GAY NEL 68

Caro Project,
alla mia ormai veneranda età (tra poco saranno 70) tiro le somme di una vita gay. Ho cominciato a rendermi conto di non essere un ragazzo come gli altri nel 1958, ero ancora alle scuole medie e non mi sapevo spiegare perché mi piacesse molto la compagnia di certi miei amici, proprio amici del cuore, per me la loro compagnia era importantissima, per loro però non era lo stesso. Ho scoperto la masturbazione solo in quarto ginnasio e lì ho cominciato a capire che i miei desideri sessuali non erano come quelli dei miei compagni, ma in quei tempi un ragazzo gay aveva comunque le idee molto confuse sull’omosessualità, sentivo dire: frocio, finocchio, come offese, ma faticavo ancora a dare un senso preciso a quelle parole.

Ho avuto un’educazione religiosa che è stata un condizionamento pesantissimo, ma non è di questo che voglio parlare. Ho preso la maturità nel 1965 e allora non era facile per niente. Lo studio era un vero incubo ma nonostante tutto mi restava un po’ di tempo per farmi tante domande. Ho vissuto in pieno il ’68, ero grande, stavo quasi alla fine dell’università, ho partecipato moltissimo all’attività politica e proprio attraverso l’attività politica mi sono svegliato e ho capito tantissime cose.

Avevo il mio eskimo, portavo i capelli lunghi, come moltissimi ragazzi di allora, e anche il barbone tipo Karl Marx, frequentavo i collettivi politici e lì si parlava anche di omosessualità. È proprio in un collettivo politico che ho conosciuto il mio primo ragazzo. Lì non c’era la vergogna di essere gay, anzi era una specie di bandiera rivoluzionaria, un vanto da mostrare con orgoglio. C’erano ragazzi di un’intelligenza folgorante, davanti a certi di loro mi sentivo proprio un ebete.

Insomma, in un collettivo politico si parlava anche di omosessualità e lo si faceva seriamente, e lui, quello che poi sarebbe diventato il mio ragazzo, si buttava nella discussione con una foga strepitosa; che era gay non c’era il minimo dubbio.

Insomma, tutti parlano del ’68 come di un movimento di rottura con gli schemi tradizionali e in effetti aveva portato dei fermenti nuovi anche per quanto riguarda l’omosessualità. Insomma dal suo intervento capisco benissimo che quel ragazzo è andato al collettivo politico sulla omosessualità perché gay, e perché lì si potevano rivendicare i diritti dei gay, in fondo come c’ero andato io. Il ragazzo era bello, anche lui col barbone e l’eskimo, ma pure con dei pantaloni attillatissimi che non lasciavano proprio niente all’immaginazione. I ragazzi del collettivo vivevano di politica e anche quel ragazzo viveva di politica, io molto meno, anche se facevo la mia parte. Siccome ho continuato a frequentare l’ambiente abbiamo avuto modo di conoscerci ma più come compagni della stessa militanza politica che altro.

C’erano altri ragazzi gay, ma mi colpivano molto meno, lui per me era il massimo, ma, come ho potuto capire bene dopo, andava ai collettivi proprio per motivazioni politiche, io ci andavo soprattutto perché ci andava lui oltre che perché era un ambiente dove i gay potevano andare dichiaratamente e quindi di fatto ce ne stavano parecchi. Si faceva un discorso politico, ma si parlava pure d’altro, insomma, superato il primo impatto iniziale, un po’ spiazzante, era un bell’ambiente, almeno mi ci sentivo molto a mio agio.

Il ragazzo che mi piaceva (Massimo) era uno studente di filosofia che aveva letto centinaia di libri sulla rivoluzione russa, parlava di Cuba come se fosse casa sua e di Mao e di Lin Piao con una serie di riferimenti concreti che non ho mai capito da dove potesse tirare fuori, insomma, aveva veramente una cultura politica mostruosa, i suoi non erano atteggiamenti esteriori, credeva veramente in quello che faceva.

Avrei voluto costruire una storia con Massimo, ma secondo lui una cosa del genere era tipicamente borghese, e lui non voleva legami di nessun genere. L’ho corteggiato discretamente per mesi e mesi, quando gli ho detto che mi ero innamorato di lui ha fatto un sorriso e mi da detto: “Non dire bugie! Vuoi solo scopare con me…” Questa espressione me la ricordo dopo quasi cinquant’anni e non posso negare che non mi è piaciuta. Poi Massimo ha pensato che uno che fa una dichiarazione tipo “Mi sono innamorato di te!” non può essere un buon rivoluzionario ma solo un pappamolla, e si è messo in mente di portarmi a ragionare come lui. Mi diceva che mi comportavo come un ragazzino, che dovevo essere più virile, che un gay non è una femminuccia o un maschietto venuto male, secondo lui un gay è uno forte che se ne frega delle convenzioni borghesi, perché se invece si fa condizionare è solo un servo del sistema.

Ho fatto anche l’amore con Massimo ma con lui non potevo usare questa espressione, dovevo dire che avevamo solo “scopato per fottere il sistema”. Io adesso la faccio comica ma il discorso non era banale e la politica permeava tutto. Da Massimo ho sentito la famosa barzelletta che fa così: “Ma non hai paura che il tuo ragazzo si metta con quell’altro? Sai, hanno fatto insieme il ’68…” . “Sì vabbe’, ma noi abbiamo fatto insieme il ’69!”, chiedo scusa per la cosa un po’ scurrile. La prima volta che ho fatto l’amore con lui mi aspettavo tenerezza, attenzioni affettive, e invece niente di tutto questo. Speravo che farlo lo portasse a ragionare in un altro modo ma non accadde nulla di simile. Ci siamo frequentati e abbiamo “scopato per fottere il sistema” per quattro anni, poi piano piano ci siamo persi di vista.

Tramite il collettivo politico avevo cominciato ad interessarmi a Pasolini e avevo letto Ragazzi di vita. Tra Pasolini e il movimento studentesco non correva troppo buon sangue, Pasolini aveva atteggiamenti critici e il movimento lo ripagava senza andarci troppo per il sottile, anche se, tra i ragazzi del movimento, magari senza dirlo apertamente, Pasolini aveva un fascino morale indiscusso, paradossalmente, proprio perché poco ideologico. Credo di avere letto in quegli anni tutto quello che scriveva Pasolini e di avere visto tutti i suoi film, rimasi incantato si Teorema e del Vangelo secondo Matteo. Teorema mostra lo sconvolgimento di una famiglia borghese in cui viene a capitare un ragazzo capace di capire i pensieri profondi e i desideri dei componenti della famiglia e si assecondarli: la famiglia borghese si disgrega; il Vangelo secondo Matteo mi colpì molto soprattutto perché nel film non c’è una sola parola oltre il testo evangelico letterale. Un intellettuale comunista che presenta la figura di Cristo! Niente di più complicato eppure ne è venuto un capolavoro. Altri film come il Decameron o i Racconti di Canterbury, avevano per me anche un’altra attrattiva: contenevano qualche brevissima sequenza di nudo e allora era una cosa assolutamente rara.

Dopo aver perso di vista Massimo, avevo pensato a trovarmi un lavoro stabile e non mi ero rimesso alla ricerca di un ragazzo, avevo un po’ di amici gay conosciuti nei collettivi, cosa rarissima, perché prima di internet conoscere ragazzi gay era veramente difficilissimo, ma io un po’ di amici gay li avevo, forse un po’ troppo politicizzati, però ottimi ragazzi con i quali mi trovavo bene. Ricordo perfettamente che il 2 Novembre 1975, quando la televisione diede la notizia della morte di Pasolini rimasi profondamente scosso. Mia madre fece dei commenti irripetibili che mi fecero mettere definitivamente da parte l’idea di un coming out in famiglia, mio padre ebbe il buon senso di non fare commenti, Ricordo che il pomeriggio andai a fare una lunga passeggiata da solo nei posti dove era di casa Pasolini, al Testaccio. Ero malinconico, come se mi avessero portato via un punto di riferimento, perché Pasolini dava alla omosessualità una dignità, e poi parlava dicendo la verità e non diceva mai le cose che ti saresti aspettato: mai ovvio.

Rimasi colpitissimo da una dichiarazione commossa di Eduardo De Filippo subito dopo la morte di Pasolini, da allora il mio rispetto per Eduardo è molto aumentato, proprio a livello umano, e poi fui entusiasmato dal discorso di Alberto Moravia, un discorso carico di emotività e di ammirazione per Pasolini. Poco dopo la morte di Pasolini uscì in libreria il volume delle sue poesie di Garzanti. Costava molto, per le mie finanze non era una spesa indifferente, ma lo comprai subito e quel libro fu per me fondamentale; ogni volta che mi sentivo depresso, sconfortato o frustrato, aprivo le poesie di Pasolini e cominciavo a leggere e piano piano le frustrazioni e la malinconia lasciavano spazio ad una serenità più profonda.

Oramai avevo passato i 30 anni, non avevo un compagno e non avevo nemmeno la faccia per cercarne uno, leggevo tanti libri di argomento legato alla omosessualità, ne ho ancora adesso la casa piena, andavo a vedere i film che parlavano di storie omosessuali, ricordo “Il bacio della donna ragno” e “Gli occhiali d’oro”, il mio mondo affettivo era stato sublimato in una dimensione solo culturale. Di ragazzi belli ce n’erano moti anche allora ma io restavo ancorato alle mie esperienze del tempo dell’università, poi tutto si era cristallizzato e io continuavo a sognare quelle cose che ormai non esistevano più. Non solo ero uscito dall’università da un pezzo, ma anche all’università il clima era totalmente cambiato e io faticavo a rendermene conto.

Dopo i quarant’anni ho avuto modo di frequentare i Radicali, e lì c’erano anche dei gay dichiarati, l’ambiente era buono e serio ma io non avevo la faccia di dichiararmi nemmeno in quell’ambiente che però ho frequentato per anni e che mi ha dato molto, però non mi ha dato un compagno, o forse io non lo cercavo veramente. Coi ragazzi gay legati ai Radicali parlavo spesso e mi raccontavano le loro disavventure, ma percepivo che erano di un’altra generazione, erano amici, ci volevamo anche bene, ma dovevano seguire la loro strada. Insomma, piano piano sono invecchiato e mi sono rassegnato a una vita da single e, devo dire, senza vere malinconie.

Caro Project, leggo, o meglio (per onestà) leggiucchio il tuo forum da anni e mi piace perché ci sento un po’ il sapore dei miei anni giovanili. Oggi ricorrono i quarant’anni dalla morte di Pasolini e allora mi sono deciso a dire la mia, da vecchio gay quale sono. Se lo credi opportuno, metti pure questa mail nella sezione anziani (che è sicuramente quella giusta). Penso che tu stia facendo una cosa utile, al di là di quello che puoi pensare, quindi vai avanti così!

Un abbraccio a te e a tutti i ragazzi del Forum.

Leo

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=25&t=5234

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUINTA PARTE

APPENDICE

“In questo paese [Inghilterra] noi abbiamo per troppo tempo trascurato la scienza relativa al sesso per un senso di falso pudore. In Germania le cose stanno diversamente. Ci troviamo studiosi che hanno elaborato autonomamente una nuova scienza e che hanno offerto al mondo una conoscenza che è della massima importanza. Noi ora sappiamo che ci sono donne con forti caratteristiche maschi e vice-versa. Anatomicamente e mentalmente troviamo che esistono tutte le sfumature tra il puro genere maschile e il puro genere femminile. Perciò è stato definito quello che da un illustre esponente della scienza è stato giustamente denominato «il terzo sesso».” – Dr. James Burnet, The Medical Times and Hospital Gazette, vol. xxxiv, N. 1497, 10 Novembre 1906, Londra.

“Ogni cittadino in grado di adempiere i suoi dovere di cittadino, sia egli padre o marito, insegnante o studente, padrone o servo, ufficiale o subordinato, ha il diritto e addirittura il dovere, di conoscere i fatti dell’inversione sessuale, di combattere e di prevenire la dissolutezza, il crimine e il vizio, di imparare e di insegnare agli altri il ruolo dell’inversione nella società e la sua morale, i doveri dell’invertito di fronte a se stesso, di fronte agli altri invertiti, di fronte all’uomo normale e di fronte alle donne e ai bambini. E anche i doveri dell’uomo normale verso l’invertito non sono minori, non sono meno difficili né meno indispensabili.” – M. A. Raffalovich. “Uranisme et Unisexualité.” Parigi, 1896.
“Il fatto che l’inversione sessuale non è un fenomeno casuale … risulta evidente dal fatto che è stata osservata in ogni tempo e in ogni luogo, e tra popoli piuttosto nettamente separati gli uni degli altri” – A. Moll, “Die Konträre Sexualempfindung” seconda edizione, p. 15. Berlino, 1893.

“Circa la larga diffusione dell’inversione sessuale, e in genere dei fenomeni omosessuali, non ci possono essere dubbi di nessun genere. Moll afferma che a Berlino egli stesso ha visto tra seicento e settecento omosessuali e ha sentito parlare di altri duecentocinquanta o trecento. Ed io stesso ho molti riscontri della loro frequenza sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Quanto all’Inghilterra, a proposito della quale io posso naturalmente parlare con maggior sicurezza, le sue manifestazioni sono chiaramente evidenti per quelli che hanno gli occhi aperti. … Tra gli elementi di maggiore livello professionale e culturale in Inghilterra ci deve essere una percentuale notevole di invertiti che qualche volta possono arrivare al cinque per cento, anche se queste stime possono spesso essere arrischiate. Tra le donne della medesima classe la percentuale sembra essere almeno doppia – anche se qui i fenomeni sono meno definiti e radicati.” – Havelocl Ellis, “Psychology of Sex” vol. Sexual Inversion, pp. 29-30. Philadelphia, 1901.

“Secondo la notizia di De Joux in “The Disinherited of Love”, il numero degli Urning in tutta l’Europa è di circa cinque milioni, il 4-5% di tutti i maschi di Europa sono Urning. E allora, una malattia – se la si può chiamare malattia – che sia così diffusa, richiede la nostra massima attenzione; ed è strano che sia solo dagli anni ’70 che questo argomento è stato discusso nella letteratura scientifica.
È proprio a causa di questa ignoranza che l’opinione pubblica è stata dominata ed è ancora dominata dal pregiudizio secondo il quale l’ermafroditismo fisico e l’inversione sessuale non sono altro che crimini, crimini volontari, mentre invece derivano in modo necessario dalla originaria natura di questi individui.” – Norbert Grabowshy, “Die verkehrte Geschlechtsempfindung” p. 16, Lipsia, 1894.

Il Dr. Hirschfeld, nel suo “Statistischen Untersuchunge über den Prozentensatz der Homosexuellen” dà I risultati di varie ricerche statistiche su questo argomento; e il loro notevole grado di coincidenza lo autorizza a parlare in modo abbastanza affidabile. Egli dice (p. 41): “Ora sappiamo che dobbiamo considerare il numero di quelli che si allontanano dalla normalità non in unità millesimali ma in unità centesimali. Il fatto che come risultato di queste inchieste e di queste commissioni di studio sia emersa più o meno la stessa percentuale (per la proporzione delle persone esclusivamente omosessuali), in particolare, la cifra si aggira intorno all’1,5%. – cioè questo straordinario accordo non può con ogni probabilità essere casuale, ma deve poggiare su una legge – una legge di natura – cioè, in particolare, che dal 90 al 95% degli uomini hanno una sessualità normale dalla nascita; che una percentuale che va dall’1,5 al 2% sono nati puri omosessuali (dico che si tratta di circa un milione in Germania); e che tra le due categorie ci rimane circa un 4% costituito da bisessuali per natura.”
E ancora (p. 60): “Ma che cosa ci mostrano questi numeri? Ci mostrano che su 100.000 abitanti in media solo 94.600 sono sessualmente normali, mentre 5.400 si allontanano dalla norma. Di questi ultimi 1.500 sono esclusivamente omosessuali e 3.900 bisessuali, di questi 3.900 700 sono prevalentemente omosessuali: cosi che di 100.000 Tedeschi, 2.200 (cioè il 2,2%) sono omosessuali o in modo esclusivo o in modo predominante – si tratta di 1.200.000 per tutta la patria tedesca.”
“L’inversione sessuale è stata normalmente considerata come psicopatologica, come un sintomo di degenerazione; e quelli che la manifestano sono stati considerati come fisicamente malati. Questo punto di vista comunque sta cadendo in discredito, specialmente da quando Krafft-Ebing, il suo principale difensore lo ha abbandonato nelle ultime edizioni del suo lavoro. Ciò non di meno, non è comunque ammesso da tutti che gli invertiti sessuali possano essere d’altra parte in perfetta salute e siano abbastanza normali in altre questioni sociali. Quando si chiede loro se abbiano mai desiderato che le cose per loro fossero diverse sotto questo aspetto essi pressoché invariabilmente rispondono di no.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo IV, Heinemann, Londra 1906.

“La gente, comunemente crede che un maschio che prova amore il suo stesso sesso debba essere spregevole, degradato, depravato, vizioso e incapace di sentimenti umani e generosi. Se la storia greca non è bastata a demolire questi preconcetti, una piccola e paziente ricerca sui comportamenti moderni sarà sufficiente a rimuoverli.” – J. Addington Symonds, “A Problem in Modern Ethics”, p. 10.

“Mantegazza dice giustamente che gli Urning non si trovano di certo soltanto nella feccia del popolo, ma che bisognerebbe piuttosto cercarli nei gruppi che, per cultura, ricchezza e posizione sociale si collocano ai primi posti. Perciò non c’è il minimo dubbio che un gran numero di Urning si possono trovare tra gli aristocratici.” – A. Moll, op. cit. P. 76.

“In nessun gruppo ci sono tanti Urning come tra i servi. Si potrebbe dire che un domestico su tre è un Urning.” – De Joux. “Die Enterbten des Liebesglückes”, p. 193. Lipsia, 1893.

“È quindi certo, come abbiamo visto, che molti Urning vengono da famiglie nevrotiche e patologicamente predisposte … ma comunque devo dire che non c’è prova che in tutti i casi di inversione sessuale tra uomini, gli individui interessati siano così predisposti ereditariamente. E inoltre c’è da tenere presente che, secondo certi autori, l’estensione della tara ereditaria, è al presente così grande che si potrebbe dimostrare una tendenza alle malattie nervose e mentali quasi in chiunque.” – A. Moll, op. cit. p.221.

“La verità è che noi non possiamo spiegare i sentimenti sessuali invertiti meglio di come possiamo spiegare l’impulso normale; tutti i tentativi di spiegare queste cose e l’amore, sono carenti.” – ibid. p. 253.

“Tra le propensioni degli Urning si trova non di rado un grande interesse per l’arte e la musica – sia per l’interesse attivo che per il godimento passivo dell’arte e della musica .. Il talento dell’attore è particolarmente notevole in alcuni. … Ma non si deve credere che gli Urning siano capaci soltanto di una particolare attività dell’immaginazione. Al contrario ci sono casi indubbi in cui essi portano il loro contributo anche nel settore della scienza. … Anche nella poesia gli Urning talvolta dimostrano un talento eccezionale; specialmente nei versi d’amore indirizzati agli uomini.” – Ibid. p. 80.

“Un esame dei miei casi [di invertiti] dimostra il fatto interessante che il 68% possiede un’attitudine artistica in vario grado. Galton trova, da un’indagine su circa mille persone, che la media di coloro che mostrano gusti artistici, in Inghilterra, è solo del 30%.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 173.

“Nell’antichità, specialmente tra i Greci, sembra che ci siano stati molti uomini che nelle loro nature emotive erano ermafroditi. Io credo che lo studio dell’ermafroditismo fisico sia molto importante e penso che porterà ancora grande luce sulla stessa psicologia dell’amore. Le osservazioni condotte sino ad oggi, mostrano già che lo stesso individuo in momenti diversi può provar sentimenti sessuali piuttosto diversi.” – A. Moll, op. cit., p. 200.

“L’Urning è capace, attraverso la forza del suo amore, di compiere i più grandi sacrifici per il suo amato, e sotto questo profilo, l’amore di un Urning è stato spesso paragonato con l’amore di una donna. Proprio come l’amore di una donna, è più forte e più devoto di quello di un uomo normale, proprio perché supera quello dell’uomo in profondità, secondo Ulrichs, l’amore urning, sotto questo aspetto dovrebbe essere considerato più in altro di quello dell’uomo che ama le donne.” – Ibid. p. 118.

“Gli uomini femminili spesso sanno come trattare le donne meglio di come fanno gli uomini maschili. Gli uomini maschili, salvo casi molto rari, imparano come trattare le donne solo dopo una lunga esperienza e anche allora in modo molto imperfetto.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo V.

“È proprio necessario che tutte le donne e gli uomini siano nettamente separati in due gruppi ben distinti, le donne da una parte e gli uomini dall’altra, allo stesso modo e sotto ogni punto di vista? … Esistono forme di transizione tra metalli e non metalli, tra combinazioni chimiche e semplici misture, tra animali e piante, tra fanerogame e crittogame, tra mammiferi e uccelli. … Si può dare per certo quindi che sia assolutamente improbabile trovare in Natura una netta delimitazione tra tutto quello che è maschile da una parte e tutto quello che è femminile dall’altra; o che qualsiasi creatura vivente sia così semplice sotto questo aspetto, da poter essere collocata interamente da una parte o interamente dall’altra della linea di confine.” – Weininger, Ibid., Introduzione, p. 2.

“Su questo, Chéron fece un’osservazione piuttosto strana. ‘Noi abbiamo – disse – per quanto riguarda le distinzioni sessuali, dei concetti che la primitiva semplicità delle persone delle epoche trascorse non poteva nemmeno immaginare. Dal fatto che ci sono due sessi e solo due, essi deducevano che una donna è semplicemente una donna e un uomo è semplicemente un uomo. In realtà le cose non stanno così, ci sono donne che sono molto donne e donne che lo sono molto poco. Queste differenze, nascoste nei tempi andati dal costume e dal modo di vivere e mascherate dal pregiudizio, si notano invece ben chiaramente nella nostra società. E non solo, ma diventano sempre più accentuate e visibili di generazione in generazione.’” – Anatole France, “Sur la Pierre Blanche”, p. 301.

“In ogni essere umano sono presenti sia elementi maschili che elementi femminili, solo nelle persone normali (secondo il loro sesso) un gruppo di elementi è molto più sviluppato dell’altro. La differenza fondamentale, nel caso delle persone omosessuali, è che in loro gli elementi maschili e femminili sono più equilibrati; così che, quando per di più lo sviluppo generale è di grado elevato, noi troviamo in questa classe di persone il tipo più perfetto di umanità.” – Dr. Arduin, “Die Frauenfrage”, in Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen, vol. ii, p. 217. Lipsia, 1900.

“L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è sia antica che diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che effettivamente non vi sia una confusione lì tra due diverse teorie sulla creazione. Si dice che Dio abbia fatto prima l’uomo a Sua immagine, maschio femmina in un solo corpo, e abbia ordinato loro di moltiplicarsi, più tardi Egli creò la donna da una parte del suo uomo originario.” (Vedi anche il mito riportato da Aristofane nel Simposio di Platone.) – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 229.

“Quando l’istinto sessuale compare per la prima volta nella prima adolescenza, sembra essere molto meno specializzato di come diventa successivamente. Non solo al suo apparire è meno definitamente diretto verso uno specifico fine sessuale, ma anche il sesso del suo oggetto è talvolta incerto.” – Ibid., p. 44.

“In me la natura omosessuale è singolarmente completa e certamente congenita. La più intensa delizia della mia fanciullezza (anche quando ero solo un esile ragazzino affidato alla mia balia) era di guardare gli acrobati e i cavallerizzi nel circo. E questo non dipendeva tanto dalle loro azioni abilissime quanto dalla bellezza dei loro corpi. Anche allora mi interessavo soprattutto i ragazzi più flessuosi e graziosi. La gente mi diceva che gli attori del circo erano malvagi e potevano rapire i ragazzini e così cominciai a vedere i miei favoriti come mezzi diavoli e mezzi angeli. Quando ero più grande e ci potevo andare da solo, andavo spesso in giro tra le tende degli spettacoli ambulanti nella speranza di intravedere gli attori. Desideravo ardentemente di vederli nudi senza le loro calzamaglie e avevo l’abitudine di rimanere sveglio la notte pensando a loro e desiderando di essere abbracciato e amato da loro.” Ibid., caso ix, p. 62.

“Avevo quindi anni, undici mesi e mezzo quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Non avevo avuto prima nessuna esperienza di soddisfazione sessuale, né in direzione omosessuale né nell’altra direzione. Questo avvenimento, quindi, arrivò abbastanza normalmente. Da parecchio tempo prima, comunque, ero stato soggetto in parte a tenere bramosie e in parte a desideri sensuali senza una forma o una finalità definita – rimanendo però le due emozioni separate una dell’altra e mai le avevo provate insieme per lo stesso ragazzo. Questi desideri sensuali senza finalità mi tormentavano spesso nelle ore di solitudine e non riuscivo a superarli. Mi si presentarono per la prima volto durante il mio quindicesimo anno, quando ero a scuola a Detmold, e nei due modi seguenti: – Per la prima volta furono risvegliati da un disegno sulle “Säulen-ordnungen” [gli ordini architettonici] di Normand, della figura di un dio greco o di un eroe che stava lì nella sua bellezza nuda. Questa immagine, cento volte respinta, tornò ancora cento volte alla mia mente. (Non c’è bisogno che io dica che quell’immagine non causò in me il temperamento urning; essa non fece che svegliare ciò che già stava lì addormentato – una cosa che qualsiasi altra circostanza avrebbe potuto provocare.) In secondo luogo, quando stavo studiando nella mia stanzetta, o quando giacevo sul mio letto, prima di andare a dormire, il pensiero era solito sorgere improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – ‘Che una volta un soldato potesse arrampicarsi attraverso la mia finestra ed entrare nella mia stanza!’ Allora la mia immaginazione mi dipingeva una splendida immagine di soldato di venti o ventidue anni; ed io ero, per così dire, tutto in fiamme. E comunque i miei pensieri erano abbastanza vaghi e non erano diretti a qualche tipo definito di soddisfazione, né avevo mai scambiato nemmeno una parola con un vero soldato.” – K. H. Ulrichs. “Memnon”, paragrafo 77. Lipsia, 1898. Vedi anche “Un Problema di Etica Moderna”, p. 73.

