JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 3

V.

LETTERATURA – MEDICINA.

Gli autori di libri di medicina su questo argomento sono relativamente numerosi nella letteratura francese e tedesca e sono aumentati rapidamente in questi ultimi anni. Il fenomeno dell’inversione sessuale è di solito considerato in questi libri dal punto di vista dello squilibrio psicopatico o neuropatico, ereditato da antenati malati, e sviluppato nel paziente attraverso precoci abitudini di auto-abuso.

Qual è la distinzione esatta tra “psicopatico” e “neuropatico” non lo so. Il primo termine sembra comprensibile nella bocca del teologo, il secondo in quella del medico. Ma non riesco a capire come possano essere usati insieme per indicare diversi tipi di diatesi patologica. Che cos’è la psiche e che cosa sono i nervi? Dobbiamo probabilmente prendere i due termini come se indicassero due modi di considerare uno stesso fenomeno; un modo personale e l’altro obiettivo; “psicopatico” sottolinea lo sviamento osservato nelle emozioni della mente del soggetto; “neuropatico” sottolinea lo sviamento osservato in anomalie del sistema nervoso.

Sarebbe impossibile, in un saggio di questo tipo, esaminare l’intera massa di osservazioni mediche, di ragionamenti e di speculazioni che abbiamo a nostra disposizione. E poi un “laico” (cioè un non medico), non è comunque ben preparato per la critica e il confronto in una questione delicata in cui i medici si differenziano per dettagli. Mi accontenterò quindi di dar conto di quattro studi tra i più recenti, i più autorevoli e, a quello che mi sembra, i più attenti. Moreau, Tarnowsky, Krafft-Ebing e Lombroso inquadrano il fenomeno in modi piuttosto simili e tra di loro si sta formando a poco a poco una teoria che potrebbe diventare ampiamente accettata.

Des Aberrations du Sens Génésique, par le Dr. Paul Moreau, 4^ edizione, 1887.

Moreau inizia con l’affermazione che c’è un sesto senso, “il senso genitale” che, come gli altri sensi, può essere ferito psichicamente e fisicamente senza che le funzioni mentali, sia affettive che intellettuali, ne soffrano. Il suo libro è quindi un trattato sulle malattie del senso genitale. Queste malattie non sono affatto di origine recente, dice, sono esistite sempre e dovunque.

Si inizia con una rassegna storica, che, per quanto concerne l’antichità, è molto difettosa. Dopo aver citato con approvazione il seguente passaggio sulla società greca: “La sodomia è diffusa in tutta la Grecia, le scuole dei filosofi diventano delle case di dissolutezza e i grandi esempi di amicizia lasciati in eredità dal paganesimo non sono per la maggior parte che una infame turpitudine coperta da una santa apparenza”: dopo aver citato queste parole del Dr. Descuret, Moreau lascia la Grecia e va a Roma. Egli descrive lo stato di morale a Roma, sotto l’impero come “una depravazione malaticcia, divenuta per forza di cose ereditaria, endemica ed epidemica.” Segue un breve resoconto degli imperatori e i loro parenti di sesso femminile.

Egli attribuisce soprattutto all’ereditarietà “questo eretismo (eccitazione) riproduttivo che per circa due secoli, regnò allo stato epidemico a Roma.” Di Giulia, figlia di Augusto, egli dice, “Si può forse lottare contro una malattia ereditaria?” L’unione di dissolutezza sfrenata e ferocia con grandi doni mentali lo colpisce come un segno di malattia ed egli finisce con questa frase: “Tra le cause più frequenti dell’aberrazione del senso genitale, l’ereditarietà ha il primo posto.”

Poi passa al medioevo e si sofferma sulla credenza popolare in “incubi e succubi”. È curioso vedere che classifica Leone X, Francesco I, Enrico IV e Luigi XIV tra i neuropatici. Arrivato a questo punto, tutti quelli che hanno forti istinti sessuali e hanno anche la possibilità di lasciarsi andare a quegli istinti sono neuropatici. I tempi moderni sono illustrati dalle dissolutezze della Reggenza, del regno di Luigi XV, da alcune donne russe e dal marchese de Sade. La Casa di Orleans sembra in realtà essere stata contaminata da impudicizia ereditaria di tipo morboso. Ma se fosse così alla fine del secolo scorso, allora dopo la Rivoluzione essa avrebbe notevolmente recuperato la salute e per quale miracolo?

Moreau ora formula la tesi che vuole dimostrare: “L’aberrazione patologica del senso genitale deve essere completamente assimilata a una nevrosi e come tale la sua esistenza è compatibile con le più alte intelligenze.” Scopre quindi una tara ereditaria universalmente presente in questi casi. “L’eredità diretta, quella indiretta e quella trasformata si riscontrano nei malati del senso genitale”.

Passando all’eziologia, essa si fonda principalmente su un organismo predisposto alla malattia dall’ereditarietà, e posto in un ambiente favorevole al suo sviluppo morboso. Le cause scatenanti non sono sufficienti a risvegliare l’aberrazione in organismi sani, ma anche un piccolo evento scatenante spingerà un organismo predisposto sulla strada segnata. Questo, potrei osservare, sembra escludere del tutto la semplice imitazione, su cui Moreau pone poi molto l’accento; dato che se nessuno, salvo quello che è già contaminato può essere influenzato dall’ambiente, nessuno, se non il già contaminato, potrà imitare comportanti morbosi.

Egli chiama “cause fisiche generali”: (1) la povertà estrema, (2) l’età, (3) la costituzione (4) il temperamento, (5) le stagioni dell’anno, (6) il clima, (7) Il cibo.
La povertà estrema porta a indiscriminato vizio, incesto, sodomia, ecc.. Questo è vero, e sappiamo che i poveri delle città e i contadini di alcuni paesi sono abitualmente immorali. Eppure Moreau dimostra troppo qui, infatti, secondo i suoi principi, la nevrosi ereditaria dovrebbe a questo punto essere diventata cronica, epidemica, endemica, in tutti i poveri delle città e in tutti i contadini di tutti i paesi; cosa che nella realtà non accade affatto. La pubertà e l’arrivo della senilità sono individuati come momenti in cui i sintomi del malessere genitale si manifestano. Le sue osservazioni sugli altri punti all’ordine del giorno sono abbastanza banali e ripete l’idea corrente che gli abitanti dei climi caldi sono più lascivi di quelli del Nord.

Tra le “cause fisiche specifiche” Moreau cita le malformazioni degli organi sessuali, le malattie di questi organi, le lesioni all’organismo derivanti da ferite, colpi, veleni, la masturbazione, l’eccessiva indulgenza ai piaceri venerei e l’esagerata continenza.

Quando arriviamo alle “cause morali generali” l’ereditarietà gioca un ruolo essenziale. L’ereditarietà può essere diretta, vale a dire, il figlio di un sofferente nel senso genitale avrà gli stessi gusti di suo padre, o trasformata: ciò è tisi in una generazione assume la forma di aberrazione sessuale in un’altra. La cattiva educazione e l’esposizione a cattivi esempi, insieme con l’imitazione, sono presi in considerazione qua e là più o meno vagamente.

Le “cause morali individuali ” comprendono le impressioni ricevute nella prima giovinezza, sulle quali credo forse Moreau non spenda sufficiente impegno, e alcune tendenze verso preoccupazioni soggettive con idee astratte, certe condizioni fisiche anormali che disturbano l’intera sensibilità morale.

Passando all’Anatomia patologica, Moreau dichiara che è ancora impossibile localizzare il senso genitale. Il cervello, il cervelletto, il midollo spinale? Non lo sappiamo. Sembra di inclinare verso il cervelletto.

Non è necessario seguire Moreau nella sue altrimenti interessanti descrizioni delle diverse manifestazioni della malattia sessuale. La maggior parte di queste manifestazioni non hanno alcuna relazione con il soggetto del mio lavoro. Ma quello che dice di passaggio di “pederasti, sodomiti e saffiche” deve essere preso in considerazione. Egli li colloca in “una classe di individui che non può e non deve essere confusa né con gli uomini che godono la pienezza delle loro facoltà intellettive, e nemmeno con i pazzi propriamente detti. Essi formano un gruppo intermedio, mista, costituendo un vero e proprio ponte tra ragione e follia, la cui natura e la cui esistenza può molto frequentemente essere spiegata solo con una parola: “Ereditarietà” (p 159).

È sorprendente, dopo questo annuncio, scoprire che quello che ha da dire sull’inversione sessuale è limitato all’Europa e al suo sistema morale, “non avendo nulla a che vedere con la morale di altri paesi in cui la pederastia è accettata e ammessa” (p. 172 , nota). Letteralmente, allora, egli considera l’inversione sessuale nella moderna Europa cristiana come una forma di neuropatia ereditaria, un legame tra ragione e follia; ma nella Grecia antica, nella moderna Persia e in Turchia, egli considera la stessa anomalia psicologica dal punto di vista, non di malattia, ma di costume. In altre parole, un inglese o un francese che ama il sesso maschile deve essere diagnosticato come contaminato con la malattia; mentre Sofocle, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Platone, hanno solo ceduto a un istinto che era considerato sano nei loro tempi, perché la società l’aveva accettato.

L’inefficienza di questa distinzione in un trattato di scienza analitica deve essere sottolineata. Il fatto stesso che l’antica Grecia tollerava, e che l’Europa moderna rifiuta di tollerare l’inversione sessuale, non può avere nulla a che fare con l’eziologia, la patologia la definizione psicologica del fenomeno nella sua essenza.

Bisogna considerare che un certo tipo di passione fiorì, venne alla luce del giorno e portò buoni frutti nella società dell’Ellade mentre lo stesso tipo di passione fiorisce dell’ombra ed è fonte di miseria e vergogna in Europa. La passione non è cambiata; ma è cambiato il modo di considerarla moralmente e giuridicamente. Un investigatore scientifico non dovrebbe prendere in considerazione i cambiamenti dell’opinione pubblica quando sta analizzando una peculiarità psicologica.

Questo punto su cui sto insistendo – vale a dire, che non è logico trattare l’inversione sessuale tra le moderne popolazioni europee come una malattia, quando si fa riferimento alla prevalenza di essa, come semplice abitudine tra i popoli orientali e gli antichi Elleni – è così importante che io lo illustrerò con un brano tratto da uno dei saggi del Dr. WR Huggard.1) “Si può dire che la differenza tra la fissazione dell’impulso prepotente nel Fijiano e nell’Inglese malato di mente sta nel fatto che, nel selvaggio, i caratteri mentali sono dovuti all’educazione e all’ambiente circostante, mentre, nel lunatico sono dovute a malattie.

Questa spiegazione tuttavia è inadeguata da due punti di vista. Da una parte, anche se nel Fijiano ci fosse stata malattia, il problema della demenza non potrebbe sorgere nei confronti di una questione ritenuta dalla sua società indifferente. Sarebbe assurdo parlare di mania omicida, di ninfomania e di cleptomania, come forme di follia, dove l’omicidio, il rapporto sessuale promiscuo, e furto non fossero condannati. D’altra parte, l’ipotesi che la pazzia sia sempre causa di malattia non è solo non dimostrata, ma è una supposizione improbabile.

Ci deve, naturalmente, essere qualche difetto nell’organismo, ma ci sono tutte le ragioni per pensare che, in molti casi, il difetto è una congenita mancanza di equilibrio tra strutture in sé in buona salute; e molti casi di pazzia potrebbero opportunamente essere considerati come una sorta di ‘ritorno’ a un tipo di organizzazione comune tra le razze inferiori dell’umanità. “Sostituite i termini per indicare l’inversione sessuale alla parola “ninfomania” in questo paragrafo, e il ragionamento sì adatterà esattamente alla mia argomentazione.

È interessante, tra l’altro, trovare questo autore d’accordo con Ulrichs nel suo suggerire una “congenita mancanza di equilibrio tra strutture che sono sane in sé”, e con Lombroso nella sua supposizione di ritorno atavico alla barbarie. Lombroso, come vedremo, in ultima analisi identifica la criminalità congenita (una forma della quale è l’aberrazione sessuale in questa teoria) con la follia morale; e qui il dottor Huggard è, inconsciamente forse, d’accordo con lui; egli definisce follia “qualsiasi difetto mentale che rende una persona incapace (e non in grado di diventare capace attraverso una punizione) di conformarsi alle esigenze della società” – una definizione che non è meno applicabile al delinquente nato rispetto al pazzo.

Quanto poco peso il Dr. Moreau ha dato alla Grecia antica nella sua discussione di questo argomento, appare dalla omissione di tutti i fatti forniti dalla letteratura e dalla storia greca nell’introduzione al suo saggio. Si allarga molto sulle leggende riferite agli imperatori romani, perché queste sembrano sostenere la sua teoria del male ereditario. Usa Giovenale, Tacito, Svetonio e le Storia Augusta per sostenere la sua posizione, anche se fanno parte della storia di un popolo nel quale “la pederastia era stata accettata e ammessa.” Egli ignora le biografie dei re spartani, le istituzioni di Creta, il Battaglione Sacro di Tebe, i dialoghi di Platone, gli aneddoti riportati su Fidia, Sofocle, Pindaro, Demostene, Alcibiade, e così via. Egli forse lo fa perché non possono in alcun modo quadrare con la sua teoria della morbosità? La verità è che l’antica Grecia offre difficoltà insormontabili per i teorici che trattano l’inversione sessuale esclusivamente dal punto di vista della neuropatia, dell’ereditarietà contaminante e della masturbazione. E quanto incompetente sia il Dr. Moreau nel trattare le questioni greche può essere visto nel sinonimo grottesco che ha inventato per pederastia – philopodia (p 173).

Correttamente la parola è composta di φιλεῖν [amare] e πους [piede]; ma suppongo che intenda riferirsi a φιλεῖν, e podex [in latino “ano”].

In un capitolo dedicato alla Medicina legale, Moreau inizia osservando che “I fatti sono così mostruosi, così contaminati dall’aberrazione, e tuttavia i loro agenti offrono così forte un aspetto di sana ragione, occupano tali posizioni rispettabili in tutto il mondo, hanno fama di godere di tale onestà, tali sentimenti onorevoli, ecc., che si esita a pronunciare un parere.” Procedendo oltre, ritiene sufficientemente provato che non di rado, sotto l’influenza di qualche vizio organico, in genere ereditario, le facoltà morali possono subire alterazioni, che, se in realtà non distruggono i rapporti sociali dell’individuo, come avviene in casi di follia dichiarata, possono comunque modificarli in modo notevole, e certamente devono essere presi in considerazione, quando dobbiamo valutare la moralità di questi atti”(p. 301).

La sua conclusione, quindi, è che le aberrazioni del senso sessuale, compresa la sua inversione, sono questioni di competenza del medico piuttosto che del giudice e necessitano di terapie piuttosto che di punizioni, e che i rappresentanti della facoltà di medicina dovrebbero sedersi sulla panca come consiglieri o giudici a latere, quando le persone accusate di oltraggi contro la decenza vengono a giudizio . “Mentre diamo la colpa e stigmatizziamo questi crimini con la ragione, l’intelletto inorridito cerca una spiegazione e una giustificazione morale, (niente di più) per tali atti odiosi. Insiste a chiedere che cosa può portare un uomo riconosciuto come rispettabile nella società, un uomo che gode (almeno apparentemente) la pienezza delle sue facoltà mentali, a queste vergognose auto-indulgenze. Rispondiamo: Questi uomini per la maggior parte sono intelligenze anormali, candidati veri e propri per la follia, e, per di più, sono i portatori di malattie ereditarie. Ma gettiamo un velo su un tema così umiliante per l’onore dell’umanità! »(P. 177).

Come risultato finale di questa analisi, Moreau classifica l’inversione sessuale insieme con l’erotomania, la ninfomania, la satiriasi, la bestialità, lo stupro, la profanazione di cadaveri, ecc., come il sintomo di una grave lesione del senso procreativo. Egli cerca di salvare le sue vittime dalla prigione, consegnandole al manicomio. I suoi sentimenti morali sono così sdegnati che egli non può nemmeno soffermarsi sulla questione se quegli istinti siano naturali e sani anche se anormali. Infine, si rifiuta di affrontare gli aspetti di questa anomalia psicologica che si presentano con forza allo studioso dell’antica Ellade. Egli non prende nemmeno in considerazione il fatto, evidente agli osservatori esperti, che la gente semplice spesso non mostra verso le anomalie dell’appetito sessuale più disgusto di quanto ne dimostri verso le sue manifestazioni normali.2)

Die krankhaften Erscheinungen des Geschlechtssinnes. B. Tarnowsky. Berlin, Hirschwald, 1886.

