OMOSESSUALITA’ TRA ARTE E MUSICA

È, e soprattutto è stata, opinione diffusa in tempi andati, che l’omosessualità fosse particolarmente comune tra gli artisti e i musicisti in particolare. Non c’è dubbio che gli ambienti frequentati dagli artisti siano stati, tradizionalmente e da molto tempo, bel lontani da atteggiamenti bigotti e da pregiudizi, e resta comunque il fatto che nell’opera d’arte che si esprime per immagini si sia portati quasi spontaneamente a porsi domande della sessualità dell’autore. Il Davide di Michelangelo o gli sfondi del Tondo Doni suscitano facilmente interrogativi, e se si considera che la vita dei grandi artisti è spesso moto più conosciuta di quella dei banchieri o dei matematici, si comprende facilmente come l’idea che l’omosessualità e l’arte vadano a braccetto abbia potuto consolidarsi. Il discorso vale ovviamente anche per la musica, che fino a poco tempo fa non poteva essere ascoltata se non alla presenza fisica dell’esecutore o del cantante, aveva cioè una dimensione fisica ineliminabile, basti pensare agli innamoramenti di Addington Symonds verso i ragazzi del coro delle chiese. Probabilmente se si conoscesse in modo altrettanto preciso la vita dei banchieri o dei matematici si capirebbe che l’omosessualità è comune anche lì, come in qualsiasi altro contesto, anche se è assai meno evidente.

Nei due capitoletti di “Uranismo e Unisessualità” che presento oggi, Raffalovich non cerca affatto di andare a caccia di omosessuali nell’arte e nella musica, cosa che richiederebbe uno spazio enorme, ma si sofferma su pochi aspetti generali di utilità immediata. Intanto sul rapporto tra arte e nudo, e quindi tra curiosità per la bellezza e curiosità sessuale. Va detto che Raffalovich considera la curiosità sessuale al limite della patologia, se non chiaramente patologica. Ovviamente oggi la visione di queste cose è molto diversa. Cita in particolare l’esempio di Goethe che, dopo essere rimasto turbato dalla visione di una Leda nuda, pensò che fosse una sua mancanza, in quanto uomo moderno, non aver mai goduto della visione del copro umano nudo e pensò quindi di chiedere ad un suo amico di fare un bagno nel lago per poterlo vedere in versione integrale, avrebbe poi fatto in modo di fare lo stesso anche col copro femminile, ma, dice Raffalovich, Goethe faceva queste cose come artista, non come maschio! Cosa che effettivamente lascia un po’ perplessi.

Per quanto riguarda la musica, Raffalovich insiste sul fatto che la musica si confonde col cantante o col violinista e che quindi i musicisti hanno certamente tutte le strade aperte nel mondo omosessuale e non hanno che da scegliere a che punto fermarsi. Raffalovich conclude con una deduzione sulla base degli annunci comuni sui giornali dell’epoca, una versione ante litteram dei siti di incontri, ma certamente molto più rischiosa perché in assenza di telefoni e ovviamente di anonimato, sugli annunci bisognava mettere il vero indirizzo dell’inserzionista. Questi annunci, che sono stati comunissimi fino all’arrivo di internet, offrivano prestazioni sessuali, ma dovendo evitare la censura, dovevano usare un linguaggio criptico, nel cui ambito “artistico” e “musicale” divennero sinonimi di omosessuale.
Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’amore della bellezza e la curiosità oscena nei loro rapporti con l’unisessualità.

Mi sembra, riflettendoci, che la bellezza possa essere messa fuori questione; quello che porta di più verso l’unisessualità come verso l’eterosessualità, è qualcosa che produce un’illusione di bellezza, un effetto di bellezza, ma la bellezza in sé non produce alcun effetto sessuale sull’uomo che si rende conto di essere in presenza della bellezza. Poniamo Antinoo vivo, o un essere ancora più bello, l’Ermes di Prassitele, lo Schiavo di Michelangelo, in presenza di tre uranisti: uno artista, pittore, scultore, scrittore; uno tenero, sensuale, ma capace di riconoscere la bellezza come l’arte la definisce; e il terzo amante dei soldati, dei macellai, della gente del popolo, dei bei ragazzi. L’effetto sui primi due sarà molto diverso dall’effetto sul terzo, l’artista comincerà ad ammirare quello che non ha mai potuto ammirare in questo modo, perché la bellezza, così come esiste nell’arte o nell’idea che ce ne facciamo non si ritrova affatto concretamente nei corpi umani.

L’uranista tenero, sensuale ma capace di riconoscere la bellezza non vedrà i suoi sensi folgorati e la sua sessualità annientata dalla precisione della forma, della carnagione, dalla composizione dei dettagli, come l’artista; ma la sua ammirazione, fatta di tenerezza e di sensualità e di sentimento per l’arte, sarà ugualmente rispettosa e paziente. Dato che entrambi sapranno di essere in presenza di qualcosa di più grave, di più duraturo del piacere, o del capriccio, o dell’egoismo del momento, essi proveranno un senso di dovere, di obbligo verso la bellezza. E saranno capaci, secondo la misura di quello che essi sono e di quello che possono, delle più estreme adorazioni, delle più estreme devozioni, delle più platoniche. L’uomo che ha a lungo cercato la bellezza, che è stato abbastanza raffinato da cercarla, non lo ha fatto per darsi subito ad un accoppiamento.

Il terzo, quello che cerca i vigorosi, quelli messi bene, non perderebbe tempo nei preliminari, ma cercherebbe subito quello che lui cerca nei bei maschi, e troverebbe molto probabilmente che avrebbe preferito delle labbra più grosse, un paio di baffi, occhi più scavati, qualcosa di più volgare o di più affettato, di più adeguato, di più simile al suo ideale sessuale. In una parola, là dove avesse riconosciuto il modello di bellezza, la bellezza ideale, si sarebbe raffreddato, avvicinandosi un po’ di più all’indifferenza.

Non bisogna confondere la curiosità del corpo nudo che viene dal desiderio di vedere qualcosa di bello ancora non visto, e quella che deriva dal desiderio di vedere qualcosa di sessuale, di sconveniente.

Molti invertiti hanno raccontato che nella loro infanzia facevano dei veri giochi di destrezza per vedere delle nudità maschili, ma non hanno fatto le dovute differenze, non hanno analizzato la cosa.

In molti bambini l’ossessione di vedere delle nudità maschili nasce dall’idea (letta o soprattutto ascoltata) che il corpo umano è quello che c’è di più bello al mondo, e soprattutto il corpo maschile. E questi bambini desiderano di vedere questa bellezza meravigliosa ”la forma umana divina”; ma essi desiderano probabilmente di vedere il collo, le spalle, l’ascella, ciò che hanno ammirato e amato nelle statue.
Altri bambini hanno prima di tutto e soprattutto una curiosità oscena, il desiderio di vedere il sesso nudo, la virilità degli uomini,[1] questo per loro è stato spontaneo, precoce, e lo si può ben credere, tutti bambini sono capaci di questa curiosità precoce, di questa ossessione; ma ora ho delle prove sufficienti per affermare che la curiosità oscena non esiste in tutti i bambini uranisti e non è sempre segno di uranismo, non è una parte necessaria del desiderio di vedere la nudità maschile.

La curiosità oscena spontanea, costituisce probabilmente nel bambino uranista una differenza psico-sessuale, ma questo bambino, all’epoca del suo sviluppo definitivo, sarà un effeminato innamorato della virilità altrui, oppure un virile innamorato della sua propria virilità e che la soddisfa con degli effeminati, o un virile che la soddisfa con altri virili?

Per quanto riguarda il bambino uranista, che non conoscerà questa curiosità oscena se non alla pubertà, o più tardi, sotto l’influenza di letture, di conversazioni, ecc.., egli potrà sottrarvisi all’epoca della sua maturità definitiva o anche prima. Avrà più probabilità di essere un uranista superiore, un platonico; in ogni caso sarà meno istintivo, meno scoraggiante. L’ossessione degli organi della virilità è secondo me così patologica, così pericolosa, così grossolana, che non ci si stupisce di trovarla negli effeminati degenerati dall’onnipotenza come Eliogabalo, o nei dissoluti, nei prostituti e nei ninfomani.

