OMOSESSUALITÀ, SISTEMI EDUCATIVI E PENSIERO DIVERGENTE

Potete leggere qui di seguito, nella mia traduzione italiana, la trentanovesima e ultima Storia inserita da Havelock Ellis al suo Trattato sull’inversione sessuale. La storia della signorina D. è un documento di estremo interesse perché aiuta a capire quanto, per una ragazza, che non si sentiva realmente una ragazza, fosse opprimente il sistema educativo riservato alle ragazze di buona famiglia del suo tempo, che tendeva ad inculcare nelle bambine e nelle adolescenti tutti gli stereotipi legati al genere femminile allora dominanti. Il rapporto coi genitori è conflittuale ma la ragazza sviluppa, proprio per questo, una sua genuina e autonoma visone del mondo. Il collegio è un’esperienza traumatica vissuta come un ergastolo di fame e di ignoranza. In collegio nasce un rapporto privilegiato con un’insegnante più grande di vent’anni, la cosa dura nel tempo ma quando la signorina D. si accorge che l’insegnante manifesta gelosia nei suoi confronti e la vorrebbe ingabbiare in un rapporto non reciproco, rompe con lei in modo netto. È evidente che la signorina D. è molto attratta da altre donne e lei stessa ne è perfettamente consapevole, ma non si lascia mai andare ad un rapporto omosessuale, perché sa che perderebbe la sua autonomia e probabilmente non troverebbe quello che desidera. Dopo molti anni, la signorina D., conoscerà un uomo, probabilmente omosessuale, e stringerà con lui una bell’amicizia ma non accetterà di sposarlo per le stesse ragioni per le quali non aveva voluto impegnarsi in relazioni omosessuali. Quello che colpisce nella signorina D. è l’assoluta autonomia di pensiero, o meglio il suo pensiero divergente, che la proietta verso le lotte per i diritti delle donne e le grandi questioni sociali del suo tempo. In un certo senso, l’istinto di libertà della signorina D. ha finito per prevalere sulla sua sessualità e l’ha portata a rifiutare consapevolmente non solo il matrimonio tradizionale ma qualunque tipo di legame condizionante.

Buona lettura.

STORIA 39

Signorina D., attivamente impegnata nella pratica della sua professione, età 40 anni. Ereditarietà buona, sistema nervoso sano, salute generale nel complesso soddisfacente. Sviluppo femminile ma maniere e movimenti un po’ da ragazzo. Mestruazioni scarse e indolori. Fianchi normali, glutei piccoli, organi sessuali che mostrano un po’ di approssimazione verso il tipo infantile con grandi labia minora e probabilmente piccola vagina. Tendenza allo sviluppo di peli sul corpo e sugli arti inferiori in particolare. La narrazione è presentata usando le sue stesse parole:

“Da quando ho memoria di qualcosa, non avrei mai potuto pensare a me stessa come una ragazza e sono stata continuamente nei guai proprio per questa ragione. Quando avevo 5 o 6 anni ho cominciato a dire a me stessa che, qualunque cosa pensassero gli altri, se non ero un ragazzo, in ogni caso non ero una bambina. Questa è stata la mia convinzione, immutata per tutta la mia vita.

“Quando ero piccola, nulla mai mi ha fatto dubitare di questo, nonostante l’aspetto esteriore. Consideravo la conformazione del mio corpo come un misterioso accidente. Non riuscivo a vedere il motivo per cui dovesse avere qualcosa a che fare con la questione. Le cose che davvero avevano un rapporto con quella questione erano le cose che mi piacevano e quelle che non mi piacevano e il fatto che non mi era permesso di seguirle. Dovevo apprezzare le cose che appartenevano a me come ragazza, – vestiti, giocattoli e giochi che non mi piacevano affatto. Immagino di essere stata più ‘ragazzo’ di qualsiasi ragazzino normale. Quando potevo solo gattonare il mio interesse assorbente erano i martelli e i chiodi per i tappeti. Prima che potessi camminare desideravo di essere messa in groppa ai cavalli, in modo che  sembrava che io fossi nata con l’amore per gli attrezzi e per gli animali, amore che non mi ha mai lasciato.

