RAGAZZI GAY E GENITORI OMOFOBI

Ciao Project,

ho 50 anni, non sono gay, ma ho un figlio gay di 25 anni e mi piacerebbe fare conoscere la mia esperienza ad altri genitori. Devo dirti che sono stato, negli ultimi due anni, un lettore assiduo dei tuoi siti che mi sono stati utilissimi. Ma cominciamo dall’inizio.

Sono nato nel 68, mi sono sposato giovane, nel 90, i miei pensavano che fosse troppo presto ma io l’ho voluto fare perché volevo vivere con mia moglie e non ho mai rimpianto quella scelta perché mia moglie è una persona che mi vuole bene veramente. Mio figlio, che qui chiamerò Diego, è nato nel 92, quando io avevo 24 anni ed ero un papà giovanissimo. Da piccolo Diego era un bambino molto vivace e curioso di tutto, che si sentiva molto il cucciolo di papà e mamma. Ho ricordi bellissimi di quel periodo (6-10 anni). Col crescere si è dimostrato anche bravo a scuola e molto responsabile, a 14 anni ha avuto le chiavi di casa. Tra noi c’è stato sempre un buon dialogo. Mia moglie non è mai stata una mamma-chioccia e ha cercato dai 14 anni in poi, di metterlo in contatto con ambienti sportivi in modo che potesse stare con altri ragazzi. A 14 anni Diego era già molto alto e giocava a basket a discreto livello, portava a casa i suoi compagni di squadra, li invita a pranzo, io e mia moglie cucinavamo e l’atmosfera era molto gradevole. Le cose sono andate avanti così fino ai 17 anni. Mio figlio non aveva mai portato a casa una ragazza e non aveva mai parlato di ragazze. In casa non avevamo mai parlato seriamente di sesso. Diego vedeva me e la madre che la sera vedevamo la televisione abbracciati e la cosa per lui era assolutamente naturale. Era capitato qualche volta di parlare un po’ di qualche trasmissione televisiva che accennava alla omosessualità. Sia io che mia moglie abbiamo sottolineato che ciascuno è quello che è e che solo le persone poco intelligenti possono avere pregiudizi in questo campo.

Vorrei chiarire che i nostri non erano atteggiamenti “politicamente corretti” assunti perché chi è di sinistra ragiona così. Io, in gioventù, ho avuto un amico gay molto più grande di me, che forse si era innamorato di me, che per me è stato un secondo padre, se non ci fosse stato lui non so che fine avrei fatto ma credo che avrei corso molti rischi e molto seri. Anche mia moglie l’ha conosciuto ed è rimasta molto colpita. Insomma, la faccio breve, per me l’omofobia non esiste perché sarebbe la più radicale contraddizione della mia vita e della mia esperienza.

