RAFFALOVICH: COME AFFRONTARE L’OMOSESSUALITA’

Nelle pagine dedicate al metodo e al punto di vista, Raffalovich, sotto le apparenze di un dotto discorso letterario, cerca di fare emergere la sostanziale complessità della questione relativa all’omosessualità, che non si può ridurre a patologia sessuale. Raffalovich ha a cuore la figura dell’omosessuale superiore, che lui individua col non effeminato e tende a mettere in evidenza che le qualità morali di una persona non hanno nulla a che vedere col suo orientamento sessuale. Si ferma parecchio sulla presunta femminilizzazione dell’omosessuale, sulla famosa formula dell’anima femminile nel corpo maschile, ancora sostenuta da Ulrichs, al quale rimprovera che, per evitare di fare dell’omosessuale un criminale ne aveva fatto un malato. Raffalovich ha una concezione nettamente più moderna dell’omosessualità, basata su una conoscenza molto larga e documentata della questione. Egli sostiene che l’omosessuale congenito può ben arrivare al coito con una donna senza per questo essere meno omosessuale, può sposarsi ed essere anche un ottimo marito ma non sarà in nessun caso un marito felice, perché il suo vero interesse non si rivolgerà comunque alle donne. Raffalovich rimprovera ai suoi contemporanei l’idea ossessiva che in qualsiasi rapporto, anche omosessuale, ci debbano essere comunque un uomo e duna donna, egli sostiene che l’omosessuale non si sente affatto donna, e spesso non è un mezzo uomo ma un uomo e mezzo e molti grandi condottieri del passato lo dimostrano ampiamente. In buona sostanza Raffalovich evidenzia le pretese, le contraddizioni e gli errori di metodo della pseudo-scienza del suo tempo, che partendo da presupposti a priori, concludeva sostenendo il carattere chiaramente criminale e patologico dell’omosessualità.
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IL METODO

Si è tanto studiata la psicopatia sessuale, la patologia dell’inversione sessale, che è diventato indispensabile risalire più in alto e più indietro e seguire la psicologia di queste manifestazioni dell’istinto sessuale che si chiamano uranismo, inversione sessuale, sessualità contraria, unisessualità, omosessualità.

Per parlare dell’inversione sessuale con competenza bisogna adottare un punto di vista che non è quello dell’omosessuale; altrimenti tutto quello che si scrive farebbe solo più o meno torto alla verità e diventerebbe un monumento di maggiore o minor valore per gli psicologi e i moralisti del futuro.

Non ignoro la difficoltà dell’impresa, ma essa non ha nulla di impossibile. Io vorrei applicare alla psicologia umana, alla conoscenza degli uomini, un po’ di quella equità critica sognata e indicata da Sainte-Beuve. Così, nel brano seguente, se sostituisco a Raffaello la Natura, o quello che c’è nella Natura, o lo scopo della natura, e alla parola arte la parola Morale, si avrà un’impressione oscura di quello che io conto di evitare:

“Un giorno che, davanti a una tela di Raffaello, uno dei nostri pittori moderni, grandi intenditori di estetica più che pittori, uomo dalle vaste idee e dai progetti grandiosi, aveva sviluppato davanti a qualche suo discepolo una di quelle teorie sull’arte cristiana e sull’arte del Rinascimento, in cui il nome di Raffaello, continuamente invocato, è preso a pretesto, si girò improvvisamente allontanandosi, e da uomo di spirito qual è, gridò: E dire che se ci avesse ascoltato non ci avrebbe capito niente! Io non vorrei mai che una cosa simile si potesse dire dell’autore, dell’artista (1) che si sta spiegando, anche dopo secoli, e che si sta commentando. ”

Dopo l’apologo Sainte-Beuve fa intravedere il metodo:

“Io so che i punti vi vista cambiano e si spostano; che avanzando nel cammino, tappa dopo tappa, delle nuove prospettive si aprono verso il passato e vi gettano delle luci, certe volte impreviste. Si può dunque, fino ad un certo punto, vedere in un’opera una cosa diversa da quella che ci ha visto l’autore, isolare quello che egli ci ha messo a sua insaputa e quello a cui egli non aveva neppure pensato in modo esplicito. Così come egli avrebbe certamente molte cose da insegnarci, se ci fosse concesso di rivederlo, e noi saremmo ricondotti al vero su molte questioni sulle quali siamo andati al di là, io credo che gli si potrebbero anche insegnare, a lui su lui stesso, alcune cose nuove. In questo (se ci si riuscisse) consisterebbe la legittima gloria del critico. In questo consisterebbe la sua parte legittima di invenzione. Così mi piacerebbe che quando si scrive su un autore (e intendo soprattutto parlare di un poeta o di un artista, di un autore di sentimento o d’immaginazione) lo si immaginasse presente ad ascoltare quello che noi ne diciamo. Questa ipotesi, all’inizio, potrebbe intimidire ma un po’ di timidezza non fa male…”

“Questa prima impressione di pudore sarebbe ben presto dissipata, e ci si metterebbe a parlare a discutere… con libertà, in modo ardito, immaginandosi qualche volta di poterlo anche sorprendere un po’ e di poterlo stupire, ma sforzandosi nello stesso tempo di convincerlo delle nostre idee. Si sarebbe allora animati da un’idea molto gratificante e da una spinta potente, dall’idea di potergli insegnare qualcosa, anche a lui, che gli si possa far fare un passo in più vero la conoscenza di lui stesso e del posto che occupa… Ci si sentirebbe contenti di toglierli un velo davanti agli occhi che gli nascondeva qualche aspetto, che gli si possa spiegare meglio di quando non possa fare lui stesso la sua azione sugli uomini , in che cosa essa è stata utile, salutare e favorevole alla crescita; o, oserei aggiungere, anche in che cosa essa è stata meno opportuna e qualche volta funesta. ” La cura che si metterebbe nel toccare questi argomenti difettosi per la morale o per l’arte, e le precauzioni che si userebbero nel convincerlo (lui sempre presupposto invisibile e presente) sarebbero un omaggio in più al genio e alla fama.(2) … Non si parlerebbe di Racine, di La Fontaine, di Orazio (Orazio, La Fontaine e Racine sempre considerati presenti), come di Bossuet e di Corneille. Ci si metterebbe subito, per quanto possibile, all’unisono, perché la cosa importante sarebbe che il grande scrittore trovasse che noi entriamo nel suo senso del testo in modo abbastanza diretto per consentire in seguito a lui di entrare un po’ nel nostro senso. Si arriverebbe per gradi al punto in cui l’accordo cessa (se deve cessare), al limite. Si farebbe notare all’uno quello che ha detto senza saperlo, e all’altro quello che ha fatto senza volerlo. Il grande uomo, fino allora così ben condotto dalla sua guida, sarebbe come costretto ad avanzare con il lettore; non sarebbe che un lettore in più, e il più interessato di tutti. Si potrebbe portare Racine fino a capire l’elogio di Shakespeare e si potrebbe spiegare davanti a Bossuet che cosa è la tolleranza… Tra un fatto così generale e comune a tutti come il suolo e il clima, e un risultato così complicato e così diverso come la varietà delle specie e degli individui che ci vivono, c’è spazio per moltissime cause e per le forze più particolari e più immediate, e finché non le si è comprese, non si è spiegato nulla. E lo stesso vale per gli uomini e per gli spiriti che vivono nello stesso secolo, cioè in un medesimo clima morale: si può bene, quando li si studia uno alla volta, mostrare tutti i rapporti che essi hanno con quei tempi in cui sono nati e sono vissuti; ma mai, se si conoscesse la sola epoca, e anche se la si conoscesse a fondo nei suoi caratteri principali, si potrebbe concludere in anticipo che essa avrebbe dovuto dare i natali a questo o a quell’altro tipo di individui, a quello o a quell’altro tipo di talento. Perché Pascal invece di La Fontaine? Perché Chaulieu piuttosto che Saint-Simon? Si ignora dunque il punto essenziale del problema: il come della creazione e della formazione, il mistero ci sfugge. Ciò che di più saggio si può fare è guardare bene e osservare… Le formule generali non attestano che un punto di vista o un desiderio di certi spiriti; è meglio essere sobri nell’usare formule generali e farle intervenire soltanto quando si è arrivati proprio alla fine, perché quando sono troppo frequenti e presenti in tutti i momenti, esse non fanno che offuscare e schiacciare.”

Da questo punto di vista ci si accorge che l’amore unisessuale, come le depravazioni e le follie unisessuali possono dedursi a priori dalle condizioni della vita e dalla natura umana. La psicopatologia moderna non ha avuto il coraggio o la capacità speculativa di servirsi della psicologia e della conoscenza dei caratteri.

Quando ci si dimentica della tesi che si vuole difendere pro o contro la morale convenzionale, pro o contro l’opinione della minoranza o della maggioranza, – o pro o conto qualsiasi altra cosa, – in una sola parola, quando si studia l’inversione con imparzialità e acutezza, con calma, si scopre che l’unisessualità e tutte le sue ramificazioni e complicazioni, discendono dalla natura umana, dalla sessualità virtuosa o viziosa, moderata, sobria o eccessiva, dal carattere debole o forte, indeciso o pertinace, dall’intelligenza, dalla continenza come dall’incontinenza, da tutte le educazioni e da tutte le resistenze. Non c’è nessun incontro di circostanze che non possa avere un qualche rapporto con una delle forme o delle trasformazioni dell’unisessualità: non si può né negarla, né distruggerla, né diminuirla. – ma bisogna comprenderla, studiarla, diminuirne i pericoli e i crimini.(3)

PUNTI DI VISTA

Una delle difficoltà è stata il punto di vista falso o la conclusione determinata a priori. Il materialista, per esempio (che ha molto più bisogno di buoni costumi i quanto non abbia bisogno di religione)(4) o anche lo scettico, desideroso non contraddire l’opinione scritta o gli assiomi, non trovando l’unisessualità né criminale a priori né difficile da immaginare o da collocare nell’insieme della vita umana, sono costretti ad occuparsi soprattutto dei malati, dei criminali, per classificarli come degenerati. – M. Chevalier (così eccellente su qualsiasi argomento, salvo che sull’inversione congenita) arriva a confondere quasi l’effeminatezza (dell’uranista) con l’inversione. L’uomo invertito, secondo lui, si sente donna di fronte all’uomo: ma è quello che accade all’invertito effeminato, all’invertito degenerato, malato – ma l’invertito maschile e superiore si sente uomo di fronte all’uomo. L’invertito congenito di M. Chevalier è l’invertito femminile, futile, pericoloso e loquace, – quello dal quale l’invertito maschio fugge come fugge dalla donna femminile. I grandi uranisti non appartengono a questa categoria.

Se ci si ricorda che M. Chevalier, nel suo capitolo sull’inversione congenita, si occupa soprattutto di effeminatezza congenita, non si può con congratularsi con lui per il suo libro così nutrito e coscienzioso. Ma non posso impedirmi di credere che lo studio dell’invertito maschio lo abbia un po’ bloccato al punto di farlo arrivare alla degenerazione forzata dell’uranista.

E, nonostante tutto, il suo capitolo storico è eccellente e riassume molto bene l’universalità dell’unisessualità in tutti i tempi e in tutti i paesi. Solo se si deve arrivare alla conclusione del minor valore, dell’inferiorità dell’uranista superiore, io credo che allora ci si preoccupi di studiare soprattutto malati, impulsivi, alienati e criminali.

Mi adeguo senza problemi all’opinione degli scienziati quando trattano dell’unisessualità come risultato della smania di potere a tutti i livelli; come vizio (pederastia venale, prostituzione unisessuale, rivettes, jésus, ricattatori, ecc.) nato dalla povertà, dalla pigrizia, dalle tentazioni e dalle eccitazioni derivanti dalla vita nelle città, anche nelle piccole città, dal desiderio degli uni ed alla docilità degli altri, e dai desideri degli uomini che pagano; quando trattano dell’unisessualità come risultato di tutte le agglomerazioni di maschi (penitenziarie, militari, religiose, ospedaliere, industriali, scolastiche); di atti unisessuali commessi per effetto di infantilismo o di ermafroditismo fisico, per depravazione cerebrale, per snobismo, ecc., degli atti unisessuali legati alla mania, alla melanconia, al delirio dei perseguitati o dei persecutori, alla follia ereditaria, all’epilessia (pederastia periodica di Tarnowsky), alla paralisi generale (pederastia paralitica di Tarnowsky), alla demenza senile (pederastia senile di Tarnowsky, pederastia degli effeminati e dei degenerati), ma mi rifiuto di seguire i loro lettori quando pensano che questi scienziati abbiano chiarito la psicologia intima dell’inversione.

La conservazione della specie diventa, per gli scienziati di oggi, quasi altrettanto formidabile del “crescete e moltiplicatevi” e la differenziazione assoluta dei due sessi diventa il segno stesso della civiltà. Si mette un po’ da parte (in teoria) la conservazione dell’individuo, e un po’ meno la differenziazione dell’individuo. Ma l’unisessualità non impedisce la conservazione della razza, perché la si è trovata in tutti i tempi e in tutti i paesi del mondo – e, se ci si occupa delle teleologia, non si può rifiutare agli unisessuali di avere la loro teoria secondo la quale l’unisessualità esiste per impedire che il mondo troppo popolato sia costretto a dover uccidere una certa percentuale di bambini o di nonni.

