RELAZIONE ONU SU VATICANO E DIRITTI DEI BAMBINI

Di recente si è fatto un gran parlare di un documento dell’ONU che denuncia comportamenti colpevoli del Vaticano, che coprirebbe i responsabili di gravi delitti come abusi sessuali su bambini e riduzione in schiavitù di donne.

La stampa si è scatenata ad accusare o a difendere estrapolando e argomentando in modo vario ma, sistematicamente, omettendo il riferimento integrale a ciò che il Comitato ONU ha effettivamente detto.

Pertanto, per obbligo di serietà, sono andato a ricercare il documento originale (che si occupa anche della posizione del Vaticano sugli omosessuali) che è disponibile online in sola versione inglese, alla pagina:

http://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CRC/Shared%20Documents/VAT/CRC_C_VAT_CO_2_16302_E.pdf

e ho proceduto a tradurlo in Italiano. Leggere questo testo serve a capire come l’ONU non abbia alcun intento polemico ma si riferisca solo a fatti accertati e si capisce anche che in tempi recentissimi si comincia a registrare dal parte del Vaticano un atteggiamento più aperto e più trasparente. Non so se questa tendenza continuerà nel futuro ma è un dato di fatto (se si vuole dare a Cesare quello che è di Cesare), anche se trova sicuramente molti oppositori all’interno ella Chiesa stessa.

Ecco allora, nella mia versione italiana, il testo completo del documento.

 

COMITATO SUI DIRITTI DEL FANCIULLO

 Osservazioni conclusive sulla seconda relazione periodica della Santa Sede

1 . Il Comitato ha esaminato la seconda relazione periodica della Santa Sede (CRC/C/VAT/2) nella sessione 1852 (vedi CRC/C/SR.1852), svoltasi il 16 gennaio 2013,  e ha adottato, nella riunione 1875, tenutasi il 31 gennaio 2014, le seguenti osservazioni conclusive.

 I. Introduzione

2 . Il Comitato accoglie con favore la presentazione della seconda relazione periodica della Santa Sede (CRC/C/VAT/2) e le risposte scritte alla lista di problemi segnalati (CRC/C/VAT/Q/2/Add.1) .

Il Comitato tuttavia si rammarica che la seconda relazione periodica sia stata presentata con un notevole ritardo, che ha impedito al Comitato di esaminare l’attuazione della convenzione da parte della Santa Sede per 14 anni.

3 . Il Comitato accoglie con favore il dialogo aperto e costruttivo con la delegazione multisettoriale della Santa Sede, nonché gli impegni positivi da parte della delegazione nel dialogo interattivo in numerosi settori.

In particolare, il Comitato rileva come positiva la volontà espressa dalla delegazione della Santa Sede di cambiare gli atteggiamenti e pratiche e auspica l’adozione di misure tempestive e ferme per la concreta attuazione degli impegni assunti.

4 . Il Comitato ricorda alla Santa Sede che le presenti osservazioni conclusive devono essere lette in combinato disposto con le osservazioni conclusive sulla relazione iniziale della Santa Sede ai sensi del Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (CRC/OPAC/VAT/CO/1), così come con quelle sul rapporto iniziale ai sensi del Protocollo facoltativo sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile (CRC/C/OPSC/VAT/CO/1), adottati il 31 gennaio 2014 .

 II . Misure di follow-up intraprese e progressi raggiunti da parte dello Stato

5 . Il Comitato accoglie con favore l’adozione dei seguenti provvedimenti legislativi :

( a) la legge dello Stato della Città del Vaticano n VIII Norme Complementari in materia penale, Titolo II: crimini contro i bambini, e

( b ) la legge dello Stato della Città del Vaticano n IX del 11 luglio 2013 recante modifiche al codice penale e al codice di procedura penale

6 . Il Comitato accoglie con favore l’avvenuta ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, il 25 gennaio 2012.

7 . Il Comitato accoglie inoltre le seguenti misure istituzionali e politiche:

( a) La creazione di una Commissione pastorale per la protezione dei minori, con lo scopo di proporre nuove iniziative per lo sviluppo di programmi ambientali sicuri per bambini e migliorare gli sforzi per la pastorale per le vittime di abusi in tutto il mondo, il 5 Dicembre 2013; e

( b) L’istituzione di un Ufficio speciale all’interno del Governatorato dello Stato delle Città del Vaticano per sorvegliare l’attuazione degli accordi internazionali di cui il lo Stato della Città Vaticano è parte, il 10 agosto 2013.

 III . Specificità per l’attuazione della Convenzione

8 . Il Comitato è consapevole della duplice natura della ratifica della Convenzione da parte della Santa Sede, sia come Governo dello Stato della Città del Vaticano che anche come soggetto sovrano di diritto internazionale con un originale personalità giuridica, non derivata e indipendente da qualsiasi autorità territoriale o giurisdizionale. Pur essendo pienamente consapevole che i vescovi e superiori maggiori degli istituti religiosi non agiscono come rappresentanti o delegati del romano Pontefice, il Comitato, tuttavia, rileva che i subordinati a ordini religiosi cattolici sono vincolati alla obbedienza al Papa in conformità ai Canoni 331 e 590.

Il Comitato ricorda quindi alla Santa Sede che ratificando la Convenzione, si è impegnata all’attuazione della Convenzione non solo sul territorio dello Stato della Città del Vaticano, ma anche come potere supremo della Chiesa cattolica attraverso gli individui e le istituzioni poste sotto la sua autorità.

 IV . Le principali aree di preoccupazione e raccomandazioni

  1. A.      Misure generali di attuazione ( artt. 4 , 42 e 44 , par. 6 , della Convenzione)

 Precedenti raccomandazioni del Comitato

9 . Il Comitato si rammarica che la maggior parte delle raccomandazioni contenute nel Osservazioni conclusive del Comitato del 1995 sulla relazione iniziale della Santa Sede (CRC/C/15/Add.46) non sono state pienamente affrontate.

10 . Il Comitato esorta lo Stato parte a prendere tutte le misure necessarie per affrontare tali raccomandazioni contenute nelle osservazioni conclusive della relazione periodica iniziale ai sensi della Convenzione, che non sono state attuate o sufficientemente attuate, in particolare quelle relative alla non discriminazione e al diritto dei bambini di esprimere il loro punto di vista e le questioni familiari.