Quindi Diego, a casa, non ha mai respirato un’atmosfera omofoba. Comunque quando aveva 17 anni io e mia moglie abbiamo cominciato a porci delle domande, non eravamo prevenuti verso l’omosessualità, ma avere un figlio unico e sapere che è gay non è comunque una cosa facilissima da accettare, non fosse altro perché uno si chiede come si deve comportare per fare il genitore nel modo migliore. Avevamo notato che Diego stava molto spesso con un ragazzo che chiamerò Dany, erano inseparabili. Dany veniva spasso a casa. Diego e Dany (“D&D” così si chiamavano tra loro) andavano al campeggio insieme, passavano le vacanze insieme di Natale e di Pasqua in giro per l’Italia. Diego era contento e si vedeva. Io e mia moglie non ci siamo mai intromessi, però abbiamo capito che tra loro c’era qualcosa di più di una semplice amicizia. Diego però non ci aveva accennato nulla e noi non ce la sentivamo proprio di fare domande in proposito. Dany disegnava benissimo, i suoi disegni erano delle vere opere d’arte, e piano piano casa nostra fu piena dei disegni di Dany. Nel frattempo Diego aveva compiuto 18 anni. La festa di compleanno non era stata un’invasione di amici, come quella dei 17, ma era stata tutta centrata su una gita (Sabato e Domenica) con Dany. Qualche volta Diego restava a dormire a casa di Dany, noi non dicevamo nulla ma nel sottofondo però avevamo qualche preoccupazione, non per l’omosessualità ma per i possibili rischi per la salute e un po’ di ansia la sentivamo eccome. Ho pensato che non se ne potesse fare a meno e ho deciso di parlare con Diego. Siamo usciti insieme un pomeriggio e siamo andati alla villa comunale e gli ho detto: “A me e a tua madre Dany ci sta benissimo, ma abbiamo qualche preoccupazione per la salute…” Lui mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “abbiamo fatto il test tutti e due… e comunque lui non era mai stato con nessuno e nemmeno io.” Gli ho chiesto: “Ma i genitori di Dany lo sanno?” e lui mi ha risposto: “No! E questo è il problema più grosso, perché non sono come te e mamma… insomma Dany li teme.” Abbiamo parlato molto di questo fatto, Diego era veramente preoccupato. Dany avrebbe anche tagliato i ponti con la sua famiglia ma per lui sarebbe stato un trauma. Parlare con mio figlio non solo mi ha tranquillizzato ma mi ha fatto capire che ho un figlio d’oro e che posso ritenermi un padre felice. A casa ho raccontato a mia moglie del discorso fatto con Diego e lei mi ha guardato perplessa e mi ha detto: “Ma tu pensi che noi possiamo fare qualcosa per questi ragazzi?” Si riferiva al fatto di prendere contatto con la famiglia di Dany e di esplorare un po’ la situazione. Le ho risposto che su questo bisognava sentire non solo Diego ma soprattutto Dany. Un giorno che i ragazzi sono venuti a casa il discorso lo ha avviato proprio Diego, Dany sapeva già che noi sapevamo. Dany però era molto esitante, perché a casa sua nessuno sospettava nulla. In sostanza nessuno di noi quattro aveva le idee chiare. I ragazzi dovevano finire l’ultimo anno di liceo e poi sarebbero andati all’università, ovviamente insieme e in un’altra città, avrebbero fatto entrambi ingegneria e avrebbero preso anche un appartamentino monocamera insieme. Ma lo scoglio della famiglia di Dany restava un problema insoluto.  L’anno successivo i ragazzi sono andati all’università, e come previsto hanno condiviso un piccolo appartamento, metà delle spese le pagavamo noi e metà la famiglia di Dany. Le cose sembravano andare bene, i ragazzi erano contenti, poi Dany ha avuto la malaugurata idea di parlare chiaro con i suoi genitori e da lì è cominciato il disastro. Lo hanno minacciato, in pratica lo hanno minacciato di diseredarlo, e non è una cosa da poco perché è una famiglia che sta bene economicamente. Ho chiarito a Dany che in ogni caso la quota di legittima nessuna gliela avrebbe potuta togliere, ma lui nemmeno mi stava a sentire, voleva tagliare i ponti con la sua famiglia, evidentemente dopo il discorso di chiarimento, doveva essere stato trattato malissimo. La famiglia ha smesso di pagare le tasse universitarie e la quota dell’appartamento per costringere Dany e rientrare a casa, Dany voleva lasciare l’università e mettersi a lavorare ma lo abbiamo convinto che sarebbe stata una follia e che avrebbe fatto un danno grave anche Diego, perché studiando insieme ottenevano ottimi risultati, e lui si è lasciato convincere. Abbiamo pagato noi tutte le spese, che in fondo non erano poi una gran cosa. Dany però si sentiva in imbarazzo per questa cosa e noi non sapevamo che cosa fare per rimettere Dany di buon umore. Per fortuna poi i ragazzi sono stati molto impegnati nello studio e questi problemi sono passati in seconda linea. Ogni settimana o io o mia moglie ci facevamo un viaggetto fino a casa dei ragazzi per portare loro i pasti già cucinati per la settimana, in modo che non perdessero tempo per queste cose. Mia moglie lavava e stirava perché avessero gli abiti sempre in ordine, insomma, non li abbiamo lasciati soli e ormai si sono laureati entrambi brillantemente e hanno cominciato anche a lavorare, si tratta ancora di piccole cose, ma così si fanno conoscere e le prospettive si allargano. Purtroppo i genitori di Dany sono spariti, sembra incredibile ma è proprio così, si sono disinteressati del tutto del figlio, non avrei mai pensato che si potesse arrivare a tanto, ma è quello che è successo. Dany non li vede da anni, e poi adesso vive con Diego nella città dove hanno studiato e secondo me non hanno nessun desiderio di tornare nella città di origine. Noi li andiamo a trovare più o meno un weekend al mese e ci accolgono con entusiasmo. Dany è molto amareggiato dal comportamento dei suoi genitori ma ormai ha perso lo speranza che possa cambiare qualcosa.