Se i Greci non esageravano gli organi virili delle loro statue, questo non accadeva per pudibonderia o per timidezza. E i bambini il cui desiderio di vedere il corpo maschile non è osceno possono essere stati influenzati dalla foglia di fico, hanno potuto dirsi che se il sesso fosse stato bello o carino non verrebbe nascosto. Questa impressione ricevuta da un invertito molto equilibrato può essere durevole malgrado tutti gli accidenti e gli incidenti, ed egli può, dopo le oscenità della pubertà e poi della giovane virilità, senza per questo essere casto, considerare l’ossessione fallica come qualcosa che è sulla strada della follia.

Goethe, come al solito, è molto istruttivo su questo argomento. Nelle sue lettere dalla Svizzera (che finge scritte da Werther) Goethe racconta il suo disappunto alla vista di una nudità molto bella, di una Leda. Si disse che era una sua mancanza il fatto che, essendo un moderno, non conosceva la bellezza del corpo umano. Si decise allora ad istruirsi e pregò il suo amico di fare un bagno nel lago e poté così godere di vedere questo ammirevole corpo nudo, poté godere della bellezza umana, immaginarsi nelle foreste il bell’Adone e il bel Narciso. Solo che bisognava vedere anche Venere inseguire il cacciatore recalcitrante, Eco inseguire l’indifferente Narciso; e si procurò questo spettacolo delizioso, ma come artista, non come maschio.

La casa di Goethe a Weimar non contiene corpi femminili classici ma molti corpi maschili greci, e in un’età avanzata egli affermava che la bellezza maschile era superiore alla bellezza femminile, più ideale.

Ulrichs ammette che la bellezza non ecciti sessualmente, e nella sua rivendicazione della licenza [libertà] sessuale, questa ammissione sembra quasi un rimprovero! Ma in ogni caso ha un valore. Adriano e Pindaro, lui dice, hanno probabilmente amato i loro favoriti platonicamente a causa della loro grande bellezza.

Si sa che parecchi invertiti (come molte donne) non guardano alla figura di quelli che amano. Si accontentano di un’espressione maschile o tenera, o effeminata, o intelligente; non sono troppo esigenti, insistono su un minimo indispensabile qualsiasi.

La bellezza morale agisce in modo analogo a quello della bellezza fisica e quando essa si mostra nel suo splendore, annulla il desiderio di un atto sessuale determinato, ma non la volontà o la possibilità di un accostamento fisico.

Mi affretto a dire che la bellezza fisica non continua necessariamente a produrre questo effetto raffreddante sull’artista, e che abituandocisi egli può desiderare di possedere in modo diverso che solo con gli occhi. La bellezza perfetta non esiste per l’artista che per un breve momento, perché ben presto egli si accorge delle imperfezioni, della debolezze, delle stanchezze. La temperanza e la sobrietà, l’austerità graziosa, fanno parte della bellezza fisica, della bellezza greca.

Un grande artista potrà comunque amare sempre colui il cui profilo gli ha dato gioia, ha suscitato il suo trasporto (Michelangelo e Tommaso Cavalieri, Winckelmann e Berg, Platen e Bulow, Shakespeare e W. H.). Tra l’amore voluttuoso, devoto, della bellezza, e il desiderio speciale di compiere certi atti sessuali con la bellezza perfetta c’è un abisso che non viene sempre superato e che non bisognerebbe dimenticare. Gli storici, i contemporanei, gli uomini e le donne lo dimenticano spesso.

Mi si dirà che l’amore voluttuoso, devoto della bellezza è pericoloso, che può portare a degli atti immorali, e non posso negarlo: comunque, dato che gli uomini che possono provare questo amore voluttuoso, devoto, appassionato, rispettoso della bellezza sono rari sia in ragione del loro numero che delle loro qualità, dato che essi conoscono delle leggi speciali e sono soggetti ad esse, non corrono un rischio troppo grande.[2] I falsi artisti, i falsi grandi uomini corrono un pericolo maggiore di scambiare il loro gusto sessuale per l’amore della bellezza.

Devo riconoscere l’esistenza di una categoria di uomini che per difendersi contro i loro desideri sessuali o sensuali, si abituano a mettere insieme la bellezza e il piacere sessuale; possono in questo modo sopprimere una inclinazione, una tendenza per aver solo visto una qualunque imperfezione, o una piccola tara. È abbastanza frequente, negli eterosessuali come negli unisessuali.

In questo modo si liberano dal tormento di essere innamorati fino al giorno in cui hanno la disgrazia di passare oltre, di farsi trascinare, e diventano innamorati molto stupidamente, malgrado la balbuzie, malgrado il brutto colorito del volto o la pappagorgia. Ma non è l’amore della bellezza che è la causa della loro sessualità, perché al contrario se ne sono serviti come di una difesa.

Un’ultima cosa: L’amore della bellezza rischia di finire di essere rispettoso e decente soprattutto quando l’uomo che ama scopre che il suo ideale di bellezza non è casto. Allora interviene la gelosia: l’uomo si dice che è stato molto stupido a rispettare o a rifiutare quello che invece gli altri hanno, ecc.. L’amore è spesso casto, a condizione che la gelosia non venga fuori. Una Mme Récamier[3] può sempre essere amata dato che essa non accorda più ad un uomo che ad un altro.
È così che nei grandi amori unisessuali la purezza dell’uno porta alla purezza dell’altro.

Musica e inversione

Si è parlato molto del legame tra musica e inversione sessuale; e anche oggi ci si occupa di questo tema e certamente molto presto qualche scienziato metterà insieme con arte e con successo i fatti, le supposizioni e le teorie relative.

È comunque molto facile sbagliarsi e considerare delle coincidenze come se fossero degli effetti o delle cause. Per esempio in Germania e in Austria il gusto per la musica è così incoraggiato, così diffuso e coltivato, che si possono incontrare lì delle persone senza il minimo spirito letterario o artistico, che apprezzano la musica di Wagner, che provano un piacere tecnico e non solo sentimentale nel sentire cantare bene, declamare bene. Non amano semplicemente la musica ma ne capiscono qualcosa. Non bisogna quindi stupirsi di trovare in Germania o in Austria la maggior parte degli invertiti, degli psicopatici, dei non conformisti sessuali, con del gusto, del talento o con un approccio facile alla musica. In questi paesi, i ragazzi un po’ sognatori, un po’ annoiati, un po’ precoci, o anche molto vanitosi, amando già l’adulazione e il successo, otterranno molto rapidamente dalla musica un piacere, una consolazione o l’occasione per farsi valere.

Molti invertiti, molti uranisti, sono sognatori, annoiati, precoci; molti altri sono molto vanitosi fin dalla loro infanzia, molto amanti dell’adulazione. E per i ragazzi che hanno una salute delicata, gusti poco turbolenti, per dei ragazzi sedentari, la musica può essere una scusa per allontanarsi dai ragazzi bruschi, burloni, indifferenti. Tutte le cause che agiscono su molti ragazzi agiranno almeno un po’ di più sugli ranisti o sugli effeminati, e l’effetto che la musica produce sugli stranieri contribuirà a legarli ad essa.

Si sa delle simpatie, della passioni ispirate dai ragazzi del coro, dai giovani musicisti, dai giovani cantanti e anche da quelli vecchi. Molte persone non hanno imparato a distinguere tra il musicista e la musica, tra l’uomo e i sentimenti o le emozioni che risveglia. Più d’umo è stato sedotto, affascinato e trascinato dalla musica di un individuo praticamente sconosciuto.

