CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ (Raffalovich) – URANISMO

Nelle pagine del libro di Raffalovich su “Uranismo e unisessualità” che potete leggere qui di seguito, l’autore non solo definisce che cosa sia l’unisessualità ma cerca di sintetizzarne la complessità attraverso la definizione di categorie basate sull’osservazione della realtà. L’omosessuale del XXI secolo si rende perfettamente conto che la classificazione di Raffalovich ha ben poco di clinico e che ormai, per lui, l’idea che l’omosessualità sia materia per psichiatri, è del tutto fuorviante. Raffalovich classifica la normalità dell’omosessualità, chiaramente per come si manifesta alla fine dell’800. Il peso del condizionamento sociale, nello spingere gli omosessuali al matrimonio è ancora molto forte ed è evidente che gli omosessuali di fine ‘800 non avevano altro modo di incontrarsi se non gli squallidi luoghi della prostituzione maschile o i salotti dell’altra società, che Raffalovich conosceva bene. Il linguaggio che l’autore usa è in parte diverso da quello che si userebbe oggi, ma i concetti sono decisamente chiari e molto ben delineati. Si potrebbe dire che, a parte internet, che ha fornito agli omosessuali enormi possibilità di confronto e di incontro, e a parte alcuni recentissimi istituti giuridici che hanno riconosciuto alle coppie omosessuali unite civilmente diritti analoghi a quelli riconosciuti alle coppie eterosessuali sposate, ben poco è cambiato a livello sociale. L’omosessualità come normalità è ancora lontanissima dai giornali e anche dal cinema, e la dimensione scandalistica, più o meno attutita da un atteggiamento politicamente corretto più “tollerante”, non fa che perpetuare il solco che lascia l’omosessualità in una specie di limbo sociale. Dalla pubblicazione del libro di Raffalovich sono passati più di 120 anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Ma lasciamo la parola all’autore.

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CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti a) super-virili, ultra-virili, un maschio e mezzo, ultra-maschili; b) virili, c) effeminati, d) passivi, che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.

1). – Che non ne hanno il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, malgrado dei rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti (appartenenti alle classi b) virili e c) effeminati, perché gli appartenenti alle classi a) ultra-virili e d) passivi, non hanno affatto rapporti sessuali con le donne, a meno di non esserci costretti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco o nessun piacere fisico, o lo dona raramente. Le cause del loro matrimonio o della loro relazione sono state sentimentali, ricercate, volute, nate dalla volontà e dall’illusione.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Questa sezione non comprende affatto gli ultra-virili o i passivi, ma molti effeminati e virili. Non si deve confondere questa sezione con la classe dell’inversione acquisita.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, ma senza modificazioni o con un’intensificazione del loro uranismo.

Si trova tra loro la maggior parte dei sovrani uranisti, Edoardo II, Giacomo I, Guglielmo III d’Inghilterra, Enrico III di Francia, Federico, re del Wurtembourg, Federico il grande e molti altri, come innumerevoli principi, duchi, nobili, banchieri, artisti, contadini. Senza rifletterci troppo si potrebbe citare Monsieur, fratello di Luigi XIV, il gran Condé, il marchese di Gesvres, M. de Custine, il Sodoma; tutti quelli che si sposano per obbedire a ragioni di famiglia, per aumentare le loro fortune, per stabilizzarsi in modo più solido, per ingannare il mondo, per avere una domestica devota, per avere figli, perché hanno paura del loro uranismo. Tra loro ci sono anche molti amanti di attrici.

URANISMO A. – (1,2,3,4,5)

Gli scienziati riconoscono oggi l’esistenza di numerosi individui maschi che (per la maggior parte fin dalla loro infanzia, prima della pubertà) sono esclusivamente, spontaneamente, portati sessualmente, sentimentalmente, sensualmente, amorosamente, intellettualmente, verso altri individui del medesimo sesso. Questi sono gli uranisti.

Come ho già detto, il coito anale (attivo o passivo) non è il fine della loro sessualità o la soddisfazione del loro istinto sessuale; ne è piuttosto una deviazione, nello stesso modo in cui il coito anale è una deviazione per gli eterosessuali.

L’amore gli uomini per gli impuberi è ugualmente al di fuori dell’uranismo normale, come l’amore per le ragazzine è al di fuori dell’eterosessualità normale. Ci sono eterosessuali depravati che cercano bambine, come ci sono degli uranisti depravati che cercano bambini.

La sodomia, coito anale attivo o passivo, e l’amore sessuale che si soddisfa con dei ragazzini, non riguardano più l’unisessualità che l’eterosessualità.

Gli uranisti che amano giovani uomini o uomini maturi non sono necessariamente effeminati.

Ci sono uranisti di tutti i generi, dagli ultra-virili e i virili (Michelangelo, il principe Eugenio, August von Platen, Winckelman, Johannes von Muller), fino agli effeminati, fino ai passivi (Monsieur, fratello di Luigi XIV, l’invertito il cui romanzo è stato pubblicato negli Archives d’Anthropologie criminelle, Ulrichs, il Mercante di burro di cui parla Emile Laurent  in “Les Habitué des prisons”, il conte Cajus di cui parla Casper); da quelli la cui passione è la similarità, fino a quelli che ristabiliscono tra maschi la differenza sessuale che c’è tra l’uomo e la donna, amando un maschio più maschile o più femminile.(1)

L’uranismo si sviluppa precocemente – o, quanto meno, gli uranisti si ricordano delle loro tendenze precoci per il sesso maschile, – e si trova più spesso essere la causa dell’onanismo e della masturbazione al tempo della pubertà, più che essere causato da loro.(2)

Nell’età dell’indifferenza sessuale che caratterizza l’infanzia e che precede o accompagna il risveglio della sessualità, gli uranisti più veri, possono amare molto donne o giovani ragazze, ma senza sessualità, a meno che non siano così eccitabili che qualsiasi essere umano metta in agitazione i loro sensi. I loro sogni a occhi aperti o quando dormono sono unisessuali. I loro tentativi con le donne (quando non si sono ancora resi conto del loro temperamento, o quando si sono messi in mente di superarlo, o quando si sposano per ragioni politiche, amicizia o interesse, o per fondare una famiglia e avere dei figli) sono poco soddisfacenti e danno loro più senso di fatica e di fastidio che di appagamento. Quando incontrano qualcuno del loro sesso che a loro piace o al quale piacciono molto, capiscono la loro situazione, se non l’hanno capita con l’aiuto della lettura e della riflessione, e la maggior parte di loro si accontenta dei sentimenti che la natura ha loro accordato.

I loro primi amori assomigliano molto a quelli degli eterosessuali, forse con in più l’amicizia: lettere, regali, scene di gelosia, riconciliazioni, sacrifici, mano nella mano, carezze, baci … Se si lasciando andare, se seducono o sono sedotti, ne possono seguire tutte le soddisfazioni unisessuali, salvo la sodomia che è rara.(3)

Il corso della loro vita dipenderà dai loro caratteri, dall’ambiente, dalle circostanze, da tutto quello che agisce sull’uomo, lo migliora o lo sminuisce.

Tra gli uranisti si trovano persone caste, persone moderate ma anche sensuali, viziosi e depravati; maschi ultra-virili, soprattutto dediti all’amore della similarità, amore fisico o psichico, o sia l’uno che l’altro; altri che sono anche maschi e che cercano nel maschio qualcosa di più delicato che l’uomo o la donna, che cercano questa sensibilità ragionevole, così poco femminile, che si può raggiungere senza falsa galanteria; altri che sono maschi anche loro, che sono inseguiti dalla passione della dissimilarità, che sono affascinati dal fatto di introdurre in un rapporto unisessuale tutte le sdolcinatezze, tutte le galanterie, tutte le civetterie dell’amore eterosessuale, che ameranno un uomo come una donna virile ama un uomo, o come un uomo ama una donna, secondo l’età, le circostanze, l’individuo amante o amato.

Altri sono effeminati e i loro amori sono sempre o quasi sempre gli amori di una donna per un umo. Se sono ancora più effeminati, sono gli amori di una donna per una donna. “Non si conoscono le carezze se non si è stati amati da un essere debole” disse Diderot. Questi si sentono donne, vorrebbero essere donne, adorano i dolcetti, le menzogne, i profumi, i salottini, i cancan, le attrattive femminili, gli abiti femminili. La brutalità non dispiace loro più che a una donna.

Non è solo la natura che li ha formati così effeminati, ma si sono abituati a questo modo di essere. Ci si sono compiaciuti e ci hanno sguazzato. Hanno esagerato le loro tendenze femminili e anche il mondo ha contribuito a esagerarle, sia lamentandosene sia accettandole e divertendosene benevolmente. Le loro piccole paure, le loro piccole vanità sono state incoraggiate dalle donne come dagli uomini.(4) Questi vecchi Cherubini (perché sono spesso vecchi e di Cherubino non hanno che il travestimento) trovano spesso delle contesse Rosine.

Questi effeminati sono degli strumenti di tortura per la società che li alleva e si prende cura di loro. Essendo oziosi per la maggiora parte del tempo, dato che un uomo occupato non saprebbe come trovare il tempo libero per effeminarsi a un livello così estremo, possono non solo imitare ma anche sorpassare la donna in tutto ciò che essa ha di più frivolo e di più riprovevole.

La vanità, una volta scatenata, trovando buon nutrimento, non si ferma, se le circostanze le vengono in aiuto.

Sono questi effeminati che ricercano così tanto gli eterosessuali per vanità, perché è molto più esaltante dominare un uomo che ama le donne, perché sembra una cosa più difficile, anche se in sostanza è forse più facile, se si sceglie l’eterosessuale povero o venale o socialmente inferiore e vanitoso o che non conosce la perfidia o il sottile valore dell’uranista effeminato.

Quando gli uranisti virili o ultra-virili evitano gli uranisti evidenti, e sembrano cercare l’eterosessuale, il cosiddetto uomo normale, non è affatto per vanità o per vizio, ma è perché conoscono bene le falsità e i difetti degli invertiti effeminati, – perché sono alla ricerca di un amico-amante senza la tara della femminilità o dell’effeminatezza, di un amico che sia degno di essere amico, e di un amante che essi possano plasmare e completare. Sanno che molti uomini apparentemente eterosessuali sanno poco di se stessi e non si ritengono capaci di unisessualità o anche votati all’unisessualità, se l’amante giusto si presentasse.

Se scoprissero che l’uomo maschio che amano è vergine, questi uranisti maschi potrebbero solo amarlo di più, anche se molti uranisti effeminati subirebbero  (a meno che non fossero molto giovani o molto maturi  o molto corruttori) la delusione di molte donne in presenza di un uomo vergine. L’ideale di molti uranisti sarebbe un uranista apparentemente eterosessuale, che loro siano i primi a scoprire; essi avrebbero dalla sorte le primizie di una verginità sentimentale e sessuale e non correrebbero il rischio del discredito sociale. Molti uranisti non osano avvicinarsi agli uomini “di cui abbiamo parlato” che sono loro simpatici e attendono dal caso l’avvicinamento desiderato.

Si è così spesso parlato della preferenza degli uranisti per gli eterosessuali al punto che è importante capirne le cause, e chiarire che un uranista maschio non può preferire un eterosessuale che nella speranza di trovare un fratello degno di lui, o perché se ne innamora o per prudenza o per vizio – mentre con l’effeminato bisognerebbe soprattutto fare leva sulla vanità.(5)

Tutti gli uranisti di cui ho parlato si tengono dunque all’unisessualità quando hanno pienamente riconosciuto il carattere della loro sessualità. Un uranista può ignorare, lo ripeto, fino a un certo momento il suo uranismo, o non crederlo completo e non sradicabile e può mettersi alla prova con l’eterosessualità per un motivo o per l’altro, ignoranza, imitazione, vanità, perché crede di obbedire a una delle necessità della virilità. Ma se abbandona questi rapporti perché non sono un piacere per lui, perché gli sembrano sgradevoli, insipidi, sporchi o contrari alla natura, e se si rende conto di queste cause, e se il sesso maschile lo attira, allora è un uranista.

Se ha un’amante per sviare i sospetti o perché altre donne lo lascino tranquillo, o perché non ha il coraggio di rompere un legame avviato quando lui sapeva poco di se stesso, o se si sposa per obbedire a dei motivi di denaro, alla sua famiglia, per avere dei figli o per paura dello scandalo, è sempre un uranista, se il sesso maschile lo attira più di quello femminile, o se per lui avere un’amante o una moglie è un dovere o un asservimento, se l’infedeltà per lui non è possibile o non gli sembra possibile se non con un uomo.

La paura, la prudenza, la coscienza posso trattenerlo vicino alla donna che egli ha subito o si è imposto, ma è comunque un uranista, e l’unisessualità può farlo stare bene.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, della volontà, dell’abitudine, dell’ambiente, del vizio), che si allea dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, all’eterosessualità acquisita, o che le cede;

6). – Che si allea con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente, sia periodicamente, e che porta alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali, e all’indifferenza sessuale acquista dei freddi. È l’ermafroditismo psichico di Krafft-Ebing, espressione che mi sembra fuorviante.

7).  – Che porta all’eterosessualità acquisita, e che le cede (dopo una lotta più o meno prolungata) senza periodicità e senza ritorno. Se questo stato si presenta poco dopo il ventesimo anno, prima dell’ingresso nel mondo, non lo si potrebbe affatto distinguere dalla eterosessualità congenita assoluta. È su questo stato che contano i padri di famiglia quando mandano i loro figli in collegio.

Questi eterosessuali, a base unisessuale, quando non sono grandi uomini o degli uomini dediti al dovere, sembrano spesso avere subito una specie di castrazione morale.

URANIMO B. – (6,7)

Questa seconda divisione o categoria comprende gli uranisti che possono modificarsi o essere modificati fino al punto di acquisire non solo abitudini e vizi, ma anche gusti e tendenze eterosessuali, sia al posto del loro istinto unisessuale, che anche simultaneamente o periodicamente.

Questa seconda categoria comprende dunque gli uranisti che (per dovere, per obbligo, per costrizione, per coscienza, per vanità, cupidigia, interesse, coinvolgimento, curiosità, debolezza, simpatia, per tutte le ragioni morali, sociali e intellettuali), si allenano all’eterosessualità e rinunciano, per un motivo o per l’altro, alla loro sessualità naturale e finiscono per rimpiazzarla con quella acquisita, e quelli che cumulano le due sessualità. Questi ultimi sono i perversi, i più pervertiti, gli uranisti più pericolosi per il benessere morale. La sessualità normale carica e asservisce già abbastanza un uomo; e questo ermafroditismo psichico o psicosessuale completo dà troppo spazio e troppa importanza alla sessualità di un uomo e porta troppo squilibrio.(6)

I rapporti con una donna, invece di pacificare certi uomini di questa classe li avviano verso una eccitazione unisessuale; il contrario ha luogo raramente tra gli uranisti con eterosessualità acquisita.

Se invece il dovere austero, o l’altruismo o una passione per una scienza o una occupazione non producono cambiamenti di direzione sessuale (perché allora il dovere si manifesta in uomini di grande valore dotati di singolare spirito di dedizione, che arrivano a un’abnegazione, a un sacrificio, a una disciplina che li ricompensa) questi uranisti non sono uomini dotati di molta forza di carattere.

La paura, la mollezza, l’obbedienza alle convenzioni sociali, l’abitudine, la regolarità, hanno un ruolo altrettanto importante nella loro condotta di quello della volontà, dell’energia e della convinzione.

Si troverebbero più virtù virili e più potenti negli uranisti impenitenti che nei convertiti. Questi convertiti mi danno spesso l’idea di aver subito una castrazione morale.

C). – Inversione sessuale congenita, uranismo parziale, che non esclude gli istinti eterosessuali già presenti prima o a partire dalla pubertà, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, si allea con loro o cede loro.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali, (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Che viene meno insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

10). – Che conduce all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità- Se questo stato si produce all’epoca dell’ingresso in società, non lo si saprebbe distinguere dall’eterosessualità congenita.

Sembra utile ora parlare della 3^ categoria eterosessuale.

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(1) L’effeminatezza può essere acquista o congenita, transitoria o permanete. Si può essere effeminati a causa della giovinezza, dell’ignoranza di sé, prima di raggiungere la virilità, o per effeminatezza naturale, imitazione spontanea o voluta della donna. Si può essere effeminati senza essere passivi.

(2) La masturbazione degli impuberi ha cause e risultati del tutto diversi sul carattere e sulla salute.

(3) Kræpelin  nella sua “Psychiatrie”, viene in appoggio di tutto questo, solo che le sue eccellenti sottolineature sono modificate dal fatto che si occupa di malati.

(4) Renée et Maxime in “La Curée” di Zola.

(5) L’effeminato (che non è coraggioso) sembra provocare molto di più l’opinione pubblica rispetto all’uranista virile. Quest’ultimo, infatti, aspetta per affrontare l’opinione pubblica, che di una tale audacia o di una tale indifferenza ne valga veramente la pena.

(6) I malati ipnotizzati da Schrenck-Notzing appartengono a questi gruppi.

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Se volete, potete partecipare alla discussioe di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5665

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DONNE E OMOSESSUALITA’ MASCHILE – A PROPOSITO DI MARIA DI FRANCIA

Il brano che segue del trattato di André Raffalovich su “Uranismo e Unisessualità” parte da una citazione dai lais di Maria di Francia e da qui passa ad analizzare la posizione delle donne di fronte all’unisessualità maschile, non senza qualche punta di misoginia. La seconda parte del testo è dedicata al tema dell’educazione degli omosessuali, che per Raffalovich deve essere educazione alla castità e all’autocontrollo, perché secondo lui “la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo”. In sostanza l’unica scelta possibile per un omosessuale è la sublimazione della sessualità. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Maria di Francia (seconda metà del XII secolo) ha probabilmente scritto in Inghilterra. Fu celebre; i suoi lais sono dedicati a un re, probabilmente a Enrico II d’Inghilterra.(1)
La biblioteca dell’università di Upsala possiede la traduzione di diversi lais di Maria di Francia, compreso il Lanval a partire dal verso 150, cioè compreso il brano che ho citato e quello che citerò. Questa traduzione fu fatta per ordine del re Hakon (1217-1263).
Ecco il brano ingenuo e istruttivo:

“Signora”, disse lui, “lasciatemi stare!
Io non mi curo di amarvi.
A lungo ho servito il re
Non voglio smentire la mia fedeltà.
Né per voi né per il vostro amore,
Farò un torto al mio signore”.
La regina se ne corrucciò,
si adirò, e così inveì:
“Lanval”, disse lei, “lo credo bene:
Voi non amate quel piacere;
Mi hanno detto spesso
Che non avete il gusto delle donne.
Avete valletti ben allevati:
E vi divertite insieme con loro.
Villano codardo, malvagio sleale,
È proprio in una brutta condizione il mio re
Che vi ha tollerato accanto a lui;
Per quanto ne so, che Dio mi perda!”.
Quando lui udì ciò, ne fu molto addolorato;
ma nel rispondere non fu certo lento.
E per collera disse cose
di cui si pentì spesso.
“Signora”, disse lui, “in quel mestiere
non saprei nemmeno che cosa fare.”(2)

Si rimprovera anche spesso alle donne di oggi (rimprovero che faccio anche io) di leggere tutti i dettagli di un processo come quello di Oscar Wlde,(3) e questo rimprovero è abbastanza fondato. È facile per una donna cadere nella mania di sospetti, intravedere ovunque tendenze o atti unisessuali, mormorare, ascoltare le calunnie, perseguitare. Non è una cosa rara.

Il signor Chevalier proibisce alla donne la lettura del suo libro sull’inversione sessuale. La sua proibizione deriva da un sentimento naturale: non si vorrebbe falsare o eccitare l’immaginazione delle donne, ma comunque esse non sono tanto ignoranti come le si crede, e hanno ancora più bisogno di istruirsi e di capire una questione che le tocca così da vicino, che di conservare un’ignoranza poco duratura, fragile, pericolosa, per il mondo così com’è. Il matrimonio, la maternità, l’educazione dei figli, i doveri di famiglia, mettono molto le donne in rapporto con l’unisessualità e con l’inversione degli uomini. Oggi come oggi, ne conoscono per la maggior parte solo gli scandali, i pettegolezzi (come la Sconosciuta delle lettere di Mérimée), e hanno veramente poche conversazioni(4) così istruttive come quelle di M.lle de Lespinasse col dottore, e pochissime hanno guide così illuminate come il Diderot di M.lle Voland.

In epoca classica le donne sapevano che bisognava proteggere l’infanzia e la prima adolescenza e ammiravano la virtù del precettore che, a tavola, dichiarava il suo orrore verso la pederastia.

Nel medioevo, non erano così virtuose come lasciano credere Maria di Francia e tutte le signore che amavano i suoi Lais.

Nei secoli seguenti avevano certo a loro disposizione, nella vita e nella letteratura, tutto il necessario per imparare l’importanza dell’unisessualità.

Sarebbe interessante saper quando per una donna divenne cosa virtuosa e di buon gusto ignorare l’unisessualità. Oggi, mentre ritorniamo esteriormente alla libertà e alla licenza dei tempi passati, questa regola diventa meno severa, meno potente.

La questione è delicata e complicata. Sarei portato facilmente a credere che sia necessario risalire al punto in cui la letteratura di democratizzò al punto da contare le donne tra le sue lettrici indispensabili e ausiliarie. Non posso precisare questo momento, ma dovette presentarsi in questo ultimo secolo. Divenne allora di moda sopprimere tutto quello poteva scioccare il pudore delle donne come l’uomo credeva che esso dovesse essere.

Si potrebbe arrivare a fissare questo momento dopo qualche mese di ricerche. Quando hanno cominciato i romanzieri a rivolgersi alla loro lettrici? Sterne dice Sir or Madam. È vero che non ometteva certo un’allusione all’unisessualità, quando voleva. Smollett è l’ultimo romanziere inglese(5) (non l’ultimo americano) che descrive senza reticenze e come un galantuomo un episodio di sodomia. Non dico certo che l’inversione non esiste nel romanzo inglese contemporaneo, ma ci si ritrova malaticcia, mistificatrice, prudente e dà un’impressione peggiore della saggezza dei lettori e degli autori. Lascio ad altri il compito di rintracciare il momento storco della nascita di questo pudore delle donne, e mi accontenterò di fare notare che se le donne continuano ad allevare i loro figli dovranno di buono o di mal grado, imparare il senso dell’inversione, i suoi pericoli e la sua morale.

L’educazione degli invertiti di nascita non è stata ancora affrontata. Noi ignoriamo stranamente gli indici di unisessualità tra i bambini. L’unisessualità aumenta e aumenterà. Non possiamo affatto guarire gli invertiti. L’ipnosi non è convincente e il matrimonio è il peggiore dei rimedi, perché sacrifica la tranquillità e la salute dei figli alla guarigione inverosimile del padre e alla sua riabilitazione problematica. Ci sono troppi invertiti e pervertiti mariti e padri e ipocriti perché il matrimonio oggi come oggi salva l’onore di un omosessuale.

L’educazione dell’uranista è un dovere e diventerà ben presto una necessità. Se ci applichiamo a scoprire l’uranista bambino, a perfezionarlo e a migliorarlo, se gli facilitiamo la continenza, la castità, la serietà, i doveri, ci troveremo di fronte ad una nuova categoria di persone, adatta al celibato, al lavoro, alla religione (dato che la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo).

Come il medico ideale di Platone, saranno di complessione abbastanza fragile per comprendere i mali dei loro simili e di volontà abbastanza forte per rendersi utili.

La castità di certi grandi uomini, qualsiasi ne sia la causa, ha grandemente contribuito alla civiltà. Lo studio e il perseguimento dell’educazione degli uranisti avrebbe risultati immediati. Non solo si potrebbero migliorare molti piccoli esseri che ora sono stati già generati o che vagiscono nelle loro culle, ma si imparerebbero molte cose che non sappiamo.

La cause dell’uranismo (parlo delle cause prime) sono probabilmente altrettanto misteriose di quelle della differenza dei sessi; non sono probabilmente nelle possibilità della scienza di cui disponiamo, ma potremmo arrivare a conoscerne il meccanismo, le ascendenze, l’ereditarietà.

Solo le donne non potrebbero impiegare mezzi meravigliosi o ricette ciarlatanesche. E soprattutto dovranno farsi convincere che l’inversione non è il peccato irremissibile, il peccato vergognoso per eccellenza che la donna non può perdonare. Quanto ai padri di famiglia, hanno ancora di più da imparare: al giorno d’oggi la posizione logica del padre di famiglia non è sostenibile. L’unisessualità fiorisce nei collegi, è un peccato nascosto e perdonato. Dopo il collegio è un crimine. I genitori hanno bisogno di un’educazione così come i figli.

Rinvio a più tardi uno sguardo sull’universalità della unisessualità per non rinviare la classificazione delle diverse sessualità congenite e acquisite, classificazione che aiuterà a comprendere non solo gli invertiti di oggi ma anche quelli della storia e della geografia.

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(1) Denis Pyramus, nella sua introduzione alla vita di sant’Edmond dice a proposito di “dame Marie” e dei suoi lais:

Ed ella ne riceve molte lodi
E la sua poesia è amata dovunque;
Perché molto la amano, e l’hanno molto cara
Conti, baroni e cavalieri
E ne amano molto lo scritto
E lo fanno leggere, ne provano piacere
E lo fanno spesso trascrivere.
I Lamenti solevano piacere alla dame;
Con gioia li ascoltano di buon grado
Perché sono secondo la loro volontà.

(2) Rinvio ai Lais di Maria di Francia, editi da Karl Warnke, Halle, 1885. Terzo volume della Bibliotheca Normannica (Herausgegeben von H. Suchier)

(3) Un processo che le donne inglesi non hanno affatto trascurato di leggere, anche quelle che non leggerebbero un romanzo francese senza essere rassicurate che non contiene niente di spiacevole o di volgare, eufemismi delle donne di buona famiglia che non trovano femminile dire indecente, scioccante o sconveniente. Le donne che non l’hanno letto se ne sono astenute perché un uomo ha chiesto loro di non leggerlo o perché avevano per principio di non leggere processi sessuali; ma anche queste hanno potuto soccombere alla magia della notorietà.

(4) Veramente poche, in rapporto alle altre così numerose; ma alcune donne di valore che che hanno conosciuto da vicino e amato uno o più invertiti, tentano di comprendere la questione e di giudicarla dall’alto.