 Riserve

11 . Il Comitato accoglie con favore la dichiarazione della delegazione della Santa Sede di un possibile ritiro delle sue riserve sulla Convenzione, attualmente in esame. CRC/C/VAT/CO/2

Alla luce della sua precedente raccomandazione, il Comitato ribadisce la sua preoccupazione (CRC/C/15/Add.46 para.10) per le riserve della Santa Sede rispetto alla Convenzione che compromettono il pieno riconoscimento dei bambini come soggetti di diritti e condizionano l’applicazione della Convenzione per questioni legate alla sua compatibilità con le fonti del diritto dello Stato della Città del Vaticano.

12 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede intraprenda i passi necessari per ritirare tutte le sue riserve e per assicurare la precedenza della Convenzione rispetto alle leggi e ai regolamenti interni.

 Legislazione

13 . Pur accogliendo con favore l’approccio della Santa Sede per garantire che la legislazione del Città del Vaticano sia conforme alla Convenzione, il Comitato si rammarica che la stesso approccio non sia stato seguito in relazione alle sue leggi interne, tra cui il Diritto Canonico.

Il Comitato è anche preoccupato per il fatto che alcune delle norme del Diritto Canonico non sono conformi con le disposizioni della Convenzione, in particolare quelli relative ai diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e ogni forma di sfruttamento sessuale e di abuso sessuale.

14 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede intraprenda una vasta revisione del quadro normativo, in particolare del Diritto Canonico, al fine di garantire la sua piena conformità con la Convenzione.

 Coordinamento

15 . Il Comitato accoglie positivamente la dichiarazione della delegazione nel corso del dialogo, che la Santa Sede prenderà in considerazione l’istituzione di un organismo con il mandato di coordinare l’attuazione della Convenzione, ma si rammarica che tale organismo non sia ancora in funzione.

16 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede istituisca un organismo di alto livello con il mandato e la capacità di coordinare l’attuazione dei diritti dei bambini in tutti i Pontifici Consigli, nelle conferenze episcopali nonché in tutti i soggetti e in tutte le istituzioni di natura religiosa che funzionano sotto l’autorità della Santa Sede. Tale organismo dovrebbe essere dotato di adeguate risorse umane e finanziarie e di strumenti tecnici idonei ad adempiere al suo mandato.

 Ripartizione delle risorse

17 . Il Comitato apprezza le numerose attività intraprese a livello di base e finanziato da chiese cattoliche, fondazioni e organizzazioni di tutto il mondo per sostenere e proteggere i bambini nelle situazioni più vulnerabili e fornire loro, tra l’altro, con l’opportunità di istruzione, anche la sanità, i diritti sociali, l’assistenza e altri servizi di sostegno alle famiglie.

Il Comitato osserva tuttavia l’assenza di un approccio complessivo basato sui diritti del bambino per l’allocazione di risorse destinate ai bambini e la mancanza di un sistema per monitorare la spesa relativa ai bambini da parte della Santa Sede, nonché da parte di organizzazioni e istituzioni legate alla Chiesa in altri Stati parti della Convenzione in cui la Santa Sede ha influenza e prestigio.

18 . Alla luce della giornata di discussione generale nel 2007 su “Risorse per i diritti del Bambino – Responsabilità degli Stati membri”, e con particolare attenzione sugli articoli 2 , 3 , 4 e 6 della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede :

( a) effettui una valutazione completa delle risorse di bilancio che sono necessarie per l’attuazione dei diritti dei bambini che vivono nello Stato Città del  Vaticano come pure per la promozione e la tutela dei diritti dei bambini all’interno delle organizzazioni cattoliche di altri Stati parti, e

( b) istituisca un sistema di valutazione d’impatto per valutare se le risorse assegnate servono effettivamente i veri interessi del bambino con particolare attenzione ai bambini in situazioni vulnerabili.

 monitoraggio indipendente

19 . Il Comitato rileva che un Ufficio speciale è stato istituito nel mese di agosto 2013 per sorvegliare l’attuazione degli accordi internazionali di cui lo Stato della Città del Vaticano è parte e che la Commissione creata nel dicembre 2013 sarà abilitata a ricevere denunce di bambini per abusi sessuali. Il Comitato è tuttavia preoccupato che la Santa Sede non abbia istituito un organismo per monitorare il rispetto dei  diritti dei bambini da parte di soggetti e istituzioni di natura religiosa sotto l’autorità della Santa Sede, tra cui tutte le scuole cattoliche, anche nello Stato della Città del Vaticano.

20 . Tenendo conto del commento  del Comitato generale No. 2 ( 2002) sul ruolo delle istituzioni indipendenti per i diritti umani, il Comitato raccomanda che la Santa Sede istituisca un organismo indipendente per il monitoraggio dei diritti dei bambini, con chiaro mandato a ricevere ed esaminare le denunce dei bambini in maniere di interesse dei bambini medesimi e con il dovuto rispetto per la privacy e la protezione delle vittime, e  assicuri che tale organismo sia reso accessibile a tutti i bambini che frequentano o che sono coinvolti in scuole, servizi e le istituzioni previste dalla Chiesa cattolica.

Data la natura particolare della Santa Sede, le linee guida sul rapporto e la collaborazione tra questo organismo e le autorità nazionali incaricate dell’applicazione della legge dovrebbero essere stabiliti e resi accessibili a tutti.

 Diffusione e sensibilizzazione

21 . Il Comitato accoglie con favore le iniziative di sensibilizzazione descritte nella relazione della Santa Sede, in particolare i corsi di formazione sui diritti umani organizzati nelle scuole cattoliche in India.

Il Comitato è tuttavia preoccupato del fatto che la Santa Sede non ha preso misure sufficienti per il periodo di segnalazione a promuovere un’ampia diffusione della Convenzione e delle sue traduzioni in lingue parlate in tutto il mondo, come raccomandato dal Comitato nel 1995 ( CRC/C/15/Add.46 , para.11).

22 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede intensifichi i suoi sforzi per rendere tutte le disposizioni della Convenzione ampiamente conosciute, soprattutto dai i bambini e dalle loro famiglie, attraverso, tra l’altro, lo sviluppo e l’attuazione di specifici  programmi di sensibilizzazione di lungo periodo, e includa le disposizioni della Convenzione nei programmi scolastici a tutti i livelli del sistema di istruzione cattolica utilizzando appropriato materiale creato appositamente per i bambini.

 Formazione

23 . Pur accogliendo favorevolmente progetti come l’iniziativa condotta dal 2007 in Austria di formare insegnanti di scuole cattoliche sui diritti dei minori, nonché il riconoscimento da parte della Santa Sede che la formazione è una buona pratica per la massima protezione dei minori, il Comitato rimane preoccupato che la Santa Sede non abbia adottato misure per fornire sistematicamente formazione sulla Convenzione per i soggetti e le istituzioni di natura religiosa che lavorano con e per i bambini, tra cui gli insegnanti delle scuole cattoliche, come pure i chierici nei seminari.