“Non ho giocato con le bambole, anche se la mia sorellina lo ha fatto. Mi è stato spesso rimproverato di non giocare ai giochi femminili. Sceglievo sempre giocattoli per ragazzi, – le trottole, le pistole e i cavalli; Odiavo essere tenuta in casa e desideravo sempre uscire. Quando avevo 7 anni mi sembrava che tutto ciò che mi piaceva fosse  considerato sbagliato per una ragazza. Smisi di dire a quelli più grandi di me che cosa mi piaceva. Mi confondevano e mi ha stancavano con il loro  parlare di ragazzi e ragazze. Io non credevo a loro e a stento potevo immaginare che essi stessi credessero a quello che dicevano. Quando avevo 8 o 9 anni mi chiedevo spesso se fossero creduloni o bugiardi o ipocriti o tutte e tre le cose. Di conseguenza non ho mai creduto ad una persona adulta e non mi sono mai fidata di una persona adulta. Guidavo i miei fratelli più piccoli in tutto. Non ero affatto una bambina felice e spesso piangevano e diventavo irritabile; ero molto confusa dai discorsi sui ragazzi e sulle ragazze. Ero considerata un cattivo esempio per le altre bambine che virtuosamente mi disprezzavano.

“Quando avevo circa 9 anni sono andata a una scuola che si frequentava solo al mattino e ho cominciato a stare meglio. Dai 9 ai 13 anni ho praticamente plasmato la mia vita. Ho imparato molto poco a scuola, e apertamente la odiavo, ma ho letto molto a casa e mi sono fatta un sacco di idee. Vivevo, però, soprattutto fuori di casa, ogni volta che potevo uscire. Spendevo i soldi che avevo in tasca in attrezzi, conigli, piccioni e molti altri animali. Sono diventata una cacciatrice di piccioni interessatissima, per non dire una ladra, anche se non ho mai rubato deliberatamente.

“I miei fratelli erano altrettanto interessati agli animali come lo ero io. Si supponeva che gli uomini si prendessero cura di loro, ma lo facevamo solo noi. Li osservavamo, li accoppiavamo, li separavamo, e li allevavamo con notevole abilità. Non avevamo nessun linguaggio per esprimerci, se non uno tutto nostro. Eravamo assolutamente innocenti e dolcemente simpatici con ogni animale. Non credo che collegassimo le cose che riguardavano gli animali con quelle che riguardavano gli esseri umani, ma dato che non mi ricordo di un tempo in cui io non sapessi tutto sui fatti reali del sesso e della riproduzione, presumo di avere imparato tutto proprio in quel modo, e la vita non ha mai avuto sorprese per me in quella direzione. Anche se ho assistito a molti spettacoli che un bambino non avrebbe dovuto vedere durante le escursioni in luoghi selvatici, non ci ho mai riflettuto sopra, tutti gli animali, grandi e piccoli, dai conigli agli uomini, avevano gli stessi comportamenti, tutti naturali e giusti. La mia iniziazione qui era davanti ai miei occhi, quasi perfetta come dovrebbe essere quella di un bambino. Non ho mai fatto domande agli adulti. Consideravo tutti quelli che erano responsabili di me grossolani e bugiardi e non mi piacevano tutte le cose brutte e i suggerimenti.

“Ogni giorno di riposo uscivo con i ragazzi della scuola dei miei fratelli. A loro ha fatto sempre piacere che io giocassi con loro, e, anche se non erano ragazzi abituati a parlare pulito, erano sempre civili e gentili con me. Organizzavo giochi e fortificazioni che non avrebbero mai immaginato da soli, guidavo feste sconvolgenti, e inventavo giochi piuttosto pericolosi, del tipo dei giochi di guerra. Insegnavo ai miei fratelli a lanciare pietre e a volte guidavo avventure tipo il fare irruzione in case abbandonate.  Mi piaceva stare fuori dopo il tramonto.

“In inverno fabbricavo e sistemavo barche a vela e ci navigavo, andavo sulle zattere e facevo il salto con l’asta. Diventai un’ottima saltatrice e scalatrice, potevo arrampicarmi su una corda, giocare a bocce, lanciare come un ragazzo e fischiare in tre diversi modi. Collezionavo coleotteri e farfalle e andavo in cerca di gamberi e imparai a pescare. Avevo pochi soldi da spendere, ma prendevo delle cose e confezionavo da sola ogni tipo di trappole, reti, gabbie, ecc.. Imparavo da ogni lavoratore, avevo una buona padronanza nell’uso di tutti gli strumenti comuni dei falegnami, e anche su come saldare il ferro caldo, spianare, posare mattoni e tappeti erbosi, e così via.