Gli uranisti maschi amerebbero probabilmente la musica in sé, per loro stessi, per il piacere che essa dà a loro e forse ad un amico, ma gli effeminati, così numerosi, l’ameranno per i successi facili. Non serve né molta voce né molto lavoro né molto di qualsiasi altra cosa ma solo una certa precisione nella dizione, nella sensibilità, nell’imitazione per cantare come tutte queste persone più o meno unisessuali, o almeno sessuali, in ogni caso. Essi spesso compongono anche le loro melodie, ma molto pochi hanno un talento originale. Tra tutti questi amatori, è forse la musica che ha acuito la loro vanità, la loro vanità è esacerbata forse dalla musica che ha squilibrato la loro sessualità e l’ha in ogni caso iperestetizzata? Ecco il problema che ci pongono gli invertiti, gli ipersessuali, gli onanisti, i piccoli talenti della musica.

Un uomo con un’attitudine musicale, non male di corpo o di figura, tra i 15 e i 40 anni, potrebbe fare la sua carriera nel mondo degli invertiti; otterrebbe ogni successo, dal successo della vanità fino al successo economico, da un’alacrità puramente mondana, dalle relazioni di buon cameratismo, fino al fuoco della passione unisessuale, fino alle relazioni voluttuose, libertine, interessate: dovrebbe solo scegliere.[4]

La musica, sotto questo punto di vista, è una professione ancora migliore del teatro, e si conosce comunque bene l’unione strettissima che esiste tra unisessualità e teatro, altrettanto stretta di quella tra eterosessualità e teatro.
Per valutare l’influenza della musica sull’inversione o dell’inversione sulla musica, bisogna dunque ricordarsi che nei paesi in cui lo studio della musica è molto diffuso, le disposizioni dei ragazzi, del loro ambiente, del mondo, quando arrivano all’adolescenza o lì vicino, facilitano, per l’invertito, per l’ermafrodita morale, per il sensuale iperestetizzato, per l’indifferente che vuol fare un percorso qualsiasi, il gusto e l’abitudine alla musica. È più facile essere musicista in questi paesi per un uomo la cui sessualità ha un ruolo sproporzionato al suo vigore fisico e intellettuale.

Nei paesi in cui l’educazione musicale è soprattutto un fatto accidentale, o la conseguenza di una disposizione naturale, come in Inghilterra per esempio, si trova assolutamente lo stesso rapporto tra la musica e la sessualità: ci sono solo delle differenze di dettaglio. E così è molto probabile che ci siano più sessuali, più non conformisti tra gli Inglesi che cantano per gusto o per vanità, per effeminatezza, perché il loro numero è meno determinato dalle circostanze esteriori. Questo comunque non è che una supposizione, e non è forse più una supposizione esatta, perché la mania musicale (non dico l’attitudine) degli Inglesi è molto forte e risveglia molte vanità maschili. Sono sicuro che molti Inglesi che cantano non oserebbero proferire una sola nota se fossero tedeschi.

Negli ambienti artistici, nei grandi centri della musica, si parla comunemente e spesso stupidamente del rapporto tra la musica e la sessualità. Dei giovani mondani che hanno un tendenza per l’unisessualità dicono senza capire quanto sono ridicoli: “È un peccato che io abbia questo talento per la musica: si dirà che sono effeminato, o che io sono come il tale o il talaltro .” L’uomo o la donna che arrivassero a una simile conclusione dal gusto o dal talento musicale di chiunque, anche e soprattutto di un uomo dall’aspetto eccentrico, dal modo di vestire sospetto, sarebbero o colpevoli di uno scherzo di cattivo gusto e di nessuna importanza, o erotomani da richiudere. E questa è la migliore risposta che trovo al problema dell’unisessualità e della musica. Tutto facilita la musica per l’unisessuale, ma nulla rende obbligatorio un rapporto tra le due cose.

Devo dire, tra parentesi, che in certe consorterie la parola “musicale” come la parola “artistico” sembra essere diventata un sinonimo di pederasta o anche una perifrasi per indicare una sottomissione a tutti i piaceri, a tutti i capricci sessuali e alla loro pratica. Si sentono alcuni unisessuali, che si piccano di essere artisti, dire: “Un tale è molto artistico” e questo significa che non ama le donne o che ama i due sessi, e che si crede uno colto e raffinato, che ha un colore favorito, dei pittori, dei poeti, dei romanzieri che predilige. Oscar Wilde ha contribuito a questo scellerato uso della parola “artistico”. Quanto a “musicale” ecco l’indizio che ho: si legge costantemente nei migliori giornali che un giovane uomo di buona famiglia, di bella presenza, amabile, simpatico e musicale vorrebbe essere adottato da un signore maturo, o viaggiare con un giovane ricco, o tenere compagnia a un uomo di mondo. Si legge anche che un uomo di mondo, o che un uomo ricco vorrebbe avere come segretario, o compagno di viaggio, o come compagno in città o in campagna, un giovane uomo di buona famiglia, simpatico e musicale.

Musicale ha forse un senso speciale? È possibile perché si sa che gli unisessuali in vari paesi si chiamano filantropi o ragionevoli.
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[1] Molti invertiti con curiosità oscena sono stati curiosi del sesso femminile nudo.
[2] Salvo il rischio di essere calunniati.
[3] Jeanne Françoise Julie Adélaïde Bernard, nota come Juliette Récamier o Madame Récamier (1777 – 1849), fu, nell’epoca del Direttorio e del Primo Impero, una donna elegante e apprezzatissima, il sui salotto fu centro di attività culturale e anche politica. Non ancora sedicenne sposò Jacques Récamier, ricco banchiere parigino amico dei genitori, che aveva oltre 30 anni più di lei. Il matrimonio fu solo platonico ma tra i due si notava un affetto sincero. In realtà Récamier era il padre naturale delle moglie e l’aveva sposta per consentirle di ereditare i suoi beni. Fu amica di Chateaubriand ed ebbe una relazione con Benjamin Constant ma rimase sempre mentalmente e affettivamente molto autonoma.
[4] Si veda l’Histoire de l’Opéra en Europe avant Lully et Scarlatti, di Romain Rolland, per una certa panoramica storica. (71esimo fascicolo della Bibliothèque des Ecoles françaises d’Athènes et de Rome, 1893.)

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OMO O BI-SESSUALITA’? KRAFFT-EBING E RAFFALOVICH RISPONDONO

Raffalovich conclude i suoi cinque casi sessuali citando un caso ripreso da Krafft-Ebing, cosa assai poco usuale per lui. In effetti, il caso è stato analizzato e valutato in modo molto diverso da Krafft-Ebinbg e da Raffalovich. Krafft-Ebing ne offre una valutazione esclusivamente esteriore, basata sui comportamenti oggettivi (la cosiddetta oggettività dell’osservazione scientifica), che si orienta verso la bisessualità, Raffalovich ragiona invece da gay, cioè da persona che valuta le situazioni relative ai comportamenti omosessuali in modo non schematico e, inevitabilmente, legato anche alla propria esperienza personale, e vede nel caso presentato la storia di un omosessuale, nonostante la presenza di rapporti eterosessuali. Se un gay dovesse valutare i comportamenti di un eterosessuale in un rapporto con una donna, dovrebbe necessariamente fermarsi ad una valutazione formale, o al massimo analogica, perché non avrebbe le coordinate necessarie per comprendere l’elemento soggettivo connesso con quei comportamenti. Da qui un’osservazione nasce spontanea: i primi studi “seri”, ossia meno formali e più capaci di capire le cose dall’interno, sul tema della omosessualità sono opera di omosessuali, e si potrebbe andare oltre, affermando che, per esempio, che chiarire le tematiche legate alla omosessualità maschile con un terapeuta eterosessuale o con una donna terapeuta, è molto diverso che farlo con un terapeuta omosessuale. In molte situazioni, sia di studio, che di rapporto terapeutico, per quanto si cerchi di spersonalizzare le funzioni dei soggetti coinvolti, il vissuto personale degli operatori può fare la differenza.
Vi lascio al breve testo di Raffalovich, che permetterà di chiarire meglio la situazione.
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Mi è sembrato più utile citare in modo esteso quattro casi sessuali (quelli di due uomini alteri e generosi, Alfieri e Baber, quello di un genio sofferente, ingrato, desolante, che ci fa dubitare della natura umana quando lo si mette a confronto con la sua opera, che ha tutti i difetti del valletto, dell’uomo di lettere, del masturbatore, – e quello del libertino gioioso e instancabile) piuttosto che concedere solo qualche riga a una ventina di casi. Il caso seguente, che io riprendo da Krafft-Ebing, è troppo interessante per non figurare qui.