24 . Il Comitato invita la Santa Sede a fornire una formazione sistematica sulle disposizioni della Convenzione a tutti i membri del clero e a tutti gli ordini religiosi cattolici e alle istituzioni che lavorano con e/o per i bambini, e ad includere moduli obbligatori sui diritti dei minori nei programmi di formazione degli insegnanti, nonché nei seminari.

 B. Principi generali ( artt. 2 , 3 , 6 e 12 della Convenzione )

 Non discriminazione

25 . Il Comitato accoglie con favore le informazioni fornite dalla Santa Sede durante il dialogo interattivo, circa il fatto che la medesima ha avviato una revisione della propria legislazione al fine di ritirare l’espressione discriminatoria “figli illegittimi” che si può ancora trovare nel Diritto Canonico, in particolare nel Canone 1139 . Mentre, anche rilevando come positiva la dichiarazione rilasciata nel luglio 2013 da Papa Francesco, il Comitato è preoccupato per le pronunce e le dichiarazioni precedenti della Santa Sede sull’omosessualità, che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender, adolescenti e bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.

26 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede modifichi tutte le sue leggi e i suoi regolamenti, così come le sue politiche e pratiche, in conformità con l’articolo 2 della Convenzione e prontamente abolisca la classificazione discriminatoria dei bambini nati fuori dal matrimonio come figli illegittimi.

Il Comitato invita anche la Santa Sede a fare pieno uso della sua autorità morale per condannare tutte le forme di molestia, discriminazione o violenza contro i bambini sulla base del loro orientamento sessuale o dell’orientamento sessuale dei loro genitori e a sostenere gli sforzi a livello internazionale per la depenalizzazione dell’omosessualità.

27 . Con riferimento alla sua precedente preoccupazione relativa alla discriminazione basata sul genere (CRC/C/15/Add.46,par.8), il Comitato si rammarica che la Santa Sede continui a porre l’accento sulla promozione della complementarità e l’uguaglianza in dignità, due concetti che differiscono però dall’uguaglianza nel diritto e nella pratica di cui all’articolo 2 della Convenzione, e sono spesso usati per giustificare la legislazione e le politiche discriminatorie. Il Comitato si rammarica inoltre che la Santa Sede non abbia fornito informazioni precise sulle misure adottate per promuovere la parità tra ragazze e ragazzi e per eliminare gli stereotipi di genere dai libri di testo delle scuole cattoliche come richiesto dal Comitato nel 1995.

28 . Il Comitato invita la Santa Sede ad adottare un approccio basato sui diritti per combattere le discriminazioni tra ragazze e ragazzi e ad evitare di utilizzare una terminologia che potrebbe far dubitare della parità tra ragazzi e ragazze. Il Comitato invita anche la Santa Sede a prendere misure attive per eliminare dai libri di testo delle scuole cattoliche gli stereotipi di  genere che possono limitare lo sviluppo dei talenti e delle capacità dei ragazzi e delle ragazze e minare le loro opportunità di istruzione e di vita.

 Interesse superiore del minore

29 . Il Comitato è preoccupato dal fatto che  il diritto dei bambini ad avere i loro interessi fondamentali considerati come realmente primari sia stato affrontato in maniera inadeguata dalla Santa Sede nei procedimenti legislativi, amministrativi e giudiziari, nonché in politiche, programmi e progetti che sono pertinenti o che hanno un impatto sui bambini.

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che nel trattare le accuse di abuso sessuale infantile, la Santa Sede ha sempre posto la salvaguardia della reputazione della Chiesa e la protezione degli autori degli abusi al di sopra dei fondamentali interessi dei bambini, come osservato da diverse commissioni di inchiesta nazionali.

30 . Il Comitato richiama l’attenzione della Santa Sede sul il suo commento generale n 14 (2013) sul diritto del bambino ad avere i suoi interessi presi nella massima considerazione e raccomanda che la Santa Sede intensifichi i suoi sforzi per garantire che questo diritto sia adeguatamente integrato e costantemente applicato in tutti i procedimenti legislativi, amministrativi e giudiziari, nonché in tutte le politiche, nei programmi e nei progetti che sono destinati e avere un impatto sui bambini. A questo proposito, La Santa Sede è incoraggiata a fornire una guida a tutte le persone competenti che ne hanno potere affinché facciano dell’interesse del bambino una considerazione primaria in ogni settore, anche quando si tratta i casi di abuso sessuale infantile, e a diffondere questo principio a tutte le chiese e le organizzazioni cattoliche ovunque nel mondo.

 Il rispetto per le opinioni del bambino

31 . Il Comitato è preoccupato che la Santa Sede interpreti restrittivamente il diritto dei bambini di esprimere le loro opinioni su tutte le questioni che li riguardano, così come i loro diritti alla libertà di espressione, di associazione e di religione.

Il Comitato è inoltre preoccupato che la Santa Sede continui a considerare i diritti sanciti dall’articolo 12 della Convenzione come lesivi dei diritti e doveri dei genitori.

32 . Il Comitato ricorda alla Santa Sede che il diritto dei bambini di esprimere liberamente il loro punto di vista costituisce una delle componenti essenziali della dignità dei bambini e che garantire questo diritto è un obbligo giuridico ai sensi della Convenzione, che non lascia margine per la discrezionalità degli Stati parti. Il Comitato sottolinea inoltre che le famiglie in cui i bambini possono esprimere liberamente le proprie opinioni, cui viene dato il giusto peso, fin dai primi secoli forniscono un modello importante. In questo modo i bambini sono preparati ad esercitare il diritto di essere sentiti nella società più ampia.

 Riferendosi al suo commento generale No. 12 (2009 ) sul diritto del bambino di essere ascoltato, il Comitato invita la Santa Sede a :

( a) combattere contro gli atteggiamenti che negano la realizzazione del diritto di tutti i bambini ad essere ascoltati e  a promuovere il riconoscimento del bambino come titolare di diritti;

( b) prendere misure per garantire l’ effettiva attuazione della legislazione che riconosce il diritto del minore di essere ascoltato in importanti procedimenti giudiziari;

( c) incoraggiare, attraverso la legislazione e la politica, le opportunità per i genitori e i tutori di ascoltare i bambini e dare il giusto peso alle loro opinioni in questioni che li riguardano e promuovere programmi di educazione alla genitorialità, che si basino su comportamenti e atteggiamenti positivi, e a

( d ) promuovere il ruolo attivo dei bambini in tutti i servizi offerti alle famiglie e ai bambini da parte di organizzazioni e istituzioni cattoliche gestite dalla Chiesa, nonché nel pianificazione dei curricula e dei programmi scolastici, e nel garantire che, in materia disciplinare, il diritto del minore di essere ascoltato sia pienamente rispettato.

