UN AMORE GAY CHE CAMBIA FORMA

Ciao Project,
come ti avevo promesso giorni fa ti mando il post da mettere nel forum. Mi ha fatto veramente piacere parlare con te.
Luca

Ho vissuto fino all’età di 40 anni nella piena convinzione che nella mia vita non ci sarebbe mai stato l’amore, poi, in un modo del tutto inatteso, ho capito che non ero più solo e che un ragazzo si era innamorato di me. Aveva vent’anni, esattamente la metà dei miei, a me piaceva ma non avrei mai pensato che potesse innamorarsi di me, perché io non ho proprio nulla di speciale, invece è accaduto. Era molto timido, molto dolce e mi faceva una immensa tenerezza ma tendevo a non dargli molto peso, poi lui si è fatto insistente, sempre in modo molto dolce, molto affettuoso, ma anche molto deciso. Mi ha corteggiato per un po’ e la cosa non mi era affatto indifferente. Dopo qualche mese abbiamo cominciato una relazione, una relazione clandestina perché nel mondo dei suoi amici sarei stato un po’ come i cavoli a merenda. Circa un anno dopo mi ha detto che anche se capiva che ci sarei rimasto male non poteva nascondermi il fatto che si era innamorato di un suo coetaneo. Anche se quello che sto per dire è difficile da credere, il fato che si fosse innamorato di un coetaneo mi ha fatto immensamente piacere. Ha vissuto le sue storie, alcune belle, altre meno ma non ha mai perso i contatti con me. Niente sesso, in certi periodi ci si sentiva anche solo una volta in 15 giorni, ma ci si sentiva. Non è mai sparito. Quando lo sentivo al telefono, anche solo per 5 minuti, la mia giornata era serena fino alla sera, nonostante tanti guai di vario genere. Certe volte abbiamo discusso molto animatamente, specialmente quando temevo che si buttasse via e che si facesse portare da una corrente di negatività e di pessimismo. Con alcuni dei ragazzi che ha avuto ha passato momenti non facili, non perché non fossero bravi ragazzi, ma perché non riceveva da loro quell’attenzione che avrebbe volto. C’è una cosa in lui che mi affascina più di ogni altra e cioè il fatto che capisce in modo intuitivo se uno gli vuole bene veramente e risponde in modo adeguato. Non è una questione di sesso, ma di disponibilità umana, di partecipazione affettiva profonda. Dal nostro primo incontro sono passati ormai otto anni, io sono un tranquillo signore di mezza età e lui è ancora un bellissimo ragazzo e ci sentiamo ancora. Lui ha una sua storia e ormai sta con un ragazzo da quattro anni e mi sembra che ne sia anche contento. Dopo averlo conosciuto io non ho più cercato un ragazzo perché mi sono sentito felice, non di una vita di coppia, che c’è stata un po’solo all’inizio, ma proprio felice di lui, di vederlo sereno, mentre anni fa non lo era affatto. La mia presenza non è un problema né per lui né per il suo ragazzo, che sa tutto di noi e che ho avuto modo di conoscere di persona e mi sembra che gli voglia bene veramente anche se a modo suo, cioè in un modo un po’ rude, diciamo drastico, ma autentico e senza recitazione. Mi sento sereno, oggettivamente non mi manca nulla, mentre se lui non ci fosse la sua assenza la sentirei pesantissima, ma lui c’è. Ovviamente cerco di tenermi da parte e di non invadere la sua privacy ma questo non mi costa nessuna fatica, non solo non mi sento l’amane abbandonato ma sto vivendo ormai da anni una dimensione sostanzialmente familiare. Mi colpisce molto il clima di rispetto che c’è tra noi tre. Una cosa che ho notato subito è che il suo ragazzo non è possessivo, non lo considera mai come una sua proprietà, ma come una persona che deve avere la sua autonomia e lo tratta alla pari e soprattutto ha con lui un dialogo e anche uno scontro, diciamo un confronto animato utile ad entrambi. Qualche volta hanno discusso animatamente anche davanti a me e sono rimasto stupito del livello della discussione che era la sintesi di riflessioni e di esperienze anche molto diverse e non c’era la minima aggressività ma solo la voglia di farsi capire. Onestamente io a ragazzi come questi mi affiderei totalmente perché sono profondamente onesti. Di una cosa poi mi sento orgoglioso e cioè del fatto che tra loro si preoccupino veramente uno dell’altro. Dico che me ne sento orgoglioso perché mi hanno detto che lo hanno imparato da me! Siamo un po’ una famiglia, mi sento un po’ suocero e un po’ papà, ma mi sento felice. Non so se il nostro rapporto si possa definire un triangolo, francamente non lo credo. Non avrei mai pensato che la mia vita potesse prendere questa piega. Prima avevo in mente la vita in due, il classico due cuori e una capanna ma ho imparato tante cose, una tra le altre: il sesso deve essere una forma d’amore ma esiste eccome anche l’amore gay senza sesso e non è una rinuncia. Quando ti innamori di un ragazzo e ti rendi conto che quel ragazzo ti vuole bene, non pensi più a te ma solo a lui ed effettivamente io sono riuscito a dare un senso alla mia vita solo dopo che l’ho incontrato. Gli anni sono passati ma il volersi bene no! Sono cambiati i modi, ma la sostanza del volersi bene è sempre quella ed è saldissima. Alcuni amici gay mi compatiscono perché pensano che io sia triste o frustrato ma io sono felice così e non vorrei cambiare per nulla al mondo!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=4978

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