“Le amicizie di questo tipo, che ho formato a scuola, sono state solo due – Io non dimenticherò mai la loro assorbente profondità e intensità. Io non ho mai parlato di esse a nessuno e per questo esse erano molto più sacre e serie, né – benché possa sembrare strano – ho mai parlato di esse direttamente agli stessi ragazzi interessati e nemmeno ho mai mostrato il minimo segno di affetto verso di loro. Se avessi detto loro che io mi ero consacrato al loro benessere e che per quello volevo scarificare me stesso e tutto quello che avevo (cosa che era assolutamente vera) loro sarebbero rimasti semplicemente stupiti; e ancora di più dato che erano entrambi ragazzi giovani, non ancora arrivati alla pubertà.
Adesso io sono in qualche modo amaramente cosciente che in questi casi una delle più forti e positive influenze che mi sono capitate nella mia vita andò sprecata per i nove decimi. È impossibile immaginarsi quanto migliore sarebbe stata la situazione in condizioni più favorevoli. E ancora, tutto quello che ho provato per i ragazzi non lo avrei certamente provato senza quella buona influenza su di me, anche se (data la loro totale ignoranza dei mie sentimenti) quella influenza avrebbe potuto essere nulla. Ero consapevole dell’effetto tonificante e incoraggiante su tutta la mia natura, della confermata salute del corpo e soprattutto della enormemente accresciuta capacità di lavoro. E certamente tutto questo sarebbe stato mille volte intensificato se io fossi stato guidato qualche volta e incoraggiato anche da una pubblica opinione che approvasse queste amicizie.
Un ragazzo della Public School ha dopo tutto forti sentimenti di onore e di correttezza, e sono certo che si potrebbe fare molto di più coltivando l’opinione pubblica della scuola: rendendo le amicizie devote e disinteressate molto considerate e apprezzate e condannando come base e mezzo di correzione anche il minimo tentativo di insudiciare la purezza di un ragazzo giovane attraverso un desiderio grossolano ed egoistico di gratificazione personale. L’opinione pubblica della scuola, ne sono sicuro, si orienterebbe abbastanza prontamente a scorrere in questi canali. Ma tutto questo richiederebbe una vera apertura nel trattamento di tutta la questione, che certamente adesso non esiste. Il fatto che la più grande forza che il preside ha a sua disposizione sia così ignorata (e così immotivatamente) è più che assurdo, è mostruoso. E si tratta di una cosa che riguarda lui come insegnante quasi quanto riguarda i ragazzi stessi nelle loro reciproche relazioni. Io credo che guadagnarsi l’affetto del ragazzo venga necessariamente prima dell’insegnargli qualunque cosa. Altrimenti non gli si insegna assolutamente nulla.” – Lettera privata.

“Potrei raccontarvi un bel po’ di cose su un’altra amicizia ugualmente importante che io ho formato (io venticinquenne e il ragazzo quattordicenne) che è stato uno degli eventi più felici della mia vita. Era una cosa riconosciuta da entrambe e parti ma perfettamente controllata e pura: ci siamo conosciuti molto bene nei periodi di vacanza scolastica per quasi un anno. Io avrei potuto fare qualunque cosa con qual ragazzo, la mia influenza su di lui in quel tempo posso dire che fosse illimitata: e certamente portò un beneficio immenso ad entrambi.” – Ibid.

“Nella mia vita scolastica – come alunno esterno – avevo due amicizie di questo tipo, anche se, ovviamente, per un alunno esterno non c’era la stessa possibilità di svilupparle. Una era con un ragazzo più grande di me di circa cinque anni e un’altra con un maestro più grande di me di circa dodici. Io ero un ragazzino vergognoso e timido, e non avendo un fisico robusto, non entrai molto nell’attività atletica della scuola. Il mio amico più grande era un ragazzo molto delicato, gentile, fine di una purezza e di un’altezza di pensiero che era in contrasto stridente con la sporca atmosfera morale della scuola in quell’epoca, ma lui non era mai uno che giudicava e non era nemmeno superbo. Io sento che questa amicizia ha esercitato la più potente influenza nei miei primi anni di vita nel conservare un alto ideale di condotta davanti a me, molto più potente dell’influenza di casa, della quale non credo di essere stato molto consapevole.
“Dopo che lasciò la scuola per Cambridge, avevamo l’abitudine di scriverci regolarmente lunghe lettere, raramente di meno di tre pagine. Mi ricordo che io pensavo a lui come al più bel ragazzo che avessi mai conosciuto, ma guardando adesso la sua fotografia, presa più o meno in quell’epoca, e paragonandola con le altre, noto che i suoi tratti erano meno belli di quelli di molti altri miei compagni di scuola. Alla fine del secondo anno morì di consunzione. Successe durante le vacanze estive e allora io mi trovavo all’estero. Mi ricordo che avevo l’abitudine di sedermi a notte alta per scrivergli delle lunghe lettere su tutto quello che avevo visto, per interessarlo durante la sua malattia. Io non sapevo quanto fosse malato, ma avevo la paura terribile che non lo avrei rivisto un’altra volta. Quando rientrai in patria e seppi che era appena morto, il colpo fu terribile. Per settimane mi sentii come se io non avessi un amico in tutto il mondo. Non ho mai sentito nessuna perdita così profondamente né prima né dopo. …
“L’altra amicizia col mio insegnante di matematica, anche se non così intima, era comunque di un carattere molto affettivo. Io devo molto a quest’amicizia – Lui ha posto le fondamenta del mio ideale, del dovere di un insegnante verso i suoi alunni.” Lettera privata.

“Non è certo una novità: il sentimento che muoveva Gesù verso Giovanni, o Shakespeare verso il giovane dei sonetti o che ispirò le amicizie della Grecia è stato con noi prima e, nella nuova cittadinanza, sarà di nuovo con noi. L’amore per i compagni di Whitman è la sua moderna espressione; la Democrazia – concepita socialmente e non politicamente – è la sua base. Chiedersi quanta solidarietà nel lavoro o quanto dei moderni sindacati possa derivare da una fede inconscia in questo principio di cameratismo non è certo un domanda inutile. La più libera, la più diretta e la più genuina relazione tra uomini, che deriva da questo, deve costituire la base più profonda della fabbrica ricostituita”. – C. R. Ashbee, “Workshop Reconstruction and Citizenship”, p. 160.

Un caso di appassionato attaccamento tra due ragazzi Indiani è stato raccontato all’autore di questo libro da un maestro di una scuola in India. I ragazzi che avevano circa sedici anni, frequentavano la stessa scuola ed erano amici devoti, ma venne il tempo in cui dovettero dividersi. Uno fu portato via dai parenti verso una parte lontana del paese. L’altro era inconsolabile di fronte a questa prospettiva. Quando arrivò il giorno e il suo compagno fu allontanato, subito dopo, se ne andò tranquillamente ad un pozzo nel recinto della scuola, ci saltò dentro e annegò. La notizia, inviata per telegrafo, raggiunse l’amico in partenza che ancora era in viaggio. Quello disse poco, ma ad una delle stazioni abbandonò il treno e scomparve. Il treno andò avanti, ma dopo poco il ragazzo sbucò fuori dai cespugli vicino alla linea ferroviaria, si buttò sui binari e fu ucciso.

Quanto segue è tratto da uno dei casi ricordati da Havelock Eellis nel suo “Sexual Inversion”; “la più profonda sensazione sessuale di cui sono consapevole risale all’età di nove o dieci anni quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato di un paio d’anni più anziano di me. Non ricordo di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che lui potesse impadronirsi di me e gestirmi. Io ho ancora una sensazione precisa di quanto gradevole sarebbero stati nelle sue mani anche il dolore fisico e la crudeltà.” – Havelock Eellis, op. cit., vcaso xiii, p. 71.

“Quando avevo circa sedici anni e mezzo, venne in casa un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero più assorbente dei miei giorni di scuola. Non ricordo neppure un momento, da quando lo vidi per la prima volta a quando lasciai la scuola, in cui io non fossi innamorato di lui e l’affetto era ricambiato anche se alquanto riservatamente. Lui era sempre un po’ più avanti di me nei libri e nel lavoro scolastico ma quando il nostro affetto maturò passavano insieme molto del nostro tempo libero e lui rispondeva alle mie avances più o meno come una ragazza che viene corteggiata, un po’ ridendoci sopra, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di vezzeggiarlo e accarezzarlo, ma la nostra intimità non andò mai più in la di un bacio e su questo c’era pure il freno della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi e non abbiamo mai nemmeno bisbigliato l’uno con l’altro su quelle cose sulle quali tutta la scuola parlava in modo osceno.” – Stesso caso, pag. 73.

“All’età di ventuno anni cominciai gradualmente a rendermi conto che in qualche modo non ero come i miei compagni, che non mi piacevano le occupazioni tipicamente maschili, che fumare, bere o giocare a carte mi dava poca soddisfazione, e che avevo un vero terrore mortale per il bordello. E infatti non ci ero mai stato e in ogni occasione, con un pretesto o con l’altro, ero riuscito a tenermene alla larga. Allora conciai a pensare a me stesso. Mi sentivo paurosamente solo, miserabile e sfortunato e sospiravo per un amico della mia stessa natura – ancora senza nemmeno immaginare che ci potessero essere altri come me. A ventidue anni arrivai a conoscere un ragazzo che almeno mi chiarì le idee sull’inversione sessuale e su quelli che ne sono affetti, al punto che lui – un urning come me – arrivò ad innamorarsi di me. Mi caddero le bende dagli occhi, e benedico il giorno che mi portò la luce. … Rispetto alle donne nel loro aspetto sessuale, provavo un vero orrore, che l’esercizio del mio più alto potere di immaginazione non poteva comunque superare; e infatti non ho mai nemmeno provato a superarlo dato che sono quasi persuaso dell’inutilità di un simile tentativo che mi sembra peccaminoso e innaturale.” – Krafft-Ebing, “Psycopathia Sexualis”, settima edizione, caso n. 122, p. 291. Stoccarda 1892.

“Senza l’amore degli uomini non potrei più esistere, senza un tale amore non posso che rimanere in conflitto con me stesso. … Se esistesse il matrimonio tra uomini credo che non sarei affatto preoccupato da una relazione che dura tutta la vita, cosa che con una donna mi sembra sostanzialmente impossibile. … Ma dato che comunque questo tipo d’amore è considerato criminale, attraverso la sua soddisfazione io posso essere in armonia con me stesso ma mai col mondo e perciò necessariamente ci deve essere qualcosa di discordante e tanto più perché ho un carattere aperto e odio e bugie di qualsiasi tipo. Questo tormento di dover sempre nascondere tutto, mi ha costretto a confessare la mia anomalia a pochi amici, della cui comprensione e della cui riservatezza sono sicuro. Anche se spesso la mia condizione mi sembra abbastanza triste per la difficoltà di trovare soddisfazione e per il disprezzo generale degli amori maschili, sono comunque spesso almeno un po’ orgoglioso di avere questi anomali sentimenti. Naturalmente non mi sposerò mai – ma questo non mi sembra in nessun modo una sfortuna, anche se sono innamorato della vita familiare, e fino adesso ho passato il mio tempo solo tra le mie relazioni. Vivo nella speranza di poter avere più tardi un amante fisso; e lo devo avere, altrimenti il futuro mi sembrerebbe grigio e scolorito e tutti gli oggetti che la gente di solito insegue – onore, alta posizione sociale, ecc. – mi sembrerebbero solo cose vane per nulla attrattive.
“Se questa speranza non dovesse realizzarsi, so che sarei incapace di dedicarmi ai miei interessi permanentemente e con piacere e che sarei capace di mettere da parte qualsiasi cosa per ottenere l’amore di un uomo. Non sento più alcuno scrupolo morale a causa della mia inclinazione anomala e in genere non sono mai stato turbato dal fatto che mi sento attratto verso i giovani. … Fino adesso mi è sembrato cattivo e immorale fare cose che sono aggressive verso gli altri o che non vorrei fossero fatte a me e da questo punto di vista posso dire che cerco il più possibile di non infrangere i diritti degli altri e sono capace di reagire violentemente a qualsiasi ingiustizia fatta agli altri.” – Ibid. p. 249, caso n. 110 (funzionario in una fabbrica, 31 anni).

“I miei pensieri non sono in nessun modo esclusivamente del corpo o morbosamente sensuali. Quanto spesso alla vista di un bel ragazzo mi prende un umore profondamente entusiastico e io offro una preghiera, per così dire, con le gloriose parole di Heine – ‘Tu sei come un fiore, così grazioso, così bello, così puro’ … Finora nessun ragazzo ha mai sospettato il mio amore per lui, non ho mai corrotto o messo a rischio la moralità di nessuno, ma per molti ho qua e là ho consumato la loro strada: e quindi non ho problemi e faccio sacrifici, che sono l’unica cosa che posso fare per loro.
E quindi, quando ho la fortuna di avere un amico amato vicino a me, al quale insegnare qualcosa, da supportare, da aiutare, quando il mio amore inconfessato trova una risposta amorosa (anche se naturalmente non sessuale), allora tutte le immagini immonde svaniscono sempre di più nella mia mente. Allora il mio amore diventa piuttosto platonico e si innalza solo per poi scivolare di nuovo nel fango quando è privato della sue specifica attività.
Quanto al resto, io non sono, e posso dirlo senza presunzione, uno degli uomini peggiori. Mentalmente più sensibile di molti uomini normali. Mi interesso a qualsiasi cosa che emoziona l’umanità. Sono ben disposto, tenero, e facilmente mi muovo a pietà, non posso fare alcun male ad alcun animale, e certamente non ad una creatura umana, ma sono al contrario attivo in un modo amichevole verso la gente, se e come posso.
Perciò, quindi, davanti alla mia coscienza non posso rimproverarmi, e anche se devo certamente rigettare il giudizio del mondo su di noi, soffro comunque molto. Nella massima sincerità, non ho offeso nessuno e mantengo il mio amore nella sua più nobile attività altrettanto santamente quando fanno gli uomini normalmente disposti, ma sotto un destino infelice che non ci concede né tolleranza né riconoscimento. Soffro spesso più di quanto la mia vita possa sopportare.” – Ibid. p. 286, caso n. 114.

“Descrivere tutta la miseria, tutte le situazioni sfortunate, il costante terrore si essere scoperti nella propria particolarità e di diventare una persona non tollerabile in società – dare un’idea di tutto questo è veramente molto più di quanto la penna o le parole possano fare. Il pensiero stesso di perdere la propria esistenza sociale e di essere rigettato da tutti, appena sorge, è un tormento più grande di quanto si possa immaginare. In una situazione del genere qualsiasi cosa, qualsiasi cosa che uno avesse fatto nella via del bene sarebbe dimenticata; nella coscienza della sua alta moralità ogni uomo con disposizioni normali si gonfia di orgoglio, per quanto abbia potuto agire in modo frivolo a proposito del suo amore. Io conosco parecchie persone normali di questo tipo di cui mi è molto difficile capire la concezione svilente dell’amore.” – Ibid., p. 269.

“Prima di dormire vedo immagini tormentose di amore tradito, e così sono costretto, diverse volte, a fare ricorso al cloralio. I miei sogni sono solo la prosecuzione della mia vita attuale e sono altrettanto penosi. Come tutto questo finirà realmente non lo so; ma io penso che queste emozioni profonde debbano fare il loro corso. … L’unica fine ragionevole della lotta è la morte.” – A. Moll, “Conträre Sexualempfindung”, seconda edizione, pag. 123 (citazione da una lettera).

“Stanco e logoro, sono passato attraverso ogni tempesta di angoscia e di disperazione. Anni della più rovinosa agonia mentale sono passati sulla mia testa senza uccidermi. Attraverso gli orologi della lunga notte, ho sentito rintoccare le ore incessanti. Al sonno non ho neppure mai pensato, ma sono stato steso sul mio letto cercando di leggere qualche libro o inginocchiato vicino al mio letto a sforzarmi di innalzare il mio cuore e il mio spirito alla preghiera cercando soccorso e perdono. Alla fine, incapace di andare avanti, con la bocca fortemente serrata e la fronte corrugata, il Charmer ha attutito i miei sensi per una o due brevi ore; ma solo perché potessi svegliarmi con una più forte e più chiara percezione della mia condizione senza speranza.
Non so come siano passati i giorni, come io abbia potuto vivere così a lungo in questa miseria, non lo so proprio. Ma una tortura di questo tipo è crudelmente lenta oltre che certa. È tipico dei giovani sopportare per molto tempo quando l’amore è messo alla prova e un casuale barlume – una specie di beffardo fantasma di speranza così simile alla speranza come la meteora veloce lo è al sole che dura – aiuta a tollerare il peso della miseria e così lo prolunga. Io mi sento vecchio di centinaia di anni nel mio squallore di ogni momento. Non posso combattere contro l’amore e schiacciarlo – mai! Dio ha inserito nel mio cuore la necessità del sentimento; ma è difficile non chiedersi perché ha inserito un elemento così divino nella mia natura che è condannata a morire insoddisfatta che è destinata alla fine ad essere la mia vera morte.” – Da un manoscritto consegnato all’autore da un Urning.

H. Ellis, nell’appendice D del suo libro sull’Inversione sessuale, parla alquanto estesamente delle amicizie scolastiche della ragazze, che loro chiamano “fiamme” e “deliri”, dell’amore a prima vista, del romanticismo, del corteggiamento, degli incontri nonostante gli ostacoli, delle lunghe lettere, della gelosia, dello scrivere ovunque il nome dell’amata, ecc.; queste relazioni sono talvolta sessuali, ma molto frequentemente non è così, anche se sono piene di “eretismo psichico”.
Nella stessa appendice cita una donna di trentatré anni che scrive; “A quattordici anni mi sono innamorata per la prima volta, ma è stato con una ragazza. Era un amore insano e intenso, ma aveva le stesse qualità e provocava le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a diciotto anni. In nessuno dei due casi l’oggetto d’amore era idealizzato: io ero completamente consapevole dei loro difetti, ciò nonostante tutta la mia persona era persa, immersa nella loro esistenza. Il primo durò due anni, il secondo sette anni. Da allora nessun amore è stato così intenso ma adesso queste due persone , anche se sono ancora viventi, non sono per me nulla di più che autentici estranei.”
Un’altra donna di trentacinque anni scrive: “Le ragazze tra i quattordici e i diciotto anni in collegio o nella scuola femminile spesso si innamorano di persone dello stesso sesso. Non si tratta di amicizia. L’amata è più grande, più avanzata, più affascinante o più bella. Quando ero una matricola in collegio ho conosciuto più o meno trenta ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Molte la ricercavano per il fascino, ma io so che il mio omaggio e quello di molte altre era sincero e appassionato. Io l’amavo perché era brillante e completamente indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se all’epoca la consideravamo bella. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, si sentì male per due settimane. Al suo ritorno stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu tropo grande e lei svenne. Quando raggiunsi l’ultimo anno fui io a ricevere gli sguardi languidi, i versi originali, le rose e le lettere appassionate scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.
L’amore appassionato tra ragazze, da quello più innocente alle escursioni più elaborate nella direzione del lesbismo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici che, e ancora forse di più, nei cori e tra le ballerine.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 130.

“L’amore delle donne omosessuali è spesso molto appassionato, come quello degli urning. Proprio come gli urning, le donne omosessuali si sentono felicissime quando amano in modo felice. Comunque, per molte di loro, come per gli urning esiste la circostanza molto penosa che in conseguenza della loro antipatia per il tocco del maschio non sono in condizione di fondare una famiglia. Talvolta, quando l’amore di una donna omosessuale non è corrisposto, ne seguono seri disturbi del sistema nervoso, che portano anche al parossismo della furia.” – A. Moll, op. cit p. 338.

“È degno di nota il numero di donne invertite che, con maggiore o minore frode sono state sposate con donne di loro scelta e la coppia ha vissuto felicemente insieme per lunghi periodi. So di un caso, probabilmente unico, nel quale la cerimonia è andata avanti senza nessun inganno da nessuna delle due parti; una donna inglese congenitamente invertita, di notevole abilità intellettuale, ora morta, era legata alla moglie di un uomo di chiesa che, nella piena consapevolezza di tutti i fatti del caso, sposò privatamente le due donne nella sua chiesa.” – Havelocj Ellis, op. cit., p. 146, nota a fondo pagina.

“Ci si dice (nel “Giornale del viaggio in Italia” di Montaigne, 1350) che sette o otto ragazze che erano di Chaumont, decisero di vestirsi e di lavorare come uomini; una di esse venne a Vitry per lavorare come tessitore e fu ritenuta un ragazzo di buna condizione, come tale era amato da tutti. A Vitry si fidanzò con una donna ma, siccome sorse un problema, non si celebrò alcun matrimonio. Successivamente si innamorò di una donna che sposò e con la quale visse per quattro o cinque mesi, con grande soddisfazione della moglie, si dice. Ma essendo stata riconosciuta da qualcuno di Chaumint e portata davanti alla giustizia, fu condannata all’impiccagione, Disse che avrebbe preferito essere impiccata al vivere ancora come una ragazza e fu impiccata per avere usato invenzioni illecite per supplire ai difetti del suo sesso.” – Ibid. p. 119.

“È evidente che ci devono essere delle ragioni profonde della frequenza della omosessualità tra le prostitute. Una di queste cause, senza dubbio, risiede nel carattere delle relazioni delle prostitute con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale e dato che l’elemento economico è enfatizzato, la possibilità della soddisfazione sessuale diminuisce; nel migliore dei casi, anche qui manca il senso di parità sociale, la sensazione del possesso e l’ambito necessario all’esercizio dell’affetto e della devozione femminile.” – Ibid., p. 149.

“Tra le prostitute registrare a Berlino ce ne sono senza dubbio un gran numero che onorano l’amore delle donne. Fonti bene informate mi dicono che circa il 25% delle prostituite di Berlino hanno relazioni con altre donne.” – A. Moll, op. cit., p.331.

“Karl Heinrich Ulrichs (nato vicino Aurich nel 1825), aveva esposto e difeso l’amore omosessuale, e i suoi punti di vista si dice abbiano avuto una certa influenza nell’attirare l’attenzione di Westphal sull’argomento; era un ufficiale legale di Hannover (Agente del fisco), lui stesso invertito sessuale. Da 1864 in poi, all’inizio sotto lo pseudonimo di Numa Numantius e poi usando il suo vero nome, Ulrichs pubblicò in varie parti della Germania una lunga serie di lavori che trattavano di questa questione e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione legale dell’invertito sessuale in Germania.
Pur non essendo un autore i cui punti di vista psicologici possono avere molto peso scientifico, Ulrichs ci appare essere stato un uomo di abilità molto brillante e la sua conoscenza si dice essere stata quasi universale; non era solo molto versato nei suoi argomenti specifici di giurisprudenza e di teologia ma anche in molti settori delle scienze naturali come anche nell’archeologia; era inoltre considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli e poi all’Aquila degli Abruzzi da dove pubblicò anche un periodico latino. Morì nel 1895.” – Havelock Ellis, op. cit., p. 33.

Ultichs entra in una classificazione elaborata di tipi umani, con una corrispondente nomenclatura, che, benché un tantino ponderosa, è stata utile. Tra i maschi, per esempio, distingue l’uomo abbastanza normale, che lui chiama “Dioning”, dall’invertito, che chiama “Urning”. Tra gli Urning, di nuovo, distingue (1) coloro che sono completamente maschili nell’apparenza, nelle abitudini mentali e nel carattere (“Mannlings”) e che tendono ad amare soggetti più morbidi e più giovani del loro stesso sesso; (2) Coloro che sono di apparenza e di modo di pensare effeminato (”Weiblings”) e amano uomini più rozzi e più vecchi; e (2) quelli che sono di un tipo intermedio (“Zwischen Urnings”) e amano i giovani uomini. Poi di nuovo c’è l’”Urano.dioning”, che è nato con la capacità di amare in entrambe le direzioni, cioè sia uomini che donne, Questo è generalmente di tipo maschile. E al di à di queste ci sono alcune sotto-specie come l’”Uraniaster”, che è un uomo normale che ha contratto abitudini urning, e l’”Urning virilizzato”, che è un Urning che ha contratto abitudini normali, anche se queste non sono naturali per lui! Il tutto si può riassumere in una tabella come segue: –

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Se aggiungiamo a questa una tabella corrispondente per il sesso femminile avremo un’idea della complicazione del sistema di Ulrichs! Per quanto il sistema sia complicato e per quante critiche possiamo muovergli, dobbiamo riconoscere che non eccede comunque la complicazione dei fatti reali di natura. (Vedi K.H. Ulrichs, “Memnon”, capitoli iii-v.)

L’analisi dell’argomento di Krafft-Ebing è nel complesso tanto elaborata quanto quella di Ulrichs. È data da J.A. Symonds in forma di tabella, come segue:

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A Symonds continua: – “Qual è la spiegazione razionale dei fatti che ci è presentata dall’analisi che ci ho formulato in questa tabella, non può ancora essere completamente chiarito. Non conosciamo ancora abbastanza circa le leggi del sesso nelle creature umane per avanzare una teoria. Krafft-Ebing e gli autori della sua scuola sono attualmente inclini a riferirsi tutti alle malattie dei centri nervosi, ereditarie, congenite, risvegliate da abitudini precoci di auto-abuso. Ho già cercato di mostrare l’inadeguatezza di questo metodo e ho anche richiamato l’attenzione sul fatto che non ci dà sufficientemente conto dei fenomeni che ci sono noti attraverso la storia e attraverso l’esperienza di ogni giorno.” [Bisognerebbe notare che nelle edizioni più tarde del suo libro, Krafft-Ebing modifica considerevolmente l’idea secondo la quale queste variazioni sessuali indicano tutte malattia.] – “Un Problema di Etica Moderna”, p. 46.

Moll, parlando dell’atto così comunemente accreditato agli Urning (sodomia), dice: “Comunemente si dà per scontato che il rapporto sessuale tra Urning consista in questo. Ma è un grosso errore supporre che questo atto sia così frequente tra di loro.” – A- Moll, op. cit., p. 139.

