PAPA FRANCESCO E LA TEORIA DEL GENDER

Sono le 23.30 del 3 Ottobre 2016. Ho passato l’intera giornata a cercare di capire che cosa sia realmente la “teoria del gender” di cui ha parlato recentemente papa Francesco, identificandola come il vero pericolo per il matrimonio. Sono andato a cercare nei documenti vaticani una strada per dare un contenuto a questa teoria; gli unici richiami espliciti che ho trovato riguardavano quattro illustri personalità della storia della cultura laica europea: Wilhelm Reich, Herbert Marcuse, Margaret Sanger e Simone de Beauvoir e sinceramente, pur trattandosi di personaggi incompatibili con la visione cattolica della sessualità, non riesco a capire che cosa possano avere a che vedere con la “teoria del gender” per come essa e rappresentata nei documenti vaticani. Ho trovato anche un esplicito e ripetuto richiamo al “costruttivismo” come origine della “teoria del gender” ma non mi pare che né Kelly, né Mead, né Piaject né Luhmann, abbiamo mai formulato teorie con i contenuti attribuiti alla “teoria del gender” dai documenti vaticani. Ero contento del mio lavoro che portava alla documentata conclusione che la “teoria del gender” è una creazione tutta vaticana, una specie di Satana del XXI secolo al quale si può tranquillamente dare la colpa di tutto quello che si vuole. Non nego che possa anche esistere qualche personaggio minore più o meno costruttivista che abbia scritto cose conformi a quelle indicate dal Vaticano, ma non devono essere certamente grandi cose se, da quello che vedo, pur parlando con persone di cultura, nessuno le ha mai notate fuori dagli ambienti ecclesiastici. Dopo aver scritto un puntiglioso articolo in cui ribadivo documentatamente quando sopra, mi sono fermato un attimo a riflettere. Se le mie conclusioni sono corrette, perché sia Benedetto che Francesco hanno identificato nella “teoria del gender” il grande nemico, quasi il cavallo di troia per minare alla base la morale cattolica? E soprattutto – e questo punto è fondamentale – Benedetto e Francesco fanno lo stesso uso della “teoria del gender”? Molti elementi oggettivi inducono a presupporre che entrambi conoscano gli argomenti che affrontano solo attraverso l’ottica deformante della dottrina e della tradizione cattolica. C’è da chiedersi che cosa si nasconda dietro la “teoria del gender”, e deve essere certo qualcosa che preoccupa seriamente la chiesa. Mi sono quindi armato di umiltà e sono andato per l’ennesima volta a rileggere le ultime dichiarazioni di Francesco. La prima cosa che mi è venuta in mente è la teoria del complotto. Quando qualcosa non va nel modo sperato è quasi automatico individuare il perché in un complotto da parte di qualcuno che intende mettere in crisi il nostro mondo. Francesco a un certo punto ha detto:

Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, all’acqua di rose, ma cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “E tu che cosa voi fare quando diventi grande?”. “La ragazza”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del “gender”. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”.

Mi sono chiesto: “Ma Francesco pensa realmente che l’orientamento sessuale o l’identità di genere siano questioni culturali che si insegnano e che sia possibile “orientare”, attraverso l’educazione, verso l’omosessualità chi omosessuale non è?” Se la risposta a questa domanda è sì, è evidente che Francesco parla di cose che non conosce assolutamente”; se la risposta è no, sembrerebbe di poter capire che ciò che veramente spaventa Francesco non sono né gli omosessuali né i transessuali come tali, ma è invece il degrado morale della sessualità in sé, che porta al disprezzo della persona e alla sua mercificazione. C’è da chiedersi, e me lo chiedo molto seriamente, come si concilierebbe questa seconda ipotesi con la dottrina riassunta nel catechismo; la risposta è obbligata: non si concilierebbe affatto. Il discorso che Francesco ha fatto sul trans sembra quasi una legittimazione del cambio di sesso, cosa che per un laico mediamente intelligente è ovvia e scontata, ma che per un papa è decisamente un inedito. Mi sono chiesto perché si invoca la teoria del gender come argomento a difesa delle unioni gay, attribuendole la creazione surrettizia di più di due sessi, quasi che i gay fossero un terzo sesso, come diceva Edward Carpenter nel 1908 nel suo “Il sesso intermedio”. Citare la “teoria del gender” come argomento a favore della nozze gay sembra incompatibile con l’idea che l’obiettivo della chiesa sia l’amoralità in sé e non specificamente l’omosessualità, oltre che, ovviamente, tutte le novità portate dalla unioni civili anche in campo eterosessuale. E anche l’idea di accompagnare l’omosessuale verso Cristo, secondo il linguaggio di Francesco, significa in fondo pretendere da lui la castità, se si vuole essere conformi alla dottrina cattolica, il che certo significa non accettarlo per quello che è. In effetti, al di là dei discorsi a braccio, che lasciano comunque perplessità, il catechismo resta e resterà e con esso resteranno le condanne nonostante un’accoglienza e una misericordia che hanno un sapore strano quando manca la giustizia e la comprensione sostanziale dei fatti. Capirà mai papa Francesco che l’omosessualità è una forma d’amore che chiede di essere accettata e capita proprio in quanto forma d’amore e che i tentativi di reprimerla che si nascondono dietro la parola misericordia sono una forma terribile di violenza alla persona? Chi ha orecchio per intendere intenda.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=5698

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IL SINODO SULLA FAMIGLIA E IL TOPOLINO GAY

Questo articolo è dedicato all’esame della discussione e della Relazione finale del Sinodo straordinario sulla famiglia da poco concluso, per quanto riguarda il tema del rapporto tra chiesa e omosessuali.

Devo doverosamente dare atto a Papa Francesco di aver permesso a tutti gli interessati di seguire i lavori del Sinodo, consentendo la pubblicazione dei documenti elaborati nel corso del Sinodo stesso, nonché dei risultati delle votazioni sulle deliberazioni finali. Si tratta di un criterio di trasparenza che su questioni così delicate è doveroso, ma non va dimenticato che la pubblicità dei documenti è finalizzata anche ad evitare chiacchiere e pettegolezzi sia interni che sterni.

Invito il lettore ad armarsi di buona volontà per seguire con me fin dall’inizio il cammino del Sinodo

Dopo un notevole lavoro di consultazione e di coordinamento delle indicazioni emergenti dalle singole chiese locali, in vista del Sinodo, è stato pubblicato dal Vaticano l’Instrumentum laboris “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, che alla Parte II, Capitolo III, lettera B, circa le unioni tra persone dello stesso sesso, così si esprime:
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Riconoscimento civile

110. Nelle risposte delle Conferenze Episcopali, circa le unioni tra persone dello stesso sesso, ci si riferisce all’insegnamento della Chiesa. «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. […] nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”» (CDF, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Dalle risposte si può evincere che il riconoscimento da parte della legge civile delle unioni fra persone dello stesso sesso dipende in buona parte dal contesto socio-culturale, religioso e politico. Le Conferenze Episcopali segnalano tre contesti: un primo è quello in cui prevale un atteggiamento repressivo e penalizzante nei confronti del fenomeno dell’omosessualità in tutte le sue sfaccettature. Questo vale in particolare là dove la manifestazione pubblica dell’omosessualità è vietata dalla legge civile. Alcune risposte indicano che anche in questo contesto ci sono forme di accompagnamento spirituale di singole persone omosessuali che cercano l’aiuto della Chiesa.

111. Un secondo contesto è quello in cui il fenomeno dell’omosessualità presenta una situazione fluida. Il comportamento omosessuale non viene punito, ma tollerato solo fin quando non diventa visibile o pubblico. In questo contesto, di solito, non esiste una legislazione civile riguardo alle unioni tra persone dello stesso sesso. Specialmente in Occidente, nell’ambito politico, però, vi è un orientamento crescente verso l’approvazione di leggi che prevedono le unioni registrate o il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso. A sostegno di tale visione si adducono motivi di non discriminazione; atteggiamento che viene percepito dai credenti e da gran parte dell’opinione pubblica, in Europa centro-orientale, come un’imposizione da parte di una cultura politica o estranea.