V. – Uranismo congenito molto caratterizzato, con rapporti intermittenti con le donne per ignoranza o imitazione, dal ventesimo al trentesimo anno.
J…, dell’età di trentasei anni (padre alcolista, ma nessun’altra eredità fastidiosa; solo, uno dei suoi fratelli è invertito e una delle sue sorelle passa per amare le donne; gli altri tre figli dello stesso padre sono normali, o meglio non ci viene detto nulla di loro), muscoloso, maschile, di buona costituzione, eccellente uomo d’affari. Preferisce le arti e la letteratura allo sport. È dolce, un po’ timido, un bravo ragazzo.

A quattro anni la vista del sesso di un uomo gli face molto effetto e si interessò sempre di più alle nudità maschili e usò tutti i trucchi (inimmaginabili) dell’infanzia per vederne. Penso che se avesse potuto ricordarsi di periodi anteriori a suoi quattro anni, avrebbe trovato che già si interessava all’uomo prima di aver visto la sua virilità. Comunque non è questa visione che ha determinato il suo uranismo. A quattordici anni imparò a da solo a masturbarsi e si immaginava uomini nudi. Dormiva con suo fratello e lo masturbava. A quindici anni si innamorò di un compagno ma tra loro non ci furono rapporti sessuali. A diciannove anni (al momento di questa seconda verginità dell’adolescenza) idolatrò uno studente; il suo amore era così sincero che rinunciò per un anno (il periodo che durò questo amore) alla masturbazione e non profanò mai il suo amore con delle proposte sessuali. A vent’anni (dopo questo amore) tentò il coito eterosessuale che non gli riuscì. Successivamente ci arrivò con delle donne amichevoli. Qualche volta, quando queste non gli procuravano piacere era costretto a far credere di avere rapporti con un uomo. A ventitré anni si innamorò di un uomo per un breve periodo. Poi ritornò alle donne per non masturbarsi, perché la sua abitudine diventava penosa per lui. Le donne non gli hanno mai ispirato nulla, nessun sentimento, nessun interesse; è solo dopo un’astinenza abbastanza prolungata che gli veniva il desiderio del coito. Si rese conto della sua vita sessuale solo a trent’anni. I suoi sogni erotici hanno sempre avuto per tema la masturbazione reciproca con uomini. A trentaquattro anni ha una folle passione per un giovane uomo che la condivide. Masturbazione reciproca. Poi, improvvisamente, rimorsi e rottura: seguita da una paura incessante di ricaderci. A trentacinque anni legge la Psychopathia sexualis di Krafft-Ebing e va a consultarlo. Doveva sposarsi ed essere padre? Chiede se i figli gli somiglieranno. Informato dal dottore che è possibile, rinuncia completamente al matrimonio.

Krafft-Eging definisce questo come un caso di ermafroditismo psichico. Io non ci vedo nessun ermafroditismo. È un caso di uranismo malgrado dei rapporti eterosessuali; o secondo la mia classificazione appartiene alle due categorie seguenti:

A. – Uranismo incoercibile malgrado dei rapporti eterosessuali,

[1] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno creduto che un matrimonio o una relazione con una donna li avrebbe resi felici, e che hanno riconosciuto il loro errore, e non hanno subito nessuna modificazione del loro uranismo;

[2] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato dei rapporti con delle donne per arrivare poi alla conoscenza della loro vita sessuale.
Dal punto di vista della psicologia delle soddisfazioni sessuali sarebbe interessante sapere se la masturbazione reciproca di J… provenisse dalla difficoltà di ottenere un coito più completo; perché J… disse al medico che la masturbazione reciproca gli era antipatica. Krafft-Ebing non spiega perché J… non cercasse altre soddisfazioni.

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ETERO E GAY DI FRONTE ALL’ESPLORAZIONE OMOSESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte seconda
(etero e gay di fonte all’esplorazione omosessuale)

Le due storie tratte dal volume sull’inversione sessuale di Havelock Ellis e tradotte da me, che riporto qui di seguito sono estremamente interessanti, sia perché rappresentano bene attraverso quali esperienze a sfondo sessuale i gay di allora arrivassero alla consapevolezza di essere gay, sia perché chiariscono in modo esemplare come un gay e un etero interpretino in modo radicalmente diverso allora come oggi) gli stessi comportamenti di intimità spinta con altri ragazzi e di gioco sessuale. Per i ragazzi gay questi comportamenti hanno un chiarissima valenza sessuale e si stampano nel loro cervello come ricordi indelebili destinati a durare tutta la vita. I ragazzi eterosessuali, invece li vedono come esplicazione di una pura curiosità sessuale, se non addirittura come un modo per esercitare il proprio dominio su altri ragazzi, cose comunque transitorie che saranno del tutto dimenticate quando saranno possibili vere esperienze eterosessuali e non interferiranno con la sessualità adulta.

STORIA 5

S. W., 64 anni, inglese, giornalista musicale. La comunicazione che segue (un po’ abbreviata) è stata scritta quando S.W. non aveva ancora letto nulla sull’inversione sessuale e quando credeva ancora che il suo caso fosse assolutamente unico.

“Io sono figlio di un uomo di chiesa, ho vissuto per i primi tredici anni della mia vita nella cittadina dove sono nato. Poi mio padre è diventato vicario di un villaggio di campagna, dove ho vissuto fino a quando sono andato fuori, nel mondo, all’età di 18 anni. Dato che durante tutto questo tempo mio padre aveva alcuni alunni, sono stato educato con loro, e non sono mai andato a scuola. Sono nato, credo, con le passioni sessuali più forti che si possano immaginare, e nello stesso tempo sono stato molto precoce nel mio ingresso nella fase della pubertà. Il seme iniziò a formarsi un po’ prima del mio dodicesimo compleanno, i peli seguirono subito dopo, e dopo un anno ero in queste cose alla pari con un ragazzo medio di 15 o 16 anni. Parlavo liberamente con i miei compagni dei rapporti fra i sessi, ma, a differenza di loro, non provavo alcun sentimento personale verso le ragazze. Con il tempo mi resi conto che ero diverso, come credevo allora e credo ancora adesso, da tutti gli altri uomini. I miei organi sessuali erano abbastanza perfetti, ma nell’aspetto di un uomo avevo i pensieri sessuali di una femmina. Rifiuto senza riserve anche la minima inclinazione a compiere atti innaturali; l’idea di commettere atti di sodomia sarebbe per me molto disgustosa.

Per venire alla mia attuale condizione mentale: mentre sono del tutto indifferente alla persona della donna (ho sempre apprezzato molto la loro amicizia e compagnia, e molti dei miei migliori amici sono stati donne), ho avuto un ardente desiderio di avere rapporti carnali con un maschio, e avevo la capacità di innamorarmi, per dire così, nella misura massima. Nell’immaginazione, possedevo l’organo femminile, e mi sentivo verso un uomo esattamente come si sentirebbe una donna innamorata. Nel momento in cui sono diventato pienamente cosciente della mia condizione, ho dato poca importanza a questo fatto, io non avevo la più pallida idea della sua terribile importanza, né della futura miseria che avrebbe comportato. Cose tutte che ho dovuto imparare dall’amara esperienza.

Una volta ho pensato di forzarmi ad avere un rapporto sessuale con una prostituta, al fine di vedere se il godimento sensuale effettivo potesse portare un cambiamento, per avere così la possibilità di sposarmi. Ma quando si è trattato di pensare ai modi e ai mezzi, la mia ripugnanza all’atto è diventata tale che la cosa praticamente era fuori questione. Nel caso invece di qualunque maschio al quale mi sono affezionato, volevo che ci si sentisse insieme, pelle contro pelle, e che avessimo il privilegio di prenderci le libertà che si prenderebbe una donna innamorata, se tutto fosse permesso. Cercavo una gratificazione non puramente sessuale di qualsiasi tipo; il mio amore era troppo genuino per questo.