“Quando avevo circa 11 anni, i miei genitori si sentivano parecchio mortificati per il mio comportamento e mi minacciavano continuamente di mandarmi in collegio. Mi è stato detto per mesi che il collegio  mi avrebbe fatto abbandonare tutte le mie sciocchezze, mi avrebbe “formato”, avrebbe fatto di me “una giovane signora.” La mia andata in collegio mi fu finalmente annunciata come una punizione per il fatto che ero quello che ero.

“Certo, l’orrore di andare a quella scuola e il modo crudele e insensibile con cui ci fui mandata mi diede uno shock che non ho mai superato. L’unica cosa che mi riconciliò con l’idea di andarci fu la mia forte indignazione contro chi mi ci mandava. Chiesi che mi fosse permesso di imparare il Latino e gli argomenti trattati dai ragazzi, ma fui derisa.

“Ero disperata perché sapevo che non avrei potuto scappare senza essere catturata, sarei scappata in qualunque posto pur di non stare a casa o a scuola. Non ho mai pianto e non mi sono angosciata, ma bruciavo di rabbia e mi sentivo come un coniglio in trappola.

“Non ci sono parole per descrivere la gravità dello shock nervoso o la sofferenza del mio primo anno di scuola. La scuola era nota per la sua severità e io sentii che in un certo periodo le ragazze più grandi fuggivano dal collegio ogni volta che indossavano la divisa. Conoscevo due ragazze che erano scappate. Le insegnanti ai miei tempi erano ignoranti, donne auto-indulgenti che se ne infischiavano del tutto delle ragazze e della loro formazione e anzi ci facevano sopra un sacco di quattrini. C’era un’atmosfera sospettosa da riformatorio, mi prendevano il mio denaro e le mie lettere venivano lette.

“Ero molto timida. Odiavo le altre ragazze. Non c’era raffinatezza da nessuna parte, non avevo alcuna privacy nella mia camera, che era sempre affollata; non c’era l’acqua calda, non c’erano i bagni, il cibo era inadatto, e non si badava all’istruzione. Non avevamo il permesso di indossare abbastanza biancheria pulita, e per cinque anni non mi sono mai sentita pulita.

“Non avevo mai un momento per me, non mi era permesso leggere nulla, non avevo nemmeno abbastanza libri di scuola, non mi veniva insegnato nulla di cui parlare, se non un po’ di musica elementare e di disegno. Non ho mai fatto abbastanza esercizio fisico, ed ero sempre stanca e annoiata, e non potevo mantenere la mia digestione in ordine. Il mio orgoglio e il rispetto di me stessa erano degradati in innumerevoli modi, ho sofferto agonie di disgusto, e tutto l’insieme era come stare tristemente ai lavori forzati.

“Non ho protestato. Ho fatto amicizia con alcune delle ragazze. Alcune delle ragazze più grandi erano attratte da me. Alcune mi parlavano di uomini e di storie d’amore, ma non ero molto interessata. Nessuna ha mai parlato di qualsiasi altra questione riguardante il sesso con me o in mia presenza, la maggior parte delle ragazze erano timide con me e tra loro.

“In tempo di circa due anni le insegnanti cominciarono ad apprezzarmi e pensavano che io fossi una delle loro ragazze più simpatiche. Io certamente le influenzai e feci in modo che permettessero alle ragazze più libertà.

“Sottolineo molto le privazioni fisiche e il disgusto che ho sentito in quegli anni. La fame mentale non era così grande, perché era impossibile per loro schiacciare la mia mente come facevano col mio corpo. Sono certa che tutto questo abbia materialmente contribuito ad arrestare lo sviluppo del mio corpo.

