TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
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GAY E ANSIA

L’ansia è una forma di timore connesso a qualcosa di indefinito e indeterminato che è avvertito come un pericolo dal quale però è impossibile tenersi lontani. L’ansia ha manifestazioni fisiche di vario livello, dall’irrequietezza, all’insonnia, alla tachicardia, alla extrasistolia, all’ipertensione e sconvolge talora i ritmi della vita ordinaria rendendo difficile se non impossibile la realizzazione di azioni quotidiane che prima dell’insorgere dello stato ansioso erano considerate banali.

Ci sono forme di ansia del tutto prive di cause oggettive individuabili e ci sono forme di ansia in cui si individua una causa oggettiva ma la reazione ansiosa va ben al di là di quanto ci si potrebbe razionalmente aspettare. L’ansia è connessa ad una errata valutazione del pericolo e alla prevalenza della reazione emotiva su quella razionale. Si possono rilevare manifestazioni ansiose di intensità molto variabile in molte patologie anche gravi ma se ne possono riscontrare, quantunque di grado più lieve, anche in situazioni che hanno oggettivamente ben poco di patologico.Oggi l’ansia comincia ad essere studiata non solo a livello descrittivo ma anche a livello biochimico, si tratta di studi affascinanti ma siamo agli inizi di una biochimica dei fenomeni psichici che resta comunque materia per alti specialisti. Le terapie farmacologiche dell’ansia possono andare ben oltre i classici ansiolitici minori ma devono essere gestite sotto stretto controllo specialistico. Intendo dire che le competenze biochimiche e farmacologiche per gestire i moderni psicofarmaci vanno oltre le competenze del medico di base e richiedono intervento di specialisti.

In questo post prenderò in considerazione il peso dell’ansia in particolare in relazione all’accettazione della omosessualità e agli aspetti della vita ordinaria di un omosessuale. Preciso che non mi occuperò di ansia patologica, che, come detto, ha bisogno di un approccio specialistico, ma di ansia “normale”. Per quanto possa sembrare paradossale, l’ansia, entro certi limiti, è una componente normale della vita di tutti ed è addirittura necessaria per mantenere, quando se ne presenta la necessità, i dovuti livelli di attenzione e di allarme.

C’è una nozione sulla quale vorrei fermarmi in particolare: l’ansia, o meglio la predisposizione all’ansia, in molti casi si trasmette per via educativa. Ogni forma di educazione che tenda ad accentuare il clima di incertezza e di paura, ogni forma di educazione che trascuri di valorizzare adeguatamente un approccio razionale è di per sé ansiogena. Al contrario ogni forma che educazione che fornisce al bambino spiegazioni di tipo razionale lo abitua a pensare con categorie razionali e lo immunizza nel confronti degli eccessi di emotività. Non c’è bisogno di dire che la migliore profilassi dell’ansia dell’adulto sta in una educazione rassicurante e gratificante, che non induca mai timori irrazionali.

L’ansia è alimentata nel bambino dal mancato rapporto con gli adulti e coi genitori in particolare. È la tipica ansia di rifiuto. Talvolta il rapporto con l’adulto c’è ma è ansiogeno perché punitivo, distaccato e formale. Al di là della volontà educativa, resta il fatto che un adulto ansioso induce ansia nel minore e lo porta per imitazione ad assimilare i meccanismi ansiogeni (dubbi ricorrenti, sensi di insicurezza assecondati, eloquio frenetico e ripetitivo e simili, innalzamento del tono della voce, tono allarmato, o nell’altro senso, mutismo, ansia depressiva, passività ecc. ecc.). Un sano ambiente familiare è la migliore profilassi dell’ansia anche a lunga scadenza, cioè a distanza di anni.

Va tenuto per presente che influiscono sulla genesi dell’ansia molte altre componenti al di fuori della stretta cerchia familiare, tra le altre sono fondamentali l’educazione religiosa e la sessualità. Non è la religione in sé ad essere ansiogena ma è innegabile che un rapporto distorto con la religione può portare ad alti livelli d’ansia. La religione può essere vista in modo positivo e tranquillizzante, come una spinta all’impegno personale e alla disponibilità verso il prossimo, ma può anche essere vista in modo ansioso può cioè ingenerare timore, smarrimento e sensi di colpa del tutto immotivati, in questi termini si trasforma in una causa di preoccupazione, il timore di essere giudicati e di non essere all’altezza delle attese porta al crollo dell’autostima e a stati d’ansia che possono essere anche molto profondi.