E Krafft-Ebing ne parla come di cosa rara tra i veri Urning, quantunque piuttosto comune tra i vecchi viziosi e debosciati di più normale temperamento. – “Psychopathia Sexualis”, settima edizione, pag. 258.

“L’urning non solo nega l’innaturalità delle sue inclinazioni ma anche il loro carattere patologico; protesta contro il paragone con gli zoppi e coi sordi. La coincidenza occasionale dell’inversione sessuale con altre condizioni realmente morbose non significa nulla e nemmeno il ricordare che essa è contraria alla finalità di propagazione della razza è una prova; chi infatti ci può garantire che la natura abbia inteso destinare tutti alla propagazione della razza? Anche all’ape operaia la natura non ha garantito questa funzione anche se nei suoi rachitici organi sessuali femminili esiste una innegabile indicazione o un suggerimento di sentimenti sessuali.” – A. Moll, op. cit., p. 271. (Da una lettera di un Urning sessantenne.)

“L’omosessualità, quindi, può essere definita come una varietà anormale dell’impulso sessuale, ma difficilmente come una varietà patologica. Se volete, potrebbe essere definita un arresto dello sviluppo o una specie di reversione. E questo si accorda abbastanza col fatto che i migliori esperti di questo argomento non hanno finora scoperto più anormalità fisiche tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali – e nemmeno più degenerazione o segni di degenerazione.” – Consulente medico Dr. Paul Naeke, in “Der Tag”, 26 ottobre 1907.

“Come risultato di queste considerazioni Ulrichs conclude che non c’è alcuna base reale per la persecuzione degli Urning salvo quella che può essere trovata nella ripugnanza provata dalla grande maggioranza numerica verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia i matrimoni, perdona la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle sue proprie inclinazioni sessuali. Rende illegali le unioni temporanee o permanenti per la minoranza, la cui inversione dell’istinto aborrisce. E questa persecuzione, nel pensiero popolare, a qualunque livello, è giustificata come molti altri atti iniqui di pregiudizio e ignoranza, da presupposti teologici e da cosiddette disposizioni della rivelazione” – “Un problema di etica moderna” p. 83.

“Noi intendiamo come “omosessuale” una persona che si sente portata verso individui dello stesso sesso da sentimenti di vero amore. Dal punto di vista scientifico è indifferente se egli agisca o meno in accordo col suo sentimento omosessuale. Così come ci sono persone normali che vivono castamente, così ci sono persone omosessuali in cui amore ha chiaramente un carattere psichico, ideale e “platonico”. …
“L’impronta femminile, nel caso degli uomini omosessuali, è in genere evidenziata dalla presenza di una maggiore sensibilità e recettività e anche dalla predominanza della vita emotiva, da un forte senso artistico, specialmente in direzione della musica, e anche spesso da una tendenza al misticismo, e da diverse inclinazioni e abitudini femminili sia nel senso migliore che in quello peggiore del termine. Questa mescolanza di temperamento, comunque, non rende l’omosessuale come tale una persona di minor valore. Egli non è infatti della stessa natura dell’eterosessuale, ma è di uguale valore.” Testimonianza del Dr. M. Hirschfeld come medico specialista nel processo Moltke-Harden.

“Una seria obiezione al riconoscimento e alla tolleranza dell’inversione sessuale, è sempre stata che essa tende alla limitazione della popolazione. Questo era un argomento politico e sociale sano al tempo di Mosé, quando una piccola tribù militare aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. In nessun modo è un argomento valido nella nostra epoca, quando le porzioni abitabili del globo stanno diventando rapidamente sovrappopolate. E per di più dobbiamo tenere a mente che la società, nell’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile e in questo modo, uomini e donne, quantunque normalmente procreativi, sono sterilizzati in misura indefinita.” – J. A. Symonds, “Un problema di etica moderna”, p.82.

“Prima di Giustiniano, sia Costantino che Teodosio approvarono leggi contro l’inversione sessuale, affidando i colpevoli alle “fiamme vendicatrici”. Ma queste norme non erano applicate rigidamente e si può dire che l’opinione pubblica moderna derivi dalla legislazione di Giustiniano. Le opinioni in materia di costumi e comportamenti seguono sempre la legge. Anche se gli editti imperiali non potevano sradicare una passione che è inerente alla natura umana, avevano l’effetto di diffondere le più estreme punizioni in tutti i codici della nazioni cristiane e di creare un permanente odio sociale.” – Ibid. p.13.

“Il nostro atteggiamento moderno è in qualche modo fatto risalire alla legge giudaica e alla sua sopravvivenza nelle opinioni di san Paolo su questa materia. Ma la legge giudaica stessa aveva un fondamento. Ogni qualvolta l’allargamento della popolazione diventa una necessità sociale fortemente sentita, come accadeva tra i Giudei, nella loro esaltazione della vita familiare, e come accadeva quando i popoli europei furono costituiti, lì l’omosessualità è considerata come un crimine, punibile perfino con la morte … Fu nel secolo quarto di Roma che la forte opposizione moderna all’omosessualità fu formulata in legge. La razza romana era stata in decadenza per parecchio tempo, fiorivano perversioni sessuali di tutti i tipi, la popolazione stava calando, e nello stesso tempo il Cristianesimo, con la sua ostilità giudaico-paolina alla omosessualità stava rapidamente diffondendosi. Gli uomini di stato del tempo, ansiosi di accelerare le pulsazioni della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio e Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità – l’ultimo ordinando in ogni caso come pena le “fiamme vendicatrici”” – Havelock Ellis, op. cit. p.206.

“Oggi i calzolai che fanno le scarpe su misura, trattano in modo più personale con gli individui dei nostri insegnanti e dei nostri direttori di scuola nel loro applicare i principi morali. Gli individui della forma sessualmente intermedia sono trattati come se essi fossero esattamente dei buoni esempi del tipo ideale di maschio o di femmina. Ci manca un trattamento “ortopedico” dell’anima, invece dalla tortura provocata dall’applicazione di forme convenzionali già pronte. Il sistema attuale elimina molto di ciò che è originale, sradica molto di ciò che è veramente naturale e distorce molto in forme artificiali e innaturali.” O. Weininger. “Sesso e carattere”, capitolo v.

“Ciò che è nuovo, nel mio modo di vedere la cose è che stando ad esso l’omosessualità non può essere considerata come un atavismo o come dovuta ad un arresto dello sviluppo embrionale o ad una incompleta differenziazione sessuale; non può essere considerata come un’anomalia rara che si intrufola nella comune completa separazione dei sessi. L’omosessualità è solo la condizione sessuale di quelle forme sessuali intermedie che si estendono da una condizione sessuale ideale all’altra condizione sessuale ideale. Secondo me, ogni organismo attuale ha sia omosessualità che eterosessualità.” – O. Weininger, “Sesso e carattere”, cap. iv.

“E dunque come può accadere che nella nostra epoca, considerata così filantropica, tutte le categorie di uomini, in ragione di anormalità mentali congenite, siano bollate e bandite, freneticamente perseguitate, pubblicamente marchiate, e trattate con le condanne penali più severe? Si stenta a credere che casi gravi di omicidi criminali, parlando moralmente, accadano in questa materia ancora alla fine del diciannovesimo secolo. Alla penosa ignoranza dei giudici, ai mille pregiudizi ereditari della pubblica opinione, come anche alla schiavitù mentale dei corpi legislativi, si deve ascrivere il fatto che il codice penale degli stati più civili è ancora in grande misura formulato nello spirito cupo del medioevo.” – O. de Joux, “Die Enterbten des Liebesglückes” [I diseredati della felicità amorosa] p. 16.

“Fino adesso l’umanità omosessuale si è trovata in una posizione particolare. La sua bocca era chiusa e non poteva parlare; era legata mani e piedi e non poteva muoversi. Ma ora c’è stato un cambiamento importante. La Scienza ha preso le parti di queste persone e ha difeso il loro onore. … Io dichiaro quindi apertamente che questi uomini non dovrebbero più essere marchiati in nome della Cristianità né per mezzo della legge né con qualsiasi altro mezzo.” Da una lettera scritta da un prete cattolico, in risposta ad una circolare inviata dal Comitato delle Humane-Science di Berlino. (Vedi “Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen) [Annuario degli intermedi sessuali] vol. ii, p. 177.)

“Così il peggiore di tutti i mestieri, quello del ricatto [delle lettere anonime] è incoraggiato dalla legge. … Il miserabile disgraziato perseguitato, messo nell’alternativa di pagare denaro o diventare socialmente impresentabile, perdendo una posizione importante e vedendo il disonore esplodere su di lui e sulla sua famiglia, paga; ma non solo, più paga più grande diventa il vampiro che gli succhia il sangue e la vita, finché alla fine davanti a lui non resta nulla se non la totale rovina finanziaria e la disgrazia. Chi si stupirebbe se i nervi di un individuo in questa posizione non sono capaci di sopportare uno sforzo così terribile? In alcuni casi i nervi cedono tutti insieme. … Cambiate la legge e invece di aumentare il vizio lo diminuirete. La tentazione di esercitare un mestiere disgraziato con lo scopo di estorcere denaro sarebbe eliminata.” – “Un problema di Etica Moderna”, pagine 56 e 86.

“Ne dedurrete giustamente che è difficile per me dire esattamente come io considero (moralmente) la tendenza omosessuale, comunque sono certo che anche se fosse possibile non vorrei cambiare la mia natura di invertito in una normale. Io sospetto che le amozioni sessuali, e anche quelle di un invertito, abbiano un senso più sottile di quello che si attribuisce loro generalmente; ma i moderni moralisti o dibattono timidamente di interpretazioni trascendentali o non ne considerano alcuna, e io sono ignorante e incapace di risolvere il mistero che questi sentimenti sembrano implicare”. – Havelock Ellis, op. cit. p. 65, caso ix.
“Io non posso considerare i miei sentimenti sessuali come innaturali o anormali, dato che si sono dischiusi dentro di me in modo così perfettamente naturale e spontaneo. Tutto quello che ho letto nei libri o ho sentito dire sull’ordinario amore sessuale, la sua intensità a la sua passione, la devozione per tutta la vita, l’amore a prima vista, ecc. mi sembrano potersi facilmente paragonare con le mie esperienze di tipo omosessuale; e rispetto alla moralità di questo difficile argomento, la mia sensazione è che sia la stessa che potrebbe manifestarsi nell’amore tra un uomo e una donna, e precisamente che nessuna soddisfazione fisica sarebbe ricercata al costo di stressare o degradare un’altra persona. Sono certo che questo tipo di amore è, nonostante le difficoltà fisiche che lo accompagnano, così profondamente eccitante e nobilitante come l’amore dell’altro tipo, se non anche di più; e credo che per una perfetta relazione le vere gratificazioni sessuali (qualsiasi esse siano) probabilmente rivestano un’importanza minore in questo amore che nell’altro.” – Ibid, “caso” vii, p. 58.

“Sono cresciuto, ho cominciato i miei studi professionali e ne sono stato molto felice. Vivevo in una grande capitale, mi muovevo molto in società. Avevo un grande e vivace gruppo di amici. Ma sempre, ogni volta, io capivo che nel nucleo, alla radice profonda di me stesso, c’erano un palpito e un calore, un riflusso e un’ondata, una ricerca come in un sogno vano di realizzare ancora quella passione di amicizia che potesse trascendere finalmente la fredda idea moderna di legame; la super-amicizia, l’amore-amicizia dell’Ellade che significava che tra uomo e uomo poteva esistere l’amore fisico sessuale. Questo era ancora possibile! Ora lo sapevo. Avevo letto nei versi e nella prosa di autori greci, latini o orientali, che avevano descritto ogni ombra della sua bellezza o della sua bruttezza, il suo potere di svilimento – Da Teocrito a Marziale, o ad Abu-Nuwas, a Platen, a Michelangelo, a Shakespeare. Lo avevo imparato dalle statue degli scultori – in queste linee così spesso vivide per la mera bellezza fisica maschile – lavori che generano, che fanno sorgere il senso di essa in una razza. Lo avevo quasi indovinato nella musica di Beethoven e di Tschaikowsky, prima di conoscere la biografia ci ciascuno di loro. E avevo riconosciuto che cosa esso rappresenti per la maggior parte della gente oggi – dal disgusto al disprezzo alle risate dei miei simili – quando si accenna appena ad una simile emozione.” “Imre: a memorandum” di Xavier Mayne, p. 120. Napoli, R. Rispoli, 1906.

“Finalmente, in quello stesso inverno, il caso mi ha aperto bene gli occhi su me stesso. Da allora, non ho più avuto bisogno di conoscere altro del mio albero del bene e del male. Mi sono buttato in una massa di studi seri: Tedesco, Italiano, Francese, Inglese, a partire dai migliori specialisti e teorici europei di materie intorno alla sessualità, molti di loro con idee molto diverse da quelle del mio bene intenzionato ma fin troppo assertivo dottore Yankee (che aveva raccomandato il matrimonio come cura). Ho letto delle teorie più discusse sul “sesso secondario” e sull’”intersessualità”, ho imparato molto circa le teorie e i fatti relativi all’omosessualismo, l’amore uraniano, la razza uraniana, il “sesso all’interno dello stesso sesso”… Sono venuto a sapere della loro enorme distribuzione nel mondo oggi, e della notevole attenzione che gli scienziati e i giuristi europei hanno dedicato ai problemi collegati con l’omosessualismo. Potrei seguire intelligentemente gli sforzi di ben disporre l’opinione pubblica verso questa non sradicabile e non compresa fase dell’umanità. Ho capito che ero sempre stato membro di quelle confraternita nascosta e di quel sub-sesso o super-sesso. Mi sono anche preoccupato di informarmi della sue profondamente istintive framassonerie, anche di quelle organizzate, in ogni classe sociale, in ogni paese e in ogni civiltà.” – Ibid., pp. 134-135.

“Così nell’inversione sessuale troviamo quello che si può giustamente chiamare “gioco” della variazione, una di quelle aberrazioni organiche che vediamo nella natura vivente, nella piante e negli animali.” … “ Tutte queste variazioni organiche che io ho menzionato qui per illustrare l’inversione sessuale sono anormalità. È molto importante che noi abbiamo un’idea chiara di che cosa sia l’anormalità. Molta gente immagina che ciò che è anormale sia necessariamente patologico. Ma non è così a meno che noi non diamo alla parola malattia un’estensione sconveniente e illegittima. È insieme sconveniente e inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio come malattie nello stesso senso in cui parliamo di scarlattina, tubercolosi o paralisi generale come malattie.” – Havelock Ellis, op. cit. p. 186.

“Ho sostenuto da qualche tempo una teoria su questa questione “omogenica” – io non credo che sia nuova – ma il fatto è che quando un uomo raggiunge un certo stato di sviluppo e si avvicina alla totalità della natura umana, viene all’esistenza in lui, anche in tono minore all’inizio, un elemento femminile oltre quello maschile. Questo significa che quando egli supera le varie barriere, supera anche le barriere del sesso, nel suo percorso per diventare un essere umano completo, un Universale.” – Da una lettera privata.

“I grandi geni, uomini come Goethe, Shakespeare, Shelley, Byron, Darwin, avevano tutti un’anima femminile ben sviluppata in loro. … Come noi incontriamo comunemente nelle città donne che sono maschi per un quarto o per un ottavo e così via, … Così c’è all’interno di noi un analogo mezzo sangue che si adatta alle circostanze con la massima facilità. I Greci riconoscevano che un essere simile poteva esistere anche in armonia con la natura e così lo abbellirono e lo idealizzarono come Saffo.” – Charles G. Leland, “Il sesso alternato”, pag. 41 e 57. Londra, 1904.

“Ho analizzato e indagato questa questione per molti anni ed è mia ferma convinzione da molto tempo che nessuna violazione della moralità è coinvolta nell’amore omosessuale che, come ogni altra passione, tende quando debitamente inteso e controllato da un sentimento spirituale, alla salute fisica e morale dell’individuo e della razza, e che sono solo le sue brutali perversioni che sono immorali. Ho conosciuto molte persone più o meno soggette a questa passione e ho trovato che erano una categoria di uomini di pensiero particolarmente elevato, retti, fini e, devo aggiungere, puri di mente.” – Comunicato dal prof. … in Appendice a “Inversione sessuale” di Havelock Ellis, p. 240.

“Ciò che fin dal principio mi bloccava di più ma ora mi sembra perfettamente chiaro e anzi proprio necessario è che tra gli omosessuali si trova il gruppo più notevole di uomini, specificamente quelli che io chiamo super-virili. Questi uomini stanno in virtù della speciale variazione della loro anima tanto al di sopra degli uomini comuni quanto un uomo di sessualità normale sta sopra una donna. Un individuo simile è capace di ammaliare gli uomini con suo odore di anima, come loro, benché passivamente, ammaliano lui. Ma dato che lui vive sempre nella società degli uomini, e gli uomini, per così dire, siedono ai suoi piedi, ne deriva che questo super-virile spesso scala le cime più altre dall’evoluzione spirituale, dello stato sociale e della capacità virile. Da qui deriva che i nomi più famosi del mondo e della storia della cultura stanno a ragione o a torto nella lista degli omosessuali. Nomi come Alessandro il Grande, Platone, Giulio Cesare, Michelangelo, Carlo XII di Svezia, Guglielmo d’Orange e così via. Non solo è così ma deve essere così. Così come certamente come eroe delle donne rimane un uomo spiritualmente inferiore, così l’eroe degli uomini è proprio un eroe degli uomini, se in qualche modo ha materia per esserlo.
Di conseguenza il codice penale tedesco, nel bollare l’omosessualità come crimine mette il fior fiore dell’umanità nella lista di proscrizione.” Prof. Dott. Jaeger, “Die Entdeckung der Seele” [la scoperta dell’anima] pp. 268-269.

“I tipi licenziosi, garruli o morbosi di invertiti sono stati così onorari dalla pubblicità che gli altri tipi sono ancora poco conosciuti. Questi ultimi nella maturità della loro natura intellettuale e morale, smettono di cercare il sesso come il perno dell’universo, smettono di rattristarsi della loro sorte. Hanno la loro missione da compiere quaggiù e cercano di compierla quanto meglio possono. Nello stesso modo troviamo che ci sono eterosessuali (o normali) che in un certo stadio della loro crescita si liberano della vita sessuale.” – M. A. Raffalovich. “Uranismo e unisessualità”, p. 74.

“Il beneducato e molto acculturato Urning è un completo idealista; la materia per lui non è che un simbolo del pensiero e il reale non è che l’espressione vivente dell’invisibile”. – De Joux, “Die Enterbten des Liebesglücks” [I diseredati della felicità amorosa], p. 46.

“Dato che la natura e la legge sociale sono così crudeli da imporgli un severo celibato, tutto il suo essere è conseguentemente di straordinaria freschezza e di superba purezza, e i sui modi di vita sono modesti come quelli di un santo – una cosa che nel caso di un uomo di salute florida e che gira il mondo è certamente inusuale.” – Ibid. p. 41.

“Se l’anima di una donna nella sua forma usuale rappresenta un segreto chiuso con sette sigilli, quando è imprigionata nel robusto copro di un uomo e fusa con alcuni dei motivi della virilità, nessuno potrà mai essere certo della scrittura ben più enigmatica di quei significati sibillini. Solo un Urning può capire un Urning.” – Ibid. p. 63.

“Dato che essi stessi (gli Urning) sono di natura molto complessa e messi insieme a partire da elementi opposti, essi ricercano ed amano le nature semplici, schiette, franche. Dato che soffrono in continuazione per la ribellione dei loro desideri contro il buon gusto e la morale, spesso bramano una libertà barbarica. E poiché ogni loro emozione è accorciata, distratta e usurata dalle migliaia di dubbi e di sospetti delle loro menti urning, radunano intorno a sé uomini che sono abituati ad andare direttamente dalla sensazione all’azione e che lavorano a partire da istinti basilari selvaggi con la stessa certezza degli animali.” – Ibid. p. 96.

“È vero che noi siamo spesso inferiori agli uomini normali quanto a forza di volontà, sapienza mondana e senso del dovere; ma d’altra parte, nella profondità e nella delicatezza del sentimento e in ogni virtù del cuore noi siamo molto superiori. Non possiamo amare le donne, ma ci lamentiamo con loro e le aiutiamo al focolare e accanto alla culla, nel bisogno e nella solitudine come i loro amici più altruisti. … Noi non disprezziamo le donne perché sono deboli perché siamo molto più perspicaci e abbiamo molto meno pregiudizi dei cosiddetti signori della creazione, siamo molto più nobili, molto più utili e abbiamo una visione molto più corretta della loro … Comunque, se uno dei sessi ha un motivo per limitare il rispetto in qualsiasi grado nei confronti dell’altro, chi ne ha più motivo? Di’ pire di loro quello che vuoi, il secondo e il terzo sesso (le Donne e gli Urning) sono sempre molto migliori degli uomini brutali ed egoisti, che oggi sono immersi nel grossolano materialismo; perché, con qualsiasi livello di corruzione, i due sessi citati prima sono comunque di cuore più puro e si infiammano più facilmente verso tutto ciò che è buono e sono più capaci di entusiasmo genuino e di amore dei loro compagni rispetto al sesso maschile.” – Ibid. p. 224.

“Incarnando come realmente incarna amore, pazienza, rinuncia, umiltà e dolcezza, potrebbe cercare di colpire con la sua mano gentile tutti i cuori e di guarire tutte le ferite che sono il risultato della debole peccaminosità originale dell’uomo. Le tenere emozioni nel suo petto, il suo cuore sempre tenero facilmente sconvolto, la sua delicata sensibilità e la sua recettività verso tutto ciò che è alto e puro, la sua mitezza, la sua bontà e la sua inesauribile pazienza – tutti questi doni divini della sua anima portano chiaramente alla conclusione che il grande creatore del mondo intendeva creare negli Urning un nobile sacerdozio, una razza di Samaritani, un ordine rigorosamente puro di uomini per offrire un forte contrappeso alle tendenze immorali della razza umana, che aumentano con l’aumentare della sua cultura.” – Ibid. p. 253.

“Quando riprendo in considerazione i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono portato a dire che se noi potessimo fare in modo che un invertito fosse in buona salute, autocontrollato, capace di rispetto verso se stesso, avremmo fatto spesso ben più che convertirlo ad un mero debole simulacro di un uomo normale. Un riferimento alla pederastia dei tempi migliori dei Greci e alla dignità, alla temperanza e anche alla castità che essa comportava troverà spesso una pronta risposta nella natura emozionale entusiastica dell’invertito congenito. L’amore “maschile” celebrato da Walt Wgitman in “Leaves of Grass”, anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un sano e robusto ideale all’invertito che è insensibile ai normali ideali. È con alcuni metodi del genere, di auto-trattamento come questo, che molti degli uomini più intelligenti e delle donne le cui storie ho già brevemente ricordato, hanno alla fine lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa sanità e di pace fisica e morale.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 202.

“Dall’America una signora scrive: “Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’indipendenza di essere se stessi e di richiedere un’analisi seria della loro condizione. Se uno si sforza di vivere onorevolmente e prende in considerazione il più grande bene per il più grande numero di persone, non è un crimine e nemmeno una disgrazia essere un invertito. Non ho certo bisogno della legge per difendermi, e nemmeno desidero di aver qualche concessione fatta a mio vantaggio, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anche io ho ideali che sosterrò sempre. Tutto quello che desidero e che pretendo come mio diritto è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è né una minaccia per la società né una disgrazia per me. Lasciate una buona volta che sia chiaro che l’invertito medio non è un degenerato morale e nemmeno un degenerato mentale ma semplicemente un uomo o una donna meno altamente specializzato, meno completamente differenziato degli altri uomini e delle altre donne, e io credo che il pregiudizio su di essi sparirà, e se essi vivono rettamente si guadagneranno certamente la stima e la considerazione di tutte le persone intelligenti. Io so che cosa significa essere un invertito (che si percepisce come messo da parte dal resto dell’umanità) e trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so come queste cose siano e saranno quasi impossibili finché il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.” Ibid., p. 213.