Questo è dichiaratamente un tentativo di distinguere i tipi morbosi di perversione sessuale dal meramente vizioso, e di sottolineare la necessità di trattare i primi non come crimini ma come patologia. “Il medico legale discerne corruzione, sensualità iper-soddisfatta, vizio fortemente radicato, volontà perversa, ecc., in cui l’osservatore clinico riconosce con certezza una condizione morbosa del paziente caratterizzata da fasi tipiche di sviluppo e di conclusione. Dove uno vuole punire l’immoralità, l’altro invoca la necessità di un trattamento terapeutico metodico”.

L’autore è un russo, la sua partica professionale, a San Pietroburgo, lo ha portato in stretti rapporti con i prostituti e pederasti abituali di quella capitale. Egli è in grado quindi di parlare con autorità, sulla base di una conoscenza del tutto eccezionale dei disturbi morali e fisici connessi alla sodomia. Non posso non pensare che la forte peculiarità della sua esperienza lo abbia portato a formare teorie incomplete. È spesso a contatto con maschi passivi, pedofili e effeminati che prostituiscono i loro corpi in modo grossolano, per essere in grado di apprezzare gli aspetti più sottili del problema.

Tarnowsky all’interno dell’inversione sessuale individua due tipi fondamentali. Il primo è innato, dipende da una tara ereditaria e dalla diatesi neuropatica. Egli distingue tre tipi di perversione innata. La più marcata delle sue forme è cronica e persistente, appare con la prima alba della pubertà, non viene modificata dall’educazione, raggiunge il suo massimo di intensità nella virilità e manifesta tutti i segni della ordinaria inclinazione sessuale. La seconda forma non è cronica e persistente, ma periodica. Il paziente è soggetto a disturbi occasionali dei centri nervosi, che si esprimono in attacchi violenti e irresistibili dell’istinto perverso. La terza forma è epilettica.

Per quanto riguarda l’inversione sessuale acquisita, si sofferma su l’influenza del cattivo esempio, sul potere di imitazione, la moda, la letteratura corrotta, la curiosità in persone spossate da eccessi normali. Dettagli straordinari sono dati sullo stato delle scuole in Russia (pp. 63-65), ed è citato un caso particolare in cui lo stesso Tarnowsky identifica ventinove pederasti passivi, di età compresa tra i nove ei quindici anni, in una sola scuola. Era stato chiamato a pronunciarsi sulle cause di un focolaio di sifilide tra gli alunni. Interessanti informazioni sono inoltre comunicate per quanto riguarda la prevalenza del vizio anormale a San Pietroburgo, dove sembra che bagnini, vetturini, domestici, e artigiani siano particolarmente richiesti (pp. 98-101). Il popolo russo non mostra ripugnanza per quello che chiamano “trucchi da gentiluomini.”

Tarnowsky richiama l’attenzione sulle navi, sui presidi militari e le prigioni, come ambienti molto adatti per lo sviluppo di questo vizio una volta che vi sia stato introdotto da qualcuno contaminato proprio da questo vizio. La sua visione su popoli come i Greci, i Persiani, e gli Afghani è che, attraverso l’imitazione, la moda, e la tolleranza sociale, è in vizio non naturale è diventato endemico. Ma Tarnowsky considera criminali tutti i portatori di anomalie comprese tra le anomalie acquisite. Pensa che l’individuo dovrebbe essere punito dalla legge. Egli comprende naturalmente sotto questa categoria di perversione acquisita i vizi dei vecchi debosciati. A questo punto, tuttavia, la sua classificazione diventa confusa; perché mostra come le tendenze senili alla passione sodomitica sono spesso il sintomo dell’avvicinarsi di una malattia del cervello, a cui la ragione e la costituzione del paziente soccomberanno. Medici francesi la chiamano “la pederastia dei rammolliti.”

Tornando a quello che dice Tarnowsky sull’inversione sessuale innata, posso richiamare l’attenzione su una mirabile descrizione del tipo in generale (pp. 11-15). Penso, tuttavia, che egli ponga anche grande attenzione sulla passività delle emozioni in queste persone, la loro mollezza nel darsi da fare, le abitudini, le inclinazioni. Egli sta chiaramente parlando a partire da una grande esperienza. Così bisogna supporre che egli non abbia incontrato spesso casi di uomini che si sentono, appaiono, e agiscono come uomini, e hanno come unica cosa diversa dai maschi normali il fatto che amano il loro sesso. Nel descrivere il secondo grado di aberrazione (pp. 16, 17), egli accentua ancora l’effeminatezza nell’abito e nelle abitudini al di là di quanto un’osservazione generale giustificherebbe.

Un attento studio dei casi addotti da Krafft-Ebing nel suo “Psychopathia” fornisce una giusta misura dell’atteggiamento critico di Tarnowsky su questo punto. Da loro apprendiamo che l’effeminatezza del fisico e delle abitudini non è affatto un segno distintivo del pederasta nato. Quindi si può notare che Tarnowsky crede anche innate e ereditarie tendenze che possono essere modificate e superate da una corretta morale e dalla disciplina fisica in gioventù, tanto da portare anche alcuni a sposarsi in alcuni casi (pp. 17, 18) .

Non avrebbe alcuno scopo qui seguire Tarnowsky in ulteriori dettagli riguardanti le particolari forme assunte dall’appetito perverso. Ma l’attenzione deve essere rivolta alla sua definizione di predisposizione ereditaria (pp. 33-35), che è straordinariamente ampia. Egli considera sufficiente ogni disturbo del sistema nervoso in un antenato, come sufficiente: l’epilessia, una malattia del cervello, l’isteria, la pazzia e include anche l’alcolismo, le malattie sifilitiche, la polmonite, il tifo, l’esaurimento fisico, l’eccessiva anemia, la dissolutezza, “tutto ciò insomma che è sufficiente per indebolire il sistema nervoso e la potenza sessuale del genitore.” A questo punto egli osserva che risiedere a lungo in alta quota tende a indebolire l’attività sessuale e a sviluppare la perversità, adducendo una vecchia credenza dei Persiani secondo la quale la pederastia ha origine nel altopiano d’Armenia (p. 35). Credo che non ci sia neppure bisogno di dire che queste teorie sono contraddette nella misura massima dall’esperienza di chi ha vissuto con i montanari dell’Europa centrale. Essi sono infatti capaci di continenza in modo notevole, ma sono anche vigorosamente procreativi e straordinariamente privi di inversione sessuale.

Infine, si deve osservare che Tarnowsky discute i segni fisici della sodomia attiva e passiva in modo piuttosto esteso (108-135). Le sue possibilità di osservazione fisica nella pratica medica come medico di fiducia dei pederasti di San Pietroburgo gli dà il diritto di parlare con autorità. La cosa più decisiva che dice è che Casper, per mancanza di familiarità con i fenomeni, manifesta troppo disprezzo verso un punto della teoria di Tardieu. In breve, Tarnowsky si sente sicuro che un pederasta passivo abituale mostrerà qualcosa di simile al segno fisico in questione, se esaminato da un esperto nella posizione corretta. Ma questa è l’unica deformazione del corpo su cui si basa.

Psychopathia Sexualis, mit besonderer Berücksichtigung der Conträren Sexualempfindung. Von Dr. R. v. Krafft-Ebing. Stuttgart, Enke, 1889.

Krafft-Ebing ha trattato il problema dell’inversione sessuale quando era stato già studiato da numerosi pionieri e predecessori che avevano mappato il terreno, e avevano stabilito una sorta di quadro psichico complessivo. Abbiamo visto il sistema sanitario allargarsi sempre più nelle opere di Moreau e Tarnowsky. Se non altro, il modo di affrontare il problema di Krafft-Ebing soffre troppo delle suddivisioni e di una lunga lista di classificazioni. Tuttavia è solo seguendo l’autore nella sua differenziazione delle diversi gruppi che ci possiamo formare un concetto della sua teoria generale e della portata delle osservazioni su cui si basa. Egli inizia con (A) l’inversione sessuale come fenomeno morboso acquisito. Poi esamina (B) l’inversione sessuale come un fenomeno morboso innato.

(A) “Il sentimento sessuale e l’istinto sessuale”, così comincia, “rimangono latenti, tranne in presagi oscuri e in impulsi, fino al momento in cui gli organi di procreazione vengono a svilupparsi. Durante il periodo della latenza, quando il sesso non è arrivato alla coscienza, è solo potenzialmente esistente e non ha inclinazioni organiche potenti, possono allora operare influenze dannose per la sua evoluzione normale e naturale. In questo caso la nascente la sensibilità sessuale corre il rischio di essere compromessa sia qualitativamente che quantitativamente, e in determinate circostanze può anche essere pervertita in un falso canale.

Tarnowsky ha già pubblicato questa esperienza. Posso veramente confermare, e sono pronto a definire le condizioni di questa perversione acquisita o, in altre parole, coltivata dell’istinto sessuale nei seguenti termini. La predisposizione fondamentale di base è una tendenza ereditaria neuropatica. La causa eccitante o efficiente è l’abuso sessuale e, più in particolare l’onanismo. Il centro di gravità eziologico deve essere ricercato in una malattia ereditaria; e penso che sia lecito chiedersi se un individuo incontaminato sia o no capace di sentimenti omosessuali.”3)

La teoria di Krafft-Ebing sembra allora essere che tutti i casi di inversione sessuale acquisita possono essere attribuiti, in primo luogo a morbose predisposizioni ereditate da parte del paziente (Belastung), e in secondo luogo all’onanismo come causa eccitante del disturbo neuropatico latente.

Si esclude l’ipotesi di una deviazione fisiologica e sana dalla normale regola del sesso. “Penso che sia discutibile” dice, “se l’individuo incontaminato (das unbelastete Individuum) sia in assoluto capace di sentimenti omosessuali.” L’importanza di questa frase sarà evidente quando arriveremo a trattare dell’analisi che Krafft-Ebing fa dell’inversione sessuale congenita, che egli basa induttivamente su un gran numero di casi da lui osservati nella pratica.
Per il momento abbiamo il diritto di presumere che Krafft-Ebing consideri l’inversione sessuale, sia quella “acquisita” che quella “congenita”, come una forma di neuropatia ereditaria (Belastung). Nei casi in cui essa sembra essere “acquisita”, pone l’accento su l’abitudine all’auto-erotismo.

Ecco come egli afferma la sua teoria dell’onanismo come causa emotiva di una neuropatia ereditaria, con conseguente inversione sessuale. L’abitudine all’auto-abuso prepara il paziente per appetiti anormali indebolendo la sua forza nervosa, degradando la sua fantasia sessuale, e inducendo iper-sensibilità nel suo apparato sessuale. L’impotenza parziale si rileva piuttosto frequentemente. In conseguenza di questa sofisticazione della sua natura, la vittima della neuropatia ereditaria e dell’onanismo si sente timida con le donne e trova conveniente frequentare persone del proprio sesso. In altre parole, si suppone che sia più facile per un individuo così fatto a pezzi nei centri della sua vita sfidare la legge e cercare gratificazioni sessuali da uomini piuttosto che congiungersi con le donne venali in un bordello.

Krafft-Ebing presuppone che i maschi che sono nati con disturbi neuropatici di un tipo indefinito si masturbino, distruggano la loro virilità, per poi intraprendere un percorso di vizi che offre pericoli incalcolabili, difficoltà, e ripugnanze indicibili. Questa è la teoria. Ma da dove, se non da qualche travolgente appetito, le vittime demoralizzate dall’auto-abuso ricavano coraggio per affrontare gli ostacoli che una carriera di inversione sessuale porta con sé nella nostra civiltà? Qualcuno potrebbe pensare che queste persone, se non potevano avvicinarsi a una prostituta in un bordello, sarebbero state comunque in grado di sollecitare un uomo sano sulle strade.

La teoria sembra essere costruita al fine di eludere il fatto che le persone designate sono guidate da un impulso naturale verso sentieri molto più soggetti a particolari difficoltà rispetto a quelli dei libertini normali Krafft-Ebing fornisce i dettagli di cinque casi di inversione sessuale “acquisita”. Tre di questi erano figli di genitori minorati. Uno non aveva nessuna propensione morbosa nella sua ascendenza, tranne la consunzione polmonare. La quinta nasceva da un forte padre e una madre sana. La masturbazione entrava nella storia di tutti.

Si deve rilevare, nel criticare la teoria di Krafft-Ebing, che è costruita in modo da rendere le polemiche quasi impossibili. Se si fa presente che una grande percentuale di maschi che praticano l’onanismo nella loro adolescenza, non acquisisce l’inversione sessuale, egli risponderà che questi non sono stati contaminati con malattia ereditaria. Le autobiografie di onanisti amanti appassionati di donne (JJ Rousseau, per esempio, che ha dimostrato un totale orrore per l’omosessualità, e JJ Bouchard, le cui eccentricità disgustose erano dirette verso le femmine, anche nel periodo della sua impotenza totale) saranno liquidate con la sottolineatura che gli antenati di questi scrittori devono aver trasmesso un messaggio ereditario pulito.

E’ difficile far quadrare la teoria di Krafft-Ebing, con i fenomeni presentati dalle scuole, sia pubbliche che private, in tutte le parti d’Europa. In queste istituzioni non solo la masturbazione è praticata in misura formidabile, ma è anche in ovunque collegata con una qualche forma di inversione sessuale, sia con passione platonica che grossolanamente sensuale. Tuttavia, sappiamo che alcuni dei ragazzi dipendenti da queste pratiche rimangono anormali dopo che hanno cominciato a frequentare donne. Lo stesso si può dire degli stabilimenti dei detenuti, delle carceri militari e simili.4) Con una tale massa di fatti che ci guardano in faccia, non si può sostenere che “solo gli individui contaminati sono capaci di sentimenti omosessuali.” Dove le donne sono assenti o proibite, i maschi si rivolgono per la gratificazione sessuale ai maschi. E in certe condizioni della società, l’inversione sessuale può stabilirsi in modo permanente e può essere riconosciuta quasi universalmente. Sarebbe assurdo sostenere che tutti i ragazzi-amanti dell’antica Grecia dovevano il loro istinto alla neuropatia ereditaria complicata dall’onanismo.
Invocare l’ereditarietà in problemi di questo tipo è sempre pericoloso. Riportiamo la difficoltà di spiegazione parecchio più indietro. A che punto della la storia del mondo il gusto morboso è stato acquisito? Se nessuno se non gli individui contaminati è capace di sentimenti omosessuali, come hanno fatto questi sentimenti a venire all’esistenza per la prima volta? Supponendo che la neuropatia sia una condizione necessaria dell’istinto anormale, si tratta di una neuropatia generica o di un tipo specifico di tale disturbo? Se è generica, si possono portare valide le ragioni per considerare la malattia nervosa in uno qualsiasi dei suoi aspetti (l’isteria è la madre, e la pazzia è il padre) come causa di una così particolarmente differenziata affezione dell’appetito sessuale? Se è specifica, vale a dire, se gli antenati del paziente devono essere stati colpiti da inversione sessuale, in che modo l’hanno acquisita, supposto che tutti gli individui incontaminati siano incapaci di qual sentimento?

In questo momento della storia non c’è probabilmente nessun individuo in Europa che non ha ereditato una parte di una macchia neuropatica. Se questo è vero, ognuno è suscettibile di inversione sessuale, e il principio di ereditarietà diventa puramente teorico.

Tale inversione sessuale può essere e in realtà è trasmessa, come ogni altra qualità, ciò sembra essere dimostrato dalla storia di famiglie ben note, sia in Inghilterra che in Germania e si può dare per dimostrato che è spesso manifestata da persone che hanno una eredità familiare cattiva. In alcuni casi siamo giustificati, poi, nel considerarla come un segno o una concomitanza di malattie nervose. Ma le prove dell’antica Grecia e di Roma, di ciò che Burton chiama le “razze sotadiche” nella situazione attuale delle scuole e delle prigioni europee, dovrebbe farci esitare prima ci affidarci alla teoria di Krafft-Ebing che un male ereditario sia una causa predisponente necessaria della omosessualità.5)

Allo stesso modo, la masturbazione può essere accreditato come causa scatenante in alcuni casi di sentimenti omosessuali acquisiti. Senza dubbio l’istinto è a volte evocato in qualche modo oscuro dall’abitudine depravata da eccessivo auto-abuso. Eppure le autobiografie di Urnings (omosessuali) dichiarati non confermano l’opinione che in origine essi fossero più dipendenti dall’onanismo rispetto ai maschi normali. Ulrichs ha combattuto con successo la teoria avanzata da Tarnowsky, Prager, e Krafft-Ebing, considerata come una spiegazione completa del problema.6) D’altra parte, la comune esperienza dimostra oltre ogni dubbio, che i giovani tra i 16 ei 20 anni si abbandonano tutti i giorni all’auto-abuso, senza indebolire il loro appetito per le donne. Amano i ragazzi e praticano la masturbazione reciproca con persone del loro stesso sesso, ma essi desiderano comunque le donne. Dei tanti che vivono quindi nel decennio dell’adolescenza, certamente alcuni hanno ricevuto una eredità familiare come il peggiore dei casi di Krafft-Ebing mostra. Infine, per quanto riguarda l’onanismo che è una marcata caratteristica di alcuni Urnings adulti, ciò deve essere ascritto nella maggioranza dei casi alla repressione dei loro istinti anormali. Adottano l’abitudine, come dice lo stesso Krafft-Ebing, faute de mieux [per mancanza di meglio]. 7)

Per onestà verso la teoria che sto criticando, dovrebbe essere osservato che Krafft-Ebing non sostiene che ovunque la tara ereditaria e l’onanismo concorrono, il risultato sarà l’inversione sessuale; ma piuttosto che ovunque abbiamo diagnosticato una forma di inversione sessuale acquisita, scopriremo tare ereditarie e onanismo. Considerando la frequenza sia di tare ereditarie che onanismo nella nostra civiltà, questi non sono comunque un grosso rischio.

