MATRIMONIO OMOSESSUALE – IRLANDA CATTOLICA E IRLANDA LAICA

L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, dopo la vittoria del sì ai matrimoni omosessuali in Irlanda, è sembrato a qualcuno fare quasi autocritica: “Quanto accaduto non è solo l’esito di una battaglia per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo, una rivoluzione culturale.” “È un cambiamento notevole i cui effetti sono imprevedibili.” Ma lo stesso arcivescovo continuava in modo paradossale: “Il matrimonio in Chiesa è anche un matrimonio civile e le coppie gay che se lo vedranno rifiutare potrebbero ricorrere ai giudici accusandoci di discriminazione, se il legislatore non mette dei limiti.”

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato Vaticano così si esprime: “Sono rimasto molto triste per questo risultato. La Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione.” “Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità.” “La famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia, perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa, anche di fonte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni, rimane la famiglia.” “colpirla sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro.”

Le espressioni usate dal cardinale Parolin presentano la Chiesa come baluardo a difesa della famiglia. Ma cerchiamo di capire quale sia stato il vero ruolo della Chiesa cattolica in Irlanda, in rapporto, in particolare alle ragazze madri, fino al 1996.

Faccio una breve premessa sulla Chiesa cattolica in Irlanda. Le case Magdalene, o lavanderie Magdalene (Magdalene laundries) erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica. È stato calcolato che circa 30.000 donne vi furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante vite siano state irrimediabilmente danneggiate in quelle case in nome della morale cattolica.

Il “COMITATO SUI DIRITTI DEL FANCIULLO” dell’ONU, nelle Osservazioni conclusive sulla seconda relazione periodica della Santa Sede, si esprime così:
https://gayproject.wordpress.com/2014/0 … i-bambini/

Tortura e altri trattamenti crudeli o degradanti

37 . Il Comitato è preoccupato dal fatto che la Santa Sede non ha adottato le misure necessarie per proteggere e garantire la giustizia per le ragazze arbitrariamente collocate dalle loro famiglie, dalle istituzioni dello Stato e dalle chiese nelle “lavanderie Magdalene” d’Irlanda gestite da quattro congregazioni di suore cattoliche fino al 1996.

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che :

(a) Le ragazze collocate in queste istituzioni erano costrette a lavorare in condizioni di schiavitù, ed erano spesso oggetto di trattamenti inumani, crudeli e degradanti nonché di abusi fisici e sessuali;

(b) le ragazze erano private della loro identità, della formazione e spesso degli alimenti e dei farmaci essenziali ed era loro imposto l’obbligo del silenzio e il divieto di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno;

(c) le ragazze non sposate che avevano partorito prima di entrare o durante la detenzione nelle lavanderie erano separate dai loro bambini con la forza e

(d) anche se le quattro congregazioni cattoliche interessate erano sotto l’autorità della Santa Sede, non è stata intrapresa alcuna azione per indagare il comportamento delle suore che gestivano le lavanderie e per collaborare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili degli abusi, così come tutti coloro che hanno organizzato il lavoro non pagato delle ragazze e consapevolmente ne hanno tratto profitto.

38 . Con riferimento alle raccomandazioni formulate dal Comitato contro le Torture nel 2011 per la Repubblica d’Irlanda (CAT/C/IRL/CO/1para.11) per perseguire e punire i colpevoli con pene commisurate alla gravità del reati commessi, e per garantire che tutte le vittime ottengano un risarcimento e abbiano diritto ad una riparazione, il Comitato invita la Santa Sede a:

(a) condurre un’inchiesta interna sulla condotta del personale religioso che lavorava nelle lavanderie Magdalene in Irlanda, così come in tutti i paesi in cui questo sistema era in vigore, e ad assicurarsi che tutti i responsabili di quei reati siano sanzionati e segnalati alle autorità giudiziarie nazionali per i relativi procedimenti penali;

(b) garantire il pieno risarcimento da versare alle vittime e alle loro famiglie sia attraverso le congregazioni stesse sia tramite la Santa Sede come supremo potere della Chiesa, legalmente responsabile per i suoi subordinati collocati in ordini religiosi cattolici sotto la sua autorità;

(c) prendere tutte le misure necessarie per assicurare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime di tali reati e

(d) valutare le circostanze e le ragioni che hanno portato a tali pratiche e prendere tutte le misure necessarie per garantire che nessuna donna e nessun bambino possono essere arbitrariamente reclusi in futuro per nessun motivo.

