’amore onorevole, l’amore virile, sono anche utili. Non si ottiene nulla quando si aiuta un invertito a soddisfarsi con una donna come con un uomo. La società non assolve ai suoi doveri verso l’uranista, dice Ellis con ragione, essa lo getta nella malinconia, nell’esaltazione, nell’ipocrisia, nel vizio; ma non gli offre soccorso. Ellis crede che l’orrore che si ritiene di dover esprimere contro l’unisessualità in Inghilterra non dati che al XVIII secolo. Gli lascio la responsabilità di questa opinione. Il codice Napoleone risponde più o meno a quello che Ellis reclama. L’Inghilterra, la Germania, l’Austria, la Russia, sono secondo lui le sole nazioni in cui l’unisessualità è un crimine. In Svizzera la legge varia da cantone a cantone, ma non si è severi. Ellis se la prende e a ragione contro la legge inglese del 1885 che rende un crimine qualsiasi atto unisessuale commesso da qualsiasi uomo in qualsiasi luogo. Ho parlato già più di una volta dell’ipocrisia inglese su questo punto. Le leggi contro gli invertiti non li fanno diminuire. I trenta casi di Ellis non hanno mai avuto problemi legali, e comunque più di uno non uscirebbe quasi più di prigione se si applicasse la legge del 1885.

Ellis si sbaglia certamente affermando che l’inversione francese si propaga molto di più tra le classi inferiori. Dice anche che i clienti dei prostituti francesi sono stranieri. In Germania, in Austria, in Inghilterra, ci sono secondo lui più invertiti che in Francia. Il calo della popolazione sembra non avere, almeno per ora, alcun rapporto con l’unisessualità.

Secondo Ellis l’opinione pubblica sarebbe in sostanza passata attraverso tre stadi d’animo nei confronti dell’inversione corrispondenti ai punti di vista selvaggio, barbarico e civilizzato. All’inizio si considera l’inversione nei suoi rapporti con la diminuzione della popolazione e si tratta l’invertito in modo conseguente: stadio selvaggio. Poi l’inversione diventa un sacrilegio: stadio religioso. In seguito, come oggi, non si considera più l’inversione dal punto di vista economico o teologico ma dal punto di vista estetico. Non approvo né discuto questa generalizzazione abbastanza fantasiosa. Senza la severità economica e la severità religiosa, la severità estetica è ridicola e destinata a perire, questo è certo.

Ellis se la prende a buon diritto con il giudice inglese che si lamentava di non poter punire più severamente l’unisessualità condannando dei colpevoli a due anni di lavori forzati. È crudele e anche ignorante che sia dovere della giustizia incrudelire come fu allora suo dovere.

Il libro si chiude con delle appendici, una molto interessante sulla unisessualità dei vagabondi americani, sul modo con cui essi abbindolano e reclutano i loro favoriti, ecc.. È da leggere. C’è anche una lettera di un professore americano che vanta l’uranismo e assicura che lo stadio normale e superiore dell’uomo è lo psico-ermafroditismo, cioè la facoltà di amare sessualmente chiunque. È una cosa da persona guasta o acciecata dalla sensualità. L’appendice di John Addington Symonds sull’amore ispirato dagli uomini del popolo, o piuttosto sul desiderio sessuale che essi ispirano e soddisfano con (secondo lui) una tale compiacenza, è di uno spirito leggero e sprofondato nei sogni e nelle voluttà senza vergogna. C’è molto da dire di questa passione, Soldaten liebe [amore dei soldati], e se ne dice poco quando se ne vantano la prevalenza, gli idilli unisessuali, i rapporti sessuali variati, le emozioni che assalgono e abbrutiscono, quando si cita “il divino Loti” e i suoi Fleurs d’ennui (7);  non bisognerebbe farsi ingannare da queste lodi dell’odore dei bei ragazzi nudi, o dalle confidenze del nobile italiano [Confessioni di un invertito nato] riguardo alla cinta che il suo Bonifacio aveva portato per due anni sulla pancia, non bisognerebbe confondere il lirismo sessuale e il cinismo con la psicologia o con la verità, e nemmeno con un cattivo e sporco buon senso. Le turpitudini suggerite dai soldati francesi, l’illusione della buona salute dei soldai inglesi (la cui sifilide è così tristemente nota) bastano per dare a Symonds il suo giusto valore intellettuale e scientifico.

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[1] Così è ad Oscar Wilde che si difende davanti a una giuria, a John Addington Symonds  che va tubando dei versi unisessuali che bisogna lasciare Davide e Gionata. Ogni ambigua allusione ai tipi dell’amicizia devota è una mancanza di rispetto per la psicologia. L’amicizia può esistere al suo punto più alto al di fuori della sessualità, ed è ai praticanti sodomiti, a tutti quelli che strepitano e vogliono non solo essere degli onanisti a tutti i livelli, ma pretendono la legalizzazione, la legittimazione dell’onanismo orale, perineale, e anale, che si dovrebbero lasciare queste calunnie e, diciamo questa parola, queste indecenze. Havelock Ellis si è lasciato sorprendere. È lo stesso vale per il Dr. Laupts.

“L’amicizia non è una manifestazione dell’istinto sessuale, anche quando è più simile a certe manifestazioni di questo istinto. Non confondere l’amicizia entusiastica, piena e romantica, con l’unisessualità latente o nascosta è di grande utilità, e da un certo punto di vista, per alcune persone, di una grande difficoltà. Le stesse regole non si applicano più seguendo le epoche, i paesi, le persone, le età. La Bruyère diceva che il cuore che si è scaricato sull’amicizia non ha ancora fatto nulla per l’amore (eterosessuale); l’amicizia è un istinto naturale e spontaneo come l’amore materno e che dovrebbe essere anche esente da calunnia e da sospetto. L’amicizia-passione (o l’amicizia-gusto o l’amicizia-fantasia) come la passione religiosa o quella artistica o quella scientifica o quella patriottica, si manifesta nello stesso modo nell’unisessuale e nell’ eterosessuale. “( Uranisme et Unisexualité.)

[2] Si veda il libro di Ellis.

[3] Per il caso di Guy Olmstead che (a Chicago nel marzo del 1894) tentò di assassinare l suo vecchio amante W. Clifford, rinvio i miei lettori al libro di Ellis, se non hanno letto questa storia interessante nel Journal of mental science. Molti documenti vengono dall’America.

[4] Vedere Uranisme et Unisextialité, sezione delle soddisfazioni unisessuali.

[5] Più di un eterosessuale preferisce le donne vestite alla donne nude, senza essere per questo né feticista né invertito. Chi volesse affermare che amare la nudità della donna in ogni momento è il segno caratteristico dell’eterosessuale avrebbe ben presto da superare grandi difficoltà psicologiche. Non citerò qui l’aneddoto del gondoliere di Symonds perché richiama le dichiarazioni di tanti uomini forti, di tanti ercoli di una delle capitali d’Europa, secondo i quali: “Le donne erano fatte male e avevano cattivo odore”. Il gondoliere di Symonds affermava che l’uomo più brutto, nudo, era più bello della più bella donna nuda perché le donne avevano le gambe fatte male e un odore genitale esecrabile. Era stato sposato due volte ma non aveva mai visto le sue due mogli completamente nude.

[6] È anche il parere del sig. Féré, il dottor Laupts non osa pronunciarsi tra noi, dice.

[7] Mi propongo di studiare l’influenza del delizioso Pierre Loti sugli invertiti: se ne contano parecchi tra i suoi lettori.

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Se volete, potete partecipare alla discusisone di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5020