RAGAZZI GAY E ANSIA DELL’ATTESA

Caro Project,
mi ha fatto bene parlare con te ieri sera, ma le preoccupazioni di fondo restano e spero che alla fine possano svanire, perché se non succedesse, sarebbe veramente un incubo. Uno considera certe cose sempre lontane e quasi impossibili, poi ti rendi conto che può succedere, e che il fatto che non succede personalmente a te alla fine ti consola solo un po’. Può succedere alle persone alle quali vuoi bene e se dovesse accadere sarebbe proprio distruttivo. Tu hai cercato di togliermi dalla testa i complessi di colpa, in un certo senso ci sei riuscito perché quelli in effetti non erano problemi, so benissimo che, qualunque cosa sia successa, non è immediatamente imputabile a me, ma questo non mi fa stare meglio. Ci sarà ancora qualche giorno da attendere e prego Dio che non ci siano notizie terribili. Di lui ho parlato solo con te, in completo anonimato, prima di tutto per rispetto a lui e poi perché i miei amici non capirebbero niente, per loro quando una storia è chiusa è chiusa, se uno è il tuo ragazzo, allora tu hai dei doveri, ma se non lo è più sei totalmente libero, ma per me non è mai stato così. Lui non è più il mio ragazzo da anni ormai ma gli voglio bene lo stesso, pensare che possa stare male mi mette KO. Per tanto tempo non ci siamo sentiti, e io sono stato tranquillo, cioè ho pensato che stesse bene, poi mi ha chiamato con quei dubbi per la testa e mi ha messo in crisi. Mi si contorcono proprio le viscere, ho paura, paura per lui. Non è una cosa razionale, aspettare i risultati fa un brutto effetto, e se lo fa a me, mi immagino come possa farlo a lui. Avevamo parlato tanto di stare attenti, di non mettersi nei guai, ma adesso lui ha dei dubbi e ha dei disturbi. Io posso solo stargli vicino perché stare male e stare solo deve essere veramente terribile. A chi potrebbe dirlo? Ai genitori? Mh … no, non è proprio possibile, ai suoi partner? Lo schiverebbero come un lebbroso. Project, al momento sono tutte ipotesi che potrebbero benissimo essere del tutto sbagliate e spero che lo siano, ma lo sento ansioso, preoccupato e non so come farlo stare meglio. Abbiamo a breve tutta una serie di controlli medici in previsione e posso solo sperare che non ci siano brutte novità. Potrebbe anche avere problemi che non c’entrano niente con le malattie sessualmente trasmesse, ma lo vedo in crisi, non è nel suo stato normale, è vero che l’ansia può essere distruttiva, e spero che si tratti solo di quello. Noi ci siamo voluti bene, poi lui ha cercato altro, e posso capirlo, ma tra noi è rimasto un rispetto e anche un affetto profondo. Project, mi viene proprio l’angoscia dell’attesa, altro che atteggiamento razionale, anche se abbiamo programmato tutto nel modo che sembra più razionale, mi sento agitato insicuro, ho la sensazione che la vita umana sia portata dal vento come le foglie. Per quel po’ che posso, devo cercare di stargli vicino, se mi faccio prendere dall’angoscia faccio stare peggio anche lui. Project, mi ha stupito il tuo atteggiamento in chat, non hai banalizzato come fanno tutti, non hai detto il classico: “vedrai che non sarà niente” no! Mi hai detto: “Comunque vadano le cose hai un ruolo insostituibile” e questa frase mi è rimasta in mente.
Ti abbraccio forte, Project, ti richiamerò su skype nel pomeriggio o in serata.

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RISCHIO HIV E PRATICHE SESSUALI. OMS NUOVE LINEE GUIDA HIV

Mi capita, purtroppo anche spesso, di parlare con ragazzi che hanno rapporti sessuali non protetti, anche con sconosciuti, e che tendono a sottovalutarne il rischio.

