RAFFALOVICH: COME AFFRONTARE L’OMOSESSUALITA’

Nelle pagine dedicate al metodo e al punto di vista, Raffalovich, sotto le apparenze di un dotto discorso letterario, cerca di fare emergere la sostanziale complessità della questione relativa all’omosessualità, che non si può ridurre a patologia sessuale. Raffalovich ha a cuore la figura dell’omosessuale superiore, che lui individua col non effeminato e tende a mettere in evidenza che le qualità morali di una persona non hanno nulla a che vedere col suo orientamento sessuale. Si ferma parecchio sulla presunta femminilizzazione dell’omosessuale, sulla famosa formula dell’anima femminile nel corpo maschile, ancora sostenuta da Ulrichs, al quale rimprovera che, per evitare di fare dell’omosessuale un criminale ne aveva fatto un malato. Raffalovich ha una concezione nettamente più moderna dell’omosessualità, basata su una conoscenza molto larga e documentata della questione. Egli sostiene che l’omosessuale congenito può ben arrivare al coito con una donna senza per questo essere meno omosessuale, può sposarsi ed essere anche un ottimo marito ma non sarà in nessun caso un marito felice, perché il suo vero interesse non si rivolgerà comunque alle donne. Raffalovich rimprovera ai suoi contemporanei l’idea ossessiva che in qualsiasi rapporto, anche omosessuale, ci debbano essere comunque un uomo e duna donna, egli sostiene che l’omosessuale non si sente affatto donna, e spesso non è un mezzo uomo ma un uomo e mezzo e molti grandi condottieri del passato lo dimostrano ampiamente. In buona sostanza Raffalovich evidenzia le pretese, le contraddizioni e gli errori di metodo della pseudo-scienza del suo tempo, che partendo da presupposti a priori, concludeva sostenendo il carattere chiaramente criminale e patologico dell’omosessualità.
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IL METODO

Si è tanto studiata la psicopatia sessuale, la patologia dell’inversione sessale, che è diventato indispensabile risalire più in alto e più indietro e seguire la psicologia di queste manifestazioni dell’istinto sessuale che si chiamano uranismo, inversione sessuale, sessualità contraria, unisessualità, omosessualità.

Per parlare dell’inversione sessuale con competenza bisogna adottare un punto di vista che non è quello dell’omosessuale; altrimenti tutto quello che si scrive farebbe solo più o meno torto alla verità e diventerebbe un monumento di maggiore o minor valore per gli psicologi e i moralisti del futuro.

Non ignoro la difficoltà dell’impresa, ma essa non ha nulla di impossibile. Io vorrei applicare alla psicologia umana, alla conoscenza degli uomini, un po’ di quella equità critica sognata e indicata da Sainte-Beuve. Così, nel brano seguente, se sostituisco a Raffaello la Natura, o quello che c’è nella Natura, o lo scopo della natura, e alla parola arte la parola Morale, si avrà un’impressione oscura di quello che io conto di evitare:

“Un giorno che, davanti a una tela di Raffaello, uno dei nostri pittori moderni, grandi intenditori di estetica più che pittori, uomo dalle vaste idee e dai progetti grandiosi, aveva sviluppato davanti a qualche suo discepolo una di quelle teorie sull’arte cristiana e sull’arte del Rinascimento, in cui il nome di Raffaello, continuamente invocato, è preso a pretesto, si girò improvvisamente allontanandosi, e da uomo di spirito qual è, gridò: E dire che se ci avesse ascoltato non ci avrebbe capito niente! Io non vorrei mai che una cosa simile si potesse dire dell’autore, dell’artista (1) che si sta spiegando, anche dopo secoli, e che si sta commentando. ”

Dopo l’apologo Sainte-Beuve fa intravedere il metodo:

“Io so che i punti vi vista cambiano e si spostano; che avanzando nel cammino, tappa dopo tappa, delle nuove prospettive si aprono verso il passato e vi gettano delle luci, certe volte impreviste. Si può dunque, fino ad un certo punto, vedere in un’opera una cosa diversa da quella che ci ha visto l’autore, isolare quello che egli ci ha messo a sua insaputa e quello a cui egli non aveva neppure pensato in modo esplicito. Così come egli avrebbe certamente molte cose da insegnarci, se ci fosse concesso di rivederlo, e noi saremmo ricondotti al vero su molte questioni sulle quali siamo andati al di là, io credo che gli si potrebbero anche insegnare, a lui su lui stesso, alcune cose nuove. In questo (se ci si riuscisse) consisterebbe la legittima gloria del critico. In questo consisterebbe la sua parte legittima di invenzione. Così mi piacerebbe che quando si scrive su un autore (e intendo soprattutto parlare di un poeta o di un artista, di un autore di sentimento o d’immaginazione) lo si immaginasse presente ad ascoltare quello che noi ne diciamo. Questa ipotesi, all’inizio, potrebbe intimidire ma un po’ di timidezza non fa male…”

“Questa prima impressione di pudore sarebbe ben presto dissipata, e ci si metterebbe a parlare a discutere… con libertà, in modo ardito, immaginandosi qualche volta di poterlo anche sorprendere un po’ e di poterlo stupire, ma sforzandosi nello stesso tempo di convincerlo delle nostre idee. Si sarebbe allora animati da un’idea molto gratificante e da una spinta potente, dall’idea di potergli insegnare qualcosa, anche a lui, che gli si possa far fare un passo in più vero la conoscenza di lui stesso e del posto che occupa… Ci si sentirebbe contenti di toglierli un velo davanti agli occhi che gli nascondeva qualche aspetto, che gli si possa spiegare meglio di quando non possa fare lui stesso la sua azione sugli uomini , in che cosa essa è stata utile, salutare e favorevole alla crescita; o, oserei aggiungere, anche in che cosa essa è stata meno opportuna e qualche volta funesta. ” La cura che si metterebbe nel toccare questi argomenti difettosi per la morale o per l’arte, e le precauzioni che si userebbero nel convincerlo (lui sempre presupposto invisibile e presente) sarebbero un omaggio in più al genio e alla fama.(2) … Non si parlerebbe di Racine, di La Fontaine, di Orazio (Orazio, La Fontaine e Racine sempre considerati presenti), come di Bossuet e di Corneille. Ci si metterebbe subito, per quanto possibile, all’unisono, perché la cosa importante sarebbe che il grande scrittore trovasse che noi entriamo nel suo senso del testo in modo abbastanza diretto per consentire in seguito a lui di entrare un po’ nel nostro senso. Si arriverebbe per gradi al punto in cui l’accordo cessa (se deve cessare), al limite. Si farebbe notare all’uno quello che ha detto senza saperlo, e all’altro quello che ha fatto senza volerlo. Il grande uomo, fino allora così ben condotto dalla sua guida, sarebbe come costretto ad avanzare con il lettore; non sarebbe che un lettore in più, e il più interessato di tutti. Si potrebbe portare Racine fino a capire l’elogio di Shakespeare e si potrebbe spiegare davanti a Bossuet che cosa è la tolleranza… Tra un fatto così generale e comune a tutti come il suolo e il clima, e un risultato così complicato e così diverso come la varietà delle specie e degli individui che ci vivono, c’è spazio per moltissime cause e per le forze più particolari e più immediate, e finché non le si è comprese, non si è spiegato nulla. E lo stesso vale per gli uomini e per gli spiriti che vivono nello stesso secolo, cioè in un medesimo clima morale: si può bene, quando li si studia uno alla volta, mostrare tutti i rapporti che essi hanno con quei tempi in cui sono nati e sono vissuti; ma mai, se si conoscesse la sola epoca, e anche se la si conoscesse a fondo nei suoi caratteri principali, si potrebbe concludere in anticipo che essa avrebbe dovuto dare i natali a questo o a quell’altro tipo di individui, a quello o a quell’altro tipo di talento. Perché Pascal invece di La Fontaine? Perché Chaulieu piuttosto che Saint-Simon? Si ignora dunque il punto essenziale del problema: il come della creazione e della formazione, il mistero ci sfugge. Ciò che di più saggio si può fare è guardare bene e osservare… Le formule generali non attestano che un punto di vista o un desiderio di certi spiriti; è meglio essere sobri nell’usare formule generali e farle intervenire soltanto quando si è arrivati proprio alla fine, perché quando sono troppo frequenti e presenti in tutti i momenti, esse non fanno che offuscare e schiacciare.”

Da questo punto di vista ci si accorge che l’amore unisessuale, come le depravazioni e le follie unisessuali possono dedursi a priori dalle condizioni della vita e dalla natura umana. La psicopatologia moderna non ha avuto il coraggio o la capacità speculativa di servirsi della psicologia e della conoscenza dei caratteri.

Quando ci si dimentica della tesi che si vuole difendere pro o contro la morale convenzionale, pro o contro l’opinione della minoranza o della maggioranza, – o pro o conto qualsiasi altra cosa, – in una sola parola, quando si studia l’inversione con imparzialità e acutezza, con calma, si scopre che l’unisessualità e tutte le sue ramificazioni e complicazioni, discendono dalla natura umana, dalla sessualità virtuosa o viziosa, moderata, sobria o eccessiva, dal carattere debole o forte, indeciso o pertinace, dall’intelligenza, dalla continenza come dall’incontinenza, da tutte le educazioni e da tutte le resistenze. Non c’è nessun incontro di circostanze che non possa avere un qualche rapporto con una delle forme o delle trasformazioni dell’unisessualità: non si può né negarla, né distruggerla, né diminuirla. – ma bisogna comprenderla, studiarla, diminuirne i pericoli e i crimini.(3)

PUNTI DI VISTA

Una delle difficoltà è stata il punto di vista falso o la conclusione determinata a priori. Il materialista, per esempio (che ha molto più bisogno di buoni costumi i quanto non abbia bisogno di religione)(4) o anche lo scettico, desideroso non contraddire l’opinione scritta o gli assiomi, non trovando l’unisessualità né criminale a priori né difficile da immaginare o da collocare nell’insieme della vita umana, sono costretti ad occuparsi soprattutto dei malati, dei criminali, per classificarli come degenerati. – M. Chevalier (così eccellente su qualsiasi argomento, salvo che sull’inversione congenita) arriva a confondere quasi l’effeminatezza (dell’uranista) con l’inversione. L’uomo invertito, secondo lui, si sente donna di fronte all’uomo: ma è quello che accade all’invertito effeminato, all’invertito degenerato, malato – ma l’invertito maschile e superiore si sente uomo di fronte all’uomo. L’invertito congenito di M. Chevalier è l’invertito femminile, futile, pericoloso e loquace, – quello dal quale l’invertito maschio fugge come fugge dalla donna femminile. I grandi uranisti non appartengono a questa categoria.

Se ci si ricorda che M. Chevalier, nel suo capitolo sull’inversione congenita, si occupa soprattutto di effeminatezza congenita, non si può con congratularsi con lui per il suo libro così nutrito e coscienzioso. Ma non posso impedirmi di credere che lo studio dell’invertito maschio lo abbia un po’ bloccato al punto di farlo arrivare alla degenerazione forzata dell’uranista.

E, nonostante tutto, il suo capitolo storico è eccellente e riassume molto bene l’universalità dell’unisessualità in tutti i tempi e in tutti i paesi. Solo se si deve arrivare alla conclusione del minor valore, dell’inferiorità dell’uranista superiore, io credo che allora ci si preoccupi di studiare soprattutto malati, impulsivi, alienati e criminali.

Mi adeguo senza problemi all’opinione degli scienziati quando trattano dell’unisessualità come risultato della smania di potere a tutti i livelli; come vizio (pederastia venale, prostituzione unisessuale, rivettes, jésus, ricattatori, ecc.) nato dalla povertà, dalla pigrizia, dalle tentazioni e dalle eccitazioni derivanti dalla vita nelle città, anche nelle piccole città, dal desiderio degli uni ed alla docilità degli altri, e dai desideri degli uomini che pagano; quando trattano dell’unisessualità come risultato di tutte le agglomerazioni di maschi (penitenziarie, militari, religiose, ospedaliere, industriali, scolastiche); di atti unisessuali commessi per effetto di infantilismo o di ermafroditismo fisico, per depravazione cerebrale, per snobismo, ecc., degli atti unisessuali legati alla mania, alla melanconia, al delirio dei perseguitati o dei persecutori, alla follia ereditaria, all’epilessia (pederastia periodica di Tarnowsky), alla paralisi generale (pederastia paralitica di Tarnowsky), alla demenza senile (pederastia senile di Tarnowsky, pederastia degli effeminati e dei degenerati), ma mi rifiuto di seguire i loro lettori quando pensano che questi scienziati abbiano chiarito la psicologia intima dell’inversione.

La conservazione della specie diventa, per gli scienziati di oggi, quasi altrettanto formidabile del “crescete e moltiplicatevi” e la differenziazione assoluta dei due sessi diventa il segno stesso della civiltà. Si mette un po’ da parte (in teoria) la conservazione dell’individuo, e un po’ meno la differenziazione dell’individuo. Ma l’unisessualità non impedisce la conservazione della razza, perché la si è trovata in tutti i tempi e in tutti i paesi del mondo – e, se ci si occupa delle teleologia, non si può rifiutare agli unisessuali di avere la loro teoria secondo la quale l’unisessualità esiste per impedire che il mondo troppo popolato sia costretto a dover uccidere una certa percentuale di bambini o di nonni.

Se la differenziazione dei due sessi (se l’uomo molto uomo(5) e la donna molto donna,(6) cioè a dire il maschio dell’homo sapiens e la femmina dell’homo sapiens) è la finalità e il segno stesso della civiltà, penso che il mondo dovrebbe ricominciare da capo se lo si volesse ben riuscito. E anche in un mondo in cui ogni uomo fosse un Adamo e ogni donna fosse un’Eva, l’unisessualità comparirebbe ben presto perché l’amore della similarità è una passione umana proprio come l’amore della dissimilarità. Questa idea che c’è sempre un maschio e una femmina (qualsiasi sia il sesso) perseguita tutta la psicologia sessuale. Oggi come oggi questo amore della similarità congiunto con l’amore della dissimilarità costituisce l’amore di molti uomini superiori per delle donne superiori. – La donna troppo differenziata finisce per essere un gingillo e questo porta quasi al feticismo, e parecchi uomini sono diventati o sono rimasti unisessuali a causa di questa differenziazione spinta all’estremo.

Man mano che l’uomo si civilizza, si complica e si perfeziona, man mano che diventa più sensibile, chiede alla donna delle qualità che essa non può ottenere senza assimilarsi a lui, senza rassomigliarli o sena fingere si rassomigliargli. Quanti uomini amano l’eco femminile (questa eco contro la quale tante donne oggi insorgono) e si immaginano di trovarla là dove essa non è, – se la donna fosse veramente tale quale la si definisce,(7) ci sarebbe ancora più unisessualità di quanta ce n’è ora, a causa della troppo grande incompatibilità.

L’invertito sessuale normale non è necessariamente un malato(8) né un criminale; e non è alla mercede del suo istinto sessuale più di qualsiasi altro uomo civilizzato, con dei principi, dei doveri e delle convenzioni da rispettare.

Ci sono invertiti sessuali criminali, ce ne sono di malati. Cu sono dei criminali e dei malati che sono sessualmente invertiti o pervertiti. Ma non si può rifiutare di riconoscere l’esistenza dell’invertito sessuale non squilibrato, non degenerato. Non presenta più segni di degenerazione dell’eterosessuale normale. È spesso molto maschio, un maschio e mezzo, più che un mezzo maschio, o se è effeminato, non lo è più di miriadi di eterosessuali.

INVERSIONE SESSUALE SENZA DEGENERAZIONE O SQUILIBRIO

L’invertito sessuale normale non è affatto necessariamente incapace di praticare il coito con una donna, e non è per questo meno congenitamente invertito. Può, nel corso della sua vita, amare o immaginarsi di amare una donna, ma corregge facilmente il suo errore, nella maggior parte dei casi prima dello snudamento amoroso. Può essere sposato e può essere un buono, indulgente e rispettabile marito, e se ha dei principi o è timido, o se non incontra nessuno che gli piaccia, potrà essere fedele a sua moglie e infedele al proprio ideale. È comunque da compiangere, benché sia degno di stima. In ogni caso non saranno le donne che lo attireranno.

La legge, i medici, la maldicenza, ora, respingono nell’oscurità l’invertito sessuale normale.(9)

Col caso di Oscar Wilde ancora presente nella memoria e quello degli établissements de bains di rue Pethièvre, credo, si capirà facilmente le paura della legge, e la maldicenza non ha bisogno di spiegazioni.(10)

I medici e coloro i cui libri si appoggiano su di loro, vogliono fare degli invertiti dei malati, per non farne dei criminali. Secondo me bisogna assumere la difesa di quelli che non sono né malati né criminali. Altrimenti non vedo proprio come si potrà arrivare a cambiare le leggi e a illuminare l’opinione pubblica e gli stessi invertiti.

Non avrei neppure iniziato questo libro se gli invertiti fossero comunque malati o criminali. L’ignoranza, la malafede, i pregiudizi, hanno oscurato questa questione da molto tempo e la nascondono ancora. Anche la pseudoscienza di oggi contribuisce al nostro accecamento. È solo a partire dai nostri giorni che si è cercato di classificare scientificamente gli invertiti, ma ci si è occupati soprattutto degli effeminati che sono pieni di menzogna e di vanità; è come se si prendessero Célimène, Manon Lescaut, Marguerite Gautier come prototipi della donna.

Studiando si si è scoperto che molti uomini nascono invertiti, che essi sono portati verso l’uomo come la maggior parte degli uomini è portata verso la donna. Tutto ciò che è stato scritto dopo, risente ancora dell’impulso dato dal famoso invertito Ulrichs, che proclamava la sua propria inversione e rivendicava la giustizia e la libertà per i suoi fratelli. Ulrichs difendeva la causa di volta in volta con troppo entusiasmo o con troppa ignoranza. Credeva ancora ad un’anima di donna in un cervello di uomo. Ci si è aggrappati in modo ostinato all’idea che l’effeminatezza e l’inversione fossero legate insieme. E poi si è voluto e si vuole ancora (ed è qui che la pseudoscienza di autori che hanno letto Krafft Ebing e alcuni altri va a fare danni) che gli invertiti di nascita, gli uranisti, come sono chiamati dalla parola urning inventata da Ulrichs, che hanno sempre amato gli uomini e che non hanno mai conosciuto la sodomia tecnicamente detta, cioè il coito anale, siano considerati come dei disgraziati e non come dei colpevoli, che la legge debba risparmiarli, riservando i suoi rigori solamente per i pervertiti, per i viziosi, per i dissoluti che stuprano i bambini o i ragazzi giovani.

Tutto questo è veramente lodevole sotto parecchi aspetti, ma è intriso di tutti gli errori possibili. Alessandro, Cesare, Federico il grande, il gran Condé, il principe Eugenio (più o meno la metà dei grandi condottieri) avevano conosciuto tutti degli amori e anche dei vizi omosessuali, ma il principe Eugenio soltanto fra questi cinque, comunque, io credo, non aveva mai avuto rapporti con una donna. Non si capirebbe dunque come poter fare dell’uranismo assoluto, dell’impossibilità di avere rapporti con una donna, il sine qua non dell’irresponsabilità unisessuale.

La verità è che non ci sono distinzioni assolute tra l’uomo eterosessuale e l’uomo omosessuale. C’è soprattutto l’uomo sessuale e l’uomo per il quale il sesso non è così preponderante. Questo può essere, senza danno per lui stesso o per gli altri, omosessuale o eterosessuale, o colpito da psico-ermafroditismo, è in questa categoria (di uomini presso i quali la sessualità, violenta o no, non è preponderante) che si trova normalmente il genio. Il genio più sensuale, il più sessuale, può sempre riprendersi dopo essersi lasciato andare.(11)

Nell’uomo di talento, al contrario, la sessualità è probabilmente più differenziata, più esclusivamente orientata in favore di un sesso, o di un’età o di un tipo o di un momento. Dante, il più grande genio d’Italia, notoriamente eterosessuale, ha giudicato l’uranismo in modo molto più giusto di qualsiasi altro poeta e io credo che tutti i grandi geni, se non hanno essi stessi ceduto all’unisessualità, l’hanno capita e conosciuta: in ogni caso l’hanno guardata dall’alto, senza menzogna e senza stupidità. Le circostanze non hanno permesso loro di venire in aiuto dell’ignoranza dell’umanità, ma Dante, Goethe e Shakespeare (letto nel senso che ho indicato) darebbero all’umanità la filosofia, la morale e la poesia dell’inversione sessuale. E se ci aggiungiamo Platone e qualche Padre della Chiesa, avremmo a stento bisogno degli autori che derivano da Ulrichs e del movimento scientifico della seconda parte del nostro secolo.

L’inversione sessuale è vecchia come il mondo e gli uomini l’hanno capita in altri tempi come la capiscono anche oggi. È ormai da parecchio tempo che tutte le questioni della morale sono state risolte, ma esse non sono state tutte codificate.

L’ignoranza della maggior parte degli uomini non deve sorprendere. Le visioni di insieme non appartengono alle maggioranze. Gli uomini che hanno scritto sull’inversione hanno avuto un punto di vista personale da difendere o da attaccare, o hanno avuto paura di mettere mano alla critica. Spesso quelli che hanno saputo e capito di più non hanno scritto nulla, e hanno detto ben poco, e hanno agito sui loro contemporanei e su quelli che stavano intorno a loro. Perché avrebbero dovuto rivelare senza scopo, in opere di filosofia, di morale o di pietà, la saggezza che si trova già in alcuni grandi libri?

Essi hanno saputo in tutte le epoche quello che noi dobbiamo imparare da capo, che la natura umana non è modificata sensibilmente dall’orientamento della sessualità.

Se volete un ritratto ammirabile dell’invertito effeminato come lo si ritrova negli ambienti mondani e artistici in cui ha agio di svilupparsi a suo piacimento, leggete la descrizione di Adolphe di Banjamin Constant: “Lo vedrete in molte e diverse circostanze, e sempre come vittima di questa mescolanza di egoismo e di sensibilità, che si uniscono in lui per la disgrazia sua e degli altri; capace di prevedere il male prima di farlo, e pronto a retrocedere disperatamente dopo averlo fatto; punito dalle sue qualità più ancora che dai suoi difetti, perché le sue qualità derivavano dalle sue emozioni e non dai suoi principi; di volta in volta il più devoto e il più duro degli uomini, ma che finisce sempre con la durezza dopo avere cominciato con la devozione, senza lasciare altra traccia che quella dei suoi torti…”
Il ritratto non colpisce forse per la rassomiglianza? E adesso leggete questo ritratto – non è forse quello di un uomo? – “A considerarlo da vicino, nelle sue azioni e nelle sue opere, si riconosce che con i suoi difetti e le sue colpe, Federico è della razza dei più grandi uomini, eroico per il carattere, per la volontà, superiore alla sorte, infaticabile nel lavoro, capace di dare ad ogni cosa il giusto peso, fermo, pratico, sensato, ardente fino alla sua ultima ora, sapeva mescolare, e nel suo modo geloso degli interessi di stato, un autentico e sincero spirito di philosophe, degli intervalli eleganti di conversazione, di cultura grave e di ornata umanità.” (Federico il grande descritto da Sante-Beuve).

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(1) E dell’uomo che si spiega, che si commenta.
(2) E alla verità.
(3) L’ignoranza che si ostenta su questo argomento, o che si ha realmente, non fa che aumentare il numero di bambini sfortunati e corrotti, di uomini inutili, infelici, mentitori e ingannatori – di prostituti maschio, di ricattatori, di ladri, di assassini. La prostituzione maschile aumenta.
(4) Quello che Diderot diceva del philosophe.
(5) L’intelligenza e la forza
(6) Il cuore e la grazia.
(7) Vedi Chevalier: Inversion sexuelle, première partie. Una maladie de la personnalité.
L’Inversion sexuelle (Psycho-physiologie, Sociologie, Tératologue, Aliénation mental, Psychologie morbide. Anthropologie, Médecine judiciaire) Lyon, Storck, et Paris, Masson, 1893.
(8) Non dico superiore, perché i superiori formano una classe più ristretta.
(9) L’invertito superiore si preoccupa meno di quello che dirà la gente e se ha delle ambizioni caritatevoli o elevate, seguirà la sua strada senza temere le calunnie o le facezie che fanno trasalire i suoi simili meno indipendenti.
(10) L’Inghilterra per esempio, ha avuto il processo del conte delle contessa Russel, in cui la contessa accusava suo marito di abitudini “contro natura” con un amico serio e poi durante il processo voleva fare rientrare il marito sotto il tetto coniugale.
(11) Goethe, il più grande genio tedesco, equilibrato per eccellenza, ha potuto cedere in un momento della sua vita, in un momento che richiederebbe uno degli studi più interessanti che si possano immaginare, all’amore unisessuale, ma si è ripreso, come si è sempre ripreso, e l’universo ha potuto glorificare Goethe, l’uomo che Napoleone chiamava enfaticamente: un uomo.
Lo stesso si potrebbe dire di Shakespeare, anche se personalmente credo che la differenza di età e di classe e un’amicizia entusiastica spieghino assolutamente i sonetti di Shakespeare, e lo stesso vale per Michelangelo, anche se egli rimase sempre uranista.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5521

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URANISMO E UNISESSUALITÀ

Dopo alcune incertezze dovute alla mole del lavoro, mi sono deciso ad avviare la pubblicazione di un nuovo volume della Biblioteca di Progetto Gay: “URANISMO E UNISESSUALITÀ” di Marc-André Raffalovich, in una mia traduzione originale. Il testo ha ormai 120 anni e per alcuni aspetti è superato e discutibile, ma resta comunque un documento che conserva molti aspetti di attualità. Il lettore resterà un po’ disorientato dalla “Tavola riassuntiva delle sessualità”, premessa al volume, che sembra un tentativo esasperato di classificazione delle diverse sessualità, ma ha una caratteristica unica nella sua epoca, ossia tratta l’eterosessualità e l’omosessualità in modo esattamente simmetrico. Il vero spirito di Raffalovich emerge però nelle pagine successive, alcune veramente magistrali. Si vede chiaramente che, quantunque non ne faccia cenno nel testo, Raffalovich non è né un medico né uno psicologo ma è un omosessuale, perché il suo approccio alla materia è ancora oggi tipicamente omosessuale. Su molte questioni il lettore moderno può avere delle sensibilità diverse e avvertire, per esempio, l’avversione di Raffalovich per l’effeminatezza se non addirittura una sua larvata misoginia, ma la lettura non sarà in nessun caso priva di interesse.

Project

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URANISMO

E UNISESSUALITÀ

STUDIO

SU DIVERSE MANIFESTAZIONI DELL’ISTITNO SESSUALE

DI

Marc-André RAFFALOVICH

LYON                                                     PARIS

                     A. STORK, Éditeur                                MASSON & Cie,Éditeurs

       78, Rue de L’Hôtel-de-Ville                   120, Boulevard Saint-Germain

1896

                                                       Traduzione di Project,

      per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY

                                                                   2016

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PREFAZIONE DI PROJECT

Sono trascorsi esattamente 120 anni da quando uscì per la prima volta “Uranismo e Unisessualità” del 32enne Marc-André Raffalovich.
La letteratura scientifica di fine ‘800 si era occupata già più volte di omosessualità, nel ’57 Ambroise Tardieu aveva pubblicato il suo “Etude Médico-légale sur les attentats aux moeurs” in cui affermava che gli omosessuali praticanti potevano essere identificati dall’ano imbutiforme, una deformazione causata dalla sodomia, e dal membro canino, un’altra deformazione sempre causata dalla sodomia; nel ’65 Karl Heinrich Ulrichs aveva steso le “Regole per una unione degli Urning”, il progetto della pima associazione omosessuale della storia; tra il ’69 e il ’70 Carl Westphal aveva pubblicato il suo “Die Konträre Sexualempfindung” che è sostanzialmente il primo studio medico serio sulla omosessualità; nel ‘73 e nell’83 Johan Addington Symonds aveva pubblicato le prime due edizioni del suo “A problem in Greek ethics” in cui si analizzava il ruolo della pederastia nella Grecia Classica; nel ’91 Albert Moll aveva pubblicato il suo celebre “Die Konträre Sexualempfindung” che ebbe notevole successo e, pur considerando ancora l’omosessualità come una patologia, la riteneva incolpevole e richiedeva l’abolizione delle leggi penali contro gli omosessuali. Dello stesso ’91 è anche “A problem in modern ethisc” di John Addington Symons, il primo studio scientifico serio della omosessualità sotto vari profili (antropologici, religiosi, penali e sociali), era uno studio modernissimo e coraggioso, ma fu stampato privatamente in solo cento copie. Il ’91 è anche l’anno dalla pubblicazione del “The picture of Dorian Gray” di Wilde, un libro importante sotto molti aspetti nella biografia di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ‘94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed unisexualité”. Aggiungo per completezza che Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stessa anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. All’epoca in cui Raffalovich scrisse il libro, Rimbaud e Varlaine avevano già diffuso le loro poesie, Walt Whitman era morto nel 1892 e il processo a Wilde, che riaccese nell’opinione pubblica l’interesse per i temi connessi con l’omosessualità, apparteneva ancora al futuro.