Fin qui il documento del Comitato ONU sulla Repubblica di Irlanda. Ma il Vaticano, che tanto si preoccupa della difesa della famiglia dal matrimonio gay (?) secondo lo stesso Comitato ha gravi responsabilità, ampiamente documentate dai singoli Stati, in merito alla copertura degli abusi su minori e in merito al tentativo di risolvere il problema dei figli dei preti e dei religiosi cattolici garantendo un sussidio economico alle madri solo a condizione che esse rinuncino definitivamente al riconoscimento della paternità. Evidentemente tutte queste pratiche sono in perfetto accordo con la morale cattolica. Il Comitato ONU, in particolare, sulle posizioni della Santa Sede relative agli omosessuali così si esprime:

“il Comitato è preoccupato per le pronunce e le dichiarazioni precedenti della Santa Sede sull’omosessualità, che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender, adolescenti e bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.” 

Chi ha orecchio per intendere intenda.

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IL SINODO SULLA FAMIGLIA E IL TOPOLINO GAY

Questo articolo è dedicato all’esame della discussione e della Relazione finale del Sinodo straordinario sulla famiglia da poco concluso, per quanto riguarda il tema del rapporto tra chiesa e omosessuali.

Devo doverosamente dare atto a Papa Francesco di aver permesso a tutti gli interessati di seguire i lavori del Sinodo, consentendo la pubblicazione dei documenti elaborati nel corso del Sinodo stesso, nonché dei risultati delle votazioni sulle deliberazioni finali. Si tratta di un criterio di trasparenza che su questioni così delicate è doveroso, ma non va dimenticato che la pubblicità dei documenti è finalizzata anche ad evitare chiacchiere e pettegolezzi sia interni che sterni.

Invito il lettore ad armarsi di buona volontà per seguire con me fin dall’inizio il cammino del Sinodo

Dopo un notevole lavoro di consultazione e di coordinamento delle indicazioni emergenti dalle singole chiese locali, in vista del Sinodo, è stato pubblicato dal Vaticano l’Instrumentum laboris “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, che alla Parte II, Capitolo III, lettera B, circa le unioni tra persone dello stesso sesso, così si esprime:
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Riconoscimento civile

110. Nelle risposte delle Conferenze Episcopali, circa le unioni tra persone dello stesso sesso, ci si riferisce all’insegnamento della Chiesa. «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. […] nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”» (CDF, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Dalle risposte si può evincere che il riconoscimento da parte della legge civile delle unioni fra persone dello stesso sesso dipende in buona parte dal contesto socio-culturale, religioso e politico. Le Conferenze Episcopali segnalano tre contesti: un primo è quello in cui prevale un atteggiamento repressivo e penalizzante nei confronti del fenomeno dell’omosessualità in tutte le sue sfaccettature. Questo vale in particolare là dove la manifestazione pubblica dell’omosessualità è vietata dalla legge civile. Alcune risposte indicano che anche in questo contesto ci sono forme di accompagnamento spirituale di singole persone omosessuali che cercano l’aiuto della Chiesa.

111. Un secondo contesto è quello in cui il fenomeno dell’omosessualità presenta una situazione fluida. Il comportamento omosessuale non viene punito, ma tollerato solo fin quando non diventa visibile o pubblico. In questo contesto, di solito, non esiste una legislazione civile riguardo alle unioni tra persone dello stesso sesso. Specialmente in Occidente, nell’ambito politico, però, vi è un orientamento crescente verso l’approvazione di leggi che prevedono le unioni registrate o il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso. A sostegno di tale visione si adducono motivi di non discriminazione; atteggiamento che viene percepito dai credenti e da gran parte dell’opinione pubblica, in Europa centro-orientale, come un’imposizione da parte di una cultura politica o estranea.