112. Un terzo contesto è quello in cui gli Stati hanno introdotto una legislazione che riconosce le unioni civili o i matrimoni tra persone omosessuali. Ci sono Paesi in cui si deve parlare di una vera e propria ridefinizione del matrimonio, che riduce la prospettiva sulla coppia ad alcuni aspetti giuridici, come l’uguaglianza dei diritti e della “non discriminazione”, senza che ci sia un dialogo costruttivo sulle questioni antropologiche coinvolte, e senza che al centro vi sia il bene integrale della persona umana, in particolare il bene integrale dei bambini all’interno di queste unioni. Dove c’è una equiparazione giuridica tra matrimonio eterosessuale ed omosessuale, lo Stato spesso permette l’adozione di bambini (bambini naturali di uno dei partner o bambini nati tramite fecondazione artificiale). Questo contesto è particolarmente presente nell’area anglofona e nell’Europa centrale.
La valutazione delle Chiese particolari

113. Tutte le Conferenze Episcopali si sono espresse contro una “ridefinizione” del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione che permette l’unione tra due persone dello stesso sesso. Vi sono ampie testimonianze dalle Conferenze Episcopali sulla ricerca di un equilibrio tra l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia e un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti delle persone che vivono in queste unioni. Nell’insieme, si ha l’impressione che le reazioni estreme nei confronti di queste unioni, sia di accondiscendenza che di intransigenza, non abbiano facilitato lo sviluppo di una pastorale efficace, fedele al Magistero e misericordiosa nei confronti delle persone interessate.

114. Un fattore che certamente interroga l’azione pastorale della Chiesa e rende complessa la ricerca di un atteggiamento equilibrato nei confronti di questa realtà, è la promozione della ideologia del gender, che in alcune regioni tende ad influenzare anche l’ambito educativo primario, diffondendo una mentalità che, dietro l’idea di rimozione dell’omofobia, in realtà propone un sovvertimento della identità sessuale.

115. Circa le unioni tra persone dello stesso sesso, molte Conferenze Episcopali forniscono diverse informazioni. Nei Paesi in cui esiste una legislazione delle unioni civili, molti fedeli si esprimono in favore di un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti di queste persone, e in favore di una pastorale che cerchi di accoglierle. Questo non significa, però, che i fedeli siano a favore di una equiparazione tra matrimonio eterosessuale e unioni civili fra persone dello stesso sesso. Alcune risposte ed osservazioni esprimono la preoccupazione che l’accoglienza nella vita ecclesiale delle persone che vivono in queste unioni potrebbe essere intesa come un riconoscimento della loro unione.
Alcune indicazioni pastorali

116. Riguardo alla possibilità di una pastorale verso queste persone, bisogna distinguere tra quelle che hanno fatto una scelta personale, spesso sofferta, e la vivono con delicatezza per non dare scandalo ad altri, e un comportamento di promozione e pubblicità attiva, spesso aggressiva. Molte Conferenze Episcopali sottolineano che, essendo il fenomeno relativamente recente, non esistono programmi pastorali al riguardo. Altre ammettono un certo disagio di fronte alla sfida di dover coniugare accoglienza misericordiosa delle persone e affermazione dell’insegnamento morale della Chiesa, con una appropriata cura pastorale che includa tutte le dimensioni della persona. Da qualche parte si raccomanda di non far coincidere l’identità di una persona con espressioni quali “gay”, “lesbica” o “omosessuale”.

117. Molte risposte e osservazioni richiedono una valutazione teologica che dialoghi con le scienze umane, per sviluppare una visione più differenziata del fenomeno dell’omosessualità. Non mancano richieste volte ad approfondire, anche attraverso organismi specifici, come ad esempio le Pontificie Accademie delle Scienze e per la Vita, il senso antropologico e teologico della sessualità umana e della differenza sessuale tra uomo e donna, in grado di far fronte alla ideologia del gender.

118. La grande sfida sarà lo sviluppo di una pastorale che riesca a mantenere il giusto equilibrio tra accoglienza misericordiosa delle persone ed accompagnamento graduale verso un’autentica maturità umana e cristiana. Alcune Conferenze Episcopali fanno riferimento, in questo contesto, a certe organizzazioni come modelli riusciti di una tale pastorale.

119. Si presenta, in modo sempre più urgente, la sfida dell’educazione sessuale nelle famiglie e nelle istituzioni scolastiche, particolarmente nei Paesi in cui lo Stato tende a proporre, nelle scuole, una visione unilaterale e ideologica della identità di genere. Nelle scuole o nelle comunità parrocchiali, si dovrebbero attivare programmi formativi per proporre ai giovani una visione adeguata della maturità affettiva e cristiana, in cui affrontare anche il fenomeno dell’omosessualità. Allo stesso tempo, le osservazioni dimostrano che non esiste ancora un consenso nella vita ecclesiale riguardo alle modalità concrete dell’accoglienza delle persone che vivono in tali unioni. Il primo passo di un processo lento sarebbe quello dell’informazione e dell’individuazione di criteri di discernimento, non soltanto a livello dei ministri e degli operatori pastorali, ma anche a livello dei gruppi o movimenti ecclesiali.
Trasmissione della fede ai bambini in unioni di persone dello stesso sesso

120. Si deve rilevare che le risposte pervenute si pronunciano contro una legislazione che permetta l’adozione di bambini da parte di persone in unione dello stesso sesso, perché vedono a rischio il bene integrale del bambino, che ha diritto ad avere una madre e un padre, come ricordato recentemente da Papa Francesco (cf. Discorso alla Delegazione dell’ufficio internazionale cattolico dell’infanzia, 11 aprile 2014). Tuttavia, nel caso in cui le persone che vivono in queste unioni chiedano il battesimo per il bambino, le risposte, quasi all’unanimità, sottolineano che il piccolo deve essere accolto con la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che ricevono gli altri bambini. Molte risposte indicano che sarebbe utile ricevere delle direttive pastorali più concrete per queste situazioni. È evidente che la Chiesa ha il dovere di verificare le condizioni reali in vista della trasmissione della fede al bambino. Nel caso in cui si nutrano ragionevoli dubbi sulla capacità effettiva di educare cristianamente il bambino da parte di persone dello stesso sesso, se ne garantisca l’adeguato sostegno – come peraltro è richiesto ad ogni altra coppia che chiede il battesimo per i figli. Un aiuto, in tal senso, potrebbe venire anche da altre persone presenti nel loro ambiente familiare e sociale. In questi casi, la preparazione all’eventuale battesimo del bambino sarà particolarmente curata dal parroco, anche con un’attenzione specifica nella scelta del padrino e della madrina.

http://www.vatican.va/roman_curia/synod … ia_it.html
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Non intendo commentare questo testo entrando nel merito, ma solo sottolineare l’ampiezza delle attese che poteva suscitare da parte di tanti fedeli e non.

Dopo l’avvio del Sinodo, il Relatore generale, Card. Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, presenta il 13.10.2014 la sua “Relatio post disceptationem” un documento che è una specie di bozza del documento finale, che così si esprime riguardo alla questione omosessuale:

Accogliere le persone omosessuali

50. Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?

51. La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale: si presenta quindi come un’importante sfida educativa. La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender.

52. Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli.
http://press.vatican.va/content/salasta … 03037.html
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Come si vede la “Relatio post disceptationem” restringe molto fortemente la portata dell’Instrumentum laboris, ma contiene anche alcuni elementi non dico di apertura ma di rispetto almeno verso le persone omosessuali. Dal punto di vista di un gay laico che vede le cose dall’esterno, comunque, con la Relatio post disceptationem, la montagna delle attese ha partorito uno striminzito topolino. La stampa accoglie comunque la Relatio come una grande apertura della chiesa verso gli omosessuali. Per quando striminzito sia, un topolino gay si aggira per il Vaticano ma gli austeri padri sinodali non si fanno intimidire da quel topolino e armati della loro secolare sapienza, sono pronti ad acchiapparlo prima che scappi fuori ufficialmente dall’aula sinodale. Ecco che i Circoli minori affilano le armi:

Così si esprime il Circolo di lingua francese “A” di cui è moderatore l’Em.mo Card. Robert SARAH e relatore S.E. Mons. François-Xavier DUMORTIER, S.J.:

“Quanto all’accoglienza delle persone omosessuali, ci sembra chiaro che la Chiesa, seguendo l’immagine del Cristo Buon Pastore (Giovanni 10, 11-18)m ha sempre voluto accogliere pe persone che bussano alla sua porta, porta aperta a tutti, che devono essere accolti con rispetto, compassione e riconoscendo la dignità di ciascuno. Accompagnare pastoralmente una persona non significa validare né una forma di sessualità né una forma di vita”[1]

Il Circolo di lingua francese “B, di cui è moderatore l’Em.mo Card. Christoph SCHÖNBORN, O.P. e Relatore S.E. Mons. André LÉONARD, si esprime così:

“5. Abbiamo ribadito il nostro rispetto e la nostra accoglienza verso le persone omosessuali e abbiamo denunciato le discriminazioni ingiuste e spesso violento che hanno sofferto e soffrono ancora, a volte, anche nella Chiesa, ahimè! Ma questo non significa che la Chiesa deve legittimare le pratiche omosessuali, tanto meno riconoscere, come fanno alcuni stati, un cosiddetto “matrimonio” omosessuale. Al contrario, noi denunciamo tutte le manovre di alcune organizzazioni internazionali per imporre, attraverso il ricatto finanziario, ai paesi poveri alcune leggi che istituiscono il cosiddetto “matrimonio” omosessuale.”[2]

Il Circolo di lingia Inglese “B” avente per Moderatore l’Em.mo Card. Wilfrid Fox NAPIER, O.F.M. e per Relatore S.E. Mons. Diarmuid MARTIN così si esprime:

“Sul tema della cura pastorale delle persone con tendenze omosessuali, il gruppo ha osservato che la Chiesa deve continuare a promuovere la natura rivelata del matrimonio come sempre tra un uomo e una donna uniti per tutta la vita in una comunione, vivificante e fedele.
Il gruppo ha incoraggiato i pastori e le parrocchie a prendersi cura delle persone con attrazione per lo stesso sesso, provvedendo per loro nella famiglia della Chiesa, proteggendo sempre la loro dignità di figli di Dio, creati a sua immagine. All’interno della Chiesa, essi dovrebbero trovare una casa dove ascoltare, con tutti gli altri, la chiamata di Gesù a seguirlo nella fedeltà alla verità, per ricevere la Sua grazia di farlo, e la Sua misericordia quando sbagliano.”[3]

La Relazione del Circolo di lingua italiana “A”, avente per moderatore l’Em.mo Card. Fernando FILONI e per Relatore S.E Mons. Edoardo MENICHELLI, così si esprime:

“Riguardo alla cura pastorale delle persone omosessuali ci si è orientati verso la proposta di un unico numero dentro il quale si è sottolineato sia un impegno di prossimità orientata alla evangelizzazione sia lo stile della Chiesa, come casa aperta, valorizzando i doni, la buona volontà e il cammino sincero di ciascuno. Si è riaffermato che le unioni fra le persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna esprimendo anche la preoccupazione di salvaguardare i diritti dei figli che devono crescere armonicamente con la tenerezza del padre e della madre.”

La Relazione del Circolo di Lingua Italiana “C” avente per Moderatore S.E. Mons. Angelo MASSAFRA, O.F.M. e per Relatore il Rev. P. Manuel Jesús ARROBA CONDE, C.M.F., così si esprime:

“Al riguardo, i padri hanno segnalato alcuni aspetti più specifici per arricchire le proposte formulate nel testo: una menzione espressa sui movimenti familiari; un numero apposito sulle adozioni; un invito a studiare nuove presenze in campo educativo; un ritorno ai testi dell’instrumentum laboris circa le unioni omosessuali; un appello alle istituzioni per promuovere politiche in favore della famiglia.”

La Relazione Del Circolo di lingua spagnola “A” avente per Moderatore l’Em.mo Card. Francisco ROBLES ORTEGA e per Relatore S.E. Mons. Luis Augusto CASTRO QUIROGA, I.M.C. così si esprime:

“Per quanto riguarda n.50, è stato osservato che non si deve parlare di omosessuali quasi come se l’omosessualità fosse una parte del loro essere ontologico, ma di persone con tendenze omosessuali. È stato richiesto di sostituire il testo di questo numero col seguente :. “La sessualità che ci fa esistere come umanità come maschio e femmina, è un valore essenziale nell’antropologia e nella teologia cristiana. Ci fa esistere reciprocamente non nella indistinzione ma nella complementarità … anche le persone con tendenze omosessuali hanno bisogno di un orientamento e di un sostegno che li aiuti a crescere nella fede e a conoscere il piano di Dio per loro.”[4]

La relazione del Circolo di lingua spagnola “B” avente come Moderatore l’Em.mo Card. Lluís MARTÍNEZ SISTACH e come Relatore S.E. Mons. Rodolfo VALENZUELA NÚÑEZ così si esprime a proposito della Relatio post dissertationem:

“Noi crediamo che in essa manchi l’accento su temi importanti come l’aborto, gli attentati contro la vita, l’ampio fenomeno dell’adozione, le decisioni assunte dagli sposi in coscienza, nonché una maggiore chiarezza sulla questione dell’omosessualità.”[5]
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Evidentemente il topolino gay ha seminato il panico tra i Padri sinodali che però sono finalmente riusciti a catturarlo.

Quanto segue è il paragrafo della “Relatio Synodi”, cioè del documento conclusivo del sinodo straordinario sulla famiglia, concernente il rapporto tra la chiesa e gli omosessuali:

L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale

55. Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

56. È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.

http://press.vatican.va/content/salasta … 03044.html

Va sottolineato che il punto 55 è stato approvato senza la maggioranza qualificata dei 2/3 ma con una maggioranza semplice, comunque molto forte e molto vicina ai 2/3, di 118 favorevoli e 62 contrari.

Come risulta evidente, il topolino è stato felicemente divorato prima di poter uscire dall’aula del Sinodo. L’instrumentum laboris iniziale è stato ridotto alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Josepf Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003.

Francamente non capisco proprio gli omosessuali cattolici che sperano di poter trovare un’accoglienza rispettosa da parte della chiesa. Altre chiese cristiane hanno assunto posizioni decisamente più evangeliche.

Proprio oggi, 18 Ottobre 2014, il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha proceduto a trascrivere nel registro dei matrimoni 16 matrimoni omosessuali celebrati all’estero.

Così L‘Avvenire (quotidiano della Conferenza episcopale italiana) del 18 Ottobre inizia il suo commento al fatto: “«Una scelta ideologica, che certifica un affronto istituzionale senza precedenti» basato su una «mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico»: così l’editoriale di Angelo Zema, su Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma in edicola la domenica con Avvenire, definisce la trascrizione di matrimoni celebrati all’estero da alcune coppie omosessuali operata dal sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, nei registri comunali. L’editoriale parla di scelte «illegittime» in un «contesto dal tono hollywoodiano» e «dal chiaro sapore demagogico»”.