Project, anche Diego e Dany ti conoscono e tu hai parlato con loro (prima con Diego e poi con Dany, dopo circa un mese, più o meno un anno fa), stai facendo un lavoro utilissimo. Mi piacerebbe molto che tanti genitori aprissero gli occhi e mettessero da parte i pregiudizi perché per un figlio gay vedere che i genitori tentano di forzare la sua libertà e poi spariscono quando si rendono conto che il figlio ha un suo mondo, significa perdere buona parte della visione positiva della vita. Dany aveva trovato Diego e poi ha trovato anche noi e tutto sommato, per lui la situazione non è stata distruttiva, ma se fosse stato solo sarebbe stato costretto a rinunciare agli studi e avrebbe finito per covare dentro di sé un risentimento violento, e tutto questo assolutamente senza nessuna ragione seria. Io ho un figlio gay ma è un ragazzo felice, né io né mia moglie abbiamo timori per il suo avvenire, perché è riuscito a realizzare quello desiderava e ora è un uomo adulto di cui andiamo orgogliosi, ha un ragazzo che ama e che lo ama e non resterà solo. Mi chiedo come sia possibile che ancora nel XXI secolo ci siano genitori tanto fuori dal mondo da pensare di poter abbandonare un figlio perché è gay. Tutto questo è veramente assurdo!