“È difficile stimare le influenze sessuali di cui da bambina ero praticamente all’oscuro. Io certamente ammiravo le ragazze più vivaci e intelligenti e facevo amicizia con loro e non mi piacevano le ragazze di tipo comune, pesanti e ignoranti che costituivano i due terzi delle mie compagne. Piacevo alle ragazze vivaci e ho fatto molte amicizie che ho conservato da allora. Una ragazza di circa 15 anni ebbe una simpatia violenta per me e, in senso figurato, leccava la polvere dalle mie scarpe. Non avrei mai voluto sapere nulla di lei. Quando avevo quasi 16 anni, una delle mie insegnanti cominciò a notarmi e ed essere molto gentile con me. Aveva vent’anni più di me. Sembrava aver pietà della mia solitudine, mi portava fuori a passeggiare e a disegnare e mi incoraggiava a parlare e a pensare. È stata la prima volta nella mia vita che qualcuno ha simpatizzato con me o ha cercato di capirmi ed è stata una cosa molto bella per me. Mi sentivo come un’orfana che avesse improvvisamente trovato una madre, e attraverso di lei cominciai a sentirmi meno antagonista delle persone adulte e a provare  per la prima volta rispetto per quello che dicevano. Lei mi indusse con le coccole in uno stato di relativa docilità e fece in modo che le altre insegnanti mi apprezzassero e avessero fiducia in me. Il mio amore per lei era perfettamente puro, e pensavo a lei semplicemente come ad una persona materna. Non ha mai suscitato la minima sensazione in me che io possa considerare come sessuale. Mi piaceva che mi toccasse e a volte mi teneva in braccio o mi permetteva di sederle in grembo. Al momento di andare a dormire, usava venire a darmi la buona notte e baciami sulla bocca. Penso ora che quello che faceva fosse imprudente in una certa misura, e vorrei poter credere che fosse un gesto puramente altruista e gentile come mi sembrava allora. Dopo che ebbi lasciato la scuola, le scrissi e andai a trovarla per alcuni anni. Una volta mi scrisse che se io avessi potuto darle un lavoro sarebbe venuta a vivere con me. Una volta, quando era malata di nevrastenia i suoi amici mi chiesero di andare al mare con lei, cosa che io feci. Qui si comportò in modo stranissimo, diventando violentemente gelosa di me nei confronti di un’altra mia amica più grande, che stava lì. Non riuscivo a credere ai miei occhi, ed ero così stupita e disgustata che non mi avvicinai più a lei. Mi accusò anche di non essere ‘fedele’ a lei; ancora oggi non ho idea di che cosa volesse dire. Poi mi scrisse e mi chiese che cosa fosse sbagliato tra di noi, e io le risposi che, dopo le parole che aveva usato con me, la mia fiducia in lei era finita. Questo fatto non mi diede alcun particolare dolore dato che da quel momento avevo messo da parte la semplice gratitudine dei miei giorni infantili e non l’avevo sostituita con nessun altro sentimento più forte. Per tutta la mia vita ho avuto una ripugnanza profonda per lo scambiare qualsiasi ‘parola’ con altre donne.

“Ero molto meno interessata alle questioni sessuali rispetto alle altre ragazzine della mia età. Ero tutto sommato meno precoce, anche se ne sapevo di più, immagino, rispetto alle altre ragazze. Tuttavia, quando avevo 15 anni, le questioni sociali avevano cominciato a interessarmi molto. È difficile dire come sia successo, dato che mi erano stati proibiti tutti i libri e i giornali (tranne che nelle mie vacanze quando avevo in genere un’orgia di lettura, anche se non dei libri di cui avevo bisogno o di quelli che volevo). Ho avuto molte opportunità di riflessione, ma non i materiali per un qualsiasi pensiero utile.