FINE

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JEREMY BENTHAM – SAGGIO SULLA PEDERASTIA

Sono lieto di annunciare che, dopo un lavoro lungo e non facile, è finalmente online nella Biblioteca di Progetto Gay, la mia traduzione italiana del saggio di Jeremy Bentham “Offese contro di sé: pederastia”:
Jeremy Bentham (1748-1832) fu un uomo di intelligenza illuminata la cui opera incise profondamente nello sviluppo del diritto inglese e di quello americano e contribuì allo sviluppo delle idee del liberalismo e indirettamente anche del socialismo. La modernità del personaggio e la sua capacità di anticipare i tempi sono stupefacenti: difese strenuamente la libertà personale ed economica, la libertà di parola, la parità di diritti delle donne, si impegnò per l’abolizione della schiavitù, per l’abolizione delle punizioni corporali e la depenalizzazione della sodomia. Ma la cosa che più colpisce in quest’uomo è la stretta laicità, in un mondo in cui la religione era ancora largamente dominante.
Fu l’ispiratore della nascita della Università di Londra, aperta a tutti, senza distinzioni basate sulla religione o sul rango sociale e senza distinzioni razziali. Non è mia intenzione scrivere un saggio su Bentham, che richiederebbe una conoscenza dell’autore ben più profonda della mia. Intendo qui limitarmi soltanto ad un testo “Offese contro di sé: pederastia”, un saggio di diritto sulla opportunità di sanzionare penalmente la pederastia, scritto nel 1785, quindi all’età di 37 anni, in 60 pagine e mai pubblicato da Bentham.
Si tratta del primo saggio che affronta il problema delle depenalizzione della pederastia, che ai suoi tempi era punita con l’impiccagione. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1978 (summer and fall issues of Journal of Homosexuality, v.3:4(1978), p.389-405; continuato in v.4:1(1978), a cura del Dr. Crompton, Professore di Inglese nell’Università del Nebraska:
Per la mia traduzione mi sono servito della edizione sopra citata. Il testo è complesso, talvolta non del tutto chiaro. Si tratta in effetti di appunti e non di un libro in un’edizione a stampa curata dall’autore. Oltre l’evidente laicità che confina talvolta in una celata ironia contro gli atteggiamenti moralistici dei teologi, si colgono vari aspetti di interesse per la storia dei diritti degli omosessuali.
Bentham, quando si riferisce alla pederastia intende parlare di rapporti tra adulti consenzienti, in questo senso manca del tutto ogni riferimento alla pedofilia.
Bantham ritiene che i partner siano giovani o che sia giovane almeno uno dei due ma li considera entrambi capaci di intendere e di volere e arbitri delle proprie azioni.
Il saggio smonta i tradizionali inquadramenti criminologici della sodomia con argomenti di carattere logico e con la citazione di fonti storiche, dimostra che la pedofilia non porta alla diminuzione delle nascite e non infiacchisce i corpi, che non ha nulla a che vedere con la misoginia e sostanzialmente non influenza i diritti delle donne.
L’ironia nella demolizione delle motivazioni teologiche della condanna della pederastia è evidente e la conclusione che non ha alcun senso punire come reati cose che non producono danno sociale né personale arriva come esito scontato di un ragionamento strettamente coerente.
“Stupisce che nessuno ancora abbia immaginato che sia peccaminoso grattarsi dove prude, e che non sia mai stato definito che l’unico modo naturale di grattarsi è con questo o quel dito e che è innaturale grattarsi con qualsiasi altro.”
Questa citazione si potrebbe usare benissimo ancora oggi contro coloro che ritengono l’omosessualità contro natura.
Bentham non ha mai amato il moralismo, a nessun livello, e ha ritenuto laicamente che morale e diritto fossero cose completamente diverse e che la legge debba essere basata su principi di utilità generale, gli unici in nome dei quali è lecito mettere limiti alle libertà individuali.
Molto curiosa, in questo saggio è la parte che riguarda la masturbazione in cui Bentham dimostra di accettare del tutto acriticamente i pregiudizi provenienti dalla classe medica del tempo e ritiene la masturbazione la pratica sessuale più pericolosa perché capace di indebolire gli individui e di minarne la salute, ma ovviamente ritiene che non avrebbe alcun senso ritenerla un reato da perseguire penalmente.
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SINODO DEI VESCOVI E CORTE SUPREMA USA SUI GAY

Il 23 Giugno 2015 il Vaticano ha reso pubblico l’instrumentum laboris del Sinodo dei Vescovi che si terrà in autunno.

Molta stampa ha commentato favorevolmente l’attenzione pastorale della Chiesa verso le persone omosessuali che emerge dal documento, contribuendo ad ingenerare confusione, ma è bene dare a Cesare quel che è di Cesare.

Riporto qui di seguito la parte del documento che riguarda l’omosessualità. Il lettore potrà notare che si tratta di un testo di profilo molto più basso di quello della sessione precedente. Il testo cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Cardinale Ratzinger così si esprimeva nella conclusione delle sue considerazioni:

“La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.”

Riporto qui di seguito il testo dell’instrumentum laboris pubblicato il 23 Giugno 2015:

L’attenzione pastorale verso le persone con tendenza omosessuale

130. (55) Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

131. Si ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società. Sarebbe auspicabile che i progetti pastorali diocesani riservassero una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone.

132. (56) È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.

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Invito il lettore a confrontare l’instrumentum laboris con la deliberazione della Corte Suprema degli Stati Uniti con la quale, negli stessi giorni si riconosceva il diritto al matrimonio delle coppie omosessuali in tutti gli Stati dell’Unione:

“Nessuna unione è più profonda del matrimonio, perché esso incarna i più alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Nel formare una unione matrimoniale, due persone diventano qualcosa di più grande di ciò che erano prima. Come alcuni dei firmatari di queste petizioni dimostrano nei casi citati, il matrimonio incarna un amore che può durare anche oltre la morte. Si fraintenderebbero questi uomini e queste donne se si dicesse che essi non rispettano l’idea del matrimonio. Il loro appello è basato sul fatto che essi la rispettano, che la rispettano così profondamente che cercano di trovare il suo compimento per loro stessi. La loro speranza è di non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi da una delle più antiche istituzioni della civiltà. Chiedono pari dignità davanti alla legge. La Costituzione garantisce loro questo diritto.
La sentenza della Corte d’Appello per il sesto Circuito è capovolta.
Così ordiniamo.”

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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MATRIMONIO OMOSESSUALE – IRLANDA CATTOLICA E IRLANDA LAICA

L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, dopo la vittoria del sì ai matrimoni omosessuali in Irlanda, è sembrato a qualcuno fare quasi autocritica: “Quanto accaduto non è solo l’esito di una battaglia per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo, una rivoluzione culturale.” “È un cambiamento notevole i cui effetti sono imprevedibili.” Ma lo stesso arcivescovo continuava in modo paradossale: “Il matrimonio in Chiesa è anche un matrimonio civile e le coppie gay che se lo vedranno rifiutare potrebbero ricorrere ai giudici accusandoci di discriminazione, se il legislatore non mette dei limiti.”

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato Vaticano così si esprime: “Sono rimasto molto triste per questo risultato. La Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione.” “Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità.” “La famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia, perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa, anche di fonte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni, rimane la famiglia.” “colpirla sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro.”

Le espressioni usate dal cardinale Parolin presentano la Chiesa come baluardo a difesa della famiglia. Ma cerchiamo di capire quale sia stato il vero ruolo della Chiesa cattolica in Irlanda, in rapporto, in particolare alle ragazze madri, fino al 1996.

Faccio una breve premessa sulla Chiesa cattolica in Irlanda. Le case Magdalene, o lavanderie Magdalene (Magdalene laundries) erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica. È stato calcolato che circa 30.000 donne vi furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante vite siano state irrimediabilmente danneggiate in quelle case in nome della morale cattolica.

Il “COMITATO SUI DIRITTI DEL FANCIULLO” dell’ONU, nelle Osservazioni conclusive sulla seconda relazione periodica della Santa Sede, si esprime così:
https://gayproject.wordpress.com/2014/0 … i-bambini/

Tortura e altri trattamenti crudeli o degradanti

37 . Il Comitato è preoccupato dal fatto che la Santa Sede non ha adottato le misure necessarie per proteggere e garantire la giustizia per le ragazze arbitrariamente collocate dalle loro famiglie, dalle istituzioni dello Stato e dalle chiese nelle “lavanderie Magdalene” d’Irlanda gestite da quattro congregazioni di suore cattoliche fino al 1996.

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che :

(a) Le ragazze collocate in queste istituzioni erano costrette a lavorare in condizioni di schiavitù, ed erano spesso oggetto di trattamenti inumani, crudeli e degradanti nonché di abusi fisici e sessuali;

(b) le ragazze erano private della loro identità, della formazione e spesso degli alimenti e dei farmaci essenziali ed era loro imposto l’obbligo del silenzio e il divieto di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno;

(c) le ragazze non sposate che avevano partorito prima di entrare o durante la detenzione nelle lavanderie erano separate dai loro bambini con la forza e

(d) anche se le quattro congregazioni cattoliche interessate erano sotto l’autorità della Santa Sede, non è stata intrapresa alcuna azione per indagare il comportamento delle suore che gestivano le lavanderie e per collaborare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili degli abusi, così come tutti coloro che hanno organizzato il lavoro non pagato delle ragazze e consapevolmente ne hanno tratto profitto.

38 . Con riferimento alle raccomandazioni formulate dal Comitato contro le Torture nel 2011 per la Repubblica d’Irlanda (CAT/C/IRL/CO/1para.11) per perseguire e punire i colpevoli con pene commisurate alla gravità del reati commessi, e per garantire che tutte le vittime ottengano un risarcimento e abbiano diritto ad una riparazione, il Comitato invita la Santa Sede a:

(a) condurre un’inchiesta interna sulla condotta del personale religioso che lavorava nelle lavanderie Magdalene in Irlanda, così come in tutti i paesi in cui questo sistema era in vigore, e ad assicurarsi che tutti i responsabili di quei reati siano sanzionati e segnalati alle autorità giudiziarie nazionali per i relativi procedimenti penali;

(b) garantire il pieno risarcimento da versare alle vittime e alle loro famiglie sia attraverso le congregazioni stesse sia tramite la Santa Sede come supremo potere della Chiesa, legalmente responsabile per i suoi subordinati collocati in ordini religiosi cattolici sotto la sua autorità;

(c) prendere tutte le misure necessarie per assicurare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime di tali reati e

(d) valutare le circostanze e le ragioni che hanno portato a tali pratiche e prendere tutte le misure necessarie per garantire che nessuna donna e nessun bambino possono essere arbitrariamente reclusi in futuro per nessun motivo.

Fin qui il documento del Comitato ONU sulla Repubblica di Irlanda. Ma il Vaticano, che tanto si preoccupa della difesa della famiglia dal matrimonio gay (?) secondo lo stesso Comitato ha gravi responsabilità, ampiamente documentate dai singoli Stati, in merito alla copertura degli abusi su minori e in merito al tentativo di risolvere il problema dei figli dei preti e dei religiosi cattolici garantendo un sussidio economico alle madri solo a condizione che esse rinuncino definitivamente al riconoscimento della paternità. Evidentemente tutte queste pratiche sono in perfetto accordo con la morale cattolica. Il Comitato ONU, in particolare, sulle posizioni della Santa Sede relative agli omosessuali così si esprime:

“il Comitato è preoccupato per le pronunce e le dichiarazioni precedenti della Santa Sede sull’omosessualità, che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender, adolescenti e bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.” 

Chi ha orecchio per intendere intenda.

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Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 4: L’Omosessualità nel dibattito scientifico di fine ’800

Prima di abbandonare gli scrittori inglesi devo parlare dell’Amore omogeneo e del suo posto in una società libera di Edward Carpenter (1), un opuscolo utile e interessante. L’autore è un noto discepolo dell’illustre americano Walt Whitman. È scoraggiante vedere un uomo coraggioso come Carpenter forzato a fare ricorso alla Germania per assicurarsi una pubblicità legittima e naturale. L’opuscolo di Carpenter potrebbe comunque essere messo in vendita in Inghilterra senza problemi; il suo punto di vista è virile e logico. Carpenter dice che l’istinto unisessuale è universale; a fianco degli immancabili esempi greci ne cita alcuni dei selvaggi che dimostrano che l’istinto, la tendenza universale, nella sua manifestazione più impressionante, quella dell’amore colpo di fulmine, si incontra presso i Polinesiani; ma in Polinesia come altrove, i pregiudizi europei (cioè l’ignoranza del viaggiatore e la sua paura del suo pubblico) hanno oscurato e trascurato cose molto importanti (2).

Una volta scoperta l’universalità dell’unisessualità, a quel punto bisogna istruire tutti gli uomini intelligenti. Carpenter è d’accordo con Næcke, con Ellis e con me nel negare la degenerazione necessaria degli invertiti. Grazie alla polizia, grazie alle osservazioni cliniche, grazie alla prostituzione maschile delle grandi città, ecc., siamo arrivati a confondere i criminali, i malati e i viziosi con l’invertito bene equilibrato e decente o che può esserlo, che può diventarlo. Sotto la calma esteriore della vita inglese, dice Carpenter, in tutte le classi, si scrivono lettere, si formano legami tra persone dello stesso sesso, che non differiscono in nulla dalla corrispondenze e dalle relazioni affettive degli eterosessuali. E comunque l’opinione pubblica resta così ignorante, così male informata, e la legge si svia, se ne va nella direzione opposta alla ragione e al progresso della scienza. Dato che la sodomia è un atto estremo e reprensibile (Ellis trova che la sodomia delle persone di una certa età non dovrebbe essere perseguita dalla legge) la legge inglese è arrivata dal 1885 a perseguire tutte le familiarità unisessuali, cosa impossibile perché l’universalità dell’istinto unisessuale non significa universalità di un istinto sessuale asessuale, senza base sessuale, senza manifestazioni sessuali, e la condanna legale è a sua volta colpevole perché genera il ricatto e lo diffonde. Giudicare l’uranismo dal processo o dai procedimenti giudiziari equivale a giudicare il matrimonio attraverso il tribunale del divorzio (3).

Ed è chiaro che la misura in cui il fisico ha il diritto di unirsi al morale dipende dalla responsabilità della persona morale e seria che sa che c’è una morale unisessuale, non dalla competenza di una legge cieca, impotente ma pericolosa. Si potrebbe plaudire al progetto di Krafft-Ebing di applicare norme più severamente repressive di quelle di oggi, quando si tratta di minori, di raggiungere gli uomini in un modo veramente efficace insegnando loro che l’unisessualità ha la sua decenza come l’eterosessualità ha la sua, e ha anche il suo libertinaggio. Carpenter presenta il ruolo sociale (4) dell’unisessualità e si rammarica che un fattore della massima importanza sia considerato, proprio per colpa della società, un pericolo o una ferita. Ci conferma ciò che si dice dell’unisessualità americana tra le donne. Per quanto riguarda unisessualità degli uomini americani, essa ha dato luogo a fenomeni interessanti dal punto di vista mondano e sociale.

Carpenter sottolinea, come faccio io, che i legami più ingenui tra giovani uomini sono esposti al ridicolo o all’odiosità del biasimo, mentre tra le ragazze ci si può amare teneramente, con carezze. Questo è importante, e qui è bene non essere troppo d’accordo con il dottor Laupts che non solo attribuisce le tenere amicizie adolescenziali all’inversione e al desiderio fisico, ma che non vuole nemmeno permettere agli adolescenti le più innocenti familiarità. Se, come riconosce, e come è sempre più riconosciuta, la base dell’inversione si trova nella maggior parte degli uomini, reprimere le manifestazioni innocenti di amicizia o di incoscienza, perché ce ne sono di colpevoli, è il colmo dell’errore pericoloso (5).
Si può desiderare, senza alcuna paura, che l’opuscolo di Carpenter si diffonda in Inghilterra, nell’attesa che la scienza abbia il diritto di fare il suo dovere sociale tra gli Inglesi.

Il dott. Howard di Baltimora nell’Alienist and Neurologist (gennaio 1896) cita dei casi terrificanti di perversione sessuale. Secondo lui, la prigione e il manicomio ricevono a torto dei pervertiti che hanno bisogno di un altro trattamento. Nel medesimo tempo è anche certo che questi squilibrati sessuali, prima di commettere dei delitti, ai quali sono spinti dal loro difetto di resistenza morale, sono mal compresi dalla società, dai loro amici, dai loro genitori. Il dott. Howard parla di un uomo che ora si trova nella prigione del Connecticut per sottrazione di fondi a danno della banca dove era onorevolmente impiegato da molto tempo. Si sapeva che era onanista boccale, ma non ci si era preoccupati di togliergli il suo posto di responsabilità. L’onanismo boccale gioca nello squilibrato, nell’immorale, un ruolo molto pericoloso. Il dott. Howard si è dovuto occupare recentemente di un musicista di una quarantina d’anni, colpito, dal suo ventesimo anno, da crisi nervose che si calmavano se ingurgitava sperma. Un corista era stato la sua prima vittima, ma poi sembra aver fatto ricorso a chiunque. Rubava se non aveva il denaro per pagarsi un prostituto compiacente. Sono del parere che si possa ammettere (anche senza l’angoscia di questo sfortunato, anche senza la sua ossessione, anche senza delle crisi come le sue, che lo portarono più di una volta in prigione), che ogni uomo il cui desiderio sessuale abituale è di avere questo atroce nutrimento, è gravemente malato. Non voglio dire che l’onanista boccale è malato, o che questo vizio, diffuso in tutto il mondo abitato, sia una malattia più di qualunque altro vizio, o che un uomo per nulla degenerato e per nulla stupido non possa sotto l’influenza di una passione nefasta, di una corruzione contagiosa, di un’ora di super-eccitazione colpevole, non possa aver finito per soccombere a questa velleità così reprensibile, perché molti casi ancora inediti verrebbero un giorno a contraddirmi brutalmente, ma io affermo che questo atto, abitualmente consumato, spinto fino a questo limite, considerato come lo scopo sessuale, indica una malattia seria e pericolosa. E non affiderei mai un ruolo importante a un tale onanista.

Il musicista del dott. Howard era figlio di una madre molto nevrotica, nevrotico anche lui, allevato in modo contrario al buon senso, molto sovreccitato dalla musica, – e in lui l’unisessualità non era assoluta (perché aveva avuto dei momenti di eterosessualità) ma congenita e acquista e acquista, intensificata dalle circostanze, non controllata da una volontà superiore. Nulla in lui, nel fisico e nel morale, opponeva resistenza. Un trattamento avviato da qualcuno al corrente avrebbe potuto sottrarre questo disgraziato a questa ossessione patologica.

Quando veniva arrestato dopo aver compiuto quello che cercava, grazie alla compiacenza o alla venalità di un uomo, la vergogna e la paura portavano di conseguenza una seconda crisi. Se lo arrestavano prima non riusciva a stare tranquillo se non dopo avere ottenuto da un altro prigioniero la pacificazione. Morì verso i quarant’anni di una tubercolosi ereditaria. Tutto aveva contribuito a mandarlo in rovina.

La storia della signora W… non è più rassicurante. Dopo essere stata lesbica si sposò a vent’anni con un uomo robusto. Dopo dieci anni di matrimonio, interruppe ogni rapporto normale con lui e si dedicarono all’onanismo reciproco. (Lei aveva già preso l’abitudine di masturbarsi dopo il coito). La sua perversione sessuale divenne così violenta che si mise a correre appresso a tutti gli uomini che vedeva per la prima volta, li intratteneva a casa sua, li forzava a spogliarsi, poi si chiudeva da sola. Questa monomania del sesso dell’uomo, così improvvidamente incoraggiata all’inizio da suo marito, ha fatto in modo che venisse arrestata parecchie volte, ma “l’intervento sconsiderato” dei suoi amici l’ha sempre fatta rilasciare. Il dott. Howard dice che è molto intelligente, ed è comunque una donna rispettabile se si mette da parte la sua folle perversione.

Tutti questi casi sono desolanti e forse meno semplici di quanto possa sembrare all’alienista [psichiatra]. C’è stata evidentemente in loro una progressione, una discesa incoraggiata sia da loro stessi che dal loro ambiente e dal loro vizio. Il vizio ha la sua logica.

Il sig. Dott. Hoche di Strasburgo ha dato nel Neurologisches Centralblatt (diretto dal prof. Mendel di Berlino) delle note sull’unisessualità molto decise e molto degne di attenzione. Si dichiara contrario a molti pregiudizi, trova che i medici, e prima di tutto Krafft-Ebing, hanno torto nel mettersi in guerra contro il paragrafo 175 del codice tedesco che punisce i delitti unisessuali. Si può condividere o meno la sua valutazione ma bisogna pure riconoscere la verità che lui vede chiaramente: che i sentimenti unisessuali, le passioni unisessuali si sviluppano in individui ben portanti, non degenerati fisicamente né psichicamente. Per sostenere la sua tesi cita degli argomenti molto interessanti. Per quanto mi riguarda, trovo molto più importante oggi fare conoscere questa verità che cambiare le leggi.

La psicologia deve dire grazie a Dott. Hoche anche se la filantropia lo trova severo. Io credo che gli invertiti seri, quelli che contano, non vogliano affatto essere trattati come malati e come irresponsabili. Si riconosca innanzitutto la sanità di molti individui e poi le leggi si cambieranno senza fretta. Il sig. Hoche cita dei casi tra i più impressionanti di giovani uomini grandi (di più di vent’anni) che avevano rapporti fisici con donne e che avevano con i oro condiscepoli più giovani dei legami appassionati, dei legami che Platone colloca così in altro, le cui soddisfazioni sono i baci, le carezze, dei sonni a due nel medesimo letto, senza onanismo, senza pederastia ma con tutte le manifestazioni sentimentali attribuite all’eterosessualità.

Questi documenti del dott. Hoche, ai quali del resto rinvio i miei lettori, sono una lezione per quelli che si immaginano in vano che i rapporti eterosessuali, incoraggiati e facilitati, possano mettere fine ai legami unisessuali.

Congratulandomi con sig. Hoche per il suo atteggiamento serio, vado più avanti di lui. Sì, come disse l’abate Maurice de Beats al congresso di Brouxellel, essere padroni di sé è più che diminuire i propri impulsi, – La dignità e il senso umano consiste prima di tutto nell’essere padroni di sé.

Ma se si invitano gli unisessuali ad essere dignitosi e forti, non si ha il diritto di parlare in un altro modo agli eterosessuali.

E sarà sempre rivoltante per coloro i cui occhi hanno superato il paravento delle convenzioni, vedere la licenza eterosessuale considerata una cosa a parte e protetta. Gli eterosessuali comincino a correggersi! Questo potrebbero dire gli uranisti per tutto il tempo in cui i costumi eterosessuali resteranno così apertamente cattivi.

Personalmente trovo lo studio dell’unisessualità più urgente della riforma della legge, e comunque non nego che, visto il livello molto basso della moralità pubblica, gli invertiti non sono stati poi molto maltrattati dal paragrafo 175 del codice tedesco, ma se il codice Napoleone fosse in vigore in tutta l’Europa, la condizione degli uranisti sarebbe molto migliore, gli uranisti diventerebbero più utili? La prostituzione maschile, già così diffusa, aumenterebbe ancora. E molti individui deboli non passerebbero forse da questi atti all’abitudine, dall’abitudine all’abitudine consolidata e da lì allo scandalo?

Coloro che danno o promettono il loro sostegno a Krafft-Ebing non si chiudano in un atteggiamento di rifiuto, ma aprano gli occhi e si rendono conto di quello che vogliono e che sperano. Quando avranno ottenuto questo cambiamento del codice, gli uranisti che oggi si astengono per paura dalla unisessualità venale o dai rapporti con le classi inferiori, saranno forse più felici, saranno migliori? Gli amanti degli operai sono così necessari al benessere sociale? Io devo al dott. H. Kurella un caso molto curioso di simulazione di psicopatia sessuale in un ladro (6).

O. M…, nato il 16 aprile 1865, in una comunità di Moravi, viene arrestato nel mese di maggio del 1892 a Dresda per avere rubato un cappotto in un ristorante, per non avere pagato il conto in un albergo e per avere scroccato da tre a dieci marchi a molti medici di Saxe ai quali raccontava la sua psicopatia sessuale facendosi passare per un malato, appartenente alla clinica di Halle, che aveva bisogno di denaro per ritornarci. A Dresda si diede credito alla sua follia, al suo feticismo. Perché era al feticismo delle scarpe da donna che dava la colpa dei suoi furti. Lo si credette addirittura incurabile e lo si mandò in un manicomio. Fu mandato in manicomio il 31 dicembre. Ma lì non manifestò sintomi di alienazione; non fu rilevata alcuna straccia di feticismo, di masturbazione, di eccitazione in presenza di belle scarpe. Kurella si persuase in pochi mesi di acute osservazioni che questo O. M… era un abile truffatore. A ventun anni la comunità morava lo aveva espulso per furto e allora non aveva cercato di giustificarsi sulla base di una psicopatia sessuale. Nel 1888 dovette di nuovo abbandonare un incarico di istitutore per avere rubato e non pensò neppure di discolparsi invocando questa psicopatia sessuale. Nel 1889 compaiono le ricerche di Krafft-Ebing su feticismo (7). Nel 1890, O. M… si dichiara colpito da feticismo delle scarpe femminili, malattia descritta da Krafft-Ebing.

Non si può affermare che abbia letto Krafft-Ebing ma quando ci si ricorda che i prostituti e le prostitute parlano molto di anomalie sessuali, – che le librerie mettono Krafft-Ebing sotto le rubriche di “erotica” o “curiosa”, tra il marchese de Sade, Restif de la Bretonne, Crébillon figlio e Gamiani, – che tutto quello che Krafft-Ebing ha scritto penetra molto rapidamente “nelle alcove dei prostituti e delle prostitute”, – quando si sa che O. M… ha frequentato molto il mondo dei vagabondi, mondo per eccellenza soggetto alle aberrazioni sessuali e alle conversazioni erotiche, quando ci si ricorda che Kurella non ha sottolineato alcuna emozione in lui in presenza delle scarpe femminili più eleganti della città, sia al piede della donne che nelle vetrine nei negozi davanti ai quali passa abitualmente, si finisce ben presto per essere dell’avviso di Kurella.

Quello che sto per dire della teoria biologica di Kurella sull’inversione non mi giustificherà agli occhi degli adoratori radicali della biologia ma è dovuto al simpatico e interessante autore.

Kurella si lamenta che la patologica anatomica occupi gli psichiatri più della biologia; e guidato dalla sua esperienza, dal libro di Havelock Ellis, da quello di Laurent sui bisessuati, dagli articoli di Meige e di Brero sulla iconografia della Salpêtrière [noto cento ospedaliero parigino] tratteggia una teoria sulle “differenze che separano gli organi destinati alla riproduzione , o in altri termini i caratteri sessuali primordiali”.

“Il dimorfismo si stabilisce progressivamente su tutto il corpo; … le differenze che ne risultano sono designate col nome di caratteri sessuali secondari… Questa evoluzione può essere arrestata o pervertita. Nello stesso individuo questi due modi possono qualche volta manifestarsi simultaneamente… da lì una varietà infinita di anomalie di sviluppo che si traduce nella mescolanza in proporzioni variabili dei caratteri maschili e femminili nello stesso individuo… Una categoria di individui di apparenza bisessuata si avvicina infinitamente agli ermafroditi dell’antichità. Sono quelli i cui attributi sessuali primordiali, esenti d’altra parte da malformazioni congenite ingannatrici o da eventuali mutilazioni, hanno subito un arresto di sviluppo, sia a partire dalla nascita che anche solo al tempo della pubertà. Nel primo caso il corpo conserva indefinitamente i caratteri esteriori dell’infanzia. Gli attributi secondari dell’uno e dell’altro sesso restano imprecisi.

L’essere è rimasto neutro. Nel secondo, quasi per un’inversione evolutiva si vedono svilupparti i caratteri secondari del sesso opposto. È alla prima di queste sindromi morfologiche che si conviene il nome di infantilismo, alla seconda quello di femminismo…”. Meige dice ancora: “Al femminismo, che appare nel ragazzo, corrisponde nella donna un’anomalia morfologica inversa, alla quale si dà qualche volta il nome di mascolinismo; Il termine di virilismo sarebbe forse preferibile.
Questa forma è caratterizzata dall’aggiungersi degli attributi sessuali secondari del maschio su un individuo di sesso femminile.”

