CINQUE STORIE DI OMOSESSUALITÀ FEMMINILE

Potete leggere qui di seguito, in traduzione italiana, cinque storie di omosessualità femminile inserite da Havelock Ellis a corredo del capitolo sulla omosessualità nelle donne del suo noto trattato sull’inversione sessuale. Sono storie di donne omosessuali vissute un secolo fa, in condizioni sociali molto diverse da quelle di oggi, e tutte appartenenti a classi sociali medio-alte, tanti atteggiamenti mentali, tanti meccanismi di scoperta dell’omosessualità e di sublimazione della sessualità sono però sostanzialmente identici a quelli che si riscontrano ancora oggi. La lettura di questi documenti d’epoca ci permette di capire dal vivo le difficoltà incontrate dalle donne omosessuali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del 900.

STORIA 34 

Signorina S., 38 anni, vive in una città degli Stati Uniti, una donna d’affari di intelligenza raffinata, di primo piano negli ambienti professionali e letterari. La sua salute generale è buona, ma lei appartiene ad una famiglia in cui è presente una componente neuropatica marcata. È di temperamento piuttosto flemmatico, ben equilibrata, sempre perfettamente calma e padrona di sé, di disposizione piuttosto riservata, con un portamento dolce e dignitoso.

Dice che non può interessarsi agli uomini, ma che tutta la sua vita è stata “glorificata e resa bella dall’amicizia con le donne”, che ama come un uomo ama le donne. Il suo carattere è, tuttavia, ben disciplinato, e le sue amiche non sono a conoscenza della natura del suo affetto. Cerca di non dare tutto il suo amore ad una sola persona, e si sforza (come lei stessa dice) di utilizzare questo “dono di amare” come un trampolino di lancio per alti obiettivi mentali e spirituali. È descritta da chi l’ha conosciuta per diversi anni come una persona “di carattere alto e di istinti infallibilmente diretti verso cose alte.”

STORIA 35

Miss B., artista, di origini tedesca per il ramo paterno. Tra i suoi fratelli e le sue sorelle, c’è una persona di temperamento nevrotico e un’altra invertita. Lei è in buona salute. Non ha ripugnanza per gli uomini e le piacerebbe anche provare il matrimonio, se l’unione non fosse permanente, ma ha raramente sentito una qualche attrazione sessuale per un uomo. In un caso eccezionale, quando era molto giovane, rendendosi conto che non era adattata per i rapporti eterosessuali, ruppe il fidanzamento che aveva formato. Molto più tardi nella vita, creò un rapporto più stabile con un uomo di gusti congeniali.

È attratta da donne di vario genere, anche se riconosce che ci sono alcune donne verso cui sono attratti solo gli uomini. Molti anni fa aveva un amico al quale era fortemente legata, ma le manifestazioni fisiche non sembrano essere diventate significative. Dopo di ciò i suoi pensieri furono molto occupati da diverse donne alle quali fece avances, che non furono incoraggiate ad un livello tale che si potesse andare oltre l’amicizia ordinaria. In un caso, però, formò un rapporto intimo con una ragazza un po’ più giovane di lei, una personalità molto femminile, che accettò l’ardente amore di Miss B. con piacere, ma in maniera passiva, e non ritenne che il rapporto potesse essere di ostacolo al suo matrimonio, anche se non lo avrebbe in nessun caso detto al marito. Questa relazione per la prima volta suscitò le emozioni sessuali latenti di Miss B.. Trovò soddisfazione sessuale nel baciare e abbracciare il corpo della sua amica, ma non sembra esserci stato orgasmo. La relazione produsse un notevole cambiamento in lei e la rese radiosa e felice.

Nel suo comportamento verso gli uomini, Miss B. non rivela alcuna timidezza sessuale. Gli uomini di solito non sono attratti da lei. Non c’è nulla di sorprendente nel suo aspetto; la sua persona e le sue buone maniere, anche se trascurate, non sono vistosamente maschili. È appassionata di esercizi fisici e fuma parecchio.

STORIA 36

Miss H., 30 anni. Tra i suoi parenti paterni c’è la tendenza all’eccentricità e alla malattia nervosa. Suo nonno beveva; suo padre era eccentrico e ipocondriaco e soffriva di ossessioni. La madre ed i parenti della madre sono del tutto sani e di disposizione normale.

All’età di 4 anni le piaceva vedere le natiche di una bambina che viveva vicino. Quando aveva circa 6 anni, la bambinaia, seduta nei campi, aveva l’abitudine di giocare con le proprie parti intime, e le disse di fare lo stesso, affermando che questo avrebbe fatto arrivare un bambino; quindi di tanto in tanto si toccava, ma senza produrre alcun effetto di nessun tipo. Quando aveva circa 8 anni era solita vedere le varie bambinaie scoprire le parti sessuali dei loro figli e mostrarle l’una all’altra. Aveva l’abitudine di pensare a questo quando era sola, e anche alle frustate. Non si è mai curata di giocare con le bambole, e nei suoi giochi prendeva sempre la parte di un uomo. I suoi primi rudimentali sentimenti sessuali apparvero all’età di 8 o 9 anni, e furono associati con i sogni in cui immaginava di frustare ed essere frustata, sogni che furono più vividi in un’età compresa tra 11 e 14 anni, quando poi svanirono all’apparire dell’affetto per le ragazze. Ebbe le prime mestruazioni a 12 anni.

Il suo primo affetto, all’età di 13 anni, fu per una compagna di scuola, una graziosa ragazza civettuola, con lunghi capelli biondi e occhi azzurri. Il suo affetto si manifestava nello svolgimento di qualsiasi tipo di piccoli servizi per questa ragazza, nel fatto che pensava a lei costantemente, e nel sentirsi deliziosamente grata per le più piccole risposte a quell’affetto. All’età di 14 anni ebbe una passione simile per una cugina; aveva l’abitudine di aspettare ansiosamente le sue visite, e soprattutto le rare occasioni in cui la cugina dormiva con lei; la sua eccitazione era poi così grande che non riusciva a dormire, ma non vi era alcuna eccitazione sessuale cosciente. All’età di 15 o 16 anni si innamorò di un’altra cugina; le sue esperienze con questa ragazza furono piene di deliziose sensazioni; se la cugina le toccava solo il collo, un brivido attraversava il suo corpo, lei ora considera sessuale quel brivido. Ancora una volta, a 17 anni, ebbe una travolgente fascinazione appassionata per una compagna di scuola, una bella ragazza comune, che lei idealizzò e trasformò in una creatura eterea in misura eccessiva. Questa passione fu così violenta che la sua salute ne fu, in una certa misura, alterata; ma era una passione puramente altruistica, e non c’era niente di sessuale in essa. Lasciando la scuola all’età di 19 anni incontrò una ragazza circa della sua stessa età, molto femminile, ma non molto attratta dagli uomini. Questa ragazza fu molto attratta da lei, e cercò di ottenere il suo amore. Dopo qualche tempo la signorina H. fu anche lei attratta da questo amore, in parte per il senso di potere che le dava, e si sviluppò una relazione intima. Questa reazione divenne vagamente fisica, la signorina H. prendeva l’iniziativa, ma la sua amica desiderava tale relazione e ne traeva estremo piacere; avevano l’abitudine di toccarsi e baciarsi teneramente (in particolare sul mons Veneris), con uguale ardore. Ciascuna delle due provava una forte sensazione piacevole nel fare questo, e un forte eretismo sessuale, ma non l’orgasmo, e non sembra che l’orgasmo ci sia mai stato. Il loro comportamento generale reciproco era quello delle amanti, ma loro cercavano, per quanto possibile, di nascondere questo fatto dal mondo. Questo rapporto durò per diversi anni, e sarebbe continuato, se l’amica di Miss H., non avesse messo fine alla relazione fisica per gli scrupoli religiosi e morali. La signorina H. era stata molto bene e felice durante questo rapporto; il turbamento del rapporto sembra aver esercitato un’influenza inquietante, e anche aver suscitato i suoi desideri sessuali, anche se lei era ancora scarsamente consapevole della loro vera natura.

Poco dopo un’altra ragazza di tipo estremamente voluttuoso si innamorò della signorina H., che rispose, lasciando il totale controllo della situazione ai suoi sentimenti, ma anche al suo desiderio di dominio. In seguito si vergognò di questo episodio, anche se l’elemento fisico in esso era rimasto vago e indefinito. Il suo rimorso era così grande che quando la sua amica, pentendosi dei suoi scrupoli, la implorò di lasciare che il loro rapporto ritornasse sullo stesso piano di una volta, la signorina H., nella sua risposta, resistette ad ogni sforzo per ripristinare il rapporto fisico. Mantenne questa decisione per alcuni anni, e cercò di deviare i suoi pensieri in canali intellettuali. Quando di nuovo formò un rapporto intimo fu con un’amica congeniale, il rapporto durò per diversi anni.

Non si è mai masturbata. Di tanto in tanto, ma molto raramente, ha sognato di cavalcare e i sogni erano accompagnati da emozioni sessuali piacevoli (lei non può ricordare alcuna esperienza reale che possa aver suggerito questo, anche se è appassionata di equitazione). Non ha mai avuto alcun tipo di sogni sessuali su un uomo; in questi ultimi anni ha avuto occasionalmente sogni erotici su donne.

Il suo sentimento verso gli uomini è gentile, ma non ha mai provato attrazione sessuale verso un uomo. Li ama come buoni compagni, come gli uomini si amano tra loro. Le piace la compagnia degli uomini a causa della loro attrazione intellettuale. Lei stessa è molto attiva nel campo sociale e intellettuale. Il suo sentimento verso il matrimonio è sempre stato di ripugnanza. Può, tuttavia, immaginare un uomo che potrebbe amare o sposare.

È  attratta da donne femminili, sincere, riservate, pure, ma coraggiose nel carattere. Non è attratta da donne intellettuali, ma allo stesso tempo non può sopportare le donnicciole. Le qualità fisiche che l’attirano di più sono non tanto bellezza del viso quanto un corpo grazioso, ma non troppo esile, con belle curve. Le donne dalle quali è attratta sono di solito un po’ più giovani di lei. Le donne sono molto attratte da lei, e senza alcuno sforzo da parte sua. Le piace prendere la parte attiva e un ruolo protettivo con loro. È lei stessa energica di carattere, e con un temperamento un po’ nevrotico.

Trova soddisfazione sessuale nel toccare teneramente, nell’accarezzare, e nel baciare il corpo dell’amata. (Non c’è cunnilingus, che lei considera con orrore.) Prova più tenerezza che passione. C’è un elevato grado di eretismo sessuale quando bacia, ma l’orgasmo è raro e si produce quando si sdraia sopra la sua amica o quando la sua amica si sdraia su di lei, senza nessun contatto particolare. Le piace essere baciata, ma non così tanto come prendere la parte attiva.

Lei crede che l’amore omosessuale sia moralmente giusto quando è veramente parte della natura di una persona, e che la natura dell’amore omosessuale sia sempre resa evidente dall’oggetto di un tale affetto. Non lo approva quando è un semplice ripiego, o un’espressione di sensualità in donne normali. Ha resistito a volte all’espressione sessuale dei suoi sentimenti, una volta per più anni di seguito, ma sempre invano. L’effetto su di lei dell’amare le donne è decisamente buono, a quanto lei afferma, sia a livello fisico che spirituale, mentre la repressione conduce alla morbilità e all’isteria. Ha sofferto molto di nevrastenia in vari periodi, ma con trattamenti appropriati la cosa è lentamente diminuita. L’istinto omosessuale è troppo profondamente radicato in lei per poter essere sradicato, ma è ben controllato.

