GAY NEL 68

Caro Project,
alla mia ormai veneranda età (tra poco saranno 70) tiro le somme di una vita gay. Ho cominciato a rendermi conto di non essere un ragazzo come gli altri nel 1958, ero ancora alle scuole medie e non mi sapevo spiegare perché mi piacesse molto la compagnia di certi miei amici, proprio amici del cuore, per me la loro compagnia era importantissima, per loro però non era lo stesso. Ho scoperto la masturbazione solo in quarto ginnasio e lì ho cominciato a capire che i miei desideri sessuali non erano come quelli dei miei compagni, ma in quei tempi un ragazzo gay aveva comunque le idee molto confuse sull’omosessualità, sentivo dire: frocio, finocchio, come offese, ma faticavo ancora a dare un senso preciso a quelle parole.

Ho avuto un’educazione religiosa che è stata un condizionamento pesantissimo, ma non è di questo che voglio parlare. Ho preso la maturità nel 1965 e allora non era facile per niente. Lo studio era un vero incubo ma nonostante tutto mi restava un po’ di tempo per farmi tante domande. Ho vissuto in pieno il ’68, ero grande, stavo quasi alla fine dell’università, ho partecipato moltissimo all’attività politica e proprio attraverso l’attività politica mi sono svegliato e ho capito tantissime cose.

Avevo il mio eskimo, portavo i capelli lunghi, come moltissimi ragazzi di allora, e anche il barbone tipo Karl Marx, frequentavo i collettivi politici e lì si parlava anche di omosessualità. È proprio in un collettivo politico che ho conosciuto il mio primo ragazzo. Lì non c’era la vergogna di essere gay, anzi era una specie di bandiera rivoluzionaria, un vanto da mostrare con orgoglio. C’erano ragazzi di un’intelligenza folgorante, davanti a certi di loro mi sentivo proprio un ebete.

Insomma, in un collettivo politico si parlava anche di omosessualità e lo si faceva seriamente, e lui, quello che poi sarebbe diventato il mio ragazzo, si buttava nella discussione con una foga strepitosa; che era gay non c’era il minimo dubbio.

Insomma, tutti parlano del ’68 come di un movimento di rottura con gli schemi tradizionali e in effetti aveva portato dei fermenti nuovi anche per quanto riguarda l’omosessualità. Insomma dal suo intervento capisco benissimo che quel ragazzo è andato al collettivo politico sulla omosessualità perché gay, e perché lì si potevano rivendicare i diritti dei gay, in fondo come c’ero andato io. Il ragazzo era bello, anche lui col barbone e l’eskimo, ma pure con dei pantaloni attillatissimi che non lasciavano proprio niente all’immaginazione. I ragazzi del collettivo vivevano di politica e anche quel ragazzo viveva di politica, io molto meno, anche se facevo la mia parte. Siccome ho continuato a frequentare l’ambiente abbiamo avuto modo di conoscerci ma più come compagni della stessa militanza politica che altro.

C’erano altri ragazzi gay, ma mi colpivano molto meno, lui per me era il massimo, ma, come ho potuto capire bene dopo, andava ai collettivi proprio per motivazioni politiche, io ci andavo soprattutto perché ci andava lui oltre che perché era un ambiente dove i gay potevano andare dichiaratamente e quindi di fatto ce ne stavano parecchi. Si faceva un discorso politico, ma si parlava pure d’altro, insomma, superato il primo impatto iniziale, un po’ spiazzante, era un bell’ambiente, almeno mi ci sentivo molto a mio agio.

Il ragazzo che mi piaceva (Massimo) era uno studente di filosofia che aveva letto centinaia di libri sulla rivoluzione russa, parlava di Cuba come se fosse casa sua e di Mao e di Lin Piao con una serie di riferimenti concreti che non ho mai capito da dove potesse tirare fuori, insomma, aveva veramente una cultura politica mostruosa, i suoi non erano atteggiamenti esteriori, credeva veramente in quello che faceva.

Avrei voluto costruire una storia con Massimo, ma secondo lui una cosa del genere era tipicamente borghese, e lui non voleva legami di nessun genere. L’ho corteggiato discretamente per mesi e mesi, quando gli ho detto che mi ero innamorato di lui ha fatto un sorriso e mi da detto: “Non dire bugie! Vuoi solo scopare con me…” Questa espressione me la ricordo dopo quasi cinquant’anni e non posso negare che non mi è piaciuta. Poi Massimo ha pensato che uno che fa una dichiarazione tipo “Mi sono innamorato di te!” non può essere un buon rivoluzionario ma solo un pappamolla, e si è messo in mente di portarmi a ragionare come lui. Mi diceva che mi comportavo come un ragazzino, che dovevo essere più virile, che un gay non è una femminuccia o un maschietto venuto male, secondo lui un gay è uno forte che se ne frega delle convenzioni borghesi, perché se invece si fa condizionare è solo un servo del sistema.

Ho fatto anche l’amore con Massimo ma con lui non potevo usare questa espressione, dovevo dire che avevamo solo “scopato per fottere il sistema”. Io adesso la faccio comica ma il discorso non era banale e la politica permeava tutto. Da Massimo ho sentito la famosa barzelletta che fa così: “Ma non hai paura che il tuo ragazzo si metta con quell’altro? Sai, hanno fatto insieme il ’68…” . “Sì vabbe’, ma noi abbiamo fatto insieme il ’69!”, chiedo scusa per la cosa un po’ scurrile. La prima volta che ho fatto l’amore con lui mi aspettavo tenerezza, attenzioni affettive, e invece niente di tutto questo. Speravo che farlo lo portasse a ragionare in un altro modo ma non accadde nulla di simile. Ci siamo frequentati e abbiamo “scopato per fottere il sistema” per quattro anni, poi piano piano ci siamo persi di vista.

Tramite il collettivo politico avevo cominciato ad interessarmi a Pasolini e avevo letto Ragazzi di vita. Tra Pasolini e il movimento studentesco non correva troppo buon sangue, Pasolini aveva atteggiamenti critici e il movimento lo ripagava senza andarci troppo per il sottile, anche se, tra i ragazzi del movimento, magari senza dirlo apertamente, Pasolini aveva un fascino morale indiscusso, paradossalmente, proprio perché poco ideologico. Credo di avere letto in quegli anni tutto quello che scriveva Pasolini e di avere visto tutti i suoi film, rimasi incantato si Teorema e del Vangelo secondo Matteo. Teorema mostra lo sconvolgimento di una famiglia borghese in cui viene a capitare un ragazzo capace di capire i pensieri profondi e i desideri dei componenti della famiglia e si assecondarli: la famiglia borghese si disgrega; il Vangelo secondo Matteo mi colpì molto soprattutto perché nel film non c’è una sola parola oltre il testo evangelico letterale. Un intellettuale comunista che presenta la figura di Cristo! Niente di più complicato eppure ne è venuto un capolavoro. Altri film come il Decameron o i Racconti di Canterbury, avevano per me anche un’altra attrattiva: contenevano qualche brevissima sequenza di nudo e allora era una cosa assolutamente rara.

Dopo aver perso di vista Massimo, avevo pensato a trovarmi un lavoro stabile e non mi ero rimesso alla ricerca di un ragazzo, avevo un po’ di amici gay conosciuti nei collettivi, cosa rarissima, perché prima di internet conoscere ragazzi gay era veramente difficilissimo, ma io un po’ di amici gay li avevo, forse un po’ troppo politicizzati, però ottimi ragazzi con i quali mi trovavo bene. Ricordo perfettamente che il 2 Novembre 1975, quando la televisione diede la notizia della morte di Pasolini rimasi profondamente scosso. Mia madre fece dei commenti irripetibili che mi fecero mettere definitivamente da parte l’idea di un coming out in famiglia, mio padre ebbe il buon senso di non fare commenti, Ricordo che il pomeriggio andai a fare una lunga passeggiata da solo nei posti dove era di casa Pasolini, al Testaccio. Ero malinconico, come se mi avessero portato via un punto di riferimento, perché Pasolini dava alla omosessualità una dignità, e poi parlava dicendo la verità e non diceva mai le cose che ti saresti aspettato: mai ovvio.

Rimasi colpitissimo da una dichiarazione commossa di Eduardo De Filippo subito dopo la morte di Pasolini, da allora il mio rispetto per Eduardo è molto aumentato, proprio a livello umano, e poi fui entusiasmato dal discorso di Alberto Moravia, un discorso carico di emotività e di ammirazione per Pasolini. Poco dopo la morte di Pasolini uscì in libreria il volume delle sue poesie di Garzanti. Costava molto, per le mie finanze non era una spesa indifferente, ma lo comprai subito e quel libro fu per me fondamentale; ogni volta che mi sentivo depresso, sconfortato o frustrato, aprivo le poesie di Pasolini e cominciavo a leggere e piano piano le frustrazioni e la malinconia lasciavano spazio ad una serenità più profonda.

Oramai avevo passato i 30 anni, non avevo un compagno e non avevo nemmeno la faccia per cercarne uno, leggevo tanti libri di argomento legato alla omosessualità, ne ho ancora adesso la casa piena, andavo a vedere i film che parlavano di storie omosessuali, ricordo “Il bacio della donna ragno” e “Gli occhiali d’oro”, il mio mondo affettivo era stato sublimato in una dimensione solo culturale. Di ragazzi belli ce n’erano moti anche allora ma io restavo ancorato alle mie esperienze del tempo dell’università, poi tutto si era cristallizzato e io continuavo a sognare quelle cose che ormai non esistevano più. Non solo ero uscito dall’università da un pezzo, ma anche all’università il clima era totalmente cambiato e io faticavo a rendermene conto.

Dopo i quarant’anni ho avuto modo di frequentare i Radicali, e lì c’erano anche dei gay dichiarati, l’ambiente era buono e serio ma io non avevo la faccia di dichiararmi nemmeno in quell’ambiente che però ho frequentato per anni e che mi ha dato molto, però non mi ha dato un compagno, o forse io non lo cercavo veramente. Coi ragazzi gay legati ai Radicali parlavo spesso e mi raccontavano le loro disavventure, ma percepivo che erano di un’altra generazione, erano amici, ci volevamo anche bene, ma dovevano seguire la loro strada. Insomma, piano piano sono invecchiato e mi sono rassegnato a una vita da single e, devo dire, senza vere malinconie.

Caro Project, leggo, o meglio (per onestà) leggiucchio il tuo forum da anni e mi piace perché ci sento un po’ il sapore dei miei anni giovanili. Oggi ricorrono i quarant’anni dalla morte di Pasolini e allora mi sono deciso a dire la mia, da vecchio gay quale sono. Se lo credi opportuno, metti pure questa mail nella sezione anziani (che è sicuramente quella giusta). Penso che tu stia facendo una cosa utile, al di là di quello che puoi pensare, quindi vai avanti così!

Un abbraccio a te e a tutti i ragazzi del Forum.

Leo

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=25&t=5234

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E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUINTA PARTE

APPENDICE

“In questo paese [Inghilterra] noi abbiamo per troppo tempo trascurato la scienza relativa al sesso per un senso di falso pudore. In Germania le cose stanno diversamente. Ci troviamo studiosi che hanno elaborato autonomamente una nuova scienza e che hanno offerto al mondo una conoscenza che è della massima importanza. Noi ora sappiamo che ci sono donne con forti caratteristiche maschi e vice-versa. Anatomicamente e mentalmente troviamo che esistono tutte le sfumature tra il puro genere maschile e il puro genere femminile. Perciò è stato definito quello che da un illustre esponente della scienza è stato giustamente denominato «il terzo sesso».” – Dr. James Burnet, The Medical Times and Hospital Gazette, vol. xxxiv, N. 1497, 10 Novembre 1906, Londra.

“Ogni cittadino in grado di adempiere i suoi dovere di cittadino, sia egli padre o marito, insegnante o studente, padrone o servo, ufficiale o subordinato, ha il diritto e addirittura il dovere, di conoscere i fatti dell’inversione sessuale, di combattere e di prevenire la dissolutezza, il crimine e il vizio, di imparare e di insegnare agli altri il ruolo dell’inversione nella società e la sua morale, i doveri dell’invertito di fronte a se stesso, di fronte agli altri invertiti, di fronte all’uomo normale e di fronte alle donne e ai bambini. E anche i doveri dell’uomo normale verso l’invertito non sono minori, non sono meno difficili né meno indispensabili.” – M. A. Raffalovich. “Uranisme et Unisexualité.” Parigi, 1896.
“Il fatto che l’inversione sessuale non è un fenomeno casuale … risulta evidente dal fatto che è stata osservata in ogni tempo e in ogni luogo, e tra popoli piuttosto nettamente separati gli uni degli altri” – A. Moll, “Die Konträre Sexualempfindung” seconda edizione, p. 15. Berlino, 1893.

“Circa la larga diffusione dell’inversione sessuale, e in genere dei fenomeni omosessuali, non ci possono essere dubbi di nessun genere. Moll afferma che a Berlino egli stesso ha visto tra seicento e settecento omosessuali e ha sentito parlare di altri duecentocinquanta o trecento. Ed io stesso ho molti riscontri della loro frequenza sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Quanto all’Inghilterra, a proposito della quale io posso naturalmente parlare con maggior sicurezza, le sue manifestazioni sono chiaramente evidenti per quelli che hanno gli occhi aperti. … Tra gli elementi di maggiore livello professionale e culturale in Inghilterra ci deve essere una percentuale notevole di invertiti che qualche volta possono arrivare al cinque per cento, anche se queste stime possono spesso essere arrischiate. Tra le donne della medesima classe la percentuale sembra essere almeno doppia – anche se qui i fenomeni sono meno definiti e radicati.” – Havelocl Ellis, “Psychology of Sex” vol. Sexual Inversion, pp. 29-30. Philadelphia, 1901.

“Secondo la notizia di De Joux in “The Disinherited of Love”, il numero degli Urning in tutta l’Europa è di circa cinque milioni, il 4-5% di tutti i maschi di Europa sono Urning. E allora, una malattia – se la si può chiamare malattia – che sia così diffusa, richiede la nostra massima attenzione; ed è strano che sia solo dagli anni ’70 che questo argomento è stato discusso nella letteratura scientifica.
È proprio a causa di questa ignoranza che l’opinione pubblica è stata dominata ed è ancora dominata dal pregiudizio secondo il quale l’ermafroditismo fisico e l’inversione sessuale non sono altro che crimini, crimini volontari, mentre invece derivano in modo necessario dalla originaria natura di questi individui.” – Norbert Grabowshy, “Die verkehrte Geschlechtsempfindung” p. 16, Lipsia, 1894.

Il Dr. Hirschfeld, nel suo “Statistischen Untersuchunge über den Prozentensatz der Homosexuellen” dà I risultati di varie ricerche statistiche su questo argomento; e il loro notevole grado di coincidenza lo autorizza a parlare in modo abbastanza affidabile. Egli dice (p. 41): “Ora sappiamo che dobbiamo considerare il numero di quelli che si allontanano dalla normalità non in unità millesimali ma in unità centesimali. Il fatto che come risultato di queste inchieste e di queste commissioni di studio sia emersa più o meno la stessa percentuale (per la proporzione delle persone esclusivamente omosessuali), in particolare, la cifra si aggira intorno all’1,5%. – cioè questo straordinario accordo non può con ogni probabilità essere casuale, ma deve poggiare su una legge – una legge di natura – cioè, in particolare, che dal 90 al 95% degli uomini hanno una sessualità normale dalla nascita; che una percentuale che va dall’1,5 al 2% sono nati puri omosessuali (dico che si tratta di circa un milione in Germania); e che tra le due categorie ci rimane circa un 4% costituito da bisessuali per natura.”
E ancora (p. 60): “Ma che cosa ci mostrano questi numeri? Ci mostrano che su 100.000 abitanti in media solo 94.600 sono sessualmente normali, mentre 5.400 si allontanano dalla norma. Di questi ultimi 1.500 sono esclusivamente omosessuali e 3.900 bisessuali, di questi 3.900 700 sono prevalentemente omosessuali: cosi che di 100.000 Tedeschi, 2.200 (cioè il 2,2%) sono omosessuali o in modo esclusivo o in modo predominante – si tratta di 1.200.000 per tutta la patria tedesca.”
“L’inversione sessuale è stata normalmente considerata come psicopatologica, come un sintomo di degenerazione; e quelli che la manifestano sono stati considerati come fisicamente malati. Questo punto di vista comunque sta cadendo in discredito, specialmente da quando Krafft-Ebing, il suo principale difensore lo ha abbandonato nelle ultime edizioni del suo lavoro. Ciò non di meno, non è comunque ammesso da tutti che gli invertiti sessuali possano essere d’altra parte in perfetta salute e siano abbastanza normali in altre questioni sociali. Quando si chiede loro se abbiano mai desiderato che le cose per loro fossero diverse sotto questo aspetto essi pressoché invariabilmente rispondono di no.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo IV, Heinemann, Londra 1906.

