GAY E RAGAZZE INNAMORATE – RIFLESSIONI

Questo post è dedicato al cosiddetto “effetto specchio” cioè ai risultati della proiettività psicologica nei rapporti interpersonali e in particolare nei rapporti di amore e amicizia tra ragazzi e tra ragazzi e ragazze.

Partiamo da una osservazione oggettiva: un ragazzo gay, in genere, non è in grado di capire che quando il rapporto con una ragazza si fa anche di poco più intenso o più frequente rispetto al quotidiano la ragazza sta cominciando a crearsi tutto un suo mondo di aspettative e di desideri, ovviamente anche sessuali. Un ragazzo gay tende a notare anche il minimo intensificarsi del rapporto con un altro ragazzo e a leggerlo in chiave affettivo-sessuale, perché questo è tipico della sua realtà. Si chiama affetto specchio: proiettiamo nell’altro la nostra realtà e leggiamo il comportamento dell’altro secondo le nostre chiavi di lettura. Un gay tende ad innamorarsi dei ragazzi e legge in chiave di possibile innamoramento qualunque variazione del loro comportamento, un gay vive spontaneamente i rapporti con le ragazze solo in chiave di amicizia ed è portato ad interpretare ogni variazione di comportamento di una ragazza nei suoi confronti solo come intensificazione dell’amicizia. In pratica il teorema è semplice “se da parte mia c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che ci sia dall’altra parte, se da parte mia non c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che non ci sia nemmeno dall’altra parte”, ma questo teorema, che nella maggior parte ei casi va bene per un ragazzo etero, non va assolutamente bene per un gay né verso un ragazzo né verso una ragazza.

L’effetto specchio è un tipico effetto proiettivo per il quale i gay tendono a vedere ragazzi gay anche dove di gay c’è poco o nulla e le ragazze tendono a vedere ragazzi etero anche dove di etero c’è poco o nulla. Un ragazzo gay potrà pensare erroneamente che un ragazzo etero si sia innamorato di lui mentre non interpreterà come segni di innamoramento i comportamenti tipici di una ragazza effettivamente innamorata di lui. Le conseguenze del credere che un altro ragazzo sia innamorato di un gay sono ben note a tutti ragazzi gay che conoscono queste cose per averle sperimentate anche più di una volta, meno evidenti sono le conseguenze del non avvertire i segni dell’innamoramento di una ragazza nei confronti di un ragazzo gay. La ragazza, ingannata dall’effetto specchio, si aspetta dal ragazzo gay un coinvolgimento sessuale che non c’è e cerca di conquistarlo come farebbe normalmente con un ragazzo etero del quale fosse innamorata. Il ragazzo gay, che vive la cosa dall’inizio senza coinvolgimenti sessuali, non è portato a capire che i comportamenti affettuosi della ragazza non sono un segno di sola amicizia ma sono l’anticamera di una trasformazione del rapporto che finisca per includere anche al sessualità. Il ragazzo gay è portato spontaneamente a sottovalutare i segni dell’intensificazione del rapporto con la ragazza, come telefonate frequenti, passare molto tempo insieme, usare un linguaggio molto affettivo, al limite del linguaggio amoroso. La ragazza, in genere, dopo un po’ di tempo, resta perplessa perché non riscontra nel ragazzo di cui è innamorata le risposte tipiche dei ragazzi etero e comincia a farsi delle domande e qui il rapporto va in crisi e cambia direzione. Gli esiti possono essere sostanzialmente due, alquanto diversi, nel primo caso, non trovandosi alcuna motivazione attendibile alla mancanza di iniziative o anche solo di serie risposte sessuali del ragazzo, arriva inevitabile il sospetto che il ragazzo sia gay e questo sospetto è vissuto come tradimento: “Tu mi hai imbrogliata! Tu mi hai fatto credere che mi amavi!” e simili, qualche volta anche con intenti vendicativi, almeno a livello di diffusione di pettegolezzo, nel secondo caso, direi nettamente più pericoloso, il rapporto diventa morboso e da parte della ragazza subentra l’idea di occuparsi del ragazzo gay al fine di trasformarlo a forza di coccole e di insistenze in un perfetto ragazzo etero, la ragazza cioè si sente una specie di crocerossina del gay che deve essere riportato sulla buona strada. Va detto che ci sono anche ragazze che sono capaci di un gesto autentico d’amore nei confronti di un ragazzo gay e che sanno lasciare andare il ragazzo per la sua strada in modo molto morbido e graduale, tenendosi sullo sfondo e rendendosi conto della situazione, ma perché questo accada una ragazza deve essere particolarmente matura e autonoma rispetto ai modi di pensare comuni.

