FUORI DAL DSM: DEPATOLOGIZZARE L’OMOSESSUALITA’

Mi è stato chiesto più volte di chiarire come si sia arrivati alla depatologizzazione dell’omosessualità. Penso che la risposta migliore sia pubblicare qui la traduzione di un noto articolo di Jack Drescher “Fuori dal DSM: depatologizzare l’omosessualità”, pubblicato online il 4 dicembre 2015 sul sito della US National Library of Medicine (National Institutes of Health) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/

Fuori dal DSM: depatologizzare l’omosessualità

di Jack Drescher

  1. Introduzione

Nel 1973, l’American Psychiatric Association (APA) rimosse la diagnosi di “omosessualità” dalla seconda edizione del suo Manuale Diagnostico e Statistico (DSM) [1,2]. Ciò è il risultato del confronto di teorie concorrenti, che patologizzavano l’omosessualità e di teorie che la consideravano normale. [3,4,5,6]. Nel tentativo di spiegare come tale decisione si è concretizzata, questo articolo esamina alcune teorie e alcune argomentazioni storico-scientifiche che inizialmente portarono all’inserimento dell’omosessualità nel DSM-I [7] e nel DSM-II [8], nonché alcune teorie alternative che alla fine hanno portato alla sua rimozione dal DSM III [9] e dalle successive edizioni del manuale. [10,11,12,13]. L’articolo si conclude con una discussione sulle conseguenze socioculturali di quella decisione del 1973.

  1. Teorie sull’omosessualità

È possibile formulare una tipologia descrittiva delle teorie eziologiche dell’omosessualità nel corso della storia moderna. Le teorie eziologiche generalmente rientrano in tre grandi categorie: patologia, immaturità e variante normale [14,15,16].

2.1. Teorie di patologia

Queste teorie considerano l’omosessualità degli adulti come una malattia, una condizione che devia dallo sviluppo eterosessuale “normale” [17]. La presenza di comportamenti o sentimenti di genere atipici è sintomo della malattia o del disturbo di cui devono occuparsi i professionisti della salute mentale. Queste teorie sostengono che qualche difetto interno o agente patogeno esterno causa l’omosessualità e che tali eventi possono verificarsi prima o dopo la nascita (es. Esposizione ormonale intrauterina, eccessive cure materne, paternità inadeguata o ostile, abuso sessuale, ecc..). Le teorie della patologia tendono a vedere l’omosessualità come un segno di un difetto, o anche a considerarla moralmente cattiva. Alcuni di questi teorici sono abbastanza aperti nel manifestare la loro convinzione che l’omosessualità sia un male sociale. Ad esempio, lo psichiatra e psicoanalista Edmund Bergler scrisse infamemente in un libro per un pubblico generale: “Non ho pregiudizi contro gli omosessuali; per me sono persone malate che richiedono assistenza medica … Tuttavia, sebbene io non abbia pregiudizi, direi che gli omosessuali sono essenzialmente persone sgradevoli, indipendentemente dal loro modo esteriore piacevole o spiacevole … [il loro] guscio è un misto di arroganza, finta aggressività e piagnucolii. Come tutti i masochisti psichici, sono sottomessi quando si confrontano con una persona più forte, spietati quando sono al potere, senza scrupoli nel calpestare una persona più debole ”[18], (pp. 28-29).

2.2. Teorie dell’immaturità

Queste teorie, di solito di natura psicoanalitica, considerano l’espressione di sentimenti o comportamenti omosessuali in giovane età come un normale passo verso lo sviluppo dell’eterosessualità adulta [19,20]. Idealmente, l’omosessualità dovrebbe essere solo una fase transitoria che si supera. Tuttavia, in quanto “arresto dello sviluppo”, l’omosessualità adulta è equiparata a una crescita stentata. Coloro che sostengono queste teorie tendono a considerare l’immaturità come relativamente benigna, o almeno non come “cattiva” rispetto a coloro che teorizzano che l’omosessualità è una forma di psicopatologia.

2.3. Teorie della variante normale

Queste teorie trattano l’omosessualità come un fenomeno che si verifica naturalmente [21,22,23,24]. Tali teorie in genere considerano gli individui omosessuali come nati diversi, ma si tratterebbe di una differenza naturale che colpisce una minoranza di persone, come i mancini. La convinzione culturale contemporanea che le persone siano “nate gay” è una normale teoria delle variazioni. Poiché queste teorie equiparano il normale con il naturale, definiscono l’omosessualità come buona (o, all’inizio, neutra). Tali teorie non vedono come si possa collocare l’omosessualità in un manuale diagnostico psichiatrico.

  1. Credenze di genere

È raro trovare una teoria dell’omosessualità che non si basi su credenze di genere che contengono idee culturali implicite sulle qualità “essenziali” di uomini e donne [14,16,25]. “Uomini veri” e “donne vere” sono potenti miti culturali con cui tutti devono confrontarsi. Le persone esprimono convinzioni di genere, le proprie e quelle della cultura in cui vivono, nel linguaggio di tutti i giorni, poiché accettano e assegnano, indirettamente o esplicitamente, significati di genere a ciò che fanno, pensano e sentono loro e gli altri. Le convinzioni di genere toccano quasi ogni aspetto della vita quotidiana, comprese le preoccupazioni banali come quali scarpe gli uomini dovrebbero indossare o domande “più profonde” sulla mascolinità come se gli uomini possano piangere apertamente o dormire con altri uomini. Le convinzioni di genere sono incorporate nelle domande su quale carriera una donna dovrebbe perseguire e, a un altro livello di discorso, cosa significherebbe se una donna professionista dovesse rinunciare all’educazione dei figli o perseguire una carriera in modo più aggressivo di un uomo.

Le convinzioni di genere sono generalmente basate su alternative binarie di genere. L’alternativa binaria più antica e conosciuta è l’alternativa maschio / femmina. Tuttavia, esiste anche l’alternativa binaria del XIX secolo omosessualità / eterosessualità (o gay / etero nel XX secolo) e l’emergente binaria alternativa del XXI secolo di transgender / cisgender. Va notato che le alternative binarie non sono limitate all’uso comune. Molti studi scientifici sull’omosessualità contengono anche convinzioni binarie di genere implicite (e spesso esplicite). Ad esempio, l’ ipotesi intersessuale dell’omosessualità [26,27] sostiene che il cervello degli individui omosessuali mostra caratteristiche che sarebbero considerate più tipiche dell’altro sesso. La credenza di genere essenzialista implicita nelle ipotesi intersessuali è che l’attrazione per le donne è un tratto maschile, che nel caso di Sigmund Freud [28], per esempio (vedi anche sotto), ha portato alla sua teoria che le lesbiche hanno una psicologia maschile. Allo stesso modo, i ricercatori biologici hanno presunto che gli uomini gay abbiano cervelli che assomigliano più da vicino a quelli delle donne [29] o che ricevano frammenti extra dei cromosomi X (femminili) delle loro madri [30].

Le convinzioni di genere di solito consentono solo l’esistenza di due sessi. Per mantenere questa alternativa binaria di genere, la maggior parte delle culture insisteva tradizionalmente affinché ogni individuo fosse assegnato alla categoria di uomo o donna alla nascita e affinché gli individui successivamente si conformassero alla categoria a cui erano stati assegnati. Le categorie di “uomo” e “donna” sono considerate mutuamente esclusive, sebbene vi siano eccezioni, come nel Simposio di Platone e in alcune culture dei nativi americani [31]. (Vedi anche Fausto-Sterling [32,33,34] per le critiche ponderate di uno scienziato alle alternative binarie di genere). Queste convinzioni sono alla base delle teorie della metà del XX secolo secondo cui i bambini nati con genitali anomali dovevano immediatamente essere sottoposti a interventi chirurgici non necessari per ridurre le ansie dei genitori sul fatto che fossero ragazzi o ragazze [25,34,35].

Le rigide convinzioni di genere di solito prosperano nelle comunità religiose fondamentaliste in cui qualsiasi informazione o spiegazione alternativa che potrebbe sfidare i presupposti impliciti ed espliciti non è gradita. Quando si entra nel campo del genere e della sessualità, non è insolito incontrare un’altra forma di pensiero binario: i “racconti morali” sul fatto che certi tipi di pensieri, sentimenti o comportamenti siano “buoni o cattivi” o sul fatto che essi siano “buoni o cattivi” in alcuni casi. [14,15,16]. L’alternativa binaria buono / cattivo non è limitata alla sola religione, poiché il linguaggio della moralità si trova inevitabilmente, ad esempio, nelle teorie sulle “cause” dell’omosessualità. Perché in assenza di certezza sull’ “eziologia” dell’omosessualità, le convinzioni binarie di genere e le basi morali ad esse associate giocano spesso un ruolo nelle teorie sulle cause e / o sui significati dell’omosessualità. Quando si riconoscono le forme narrative di queste teorie, alcuni dei giudizi morali e delle credenze incorporate in ciascuna di esse diventano più evidenti.