STORIA 37

Miss M., è figlia di genitori inglesi (entrambi musicisti), che erano entrambi di un temperamento che viene descritto come “intenso”, c’è un elemento nevrotico nella famiglia, anche se non c’è storia di follia o di alcolismo, lei è indenne da malattie nervose. Alla nascita era molto piccola. In un ritratto fatto all’età di 4 anni, il naso, la bocca e le orecchie sono anormalmente grandi e lei indossa un cappello da maschietto. Da bambina non si interessava alle bambole e ai bei vestiti, e spesso si chiedeva perché le altre bambine trovassero tanto piacere in quelle cose. “Per quanto posso andare indietro con la mia memoria”, scrive, “non riesco a ricordare un tempo in cui non ero diversa dagli altri bambini. Mi sentivo annoiata quando le altre bambine venivano a giocare con me, anche se non sono mai stata grezza o chiassosa nei miei divertimenti.” Cucire era sgradevole per lei. Si interessava anche un po’ di più ai passatempi dei ragazzi, e trovava il suo divertimento preferito nella lettura, specialmente di avventure e fiabe. Era sempre tranquilla, timida e impacciata. L’istinto fece per la sua prima comparsa nella seconda parte del suo ottavo anno o nella prima parte del suo nono anno. Era fortemente attratta dalla faccia di un’insegnante che aveva l’abitudine di comparire ad una finestra laterale al secondo piano dell’edificio scolastico e suonare una campana per chiamare i bambini alle loro classi. Il viso dell’insegnante sembrava molto bello, ma triste, e lei pensava all’insegnante continuamente, anche se non entrò in contatto personale con lei. Un anno dopo, questa insegnante si sposò e lasciò la scuola, e l’impressione gradualmente svanì. “Non c’era la coscienza del sesso a quel tempo”, ha scritto; “non c’era conoscenza delle questioni o delle pratiche sessuali, e le sensazioni evocate erano i sentimenti di pietà, compassione e tenerezza per una persona che sembrava essere molto triste e molto depressa. È questa la qualità o la combinazione di qualità che mi ha sempre attratta. Posso andare avanti per anni in relativa pace, e poi nonostante la mia vita pratica piena di occupazioni, può accadere qualcosa che può di nuovo tirare tutto fuori.” Le sensazioni successive le provò quando aveva circa 11 anni di età. Una giovane donna venne a visitare un vicino di casa, e fece un’impressione così così profonda sulla bambina che essa fu ridicolizzata dai suoi compagni di gioco perché preferiva sedersi in un angolo buio sul prato, dove avrebbe potuto vedere questa giovane donna, piuttosto che giocare.  Essendo una bambina sensibile, dopo questa esperienza fu attenta a non rivelare i suoi sentimenti a chiunque. Sentiva istintivamente che in questo era diversa dagli altri. Il suo senso della bellezza si sviluppò presto, ma c’era sempre una sensazione indefinibile di malinconia associata ad esso. Il crepuscolo o una notte buia quando le stelle brillavano, avevano un effetto molto deprimente su di lei, ma esercitavano nonostante tutto su di lei anche una forte attrazione, e queste immagini l’attraevano. All’età di 12 anni si innamorò di una compagna di scuola, di due anni più grande di lei, che era assorbita dai ragazzi e mai sospettò questo affetto; pianse amaramente perché quei sentimenti non potevano essere confermati in modo reciproco, ma temeva di apparire poco dignitosa e sentimentale, rivelando i suoi sentimenti. Il volto di questa amica le ricordava una delle Madonne di Dolci che lei amava. Più tardi, all’età di 16 anni, lei amò un’altra amica molto caramente e si dedico alla sua cura. C’era una sfumatura di mascolinità tra le donne della famiglia di quest’amica, ma non è chiaro se essa possa essere definita invertita. Questo è stato il periodo più felice della vita di Miss M.. Alla morte di quest’amica, che era stata a lungo di salute malferma, otto anni dopo, lei decise di non permettere più che il suo cuore se ne andasse da chiunque altro.

La gratificazione fisica specifica non svolgeva alcun ruolo in questi rapporti. Le sensazioni sessuali fisiche cominciarono ad affermarsi durante la pubertà, ma non in associazione con le sue emozioni ideali. “A questo proposito”, scrive, “avrei considerato queste cose un sacrilegio. Le ho combattute e in una certa misura con successo. La pratica dell’auto-indulgenza che avrebbe potuto diventare un’abitudine giornaliera, era occasionale. L’immagine di “lei”, evocata in quelle situazioni scacciava tali sentimenti, per il quali sentivo ripugnanza, preferendo di gran lunga i sentimenti ideali romantici. In questo modo, completamente inconsapevole del fatto che ero del tutto diversa da qualsiasi altra persona, facevo in modo di allenarmi a sopprimere o al almeno a dominare le mie sensazioni fisiche quando si presentavano. Questo è il motivo per cui l’amicizia e l’amore mi sono sempre sembrati cose così sante e belle. Non ho mai collegato le due serie di sentimenti. Penso di essere sessuata come qualsiasi altra persona, ma sono in grado di tenere un’amica tra le mie braccia e sperimentare il conforto profondo e la pace, senza provare neppure un pizzico di sentimento sessuale fisico. L’espressione sessuale può essere molto necessaria in certi momenti e in certe condizioni particolari, ma sono convinta che la libera espressione dell’affetto attraverso i canali sentimentali potrà fare molto per ridurre al minimo la necessità che esso si manifesti attraverso canali specificamente sessuali. Ho passato tre mesi senza sfogo fisico. L’unica volta che sono stata al limite della prostrazione nervosa è stato dopo che avevo soppresso l’istinto per dieci mesi. Gli altri sentimenti, che io non considero affatto sentimenti sessuali, riempiono talmente la mia vita in ogni settore – amore, letteratura, poesia, musica, attività professionali e filantropiche – che sono in grado di lasciare che il fisico si prenda cura di se stesso. Quando le sensazioni fisiche arrivano, di solito, non sto pensando affatto ad una persona cara. Potrei dissipare quelle sensazioni alzando il mio pensiero a quell’amicizia spirituale. Non so se questo sia giusto e saggio. So che è ciò che accadeva. Sembra una buona cosa praticare una sorta di inibizione dei centri [nervosi] e acquisire questo tipo di dominio. Un cattivo risultato, tuttavia, è che ho sofferto molto, a volte, per le sensazioni fisiche, e mi sentivo terribilmente depressa e infelice ogni volta che sembrava che avessero la meglio su di me.”

“Sono stata in grado”, scrive, “di dominare con successo il desiderio di una più perfetta e completa espressione dei miei sentimenti, e l’ho fatto senza grave danno per la mia salute.” “Amo poche persone”, scrive ancora, “ma in questi casi, quando ho consentito al mio cuore di andare verso un’amica, ho sempre provato i sentimenti più esaltati, e sono stata resa migliore  da quei sentimenti dal punto di vista morale, mentale e spirituale. L’amore è per me una religione.”

Per quanto riguarda il suo atteggiamento verso l’altro sesso, lei scrive: “Non ho mai sentito un’avversione per gli uomini, ma ho buoni compagni tra di loro. Durante la mia infanzia legavo bene sia con le ragazze che con i ragazzi, e stavo bene con entrambi, ma mi chiedevo perché le ragazze tendessero a flirtare con i ragazzi. Più tardi nella vita ho avuto altre amicizie con uomini, alcuni dei quali tenevano molto a me, con mio grande rammarico, perché, naturalmente, non sono interessata a sposarmi “.

Lei è una musicista, e attribuisce la sua natura in parte al temperamento artistico. È di buona intelligenza e dimostra notevole talento per le varie branche della scienza fisica. È alta circa 5 piedi e 4 pollici, e le sue fattezze non sono affatto minute. Le misure pelviche sono normali, e gli organi sessuali esterni sono abbastanza normali sotto molti aspetti, anche se un po’ piccoli. In un periodo successivo di dieci anni rispetto alla data di questa storia, un ulteriore esame, sotto anestesia, da parte di un ginecologo, non ha mostrato tracce di ovaio su un lato. La conformazione generale del corpo è femminile. Ma tenendo le palme delle mani all’insù, con le braccia dritte davanti a lei, quando congiunge le parti interne delle mani, non riesce a tenere insieme le parti interne degli avambracci, come quasi ogni donna può fare, mostrando che l’angolo femminile del braccio è perduto.

È mancina e mostra un migliore sviluppo su tutto il lato sinistro. È tranquilla e dignitosa, ma ha molti modi di fare da ragazzo nell’atteggiamento e nella parola che sembrano essere istintivi; cerca però di controllarsi continuamente, al fine di evitare quei modi di fare, ostentando modi e interessi femminili, ma restando sempre consapevole di uno sforzo nel fare questo.

La signorina M. non può vedere nulla di sbagliato nei suoi sentimenti; e, fino a quando, all’età di 28 anni, si è imbattuta nella traduzione del libro di Krafft-Ebing, non aveva idea “che i sentimenti come i miei fossero ‘banditi dalla società’, come lui dice, o fossero considerati innaturali e depravati.” Lei vorrebbe aiutare a fare luce su questo argomento e a sollevare l’ombra da altre vite. “Io protesto fortemente,” dice, “contro l’inutilità e la disumanità dei tentativi di ‘curare’ gli invertiti. Sono abbastanza sicura che abbiano tutto il diritto di vivere in libertà e felicità nella misura in cui vivono una vita altruista. Si deve tenere in mente che è l’anima che ha bisogno di essere soddisfatta, e non solo i sensi “.

STORIA 38 

Signorina V., 35 anni. Durante i primi anni di vita, fino all’età adulta fu un mistero a se stessa, e fu morbosamente consapevole di qualche fondamentale differenza tra lei e le altre persone. Non c’era nessuno con cui potesse parlare di questa sua peculiarità. Nel tentativo di dominarla o di ignorarla, diventò una persona studiosissima e raggiunse il successo nella professione che aveva scelto. Qualche anno fa si imbatté in un libro sull’inversione sessuale, che si dimostrò essere una completa rivelazione per lei della sua natura, e, mostrandole che non si trattava di un’anomalia da considerare con repulsione, le portò conforto e pace. Lei spera che le sue esperienze possano essere pubblicate per il bene di altre donne che possono soffrire delle stesse cose di cui lei ha sofferto in passato.

“Sono un insegnante di un collegio femminile. Ho 34 anni, sono di taglia media. Fino all’età di 30 anni sembravo molto più giovane, e da allora sembro più vecchia della mia età. Fino ai 21 anni avevo un aspetto sorprendentemente infantile. il mio corpo non ha nulla di maschile a quanto ne so, ma sono consapevole che la mia camminata è maschile, e mi è stato detto molte volte che faccio cose – come il cucito – ‘proprio come un uomo.’ La mia voce è piuttosto bassa, ma non profonda. Non mi piace il lavoro domestico, ma sono appassionata di sport, giardinaggio, ecc.. Quando ero così giovane che non riesco a ricordarmene, ho imparato a fischiare, una pratica in cui sono ancora esperta. Quando ero una giovane ragazza, ho imparato a   fumare, e mi piace ancora.

“Molti uomini sono stati miei buoni amici, ma ho avuto pochi corteggiatori. Non mi sento quasi mai a mio agio con un uomo, ma le donne le capisco e posso quasi sempre farmele amiche.

“Sono di origine scozzese-irlandese. La famiglia di mio padre era fatta di persone rispettabili, prospere, e religiose; la famiglia di mia madre  era fatta di persone rispettabili solo a metà, gente dalla vita dura, astuti, ma non intelligenti, operosi e capaci di fare soldi, ma appassionati del bere e delle orge. Ci sono stati molti figli illegittimi tra loro. Entrambe le mie nonne, anche se di poca istruzione, erano donne poco comuni. Dei miei quattro zii materni, tre bevevano pesantemente.