(5) I romanzieri francesi contemporanei non sono così dissimulatori e ipocriti come gli inglesi quando si tratta di unisessualità maschile. Lo si potrà giudicare dalla seguente lista di francesi che se ne sono serviti, lista che sarebbe più lunga se non mi limitassi a citare solamente quelli che io ho letto personalmente: Balzac, Catulle Mendès (soprattutto in “La Maison del vieille”, ammirevoli e realistici quadri della vita unisessuale).René Maizeroy (“Le Boulet”, ecc.) Paul Margueritte (“Tous quatre”), Octave Mirbeau, Jean Richepin, Jean Ajalbert, Huysmans, Péladan, Paul Adam, Henri d’Argis, Georges de Lys, Maurice Montégut, Alexis Bouvier, Oscar Méténier, M. Leblanc, Paul Bourget, Georges Bonnamour, Gaston Méry, Paul Bonnetain, Abel Hermant, Beysson, Rachilde,Maurice Barrès, Jean Lorrain, Emile Goudeau, Pierre Loti, Lucien Descaves, Emile Zola, Léon Cladel, G. Darien, Jules Renard e per venire ai morti, J. Méry (“Monsieur Auguste”), Gautier, Flaubert, Jean Lombard (“L’Agonie”), Dumas padre.
Malgrado delle deplorevoli deviazioni, l’attitudine degli autori francesi è più manly, più maschile di quella degli autori inglesi.
È interessante vedere che Tolstoj nella “Sonata a Kreutzer”, e Grimmelshausen nel grande romanzo tedesco del diciassettesimo secolo (simplicius simplicissimus) fanno dire al loro eroe che lui non è sodomita come tanti altri.
L’eroe di Tolstoj era convinto che la sua moralità fosse irreprensibile:
“L’idea che avevo della mia moralità proveniva dal fatto che nella mia famiglia non si conoscevano affatto queste dissolutezze speciali così ben conosciute nei nostri ambienti di gentiluomini proprietari terrieri e anche dal fatto che né mio padre né mia madre si ingannavano a vicenda… Non ero seduttore e non avevo gusti contro natura.”
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RAFFALOVICH: RUOLO STORICO DELL’INVERSIONE [sessuale]

Il brano del trattato di André Raffalovich “Uranisme ed Unisexualité” che potete leggere qui di seguito nella mia traduzione, nonostante il titolo, che sembra prefigurare un’analisi generale del ruolo dell’omosessualità nella storia, è sostanzialmente una riflessione sul rapporto tra Cristianesimo e omosessualità in una prospettiva tipica di Raffalovich. In buona sostanza, se Platone ha fornito un ideale agli omosessuali “superiori”, cioè a quelli che sono capaci di autocontrollarsi, secondo la definizione di Raffalovich, il Cristianesimo non ha fatto che proseguire sulla stessa strada e ha portato nelle sue file, e soprattutto nel clero, schiere di omosessuali “superiori” che hanno entusiasticamente accettato di sublimare la loro sessualità nel misticismo e di contenerla negli obblighi e nei doveri del celibato. Anche qui, come praticamente in tutte le opere di Raffalovich, compare il personaggio dell’omosessuale “superiore”, ma resta il forte dubbio, e direi quasi la certezza, che l’omosessuale superiore non sia in realtà quello che è in grado di autocontrollarsi ma quello che ha definitivamente rinunciato alla propria sessualità sostituendola con la mistica, in questo caso la Chiesa non sarebbe l’educatrice degli omosessuali deboli che hanno bisogno di una disciplina e la dimora di elezione degli omosessuali superiori che optano spontaneamente per la castità, come vorrebbe Raffalovich, ma sarebbe semplicemente l’autorità che in modo più o meno interiorizzato diffonde l’omofobia. Tutto il lavoro di Raffalovich è centrato sul binomio autocontrollo-repressione, in cui i concetti sfumano uno nell’altro. Raffalovich affronta anche il ruolo della Chiesa come persecutrice degli omosessuali e sembra cavarsela sostenendo che la Chiesa, quando ha messo in atto persecuzioni non lo ha fatto per ragioni sostanziali, che anzi la spingerebbero ad una pedagogia dell’omosessualità, ma perché mondanizzata e spinta da motivi politici. Sono particolarmente interessanti, verso la fine dell’articolo, le citazioni che documentano come gli uomini del Medioevo fossero indotti al matrimonio, anche se riluttanti, attraverso la minaccia di un’accusa di sodomia (considerata impropriamente, allora come adesso, sinonimo di omosessualità), data l’equazione, al tempo comune, tra sodomia ed eresia.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Non si può ancora seguire in modo sicuro l’influenza del ruolo dell’inversione sessuale nella storia dell’umanità, ma c’è comunque il presentimento che sia stato importante e inevitabile. Dopo i pudori inutili, le dannose reticenze e le vane speranze del passato, si comincia oggi a riprendere, a riapprendere e a completare la psicologia dell’uomo.
Gli antichi filosofi, gli stoici, Plutarco il borghese, Epicuro, Platone, Aristotele, avevano, ciascuno a modo proprio, studiato questa questione alla luce del sole, e ancora oggi ciascuno di essi offre soluzioni del problema che tormenta tanti uomini in modi diversi. Platone resta sempre la guida sublime degli uomini superiori, invertiti di nascita o per casualità.(1)
Se la Grecia avesse interessato oggi un po’ di più i dotti, avrei analizzato i rapporti tra le diverse filosofie dell’inversione e le diverse categorie di invertiti, di uranisti e di unisessuali.
Si è talmente abusato di aneddoti greci e si è capita così poco la gerarchia delle relazioni sessuali, al punto da confondere per molto tempo i lettori di oggi con la saggezza e la morale della Grecia. La Grecia intellettuale e filosofica, così come il Cristianesimo, considerava l’istinto sessuale, gli atti sessuali, come un mezzo e non come un fine.
Gli uranisti greci non consideravano più di quelli di oggi la sodomia (il coito anale) come lo scopo dell’unisessualità. Le medesime cause che agiscono sui nostri contemporanei agivano su di loro: nella loro giovinezza i Greci di buon livello sociale erano sorvegliati e difesi contro la lussuria e la dissolutezza di quelli più gradi di loro.
Li si allevava perché fossero forti. Si condannavano le relazioni con gli impuberi. L’amato, secondo il loro codice morale, non poteva essere amato in modo onesto contro la sua volontà. I giovani guerrieri greci non erano effeminati: le abitudini della sodomia attiva o passiva non erano affatto frequenti in mezzo a loro e fra loro. Nella letteratura greca ce ne sono prove sufficienti. Quando si parla di amore greco (nel senso di sodomia) si dovrebbe dire amore turco. L’amore tebano o spartiate era piuttosto quello di August von Platen, “petto contro petto, anche contro anche”.
Platone innalza l’invertito superiore, anche se non gli impedisce di cadere; gli permette di trovare il suo posto, il suo ideale nella gerarchia dell’universo. Se Platone è stato accusato di essere pericoloso, non è certo per l’invertito superiore che aspira al controllo di se stesso, alla glorificazione delle sue tendenze e alla loro purificazione, ma è per il debole che si lascia frastornare, che si crede capace di coraggio e di virtù che egli ancora non ha o che non raggiungerà mai. Per lui ci sono altri filosofi, più accomodanti e meno eccelsi, che non trasfigurano il corpo con l’aiuto dell’anima.
Ovviamente il Cristianesimo non cambiò l’uranismo, ma per moltissimo tempo permise agli invertiti superiori di seguire freneticamente e santamente il principio di Platone. In un mondo che aveva assistito ai saturnali di tutte le dissolutezze e di tutte le vergogne, la religione non poté che attirare in un modo molto particolare gli invertiti superiori. La verginità collocata così in alto o l’amore del proprio simile divenuto così sacro e così tenero, l’amore del suo giovane dio, nudo e sanguinante, sfigurato e trasfigurato, lacerato e lacerante, riempì gli uranisti o i figli di uranisti, di pervertiti, di dissoluti eterosessuali, di un entusiasmo facile da capire e che non è ancora spento oggi e probabilmente per parecchi uomini non si spegnerà mai. L’anima dell’uomo, diventata la fidanzata del Cristo, ha per molti secoli espresso il suo desiderio e la sua adorazione in poesia e in prosa. Angelus Silesius, Frédéric Spe, san Giovanni della Croce, santa Teresa e molti altri illustri o illuminati hanno effuso lamenti d’amore sul petto dell’Amante divino. Hafiz della “notte oscura” è stato accostato a san Giovanni della Croce. Si potrebbero certo leggere le poesie e ignorare che è l’anima dell’uomo che urla e abbraccia i piedi, le mani, i fianchi misericordiosi e non un amante che Krafft-Ebing considererebbe nella sua Psychopathia sexualis come affetto da sadismo, da masochismo e da unisessualità. La letteratura di oggi non osa, tranne che nei suoi momenti di sfida sensuale o sentimentale quello che i poeti dell’amore divino hanno “tubato” e gemuto tra le delizie.
San Giovanni della Croce, uno dei saggi più ammirevoli, disse: “Ci sono persone di una complessione debole e delicata e di una natura tenera e sensibile. Quando queste persone si occupano delle cose spirituali, la loro natura ne prova una grande dolcezza ed è da questa dolcezza che vengono queste emozioni. Quando lo spirito e i sensi ne godono, ogni parte dell’uomo è di conseguenza eccitata al piacere secondo le sue proprietà particolari, cioè: lo spirito al piacere spirituale, che viene da Dio, e i sensi al piacere sensibile, che nasce dal corpo. In modo che l’anima è qualche volta spiritualmente unita intimamente a Dio nell’orazione e, dal punto di vista dei sensi, essa sperimenta in modo durevole e sgradevole grandi sconvolgimenti e grandi rivolte. Perché, dato che queste due parti compongono proprio un tutto unico, uno dei due componenti è normalmente toccato dal dolore e dal piacere dell’altro; in realtà, seguendo le massime dei filosofi, i soggetti ricevono quello che a loro arriva nel modo che è adatto e naturale per loro. Così l’anima, ai suoi inizi, e anche nei progressi che realizza, gusta i piaceri spirituali con la stessa imperfezione con la quale la sensualità gusta i piaceri sensibili; ma quando questa parte animale è stata riformata nella notte oscura, in cui essa viene purificata dalle sue debolezze, essa non è più soggetta a questi difetti.”
Il celibato, coi suoi doveri, le sue occupazioni, le sue devozioni, era una vocazione per queste anime ardenti e desiderose di innalzarsi alla saggezza.
Se si studiano i mistici, i settari, i dottori della Chiesa, si trovano, per l’invertito superiore, una saggezza, una elevazione e una pratica comparabili certamente a quanto indicato da Platone, con in più la devozione, e per l’invertito debole una disciplina.
La storia dei grandi fondatori, dei grandi religiosi, qualsiasi sia la loro epoca o la loro particolarità nell’intendere la fede, Gordon, per esempio, ci insegnerebbe molte cose su questa psicologia dell’inversione e dell’educazione.
Si il cristianesimo si apriva per ricevere gli invertiti, per aiutarli, per assolverli, per salvarli, diveniva però nello stesso tempo un pretesto di persecuzione.(2) Ogni setta che si staccava era accusata di sodomia. Dopo essere stati loro stessi accusati di tutte le lussurie, dopo aver tuonato contro le lussurie dei pagani, i cristiani si servirono di questa accusa contro tutti settari e tutti gli eretici senza eccezione. È estremamente interessante, quando si studia la storia delle sette e delle mistiche (storia così attraente e assorbente), esaminare tutte le dottrine astratte, tutti gli assiomi spirituali, tutte le enunciazioni e tutte le affermazioni che conducono ad una possibile difesa dell’inversione o ad un’accusa certa. In pratica o in teoria tutte le dottrine possono favorire l’inversione sessuale; penso di poterne indicare le due cause, che secondo me sono: in primo luogo che fisicamente l’inversione non è contraria all’istinto sessuale, e poi che l’inversione non è contraria all’intelligenza umana. La Chiesa cattolica ha certamente compreso che spesso l’inversione era meno scandalosa della sessualità eterosessuale; essa ne ha anche spesso conosciuto l’estensione e le ramificazioni, ed è depositaria di parecchie ricette per l’educazione degli invertiti, deve scegliere come preti, ancora oggi, gli invertiti superiori, casti e devoti preferibilmente, e poi gli eterosessuali che hanno rotto con il mondo o che hanno la forza di carattere necessaria; e l’invertito grossolano è naturalmente uno dei peggiori pericoli per una qualsiasi istituzione religiosa.
I settari, entusiasti, pertinaci, ribelli o molto coscienziosi, provenivano soprattutto da due gruppi: i puri, i giusti, i santi, ai quali tutto era permesso e che probabilmente non si permettevano nulla, e i discepoli, quelli che li seguivano, che si permettevano una licenza di costumi che gli eresiarchi potevano rifiutarsi.
Può darsi anche che gli ortodossi militanti, che perseguitavano e accusavano nei primo tempi della Chiesa, credessero che i vizi sessuali degli eretici fossero ben peggiori di quelli degli ortodossi e che i principi eterodossi non fossero che una scusante del cattivo comportamento. Potevano credere facilmente che un ortodosso fosse sodomita malgrado gli assiomi della Chiesa.
Col tempo naturalmente, l’amore per la persecuzione divenne violento, la persecuzione si mescolò con la politica e, per così dire, divenne storica.
Io non condanno, io indico soltanto.
Il processo dei Templari è molto istruttivo. Ci si vede, molto amplificato, uno degli sviluppi dei costumi di oggi,(3) come le diverse soddisfazioni unisessuali simbolizzate attraverso i diversi baci rimproverati e definiti nell’atto di accusa.
Le grandi organizzazioni come quella dei Templari, devono condurre all’unisessualità (allora come oggi) come il modo esterno conduce ad essa; e allora come adesso era solo per caso che si incrudeliva contro le offese nei confronti dei costumi, o per ragioni politiche, e allora come oggi, l’immoralità in quanto tale era impunita.
Se si studiano i documenti si trova che gli atti unisessuali, i gusti unisessuali, le abitudini unisessuali non erano in alcun modo appannaggio della Chiesa o degli ordini religiosi o dei monasteri. L’unisessualità era in piena fioritura tra i laici e allora come oggi la questione dei costumi serviva come pretesto all’indignazione degli ingiusti e degli ignoranti e allontanava i coscienziosi dalla giustizia e dalla ragione.
Nel Medioevo l’unisessualità era molto diffusa. Odericus Vitalis parla di molti sodomiti e catamiti dell’Inghilterra. Guillaume de Nangis (1120) racconta che i due figli del re Enrico e tutti i nobili che morirono con loro al tempo del naufragio della Blanche Nef, erano sodomiti. Importa poco sapere se fossero tutti unisessuali, e non c’è bisogno di credere con i moralisti dell’epoca che il mare assunse il ruolo del fuoco di Sodoma. La loro reputazione è sufficiente.
C’erano allora in Inghilterra molti prostituti, come oggi, molti gitons. Jean de Salisbury li descrive a lungo e secondo lui erano ancora più splendidi di oggi e molto più intimamente(4) curati di molti gitons del 1896. Il Concilio di Londra, nel 1102, prese inutilmente delle misure contro delle abitudini così radicate da lungo tempo.
In Francia, il Concilio di Parigi nel 1212 e quello di Rouen nel 1214 tuonarono contro i sodomiti. E ciò che è più curioso è il fatto che gli uomini che rifiutavano le avences delle donne (molto intraprendenti allora, sembrerebbe, sulla base dei documenti pervenuti fino a noi) dovevano aspettarsi di essere chiamati sodomiti.(5)
La letteratura ce ne fornisce degli esempi. Quando Lanval(6) resiste a Ginevra, lei gli dice:

Uno mi ha detto abbastanza spesso
Che non avete interesse per le donne.
Avete valletti bene affezionati,
Insieme con voi, dovunque li portiate.

Quando Gilles de Chin rifiuta la regina di Gerusalemme: La Regina dice: “E allora, che cosa c’è di sbagliato in me?” “Nulla, mia signora, ve lo assicuro, voi siete una donna bella e nobile, ma il mio cuore è altrove.”(7)
“È vero, risponde lei, è con un ragazzo. Voi state tendendo un arco immorale e certamente non c’è ferro nella vostra freccia.” Gilles l’ascolta, ma non gradisce affatto che lei lo stia accusando di eresia. Lui subito le risponde di non essere eretico: «Non sono un sodomita.”
In Germania nell’Eneit di Heintich von Veldeke, si ritrova la stessa situazione. La madre di Lavinia rimprovera Enea: “Voi non amate le donne. E non sarebbe cosa buona dire quello che voi fare con gli uomini per arrivare a non desiderare le donne.”
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(1) Basta leggere “l’Amitié antique” di M. Dugas per rendersi conto delle ricerche e dei risultati.
(2) La storia delle leggi di Giustiniano, di Carlo magno e di san Luigi conto la sodomia stupirebbe e istruirebbe; Carlo magno e san Luigi considerano la sodomia come una delle cause dell’arrivo dei Saraceni, quegli stessi Saraceni accusati così spesso di insegnare l’unisessualità agli innocenti europei. Giustiniano da parte su aveva delle premesse abbastanza corrette. Tutte queste leggi furono fatte in momenti di paura e di disgrazia. Si stabilì un rapporto tra la distruzione di Sodoma, l’unisessualità contemporanea, i terremoti, la peste, ecc.. Nel 1120 un’invasione di topi fu considerata una conseguenza della sodomia.
(3) Nel 1730, nei Paesi Bassi, 245 unisessuali furono perseguiti penalmente. Solo 68 non se ne scapparono o non riuscirono comunque a sfuggire. Tre morirono in prigione o di malattia. Due si suicidarono. Otto furono leggermente puniti. Cinquantacinque furono condannati a morte e giustiziati. Riprendo questi dettagli da Ulrichs. Non li ho verificati, ma non sono poi molto improbabili. Ottant’anni più tardi si introduceva nei Paesi Bassi il Code pénal e queste barbarie divennero assolutamente impossibili.
(4) Ulrichs rimprovera a Terdieu di avere descritto la mancanza di pulizia dei pederasti di professione, ma egli giura che molti invertiti effeminati trascurano di fare toletta perché non potendo portare abiti sontuosi di seta come le donne, non vedono la necessità di prendersi cura dei comuni abiti maschili. È completamente sbagliato.
Ci si stupisce nel mondo di vedere dei “mezzi-mondani” poco curati, con le unghie rosicchiate, dall’incerta pulizia ma dai vestiti elegantissimi; è la loro vanità o la loro ignavia che li acceca.
(5) Jacques de Vitry (morto nel 1240) dice che a Parigi, se un uomo passava davanti a una casa di prostituzione senza volerci entrare, gli si gridava: “Sodomita!”. Oggi i prostituti, nel luoghi di passeggio eleganti di Londra, per esempio, dicono qualcosa si equivalente.
C’erano allora, come oggi, uomini che avevano delle amanti per sviare i sospetti.
(6) “Lai de Lanval” di Maria di Francia (Vedi oltre).
(7) La parte in corsivo è stata inserita dal traduttore per la comprensibilità del testo.
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RAFFALOVICH: COME AFFRONTARE L’OMOSESSUALITA’

Nelle pagine dedicate al metodo e al punto di vista, Raffalovich, sotto le apparenze di un dotto discorso letterario, cerca di fare emergere la sostanziale complessità della questione relativa all’omosessualità, che non si può ridurre a patologia sessuale. Raffalovich ha a cuore la figura dell’omosessuale superiore, che lui individua col non effeminato e tende a mettere in evidenza che le qualità morali di una persona non hanno nulla a che vedere col suo orientamento sessuale. Si ferma parecchio sulla presunta femminilizzazione dell’omosessuale, sulla famosa formula dell’anima femminile nel corpo maschile, ancora sostenuta da Ulrichs, al quale rimprovera che, per evitare di fare dell’omosessuale un criminale ne aveva fatto un malato. Raffalovich ha una concezione nettamente più moderna dell’omosessualità, basata su una conoscenza molto larga e documentata della questione. Egli sostiene che l’omosessuale congenito può ben arrivare al coito con una donna senza per questo essere meno omosessuale, può sposarsi ed essere anche un ottimo marito ma non sarà in nessun caso un marito felice, perché il suo vero interesse non si rivolgerà comunque alle donne. Raffalovich rimprovera ai suoi contemporanei l’idea ossessiva che in qualsiasi rapporto, anche omosessuale, ci debbano essere comunque un uomo e duna donna, egli sostiene che l’omosessuale non si sente affatto donna, e spesso non è un mezzo uomo ma un uomo e mezzo e molti grandi condottieri del passato lo dimostrano ampiamente. In buona sostanza Raffalovich evidenzia le pretese, le contraddizioni e gli errori di metodo della pseudo-scienza del suo tempo, che partendo da presupposti a priori, concludeva sostenendo il carattere chiaramente criminale e patologico dell’omosessualità.
Project
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IL METODO

Si è tanto studiata la psicopatia sessuale, la patologia dell’inversione sessale, che è diventato indispensabile risalire più in alto e più indietro e seguire la psicologia di queste manifestazioni dell’istinto sessuale che si chiamano uranismo, inversione sessuale, sessualità contraria, unisessualità, omosessualità.

Per parlare dell’inversione sessuale con competenza bisogna adottare un punto di vista che non è quello dell’omosessuale; altrimenti tutto quello che si scrive farebbe solo più o meno torto alla verità e diventerebbe un monumento di maggiore o minor valore per gli psicologi e i moralisti del futuro.

Non ignoro la difficoltà dell’impresa, ma essa non ha nulla di impossibile. Io vorrei applicare alla psicologia umana, alla conoscenza degli uomini, un po’ di quella equità critica sognata e indicata da Sainte-Beuve. Così, nel brano seguente, se sostituisco a Raffaello la Natura, o quello che c’è nella Natura, o lo scopo della natura, e alla parola arte la parola Morale, si avrà un’impressione oscura di quello che io conto di evitare:

“Un giorno che, davanti a una tela di Raffaello, uno dei nostri pittori moderni, grandi intenditori di estetica più che pittori, uomo dalle vaste idee e dai progetti grandiosi, aveva sviluppato davanti a qualche suo discepolo una di quelle teorie sull’arte cristiana e sull’arte del Rinascimento, in cui il nome di Raffaello, continuamente invocato, è preso a pretesto, si girò improvvisamente allontanandosi, e da uomo di spirito qual è, gridò: E dire che se ci avesse ascoltato non ci avrebbe capito niente! Io non vorrei mai che una cosa simile si potesse dire dell’autore, dell’artista (1) che si sta spiegando, anche dopo secoli, e che si sta commentando. ”

Dopo l’apologo Sainte-Beuve fa intravedere il metodo:

“Io so che i punti vi vista cambiano e si spostano; che avanzando nel cammino, tappa dopo tappa, delle nuove prospettive si aprono verso il passato e vi gettano delle luci, certe volte impreviste. Si può dunque, fino ad un certo punto, vedere in un’opera una cosa diversa da quella che ci ha visto l’autore, isolare quello che egli ci ha messo a sua insaputa e quello a cui egli non aveva neppure pensato in modo esplicito. Così come egli avrebbe certamente molte cose da insegnarci, se ci fosse concesso di rivederlo, e noi saremmo ricondotti al vero su molte questioni sulle quali siamo andati al di là, io credo che gli si potrebbero anche insegnare, a lui su lui stesso, alcune cose nuove. In questo (se ci si riuscisse) consisterebbe la legittima gloria del critico. In questo consisterebbe la sua parte legittima di invenzione. Così mi piacerebbe che quando si scrive su un autore (e intendo soprattutto parlare di un poeta o di un artista, di un autore di sentimento o d’immaginazione) lo si immaginasse presente ad ascoltare quello che noi ne diciamo. Questa ipotesi, all’inizio, potrebbe intimidire ma un po’ di timidezza non fa male…”

“Questa prima impressione di pudore sarebbe ben presto dissipata, e ci si metterebbe a parlare a discutere… con libertà, in modo ardito, immaginandosi qualche volta di poterlo anche sorprendere un po’ e di poterlo stupire, ma sforzandosi nello stesso tempo di convincerlo delle nostre idee. Si sarebbe allora animati da un’idea molto gratificante e da una spinta potente, dall’idea di potergli insegnare qualcosa, anche a lui, che gli si possa far fare un passo in più vero la conoscenza di lui stesso e del posto che occupa… Ci si sentirebbe contenti di toglierli un velo davanti agli occhi che gli nascondeva qualche aspetto, che gli si possa spiegare meglio di quando non possa fare lui stesso la sua azione sugli uomini , in che cosa essa è stata utile, salutare e favorevole alla crescita; o, oserei aggiungere, anche in che cosa essa è stata meno opportuna e qualche volta funesta. ” La cura che si metterebbe nel toccare questi argomenti difettosi per la morale o per l’arte, e le precauzioni che si userebbero nel convincerlo (lui sempre presupposto invisibile e presente) sarebbero un omaggio in più al genio e alla fama.(2) … Non si parlerebbe di Racine, di La Fontaine, di Orazio (Orazio, La Fontaine e Racine sempre considerati presenti), come di Bossuet e di Corneille. Ci si metterebbe subito, per quanto possibile, all’unisono, perché la cosa importante sarebbe che il grande scrittore trovasse che noi entriamo nel suo senso del testo in modo abbastanza diretto per consentire in seguito a lui di entrare un po’ nel nostro senso. Si arriverebbe per gradi al punto in cui l’accordo cessa (se deve cessare), al limite. Si farebbe notare all’uno quello che ha detto senza saperlo, e all’altro quello che ha fatto senza volerlo. Il grande uomo, fino allora così ben condotto dalla sua guida, sarebbe come costretto ad avanzare con il lettore; non sarebbe che un lettore in più, e il più interessato di tutti. Si potrebbe portare Racine fino a capire l’elogio di Shakespeare e si potrebbe spiegare davanti a Bossuet che cosa è la tolleranza… Tra un fatto così generale e comune a tutti come il suolo e il clima, e un risultato così complicato e così diverso come la varietà delle specie e degli individui che ci vivono, c’è spazio per moltissime cause e per le forze più particolari e più immediate, e finché non le si è comprese, non si è spiegato nulla. E lo stesso vale per gli uomini e per gli spiriti che vivono nello stesso secolo, cioè in un medesimo clima morale: si può bene, quando li si studia uno alla volta, mostrare tutti i rapporti che essi hanno con quei tempi in cui sono nati e sono vissuti; ma mai, se si conoscesse la sola epoca, e anche se la si conoscesse a fondo nei suoi caratteri principali, si potrebbe concludere in anticipo che essa avrebbe dovuto dare i natali a questo o a quell’altro tipo di individui, a quello o a quell’altro tipo di talento. Perché Pascal invece di La Fontaine? Perché Chaulieu piuttosto che Saint-Simon? Si ignora dunque il punto essenziale del problema: il come della creazione e della formazione, il mistero ci sfugge. Ciò che di più saggio si può fare è guardare bene e osservare… Le formule generali non attestano che un punto di vista o un desiderio di certi spiriti; è meglio essere sobri nell’usare formule generali e farle intervenire soltanto quando si è arrivati proprio alla fine, perché quando sono troppo frequenti e presenti in tutti i momenti, esse non fanno che offuscare e schiacciare.”

Da questo punto di vista ci si accorge che l’amore unisessuale, come le depravazioni e le follie unisessuali possono dedursi a priori dalle condizioni della vita e dalla natura umana. La psicopatologia moderna non ha avuto il coraggio o la capacità speculativa di servirsi della psicologia e della conoscenza dei caratteri.

Quando ci si dimentica della tesi che si vuole difendere pro o contro la morale convenzionale, pro o contro l’opinione della minoranza o della maggioranza, – o pro o conto qualsiasi altra cosa, – in una sola parola, quando si studia l’inversione con imparzialità e acutezza, con calma, si scopre che l’unisessualità e tutte le sue ramificazioni e complicazioni, discendono dalla natura umana, dalla sessualità virtuosa o viziosa, moderata, sobria o eccessiva, dal carattere debole o forte, indeciso o pertinace, dall’intelligenza, dalla continenza come dall’incontinenza, da tutte le educazioni e da tutte le resistenze. Non c’è nessun incontro di circostanze che non possa avere un qualche rapporto con una delle forme o delle trasformazioni dell’unisessualità: non si può né negarla, né distruggerla, né diminuirla. – ma bisogna comprenderla, studiarla, diminuirne i pericoli e i crimini.(3)

PUNTI DI VISTA

Una delle difficoltà è stata il punto di vista falso o la conclusione determinata a priori. Il materialista, per esempio (che ha molto più bisogno di buoni costumi i quanto non abbia bisogno di religione)(4) o anche lo scettico, desideroso non contraddire l’opinione scritta o gli assiomi, non trovando l’unisessualità né criminale a priori né difficile da immaginare o da collocare nell’insieme della vita umana, sono costretti ad occuparsi soprattutto dei malati, dei criminali, per classificarli come degenerati. – M. Chevalier (così eccellente su qualsiasi argomento, salvo che sull’inversione congenita) arriva a confondere quasi l’effeminatezza (dell’uranista) con l’inversione. L’uomo invertito, secondo lui, si sente donna di fronte all’uomo: ma è quello che accade all’invertito effeminato, all’invertito degenerato, malato – ma l’invertito maschile e superiore si sente uomo di fronte all’uomo. L’invertito congenito di M. Chevalier è l’invertito femminile, futile, pericoloso e loquace, – quello dal quale l’invertito maschio fugge come fugge dalla donna femminile. I grandi uranisti non appartengono a questa categoria.

Se ci si ricorda che M. Chevalier, nel suo capitolo sull’inversione congenita, si occupa soprattutto di effeminatezza congenita, non si può con congratularsi con lui per il suo libro così nutrito e coscienzioso. Ma non posso impedirmi di credere che lo studio dell’invertito maschio lo abbia un po’ bloccato al punto di farlo arrivare alla degenerazione forzata dell’uranista.

E, nonostante tutto, il suo capitolo storico è eccellente e riassume molto bene l’universalità dell’unisessualità in tutti i tempi e in tutti i paesi. Solo se si deve arrivare alla conclusione del minor valore, dell’inferiorità dell’uranista superiore, io credo che allora ci si preoccupi di studiare soprattutto malati, impulsivi, alienati e criminali.

Mi adeguo senza problemi all’opinione degli scienziati quando trattano dell’unisessualità come risultato della smania di potere a tutti i livelli; come vizio (pederastia venale, prostituzione unisessuale, rivettes, jésus, ricattatori, ecc.) nato dalla povertà, dalla pigrizia, dalle tentazioni e dalle eccitazioni derivanti dalla vita nelle città, anche nelle piccole città, dal desiderio degli uni ed alla docilità degli altri, e dai desideri degli uomini che pagano; quando trattano dell’unisessualità come risultato di tutte le agglomerazioni di maschi (penitenziarie, militari, religiose, ospedaliere, industriali, scolastiche); di atti unisessuali commessi per effetto di infantilismo o di ermafroditismo fisico, per depravazione cerebrale, per snobismo, ecc., degli atti unisessuali legati alla mania, alla melanconia, al delirio dei perseguitati o dei persecutori, alla follia ereditaria, all’epilessia (pederastia periodica di Tarnowsky), alla paralisi generale (pederastia paralitica di Tarnowsky), alla demenza senile (pederastia senile di Tarnowsky, pederastia degli effeminati e dei degenerati), ma mi rifiuto di seguire i loro lettori quando pensano che questi scienziati abbiano chiarito la psicologia intima dell’inversione.

La conservazione della specie diventa, per gli scienziati di oggi, quasi altrettanto formidabile del “crescete e moltiplicatevi” e la differenziazione assoluta dei due sessi diventa il segno stesso della civiltà. Si mette un po’ da parte (in teoria) la conservazione dell’individuo, e un po’ meno la differenziazione dell’individuo. Ma l’unisessualità non impedisce la conservazione della razza, perché la si è trovata in tutti i tempi e in tutti i paesi del mondo – e, se ci si occupa delle teleologia, non si può rifiutare agli unisessuali di avere la loro teoria secondo la quale l’unisessualità esiste per impedire che il mondo troppo popolato sia costretto a dover uccidere una certa percentuale di bambini o di nonni.

Se la differenziazione dei due sessi (se l’uomo molto uomo(5) e la donna molto donna,(6) cioè a dire il maschio dell’homo sapiens e la femmina dell’homo sapiens) è la finalità e il segno stesso della civiltà, penso che il mondo dovrebbe ricominciare da capo se lo si volesse ben riuscito. E anche in un mondo in cui ogni uomo fosse un Adamo e ogni donna fosse un’Eva, l’unisessualità comparirebbe ben presto perché l’amore della similarità è una passione umana proprio come l’amore della dissimilarità. Questa idea che c’è sempre un maschio e una femmina (qualsiasi sia il sesso) perseguita tutta la psicologia sessuale. Oggi come oggi questo amore della similarità congiunto con l’amore della dissimilarità costituisce l’amore di molti uomini superiori per delle donne superiori. – La donna troppo differenziata finisce per essere un gingillo e questo porta quasi al feticismo, e parecchi uomini sono diventati o sono rimasti unisessuali a causa di questa differenziazione spinta all’estremo.

Man mano che l’uomo si civilizza, si complica e si perfeziona, man mano che diventa più sensibile, chiede alla donna delle qualità che essa non può ottenere senza assimilarsi a lui, senza rassomigliarli o sena fingere si rassomigliargli. Quanti uomini amano l’eco femminile (questa eco contro la quale tante donne oggi insorgono) e si immaginano di trovarla là dove essa non è, – se la donna fosse veramente tale quale la si definisce,(7) ci sarebbe ancora più unisessualità di quanta ce n’è ora, a causa della troppo grande incompatibilità.