  1. I primi teorici dell’omosessualità

Per gran parte della storia occidentale, le dichiarazioni ufficiali sul significato dei comportamenti omosessuali sono state principalmente di competenza delle religioni, molte delle quali consideravano l’omosessualità moralmente “cattiva” [36]. Tuttavia, poiché la cultura occidentale del XIX secolo ha spostato il potere dall’autorità religiosa a quella secolare, i comportamenti omosessuali, come altri “peccati”, sono stati sottoposti ad un esame minuzioso da parte della legge, della medicina, della psichiatria, della sessuologia e dell’attivismo per i diritti umani. Alla fine, categorie religiose come la possessione demoniaca, l’ubriachezza e la sodomia sono state trasformate nelle categorie scientifiche di follia, alcolismo e omosessualità.

Pertanto, la storia moderna dell’omosessualità inizia di solito a metà del XIX secolo, in particolare con gli scritti di Karl Heinrich Ulrichs [21]. Formatosi in legge, teologia e storia, potrebbe essere considerato uno dei primi sostenitori dei diritti degli omosessuali che ha scritto una serie di trattati politici che criticano le leggi tedesche che criminalizzano le relazioni omosessuali tra uomini. Ha ipotizzato che alcuni uomini fossero nati con lo spirito di una donna intrappolato nei loro corpi e che questi uomini costituissero un terzo sesso che  egli ha chiamato urnings. Ha anche definito una donna che oggi chiameremmo lesbica come urningin, come lo spirito di un uomo intrappolato nel corpo di una donna.

Nel 1869, il giornalista ungherese Károli-Mária Kertbeny coniò per la prima volta i termini “omosessuale” e “omosessualità” in un trattato politico contro il paragrafo 143, una legge prussiana successivamente codificata nel paragrafo 175 della legge tedesca, che criminalizzava il comportamento omosessuale maschile [37]. Kertbeny avanzò la sua teoria che l’omosessualità fosse innata e immutabile, argomentando che si trattava di una variazione normale, come contrappeso contro gli atteggiamenti morali di condanna che avevano portato all’approvazione delle leggi sulla sodomia.

Richard von Krafft-Ebing, uno psichiatra tedesco, ha presentato una prima teoria della patologia, descrivendo l’omosessualità come un disturbo “degenerativo”. Adottando la terminologia di Kertbeny, ma non le sue convinzioni normalizzanti, la Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing del 1886 [17] considerava i comportamenti sessuali non convenzionali attraverso la lente della teoria darwiniana del XIX secolo: i comportamenti sessuali non procreativi, masturbazione inclusa, erano considerati forme di psicopatologia. In un capovolgimento ironico della moderna teoria del “gay nato”, Krafft-Ebing credeva che sebbene si potesse nascere con una predisposizione omosessuale, tali inclinazioni dovessero essere considerate una malattia congenita. Krafft-Ebing è stato influente nel diffondere tra le comunità mediche e scientifiche sia il termine “omosessuale” così come il suo punto di vista sull’omosessualità come disturbo psichiatrico. La Psychopathia Sexualis sembra presagire molti dei presupposti patologizzanti riguardanti la sessualità umana tipici dei manuali diagnostici psichiatrici della metà del XX secolo.

Al contrario, Magnus Hirschfeld [38], anche lui psichiatra tedesco, ha offerto una visione normativa dell’omosessualità. Hirschfeld, un omosessuale dichiarato, medico e ricercatore di sessuologia, è stato un leader del movimento omofilo tedesco del suo tempo così come l’alfiere delle teorie sul terzo sesso di Ulrich [21] del XIX secolo.

  1. Teorizzazione psicoanalitica

Confutando direttamente le teorie di Hirschfeld sulla variazione normale e la teoria della patologia di Krafft-Ebing, Sigmund Freud [19] propose una teoria alternativa che avrebbe trovato la sua strada anche nell’immaginazione popolare. Poiché credeva che tutti nascessero con tendenze bisessuali, le espressioni di omosessualità potevano essere una fase normale dello sviluppo eterosessuale. Questa credenza nella bisessualità innata non consentiva la possibile esistenza del terzo sesso di Hirschfeld: “La ricerca psicoanalitica è decisamente contraria a qualsiasi tentativo di separare gli omosessuali dal resto dell’umanità come un gruppo di carattere speciale” [19], (p. 145n). Inoltre, Freud sosteneva che l’omosessualità non poteva essere una “condizione degenerativa” come sosteneva Krafft-Ebing perché, tra le altre ragioni, “si trovava in persone la cui efficienza non è compromessa e che si distinguono per sviluppo intellettuale e cultura etica particolarmente elevati” [19], (p. 139). Invece, Freud vedeva le espressioni del comportamento omosessuale degli adulti come causate da uno sviluppo psicosessuale “arrestato”, una teoria dell’immaturità. Verso la fine della sua vita, Freud scrisse: “L’omosessualità non è sicuramente un vantaggio, ma non è nulla di cui vergognarsi, nessun vizio, nessun degrado; non può essere classificata come una malattia; la consideriamo una variazione della funzione sessuale, prodotta da un certo arresto dello sviluppo sessuale”[39], (p. 423). Questa convinzione lo rese pessimista sugli sforzi per cambiare un orientamento omosessuale in uno eterosessuale: “In generale, impegnarsi a convertire un omosessuale pienamente sviluppato in un eterosessuale non offre molte più prospettive di successo del contrario, e comunque, per buone ragioni pratiche, questo secondo tentativo non viene mai messo in pratica”[28], (p. 151).

Tuttavia, dopo la morte di Freud nel 1939, la maggior parte degli psicoanalisti della generazione successiva arrivò a considerare l’omosessualità come patologica. Essi hanno proposto una comprensione rivisitata dell’omosessualità e “cure” psicoanalitiche che erano sfuggite al fondatore del campo. Le loro opinioni erano basate sulle teorie di Sandor Rado [40,41], un emigrato ungherese negli Stati Uniti le cui teorie ebbero un impatto significativo sul pensiero psichiatrico e psicoanalitico americano della metà del XX secolo. Rado sosteneva, a differenza di Freud, che non esistevano né bisessualità innata né omosessualità normale. L’eterosessualità era l’unica norma biologica e l’omosessualità veniva riconcettualizzata come un evitamento “fobico” dell’altro sesso causato da una genitorialità inadeguata. La teorizzazione di Rado ha informato il lavoro di Bieber et al. [42] e Socarides [43], analisti le cui affermazioni su possibili “cure” psicoanalitiche dell’omosessualità furono ampiamente accettate dalla loro comunità professionale sebbene mai verificate in modo significativo o empirico (cfr. Moor [44]; Tripp [45]).

A metà del XX secolo la psichiatria americana è stata fortemente influenzata da queste prospettive psicoanalitiche. Di conseguenza, nel 1952, quando l’APA pubblicò la prima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico (DSM-I) [7], elencava tutte le condizioni che gli psichiatri consideravano allora un disturbo mentale. Il DSM-I ha classificato “l’omosessualità” come un “disturbo sociopatico della personalità”. Nel DSM-II, pubblicato nel 1968 [8], l’omosessualità è stata riclassificata come “deviazione sessuale”.

  1. I sessuologi

Mentre psichiatri, medici e psicologi cercavano di “curare” l’omosessualità, i ricercatori del sesso della metà del XX secolo hanno invece studiato uno spettro più ampio di individui che includevano popolazioni “non pazienti”. Gli psichiatri e altri medici hanno tratto conclusioni da un campione distorto di pazienti in cerca di cure per l’omosessualità o per altre difficoltà e poi hanno descritto i risultati di questo gruppo auto-selezionato come casi clinici. Alcune teorie sull’omosessualità erano basate su studi sulle popolazioni carcerarie. I sessuologi, d’altra parte, hanno condotto studi sul campo in cui sono usciti e hanno reclutato un gran numero di soggetti “non pazienti” nella popolazione generale.

La ricerca più importante in quest’area è stata quella di Alfred Kinsey e dei suoi collaboratori, pubblicata in due rapporti che hanno avuto larga eco nella stampa [22,23]. I rapporti Kinsey, esaminando migliaia di persone che non erano pazienti psichiatrici, hanno scoperto che l’omosessualità è più comune nella popolazione generale di quanto generalmente si credesse, sebbene la sua ormai famosa statistica del “10%” sia oggi ritenuta più vicina all’1-4% [46]. Questa scoperta era nettamente in contrasto con le affermazioni psichiatriche dell’epoca secondo cui l’omosessualità era estremamente rara nella popolazione generale. Lo studio di Ford e Beach [47] su diverse culture e comportamenti animali, ha confermato l’opinione di Kinsey che l’omosessualità era più comune di quanto sostenuto dalla psichiatria e che si trovava regolarmente in natura. Alla fine degli anni ’50, Evelyn Hooker [24], una psicologa, pubblicò uno studio in cui confrontava i risultati dei test psicologici di 30 uomini gay con 30 controlli eterosessuali, nessuno dei quali era un paziente psichiatrico. Il suo studio non ha trovato più segni di disturbi psicologici nel gruppo maschile gay, una scoperta che confutava le convinzioni psichiatriche del suo tempo che tutti gli uomini gay avevano gravi disturbi psicologici.

