UN GAY CONTROCORRENTE

Ciao Project,
se dovessi definirmi mi definirei un ragazzo controcorrente e ti spiego perché. Vabbe’, a parte i complimenti per progetto gay, che mi ha spinto a farmi tante domande, vorrei chiederti che cosa ne pensi di un pensiero che mi torna alla mente in modo sempre più insistente. Ci ho ragionato tanto sopra, in parte mi sembra una specie di consolazione a priori per un fallimento quasi certo ma per altri aspetti mi sembra una cosa molto credibile sulla base di quello che leggo spesso (anche nel tuo forum).

Cerco di spiegarmi. Un ragazzo del forum ha detto che il problema n. 1 è la solitudine e il problema n. 2 è la felicità. Vedo tantissimi ragazzi, praticamente tutti, che non fanno che sognarsi il ragazzo, che innamorarsi pure dei ragazzi che non li noteranno nemmeno, tutti, sempre, con la fissa che “la solitudine si deve fuggire” (come dice una canzone per bambini). Mi chiedo se poi le storie che ci si trova a vivere realmente risolvono la solitudine nel senso che costruiscono veramente una vita a due o magari, non mantenendo affatto le promesse, la rendono ancor più insopportabile mentre insopportabile non sarebbe se non ci fossero mille ombre a farcela vedere così nera.

A una domanda fondamentale non si dà in realtà nessuna risposta: perché si desidera stare con un ragazzo? Le risposte come il sesso o l’amore in effetti sono molto parziali, si finisce per stare con persone che non si amano pur di stare con qualcuno e il sesso, alla fine, di veramente bello ha solo l’attesa e magari il fascino delle prime volte e della conquista, poi diventa abitudine e addirittura motivo di dissidio e di separazione. L’unica risposta credibile alla domanda: perché si desidera stare con un ragazzo, sta nella paura della solitudine, paura ampiamente preconcetta, in nome della quale si giustificano tanti comportamenti, ne cito uno fra tutti: i rapporti d’amore, o cosiddetti d’amore, a tempo determinato, le storie nate con la premessa (detta o non detta) del “finché non trovo di meglio”, storie che sono comunque più trasparenti di quelle in cui si finisce per recitare una parte pure con se stessi, spesso in modo non del tutto consapevole.

Non essere soli è fondamentale per i vecchi, per quelli che non sono in grado di avere una totale autonomia, quelli possono trovare nella vita di coppia un modo di stemperare la loro debolezza, ma quello che non capisco è il terrore di essere soli dei giovani che sembra dominare i ragazzi della mia età (23 anni) e anche più giovani. Si tratta di ragazzi che non hanno bisogno di nulla, che magari nella vita potranno anche trovare in ragazzo giusto di cui innamorarsi veramente ma la paura della solitudine è tale che cercano un innamorato, o quasi innamorato, che almeno per un po’ consenta loro di non essere soli. Il sesso, sì certo, può essere una spiegazione ma non mi convince, tanti ragazzi anche quando hanno il fidanzato usano i siti porno esattamente come prima.

Che cosa è il continuo tira e molla tra due fidanzati se non la commedia dei possibili abbandoni? E abbandono significa dolore perché significa ritorno a una solitudine vista solo come dolore.

Ho due amici gay, che stanno insieme, loro non sanno di me e pensano che io li osservi come un etero, magari come un etero tollerante, ma io li osservo come un gay e il sentimento vero che li domina è la paura della solitudine, una solitudine da esorcizzare per forza e comunque. Loro pensano che io sia etero, l’ho detto, e quando parlano con me mi chiedono perché non mi metto con una ragazza e io rispondo applicando a una coppia etero, quella che ipoteticamente mi dovrebbe coinvolgere, le cose che io ho cominciato a pensare proprio guardando loro due, cioè una coppia gay. La mia teoria sulla paura della solitudine li affascina e la giudicano verissima se applicata al mondo etero ma non si accorgono di essere loro stessi l’esempio di una coppia costruita sulla paura del vuoto.

Fino ad ora non ho mai avuto un ragazzo, francamente non mi è mai capitato di innamorarmi veramente di un ragazzo, se accadrà cercherò di capire meglio di che si tratta. Non ho paura di vivere i miei sentimenti e anche la mia sessualità, ma non sarà la paura della solitudine a portarmi a cercare un ragazzo, espressione che non ho mai capito. Se mi capiterà di trovare un ragazzo e di innamorarmene allora certo non mi farò scappare l’occasione, ma cercare un ragazzo per cacciare la solitudine proprio no!

Project, tu hai scritto un post sulla fase frenetica, ma l’hai limitata ai soli ragazzi che si scoprono gay dopo anni di vita etero. Che per questi ragazzi ci sia una fase frenetica non lo metto minimamente in dubbio, ma la differenza tra quei ragazzi e gli altri, in pratica quelli che sono gay da sempre (come me), è solo una differenza di grado. Tutti i ragazzi gay (più degli etero) vivono una continua fase frenetica, magari in parte contenuta. Un etero ha meno paura della solitudine, un gay parte dal presupposto (che a me sembra sbagliato) che per un gay trovarsi un compagno sia difficilissimo e che per questo non bisogna farsi scappare le occasioni. Il che significa, tradotto nel mio linguaggio, che i gay hanno paura della solitudine più degli etero.

Io non mi sono mai innamorato, l’ho detto, ma non mi sento affatto angosciato per questo. In due casi due ragazzi si sono innamorati di me ma non io di loro, mi sorprendeva la loro insistenza nel propormi di provare, la loro fiducia (ci credevano seriamente) che un po’ di sesso potesse essere il collante perfetto per unire anche persone diversissime. Per quei due ragazzi innamorarsi era fondamentale, per me al momento non lo è. Non ho paura di essere solo adesso e nemmeno di rimanere solo. Preferisco rimanere solo che illudermi di essere innamorato, se questo non è vero.

Aspetto una tua risposta privata, Project, perché mi piacerebbe capire perché sto cominciando a ragionare così.

Un abbraccio

Un ragazzo controcorrente.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

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