Questi fattori sono individuabili in una grande percentuale di persone di sesso maschile. Sembra ingiustificata dai fatti l’idea che la neuropatia ereditata sia una condizione indispensabile e la causa fondamentale di istinti omosessuali. La prova della Grecia antica, delle scuole, delle carceri, delle razze sotadiche, ci costringe a credere che le persone normalmente sane sono spesso nate con questi istinti oppure li acquisiscono per via del costume. E ancora, la sua insinuazione che l’onanismo, considerato come la principale causa eccitante, è più frequente tra i giovani di inclinazioni anormali che tra loro fratelli normali, non supererà la prova della comune osservazione e dei fatti riportati nelle autobiografie di onanisti dichiarati esplicitamente Urnings.

Il problema è troppo delicato, troppo complicato, anche troppo naturale e semplice, per essere risolto con una malattia ereditaria e l’auto-abuso. Se spostiamo il terreno della discussione dall’inversione sessuale acquisita a quella innata, il suo carattere sconcertante diventerà ancora più evidente. Difficilmente riusciremo a resistere alla conclusione che le teorie della malattia sono inadatte a spiegare il fenomeno nell’Europa moderna. Scrittori medici relegano il fenomeno in razze selvagge, nell’antichità classica, e nella zona sotadica. Si sforzano di isolarlo come eccezione anormale e specificamente morbosa nella nostra civiltà. Ma i fatti tendono a dimostrare che si tratta di un impulso ricorrente dell’umanità, naturale per alcune persone, indotto da altri, e nella maggior parte dei casi, compatibile con un temperamento altrimenti normale e sano.

Krafft-Ebing richiama l’attenzione sul fenomeno della effeminatezza permanente, nei maschi desessualizzati da equitazione costante e esaurimento della loro virilità per attrito dei genitali – un fenomeno osservato da Erodoto tra gli Sciti, e prevalente oggi tra alcune razze nomadi del Caucaso.8) Egli sostiene questo a sostegno della sua teoria della masturbazione; ed entro i limiti previsti, ha il diritto di farlo. La distruzione dell’apparato maschile per la riproduzione, sia con la castrazione dopo la pubertà, o per un incidente alle parti, o per una lesione della colonna vertebrale, o un’eccessiva equitazione, come appare dimostrato dalla storia di tribù nomadi, comporta che gli uomini si avvicinino fisicamente al tipo femminile, e assumano professioni e abitudini femminili. Nella misura in cui le funzioni maschili sono ostacolate, le caratteristiche maschili tendono a scomparire; ed è curioso notare che lo stesso risultato si raggiunge in tante diverse maniere.
Discute quindi alcuni casi in cui sembra che l’inversione sessuale si manifesti episodicamente in forma di disturbo psicopatico. 9) Riferisce di tre persone, due donne e un uomo, osservate da lui, in condizioni che si avvicinano all’alienazione mentale, che scambiavano la loro normale inclinazione sessuale con l’appetito anormale. Nell’analisi del problema questi casi non possono essere considerati del tutto trascurabili. I dettagli mostrano che i soggetti erano chiaramente malati. Pertanto essi hanno il loro valore per la costruzione di una teoria dell’inversione sessuale sulla base di una malattia ereditaria in atto.

(B) Alla fine, Krafft-Ebing attacca il problema di ciò che egli chiama “l’innato fenomeno morboso” dell’inversione sessuale.10 Nel dare una descrizione generale delle materie di questa classe, egli osserva che i maschi mostrano una antipatia sessuale pronunciata per le donne, e una simpatia fortemente accentuata per gli uomini. I loro organi riproduttivi sono perfettamente conformi al tipo maschile; ma essi desiderano gli uomini istintivamente e sono inclini a esprimere la loro polarizzazione assumendo caratteri di femminilità. Le donne infettate da un simile inversione presentano anomalie corrispondenti.

Casper, continua Krafft-Ebing, ha accuratamente diagnosticato il fenomeno. Griesinger lo ha riferito a afflizione ereditaria. Westphal lo ha definito come “un’inversione congenita del sentimento sessuale, insieme ad una coscienza della sua morbilità.” Ulrichs lo ha spiegato con la presenza di un’anima femminile in un corpo maschile, e ha dato il nome Urning 3) ai soggetti che la manifestano. Gley ha suggerito che un cervello femminile è stato combinato con ghiandole sessuali maschili. Magnan ha ipotizzato un cervello di donna nel corpo di un uomo.

Krafft-Ebing afferma che quasi nessuno di questi Urning è consapevoli della malattia. Essi si considerano come sfortunati soprattutto perché la legge e i pregiudizi sociali ostacolano la loro tendenza naturale.12) Dà anche dimostrato, insieme a tutte le autorità che cita, che l’appetito sessuale anormale è costituzionale e innato.

Krafft-Ebing, come ci si poteva aspettare, riferisce il fenomeno ad una degenerazione funzionale, dipendente dalle condizioni neuropatiche nel paziente, che derivano principalmente dalla malattia ereditaria.

Egli conferma l’assunto riportato sopra dal Casper sia per quanto riguarda i rapporti platonici o semi-platonici dell’Urning con gli uomini che gli piacciono, il suo orrore del coito, e la sua gratificazione sessuale attraverso atti di reciproco abbraccio. Il numero di Urning nel mondo, dice, è di gran lunga maggiore di quanto possiamo lontanamente immaginare basandoci sui mezzi attuali di calcolo.

A questo punto comincia a suddividere i soggetti di inversione congenita. La prima classe che crea è quella dei cosiddetti “Ermafroditi fisici” Nati con un’inclinazione predominante verso persone del proprio sesso, possiedono sentimenti rudimentali di natura semi-sessuale per il sesso opposto. Queste persone non di rado si sposano; e Krafft-Ebing suppone che molti casi di frigidità nel matrimonio, unioni infelici, e così via, siano attribuibili alla diatesi peculiare del maschio – o forse della donna – in questi matrimoni. Si distinguono dalla classe precedente di inversione “acquisita” per il fatto che quest’ultima inizia con istinti per l’altro sesso, che vengono via via cancellati, mentre gli ermafroditi psichici iniziano la vita con un’attrazione verso il proprio sesso, attrazione che tentano di superare appellandosi ai loro istinti normali rudimentali. Sono presentati cinque casi di tali persone. 13)

Passa poi a veri individui omosessuali, o Urnings in senso stretto del termine. Con loro non c’è apparente appetito rudimentale per l’altro sesso. Essi presentano un parallelismo “grottesco” con gli uomini e le donne normali, invertendo o caricaturando gli appetiti naturali. Il maschio di questa classe si ritira dalla femmina, e la femmina dal maschio. 14)

Ognuno è veementemente attratto dalla prima infanzia verso persone dello stesso sesso. Ma essi, a loro volta, devono essere suddivisi in due sotto-specie. Nel primo gruppo, è implicata solo la vita sessuale; le persone di quel gruppo non differiscono in alcuna caratteristica visibile o esterna dal tipo del proprio sesso; le loro abitudini e l’aspetto esteriore rimangono invariati. Per il secondo gruppo la situazione è diversa. Qui il carattere, la costituzione mentale, le abitudini e le occupazioni del soggetto sono state alterate dalla sua inversione sessuale dominante; così che un maschio si adatta al lavoro di una donna, assume abiti femminili, acquisisce una chiave più acuta della voce, ed esprime l’inversione del suo istinto sessuale in ogni atto e gesto della sua vita quotidiana.

Sembra che, stando ai casi registrati da Krafft-Ebing il primo gruppo raccolga quasi il più grande numero di individui. Egli presenta undici autobiografie dettagliate di Urnings maschi, nelle quali soltanto la vita sessuale è anormale, e che all’osservazione non si differenziano in nulla dagli uomini normali se non per la natura delle loro inclinazioni amorose. La classe comprende maschi fortemente sviluppati, che non sono desessualizzati in nessun tratto particolare se non nel fatto che possiedono un appetito disordinato per i maschi, e non guardano le donne.

Per quanto riguarda la storia della famiglia degli undici casi selezionati, cinque potrebbero mostrare chiari problemi di salute, alcuni stavano decisamente male, in una piccola minoranza c’erano incertezze.

Uno di questi Urning, un medico, ha informato Krafft-Ebing che si era unito con almeno seicento uomini del suo tipo, molti dei quali in alte posizioni di rispettabilità e in nessuno aveva osservato una conformazione anomala degli organi sessuali, ma spesso un certo avvicinamento al tipo femminile nel corpo – diffuso diradamento dei capelli 15), carnagione tenera, e tono di voce alto. Circa il dieci per cento, poi, aveva adottato l’amore per le donne. Meno del dieci per cento mostrava qualche segno del modo di fare femminile nelle proprie occupazioni, nell’abito e così via. Una grande maggioranza si sentivano come uomini nei loro rapporti con gli uomini, ed erano anche inclini verso la pederastia attiva. Erano scoraggiati dall’atto innominabile per la repulsione estetica e la paura della legge.

Il secondo di questi gruppi abbraccia i soggetti con i quali il lettore di Carlier è familiarizzato, e che Ulrichs chiama Weiblinge. Nella loro infanzia mostravano una marcata attrazione per i giochi dei loro compagni di scuola e preferivano fare gruppo con le ragazze. Aiutavano le loro madri in casa, imparavano a cucire e a lavorare a maglia, coglievano ogni occasione per vestirsi in abiti femminili. In seguito, cominciavano a chiamarsi con nomi di donne, evitavano la società dei compagni normali, odiavano lo sport e l’esercizio fisico, erano contrari a fumare e a bere, non potevano fischiare. Non viene registrato se si astenessero dal dire parolacce. Molti di loro sviluppavano un gusto per la musica, e si vantavano della loro cultura. Alla fine, quando venivano declassati, si occuparono della toilette, di qualche scandalo, del tè, parlavano dei loro amanti – vestiti, per quanto possibile, in abiti femminili, truccati, coi capelli profumati e arricciati – si rivolgevano uno all’altro parlando al femminile, adottavano pseudonimi come contessa o principessa e vivevano la vita delle donne di un dubbio demi-monde. 16)

Eppure rimanevano maschi nella loro conformazione fisica. A differenza del gruppo precedente, non si sentivano come gli uomini si sentono verso le loro innamorate, ma al contrario si sentivano come donne. Non avevano impulso verso la pederastia attiva, nessuna inclinazione per il fiorire dell’adolescenza. Quello che volevano era un adulto robusto e a lui si sottomettevano con auto-abbandono.

Come tutti gli Urning, non erano per la maggior parte propensi all’atto del coito, e preferivano gli abbracci che producevano un orgasmo breve e piacevole. Ma alcuni sviluppavano una predilezione particolare per l’atto passivo di sodomia o l’atto anomalo della fellatio.

In questa caratterizzazione ho passato il limite dei quindici casi presentati da Krafft-Ebing. Per costituire il tipo, ho attinto ad una fonte affidabile, perché compatibile, in Ulrichs, e ad un’altra fonte affidabile, perché in contrasto, in Carlier.

L’inversione sessuale, nelle persone della terza specie principale, raggiunge il suo sviluppo finale. Se seguiamo le categorie di Krafft-Ebing, scendendo dall’inversione acquista a quella innata, dividendo quest’ultima in ermafroditi psicopatici e Urnings, e suddividendo gli Urnings in coloro che conservano la loro abitudine maschile e coloro che sviluppano abitudini analoghe a quelle delle donne, arriviamo a questa ultima classe che presenta il fenomeno più eclatante del sesso invertito. Qui l’anima, che è destinata ad amare un uomo, ed è comunque imprigionata in un corpo maschile, si sforza di convertire quel corpo ad usi femminili in modo così radicale che i segni del sesso, tranne in determinati organi del sesso, possono essere cancellati. E a volte sembra che l’operazione singolare della natura, di cui ci occupiamo in questo saggio, vada ancora oltre. La polarizzazione invertita, dato l’appetito sessuale come parte della natura spirituale dell’uomo, non può mai trasmutare gli organi maschili in organi femminili della procreazione. Ma modifica la struttura ossea del corpo, la forma del viso, i tegumenti carnali e muscolari in modo così evidente che Krafft-Ebing si crede giustificato porre una classe distinta di esseri androgini (con i loro corrispondenti gynandrous) alla fine del processo straordinario.

A questo punto sarà bene presentare uno schema della sua analisi sotto forma di tabella.

urnings

Qual è la spiegazione razionale dei fatti presentati a noi nell’analisi che ho riassunto in questa tabella non può ancora essere determinato accuratamente.

Non sappiamo abbastanza sulla legge del sesso degli esseri umani per avanzare una teoria. Krafft-Ebing e scrittori della sua scuola sono attualmente inclini a riportarli tutti a malattie dei centri nervosi, ereditate o congenite, eccitate dalle prime abitudini di auto-abuso. Ho già cercato di mostrare l’inadeguatezza di questo metodo e ho richiamato anche l’attenzione sul fatto che non tiene sufficientemente conto di fenomeni noti a noi attraverso la storia e attraverso l’esperienza di ogni giorno.

Ora saremo introdotti ad una teoria (quella di Ulrichs), che si basa su una concezione un po’ grottesca e metafisica della natura, che mette da parte l’ipotesi di malattia ereditaria. Non sono sicuro se questa teoria, che può sembrare inaudita a medici specialisti, quadri di più con i fatti accertati di quella della malattia ereditaria dei centri nervosi.

Comunque sia, i medici, come rappresentato da Krafft-Ebing, assolvono tutti i soggetti della sessualità invertita dal crimine. Li rappresentano a noi come soggetti di male ancestrale. E questo cambia la loro posizione rispetto all’errore volgare, al rancore teologico, e all’indifferenza rigorosa dei legislatori. Una forte richiesta è stata avanzata per il loro trattamento d’ora in poi, non come delinquenti, ma come soggetti di depravazione congenita nei centri del cervello, sui quali non hanno alcun controllo adeguato.

Il quarto autore medico, del quale ci stiamo per occupare, include l’inversione sessuale nella sua indagine generale del crimine umano, e la collega piuttosto ad un ritorno atavico allo stato di natura e di ferocia che ad anomalie dei centri nervosi. Alla fine, come si vedrà, accetta un compromesso con l’ipotesi di “follia morale.”

Cesare Lombroso. “Der Verbrecher in Anthropologischer, Aerztlicher und Juristischer Beziehung.”

Questo famoso libro, che ha contribuito non poco ad una rivoluzione del modo di concepire il crimine e la sua punizione in Italia, contiene una ricerca sulla natura psicologica, le peculiarità fisiche, le abitudini, e la storia precedente dei criminali.17) È, infatti, uno studio del carattere criminale. Lombroso si occupa per lo più, come è naturale, dell’omicidio, del furto, dello stupro, della crudeltà, e di cose affini a queste. Ma egli comprende l’inversione sessuale nella categoria dei reati, e riguarda gli appetiti anormali come segni di quella condizione morbosa su cui alla fine si impernia l’impulso criminale.

Volendo fondare la sua dottrina su una solida base, Lombroso inizia con quella che può essere definito embriologia del crimine. Egli trova vizi innaturali frequenti tra cavalli, asini, bovini, insetti, uccelli, cani, formiche. Il fenomeno, dice, è di solito osservabile nei casi in cui l’animale maschio è stato escluso dai rapporti con le femmine. Dopo aver stabilito la sua posizione generale che quelli che chiamiamo reati di violenza, rapina, omicidio, la crudeltà, sete di sangue, cannibalismo, lussuria innaturale, e così via, esistono tra i bruti – infatti la maggior parte di questi crimini costituiscono la regola e non l’eccezione nella loro vita – egli passa alla considerazione dell’uomo selvaggio. Seguendo la sua analisi, mi limiterò a quello che dice dell’anormale passione sessuale.