Durante il poco più di mezzo secolo trascorso dal mio dodicesimo compleanno, sono stato veramente innamorato circa tredici volte. Non credo di riuscire a dare un’idea della profondità e della realtà dei miei sentimenti. Ho accennato alla mia precocità. Ero innamorato quando a 12 anni, l’oggetto del mio amore era un uomo di 24, un noto chimico analitico Venne a casa di mio padre molto frequentemente; e il mio cuore batteva anche alla sola menzione del suo nome.

Avevo circa 15 anni al tempo del mio secondo innamoramento serio. Questa volta era il figlio di un agricoltore, circa due anni più grande di me. Non penso di essermi mai trovato da solo con lui, e in realtà lo conoscevo soltanto come un membro della sua famiglia, ma per un certo tempo fu l’interesse fondamentale della mia vita.

Quando avevo 21 anni ho avuto un ‘compagno’, un giovane di 17 anni, che aveva per me, in ogni caso, un affetto fraterno. Eravamo sotto lo stesso tetto, una mattina presto d’estate si alzò dal letto ed è venne dritto nella mia stanza per parlare di una cosa o di un’altra. Per poter parlare più comodamente si mise nel letto con me e rimanemmo lì come avrebbero fatto due ragazzine di scuola. Questa vicinanza era più di quanto potessi sopportare, e il mio cuore cominciò a battere in modo tale che era impossibile che non potesse notarlo. Dato che, naturalmente, non poteva avere la minima idea della ragione, disse in tutta innocenza: ‘Il tuo cuore batte così forte che riesco a sentirlo abbastanza chiaramente.’

Finora i miei dettagli sono puramente innocenti. Fino a 18 anni, ci furono familiarità a intervalli tra me e il figlio del medico del paese, un giovane circa due anni più grande di me, e precocemente immorale. Non mi interessava veramente molto, ma lui era il mio compagno più importante. Poi sono diventato un assistente scolastico, e per circa sei anni sono riuscito a controllarmi, solo, ahimè, per ricaderci di nuovo. Poi un nuovo proposito e l’ho rispettato per otto anni, una lunga lotta con la mia natura. Poi ancora una volta ho peccato in tre casi, che si sono estesi su tre o quattro anni. Vengo ora un episodio molto doloroso e ricco di conseguenze nella mia vita infelice che avrei volentieri tralasciato se fosse stato possibile. Nel bel mezzo della vita è stato un caso di peccato, di scoperta e anche di grande follia.

Prima di entrare nei dettagli, per quanto può essere necessario, non posso fare a meno di chiedervi di considerare con calma e spassionatamente la mia condizione esatta rispetto a quella dei miei simili nel loro insieme. Nelle mie lotte per resistere, in passato, a volte mi sentivo come se stessi lottando tra le spire di un pitone. Ho peccato di nuovo, con un giovane e il suo amico. Abbastanza stranamente, il fatto fu scoperto da un uomo che era spinto da un sentimento di vendetta per un atto che a me appariva assolutamente giusto. I ragazzi si rifiutarono di dichiarare più della verità, e questo non bastò a quell’uomo, e fu messo in mezzo un terzo ragazzo, che era disposto a dire qualsiasi cosa. Ma questo non era ancora tutto; circa dodici o quindici altri ragazzi fecero accuse simili La convinzione generale, di conseguenza, fu che avevo commesso crimini “innominabili” in tutte le direzioni, a mio piacimento. Se mi si chiedesse una spiegazione per l’azione di tutti questi ragazzi al di là del terzo, che, naturalmente, aveva alcune motivazioni speciali, non ne potrei offrire nessuna. Potrebbero aver pensato che il trio originale era visto piuttosto nella luce degli eroi; perché non avrebbero dovuto essere eroi anche loro?

Potevo certamente sentirmi schiacciato sotto un tale carico di accuse, ma questo non giustifica l’incredibile follia della mia condotta. Negai allo stesso modo quel briciolo di verità che pure c’era, come la massa delle menzogne, e me ne andai in America. Tuttavia, col passare del tempo, quando la mia mente entrò in uno stato migliore, mi resi conto che la verità va detta una volta o l’altra. Perciò scrissi dall’America al giusto indirizzo una piena confessione del mio peccato per quanto riguarda i due giovani che avevano detto solo la verità, allo stesso tempo sottolineando la falsità di tutte le altre accuse.

Rimasi in America sei anni, e alla fine riuscii a fare soldi, in modo da poter tornare in Inghilterra con un piccolo capitale. Avevo promesso alle mie tre sorelle (tutte più grandi di me), che sarei tornato prima della loro morte. Il mio programma era di acquistare una piccola impresa a Londra, e tranquillamente guadagnarmi da vivere, non facendo però sapere a nessuno che ero tornato. Feci acquistare una tale impresa, ma fui truffato nel modo più intelligente, e persi fino all’ultimo centesimo che possedevo al mondo! Dovetti far conoscere la mia situazione ai vecchi amici che tutti mi regalarono o mi prestarono denaro. Comunque la mia posizione era molto precaria. Provai con un’agenzia assicurativa, una delle ultime risorse della persona colta e indigente, ma ben presto scoprii che ero inadatto per un lavoro in cui la sfacciataggine è il fattore primario Poi arrivò un colpo straordinario di fortuna; quasi contemporaneamente iniziai ad avere un paio di allievi di musica e del lavoro letterario in collegamento con una buona rivista musicale.

Rendere la mia presenza nota ai vecchi amici comportò che le stesse informazioni giungessero a coloro che non erano amici. La mia identità come giornalista divenne nota, e col passare del tempo mi sembrava come se mezzo mondo avesse sentito parlare delle mie presunte iniquità. Le persone che non avevano mai messo gli occhi su di me sembrava che mi vedessero come un mostro di iniquità che non si dovrebbe neppure tollerare che esista. Tutti questa gente, che non c’entrava niente, credeva che avessi commesso delitti ‘innominabili’ moltissime volte e alzava le mani in un silenzio inorridito per l’audacia di un uomo che, nella sua situazione, osa apparire apertamente in pubblico, con il suo proprio nome, e guardare la gente in faccia. Non avevano nemmeno il cervello per vedere che questo coraggio dimostrava il carattere fittizio delle loro credenze. E poi, credevano che se solo avessero potuto ottenere il mio licenziamento dal mio posto di giornalista io mi sarei ridotto alla fame. Questo fino a un anno fa era vero. Poi un vecchio parente morì e mi lasciò un po’di proprietà che ho venduto per investire in una rendita, e così ho appena quanto basta per vivere tranquillamente, oltre quello che posso guadagnare. In tali condizioni strane si potrebbe chiedere se la vita non fosse insopportabile. Francamente, non posso dire che la vedo così. Ho a Londra un paio di amici scapoli che vanno con me ai teatri, ecc.. In periferia ho circa una mezza dozzina di amici di famiglia. Qui trovo una compagnia piacevole e un caloroso benvenuto. Sono appassionato di musica, ho un eccellente pianoforte, e posso sentire i migliori concerti in Europa. Vado a tutti i buoni divertimenti. Sono un buon giocatore di scacchi. Infine, sono un lettore onnivoro. Ammetterete che le mie risorse per passare il tempo sono illimitate.

Certo, mi dispiace che ho peccato, e vorrei non averlo fatto. Ma io rifiuto ogni sentimento di vergogna.”

S. W. era il più giovane di quattro figli e l’unico maschio. Suo padre aveva 40 anni alla sua nascita, sua madre 33. Il padre era un intellettuale di carattere debole, la madre una donna di carattere violento ed eccentrico, con, egli crede, forti passioni sessuali. S. W. Non trova nulla nella sua famiglia che possa spiegare la sua condizione anomala.