 Diritti civili e libertà  ( artt. 7 , 8 , e 13-17 della Convenzione )

 Diritto di conoscere i genitori e di essere curato da loro

33 . Il Comitato è preoccupato per la situazione dei bambini nati da sacerdoti cattolici, che, in molti casi, non sono a conoscenza dell’identità dei loro padri . Il Comitato è altresì preoccupato dal fatto che le madri possono ottenere un piano di pagamento regolare dalla Chiesa fino alla indipendenza economica del bambino solo se firmano un accordo di riservatezza obbligandosi a non divulgare informazioni di nessun genere.

34 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede valuti il numero di bambini nato da sacerdoti cattolici, scopra chi sono e prenda tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere i loro padri e ad essere curati da loro, come è giusto. Il Comitato raccomanda inoltre che la Santa Sede assicuri che le chiese non impongano più accordi di riservatezza quando forniscono assistenza finanziaria alle madri per sostenere i loro figli.

 Diritto all’identità

35 . Pur accogliendo con favore l’enfasi posta dalla Santa Sede sul diritto dei bambini di vivere con i loro genitori e di conoscere la loro identità, il Comitato è preoccupato per la pratica continua di abbandono anonimo dei bambini attuata da organizzazioni cattoliche in diversi paesi attraverso l’uso delle cosiddette “scatole del bambino”.

36 . Alla luce di articoli 6 , 7 , 8 e 19 della Convenzione, il Comitato chiede con forza alla Santa Sede di collaborare in studi per determinare le cause profonde della pratica dell’abbandono anonimo dei neonati e sollecitamente rafforzare e promuovere alternative, tenendo pienamente conto del diritto dei figli di conoscere i loro genitori biologici e  i fratelli, come sancito dall’articolo 7 della Convenzione.

Il Comitato inoltre esorta la Santa Sede a contribuire ad affrontare l’abbandono dei bambini favorendo la pianificazione familiare, la salute riproduttiva, nonché adeguati livelli di consulenza e di sostegno sociale, per prevenire gravidanze indesiderate e assistere le famiglie in stato dibisogno, introducendo anche la possibilità partorire riservatamente negli ospedali, come misura di ultima istanza per prevenire l’abbandono e/o la morte di un bambino.

D. La violenza contro i bambini ( artt. 19 , 24 , comma 3 , 28 , par. 2 , 34 , 37 (a) e 39 della Convenzione)

 Tortura e altri trattamenti crudeli o degradanti

37 . Il Comitato è preoccupato dal fatto che la Santa Sede non ha adottato le misure necessarie per proteggere e garantire la giustizia per le ragazze arbitrariamente collocate dalle loro famiglie, dalle istituzioni dello Statoe dalle chiese nelle “lavanderie Magdalene” d’Irlanda gestiti da quattro congregazioni di suore cattoliche fino al 1996.

Nota del traduttore: [le case Magdalene, o lavanderie Magdalene (Magdalene laundries) erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano ai vari ordini, per conto della Chiesa cattolica.  È stato calcolato che circa 30.000 donne vi furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante vite siano state irrimediabilmente danneggiate.]

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che :

( a) Le ragazze collocate in queste istituzioni erano costrette a lavorare in condizioni di schiavitù, ed erano spesso oggetto di trattamenti inumani, crudeli e degradanti nonché di abusi fisici e sessuali;

( b) le ragazze erano private ​​della loro identità, della formazione e spesso degli alimenti e dei farmaci essenziali ed era loro imposto l’obbligo del silenzio e il divieto di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno;

( c ) le ragazze non sposate che hanno partorito prima di entrare o durante la detenzione nelle lavanderie erano separate dai loro bambini con la forza e

( d ) anche se le quattro congregazioni cattoliche interessate erano sotto l’autorità della Santa Sede, non è stata intrapresa alcuna azione per indagare il comportamento delle suore che gestivano le lavanderie e per collaborare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili degli abusi, così come tutti coloro che hanno organizzato il lavoro non pagato delle ragazze e consapevolmente ne hanno tratto profitto.

38 . Con riferimento alle raccomandazioni formulate dal Comitato contro le Torture nel 2011 per la Repubblica d’Irlanda ( CAT/C/IRL/CO/1para.11) per perseguire e punire i colpevoli con pene commisurate alla gravità del reati commessi, e per garantire che tutte le vittime ottengano un risarcimento e abbiano diritto ad una riparazione, il Comitato invita la Santa Sede a:

( a) condurre un’inchiesta interna sulla condotta del personale religioso che lavorava nelle lavanderie Magdalene in Irlanda, così come in tutti i paesi in cui questo sistema era in vigore, e ad assicurarsi che tutti i responsabili di quei reati siano sanzionati e segnalati alle autorità giudiziarie nazionali per i relativi procedimenti penali;

( b) garantire il pieno risarcimento da versare alle vittime e alle loro famiglie sia attraverso le congregazioni stesse sia tramite la Santa Sede come supremo potere della Chiesa e legalmente responsabile per i suoi subordinati collocati in ordini religiosi cattolici sotto la sua autorità;

( c ) prendere tutte le misure necessarie per assicurare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime di tali reati e

( d ) valutare le circostanze e le ragioni che hanno portato a tali pratiche e prendere tutte le misure necessarie per garantire che nessuna donna e nessun bambino possono essere arbitrariamente reclusi in futuro per nessun motivo.

 Le punizioni corporali

39 . Il Comitato accoglie con favore la dichiarazione della delegazione, intervenuta durante il dialogo interattivo, secondo la quale la Santa Sede accetterà la proposta di vietare le punizioni corporali di bambini. Tuttavia, il Comitato è preoccupato che mentre le punizioni corporali, comprese le percosse rituali di bambini, sono state e rimangono diffuse in alcune istituzioni cattoliche e hanno raggiunto livelli endemici in alcuni paesi, come rivelato in particolare dalla Commissione Ryan in Irlanda, la Santa Sede ancora non ritiene che le punizioni corporali siano vietate dalla Convenzione e non ha pertanto emanato linee guida e regole che vietino chiaramente le punizioni corporali dei bambini nelle scuole cattoliche, in tutte le istituzioni cattoliche che lavorano con e per i bambini, e anche in casa.

