COMING OUT NEL MERIDIONE

Pubblico qui di seguito una mail che ho ricevuto il 2/5/2009.

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Ciao Project,

ho vent’anni, sono gay e meridionale. Ho detto tutto. A casa mia era un inferno, i miei insistevano perché mi mettessi con una ragazza o almeno mi facevano capire che sarebbe stato normale farlo perché pensavano che io non lo facessi per timore di chissà che cosa. Mi sono sentito così soffocato che ci ho provato ma mi sono sentito in trappola e non poteva andare avanti così. In più avevo un amico che mi piaceva moltissimo e che si comportava con me in modo molto disinvolto, in pratica me ne ero innamorato già da un anno ma ovviamente non potevo dire nulla. Sono arrivato a un livello di asfissia tale che a un certo punto non ce l’ho fatta più. Ho detto alla ragazza che ero gay e al ragazzo che mi ero innamorato di lui. All’inizio mi sembrava di avere fatto la cosa giusta. Lei probabilmente si era dovuta mettere con me per pressioni della sua famiglia e mi considerava più in peso che altro, lui all’apparenza aveva reagito bene, almeno i primi tempi. Per me era ovvio che una confidenza di questo genere dovesse rimanere assolutamente privata ma non è stato così. Nel tempo di un mese tutto il paese mi guardava strano anche se nessuno diceva niente. Lui era sparito e anche lei. I miei sono venuti a sapere della cosa dal pettegolezzo generale e se la sono presa a morte con me non perché sono gay ma perché mi sono messo in una situazione insostenibile e non mi sono prima consigliato con loro. Coi miei però le cose sono cambiate in modo sostanziale, in pratica mi considerano come una specie di vergogna per la famiglia anche se mi tollerano: “Noi ti vogliano bene anche se sei così!” dove quell’anche dice tutto. Ho passato un anno di inferno. Mi ero iscritto all’università ma non ho combinato nulla, avevo proprio paura di andare a lezione perché mi guardavano strano. Insomma, la faccio breve, dopo tanta insistenza sono riuscito a convincere mio padre a mandarmi a Milano da mia zia, a partire da settembre, per ricominciare l’università lì, lontano dal sud e soprattutto in un ambiente dove potrò cominciare tutto da capo. Adesso non voglio pensare all’essere gay o a cose del genere e soprattutto non ne voglio parlare con nessuno, adesso voglio studiare, voglio laurearmi. Non so se troverò mai un ragazzo ma la mia sicurezza non la voglio costruire sulle spalle di nessuno, devo essere capace di andare avanti da solo, se ci sarà un ragazzo come lo voglio io bene, ma se non ci sarà dovrò andare avanti lo stesso. E poi non voglio colorire di gay tutta la mia vita, c’è anche il lavoro che è fondamentale e che non ha nulla a che vedere con l’essere gay. Non posso pretendere che gli altri mi accettino come gay, non è una questione loro e non mi posso fare condizionare oltre dalle loro reazioni, quindi devo evitare qualsiasi riferimento a cose gay.

Project, non sai quanto mi ha aiutato il tuo Progetto Gay. Io non voglio dipendere da nessuno e meno che mai dall’idea di essere gay, lo sono, è vero, ma sono anche tante altre cose e l’essere gay deve essere una cosa mia e, se lo troverò, del ragazzo che mi vorrà bene, gli altri li voglio lasciare fuori della porta.

Adesso aspetto che arrivi settembre facendo il conto alla rovescia. Con l’università ho perso un anno ma non ne voglio perdere due!

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=18&t=262

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