Egli fa notare che in Nuova Caledonia i selvaggi maschi si incontrano di notte in capanne a scopo di commercio promiscuo (p. 42). Lo stesso accade a Tahiti, dove la pratica è posta sotto la protezione di un dio. Poi allude agli antichi messicani; e poi passa all’Ellade e a Roma, dove questa fase di immoralità selvaggia è sopravvissuta ed è diventata un fattore riconosciuto nella vita sociale (p. 43). A Roma, dice, la Venere dei sodomiti ha ricevuto il titolo di Castina (p. 38).

La trattazione di Lombroso dell’inversione sessuale considerata come una sopravvivenza dalla preistoria non è affatto esaustiva. Potrebbe. essere integrata e confermata da quello che sappiamo circa i comportanti dei Celti, come riportato da Aristotele (Pol ii 6. 5…) – dei Tartari, e dei Persiani, degli Afgani, degli Indiani del Nord America, ecc..

Diodoro Siculo, che ha scritto sui costumi dei Galli, merita attenzione in tal senso.18) È anche singolare scoprire che i predoni normanni del X secolo portavano vizi contro natura ovunque comparivano in Europa.19) L’abate di Chiaravalle, come citato da Lombroso (p. 43), li accusò di diffondere le loro abitudini brutali nella società. Le persone abituate a considerare questi vizi come una forma di corruzione in grandi città saranno forse sorprese di trovarli prevalenti tra le tribù nomadi e guerriere. Ma, oltre alla sopravvivenza da periodi quasi selvaggi della vita sociale, si deve tenere conto anche delle necessità di guerrieri messi tutti insieme in carenza di donne. Ho già fatto presente che l’amore greco è diventato consuetudine durante la migrazione dorica e la conquista di Creta e del Peloponneso da parte di bande di soldati.

Il cannibalismo, Lombroso sottolinea (p. 68), nacque dalla necessità, venne consacrato dalla religione, e, infine, rimase come costume e come una forma di ghiottoneria. Lo stesso ragionamento, se applicato alle aberrazioni sessuali, ci aiuta a capire come l’abitudine non-etica, basata sulla scarsità di donne, sopravvisse come istituzione sociale e cavalleresca fra i Greci civili.

Lombroso ripercorre la crescita della giustizia in materia penale e l’istituzione di pene e sanzioni, dell’istinto della vendetta e dall’egoismo dispotico dei capi, dai quali era posseduta l’intera proprietà della tribù selvaggia, comprese le donne. Questa sezione del suo lavoro si conclude con la seguente notevole frase (p 96.): “La diffusione universale del crimine che abbiamo dimostrato in una certa epoca remota, e la sua scomparsa graduale a seguito dello spuntare di nuovi crimini, le cui tracce sono ancora rilevabili nei nostri codici penali [intende vendetta, egoismo dei principi, e avidità ecclesiastica] e sono calcolate anche più della criminalità dei bruti tanto da farci dubitare di ciò che i metafisici chiamano giustizia eterna, indicano la vera causa della perpetua ricomparsa del crimine tra le razze civilizzate, ovvero l’atavismo.”

Stabilito questo principio, Lombroso procede a ricercare l’atavismo nella criminalità nei bambini. Egli mostra che, proprio come l’embrione umano passa attraverso tutte le forme di vita inferiori, così gli uomini e le donne nella loro infanzia riproducono esattamente il tipo morale dei selvaggi. La rabbia ingovernabile, gli istinti di vendetta, la gelosia, l’invidia, il mentire, il rubare, la crudeltà, la pigrizia, la vanità, le inclinazioni sessuali, gli affetti familiari imperfetti, una franchezza generale del senso etico, sono caratteristiche comuni dei bambini, che il genitore e l’insegnante si sforzano di controllare e di sradicare attraverso l’educazione. “Il bambino, considerato come un essere umano privo di senso morale, presenta un quadro perfetto di quello che i medici chiamano follia morale, e io preferisco a classificare come crimine innato” (p. 97). “Tutte le specie di appetito sessuale anomalo, con l’eccezione di quelle dipendenti dalla decadenza senile, fanno la loro comparsa nell’infanzia, insieme alle altre tendenze criminali” (p. 117).

Lombroso arriva, quindi, alla conclusione che ciò che l’umanità civilizzata chiama crimine e punisce, è la legge della natura dei bruti, persiste come una condizione normale tra selvaggi, e si mostra nelle abitudini e negli istinti di bambini. L’istinto morale è quindi lentamente elaborato sul crimine nel corso delle generazioni di intere razze, e nel corso dell’infanzia e l’adolescenza nell’individuo. Il criminale abituale, che rimane un criminale nella sua maturità, nel quale il crimine è innato e inestirpabile, che non riesce a sviluppare un senso morale, è spiegato da Lombroso in un primo momento con atavismo. Un’ampia sezione del suo volume (pp. 124-136, 137-253) è dedicata alle osservazioni antropometriche sulla struttura fisica, lo sviluppo cranico e cerebrale e la fisionomia di questi criminali.

In questa parte del suo lavoro non abbiamo bisogno di entrare. Né è necessario seguire le sue ricerche interessanti nella biologia e psicologia dei “criminali nati” – capitoli sul tatuaggio, i modi di pensare e di sentire, le passioni, le tendenze al suicidio, il sentimento religioso, l’intelligenza e la cultura, la capacità di autocontrollo, la responsabilità nella ricaduta, e così via. Molti fatti curiosi relativi alla inversione sessuale sono trattati nel corso di tali indagini, e un passaggio che descrive le caratteristiche generali del pederasta (p. 376), dovrebbe essere accennato. Considerando questo argomento solo come una componente del reato, Lombroso rivela una concezione superficiale nella sua perplessità.

È più importante riflettere sulla sua teoria del crimine in generale. Dopo aver iniziato con l’ipotesi dell’atavismo, e aver adottato il termine “criminale nato”, identifica in seguito il “crimine innato” con la “follia morale” e illustra i due concetti sulla base dei fenomeni dell’epilessia.20) Questo introduce una certa confusione e incoerenza nel suo sistema speculativo; perché ammette con franchezza che solo gradualmente e tardivamente è stato portato a riconoscere l’identità di ciò che viene chiamato crimine e di ciò che viene chiamato follia morale. L’atavismo criminale potrebbe essere considerato come un ritorno sporadico alla ferocia in alcuni individui. Non c’è nulla che colleghi logicamente questo concetto con la distorsione o con la malattia – a meno che non diamo per scontato che tutti i nostri antenati selvaggi fossero malformati o malati, e che i Greci, in cui si stabilì una forma di atavismo criminale Lombrosiano, fossero una specie di nazione moralmente folle. La comparsa di difetti strutturali in criminali abituali si riferisce meno alla regressione atavica che alla divergenza radicale dal tipo normale dell’umanità. Allo stesso modo l’invocazione dell’ereditarietà come principio (p. 135) comporta una confusione simile. Una tara ereditaria è una cosa diversa, non quantitativamente ma qualitativamente dall’atavismo dei selvaggi prolungato dall’infanzia all’età adulta.

Comunque, sia che consideriamo i trasgressori della legge e dell’etica come “criminali nati” o come “moralmente folli”, sia che prescindiamo dalla distinzione implicita in questi due termini, Lombroso sostiene che non vi è nulla di buono nel cercare di affrontarli con una punizione. Dovrebbero essere trattati con il sequestro permanente in manicomio (p. 135), e dovrebbe essere loro assolutamente proibito di perpetuare la specie. Questa è la conclusione a cui tende tutta la sua lunga discussione. Egli sostiene che la concezione giuridica prevalente di reato si basa sull’ignoranza della natura, della vita bruta, della ferocia, e del graduale emergere della moralità. Una rivoluzione così radicale nelle idee, che dà un nuovo significato alle parole peccato e coscienza e che rimuove la responsabilità morale e sostituisce l’antropologo e il medico con il giudice e la giuria, non può essere effettuata, nemmeno dal suo più fervente apostolo, senza alcuna mancanza di logica grave. Così troviamo Lombroso spesso intento a distinguere tra delinquenti “abituali” e delinquenti “nati” da una parte e quelli che egli chiama criminali “occasionali”, senza spiegare il fenomeno del “crimine occasionale”, e dicendo in che modo egli pensa che questo dovrebbe essere considerato dalla società. Inoltre, egli ignora quasi del tutto la possibilità di correggere le tendenze criminali con l’appello alla ragione, stabilendo abitudini di autocontrollo, e l’impiego di mezzi quali la suggestione ipnotica. 21) Ma l’esperienza e la pratica comune del mondo dimostrano che questi rimedi non sono del tutto inefficaci; e in effetti il passaggio dallo stato selvaggio infantile all’età adulta moralizzata, su cui egli pone così grande attenzione, è quotidianamente effettuato mediante l’impiego di tali misure, in combinazione con la paura della punizione e la voglia di guadagnarsi la stima.

L’ultima parola sul libro di Lombroso è questa: dopo aver iniziato con la storia naturale del crimine, come componente primaria della natura e dell’umanità, che diventa crimine soltanto attraverso lo sviluppo della moralità sociale, e che sopravvive atavicamente nelle persone mal adattate al loro ambiente civilizzato, si gira improvvisamente dall’altra parte e identifica il crimine così analizzato con morbose condizioni nervose, malformazioni e follia morale. Logicamente, è impossibile fondere due concezioni così radicalmente diverse. Se il crimine non fosse crimine ma natura nelle sue fasi precedenti, e si fosse manifestato come crimine nelle condizioni di cultura avanzare, la sua manifestazione come una sopravvivenza in certi individui dovrebbe essere riferita alla natura, e non potrebbe essere relegata alla categoria di malattia fisica o mentale. I selvaggi sono selvaggi, non pazzi o epilettici.

NOTA ALLA PRECEDENTE SEZIONE.

Al termine di questa indagine circa le teorie mediche sull’inversione sessuale, che presumono tutte che il fenomeno sia morboso, potrebbe non essere superfluo aggiungere la protesta di un Urning contro quella soluzione del problema. Traduco dal documento originale pubblicato da Krafft-Ebing (pp. 216-219). Egli dice che lo scrittore è “un uomo di alta posizione a Londra”; ma se la comunicazione è stata fatta in tedesco o in inglese, non viene specificato.

“Tu non hai idea di quali lunghe e difficili lotte noi, tutti noi (la persona riflessiva e raffinata tra di noi più di tutti) dobbiamo portare avanti, e come terribilmente siamo costretti a soffrire sotto le false opinioni che ancora prevalgono per quanto riguarda noi e la nostra cosiddetta immoralità.

Il tuo punto di vista secondo il quale, nella maggior parte dei casi, il fenomeno in questione deve essere attribuito a morbilità congenita, offre forse il modo più semplice per superare pregiudizi popolari e per risvegliare la simpatia invece dell’orrore e del disprezzo per noi povere creature ‘afflitte’.

“Eppure, quando penso che questo punto di vista è il più favorevole per noi, allo stato attuale delle cose, io nell’interesse della scienza non posso accettare il termine morboso senza riserve, e mi azzardo a suggerire alcune ulteriori distinzioni che riguardano difficoltà centrali del problema.

“Il fenomeno è certamente anomalo; ma il termine morboso ha un significato che mi sembra inapplicabile all’oggetto o, in ogni caso, a molti casi che sono venuti sotto la mia conoscenza. Concederò a priori che una percentuale di gran lunga maggiore di disturbi mentali, ipersensibilità nervosa, ecc. può essere riscontrata negli Urning rispetto uomini normali. Ma questo eccesso di eretismo nervoso deve necessariamente essere riferito alla natura peculiare del Urning? Non è questa la vera spiegazione in una grande maggioranza dei casi, dato che l’Urning, a causa delle leggi attuali e dei pregiudizi sociali, non può come gli altri uomini ottenere una semplice e facile la soddisfazione dei suoi desideri sessuali innati.

“Per cominciare con gli anni della giovinezza: un Urning, quando per la prima volta si accorge dei fermenti sessuali nella sua natura e parla innocentemente di essi con i suoi compagni, ben presto scopre che non lo capiscono. Così si avvolge dentro i propri pensieri O forse dovrebbe tentare di parlare con un insegnante o coi suoi genitori di questi sentimenti, dell’inclinazione, che per lui è naturale come il nuoto per un pesce, ma sarebbe considerato da loro come corrotto e peccaminoso, e esortato a tutti i costi a passare oltre e a calpestare quei sentimenti.

Poi inizia in lui un conflitto nascosto, una repressione violenta dell’impulso sessuale, e nella misura in cui la soddisfazione naturale del suo desiderio è negata, la fantasia lavora con spinte ancora più vivaci, evocando quelle immagini seducenti che egli avrebbe voluto espellere dalla sua immaginazione. Più è energico il giovane che deve combattere questa battaglia interiore, più seriamente deve soffrirne tutto il suo sistema nervoso. È questa repressione violenta di un istinto così profondamente radicato nella nostra natura, è questo, a mio modesto parere, che per primo produce i sintomi morbosi, che possono spesso essere osservati negli Urning. Ma tali conseguenze non hanno nulla di per sé a che fare con l’inversione sessuale tipica di un Urning.

“Bene, allora, alcune persone prolungano questo conflitto interiore senza fine, e rovinano la loro costituzione nel corso del tempo, altri arrivano finalmente alla convinzione che un impulso innato, che esiste in essi in modo così potente, non può assolutamente essere di peccato e così abbandonano il compito impossibile di sopprimerlo. Ma proprio a questo punto inizia nella realtà l’Iliade delle loro sofferenze e delle eccitazioni nervose costanti.

L’uomo normale, se cerca i mezzi per soddisfare le sue inclinazioni sessuali, sa sempre dove trovarli senza problemi. Non così l’Urning. Vede gli uomini che lo attraggono, non osa parlare, anzi, non osa nemmeno lasciare percepire ciò che lo emoziona. Egli immagina di essere il solo tra tutte le persone nel mondo che è oggetto di emozioni così eccentriche. Naturalmente, coltiva la società dei giovani, ma non si avventura a confidarsi con loro. Così, alla fine è spinto a cercare un po’ di sollievo in se stesso, una piccola compensazione per la soddisfazione che non può ottenere. Il risultato è la masturbazione, probabilmente eccessiva, con le sue solite conseguenze nefaste per la salute. Quando, dopo il decorso di un certo periodo di tempo, il suo sistema nervoso è gravemente compromesso, questo fenomeno morboso non dovrebbe essere attribuito all’inversione sessuale in se stessa. ma dobbiamo guardare molto lontano e dobbiamo considerarlo come la logica conseguenza della posizione del Urning, condizionato com’è dall’opinione dominante a rinunciare ad una gratificazione che per lui è naturale e normale e a consegnarsi all’onanismo.

“Ma Supponiamo ora che il Urning abbia goduto l’eccezionale buona fortuna di trovare sulla sua strada nella vita un’anima con i suoi stessi sentimenti, oppure che sia stato presto introdotto da qualche amico iniziato, nei circoli del mondo urning. In questo caso, è possibile che abbia evitato molti conflitti dolorosi; ma ancora una lunga serie di preoccupazioni e ansie emotive gli si presenteranno ad ogni passo che farà. Sa davvero ora che non è affatto l’unico individuo del mondo che provi queste emozioni anormali, apre gli occhi, e si stupisce di scoprire quanto numerosi sono i suoi compagni in tutte le sfere sociali e ogni classe o settore, ma percepisce anche presto che gli Urnings, non meno degli uomini e delle donne normali, hanno sviluppato la prostituzione, e che i prostituti maschi possono essere acquistati per soldi facilmente come le femmine. Di conseguenza, non vi è più alcuna difficoltà per lui nel gratificare il suo impulso sessuale. Ma quanto diversamente le cose si sviluppano nel suo caso! Quanto è meno fortunato di uomo normale!

“Ammettiamo il caso più fortunato che gli possa capitare. L’amico simpatico, per il quale è stato a sospirare per tutta la vita, è stato finalmente trovato. Ma non può dedicarsi apertamente a questa relazione, come un giovane fa con la ragazza che ama. Entrambi i compagni sono continuamente costretti a nascondere il loro legame, la loro ansia su questo punto è incessante, qualcosa che somigliasse ad un’intimità eccessiva, potrebbe destare sospetti (soprattutto quando non sono della stessa età, o non appartengono alla stessa classe sociale), e deve essere nascosta al mondo esterno. In questo modo, proprio all’inizio della relazione si mette in moto tutta una catena di incidenti ansiogeni: e il terrore per paura che il segreto possa essere tradito o indovinato, impedisce comunque allo sfortunato amante di arrivare ad una felicità semplice. Insignificanti circostanze, che non hanno importanza per un altro tipo di uomo, lo fanno tremare: il minimo sospetto potrebbe tenerlo sveglio, il suo segreto potrebbe essere scoperto e lui potrebbe diventare un emarginato sociale, perdere la sua fama ufficiale, essere escluso dalla sua professione. È concepibile che questa ansia e la preoccupazione incessante possa passare su di lui senza lasciare traccia e senza reagire col suo sistema nervoso?