Se la differenziazione dei due sessi (se l’uomo molto uomo(5) e la donna molto donna,(6) cioè a dire il maschio dell’homo sapiens e la femmina dell’homo sapiens) è la finalità e il segno stesso della civiltà, penso che il mondo dovrebbe ricominciare da capo se lo si volesse ben riuscito. E anche in un mondo in cui ogni uomo fosse un Adamo e ogni donna fosse un’Eva, l’unisessualità comparirebbe ben presto perché l’amore della similarità è una passione umana proprio come l’amore della dissimilarità. Questa idea che c’è sempre un maschio e una femmina (qualsiasi sia il sesso) perseguita tutta la psicologia sessuale. Oggi come oggi questo amore della similarità congiunto con l’amore della dissimilarità costituisce l’amore di molti uomini superiori per delle donne superiori. – La donna troppo differenziata finisce per essere un gingillo e questo porta quasi al feticismo, e parecchi uomini sono diventati o sono rimasti unisessuali a causa di questa differenziazione spinta all’estremo.

Man mano che l’uomo si civilizza, si complica e si perfeziona, man mano che diventa più sensibile, chiede alla donna delle qualità che essa non può ottenere senza assimilarsi a lui, senza rassomigliarli o sena fingere si rassomigliargli. Quanti uomini amano l’eco femminile (questa eco contro la quale tante donne oggi insorgono) e si immaginano di trovarla là dove essa non è, – se la donna fosse veramente tale quale la si definisce,(7) ci sarebbe ancora più unisessualità di quanta ce n’è ora, a causa della troppo grande incompatibilità.

L’invertito sessuale normale non è necessariamente un malato(8) né un criminale; e non è alla mercede del suo istinto sessuale più di qualsiasi altro uomo civilizzato, con dei principi, dei doveri e delle convenzioni da rispettare.

Ci sono invertiti sessuali criminali, ce ne sono di malati. Cu sono dei criminali e dei malati che sono sessualmente invertiti o pervertiti. Ma non si può rifiutare di riconoscere l’esistenza dell’invertito sessuale non squilibrato, non degenerato. Non presenta più segni di degenerazione dell’eterosessuale normale. È spesso molto maschio, un maschio e mezzo, più che un mezzo maschio, o se è effeminato, non lo è più di miriadi di eterosessuali.

INVERSIONE SESSUALE SENZA DEGENERAZIONE O SQUILIBRIO

L’invertito sessuale normale non è affatto necessariamente incapace di praticare il coito con una donna, e non è per questo meno congenitamente invertito. Può, nel corso della sua vita, amare o immaginarsi di amare una donna, ma corregge facilmente il suo errore, nella maggior parte dei casi prima dello snudamento amoroso. Può essere sposato e può essere un buono, indulgente e rispettabile marito, e se ha dei principi o è timido, o se non incontra nessuno che gli piaccia, potrà essere fedele a sua moglie e infedele al proprio ideale. È comunque da compiangere, benché sia degno di stima. In ogni caso non saranno le donne che lo attireranno.

La legge, i medici, la maldicenza, ora, respingono nell’oscurità l’invertito sessuale normale.(9)

Col caso di Oscar Wilde ancora presente nella memoria e quello degli établissements de bains di rue Pethièvre, credo, si capirà facilmente le paura della legge, e la maldicenza non ha bisogno di spiegazioni.(10)

I medici e coloro i cui libri si appoggiano su di loro, vogliono fare degli invertiti dei malati, per non farne dei criminali. Secondo me bisogna assumere la difesa di quelli che non sono né malati né criminali. Altrimenti non vedo proprio come si potrà arrivare a cambiare le leggi e a illuminare l’opinione pubblica e gli stessi invertiti.

Non avrei neppure iniziato questo libro se gli invertiti fossero comunque malati o criminali. L’ignoranza, la malafede, i pregiudizi, hanno oscurato questa questione da molto tempo e la nascondono ancora. Anche la pseudoscienza di oggi contribuisce al nostro accecamento. È solo a partire dai nostri giorni che si è cercato di classificare scientificamente gli invertiti, ma ci si è occupati soprattutto degli effeminati che sono pieni di menzogna e di vanità; è come se si prendessero Célimène, Manon Lescaut, Marguerite Gautier come prototipi della donna.

Studiando si si è scoperto che molti uomini nascono invertiti, che essi sono portati verso l’uomo come la maggior parte degli uomini è portata verso la donna. Tutto ciò che è stato scritto dopo, risente ancora dell’impulso dato dal famoso invertito Ulrichs, che proclamava la sua propria inversione e rivendicava la giustizia e la libertà per i suoi fratelli. Ulrichs difendeva la causa di volta in volta con troppo entusiasmo o con troppa ignoranza. Credeva ancora ad un’anima di donna in un cervello di uomo. Ci si è aggrappati in modo ostinato all’idea che l’effeminatezza e l’inversione fossero legate insieme. E poi si è voluto e si vuole ancora (ed è qui che la pseudoscienza di autori che hanno letto Krafft Ebing e alcuni altri va a fare danni) che gli invertiti di nascita, gli uranisti, come sono chiamati dalla parola urning inventata da Ulrichs, che hanno sempre amato gli uomini e che non hanno mai conosciuto la sodomia tecnicamente detta, cioè il coito anale, siano considerati come dei disgraziati e non come dei colpevoli, che la legge debba risparmiarli, riservando i suoi rigori solamente per i pervertiti, per i viziosi, per i dissoluti che stuprano i bambini o i ragazzi giovani.

Tutto questo è veramente lodevole sotto parecchi aspetti, ma è intriso di tutti gli errori possibili. Alessandro, Cesare, Federico il grande, il gran Condé, il principe Eugenio (più o meno la metà dei grandi condottieri) avevano conosciuto tutti degli amori e anche dei vizi omosessuali, ma il principe Eugenio soltanto fra questi cinque, comunque, io credo, non aveva mai avuto rapporti con una donna. Non si capirebbe dunque come poter fare dell’uranismo assoluto, dell’impossibilità di avere rapporti con una donna, il sine qua non dell’irresponsabilità unisessuale.

La verità è che non ci sono distinzioni assolute tra l’uomo eterosessuale e l’uomo omosessuale. C’è soprattutto l’uomo sessuale e l’uomo per il quale il sesso non è così preponderante. Questo può essere, senza danno per lui stesso o per gli altri, omosessuale o eterosessuale, o colpito da psico-ermafroditismo, è in questa categoria (di uomini presso i quali la sessualità, violenta o no, non è preponderante) che si trova normalmente il genio. Il genio più sensuale, il più sessuale, può sempre riprendersi dopo essersi lasciato andare.(11)

Nell’uomo di talento, al contrario, la sessualità è probabilmente più differenziata, più esclusivamente orientata in favore di un sesso, o di un’età o di un tipo o di un momento. Dante, il più grande genio d’Italia, notoriamente eterosessuale, ha giudicato l’uranismo in modo molto più giusto di qualsiasi altro poeta e io credo che tutti i grandi geni, se non hanno essi stessi ceduto all’unisessualità, l’hanno capita e conosciuta: in ogni caso l’hanno guardata dall’alto, senza menzogna e senza stupidità. Le circostanze non hanno permesso loro di venire in aiuto dell’ignoranza dell’umanità, ma Dante, Goethe e Shakespeare (letto nel senso che ho indicato) darebbero all’umanità la filosofia, la morale e la poesia dell’inversione sessuale. E se ci aggiungiamo Platone e qualche Padre della Chiesa, avremmo a stento bisogno degli autori che derivano da Ulrichs e del movimento scientifico della seconda parte del nostro secolo.

L’inversione sessuale è vecchia come il mondo e gli uomini l’hanno capita in altri tempi come la capiscono anche oggi. È ormai da parecchio tempo che tutte le questioni della morale sono state risolte, ma esse non sono state tutte codificate.

L’ignoranza della maggior parte degli uomini non deve sorprendere. Le visioni di insieme non appartengono alle maggioranze. Gli uomini che hanno scritto sull’inversione hanno avuto un punto di vista personale da difendere o da attaccare, o hanno avuto paura di mettere mano alla critica. Spesso quelli che hanno saputo e capito di più non hanno scritto nulla, e hanno detto ben poco, e hanno agito sui loro contemporanei e su quelli che stavano intorno a loro. Perché avrebbero dovuto rivelare senza scopo, in opere di filosofia, di morale o di pietà, la saggezza che si trova già in alcuni grandi libri?

Essi hanno saputo in tutte le epoche quello che noi dobbiamo imparare da capo, che la natura umana non è modificata sensibilmente dall’orientamento della sessualità.

Se volete un ritratto ammirabile dell’invertito effeminato come lo si ritrova negli ambienti mondani e artistici in cui ha agio di svilupparsi a suo piacimento, leggete la descrizione di Adolphe di Banjamin Constant: “Lo vedrete in molte e diverse circostanze, e sempre come vittima di questa mescolanza di egoismo e di sensibilità, che si uniscono in lui per la disgrazia sua e degli altri; capace di prevedere il male prima di farlo, e pronto a retrocedere disperatamente dopo averlo fatto; punito dalle sue qualità più ancora che dai suoi difetti, perché le sue qualità derivavano dalle sue emozioni e non dai suoi principi; di volta in volta il più devoto e il più duro degli uomini, ma che finisce sempre con la durezza dopo avere cominciato con la devozione, senza lasciare altra traccia che quella dei suoi torti…”
Il ritratto non colpisce forse per la rassomiglianza? E adesso leggete questo ritratto – non è forse quello di un uomo? – “A considerarlo da vicino, nelle sue azioni e nelle sue opere, si riconosce che con i suoi difetti e le sue colpe, Federico è della razza dei più grandi uomini, eroico per il carattere, per la volontà, superiore alla sorte, infaticabile nel lavoro, capace di dare ad ogni cosa il giusto peso, fermo, pratico, sensato, ardente fino alla sua ultima ora, sapeva mescolare, e nel suo modo geloso degli interessi di stato, un autentico e sincero spirito di philosophe, degli intervalli eleganti di conversazione, di cultura grave e di ornata umanità.” (Federico il grande descritto da Sante-Beuve).

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(1) E dell’uomo che si spiega, che si commenta.
(2) E alla verità.
(3) L’ignoranza che si ostenta su questo argomento, o che si ha realmente, non fa che aumentare il numero di bambini sfortunati e corrotti, di uomini inutili, infelici, mentitori e ingannatori – di prostituti maschio, di ricattatori, di ladri, di assassini. La prostituzione maschile aumenta.
(4) Quello che Diderot diceva del philosophe.
(5) L’intelligenza e la forza
(6) Il cuore e la grazia.
(7) Vedi Chevalier: Inversion sexuelle, première partie. Una maladie de la personnalité.
L’Inversion sexuelle (Psycho-physiologie, Sociologie, Tératologue, Aliénation mental, Psychologie morbide. Anthropologie, Médecine judiciaire) Lyon, Storck, et Paris, Masson, 1893.
(8) Non dico superiore, perché i superiori formano una classe più ristretta.
(9) L’invertito superiore si preoccupa meno di quello che dirà la gente e se ha delle ambizioni caritatevoli o elevate, seguirà la sua strada senza temere le calunnie o le facezie che fanno trasalire i suoi simili meno indipendenti.
(10) L’Inghilterra per esempio, ha avuto il processo del conte delle contessa Russel, in cui la contessa accusava suo marito di abitudini “contro natura” con un amico serio e poi durante il processo voleva fare rientrare il marito sotto il tetto coniugale.
(11) Goethe, il più grande genio tedesco, equilibrato per eccellenza, ha potuto cedere in un momento della sua vita, in un momento che richiederebbe uno degli studi più interessanti che si possano immaginare, all’amore unisessuale, ma si è ripreso, come si è sempre ripreso, e l’universo ha potuto glorificare Goethe, l’uomo che Napoleone chiamava enfaticamente: un uomo.
Lo stesso si potrebbe dire di Shakespeare, anche se personalmente credo che la differenza di età e di classe e un’amicizia entusiastica spieghino assolutamente i sonetti di Shakespeare, e lo stesso vale per Michelangelo, anche se egli rimase sempre uranista.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5521

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E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUARTA PARTE

