ANDY ROMANZO GAY 10/1

Dopo una lunga rielaborazione, necessaria per rendere il testo adatto ad un blog per tutti, pubblico finalmente la prima parte del decimo capitolo di “ANDY” – Romanzo Gay – Il capitolo originale è stato tagliato solo dello stretto indispensabile.
Dedico questo capito a Fabio che affettuosamente mi sollecita a proseguire la pubblicazione, ed anche ad Ikky che ringrazio per il suo incoraggiamento e a due nuovi amici che ho conosciuto da poco, Peppe e Davide, che mi hanno convinto a riprendere al più presto la pubblicazione del Romanzo.

L’indice completo delle parti guà pubblicate si trova ala pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html
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La mattina dell’esame Andy si svegliò prestissimo e andò a fare la doccia per suo conto, era straordinariamente carico, non riusciva a stare fermo un istante, Marco era assonnato e un po’ stordito. Andy preparò il caffè e lo portò a Marco che ancora sonnecchiava.
– Su, Cucciolo, dai, è ora!
– Arrivo… mannaggia, sono distrutto.
– Vai a farti la doccia ché se no facciamo tardi.
Marco si preparò ma prima di uscire ebbe bisogno di correre in bagno.
– Mannaggia ma gli esami ti fanno questo effetto?
– Tanto lo so che mi bocciano…
– Non dire stronzate, abbiamo studiato tanto… ma che paura possiamo avere?
– Tu nessuna, ma io di certe cose non ho capito proprio niente, specialmente di quelle che abbiamo fatto l’ultima settimana.
– Ma quando mai! Dai, Cucciolo, non ti fare pregare, vedrai che sarà una passeggiata!
– Parla per te, tu! Va be’, su andiamo. Però all’università ci prendiamo un bel caffè prima di entrare.
– Ma quale caffè! Non c’è bisogno di niente!
Entrarono in un’aula affollata, quasi stipata di studenti, firmarono il foglio e attesero che uscisse il foglio con gli elenchi il cui ordine doveva, in teoria almeno, essere definito a sorte. Andy sarebbe stato chiamato in mattinata, era il sedicesimo, Marco il primo pomeriggio, era il numero 45.
Cominciò l’attesa snervante, poi iniziarono gli esami, Andy si piazzò davanti al professore mentre Marco rimase fuori a passeggiare, dopo i primi dieci candidati la commissione andò a prendere il caffè, Andy raggiunse Marco.
– Cucciolo sono facili, non ci dovrebbero essere troppi problemi, mi sa che sarà molto più semplice di come ce lo aspettiamo.
– Mah!
– Dai, non fare quella faccia, vedrai che stasera andiamo a festeggiare dai tuoi. A proposito gliel’avevi detta la data?
– No, Birillo, non gliel’ho detta.
– Mannaggia, te ne sei dimenticato!
– No, non gliel’ho detta per scaramanzia.
– Mh! … Ma dai! Che fai vieni dentro? La commissione sta rientrando.
– No, vai tu, non mi va di entrare.
– Va be’ però quando devo fare gli esami io ci devi stare.
– Promesso.
Andy tornò ad assistere, due candidati si erano ritirati, Andy fece un cenno a Marco che osservava dalla porta e Marco entrò e si mise ai primi banchi.
Il professore chiamò Andy che sfoderò tutte le sue doti culturali e di seduzione. Marco lo guardava quasi stupito, sembrava un altro Andy, altro che timori e complessi! Parlava con il professore stando al suo livello, non assumeva proprio il ruolo dello studente, sembrava già un avvocato, ebbe solo un minimo di esitazione su una questione molto particolare ma il professore non sembrava avere dato molto peso alla cosa. Dopo venti minuti Andy uscì raggiante con un bel 28!
– Cucciolo, è facilissimo, te l’avevo detto! Lo vedi che le cose cominciano ad andare bene… adesso tocca a te, faglielo vedere chi sei, non ti fare mettere sotto, le cose le sai… ma perché non vai dentro ad assistere, così puoi sentire quello che chiedono.
Marco non rispondeva agli stimoli.
– Cucciolo! Che c’è? Non ti senti bene?
– No, è che mi sembra di non sapere più nulla e di non avere capito niente di tutto quello che abbiamo studiato. Tu sei un mostro, ma tu sei tu! … e io sono io…
– Dai Cucciolo… non ti cominciare ad abbacchiare proprio adesso…
– Senti Birillo, io me ne torno a casa, non mi va di andare a fare una figuraccia.
– Ma che figuraccia! Dai, devi solo aspettare e stasera è tutto fatto.
– No veramente, Birillo, torniamocene a casa, non mi sento di fare l’esame.
– Cucciolo, ma se tu non lo fai ci saltano tutti i programmi.
– Lo so. Birillo, ma non mi sento preparato, io vado lì a fare una figuraccia…
– Dai, su, usciamo e andiamo a prendere un caffè.
Quando tornarono in aula notarono che era interrogato il quarantesimo candidato perché in molti si erano ritirati, quasi la metà degli iscritti. Marco fu preso dal panico, entrò in aula ma non sapeva che fare, voleva scappare via ma avrebbe deluso Andy, decise di giocare il tutto per tutto, si sentiva annodare le budella e aveva il cuore accelerato, ma si fece coraggio, quando fu chiamato, Andy si sedette in prima fila. All’inizio, pur con qualche imbarazzo, Marco sembrò cavarsela, poi l’esame si concentrò sulla parte di programma che avevano studiato nell’ultima settimana, Andy avrebbe saputo rispondere a tutto in modo preciso ma Marco cominciò a fare confusione, Andy si sentiva friggere, non capiva come Marco potesse non avere chiari certi concetti e lo vedeva scivolare senza poter fare niente.
Marco cercò di arrampicarsi sugli specchi ma il professore lo fermò.