“La gente, comunemente crede che un maschio che prova amore il suo stesso sesso debba essere spregevole, degradato, depravato, vizioso e incapace di sentimenti umani e generosi. Se la storia greca non è bastata a demolire questi preconcetti, una piccola e paziente ricerca sui comportamenti moderni sarà sufficiente a rimuoverli.” – J. Addington Symonds, “A Problem in Modern Ethics”, p. 10.

“Mantegazza dice giustamente che gli Urning non si trovano di certo soltanto nella feccia del popolo, ma che bisognerebbe piuttosto cercarli nei gruppi che, per cultura, ricchezza e posizione sociale si collocano ai primi posti. Perciò non c’è il minimo dubbio che un gran numero di Urning si possono trovare tra gli aristocratici.” – A. Moll, op. cit. P. 76.

“In nessun gruppo ci sono tanti Urning come tra i servi. Si potrebbe dire che un domestico su tre è un Urning.” – De Joux. “Die Enterbten des Liebesglückes”, p. 193. Lipsia, 1893.

“È quindi certo, come abbiamo visto, che molti Urning vengono da famiglie nevrotiche e patologicamente predisposte … ma comunque devo dire che non c’è prova che in tutti i casi di inversione sessuale tra uomini, gli individui interessati siano così predisposti ereditariamente. E inoltre c’è da tenere presente che, secondo certi autori, l’estensione della tara ereditaria, è al presente così grande che si potrebbe dimostrare una tendenza alle malattie nervose e mentali quasi in chiunque.” – A. Moll, op. cit. p.221.

“La verità è che noi non possiamo spiegare i sentimenti sessuali invertiti meglio di come possiamo spiegare l’impulso normale; tutti i tentativi di spiegare queste cose e l’amore, sono carenti.” – ibid. p. 253.

“Tra le propensioni degli Urning si trova non di rado un grande interesse per l’arte e la musica – sia per l’interesse attivo che per il godimento passivo dell’arte e della musica .. Il talento dell’attore è particolarmente notevole in alcuni. … Ma non si deve credere che gli Urning siano capaci soltanto di una particolare attività dell’immaginazione. Al contrario ci sono casi indubbi in cui essi portano il loro contributo anche nel settore della scienza. … Anche nella poesia gli Urning talvolta dimostrano un talento eccezionale; specialmente nei versi d’amore indirizzati agli uomini.” – Ibid. p. 80.

“Un esame dei miei casi [di invertiti] dimostra il fatto interessante che il 68% possiede un’attitudine artistica in vario grado. Galton trova, da un’indagine su circa mille persone, che la media di coloro che mostrano gusti artistici, in Inghilterra, è solo del 30%.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 173.

“Nell’antichità, specialmente tra i Greci, sembra che ci siano stati molti uomini che nelle loro nature emotive erano ermafroditi. Io credo che lo studio dell’ermafroditismo fisico sia molto importante e penso che porterà ancora grande luce sulla stessa psicologia dell’amore. Le osservazioni condotte sino ad oggi, mostrano già che lo stesso individuo in momenti diversi può provar sentimenti sessuali piuttosto diversi.” – A. Moll, op. cit., p. 200.

“L’Urning è capace, attraverso la forza del suo amore, di compiere i più grandi sacrifici per il suo amato, e sotto questo profilo, l’amore di un Urning è stato spesso paragonato con l’amore di una donna. Proprio come l’amore di una donna, è più forte e più devoto di quello di un uomo normale, proprio perché supera quello dell’uomo in profondità, secondo Ulrichs, l’amore urning, sotto questo aspetto dovrebbe essere considerato più in altro di quello dell’uomo che ama le donne.” – Ibid. p. 118.

“Gli uomini femminili spesso sanno come trattare le donne meglio di come fanno gli uomini maschili. Gli uomini maschili, salvo casi molto rari, imparano come trattare le donne solo dopo una lunga esperienza e anche allora in modo molto imperfetto.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo V.

“È proprio necessario che tutte le donne e gli uomini siano nettamente separati in due gruppi ben distinti, le donne da una parte e gli uomini dall’altra, allo stesso modo e sotto ogni punto di vista? … Esistono forme di transizione tra metalli e non metalli, tra combinazioni chimiche e semplici misture, tra animali e piante, tra fanerogame e crittogame, tra mammiferi e uccelli. … Si può dare per certo quindi che sia assolutamente improbabile trovare in Natura una netta delimitazione tra tutto quello che è maschile da una parte e tutto quello che è femminile dall’altra; o che qualsiasi creatura vivente sia così semplice sotto questo aspetto, da poter essere collocata interamente da una parte o interamente dall’altra della linea di confine.” – Weininger, Ibid., Introduzione, p. 2.

“Su questo, Chéron fece un’osservazione piuttosto strana. ‘Noi abbiamo – disse – per quanto riguarda le distinzioni sessuali, dei concetti che la primitiva semplicità delle persone delle epoche trascorse non poteva nemmeno immaginare. Dal fatto che ci sono due sessi e solo due, essi deducevano che una donna è semplicemente una donna e un uomo è semplicemente un uomo. In realtà le cose non stanno così, ci sono donne che sono molto donne e donne che lo sono molto poco. Queste differenze, nascoste nei tempi andati dal costume e dal modo di vivere e mascherate dal pregiudizio, si notano invece ben chiaramente nella nostra società. E non solo, ma diventano sempre più accentuate e visibili di generazione in generazione.’” – Anatole France, “Sur la Pierre Blanche”, p. 301.

“In ogni essere umano sono presenti sia elementi maschili che elementi femminili, solo nelle persone normali (secondo il loro sesso) un gruppo di elementi è molto più sviluppato dell’altro. La differenza fondamentale, nel caso delle persone omosessuali, è che in loro gli elementi maschili e femminili sono più equilibrati; così che, quando per di più lo sviluppo generale è di grado elevato, noi troviamo in questa classe di persone il tipo più perfetto di umanità.” – Dr. Arduin, “Die Frauenfrage”, in Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen, vol. ii, p. 217. Lipsia, 1900.

“L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è sia antica che diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che effettivamente non vi sia una confusione lì tra due diverse teorie sulla creazione. Si dice che Dio abbia fatto prima l’uomo a Sua immagine, maschio femmina in un solo corpo, e abbia ordinato loro di moltiplicarsi, più tardi Egli creò la donna da una parte del suo uomo originario.” (Vedi anche il mito riportato da Aristofane nel Simposio di Platone.) – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 229.

“Quando l’istinto sessuale compare per la prima volta nella prima adolescenza, sembra essere molto meno specializzato di come diventa successivamente. Non solo al suo apparire è meno definitamente diretto verso uno specifico fine sessuale, ma anche il sesso del suo oggetto è talvolta incerto.” – Ibid., p. 44.

“In me la natura omosessuale è singolarmente completa e certamente congenita. La più intensa delizia della mia fanciullezza (anche quando ero solo un esile ragazzino affidato alla mia balia) era di guardare gli acrobati e i cavallerizzi nel circo. E questo non dipendeva tanto dalle loro azioni abilissime quanto dalla bellezza dei loro corpi. Anche allora mi interessavo soprattutto i ragazzi più flessuosi e graziosi. La gente mi diceva che gli attori del circo erano malvagi e potevano rapire i ragazzini e così cominciai a vedere i miei favoriti come mezzi diavoli e mezzi angeli. Quando ero più grande e ci potevo andare da solo, andavo spesso in giro tra le tende degli spettacoli ambulanti nella speranza di intravedere gli attori. Desideravo ardentemente di vederli nudi senza le loro calzamaglie e avevo l’abitudine di rimanere sveglio la notte pensando a loro e desiderando di essere abbracciato e amato da loro.” Ibid., caso ix, p. 62.

“Avevo quindi anni, undici mesi e mezzo quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Non avevo avuto prima nessuna esperienza di soddisfazione sessuale, né in direzione omosessuale né nell’altra direzione. Questo avvenimento, quindi, arrivò abbastanza normalmente. Da parecchio tempo prima, comunque, ero stato soggetto in parte a tenere bramosie e in parte a desideri sensuali senza una forma o una finalità definita – rimanendo però le due emozioni separate una dell’altra e mai le avevo provate insieme per lo stesso ragazzo. Questi desideri sensuali senza finalità mi tormentavano spesso nelle ore di solitudine e non riuscivo a superarli. Mi si presentarono per la prima volto durante il mio quindicesimo anno, quando ero a scuola a Detmold, e nei due modi seguenti: – Per la prima volta furono risvegliati da un disegno sulle “Säulen-ordnungen” [gli ordini architettonici] di Normand, della figura di un dio greco o di un eroe che stava lì nella sua bellezza nuda. Questa immagine, cento volte respinta, tornò ancora cento volte alla mia mente. (Non c’è bisogno che io dica che quell’immagine non causò in me il temperamento urning; essa non fece che svegliare ciò che già stava lì addormentato – una cosa che qualsiasi altra circostanza avrebbe potuto provocare.) In secondo luogo, quando stavo studiando nella mia stanzetta, o quando giacevo sul mio letto, prima di andare a dormire, il pensiero era solito sorgere improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – ‘Che una volta un soldato potesse arrampicarsi attraverso la mia finestra ed entrare nella mia stanza!’ Allora la mia immaginazione mi dipingeva una splendida immagine di soldato di venti o ventidue anni; ed io ero, per così dire, tutto in fiamme. E comunque i miei pensieri erano abbastanza vaghi e non erano diretti a qualche tipo definito di soddisfazione, né avevo mai scambiato nemmeno una parola con un vero soldato.” – K. H. Ulrichs. “Memnon”, paragrafo 77. Lipsia, 1898. Vedi anche “Un Problema di Etica Moderna”, p. 73.

“Le amicizie di questo tipo, che ho formato a scuola, sono state solo due – Io non dimenticherò mai la loro assorbente profondità e intensità. Io non ho mai parlato di esse a nessuno e per questo esse erano molto più sacre e serie, né – benché possa sembrare strano – ho mai parlato di esse direttamente agli stessi ragazzi interessati e nemmeno ho mai mostrato il minimo segno di affetto verso di loro. Se avessi detto loro che io mi ero consacrato al loro benessere e che per quello volevo scarificare me stesso e tutto quello che avevo (cosa che era assolutamente vera) loro sarebbero rimasti semplicemente stupiti; e ancora di più dato che erano entrambi ragazzi giovani, non ancora arrivati alla pubertà.
Adesso io sono in qualche modo amaramente cosciente che in questi casi una delle più forti e positive influenze che mi sono capitate nella mia vita andò sprecata per i nove decimi. È impossibile immaginarsi quanto migliore sarebbe stata la situazione in condizioni più favorevoli. E ancora, tutto quello che ho provato per i ragazzi non lo avrei certamente provato senza quella buona influenza su di me, anche se (data la loro totale ignoranza dei mie sentimenti) quella influenza avrebbe potuto essere nulla. Ero consapevole dell’effetto tonificante e incoraggiante su tutta la mia natura, della confermata salute del corpo e soprattutto della enormemente accresciuta capacità di lavoro. E certamente tutto questo sarebbe stato mille volte intensificato se io fossi stato guidato qualche volta e incoraggiato anche da una pubblica opinione che approvasse queste amicizie.
Un ragazzo della Public School ha dopo tutto forti sentimenti di onore e di correttezza, e sono certo che si potrebbe fare molto di più coltivando l’opinione pubblica della scuola: rendendo le amicizie devote e disinteressate molto considerate e apprezzate e condannando come base e mezzo di correzione anche il minimo tentativo di insudiciare la purezza di un ragazzo giovane attraverso un desiderio grossolano ed egoistico di gratificazione personale. L’opinione pubblica della scuola, ne sono sicuro, si orienterebbe abbastanza prontamente a scorrere in questi canali. Ma tutto questo richiederebbe una vera apertura nel trattamento di tutta la questione, che certamente adesso non esiste. Il fatto che la più grande forza che il preside ha a sua disposizione sia così ignorata (e così immotivatamente) è più che assurdo, è mostruoso. E si tratta di una cosa che riguarda lui come insegnante quasi quanto riguarda i ragazzi stessi nelle loro reciproche relazioni. Io credo che guadagnarsi l’affetto del ragazzo venga necessariamente prima dell’insegnargli qualunque cosa. Altrimenti non gli si insegna assolutamente nulla.” – Lettera privata.

“Potrei raccontarvi un bel po’ di cose su un’altra amicizia ugualmente importante che io ho formato (io venticinquenne e il ragazzo quattordicenne) che è stato uno degli eventi più felici della mia vita. Era una cosa riconosciuta da entrambe e parti ma perfettamente controllata e pura: ci siamo conosciuti molto bene nei periodi di vacanza scolastica per quasi un anno. Io avrei potuto fare qualunque cosa con qual ragazzo, la mia influenza su di lui in quel tempo posso dire che fosse illimitata: e certamente portò un beneficio immenso ad entrambi.” – Ibid.

“Nella mia vita scolastica – come alunno esterno – avevo due amicizie di questo tipo, anche se, ovviamente, per un alunno esterno non c’era la stessa possibilità di svilupparle. Una era con un ragazzo più grande di me di circa cinque anni e un’altra con un maestro più grande di me di circa dodici. Io ero un ragazzino vergognoso e timido, e non avendo un fisico robusto, non entrai molto nell’attività atletica della scuola. Il mio amico più grande era un ragazzo molto delicato, gentile, fine di una purezza e di un’altezza di pensiero che era in contrasto stridente con la sporca atmosfera morale della scuola in quell’epoca, ma lui non era mai uno che giudicava e non era nemmeno superbo. Io sento che questa amicizia ha esercitato la più potente influenza nei miei primi anni di vita nel conservare un alto ideale di condotta davanti a me, molto più potente dell’influenza di casa, della quale non credo di essere stato molto consapevole.
“Dopo che lasciò la scuola per Cambridge, avevamo l’abitudine di scriverci regolarmente lunghe lettere, raramente di meno di tre pagine. Mi ricordo che io pensavo a lui come al più bel ragazzo che avessi mai conosciuto, ma guardando adesso la sua fotografia, presa più o meno in quell’epoca, e paragonandola con le altre, noto che i suoi tratti erano meno belli di quelli di molti altri miei compagni di scuola. Alla fine del secondo anno morì di consunzione. Successe durante le vacanze estive e allora io mi trovavo all’estero. Mi ricordo che avevo l’abitudine di sedermi a notte alta per scrivergli delle lunghe lettere su tutto quello che avevo visto, per interessarlo durante la sua malattia. Io non sapevo quanto fosse malato, ma avevo la paura terribile che non lo avrei rivisto un’altra volta. Quando rientrai in patria e seppi che era appena morto, il colpo fu terribile. Per settimane mi sentii come se io non avessi un amico in tutto il mondo. Non ho mai sentito nessuna perdita così profondamente né prima né dopo. …
“L’altra amicizia col mio insegnante di matematica, anche se non così intima, era comunque di un carattere molto affettivo. Io devo molto a quest’amicizia – Lui ha posto le fondamenta del mio ideale, del dovere di un insegnante verso i suoi alunni.” Lettera privata.