È basso (cinque piedi cinque pollici), ma ben costruito, con un forte petto e una voce potente. Le sue braccia sono deboli e flaccide (femminili, pensa), ma le gambe sono muscolose. Da ragazzo di 14 anni poteva camminare per quaranta miglia con facilità, e ha giocato a calcio fino a circa 45 anni. È considerato virile nel carattere e nei gusti, ma si commuove facilmente fino alle lacrime dopo una forte emozione. Non ci sono informazioni per quanto riguarda il tipo di uomo verso cui è attratto. Posso osservare, tuttavia, che il chimico analitico che per primo suscitò l’ammirazione di S. W. fu ben noto a me una trentina di anni più tardi, come mio insegnante di chimica. A quel tempo era un uomo anziano di aspetto e di carattere attraente, simpatico e affascinante ad un livello quasi femminile.

S. W. non ha mai sentito la minima attrazione sessuale verso il sesso opposto. Le prime indicazioni del sentimento invertito si ebbero all’età di 6 o 7 anni. Guardando gli allievi del padre, ragazzi di 13 o 14 anni, dalle finestre, rifletteva su come potessero essere i loro organi genitali. “In relazione ad una ragazza”, egli scrive, “non avrei pensato assolutamente a una cosa del genere più che nel caso di un blocco di marmo.” In questo periodo, infatti, a volte dormiva con una sorella di 10 anni, che lo indusse ad assumere gli atteggiamenti della congiunzione sessuale, dicendo che era “così divertente”; ma si limitò a fare questo per compiacerla, e senza il minimo interesse o sentimento da parte sua. Questo atteggiamento divenne più marcato con l’aumentare della consapevolezza, fino a quando si innamorò ardentemente, all’età di 12 anni. Per tutta la vita egli ha praticato la masturbazione in una certa misura, ed è pronto a difendere questa pratica nel suo caso. I suoi sogni erotici sono stati solo di carattere molto vago e molto oscuro. Egli è in grado di fischiare. È molto interessato alla politica e alle opere filantropiche. Ma il suo principale interesse è la musica e ha pubblicato numerose composizioni musicali. Nel complesso, e nonostante la persecuzione che ha subito, egli non considera la sua vita come infelice. Allo stesso tempo, egli è profondamente consapevole dell’atmosfera da “Paria” che circonda gli invertiti, e nel suo caso questa non è mai stata alleviata da alcun senso di condivisione della sventura. La facilità con cui si dice che alcuni invertiti riconoscano gli altri della loro stessa specie è abbastanza incomprensibile per lui; non ne ha mai incontrato uno per quanto ne sa.

STORIA 6

E. S., medico, 50 anni.
“Ho qualche ragione”, scrive, “per credere che alcuni dei miei parenti (dal lato paterno), non fossero normali nella loro vita sessuale, ma, dato che erano persone molto riservate, sono sicuro che i loro amici e i loro colleghi non lo hanno mai sospettato. Gran parte dei miei parenti stretti sono rimasti celibi o hanno differito il matrimonio fino a tarda età. Nessuno di loro è stato un bravo uomo d’affari, tutti sembrano essere più profondamente interessati ad altre cose più che a fare soldi o a tenerseli. Per lo più non hanno preso o hanno preso poco parte alla vita pubblica, e non si sono molto curati della vita sociale. Tuttavia, sono stati gente di capacità superiore alla media, con interessi intellettuali ed estetici. Siamo inclini agli entusiasmi, ma manchiamo di perseveranza. Siamo discorsivi e superficiali, forse, ma nessuno potrebbe chiamateci stupidi Siamo forse eccessivamente egocentrici e consapevoli, mai crudeli o viziosi. I nostri poteri di autocontrollo sono considerevoli; siamo persone tradizionali solo perché siamo pigri e abbiamo in forte antipatia qualsiasi autoaffermazione pubblica. Eppure siamo nervosi, piuttosto che flemmatici. Tutto questo riguarda il lato paterno. I miei antenati materni erano interessati all’agricoltura e al mare e anch’essi hanno avuto una simile mancanza di capacità imprenditoriale, ma con meno adattabilità mentale e la vigilanza, però con maggiore fermezza di propositi, sempre pronti a fare piuttosto che sognare. Tra di loro ricordo un cugino che era probabilmente anormale, anche se è morto quando io ero troppo giovane per fare caso a molte cose. Anche in questo caso, erano tutti persone piuttosto riservate, ma più geniali con gli estranei, più portare ai rapporti sociali, e con meno autocontrollo.

Ero figlio unico, ed un figlio unico viziato. Ero sempre sveglio a scuola, interessato all’apprendimento, e non consideravo penoso studiare. Non mi piaceva lo studio serio. Ma per fini scolastici non lo ritenevo necessario, e non avevo difficoltà ad apprendere tutto quello che mi veniva messo davanti. Non sono mai stato appassionato di giochi, anche se mi piaceva molto stare fuori di casa e camminare. Pochissimi dei miei parenti sono stati appassionati di sport. Non ho stretto forti amicizie a scuola e non ero molto popolare tra i miei compagni di scuola, che, tuttavia, tolleravano i miei strani modi meglio di quanto ci si sarebbe aspettato. Ero facilmente portato ad apprezzare la buona letteratura, ma non ho mai avuto molta capacità espressiva e di pensiero profondo. Ero estremamente sensibile e impressionabile, mosso dalla bellezza di qualsiasi tipo, ma assolutamente mai ambizioso o in qualsiasi modo creativo. Ero facilmente stimolato a lavorare, e poi mi piaceva lavorare, ma, a meno che lo stimolo non fosse mantenuto, l’indolenza naturale della mia indole si manifestava, e ho sprecato i miei poteri in sogni e sciocchezze. La mia memoria era in genere molto veloce e capace di conservare i ricordi, ma curiosamente capricciosa. Sono sempre stato mancante di iniziativa e di capacità decisionale. Al college i miei successi sono proseguiti. Ho ottenuto medaglie e premi, passavo i miei esami facilmente, mi sono laureato ‘con lode di prima classe.’ Nel mio lavoro professionale di una vita ho avuto successo piuttosto oltre la media. Mi piace moltissimo, con tutto il cuore.

Non sono in grado di dire con certezza delle prime manifestazioni dei miei istinti sessuali, ma credo di poter affermare che essi non mi hanno portato in nessun momento a nessun desiderio per il sesso opposto. È vero che il mio primo ricordo del genere è connesso con l’intimità con una ragazzetta, compagna di giochi, ma dato che all’epoca avevamo raggiuto solo la bella età di 7 anni (al massimo) immagino che il nostro reciproco mostrarci – dato che non c’era proprio niente di più – soddisfacesse semplicemente la nostra naturale curiosità. Certamente questi ricordi, nella mia mente, non hanno in alcun modo un posto diverso da quello di tutti gli altri tipi di gioco. Inoltre mi ricordo del solito parlare da scolaretto di cose nascoste e proibite, ma fin quando avevo 12 anni o giù di lì questo era semplicemente un parlare sporco, che coinvolgeva più le funzioni renali e intestinali che qualche sensazione o qualche sottinteso sessuale. Un ragazzo era noto a tutti noi (e della mia cerchia non trascurabile dei primi amici, tutti sono diventati persone normali, che si sono sposate e hanno avuto figli, a tempo debito) per la dimensione insolita delle sue parti intime e per la libertà con cui eccitava e soddisfaceva la curiosità dei suoi amici. Doveva essere precoce, perché non poteva aver avuto più di 12 anni, e ricordo di aver sentito che aveva una folta vegetazione di peli pubici. Anche allora, anche se so che la mia curiosità, per dirla in quel modo, era attiva, non mi sono mai permesso di avere rapporti di nessun genere con lui; e penso che non li avrei certo incoraggiati se mi fossero stati proposti. Questa è la cosa strana della mia vita: le cose che desideravo intensamente di fare non mi sarei mai permesso di farle, non per un qualche scrupolo religioso o morale, ma per una qualche pignoleria inspiegabile o scrupolo, che è ancora attivo come sempre, anche se sono sicuro che non sarebbe in grado di resistere se dovessero ripetersi queste condizioni favorevoli, ma sarebbe travolto da desideri imperiosi e completamente sviluppati, che, per la lunga repressione, o per un allontanarsene senza soddisfarli, sono diventati molto forti. Infatti, se se ne presentasse l’opportunità, con la certezza che nessuno ne sarebbe sedotto per la prima volta o corrotto, quei desideri potrebbero rivelarsi quasi incontenibili.

