MODELLI DI AFFETTIVITA’ E SESSUALITA’ GAY

Accade spesso che persone del tutto estranee alla realtà gay parlino di matrimonio gay o di coppie gay, estrapolando semplicemente al campo gay dei modelli di affettività e di sessualità tipici del mondo etero. Accade che anche gli stessi gay siano spesso portati a conformare più o meno consapevolmente i loro comportamenti ad analoghi comportamenti etero. In realtà i modelli di affettività e di sessualità etero non sono esportabili nel mondo gay perché mentre nella realtà etero dominano categorie come la complementarità sessuale, il suo fine procreativo e la dimensione sociale del rapporto di coppia, nella realtà gay dominano categorie come la parità sessuale, l’orientamento non procreativo della sessualità e la privacy. Questo post mira a puntualizzare l’originalità dei modelli di affettività e di sessualità gay rispetto ai corrispondenti modelli etero.

Modelli sessuocentrici e modelli a sessualità diffusa

Le diverse concezioni della vita affettiva possono essere classificate a seconda del ruolo che in esse assume la sessualità. Esistono modelli in cui la sessualità riproduttiva domina a tal punto da rendere secondaria anche la scelta del/della partner, in altri casi la sessualità, considerata fondamentale anche al di là della finalità riproduttiva, resta comunque al centro della vita affettiva, il che significa che una rapporto interpersonale assume un significato importante solo quando sfocia in un rapporto sessuale, che la fedeltà si identifica esclusivamente con la fedeltà sessuale e che il rapporto va in crisi quando il rapporto sessuale non è più gratificante.

Alcune affermazioni tipiche di certi modelli di sessualità etero come: “lo scopo essenziale della sessualità è la nascita dei figli”, “la masturbazione è inammissibile perché significa sprecare il seme”, “il rapporto tra due persone dello stesso sesso non può essere un rapporto d’amore perché non può trasmettere la vita”, “la verginità è una virtù importantissima” e simili, sono indici di modelli sessuocentrici. Analogamente può dirsi quando si ritiene che un contatto sessuale etero non sia realmente gratificante quando manca la penetrazione e si afferma che tutto ciò che viene prima è soltanto una preparazione. Sono sempre in una dimensione sessuocentrica le sottolineature della mascolinità e della femminilità come ruoli ben definiti anche a livello sociale. La dimensione sessuocentrica della vita affettiva può portare a dare particolare enfasi al rapporto sessuale e quindi ad ansia di prestazione.

Nel diffondere modelli sessuocentrici un ruolo particolare compete alla pornografia che identifica la sessualità con i rapporti sessuali e diffonde, per imitazione, modelli di comportamento non spontaneo che possono essere profondamente condizionanti. Mi capita spesso di parlare con ragazzi non più giovanissimi cresciuti con una educazione o meglio con una diseducazione sessuale affidata esclusivamente alla pornografia. Il vero danno provocato a questi ragazzi dalla pornografia consiste nell’impedire o nel ritardare lo sviluppo di una vera sessualità affettiva.

I modelli sessuocentrici arrivano a diffondersi anche tra i gay proprio attraverso la pornografia. Molte caratteristiche dei modelli sessuocentrici etero sono assimilate acriticamente anche dai gay che non fanno che trascrivere quei modelli in chiave gay. Un antidoto potente contro i danni della pornografia è rappresentato dai modelli affettivi non sessuocentrici derivati dagli esempi della vita familiare. I ragazzi gay cresciuti in famiglie in cui dominavano modelli di sessualità diffusa (coccole, affettuosità) sono in un certo senso vaccinati contro le visioni sessuocentriche della pornografia.

La trascrizione meccanica in chiave gay dei modelli sessuocentrici etero induce i ragazzi a non fare troppa attenzione ai propri sentimenti ma a considerare fondamentali solo le reazioni strettamente sessuali. Mi capita spesso di parlare con ragazzi che attribuiscono una importanza fondamentale alla sessualità tecnica intesa come centro della vita affettiva, tipiche in questo senso sono le situazioni dei ragazzi che si concentrano totalmente sulla propria risposta sessuale, in questi casi l’ipervalutazione della sessualità tecnica porta talvolta a reazioni nevrotiche come il mettersi alla prova a livello sessuale (esperimenti sessuali) cosa che può manifestarsi anche in modo ripetitivo e disturbante al limite del contenuto ossessivo. In queste situazioni sarebbe necessaria una vera rieducazione affettiva o meglio una rieducazione alla sessualità affettiva cosa possibile però solo con un partner che non abbia anche lui una visione sessuocentrica dell’affettività.