– No, non va bene, ci sono parti del programma che conosce ma ce ne sono altre che non conosce proprio, deve cercare di mettere a fuoco le idee sugli ultimi tre capitoli, mi dispiace ma deve tornare la prossima volta.
– Credo anch’io che sia meglio, grazie.
Quando uscirono dall’aula Marco aveva le lacrime agli occhi e si tratteneva a stento, Andy era senza parole.
– Te l’avevo detto Birillo! Io non sono Andy!
– Cucciolo il prossimo appello è solo fra tre settimane.
– Lo so, l’avevo già guardato, tanto lo sapevo che finiva così.
Marco era depresso, deluso, si rendeva conto che Andy aveva delle possibilità in più, il suo liceo classico, la sua educazione più raffinata, lo ponevano in una posizione di vantaggio, nel tornare a casa in macchina Marco rimase zitto, Andy cercò di rompere il silenzio.
– Marco, adesso ti devo fare un discorso serio e devi cercare di ascoltarmi, prima di tutto ti devo chiede scusa per averti fatto perdere tantissimo tempo in scempiaggini varie, mi sono comportato come un imbecille, ho fatto una marea di capricci stupidi e non ho pensato all’essenziale, anche ieri quando stavamo ripetendo, io mi preoccupavo più della mia preparazione che della tua, adesso mi sento veramente un verme, la situazione deve cambiare, adesso bisogna rimettersi sotto a studiare e al prossimo appello l’esame deve essere superato.
– Ma tu l’hai superato e al prossimo appello devi farne un altro.
– No, Marco: noi non l’abbiamo superato e soprattutto perché io ho fatto il bambino capriccioso, ti giuro che cambierò sistema, da oggi dobbiamo essere due in tutto, Marco, da oggi si ricomincia a studiare, a studiare e basta.
– Ma anche tu hai le tue esigenze, che ti credi che non lo capisco?
– No, non ci devono essere cose più importanti di noi, le mie esigenze sono solo mie, non voglio dire che tu sei fuori, anzi, tu sei la parte essenziale, ma in nome delle mie esigenze, che poi sono più capricci e vezzi che esigenze, io non posso sacrificare gli interessi nostri, quelli comuni, che sono in assoluto per me gli interessi più importanti e credo e spero che sia così anche per te, adesso, Marco, mi devi dare spazio libero, mi devi lasciare fare e vedrai che le cose cambieranno… Che stai pensando?
– Che ti voglio bene!
– Anch’io!
A casa Andy assegnò a Marco il compito di leggere per proprio conto il primo e il secondo capitolo, calcolò il tempo che ci sarebbe voluto, poi gli disse:
– Tra due ore torno e lo ripetiamo e guai a te se non lo sai perfettamente.
Poi se ne uscì, Marco non capiva bene che cosa sarebbe successo ma si mise a studiare, dopo poco più di un’ora sentì che Andy era tornato e si era chiuso in cucina, in genere era sempre Marco che faceva la spesa, ma Andy sembrava voler cambiare queste abitudini. Dopo un’altra ora Andy si presentò con un bicchierone di frullato di banana.
– Prendi questo che ti fa bene, c’è potassio, fa bene a quelli che studiano.
Marco avrebbe voluto accennare a un gioco di parole sulla banana ma non lo fece, si aspettava che lo facesse Andy ma non successe nulla, dopo che ebbero bevuto il frullato Andy si sedette in poltrona e cominciò a interrogare Marco, che passeggiava nervosamente avanti e dietro per la stanza, Andy fu attentissimo, riprese Marco per qualche uso approssimativo dell’Italiano, cercò di impostargli la voce, le pause, insistette perché si abituasse ad andare all’essenziale, Marco si stava arrabbiando, gli sembrava che Andy stesse esagerando.
– Va be’ su, ma adesso non esageriamo, il libro lo devo rileggere, e va bene, ma non mi stare ad assillare così.
– No, Marco, tu adesso il libro lo ripeti un’altra volta e vediamo se va meglio.
– No, guarda, Andy, io mi sono stufato, andiamo avanti…
– No, devi riprovare e devi fare meglio.
– E se non lo faccio?
– [ omissis – Andy ribadisce a Marco che in caso di rifiuto non avrebbero fatto sesso per un mese]
– Ma che stupido che sei!
– No, è proprio così, se non fai come dico io, – [ omissis – Andy ribadisce nuovamente a Marco che in caso di rifiuto non avrebbero fatto sesso per un mese]
Marco cominciò a sorridere e a ripetere i contenuti del libro con le sottolineature di mimica, di espressione e naturalmente di contenuto che Andy gli aveva indicato.
Successe più o meno lo stesso per i due capitoli successivi, all’ora di cena Andy chiamò Marco in cucina, aveva preparato tutto, una cenetta leggera, due spaghetti al tonno, un po’ di insalata e una fetta di prosciutto, Marco non se l’aspettava.
– Adesso ci voleva proprio, sono stanco morto e poi studiare da soli è brutto.
– Forse, ma può essere utile, guarda che dopo la cena ti devi leggere gli altri due capitoli.
– No, Andy, tu sei matto, io non ce la faccio più.
– Guarda, Marco, io te l’ho detto, se non lavori come dico io non [ omissis – Andy ribadisce nuovamente a Marco che in caso di rifiuto non avrebbero fatto sesso per un mese], non è una minaccia, è un fatto.
– Però non mi piace studiare da solo.
– Se vuoi posso stare con te mentre leggi, però devi leggere tu, devi ripetere tu, se no, non serve a niente.
Si rimisero al lavoro fin quasi a mezzanotte, alla fine del quinto capitolo Andy disse che poteva bastare, Marco pensò che sarebbero finalmente andati a fare l’amore ma Andy lo sconvolse, si prese una coperta e un cuscino e se ne andò a dormire nel salotto.
– Ma che fai?
– Vado a dormire in salotto, così tu puoi riposare perché ne hai veramente bisogno, domani dobbiamo continuare.