“Quando aveva 43 anni, mia madre mi mise al mondo, ero la più giovane di 8 figli. Di quelli che sono arrivati fino a età adulta, due sembrano sessualmente abbastanza normali; uno è estremamente irregolare, del tutto privo di scrupoli, è stato un ladro e un falsario, è probabilmente bigamo, e ha tradito molte donne rispettabili. A parte questo suo desiderio smodato, non so di nessun anomalia sessuale. Un altro fratello, sposato e padre, da ragazzo era molto dedito ad infatuazioni per gli uomini. Immagino che questo non sia mai andato al di là dell’infatuazione e in questi ultimi anni non è stato più evidente. Un terzo fratello, celibe, anche se molto corteggiato dalle donne a causa della sua bellezza e del fascino personale, è del tutto insensibile alle donne, non ha galanteria, né è stato mai, a quanto ne so, un corteggiatore. È, tuttavia, amante della compagnia delle donne, in particolare quelle più grandi di lui. Ha in qualche modo una voce e una camminata un po’ effeminata. Anche se ha iniziato in questi ultimi anni a fumare e a bere un po’, queste abitudini sono piuttosto strane quando sono riferite a lui. Quando era bambino, uno dei suoi giochi di finzione preferiti era quello di far finta di essere una famosa cantante donna. A scuola lo si trovava sempre in giro con ragazze più grandi.

“Da bambina amavo starmene nei campi, rifiutavo di indossare il cappellino da sole, avevo l’abitudine di far finta di essere un ragazzo, mi arrampicavo sugli alberi e giocavo palla. Mi piaceva giocare con le bambole, ma non le accarezzavo, né facevo vestiti per loro. Quando mi tagliavano i capelli, ero molto contenta e facevo in modo che tutti mi chiamassero ‘John.’ Mi piaceva indossare il cappello a tesa larga da uomo e fare pifferi col granturco. Ero molto affezionata a mio padre e cercavo di imitarlo il più possibile. Quando si trattava di animali, non avevo assolutamente paura.

“Penso di non essere stata una bambina sessualmente precoce, anche se mi sembra di aver sempre saputo che c’erano due sessi, senza approfondire troppo. Molto presto ho provavo un senso di vergogna quando il mio corpo veniva scoperto, ricordo che in un’occasione non potevo farmi convincere a spogliarmi davanti ad una giovane ragazza in vista da noi. A quel tempo dovevo avere circa tre anni. Quando avevo quattro anni un vicino che mi aveva spesso accarezzato mi prese in grembo e strinse la mia mano intorno al suo pene. Anche se si fermò solo dopo un momento, questo fatto lasciò su di me un’impressione durevole. Non provai nessuna sensazione fisica né ebbi alcuna idea del significato dell’atto. Eppure ebbi una leggera sensazione di repulsione, e devo avere vagamente sentito che era una cosa sbagliata, perché non lo dissi a mia madre. Non ero abituata a confidarmi con lei, perché, anche se dicevo la verità, ero reticente.

“All’età di 5 anni ho cominciato a frequentare una scuola distrettuale. Ricordo che il mio primo giorno di scuola fui molto attratta da una bambina che indossava un abito rosso vivo.

“La mia prima conoscenza definita del sesso arrivò in questo modo: io frequentavo la scuola del Sabato ed ero diventata ambiziosa di leggere la Bibbia intera. Ero arrivata al punto che riguarda il racconto della nascita di Esaù e Giacobbe, che suscitò la mia curiosità. Così chiesi a mia madre il significato di certe parole del brano. Lei sembrava imbarazzata e eluse la mia domanda. Questo atteggiamento stimolò ancora di più la mia curiosità, e io rilessi il capitolo fino a quando lo capii abbastanza bene. In seguito fui ulteriormente illuminata dalle compagne di gioco. Credo di essermi goduta più che qualsiasi voluttà il fatto di ascoltare i loro discorsi e di ripetere ciò che sapevo circa il mistero e la segretezza da cui gli argomenti relativi al sesso sono circondati.

“Non riesco a ricordare alcun mio atto che derivasse direttamente dal sentimento sessuale prima dei 10 anni. Molte altre bambine e io stessa due o tre volte ci siamo mostrate reciprocamente le parti intime dei nostri corpi. Almeno una volta sono stata io l’istigatrice. Questo atto mi dava un po’ di piacere, anche se non una distinta sensazione fisica. Ricordo che quando avevo circa 10 anni accadde un incidente. Una cugina e io giocavamo ‘alla casa’ insieme. Io non ricordo quello che immediatamente ci condusse a farlo, ma cominciammo ad apostrofarci come se fossimo due ragazzi e cercammo di orinare attraverso lunghi tubi di qualche tipo. Ricordo anche che provavo un vago interesse per l’atto di orinare negli animali e li osservavo da vicino mentre lo facevano.

“Da questo momento fino ai 14 anni sono cresciuta maleducata, più chiassosa e incontrollabile. Prima di questo ero stata una bambina molto trattabile. A 12 anni, a scuola, mi interessai ad un ragazzo della mia classe, e cercai di attirarlo, ma non ci riuscii. Una volta ad una festa di bambini in cui stavamo giocando a baciarci, cercai di convincerlo a baciare me, ma lui era del tutto indifferente. Non ricordo di essermi preoccupata di lui dopo questo fatto. Un anno dopo ho avuto un compagno maschio per cui il mio maestro di scuola mi prendeva in giro. Ho pensato che fosse una cosa ridicola. All’età di 13 anni ho avuto le mestruazioni, un fatto che mi ha causato vergogna e rabbia. A poco a poco ho cominciato a sentirmi sempre più strana, il perché, non lo so spiegare. Non mi sembra di essere come le altre ragazze di mia conoscenza. Adottai, come difesa, un’aria brusca e di sfida. Passavo un bel po’ di tempo a giocare da sola nel nostro cortile, dove costruii un paio di trampoli, saltavo la corda, e cose del genere. A scuola sentivo di non essere apprezzata dalle ragazze più belle e cominciai a frequentare ragazze che ora credo fossero immorali, ma che allora pensavo che non facessero niente di peggio che parlare in modo osceno. Imitavo la loro conversazione e crescevo più spericolata e incontrollabile. Il preside del liceo che frequentavo, l’ho saputo dopo, disse che ero la ragazza più difficile da controllare che avesse mai avuto. Più o meno in quel periodo lessi un libro in cui una ragazza era presentata come una che dice di avere un ‘anima di ragazzo nel corpo di una ragazza.’ L’applicabilità di questa espressione a me stessa mi colpì in modo improvviso, e io lessi quella frase a mia madre che mi disgustò mostrandosi sconvolta.

“Durante questo periodo cominciai ad innamorarmi, una pratica che si attaccò a me fino a quando ebbi circa 30 anni. Ricordo diverse donne più grandi di cui sono stata molto innamorata, e anche un uomo. Di tutte queste persone ce ne fu solo una con la quale ci conoscemmo abbastanza bene per dimostrarci un qualche tipo di affetto; un’altra era un’insegnante, e un’altra ancora era una giovane donna sposata che io avevo l’abitudine di osservare ardentemente nel corso dell’intero servizio in chiesa. Verso tutte le mie insegnanti donne avevo un atteggiamento un po’ sentimentale. Loro mi stimolavano, mentre gli uomini mi davano una sensazione del tutto impersonale. Questo sentimentalismo anomalo poteva essere stato causato, o almeno poteva essere aumentato, dalla lettura di romanzi, alcuni di natura altamente voluttuosa. Ho cominciato a leggere romanzi a 7 anni e dagli 11 ai 14 ho assorbito un gran numero di quelli indesiderabili. Questo mi ha portato a fantasticare sul mio futuro con un amante, immaginandomi in scene romantiche e di essere accarezzata e abbracciata. Avevo sempre supposto che mi sarei sposata. Quando avevo circa 5 anni decisi che, quando fossi cresciuta, avrei sposato un certo giovane che veniva a casa nostra. Diversi anni dopo lui si sposò, con mia grande delusione. Non avevo affetto per lui, ma semplicemente pensavo che sarebbe stato un marito desiderabile.

“Durante la mia adolescenza infelice ho sentito che una mia ex compagna di giochi stava per venire in visita a casa mia. Ho cominciato ad aspettare la visita con molto entusiasmo e al suo arrivo ero molto eccitata. Ho voluto rimanere sola con lei ed accarezzarla, e quando abbiamo dormito insieme ho premuto il mio corpo contro il suo in maniera sensuale, cosa che lei ha accettato, ma senza passione. Ero molto eccitata e non riuscivo a dormire. Era la prima volta che agivo in quel modo, e dopo che lei se ne andò provai vergogna e odio verso di lei. Negli incontri successivi non c’è mai stata la minima sensualità. Non abbiamo mai fatto riferimento alla prima visita e siamo ancora amiche, anche se non intime.

“Un diario che ho tenuto durante i miei 14 e 15 anni è pieno di sentimenti romantici e di termini affettuosi applicati successivamente a tre ragazze della mia età. Avevo con loro solo una conoscenza di parole, ma ero fortemente infatuata di tutte e tre. Anche un ragazzo era oggetto di adorazione.

“Durante il mio tredicesimo anno diventai per un certo tempo molto religiosa e dedita agli esercizi religiosi. Tutto questo passò e al mio quattordicesimo anno ero diventata eretica, ma ero ancora profondamente sensibile alle influenze religiose.

“Quando a avevo a malapena 16 anni dormii una notte con una donna di bassa moralità. Si comportò verso di me in maniera sensuale e risvegliò le mie sensazioni sessuali. Sentivo in quel tempo che era un peccato, ma ero dominata dalla passione. In seguito ho odiato questa donna e ho disprezzato me stessa.