IL RUOLO DEGLI URANISTI NELLA SOCIETÀ

Per quante visioni diverse ci possano essere sui problemi più importanti che le sessualità intermedie presentano e per quanto difficile sia la soluzione delle questioni coinvolte, c’è una cosa che mi appare incontestabile: e precisamente che un vasto numero di intermedi svolgono ora un lavoro sociale molto apprezzabile e che essi lo fanno in parte in ragione del loro temperamento sociale.
Questo fatto, in genere, non è conosciuto come dovrebbe per la semplice ragione che l’uranista stesso non è riconosciuto, e infatti (come abbiamo già detto) tende a nascondere il suo temperamento al pubblico. Non c’è dubbio che, se fosse ampiamente noto che cosa sono gli uranisti, il mondo rimarrebbe stupito di trovare tanti tra i suoi grandi uomini e tanti trai suoi leader in mezzo a loro.
Ho pensato che sarebbe stato utile indicare alcune delle linee lungo le quali un lavoro considerevole viene effettivamente svolto, o è stato svolto, dalle persone di questo orientamento; e nel fare questo non intendo certo mascherare o nascondere il fatto che ci sono parecchie persone omosessuali che sono soltanto frivole o deboli o anche viziose, che in pratica non fanno assolutamente alcun lavoro utile per la società, così come ci sono persone normali che non fanno alcun lavoro utile per la società. L’esistenza di quelli che non fanno alcun lavoro significativo non altera il fatto dell’esistenza degli altri il cui lavoro è di grande importanza. Desidero anche chiarire che io uso la parola uranisti per indicare semplicemente quelli le cui vite e la cui attività sono ispirate da una genuina amicizia o da amore per quelli del loro stesso sesso, senza avventurarmi a specificare le loro particolari e specifiche abitudini o le loro relazioni con quelli che amano (relazioni che in molti casi non abbiamo alcun modo di conoscere). Alcuni intermedi illuminati e leader – certamente non pochi – sono fisicamente molto riservati e continenti; altri sono sensuali in grado maggiore o minore. Il punto è che essi sono tutti uomini o donne la cui motivazione più profonda deriva del fatto di dedicarsi al loro stesso genere e che in qualche modo si limitano a quello. E se sembra strano e anomalo che in questi casi un lavoro di particolare importanza per la società sia fatto da gente i cui affetti e le cui stesse disposizioni la società stessa biasimerebbe, dopo tutto si tratta di un fatto che è accaduto già prima centinaia di volte nella storia del mondo.
Come ho già accennato, il temperamento uraniano (probabilmente proprio a causa della sua doppia natura e della veloce e costante interazione tra i suoi elementi maschili e quelli femminili) è enormemente sensibile ed emotivo; e non c’è dubbio che per questa ragione un gran numero di artisti, musicisti, letterati, pittori appartengano a questa categoria. Quella delicata e sottile corrispondenza con ogni onda e con ogni fase della sensibilità, che rende possibile l’esistenza di un artista, è anche specificamente una caratteristica degli uranisti (di tipo maschile), e rende facile e naturale per un uranista diventare artista. Nelle confessioni e nei casi raccolti da Krafft-Ebing, Havelock Ellis e altri, è veramente considerevole il largo numero di uomini di questo temperamento che appartengono alla classe degli artisti. Nel suo volume sulla “Inversione sessuale” [1] che parla dei casi raccolti da lui stesso, Ellis dice: “Un esame dei miei casi rivela il fatto interessante che trentadue di essi, cioè il sessantotto per cento, possiede in grado variabile un’attitudine artistica. Galton ha trovato, attraverso un’indagine su circa mille persone, che la media generale di quelli che mostrano attitudini artistiche in Inghilterra è solo di circa il trenta per cento. Bisogna anche dire che i miei numeri sono probabilmente al di sotto della verità, perché nessuna particolare attenzione era stata usata per indagare questo punto specifico, e anche perché in molti dei miei casi le attitudini artistiche sono di alto livello. Rispetto alla particolare occupazione dei miei casi, bisogna dire ovviamente che nessuna occupazione fornisce una salvaguardia contro l’inversione. Ci sono comunque alcune occupazioni verso le quali gli invertiti sono particolarmente attratti. L’attore è certamente una delle più importanti. Tre dei mie casi appartengono alla professione drammatica e altri hanno spiccate attitudini drammatiche. E ancora, l’arte nelle sue varie forme e la musica esercitano su di loro molta attrazione. Nella mia esperienza, comunque, la letteratura è l’attività verso la quale gli invertiti si sentono più fortemente vocati e in cui d’altra parte possono trovare nel più alto grado successo e reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei casi sono uomini di lettere di successo”.
Della letteratura in questo senso e dei grandi scrittori del mondo il cui lavoro è stato in parte ispirato dall’amore uraniano ho già parlato io stesso. [2] Si può dire in aggiunta che quelli tra i moderni scrittori d’arte e i poeti che hanno fornito i più grandi servizi sulla strada della interpretazione e della ricostruzione della vita greca e degli ideali greci – uomini come Winckelmann, Goethe, Addington Symonds, Walter Pater – hanno avuto una marcata nota di questo temperamento in loro. E questo è stato un servizio di grande valore, in servizio che il mondo a stento avrebbe potuto permettersi di perdere.
I pittori e gli scultori, specialmente del del periodo del rinascimento in Italia forniscono non pochi esempi di uomini il cui lavoro è stato ispirato in questo modo – come nei casi di Michelangelo, Leonardo, Bazzi, Cellini e altri. Quanto alla musica, questa è certamente l’arte che nella sua sottigliezza e tenerezza – e forse in una certa inclinazione ad indulgere all’amozione – si colloca più vicino alla natura uranista. Ce ne sono pochi, infatti, di questa natura che non abbiano qualche dono nella direzione della musica – anche se non sembra, se non citiamo Tschaikowsky, che molti uomini profondamente Uranisti abbiano raggiunto i più alti livelli in questa arte.
Un’altra direzione verso la quale il temperamento uranista trova del tutto naturalmente il suo sbocco è l’importante lavoro sociale dell’educazione. La capacità che un uomo ha, in questi casi, di dedicarsi al benessere dei ragazzi e dei giovani è chiaramente una cosa che non dovrebbe essere gettata via e che può essere molto preziosa e utile. Non si può contestare che un gran numero di uomini (e di donne) sono attratti verso la professione dell’insegnamento da questo sentimento – e il lavoro che essi fanno è in molti casi decisamente sottostimato. Fortunato il ragazzo che si incontra con un aiuto simile nella prima fase della sua vita! Conosco un uomo – un pensatore e uno scrittore emergente e vigoroso – che deve quasi tutto, mentalmente, ad un simile amico della sua adolescenza, che ebbe per lui il massimo interesse, lo vide quasi ogni giorno per anni, e quindi gli chiarì non solo le questioni mentali ma anche quelle morali, dandogli l’affetto e la guida di cui il suo giovane cuore aveva bisogno. Ed io stesso ho conosciuto e visto non pochi di questi insegnanti, sia in scuole pubbliche che in scuole private, e ho visto qualcosa del loro lavoro e quanto siano stati di esempio per i loro ragazzi. Ostacolati come sono stati dalla facilità del mondo nell’interpretare male le cose, sono stati comunque capaci di fare un lavoro prezioso. Ovviamente qua e là capita qualche caso nel quale c’è stato abuso di posizione, ma anche allora il giudizio del mondo è spesso irragionevolmente severo. Un povero ragazzo, una volta, mi disse con le lacrime agli occhi del lavoro che un uomo aveva fatto per lui. Quest’uomo aveva salvato il ragazzo dai genitori ubriachi, lo aveva portato via dai quartieri malfamati e attraverso un club lo aveva inserito nel mondo. Era chiaro che ne aveva salvati decine e decine di altri nello stesso modo. Ma in un’occasione o nell’altra si trovò nei guai e fu accusato di familiarità improprie. Nessuna scusante e nessun ricordo di una vita utile fu del minimo aiuto. Qualsiasi spropositata calunnia otteneva credito, qualsiasi motivo meschino gli veniva imputato, dovette rinunciare alla sua posizione e andarsene da un’altra parte, il suo lavoro di una vita fu distrutto e per non essere mai più ricominciato.
La capacità di affetto sincero che fa in modo che un uomo più grande si prenda cura con tale attenzione del benessere di un giovane o di un ragazzo trova una corrispondenza in una corrispondente capacità del giovane di devozione verso un uomo più grande. Questo fatto spesso non è riconosciuto. Ma ho visto casi di ragazzi e anche di giovani uomini che potevano provare l’attaccamento più romantico verso uomini abbastanza maturi, talvolta fino a quaranta o cinquant’anni di età e solo verso di loro – che non prendevano assolutamente in considerazione i loro coetanei, dell’uno o dell’altro sesso, ma che si preoccupavano solo di ottenere una risposta affettiva da questi altri. Può sembrare strano ma è vero. E questo fatto non solo ci fa capire quali rovelli ci siano, addormentati, nei petti dei nostri figli ma quanto sia importante che noi cerchiamo di comprenderli – perché qui, in casi come questi, trovare un cuore che ti corrisponde in un uomo più grande potrebbe essere proprio la salvezza del più giovane.
Sarebbe certo difficile dire quanto dell’enorme ammontare del lavoro filantropico fatto ai giorni nostri – da donne in mezzo a ragazze bisognose e indigenti di tutti i tipi o da uomini tra categorie corrispondenti di ragazzi – è ispirato da questo sentimento; ma deve trattarsi comunque di una notevole percentuale. Io personalmente credo che il miglior lavoro filantropico, proprio perché è quello più personale, più affettuoso, e il meno riducibile ad aspetti solo formali, il meno presuntuoso, ha una forte fibra di cuore uraniano che lo percorre. E se andrebbe detto che un lavoro di tipo così personale è più soggetto a pericoli e a difficoltà in quel senso, è l’unico che è veramente dei migliori in tutti i settori.
Eros è un grande livellatore. Probabilmente la democrazia si trova, molto più saldamente che in qualsiasi altro luogo in un sentimento che facilmente supera i limiti di classe e di casta e unisce negli affetti più stretti i livelli più distanti della società. È da notare quanto frequentemente gli uranisti di buona posizione e di buona educazione sono portati verso i tipi più rozzi, come i lavoratori manuali e frequentemente si formino rapporti molto stabili in questo modo, che, anche se non pubblicamente riconosciuti hanno un’influenza decisiva sulle istituzioni sociali, sulle usanze e sulle tendenze politiche e che avrebbero ancora un bel po’ di influenza in più se fosse data loro una maggiore visibilità e un maggiore riconoscimento. Ci sono casi che ho conosciuto (anche se il comune mondo commerciale lo può credere a stento) di datori di lavoro che hanno fatto in modo che i loro dipendenti, o molti di loro, si affezionassero a loro in modo molto personale, e il cui scopo nel condurre i loro affari era almeno altrettanto quello di dare un buon tenore di vita ai loro dipendenti, quanto di darlo a loro stessi; mentre i dipendenti, rendendosene conto hanno corrisposto come meglio potevano. È possibile che qualcosa di simile alle gilde e alle confraternite del medioevo possa quindi essere ricostruito ma su una base molto più intima e personale ai nostri giorni; e infatti non mancano i segni che una simile ricostruzione si stia attualmente verificando.
Le “Lettere di Amore e di Lavoro” scritte sa Samuel M: Jones di Toledo, Ohio, ai suoi dipendenti in uno stabilimento industriale di cui era il direttore, sono molto interessanti a questo riguardo. Esse emanano uno spirito di affetto straordinariamente personale verso i dipendenti e una grande confidenza con loro, sentimenti che erano di cuore corrisposti da questi ultimi e tutta l’impresa era gestita con grande successo sulla base di un principio di stretta e amichevole collaborazione a tutto tondo. [3]
Queste cose suggeriscono in realtà che è possibile che lo spirito uranista possa condurre a qualcosa di simile ad un generale entusiasmo di umanità, e che le persone uraniste possano essere destinate a formare l’avanguardia del grande movimento che trasformerà un giorno la vita comune sostituendo un legame di affetto personale e di compassione ad altri vincoli, monetari, legali o comunque esterni che adesso controllano e limitano la società. Non possiamo ovviamente aspettarci che gli uranisti possano ricoprire un tale ruolo a meno che la disponibilità per il loro tipo d affetto esista – benché in germe e in modo non sviluppato – nell’animo dell’umanità su larga scala. E il pensiero e la ricerca moderna procedono su questa strada per confermare che questo può avvenire.
Il Dtt. E. Bertz nel suo recente studio su Whitman come persona di temperamento fortemente omogenico [4] tira fuori l’obiezione che il Vangelo del Cameratismo come mezzo di rigenerazione sociale è fondato su una falsa base perché (Così dice il Dott. Bertz) questo Vangelo di Whitman deriva da una anormalità in lui stesso, e quindi non può certo avere una applicazione universale né creare un entusiasmo generale. Ma questo è piuttosto il caso in cui si dà per scontato il punto che deve essere dimostrato. Whitman sostiene costantemente che il suo orientamento, a qualsiasi livello è normale e che lui rappresenta il modello di uomo medio. E può essere vero, almeno finché è interessato il suo temperamento uraniano, perché mentre questo era particolarmente sviluppato in lui, i germi di esso sono quasi universali. Se è così il cameratismo sul quale Whitman fonda una gran parte del suo messaggio, può nel corso del tempo trasformarsi in un entusiasmo generale, i più nobili uranisti di oggi possono essere destinati, come abbiamo suggerito, ad essere i suoi pionieri e le sue avanguardie. Come uno di essi ha cantato:

Queste cose accadranno! Una razza più alta,
Di quelle che il mondo ha mai conosciuto, sorgerà
Con la fiamma della libertà nelle loro anime,
E con la luce della scienza nei loro occhi.
Nazione con nazione, terra con terra,
Senza armi vivranno libere come compagne;
In ogni cuore e in ogni cervello palpiterà
Il battito della fraternità.
[John Addington Symonds.]