40 . Il Comitato ricorda alla Santa Sede che tutte le forme di violenza contro bambini, anche se leggere, sono inaccettabili e che la Convenzione non lascia spazio a qualsiasi livello di violenza contro i bambini. Il Comitato ricorda anche alla Santa Sede del suo obbligo, di cui all’articolo 19 della Convenzione, di prendere tutte le misure appropriate per proteggere il fanciullo contro ogni forma di violenza fisica o mentale.

Il Comitato invita la Santa Sede ad:

( a) opporsi esplicitamente alle punizioni corporali verso il bambini, nella stesso modo in cui si oppone alla tortura e ad altri trattamenti o punizioni inumani, degradanti o crudeli;

( b) modificare sia le norme di Diritto Canonico che le leggi dello Stato Città del Vaticano per proibire esplicitamente le punizioni corporali dei bambini, anche all’interno della famiglia;

( c) stabilire organismi per far rispettare efficacemente questo divieto da tutte le scuole e istituzioni cattoliche che lavorano con e per i bambini, nonché sul territorio della lo Stato della Città del Vaticano e per assicurare la punibilità per la violenza contro i bambini, e ad

( d ) usare sua autorità per promuovere forme positive e non-violente e partecipative di crescita dei figli, e garantire che un’interpretazione della Scrittura come non compatibile con le punizioni corporali che si rifletta nell’insegnamento e in altre attività della Chiesa e sia incorporata in tutta l’istruzione e la formazione teologica.

 Abuso e incuria

41 . Il Comitato è preoccupato per la posizione della Santa Sede secondo la quale le autorità civili dovrebbero intervenire nella pianificazione familiare solo nei casi in cui è stato commesso un abuso provato, al fine di non interferire con i doveri ei diritti dei genitori. Tale posizione mina seriamente gli sforzi e le misure per prevenire gli abusi e l’abbandono dei bambini.

Il Comitato è inoltre preoccupato che, nonostante la sua notevole influenza sulle famiglie cattoliche, la Santa Sede non abbia ancora adottato una strategia globale per prevenire gli abusi e l’abbandono in casa.

42 . Il Comitato sottolinea che la protezione dei bambini deve iniziare con la prevenzione di ogni forma di violenza e che le prerogative dei genitori non dovrebbero in nessun modo pregiudicare il diritto dei bambini di essere protetti da abusi e maltrattamenti.

Il Comitato raccomanda pertanto che la Santa Sede :

( a) formuli una strategia globale di prevenzione e di lotta contro l’ abuso e abbandono e rafforzi ulteriormente la sensibilizzazione e i programmi di istruzione, tra cui le campagne con il coinvolgimento di bambini;

( b) incoraggi i programmi comunitari volti a prevenire e ad opporsi alla violenza domestica, all’abuso e all’abbandono di bambini, anche coinvolgendo ex-vittime, volontari e membri della comunità, e fornendo loro formazione e sostegno;

( c ) sviluppi strumenti si supporto per i bambini che siano sicuri, ben pubblicizzati, riservati e accessibili ai bambini medesimi, ai loro rappresentanti e agli altri al fine di denunciare la violenza contro i bambini , e

( d ) sviluppi una guida chiara e un progetto di formazione su quando e come denunciare alle autorità investigative l’abuso o l’abbandono.

 Sfruttamento e abuso sessuale

43 . Il Comitato prende atto dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede a considerare inviolabile la dignità e tutta la persona di ogni bambino.

il Comitato tuttavia esprime profonda preoccupazione per gli abusi sessuali su minori commessi da membri delle chiese cattoliche che operano sotto l’autorità della Santa Sede, e per i religiosi coinvolti in abusi sessuali su decine di migliaia di bambini in tutto il mondo.

Il Comitato è seriamente preoccupato del fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei reati commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sui bambini e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi da parte dei colpevoli e alla loro impunità.

Il Comitato è in particolare preoccupato del fatto che:

( a) Ben noti colpevoli di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti da parrocchia a parrocchia o in altri paesi nel tentativo di coprire tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della “mobilità dei trasgressori”, che ha permesso a molti sacerdoti di restare in contatto con i bambini e di continuare ad abusare di loro, lascia tuttora i bambini, in molti paesi, esposti ad un alto rischio di abuso sessuale, perché è documentato che dozzine di responsabili di abusi sessuali su bambini sono ancora in contatto con i bambini;

( b) Anche se la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui minori nei casi di abuso sessuale su minori nel 1962 e li ha posti nel 2001 sotto la competenza esclusiva della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) , si è rifiutata di fornire al Comitato i dati su tutti i casi di abusi sessuali su minori portati alla sua attenzione nel periodo indicato e sull’esito della procedura interna in questi casi;

( c) Gli abusi sessuali su bambini, quando sono stati affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale attraverso una procedura riservata che prevede provvedimenti disciplinari che hanno permesso alla stragrande maggioranza dei colpevoli di abuso e a quasi tutti coloro che hanno nascosto abusi sessuali su bambini di evitare procedimenti giudiziari negli Stati in cui sono stati commessi gli abusi;

( d ) A causa di un codice di silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abusi sessuali sui minori non sono quasi mai stati segnalati alle legali autorità di controllo dei paesi in cui si sono verificati tali crimini. Al contrario, i casi delle suore e dei preti ostracizzati, retrocessi e licenziati per non aver rispettato l’obbligo di silenzio sono stati segnalati al Comitato, come i casi di sacerdoti che sono stati lodati per essersi rifiutati di denunciare i pedofili, come indicato nella lettera indirizzata dal cardinale Castrillon Hojos a Mons. Pierre Pican nel 2001;

( e) Non sono mai state fatte obbligatoriamente segnalazioni alle autorità nazionali incaricate dell’applicazione della legge ed è stata esplicitamente respinta una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza Episcopale Irlandese di Mons. Moreno e Nunzio Storero nel 1997. In molti casi le Autorità ecclesiastiche, anche ai livelli più alti della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e con le commissioni di inchiesta nazionali.

( f) Sono stati fatti sforzi limitati per mettere i bambini iscritti alle scuole e ad altre istituzioni cattoliche in grado di proteggersi dagli abusi sessuali.

44 . Il Comitato riconosce la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, al fine di prendere le misure necessarie per impedire che fatti analoghi si ripetano, per garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi eclatanti crimini.