“Andai poi via in un collegio misto. Qui per la prima volta mi sentii felice. Una ragazza della mia stessa età, di buon carattere e di raffinatezza evidente, si innamorò di me e mi portò a ricambiarla. Guardando le cose retrospettivamente, credo che questo sia stato un amore genuino e bello da entrambe le parti. Dopo pochi mesi, però, la nostra relazione, su mia iniziativa e contro la volontà della mia amica, diventò una relazione fisica. Esprimevamo il nostro affetto con carezze reciproche, abbracci stretti e stendendoci una sul corpo dell’altra. A volte io toccavo i suoi organi sessuali sensualmente. Tutto questo contatto mi dava brividi squisiti. Dopo tre anni abbiamo avuto un malinteso e ci siamo separate. Sono stata molto addolorata e turbata per molti anni, e sono arrivata a rimpiangere molto il rapporto fisico che era esistito tra di noi. La mia amica col tempo si innamorò e si sposò. Ho avuto diverse altre infatuazioni più leggere per donne, sono stata corteggiata da diversi uomini verso i quali sono rimasta fredda e annoiata, tranne in un caso, dove sono stata un po’ toccata, e finalmente ho trovato una duratura amicizia con una donna che si era profondamente innamorata di me ai tempi della scuola e non era mai stata in grado di interessarsi di nessun’altra. È una donna di grande talento letterario, di buona capacità generale e alti ideali. Lei è di solito molto apprezzata dagli uomini. Il suo amore per me è la cosa più reale del mondo, e sembra anche la più duratura. In un primo momento il mio sentimento per lei era quasi puramente fisico, anche se non c’erano rapporti sessuali. Odiavo questo sentimento sessuale e riuscii a superarlo per la gran parte. A volte dopo lunghe separazioni ci siamo abbracciate con grande passione, almeno da parte mia. Questo ha sempre avuto un effetto fisico negativo su di me. Attualmente, tuttavia, si verifica molto raramente. Entrambe consideriamo le sensazioni sessuali degradanti e deleterie per il vero amore. Non so proprio se in qualche momento abbiamo avuto la completa soddisfazione e gratificazione fisica. Ho sperimentato un piacere fisico molto acuto, mescolato con quello che considero una grande esaltazione mentale e una grande accelerazione delle emozioni. Questa condizione era causata da uno stretto contatto con il corpo della mia amica, solitamente dallo sdraiarmi su di lei. Ma se per ‘soddisfazione’ si intende che il desiderio, essendo stato completamente soddisfatto, cessa temporaneamente, penso che non ho mai avuto questa esperienza. Se è accaduto, è stato quando avevo circa 18 anni, quando ho vissuto con un’amica in rapporti intimi. In questi ultimi anni, in ogni caso, non mi è mai successo, e un abbraccio, comunque forte, mi lascia sempre con il desiderio di una unione più stretta, sia fisica che spirituale. Così da un paio di anni, sono giunta alla conclusione che fosse impossibile ottenere la soddisfazione fisica attraverso la donna che amavo. Sono arrivata a questa conclusione a causa degli effetti fisici negativi del contatto. I miei organi sessuali sono diventati altamente sensibili e infiammati e ho sofferto di dolore da infiammazione e di conseguente leucorrea. Se mi permettessi di indulgere in carezze, questa condizione ritornerebbe. La mia amica, per fortuna, anche se molto affettuosa ed espansiva verso di me, ha molto poca passione sessuale. L’idea che il nostro rapporto si basi su questa passione è molto ripugnante per lei. Accadde improvvisamente, un paio d’anni fa, che, molto scoraggiata e quasi senza speranza di essere in grado di superare il mio appetito, decisi che non potevamo stare insieme a meno che io non ci fossi riuscita. Allo stato attuale, con qualche aiuto, sono in gran parte riuscita a vivere con la mia amica su una base di normale compagnia, anche se affettuosa e tenera. Sono stata aiutata di più, e ho imparato di più, attraverso questa compagnia, che attraverso qualsiasi altra cosa. Il piacere appassionato che ho sentito quando ero un una relazione reciproca non l’ho mai sperimentato nella masturbazione. Per quanto mi ricordo la masturbazione non ebbe mai luogo prima che fossi molto avanti nella mia adolescenza e non fu mai una pratica abituale, tranne la prima estate che fui separata da una compagna di scuola che amavo. I pensieri di lei suscitavano sentimenti che cercavo di soddisfare in questo modo, ma l’intera sensualità dell’atto mi portò presto ad astenermene e a capire che non era quello che volevo.

“Un incidente particolare, che potrebbe avere una certa importanza, mi capitò circa cinque anni fa. Ero seduta in una piccola stanza dove si teneva un seminario. Il leader della discussione era un uomo di circa 50 anni, verso il quale alzavo gli occhi in ragione dei risultati che aveva conseguito e che rispettavo come uomo, anche se lo conoscevo socialmente molto poco. Avevo perso una notte di sonno per il mal di denti e mi sentivo nervosa. Stavo prestando tutta la mia attenzione al tema trattato, quando improvvisamente sentii una forte spinta fisica verso quell’uomo. Non sapevo cosa stavo per fare, ma mi sentii sul punto di perdere ogni controllo di me stessa. Avevo paura di andarmene, per paura che il minimo movimento mi potesse gettare nel panico. L’attrazione era del tutto fisica e del tutto diversa da cose che avevo provato prima e avevo la strana sensazione che la causa fosse proprio quell’uomo, ero come una spettatrice. Fu proprio qualche momento prima dello scioglimento della riunione che la mia “possessione” scomparve completamente e non ritornò mai più.

“Per quanto riguarda i sogni, devo dire che è solo dall’anno scorso o da due anni fa che sono stata consapevole di avere sogni chiari con eventi definiti. Sembravano di solito lasciare solo impressioni vaghe, come ad esempio la sensazione che io fossi andata a cavallo, o avessi tentato di eseguire un compito difficile. Non ricordo di aver avuto sogni sessuali per diversi anni, ma a volte vengo svegliata da un sentimento di desiderio sessuale insoddisfatto, che sembra di solito causato da un bisogno di orinare. Tra i 17 e 22 anni circa, ho spesso avuto vaghi sogni sessuali, forse diverse volte al mese. Questi sogni si presentavano sempre, credo, quando mi capitava di essere a letto con qualcuno che, nel mio sogno, potevo scambiare per la mia amica intima, e mi sarei svegliata abbracciando la mia compagna di letto, con un grado di passione a volte leggero, ma a volte notevole. Sono finalmente arrivata ​​a una certa comprensione del mio temperamento, e non sono più infelice e malinconica. Mi dispiace di non essere un uomo, perché allora potrei avere una casa e dei figli.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5371

COMPORTAMENTI OMOSESSUALI FEMMINILI E OMOSESSUALITÀ INNATA

OMOSESSUALITÀ FEMMINILE – seconda parte

La seconda parte del capitolo dedicato da Havelock Ellis alla omosessualità femminile, nell’ambito del suo trattato sull’inversione sessuale, è centrata sulla distinzione tra comportamenti omosessuali e omosessualità innata. L’autore, dopo aver presentato un quadro della diffusione dell’omosessualità femminile in vari paesi del mondo, si sofferma ad analizzare i comportamenti omosessuali delle ragazze e delle donne nelle scuole, nelle prigioni, nei teatri e nei luoghi di lavoro. In alcuni punti, quando riporta delle note concernenti l’omosessualità inviategli da donne, il tono del lavoro si fa molto più personale e si arriva in alcuni casi a capire con quale intensità affettiva e con quali turbamenti due donne adulte possano arrivare, non per gioco ma per amore, a superare i propri preconcetti moralistici e a costruire un vero rapporto di coppia modellato sulle esigenze personali profonde delle due partner più che su modelli estranei e prefabbricati.

Buona lettura.

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Indubbiamente non è difficile dare una spiegazione di questo ritardo negli studi sull’inversione sessuale nelle donne. Nonostante la severità con la quale l’omosessualità nelle donne è stata presa in considerazione in alcuni casi, la maggior parte degli uomini sembrano essere stati indifferenti verso di essa; quando l’omosessualità femminile è diventata un crimine o una causa di divorzio per gli uomini, di solito non è stata affatto considerata come una colpa per le donne.[1] Un altro motivo è che l’omosessualità è meno facile da individuare nelle donne; siamo abituati a una maggiore familiarità e intimità tra le donne che tra gli uomini, e nel caso delle donne siamo meno inclini a sospettare l’esistenza di una qualsiasi passione anormale. E, insieme con questa causa, dobbiamo anche tenere a mente l’estrema ignoranza e l’estrema reticenza delle donne per quanto riguarda qualsiasi manifestazione anormale o addirittura normale della loro vita sessuale. Una donna può provare un elevato grado di attrazione sessuale per un’altra donna senza rendersi conto che il suo affetto è sessuale, e quando se ne rende conto, è quasi sempre molto riluttante a rivelare la natura della sua esperienza intima, anche con l’adozione di precauzioni, e anche se può essere consapevole del fatto che contribuire a rivelare la natura della sua anomalia, può aiutare ad alleggerire il peso di essa su altre donne. Tra le numerose confessioni inviate volontariamente a Krafft-Ebing non ce n’è una sola che venga da una donna. Vi è ancora l’ulteriore motivo che i casi ben definiti e completamente sviluppati di inversione sono probabilmente più rari nelle donne, anche se quelli più lievi possono essere più comuni; in accordo con la maggior suscettibilità dell’organismo femminile agli stimoli leggeri, e con la sua minore disponibilità nei confronti delle variazioni profonde.[2]

Le stesse aberrazioni che si trovano tra gli uomini, si ritrovano comunque, in tutto il mondo, tra le donne. L’inversione femminile è stata a volte considerata come un vizio della moderna civiltà raffinata. Eppure era familiare già per gli anglosassoni, e il Penitenziale di Teodoro nel VII secolo assegnava a una donna che fornicasse con una donna una penitenza di tre anni (notevolmente inferiore a quella assegnata agli uomini, o per la bestialità).” L’omosessualità si trova tra le donne dei selvaggi, in tutte le parti del mondo, anche se è meno frequentemente registrata che tra gli uomini.[3]

In Nuova Zelanda, si afferma basandosi sull’autorità di Moerenhout (anche se non sono stato in grado di trovare il riferimento) che le donne praticavano il lesbismo. In Sud America, dove l’inversione è comune tra gli uomini, troviamo fenomeni simili nelle donne. Tra le tribù brasiliane, Gandavo ha scritto:[4]

“Ci sono alcune donne tra questi Indiani che decidono di essere caste e non hanno rapporti sessuali con nessun uomo. Queste donne abbandonano ogni occupazione femminile e imitano gli uomini. Portano i capelli allo stesso modo degli uomini. Vanno alla guerra o a caccia con loro, portando i loro archi, stanno sempre in compagnia di uomini, e ognuna ha una donna che la serve e con cui vive.”

Questo ha qualche analogia con i fenomeni osservati tra gli uomini del Nord America. Il Dr. Holder, che ha attentamente studiato il boté, mi dice che non ha incontrato fenomeni corrispondenti nelle donne.

Non vi è dubbio, tuttavia, che l’omosessualità tra le donne sia ben nota agli Indiani d’America in varie regioni. Così gli Indiani Salish della Columbia britannica hanno un mito di una vecchia donna che aveva rapporti sessuali con una giovane donna per mezzo di un corno usato come un pene.[5] Nella mitologia degli Indiani Assiniboine (del Canada e del Montana) e degli Indiani Fox (dello Iowa) ci sono anche leggende di omosessualità femminile, che si suppone siano state derivate dagli Indiani Algonkin Cree, che erano strettamente collegati con entrambi.[6]

Secondo la leggenda degli Assiniboine, la moglie di un uomo, si innamorò della sorella di lui e fuggì con lei, un bambino senza ossa fu il risultato dell’unione; il marito inseguì la coppia, e uccise la moglie e il bambino; nessuno si preoccupò di vendicare la sua morte. La leggenda dei Fox, dal titolo “Due Fanciulle che si prostituivano una all’altra” è la seguente: “Si dice che una volta in un tempo molto lontano c’erano due giovani donne che erano amiche. Si racconta che c’erano anche due giovani uomini che tentavano di corteggiare le due fanciulle, ma non potevano nemmeno parlare con loro. Dopo un po’ i giovani cominciarono a sospettare qualcosa di sbagliato. Così una volta durante l’estate, quando le due fanciulle cominciarono a staccare le cortecce, i giovani le seguirono, rimanendo abbastanza lontani tanto però da tenerle in vista. Mentre le ragazze staccavano la cortecce, i giovani si tenevano nascosti. Dopo un po’ non sentirono più il rumore delle fanciulle al lavoro. Al che cominciarono a strisciare fino a dove quelle si trovavano. Quando si avvicinarono, ecco, le fanciulle erano nell’atto di togliersi i vestiti. La prima a spogliarsi si gettò a terra e rimase lì. ‘Ma che cosa hanno intenzione di fare queste ragazze?’ fu la domanda che sorse nel cuore dei giovani. E con loro stupore le ragazze cominciarono a giacere insieme. Allora i giovani corsero dove stavano le ragazze. Quella che giaceva sopra istantaneamente cadde all’indietro. Il suo clitoride era eretto e aveva una forma strana, era come il pene di una tartaruga. Allora le fanciulle cominciarono a supplicare i giovani: ‘Oh, non dite nulla di noi!’ dissero. ‘In verità, non è per un nostro desiderio libero che abbiamo fatto questa cosa. L’abbiamo fatta sotto l’influenza di qualche essere sconosciuto.’ Si dice che, dopo, una delle due fanciulle sia rimasta incinta di un figlio. Nel corso del tempo, partorì, e il bambino era come una tartaruga dal guscio morbido”.