Ma procediamo. L’uranista, anche se in genere è eccitabile e sensibile, certamente non è sempre un sognatore. È talvolta straordinariamente e inaspettatamente pratico; e un uomo simile può trasmettere e spesso trasmette un entusiasmo positivo tra i suoi subordinati in una organizzazione di affari. Lo stesso si può dire per l’organizzazione militare. Di regola il temperamento uranista (nel maschio) non è militarista. La guerra con i suoi orrori e i suoi modi selvaggi è qualcosa di alieno per questo tipo di uomini. Ma anche qui ci sono eccezioni; e in ogni tempo ci sono stati grandi generali (come Alessandro, Cesare, Carlo XII di Svezia o Federico II di Prussia, per non parlare di esempi più moderni) con una potente traccia in loro di natura omogenica e una stupefacente capacità di organizzazione e di comando che si combinava col loro personale interesse o per le loro truppe o col loro attaccamento ad esse, e l’entusiasmo suscitato in risposta ha reso le loro armate pressoché invincibili.
L’esistenza di questa abilità pratica in alcuni uranisti non può essere negata; ed essa mira all’importante lavoro che essi potrebbero dover fare nella ricostruzione sociale. Nello stesso tempo credo che sia da notare che la politica (a qualunque livello, nel senso moderno del termine, in relazione in particolare con questioni di partito e col governo dei partiti) di regola non sia cosa loro congeniale. L’elemento personale o affettivo è probabilmente troppo remoto o assente. Meri “punti di vista” o “questioni” e conflitti di partito sono cose lontane per un uomo uranista, come lo sono in genere per la donna comune.
Se la politica, comunque, non è loro particolarmente congeniale, è comunque da notare quanti personaggi di rango reale sono stati decisamente omogenici nel temperamento. Prendendo i re di Inghilterra dalla conquista normanna fino ai nostri giorni, ne possiamo contare più o meno trenta. E tre di essi, cioè in particolare Guglielmo il Rosso, Edoardo II e Giacomo I, erano omosessuali in modo marcato e possono senza problemi essere classificati come uranisti, mentre alcuni altri, come Gugliemo III, mostravano una forte componente dello stesso temperamento. Tre su trenta costituiscono una percentuale notevole – il dieci per cento – e considerando che i sovrani generalmente non scelgono da sé di essere sovrani ma finiscono nella loro posizione per caso o per nascita, la percentuale è certamente notevole. Questo suggerisce che la percentuale generale, nel mondo considerato nel suo complesso è ugualmente alta, ma che resta inavvertita, salvo che nella feroce luce che batte sui troni? O c’è un’altra spiegazione per la speciale predisposizione dei regnanti per l’inversione? Qualche volte è stata chiamata in causa la degenerazione ereditaria. Ma è difficile spiegare la faccenda anche con questa teoria, perché anche se l’epiteto “degenerato” si può forse applicare a Giacomo I, non sarebbe comunque applicabile a Guglielmo il Rosso e a Guglielmo III, che nei loro diversi modi, erano entrambi uomini di grade coraggio e di grande forza personale – mentre Edoardo II era senza dubbio mancante di abilità.
Ma mentre il temperamento uranista ha, in alcuni casi, aiutato coloro che lo possedevano a diventare persone distinte nell’arte o nell’educazione o nella guerra o nell’amministrazione, e li ha resi capaci di svolgere un lavoro di valore in questi campi; resta comunque vero che d’altra parte li ha favoriti e li favorisce marcatamente per il servizio negli affari di cuore.
È difficile immaginare persone più dotate in queste materie rispetto agli Intermedi. Perché, infatti, nessun altro probabilmente può trovare una risposta a tutte le fluttuazioni e a tutte le interazioni della vita umana maschile e femminile e può comprenderle meglio di loro. La falsa timidezza e la passività delle donne , la rude invasività degli uomini; la lussuria, la brutalità, le lacrime segrete, il cuore sanguinante; la rinuncia, la maternità, la finezza, il romanticismo, la devozione angelica, tutte queste cose si trovano addormentate nell’anima uranista, pronte ad esprimersi quando se ne presenta l’occasione; e se non sono sempre espresse, sono comunque sempre lì a scopo di divinazione o di interpretazione. Ci sono in realtà poche situazioni, nel corteggiamento o nel matrimonio che un uranista non possa capire istintivamente; ed è strano vedere come anche una persona illetterata di questo tipo possa spesso leggere facilmente manoscritti d’amore in casi in cui un uomo o una donna normale brancola su di essi come un bambino al buio. [5]
Che gli uranisti spicchino come aiutanti e guide, non solo in questioni educative, ma in questioni d’amore e di matrimonio è abbastanza evidente a tutti quelli che li conoscono. Per loro è una cosa comune essere consultati ora dagli uomini ora della donne le cui situazioni matrimoniali sono in crisi o sono addirittura al disastro, in genere non per il fatto che coloro che li consultano percepiscono la natura uranista, ma perché essi sentono istintivamente che c’è una grossa simpatia unita alla comprensione della questione dal loro punto di vista. In questo modo, il destino dell’uranista, benché non riconosciuto, è di avvicinare tempi più felici e una migliore comprensione reciproca tra quelli coi quali può trovarsi ad avere a che fare. Spesso diventa anche il confidente di ragazzi giovani di entrambi sessi, colti nel groviglio dell’amore e della passione, che non sanno a chi rivolgersi per cercare aiuto.
Penso, per esempio, a tutti i servizi che un uranista può rendere alla società. Un bel giorno si troverà che nel risolvere problemi di affetto e di cuore egli potrà rendere il più grande servizio. Si sta veramente avvicinando il giorno in cui, come abbiamo suggerito, l’amore dovrà prendere il suo giusto posto come collante e forza direttrice della società (al posto dei legami basati sul denaro) e la società dovrà trasformarsi di conseguenza andando verso un livello più alto, allora certamente i tipi superiori di uranista – preparati per questo servizio da una lunga esperienza e dal fatto di essersi dedicati ad essa, come da molta sofferenza, avranno un ruolo importante da giocare nella trasformazione. Perché gli uranisti nelle loro vite mettono l’amore davanti a qualsiasi altra cosa, posponendo ad esso le altre motivazioni, come il fare soldi, il successo negli affari, la fama, che occupano un così largo spazio nelle carriere di molte persone. Questo è un fatto che è evidente a tutti quelli che conoscono gli uranisti. Questo può significare dire poco o nulla in favore degli individui di questa categoria la cui concezione dell’amore è solo di tipo basso e frivolo; ma nel caso degli altri, che vedono il dio nella sua giusta luce, il fatto che essi servano il dio con onestà di cuore e senza mai interrompere il loro servizio, li innalza di un solo balzo nella posizione di leader naturali dell’umanità.
Da questo fatto – cioè dal fatto che queste persone si occupano molto spesso di problemi di cuore – e dal fatto che le loro relazioni e le loro amicizie si formano e si sviluppano per così dire al di sotto della superficie della società e perciò in qualche misura al di là delle ricerche e delle analisi della signora Grundy, discendono delle conclusioni interessanti.
Per un verso continuiamo a chiederci come la società si conformerebbe se fosse libera: che forma assumerebbe in questioni di amore e di matrimonio, se le attuali restrizioni e sanzioni fossero rimosse o fortemente modificate. Attualmente in queste materie, la Legge, la Chiesa, e una forte pressione della pubblica opinione interferiscono molto, costringendo all’osservanza di determinate norme; e diventa difficile dire quanto dell’ordine esistente è dovuto all’istinto spontaneo e al senso comune della natura umana e quando alla mera costrizione e all’interferenza esterna: quanto, per esempio, la monogamia sia naturale o artificiale; fino a che punto i matrimoni sarebbero stabili se la legge non li rendesse tali; quale sia una visione razionale del divorzio; se la gelosia sia il necessario completamento dell’amore, e così via. Questi sono problemi che sono continuamente discussi senza giungere a conclusioni; o non raramente con conclusioni abbastanza pessimistiche.
Ora nei gruppi degli urning esiste una certa libertà (anche se, ovviamente, incompleta). Al di sotto della superficie della società generale e per conseguenza in modo indipendente dalle sue leggi e dai suoi costumi, le relazioni si formano, si mantengono o si modificano o si rompono in accordo più con una necessità interna che per una pressione esterna. E così accade che in questi gruppi si presenta l’opportunità di notare e osservare i raggruppamenti in condizione di libertà, come non accade nel mondo ordinario. Di regola, io credo, bisognerebbe dire che i rapporti sono piuttosto stabili. Invece del selvaggio caos generale che tanta brava gente sembra aspettarsi nel caso che la legge fosse ammorbidita, si trova (eccettuati ovviamente pochi casi individuali) che prevalgono un comune senso della fedeltà e una forte tendenza alla stabilità. Nel mondo ordinario, finora, ha circolato il dubbio che molti oggi non credano affatto che un matrimonio libero possa durare tutta la vita. Tuttavia tra gli uranisti questa cosa si potrebbe dire che è quasi comune e ben nota; e certamente sono pochi tra loro quelli che non credono a questa possibilità.
Ci sono stati grossi dibattiti, in ogni tempo e dovunque, sulla gelosia; e su quanto la gelosia sia naturale, istintiva e universale e quanto sia il prodotto dell’opinione pubblica e del senso di opportunità e così via. Nell’ordinario matrimonio quella che si può chiamare gelosia sociale e appropriativa è indubbiamente un fattore importante. Ma questo tipo di gelosia difficilmente compare e opera nei gruppi di urning. Quindi abbiamo la possibilità di osservare questi ultimi in condizioni in cui esiste solo la gelosia naturale e istintiva. Questa ovviamente è presente tra gli uranisti – talvolta in modo aggressivo e violento, qualche volta quiescente e tendente a dissolversi nel nulla. Sembra dipendere quasi integralmente dall’individuo singolo; e noi certamente impariamo che la gelosia, anche se frequente e diffusa largamente, non è assolutamente una compagna necessaria dell’amore; ci sono casi di uranisti (sia uomini che donne) che, anche se uniti in modo permanente, non si oppongono ad amicizie minori da entrambe le parti, e ci sono casi invece di opposizione molto decisa. E noi possiamo concludere che in un certo senso la stessa cosa varrebbe per il matrimonio ordinario una volta rimosse le considerazioni sulla proprietà e la gelosia possessiva. Comunque la tendenza a stabilire una relazione di coppia, più o meno fissa, risulta essere molto forte tra gli intermedi e si può concludere che sia ugualmente forte tra le persone più normali.
Ancora con riguardo alla prostituzione, nel gruppo degli urning si vede che ci sono pochi prostituti nati; ma la prostituzione in quel mondo non riveste un ruolo così importante come quello che riveste nel mondo normale in parte perché il matrimonio obbligatorio definito dalla legge lì non esiste, e in parte perché la prostituzione ha naturalmente poche possibilità e non può entrare in competizione con un mondo in cui i rapporti sono liberi e c’è un largo spazio per l’amicizia. Da qui noi possiamo capire che la libertà delle unioni e del matrimonio nel mondo ordinario porterà probabilmente ad una grande diminuzione se non alla sparizione della prostituzione.
In questo e in altri modi l’esperienza del mondo uranista che si forma liberamente e che non è soggetto a leggi e ad istituzioni esterne ci giunge come una guida – e veramente si tratta di una guida piena di speranza – verso il futuro. Vorrei dire comunque che nel fare queste sottolineature su certe conclusioni che noi possiamo mettere insieme da alcune unioni spontanee e relativamente non ristrette, non intendo in nessun modo accusare le istituzioni e le tradizioni. Io credo che l’amore uraniano soffra certamente per la mancanza di riconoscimento e di standard. E anche se al presente è meglio che resti fuori piuttosto che venga assoggettato ad una regolamentazione sciocca e invadente, nel futuro esso avrà i suoi standard e i suoi ideali più o meno definiti, come l’amore normale. Se si considera per un momento come le relazioni ordinarie tra i sessi potrebbero soffrire se non ci fossero codici generalmente riconosciuti di onore e di condotta riguardo ad esse, si vede che forme e istituzioni ragionevoli sono un aiuto e piuttosto bisognerebbe meravigliarsi che i gruppi degli urning siano così ben condotti, come in realtà sono.
Ho detto che gli uomini urning, nelle loro vite mettono l’amore prima del fare soldi, del successo negli affari, della fama e di altri motivi che governano l’uomo normale. Sono sicuro che, per loro, considerati nel complesso, è altrettanto vero che mettono l’amore prima del sesso. E non sono certo che si possa dire altrettanto dell’uomo normale, a qualunque livello, nello stadio presente dell’evoluzione. È dubbio, se nell’insieme l’attrazione meramente fisica non sia la motivazione più forte per quest’ultimo gruppo. Per quanto il mondo nel suo complesso non sia disposto ad accreditare quello che sto per dire, e per quanto siano gravi le incomprensioni attuali dell’argomento, penso sia vero che gli uomini uranisti siano superiori agli uomini normali da questo punto di vista cioè rispetto al sentimento amoroso, che è per loro più grande, più coinvolgente, più considerato, più un fatto di cuore e meno una soddisfazione meramente fisica, rispetto al sentimento amoroso degli uomini ordinari.[6] Tutto questo discende in modo naturale dalla presenza in loro di un elemento femminile e dal suo mescolarsi col resto della loro natura. Ci si dovrebbe aspettare tutto questo a priori e dovrebbe essere immediatamente rilevato da quelli che hanno una qualche conoscenza del mondo degli urning. Gran parte dei fraintendimenti attuali circa il carattere e le abitudini degli urning deriva del fatto che li si confonde con l’ordinario libertino che, anche se di temperamento normale contrae abitudini omosessuali per curiosità e così via, ma questo è un punto che ho già toccato prima e che ora dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Se una buona volta si riconoscesse che la natura amorosa degli uranisti è di tipo sincero, profondamente umano e gentile, allora anche l’importanza del ruolo sociale dell’uranista e del lavoro sociale che egli può produrre dovrebbe essere certamente riconosciuta.
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[1] “Studies in the Psychology of Sex”, vol. ii, p. 173.
[2] Vedi il capitolo II, supra e anche Ioläus, nell’Antologia dell’Amicizia di E. Carpenter.
[3] Il sig. Jones divenne sindaco di Toledo, ma morì all’età ancora giovane di 53 anni. Vedi anche “Workshop Reconstruction” di C.R. Ashbee, Appendice, infra, pag. 138.
[4] Edward Bertz, “Whitman: ein Charakterbild”, (Leipzig, Max Spohr).
[5] Certamente questo non significa una superiorità di carattere del primo, ma solo che con la sua doppia capacità di penetrazione, egli vede delle cose che l’altro non vede.
[6] Vedi Appendice, p. 164-166.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5173

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” SECONDA PARTE

III

L’AFFETTO OMOGENICO

Nelle sue varie forme, per quanto noi le conosciamo, l’Amore sembra sempre avere un profondo significato e anche una più pratica importanza per noi piccoli mortali. In una forma, come semplice amore sessuale semi-cosciente che circola attraverso la creazione negli animali più semplici e nelle piante, esso appare come una specie di base organica per l’unità di tutte le creature; in un’altra forma, come amore di una madre per il suo bambino – che può anche essere definito passione – sembra promettere che si dedicherà alla cura e alla vigilanza della razza futura; in un’altra forma ancora, come matrimonio tra un uomo e una donna, diventa il vero fondamento della società mana. E così possiamo credere a stento che nella sua forma omogenica, della quale qui ci stiamo occupando, non abbia anche un profondo significato e un’utilità e una funzione sociale che ci saranno sempre più chiare man mano che le approfondiremo.