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AL SIGNOR LACASSAGNE

OMAGGIO DI SIMPATIA RICONOSCENTE

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Filiæ Luxuriæ sunt octo, scilicet cœcitas mentis,
inconsideratio, præcipitatio, amor sui, odium Dei,
affectus præsentis sæculi, ed desperatio futuri sæculi.

[Otto sono l figlie della lussuria, e precisamente la cecità della mente  la sconsideratezza, la precipitazione, l’amore di sé, l’odio di Dio, l’affetto per il mondo presente e lamnacnza di speranza nel mondo venturo.]

Thomas Aquinas

A causa di un preconcetto di pudore mal speso, questi argomenti sono sati trattati da un punto di vista scientifico solo con una certa timidezza. Gli autori, perfino quelli che si ritengono più emancipati, hanno paura di essere sospettati di pornografia o di trattare di argomenti sconvenienti per la scienza e si lasciano andare, con la foga di un predicatore, a vari epiteti sul vizio che essi tacciano di abominazione, di mostruosità, di infamia, ecc., ecc., come se il carattere realmente straordinario di questi fatti, in tutte le società, in tutte le epoche della storia, non dovesse attirare l’attenzione dello psicologo.

A. LACASSAGNE

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AVVISO AL LETTORE

72, South Audley Street, Londres W.

Sarò molto riconoscente verso chi vorrà farmi conoscere qualche errore di fatto che ho commesso o avrà la gentilezza di indicarmi documenti letterari o storici, sia in appoggio delle mie teorie, sia in contraddizione con esse.

André RAFFALOVICH

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TAVOLA RIASSUNTIVA DELLE SESSUALITÀ

Gli uranisti si possono dividere in ultra-virili, virili, effeminati, passivi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco piacere fisico, poca voluttà intellettuale o nulla. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con la donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo che non accetta questo atto.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Da non confondere con gli eterosessuali che diventano invertiti.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, gelosia, vendetta, ma senza modificazioni o con un aumento del loro uranismo.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, dell’ambiente, della volontà, dell’abitudine al vizio), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

6). – Che si concilia con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente sia con periodicità, e che conduce alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali o all’indifferenza sessuale acquisita dei freddi. Questo è l’ermafroditismo psichico di alcuni autori, espressione che mi sembra fuorviante.

7). – Che porta all’eterosessualità acquisita alla quale cede dopo una lotta più o meno prolungata (una lotta che danneggia più o meno i deboli), senza periodicità e senza ritorno. È su questo stato che contano i padri che mandano i figli in collegio. Per contro, un carattere forte può uscire ulteriormente rafforzato dalla lotta.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi, o cede ad essi.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Persistente insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con una periodicità.

10). – Che porta all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità.

A. –Eterosessualità congenita incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali, comprendente:

1). – Coloro che non soltanto non hanno mai avuto relazioni sessuali o sensuali con un maschio, ma che non hanno mai, nemmeno in modo fuggevole, e in alcun momento della loro vita impubere o pubere, in collegio, in caserma, in prigione, in Africa, in Asia, o in Europa, considerato la possibilità di atti, di tendenze, di sentimenti sensuali unisessuali, e che troverebbero più naturale e pensabile un qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi donna, o la masturbazione solitaria, di qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi uomo.
È l’eterosessualità acquisita e congenita; essa deve tanto all’educazione quanto alla natura.

1 bis). – Coloro che, pur conservando questo punto di vista, si lasciano andare a conoscere la sodomia attiva in certi paesi, in certe condizioni, sia con dei ragazzi giovani femminili o eunuchi che con delle donne. È la sodomia degli eterosessuali, che hanno imparato questo vizio per deviazione dal coito vaginale o per mancanza di donne. Ricercano uno spasimo più profondo di quello della masturbazione. Non sono né invertiti né unisessuali. Hanno per finalità sessuale la penetrazione del corpo che è al loro servizio.

2). – Gli effeminati che hanno rapporti sessuali solo con le donne.
Si trovano tra loro dei feticisti, dei saffici, dei masochisti.

Eterosessualità congenita per tutta la tutta malgrado dei rapporti unisessuali, comprendente

3). – Coloro che hanno avuto dei rapporti unisessuali per necessità, per paura, per povertà, per giovinezza, inesperienza, assenza di donne, esempi, letture, affetti, educazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impossessarsi di una persona potente, isolamento sociale o sentimentale, orgoglio, rivolta, ubriachezza, opportunità, promiscuità, ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.

B: – Eterosessualità congenita (sotto l’influenza di tutte le cause enumerate sopra, o sotto l’influenza di un invertito superiore), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’inversione acquista o cede ad essa.

3). – Che si concilia con l’inversione acquisita, sia simultaneamente sia con una periodicità.

5). – Che porta all’inversione sessuale acquisita senza ritorno e senza periodicità.

C). – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi o cede ad essi.

6). – Che soffoca gli istinti unisessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo la pubertà.

7). – Che persiste insieme con gli istinti unisessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

8). – Che porta all’inversione sessuale senza ritorno e senza periodicità.

NOTE SULL’IMPOTENZA

Non ho incluso l’inversione sessuale causata dall’impotenza (congenita o acquisita) di fonte a una donna, perché una tale causa non può determinare la soppressione dell’eterosessualità o lo sviluppo dell’unisessualità. Si sa che la castrazione non sopprime necessariamente la tendenza verso le donne. Stando a Richard Burton, gli eunuchi sposati a un certo punto avrebbero morso le loro mogli se non si fosse data loro qualcosa, un fazzoletto, un cuscino, da fare a pezzi. Senza arrivare a teli violenze, l’impotente può amare ancora di più il sesso femminile perché è impotente; può ricercare il suo contatto, tutte le forme di coito esclusa quella feconda, il saffismo reciproco o unilaterale, la suzione peniena o vaginale, tutti i piaceri o tutte le concessioni della mezza-vergine prostituta, deflorata o intacta; o può abbassarsi all’abiezione criminale e infame, alla passione contro natura: quella delle ragazzine.
Non c’è un cammino logico che porti dall’impotenza all’unisessualità: soltanto l’impotenza degli unisessuali li conduce meno facilmente al crimine di quella degli eterosessuali, non si esaspera fino alla deflorazione manuale della ragazzina, certo più criminale della masturbazione, perché lo stupro manuale è una violenza fisica e morale, la masturbazione è un rivoltante stupro morale.
Mettendo da parte gli abietti, i criminali e i grandi (principi, milionari, ambasciatori), gli impuniti e gli impunibili, e anche gli impotenti eterosessuali, per ritornare agli impotenti (assolutamente o relativamente) uranisti, si troveranno tra loro molti passivi, effeminati e virili esausti. Questi passivi, questi effeminati non sono necessariamente dei sodomiti passivi, come li crederebbe subito il pregiudizio degli ignoranti, ma si potrebbero trovare tra loro degli uomini (qualche volta di bel portamento e di bella prestanza) per i quali il rapporto sessuale normale è il coito perineale anteriore (in cui essi hanno un ruolo puramente passivo) spesso considerato come il coito normale dell’invertito passivo; altri si prestano a tutte le esigenze, pur conservando la mezza-verginità anale, se così posso esprimermi; altri sono dei sodomiti passivi. Questi impotenti (imponenti nel senso che l’erezione e l’eiaculazione – quando ha luogo – dipendono dal piacere dato e dall’idea che il passivo se ne fa) arrivano al massimo dei piaceri soprattutto in modo più che in un altro, a seconda del gruppo al quale essi appartengono, ma si prestano per compiacenza agli altri modi e si legano soprattutto o quello e a quelli la cui voluttà favorita e complementare della loro.
Quando questa impotenza è solo un esaurimento o una mancanza momentanea, l’uranista virile può comportarsi passivamente senza divenire per questo effeminato o passivo, salvo che durante l’atto sessuale. Il virile può anche accettare il ruolo passivo per economia fisica.
Quando questa impotenza è precoce e persistente, o acquisita molto presto, l’uranista tenderà verso l’effeminazione, verso la passività morale, intellettuale, verso la degenerazione e l’imitazione barocca della donna.

PREFAZIONE

È dovere e diritto di ogni uomo equilibrato rendersi conto della psicologia dell’inversione sessuale, congenita o acquisita, dell’uranismo e dell’unisessualità, della psicologia degli atti o delle tendenze unisessuali. L’unisessualità è molto diffusa oggi e lo è sempre stata. Se ci si domanda perché l’inversione sessuale (uranismo, unisessualità, omosessualità, istinto sessuale contrario) assume oggi un’importanza più grande che in altre epoche, perché è considerata una questione del giorno, una questione urgente, la risposta è facile: gli invertiti aumentano con l’aumentare della popolazione; tutte le cause fisiche, sociali, fisiologiche, patologiche, morali, che influiscono sull’umanità, influiscono sull’inversione, la producono e la modificano; gli invertiti cominciano a contarsi, a censirsi, e gli invertiti corrotti e vili, o di minore valore sociale e morale, tenderanno ad aumentare di numero più degli invertiti virili, o teneri e buoni, o inoffensivi.

Ogni cittadino in età di compiere i suoi doveri di cittadino, sia egli padre o marito, istruttore o discepolo, capo e servitore, preposto o subordinato, maestro o alunno, ha il diritto e il dovere di conoscere l’inversione sessuale, assoluta o momentanea, di combattere e prevenire la corruzione, il crimine, il vizio, di imparare e di insegnare il ruolo sociale dell’inversione, la morale unisessuale, i doveri dell’unisessuale verso se stesso, verso gli unisessuali, verso gli eterosessuali, verso le donne e i bambini; i doveri dell’eterosessuale verso l’unisessuale non sono affatto minori, né meno difficili, né meno indispensabili.

Nessun uomo e nessuna donna ha il diritto di risvegliare le cupidigie ignorate, o le lussurie latenti, o le curiosità della giovinezza; nessuno ha il diritto di rendere più corta o meno completa la durata preziosa dell’infanzia impubere; o più pericolosa l’inevitabile difficoltà della pubertà; nessuno ha il diritto di fare morire, con la persuasione o con la corruzione, con la forza dolce o con la forza brutale, la giovane pubertà, la pubertà precoce, la pubertà indecisa.

È stupido e iniquo permettere alla maggioranza di credere che tutto le è permesso mentre nulla è consentito alla minoranza. È stupido e iniquo per la minoranza credere che tutto le sia permesso perché niente le è accordato. Per limitare i danni e le devastazioni dell’unisessualità bisogna limitare le devastazioni e i danni dell’eterosessualità. Gli eterosessuali, col loro esempio e la loro condotta, hanno creato molti invertiti. Spetta a loro, ora, riformarsi, se vogliono riformare i loro fratelli non-conformisti. C’è una relazione costante tra la condotta e i principi degli unisessuali e la condotta e i principi degli eterosessuali. La rilassatezza degli uni è la rilassatezza degli altri. Sessualmente tutti gli uomini sono solidali. La psicologia sessuale ha certamente delle ramificazioni, ma non delle contraddizioni essenziali.

Se la giustizia e la scienza non si congiungono per studiare e rendere chiara l’unisessualità, la corruzione dei costumi, io credo, sarà appesantita molto malamente da questa mancanza.

Se l’alchimia è venuta meno davanti ai progressi della chimica, se l’astrologia è stata utile all’astronomia, se i maghi e le streghe non sono altro che medici o ciarlatani o folli, se la persecuzione dei maghi e degli eretici non conduce più (salvo che molto sporadicamente) alla brutalità, alla cupidigia, alla cattiveria dei persecutori, come alla cattiveria, alla folle e isterica vanità e alla menzogna dei perseguitati; non vedo perché il ventesimo secolo con potrebbe celebrare la scoperta della patologia sessuale.

Ogni uomo, Gœthe lo ha detto, ha diritto ad una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza per questo danneggiare l’individualità degli altri. È questa l’origine psicologica delle filosofie. E il mio studio di certe manifestazioni dell’istinto sessuale si basa su questo assioma indistruttibile, secondo me, incontestabile.

 

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Il 15 gennaio 1894, gli Archives d’Anthtopologie criminelle avviarono un’inchiesta sull’inversione sessuale, e io inviai alcune osservazioni in risposta al paragrafo 1 del questionario:

“Quali sono le vostre idee, le vostre teorie, le vostre ipotesi sulla questione? Che cosa pensare delle cause del male, della sua estensione e dei suoi rimedi?”

Ecco la mia risposta, che è comparsa il 15 marzo 1894: Nella mia qualità di osservatore e vivendo molto nel mondo, ho conosciuto e riconosciuto molti invertiti. Le loro confessioni serie, tristi, futili, impudenti, le loro menzogne e le loro reticenze mi hanno insegnato molte cose ignorate o trascurate.

Ecco alcune osservazioni: Gli invertiti non si accontentano della vecchia spiegazione dell’anima femminile nel corpo maschile. Alcuni sono più maschili degli uomini comuni e si sentono attratti verso il proprio sesso in ragione della rassomiglianza. Dicono che disprezzano troppo le donne per essere effeminati.

Altri credono che la similarità sia una passione paragonabile a quella suscitata dalla dissimilarità sessuale. Uomini, amano un uomo; ma affermano che se fossero stati donne avrebbero amato una donna. Sono questo gli unisessuali per eccellenza. Sono anche quelli superiori, i più interessanti, i soli, forse, che non mentono per il piacere di mentire o senza saperlo. Si potrebbe ammettere (e si tratterebbe di una regola abbastanza generale) che più valore morale ha un unisessuale, meno è effeminato.

È un errore credere che gli unisessuali, gli invertiti, si riconoscano tra di loro. È una delle loro vanterie che è stata molto ripetuta. Ma uno dei loro argomenti di conversazione è proprio il domandarsi se il tale o il talaltro condivide i loro gusti, le loro abitudini o le loro tendenze. Naturalmente gli effeminati si riconoscono, ma per riconoscerli non c’è bisogno di essere effeminati. La prudenza, l’amor proprio, l’orgoglio, il rispetto di sé, un affetto profondo, mille sentimenti impediscono ad un unisessuale di lasciarsi andare così, se non è un corrotto o uno molto effeminato.

Io credo che gli invertiti per nascita siano meno viziosi, meno libertini, più onesti, più stimabili della maggior parte dei pervertiti. Si può, senza troppi inconvenienti (o anche senza nessun inconveniente) essere amici di un invertito nato, ma non mi è mai capitato di trovare un pervertito la cui perversione fosse unicamente sessuale. È peraltro possibile che delle circostanze eccezionali (l’isolamento, l’influenza di un invertito notevole e superiore) agiscano su un individuo e lo invertano senza troppo danneggiare il resto del suo carattere. In questo caso non ci si accorgerebbe neppure dell’inversione perché essa sarebbe limitata a dei rapporti con un solo individuo, l’invertito superiore, ed essa potrebbe alla lunga affinarsi al punto da essere irriconoscibile. E quanto all’inversione prodotta dall’isolamento, essa potrebbe sparire con la fine dell’isolamento, o, se persistesse, potrebbe rimanere esclusivamente sessuale.

È nell’invertito di nascita che si ritrova più frequentemente l’inversione esclusivamente sessuale. L’invertito nato si abitua al suo carattere, non ha imparato la sua inversione attraverso il vizio, o attraverso l’impotenza, o attraverso la vanità o per amore del guadagno o per imitazione o per rilassatezza, o per paura, o per desiderio di impossessarsi di qualcuno che gli sia necessario o utile, cause tutte della perversione.
I medici che cercano di guarire gli invertiti non hanno considerato abbastanza i pericoli ai quali espongono i loro pazienti: essi possono trasformare il loro invertito in un pervertito. Io non credo troppo alle guarigioni permanenti del senso sessuale – ogni guarigione imperfetta può fare di un invertito un pervertito. – E se l’invertito è dannoso e contagioso, il pervertito lo è molto di più. Ha molti più punti di contatto col giovane normale, lo spaventa meno, si impossessa di lui meno profondamente dell’invertito, ma più facilmente. Gli uomini che hanno sedotto, corrotto, infangato le anime e le vite dei loro simili più giovani sono stati abitualmente dei pervertiti. Non sono stati sempre unisessuali. Hanno maggior presa. Sono più viziosi. L’unisessuale che prova la bisessualità diventa altrettanto corrotto dell’uomo sessualmente normale che prova l’unisessualità; ha tutti i vizi, quelli che gli appartengono e gli altri. Si ricordino di questo i medici guaritori prima di prendere in cura un invertito nato.

Al posto di aggiungere a ciò che egli ha di anormale i vizi dell’uomo normale, l’invertito superiore (che è l’unico che potrebbe desiderare vivamente di cambiare il suo stato: gli invertiti inferiori trovano troppo facilmente delle soddisfazioni adeguate) potrebbe (ben guidato) cercare di elevarsi al di sopra di se stesso e del suo vizio. Le tendenze della nostra epoca e il disprezzo che si ha per la religione rendono la castità più difficile per chiunque e l’invertito ne soffre più degli altri. In presenza di un invertito onesto, invece di cercare di farne un donnaiolo e dopo un marito infelice di una donna poco felice o un padre di figli che soffriranno quanto o più di lui, bisognerebbe cercare di occuparlo, di interessarlo, di mostrargli degli orizzonti che egli potrebbe raggiungere con l’impegno e con la volontà. Se la castità fosse una virtù più accreditata, la consiglierei ai medici come un rimedio più efficace che mandare un invertito a una “puella” per prepararlo al matrimonio e alla paternità. Sarebbe meglio non aumentare il numero dei mariti e dei padri invertiti, pervertiti. Al posto di mostrare all’invertito come finalità lo stato normale, che per lui è impossibile, bisognerebbe fagli sperare di arrivare un giorno ben al di sopra dello stato normale. Ma come è possibile fare queste cose senza onorare un po’ di più la castità? Quanto all’invertito che vuole sposarsi per avere figli, il suo desiderio è quasi colpevole; se si sposa per convenienza sociale, per riabilitarsi, per far piacere alla sua famiglia, dovrebbe sposare una donna più grande di lui, una donna di mondo, che non ignori nulla e che accetti la situazione. Ma anche in questo caso il futuro sarebbe molto incerto.

Le donne di oggi si interessano certamente dell’unisessualità maschile. Se ne parla molto oggi: le donne sono molto informate in proposito, non solo le donne unisessuali (che sono tutte complici degli uomini unisessuali ad ogni livello, da quello platonico fino all’abiezione), ma anche le donne oneste. Le donne non hanno certo contribuito poco alla sfrontatezza dell’unisessualità maschile mondana. Giunte a una certa età, le donne che non attirano più l’omaggio dei veri uomini, si circondano di uomini unisessuali che fanno loro la corte per farsi notare. È così che invertiti e pervertiti, che bisognerebbe rinchiudere nelle case di cura o nei penitenziari, se ne vanno per il mondo e sono lì dei veri focolai di infezione.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5506

SESSUALITA’ OMOSESSUALE SECONDO HAVELOCK ELLIS

Prosegue la pubblicazione della versione italiana del trattato di Havelock Ellis dedicato all’inversione sessuale. Oggi potrete leggere le parti dedicate alla masturbazione, all’atteggiamento verso il sesso opposto, ai sogni erotici e alla cosiddetta attrazione pseudo-sessuale.

Ellis, smentendo molti luoghi comuni, riporta delle interessantissime valutazioni quantitative relative alla frequenza di specifiche pratiche sessuali, e in particolare della penetrazione anale (pedicatio), da parte degli omosessuali e anche alcune citazioni che permettono di cogliere gli aspetti affettivi connessi ai rapporti omosessuali. Cito come esempio due brani:

“Considerando i 57 uomini invertiti di cui ho una conoscenza ben definita, trovo che 12, trattenuti da considerazioni morali o da altro, non hanno mai avuto alcun rapporto fisico con il proprio sesso. In 22 casi il rapporto sessuale raramente va al di là di uno stretto contatto fisico e delle carezze, o al massimo della masturbazione reciproca e del rapporto intercrurale. In 10 o 11 casi la fellatio (l’eccitazione orale) – spesso in aggiunta ad una qualche forma di masturbazione reciproca, di solito, anche se non sempre, come agente attivo – è la forma preferita. In 14 casi, è stata esercitata una vera pedicatio – di solito attiva, non passiva -. In questi casi, comunque, la pedicatio non è affatto, sempre o abitualmente, anche il metodo preferito di gratificazione. Sembra essere il metodo preferito in circa 7 casi. Molti che non l’hanno mai sperimentata, tra cui alcuni che non hanno mai praticato alcuna forma di rapporto fisico, affermano di non avere alcuna obiezione contro la pedicatio; alcuni dicono la stessa cosa rispetto alla pedicatio attiva, altri rispetto alla pedicatio passiva. La percentuale di invertiti che praticano o hanno in qualche momento sperimentato la pedicatio, rilevata in questo modo, è grande (quasi il 25 per cento). In Germania Hirschfeld ritiene che sia solo l’8 per cento, e Merzbach solo il 6. Credo, tuttavia, che una valutazione induttiva più ampia, a partire da un maggior numero di casi americani e inglesi darebbe una percentuale molto più vicina a quella trovata in Germania.”

“A volte si suppone che nelle relazioni omosessuali una persona sia sempre attiva, fisicamente ed emotivamente, e l’altra passiva. Tra gli uomini, in ogni caso, molto spesso non accade così, e l’invertito non può dire se si sente come un uomo o come una donna. Così uno scrive: –

“A letto con il mio amico mi sento come si sente lui, e lui si sente come mi sento io. Il risultato è la masturbazione, e niente di più e nessun desiderio di altro da parte mia. Io cerco di andare oltre il più presto possibile, al fine di venire al meglio – cioè al dormire abbracciati l’uno all’altro o al parlare stando così.”

Vi lascio alla lettura integrale del testo.

Project

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MASTURBAZIONE.- Moreau riteneva che la masturbazione fosse la causa dell’inversione sessuale e Krafft-Ebing la considerava capace di indurre ogni tipo di perversione sessuale; la stessa opinione è stata recentemente ripetuta da molti autori, ma ormai non è più accettata. Moll ha decisamente respinto l’idea che la masturbazione possa essere la causa dell’inversione; Näcke nega ripetutamente che la masturbazione, non più della seduzione, possa mai produrre vera inversione; Hirschfeld non le attribuisce alcun significato eziologico. Molti anni fa ho prestato particolare attenzione a questo punto e sono giunto ad una conclusione simile. Che la masturbazione, soprattutto in tenera età, possa a volte indebolire le attività sessuali e aiutare le manifestazioni dell’inversione, io certamente credo.  Ma al di là di questo c’è ben poco nella storia dei miei casi di sesso maschile che indichi la masturbazione come causa dell’inversione. È vero che 44 su 51 ammettono che hanno praticato la masturbazione, – in ogni situazione, di tanto in tanto o in qualche periodo della loro vita, – ed è possibile che questa percentuale sia più grande di quella trovata tra le persone normali. Anche in tal caso, tuttavia, non è difficile da spiegare, tenendo conto del fatto che la persona omosessuale non ha le stesse opportunità della persona eterosessuale di gratificare i suoi istinti, e che la masturbazione può talvolta apparire legittimamente a quella persona come il minore dei due mali. [1] Non solo la masturbazione non è stata praticata in alcun periodo in almeno 7 dei casi (perché su alcuni casi non ho informazioni), ma in molti altri casi non è mai stata praticata fino a molto tempo dopo l’apparire dell’istinto omosessuale, in un caso non prima dei 40 anni, e solo di tanto in tanto. In almeno 8 è stata praticata solo al tempo della pubertà; in almeno 8, tuttavia, è cominciata prima della pubertà; almeno 9 l’hanno abbandonata prima dell’età di circa 20 anni. Purtroppo, finora, abbiamo poche prove definitive della prevalenza e della portata della masturbazione tra gli individui normali.

Tra le donne la masturbazione è stata riscontrata in almeno 5 casi su 7. In un caso non ci fu masturbazione fino ad un’età relativamente tarda della vita, e solo per brevi periodi e in circostanze eccezionali. In un altro caso, è stata praticata alcuni anni dopo l’esperienza dell’attrazione omosessuale, anche se non in eccesso, a partire dall’età della pubertà per circa quattro anni, e poi abbandonata; nel corso di questi anni le sensazioni sessuali fisiche erano più imperative di quanto non fossero percepite in seguito. In 2 casi la masturbazione è appresa spontaneamente subito dopo la pubertà, e in uno di questi è stata praticata in eccesso prima che le manifestazioni dell’inversione divenissero ben definite. In tutti i casi i soggetti sono risoluti nell’affermare che questa pratica non ha portato all’attrazione omosessuale, né è stata causata dall’attrazione omosessuale, che considerano come un sentimento molto più alto, e si deve aggiungere che la pratica occasionale della masturbazione è tutt’altro che rara tra donne abbastanza normali. [2]

Stando così le cose, sono certamente incline a credere che l’indulgere precocemente ed eccessivamente alla masturbazione, benché non sia una causa adeguata, sia comunque una condizione che favorisce lo sviluppo dell’inversione, e che questo è particolarmente vero nelle donne. La precocità sessuale indicata dalla masturbazione precoce ed eccessiva, senza dubbio a volte rivela un organismo già predisposto all’omosessualità. Ma, a parte questo, quando la masturbazione nasce spontaneamente in età precoce su base puramente fisica, sembra che tenda a produrre una separazione tra gli aspetti fisici e gli aspetti psichici dell’amore sessuale. Le manifestazioni sessuali sono tutte deviate in questa direzione fisica, e il bambino non sa che tali fenomeni sono normalmente collegati con l’amare; poi, quando un’attrazione più spirituale appare con lo sviluppo adolescenziale, questo divorzio si perpetua. Non si ha la comparsa simultanea delle sensazioni fisiche e psichiche all’arrivo dell’età dell’attrazione sessuale, perché le sensazioni fisiche sono state prematuramente deviate dal loro fine naturale, e diventa così anormalmente facile per una persona dello stesso sesso intervenire e prendere il posto appartenente di diritto ad una persona del sesso opposto. Questo mi è certamente sembrato il corso degli eventi in alcuni casi che ho osservato.

L’ATTEGGIAMENTO VERSO IL SESSO OPPOSTO. – In 17 casi (di cui 5 sono sposati e altri si propongono di sposarsi) c’è attrazione sessuale per entrambi i sessi, una condizione precedentemente chiamata ermafroditismo psico-sessuale, ma ora più comunemente bisessualità. In questi casi, anche se vi è piacere e soddisfazione nei rapporti con entrambi i sessi, di solito c’è un maggior grado di soddisfazione in relazione a un sesso. La maggior parte dei bisessuali preferiscono il proprio sesso. È curiosamente raro trovare una persona, uomo o donna, che per scelta esercita i rapporti con entrambi i sessi e preferisce il sesso opposto. Ciò sembrerebbe indicare che i bisessuali possono davvero essere invertiti.