A Bali, secondo Jacobs (come citato da Ploss e Bartels), l’omosessualità è quasi altrettanto comune tra le donne come tra gli uomini, anche se è esercitata più segretamente; i metodi di gratificazione adottati sono o col dito o con la lingua, oppure mettendo insieme le parti (tribadismo).

Baumann, che ha notato l’inversione tra la popolazione maschile negra di Zanzibar, constata che non è rara tra le donne. Anche se le tradizioni orientali rendono impossibile per queste donne indossare abiti maschili apertamente, lo fanno in privato, e sono riconosciute da altre donne per il loro appoggiarsi alla maniera degli uomini, come anche dal fatto che gli indumenti delle donne non si adattano a loro. Esse mostrano una preferenza per le occupazioni maschili e cercano la soddisfazione sessuale tra le donne che hanno le stesse inclinazioni, oppure tra le donne normali, che sono conquistate con regali o altri mezzi. Oltre al tribadismo e al cunnilingus, a volte usano un fallo di ebano o di avorio, con una specie di glande ad una estremità, o, talvolta, ad entrambe le estremità; in quest’ultimo caso può essere utilizzato da due donne contemporaneamente, e talvolta è attraversato da un foro dal quale può essere iniettata acqua calda; è considerato un’invenzione araba, ed è talvolta utilizzato da donne normali chiuse nell’harem, e praticamente private della soddisfazione sessuale.[7]

Tra le donne arabe, secondo Kocher, le pratiche omosessuali sono rare, anche se sono molto comuni tra gli uomini arabi. In Egitto, però, secondo Godard, Kocher, e altri, queste pratiche sono quasi di moda, e ogni donna dell’harem ha un’”amica”. Si dice talvolta che in Turchia l’omosessualità è rara tra le donne. Ma sembrerebbe che si possa trovare negli harem e nei bagni delle donne della Turchia così come dell’Islam in generale. Brantôme, nel XVI secolo, faceva riferimenti al lesbismo delle donne turche ai bagni, e Leone l’Africano nello stesso secolo citava il tribadismo delle donne moresche e l’organizzazione formale della prostituzione tribadica a Fez. Ci fu una poetessa Osmanli saffica, Mihiri, la cui tomba è ad Amasia, e Vambery e Achestorides concordano per quanto riguarda la diffusione dell’omosessualità femminile in Turchia.[8] Tra i negri e i mulatti dei paesi francesi creoli, secondo Corre, l’omosessualità è molto comune. “Conosco una signora di grande bellezza”, osserva, “una straniera in Guadalupe e una madre di famiglia, che è obbligata a stare lontana dai mercati e da certi negozi a causa dell’eccessiva ammirazione che riscuote da parte delle donne mulatte e negre, e degli inviti impudenti che esse hanno il coraggio farle.”[9] L’autore fa riferimento a diversi casi di tentativi più o meno violenti di approccio sessuale da parte di donne verso giovani ragazze di colore di 12 o 14 anni, e osserva che tali tentativi da parte di uomini verso bambini del loro stesso sesso sono molto più rari.

In Cina (secondo Matignon) e in Cocincina (secondo Lorion) l’omosessualità non sembra essere comune tra le donne. In India, tuttavia, è probabilmente diffusa tra le donne come certamente lo è tra gli uomini.

Nella prima edizione di questo studio ho citato il parere del Dr. Buchanan, allora Sovrintendente della Prigione centrale del Bengala a Bhagalpur, che mi ha informato che non ne aveva mai incontrato un solo caso e che il suo capo-carceriere non aveva mai sentito parlare di una tale cosa in venticinque anni di esperienza. Un altro ufficiale del Servizio Medico Indiano mi assicura, tuttavia, che non ci può essere il minimo dubbio circa la frequenza dell’omosessualità tra le donne in India, sia all’interno che all’esterno delle carceri. Devo a lui le seguenti note su questo punto:

“Che i rapporti omosessuali sono abbastanza comune tra le donne indiane è dimostrato dal fatto che la lingua Hindustani ha cinque parole per indicare la tribade: (1) dúgáná, (2) zanàkhé, (3) sa’tar, (4) chapathái, and (5)chapatbáz. Il modus operandi è generalmente quello che Marziale chiama geminos committere cunnos, ma a volte è impiegato un fallo, chiamato saburah. L’atto in sé è chiamato chapat o chapti, e i poeti Hindustani, Nazir, Rangin, Ján S’áheb , trattano di amore lesbico molto estesamente e, a volte, molto crudamente. Ján S’áheb, una poetessa, canta affermando che un rapporto sessuale con una donna per mezzo di un fallo è da preferire alla soddisfazione offerta da un amante maschio. il comune eufemismo impiegato quando si parla di due tribadi che vivono insieme è che esse “vivono separate.” Questo per quanto riguarda la prova letteraria della prevalenza di quello che, mirable dictu, il carceriere del Dr. Buchanan ignorava.

“Ora stando ai fatti, nel carcere di R. il sovrintendente ha scoperto un certo numero di falli nel recinto delle donne; erano fatti di argilla e essiccati al sole e portavano segni di utilizzo Nel carcere di S. c’era una donna che (come accade di regola con le tribadi in India) indossava abiti maschili, ed era ben nota per le sue inclinazioni sessuali. Un esame di questa donna ha rivelato quanto segue: faccia con lineamenti molto marcati, mammelle di tipo maschile, ma con capezzoli allungati e facilmente erettili; la regione dei glutei e quella iliaca sono abbastanza di tipo maschile, come anche le cosce; il clitoride ha un glande ingrossato, prontamente erettile; le piccole labbra sono ispessite e allargate; l’orifizio vulvare è evidente, perché nella prima giovinezza era stata una prostituta; la voce era quasi da contralto. La sua partner era di tipo basso, ma eminentemente femminile nella struttura fisica e nei modi. In questo caso ho sentito dire che ‘l’uomo’ andò da un asceta locale e lo pregò di intercedere con la divinità, perché lei potesse mettere incinta la sua partner. (‘le opere di medicina indù menzionano la possibilità che una donna che si unisca con un’altra donna in abbracci sessuali generi un feto senza ossa.’ Short History of Aryan Medical Science, p. 44.)

“Nella città di D. ‘vivevano separate’ due donne, una era una bramina, l’altra un’allevatrice. Il loro modus operandi era il tribadismo, a quanto mi ha detto un testimone oculare. In S. sono stato chiamato a trattare la vedova di un ricco maomettano; ho avuto occasione di esaminare le pudenda, e ho trovato quello che Martineau avrebbe chiamato il segno indelebile della masturbazione precoce e del saffismo successivo. Lei ha ammesso l’accusa e ha confessato di essere in ottimi rapporti con le sue tre ancelle, straordinariamente ben formate e di bell’aspetto. Questa signora disse di avere iniziato la masturbazione in tenera età, ‘proprio come tutte le altre donne,’ e che il saffismo era venuto dopo l’età della pubertà. Un’altra donna maomettana che conoscevo, e che aveva un clitoride molto grande, mi ha detto di essere stata iniziata all’amore lesbico a 12 anni da una vicina e di averlo praticato in modo intermittente da allora. Potrei anche citare l’esempio di due sorelle della casta dei giardinieri, entrambe vedove, che ‘vivevano separate’ e si abbandonavano al mutuo saffismo.

“Che talvolta le donne che praticano il tribadismo siano più vigorose è dimostrato dal fatto che, nel carcere centrale di -, è stato ammesso che il gonfiore della vulva era stato causato dagli abbracci di due detenute, l’inserviente che me lo ha detto ha citato la cosa abbastanza per inciso, mentre mi riferiva delle sue esperienze come assistente ospedaliero presso questo carcere. Quando l’ho interrogato, ha dichiarato che la donna, che era stata chiamata per il trattamento, gli aveva detto che non avrebbe mai potuto ‘soddisfarsi’ con gli uomini, ma solo con le donne. E ha aggiunto che il tribadismo era ‘abbastanza comune nel carcere’ “.

Quanto accennato sopra può servire a dimostrare che le pratiche omosessuali certamente, e l’inversione sessuale definitiva probabilmente, sono molto diffuse tra le donne in molte e diverse parti del mondo, anche se è probabile che, come tra gli uomini, ci siano variazioni – geografiche, razziali, nazionali o sociali – nella frequenza o nell’intensità delle sue manifestazioni evidenti. Così, nel XVIII secolo, Casanova osservò che le donne della Provenza sono particolarmente inclini al lesbismo.

Nelle carceri europee le pratiche omosessuali fioriscono tra le donne esattamente tanto, si può probabilmente dire, quanto tra gli uomini. C’è, infatti, qualche ragione per supporre che questi fenomeni siano qui a volte anche più decisamente diffusi che tra gli uomini.[10] Questa prevalenza dell’omosessualità fra le donne in carcere è collegata con la stretta relazione tra criminalità femminile e prostituzione.

La frequenza delle pratiche omosessuali tra le prostitute è un fatto di un certo interesse, e richiede una spiegazione particolare, perché, a prima vista, sembra in opposizione a tutto ciò che sappiamo sulle cause scatenanti dell’omosessualità. Per quanto riguarda il fatto in sé non ci può essere alcun dubbio.[11] È stato notato da tutti coloro che conoscono la vita delle prostitute, anche se le valutazioni possono differire quanto alla sua frequenza. A Berlino, Moll è venuto a sapere in ambienti ben informati, che la percentuale di prostitute con tendenze lesbiche è di circa il 25 per cento. Questa era più o meno la percentuale a Parigi molti anni fa secondo Duchâtelet-padre; oggi, secondo Chevalier, la percentuale è aumentata; e Bourneville ritiene che il 75 per cento, delle persone ricoverate degli ospedali venerei parigini abbia praticato l’omosessualità. Hammer in Germania ha trovato tra 66 prostitute che 41 erano omosessuali[12] Hirschfeld pensa che le donne invertite siano particolarmente inclini a diventare prostitute[13] Eulenburg crede, d’altra parte, che le condizioni della loro vita favoriscano l’omosessualità tra le prostitute; “un’unione omosessuale sembra loro più alta, più pura, più innocente e più ideale”.[14] Non c’è, tuttavia, alcuna contraddizione di fondo tra questi due punti di vista; essi sono probabilmente entrambi giusti.

A Londra, per quanto ho potuto allargare le mie indagini, l’omosessualità tra le prostitute è molto meno diffusa, e quella di tipo ben marcato si limita ad un gruppo relativamente piccolo. Devo ad un amico per la seguente nota: “Dalla mia esperienza della prostituta parigina, mi sembra di capire che il lesbismo a Parigi è estremamente diffuso, anzi, si potrebbe quasi dire che è normale. In particolare, la maggior parte delle ballerine di Can Can del Moulin Rouge, del Casino de Paris, e di altri locali da ballo pubblici sono note per andare a due a due, e, per la maggior parte, preferiscono non essere separate, anche nei loro momenti più professionali con l’altro sesso. A Londra la cosa è, naturalmente, molto meno evidente, e, credo, molto meno diffusa, ma non è certamente rara. Alcune prostitute ben conosciute sono note per le loro tendenze in questa direzione, che però non interferiscono in alcun modo significativo con i dettagli ordinari della loro professione. Non conosco personalmente neppure una sola prostituta che sia esclusivamente lesbica, ho avuto il vago sentore che ci siano uno o due di tali anomalie Ma ho sentito una bella cocotte, al Corinthian, annunciare a tutta la sala. che stava andando a casa con una ragazza; e nessuno dubitava di quella affermazione. Il suo nome, infatti, è generalmente accoppiato con quello di un’attrice quinta categoria. Un’altra donna dello stesso tipo ha un po’ di clientela di donne che comprano le sue fotografie a Burlington Arcade. Nei ranghi inferiori della professione tutto questo è molto meno comune. Si trovano spesso donne che semplicemente non hanno mai sentito parlare di una cosa del genere; sanno dell’omosessualità per quanto riguarda gli uomini, ma non per quanto riguarda le donne. E sono, per la maggior parte, del tutto inorridite all’idea, che considerano parte integrante della ‘bestialità francese.’ Naturalmente, quasi ogni ragazza ha la sua amica, e, quando non sono occupate separatamente, spesso dormono insieme; ma, mentre in particolari e rari casi, ciò significa indubbiamente tutto ciò che può significare, per la maggior parte, per quanto si può giudicare, significa non più di quanto significherebbe tra ragazze comuni.”