A qualcuno forse parrà un po’ strano collocare l’ultima forma di affetto che abbiamo menzionato ad un livello di importanza pari alle altre e queste persone possono essere portare a negare all’amore omogenico, (1) quello omosessuale, quel carattere intenso, penetrante e a tratti prepotente che gli darebbe il rango di grande passione umana. Ma in realtà questo punto di vista, se lo prendiamo attentamente in considerazione, nasce dalla mancanza di conoscenza dei fatti reali; e non sarà inopportuno qui, nel modo più breve possibile, prima di passare ad altre considerazioni, esaminare quello che la storia del mondo, la letteratura e l’arte hanno da dirci sotto questo aspetto. Certamente, se affrontare un pericolo e sopportare un dolore e una fatica per il bene dell’amato, se il sacrificio, l’incrollabile devozione e l’unione per tutta la vita costituiscono prove della realtà e dell’intensità (e diciamo anche della sanità) di questo sentimento, allora queste prove sono state date in innumerevoli casi di questo affetto, non solo come esistente tra uomini ma anche tra donne, fin dall’inizio del mondo. Le memorie dell’amore cavalleresco, le gesta dei cavalieri per il bene delle loro dame, le storie di Ero e Leandro, ecc., possono essere facilmente paragonate, se non sorpassate dalle storie dei commilitoni e tirannicidi Greci – di Cratino e Aristodemo che si offrirono insieme in sacrificio volontario per la purificazione di Atene; di Caritone e Melanippo,(2) che tentarono di assassinare Falaride, tiranno di Agrigento; o di Cleomaco che in modo simile, in una battaglia tra Calcidesi ed Eretri, essendo entrato in battaglia contro gli Eretri, “chiese al giovane che amava, che si trovava lì vicino, se sarebbe stato a guardare la battaglia; e quando quello gli rispose di sì, e affettuosamente baciò Cleomaco e gli mise in testa l’elmo, Cleomaco con gioia orgogliosa si piazzò davanti ai più valorosi dei Tessali e andò all’assalto della cavalleria nemica con una tale impetuosità che li gettò nello scompiglio e li sbaragliò;  e fuggendo quindi la cavalleria eretria, i Calcidesi ottennero una splendida vittoria.”(3) Gli annali di tutte le nazioni contengono memorie simili, anche  se probabilmente in nessuna l’ideale di questo amore è stato così entusiastico ed eroico come tra i Greci post-omerici. È ben noto che tra gli isolani della Polinesia, una popolazione per la gran parte molto gentile e affettuosa, che ha probabilmente ereditato le tradizioni di una cultura più antica, rispetto a quella che essi possiedono oggi, è (o era) in voga la più romantica amicizia maschile. Dice Herman Melville in “Omoo” (capitolo 39), “Il modo veramente curioso con cui tutti i Polinesiani sono abituati a fare amicizie affettuose necessita di una spiegazione … Negli annali dell’isola (Tahiti) ci sono esempi di amicizie stravaganti, non superati dalla storia di Damone e Pitias che è in realtà molto più meravigliosa, perché nonostante la devozione alla quale  arrivavano, in certi casi anche fino al sacrificio della vita, erano colpiti a prima vista da qualche straniero proveniente da un’altra isola.” Queste unioni erano così profondamente riconosciute che Melville spiega (in “Typee”, cap. 18) che se due uomini di tribù o di isole ostili si promettevano fedeltà reciproca, allora ciascuno dei due poteva passare per il territorio nemico senza paura di essere infastidito o ferito, e la natura passionale di questo affetto è indicata dal seguente brano di “Omoo” (un altro libro di Melville): “Anche se poco portati alla gelosia nelle ordinarie questioni d’amore, i Taitiani non tollerano rivali nell’amicizia.”

Anche tra le razze selvagge, un bel po’ più giù di queste nella scala dell’evoluzione e che sono normalmente accusate di essere governate nelle loro questioni d’amore solo dai desideri più animali, troviamo un sentimento genuino di cameratismo che comincia ad affermarsi, come tra i Balonda(4) e altre tribù africane, dove regolari cerimonie di fidanzamento tra compagni hanno luogo, attraverso la trasfusione di alcune gocce di sangue nelle ciotole per bere l’uno dell’altro, attraverso lo scambio dei nomi(5) e il dono reciproco dei loro possedimenti più preziosi; ma sfortunatamente, a causa dell’ottusità dell’opinione pubblica europea su questo argomento, queste  e altre usanze simili sono state assai poco investigate e non hanno ricevuto assolutamente l’attenzione che meritavano.

Quando passiamo alle espressioni poetiche e letterarie delle nazioni più civilizzate su questo argomento, non possiamo che essere colpiti dal grado e dalle intensità delle emozioni espresse, dalla bella trenodia di Davide sul suo amico il cui amore sorpassava l’amore delle donne, per passare poi al vasto panorama dell’Iliade omerica del quale l’eroica amicizia di Achille e del suo caro Patroclo costituisce realmente il tema fondamentale, fino ai lavori della grande età greca, le splendide odi di Pindaro brucianti di chiaro fuoco di passione, le alte elegie di Teognide, piene di saggi precetti per il suo amato Cirno, le dolci bucoliche di Teocrito, le appassionate liriche di Saffo o i più sensuali rapimenti di Anacreonte. Alcuni dei drammi di Eschilo e Sofocle, come i “Mirmodini” del primo e gli “Amanti di Achille” del secondo, sembrano avere avuto proprio questo argomento per loro nucleo centrale;(6) e molti dei dialoghi di Platone, veri poemi in prosa, erano certamente ispirati da questo tema.

Poi, venendo alla letteratura dell’età romana, il cui spirito materialistico poteva solo a fatica afferrare la più fine ispirazione dell’amore omogenico e che in autori come Catullo e Marziale poteva al massimo dare espressione al suo lato più grossolano, troviamo solo in Virgilio un esempio nobile e notevole. La sua seconda Ecloga porta i segni di una genuina passione, e secondo alcuni,(7) Virgilio stesso, lì, sotto il nome di Alessi, rende immortale il suo proprio amore per il giovane Alessandro. E non è nemmeno possibile tralasciare su questo argomento la grande massa della letteratura persiana e i poeti Sadi, Hafiz, Jami, e molti altri, i cui nomi e le cui opere sono per ogni tempo e i cui meravigliosi canti d’amore (“Amaro e dolce è il bacio di separazione sulle labbra di un amico”) sono per la gran parte, se non per la massima parte, indirizzati a quelli del loro stesso sesso.(8)

Del periodo medievale in Europa abbiamo ovviamente solo pochi documenti. Verso la sua parte a noi più vicina troviamo l’interessante storia di Amis e Amile (tredicesimo secolo), riesumata dal sig. W. Pater dalla Biblioteca Elzeviriana(9) Anche se c’è l’evidenza storica della prevalenza della passione omogenica, di questo periodo possiamo dire che il suo ideale era certamente più quello dell’amore cavalleresco che quello dell’amore dei compagni. Ma col Rinascimento italiano e col periodo elisabettiano in Inghilterra, l’amore dei compagni torna ancora una volta in evidenza in un’esplosione di espressione poetica(10) che forse ha la sua massima manifestazione nei magnifici sonetti di Michelangelo e di Shakespeare: di Michelangelo, la cui pura bellezza di espressione innalza l’entusiasmo nelle regioni più alte, come diretta percezione del divino in forma mortale,(11) e di Shakespeare, le cui parole appassionate e la spiritualità della cui amicizia amorosa, hanno costituito per parecchio tempo una perplessità per i commentatori più retrivi. Da qui, attraverso scrittori minori (non trascurando Winckelmann(12) in Germania) passiamo a tempi abbastanza moderni, nei quali, nonostante il fatto che la passione è stata molto mal compresa e male interpretata, due nomi emergono, quelli di Tennyson, il cui “In Memoriam” costituisce probabilmente l’opera migliore, e di Walt Whitman, l’entusiasmo della cui poesia sul cameratismo si può solo mettere a confronto con la devozione del suo lavoro per i suoi fratelli feriti nella guerra civile americana.

Si noterà che qui noi abbiamo, interessati al tema, alcuni dei nomi veramente più grandi della letteratura; e che le loro espressioni su questo argomento, uguagliano, se non sorpassano, in bellezza, intensità e umanità di sentimento, tutto quello che è stato scritto in lode dell’altro amore più comunemente riconosciuto.

E quando nuovamente ci rivolgiamo ai monumenti dell’Arte, e paragoniamo il modo il cui la percezione dell’amore e della bellezza umana si è espressa nel ritrarre la forma maschile e quella femminile, ritroviamo esattamente la stessa cosa. Una visione completa della statuaria greca mostra in alto grado la passione maschile per la bellezza.  Eppure, anche se le statue di uomini e di giovani (scolpite da scultori maschi) sono più notevoli, probabilmente molto più notevoli, sia per il numero che per la cura dell’esecuzione rispetto alle statue di figure femminili, è significativo che, come J. A. Symonds dice nella sua “Vita di Michelangelo”, in tutto l’insieme di statue raffiguranti uomini ce ne sono a stento due o tre che hanno nell’espressione qualcosa di licenzioso, cosa che non è invece così rara nelle statue che raffigurano donne. Conoscendo come noi la conosciamo la forza della passione fisica maschile nella vita dei Greci, questo solo fatto ci dice molto sul senso di proporzione che deve aver caratterizzato questa passione a qualsiasi livello nell’età più produttiva della loro Arte.

Nel caso di Michelangelo abbiamo un artista che col pennello e col cesello ha ritratto letteralmente migliaia di figure umane, ma con questa peculiarità, che mentre molte delle sue figure maschili sono ovviamente soffuse di sentimento romantico e ispirate da quel sentimento, accade lo stesso a stento per una delle sue figure femminili, questa ultima è essenzialmente rappresentativa della donna nel suo ruolo di madre o di sofferente o di profetessa o di poetessa o in età avanzata, o in qualsiasi aspetto di forza o di tenerezza, salvo quello che si associa in modo speciale con l’amore romantico. La purezza e la dignità delle figure maschili di Michelangelo sono incontestabili e portano una testimonianza decisiva di quella nobiltà di sentimento in lui che noi abbiamo già visto illustrata nei suoi sonetti.(13)

Questo breve cenno può bastare per dare al lettore un’idea del ruolo e della posizione che riveste nel mondo il particolare sentimento di cui stiamo discutendo; né mancherà di fare une certa impressione – in rapporto agli autori citati – il senso di dignità e di solidità del sentimento, a qualunque livello, quando è gestito da alcuni dei più grandi uomini del mondo. E allo stesso tempo sarebbe un’ostentazione  ignorare il fatto che, proprio accanto a questa visione dell’argomento c’è stata un’altra corrente di opinione che ha portato la gente – specialmente nei tempi più moderni, in Europa – a considerare l’affettività del tipo in questione con molto sospetto e disfavore.(14) E può essere necessario qui dire poche parole su quest’ultimo punto di vista.

L’origine di questo punto di vista non deve essere cercata molto lontano. Coloro che non hanno essi stessi un dono particolare verso questo tipo di amicizia – che non sono all’interno del cerchio di essa, per così dire, e non capiscono e non apprezzano il suo carattere profondamente emotivo e romantico, hanno ciò non di meno sentito di una certa corruzione e di eccessi; perché queste ultime cose balzano al livello della cronaca. Hanno sentito della dissolutezza di Nerone o di Tiberio; hanno notato gli scandali dei Tribunali di Polizia, forse hanno avuto qualche esperienza degli abusi che si possono trovare nelle scuole pubbliche o nelle caserme; ed essi (naturalmente) ne deducono che queste cose, questi eccessi e queste forme di sensualità sono il vero motivo degli affetti camerateschi e la ragione per la quale essi esistono; e quindi essi non riconoscono alcun tipo di legame più profondo ed intimo. A questa gente le intimità fisiche di qualsiasi tipo (a qualsiasi livello, tra maschi) sembrano inescusabili. Non c’è alcuna distinzione, nelle loro menti, tra la più semplice e la più ingenua espressione di sentimento e il più grave abuso dei diritti umani e della decenza; non c’è alcuna distinzione tra un genuino attaccamento affettivo e la mera curiosità carnale. Loro vedono certi mali che capitano o che sono capitati e credono, del tutto candidamente, che qualsiasi misura sia giustificabile per evitare che cose simili accadano di nuovo. Ma essi non vedono l’interiore sentimento d’amore che, quando esiste, richiede legittimamente una qualche espressione. Questa gente, infatti, non avendo in sé la chiave per comprendere la situazione reale, frettolosamente dà per scontato che l’affettività omogenica non abbia altro motivo che, o sia semplicemente un velo e una copertura per la sensualità – e quindi la vedono con sospetto e la condannano.

Così sorge la curiosa discrepanza di punti di vista della gente su questo importante argomento – una discrepanza che dipende dal punto di vista dal quale essi ci si avvicinano.