“Un altro individuo, meno fortunato, non ha trovato un compagno simpatico, ma è caduto nelle mani di qualche bel collega, che all’inizio rispondeva prontamente ai suoi desideri, fino a quando ha tirato fuori il più profondo segreto della sua natura. A quel punto cominciano ad essere impiegati i più sottili metodi di ricatto. Il disgraziato perseguitato miserabile, si trova nell’alternativa di pagare soldi o di diventare socialmente inaccettabile, perdendo una posizione di rispetto, vedendo il disonore scendere su di lui e sulla sua famiglia, paga, e ancora paga, l’avido diventa il vampiro che succhia la sua linfa vitale, finché alla fine davanti a lui c’è solo la rovina finanziaria e la disgrazia. Chi si stupirebbe se i nervi di un individuo in questa posizione non fossero simili ad una orribile ferita?

“In alcuni casi i nervi cedono di colpo: l’alienazione mentale subentra, finalmente il disgraziato trova in un manicomio quel riposo che la vita non gli assicurerebbe. Altri terminano la loro situazione insopportabile con l’atto disperato del suicidio. Quanti casi inspiegabili di suicidio nei giovani uomini dovrebbero essere attribuiti a questa causa!

“Non credo di sbagliare quando sostengo che almeno la metà dei suicidi di giovani sono dovuti a questa circostanza. Anche nei casi in cui nessun ricattatore spietato perseguiti l’Urning, ma è esistito un legame, che è durato in modo soddisfacente per entrambe le parti, anche in questi casi, perfino l’essere scoperti, o la paura di essere scoperti, conduce troppo spesso al suicidio. Quanti funzionari, che hanno avuto relazioni con i loro subordinati, quanti soldati, che hanno vissuto in tale relazione con un compagno, quando pensavano che stavano per essere scoperti, hanno sparato un proiettile nel loro cervello per evitare le disgrazie che stavano per arrivare! E la stessa cosa si potrebbe dire per tante altre situazioni.

“In conseguenza di tutto ciò, appare chiaro che se, come è di fatto, anomalie e veri disturbi mentali dell’intelletto sono più comuni tra gli Urnings che nel caso di altri uomini, questo non stabilisce una connessione necessaria tra l’eccentricità mentale e il temperamento specifico del urning, né dimostra che l’omosessualità provochi disturbi mentali. Secondo la mia ferma convinzione, i disturbi mentali e i sintomi morbosi che possono essere osservati negli Urnings non dovrebbero nella grande maggioranza dei casi essere riferiti alla loro anomalia sessuale; è vero invece che sono prodotti in loro dalla falsa teoria prevalente dell’inversione sessuale, dalla legislazione in vigore contro gli Urnings e dal il tono dominante dell’opinione pubblica.

Solo chi conosce realisticamente le sofferenze mentali e morali, le ansie e gli sconvolgimenti cui è esposto un Urning, che conosce le ipocrisie senza fine e gli occultamenti cui un Urning deve adeguarsi per mascherare la sua inclinazione interiore, solo colui che che comprende le infinite difficoltà che si oppongono alla soddisfazione naturale del suo desiderio sessuale, è solo questa unica persona come dico, che è in grado correttamente porsi domande circa la diffusione delle aberrazioni mentali e dei disturbi nervosi nel gruppo degli Urnings. La percentuale maggiore di queste circostanze morbose non si svilupperebbe certamente se un Urning, come un uomo normale, potesse ottenere una gratificazione semplice e facile del suo appetito sessuale, e se non fosse eternamente esposto alle torturanti ansie che ho tentato di descrivere.”

Questo brano è scritto in modo potente e con sobrietà e conferma quello che ho cercato di stabilire criticando l’ipotesi medica e solleva l’ulteriore questione se il fenomeno dell’inversione sessuale non debba essere affrontato dal punto di vista dell’embriologia piuttosto che della patologia psichica. In altre parole, non con si deve forse considerare il vero Urning come una persona nata con istinti sessuali impropriamente correlati ai suoi organi sessuali? Questo può accadere senza alcuna morbilità ereditaria o latente, e le anomalie nervose scoperte in lui quando cade finalmente sotto l’osservazione dei medici, potrebbero non essere la prova di una costituzione originariamente contaminata, ma la conseguenza delle condizioni innaturali a cui è stato esposto fin dalla pubertà.
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1) The Standard of Sanity, Br. Med. journal, NOV. 28, 1885.
2) Vedere Tarnowsky circa l’opinione delle classi inferiori a San Pietroburgo, op. cit., p. 99. “Ueberhaupt verhalten sich die gemeinen ungebildeten Leute, dem Ausspruch aller mir bekannten Päderasten gemäss, äusserst nachsichtig gegen unzüchtige Anträge -. ‘Herrschaftliche Spielerei,’ wie sie es nennen” Questo è vero non solo della Russia, ma di paesi in cui si dovrebbe meno aspettare di trovare la conformità in questione.
3) p. 73. Il corsivo è del traduttore. L’omosessuale L’aggettivo omosessuale, anche se malamente derivato da una parola latina e da una greca, è utile, ed è stato adottato da autori che hanno trattato questo argomento. Unisexual sarebbe meglio.
4) Una nota su questo argomento deve essere scritta e può essere introdotta qui come altrove. Balzac, in Une dernière incarnation de Vautrin, descrive la morale dei bagnes [bagni penali] francesi. Dostoieffsky, in Prison Life in Siberia, tocca lo stesso argomento. Si veda il suo ritratto di Sirotkin, p. 52, e segg., p. 120 (edn. J. & R. Maxwell, Londra). Possiamo fare un raffronto con Carlier, op. cit., pp. 300, 301, per una descrizione della violenza delle passioni omosessuali nelle carceri francesi. Gli iniziati conoscono i fatti che avvengono nelle carceri inglesi. C’è una prigione militare al Lido di Venezia, dove gli amanti incorreggibili del loro stesso sesso sono confinati tra gli altri colpevoli. Un uomo qui ha detto: “Tutti i nostri amori in questo luogo sono fucili a retrocarica.” Bouchard, nelle sue Confessioni (Parigi, Liseux, 1881), descrive le carceri dei condannati a Marsiglia nel 1630. Agli uomini era permesso di portare le donne a bordo delle galee ed essi “facevano l’amore con loro davanti a tutti, stendendosi sotto il banco sul loro mantello, ma da qualche anno in qua il generale ha vietato l’ingresso alle donne. E così lì dentro si pecca solo di sodomia, mollezza, sesso orale e altre simili tenerezze” (p. 151). Lo stesso francese, parlando dei paggi del duca d’Orleans a Parigi, dice che il duca fu un’”anima estremamente empia e dissoluta, soprattutto coi ragazzi, il signor d’Orléans vietava ai suoi paggi di fare sesso e di masturbarsi, dando poi loro un congedo di riposo per vedere le donne che volevano e talvolta, di notte, andava a bussare alla porta della loro stanza con cinque o sei puttanelle e si tratteneva con loro per un’ora o due “(p . 88). Questo principe era dello stesso avviso di Campanella, che, nella Città del Sole, dispose che i giovani dovevano avere accesso libero alle donne, per evitare aberrazioni sessuali. Aretino e Berni ci permettono di comprendere l’immoralità sessuale dei maschi riuniti insieme nelle corti dei prelati romani. Per quanto rguarda il servizio militare i fatti riportati da Ulrichs sulla Legione straniera francese in Algeria, sulla base di quanto riferito da un testimone credibile, che era stato omosessuale passivo nel suo reggimento, meritano attenzione (Ara Spei, p 20; Memnon, p 27. ). Quest’uomo, che era un tedesco, disse ad Ulrichs che i soldati spagnoli, francesi e italiani erano gli amanti [cioè gli attivi], gli svizzeri e i tedeschi i loro amati [cioè i pasivi]. Si veda il generale Brossier, citato, pag. 19. Ulrichs riferisce che nell’esercito austriaco sono date regolarmente lezioni ai cadetti e ai coscritti sui vizi omosessuali. Memnon, p. 20).
5) Vedi sopra, pag. 33, la mia critica di Moureau su questo punto, con particolare riferimento alla Grecia.
6) Prometheus, pp. 20-26, e seguenti.
7) Senza dover ricorrere a Ulrichs, può essere dimostrato dai casi di veri Urnings riportati da Krafft-Ebing che l’onanismo precoce non è affatto più frequente tra loro che tra i maschi normali. Cinque soggetti, non mostravano alcuna propensione per l’auto-abuso. Il primo (Pag. 128) dice: “Dato che non mi sono mai masturbato e non ho mai sentito alcuna inclinazione per questo, a volte avevo una polluzione notturna.” Il secondo (p. 155): “Sarete sorpresi di sapere che prima del mio ventottesimo anno non ho mai avuto alcuna eiaculazione del seme, né per le emissioni notturne, né con la masturbazione, né per contatto con un uomo.” Il terzo (p. 172): “La masturbazione è un ripiego miserabile, e pernicioso, mentre l’amore omosessuale eleva il morale e rafforza il carattere fisico.” Il quarto (p. 163): “Ho avuto una repulsione profonda per l’onanismo, anche se dalla prima comparsa della pubertà sono stato sessualmente molto eccitabile e turbato da erezioni persistenti”. Il quinto (Pag. 142) non è così chiaro; ma è evidente dalle sue osservazioni che la prima eiaculazione gli arrivò alla vista di un bel soldato “quando sentii le mie parti intime inumidirsi, ero terribilmente spaventato e pensai che fosse un’emorragia.” Alcuni dei casi non menzionano assolutamente l’argomento. Molti sembrano aver iniziato a masturbarsi presto, ma la percentuale non è eccessiva per il numero complessivo. Un Urning spiega il sistema della faute de mieux. (p 115): “Se non abbiamo un amico la cui compagnia sessuale è diventata indispensabile per la salvaguardia della nostra salute, e se alla fine ci abbandoniamo alla masturbazione da soli con la nostra immaginazione, allora davvero ci ammaliamo.” Un altro dice (p 151): “L’indulgere alla omosessualità con un uomo mi ha dato divertimento e una conseguente sensazione di benessere, mentre l’onanismo faute de mieux [per mancanza di meglio] ha prodotto il risultato opposto.”
8) p. 82. Erodoto una l’espressione “malattia femminile.”
9) p. 86, e seguenti.
10) p. 88, e seguenti.
11) D’ora in poi potremo usare la parola urning senza problemi; ma anche se i giuristi e gli uomini di scienza ripudiano dottrina di Ulrichs, essi hanno adottato la sua designazione per un membro enigmatico ed ancora non classificato della razza umana. Si dice che un certo Dr. Kaserer, di Vienna, abbia inventato il termine urning.
12) Questo è un merito di Westphal, predecessore di Krafft-Ebing, la sua dottrina afferma che gli Urnings sono consapevoli della propria malattia. Naturalmente, entrambe le autorità hanno ragione. Approcciate un urning spaventandolo con la paura dell’opinione pubblica e della legge ed egli confesserà le cose terribili che ha imparato. Avvicinatevi a lui dal punto di vista della scienza ed egli dichiarerà che, tra quattro mura chiuse, non ha alcun senso di colpa.
13) Pag. 97-106.
14) La ripugnanza fisica dei veri Urning per le donne può essere illustrata da passaggi tratti da tre casi di Krafft-Ebing (pp. 117, 123, 163), che traduco. (1) “Avevo osservato che una ragazza era pazzamente innamorata di me, e desiderava intensamente darsi a me. Le ho dato un appuntamento a casa mia, sperando di poter riuscire meglio con una ragazza che mi aveva cercato per amore di quanto non era successo con le donne pubbliche. Dopo le prime carezze di fuoco, mi sono sentito davvero un po’ meno freddo, ma quando siamo arrivati a pensare al rapporto sessuale, tutto è finito ed è tornato lo stesso gelo di prima, avevo recitato la mia parte. L’ho mandata via, profondamente sconvolta, con alcune osservazioni morali, e non ho mai provato nuovamente simili esperimenti. In tutte queste occasioni l’odore specifico della donna aumentava il mio orrore”.(2) “La vicinanza delle prostitute suscitava in me repulsione e nausea, in particolare, non potevo sopportare il loro odore.”(3) “Mi sembra assurdo considerare la forma femminile come il prototipo della bellezza umana. Considero spiacevole una persona di sesso femminile, la forma dei suoi fianchi brutta e antiestetico. Ballare è quindi un abominio per me. Detesto l’odore che il cosiddetto gentil sesso emana quando è riscaldato dalla danza.” Il disgusto ispirato in questi tre Urning dall’odore della femmina è altamente significativo dal momento che sappiamo che il senso dell’olfatto agisce potentemente sul appetito sessuale degli individui normali. Si può osservare che in tutti i casi di esplicita omosessualità, il rapporto sessuale con le donne sembra essere stato perseguito con disgusto, esaurimento nervoso e con la sensazione di un atto innaturale eseguita senza alcun piacere. Questo è vero anche per coloro che si sono arrivati al matrimonio.
15) Un segno, per inciso, che può essere osservato nella più maschile degli atleti. Questo è molto evidente nelle fotografie di nudo di Sandow.
16) Gli Inglesi conoscono il tipo come Marianne, e hanno avuto modo di studiare le loro abitudini nel processo Boulton e Park. Per il tipo di Parigi, consultare Carlier, op. cit., pp. 323-326, 339-351, 463.
17) Ho usato la versione tedesca del lavoro di Lombroso, per la prefazione del traduttore e le annotazioni occasionali.
18) Si veda Dufour, “Histoire de la Prostitution,” vol. iii. (France, ch. i.) p. 193.
19) Si veda Dufour, “Histoire de la Prostitution,” (France, chs. 6 and 7).
20) Vedi sopra, per una definizione geniale del Dott. Huggard, che copre entrambe le classi: criminali nati e pazzi morali.
21) Il suo traduttore tedesco richiama l’attenzione su questa omissione; p. 153, nota.

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http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=4983

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GAY CHE VEDONO GLI AMICI ETERO COME AMANTI GAY

Ciao Project,
mi ha fatto piacere parlare con te in chat ieri sera, è stata una cosa inattesa ma per me molto positiva. In pratica la prima volta in cui ho potuto parlare liberamente di me e della mia sessualità. Mi hanno colpito le tue risposte, sempre molto tranquille, cioè delle risposte che tendevano a sdrammatizzare e a farmi notare la normalità di tante cose che a me sembravano strane.

Ho deciso di mandarti questa mail per andare ancora di più nello specifico. Ho cambiato i riferimenti dei posti e i nomi delle persone, ma i fatti sono esattamente quelli che mi sono accaduti, quindi, se vuoi puoi pubblicare la mail nel forum. Vado per ordine cronologico.

Sono sempre stato gay in modo esclusivo, cioè ho desiderato per anni, da quando avevo undici o dodici anni, di stare in intimità sessuale con maschi, con ragazzi coetanei o un po’ più grandi. Le fantasie della masturbazione sono state sempre ed esclusivamente gay, però ho avuto anche una ragazza, ho anche fatto sesso con questa ragazza, ci masturbavamo a vicenda e una decina di volte abbiamo anche avuto rapporti completi, però non mi sono mai sentito etero.

Potevo anche fare sesso con una ragazza, ma non era quello che volevo. Se avessi potuto scegliere se farlo con una ragazza o con un ragazzo non avrei avuto il minimo dubbio, però le ragazze mi puntavano e fi facevano una corte spietata, in pratica me la offrivano su un piatto di argento, mentre di ragazzi non se ne vedeva nemmeno l’ombra.

Anche quando stavo con la mia ragazza la mia masturbazione è stata sempre e solo con fantasie gay, ho provato a forzarmi ad usare fantasie etero ma era proprio un modo per violentarmi, e poi onestamente non ero innamorato della mia ragazza, mi dava fastidio quando di mandava i messaggini o quando mi telefonava e attaccava a chiacchierare e non la finiva più. Quando stavo con la mia ragazza avevo 18-19 anni e la cosa era cominciata perché non ero riuscito a dire di no e, lo devo dire, la cosa, un po’ (ma veramente poco) mi incuriosiva.

Le prime volte che abbiamo fatto sesso, solo masturbazione, io mi sono studiato su internet che cosa fare (so che è assurdo ma è così), poi quando si è trattato di avere rapporti completi, il mio . . . si rifiutava proprio, alla fine ci sono riuscito, ma, sai proprio una cosa molto relativa. Io penso che per un ragazzo etero che penetra una ragazza, specie le prime volte, l’eiaculazione arrivi presto e sia potente, almeno è quello che ho sempre sentito raccontare, per me non era così, non mi veniva spontaneo e arrivavo all’orgasmo solo dopo quando mi masturbava.