  1. La decisione APA del 1973

Gli psichiatri americani per lo più hanno ignorato questa crescente mole di ricerche sul sesso e, nel caso di Kinsey, hanno espresso estrema ostilità nei confronti dei risultati che contraddicevano le loro teorie [48]. Va inoltre notato che alcuni gruppi di attivisti omofili (gay) della metà del XX secolo avevano accettato il modello di malattia proposto dalla psichiatria come alternativa alla condanna sociale dell’ “immoralità” dell’omosessualità ed erano disposti a lavorare con professionisti che cercavano di “trattare” e “curare” l’omosessualità. Altri attivisti gay, tuttavia, avevano respinto con forza il modello patologico come uno dei principali responsabili dello stigma associato all’omosessualità. È stato quest’ultimo gruppo a portare all’attenzione dell’APA le moderne teorie sulla ricerca sessuale. Sulla scia delle rivolte di Stonewall del 1969 a New York City [49], attivisti gay e lesbiche, ritenendo che le teorie psichiatriche contribuissero pesantemente allo stigma sociale antiomosessuale, interruppero gli incontri annuali del 1970 e 1971 dell’APA.

Come ha notato Bayer [1], fattori sia esterni che interni all’APA porterebbero a una riconcettualizzazione del posto dell’omosessualità nel DSM. Oltre ai risultati della ricerca della psichiatria esterna, c’era un crescente movimento antipsichiatrico [50], per non parlare dei critici degli studi culturali che consideravano ridicolizzata la storia della medicina dall’eccesso diagnostico, citando l’esempio della drapetomania, del XIX secolo, un “disturbo degli schiavi che hanno la tendenza a scappare dal loro padrone a causa di un’innata propensione alla voglia di viaggiare” [51], (p. 357).

C’era anche un emergente cambio generazionale della guardia all’interno dell’APA, emergevano giovani leader che sollecitavano l’organizzazione a una maggiore consapevolezza sociale [2]. Pochissimi psicoanalisti come Judd Marmor [5,52] stavano anche discutendo con l’ortodossia psicoanalitica riguardo all’omosessualità. Tuttavia, il catalizzatore più significativo per il cambiamento diagnostico è stato l’attivismo gay.

Le proteste degli attivisti gay sono riuscite ad attirare l’attenzione dell’APA e hanno portato a piattaforme di discussione senza precedenti nei successivi due incontri annuali del gruppo. Una piattaforma del 1971, intitolata “Gay is Good”, presentava gli attivisti gay Frank Kameny e Barbara Gittings che spiegavano agli psichiatri, molti dei quali ascoltavano questi discorsi per la prima volta, lo stigma causato dalla diagnosi di “omosessualità” [53,54,55]. Kameny e Gittings tornarono a parlare all’incontro del 1972, questa volta raggiunti da John Fryer, MD Fryer apparve nei panni del Dr. H Anonymous, uno “psichiatra omosessuale” che, data la paura realistica delle conseguenze professionali avverse per il coming out in quel momento, nascose la sua vera identità al pubblico e parlò della discriminazione che gli psichiatri gay devono affrontare nella loro stessa professione [1,2].

Mentre si svolgevano proteste e discussioni, l’APA si impegnò in un processo deliberativo interno per considerare la questione se l’omosessualità debba rimanere una diagnosi psichiatrica. Ciò includeva un simposio nella riunione annuale dell’APA del 1973 in cui i partecipanti a favore e contrari alla rimozione dovevano rispondere alla domanda: “L’omosessualità dovrebbe essere nella nomenclatura APA?” [56]. Il Comitato per la Nomenclatura, l’ente scientifico dell’APA che si occupava di questo problema, affrontò anche la questione di cosa costituisca un disturbo mentale. Robert Spitzer, che presiedeva un sottocomitato che esaminava la questione, “aveva riesaminato le caratteristiche dei vari disturbi mentali, ed era giunto alla conclusione che, con l’eccezione dell’omosessualità e forse di alcune delle altre ‘deviazioni sessuali’, tutti i disturbi mentali hanno regolarmente causato disagio soggettivo o sono stati associati ad un deterioramento generalizzato dell’efficacia sociale del comportamento”[57], (p. 211). Essendo arrivato a questa nuova definizione di disturbo mentale, il Comitato per la Nomenclatura ha convenuto che l’omosessualità di per sé non era un disturbo mentale. Diversi altri comitati APA e organi deliberativi hanno quindi riesaminato e accettato il lavoro e le raccomandazioni del Comitato per la Nomenclatura. Di conseguenza, nel dicembre 1973, il Consiglio di Amministrazione dell’APA (BOT) votò per rimuovere l’omosessualità dal DSM.

Tuttavia, gli psichiatri della comunità psicoanalitica si opposero alla decisione. Presentarono una petizione all’APA per tenere un referendum chiedendo a tutti i membri di votare a sostegno o contro la decisione del BOT. La decisione di rimuovere fu confermata da una maggioranza del 58% dei 10.000 membri votanti.

Va notato che gli psichiatri non hanno votato, come spesso riportato dalla stampa popolare, sul fatto che l’omosessualità debba rimanere una diagnosi. Ciò su cui i membri dell’APA hanno votato è stato di “favorire” o “opporsi” alla decisione del Consiglio di fondazione dell’APA e, per estensione, al processo scientifico che era stato istituito per prendere la decisione [1], (p. 148). Inoltre, gli oppositori della rimozione del 1973 hanno ripetutamente cercato di screditare l’esito del referendum dichiarando che “la scienza non può essere decisa con un voto” [58]. Tuttavia, essi di solito trascurano di menzionare che coloro che sono favorevoli al mantenimento della diagnosi sono stati quelli che per primi hanno chiesto il voto. Nel 2006 l’Unione Astronomica Internazionale ha votato se Plutone fosse un pianeta [59,60], dimostrando che anche in una scienza rigorosa come l’astronomia, l’interpretazione dei fatti è sempre filtrata attraverso la soggettività umana.

In ogni caso, gli eventi del 1973 non hanno posto fine immediatamente alla patologizzazione psichiatrica di alcune manifestazioni della omosessualità. Perché al posto dell’ “omosessualità”, il DSM-II conteneva una nuova diagnosi: Disturbo dell’orientamento sessuale (SOD). SOD considerava l’omosessualità una malattia se un individuo con attrazione per lo stesso sesso la trovava angosciante e voleva cambiare [56,57]. La nuova diagnosi legittimava la pratica delle terapie di conversione sessuale (e presumibilmente giustificava il rimborso assicurativo anche per quegli interventi), anche se l’omosessualità di per sé non era più considerata una malattia. La nuova diagnosi ha anche tenuto conto dell’improbabile possibilità che una persona insoddisfatta di un orientamento eterosessuale potesse cercare un trattamento per diventare gay [61].

La SOD è stata successivamente sostituita nel DSM-III [9] da una nuova categoria chiamata “Ego Dystonic Homosexuality” (EDH) [57]. Tuttavia, era ovvio per gli psichiatri, più di un decennio dopo, che l’inclusione prima del SOD, e poi dell’EDH, fosse il risultato di precedenti compromessi politici e che nessuna delle due diagnosi soddisfaceva la definizione di disturbo nella nuova nosologia. Altrimenti, tutti i tipi di disturbi dell’identità potrebbero essere considerati disturbi psichiatrici. “Le persone di colore insoddisfatte della loro razza dovrebbero essere considerate malate di mente?” I critici hanno posto questa domanda. Che dire delle persone basse insoddisfatte della loro altezza? Perché non la masturbazione ego-distonica [62]? Di conseguenza, l’omosessualità ego-distonica fu rimossa dalla successiva revisione, DSM-III-R, nel 1987 [10]. In tal modo, l’APA accettava implicitamente la visione dell’omosessualità come variante normale in un modo che non era stato possibile quattordici anni prima [63].

  1. Conclusioni

La revisione diagnostica dell’APA del 1973 fu l’inizio della fine della partecipazione ufficiale della medicina organizzata alla stigmatizzazione sociale dell’omosessualità. Cambiamenti simili si sono verificati gradualmente anche nella comunità internazionale degli operatori della salute mentale. Nel 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità di per sé dalla Classificazione internazionale delle malattie (ICD-10) [64]. Di conseguenza, i dibattiti sull’omosessualità si sono gradualmente spostati dalla medicina e dalla psichiatria nella dimensione morale e politica, poiché le istituzioni religiose, governative, militari, dei media e dell’istruzione sono state private della razionalizzazione medica o scientifica per la discriminazione.

Di conseguenza, gli atteggiamenti culturali nei confronti dell’omosessualità sono cambiati negli Stati Uniti e in altri paesi quando coloro che hanno accettato l’autorità della Scienza su tali questioni hanno gradualmente accettato la visione normalizzante. Perché se l’omosessualità non fosse più considerata una malattia, e se non si accettassero letteralmente i divieti biblici contro di essa, e se le persone gay sono capaci e pronte a comportarsi come cittadini produttivi, allora cosa c’è di sbagliato nell’essere gay? Inoltre, se non c’è niente di sbagliato nell’essere gay, quali principi morali e legali dovrebbe sostenere la società in generale nell’aiutare le persone gay a vivere apertamente la propria vita?