Io non seguirei Kurella in tutte le sue considerazioni sull’influenza chimica dei testicoli, ma lo trovo giustificato quando nega un confine preciso tra ermafroditismo, femminismo e virilismo, cioè l’inversione dei caratteri secondari e dei caratteri terziari. C’è una catena ininterrotta (questo è quello che ho detto a proposito dell’inversione psicologica) tra l’ermafroditismo vero (con la presenza della ghiandole dei due sessi, i caratteri secondari non sono differenziati, i terziari sono mescolati), lo pseudo-ermafroditismo (i caratteri terziari e secondari si avvicinano a quelli dell’altro sesso) e la condizione degli individui i cui caratteri primordiali e secondari sono stati normali, ma le cui ghiandole, non sviluppandosi, al tempo della pubertà, hanno arrestato lo sviluppo dei caratteri sessuali terziari latenti propri dell’infanzia, mente non si è arrestato lo sviluppo dei caratteri appartenenti al sesso opposto.

Secondo Kurella. Laurent non ha insistito abbastanza su questo fatto al quale Kurella tiene particolarmente: cioè sul fatto che in tutti gli individui che hanno l’inversione dei caratteri secondari c’è anche di femminismo o di virilismo, cioè l’inversione dei caratteri terziari.

Come io vado ripetendo, dome dice Kurella, tra l’uomo meno femminile e la donna meno virile, la catena è ininterrotta, ci sono tutte le gradazioni. A forza di rimescolare queste teorie, a forza di continuare le relative osservazioni, si arriverà a non differenziare più l’uomo dalla donna in questo modo così assoluto che è stato prevalente per così tanto tempo e la scoperta dei caratteri terziari della sessualità opposta negli unisessuali sarà ben presto seguita dalla scoperta di questi stessi caratteri negli eterosessuali (8).

Mi manca il tempo pe poter fare più che una menzione dei recenti articoli del prof. von Krafft-Ebing sui delitti con i bambini, sulla pedofilia erotica, sulla zoofilia erotica, ecc.. Tutti quelli che si interessano di psichiatria si tengono al corrente delle numerose osservazioni di Krafft-Ebing.

Questo infaticabile collezionista si occupa ora in modo molto specialistico del feticismo eterosessuale, e tutte le osservazioni che gli si potrebbero fare a Vienna sarebbero certamente molto bene accolte da lui. Avrei voluto parlare di Næke e delle sue considerazioni generali sulla psichiatria generale. Næke appartiene al partito del buon senso e le sue osservazioni sulla degenerazione hanno certamente pesato al Congresso di Ginevra. Ha ben ragione di trovare che si parla di degenerazione in modo troppo assoluto. “È una questione che si conosce molto male. Le sue stigmate che si definiscono come atavistiche non sono spesso che particolari patologie. È dunque insensato tirare conclusioni da fatti che non abbiamo il diritto di considerare come certi.” Gli Archivi di psicopatia sessuale inaugurati il 15 gennaio 1896 dal dottor Pasquale Penta, professore all’Università di Napoli, meritano di essere conosciuti. I collaboratori italiani sono numerosi e, alcuni stranieri, Legludic, Næcke, Haveiock Eliis e io, si trovano congiunti a medici, avvocati, magistrati di Napoli, Torino, Como, Padova, Verona, Palermo, Messina, Roma, Milano. Pasquale Penta è autore di molte opere tra le quali un volume sulle perversioni sessuali (I pervertimenti sessuali nell’uomo: Vincenzo Verzeni)(9) pieno di osservazioni e di note storiche ed etnografiche. Se non si può essere sempre d’accordo con lui sulle basi e sulle conclusioni, possiamo solo congratularci con lui ancora di più per la sua umanità e per il servizio che rende a chi è suo ausiliario senza essere suo partigiano. E ci dobbiamo felicitare anche col prof. Penta per il fatto che si serve della letteratura come delle opere specialistiche. Gli archivi di psicopatia sessuale contengono articoli originali e rendiconti molto interessanti e anche delle osservazioni mediche. È ancora troppo presto per separare le osservazioni psicologiche dalle osservazioni patologiche, ma in Pasquale Penta la preoccupazione per i malati e per i degenerati non esclude affatto l’ammissione di considerazioni di interesse più psicologico e di applicazione generale.

Tra i collaboratori di Penta, vorrei citare in modo particolare Lino Ferriani (Procupatore del Re a Como) che ha esaminato in tredici anni più di 2.000 criminali minorenni. Cita il caso terrificante di un giovane ragazzo di tredici anni che rubava per farsi masturbare dagli uomini.

E non posso nemmeno passare sotto silenzio l’articolo di Pelandi sulle ernie e le perversioni sessuali. Una nuova edizione tedesca di questo bel libro di Lino Ferriani sui delinquenti precoci è appena apparsa.

C’è lì non solo il risultato dei suoi 2.000 casi, ma anche una cura estrema e appassionata del proprio compito sociale. Quello che dice dell’educazione e del suo tragico scompiglio è in completo accordo con quello che io ho osservato dal mio punto di vista. Se alza la voce un po’ di più di come è abituale per noi è perché ha percepito più chiaramente di molti di noi la campana a morto delle convenzioni. Ha visto e sondato, nelle classi inferiori come nelle classi agiate, la detestabile educazione moderna, questa educazione dalla quale ci era aspettati così tanto. I genitori, gli educatori e i magistrati leggano il libro (10) di Lino Ferriani.

La solidarietà umana (simboleggiata nei fatti, come l’assassinio di un eccellente sacerdote dai figli di una famiglia numerosa animalizzata dalla povertà, dalla negligenza, dall’abbandono e dalla malattia) emerge vivamente davanti al lettore di Ferriani. Forse un giorno gli uomini sapranno di nuovo ciò che hanno dimenticato, cioè che noi siamo parti di un tutto, dall’inizio dell’umanità fino alla fine, e che l’individualismo di oggi è la negazione della salute morale.
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[1] Pubblicato a Manchester per la circolazione privata, cioè destinato a non essere messo in vendita, da parte di “the labour press society”, 59, Tib Street, 1894, e poi tradotto in Tedesco a Leipzig naturalmente, centro delle pubblicazioni ”omogenee”. Una rivista inglese femminista e riformatrice ha, io credo, parlato bene di questo opuscolo.
[2] A questo proposito un amico che si interessa delle armi dei selvaggi mi ha detto che i viaggiatori che descrivono correttamente gli archi e le frecce dei selvaggi non dubitano affatto della unisessualità degli indigeni. Non do troppa importanza a questa osservazione di un uomo di spirito infastidito dalla superficialità dei viaggiatori, ma essa ci ricorda ciò che non si deve dimenticare, che i viaggiatori osservano poco e male. Se così non fosse avremmo certamente dei documenti che ci mancano e di cui gli Steinmetz [scalpellini, metaforico] farebbero un così vivo uso.
[3] Anche coloro che hanno più rovinato Oscar Wilde o coloro che lo giudicherebbero con gravità pari a quella di cui io stesso ho dato prova, Krafft-Ebing, ad esempio, non possono trattenere un’ondata di indignazione nel pensare all’immunità di tutti quei piccoli infami che dopo essersi venduti e consegnati a lui, sogghignarono pubblicamente il giorno della sua condanna. Era uno spettacolo disgustoso, immorale, mi assicura un avvocato presente a questa scena e che di certo non voleva fare una perorazione a favore di Oscar Wilde. D’altra parte anche l’atteggiamento del giudice era scioccante e anti-sociale. Accusati, accusatori, giudice, giuria, pubblico, tutti avevano bisogno di essere istruiti, purificati, migliorati.
[4] Daremo meno spazio ai fraintendimenti sul ruolo sociale dell’inversione se ci ricorderemo che il matrimonio e la paternità sono per l’uomo il ruolo sociale dell’eterosessualità. Ruolo sociale non significa abuso, ma uso utile.
[5] Un argomento interessante che Carpenter tocca, ma sul quale non vorrei insistere è l’ “In Memoriam” di Tennyson, il suo grande poema di lutto in cui la sua anima vedova piange la morte del suo amico Hallam. A proposito di Tennyson e di Fitzgerald, un altro famoso poeta, verrà un giorno in cui si dovrà scrivere un capitolo di psicologia della gamma alta. Entrambi avevano, con grande nobiltà, il coraggio dei loro sentimenti estremi versi il loro stesso sesso. Di questi sentimenti che la pruderie inglese non avrebbe approvato in uomini inferiori. E chissà che questi due nobili poeti non abbiano dovuto soffrire di questa pruderie più di quanto sappiamo ufficialmente. Ci sono stati tra gli Inglesi dei grandi romantici, dei platonici cristiani o stoici, degli uomini casti notevolissimi e silenziosi.
[6] Nel libro di Kurella sul criminale si trova un riassunto di questo caso.
[7] Ci sarebbe un capitoletto molto piccante da scrivere a proposito della lettura del grosso libro di Krafft-Ebing , e Hoche, Kurella,e Rœmer fornirebbero argomenti certamente divertenti e qualche volta difficili da dimenticare. Pur senza concedere loro troppo, non si può allo stesso tempo che congratularsi con Krafft-Ebing per aver fatto molto.
[8] Interessante è il paradosso di Kurella sulla prostituzione; è, lui dice, una inversione incompleta della donna, parallela all’ermafroditismo psicosessuale dell’uomo. Le prostituite non hanno il sentimento dell’onore femminile, i rapporti sessuali ordinari causano loro poca voluttà. Non bisogna, ci dice con ragione, confondere le prostituite con le Don Giovanni donna. Mi ritrovo di più con lui quando nota il ruolo enorme che gioca presso le prostituite il parassitismo sociale. Mi distacco invece completamente da lui, quando dice che l’uranista è bigotto, vano, capriccioso, teatrale, che si veste come una donna, ecc.: è l’effeminato omosessuale o eterosessuale, è Monsieur, fratello di Luigi XIV, ma non è August von Platen, non è il virile.
Ma dei lavori come quello di Kurella non possono che suggerire, che spingere al lavoro, allo studio della psicopatia sessuale. E l’ultra virile troverebbe spazio nella sua classificazione, nel suo allineamento, lo troverebbe certamente
[9] Napoli.

[10] Minderjaehrige Verbrecher, Berlin, 1896, Siegfried Cronbach editore. Edito a Como, presso Omarini, è appana stato pubblicato l’ultimo libro di Ferriani: Delinquenti scaltri e fortunati, un bel volume de quasi 600 pagine.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5020

Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 2: L’educazione inglese e l’omosessualità

Nel presentare la seconda parte degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich, sento la necessità di fare una premessa. Si è detto da più parti che la sua conversione al Cattolicesimo ha profondamente mutato il suo modo di vedere l’omosessualità, ma bisogna riconoscere che molte delle posizioni di Raffalovich erano, fin dall’origine, di impianto tipicamente moralistico.

Nel brano precedentemente pubblicato, Raffalovich cita Sainte-Beuve in un modo che autorizzerebbe ad aspettarsi dallo stesso Raffalovich un pensiero laico: “È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto.” Questa frase, però, può essere tranquillamente riferita a lui stesso, anche se certo non è un distruttore del Tempio! Per un verso desidera dire la verità sull’omosessualità ma per l’altro si limita a riabilitare solo la tendenza omosessuale dell’omosessuale casto.

Questo atteggiamento è quello tipico della Chiesa cattolica. Ma le analogie tra il pensiero ecclesiastico e quello di Raffalovich vanno oltre: per entrambi, i ragazzi devono essere messi al riparo dalla tentazione, rendendo di fatto impossibile o quantomeno difficile il loro contatto con l’omosessualità, come se l’omosessualità fosse una malattia da prevenire. Raffalovich critica il sistema scolastico inglese perché non si occupa della educazione sessuale dei ragazzi, ma, bene inteso, l’educazione sessuale, per Raffalovich deve essere una educazione alla castità, cioè non una educazione alla sessualità in un clima di libertà e di rispetto, ma una sostanziale repressione della sessualità. Lascio ora il lettore al testo.

Project

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Sono le persone oneste che sono venute meno ai loro doveri e che ancora non si correggono; sono coloro che sono stati genitori e educatori così al di sotto del loro compito. Sono questi, oggi, che non vogliono che ci si veda chiaro. Sono loro che vanificano gli sforzi che si fanno per moralizzare l’infanzia e la giovinezza. Sono i custodi di molte turpitudini, i depositari di molti marciumi. Se vogliamo aiutare l’umanità, dobbiamo lottare proprio con queste brave persone (1) come dobbiamo lottare con la gente disonesta. Da un lato coloro che sono sessualmente onesti (eterosessuali o omosessuali), dall’altro lato coloro che sono sessualmente disonesti. Da una parte coloro che non vogliono rivelazioni sgradevoli che fanno riflettere e agire. D’altra parte coloro che trovano più facile soddisfare i loro vizi nell’oscurità e nell’incuria borghese.

Eppure è dall’Inghilterra, dove fiorisce l’unisessualità e imperversa ugualmente la morale delle brave persone, che arrivano delle minacce serie contro la tranquillità di quelle breve persone, e le minacce sono rappresentate dai padri e dagli insegnanti.

È con una donna che devo congratularmi in primo luogo. Una donna di esperienza e buon senso, la signorina Mabel Hawtrey, ha appena pubblicato un piccolo libro sulla coeducazione [educazione congiunta dei due sessi: classi miste, ambienti comuni per ragazzi e ragazze](2), e non solo io mi schiero dalla parte sua, ma consiglio a tutti coloro che si occupano di educazione o che sono interessati all’educazione, le calme e ragionevoli pagine della signorina Hawtrey. Scrive con una chiarezza insolita in una donna, che sarebbe ammirevole in un uomo. Questi tre capitoli dovrebbero essere tradotti in francese e in tedesco.

La signorina Hawtrey, che è molto consapevole del quadro dell’istruzione inglese, divide la colpa con molta giustizia tra insegnanti incompetenti e genitori che non vogliono scegliere docenti competenti, “C’è un insegnante, dice, in una delle nostre public schools (è ben noto il sistema inglese delle case, ciascuna guidata da un insegnante, che costituisce il collegio), che afferma di essere così ben sistemato da non potersi neppure accorgere se nel suo collegio ci sono degli studenti o se non ce ne sono. Ci si può solo meravigliare di vedere dei genitori mandare i loro figli da un uomo simile, ma non possiamo neppure prendere in considerazione tali collegi o tali maestri come tipici del sistema inglese. Le autorità spesso non hanno fatto il loro dovere, sono indietro, ma i genitori possono, in una certa misura, costringerle a correggersi.” E ne fornisce degli esempi.

Troviamo costantemente, dice, che un ragazzo viene inviato in una public school perché ci andavano anche suo padre e suo nonno. Così si sacrifica l’istruzione e la salute del bambino ad una tradizione di famiglia, perché i collegi non sono tutti uguali, e un ragazzo che si troverebbe in buone mani un collegio dove i suoi antenati non sono stati educati, si rovina o perde il suo tempo là dove lo mandano per un rispetto quasi cinese, dove lo mandano per snobismo o per pigrizia. Così Eton e Harrow ricevono tanti bambini indiscriminatamente.

Il Dr. Clemente Dukes medico di Rugby, ha detto cose molto serie in questa direzione. Ha parlato da medico e ha mostrato che è una colpa mandare in esilio dei ragazzi che hanno nevralgie, mali di petto o reumatismi, ecc. ecc., proprio dove il clima, l’umidità, il suolo, sarà loro dannoso. Le associazioni storiche, dinastiche, per così dire, non impediranno al piccolo di soffrire in un luogo famoso e malsano, ecc.. Il Dr. Dukes ha così alzato la voce contro i genitori che abbandonano ai maestri o ai medici (che non hanno scelto e di cui essi non hanno il diritto di fidarsi ciecamente) la cura della sessualità dei loro figli.

Questa è, naturalmente, anche l’opinione di Miss Hawtrey. Dato che in alcuni collegi non si prendono in considerazione i bambini il cui progresso è troppo lento (e non è sbagliato evitare di lasciare insieme bambini di età troppo diversa) sarebbe molto meglio mandare certi bambini là dove ci si occuperebbe meglio della loro salute.

Ad Uppingham, Thring , l’ultimo preside, volendo aiutare i bambini affaticati dalla crescita, non aveva istituito esami preliminari e si occupava della sanità fisica prima di chiedere al cervello quanto esso ancora non poteva dare. Non posso soffermarmi su tutti i consigli che dà la signorina Hawtrey, ma i rapporti che essa delinea tra l’igiene dei bambini della scuola e la loro sessualità (la loro unisessualità dal momento che è di collegio che stiamo parlando, di studenti interni) sono istruttivi per tutti noi. I nuovi collegi inglesi sono più igienici rispetto ai vecchi, ma dato che non hanno il prestigio proveniente dalla generazioni precedenti, i genitori continuano a mandare i loro figli in scuole di cui conoscono le condizioni antigieniche e insalubri.

Vediamo che i rimproveri così spesso rivolti ai genitori sono ben meritati. In certi collegi (e dei migliori) i dormitori non sono ventilati, i bambini sono nutriti in modo insufficiente. Non si dà loro abbastanza né quello che bisognerebbe dare. Immaginate salumi, birra e formaggio, subito prima di andare a letto. Per dare un’idea di come il sistema educativo inglese viene messo in pratica, la signorina Hawtrey ci assicura di conoscere un solo collegio, fra tutti i collegi inglesi, dove poteva essere certa che i bambini avrebbero ricevuto un’alimentazione sufficiente e igienica.

Alcune precauzioni igieniche, lei dice giustamente, potrebbero ridurre l’unisessualità dei collegiali inglesi, e cita questa caratteristica antigienica di Eaton, che non avremmo mai immaginato in Francia, dove si ammira, e spesso alla leggera, l’educazione inglese. Miss Hawtrey ha trovato che i costumi erano depravati soprattutto nei collegi in cui il direttore non nutriva abbastanza i ragazzi e non si preoccupava di procurare loro il riposo indispensabile. Così uno dei più orribili scandali unisessuali coinvolse i ragazzi di un collegio dove essi dovevano mangiare carne di maiale e carne conservata.

Questi disgraziati erano costantemente rimandati presso i loro genitori con delle ferite alle gambe causate (diceva il rettore) da calci nel giocare a pallone. I medici finirono per scoprire nell’alimentazione di questi ragazzi la causa del male. Come potete pensare che siano casti dei ragazzi mal nutriti che dormono in camere poco areate?

Miss Hawtrey vorrebbe anche proteggere i ragazzi contro le tentazioni dalle quali possono fuggire. Non bisognerà mai dire loro bugie, lei dice; e si leva contro la tragica codardia dei padri che mandano i loro figli a correre dei pericoli, almeno in parte evitabili, senza la minima preparazione e senza dare loro il minimo aiuto.

Quanto ai bambini che, dalla prima infanzia, sia per ragioni congenite sia sotto l’influenza di avventure sfortunate, mostrano molto anticipatamente certi istinti, certi appetiti, bisognerebbe proprio evitare di mandarli in una public school. Essi hanno bisogno di un trattamento speciale, di una cura individuale. E questo trattamento non può essere dato loro che da persone che abbiano studiato la patologia morale e che abbiano chiaramente tratto profitto dal loro studio.

Ho lasciato parlare Miss Hawtrey perché spero di vedere il suo libretto tradotto in Francese e mi fermo congratulandomi con lei per la sua opera utile e bella.(3)

Restando su questo argomento. Non posso passare sotto silenzio la testimonianza del sig. Kegan Paul, editore ben noto (e anche traduttore di d’En Route) contro Eaton. Ci sono certamente, dice (Confessio viatoris, 1891), delle nature privilegiate la cui rivolta istintiva contro tutto ciò che è impuro, le preserva e le difende.

Queste giovani anime passano attraverso i pericoli della prima adolescenza ignare e innocenti; ma di norma il ragazzo inglese non è né ignaro né innocente. Per strappare questa confessione al sig Kegan Paul, c’è stato bisogno di un risveglio della sua coscienza, del coraggio della verità, perché nulla è più sgradevole per la morale della brava gente d’Inghilterra che la verità a proposito di Eaton. Quando il ragazzo inglese giovane lascia sua madre, continua il sig. Kegan Paul, nessuno gli insegna i rapporti della religione con la morale. Nessuno gli parla della sua anima se non dall’alto di una cattedra, cosa che ha ben poco affetto pratico: non ci si occupa di lui individualmente, non gli si presta soccorso quando è tentato, non gli si dà la mano per tirarlo su quando soccombe.

Il padre ha paura di suo figlio; i maestri hanno il torto di trattare tutte le trasgressioni come delle infrazioni scolastiche, un errore così grave e così diffuso! Essi hanno anche la comoda risorsa abituale di ignorare volentieri tutto ciò che non salta agli occhi. Ogni bambino è così respinto su se stesso, e non è abituato ad uscire dalle sue difficoltà vantaggiosamente.

Il sig. Kegan Paul, a Eaton dai 13 ai 18 anni, non vi trovò un uomo solo che potesse guidarlo, che potesse aiutarlo. Sua madre, ogni tanto, gli parlava bene della religione, ma dato che essa ignorava del tutto i pericoli dell’adolescenza, non era capace di dargli alcun aiuto.
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(1) Non sto esagerando; e mi rammarico profondamente della verità di ciò che dico. Havelock in l’Alienist and Neurologist del mese di luglio parla molto ragionevolmente e molto apertamente della mancanza di volontà degli uomini incaricati della educazione inglese. I medici hanno molto da imparare, molto da insegnare. Ma i genitori dovrebbero sentire un po’ meglio la loro responsabilità.
(2) Pubblicato da Kegan Paul, London, 1896.
(3) Ci si domanderà che cosa ella pensa della coeducazione dei sessi [classi miste, coesistenza di ragazzi e ragazze]. È possibile, dice, che non ci siano inconvenienti nel far crescere insieme dei bambini piccoli o dei giovani uomini e delle ragazze già grandi, ma all’epoca che precede la pubertà e durante l’esplosione della pubertà, non possono che esserci inconvenienti e pericoli nel mescolare i due sessi.

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Gli “Annali dell’Omosessualità” di André Raffalovich

Mi accingo a pubblicare online, a puntate, una mia traduzione di un testo, unico nel suo genere, ossia degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich. In realtà l’autore, nel titolo, usa il termine unisessualità e non omosessualità, ma il termine originale suonerebbe strano nel XXI secolo.

Mark André Raffalovich (Parigi, 11 settembre 1864 – 14 febbraio 1934) è un personaggio la cui vita e la cui opera sono piene di contraddizioni. Non era un medico anche se polemizzò con medici, psicologi e antropologi e scrisse di antropologia criminale. Fu soprattutto un omosessuale che raccolse una mole enorme di dati e di testimonianze sulla omosessualità che sono un’autentica miniera per la conoscenza dell’omosessualità alla fine dell’800.

Nato in una famiglia di ricchi banchieri ebrei di Odessa, fuggiti dalla Russia nel 1863, studiò a Oxford e si stabilì poi a Londra dove conobbe Oscar Wilde, il rapporto tra i due non fu mai di autentica simpatia. La vita di Raffalovich è comunque legata ad Oscar Wilde per un’altra ragione. Il Ritratto di Dorian Gray, capolavoro di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’altà società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili.

Nel 1896 Raffalovich pubblica “Uranismo ed unisessualità: studio sulle diverse manifestazioni dell’istinto sessuale”. Dello stesso anno sono gli “Annali dell’unisessualità”, di cui mi accingo a pubblicare la traduzione. Si tratta in pratica del primo tentativo di una pubblicazione scientifica di periodicità prevista come annuale, interamente dedicata allo studio dell’omosessualità e alla raccolta di documentazione in merito. Fino a questo punto Raffalovich appare come uno dei paladini della omosessualità; i suoi scritti sono enormemente più moderni di quelli di moltissimi uomini di scienza che si ritenevano esperti del settore.

Ma proprio dal 1896 la vita di Raffalovich e quella di Gray arrivano ad una svolta. Spinto da Gray, Raffalovich si converte al Cattolicesimo. Raffalovich entrerà nel terzo ordine domenicano, Gray diverrà sacerdote e Raffaolovich gli pagherà gli studi in seminario. Gray sarà nominato parroco ad Edimburgo e Raffalovich contribuirà in modo consistente alle spese per la sua nuova chiesa e si stabilirà in una casa accanto alla parrocchia dell’amico, per potergli rimanere vicino. Moriranno entrambi nel 1934 senza mai essersi separati e saranno sepolti nella stessa tomba.

Come avremo modo di vedere, per Raffalovich, anche nel 1896, la distinzione fondamentale non è tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra onesti e depravati, ossia tra quanti sono in grado di controllare le loro pulsioni e quanti ne sono invece dominati.

Project

NOTE E DOCUMENTI
DI PSICOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

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Annali dell’unisessualità, di André Raffalovich. – Un progetto e un frammento di annali unisessuali. -La morale delle persone oneste. – Revisione critica dei libri e degli uomini:James, Maudsley, Dallemagne, Clement Dukes, Mabel Hawtrety Haverlock Ellis, Edward Carpenter, Howard, Hoche, Kurella, Krafft-Ebing, Næke, Penta, Lino Ferriani, Pelandi, Laupts, Legludic, Féré.
Appendice A: unisessualità francese. – Appendice B: unisessualità inglese. – Appendice C: Caso Cordes (Berlino). – Appendice D: Libri e letteratura frivola.

Quando si potrà inaugurare l’impresa che oggi sto per indicare? Conosciamo L’Année psychologique di Binet et Beaunis: un volume enorme che contiene alcuni articoli originali, molti rendiconti e una ricca bibliografia. È anche noto il giornale omosessuale una volta tentato dal poco giudizioso Ulrichs. Io non propongo né il tono di Ulrichs (e dei suoi numerosi imitatori), né le sue digressioni teoriche (1) né il peso dell’Année psychologique; non chiedo nessuna perorazione male intesa, nessuna pubblicazione troppo folta, ma mi piacerebbe vedere ogni anno un volume serio e ben nutrito, dedicato interamente all’unisessualità.