Da una parte abbiamo anatemi ed esecrazioni, dall’altra abbiamo l’alto entusiasmo di un uomo come Platone – uno dei leader del pensiero del mondo di tutti i tempi – che pone, per esempio, nella bocca di Fedro (nel “Simposio”) un brano come questo:(15) “Io non conosco nessun dono più grande, per un giovane uomo che comincia la vita, che un amante virtuoso o, per l’amante, di quel giovane amato. Perché il principio che dovrebbe essere la guida degli uomini che vogliono vivere nobilmente – quel principio, io dico, né i parenti, né l’onore, né la ricchezza, né alcun altro motivo è capace di inculcarlo così bene come fa l’amore. Di che cosa sto parlando? Del senso dell’onore e del disonore, senza il quale né gli individui né gli stati fanno mai nulla di buono o di grade … Quale amante non preferirebbe essere visto da tutta l’umanità piuttosto che da suo amato, quando abbandona il suo posto o quando getta via le sue armi? Sarebbe pronto a morire mille volte piuttosto che sopportare una cosa simile. O chi abbandonerebbe il suo amato o gli verrebbe meno nell’ora  del pericolo? Il peggiore codardo diventerebbe un eroe ispirato, al livello dei più coraggiosi, se si trovasse in una situazione simile; l’amore lo ispirerebbe. Quel che, come dice Omero, il dio insuffla nell’animo degli eroi, l’amore della propria natura lo ispira nell’amante.“ O ancora nel Fedro, Platone fa dire a Socrate:(16) “In modo simile, i seguaci di Apollo e di qualunque altro dio, seguendo la via del loro dio, cercano un amore che consiste nell’essere come il loro dio, e quando lo hanno trovato, essi stessi imitano il loro dio e spingono il loro amato a fare lo stesso e lo conducono all’armonia con la forma e con le strade del dio, tanto quanto possono: perché essi non hanno sentimenti di invidia o di gelosia nei confronti del loro amato, ma essi fanno il loro massimo per creare in lui il massimo gradimento di loro stessi e del dio che essi onorano.  Così è cosa giusta e beata per l’amato, quando è coinvolto, il desiderio di un amante ispirato e l’iniziazione da parte di quello, io dico, ai misteri del vero amore se il loro proposito si realizza.”

Dopo queste sottolineature preliminari, possiamo passare oltre, a considerare alcune recenti indagini scientifiche della materia che stiamo trattando. Negli ultimi tempi – cioè più o meno durante gli ultimi trent’anni – Un gruppo di capaci uomini di scienza, soprattutto in Germania, in Francia e in Italia, ha fatto studi specifici in materia più o meno imparziali. Tra questi si può citare il Dott. Albert Moll di Berlino; R. von Krafft-Ebing, una delle massime autorità mediche di Vienna, il cui libro sulla “Psicopatia sessuale” è giunto alla decima edizione; il Dott. Paul Moreau (“Delle aberrazioni del senso genesico”); Cesare Lombroso, l’autore di molti lavori di Antropologia; M. A. Raffalovich (“Uranismo e Unisessualità”); Auguste Forel (“La questione sessuale”); Mantegazza; K. H. Ulrichs; e ultimo ma certo non il minore, il Dott. Havelock Ellis, il secondo volume del suo grande lavoro sulla psicologia del sesso è dedicato all’argomento della “Inversione sessuale.”(17)

Da queste investigazioni è emerso che troppo spesso in passato si è dato all’argomento un aspetto molto alterato. Mentre all’inizio si diede troppo facilmente per scontato che questi fenomeni fossero di carattere patologico e che l’inclinazione del sentimento amoroso verso uno dello stesso sesso fosse sempre associata con la degenerazione o con la malattia, è veramente considerevole il fatto che passo dopo passo, attraverso l’accumulazione di informazioni affidabili, questi presupporti sono stati abbandonati. Il punto di vista è cambiato; e il cambiamento è stato molto marcato soprattutto negli autori più recenti come A. Moll e Havelock-Ellis.

Non è possibile qui dare alcun rendiconto dettagliato dei lavori di questi vari autori, delle loro teorie e dell’immenso numero di casi interessanti e di osservazioni che essi hanno presentato. Ma alcune delle conclusioni generali che derivano dalle loro ricerche possono essere puntualizzate. Innanzitutto i loro lavori hanno stabilito il fatto, noto fino ad oggi solo agli individui singoli, che l’inversione sessuale – che è l’inclinazione del desiderio verso uno dello stesso sesso – è in un gran numero di casi più o meno istintiva e congenita, mentalmente e fisicamente, strettamente collegata alle vere radici della vita individuale e praticamente non sradicabile.  Agli uomini e alle donne affetti da una inclinazione omosessuale innata, Ulrichs ha dato il nome di Urning(18) perché quasi universalmente accettato dagli scienziati.  Nel mio saggio precedente ho dato alcuni dettagli in riferimento agli “Urning”, ma bisognerebbe dire che non è mai abbastanza sottolineata la distinzione tra questi “amanti nati” del loro stesso sesso e quella classe di persone con la quale sono così spesso confusi, che per mera curiosità carnale o stravaganza di desiderio o per mancanza di opportunità di una soddisfazione più normale (come nelle scuole e nelle caserme) adottano alcune pratiche omosessuali. È proprio questo ultimo gruppo che è diventato nettamente più visibile all’occhio del pubblico e che eccita, abbastanza naturalmente, la pubblica riprovazione. Nel loro caso l’attrazione è sentita da loro stessi e da tutti gli interessati, come meramente sensuale e morbosa. Nel caso degli altri, comunque, il sentimento è, come abbiamo detto, così profondamente radicato e unito con la vita mentale ed emotiva che la persona interessata ha difficoltà ad immaginarsi in una situazione diversa da quella nella quale si trova, e almeno ai suoi occhi il suo amore appare sano e naturale, e anzi proprio una parte necessaria della sua stessa individualità.

In secondo luogo è diventato chiaro che il numero di individui affetti da “inversione sessuale” ad un livello maggiore o minore, è molto grande – molto più grande di quanto comunemente si crede che sia. È comunque molto difficile, se non addirittura impossibile, arrivare a cifre attendibili sull’argomento,(19) per la semplice ragione che le proporzioni variano in modo molto notevole tra i differenti popoli e anche in diversi settori della società  e in differenti località, e perché ovviamente ci sono tutti i gradi possibili di inversione sessuale con cui fare i conti, da quelli in cui l’istinto è quasi esclusivamente diretto verso il medesimo sesso, all’altro estremo in cui l’istinto sessuale è ordinariamente rivolto al sesso opposto ma è anche capace di inversione verso il proprio occasionalmente e in condizioni eccezionali – questa ultima condizione è probabilmente molto diffusa in alcuni popoli, se non è addirittura universale.

In terzo luogo attraverso il raffronto e la comparazione di un gran numero di casi e di “confessioni”, è stato riscontrato piuttosto chiaramente che gli individui affetti da inversione in grado notevole, dopotutto, non differiscono dal resto del mondo maschile o di quello femminile in nessun altro particolare fisico o mentale che possa essere chiaramente identificato.(20) Nessuna associazione congenita con qualche particolare conformazione o malformazione fisica è stata ancora scoperta; e nemmeno con qualche particolare malattia del corpo o della mente. Non sembra neppure che le persone di questa categoria siano usualmente di tipo grossolano o particolarmente basso, se mai piuttosto il contrario – sono spesso di natura raffinata e sensibile e includono, come Krafft-Ebing sottolinea (“Psicopatia sessuale”, settima edizione, pag. 227) un gran numero di persone “altamente dotate  nelle belle arti, specialmente nella musica e nella poesia”; e come dice Mantegazza(21) molte persone di notevole distinzione letteraria e sociale. È vero che Ktafft-Ebing insiste sul fatto che queste persone (tra gli uomini) sono generalmente sessualmente ben dotate ma egli si affretta a dire che il loro amore emotivo è anche “entusiastico ed esaltante”(22) e che mentre il contatto fisico è desiderato, il particolare atto che volgarmente si attribuisce loro è in molti casi ripugnate per loro.(23)

La sola caratteristica definita che gli autori di articoli scientifici affermano di aver identificato è una marcata tendenza allo sviluppo di ansia sull’argomento, non raramente associata con malattie nervose; ma – come avrò tra poco occasione di mostrare – c’è motivo di credere che la validità anche di questa caratteristica sia stata esagerata.

Se prendiamo il caso generale degli uomini con una marcata preferenza esclusiva per persone del loro stesso sesso, Krafft-Ebing dice (“P.S.”, p. 256): “La vita sessuale degli Omosessuali è mutatis mutandis esattamente la stessa nel normale amore sessuale. … L’Urning ama, deifica il suo amato esattamente come l’uomo che corteggia le donne fa con la sua amata. Per lui è capace del più grande sacrificio, prova i tormenti dell’amore infelice e non corrisposto, dell’infedeltà da parte del suo amato, della gelosia e così via. La sua attenzione è legata fortemente  solo alla figura maschile. … La visione delle grazie femminili per lui è indifferente, se non ripugnante.” Quindi Krafft-Ebing prosegue dicendo che molti uomini di questo tipo, nonostante la loro reale ripugnanza al rapporto sessuale con la donna, alla fine si sposano – o per ragioni etiche, come qualche volta accade, o per considerazioni di tipo sociale. Tuttavia sono veramente notevoli e anche patetici – per illustrare la profondità e la tenacia dell’istinto omogenico(24) – i racconti che lo stesso Krafft-Ebing fa di questi casi; perché in molti di essi la vera amicizia e il rispetto all’interno della coppia sposata non riusciva comunque a superare il disgusto da parte di uno dei due partner per il rapporto sessuale con l’altro, o a prevenire l’esperienza di un vero stress fisico  dopo un tale rapporto, o a controllare il flusso continuo dell’affettività verso una persona esterna alla coppia e dello stesso sesso; e così involontariamente, per così dire, alla fine questa inclinazione restava comunque causa di sofferenza.

Io ho detto che all’inizio si dava per scontato che l’emotività omogenica fosse patologica in sé e probabilmente sempre associata con particolari malattie, o fisiche o mentali, ma che il progredire della ricerca è stato utile per dissipare via via sempre di più questo modo di vedere le cose; e che è notevole che i più recenti tra gli autori autenticamente scientifici siano i meno disposti a sottolineare la teoria della patologicità in sé. È pur vero che Krafft-Ebing inclina a credere che ci sia generalmente qualche nevrosi o degenerazione dei centri nervosi, o una tendenza ereditaria in questa direzione, associata con l’istinto; vedi la pagina 190 (settima edizione), e anche la pagina 227, dove ne parla, però piuttosto vagamente, oppure “una tendenza ereditaria neuropatica o psicopatica”, neuro (psycho) pathische Belastung. Ma su questo punto si può fare l’obiezione ovvia che ci sono poche persone nella vita moderna, o addirittura che non ce ne sono, che si possano definire totalmente libere da una simile Belastung!  E possiamo ben dubitare che i Dori Greci o gli isolani della Polinesia, o i montanari Albanesi, o una delle altre razze considerevolmente forti tra le quali questa tendenza si è sviluppata fossero particolarmente preoccupati dalla degenerazione nervosa!

Quanto a Moll, anche se parla dell’istinto come patologico (sentendosi magari obbligato a fare così), è molto significativo il fatto che abbandoni il terreno dell’associazione dell’istinto con altri sintomi patologici – dato che questa associazione, dice, non è sempre rilevabile; volentieri si sofferma sul dictum secondo il quale il mero venir meno dell’istinto sessuale di propagare la specie e di per sé patologico – un dictum che a sua volta deriva dal pregiudizio degli scienziati che il generare sia il solo oggetto dell’amore,(25) e che se portato alle sue conseguenze, coinvolgerebbe il buon dottore in terribili paradossi, come per esempio che ogni ape operaia sia un individuo patologico.

Finalmente troviamo che Havelock Ellis, uno dei più recenti autori di peso su questo argomento, al capitolo VI del suo “Inversione sessuale”, combatte l’idea che questo temperamento sia necessariamente patologico e suggerisce che la tendenza dovrebbe piuttosto essere considerata un’anomalia che una malattia. Dice (Seconda edizione, p. 186.)(26) “Così, nell’inversione sessuale abbiamo quello che si potrebbe giustamente chiamare uno “sport” della variabilità, una di quelle aberrazioni organiche che possiamo vedere nella natura vivente nelle piante e negli animali.”(27)

Rispetto alla teoria delle degenerazione nervosa, anche se si può concedere che l’inversione sessuale sia non raramente connessa con un temperamento particolarmente nervoso, bisogna ricordarsi che associarlo occasionalmente con turbe o malattie nervose e tutta un’altra cosa; dato che questi disturbi dovrebbero piuttosto essere considerati come risultati piuttosto che come cause dell’inversione. Ovviamente è difficile per chi sta al di fuori e non ha un’esperienza personale in materia, immaginare il grande sforzo di tensione nervosa nel quale queste persone crescono da quando sono bambini a quando sono uomini – o da quando sono bambine a quando sono donne – dato che essi trovano i loro più profondi e più forti istinti completamente banditi dalla società che li circonda; dato che prima di capire chiaramente la tendenza della loro natura scoprono di essere come tagliati fuori dalla simpatia e dalla comprensione di coloro che sono a loro più vicini; e dato che sanno che non potranno mai esprimere i loro sentimenti affettuosi più teneri senza esporsi alla possibile accusa per azioni stigmatizzate come crimini odiosi.(28) Il fatto che un simile sforzo, agendo su individuo forse già di temperamento nervoso, potrebbe tendere a causare prostrazione nervosa o anche disturbi mentali è chiaramente ovvio; e se si trova che questi disturbi sono più comuni tra gli amanti omogenici che tra la gente comune, abbiamo in queste cause sociali una sufficiente spiegazione del fatto.

E poi, anche in questa connessione non si deve mai dimenticare che il ricercatore medico-scientifico è complessivamente vincolato ad incontrare solo dei casi che sono di carattere patologico piuttosto che individui che sono sani nelle loro manifestazioni, perché in realtà sono i malati quelli ai quali si dedica. E dato che il campo della sua ricerca è normalmente una grande città moderna, c’è poco da meravigliarsi se la malattia colora le sue conclusioni. Nel caso del Dott. Moll, che ha condotto le sue ricerche in gran parte sotto la guida della polizia di Berlino (la cui conoscenza sarebbe ovviamente limitata agli aspetti meno soddisfacenti dell’amore omogenico) l’unica cosa di cui ci si può meravigliare è che il suo giudizio sia così marcatamente favorevole, come di fatto è. Come scrive Krafft-Ebing nella sua prefazione, “È triste privilegio della Medicina e specialmente della Psichiatria, guardare sempre dall’altro lato della vita, alla debolezza e alla miseria umana.”