L’invertito sessuale normale non è necessariamente un malato(8) né un criminale; e non è alla mercede del suo istinto sessuale più di qualsiasi altro uomo civilizzato, con dei principi, dei doveri e delle convenzioni da rispettare.

Ci sono invertiti sessuali criminali, ce ne sono di malati. Cu sono dei criminali e dei malati che sono sessualmente invertiti o pervertiti. Ma non si può rifiutare di riconoscere l’esistenza dell’invertito sessuale non squilibrato, non degenerato. Non presenta più segni di degenerazione dell’eterosessuale normale. È spesso molto maschio, un maschio e mezzo, più che un mezzo maschio, o se è effeminato, non lo è più di miriadi di eterosessuali.

INVERSIONE SESSUALE SENZA DEGENERAZIONE O SQUILIBRIO

L’invertito sessuale normale non è affatto necessariamente incapace di praticare il coito con una donna, e non è per questo meno congenitamente invertito. Può, nel corso della sua vita, amare o immaginarsi di amare una donna, ma corregge facilmente il suo errore, nella maggior parte dei casi prima dello snudamento amoroso. Può essere sposato e può essere un buono, indulgente e rispettabile marito, e se ha dei principi o è timido, o se non incontra nessuno che gli piaccia, potrà essere fedele a sua moglie e infedele al proprio ideale. È comunque da compiangere, benché sia degno di stima. In ogni caso non saranno le donne che lo attireranno.

La legge, i medici, la maldicenza, ora, respingono nell’oscurità l’invertito sessuale normale.(9)

Col caso di Oscar Wilde ancora presente nella memoria e quello degli établissements de bains di rue Pethièvre, credo, si capirà facilmente le paura della legge, e la maldicenza non ha bisogno di spiegazioni.(10)

I medici e coloro i cui libri si appoggiano su di loro, vogliono fare degli invertiti dei malati, per non farne dei criminali. Secondo me bisogna assumere la difesa di quelli che non sono né malati né criminali. Altrimenti non vedo proprio come si potrà arrivare a cambiare le leggi e a illuminare l’opinione pubblica e gli stessi invertiti.

Non avrei neppure iniziato questo libro se gli invertiti fossero comunque malati o criminali. L’ignoranza, la malafede, i pregiudizi, hanno oscurato questa questione da molto tempo e la nascondono ancora. Anche la pseudoscienza di oggi contribuisce al nostro accecamento. È solo a partire dai nostri giorni che si è cercato di classificare scientificamente gli invertiti, ma ci si è occupati soprattutto degli effeminati che sono pieni di menzogna e di vanità; è come se si prendessero Célimène, Manon Lescaut, Marguerite Gautier come prototipi della donna.

Studiando si si è scoperto che molti uomini nascono invertiti, che essi sono portati verso l’uomo come la maggior parte degli uomini è portata verso la donna. Tutto ciò che è stato scritto dopo, risente ancora dell’impulso dato dal famoso invertito Ulrichs, che proclamava la sua propria inversione e rivendicava la giustizia e la libertà per i suoi fratelli. Ulrichs difendeva la causa di volta in volta con troppo entusiasmo o con troppa ignoranza. Credeva ancora ad un’anima di donna in un cervello di uomo. Ci si è aggrappati in modo ostinato all’idea che l’effeminatezza e l’inversione fossero legate insieme. E poi si è voluto e si vuole ancora (ed è qui che la pseudoscienza di autori che hanno letto Krafft Ebing e alcuni altri va a fare danni) che gli invertiti di nascita, gli uranisti, come sono chiamati dalla parola urning inventata da Ulrichs, che hanno sempre amato gli uomini e che non hanno mai conosciuto la sodomia tecnicamente detta, cioè il coito anale, siano considerati come dei disgraziati e non come dei colpevoli, che la legge debba risparmiarli, riservando i suoi rigori solamente per i pervertiti, per i viziosi, per i dissoluti che stuprano i bambini o i ragazzi giovani.

Tutto questo è veramente lodevole sotto parecchi aspetti, ma è intriso di tutti gli errori possibili. Alessandro, Cesare, Federico il grande, il gran Condé, il principe Eugenio (più o meno la metà dei grandi condottieri) avevano conosciuto tutti degli amori e anche dei vizi omosessuali, ma il principe Eugenio soltanto fra questi cinque, comunque, io credo, non aveva mai avuto rapporti con una donna. Non si capirebbe dunque come poter fare dell’uranismo assoluto, dell’impossibilità di avere rapporti con una donna, il sine qua non dell’irresponsabilità unisessuale.

La verità è che non ci sono distinzioni assolute tra l’uomo eterosessuale e l’uomo omosessuale. C’è soprattutto l’uomo sessuale e l’uomo per il quale il sesso non è così preponderante. Questo può essere, senza danno per lui stesso o per gli altri, omosessuale o eterosessuale, o colpito da psico-ermafroditismo, è in questa categoria (di uomini presso i quali la sessualità, violenta o no, non è preponderante) che si trova normalmente il genio. Il genio più sensuale, il più sessuale, può sempre riprendersi dopo essersi lasciato andare.(11)

Nell’uomo di talento, al contrario, la sessualità è probabilmente più differenziata, più esclusivamente orientata in favore di un sesso, o di un’età o di un tipo o di un momento. Dante, il più grande genio d’Italia, notoriamente eterosessuale, ha giudicato l’uranismo in modo molto più giusto di qualsiasi altro poeta e io credo che tutti i grandi geni, se non hanno essi stessi ceduto all’unisessualità, l’hanno capita e conosciuta: in ogni caso l’hanno guardata dall’alto, senza menzogna e senza stupidità. Le circostanze non hanno permesso loro di venire in aiuto dell’ignoranza dell’umanità, ma Dante, Goethe e Shakespeare (letto nel senso che ho indicato) darebbero all’umanità la filosofia, la morale e la poesia dell’inversione sessuale. E se ci aggiungiamo Platone e qualche Padre della Chiesa, avremmo a stento bisogno degli autori che derivano da Ulrichs e del movimento scientifico della seconda parte del nostro secolo.

L’inversione sessuale è vecchia come il mondo e gli uomini l’hanno capita in altri tempi come la capiscono anche oggi. È ormai da parecchio tempo che tutte le questioni della morale sono state risolte, ma esse non sono state tutte codificate.

L’ignoranza della maggior parte degli uomini non deve sorprendere. Le visioni di insieme non appartengono alle maggioranze. Gli uomini che hanno scritto sull’inversione hanno avuto un punto di vista personale da difendere o da attaccare, o hanno avuto paura di mettere mano alla critica. Spesso quelli che hanno saputo e capito di più non hanno scritto nulla, e hanno detto ben poco, e hanno agito sui loro contemporanei e su quelli che stavano intorno a loro. Perché avrebbero dovuto rivelare senza scopo, in opere di filosofia, di morale o di pietà, la saggezza che si trova già in alcuni grandi libri?

Essi hanno saputo in tutte le epoche quello che noi dobbiamo imparare da capo, che la natura umana non è modificata sensibilmente dall’orientamento della sessualità.

Se volete un ritratto ammirabile dell’invertito effeminato come lo si ritrova negli ambienti mondani e artistici in cui ha agio di svilupparsi a suo piacimento, leggete la descrizione di Adolphe di Banjamin Constant: “Lo vedrete in molte e diverse circostanze, e sempre come vittima di questa mescolanza di egoismo e di sensibilità, che si uniscono in lui per la disgrazia sua e degli altri; capace di prevedere il male prima di farlo, e pronto a retrocedere disperatamente dopo averlo fatto; punito dalle sue qualità più ancora che dai suoi difetti, perché le sue qualità derivavano dalle sue emozioni e non dai suoi principi; di volta in volta il più devoto e il più duro degli uomini, ma che finisce sempre con la durezza dopo avere cominciato con la devozione, senza lasciare altra traccia che quella dei suoi torti…”
Il ritratto non colpisce forse per la rassomiglianza? E adesso leggete questo ritratto – non è forse quello di un uomo? – “A considerarlo da vicino, nelle sue azioni e nelle sue opere, si riconosce che con i suoi difetti e le sue colpe, Federico è della razza dei più grandi uomini, eroico per il carattere, per la volontà, superiore alla sorte, infaticabile nel lavoro, capace di dare ad ogni cosa il giusto peso, fermo, pratico, sensato, ardente fino alla sua ultima ora, sapeva mescolare, e nel suo modo geloso degli interessi di stato, un autentico e sincero spirito di philosophe, degli intervalli eleganti di conversazione, di cultura grave e di ornata umanità.” (Federico il grande descritto da Sante-Beuve).

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(1) E dell’uomo che si spiega, che si commenta.
(2) E alla verità.
(3) L’ignoranza che si ostenta su questo argomento, o che si ha realmente, non fa che aumentare il numero di bambini sfortunati e corrotti, di uomini inutili, infelici, mentitori e ingannatori – di prostituti maschio, di ricattatori, di ladri, di assassini. La prostituzione maschile aumenta.
(4) Quello che Diderot diceva del philosophe.
(5) L’intelligenza e la forza
(6) Il cuore e la grazia.
(7) Vedi Chevalier: Inversion sexuelle, première partie. Una maladie de la personnalité.
L’Inversion sexuelle (Psycho-physiologie, Sociologie, Tératologue, Aliénation mental, Psychologie morbide. Anthropologie, Médecine judiciaire) Lyon, Storck, et Paris, Masson, 1893.
(8) Non dico superiore, perché i superiori formano una classe più ristretta.
(9) L’invertito superiore si preoccupa meno di quello che dirà la gente e se ha delle ambizioni caritatevoli o elevate, seguirà la sua strada senza temere le calunnie o le facezie che fanno trasalire i suoi simili meno indipendenti.
(10) L’Inghilterra per esempio, ha avuto il processo del conte delle contessa Russel, in cui la contessa accusava suo marito di abitudini “contro natura” con un amico serio e poi durante il processo voleva fare rientrare il marito sotto il tetto coniugale.
(11) Goethe, il più grande genio tedesco, equilibrato per eccellenza, ha potuto cedere in un momento della sua vita, in un momento che richiederebbe uno degli studi più interessanti che si possano immaginare, all’amore unisessuale, ma si è ripreso, come si è sempre ripreso, e l’universo ha potuto glorificare Goethe, l’uomo che Napoleone chiamava enfaticamente: un uomo.
Lo stesso si potrebbe dire di Shakespeare, anche se personalmente credo che la differenza di età e di classe e un’amicizia entusiastica spieghino assolutamente i sonetti di Shakespeare, e lo stesso vale per Michelangelo, anche se egli rimase sempre uranista.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5521

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Dopo alcune incertezze dovute alla mole del lavoro, mi sono deciso ad avviare la pubblicazione di un nuovo volume della Biblioteca di Progetto Gay: “URANISMO E UNISESSUALITÀ” di Marc-André Raffalovich, in una mia traduzione originale. Il testo ha ormai 120 anni e per alcuni aspetti è superato e discutibile, ma resta comunque un documento che conserva molti aspetti di attualità. Il lettore resterà un po’ disorientato dalla “Tavola riassuntiva delle sessualità”, premessa al volume, che sembra un tentativo esasperato di classificazione delle diverse sessualità, ma ha una caratteristica unica nella sua epoca, ossia tratta l’eterosessualità e l’omosessualità in modo esattamente simmetrico. Il vero spirito di Raffalovich emerge però nelle pagine successive, alcune veramente magistrali. Si vede chiaramente che, quantunque non ne faccia cenno nel testo, Raffalovich non è né un medico né uno psicologo ma è un omosessuale, perché il suo approccio alla materia è ancora oggi tipicamente omosessuale. Su molte questioni il lettore moderno può avere delle sensibilità diverse e avvertire, per esempio, l’avversione di Raffalovich per l’effeminatezza se non addirittura una sua larvata misoginia, ma la lettura non sarà in nessun caso priva di interesse.

Project

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URANISMO

E UNISESSUALITÀ

STUDIO

SU DIVERSE MANIFESTAZIONI DELL’ISTITNO SESSUALE

DI

Marc-André RAFFALOVICH

LYON                                                     PARIS

                     A. STORK, Éditeur                                MASSON & Cie,Éditeurs

       78, Rue de L’Hôtel-de-Ville                   120, Boulevard Saint-Germain

1896

                                                       Traduzione di Project,

      per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY

                                                                   2016

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PREFAZIONE DI PROJECT

Sono trascorsi esattamente 120 anni da quando uscì per la prima volta “Uranismo e Unisessualità” del 32enne Marc-André Raffalovich.
La letteratura scientifica di fine ‘800 si era occupata già più volte di omosessualità, nel ’57 Ambroise Tardieu aveva pubblicato il suo “Etude Médico-légale sur les attentats aux moeurs” in cui affermava che gli omosessuali praticanti potevano essere identificati dall’ano imbutiforme, una deformazione causata dalla sodomia, e dal membro canino, un’altra deformazione sempre causata dalla sodomia; nel ’65 Karl Heinrich Ulrichs aveva steso le “Regole per una unione degli Urning”, il progetto della pima associazione omosessuale della storia; tra il ’69 e il ’70 Carl Westphal aveva pubblicato il suo “Die Konträre Sexualempfindung” che è sostanzialmente il primo studio medico serio sulla omosessualità; nel ‘73 e nell’83 Johan Addington Symonds aveva pubblicato le prime due edizioni del suo “A problem in Greek ethics” in cui si analizzava il ruolo della pederastia nella Grecia Classica; nel ’91 Albert Moll aveva pubblicato il suo celebre “Die Konträre Sexualempfindung” che ebbe notevole successo e, pur considerando ancora l’omosessualità come una patologia, la riteneva incolpevole e richiedeva l’abolizione delle leggi penali contro gli omosessuali. Dello stesso ’91 è anche “A problem in modern ethisc” di John Addington Symons, il primo studio scientifico serio della omosessualità sotto vari profili (antropologici, religiosi, penali e sociali), era uno studio modernissimo e coraggioso, ma fu stampato privatamente in solo cento copie. Il ’91 è anche l’anno dalla pubblicazione del “The picture of Dorian Gray” di Wilde, un libro importante sotto molti aspetti nella biografia di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ‘94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed unisexualité”. Aggiungo per completezza che Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stessa anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. All’epoca in cui Raffalovich scrisse il libro, Rimbaud e Varlaine avevano già diffuso le loro poesie, Walt Whitman era morto nel 1892 e il processo a Wilde, che riaccese nell’opinione pubblica l’interesse per i temi connessi con l’omosessualità, apparteneva ancora al futuro.

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AL SIGNOR LACASSAGNE

OMAGGIO DI SIMPATIA RICONOSCENTE

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Filiæ Luxuriæ sunt octo, scilicet cœcitas mentis,
inconsideratio, præcipitatio, amor sui, odium Dei,
affectus præsentis sæculi, ed desperatio futuri sæculi.

[Otto sono l figlie della lussuria, e precisamente la cecità della mente  la sconsideratezza, la precipitazione, l’amore di sé, l’odio di Dio, l’affetto per il mondo presente e lamnacnza di speranza nel mondo venturo.]

Thomas Aquinas

A causa di un preconcetto di pudore mal speso, questi argomenti sono sati trattati da un punto di vista scientifico solo con una certa timidezza. Gli autori, perfino quelli che si ritengono più emancipati, hanno paura di essere sospettati di pornografia o di trattare di argomenti sconvenienti per la scienza e si lasciano andare, con la foga di un predicatore, a vari epiteti sul vizio che essi tacciano di abominazione, di mostruosità, di infamia, ecc., ecc., come se il carattere realmente straordinario di questi fatti, in tutte le società, in tutte le epoche della storia, non dovesse attirare l’attenzione dello psicologo.

A. LACASSAGNE

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AVVISO AL LETTORE

72, South Audley Street, Londres W.

Sarò molto riconoscente verso chi vorrà farmi conoscere qualche errore di fatto che ho commesso o avrà la gentilezza di indicarmi documenti letterari o storici, sia in appoggio delle mie teorie, sia in contraddizione con esse.

André RAFFALOVICH

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TAVOLA RIASSUNTIVA DELLE SESSUALITÀ

Gli uranisti si possono dividere in ultra-virili, virili, effeminati, passivi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco piacere fisico, poca voluttà intellettuale o nulla. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con la donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo che non accetta questo atto.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Da non confondere con gli eterosessuali che diventano invertiti.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, gelosia, vendetta, ma senza modificazioni o con un aumento del loro uranismo.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, dell’ambiente, della volontà, dell’abitudine al vizio), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

6). – Che si concilia con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente sia con periodicità, e che conduce alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali o all’indifferenza sessuale acquisita dei freddi. Questo è l’ermafroditismo psichico di alcuni autori, espressione che mi sembra fuorviante.

7). – Che porta all’eterosessualità acquisita alla quale cede dopo una lotta più o meno prolungata (una lotta che danneggia più o meno i deboli), senza periodicità e senza ritorno. È su questo stato che contano i padri che mandano i figli in collegio. Per contro, un carattere forte può uscire ulteriormente rafforzato dalla lotta.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi, o cede ad essi.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Persistente insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con una periodicità.

10). – Che porta all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità.

A. –Eterosessualità congenita incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali, comprendente:

1). – Coloro che non soltanto non hanno mai avuto relazioni sessuali o sensuali con un maschio, ma che non hanno mai, nemmeno in modo fuggevole, e in alcun momento della loro vita impubere o pubere, in collegio, in caserma, in prigione, in Africa, in Asia, o in Europa, considerato la possibilità di atti, di tendenze, di sentimenti sensuali unisessuali, e che troverebbero più naturale e pensabile un qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi donna, o la masturbazione solitaria, di qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi uomo.
È l’eterosessualità acquisita e congenita; essa deve tanto all’educazione quanto alla natura.

1 bis). – Coloro che, pur conservando questo punto di vista, si lasciano andare a conoscere la sodomia attiva in certi paesi, in certe condizioni, sia con dei ragazzi giovani femminili o eunuchi che con delle donne. È la sodomia degli eterosessuali, che hanno imparato questo vizio per deviazione dal coito vaginale o per mancanza di donne. Ricercano uno spasimo più profondo di quello della masturbazione. Non sono né invertiti né unisessuali. Hanno per finalità sessuale la penetrazione del corpo che è al loro servizio.

2). – Gli effeminati che hanno rapporti sessuali solo con le donne.
Si trovano tra loro dei feticisti, dei saffici, dei masochisti.

Eterosessualità congenita per tutta la tutta malgrado dei rapporti unisessuali, comprendente

3). – Coloro che hanno avuto dei rapporti unisessuali per necessità, per paura, per povertà, per giovinezza, inesperienza, assenza di donne, esempi, letture, affetti, educazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impossessarsi di una persona potente, isolamento sociale o sentimentale, orgoglio, rivolta, ubriachezza, opportunità, promiscuità, ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.

B: – Eterosessualità congenita (sotto l’influenza di tutte le cause enumerate sopra, o sotto l’influenza di un invertito superiore), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’inversione acquista o cede ad essa.

3). – Che si concilia con l’inversione acquisita, sia simultaneamente sia con una periodicità.

5). – Che porta all’inversione sessuale acquisita senza ritorno e senza periodicità.

C). – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi o cede ad essi.

6). – Che soffoca gli istinti unisessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo la pubertà.

7). – Che persiste insieme con gli istinti unisessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

8). – Che porta all’inversione sessuale senza ritorno e senza periodicità.

NOTE SULL’IMPOTENZA

Non ho incluso l’inversione sessuale causata dall’impotenza (congenita o acquisita) di fonte a una donna, perché una tale causa non può determinare la soppressione dell’eterosessualità o lo sviluppo dell’unisessualità. Si sa che la castrazione non sopprime necessariamente la tendenza verso le donne. Stando a Richard Burton, gli eunuchi sposati a un certo punto avrebbero morso le loro mogli se non si fosse data loro qualcosa, un fazzoletto, un cuscino, da fare a pezzi. Senza arrivare a teli violenze, l’impotente può amare ancora di più il sesso femminile perché è impotente; può ricercare il suo contatto, tutte le forme di coito esclusa quella feconda, il saffismo reciproco o unilaterale, la suzione peniena o vaginale, tutti i piaceri o tutte le concessioni della mezza-vergine prostituta, deflorata o intacta; o può abbassarsi all’abiezione criminale e infame, alla passione contro natura: quella delle ragazzine.
Non c’è un cammino logico che porti dall’impotenza all’unisessualità: soltanto l’impotenza degli unisessuali li conduce meno facilmente al crimine di quella degli eterosessuali, non si esaspera fino alla deflorazione manuale della ragazzina, certo più criminale della masturbazione, perché lo stupro manuale è una violenza fisica e morale, la masturbazione è un rivoltante stupro morale.
Mettendo da parte gli abietti, i criminali e i grandi (principi, milionari, ambasciatori), gli impuniti e gli impunibili, e anche gli impotenti eterosessuali, per ritornare agli impotenti (assolutamente o relativamente) uranisti, si troveranno tra loro molti passivi, effeminati e virili esausti. Questi passivi, questi effeminati non sono necessariamente dei sodomiti passivi, come li crederebbe subito il pregiudizio degli ignoranti, ma si potrebbero trovare tra loro degli uomini (qualche volta di bel portamento e di bella prestanza) per i quali il rapporto sessuale normale è il coito perineale anteriore (in cui essi hanno un ruolo puramente passivo) spesso considerato come il coito normale dell’invertito passivo; altri si prestano a tutte le esigenze, pur conservando la mezza-verginità anale, se così posso esprimermi; altri sono dei sodomiti passivi. Questi impotenti (imponenti nel senso che l’erezione e l’eiaculazione – quando ha luogo – dipendono dal piacere dato e dall’idea che il passivo se ne fa) arrivano al massimo dei piaceri soprattutto in modo più che in un altro, a seconda del gruppo al quale essi appartengono, ma si prestano per compiacenza agli altri modi e si legano soprattutto o quello e a quelli la cui voluttà favorita e complementare della loro.
Quando questa impotenza è solo un esaurimento o una mancanza momentanea, l’uranista virile può comportarsi passivamente senza divenire per questo effeminato o passivo, salvo che durante l’atto sessuale. Il virile può anche accettare il ruolo passivo per economia fisica.
Quando questa impotenza è precoce e persistente, o acquisita molto presto, l’uranista tenderà verso l’effeminazione, verso la passività morale, intellettuale, verso la degenerazione e l’imitazione barocca della donna.

PREFAZIONE

È dovere e diritto di ogni uomo equilibrato rendersi conto della psicologia dell’inversione sessuale, congenita o acquisita, dell’uranismo e dell’unisessualità, della psicologia degli atti o delle tendenze unisessuali. L’unisessualità è molto diffusa oggi e lo è sempre stata. Se ci si domanda perché l’inversione sessuale (uranismo, unisessualità, omosessualità, istinto sessuale contrario) assume oggi un’importanza più grande che in altre epoche, perché è considerata una questione del giorno, una questione urgente, la risposta è facile: gli invertiti aumentano con l’aumentare della popolazione; tutte le cause fisiche, sociali, fisiologiche, patologiche, morali, che influiscono sull’umanità, influiscono sull’inversione, la producono e la modificano; gli invertiti cominciano a contarsi, a censirsi, e gli invertiti corrotti e vili, o di minore valore sociale e morale, tenderanno ad aumentare di numero più degli invertiti virili, o teneri e buoni, o inoffensivi.

Ogni cittadino in età di compiere i suoi doveri di cittadino, sia egli padre o marito, istruttore o discepolo, capo e servitore, preposto o subordinato, maestro o alunno, ha il diritto e il dovere di conoscere l’inversione sessuale, assoluta o momentanea, di combattere e prevenire la corruzione, il crimine, il vizio, di imparare e di insegnare il ruolo sociale dell’inversione, la morale unisessuale, i doveri dell’unisessuale verso se stesso, verso gli unisessuali, verso gli eterosessuali, verso le donne e i bambini; i doveri dell’eterosessuale verso l’unisessuale non sono affatto minori, né meno difficili, né meno indispensabili.

Nessun uomo e nessuna donna ha il diritto di risvegliare le cupidigie ignorate, o le lussurie latenti, o le curiosità della giovinezza; nessuno ha il diritto di rendere più corta o meno completa la durata preziosa dell’infanzia impubere; o più pericolosa l’inevitabile difficoltà della pubertà; nessuno ha il diritto di fare morire, con la persuasione o con la corruzione, con la forza dolce o con la forza brutale, la giovane pubertà, la pubertà precoce, la pubertà indecisa.

È stupido e iniquo permettere alla maggioranza di credere che tutto le è permesso mentre nulla è consentito alla minoranza. È stupido e iniquo per la minoranza credere che tutto le sia permesso perché niente le è accordato. Per limitare i danni e le devastazioni dell’unisessualità bisogna limitare le devastazioni e i danni dell’eterosessualità. Gli eterosessuali, col loro esempio e la loro condotta, hanno creato molti invertiti. Spetta a loro, ora, riformarsi, se vogliono riformare i loro fratelli non-conformisti. C’è una relazione costante tra la condotta e i principi degli unisessuali e la condotta e i principi degli eterosessuali. La rilassatezza degli uni è la rilassatezza degli altri. Sessualmente tutti gli uomini sono solidali. La psicologia sessuale ha certamente delle ramificazioni, ma non delle contraddizioni essenziali.

Se la giustizia e la scienza non si congiungono per studiare e rendere chiara l’unisessualità, la corruzione dei costumi, io credo, sarà appesantita molto malamente da questa mancanza.

Se l’alchimia è venuta meno davanti ai progressi della chimica, se l’astrologia è stata utile all’astronomia, se i maghi e le streghe non sono altro che medici o ciarlatani o folli, se la persecuzione dei maghi e degli eretici non conduce più (salvo che molto sporadicamente) alla brutalità, alla cupidigia, alla cattiveria dei persecutori, come alla cattiveria, alla folle e isterica vanità e alla menzogna dei perseguitati; non vedo perché il ventesimo secolo con potrebbe celebrare la scoperta della patologia sessuale.

Ogni uomo, Gœthe lo ha detto, ha diritto ad una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza per questo danneggiare l’individualità degli altri. È questa l’origine psicologica delle filosofie. E il mio studio di certe manifestazioni dell’istinto sessuale si basa su questo assioma indistruttibile, secondo me, incontestabile.

 

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Il 15 gennaio 1894, gli Archives d’Anthtopologie criminelle avviarono un’inchiesta sull’inversione sessuale, e io inviai alcune osservazioni in risposta al paragrafo 1 del questionario:

“Quali sono le vostre idee, le vostre teorie, le vostre ipotesi sulla questione? Che cosa pensare delle cause del male, della sua estensione e dei suoi rimedi?”

Ecco la mia risposta, che è comparsa il 15 marzo 1894: Nella mia qualità di osservatore e vivendo molto nel mondo, ho conosciuto e riconosciuto molti invertiti. Le loro confessioni serie, tristi, futili, impudenti, le loro menzogne e le loro reticenze mi hanno insegnato molte cose ignorate o trascurate.

Ecco alcune osservazioni: Gli invertiti non si accontentano della vecchia spiegazione dell’anima femminile nel corpo maschile. Alcuni sono più maschili degli uomini comuni e si sentono attratti verso il proprio sesso in ragione della rassomiglianza. Dicono che disprezzano troppo le donne per essere effeminati.

Altri credono che la similarità sia una passione paragonabile a quella suscitata dalla dissimilarità sessuale. Uomini, amano un uomo; ma affermano che se fossero stati donne avrebbero amato una donna. Sono questo gli unisessuali per eccellenza. Sono anche quelli superiori, i più interessanti, i soli, forse, che non mentono per il piacere di mentire o senza saperlo. Si potrebbe ammettere (e si tratterebbe di una regola abbastanza generale) che più valore morale ha un unisessuale, meno è effeminato.

È un errore credere che gli unisessuali, gli invertiti, si riconoscano tra di loro. È una delle loro vanterie che è stata molto ripetuta. Ma uno dei loro argomenti di conversazione è proprio il domandarsi se il tale o il talaltro condivide i loro gusti, le loro abitudini o le loro tendenze. Naturalmente gli effeminati si riconoscono, ma per riconoscerli non c’è bisogno di essere effeminati. La prudenza, l’amor proprio, l’orgoglio, il rispetto di sé, un affetto profondo, mille sentimenti impediscono ad un unisessuale di lasciarsi andare così, se non è un corrotto o uno molto effeminato.

Io credo che gli invertiti per nascita siano meno viziosi, meno libertini, più onesti, più stimabili della maggior parte dei pervertiti. Si può, senza troppi inconvenienti (o anche senza nessun inconveniente) essere amici di un invertito nato, ma non mi è mai capitato di trovare un pervertito la cui perversione fosse unicamente sessuale. È peraltro possibile che delle circostanze eccezionali (l’isolamento, l’influenza di un invertito notevole e superiore) agiscano su un individuo e lo invertano senza troppo danneggiare il resto del suo carattere. In questo caso non ci si accorgerebbe neppure dell’inversione perché essa sarebbe limitata a dei rapporti con un solo individuo, l’invertito superiore, ed essa potrebbe alla lunga affinarsi al punto da essere irriconoscibile. E quanto all’inversione prodotta dall’isolamento, essa potrebbe sparire con la fine dell’isolamento, o, se persistesse, potrebbe rimanere esclusivamente sessuale.