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UN FIGLIO FORSE GAY

Ho aspettato molto prima di scriverti, poi sono entrato in chat per vedere che aria tirava, ho visto che ti stimano anche se ti considerano come uno un po’ troppo vecchio per gestire una cosa del genere. Comunque ti prendono sul serio, ed è quello che mi interessa. Non sono una ragazzo ma un over 45 sposato e con figli ormai grandi (20 e 18). Mio figlio grande studia Ingegneria, ha una ragazza fissa ormai da un bel po’ e lo vedo tranquillo, il piccolo (chiamiamolo Enzo) tra finendo il penultimo anno dello scientifico ed è da un po’ tempo (almeno due anni) che ho l’impressione che stia prendendo una brutta strada. Sinceramente non lo vedo bene, è sfuggente, aggressivo, manda la scuola in rovina e non perché gli manchino le capacità, ma quasi per partito preso. Faceva molte assenze, allora con la scuola abbiamo cominciato a tenere le assenze sotto controllo e lui ha ricominciato a frequentare, ma quando ci sono i compiti in classe consegna il foglio in bianco, anche il compito di Italiano e quello di Inglese dove certo non ha problemi di nessun genere. Non ho l’impressione che tra lui e professori ci siano motivi di attrito, lui non ce l’ha con loro e loro non sanno che cosa fare. Adesso è maggiorenne e sta moltissimo tempo fuori casa, mangia fuori casa, spesso sia a pranzo che a cena, mi chiede soldi e li chiede anche alla madre che glieli dà senza dirmi nulla, ma in fondo i soldi che chiede non sono poi molti e non penso che ci compri cose strane. Io temo soprattutto i suoi amici, che non conosco e che lui si guarda bene dal farmi conoscere. In tutta questa storia c’è un solo fatto positivo, Enzo va d’accordo col fratello, che lo copre e quando vede preoccupati me o la madre cerca di minimizzare i rischi e dice che ormai Enzo è grande e che lo dobbiamo lasciare solo. Project, tu ti chiederai perché sto scrivendo a te e qui c’è bisogno di chiarire alcune cose. Enzo non ha e non ha mai avuto una ragazza, non parla di ragazze, non parla di cose del genere nemmeno col fratello, ed è strano che un ragazzo di 18 anni, che è anche un bel ragazzo, non abbia una ragazza, non dico che cerchi lui una ragazza, ma è strano che nessuna ragazza gli stia appresso. Tutto questo, lo capisco bene, non significa niente. Lui ha un suo PC ma mi sono imposto di non metterci il naso, ma penso che sarebbe comunque impossibile perché secondo me Enzo ha preso tutte le precauzioni perché questo non accada. Col grande abbiamo parlato anche di profilattici, e anche in presenza di Enzo, ma la sua reazione è stata la più totale indifferenza, e anche questo è strano. Nei suoi libri non ci sono libri che parlano di omosessualità, c’è il Ritratto di Dorian Gray, ma non lo ha nemmeno aperto. È ovvio che oggi un ragazzo gay, ammesso che lui lo sia, non avrebbe bisogno di libri che parlano di omosessualità, oggi si fa tutto in rete, ma anche qui i conti non quadrano, sta spesso sveglio fino alle ore piccole attaccato al telefonino ma sta in camera col fratello, potrebbe usare una chat solo scritta, perché non lo sento mai parlare a voce, ma non credo che una cosa del genere possa essere una grande soddisfazione. Non so dirti da dove derivano i miei sospetti che sia gay, però questa idea la vedo sempre più concreta. Non ne ho parlato né col fratello grande, né con la madre perché Enzo non tollererebbe che io facessi una cosa simile. Un giorno ho visto i suoi amici dalla finestra e ho notato che sono tutti maschi, non ci sono ragazze, e pure questo è strano. Sembrano tutti più o meno coetanei, tra loro, in quei pochi secondi in cui li ho osservati, non ci sono state forme di familiarità di nessun genere. Mi chiedo se suo fratello sappia qualcosa, ma lui insiste nel dire che non ci sono pericoli. Io penso che Enzo ce l’abbia con me per qualcosa e che tutti i comportamenti strani siano un modo di farmi vedere che mi disprezza, ma francamente con arrivo a capire perché. Non ho mai cercato di spingerlo verso le ragazze, ultimamente ho cercato di fargli capire che non poteva rischiare di perdere l’anno, mi ha risposto con sufficienza e ha continuato a fare come prima. Con la madre il rapporto è quasi nullo ed è limitato dal fatto che i soldi li chiede soprattutto a lei. L’idea che possa essere gay mi viene più da quello che non trovo nella sua vita che da quello che ci trovo, che non ha nulla che mi sembri gay, anche se non ha comunque nulla di etero. A scuola nessuno mi ha neppure vagamente accennato all’idea che possa essere gay, che poi, anche se fosse, pensi tu, Project, che potrebbe provocare tutto questo sconquasso nella sua vita? Fino ai 16 anni era bravissimo a scuola, poi le cose sono cambiate. Project, se fosse gay, io, onestamente non ne farei una tragedia, ma non sono sicuro di come potrebbe reagire la madre, penso che di facciata lo accetterebbe ma poi dentro di sé la prenderebbe malissimo, ma ti ripeto, non ho mai parlato di queste cose con mia moglie e, dai discorsi che fa, penso che riduca tutto a delle ipotetiche difficoltà incontrate negli studi, cosa che secondo me non ha alcun senso. Però, Project, io ho paura che le cose possano prendere una brutta piega nel senso che Enzo potrebbe magari finire in ambienti poco raccomandabili e si potrebbe cacciare nei pasticci, questo a parte il danno della possibile bocciatura a scuola. Non so che fare. Devo provare a rompere il muro che si è alzato tra noi? Devo cercare di parlargli in modo diretto? Ma ho paura che sia una specie di violenza. Vorrei fargli capire che per me non sarebbe un problema ma non so da dove cominciare. È vero che non ho argomenti oggettivi che mi dicano che è gay, ma me lo sento. Insomma ho paura che un fatto che non è di per sé un problema possa diventarlo proprio a causa della mia incapacità di gestire la situazione. Io ho paura che mio figlio respinga qualsiasi tentativo di dialogo sul punto specifico, come ha sempre respinto altri tentativi simili, anche se molto più generici. Quando vedo che esce e non so dove va mi prende il panico, mi viene in mente di seguirlo ma se se ne accorgesse perderei del tutto anche quel po’ di rispetto che c’è rimasto. Project, credimi, non riseco a tenermi tutte queste cose per me, ho bisogno di un confronto per capire che cosa possa essere meglio fare. Spero di ricevere presto una tua risposta e di poter magari parlare direttamente con te. Se vuoi, pubblica la mail, non so se Enzo potrà mai avere occasione di leggerla, ma forse potrà essere utile a qualcuno. Grazie ancora e a presto.

