TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
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GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE

Nella fiaba di Cenerentola un principe azzurro compare all’improvviso, si innamora di Cenerentola e la trasforma da serva in regina. Questa fiaba, che ha alimentato i sogni di tante ragazzine e che, ovviamente, si può declinare anche in chiave gay, proprio perché alimenta i sogni, rischia di rendere traumatici i risvegli, quando, aperti finalmente gli occhi, ci si rende conto di aver costruito castelli in aria fondati sulle sabbie mobili di un mito. È indubbio però che il mito persiste perché anche se non è assolutamente realistico corrisponde ad un’esigenza profonda che non è tanto quella dell’amore in sé ma quella di dare una svolta alla propria vita. Cenerentola non sogna l’amore con un suo pari, ma sogna che l’amore possa essere la chiave della sua trasformazione in regina. Amore e riscatto sociale in questa fiaba compaiono solo insieme e l’amore è, anzi, solo strumentale. Cenerentola continuerebbe a sognare il suo bel principe se si accorgesse che non è un principe, che non diventerà re e non la farà regina, perché è solo un ragazzo come tanti altri, magari bello, ma con tutto il seguito dei suoi complessi e delle sue manie? Leggendo la storia in chiave gay, ovviamente, spariscono i balli e la corte e con queste cose sparisce la gratificazione pubblica, resta comunque l’idea che il principe azzurro compirà il miracolo e trasformerà il verme in farfalla, anche qui, quindi, l’amore è essenzialmente un mezzo e non un fine. Quanti gay sognano il principe azzurro e si illudono di trovarlo in questo o in quel ragazzo, quanti gay si svegliano traumaticamente dai loro sogni e invece di tenere i piedi ben saldi per terra si mettono comunque alla ricerca di un nuovo principe azzurro! La pia illusione in questo caso consiste nel credere che l’altro ci possa corrispondere al 100%, che il contato con lui possa essere totalmente gratificante, che l’altro non abbia difetti e debolezze di nessun genere o meglio che possa esistere in “nostro” principe azzurro. In tutto questo atteggiamento domina l’idea di egocentrismo, che è una della componenti più forti della personalità, ma qui domina al punto di richiedere all’altro di esistere in funzione nostra. L’altro, in tanto ha un senso e un valore, in quanto mi gratifica e corrisponde esattamente ai miei desideri. Ma questa forma di egocentrismo urta contro un dato di fatto insuperabile: l’altro è veramente altro da noi, ha i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi punti deboli, le sue fragilità e l’essere coppia è sempre parziale, c’è qualcosa di comune e ci sono cose che non possono essere comuni perché si tratta di persone diverse, con alle spalle storie diverse. Coppia, quindi, non sempre e comunque, non come ricetta per risolvere i problemi individuali ma solo se esiste una vera anche se parziale corrispondenza, coppia quindi, sempre e solo parziale e certo non coppia come realtà in cui i singoli vengono ad annullarsi. E quando non c’è relazione di coppia? La risposta è una sola: la solitudine, tanto demonizzata ma indispensabile per costruire l’equilibrio individuale. Solitudine non significa vita eremitica ma capacità di staccarsi dalle cose e anche dalle persone per tornare nella propria individualità, per recuperare il senso e il valore della parzialità e della relatività di un rapporto di coppia o di amicizia. Solitudine per imparare il valore dell’effimero e del relativo. Il mito del principe azzurro conduce alla dicotomia radicale o serva o regina, ma il buon senso dimostra come gli stati intermedi siano infiniti ed abbiano comunque un valore proprio perché possibili, il valore del relativo e del parziale, che però è reale, mentre il mito, proprio perché sublime, non ha nulla di reale. La solitudine come capacità di distacco è un valore fondamentale proprio perché aiuta a non buttare via tante realtà che pur non essendo gratificanti al 100% hanno comunque aspetti positivi, ovviamente non hanno solo aspetti positivi, ma non per questo devono essere svalutate e spazzate via. Per uno della mia età, poi, la solitudine diventa un abito mentale che non è affatto una forma di disagio ma risponde all’esigenza di tirare le somme e di ridare ordine all’esperienza. Quante volte il mito del principe azzurro produce ansia nella fase dei sogni e delusione nella fase del risveglio! Non sarebbe meglio tenere i piedi ben saldi per terra e cominciare a vedere le cose con distacco? Mi rendo conto che questi sono i classici ragionamenti dei vecchi per i quali il realismo non è una scelta ma una necessità. Certo è che ora la prima esigenza che sento è quella di riposare, non quella di sognare. Vorrei un contatto più immediato e diretto con la natura, in altri termini vorrei recuperare la solitudine, questa fedele compagna della vita.

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UNA ANZIANA COPPIA OMOSESSUALE IN PIRANDELLO

Nella IV sezione delle Novelle per un anno di Luigi Pirandello, vi è una novella, la n. 59 “Notizie dal mondo”, in cui senza nessun riferimento esplicito alla omosessualità, si parla della storia di due vecchi amici, più o meno sulla sessantina, che hanno vissuto insieme per anni finché uno dei due non ha commesso l’errore di sposarsi con una donna di 26 anni più giovane. Nonostante il matrimonio, i due anziani hanno continuato a frequentarsi ogni giorno, pur senza più la convivenza. Quello sposato muore pochi anni dopo il matrimonio e l’altro gli dedica un diario, continuando a parlare con lui e a raccontargli le “notizie dal mondo”, notizie squallide di intrighi tra parenti per questioni di interesse con al centro la vedova che recita un ruolo e il fratello di lei che cerca di gestire le cose nel suo personale interesse. L’unico vero rapporto che ha un senso è ormai il rapporto tra l’amico superstite e l’amico defunto. Dai colloqui col defunto si capisce che i due anziani erano tutto uno per l’altro e che l’idea di fare una vita normale prendendo moglie a 56 anni aveva di fatto distrutto l’unico valore della vita di questi due uomini mettendo in crisi il loro rapporto, che aveva comunque resistito allo sconvolgimento, portando uno dei due in una vita che di fatto non era la sua.

Pirandello parla solo di due amici, ma si tratta di due amici anziani che hanno convissuto per anni e non si sono sposati quando avrebbero potuto farlo, di due amici che avevano preso in affitto una casa insieme per poterci vivere insieme e per i quali non c’era nessuna distinzione di mio e tuo, in sostanza si tratta di una coppia e di una coppia consolidata ma, come spesso accade in Pirandello, l’idea di normalità finisce per distruggere una serenità costruita negli anni.

Il testo è lungo e in molti tratti terribilmente malinconico e anche lugubre ma nello sfondo si capisce che, anche se ormai è tutto finito, c’è stata un’epoca felice, o almeno serena in cui questi due amici vivevano realmente uno per l’altro.

http://www.classicitaliani.it/pirandel/novelle/04_059.htm

La novella è consigliata soprattutto alle persone di età non giovane.

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