In ogni caso, la bisessualità sconfina impercettibilmente nella semplice inversione. In almeno 16 dei 52 casi di semplice inversione negli uomini, vi è stato congiungimento con le donne, in alcuni casi solo una o due volte, in altri nel corso di diversi anni, ma sempre con uno sforzo, o per un senso di dovere e di ansia di essere normale; non hanno mai avuto alcun vero piacere nell’atto, o senso di soddisfazione dopo di esso. Quattro di questi casi sono sposati, ma le relazioni matrimoniali in genere cessavano dopo pochi anni. Almeno altri quattro sono stati attratti da donne quando erano più giovani, ma non lo sono ora; un altro una volta si sentì sessualmente attratto da una donna, da ragazzo, ma non fece alcun tentativo di costruire un qualunque rapporto con lei; 3 o 4 altri ancora  hanno cercato di avere rapporti con le donne, ma non ci sono riusciti. La maggior parte dei miei casi non ha mai avuto alcuna intimità sessuale con il sesso opposto, [3] e alcuni di essi provano quello che, nel caso di un invertito maschio, è talvolta chiamato horror feminæ [orrore della donna]. Ma, mentre la donna come oggetto del desiderio sessuale è in questi casi disgustosa per loro, ed è di solito è difficile per un vero invertito avere un rapporto con una donna se non attraverso la creazione di immagini del suo stesso sesso, per la maggior parte, gli invertiti sono capaci di vere amicizie, a prescindere dal sesso.

Forse, non è difficile spiegare quell’orrore – molto più forte rispetto a quello normalmente provato verso una persona dello stesso sesso – col quale l’invertito considera spesso gli organi sessuali delle persone del sesso opposto. Non si può dire che gli organi sessuali di entrambi i sessi sotto l’influenza dell’eccitazione sessuale siano esteticamente gradevoli; diventano solo emotivamente desiderabili attraverso l’eccitazione corrispondente di chi li guarda. Quando l’assenza di eccitazione corrispondente è accompagnata in chi guarda dal senso di scarsa familiarità come nell’infanzia o da una ipersensibilità nevrotica, ci sono tutte le condizioni per la produzione di un intenso horror feminæ o horror masculi, a seconda dei casi. È possibile che, come Otto Rank sostiene nel suo interessante studio, “Die Naktheit im Sage und Dichtung,” questo orrore degli organi sessuali del sesso opposto, in una certa misura sentito anche dalle persone normali, sia incarnato dalle leggende sulle Melusine. [4]

SOGNI EROTICI.-I nostri sogni seguono, come regola generale, gli impulsi che agitano la nostra vita psichica da svegli. L’uomo o la donna normali nel loro vigore sessuale sognano di amare una persona del sesso opposto; l’uomo invertito sogna di amare un uomo, la donna invertita di amare una donna. [5] I sogni quindi hanno un certo valore nella diagnosi, soprattutto dal momento che c’è meno riluttanza a confessare un sogno perverso che un’azione perversa.

Ulrichs per primo ha fatto riferimento al significato dei sogni degli invertiti. In un periodo successivo Moll ha sottolineato che essi hanno un certo valore nella diagnosi quando non sappiamo con certezza in che misura la tendenza invertita sia radicale. Poi Näcke più volte ha sottolineato l’importanza dei sogni come, secondo lui, il test più delicato che possediamo nella diagnosi di omosessualità; [6] questa era una visione esagerata che non riusciva a tenere conto delle varie influenze che possono deviare i sogni. Hirschfeld ha fatto la più ampia indagine su questo punto, e ha scoperto che tra 100 invertiti 87 avevano sogni esclusivamente omosessuali, mentre la maggior parte degli altri non aveva sogni del tutto. [7] Tra i miei casi, solo 4 affermano con sicurezza che non ci sono sogni erotici, mentre 31 riconoscono che i sogni riguardano più o meno persone dello stesso sesso. Di questi, almeno 16 affermano o sottintendono che i loro sogni sono esclusivamente sullo stesso sesso. Due, anche se apparentemente invertiti congenitamente, hanno avuto sogni erotici di donne, in un caso più frequentemente che sogni erotici di uomini; queste due eccezioni non hanno alcuna apparente spiegazione. Un altro sembra avere sogni sessuali, tipo incubo, in cui compaiono le donne. In un altro caso c’erano sempre all’inizio sogni di donne, ma questo individuo aveva avuto a volte rapporti con le prostitute, e non è assolutamente indifferente alle donne, mentre un altro, i cui sogni rimangono eterosessuali, aveva nella prima parte della vita una certa attrazione per le ragazze. Nei casi di chiara bisessualità non vi è unanimità; 2 sognano del loro stesso sesso, 2 sognano di entrambi i sessi, di solito 1 sogna del sesso opposto, e un uomo, sognando di entrambi, non ama quei sogni in cui figurano le donne. In almeno 3 casi i sogni di carattere sessuale sono iniziati all’età di 8 anni o anche prima.

I fenomeni presentati da sogni erotici, allo stesso modo in persone normali e anormali, sono un po’ complessi, ed i sogni non sono affatto una guida sicura per l’orientamento sessuale vero del sognatore. Le fluttuazioni delle immagini oniriche possono essere illustrate dalle esperienze di uno dei miei soggetti che riassume così, indirettamente, le proprie esperienze: “Quando era ancora un bambino, di solito, era perseguitato da sogni lordi e grotteschi di uomini adulti nudi, che devono essere stati erotici. All’età della pubertà sognava in due modi, ma sempre di maschi, una specie di visione era molto idealistica, il volto di un giovane uomo raggiante e bello con i capelli fluenti gli appariva su uno sfondo di ombre oscure. L’altra era oscena, ed era generalmente la vista dei genitali di uno stalliere o di un carrettiere in uno stato di erezione violenta. Non ha mai avuto sogni erotici o sentimentali sulle donne; ma quando il sogno era spaventoso, il personaggio che faceva spavento era invariabilmente femminile. Nei sogni ordinari, le donne della sua famiglia o le sue conoscenti giocavano un ruolo insignificante. All’età di 24 anni, dopo aver deciso di vincere le sue passioni omosessuali, si è sposato, non ha trovato difficoltà nel convivere con la moglie, e ha generato diversi bambini, anche se ha ottenuto solo un piccolo piacere passionale dall’atto sessuale. Ha continuato a sognare esclusivamente di uomini, per diversi anni; e le visioni oscene sono diventate più frequenti rispetto a quelle idealizzate. A poco a poco, grossolani e poco interessanti sogni erotici di donne cominciarono a tormentare la sua mente nel sonno. Un curioso particolare per quanto riguarda il nuovo tipo di visione era che non sognava donne intere, ma solo le loro parti sessuali, viste in modo confuso; e le emissioni seminali che accompagnavano le immagini mentali lasciavano una sensazione di stanchezza e di disgusto. Nel corso del tempo, sua moglie e lui stesso hanno accettato di vivere separatamente per quanto riguarda i rapporti sessuali. Poi si è abbandonato la sua passione per i maschi, e ha perso del tutto quei sogni femminili rudimentali che si erano sviluppati durante il periodo di convivenza matrimoniale.”

Non solo è possibile per un vero invertito essere addestrato ai sogni erotici eterosessuali, ma i sogni omosessuali possono occasionalmente essere sperimentati da persone che sono, e sono sempre state, esclusivamente eterosessuali. Potrei presentare molte prove su questo punto. (Confronta. “autoerotismo” in Vol. I di questi Studi.) Sia gli uomini e le donne che sono sempre stati di marcata tendenza eterosessuale, senza la minima traccia di inversione, sono passibili di rari sogni omosessuali, che non prevedono necessariamente l’orgasmo o nemmeno una marcata eccitazione sessuale, e, a volte sono accompagnati da un sentimento di ripugnanza. A titolo di esempio posso presentare un sogno (di origine sconosciuta) di una signora esclusivamente eterosessuale di 42 anni; sognò che era a letto con un’altra donna, a lei sconosciuta, ed era sdraiata sul suo stomaco, mentre con la mano destra stesa stava toccando le parti sessuali dell’altra. Poteva percepire distintamente il clitoride, la vagina, ecc .; sentiva una specie di disgusto per se stessa per quello che stava facendo, ma continuò fino a quando si svegliò; a si trovò sdraiata sul suo stomaco, come nel sogno, e in un primo momento pensò di avere toccato se stessa, ma si rese conto che questo non poteva essere accaduto. (Niceforo, che crede che l’inversione possa svilupparsi a partire dalla masturbazione, ritiene che i sogni di masturbazione per associazione di idee possono assumere un carattere invertito [Le Psicopatie Sessuali, 1897, pp 35, 69.]; questo, tuttavia, deve essere raro, e non vale per la maggior parte dei sogni in questione.)

Näcke e Colin Scott, alcuni anni fa, in modo indipendente hanno fatto riferimento ai casi in cui persone normali sono state suscettibili di sogni omosessuali, e Féré (Revue de Médecine, dicembre 1898) ha fatto riferimento ad un uomo che aveva orrore delle donne, ma sembrava manifestare la sua omosessualità solo nei suoi sogni. Näcke (Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1907, Heft I, 2) chiama i sogni che rappresentano una reazione opposta alla vita ordinaria del sognatore “sogni di contrasto.” Hirschfeld, che accetta i “sogni di contrasto “di Näcke in relazione all’omosessualità, ritiene che essi indichino una bisessualità latente. Possiamo ammettere che sia così, nello stesso senso in cui un’immagine a colori complementari richiamata da un altro colore indica la possibilità di percepire quel colore. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, mi sembra che i sogni omosessuali in persone normali possano essere semplicemente spiegati come dipendenti dall’ordinaria confusione e transizione delle immagini oniriche. (Vedi Ellis, The World of Dreams, in particolare il cap. II).

Metodi del rapporto sessuale.- Le esatte modalità in cui un istinto invertito trova soddisfazione è spesso importante dal punto di vista medico-legale; [8] dal punto di vista psicologico è di minore importanza, essendo principalmente interessante in quanto mostra il grado in cui l’individuo si è allontanato dai sentimenti istintivi dei suoi compagni normali.

Considerando i 57 uomini invertiti di cui ho una conoscenza ben definita, trovo che 12, trattenuti da considerazioni morali o da altro, non hanno mai avuto alcun rapporto fisico con il proprio sesso. In 22 casi il rapporto sessuale raramente va al di là di uno stretto contatto fisico e delle carezze, o al massimo della masturbazione reciproca e del rapporto intercrurale. In 10 o 11 casi la fellatio (l’eccitazione orale) – spesso in aggiunta ad una qualche forma di masturbazione reciproca, di solito, anche se non sempre, come agente attivo – è la forma preferita. In 14 casi, è stata esercitata una vera pedicatio [9] – di solito attiva, non passiva -. In questi casi, comunque, la pedicatio non è affatto, sempre o abitualmente, anche il metodo preferito di gratificazione. Sembra essere il metodo preferito in circa 7 casi. Molti che non l’hanno mai sperimentata, tra cui alcuni che non hanno mai praticato alcuna forma di rapporto fisico, affermano di non avere alcuna obiezione contro la pedicatio; alcuni dicono la stessa cosa rispetto alla pedicatio attiva, altri rispetto alla pedicatio passiva. La percentuale di invertiti che praticano o hanno in qualche momento sperimentato la pedicatio, rilevata in questo modo, è grande (quasi il 25 per cento). In Germania Hirschfeld ritiene che sia solo l’8 per cento, e Merzbach solo il 6. Credo, tuttavia, che una valutazione induttiva più ampia, a partire da un maggior numero di casi americani e inglesi darebbe una percentuale molto più vicina a quella trovata in Germania. [10 ]

ATTRAZIONE PSEUDOSESSUALE – A volte si suppone che nelle relazioni omosessuali una persona sia sempre attiva, fisicamente ed emotivamente, e l’altra passiva. Tra gli uomini, in ogni caso, molto spesso non accade così, e l’invertito non può dire se si sente come un uomo o come una donna. Così uno scrive: –

“A letto con il mio amico mi sento come si sente lui, e lui si sente come mi sento io. Il risultato è la masturbazione, e niente di più e nessun desiderio di altro da parte mia. Io cerco di andare oltre il più presto possibile, al fine di venire al meglio – cioè al dormire abbracciati l’uno all’altro o al parlare stando così.”

Resta vero, però, che si può solitamente rintracciare ciò che è possibile chiamare attrazione pseudo-sessuale, e con questo intendo la tendenza dell’invertito ad essere attratto verso persone diverse da lui, in modo che nei suoi rapporti sessuali ci sia una certa parvenza di opposizione sessuale. Numa Praetorius ritiene che nell’omosessualità l’attrazione degli opposti – l’attrazione per i soldati e altri vigorosi tipi primitivi – gioca un ruolo più importante che tra gli amanti normali. [11] Questa attrazione pseudo-sessuale non è, tuttavia, come sottolinea Hirschfeld, [12] e come vediamo dalle Storie qui presentate, in alcun modo invariabile.

N. scrive: “A me sembra che l’elemento femminile debba necessariamente esistere nel corpo che desidera il maschio, e che la natura salvi le sue leggi nello spirito, anche se le viola nella forma. Il resto è tutta una questione di temperamento individuale e di ambiente. La natura femminile dell’invertito, anche se è ostacolata dal suo travestimento di carne, è ancora in grado di esercitare un’influenza straordinaria e attira con insistenza il maschio. Questa influenza sembra che sia chiamata ad agire più violentemente in presenza dei maschi che possiedono un forte magnetismo sessuale loro proprio. Questi uomini sono generalmente più o meno consapevoli dell’influenza, e il risultato è o un apprezzamento vago, che farà in modo che il maschio si chieda perché ha successo con gli invertiti, oppure l’influenza sarà intesa come qualcosa di incongruo e innaturale, e verrà di conseguenza rifiutata. A volte, infatti, la sensazione ricambiata (circostanza e opportunità permettendo) si rivelerà abbastanza forte da indurre ai rapporti sessuali. La ragione quindi generalmente dominerà l’istinto, e la sensazione, nata inconsapevole, sarà probabilmente cambiato in repulsione. Inoltre, l’influenza agisce allo stesso modo sulle donne che, soprattutto se sono fortemente sessuali, provano sensazioni involontarie di disgusto o di avversione rispetto al mettersi con invertiti. L’invertito dovrà tuttavia affrontare una terribile realtà, non importa quanto egli possa desiderare di evitarla e possa cercare di ingannare se stesso. C’è per lui quasi una assoluta assenza di qualsiasi vera soddisfazione sia quanto agli affetti che quanto ai desideri. Tutta la sua vita trascorre in una vana ricerca e in un vano desiderio del maschio, l’antitesi della sua natura, e nel ritrovarsi con gli altri invertiti deve per forza accontentarsi di chi è maschio solo formalmente, l’ombra senza la sostanza. In effetti, un invertito riguarda necessariamente l’altro invertito come se fosse dello stesso sesso femminile indesiderato come lui stesso, e per questo motivo si troverà che, mentre esistono spesso amicizie tra invertiti (e queste sono tipicamente femminili, instabili, e suscettibili di tradimento), i legami d’amore sono meno comuni, e quando si verificano naturalmente devono essere basati su un notevole auto-inganno. Le gratificazioni venali sono sempre, naturalmente, tanto possibili quanto insoddisfacenti, e qui forse alcune delle peculiarità di gusto che accompagnano l’inversione possono ammettere una delucidazione. Nel considerare la predilezione particolare dimostrata dagli invertiti per i giovani di posizione sociale inferiore, per i portatori di uniformi, per l’estremo sviluppo fisico e la virilità non necessariamente accompagnata da intellettualità, si deve tener conto della probabile condotta delle donne collocate in una posizione di completa irresponsabilità combinata con l’assoluta libertà di azione e con ogni opportunità di promiscuità. Mi sembra che l’importanza di riconoscere l’elemento femminile di fondo nell’inversione non possa essere mai troppo fortemente sottolineata.”

“La maggioranza” [degli invertiti], scrive “Z”, “non differiscono in alcun dettaglio del loro aspetto esteriore, nel loro fisico, o nel loro abito dagli uomini normali. Sono atletici, di modo di fare maschile, franchi nei comportamenti, e passano anno dopo anno attraverso la società senza destare sospetto sul loro temperamento interiore, se non fosse così, la società avrebbe da molto tempo aperto gli occhi sulla quantità di sessualità pervertita che essa stessa nasconde “. Queste righe sono state scritte, non in opposizione alle distinzioni più sottili puntualizzate sopra, ma a confutazione dell’errore volgare che confonde l’invertito tipico con le creature dipinte e femminilizzate che appaiono nei distretti di polizia di tanto in tanto, e i cui ritratti sono presentati da Lombroso, Legludic, ecc.. In un’altra occasione lo stesso autore ha sottolineato che, pur esprimendo un accordo generale con l’idea di una attrazione pseudo-sessuale: “Il rapporto non è affatto sempre ricercato e iniziato dalla persona che è anormalmente costituita. Voglio dire che posso citare i casi di uomini decisamente maschili che si ingraziavano gli invertiti, e hanno trovato la loro felicità nella passione ricambiata. E ancora, un uomo decisamente maschile di questo tipo una volta mi ha detto: ‘gli uomini sono molto più affettuosi rispetto alle donne.’ [Proprio le stesse parole sono state utilizzate da uno dei miei soggetti.] Inoltre, il rapporto nasce qualche volta quasi per caso per giustapposizione, quando è difficile dire se uno dei due fin dall’inizio abbia avuto una tendenza invertita di tipo ben marcato. In questi casi la relazione sessuale sembra arrivare come un rafforzamento dell’affetto cameratesco, e la si trova piacevole – a volte, penso, si scopre che è sicura oltre che soddisfacente. D’altra parte, per quanto ne so, è estremamente raro osservare una relazione permanente tra due uomini nettamente invertiti.”

La tendenza all’attrazione pseudo-sessuale nell’omosessuale sembrerebbe dunque comportare una preferenza per le persone normali. Fino a che punto questo accada sembra difficile affermarlo positivamente. Solitamente, si può dire, un invertito si innamora (esattamente come nel caso di una persona normale) senza alcun calcolo intellettuale della capacità temperamentale di ricambiare l’affetto che l’oggetto del suo amore può possedere. Naturalmente, tuttavia, non vi può essere alcun adeguato ritorno di affetto in assenza di una disposizione omosessuale attuale o latente. Su questo punto un corrispondente americano (H. C.), con una grande conoscenza dell’inversione in molti paesi, scrive: “Uno dei vostri corrispondenti dichiara che gli invertiti desiderano rapporti sessuali con gli uomini normali, piuttosto che tra di loro. Se questo è vero, non l’ho mai trovato esemplificato nemmeno una volta in tutta la mia vasta esperienza di invertiti, e ho presentato la sua affermazione a più di 50 invertiti. Questi hanno risposto invariabilmente che a meno che un uomo non sia agli stesso omosessuale, quasi tutto il piacere della fellatio è assente. Il fatto è che la maggior parte degli invertiti si raggruppa non per un’esigenza, ma per una scelta. Il semplice atto sessuale è, se mai, molto meno l’unico oggetto di interesse tra inverti di quanto non lo sia tra uomini e donne normali. Perché l’invertito dovrebbe sospirare per un rapporto con gli uomini normali, in cui le confidenze reciproche e le simpatie e l’amore sarebbero fuori questione? Personalmente, mi rifiuto di impegnarmi nella fellatio con un uomo che è dedito alle donne; il pensiero di una cosa simile mi ripugna e questo è l’atteggiamento di ogni invertito che ho interrogato. L’approccio più vicino alla conferma della teoria del vostro corrispondente è stato quando un invertito estremamente femminile, qua e là, ha ammesso il desiderio che un uomo normale fosse un invertito. Infatti, la gamma dei temperamenti dell’inversione di per sé è abbastanza ampia per abbracciare gli ideali più ampiamente divergenti. Come le mie richieste di maggiore importanza possono essere realizzante nel ragazzo dolce e bello, così la sua propria più gagliarda affinità risiede in me. Se gli invertiti fossero in realtà donne, allora davvero il maschio normale sarebbe il loro ideale. Ma gli invertiti non sono donne. Gli invertiti sono maschi capaci di appassionata amicizia, e il loro ideale è un maschio che dia loro in cambio appassionata amicizia.”

In almeno 24 dei miei casi di maschi , e probabilmente in molti di più, c’è un contrasto marcato, e in un certo numero ancora più grande di casi un contrasto meno marcato, tra il soggetto e gli individui verso cui è attratto; o lui è di natura un po’ femminile e sensibile, e ammira le nature più semplici e virili, o lui è abbastanza vigoroso e ammira i ragazzi che spesso sono di classe sociale più bassa. Anche le donne invertite sono attratte da persone femminili più propense ad un legame. [13] L’attrazione sessuale per i ragazzi è, senza dubbio, come sottolinea Moll, quella forma di inversione che si avvicina di più alla sessualità normale, perché chi ne è soggetto di solito si avvicina di più all’uomo medio nella disposizione fisica e mentale. La ragione di questo è ovvia: i ragazzi assomigliano alle donne, e quindi si richiede una meno profonda svolta biologica per diventare sessualmente attratto da loro. Chiunque abbia visto rappresentazioni teatrali private ​​nelle scuole dei ragazzi avrà osservato quanto sia facile per i ragazzi impersonare le donne con successo, ed è ben noto che fino alla metà del XVII secolo le parti delle donne sul palco erano sempre ricoperte da ragazzi, sia con che senza oltraggio alla morale loro o di altri. [14] È anche degno di nota che in Grecia, dove l’omosessualità è fiorita in modo così esteso, e apparentemente con così poco accompagnamento di degenerazione nevrotica, si è spesso ritenuto che solo i ragazzi sotto i 18 anni dovessero essere amati; in modo che l’amore dei ragazzi si congiungesse con l’amore delle donne. Circa 18 dei miei casi sono più fortemente attratti da giovani, – preferibilmente di un’età compresa tra i 18  e i 20 anni circa, – e questi sono, per la maggior parte, tra i casi più normali e sani. Una preferenza per gli uomini più anziani, oppure un notevole grado di indifferenza all’età, è più comune, e forse indica un grado più profondo di perversione.

Tralasciando l’età dell’oggetto desiderato, va detto che c’è una piuttosto generale, ma non universale, tendenza degli invertiti sessuali ad avvicinarsi al tipo femminile, nella disposizione psichica o nella costituzione fisica, o in entrambe. [15] Non posso dire quanto questo possa essere motivato dal sistema nervoso irritabile e dalla salute delicata che sono spesso associati con l’inversione, anche se questo è certamente un fattore importante. Anche se l’invertito stesso può fermamente affermare la sua mascolinità, e anche se questa femminilità può non essere molto evidente, la sua ampia prevalenza si può affermare con ragionevole sicurezza, e in nessun modo solo tra la piccola minoranza degli invertiti che assumono un ruolo esclusivamente passivo, anche se in questi di solito è più marcata. Di questo trovo conferma in  Q., che scrive: “In tutti, o certamente in quasi tutti i casi di invertiti maschi congeniti (esclusi gli ermafroditi psico-sessuali), che io conosco c’è stata una notevole sensibilità e delicatezza di sentimento, simpatia, e un’attitudine intuitiva della mente, come quella che generalmente associamo con il sesso femminile, anche se il corpo può essere molto maschile nella sua forma e nei suoi atteggiamenti.”[16] Quando, tuttavia, un invertito di notevole personalità disse a Moll:”Noi siamo tutti donne, non lo neghiamo”, mise la questione in una forma troppo estrema. I tratti femminili degli omosessuali non sono di solito di tipo molto marcato. “Credo che gli invertiti di natura chiaramente femminile siano rare eccezioni”, ha scritto Nacke: [17] e questa dichiarazione può essere accettata anche da coloro che sottolineano la prevalenza dei tratti femminili tra gli invertiti.

Nelle donne invertite un certo grado di mascolinità o di caratteristiche da ragazzo è altrettanto diffuso, e non si trova di solito nelle donne da cui sono attratte. Anche nell’inversione prevale ancora il bisogno di una certa opposizione sessuale – il desiderio di qualcosa che l’amante stesso non possiede -. Esso si esprime talvolta in una attrazione tra persone di diversa razza e colore. Mi è stato detto che nelle prigioni americane per le donne, le relazioni lesbiche sono particolarmente frequenti tra donne bianche e nere [18] Un’affinità simile si trova tra gli arabi, spiega Kocher; e se una donna araba ha un amica lesbica quest’ultima è di solito europea. Pure in Cocincina, secondo Lorion, mentre i cinesi sono prevalentemente pederasti attivi, gli Annamiti sono principalmente passivi.

Si deve, tuttavia, tenere presente che, nell’amore normale, l’omogamia, l’attrazione tra simili, prevale sull’eterogamia, l’attrazione tra persone diverse, che è essenzialmente limitata a quelle caratteristiche che appartengono alla sfera dei caratteri sessuali secondari; [19] lo stesso sembra essere vero per l’inversione, e gli omosessuali sono probabilmente, nel complesso, più attratti dai tratti che essi stessi pensano di possedere che da quelli che sono a loro estranei. [20]

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[1] Uno dei miei soggetti scrive: “Io penso che gli invertiti siano naturalmente più propensi ad indulgere all’auto-gratificazione rispetto alle persone normali, in parte a causa della repressione perpetua e della frustrazione dei loro desideri, e anche a causa del fatto che in realtà possiedono in se stessi la forma desiderata del maschio. Questa idea è un po’ difficile da spiegare, ma si può facilmente immaginare a che frenesie di auto-abuso un uomo normale sarebbe spinto supponendo che egli avesse inclusa in se stesso la forma della femmina.”

[2] Non mi spingo qui a considerare la prevalenza normale e il significato della masturbazione e dei fenomeni connessi, dato che ho già affrontato questo tema nello studio sull’”autoerotismo”, nel volume I di questi Studi.

[3] Hirschfeld trova anche, tra gli invertiti tedeschi (Die Die Homosexualität, ch iii.), che la maggioranza (anche se si tratta di una maggioranza inferiore a quella che io trovo in Inghilterra e negli Stati Uniti) non ha avuto rapporti sessuali con le donne; il 53 per cento, egli afferma, tra cui un paio di uomini sposati, non ha mai nemmeno tentato il coito, e oltre il 50 per cento è presumibilmente impotente. Il numero di donne invertite che non hanno mai avuto rapporti sessuali con gli uomini è ancora più grande.

[4] Otto Rank, Imago, Heft 3 1913.

[5] I sogni erotici sono stati discussi in “Autoerotismo”, vol i di questi Studi, e le più ampie implicazioni dell’argomento sono state discusse in un altro lavoro, The Study of Dreams. Molti riferimenti alla vasta letteratura si trovano in entrambi questi luoghi.

 [6] Per esempio, Archiv für Psychiatrie, 1899;  Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1900.

[7] Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 71 e seguenti. Hirschfeld ritiene che i sogni dell’invertito ricadano in due gruppi: uno in cui il sognatore immagina di abbracciare una persona dello stesso sesso, e un altro in cui immagina che egli stesso sia del sesso opposto. Quest’ultima classe di sogni, costituendo un gruppo pseudo-eterosessuale, mi sembra essere rara, e questi sogni possono, inoltre, verificarsi in persone eterosessuali.

[8] Vedi  Thoinot e Weysse, Medico-legal Aspects of Moral Offenses, pp. 165, 291, ecc..

[9] Pedicatio (o pædicatio) è il termine tecnico più generalmente accettato per l’intromissione sodomitica del pene nell’ano. Di solito è derivato dal greco pais (ragazzo), ma alcuni autori lo fanno derivare da pedex o podex (ano). I termini “pederastia” e “pederasta” sono a volte utilizzati per indicare lo stesso atto e il relativo agente. Questo uso, tuttavia, è indesiderabile. Si consiglia di limitare la parola “pederastia” al il suo corretto utilizzo, come nome della speciale istituzione dell’amore greco dei ragazzi. Si può aggiungere che i Greci stessi usavano molti nomi (fino a 74) al posto di pederastia. Vedi, a questo fine di nomenclatura, Iwan Bloch, Der Ursprung der Syphilis, vol. ii, pp. 527, 563.

[10] Sono le forme più grossolane di perversione che vengono subito rilevate in ogni campo. Nella prima edizione di questo Studio la prevalenza della pedicatio era ancora maggiore; non viene praticata da nessuno dei soggetti delle Storie aggiunte alla presente edizione, anche se molti non vedono alcuna obiezione contro la pedicatio.

[11] Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, p. 712.

[12] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 276 e seguenti.

[13] “Gli uomini”, sottolinea D., “tendono a innamorarsi di ragazzi o di giovani, i ragazzi  e i giovani di uomini adulti, le nature femminili di nature virili e viceversa, e le razze diverse tendono ad innamorarsi tra di loro.”