E devo dire che tante volte mi sono chiesto che cosa stavo a fare lì, anche se poi succedeva di nuovo. E una decina di volte è successo. Il bello è che lei era contenta e proprio non si rendeva conto che la cosa non mi diceva quasi nulla, adesso ho 27 anni, mi sono laureato e ho trovato lavoro.

Allora, verso quella ragazza non provavo repulsione ma sentivo che era una cosa non mia, comunque con un’altra ragazza non ci sarei mai andato nemmeno allora, con quella si era creata l’occasione ed era stato comunque sgradevole dovere rompere i rapporti, perché ci furono risentimenti, ma ero già allora molto deciso a fare di tutto per non trovarmi mai più in una situazione simile. Comunque adesso è finita da otto anni. E poi, una volta chiusa la storia con quella ragazza, non ho più voluto saperne di nessun’altra ragazza proprio perché io volevo un ragazzo.

Passavo le nottate in chat a caccia del ragazzo giusto, ma, francamente non c’era nessuno che mi sembrasse il ragazzo giusto. Quella era la mia vita notturna, la vita diurna era quella del classico ragazzo etero o meglio del classico ragazzo senza interessi sessuali almeno in apparenza, dedito solo allo studio e agli amici. E qui comincio ad entrare nel vivo della faccenda.

All’università ho avuto modo di conoscere parecchi ragazzi. Prima si parla un po’ solo dell’università, poi si comincia a studiare insieme, poi ci si conosce meglio, c’è la pizza insieme, lo sport, che per noi è stato fondamentale, poi si comincia ad andare in vacanza insieme, o almeno ad uscire insieme la domenica, insomma si diventa amici e, diciamo così, le amicizie si selezionano da sé, si fa un gruppetto sempre più piccolo e sempre più legato. Diciamo che quando avevo vent’anni avevo tanti amici, ma amici un po’ per modo di dire, mentre a 23 o 24 anni ne avevo molti di meno ma tra noi i rapporti erano molto più stretti. Diciamo che intorno ai 25 anni si è formato un gruppo di 4 ragazzi che ormai sembrava indistruttibile.

Un giorno stavamo a pranzo a casa dei genitori di uno e un altro giorno a casa dei genitori di un altro. La nostra amicizia era un fatto pubblico e accettato dalle nostre famiglie. Ci eravamo conosciuti per motivi di studio e avremmo potuto darci una mano anche finita l’università.

Un giorno venne in mente a Lorenzo (nome ovviamente cambiato) che saremmo potuti andare in palestra insieme, in un gruppo dilettantistico di pallavolo, era uno sport che piaceva a tutti e quattro e ci iscrivemmo alla polisportiva locale. Qui bisogna aprire una parentesi. Noi quattro stavamo bene insieme, nessuno di noi quattro aveva al momento una ragazza, ma tutti e quattro (me compreso) avevamo avuto una ragazza, ma nessuno di noi quattro parlava di ragazze o di discoteca.

Fu proprio allora che cominciai a chiedermi che cosa ci fosse di comune tra noi che ci faceva stare tanto bene insieme e mi cominciò a venire l’idea che fosse proprio il fatto che non si parlasse di ragazze e che si stesse spessissimo tra noi. Ma tra noi l’atmosfera era molto sciolta, non eravamo quattro tipi arcigni ma quattro simpaticoni che “tra loto” si divertivano a fare i buffoni e a dire cazzate. Con gli altri, o se c’erano altri, non lo facevamo mai, ma tra noi sì. Ogni tanto ci scappava (sempre tra noi) la battuta a sfondo sessuale, ma non sulle ragazze ma sulla masturbazione.

Cominciamo a frequentare la palestra, per me un vero trauma, non ero mai stato in una palestra e vedere tutti quei ragazzi nudi che giravano così disinvolti, come se niente fosse, mi portava il cuore a 120, e poi c’erano i miei tra amici e potevo vederli nudi, anche se per ovvie ragioni dovevo stare attendo a controllarmi molto. Ci furono anche battute sui nostri attributi, ma proprio battute per ridere e basta. Con l’andare del tempo, andare agli allenamenti era diventata una cosa abituale anche per me, o quasi abituale, perché certe volte arrivavano ragazzi nuovi che erano proprio bellissimi e io dovevo sforzarmi di non guardarli.

Un giorno che venne un ragazzo nuovo particolarmente bello, vidi uno dei miei amici che lo osservava e pure io mi feci sorprendere dai miei amici mentre lo guardavo. E lì cominciarono le battute, ma anche questa volta, cose molto semplici, senza cattiveria, un vero e proprio gioco. Ora, il mio amico Marco (nome falso), che si era girato a guardare il bellissimo, era anche quello dei tre che a me piaceva di più: alto, biondo, con un sorriso intelligente. Allora cominciai a mettere insieme le tessere del mosaico: non parla di ragazze, fa battute sulla masturbazione e non sulle ragazze e si gira a guardare un ragazzo bellissimo nudo . . . che vuol dire? Basta tirate le somme: Marco è gay! Mi sembrava che averlo visto sbirciare il ragazzo bellissimo nello spogliatoio equivalesse ad un coming out in piena regola. E fu così che cominciai a perdere la testa appresso a Marco.

Cercai di mettere insieme tutto quello che si potevo sapere di lui (non lo avevo mai fatto prima) esplorai il suo facebook, quello che suoi amici, feci tutte le ricerche possibili ma di ragazze nemmeno l’ombra. L’idea che fosse gay diventava sempre più una certezza e nello stesso tempo cresceva in me l’idea di provarci con lui, di dirgli che mi ero innamorato di lui e che era diventato la mia idea fissa. Fare un discorso del genere, comunque, non era facile, anzi era praticamente impossibile.

In una breve vacanza di noi quattro amici in montagna, io e Marco siamo capitati (non casualmente) nella stessa stanza, io ero carico all’inverosimile ma non sapevo decidermi. Un giorno che si doveva uscire per un’escursione ci siamo svegliati tardi e abbiamo fatto la doccia insieme, con tanto di toccatine reciproche, io stavo andando in erezione di brutto ma lui mia ha detto che dovevamo prepararci con la massima fretta e ha aggiunto con un sorriso malizioso: “ne riparliamo stasera!” Quella frase mi ha martellato il cervello per tutta la giornata. Mi ripetevo che ci avevo visto giusto e che era gay e che non potevo sbagliare, perché io un gay lo identifico anche solo a guardarlo.

Insomma . . . finisce l’escursione, la sera si va a cena e io non vedo l’ora che finisca per potermene andare in camera con Marco, ma un altro degli amici propone la discoteca e Marco accetta entusiasta. Ci sono rimasto malissimo.
Evidentemente non si ricordava nemmeno quello che era successo la mattina.

Si va in disco, gli altri due si mettono a ballare come forsennati ma non in coppia, semplicemente in gruppo, Marco invece resta vicino a me, è il solito Marco: intelligente, simpatico, forse gay, d’altra parte come si può pensare che sia etero un ragazzo che va in disco e non balla nemmeno con una ragazza.

A un certo punto mi guarda negli occhi e mi dice: “Che c’è?” Qualche cosa che non va?” Io gli dico di no e lui mi risponde: “Vuoi che torniamo in albergo?” Ovviamente gli dico di no, ma mi guarda di nuovo e mi dice: “Non mi sono mica dimenticato!” Quella frase mi rimette in moto il cervello. Dopo venti minuti eravamo di nuovo in albergo. Saliamo in camera, chiudiamo la porta a chiave e mi butta sul letto e comincia a farmi il solletico. Abbiamo giocato come due ragazzini: solletico, cuscinate, fare la lotta, ovviamente tutto per gioco, poi mi rendo conto che è eccitato. Lo butto sul letto e comincio a toccarlo e lui lascia fare.

Adesso non voglio scendere in dettagli da film a luci rosse ma in breve arriviamo a masturbarci reciprocamente e non penso affatto che a lui la cosa creasse problemi. Io lo avrei baciato ma non ho preso l’iniziativa e non l’ha presa nemmeno lui. Dopo siamo rimasti a parlare ma non di sesso, ma di quando eravamo bambini e di come passavamo le feste. Io ero felice, è stato uno dei momento più esaltanti della mia vita, eppure, già nei giorni successivi mi sono reso conto che per lui il senso di quello che avevamo fatto era molto relativo. Non è più tornato sull’argomento, ma non perché fosse stato rimosso, semplicemente perché era stato un momento, e quel momento era passato. Siamo rimasti amici, anzi amicissimi, ma sono passati due anni e quell’episodio non si è mai più ripetuto.

Ancora adesso lui non ha una ragazza e nemmeno un ragazzo e nemmeno io. Il coraggio di chiedergli se è gay non ce l’ho avuto allora e meno che mai ce lo avrei adesso e d’altra parte lui non fa fatto domande a me. Perché è così dannatamente difficile parlare chiaro. Se fosse stato gay ci avrebbe riprovato? Io penso proprio di sì, ma lui non lo ha fatto e adesso mi sento comunque attratto da lui in modo fortissimo, è il ragazzo più sexy che io abbia mai conosciuto, è il mio ragazzo ideale, ma questo non basta a renderlo affettivamente il mio ragazzo. Molte delle mie illusioni si sono perse del tutto o si stanno perdendo per la strada, insomma è un bravo ragazzo, gli voglio bene, ma non credo proprio che sia gay, e per arrivare a questa conclusione ci ho messo anni. Oggi come oggi credo e temo che il nostro strano rapporto a metà andrà avanti e ci impedirà di vivere la nostra vita come avremmo voluto.

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LA PAURA DI ESSERE GAY

Gran parte dei condizionamenti più profondi sono del tutto inconsci, sono, cioè, dei limiti e dei preconcetti che vengono interiorizzati come scala di valori e come condizione di omologazione in ambiente familiare e sociale. Per essere accettati bisogna essere conformi ai modelli accettati. Quei modelli vengono mitizzati  e assimilati del tutto acriticamente proprio perché trasmessi con dolcezza da persone che a quei modelli danno il massimo credito. L’omofobia può assumere l’aspetto aggressivo dell’emarginazione violenta ma molto spesso si manifesta in modo subdolo e inconsapevole attraverso la trasmissione di modelli ai quali si attribuisce una specie di valore sacro, come se fossero la condicio sine qua non della felicità. I genitori in genere si sforzano di garantire il meglio ai loro figli, ma il meglio secondo i loro criteri. Per un genitore, rendersi conto che quei modelli possono non solo essere non adatti per un figlio ma possono costituire addirittura una trappola è quasi impossibile. Agiscono nella presunzione di fare bene e proprio per questo non hanno colpe, anche se hanno una responsabilità oggettiva. Chiunque più o meno consapevolmente trasmette dei valori dovrebbe avere la capacità di relativizzarli di presentarli come delle possibilità  e non come delle opzioni senza alternative. L’affetto tra genitori e figli non deve essere in nessun modo condizionato a nessuna forma di conformità rispetto a questo o quel tipo di modello. So benissimo che si tratta di cosa molto difficile e forse, per chi ha figli, staccarsi dal proprio modello e pensare che un figlio può essere un ottimo figlio anche senza rispettare alcuni di quei modelli che sono stati fondamentali per i genitori è particolarmente difficile.

La mitizzazione della vita familiare tipo mulino bianco, a parte il fatto che è una rappresentazione lontanissima dalla realtà della vita delle coppie etero, crea il modello al quale, consciamente o meno, si chiede al figlio di conformarsi. Nei comportamenti sociali questa omologazione si realizza, ma la sessualità non ha una base culturale, non si è etero perché si è educati ad essere etero e non si è gay perché si è educati ad essere gay. La sessualità non è riducibile tramite l’educazione, la sessualità sfugge alla omologazione conformistica. O meglio, i comportamenti sociali, apparentemente connessi alla sessualità, rispondono ai condizionamenti culturali, si tratta in fondo di comportamenti sociali  che possono, come in genere accade,  trovare una corrispondenza nella sessualità spontanea di un ragazzo, che diventa un valore socialmente condiviso e uno strumento di integrazione sociale, ma possono anche rimanere dei puri comportamenti sociali del tutto staccati dalla sessualità spontanea. Avere una ragazza, in termini sociali non comporta necessariamente il fatto di essere innamorato di quella ragazza, cioè di provare per quella ragazza un coinvolgimento sessuale e affettivo profondo. È qui che per un ragazzo gay si segna per la prima volta il distacco tra il comportamento sociale assimilato e la sessualità spontanea. Un ragazzo gay, anche quando dice di non accettarsi, è in fondo completamente consapevole di essere gay, lo è almeno a livello sessuale, e dire “almeno” non è riduttivo ma significa che lo è ai livelli fondamentali.

La prima discrasia tra modelli interiorizzati e sessualità spontanea si manifesta attraverso la masturbazione e qui la differenza tra l’esperienza adolescenziale di un ragazzo etero e quella di un ragazzo gay è notevole. Un ragazzo etero, attraverso la masturbazione, e aggiungo attraverso la pornografia, smitizza il modello di coppia etero che aveva interiorizzato ma nello stesso tempo si rende conto che i suoi compagni vivono esperienze analoghe e che la sessualità, per lui, anche se non è più quella dei modelli astratti di famiglia tipo mulino bianco, è comunque una realtà che crea coesione sociale. Un ragazzo etero che cresce si rende conto che la masturbazione e la pornografia “in chiave etero” sono esperienze condivise e socialmente accettate. Per un gay le cose vanno diversamente. Un adolescente gay che scopre la masturbazione e la pornografia gay si rende conto abbastanza presto che il mondo dei suoi compagni è diverso dal suo e a questa consapevolezza si aggiunge spesso quella derivante dal costatare come l’omosessualità sia considerata un disvalore. Un adolescente gay non ha in genere accanto nessuno con cui confrontarsi in modo serio. Parlare coi genitori di queste cose significa trovarsi di fronte a reazioni preoccupate, angosciate,  spesso condizionate da visoni del tutto distorte della omosessualità. Parlarne con gli amici significa esporsi alla gogna in quanto gay, parlarne con un insegnate o con un prete significa, quando va bene, aggiungere ai propri condizionamenti anche i pregiudizi altrui. Per un ragazzo gay, salvo rarissime eccezioni, la scelta è solo quella del rinvio del problema e della svalutazione della masturbazione come elemento indicativo, prevale l’idea che sia solo un momento, che in fondo la masturbazione è un vizio che è possibile togliersi con un po’ di buona volontà o che, semplicemente, con l’andare degli anni questa “omosessualità adolescenziale” lascerà il campo alla eterosessualità adulta.

Per quanto la cosa sia paradossale, la sessualità autentica, quella spontanea che emerge nella masturbazione, viene sepolta da un insieme di false certezze che servono solo a conservare una possibile conformità coi modelli assimilati. Tanti ragazzi arrivano a sublimare la loro sessualità nello studio reprimendo la masturbazione e arrivano perfino ad avere una ragazza, ma non solo, se ne sentono innamorati e sono profondamente incoraggiati dal fatto che quando stanno con la ragazza vanno in erezione e “in qualche modo” si sentono coinvolti, anche se in effetti, la masturbazione continua a realizzarsi solo con fantasie gay.

Pian piano però subentrano anche altri elementi di natura propriamente affettiva orientati verso i ragazzi e il ragazzo gay si rende conto che, anche se per lui, almeno in teoria, è possibile una vita etero, non è in realtà quello che va effettivamente cercando. A questo punto c’è il rischio di vedere crollare tutto il castello di carte costruito in precedenza e la cosa fa paura perché è ormai radicata l’abitudine a vedere l’omosessualità come un fantasma che ci può distruggere, In sostanza non si fanno i conti con la realtà, ma ancora una volta con le mitizzazioni: gay = pericoloso, contro natura, deviante, patologico, ecc. ecc..

Ci possono essere persone che non escono di casa perché sono terrorizzate dai fantasmi, ma i fantasmi “oggettivamente” non esistono, esiste solo la paura dei fantasmi. Lo stesso vale per l’omosessualità, esiste la paura di essere gay, ma il fatto di essere gay, affrontato razionalmente con un minimo di buon senso, non ha nulla di terribile o di pauroso. I gay non sono una confraternita segreta o una lobby, come si suole dire adesso in certi contesti, ma sono circa l’8% della popolazione e sono persone come tutte le altre. Chi conosce il mondo gay da vicino sa benissimo che i gay sono persone come tutte le altre, che vivono la loro normalità e che oggi hanno anche la possibilità di realizzarsi nella vita non solo a livello professionale ma anche a livello affettivo. Oggi le coppie gay non sono una cosa rara, ce ne sono tante, non sono visibili, salvo eccezioni, ma ci sono eccome.

È fondamentale rendersi conto che le paure connesse alla omosessualità sono oggettivamente inconsistenti, è possibile che in certi contesti per un gay o per una coppia gay la vita sia difficile ma è possibile cambiare ambiente e soprattutto, quando si è in due, le possibilità aumentano notevolmente. Per un ragazzo gay è fondamentale aprire gli occhi sulla realtà, avere amici gay e rendersi conto di come vivono, solo in questo modo le paure irrazionali possono essere messe da parte e l’omosessualità può essere vista con una consapevolezza veramente adulta.