Certo, molto prima della pubertà, che per me fu precoce, ricordo che ero molto attratto da alcuni ragazzi, e che desideravo di avere l’opportunità di dormire con loro. Se fossi stato in grado di farlo, sono sicuro che sarei stato spinto a entrare nel più stretto contatto possibile con il loro corpo nudo, e non credo che avrei poi ho desiderato qualcosa di più. Conoscevo alcuni ragazzi, forse un po’ più grandi, che già allora avevano relazioni, che certamente non erano innocenti, con un ragazza che era di un anno o due più grande di noi. Lei una volta mi baciò, con mia intensa vergogna. Ma mi resi conto che questi rapporti sarebbero stati indicibilmente disgustosi e non ebbi alcun particolare interesse a sentirne parlare.

Mi ricordo di essere stato coccolato e accarezzato da un bel ragazzo di 16 anni, di tre o quattro anni più grande di me, perché avevo riportato qualche ferita durante il gioco, e sono ancora in grado di ricordare il brivido di gioia che ho sperimentato al suo tocco Non successe nulla che il mondo intero non potesse vedere, ma mi ricordo di essere stato preso tra le ginocchia mentre stava seduto, e mi metteva le braccia intorno al collo, e la calda, soffice presa delle cosce ebbe un effetto indicibile su di me.

Più o meno nello stesso periodo, poi, un ragazzo più grande, forse circa di 18 anni, aveva l’abitudine di tenere fermi i ragazzi più piccoli durante le passeggiate in campagna, di buttarli giù a terra e di guardare i loro genitali e di giocarci. Lui stesso era un bel ragazzo, e io ero molto emozionato quando mi fu raccontato di questo da parte dei ragazzi che lo avevano sperimentato, e desideravo fortemente che succedesse a me, ma non è mai successo, e se un tentativo ci fosse stato, so che avrei resistito con tutte le mie forze, anche se i miei desideri avessero messo il fuoco addosso. Questo ragazzo è morto prima dei 20 anni, per un ascesso dello psoas, e mi ricordo di aver pianto la notte che ho saputo della sua morte. Ero spesso attratto da un altro ragazzo, di circa tre anni più grande di me, che aveva i capelli molto setosi, e io cercavo sempre di accarezzarglieli, ma lui non voleva.

Dovevo avere circa 12 anni quando mi fu insegnato a masturbarmi da un cugino che era un po’ più grande. In un primo momento ho pensato che fosse una cosa stupida, ma avevo l’abitudine di guardarlo mentre lo faceva, e mi masturbavo da solo di tanto in tanto fino a quando sono diventato sufficientemente grande per provare la sensazione corretta. Poi ho ragione di pensare che ho rinunciato alla masturbazione piuttosto liberamente, ma generalmente lo facevo in solitudine, anche se era molto tempo prima che mi rendessi conto che c’era qualcosa di sbagliato in essa o che poteva rivelarsi dannosa. Ripensandoci ora, mi sento perfettamente certo che i miei istinti fossero totalmente omosessuali fin dall’inizio. Questo cugino, che possedeva doti intellettuali e artistiche di rilievo, si sposò, ma sono sicuro che la sua simpatia per il suo sesso non fosse normale.

Con un altro cugino, più giovane di me di quasi un anno, ero sempre nell’intimità più affettuosa. Le mie vacanze a casa dei suoi genitori erano la mia più grande gioia. Stavamo sempre insieme, di notte o di giorno, abbiamo dormito nello stesso letto, letteralmente l’uno nelle braccia dell’altro. A me dava il più acuto piacere sessuale stringermi al suo corpo nudo. Avevamo l’abitudine di maneggiare e accarezzarci reciprocamente le nostre parti intime, ma senza alcun tentativo di masturbazione reciproca, anche se in quel periodo la praticavo regolarmente su me stesso. Gli ho chiesto una volta della masturbazione, ma ancora non l’aveva imparata da altri, e con mio grande orgoglio e soddisfazione posso dire che non l’ho mai praticata su di lui e neanche gli ho chiesto mai di praticarla su di me. Parlo di questo come un esempio della mia concreta moderazione, anche se i miei pensieri e i miei desideri non conoscevano questi limiti. Ricordo anche che un suo fratello maggiore, forse tre o quattro anni più grande di me, una volta mi ha mostrato (quando avevo circa 12 anni, suppongo) il suo pene semieretto. Non mi avrebbe permesso di toccarlo, ma mi mostrò come tirare indietro il prepuzio in modo da scoprire il glande. Il suo pene era grande, e il fatto non è stato dimenticato. Tra noi non c’era nessun rapporto e so che sia lui che il mio amico sono cresciuti fino ad essere uomini abbastanza normali.

Credo di aver avuto circa 17 anni quando mi spaventai per il verificarsi di emissioni notturne, che credevo fossero il risultato del male della masturbazione, e per due o tre anni ho continuato a provare notevole disagio mentale fino a che, quando ero nel mio secondo o terzo anno di college, ho trovato il coraggio sufficiente per consultare il nostro buon vecchio medico di famiglia, che mi ha rassicurato, ma ha fatto, ora penso, fin troppa luce sulle mie confidenze, in modo che io sono ricaduto nelle vecchie abitudini più facilmente, anche se molto più tardi.

Dalle nostre finestre di casa vedevamo un po’ di terreno fino alla spiaggia, e io avevo l’abitudine di stare a guardare, nei caldi pomeriggi d’estate, i ragazzi che potevano stare lì a fare il bagno, per osservarli attraverso il nostro telescopio. Tutto questo l’ho tenuto rigorosamente segreto e non sono stato mai sorpreso in questa attività. Avrei potuto altrettanto facilmente, e senza destare il minimo sospetto sul mio movente, camminare fino alla spiaggia, avrei potuto vederli e chiacchierare con loro ma non sarei mai arrivato a farlo. Mi dava notevole soddisfazione sessuale quando ero in grado di vederli fare il bagno senza mutande. Avevo anche l’abitudine di guardarli mentre giocavano sul terreno, e mi sentivo ricompensato quando vedevo, come non di rado accadeva, le familiarità sessuali che avevano luogo. Queste mi eccitavano violentemente e, talvolta, mi portavano all’orgasmo, sempre, comunque, ad una piacevole erezione. In effetti, è stata un’esperienza di questo tipo che mi ha fatto tornare alla masturbazione dopo che l’avevo messa da parte per un po’. Ricordo che un giorno mentre guardavo due ragazzi di circa 16 anni stesi sull’erba al sole, d’un tratto il ragazzo più grande allungò la mano e cercò di aprire i pantaloni del suo compagno. Quello resistette con tutte le sue forze, e ne seguì una lunga lotta, che terminò con il ragazzo più piccolo con il suo pene esposto e manipolato dall’altro. Anche oggi il ricordo di questo fatto mi eccita. Entrambi i ragazzi sono cresciuti e sono diventati uomini normali.