È nell’invertito di nascita che si ritrova più frequentemente l’inversione esclusivamente sessuale. L’invertito nato si abitua al suo carattere, non ha imparato la sua inversione attraverso il vizio, o attraverso l’impotenza, o attraverso la vanità o per amore del guadagno o per imitazione o per rilassatezza, o per paura, o per desiderio di impossessarsi di qualcuno che gli sia necessario o utile, cause tutte della perversione.
I medici che cercano di guarire gli invertiti non hanno considerato abbastanza i pericoli ai quali espongono i loro pazienti: essi possono trasformare il loro invertito in un pervertito. Io non credo troppo alle guarigioni permanenti del senso sessuale – ogni guarigione imperfetta può fare di un invertito un pervertito. – E se l’invertito è dannoso e contagioso, il pervertito lo è molto di più. Ha molti più punti di contatto col giovane normale, lo spaventa meno, si impossessa di lui meno profondamente dell’invertito, ma più facilmente. Gli uomini che hanno sedotto, corrotto, infangato le anime e le vite dei loro simili più giovani sono stati abitualmente dei pervertiti. Non sono stati sempre unisessuali. Hanno maggior presa. Sono più viziosi. L’unisessuale che prova la bisessualità diventa altrettanto corrotto dell’uomo sessualmente normale che prova l’unisessualità; ha tutti i vizi, quelli che gli appartengono e gli altri. Si ricordino di questo i medici guaritori prima di prendere in cura un invertito nato.

Al posto di aggiungere a ciò che egli ha di anormale i vizi dell’uomo normale, l’invertito superiore (che è l’unico che potrebbe desiderare vivamente di cambiare il suo stato: gli invertiti inferiori trovano troppo facilmente delle soddisfazioni adeguate) potrebbe (ben guidato) cercare di elevarsi al di sopra di se stesso e del suo vizio. Le tendenze della nostra epoca e il disprezzo che si ha per la religione rendono la castità più difficile per chiunque e l’invertito ne soffre più degli altri. In presenza di un invertito onesto, invece di cercare di farne un donnaiolo e dopo un marito infelice di una donna poco felice o un padre di figli che soffriranno quanto o più di lui, bisognerebbe cercare di occuparlo, di interessarlo, di mostrargli degli orizzonti che egli potrebbe raggiungere con l’impegno e con la volontà. Se la castità fosse una virtù più accreditata, la consiglierei ai medici come un rimedio più efficace che mandare un invertito a una “puella” per prepararlo al matrimonio e alla paternità. Sarebbe meglio non aumentare il numero dei mariti e dei padri invertiti, pervertiti. Al posto di mostrare all’invertito come finalità lo stato normale, che per lui è impossibile, bisognerebbe fagli sperare di arrivare un giorno ben al di sopra dello stato normale. Ma come è possibile fare queste cose senza onorare un po’ di più la castità? Quanto all’invertito che vuole sposarsi per avere figli, il suo desiderio è quasi colpevole; se si sposa per convenienza sociale, per riabilitarsi, per far piacere alla sua famiglia, dovrebbe sposare una donna più grande di lui, una donna di mondo, che non ignori nulla e che accetti la situazione. Ma anche in questo caso il futuro sarebbe molto incerto.

Le donne di oggi si interessano certamente dell’unisessualità maschile. Se ne parla molto oggi: le donne sono molto informate in proposito, non solo le donne unisessuali (che sono tutte complici degli uomini unisessuali ad ogni livello, da quello platonico fino all’abiezione), ma anche le donne oneste. Le donne non hanno certo contribuito poco alla sfrontatezza dell’unisessualità maschile mondana. Giunte a una certa età, le donne che non attirano più l’omaggio dei veri uomini, si circondano di uomini unisessuali che fanno loro la corte per farsi notare. È così che invertiti e pervertiti, che bisognerebbe rinchiudere nelle case di cura o nei penitenziari, se ne vanno per il mondo e sono lì dei veri focolai di infezione.

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LE CONCLUSONI DI HAVELOCK ELLIS SULLA OMOSESSUALITA’

Pubblico oggi la mia traduzione dell’ultimo capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale. Il testo, nell’edizione del 1927, comprende anche due appendici, la prima sull’omosessualità tra i barboni e la seconda sull’omosessualità femminile nei collegi americani a cavallo tra ‘800 e ‘900. Pubblicherò prossimamente la traduzione delle due appendici, che costituiscono interessanti documenti storici, anche se sono sostanzialmente al di fuori del disegno originario del trattato di Ellis.

Il Capitolo dedicato alle conclusioni, che state per leggere, è quanto mai ricco e interessate e per moltissimi aspetti anche moderno, parte dalla prevenzione dell’omosessualità, passa quindi successivamente all’influenza della scuola, alla coeducazione, al trattamento dell’inversione sessuale (castrazione, ipnotismo, terapia associativa, psicoanalisi, igiene fisica e mentale), per affrontare poi il tema del matrimonio e dei figli degli invertiti. La parte finale del capitolo è dedicata all’atteggiamento fortemente negativo della società nei confronti dell’omosessualità, alle origini di quell’atteggiamento e al rapporto tra legge penale e omosessualità. Ellis si chiede alla fine quale dovrebbe essere l’atteggiamento giusto della società verso l’omosessualità. Oggi le sue risposte possono sembrare almeno in parte insoddisfacenti, ma per la sua epoca erano di sconvolgente modernità.

Il testo che state per leggere contiene altresì brani emotivamente toccanti scritti da omosessuali per illustrare la loro situazione e resoconti di fatti, anche tragici, legati ad abitudini private diventate palesi al pubblico.

La lettura del capitolo che segue permetterà al lettore di capire quale e quanta strada si sia percorsa in cento anni e quanta strada resti, purtroppo, ancora da percorrere.

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CONCLUSIONI

Dopo aver completato l’analisi psicologica dell’invertito sessuale, per quanto ho potuto studiarlo, non resta che parlare brevemente dell’atteggiamento della società e della legge. Prima, però, qualche parola per quanto riguarda gli aspetti medici e di igiene dell’inversione. La questione preliminare della prevenzione dell’omosessualità è in una posizione troppo vaga attualmente per essere proficuamente discussa. Per quanto riguarda il vero invertito congenito, la prevenzione non può avere che una piccola influenza; ma una sana igiene sociale dovrebbe rendere difficile l’acquisizione della perversione omosessuale, o di ciò che è stato chiamato pseudo-omosessualità. È la scuola che è naturalmente il teatro principale delle manifestazioni omosessuali immature e temporanee, in parte perché la vita scolastica coincide in gran parte con il periodo in cui l’impulso sessuale tende spesso ad essere indifferenziato, e in parte perché nelle tradizioni delle grandi e antiche scuole una omosessualità artificiale è spesso profondamente radicata.

All’omosessualità nelle scuole inglesi ho già fatto brevemente riferimento nel capitolo III. Come quadro preciso e interessante dei fenomeni nelle scuole francesi, posso citare un racconto di Albert Nortal, Les Adolescents Passionnés (1913), scritto subito dopo che l’autore lasciò il college, anche se non pubblicato fino ad oltre venticinque anni più tardi, e chiaramente basato sull’osservazione personale e sull’esperienza. Per quanto riguarda le scuole tedesche, vedi, per esempio, Moll,Untersuchungen über die Libido Sexualis, pag. 449 e seguenti, e per le manifestazioni sessuali precoci nella vita in generale, dello stesso autore Sexual Life of the Child; anche Hirschfeld,Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, p. 47 e segg., e, per i riferimenti, Hirschfeld,Die Homosexualität, p. 46 e seguenti.

Mentre molto può essere fatto attraverso l’igiene fisica e con altri mezzi per evitare l’estensione dell’omosessualità nelle scuole, [1] non è possibile e neppure auspicabile, reprimere in modo assoluto le manifestazioni emotive del sesso sia nei ragazzi che nelle ragazze che hanno raggiunto l’età della pubertà. [2] Si deve sempre ricordare che gli impulsi organici profondamente radicati non possono essere efficacemente combattuti con metodi diretti. Uno scrittore di due secoli fa, Casanova, nel riferire la sua vita giovanile da seminarista avviato al sacerdozio, descrive le precauzioni prese per evitare che i giovani entrassero gli uni nei letti degli altri, e sottolinea la follia di tali precauzioni. [3] Come quel maestro del cuore umano osserva, tali divieti intensificavano il molto male che avevano lo scopo di evitare chiamando in suo aiuto l’impulso alla disobbedienza, naturale per ogni figlio di Adamo ed Eva, e questa osservazione, da allora, è stata spesso ripetuta dagli insegnanti. Con ogni probabilità dovremmo riconoscere che un modo per rendere tali manifestazioni sane, nonché per preparare i ragazzi per le relazioni di un’età più matura, è l’adozione, per quanto possibile, del metodo della coeducazione dei sessi [ragazzi e ragazze insieme], [4] – cosa che naturalmente non comporta necessariamente l’identità dell’istruzione per entrambi i sessi, – dato che una certa associazione tra i sessi aiuta a preservare la sanità dell’atteggiamento emotivo sessuale. L’associazione tra i sessi non può, naturalmente, prevenire lo sviluppo dell’inversione congenita. A questo proposito Bethe segnala che proprio a Sparta e a Lesbo, dove l’omosessualità era più idealmente coltivata, i due sessi, per quanto ne sappiamo, si mescolavano più liberamente che in qualsiasi altro Stato greco. [5]

La questione del trattamento dell’omosessualità deve essere affrontata con discernimento, prudenza e scetticismo. Al giorno d’oggi possiamo avere ben poca simpatia per coloro che, a tutti i costi, sono pronti a “curare” l’invertito. Non esiste un metodo sano di guarigione nei casi radicali.

Un tempo si sosteneva il metodo della castrazione, che appariva molto radicale e, occasionalmente, lo si metteva in pratica, come in un caso che ho riportato in un capitolo precedente (Storia XXVI). Come tutti i metodi di trattamento, chi lo ha realizzato crede che talvolta abbia avuto successo. Di solito, dopo un breve periodo, si trova che non ha avuto successo e in alcuni casi la condizione, soprattutto la condizione mentale, è resa peggiore. Non è difficile capire il motivo per cui questo dovrebbe accadere. L’inversione sessuale, non è una condizione genitale localizzata. È una condizione diffusa, e fermamente impressa su tutto lo stato psichico. Ci possono essere indicazioni per la castrazione, o per la più leggera operazione di vasectomia, ma, anche se la tensione sessuale può essere in tal modo diminuita, nessun autore ora crede che tale operazione abbia effetto sull’inversione vera e propria. Non si può pretendere che la castrazione del corpo in età adulta produca la castrazione della mente. Moll, Féré, Näcke, Bloch, Rohleder, Hirschfeld, sono tutti o contrari alla castrazione nell’inversione, o molto dubbiosi su eventuali risultati positivi.

In un caso, comunicato a me dal dottor Shufeldt, un invertito si fece castrare all’età di 26 anni per diminuire il desiderio sessuale, rendersi più simile a una donna, e per fermare la crescita della barba. “Ma l’unico effetto fisico apparente”, ha scritto, “è stato quello di aumentare il mio peso del 10 per cento e di rendermi un semi-invalido per il resto della mia vita. Dopo due anni la mia sessualità è diminuita, ma ciò potrebbe essere dovuto alla sazietà o all’avanzare degli anni. Sono diventato anche più facilmente irritabile per sciocchezze e più vendicativo. Mi sono venute in mente terribili auto-suggestioni criminali, mai sperimentate prima.” Féré (Revue de Chirurgie 10 Marzo 1905) ha pubblicato il caso di un invertito di origine inglese che era stato castrato. L’impulso invertito è rimasto invariato, così come il desiderio sessuale e l’attitudine per l’erezione; ma i sintomi nevrastenici, che esistevano prima, sono stati aggravati; si sentiva meno capace di resistere ai suoi impulsi, è diventato vagabondo nelle sue abitudini di vita e dedito all’uso di laudano. In un caso registrato di C. H. Hughes (Alienist and Neurologist, Agosto, 1914) i risultati sono stati meno insoddisfacenti; in questo caso il nervo dorsale del pene era stato asportato, senza alcun risultato (vedi anche Alienist and Neurologist, Febbraio 1904, pag. 70, per quanto riguarda i risultati negativi, ben al di là dell’inutilità, del taglio del nervo pudico), e più o meno un anno dopo i testicoli furono rimossi e il paziente ottenne tranquillità e soddisfazione; le sue inclinazioni omosessuali sembravano passate, e lui cominciò a mostrare inclinazione per le donne asessualizzate, essendo particolarmente ansioso di incontrarsi con una donna le cui ovaie erano state rimosse a causa dell’inversione. (Si può fare riferimento anche a Näcke, “Die Ersten Kastrationen aus sozialen Grunden auf europäischen Boden,” Neurologisches Centralblatt, 1909, n. 5, e a E. Wilhelm in Juristisch-psychiatrische Grenzfragen, vol. VIII, Heft 6 e 7, 1911 .)

Di solito si ripone più fiducia nel trattamento psicoterapeutico che nel trattamento chirurgico dell’omosessualità. Un tempo la suggestione ipnotica era applicata in modo molto energico su soggetti omosessuali. Krafft-Ebing sembra essere stato il primo sostenitore importante dell’applicazione dell’ipnotismo all’omosessuale. Il Dr. von Schrenck-Notzing ha dimostrato speciale zelo e insistenza in questo trattamento. Si è impegnato a trattare anche i casi più marcati di inversione con percorsi della durata di più di un anno, e che coinvolgono, in almeno un caso, quasi centocinquanta sedute ipnotiche; ha prescritto frequenti visite al bordello, prima delle quali il paziente prendeva grandi dosi di alcol; attraverso manipolazioni prolungate una prostituta tentava di eccitare l’erezione, un processo messo in pratica con risultati variabili. Sembra che in alcuni casi questo percorso di trattamento sia stato seguito con un qualche tipo di successo, al quale un’illimitata buona volontà da parte del paziente, è inutile dirlo, ha ampiamente contribuito. Il trattamento veniva, tuttavia, generalmente interrotto da ricadute continue in pratiche omosessuali e talvolta, naturalmente, la cura comportava un disturbo venereo. Il paziente era messo in grado di sposarsi e generare dei figli. [6] Si tratta di un metodo di trattamento che sembra aver trovato alcuni imitatori. Non dobbiamo rammaricarcene. Le storie che ho riportato nei capitoli precedenti dimostrano che non è raro che anche un individuo marcatamente invertito sia in grado a volte di effettuare il coito. E spesso diventa una cosa facile se in quel momento fissa il suo pensiero su immagini legate proprio sesso. Ma la perversione rimane inalterata; il soggetto sta semplicemente (per usare l’espressione di uno degli invertiti di Moll) praticando la masturbazione per via vaginale. Tale trattamento è un allenamento al vizio, e, come sottolinea Raffalovich, l’invertito è semplicemente pervertito e portato fino al livello vizioso che accompagna necessariamente la perversità. [7]

Non ci può essere alcun dubbio che in lievi e superficiali casi di omosessualità, la suggestione possa davvero esercitare un’influenza. Possiamo difficilmente aspettarci di esercitare tale influenza quando la tendenza omosessuale è profondamente radicata in un temperamento innato organico. In questi casi infatti il soggetto può resistere alla suggestione, anche quando è in stato ipnotico. Questo è sottolineato da Moll, una grande autorità nell’ipnosi, e con molta esperienza nella sua applicazione all’omosessualità, ma mai incline ad accreditare un concetto esagerato della sua efficacia in questo campo. Forel, che era anche lui un’autorità in materia di ipnosi, era ugualmente dubbioso quanto al suo valore in relazione all’inversione, soprattutto nei casi chiaramente innati. Krafft-Ebing, alla fine ha detto poco su queste cose, e Näcke (che non aveva fiducia in questo metodo di trattamento dell’inversione) ha dichiarato di essere stato informato dall’ultimo paziente omosessuale trattato da Krafft-Ebing con l’ipnotismo che, nonostante tutta la buona volontà dal lato del paziente, il trattamento era stato completamente inutile. Anche Féré non aveva fiducia nell’efficacia del trattamento suggestivo, né ne aveva Merzbach e nemmeno Rohleder. Numa Praetorius afferma che i soggetti omosessuali che conosceva, e che erano stati così trattati, non erano guariti, e Hirschfeld osserva che gli invertiti “curati” con l’ipnosi o non erano guariti o non erano invertiti. [8]

Moll ha mostrato i suoi dubbi circa l’ampia applicabilità delle terapie suggestive all’omosessualità, sviluppando negli ultimi anni ciò che egli definisce terapia associativa. In quasi tutti gli individui perversi, egli fa notare, c’è un ponte, – più o meno debole, senza dubbio, – che porta alla vita sessuale normale. Con lo sviluppo di tali legami con la normalità, Moll crede che sia possibile esercitare un’influenza guaritrice sull’omosessuale. Così un uomo che è attratto dai ragazzi può essere portato ad amare una donna infantile. [9] Le indicazioni di questo tipo sono state a lungo osservate e utilizzate, anche se non hanno prodotto un metodo sistematico di trattamento. Nel caso di individui bisessuali, o di soggetti giovani la cui omosessualità non è completamente sviluppata, è probabile che questo metodo sia utile. È difficile credere, tuttavia, che possieda una qualche influenza rilevante su casi pronunciati e sviluppati di inversione. [10]

In qualche modo lo stesso scopo della terapia associativa di Moll, anche se sulla base di una teoria più elaborata, è perseguito dal metodo psicoanalitico di Freud di trattare l’omosessualità. Per la teoria psicoanalitica (a cui si è fatto riferimento nel capitolo precedente) l’elemento congenito dell’inversione è un fattore raro e di solito poco importante; la parte principale è svolta da meccanismi psichici perversi. È compito della psicoanalisi raddrizzarli, e portare in primo piano gli elementi eterosessuali a partire dalla costituzione bisessuale, che è considerata comune a tutti, per ricostruire così una personalità normale, sviluppando nuovi ideali sessuali a partire dalla natura latente e subconscia propria del paziente. Sadger si è occupato in particolare del trattamento psicoanalitico dell’omosessualità e vanta molti successi. [11] Sadger ammette che ci siano molti limiti al successo di questo trattamento, e che esso non può influenzare i fattori congeniti dell’omosessualità, quando presenti. Altri psicoanalisti sono meno ottimisti per quanto riguarda la cura di inversione. Stekel sembra aver dichiarato di non aver mai visto una completa guarigione attraverso la psicoanalisi, e Ferenezi non è in grado di dare un buona spiegazione dei risultati; in particolare per quanto riguarda ciò che egli chiama omosessualità ossessiva, egli afferma che non è mai riuscito ad ottenere una completa guarigione, anche se le ossessioni, in generale, sono particolarmente trattabili con la psicoanalisi. [12]

Ho incontrato almeno due persone omosessuali che avevano subito un trattamento psicoanalitico e lo avevano trovato utile. Uno però era bisessuale, in modo che le difficoltà sulla strada del successo – ammesso che fosse un vero successo – non erano gravi . Nell’altro caso, l’inversione persisteva dopo il trattamento, esattamente come prima. Il beneficio che aveva ricevuto era dovuto al fatto che era stato messo in grado di comprendere meglio se stesso e di superare alcune delle sue difficoltà mentali. Il trattamento, quindi, nel suo caso, non era stato un metodo di cura, ma di igiene psichica, di ciò che Hirschfeld chiamerebbe “terapia di adattamento”. Non ci può essere alcun dubbio che – anche se mettiamo da parte ogni tentativo di guarigione e consideriamo la condizione di un invertito come innata e permanente – resta ancora un grande e importante spazio per una terapia.

Come abbiamo visto nei due capitoli precedenti, l’inversione sessuale non può essere considerata essenzialmente come uno stato folle o psicopatico. [13] Ma è spesso associata a condizioni nervose che possono trarre grande beneficio dall’igiene e dal trattamento, senza assolutamente nessun tentativo di superare un atteggiamento omosessuale che può essere radicato troppo profondamente per essere cambiato. L’invertito è particolarmente soggetto a soffrire di un alto grado di nevrastenia, che spesso comporta molta debolezza nervosa e irritabilità, perdita di autocontrollo, e iperestesia genitale. [14] Hirschfeld rileva che oltre il 67 per cento degli invertiti soffre di disturbi nervosi, e tra i casi trattati nel presente studio (come mostrato nel capitolo V) lievi disturbi nervosi funzionali sono molto comuni. Queste sono condizioni che possono essere migliorate, e possono essere trattate praticamente nello stesso modo come se non esistesse nessuna inversione, con tonici fisici e mentali; o, se necessario, con sedativi; con la ginnastica regolamentata, con esercizi all’aperto e con occupazioni che impegnano, senza forzare la mente. Un beneficio molto grande e permanente può essere ottenuto attraverso un percorso prolungato di tale igiene mentale e fisica; le condizioni nevrasteniche associate possono essere in gran parte rimosse, insieme con le paure morbose, i sospetti e le irritabilità che di solito sono parte della nevrastenia, e l’invertito può essere portato ad una condizione abbastanza sana e tonica di autocontrollo.

L’inversione non è quindi rimossa. Ma se il paziente è ancora giovane, e se la perversione non sembra essere profondamente radicata nell’organismo, è probabile che – a patto che la sua buona volontà lo aiuti – le misure igieniche generali, insieme con il trasferimento in un ambiente favorevole, possano gradualmente portare allo sviluppo dell’impulso sessuale normale. Se ciò non accade, si rende necessario esercitare grande cautela nel raccomandare metodi più forti. La sola “associazione platonica con l’altro sesso”, Moll sottolinea, “porta a risultati migliori rispetto a qualsiasi prescritto tentativo di coito”. Infatti, anche quando tale tentativo ha successo, di solito non è possibile considerare i risultati con molta soddisfazione. Non solo l’acquisizione dell’istinto normale da parte di un invertito avviene quasi a livello dell’acquisizione di un vizio, ma probabilmente riesce ben raramente a sradicare l’istinto invertito originale. [15] Quello che succede di solito è che la persona diventa capace di vivere entrambi gli impulsi, e non è evidentemente uno stato di cose soddisfacente, può anzi essere disastroso, soprattutto se porta al matrimonio, come può accadere in un uomo invertito o ancora più facilmente in una donna invertita. Il cambiamento apparente non risulta essere profondo e la condizione dell’invertito è peggiore della sua condizione originaria, per sé e per la moglie. [16]

Si può osservare, nelle storie presentate nel capitolo III, che la posizione dell’invertito sposato (non dobbiamo, ovviamente, considerare il bisessuale) è di solito più angosciante di quella del celibe. Tra i miei casi, il 14 per cento sono sposati. Hirschfeld ritiene che il 16 per cento degli invertiti siano sposati e il 50 per cento siano impotenti; egli non è in grado di trovare una sola guarigione dell’omosessualità, e a stento trova qualche miglioramento dovuto al matrimonio; quasi sempre l’impulso rimane inalterato. La felicità del invertito è, tuttavia, spesso piegata ad una condizione peggiore, e non da ultimo per effetto della sensazione che egli stia privando la moglie della felicità. Un invertito, che aveva lasciato il suo paese per paura di essere arrestato e aveva sposato una donna ricca che era innamorata di lui, ha detto ad Hirschfeld: “Cinque anni di reclusione non sarebbero stati peggio di un anno di matrimonio.” [17] In un matrimonio di questo genere il partner omosessuale e quello normale – anche se ignoranti di questioni sessuali – sono entrambi coscienti, spesso con uguale dolore, che, anche in presenza di affetto e di stima e della migliore buona volontà del mondo, c’è qualcosa che manca. L’elemento istintivo ed emotivo, che è l’essenza dell’amore sessuale e scaturisce dal nucleo centrale della personalità organica, non può essere creato volontariamente o addirittura dato per scontato. [18]

Anche per il bene della eventuale prole il matrimonio è da evitare. A volte è solo per i figli che l’invertito desidera sposarsi. Ma bisogna rilevare che l’omosessualità è indubbiamente in molti casi ereditaria. Spesso, è vero, i bambini vengono fuori abbastanza bene, ma, in molti casi, testimoniano che appartengono a un ceppo nevrotico e debole; [19] Hirschfeld si spinge fino a dire che è sempre così, e conclude che dal punto di vista eugenetico il matrimonio di una persona omosessuale è sempre molto rischioso. In un gran numero di casi tali matrimoni si rivelano sterili. La tendenza all’inversione sessuale nelle famiglie eccentriche e nevrotiche sembra semplicemente essere il metodo misericordioso della natura per liquidare una preoccupazione, che, dal suo punto di vista, ha cessato di essere redditizia.

Come regola generale, gli invertiti non hanno alcun desiderio di essere diversi da quello che sono e, se hanno qualche desiderio del matrimonio, di solito è solo momentaneo. Fanno tuttavia molte richieste patetiche di aiuto. Posso citare una lettera indirizzata a me da un signore che desiderava un consiglio su questo argomento: “In parte scrivo a voi come ad un moralista e, in parte, come ad un medico. Il Dr. D. ha pubblicato un libro in cui, senza spiegazioni, il trattamento ipnotico di questi casi era segnalato come coronato da successo. Sono ansioso di sapere se la vostra opinione rimane quella che era. Questa nuova assicurazione viene da un uomo la cui morale, la cui fermezza e la cui delicatezza sono indiscutibili, ma vi sarà facile immaginare come uno possa sottrarsi l’impianto di nuovi impulsi nel proprio inconscio, dal momento che le inclinazioni di recente creazione potrebbero disturbare le condizioni di vita. In ogni caso, nella mia ignoranza dell’ipnotismo temo che lo sforzo di instillare l’istinto normale potrebbe portare al matrimonio senza la certezza che l’istinto normale sia stabile. Vi scrivo, dunque, per spiegare la mia condizione attuale e bramano il vostro consiglio. È con grande riluttanza che vi svelo il segreto della mia vita, gelosamente custodito. Non ho altra anomalia, e non ho finora tradito il mio istinto anormale. Non ho mai reso nessuna persona vittima della mia passione: i sentimenti morali e religiosi erano troppo potenti. Ho trovato che il mio rispetto per le altre anime è una salvaguardia perfetta contro qualsiasi approccio all’impurità. Non ho mai avuto interesse sessuale per le donne. Una volta ho avuto una grande amicizia con una bella e nobile donna, senza alcuna mescolanza di sensazioni sessuali da parte mia. Nulla sapevo della mia condizione, e ho l’amaro rimpianto di aver provocato in lei un amore senza speranza, orgogliosamente e tragicamente nascosto fino alla sua morte. Le mie amicizie con gli uomini, gli uomini più giovani, sono state colorate dalla passione, contro la quale ho combattuto continuamente. La vergogna di questo ha reso la mia vita un inferno, e l’orrore di questa anomalia, da quando sono venuto a sapere che cosa sia, è stato un nemico alla mia fede religiosa. Qui non ci potrebbe essere nessun istinto mandato dal cielo che io debba imparare ad usare in modo razionale e casto, sotto il controllo della lealtà spirituale. La potenza che mi ha dato la vita sembrava insistere sul mio fare ciò per cui quella stessa potenza mi avrebbe punto col rimorso. Se non c’è un rimedio, io sono costretto o a gridare contro l’ingiustizia di questa vita di tormento oscillante tra la natura e la coscienza, o a sottomettermi alla fiducia cieca dell’ignoranza sconcertata. Se c’è un rimedio, la vita non sembra essere una prova così intollerabile. Non sto sostenendo che devo cedere all’impulso. Non dubito che una vita di puro celibato sia possibile per quanto riguarda le azioni. Ma non riesco a capire come l’amicizia con uomini più giovani possa andare avanti non colorata da una mescolanza di sensualità, che mi riempie di vergogna e di disgusto. La gratificazione della passione – normale o anormale – è ripugnante al sentimento estetico. Ho quasi 42 anni e mi sono sempre allontanato da interessi personali che minacciassero di diventare pericolosi per me. Più di un anno fa, tuttavia, un nuovo destino è sembrato aprirsi alla mia vita infelice e solitaria. Sono diventato intimo con un giovane di 20 anni, della più rara bellezza fisica e di carattere. Sono sicuro che lui è ed è sempre stato puro. Vive una vita morale e religiosa elevata, dominato dall’idea che lui e tutti gli uomini sono partner della natura divina, e in grado, con la forza di quella natura, di essere liberi dal male. Io credo che lui sia normale. Si mostra compiaciuto dalla compagnia di giovani donne attraenti e in modo innocente e spensierato fa riferimenti al tempo in cui potrà essere in grado di sposarsi. È amato da tutti, ma si è rivolto a me come ad un amico e a un maestro. È povero, ed è stato possibile per me garantirgli una buona educazione. Ho cominciato ad aiutarlo partendo dai desideri di una vita solitaria. Ho voluto un figlio e un amico della mia desolazione interiore. Io desideravo la compagnia di questa natura pura e felice. Ho sentito un tale rispetto per lui che speravo di trovare l’elemento sensuale in me purgato via dalla sua purezza. Sono, infatti, del tutto incapace di fargli del male; io non sono moralmente debole; tuttavia l’elemento sensuale è lì, ed avvelena la mia felicità. Egli è ardentemente affettuoso ed espansivo. Trascorre le estati con me in Europa, e la tenerezza che prova per me lo ha spinto a volte ad abbracciarmi e baciami come sempre ha fatto con suo padre. Di recente ho iniziato a temere che, senza volontà o desiderio io possa danneggiare il fiorire del sentimento in lui, soprattutto se è vero che la tendenza omosessuale è latente nella maggior parte degli uomini. L’amore che mi mostra è la mia gioia, ma è una gioia avvelenata. È il pane e il vino della vita per me; ma non oso pensare in che cosa il suo affetto ardente potrebbe trasformarsi. Posso andare avanti nel combattere la battaglia del bene e del male nel mio attaccamento a lui, ma non posso definire il mio dovere verso di lui. Evitarlo sarebbe una crudeltà e sarebbe come smentire la sua fiducia nella fedeltà umana. Senza la mia amicizia non avrà i miei soldi – la condizione di una grande carriera. Certo potrei spiegare a lui quello che sto spiegando a voi, ma la prova e la vergogna sono troppo grandi, e non riesco a vedere che cosa ne potrebbe venire di buono. Se ha la capacità di sentire come un omosessuale, potrebbe essere violentemente stimolato; se non ha quella capacità, proverebbe repulsione.

“Supponiamo, quindi, che io possa cercare un trattamento ipnotico, io ancora non so quali trucchi una natura anomala potrebbe mettere in campo contro di me quando, deviato da una suggestione, potrei perdere la gioia di questa amicizia, senza alcuna compensazione. Ho paura, ho paura! Potrei non essere influenzato ad evitare le uniche persone che mi ispirano sentimenti altruisti?