– Scusa Andy, io ho fatto tutto quello che hai detto tu, adesso [ omissis – Marco fa presente di aver rispettato i patti e che quindi un po’ di sesso se lo è meritato]!
– Oggi è martedì, [ omissis – Andy risponde che non se parlerà prima di sabato]! Marco, non puoi passare le nottate intere a fare l’amore, mi dispiace anche per me ma non se ne parla proprio, adesso dobbiamo ottenere il nostro risultato.
– Ma tu mi stai respingendo?
– No, è solo che è meglio fare così. D’altra parte se ti dico che vengo a dormire con te, poi a tenere le mani a posto non ci riesco, quindi è meglio così.
Marco si infilò nel letto tenendo slip e maglietta, poi chiamò Andy.
– Almeno il bacetto della buona notte!
[ omissis – Andy si avvicinò a Marco e gli permise un minimo contatto sessuale per dimostragli che non era un rifiuto. Marco si accontentò] e se ne andò a dormire, eppure non era deluso.
La mattina Andy si alzò con la sveglia, preparò la colazione, svegliò Marco.
– Marco! Sveglia, sono le sette! Vai a fare subito la doccia ché la colazione è pronta!
– Tu non vieni?
– No, io la faccio dopo… e cerca di fare presto.
Andare a fare la doccia da solo a Marco non piaceva, non capiva perché Andy non volesse fare la doccia con lui ma non disse nulla.
La doccia durò pochi minuti, poi Marco si mise a tavola, era tutto pronto e sistemato e i piatti della sera prima erano stati già rimessi a posto.
– Andy, oggi dovrei andare a pagare l’assicurazione e le bollette che sono arrivate, adesso ci vado e poi mi metto a studiare.
– Tu sei matto! Adesso ti metti a studiare e le bollette le vado a pagare io.
– Ma dovrei pure andare a casa dei miei, m’avevano detto che c’era posta mia.
– Non ti preoccupare, ci vado io. Tu devi solo studiare senza nessuna distrazione.
– A proposito, ieri mi hai pensato? Ti sono mancato?
– Eccome! Ma adesso non possiamo pensare al sesso, quello lo faremo sabato, e poco, tanto per rinfrescare la memoria, finché non passi gli esami dobbiamo pensare agli esami, adesso non perdere tempo e vai a studiare.
Marco si mise davanti al libro e Andy andò correndo per la città a sbrigare le faccende, preparò il pranzo e alle due in punto chiamò Marco.
– Vieni che è pronto: oggi spaghetti al pesto con poco formaggio, un quarto di pollo e le patatine, poche perché se no ti viene la sonnolenza e studi poco, e poi c’è la macedonia.
– Andy! Andy! Perché mi fai da balia?
– Perché ne hai bisogno!
– Ma io ho pure bisogno di [ omissis – Marco fa presente che anche il sesso è una cosa necessario].
– Quello dopo.
– Ma io ieri sera non mi sono masturbato pensando a te ma stanotte non credo che ce la farò e poi volevo venire nel salotto e ti volevo [omissis – Marco accenna a una forma a sfondo sessuale che avrebbe voluto fare con Andy].
– Marco, cambia musica, non m’incanti! Prima il dovere e poi il piacere!
– [omissis – Marco reclama un minimo di contatto sessuale], tanto per tenere fresca la memoria.
– La memoria è fin troppo fresca! Anche la mia! ma adesso devi lavorare. Marco, sabato ci possiamo divertire ma adesso devi studiare e non ti devi masturbare, così lavori meglio e arrivi esplosivo a sabato, ma guarda che sabato sarà comunque una cosetta semplice.
– Ma sei un aguzzino, allora è meglio che me lo taglio, tanto non serve a nulla.
– No, senti, adesso cerca di essere serio, il fatto che prima i capricci da bamboccio li ho fatti io non vuol dire che adesso li devi fare tu. Mettiti a lavorare!
– Ok! Tanto tu ce l’hai più grosso!
– Se serve me lo faccio crescere ancora un pochettino!
Marco tornò al lavoro, a mezza mattina Andy gli portò il caffè e una banana.
– Hai visto che me l’hai data la banana!
– Marco, stai tranquillo e non sprecare il tempo!
– Andy, però tu non te ne andare, stai con me, almeno quello.
– Va bene, ma se cerchi di attaccare discorso me ne vado.
– Marco ogni tanto chiedeva chiarimenti e Andy cercava di essere chiaro ma anche di evitare ogni atteggiamento professorale, poi Andy prese carta e penna e si mise a scrivere, Marco lo guardò incuriosito.
– Non ti preoccupare, ti faccio degli appunti di tipo schematico, più tardi li vediamo insieme.
Marco vedendo come lavorava Andy cercò di non perdere tempo, alla fine della giornata si aspettava la ripetizione del copione della sera precedente ma Andy non andò a dormire in salotto e si mise a letto vicino a Marco.
– Ho pensato che almeno così non ti masturbi, e poi oggi sei stato bravo, hai fatto tutto secondo il programma. Andy prese la mano di Marco [omissis – Andy consente a Marco un minimo contatto sessuale e poi ripete lo stesso gesto di Marco]
– E’ un anticipo di sabato, io ti toccherei tanto ma mi devo contentare di un assaggio.
Subito dopo Andy si girò dall’altra parte.
– Andy! Ti pare bello lasciarmi [omissis – Marco fa presente si essere eccitato e che finirla così gli pare stupifo]
– Vedrai che se stai buono [omissis – Marco fa presente si essere eccitato e che finirla così gli pare stupifo], non ti preoccupare, ti volevo solo fare capire che ti seguo istante per istante, se poi sarai bravo domani ti faccio fare una palatina un po’ più consistente, a proposito, anch’io non mi sono masturbato ieri e non lo farò fino a sabato, è una decisione eroica, cinque giorni senza [omissis – Andy si riferisce all’assenza di rapporti sessuali], ma mi voglio conservare vergine per te, sei tu che mi devi portare allo sballo.