Per quanto riguarda la sessualità il discorso si fa particolarmente complesso, perché tornano in campo le dinamiche familiari, quelle legate alla religione e tutta la sfera relazionale, dalle amicizie al clima sociale in cui si vive. La reazione davanti alla scoperta della sessualità fisica e della masturbazione è fortemente dipendente dall’ansia. Per molti ragazzi i primi contatti con la sessualità sono assolutamente tranquilli perché per loro la sessualità non è mai stata un tabù ma un argomento del quale era possibile parlare seriamente con gli adulti. Per altri ragazzi i primi contatti con la sessualità sono invece causa di ansia profonda, accentuano la solitudine in ambito familiare, sono percepiti come qualcosa di sporco o comunque di strano, come un elemento di eccezionalità che per ciò stesso marginalizza la persona, la isola dall’ambiente familiare e sociale e la chiude nella sua solitudine a viversi i suoi sensi di colpa.

È ovvio che l’educazione sessuale ha un peso determinante sull’insorgere dell’ansia sessuale. Nulla più dell’atteggiamento verso la sessualità è assimilato dall’ambiente. La logica dei tabù è ansiogena come quella dei divieti e degli obblighi. Tutte le forme di educazione restrittive della libertà, soprattutto restrittive della libertà “senza motivazioni razionali e autentiche”, induce sensi di ribellione e conseguentemente anche sensi di colpa, come tutte le reazioni vissute in clima di ansia.

Per quanto riguarda i ragazzi gay è tipica l’ansia legata al fatto di poter essere individuati come gay in famiglia, a scuola o dagli amici, ma è altrettanto tipica l’ansia legata all’uso della pornografia e all’idea di lasciare traccia dell’uso della pornografa, peggio ancora se si tratta di pornografia gay, nel computer usato da altre persone di famiglia. Non è raro vedere insorgere stati di ansia legati all’idea del tutto irrealistica di essere immorali, sesso-dipendenti o di essere in situazioni oggettivamente patologiche. Mi è capitato più volte di vedere ragazzi che si sentivano in colpa perché secondo loro erano troppo interessati al sesso. Quando si accorgevano che il mio discorso in proposito aveva come unica preoccupazione la prevenzione della malattie sessualmente trasmesse, in genere rimanevano perplessi e ancora più rimanevano disorientati di fronte all’idea che la sessualità non ha schemi e che ciascuno deve viverla liberamente, ovviamente nel rispetto degli altri. L’ansia porta ad espandere a dismisura il limite del patologico ed a sentirsi in una dimensione patologica che oggettivamente è immotivata. Se si potesse parlare della propria sessualità in modo libero, trovando risposte serie e non battute o reazioni scandalizzate, l’ansia sessuale sarebbe enormemente più contenuta.

Tra i ragazzi più grandi, poi, per quanto questo possa sembrare strano nel XXI secolo, esistono ancora molte reazioni ansiose legate ala sessualità di coppia, sia che si tratti di coppie etero sia che si tratti di coppie gay. Direi anzi che la sessualità di coppia è spesso tra le cause più profonde dell’ansia: ansia legata alla propria costituzione fisica più o meno muscolosa, alla propria statura, al fatto di sentirsi brutti, poco attraenti o ormai troppo grandi di età, o di avere pochi capelli, motivi tutti che sono visti come causa a priori di una quasi insuperabile impossibilità di vivere una vita di coppia felice. Altra cosa ansiogena e frustrante è il dovere chiedere il sesso al proprio compagno che non è ben disposto e che tende a defilarsi.

Evito di soffermarmi sulle sull’ansia da prestazione che può arrivare a comportare la perdita dell’erezione e le frustrazioni che ne conseguono, e mi soffermo invece sulla fine di un rapporto di coppia, quando uno dei due partner si ritrova solo, a leccarsi le ferite e a chiedersi che cosa ha sbagliato. Un’esperienza negativa, se non adeguatamente rielaborata, costituisce un condizionamento negativo per il futuro e porta a imitazioni della spontaneità e a comportamento più stereotipati.