112. Un terzo contesto è quello in cui gli Stati hanno introdotto una legislazione che riconosce le unioni civili o i matrimoni tra persone omosessuali. Ci sono Paesi in cui si deve parlare di una vera e propria ridefinizione del matrimonio, che riduce la prospettiva sulla coppia ad alcuni aspetti giuridici, come l’uguaglianza dei diritti e della “non discriminazione”, senza che ci sia un dialogo costruttivo sulle questioni antropologiche coinvolte, e senza che al centro vi sia il bene integrale della persona umana, in particolare il bene integrale dei bambini all’interno di queste unioni. Dove c’è una equiparazione giuridica tra matrimonio eterosessuale ed omosessuale, lo Stato spesso permette l’adozione di bambini (bambini naturali di uno dei partner o bambini nati tramite fecondazione artificiale). Questo contesto è particolarmente presente nell’area anglofona e nell’Europa centrale.
La valutazione delle Chiese particolari

113. Tutte le Conferenze Episcopali si sono espresse contro una “ridefinizione” del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione che permette l’unione tra due persone dello stesso sesso. Vi sono ampie testimonianze dalle Conferenze Episcopali sulla ricerca di un equilibrio tra l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia e un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti delle persone che vivono in queste unioni. Nell’insieme, si ha l’impressione che le reazioni estreme nei confronti di queste unioni, sia di accondiscendenza che di intransigenza, non abbiano facilitato lo sviluppo di una pastorale efficace, fedele al Magistero e misericordiosa nei confronti delle persone interessate.

114. Un fattore che certamente interroga l’azione pastorale della Chiesa e rende complessa la ricerca di un atteggiamento equilibrato nei confronti di questa realtà, è la promozione della ideologia del gender, che in alcune regioni tende ad influenzare anche l’ambito educativo primario, diffondendo una mentalità che, dietro l’idea di rimozione dell’omofobia, in realtà propone un sovvertimento della identità sessuale.

115. Circa le unioni tra persone dello stesso sesso, molte Conferenze Episcopali forniscono diverse informazioni. Nei Paesi in cui esiste una legislazione delle unioni civili, molti fedeli si esprimono in favore di un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti di queste persone, e in favore di una pastorale che cerchi di accoglierle. Questo non significa, però, che i fedeli siano a favore di una equiparazione tra matrimonio eterosessuale e unioni civili fra persone dello stesso sesso. Alcune risposte ed osservazioni esprimono la preoccupazione che l’accoglienza nella vita ecclesiale delle persone che vivono in queste unioni potrebbe essere intesa come un riconoscimento della loro unione.
Alcune indicazioni pastorali

116. Riguardo alla possibilità di una pastorale verso queste persone, bisogna distinguere tra quelle che hanno fatto una scelta personale, spesso sofferta, e la vivono con delicatezza per non dare scandalo ad altri, e un comportamento di promozione e pubblicità attiva, spesso aggressiva. Molte Conferenze Episcopali sottolineano che, essendo il fenomeno relativamente recente, non esistono programmi pastorali al riguardo. Altre ammettono un certo disagio di fronte alla sfida di dover coniugare accoglienza misericordiosa delle persone e affermazione dell’insegnamento morale della Chiesa, con una appropriata cura pastorale che includa tutte le dimensioni della persona. Da qualche parte si raccomanda di non far coincidere l’identità di una persona con espressioni quali “gay”, “lesbica” o “omosessuale”.

117. Molte risposte e osservazioni richiedono una valutazione teologica che dialoghi con le scienze umane, per sviluppare una visione più differenziata del fenomeno dell’omosessualità. Non mancano richieste volte ad approfondire, anche attraverso organismi specifici, come ad esempio le Pontificie Accademie delle Scienze e per la Vita, il senso antropologico e teologico della sessualità umana e della differenza sessuale tra uomo e donna, in grado di far fronte alla ideologia del gender.