In questa prospettiva, il Comitato esorta vivamente la Santa Sede a:

( a) verificare che la Commissione creata nel dicembre 2013 indaghi autonomamente tutti i casi di abusi sessuali su minori, nonché il comportamento della gerarchia cattolica nel trattare quelle situazioni.

La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime di unirsi a questa Commissione e agli organismi internazionali che si occupano di diritti umani, per sostenere il loro lavoro. L’esito di questa indagine dovrebbe essere pubblico e dovrebbe servire a prevenire il ripetersi di abusi sessuali su minori all’interno della Chiesa Cattolica;

 ( b) rimuovere immediatamente dai loro incarichi tutti coloro che si si sono resi colpevoli di abusi sessuali su bambini e anche coloro che sono di questo sospettati e sottoporre i casi alle autorità preposte all’applicazione della legge ai fini delle indagini e dell’azione penale;

( c) garantire una condivisione trasparente di tutti gli archivi che possono essere utilizzati per individuare i responsabili nonché tutti coloro che hanno nascosto i loro crimini e hanno consapevolmente posto i trasgressori in contatto con i bambini;

( d ) modificare il Diritto Canonico, al fine di considerare gli abusi sessuali su minori come crimini e non come “delitti contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che diventano consapevoli di tali crimini;

( e) stabilire regole chiare, meccanismi e procedure per l’obbligatoria segnalazione di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale all’autorità legale di controllo;

( f) assicurarsi che tutti i sacerdoti, il personale religioso e le persone che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi consapevoli dei loro obblighi di comunicazione e del fatto che in caso di conflitto, tali obblighi prevalgono sulle disposizioni dei Canoni ;

( g ) sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali reati e per il recupero e il reinserimento sociale delle vittime, secondo i documenti finali adottati dai Congressi Mondiali del 1996, 2001 e 2008 contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, tenutisi a Stoccolma , Yokohama e Rio de Janeiro;

( h ) sviluppare programmi di prevenzione ed educativi per aumentare la consapevolezza dei bambini in rapporto agli abusi sessuali e per insegnare loro le competenze necessarie con cui proteggere se stessi e

( i) prendere in considerazione la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali.

 La libertà del fanciullo contro ogni forma di violenza

45 . Il Comitato accoglie con favore l’indicazione che la Santa Sede presta particolare attenzione alla promozione della dignità delle donne e delle bambine. Tuttavia, data l’estensione e il devastante impatto della violenza domestica sui bambini e il fatto che la violenza domestica ha spesso una componente di genere, il Comitato è seriamente preoccupato del fatto che durante la Commissione 2013 sulla condizione della donna, la Santa Sede ha contestato un progetto di testo finale che proponeva che la religione, la consuetudine e la tradizione non possano servire come scusa per i paesi membri per sottrarsi ai loro obblighi di proteggere le donne e le bambine dalla violenza.

46 . Ricordando le raccomandazioni dello studio delle Nazioni Unite sulla violenza contro i bambini del 2006 (A/61/299), il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri prioritaria l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro i bambini. Il comitato inoltre raccomanda che la Santa Sede tenga conto del Commento generale n ° 13 ( 2011) sul diritto del fanciullo alla libertà da ogni forma di violenza, ed in particolare:

( a) spenda la sua autorità e influenza per sostenere gli sforzi e le misure volte alla lotta contro tutte le forme di violenza domestica e di genere, tra cui misure

contro atteggiamenti, orientamenti, tradizioni, costumi e pratiche comportamentali che spesso fungono da giustificazione per queste forme di violenza;

( b) elabori una strategia nazionale globale per prevenire e affrontare tutte le forme di violenza contro i bambini;

( c) adotti un quadro di coordinamento per affrontare tutte le forme di violenza contro i bambini;

( d ) presti particolare attenzione e affrontare la dimensione di genere della violenza e

( e) cooperi con il rappresentante speciale del Segretario generale per la violenza contro i bambini e altri organismi delle Nazioni Unite.

 Aiuto online

47 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede promuova la creazione di linee telefoniche in Stati parti, favorisca la consapevolezza della loro esistenza e incoraggi i bambini ad usarli.

 E. ambiente familiare e assistenza alternativa ( artt. 5 , 9-11 , 18 ( par. 1 e 2 ) , 20-21 , 25 e 27 ( par. 4 ), della Convenzione )

 Ambiente familiare

48 . Pur accogliendo con favore le informazioni fornite dalla delegazione della Santa Sede che si procederà con una revisione delle disposizioni relative alla famiglia nel Diritto Canonico nel prossimo futuro, il Comitato è preoccupato che la Santa Sede e la Chiesa spingano le istituzioni a non riconoscere l’esistenza di diverse forme di famiglie e spesso a discriminare i bambini in base alla loro situazione familiare.

49 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede assicuri che il Diritto Canonico riconosco la diversità delle impostazioni familiari e non discrimini i bambini in base al tipo di famiglia in cui vivono.

 Bambini privi di un ambiente familiare

50 . Il Comitato accoglie con favore l’enfasi posta dalla Santa Sede sull’importanza per lo sviluppo armonioso e completo della personalità dei bambini del crescere in un ambiente familiare. Il Comitato è comunque preoccupato per la situazione di adolescenti reclutati dalla Legione di Cristo e da altre istituzioni cattoliche che sono progressivamente separati dalle famiglie e isolati dal mondo esterno.

Pur prendendo atto della risposta della Santa Sede che evidenzia diritti e doveri dei genitori, tra cui tra cui scegliere scuole e seminari per i loro figli , il Comitato rileva inoltre che nel novembre 2013, il presidente della Conferenza episcopale francese ha riconosciuto la manipolazione delle coscienze dei singoli in alcune istituzioni e congregazioni cattoliche.

51 . Il Comitato invita la Santa Sede ad indagare correttamente tutte le accuse di bambini e adolescenti di essere separati dalle loro famiglie mediante

manipolazione psicologica e a garantire che i responsabili per la manipolazione degli adolescenti possono essere ritenuti colpevoli e cessino le loro attività.

52 . Il Comitato è preoccupato che l’istituzionalizzazione dei bambini sia ancora molto diffusa nelle organizzazioni gestite dalla Chiesa cattolica e che le alternative di tipo familiare non siano ancora una priorità come dimostra l’apertura di nuove istituzioni in molti paesi. Il Comitato è anche preoccupato del fatto che la Santa Sede non ha adottato orientamenti sulla collocazione di bambini in Istituti di cura alternativa cattolici, per monitorare la loro situazione e ancora non ha una politica di de-istituzionalizzazione dei bambini collocati in organizzazioni condotte dalla Chiesa cattolica.