Il risultato, in molti paesi, alla fine ha portato, tra le altre cose, a (1) l’abrogazione delle leggi sulla sodomia che criminalizzavano l’omosessualità; (2) l’emanazione di leggi che proteggono i diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) nella società e sul posto di lavoro; (3) la capacità del personale LGBT di servire apertamente nell’esercito; (4) l’uguaglianza nel matrimonio e le unioni civili in un numero sempre crescente di paesi; (5) l’agevolazione dei diritti di adozione dei genitori gay; (6) la facilitazione dei diritti ereditari dei coniugi gay; e (7) un numero sempre crescente di denominazioni religiose che possono consentire alle persone apertamente gay di far parte del clero.

Cosa ancora più importante, in medicina, psichiatria e nelle altre professioni della salute mentale, la rimozione della diagnosi dal DSM ha portato a un cambiamento importante dal porre domande su “cosa causa l’omosessualità?” e “come possiamo trattarla?” al concentrarsi invece sui bisogni di salute e di salute mentale delle popolazioni di pazienti LGBT [65].

Riferimenti

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=6900

PAPA FRANCESCO NON SA CHE COSA SIA L’OMOSESSUALITA’

Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si è espresso:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è … ci sono tante cose da fare… con la psichiatria o.. , o… per vedere come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere…”

Mi chiedo senza spirito di polemica come possa un Papa non avere la più pallida idea di che cosa sia realmente l’omosessualità.

Nella classificazione dei disordini mentali e comportamentali contenuta nella decima formulazione del documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della malattie (ICD-10), l’omosessualità non è più in alcun modo considerata una malattia e si riconosce l’esistenza di forme distoniche di tutti gli orientamenti sessuali. L’omosessualità eco-distonica è una omosessualità riconosciuta dal soggetto ma non accettata. Se un omosessuale, pienamente cosciente di essere omosessuale, entra in conflitto col suo orientamento sessuale per ragioni religiose, morali o sociali e desidera cambiare orientamento sessuale, si dice che la sua è una omosessualità ego-distonica. Questa categoria è ormai desueta e l’omosessualità ego-distonica non è più classificata come disturbo mentale, ma come semplice disagio dovuto a ragioni culturali o sociali. L’ICD-10 è stato approvato dalla 43esima Assemblea della OMS nel maggio del 1990 ed è entrato in uso negli Stati aderenti alla OMS dal 1994. È attesa la pubblicazione del l’ICD-11 entro il 2018, e si prevede che sia completamente eliminato qualsiasi riferimento alla omosessualità anche ego-distonica.

Il mantenimento della categoria di “Omosessualità ego-distonica” ha alimentato il florido mercato delle terapie di conversione mirate al riportare gli omosessuali alla eterosessualità, perché queste pratiche aberranti erano considerate ufficialmente forme di cura per una “malattia” e quindi erano rimborsabili dalle assicurazioni sanitarie o dai servizi sanitari nazionali, ove presenti.

L’omosessualità era stata eliminata fin dal 1973 dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual del American Psychiatric Association (APA)), dopo un percorso molto tortuoso in cui resistenze di tipo ideologico, opportunismi politici e interessi economici si intrecciavano in vario modo, in un territorio di confine in cui la scienza (psichiatria) rischiava di perdere anche l’apparenza dell’oggettività. Rinvio a questo proposito a un bell’articolo di Jack Drescher: Out of DSM: Depathologizing Homosexuality https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/ che illustra il percorso che ha portato alla depatologizzazione della omosessualità da parte dell’APA.

Riporto qui di seguito un documento fondamentale in tema di terapie riparative:
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Organizzazione Panamericana della Sanità
Ufficio Regionale della
Organizzazione Mondiale della Sanità

“CURE” PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione

Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come “diversi”. Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull’intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una “deviazione” o il risultato di un “difetto di sviluppo”.

Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.

Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l’applicazione di teorie e modelli che vedono l’omosessualità come una “deviazione” o una scelta che può essere modificata attraverso il “potere della volontà” o attraverso presunti “supporti terapeutici”.

In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte “cliniche” o “singoli terapeuti”, di servizi volti a “curare” l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come “riparativo” o “terapia di conversione.”1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell’etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale (“Protocollo di San Salvador”) 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L’omosessualità come variante naturale e non patologica

Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l’omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3 I professionisti concordano sul fatto che l’omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali l’omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l’omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L’inefficacia e la nocività delle “terapie di conversione”

Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell’efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l’espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l’American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di “conversione”.5 Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell’orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l’intenzione di cambiare l’orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un “difetto” e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell’etica medica: “In primo luogo, non fare del male”. Si tratta di una lesione del diritto all’integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani

Come fattore aggravante, le “terapie di conversione” devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi “riparativi” contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di “stupro riparativo”, soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto “terapeutico” è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione

Gli operatori sanitari che offrono “terapie riparative” aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione – con l’eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come “devianti” non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie “riparative” o ” di conversione” non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:

I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.

Le terapie “riparative” o “di conversione” e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.
Le istituzioni che offrono tali “trattamenti” al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7

Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima.
Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all’integrità personale, alla salute, e all’uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:

Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l’eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all’eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.

La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all’interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l’isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.

Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.

Le molestie omofobe e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:

Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale.

Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

L’applicazione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione” deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:

La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.

L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.

L’uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l’omosessualità (in virtù del fatto che l’orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.
La pubblicità che incita all’intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.

La pubblicità diffusa da “terapeuti”, “centri di cura”, o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l’orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:

Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione”.

I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di proteggere l’integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.

Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.
_____
1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/co/CCPR.C.ECU.CO.5.doc&gt;
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<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf&gt;
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2 I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.
3 American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies): Position Statement. <http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200001.aspx&gt;
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4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.
American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.
5 APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.<http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf&gt;
6 Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/Informe%20Sombra%202009%20LBT.pdf&gt;
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<http://www.tcmujer.org/pdfs/TRIBUNAL%20DESC%20ECUADOR%20MUJERES.pdf&gt;
7 Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.
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Ovviamente Papa Francesco non conosce questi documenti ma solo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Avrà anche coraggio nel lottare contro la pedofilia ma non ha assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità. D’altra parte la Chiesa sembra suggerire ancora oggi, stando alle parole del Papa, una terapia riparativa da applicare in età molto anticipata.

Per capire che cosa sono in concreto le terapie riparative vi consiglio la lettura di in reportage giornalistico molto documentato concernente le “terapie riparative della omosessualità” ossia le terapie che i gruppi cattolici consigliano per risolvere il problema della omosessualità (http://progettogaytest.altervista.org/t … rative.htm) tutto sotto la supervisione di un professore di psicologia della Pontificia Università Gregoriana.

Già in altra occasione ho avuto modo di accennare alla gaia scienza di sedicenti scienziati, ma qui la cosa è più seria perché dietro queste cose c’è l’avallo della Chiesa e non si tratta quindi del solito guru isolato. In queste cose sono coinvolti uomini di Chiesa. Sono personalmente convinto che il messaggio cristiano sia una cosa serissima, o meglio una cosa che, se presa seriamente, è una cosa serissima, e ho conosciuto uomini di Chiesa che hanno veramente speso la vita per il prossimo. Mi chiedo come sia possibile che le cose che sono descritte nell’articolo ottengano l’avallo della Chiesa. Come sia possibile che un ragazzo di 15/16 anni e ancora peggio un ragazzino debba subire per volontà dei genitori una farneticante terapia “riparativa dell’omosessualità” queste cose non sono solo immorali ma sono al limite del codice penale.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6649

RAFFALOVICH: SESSO E CASTITÀ – L’INFANZIA DELL’OMOSESSUALE

Riporto qui di seguito due capitoli della mia traduzione di “Uranismo e Unisessualità” di André Raffalovich:

1) Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico.

2) Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili e ultra-virili.

Nel primo dei due capitoli l’autore comincia a manifestare la sua personalità, e introduce nello studio della sessualità e dell’omosessualità in particolare, delle categorie di tipo morale legate alla ricerca della voluttà, della pace dei sensi e della castità; nell’uso di queste categorie in rapporto all’omosessualità Raffalovich non è schematico e nonostante le apparenze non fa il moralista ma analizza le tendenze morali come modi per trovare un proprio posto nel mondo. Le tendenze morali sono per lui elementi essenziali della sessualità di un individuo. Raffalovich usa un linguaggio diverso da quello moderno e quando si riferisce a forme di omosessualità che non esclude interessi eterosessuali, parla di quelli che oggi si chiamerebbero bisessuali o non sarebbero ritenuti propriamente omosessuali. L’autore si pone il problema relativo all’induzione al matrimonio di questi “omosessuali” in qualche modo compatibili con l’eterosessualità e ipotizza per loro un percorso di recupero che li riconduca all’eterosessualità ma attraverso un’educazione graduale che porti ad una “guarigione psicologica” prima che al matrimonio. Tutto il percorso di recupero, secondo Raffalovich dovrebbe essere demedicalizzato ed affidato ad eterosessuali intelligenti e ad omosessuali superiori, evitando quella che viene presentata come una pratica abominevole, cioè l’induzione dell’omosessuale alla eterosessualità tramite la frequenza di prostituite, cosa molto praticata negli ultimi anni dll’800.