“Ero costretta a sognare. Sognavo favole di notte e sogni sociali ad occhi aperti. Nei sogni notturni,  e talvolta nei sogni ad occhi aperti, ero sempre il principe o il pirata, che salva la bella in difficoltà o che uccidere il cattivo. C’era un sogno che ho sognato più e più volte e di cui ho goduto e che ancora a volte sogno. In questo sogno io ero sempre a caccia o stavo combattendo, spesso al buio; c’era di solito da qualche parte, nello sfondo, una donna o una principessa che ammiravo, ma io non l’ho mai vista veramente. A volte ero un clandestino a bordo di una nave o un cacciatore indiano o un abitante dei boschi e costruivo una baita per mia moglie, o meglio per qualche compagno. I miei pensieri del giorno non erano circa le donne che mi stavano intorno e nemmeno su colei che era così gentile con me, ma erano quasi impersonali. Sono andata avanti, in ogni caso, da me stessa, verso quello che credevo fosse il vero ideale e ho costruito una visione veramente bella di una solida amicizia umana in cui c’era tutto quello che era forte e sano da entrambi i lati, ma molto poco sesso. Per immaginare tutto questo nella sua pienezza dovevo immaginare tutte le condizioni sociali, quelle familiari, e le condizioni dell’istruzione molto diverse da qualsiasi cosa avessi realmente conosciuto. Da questo i miei pensieri correvano in gran parte verso le questioni sociali. In qualunque direzione miei pensieri andassero, li vedevo sempre dal punto di vista di un ragazzo. Stavo cercando di aspettare pazientemente fino a quando avrei potuto fuggire dalla schiavitù e dalla fame, e cercando di mantenere il largo modo di vedere di cui ho parlato, anche se non ho mai aperto un libro di poesie, o un romanzo, o una storia, sono scivolata naturalmente di nuovo nel mio atteggiamento non da ragazza e lo interpretavo attraverso i miei occhi. Tutta la mia vita di facciata era una farsa, e solo attraverso i libri, che erano pochi, vedevo il mondo in modo naturale. La considerazione delle questioni sociali mi portò a sentirmi molto triste per le donne, che io consideravo trasformate nelle folli che io credevo che fossero, per effetto di un processo deliberato di fabbricazione, quello stesso processo di fabbricazione per effetto del quale anche io mi stavo trasformando in una folle. Ho avuto sempre di più la sensazione che gli uomini fossero da invidiare e le donne da compatire. Sottolineo molto questo fatto perché esso mise in moto in me un interesse ben chiaro per le donne in quanto donne. Ho cominciato a sentirmi protettiva e gentile verso le donne e i bambini e a scusare le donne per le loro responsabilità per calamità come la mia carriera scolastica. Non avrei mai immaginato che gli uomini mi avrebbero ricercato o mi avrebbero ringraziato per un qualche tipo di simpatia. Ma accadde che per queste vie, e senza il minimo aiuto che io possa riconoscere, da quando avevo 19 anni, fui molto interessata a tutti i tipi di questioni: pietà per le donne oppresse, problemi legati al diritto di voto, diritto matrimoniale, diritti di libertà, libertà di pensiero, cura dei poveri, concezioni della natura, dell’uomo e di Dio. Tutte queste cose riempivano la mia mente escludendo singoli uomini e singole donne. Non appena lasciai la scuola feci un tuffo a capofitto nei libri in cui erano trattate queste cose; dovevo trovare le risposte a tutto dopo il lungo periodo di fame forzata. Dovevo lavorare per la mia conoscenza. Nessun libro o nessuna idea si sono avvicinati a me se non quelli dei quali io stessa sono andata in cerca. Un’altra cosa che mi ha aiutato a raggiungere una visione allargata della vita in questo momento è stata il mio amore intenso della natura. Tutti gli uccelli e gli animali mi colpivano per la loro bellezza e grazia, e ho sempre conservato una profonda simpatia per loro così come una certa sottile comprensione che mi permette di domarli, a volte in modo molto significativo. Non solo amavo tutte le altre creature, ma credevo che gli uomini e le donne fossero le cose più belle dell’universo e preferirei considerare loro (senza vestiti) più che qualsiasi altra cosa, come il mio più grande piacere. Ero pronta ad apprezzarli perché erano belli. Quando arrivò per me il momento di lasciare la scuola, avevo paura di lasciarla, soprattutto perché temevo la mia vita a casa. Avevo un grande desiderio, in quei giorni, di scappare e tentare la mia fortuna ovunque; e forse, se fossi stata più forte, avrei potuto farlo. Ma ero in pessima salute a causa dei patimenti fisici che avevo subito, e di pessimo umore per questo motivo e per la mia repressione mentale. Sapevo di essere ancora prigioniera ed ero amaramente delusa e mi vergognavo di non avere alcuna istruzione. Ho poi imparato da sola l’aritmetica e altre cose.

“Il periodo successivo della mia vita, che ha riguardato circa sei anni, non è stato meno importante per il mio sviluppo, ed è stato un momento di estrema miseria per me. È cominciato quando stavo lasciando la scuola, ed ero ancora quasi una bambina. Questo periodo tra i 18 ei 24 anni penso che dovrebbe essere considerato come il mio vero periodo della pubertà, che probabilmente, nella maggior parte dei bambini, occupa gli anni finali della loro vita scolastica.