L’affettività può però manifestarsi anche in modo diffuso, con caratteristiche che non sono affatto sessuocentriche. Questo non vuol dire che non esista una sessualità nel senso stretto del termine ma solo che questa sessualità è una componente del rapporto affettivo ma non ne è l’essenza. La sostanziale differenza tra affettività sessuocentrica e sessualità diffusa consiste nel fatto che una sessualità diffusa permea di sé tutto il comportamento affettivo di una persona e non si limita ai momenti tecnicamente sessuali. Ovviamente la sessualità diffusa non è né etero né gay ma è un modo di concepire la sessualità, resta però che, da quello che vedo, ho l’impressione che per una coppia gay la sessualità diffusa, in assenza di condizionamenti della pornografia, sia una dimensione spontanea, certamente non indotta dall’esterno e non imitativa. Il significato profondamente affettivo e appagante che può avere una abbraccio per un ragazzo gay non è legato al fatto che l’abbraccio può preludere ad un rapporto sessuale ma deriva dalla dimensione di calore, di intimità che quell’abbraccio assume in una dimensione di sessualità diffusa.

Una conseguenza significativa della sessualità diffusa gay si ritrova nel confine tendenzialmente più labile tra amicizia e amore. Per un gay pensare ad una dimensione sessualizzata dell’amicizia non è necessariamente dirompente proprio perché la sessualità spesso non è vista come l’essenza del rapporto di coppia, in questo senso l’infedeltà episodica diventa tollerabile perché è intesa come un modo sessualizzato di dimostrare il proprio affetto ad un amico più che come un tentativo di costruire una coppia alternativa.

La coppia gay “possibile”

Vorrei dedicare la seconda parte di questo post al concetto di coppia gay possibile. Con questa espressione intendo indicare che per un gay la possibilità di realizzare al 100% i suoi desideri in termini di vita di coppia rappresenta una eventualità non comune. Un etero ha molte più possibilità di scelta e molta più libertà di azione, per un gay la realizzazione di una vita di coppia è legata all’eventualità a priori improbabile che il ragazzo del quale si innamora sia gay.

Quando un ragazzo gay si innamora di un ragazzo etero, cioè ne è attratto in modo forte e a livello globale, sia affettivo che sessuale, prima o poi deve prendere atto che i suoi desideri non si realizzeranno, a quello stesso ragazzo gay potranno presentarsi poi delle occasioni concrete di conoscere altri ragazzi gay e di poter creare con loro un rapporto di coppia “possibile”, questa dimensione di coppia resta però spesso apparentemente indebolita dal fatto che ci sono altri ragazzi anche etero e, direi, quasi sempre etero, che risultano per il ragazzo gay decisamente più attraenti sul piano sessuale del suo compagno “possibile”. Su questa base si potrebbe pensare in modo automatico ad una fragilità di coppia. In realtà non è così, se la coppia “possibile” non soddisfa in pieno uno dei due partner sotto il profilo del desiderio sessuale, che può rimanere concentrato anche su altri ragazzi (partner impossibili), resta comunque che si tratta di un rapporto “possibile” ossia reale contrapposto a desideri che sono irrealizzabili. Il rapporto di coppia in questi termini non può essere sessuocentrico e si modifica, pur mantenendo una dimensione sessuale, ponendo al centro una affettività-sessualità diffusa. È il caso classico del voler bene al proprio ragazzo in modo profondo considerandolo come un compagno di vita nel senso più serio del termine pur senza provare per lui una forte attrazione sessuale. In queste situazioni la sessualità si vive come un completamento del rapporto affettivo e non come un valore di per se determinante, si vive una sessualità affettiva di coppia e nello stesso tempo una masturbazione non dedicata al proprio compagno ma a un ragazzo “impossibile” verso il quale ci si sente sessualmente attratti.

Il meccanismo che ho descritto è tipico dei gay ed ha un valore enorme nel processo di crescita della persona in quanto allontana da visioni molto schematiche della sessualità. Devo sottolineare che questi rapporti di coppia non sono di serie B rispetto ai rapporti in cui desiderio sessuale e affettività vanno perfettamente d’accordo, ma stanno in rapporto con quelli come la realtà possibile sta alle ipotesi teoriche. La più grande paura per un ragazzo gay non è non avere un compagno con cui fare sesso ma non essere amato e la coppia “possibile” risponde al bisogno affettivo in modo serio ed è proprio per questo che i ragazzi che vivono un rapporto di “coppia possibile” non sono frustrati, come si potrebbe pensare dall’esterno. È evidente che la visione sessuocentrica dell’affettività è incompatibile con queste situazioni.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=1015&start=0

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