– Buono Andy! [omissis – Marco invita Andy a non provocare]
– Notte Marco!
– Notte Andy!
La faccenda andò avanti più o meno nello stesso modo per tutta la settimana, man mano che passavano i giorni le aspettative di Marco crescevano[omissis – Marco riflette sul fatto che Andy fosse stato sessualmente più disponibile verso vi lui col passare dei gironi], né Andy né Marco si erano masturbati per cinque giorni, la sera del sabato, alle nove, finito ormai tutto il libro, le attese erano al culmine e entrambi [omissis – si allude al fatto che la luna astinenza ha acuito il desidrio sessuale].
– Marco! Qua bisogna che ci calmiamo un pochettino, se no finiamo prima di cominciare.
– Vieni qua, dai, oggi non puoi fare storie, oggi [omissis – Marco allude alle sue aspettative], i patti sono patti.
– Pacta sunt servanda! Lo so, ma mi devi acchiappare tu, se non mi pigli e non [… omissis – Marco e Andy si lasciano travolgere in un gioco sessuale e si scatenano].
Dopo, Marco avrebbe voluto continuare, ma Andy non volle, disse che per la settimana poteva bastare e che avrebbero avuto ancora un altro sabato, il successivo non avrebbero fatto l’amore e lo avrebbero rifatto dopo l’esame.
– Così dopo l’esame potrà essere una cosa favolosa, dopo nove giorni di astinenza.
– Andy, tu mi sfianchi, mi sento sfinito ma ho sentito come eri carico e non ho resistito nemmeno io, è stato estenuante ma bellissimo.
– E poi, sesso a parte, questa settimana abbiamo fatto anche tante altre belle cose, Marco, abbracciami, mi voglio addormentare abbracciato con te, voglio sentire il tuo respiro, voglio toccare la tua pelle, voglio sentire il cuore che batte, voglio percepire il tuo calore su tutto il corpo.
Marco lo abbracciò e si addormentarono quasi subito. La mattina riprese il ritmo solito di lavoro, era domenica, la colazione fu più ricca e alla fine del pranzo ci fu un gelatino, ormai erano alle parti più complesse dello studio e Andy aveva ricominciato a studiare con Marco, a leggere, a commentare, a interrogarlo, la fatica si sentiva poco, il contatto sessuale della sera prima aveva rassicurato entrambi, la sera andarono a letto insieme e si scambiarono una palpatina prima di abbandonarsi al sonno, il giorno successivo Marco fu molto indolente, faceva troppe chiacchiere e non prendeva le cose troppo sul serio, Andy prima cercò di rimetterlo in riga, poi se ne andò a cucinare, Marco accese la televisione e perse parecchio tempo vedendo un gran premio automobilistico, Andy cercò di pazientare, poi non ce la fece più e spense la televisione d’autorità.
– Senti, per favore rimettiti a studiare, non perdere tempo, oggi non hai fatto quasi nulla.
– Ma sono stanco e non mi va proprio, mi sono stufato di fare la vita del recluso, voglio uscire, andiamo da qualche parte.
– Io non vado da nessuna parte, tu fai quello che vuoi.
– Guarda che posso andare pure da solo, non ho bisogno della balia, sono adulto e vaccinato.
– Marco, tu sei libero, fai come ti pare.
Marco si sentì contrariato da quella risposta e se ne uscì da solo, era la prima volta che usciva da solo, gli faceva una stranissima sensazione non avere vicino Andy.
Andy a sua volta rimase malissimo del gesto di Marco, lo voleva punire pesantemente, aveva l’impressione che Marco stesse giocando con cose troppo importanti, gli scrisse un biglietto e lo lasciò sul tavolo.
– Marco, se vuoi fare il deficiente fallo, ma senza di me, io ti voglio un bene dell’anima ma non posso tollerare che tu faccia il cretino in questo modo, tu non capisci nemmeno il male che mi hai fatto, hai sbattuto la porta e te ne sei andato. Stronzo! Tu non capisci che io ti voglio bene, non capisci che mi stai rifiutando perché non ti voglio permettere di perdere tempo, stai mettendo a rischio il nostro futuro perché ti gira storta! Sei un imbecille! Io ti amo troppo per assistere alla tua stupidità. Se mi vuoi, cercami al telefonino, se sarai tanto superbo e non lo farai vorrà dire che non mi meriti e non tornerò più a casa. Addio o arrivederci, dipende da te!
Andy non aveva nessun posto dove andare se non la casa dei genitori di Marco, andò da loro. Si stupirono di vederlo ma Andy raccontò a Rocco come stavano le cose.
– Deve studiare, ho cercato di fare di tutto per metterlo a suo agio, ho fatto la spesa, ho cucinato io, ho fatto il bucato, gli ho preparato la colazione, e ho cercato di farlo lavorare al massimo delle possibilità, ma lui giocherella, perde tempo, fa il cretino, accende e spegne le televisione, io gliel’ho fatto notare e lui mi ha sbattuto la porta di casa e se ne uscito da solo. Se noi avessimo problemi nostri non lo tratterrei, può andare dove vuole, ma sono problemi di orgoglio e di poca voglia di studiare, io me ne sono andato di casa e gli ho lasciato il numero di cellulare, se non mi chiama lui e non cambia strada io a casa non ci torno.
– E fai bene! Marco è un bravo ragazzo, ma non ha mai avuto troppa voglia di studiare, gli piaceva giocherellare e lasciare passare il tempo senza fare niente, questo è vero, e poi, a come la vedo io, quando non ti troverà più a casa gli prenderà un accidente e si metterà a cercarti da tutte le parti, meno che a casa nostra, non se lo aspetterebbe mai, però hai fatto bene, tu puoi stare qua tutto il tempo che vuoi e se Marco non ti dovesse chiamare, ma vedrai che ti chiamerà immediatamente, ci puoi restare pure definitivamente a me e a Rosa sta bene così, ma adesso vatti a lavare le mani che ci mettiamo a tavola.