Tenendo conto dunque della direzione in cui la scienza si è costantemente mossa in questa materia, non è difficile rendersi conto che l’epiteto “patologico”, tra non molto sarà abbandonato come descrittivo delle tendenza omogenica – cioè del sentimento generale d’amore verso una persona dello stesso sesso. Che ci siano eccessi di passione – casi, come nell’ordinario amore sessuale, in cui il mero desiderio fisico diventa una mania – lo possiamo ammettere tranquillamente; ma come non sarebbe corretto giudicare della purezza del matrimonio dalle evidenze delle Corti del divorzio, così sarebbe mostruoso valutare la verità e la bellezza dell’affetto in questione attraverso quegli esempi che sono forse più evidenti al pubblico moderno; e dopo tutte queste deduzioni ci resta la gran parte dei casi nei quali la manifestazione dell’istinto ha completamente il carattere della normalità e della piena salute, tanto da costituire questa tendenza come una distinta varietà della passione sessuale. La questione ovviamente non è se l’istinto sia capace di manifestazioni patologiche o stravaganti – perché questo si può provare facilmente di qualsiasi istinto – ma se è capace di una manifestazione non patologica e sana. E questo, noi crediamo, lo ha abbondantemente dimostrato da sé.

Comunque il lavoro che la Scienza ha fatto praticamente è stato quello di distruggere la tendenza dogmatica della vecchia opinione corrente dalla quale essa stessa era partita e di lasciare tutto l’argomento libero da una gran massa di fraintendimenti e molto più aperto di prima. Se da una parte i suoi risultati sono stati soprattutto di carattere negativo e se la scienza stessa ammette di non comprendere l’esatto ruolo e le basi di questa affettività, dall’altro lato, dato che riconosce le influenze nettamente benefiche di un’intima relazione d’amore del tipo usuale per coloro che vi sono coinvolti, riconosce anche che ci siano alcune persone per le quali queste reazioni necessarie possono derivare unicamente da uno del loro stesso sesso.

“L’amore ricambiato”, dice Moll (p.125), “esercita un’utile influenza sull’Urning. La sua condizione mentale e fisica migliora, e aumenta la sua capacità di lavoro – esattamente come accade nel caso di un ragazzo normale  con il suo amore”. E più avanti (p.173) in una lettera di un uomo di questo tipo si trovano queste parole: “La passione, suppongo, è così potente, proprio perché si cerca tutto nell’uomo amato – Amore, amicizia, ideale e soddisfazione dei sensi. … Al momento io soffro l’agonia di una passione profonda non corrisposta, che come un incubo mi ha risvegliato dal sonno. E sono consapevole di una sofferenza fisica  nella regione cardiaca.” In queste situazioni l’amore, espresso in qualche modo anche fisicamente, per un’altra persona dello stesso sesso, può benissimo essere una necessità e una condizione di una vita sana e attiva, esattamente come nei casi più ordinari accade per l’amore di una persona del sesso opposto.

Se poi l’elemento fisico che è qualche volta presente nell’amore del quale stiamo parlando è una difficoltà o un ostacolo, bisogna ammettere che è una difficoltà che la Natura ci pone di fronte e che non può essere eliminata con il semplice anatema o con l’esecrazione. L’unica teoria – da K. H. Ulrichs ad Havelock Ellis – che non ha ceduto il campo in questa materia, è che nei casi congeniti di inversione sessuale c’è una mescolanza di elementi maschili e femminili nella stessa persona; in modo che, per esempio, nello stesso embrione, le regioni emotive e nervose possono svilupparsi su una linea femminile mentre il corpo visibile e le sue funzioni posso determinare esse stesse un individuo nettamente maschile o vice versa. Questo sviluppo incrociato può avvenire ovviamente in molti modi, e quindi può forse spiegare le notevoli varietà del temperamento uraniano; ma in tutti questi casi, per quanto strani possano essere i problemi che ne derivano, questi problemi sono prodotti dalla Natura stessa e difficilmente possono essere messi fuori dalla porta dall’individuo che letteralmente deve portare la sua croce. Per questi individui diventano naturali delle espressioni del sentimento che ad altri sembrano fuori luogo e superflue; e non solo naturali ma necessarie e inevitabili.  Proibire a queste persone qualsiasi espressione della loro emotività, alla fine, non fa che portarle ad esplodere con maggiore violenza; e si può suggerire che il nostro codice inglese di buone maniere, proibendo i minimi cenni di affettività tra i giovani e gli uomini agisce esattamente in senso opposto rispetto alle sue intenzioni, e spinge più in basso le intimità verso canali meno aperti e meno reprensibili.

Circa questo elemento fisico bisogna ricordare che dato che l’amore omogenico – sia tra uomo e uomo che tra donna e donna – può, secondo la natura del caso, non trovare mai sul lato fisico un’espressione così libera e completa come nel caso dell’amore ordinario,  esso deve tendere anche più dell’amore ordinario a svilupparsi lungo canali emotivi e a trovare il suo sfogo in simpatie della vita sociale e in rapporti con i compagni. Se si studia con attenzione l’espressione  delle statue greche (vedi pag. 9 supra) e la lezione della letteratura greca si vede chiaramente che l’ideale della vita greca era molto continente: l’uomo allenato, l’atleta, l’uomo temperante e controllato, anche casto, al fine di migliorare le sue prestazioni. Fu intorno a questo concetto che i Greci infiammarono le loro migliori emozioni. E così era per i loro amori: indulgere in cose basse e licenziose non era in linea con tutto ciò. Possono anche non aver sempre tenuto fede al loro ideale, ma quell’ideale c’era. E io sono portato a credere che l’istinto omogenico (per le ragioni che ho detto prima), nel lungo periodo, tenderebbe esso stesso ad orientarsi in questa direzione. E concorda con questa idea il fatto che questa passione, nel passato, (come precisato da J. Addington Symonds nel suo saggio sugli “Ideali danteschi e platonici d’amore”)(29), ha in realtà ispirato una tale quantità di eroismo e di romanticismo, paragonabile solo agli amori della cavalleria, che ovviamente, per il loro carattere speciale, erano soggetti ad analoghe trasformazioni.

In tutti questi argomenti l’opinione popolare è stata probabilmente largamente influenzata dall’idea arbitraria che la funzione dell’amore sia limitata all’allevamento dei bambini e che ogni tipo di amore non coinvolto nella propagazione della razza debba necessariamente essere di carattere dubbio. E nel rafforzare  questo modo di vedere le cose non c’è dubbio che la tradizione ebraica e quella cristiana abbiano esercitato un’influenza potente – a partire, come è quasi certo, da tempi molto antichi quando la moltiplicazione della tribù era uno dei primi doveri dei suoi membri e una delle prime necessità della vita associata.(30) Ma oggi che le necessità hanno preso una strada completamente diversa sembra ragionevole supporre che una simile rivoluzione possa manifestarsi anche nei modi di pensare della gente circa il ruolo e il significato dell’amore non finalizzato all’allevamento di bambini.

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Fin qui credo di aver detto abbastanza per dimostrare che anche se in rapporto all’affettività omogenica molte cose restano oscure, e anche se essa può avere le sue specifiche insidie e le sue tentazioni, che rendono necessario tenere sotto controllo l’eccessiva larghezza sotto il profilo fisico; comunque nei suoi aspetti etici e sociali l’affettività omogenica è gravida di significati e ha ricevuto varie volte nella storia un’abbondante giustificazione. Non sembra certo impossibile supporre  che come l’amore ordinario ha la funzione speciale di propagare la razza così l’altro amore abbia la sua speciale funzione nel campo sociale ed eroico e nella generazione – non di figli fisicamente – ma di quei figli relativamente alla loro mente, nel generare le concezioni filosofiche e le idee che trasformano le nostre vite e la vita stessa della società. J. Addingron Symonds nel suo pamphlet pubblicato privatamente  “Un problema di etica greca” (ora pubblicato in traduzione tedesca)(31) si sforza di ricostruire, così come essa si realizzò, la genesi dell’amore cameratesco tra i Dori nei primi tempi della Grecia. E così “Senza un numero sufficiente di donne, senza le cose sacre di una vita domestica stabile, ispirati dalle memorie di Achille e venerando il loro antenato Eracle, i guerrieri dori avevano la speciale opportunità di innalzare il cameratismo al rango di entusiasmo. Gli incidenti dell’emigrazione in una terra straniera – i pericoli del mare, gli attraversamenti dei fiumi e delle montagne, gli assalti alle fortezze e alle città, gli approdi sulle spiagge ostili, le veglie notturne accanto ai fari illuminati, le spedizioni alla ricerca di cibo, i servizi di picchetto di fronte al nemico vigile – coinvolgevano avventure capaci di riversare un lustro romantico sull’amicizia: queste circostanze coinvolgendo le virtù della simpatia per il debole, la tenerezza per il bello e la protezione verso il giovane, insieme con le qualità corrispondenti di gratitudine, devozione e ammirevole attaccamento nell’agire possono aver contribuito a cementale le unioni tra uomo e uomo in modo non meno fermo di come accade nel matrimonio. Un saggio comandante avrebbe confidato proprio su questi rapporti per dare forza al suo battaglione e per tenere viva la fiamma dell’impresa e dell’audacia.” L’autore procede poi suggerendo che anche se nelle relazioni del tipo di quelle indicate, l’elemento fisico aveva probabilmente un certo ruolo, comunque a quel tempo non sovrastava l’elemento emotivo e spirituale, e non conduceva alla corruzione e all’effeminatezza dell’età più tarda.

A Sparta l’amante era chiamato Eispnêlos, l’ispiratore, e il giovane amato Aïtes, l’acoltatore. Questo solo fatto metterebbe in evidenza gli aspetti in parte educativi in cui il cameratismo fu concepito; e centinaia di brani della letteratura classica potrebbero essere citati per provare quanto profondamente esso fosse entrato nella mentalità greca e che questo amore fosse la culla della cavalleria sociale e della vita eroica. E infine sembra essere stata dottrina favorita di Platone l’idea che la relazione, se condotta in modo adeguato, porti allo svelamento della vera filosofia nella mente e alla divina visione della “mania” e al ricordo del riaccendersi all’interno dell’anima di tutte le forme della bellezza celeste. Parla anche di questo tipo di amore come capace di produrre una “nascita nella bellezza”(32) nell’anima dell’amante. L’immagine dell’amato, passando nella mente dell’amante e risalendo attraverso i suoi più profondi recessi raggiunge e unisce se stessa alle forme essenziali della divina bellezza lì nascoste per lungo tempo – le forme originali di tutta la creazione – e richiamandole alla vita eccita una specie di discesa generativa di pensieri e di impulsi nobili, che da quel momento in poi modificano tutto l’insieme dei pensieri e della vita di colui che è così coinvolto.

Se c’è una qualche verità – anche uno o due soli granelli – in queste riflessioni, è facile vedere che l’amore del quale stiamo specificamente trattando è un elemento molto importante nella società e che il trascurarlo o il reprimerlo o la sua diffusa errata interpretazione possono essere causa di considerevoli rischi o danni per il benessere comune. È facile vedere che mentre da un lato il matrimonio è di un’importanza fondamentale per lo Stato perché fornisce l’officina, per così dire, per la riproduzione e la crescita dei figli, l’altra forma di unione è quasi altrettanto indispensabile per fornire le basi di attività sociali di altro genere. Ciascuno di noi è cosciente che senza uno stretto legame affettivo di qualche tipo la sua vita non sarebbe completa, le sue potenzialità sarebbero azzoppate e le sue energie sarebbero spese in modo inadeguato. Non c’è comunque da aspettarsi (anche se ovviamente può accadere) che gli uomini o le donne che si sono dedicati gli uni alle altre e vice versa e alla vita di famiglia possano abbandonare la cura dei loro figli e il lavoro che devono fare a casa al fine di svolgere doveri sociali di un carattere molto più remoto e meno ovvio, anche se forse più arduo. E nemmeno ci si dovrebbe aspettare che un uomo con una mano sola, senza l’aiuto di un compagno nell’ora della difficoltà, o senza l’amore di lui o di lei nell’ora del bisogno possa sentirsi adeguato a queste più larghe attività. Se – per riferirmi ancora una volta alla storia classica – l’amore di Armodio fosse stato per una moglie e per i figli a casa, probabilmente non si sarebbe curato di uccidere il tiranno, e ben difficilmente un fatto simile sarebbe stato compito suo. E d’altra parte, se ciascuno dei due amici non avesse avuto l’amore del suo compagno a sostenerlo, i due ben difficilmente avrebbero avuto il coraggio di compiere quell’impresa audace e degna di memoria eterna. Così è difficile credere che qualsiasi cosa possa fornire la forza e liberare le energie richieste per le attività sociali e mentali più necessarie, altrettanto bene come l’unione cameratesca, che già lascia i due amanti liberi dalle responsabilità e dagli impedimenti della vita familiare.