Vorrei che questo libro fosse caratterizzato da quella psicologia sana e maschile che, sola, può farci conoscere e capire l’unisessualità. Ci sono già abbastanza pensatori e osservatori capaci di accorgersi che gli invertiti non sono necessariamente né degenerati (2), né malati, né criminali; essi scoprono anche che gli invertiti non si dividono in passivi e attivi, la distinzione tra l’invertito maschio e l’invertito femmina spiega solo un piccolo numero di unioni unisessuali; essi cominciano a capire in un modo o nell’altro la mia classificazione, la mia divisione; passivi, effeminati, virili, ultra-virili.

In questi annali dell’inversione sessuale non ci si dovrebbe sottomettere alle affermazioni antiquate e retrograde. Si dovrebbero mettere da parte i luoghi comuni; non si parlerebbe affatto di antifisici, non si invocherebbe più la natura pretendendo che essa si contraddica in continuazione; ci si guarderebbe bene dagli epiteti infamanti (3), non li si metterebbe se non al posto giusto, e ci si ricorderebbe che il punto di vista scientifico e morale non è né eterosessuale né omosessuale (4).

Non ci si lascerebbe spaventare da coloro che affermano l’impossibilità di non essere guidati dalla equazione personale, dalla risposta individuale. Ci sono così tanti spauracchi dei quali bisogna rendersi conto e che bisogna evitare. Ci si terrebbe al corrente dei libri pubblicati, di quelli relativi all’unisessualità di quelli che la chiariscono in un modo o nell’altro. Si reagirebbe alla grande congiura contro la verità. Noi si disdegnerebbero alcuni libri frivoli (5) più di quanto non si disdegnano le confidenze di uomini frivoli quando si sa come farne uso, e ci sarebbero il tempo e lo spazio necessari per soffermarsi su opere significative e di peso.

Se vogliamo cogliere le verità sconosciute non possiamo cominciare certo alla leggera né superficialmente. E bisogna non avere paura né di infastidire né di divertire. Non si trascurerebbero neppure le ricerche storiche, le documentazioni vaste, e un giorno non saremo più costretti a leggere queste visioni storiche sorprendenti che ignorano l’unisessualità dei tempi cavallereschi e in cui il patriottismo interviene per chiamare italiano, francese, tedesco, greco, inglese, asiatico, ciò che appartiene a tutte le epoche storiche, a tutta la terra abitata. Le biografie dei morti sarebbero per noi sempre più interessanti (6).

Le osservazioni contemporanee sarebbero recepite; gli osservatori che ancora non si decidono a scrivere i loro romanzi o a pubblicare le loro memorie potrebbero venirci in aiuto. Gli stessi giornali fornirebbero una messe abbondante, anche se difficile da stimare in termini di valore, ma la cui attualità compenserebbe in qualche modo la mescolanza. Inizialmente un volume sarebbe sufficiente per l’Europa e l’America; ma a poco a poco ogni grande nazione da sola potrebbe produrre annualmente un simile volume. I documenti così raccolti, consultati, confrontati, controllati, fornirebbero agli avvocati, ai medici, agli educatori, ai genitori, gli uomini che conservano e rappresentano la coscienza mutevole della civiltà dei materiali necessari, le conclusioni inevitabili.

Ora mi accingo a cominciare con un frammento dell’annata 1896 questi annali molto al di sopra delle forze di un solo uomo, ma che richiedono una direzione per essere veramente utili e seri.

Prima di iniziare vorrei che si leggesse attentamente quello che Sainte-Beuve ha detto della moralità delle persone oneste; questo ci aiuterà a capire una delle grandi difficoltà dello studio della sessualità in generale e dell’unisessualità in particolare:

“Questa morale delle persone oneste non è la virtù, ma un composto di buone abitudini, buone maniere, metodi onesti basati solitamente su uno sfondo più o meno generoso, su una natura più o meno ben nata. 
Essere di buona famiglia, come si dice, avere intorno a sé esempi onorevoli, aver ricevuto un’educazione che ha conservato i nostri sentimenti, non mancare di coscienza, preoccuparsi soprattutto di una giusta considerazione, ecco, con mille varianti che si possono facilmente intuire, con più fuoco e generosità quando siamo giovani, con più cautela e calcolo, ben inteso, dopo trent’anni, ecco più o meno quello che compone questa morale delle relazioni ordinarie, come ce la offre all’inizio la superficie della società di oggi, e che penetra nella società anche molto prima … entrano a farne parte dei risultati filosofici, vi si mantengono delle abitudini e delle massime cristiane; è un compromesso che serve così alle esigenze della giornata. 
In quello che ha di meglio, direi che è un cristianesimo razionalizzato o piuttosto passato allo stato di pratica sociale utile. È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto. Questa nuova forma dello spirito e delle abitudini pubbliche deve essere considerata come un progresso? socialmente, di sicuro; interiormente e profondamente parlando, la cosa è più dubbia. 
Pascal diceva: Le invenzioni degli uomini avanzano di secolo in secolo: la bontà e la malizia del mondo in generale rimane la stessa. Ora questa morale delle persone oneste rientra piuttosto tra le invenzioni di uomini, e se si tratta di un progresso in questo senso, non va in profondità, non tocca affatto il fondo generale della bontà o della cattiveria umana … 
Uno dei metodi una delle strategie di questa morale consiste nell’ignorare tutto il male che essa non vede direttamente e che non salta agli occhi. La società, la cui facciata e i cui piani principali hanno di solito, nei momenti prestabiliti, un’apparenza onesta e decente, nasconde nelle cantine e nei sotterranei molte malvagità; e talvolta è una parete molto sottile che le divide … Quando tutto questo non deborda visibilmente, la morale delle persone oneste non ne tiene alcun conto, e non suppone nemmeno che quelle cose esistano. »

Non potremmo definire meglio lo stato attuale della morale inefficace (per molti versi) delle persone oneste.
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(1) Il suo temperamento, la sua condotta, le circostanze, le sue disavventure, lo hanno portato alle peggiori stravaganze; ma questo declassato, questo ribelle, questo sessuale, questo sensuale accecato, ha svolto un ruolo di un’importanza riconosciuta, di un’ utilità ancora problematica, ma indubbia.
(2) Tranne che nel senso che farebbe di tutti gli uomini dei degenerati: l’assoluta armonia fisica e mentale non si verifica; su questo punto il determinismo e il cristianesimo potrebbero andare d’accordo. Il mio molto leale e simpatico avversario ed amico, il signor Dallemagne nel suo interessante articolo sul mio libro (e Uranisme et Uniseanialité, A. Storck, 1896) dice che devo avere “un parere molto personale sulla degenerazione – e temo che sia anche molto isolato – per credere che ci possono essere invertiti sessuali che non siano né degenerati né squilibrati. “(Annali della società di medicina legale del Belgio, Anno VIII, n. 2). Dovrei citare invece, per contro, i quattro articoli di M. P. Næcke sullo stesso libro (Zeitschrift fur psychiatrie, Irrenfreund, Centralblatt di Kurella, Archivio delle psicopatie sessuali di Penta) che crede certamente che degli invertiti sessuali possano non essere dei degeneri? Dovrei citare Havelock Ellis, e gli altri? Se il signor Dallemagne accetterà di trattare tutti gli uomini come degenerati, allora dirò con lui che tutti invertiti sessuali sono degenerati. La degenerazione mi sembra che somigli sempre di più al peccato della teologia e uno spirito scettico potrebbe divertirsi a fare risaltare questa somiglianza. Uno psicologo così delicato come W. James ha potuto superare abbastanza il suo pudore istintivo e acquisito da ammettere la probabilità, la possibilità dell’universalità dell’unisessualità. Egli ammette che tutti gli uomini ne sono capaci (Psychology, Volume 2, pagina 439). Ed è di mala voglia che il professor James è stato costretto a parlare così e a sostenere con la sua autorità una verità che tanti scrittori senza misura possono gridare troppo forte. La sua squisita prudenza su questo tema dà ancora più merito alla sua testimonianza. Credo che molti pensatori e scrittori stiano cominciando a reagire contro un’applicazione o troppo estesa o non abbastanza estesa della degenerazione. H. Maudsley per esempio in Alienist and Neurologist ha riportato il suo discorso, pronunciato nel mese di agosto 1895 davanti alla sezione psicologica della British Medical Association, egli si lamenta dell’abuso che si fa della teoria della degenerazione. Essa ha avuto, dice Maudsley, significato e valore, ma ha cambiato molto il senso della parola facendole significare tutte le specie e tutti i gradi di deviazione da un modello ideale, tutte le deviazioni da un modo di pensare e di sentire ideale, e queste deviazioni vanno dalle cattive abitudini di pensare e di sentire fino alla più grave idiozia, e alcune di queste deviazioni non sono più serie della lunghezza del naso o delle gambe. E sottolinea il pericolo delle parole che così tante persone utilizzano come se avessero un senso ben definito. Ognuno tira la parola un po’ dalla parte sua, ed una confusione grave è inevitabile. M. Tarde ha ottimamente detto queste cose della parola eredità.
(3) È spesso difficile. Ci sono delle glorificazioni dell’iperestesia sessuale scritte da uomini illustri e citate da medici così rivoltanti. E si riesce a mantenere il proprio sangue freddo solo ricordandosi delle grossolane indecenze eterosessuali. Quando l’erotismo si esprime in modo alto, le sessualità si equivalgono e si assomigliano.
(4) Mi riferisco al mio libro (Uranisme et Unisexualtté) e a quello del signor Legludic (Attentats aux mœurs). Spero che sia prossimo il tempo in cui non dovrò più citarmi, quando avrò solo l’imbarazzo della scelta per sapere a chi rinviare il lettore.
(5) Vedi Appendice D.
(6) Ne ho citati molti nel mio libro, ma ne conosco parecchi che aspettano ricerche coscienziose e penetranti.

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JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 7

IX.

EPILOGO.

Le conclusioni cui sono arrivato attraverso questa indagine sull’inversione sessuale sono che le sue diverse manifestazioni possono essere classificate nelle seguenti categorie: (1) l’astinenza forzata dai rapporti con le femmine, o faute de mieux [mancanza di meglio]; (2) lascivia e curiosa ricerca di un piacere nuovo; (3) morbilità pronunciate; (4) innata preferenza istintiva per il maschio e indifferenza al sesso femminile; (5) Epoche della storia in cui l’abitudine si è affermata ed è stata endemica in intere nazioni.

Nella prima categoria raggruppiamo i fenomeni presentati da scuole, carceri, conventi, navi, guarnigioni in stazioni solitarie, tribù nomadi di conquistatori predoni.1)

Alla seconda categoria appartengono quegli individui che si divertono sperimentando il piacere sensuale, uomini stanchi dell’ordinaria indulgenza sessuale e voluttuosi indifferenti. È possibile che qualcosa di morboso o di anormale frequentemente segni questa categoria.

Alla terza categoria assegniamo i casi evidenti di malattia ereditaria, in cui una mancanza di autocontrollo è evidente, insieme a chi soffre di lesioni nervose, ferite, epilessia, rammollimento cerebrale senile, nella misura in cui questi disturbi fisici sono complicati con passioni anomale.2)

La quarta categoria include l’intera classe degli Urning, che sono stati fino ad ora ignorati dai ricercatori medici, e sulla cui importanza numerica Ulrichs ha forse insistito esageratamente. Questi individui si comportano esattamente come le persone di normali inclinazioni sessuali, non mostrano segni di pazzia e non hanno una diatesi costituzionale morbosa che possa spiegare la loro peculiarità.

Nelle condizioni attuali della società europea, queste quattro categorie esistono sporadicamente. Vale a dire, i loro membri si trovano sparsi in tutte le comunità, ma non sono assolutamente riconosciuti se non dal codice penale e dalla professione medica.

Nella quinta categoria siamo portati faccia a faccia con il problema offerto dalla antica Ellade, dalla Persia, dall’Afganistan, dai popoli di quella che Burton definisce la zona sotadica. Tuttavia possiamo spiegare l’origine dell’inversione sessuale, un istinto che attraverso l’uso, la tradizione e la tolleranza sociale è passato qui nella natura della razza; in modo che le quattro categorie precedenti sono confuse, o, se distinte, sono separabili solo come le affezioni viziose e morbose dell’appetito sessuale ordinario si possono differenziare dalle sue manifestazioni più sane.

Tornando alle prime quattro categorie, che sono le sole che hanno una qualche importanza per un Europeo moderno, capiamo che solo una di esse, la terza, è positivamente morbosa, e solo un’altra, la seconda, è ipso facto viziosa. La prima è immorale nello stesso senso in cui lo è ogni forma di incontinenza, tra cui l’auto-abuso, la fornicazione, e così via, praticata faute de mieux; ma non può essere chiamata né morbosa né positivamente viziosa, perché l’abitudine in questione sgorga in circostanze extra-sociali.

I membri della quarta categoria sono anormali per la loro costituzione. Sia che riferiamo quell’anomalia all’atavismo o a qualche deviazione finora ignota dalla regola nella loro conformazione sessuale, non vi è alcuna prova che essi siano soggetti a malattia. Allo stesso tempo, è certo che non sono volutamente viziosi.

Il trattamento dell’inversione sessuale da parte della società e della legislazione segue un punto di vista derivante dalla sua origine e natura. Fin dall’età di Giustiniano, essa è stata considerata come un crimine assoluto contro Dio, contro l’ordine del mondo e contro lo Stato. Questo modo di vedere, che è stato incorporato nei codici di tutte le razze occidentali, venne fuori in origine dalla convinzione che le passioni sterili siano dannose per la tribù perché limitano la crescita della popolazione. La religione ha adottato questo punto di vista e, attraverso la leggenda di Sodoma e Gomorra, ha insegnato che Dio era pronto a punire intere nazioni con distruzioni violente se esse praticavano il “vizio innominabile”.

La civilizzazione avanzante, intanto, cercava in ogni modo di limitare e regolare l’appetito sessuale; e così facendo, naturalmente escluse quelle forme che non erano gradite alla maggioranza, che non possedevano alcuna utilità evidente, e che a prima vista sembravano violare le leggi cardinali della natura umana.

Il sentimento sociale, modellato dalla religione, dalla legislazione, dalla civiltà, e dalle antipatie persistenti della maggioranza considera l’inversione sessuale con irriducibile orrore. Esso non distingue tra le categorie che ho indicato, ma comprende tutte le specie sotto la condanna comune del crimine.

Nel frattempo, in questi ultimi anni, siamo arrivati a capire che i fenomeni presentati dall’inversione sessuale, non possono essere trattati così grossolanamente. Due grandi nazioni, la Francia e l’Italia, col “Codice Napoleone” e il “Codice Penale” del 1889, nella peggiore delle ipotesi, spostano questi fenomeni dalla categoria del reato a quella della immoralità. Vale a dire, hanno posto il rapporto dei maschi con i maschi sulla stessa base giuridica del normale rapporto sessuale. Puniscono la violenza, tutelano i minori e provvedono al mantenimento della pubblica decenza. Entro questi limiti, riconoscono il diritto degli adulti di trattare le loro persone come desiderano.

La nuova scuola di antropologi e medici psicologici studia l’inversione sessuale in parte dal punto di vista dell’evoluzione storica e in parte dal punto di vista della malattia. Mescolando l’atavismo e l’ereditarietà con la malattia nervosa nell’individuo, desiderano sostituire un trattamento medico alla punizione, il sequestro a vita nei manicomi alle pene detentive di diversa durata a seconda del reato.

Né la società né la scienza concepiscono l’idea che quegli istinti che le leggi della Francia e dell’Italia tollerano, entro certi limiti, possano essere semplicemente naturali in una certa percentuale di persone di sesso maschile. Fino ad oggi l’Urning non è stato considerato come un gioco della natura nel tentativo di differenziare i sessi.

Ulrichs è l’unico europeo che ha mantenuto questo punto di vista in una lunga serie di opere polemiche e imperfettamente scientifiche. Eppure, fatti portati quotidianamente all’attenzione di osservatori che hanno gli occhi bene aperti, dimostrano che Ulrichs è giustificato nella sua tesi principale. La società si trova sotto l’incantesimo di un antico terrorismo e di errori che si sono accumulati. La scienza è o volutamente ipocrita o radicalmente male informata.

Walt Whitman, in America, ritiene quello che lui chiama “l’amore virile” come destinato ad essere la virtù leader delle nazioni democratiche e la fonte di una nuova cavalleria. Ma egli non definisce cosa intende per “amore virile” e rinnega con forza qualsiasi “inferenza morbosa” dalla sua dottrina come “dannata”.

Ecco come stanno le cose ora. L’unica cosa che sembra chiara è che l’inversione sessuale non è una questione da regolare per legge e che l’esempio della Francia e dell’Italia potrebbe benissimo essere seguito da altre nazioni. Il problema dovrebbe essere lasciato al medico, al moralista, all’educatore, ed infine all’azione dell’opinione pubblica.

Note

1) Celti, Sciti, Dori, Tartari, Normanni.

2) Ci si dovrebbe ricordare che essi non sono affatto invariabilmente correlati con la sessualità anormale, ma altrettanto spesso con la sessualità normale in qualche forma stravagante, così come con altri tipi di aberrazione morale.
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SUGGERIMENTI IN MATERIA DI INVERSIONE SESSUALE IN RELAZIONE ALLA LEGGE E ALL’ISTRUZIONE.

I.
Le leggi in vigore contro quelli che vengono chiamati reati innaturali derivano da un editto di Giustiniano, dell’anno 538. L’imperatore considerava questi offese come reati penali, per il fatto che essi avevano provocato pestilenze, carestie, terremoti e la distruzione di intere città insieme al loro abitanti, nelle nazioni che li avevano tollerati.

II.
La convinzione che l’inversione sessuale sia un crimine contro Dio, la natura e lo Stato pervade tutta la successiva legislazione in materia. Questa convinzione si basa (1) su concezioni teologiche derivate dalle Scritture; (2) sul terrore della diminuzione della popolazione; (3) sull’antipatia della maggioranza per i gusti della minoranza; (4) sull’errore volgare secondo cui i desideri innaturali sono sempre volontari e sono il risultato o della lussuria eccessiva o di appetiti sazi.

III.
L’indagine scientifica ha dimostrato negli ultimi anni che una percentuale molto elevata di persone nelle quali si sono manifestate inclinazioni sessuali anormali, le possiedono dalla prima infanzia, che quelle persone non possono deviare in canali normali e che sono incapaci di sbarazzarsi di quelle inclinazioni. In questi casi, quindi, la legislazione interferisce con la libertà degli individui, sulla base di un equivoco circa la natura della loro colpa.

IV.
Coloro che sostengono le leggi attuali sono per ciò stesso tenuti a dimostrare che la coercizione, la punizione e la diffamazione di tali persone sono giustificate o (1) da qualsiasi danno di cui queste persone soffrono nella salute del corpo o della mente, o (2) da qualche serio pericolo, che possa derivare da loro, per l’organismo sociale.

V.
L’esperienza, confermata dall’osservazione scientifica, dimostra che l’indulgenza temperata verso la sessualità anormale non è più dannosa per l’individuo che una simile indulgenza verso la sessualità normale.

VI.
Allo stato attuale di sovrappopolazione, non si può pensare che una piccola minoranza di uomini che esercitano inclinazioni sessuali sterili e anormali possano ferire gravemente la società limitando l’aumento della razza umana.

VII.
La legislazione non interferisce con le varie forme di rapporto sterile tra uomini e donne: (1) la prostituzione, (2) la convivenza nel matrimonio, durante il periodo di gravidanza, (3) le precauzioni artificiali volte alla contraccezione, e (4) alcuni modi anormali del rapporto con il consenso della donna. La legislazione è quindi in una posizione illogica quando interferisce con l’azione di coloro che sono naturalmente sterili, sul terreno del mantenimento dello standard numerico della popolazione.

VIII.
Il pericolo che i vizi innaturali, se tollerati dalla legge, possano aumentare fino a che intere nazioni li acquisiscano, non sembra essere temibile. La posizione delle donne nella nostra civiltà rende i rapporti sessuali tra di noi Occidentali diversi da quelli di qualsiasi paese – antica Grecia e Roma, moderna Turchia e Persia – dove le abitudini innaturali sono diventate endemiche.

IX.
Nella Francia moderna, dopo la promulgazione del Codice Napoleone, l’inversione sessuale è stata tollerata con le stesse restrizioni applicate alla sessualità normale. Vale a dire che la violenza e oltraggio alla pubblica decenza sono puniti, e i minori sono tutelati, ma gli adulti possono disporre a loro piacimento delle proprie persone. L’esperienza di quasi un secolo mostra che in Francia, dove l’inversione sessuale non è un crimine di per sé, non vi è stata alcuna propagazione di essa attraverso la società. Osservatori competenti, come gli agenti di polizia, dichiarano che Londra, nonostante il nostro diritto penale, non è meno nota per il vizio anormale di Parigi.

X.
L’Italia, col Codice Penale del 1889, ha adottato i principi del Codice Napoleone su questo punto. Sarebbe interessante sapere cosa ha portato a questa modifica della legge italiana. Ma non si può supporre che i risultati del Codice Napoleone in Francia non siano stati pienamente considerati.

XI.
La severità delle norme inglesi le rende quasi impossibili da applicare. In conseguenza di ciò, la legge è non di rado elusa, e ai crimini si strizza l’occhio.

XII.
Allo stesso tempo, le nostre leggi incoraggiano il ricatto sulla base di false accuse; e la presunta non applicazione di quelle leggi, mette di volta in volta un’arma vile nelle mani di politici senza scrupoli, per attaccare il governo in carica. Esempi: gli scandali di Dublin Castle del 1884 e gli scandali Cleveland Street del 1889.

XIII.
Coloro che sostengono che le nostre leggi penali sono richieste dagli interessi della società devono rivolgere la loro attenzione alla formazione superiore. Essa si basa ancora sullo studio classici greci e latini, una letteratura impregnata di pederastia. Si svolge nelle scuole pubbliche, dove i giovani sono tenuti separati dalle ragazze, e in cui i vizi omosessuali sono frequenti. Le migliori menti dei nostri giovani sono quindi esposte alle influenze di una letteratura pederastica nello stesso tempo in cui acquisiscono le conoscenze e le esperienze di pratiche innaturali. Né ci si prende alcuna cura di correggere queste influenze negative attraverso una istruzione adeguata circa le leggi del sesso.

XIV.
I punti proposti per l’esame sono se l’Inghilterra sia ancora giustificata da eventuali pericoli reali per la società, nel limitare la libertà delle persone adulte, e nel considerare criminali alcune forme anomale di sessualità, dopo che è stato dimostrato (1) che le inclinazioni anormali sono congenite, naturali ed ineliminabili in una grande percentuale di individui; (2) che si tollerano rapporti sterili di vario tipo tra i due sessi; (3) che la nostra legislazione non ha soppresso l’immoralità in questione; (4) che il funzionamento del codice Napoleone per quasi un secolo non ha aumentato questa immoralità in Francia; (5) che l’Italia, guidata dall’esperienza del Codice Napoleone, ha adottato i suoi principi nel 1889; (6) che le sanzioni inglesi raramente sono infitte nella loro totalità; (7) che la loro esistenza favorisce il ricatto e la loro mancata applicazione dà occasione di bassa agitazione politica; (8) che la nostra istruzione superiore è in aperta contraddizione con lo spirito delle nostre leggi.1)

FINE.

Note

1) Potrebbe non essere superfluo ricapitolare i punti principali della legislazione inglese su questo argomento. (1) La sodomia è un crimine, definito come la conoscenza carnale (per anum) di un uomo o di una donna da parte di una persona di sesso maschile, punibile con il massimo della pena dei lavori forzati a vita, e per dieci anni come minimo. (2) Il tentativo di commettere sodomia è punibile con reclusione di dieci anni come massimo. (3) La commissione, in pubblico o privato, da parte di qualsiasi persona di sesso maschile con un’altra persona di sesso maschile, di “ogni atto lordo di indecenza” è punibile con due anni di reclusione e lavori forzati.”

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JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 5

VII

LETTERATURA – POLEMICA

Non si può dire che la sessualità invertita abbia ricevuto un trattamento serio e comprensivo fino a quando un giurista tedesco, di nome Karl Heinrich Ulrichs, iniziò la sua lunga guerra contro quello che considerava pregiudizio e ignoranza su un tema per lui di massimo interesse. Nativo di Hannover, scrisse in un primo momento sotto il falso nome di Numa Numantius, e andò avanti producendo una serie di opuscoli polemici, analitici, teorici e apologetici tra gli anni 1864 e 1870. La più importante di queste opere è un lungo saggio globale dal titolo “Memnon. Die Geschlechtsnatur des mannliebenden Urnings. Eine Naturwissenschaftliche Darstellung. Schleiz, 1868.” Memnon può essere utilizzato come manuale delle teorie del suo autore; ma è anche necessario studiare prima i trattati successivi – Inclusa, Formatrix, Vindex, Ara Spei, Gladius furens, Incubus, Argonauticus, Prometheus, Araxes, Kritische Pfeile – al fine di ottenere una conoscenza completa delle sue opinioni e per padroneggiare l’intera massa di informazioni che egli ha raccolto.