Finito il Sinodo e ridotto a mal partito il topolino gay che si aggirava in Vaticano, la CEI avverte subito un altro motivo di allarme: ci sono tanti topolini gay, troppi topolini gay, subito fuori della mura del Vaticano! Per fortuna il mondo va avanti anche se la chiesa va da qualche altra parte.
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[1] “Concernant l’accueil des personnes homosexuelles, il nous semble clair que l’Eglise, à l’image du Christ Bon Pasteur (Jn 10,11-18), a toujours voulu accueillir les personnes qui frappent à sa porte, porte ouverte à tous, qui sont à accueillir avec respect, compassion et dans la reconnaissance de la dignité de chacun. Accompagner pastoralement une personne ne signifie valider ni une forme de sexualité ni une forme de vie.”
[2]“5. Nous avons redit notre respect et notre accueil aux personnes homosexuelles et avons dénoncé les discriminations injustes et parfois violentes qu’elles ont subies et subissent encore parfois, y compris dans l’Église, hélas ! Mais cela ne signifie pas que l’Église doive légitimer les pratiques homosexuelles et encore moins reconnaître, comme le font certains États, un soi-disant « mariage » homosexuel. Au contraire, nous dénonçons toutes les manœuvres de certaines organisations internationales visant à imposer, par voie de chantage financier, aux pays pauvres des législations instituant un soi-disant « mariage » homosexuel.”
[3]“On the subject of the pastoral care of persons with homosexual tendencies, the group noted that the Church must continue to promote the revealed nature of marriage as always between one man and one woman united in lifelong, life-giving, and faithful communion.
The group encouraged pastors and parishes to care for individuals with same sex attraction, providing for them in the family of the Church, always protecting their dignity as children of God, created in his image. Within the Church, they should find a home where, with everyone else, they hear the call of Jesus to follow Him in fidelity to the truth, to receive His grace to do so, and. His mercy when they fail.”
[4]“Pasando al n.50, se ha observado que no se debe hablar de personas homosexuales casi como si el homosexualismo fuese parte de su ser ontológico, sino de personas con tendencias homosexuales. Se solicitó sustituir el texto de este número por el siguiente: “la sexualidad que nos hace existir como humanidad en lo masculino y lo femenino, es un valor irrenunciable en la antropología y en la teología cristiana. Nos hace ser los unos para con los otros no en la indistinción sino en la complementariedad…Las personas con tendencias homosexuales también necesitan de acogida y acompañamiento que les ayude a crecer en la fe y a conocer el plan de Dios para ellos.”
[5]“Consideramos que faltaron en el mismo énfasis sobre temas importantes como el aborto, los atentados contra la vida, el amplio fenómeno de la adopción, las decisiones en conciencia de los esposos, así como una mayor claridad sobre el tema de la homosexualidad.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo posta aperta nel Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=4859

LAICITA’ DEL MATRIMONIO E MATRIMONIO OMOSESSUALE

Il 24 giugno 2014 è stata resa nota la Bozza di testo unificato proposto dalla relatrice per i disegni di legge in materia di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze

http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_DIRITTO/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2014/06/25/TESTO-UNIFICATO-unioni-civili-convivenze1.pdf

Già il 17 giugno, all’annuncio fatto da Monica Cirinnà, senatrice PD, della prossima presentazione di un testo unico sulle unioni civili e sulle convivenze, Avvenire.it, aveva cominciato la sua battaglia:

“Il rischio del testo unico in arrivo – se veramente riuscirà ad approdare domani in Commissione un testo capace di raccogliere un generale consenso – è quello, per Belletti, di un’affrettata e inopportuna fuga in avanti «verso ipotesi di regolazione per cui “alle unioni civili tra persone dello stesso sesso si applicano tutte le disposizioni previste dal matrimonio”. Come a dire: non chiamiamolo matrimonio, ma cambia poco».”

Il quotidiano dei Vescovi sottolinea che non c’è niente di scontato:

“Se certa stampa entusiasta parla con disinvoltura di “matrimonio gay” a un passo, e tra i diritti delle coppie gay dà per scontata anche la pensione di reversibilità, i giochi sono in realtà ben più aperti. Basta ascoltare il senatore Maurizio Sacconi del Ncd: «Nessun matrimonio per i gay e nessuna pensione di reversibilità per chi non è sposato, ma cambiamenti nel Codice civile per consolidare le relazioni umane».”

 “Altre forme di convivenza possono avere una loro regolamentazione, soprattutto per tutelare la parte debole, ma non possono essere assimilate alla famiglia”.

http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/Il-Forum-la-famiglia-e-altro-dalle-unioni-civili.aspx

Va sottolineato che con Papa Francesco, che è molto attento all’immagine della Chiesa, non si usano più le espressioni forti ed esplicite della polemica contro i diritti dei gay dei tempi di Papa Ratzinger, ma si parla solo di difesa della famiglia. Le parole cambiano ma la sostanza no!

Tanto premesso, vorrei cercare di chiare che cosa è il matrimonio in termini laici. Ferma restando per i credenti la facoltà di intendere il matrimonio come un sacramento e come tale indissolubile, resta il fatto che in uno Stato laico il matrimonio deve essere totalmente svincolato da una concezione sacramentale. Il credente è libero di credere quello che vuole, ma il matrimonio laico non è un sacramento e non è nemmeno l’espressione di una fantomatica legge di natura, ma è una istituzione giuridica che garantisce la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini.

Vorrei soffermarmi ora a considerare la laicizzazione del matrimonio definita dalla Costituzione francese del 1791. Quanto segue è in gran parte derivato dal discorso di Christiane Taubira, Ministro della Giustizia francese in occasione della presentazione alla Assemblée nationale del progetto di legge sul matrimonio egualitario.

http://www.retelenford.it/node/862

L’introduzione del matrimonio civile nel 1791 è veramente una “gloria nascosta” della Rivoluzione. Vivaci dibattiti avevano accompagnato l’introduzione del matrimonio civile, la sua natura contrattuale, e la connessa possibilità di divorziare. A quell’epoca, due religioni riconoscevano il divorzio, la religione protestante e la religione ebraica, mentre la religione cattolica, maggioritaria, dichiarava il matrimonio indissolubile. La Costituzione del 1791 ha compiuto una vera è propria rivoluzione con l’introduzione del matrimonio civile.

Il matrimonio civile reca con sé il segno dell’uguaglianza. Si tratta di una vera e propria conquista fondamentale della Repubblica francese, all’interno di un movimento generale di laicizzazione della società.

Una tale conquista è stata importante soprattutto per coloro che erano esclusi dal matrimonio a quell’epoca. Dopo la revoca dell’editto di tolleranza, detto editto di Nantes, nel 1685, i protestanti non potevano contrarre matrimonio se non segretamente, rivolgendosi ai loro pastori. Essi non potevano costituire una famiglia e i loro figli erano considerati bastardi. A partire dal 1787, l’editto di tolleranza autorizza nuovamente i preti e i giudici a celebrare questi matrimoni, in quanto ufficiali dello stato civile. C’è dunque una prima apertura, due anni prima della rivoluzione, grazie a tale riconoscimento di pluralismo religioso e alla possibilità di includere nel matrimonio coloro che ne erano esclusi, in particolare i protestanti e gli ebrei. Ma il matrimonio include ancora soltanto i credenti.

Vengono ancora esclusi gli esercenti alcune professioni, ad esempio gli attori, perché la religione proclama che non può riconoscere le pratiche infami degli attori di teatro. É proprio il celebre attore Talma a rivolgersi alla Costituente dopo che il curato di Saint-Sulpice si era rifiutato di effettuare le pubblicazioni del suo matrimonio con una «donna di mondo», come si diceva all’epoca.

I costituenti decidono così di introdurre un matrimonio civile e prevedono nell’articolo 7 del titolo II della Costituzione del settembre 1791 che il matrimonio non è altro che un contratto e che il potere legislativo stabilirà per tutti i cittadini, senza distinzione, le modalità in base alle quali la nascita, il matrimonio e la morte saranno constatati e designerà gli ufficiali incaricati di constatarli e di registrarli.

Il matrimonio civile permette così non solo di includere i credenti non cattolici, ma è aperto a tutti, ossia tutti coloro che desiderano contrarre matrimonio possono disporre degli stessi diritti e devono rispettare gli stessi doveri.