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riferimento: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=3606

GAY, MASTURBAZIONE E PIACERE SESSUALE – UNA VISIONE LAICA

Riporto qui di seguito, in traduzione mia, una parte di un importantissimo studio che potete leggere integralmente in Inglese sul sito della Organizzazione Mondiale di Sanità:
Sexual Health for the Millennium. A Declaration and Technical Document” una pubblicazione della World Association for Sexual Health.

http://www2.paho.org/hq/dmdocuments/2010/Sexual%20Health%20for%20the%20Millennium.pdf
Il brano è tolto dal Capitolo 8 “Achieve Recognition of Sexual Pleasure as a Component of Well-being” pp.135-138.
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IL PIACERE SESSUALE NEL CONTESTO STORICO

Durante gran parte della storia umana, l’amore appassionato e il desiderio sessuale sono stati visti come pericolosi, una minaccia per l’ordine sociale, politico e religioso (Hatfield & Rapson, 1993). Durante il periodo storico attuale, la religione e la medicina hanno avuto influenze potenti sulle norme sociali per la salute sessuale e il comportamento sessuale (Hart & Wellings, 2002) e per alcuni aspetti importanti queste istituzioni hanno ereditato e continuato la tradizione di considerare il desiderio sessuale, e per estensione il piacere, con vari gradi di sospetto.

Non è possibile fare generalizzazioni sulla misura in cui le grandi religioni hanno seguito prospettive o “sesso-negative” o “sesso-positive” verso il piacere e la sessualità. Tuttavia, si può dire che, in vari periodi storici, molte religioni, compreso il Cristianesimo e l’Islam si sono concentrate sugli aspetti riproduttivi e la funzione della sessualità. Di conseguenza, esse hanno perseguito forme di controllo severo sui comportamenti sessuali, in particolare al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna, e sui comportamenti che non portano alla riproduzione (ad esempio la masturbazione) e hanno visto il piacere sessuale, in particolare quello delle donne e degli omosessuali, sia uomini che donne, con disprezzo (Per un’ampia documentazione e una seria analisi delle prospettive religiose verso la sessualità nel corso della storia vedere Bullough, 1980, Hawkes, 2004).

Numerosi studiosi hanno documentato il disprezzo per il piacere sessuale, espresso da teologi cristiani e da istituzioni cristiane per gran parte della storia della Chiesa (ad esempio, Pagels, 1988). La masturbazione, in particolare, è stata un argomento controverso proprio perché il suo scopo primario è quello di produrre piacere (Coleman, 2002)La ricerca sulla masturbazione ha indicato che, contrariamente alle credenze tradizionali, la masturbazione è un comportamento sessuale comune collegato a indicatori di salute sessuale. Anche se non ci sono indicazioni negative per la salute associate con la masturbazione, essa è in grado di generare emozioni fortemente negative o positive per molti individui a seconda della interazione tra gli atteggiamenti sociali prevalenti e gli atteggiamenti e comportamenti individuali (Coleman, 2002).

In realtà, la ricerca ha indicato che la masturbazione inizia presto ed è una parte importante di un sano sviluppo sessuale (Langfeldt, 1981). Spesso è un marker di sviluppo sessuale (Bancroft, Herbenick, D., & Reynolds, 2002). Molti giovani conoscono il proprio corpo e fanno esperienza della loro reattività sessuale attraverso la masturbazione (Atwood & Gagnon, 1987). La masturbazione continua anche per tutta la durata della vita. Per esempio, molti adulti continuano a masturbarsi anche se sono sposati e hanno accesso immediato al rapporto sessuale (Laumann et al., 1994). La masturbazione può anche aiutare le persone anziane che non hanno un partner a disposizione a mantenere la funzione e l’espressione sessuale (Leiblum & Bachmann, 1988). La masturbazione è anche una sicura alternativa a comportamenti che comportano un rischio di infezioni a trasmissione sessuale, compreso l’HIV. I benefici della masturbazione sono illustrati dal largo consenso che essa riceve nella terapia sessuale come un mezzo per migliorare la salute sessuale dell’individuo e/o della coppia (Heiman & LoPiccolo, 1988; Leiblum & Rosen, 1989; Zilbergeld, 1992).

Affrontare masturbazione nell’ambito della programmazione e della promozione della salute sessuale può essere difficoltoso. Tuttavia i dati disponibili indicano che la masturbazione è importante e necessaria anche come argomento all’interno della promozione globale della salute sessuale.

Vi è la necessità di ulteriori ricerche includano lo sviluppo di teorie e la verifica di ipotesi circa l’impatto della masturbazione sull’autostima, sull’immagine del corpo, sulla funzione sessuale, sulla soddisfazione sessuale e sulla efficacia dell’integrazione alla educazione alla masturbazione nell’ambito dei programmi di promozione della salute sessuale.

Si deve notare che vari gruppi, provenienti da una varietà di fedi religiose, stanno manifestando prospettive positive e progressive verso il piacere e la sessualità. Tuttavia, si deve anche riconoscere che l’eredità di una interpretazione in gran parte negativa del piacere sessuale proveniente da molte istituzioni religiose è ancora ben viva oggi e continua ad ostacolare la il riconoscimento del piacere sessuale negli sforzi di promozione della salute in molte parti del mondo, in particolare se il piacere sessuale è vissuto in un contesto contrario a particolari norme religiose di condotta sessuale. Per quanto riguarda gli sforzi internazionali volti a promuovere la salute sessuale, l’alleanza degli Stati Uniti, del Vaticano e degli stati conservatori musulmani e cattolici in opposizione al riconoscimento di diversi diritti sessuali, compresi quelli relativi al piacere, è la testimonianza della continua influenza delle forze religiose conservatrici nella formazione delle politiche relative alla salute sessuale (Ilkkaracan, 2005).

Dalla seconda metà del 19° secolo, la medicina e la scienza medica hanno, in particolare nel mondo occidentale, esercitato autorità notevole sulla sessualità e anche qui troviamo che il piacere sessuale è stato spesso visto come patologia. Come Hart e Wellings (2002) suggeriscono “La lunga tradizione di rappresentare la malattia come una punizione per il peccato è continuata quando il comportamento sessuale è stato medicalizzato e trasformato in morbilità” (p. 896). Per esempio, la masturbazione, il desiderio omosessuale e il palese interesse sessuale, soprattutto se espresso dalle donne sono stati considerati fino a poco tempo fa dalla medicina come sintomatico di malattia psichiatrica e perversione.

Sebbene la medicina contemporanea e alcune istituzioni religiose abbiamo girato l’angolo nel riconoscere gli aspetti positivi e i benefici della espressione sessuale, molti tracce della propensione a concentrarsi sui risultati negativi della espressione sessuale sono ancora ben evidenti. “Il discorso pubblico di oggi circa la sessualità è quasi esclusivamente sui rischi e i pericoli: abuso, dipendenza, disfunzione, infezione, pedofilia, gravidanze adolescenziali, la lotta delle minoranze sessuali per i loro diritti civili” (Planned Parenthood Federation of America [PPFA], 2003. p. 1).

Anche se, nella maggior parte delle culture, il desiderio sessuale e il piacere ricevono la loro approvazione nel più ampio contesto di una relazione, il desiderio sessuale e il piacere sono sempre più visti come aspetti intrinsecamente positivi e gratificanti dell’esperienza umana. Mentre una preoccupazione relativa al piacere sessuale è talvolta considerata come una preoccupazione decadente di una cultura laica occidentale, è importante notare che diverse culture hanno tradizioni forti per l’affermazione piacere sessuale. Per esempio, all’interno della cultura brasiliana il concetto di “tudo” o “tutto” si riferisce al mondo di esperienze erotiche e piaceri (de Freitas, de Oliveira, e Rega, 2004).

In effetti, un discorso contemporaneo concernente il piacere può essere trovato in molte culture non occidentali. Per esempio, in Turchia, cioè in un paese che non è certo noto per la sua affermazione del piacere sessuale delle donne, è stato effettuato un programma di base che ha sottolineato il piacere sessuale come diritto umano delle donne (Ilkkaracan & Seral, 2000). Organizzazioni come il Centro Risorse sulla sessualità del sud e sud-est asiatico (Patel, online) ha sollevato la questione del piacere nel contesto della salute sessuale. Dalla loro revisione delle prospettive storiche e inter-culturali sull’amore appassionato e sul desiderio sessuale, Hatfield e Rapson (1993) concludono che il corso della storia è nella direzione di “… una crescente accettazione dell’amore appassionato e del desiderio sessuale come sentimenti legittimi ed esprimibili “(p. 91).

Il piacere sessuale è necessario e contribuisce al benessere, alla felicità e alla salute

L’amore romantico è una caratteristica primaria delle relazioni di coppia e si esprime attraverso la sessualità e la passione sessuale per il partner (Esch & Stefano, 2005). Anche se le differenze sociali politiche ed economiche attraverso il tempo e i luoghi possono notevolmente influire sugli atteggiamenti e sui comportamenti sessuali, la ricerca inter-culturale ha scoperto che le persone, in tutte le società, attribuiscono un grande valore all’essere con un partner per il quale c’è “reciproca attrazione-amore”(Buss et al., 1990). Il desiderio sessuale e il piacere sono incorporati nella caratteristica unitaria e fondamentale della reciproca attrazione tra i partner.

È dimostrato che la condivisione reciproca del piacere sessuale fa aumentare l’attaccamento all’interno della coppia (Weeks, 2002). Come Tepper (2000) scrive per quanto riguarda i diritti trascurati delle persone con disabilità di godere la loro sessualità “Il piacere, è un’affermazione della vita … può dare un senso di connessione con il mondo o di connessione reciproca, può guarire il senso di isolamento emotivo che molti di noi sentono anche se sono socialmente integrati “(p. 288).

In sintesi, il godimento del piacere sessuale gioca un ruolo importante nel contribuire alla costruzione, al mantenimento e la stabilità delle relazioni di coppia e, senza dubbio, la qualità delle relazioni di coppia è fondamentale per la salute e il benessere degli individui e delle famiglie. Mentre il piacere sessuale può essere visto come un fine in sé e per sé, per molti, se non per la maggior parte delle persone, il piacere sessuale si intreccia con sentimenti di intimità e affetto per i loro partner. Il desiderio sessuale e il piacere non solo facilitano la riproduzione, ma funzionano come un meccanismo di coesione sociale per il rapporto di coppia, una struttura di parentela essenziale in tutte le culture del mondo (Fisher, 2002).

Al livello più fondamentale, il piacere sessuale è radicato nella più elementare delle funzioni umane, come è stato riconosciuto dalla psicologia evolutiva. Nel contesto del comportamento adattivo e della sua necessità in continua evoluzione, sembrerebbe che il piacere generato dalla stimolazione sessuale, dall’orgasmo o dal rapporto sessuale potrebbe essere selezionato in funzione evolutiva. Di conseguenza, il piacere può essere visto come un meccanismo efficace e importante di adattamento, la cui funzione è quella di assicurare la procreazione e la sopravvivenza della specie (Esch & Stefano, 2005, p. 182).

Nella misura in cui una società si occupa del benessere e della stabilità delle famiglie in generale, e in particolare delle coppie, è nell’interesse dei politici riconoscere l’importanza del piacere sessuale e attuare programmi di promozione della salute sessuale che riguardano il piacere sessuale come fondamentale per la salute e il benessere individuale e di coppia.

Il recente studio globale sugli atteggiamenti e i comportamenti sessuali (Global Study of Sexual Attitudes and Behaviors) che ha esaminato vari aspetti della salute sessuale in un campione di 27.500 uomini e donne, età compresa tra 40 e 80 anni, provenienti da 29 paesi culturalmente diversi di tutto il mondo, offre una forte evidenza dell’importanza del piacere e della soddisfazione sessuale per la felicità e il benessere degli individui e delle coppie (Laumann et al, 2006:.. Nicolosi et al, 2004). L’indagine ha posto ai partecipanti, tra l’altro, domande circa il grado in cui hanno trovato fisicamente gratificanti le loro relazioni e su quanto sia importante il sesso per la loro felicità generale. Più di tre quarti degli uomini (82%) e donne (76%) sono concordi nel dire che il sesso soddisfacente è essenziale per mantenere un rapporto. Gli autori hanno concluso che, secondo i risultati ottenuti, nonostante le sostanziali variazioni culturali, di norme e di valori sessuali, il benessere sessuale soggettivo è stato associato con la felicità generale negli uomini e nelle donne.

Un Libro Bianco pubblicato dalla Planned Parenthood Federation of America (PPFA, 2003) in collaborazione con la Società per lo Studio Scientifico della sessualità ha raccolto ampie prove scientifiche che dimostrano i benefici per la salute della espressione sessuale. Nel loro insieme, gli studi citati suggeriscono che l’attività sessuale col partner e/o la masturbazione possono essere associate a maggiore longevità, immunità alle malattie, capacità di gestire il dolore, autostima e riduzione dello stress.

In sintesi, il piacere sessuale aiuta a cementare la struttura primaria della relazione di coppia, contribuisce alla felicità generale nella vita degli uomini e delle donne (sia che siano in coppia sia che non lo siamo) e si associa a vari aspetti della salute. Visto in questo modo il piacere sessuale non è cosa frivola o inutile ma è essenziale.
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GAY E ANSIA

Questo articolo è finalizzato a definire il rapporto tra sessualità gay e ansia sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay.