I discorsi furono un po’ malinconici, Rosa si rese conto che Andy stava male veramente e che guardava l’orologio ogni cinque minuti, il tempo passava e Marco non chiamava, in effetti era ritornato a casa dopo mezz’ora ma era rimasto infastidito del biglietto di Andy, pensava che Andy volesse farla da padrone e volesse dettare legge e la cosa gli dava fastidio, si chiedeva dove potesse essere finito Andy ma non sapeva che pensare, che fosse ritornato dai suoi era impossibile, che fosse andato a casa di qualche amico comune era ancora molto improbabile, Andy non aveva mai fatto cose del genere, avrebbe potuto essere andato in qualche albergo, ma Andy non aveva denaro e tutti i quattrini della cassa comune erano al loro posto, Marco non sapeva che cosa pensare, lasciava passare le ore tra la tentazione di chiamare Andy al telefonino e la tentazione di resistere e di fare il duro, scelse, almeno in via provvisoria, questa ultima alternativa, se ne andò a dormire ma non riusciva a dormire, continuava a pensare a Andy, gli mancava in modo terribile, ma continuava a non chiamarlo, rileggeva il biglietto che era affettuoso e si rianimava, in fondo non c’era stato nessuno screzio tra loro. Le ore passavano, si fece notte fonda. Nel frattempo Andy se ne era andato a dormire in quella che era stata la cameretta di Marco, Rocco e Rosa vedevano Andy angosciato, che si mordeva le labbra e si tormentava le mani, furono premurosi come avrebbero fatto con Marco, Andy sistemò il telefonino acceso sul comodino ma non spense la luce. Rocco bussò.
– Posso?
– Vieni papà, adesso mi viene proprio spontaneo, ho bisogno di piangere, non ce la faccio più, (cominciò a piangere) Marco mi fa morire e non mi chiama, lui non si rende conto, adesso vuole fare il duro e mi sta facendo a polpette.
– Dimmi, Andy, ma c’è stata qualche altra cosa? Non lo so, avete litigato per motivi vostri?
– No, ti giuro, non ci siamo mai voluti bene così tanto, adesso che non c’è mi manca alla disperata, non ce la faccio a non mettermi a piangere.
– Lo vedo, gli vuoi bene, ma pure lui starà come un disperato e non saprà che cosa fare, ma vedrai che poi ti chiamerà, se ti serve qualche cosa basta che ci bussi, ricordati Andy, papà sta qua.
Andy si mise a piangere, Rocco gli strinse la mano e lo lasciò. Col passare delle ore aumentò anche l’angoscia di Marco, che alla fine non ce la fece più e chiamò.
– Ciao, ma dove sei andato a finire mi hai fatto prendere un accidente.
– E tu? Ce ne hai messo di tempo prima di chiamare! Potevi stare anche solo, tu! Potevi pure bastare a te stesso e io stavo a disperarmi e a chiedermi perché non arrivava la tua telefonata, sei uno stronzo! Non ti meriti nulla!
Marco cominciò ad avere paura di una rottura definitiva.
– Andy, ti giuro che non riesco a stare senza di te, ma dove stai?
– Questo non te lo posso dire.
– Ci vediamo da qualche parte, ti vengo a prendere e ti riporto a casa…
– No, adesso non posso, ci dovevi pensare prima.
– Cioè? Che vuol dire?
– Non ti spaventare! Vuol dire solo che ci sentiremo domani.
– Ma dove stai?
– Te l’ho detto, questo non te lo posso dire.
– Ma stai bene?
– Qui sto molto bene, non ti preoccupare, non mi manca nulla.
– Andy, per carità dammi una speranza, mi viene la disperazione dentro.
– Ti doveva venire prima, comunque non è vero che qui non mi manca nulla, mi manchi tu e mi manchi molto, ma qui almeno ho trovato chi mi capisce.
– Andy, ti supplico, torna indietro, farò tutto quello che vuoi tu, sempre!
– Non è questo il problema, adesso so che tu un difetto ce l’hai e brutto, è la superbia, adesso non posso tornare da te, è troppo tardi.
– Andy, per carità dimmi che non è finito tutto?
– No, non è finito niente! Ma io la cresta te la devo fare abbassare e ti devo mettere a lavorare sul futuro nostro, brutto stronzo che fai l’altezzoso e mi fai friggere così! Marco, sei uno stronzo, adesso non posso proprio, se no ci verrei ma domani mattina sarò da te verso le otto.
– Ma perché devo stare solo stanotte?
– Perché te lo sei meritato! Se domani ti rimetti a fare il cretino ti pianto veramente, adesso non ci riesco perché sono troppo innamorato, pensa quanto sono stupido, mi sono messo pure a piangere mentre tu facevi il duro. Ma che capisci tu? A te ti piace farmi male ma io ti pesto se solo ci riprovi, ti metto la testa nella merda.
– Andy perdonami, sono sconvolto, mi sento un imbecille, ti supplico, torna a casa.
– Te l’ho detto domani mattina torno.
– Ma sei in un albergo?
– No.
– Stai a casa di un amico?
– No.
– Stai in giro?
– No
– Ma sei sicuro che stai con gente come si deve?
– Si sono sicuro! Anzi sicurissimo!
– Ti prego, dimmi dove sei, non posso stare senza di te.
– Sto a casa di papà.
– Sei tornato a casa tua?
– No, sto a casa nostra, sto da Rocco e Rosa.
– E che t’hanno detto?
– Hanno detto che ho fatto benissimo.
– Andy, arrivo subito, ti devo riportare a casa stanotte, subito!
– Va bene, ti aspetto.
Andy si alzò e andò a bussare alla camera di Rocco e Rosa.
– Marco ha chiamato, ha detto che viene qui adesso.
– Un attimo, un attimo, ci vestiamo subito.