Una tale concezione del matrimonio civile, che reca in sé l’impronta dell’uguaglianza, ne fa essenzialmente una libertà, perché fin dalla sua introduzione nell’ordinamento, anche il divorzio viene ugualmente riconosciuto. Nella relazione accompagnatoria della legge del 1792, si trova scritto che il divorzio è il portato di una libertà individuale, e l’esistenza di un legame indissolubile la negherebbe. Poiché il matrimonio deriva dalla libertà delle parti e non dalla sacralizzazione di una volontà divina, tale libertà di contrarre matrimonio non si può concepire se non congiuntamente alla libertà di divorziare e poiché il matrimonio viene disgiunto dal sacramento che l’aveva preceduto, potrà rappresentare i valori repubblicani e incorporare progressivamente i cambiamenti della società.

Se si ricorda che il matrimonio era originariamente un’unione di patrimoni, di eredità, di parentele, e che si passava dal notaio prima di passare al prete, il fatto di riconoscere la libertà di ciascuno dei coniugi è un progresso considerevole, a tutt’oggi iscritto nel codice civile.

Il divorzio, dunque, si accompagna fin da subito al matrimonio. Sarà proibito in Francia nel 1816, in un contesto in cui le correnti conservatrici sono dominanti e in cui si assiste a un regresso delle libertà, specialmente quelle delle donne. Sarà ristabilito nel 1884 attraverso la legge Naquet, ancora una volta nell’ambito di un movimento generale di laicizzazione della società. L’evoluzione del matrimonio reca in effetti in maniera molto marcata il segno della laicità, dell’uguaglianza e della libertà, che sono valori che si sono evoluti nel diritto e nella nostra società francese, in base ad uno sviluppo diacronico che ha conosciuto a volte forti tensioni.

Il matrimonio, unitamente al divorzio, è espressione quindi di una libertà, compresa quella di non sposarsi, ed è questa la ragione per la quale la legge riconosce le famiglie fuori dal matrimonio e i figli di queste famiglie con pari diritti. Il matrimonio, che è riuscito a separarsi dal sacramento, si sta ora separando allo stesso modo da un ordine sociale fondato su una concezione patriarcale della società, concezione che fa del marito e del padre il proprietario, il possessore del patrimonio, e allo stesso tempo anche della moglie e dei figli.

Concludo citando alla lettera le parole di Christiane Taubira in occasione della presentazione del Progetto di Legge sul matrimonio ugualitario all’ Assemblée nationale francese:

“Che cosa toglie alle coppie eterosessuali il matrimonio omosessuale? Se non gli toglie niente, abbiamo il coraggio di definire per quello che sono sentimenti e comportamenti. Noi osiamo parlare di menzogne rispetto alle parole pronunciate in occasione di questa campagna di panico sulla presunta soppressione delle parole “padre” e “madre” dal codice civile e dal livret de famille (stato di famiglia).

Abbiamo il coraggio di parlare di ipocrisia rispetto a coloro che si rifiutano di vedere le famiglie omoparentali e i loro figli esposti alle incertezze della vita. Abbiamo il coraggio di parlare di egoismo rispetto a coloro che pensano che un’istituzione della Repubblica possa essere riservata ad una categoria di cittadini.

Noi affermiamo che il matrimonio aperto alle coppie dello stesso sesso illustra bene il motto della nostra Repubblica. È un esempio di liberté, della libertà di scegliere, della libertà di decidere di vivere insieme.”

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OMOFOBIA E DISCRIMINAZIONE IN ITALIA SECONDO L’UNIONE EUROPEA

Riporto qui di seguito, in traduzione mia, un documento del European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) del Marzo 2009 che ritrae la situazione della omofobia e della transfobia in Italia.

http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra_uploads/379-FRA-hdgso-part2-NR_IT.pdf

Credo non ci sia molto da aggiungere. Si tratta di un documento ufficiale della Unione Europea.

“La situazione sociale dell’omofobia e della discriminazione per motivi di orientamento sessuale in Italia”  Marzo 2009

 Una sintesi della situazione globale delle persone LGBT

Per eredità storica l’ordinamento italiano è caratterizzato dalla negazione piuttosto che dalla repressione dell’omosessualità. Le relazioni tra persone dello stesso sesso, così come l’omofobia, rimangono invisibili alla regolamentazione statale. L’unica eccezione rilevante è il decreto legislativo n . 216/2003 recante attuazione della direttiva 2000/78/CE, in cui l’orientamento sessuale è indicato come una delle cause di discriminazione.

In generale, il sistema giuridico italiano manca di documenti, statistiche e giurisprudenza in materia di discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Non c’è il riconoscimento di coppie dello stesso sesso a livello nazionale e non c’è accesso all’adozione per le coppie dello stesso sesso.

Diverse organizzazioni LGBT si stanno mobilitando per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e contro l’omofobia e la discriminazione e stanno cominciando a parlare contro l’influenza della Chiesa cattolica che ostacola le nuove disposizioni legislative in materia. Diversi studi mettono in evidenza le molestie e il bullismo nelle scuole e crimini di odio omofobo come oggetto di preoccupazione.

Principali risultati

Atteggiamenti verso le persone LGBT

 Le indagini che esaminano l’accettazione e gli atteggiamenti verso l’omosessualità sono state effettuate a livello europeo nel 2008 e nel 2006.

L’ Eurobarometro 2008 ha posto questa domanda: ‘ Come ti sentiresti personalmente ad avere un omosessuale (gay o lesbica) come vicino di casa ? ‘ ( 1 significa ‘molto a disagio’ e 10 significa ‘molto a mio agio’) . La cifra risultante dal sondaggio, in Italia, è stata 6,7, con una media UE di 7,9. In Romania si è avuta la cifra più bassa con 4.8.

Nel Eurobarometro del 2006, gli atteggiamenti verso il matrimonio omosessuale sono stati esaminati in ogni Stato membro. Il 42% dei cittadini dell’Unione europea ha convenuto che tali matrimoni dovrebbero essere autorizzati in tutta Europa, in Italia la percentuale è stata del 31% (i Paesi Bassi hanno raggiunto la percentuale più alta con l’82%. La percentuale minima si è ottenuta in Romania con l’11 % ).

Per quanto riguarda l’adozione, il livello di accettazione diminuisce in Europa e in Italia. Il 31% degli europei ritiene che le coppie omosessuali dovrebbero essere autorizzate ad adottare bambini in tutta Europa, in Italia la percentuale è del 24% (i Paesi Bassi registrano la percentuale più alta con il 69% per cento e la Polonia e Malta quella più bassa con il 7 per cento).

Secondo Arcigay e Arcilesbica , lo stigma sociale legato alle persone LGBT è molto diffuso. La conseguenza dello stigma sociale è spesso l’esclusione sociale delle persone LGBT o delle persone percepite come aventi determinate identità sessuali o di genere. Le ONG ritengono che questi atteggiamenti siano sostenuti da un’offensiva ideologica dal Vaticano e dai partiti di destra che si concentrano sui valori tradizionali della famiglia e prendono di mira le persone LGBT usando un linguaggio aggressivo e dispregiativo nei discorsi pubblici.

Tuttavia, la ricerca mostra che vi è stato un certo cambiamento di atteggiamento verso gli omosessuali nel corso degli ultimi decenni. Due terzi della popolazione italiana considerava l’omosessualità una malattia ancora negli anni ’70. Vent’anni dopo, solo il 17 % delle persone di età tra i 15 e i 34 anni condivideva ancora questa idea. Si è anche ridotta la quota di popolazione che considera l’omosessualità immorale, dal 66 % nel 1981 al 30 % nel 1999. Di conseguenza, le persone che si sentono a disagio a contatto con gli omosessuali sono diventate una minoranza, nel 1999 il 29 % non voleva avere un omosessuale come vicino di casa.

I cambiamenti sono particolarmente evidenti nelle indagini su persone tra e 15 e i 34 anni: la percentuale che considera l’omosessualità accettabile in base ai propri valori è stata del 37% nel 1983 e del 50% nel 1996.