“Abbiate pazienza nel seguire questo racconto della mia storia. Molte virtù sono facili per me, e la mia vita è spesa in attività culturali. Ahimè, tutta la cultura che mi viene attribuita, tutte le preghiere e le aspirazioni, tutta la forte volontà e gli eroici propositi non hanno liberato la mia natura da questa cattiva tendenza! Quello che desidero è il diritto di amare, non per la mera gratificazione fisica ma per il diritto di prendere un altro tra le braccia del mio cuore e di dimostrargli tutta la tenerezza che sento, di trovare la mia gioia nel pianificare la sua carriera insieme con lui, come uno che ha giustamente e naturalmente il diritto di farlo. Bramo questo dato che non posso avere un figlio. Interrompo qui il discorso.

“Quando leggo quello che ho scritto, vedo quanto è inutile. È possibile, infatti, che rimuginare sulla mia disgrazia personale ingrandisca nella mia mente il senso di pericolo per questo amico attraverso di me, e che io abbia solo bisogno di trovare il giusto rapporto di cordialità e freddezza che lo garantisca contro qualsiasi attaccamento troppo ardente. Certamente non ho paura di dimenticarmi di me stesso. Eppure due cose trovano posto dall’altra parte: mi ribello interiormente contro la necessità di isolarmi come se fossi un appestato, e mi ribello contro la macchia del sentimento sensuale. L’uomo normale può sentire che non deve vergognarsi del suo istinto quando lo spirito è capace di controllarlo. Io so che, per la coscienza degli altri, il mio istinto sarebbe un peccato e una viltà, e non ho la tendenza a costruirmi un sistema morale per me stesso. Ho, per restare tranquillo, dei momenti in cui dichiaro a me stesso che avrò la mia gratificazione sensuale, così come ce l’hanno gli altri uomini, ma nel momento in cui penso alla malvagità di essa, la ribellione è ben presto superata. La disistima di sé, il senso della tara, la necessità di ritirarmi dalla felicità per paura di trasmettere la mia tara, questa è una malattia spirituale che rende il tono di base della mia esistenza caratterizzato dal dolore e dalla malinconia. Se voi poteste offrirmi anche solo un po’ di conforto morale, senza la promessa di assistenza medica ve ne sarei comunque grato.”

In un caso come questo, si può fare poco più che avvisare il sofferente che, per quanto dolorosa la sua partita possa essere, non è priva di consolazioni, e che sarebbe stato meglio consigliargli di perseguire, con la leggerezza possibile, il percorso che lui stesso ha già da tempo definito da sé. L’invertito a volte non riesce a rendersi conto che per nessun uomo con alti ideali morali, per quanto normale sia, è facile trovare una giusta condotta di vita, e che se l’invertito deve essere soddisfatto di un affetto senza passione e di vivere una vita di castità, egli non sta facendo più di quello che hanno fatto migliaia di uomini normali, volontariamente e con soddisfazione. Per quanto riguarda l’ipnosi in un caso come questo, è del tutto irragionevole aspettarsi che la suggestione possa soppiantare gli impulsi organici profondamente radicati che sono cresciuti nel corso della vita.

Possiamo quindi concludere che nel trattamento dell’inversione il risultato più soddisfacente è solitamente ottenuto quando è possibile con metodi diretti e indiretti ridurre l’iperestesia sessuale, che spesso esiste, e affinare e spiritualizzare l’impulso invertito con metodi psichici, in modo che la perversione naturale invertita non possa diventare una causa di perversione acquisita in altri. L’invertito non è solo vittima della sua stessa ossessione anormale, è anche vittima di ostilità sociale. Dobbiamo cercare di distinguere la parte delle sue sofferenze imputabile a ciascuna di queste due cause. Quando rivedo i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono propenso a dire che se siamo stati in grado di permettere ad un invertito di essere sano, capace autonomamente di grandi sforzi e di auto-rispettarsi, abbiamo spesso fatto molto meglio che convertirlo in un mero simulacro debole di un uomo normale. Un appello alla pederastia dei giorni migliori della Grecia e la dignità, la temperanza, la castità anche, che essa ha comportato, a volte troveranno una pronta risposta nella natura emotiva entusiasta dell’invertito congenito. Si è spesso trovato che i Dialoghi di Platone sono stati una fonte di grande aiuto e consolazione per gli invertiti. L’”amore virile” celebrato da Walt Whitman in Leaves of Grass [Foglie d’erba], anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un ideale sano e robusto all’invertito che è insensibile agli ideali normali. [20]

Tra libri recenti, : An Anthology of Friendship, a cura di Edward Carpenter, può essere raccomandato. Un libro simile in tedesco, di carattere più esteso, è Lieblingminne und Freudesliebe in der Weltliteratur, a cura di Elisar von Kupffer. Menzione può essere fatta anche del Freundschaft(1912) del barone von Gleichen-Russwurm, una sorta di storia letteraria dell’amicizia, senza specifico riferimento all’omosessualità, anche se vengono introdotti molti scrittori di tendenza invertita. Notevoli sono le Tagebücher di Platen, in pratica il diario di un invertito di carattere elevato e di alti ideali. I volumi dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen contengono molti studi che vertono sugli aspetti ideali ed estetici dell’omosessualità.

Vari poeti moderni di grandi capacità hanno dato espressione alle emozioni di amicizia esaltata o appassionata verso individui dello stesso sesso, sia che tale amicizia possa, sia che non possa propriamente essere definita omosessuale. È appena il caso di fare riferimento a In Memoriam, in cui Tennyson ha racchiuso il suo affetto per il suo amico di gioventù, Arthur Hallam, e ha sviluppato un quadro dell’universo sulla base di tale affetto. Le poesie di Edward Cracroft Lefroy sono notevoli, e il signor John Gambril Nicholson ha pubblicato privatamente parecchi volumi di versi (A Chaplet of Southernwood, A Garland of Ladslove, ecc.) che hanno un fascino delicato combinato con alta abilità tecnica. Alcuni libri, principalmente o interamente scritti in prosa, possono ragionevolmente essere inclusi nello stesso gruppo. Tali sono In the Key of Blue, di John Addington Symonds, e le Memoirs of Arthur Hamilton (pubblicato in forma anonima da un noto autore, A. C. Benson), in cui con un’espressione un po’ platonica viene elaborata l’idea che l’individuo malato deve passare “dall’amore di una giusta forma all’amore della bellezza astratta” e “dalla contemplazione della propria sofferenza alla considerazione della radice di ogni sofferenza umana.”

Per quanto riguarda la letteratura poetica moderna sull’omosessualità femminile probabilmente non c’è nulla da mettere a fianco ai vari volumi – patetici nella loro coraggiosa semplicità e sincerità – di “Renée Vivien” (vedi spèra, p. ??). La maggior parte delle altre donne che hanno cantato l’omosessualità hanno cautamente gettato un velo di eterosessualità sopra i loro canti.

I romanzi di un tono più o meno sicuramente omosessuale sono ormai molto numerosi in inglese, francese, tedesco e altre lingue. In inglese l’omosessualità è per la maggior parte velata e le la narrazione ha a che vedere in gran parte con la vita scolastica e i ragazzi in modo che il carattere emozionale e romantico delle relazioni descritte possa apparire più naturale. Così Tim, un libro anonimo pubblicato da H. O. Sturgis (1891), ha descritto la devozione di un ragazzo per un ragazzo più grande a Eton e la sua morte in tenera età. Jaspar Tristram, di A. W. Clarke (1899), ancora una volta, è una storia ben scritta di un’amicizia tra studenti di tono omosessuale; un ragazzo viene presentato come uno che prova attrazione per i ragazzi che sono come le ragazze; una ragazza è diventata attraente per l’eroe, perché lei è come un ragazzo e gli ricorda il fratello [di lei], che lui aveva precedentemente amato. The Garden God: A Tale of Two Boys, di Forrest Reid (1905), è un altro libro piuttosto simile, a suo modo un idillio affascinante e delicatamente scritto.Imre: A Memorandum, (1906), di “Xavier Mayne” (lo pseudonimo di un autore americano, che ha anche scritto The Intersexes), pubblicato privatamente a Napoli, è un libro di una classe diversa; che rappresenta la passione francamente omosessuale di due uomini reciprocamente attratti, un inglese che si suppone abbia scritto la storia, e un ufficiale ungherese; contiene una notevole rappresentazione dello sviluppo omosessuale che è probabilmente più o meno reale.

In francese ci sono parecchi romanzi che trattano di omosessualità, a volte con simpatia, a volte con indifferenza artistica, a volte con spirito satirico. André Gide (ne L’Immoraliste e altri libri), Rachilde (Madame Vallette), Willy (nella ben nota serie Claudine) possono essere menzionati, tra gli altri scrittori di più o meno notevoli, che hanno trattato una o più volte di omosessualità. Una particolare menzione va fatta per l’autore belga George Eekhoud, il cui Escal-Vigor (condannato a Bruges alla sua pubblicazione) è un libro di speciale potenza. Le storie omosessuali di Essebac, di cui L’Elu (1902) è considerata la migliore, sono di carattere romantico e sentimentale. Lucien(1910), di Binet-Valmer, è un penetrante e poco simpatico studio sull’inversione. Les Adolescents Passionnés di Nortal (già citato, p. ??) è uno studio particolare intimo e preciso dell’omosessualità nelle scuole francesi. Sarebbe facile citare molti altri libri.

In Germania, negli ultimi anni sono stati pubblicati molti romanzi di carattere omosessuale. Di solito non sono, a quanto pare, di grande carattere letterario, ma a volte sono notevoli come racconti più o meno mascherati di fatti reali. Aus Eines Mannes Mädchenjahren, di Body, si dice che sia un’autobiografia fedele. Der Neue Werther: eine Hellenische Passions-geschichte di Narkissos (1902) si dice che sia anche autentico. Un altro libro che può essere menzionato è Ein Junger Platos: Aus dem Leben eines Entgbeistes di Konradin (1914). Le opere letterarie tedesche sull’omosessualità, così come quelle di altri paesi, si troveranno riassunte in maniera adeguata e critica da Numa Praetorius nei volumi dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen. Vedi anche Die Homosexualität di Hirschfeld, pp. 47 e 1018 e seguenti.

È attraverso un qualche metodo simile di auto-trattamento come questo che la maggior parte degli uomini e delle donne più altamente intelligenti, le cui storie ho già ricordato brevemente, hanno finalmente, lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa salute e la pace, sia fisica che morale. Il metodo di autocontrollo e di auto-acculturazione, senza auto-repressione, sembra essere il metodo più razionale di trattare con l’inversione sessuale quando tale condizione è veramente organica e radicata. È meglio che un uomo possa avere la possibilità di sfruttare al meglio i propri forti istinti naturali, con tutti i loro svantaggi, piuttosto che essere asessuato e pervertito, schiacciato in una posizione che non ha naturale attitudine ad occupare. Come sia Raffalovich che Féré hanno ribadito, è l’ideale della castità, piuttosto che quello della sessualità normale, che l’invertito congenito dovrebbe tenere davanti agli occhi. Egli non può avere in sé la realizzazione dell’uomo medio sensuale; egli può avere in sé l’agire di un santo. [21] Quale lavoro positivo nel mondo un invertito possa fare è dimostrato dagli esempi storici di invertiti illustri; e, mentre è certamente vero che queste considerazioni valgono soprattutto per le nature più fini, le storie che ho messo insieme sono sufficienti a dimostrare che tali nature costituiscono una parte considerevole degli invertiti. L’appetito sessuale grossolano e senza speranza non può quindi essere influenzato in questo modo; ma ciò resta vero sia se l’appetito è omosessuale sia se è eterosessuale, e non si guadagna nulla a permettendogli di nutrirsi di donne così come di uomini.

Una vita rigorosamente ascetica, c’è a stento bisogno di dirlo, è difficilmente possibile per tutte le persone, sia omosessuali o eterosessuali. È, tuttavia, al di fuori della competenza del medico raccomandare ai suoi pazienti invertiti di vivere secondo i loro impulsi omosessuali, anche quando quegli impulsi sembrano essere naturali alla persona che li dimostra. Il massimo che il medico ha il diritto di fare, mi sembra, è presentare la situazione in modo chiaro e lasciare al paziente una decisione della quale egli stesso deve assumersi la responsabilità. Forel si spinge fino a dire che non vede alcun motivo per cui gli invertiti non dovrebbero costruire città loro proprie e sposarsi l’uno con l’altro se questo a loro piace, dal momento che non possono fare alcun danno agli adulti normali, mentre i bambini possono essere protetti da loro. [22] Tali concetti sono, tuttavia, troppo lontani dalle nostre presenti convenzioni sociali perché valga la pena di prenderli in seria considerazione.

Il punto di vista qui sostenuto, si può osservare, non nega in nessun modo all’invertito un diritto alla soddisfazione dei suoi impulsi. Numa Praetorius osserva, sembrerebbe giustamente, che mentre l’invertito deve essere correttamente messo in guardia contro la licenza sessuale innaturale, e mentre coloro che sono capaci di continenza fanno bene a preservarla, il negare qualsiasi diritto all’attività sessuale all’invertito produce come sola conseguenza il fatto che quegli invertiti che non sono incapaci di autocontrollo mettano incautamente da parte tutte le restrizioni (Zeitschrift für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, 1906, p. 726). Può darsi che l’invertito abbia diritto all’indulgere alla sessualità ma ha anche il dovere di accettare la piena responsabilità delle proprie azioni e la necessità di riconoscere l’attuale atteggiamento della società in cui vive. Non gli si può consigliare di mettersi in opposizione violenta con quella società.

Il mondo non sarà un luogo tollerabile per le persone marcatamente invertite fino a quando quelle persone non saranno meglio comprese, e questo comporterà un radicale cambiamento nell’opinione pubblica generale e anche in quella della classe medica. Un medico invertito, della più alta fama e di successo nella sua professione, mi scrive su questo punto: “La prima e più semplice cosa da fare, mi sembra, è convincere la classe medica che noi, persone sfortunate, non siamo solo altrettanto sani di mente, ma altrettanto morali, dei nostri fratelli normali, e che siamo ancora più attivi di loro nella suprema necessità dell’autocontrollo (necessario sotto tutti i punti di vista). Non è la licenza che vogliamo ma la giustizia; noi vogliamo abolire la crudeltà e il pregiudizio convenzionale, non la giusta a opportuna indignazione della società verso i crimini contro l’ordine sociale. Vogliamo rendere possibile per noi soddisfare i nostri istinti innati (che non riguardano essenzialmente e solo i cosiddetti atti sessuali) senza per questo diventare criminali. Uno di noi che, in qualsiasi circostanza, seducesse una persona del suo stesso sesso, di minore età, e in particolare uno la cui tendenza sessuale sia sconosciuta, meriterebbe la severa punizione comminata a una persona normale che ha fatto lo stesso con una ragazza, ma non di più; mentre, fino a quando non viene commesso alcun reato pubblico, non ci dovrebbe essere nessuna condanna o calunnia in conseguenza di atti sessuali commessi con pieno consenso tra persone mature. Questi atti possono o non possono essere sbagliati e immorali, proprio come gli atti sessuali tra persone mature di sesso diverso possono o non possono essere sbagliati o immorali. Ma in nessuno dei due casi la legge deve preoccuparsene; e l’opinione pubblica non dovrebbe fare alcuna distinzione tra le due situazioni. È sommamente importante che sia chiaro che noi non vogliamo alcun rilassamento degli obblighi morali. Al momento soffriamo di un male inconcepibilmente crudele.”

Dobbiamo sempre ricordare, e non vi è, infatti, alcuna possibilità di dimenticare che la questione dell’omosessualità è una questione sociale. Entro certi limiti la gratificazione dell’impulso sessuale normale, anche al di fuori del matrimonio, non suscita una indignazione generale o profonda; ed è considerata come una questione privata; a torto o a ragione, la gratificazione dell’impulso omosessuale è considerata invece una questione pubblica. Questo atteggiamento si riflette più o meno esattamente nella legge. Così accade che ogni volta che un uomo è chiaramente colto in un atto omosessuale, per quanto esemplare sia stata la sua vita in precedenza, per quanto ammirevole essa possa ancora essere sotto tutti gli altri aspetti, qualsiasi ordinario cittadino normale, per quanto licenziosa e gaudente sia la sua vita, sente come un dovere morale il fatto di considerare l’autore del reato come irrimediabilmente dannato e di collaborare a cacciarlo fuori dalla società. A molto brevi intervalli si verificano casi, che senza raggiungere i giornali sono più o meno ampiamente noti, in cui uomini illustri in vari campi, non di rado uomini del clero, improvvisamente scompaiono dal paese o si suicidano in conseguenza di qualche simile esposizione al pubblico ludibrio anche solo minacciata. È probabile che molte tragedie oscure trovino la loro spiegazione in una causa omosessuale.

Alcuni dei vari modi tragici con cui le passioni omosessuali si mostrano alla società possono essere illustrati dalla la seguente comunicazione di un corrispondente, non invertito, che qui narra i casi che sono venuti sotto la sua osservazione in varie parti degli Stati Uniti. I casi cui si fa riferimento saranno forse noti a molti, ma ho modificato i nomi delle persone e dei luoghi: –

“All’età di 14 anni ero un corista della chiesa di …, il cui maestro di cappella, un inglese di nome M. W. M,, era un uomo abile, apparentemente un perfetto gentiluomo e un devoto uomo di chiesa. Sembrava che non si interessasse mai alla compagnia signore e non si mescolava molto nemmeno con gli uomini, ma ricercava la compagnia dei coristi della mia età. Faceva spesso visita alle case dei suoi preferiti, per prendere il tè, e quando chiedeva il consenso dei genitori per avere la compagnia di George o di Frank in una gita o per andare a teatro, e per passare poi la notte con lui, tale richiesta trovava senza eccezione una risposta positiva. Ricorderò sempre la mia prima notte con lui. Cominciò a blandirmi e ad accarezzami, calmando il mio stato di allarme con rassicurazioni circa il fatto che non mi avrebbe fatto male e, dopo, richiedendomi di mantenere il segreto, e anche con la promessa di molti piaceri futuri. Io acconsentii al suo desiderio o meglio alla sua passione, che sembrava soddisfare con un tentativo di fellatio. Era depravazione? Direi: “No!” dopo aver letto la sua successiva confessione, trovata nella sua stanza dopo la sua morte per suicidio. Arrivò al suicidio per i suoi rapporti troppo intimi con il figlio del rettore che contrasse il ballo di San Vito [un tipo di encefalite] e nel delirio di una febbre che ne seguì per esaurimento nervoso raccontò di lui e delle sue azioni. Si fece un’indagine approfondita e M. scappò, un uomo con il cuore spezzato e caduto in disgrazia, che, come risultato del rimorso, della persecuzione implacabile, e dell’esposizione a pubblico ludibrio per diversi anni, concluse la sua vita per annegamento volontario. Nella sua confessione raccontò di essere stato allevato sotto fortissimi freni morali e di aver vissuto una vita esemplare, con l’eccezione di questo strano desiderio che la sua forza di volontà non riusciva a controllare.

“Il caso successivo è quello di C. H.. Veniva da un’antica famiglia di uomini cervellotici che avevano occupato e occupano ancora oggi posti di primo piano sul pulpito e nel foro, ed era lui stesso un giovane avvocato di talento. L’ho conosciuto intimamente, dato che per sei anni è stato un vicino molto prossimo ed eravamo soci in un’attività alberghiera. Era un ometto effeminato, alto 5 piedi e 2 pollici, del peso di 105 libbre, molto miope, e aveva una voce sottile, non tremante o in falsetto, ma pur sempre una voce che sviliva materialmente la bella retorica che scorreva dalle sue labbra. Aveva servito il suo paese come suo rappresentante in parlamento e aveva ricevuto la nomina a senatore, nel corso di una battaglia politica combattuta. L’ultima richiesta di voti e gli ultimi discorsi furono fatti in una città che era piena di gente proprio per questa ragione. Quella notte H. doveva occupare una stanza con uno sconosciuto, di nome E., un commesso viaggiatore. C’erano due letti in quella stanza. Il signor E., il giorno dopo disse a diverse persone che durante la notte era stato svegliato da H., che era venuto sul suo letto e aveva la bocca sulla sua ‘persona’, che aveva minacciò di cacciarlo fuori dalla stanza, ma che H. lo aveva supplicato, era caduto in ginocchio e aveva giurato che era stato sopraffatto da una passione che aveva fino ad allora controllato, e gli aveva chiesto di non esporlo al pubblico ludibrio. Una volta venuti questi fatti a conoscenza dei suoi avversari, essi entro ventiquattro ore, si affrettarono a trarne vantaggio etichettando H. come un secondo Oscar Wilde, ed esponendo i fatti nella misura in cui la decenza e la legge lo consentivano. Gli amici di H. andarono da lui e gli diedero una delle due alternative: se colpevole, o di uccidersi o di lasciare quella sezione per sempre; se non colpevole, di uccidere il suo diffamatore, E. H. affermò la sua innocenza, e in compagnia di due amici, C. e J., prese il treno per … . Venuti a sapere sul treno che E. si trovava in una città dodici miglia ad est, presero a noleggio una carrozza veloce e ci andarono via terra. Trovarono E. alla stazione, in attesa dell’arrivo di un treno. H., con una pistola, si fece avanti e nella sua eccitazione disse: ‘Mi hai esposto al pubblico ludibrio, vero?’ Essendo miope, la sua mira di dimostrò fuori bersaglio. E. balzò in avanti e afferrò H. per impossessarsi della pistola, ma fu sparato da C. e J., che lo colpirono alla schiena. Spirò in pochi minuti, la sua ultima dichiarazione fu nel senso che H era colpevole di ciò di cui era accusato. H., C., e J. furono condannati al carcere a vita. Durante i miei sei anni di conoscenza con H. non venni a sapere nulla di negativo sul suo carattere, né nessuno si è mai fatto avanti per dire che in qualsiasi altra occasione egli abbia mai mostrato questa debolezza. So che la sua vita precedente era stata condotta in un’atmosfera pura, dato che lui era figlio unico ed era l’idolo di entrambi i suoi genitori, che nutrivano grandi speranze circa il suo futuro successo, genitori che sopravvivono a questa vergogna, ma hanno il cuore spezzato.

“Il caso successivo è quello del Rev. T. W., professore presso l’Università di … . Il signor W. è un gentiluomo studioso, affabile nel suo discorso, eloquente nella sua oratoria, e fine conoscitore dei classici. Fu esposto al pubblico ludibrio da alcuni dei suoi studenti, che, per usare una frase gergale, lo accusarono di essere un ‘head-worker’. [che significa sia “capo operaio” che “uno che lavora di testa”] Quando il suo caso fu esaminato da parte del corpo docente, confessò la sua debolezza e disse che non riusciva a controllare la sua passione diabolica. Le sue dimissioni furono accettate sia dalla chiesa che dal college, e se ne andò.

“So di alcuni altri casi che hanno i loro tratti peculiari, e credo che queste persone non siano diventate dipendenti da questa abitudine attraverso le cosiddette “indiscrezioni della giovinezza”, dato che in ogni caso i loro primi anni di vita erano più liberi dalla contaminazione di quelli del 90 per cento dei ragazzi che, avendo ereditato lo stato di uomo, non hanno, come me, alcun desiderio di deviare dalla vecchia maniera formulata dal nostro antico padre Adamo.”

Si può difficilmente affermare che la coscienza di questo atteggiamento della società sia favorevole alla realizzazione da parte dell’invertito di uno stato mentale abbastanza sano ed equilibrato. Questo atteggiamento è, infatti, una delle grandi difficoltà nella sua strada, e spesso lo porta ad oscillare tra gli estremi della melanconia e dell’esaltazione egoista. Noi consideriamo tutta l’omosessualità con disgusto assoluto e non mitigato. Siamo stati educati a venerare Alessandro Magno, Epaminonda, Socrate, e altri eroi antichi; ma essi sono sepolti al sicuro nel passato remoto, e non influenzano il nostro disprezzo dell’omosessualità nel presente.

È stato nel IV secolo, a Roma, che la forte opposizione moderna all’omosessualità è stata chiaramente formulata nelle leggi. [23] La razza romana era stata a lungo in decadenza; perversioni sessuali di ogni genere fiorivano; la popolazione stava diminuendo. Allo stesso tempo, il cristianesimo, con il suo antagonismo giudaico-paolino all’omosessualità, si stava rapidamente diffondendo. Gli statisti del giorno, ansiosi di accelerare gli impulsi della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio, Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità, l’ultimo, ordinando in ogni caso come condanna le vindices flammæ; ma le leggi da loro promulgate non sembrano essere state rigorosamente applicate. Nell’anno 538, Giustiniano, agitando il terrore di carestie, terremoti e pestilenze in cui vide la misteriosa “ricompensa adeguata” profetizzata da San Paolo, [24] emise il suo editto condannando i trasgressori innaturali ad essere passati a fil di spada, “per paura che, come risultato di questi atti empi” (come recita il preambolo della sua Novella 77) “intere città periscano, insieme ai loro abitanti”, dato che ci viene insegnato dalla Sacra Scrittura che, attraverso questi atti, le città sono morte con gli uomini che contenevano.” [25] Questo editto (che Giustiniano fece seguire da una nuova ordinanza per ottenere lo stesso effetto) ha costituito il fondamento della promulgazione legale e dell’opinione sociale per quanto riguarda questa materia in Europa per milletrecento anni. [26] in Francia le vindices flammæ sono sopravvissute fino all’ultimo; San Luigi aveva consegnato questi delinquenti sacrileghi alla Chiesa perché fossero bruciati; nel 1750 due pederasti furono bruciati in Place de Grève, e solo pochi anni prima della Rivoluzione fu bruciato anche un frate cappuccino di nome Pascal.

Dopo la rivoluzione, però, iniziò un nuovo movimento, che è proseguito lentamente e costantemente da allora, anche se ancora divide le nazioni europee in due gruppi. Giustiniano, Carlo Magno e San Luigi avevano insistito sul peccato e sul sacrilegio della sodomia, presi come base per la sua punizione. [27] È stato senza dubbio in gran parte come reato religioso che il Code Napoléon ha omesso di punirlo. La legge francese fa una distinzione chiara e logica tra crimine, da un lato, vizio e irreligiosità dall’altro, preoccupandosi solo del primo. Le pratiche omosessuali in privato, tra due partner consenzienti adulti, uomini o donne, non vengono assolutamente puniti dalCode Napoléon e dalla legge francese di oggi. Solo in tre casi l’atto omosessuale rientra nella competenza della legge come reato: (1) quando vi è outrage public à la pudeur, – cioè quando l’atto viene eseguito in pubblico o con la possibilità che ci siano testimoni; (2) quando vi è violenza o assenza di consenso, qualunque sia il grado in cui l’atto sia stato consumato; (3) quando una delle parti è minorenne, o non in grado di dare un valido consenso; in alcuni casi sembra possibile applicare l’articolo 334 del codice penale, diretto contro l’incitazione abituale alla corruzione dei giovani di entrambi i sessi di età inferiore ai 21 anni.

Questo modo di trattare i reati innaturali si è diffuso ampiamente, in un primo momento a causa dell’influenza politica della Francia, e più recentemente, perché un tale atteggiamento si è fatto notare per i suoi meriti. In Belgio la legge è simile a quella del Code Napoléon, come è anche in Italia, Spagna, Portogallo, Romania, Giappone, e in numerose terre del Sud America. In Svizzera la legge è un po’ vaga e varia leggermente nei diversi cantoni, ma non è severa; a Ginevra e in alcuni altri cantoni non c’è sanzione penale; la tendenza generale è quella di infliggere una breve carcerazione, quando sono state presentate denunce gravi e alcuni casi, a volte, possono essere risolti privatamente dal magistrato.

Gli unici grandi paesi europei in cui l’omosessualità in sé rimane un reato penale sembrano essere la Germania, l’Austria, la Russia e l’Inghilterra. In molti degli Stati tedeschi, come la Baviera e l’Hannover, la semplice omosessualità prima non era punita, ma da quando nel 1871 le leggi di Prussia furono applicate al nuovo impero tedesco, non è stato più così, e la carnalità innaturale tra maschi è diventata un reato contro la legge. Questo articolo del codice tedesco (sezione 175) ha causato grande discussione e molte difficoltà pratiche, perché, anche se i termini della legge rendono necessario intendere come widernatürliche Unzucht [sodomia] altre pratiche oltrepædicatio, non ogni pratica omosessuale è inclusa; mentre deve essere inclusa qualche pratica simile normale coito. Vi è una opinione diffusa che questo articolo del codice dovrebbe essere abolito; sembra che una volta una commissione autorevole si sia pronunciata a favore di questo passo e che la proposta si sia avvicinata ad essere adottata. La legge austriaca è in qualche modo simile a quella tedesca, ma si applica alle donne e agli uomini; questo è logico, perché non c’è alcun motivo per cui l’omosessualità dovrebbe essere punita negli uomini e lasciata impunita nelle donne. In Russia la legge contro le pratiche omosessuali sembra essere molto severa, e comporta, in alcuni casi, l’esilio in Siberia e la privazione dei diritti civili; ma può difficilmente essere eseguita rigorosamente.

