SINODO E GAY

Il Sinodo sulla famiglia si chiude con un documento che sul tema della omosessualità non fa che ribadire quanto la Chiesa ha sempre affermato.

Mi sono sempre chiesto e continuo a chiedermi oggi, a maggior ragione, che cosa i cattolici omosessuali si aspettino dalla Chiesa.

Ad ogni evento apparentemente importante, si risveglia un coro di attese; un coro di figliuoli prodighi è pronto a correre nelle braccia del padre aspettandosi che questi faccia uccidere il vitello grasso, ma qui non sono i figlioli prodighi ad aver dissipato la loro parte di eredità ma è il padre ad averli cacciati come figli portatori di una “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, come persone di “costituzione patologica” caratterizzate da una “mancanza di evoluzione sessuale normale”, dedite a comportamenti “intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale”, la cui colpa, seconda per gravità solo all’omicidio volontario, “grida vendetta al cospetto di Dio”. È da questo “padre” che ci si aspetta di essere accolti a braccia aperte! Ma non solo, è questo “padre” che si ritiene unico portatore legittimo del messaggio di Gesù.

La Chiesa sta perdendo progressivamente il suo ruolo in Europa perché il mondo va avanti, l’ignoranza diminuisce e il desiderio di libertà continua a diffondersi. Chi vuole avere una vera moralità può solo seguire la propria coscienza e quando questa coscienza lo porta a prendere atto della posizione sostanzialmente immorale delle Chiesa in materia di omosessualità, deve trarne le dovute conseguenze. Le posizioni seguite dalla Chiesa in materia di omosessualità erano insostenibili già cento anni fa, ma oggi è palese a tutti che sono posizioni false, in contrasto con l’evidenza scientifica, salvo che non si voglia sostenere il dogma anche contro l’evidenza dei fatti.

Considerare i comportamenti omosessuali, cioè il vivere concretamente l’omosessualità, come una colpa morale significa disconoscere tutto quello che la scienza ormai unanimemente afferma da decenni, significa perpetuare il regime, quello sì funesto, di caccia alla streghe.

La Chiesa dovrebbe chiedere perdono dell’istigazione alla omofobia che ha condotto per secoli, nascosta adesso sotto più miti apparenze (il lupo travestito da agnello) per cercare almeno di salvare le apparenze.

Il rispetto e la tenerezza verso le famiglie che hanno al loro interno persone omosessuali in che cosa dovrebbe consistere? Forse nell’indicare loro qualche psichiatra compiacente che le indirizzi verso le terapie riparative?

Bisognerebbe finalmente aprire gli occhi senza cercare di salvare capra e cavoli a qualsiasi costo, sarebbe ora di capire che non ha alcun senso l’idea di una morale contro la propria coscienza e che la vera bestemmia consiste nell’asservire la propria anima e nel rinunciare alla propria dignità per essere accolti da chi è incapace perfino di aprire gli occhi alla verità.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=5217

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