Diritto Penale – crimini d’odio

Non esiste attualmente alcuna disposizione di legge penale o civile in Italia in materia di incitamento all’odio relativo alla omofobia o di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Il diritto penale sanziona solo espressioni di odio relative alla discriminazione per motivi di razza, etnia, nazionalità o religione. Inoltre, l’ordinamento giuridico italiano non tiene conto – sia nella legislazione che nella giurisprudenza – del fatto che un crimine sia commesso con intento omofobico. Non esistono dati ufficiali sul numero di casi giudiziari non penali avviati in collegamento con dichiarazioni omofobiche o fatti legati all’omofobia.

Durante il periodo della XV legislatura (aprile 2006- febbraio 2008) , diversi disegni di legge sono stati presentati al Parlamento per estendere le disposizioni penali anche alla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, tuttavia, nessuno di questi è stato approvato a causa della crisi di governo e del conseguente scioglimento anticipato del Parlamento nel febbraio 2008.

I dati disponibili mostrano che la violenza omofoba – in termini di attacchi fisici o verbali – è parte dell’esperienza di molte persone LGBT. Secondo un sondaggio Web recente, la metà delle persone LGB si sente meno sicura a causa della propria sessualità. Uomini gay e bisessuali spesso sperimentano la violenza nei luoghi pubblici e nelle aree di incontro (per esempio nei parchi), mentre le donne lesbiche e bisessuali hanno maggiori probabilità di sperimentare la violenza in altri ambienti privati o a casa. Più di cento omicidi di uomini gay, su base omofoba, sono stati identificati tra il 1990 e il 2001. I crimini d’odio e le minacce sono stati ritrovati anche l’interno della famiglia stessa. La violenza indirizzata contro persone o luoghi o organizzazioni LGB ha acquisito maggiore visibilità nei media.

I gay e le lesbiche non sembrano fidarsi di istituzioni statali in materia di protezione dalla violenza: raramente riferiscono alla polizia di essere stati vittime di violenza omofoba.

Nel caso di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, come accade con altri tipi di discriminazione, la vittima deve portare il caso in tribunale e pagare le spese, se perde la causa.

Libertà di riunione

In Italia né i gay pride né le dimostrazioni omofobe possono essere vietati dalle autorità pubbliche se sono organizzati pacificamente e senz’armi. Il diritto di tenere entrambi i tipi di incontri è completamente protetto dalla Costituzione.

Nel 2008, l’ appena nominato ministro delle Pari Opportunità ha rifiutato di appoggiare il Pride di Roma, sostenendo che gli omosessuali non sono più discriminati in Italia e che lei non è d’accordo con l’obiettivo degli organizzatori, da lei identificato nel il riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali allo stesso livello delle coppie sposate.

Manca una valutazione statistica della portata dei crimini contro sedi LGBT. Tuttavia, è comune percezione generale delle organizzazioni LGBT che la violenza contro le organizzazioni LGBT e le sedi delle comunità sembra essere in aumento e ritengono che questa tendenza alla omofobia sia rafforzata dalle posizioni della Chiesa cattolica e dalla crescente attività dei gruppi neofascisti.

Molti luoghi che vengono utilizzati per i dibattiti pubblici, come teatri o cinema, sono di proprietà della Chiesa cattolica. Ci sono casi in cui l’accesso a questi luoghi è stato vietato per eventi riguardanti i diritti delle persone LGBT. Altri casi segnalati da organizzazioni LGBT concernono le autorità locali che hanno negato l’uso dei loro spazi per congressi o seminari sulla vita e i diritti delle persone LGBT.

Il divieto per le organizzazioni LGBT di partecipare a discussioni pubbliche sulle politiche familiari ha caratterizzato la Conferenza governativa sulla famiglia, organizzata dal Ministero della Famiglia nel maggio 2007. Il ministro ha dichiarato che, a differenza di altre organizzazioni che si occupano di questioni familiari, alcune organizzazioni LGBT non hanno potuto partecipare perché si tratta di una conferenza sulla famiglia, quella definita dall’articolo 29 della Costituzione, fondata sul matrimonio. L’ unica organizzazione LGBT che ha avuto accesso al convegno è stata l’Agedo, l’associazione delle famiglie e degli amici di gay e lesbiche.

Famiglia e altre tematiche sociali

Il sistema giuridico italiano non riconosce il matrimonio omosessuale come qualsiasi altra forma di partnership eterosessuale fuori dal matrimonio o LGBT. Non vi è alcuna possibilità per le coppie LGBT di adottare bambini e nessun riconoscimento del rapporto tra bambini e cogenitorialità nelle famiglia LGBT.

Le Organizzazioni LGBT e le persone sperimentano conseguenze negative di tutto questo sia a livello pratico che simbolico. La questione dei diritti della famiglia è al centro del dibattito pubblico su questioni LGBT e all’ordine del giorno delle organizzazioni LGBT.

La coppia omosessuale sta guadagnando una maggiore visibilità nel dibattito pubblico e nell’agenda del movimento LGBT. La ricerca mostra che il 20,5 % degli uomini gay italiani e il 17,7 % delle lesbiche sono genitori e che il desiderio di avere dei figli e di espandere le famiglie è aumentato. La fecondazione assistita è ancora un fenomeno raro, ma l’interesse sembra essere in rapida crescita, soprattutto tra le lesbiche, anche se all’inseminazione artificiale in Italia è illegale.

Secondo Arcigay e Arcilesbica, è più difficile ottenere case popolari per coloro che non sono sposati.

Partner dello stesso sesso non hanno diritto al permesso di soggiorno sulla base della loro relazione. La libertà di movimento è pienamente assicurata per singole persone, indipendentemente dalle condizioni personali e dall’orientamento sessuale. Tuttavia, la legge italiana non considera il matrimonio omosessuale, o l’unione registrata o la relazione stabile debitamente attestata come diritto autonomo di godere di libertà di movimento pari a quella delle persone eterosessuali sposate.

Vi è un numero crescente di casi di cittadini italiani che si sposano, o comunque registrano legalmente la loro relazione in un altro paese dell’UE, e chiedono il riconoscimento del loro status come coppia in Italia. Un certo numero di cause è attualmente pendente.

Diverse le Pubbliche Amministrazioni locali e regionali riconoscono le unioni civili o le coppie dello stesso sesso, tuttavia, senza una normativa nazionale, questo ha più valore simbolico che pratico. Allo stesso modo, alcuni governi regionali riconoscono i diritti del partner dello stesso sesso nei regolamenti di loro competenza.

Il mercato del lavoro

Il mercato del lavoro è l’ unico settore in cui l’orientamento sessuale è esplicitamente riconosciuto come motivo di discriminazione da parte della legislazione italiana. La direttiva 2000/78/CE sul lavoro è stata recepita in Italia dal Decreto legislativo n. 216 del 7 maggio 2003, emanato dal governo su delega dal Parlamento. Tuttavia, secondo la Commissione Europea, alcune parti della direttiva non sono state applicate correttamente : 1 ) i casi in cui le differenze di trattamento giuridico non possono essere qualificate come discriminazioni, perché sono giustificate sulla base di requisiti professionali essenziali, 2 ) il ruolo delle associazioni nelle procedure giudiziarie o amministrative contro le discriminazioni, 3) l’onere della prova, e 4) la vittimizzazione.

Le indagini sociologiche approfondiscono più ampie e più sottili forme di svantaggio sul lavoro, rispetto agli episodi che sono chiaramente riconoscibili e riconosciuti dalle loro vittime come una discriminazione. Le persone LGB spesso non percepiscono l’abuso verbale omofobico come discriminazione.

La maggior parte dei lavoratori dipendenti LGB confidano il loro orientamento sessuale ad almeno un collega, ma molto raramente sono visibili a tutti. I gay e le lesbiche in particolare evitano manifestare il loro orientamento sessuale ai loro datori di lavoro. Le donne tendono ad essere particolarmente prudenti, e la visibilità è limitata a persone con alto livello di educazione.