Rocco e Rosa avevano una faccia stravolta dal sonno ma felice.
– Hai visto che tutto è finto bene, Marco alza un po’ la cresta ma poi ci sta male pure lui, vedrai come lo troverai adesso… Andy, hai fatto bene! Quando si vuole bene a qualcuno bisogna pure farsi rispettare.
– Ha detto che arriva subito.
Neanche venti minuti dopo Marco era a casa dei suoi, Rosa aveva fatto il caffè, non ci furono discorsi, Marco e Andy se ne andarono insieme, a casa non ci fu nemmeno bisogno di troppe parole.
– Andy, mi ami?
– Alla follia, Stronzo!
– Che bello, che bello, che bello, che bello! Io ti amo al punto che mi stavano venendo le aritmie cardiache, al telefono per qualche momento ho creduto che tu non volessi tornare, mi saltava il cuore in gola, mi mancava il respiro, era proprio una disperazione, dai vieni qui che ti voglio [omissis – Marco allude a una attività sessuale] di brutto!
– No, Marco, adesso sono le tre di notte, bisogna dormire, domani devi studiare, ricorda che il pastrocchio di oggi viene tutto da lì, noi dobbiamo costruire un futuro tutto nostro.
– Va bene, va bene. Ma almeno ti posso abbracciare, così prendo sonno subito.
– Bell’effetto ti faccio!
Si abbracciarono e si addormentarono così.
Il giorno appresso Marco si mise a studiare col massimo impegno per non deludere le aspettative di Andy, Andy se ne rese conto, la sera rimasero abbracciati nudi per un quarto d’ora, arrivarono a sabato, Marco propose:
– Andy, senti, e se non facessimo sesso nemmeno oggi e rinviassimo tutto a dopo gli esami?
– E, no! Piano, piano! Il digiuno serve a dimagrire ma con troppo digiuno si rischia di morire di fame, anch’io ho qualche necessità e anche tu, credo!
– Ma tu credi che ce la farò a passare gli esami?
– Ancora c’è un po’ di tempo, una preparazione di base l’avevi già prima ma adesso mi pare che le cose funzionino molto meglio, il linguaggio è più chiaro e istituti poco chiari mi sembra che ce ne siano proprio pochi, batti e ribatti mi pare che siamo arrivati a un risultato.
– Tu ci sei arrivato, io no.
– Guarda che se non avessi perso tanto tempo prima l’esame l’avresti passato alla prima botta pure tu.
– Ma io tanto tempo l’ho perso per i tuoi capricci.
– Toccato! E’ vero ma adesso dobbiamo cambiare rotta.
– Ma se mi bocciano un’altra volta tu che fai?
– Esattamente quello che sto facendo adesso, mi metto appresso a te per la seconda volta.
– Ma poi cominci a perdere tempo tu è questo è assurdo.
– Marco, non so se l’hai capito, qui non c’è io e tu ci siamo noi o una cosa è nostra di tutti e due o non è di nessuno dei due, se perdi tempo privi anche me della possibilità si andare avanti.
– Ma se io proprio non ci arrivo?
– Senti, non fare la lagna, se vuoi essere coccolato dillo.
– Ma io ho paura che potrebbe andare male di nuovo.
– Stai zitto o ti sego le palle!
– No, Andy, io la paura ce l’ho veramente, mi sento molto incerto.
– E’ per questo che devi studiare.
– Ho paura che poi finirei per frenare anche te negli studi.
– Marco, io di tempo ne ho perso tantissimo, prima di incontrare te non avevo fatto praticamente nulla, se avessi lavorato seriamente adesso sarei già laureato, adesso ho cominciato a lavorare perché ci sei tu, e forse anche questo è un’ipocrisia perché in fondo anch’io ho pensato più a me che a te, comunque prima che ci incontrassimo, della mia vita non mi importava niente, quando ho cambiato facoltà l’ho fatto solo per te, io mi stavo fermando definitivamente e forse non solo dal punto di vista dell’università e tu mi hai messo le ali ai piedi, forse non te ne accorgi, tu prima non mi conoscevi, io ero una larva, adesso mi sento un uomo, ma è solo perché ci sei tu, è per questo che la tua superbia di oggi mi ha dato fastidio, tu non capisci che si può stare molto peggio di come stai tu, tu ti sei innamorato, ma io mi sono innamorato disperatamente, è proprio così, mah.
– Andy, lo perdoni questo povero imbecille? E’ vero ti volevo mettere in riga, non mi piaceva che tu mi rimproverassi e mi dessi degli ordini, ho provato a fare il sostenuto, ho provato a dire: che me ne frega! Adesso mi ha rotto le palle, io posso fare a meno di Andy. L’ho pensato ma poi sono stato malissimo, adesso posso parlare con te, tu mi dici quello che pensi e non è quello che penso io, tu sei diverso da me, prima pensavo che le cose potessero andare bene e che si potesse amare qualcuno solo tramite una identificazione totale, adesso penso che tu mi vuoi bene anche se sei diverso da me, vuoi che creiamo un mondo tutto nostro, non ti vuoi identificare ma fondere con me.
Andy gli strinse la mano.
– Grazie, Andy, non mi abbandonare mai, anche se faccio stronzate, poi ci ripenso, io ho tantissimo bisogno di te, abbracciami, appoggiati a me, mi sento confortato.
– Marco… la sai una cosa?
– Che cosa?
– Voglio vivere con te, voglio passare tutta la vita con te, sono innamorato totalmente di te, stringimi la mano, ecco, così, è una mano calda, è la mano del mio Marco, lo capisci Marco? Non siamo soli, noi siamo in due, noi siamo la nostra felicità.
– Andy, sei buono, sei uno come si deve, comincio a capire che è essenziale, sei uno che mi fa sponda, mi frena, perché mi ama, Andy, cucciolotto mio, se non ci fossi tu io sarei ancora nel mondo degli stronzi, hai ragione quando mi chiami così, ma adesso penso che stai qui con me, nello stesso letto, che hai fatto delle scelte radicali solo per me e che mi stai difendendo anche contro me stesso, dolcissimo Andy io ti amo senza limiti.