“Non è certo una novità: il sentimento che muoveva Gesù verso Giovanni, o Shakespeare verso il giovane dei sonetti o che ispirò le amicizie della Grecia è stato con noi prima e, nella nuova cittadinanza, sarà di nuovo con noi. L’amore per i compagni di Whitman è la sua moderna espressione; la Democrazia – concepita socialmente e non politicamente – è la sua base. Chiedersi quanta solidarietà nel lavoro o quanto dei moderni sindacati possa derivare da una fede inconscia in questo principio di cameratismo non è certo un domanda inutile. La più libera, la più diretta e la più genuina relazione tra uomini, che deriva da questo, deve costituire la base più profonda della fabbrica ricostituita”. – C. R. Ashbee, “Workshop Reconstruction and Citizenship”, p. 160.

Un caso di appassionato attaccamento tra due ragazzi Indiani è stato raccontato all’autore di questo libro da un maestro di una scuola in India. I ragazzi che avevano circa sedici anni, frequentavano la stessa scuola ed erano amici devoti, ma venne il tempo in cui dovettero dividersi. Uno fu portato via dai parenti verso una parte lontana del paese. L’altro era inconsolabile di fronte a questa prospettiva. Quando arrivò il giorno e il suo compagno fu allontanato, subito dopo, se ne andò tranquillamente ad un pozzo nel recinto della scuola, ci saltò dentro e annegò. La notizia, inviata per telegrafo, raggiunse l’amico in partenza che ancora era in viaggio. Quello disse poco, ma ad una delle stazioni abbandonò il treno e scomparve. Il treno andò avanti, ma dopo poco il ragazzo sbucò fuori dai cespugli vicino alla linea ferroviaria, si buttò sui binari e fu ucciso.

Quanto segue è tratto da uno dei casi ricordati da Havelock Eellis nel suo “Sexual Inversion”; “la più profonda sensazione sessuale di cui sono consapevole risale all’età di nove o dieci anni quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato di un paio d’anni più anziano di me. Non ricordo di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che lui potesse impadronirsi di me e gestirmi. Io ho ancora una sensazione precisa di quanto gradevole sarebbero stati nelle sue mani anche il dolore fisico e la crudeltà.” – Havelock Eellis, op. cit., vcaso xiii, p. 71.

“Quando avevo circa sedici anni e mezzo, venne in casa un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero più assorbente dei miei giorni di scuola. Non ricordo neppure un momento, da quando lo vidi per la prima volta a quando lasciai la scuola, in cui io non fossi innamorato di lui e l’affetto era ricambiato anche se alquanto riservatamente. Lui era sempre un po’ più avanti di me nei libri e nel lavoro scolastico ma quando il nostro affetto maturò passavano insieme molto del nostro tempo libero e lui rispondeva alle mie avances più o meno come una ragazza che viene corteggiata, un po’ ridendoci sopra, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di vezzeggiarlo e accarezzarlo, ma la nostra intimità non andò mai più in la di un bacio e su questo c’era pure il freno della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi e non abbiamo mai nemmeno bisbigliato l’uno con l’altro su quelle cose sulle quali tutta la scuola parlava in modo osceno.” – Stesso caso, pag. 73.

“All’età di ventuno anni cominciai gradualmente a rendermi conto che in qualche modo non ero come i miei compagni, che non mi piacevano le occupazioni tipicamente maschili, che fumare, bere o giocare a carte mi dava poca soddisfazione, e che avevo un vero terrore mortale per il bordello. E infatti non ci ero mai stato e in ogni occasione, con un pretesto o con l’altro, ero riuscito a tenermene alla larga. Allora conciai a pensare a me stesso. Mi sentivo paurosamente solo, miserabile e sfortunato e sospiravo per un amico della mia stessa natura – ancora senza nemmeno immaginare che ci potessero essere altri come me. A ventidue anni arrivai a conoscere un ragazzo che almeno mi chiarì le idee sull’inversione sessuale e su quelli che ne sono affetti, al punto che lui – un urning come me – arrivò ad innamorarsi di me. Mi caddero le bende dagli occhi, e benedico il giorno che mi portò la luce. … Rispetto alle donne nel loro aspetto sessuale, provavo un vero orrore, che l’esercizio del mio più alto potere di immaginazione non poteva comunque superare; e infatti non ho mai nemmeno provato a superarlo dato che sono quasi persuaso dell’inutilità di un simile tentativo che mi sembra peccaminoso e innaturale.” – Krafft-Ebing, “Psycopathia Sexualis”, settima edizione, caso n. 122, p. 291. Stoccarda 1892.

“Senza l’amore degli uomini non potrei più esistere, senza un tale amore non posso che rimanere in conflitto con me stesso. … Se esistesse il matrimonio tra uomini credo che non sarei affatto preoccupato da una relazione che dura tutta la vita, cosa che con una donna mi sembra sostanzialmente impossibile. … Ma dato che comunque questo tipo d’amore è considerato criminale, attraverso la sua soddisfazione io posso essere in armonia con me stesso ma mai col mondo e perciò necessariamente ci deve essere qualcosa di discordante e tanto più perché ho un carattere aperto e odio e bugie di qualsiasi tipo. Questo tormento di dover sempre nascondere tutto, mi ha costretto a confessare la mia anomalia a pochi amici, della cui comprensione e della cui riservatezza sono sicuro. Anche se spesso la mia condizione mi sembra abbastanza triste per la difficoltà di trovare soddisfazione e per il disprezzo generale degli amori maschili, sono comunque spesso almeno un po’ orgoglioso di avere questi anomali sentimenti. Naturalmente non mi sposerò mai – ma questo non mi sembra in nessun modo una sfortuna, anche se sono innamorato della vita familiare, e fino adesso ho passato il mio tempo solo tra le mie relazioni. Vivo nella speranza di poter avere più tardi un amante fisso; e lo devo avere, altrimenti il futuro mi sembrerebbe grigio e scolorito e tutti gli oggetti che la gente di solito insegue – onore, alta posizione sociale, ecc. – mi sembrerebbero solo cose vane per nulla attrattive.
“Se questa speranza non dovesse realizzarsi, so che sarei incapace di dedicarmi ai miei interessi permanentemente e con piacere e che sarei capace di mettere da parte qualsiasi cosa per ottenere l’amore di un uomo. Non sento più alcuno scrupolo morale a causa della mia inclinazione anomala e in genere non sono mai stato turbato dal fatto che mi sento attratto verso i giovani. … Fino adesso mi è sembrato cattivo e immorale fare cose che sono aggressive verso gli altri o che non vorrei fossero fatte a me e da questo punto di vista posso dire che cerco il più possibile di non infrangere i diritti degli altri e sono capace di reagire violentemente a qualsiasi ingiustizia fatta agli altri.” – Ibid. p. 249, caso n. 110 (funzionario in una fabbrica, 31 anni).

“I miei pensieri non sono in nessun modo esclusivamente del corpo o morbosamente sensuali. Quanto spesso alla vista di un bel ragazzo mi prende un umore profondamente entusiastico e io offro una preghiera, per così dire, con le gloriose parole di Heine – ‘Tu sei come un fiore, così grazioso, così bello, così puro’ … Finora nessun ragazzo ha mai sospettato il mio amore per lui, non ho mai corrotto o messo a rischio la moralità di nessuno, ma per molti ho qua e là ho consumato la loro strada: e quindi non ho problemi e faccio sacrifici, che sono l’unica cosa che posso fare per loro.
E quindi, quando ho la fortuna di avere un amico amato vicino a me, al quale insegnare qualcosa, da supportare, da aiutare, quando il mio amore inconfessato trova una risposta amorosa (anche se naturalmente non sessuale), allora tutte le immagini immonde svaniscono sempre di più nella mia mente. Allora il mio amore diventa piuttosto platonico e si innalza solo per poi scivolare di nuovo nel fango quando è privato della sue specifica attività.
Quanto al resto, io non sono, e posso dirlo senza presunzione, uno degli uomini peggiori. Mentalmente più sensibile di molti uomini normali. Mi interesso a qualsiasi cosa che emoziona l’umanità. Sono ben disposto, tenero, e facilmente mi muovo a pietà, non posso fare alcun male ad alcun animale, e certamente non ad una creatura umana, ma sono al contrario attivo in un modo amichevole verso la gente, se e come posso.
Perciò, quindi, davanti alla mia coscienza non posso rimproverarmi, e anche se devo certamente rigettare il giudizio del mondo su di noi, soffro comunque molto. Nella massima sincerità, non ho offeso nessuno e mantengo il mio amore nella sua più nobile attività altrettanto santamente quando fanno gli uomini normalmente disposti, ma sotto un destino infelice che non ci concede né tolleranza né riconoscimento. Soffro spesso più di quanto la mia vita possa sopportare.” – Ibid. p. 286, caso n. 114.

“Descrivere tutta la miseria, tutte le situazioni sfortunate, il costante terrore si essere scoperti nella propria particolarità e di diventare una persona non tollerabile in società – dare un’idea di tutto questo è veramente molto più di quanto la penna o le parole possano fare. Il pensiero stesso di perdere la propria esistenza sociale e di essere rigettato da tutti, appena sorge, è un tormento più grande di quanto si possa immaginare. In una situazione del genere qualsiasi cosa, qualsiasi cosa che uno avesse fatto nella via del bene sarebbe dimenticata; nella coscienza della sua alta moralità ogni uomo con disposizioni normali si gonfia di orgoglio, per quanto abbia potuto agire in modo frivolo a proposito del suo amore. Io conosco parecchie persone normali di questo tipo di cui mi è molto difficile capire la concezione svilente dell’amore.” – Ibid., p. 269.

“Prima di dormire vedo immagini tormentose di amore tradito, e così sono costretto, diverse volte, a fare ricorso al cloralio. I miei sogni sono solo la prosecuzione della mia vita attuale e sono altrettanto penosi. Come tutto questo finirà realmente non lo so; ma io penso che queste emozioni profonde debbano fare il loro corso. … L’unica fine ragionevole della lotta è la morte.” – A. Moll, “Conträre Sexualempfindung”, seconda edizione, pag. 123 (citazione da una lettera).

“Stanco e logoro, sono passato attraverso ogni tempesta di angoscia e di disperazione. Anni della più rovinosa agonia mentale sono passati sulla mia testa senza uccidermi. Attraverso gli orologi della lunga notte, ho sentito rintoccare le ore incessanti. Al sonno non ho neppure mai pensato, ma sono stato steso sul mio letto cercando di leggere qualche libro o inginocchiato vicino al mio letto a sforzarmi di innalzare il mio cuore e il mio spirito alla preghiera cercando soccorso e perdono. Alla fine, incapace di andare avanti, con la bocca fortemente serrata e la fronte corrugata, il Charmer ha attutito i miei sensi per una o due brevi ore; ma solo perché potessi svegliarmi con una più forte e più chiara percezione della mia condizione senza speranza.
Non so come siano passati i giorni, come io abbia potuto vivere così a lungo in questa miseria, non lo so proprio. Ma una tortura di questo tipo è crudelmente lenta oltre che certa. È tipico dei giovani sopportare per molto tempo quando l’amore è messo alla prova e un casuale barlume – una specie di beffardo fantasma di speranza così simile alla speranza come la meteora veloce lo è al sole che dura – aiuta a tollerare il peso della miseria e così lo prolunga. Io mi sento vecchio di centinaia di anni nel mio squallore di ogni momento. Non posso combattere contro l’amore e schiacciarlo – mai! Dio ha inserito nel mio cuore la necessità del sentimento; ma è difficile non chiedersi perché ha inserito un elemento così divino nella mia natura che è condannata a morire insoddisfatta che è destinata alla fine ad essere la mia vera morte.” – Da un manoscritto consegnato all’autore da un Urning.

H. Ellis, nell’appendice D del suo libro sull’Inversione sessuale, parla alquanto estesamente delle amicizie scolastiche della ragazze, che loro chiamano “fiamme” e “deliri”, dell’amore a prima vista, del romanticismo, del corteggiamento, degli incontri nonostante gli ostacoli, delle lunghe lettere, della gelosia, dello scrivere ovunque il nome dell’amata, ecc.; queste relazioni sono talvolta sessuali, ma molto frequentemente non è così, anche se sono piene di “eretismo psichico”.
Nella stessa appendice cita una donna di trentatré anni che scrive; “A quattordici anni mi sono innamorata per la prima volta, ma è stato con una ragazza. Era un amore insano e intenso, ma aveva le stesse qualità e provocava le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a diciotto anni. In nessuno dei due casi l’oggetto d’amore era idealizzato: io ero completamente consapevole dei loro difetti, ciò nonostante tutta la mia persona era persa, immersa nella loro esistenza. Il primo durò due anni, il secondo sette anni. Da allora nessun amore è stato così intenso ma adesso queste due persone , anche se sono ancora viventi, non sono per me nulla di più che autentici estranei.”
Un’altra donna di trentacinque anni scrive: “Le ragazze tra i quattordici e i diciotto anni in collegio o nella scuola femminile spesso si innamorano di persone dello stesso sesso. Non si tratta di amicizia. L’amata è più grande, più avanzata, più affascinante o più bella. Quando ero una matricola in collegio ho conosciuto più o meno trenta ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Molte la ricercavano per il fascino, ma io so che il mio omaggio e quello di molte altre era sincero e appassionato. Io l’amavo perché era brillante e completamente indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se all’epoca la consideravamo bella. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, si sentì male per due settimane. Al suo ritorno stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu tropo grande e lei svenne. Quando raggiunsi l’ultimo anno fui io a ricevere gli sguardi languidi, i versi originali, le rose e le lettere appassionate scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.
L’amore appassionato tra ragazze, da quello più innocente alle escursioni più elaborate nella direzione del lesbismo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici che, e ancora forse di più, nei cori e tra le ballerine.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 130.

“L’amore delle donne omosessuali è spesso molto appassionato, come quello degli urning. Proprio come gli urning, le donne omosessuali si sentono felicissime quando amano in modo felice. Comunque, per molte di loro, come per gli urning esiste la circostanza molto penosa che in conseguenza della loro antipatia per il tocco del maschio non sono in condizione di fondare una famiglia. Talvolta, quando l’amore di una donna omosessuale non è corrisposto, ne seguono seri disturbi del sistema nervoso, che portano anche al parossismo della furia.” – A. Moll, op. cit p. 338.

“È degno di nota il numero di donne invertite che, con maggiore o minore frode sono state sposate con donne di loro scelta e la coppia ha vissuto felicemente insieme per lunghi periodi. So di un caso, probabilmente unico, nel quale la cerimonia è andata avanti senza nessun inganno da nessuna delle due parti; una donna inglese congenitamente invertita, di notevole abilità intellettuale, ora morta, era legata alla moglie di un uomo di chiesa che, nella piena consapevolezza di tutti i fatti del caso, sposò privatamente le due donne nella sua chiesa.” – Havelocj Ellis, op. cit., p. 146, nota a fondo pagina.

“Ci si dice (nel “Giornale del viaggio in Italia” di Montaigne, 1350) che sette o otto ragazze che erano di Chaumont, decisero di vestirsi e di lavorare come uomini; una di esse venne a Vitry per lavorare come tessitore e fu ritenuta un ragazzo di buna condizione, come tale era amato da tutti. A Vitry si fidanzò con una donna ma, siccome sorse un problema, non si celebrò alcun matrimonio. Successivamente si innamorò di una donna che sposò e con la quale visse per quattro o cinque mesi, con grande soddisfazione della moglie, si dice. Ma essendo stata riconosciuta da qualcuno di Chaumint e portata davanti alla giustizia, fu condannata all’impiccagione, Disse che avrebbe preferito essere impiccata al vivere ancora come una ragazza e fu impiccata per avere usato invenzioni illecite per supplire ai difetti del suo sesso.” – Ibid. p. 119.