Per i ragazzi che non hanno un compagno stabile esiste un’altra forma di ansia legata proprio alla necessità o alla presunta necessità di trovarsi subito un ragazzo per sentirsi come gli altri (in questo si evidenzia una percezione errata della realtà degli altri e una necessità di integrarsi realizzando quello che si ipotizza gli altri realizzino), quest’ansia è per molti aspetti simile all’ansia della fase frenetica attraversata dai ragazzi che si accettano come gay in età ormai adulta e che pensano che sia assolutamente necessario mettersi immediatamente alla ricerca di un ragazzo per recuperare il tempo perduto o per non perdere definitivamente il treno.

Tutti gli stati ansiosi cui ho fatto riferimento non sono inerenti alla omosessualità in sé ma alla sua dimensione sociale, cioè al fatto che “gli altri” possono non accettarla e vederla come una ragione per emarginare l’omosessuale, o almeno l’omosessuale pensa che questo possa accadere. Un problema tipico dei gay è il coming out, che può provocare ansie molto profonde, specialmente quando il timore di perdere l’affetto dei familiari o degli amici è oggettivamente fondato. La questione del coming out è un po’ la cartina di tornasole dell’ansia e della adeguatezza della dimensione educativa e sociale in cui si è vissuti e si vive. Per alcuni ragazzi il coming out familiare è relativamente poco traumatico, per altri è una cosa assolutamente inconcepibile perché oggettivamente pericolosa.

È possibile porre rimedio agli errori educativi e ridurre l’ansia legata a tabù di vario tipo? La risposta è sì. Ogni forma di socializzazione vera, ogni autentico rapporto di amicizia, ogni forma di confronto che stimoli un atteggiamento più critico e meno emotivo è di per sé una terapia dell’ansia. Se l’ansia, come spesso accade, è legata a relazioni problematiche tra l’individuo e il suo ambiente familiare o sociale, un cambiamento di ambiente può portare ad una drastica riduzione degli stati ansiosi. Classico è il caso del ragazzo che reagisce ansiosamente in casa, dove si sente giudicato e non libero, mentre recupera la sua spontaneità quando va a vivere in un’altra città per ragioni di studio o di lavoro. Alzare i livelli di autostima e di libertà individuale significa ridurre proporzionalmente i livelli di ansia.

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GAY E ANSIA

Questo articolo è finalizzato a definire il rapporto tra sessualità gay e ansia sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay.