[14] Stubbes, nella sua Anatomy of Abuses, ha affermato che “gli attori e i frequentatori del teatro nei loro conclavi segreti giocano ai sodomiti”, e si riferisce ad alcuni recenti esempi di uomini che erano stati disperatamente innamorati di ragazzi attori vestiti in abbigliamento femminile, al punto di far loro richieste a voce, con lettere, e anche in realtà di abusare di loro. Più tardi, nel 1633, Prynne, nel suo Histrio-Mastix (parte 1, pag. 208 e segg.), ha condannato fermamente  sulla stessa base “questo abbigliarsi con abiti da donna” da parte degli attori, e aggiunge di aver sentito, riportato in modo credibile, di un accademico del Balliol College che era violentemente innamorato di un ragazzo attore. In Giappone, dove anche, come accade in Cina, le parti femminili sulla scena sono prese da uomini (non sempre giovani), l’omosessualità di questi attori è diventata, nel corso dei secoli XVII e XVIII, talmente nota che essi costituivano una classe che richiedeva un regolamento speciale come Joro, o prostitute.

 [15] Questo è stato sottolineato anche dai primi scrittori moderni sull’omosessualità, come Hössli. Vedi Hirschfeld, “Vom Wesen der Liebe,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, 1906, p. 124 e segg.

[16] Allo stesso modo Numa Praetorius asserisce (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, p. 732) che anche gli uomini omosessuali più virili mostrano tratti femminili, e aggiunge che non ci si può aspettare che sia altrimenti quando notiamo quanto costantemente le donne omosessuali mostrano tratti maschili.

[17] Näcke, “Die Diagnose der Homosexualität,” Neurologisches Centralblatt, 16 Aprile 1908.

[18] Così anche tra le educande americane. Così Margaret Otis (Journal of Abnormal Psychology, giugno 1913) ha descritto l’attrazione che le ragazze negre esercitano sulle ragazze bianche a scuola. La corrispondenza di queste amanti, e, talvolta, il loro metodo di gratificazione sessuale, possono occasionalmente essere di natura anche grossolanamente passionale.

[19] Vedi “Sexual Selection in Man,” vol. iv di questi Studi.

[20] Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 283) ha trovato che il 55 per cento degli invertiti sono attratti da qualità diverse dalla loro, e il 45 per cento da qualità simili alle loro, indipendentemente dal fatto che queste qualità appartengono alla sfera sessuale secondaria. Si può aggiungere che per quanto riguarda l’età delle persone verso le quali sono attratti, Hirschfeld (p. 281) ammette due gruppi principali, ciascuno dei quali di circa il 45 per cento degli omosessuali; efebofili, attratti dai giovani tra i 14 e 21 anni, e androfili, attratti da adulti nel fiore della vita. Questa divisione, come si può vedere dalle Storie contenute nel presente volume, sembra applicarsi bene agli invertiti inglesi e americani.

COMPORTAMENTI OMOSESSUALI FEMMINILI E OMOSESSUALITÀ INNATA

OMOSESSUALITÀ FEMMINILE – seconda parte

La seconda parte del capitolo dedicato da Havelock Ellis alla omosessualità femminile, nell’ambito del suo trattato sull’inversione sessuale, è centrata sulla distinzione tra comportamenti omosessuali e omosessualità innata. L’autore, dopo aver presentato un quadro della diffusione dell’omosessualità femminile in vari paesi del mondo, si sofferma ad analizzare i comportamenti omosessuali delle ragazze e delle donne nelle scuole, nelle prigioni, nei teatri e nei luoghi di lavoro. In alcuni punti, quando riporta delle note concernenti l’omosessualità inviategli da donne, il tono del lavoro si fa molto più personale e si arriva in alcuni casi a capire con quale intensità affettiva e con quali turbamenti due donne adulte possano arrivare, non per gioco ma per amore, a superare i propri preconcetti moralistici e a costruire un vero rapporto di coppia modellato sulle esigenze personali profonde delle due partner più che su modelli estranei e prefabbricati.

Buona lettura.

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Indubbiamente non è difficile dare una spiegazione di questo ritardo negli studi sull’inversione sessuale nelle donne. Nonostante la severità con la quale l’omosessualità nelle donne è stata presa in considerazione in alcuni casi, la maggior parte degli uomini sembrano essere stati indifferenti verso di essa; quando l’omosessualità femminile è diventata un crimine o una causa di divorzio per gli uomini, di solito non è stata affatto considerata come una colpa per le donne.[1] Un altro motivo è che l’omosessualità è meno facile da individuare nelle donne; siamo abituati a una maggiore familiarità e intimità tra le donne che tra gli uomini, e nel caso delle donne siamo meno inclini a sospettare l’esistenza di una qualsiasi passione anormale. E, insieme con questa causa, dobbiamo anche tenere a mente l’estrema ignoranza e l’estrema reticenza delle donne per quanto riguarda qualsiasi manifestazione anormale o addirittura normale della loro vita sessuale. Una donna può provare un elevato grado di attrazione sessuale per un’altra donna senza rendersi conto che il suo affetto è sessuale, e quando se ne rende conto, è quasi sempre molto riluttante a rivelare la natura della sua esperienza intima, anche con l’adozione di precauzioni, e anche se può essere consapevole del fatto che contribuire a rivelare la natura della sua anomalia, può aiutare ad alleggerire il peso di essa su altre donne. Tra le numerose confessioni inviate volontariamente a Krafft-Ebing non ce n’è una sola che venga da una donna. Vi è ancora l’ulteriore motivo che i casi ben definiti e completamente sviluppati di inversione sono probabilmente più rari nelle donne, anche se quelli più lievi possono essere più comuni; in accordo con la maggior suscettibilità dell’organismo femminile agli stimoli leggeri, e con la sua minore disponibilità nei confronti delle variazioni profonde.[2]

Le stesse aberrazioni che si trovano tra gli uomini, si ritrovano comunque, in tutto il mondo, tra le donne. L’inversione femminile è stata a volte considerata come un vizio della moderna civiltà raffinata. Eppure era familiare già per gli anglosassoni, e il Penitenziale di Teodoro nel VII secolo assegnava a una donna che fornicasse con una donna una penitenza di tre anni (notevolmente inferiore a quella assegnata agli uomini, o per la bestialità).” L’omosessualità si trova tra le donne dei selvaggi, in tutte le parti del mondo, anche se è meno frequentemente registrata che tra gli uomini.[3]

In Nuova Zelanda, si afferma basandosi sull’autorità di Moerenhout (anche se non sono stato in grado di trovare il riferimento) che le donne praticavano il lesbismo. In Sud America, dove l’inversione è comune tra gli uomini, troviamo fenomeni simili nelle donne. Tra le tribù brasiliane, Gandavo ha scritto:[4]

“Ci sono alcune donne tra questi Indiani che decidono di essere caste e non hanno rapporti sessuali con nessun uomo. Queste donne abbandonano ogni occupazione femminile e imitano gli uomini. Portano i capelli allo stesso modo degli uomini. Vanno alla guerra o a caccia con loro, portando i loro archi, stanno sempre in compagnia di uomini, e ognuna ha una donna che la serve e con cui vive.”

Questo ha qualche analogia con i fenomeni osservati tra gli uomini del Nord America. Il Dr. Holder, che ha attentamente studiato il boté, mi dice che non ha incontrato fenomeni corrispondenti nelle donne.

Non vi è dubbio, tuttavia, che l’omosessualità tra le donne sia ben nota agli Indiani d’America in varie regioni. Così gli Indiani Salish della Columbia britannica hanno un mito di una vecchia donna che aveva rapporti sessuali con una giovane donna per mezzo di un corno usato come un pene.[5] Nella mitologia degli Indiani Assiniboine (del Canada e del Montana) e degli Indiani Fox (dello Iowa) ci sono anche leggende di omosessualità femminile, che si suppone siano state derivate dagli Indiani Algonkin Cree, che erano strettamente collegati con entrambi.[6]

Secondo la leggenda degli Assiniboine, la moglie di un uomo, si innamorò della sorella di lui e fuggì con lei, un bambino senza ossa fu il risultato dell’unione; il marito inseguì la coppia, e uccise la moglie e il bambino; nessuno si preoccupò di vendicare la sua morte. La leggenda dei Fox, dal titolo “Due Fanciulle che si prostituivano una all’altra” è la seguente: “Si dice che una volta in un tempo molto lontano c’erano due giovani donne che erano amiche. Si racconta che c’erano anche due giovani uomini che tentavano di corteggiare le due fanciulle, ma non potevano nemmeno parlare con loro. Dopo un po’ i giovani cominciarono a sospettare qualcosa di sbagliato. Così una volta durante l’estate, quando le due fanciulle cominciarono a staccare le cortecce, i giovani le seguirono, rimanendo abbastanza lontani tanto però da tenerle in vista. Mentre le ragazze staccavano la cortecce, i giovani si tenevano nascosti. Dopo un po’ non sentirono più il rumore delle fanciulle al lavoro. Al che cominciarono a strisciare fino a dove quelle si trovavano. Quando si avvicinarono, ecco, le fanciulle erano nell’atto di togliersi i vestiti. La prima a spogliarsi si gettò a terra e rimase lì. ‘Ma che cosa hanno intenzione di fare queste ragazze?’ fu la domanda che sorse nel cuore dei giovani. E con loro stupore le ragazze cominciarono a giacere insieme. Allora i giovani corsero dove stavano le ragazze. Quella che giaceva sopra istantaneamente cadde all’indietro. Il suo clitoride era eretto e aveva una forma strana, era come il pene di una tartaruga. Allora le fanciulle cominciarono a supplicare i giovani: ‘Oh, non dite nulla di noi!’ dissero. ‘In verità, non è per un nostro desiderio libero che abbiamo fatto questa cosa. L’abbiamo fatta sotto l’influenza di qualche essere sconosciuto.’ Si dice che, dopo, una delle due fanciulle sia rimasta incinta di un figlio. Nel corso del tempo, partorì, e il bambino era come una tartaruga dal guscio morbido”.

A Bali, secondo Jacobs (come citato da Ploss e Bartels), l’omosessualità è quasi altrettanto comune tra le donne come tra gli uomini, anche se è esercitata più segretamente; i metodi di gratificazione adottati sono o col dito o con la lingua, oppure mettendo insieme le parti (tribadismo).

Baumann, che ha notato l’inversione tra la popolazione maschile negra di Zanzibar, constata che non è rara tra le donne. Anche se le tradizioni orientali rendono impossibile per queste donne indossare abiti maschili apertamente, lo fanno in privato, e sono riconosciute da altre donne per il loro appoggiarsi alla maniera degli uomini, come anche dal fatto che gli indumenti delle donne non si adattano a loro. Esse mostrano una preferenza per le occupazioni maschili e cercano la soddisfazione sessuale tra le donne che hanno le stesse inclinazioni, oppure tra le donne normali, che sono conquistate con regali o altri mezzi. Oltre al tribadismo e al cunnilingus, a volte usano un fallo di ebano o di avorio, con una specie di glande ad una estremità, o, talvolta, ad entrambe le estremità; in quest’ultimo caso può essere utilizzato da due donne contemporaneamente, e talvolta è attraversato da un foro dal quale può essere iniettata acqua calda; è considerato un’invenzione araba, ed è talvolta utilizzato da donne normali chiuse nell’harem, e praticamente private della soddisfazione sessuale.[7]

Tra le donne arabe, secondo Kocher, le pratiche omosessuali sono rare, anche se sono molto comuni tra gli uomini arabi. In Egitto, però, secondo Godard, Kocher, e altri, queste pratiche sono quasi di moda, e ogni donna dell’harem ha un’”amica”. Si dice talvolta che in Turchia l’omosessualità è rara tra le donne. Ma sembrerebbe che si possa trovare negli harem e nei bagni delle donne della Turchia così come dell’Islam in generale. Brantôme, nel XVI secolo, faceva riferimenti al lesbismo delle donne turche ai bagni, e Leone l’Africano nello stesso secolo citava il tribadismo delle donne moresche e l’organizzazione formale della prostituzione tribadica a Fez. Ci fu una poetessa Osmanli saffica, Mihiri, la cui tomba è ad Amasia, e Vambery e Achestorides concordano per quanto riguarda la diffusione dell’omosessualità femminile in Turchia.[8] Tra i negri e i mulatti dei paesi francesi creoli, secondo Corre, l’omosessualità è molto comune. “Conosco una signora di grande bellezza”, osserva, “una straniera in Guadalupe e una madre di famiglia, che è obbligata a stare lontana dai mercati e da certi negozi a causa dell’eccessiva ammirazione che riscuote da parte delle donne mulatte e negre, e degli inviti impudenti che esse hanno il coraggio farle.”[9] L’autore fa riferimento a diversi casi di tentativi più o meno violenti di approccio sessuale da parte di donne verso giovani ragazze di colore di 12 o 14 anni, e osserva che tali tentativi da parte di uomini verso bambini del loro stesso sesso sono molto più rari.

In Cina (secondo Matignon) e in Cocincina (secondo Lorion) l’omosessualità non sembra essere comune tra le donne. In India, tuttavia, è probabilmente diffusa tra le donne come certamente lo è tra gli uomini.

Nella prima edizione di questo studio ho citato il parere del Dr. Buchanan, allora Sovrintendente della Prigione centrale del Bengala a Bhagalpur, che mi ha informato che non ne aveva mai incontrato un solo caso e che il suo capo-carceriere non aveva mai sentito parlare di una tale cosa in venticinque anni di esperienza. Un altro ufficiale del Servizio Medico Indiano mi assicura, tuttavia, che non ci può essere il minimo dubbio circa la frequenza dell’omosessualità tra le donne in India, sia all’interno che all’esterno delle carceri. Devo a lui le seguenti note su questo punto:

“Che i rapporti omosessuali sono abbastanza comune tra le donne indiane è dimostrato dal fatto che la lingua Hindustani ha cinque parole per indicare la tribade: (1) dúgáná, (2) zanàkhé, (3) sa’tar, (4) chapathái, and (5)chapatbáz. Il modus operandi è generalmente quello che Marziale chiama geminos committere cunnos, ma a volte è impiegato un fallo, chiamato saburah. L’atto in sé è chiamato chapat o chapti, e i poeti Hindustani, Nazir, Rangin, Ján S’áheb , trattano di amore lesbico molto estesamente e, a volte, molto crudamente. Ján S’áheb, una poetessa, canta affermando che un rapporto sessuale con una donna per mezzo di un fallo è da preferire alla soddisfazione offerta da un amante maschio. il comune eufemismo impiegato quando si parla di due tribadi che vivono insieme è che esse “vivono separate.” Questo per quanto riguarda la prova letteraria della prevalenza di quello che, mirable dictu, il carceriere del Dr. Buchanan ignorava.

“Ora stando ai fatti, nel carcere di R. il sovrintendente ha scoperto un certo numero di falli nel recinto delle donne; erano fatti di argilla e essiccati al sole e portavano segni di utilizzo Nel carcere di S. c’era una donna che (come accade di regola con le tribadi in India) indossava abiti maschili, ed era ben nota per le sue inclinazioni sessuali. Un esame di questa donna ha rivelato quanto segue: faccia con lineamenti molto marcati, mammelle di tipo maschile, ma con capezzoli allungati e facilmente erettili; la regione dei glutei e quella iliaca sono abbastanza di tipo maschile, come anche le cosce; il clitoride ha un glande ingrossato, prontamente erettile; le piccole labbra sono ispessite e allargate; l’orifizio vulvare è evidente, perché nella prima giovinezza era stata una prostituta; la voce era quasi da contralto. La sua partner era di tipo basso, ma eminentemente femminile nella struttura fisica e nei modi. In questo caso ho sentito dire che ‘l’uomo’ andò da un asceta locale e lo pregò di intercedere con la divinità, perché lei potesse mettere incinta la sua partner. (‘le opere di medicina indù menzionano la possibilità che una donna che si unisca con un’altra donna in abbracci sessuali generi un feto senza ossa.’ Short History of Aryan Medical Science, p. 44.)

“Nella città di D. ‘vivevano separate’ due donne, una era una bramina, l’altra un’allevatrice. Il loro modus operandi era il tribadismo, a quanto mi ha detto un testimone oculare. In S. sono stato chiamato a trattare la vedova di un ricco maomettano; ho avuto occasione di esaminare le pudenda, e ho trovato quello che Martineau avrebbe chiamato il segno indelebile della masturbazione precoce e del saffismo successivo. Lei ha ammesso l’accusa e ha confessato di essere in ottimi rapporti con le sue tre ancelle, straordinariamente ben formate e di bell’aspetto. Questa signora disse di avere iniziato la masturbazione in tenera età, ‘proprio come tutte le altre donne,’ e che il saffismo era venuto dopo l’età della pubertà. Un’altra donna maomettana che conoscevo, e che aveva un clitoride molto grande, mi ha detto di essere stata iniziata all’amore lesbico a 12 anni da una vicina e di averlo praticato in modo intermittente da allora. Potrei anche citare l’esempio di due sorelle della casta dei giardinieri, entrambe vedove, che ‘vivevano separate’ e si abbandonavano al mutuo saffismo.

“Che talvolta le donne che praticano il tribadismo siano più vigorose è dimostrato dal fatto che, nel carcere centrale di -, è stato ammesso che il gonfiore della vulva era stato causato dagli abbracci di due detenute, l’inserviente che me lo ha detto ha citato la cosa abbastanza per inciso, mentre mi riferiva delle sue esperienze come assistente ospedaliero presso questo carcere. Quando l’ho interrogato, ha dichiarato che la donna, che era stata chiamata per il trattamento, gli aveva detto che non avrebbe mai potuto ‘soddisfarsi’ con gli uomini, ma solo con le donne. E ha aggiunto che il tribadismo era ‘abbastanza comune nel carcere’ “.

Quanto accennato sopra può servire a dimostrare che le pratiche omosessuali certamente, e l’inversione sessuale definitiva probabilmente, sono molto diffuse tra le donne in molte e diverse parti del mondo, anche se è probabile che, come tra gli uomini, ci siano variazioni – geografiche, razziali, nazionali o sociali – nella frequenza o nell’intensità delle sue manifestazioni evidenti. Così, nel XVIII secolo, Casanova osservò che le donne della Provenza sono particolarmente inclini al lesbismo.

Nelle carceri europee le pratiche omosessuali fioriscono tra le donne esattamente tanto, si può probabilmente dire, quanto tra gli uomini. C’è, infatti, qualche ragione per supporre che questi fenomeni siano qui a volte anche più decisamente diffusi che tra gli uomini.[10] Questa prevalenza dell’omosessualità fra le donne in carcere è collegata con la stretta relazione tra criminalità femminile e prostituzione.

La frequenza delle pratiche omosessuali tra le prostitute è un fatto di un certo interesse, e richiede una spiegazione particolare, perché, a prima vista, sembra in opposizione a tutto ciò che sappiamo sulle cause scatenanti dell’omosessualità. Per quanto riguarda il fatto in sé non ci può essere alcun dubbio.[11] È stato notato da tutti coloro che conoscono la vita delle prostitute, anche se le valutazioni possono differire quanto alla sua frequenza. A Berlino, Moll è venuto a sapere in ambienti ben informati, che la percentuale di prostitute con tendenze lesbiche è di circa il 25 per cento. Questa era più o meno la percentuale a Parigi molti anni fa secondo Duchâtelet-padre; oggi, secondo Chevalier, la percentuale è aumentata; e Bourneville ritiene che il 75 per cento, delle persone ricoverate degli ospedali venerei parigini abbia praticato l’omosessualità. Hammer in Germania ha trovato tra 66 prostitute che 41 erano omosessuali[12] Hirschfeld pensa che le donne invertite siano particolarmente inclini a diventare prostitute[13] Eulenburg crede, d’altra parte, che le condizioni della loro vita favoriscano l’omosessualità tra le prostitute; “un’unione omosessuale sembra loro più alta, più pura, più innocente e più ideale”.[14] Non c’è, tuttavia, alcuna contraddizione di fondo tra questi due punti di vista; essi sono probabilmente entrambi giusti.

A Londra, per quanto ho potuto allargare le mie indagini, l’omosessualità tra le prostitute è molto meno diffusa, e quella di tipo ben marcato si limita ad un gruppo relativamente piccolo. Devo ad un amico per la seguente nota: “Dalla mia esperienza della prostituta parigina, mi sembra di capire che il lesbismo a Parigi è estremamente diffuso, anzi, si potrebbe quasi dire che è normale. In particolare, la maggior parte delle ballerine di Can Can del Moulin Rouge, del Casino de Paris, e di altri locali da ballo pubblici sono note per andare a due a due, e, per la maggior parte, preferiscono non essere separate, anche nei loro momenti più professionali con l’altro sesso. A Londra la cosa è, naturalmente, molto meno evidente, e, credo, molto meno diffusa, ma non è certamente rara. Alcune prostitute ben conosciute sono note per le loro tendenze in questa direzione, che però non interferiscono in alcun modo significativo con i dettagli ordinari della loro professione. Non conosco personalmente neppure una sola prostituta che sia esclusivamente lesbica, ho avuto il vago sentore che ci siano uno o due di tali anomalie Ma ho sentito una bella cocotte, al Corinthian, annunciare a tutta la sala. che stava andando a casa con una ragazza; e nessuno dubitava di quella affermazione. Il suo nome, infatti, è generalmente accoppiato con quello di un’attrice quinta categoria. Un’altra donna dello stesso tipo ha un po’ di clientela di donne che comprano le sue fotografie a Burlington Arcade. Nei ranghi inferiori della professione tutto questo è molto meno comune. Si trovano spesso donne che semplicemente non hanno mai sentito parlare di una cosa del genere; sanno dell’omosessualità per quanto riguarda gli uomini, ma non per quanto riguarda le donne. E sono, per la maggior parte, del tutto inorridite all’idea, che considerano parte integrante della ‘bestialità francese.’ Naturalmente, quasi ogni ragazza ha la sua amica, e, quando non sono occupate separatamente, spesso dormono insieme; ma, mentre in particolari e rari casi, ciò significa indubbiamente tutto ciò che può significare, per la maggior parte, per quanto si può giudicare, significa non più di quanto significherebbe tra ragazze comuni.”

È evidente che ci devono essere alcune cause fondamentali della frequenza dell’omosessualità tra le prostitute. Una di tali cause risiede senza dubbio nel carattere delle relazioni della prostituta con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale, e, quando l’elemento economico viene sottolineato, la possibilità di avere soddisfazione sessuale diminuisce; e in aggiunta manca anche il senso di uguaglianza sociale, il senso di possesso, e lo scopo per l’esercizio dell’affetto e della devozione femminile. Queste cose la prostituta, di solito, è costretta a trovarle o in un “protettore” o in un’altra donna.[15]

Oltre a questo fatto si deve ricordare che, in un gran numero di casi, le prostitute mostrano in misura più o meno marcata molti dei segni dell’eredità nevrotica,[16] e non ci si dovrebbe sorprendere se esse presentano i germi dell’omosessualità in misura insolitamente elevata. La vita della prostituta potrebbe certamente sviluppare tali germi latenti; e quindi abbiamo una tendenza eccessiva all’omosessualità, proprio come l’abbiamo tra i criminali, e, in misura molto minore, tra le persone di genio e di intelletto.

L’omosessualità è particolarmente favorita da quegli impieghi che mantengono le donne sempre insieme, non solo di giorno, ma spesso anche di notte, senza la compagnia di uomini. Questo è, per esempio, il caso dei conventi, in passato, in ogni caso, – ma può accadere anche oggi, -l’omosessualità era considerata molto prevalente nei conventi. Questo era particolarmente vero nel XVIII secolo, quando molte ragazze giovani, senza alcuna vocazione religiosa, venivano messe nei conventi.[17] La stessa cosa accade ancora oggi tra le donne che lavorano come donne di servizio nei grandi alberghi, tra loro le pratiche omosessuali sono state riscontrate molto frequentemente.[18] Laycock, molti anni fa, ha notato la prevalenza di manifestazioni di questo tipo, che egli considerava come isteriche, tra le sarte, le merlettaie, ecc, confinate per ore a stretto contatto tra loro in ambienti riscaldati. Le circostanze in cui sono impiegate molte giovani donne durante il giorno nei grandi negozi e nelle fabbriche, e dormono nella fabbrica, due in una stanza o anche due in un letto, sono favorevoli allo sviluppo di pratiche omosessuali.

In Inghilterra è raro che qualcuno si preoccupi di indagare su questi fenomeni, anche se, certamente esistono. Sono stati studiati più a fondo altrove. Così, a Roma, Niceforo, che ha studiato i vari aspetti della vita delle classi lavoratrici, è riuscito ad ottenere molte informazioni precise riguardanti gli usi ei costumi delle ragazze nei laboratori di sartoria e confezione. Egli osserva che pochi di coloro che vedono le “figlie virtuose del popolo”, spesso di non più di 12 anni, camminare lungo le strade con scatola della sarta sotto il braccio, modestamente capo chino e con aria verginale, si rendono conto delle preoccupazioni sessuali intense che spesso stanno sotto quelle apparenze. Nelle stanze in cui si lavora, la conversazione ruota perennemente intorno a temi sessuali in assenza della padrona o della direttrice, e anche in sua presenza il gergo che prevale nel laboratorio porta ad un dialogo con doppi sensi. Ne deriva uno stato di eccitazione sessuale che a volte si allevia mentalmente attraverso l’onanismo psichico, a volte attraverso una qualche forma di masturbazione; una ragazza ha ammesso a Niceforo che, consentendo ai suoi pensieri di soffermarsi su quegli argomenti durante il lavoro, a volte si produceva eccitazione sessuale fisica anche quattro volte al giorno. (Vedi anche Vol. I di questi Studi, “Auto-erotismo”.) A volte, tuttavia, si produceva una vaga sorta di omosessualità, le ragazze, eccitate dai loro pensieri e dalla loro conversazione, si eccitavano ancora di più attraverso il contatto di una con l’altra. “In estate, in un locale di lavoro, alcune delle ragazze non indossano biancheria, e si sbottonano il corpetto, e lavorano con le gambe incrociate, più o meno scoperte. In questa posizione, le ragazze si avvicinano e si ispezionano l’una con l’altra; alcune si vantano delle loro gambe bianche, e, poi si alzano le sottovesti completamente per un più attento confronto. Molte godono di questa ispezione della nudità, e provano vero piacere sessuale. Da mezzogiorno fino alle due del pomeriggio, durante le ore di maggior caldo, quando tutte sono in questa condizione, e la padrona, in camicia (e, a volte, senza vergogna in presenza delle lavoranti, anche senza camicia), si addormenta sul divano, tutte le ragazze, senza una sola eccezione, si masturbano. Il calore sembra acutizzare i loro desideri e risvegliare morbosamente tutti i loro sensi.  Le emozioni voluttuose, trattenute durante il resto della giornata, scoppiano con forza irresistibile, stimolate dallo spettacolo della reciproca nudità, alcune ragazze mettono le loro gambe insieme e, così, aumentano lo spasmo attraverso l’illusione del contatto con un uomo.” In questo modo arrivano alla masturbazione reciproca. “È interessante notare, tuttavia,” Niceforo sottolinea, “che queste coppie per la masturbazione reciproca non sono mai coppie lesbiche. Il tribadismo è del tutto assente dalle fabbriche e dai laboratori.” Egli ritiene anche che non esista tra le ragazze della classe operaia. Descrive inoltre come, in un altro locale di lavoro, durante le ore calde del giorno, in estate, quando non si lavora, alcune delle ragazze si ritirano nello stanzino di prova, e, dopo aver fissato le loro camicie intorno alle gambe e alle cosce con degli spilli, in modo da imitare i pantaloni, giocano a fare gli uomini e a far finta di avere rapporti con le altre. (Niceforo, Il Gergo, cap. VI, 1897, Torino.) Ho riprodotto questi dettagli da un attento studio di Niceforo, perché, anche se possono sembrare triviali in alcuni punti, mettono chiaramente in evidenza la distinzione molto importante tra omosessualità solo temporanea e vera inversione. I divertimenti di queste giovani non possono essere considerati totalmente innocenti o sani, ma, d’altro canto, non sono radicalmente morbosi o viziosi. Essi sono strettamente, e anche consapevolmente, un gioco, e sono dominati dal pensiero che il vero ideale sessuale è la normale relazione con un uomo, e certamente scomparirebbero in presenza di un uomo.