È evidente che ci devono essere alcune cause fondamentali della frequenza dell’omosessualità tra le prostitute. Una di tali cause risiede senza dubbio nel carattere delle relazioni della prostituta con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale, e, quando l’elemento economico viene sottolineato, la possibilità di avere soddisfazione sessuale diminuisce; e in aggiunta manca anche il senso di uguaglianza sociale, il senso di possesso, e lo scopo per l’esercizio dell’affetto e della devozione femminile. Queste cose la prostituta, di solito, è costretta a trovarle o in un “protettore” o in un’altra donna.[15]

Oltre a questo fatto si deve ricordare che, in un gran numero di casi, le prostitute mostrano in misura più o meno marcata molti dei segni dell’eredità nevrotica,[16] e non ci si dovrebbe sorprendere se esse presentano i germi dell’omosessualità in misura insolitamente elevata. La vita della prostituta potrebbe certamente sviluppare tali germi latenti; e quindi abbiamo una tendenza eccessiva all’omosessualità, proprio come l’abbiamo tra i criminali, e, in misura molto minore, tra le persone di genio e di intelletto.

L’omosessualità è particolarmente favorita da quegli impieghi che mantengono le donne sempre insieme, non solo di giorno, ma spesso anche di notte, senza la compagnia di uomini. Questo è, per esempio, il caso dei conventi, in passato, in ogni caso, – ma può accadere anche oggi, -l’omosessualità era considerata molto prevalente nei conventi. Questo era particolarmente vero nel XVIII secolo, quando molte ragazze giovani, senza alcuna vocazione religiosa, venivano messe nei conventi.[17] La stessa cosa accade ancora oggi tra le donne che lavorano come donne di servizio nei grandi alberghi, tra loro le pratiche omosessuali sono state riscontrate molto frequentemente.[18] Laycock, molti anni fa, ha notato la prevalenza di manifestazioni di questo tipo, che egli considerava come isteriche, tra le sarte, le merlettaie, ecc, confinate per ore a stretto contatto tra loro in ambienti riscaldati. Le circostanze in cui sono impiegate molte giovani donne durante il giorno nei grandi negozi e nelle fabbriche, e dormono nella fabbrica, due in una stanza o anche due in un letto, sono favorevoli allo sviluppo di pratiche omosessuali.

In Inghilterra è raro che qualcuno si preoccupi di indagare su questi fenomeni, anche se, certamente esistono. Sono stati studiati più a fondo altrove. Così, a Roma, Niceforo, che ha studiato i vari aspetti della vita delle classi lavoratrici, è riuscito ad ottenere molte informazioni precise riguardanti gli usi ei costumi delle ragazze nei laboratori di sartoria e confezione. Egli osserva che pochi di coloro che vedono le “figlie virtuose del popolo”, spesso di non più di 12 anni, camminare lungo le strade con scatola della sarta sotto il braccio, modestamente capo chino e con aria verginale, si rendono conto delle preoccupazioni sessuali intense che spesso stanno sotto quelle apparenze. Nelle stanze in cui si lavora, la conversazione ruota perennemente intorno a temi sessuali in assenza della padrona o della direttrice, e anche in sua presenza il gergo che prevale nel laboratorio porta ad un dialogo con doppi sensi. Ne deriva uno stato di eccitazione sessuale che a volte si allevia mentalmente attraverso l’onanismo psichico, a volte attraverso una qualche forma di masturbazione; una ragazza ha ammesso a Niceforo che, consentendo ai suoi pensieri di soffermarsi su quegli argomenti durante il lavoro, a volte si produceva eccitazione sessuale fisica anche quattro volte al giorno. (Vedi anche Vol. I di questi Studi, “Auto-erotismo”.) A volte, tuttavia, si produceva una vaga sorta di omosessualità, le ragazze, eccitate dai loro pensieri e dalla loro conversazione, si eccitavano ancora di più attraverso il contatto di una con l’altra. “In estate, in un locale di lavoro, alcune delle ragazze non indossano biancheria, e si sbottonano il corpetto, e lavorano con le gambe incrociate, più o meno scoperte. In questa posizione, le ragazze si avvicinano e si ispezionano l’una con l’altra; alcune si vantano delle loro gambe bianche, e, poi si alzano le sottovesti completamente per un più attento confronto. Molte godono di questa ispezione della nudità, e provano vero piacere sessuale. Da mezzogiorno fino alle due del pomeriggio, durante le ore di maggior caldo, quando tutte sono in questa condizione, e la padrona, in camicia (e, a volte, senza vergogna in presenza delle lavoranti, anche senza camicia), si addormenta sul divano, tutte le ragazze, senza una sola eccezione, si masturbano. Il calore sembra acutizzare i loro desideri e risvegliare morbosamente tutti i loro sensi.  Le emozioni voluttuose, trattenute durante il resto della giornata, scoppiano con forza irresistibile, stimolate dallo spettacolo della reciproca nudità, alcune ragazze mettono le loro gambe insieme e, così, aumentano lo spasmo attraverso l’illusione del contatto con un uomo.” In questo modo arrivano alla masturbazione reciproca. “È interessante notare, tuttavia,” Niceforo sottolinea, “che queste coppie per la masturbazione reciproca non sono mai coppie lesbiche. Il tribadismo è del tutto assente dalle fabbriche e dai laboratori.” Egli ritiene anche che non esista tra le ragazze della classe operaia. Descrive inoltre come, in un altro locale di lavoro, durante le ore calde del giorno, in estate, quando non si lavora, alcune delle ragazze si ritirano nello stanzino di prova, e, dopo aver fissato le loro camicie intorno alle gambe e alle cosce con degli spilli, in modo da imitare i pantaloni, giocano a fare gli uomini e a far finta di avere rapporti con le altre. (Niceforo, Il Gergo, cap. VI, 1897, Torino.) Ho riprodotto questi dettagli da un attento studio di Niceforo, perché, anche se possono sembrare triviali in alcuni punti, mettono chiaramente in evidenza la distinzione molto importante tra omosessualità solo temporanea e vera inversione. I divertimenti di queste giovani non possono essere considerati totalmente innocenti o sani, ma, d’altro canto, non sono radicalmente morbosi o viziosi. Essi sono strettamente, e anche consapevolmente, un gioco, e sono dominati dal pensiero che il vero ideale sessuale è la normale relazione con un uomo, e certamente scomparirebbero in presenza di un uomo.

Va ricordato che le osservazioni di Niceforo sono state fatte tra ragazze che erano per lo più giovani. Nelle grandi fabbriche, dove lavorano molte donne adulte, i fenomeni tendono ad essere più rari, ma di carattere molto meno banale e giocoso. A Wolverhampton, una quarantina di anni fa, fu segnalato il caso di una donna in un “impianto” di zincatura che, dopo cena, indecentemente aggredì una ragazza che era un’operaia appena assunta. Due giovani donne tenevano giù la vittima, e questo sembra dimostrare che il vizio omosessuale era qui comune e riconosciuto. Senza dubbio, questo caso è eccezionale nella sua brutalità. Getta, comunque, una luce significativa sulle condizioni prevalenti nelle fabbriche. In Spagna, nelle grandi fabbriche dove sono impiegate molte donne adulte, in particolare nella grande fabbrica di tabacco di Siviglia, le relazioni lesbiche sembrano non essere rare. Qui le donne lavorano in un’atmosfera che, in estate, è così calda che le lavoranti si tolgono la maggior parte del loro abbigliamento, a tal punto che una campana suona ogni volta che un visitatore viene introdotto in un locale di lavoro, al fine di avvertire le lavoratrici. Tale ambiente predispone alla formazione di relazioni omosessuali. Quando ero in Spagna, alcuni anni fa, si verificò un incidente, nella Fábrica de Tabacos di Siviglia, che attirò molta attenzione sui giornali, e, anche se fu considerato insolito, getta luce sulla vita delle lavoratrici. Una mattina mentre le donne stavano entrando nel locale di lavoro e in mezzo alla solita confusione si stavano togliendo i loro scialli di Manila per indossare il leggero abito da lavoro, una delle donne tirò fuori un piccolo coltello a serramanico e, aggredita un’altra donna, rapidamente le inflisse sei o sette ferite sul viso e sul collo, minacciando di uccidere chiunque si avvicinasse. Entrambe queste Cigarreras erano lavoratrici di livello superiore, impegnate nel tipo più delicato di lavoro, ed erano state in fabbrica per molti anni. In apparenza furono descritte come donne che presentavano un forte contrasto: quella che aveva aggredito la compagna, aveva 48 anni, era di aspetto maschile, alta e magra, con un’espressione di ferma determinazione sul volto rugoso; la vittima, invece, che aveva 30 anni, era rotondetta, di bella presenza e di atteggiamento gradevole. Il motivo in un primo momento individuato come ragione dell’aggressione alla donna più giovane era che sua madre aveva insultato il figlio della donna più anziana. Sembrava, però, che una stretta amicizia esistesse tra le due donne, che negli ultimi tempi la donna più giovane avesse formato un amicizia con la caporeparto del suo laboratorio, e che la donna anziana, animata dalla gelosia, avesse quindi deciso di uccidere entrambe; questo progetto fu frustrato dalla accidentale assenza della caporeparto quel giorno.

Nei teatri la sessualità anormale, stimolata dallo stare insieme nel lavoro è complicata dalla tendenza generale dell’omosessualità ad essere collegata con l’attitudine drammatica, un punto a cui dovrò fare riferimento in seguito. Devo ad un amico per la seguente nota: “Le amicizie appassionate tra ragazze, dalle più innocenti alle escursioni più elaborate in direzione di Lesbo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici e, ancor più, tra le ballerine e le ragazze del coro. Qui la confusione degli spogliatoi, l’attesa certe volte anche di due ore tra due entrate in scena, durante la quale tutte le ragazze sono ingabbiate in uno stato di inazione e di eccitazione in alcuni spogliatoi affollati, forniscono ogni opportunità per la crescita di questo particolare tipo di sentimento. Nella maggior parte dei teatri c’è un piccolo gruppo di ragazze, un po’ evitato dalle altre, o fatto di ragazze incuranti di ulteriori frequentazioni, che professano la devozione più illimitata l’una per l’altra. La maggior parte di queste ragazze sono ugualmente pronte a flirtare con l’altro sesso, ma so di alcune tra loro che a malapena parlano con un uomo, e che non sono mai state viste senza la loro particolare ‘amica’ o ‘compagna’, che, se quella viene trasferita in un altro teatro, se ne vanno da quelle parti e aspettano la loro amica alla porta degli artisti. Ma qui, ancora una volta, è raro che l’esperienza vada molto lontano. Il fatto è che la ragazza inglese, soprattutto la ragazza di classe medio-bassa, che abbia o non abbia perso la virtù, è estremamente incatenata da nozioni convenzionali. L’ignoranza e l’abitudine sono due influenze che trattengono dal portare questo particolare tipo di perversione alle sue logiche conclusioni. È, quindi, tra i ranghi più elevati, sia della società che della prostituzione, che il lesbismo si può trovare in modo più definito, perché qui abbiamo una libertà di azione molto più grande, e una maggiore libertà da pregiudizi.”