“È evidente che ci devono essere delle ragioni profonde della frequenza della omosessualità tra le prostitute. Una di queste cause, senza dubbio, risiede nel carattere delle relazioni delle prostitute con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale e dato che l’elemento economico è enfatizzato, la possibilità della soddisfazione sessuale diminuisce; nel migliore dei casi, anche qui manca il senso di parità sociale, la sensazione del possesso e l’ambito necessario all’esercizio dell’affetto e della devozione femminile.” – Ibid., p. 149.

“Tra le prostitute registrare a Berlino ce ne sono senza dubbio un gran numero che onorano l’amore delle donne. Fonti bene informate mi dicono che circa il 25% delle prostituite di Berlino hanno relazioni con altre donne.” – A. Moll, op. cit., p.331.

“Karl Heinrich Ulrichs (nato vicino Aurich nel 1825), aveva esposto e difeso l’amore omosessuale, e i suoi punti di vista si dice abbiano avuto una certa influenza nell’attirare l’attenzione di Westphal sull’argomento; era un ufficiale legale di Hannover (Agente del fisco), lui stesso invertito sessuale. Da 1864 in poi, all’inizio sotto lo pseudonimo di Numa Numantius e poi usando il suo vero nome, Ulrichs pubblicò in varie parti della Germania una lunga serie di lavori che trattavano di questa questione e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione legale dell’invertito sessuale in Germania.
Pur non essendo un autore i cui punti di vista psicologici possono avere molto peso scientifico, Ulrichs ci appare essere stato un uomo di abilità molto brillante e la sua conoscenza si dice essere stata quasi universale; non era solo molto versato nei suoi argomenti specifici di giurisprudenza e di teologia ma anche in molti settori delle scienze naturali come anche nell’archeologia; era inoltre considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli e poi all’Aquila degli Abruzzi da dove pubblicò anche un periodico latino. Morì nel 1895.” – Havelock Ellis, op. cit., p. 33.

Ultichs entra in una classificazione elaborata di tipi umani, con una corrispondente nomenclatura, che, benché un tantino ponderosa, è stata utile. Tra i maschi, per esempio, distingue l’uomo abbastanza normale, che lui chiama “Dioning”, dall’invertito, che chiama “Urning”. Tra gli Urning, di nuovo, distingue (1) coloro che sono completamente maschili nell’apparenza, nelle abitudini mentali e nel carattere (“Mannlings”) e che tendono ad amare soggetti più morbidi e più giovani del loro stesso sesso; (2) Coloro che sono di apparenza e di modo di pensare effeminato (”Weiblings”) e amano uomini più rozzi e più vecchi; e (2) quelli che sono di un tipo intermedio (“Zwischen Urnings”) e amano i giovani uomini. Poi di nuovo c’è l’”Urano.dioning”, che è nato con la capacità di amare in entrambe le direzioni, cioè sia uomini che donne, Questo è generalmente di tipo maschile. E al di à di queste ci sono alcune sotto-specie come l’”Uraniaster”, che è un uomo normale che ha contratto abitudini urning, e l’”Urning virilizzato”, che è un Urning che ha contratto abitudini normali, anche se queste non sono naturali per lui! Il tutto si può riassumere in una tabella come segue: –

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Se aggiungiamo a questa una tabella corrispondente per il sesso femminile avremo un’idea della complicazione del sistema di Ulrichs! Per quanto il sistema sia complicato e per quante critiche possiamo muovergli, dobbiamo riconoscere che non eccede comunque la complicazione dei fatti reali di natura. (Vedi K.H. Ulrichs, “Memnon”, capitoli iii-v.)

L’analisi dell’argomento di Krafft-Ebing è nel complesso tanto elaborata quanto quella di Ulrichs. È data da J.A. Symonds in forma di tabella, come segue:

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A Symonds continua: – “Qual è la spiegazione razionale dei fatti che ci è presentata dall’analisi che ci ho formulato in questa tabella, non può ancora essere completamente chiarito. Non conosciamo ancora abbastanza circa le leggi del sesso nelle creature umane per avanzare una teoria. Krafft-Ebing e gli autori della sua scuola sono attualmente inclini a riferirsi tutti alle malattie dei centri nervosi, ereditarie, congenite, risvegliate da abitudini precoci di auto-abuso. Ho già cercato di mostrare l’inadeguatezza di questo metodo e ho anche richiamato l’attenzione sul fatto che non ci dà sufficientemente conto dei fenomeni che ci sono noti attraverso la storia e attraverso l’esperienza di ogni giorno.” [Bisognerebbe notare che nelle edizioni più tarde del suo libro, Krafft-Ebing modifica considerevolmente l’idea secondo la quale queste variazioni sessuali indicano tutte malattia.] – “Un Problema di Etica Moderna”, p. 46.

Moll, parlando dell’atto così comunemente accreditato agli Urning (sodomia), dice: “Comunemente si dà per scontato che il rapporto sessuale tra Urning consista in questo. Ma è un grosso errore supporre che questo atto sia così frequente tra di loro.” – A- Moll, op. cit., p. 139.

E Krafft-Ebing ne parla come di cosa rara tra i veri Urning, quantunque piuttosto comune tra i vecchi viziosi e debosciati di più normale temperamento. – “Psychopathia Sexualis”, settima edizione, pag. 258.

“L’urning non solo nega l’innaturalità delle sue inclinazioni ma anche il loro carattere patologico; protesta contro il paragone con gli zoppi e coi sordi. La coincidenza occasionale dell’inversione sessuale con altre condizioni realmente morbose non significa nulla e nemmeno il ricordare che essa è contraria alla finalità di propagazione della razza è una prova; chi infatti ci può garantire che la natura abbia inteso destinare tutti alla propagazione della razza? Anche all’ape operaia la natura non ha garantito questa funzione anche se nei suoi rachitici organi sessuali femminili esiste una innegabile indicazione o un suggerimento di sentimenti sessuali.” – A. Moll, op. cit., p. 271. (Da una lettera di un Urning sessantenne.)

“L’omosessualità, quindi, può essere definita come una varietà anormale dell’impulso sessuale, ma difficilmente come una varietà patologica. Se volete, potrebbe essere definita un arresto dello sviluppo o una specie di reversione. E questo si accorda abbastanza col fatto che i migliori esperti di questo argomento non hanno finora scoperto più anormalità fisiche tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali – e nemmeno più degenerazione o segni di degenerazione.” – Consulente medico Dr. Paul Naeke, in “Der Tag”, 26 ottobre 1907.

“Come risultato di queste considerazioni Ulrichs conclude che non c’è alcuna base reale per la persecuzione degli Urning salvo quella che può essere trovata nella ripugnanza provata dalla grande maggioranza numerica verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia i matrimoni, perdona la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle sue proprie inclinazioni sessuali. Rende illegali le unioni temporanee o permanenti per la minoranza, la cui inversione dell’istinto aborrisce. E questa persecuzione, nel pensiero popolare, a qualunque livello, è giustificata come molti altri atti iniqui di pregiudizio e ignoranza, da presupposti teologici e da cosiddette disposizioni della rivelazione” – “Un problema di etica moderna” p. 83.

“Noi intendiamo come “omosessuale” una persona che si sente portata verso individui dello stesso sesso da sentimenti di vero amore. Dal punto di vista scientifico è indifferente se egli agisca o meno in accordo col suo sentimento omosessuale. Così come ci sono persone normali che vivono castamente, così ci sono persone omosessuali in cui amore ha chiaramente un carattere psichico, ideale e “platonico”. …
“L’impronta femminile, nel caso degli uomini omosessuali, è in genere evidenziata dalla presenza di una maggiore sensibilità e recettività e anche dalla predominanza della vita emotiva, da un forte senso artistico, specialmente in direzione della musica, e anche spesso da una tendenza al misticismo, e da diverse inclinazioni e abitudini femminili sia nel senso migliore che in quello peggiore del termine. Questa mescolanza di temperamento, comunque, non rende l’omosessuale come tale una persona di minor valore. Egli non è infatti della stessa natura dell’eterosessuale, ma è di uguale valore.” Testimonianza del Dr. M. Hirschfeld come medico specialista nel processo Moltke-Harden.

“Una seria obiezione al riconoscimento e alla tolleranza dell’inversione sessuale, è sempre stata che essa tende alla limitazione della popolazione. Questo era un argomento politico e sociale sano al tempo di Mosé, quando una piccola tribù militare aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. In nessun modo è un argomento valido nella nostra epoca, quando le porzioni abitabili del globo stanno diventando rapidamente sovrappopolate. E per di più dobbiamo tenere a mente che la società, nell’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile e in questo modo, uomini e donne, quantunque normalmente procreativi, sono sterilizzati in misura indefinita.” – J. A. Symonds, “Un problema di etica moderna”, p.82.

“Prima di Giustiniano, sia Costantino che Teodosio approvarono leggi contro l’inversione sessuale, affidando i colpevoli alle “fiamme vendicatrici”. Ma queste norme non erano applicate rigidamente e si può dire che l’opinione pubblica moderna derivi dalla legislazione di Giustiniano. Le opinioni in materia di costumi e comportamenti seguono sempre la legge. Anche se gli editti imperiali non potevano sradicare una passione che è inerente alla natura umana, avevano l’effetto di diffondere le più estreme punizioni in tutti i codici della nazioni cristiane e di creare un permanente odio sociale.” – Ibid. p.13.

“Il nostro atteggiamento moderno è in qualche modo fatto risalire alla legge giudaica e alla sua sopravvivenza nelle opinioni di san Paolo su questa materia. Ma la legge giudaica stessa aveva un fondamento. Ogni qualvolta l’allargamento della popolazione diventa una necessità sociale fortemente sentita, come accadeva tra i Giudei, nella loro esaltazione della vita familiare, e come accadeva quando i popoli europei furono costituiti, lì l’omosessualità è considerata come un crimine, punibile perfino con la morte … Fu nel secolo quarto di Roma che la forte opposizione moderna all’omosessualità fu formulata in legge. La razza romana era stata in decadenza per parecchio tempo, fiorivano perversioni sessuali di tutti i tipi, la popolazione stava calando, e nello stesso tempo il Cristianesimo, con la sua ostilità giudaico-paolina alla omosessualità stava rapidamente diffondendosi. Gli uomini di stato del tempo, ansiosi di accelerare le pulsazioni della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio e Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità – l’ultimo ordinando in ogni caso come pena le “fiamme vendicatrici”” – Havelock Ellis, op. cit. p.206.

“Oggi i calzolai che fanno le scarpe su misura, trattano in modo più personale con gli individui dei nostri insegnanti e dei nostri direttori di scuola nel loro applicare i principi morali. Gli individui della forma sessualmente intermedia sono trattati come se essi fossero esattamente dei buoni esempi del tipo ideale di maschio o di femmina. Ci manca un trattamento “ortopedico” dell’anima, invece dalla tortura provocata dall’applicazione di forme convenzionali già pronte. Il sistema attuale elimina molto di ciò che è originale, sradica molto di ciò che è veramente naturale e distorce molto in forme artificiali e innaturali.” O. Weininger. “Sesso e carattere”, capitolo v.

“Ciò che è nuovo, nel mio modo di vedere la cose è che stando ad esso l’omosessualità non può essere considerata come un atavismo o come dovuta ad un arresto dello sviluppo embrionale o ad una incompleta differenziazione sessuale; non può essere considerata come un’anomalia rara che si intrufola nella comune completa separazione dei sessi. L’omosessualità è solo la condizione sessuale di quelle forme sessuali intermedie che si estendono da una condizione sessuale ideale all’altra condizione sessuale ideale. Secondo me, ogni organismo attuale ha sia omosessualità che eterosessualità.” – O. Weininger, “Sesso e carattere”, cap. iv.

“E dunque come può accadere che nella nostra epoca, considerata così filantropica, tutte le categorie di uomini, in ragione di anormalità mentali congenite, siano bollate e bandite, freneticamente perseguitate, pubblicamente marchiate, e trattate con le condanne penali più severe? Si stenta a credere che casi gravi di omicidi criminali, parlando moralmente, accadano in questa materia ancora alla fine del diciannovesimo secolo. Alla penosa ignoranza dei giudici, ai mille pregiudizi ereditari della pubblica opinione, come anche alla schiavitù mentale dei corpi legislativi, si deve ascrivere il fatto che il codice penale degli stati più civili è ancora in grande misura formulato nello spirito cupo del medioevo.” – O. de Joux, “Die Enterbten des Liebesglückes” [I diseredati della felicità amorosa] p. 16.

“Fino adesso l’umanità omosessuale si è trovata in una posizione particolare. La sua bocca era chiusa e non poteva parlare; era legata mani e piedi e non poteva muoversi. Ma ora c’è stato un cambiamento importante. La Scienza ha preso le parti di queste persone e ha difeso il loro onore. … Io dichiaro quindi apertamente che questi uomini non dovrebbero più essere marchiati in nome della Cristianità né per mezzo della legge né con qualsiasi altro mezzo.” Da una lettera scritta da un prete cattolico, in risposta ad una circolare inviata dal Comitato delle Humane-Science di Berlino. (Vedi “Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen) [Annuario degli intermedi sessuali] vol. ii, p. 177.)

“Così il peggiore di tutti i mestieri, quello del ricatto [delle lettere anonime] è incoraggiato dalla legge. … Il miserabile disgraziato perseguitato, messo nell’alternativa di pagare denaro o diventare socialmente impresentabile, perdendo una posizione importante e vedendo il disonore esplodere su di lui e sulla sua famiglia, paga; ma non solo, più paga più grande diventa il vampiro che gli succhia il sangue e la vita, finché alla fine davanti a lui non resta nulla se non la totale rovina finanziaria e la disgrazia. Chi si stupirebbe se i nervi di un individuo in questa posizione non sono capaci di sopportare uno sforzo così terribile? In alcuni casi i nervi cedono tutti insieme. … Cambiate la legge e invece di aumentare il vizio lo diminuirete. La tentazione di esercitare un mestiere disgraziato con lo scopo di estorcere denaro sarebbe eliminata.” – “Un problema di Etica Moderna”, pagine 56 e 86.

“Ne dedurrete giustamente che è difficile per me dire esattamente come io considero (moralmente) la tendenza omosessuale, comunque sono certo che anche se fosse possibile non vorrei cambiare la mia natura di invertito in una normale. Io sospetto che le amozioni sessuali, e anche quelle di un invertito, abbiano un senso più sottile di quello che si attribuisce loro generalmente; ma i moderni moralisti o dibattono timidamente di interpretazioni trascendentali o non ne considerano alcuna, e io sono ignorante e incapace di risolvere il mistero che questi sentimenti sembrano implicare”. – Havelock Ellis, op. cit. p. 65, caso ix.
“Io non posso considerare i miei sentimenti sessuali come innaturali o anormali, dato che si sono dischiusi dentro di me in modo così perfettamente naturale e spontaneo. Tutto quello che ho letto nei libri o ho sentito dire sull’ordinario amore sessuale, la sua intensità a la sua passione, la devozione per tutta la vita, l’amore a prima vista, ecc. mi sembrano potersi facilmente paragonare con le mie esperienze di tipo omosessuale; e rispetto alla moralità di questo difficile argomento, la mia sensazione è che sia la stessa che potrebbe manifestarsi nell’amore tra un uomo e una donna, e precisamente che nessuna soddisfazione fisica sarebbe ricercata al costo di stressare o degradare un’altra persona. Sono certo che questo tipo di amore è, nonostante le difficoltà fisiche che lo accompagnano, così profondamente eccitante e nobilitante come l’amore dell’altro tipo, se non anche di più; e credo che per una perfetta relazione le vere gratificazioni sessuali (qualsiasi esse siano) probabilmente rivestano un’importanza minore in questo amore che nell’altro.” – Ibid, “caso” vii, p. 58.