118. La grande sfida sarà lo sviluppo di una pastorale che riesca a mantenere il giusto equilibrio tra accoglienza misericordiosa delle persone ed accompagnamento graduale verso un’autentica maturità umana e cristiana. Alcune Conferenze Episcopali fanno riferimento, in questo contesto, a certe organizzazioni come modelli riusciti di una tale pastorale.

119. Si presenta, in modo sempre più urgente, la sfida dell’educazione sessuale nelle famiglie e nelle istituzioni scolastiche, particolarmente nei Paesi in cui lo Stato tende a proporre, nelle scuole, una visione unilaterale e ideologica della identità di genere. Nelle scuole o nelle comunità parrocchiali, si dovrebbero attivare programmi formativi per proporre ai giovani una visione adeguata della maturità affettiva e cristiana, in cui affrontare anche il fenomeno dell’omosessualità. Allo stesso tempo, le osservazioni dimostrano che non esiste ancora un consenso nella vita ecclesiale riguardo alle modalità concrete dell’accoglienza delle persone che vivono in tali unioni. Il primo passo di un processo lento sarebbe quello dell’informazione e dell’individuazione di criteri di discernimento, non soltanto a livello dei ministri e degli operatori pastorali, ma anche a livello dei gruppi o movimenti ecclesiali.
Trasmissione della fede ai bambini in unioni di persone dello stesso sesso

120. Si deve rilevare che le risposte pervenute si pronunciano contro una legislazione che permetta l’adozione di bambini da parte di persone in unione dello stesso sesso, perché vedono a rischio il bene integrale del bambino, che ha diritto ad avere una madre e un padre, come ricordato recentemente da Papa Francesco (cf. Discorso alla Delegazione dell’ufficio internazionale cattolico dell’infanzia, 11 aprile 2014). Tuttavia, nel caso in cui le persone che vivono in queste unioni chiedano il battesimo per il bambino, le risposte, quasi all’unanimità, sottolineano che il piccolo deve essere accolto con la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che ricevono gli altri bambini. Molte risposte indicano che sarebbe utile ricevere delle direttive pastorali più concrete per queste situazioni. È evidente che la Chiesa ha il dovere di verificare le condizioni reali in vista della trasmissione della fede al bambino. Nel caso in cui si nutrano ragionevoli dubbi sulla capacità effettiva di educare cristianamente il bambino da parte di persone dello stesso sesso, se ne garantisca l’adeguato sostegno – come peraltro è richiesto ad ogni altra coppia che chiede il battesimo per i figli. Un aiuto, in tal senso, potrebbe venire anche da altre persone presenti nel loro ambiente familiare e sociale. In questi casi, la preparazione all’eventuale battesimo del bambino sarà particolarmente curata dal parroco, anche con un’attenzione specifica nella scelta del padrino e della madrina.

http://www.vatican.va/roman_curia/synod … ia_it.html
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Non intendo commentare questo testo entrando nel merito, ma solo sottolineare l’ampiezza delle attese che poteva suscitare da parte di tanti fedeli e non.

Dopo l’avvio del Sinodo, il Relatore generale, Card. Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, presenta il 13.10.2014 la sua “Relatio post disceptationem” un documento che è una specie di bozza del documento finale, che così si esprime riguardo alla questione omosessuale:

Accogliere le persone omosessuali

50. Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?

51. La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale: si presenta quindi come un’importante sfida educativa. La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender.

52. Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli.
http://press.vatican.va/content/salasta … 03037.html
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Come si vede la “Relatio post disceptationem” restringe molto fortemente la portata dell’Instrumentum laboris, ma contiene anche alcuni elementi non dico di apertura ma di rispetto almeno verso le persone omosessuali. Dal punto di vista di un gay laico che vede le cose dall’esterno, comunque, con la Relatio post disceptationem, la montagna delle attese ha partorito uno striminzito topolino. La stampa accoglie comunque la Relatio come una grande apertura della chiesa verso gli omosessuali. Per quando striminzito sia, un topolino gay si aggira per il Vaticano ma gli austeri padri sinodali non si fanno intimidire da quel topolino e armati della loro secolare sapienza, sono pronti ad acchiapparlo prima che scappi fuori ufficialmente dall’aula sinodale. Ecco che i Circoli minori affilano le armi:

Così si esprime il Circolo di lingua francese “A” di cui è moderatore l’Em.mo Card. Robert SARAH e relatore S.E. Mons. François-Xavier DUMORTIER, S.J.:

“Quanto all’accoglienza delle persone omosessuali, ci sembra chiaro che la Chiesa, seguendo l’immagine del Cristo Buon Pastore (Giovanni 10, 11-18)m ha sempre voluto accogliere pe persone che bussano alla sua porta, porta aperta a tutti, che devono essere accolti con rispetto, compassione e riconoscendo la dignità di ciascuno. Accompagnare pastoralmente una persona non significa validare né una forma di sessualità né una forma di vita”[1]

Il Circolo di lingua francese “B, di cui è moderatore l’Em.mo Card. Christoph SCHÖNBORN, O.P. e Relatore S.E. Mons. André LÉONARD, si esprime così:

“5. Abbiamo ribadito il nostro rispetto e la nostra accoglienza verso le persone omosessuali e abbiamo denunciato le discriminazioni ingiuste e spesso violento che hanno sofferto e soffrono ancora, a volte, anche nella Chiesa, ahimè! Ma questo non significa che la Chiesa deve legittimare le pratiche omosessuali, tanto meno riconoscere, come fanno alcuni stati, un cosiddetto “matrimonio” omosessuale. Al contrario, noi denunciamo tutte le manovre di alcune organizzazioni internazionali per imporre, attraverso il ricatto finanziario, ai paesi poveri alcune leggi che istituiscono il cosiddetto “matrimonio” omosessuale.”[2]

Il Circolo di lingia Inglese “B” avente per Moderatore l’Em.mo Card. Wilfrid Fox NAPIER, O.F.M. e per Relatore S.E. Mons. Diarmuid MARTIN così si esprime:

“Sul tema della cura pastorale delle persone con tendenze omosessuali, il gruppo ha osservato che la Chiesa deve continuare a promuovere la natura rivelata del matrimonio come sempre tra un uomo e una donna uniti per tutta la vita in una comunione, vivificante e fedele.
Il gruppo ha incoraggiato i pastori e le parrocchie a prendersi cura delle persone con attrazione per lo stesso sesso, provvedendo per loro nella famiglia della Chiesa, proteggendo sempre la loro dignità di figli di Dio, creati a sua immagine. All’interno della Chiesa, essi dovrebbero trovare una casa dove ascoltare, con tutti gli altri, la chiamata di Gesù a seguirlo nella fedeltà alla verità, per ricevere la Sua grazia di farlo, e la Sua misericordia quando sbagliano.”[3]

La Relazione del Circolo di lingua italiana “A”, avente per moderatore l’Em.mo Card. Fernando FILONI e per Relatore S.E Mons. Edoardo MENICHELLI, così si esprime:

“Riguardo alla cura pastorale delle persone omosessuali ci si è orientati verso la proposta di un unico numero dentro il quale si è sottolineato sia un impegno di prossimità orientata alla evangelizzazione sia lo stile della Chiesa, come casa aperta, valorizzando i doni, la buona volontà e il cammino sincero di ciascuno. Si è riaffermato che le unioni fra le persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna esprimendo anche la preoccupazione di salvaguardare i diritti dei figli che devono crescere armonicamente con la tenerezza del padre e della madre.”

La Relazione del Circolo di Lingua Italiana “C” avente per Moderatore S.E. Mons. Angelo MASSAFRA, O.F.M. e per Relatore il Rev. P. Manuel Jesús ARROBA CONDE, C.M.F., così si esprime:

“Al riguardo, i padri hanno segnalato alcuni aspetti più specifici per arricchire le proposte formulate nel testo: una menzione espressa sui movimenti familiari; un numero apposito sulle adozioni; un invito a studiare nuove presenze in campo educativo; un ritorno ai testi dell’instrumentum laboris circa le unioni omosessuali; un appello alle istituzioni per promuovere politiche in favore della famiglia.”