Va ricordato che le osservazioni di Niceforo sono state fatte tra ragazze che erano per lo più giovani. Nelle grandi fabbriche, dove lavorano molte donne adulte, i fenomeni tendono ad essere più rari, ma di carattere molto meno banale e giocoso. A Wolverhampton, una quarantina di anni fa, fu segnalato il caso di una donna in un “impianto” di zincatura che, dopo cena, indecentemente aggredì una ragazza che era un’operaia appena assunta. Due giovani donne tenevano giù la vittima, e questo sembra dimostrare che il vizio omosessuale era qui comune e riconosciuto. Senza dubbio, questo caso è eccezionale nella sua brutalità. Getta, comunque, una luce significativa sulle condizioni prevalenti nelle fabbriche. In Spagna, nelle grandi fabbriche dove sono impiegate molte donne adulte, in particolare nella grande fabbrica di tabacco di Siviglia, le relazioni lesbiche sembrano non essere rare. Qui le donne lavorano in un’atmosfera che, in estate, è così calda che le lavoranti si tolgono la maggior parte del loro abbigliamento, a tal punto che una campana suona ogni volta che un visitatore viene introdotto in un locale di lavoro, al fine di avvertire le lavoratrici. Tale ambiente predispone alla formazione di relazioni omosessuali. Quando ero in Spagna, alcuni anni fa, si verificò un incidente, nella Fábrica de Tabacos di Siviglia, che attirò molta attenzione sui giornali, e, anche se fu considerato insolito, getta luce sulla vita delle lavoratrici. Una mattina mentre le donne stavano entrando nel locale di lavoro e in mezzo alla solita confusione si stavano togliendo i loro scialli di Manila per indossare il leggero abito da lavoro, una delle donne tirò fuori un piccolo coltello a serramanico e, aggredita un’altra donna, rapidamente le inflisse sei o sette ferite sul viso e sul collo, minacciando di uccidere chiunque si avvicinasse. Entrambe queste Cigarreras erano lavoratrici di livello superiore, impegnate nel tipo più delicato di lavoro, ed erano state in fabbrica per molti anni. In apparenza furono descritte come donne che presentavano un forte contrasto: quella che aveva aggredito la compagna, aveva 48 anni, era di aspetto maschile, alta e magra, con un’espressione di ferma determinazione sul volto rugoso; la vittima, invece, che aveva 30 anni, era rotondetta, di bella presenza e di atteggiamento gradevole. Il motivo in un primo momento individuato come ragione dell’aggressione alla donna più giovane era che sua madre aveva insultato il figlio della donna più anziana. Sembrava, però, che una stretta amicizia esistesse tra le due donne, che negli ultimi tempi la donna più giovane avesse formato un amicizia con la caporeparto del suo laboratorio, e che la donna anziana, animata dalla gelosia, avesse quindi deciso di uccidere entrambe; questo progetto fu frustrato dalla accidentale assenza della caporeparto quel giorno.

Nei teatri la sessualità anormale, stimolata dallo stare insieme nel lavoro è complicata dalla tendenza generale dell’omosessualità ad essere collegata con l’attitudine drammatica, un punto a cui dovrò fare riferimento in seguito. Devo ad un amico per la seguente nota: “Le amicizie appassionate tra ragazze, dalle più innocenti alle escursioni più elaborate in direzione di Lesbo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici e, ancor più, tra le ballerine e le ragazze del coro. Qui la confusione degli spogliatoi, l’attesa certe volte anche di due ore tra due entrate in scena, durante la quale tutte le ragazze sono ingabbiate in uno stato di inazione e di eccitazione in alcuni spogliatoi affollati, forniscono ogni opportunità per la crescita di questo particolare tipo di sentimento. Nella maggior parte dei teatri c’è un piccolo gruppo di ragazze, un po’ evitato dalle altre, o fatto di ragazze incuranti di ulteriori frequentazioni, che professano la devozione più illimitata l’una per l’altra. La maggior parte di queste ragazze sono ugualmente pronte a flirtare con l’altro sesso, ma so di alcune tra loro che a malapena parlano con un uomo, e che non sono mai state viste senza la loro particolare ‘amica’ o ‘compagna’, che, se quella viene trasferita in un altro teatro, se ne vanno da quelle parti e aspettano la loro amica alla porta degli artisti. Ma qui, ancora una volta, è raro che l’esperienza vada molto lontano. Il fatto è che la ragazza inglese, soprattutto la ragazza di classe medio-bassa, che abbia o non abbia perso la virtù, è estremamente incatenata da nozioni convenzionali. L’ignoranza e l’abitudine sono due influenze che trattengono dal portare questo particolare tipo di perversione alle sue logiche conclusioni. È, quindi, tra i ranghi più elevati, sia della società che della prostituzione, che il lesbismo si può trovare in modo più definito, perché qui abbiamo una libertà di azione molto più grande, e una maggiore libertà da pregiudizi.”

Tra le ragazze, come tra i ragazzi, è nella scuola, al momento dell’evoluzione della pubertà, che l’omosessualità di solito si manifesta per la prima volta. Può avere origine in modo prevalentemente periferico o prevalentemente centrale. Nel primo caso, due ragazzine, forse quando sono più vicine nel letto, più o meno involontariamente generano una nell’altra una certa eccitazione sessuale, che esse favoriscono baciandosi e toccandosi reciprocamente. Questo è un tipo spurio dell’omosessualità, è il gioco spesso precoce dell’istinto normale. Nella ragazza che è congenitamente predisposta all’omosessualità questo gioco continuerà e si svilupperà; nella maggioranza delle ragazze sarà dimenticato il più rapidamente possibile, non senza vergogna, in presenza del normale oggetto dell’amore sessuale.

Posso citare come abbastanza tipica la seguente osservazione fornitami da una signora che non può essere considerata invertita: “Come tanti altri bambini e bambine, all’inizio mi è stata insegnata l’auto-indulgenza da una ragazza a scuola, e ho trasmesso la mia conoscenza ad una o ad altre due, con una delle quali mi ricordo che una volta, quando avevamo solo 16 anni, passammo la notte sensualmente. Dopo ci vergognammo terribilmente, e quella fu l’unica volta. Quando avevo solo 8 anni c’era una ragazza di 13 alla quale piaceva giocare con il mio corpo, e mi insegnò a giocare con lei, anche se quasi non mi piaceva farlo. Dormivamo insieme, e questo andò avanti a intervalli per sei mesi. Queste cose, al fine di ottenere divertimento, e non in modo appassionato, non sono rare tra i bambini, ma sono meno comuni, credo, di quanto la gente a volte immagina. Credo che potrei ricordare senza troppe difficoltà, il numero di volte in cui queste cose sono successe a me. Nel caso che ho citato quando sperimentai per una notte – o cercai di suscitare in me stessa e nella mia compagna sedicenne – la passione sessuale, noi avevamo dormito insieme  un paio di volte quando eravamo bambine piccole e avevamo fatto quelle stesse cose, l’incontrarci di nuovo dopo un periodo di separazione, proprio a quell’età, richiamò i nostri ricordi infantili, e noi fummo prese dall’impulso sessuale. Ma non ho mai provato alcun affetto particolare o alcuna passione per lei, né lei ha provato cose del genere per me. Abbiamo sentito solo che la nostra natura sensuale era forte, al momento, e ci aveva condotto a qualcosa di cui ci vergognavamo, e, di conseguenza, abbiamo evitato di dormire troppo vicine dopo quel giorno. Penso che allora non ci piacevamo reciprocamente e ci ribellavamo ogni volta che pensavamo a quella notte, provando la sensazione che ciascuna avesse degradato l’altra oltre che se stessa.”

I casi in cui la sorgente è principalmente centrale, anziché periferica, tuttavia si fondono con quanto precede, senza una netta linea di demarcazione. In questi casi una ragazza costituisce un legame ardente con un’altra ragazza, probabilmente un po’ più grande di lei, spesso una compagna di scuola, a volte la sua maestra, sulla quale riversa una quantità impressionante di affetto e di devozione. Ci può essere o non essere una qualche risposta; di solito la risposta è costituita dall’accogliere gentilmente i servizi affettuosi. La ragazza che spende questa ricchezza di devozione è sovraccarica di emozione, ma è spesso inconscia o ignorante dell’impulso sessuale, e non cerca alcuna forma di soddisfazione sessuale. Il bacio e il privilegio di dormire con l’amica sono, tuttavia, cercati, e in quei momenti spesso accade che anche l’amica relativamente insensibile sente un’emozione sessuale più o meno definita (turgescenza dei genitali, con la secrezione di muco e contrazioni involontarie dei muscoli vicini), anche se a questo fenomeno non si può prestare se non poca o nessuna attenzione, e nell’ignoranza comune delle ragazze per quanto riguarda il sesso, una cosa del genere non può essere capita. In alcuni casi vi è un tentativo, o istintivo o intenzionale, di sviluppare la sensazione sessuale attraverso stretti abbracci e baci. Questo tipo rudimentale di relazione omosessuale è, credo, più comune tra le ragazze che tra i ragazzi, e questo per diverse ragioni: (1) un ragazzo ha più spesso una qualche conoscenza dei fenomeni sessuali, e sarebbe spesso portato a considerare un tale rapporto come poco virile; (2) una ragazza ha un bisogno di affetto e di devozione a un’altra persona più forte di quello di un ragazzo; (3) una ragazza non ha, nelle condizioni sociali esistenti da noi, che costringono le giovani donne a tenere il sesso opposto a distanza di un braccio, le stesse opportunità di trovare uno sbocco per le sue emozioni sessuali; mentre (4) la correttezza convenzionale consente un notevole grado di intimità fisica tra le ragazze, e in tal modo al tempo stesso incoraggia e occulta le manifestazioni dell’omosessualità.

I legami ardenti che le ragazze nelle scuole e nei collegi formano tra di loro e con le loro insegnanti costituiscono un argomento che è di notevole interesse psicologico e di non poca importanza pratica.[19] Queste devozioni da ragazzina, sul confine tra amicizia e passione sessuale, si ritrovano in tutti i paesi in cui le ragazze sono segregate per scopi educativi e i loro sintomi sono, nel complesso, singolarmente uniformi, anche se variano di intensità e di carattere in una certa misura, di volta in volta e da un posto all’altro, assumendo talvolta una forma epidemica. Questi rapporti sono stati studiati più attentamente in Italia, dove Obici e Marchesini – un alienista e uno psicologo che lavorano insieme – hanno analizzato i fenomeni con notevole intuito e delicatezza e con molta ricchezza di materiale illustrativo.[20] Ma esattamente gli stessi fenomeni sono stati trovati ovunque nelle scuole femminili inglesi, anche del tipo più moderno, e in alcuni dei più grandi collegi femminili americani sono a volte diventati così acuti da causare molta ansia.[21] In generale, tuttavia, è probabile che tali manifestazioni siano considerate con più indulgenza nelle scuole femminili che in quelle maschili, e, in considerazione del fatto che le manifestazioni di affetto sono normalmente più pronunciate tre le ragazze che tra i ragazzi, questo sembra ragionevole. La direttrice di una scuola di formazione inglese scrive:

“La mia ipotesi su tali questioni è sempre stata che l’affetto appartiene naturalmente al corpo così come alla mente, e tra due donne è naturalmente e innocentemente espresso dalle carezze. Quindi non ho mai pensato che avrei dovuto mettere in guardia qualche ragazza contro l’elemento fisico in quanto tale nell’amicizia. Il test, che probabilmente dovrei suggerire loro sarebbe lo stesso che si utilizzerebbe per qualsiasi altra relazione: l’amicizia sta aiutando la vita nel suo insieme, la sta rendendo più intensa, più gentile, più operosa, ecc., o la sta ostacolando?”

Le amicizie appassionate, di carattere più o meno inconsciamente sessuale, sono comuni anche al di fuori e al di là della vita scolastica. Accade spesso che un periodo durante il quale una giovane donna si innamora a distanza di qualche giovane di sua conoscenza si alterni con periodi di attaccamento intimo ad un’amica del suo stesso sesso. Nessuna inversione congenita di solito è coinvolta in queste cose. Generalmente accade, alla fine, che o la relazione con un uomo porta l’impulso normale permanentemente in gioco, o che la stabilizzante delle emozioni nello stress della vita pratica porta ad una conoscenza della vera natura di tali sentimenti e ad una conseguente avversione per essi. In alcuni casi, invece, tali rapporti, soprattutto quando si sono formati dopo la vita scolastica, sono abbastanza permanenti. Una donna emotiva, energica, di solito non bella, si dedicherà forse ad un’altra che potrebbe aver trovato uno stile di vita abbastanza specializzato, ma che potrebbe essere molto poco pratica, e che ha probabilmente un istinto sessuale molto debole; lei è grata per la devozione della sua amica, ma non può attivamente ricambiarne l’affetto. I fenomeni sessuali specifici effettivi che si producono in questi casi variano moltissimo. L’emozione può essere latente o inconscia; può essere totalmente unilaterale; è spesso più o meno riconosciuta e condivisa. Tali casi sono sul confine della vera inversione sessuale, ma non possono essere inclusi all’interno del suo perimetro. Il sesso in queste relazioni è raramente l’elemento essenziale e fondamentale; è più o meno subordinato e parassitario. C’è spesso una parvenza di rapporto sessuale per la marcata divergenza delle amiche per le qualità fisiche e psichiche, e lo sviluppo nervoso di una o di entrambe le amiche a volte è un po’ anomalo. Dobbiamo considerare tali relazioni come amicizie ipertrofiche, l’ipertrofia è dovuta al mancato coinvolgimento dell’istinto sessuale.

Il seguente racconto è stato scritto da una signora che occupa una posizione educativa di rilievo: “Una mia amica, di due o tre anni più grande di me (io ho 31 anni), e che vive nella stessa casa con me, ha attraversato un periodo molto infelice. Una tensione nervosa che durava da molto tempo congiunta con questo fatto la faceva dormire male, e la predisponeva a svegliarsi in terribili stati depressivi verso le 3 del mattino. Nei primi giorni della nostra amicizia, circa otto mesi fa, di tanto in tanto in quei momenti si rifugiava da me. Dopo un po’ ho insistito per farle consultare un medico, che le ha consigliato, tra l’altro, di non dormire da sola. Da allora in poi per due o tre mesi l’ho convinta a condividere la mia stanza. Dopo una settimana o due lei generalmente condivideva il mio letto per un po’ all’inizio della notte, perché questo sembrava aiutarla a dormire.

“Prima di questo, la seconda o la terza volta che veniva da me la mattina presto, ero rimasta sorpresa e anche un po’ spaventata dallo scoprire quanto fosse piacevole per me averla vicina, e quanto fossi riluttante all’idea che potesse andare via. Quando cominciammo regolarmente a dormire nella stessa stanza, la parte fisica del nostro affetto divenne rapidamente molto forte. È naturale per me in genere accarezzare le mie amiche, ma ben presto non potevo più restare sola in una stanza con questa amica senza voler mettere le mie braccia intorno al suo collo. Sarebbe stato intollerabile per me vivere con lei senza avere la possibilità di toccarla. Non ne abbiamo discusso, ma era evidente che il desiderio era ancora più forte in lei che in me.

“Per qualche tempo ci soddisfò pienamente il fatto di stare a letto insieme. Una notte, però, quando lei aveva avuto una giornata che l’aveva messa crudelmente alla prova e io volevo trovare tutti i modi per confortarla, mi misi a petto nudo perché lei potesse stendersi sopra di me. Dopo fu chiaro che nessuna di noi due avrebbe potuto essere soddisfatta senza questo. Lei tentava di farlo come una bambina, e percepire questo fatto mi eccitava molto più che scoprire insieme il mio seno e le braccia.

“Gran parte di questa eccitazione era sessualmente localizzata, e io ero ossessionata di giorno da immagini in cui tenevo questa donna tra le braccia. Ho notato anche che la mia voglia di accarezzare le mie altre amiche donne non era diminuita, ma era aumentata. Tutto questo mi disturbava parecchio. Le pratiche omosessuali, di cui avevo letto ultimamente, mi colpivano come cose solo brutte; non potevo immaginarmi tentata da cose del genere; allo stesso tempo l’intera materia era nuova per me, perché prima io non avevo mai voluto che nessuno condividesse il mio letto, avevo letto che l’istinto sessuale è misterioso e inaspettato, e capii che non sapevo quello che sarebbe potuto succedere dopo.

“Conoscevo solo una persona anziana che (per la larghezza di vedute, la dolcezza e la santità) potevo sopportare di consultare, e a questa persona, un uomo di mezza età, scrissi per un consiglio. Mi rispose con una lunga lettera contenente un avvertimento molto tenero. Avrei fatto bene a non indebolire il mio ascendente sulla mia amica, mi scrisse, tornando indietro improvvisamente o senza il suo consenso, ma dovevo essere molto prudente quanto all’andare oltre, perché c’era il fuoco intorno. Cercai di mettere in pratica questo consiglio limitandomi costantemente nel nostro rapporto, astenendomi dall’accarezzarla, per esempio, quando volevo accarezzarla e sapevo che lei lo voleva. L’unico risultato sembrava essere che il desiderio era più tormentoso e costante che mai.

“Se a questo punto la mia amica fosse morta o fosse andata via, e tutta la storia fosse giunta al termine, io sarei rimasta nevrotica in queste materie per gli anni a venire. Avrei vacillato nell’idea che avevo sempre avuto, che le espressioni corporee dell’amore tra donne siano tanto innocenti quanto naturali, e avrei potuto avvicinarmi più di quanto potessi aspettarmi alla dottrina di quei maestri del convento che proibiscono alle loro ragazze di abbracciarsi l’una con l’altra per paura che un istinto incalcolabile possa trascinarle sul bordo dell’abisso.

“Poi la cosa andò così, dopo un po’ dissi qualcosa sull’argomento proprio alla mia amica. Ero stata incline a pensare che avrebbe potuto condividere la mia ansia, ma lei non la condivise affatto. Mi disse che non le piacevano questi pensieri, che era interessata a me più di quanto lo fosse stata a qualsiasi altra persona, tranne una (che le provocava ora gran parte della sua infelicità), e mi desiderava in tutti i modi possibili, e che l’avrebbe resa triste sentire che stavo cercando di non desiderarla in un certo modo perché pensavo che fosse sbagliato.

“Da parte mia, io sapevo molto bene quanto lei aveva bisogno di me e mi desiderava. Sapevo che nei rapporti con gli altri stava impegnandosi al massimo per seguire la strada che le suggerivo, e stava facendo quello che io ritenevo giusto a dispetto della pressione più dolorosa esercitata su di lei che la spingeva a fare cose sbagliate, e che aveva bisogno di tutto il sostegno e il conforto che potevo darle. Mi sembrava, dopo la nostra conversazione, che la strada giusta per me non stesse nel dare spazio ai timori e agli scrupoli, ma nel dare alla mia amica semplicemente tutto l’amore che potevo e tutti i tipi di amore che potevo. Decisi di tenere gli occhi aperti per guardarmi dai pericoli, ma nel frattempo di andare avanti.

“Vivevamo insieme da sole, a quel tempo, e da quel momento abbiamo fatto come ci è piaciuto fare. Non appena abbiamo potuto, ci siamo trasferite in un letto dove abbiamo potuto dormire insieme tutta la notte. Nei giorni in cui non c’era nessuno ci sedevamo insieme tanto vicine come volevamo, cioè molto vicine. Ci baciavamo tutte le volte che volevamo baciarci, cioè veramente molte volte nella giornata.

“I risultati di questo, per quanto posso vedere, sono stati completamente buoni. Ci amiamo con calore, e nessuna tentazione di cattiveria ci è mai passata per la mente, e non riesco a pensare ora che ci sia qualche probabilità che una cosa del genere possa accadere. Con l’abitudine, l’eccitazione fisica localizzata è praticamente scomparsa, e io non sono più ossessionata dagli abbracci immaginari. Il lato spirituale del nostro affetto sembra essere cresciuto sempre più forte e più gratificante, da quando il lato fisico ha avuto la possibilità di prendere il suo posto naturale.”

Un gruppo in cui l’omosessualità, mentre è abbastanza distinta, è solo leggermente marcata, è formato dalle donne dalle quali la donna  attivamente invertita è più attratta. Queste donne si differenziano, in primo luogo, dalla donna normale, o media, in quanto non sono respinte o disgustate dalle avances, tipo quelle di un amante, da parte di persone del loro stesso sesso. Di solito non sono attraenti per l’uomo medio, anche se questa regola ha molte eccezioni. I loro volti possono essere semplici o anche mal fatti, ma non di rado esse hanno un bel portamento: una cosa che tende ad avere più peso per la donna invertita della bellezza del viso. I loro impulsi sessuali sono raramente ben marcati, ma sono di forte natura affettuosa. Nel complesso, si tratta di donne che non sono molto robuste e ben sviluppate dal punto di vista fisico o nervoso, e che non sono molto adatte a mettere figli al mondo, ma che possiedono molte altre eccellenti qualità, e sono sempre femminili. Si potrebbe, forse, dire che sono il gruppo di donne che l’uomo medio eviterebbe. Senza dubbio, questo è spesso il motivo per cui sono aperte alle avances omosessuali, ma non credo che sia l’unica ragione. Per quanto si può dire che costituiscano una classe, sembrano possedere una vera e propria, anche se non precisamente sessuale, preferenza per le donne rispetto gli uomini, ed è questa freddezza, piuttosto che la mancanza di fascino, che spesso rende gli uomini piuttosto indifferenti nei loro confronti.

La donna attivamente invertita di solito differisce dalla donna della classe appena citata per un carattere piuttosto essenziale: una traccia più o meno netta di mascolinità. Lei non può essere, e spesso non è, ciò che si potrebbe dire una donna “mascolina”, perché la donna mascolina può imitare gli uomini per motivi di gusto e di abitudine, estranei alla perversione sessuale, mentre nella donna invertita i tratti maschili fanno parte di un organico istinto che lei non desidera accentuare in nessun modo. La componente maschile della donna invertita può, nel grado minimo, consistere solo nel fatto che lei fa avances alla donna verso cui è attratta e tratta tutti gli uomini in un modo simpatico e diretto, che non può escludere il cameratismo, ma che esclude ogni rapporto sessuale, sia di passione che semplicemente di civetteria. Di solito la donna invertita prova assoluta indifferenza verso gli uomini, e non di rado repulsione. E questa sensazione, di regola, è istintivamente ricambiata dagli uomini. Allo stesso tempo, le donne bisessuali sono almeno altrettanto comuni come gli uomini bisessuali.

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[1] Questa opinione apparentemente molto diffusa è rappresentata dal commento di un giovane del XVIII secolo (per quanto riguarda l’amica lesbica della donna che vuole sposare), citato nei Souvenirs del conte di Tilly: “Confesso che questo è un tipo di rivalità che non mi provoca alcun fastidio, anzi mi diverte, e io sono abbastanza immorale da riderne.” Questo atteggiamento di un individuo colto e raffinato non era probabilmente condiviso dalla popolazione. Madame de Lamballe, che fu ghigliottinata durante la Rivoluzione, era comunemente considerata come un tribade, e si disse che per questo motivo la sua affascinante testa ricevette gli insulti speciali della folla.

[2] Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, specialmente i capitoli xiii e xv.

[3] Karsch (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, pp. 85-9) mette insieme alcuni passaggi concernenti l’omosessualità nelle donne tra vari popoli.

[4] Gandavo, citato da Lomaeco, Archivio per l’Antropologia, 1889, fasc. 1.

[5] Journal Anthropological Institute, July-Dec., 1904, p. 342.

[6] G. H. Lowie, “The Assiniboine,” Am. Museum of Nat. Hist., Anthropological Papers, New York, 1909, vol. xiv, p. 223; W. Jones, “Fox Texts,” Publications of Am. Ethnological Soc., Leyden, 1907, vol. i, p. 151; citato da D. C. Mc Murtrie, “A Legend of Lesbian Love Among the North American Indians,” Urologic Review, Aprile 1914.

[7] Zeitschrift für Ethnologie, Heft 6, 1899, p. 669.

[8] I. Bloch, Die Prostitution, vol. i, pp. 180, 181.

[9] Corre, Crime en Pays Creoles, 1889.

[10] In una prigione spagnola, alcuni anni fa, quando un nuovo governatore cercò di riformare i costumi omosessuali delle donne, queste ultime resero il suo posto così scomodo che fu costretto a dimettersi. Salillas (Vida Penal en España)  afferma che tutte le prove dimostrano la straordinaria espansione dell’amore lesbico nelle carceri. Le mujeres hombrunas ricevono nomi maschili – Pepe, Chulo, Bernardo, Valiente; le nuove arrivate sono circondate nel cortile da una folla di donne lascive, che le subissano di complimenti smielati, di galanterie e di promesse di protezione, la virago più robusta ha la maggior parte dei successi; un solo giorno e la notte completano l’iniziazione.

[11] Si ritrova anche tra le prostitute arabe, secondo Kocher, anche se tra le donne arabe in generale è rara.

[12] Monatsschrift für Harnkrankheiten, Nov., 1905; nel suo Tribadie Berlins, afferma che fra 3000 prostitute, almeno il dieci per cento erano omosessuali. Vedi anche Duchâtelet-padre, De la Prostitution, 3d ed., vol. i, pp. 159, 169; Martineau, Les Déformations vulvaires et anales; e Iwan Bloch, Beiträge zur Ætiologie der Psychopathia Sexualis, 1902, vol. i, p. 244.

 [13] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 330.

[14] Eulenburg, Sexuelle Neuropathie, p. 144.

[15] Vedi il vol. vi di questi Studies, “Sex in Relation to Society,” capitolo. vii.

[16] La prostituta è stata a volte considerata come un tipo speciale, analogo al criminale istintivo. Questo punto di vista è stato particolarmente sottolineato da Lombroso e Ferrero, La Donna Delinquente. Oltre a questo, questi autori considerano l’omosessualità tra le prostitute come dovuta alle seguenti cause (p 410 e seguenti): (A) L’eccessiva indulgenza sessuale, spesso innaturale; (B) Il confinamento in una prigione, con la separazione dagli uomini; (C) La stretta associazione con lo stesso sesso, come è comune nei bordelli; (D) La maturità e la vecchiaia, che invertono i caratteri sessuali secondari e predispongono all’inversione sessuale; (E) Il disgusto degli uomini prodotto dalla professione di prostituta, in combinazione con il desiderio d’amore. Per i casi di omosessualità in prostitute americane, vedi D. Mc Murtrie, Lancet-Clinic, 2 Novembre 1912.

[17] Così Casanova, che conosceva molte suore intimamente, si riferisce all’omosessualità come ad un peccato infantile così comune nei conventi che i confessori non imponevano penitenza per esso (Mémoires, ed. Garnier, vol. IV, p. 517). L’omosessualità nelle scuole dei conventi è stata studiata da Mercante, Archivos de Psiquiatria, 1905, pp. 22-30.

[18] Cito quanto segue da una lettera privata scritta in Svizzera: “Un residente inglese mi ha detto che sua moglie ha ultimamente dovuto mandare via la sua cameriera (una bella ragazza) perché lei faceva sempre entrare strane donne perché dormissero con lei. Le ho chiesto se la ragazza era stata presa dal servizio alberghiero, e ho trovato, come mi aspettavo, che era proprio così. Ma né il mio amico né sua moglie sospettavano la vera causa di queste visite notturne.”

[19] Per una serie di casi di affetto di ragazze per le ragazze, in soggetti apparentemente normali negli Stati Uniti, vedi, ad esempio, Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, July, 1897, p. 88; e, anche, per le amicizie scolastiche tra le ragazze, esattamente simili a quelle tra ragazzi e ragazze, Theodate L. Smith, “Types of Adolescent Affection,” ib., June, 1904, pp. 193, 195.

[20] Obici e Marchesini, Le “Amicizie” di Collegio, Roma, 1898.