I temi legati alla sessualità sono affrontati in genere con delle categorie specifiche diverse da quella usate per tutti gli altri temi. La prima reazione, o per meglio dire la prima reazione pubblica, si manifesta tramite sorrisi, ammiccamenti, battute di alleggerimento, tutti atteggiamenti basati sulla omologazione, che equivalgono a dire che “tutti sanno come vanno queste cose!”
È difficile, in pubblico, andare oltre il livello della omologazione. La sessualità è concepita quasi sempre come una faccenda privata o, in pubblico, come una questione ideologica. Proprio per questa ragione il confronto serio di esperienze oltre il limite della omologazione avviene in pratica soltanto tra due persone o in gruppi limitatissimi. Sussiste ancora la paura di essere giudicati quando si parla di sessualità e per questo il discorso resta, in pubblico, su linee molto generali e solo in privato è possibile un confronto serio.
Direi che la sessualità è l’ambito in cui il livello di omologazione è massimo. In un gruppo di cento persone scelte a caso, emergono attraverso la discussione, orientamenti politici e culturali di tutti i generi ma in tema di sessualità il gruppo appare omogeneamente costituito da eterosessuali, si possono mettere in dubbio alcuni comportamenti esterni ma non l’eterosessualità in sé. Cito un esempio concreto: in una scuola con mille studenti ci sono in media ottanta ragazzi gay ma non se ne individua neppure uno. Gli eterosessuali “sembrano” dominare l’orizzonte, ma in realtà, quando si comincia a conoscere singolarmente ciascuno dei componenti del gruppo ci si accorge che le cose non stanno così, che l’omosessualità esiste e che non è un fenomeno relativo a minime minoranze. Se, entrando nello specifico, ci fermiamo a parlare con quell’8% circa di popolazione omosessuale ci rendiamo conto che per quelle persone in realtà non solo non esiste nessuna omologazione con l’idea generale di essere etero, ma la sessualità è ancora considerata da loro come una specie di tabù e può quindi essere vissuta solo di nascosto e con sensi di colpa, in sostanza ci si rende conto che la sessualità gay è molto spesso vissuta con ansia.
Mentre il 67,97% degli etero ha risposto al sondaggio di Progetto Gay di non aver mai vissuto con ansia le questioni connesse al proprio orientamento sessuale, solo il 20,45% dei gay ha fornito la medesima risposta.
Quali punti di riferimento può avere un ragazzo gay in termini di sessualità? Le risposte sembrano ovvie, prima i genitori poi il gruppo dei pari, poi il sistema educativo, ecc. ecc.. In realtà è già difficile per un ragazzo etero parlare di sessualità coi propri genitori, ma per un ragazzo gay il problema è molto spesso insuperabile, non solo non troverebbe dall’altra parte una risposta competente ma rischierebbe seriamente di sentirsi rifiutato all’interno della propria famiglia. Lo stesso potrebbe accadere con il gruppo dei pari (compagni di scuola, amici e simili).
Il sistema educativo nella grande maggioranza dei casi è del tutto impreparato a fornire risposte serie in questi ambiti. Ci sono significative eccezioni nei paesi del Nord Europa ma nei paesi dell’Europa meridionale, in gran parte degli Stati Uniti e nella quasi totalità degli altri Stati, non solo non esiste alcuna forma di educazione sessuale che preveda anche di trattare seriamente della omosessualità, ma in pratica i progetti si riducono a trasmettere qualche nozione di fisiologia della riproduzione lasciando del tutto da parte la dimensione affettiva e le problematiche psicologiche legate alla sessualità. Ho avuto modo di esaminare alcuni progetti di educazione sessuale presentati in Italia, destinati a ragazzi dai 16 ai 18 anni, e di riscontrare non solo la totale assenza di qualunque riferimento alla omosessualità ma addirittura la totale assenza di ogni riferimento alla masturbazione, che resta quindi, ancora oggi, argomento tabù anche in campo etero.
Per avere un quadro concreto della situazione possiamo giovarci delle statistiche di Progetto Gay.
La seguente tabella compara la percentuale di ragazzi gay e di ragazzi etero che non hanno mai usato chat erotiche o non hanno mai usato siti di incontri.
                                         etero        gay
mai chat erotiche       80,47%    61,14%
mai siti di incontri      84,38%    53,14%
È evidente che gay fanno molto più uso di chat erotiche e si siti di incontri rispetto agli etero ma la ragione di tutto questo non sta in una maggiore propensione verso il sesso come divertimento o verso il sesso mordi è fuggi, si tratta invece di una reazione del tutto prevedibile all’emarginazione cui i ragazzi gay sono sottoposti.
Un’altra significativa differenza si trova nella reazione dei ragazzi gay e dei ragazzi etero alla scoperta della masturbazione:
                                                   etero        gay
non lo dice a nessuno           58,59%   80,57%
lo dice ad amici coetanei     35,94%   15,43%
È evidente che per un ragazzo gay parlare di sessualità è molto più problematico. La confidenza nel gruppo dei coetanei, per un ragazzo gay, in media, è meno della metà di quella di un ragazzo etero.