– Marco, sai una cosa che mi è venuta in mente stanotte?
– Che cosa?
– Penso che se non ci fossi stato tu, alla fine avrei finito per essere bisex, non è che le ragazze mi attirino, praticamente non mi fanno nessun effetto né psicologico né tanto meno fisico, ma se non avessi trovato te alla fine mi sarei adattato e pure in tempi brevi, sarei andato a vivere con una ragazza, forse no, ma poteva anche accadere, avevo troppo bisogno di una persona che mi amasse, la reciprocità l’avrei anche messa da parte, adesso penso che sarebbe stata una cosa assurda, una specie di ripiego, ma di quelli che poi la felicità non te la possono dare, certe volte penso a come avrebbe potuto essere Andy con una ragazza, pazzesco eh! Poi sei arrivato tu, lì non c’è stato bisogno di pensare, mi si drizzava subito, è stato come se il birillo mi dicesse: non te lo fare scappare, è quello che voglio! E allora mi sono giocato il tutto per tutto, io lo sapevo benissimo di essere gay però mi sembrava che la cosa potesse derivare anche dal fatto che volevo fare un dispetto a mio padre, con una ragazza non ci sono mai stato e la cosa non mi ha mai creato rimpianti però l’idea di sputtanarmi con qualcuno che mi piaceva e di dirgli: guarda io sono gay e mi piacerebbe fare l’amore con te, mi spaventava molto, forse gli altri ragazzi non mi piacevano abbastanza, in effetti me ne piacciono pochi, pensavo che avrei finito per rinunciare alla mia vita vera e avrei trovato una posizione di ripiego, per un altro ragazzo non mi sarei sputtanato, non sarei uscito subito allo scoperto, cioè avrei cominciato un lungo periodo di osservazione del tipo: vediamo se lo è o non lo è, ma non mi sarei sbilanciato senza avere un po’ le idee più chiare, con te la fase esplorativa è durata non più di un’ora, in qualche momento mi dicevo: ma questo ci sta ed è bellissimo, mi sembrava una cosa irreale, non mi era mai capitata una cosa del genere e mi sono buttato subito, avevo praticamente la certezza che non stavo sbagliando, adesso, è passato tanto tempo e la certezza è ancora più forte.
– Sai, Andy, quando ti ho visto non volevo più staccare gli occhi da te, avevi una tale carica sexy che io me lo sentivo che sarebbe stata una cosa fortissima, tu ti sei voltato subito e ho notato che anche tu guardavi da qualche altra parte ma poi tornavi sempre su di me: mi è venuto proprio un coccolone, mi dicevo: avvicinati, non te lo fare scappare, è troppo bello, e poi lo vedi che non scappa, mannaggia c’è un contatto, tu avevi una leggerissima scia di lavanda, quella che usi ancora adesso, io ne sono rimasto inebriato, poi ti sei avvicinato e abbiamo scambiato poche parole, ti sei avvicinato tu, hai fatto tu il primo passo, io non credevo ai miei occhi, avevo un desiderio violentissimo di stare con te ed eri tu che venivi a cercarmi, avevo solo il problema dell’erezione e non sapevo come fare.
– Sì, è vero, l’ho notato, avevi pure dei pantaloni aderenti beage, lo tenevi basso ma si vedeva che era grosso, io ho pensato: mi avvicino, se scappa non è interessato, ma se non scappa gli si è drizzato per me, quando mi sono avvicinato ti si è drizzato di più e siamo andati tutti e due dietro il tavolo del buffet per evitare l’imbarazzo, in modo che gli altri non se ne potessero accorgere.
– Però tu pure ce l’avevi grosso, ma forse ti si vedeva meno perché tu portavi pantaloni larghi che ti salvavano un po’.
– E, sì. Quando ho visto che non sei scappato mi sono detto: questo è tutto mio, siamo rimasti nascosti dietro il buffet a parlare, ti ricordi?
– E come no?
– Non abbiamo parlato di ragazze, io non so nemmeno di che abbiamo parlato, perché era tutto un modo per non dire subito che mi ero innamorato di te.
Andy si voltò nel letto verso Marco.
– Ti ho chiesto come ti chiamavi, quando ti ho detto che mi chiamavo Andrea ma che mi chiamavano tutti Andy tu hai detto: è un nome che mi piace molto, e l’hai detto con una voce caldissima, era già una dichiarazione d’amore! Allora ti avrei abbracciato, ma non si poteva, mi sarei messo a ballare con te in mezzo alla sala.
– E io vedevo che nonostante la conversazione stupida Andy non se ne andava e pensavo: questo c’ha i suoi piani, lo devo assecondare e mi ripetevo, attento, non te lo fare scappare, hai visto che occhioni e che mani…
– E che birillo, sì perché tu facevi il vago ma l’avevi puntato, ogni tanto lo sguardo tornava lì, io cercavo di stare a gambe accavallate ma senza stringere troppo, cercavo pure di fartelo vedere un po’, era un messaggio, tu invece stringevi bene le gambe, ci mettevi sopra un piatto per nascondere il tutto, quando ti dicevo: andiamo a prendere da bere tu non ti alzavi e mi dicevi: portamelo tu, io pensavo: ce l’ha durissimo tanto che non si può nemmeno alzare, io invece mi sono alzato e te l’ho fatto vedere eccome, almeno c’ho provato, vedi che anche allora eri stronzo, pensavi di darti un contegno, poi in macchina però tremavi come una foglia.
– Be’ non è mica una cosa da niente, stai da solo col ragazzo che ami [omissis], come fai a stare tranquillo? Però pure tu, Andy caro, [omissis]!