53 . Il Comitato invita la Santa Sede ad adottare una politica di deistituzionalizzazione dei bambini collocati in istituti gestiti dalla Chiesa cattolica e per la riunificazione con le loro famiglie, ove possibile. Il Comitato raccomanda inoltre che la Santa Sede prenda tutte le misure necessarie per garantire, come una questione di assoluta priorità, che bambini al di sotto dei tre anni non siano collocati nelle istituzioni. La Santa Sede dovrebbe anche

emanare linee guida per la collocazione, l’adeguata revisione periodica e il monitoraggio dei collocamenti dei bambini in tutti i contesti di cura alternativa cattolici per garantire l’applicazione delle norme e per prevenire gli abusi. In tal modo, la Santa Sede dovrebbe tenere conto delle Linee guida per la cura alternativa dei bambini allegate alla Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 64/142 del 20 dicembre 2009.

 F. Disabilità , salute e benessere di base ( artt. 6 , 18 ( par. 3 ) , 23 , 24 , 26 , 27 (par. 1-3 ), e 33 della Convenzione )

 salute

54 . Il Comitato esprime la sua più profonda preoccupazione per il caso di una bambina di nove anni, in Brasile, che ha subito un aborto salva-vita di emergenza nel 2009, dopo essere stata violentata dal patrigno. L’Arcivescovo di Pernambuco ha condannato la madre della ragazza , così come il medico che ha eseguito l’aborto,  e la condanna è stata successivamente approvata dal capo della Congregazione dei Vescovi della Chiesa cattolica romana.

55 . Il Comitato invita la Santa Sede a rivedere la propria posizione sull’aborto che pone rischi evidenti sulla vita e la salute delle ragazze incinte e la invita a modificare Canone 1398 in materia di aborto, al fine di individuare le circostanze in cui l’accesso al servizio di aborto possono essere consentite.

 Salute degli adolescenti /HIV/AIDS

56 . Il Comitato è seriamente preoccupato per le conseguenze negative della posizione della Santa Sede e la conseguente pratica di negare l’accesso degli adolescenti alla contraccezione, nonché all’informazione sulla salute sessuale e riproduttiva.

57 . Con riferimento alle osservazioni generali No. 15 (2013 ) sul diritto del bambino al godimento del miglior stato di salute, No. 4 (2003) sulla salute degli adolescenti e No.3 (2003 ) su HIV/AIDS e diritti del bambino, il Comitato ricorda alla Santa Sede i pericoli di gravidanze precoci e indesiderate e di aborto clandestino che si traducono in particolare in alta morbilità e mortalità materna in ragazze adolescenti, così come il rischio particolare per le ragazze e ragazzi di essere infettati e affetti da malattie sessualmente trasmissibili, compreso l’HIV/AIDS .

Il Comitato raccomanda che la Santa Sede di:

( a) valutare le gravi conseguenze della sua posizione sul godimento da parte degli adolescenti del più alto livello possibile di salute e di superare tutte le barriere e i tabù intorno alla sessualità degli adolescenti, che ostacolano il loro accesso alle informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva, anche per quanto riguarda la pianificazione familiare e i contraccettivi, i pericoli delle prime gravidanze, la prevenzione dell’HIV/AIDS e la prevenzione e il trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili (MST);

( b ) porre gli interessi fondamentali degli adolescenti al centro di tutte le decisioni che riguardano la loro salute e il loro sviluppo e l’attuazione delle politiche e degli interventi che influenzano i fattori determinanti alla base della loro salute;

( c) garantire il diritto degli adolescenti ad avere accesso alle informazioni adeguate essenziali per la loro salute e il loro sviluppo e per la loro capacità di partecipare significativamente alla vita della società. A questo proposito, la Santa Sede dovrebbe garantire che l’educazione sessuale, l’educazione alla salute riproduttiva e la prevenzione dell’HIV/AIDS siano parte obbligatoria del curriculum delle scuole cattoliche e siano mirate alle ragazze adolescenti e ai ragazzi, con particolare attenzione alla prevenzione delle gravidanze e delle malattie sessualmente trasmissibili;

( d ) garantire gli interessi fondamentali delle adolescenti incinte e garantire che il punto di vista della adolescente incinta sia sempre ascoltato e rispettato nel campo della salute riproduttiva;

 ( e) contribuire attivamente alla diffusione di informazioni sul danno che il matrimonio precoce e la gravidanza precoce può causare e garantire che le organizzazioni cattoliche proteggano i diritti delle bambine in stato di gravidanza,  le madri adolescenti e i loro figli e combattano la discriminazione nei loro confronti, e

( f) adottare misure volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la paternità e il comportamento sessuale responsabile, con particolare attenzione ai ragazzi e agli uomini.

G. Misure di protezione speciali ( artt. 22 , 30 , 32-33 , 35-36 , 37, ( b) – ( d) , 38 , 39 e 40 della Convenzione )

 Vendita e traffico di minori

58 . Il Comitato è profondamente preoccupato del fatto che migliaia di bambini sono stati forzatamente strappati alle loro madri dai membri di congregazioni cattoliche in un certo numero di Paesi e successivamente sono stati immessi in orfanotrofi o dati a genitori adottivi all’estero,

È il caso in particolare della Spagna e delle lavanderie Magdalene in Irlanda.

Il Comitato è particolarmente preoccupato dal fatto che, sebbene le congregazioni responsabili siano poste sotto la sua autorità, la Santa Sede non ha effettuato un’indagine interna in questi casi e non è riuscita a prendere provvedimenti contro i responsabili.

Il Comitato è inoltre preoccupato dal fatto che la Santa Sede non ha fornito informazioni sulle misure adottate per indagare sulla sorte di questi bambini e per riunirli , ove possibile, con le loro madri biologiche.

59 . Il Comitato chiede alla Santa Sede di aprire un’inchiesta interna in tutti casi di allontanamento dei bambini dalle loro madri e pienamente cooperare con le autorità nazionali incaricate dell’applicazione della legge per individuare e processare i responsabili.

Il Comitato invita anche la Santa Sede ad assicurare che le congregazioni religiose cattoliche coinvolte rivelino senza omissioni tutte le informazioni che hanno sulla sorte di questi bambini al fine, dove possibile, per ricongiungerli con le loro madri biologiche e di adottare tutte le misure necessarie per impedire il verificarsi di simili pratiche in futuro.