Analogo discorso si rileva dalla domanda “Hai mai detto a nessuno che facevi uso della pornografia?”
                                                        etero        gay
non l’ho detto a nessuno           36,72%    64,00%
l’ho detto ad amici coetanei     56,25%    25,15%
Molto significativa è la comparazione dei numero di coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali
                                                                etero        gay
non ho mai avuto rapporti sessuali   32,03%    46,29%
età media del campione                    26,23       26,25
Il quadro complessivo dimostra che un ragazzo gay ha molte più difficoltà di un ragazzo etero nel parlare di sessualità con i genitori, con i coetanei e in ambito scolastico-educativo, e si rivolge quindi alle chat erotiche e ai siti di incontri in misura nettamente superiore rispetto ad un ragazzo etero e, a parità di età, ha molte meno possibilità di avere esperienze sessuali rispetto ad un ragazzo etero.
Purtroppo, anche se è sconfortante, la prima fonte di informazioni sulla sessualità, per i ragazzi gay, è internet, e in particolare la pornografia e l’ambiente delle chat erotiche e dei siti di incontri, che forniscono immagini spesso lontanissime dalla realtà della vita della stragrande maggioranza dei gay. Internet influisce sui ragazzi gay assai di più di quanto influisce sui ragazzi etero. Tutto questo rende la sessualità un argomento tabù per i ragazzi gay molto più che per i ragazzi etero.
Mi capita spesso di parlare in chat con ragazzi gay che hanno della realtà gay un’immagine derivata integralmente da internet, il che significa quasi esclusivamente dalla pornografia, dalle chat erotiche e dai siti di incontri. Spesso questi ragazzi non si identificano affatto nei modelli che hanno appreso dalla pornografia o nelle chat e finiscono per considerare il loro atteggiamento come qualcosa di anomalo e di deviante da correggere e per questo motivo si sforzano di modificare il proprio punto di vista. Ma se conoscessero la realtà della vita degli altri ragazzi gay si renderebbero conto di non avere assolutamente nulla da correggere.
Sono ancora frequenti tra i gay i problemi legati all’ansia di prestazione e in questi casi il deficit erettivo è spesso considerato dagli stessi ragazzi come un proprio problema personale da risolvere attraverso la completa accettazione di un modello di comportamento che a torto si ritiene la regola del mondo gay ma che è invece lontanissimo dalla realtà e deriva quasi esclusivamente dalla pornografia. Ci sono ragazzi di eccellente livello culturale e di notevolissime doti intellettuali che si fanno dominare dall’ansia connessa all’idea di avere il pene piccolo o di avere problemi di reattività sessuale, che non hanno affatto se non come conseguenza di un tentativo di integrarsi ad ogni costo, cioè forzatamente, in un particolare ambiente gay che essi ritengono essere l’espressione tipica della omosessualità.
Ci sono ragazzi che non usano mai la parola gay e evitano qualsiasi argomento connesso alla sessualità fisica. L’idea che si possa parlare in modo serio anche di sesso orale o di masturbazione fatica ad affermarsi. In realtà queste cose non dovrebbero essere considerate in nessun modo un tabù perché la sessualità costituisce una parte essenziale della vita di tutti i ragazzi. Un bravo ragazzo non è un bravo studente che farà strada nella vita ma che per essere un bravo ragazzo non deve avere una sessualità o deve reprimerla, no! Un bravo ragazzo ha ovviamente, è sarebbe assurdo pensare il contrario, una sua sessualità e ha il sacrosanto diritto di viverla in qualsiasi modo ritenga giusto, col solo limite del rispetto della libertà altrui. Un bravo ragazzo vive la sua masturbazione e vive il suo sesso di coppia, quando ha un compagno, ed è fondamentale che viva queste cose in modo sereno, senza stupidi condizionamenti, perché la sessualità è uno dei pilastri del benessere individuale. Nella sessualità, più che in qualunque altra cosa, la limitazione della libertà ha riflessi pesantemente negativi.
Manca pressoché del tutto, in particolare tra i ragazzi gay, l’idea che la sessualità è una realtà ordinaria della vita di tutti, che non è nulla di cui ci si debba vergognare e che della sessualità si può parlare seriamente come di tutte le altre cose.
In situazioni di isolamento, cioè in condizioni un cui non è possibile o è molto difficile qualsiasi forma di confronto sui contenuti della sessualità, la reazione ansiosa prevale e i comportamenti possono diventare rischiosi. La stessa autostima è spesso pesantemente condizionata dalla percezione della propria sessualità come qualcosa di cui non si può parlare.
Affrontare seriamente le tematiche connesse alla sessualità mettendo da parte l’ansia significa recuperare autostima, ridimensionare i problemi e mantenere un contatto sereno con la realtà, cioè, in sintesi, stare meglio con se stessi e con gli altri.
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