– Amore con amor si paga! Vieni qua che ti voglio abbracciare, e chi me lo diceva a me che dovevo essere felice fino a questo punto, pensa tu se adesso fossi tra le braccia di una ragazza. E a te è mai capitato di pensare che avresti fatto una vita di adattamento?
– No, io non avevo problemi ambientali, pensavo che un ragazzo l’avrei trovato, conoscevo dei ragazzi gay ma non mi piacevano, non ti so dire perché, qualche volta mi sono autoimposto di desiderarli, cioè in breve di farmi una sega pensando a qualcuno di loro, ma la cosa non era interessante, io sono gay ma non mi piacciono tutti i ragazzi e nemmeno tutti i ragazzi gay, anzi certe volte mi piacciono di più gli etero, di ragazzi che mi piacciono, comunque, ce ne stanno pochissimi, chessò, uno su cento, gli altri mi sono più o meno indifferenti.
– E, sì, condivido, per me più o meno è lo stesso. E ti ricordi quando ti ho sfiorato la mano nel passarti il bicchiere? Ho sentito un brivido e ne ho visto uno nei tuoi occhi, proprio una scarica violenta di adrenalina.
– Io ho detto: senti che mano fresca, [omissis]!
– Io ti volevo provocare, vedevo che tu mi chiamavi sempre per nome, Andy, Andy, come se fossimo già amici.
– Ma ormai eravamo più che amici.
– E, sì. Ma adesso ho verificato che non mi hai deluso, alla fine di una giornata come oggi penso che il mio Marco è veramente tutto mio, adesso si parla anche meglio, c’è più immediatezza, siamo meno legati ai rituali, ci fidiamo di più l’uno dell’altro. Mah! Buonanotte Marco, adesso dobbiamo dormire.
– Buonanotte Andy, Ti amo!
– Anch’io, [omissis]!
– Ma ce l’hai più grosso tu!
– Statti zitto e buonanotte, se no te lo taglio!
Il giorno degli esami Marco era profondamente in crisi, aveva studiato tanto ma aveva l’impressione di avere in testa una terribile confusione, aveva proprio il terrore di essere bocciato per la seconda volta, si era prenotato tra gli ultimi per approfittare della stanchezza del professore. Andarono insieme all’università, l’attesa era snervante, Marco però si rendeva conto che delle cose che chiedevano sapeva quasi tutto, Andy gli sorrideva, gli faceva qualche smorfia come per dire: non ti preoccupare, lo vedi, è facile.
Marco fu chiamato la sera dopo le nove, ormai non c’era più nessuno e il professore non vedeva l’ora di andarsene, Andy si sedette nei banchi di prima fila vicino al tavolo degli esami per sentire con la massima attenzione, il professore lo riconobbe.
– Che fa lei qua? L’esame l’ha già fatto.
– Ho accompagnato il mio amico.
– Bene.
L’esame duro poco, il professore identificava mentalmente Marco con Andy, quando Marco parlava il professore guardava Andy che con la sua mimica rassicurante era come se dicesse: è giusto, va bene, è vero. Il professore lasciò fare, alla fine disse:
– Va bene, ventisei.
e guardò Andy, che fece una smorfietta di delusione, allora il professore corresse il voto:
– Va be’, ventotto, ma andatevene subito.
Marco notò che il professore aveva detto “andatevene” li aveva considerati come una coppia, del fatto era contentissimo, fu la prima cosa che disse ad Andy.
– Sì, l’ho notato anch’io e mi ha fatto un certo effetto.
– Andy, Andy, Andy, sei grande! Sono al settimo cielo, adesso andiamo a casa e facciamo tutto quello che non abbiamo fatto prima.
– No, no, adesso c’è un’altra cosa da fare.
– E cioè?
– Adesso andiamo dai tuoi, e penso che se lo meritino, poi stasera ci divertiamo tra noi: prima il dovere e poi il piacere!
– E’ giusto… Andy! Mi stupisci! Io pensavo che tu pensassi solo al birillo! E invece! Ti mangerei di baci, qui adesso in mezzo alla strada, mi sento perfetto.
– Buono, Marco, buono, ché abbiamo solo cominciato, da domani si studia per l’altro esame, ne avevamo tre in programma, ma almeno due li dobbiamo fare.
– Andy, io pensavo che studiando di brutto si potrebbe fare pure il terzo, i tempi sono stretti ma si potrebbe fare… che ne dici?
– Io l’avevo già pensato ma non te lo volevo proporre, volevo che me lo dicessi tu. Allora stasera sesso leggero e da domani via per gli altri due esami, Marco, Marco, Marco, ma tu c’hai pure l’anima bella, non solo [omissis]!
Quando arrivarono a casa dei genitori trovarono un’accoglienza degna della situazione, Rocco e Rosa erano in apprensione non tanto per gli esami di cui non sapevano gran che ma perché temevano che tra i due ragazzi ci fosse stata qualche incomprensione grave, in grado di mettere in crisi il loro rapporto, quando se li videro piombare a casa insieme e senza preavviso la gioia fu enorme, quando poi seppero della storia degli esami Rosa fece il suo commento:
– Marco finalmente ha trovato uno che lo mette a posto, noi non ci siamo mai riusciti ma Andy l’ha preso con le maniere forti, a Marco è sempre piaciuta un po’ la bella vita, lavorare sì ma senza esagerare.
– Mamma! Non mi sputtanare! Che se no Andy mi mette sotto col cilindro compressore, adesso si è messo in testa che dobbiamo fare altri due esami entro la sessione. Ma oggi mi sento soddisfatto e il merito è tutto di Andy.
– Lo sappiamo, lo sappiamo, ma adesso ci vuole un po’ di riposo.
Andy intervenne.
– Sì, ma solo stasera, domani si ricomincia!
– Basta! Che palle! E’ sempre la stessa storia.
Tutta la serata fu improntata all’ottimismo e ai progetti a più lunga scadenza, l’atmosfera positiva incoraggiava a sperare.

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