Nel secondo dei due capitoli riportati di seguito, Raffalovich tratteggia in modo molto ricco l’infanzia dell’omosessuale virile (come egli lo chiama). La pubblicazione del libro di Raffalovich è del 1896, ma l’autore ha già perfettamente chiara l’idea della sessualità infantile. Certo egli non dispone di indagini sociologiche attendibili e non ricorre allo studio sistematico di casi clinici come Krafft-Ebing, la sua descrizione della omosessualità infantile, limitata agli ambienti sociali di alto livello, è probabilmente per la gran parte frutto di ricordi personali e presenta aspetti oggi difficilmente comprensibili, come le riflessioni sul rapporto tra il bambino omosessuale di buona famiglia e i servi della sua famiglia. Si nota che la società è stratificata in modo rigoroso e che le persone di livello sociale più basso sono considerate sostanzialmente non assimilabili a quelle appartenenti ai ceti più ricchi o più colti, siamo cioè il pieno ‘800 borghese.

Raffalovich arriva a supporre che la differenza di classe sociale crei meccanismi di attrazione analoghi a quelli dell’attrazione sessuale e con questa idea spiega l’interesse del bambino omosessuale ricco per la servitù e non per gli adulti della sua categoria sociale. Colpisce in particolare l’idea che possano svilupparsi rapporti di simpatia tra il bambino omosessuale e i servi maschi, in ragione del fatto che “l’intelligenza di un domestico e simile a quella di un bambino”.

Interessanti son anche le riflessioni sui collegi e sui rischi che la vita di collegio può comportare rispetto alla omosessualità, oltre alcune questioni sull’interesse per i soldati e per le divise.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico

Non si possono fare riflessioni e osservazioni senza rendersi conto di tre fattori importanti che modificano la psicologia sessuale di tutti gli uomini:

– il desiderio, il bisogno (fittizio o reale) del piacere in sé, con la sua eccitazione, i suoi preliminari, la sua cristallizzazione (Stendhal), la sua realizzazione;

– il desiderio, il bisogno di rigettare, di spogliarsi dell’eccitazione sessuale, dell’inquietudine, della fatica, dei fastidi;

– il desiderio, anche lontano, il bisogno vago, la ricerca, anche vana, della castità, una predilezione in favore della castità.

A seconda della presenza isolata o simultanea di uno o di due di questi fattori, a seconda della preponderanza dell’uno sull’altro o sugli altri, la condotta di un uomo cambia così come cambia la sua psicologia sessuale.

Anche l’uranista, come qualsiasi altro uomo eterosessuale, o semplicemente sessuato, è soggetto a queste influenze perché esse riguardano la sessualità in quanto tale.

L’uomo che cerca soprattutto la voluttà in sé e per tutto quello che le si cristallizza intorno, ha bisogno di un’altra analisi rispetto a quello che cerca soprattutto la pacificazione dei suoi sensi e l’acutezza della sua vita intellettuale.

E non sono soltanto gli individui che differiscono in questo modo, ma queste variazioni si presentano nello stesso individuo a diverse età e in diversi momenti della vita.

Certi uomini [1] sono più portati degli altri verso un ideale di castità sia naturalmente, fondamentalmente, e quindi malgrado molte influenze e molti avvenimenti oppure senza l’influenza di circostanze, dell’ambiente e di avvenimenti che modifichino il loro carattere.

Forse senza spiegarsi il perché, forse senza darsi la migliore spiegazione, la castità appare loro (personalmente) desiderabile e soddisfacente. Per la maggior parte del tempo tengono per sé questa predilezione, senza comunicarla, per pudore, per orgoglio, per paura, perché se ne sono troppo distaccati nella pratica.

L’istinto sessuale in loro ha cessato di essere tirannico; non è, per così dire, che uno dei membri di un’oligarchia. Una vita sregolata è per loro sempre più sgradevole, e dipenderà dalla circostanze se si sposeranno o resteranno celibi, diventando anche moderati e continenti.

Tra loro si trovano parecchi uranisti, che si sposano e rinunciano alla loro sessualità spontanea, e anche parecchi uranisti impenitenti, ai quali l’uranismo sembrerà sempre più casto, più pulito, più decente dell’eterosessualità.

È evidente che gli uomini capaci di un ideale di castità personale volontaria (che questo ideale sia realizzato o meno ma purché sia uno dei limiti del loro carattere, della loro individualità) tenderanno verso una diversa situazione psicologica e fisiologica rispetto agli altri uomini. Così, quando si studia la psicologia sessuale, il caso sessuale di un uomo, sarà importante definire il suo ideale di castità o di voluttà o di pacificazione.

Non bisogna confondere la castità con la sobrietà, la temperanza o la pacificazione. L’uomo che ha questo ideale di castità, questa predilezione umile per la castità, può non essere temperante. Può scoprire da solo l’assioma secondo il quale un po’ di infamia allontana dalla purezza, molta infamia ci riconduce ad essa. Può astenersi con gioia o sprofondarsi deliziosamente nel piacere e non sapere regolare, goccia a goccia, la sua voluttà. L’uomo che ama, ricerca o sceglie naturalmente la sobrietà, la temperanza sessuale (eterosessuale o uranista o bisessuale) si comporterà in un altro modo. Senza igiene [moderazione] non raggiungerà la piena soddisfazione. Ricercherà nella sessualità gli atti che lo libereranno il più rapidamente possibile dall’aculeo del desiderio; è così che uomini seri, rispettati, distinti, possono praticare i vizi più denigrati, tutte le forme di unisessualità attiva o passiva o reciproca, o di eterosessualità comune o sterile, perché dopo si sentono allegri, alleggeriti e in pieno possesso della loro attività intellettuale, fisica e morale. Quando, per loro disgrazia e loro castigo e per la vergogna della società, questi sono uomini di una austerità esteriore ostentata, uomini il cui mestiere o la cui professione esige una severità di costumi e accade che sono scoperti, la loro ipocrisia rivolta e sconcerta. C’è spesso, in queste situazioni, dentro di loro una soluzione di continuità nelle loro emozioni che impedisce loro di rendersi conto in modo permanente dell’enormità della loro condotta. Se la loro sobrietà è precisa, la loro vita intellettuale non è toccata dalla loro sessualità.

Questi uomini sobri e discreti possono ricercare o la voluttà o il riposo che la segue, o entrambe le cose, e restare moderati nel loro vizio.[2] Gli uomini che amano la castità non finiscono così: perché la castità è una virtù positiva, non negativa, cosa che gli altri dimenticano spesso.

A mio giudizio, nessuna descrizione di un uomo e della sua psicologia sessuale risulterebbe soddisfacente se non si desse un’idea dell’influenza di questi fattori.

Consultato da un sessuale [un uomo con problemi sessuali] mi sforzerei di sapere e di fargli sapere se la sua sessualità ricerca soprattutto la voluttà sessuale e tutto quello che le sta intorno, o la pacificazione sessuale e la rinascita, il rinnovarsi dell’intelligenza; se immagina nel suo cuore che la castità sia meglio della sessualità; se trova umiliante non soddisfare tutte le sue aspirazioni sessuali; se il suo orgoglio conta molto o solo un po’ nelle sue aspirazioni e nella loro soddisfazione; se dentro di lui ci fosse da qualche parte un gusto per la castità, lo incoraggerei a coltivarlo, invece di mandarlo da una prostituta come fa il medico guaritore di oggi. Se il suo orgoglio è insuperabile, se si credesse disonorato dal non consegnarsi a delle inclinazioni unisessuali, esiterei prima di imporgli la prima condizione che impone il medico guaritore , cioè quella di rompere il rapporto unisessuale che esiste da tempo. Questo significherebbe consegnare il sessuale [l’uomo che ha problemi sessuali] in difficoltà a tutti gli errori e a tutti i pericoli. Avrebbe invece molto da imparare su se stesso e sulla vita prima di essere maturo per una rottura efficace e feconda. Non bisogna consegnarlo, senza metterlo prima al sicuro, all’ossessione sessuale. I medici, probabilmente, desiderano fare sposare nel più breve tempo possibile gli unisessuali che li consultano e non hanno il tempo e forse l’esperienza necessaria per una guarigione psicologica. Quando l’inversione e l’uranismo saranno capiti a livello più generale, quando se ne avrà meno paura, io credo che non saranno più i medici che faranno queste cure; ma gli eterosessuali buoni e intelligenti o gli uranisti superiori potranno facilitare l’inizio di questi cammini, questi perfezionamenti. Oggi il matrimonio, reso possibile attraverso il passaggio prolungato attraverso la casa di tolleranza è una cosa indegna. Gli uranisti di buona volontà (parzialmente eterosessuali) devono essere preparati psicologicamente prima di esserlo sessualmente.

Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili[3] e ultra-virili.