Non sarò mai abbastanza chiaro su un punto: il rischio HIV, e anche i rischi connessi alla trasmissione di altri gravi patogeni per via sessuale, devono essere prevenuti perché per l’HIV non c’è di fatto alcuna terapia che permetta l’eradicazione. La prevenzione resta “l’unica arma” che abbiamo veramente a disposizione contro l’HIV-AIDS.

Non tutti i tipi di rapporto sessuale sono ugualmente pericolosi in termini di rischio HIV.

In genere il rischio di infezione HIV per singola esposizione è così stimato:

(fonte novembre 2013 http://www.lila.it/images/doc/info/PPE-LineeGuida2013.pdf ):

Rapporti con eiaculazione interna:
recettivo anale: in media 1.43% (dallo 0.042% al 3.0%)
recettivo orale: in media 0.02% (dallo 0% allo 0.04%)
Rapporto recettivo anale senza eiaculazione interna: in media 0.65% (dallo 0.15% all’1.53%)
Rapporto insertivo anale: 0.06% (dallo 0.06% allo 0.065%)

Trattandosi di rischio, non va mai sottovalutato che si tratta di rischio di infettarsi di HIV. I valori riportati NON devono in nessun caso essere considerati come una svalutazione del rischio. Avere 20 rapporti anali recettivi con un sieropositivo comporta un rischio di contrarre l’HIV di circa il 30% (un rischio enorme, che secondo alcuni autori può arrivare al 60%) è proprio per questo che bisogna pensare prima di agire. Sottolineo che i rapporti orali NON sono immuni dal rischio HIV, 100 rapporti orali recettivi con un sieropositivo espongono ad un rischio di contrarre l’HIV del 2% (secondo alcuni autori addirittura del 4%).

Aggiungo che altri virus di malattie sessualmente trasmesse hanno un’infettività di molto superiore a quella dell’HIV. Quindi la prevenzione è fondamentale sotto ogni punto di vista e non deve MAI essere trascurata, per nessuna ragione.

Pochi giorni fa, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha pubblicato le linee guida consolidate per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e la cura dell’HIV nelle popolazioni chiave dal punto di vista della trasmissione del virus (tra le quali sono anche gli omosessuali maschi), Luglio 2014

http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/128048/1/9789241507431_eng.pdf?ua=1&ua=1

Questo documento, che è la sintesi del lavoro di un gran numero di scienziati di tutto il mondo e che parte da un’analisi aggiornata di una mole enorme di dati, presenta molti aspetti importanti per la popolazione omosessuale (essenzialmente per la popolazione omosessuale maschile).

Nel documento si legge:

“L’epidemia di HIV tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini continua ad espandersi in molti paesi. Nelle grandi aree urbane la prevalenza dell’HIV tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini è in media 13 volte maggiore rispetto a quella della popolazione generale. Uno dei motivi dell’alta prevalenza dell’HIV tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini consiste nel fatto che la trasmissione dell’HIV attraverso un rapporto anale senza preservativo è più efficiente di quella attraverso un rapporto vaginale senza preservativo, e i rischi a livello individuale per l’acquisizione di HIV tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini includono: rapporti anali non protetti ricettivi, elevato numero di partner maschi e concomitante uso di droghe iniettive.

Guardando il problema per regione geografica, le stime di prevalenza dell’HIV tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini vanno dal 3,0% in Medio Oriente e in Nord Africa al 25,4% nei Caraibi. In Kenya, l’unico paese africano con dati attendibili di incidenza dell’HIV, un’incidenza annuale superiore al 20% era riferita di recente a Mombasa. Altri paesi in Africa segnalano alta prevalenza, per esempio, la Costa d’Avorio, dove la prevalenza di HIV tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini è stata stimata al 18%. In altre regioni in cui l’incidenza dell’HIV tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini è monitorata, non ci sono prove di diminuzione. Infatti, per esempio, Cina e Thailandia segnalano un’incidenza crescente.