I temi legati alla sessualità sono affrontati in genere con delle categorie specifiche diverse da quella usate per tutti gli altri temi. La prima reazione, o per meglio dire la prima reazione pubblica, si manifesta tramite sorrisi, ammiccamenti, battute di alleggerimento, tutti atteggiamenti basati sulla omologazione, che equivalgono a dire che “tutti sanno come vanno queste cose!”
È difficile, in pubblico, andare oltre il livello della omologazione. La sessualità è concepita quasi sempre come una faccenda privata o, in pubblico, come una questione ideologica. Proprio per questa ragione il confronto serio di esperienze oltre il limite della omologazione avviene in pratica soltanto tra due persone o in gruppi limitatissimi. Sussiste ancora la paura di essere giudicati quando si parla di sessualità e per questo il discorso resta, in pubblico, su linee molto generali e solo in privato è possibile un confronto serio.
Direi che la sessualità è l’ambito in cui il livello di omologazione è massimo. In un gruppo di cento persone scelte a caso, emergono attraverso la discussione, orientamenti politici e culturali di tutti i generi ma in tema di sessualità il gruppo appare omogeneamente costituito da eterosessuali, si possono mettere in dubbio alcuni comportamenti esterni ma non l’eterosessualità in sé. Cito un esempio concreto: in una scuola con mille studenti ci sono in media ottanta ragazzi gay ma non se ne individua neppure uno. Gli eterosessuali “sembrano” dominare l’orizzonte, ma in realtà, quando si comincia a conoscere singolarmente ciascuno dei componenti del gruppo ci si accorge che le cose non stanno così, che l’omosessualità esiste e che non è un fenomeno relativo a minime minoranze. Se, entrando nello specifico, ci fermiamo a parlare con quell’8% circa di popolazione omosessuale ci rendiamo conto che per quelle persone in realtà non solo non esiste nessuna omologazione con l’idea generale di essere etero, ma la sessualità è ancora considerata da loro come una specie di tabù e può quindi essere vissuta solo di nascosto e con sensi di colpa, in sostanza ci si rende conto che la sessualità gay è molto spesso vissuta con ansia.
Mentre il 67,97% degli etero ha risposto al sondaggio di Progetto Gay di non aver mai vissuto con ansia le questioni connesse al proprio orientamento sessuale, solo il 20,45% dei gay ha fornito la medesima risposta.
Quali punti di riferimento può avere un ragazzo gay in termini di sessualità? Le risposte sembrano ovvie, prima i genitori poi il gruppo dei pari, poi il sistema educativo, ecc. ecc.. In realtà è già difficile per un ragazzo etero parlare di sessualità coi propri genitori, ma per un ragazzo gay il problema è molto spesso insuperabile, non solo non troverebbe dall’altra parte una risposta competente ma rischierebbe seriamente di sentirsi rifiutato all’interno della propria famiglia. Lo stesso potrebbe accadere con il gruppo dei pari (compagni di scuola, amici e simili).
Il sistema educativo nella grande maggioranza dei casi è del tutto impreparato a fornire risposte serie in questi ambiti. Ci sono significative eccezioni nei paesi del Nord Europa ma nei paesi dell’Europa meridionale, in gran parte degli Stati Uniti e nella quasi totalità degli altri Stati, non solo non esiste alcuna forma di educazione sessuale che preveda anche di trattare seriamente della omosessualità, ma in pratica i progetti si riducono a trasmettere qualche nozione di fisiologia della riproduzione lasciando del tutto da parte la dimensione affettiva e le problematiche psicologiche legate alla sessualità. Ho avuto modo di esaminare alcuni progetti di educazione sessuale presentati in Italia, destinati a ragazzi dai 16 ai 18 anni, e di riscontrare non solo la totale assenza di qualunque riferimento alla omosessualità ma addirittura la totale assenza di ogni riferimento alla masturbazione, che resta quindi, ancora oggi, argomento tabù anche in campo etero.
Per avere un quadro concreto della situazione possiamo giovarci delle statistiche di Progetto Gay.
La seguente tabella compara la percentuale di ragazzi gay e di ragazzi etero che non hanno mai usato chat erotiche o non hanno mai usato siti di incontri.
                                         etero        gay
mai chat erotiche       80,47%    61,14%
mai siti di incontri      84,38%    53,14%
È evidente che gay fanno molto più uso di chat erotiche e si siti di incontri rispetto agli etero ma la ragione di tutto questo non sta in una maggiore propensione verso il sesso come divertimento o verso il sesso mordi è fuggi, si tratta invece di una reazione del tutto prevedibile all’emarginazione cui i ragazzi gay sono sottoposti.
Un’altra significativa differenza si trova nella reazione dei ragazzi gay e dei ragazzi etero alla scoperta della masturbazione:
                                                   etero        gay
non lo dice a nessuno           58,59%   80,57%
lo dice ad amici coetanei     35,94%   15,43%
È evidente che per un ragazzo gay parlare di sessualità è molto più problematico. La confidenza nel gruppo dei coetanei, per un ragazzo gay, in media, è meno della metà di quella di un ragazzo etero.
Analogo discorso si rileva dalla domanda “Hai mai detto a nessuno che facevi uso della pornografia?”
                                                        etero        gay
non l’ho detto a nessuno           36,72%    64,00%
l’ho detto ad amici coetanei     56,25%    25,15%
Molto significativa è la comparazione dei numero di coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali
                                                                etero        gay
non ho mai avuto rapporti sessuali   32,03%    46,29%
età media del campione                    26,23       26,25
Il quadro complessivo dimostra che un ragazzo gay ha molte più difficoltà di un ragazzo etero nel parlare di sessualità con i genitori, con i coetanei e in ambito scolastico-educativo, e si rivolge quindi alle chat erotiche e ai siti di incontri in misura nettamente superiore rispetto ad un ragazzo etero e, a parità di età, ha molte meno possibilità di avere esperienze sessuali rispetto ad un ragazzo etero.
Purtroppo, anche se è sconfortante, la prima fonte di informazioni sulla sessualità, per i ragazzi gay, è internet, e in particolare la pornografia e l’ambiente delle chat erotiche e dei siti di incontri, che forniscono immagini spesso lontanissime dalla realtà della vita della stragrande maggioranza dei gay. Internet influisce sui ragazzi gay assai di più di quanto influisce sui ragazzi etero. Tutto questo rende la sessualità un argomento tabù per i ragazzi gay molto più che per i ragazzi etero.
Mi capita spesso di parlare in chat con ragazzi gay che hanno della realtà gay un’immagine derivata integralmente da internet, il che significa quasi esclusivamente dalla pornografia, dalle chat erotiche e dai siti di incontri. Spesso questi ragazzi non si identificano affatto nei modelli che hanno appreso dalla pornografia o nelle chat e finiscono per considerare il loro atteggiamento come qualcosa di anomalo e di deviante da correggere e per questo motivo si sforzano di modificare il proprio punto di vista. Ma se conoscessero la realtà della vita degli altri ragazzi gay si renderebbero conto di non avere assolutamente nulla da correggere.
Sono ancora frequenti tra i gay i problemi legati all’ansia di prestazione e in questi casi il deficit erettivo è spesso considerato dagli stessi ragazzi come un proprio problema personale da risolvere attraverso la completa accettazione di un modello di comportamento che a torto si ritiene la regola del mondo gay ma che è invece lontanissimo dalla realtà e deriva quasi esclusivamente dalla pornografia. Ci sono ragazzi di eccellente livello culturale e di notevolissime doti intellettuali che si fanno dominare dall’ansia connessa all’idea di avere il pene piccolo o di avere problemi di reattività sessuale, che non hanno affatto se non come conseguenza di un tentativo di integrarsi ad ogni costo, cioè forzatamente, in un particolare ambiente gay che essi ritengono essere l’espressione tipica della omosessualità.
Ci sono ragazzi che non usano mai la parola gay e evitano qualsiasi argomento connesso alla sessualità fisica. L’idea che si possa parlare in modo serio anche di sesso orale o di masturbazione fatica ad affermarsi. In realtà queste cose non dovrebbero essere considerate in nessun modo un tabù perché la sessualità costituisce una parte essenziale della vita di tutti i ragazzi. Un bravo ragazzo non è un bravo studente che farà strada nella vita ma che per essere un bravo ragazzo non deve avere una sessualità o deve reprimerla, no! Un bravo ragazzo ha ovviamente, è sarebbe assurdo pensare il contrario, una sua sessualità e ha il sacrosanto diritto di viverla in qualsiasi modo ritenga giusto, col solo limite del rispetto della libertà altrui. Un bravo ragazzo vive la sua masturbazione e vive il suo sesso di coppia, quando ha un compagno, ed è fondamentale che viva queste cose in modo sereno, senza stupidi condizionamenti, perché la sessualità è uno dei pilastri del benessere individuale. Nella sessualità, più che in qualunque altra cosa, la limitazione della libertà ha riflessi pesantemente negativi.
Manca pressoché del tutto, in particolare tra i ragazzi gay, l’idea che la sessualità è una realtà ordinaria della vita di tutti, che non è nulla di cui ci si debba vergognare e che della sessualità si può parlare seriamente come di tutte le altre cose.
In situazioni di isolamento, cioè in condizioni un cui non è possibile o è molto difficile qualsiasi forma di confronto sui contenuti della sessualità, la reazione ansiosa prevale e i comportamenti possono diventare rischiosi. La stessa autostima è spesso pesantemente condizionata dalla percezione della propria sessualità come qualcosa di cui non si può parlare.
Affrontare seriamente le tematiche connesse alla sessualità mettendo da parte l’ansia significa recuperare autostima, ridimensionare i problemi e mantenere un contatto sereno con la realtà, cioè, in sintesi, stare meglio con se stessi e con gli altri.
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GAY E MASTURBAZIONE TRA PECCATO E NORMALITA’

Questo post è dedicato ad un confronto tra le posizioni della Chiesa Cattolica concernenti la masturbazione e la realtà del fenomeno, come esso appare ad un’analisi non pregiudiziale.

La definizione di masturbazione data dal Catechismo della Chiesa cattolica (Parte 3^, Sezione 2^, Capitolo 2°, art. 6, n. 2352) come “eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo (”veneream volupratem”)“, per l’uso dell’aggettivo venereo, ormai desueto nel linguaggio comune e perfino nella terminologia medica dove l’espressione “malattie veneree” è stata sostituita dalla più corretta espressione “malattie sessualmente trasmesse”, è debitrice di Tommaso d’Aquino che, nella quaestio della Summa Theologica  dedicata alla lussuria (Summa Thelogica II^IIae, q.153), usa frequentemente espressioni che si riferiscono al “piacere venereo (ἀφροδισιαστικός)” come ad esempio delectationes venereae”, “voluptates venereas”, “actus venereus”, “usus  venereorum”.

Il Catechismo si limita ad un mero richiamo alla Dichiarazione “Persona humana” della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede della fine del 1975, che però tratta l’argomento in modo assai più articolato.

Il punto n. 9 della Dichiarazione Persona Humana, concernente la masturbazione, è uno degli esempi più tipici della dimensione dogmatica tipicamente autoreferenziale della morale cattolica.

La dichiarazione Persona humana affronta l’argomento “masturbazione” ricordando che “Spesso, oggi, si mette in dubbio o si nega espressamente la dottrina tradizionale cattolica, secondo la quale la masturbazione costituisce un grave disordine morale. La psicologia e la sociologia, si dice, dimostrano che, soprattutto tra gli adolescenti, essa è un fenomeno normale dell’evoluzione della sessualità.” Ma a queste teorie psicologiche o sociologiche la Chiesa oppone solo la propria autorità affermando che “secondo qualcuno”, che la Chiesa considera certamente in errore, nella masturbazione  “non ci sarebbe colpa reale e grave, se non nella misura in cui il soggetto cedesse deliberatamente ad un’auto-soddisfazione chiusa in se stessa («ipsazione»), perché in tal caso l’atto sarebbe radicalmente contrario a quella comunione amorosa tra persone di diverso sesso, che secondo certuni sarebbe quel che principalmente si cerca nell’uso della facoltà sessuale.” Al di là del fatto che il testo parla espressamente di “persone di diverso sesso”, si introduce una distinzione, nell’ambito della masturbazione tra masturbazione “eterosessuale” affettiva e “ipsazione”. Il termine “ipsazione” (dal latino “ipse” = io stesso) era stato coniato da Magnus Hirschfeld ed era usato nel questionario psico-biologico che doveva essere compilato da pazienti dell’Istituto di Scienze Sessuali di Berlino fondato dalla stesso Hirschfeld nel 1919.

La domanda n.35 del questionario era la seguente: “Vi lasciate mai andare all’ipsazione, ovvero alla soddisfazione raggiunta per mezzo dell’onanismo? Quando avete cominciato a masturbarvi? Come mai avete contratto tale abitudine? Vi siete stati spinti da persone della vostra età o di età differente, da persone del vostro medesimo sesso o di sesso differente? Fino a quale età, con quali intervalli e rappresentazioni mentali e in che modo vi siete masturbati? Se siete una donna, per mezzo di carezze esterne o tramite l’introduzione nel vostro corpo di oggetti estranei? Avete mai lottato contro tale tendenza? Se sì, con quali mezzi (voti, preghiere, ecc.).

Il Documento Persona humana usa il termine ipsazione (oggi assai poco usato dai sessuologi) per indicare una “auto-soddisfazione chiusa in se stessa” che sarebbe la ragione della immoralità di questo “solo” tipo di masturbazione. Come è ovvio la Dichiarazione non considera nessun argomento di carattere psico-sessuale e si limita a giudicare moralmente irrilevante la distinzione tra masturbazione “eterosessuale” affettiva, che implica una dimensione almeno proiettiva di coppia, e ipsazione cioè masturbazione non affettiva, ammesso e non concesso che esista un linea di demarcazione tra le due cose, come se il problema della legittimazione morale della masturbazione si riducesse a questo. Il Documento sottolinea che la masturbazione è comunque e sempre condannata dalla Chiesa per costante tradizione e che qualunque sia la motivazione che induce taluni all’indulgenza verso la masturbazione affettiva: “Questa opinione è contraria alla dottrina e alla pratica pastorale della chiesa cattolica. Quale che sia il valore di certi argomenti d’ordine biologico o filosofico, di cui talvolta si sono serviti i teologi, di fatto sia il magistero della chiesa – nella linea di una tradizione costante -, sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato”.

Il Documento specifica poi le motivazioni di questo giudizio: “La ragione principale è che, qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità. A tale uso manca, infatti, la relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, «in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana». Soltanto a questa relazione regolare dev’essere riservato ogni esercizio deliberato sulla sessualità.” Qualunque sia il valore degli argomenti in contrario, la condanna trova quindi la sua motivazione indefettibile nel magistero e nella tradizione che legittima l’uso della facoltà sessuale esclusivamente nei “rapporti coniugali normali”.

Molto interessante è la valutazione del significato delle indagini sociologiche sul tema della masturbazione, così come prospettato dal documento Vaticano:  “Le inchieste sociologiche possono indicare la frequenza questo disordine secondo i luoghi, la popolazione o le circostanze prese in considerazione; si rilevano così dei fatti. Ma i fatti non costituiscono un criterio che permette di giudicare del valore morale degli atti umani.”.

La Congregazione non fa che parafrasare un documento di papa Paolo VI «Se le inchieste sociologiche ci sono utili per meglio conoscere la mentalità dell’ambiente, le preoccupazioni e le necessità di coloro ai quali annunciamo la parola di Dio, come pure le resistenze che le oppone l’umana ragione nell’età moderna, con l’idea largamente diffusa che non esisterebbe, fuori della scienza, alcuna forma legittima di sapere, le conclusioni di tali inchieste non potrebbero costituire di per se stesse un criterio determinante di verità» (Paolo VI, Esort. apost. Quinque iam anni, 8.12.1970).”

La Congregazione si spinge alla individuazione delle cause della frequenza della masturbazione e così si esprime:

La frequenza del fenomeno in questione è, certo, da mettere in rapporto con l’innata debolezza dell’uomo in conseguenza del peccato originale, ma anche con la perdita del senso di Dio, la depravazione dei costumi, generata dalla commercializzazione del vizio, la sfrenata licenza di tanti spettacoli e di pubblicazioni, come anche con l’oblio del pudore, custode della castità.”

Quindi il documento cita la “psicologia moderna” anche se non è ben chiaro a che cosa si riferisca in concreto:

La psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili, per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l’azione pastorale. Essa aiuta a vedere come l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età, lo squilibrio psichico, o l’abitudine contratta possano influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell’atto, e far sì che, soggettivamente, non ci sia sempre colpa grave. Tuttavia, in generale, l’assenza di grave responsabilità non deve essere presunta; ciò significherebbe misconoscere la capacità morale delle persone.”

Ne consegue che si tratta comunque di colpa sempre grave oggettivamente ma non sempre soggettivamente e che la psicologia moderna aiuta nel discernere caso da caso. Evidentemente la psicologia moderna è considerata legittima solo in quanto strumentale e conciliabile con la morale cattolica. La Congregazione fornisce poi altri criteri che vanno oltre la “psicologia moderna”:

Nel ministero pastorale, per formarsi un giudizio adeguato nei casi concreti, sarà preso in considerazione, nella sua totalità, il comportamento abituale delle persone, non soltanto per ciò che riguarda la pratica della carità e della giustizia, ma anche circa la preoccupazione di osservare il precetto particolare della castità. Si vedrà, specialmente, se si fa ricorso ai mezzi necessari, naturali e soprannaturali, che l’ascesi cristiana, nella sua esperienza di sempre, raccomanda per dominare le passioni e far progredire la virtù.”

Lasciano ora da parte i pregiudizi morali e prendendo in considerazione i fatti.

Che la masturbazione sia una realtà che riguarda tendenzialmente tutti i ragazzi in età adolescenziale è un fatto risaputo e confermato da tutti i sondaggi seri effettuati in questo campo. La masturbazione in età adolescenziale è un fatto fondamentale che porta gradualmente alla coscienza del proprio orientamento sessuale, determina gli archetipi sessuali, ossia i tipi fisici delle persone che inducono una chiara reazione sessuale e i comportamenti sessuali che saranno ritenuti più eccitanti nel corso dell’intera vita, crea e stabilizza l’associazione tra fantasie masturbatorie e reazioni fisiologiche di erezione e eiaculazione.

Indurre sensi di colpa legati alla masturbazione negli adolescenti tramite pregiudizi di carattere morale significa interferire pesantemente e negativamente sia nella maturazione della loro sessualità che nella formazione del loro senso morale, inducendoli a reazioni nevrotiche di rifiuto del tutto innaturale della masturbazione, alla considerazione della masturbazione come un vizio di cui bisogna cercare in ogni modo di liberarsi e alla formazione di una morale basata sulla repressione anziché sulla liberà.

È un dato di fatto che la masturbazione accompagna normalmente la vita adulta, anche in presenza di una attività sessuale di coppia (sia etero che omosessuale) e che anzi la masturbazione rappresenta in ogni caso l’espressione più libera della sessualità e meno condizionata dalle attese del partner o di altre persone.

È evidente che, per i gay che non vivono in una stabile relazione di coppia, la masturbazione è l’unica forma di sessualità che è possibile vivere senza rischi e quindi reprimere la masturbazione in queste situazioni significa negare del tutto la sessualità di un individuo, cosa che è assolutamente innaturale oltre che immorale.

La masturbazione è la via normale attraverso la quale gli uomini gay o bisessuali sposati, che hanno represso la loro sessualità, divengono pienamente consapevoli della loro condizione ed è anche, in molti casi, per loro, l’unico modo per vivere la loro vera sessualità o la loro componente omosessuale, se sono bisessuali, senza mettere in crisi la famiglia.

Il peso dei tabù introdotti dalla morale cattolica e più in generale del pensiero religioso nel corso dei secoli sui comportamenti sessuali e in primo luogo sulla masturbazione fa sì che ancora oggi molti ragazzi se ne sentano pesantemente condizionati e stentino a considerarla una componente normale della sessualità.

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