La Relazione Del Circolo di lingua spagnola “A” avente per Moderatore l’Em.mo Card. Francisco ROBLES ORTEGA e per Relatore S.E. Mons. Luis Augusto CASTRO QUIROGA, I.M.C. così si esprime:

“Per quanto riguarda n.50, è stato osservato che non si deve parlare di omosessuali quasi come se l’omosessualità fosse una parte del loro essere ontologico, ma di persone con tendenze omosessuali. È stato richiesto di sostituire il testo di questo numero col seguente :. “La sessualità che ci fa esistere come umanità come maschio e femmina, è un valore essenziale nell’antropologia e nella teologia cristiana. Ci fa esistere reciprocamente non nella indistinzione ma nella complementarità … anche le persone con tendenze omosessuali hanno bisogno di un orientamento e di un sostegno che li aiuti a crescere nella fede e a conoscere il piano di Dio per loro.”[4]

La relazione del Circolo di lingua spagnola “B” avente come Moderatore l’Em.mo Card. Lluís MARTÍNEZ SISTACH e come Relatore S.E. Mons. Rodolfo VALENZUELA NÚÑEZ così si esprime a proposito della Relatio post dissertationem:

“Noi crediamo che in essa manchi l’accento su temi importanti come l’aborto, gli attentati contro la vita, l’ampio fenomeno dell’adozione, le decisioni assunte dagli sposi in coscienza, nonché una maggiore chiarezza sulla questione dell’omosessualità.”[5]
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Evidentemente il topolino gay ha seminato il panico tra i Padri sinodali che però sono finalmente riusciti a catturarlo.

Quanto segue è il paragrafo della “Relatio Synodi”, cioè del documento conclusivo del sinodo straordinario sulla famiglia, concernente il rapporto tra la chiesa e gli omosessuali:

L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale

55. Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

56. È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.

http://press.vatican.va/content/salasta … 03044.html

Va sottolineato che il punto 55 è stato approvato senza la maggioranza qualificata dei 2/3 ma con una maggioranza semplice, comunque molto forte e molto vicina ai 2/3, di 118 favorevoli e 62 contrari.

Come risulta evidente, il topolino è stato felicemente divorato prima di poter uscire dall’aula del Sinodo. L’instrumentum laboris iniziale è stato ridotto alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Josepf Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003.

Francamente non capisco proprio gli omosessuali cattolici che sperano di poter trovare un’accoglienza rispettosa da parte della chiesa. Altre chiese cristiane hanno assunto posizioni decisamente più evangeliche.

Proprio oggi, 18 Ottobre 2014, il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha proceduto a trascrivere nel registro dei matrimoni 16 matrimoni omosessuali celebrati all’estero.

Così L‘Avvenire (quotidiano della Conferenza episcopale italiana) del 18 Ottobre inizia il suo commento al fatto: “«Una scelta ideologica, che certifica un affronto istituzionale senza precedenti» basato su una «mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico»: così l’editoriale di Angelo Zema, su Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma in edicola la domenica con Avvenire, definisce la trascrizione di matrimoni celebrati all’estero da alcune coppie omosessuali operata dal sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, nei registri comunali. L’editoriale parla di scelte «illegittime» in un «contesto dal tono hollywoodiano» e «dal chiaro sapore demagogico»”.