“Sono cresciuto, ho cominciato i miei studi professionali e ne sono stato molto felice. Vivevo in una grande capitale, mi muovevo molto in società. Avevo un grande e vivace gruppo di amici. Ma sempre, ogni volta, io capivo che nel nucleo, alla radice profonda di me stesso, c’erano un palpito e un calore, un riflusso e un’ondata, una ricerca come in un sogno vano di realizzare ancora quella passione di amicizia che potesse trascendere finalmente la fredda idea moderna di legame; la super-amicizia, l’amore-amicizia dell’Ellade che significava che tra uomo e uomo poteva esistere l’amore fisico sessuale. Questo era ancora possibile! Ora lo sapevo. Avevo letto nei versi e nella prosa di autori greci, latini o orientali, che avevano descritto ogni ombra della sua bellezza o della sua bruttezza, il suo potere di svilimento – Da Teocrito a Marziale, o ad Abu-Nuwas, a Platen, a Michelangelo, a Shakespeare. Lo avevo imparato dalle statue degli scultori – in queste linee così spesso vivide per la mera bellezza fisica maschile – lavori che generano, che fanno sorgere il senso di essa in una razza. Lo avevo quasi indovinato nella musica di Beethoven e di Tschaikowsky, prima di conoscere la biografia ci ciascuno di loro. E avevo riconosciuto che cosa esso rappresenti per la maggior parte della gente oggi – dal disgusto al disprezzo alle risate dei miei simili – quando si accenna appena ad una simile emozione.” “Imre: a memorandum” di Xavier Mayne, p. 120. Napoli, R. Rispoli, 1906.

“Finalmente, in quello stesso inverno, il caso mi ha aperto bene gli occhi su me stesso. Da allora, non ho più avuto bisogno di conoscere altro del mio albero del bene e del male. Mi sono buttato in una massa di studi seri: Tedesco, Italiano, Francese, Inglese, a partire dai migliori specialisti e teorici europei di materie intorno alla sessualità, molti di loro con idee molto diverse da quelle del mio bene intenzionato ma fin troppo assertivo dottore Yankee (che aveva raccomandato il matrimonio come cura). Ho letto delle teorie più discusse sul “sesso secondario” e sull’”intersessualità”, ho imparato molto circa le teorie e i fatti relativi all’omosessualismo, l’amore uraniano, la razza uraniana, il “sesso all’interno dello stesso sesso”… Sono venuto a sapere della loro enorme distribuzione nel mondo oggi, e della notevole attenzione che gli scienziati e i giuristi europei hanno dedicato ai problemi collegati con l’omosessualismo. Potrei seguire intelligentemente gli sforzi di ben disporre l’opinione pubblica verso questa non sradicabile e non compresa fase dell’umanità. Ho capito che ero sempre stato membro di quelle confraternita nascosta e di quel sub-sesso o super-sesso. Mi sono anche preoccupato di informarmi della sue profondamente istintive framassonerie, anche di quelle organizzate, in ogni classe sociale, in ogni paese e in ogni civiltà.” – Ibid., pp. 134-135.

“Così nell’inversione sessuale troviamo quello che si può giustamente chiamare “gioco” della variazione, una di quelle aberrazioni organiche che vediamo nella natura vivente, nella piante e negli animali.” … “ Tutte queste variazioni organiche che io ho menzionato qui per illustrare l’inversione sessuale sono anormalità. È molto importante che noi abbiamo un’idea chiara di che cosa sia l’anormalità. Molta gente immagina che ciò che è anormale sia necessariamente patologico. Ma non è così a meno che noi non diamo alla parola malattia un’estensione sconveniente e illegittima. È insieme sconveniente e inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio come malattie nello stesso senso in cui parliamo di scarlattina, tubercolosi o paralisi generale come malattie.” – Havelock Ellis, op. cit. p. 186.

“Ho sostenuto da qualche tempo una teoria su questa questione “omogenica” – io non credo che sia nuova – ma il fatto è che quando un uomo raggiunge un certo stato di sviluppo e si avvicina alla totalità della natura umana, viene all’esistenza in lui, anche in tono minore all’inizio, un elemento femminile oltre quello maschile. Questo significa che quando egli supera le varie barriere, supera anche le barriere del sesso, nel suo percorso per diventare un essere umano completo, un Universale.” – Da una lettera privata.

“I grandi geni, uomini come Goethe, Shakespeare, Shelley, Byron, Darwin, avevano tutti un’anima femminile ben sviluppata in loro. … Come noi incontriamo comunemente nelle città donne che sono maschi per un quarto o per un ottavo e così via, … Così c’è all’interno di noi un analogo mezzo sangue che si adatta alle circostanze con la massima facilità. I Greci riconoscevano che un essere simile poteva esistere anche in armonia con la natura e così lo abbellirono e lo idealizzarono come Saffo.” – Charles G. Leland, “Il sesso alternato”, pag. 41 e 57. Londra, 1904.

“Ho analizzato e indagato questa questione per molti anni ed è mia ferma convinzione da molto tempo che nessuna violazione della moralità è coinvolta nell’amore omosessuale che, come ogni altra passione, tende quando debitamente inteso e controllato da un sentimento spirituale, alla salute fisica e morale dell’individuo e della razza, e che sono solo le sue brutali perversioni che sono immorali. Ho conosciuto molte persone più o meno soggette a questa passione e ho trovato che erano una categoria di uomini di pensiero particolarmente elevato, retti, fini e, devo aggiungere, puri di mente.” – Comunicato dal prof. … in Appendice a “Inversione sessuale” di Havelock Ellis, p. 240.

“Ciò che fin dal principio mi bloccava di più ma ora mi sembra perfettamente chiaro e anzi proprio necessario è che tra gli omosessuali si trova il gruppo più notevole di uomini, specificamente quelli che io chiamo super-virili. Questi uomini stanno in virtù della speciale variazione della loro anima tanto al di sopra degli uomini comuni quanto un uomo di sessualità normale sta sopra una donna. Un individuo simile è capace di ammaliare gli uomini con suo odore di anima, come loro, benché passivamente, ammaliano lui. Ma dato che lui vive sempre nella società degli uomini, e gli uomini, per così dire, siedono ai suoi piedi, ne deriva che questo super-virile spesso scala le cime più altre dall’evoluzione spirituale, dello stato sociale e della capacità virile. Da qui deriva che i nomi più famosi del mondo e della storia della cultura stanno a ragione o a torto nella lista degli omosessuali. Nomi come Alessandro il Grande, Platone, Giulio Cesare, Michelangelo, Carlo XII di Svezia, Guglielmo d’Orange e così via. Non solo è così ma deve essere così. Così come certamente come eroe delle donne rimane un uomo spiritualmente inferiore, così l’eroe degli uomini è proprio un eroe degli uomini, se in qualche modo ha materia per esserlo.
Di conseguenza il codice penale tedesco, nel bollare l’omosessualità come crimine mette il fior fiore dell’umanità nella lista di proscrizione.” Prof. Dott. Jaeger, “Die Entdeckung der Seele” [la scoperta dell’anima] pp. 268-269.

“I tipi licenziosi, garruli o morbosi di invertiti sono stati così onorari dalla pubblicità che gli altri tipi sono ancora poco conosciuti. Questi ultimi nella maturità della loro natura intellettuale e morale, smettono di cercare il sesso come il perno dell’universo, smettono di rattristarsi della loro sorte. Hanno la loro missione da compiere quaggiù e cercano di compierla quanto meglio possono. Nello stesso modo troviamo che ci sono eterosessuali (o normali) che in un certo stadio della loro crescita si liberano della vita sessuale.” – M. A. Raffalovich. “Uranismo e unisessualità”, p. 74.

“Il beneducato e molto acculturato Urning è un completo idealista; la materia per lui non è che un simbolo del pensiero e il reale non è che l’espressione vivente dell’invisibile”. – De Joux, “Die Enterbten des Liebesglücks” [I diseredati della felicità amorosa], p. 46.

“Dato che la natura e la legge sociale sono così crudeli da imporgli un severo celibato, tutto il suo essere è conseguentemente di straordinaria freschezza e di superba purezza, e i sui modi di vita sono modesti come quelli di un santo – una cosa che nel caso di un uomo di salute florida e che gira il mondo è certamente inusuale.” – Ibid. p. 41.

“Se l’anima di una donna nella sua forma usuale rappresenta un segreto chiuso con sette sigilli, quando è imprigionata nel robusto copro di un uomo e fusa con alcuni dei motivi della virilità, nessuno potrà mai essere certo della scrittura ben più enigmatica di quei significati sibillini. Solo un Urning può capire un Urning.” – Ibid. p. 63.

“Dato che essi stessi (gli Urning) sono di natura molto complessa e messi insieme a partire da elementi opposti, essi ricercano ed amano le nature semplici, schiette, franche. Dato che soffrono in continuazione per la ribellione dei loro desideri contro il buon gusto e la morale, spesso bramano una libertà barbarica. E poiché ogni loro emozione è accorciata, distratta e usurata dalle migliaia di dubbi e di sospetti delle loro menti urning, radunano intorno a sé uomini che sono abituati ad andare direttamente dalla sensazione all’azione e che lavorano a partire da istinti basilari selvaggi con la stessa certezza degli animali.” – Ibid. p. 96.

“È vero che noi siamo spesso inferiori agli uomini normali quanto a forza di volontà, sapienza mondana e senso del dovere; ma d’altra parte, nella profondità e nella delicatezza del sentimento e in ogni virtù del cuore noi siamo molto superiori. Non possiamo amare le donne, ma ci lamentiamo con loro e le aiutiamo al focolare e accanto alla culla, nel bisogno e nella solitudine come i loro amici più altruisti. … Noi non disprezziamo le donne perché sono deboli perché siamo molto più perspicaci e abbiamo molto meno pregiudizi dei cosiddetti signori della creazione, siamo molto più nobili, molto più utili e abbiamo una visione molto più corretta della loro … Comunque, se uno dei sessi ha un motivo per limitare il rispetto in qualsiasi grado nei confronti dell’altro, chi ne ha più motivo? Di’ pire di loro quello che vuoi, il secondo e il terzo sesso (le Donne e gli Urning) sono sempre molto migliori degli uomini brutali ed egoisti, che oggi sono immersi nel grossolano materialismo; perché, con qualsiasi livello di corruzione, i due sessi citati prima sono comunque di cuore più puro e si infiammano più facilmente verso tutto ciò che è buono e sono più capaci di entusiasmo genuino e di amore dei loro compagni rispetto al sesso maschile.” – Ibid. p. 224.

“Incarnando come realmente incarna amore, pazienza, rinuncia, umiltà e dolcezza, potrebbe cercare di colpire con la sua mano gentile tutti i cuori e di guarire tutte le ferite che sono il risultato della debole peccaminosità originale dell’uomo. Le tenere emozioni nel suo petto, il suo cuore sempre tenero facilmente sconvolto, la sua delicata sensibilità e la sua recettività verso tutto ciò che è alto e puro, la sua mitezza, la sua bontà e la sua inesauribile pazienza – tutti questi doni divini della sua anima portano chiaramente alla conclusione che il grande creatore del mondo intendeva creare negli Urning un nobile sacerdozio, una razza di Samaritani, un ordine rigorosamente puro di uomini per offrire un forte contrappeso alle tendenze immorali della razza umana, che aumentano con l’aumentare della sua cultura.” – Ibid. p. 253.

“Quando riprendo in considerazione i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono portato a dire che se noi potessimo fare in modo che un invertito fosse in buona salute, autocontrollato, capace di rispetto verso se stesso, avremmo fatto spesso ben più che convertirlo ad un mero debole simulacro di un uomo normale. Un riferimento alla pederastia dei tempi migliori dei Greci e alla dignità, alla temperanza e anche alla castità che essa comportava troverà spesso una pronta risposta nella natura emozionale entusiastica dell’invertito congenito. L’amore “maschile” celebrato da Walt Wgitman in “Leaves of Grass”, anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un sano e robusto ideale all’invertito che è insensibile ai normali ideali. È con alcuni metodi del genere, di auto-trattamento come questo, che molti degli uomini più intelligenti e delle donne le cui storie ho già brevemente ricordato, hanno alla fine lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa sanità e di pace fisica e morale.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 202.

“Dall’America una signora scrive: “Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’indipendenza di essere se stessi e di richiedere un’analisi seria della loro condizione. Se uno si sforza di vivere onorevolmente e prende in considerazione il più grande bene per il più grande numero di persone, non è un crimine e nemmeno una disgrazia essere un invertito. Non ho certo bisogno della legge per difendermi, e nemmeno desidero di aver qualche concessione fatta a mio vantaggio, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anche io ho ideali che sosterrò sempre. Tutto quello che desidero e che pretendo come mio diritto è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è né una minaccia per la società né una disgrazia per me. Lasciate una buona volta che sia chiaro che l’invertito medio non è un degenerato morale e nemmeno un degenerato mentale ma semplicemente un uomo o una donna meno altamente specializzato, meno completamente differenziato degli altri uomini e delle altre donne, e io credo che il pregiudizio su di essi sparirà, e se essi vivono rettamente si guadagneranno certamente la stima e la considerazione di tutte le persone intelligenti. Io so che cosa significa essere un invertito (che si percepisce come messo da parte dal resto dell’umanità) e trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so come queste cose siano e saranno quasi impossibili finché il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.” Ibid., p. 213.

FINE

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JEREMY BENTHAM – SAGGIO SULLA PEDERASTIA

Sono lieto di annunciare che, dopo un lavoro lungo e non facile, è finalmente online nella Biblioteca di Progetto Gay, la mia traduzione italiana del saggio di Jeremy Bentham “Offese contro di sé: pederastia”:
Jeremy Bentham (1748-1832) fu un uomo di intelligenza illuminata la cui opera incise profondamente nello sviluppo del diritto inglese e di quello americano e contribuì allo sviluppo delle idee del liberalismo e indirettamente anche del socialismo. La modernità del personaggio e la sua capacità di anticipare i tempi sono stupefacenti: difese strenuamente la libertà personale ed economica, la libertà di parola, la parità di diritti delle donne, si impegnò per l’abolizione della schiavitù, per l’abolizione delle punizioni corporali e la depenalizzazione della sodomia. Ma la cosa che più colpisce in quest’uomo è la stretta laicità, in un mondo in cui la religione era ancora largamente dominante.
Fu l’ispiratore della nascita della Università di Londra, aperta a tutti, senza distinzioni basate sulla religione o sul rango sociale e senza distinzioni razziali. Non è mia intenzione scrivere un saggio su Bentham, che richiederebbe una conoscenza dell’autore ben più profonda della mia. Intendo qui limitarmi soltanto ad un testo “Offese contro di sé: pederastia”, un saggio di diritto sulla opportunità di sanzionare penalmente la pederastia, scritto nel 1785, quindi all’età di 37 anni, in 60 pagine e mai pubblicato da Bentham.
Si tratta del primo saggio che affronta il problema delle depenalizzione della pederastia, che ai suoi tempi era punita con l’impiccagione. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1978 (summer and fall issues of Journal of Homosexuality, v.3:4(1978), p.389-405; continuato in v.4:1(1978), a cura del Dr. Crompton, Professore di Inglese nell’Università del Nebraska:
Per la mia traduzione mi sono servito della edizione sopra citata. Il testo è complesso, talvolta non del tutto chiaro. Si tratta in effetti di appunti e non di un libro in un’edizione a stampa curata dall’autore. Oltre l’evidente laicità che confina talvolta in una celata ironia contro gli atteggiamenti moralistici dei teologi, si colgono vari aspetti di interesse per la storia dei diritti degli omosessuali.
Bentham, quando si riferisce alla pederastia intende parlare di rapporti tra adulti consenzienti, in questo senso manca del tutto ogni riferimento alla pedofilia.
Bantham ritiene che i partner siano giovani o che sia giovane almeno uno dei due ma li considera entrambi capaci di intendere e di volere e arbitri delle proprie azioni.
Il saggio smonta i tradizionali inquadramenti criminologici della sodomia con argomenti di carattere logico e con la citazione di fonti storiche, dimostra che la pedofilia non porta alla diminuzione delle nascite e non infiacchisce i corpi, che non ha nulla a che vedere con la misoginia e sostanzialmente non influenza i diritti delle donne.
L’ironia nella demolizione delle motivazioni teologiche della condanna della pederastia è evidente e la conclusione che non ha alcun senso punire come reati cose che non producono danno sociale né personale arriva come esito scontato di un ragionamento strettamente coerente.
“Stupisce che nessuno ancora abbia immaginato che sia peccaminoso grattarsi dove prude, e che non sia mai stato definito che l’unico modo naturale di grattarsi è con questo o quel dito e che è innaturale grattarsi con qualsiasi altro.”
Questa citazione si potrebbe usare benissimo ancora oggi contro coloro che ritengono l’omosessualità contro natura.
Bentham non ha mai amato il moralismo, a nessun livello, e ha ritenuto laicamente che morale e diritto fossero cose completamente diverse e che la legge debba essere basata su principi di utilità generale, gli unici in nome dei quali è lecito mettere limiti alle libertà individuali.
Molto curiosa, in questo saggio è la parte che riguarda la masturbazione in cui Bentham dimostra di accettare del tutto acriticamente i pregiudizi provenienti dalla classe medica del tempo e ritiene la masturbazione la pratica sessuale più pericolosa perché capace di indebolire gli individui e di minarne la salute, ma ovviamente ritiene che non avrebbe alcun senso ritenerla un reato da perseguire penalmente.
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SINODO DEI VESCOVI E CORTE SUPREMA USA SUI GAY

Il 23 Giugno 2015 il Vaticano ha reso pubblico l’instrumentum laboris del Sinodo dei Vescovi che si terrà in autunno.