[21] Vedi l’Appendice B, nella quale ho brevemente riassunto il risultato dell’indagine di Obici and Marchesini, e ho presentato anche osservazioni sui collegi inglesi.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5364

STORIA DI UN OMOSESSUALE DAI 4 AI 16 ANNI

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte nona

La pubblicazione delle Storie annesse al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, procede con la Storia numero 21, che lo stesso Ellis considerava di straordinaria importanza. In effetti apre uno squarcio su una realtà che è da sempre piuttosto sconosciuta e cioè la sessualità infantile omosessuale, ma si dovrebbe dire più correttamente dell’omosessualità infantile. La Storia n. 21 è in sostanza la documentazione di una sessualità “nata omosessuale” e non divenuta omosessuale in età adolescenziale. Il soggetto che scrive la storia della propria sessualità, cioè della propria omosessualità, conferma in modo molto forte che l’omosessualità non si acquisisce ma che omosessuali si nasce, questa conclusione mette del tutto in crisi l’dea che l’omosessualità sia un vizio o una colpa e proprio per questa ragione è stata violentemente contestata. Nella Storia 21, l’evoluzione della omosessualità infantile è seguita passo per passo fino all’adolescenza e mette in evidenza i problemi derivanti da un’educazione che non affronta il problema della sessualità e dell’omosessualità in particolare, chiarisce i rapporti tra fantasia sessuale, necessità di contatto fisico e sessualità propriamente genitale e ricostruisce nei dettagli un percorso di crescita individuale. Certo la storia riguarda la crescita di un bambino di quasi cento anni fa, ma si tratta di un’esperienza che per moltissimi aspetti, pur con le dovute distinzioni, non è molto lontana da quanto tanti ragazzi provano ancora oggi.

Il testo originale è stato scritto da un uomo di lettere e la lingua Inglese impiegata è molto complessa nella sintassi, ricercata nel lessico tipicamente letteraria, questo ha portato qualche difficoltà di traduzione. Anche se ho cercato di rendere il testo di facile lettura, in qualche punto è richiesta anche la buona volontà del lettore nel seguire esattamente il filo del discorso.

Buona lettura.

STORIA XXI  

“Quasi il primo ricordo che ho è di un sogno, che, dato mio ricordo vivido dei suoi dettagli, deve essersi ripetuto, credo, più di una volta, a meno che i miei pensieri della veglia inconsciamente non abbiano aggiunto una maggiore definizione. Da questo sogno cominciò la mia coscienza dell’attrazione che mio stesso sesso esercita su di me, attrazione che ha da allora dominato la mia vita. Il sogno, suggerito in parte, io credo, da un’immagine di un giornale illustrato, di una banda che uccise un dignitario della chiesa, prese questa forma: sognai di vedere mio padre ucciso da una banda di ruffiani, ma non ricordo di aver provavo nessun dolore, anche se ero in realtà un bambino estremamente affettuoso. Il corpo fu poi spogliato del suo abbigliamento ed eviscerato. Non avevo allora alcuna nozione di dettagli anatomici, ma rimangono chiari agli occhi della mia mente i particolari delle interiora uniformemente marroni, del colore dello sterco, e non c’era insieme sangue. Quando l’addome fu svuotato, si verificò il fatto di cui diventai un partecipante attivo. Fui preso (e il fatto che fui sopraffatto contribuì all’agonia di gioia che mi produsse), e fui messo tra le cosce del mio genitore assassinato; e da lì dopo poco mi feci strada, strisciando verso l’addome vuoto. L’atto, per quanto io posso ricordare di un sogno, in un’età in cui l’eiaculazione era fuori questione, mi causò una estrema eccitazione organica. In ogni caso, sicuramente, successivamente, ho fatto ricorso ad esso nei momenti di veglia prima di dormire al fine di ottenere uno stato di erezione. Il sogno non ha avuto esito; sembrava raggiungere il suo scopo nell’eccitazione che causava. Ero, in quel periodo, fra i 3 e i 4 anni. (mi è stato detto che le erezioni si verificavano già quando avevo solo 2 anni. È stato tra i 3 e i 4 che avevo l’abitudine di indurre, in ogni caso, la sensazione di un’erezione. Ma ero più vicino ai 5 quando, seduto sul mio letto e in attesa di essere vestito, ebbi un’erezione involontaria e richiamai l’attenzione della mia bambinaia su di essa, chiedendo che cosa significasse. La comparsa dell’erezione deve, quindi, essere stata usuale per me a quella data, ma certamente la sensazione non lo era.)

“A quel tempo ero totalmente all’oscuro delle condizioni della pubertà che, dopo, quando le scoprii, mi riguardarono così potentemente.  Non potevo nemmeno visualizzare gli organi privati ​​di un uomo; non feci alcuna deduzione a partire da me stesso. Gli unici corpi nudi che avevo visto allora, io giudico dalle circostanze e non da una qualche memoria effettiva dei fatti, erano quelli delle mie sorelle. Nei sogni a occhi aperti, che cominciavo a costruire, anche se ricorrevo spesso a quanto già narrato, l’obiettivo del mio desiderio era generalmente quello di accoccolarmi tra le cosce, o di premere il mio viso contro le parti posteriori dell’oggetto della mia adorazione. Ma per un po’ il mio primo sogno mi assorbì talmente che non mi abbandonai ad alcuna promiscuità. A poco a poco, però, il mio orizzonte si allargò fino a comprendere, oltre a quella che ho citato prima, altre tre persone: un cugino molto più grande di me, uno zio, e il curato della parrocchia.

“A questo punto ho cominciato a inventare delle ambientazioni per lasciarmi andare alla mia passione. Una delle prime fu di immaginarmi in una vasca con i miei tre amanti che galleggiavano in acqua sopra di me. Da quella posizione ispezionavo le loro membra, a turno; l’attrazione si soffermava soltanto sulle cosce e sui glutei. Immagino che questa limitazione del fascino per le sole parti inferiori sia durata solo finché l’esperienza reale di un abbraccio più completo non mi rese ugualmente amante delle braccia e del petto, anzi, più tardi sono diventato più emotivamente innamorato di queste parti rispetto a tutto il resto. All’inizio preferivo semplicemente ciò di cui la mia mente poteva entrare prima in possesso.

“Molto precocemente nelle mie prime esperienze, quando non avevo più di 5 anni, mi svegliai prima del solito, e vidi la mia bambinaia in piedi in completa nudità, che iniziava la sua toletta. Mi sembrava un oggetto grossolano, rozzo, e privo di senso; i peli sotto le sue ascelle non mi piacquero, e ancor più quelli nella parte inferiore del suo corpo. Nel caso degli uomini, arrivai direttamente ad avere conoscenza delle stesse cose sui loro corpi, ma l’effetto fu esattamente il contrario. Il caso volle che a quel tempo il giardiniere avesse avuto un incidente alla gamba e, nel mostrare il livido ad un altro, espose davanti ai miei occhi una pelle completamente lanuginosa per i peli scuri. Anche se la vista del livido mi respinse, il mio piacere fu intenso, e la visione delle gambe del giardiniere fu nel mio letto ogni notte per una settimana di seguito. La mia opinione è che la vista della mia bambinaia fosse tale da suscitare interesse tanto quanto la molto più prosaica visione della gamba ferita del giardiniere, ma la mia natura rendeva impossibile per me una cosa del genere.

“È stato in questo periodo, se non prima, che un enorme senso di timidezza nei confronti di tutti i miei doveri privati ​​ha cominciato ad affliggermi. Era così grande che non potevo sopportare l’assistenza necessaria per abbottonarmi i vestiti da nessun’altra mano, che non fosse quella di mia madre o della mia bambinaia, salvo sempre quelli che erano della mia stessa età, verso i quali non provavo assolutamente alcun bisogno di privacy.

“Quando avevo un po’ più di 5 anni, formai un’amicizia con un giovane impiegato, un ragazzo di circa 15 anni, anche se mi sembrava una persona adulta. Un giorno, mentre stava scrivendo alla sua scrivania, mi sedetti e iniziai a giocare con i suoi piedi, indagando l’altezza a cui i suoi calzini arrivavano sotto i pantaloni, in questo modo ottenevo sei pollici di gamba nuda. Consapevole del mio coraggio mi sono chinato a baciarla. Il mio amico si mise a ridere, ma mi lasciò in pace alle mie devozioni. Questa è stata la prima volta in cui un senso di romanticismo si è mescolato con i miei sogni; l’eccitazione fisica era poca, ma il piacere era più grande. Non riesco a capire il motivo per cui non ho mai ripetuto quell’esperienza. Quel ragazzo rimase per me oggetto di una specialissima e tenera considerazione.

“Nel prossimo episodio che sto per riportare, l’ideale era totalmente assente, e il ruolo che ho avuto era passivo piuttosto che attivo. Sono stato messo a dormire con un ragazzo molto più grande di me. La sua iniziazione portò ad una familiarità fisica tra di noi che non era né calda né gentile, e non mi fu lasciato alcun margine per il mio desiderio istintivo di una specie più calda di contatto; se cercavo quel contatto facendo affidamento sul fatto che il mio compagno era addormentato, mi ritrovavo cacciato via. Solo una volta ho trovato un paio di momenti di supremo fascino, mentre lui continuava a dormire, scoprendo nei recessi del lenzuolo una superficie esposta di carne contro cui appoggiai la mia faccia in un abbandono di gioia. Per il resto sono stato un partecipante passivo; il suo piacere sembrava finire nel mero maneggiare le parti carnose del mio corpo a tal fine io di solito giacevo a faccia in giù sulle sue ginocchia. Per quanto posso ricordare, questa intimità portò ad una diminuzione della mia ricerca di piaceri fantasiosi; per circa un anno nessun ulteriore sviluppo ebbe luogo.

“Più o meno in quel periodo fui circonciso perché il prepuzio era troppo lungo.

“Tra il sesto e il settimo anno un cambiamento di ambiente mi portò a contatto con una nuova serie di facce. Allora avevo un letto per me, e ancora una volta la mia immaginazione si risvegliò. Fu in quel momento che mi ritrovai a costruire a partire dalle facce degli uomini delle ipotesi sul resto dei loro corpi: una faccia bruna mi portava a supporre un corpo uniformemente bruno, una faccia pallida un corpo pallido. Questa idea della varietà cominciò ad affascinarmi.  E allora feci la scelta definitiva tra le mie fantasticherie: se sarei andato a dormire tra cosce bianche, o rosse, o brune. Andare a dormire sicuramente descrive l’obiettivo del metodo a dal quale ero ormai dipendente. Appena entravo nel mio letto mi abbandonavo alla costruzione di una fantasia amorosa e la conservavo quanto più a lungo possibile, finché non ero addormentato. Posso dire che non ero consapevole di eventuali eiaculazioni in queste circostanze (e fu così fino ad alcuni anni dopo, quando le provocai col mio stesso atto), ma il piacere era abbastanza acuto.

“Per tutto questo tempo ci furono incontri segreti con il mio compagno di letto di un anno prima. Ma ora avvenivano di giorno, in vari nascondigli, spogliandosi un po’ o mettendosi in mostra; il mio compagno era freddo e infastidito e respingeva qualsiasi affettuosità da parte mia, la cosa diventò per me una specie di secco rituale. Allora pensavo che l’intera faccenda non fosse che un’invenzione originale sua e mia che non ci fosse nessuna probabilità che venisse praticata da qualche altro nel mondo. Ma questa considerazione non mi tratteneva dal costruire scene d’amore con tutti coloro il cui aspetto mi attraeva. In questo periodo quasi tutti gli uomini con cui venni in contatto suscitarono almeno il mio desiderio transitorio; solo quelli piuttosto vecchi e deformi stavano al di fuori della portata dei miei desideri . Molti dei miei amori si svilupparono in chiesa, gli uomini che sedevano vicino a me erano gli oggetti della mia attenzione, e il sacerdote, il cui sermone non ascoltavo, mi fornì l’occasione per fantasticare sulle attrattive che il suo fisico avrebbe avuto per me in altre circostanze. Deve essere stato in quel momento che ho cominciato ad elaborare l’idea di una fila serrata di cosce messe una accanto all’altra, sulle quali ero steso e venivo trascinato. Io le potevo sistemare in un ordine preciso e quindi potevo immaginare me stesso trascinato dall’uno all’altro un po’ forzatamente. L’ammirazione della forza cominciava in quel momento di avere una parte definita nelle mie concezioni, ma nulla che somigliasse alla crudeltà aveva avuto per me un’attrattiva. (tranne il sogno originale della mia infanzia, che mi sembra ancora che sia incredibilmente a parte). Tra le fantasie cui allora mi dedicavo, la sensazione di venire spinto attraverso gambe di consistenza e di colore diverso era sottile e piacevole. Credo che la nota di crudeltà costruttiva che allora ne seguì, sia nata da una rivalità immaginata tra i miei amanti per il possesso di me; l’idea di essere desiderato mi portò presto bearmi nell’immaginarmi lacero e afferrato da gruppi di contendenti. Allora, a partire da questo cominciai a costruire definite scene di violenza. Ero in grado, nella fantasia, di stare in mezzo alla densità e alla tensione delle prelibatezze conglomerate insieme delle cosce che si sforzavano per trattenermi; ero in grado di immaginare almeno sei corpi che mi circondavano con un contatto appassionato. Allo stesso tempo, avevo una sensazione radicata della mia pochezza fisica in relazione alle gambe il ​​cui contatto mi gettava in tali parossismi di delizia. Una nuova e sufficientemente ridicola invenzione prese possesso di me; mi immaginavo legato alla coscia (sempre, credo, quella destra) di un uomo su cui sceglievo, per quella volta, di concentrare i miei desideri, e di essere così “indossato” da lui durante la sua giornata di lavoro, nascosto sotto i vestiti. Non mi rendevo conto di nessuna difficoltà in relazione alla mia taglia. Il fascino della schiavitù e della costrizione era qui, di nuovo, in ascesa. Immagino che fosse a questo proposito che considerai anticipatamente la fustigazione come il delizioso culmine alle mie emozioni, la fustigazione somministrata quando il mio possessore, alla fine della sua giornata di lavoro, si spogliava per riposare.

“Fin qui la mia attrazione per l’organo riproduttivo maschile era stata lieve e vaga. Due cose a questo punto contribuirono a portare il pensiero di esso in risalto. In due o tre occasioni in cui accompagnai  dei contadini alle loro occupazioni li vidi fermarsi per strada per alleviare la natura [per fare i loro bisogni]. La mia timidezza estrema per quanto riguarda tali questioni in rapporto alla mia persona trasformò questo loro comportamento in mia presenza in un oltraggio alla mia modestia. Quella visione esercitava sulla mia riservatezza la suggestione di una sollecitazione indecente verso uno la cui inclinazione era di lasciarsi andare a capofitto e in modo delirante. Restavo immobile arrossendo con gli occhi bassi finché l’atto non era finito ed ero consapevole per un periodo considerevole che balbettavo mentre parlavo e le mie facoltà mentali erano confuse. Quando riconsideravo le circostanze, esse avevano per me la stessa capacità di attrazione che la crudeltà amorosa proprio allora cominciava a esercitare sulla mia immaginazione. La mia mente segretamente abbracciava la dolcezza timorosa della sensazione di recente scoperta, circondando l’esercizio della funzione con invenzioni atroci e bizzarre di qualsiasi tipo. Per un po’ il mio intelletto si ritrasse dall’idea di accettare questo come il segreto centrale e più ardente della attrazione del sesso maschile; ma poco dopo, andando a passeggio con mio padre, l’ho visto compiere lo stesso atto; ero sopraffatto dall’emozione e riuscivo a malapena a trascinare via i piedi dal luogo o gli occhi dall’erba umida dove lui aveva depositato le acque della segretezza [dove aveva orinato]. Anche oggi, che la mia mente è da parecchio abituata alla conoscenza dei fatti della procreazione, non posso dissociarmi dal fascino da brivido che quel momento aveva per me. L’attrazione che la persona di mio padre aveva sempre esercitato su di me era ora decuplicata dalla performance cui avevo assistito (anche se io non avevo visto il pene in nessuno di questi casi).

“Per molto tempo dominarono la mia immaginazione solo gli amanti che avevo visto nell’atto che così acutamente mi aveva colpito. La mia delizia ora prese la forma dell’immaginarmi legato alle cosce della persona mentre quella funzione era in corso.

“A quei tempi dovevo avere 8 anni. Il rapporto freddo e segreto di cui ho dato conto era continuato senza insegnarmi nulla delle possibilità ardenti che avrebbe potuto suggerire; nessuna forza o crudeltà era usata su di me, nessun calore veniva profuso. E fece poca differenza che il mio compagno avesse ora scoperto l’atto della masturbazione, essa non aveva alcun significato per me, dal momento che non portava affatto al calore dell’abbraccio Il suo metodo era quello di staccarsi da me. Dovevo blandirlo dal di dietro e anche inventare storie indecenti per stimolare la sua immaginazione. Mi sentivo uno strumento disprezzato, il semplice spettatore di un atto che, se diretto verso di me con un po’ di calore, avrebbe suscitato il desiderio più vivace. In questo momento, come avevo capito già da allora, il mio compagno stava avendo conoscenza dai classici antichi. Per un certo tempo un certo fascino è derivato dal fatto che mi insegnava ad adottare un abbraccio avvolgente faccia a faccia. L’inizio della sua pubertà fu enormemente interessante per me, se fosse stato meno gelido, avrei potuto rispondere con passione alle sue carezze; ma ha sempre insistito sulla rigorosa passività da parte mia, e non mi ha spiegato nulla. Un giorno, come per darmi una piccola mancia, mi indusse ad offrirgli la mia bocca, anche se ancora non capivo affatto che risultato lo stavo aiutando a raggiungere. Una volta che si verificò l’orgasmo, l’effetto fu estremamente nauseante; dopo fu più attento. Il mio compagno si stava avvicinando alla virilità, le sue richieste divennero più frequenti, le sue pretese più umilianti.

“Allo stesso tempo, la mia passione per l’amore maschile era sempre più forte. Ero in grado di costruire a partire dalla schiavitù insoddisfacente in cui ero tenuto le immagini di un abbraccio completo che prima non potevo formare per la mancanza di un sufficiente senso di contatto umano, anche se raramente immaginavo qualcuno degli atti che nell’esperienza reale mi respingevano. Un giorno, però, mi sottrassi ad un’umiliazione particolarmente ripugnante che il mio compagno aveva tentato di impormi per forza. Scoperto l’inganno, si alzò dalla posizione prona, in cui giaceva, e mi lancio otre le sue ginocchia, mi colpì violentemente. Mi sono sottomesso senza lottare, vivendo una curiosa sensazione di piacere nel bel mezzo del mio dolore. Quando ha ripetuto il suo ordine ho trovato che la sua realizzazione non era più ripugnante. Uno dei pochi ricordi piacevoli che questa intimità, che si è estesa nel corso degli anni, mi ha lasciato è quel momento di abbassamento abietto a chi, senza calore di sentimento, aveva ancora una volta avuto l’energia sufficiente per essere brutale verso di me.

“Deve essere stato da questa vicenda che l’effetto calcolato della flagellazione ha cominciato ad avere peso per me quando mi abbandonavo alla mia immaginazione. Un desiderio di essere respinto, calpestato, violato dall’oggetto della mia passione dominò il mio istinto. Anche allora – e, in effetti, fino al mio tredicesimo anno – non avevo alcuna idea del rapporto sessuale normale Sapevo vagamente che i bambini nascevano dai corpi delle donne; non conoscevo, – e quando me li dissero non ci credevo – i veri fatti della relazione coniugale. Tutto ciò che avevo sperimentato, sia nella realtà che nella fantasia, era per me così strettamente personale che non avevo nessuna idea che qualcosa di simile potesse esistere al di fuori della mia esperienza. Non avevo alcuna idea del sesso come base della vita. Anche quando sono venuto a poco a poco a capire che uomini e donne erano fatti in un modo che presupponeva un rapporto tra loro, credevo ancora che fosse una sorta di condotta dissoluta, alla quale non dovevano certamente cedere coloro che avevano pretese di rispettabilità.

“Ero arrivato però in quel periodo a una forte attrazione verso gli organi della generazione e verso tutti gli aspetti della pubertà, e la mia immaginazione si concretizzava in un fantastico culto di ogni segno di mascolinità. La mia gioia consisteva ormai nell’immaginarmi costretto a subire l’umiliazione fisica e la sottomissione al capriccio dei miei rapitori di sesso maschile, e il fatto centrale diventò lo scarico di urina dal mio amante sul mio corpo e sui miei arti, o, se ero molto affezionato a lui, lasciavo che lo facesse sulla mia faccia. Questo era seguito di solito da un castigo per metà gradevole, in cui serviva solo la mano.

“Il periodo di cui ora sto scrivendo fu quello del mio ingresso nella vita scolastica I miei amici immaginari divennero subito numerosi; tutti gli insegnanti e tutti i ragazzi al di sopra di una certa età mi attraevano, per due di loro ho avuto in più un sentimento romantico oltre all’attaccamento fisico. Infatti, da questo momento in poi non mi sono mai mancati eroi verso i quali mi abbandonavo ad una passione perfettamente separata e teneramente ideale. L’annuncio che uno era in procinto di partire mi ha sorpreso in un impeto appassionato di pianto; ma la mia riservatezza era così grande e il mio senso di isolamento così schiacciante che non feci alcuno sforzo verso l’intimità con altri ragazzi, e con uno, verso il quale provavo una devozione inesauribile, ho appena parlato per i primi tre anni, anche se lo incontravo ogni giorno. In quel periodo i temi della mia contemplazione avevano diversi metodi specifici di approccio. Così, in un caso immaginavo che ci trovassimo faccia a faccia nelle nostre camicie da notte; improvvisamente venivo spogliato della mia, venivo afferrato e portato a forza sotto la sua, e fatto pendere con i piedi staccati da terra, con tutto il mio peso sul suo organo eretto, che si inseriva tra le mie cosce; così appeso – con il mio corpo avvolto nelle pieghe della sua biancheria e il mio viso premuto sul suo cuore – subivo una punizione che continuava fino a quando non venivo buttato giù per ricevere una scarica di urina sul mio corpo prostrato. Tali immagini sembravano venire indipendentemente dalla mia volontà.

“È stato in quel momento che ho trovato un grande piacere nell’immaginare un contatto con persone che non mi piacevano, la nota prevalente di queste intimità era sempre la crudeltà, alla quale mi sottomettevo con gusto acuto. Ho scoperto, tuttavia, dalle ordinarie esperienze delle scuole che le punizioni corporali, non avevano alcun fascino per me quando erano somministrate per infrazioni scolastiche, nemmeno ricevendole dalle mani sotto le quali in altri momenti mi immaginavo compiaciuto di ricevere dolore. Mancava il rapporto necessario, se avessi percepito da parte del mio giudice qualsiasi simpatia per l’operazione, ci sarebbe stata probabilmente una risposta da parte mia. Una volta fui frustato ingiustamente; cosciente del carattere crudele della punizione invece del carattere sanzionatorio, questa fu l’unica punizione che ricevetti, che aveva in sé un elemento di gratificazione per il mio istinto. Allo stesso tempo non ho mai perdonato la mano che ha somministrato quella punizione, è l’unico caso che ricordo in me di un rancore nutrito per anni.

“Nel frattempo, in mezzo a questo caos di amore confuso e di odio, di gusto per la crudeltà e di odio per l’ingiustizia, la mia prima relazione a sfondo veramente romantico e ideale si stava sviluppando. Posso dire, di coloro ai quali ero legato da amore romantico, così come da attaccamento fisico, che sono rimasti parte immutabile della mia natura anche oggi, come lo erano vent’anni fa, quando penso a loro il sangue sgorga nel mio cervello, le mie mani tremano e sudano con un’emozione che non posso controllare. Io sono ai loro piedi, li adoro. I miei sogni su di loro erano totalmente teneri; l’idea di crudeltà non ha mai toccato la concezione che avevo di loro, ma torno a quella che è stata l’influenza principale della mia giovinezza: più grande di me di soli tre anni, era di fisico bello e atletico, con l’adolescenza che si mostrava sul suo volto, l’incerto nascere del culto per lui fu confermato da una parola di incoraggiamento gettata a me il giorno che andai a ricevere la mia prima fustigazione; senza dubbio la mia piccola faccia spaventata suscitò la sua gentile pietà. Mi sono preoccupato in seguito di fargli sapere che non avevo gridato durante la fustigazione, e credo che abbia passato parola in giro che avevo sopportato la mia punizione coraggiosamente. Avevo con lui così poco contatto che al di là del culto costante da parte mia non ricordo nulla finché, circa tre anni dopo, ricevetti da lui una specie di sollecitazione per metà scherzosa, espressa in linguaggio pulito e semplice. Così terrificante era la mia timidezza e la mia tendenza alla segretezza che anche allora non avevo alcuna idea che una familiarità del genere era abbastanza comune nelle scuole. Non ero assolutamente in grado di connettere mie sensazioni con quelle del mondo in generale o di credere che gli altri provassero sensazioni simili alle mie. In questa occasione ho semplicemente sentito che qualche spinta sagace mi era stata data per scoprire il mio segreto. Mi aveva disegnato sulle sue ginocchia; sedevo lì in silenzio, rosso in faccia e sbalordito. Non fece alcun tentativo di fare pressione su di me; avrebbe, secondo quello che pensava, detto abbastanza se io avessi scelto di rispondere in modo adeguato; al di là di questo non mi avrebbe tentato ulteriormente. Alcuni anni fa ho sentito parlare di lui come di un uomo felicemente sposato.

“Nel seguire le mie emozioni in questa direzione ho superato di gran lunga il periodo del mio sviluppo, periodo fino al quale ho dato una completa descrizione degli eventi. Avrò avuto più di 12 anni prima che la vita della scuola mi convincesse ad affrontare (come insegnato da novizi ridacchianti) l’effettività del rapporto sessuale. Allo stesso tempo ho imparato che avevo il mezzo per ottenere godimento dal mio corpo in una direzione ben precisa, che non avevo fino ad allora sospettato. Una crescente resistenza da parte mia ai suoi freddi desideri aveva portato a una rottura con il mio ex-amante; alla fine non mi aveva insegnato nulla, se non il disgusto per lui stesso. Ora trovavo insegnanti pronti a destra ea sinistra. Uno dei miei compagni di scuola mi invitò a guardarlo mente si masturbava, lo spettacolo mi lasciò del tutto indifferente, il risultato mi pareva molto meno eccitante dello scarico di urina che, fino ad allora, avevo associato con la virilità maschile. Ero così abituato alle mie meditazioni amorose solitarie che lo sforzo e l’azione necessari per questo procedimento, quando cercavo di imitarlo, sconcertavano i miei pensieri e interferivano con la concentrazione sulle mie fantasie. Non avevo mai provato il piacere che accompagna lo spasmo dell’eiaculazione, e mi sembrava che non ci fosse niente che valesse la pena di provare per quella strada. Ho desistito e sono tornato alle mie fantasticherie. Ora ero in un labirinto perfetto di promiscuità; ci dovevano essere state almeno cinquanta persone che mi attiravano in quel momento. Ho sviluppato una predilezione per l’immaginare me stesso tra due amanti, in genere uomini che erano fisicamente diversi. Era mia abitudine analizzare quanto più minuziosamente possibile quelli che mi attiravano. Per ottenere una certa intimità con quello che era sotto la superficie, studiavo con attenzione le loro mani, i polsi dove essere scomparivano (che mostravano i peli dell’avambraccio), e il collo; stimavo la dimensione comparativa degli organi riproduttivi, la struttura delle cosce e dei glutei, e quindi mi costruivo un’immagine dell’uomo nel suo complesso. Quanto più vividamente potevo fare questo, tanto più acuto era il piacere che ero in grado di ottenere dal contemplare i loro abbracci.