Gli invertiti licenziosi o chiacchieroni o malati hanno talmente goduto gli onori della pubblicità che gli altri invertiti sono ancora poco conosciuti. Ma essi raggiungono una maturità intellettuale e morale che non considera più il sesso come il centro dell’universo. Non devono più lamentarsi della loro sorte. Devono pensare a compiere la loro missione qua giù, e cercano di fare del loro meglio. Allo stesso modo ci sono uomini eterosessuali che si svincolano dalla vita genitale ad un certo momento della loro crescita.

È difficile rendere giustizia agli invertiti, come sarebbe difficile essere giusti verso gli eterosessuali, se ci si occupasse esclusivamente della loro vita sessuale. La menzogna e la sessualità si sfiorano così da vicino perché la realtà fa apparire folle il desiderio, perché il prima e il dopo si toccano e si contraddicono.

L’invertito si ritiene così disinteressato da giudicare della bassezza della sessualità, solo che non ha il coraggio di andare fino in fondo e di cercare la castità; inventa argomenti in favore dei suoi gusti.[4]

Se fosse l’essere superiore che si immagina di essere e se avesse un po’ di religione, cercherebbe di affrancarsi dai legami della carne e di rendersi utile all’umanità.

Il giorno in cui l’invertito non reclamerà più l’indulgenza della società, comincerà a giustificarsi agli occhi degli uomini veramente superiori.

Si nasce uranisti più o meno; si può diventare invertiti sia durante questo periodo di indifferenza sessuale (così finemente osservato da Max Dessoir), che dura qualche volta fin dopo la pubertà – sia molto tempo dopo. Le circostanze, l’isolamento e tutto quello che esso comporta, i cattivi esempi e i cattivi consigli, le letture e le conversazioni, un seduttore giovane e appassionato, o prudente, abile e pieno di esperienza, i problemi della sessualità eterosessuale, le malattie, le psicosi transitorie o permanenti, la vanità, la cupidigia o anche la necessità possono trasformare un eterosessuale in omosessuale.

Nell’uranista o nell’invertito di nascita l’inversione si manifesta molto presto. Bisognerebbe conoscere a fondo quello che ancora noi ignoriamo per la gran parte, cioè la sessualità dell’infanzia, per sapere se le tendenze eterosessuali si sviluppano realmente con molto maggiore lentezza o se invece non le si nota quando le si incontra. Prima di dichiarare che questa precocità sessuale (precocità di sentimenti, non di atti) è un segno di degenerazione negli invertiti, bisognerebbe rendersi conto della percentuale di bambini sessualmente precoci eterosessuali. Quanti bambini e quante bambine si innamorano gli uni delle altre o di persone adulte! Quanti ragazzini di cinque anni sono affascinati da una bella signora o da una ragazza grande! Intorno a loro si sorride, si raccontano davanti a loro cose che essi sentono misteriosamente e esprimono comicamente, i piccoli si rendono conto, alla lunga, dei loro sentimenti.

E certamente questi affetti sentimentali non sono rari tra i bambini. Li si favorisce stupidamente perché sono cose divertenti, ma dato che questi affetti, quando sono uranisti, non divertono affatto, non ci si fa caso. Il bambino capisce oscuramente tutto questo; quando dà qualche segno di un’emozione prodotta in lui dalla presenza e dal contatto con un uomo, si accorge che la sua agitazione passa inavvertita. Lo si complimenta quando dona un fiore a una donna; quando lascia la sua mano nella mano di un uomo non si dice nulla. L’uomo lo interessa molto più della donna, e gli adulti evidentemente pensano il contrario. Il bambino indovina molto presto che lì c’è un malinteso e, con questa meravigliosa dissimulazione tipica dei bambini, accetta la situazione.

I bambini sono così dissimulati, non solo per ignoranza ma ancora di più per paura o per prudenza. I bambini sanno molto presto quello che devono dire e soprattutto quello che devono nascondere.

Questa consapevolezza non deve affatto stupire perché essa esiste in un certo grado negli animali domestici. La vanità o la ricerca dell’approvazione caratterizza i bambini come gli animali.

È poi anche naturale che l’invertito si ricordi così chiaramente della precocità delle sue tendenze. Arriva un momento nell’esistenza di ogni invertito in cui egli decifra l’enigma del suo gusto unisessuale. È allora che riordina tutti i suoi ricordi e per giustificarsi ai suoi occhi, si ricorda di essere stato quello che è dalla sua prima infanzia. L’unisessualità ha colorato tutta la sua giovane vita; lui ci ha pensato, l’ha sognata, ci ha riflettuto in perfetta innocenza e molto spesso.

Si è immaginato, da piccolino, di essere allevato da dei briganti, da dei barbari; a cinque anni, a sei anni ha sognato il calore dei loro petti, delle loro braccia nude. Ha sognato di essere loro schiavo e ha amato la sua schiavitù e i suoi padroni. Non ha mai avuto il minimo pensiero brutalmente sessuale, ma ha scoperto la sua vocazione sentimentale.

L’invertito nato e ben nato può essere di una innocenza fisica eccezionale quasi fino all’età della pubertà, se si trova senza cattivi consiglieri, se è timido e ignora il suo corpo. La sua depravazione è allora solo e assolutamente cerebrale e sentimentale. Non si indirizza ancora alle persone che lo circondano. Ama i quadri, le statue, le immagini che rappresentano delle belle figure. Anche gli operai lo interessano per i loro vestiti, diversi da quelli che vede indossati dai suoi parenti – e sperimenta già questa passione degli invertiti per tutto quello che somiglia ad una uniforme o a un costume convenzionale. Quello che i Tedeschi chiamano soldaten liebe, è talmente noto, talmente diffuso tra gli invertiti e i corrotti in tutti i paesi europei che, in certe città, specialmente a Londra, il numero di soldati che si prostituiscono è più grande di quando si vorrebbe credere.[5]

Con una pazienza e una tenacia che non deve stupire in un bambino, tutto quello che ha un rapporto, anche minimo, con l’inversione lo appassiona. Segue la pista con un fiuto da animale o da Pellerossa o da donna. Ancora giovanissimo e completamente vergine, si sente vicino a tutto quello che ignora.

Ha sogni eroici. È un eroe amante di un altro eroe, e i racconti di fate non sono più fiabeschi delle sue visioni da sveglio. Lui è l’eroe o l’amico preferito, o anche, più raramente, ma non per lungo tempo, l’eroina dei romanzi che legge o che sente raccontare. L’invertito di nascita non è necessariamente effeminato, non lo è sempre e non cerca sempre le ragazzine e i loro giochi.

È utile ricordarsi che gli invertiti effeminati sono i più conosciuti perché essi hanno molto di più la mania delle confidenze e della vanterie. Gli invertiti che stanno zitti non sono stati ancora scoperti, e Krafft-Ebing non li registra affatto. Ma comunque esistono, e sono loro che ci impediscono di disperarci per la razza degli invertiti.

Parallelamente a questa esaltazione romantica, a questo platonismo, a questa favola, il bambino prova un’attrazione carnale verso l’uomo e non sa forse ancora che i due pensieri che lo interessano sono legati insieme.

Il bambino può ogni giorno ricercare i mezzi per accarezzare la mano o il copro di un domestico, al momento del pasto per esempio, o sulle scale, e lo stesso bambino può tutti i giorni sognare i destini più puri e fantastici.[6]

Il bambino prova, probabilmente per i domestici in livrea, o in maniche di camicia, i primi assalti di quella ossessione per l’uniforme che si ritrova anche nella vita sessuale degli eterosessuali. Quanti uomini amano la donna vestita o mezza-vestita in una certa maniera?

La maggior parte degli uomini amano un certo tipo, e tutto quello che ci si avvicina, per l’andatura o l’aspetto, agisce su di loro più rapidamente, più violentemente. Spesso, dopo una infedeltà al loro tipo ritornano ad esso più servilmente. Gli uomini hanno poca immaginazione. Ce ne sono di quelli che con tutte le loro conquiste, favorite e favoriti, fanno lo stesso pellegrinaggio, che vanno docilmente allo stesso posto nei dintorni della città, ecc. ecc..

La differenza tra le classi agisce in certi casi quasi come la differenza tra i sessi. È certamente possibile che questa osservazione, che ho avuto spesso modo di esprimere, spieghi i sonetti di Shakespeare. Un’amicizia entusiasta (passione che non suppone affatto l’inversione né la perversione) e la distanza sociale tra Shakespeare e il giovane uomo, e la giovinezza dell’uno e l’età matura dell’altro, offrirebbero la chiave dell’enigma. Gli invertiti, i pervertiti contano tanti uomini celebri e tante glorie che potrebbero anche lasciare andare Shakespeare.

Il bambino non sfugge a nessuna influenza. I genitori gli hanno proibito di familiarizzare con la gente del popolo, e l’operaio, il valletto, il capo-cameriere, il cocchiere diventano per lui sempre più desiderabili. Se il bambino è malato ed è trasportato da uno di questi uomini, il suo cuore batte con paura e con piacere, prima, durante e dopo. Mette a paragone le sue sensazioni con quelle che prova nelle braccia di un padre o di un fratello e la differenza è così grande che il bambino non può sbagliare. Ammette quello che è. Non sa perché. Si dà delle spiegazioni. Comincia a credere che quello o quell’altro uomo gli piace. Ma non è un uomo che gli piace, il cui abbraccio lo estasia, il cui contatto lo turba, ma è l’uomo. Quando il bambino ha superato la sua ignoranza ed è arrivato a questa conoscenza di se stesso, la sua educazione sentimentale procede da sé. Il bambino si abbandona in modo sornione a una quantità di atti impulsivi per attirarsi l’attenzione degli uomini che lo interessano, senza essere sospettato dalla sua famiglia. Una donna innamorata non è più folle e più prudente, più paziente e più impaziente.