“È stato in questo periodo che ho cominciato a farmi un buon numero di amici e ad avere conoscenza delle attrazioni psichiche e sessuali. Non mi ero mai imbattuta in nessuna teoria sull’argomento, ma decisi che dovevo appartenere a un terzo sesso di qualche tipo. Mi chiedevo se fossi come le api non sessuate! Conobbi la sensazione del sesso fisico e psichico, eppure già mi sembrava di conoscerla in modo abbastanza diverso dagli altri uomini e dalle altre donne. Mi chiedevo se potevo sopportare di vivere la vita di una donna, facendo figli e compiendo i miei doveri con loro. Mi chiedevo quale iato ci potesse essere tra la mia struttura fisica e i miei sentimenti e anche quale fosse il significato delle forti sensazioni fisiche che mi tenevano nella loro morsa senza una possibilità di scelta da parte mia. [L’esperienza delle sensazioni del sesso fisico ebbe inizio circa a 16 anni nel sonno; la masturbazione fu scoperta casualmente, all’età di 19 anni, abbandonata a 28 e poi ripresa deliberatamente a 34 come metodo di sollievo puramente fisico]. Queste tre cose semplicemente non si sarebbero riconciliate e io dicevo a me stessa che dovevo trovare un modo di vivere in cui ci fosse il meno sesso possibile di qualsiasi genere. C’era qualcosa che semplicemente mi mancava; che non avevo mai ipotizzato. Curiosamente, pensai che la spiegazione finale poteva essere che ci fossero menti di uomini in corpi di donne, ma ero più interessata a trovare un modo di vita che formulare ipotesi senza riscontro.

“Pensai che un giorno quando avessi avuto denaro e se ne fosse presentata l’opportunità mi sarei vestita in abiti maschili e sarei andata in un altro paese, in modo da non essere ostacolata dalle considerazioni e dalle convenzioni relative al sesso. Decisi di vivere una vita onorata, retta, ma semplice.

“Non avevo idea, in un primo momento, che esistesse l’attrazione omosessuale verso le donne; in seguito le osservazioni sugli animali inferiori mi misero questa idea in testa. Non mi preparai affatto mentalmente per nessun tipo di vita sessuale, anche se pensavo che sarebbe stato un brutto affare reprimere il mio corpo per tutti i miei giorni.

“I miei rapporti con altre donne erano del tutto puri. Il mio atteggiamento verso i miei sentimenti fisici sessuali era di riservatezza e di repressione, e credo che la crescente convinzione della mia carenza radicale in qualcosa, avrebbe potuto produrre un intimo affetto verso chiunque, con qualsiasi tipo di manifestazione, una sorta di scorrettezza per la quale non avevo alcun interesse.

“Tuttavia, tra i 21 e 24 anni mi accaddero altre cose.

“In questi pochi anni ho conosciuto molti di uomini e molte donne. Per quanto riguarda gli uomini mi piacevano molto, ma non ho mai pensato che potesse venir fuori l’uomo col quale mi sarebbe interessato vivere. Diversi uomini erano molto gentili con me e tre in particolare mi scrivevano lettere e mi accordavano gran parte della loro fiducia. Ho invitato due di loro a farmi visita a casa mia. Tutti questi uomini parlavano con me liberamente e mi parlavano anche le loro idee e dei loro comportamenti sessuali. Uno mi chiese di credere che egli stava conducendo una buona vita, gli altri due ammettevano che non era così. Uno discusse con me la questione dell’omosessualità; non si è mai sposato. Mi piaceva parecchio uno di loro, ero attratta dalla sua morbidezza e dolcezza e dalla voce quasi femminile. Si sperava che io fossi interessata a lui e lui con molta cautela mi faceva la corte. Gli permisi di baciarmi un paio di volte e gli scrissi alcune lettere comprensive, mi chiedevo che cosa mi piacesse in lui. Qualcuno poi fece dei commenti sulla nostra conoscenza parlò di ‘matrimonio,’ e allora mi svegliai e capii che non lo desideravo assolutamente. Penso che abbia trovato l’amicizia troppo insipida e sia stato felice di uscirne del tutto. Tutti questi uomini erano un po’ di caratteristiche ‘femminili’, e due non giocavano a nessun gioco. Ho pensato che fosse strano che essi dovessero esprimere ammirazione per le mie qualità molto da ragazzo, che ad altre persone non piacevano. Un quarto uomo, più o meno dello stesso tipo, disse ad un altro amico che si sentiva sempre sorpreso di quanto liberamente era in grado di parlare con me, ma che non aveva mai avuto la sensazione che io fossi una donna. Due di questi erano uomini brillantemente intelligenti; due erano artisti.