“Fino ad allora non ero stato assolutamente toccato da scrupoli morali. Avevo la solita acquiescenza alle credenze religiose in cui ero stato cresciuto. Non mi era entrato in testa che ci fosse qualche legge divina, in un modo o nell’altro, in merito alla lusinghe della fantasia. Dal mio tredicesimo anno lievi sentori di inquietudine cominciarono ad insinuarsi nella mia coscienza. Cominciavo forse a capire che le formule della religione, a cui avevo dato ascoltato per tutta la vita con la minor attenzione possibile, avevano qualche significato che qualche volta toccava le circostanze della mia vita. Non avevo ancora capito che il mio passato aveva predetto il mio futuro, e che le donne sarebbero state per me una repulsione invece di un’attrazione quando erano implicate cose sessuali. Avevo la piena convinzione che un giorno mi sarei sposato. Avevo anche qualche paura che, man mano che andavo verso la virilità avrei potuto cedere alle tentazioni delle prostitute. Avevo una repulsione incipiente verso un tale destino, e questo mi sembrava indicare che le emozioni morali erano al lavoro dentro di me. Una notte fui amorosamente [sessualmente] attaccato nella mia camera da letto da due domestiche. Provai un orrore acuto che io nascosi sotto il riso; la mia resistenza fu così disperata che riuscii a sfuggire solo tramite il solletico. Ero stato abituato a sedermi sulle ginocchia dei domestici, un’abitudine che avevo innocentemente conservato fin dall’infanzia; ora posso ricordare in dettaglio gli approcci che queste donne erano abituate ad usare con me. A quel tempo ero assolutamente ignaro che tutto era intenzionale.

“Ero ugualmente ignaro di cose che avevano un rapporto più stretto con i miei sentimenti. Nel passare lungo una strada laterale, una notte, fui sorpassato da un uomo che iniziò una conversazione sul tempo. Mi chiese se non avessi freddo, iniziò a passarmi la mano su e giù per la schiena, poi arrivò una domanda riguardante la fustigazione a scuola, se certe parti di me non erano doloranti, spingendosi ad un tocco indagatore. Spostai timidamente la sua mano ma non reagii malamente a quell’azione. Allora si mise ad esplorare le tasche dei miei pantaloni e io iniziai a pensare che fosse un borseggiatore, respinto in quel tentativo, tornò allo sfregamento della mia schiena. La sensazione era piacevole. Lo presi quindi per un magnaccia che volesse portarmi da una prostituta, e dato che a quel tempo avevo cominciato a rendermi conto che tali piaceri non erano di mio gusto fui felice di trovarmi a destinazione, e lo salutai bruscamente, lasciandolo in piedi pieno di stupore per il suo fallimento con uno che aveva preso le sue avances così piacevolmente . Io non riuscivo a credere che altri provassero le stesse sensazioni che provavo io. Più tardi mi resi conto della mia fuga, non senza una certa dose di rimpianto, e costruii per mio piacere un finale diverso per quell’episodio.

“Ero ormai così posseduto dall’attrazione maschile che diventai amante di tutti gli eroi di cui leggevo nei libri. Alcuni divennero così vividi per me come quelli con i quali vivevo quotidianamente a contatto. Per un po’ diventai un amante ardente di Napoleone (l’episodio della sua attesa delle nozze con la sua seconda moglie mi attrae per la sua brutalità impetuosa), di Edoardo I, e di Giulio Cesare. Mi ricordo di Carlo II per la crudeltà carezzevole di cui la mia immaginazione gli faceva dono. Giugurta fu un grande acquisto. Bothwell, Judge Jefferies, e molti cattivi della storia e dei romanzi mi affascinavano per la loro crudeltà.

“Ero diventato un adepto nella costruzione mentale necessaria per la soddisfazione dei miei desideri. Eppure fino a quel momento non avevo ancora mai visto il corpo nudo di un adulto pienamente sviluppato. Non conoscevo in che misura i peli in certi casi si sviluppano sul torso, infatti, i miei sforzi di caratterizzazione si concentravano, per la maggior parte, attorno alle cosce e agli organi genitali. In quel periodo uno dei miei compagni di scuola vide un operaio comune, che io conoscevo per nome, che faceva il bagno in un fiume con alcuni compagni; tutto il suo corpo era, stando a quanto il mio informatore mi disse, coperto di peli dalla gola al ventre. Di fronte, l’uomo era grossolano e ripugnante, ma allora cominciai a considerarlo come un bel mostro, e per molte notti abbracciai appassionatamente la sua immagine, con il viso sepolto nella folta giungla di peli che gli copriva il petto. Io ero, per la prima volta, consapevole di aver deliberatamente (e con successo) deciso di non vedere il suo volto, che era sgradevole per me. Allo stesso tempo, un altro compagno di scuola mi disse di un insegnante che faceva il bagno con i ragazzi, che i peli si mostravano al di sopra del suo costume da bagno fino all’altezza dell’ombelico. Ora cominciavo decisamente a ricostruire i corpi in dettaglio; la suggestione di una vasta pelosità mi faceva impazzire di gioia, ma rimaneva nella mia mente fortemente associata con la crudeltà; i miei amanti pelosi non si comportavano mai con me con tenerezza; tutto in questo periodo, credo, tendeva a portarmi verso la forza e la violenza come espressione della propensione ad amare. Un compagno di scuola, pochi anni più grande di me, con un crudele atteggiamento da bullo, godeva particolarmente nell’infliggermi dolore: aveva scarpe particolarmente a punta, ed era sua abitudine farmi stare con la mia schiena rivolta verso di lui mentre lui si rivolgeva a me con petting e toni carezzevoli; proprio quando le sue parole erano al massimo della dolcezza mi avrebbe dato un colpo secco con la punta dello stivale, in modo da raggiungere la parte più tenera del mio fondo schiena; il dolore era squisito; Ero consapevole che lui provava piacere sessuale (avevo visto chiari segni di questo sotto i suoi vestiti), e, anche schifandolo, dopo aver sofferto per i suoi calci, mi sarei gettato nei suoi abbracci immaginari e mi sarei lasciato andare ad una furia perfetta di abietta sottomissione. Eppure per tutto il tempo lo avrei volentieri ucciso.

“All’età di 14 sono andato, per una volta, in una fattoria, dove mi era permesso di mescolarmi familiarmente con i braccianti, un bel gruppo di muscolosi giovani. Sono diventato un grande favorito, e, avendo maniere infantili e affettuose un bel po’ lontane dalla mia vera età, mi fu permesso di prendermi molte libertà con loro. Vivevano tutti sotto il tetto del contadino alla vecchia maniera, e la sera avevo l’abitudine di sedermi sulle loro ginocchia e di carezzarli e abbracciarli per rendere contento il mio cuore. Loro prendevano queste cose flemmaticamente; a quanto pare questo non li sorprendeva. Uno degli uomini aveva l’abitudine di ricambiare i miei abbracci e le mie carezze e una volta mi permise di mettere la mia mano sotto la camicia, ma non ci furono ulteriori libertà.

“L’evento che mi rese inquieto per la mia forzata solitudine non accadde che quando fui vicino ai 15 anni. Stavo andando verso la pubertà, e forse nella speranza che avrei potuto trovare il mio proprio sviluppo soddisfatto da un calore corrispondente, entrai di nuovo in rapporti intimi con il compagno le cui performances frigide mi avevano causato stanchezza e disgusto. Ora era un uomo, che aveva raggiunto la maggiore età. Mi mise nel suo letto mentre si spogliava e venne verso di me in perfetta nudità. In un momento eravamo l’uno nelle braccia dell’altro e la dolcezza di quel momento mi intossicò. Improvvisamente, mentre ero sdraiato sul letto, mi sentii attaccato, come pensai, da una assoluta necessità di orinare. Saltai in piedi con una scusa frettolosa, ma già il parossismo si era placato. Nessuno scarico di orina seguì per il mio sollievo, ma la necessità sembrava superata. Tornai dal mio compagno, ma il fascino dell’incontro era già finito. Il mio compagno evidentemente trovava più piacere nella mia persona di quando ero un semplice bambino, mi sentivo commosso e lusingato dal piacere che lui provava nel premere il viso contro alcune parti del mio corpo. In una seconda occasione, un giorno, sembrò che io involontariamente oltrepassassi quasi il livello della decenza, ma ancora una volta, come la prima volta, mi separai, e rimasi ignaro di ciò che avevo rasentato nella mia eccitazione. In un altro incontro, però, mi fu permesso di prolungare il mio abbraccio e di agire seguendo completamente il mio istinto. Ancora una volta sentii improvvisamente l’arrivo di qualcosa di profondamente imminente; mi feci coraggio e andai avanti arditamente. In un altro momento mi impossessai del misterioso segreto dell’energia maschile, in rapporto al quale tutti i miei anni di fantasie deliranti non erano stati se non un’attesa sulla soglia, un bussare ad una porta chiusa.

“Era inevitabile che da quel giorno la nostra intimità degenerasse in dissoluzione (anche se altre cause anticipavano questo decadimento naturale), ma non consideravo più la masturbazione una formula asciutta e faticosa. Nel mio noviziato ero scoraggiato nello scoprire quanto tempo mi ci voleva per dissociarmi dalla forma contemplativa e entrare in contatto con la forma attiva dell’autogratificazione. Ma io alla fine mi ritrovai impegnato nella ripetizione dell’atto tre volte al giorno. Più o meno nell’ultima occasione in cui incontrai il mio amico, lui mostrò un ardore eccezionale. In quell’incontro mi propose di tentare un atto che non avevo precedentemente considerato possibile, e ancora meno avevo sentito che era considerato il peggior rapporto sessuale criminale che potesse avere luogo. Ho avuto una leggera paura del dolore, ma ero disposto a gratificarlo, e per la prima volta trovai nella mia sottomissione l’unione dei due istinti amatori che prima si erano contesi il dominio su di me: l’istinto di tenerezza e l’istinto di crudeltà. La pedicatio non riuscimmo a realizzarla, ma io ricevetti un abbraccio che per la prima volta mi diede piena soddisfazione. La mia gioia era enorme; ero pieno di emozioni. Non ho parole per descrivere il fascino straordinario della carne calda e liscia su di me, e il contatto ruvido delle parti pelose. Eppure ero consapevole, anche in quel momento, che questo era solo il lato fisico del piacere, e che lui non era e mai avrebbe potuto essere colui che io avrei potuto veramente dire di amare.

“Ero adesso nel mio sedicesimo anno, e sotto l’influenza di queste e molte altre emozioni, che allora, per la prima volta, cominciando a invadermi, un senso di potere letterario e il desiderio di esprimermi attraverso canali immaginativi  cominciarono a prendere piede me. Temevo che il mio lasciami andare stesse debilitando le mie facoltà (avevo cominciato a sperimentare il languore fisico e la depressione), e alcuni scrupoli religiosi, risultato della mia formazione iniziale, si impossessarono di me. Per la prima volta divenni consapevole che gli ardori che sentivo verso il mio stesso sesso erano una deviazione dell’istinto sessuale in sé e con mio grande stupore e costernazione scoprii per caso che le pratiche alle quali mi ero abbandonato erano chiaramente denunciate nella Bibbia come un abominio. Da quel momento iniziò una lotta che durò per anni. Ruppi definitivamente con il mio ex-amante, e subito dopo un lungo scontro ebbe luogo tra le influenze contrastanti che lottavano per il possesso del mio corpo. Per un po’ misi da parte il vizio della masturbazione, ma non potei liberarmi così facilmente del mio lasciarmi andare mentalmente, che era ormai quasi un sedativo essenziale per indurre il sonno. In questo momento una visita al mare, dove, per la prima volta, fui in grado di vedere degli uomini che facevano il bagno in completa nudità, apertamente, nella piena luce del giorno, mi immerse di nuovo a capofitto per un po’ di tempo in amori immaginari, e i miei scrupoli e le mie promesse furono gettate al vento. Ma, nel complesso, ero ormai entrato in una fase che, in mancanza di un termine migliore, devo descrivere come emotivamente morale. A qualunque bassezza mi avesse portato il mio lasciarmi andare, provavo un senso di falsità con me stesso; Credevo di essere un ribelle ad una legge, naturale e divina, di cui però nessun istinto era stato impiantato in me. Consideravo ancora indiscutibile la verità della religione alla quale ero stato condotto, e tutta la mia vita, ogni pensiero del mio cervello, ogni impulso del mio corpo, erano in diretto antagonismo alla volontà di Dio. A volte il desiderio fisico abbatteva queste barriere, ma praticai una notevole moderazione fisicamente, anche se non mentalmente, e feci grandi sforzi per dominare la mia avversione per le donne e l’estrema devozione per gli uomini, senza il minimo successo. Compii 30 anni, comunque, prima di trovare un compagno che mi amasse nel modo che la mia natura richiedeva. Sono una persona molto sana, e in grado di lavorare ad altissimi ritmi. In una condizione di libertà sessuale sono diventato più forte.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5330

SUBLIMAZIONE E SESSUALITA’ CLANDESTINA GAY TRA 800 E 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte sesta

 Prosegue la pubblicazione della traduzione italiana delle Storie di omosessuali inserite da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale. Qui di seguito potete leggere le storie 14 e 15, che presentano situazioni molto diverse e, nel secondo caso, molto complesse e contraddittorie, capaci però di illustrare l’estrema complessità delle situazioni in cui l’omosessualità può presentarsi. Lo stesso Havelock Ellis, dopo aver tentato una classificazione teorica degli omosessuali ha preferito rinunciarci e presentare un’antologia di situazioni reali. Spiace purtroppo che si tratti in pratica, in modo esclusivo, di omosessuali appartenenti all’alta società o almeno all’alta borghesia e che non sia possibile ricostruire in modo altrettanto preciso la vita sessuale degli omosessuali appartenenti ai livelli sociali più bassi.

Buona lettura.

STORIA 14

Scozzese, di 38 anni. I suoi antenati paterni erano normali, per quanto ne sa. Sua madre apparteneva a una vecchia famiglia celtica, molto eccentrica. Poco dopo i 5 anni si innamorò talmente di un giovane pastore che il ragazzo dovette essere mandato via. Ha praticato la masturbazione molti anni prima dell’età della pubertà, e attribuisce importanza a questo come fattore nell’evoluzione della sua vita omosessuale.

Ha avuto raramente sogni erotici sugli uomini, più frequentemente sulle donne. Anche se è indifferente alle donne, non ha repulsione verso di loro. Ha avuto rapporti sessuali con le donne due o tre volte, ma senza provare emozioni passionali dello stesso livello di quelle provate con gli uomini.

Lui vorrebbe un figlio, ma non è mai stato in grado di trovare la quantità necessaria di passione per arrivare al matrimonio.

Ha sempre avuto un affetto sentimentale e platonico per gli uomini. In questi ultimi anni ha formato due amicizie di carattere affettuoso e anche erotico con adulti. Non è interessato a nulla, o quasi, oltre la masturbazione reciproca e i baci; ciò che desidera è l’amore del maschio.

In apparenza non vi è nulla di anormale in lui, tranne l’aria da giovanotto.  È forte, sia nel corpo che nella mente e ha un’enorme capacità di resistere alla fatica. È un eccellente uomo d’affari. È uno studente paziente. Non vede nulla di male nelle sue passioni omosessuali. È contrario alla promiscuità. Il suo ideale è un’unione permanente che comprende i rapporti sessuali.

STORIA 15

T. S., artista, 32 anni, “Sono nato in Inghilterra.  Mio padre era un ebreo, il primo a sposarsi fuori della sua famiglia e a sposare una cristiana. I miei bisnonni erano cugini; lui era tedesco e lei danese. Anche i miei nonni erano cugini, lui svedese e lei danese.

Mio nonno materno era un protestante inglese, e mia nonna materna era irlandese, fanaticamente cattolica romana, e una donna molto eccentrica.

Nella famiglia di mio padre ci sono stati molti membri degni di nota. Nella famiglia di mia madre ci sono stati molti avvocati di fama.

Mio padre aveva un fratello maggiore che era omosessuale. Lui era già, a 31 anni, un autore di primo piano, quando morì di consunzione.  Ho anche un cugino di secondo grado da parte di mio padre, che è un ottimo tenore, anche lui è omosessuale. Nella famiglia di mia madre non conosco nulla di anormale.

In nessuna delle due famiglie c’è o c’è stata qualche forma di follia, ma c’è piuttosto un’abbondanza di capacità mentali.

I miei genitori erano una coppia ideale felice. Si erano fidanzati dopo essersi conosciuti per sei giorni, e dopo essere stati separati tre mesi si sono sposati. Sono stati sposati trentacinque anni senza un litigio. Ho un fratello di tre anni più grande, nato un anno dopo il matrimonio, e una sorella di sette anni più giovane.

Mio fratello ha preso da suo padre, in apparenza. Lui è un grande amante delle donne e molto rovinato da loro. È  abbastanza normale e sobrio.

Mia sorella è una donna molto femminile. Da bambina lei disapprovava molto le amicizie femminili e confidava sempre in sua madre. A 13 anni ha incontrato l’uomo col quale ora è sposata. Hanno aspettato dieci anni prima di sposarsi e sono ora una coppia ideale felice. Mia sorella è perfettamente normale e molto sobria.

Ho vissuto i miei primi dieci anni in Inghilterra, diciotto anni in Svezia, due n Danimarca, due in Baviera, Austria e l’Italia, e ora vivo a Berlino. Mi considero inglese. Sono mentalmente un uomo, ma tutti miei sentimenti fisici e i miei desideri sono quelli di una donna.

Io sono di altezza media e sono molto esile. Peso 106 libbre inglesi, senza vestiti. Le mie mani ed i piedi sono piccoli e ben sagomati. La testa è di dimensioni normali. I lineamenti minuti. Gli occhi verdi. Ho portato gli occhiali da quando avevo 7 anni. Il mio colorito è giusto. L’aspetto non da ebreo. La pelle del mio corpo è molto bianca, senza macchie. Poco pelo sul mio viso. I peli sulla testa e sull’addome sono lussureggianti. Niente peli in nessun posto sullo stomaco e sul petto. Il colore dei peli è ramato ovunque tranne che sotto l’ombelico, dove sono neri. (I capelli di mio padre, di mia madre e di mio fratello erano marroni. Mia sorella ha i capelli ramati, e così li aveva lo zio citato sopra.). I miei seni sono leggermente rotondi; i miei fianchi sono normali. Non gesticolo molto. Dalla mia persona fisica sarebbe difficile trarre la conclusione che sono omosessuale. I miei organi sessuali sono normali.

Il mio carattere è apparentemente brillante, ma in realtà è malinconico. Ho molto poco amore per la natura umana, ma ho una predilezione per le razze britannica ed ebraica. Odio gli affari, la politica, lo sport e la vita sociale. Amo la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Ho un  profondo interesse per il misticismo. Sono chiaroveggente. Sono stato usato più volte come medium. Conduco due vite separate, una vita esterna ed una psichica interna. Sono un fatalista e un teosofo. Ho sempre avuto una fede profonda nella reincarnazione, perché quando ero un bambino potevo ‘ricordare’ molto. Ho una memoria eccellente, che risale fino al mio terzo anno. Sono sempre stato troppo auto-analitico. Fin dalla mia prima infanzia mi sono sentito un alieno. Sono molto sensibile, fisicamente e psichicamente. Non ho alcun desiderio di indossare abiti da donna o di fare lavori femminili. Per quanto riguarda i vestiti per me, preferisco il nero e non molti gioielli.

Potrei amare solo un uomo perfettamente virile tra i 21  e i 40 anni. Deve essere fisicamente bello e ben fatto. La dimensione degli organi genitali non giocano alcun ruolo. I muscoli devono essere sviluppati e le mani devono essere particolarmente ben formate. Le mani sono il mio feticcio. (Non potrei mai amare nessuno con le mani brutte.) Non deve avere alcun odore che provenga dal suo corpo (anche se non mi è sgradito un lieve profumo quando è vestito), e, soprattutto, non deve avere un alito cattivo. Deve essere intelligente, amare la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Deve essere raffinato e colto e deve avere girato il mondo. Deve avere semplicità nel comportamento, nel modo di vestire e nel tratto, e, soprattutto, deve essere pulito di corpo e di mente. Non sopporto il cinismo. (Qui posso dire che una volta avevo un cane San Bernardo che mi ricordava molto il mio ideale. Era sempre calmo, sempre amorevole e fedele, generalmente tranquillo. Si eccitava solamente quando era all’aria aperta.) Non sono stato in grado di andare avanti con le persone che non hanno il senso dell’umorismo. Dalla mia nascita ero fisicamente debole. Per prima cosa ho sofferto di eczema. Essendo nato con un doppio strabismo, sono stato operato a 2 anni e mezzo e di nuovo a 3 anni e mezzo, con un eccellente risultato. Da 4 a 12 anni ho avuto convulsioni (spesso), e tutte le malattie dell’infanzia. All’età di 12 anni e mezzo ho preso la scarlattina, seguita da una debolezza cardiaca, che è diventata più forte dopo un anno, e ho avuto anche la malattia di Bright, che è durata quindici anni quasi senza interruzione. Questa malattia ha avuto il suo effetto abituale di produrre melanconia e di sconvolgere l’intero sistema nervoso. La malattia di Bright si fermò di colpo, ma fu seguita da una serie di altre malattie. Poi ho avuto la neurite in forma molto grave. Poi me ne sono andato in Baviera, e per recuperare le forze nervose sono stato trattato con il metodo psicoanalitico di Freud, con grande successo. Ho avuto una brutta ricaduta, quando mio fratello, che aveva appena sentito che ero omosessuale, è venuto a farmi visita e mi ha minacciato di farmi mettere sotto tutore, se mio padre fosse morto. Mi ci sono volute settimane per riprendermi dallo shock. Abbiamo rotto tutti i rapporti, e anche se mio fratello è stato più volte nella stessa città dove sono stato anche io, siamo rimasti due estranei. In questo periodo mio padre morì improvvisamente. La scorsa primavera quattro suicidi di amici in alcune settimane hanno avuto un effetto molto negativo sui miei nervi. Ora sono a Berlino e sono di umore assai migliore, ma il crampo continua a farmi male, a volte.

A questo devo aggiungere che dal mio quattordicesimo anno, indipendente da qualsiasi malattia, ho sofferto mentalmente e fisicamente di dolori mestruali ricorrenti ogni ventotto giorni e che duravano da sei a otto giorni. Che questi fossero dolori equivalenti a quelli dei periodi mestruali di una donna non sono riuscito a farlo ammettere a nessun medico, finché sono stato trattato per un periodo di tempo da uno specialista tedesco di malattie nervose.

I dolori fisici iniziano bruscamente. Congestioni improvvise di sangue nel cervello e nell’addome. Sudori improvvisi, calore e freddo. Grandi dolori nervosi ai reni, anche ai centri nervosi del ventre e dello stomaco. Dolori acuti, lancinanti ai seni e soprattutto ai capezzoli. Mal di denti improvviso che si ferma improvvisamente. La pelle diventa più scura, a volte screziata. Ho tutto il tempo un sapore del sangue in bocca e spesso tutto quello che mangio sa di sangue. Ho grandi difficoltà in quei momenti a mangiare carne. Il desiderio fisico dell’avventura erotica è controbilanciato da nausea mentale alla semplice idea.

I sintomi mentali sono: improvviso senso di profonda depressione, tendenze suicide, in alternanza con improvvisa e inspiegabile leggerezza. Imprevedibilità e grande insoddisfazione di me stesso e della vita in genere. Orrore di fronte alla mia incompletezza sessuale, improvvisi attacchi di odio verso le donne e un grande desiderio di essere amato da uomini. Questa condizione cambia lentamente e torna a quella normale. Mi ci vogliono diversi giorni per perdere la mia debolezza fisica dovuta a questa causa.

Fisicamente mi sono sviluppato a 16 anni di età. Mentalmente mi sono sviluppato in età molto precoce, ma ho mantenuto la mia vita interiore piuttosto nascosta, giocando sempre a fare l’innocente. Nessuno casa credeva che io sapessi nulla della vita. Erano a volte molto sorpresi quando uscivo fuori dal ruolo che avevo previsto per me. Fino a quando avevo 17 anni, niente che avesse a che fare con la morale di altre persone fu mai discusso davanti a me. Sembravo così puro, ma so che le persone sono sempre attente di fronte a me. Mio padre non ha mai discusso di queste cose con me. Dalla mia prima infanzia ho amato gli uomini teneramente, anche se ero sempre ai ferri corti con mio padre e mio fratello. Io adoravo mia madre allora, come accade ora. Mia sorella ed io non andavamo affatto d’accordo da bambini, anche se ora noi siamo molto amici. Lei e suo marito, così come mia madre, sono stati la bontà personificata da quando hanno saputo della mia condizione. Fin dopo  i 30 anni non ho incontro un uomo che io potessi amare come mia madre, e lui è eterosessuale. Devo aver amato mio padre e mio fratello all’inizio, ma i conflitti continui, i temperamenti incompatibili, le incomprensioni reciproche e la mancanza di simpatia hanno reso la vita a casa orribile. Devo ammettere che dalla mia prima infanzia ho avuto un certo disprezzo per mio padre e per mio fratello, perché li ho trovati molto materialisti. Avevo tutti i miei litigi d’infanzia con mio fratello. Mio padre prendeva le parti di mio fratello, mia madre le mie. Dopo aver recuperato, dopo la morte improvvisa di mio padre (le mie prime parole furono dopo aver letto la lettera: ‘Grazie a Dio non si tratta di mia madre!’) Ho sentito un grande sollievo, ma ci è voluto molto tempo per me per capire che ero davvero libero.

Mi è sempre piaciuta la compagnia delle donne e, da giovane, ero molto interessato ai pettegolezzi, cosa che adesso non accade più in alcun modo. Ho molte amiche donne, più che amici uomini. Queste amiche donne sono tutte eterosessuali, tranne una. Molto spesso mi piacciono le donne anziane; penso di rivedere mia madre in queste donne. Una donna non avrebbe mai potuto farmi arrossire, ma un uomo che io ammiro ci riuscirebbe facilmente.

Avevo 23 anni quando una donna sposata di buona famiglia mi chiese di andare a passare la notte con lei. Ci andai, e anche se era molto ben fatta, in modo pulito, e anche se le sue vesti e gli appartamenti erano di grandissimo buon gusto, non ebbi alcuna erezione. D’altra parte, mi sentivo molto sporco e feci il bagno tre volte in ciascuno dei tre giorni successivi. Da allora non cercai più di avere rapporti sessuali con le donne.

A Copenhagen ho cercato di eccitare i miei sensi con ogni tipo di donna, ma invano. Suppongo che la mia natura sia così simile a quella di una donna che non ci può essere alcuna reazione. Con gli uomini io sono spesso molto timido e nervoso, muto, e le mie mani sudano. Non è mai successo così con le donne.

Da bambino ho amato gli uomini e mi innamoravo disperatamente di qualcuno che veniva a casa. Mi sarebbe piaciuto, quando non c’era nessuno, baciare i loro cappelli, o i loro guanti, o anche i loro bastoni.

Mi ricordo, quando avevo circa 6 anni, come mi sono innamorato di un tedesco 26enne molto bello. Aveva i capelli molto ricci e le mani molto belle. Era molto affezionato a me e io avevo l’abitudine di chiamarlo ‘il mio ragazzo.’ Quando veniva a farci visita, spesso aveva l’abitudine di rimboccarmi le coperte, dopo che l’infermiera era andata via. Aveva sempre dolci o qualcosa per me. Mi ricordo come gli gettavo le braccia al collo e gli coprivo il volto di baci. Gli avvicinavo la testa al mio cuscino e mi raccontava belle favole e mi addormentavo abbastanza felice.

A 7 anni di età, durante un soggiorno in campagna, uno stalliere di circa 25 anni, si comportò male con me. Avevo l’abitudine di fargli visita spesso nella stalla, dato che quest’uomo aveva una strana attrazione per me. Un giorno mi fece il solletico. Mentre lo stava facendo tirò fuori il mio pene e anche il suo, che era in piena erezione. Cercò in ogni modo di eccitare i miei sensi, ma invano. Per lui la cosa terminò con una eiaculazione. Mi proibì dirlo a chiunque, e io non lo dissi, ma ha cercai di scoprire tutto quello che potevo sull’argomento, con poco o nessun risultato. Da quel giorno odiai lo stalliere e provai una sorta di senso di colpa, come se avessi ‘perso qualche cosa.’ Non mi sono reso conto fino a quando non ho avuto 12 anni.