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PADRE POLIZIOTTO E FIGLIO GAY

Ciao Project,
ho 56 anni, sono separato da mia moglie da più di venti, ho un figlio di 26 anni, che qui chiamerò Andrea, ma non si chiama così. Finché mio figlio ha avuto 19-20 anni io avevo con lui solo un rapporto molto condizionato dalla presenza della madre. In pratica tutte le sue scelte erano orientate della madre, avvertivo in lui una ostilità nei miei confronti e non sapevo trovarne una ragione credibile. Mio figlio con me era formale, mi teneva a distanza, mi rispondeva sempre in modo evasivo e, in pratica, penso non gradisse neppure passare il tempo con me anche se io facevo di tutto per non condizionarlo. Con mia moglie, nei primi mesi dopo la separazione, i rapporti sono stati più difficili, poi, col tempo, le cose sono cambiate, c’era di mezzo Andrea e né io né mia moglie abbiamo cercato di rifarci una vita. Finché Andrea ha avuto 15-16 anni, succedeva spesso che io e mia moglie parlassimo di lui, soprattutto perché non andava bene a scuola e non sapevamo che cosa fare, poi mia moglie si è chiusa progressivamente in un silenzio completo su Andrea, mi dava delle notizie ma solo col contagocce e sapere qualcosa da Andrea era praticamente impossibile perché a priori mi vedeva come un nemico. Le cose tra noi sono cambiate solo l’estate scorsa per un motivo legato al mio lavoro e questo fatto mi ha cambiato oggettivamente la vita. Io lavoro in polizia, non è il mestiere più facile e più gratificante che esiste ma era quello che avevo sempre desiderato. Bene, alcuni mesi prima, un’indagine molto delicata mi aveva portato a contatto con un gruppo di ragazzi gay, non gente di giri strani ma solo ragazzi gay. Due di questi ragazzi erano sospettati di un reato piuttosto pesante e correvano grossi rischi penali. Sembrava che tutti gli indizi si concentrassero su questi due ragazzi ma io con loro avevo parlato e non avevano proprio nulla che mi facesse pensare che potessero commettere un reato come quello, che aveva l’impronta tipica dei professionisti. La faccio breve per lasciare le cose nel vago e non mettere a rischio la privacy di nessuno. In pratica non ho chiuso il caso perché i conti non mi tornavano e sono andato più a fondo nella faccenda e ne è vento fuori che quei due ragazzi non c’entravano assolutamente nulla ma erano stati messi in mezzo da tre veri delinquenti. Per quei ragazzi è finita bene, anche perché non avevano fatto nulla, ma è evidente che per loro si è trattato con ogni probabilità della più brutta avventura della loro vita, erano maggiorenni ma ancora molto giovani e ci sono andati di mezzo i genitori che hanno saputo che i due ragazzi erano gay e hanno reagito nel peggiore dei modi. Dopo la fine delle indagini, i veri colpevoli sono stati rinviati a giudizio e la posizione dei due ragazzi è stata archiviata perché palesemente estranei ai fatti. I due ragazzi si sono sentiti rispettati da me e, a cose concluse, mi sono venuti a trovare prima in ufficio e poi a casa, con loro ho parlato diverse volte e siamo andati anche insieme a cena. Beh, in quella occasione ho capito molto più da vicino che cosa sono i gay, non che prima avessi particolari pregiudizi ma oggettivamente non ne sapevo molto. Bene, questi fatti, ormai di qualche mese prima, erano arrivati all’orecchio di mio figlio che qualche tempo dopo la fine della disavventura penale dei due ragazzi, li aveva conosciuti e aveva cominciato a frequentarli. Nota, Project, anche se sembra paradossale, che io non sapevo che mio figlio