Molta stampa ha commentato favorevolmente l’attenzione pastorale della Chiesa verso le persone omosessuali che emerge dal documento, contribuendo ad ingenerare confusione, ma è bene dare a Cesare quel che è di Cesare.

Riporto qui di seguito la parte del documento che riguarda l’omosessualità. Il lettore potrà notare che si tratta di un testo di profilo molto più basso di quello della sessione precedente. Il testo cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Cardinale Ratzinger così si esprimeva nella conclusione delle sue considerazioni:

“La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.”

Riporto qui di seguito il testo dell’instrumentum laboris pubblicato il 23 Giugno 2015:

L’attenzione pastorale verso le persone con tendenza omosessuale

130. (55) Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

131. Si ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società. Sarebbe auspicabile che i progetti pastorali diocesani riservassero una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone.

132. (56) È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.

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Invito il lettore a confrontare l’instrumentum laboris con la deliberazione della Corte Suprema degli Stati Uniti con la quale, negli stessi giorni si riconosceva il diritto al matrimonio delle coppie omosessuali in tutti gli Stati dell’Unione:

“Nessuna unione è più profonda del matrimonio, perché esso incarna i più alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Nel formare una unione matrimoniale, due persone diventano qualcosa di più grande di ciò che erano prima. Come alcuni dei firmatari di queste petizioni dimostrano nei casi citati, il matrimonio incarna un amore che può durare anche oltre la morte. Si fraintenderebbero questi uomini e queste donne se si dicesse che essi non rispettano l’idea del matrimonio. Il loro appello è basato sul fatto che essi la rispettano, che la rispettano così profondamente che cercano di trovare il suo compimento per loro stessi. La loro speranza è di non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi da una delle più antiche istituzioni della civiltà. Chiedono pari dignità davanti alla legge. La Costituzione garantisce loro questo diritto.
La sentenza della Corte d’Appello per il sesto Circuito è capovolta.
Così ordiniamo.”

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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MATRIMONIO OMOSESSUALE – IRLANDA CATTOLICA E IRLANDA LAICA

L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, dopo la vittoria del sì ai matrimoni omosessuali in Irlanda, è sembrato a qualcuno fare quasi autocritica: “Quanto accaduto non è solo l’esito di una battaglia per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo, una rivoluzione culturale.” “È un cambiamento notevole i cui effetti sono imprevedibili.” Ma lo stesso arcivescovo continuava in modo paradossale: “Il matrimonio in Chiesa è anche un matrimonio civile e le coppie gay che se lo vedranno rifiutare potrebbero ricorrere ai giudici accusandoci di discriminazione, se il legislatore non mette dei limiti.”

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato Vaticano così si esprime: “Sono rimasto molto triste per questo risultato. La Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione.” “Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità.” “La famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia, perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa, anche di fonte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni, rimane la famiglia.” “colpirla sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro.”

Le espressioni usate dal cardinale Parolin presentano la Chiesa come baluardo a difesa della famiglia. Ma cerchiamo di capire quale sia stato il vero ruolo della Chiesa cattolica in Irlanda, in rapporto, in particolare alle ragazze madri, fino al 1996.

Faccio una breve premessa sulla Chiesa cattolica in Irlanda. Le case Magdalene, o lavanderie Magdalene (Magdalene laundries) erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica. È stato calcolato che circa 30.000 donne vi furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante vite siano state irrimediabilmente danneggiate in quelle case in nome della morale cattolica.

Il “COMITATO SUI DIRITTI DEL FANCIULLO” dell’ONU, nelle Osservazioni conclusive sulla seconda relazione periodica della Santa Sede, si esprime così:
https://gayproject.wordpress.com/2014/0 … i-bambini/

Tortura e altri trattamenti crudeli o degradanti

37 . Il Comitato è preoccupato dal fatto che la Santa Sede non ha adottato le misure necessarie per proteggere e garantire la giustizia per le ragazze arbitrariamente collocate dalle loro famiglie, dalle istituzioni dello Stato e dalle chiese nelle “lavanderie Magdalene” d’Irlanda gestite da quattro congregazioni di suore cattoliche fino al 1996.

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che :

(a) Le ragazze collocate in queste istituzioni erano costrette a lavorare in condizioni di schiavitù, ed erano spesso oggetto di trattamenti inumani, crudeli e degradanti nonché di abusi fisici e sessuali;

(b) le ragazze erano private della loro identità, della formazione e spesso degli alimenti e dei farmaci essenziali ed era loro imposto l’obbligo del silenzio e il divieto di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno;

(c) le ragazze non sposate che avevano partorito prima di entrare o durante la detenzione nelle lavanderie erano separate dai loro bambini con la forza e

(d) anche se le quattro congregazioni cattoliche interessate erano sotto l’autorità della Santa Sede, non è stata intrapresa alcuna azione per indagare il comportamento delle suore che gestivano le lavanderie e per collaborare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili degli abusi, così come tutti coloro che hanno organizzato il lavoro non pagato delle ragazze e consapevolmente ne hanno tratto profitto.

38 . Con riferimento alle raccomandazioni formulate dal Comitato contro le Torture nel 2011 per la Repubblica d’Irlanda (CAT/C/IRL/CO/1para.11) per perseguire e punire i colpevoli con pene commisurate alla gravità del reati commessi, e per garantire che tutte le vittime ottengano un risarcimento e abbiano diritto ad una riparazione, il Comitato invita la Santa Sede a:

(a) condurre un’inchiesta interna sulla condotta del personale religioso che lavorava nelle lavanderie Magdalene in Irlanda, così come in tutti i paesi in cui questo sistema era in vigore, e ad assicurarsi che tutti i responsabili di quei reati siano sanzionati e segnalati alle autorità giudiziarie nazionali per i relativi procedimenti penali;

(b) garantire il pieno risarcimento da versare alle vittime e alle loro famiglie sia attraverso le congregazioni stesse sia tramite la Santa Sede come supremo potere della Chiesa, legalmente responsabile per i suoi subordinati collocati in ordini religiosi cattolici sotto la sua autorità;

(c) prendere tutte le misure necessarie per assicurare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime di tali reati e

(d) valutare le circostanze e le ragioni che hanno portato a tali pratiche e prendere tutte le misure necessarie per garantire che nessuna donna e nessun bambino possono essere arbitrariamente reclusi in futuro per nessun motivo.

Fin qui il documento del Comitato ONU sulla Repubblica di Irlanda. Ma il Vaticano, che tanto si preoccupa della difesa della famiglia dal matrimonio gay (?) secondo lo stesso Comitato ha gravi responsabilità, ampiamente documentate dai singoli Stati, in merito alla copertura degli abusi su minori e in merito al tentativo di risolvere il problema dei figli dei preti e dei religiosi cattolici garantendo un sussidio economico alle madri solo a condizione che esse rinuncino definitivamente al riconoscimento della paternità. Evidentemente tutte queste pratiche sono in perfetto accordo con la morale cattolica. Il Comitato ONU, in particolare, sulle posizioni della Santa Sede relative agli omosessuali così si esprime:

“il Comitato è preoccupato per le pronunce e le dichiarazioni precedenti della Santa Sede sull’omosessualità, che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender, adolescenti e bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.” 

Chi ha orecchio per intendere intenda.

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Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 4: L’Omosessualità nel dibattito scientifico di fine ’800

Prima di abbandonare gli scrittori inglesi devo parlare dell’Amore omogeneo e del suo posto in una società libera di Edward Carpenter (1), un opuscolo utile e interessante. L’autore è un noto discepolo dell’illustre americano Walt Whitman. È scoraggiante vedere un uomo coraggioso come Carpenter forzato a fare ricorso alla Germania per assicurarsi una pubblicità legittima e naturale. L’opuscolo di Carpenter potrebbe comunque essere messo in vendita in Inghilterra senza problemi; il suo punto di vista è virile e logico. Carpenter dice che l’istinto unisessuale è universale; a fianco degli immancabili esempi greci ne cita alcuni dei selvaggi che dimostrano che l’istinto, la tendenza universale, nella sua manifestazione più impressionante, quella dell’amore colpo di fulmine, si incontra presso i Polinesiani; ma in Polinesia come altrove, i pregiudizi europei (cioè l’ignoranza del viaggiatore e la sua paura del suo pubblico) hanno oscurato e trascurato cose molto importanti (2).

Una volta scoperta l’universalità dell’unisessualità, a quel punto bisogna istruire tutti gli uomini intelligenti. Carpenter è d’accordo con Næcke, con Ellis e con me nel negare la degenerazione necessaria degli invertiti. Grazie alla polizia, grazie alle osservazioni cliniche, grazie alla prostituzione maschile delle grandi città, ecc., siamo arrivati a confondere i criminali, i malati e i viziosi con l’invertito bene equilibrato e decente o che può esserlo, che può diventarlo. Sotto la calma esteriore della vita inglese, dice Carpenter, in tutte le classi, si scrivono lettere, si formano legami tra persone dello stesso sesso, che non differiscono in nulla dalla corrispondenze e dalle relazioni affettive degli eterosessuali. E comunque l’opinione pubblica resta così ignorante, così male informata, e la legge si svia, se ne va nella direzione opposta alla ragione e al progresso della scienza. Dato che la sodomia è un atto estremo e reprensibile (Ellis trova che la sodomia delle persone di una certa età non dovrebbe essere perseguita dalla legge) la legge inglese è arrivata dal 1885 a perseguire tutte le familiarità unisessuali, cosa impossibile perché l’universalità dell’istinto unisessuale non significa universalità di un istinto sessuale asessuale, senza base sessuale, senza manifestazioni sessuali, e la condanna legale è a sua volta colpevole perché genera il ricatto e lo diffonde. Giudicare l’uranismo dal processo o dai procedimenti giudiziari equivale a giudicare il matrimonio attraverso il tribunale del divorzio (3).

Ed è chiaro che la misura in cui il fisico ha il diritto di unirsi al morale dipende dalla responsabilità della persona morale e seria che sa che c’è una morale unisessuale, non dalla competenza di una legge cieca, impotente ma pericolosa. Si potrebbe plaudire al progetto di Krafft-Ebing di applicare norme più severamente repressive di quelle di oggi, quando si tratta di minori, di raggiungere gli uomini in un modo veramente efficace insegnando loro che l’unisessualità ha la sua decenza come l’eterosessualità ha la sua, e ha anche il suo libertinaggio. Carpenter presenta il ruolo sociale (4) dell’unisessualità e si rammarica che un fattore della massima importanza sia considerato, proprio per colpa della società, un pericolo o una ferita. Ci conferma ciò che si dice dell’unisessualità americana tra le donne. Per quanto riguarda unisessualità degli uomini americani, essa ha dato luogo a fenomeni interessanti dal punto di vista mondano e sociale.

Carpenter sottolinea, come faccio io, che i legami più ingenui tra giovani uomini sono esposti al ridicolo o all’odiosità del biasimo, mentre tra le ragazze ci si può amare teneramente, con carezze. Questo è importante, e qui è bene non essere troppo d’accordo con il dottor Laupts che non solo attribuisce le tenere amicizie adolescenziali all’inversione e al desiderio fisico, ma che non vuole nemmeno permettere agli adolescenti le più innocenti familiarità. Se, come riconosce, e come è sempre più riconosciuta, la base dell’inversione si trova nella maggior parte degli uomini, reprimere le manifestazioni innocenti di amicizia o di incoscienza, perché ce ne sono di colpevoli, è il colmo dell’errore pericoloso (5).
Si può desiderare, senza alcuna paura, che l’opuscolo di Carpenter si diffonda in Inghilterra, nell’attesa che la scienza abbia il diritto di fare il suo dovere sociale tra gli Inglesi.

Il dott. Howard di Baltimora nell’Alienist and Neurologist (gennaio 1896) cita dei casi terrificanti di perversione sessuale. Secondo lui, la prigione e il manicomio ricevono a torto dei pervertiti che hanno bisogno di un altro trattamento. Nel medesimo tempo è anche certo che questi squilibrati sessuali, prima di commettere dei delitti, ai quali sono spinti dal loro difetto di resistenza morale, sono mal compresi dalla società, dai loro amici, dai loro genitori. Il dott. Howard parla di un uomo che ora si trova nella prigione del Connecticut per sottrazione di fondi a danno della banca dove era onorevolmente impiegato da molto tempo. Si sapeva che era onanista boccale, ma non ci si era preoccupati di togliergli il suo posto di responsabilità. L’onanismo boccale gioca nello squilibrato, nell’immorale, un ruolo molto pericoloso. Il dott. Howard si è dovuto occupare recentemente di un musicista di una quarantina d’anni, colpito, dal suo ventesimo anno, da crisi nervose che si calmavano se ingurgitava sperma. Un corista era stato la sua prima vittima, ma poi sembra aver fatto ricorso a chiunque. Rubava se non aveva il denaro per pagarsi un prostituto compiacente. Sono del parere che si possa ammettere (anche senza l’angoscia di questo sfortunato, anche senza la sua ossessione, anche senza delle crisi come le sue, che lo portarono più di una volta in prigione), che ogni uomo il cui desiderio sessuale abituale è di avere questo atroce nutrimento, è gravemente malato. Non voglio dire che l’onanista boccale è malato, o che questo vizio, diffuso in tutto il mondo abitato, sia una malattia più di qualunque altro vizio, o che un uomo per nulla degenerato e per nulla stupido non possa sotto l’influenza di una passione nefasta, di una corruzione contagiosa, di un’ora di super-eccitazione colpevole, non possa aver finito per soccombere a questa velleità così reprensibile, perché molti casi ancora inediti verrebbero un giorno a contraddirmi brutalmente, ma io affermo che questo atto, abitualmente consumato, spinto fino a questo limite, considerato come lo scopo sessuale, indica una malattia seria e pericolosa. E non affiderei mai un ruolo importante a un tale onanista.

Il musicista del dott. Howard era figlio di una madre molto nevrotica, nevrotico anche lui, allevato in modo contrario al buon senso, molto sovreccitato dalla musica, – e in lui l’unisessualità non era assoluta (perché aveva avuto dei momenti di eterosessualità) ma congenita e acquista e acquista, intensificata dalle circostanze, non controllata da una volontà superiore. Nulla in lui, nel fisico e nel morale, opponeva resistenza. Un trattamento avviato da qualcuno al corrente avrebbe potuto sottrarre questo disgraziato a questa ossessione patologica.