Tra le ragazze, come tra i ragazzi, è nella scuola, al momento dell’evoluzione della pubertà, che l’omosessualità di solito si manifesta per la prima volta. Può avere origine in modo prevalentemente periferico o prevalentemente centrale. Nel primo caso, due ragazzine, forse quando sono più vicine nel letto, più o meno involontariamente generano una nell’altra una certa eccitazione sessuale, che esse favoriscono baciandosi e toccandosi reciprocamente. Questo è un tipo spurio dell’omosessualità, è il gioco spesso precoce dell’istinto normale. Nella ragazza che è congenitamente predisposta all’omosessualità questo gioco continuerà e si svilupperà; nella maggioranza delle ragazze sarà dimenticato il più rapidamente possibile, non senza vergogna, in presenza del normale oggetto dell’amore sessuale.

Posso citare come abbastanza tipica la seguente osservazione fornitami da una signora che non può essere considerata invertita: “Come tanti altri bambini e bambine, all’inizio mi è stata insegnata l’auto-indulgenza da una ragazza a scuola, e ho trasmesso la mia conoscenza ad una o ad altre due, con una delle quali mi ricordo che una volta, quando avevamo solo 16 anni, passammo la notte sensualmente. Dopo ci vergognammo terribilmente, e quella fu l’unica volta. Quando avevo solo 8 anni c’era una ragazza di 13 alla quale piaceva giocare con il mio corpo, e mi insegnò a giocare con lei, anche se quasi non mi piaceva farlo. Dormivamo insieme, e questo andò avanti a intervalli per sei mesi. Queste cose, al fine di ottenere divertimento, e non in modo appassionato, non sono rare tra i bambini, ma sono meno comuni, credo, di quanto la gente a volte immagina. Credo che potrei ricordare senza troppe difficoltà, il numero di volte in cui queste cose sono successe a me. Nel caso che ho citato quando sperimentai per una notte – o cercai di suscitare in me stessa e nella mia compagna sedicenne – la passione sessuale, noi avevamo dormito insieme  un paio di volte quando eravamo bambine piccole e avevamo fatto quelle stesse cose, l’incontrarci di nuovo dopo un periodo di separazione, proprio a quell’età, richiamò i nostri ricordi infantili, e noi fummo prese dall’impulso sessuale. Ma non ho mai provato alcun affetto particolare o alcuna passione per lei, né lei ha provato cose del genere per me. Abbiamo sentito solo che la nostra natura sensuale era forte, al momento, e ci aveva condotto a qualcosa di cui ci vergognavamo, e, di conseguenza, abbiamo evitato di dormire troppo vicine dopo quel giorno. Penso che allora non ci piacevamo reciprocamente e ci ribellavamo ogni volta che pensavamo a quella notte, provando la sensazione che ciascuna avesse degradato l’altra oltre che se stessa.”

I casi in cui la sorgente è principalmente centrale, anziché periferica, tuttavia si fondono con quanto precede, senza una netta linea di demarcazione. In questi casi una ragazza costituisce un legame ardente con un’altra ragazza, probabilmente un po’ più grande di lei, spesso una compagna di scuola, a volte la sua maestra, sulla quale riversa una quantità impressionante di affetto e di devozione. Ci può essere o non essere una qualche risposta; di solito la risposta è costituita dall’accogliere gentilmente i servizi affettuosi. La ragazza che spende questa ricchezza di devozione è sovraccarica di emozione, ma è spesso inconscia o ignorante dell’impulso sessuale, e non cerca alcuna forma di soddisfazione sessuale. Il bacio e il privilegio di dormire con l’amica sono, tuttavia, cercati, e in quei momenti spesso accade che anche l’amica relativamente insensibile sente un’emozione sessuale più o meno definita (turgescenza dei genitali, con la secrezione di muco e contrazioni involontarie dei muscoli vicini), anche se a questo fenomeno non si può prestare se non poca o nessuna attenzione, e nell’ignoranza comune delle ragazze per quanto riguarda il sesso, una cosa del genere non può essere capita. In alcuni casi vi è un tentativo, o istintivo o intenzionale, di sviluppare la sensazione sessuale attraverso stretti abbracci e baci. Questo tipo rudimentale di relazione omosessuale è, credo, più comune tra le ragazze che tra i ragazzi, e questo per diverse ragioni: (1) un ragazzo ha più spesso una qualche conoscenza dei fenomeni sessuali, e sarebbe spesso portato a considerare un tale rapporto come poco virile; (2) una ragazza ha un bisogno di affetto e di devozione a un’altra persona più forte di quello di un ragazzo; (3) una ragazza non ha, nelle condizioni sociali esistenti da noi, che costringono le giovani donne a tenere il sesso opposto a distanza di un braccio, le stesse opportunità di trovare uno sbocco per le sue emozioni sessuali; mentre (4) la correttezza convenzionale consente un notevole grado di intimità fisica tra le ragazze, e in tal modo al tempo stesso incoraggia e occulta le manifestazioni dell’omosessualità.

I legami ardenti che le ragazze nelle scuole e nei collegi formano tra di loro e con le loro insegnanti costituiscono un argomento che è di notevole interesse psicologico e di non poca importanza pratica.[19] Queste devozioni da ragazzina, sul confine tra amicizia e passione sessuale, si ritrovano in tutti i paesi in cui le ragazze sono segregate per scopi educativi e i loro sintomi sono, nel complesso, singolarmente uniformi, anche se variano di intensità e di carattere in una certa misura, di volta in volta e da un posto all’altro, assumendo talvolta una forma epidemica. Questi rapporti sono stati studiati più attentamente in Italia, dove Obici e Marchesini – un alienista e uno psicologo che lavorano insieme – hanno analizzato i fenomeni con notevole intuito e delicatezza e con molta ricchezza di materiale illustrativo.[20] Ma esattamente gli stessi fenomeni sono stati trovati ovunque nelle scuole femminili inglesi, anche del tipo più moderno, e in alcuni dei più grandi collegi femminili americani sono a volte diventati così acuti da causare molta ansia.[21] In generale, tuttavia, è probabile che tali manifestazioni siano considerate con più indulgenza nelle scuole femminili che in quelle maschili, e, in considerazione del fatto che le manifestazioni di affetto sono normalmente più pronunciate tre le ragazze che tra i ragazzi, questo sembra ragionevole. La direttrice di una scuola di formazione inglese scrive:

“La mia ipotesi su tali questioni è sempre stata che l’affetto appartiene naturalmente al corpo così come alla mente, e tra due donne è naturalmente e innocentemente espresso dalle carezze. Quindi non ho mai pensato che avrei dovuto mettere in guardia qualche ragazza contro l’elemento fisico in quanto tale nell’amicizia. Il test, che probabilmente dovrei suggerire loro sarebbe lo stesso che si utilizzerebbe per qualsiasi altra relazione: l’amicizia sta aiutando la vita nel suo insieme, la sta rendendo più intensa, più gentile, più operosa, ecc., o la sta ostacolando?”

Le amicizie appassionate, di carattere più o meno inconsciamente sessuale, sono comuni anche al di fuori e al di là della vita scolastica. Accade spesso che un periodo durante il quale una giovane donna si innamora a distanza di qualche giovane di sua conoscenza si alterni con periodi di attaccamento intimo ad un’amica del suo stesso sesso. Nessuna inversione congenita di solito è coinvolta in queste cose. Generalmente accade, alla fine, che o la relazione con un uomo porta l’impulso normale permanentemente in gioco, o che la stabilizzante delle emozioni nello stress della vita pratica porta ad una conoscenza della vera natura di tali sentimenti e ad una conseguente avversione per essi. In alcuni casi, invece, tali rapporti, soprattutto quando si sono formati dopo la vita scolastica, sono abbastanza permanenti. Una donna emotiva, energica, di solito non bella, si dedicherà forse ad un’altra che potrebbe aver trovato uno stile di vita abbastanza specializzato, ma che potrebbe essere molto poco pratica, e che ha probabilmente un istinto sessuale molto debole; lei è grata per la devozione della sua amica, ma non può attivamente ricambiarne l’affetto. I fenomeni sessuali specifici effettivi che si producono in questi casi variano moltissimo. L’emozione può essere latente o inconscia; può essere totalmente unilaterale; è spesso più o meno riconosciuta e condivisa. Tali casi sono sul confine della vera inversione sessuale, ma non possono essere inclusi all’interno del suo perimetro. Il sesso in queste relazioni è raramente l’elemento essenziale e fondamentale; è più o meno subordinato e parassitario. C’è spesso una parvenza di rapporto sessuale per la marcata divergenza delle amiche per le qualità fisiche e psichiche, e lo sviluppo nervoso di una o di entrambe le amiche a volte è un po’ anomalo. Dobbiamo considerare tali relazioni come amicizie ipertrofiche, l’ipertrofia è dovuta al mancato coinvolgimento dell’istinto sessuale.

Il seguente racconto è stato scritto da una signora che occupa una posizione educativa di rilievo: “Una mia amica, di due o tre anni più grande di me (io ho 31 anni), e che vive nella stessa casa con me, ha attraversato un periodo molto infelice. Una tensione nervosa che durava da molto tempo congiunta con questo fatto la faceva dormire male, e la predisponeva a svegliarsi in terribili stati depressivi verso le 3 del mattino. Nei primi giorni della nostra amicizia, circa otto mesi fa, di tanto in tanto in quei momenti si rifugiava da me. Dopo un po’ ho insistito per farle consultare un medico, che le ha consigliato, tra l’altro, di non dormire da sola. Da allora in poi per due o tre mesi l’ho convinta a condividere la mia stanza. Dopo una settimana o due lei generalmente condivideva il mio letto per un po’ all’inizio della notte, perché questo sembrava aiutarla a dormire.

“Prima di questo, la seconda o la terza volta che veniva da me la mattina presto, ero rimasta sorpresa e anche un po’ spaventata dallo scoprire quanto fosse piacevole per me averla vicina, e quanto fossi riluttante all’idea che potesse andare via. Quando cominciammo regolarmente a dormire nella stessa stanza, la parte fisica del nostro affetto divenne rapidamente molto forte. È naturale per me in genere accarezzare le mie amiche, ma ben presto non potevo più restare sola in una stanza con questa amica senza voler mettere le mie braccia intorno al suo collo. Sarebbe stato intollerabile per me vivere con lei senza avere la possibilità di toccarla. Non ne abbiamo discusso, ma era evidente che il desiderio era ancora più forte in lei che in me.

“Per qualche tempo ci soddisfò pienamente il fatto di stare a letto insieme. Una notte, però, quando lei aveva avuto una giornata che l’aveva messa crudelmente alla prova e io volevo trovare tutti i modi per confortarla, mi misi a petto nudo perché lei potesse stendersi sopra di me. Dopo fu chiaro che nessuna di noi due avrebbe potuto essere soddisfatta senza questo. Lei tentava di farlo come una bambina, e percepire questo fatto mi eccitava molto più che scoprire insieme il mio seno e le braccia.

“Gran parte di questa eccitazione era sessualmente localizzata, e io ero ossessionata di giorno da immagini in cui tenevo questa donna tra le braccia. Ho notato anche che la mia voglia di accarezzare le mie altre amiche donne non era diminuita, ma era aumentata. Tutto questo mi disturbava parecchio. Le pratiche omosessuali, di cui avevo letto ultimamente, mi colpivano come cose solo brutte; non potevo immaginarmi tentata da cose del genere; allo stesso tempo l’intera materia era nuova per me, perché prima io non avevo mai voluto che nessuno condividesse il mio letto, avevo letto che l’istinto sessuale è misterioso e inaspettato, e capii che non sapevo quello che sarebbe potuto succedere dopo.