li frequentava ma loro lo sapevano che Andrea era mio figlio e non mi hanno detto nulla, è stato mio figlio che un giorno mi ha chiamato in ufficio e mi ha invitato a cena, una cosa decisamente anomala, che non era mai successa, ci siamo dati appuntamento alla mia solita pizzeria e lui si è presentato con i due ragazzi e si sono seduti tutti allo stesso tavolo. Sul primo momento io ero un po’ perplesso e non sapevo che dire, anche se fare due più due quattro era in realtà facilissimo. Andrea mi ha detto: “Papà, vabbe’ non c’è bisogno di dire nulla, il discorso più difficile non serve nemmeno farlo… o no?” Gli ho risposto: “Beh, effettivamente non c’è bisogno…”. Poi Andrea mi ha detto che aveva capito chi ero io veramente attraverso quei due ragazzi, perché mia moglie lo aveva sempre dissuaso dall’idea di parlare apertamente con me, dicendogli che non lo avrei mai capito né tanto meno accettato. È un anno che ho recuperato il rapporto con mio figlio ed è una cosa bellissima, ci sentiamo spesso e qualche volta viene a casa mia con i suoi amici, io dico casa mia, ma in sostanza è casa sua perché sta quasi sempre da me. Adesso conosco parecchi suoi amici e sono ragazzi come lui, certe volte ci sediamo tutti insieme in salotto e ci mettiamo a parlare, sono ragazzi che si innamorano di ragazzi, io penso che essere gay sia proprio questo, ma si innamorano veramente e poi, anche se sono ragazzi grandi (alcuni lavorano già) vedo che sono contenti di venire da me perché è un po’ come se ritrovassero qualcosa di simile a una famiglia accogliente che non hanno mai avuto. Vedendo questi ragazzi da vicino proprio non capisco perché tanta gente ce l’ha con loro, sono ragazzi come si deve che andrebbero capiti e rispettati. Ora spezzo una lancia in favore di mia moglie, lei non ha cercato di allontanare Andrea da me per tenerselo tutto per sé, ma veramente pensava che io l’avrei presa malissimo… questo è il segno di quanto poca comunicazione ci possa essere tra un marito e una moglie. Ora i miei rapporti con mia moglie sono migliorati proprio perché lei ha capito che non avrei in nessun modo reso la vita difficile ad Andrea. Pensare che mio faglio ha fiducia in me, che mi considera una persona come si deve con la quale si può parlare da pari a pari mi riempie di gioia perché sento di nuovo di avere un ruolo nella sua vita. Con me non recita ma dice quello che pensa veramente. Ormai non è più un ragazzo ma è un uomo adulto ed è un uomo come si deve, che ha una dignità e non si abbasserebbe mai a cose meschine. Tante volte abbiamo parlato anche di sesso e ne abbiamo parlato in modo molto diretto. In quelle situazioni ho cercato di essere con lui quanto più onesto possibile, senza assumere la parte del papà. Non credo che per un padre ci sia nulla di più bello che sentirsi apprezzato dal figlio ed è quello che da qualche mese ormai comincia a succedermi. Project, ti ho mandato questa mail perché mio figlio mi ha fatto conoscere Progetto gay e me ne ha parlato molto bene. Io ho cercato di leggere il più possibile per farmi una mia idea e non posso che confermare quello che mi ha detto mio figlio. Vai avanti nel fare quello che fai e non mollare per nessuna ragione perché stai facendo una cosa che ha un senso profondo, anche se spesso non visibile, stai seminando grano buono che porterà il suo frutto. Ovviamente mi farebbe piacere vedere questa mail pubblicata e penso che farebbe piacere anche a mio figlio!
Buona serata Project, da oggi hai un amico in più.

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