Questo modo di fare può durare parecchi anni, prima, durante e dopo la pubertà. Il bambino vede le cose via via più chiare. Quello che desidera si va precisando. All’inizio non sa quello che vuole, un contatto qualunque, un bacio. La storia greca gli insegna allora che i Greci si amavano tra uomini, che i Greci erano belli, nobili, ammirevoli, che l’amore greco oggi non è accettato dai costumi, che Socrate e Alcibiade avevano dormito sotto lo stesso mantello, ecc.. Non c’è bisogno di altro per attivare e riempire l’immaginazione di un bambino. “Sono dunque un Greco antico”, si dice. Disprezza un po’ i moderni. È ancora troppo al di fuori della vita moderna per essere imbarazzato dalla sua inversione. Invece essa lo interessa, occupa la sua mante.

In collegio, l’invertito può restare innocente, come il bambino eterosessuale può, lì, essere indirizzato in un modo più o meno permanente verso l’unisessualità.

L’influenza dell’internato è una questione molto importante e molto difficile da risolvere. Tutti – o quasi tutti – quelli che si potrebbero interrogare[7] e che potrebbero rispondere, si terrebbero probabilmente al di sotto o molto al di sotto della verità. Gli invertiti, per esempio, sono molto reticenti o molto spacconi. Molti tra loro hanno la mania di vedere loro simili dappertutto. Gli eterosessuali che non sono morsi dalla passione del pettegolezzo negherebbero sfrontatamente, per vigliaccheria, pudore, pigrizia, o qualcos’altro.

Gli insegnanti, lo si capisce facilmente, non possono né dire né vedere la verità su questo argomento. Se è facile nelle prigioni darsi all’unisessualità, i ragazzini viziosi o invertiti non sono meno ingegnosi dei carcerati.

Quelli molto viziosi in collegio, spesso, sono invertiti solo per vizio, per mancanza di altre occasioni. Alcuni ragazzi possono pervertirsi senza essere per questo degli invertiti. Molti invertiti hanno un pudore esagerato che può salvarli, quantunque la vita in comune sia nemica del pudore.

È inutile sottolineare qui che si si nota nei ragazzetti un pudore istintivo, soprattutto in presenza di un uomo, allora è importante diffidare. Siamo in presenza di un invertito? Gli invertiti, quando sono molto giovani hanno tutti i sintomi del pudore se si tratta di mostrarsi svestiti davanti a qualcuno del loro sesso.

Questo pudore, a meno che non sia sradicato dal collegio o dissimulato per prudenza, li accompagna nella vita. E quando cominciano a superarlo ne sono molto fieri. Dopo essersi dati alla unisessualità con furia, perdono questo pudore e cercano invece le situazioni che ad esso sono contrarie. Il pudore di una donna di brutta vita non è quello di una donna onesta o delicata e fiera.

Non ho dati sufficienti per studiare la questione dell’internato. Gli scritti e le confessioni degli invertiti sono a questo proposito assai poco degni di fede. Gli invertiti, l’ho già detto e lo ripeterò ancora, sono mentitori, e parlando della loro infanzia cercano di discolparsi e di rendersi interessanti a forza di passione e di ignominia.

Sottolineerei solo che certi ragazzini non si interessano ad altri ragazzini. Potrebbero anche attraversare l’internato senza essere attirati dai compagni della loro età. Essi amerebbero o dei ragazzi grandi che nella maggior parte dei casi non presterebbero loro attenzione, o degli insegnanti.

È evidente che questi ragazzi potrebbero non essere mai in pericolo e i loro sentimenti per i loro insegnanti non potrebbero che fortificarli nel desiderio di impegnarsi.

Sono ragazzini che non si sentono affatto ragazzini, nei loro sogni sono già delle persone adulte.

Altri invertiti, lo si sa, amano sempre qualcuno (o quelli) della loro età. Sono gli omosessuali a oltranza. Hanno la passione della similarità. Sono forse tra i meno effeminati.[8]

Man mano che si avvicina la pubertà, il pericolo per l’invertito aumenta. Se è alunno esterno o è educato a casa, la sua ignoranza e la sua ansia entrano in fermentazione. Ogni pericolo ha ora la sua importanza. Il ragazzo ignora probabilmente il lato fisico dell’atto sessuale. Immagina forse che i rapporti tra uomini siano simili a quelli tra donne e uomini, sa comunque che la realizzazione del suo desiderio sarebbe sterile. Può essere maturo per l’atto sessuale e credere che esso consista in un contatto esteriore più o meno prolungato.
Se tra le persone che stanno intorno al giovane invertito si trova un uomo qualsiasi, soprattutto un uomo di una classe inferiore (come un domestico), quest’uomo diventa l’idea fissa del bambino. Dico bambino perché a 13, 14 o 15 anni un ragazzo allevato in questo modo è un bambino.

Questo ragazzetto immaginerà ogni giorno degli incontri improvvisi con quest’uomo. Saprà i suoi orari di servizio e si troverà suoi luoghi dove quello dovrà passare molte volte al giorno, se è possibile. Cercherà soprattutto di incontrarlo nell’oscurità per provocare lo shock del contatto del suo corpo contro quello dell’uomo, per prenderlo per mano. Così pudico fino ad allora, creerà delle occasioni per mostrarsi nudo o mezzo nudo.

Non so se accade istintivamente o se si ricorda delle descrizioni delle seduzioni femminili che ha letto, ma si comporterà come una donna impudica e innamorata. Una tale perseveranza, un giorno o l’altro, sarà ricompensata come merita e l’uomo cederà all’audacia del giovane ragazzo un pomeriggio scuro o una sera senza luce.

Qui, ancora una volta, tutti i dettagli e tutte le conseguenze di questa caduta dipenderanno dal caso.

Gli invertiti che leggeranno questo o i medici psicologi riconosceranno la verità di quello che io ho indicato; e i genitori non sapranno neppure che cose simili sono successe o succedono vicino a loro. Dei legami di questo tipo possono stringersi e durare a lungo. L’audacia del bambino, così lascivo all’inizio della pubertà, supera gli scrupoli e la vigliaccheria dell’uomo.

La differenza di casta, agendo come la differenza di sesso, si fa notare qui. L’uomo del popolo si lascia trascinare dal giovane signore, quando forse potrebbe resistere a un ragazzetto delle classi inferiori. Se l’uomo è invertito o pervertito, o molto grossolano, non aspetta che l’iniziativa del giovane signore per farsi incantare.

Se non è niente di tutto questo, non bisogna dimenticarsi che lo svilimento e l’asservimento di un figlio del capo o del padrone non può che inorgoglire l’uomo del popolo e ripagarlo della propria servitù.

Non bisogna dimenticare che il fatto di essere domestici può produrre una tale abitudine all’obbedienza che il domestico subisce i capricci del suo giovane padrone, con o senza piacere, ancora meglio o ancora peggio di chi domestico non è.

Probabilmente in molti casi un uomo che cercasse un ragazzo giovane con l’intenzione di sedurlo riuscirebbe solo a spaventarlo. Molti invertiti sono stati spaventati nella loro giovinezza dal desiderio di un uomo scostumato, senza coscienza, e sono sfuggiti alle sue carezze, assaliti da un terrore incomprensibile e passeggero o di lunga durata.

Non può che essere solo l’invertito nato per la passività o l’obbedienza femminile quello che si lascia facilmente violare o contaminare o istruire da un uomo qualunque.

Ci sono delle donne vergini che si concedono ma non si lascerebbero mai prendere. Allo stesso modo l’invertito vergine e maschile (ci sono degli invertiti che sono piuttosto un maschio e mezzo che un maschio effeminato e a metà) vorrà bene offrirsi e prestarsi a tutte le compiacenze, a tutte le turpitudini, ma se ne scapperebbe se un uomo prendesse l’iniziativa. Questo potrebbe spiegare molte storie di invertiti, molti rifiuti e molti consensi.[9]

Fino ad ora non possiamo che compiangere e deplorare la condotta del giovane invertito. Ha tutte le scusanti della natura e non ha ricevuto alcun consiglio e alcun soccorso.

Sa che la sua condotta sarà esecrata, ma non si considera affatto peggiore degli uomini e delle donne che si piacciono e si amano. Si scusa pensando che sono i piaceri sessuali che vengono designati col nome di amore che, secondo i poeti, i moralisti cinici e i romanzieri, governano il mondo.

Essendo naturalmente omosessuale, egli non vede la differenza tra il suo vizio e quello dell’eterosessuale – e non trovando l’eterosessualità trattata come dovrebbe essere trattata, cioè senza eccesso di indulgenza o di entusiasmo – la sua coscienza non prova alcun imbarazzo.