L’oggetto di Ulrichs in questo gruppo di scritti diversi è duplice. Cerca di stabilire una teoria dell’inversione sessuale sulla base della scienza naturale, dimostrando che gli istinti anormali sono innati e sani in una notevole percentuale di esseri umani; che non devono la loro origine a cattive abitudini di qualsiasi tipo, a malattia ereditaria o a depravazione dolosa; che è impossibile nella maggior parte dei casi estirparli o convertiti in canali normali e che gli uomini soggetti a questi istinti non sono né fisicamente, né intellettualmente, né moralmente inferiori agli individui costituiti normalmente. Dopo aver dimostrato questi punti per la sua propria soddisfazione e dopo aver sostenuto le sue idee facendo grande uso di esempi e mostrando una erudizione di tutto rispetto, egli procede sostenendo che le leggi attuali in molti paesi d’Europa sono palesemente ingiuste verso una classe di persone innocenti, che possono effettivamente essere considerate sfortunate e scomode, ma che non sono colpevoli di nulla che meriti la riprovazione e la punizione. In questa seconda parte polemica della sua esposizione, Ulrichs assume, come punto di partenza giuridico, che ogni essere umano nasce con dei diritti naturali che la legislazione non dovrebbe violare, ma proteggere. Egli non tenta di confutare la teoria utilitaristica della giurisprudenza, che riguarda le leggi, come regolamenti adottati dalla maggioranza nell’interesse presunto della società. Tuttavia, una grande quantità dei suoi ragionamenti è stata concepita per invalidare argomenti utilitaristici a favore della repressione, mostrando che in quei paesi che hanno posto la sessualità anomala sullo stesso piano di quella normale non ne è derivato alcun male sociale e che la tolleranza della passione invertita non rappresenta alcun pericolo per il benessere delle nazioni.

Dopo questo preludio, può essere dato un sunto della teoria Ulrichs e della sua perorazione, dedotto dallo studio comparativo dei suoi numerosi saggi.

La giusta chiave per la soluzione del problema si trova nella fisiologia, in quell’oscuro settore della scienza naturale che tratta l’evoluzione del sesso. L’embrione, come ora sappiamo, contiene un elemento di sesso indeterminato durante i primi mesi di gravidanza. Questo si trasforma gradualmente negli organi maschili o femminili della procreazione; e questi, quando l’età della pubertà arriva, sono generalmente accompagnati dai corrispondenti appetiti maschili o femminili. Vale a dire, che l’uomo in una stragrande maggioranza di casi, desidera la donna e la donna desidera l’uomo. La natura, per così dire, mira a differenziare il feto indifferenziato in un essere umano dell’uno o dell’altro sesso, essendo la propagazione della specie l’oggetto principale della vita. Eppure, come dice Aristotele, e come si osserva in molte delle sue operazioni, “La natura vuole, ma non ha sempre può”: ἡ φύσις βόυλεται μὲν ἀλλ ού δύναται. Di conseguenza, per quanto riguarda la struttura fisica, vengono alla luce individui imperfetti, i cosiddetti ermafroditi, il cui apparato sessuale è ancora indeterminato tanto che spesso un vero maschio ha passato una parte della sua vita in errore, ha indossato abiti femminili e ha convissuto preferendo gli uomini.

Allo stesso modo, rispetto alla loro natura spirituale, appaiono maschi che, nonostante la loro ben definita conformazione maschile, sentono dalla prima infanzia una propensione sessuale verso gli uomini, con una corrispondente indifferenza per le donne. In alcuni di questi esseri anormali, ma naturali, l’appetito per gli uomini assomiglia al normale appetito degli uomini per le donne; in altri assomiglia al normale appetito delle donne per gli uomini. Vale a dire, alcuni preferiscono i maschi effeminati, vestiti con abiti femminili che svolgono compiti femminili, altri preferiscono potenti adulti di un tipo ultra-maschile. Una terza classe manifesta la propria predilezione per uomini sani, giovani nel fiore dell’adolescenza, tra diciannove e vent’anni.

L’atteggiamento di queste persone nei confronti delle donne varia. In casi genuini di inversione sessuale innata provano un vero orrore quando devono avere un rapporto sessuale con una donna; e questo orrore è dello stesso tipo di quello che provano gli uomini normali quando pensano alla  convivenza con un maschio.1) In altri, la riluttanza non costituisce ripugnanza; ma l’uomo anormale trova notevole difficoltà nell’eccitarsi all’atto sessuale con le femmine, e ricava una soddisfazione molto imperfetta dello stesso. Un certo tipo di uomo, poi, sembra essere indifferente, desiderando i maschi qualche volta e le femmine qualche altra volta.

Al fine di ottenere chiarezza nella sua esposizione, Ulrichs ha inventato dei nomi per queste diverse specie. Respinge il cosiddetto ermafrodita che egli rifiuta con la designazione tedesca di Zwitter. Individui imperfetti di questo tipo non sono da considerare, perché è ben noto che gli organi maschili e femminili non sono mai sviluppati insieme in uno stesso corpo. Come vedremo tra poco la parte essenziale della sua teoria considera il problema dell’inversione dal punto di vista psicologico.

Chiama l’uomo normale Dioning e l’uomo anormale Urning. Tra gli Urning, quelli che preferiscono i maschi effeminati sono chiamati con il nome di Mannling; quelli che preferiscono potenti e maschili adulti ricevono il nome di Weibling; gli Urning interessati agli adolescenti sono definiti Zwischen-Urning. Gli uomini che sembrano essere indifferentemente attratti da entrambi i sessi, li chiama Uranodioninge. Un vero Dioning, che, per mancanza di donne, o sotto l’effetto di circostanze particolari, frequenta persone del proprio sesso, è denominato Uraniaster. Un vero Urning, che ha messo il laccio al suo impulso innato e si è costretto a convivere con le donne, o ha addirittura contratto matrimonio, si dice che sia un Virilisirt – un Urning virilizzato.

Questi nomi stravaganti, anche se apparentemente pedanti e superflui, hanno il loro valore tecnico e sono necessari per la comprensione del sistema di Ulrichs. Egli ha che fare esclusivamente con individui classificati dal linguaggio comune come uomini, senza distinzione. Ulrichs crede di poter stabilire una vera e propria divisione naturale tra uomini veri  e propri, che chiama Dioninge, e maschi con uno sviluppo sessuale anomalo, che chiama Urning. Dopo aver proceduto fino a questo punto, egli trova la necessità di distinguere tre grandi tipi di Urning, e di fare incroci tra Urning e Dioning, di cui egli trova anche tre distinte specie. Apparirà nel seguito che qualsiasi cosa si possa pensare della sua ipotesi psicologica, la nomenclatura che ha adottato è utile nella discussione e corrisponde a fenomeni ben definiti, di cui abbiamo informazioni abbondanti. La tabella che segue chiarirà sufficientemente la sua analisi: –

Ulrichs_ system

In generale, il maschio comprende due specie principali: Dioning e Urning, uomini con istinti normali e uomini con istinti anormali. In che cosa consiste dunque la distinzione tra loro? Come possiamo considerare il fatto di ritenerli radicalmente diversi?

Ulrichs replica che il fenomeno dell’inversione sessuale deve essere spiegato dalla fisiologia e in particolare dall’evoluzione dell’embrione.2) La natura commette errori nel completare il suo lavoro sistematicamente e in ogni caso. Essendo riuscita a differenziare un maschio con gli organi sessuali completi formato da un feto indifferenziato, essa non ottiene sempre la corretta differenziazione di quella parte dell’essere psichico in cui risiede l’appetito sessuale. Resta un’anima femminile in un corpo maschile. Anima muliebris virili corpore inclusa, è la formula adottata da Ulrichs che cita un passo del “Vestiges of Creation“, che suggerisce che un maschio è un prodotto più avanzato dell’evoluzione sessuale rispetto ad una femmina. L’istinto maschile del sesso è un prodotto più avanzato rispetto all’istinto femminile. Di conseguenza, appaiono uomini il cui corpo è stato differenziato come maschile, ma il cui istinto sessuale non è progredito oltre la fase femminile.

Su questa parte fondamentale della sua ipotesi bisognerebbe citare proprio le parole di Ulrichs, dal momento che egli non ritiene che l’Urning sia un Dioning che si è fermato ad un certo punto dello sviluppo, ma piuttosto che ci sia un elemento di incertezza che interviene nell’evoluzione simultanea di fattori fisici e psichici dallo stato di base indeterminato. Il “sesso”, dice, “è solo una questione di sviluppo. Fino ad un certo stadio di esistenza embrionale tutti i mammiferi viventi sono ermafroditi. Un certo numero di loro si muove verso la condizione di quello che io chiamo l’uomo (Doining), altri verso quello che chiamo donna (Dioningin), una terza classe diventa quello che io chiamo Urning (comprese le Urningin). Ne consegue che tra questi tre sessi non ci sono differenze primarie, ma solo differenze secondarie. Eppure vere differenze, che definiscono i tre gruppi esistono di fatto.”3) Uomo, Donna e Urning, maschio o femmina che sia, in cui si osserva una vera e innata inversione del desiderio, non un’inversione acquisita o spuria, sono di conseguenza considerati da lui come le tre divisioni principali dell’umanità considerata dal punto di vista del sesso. Il materiale embrionale di base, in ciascuno di questi casi era omologo; ma mentre i primi due, l’uomo e la donna, sono stati normalmente differenziati, l’istinto sessuale dell’Urning, a causa di qualche imperfezione nel processo di sviluppo, non corrisponde ai suoi organi sessuali.

La linea di divisione tra i sessi, anche nella vita adulta, è sottile; e la struttura fisica degli uomini e delle donne manifesta segni indubitabili del loro emergere da una terreno di base comune. Gli uomini perfetti hanno seni rudimentali. Le donne perfette portano un rudimentale pene nel loro clitoride. La linea di saldatura dello scroto mostra dove l’apertura, comune in origine sia all’essere maschile che a quello femminile, ma poi mantenuta solo nella vulva femminile, è stata chiusa fino a formare un maschio. Altri dettagli anatomici dello stesso tipo possono essere addotti. Ma questi saranno già sufficienti per fare in modo che le persone pensanti riflettano sulla misteriosa incertezza di ciò che chiamiamo il sesso. Tale sviluppo graduale, che termina nel differenziamento normale, prosegue molto lentamente. È solo all’età della pubertà che un ragazzo si distingue bruscamente da una ragazza, per il cambio della voce e la crescita dei peli su parti del corpo in cui non si trovano di solito nelle donne. Ciò premesso, non è certo sorprendente che l’appetito sessuale possa talvolta non essere determinato normalmente, o in altre parole possa essere invertito.

Ulrichs sostiene che il corpo di un Urning è maschile, la sua anima femminile, per quanto riguarda il sesso. Di conseguenza, anche se fisicamente inadatto per il coito con gli uomini, egli è imperativamente attratto verso di loro da un impulso naturale. Gli avversari gli oppongono questa obiezione: “La tua posizione è insostenibile: corpo e l’anima costituiscono un’entità inseparabile”. Così essi rispondono ad Ulrichs; ma il modo in cui questi costituenti della persona sono combinati nell’essere umano è estremamente variabile, come posso dimostrare con fatti indiscutibili. Il corpo di un maschio è visibile agli occhi, è misurabile e pesabile, è chiaramente definito nei suoi organi specifici. Ma ciò che noi chiamiamo la sua anima – le sue passioni, le inclinazioni, la sensibilità, le caratteristiche emotive, i desideri sessuali – sfugge all’osservazione dei sensi. Questo secondo fattore, come il primo, esisteva nelle fasi indeterminate del feto. E quando trovo che l’anima, questo elemento dell’istinto, dell’emozione e il desiderio esistente in un maschio, era stato diretto nel suo appetito sessuale fin dalla prima infanzia verso persone di sesso maschile, ho il diritto di qualificarlo con l’attributo della femminilità. Voi date per scontato che l’anima-sesso sia indissolubilmente connessa e inevitabilmente derivata dal corpo-sesso. I fatti vi contraddicono, come posso dimostrare facendo riferimento alle vere autobiografie di Urnings e a fenomeni noti che li riguardano.

Questa è la teoria di Ulrichs; e anche se può non piacerci il suo peculiare modo di spiegare la mancanza di armonia tra gli organi sessuali e l’appetito sessuale negli Urnings, non ci può essere alcun dubbio che in un modo o nell’altro la loro diatesi eccentrica deve essere riferita al processo oscuro della differenziazione sessuale.4)

Forse anticipa il momento in cui l’aberrazione a volte ha origine, non tenendo in conto sufficientemente delle impressioni imperative riportate dall’immaginazione o dai sensi dei ragazzi durante gli anni che precedono la pubertà.

Comunque sia, la tendenza a tale inversione è certamente innata in una grandissima percentuale di casi. Come può essere dimostrato dai racconti delle persone i cui istinti erano già diretti verso il maschio, prima che sapessero che cosa significasse il sesso. Vale la pena di estrarre dei passaggi da queste confessioni.5) (1) “Quando ero uno scolaro di otto anni, mi sono seduto vicino a un compagno piuttosto più grande di me; e come ero felice quando mi ha toccato. Questa è stata la prima percezione indefinita di una inclinazione che è rimasta un segreto per me fino al mio diciannovesimo anno”(2)” Tornando al mio settimo anno, ho avuto una simpatia vivace per un compagno di scuola, due anni più grande di me; ero felice quando potevo stare il più vicino possibile a lui, e nei nostri giochi potevo mettere la testa vicino alle sue parti intime “(3)” A dieci anni avevo un attaccamento romantico per un compagno e la passione per le persone del mio stesso sesso è diventata sempre più marcata “(4) Un altro ha confessato che “già all’età di quattro aveva l’abitudine di sognare bei garzoni di scuderia”(5) Un quinto ha detto: ” La mia passione per le persone del mio sesso si risvegliò all’età di otto anni. Mi piaceva la nudità di mio fratello, mentre faceva il bagno con gli altri bambini, non provavo alcun interesse per le ragazze, ma sentivo l’attrazione più vivace verso i ragazzi”(6) Un sesto fa risalire la sua esperienza a partire dal suo sesto o settimo anno. (7) Un settimo ricorda che “mentre era ancora una ragazzo, prima dell’età della pubertà, dormire in compagnia di un maschio lo agitava a tal punto che giaceva per ore sveglio”(8) Un ottavo racconta: “quando avevo tre anni, venni in possesso di un libro di moda, tagliavo le immagini degli uomini, e li baciavo sui pezzetti di carta. Non mi interessava assolutamente guardare le immagini di donne.”(9) Un nono va indietro fino al suo tredicesimo anno e ad un’amicizia di scuola. (10) Un decimo ricorda lo stesso ma riferito al suo settimo anno. (11) Un undicesimo dice che i suoi istinti invertiti si svegliarono nella prima infanzia e che dal suo nono anno si innamorò più volte di uomini adulti (12) Un dodicesimo si è espresso così: “Per quanto indietro posso andare con la memoria, sono stato sempre soggetto a questa passione. Quando ero ancora un bambino, i giovani uomini mi destavano un’impressione più profonda rispetto alle donne e alle ragazze. La prima eccitazione sensuale di cui conservo un ricordo fu risvegliata da un precettore, quando avevo nove o dieci anni e il mio più grande piacere era quello di poter cavalcare a cavalcioni sulla sua gamba “(13) Un tredicesimo così si esprime: “Dalla prima infanzia sono stato perseguitato da visioni di uomini e solo degli uomini; nessuna donna ha mai esercitato la minima influenza su di me. A scuola ho tenuto questi istinti per me e ho vissuto abbastanza ritirato.” (14) Un quattordicesimo può ricordare che riceveva un’impressione decisamente sensuale all’età di quattro anni, quando i servitori lo accarezzavano.” (15) Un quindicesimo dice che all’età di tredici anni l’inversione del desiderio si svegliò in lui insieme con la pubertà, (16) Un sedicesimo confessa di aver sentito un desiderio invincibile per i soldati nel suo tredicesimo anno. (17) Un diciassettesimo ricorda di aver sempre sognato soltanto degli uomini e a scuola, dice, “quando i miei compagni guardavano le belle ragazze e le criticavano durante le nostre passeggiate quotidiane, non riuscivo a capire come potessero trovare qualcosa da ammirare in tali creature.” D’altra parte, la vista e il contatto di soldati e compagni forti lo eccitava enormemente. (18) Un diciottesimo fa risalire il risveglio della passione in lui, all’età di undici anni, quando vide un bell’uomo in chiesa; e da quel momento in poi il suo istinto non cambiò mai. (19) Un diciannovesimo si innamorò di un ufficiale all’età di tredici anni e da allora desierò sempre maschi adulti e vigorosi. (20) Un ventesimo confessò di aver cominciato ad amare i ragazzi della sua età, sensualmente, quando aveva solo otto anni. (21) Un ventunesimo annota che, quando aveva otto anni, cominciò a desiderare di vedere uomini nudi.

Oltre questi casi, un gran numero potrebbero essere dedotti dagli scritti di Ulrichs, che ha pubblicato un resoconto completo dalla sua esperienza precoce.6) “Avevo quindici anni e dieci mesi e mezzo” dice, “quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Mai prima di quel periodo avevo conosciuto una gratificazione sessuale di qualsiasi natura. Il fatto era quindi del tutto normale. Da molto tempo prima, però, ero stato oggetto di emozioni, in parte romantiche e in parte sensuali, senza alcun desiderio preciso, e mai per lo stesso giovane. Questi aneliti senza meta dei sensi mi affliggevano nelle mie ore solitarie e non ho potuto superarli. Durante il mio quindicesimo anno, mentre ero a scuola a Detmold, il vago desiderio prese una duplice forma. In primo luogo, ho attraversato le Säulenordnungen [colonne d’Ercole] di Norman, e sono stato con veemenza attratto verso questo passo dalla figura di un dio greco o di un eroe in piedi nella sua nuda bellezza. In secondo luogo, mentre studiavo nella mia stanzetta o prima di andare a dormire, un pensiero saliva spesso improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – immaginavo solo che un soldato si fosse arrampicato attraverso la finestra e fosse entrato nella mia stanza. Ho poi dipinto nella mia fantasia l’immagine di uno splendido soldato di 20-22 anni. Eppure non avevo un’idea precisa del perché lo volevo; né ero mai entrato in contatto con i soldati. Circa due anni dopo, mi è capitato di sedermi accanto ad un soldato su una carrozza postale. Il contatto con la sua coscia mi eccitava al massimo grado.” Ulrichs riferisce anche che nel suo decimo anno concepì un’amicizia entusiastica e romantica per un ragazzino di due anni più anziano.

Chiunque abbia conversato con degli Urning sa bene che esperienze del genere sono molto comuni. Da fonti private di veridicità indiscutibile, questi altri  esempi possono essere aggiunti. Uno racconta che, prima degli otto anni, durante il giorno gli venivano in mente delle fantasie su marinai nudi e che li sognava di notte. Quando iniziò a studiare latino e greco, sognava di giovani dei e all’età di quattordici anni, si innamorò profondamente dell’immagine dell’Eros di Prassitele in Vaticano. A aveva una grande avversione per il contatto fisico con le ragazze e con i ragazzi era timido e riservato e non indulgeva in nessun atto di sensualità. B dice che durante la sua tenera infanzia, molto prima dell’età della pubertà, si innamorò di un giovane pastore in una delle fattorie di suo padre, del quale era così entusiasta che l’uomo dovette essere mandato in una landa lontana. C, alla stessa età, concepì un affetto violento per un domestico; D per un ufficiale, che era venuto a stare a casa sua; E per il marito della sua sorella maggiore.

In quasi tutti i casi qui citati, l’istinto sessuale invertito è sorto spontaneamente.

Solo poche autobiografie registrano la seduzione da parte di un uomo più grande come origine dell’affetto. In nessuna autobiografia l’affetto risulta del tutto superato. Solo cinque di quei ventisette uomini si sono sposati. Venti dichiarano che, torturati dal senso della loro diversità rispetto ad altri maschi, perseguitati dalla vergogna e dalla paura, si sono forzati a frequentare prostitute subito dopo l’età della pubertà. Alcuni si trovarono impotenti. Altri riuscirono a realizzare il loro proposito con difficoltà o evocando le immagini di uomini su cui i loro affetti erano concentrati. Tutti, tranne uno, concordano nell’affermare enfaticamente l’attrazione superiore che gli uomini hanno sempre esercitato su di loro rispetto alle donne. Le donne li lasciano, se non del tutto disgustati, almeno freddi e indifferenti. Gli uomini suscitano le loro forti simpatie e i loro  istinti. L’unica eccezione appena accennata è quella che Ulrichs chiamerebbe un Uranodioning. Gli altri sono in grado di fare amicizia con le donne, alcuni anche di provare per loro ammirazione estetica, e anche di avere la più tenera considerazione per loro, ma non un vero e proprio desiderio sessuale. Il loro caso è letteralmente una inversione dell’ordinario.

Alcune osservazioni possono essere fatte sulla teoria Ulrichs. È ormai riconosciuto dalle principali autorità, mediche e medico-legali, in Germania, e da scrittori come Casper-Liman e Krafft-Ebing, che l’inversione sessuale è il più delle volte innata. Finora, senza discutere le spiegazioni fisiologiche o metafisiche di questo fenomeno, senza considerare se Ulrichs abbia ragione nella sua teoria dell’anima muliebris inclusa in corpore virili, o se l’ereditarietà, la pazzia, e condizioni generali simili siano da ritenersi responsabili per il fatto, può essere preso come ammesso da ogni punto di vista che la diatesi sessuale in questione è in un gran numero di casi congenita. Ma Ulrichs sembra richiamare troppo l’attenzione sulla posizione che ha guadagnato. Egli ignora la frequenza delle abitudini acquisite. Chiude gli occhi alla forza della moda e della depravazione. Inserisce uomini come Orazio, Ovidio e Catullo, tra gli antichi, che erano chiaramente indifferenti nei loro gusti (tanto indifferenti come i moderni turchi) nel numero degli Uranodionings.

In estrema sintesi, è così entusiasta per la sua teoria fisiologica che trascura tutti gli altri aspetti della questione. Tuttavia, egli ha acquisito il diritto ad essere ascoltato in modo imparziale, mentre fa la sua arringa in difesa di coloro che sono riconosciuti da tutti gli investigatori del problema come soggetti di una errata definizione innata dell’appetito sessuale.

Torniamo, quindi, alla considerazione dei suoi argomenti a favore della liberazione degli Urnings dalle terribili sanzioni legali cui sono attualmente soggetti e, se questo fosse possibile, dalla non meno terribile condanna sociale cui sono esposti per la ripugnanza che generano nella maggioranza normalmente costituita.

Nel trattare con queste eccezioni alla razza gentile di uomini e donne, con questi sfortunati che non hanno legami familiari annodati da vincoli di amore reciproco, che non hanno figli da aspettare, né reciprocità di passione di cui essere felici, l’umanità, dice Ulrichs, ha finora agito proprio come fa un branco di cervi quando mette fuori il malato e il debole a morire in solitudine, gravato da contumelie e tagliato fuori dalla simpatia comune.

Dal punto di vista della morale e del diritto, egli sostiene, non ha nessuna importanza se  noi consideriamo l’inversione sessuale di un Urning come morbosa o naturale. Egli è diventato quello che è, all’alba, al primo emergere dell’esistenza emotiva. Si può sostenere che egli derivi istinti perversi della sua discendenza, che sia oggetto di un disturbo psichico, che dalla culla sia predestinato dall’ereditarietà o dalla malattia o dalla miseria. Io sostengo che è uno dei giochi della natura, una creatura sana e ben organizzata che si è evoluta verso le aberrazioni dal tipo normale nella superba indifferenza della natura stessa. Non abbiamo bisogno di litigare sulle nostre soluzioni del problema. Il fatto che lui è lì, in mezzo a noi, e che costituisce un fattore sempre presente nel nostro sistema sociale, che deve essere affrontato. Come dobbiamo comportarci con lui? La società ha il diritto di punire individui venuti al mondo con istinti omosessuali? Mettendo la questione al suo punto più basso, ammettendo che queste persone siano vittime di morbilità congenita, dovrebbero essere trattate come criminali? È accertato che i loro appetiti, essendo innati, sono, almeno per loro, naturali e non depravati e che gli appetiti comuni sono esclusi dal loro schema sessuale, sono per loro innaturali e ripugnanti. Non dovrebbero questi esseri, invece di essere braccati e perseguitati dai segugi della legge, essere considerati con pietosa sollecitudine come tra i più sfortunati degli esseri umani, condannati come sono a desideri inestinguibili e per tutta la vita  alla privazione di ciò che è il premio principale dell’esistenza dell’uomo su questo pianeta, cioè un amore ricambiato? Per come stanno ora le leggi, voi includete tutti i casi di inversione sessuale sotto l’unico denominatore del crimine. Fate eccezioni in alcuni casi particolari e trattate gli uomini coinvolti come pazzi. Ma un Urning non è né un criminale né un folle. Lui è solo meno fortunato di voi, per un incidente di nascita, che è attualmente oscuro per la nostra scienza imperfetta della determinazione sessuale.

Finora Ulrichs ha giustificato le sue richieste. Una volta ammesso che l’inversione sessuale è solitamente un fatto di diatesi congenita, la legge penale non ha alcuna relazione logica col fenomeno. È mostruoso punire delle persone come se fossero volontariamente malvage perché, essendo nate con gli stessi organi e gli stessi appetiti dei loro vicini, sono condannate a soffrire per l’incapacità spaventosa di essere in grado di utilizzare i loro organi o di gratificare i loro appetiti in via ordinaria.

Ma qui sorge una difficoltà, che non può essere ignorata, in quanto su di essa si basa la sola scusa valida per la posizione assunta dalla società nel trattare questa materia. Non tutti gli uomini e le donne che hanno desideri sessuali anormali possono sostenere che questi sono innati. È certo che le abitudini di sodomia sono spesso acquisite in condizioni di esclusione dalla compagnia di persone dell’altro sesso – come nelle scuole pubbliche, nelle caserme, nelle carceri, nei conventi, sulle navi. In alcuni casi sono volutamente adottate da nature stanche del normale piacere sessuale. Esse possono anche diventare di moda ed essere epidemiche. Infine, è probabile che la curiosità e l’imitazione la trasmettano ad individui altrimenti normali in un momento suscettibile dello sviluppo. Pertanto la società ha il diritto di dire: coloro che sono sfortunati soggetti di inversione sessuale innata non saranno autorizzati a soddisfare le loro passioni, per timore che il male si diffonda e l’abitudine viziosa possa contaminare la nostra gioventù. Dal punto di vista utilitaristico, la società è giustificata dal fatto di proteggersi contro una minoranza di esseri eccezionali che essa considera perniciosi per il benessere generale. Da qualsiasi punto di vista, la maggioranza è abbastanza forte da reprimere gli istinti innati e da calpestare l’angoscia di alcuni sfortunati. Ma, si chiede Ulrichs, questo è in linea con l’umanità, è coerente con il nobile ideale di imparziale equità? Delle persone, sane nel corpo, vigorose nella mente, sane nei comportamenti, capaci di affetti generosi, buoni servitori dello Stato, che meritano fiducia in tutte le relazioni ordinarie della vita, devono essere condannate dalla legge come criminali perché non hanno sentimenti sessuali come quelli della maggioranza, perché trovano qualche soddisfazione al loro bisogno innato in modi che alla maggioranza non piacciono?