La comunicazione del proprio orientamento sessuale di solito va incontro all’accettazione, all’indifferenza o alla curiosità. Negli studi recenti, meno del 10 per cento ha riferito reazioni di risentimento aperto. Più frequente è l’esperienza di assistere a discriminazioni o molestie nei confronti di altre persone LGBT sul posto di lavoro. Ci sono stati casi di persone LGBT licenziate o costrette a lasciare il lavoro a causa di reazioni omofobe.

Educazione

I sondaggi indicano molestie diffuse e bullismo nelle scuole. In un sondaggio del 2001 a Torino, il 48 per cento degli uomini gay e il 10 per cento delle donne lesbiche ha riferito molestie o isolamento sociale da parte di altri studenti quando erano a scuola. Cifre simili ( 41% degli uomini e il 21% delle donne ) sono stati trovate in un campione più recente. Sebbene le molestie da parte degli insegnanti sembrino essere più rare, le vittime lamentano la loro indifferenza e la mancanza di sostegno.

Il bullismo omofobico ha guadagnato visibilità sui media nel 2007 a causa di un suicidio a Torino. La madre del 16 enne che si è suicidato ha riferito che il figlio era angosciato perché era stato identificato come omosessuale e aveva subito atti di bullismo a scuola. Il caso è stato al centro di dibattiti dei media e di incontri pubblici. Organizzazioni LGBT hanno sottolineato che non è stato un caso isolato.

I programmi scolastici, compresa l’educazione sessuale, sono caratterizzati dal silenzio sulle tematiche LGBT. La visibilità degli insegnanti LGBT sembra essere particolarmente limitata ed è percepita come molto rischiosa.

Servizio Sanitario

I partner dello stesso sesso non sono spesso riconosciuti come parente prossimo, e di conseguenza sono negate loro le informazioni sanitarie sul partner e non hanno nessuna influenza sul trattamento del partner. Spesso non c’è il riconoscimento delle particolari esigenze dei pazienti LGBT (per esempio, le lesbiche si preoccupano ed evitando gli esami ginecologici). I gay non possono donare il sangue. Anche se l’omosessualità non è considerata ufficialmente una malattia è ancora in qualche misura considerata un disordine.

Una ricerca del 2005 ha indagato questioni di salute e sessualità sottolineando la necessità di proseguire l’azione di prevenzione dell’HIV/AIDS rivolta specificamente alle persone omosessuali: un terzo degli intervistati di sesso maschile ha detto che è difficile trovare informazioni su quali comportamenti sessuali comportano rischi di infezione. Le donne hanno riferito una mancanza di informazioni sulle pratiche di prevenzione in materia di sesso tra donne.

La maggioranza degli intervistati nel sondaggio di cui sopra non erano visibili come gay o lesbiche per i loro medici. I sondaggi mostrano che circa un terzo degli intervistati avevano paura che avrebbero ricevuto un trattamento peggiore dagli operatori sanitari a causa del loro orientamento sessuale. Il 14,5% delle persone, sia uomini che donne, ha detto che dopo aver discusso il loro orientamento sessuale, il loro rapporto con il loro medico è migliorato. È peggiorato nel 4,5% dei casi e non è cambiato nell’81% dei casi .

 Religione

Le Organizzazioni LGBT denunciano l’influenza della Chiesa cattolica sulla politica italiana. Le gerarchie della Chiesa cattolica sono state fortemente critiche verso la possibilità di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, sostenendo pubblicamente che tali unioni sono contro natura e non devono essere trattate in Parlamento. I dirigenti della Chiesa hanno anche criticato le trasmissioni TV che presentano immagini positive di gay e lesbiche.

Non vi è alcuna ricerca sociologica sul grado di omofobia e discriminazione contro le persone LGBT nelle istituzioni della Chiesa cattolica in Italia. Tuttavia, ci sono diversi episodi che attestatno tale comportamento, ad esempio molestie da parte di insegnanti nelle scuole cattoliche, bullismo nei gruppi giovanili cattolici e offese verbali e violenze fisiche da parte di preti.

Sport

La visibilità delle persone LGBT nello sport è molto bassa e gruppi neofascisti che esprimono il sentimento anti-LGBT sono presenti tra diversi fan club e gruppi di tifosi. Tuttavia, negli ultimi anni, gruppi sportivi LGBT sono emersi anche in Italia e alcuni eventi relativi hanno ottenuto finanziamenti pubblici.

Media

Le Organizzazioni LGBT e le tematiche LGBT sono trattate in modo limitato e distorto dai media e son stati segnalati casi di omofobia presentati nei media da parte dei politici e dei leaders della chiesa. Uno studio sociologico su come i media hanno affrontato la genitorialità gay e lesbica ha confermato la scarsa visibilità delle organizzazioni LGBT e dei loro argomenti.

Asilo e protezione sussidiaria

La direttiva 2004/83/CE è stata recepita con il decreto legislativo 251/2007. L’articolo 8 riconosce che la persecuzione per appartenenza a un determinato gruppo sociale caratterizzato dalla caratteristica comune dell’orientamento sessuale è da considerarsi tra i motivi di asilo.

I dati ufficiali forniti dal Ministero dell’Interno per quanto riguarda il periodo tra il 2005 e l’inizio del 2008 hanno mostrato che almeno 29 delle 54 richieste di asilo per motivi di persecuzione dovuta all’orientamento sessuale sono stati accettate. In questi casi è stato concesso lo status di rifugiato o una forma diversa di protezione umanitaria.

Due recenti decisioni della Suprema Corte di Cassazione sul riconoscimento dello status di rifugiato affermano che il richiedente deve dimostrare che nel paese d’origine l’omosessualità , come pratica personale privata e non solo come una manifestazione pubblica di indecenza sessuale, è considerata un reato penale. Le Organizzazioni LGBT sottolineano che la concessione dell’asilo dipende in buona parte dall’opera di avvocati che fanno uno sforzo di raccolta di informazioni sulle condizioni nei paesi di origine.

 Ricongiungimento familiare

A causa della mancanza di un riconoscimento ufficiale delle coppie dello stesso sesso, in Italia, le persone LGBT non hanno accesso al ricongiungimento con partner che non siano cittadini italiani. I dati relativi al ricongiungimento familiare non esistono, dal momento che l’ordinamento italiano prevede il ricongiungimento familiare solo per i coniugi, ed esclude quindi il matrimonio omosessuale (art. 2 e DL 5/2007 , art. 29 Decreto Legislativo 286/1998 ).

Le Organizzazioni LGBT sottolineano il crescente numero di italiani che vivono all’estero con i loro partner stranieri e che desiderano tornare in Italia. Nei casi di unione registrata, come nel caso di una coppia proveniente dalla Nuova Zelanda, al partner non viene concesso il permesso di soggiorno.

Problemi transgender

Per quanto riguarda la procedura di riassegnazione del sesso, una persona transessuale deve fare due richieste a un giudice: in primo luogo, lui/lei deve essere autorizzato a sottoporsi all’intervento chirurgico richiesto. L’ autorizzazione giudiziaria permette alla persona di ottenere questo tipo di chirurgia negli ospedali pubblici a titolo gratuito. In secondo luogo, lui/lei può chiedere un ordine giudiziario che dà il consenso per modificare il sesso e il nome nei registri dell’Ufficio dello Stato civile.

È molto difficile raccogliere giurisprudenza in materia. Da quanto si rileva:

– La mancanza di previa autorizzazione di un giudice per la chirurgia non può escludere un successivo riconoscimento del diritto a una diversa identità sessuale, se l’autorizzazione avrebbe potuto essere data in quello specifico caso.

– La riassegnazione del sesso da maschio a femmina è solitamente autorizzata solo quando il maschio ha avuto un intervento chirurgico complesso comprendente orchiectomia, penectomia e vaginoplastica. Se la persona non è in grado (per esempio a causa di malattia) o non vuole sottoporsi a queste procedure complesse, non può ottenere l’ordine giudiziario e la conseguente riassegnazione del sesso, anche se prende gli ormoni sessuali prescritti. Solo in due casi, a quanto pare, un giudice ha ordinato una riassegnazione del sesso dopo una semplice orchiectomia, e solo in un caso un giudice ha disposto la riassegnazione del sesso senza alcuna operazione, considerato che il transessuale in questione era molto malato e probabilmente vicino alla morte.