Solo imparando a distruggere, o a disprezzare, o a dominare la sessualità e la sensualità, l’invertito di nascita può distinguersi dall’eterosessualità. Ma prende per sé tutte le scuse che ci sono per l’eterosessualità e ci aggiunge che l’omosessualità è sterile, ecc. – più o meno quello che Shopenhauer sembra aver detto in favore della pederastia.[10]

Se ci si stupisce della passione che i domestici, la gente del popolo, gli operai, i soldati, gli uomini in blusa, in livrea ispirano agli uranisti bambini, ci si deve solo ricordare che il bambino di buon livello sociale, ben nutrito, trova negli uomini del popolo, di volta in volta, più contrasto o più simpatia. Molti ragazzini di buona famiglia, che non parlano per timidezza in presenza di persone delle classi superiori, chiacchierano e cinguettano con qualsiasi domestico e con qualsiasi uomo del popolo. C’è più uguaglianza tra l’intelligenza di un bambino della borghesia agiata e quella di un domestico, più bonomia nel domestico che nell’uomo delle classi colte o ricche.

Il bambino si sente a suo agio, sa che non lo si sgriderà, non gli si darà fastidio, non lo si rimprovererà. L‘uomo del popolo che ha buon cuore, che è un bravo ragazzo, non troverà il bambino così noioso o non riterrà che richieda una tale fatica come avverrebbe a un genitore o a un professore. Così l’attrazione del domestico nasce da una simpatia, da una sorta di solidarietà, da un sentimento di cameratismo. I ricordi sinceri di uomini perfettamente eterosessuali confermano questa supposizione. Molti eterosessuali ricordano di avere meravigliosamente amato uomini delle classi inferiori che erano gentili verso di loro e di averli trovati più interessanti, più competenti di cose più interessanti, degli adulti, di un padre che prende in giro, che è capriccioso, stizzoso o di un fratello che rimprovera e si preoccupa, degli zii dei quali si sono conosciuti i difetti dalla conversazione dei parenti. Il bambino considera anche spesso ingiusta la posizione del domestico, vede che lo si sgrida e insorge nel suo piccolo cuore, lo vede giocare il miglior ruolo quando lo si biasima per delle banalità o perché l’uomo o la donna che lo rimproverano sono di cattivo umore.

Se il bambino manifesta un po’ di dolcezza, un po’ di riconoscenza, un po’ di gentilezza, tocca facilmente l’amor proprio del domestico, di un uomo che probabilmente apprezza il buon cuore della giovane creatura.

E se questo bambino è uranista, e il contatto con un uomo un po’ affettuoso lo riempie di un’allegrezza sognata? Non c’è nulla di più naturale del suo slancio verso il domestico che simbolizza le classi che lo interessano e gli ricorda con la sua presenza che un intimo e misterioso avvicinamento con un uomo di questa classe è realizzabile e anche vicino.

Gli uranisti più virili e più degni, sono stati esposti a queste tentazioni, e se sono stati salvati, è l’occasione che è mancata o il domestico ha sempre rifiutato di capire e di lasciarsi piegare. Crescendo, uscendo dalla casa paterna, entrando nel mondo, questi fantasmi sessuali sembrano dissiparsi e abbandonare l’uranista virile e intelligente, ma perseguitano l’effeminato, o anche il virile senza carattere, senza sentimentalità. Un’amicizia adolescenziale spazzerà via per qualche anno questo passato.

Gli uranisti delle classi meno agiate, della piccola borghesia, si innamorano più facilmente di giovani uomini di condizione sociale migliore, allevati meglio, più fortunati, e questi slanci sono forse meno pericolosi per il carattere, rispetto agli slanci degli uranisti più ricchi. Jean-Paul Richter ha descritto l’amore casto di un casto giovane uomo povero per un giovane nobile bello e fiero.[11] L’adolescenza, è vero, con un profluvio di nuovi sentimenti, innalza l’uranista virile e lo mette (a parte la timidezza di classe) al livello dell’uranista allevato in ambienti sociali medio-alti.

Si vede che i rischi corsi dai giovani uranisti si bilanciano; il ricco sarà tentato dai valletti, il povero dai giovani uomini di buona condizione sociale, ma sarà forse corrotto da qualche compagno grossolano più grande (come Hamann, il mago del Nord); ricco e povero saranno esposti molto facilmente in collegio all’onanismo reciproco.
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[1] Qualsiasi sia la loro sessualità.
[2] Non parlo della demenza senile, né dei prodromi di certe follie, né di atti delittuosi da tutti i punti di vista come l’induzione alla dissolutezza dei minorenni o delle minorenni, o gli atti crudeli commessi dagli alienati, dai corrotti o dai deboli curiosi.
[3] Fino allo sviluppo definitivo, fino alla fissazione della vita sessuale, il virile e l’effeminato superiore possono somigliarsi e possono passare attraverso le stesse peripezie. Il bambino ha sempre qualcosa di femminile (Shakespeare chiama il ragazzi e le donne bestiame dello stesso colore) che è transitorio nel virile e persistente nell’effeminato. Il virile, se riflette, può facilmente ingannarsi e credere persistente quello che in lui c’è di passeggero ed è solo questione di crescita e di ignoranza.
[4] Questi invertiti non sono i peggiori, difficilmente si pervertono dopo la loro prima giovinezza. Manifestano qualche preoccupazioni in rapporto alla loro dignità. Non sono casti ma non sono libertini. Si potrebbe senza timore affidare loro un ragazzo. Non spargono il contagio. Si preoccupano del loro onore e della loro reputazione.
Alcuni arrivano a superare in qualche modo, a recuperare i loro errori di giovinezza, se superano la crisi – crisi altrettanto frequenti nell’uomo di rango come nella donna onesta – possono morire rispettabili e rispettati.
Non avendo gli invertiti scelto la loro natura, bisogna riconoscere loro la volontà di migliorarsi, di depurarsi e quando si proclamerà la superiorità dell’invertito che si trattiene sull’uomo eterosessuale che si abbandona alla sessualità, sarà solo un atto di giustizia.
[5] Non è esagerato dire che in certi reggimenti si può presupporre la venalità della maggior parte dei soldati. La clientela deve essere numerosa e assidua per avere tali risultati. Il soldato è la mania di molti invertiti e il soldato, quando si trova solo o anche con un altro soldato, tenta, la sera – nemmeno la notte – di provocare il suo cliente con lo sguardo e con l’andatura. Gli abiti eleganti e bombati non mancano di produrre i loro effetti. È una cosa deplorevole e penosa, e si vorrebbe certo trovare un rimedio impossibile al presente. La mancanza di pudore e la venalità non potrebbero spingersi oltre. La sera ad Hyde-Park, se le notte non è assolutamente scura, si sentono degli invertiti che dicono con disappunto: – C’è troppa luce qui – mentre gli eterosessuali si vergognano meno.
Che fare? Lo spettacolo scoraggiante di questi uomini e di queste donne stravaccati e avvinghiati in piena vista demoralizza le persone già demoralizzate, purtroppo!
Gli Americani, che non hanno meno invertiti degli Europei, si lasciano trascinare dalla loro ammirazione per i soldati inglesi e si trovano qualche volta invischiati in fatti di ricatto. Ma il dio che protegge gli ubriaconi deve proteggere gli invertiti più di quanto non faccia la loro prudenza perché sono altrettanto ipocriti che temerari.
[6] Questa incoerenza è frequente sia negli uomini che nelle donne; negli uomini soprattutto è scioccante. Essa porta all’ipocrisia, alla debolezza, all’inutilità.
Le virtù che non esistono che nelle intenzioni e per niente nella volontà non valgono nulla. Fanno spesso più male che bene. Il buon parlatore e il buon pensatore la cui vita è piana di crapula fanno più male ai giovani uomini dei debosciati senza vergogna.
Non bisogna parlare troppo dell’ideale, di quello che è casto e puro, perché le parole caste di un vizioso somigliano troppo all’esaurimento dopo la dissolutezza agli occhi delle gente grossolana, dei giovani o dei burloni.
Gli invertiti seguono questa incoerenza fino ai limiti estremi. Nella maggior parte dei casi c’è una differenza netta tra le loro teorie e il loro modo di comportarsi. Hanno tendenze così eteree, sono coscienziosi secondo loro, e le loro soddisfazioni sono insieme imperiose e poco difficili. Lasciati soli cedono ad un brusco desiderio, oppure cercano di tanto in tanto un amico di gioventù compiacente, spesso un amico più povero o sposato.
[7] Non arrivo proprio a capire come si possa interrogare un uranista virile o ultra-virile, e come quello possa avere voglia di rispondere. Fino ad oggi ci si è occupati di queste questioni in un modo che farebbe tenere la labbra chiuse ad un uomo.
[8] Un certo numero di effeminati, avendo la passione della similarità, cede forse alle donne.
[9] Alcibiade che si offriva a Socrate.
[10] L’ignoranza di questo autore, quando parla di pederastia, è inconcepibile.
[11] Die Flegeljahre. [L’età ingrata]

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