La legge vigente in Inghilterra è severa, ma semplice. La conoscenza carnale per anum di un uomo o di una donna o di un animale è punita con una pena dei lavori forzati per non meno di tre anni, o della reclusione per non più di due anni. Anche gli “atti osceni” tra maschi, anche se commessi in privato, costituiscono reato dal 1885. [28] Questa norma è aperta alle critiche. Con l’omissione delle parole “o in privato” sarebbe una norma giusta e in armonia con la legislazione europea più illuminata; ma occorre ricordare che un atto diventa indecente solo quando coloro che lo compiono o vi assistono lo considerano come indecente. L’atto che ha portato ognuno di noi nel mondo non è indecente; diventerebbe tale, se svolto in pubblico. Se due persone di sesso maschile, che hanno raggiunto l’età del discernimento, concordano insieme di eseguire qualche atto di intimità sessuale in privato, nessuna indecenza è stata commessa. Se una delle parti consenzienti dichiara successivamente di aver compiuto quell’atto, può senza dubbio nascere l’indecenza, come può accadere anche nel caso del rapporto sessuale normale, ma sembra contrario alla buona politica che tale annuncio possa convertire l’atto stesso in un reato. Inoltre, “atti osceni” tra i maschi di solito significa una qualche forma di masturbazione reciproca; nessun codice penale considera la masturbazione come un reato, e non sembra che ci sia una ragione sufficiente per cui la masturbazione reciproca debba essere considerata in questo modo. [29] Il punto principale da garantire è che nessuno, ragazzo o ragazza, che non abbia raggiunto l’età del discernimento sia sedotto o abusato da una persona più grande, e questo punto è ugualmente ben garantito sulla base introdotta dal Code Napoléon. Per quanto vergognoso, disgustoso, personalmente immorale, e indirettamente antisociale possa essere per due persone adulte dello stesso sesso, uomini o donne, concordare insieme di compiere un atto di intimità sessuale in privato, non vi è alcuna base giusta e alcun adeguato terreno per definire tale atto reato per legge.

Una delle più gravi obiezioni al riconoscimento giuridico degli “atti osceni” privati è il fatto evidente che solo in rarissimi casi tale indecenza può diventare nota alla polizia, e così quindi noi perpetriamo ciò che è molto simile a una farsa legale. “La violazione di poche leggi”, come osserva giustamente Moll, per quanto riguarda la legge tedesca, “va così spesso impunita come la violazione di questa.” Accade lo stesso in Inghilterra, come è ampiamente dimostrato dal fatto che, degli invertiti sessuali inglesi, dei quali ho ricevuto le storie, neppure uno, per quanto ne so, è mai apparso in una corte penale con questa accusa.

Si può inoltre osservare che la legislazione contro l’omosessualità non ha alcun effetto evidente né nel diminuire né nell’aumentare la sua prevalenza. E non può che essere così per quanto riguarda il nucleo del gruppo omosessuale, se vogliamo considerare una parte considerevole di casi come congenita. In Francia l’omosessualità in quanto tale non è stata toccata dalla legge per un secolo; tuttavia abbonda, soprattutto, a quanto pare, tra i livelli più bassi della comunità; anche se la legge tace, il sentimento sociale è forte, e quando, come è accaduto in un caso, un uomo di genio indiscusso ha il suo nome associato a questa perversione, diventa difficile o impossibile per gli ammiratori del suo lavoro legare con lui personalmente; pochissimi casi di omosessualità sono stati registrati in Francia tra le classi più intelligenti; la letteratura sull’omosessualità è lì poco più che la letteratura sulla prostituzione maschile, a quanto dicono i funzionari di polizia, ed è portata avanti in gran parte a vantaggio degli stranieri. In Germania e in Austria, dove la legge contro l’omosessualità è severa, essa abbonda comunque, forse in misura molto maggiore che in Francia; [30] di certo si afferma con maggior vigore; è stato registrato un numero molto maggiore di casi rispetto a qualsiasi altro paese, e la letteratura tedesca sull’omosessualità è molto ampia, spesso pubblicata in forma popolare, ed è a volte entusiasticamente elogiativa. In Inghilterra la legge è particolarmente severa; tuttavia, secondo la testimonianza di coloro che hanno una conoscenza internazionale di queste questioni, l’omosessualità è esattamente altrettanto diffusa qui che sul continente; alcuni direbbero che lo è anche di più. Lo stesso vale per gli Stati Uniti, anche se lì c’è meno da vedere in superficie. Non si può, quindi, affermare che i provvedimenti legislativi abbiano molta influenza sulla prevalenza dell’omosessualità. L’effetto principale sembra essere che il tentativo di soppressione spinge le menti più fini tra gli invertiti sessuali ad intraprendere una difesa entusiastica dell’omosessualità, mentre le menti più grossolane sono stimolate alla spavalderia cinica. [31]

Per quanto riguarda la prevalenza dell’omosessualità negli Stati Uniti, posso citare un corrispondente americano ben informato:

“La grande prevalenza dell’inversione sessuale nelle città americane è dimostrata dalla larga conoscenza della sua esistenza. Novantanove normali su cento sono stati avvicinati per le strade da invertiti, o hanno tra i loro conoscenti uomini che essi sanno essere sessualmente invertiti. Ognuno ha visto degli invertiti e sa quello che sono. L’atteggiamento del pubblico verso di loro è generalmente negativo: indifferenza, divertimento, disprezzo.

“Il mondo degli invertiti sessuali è, infatti, grande in ogni città americana, ed è una comunità chiaramente organizzata, con linguaggi, costumi e tradizioni sue proprie; e ogni città ha i suoi numerosi luoghi di ritrovo: alcune chiese dove gli invertiti si riuniscono; alcuni caffè ben noti per il carattere invertito dei loro proprietari, alcune strade dove, durante la notte, un uomo su cinque è un invertito. Gli invertiti hanno i loro ‘club’, con incontri notturni. Questi ‘club’ sono, in realtà, sale da ballo, collegate al saloon, e controllate dal titolare del saloon, lui stesso quasi sempre un invertito, come lo sono tutti i camerieri e i musicisti. I frequentatori di questi luoghi sono invertiti sessuali maschi (di solito dai 17 ai 30 anni di età); i turisti non trovano difficoltà a ottenere l’ingresso; in realtà, sono bene accolti per le bevande che acquistano per la compagnia e per altre ragioni. Gli spettacoli di canto e di ballo da parte di alcuni artisti preferiti sono le caratteristiche di questi incontri, con molti pettegolezzi e molte bevute ai tavolini allineati lungo le quattro pareti della stanza. I frequentatori di questi luoghi sono, in genere, invertiti del tipo più marcato, cioè, completamente femminili nella voce e nelle maniere, con il movimento caratteristico dell’anca nel loro camminare; anche se non ho mai visto lì alcun approccio all’abito femminile, senza dubbio, il desiderio  non ne manca e solo i regolamenti di polizia relegano quegli abiti ad altre occasioni e ad altri luoghi. Si può giustamente dedurre che la polizia sa di questi luoghi e sopporta la loro esistenza per un corrispettivo; non è insolito per lo straniero che lo chiede di essere diretto lì proprio da un poliziotto”.

Il processo di Oscar Wilde (vedi ante, pag. …), con la sua ampia pubblicità, e la natura fondamentale delle questioni che ha suggerito, sembra che abbia generalmente contribuito a dare determinatezza e autoconsapevolezza alle manifestazioni dell’omosessualità e che abbia spinto gli invertiti ad assumere un atteggiamento definito. Mi è stato assicurato in più parti che è così e che da quel caso, le manifestazioni dell’omosessualità sono diventate più pronunciate. Un corrispondente scrive: –

“Fino al momento del processo di Oscar Wilde non sapevo quale fosse la situazione della legge. La questione morale in sé, la sua relazione con la mia vita e quella dei miei amici, credevo di averla risolta; ma ora dovevo chiedermi fino a che punto fossi giustificato non solo nel violare la legge, ma nell’essere causa di una simile violazione  per altri, e altri più giovani di me. Non ho mai permesso che la norma di legge interferisse con quello che consideravo uno sviluppo morale, in qualsiasi giovane del quale sono responsabile. Non posso dire che il processo mi abbia indotto a cambiare il corso della mia vita, della giustezza della quale sono troppo convintamente persuaso, ma mi ha reso molto più attento e probabilmente ha acuito il mio senso di responsabilità verso il giovane. Recensire i risultati del processo nel suo complesso, senza dubbio ha fatto danni incalcolabili, e ha intensificato il nostro vizio nazionale dell’ipocrisia. Ma penso che esso abbia anche fatto qualcosa di buono nel senso che ha fatto sì che quanti, come me, hanno ragionato e hanno fatto profondamente esperienza in materia, e non devono essere pochissimi, siano pronti a sferrare un colpo, quando arriverà il momento, per quello che noi riteniamo essere giusto, onesto e pulito.”

Dall’America una signora scrive con riferimento alla posizione morale degli invertiti, pur senza allusione al processo Wilde: –

“Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’autonomia per essere se stessi, e per chiedere una indagine. Se uno si sforza di vivere con onore, e considera un valore il maggior bene per il maggior numero di persone, non è un crimine né una vergogna essere un invertito. Non ho bisogno della legge per difendermi, né desidero che mi sia fatta qualche concessione, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anch’io ho ideali ai quali mi manterrò sempre fedele. Tutto ciò che io voglio e che rivendico come mio diritto, è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è una minaccia per la società né una vergogna per me. Lasciate che si capisca una buona volta che l’invertito medio non è un degenerato morale né un degenerato mentale, ma semplicemente un uomo o di una donna che è meno altamente specializzato, meno completamente differenziato, rispetto ad altri uomini e donne, e credo che il pregiudizio contro di loro scomparirà, e se vivranno rettamente otterranno sicuramente la stima e la considerazione di tutte le persone che ragionano. So che cosa vuol dire per un invertito, che si sente messo da parte dal resto del genere umano, trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so che questo è quasi impossibile e resterà tale fino a quando il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.”

Ma, mentre la legge non ha avuto più influenza nel reprimere la sessualità anormale di quanta, ovunque abbia cercato di farlo, ne ha avuto nel reprimere l’istinto sessuale normale, è servita comunque a promuovere un altro reato. Quello che in Inghilterra viene chiamato blackmailing, in Francia chantage, e in Germania  Erpressung, – in altre parole, l’estorsione di denaro con la minaccia di mettere in pubblico qualche reato reale o fittizio – trova il suo principale campo di applicazione in relazione all’omosessualità. [32] Senza dubbio la rimozione della sanzione penale contro la semplice omosessualità non elimina il ricatto, come l’esistenza di questo tipo di chantagein Francia dimostra, ma rende il suo successo meno probabile.

Per tutti questi motivi, e tenendo in considerazione il fatto che la tendenza di una legislazione moderna, in generale, e il consenso di una opinione pubblica autorevole in tutti i paesi, sono in questo senso, sembra ragionevole concludere che né la “sodomia” (cioè la immissio membri in anum hominis vel mulieris), né gli “atti osceni” dovrebbero essere reati penali, tranne in determinate circostanze particolari. Vale a dire, che se due persone di uno o di entrambi i sessi, dopo aver raggiunto l’età del discernimento, [33] decidono privatamente di praticare qualche modalità perversa di rapporto sessuale, la legge non può essere chiamata ad intervenire. La funzione della legge in questa materia dovrebbe essere di prevenire la violenza, di proteggere il giovane, e di preservare l’ordine pubblico e la decenza. Qualunque cosa la legge abbia stabilito al di là di questo, deve essere lasciata agli individui stessi, ai moralisti, e all’opinione pubblica.

Allo stesso tempo, e mentre tale modifica nella legge sembra essere ragionevole, l’effetto che ne conseguirebbe sarebbe meno rilevante di quanto possa apparire a prima vista. In una percentuale di casi molto elevata, infatti, sono coinvolti dei ragazzi. È istruttivo osservare che sui 246 casi di Legludic (comprendendo le vittime e gli aggressori insieme) in Francia, 127, o più della metà, erano di età compresa tra 10 e 20 anni, e 82, cioè esattamente un terzo, erano di età compresa tra 10 e 14 anni. Resta quindi un notevole campo di applicazione per la legge, qualsiasi sia la percentuale di casi che possano non andare incontro a nessun altra sanzione al di là del discredito sociale.

Che, tuttavia, l’opinione pubblica – legge o non legge – parlerà senza voce incerta è molto evidente. Una volta l’omosessualità era soprattutto una questione di popolazione o di religione. Ora percepiamo poco sia i suoi aspetti economici che la sua trasgressività sacrilega; è per noi soprattutto un abominio disgustoso, vale a dire, una questione di gusto, di estetica; e, mentre è una cosa indicibilmente brutta per la maggioranza, è proclamata come bella da una piccola minoranza. Non so se abbiamo bisogno di trovare delle colpe con questo modo estetico di giudicare l’omosessualità, ma esso difficilmente si presta a fini legali. Lasciarsi andare ad una denuncia violenta della natura disgustosa dell’omosessualità, e proporzionare la sentenza al disgusto suscitato, o rimpiangere, come un giudice inglese si dice che abbia fatto nell’emanare la sentenza, che gli “atti osceni” non siano punibili con la morte, significa mettere in campo considerazioni del tutto estranee alla materia. I giudici che cedono a questa tentazione certamente non si lascerebbero mai influenzare consapevolmente dalle le loro opinioni politiche quando siedono in tribunale. Eppure le opinioni estetiche sono altrettanto estranee alla legge quanto le opinioni politiche. Un atto non diventa criminale perché è disgustoso. Mangiare escrementi, come osserva Moll, è estremamente disgustoso, ma non è un atto criminale. La confusione che esiste, anche nella mente legale, tra il disgustoso e il criminale è la prova ulteriore della indesiderabilità della sanzione penale della semplice omosessualità. Allo stesso tempo, essa mostra che l’opinione pubblica è ampiamente sufficiente per affrontare le manifestazioni della sessualità invertita. Questo per quanto riguarda gli aspetti legali dell’inversione sessuale.

Ma mentre non ci può essere alcun dubbio sul carattere ampiamente adeguato della reazione sociale esistente a tutte le manifestazioni della sessualità perversa, resta ancora la questione fino a che punto non solo la legge, ma anche lo stato dell’opinione pubblica, dovrebbe essere modificato alla luce di uno studio di tipo psicologico come quello che abbiamo qui condotto. È chiaro che questa opinione pubblica, modellata principalmente o esclusivamente con riferimento al vizio lordo, tende ad essere eccessivamente violenta nella sua reazione. Qual è, allora, è l’atteggiamento ragionevole della società verso l’inversione sessuale congenita? L’atteggiamento opportuno sembra trovarsi nell’evitare i due estremi. Da un lato, non ci si può aspettare che sia tollerato l’invertito che sbandiera in faccia alla società la sua perversione, e presuppone di essere di argilla più fine di quella del volgo, perché preferisce prendersi piacere con un soldato o con un poliziotto piuttosto che con le loro sorelle. Dall’altra parte, la società potrebbe anche astenersi dallo schiacciare con un’ignoranza irrazionale sotto il peso della vergogna chi è portatore di un’anomalia, che, come abbiamo visto, non è stata trovata incapace di impieghi positivi. L’inversione è un’aberrazione dal corso solito della natura. Ma lo scontro di elementi contrastanti che devono spesso segnare la storia di una tale deviazione, porta di tanto in tanto, e abbastanza frequentemente, ad attività più nobili rispetto a quelle prodotte dalla stragrande maggioranza di coloro che sono nati per consumare i frutti della terra. Essa porta, per la maggior parte, la sua sanzione nella struttura stessa del suo organismo. Noi siamo vincolati a proteggere i membri indifesi della società nei confronti dell’invertito. Se andiamo più in là, e cerchiamo di distruggere l’invertito stesso prima che abbia peccato contro la società, superiamo il mandato della ragione, e così facendo possiamo, forse, distruggere anche i figli dello spirito che possiedono a volte un valore maggiore rispetto ai figli della carne.

A questo punto possiamo lasciare la questione dell’inversione sessuale. Nel trattarla ho cercato di evitare l’atteggiamento di superiorità morale, che è così comune nella letteratura su questo argomento, e ho evitato di sottolineare quanto ripugnante sia questo fenomeno, o quanto orribile sia quell’altro. Un tale atteggiamento è tanto fuori posto nella ricerca scientifica come in un’inchiesta giudiziaria, e potrebbe ben essere lasciato al dilettante. Il medico che non prova se non disgusto alla vista della malattia è improbabile che possa portare soccorso ai suoi pazienti o istruzione ai suoi allievi.

Che l’inchiesta che abbiamo qui condotto non ci è solo utile nel soccorrere l’organismo sociale e i suoi membri, ma anche nel far luce sul campo della psicologia sessuale, è ora, spero, chiaro ad ogni lettore che mi ha seguito fino a questo punto. C’è una moltitudine di questioni sociali che non siamo in grado di affrontare direttamente e onestamente se non possediamo una conoscenza precisa come quella che è stata qui messa insieme per quanto riguarda il ruolo svolto dalla tendenza omosessuale nella vita umana. Inoltre, lo studio di questa tendenza perversa si estende al di là di se stesso;

“Al di sopra di quell’arte

Che dite aggiunga alla natura, c’è quell’arte

Che la natura stessa fa.”

La patologia non è che la fisiologia che lavora in condizioni nuove. Il flusso della natura scorre ancora nel canale piegato dell’inversione sessuale, e ancora scorre seguendo la legge. Non abbiamo sprecato il nostro tempo in questa escursione faticosa. Con la conoscenza qui maturata siamo i meglio attrezzati per avviarci allo studio delle più ampie questioni del sesso.

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[1] A questo proposito posso fare riferimento a Moll Sexual Life of the Child, agli scritti di Dr. Clement Dukes, medico della Rugby School, che riconosce pienamente i rischi della vita scolastica, e alla discussione sul vizio sessuale nelle scuole, iniziata da un discorso del Rev. J. M. Wilson, preside del Clifton college, nell’English Journal of Education, 1881-1882.

[2] Per quanto riguarda l’importanza delle emozioni sessuali in genere e la loro formazione, si veda il noto libro di Edward Carpenter, Coming of Age; il Professor Gurlitt ( “Knabenfreundschaften,”Sexual-Probleme, ottobre, 1909) difende anche che le amicizie intime della giovinezza, che nella sua esperienza non hanno mai avuto nemmeno il sospetto di omosessualità.

[3] Casanova, Mémoires, vol. i (edizione Garnier), p. 160. Vedi anche le rilevanti note presentate da un maestro esperto di una delle più grandi scuole pubbliche inglesi, che ho presentato nel vol. i di questi studi, “Auto-erotism”, terza ed., 1910.

[4] Vedi, per esempio, del professor J. R. Angell, “Some Reflections upon the Reaction from Coeducation,” Popular Science Monthly, Novembre 1902;  e anche Moll Sexual Life of the Child, cap. ix, e per una discussione generale sulla coeducazione, S. Poirson, La Coéducation 1911.

[5] Bethe, “Die Dorische Knabenliebe,” Rheinisches Museum für Philologie; vol. LXII, Heft 3, p. 440; confronta Edward Carpenter, Intermediate Types among Primitive Folk, cap. VI.

[6] Schrenck-Notzing, Suggestionstherapie bei krankhaften Erscheinungen des Geschlechtsinnes, 1892. (Traduzione inglese: Therapeutic Suggestion 1895.)

[7] Raffalovich, Uranisme et Unisexualité, 1896, p. 16. Egli osserva che l’invertito congenito che non ha mai avuto rapporti con le donne, e la cui anomalia, per usare la distinzione di Krafft-Ebing, è una perversione e non una perversità, è molto meno pericoloso e portato a sedurre gli altri rispetto alla persona più versatile e corrotta che ha conosciuto tutti i metodi di gratificazione.

[8] Vedi, per esempio, Moll, Konträre Sexualempfindung, cap. xi; Forel, Die Sexuelle Frage, cap. xiv; Näcke, “Die Behandlung der Homosexualität,” Sexual-Probleme, Agosto 1910; Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xxii.

[9] Moll, Zeitschrift für Psychotherapie, 1911, Heft 1; id., Handbuch der Sexualwissenschaften, 1912, p. 662 e seguenti.

[10] Questo è anche il parere di Numa Praetorius, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Gennaio 1913, pag. 222.

[11] Vedi, in particolare, Sadger, Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 12, 1908; anche Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. ix 1908; i metodi di Sadger sono criticati da Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. XXII, e difesi da Sadger, Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Luglio 1914, p. 392. Per una discussione del trattamento psicoanalitico dell’omosessualità condotta da un leader freudiano americano, si veda Brill, Journal American Medical Association, 2 Agosto 1913.

[12] Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914.

[13] Questo è ora generalmente riconosciuto. Vedi, ad esempio, Roubinovitch e Borel, “Un Cas d’Uranisme,” L’Encéphale, Agosto, 1913. Questi autori concludono che è oggi impossibile considerare l’inversione come l’equivalente o il sintomo di uno stato psicopatico, anche se dobbiamo riconoscere che coesiste frequentemente con stati emotivi morbosi. Anche Näcke, nella sua vasta esperienza, ha scoperto che l’omosessualità è rara nei manicomi e di tipo leggero; ha affrontato la questione in varie occasioni; vedi, per esempio, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii 1906.

[14] Krafft-Ebing riteneva che l’associazione temporanea o duratura dell’omosessualità con la nevrastenia, avendo la sua radice in condizioni congenite, è “quasi invariabile,” e alcuni autori (come Meynert) hanno considerato l’inversione come uno sviluppo accidentale sulla base della nevrastenia.

[15] Féré si è espresso in merito al trattamento generale dell’omosessualità nello stesso senso, e anche più enfaticamente (Féré, L’Instinct Sexuel, 1899, pp. 272, 286). Egli ritiene che tutte le forme di inversione congenita resistono al trattamento, e che, dal momento che un cambiamento negli istinti dell’invertito deve essere considerato piuttosto come una perversione dell’invertito stesso che come una cura dell’inversione, ci si può permettere di dubitare non solo dell’utilità del trattamento, ma anche la legittimità del fatto di ricorrere ad esso. Il trattamento dell’inversione sessuale, ha dichiarato, è tanto al di fuori della competenza della medicina come il ripristino della visione dei colori nel daltonico. L’ideale che il medico e l’insegnante devono presentare all’invertito  è quello della castità; egli deve cercare di aspirare a cose grandi.

[16] Mi è stato detto da un medico illustre, che è stato consultato sul caso, di un invertito congenito posto ad alto livello al servizio del governo inglese, che si è sposato nella speranza di sfuggire alla sua perversione, e non era nemmeno in grado di consumare il matrimonio. È inutile insistere sulla miseria che si crea in questi casi. Non nego, ovviamente, che tali matrimoni possono a volte diventare alla fine felici. Così Kiernan (“Psychical Treatment of Congenital Sexual Inversion,” Review of Insanity and Nervous Diseases, Giugno 1894) riporta il caso di una ragazza completamente invertita che sposò il fratello dell’amica alla quale era stata precedentemente legata al solo scopo di garantirsi la compagnia della sorella. Era in grado di sopportare e anche di godere di un rapporto sessuale immaginando che il marito, che assomigliava alla sorella, fosse un’altra sorella. La simpatia e la stima per il marito gradualmente aumentarono e dopo la morte della sorella nacque una bambina, che tanto le assomigliava; “L’interesse della moglie passò dall’amore della sorella ad un intenso e naturale amore per la figlia, in quanto somigliante alla sorella, e attraverso questo alla normalità dell’amore del marito come padre e fratello” Il risultato finale può essere stato soddisfacente, ma questa successione di circostanze non avrebbe potuto essere calcolata in precedenza. Moll è anche contrario, nel complesso (ad esempio, Deutsche Presse medicinische, No. 6, 1902), al matrimonio e alla procreazione per gli invertiti.

[17] Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xxi. Potrebbe sembrare, sul piano teorico, che il matrimonio di un uomo omosessuale con una donna omosessuale possa riuscire bene. Hirschfeld, tuttavia, afferma che egli sa di 14 matrimoni di questo tipo, e l’aspettativa teorica non è risultata giustificata; 3 dei casi sono finiti rapidamente col divorzio, 4 delle coppie vivevano separatamente, e tutti, salvo 2 delle restanti coppie deploravano il passo che avevano compiuto. Posso aggiungere che in tal caso, anche l’aspettativa di felicità sembra poco ragionevole, dal momento che nessuna delle parti può sentire un vero impulso di accoppiamento verso l’altra.

[18] Hirschfeld rileva inoltre (Die Homosexualität, pag. 95) che spesso le donne istintivamente sentono che c’è qualcosa di sbagliato nell’amore dei loro mariti invertiti, che possono forse riuscire a copulare, ma tradiscono i loro sentimenti più profondi attraverso la ripugnanza a toccare le parti sessuali con la mano. Anche la donna omosessuale, come sottolinea Hirschfeld altrove nei i casi che descrive (p. 84), può soffrire seriamente per il fatto di subire rapporti sessuali normali.

[19] Féré riporta il caso di un invertito di grande capacità intellettuale che non aveva mai avuto rapporti sessuali, e non era contrario ad una vita casta; fu sollecitato dal suo medico ad acquisire la capacità di un rapporto sessuale normale e a sposarsi, sulla base del fatto che la sua perversione era semplicemente una perversione della fantasia. Lo fece, e, anche se sposò una donna perfettamente forte e sana, ed era lui stesso sano, salvo che quando era coinvolta sua perversione, la prole si rivelò disastrosa. Il figlio maggiore era un epilettico, quasi un imbecille, e con impulsi omosessuali fortemente marcati; il secondo e il terzo figlio erano idioti assoluti; il più giovane morì di convulsioni nella prima infanzia (Féré, L’Instinct Sexuel, pag. 269 e segg.) Non c’è dubbio che questo caso non rappresenta la media, ma i numerosi esempi di figli di matrimoni simili descritti da Hirschfeld (op. cit. , p. 391) non presentano un risultato molto migliore.

[20] È appena il caso di aggiungere che lo stesso principio è adattabile al caso di donne omosessuali. “In tutti questi casi”, scrive una donna medico americana, “mi sento di raccomandare che il senso morale sia addestrato e promosso, e le persone alle quali è permesso di mantenere la loro individualità, imparino a ricordare sempre che sono diverse dagli altri, piuttosto che sacrificare i loro propri sentimenti o la loro felicità quando necessario. È una buona disciplina per loro, e servirà a lungo termine più di qualsiasi altra strada, per fare in modo che si porti loro più simpatia e più affetto. Questa qualità o idiosincrasia non è essenzialmente un male, ma, se usata correttamente, può trasformarsi in una benedizione per gli altri e in un buona possibilità nella vita dell’individuo, e non induce alcun discredito su chi la possiede “.

[21] All’esistenza di un’affinità tra l’omosessualità e il temperamento religioso si è fatto riferimento nel cap. i,  come a cosa riconosciuta in molte parti del mondo. Si veda, per una discussione più estesa, Horneffer, Der Priester, e Bloch, Die Prostitution, vol. I, pp. 101-110. Anche gli psicoanalisti hanno toccato questo punto; così Pfister, Die Frommingkeit des Grafen von Zinzendorf  (1910), sostiene che il fondatore della setta pietistica della Herrenhuter era di temperamento omosessuale (o bisessuale) sublimato.

[22] Forel, Die Frage Sexuelle, pag. 528. Tali idee sono, naturalmente, spesso sostenute dagli stessi invertiti.

[23] Il diritto romano sembra, in una pima fase, essersi limitato in questa materia alla protezione dei ragazzi. La legge Scantinia e altre leggi romane contro la pederastia sembrano essere state di solito lettera morta. Si veda, per varie note e riferimenti, W. G. Holmes, The Age of Justinian and Theodora, vol. i, p. 121.

[24] Lettera ai Romani, capitolo I, versetti 26-7.

[25] In pratica questa pena di morte sembra essere stata a volte commutata nell’ablazione degli organi sessuali.

[26] Per un quadro completo dei decreti legali contro i rapporti omosessuali nei tempi antichi e moderni, si veda Numa Praetorius, “Die straflichen Bestimmungen gegen den gleichgeschlechtlichen Verkehr,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. I, pp. 97-158. Questo scrittore sottolinea che Giustiniano, ed ancora più chiaramente, Pio V, nel XVI secolo, distinguevano l’omosessualità occasionale dall’inversione radicata, e venivano puniti solo i delinquenti abituali, non quelli che avevano commesso la colpa solo una o due volte.

[27] L’influenza del presunto collegamento della sodomia con l’incredulità, l’idolatria e l’eresia nel suscitare l’orrore verso di essa tra le religioni antiche è stato sottolineato da Westermarck, The Origin and Development of the Moral Ideas, vol. i, p. 486 e seguenti.

[28] “Ogni persona di sesso maschile che in pubblico o in privato, o è parte nella commissione di, o provochi o tenti di provocare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile di qualsiasi atto di grave indecenza con un’altra persona di sesso maschile, è colpevole di un misfatto e, condannata per quel misfatto, sarà punita a discrezione del giudice con la carcerazione per un periodo non superiore a due anni, con o senza lavori forzati.”

[29] Questo punto è sostenuto dal Dr. Léon de Rode nella sua relazione su “L’Inversion Génitale et la Législation,”, per il Terzo (Bruxelles) Congresso di Antropologia Criminale del 1892. Sullo stesso punto insiste qualcuno dei miei corrispondenti.

[30] Si tratta di un fatto notevole e forse significativo che, mentre l’omosessualità è oggi in discredito assoluto in Francia, non era così sotto la legge meno tollerante dei secoli XVII e XVIII. Il Duc de Gesvres, come descritto da Besenval (Mémoires, I, p 178), è stato un invertito ben definito di tipo femminile, impotente, e che ostentava pubblicamente tutte le maniere delle donne; tuttavia egli era trattato con considerazione. Nel 1687 Madame, la madre del Reggente, scrive sottintendendo che “tutti i giovani e molti dei vecchi” praticavano la pederastia: il n’y a que les gens du commun qui aiment les femmes. [Solamente la gente del volgo ama le donne] La marcata tendenza all’inversione nella famiglia reale francese in questo periodo è ben nota.

[31] Un uomo con abitudini omosessuali, mi è stato detto, ha dichiarato che sarebbe stato dispiaciuto di vedere la legge inglese cambiata, perché poi non avrebbe trovato nessun piacere nelle sue pratiche.

[32] Il ricatto sembra essere il rischio più grave che l’invertito corre. Hirschfeld afferma in un interessante studio sul ricatto (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913) che la sua esperienza dimostra che tra 10.000 persone omosessuali difficilmente una cade vittima della legge, ma più di 3000 diventano vittime di ricattatori.