Che cosa può fare un ragazzo gay che si renda conto tardivamente che una ragazza si è innamorata di lui? Cioè che se ne renda conto dopo aver mandato inconsapevolmente alla ragazza parecchi segnali interpretati dalla ragazza come indice di reciprocità non solo affettiva ma anche sessuale?

In primo luogo, se è ovvio che un rapporto affettivo con una ragazza non è una cosa banale nemmeno per un ragazzo gay, e tanto più per un gay in crisi, è altrettanto ovvio che l’evoluzione di questi rapporti è vista da un ragazzo gay e da una ragazza etero in modo diversissimo. È quindi sempre buona norma mantenere una lucidità sufficiente e non farsi ingannare dall’effetto specchio e a capire quali sono le reali aspettative dell’altra parte. Alcune cose sono assolutamente da evitare:

1) La pubblicizzazione del rapporto con la ragazza, cioè il fatto di uscire con quella ragazza e con gli amici “come se” si fosse una coppia,

2) Il contatto con la famiglia della ragazza e in particolare con i genitori, cioè ad esempio rimanere a pranzo o a cena dalla famiglia della ragazza o fermarsi a parlare coi genitori,

3) Lo scambio di regali con la ragazza, spesso accompagnati da bigliettini alla maniera dei fidanzati.

4) L’uso troppo frequente degli sms e del telefono, specialmente con linguaggio troppo scopertamente affettivo o quasi-amoroso,

5) Ovviamente il vedersi in due, il passare troppo tempo insieme. In questo senso la ricerca di motivazioni diventa un gioco pericoloso nel quale non bisogna farsi coinvolgere.

Ma quando anche tutte le cose sopra elencate si fossero realizzate che cosa si potrebbe fare?

Qui la risposta dipende moltissimo da chi è la ragazza e da che tipo di rapporto si è formato con il ragazzo gay. In linea teorica parlare chiaro potrebbe sembrare la soluzione migliore ma l’esperienza porta alla conclusione che purtroppo non è così e che in parecchi casi dare spiegazioni, oltre che essere controproducente e rischioso per il ragazzo gay, può essere anche traumatico per la ragazza. L’allontanamento non deve essere un trauma ma ci deve comunque essere. Il terribile in queste situazioni sta nel non trovare il coraggio per mettere un punto e basta ma finire per dire sempre di sì dato che non si è avuto il coraggio di dire di no quando la situazione era molto meno complicata. Faccio un esempio pratico di quello che può accadere sul posto di lavoro. Una ragazza invita un ragazzo gay a prendere il caffè insieme al tempo della pausa, poi lo invita ad andare a mensa insieme alla pausa pranzo (intendo non in gruppo ma in due), la cosa si ripete nei giorni successivi, se un ragazzo gay ha sale in zucca dovrà essere lui ad invitare a prendere il caffè un’altra ragazza, meglio se sposata, prima di essere invitato da quella che si è innamorata di lui, un gesto gel genere raffredda moltissimo i rapporti. Il ragazzo deve imparare a dire di no, non deve ricambiare i regali e li deve considerare con trascuratezza, per esempio deve dimenticarli casualmente in ufficio “senza scartarli”. Questi gesti sono di per sé gradevoli ma servono a mettere anche la ragazza al sicuro da traumi successivi e ben più sgradevoli, che, se il rapporto, o meglio il falso rapporto, dovesse andare avanti si produrrebbero inevitabilmente. Altra cosa fondamentale per cercare di limitare i pettegolezzi è non frequentare gli amici della ragazza, per i quali in ogni caso si deve essere un perfetto sconosciuto. Il vero pettegolezzo non consiste nel raccontare fatti veri o presunti di “qualcuno” nel senso generico ma di “un qualcuno” in particolare che gli altri ben conoscono.

Un gay deve avere le idee chiare, se sarà lui il primo a volersi mettere alla prova, a voler cercare di capire se stare con una ragazza è possibile, finirà inevitabilmente per crearsi una marea di lacci e laccioli da quali sarà poi difficilissimo sciogliersi, parlo dei comportamenti tipici del “quasi innamorato” del “ti voglio bene ma …”. Questi comportamenti a lungo andare presentano il conto a chi li mette in pratica. La politica del “piede in due scarpe” non premia in nessun caso e aggiungo che un ragazzo gay impegnato in schermaglie pseudo-amorose con una ragazza non avrà né tempo né modo per cercare di realizzare la sua vera vita affettiva.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=24&t=1992

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