“Conoscevo solo una persona anziana che (per la larghezza di vedute, la dolcezza e la santità) potevo sopportare di consultare, e a questa persona, un uomo di mezza età, scrissi per un consiglio. Mi rispose con una lunga lettera contenente un avvertimento molto tenero. Avrei fatto bene a non indebolire il mio ascendente sulla mia amica, mi scrisse, tornando indietro improvvisamente o senza il suo consenso, ma dovevo essere molto prudente quanto all’andare oltre, perché c’era il fuoco intorno. Cercai di mettere in pratica questo consiglio limitandomi costantemente nel nostro rapporto, astenendomi dall’accarezzarla, per esempio, quando volevo accarezzarla e sapevo che lei lo voleva. L’unico risultato sembrava essere che il desiderio era più tormentoso e costante che mai.

“Se a questo punto la mia amica fosse morta o fosse andata via, e tutta la storia fosse giunta al termine, io sarei rimasta nevrotica in queste materie per gli anni a venire. Avrei vacillato nell’idea che avevo sempre avuto, che le espressioni corporee dell’amore tra donne siano tanto innocenti quanto naturali, e avrei potuto avvicinarmi più di quanto potessi aspettarmi alla dottrina di quei maestri del convento che proibiscono alle loro ragazze di abbracciarsi l’una con l’altra per paura che un istinto incalcolabile possa trascinarle sul bordo dell’abisso.

“Poi la cosa andò così, dopo un po’ dissi qualcosa sull’argomento proprio alla mia amica. Ero stata incline a pensare che avrebbe potuto condividere la mia ansia, ma lei non la condivise affatto. Mi disse che non le piacevano questi pensieri, che era interessata a me più di quanto lo fosse stata a qualsiasi altra persona, tranne una (che le provocava ora gran parte della sua infelicità), e mi desiderava in tutti i modi possibili, e che l’avrebbe resa triste sentire che stavo cercando di non desiderarla in un certo modo perché pensavo che fosse sbagliato.

“Da parte mia, io sapevo molto bene quanto lei aveva bisogno di me e mi desiderava. Sapevo che nei rapporti con gli altri stava impegnandosi al massimo per seguire la strada che le suggerivo, e stava facendo quello che io ritenevo giusto a dispetto della pressione più dolorosa esercitata su di lei che la spingeva a fare cose sbagliate, e che aveva bisogno di tutto il sostegno e il conforto che potevo darle. Mi sembrava, dopo la nostra conversazione, che la strada giusta per me non stesse nel dare spazio ai timori e agli scrupoli, ma nel dare alla mia amica semplicemente tutto l’amore che potevo e tutti i tipi di amore che potevo. Decisi di tenere gli occhi aperti per guardarmi dai pericoli, ma nel frattempo di andare avanti.

“Vivevamo insieme da sole, a quel tempo, e da quel momento abbiamo fatto come ci è piaciuto fare. Non appena abbiamo potuto, ci siamo trasferite in un letto dove abbiamo potuto dormire insieme tutta la notte. Nei giorni in cui non c’era nessuno ci sedevamo insieme tanto vicine come volevamo, cioè molto vicine. Ci baciavamo tutte le volte che volevamo baciarci, cioè veramente molte volte nella giornata.

“I risultati di questo, per quanto posso vedere, sono stati completamente buoni. Ci amiamo con calore, e nessuna tentazione di cattiveria ci è mai passata per la mente, e non riesco a pensare ora che ci sia qualche probabilità che una cosa del genere possa accadere. Con l’abitudine, l’eccitazione fisica localizzata è praticamente scomparsa, e io non sono più ossessionata dagli abbracci immaginari. Il lato spirituale del nostro affetto sembra essere cresciuto sempre più forte e più gratificante, da quando il lato fisico ha avuto la possibilità di prendere il suo posto naturale.”

Un gruppo in cui l’omosessualità, mentre è abbastanza distinta, è solo leggermente marcata, è formato dalle donne dalle quali la donna  attivamente invertita è più attratta. Queste donne si differenziano, in primo luogo, dalla donna normale, o media, in quanto non sono respinte o disgustate dalle avances, tipo quelle di un amante, da parte di persone del loro stesso sesso. Di solito non sono attraenti per l’uomo medio, anche se questa regola ha molte eccezioni. I loro volti possono essere semplici o anche mal fatti, ma non di rado esse hanno un bel portamento: una cosa che tende ad avere più peso per la donna invertita della bellezza del viso. I loro impulsi sessuali sono raramente ben marcati, ma sono di forte natura affettuosa. Nel complesso, si tratta di donne che non sono molto robuste e ben sviluppate dal punto di vista fisico o nervoso, e che non sono molto adatte a mettere figli al mondo, ma che possiedono molte altre eccellenti qualità, e sono sempre femminili. Si potrebbe, forse, dire che sono il gruppo di donne che l’uomo medio eviterebbe. Senza dubbio, questo è spesso il motivo per cui sono aperte alle avances omosessuali, ma non credo che sia l’unica ragione. Per quanto si può dire che costituiscano una classe, sembrano possedere una vera e propria, anche se non precisamente sessuale, preferenza per le donne rispetto gli uomini, ed è questa freddezza, piuttosto che la mancanza di fascino, che spesso rende gli uomini piuttosto indifferenti nei loro confronti.

La donna attivamente invertita di solito differisce dalla donna della classe appena citata per un carattere piuttosto essenziale: una traccia più o meno netta di mascolinità. Lei non può essere, e spesso non è, ciò che si potrebbe dire una donna “mascolina”, perché la donna mascolina può imitare gli uomini per motivi di gusto e di abitudine, estranei alla perversione sessuale, mentre nella donna invertita i tratti maschili fanno parte di un organico istinto che lei non desidera accentuare in nessun modo. La componente maschile della donna invertita può, nel grado minimo, consistere solo nel fatto che lei fa avances alla donna verso cui è attratta e tratta tutti gli uomini in un modo simpatico e diretto, che non può escludere il cameratismo, ma che esclude ogni rapporto sessuale, sia di passione che semplicemente di civetteria. Di solito la donna invertita prova assoluta indifferenza verso gli uomini, e non di rado repulsione. E questa sensazione, di regola, è istintivamente ricambiata dagli uomini. Allo stesso tempo, le donne bisessuali sono almeno altrettanto comuni come gli uomini bisessuali.

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[1] Questa opinione apparentemente molto diffusa è rappresentata dal commento di un giovane del XVIII secolo (per quanto riguarda l’amica lesbica della donna che vuole sposare), citato nei Souvenirs del conte di Tilly: “Confesso che questo è un tipo di rivalità che non mi provoca alcun fastidio, anzi mi diverte, e io sono abbastanza immorale da riderne.” Questo atteggiamento di un individuo colto e raffinato non era probabilmente condiviso dalla popolazione. Madame de Lamballe, che fu ghigliottinata durante la Rivoluzione, era comunemente considerata come un tribade, e si disse che per questo motivo la sua affascinante testa ricevette gli insulti speciali della folla.

[2] Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, specialmente i capitoli xiii e xv.

[3] Karsch (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, pp. 85-9) mette insieme alcuni passaggi concernenti l’omosessualità nelle donne tra vari popoli.

[4] Gandavo, citato da Lomaeco, Archivio per l’Antropologia, 1889, fasc. 1.

[5] Journal Anthropological Institute, July-Dec., 1904, p. 342.

[6] G. H. Lowie, “The Assiniboine,” Am. Museum of Nat. Hist., Anthropological Papers, New York, 1909, vol. xiv, p. 223; W. Jones, “Fox Texts,” Publications of Am. Ethnological Soc., Leyden, 1907, vol. i, p. 151; citato da D. C. Mc Murtrie, “A Legend of Lesbian Love Among the North American Indians,” Urologic Review, Aprile 1914.

[7] Zeitschrift für Ethnologie, Heft 6, 1899, p. 669.

[8] I. Bloch, Die Prostitution, vol. i, pp. 180, 181.

[9] Corre, Crime en Pays Creoles, 1889.

[10] In una prigione spagnola, alcuni anni fa, quando un nuovo governatore cercò di riformare i costumi omosessuali delle donne, queste ultime resero il suo posto così scomodo che fu costretto a dimettersi. Salillas (Vida Penal en España)  afferma che tutte le prove dimostrano la straordinaria espansione dell’amore lesbico nelle carceri. Le mujeres hombrunas ricevono nomi maschili – Pepe, Chulo, Bernardo, Valiente; le nuove arrivate sono circondate nel cortile da una folla di donne lascive, che le subissano di complimenti smielati, di galanterie e di promesse di protezione, la virago più robusta ha la maggior parte dei successi; un solo giorno e la notte completano l’iniziazione.

[11] Si ritrova anche tra le prostitute arabe, secondo Kocher, anche se tra le donne arabe in generale è rara.

[12] Monatsschrift für Harnkrankheiten, Nov., 1905; nel suo Tribadie Berlins, afferma che fra 3000 prostitute, almeno il dieci per cento erano omosessuali. Vedi anche Duchâtelet-padre, De la Prostitution, 3d ed., vol. i, pp. 159, 169; Martineau, Les Déformations vulvaires et anales; e Iwan Bloch, Beiträge zur Ætiologie der Psychopathia Sexualis, 1902, vol. i, p. 244.

 [13] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 330.

[14] Eulenburg, Sexuelle Neuropathie, p. 144.

[15] Vedi il vol. vi di questi Studies, “Sex in Relation to Society,” capitolo. vii.

[16] La prostituta è stata a volte considerata come un tipo speciale, analogo al criminale istintivo. Questo punto di vista è stato particolarmente sottolineato da Lombroso e Ferrero, La Donna Delinquente. Oltre a questo, questi autori considerano l’omosessualità tra le prostitute come dovuta alle seguenti cause (p 410 e seguenti): (A) L’eccessiva indulgenza sessuale, spesso innaturale; (B) Il confinamento in una prigione, con la separazione dagli uomini; (C) La stretta associazione con lo stesso sesso, come è comune nei bordelli; (D) La maturità e la vecchiaia, che invertono i caratteri sessuali secondari e predispongono all’inversione sessuale; (E) Il disgusto degli uomini prodotto dalla professione di prostituta, in combinazione con il desiderio d’amore. Per i casi di omosessualità in prostitute americane, vedi D. Mc Murtrie, Lancet-Clinic, 2 Novembre 1912.

[17] Così Casanova, che conosceva molte suore intimamente, si riferisce all’omosessualità come ad un peccato infantile così comune nei conventi che i confessori non imponevano penitenza per esso (Mémoires, ed. Garnier, vol. IV, p. 517). L’omosessualità nelle scuole dei conventi è stata studiata da Mercante, Archivos de Psiquiatria, 1905, pp. 22-30.

[18] Cito quanto segue da una lettera privata scritta in Svizzera: “Un residente inglese mi ha detto che sua moglie ha ultimamente dovuto mandare via la sua cameriera (una bella ragazza) perché lei faceva sempre entrare strane donne perché dormissero con lei. Le ho chiesto se la ragazza era stata presa dal servizio alberghiero, e ho trovato, come mi aspettavo, che era proprio così. Ma né il mio amico né sua moglie sospettavano la vera causa di queste visite notturne.”

[19] Per una serie di casi di affetto di ragazze per le ragazze, in soggetti apparentemente normali negli Stati Uniti, vedi, ad esempio, Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, July, 1897, p. 88; e, anche, per le amicizie scolastiche tra le ragazze, esattamente simili a quelle tra ragazzi e ragazze, Theodate L. Smith, “Types of Adolescent Affection,” ib., June, 1904, pp. 193, 195.

[20] Obici e Marchesini, Le “Amicizie” di Collegio, Roma, 1898.

[21] Vedi l’Appendice B, nella quale ho brevemente riassunto il risultato dell’indagine di Obici and Marchesini, e ho presentato anche osservazioni sui collegi inglesi.

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