I minori vittime e testimoni di reati

60 . Il Comitato esprime seria preoccupazione che nel trattare con minori vittime di diverse forme di abuso, la Santa Sede abbia sistematicamente messo la tutela della reputazione della Chiesa e il presunto autore del reato al di sopra della protezione delle vittime.

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che, mentre la Santa Sede ha riconosciuto nel suo scritto di risposta e durante il dialogo interattivo la competenza primaria dell’autorità giudiziaria, ha continuato ad affrontare questi casi attraverso un procedimento Diritto Canonico che non contiene disposizioni per la protezione, il sostegno, la riabilitazione e il risarcimento dei bambini vittime.

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

( a) i minori vittime e le loro famiglie sono stati spesso biasimati dalle autorità religiose, screditati e scoraggiati dal perseguire le loro denunce e, in alcuni

casi umiliati, come rilevato in particolare dal Grand Jury nel Westchester, dalla Commissione Ryan in Irlanda e dalla Commissione Winter in Canada;

( b ) la riservatezza è stata imposta ai minori vittime e alle loro famiglie come un presupposto della compensazione finanziaria, e

( c) anche se ha esteso i propri termini di prescrizione in campo di abusi sessuali sui bambini, la Santa Sede in alcuni paesi ha ostacolato gli sforzi per estendere i termini di prescrizione per abusi sessuali su minori.

61 . Il Comitato raccomanda che in questioni relative al trattamento dei bambini vittime e testimoni, la Santa Sede sia guidata dal rispetto per i primari interessi

del bambino e delle linee guida sulla giustizia nelle questioni che coinvolgono minori vittime e testimoni di reato (si veda la risoluzione del Consiglio Economico e Sociale 2005 /20, allegato).

Il Comitato chiede alla Santa Sede di :

( a) sviluppare procedure complete per l’ identificazione precoce dei bambini vittime di violenza sessuale e di altre forme di abuso;

( b) assicurare canali informativi efficaci, accessibili e riservati per i bambini che sono vittime o testimoni di abusi sessuali e garantire che bambini vittime di abusi sessuali o di qualsiasi altro reato sono protetti da abusi futuri e da ritorsioni quando segnalano l’abuso. I genitori dovrebbero ottenere assistenza nel portare gli abusi subiti dai loro figli dinanzi ai tribunali;

( c) assicurare che i minori vittime e testimoni di reati sono dotati di sostegno psico-sociale per la loro riabilitazione e reintegrazione e che tali misure non siano subordinate ad accordi riservati, finalizzati ad evitare che i bambini si rivolgano alle autorità nazionali incaricate dell’applicazione della legge;

( d ) fornire un risarcimento alle vittime di abusi sessuali commessi da individui e dalle istituzioni sotto l’autorità della Santa Sede, senza imporre alcun obbligo di riservatezza sulle vittime e stabilire un regime di compensazione per la vittime;

( e) promuovere la riforma della prescrizione nei paesi in cui è impedita ai minori vittime di abuso sessuale la ricerca della giustizia e il risarcimento, e

( f) condurre attività di sensibilizzazione per combattere la stigmatizzazione delle vittime dello sfruttamento e dell’abuso sessuale.

 H. Ratifica degli strumenti internazionali sui diritti umani

62 . Il Comitato raccomanda che la Santa Sede, al fine di rafforzare ulteriormente il rispetto dei diritti dei bambini, ratifichi gli strumenti fondamentali sui diritti umani di cui essa non è ancora un parte, vale a dire il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del Bambino sulle procedure di comunicazione, il Patto sui diritti economici, sociali e culturali e il Patto sui diritti civili e politici e il loro protocollo opzionale, così come la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne e il suo Protocollo opzionale, la Convenzione sulla protezione del diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e il suo protocollo opzionale, la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

 I. Ricaduta e diffusione

63 . Il Comitato auspica che la Santa Sede prenda tutte le misure appropriate per garantire che le attuali raccomandazioni siano pienamente attuate, tra l’altro, attraverso la loro trasmissione al Papa , alla Curia , alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, alle istituzioni sanitarie cattoliche, al Pontificio Consiglio per la Famiglia, nonché alle conferenze episcopali, agli individui e alle istituzioni funzionanti sotto l’autorità della Santa Sede per l’adeguata considerazione e per ulteriori azioni.

64 . Alla luce dell’articolo 45 a e b della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri la consulenza di esperti, tra gli altri, dello speciale Relatore sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile, del Rappresentante speciale del Segretario generale sulla violenza contro i bambini e del Relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti, per l’attuazione delle raccomandazioni del comitato relative all’abuso e allo sfruttamento sessuale.

65 . Il Comitato raccomanda inoltre che la seconda relazione periodica e le risposte scritte da parte dello Stato e le relative raccomandazioni (a conclusione osservazioni) siano rese ampiamente disponibili, tra l’altro (ma non esclusivamente) attraverso Internet, al pubblico, alle grandi organizzazioni della società civile, ai  media, ai gruppi giovanili, ai gruppi di bambini e ai gruppi professionali, al fine di generare dibattito e la consapevolezza della Convenzione, della sua attuazione e del monitoraggio.

 J. Il prossimo rapporto

66 . Il Comitato invita lo Stato membro a presentare la sua relazione combinata relativa ai peridi dal terzo al sesto dal 1 ° settembre 2017 e ad includere in essa informazioni sull’attuazione delle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato richiama l’attenzione sulle linee guida di rendicontazione specifica adottate il 1 ° ottobre 2010 (CRC/C/58/Rev.2eCor.1) e ricorda allo Stato parte che le future relazioni dovrebbero essere in conformità con le linee guida e non superiore a 60 pagine. il Comitato esorta lo Stato parte a presentare la sua relazione in conformità con le linee guida.

Conformemente alla risoluzione dell’Assemblea generale 67/167 del 20 dicembre 2012, nel caso sia presentata una relazione superiore ai limiti di pagine fissati, allo Stato parte sarà richiesto di rivedere e ripresentare la relazione ai sensi delle citate linee guida. Il Comitato ricorda allo Stato parte che se non è in grado di rivedere e ripresentare la relazione, la traduzione della relazione ai fini del monitoraggio dell’applicazione della Convenzione non può essere garantita.

67 . Il Comitato invita inoltre lo Stato membro di presentare un documento avente una struttura in conformità con i requisiti del documento base comune definito nelle linee guida armonizzate in materia di rendicontazione, approvato al quinto incontro Inter-Comitato degli organismi di monitoraggio dei diritti umani nel giugno 2006 (HRI/MC/2006/3).

________________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=4287

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