“Nello stesso periodo, o anche prima, mi sono fatta un certo numero di amicizie femminili, e, naturalmente, ho conosciuto molte donne. Ho scelto alcune di loro e alcune mi hanno scelto, penso di aver attratto io loro più di quanto loro hanno attratto me. Non ricordo se fosse così, anche se posso dire per certo che era così a scuola. C’erano tre o quattro donne brillanti, intelligenti, giovani, che conobbi allora, delle quali ero molto amica. Eravamo interessate ai libri, alle teorie sociali, alla politica, all’arte. A volte andavo a fare loro visita  o ce ne andavamo in spedizioni esplorative in molti luoghi di campagna e in molte città. Tutte loro, alla fine, o hanno avuto storie d’amore o si sono sposate. So che nonostante tutte le nostre conversazioni libere non hanno mai parlato con me come hanno fatto tra loro, eravamo sempre un po’ timide tra noi, ma io mi affezionai appassionatamente ad almeno quattro di loro. Le ammiravo e quando ero stanca e preoccupata pensavo spesso quanto facilmente, se fossi stata un uomo, avrei potuto sposare l’una o l’altra di loro e sistemarmi. Pensavo spesso che sarebbe stato piacevole avere una donna per cui lavorare e di cui prendersi cura. La mia attrazione per queste donne era molto forte, ma non credo che se ne siano accorte. Le baciavo perfino raramente, ma avrei dato spesso loro allegramente un bell’abbraccio o un bacio se avessi pensato che fosse una cosa giusta o corretta da fare. Il desiderio che mi baciassero non era neppure la metà del desiderio che avevo io di baciarle. In questi anni mi sono sentita così con ogni donna che ammiravo.

“Di tanto in tanto, ho sperimentato lievi erezioni quando ero vicina ad altre donne. Sono sicura che nessun mio pensiero intenzionale le abbia causate, e dato che ne ho avute in altre occasioni, quando non le aspettavo, penso che potessero essere accidentali. Quello che sentivo con la mia mente e quello che sentivo col mio corpo in quel periodo sembravano sempre realtà separate. Non posso descrivere in modo accurato l’interesse e l’attrazione che le donne allora costituivano per me. So solo che non ho mai sentito niente di simile per gli uomini. Tutti i miei desideri di fare cortesie, di fare regali, di essere apprezzata e rispettata e tutte queste piccole cose naturali, si riferivano alle donne, non gli uomini, e in quel momento, sia apertamente che a me stessa, dissi senza esitazione che preferivo le donne. Va ricordato che in quel periodo l’antipatia per gli uomini era promossa in me da chi voleva che mi sposassi, e questo deve avere pesato più di quanto io ora ricordo.

“Per quanto riguarda le mie sensazioni sessuali fisiche, che erano ben consolidate nel corso di quegli anni, non credo di essermi lasciata andare spesso a qualche fantasia erotica che valga la pena di prendere in considerazione, ma per quanto l’ho fatto, mi sono sempre immaginata come un uomo che ama una donna. Non riesco a ricordare di aver mai immaginato il contrario, ma raramente ho immaginato qualcosa, e suppongo che le sensazioni sessuali fondamentali non riguardino il sesso.

“Ma col passare del tempo e le mie sensazioni fisiche e psichiche si incontrarono, in ogni caso, nella mia mente, e divenni pienamente consapevole del significato dell’amore e anche delle possibilità omosessuali.

“Probabilmente avrei pensato più pensieri di quel tipo ma durante quel periodo ero molto preoccupata per la difficoltà di vivere a casa mia sotto la perpetua pressione del confronto con altre persone. La mia vita è stata una farsa. Ero un’attrice mai fuori dal palcoscenico. Dovevo recitare dalla mattina alla sera ed essere una cosa che non ero, e il lungo travaglio che avevo avuto a scuola non ha avuto termine, inoltre avevo a che fare col sesso attivamente e consapevolmente.

“Guardando indietro a questi ventiquattro anni della mia vita vedo solo un orizzonte di miseria. La tensione nervosa era enorme, così come la tensione morale. Invece di una bambina, ogni volta che volevo compiacere qualcun altro, mi sentivo una scimmia che recita. I miei piaceri erano rubati o io ero mortificata dal fatto di goderli. Non ero istruita ed ero considerata stupida. Ce l’avevo con tutti. Non so proprio come sia accaduto che con i miei alti sentimenti e con la mia vivida immaginazione io non sia diventata un’imbecille morale piena di istinti perversi. Mi descrivo come una bambina docile, ma ero piena di tentazioni di essere ben diversa. C’erano momenti in cui restavo in silenzio davanti alla gente, ma se avessi avuto un coltello in mano glielo avrei piantato addosso. Se fossi stata desiderosa di trasformarmi in un essere completamente pervertito, non avrei potuto immaginare un modo migliore del tentativo di conformarmi con la forza ad un particolare modello di ragazza.