Quando veniva arrestato dopo aver compiuto quello che cercava, grazie alla compiacenza o alla venalità di un uomo, la vergogna e la paura portavano di conseguenza una seconda crisi. Se lo arrestavano prima non riusciva a stare tranquillo se non dopo avere ottenuto da un altro prigioniero la pacificazione. Morì verso i quarant’anni di una tubercolosi ereditaria. Tutto aveva contribuito a mandarlo in rovina.

La storia della signora W… non è più rassicurante. Dopo essere stata lesbica si sposò a vent’anni con un uomo robusto. Dopo dieci anni di matrimonio, interruppe ogni rapporto normale con lui e si dedicarono all’onanismo reciproco. (Lei aveva già preso l’abitudine di masturbarsi dopo il coito). La sua perversione sessuale divenne così violenta che si mise a correre appresso a tutti gli uomini che vedeva per la prima volta, li intratteneva a casa sua, li forzava a spogliarsi, poi si chiudeva da sola. Questa monomania del sesso dell’uomo, così improvvidamente incoraggiata all’inizio da suo marito, ha fatto in modo che venisse arrestata parecchie volte, ma “l’intervento sconsiderato” dei suoi amici l’ha sempre fatta rilasciare. Il dott. Howard dice che è molto intelligente, ed è comunque una donna rispettabile se si mette da parte la sua folle perversione.

Tutti questi casi sono desolanti e forse meno semplici di quanto possa sembrare all’alienista [psichiatra]. C’è stata evidentemente in loro una progressione, una discesa incoraggiata sia da loro stessi che dal loro ambiente e dal loro vizio. Il vizio ha la sua logica.

Il sig. Dott. Hoche di Strasburgo ha dato nel Neurologisches Centralblatt (diretto dal prof. Mendel di Berlino) delle note sull’unisessualità molto decise e molto degne di attenzione. Si dichiara contrario a molti pregiudizi, trova che i medici, e prima di tutto Krafft-Ebing, hanno torto nel mettersi in guerra contro il paragrafo 175 del codice tedesco che punisce i delitti unisessuali. Si può condividere o meno la sua valutazione ma bisogna pure riconoscere la verità che lui vede chiaramente: che i sentimenti unisessuali, le passioni unisessuali si sviluppano in individui ben portanti, non degenerati fisicamente né psichicamente. Per sostenere la sua tesi cita degli argomenti molto interessanti. Per quanto mi riguarda, trovo molto più importante oggi fare conoscere questa verità che cambiare le leggi.

La psicologia deve dire grazie a Dott. Hoche anche se la filantropia lo trova severo. Io credo che gli invertiti seri, quelli che contano, non vogliano affatto essere trattati come malati e come irresponsabili. Si riconosca innanzitutto la sanità di molti individui e poi le leggi si cambieranno senza fretta. Il sig. Hoche cita dei casi tra i più impressionanti di giovani uomini grandi (di più di vent’anni) che avevano rapporti fisici con donne e che avevano con i oro condiscepoli più giovani dei legami appassionati, dei legami che Platone colloca così in altro, le cui soddisfazioni sono i baci, le carezze, dei sonni a due nel medesimo letto, senza onanismo, senza pederastia ma con tutte le manifestazioni sentimentali attribuite all’eterosessualità.

Questi documenti del dott. Hoche, ai quali del resto rinvio i miei lettori, sono una lezione per quelli che si immaginano in vano che i rapporti eterosessuali, incoraggiati e facilitati, possano mettere fine ai legami unisessuali.

Congratulandomi con sig. Hoche per il suo atteggiamento serio, vado più avanti di lui. Sì, come disse l’abate Maurice de Beats al congresso di Brouxellel, essere padroni di sé è più che diminuire i propri impulsi, – La dignità e il senso umano consiste prima di tutto nell’essere padroni di sé.

Ma se si invitano gli unisessuali ad essere dignitosi e forti, non si ha il diritto di parlare in un altro modo agli eterosessuali.

E sarà sempre rivoltante per coloro i cui occhi hanno superato il paravento delle convenzioni, vedere la licenza eterosessuale considerata una cosa a parte e protetta. Gli eterosessuali comincino a correggersi! Questo potrebbero dire gli uranisti per tutto il tempo in cui i costumi eterosessuali resteranno così apertamente cattivi.

Personalmente trovo lo studio dell’unisessualità più urgente della riforma della legge, e comunque non nego che, visto il livello molto basso della moralità pubblica, gli invertiti non sono stati poi molto maltrattati dal paragrafo 175 del codice tedesco, ma se il codice Napoleone fosse in vigore in tutta l’Europa, la condizione degli uranisti sarebbe molto migliore, gli uranisti diventerebbero più utili? La prostituzione maschile, già così diffusa, aumenterebbe ancora. E molti individui deboli non passerebbero forse da questi atti all’abitudine, dall’abitudine all’abitudine consolidata e da lì allo scandalo?

Coloro che danno o promettono il loro sostegno a Krafft-Ebing non si chiudano in un atteggiamento di rifiuto, ma aprano gli occhi e si rendono conto di quello che vogliono e che sperano. Quando avranno ottenuto questo cambiamento del codice, gli uranisti che oggi si astengono per paura dalla unisessualità venale o dai rapporti con le classi inferiori, saranno forse più felici, saranno migliori? Gli amanti degli operai sono così necessari al benessere sociale? Io devo al dott. H. Kurella un caso molto curioso di simulazione di psicopatia sessuale in un ladro (6).

O. M…, nato il 16 aprile 1865, in una comunità di Moravi, viene arrestato nel mese di maggio del 1892 a Dresda per avere rubato un cappotto in un ristorante, per non avere pagato il conto in un albergo e per avere scroccato da tre a dieci marchi a molti medici di Saxe ai quali raccontava la sua psicopatia sessuale facendosi passare per un malato, appartenente alla clinica di Halle, che aveva bisogno di denaro per ritornarci. A Dresda si diede credito alla sua follia, al suo feticismo. Perché era al feticismo delle scarpe da donna che dava la colpa dei suoi furti. Lo si credette addirittura incurabile e lo si mandò in un manicomio. Fu mandato in manicomio il 31 dicembre. Ma lì non manifestò sintomi di alienazione; non fu rilevata alcuna straccia di feticismo, di masturbazione, di eccitazione in presenza di belle scarpe. Kurella si persuase in pochi mesi di acute osservazioni che questo O. M… era un abile truffatore. A ventun anni la comunità morava lo aveva espulso per furto e allora non aveva cercato di giustificarsi sulla base di una psicopatia sessuale. Nel 1888 dovette di nuovo abbandonare un incarico di istitutore per avere rubato e non pensò neppure di discolparsi invocando questa psicopatia sessuale. Nel 1889 compaiono le ricerche di Krafft-Ebing su feticismo (7). Nel 1890, O. M… si dichiara colpito da feticismo delle scarpe femminili, malattia descritta da Krafft-Ebing.

Non si può affermare che abbia letto Krafft-Ebing ma quando ci si ricorda che i prostituti e le prostitute parlano molto di anomalie sessuali, – che le librerie mettono Krafft-Ebing sotto le rubriche di “erotica” o “curiosa”, tra il marchese de Sade, Restif de la Bretonne, Crébillon figlio e Gamiani, – che tutto quello che Krafft-Ebing ha scritto penetra molto rapidamente “nelle alcove dei prostituti e delle prostitute”, – quando si sa che O. M… ha frequentato molto il mondo dei vagabondi, mondo per eccellenza soggetto alle aberrazioni sessuali e alle conversazioni erotiche, quando ci si ricorda che Kurella non ha sottolineato alcuna emozione in lui in presenza delle scarpe femminili più eleganti della città, sia al piede della donne che nelle vetrine nei negozi davanti ai quali passa abitualmente, si finisce ben presto per essere dell’avviso di Kurella.

Quello che sto per dire della teoria biologica di Kurella sull’inversione non mi giustificherà agli occhi degli adoratori radicali della biologia ma è dovuto al simpatico e interessante autore.

Kurella si lamenta che la patologica anatomica occupi gli psichiatri più della biologia; e guidato dalla sua esperienza, dal libro di Havelock Ellis, da quello di Laurent sui bisessuati, dagli articoli di Meige e di Brero sulla iconografia della Salpêtrière [noto cento ospedaliero parigino] tratteggia una teoria sulle “differenze che separano gli organi destinati alla riproduzione , o in altri termini i caratteri sessuali primordiali”.

“Il dimorfismo si stabilisce progressivamente su tutto il corpo; … le differenze che ne risultano sono designate col nome di caratteri sessuali secondari… Questa evoluzione può essere arrestata o pervertita. Nello stesso individuo questi due modi possono qualche volta manifestarsi simultaneamente… da lì una varietà infinita di anomalie di sviluppo che si traduce nella mescolanza in proporzioni variabili dei caratteri maschili e femminili nello stesso individuo… Una categoria di individui di apparenza bisessuata si avvicina infinitamente agli ermafroditi dell’antichità. Sono quelli i cui attributi sessuali primordiali, esenti d’altra parte da malformazioni congenite ingannatrici o da eventuali mutilazioni, hanno subito un arresto di sviluppo, sia a partire dalla nascita che anche solo al tempo della pubertà. Nel primo caso il corpo conserva indefinitamente i caratteri esteriori dell’infanzia. Gli attributi secondari dell’uno e dell’altro sesso restano imprecisi.

L’essere è rimasto neutro. Nel secondo, quasi per un’inversione evolutiva si vedono svilupparti i caratteri secondari del sesso opposto. È alla prima di queste sindromi morfologiche che si conviene il nome di infantilismo, alla seconda quello di femminismo…”. Meige dice ancora: “Al femminismo, che appare nel ragazzo, corrisponde nella donna un’anomalia morfologica inversa, alla quale si dà qualche volta il nome di mascolinismo; Il termine di virilismo sarebbe forse preferibile.
Questa forma è caratterizzata dall’aggiungersi degli attributi sessuali secondari del maschio su un individuo di sesso femminile.”

Io non seguirei Kurella in tutte le sue considerazioni sull’influenza chimica dei testicoli, ma lo trovo giustificato quando nega un confine preciso tra ermafroditismo, femminismo e virilismo, cioè l’inversione dei caratteri secondari e dei caratteri terziari. C’è una catena ininterrotta (questo è quello che ho detto a proposito dell’inversione psicologica) tra l’ermafroditismo vero (con la presenza della ghiandole dei due sessi, i caratteri secondari non sono differenziati, i terziari sono mescolati), lo pseudo-ermafroditismo (i caratteri terziari e secondari si avvicinano a quelli dell’altro sesso) e la condizione degli individui i cui caratteri primordiali e secondari sono stati normali, ma le cui ghiandole, non sviluppandosi, al tempo della pubertà, hanno arrestato lo sviluppo dei caratteri sessuali terziari latenti propri dell’infanzia, mente non si è arrestato lo sviluppo dei caratteri appartenenti al sesso opposto.

Secondo Kurella. Laurent non ha insistito abbastanza su questo fatto al quale Kurella tiene particolarmente: cioè sul fatto che in tutti gli individui che hanno l’inversione dei caratteri secondari c’è anche di femminismo o di virilismo, cioè l’inversione dei caratteri terziari.

Come io vado ripetendo, dome dice Kurella, tra l’uomo meno femminile e la donna meno virile, la catena è ininterrotta, ci sono tutte le gradazioni. A forza di rimescolare queste teorie, a forza di continuare le relative osservazioni, si arriverà a non differenziare più l’uomo dalla donna in questo modo così assoluto che è stato prevalente per così tanto tempo e la scoperta dei caratteri terziari della sessualità opposta negli unisessuali sarà ben presto seguita dalla scoperta di questi stessi caratteri negli eterosessuali (8).

Mi manca il tempo pe poter fare più che una menzione dei recenti articoli del prof. von Krafft-Ebing sui delitti con i bambini, sulla pedofilia erotica, sulla zoofilia erotica, ecc.. Tutti quelli che si interessano di psichiatria si tengono al corrente delle numerose osservazioni di Krafft-Ebing.

Questo infaticabile collezionista si occupa ora in modo molto specialistico del feticismo eterosessuale, e tutte le osservazioni che gli si potrebbero fare a Vienna sarebbero certamente molto bene accolte da lui. Avrei voluto parlare di Næke e delle sue considerazioni generali sulla psichiatria generale. Næke appartiene al partito del buon senso e le sue osservazioni sulla degenerazione hanno certamente pesato al Congresso di Ginevra. Ha ben ragione di trovare che si parla di degenerazione in modo troppo assoluto. “È una questione che si conosce molto male. Le sue stigmate che si definiscono come atavistiche non sono spesso che particolari patologie. È dunque insensato tirare conclusioni da fatti che non abbiamo il diritto di considerare come certi.” Gli Archivi di psicopatia sessuale inaugurati il 15 gennaio 1896 dal dottor Pasquale Penta, professore all’Università di Napoli, meritano di essere conosciuti. I collaboratori italiani sono numerosi e, alcuni stranieri, Legludic, Næcke, Haveiock Eliis e io, si trovano congiunti a medici, avvocati, magistrati di Napoli, Torino, Como, Padova, Verona, Palermo, Messina, Roma, Milano. Pasquale Penta è autore di molte opere tra le quali un volume sulle perversioni sessuali (I pervertimenti sessuali nell’uomo: Vincenzo Verzeni)(9) pieno di osservazioni e di note storiche ed etnografiche. Se non si può essere sempre d’accordo con lui sulle basi e sulle conclusioni, possiamo solo congratularci con lui ancora di più per la sua umanità e per il servizio che rende a chi è suo ausiliario senza essere suo partigiano. E ci dobbiamo felicitare anche col prof. Penta per il fatto che si serve della letteratura come delle opere specialistiche. Gli archivi di psicopatia sessuale contengono articoli originali e rendiconti molto interessanti e anche delle osservazioni mediche. È ancora troppo presto per separare le osservazioni psicologiche dalle osservazioni patologiche, ma in Pasquale Penta la preoccupazione per i malati e per i degenerati non esclude affatto l’ammissione di considerazioni di interesse più psicologico e di applicazione generale.

Tra i collaboratori di Penta, vorrei citare in modo particolare Lino Ferriani (Procupatore del Re a Como) che ha esaminato in tredici anni più di 2.000 criminali minorenni. Cita il caso terrificante di un giovane ragazzo di tredici anni che rubava per farsi masturbare dagli uomini.

E non posso nemmeno passare sotto silenzio l’articolo di Pelandi sulle ernie e le perversioni sessuali. Una nuova edizione tedesca di questo bel libro di Lino Ferriani sui delinquenti precoci è appena apparsa.

C’è lì non solo il risultato dei suoi 2.000 casi, ma anche una cura estrema e appassionata del proprio compito sociale. Quello che dice dell’educazione e del suo tragico scompiglio è in completo accordo con quello che io ho osservato dal mio punto di vista. Se alza la voce un po’ di più di come è abituale per noi è perché ha percepito più chiaramente di molti di noi la campana a morto delle convenzioni. Ha visto e sondato, nelle classi inferiori come nelle classi agiate, la detestabile educazione moderna, questa educazione dalla quale ci era aspettati così tanto. I genitori, gli educatori e i magistrati leggano il libro (10) di Lino Ferriani.