Due volte soltanto sono stato avvicinato da persone adulte. Quando avevo circa 13 anni mi capitava di incontrare spesso, quando andavo a scuola con il treno, un vecchio signore che mi corteggiava, per così dire, mi parlava spesso e mi chiedeva di andare a vedere le sue ben note collezioni scientifiche, ma ho sempre avuto una vaga diffidenza nei sui confronti e non ci sono mai andato. Un giorno, in estate, durante un’ora libera l’ho incontrato in una stanza vuota nel museo, dove c’erano di solito pochissimi visitatori in quel momento della giornata, e dove le grandi vetrine di esposizione permettevano di nascondersi. Mi si avvicinò e mi disse che era stato lontano in campagna, e che, mentre stava percorrendo la via del ritorno attraversando siepi cespugli spinosi, alcune spine erano rimaste bloccate tra i suoi vestiti e gli stavano ancora dando fastidio. ‘Ti sarei molto grato,’ disse, ‘se volessi mettere la mano in basso e provare se si può sentire qualche spina conficcata nella mia biancheria e tirarla fuori.’ Sbottonò poi le bretelle da un lato, slacciò i pantaloni e mi fece mettere la mano sul suo inguine e sul basso addome. Evitai di toccare i suoi genitali, ma lui spinse la mia mano verso il basso in quella direzione fino a quando, bruciando di vergogna, me ne scappai, senza fermarmi fino a quando fui al sicuro a scuola. Capii appena quanto che era accaduto, ma non ne parlai mai, e dopo evitai sempre quell’uomo. Ho saputo in seguito che era uno scapolo benestante che aveva un grande interesse per i ragazzi della classe lavoratrice e per i giovani uomini e che fece molto per aiutarli nella vita e per evitare, così si diceva, che cadessero in cattive compagnie. Morì a un’età avanzata e lasciò la maggior parte della sua fortuna ad un istituto per ragazzi, lasciò anche per testamento grosse somme ai giovani dei quali si era interessato.

L’altra volta fu su di un tram quando un uomo adulto, che era schiacciato a me il più vicino che poteva, cominciò a parlare, elogiò i miei occhi scuri, poi mise la mano sulla mia coscia sotto il mantello aperto e tastò in alto, verso le mie parti intime. Allo stesso tempo, prese la mia mano, l’accarezzò e se la mise sulle parti intime (era al tramonto). Questo mi eccitò e, se non fossimo stati a destinazione, penso che gli avrei permesso volentieri ulteriori familiarità. Provò a chiedermi dove vivevo, ma non c’era tempo per rispondere, e la mia parente che era con me (su un altro sedile) avrebbe senza dubbio impedito che la cosa potesse avere ulteriormente seguito.

In più di un’occasione ho sperimentato l’orgasmo sessuale come risultato dell’ansia mentale. La prima volta che questo si verificò fu quando mi stavo affrettando per evitare di arrivare in ritardo a scuola. Un’altra volta fu quando avevo circa 24 anni, ed ero estremamente ansioso di rispettare un appuntamento per il quale ero in ritardo. Così abbondante fu l’emissione che dovetti tornare a casa per cambiarmi.

Quando ero studente di medicina, il primo riferimento che portava decisamente al tema dell’inversione sessuale fu fatto nella lezione di Giurisprudenza Medica, dove certi crimini sessuali furono accennati, molto sommariamente e inadeguatamente, ma nulla fu detto dell’esistenza dell’inversione sessuale come condizione ‘normale’ di certe persone infelici, né fu fatta alcuna distinzione tra i vari atti non normali, che erano tutti classificati insieme come manifestazioni di depravazione criminale di gente comune o di folli. Per uno studente che cominciava ad essere acutamente consapevole che la sua natura sessuale differiva profondamente da quella dei suoi compagni, nulla poteva essere più sconcertante e inquietante, e mi rinchiusi in modo più completo nella mia riservatezza. Compresi che questo insegnamento doveva basarsi su qualche errore radicale o pregiudizio o fraintendimento, perché io sapevo dal mio più chiaro ricordo del mio proprio sviluppo, che la mia particolarità non era acquisita, ma innata; era la mia grande sventura senza dubbio, ma non era colpa mia.

È stata ancora una sfortuna maggiore che nel corso delle lezioni di Clinica Medica non ci fosse la minima allusione all’argomento. Malattie di ogni genere, alcune rare – che non ho ancora incontrato nel corso di ventuno anni di fitta pratica professionale – erano analizzate in modo completo, ma ci lasciavano completamente all’oscuro di un argomento di così vitale importanza per me personalmente, e, come mi sembra, per la professione a cui aspiravo. Ci potrebbe essere stato un riferimento incidentale alla masturbazione – anche se non me ne ricordo – ma il suo vero significato non ha ricevuto alcuna attenzione, e ciò che noi studenti sapevano di essa era il risultato della nostre letture o delle nostre esperienze personali.

Nelle lezioni di Malattie Mentali c’era, naturalmente, un più dettagliato e sistematico riferimento ai fatti della vita sessuale e all’inversione sessuale come una condizione patologica rara. Ma ancora non c’era una parola di conforto per rassicurare me, che crescevo sempre più irrimediabilmente vergognandomi di quella che sembrava una natura criminale o gravemente morbosa.

Tra tutti i miei compagni di studio non conoscevo nessuno come me, ma la mia naturale riservatezza – aumentata, ovviamente, per la mia coscienza di quello che sapevo avrebbero ritenuto una tendenza criminale – non mi spingeva certo a scambiare confidenze o a formare amicizie strette.

Dopo la laurea sono diventato medico ospedaliero e assistente privato a uno dei professori, un medico e un docente di fama mondiale Con lui mi sono associato alle condizioni più cordiali e affettuose; e spesso nel corso della conversazione provavo a portarlo a discutere l’argomento, ma senza successo Evidentemente era sgradevole e poco interessante per lui. Disse però abbastanza da permettermi di capire che faceva sue le idee correnti in materia, e non avrei voluto permettergli per nessuna ragione al mondo di credere che io stesso facevo parte della categoria disprezzata e contaminata.

Raramente ho sentito discutere di inversione sessuale tra i miei amici professionisti. Ne parlano con disgusto o divertimento. Non ho mai incontrato un medico professionista che considerasse l’inversione spassionatamente e scientificamente. Per loro era un argomento appartenente esclusivamente alla medicina psicologica.

Non ho avuto nessun caso inversione ammessa tra i miei pazienti, ma spesso ho istintivamente pensato che alcuni che mi consultavano su altre questioni sarebbero entrati in confidenza con me su tale argomento se non fosse stato per la loro paura di essere crudelmente fraintesi.

Per quanto riguarda il mio atteggiamento morale ho paura di esprimermi. La grossolanità mi disgusta; ma non sono sicuro che sarei in grado di resistere alla tentazione se me la trovassi di fronte, ma sono assolutamente sicuro che non tenterei mai, in nessun caso, qualsiasi atto vergognoso. Se mai ho commesso un atto sessuale con uno del mio stesso sesso che amavo, non ho potuto guardare la cosa o affrontarla in qualsiasi altro che fosse un modo sacramentale. Questo suona blasfemo e scioccante, ma non posso esprimere altrimenti esprimere quello che intendo.

Per quanto riguarda il matrimonio degli invertiti, la mia sensazione è che per un invertito congenito, non importa quanto completamente la situazione si sia manifestata prima, si tratta di un passo irto di troppo grandi possibilità di tragedia e di profondissima infelicità, perché possa essere in qualche modo consigliabile. La mia opinione è che per l’invertito, molto più che per la persona comune, non c’è scampo dalla necessità suprema di autocontrollo in ogni rapporto che si può formare. Se ci si riesce l’ideale è un rapporto con un altro uomo di simile indole – non necessariamente platonico -, mediante il quale la somma felicità di entrambi può essere raggiunta. Ma questo può verificarsi molto raramente.

Sono molto sensibile alla poesia e alle arti, e ho dedicato una grande quantità di tempo a questo studio. Sono, anima e cuore, devoto alla musica, che per me conta sempre di più ogni anno che vivo. La Musica triviale o leggera non riesco a sopportarla, ma di Beethoven, Bach, Händel, Schumann, Schubert, Brahms, Tschaikowsky, e Wagner non ne avrei mai sentito abbastanza. Anche qui, le mie simpatie, sono molto cattoliche, e mi diletto a McDowell, Debussy, Richard Strauss, e Hugo Wolf “.