Dalla mia prima infanzia ho avuto un ideale di un uomo. Da questo ideale non ho mai deviato. All’età di 30 ho trovato un amico che, anche se abbastanza eterosessuale, senza alcun rapporto sessuale, mi ha dato l’amore di cui ho hanno sempre avuto bisogno.  È stato nell’ultimo paio di anni, una seconda madre, un padre, una sorella, un fratello e un amante. Grazie a lui ho riguadagnato la mia salute, il mio amore per la natura, e ha contribuito a smorzare il mio odio verso la natura umana e la mia amarezza. Non potrei mai trovare un amico migliore. Ha compensato tutti i miei anni di sofferenza fisica e mentale. Una cosa strana è che il sentimento è reciproco. Ha avuto una vita tragica, perché sua moglie, che egli amava al di là di tutto, è morta in circostanze molto tristi. Dice che io sono il migliore amico maschio che abbia mai avuto. Quando stavo con lui, gran parte della mia natura inferiore veniva estirpata. Io lo considererò sempre come il punto di svolta nella mia vita. Penso che abbia prodotto alcune delle sue migliori influenze attraverso la sua musica. Suonò Beethoven e Wagner per me per un paio d’ore al giorno per mesi, e, quindi, mi aprì un nuovo mondo …. lui è sei anni più grande di me.

Quando avevo 10 anni ci siamo trasferiti in Svezia, un paese che ho odiato dall’inizio alla fine. In quel periodo ho cominciato a notare che c’era qualcosa di strano in me. Mi sentivo un alieno, ho cominciato a sentirmi tale da allora. Un evento importante nella mia vita è stato, ne sono sicuro, quando la sorella di mio padre ha cercato di appropriarsi del ruolo di mia madre, lo ha fatto con gelosia e rancore, e mia zia ha dovuto chiedere perdono ai miei genitori. Esteriormente la faccenda fu rattoppata, ma sono sicuro che mio padre non perdonò mai sua sorella. Gli ebrei non perdonano mai.

Questo fatto risvegliò in me un grande odio verso le donne, e successe molti anni prima che io riuscissi in qualche modo a controllarlo.

All’età di 14 anni stavo molto con un americano interessato alla musica e di bell’aspetto, di un anno più grande di me. Un giorno, mentre ci divertivamo, successe proprio la stessa cosa che si era verificata con lo stalliere. Non avevo ancora sensazioni sessuali. Siamo rimasti buoni amici. Desideravo spesso di baciarlo. Dopo la prima volta non me lo permise più. Era molto apprezzato tra gli ufficiali e i cosiddetti uomini dell’alta società, e aveva sempre un sacco di soldi. Circa dieci anni dopo sentii che usava accettare denaro dopo un rapporto intimo con quegli uomini dell’alta società.

Durante il mio quindicesimo anno ebbi un grande desiderio di rapporti sessuali con gli uomini. In quel momento i primi segni di pelo si cominciavano a vedere sul mio addome.

All’età di 16 anni, un giardiniere, un uomo sposato con famiglia, mi iniziò al mutuo-abuso [masturbazione reciproca]. Viveva nel retro del condominio dove allora abitavamo . Aveva circa 40 anni, un uomo brutto ma muscolarmente sviluppato. Queste pratiche hanno avuto luogo nella cantina, che aveva tre ingressi. Non gli ho mai permesso di baciarmi, e la vista dei suoi figli risvegliava sempre in me una grande sensazione di nausea. Questa era la reazione naturale di una cattiva coscienza. Per l’uomo stesso ho avuto il massimo disprezzo. Questo uomo mi ha detto di diversi parchi e pissoirs dove gli uomini si incontravano, e sono andato in questi luoghi di tanto in tanto in cerca di avventure erotiche.

Devo qui riferire che, all’età di 16 anni mia madre mi ha messo in guardia contro l’auto-abuso. Questo fatto ha avuto l’effetto opposto, mi ha incuriosito, così ho cominciato subito. Ho continuato da allora, almeno una volta al giorno. (I non ho mai avuto un’emissione involontaria in tutta la mia vita.) Tra i 17 e 22 anni, ho avuto bisogno  di farlo più volte al giorno. Lavorare sull’arte, la pittura, e, soprattutto, sulla musica e la bellezza ha una forte influenza su di me e accende i miei desideri erotici in moto violento. Non ho mai trovato che questo mi facesse male. L’astinenza, invece, ha un effetto molto dannoso su di me,  e sconvolge l’intero sistema nervoso e fisico. Spesso trovo che ci sia un qualcosa di veramente carente nell’auto-abuso: la commistione di due corpi umani che sono mentalmente e fisicamente in sintonia dà una soddisfazione elettrica che acquieta l’intero sistema nervoso. Questa almeno è stata la mia esperienza.

Il giardiniere lasciò il lavoro e si trasferì in campagna. Ho poi, a volte, visitato i pissoirs o, come vengono spesso chiamati,  ‘i panorami’ (perché sono rotondi e lì c’è molto da vedere). Quello che ho visto nei parchi durante le lunghe notti d’estate fu quasi una vera rivelazione. Durante l’estate, quando i mariti avevano mandato le loro famiglie in campagna, molti di loro conducevano una vita molto indiscreta. Quello che ho visto la prima estate ha distrutto tutto il rispetto che avevo per le persone anziane. Avevo sempre connesso il matrimonio e i capelli grigi con la virtù e la morale; poi ho imparato che le cose stanno diversamente. Devo dire che diventai in quel periodo un maiale sensuale. Sapevo quanto fossero pericolosi questi luoghi a causa della polizia e dei ricattatori, ma questo aggiungeva alla caccia una nota piccante. A quel tempo conducevo una doppia vita e stavo sempre a guardare e ad analizzare me stesso. Ho avuto a che fare con un sacco di uomini di tutte le classi sociali. Mi hanno spesso offerto del denaro, che non avrei accettato per nessuna ragione. Pagare o essere pagati uccide ogni sorta di sentimento erotico in me e sempre lo ha fatto. Una volta volevo mettermi alla prova. Mi fu offerta una piccola somma di denaro da un ex maestro di scuola. La accettai solo per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Un attimo dopo buttai i soldi il più lontano possibile. Così vidi che non avevo in me nulla della natura di una prostituta. Ero semplicemente sopraffatto dalla sensualità. Ipotizzai di essere criminale e desiderai di vedere in quanti modi la mia natura avesse l’istinto criminale. Volevo vedere se potevo diventare un ladro. Rubai un bottone d’argento in un negozio dove si vendevano antichità, ma andai al negozio di nuovo lo stesso giorno e rimisi a posto il ​​bottone, senza che le persone se ne accorgessero. Scoprii che non potevo diventare un ladro. Poi mi venne la domanda. Perché mi ero sentito un criminale da quando avevo sette anni? Era colpa mia? Se no, di chi era la colpa? Non ho avuto una visione chiara nel mio carattere prima di studiare il sistema psicoanalitico freudiano.

Quando avevo 20 anni, ho incontrato un signore una notte in una pesante tempesta di neve. Abbiamo camminato e parlato e ci siamo compresi l’un l’altro. Apparteneva ad una delle prime famiglie aristocratiche della Svezia. Era estremamente raffinato. Mi ha chiesto di andare a casa sua. Ci siamo spogliati e ci siamo stesi uno a fianco all’altro. Aveva una testa bellissima e un ancor più bel corpo. Penso che tutti i miei sentimenti erotici si fossero congelati, guardando il suo bel corpo. Per me se ci fosse stato qualcosa di sensuale sarebbe stato un sacrilegio, ho pensato, e ricordo la sensazione di stupore che mi pervase. Lui aveva allora 20 anni, ma i suoi capelli erano tutti bianchi. Prima non capì, poi fu molto gentile con me. Sono rimasto perfettamente casto per tre mesi interi dopo la vista del suo corpo. Ci siamo rivisti spesso. Otto anni dopo ci siamo incontrati per l’ultima volta. Ha sofferto molto di melanconia. A quel tempo gli impedii di suicidarsi. Questo inverno, però, si è sparato.

Quando avevo 22 anni, mia sorella mi presentò un affascinante, intelligente e raffinato pittore, metà inglese e metà svedese. Ci ‘riconoscemmo’ l’un l’altro contemporaneamente, anche se non ci eravamo mai visti prima, e non sapevamo nulla dei nostri caratteri. Ai miei genitori piaceva molto più di qualsiasi altro amico che io abbia mai avuto. Lui e mia sorella furono fin dall’inizio come fratello e sorella. La prima sera a casa mia io e lui ci baciammo. Le donne erano pazze di lui. Più tardi ho trovato che anche molti uomini lo erano. Ero tre settimane più anziano di lui. Aveva le sue stanze. Non ho mai sentito una tale meravigliosa armonia come quando i nostri corpi nudi si mescolavano. Era come galleggiare nell’etere. L’unica volta che sono stato attivo nella fellatio è stata con lui. Stavamo molto insieme, anche se non molto fisicamente, perché aveva molti amori con le donne. Quello che ho amato è stato il modo in cui tagliava tutte le avances degli uomini, io ero il suo ‘fratello minore’ e così mi chiama ancora oggi. Ora è sposato in America, e padre di una bella bambina. Oggi siamo ottimi amici.

I due anni a Copenaghen sono stati tra i più felici che ho passato, anche se quasi tutto il tempo avevo dolori fisici. In Austria ho trovato, tra i contadini tirolesi, che gli Inglesi, che vanno lì in inverno per gli sport e in estate per l’alpinismo, hanno avvilito i giovani contadini di sesso maschile con il denaro. Il rapporto omosessuale è facile da raggiungere se si è disposti a pagare il prezzo, più alto in buona stagione, meno alto fuori stagione.

In Italia è solo una questione di soldi o di passione, ma qualsiasi cosa, in amore, lì è abbastanza transitoria.

In Baviera ho trovato l’amore e la pace ‘al di là del comprensibile.’ Questo amore e quest’amicizia senza nulla di natura fisica intima mi ha ritratto dal ‘abisso nero profondo’ in cui stavo velocemente scivolando. Quando ho incontrato il mio amico ero quasi alla fine del mio incatenamento. Quello che il suo amore e la sua amicizia hanno fatto per me, insieme con il sistema psicoanalitico freudiano, nessuno lo saprà mai.

Da quando sono a Berlino, una città che mi piace molto, una vita nuova si è aperta per me, una vita in cui si vive come uno desidera se non si ha a che fare con i ragazzi giovani. Qui ci sono bagni omosessuali, pensioni, ristoranti, e alberghi, dove si può andare con uno del proprio sesso a un certo prezzo per ogni ora. Berlino è una rivelazione. Ma dal momento che stando qui ho trovato che il lato fisico erotico della mia natura è poco eccitato, suppongo che sia la vecchia storia del’ frutto proibito.’

I miei genitori avevano una casa molto ospitale. Gli ultimi due anni in Svezia non sono stato mai a casa. Odiavo la vita di società e sapevo molto, o addirittura troppo, delle storie private di coloro venivano a casa mia. Tutti appartenevano alla più alta società. La società più alta e quella più bassa sono molto simili. Naturalmente i miei genitori non sapevano nulla su queste persone. Quando ho detto a mia madre una grande quantità di storie private di persone che venivano a casa nostra, è stato per lei uno shock e ha potuto finalmente capire il mio disprezzo per la cosiddetta buona società. Negli anni successivi ho frequentato solo ambienti artistici e teatrali; considero questa categoria di persone più naturale rispetto alle altre e molto più di buon cuore.

La mia vita ha anche un altro lato, il lato mistico. Ma questa sarebbe una storia molto più lunga. Basti dire che io sono di natura altamente sensibile, dotato di una seconda vista”. [Un resoconto dettagliato delle visioni, delle premonizioni di morte di conoscenti ecc. del soggetto, mi è stato fornito da lui.]

Ho provato in quattro occasioni a suicidarmi, ma ora vedo che non c’è nulla da guadagnare facendo un gesto simile.

Due anni fa ho detto ai miei genitori della mia condizione sessuale. È stato un colpo terribile per loro. A mio padre è stato necessario spiegare le circostanze; ma non ha mai capito la questione e non l’ha mai discussa con me. Se glielo avessi detto prima, sono quasi certo che, con la sua natura dispotica, mi avrebbe messo in una gabbia di matti. Mia madre e mia sorella mi hanno trattato molto gentilmente sempre. Mio fratello mi ha rinnegato.”

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IMPRINTING E ORIENTAMENTO OMOSESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quinta

Prosegue la pubblicazione delle storie presentate da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale.

La Storia 10 dimostra una classica situazione di iniziazione sessuale della fine dell’800 e apre uno squarcio sulle pratiche omosessuali più diffuse, tra le quali, come avviene quasi sempre nei casi presentati da Havelock Ellis, non è compresa la penetrazione anale.

La Storia 11 è di difficile interpretazione. La sessualità giovanile del protagonista, che appare nettamente gay, è presentata come profondamente condizionata dalla frequente masturbazione. Il protagonista, a distanza di qualche anno, afferma di essere alla vigilia del matrimonio e di avere cambiato orientamento sessuale, ma quello che dice della ragazza che sta per sposare sa ben poco di vero innamoramento. La penetrazione anale, ritenuta impensabile nella fase gay, diventa, nella fase etero, una pratica che si alterna alla penetrazione vaginale.

La Storia 12 presenta uno stereotipo di omosessualità caratterizzato da atteggiamenti femminili ostentati più che da vera effeminatezza.

Buona lettura.

STORIA 10 

A. H., dell’età di 62 anni. Appartiene ad una famiglia che non può essere considerata in buona salute, ma non c’è follia tra i parenti prossimi. Il padre è un uomo molto virile di caratteristiche elevate e di buona intelligenza, ma di salute fisica non sana. La mamma era instabile e nervosa, ma in possesso di indomito coraggio e molto affettuosa; ha vissuto molto felice con suo marito. Divenne un’invalida cronica e morì di consunzione. A. H. era un bambino di sette mesi, il terzo della famiglia, tutti nati molto rapidamente, tanto che tra il primo e il terzo figlio c’era solo una differenza di età di tre anni. A. H. ritiene che anche uno dei suoi fratelli, che non si è mai sposato e preferisce gli uomini alle donne, sia invertito, anche se non nella stessa misura di lui stesso, e sospetta anche che una relazione di sua madre potrebbe essere stata con un invertito. La sorella, che assomiglia al padre nel carattere, è sposata, ma si parla di lei come di una donna da donna piuttosto che come di una donna da uomo. La famiglia in genere è considerata orgogliosa e riservata, ma di doti mentali superiori.

Nei primi anni di vita, A. H. era di salute delicata e i suoi studi erano spesso interrotti per malattia. Pur vivendo in una condizione buona, era timido e nervoso, spesso depresso. Nella vita successiva la sua salute è arrivata fino ad un livello medio, ed è stato di solito in grado di nascondere i suoi dubbi mentali e la sua diffidenza.

Da bambino giocava con le bambole e aveva delle ragazze come compagni fino a un’età in cui giunse alla consapevolezza che il suo comportamento era insolito e diventò vergognoso, mentre suo padre sembrava preoccupato per lui. Ritiene di essere stato un bambino molto infantile.

La sua vita sessuale consapevole iniziò un un’età compresa tra gli 8 e i 10 anni. Stava giocando in giardino dalle quando vide un servitore che era stato a lungo con la famiglia, in piedi davanti alla porta di un capannone con il pene eretto ed esposto. Il ragazzo non aveva mai visto nulla del genere prima, ma provava grande gioia per quell’esibizione e si mosse timidamente verso l’uomo, che si ritirò nel capanno. Il ragazzo lo seguì e gli fu permesso di accarezzare il pene e di giocarci fino a quando non arrivò l’eiaculazione, l’uomo rispose, alle innocenti richieste di informazioni del bambino, che “era stato bello.” Questa esperienza fu spesso ripetuta con lo stesso uomo, e il ragazzo si confidò con un altro ragazzo, suo amico, con il quale cercava di accertare per esperienza personale in che cosa consistesse la “bella sensazione”, ma erano troppo giovani per trarre un qualche piacere dal tentativo, oltre la gioia di fare ciò che era istintivamente sentito come “mangiare un frutto proibito.”

Da questo periodo le sue tendenze sessuali iniziarono a diventare fisse e consapevoli. Non ebbe mai, in nessun periodo della vita, un’attrazione sessuale consapevole neppure momentanea verso una persona del sesso opposto. Le sue amicizie più calde, infatti, erano state con le donne e molta della felicità che ha goduto, forse la maggior parte, è stata prodotta da quelle amicizie. Ma la passione era suscitata solo da persone del suo stesso sesso, in genere da uomini molto più giovani di lui. Si sente timido e a disagio in presenza di uomini della sua età. Ma anche alla sua età attuale, il tocco di un uomo o di un ragazzo può causargli la gratificazione più vivace.

Poco dopo l’incidente già narrato di quanto era ragazzino, A. H. indusse un ragazzino suo compagno ad andare con lui in un posto tranquillo, dove, su suggerimento di A. H., ciascuno a turno prese in bocca il pene dell’altro. A. H. non aveva mai sentito parlare di un tale procedimento. Fu un istinto naturale.

Cominciò a masturbarsi in tenera età. Ma ben presto trovò un compagno per condividere la sua passione. Un uomo più anziano, in particolare, sposato e con una famiglia, diventò suo complice in ogni occasione possibile, e si manipolavano l’un l’altro. All’età di 21 anni, la fellatio cominciò ad essere praticata con quest’uomo. Divenne una pratica destinata a durate tutta la vita, e il suo metodo preferito di gratificazione sessuale. Preferisce che la eseguano su di lui, ma non ha mai chiesto a nessuno di fare per lui quello che lui stesso non avrebbe fatto per l’altro, se richiesto. Non c’è mai stata pedicatio. Il pene, si può aggiungere, è di buone dimensioni e i testicoli sono piuttosto grandi.

Nessuno ha mai sospettato la perversione sessuale di A. H., nemmeno il suo medico, con il quale ha avuto per lungo tempo una stretta amicizia, fino a quando in un momento di grande angoscia mentale A. H. non gli ha volontariamente rivelato il suo stato. È abituato alla società raffinata, ha sempre letto molto, aborrito i passatempi atletici, ha amato la poesia, i bambini e i fiori. Il suo amore per la natura equivale, infatti, ad una passione. Ovunque è stato ha fatto amicizie tra le persone migliori. Confessa di aver avuto occasionali periodi di dipendenza da sostanze stupefacenti, dovuti ad una compagnia socievole, e controllati solo con la forza di volontà.

Per gli affari non ha la minima attitudine, e non può seguire i suoi propri affari. Ha sempre temuto la povertà e la miseria. Ritiene, tuttavia, di essere considerato abbastanza capace tra i suoi amici.

Considera l’inversione una cosa naturale, nel suo caso, e ritiene di avere tutto il diritto di gratificare i suoi istinti naturali, quantunque ammetta anche che essi possano essere vizi. Non ha mai cercato di influenzare una persona innocente verso le proprie tendenze.

STORIA 11 

T. D., non sa di nulla di anormale nella sua ascendenza. Suo fratello ha tendenze omosessuali, ma è anche attratto da donne. Una sorella, che è molto religiosa, afferma che lei ha poche inclinazioni sessuali o non ne ha per niente. Erano tutti di una disposizione sognante, da giovani, con disgusto dei loro insegnanti. Egli ha inviato il seguente rendiconto di sé dall’Università, all’età di 20 anni:

“Quando ero un bambino (prima di andare a scuola a 9 anni),” egli scrive, “ero già di carattere affettuoso, un affetto che girava prontamente verso un sesso o verso l’altro. Nessun ragazzo fu la causa delle mie inclinazioni, che erano del tutto spontanee. (Senza dubbio, una parte delle motivazioni può essere trovata nel nostro sistema sociale, nel quale le donne sono piuttosto creature da salotto che devono essere trattate con rispetto a distanza.) Quando avevo 10 anni, in una scuola preparatoria, ho cominciato a formare legami con altri ragazzi della mia età, in cui ho sempre avuto riguardo alla bellezza fisica. È questa fase, in cui l’elemento sessuale è latente, che Shelley dice venir prima dell’amore nelle nature ardenti.

A 12 anni imparai la masturbazione, a quanto pare per istinto, e, mi spiace dirlo, la praticai eccessivamente per i successivi sette anni, sempre in segreto e con vergogna, e spesso con l’accompagnamento di fantasie pruriginose che non hanno impedito però che i miei rapporti con quelli che amavo fossero di natura molto spirituale. La masturbazione era spesso praticata quotidianamente, con esplosioni di pentimento e astinenza, ultimamente più raramente. Ma fino a quando avevo 15 anni non sapevo assolutamente nulla di questioni sessuali, e solo all’età di almeno 17 anni fui consapevole del desiderio sessuale, che reprimevo con vergogna.

A causa dell’eccessivo auto-abuso, non sono in grado di eiaculare se non manualmente, ma il desiderio è forte. Penso che un contatto nudo sarebbe sufficiente, e in ogni caso un rapporto intercrurale. Aborrisco la pedicatio e la fellatio. Adoro i ragazzi di età compresa tra 12 e i 15 anni; devono essere della mia classe sociale, raffinati, e amabili. Desidero solo la parte maschile attiva. Ora considero le mie inclinazioni come naturali e normali per me. La difficoltà consiste nel guidare l’altra parte a considerarle come tali, oltre che nella giovane età richiesta e nella natura clandestina delle procedure necessarie. Le difficoltà morali delle circostanze sono così forti che ho poca speranza di gratificare la mia passione completamente. Un paio di volte si sono sbagliato circa il carattere del ragazzo. L’ultima amicizia è durata tre anni, durante i quali l’ho visto nudo solo due o tre volte (questo mi provocava l’erezione), non l’ho mai toccato pruriginosamente, e l’ho baciato solo una volta.

Non ho mai trovato un oggetto soddisfacente dei miei sentimenti, e la mia felicità e forse la mia salute, sono state gravemente ferite. Nella mia scuola pubblica un insegnante mi ha aiutato in una comprensione più vera di queste cose. La sodomia solo animale che esiste in molte scuole pubbliche era sconosciuta. Quello che ho imparato del sesso l’ho imparato da me. Mi è stato raccomandato di rivolgere le mie aspirazioni alla donna universale astratta,… ma finora almeno io non riesco a farlo.

La statuaria greca maschile e il Fedro di Platone hanno avuto una grande influenza sui miei sentimenti, anche se solo confermativa. Il mio ideale è quello di Teocrito XIII, in cui Ercole stava portando Hylas alla misura perfetta un uomo. Il mio primo pensiero è il bene del mio amico, ma, fatta eccezione per la buona influenza soggettiva della passione, ho fallito completamente.

Sono molto alto, scuro, piuttosto forte, appassionato di giochi, anche se non riesco ad eccellere a causa della miopia. Io sono inglese, anche se ho sangue francese, che può spiegare una disposizione appassionata senza riserve. A differenza di altre persone, non sono affatto femminile, né per quanto ne so, qualcuno lo ha mai pensato. Posso fischiare facilmente e bene. Sono così maschile che non riesco nemmeno a concepire il piacere sessuale passivo nelle donne, e ancora meno negli uomini. (Questo costituisce una delle difficoltà nell’amore dei ragazzi.) I miei affetti sono inestricabilmente legati agli ideali di tutela di uno più debole di me. In tempi precedenti, quando la sessualità era meno consapevole, questo fatto era una grande fonte di sentimento romantico, il cui fascino si va però via via perdendo. Non riesco a capire l’amore dei maschi adulti, e ancora meno se sono di classe inferiore, e l’idea della prostituzione per me è nauseabonda.

Credo di poter dire di avere il senso estetico e quello morale fortemente radicati. Anzi, li considero in gran parte sinonimi. Non ho attitudine drammatica, e, anche se mi illudo di avere buon gusto per la musica, non conosco la musica Se ho un colore preferito, è un cremisi scuro o blu, del tipo del vecchio vetro colorato. Ricavo grande piacere da tutta l’arte letteraria e pittorica e dall’architettura; in sostanza, dall’arte di tutti i tipi. Sono abile nello scrivere versi lirici personali, cosa che mi dà sollievo.

Penso che la mia inversione debba essere congenita, perché il desiderio di contatto con quei ragazzi che ho amato è iniziato prima della masturbazione e si è prolungato in luoghi pubblici e privati e nella vita universitaria. L’altro sesso non mi attira, ma io sono molto amante dei bambini, intendo delle bambine così come dei bambini. (Se c’è sessualità in questo, e penso che non ci sia, è comunque latente).”

Questa dichiarazione è interessante perché può anche condurci a supporre che l’autore, che è di mente equilibrata e di sano giudizio, possieda una visione omosessuale ben definita della vita. Mentre, tuttavia, è la regola che la direzione permanente dell’impulso sessuale si decida intorno all’età di 20 anni, questa età è troppo anticipata per permetterci di valutare in modo definitivo, soprattutto in un giovane i cui impulsi adolescenziali indifferenziati o omosessuali sono favoriti dalla vita universitaria. Questo è proprio quello che si è verificato nel caso di T. D., che, pur possedendo certamente un qualcosa di psichicamente anomalo, è ancora prevalentemente maschile. Lasciando l’università la sua eterosessualità si affermò normalmente. Circa sei anni dopo la precedente dichiarazione, scrisse che si era innamorato. “Sono alla vigilia di sposare una ragazza quasi della mia età. Ha interessi e anche conoscenze nei miei campi di studio; così è stato più facile per me spiegarle il mio passato, e ho scoperto che lei non riusciva a capire le obiezioni morali contro le pratiche omosessuali. La mia opinione era sempre che le obiezioni morali erano molto considerevoli, ma potevano in alcuni casi essere superate. In ogni caso ho completamente perso la mia attrazione sessuale verso i ragazzi, anche se sono contento di dire che l’apprezzamento del loro fascino e della loro grazia rimane. I miei istinti, di conseguenza, hanno subito un notevole cambiamento, ma il cambiamento non è del tutto in direzione della normalità. L’istinto della sodomia, nel senso proprio del termine, mi era incomprensibile, ma da quando l’oggetto della attrazione è diventata una donna questo istinto è mescolato con quello normale nel mio desiderio. Inoltre, un elemento che mi preoccupava molto, perché era piuttosto estraneo ai miei sentimenti ideali, potrei dire che non mi ha abbandonato – la curiosità indecente e spesso scatologica [coprofilica] per le ragazze immature. Posso solo sperare che la realizzazione della normalità nel matrimonio possa finalmente eliminare queste aberrazioni dolorose. Vorrei aggiungere che la pratica della masturbazione è stata abbandonata.”

STORIA 12 

Di 24 anni. Padre e madre entrambi viventi; la madre è di una migliore condizione sociale rispetto al padre. È molto attaccato a sua madre, e lei gli dimostra un po’ di simpatia. Ha un fratello che è normalmente attratto dalle donne. Lui stesso non è mai stato attratto da donne, e non prova alcun interesse per loro, né per la loro compagnia.

All’età di 4 anni ha preso coscienza per la prima volta di un’attrazione per i maschi più grandi. Dall’età di 11 anni e fino ai 19, in una grande scuola di grammatica, ha avuto rapporti con un centinaio di ragazzi. Inutile aggiungere che considera l’omosessualità molto comune nelle scuole. È stato, tuttavia, il caso di Oscar Wilde, che gli ha aperto gli occhi per la prima volta sulla vasta diffusione dell’omosessualità, e ritiene che la pubblicità di questo caso abbia fatto molto, se non per incrementare l’omosessualità, in ogni caso per renderla più visibile e per fare in modo che divenisse argomento di discussione.

Egli è ora attratto da ragazzi di circa 5 o 6 anni più giovani di lui; devono essere di bell’aspetto. Non ha mai pervertito un ragazzo che non fosse già incline all’omosessualità. Nella sua relazione non si sente esclusivamente come un maschio o come una femmina, ma a volte uno, a volte l’altra. Dice di essere une persona che spesso piace per il suo carattere maschile.

È pienamente sviluppato e sano, ben oltre l’altezza media, incline ad essere grassoccio, con viso pieno e baffetti. Fuma molte sigarette e non può andare avanti senza di esse. Anche se i suoi modi sono molto leggermente femminili, ammesso che realmente lo siano, egli ammette di avere molti modi di fare femminili. È appassionato di gioielli, fino a poco tempo fa indossava un braccialetto, e gli piacciono gli anelli da donna; è molto ricercato per quanto riguarda le cravatte eleganti, e usa fazzoletti da donna molto delicati. Ha sempre avuto gusto per la musica, e canta. Ha una predilezione speciale per il verde; è il colore predominante nella decorazione della sua stanza, e tutto quello che è verde lo attira. Egli trova che l’amore per il verde (ma anche per il violetto e il porpora) è molto diffuso tra i suoi amici invertiti.

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