La solidarietà umana (simboleggiata nei fatti, come l’assassinio di un eccellente sacerdote dai figli di una famiglia numerosa animalizzata dalla povertà, dalla negligenza, dall’abbandono e dalla malattia) emerge vivamente davanti al lettore di Ferriani. Forse un giorno gli uomini sapranno di nuovo ciò che hanno dimenticato, cioè che noi siamo parti di un tutto, dall’inizio dell’umanità fino alla fine, e che l’individualismo di oggi è la negazione della salute morale.
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[1] Pubblicato a Manchester per la circolazione privata, cioè destinato a non essere messo in vendita, da parte di “the labour press society”, 59, Tib Street, 1894, e poi tradotto in Tedesco a Leipzig naturalmente, centro delle pubblicazioni ”omogenee”. Una rivista inglese femminista e riformatrice ha, io credo, parlato bene di questo opuscolo.
[2] A questo proposito un amico che si interessa delle armi dei selvaggi mi ha detto che i viaggiatori che descrivono correttamente gli archi e le frecce dei selvaggi non dubitano affatto della unisessualità degli indigeni. Non do troppa importanza a questa osservazione di un uomo di spirito infastidito dalla superficialità dei viaggiatori, ma essa ci ricorda ciò che non si deve dimenticare, che i viaggiatori osservano poco e male. Se così non fosse avremmo certamente dei documenti che ci mancano e di cui gli Steinmetz [scalpellini, metaforico] farebbero un così vivo uso.
[3] Anche coloro che hanno più rovinato Oscar Wilde o coloro che lo giudicherebbero con gravità pari a quella di cui io stesso ho dato prova, Krafft-Ebing, ad esempio, non possono trattenere un’ondata di indignazione nel pensare all’immunità di tutti quei piccoli infami che dopo essersi venduti e consegnati a lui, sogghignarono pubblicamente il giorno della sua condanna. Era uno spettacolo disgustoso, immorale, mi assicura un avvocato presente a questa scena e che di certo non voleva fare una perorazione a favore di Oscar Wilde. D’altra parte anche l’atteggiamento del giudice era scioccante e anti-sociale. Accusati, accusatori, giudice, giuria, pubblico, tutti avevano bisogno di essere istruiti, purificati, migliorati.
[4] Daremo meno spazio ai fraintendimenti sul ruolo sociale dell’inversione se ci ricorderemo che il matrimonio e la paternità sono per l’uomo il ruolo sociale dell’eterosessualità. Ruolo sociale non significa abuso, ma uso utile.
[5] Un argomento interessante che Carpenter tocca, ma sul quale non vorrei insistere è l’ “In Memoriam” di Tennyson, il suo grande poema di lutto in cui la sua anima vedova piange la morte del suo amico Hallam. A proposito di Tennyson e di Fitzgerald, un altro famoso poeta, verrà un giorno in cui si dovrà scrivere un capitolo di psicologia della gamma alta. Entrambi avevano, con grande nobiltà, il coraggio dei loro sentimenti estremi versi il loro stesso sesso. Di questi sentimenti che la pruderie inglese non avrebbe approvato in uomini inferiori. E chissà che questi due nobili poeti non abbiano dovuto soffrire di questa pruderie più di quanto sappiamo ufficialmente. Ci sono stati tra gli Inglesi dei grandi romantici, dei platonici cristiani o stoici, degli uomini casti notevolissimi e silenziosi.
[6] Nel libro di Kurella sul criminale si trova un riassunto di questo caso.
[7] Ci sarebbe un capitoletto molto piccante da scrivere a proposito della lettura del grosso libro di Krafft-Ebing , e Hoche, Kurella,e Rœmer fornirebbero argomenti certamente divertenti e qualche volta difficili da dimenticare. Pur senza concedere loro troppo, non si può allo stesso tempo che congratularsi con Krafft-Ebing per aver fatto molto.
[8] Interessante è il paradosso di Kurella sulla prostituzione; è, lui dice, una inversione incompleta della donna, parallela all’ermafroditismo psicosessuale dell’uomo. Le prostituite non hanno il sentimento dell’onore femminile, i rapporti sessuali ordinari causano loro poca voluttà. Non bisogna, ci dice con ragione, confondere le prostituite con le Don Giovanni donna. Mi ritrovo di più con lui quando nota il ruolo enorme che gioca presso le prostituite il parassitismo sociale. Mi distacco invece completamente da lui, quando dice che l’uranista è bigotto, vano, capriccioso, teatrale, che si veste come una donna, ecc.: è l’effeminato omosessuale o eterosessuale, è Monsieur, fratello di Luigi XIV, ma non è August von Platen, non è il virile.
Ma dei lavori come quello di Kurella non possono che suggerire, che spingere al lavoro, allo studio della psicopatia sessuale. E l’ultra virile troverebbe spazio nella sua classificazione, nel suo allineamento, lo troverebbe certamente
[9] Napoli.

[10] Minderjaehrige Verbrecher, Berlin, 1896, Siegfried Cronbach editore. Edito a Como, presso Omarini, è appana stato pubblicato l’ultimo libro di Ferriani: Delinquenti scaltri e fortunati, un bel volume de quasi 600 pagine.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5020

Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 2: L’educazione inglese e l’omosessualità

Nel presentare la seconda parte degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich, sento la necessità di fare una premessa. Si è detto da più parti che la sua conversione al Cattolicesimo ha profondamente mutato il suo modo di vedere l’omosessualità, ma bisogna riconoscere che molte delle posizioni di Raffalovich erano, fin dall’origine, di impianto tipicamente moralistico.

Nel brano precedentemente pubblicato, Raffalovich cita Sainte-Beuve in un modo che autorizzerebbe ad aspettarsi dallo stesso Raffalovich un pensiero laico: “È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto.” Questa frase, però, può essere tranquillamente riferita a lui stesso, anche se certo non è un distruttore del Tempio! Per un verso desidera dire la verità sull’omosessualità ma per l’altro si limita a riabilitare solo la tendenza omosessuale dell’omosessuale casto.

Questo atteggiamento è quello tipico della Chiesa cattolica. Ma le analogie tra il pensiero ecclesiastico e quello di Raffalovich vanno oltre: per entrambi, i ragazzi devono essere messi al riparo dalla tentazione, rendendo di fatto impossibile o quantomeno difficile il loro contatto con l’omosessualità, come se l’omosessualità fosse una malattia da prevenire. Raffalovich critica il sistema scolastico inglese perché non si occupa della educazione sessuale dei ragazzi, ma, bene inteso, l’educazione sessuale, per Raffalovich deve essere una educazione alla castità, cioè non una educazione alla sessualità in un clima di libertà e di rispetto, ma una sostanziale repressione della sessualità. Lascio ora il lettore al testo.

Project

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Sono le persone oneste che sono venute meno ai loro doveri e che ancora non si correggono; sono coloro che sono stati genitori e educatori così al di sotto del loro compito. Sono questi, oggi, che non vogliono che ci si veda chiaro. Sono loro che vanificano gli sforzi che si fanno per moralizzare l’infanzia e la giovinezza. Sono i custodi di molte turpitudini, i depositari di molti marciumi. Se vogliamo aiutare l’umanità, dobbiamo lottare proprio con queste brave persone (1) come dobbiamo lottare con la gente disonesta. Da un lato coloro che sono sessualmente onesti (eterosessuali o omosessuali), dall’altro lato coloro che sono sessualmente disonesti. Da una parte coloro che non vogliono rivelazioni sgradevoli che fanno riflettere e agire. D’altra parte coloro che trovano più facile soddisfare i loro vizi nell’oscurità e nell’incuria borghese.

Eppure è dall’Inghilterra, dove fiorisce l’unisessualità e imperversa ugualmente la morale delle brave persone, che arrivano delle minacce serie contro la tranquillità di quelle breve persone, e le minacce sono rappresentate dai padri e dagli insegnanti.

È con una donna che devo congratularmi in primo luogo. Una donna di esperienza e buon senso, la signorina Mabel Hawtrey, ha appena pubblicato un piccolo libro sulla coeducazione [educazione congiunta dei due sessi: classi miste, ambienti comuni per ragazzi e ragazze](2), e non solo io mi schiero dalla parte sua, ma consiglio a tutti coloro che si occupano di educazione o che sono interessati all’educazione, le calme e ragionevoli pagine della signorina Hawtrey. Scrive con una chiarezza insolita in una donna, che sarebbe ammirevole in un uomo. Questi tre capitoli dovrebbero essere tradotti in francese e in tedesco.

La signorina Hawtrey, che è molto consapevole del quadro dell’istruzione inglese, divide la colpa con molta giustizia tra insegnanti incompetenti e genitori che non vogliono scegliere docenti competenti, “C’è un insegnante, dice, in una delle nostre public schools (è ben noto il sistema inglese delle case, ciascuna guidata da un insegnante, che costituisce il collegio), che afferma di essere così ben sistemato da non potersi neppure accorgere se nel suo collegio ci sono degli studenti o se non ce ne sono. Ci si può solo meravigliare di vedere dei genitori mandare i loro figli da un uomo simile, ma non possiamo neppure prendere in considerazione tali collegi o tali maestri come tipici del sistema inglese. Le autorità spesso non hanno fatto il loro dovere, sono indietro, ma i genitori possono, in una certa misura, costringerle a correggersi.” E ne fornisce degli esempi.

Troviamo costantemente, dice, che un ragazzo viene inviato in una public school perché ci andavano anche suo padre e suo nonno. Così si sacrifica l’istruzione e la salute del bambino ad una tradizione di famiglia, perché i collegi non sono tutti uguali, e un ragazzo che si troverebbe in buone mani un collegio dove i suoi antenati non sono stati educati, si rovina o perde il suo tempo là dove lo mandano per un rispetto quasi cinese, dove lo mandano per snobismo o per pigrizia. Così Eton e Harrow ricevono tanti bambini indiscriminatamente.

Il Dr. Clemente Dukes medico di Rugby, ha detto cose molto serie in questa direzione. Ha parlato da medico e ha mostrato che è una colpa mandare in esilio dei ragazzi che hanno nevralgie, mali di petto o reumatismi, ecc. ecc., proprio dove il clima, l’umidità, il suolo, sarà loro dannoso. Le associazioni storiche, dinastiche, per così dire, non impediranno al piccolo di soffrire in un luogo famoso e malsano, ecc.. Il Dr. Dukes ha così alzato la voce contro i genitori che abbandonano ai maestri o ai medici (che non hanno scelto e di cui essi non hanno il diritto di fidarsi ciecamente) la cura della sessualità dei loro figli.

Questa è, naturalmente, anche l’opinione di Miss Hawtrey. Dato che in alcuni collegi non si prendono in considerazione i bambini il cui progresso è troppo lento (e non è sbagliato evitare di lasciare insieme bambini di età troppo diversa) sarebbe molto meglio mandare certi bambini là dove ci si occuperebbe meglio della loro salute.

Ad Uppingham, Thring , l’ultimo preside, volendo aiutare i bambini affaticati dalla crescita, non aveva istituito esami preliminari e si occupava della sanità fisica prima di chiedere al cervello quanto esso ancora non poteva dare. Non posso soffermarmi su tutti i consigli che dà la signorina Hawtrey, ma i rapporti che essa delinea tra l’igiene dei bambini della scuola e la loro sessualità (la loro unisessualità dal momento che è di collegio che stiamo parlando, di studenti interni) sono istruttivi per tutti noi. I nuovi collegi inglesi sono più igienici rispetto ai vecchi, ma dato che non hanno il prestigio proveniente dalla generazioni precedenti, i genitori continuano a mandare i loro figli in scuole di cui conoscono le condizioni antigieniche e insalubri.

Vediamo che i rimproveri così spesso rivolti ai genitori sono ben meritati. In certi collegi (e dei migliori) i dormitori non sono ventilati, i bambini sono nutriti in modo insufficiente. Non si dà loro abbastanza né quello che bisognerebbe dare. Immaginate salumi, birra e formaggio, subito prima di andare a letto. Per dare un’idea di come il sistema educativo inglese viene messo in pratica, la signorina Hawtrey ci assicura di conoscere un solo collegio, fra tutti i collegi inglesi, dove poteva essere certa che i bambini avrebbero ricevuto un’alimentazione sufficiente e igienica.

Alcune precauzioni igieniche, lei dice giustamente, potrebbero ridurre l’unisessualità dei collegiali inglesi, e cita questa caratteristica antigienica di Eaton, che non avremmo mai immaginato in Francia, dove si ammira, e spesso alla leggera, l’educazione inglese. Miss Hawtrey ha trovato che i costumi erano depravati soprattutto nei collegi in cui il direttore non nutriva abbastanza i ragazzi e non si preoccupava di procurare loro il riposo indispensabile. Così uno dei più orribili scandali unisessuali coinvolse i ragazzi di un collegio dove essi dovevano mangiare carne di maiale e carne conservata.

Questi disgraziati erano costantemente rimandati presso i loro genitori con delle ferite alle gambe causate (diceva il rettore) da calci nel giocare a pallone. I medici finirono per scoprire nell’alimentazione di questi ragazzi la causa del male. Come potete pensare che siano casti dei ragazzi mal nutriti che dormono in camere poco areate?

Miss Hawtrey vorrebbe anche proteggere i ragazzi contro le tentazioni dalle quali possono fuggire. Non bisognerà mai dire loro bugie, lei dice; e si leva contro la tragica codardia dei padri che mandano i loro figli a correre dei pericoli, almeno in parte evitabili, senza la minima preparazione e senza dare loro il minimo aiuto.

Quanto ai bambini che, dalla prima infanzia, sia per ragioni congenite sia sotto l’influenza di avventure sfortunate, mostrano molto anticipatamente certi istinti, certi appetiti, bisognerebbe proprio evitare di mandarli in una public school. Essi hanno bisogno di un trattamento speciale, di una cura individuale. E questo trattamento non può essere dato loro che da persone che abbiano studiato la patologia morale e che abbiano chiaramente tratto profitto dal loro studio.

Ho lasciato parlare Miss Hawtrey perché spero di vedere il suo libretto tradotto in Francese e mi fermo congratulandomi con lei per la sua opera utile e bella.(3)

Restando su questo argomento. Non posso passare sotto silenzio la testimonianza del sig. Kegan Paul, editore ben noto (e anche traduttore di d’En Route) contro Eaton. Ci sono certamente, dice (Confessio viatoris, 1891), delle nature privilegiate la cui rivolta istintiva contro tutto ciò che è impuro, le preserva e le difende.

Queste giovani anime passano attraverso i pericoli della prima adolescenza ignare e innocenti; ma di norma il ragazzo inglese non è né ignaro né innocente. Per strappare questa confessione al sig Kegan Paul, c’è stato bisogno di un risveglio della sua coscienza, del coraggio della verità, perché nulla è più sgradevole per la morale della brava gente d’Inghilterra che la verità a proposito di Eaton. Quando il ragazzo inglese giovane lascia sua madre, continua il sig. Kegan Paul, nessuno gli insegna i rapporti della religione con la morale. Nessuno gli parla della sua anima se non dall’alto di una cattedra, cosa che ha ben poco affetto pratico: non ci si occupa di lui individualmente, non gli si presta soccorso quando è tentato, non gli si dà la mano per tirarlo su quando soccombe.

Il padre ha paura di suo figlio; i maestri hanno il torto di trattare tutte le trasgressioni come delle infrazioni scolastiche, un errore così grave e così diffuso! Essi hanno anche la comoda risorsa abituale di ignorare volentieri tutto ciò che non salta agli occhi. Ogni bambino è così respinto su se stesso, e non è abituato ad uscire dalle sue difficoltà vantaggiosamente.

Il sig. Kegan Paul, a Eaton dai 13 ai 18 anni, non vi trovò un uomo solo che potesse guidarlo, che potesse aiutarlo. Sua madre, ogni tanto, gli parlava bene della religione, ma dato che essa ignorava del tutto i pericoli dell’adolescenza, non era capace di dargli alcun aiuto.
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(1) Non sto esagerando; e mi rammarico profondamente della verità di ciò che dico. Havelock in l’Alienist and Neurologist del mese di luglio parla molto ragionevolmente e molto apertamente della mancanza di volontà degli uomini incaricati della educazione inglese. I medici hanno molto da imparare, molto da insegnare. Ma i genitori dovrebbero sentire un po’ meglio la loro responsabilità.
(2) Pubblicato da Kegan Paul, London, 1896.
(3) Ci si domanderà che cosa ella pensa della coeducazione dei sessi [classi miste, coesistenza di ragazzi e ragazze]. È possibile, dice, che non ci siano inconvenienti nel far crescere insieme dei bambini piccoli o dei giovani uomini e delle ragazze già grandi, ma all’epoca che precede la pubertà e durante l’esplosione della pubertà, non possono che esserci inconvenienti e pericoli nel mescolare i due sessi.

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