CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.

Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.

Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.

Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)

“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:

A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.

La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.

È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).

Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.

Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).

Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.

Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.

Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”

Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:

“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 

251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 

[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”

Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:

“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.

Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.

Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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PAPA BERGOGLIO E GLI OMOSESSUALI

Poche ore fa, il cardinal Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, è stato eletto Papa, col nome di Francesco. La scelta del nome sembra essere un presagio di cambiamento, ma, se un cambiamento ci sarà, non riguarderà certamente il rapporto tra la Chiesa cattolica e gli omosessuali.
Il cardinal Bergoglio si è trovato in posizioni di forte polemica col governo argentino sulla questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il 9 luglio 2010, pochi giorni prima della discussione della legge i sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, i l cardinale primate ha indirizzato una lettera alle monache carmelitane di Buenos Aires in cui ha descritto il progetto di legge sul matrimonio tra omosessuali come “una mossa del Diavolo” e ha incoraggiato ad aderire alla “guerra di Dio” contro la possibilità che gli omosessuali possono sposarsi. L’ex presidente Nestor Kirchner ha criticato le “pressioni” della Chiesa su questo punto. La Presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha accusato Bergoglio in termini forti, giudicando la posizione della Chiesa come “tipica del Medioevo e dell’Inquisizione”.
Riporto qui di seguito il testo completo della lettera indirizzata dal cerdinal Beroglio alle monache carmelitane di Buenos Aires pochi giorni prima della discussione della legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nella lettera si sottolinea che “Questa non è solo lotta politica ma è il tentativo di distruggere il piano di Dio”, e si giudica il progetto per consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso di origine diabolica, “una mossa del padre della menzogna.”
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Testo della lettera
Scrivo queste righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires. Il popolo argentino si troverà ad affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può ferire gravemente la famiglia. Questo è il disegno di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La posta in gioco qui è l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. La posta in gioco è la vita di tanti bambini che saranno discriminati in anticipo privandoli della crescita umana che Dio ha voluto che fosse data da un padre e da una madre. La posta in gioco è un rifiuto diretto della legge di Dio, che è anche inciso nei nostri cuori.
Mi ricordo di una frase di S. Teresa quando parla della sua malattia infantile. Dice che l’invidia del diavolo cercò di far pagare alla sua famiglia l’entrata al Carmelo di sua sorella maggiore. Anche qui opera l’invidia del diavolo, per la quale il peccato è entrato nel mondo, che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio: l’uomo e la donna che hanno il compito di crescere, moltiplicarsi e soggiogare la terra.
Cerchiamo di non essere ingenui: non è solo una lotta politica, è una pretesa di distruggere il piano di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento), ma una “mossa” padre della menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio.
Gesù ci dice che per difenderci contro questo accusatore bugiardo ci manderà lo Spirito di Verità. Oggi la patria, in questa situazione, ha bisogno dell’assistenza speciale dello Spirito Santo che ponga la luce della verità fra le tenebre dell’errore, ha bisogno di questo Avvocato per difenderci dal sortilegio di molti sofismi con cui si tenta di giustificare questo progetto di legge e che confondono e ingannano anche le persone di buona volontà.
Per questo mi rivolgo a voi per chiedere la preghiera e il sacrificio, le due armi invincibili che Santa Teresa diceva di possedere. Invocate il Signore affinché mandi il Suo Spirito ai senatori che devono dare il loro voto perché non siano mossi dall’errore o da particolari congiunture ma da ciò che la legge di natura e la legge di Dio indicano loro. Pregate per loro, per le loro famiglie che il Signore li assista, li rafforzi e li conforti. Pregate affinché facciano un gran bene alla patria.
Il disegno di legge sarà discusso al Senato dopo il 13 luglio. Guardiamo San Giuseppe, Maria e il Bambino e chiediamo loro con fervore di difendere la famiglia in Argentina in questo momento. Ricordiamoci di ciò che Dio stesso disse al suo popolo in un momento di grande sconforto, “la battaglia non è vostra, ma di Dio”. Possano essi soccorrere, difendere e unirsi a questa guerra di Dio.
Grazie per quello che farete in questa lotta per la Patria. E, per favore, vi chiedo anche di pregare per me. Gesù vi benedica la Santa Vergine abbia cura di voi.
Cordiali saluti,
Card. Jorge Mario Bergoglio SJ, Arcivescovo di Buenos Aires
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IL PAPA E LE NOZZE GAY

Di recente c’è stato nella stampa molto clamore in riferimento al messaggio del Papa per giornata della pace. Cito solo un articolo del Corriere della Sera: “Il Papa contro le nozze gay: offesa alla persona”.

Il messaggio del Papa in realtà non parla in modo esplicito di coppie omosessuali, lasciando alla stampa il compito di leggere tra le righe. Riporto qui si seguito, inserendo in nota tre spunti di riflessione, il brano di interesse per le Persone Omosessuali del messaggio di Benedetto XVI per la XLVI Giornata mondiale della pace, del 1° gennaio 2013, sul tema: «Beati gli operatori di pace». Il testo integrale del messaggio si può leggere alla pagina:

http://www.toscanaoggi.it/Documenti/Benedetto-XVI/Beati-gli-operatori-di-pace

“Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano (1) e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale (2).

Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace. (3)”

(1)     Se questa affermazione, che è volutamente non esplicita, si riferisse a coppie di fatto eterosessuali sarebbe opinabile ma avrebbe un senso concreto perché si baserebbe sul fatto che la scelta di unioni eterosessuali di fatto, al posto del matrimonio, è un fenomeno culturale in relazione al quale la Chiesa può realmente svolgere un’azione incisiva promuovendo i valori del matrimonio, se invece fosse da intendersi, come sembrerebbe, pur nell’ambiguità dell’espressione, come riferita anche a coppie omosessuali presupporrebbe una concezione del tutto irreale della omosessualità come fenomeno culturale verso il quale è possibile un’azione di contenimento attraverso la promozione del matrimonio eterosessuale. L’omosessualità non è una cultura, non è un’ideologia che si trasmette a livello sociale con i mezzi tipici della comunicazione culturale (non esiste una catechesi gay) ma è una identità personale profonda contro la quale può essere possibile un’azione di repressione, certo, ma non di orientamento tramite la promozione del matrimonio; la promozione del matrimonio (eterosessuale), in questi casi, favorisce la creazione famiglie in cui il rapporto tra i genitori manca di una componente importantissima. Il fenomeno dei gay sposati esiste eccome e non è nemmeno marginale. Non si tratta, in questi casi, di fare o non fare azioni di promozione del matrimonio per modificare un atteggiamento culturale ma di rispettare l’orientamento sessuale naturale delle persone.

(2)     Quanto all’insostituibile ruolo sociale del matrimonio riporto un solo dato di fonte ISTAT (http://www.istat.it/it/archivio/66665) relativo al censimento 2010. “I tassi di separazione e di divorzio totale mostrano per entrambi i fenomeni una continua crescita: se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni erano 158 le separazioni e 80 i divorzi, nel 2010 si arriva a 307 separazioni e 182 divorzi.” Questo significa che in sostanza il 50% dei matrimoni finisce con separazione o divorzio.

(3)     Viene spontaneo chiedersi se la libertà costituisca essa stessa “un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.

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