Cercando una soluzione alle difficoltà indicate nel paragrafo precedente, Ulrichs la trova nella realtà e nella storia. La sua risposta è che, se la società lascerà che la natura segua il suo corso con i soggetti di anormale inclinazione sessuale come fa con i soggetti normali, la società non ne risentirà. Nei paesi in cui le sanzioni di legge contro la sessualità invertita sono state rimosse, ove essa è posta su un piano di parità con la sessualità normale – In Francia, in Bavera, in Olanda – nessun inconveniente si è finora verificato.7) Non ne è seguita alcuna esplosione improvvisa e grave dell’abitudine depravata, né alcuna divulgazione o diffusione di un veleno morale. D’altra parte, nei paesi in cui esistono tali sanzioni e sono applicate – in Inghilterra, per esempio, e nella metropoli d’Inghilterra, Londra – la sessualità invertita produce rivolte, nonostante i divieti di legge, nonostante le minacce del carcere, la paura di essere messi in pubblico e la peste intollerabile del ricatto organizzato. Agli occhi di Ulrichs, la società è impegnata a tenere chiusa una valvola di sicurezza, ma se la natura fosse autorizzata a operare senza ostacoli, non farebbe alla società alcun danno, ma piuttosto produrrebbe buoni effetti. La maggioranza della popolazione, egli pensa, non sta certo per trasformarsi in Urning, per il semplice motivo che non hanno l’infelice costituzione dell’Urning. Cessate di perseguitare gli Urning, accettateli come fattori trascurabili ma reali nella comunità sociale, lasciateli a se stessi e non starete peggio per questo e poi non porterete sulla vostra coscienza il peso di una vendicatività intollerante.

Corroborando questa posizione, Ulrichs dimostra che le abitudini acquisite di inversione sessuale sono quasi sempre superate dalle nature normali. I vostri ragazzi nelle scuole pubbliche, dice, si comportano come se fossero Urning. In mancanza di donne, al momento in cui le loro passioni sono predominanti, si concedono insieme indulgenze reciproche che secondo le vostre leggi porterebbero conseguenze tremende sugli adulti. Voi siete consapevoli di questo. Mandate i vostri figli a Eton e ad Harrow e si sa molto bene cosa succede lì. Eppure rimanete sereni nelle vostre menti. E perché? Perché siete convinti che torneranno ai loro istinti congeniti.

Quando la scuola, la caserma, il carcere, la nave sono stati abbandonati, il maschio torna alla femmina. Questa è la verità sui Dionings. La grande maggioranza degli uomini e delle donne rimane normale, semplicemente perché era normale all’origine. Non riescono a trovare la soddisfazione della loro natura in quelle pratiche invertite a cui si abbandonarono per un certo tempo per mancanza di uno sbocco normale. La società rischia poco per il capriccio occasionale della scuola, della caserma, del carcere e della nave. Alcuni veri Urnings possono anche scoprire la loro inclinazione innata attraverso il processo a cui li sottoponete. Ma avete perfettamente ragione nel supporre che un Dioning, anche se lo avete costretto a diventare per una volta Uraniaster, non si manifesterà mai, a lungo andare, come Urning. La vasta esperienza che gli Inglesi hanno per quanto riguarda tali questioni, a causa della condizioni note delle loro scuole pubbliche, va a confermare la posizione Ulrichs. I presidi sanno con quanti Uraniasters hanno avuto a che fare, e che eccellenti Dionings siano diventati, e come relativamente rari, e tuttavia incorreggibilmente saldi, siano i veri Urning tra i loro studenti.

Il risultato è che stiamo continuamente costringendo i nostri giovani in condizioni tali che, se l’inversione sessuale fosse un attributo acquisito, sarebbe diventata stereotipata nella loro natura. Eppure questo non succede. Un po’ perché sono tenuti a distanza dalle ragazze, un po’ perché non trovano altro sbocco per il loro sesso, al momento delle sue affermazioni più imperiose, si rivolgono verso i maschi e trattano i loro più giovani compagni di scuola in modi che porterebbero un adulto ai lavori forzati. Sono Uraniaster per necessità e “faute de mieux” [mancanza di meglio]. Ma non appena essi sono lasciati liberi nel mondo, la maggioranza ritorna ai canali normali. Prendono con sé le donne per le strade e creano relazioni, come si dice. Alcuni certamente, in questa fornace ardente attraverso la quale sono stati fatti passare, scoprono la loro inversione sessuale innata. Poi, quando non possono resistere all’esercizio della loro propensione, voi li condannate come criminali nei loro anni più maturi. È giusta una cosa simile? Non sarebbe meglio tornare dalla nostra civiltà ai costumi dell’uomo selvaggio, avviare i giovani ai misteri del sesso e dare a ciascuno a sua volta la possibilità di sviluppare un istinto normale mettendolo durante il tempo della sua pubertà liberamente e francamente di fronte alla donna? Se voi aborrite gli Urning, come sicuramente accade, siete almeno responsabili per la loro disavventura dato il modo straordinario in cui li educate. In ogni caso, quando si sviluppano negli esseri eccentrici che essi sono, siete le ultime persone al mondo che hanno il diritto di punirli con sanzioni penali e calunnie sociali.

Considerando che lo stato attuale della legge, nella maggior parte dei paesi è ingiusto verso una minoranza rispettabile di cittadini, Ulrichs propone che gli Urning debbano essere collocati sullo stesso piano degli altri uomini. Vale a dire, i rapporti sessuali tra maschio e maschio non devono essere trattati come criminali, a meno che non siano messi in atto con la violenza (come nel caso di stupro) o siano esercitati in modo da offendere il senso pubblico del pudore (nei luoghi di pubblica riunione o sulla strada aperta) o, in terzo luogo, avvengano tra un adulto e un ragazzo minorenne (l’età protetta deve essere decisa come nel caso delle ragazze). Quello che chiede è che quando un maschio adulto, liberamente e di il proprio consenso, acconsente alle proposte di una persona adulta del proprio sesso, e il loro rapporto sessuale avviene nel rispetto della pubblica decenza, le due parti non siano perseguibili e punibili dalla legge. In realtà egli sarebbe soddisfatto con le stesse condizioni di quelle prevalenti in Francia, e dal giugno 1889, in Italia.

Se tanto fosse stato concesso dalla maggioranza delle persone normali alla minoranza anomala, prosegue Ulrichs, una quantità immensa di miseria e vizio furtivo sarebbe stata immediatamente abolita. Ed è difficile immaginare che ne sarebbero derivati risultati negativi. Un difensore delle attuali leggi vigenti in Inghilterra, Prussia, ecc., potrebbe effettivamente rispondere: “Questo significa aprire una via facile per la seduzione e la corruzione di giovani uomini”. Ma gli uomini giovani sono sicuramente almeno altrettanto capaci di difendersi contro la seduzione e la corruzione, delle giovani donne. Anzi, sono molto più in grado, non solo perché sono più forti, ma perché non sono di solito indeboliti da un prepotente istinto sessuale su cui il seduttore possa giocare. Ma la seduzione e la corruzione di giovani donne è tollerata, nonostante le conseguenze che ne derivano di parto illegittimo e tutto ciò che questo comporta. Questa tolleranza della seduzione delle donne da parte degli uomini deriva dal presupposto che solo il normale appetito sessuale è naturale. La seduzione di un uomo da parte di un maschio passa per criminale, perché l’istinto sessuale invertito è considerato innaturale, depravato e volutamente perverso.

Sulla ipotesi che gli individui soggetti a istinti perversi li possano sopprimere a piacere o possano convertirli in appetito normale, si sostiene che essi devono essere puniti, ma quando i fatti veri vengono studiati, si trova in primo luogo, che questi istinti sono innati negli Urning, e sono quindi nel loro caso naturali; in secondo luogo, che la soppressione di essi equivale all’astinenza per tutta la vita, astinenza sotto la tortura costante della sollecitazione sessuale; in terzo luogo, che la conversione di essi nei normali canali è in una grande percentuale di casi del tutto impossibile, in quasi tutti i casi in cui si è cercata una conversione, essa è stata solo parziale e, quando ne è seguito un matrimonio, si è generalmente concluso miseramente per entrambe le parti. Si deve notare che Ulrichs non distingue tra Urning, nei quali si ammette che l’inversione sia congenita, e Uraniasters, nei quali è stata acquistata o deliberatamente adottata. E sarebbe molto difficile elaborare leggi che tengano conto di queste due categorie. Il Codice Napoleone legalizza la posizione di entrambe, teoricamente in ogni caso. Il codice inglese considera entrambe criminali, facendo in tal modo, lo si deve ammettere, un’evidente ingiustizia nei confronti degli Urning, che nel peggiore dei casi sono malati o pazzi o deformati sessualmente, non per colpa loro.

Allo stato attuale delle cose, aggiunge Ulrichs, gli uomini che cedono i loro corpi agli amanti anormali, non si limitano a farlo per rispetto, simpatia, o per  il desiderio di una ricompensa adeguata. Troppo spesso essi speculano sulla illegalità della relazione e hanno per finalità principale l’estorsione di denaro attraverso la minaccia di raccontare i fatti. Così il mestiere di gran lunga più vile di tutti i mestieri, quello del ricattatore, è incoraggiato dalla legge. Modificate la legge e invece di aumentare vizio, lo diminuirete; perché allora un uomo che potrebbe soddisfare le avances di un Urning, lo farebbe per compiacenza o, come nel caso delle prostitute, per l’aspettativa di un guadagno ragionevole. La tentazione di esercitare una professione vergognosa con lo scopo di estorcere denaro sarebbe stata rimossa. E poi, per quanto riguarda gli individui di simile costituzione anomala, potrebbero costituirsi tra persone responsabili delle relazioni di volontaria e reciproca soddisfazione, esenti da rischi degradanti e forse anche permanenti. Infine, se si teme che la rimozione dei divieti legali possa trasformare tutta la popolazione maschile in Urning, considerate se Londra è ora molto più pura in questo senso di Parigi?

Un’obiezione seria a riconoscere e tollerare l’inversione sessuale è sempre stata che essa tende a controllare [a limitare] la popolazione. Questo è stato un sano argomento politico e sociale al tempo di Mosè, quando una piccola tribù combattiva aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. E non è affatto così valida nella nostra epoca, in cui le parti abitabili del globo stanno rapidamente diventando sovraffollate. 8) Inoltre, dobbiamo tenere a mente che la società, sotto l’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile, in cui uomini e donne, normalmente procreativi, sono sterilizzati per un tempo illimitato. La logica, in queste circostanze, rende ridicolo negare uno sterile esercizio del sesso agli uomini e alle donne anormali, che sono per istinto e diatesi congenita non procreativi.

Come risultato di queste considerazioni, Ulrichs conclude che non esiste un vero motivo per la persecuzione degli Urning ad eccezione di quanto può essere trovato nella ripugnanza dalla stragrande maggioranza della popolazione verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia il matrimonio, giustifica la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle proprie inclinazioni sessuali. Rende però queste cose temporaneamente o permanentemente illegali le per la minoranza la cui inversione e il cui istinto detesta. E questa persecuzione, nella mente popolare in ogni caso è giustificata, come molti altri atti iniqui di pregiudizio o di ignoranza, per ipotesi teologiche e cosiddette verità rivelate.

Nella parte successiva si obietta che la sessualità invertita è demoralizzante per la virilità di una nazione, che degrada la dignità di un uomo e che è incapace di elevazione morale. Ognuno di questi punti può essere preso separatamente. Sono però tutti in una volta e insieme contraddetti dalla storia della Grecia antica. Le parti più bellicose di quella razza, i Dori di Creta e di Sparta e i Tebani, organizzavano l’amore del maschio per il maschio proprio in ragione  dei vantaggi sociali e militari che trovavano in esso. Le loro cronache abbondano di esempi eminenti di entusiasmo eroico, devozione patriottica e di vita elevata, ispirati dalla passione omosessuale.

I popoli del mondo abituati a combattere, i Celti nella storia antica, i Normanni, i Turchi, gli Afgani, gli Albanesi, i Tartari, si sono distinti per la frequenza tra loro di ciò che il pregiudizio popolare considera un vizio effeminato.

Per quanto riguarda la dignità dell’uomo, c’è forse, chiede Ulrichs, qualcosa di più degradante per l’umanità negli atti sessuali compiuti tra uomo e uomo rispetto a simili atti compiuti tra uomo e donna? In un certo senso tutto il sesso ha un elemento di volgarità che ispira ripugnanza. Gli dei, dice Swinburne,

“Hanno cosparso il letto nuziale con lacrime e fuoco,

Per estremo disgusto e desiderio supremo.”

Non sarebbe facile sostenere che un curato che fa nascere il suo quattordicesimo bambino nel corpo di una moglie logora, sia un oggetto più sublime di contemplazione mentale che Armodio nell’abbraccio di Aristogitone, e non sarebbe facile sostenere che un giovane a letto con una prostituta trovata nell’Haymarket sia più pulito di suo fratello a letto con un soldato trovato nel Parco. Gran parte di questo discorso sulla dignità dell’uomo, dice Ulrichs, deriva da un equivoco volgare circa la natura del desiderio sessuale invertito. La gente dà per scontato che gli Urning cerchino solo o principalmente il loro piacere in un atto di indecenza innominabile. La verità è l’esatto contrario, li assicura.  L’atto in questione non è più comune tra uomo e uomo di quanto non sia tra uomo e donna. Ulrichs, su questo punto, può essere sospettato, forse, come un testimone inaffidabile. La sua testimonianza, però, è confermata da Krafft-Ebing, che, come abbiamo visto, ha studiato inversione sessuale a lungo e minuziosamente dal punto di vista della patologia psichica. “Per quanto riguarda la natura della loro gratificazione sessuale”, scrive, “deve essere stabilito in via preliminare, che la maggior parte di loro sono contenti con abbracci reciproci; l’atto comunemente attribuito a loro in genere lo aborriscono quanto gli uomini normali e, dato che sempre preferiscono gli adulti, non sono in alcun modo pericolosi per i ragazzi”.9)

Questo autore procede ad operare una distinzione tra Urning in cui l’inversione sessuale è congenita e vecchi debosciati o individui semi-idioti, che hanno l’abitudine di abusare dei ragazzi. Il volgo ha confuso due classi diverse; e tutti coloro che studiano la psicologia degli Urning sono consapevoli che si tratta di una grave ingiustizia verso questi ultimi.

“Ma, dopo tutto”, continua l’obiettore, “non si può dimostrare che la sessualità invertita sia capace di qualche elevazione morale.” Senza fare appello all’antichità, gli elementi con cui confutare questa obiezione sono schiaccianti, si potrebbe fare riferimento ai numerosi passaggi in scritti di Ulrich dove riferisce la fedeltà, la lealtà, lo spirito di sacrificio e l’entusiasmo romantico che spesso accompagnano questi amori, e li innalza sopra la viltà. Ma, poiché Ulrich qui di nuovo può essere considerato un testimone sospetto, sarà sufficiente, come prima, tradurre un breve passaggio da Krafft-Ebing. “L’Urning ama, idolatra il suo amico, tanto quanto l’uomo normale ama e idolatra la sua ragazza. Egli è capace di fare per lui i più grandi sacrifici, soffre i morsi di un affetto infelice, spesso non ricambiato. Sente la gelosia, piange per la paura dell’infedeltà del suo amico.”10)

Quando arriva il momento di parlare del modo di trattare questo argomento da parte di Walt Whitman, appare chiaro che la passione di un uomo per il suo compagno è stata idealizzata nella realtà e nelle azioni così come nella poesia. Per il momento è sufficiente osservare come un tipo di amore, comunque spontaneo e potente, che è analizzato, disprezzato, trasformato in tabù, vietato, punito, schiacciato nei fori e negli angoli, non si può pretendere che mostri il suo lato migliore al mondo. Il senso del peccato e del crimine e il pericolo, l’umiliazione e la repressione e l’angoscia a cui gli sfortunati paria della sessualità invertita vengono ogni giorno e ogni ora esposti inevitabilmente peggiora gli elementi più nobili nella loro emozione. Date all’amore anomalo le stesse possibilità che date all’amore normale, sottoponetelo al controllo sano dell’opinione pubblica, permettete che abbia rispetto di se stesso, tiratelo fuori da bassifondi oscuri e portatelo alla luce del giorno, strappate le sue catene e rendetelo libero, e io sono fiducioso, dice Ulrichs, che mostrerà virtù analoghe, controbilanciate, naturalmente, dai vizi analoghi, a quelle che siete abituati a vedere nel reciproco amore di un uomo e di una donna. Lo schiavo ha di necessità un’anima servile. Il modo per elevarlo è emanciparlo.

“Tutto ciò può essere vero”, risponde l’obiettore, è anche possibile che la società prenda in considerazione il duro caso dei vostri Urning e ascolti il loro grido amaro. Ma, nel frattempo, supponendo che questi istinti invertiti siano innati, supponendo che siano incontenibili e inconvertibili, supponendo che siano meno sporchi e cattivi di come sono comunemente considerati, non è forse un ovvio dovere dell’individuo quello di sopprimerli, fintantoché la legge del suo paese li condanna? “No, si riprende Ulrichs, mille volte no! È  solo l’antipatia ignorante della maggioranza che rende possibile quella legge della quale voi parlate. Andate a vedere i migliori libri di giurisprudenza medica, andate a confrontare le migliori autorità sulle deviazioni psichiche dal tipo normale. Troverete che questi mi sostengono nella mia tesi principale. Questi, anche se ostili nei loro sentimenti e raffreddati da naturale ripugnanza, hanno rispetto per la scienza, e sono d’accordo con me nel dire che l’Urning viene a questo mondo come Urning, e deve rimanere ancora Urning fino alla fine della sua vita. Comportarsi con lui seguendo il vostro codice non è meno mostruoso che se si dovesse punire il daltonico o il sordomuto, o l’albino, o lo storpio con la gobba. “Molto bene”, risponde l’obiettore: “Ma io vi cito le parole di uno scrittore vivente eloquente, e faccio appello ai vostri istinti generosi e il vostro patriottismo. Il professor Dowden osserva che ‘l’arrendevolezza a volte è imposta da interessi superiori, e se i desideri egoistici vengono in conflitto con i doveri sociali, la vita individuale e la gioia dentro di noi, a qualunque costo di sofferenza personale, devono essere sacrificate per le giuste rivendicazioni dei nostri compagni’.11) Che cosa avete da dire su questo?”

In primo luogo, risponde Ulrichs, rimango perplesso in questo caso davanti ad espressioni come desideri egoistici, doveri sociali, e giuste rivendicazioni dei nostri compagni. Io sostengo che nel tentativo di riabilitare gli uomini del mio stampo e di giustificare il loro diritto naturale alla tolleranza non sono egoista. È una petizione di principio stigmatizzare il loro desiderio innato come egoista. Le funzioni sociali di cui si parla non sono doveri, ma conformità al diritto incorniciate in cecità e pregiudizi. Le rivendicazioni dei nostri compagni, a cui si fa appello, non sono semplicemente inique, ma lo sono crudelmente. La mia insurrezione contro tutte queste cose mi fa agire davvero come un innovatore e posso essere condannato, come conseguenza della mia temerità, alla persecuzione, all’esilio, alla diffamazione e alla proscrizione. Ma lasciate che vi ricordi che Cristo è stato crocifisso e che è ora considerato come un benefattore. “Fermo!”, lo interrompe l’obiettore: “Non c’è bisogno di portare la maggior parte dei nomi sacri in questa discussione. Ammetto che gli innovatori hanno fatto il più grande servizio alla società, ma tu non hai dimostrato che si sta lavorando per la salvezza dell’umanità in generale… Non sarebbe meglio rimanere tranquilli e sacrificare la vostra vita e la vostra gioia, la vita e la gioia di una minoranza dichiarata, per il bene della maggioranza immensa che non può tolleravi, e che teme la tua innovazione? Il sacerdozio cattolico è consacrato al celibato; e senza dubbio ci sono alcuni uomini adulti in questo ordine che hanno calpestato l’appetito imperioso del maschio per la femmina. Quello che fanno per rispetto del loro voto non vuoi tu realizzarlo, quando si ha tanto di buono da guadagnare e tanto di male da fuggire?”

Quale bene? Quale male? Soggiunge Ulrichs, state ancora facendo petizioni di principio; e ora state facendo appello al mio egoismo, al mio desiderio personale di tranquillità, al mio desiderio di evitare la persecuzione e la vergogna. Non ho fatto alcun voto di celibato. Se mai ho fatto qualche voto, è quello di lottare per i diritti di un gruppo innocente, innocuo e oppresso di persone oltraggiate. La croce di una Crociata è cucita sulla manica del mio braccio destro. Pretendere da me e dai miei compagni la rinuncia volontariamente scelta da un prete cattolico è un’assurdità, dato che non ci uniamo a nessun ordine, non abbiamo nessuna fede da sostenere, nessun sistema ecclesiastico da supportare. Riteniamo di avere il diritto di esistere nel modo in cui la natura ci ha fatto. E se non siamo in grado di modificare le vostre leggi, continueremo ad infrangerle. Potete condannarci all’infamia, all’esilio, al carcere , come già avete bruciato le streghe. Potete degradare i nostri istinti emotivi e spingerci al vizio e alla miseria. Ma non sradicherete la sessualità invertita. Espellete la natura con la forca, e vedrete quello che succederà. “Questo è abbastanza”, dice l’obiettore: “avremmo fatto meglio a interrompere questa conversazione, mi dispiace per te, mi dispiace che non cederai al buon senso e alla forza. L’Urning deve essere punito.”

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1) Vedi sopra, pag. 55, nota.

2) L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è antica e diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che, in effetti, ci sia una confusione qui tra due teorie distinte della creazione. Dio si dice che abbia prima fatto l’uomo a sua immagine, maschio e femmina in un corpo e gli abbia comandato di moltiplicarsi. In seguito ha creato la donna da una parte dell’uomo primitivo. Il mito riferito da Aristofane nel Simposio di Platone ha una curiosa incidenza sulle speculazioni di Ulrichs . C’erano esseri umani originariamente di tre sessi: gli uomini, i figli del sole; le donne, le figlie della terra; e gli ermafroditi, i figli della luna. Erano rotondi, con due facce, quattro mani, quattro piedi e due serie di organi riproduttivi a testa. Nel caso del terzo sesso, un serie era maschile, l’altra femminile. Zeus, per la loro forza e la loro prepotenza, li tagliò a metà. Da allora le due metà di ogni genere hanno sempre cercato di unirsi con la loro corrispondente metà, e hanno trovato qualche soddisfazione nella congiunzione carnale – maschi con maschi, femmine con femmine e maschi e femmine uno con l’altro: “Coloro che sono una metà del maschio seguono il maschio, e quando sono giovani, essendo metà dell’uomo originale, si legano agli uomini e li abbracciano, e loro stessi sono i migliori dei ragazzi e dei giovani, perché hanno la natura più virile. E quando raggiungono la virilità, sono amanti della giovinezza e non sono naturalmente inclini di sposarsi o avere figli, cose che essi fanno, se le fanno, solo in obbedienza alla legge, ma sono soddisfatti se possono essere autorizzati a vivere tra loro senza sposarsi, e gli individui di tale natura sono inclini ad amare e pronti a ricambiare l’amore, abbracciando sempre ciò che è simile a loro.” (Symp. 191-2, [nel testo inglese] traduzione di Jowett.) Segue una descrizione incandescente dell’Amore greco, tutto ci ricorda molto da vicino le confessioni fatte dagli Urning in tempi moderni e conservate da scrittori, medici o giuristi che si occupano dell’inversione sessuale.

3) Memnon, Sezione XIX.

4) Vedi sopra, pag. 36, il suggerimento citato dal Dr. Huggard di “congenita mancanza di equilibrio tra le strutture in buona salute.” Ci si potrebbe chiedere se questa “differenziazione sessuale imperfetta”, o questa “congenita mancanza di equilibrio tra strutture sane” non sia il risultato di un processo evolutivo che porta attraverso l’ereditarietà e la selezione casuale ad un fenomeno anormale, ma non necessariamente ad un fenomeno morboso in alcuni individui.

5) I primi due da Casper-Liman, Handbuch der gerichtlichen Medicin, vol. i. pp. 166-169. Gli altri da Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis.

6) Memnon, sezione lxxiii. p. 54.

7) Da quando Ulrichs non ha più scritto, l’Italia (“Nuovo Codice Penale” del 1889), ha adottato i principi del Codice Napoleone e ha posto all’inversione sessuale le stesse limitazioni legali poste al normale istinto sessuale.

8) Il Dr. W. Ogle, il 18 marzo 1890, ha letto un documento davanti alla Statistical Society su “Percentuali ed età del matrimonio” La conclusione alla quale è arrivato, con riguardo alla rapida crescita della popolazione in Inghilterra, è che, al fine di rendere uguali i tassi di mortalità con quelli di natalità (o in altre parole, per mantenere la popolazione al livello attuale), dobbiamo ipotizzare sia (1) con un aumento dell’emigrazione che comporterebbe una rivoluzione sociale, sia (2) l’aumento dell’età media in cui le donne si sposano, portandola a 30 anni, sia (3) l’esclusione del 45% di coloro che ora si sposano dal matrimonio, in qualsiasi periodo della vita. Di fronte a questi calcoli, dopo aver ammesso la possibile esagerazione, sembra illogico punire con severe sanzioni penali i membri del sesso maschile che non vogliono sposarsi e che possono soddisfare i loro desideri naturali in modi che non implicano né danno per la Stato né alcuna violazione dei diritti dei singoli.

9) Psych. Sex., P. 108. Ho condensato il senso di quattro brevi paragrafi; tradurli integralmente avrebbe comportato un utilizzo pesante di linguaggio medico.

10) Psych. Sex., P. 107.

11) Studies in Literature, p. 119.

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