“Guardando ai miei istinti nella mia prima infanzia e alla mia confusione mentale su me stessa, non credo che il trattamento più simpatico e scientifico mi avrebbe trasformata comunque in una ragazza media, ma non vedo alcun motivo per cui delle condizioni fisiche adeguate non avrebbero dovuto indurre un migliore sviluppo fisico che a sua volta avrebbe portato a gusti più approssimati a quelli della donna normale. Il fatto che ora non desidero più essere una donna normale qui c’entra poco.

“Invece di trovare un tale aiuto, durante il tempo che avrebbe dovuto essere quello della pubertà, ho sofferto per un profondo shock mentale e fisico che si è esteso per diversi anni, e in aggiunta ho sofferto l’offesa di ogni sentimento buono e sano che avevo. Queste cose, controllando il mio sviluppo fisico, hanno dato, io ne sono perfettamente convinta, un impulso traumatico alla mia anomalia generale, e questo stato di cose fu portato ancora più avanti chiedendomi (agli albori della mia attività sessuale vera e propria, e quando ero ancora praticamente una bambina) un interesse verso gli uomini e il matrimonio, che io non ero in grado di provare più di qualsiasi ragazzo o ragazza normale di 15 anni. Se si fosse preso un ragazzo di 13 anni e lo si fosse messo nelle mie condizioni, legato mani e piedi, mentre tu ti preoccupi per lui e lo spingi con le carezze alla docilità, e poi dopo averlo collocato nel mondo, mentre solleciti la sessualità normale in lui da un lato, lo rendi disgustato di essa dall’altro, quale sarebbe stato il probabile risultato?

“Guardando indietro, credo di poter dire che i risultati nel mio caso siano stati meravigliosamente buoni, e che sono stata salvata dal peggio dalla mia innocenza e dalla arretratezza fisica che la natura, probabilmente per pietà, mi concesse.

“Trovo difficile riassumere il modo in cui ho suscitato interesse in altre donne e loro hanno lo hanno suscitato in me. Posso registrare solo la mia convinzione che io influenzo un gran numero di donne, non so se in modo anomalo oppure no, ma io le attraggo e sarebbe facile per alcune di loro affezionarsi molto a me, io ho dato loro una possibilità. Loro sono anche, ne sono certa, più timide con me di quanto non lo sono con le altre donne.

“Trovo difficile anche riassumere il loro effetto su di me. So solo che alcune donne mi attraggono e alcune mi tentano fisicamente, e lo hanno fatto sin da quando avevo circa 22 o 23 anni. So che psichicamente sono sempre stata più interessata alle donne che agli uomini, ma non le ho considerate i migliori compagni o confidenti. Mi sento protettiva verso di loro, non mi sento mai gelosa di loro, e odio essere diversa da loro anche se sento sempre di non essere una di loro. Se ci fosse stato un periodo della mia vita in cui la salute, la tentazione, il denaro e le opportunità avessero reso facili le relazioni omosessuali, non posso dire quanto avrei resistito. Penso che non ho mai avuto tali rapporti semplicemente perché in qualche maniera sono stata salvaguardata da essi. Per molto tempo ho pensato che dovevo fare a meno di tutti i rapporti sessuali reali e ho agito di conseguenza. Se avessi pensato che ogni rapporto è giusto e possibile penso che avrei lottato per le esperienze eterosessuali a causa del rispetto che avevo coltivato, anzi penso sempre avuto, per ciò che è normale e naturale. Se avessi pensato bene di indulgere ad ogni sorta di gratificazione che era alla mia portata, penso che probabilmente avrei scelto le esperienze omosessuali come forse più soddisfacenti e più gratificanti. Ho sempre voluto l’amore e l’amicizia all’inizio; poi sarei stata contenta di qualcosa che soddisfacesse anche la mia fame di sesso, ma a quel punto ne avrei fatto a meno, o io pensavo così.”

In un periodo piuttosto successivo rispetto a quello affrontato in questo racconto, la protagonista fu fortemente attratta da un uomo che era di indole un po’ femminile e anormale. Ma, pensandoci, decise che non sarebbe stato saggio sposarlo.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5376

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