La legislazione discriminatoria, lo stigma (anche da parte degli operatori sanitari) e la violenza omofoba in molti paesi sono i principali ostacoli alla fornitura di servizi per l’HIV agli gli uomini che fanno sesso con gli uomini e limitano il loro accesso ai servizi che già esistono. Molti paesi criminalizzano i rapporti omosessuali (di omosessualità maschile oppure di omosessualità sia maschile che femminile). A partire dal dicembre 2011 le pratiche omosessuali sono state criminalizzate in 38 dei 53 stati africani. Nelle Americhe, in Asia, in Africa e nel Medio Oriente, 83 paesi hanno leggi che considerano illegale il sesso tra uomini. Il livello delle sanzioni legali previste e il livello di reale applicazione delle norme penali differisce da paese a paese.”

Il Dipartimento HIV e altri reparti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità attualmente stanno sviluppando o aggiornando una serie di linee guida relative alle popolazioni chiave e quindi anche alla popolazione omosessuale maschile. Queste includono:

• Trattamento dell’epatite C (completato dal team Epatite durante lo sviluppo delle linee guida sull’HIV e incluso in quelle linee guida) e trattamento dell’epatite B e screening dell’epatite B e C (da completare durante 2014-15);

• Contraccezione e guida HIV (compilato dal Dipartimento di Salute riproduttiva e ricerca e incluso nelle linee guida sull’HIV);

• Guida alla profilassi post-esposizione (PEP) (da completare entro la fine del 2014 da parte del Dipartimento HIV e da includere in una versione aggiornata delle linee guida sull’HIV);

• Guida alle infezioni sessualmente trasmesse (da completare entro l’inizio del 2015 da parte del Dipartimento di Salute riproduttiva e ricerca, da includere in una versione aggiornata della guida per l’HIV).

Per la prevenzione dell’infezione da HIV le linee guida segnalano nell’ordine:

1) L’uso corretto e costante del preservativo con lubrificanti compatibili col preservativo per prevenire la trasmissione sessuale dell’HIV e della altre malattie sessualmente trasmesse.

2) Tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini è raccomandata la profilassi prima dell’esposizione al virus, come scelta ulteriore di prevenzione, all’interno di un programma complessivo di prevenzione. È la prima volta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità inserisce la profilassi dell’HIV come misura preventiva per gli omosessuali maschi. (Raccomandazione forte, con evidenza di alto livello)

3) Dove ci sono coppie con un solo partner sieropositivo, come ulteriore scelta di prevenzione dell’HIV, per loro, è consigliato l’uso di profilassi orale con una somministrazione giornaliera per il partner non infetto.

4) La profilassi post esposizione dovrebbe essere disponibile per le persone facenti parte della popolazioni chiave (i gay maschi ne fanno parte), su base volontaria, dopo una possibile esposizione all’HIV. In Italia la profilassi post esposizione è già disponibile. Se iniziata entro le 24 ore dal possibile contagio, riduce il rischio di circa l’80%. Chi teme di aver contratto l’HIV può rivolgersi immediatamente (nel più breve tempo possibile) ad un pronto soccorso ospedaliero, ove potrà consultare un medico che gli illustrerà gli effetti collaterali della profilassi e, se del caso, potrà ricevere i medicinali e iniziare immediatamente la profilassi. (Una trattazione seria, ma di interesse medico della profilassi post esposizione si può trovare nel documento

http://www.lila.it/images/doc/info/PPE-LineeGuida2013.pdf

una informazione sommaria si può trovare alla pagina http://www.lila.it/it/infoaids/467-ppe.html).

Circa il fatto che la circoncisione risulti un fattore che diminuisce il rischio di contagio HIV va osservato che la circoncisione riduce il rischio di trasmissione dell’HIV DALLA DONNA ALL’UOMO di circa il 60%. Non ci sono evidenze che una diminuzione del rischio possa riguardare anche i rapporti omosessuali. La circoncisione, per un omosessuale, non rappresenta quindi una diminuzione del rischio.

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