– Tra transizione da femmina a maschio di solito è autorizzata quando la femmina ha avuto un intervento chirurgico, compresa mastectomia e isterectomia. Per contro, la chirurgia per la ricostruzione del pene non è richiesta perché è un’operazione molto difficile, con un alto tasso di fallimento .

Coloro che si sposano dopo la transizione hanno la possibilità di proporsi come genitori adottivi. Secondo le organizzazioni transessuali e transgender, tuttavia, i pregiudizi nel processo di valutazione vanificano questa possibilità.

La ricerca sociologica qualitativa sulle condizioni di vita delle persone transessuali e transgender ha messo in evidenza le tante forme di disagio sociale ed economico che caratterizzano il periodo di transizione prima della riassegnazione legale del sesso. Questo periodo può durare diversi anni o essere uno status permanente per coloro che non vogliono sottoporsi ad intervento chirurgico di riassegnazione del sesso.

Il lavoro è una delle principali aree di disagio. La ricerca ha dimostrato l’alto rischio di essere vittima di molestie sul posto di lavoro o di essere licenziato, e la difficoltà delle persone transessuali nel trovare un posto di lavoro quando il loro aspetto non corrisponde con i loro documenti.

Secondo Arcigay e Arcilesbica, la mancanza di accesso al mercato del lavoro relega un numero relativamente elevato di persone transgender (in particolare donne transgender) alla prostituzione, e il divieto di prostituzione in Italia emargina ulteriormente i lavoratori del sesso transgender.

Discriminazione multipla

Le Organizzazioni LGBT riconoscono che le lesbiche e le donne bisessuali devono affrontare ulteriori problemi rispetto agli uomini gay e bisessuali, perché si trovano ad affrontare anche la discriminazione di genere. Arcilesbica si è separata da Arcigay nel 1997 al fine di dare priorità e visibilità alla dimensione lesbica.

Arcilesbica e Arcigay sottolineano anche i migranti LGBT e le persone LGBT appartenenti a minoranze etniche possono sperimentare la discriminazione multipla e hanno ulteriori difficoltà specifiche a causa della loro specifico retroterra. Recenti ricerche su disabilità e omosessualità mostrano forti effetti di discriminazione multipla, nel senso che gay e lesbiche disabili sperimentano l’esclusione sia da parte delle organizzazioni per le persone disabili che dall’interno della comunità omosessuale.

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MATRIMONIO GAY IN FRANCIA E LAICITÀ DELLO STATO

A partire dal 4 Aprile 2013 il Senato della Repubblica Francese  procederà all’esame del Progetto di Legge  N. 344 “per l’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso”

 (http://www.assemblee-nationale.fr/14/projets/pl0344.asp) già approvato dall’Assemblea Nazionale.

L’art. 1 del Progetto di Legge N. 344 prevede che il capitolo I del titolo V del libro primo del Codice Civile sia così modificato: “è inserito all’inizio di questo capitolo un art. 143 così definito:

«Art. 143 – Il matrimonio è contratto da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso.» ”.

Il Progetto di Legge prevede poi analiticamente tutte le disposizioni di adattamento dei codici al nuovo articolo 143. L’intera disciplina nel matrimonio, secondo le previsioni del Progetto di Legge, è reperibile alla pagina http://www.mariage-civil.fr/ .

Va sottolineato che il nuovo articolo 143 del Codice Civile francese non crea una normativa particolare per le coppie omosessuali, estensibile eventualmente anche alle coppie eterosessuali non sposate, ma semplicemente estende il diritto al matrimonio a tutti, senza alcuna preclusione dipendente dal sesso dei coniugi ed estende il diritto all’adozione anche alle coppie omosessuali sulla base della stessa disciplina che regola l’adozione per le coppie eterosessuali. Questo vuol dire che il nuovo art. 143 applica laicamente e rigorosamente il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

La definizione del nuovo art. 143 del Codice Civile francese costituisce l’esito di un lungo processo di laicizzazione del matrimonio

Il matrimonio, in Francia, è stato prerogativa esclusiva della Chiesa durante l’Ancien régime, la laicizzazione definitiva del matrimonio è stata sancita dall’articolo 7 della Costituzione 1791 in cui si afferma che “la legge considera il matrimonio come un contratto civile.” Il decreto 20-25 settembre 1792 ha quindi fissato le condizioni per la formazione del matrimonio, tra cui la celebrazione di fronte al funzionario comunale pubblico. Questa concezione civile e laica del matrimonio è stata fatta propria dai redattori del codice civile. Il matrimonio non trova nel Codice Civile francese nessuna definizione e il Codice non ne identifica alcuna finalità prefissata; il Codice si occupa degli atti di matrimonio, poi, in un titolo a parte, delle condizioni, degli effetti e dello scioglimento del matrimonio.

L’idea di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso ha raccolto progressivamente maggiore consenso fin dall’approvazione della legge n ° 99-944 del 15 novembre 1999 sul Patto civile di solidarietà. La maggioranza dei francesi è ora favorevole all’accesso al matrimonio da parte delle coppie dello stesso sesso. È vero che il Patto civile di solidarietà ha permesso di soddisfare l’aspirazione reale della società e il regime che esso prevede è stato notevolmente rafforzato e avvicinato a quello del matrimonio, ma le differenze comunque rimangono e questo strumento giuridico non risponde né alla richiesta delle coppie dello stesso sesso che desiderano sposarsi né alla loro richiesta di accesso all’adozione.

Bisogna dunque fare un passo ulteriore. Questo è lo scopo del Progetto di legge n. 344, che apre il diritto di sposarsi a persone dello stesso sesso e di conseguenza apre anche l’accesso alla genitorialità per queste persone, attraverso il meccanismo dell’adozione.

Il Cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione, ha dichiarato che l’apertura del matrimonio agli omosessuali «è socialmente dirompente » e ha aggiunto «E poi, questo avrà una serie infinita di conseguenze. Dopo, vorranno fare le coppie a tre o a quattro. Poi, un giorno forse, cadrà anche il divieto dell’incesto.» (http://www.lepoint.fr/societe/le-cardinal-barbarin-choque-avec-ses-propos-sur-le-mariage-gay-15-09-2012-1506521_23.php).

Il Cardinale Arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois ha giudicato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, “una soperchieria che scuoterà uno dei pilastri della nostra società”.

La Federazione protestante di Francia si è pronunciata contro “l’idea falsa del matrimonio per tutti” facendone una questione “non teologica ma sociale e antropologica”.

Il gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim ritiene che “gli argomenti invocati di uguaglianza, di amore, di protezione o di diritto al figlio non reggono e non possono, essi soltanto, giustificare una legge”.

Olivier Wang-Genh, vice-presidente della Unione dei Buddisti di Francia, si augura “che si rifletta sulle conseguenze che deriveranno da atti individualisti e egoisti”.

(http://www.20minutes.fr/france/1035092-mariage-homosexuel-mgr-vingt-trois-fustige-supercherie)

Il Consiglio francese per il culto musulmano (CFCM) ha pubblicato un documento ufficiale che spiega la contrarietà dei musulmani al Progetto di Legge ma precisa, laicamente, che «le regole e le norme di una religione non possono essere fatte valere per opporsi o sottrarsi alle norme e alle regole dello Stato che si applicano a tutti». Il documento sottolinea altresì che i musulmani «condannano fermamente ogni atto omofobo». Secondo il CFCM «la missione del matrimonio non si può ridurre al riconoscimento di un legame d’amore», il matrimonio presuppone «la fondazione di una famiglia stabile sotto la direzione dei due sposi» (http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2012/11/06/01016-20121106ARTFIG00611-mariage-gay-l-opposition-des-musulmans.php)

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