[33] Krafft-Ebing stabilirebbe questa età non al di sotto dei 16 anni, l’età in cui in Inghilterra le ragazze possono legalmente acconsentire ai rapporti sessuali normali (Psychopathia sexualis1893, p. 419). Certamente il termine non dovrebbe essere fissato ad un’età inferiore.

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TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

Presento oggi la traduzione dell’intero capitolo 6 del trattato di Havelock Ellis sull’Inversione sessuale. Il capitolo affronta le varie teorie per spiegare l’inversione sessuale, da quelle freudiane a quelle decisamente più organiciste legate agli studi allora appena avviati sugli ormoni. In tutte queste teorie emerge però costante l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale, idea che Haddington Symonds considerava  del tutto irrealistica e che non prese mai seriamente in considerazione, ma che è stata in voga per decenni, lasciando anche oggi tracce condizionanti. È da osservare che nel trattato di Ellis si riscontra una impostazione che tende pregiudizialmente a non distinguere l’omosessuale dal transessuale ed è proprio questo fatto che accredita l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale. In fondo le ricerche di Ellis non giungono, nella sostanza, a risultati sbagliati, ma quelle ricerche riguardano una platea di persone che non è ristretta ai soli omosessuali nel senso moderno del termine (distinti cioè dai transessuali e da altri fenomeni di vera sessualità intermedia, fisica o affettiva). L’opera di Ellis, pur iniziata in collaborazione con Addington Symonds, prese poi, nel corso degli anni e dopo la morte di Symonds, una strada autonoma. Nell’edizione del 1927, devo dire “purtroppo”, l’impostazione di Symonds, che conosceva in prima persona il mondo omosessuale, è stata messa da parte per dare spazio alle classiche teorie mediche sull’omosessualità, astrattamente congetturali e ancora piene di pregiudizi.

CAPITOLO 6

LA TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

L’analisi di questi casi conduce direttamente a una questione di primaria importanza: Che cos’è l’inversione sessuale? Si tratta, come molti vogliono far credere, di un vizio abominevole acquisito, che deve essere sradicato con la prigione? o è, come pochi affermano, una varietà benefica delle emozioni umane che dovrebbe essere tollerata o addirittura favorita? Si tratta di una condizione di malattia che qualifica chi ne è affetto per il manicomio? o è una mostruosità naturale, un umano “divertimento”, le cui manifestazioni devono essere regolate quando diventano antisociali? Probabilmente c’è un elemento di verità in più di uno di questi punti di vista. Punti di vista molto divergenti sull’inversione sessuale sono in gran parte giustificati dalla posizione e dall’atteggiamento del ricercatore. È naturale che l’ufficiale di polizia debba trovare che i suoi casi sono in gran parte meri esempi di vizio disgustoso e di crimine. È naturale che il direttore del manicomio debba scoprire che abbiamo principalmente a che fare con una forma di follia. È altrettanto naturale che l’invertito sessuale stesso debba scoprire che lui e i suoi amici invertiti non sono così diversi dalle persone normali. Dobbiamo riconoscere l’influenza della deformazione professionale e personale e l’influenza dell’ambiente.

Ci sono state due correnti principali quanto ai punti di vista sull’inversione sessuale: una che cerca di allargare la sfera dell’acquisito (rappresentata da Binet, – che, comunque, ha riconosciuto la predisposizione, – Schrenck-Notzing, e recentemente i freudiani), l’altra che cerca di allargare la sfera della congenito (rappresentata da Krafft-Ebing, Moll, Féré, e oggi dalla maggior parte degli autori). C’è, come di solito accade, verità in entrambi questi punti di vista. Ma, dato che coloro che rappresentano il punto di vista dell’inversione acquisita spesso negano ogni elemento congenito, siamo chiamati a discutere la questione. Il punto di vista secondo il quale l’inversione sessuale è interamente spiegata attraverso l’influenza delle prime associazioni, o della “suggestione”, è attraente e, a prima vista, sembra essere supportata da quello che sappiamo sul feticismo erotico, attraverso il quale i capelli di una donna, o un piede o anche l’abbigliamento, diventano il fulcro delle aspirazioni sessuali di un uomo. Ma si deve ricordare che ciò che vediamo nel feticismo erotico è soltanto l’esagerazione di un impulso normale; ogni amante è in qualche misura eccitato dai capelli della sua amante, o dal piede, o dagli indumenti. Anche qui, dunque, c’è realmente ciò che può essere ragionevolmente considerato come un elemento congenito; e, inoltre, c’è ragione di credere che il feticista erotico di solito mostri ulteriori elementi congeniti ereditari di nevrosi. Pertanto, l’analogia col feticismo erotico non porta molto aiuto a coloro che sostengono che l’inversione è puramente acquisita. Si deve inoltre rilevare che questo argomento a favore dell’inversione acquisita o suggerita comporta logicamente l’affermazione che la sessualità normale è anch’essa acquisita o suggerita. Se un uomo viene attratto verso il proprio sesso, semplicemente perché il fatto o l’immagine di tale attrazione vengono portati davanti a lui, allora siamo costretti a credere che un uomo venga attratto verso il sesso opposto solo perché il fatto o l’immagine di tale attrazione è stata portata davanti a lui. Tale teoria è impraticabile. In quasi tutti i paesi del mondo gli uomini creano legami con altri uomini, e le donne con altre donne; se l’associazione e la suggestione fossero le uniche cause influenti, l’inversione, invece di essere l’eccezione, dovrebbe essere la regola per tutta la specie umana, se non, addirittura, per tutta la serie degli animali. Inoltre, dovremmo ammettere che l’istinto umano più fondamentale è costituito in modo da essere ugualmente ben adattato alla sterilità come a quella propagazione della specie che, come un dato di fatto, troviamo dominante in tutta la vita. Bisogna quindi mettere da parte del tutto l’idea che l’orientamento dell’impulso sessuale sia solo un fenomeno suggerito; una tale nozione è del tutto contraria all’osservazione e all’esperienza, e non si può inserire facilmente in uno schema biologico razionale.

I freudiani – sia le scuole ortodosse che quelle eterodosse – hanno talvolta contribuito, involontariamente o meno, a far rivivere l’idea ormai antiquata che omosessualità sia fenomeno acquisito, e, insistendo sul fatto che il suo meccanismo è un puramente psichico, anche se inconscio, hanno avvalorato l’idea che esso possa essere riadattato all’ordine normale con metodi psicoanalitici. Freud per primo ha steso una formulazione completa della sua visione dell’omosessualità in un piccolo e pregnante libro originale, Abhandlungen zur Sexualtheorie(1905), ed ha spesso toccato altrove l’argomento, come hanno fatto molti altri psicoanalisti, tra cui Alfred Adler e Stekel, che non appartengono alla scuola freudiana ortodossa. Quando gli invertiti sono studiati psicoanaliticamente, Freud crede che si constati che nella prima infanzia essi passino attraverso una fase di fissazione intensa ma breve su una donna, di solito la madre o forse una sorella. Poi, dato che una censura interna inibisce questo impulso incestuoso, essi lo superano da soli identificandosi con le donne e rifugiandosi nel narcisismo, e il sé diventa l’oggetto sessuale. Infine essi cercano maschi giovani simili a loro stessi, che amano come le loro madri li amavano. La loro ricerca degli uomini è determinata in questo modo dalla loro fuga dalle donne. Questo punto di vista è stato esposto non solo da Freud ma anche da Sadger, Stekel, e molti altri. [1] Freud stesso, tuttavia, è prudente nel precisare che questo processo rappresenta solo un tipo di stentata attività sessuale, e che il problema dell’inversione è complesso e diversificato.

Si può dire che questo punto di vista presuma una costituzione bisessuale come normale, e che l’omosessualità sorga dalla soppressione, a causa di qualche incidente, della componente eterosessuale, e dal percorso attraverso un processo autoerotico di narcisismo verso l’omosessualità. Su questa concezione freudiana generale dell’omosessualità si sono basate numerose varianti, e caratteristiche distinte sono state specificamente sottolineate, da singoli psicoanalisti. Così Sadger ritiene che, sotto l’individuo maschio amato dall’invertito, si nasconda una femmina, e che questo fatto può essere rilevato attraverso la psicoanalisi che rimuove lo strato superficiale del palinsesto psichico; egli ritiene che questa disposizione dell’invertito sia favorita da una mescolanza frequente di tratti maschili e femminili nei suoi parenti maschi; originariamente, “non è l’uomo che l’omosessuale ama e desidera, ma l’uomo e la donna insieme in un’unica forma”; l’elemento eterosessuale viene poi soppresso, e quindi rimane l’inversione pura. Inoltre, sviluppando il punto di vista Freudiano sull’importanza dell’erotismo anale (Freud, Sammlung Kleiner Schriften zur Neurosenlehre, vol. ii), Sadger pensa che sia anche la regola per un invertito passivo aver sperimentato l’erotismo anale nell’infanzia ed essere stato spesso sottoposto a clisteri, che hanno portato al desiderio dell’intromissione del pene nell’ano. (Medizinische Klinik, 1909, N. 2.) Jekels spinge questa dottrina oltre e dichiara che tutti gli invertiti sono in realtà invertiti passivi; l’invertito è, nel suo amore, egli afferma, insieme soggetto e oggetto; si identifica con la madre e vede nell’oggetto del suo amore la propria persona giovanile. E, Jekels si chiede, qual è lo scopo di questa riorganizzazione mentale? Può a malapena ottenere da altri, risponde, piuttosto che da parte della madre, la stimolazione della regione anale dell’oggetto, che è ormai diventato lui stesso, per procurarsi lo stesso piacere che durante l’infanzia ha vissuto quando sua madre soddisfaceva il suo erotismo anale. Jekels considera questo punto di vista come la continuazione e la concretizzazione dell’interpretazione di Freud; e il punto principale dell’omosessualità, anche quanto è passiva in modo evidente, diventa il desiderio di soddisfazione erotico-anale (L. Jekels, “Einige Bemerkungen zur Trieblehre,” Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Sept., 1913). La maggior parte degli psicoanalisti è cauta nel negare una base costituzionale o congenita dell’inversione, anche se lasciano la questione in background. Ferenczi, in un interessante tentativo di classificare l’omosessuale (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914), osserva: “L’indagine psicoanalitica mostra che sotto il nome di omosessualità sono riuniti insieme i più vari stati psichici, da un lato vere anomalie costituzionali (inversione o omoerotismo soggettivo), dall’altro condizioni ossessive psiconevrotiche (omoerotismo oggettivo o omoerotismo ossessivo). L’individuo del primo tipo si sente essenzialmente una donna che desidera essere amata da un uomo, mentre l’altro rappresenta una fuga nevrotica dalle donne piuttosto che una simpatia per gli uomini.” La base costituzionale è molto chiaramente accettata da Rudolf Ortvay che sottolinea (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Gennaio 1914) che la dottrina biologica dei caratteri recessivi e dominanti nell’ereditarietà contribuisce a rendere chiara la comparsa o la soppressione dell’omosessualità in una disposizione bisessuale. “Gli eventi infantili”, aggiunge, “che, secondo Freud, decidono i rapporti sessuali degli adulti, possono esercitare la loro funzione solo sulla base di una predisposizione biologica, essendo le impressioni infantili determinate dalla predisposizione ereditaria.” Isador Coriat, d’altra parte, pur riconoscendo due forme di inversione, incompleta e completa, afferma coraggiosamente che l’inversione non è mai congenita e mai trasmessa attraverso ereditarietà; è sempre “originata da un preciso meccanismo inconscio.” (Coriat, “Homosexuality,”New York Medical Journal, 22 Marzo 1913). Il punto di vista di Adler sull’omosessualità, come su altre condizioni collegate, differisce da quello della maggior parte degli psicoanalisti perché insiste sulla presenza di un difetto organico originario, che il soggetto cerca di trasformare in un punto di forza; egli accetta due componenti principali dell’inversione: una vaghezza quanto alle differenze sessuali e un processo di auto-assicurazione sotto forma di ribellione e di sfida, e anche la femminilità dell’invertito può diventare un metodo per guadagnare potere (A. Adler, Ueber den Neurösen Charakter, 1912, p. 21).

Il meccanismo della genesi dell’omosessualità avanzato da Freud non deve essere respinto in modo secco. Freud ha spesso manifestato l’intuizione del genio, e si astiene dal plasmare le sue concezioni in quelle forme rigide che sono state a volte adottate dagli psicoanalisti più dogmatici che lo hanno seguito. Né dobbiamo essere indebitamente scioccati dall’aria “incestuosa” del “complesso di Edipo”, [2] come è comunemente chiamato, che compare come componente del processo. La parola “incesto”, anche se è stata utilizzata dallo stesso Freud, sembra quasi una parola non corretta da applicare ai sentimenti vaghi ed elementari dei bambini, soprattutto quando quei sentimenti passano appena al di là di una fase di sentimenti non localizzata e quindi davvero pre-sessuale (nell’uso comune del termine “sessuale”), che può essere considerata naturale e normale. La concezione freudiana viene travisata e compromessa dall’affermazione che si tratta di “incesto”. [3] Quando un bambino ama sua madre con un intero amore, quell’amore comporta necessariamente i germi che nella vita adulta diventano separati e si sviluppano nell’amore sessuale, ma si è imprecisi nel dire che questo amore del bambino è “incestuoso”. È abbastanza facilmente immaginabile che il meccanismo psichico dello stabilirsi dell’omosessualità, in alcuni casi, sia stato corrispondente, al percorso descritto da Freud. Si può anche ammettere che, come gli psicoanalisti sostengono, il dichiarato horror feminæ occasionalmente ritrovato negli invertiti maschi possa plausibilmente essere considerato come il capovolgimento di una precoce e delusa attrazione femminile. Ma è impossibile considerare questo meccanismo invariabile o anche frequente. È abbastanza vero, e ho trovato ampie evidenze del fatto, che gli invertiti sono spesso strettamente legati alle loro madri, anche in misura maggiore di quanto accade di regola tra i bambini normali, e che spesso a loro piace essere costantemente in unione con le loro madri. Ma questa attrazione è molto fraintesa, se è considerata come un’attrazione specificamente sessuale. Infatti, il punto centrale di questa attrazione è che il ragazzo invertito sente vagamente la propria indole femminile e così tralascia i divertimenti non congeniali e la frequentazione del suo stesso sesso per la simpatia e la comunità di gusti che trova concentrata in sua madre. Quanto meno una tale associazione è la prova di un’attrazione sessuale, tanto più essa più essere ragionevolmente considerata la prova della sua assenza; proprio così come l’associazione dei ragazzi tra di loro, e delle ragazze tra di loro, anche nelle scuole co-educative [scuole miste], è la prova della prevalenza del sentimento eterosessuale rispetto al sentimento omosessuale. La conferma di questo punto di vista può essere trovata nel fatto, trascurato e talvolta anche negato dagli psicoanalisti, che spesso, anche nella prima infanzia e contemporaneamente a questa comunità di sentimenti con la madre, il ragazzo omosessuale sta già sperimentando il fascino predominante del maschio. Lo sente molto prima dell’età in cui narcisismo tende a verificarsi, o in cui la coscienza di sé è diventata sufficientemente sviluppata da permettere alla censura interna sulle emozioni non consentite di operare, o a qualsiasi fuga da esse di concretizzarsi. Inoltre, mentre la maggior parte degli autori sono stati raramente in grado di trovare una qualche prova evidente della attrazione sessuale del maschio invertito durante l’infanzia verso la madre o la sorella, [4] un’attrazione di questo tipo per il padre o il fratello sembra meno difficile da trovare, e se trovata, è incompatibile con il processo tipico freudiano. Ho potuto osservare che, tra le Storie qui riportate, ci sono almeno due chiari esempi di una tale attrazione durante l’infanzia. Va inoltre detto che qualsiasi teoria dell’eziologia dell’omosessualità che ometta di considerare il fattore ereditario dell’inversione non può essere ammessa. L’evidenza della frequenza dell’omosessualità tra i parenti stretti dell’invertito è ormai indiscutibile. L’ho ritrovata in una parte considerevole dei casi, e in molti di questi l’evidenza è indiscutibile e del tutto indipendente dalla dichiarazione del soggetto stesso, il cui parere potrebbe essere considerato forse di parte o inaffidabile. [5] Questo fattore ereditario sembra infatti essere richiamato dalla stessa teoria freudiana. A proposito di questa teoria abbiamo bisogno di sapere come sia possibile che il soggetto passi attraverso fasi psichiche, e raggiunga una disposizione emotiva, così diversa da quella della persona normale. L’esistenza di una tendenza ereditaria definita in una direzione omosessuale rimuove tale difficoltà. Freud stesso riconosce questo e chiaramente afferma una costituzione psico-sessuale congenita, che deve coinvolgere la predisposizione. Sulla base di un sondaggio generale, quindi, sembrerebbe che, sul versante psichico, possiamo accettare la realtà dei processi dinamici inconsci, che in casi particolari possono essere di tipo freudiano o simile. Ma mentre lo studio di tali meccanismi può illuminare la psicologia dell’omosessualità, essi lasciano inspiegati i fattori organici fondamentali ora accettati dalla maggior parte degli autori. [6]

Il modo più razionale di considerare l’istinto sessuale normale è di considerarlo un impulso biologico innato, che raggiunge il pieno sviluppo intorno al tempo della pubertà. [7] Durante il periodo dello sviluppo la suggestione e l’associazione possono venire a giocare un ruolo nel definire l’oggetto dell’emozione; il terreno è pronto, ma la varietà dei semi che possono prosperare in esso è limitata. Che ci sia una maggiore indefinitezza nello scopo dell’impulso sessuale in questo periodo si può ben crederlo. Ciò è dimostrato non solo da occasionali e timidi segnali di emozione sessuale diretti verso lo stesso sesso durante l’infanzia, ma dal carattere spesso ideale e non localizzato della passione normale anche durante la pubertà. Ma il canale dell’emozione sessuale non è per questo deviato in un percorso anomalo. Ogni volta che questo accade siamo tenuti a credere, e abbiamo molte ragioni per credere che, si tratta di un organismo che sin dall’inizio era anormale. Lo stesso seme della suggestione è seminato in vari terreni; in molti si spegne; in pochi fiorisce. La causa può essere solo una differenza nel terreno.

Se, dunque, dobbiamo postulare un’anomalia congenita per spiegare in modo soddisfacente almeno gran parte degli invertiti sessuali, in che cosa consiste questa anomalia? Ulrichs ha spiegato la questione dicendo che negli invertiti sessuali un corpo maschile coesiste con un’anima femminile: anima muliebris in corpore virili inclusa. Anche autori scientificamente eminenti, come Magnan e Gley, hanno adottato questa frase in una forma modificata, ritenendo che nell’inversione un cervello femminile è combinato con un corpo maschile o con ghiandole maschili. Questa, tuttavia, non è una spiegazione, cristallizza soltanto in un epigramma un’idea superficiale della questione. [8]

Possiamo probabilmente cogliere meglio la natura dell’anomalia se riflettiamo sullo sviluppo dei sessi e sulla bisessualità organica latente in ciascun sesso. In una fase iniziale di sviluppo i sessi sono indistinguibili, e per tutta la vita rimangono le tracce di questa primo terreno comune del sesso. Il pollo femmina mantiene in una forma rudimentale gli speroni che sono così grandi e formidabili nel suo signore, e, talvolta, essa sviluppa la capacità di cantare, o mette il piumaggio maschile. Tra i mammiferi il maschio possiede capezzoli inutili, che di tanto in tanto si sviluppano anche in seni, e la femmina possiede un clitoride, che è solo un pene rudimentale, e può anche svilupparsi. La persona sessualmente invertita di solito non possiede alcuna esagerazione di questi segni di comunità con l’altro sesso. Ma, come abbiamo visto, nelle persone invertite c’è un buon numero di più sottili approssimazioni al sesso opposto, sia sul piano fisico che sul piano psichico. Mettendo la materia in una forma puramente speculativa, si può dire che al concepimento l’organismo è dotato di circa il 50 per cento di germi maschi e di circa il 50 per cento di germi femminili, e che, col procedere dello sviluppo, o i germi maschili o quelli femminili prendono il sopravvento, fino a quando nell’individuo pienamente sviluppato rimangono solo pochi germi abortiti del sesso opposto. Nell’omosessuale, tuttavia, e nel bisessuale, possiamo immaginare che il processo non si è svolto normalmente, a causa di alcune peculiarità nel numero o nel carattere dei germi originali maschili o dei germi femminili, o di entrambi, il risultato è che abbiamo una persona che è organicamente intrecciata in una forma che è più adatta all’esercizio dell’impulso sessuale invertito rispetto all’impulso sessuale normale, oppure è altrettanto attrezzata per entrambi. [9]

La concezione della bisessualità latente di tutti, maschi e femmine, non può non essere abbastanza evidente agli osservatori intelligenti del corpo umano. Emerge in un primo periodo nella storia del pensiero filosofico, e fin dall’inizio è stata occasionalmente utilizzata per la spiegazione dell’omosessualità. il mito di Platone nel Simposio e le statue di ermafroditi dell’antichità mostrano come menti acute, che lavoravano per la scienza, si esercitavano con questi problemi. (Per uno studio completamente illustrato dell’antica concezione dell’ermafroditismo nella scultura vedi L. S. A. M. von Römer, “Ueber die Androgynische Idee des Lebens,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, pp. 711-939.) Parmenide, seguendo Alcmeone, il medico filosofo che scoprì che il cervello è l’organo centrale dell’intelligenza, osserva Gomperz (Greek Thinkers, Eng. tr., vol. i, p. 183), usava l’idea di variazione della percentuale di elementi generativi maschili e femminili per spiegare le idiosincrasie di carattere sessuale. Dopo un immenso intervallo Hössli, il modista maschile svizzero invertito, nel suo Eros (1838) ripresentò di nuovo il punto di vista greco. Schopenhauer, ancora una volta, riconobbe dal punto di vista filosofico la bisessualità dell’individuo umano (vedi Juliusburger, Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, 1912, p. 630), e Ulrichs, dal 1862 in poi, adottò una dottrina simile, su base platonica, per spiegare la costituzione “Uranista”. Dopo di ciò l’idea cominciò ad essere sviluppata più precisamente sul piano scientifico, anche se non, in un primo momento, con riferimento all’omosessualità, e più in particolare dai grandi pionieri della dottrina dell’evoluzione. Darwin sottolineò l’importanza dei fatti su questo punto, come più tardi Weismann, mentre Haeckel, che è stato uno dei primi darwiniani, negli ultimi anni ha chiaramente riconosciuto il peso sull’interpretazione dell’omosessualità del fatto che gli antenati dei vertebrati erano ermafroditi, come gli stessi vertebrati sono ancora nella loro forma embrionale (Haeckel, nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913, pp. 262-3, 287). Questo punto di vista, però, era stato proposto in precedenza da singoli medici, in particolare in America da Kiernan (American Lancet, 1884, e Medical Standard, Novembre e Dicembre 1888), e Lydston (Philadelphia Medical and Surgical Reporter, Settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892).

Nel 1893, nel suo L’Inversion Sexuelle, Chevalier, allievo di Lacassagne – che aveva già usato il termine “ermafrodismo morale” per questa anomalia – spiegava l’omosessualità  congenita con l’idea della bisessualità latente. Il Dr. G. de Letamendi, Preside della Facoltà di Medicina di Madrid, in un documento letto davanti al Congresso Medico Internazionale di Roma nel 1894, esposte un principio dell’ermafroditismo – un bipolarismo ermafrodita – che coinvolgeva l’esistenza di germi femminili latenti nel maschio, di germi maschili latenti nella femmina, germi latenti possono lottare per, e, talvolta, ottenere, la supremazia. Nel febbraio 1896, la prima versione di questo capitolo, che presentava la concezione dell’inversione come sviluppo psichico e somatico, sulla base di una bisessualità latente, fu pubblicata nel Centralblatt für Nervenheilkunde und Psychiatrie. Kurella (ib., Maggio 1890) ha adottato un punto di vista un po’ simile, sostenendo anche che l’inversione è una forma di transizione tra l’uomo completo o la donna completa e l’ermafrodita. In Germania, un paziente di Krafft-Ebing aveva elaborato la stessa idea, che collega l’inversione con la bisessualità fetale (ottava edizione della Psychopathia Sexualis, p. 227). Krafft-Ebing stesso in un primo momento semplicemente affermò che, congenita o acquisita, ci deve essere Belastung [una tara]; l’inversione è un “fenomeno di degenerazione”, un segno funzionale di degenerazione (Krafft-Ebing, “Zur Erklärung der conträren Sexualempfindung,” Jahrbuch für Psychiatrie, 1894). Nelle edizioni successive della Psychopathia Sexualis, tuttavia (dal 1896 in avanti, e in particolare nelloJahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901), si spinse più in là, adottando la spiegazione sulle base della bisessualità originaria (traduzione inglese della decima edizione, pp. 336-7). Usando più o meno lo stesso linguaggio che ho usato io, sostenne che c’era stato un conflitto tra i centri, e che l’omosessualità risulta da quel contrasto quando il centro antagonista a quello rappresentato dalle delle ghiandole sessuali ha la meglio, mentre ne risulta l’ermafroditismo psico-sessuale quando entrambi i centri sono troppo deboli per ottenere la vittoria, in entrambi i casi tale disturbo non sarebbe una degenerazione psichica o una malattia, ma semplicemente un’anomalia paragonabile ad una malformazione e abbastanza compatibile con la salute psichica. Questo è il punto di vista ormai ampiamente accettato dagli studiosi dell’inversione sessuale. (Molto materiale circa la storia di questa concezione è stato messo insieme da Hirschfeld, in Die Homosexualität, cap. xix, e prima in “Vom Wesen der Liebe”, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, pp. 111-133.)

Un punto di vista simile o affine si ritrova ormai costantemente in autori di prestigio scientifico che solo incidentalmente si interessano allo studio dell’inversione sessuale. Così Halban (“Die Entstehung des Geschlechtscharaktere”, Archiv für Gynäkologie, 1903) riguarda l’ermafroditismo, che si estenderebbe alla sfera psichica, come uno stato in cui un impulso sessuale doppio determina il corso dello sviluppo fetale e lo sviluppo successivo. Shattock e Seligmann (“True Hermaphroditism in the Domestic Fowl, with Remarks on Allopterotism,” Transactions of Pathological Society of London, vol. vii, parte i, 1906), sottolineando che la semplice atrofia delle ovaie non può spiegare la comparsa nell’uccello femmina di caratteri maschili, che non sono regressivi ma progressivi, sostiene che tali uccelli sono davvero bisessuali o ermafroditi, o perché la singola “ovaia” è in realtà bisessuale, come era il caso del pollo che ha esaminato, o perché le ghiandole sessuali sono accoppiate, una di sesso maschile e l’altra femminile, oppure perché c’è del tessuto maschile fuori luogo in un viscere vicino come il surrene o il rene, e gli elementi maschili si affermano quando gli elementi femminili degenerano. L’”Ermafroditismo”, concludono, “lungi dall’essere un fenomeno del tutto anomalo tra i vertebrati superiori, dovrebbe essere considerato piuttosto come un ritorno alla fase ancestrale primitiva in cui il bisessualismo era la disposizione normale …. Una volta chiarita la questione del vero ermafroditismo nell’uomo, sorge la domanda se non si verificano gradi minori …. una prova remota di bisessualità nel soggetto umano può, forse, essere fornita dal fenomeno psichico della perversione sessuale e dell’inversione.” Allo stesso modo in un caso di caratteri secondari maschili unilaterali in un fagiano altrimenti femminile, C. J.  James Bond ha più recentemente dimostrato (Sezione di Zoologia, Birmingham Meeting della British Medical Association, British Medical Journal, 20 Settembre, 1913) che un ovi-testicolo era presente, con tessuto ovarico degenerativo e con lo sviluppo di tessuto testicolare, queste isole di crescita attiva del tessuto maschile si possono trovare frequentemente, egli afferma, nelle ovaie che stanno degenerando delle femmine degli uccelli, che hanno messo un piumaggio maschile. Sir John Bland-Sutton, riferendosi al fatto che la conformazione esterna del corpo non offre alcuna certezza positiva sulla natura delle ghiandole sessuali interne, aggiunge (British Medical Journal, 30 ott, 1909): “È una giusta presunzione il fatto che alcuni esempi di frigidità sessuale e di perversione sessuale possano essere spiegati dalla possibilità che gli interessati possano possedere ghiandole sessuali opposte nel carattere a quelle indicate dalla configurazione esterna dei loro corpi.” Guardando la questione in modo più ampio e fondamentalmente nei suoi aspetti normali, Heape dichiara (Proceedings of the Cambridge Philosophical Society, vol. xiv, parte ii, 1907) che “non esistono animali totalmente maschi o totalmente femmine, ma tutti contengono un sesso dominante e un sesso recessivo, ad eccezione di quegli ermafroditi in cui i due sessi sono equamente rappresentati …. mi sembra che ci siano molte prove del fatto che non esiste una cosa come un maschio puro o femmina pura.” F. H. A. Marshall, ancora una volta, nel suo manuale standard, The Physiology of Reproduction (1910, p. 655 et seq.), è incline ad accettare la stesso punto di vista. “Se è vero”, osserva, “che tutti gli individui sono potenzialmente bisessuali e che circostanze diverse, che conducono ad un diverso metabolismo, possono, in casi eccezionali, anche nella vita adulta, causare lo sviluppo dei caratteri recessivi, sembrerebbe estremamente probabile che il dominio di un insieme di caratteri sessuali rispetto all’altro possa essere determinato in alcuni casi in una fase iniziale dello sviluppo in risposta ad uno stimolo che può essere interno o esterno.” Così anche Berry Hart (“Atypical Male and Female Sex-Ensemble,” una comunicazione letta davanti all’Edinburgh Obstetrical Society, British Medical Journal, 20 Giugno 1914, p. 1355) considera il maschio normale o la femminile normale individui che incarnano il massimo degli organi potenti del loro proprio sesso con un minimo di organi non potenti dell’altro sesso, con tratti sessuali secondari congruenti. Qualsiasi aumento in quel minimo comporta la diminuzione del massimo e la non congruenza dei caratteri secondari.