Finito il Sinodo e ridotto a mal partito il topolino gay che si aggirava in Vaticano, la CEI avverte subito un altro motivo di allarme: ci sono tanti topolini gay, troppi topolini gay, subito fuori della mura del Vaticano! Per fortuna il mondo va avanti anche se la chiesa va da qualche altra parte.
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[1] “Concernant l’accueil des personnes homosexuelles, il nous semble clair que l’Eglise, à l’image du Christ Bon Pasteur (Jn 10,11-18), a toujours voulu accueillir les personnes qui frappent à sa porte, porte ouverte à tous, qui sont à accueillir avec respect, compassion et dans la reconnaissance de la dignité de chacun. Accompagner pastoralement une personne ne signifie valider ni une forme de sexualité ni une forme de vie.”
[2]“5. Nous avons redit notre respect et notre accueil aux personnes homosexuelles et avons dénoncé les discriminations injustes et parfois violentes qu’elles ont subies et subissent encore parfois, y compris dans l’Église, hélas ! Mais cela ne signifie pas que l’Église doive légitimer les pratiques homosexuelles et encore moins reconnaître, comme le font certains États, un soi-disant « mariage » homosexuel. Au contraire, nous dénonçons toutes les manœuvres de certaines organisations internationales visant à imposer, par voie de chantage financier, aux pays pauvres des législations instituant un soi-disant « mariage » homosexuel.”
[3]“On the subject of the pastoral care of persons with homosexual tendencies, the group noted that the Church must continue to promote the revealed nature of marriage as always between one man and one woman united in lifelong, life-giving, and faithful communion.
The group encouraged pastors and parishes to care for individuals with same sex attraction, providing for them in the family of the Church, always protecting their dignity as children of God, created in his image. Within the Church, they should find a home where, with everyone else, they hear the call of Jesus to follow Him in fidelity to the truth, to receive His grace to do so, and. His mercy when they fail.”
[4]“Pasando al n.50, se ha observado que no se debe hablar de personas homosexuales casi como si el homosexualismo fuese parte de su ser ontológico, sino de personas con tendencias homosexuales. Se solicitó sustituir el texto de este número por el siguiente: “la sexualidad que nos hace existir como humanidad en lo masculino y lo femenino, es un valor irrenunciable en la antropología y en la teología cristiana. Nos hace ser los unos para con los otros no en la indistinción sino en la complementariedad…Las personas con tendencias homosexuales también necesitan de acogida y acompañamiento que les ayude a crecer en la fe y a conocer el plan de Dios para ellos.”
[5]“Consideramos que faltaron en el mismo énfasis sobre temas importantes como el aborto, los atentados contra la vida, el amplio fenómeno de la adopción, las decisiones en conciencia de los esposos, así como una mayor claridad sobre el tema de la homosexualidad.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo posta aperta nel Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=4859

SINODO SULLA FAMIGLIA: CHIESA E OMOSESSUALI

Riporto qui di seguito la parte riguardante l’omosessualità della Relatio post disceptationem del Relatore generale del Sinodo sulla famiglia, Cardinale Péter Erdo.

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Accogliere le persone omosessuali

50 Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro.

Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?

51 La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale: si presenta quindi come un’importante sfida educativa. La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender.

52 Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli

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Dopo tante attese, la Relatio post disceptationem del Sinodo straordinario sulla famiglia ha finito per partorire uno striminzito topolino, ma stiamo bene attenti, che quel topolino è già stato adocchiato da parecchi gatti. Le dichiarazioni del cardinal Napier, messe online dal Vaticano, testimoniano del clima di allarme che il topolino ha suscitato nel Sinodo. Per non scandalizzare i più strenui difensori della dottrina, il cardinal Napier si affretta a puntualizzare che la relazione del Sinodo sulla omosessualità è solo “work in progress” che non cambia la dottrina della chiesa. Il cardinal Napier osserva che “per molti i documento intermedio del Sinodo è arrivato come una grossa sorpresa”. Specialmente per le espressioni usate in riferimento alla omosessualità. Alcuni vescovi hanno espresso preoccupazione, perché temono che il linguaggio possa lasciare molto spazio per la confusione. In altri termini il topolino va divorato prima che scappi. Ne è derivata la seguente Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa a nome della Segreteria Generale del Sinodo, in data 14.10.2014:

“La Segreteria Generale del Sinodo, in seguito alle reazioni e discussioni seguite alla pubblicazione della Relatio post disceptationem, e al fatto che le è stato spesso attribuito un valore che non corrisponde alla sua natura, ribadisce che tale testo è un documento di lavoro, che riassume gli interventi e il dibattito della prima settimana, e ora è proposto alla discussione dei membri del Sinodo riuniti nei Circoli minori, secondo quanto prevede il Regolamento del Sinodo stesso. Il lavoro dei Circoli minori verrà presentato all’Assemblea nella Congregazione generale del prossimo giovedì mattina, 16 ottobre.”

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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