Vediamo così che l’antica concezione medico-filosofica della bisessualità organica avanzata dai Greci come la chiave per la spiegazione dell’inversione sessuale, dopo essere sparita dalla vista per duemila anni, è stata ripresa all’inizio del XIX secolo da due filosofi dilettanti che sono stati loro stessi invertiti (Hössli e Ulrichs), così come da un filosofo vero e proprio che non era invertito (Schopenhauer). Poi la concezione della bisessualità latente, indipendentemente dalla omosessualità, è stata sviluppata dal lato puramente scientifico (da Darwin e dagli evoluzionisti in genere). Nella fase successiva questa concezione è stata adottata dalle autorità scientifiche psichiatriche e di altre discipline che si occupano di omosessualità (Krafft-Ebing e la maggior parte degli altri studiosi). Infine, embriologi, fisiologi del sesso e biologi in generale, non solo accettano il concetto di bisessualità, ma ammettono che probabilmente esso aiuta a spiegare l’omosessualità. In questo modo si può dire che l’idea sia passata nel pensiero corrente. Non possiamo affermare che essa costituisca una spiegazione adeguata dell’omosessualità, ma ci consente in qualche modo di capire quello che per molti è un enigma misterioso, e fornisce una base utile per la classificazione non solo dell’omosessualità, ma anche delle altre anomalie sessuali miste o intermedie nello stesso gruppo. Le principali di queste anomalie sessuali intermedie sono: (1) l’ermafroditismo fisico nelle sue varie fasi; (2) il ginandromorfismo, o l’eunucoidismo, in cui gli uomini possiedono caratteri simili a quelli dei maschi che sono stati castrati precocemente e le donne possiedono simili caratteri maschili; (3) l’inversione sesso-estetica, o Eonismo (travestitismo di Hirschfeld o cross-dressing), in cui, al di fuori delle emozioni specificamente sessuali, gli uomini possiedono i gusti delle donne e le donne quelli degli uomini.

Hirschfeld ha discusso questi stadi sessuali intermedi in varie opere, soprattutto in  Geschlechtsübergänge (1905), Die Transvestiten (1910), e cap. xi di Die Homosexualität. L’ermafroditismo (la cui realtà è stata solo di recente riconosciuta ed è ancora contestata) e lo pseudoermafroditismo; nelle loro varianti fisiche sono pienamente affrontati nella grande opera, riccamente illustrata, Hermaphroditismus beim Menschen, di F. L. von Neugebauer, di Varsavia. Neugebauer ha pubblicato uno studio precedente e più breve sull’argomento nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen vol. IV, 1902, pp. 1-176, con una bibliografia nel vol. viii (1906) dello stesso Jahrbuch, pp. 685-700. Hirschfeld sottolinea il fatto che né l’ermafroditismo né l’eunucoidismo sono comunemente associati con l’omosessualità, e che gran parte dei casi di travestitismo, come definito da lui, sono eterosessuali. La vera inversione sembra, tuttavia, che si trovi non di rado tra gli pseudoermafroditi; Neugebauer ne registra numerosi casi; Magnan ha pubblicato un caso di una bambina allevata come in ragazzo (Gazette médical de Paris, 31 Marzo 1911) e Lapointe un caso in un uomo cresciuto come una ragazza (Revue de psychiatrie, 1911, p. 219). Tali casi possono essere spiegati con l’allenamento e con le associazioni coinvolte dall’errore precoce nel riconoscimento del sesso, e forse ancora di più con una predisposizione davvero organica all’omosessualità, anche se i caratteri sessuali psichici non sono necessariamente legati alla coesistenza di corrispondenti ghiandole sessuali.  Halban (Archiv für Gynäkologie, 1903) si spinge fino a classificare l’omosessuale come un “vero pseudo-ermafrodita”, esattamente paragonabile con un uomo con un seno femminile o con una donna con la barba, e propone di chiamare l’omosessualità “pseudo-ermafroditismo mascolino psichico”. Questo, tuttavia, è un’inutile e poco soddisfacente confusione.

Posizionare il gruppo di fenomeni omosessuali tra altri gruppi intermedi su una base bisessuale organica è una classificazione conveniente. Non la si può considerare certamente una spiegazione completa. È probabile che si possa, in ultima analisi, trovare una fonte più fondamentale di questi vari fenomeni nel gioco di stimolazione o inibizione delle secrezioni interne. [10] La nostra conoscenza dell’associazione intima tra gli ormoni e i fenomeni sessuali è già sufficiente a rendere comprensibile una tale spiegazione; la complessa interazione delle secrezioni ghiandolari interne e la loro responsabilità nel far variare disturbi in equilibrio potrebbe essere sufficiente a spiegare la complessità dei fenomeni. Questo sarebbe in armonia con ciò che sappiamo delle occasionali manifestazioni ritardate dell’omosessualità, e non sarebbe in contrasto con la loro natura congenita, perché sappiamo che uno stato disordinato del timo, per esempio, può essere ereditario, e si ritiene che lo stato linfatico possa essere o innato o acquisito. [11] I caratteri sessuali normali sembrano dipendere in gran parte dal coordinamento delle secrezioni interne, ed è ragionevole supporre che le deviazioni sessuali dipendono dal loro mancato coordinamento. Se un uomo è un uomo, e una donna una donna, (come dice Blair Bell) per la totalità delle loro secrezioni interne, gli stadi intermedi tra l’uomo e la donna devono essere prodotti dalla ridistribuzione di quelle secrezioni interne. [12]

Sappiamo che varie secrezioni interne possiedono un effetto sessuale significativo. Così l’atrofia del timo sembra essere collegata con lo sviluppo sessuale alla pubertà; la tiroide rafforza le ghiandole genitali; l’ipersviluppo surrenale può produrre in una femmina le caratteristiche secondarie del maschio, così come può causare sviluppo precoce di mascolinità; ecc. “Un’alterazione del metabolismo”, come suggerisce F. H. A. Marshall, “anche abbastanza tardi nella vita, può avviare cambiamenti nella direzione del sesso opposto.” Si può così trovare che processi chimici metabolici possono fornire una chiave per variazioni sessuali complesse e sottili, sia somatiche che psichiche, anche se dobbiamo ancora considerare tali processi come derivanti da una predisposizione innata.

Qualunque sia la sua ultima spiegazione, l’inversione sessuale può quindi ragionevolmente essere considerato un “gioco”, o una variazione, una di quelle aberrazioni biologiche che vediamo in tutta la natura vivente, nelle piante e negli animali.

Non stiamo affermando, come avrei cura sottolineare, che un istinto sessuale invertito, o un organo per tale istinto, è sviluppato nella prima vita embrionale; tale concetto viene giustamente respinto come assurdo. Quello che possiamo ragionevolmente considerare come formato in una fase iniziale di sviluppo è strettamente una predisposizione; vale a dire, quella modificazione dell’organismo che diventa più adattato rispetto all’organismo normale o medio a provare attrazione sessuale verso lo stesso sesso. L’invertito sessuale può quindi essere approssimativamente confrontato con l’idiota congenito, col criminale istintivo, o con l’uomo di genio, che non sono tutti rigorosamente concordanti con la variante biologica comune (perché questa differenza è di carattere meno sottile), ma che diventano un po’ più comprensibili per noi se consideriamo le loro affinità alle varianti. Symonds confrontava l’inversione al daltonismo; e tale confronto è ragionevole. Proprio come la persona daltonica ordinaria è congenitamente insensibile a quei raggi rosso-verdi, che sono appunto i più impressionanti per l’occhio normale, e dà un valore esteso agli altri colori, trovando che il sangue è dello stesso colore dell’erba e una carnagione florida è blu come il cielo, – così un invertito non riesce a vedere valori emotivi evidenti alle persone normali, trasferendo di quei valori su associazioni emotive che, per il resto del mondo, sono assolutamente diverse. Oppure si può confrontare l’inversione con un fenomeno come l’ascolto del colore, in cui non c’è propriamente un difetto come un’anomalia delle tracce nervose che producono combinazioni nuove e involontarie. Proprio come l’ascoltatore del colore associa istintivamente colori con suoni, come la giovane donna giapponese che osservava durante l’ascolto del canto, “la voce di quel ragazzo è di colore rosso!” così l’invertito ha le sue sensazioni sessuali collegate con oggetti che normalmente sono privi di interesse sessuale. [13] E l’inversione, come l’ascolto del colore, si trova più comunemente nei soggetti giovani, e tende a diventare meno marcata, o a spegnersi, dopo la pubertà . L’ascolto del colore, mentre è un fenomeno anomalo, questo va detto, non può essere definito una condizione patologica, ed è probabilmente molto meno frequentemente associato con altre stigmate anormali o degenerative rispetto all’inversione; vi è spesso un elemento congenito, indicato dalla tendenza alla trasmissione ereditaria, mentre le associazioni sono sviluppate molto precocemente nella vita, e sono troppo regolari per essere il semplice risultato della suggestione. [14]

Tutte queste variazioni organiche sono anormalità. È importante che noi abbiamo una chiara idea di ciò che è un’anormalità. Molte persone immaginano che ciò che è anormale è necessariamente patologico. Ma non è così, a meno che non diamo alla parola patologico un’estensione scomoda e illegittimamente larga. È sia scomodo che inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio, come di malattie nello stesso senso in cui si parla di scarlattina o di tubercolosi o di paralisi generale, come malattie. Ogni anormalità congenita è senza dubbio dovuta ad una peculiarità nello sperma o negli ovuli o nella loro mescolanza, o a qualche disturbo nel loro sviluppo iniziale. Ma lo stesso può dirsi senza dubbio delle normali differenze tra fratelli e sorelle. È ben vero che alcune di queste aberrazioni possono essere dovute a una malattia prenatale, ma chiamarle anormali non è cosa che si debba dare per scontata. Se si pensa che ci sia bisogno di una qualche autorità per sostenere questo punto di vista, facciamo fatica a trovarne una più pesante di quella di Virchow, che più volte ha insistito sul giusto uso della parola “anomalia”, e ha insegnato che, anche se un’anomalia può costituire un predisposizione alla malattia, lo studio delle anomalie-patologiche, come le chiamava lui, o della teratologia come forse preferiamo chiamarla noi – non è lo studio della malattia, che egli ha definito nosologia; lo studio dell’abnorme è perfettamente distinto dallo studio del morboso. Virchow ritiene che la regione dell’anormale sia la regione del patologico, e che lo studio della malattia debba essere considerato distintamente come nosologia. Se noi adottiamo questa terminologia, o se consideriamo lo studio dell’anormale come parte della teratologia, è una questione secondaria, che non pregiudica la giusta comprensione del termine “anomalia” e la sua dovuta differenziazione dal termine “malattia”.

Nel corso della riunione di Innsbruck della Società Antropologica Tedesca, nel 1894, Virchow così si è espresso: “Nei tempi antichi un’anomalia era chiamata πάθος, e in questo senso ogni deviazione dalla norma è per me un evento patologico, Se abbiamo costatato un simile evento patologico siamo spinti oltre a chiederci che cosa fosse il pathos, la causa specifica di esso … Questa causa può essere, per esempio, una forza esterna, o una sostanza chimica o un agente fisico, che produce nella condizione normale del corpo un cambiamento, un’anomalia (πάθος). Questa può diventare ereditaria in alcune circostanze, e quindi può diventare il fondamento di alcuni piccoli caratteri ereditari che si propagano in una famiglia; in se stessi appartengono alla patologia, anche se non producono lesioni, perché devo osservare che patologico non significa dannoso, non indica malattia, malattia in greco è νὁσος, ed è la nosologia che si occupa delle malattie. La patologia in alcune circostanze può essere vantaggiosa” (Correspondenz-blatt Deutsch Gesellschaft für Anthropologie, 1894). Queste osservazioni sono interessanti quando cerchiamo di trovare le più ampie basi di una anomalia come l’inversione sessuale.

Questa stessa distinzione è stata più recentemente sottolineata dal Professor Aschoff (Deutsche medizinische Wochenschrift, 3 Febbraio 1910,.. del British Medical Journal, 9 aprile 1910, p 892), contro Ribbert ed altri che vorrebbero indebitamente limitare il concetto di πάθος. Aschoff sottolinea che, non solo per il gusto della precisione e dell’uniformità terminologica, ma per ragionare con chiarezza, è auspicabile che si debba mantenere una distinzione rispetto alla quale Galeno e gli antichi medici erano molto precisi. Hanno usato πάθος come termine più ampio che coinvolge l’affetto (affectio), in generale, non necessariamente come compromissione del tessuto vitale; quando questo era coinvolto si usava νὁσος, malattia. Dobbiamo riconoscere la distinzione, anche se rifiutiamo la terminologia.

Bisogna dire qualche parola sulla connessione tra inversione sessuale e degenerazione. In Francia in particolare, fin dai tempi di Morel, delle stimmate della degenerazione si è molto parlato. L’inversione sessuale è spesso considerata come una di quelle: vale a dire, come una sindrome episodica di una malattia ereditaria, che prende il suo posto accanto ad altre stimmate psichiche, come la cleptomania e la piromania. Krafft-Ebing a lungo ha considerato in questo modo l’inversione; è il punto di vista di Magnan, uno dei primi investigatori dell’omosessualità; [15] ed è stato adottato da Möbius. A rigor di termini, l’invertito è un degenerato; si è allontanato dal suo genere. Tale è anche una persona daltonica. Ma la concezione di Morel di degenerazione è stata purtroppo banalizzate e volgarizzata. [16] Per come stanno adesso le cose, otteniamo ben poche informazioni o addirittura nessuna dal sentirci dire che una persona è un “degenerato”. È solo, come Näcke costantemente ha sostenuto, quando troviamo un complesso di anomalie ben marcate che siamo abbastanza giustificati nell’affermare che abbiamo a che fare con una condizione di degenerazione. L’inversione si ritrova talvolta in una tale condizione. Ho, infatti, già cercato di suggerire che una condizione di anormalità minore, diffusa può essere considerata come una base dell’inversione congenita. In altre parole, l’inversione è legata a una modifica dei caratteri sessuali secondari. Ma queste anomalie e modifiche non sono invariabili, [17] e di solito non sono di carattere grave; l’inversione è rara nella persona profondamente degenerata. Non è auspicabile chiamare queste modifiche “stigmate della degenerazione”, un termine che rischia di scomparire dalla terminologia scientifica, per diventare un mero termine di abuso letterario e giornalistico. Tanto si può dire di una concezione o di una frase, di cui si è fatto fin troppo uso nella letteratura popolare. Nel migliore dei casi rimane un’espressione vaga e inadatta per un uso scientifico. È ormai ampiamente riconosciuto che è poco utile descrivere l’inversione come una degenerazione. Näcke, che attribuiva significato alle stimmate della degenerazione quando erano numerose, è stato particolarmente attivo nel sottolineare che gli invertiti non sono degenerati, e spesso è tornato su questo punto. Löwenfeld, Freud, Hirschfeld, Bloch, Rohleder, tutti rifiutano la concezione dell’inversione sessuale come una degenerazione.

Moll non è ancora in grado di abbandonare del tutto la posizione secondo la quale, dato che l’inversione comporta una disarmonia tra la disposizione psichica e la conformazione fisica dobbiamo considerarla come morbosa, e riconosce (come Krafft-Ebing) giusto il punto di vista secondo i quale è al livello di una deformità, cioè, di una anormalità paragonabile all’ermafroditismo fisico. (A. Moll, “Sexuelle Zwischenstufen,” Zeitschrift für Aerztliche Fortbildung, n. 24, 1904) Näcke ha più volte sottolineato l’opinione che l’inversione sia un’anomalia congenita non morbosa; e nell’ultimo anno della sua vita, ha scritto (Zeitschrift für die Gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol. xv, Heft 5, 1913): “Non dobbiamo concepire l’omosessualità come una degenerazione o una malattia, ma tutt’al più come un’anomalia, a causa di un disturbo dello sviluppo.” Löwenfeld, un osservatore clinico sempre prudente e sagace, concordando con Näcke e Hirschfeld, riguarda l’inversione certamente come un’anomalia, ma non per questo morbosa; essa può essere associata con la malattia e la degenerazione, ma di solito è semplicemente una variazione dalla norma, non deve essere considerata come morbosa o degenerata, e non deve sminuire il valore dell’individuo in quanto membro della società (Löwenfeld, Ueber die sexuelle Konstitution, 1911, p. 166; anche Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Febbraio 1908, and Sexual-Probleme, Aprile 1908).  Aletrino di Amsterdam spinge l’opinione che l’inversione sia un’anomalia non morbosa ad un estremo indebito asserendo che “l’uranista è una normale varietà della specie homo sapiens” (“Uranisme et Dégénérescence,” Archives d’Anthropologie Criminelle, Agosto-Settembre 1908); l’inversione può essere considerata (nel senso corretto del termine qui adottato) una anomalia patologica, ma non una varietà umana antropologica paragonabile al Negro o all’uomo della Mongolia. (Per ulteriori opinioni a favore dell’inversione come anomalia, vedere Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 388 e segg.)

L’inversione sessuale, quindi, rimane una anomalia congenita, da classificare con altre anomalie congenite che hanno concomitanze psichiche. Per lo meno tale anomalia congenita di solito esiste come una predisposizione all’inversione. È probabile che molte persone passino attraverso il mondo con una predisposizione congenita all’inversione che rimane sempre latente e non risvegliata; in altre persone l’istinto è così potente che si apre a forza la sua strada a dispetto di tutti gli ostacoli; in altre ancora, la predisposizione è più debole, e una potente causa eccitante ha un ruolo predominante.

Siamo così condotti alla considerazione delle cause che eccitano la predisposizione latente. Una grande varietà di cause è considerata capace di eccitare l’inversione sessuale. È solo necessario parlare di quelle che ho trovato influenti. La prima che ci si presenta è il nostro sistema scolastico, con la sua segregazione dei ragazzi e delle ragazze separati gli uni dalle altre, durante i periodi della pubertà e dell’adolescenza. Molti invertiti non sono mai andati a scuola, e molti di coloro che ci sono stati passano attraverso la vita scolastica senza formare alcuna relazione appassionata o sessuale; ma ne resta un gran numero che data lo sviluppo dell’omosessualità dalle influenze e dagli esempi della vita scolastica. Le impressioni ricevute in quel periodo non sono meno potenti perché sono spesso puramente sentimentali e senza alcuna commistione sensuale evidente. Che siano sufficientemente potenti per generare da sole l’inversione permanente può essere dubbio, ma, se è vero che nei primi anni di vita gli istinti sessuali sono meno definitamente determinati rispetto a quando l’adolescenza è completa, e comunque concepibile, anche se non dimostrato, che un’impressione molto forte, che agisce anche su un organismo normale, possa causare l’arresto dello sviluppo sessuale sul lato psichico.

Un’altra causa che eccita l’inversione è la seduzione. Intendo dire l’iniziazione del giovane ragazzo o della ragazza da parte di qualche persona più grande e più esperta, in cui l’inversione è già sviluppata, e che cerca la gratificazione dell’istinto anormale. Questo sembra essere un incidente non raro nella storia degli invertiti sessuali. Che tale seduzione, a volte un atto brusco e sconsiderato di mera gratificazione sessuale – possa da se stessa produrre un gusto per l’omosessualità è altamente improbabile; in individui non già predisposti è molto più probabile che produca disgusto, come nel caso del giovane Rousseau. “Può essere sedotto solo colui che”, come dice Moll, “è in grado di essere sedotto.” Non c’è dubbio che accade di frequente in queste, come spesso accade in più normali “seduzioni”, che la vittima abbia offerto un invito volontario o involontario.

Un’altra causa eccitante dell’inversione, alla quale di solito è attribuita poca importanza, ma che trovo avere un certo peso, è la delusione nell’amore normale. Succede che un uomo in cui l’istinto omosessuale è ancora solo latente, o in ogni caso tenuto in uno stato di repressione, cerchi di formare una relazione con una donna. Questa relazione può essere ardente su uno o entrambi i lati, ma – spesso, senza dubbio, per l’omosessualità latente dell’amante – finisce nel nulla. Queste delusioni d’amore, in una forma più o meno grave, si verificano in un momento o in un altro per quasi tutti. Ma in queste persone la delusione provata con una singola donna costituisce un motivo abbastanza forte per produrre il disgusto nell’amante verso tutto il sesso femminile e per rivolgere la sua attenzione verso il proprio sesso. È evidente che un istinto che può essere deviato in questo modo difficilmente può essere forte, e sembra probabile che in alcuni di questi casi, l’episodio d’amore normale serva semplicemente per fare comprendere in modo chiaro all’invertito il fatto che egli non è fatto per l’amore normale. In altri casi, a quanto pare, – soprattutto quelli che sono un po’ deboli di mente e squilibrati, – una delusione d’amore avvelena veramente l’istinto normale, e un amore più o meno impotenti per le donne diventa un amore altrettanto impotente per gli uomini. La prevalenza dell’omosessualità tra le prostitute può essere, in larga misura, spiega con un disgusto simile e meglio fondato verso la sessualità normale. [18]

Questi tre fattori, quindi, – l’esempio a scuola, la seduzione e la delusione dell’amore normale, – che tutti allontanano il soggetto dal sesso opposto e lo fanno concentrare sul suo stesso sesso, sono le cause eccitanti dell’inversione; ma richiedono una predisposizione organica favorevole sulla quale agire, mentre c’è un gran numero di casi in cui assolutamente nessuna causa eccitante può essere trovata, ma in cui, dalla prima infanzia, l’interesse del soggetto sembra essere rivolto al suo sesso, e continua ad essere rivolto nello stesso modo per tutta la vita.

A questo punto concludo l’analisi della psicologia dell’inversione sessuale così come mi si presenta. Ho solo cercato di mettere in evidenza i punti più salienti, trascurando i punti minori, trascurando anche quei gruppi di invertiti che possono essere considerati di secondaria importanza. L’invertito medio, si muove nella società ordinaria, è una persona di salute generale media, anche se molto spesso con rapporti ereditari che sono marcatamente nevrotici. Egli è di solito oggetto di una anomalia congenita predisponente, o di un complesso di anomalie minori, che rendono difficile o impossibile per lui sentire attrazione sessuale per il sesso opposto, e facile sentire attrazione sessuale per il proprio sesso. Questa anomalia o compare spontaneamente fin dal principio, attraverso lo sviluppo o l’arresto dello sviluppo, o è risvegliata da qualche circostanza accidentale.

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[1] Vedi passim, Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, Zentralblatt für Psychoanalyse, and Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse; anche Sadger, “Zur Aetiologie der Konträren Sexualempfindung,” Medizinische Klinik, 1909, n. 2.

[2] Per una esposizione di questo da parte di un rappresentante inglese delle dottrine freudiane, vedi Ernest Jones, “The Œdipus Complex As An Explanation of Hamlet’s Mystery,” American Journal of Psychology, Gennaio 1910.

[3] L’amore delle relazioni può essere sfumato da tutti i gradi di amore sessuale, alcuni dei quali sono così deboli e vaghi che non possono essere considerati innaturali o anormali; è fuorviante definirli incestuosi. Il romanziere russo, Artzibascheff, nel suo Sanine ha descritto l’affetto di un fratello per la sorella come toccato da una percezione del suo fascino sessuale (mi riferisco alla traduzione francese), e il libro è di conseguenza stato molto accusato ingiustamente come “incestuoso”, anche se l’atteggiamento descritto è molto pallido e convenzionale rispetto alla passione romantica cantata nel Laon and Cythna di Shelley, o alla tragica esaltazione della stessa passione nella grande opera di Ford, “‘Tis Pity She’s a Whore.” [Peccato che sia una puttana.]

[4] Così Numa Praetorius, un osservatore sagace con una vasta e approfondita conoscenza dell’omosessualità, si ritrova del tutto incapace di accettare il “complesso di Edipo” come spiegazione dell’inversione (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, luglio 1914, p. 362).

[5] Non si può affermare che la frequenza dell’inversione tra i parenti di invertiti sia una coincidenza casuale, perché va ricordato che poche stime della prevalenza dell’inversione forniscono una percentuale superiore al 3 per cento.

[6] Si veda anche una discussione del punto di vista freudiano fatta da Hirschfeld, che conclude (Die Homosexualität, p. 344) che possiamo accettare solo il meccanismo freudiano come raro, e in ogni caso subordinato alla predisposizione organica.

[7] È stato del tutto negato da alcuni (Meynert, Näcke, etc.) che ci sia un qualche istinto sessuale. Tanto vale, quindi, spiegare in che senso uso la parola. (“Analysis of the Sexual Impulse” nel vol. iii di questi Studi.) Voglio dire un’attitudine ereditata la cui esecuzione richiede normalmente per la sua piena soddisfazione la presenza di una persona del sesso opposto. Si potrebbe affermare che non esiste una cosa come un istinto per il cibo, che è tutto imitazione, ecc.. In un certo senso questo è vero, ma la base rimane automatica. Un pollo nato da un incubatore non ha bisogno di una gallina che gli insegni a mangiare. Sembra che scopra il mangiare e il bere, per così dire, per caso, in un primo momento mangiando goffamente e mangiando ogni cosa, fino a quando non viene a sapere quello che soddisferà meglio il suo meccanismo biologico. Non c’è istinto alimentare, può essere, ma vi è un istinto che viene soddisfatto solo dal cibo. È lo stesso con l’”istinto sessuale”. Le abitudini sperimentali e onnivore del pulcino appena uscito dall’uovo possono essere confrontate con l’incertezza dell’istinto sessuale durante la pubertà, mentre il pervertito sessuale è come un pollo che dovrebbe portare avanti in età adulta un appetito per la lana pettinata e la carta. Si può aggiungere che la questione della natura ereditaria dell’istinto sessuale è stata esaurientemente discussa e decisamente affermata da Moll nel suoUntersuchungen über die Libido Sexualis,, 1898. Moll attribuisce importanza all’ereditarietà delle attitudini normali per la reazione sessuale, quando sono di un grado molto debole, come fattore di sviluppo delle perversioni sessuali.

[8] Questo punto di vista è stato ripreso in forma modificata da Näcke (Zeitschrift für die gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol XV, Heft 5, 1913.), che suppone che ci possa essere un anatomico “centro omosessuale” nel cervello; vale a dire, un centro di libido femminile nell’uomo invertito e un centro di libido maschile nella donna invertita. Egli ha espresso la speranza che in futuro i cervelli di persone invertite siano più attentamente studiati.

[9] Non presento questo punto di vista come qualcosa di più di un quadro che ci aiuta a capire i fenomeni reali di cui egli è testimone in materia di omosessualità, anche se posso aggiungere che un teratologista così abile come il Dr. J. W. Ballantyne considera che “sembra una teoria possibile.”

[10] Questa spiegazione dell’omosessualità è già stata provvisoriamente presentata. Così, Iwan Bloch (Sexual Life of Our Time, cap. xix, Appendice) suggerisce vagamente una nuova teoria dell’omosessualità come dipendente da agenti chimici. Hirschfeld ritiene inoltre (Die Homosexualität, cap. xx) che lo studio delle secrezioni interne è la via per capire le più profonde basi dell’inversione.

[11] A. E. Garrod, “The Thymus Gland in its Clinical Aspects,” British Medical Journal, 3 Ottobre 1914.

[12] ”La femmina pura e il maschio puro sono prodotti da tutte le secrezioni interne,” Blair Bell, “The Internal Secretions,” British Medical Journal, Nov. 15, 1913.

[13] Dopo che questo capitolo fu pubblicato per la prima volta (nel Centralblatt für Nervenheilkunde, febbraio 1896), anche Féré ha confrontato l’inversione congenita col daltonismo e simili anomalie (Féré, “La Descendance d’un Inverti,” Revue Générale de Clinique et Thérapeutique, 1896), mentre Ribot faceva riferimento all’analogia con l’ascolto del colore (Psychology of the Emotions, parte II, cap. VII).

 [14] Vedi, per esempio, Flournoy, Des phénomènes de Synopsie, Ginevra 1893; e per una breve discussione dei fenomeni generali della sinestesia, E. Parish, Hallucinations and Illusions (Contemporary Science Series), capitolo vii; Bleuler, articolo “Secondary Sensations,” in Tuke’s Dictionary of Psychological Medicine; e Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, pp. 181-4.

[15] Magnan negli ultimi anni ha ribadito questo punto di vista (“Inversion Sexuelle et Pathologic Mentale,” Revue de Psychothérapie, March, 1914): “L’invertito è una persona malata, un degenerato.”

[16] È questo fatto che ha spinto gli Italiani ad essere timidi nell’usare la parola “degenerazione”; così, Marro, nella sua grande opera, I Caratteri dei Delinquenti, ha fatto un notevole tentativo di analizzare i fenomeni concentrati insieme come degenerati in tre gruppi: atipici, atavici e morbosi.

[17] Hirschfeld e Burchard tra 200 invertiti hanno trovato stimmate pronunciate di degenerazione solo nel 16 per cento dei casi. (Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xx.)

[18] L’alcol è stato a volte considerato una causa eccitante importante dell’omosessualità, e l’alcolismo non è certo raro nell’eredità degli invertiti; secondo Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 386) è ben marcato in uno dei genitori in oltre il 21 per cento, dei casi. Ma probabilmente non ha più influenza come una causa scatenante nella singola persona omosessuale che nella singola persona eterosessuale. Dal punto di vista freudiano, anzi, Abraham ritiene (Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 8, 1908) che, anche in persone normali l’alcool rimuova l’inibizione da una omosessualità latente, e Juliusburger dallo stesso punto di vista (Zentralblatt für Psychoanalyse, Heft 10 e 11, 1912 ) ritiene che la tendenza alcolica sia inconsciamente suscitata dall’impulso omosessuale al fine di raggiungere la propria gratificazione. Ma possiamo accettare le conclusioni di Näcke (Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, vol. LXVIII, 1911, p. 852), che (1) l’alcol non può produrre l’omosessualità in soggetti non predisposti, che (2) può suscitarla in coloro che sono predisposti, che (3) l’azione dell’alcol è la stessa sull’omosessuale e sull’eterosessuale, e che (4) l’alcolismo non è comune tra gli invertiti.

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