Perché, se assassinare i tiranni non è certo oggi il principale dovere morale, abbiamo tra noi individui con teste di  Idra, almeno altrettanto numerosi dei tiranni di un tempo e più difficili da gestire e che richiedono un coraggio non piccolo a chi li deve affrontare. Ma al di là dell’estirpazione del male abbiamo molto lavoro concreto che aspetta d’essere fatto nella paziente costruzione che dura tutta la vita di nuove forme della società, nuovi ordini di pensiero, nuove istituzioni dell’umana solidarietà – cose tutte che nella loro genesi devono fare i conti con l’opposizione, col ridicolo, con l’odio e anche con la violenza. Queste lotte – anche se di tipo diverso da quelle dei montanari Dori descritte sopra – avranno bisogno di uguale ardimento e di uguale coraggio e avranno bisogno di un cameratismo altrettanto vero e valente. E si potrebbe realmente dubitare che la più alta vita eroica e spirituale di una nazione possa essere realmente possibile senza un riconoscimento nelle sue istituzioni di questa affettività, che aggiunga una nuova gamma e una nuova portata alle possibilità dell’amore.(33)

 Walt Whitman,  l’iniziatore, posiamo quasi dirlo, di un mondo nuovo di ideali democratici e di letteratura, e – come uno dei nostri migliori critici ha sottolineato – il più greco, nello spirito e nell’azione, degli scrittori moderni, insiste continuamente su questa funzione sociale “dell’intenso e amoroso cameratismo, personale e dell’appassionato attaccamento dell’uomo all’uomo.” “Io voglio produrre,“ dice, “la migliore razza sulla quale il sole abbia mai brillato, io voglio creare spazi divini e magnetici. … Io voglio creare città insperabili con le braccia ciascuna al collo dell’altra, attraverso l’amore dei compagni.” E ancora in “Prospettive democratiche”, ” È allo sviluppo, all’identificazione, alla generale prevalenza di questo fervido cameratismo (l’amore adesivo, che come minimo compete  con l’amore degli amanti che fino a qui ha dominato la letteratura immaginativa, se non va addirittura oltre), che io guardo per controbilanciare e compensare la materialistica e volgare democrazia americana e per la sua spiritualizzazione. … Io dico che la democrazia comporta questo cameratismo amoroso, come proprio inevitabile gemello e propria controparte, senza il quale sarebbe incompleta, vana e incapace di perpetuarsi.”

Ma Whitman non avrebbe potuto parlare, come fece, con una qualche autorità su questo argomento, se non fosse stato perfettamente consapevole del fatto che nelle masse del popolo questa affettività era già viva e operante – anche se certamente in una forma in qualche modo repressa e inconscia – e se non avesse avuto lui stesso ampia conoscenza dei suoi effetti e della sua influenza in lui e in altri intorno a lui. Come tutti i grandi artisti non poteva se non dare forma e luce a ciò che già esisteva fioco e rudimentale nel cuore del popolo. Per quelli che si sono immersi al di sotto della superficie in questa direzione dovrebbe essere abbastanza familiare l’idea che la passione omogenica è largamente ramificata attraverso la società moderna e che nelle masse del popolo, come attraverso le classi, anche al di sotto della stolida superficie  e delle riserve delle buone maniere britanniche, i messaggi circolano e si formano rapporti durevoli, che non differiscono in nessun modo evidente da quelle corrispondenze che persone di sesso opposto intessono tra loro in circostanze simili; ma fino ad ora mentre questo tipo di relazione è arrivata alla conoscenza del pubblico nelle sue forme più grossolane e nei suoi abusi, attraverso i rapporti della polizia ecc., le sue manifestazioni più sane e spirituali – anche se sono realmente una forza motrice nel corpo politico – sono rimaste sconosciute.

In questi giorni, quando le questioni sociali si profilano così largamente davanti a noi, appena c’è bisogno di sottolineare l’importanza di un legame che attraverso la pulsione più appassionata e duratura può riunire insieme membri di classi diverse, e (come spesso appare) non meno fortemente perché sono membri di classi diverse. Un solo momento di riflessione ci può convincere che un tale cameratismo può, come dice Whitman, avere “rapporti profondissimi con la politica generale”. Ed è anche da notare che, in questa profondissima relazione con la politica, il movimento delle donne verso la loro liberazione ed emancipazione, che si sta diffondendo in tutto il mondo civilizzato, è stato accompagnato da un marcato sviluppo della passione omogenica nel sesso femminile. Si può dire che una certa forzatura nelle relazioni tra i sessi opposti che è venuta fuori a causa della coscienza via via crescente tra le donne di essere state oppresse e trattate in modo ingiusto dagli uomini e di un desiderio via via crescente di non consegnarsi sbilanciatamente al matrimonio, che questa forzatura ha fatto in modo di spingere il mondo femminile a stringersi più strettamente in sé e a cementare alleanze al proprio interno. Ma, qualunque sia la causa, è quasi certo che queste alleanze cameratesche – e di tipo abbastanza devoto – stanno diventando sempre più comuni, e specialmente, forse, tra le classi più colte delle donne, che sono impegnate nella grande causa della liberazione del loro sesso; e nemmeno è difficile vedere l’importanza  di queste alleanze in lotte di questo genere. Negli Stati Uniti, dove la battaglia per l’indipendenza delle donne è ugualmente combattuta la tendenza citata è fortemente marcata.

Bisogna dire qui poche parole sull’aspetto legale di questa importante questione. Bisogna sottolineare che lo stato attuale della legge, sia in Germania che in Inghilterra, derivando, come deriva in realtà, parzialmente da alcuni degli errori di valutazione che ho citato sopra, e parzialmente dalla pura mancanza di volontà dei legislatori di discutere la questione – è realmente impraticabile. Mentre la legge cerca giustamente di prevenire atti di violenza o di pubblico scandalo, si può ben comprendere che va ben al di fuori del su terreno quando tenta di regolare le relazioni private e volontarie di persone adulte tra loro. L’affetto omogenico è una forza sociale considerevole e in alcuni casi un elemento necessario di nobile carattere umano. Tuttavia le legge del 1885 in questi casi considera quasi ogni familiarità come una possibile base per una incriminazione penale. Non c’è dubbio che la legge abbia trovato il suo sostrato sostanziale in precedenti statuti sullo stesso argomento – avendo a che fare con una norma piuttosto grossolana; ma nel condannare così pesantemente anche la minima familiarità tra persone di sesso maschile(34) noi pensiamo che sia andata troppo lontano. Ha tentato di imporre una censura sulla vita morale privata (prescindendo completamente dai suoi riflessi sociali) e questo non è competenza della legge e se fosse sua competenza, essa non potrebbe comunque realizzarlo:(35) essa ha aperto la porta ben più largamente di prima ad un male e ad un crimine vero e ben più serio, quello del ricatto, e ha gettato una cortina di tenebre sopra le espressioni più semplici e più ordinarie  di un attaccamento che può, come abbiamo visto, avere un grande valore nella vita nazionale.

Che l’amore omosessuale, come quello eterosessuale possa condurre a pubblici abusi della libertà e della decenza, che esso richieda un forte autocontrollo, e che su questo argomento siano necessari un grande insegnamento e una grande istruzione, noi, ovviamente, non lo neghiamo. Ma proprio come nel caso di persone di sesso opposto la legge si limita nel complesso al mantenimento dell’ordine pubblico, alla protezione del debole dalla violenza e dall’aggressione,(36) e dei giovani per la loro inesperienza, nello stesso modo noi pensiamo debba accadere anche nel caso si tratti di persone dello stesso sesso. L’insegnamento molto necessario e la vera moralità in argomento devono essere trasmesse –  perché possono solo essere trasmesse – attraverso un allargamento di una adeguata educazione e di idee giuste, e non attraverso la goffa mazza ferrata del libro delle leggi.(37)

 Avendo quindi in qualche modo mostrato l’importanza dell’attaccamento omogenico o cameratesco, nella vita nazionale, sembrerebbe giunto il momento, ora, che i popoli moderni possano riconoscerlo nelle loro istituzioni e possano cercare almeno nell’opinione pubblica dei loro paesi e nei sistemi educativi di far comprendere di che si tratta e di dagli uno spazio adeguato. Gli innegabili mali che esistono rispetto ad esso, per esempio nelle nostre scuole pubbliche così come nella nostra vita pubblica, devono la loro esistenza per la gran parte al fatto che tutto l’argomento, per così dire, è lasciato nella volgarità, nell’oscurità e nel nascondimento. Nessuno offre un indizio di cose migliori e nemmeno indica una strada per uscire dalla giungla; e attraverso questo autentico mancato riconoscimento la passione è pervertita nei canali meno soddisfacenti. Ogni forma d’amore, si potrebbe dire, deve assumersi le sue responsabilità, altrimenti è responsabile della sua degenerazione e del suo dissiparsi in mero sentimentalismo o in sensualità. Il normale matrimonio tra un uomo e una donna conduce alla fondazione di un gruppo familiare, di una famiglia: l’amore tra genitori e figli comporta doveri e attenzioni da entrambe le parti. L’affettività omogenica, quando resta non riconosciuta, facilmente perde qualcosa delle sue migliori qualità e diventa una cosa effimera o corrotta. Come abbiamo già detto e come puntualizzerò nel capitolo successivo, questa affettività può, quando si presenta tra uno più giovane e uno più vecchio, dimostrare di essere un’immensa forza educativa; mentre tra coetanei può volgersi ad usi sociali ed eroici, cosa che a stento si può chiedere o ci si può aspettare dal matrimonio ordinario. Sembrerebbe ormai giunto il tempo, io credo, che la pubblica opinione riconosca questi fatti e possa così dare a questa forma di affettività la sanzione e la dignità che deriva dal pubblico riconoscimento, così come una forma definita e dei precisi confini che deriverebbero dall’esistenza di un ideale accettato o di uno standard in questa materia. Si parla spesso di quanto sia necessaria per la moralità del matrimonio ordinario una qualche forma di riconoscimento pubblico della relazione, e di qualche standard accettato di condotta all’interno di essa. Non potrebbe forse, magari in grado minore, valere qualcosa di simile (come suggerito nel capitolo successivo) per l’affettività omogenica? Essa ha avuto il suo ruolo come istituzione riconosciuta e salvaguardata nelle società più antiche e più primitive e sembra abbastanza probabile che un simile ruolo le possa essere riconosciuto nelle società del futuro.

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(1)    “Omosessuale”, generalmente usato nei lavori scientifici, è ovviamente una parola bastarda. “Omogenico”  è stato suggerito perché derivante da due radici entrambe greche, cioè “omos”, lo stesso, e “genos”, sesso.

(2)    Ateneo XIII, 78.

(3)    Vedi: Plutarco. “Eroticus”, XVII.

(4)    Vedi: “Storia naturale dell’uomo” di J. G. Wood, volume “Africa”, pag. 419.

(5)    Vedi anche: “Spedizione allo Zambesi” di Livingstone, 1865, pag. 148.

(6)    Anche se queste due ultime opere, salvo che per qualche citazione, sono andate perdute.

(7)    Mantegazza e Lombroso. Vedi: Albert Moll “Conträre Sexual-empfindung”, seconda edizione, pag. 36.

(8)    Quantunque questo fatto, nelle traduzioni, sia spesso, con una pia frode, travestito.

(9)    W. Pater, “Renaissance”, pp. 8-16.

(10) Tra gli scrittori di prosa di questo periodo, Montaigne, il cui modo di trattare l’argomento è entusiastico e non equivoco, non dovrebbe essere trascurato. Vedi Hazlitt, “Montaigne”, cap. XXVII.

(11) Mi scuso di citare qui il sonetto n. 54 di Michelangelo, nella traduzione di J. A. Symonds:

Veggio nel tuo bel viso, signor mio,

quel che narrar mal puossi in questa vita:

l’anima, della carne ancor vestita,

con esso è già più volte ascesa a Dio.

   E se ‘vulgo malvagio, isciocco e rio,

di quel che sente, altrui segna e addita,

non è l’intensa voglia men gradita,

l’amor, la fede e l’onesto desio.

   A quel pietoso fonte, onde siàn tutti,

s’assembra ogni beltà che qua si vede

più c’altra cosa alle persone accorte;

   né altro saggio abbiàn né altri frutti

del cielo in terra; e chi v’ama con fede

trascende a Dio e fa dolce la morte.

I lavori di von Scheffler, seguiti di J. A. Symonds, hanno ora, in modo quasi definitivo stabilito il pio imbroglio del nipote e il fatto che le poesie d’amore di Michelangelo anziano, fossero, per la gran parte, dedicate ad amici maschi.

(12) Vedi un testo interessante in W. Pater, “Renaissance”.

(13) Per una collezione più completa di esempi di questa amicizia-amore nella storia del mondo, vedi “Ioläus , un’Antologia”, di E. Carpenter. E anche “Liebling-minne und Freudesliebe in der Welt-literatur” di Elisar von Kopffer (Adolf Brand, Beriln, 1900).

(14) Come nel caso, per esempio di “In Memoriam” di Tennyson, per il quale il poeta fu sonoramente valutato negativamente dal Times, al tempo della sua pubblicazione.

(15) Jovett, “Plato”, seconda edizione, vol. II, pag. 30.

(16) Jovett, vol. II, pag. 130.

(17) Avrei dovuto citare anche alcuni autori recenti, come il Dott. Magnus Hirschfeld e il Dott. von Römer, il cui lavoro, anche se dichiaratamente favorevole al movimento Urning, è comunque scientifico in alto grado e nettamente affidabile.

(18) Da Uranos – Vedi, per la derivazione la pag. 20 supra [dell’edizione originale di questo libro] e anche il discorso di Pausania nel “Simposio” di Platone.

(19) Si veda per delle stime l’Appendice, pagine 126-128 [dell’edizione originale].

(20) Anche se è indubbia una generale tendenza verso la femminilità nell’Urning maschio e verso la mascolinità nella femmina.

(21) “Gli amori degli uomini”.

(22) “Psicopatia sessuale”, settima edizione, pag. 227.

(23) Ibidem, pagine 229 e 258. Vedi Appendice [dell’edizione originale], p. 152.

(24) “Quanto siano profonde le radici dell’inversione sessuale lo si può dedurre dal fatto che il sogno di piacere dell’Urning maschio ha a che vedere solo con maschi e quello delle donne Urning solo con le donne” – Krafft-Ebing, “P.S.”, settima edizione, pag. 228.

(25) “La maggiore età dell’amore”.

(26) Editore: F. A. Davis, Philadelphia, 1901.

(27) Otto Weininger va ancora oltre e considera quel temperamento come una forma intermedia naturale  (“Sesso e carattere”, cap. IV). Vedi anche Appendice infra, pag. 161.

(28) “Anche se davanti alla mia coscienza non posso rimproverarmi, e anche se devo certamente rigettare il giudizio del mondo su di noi,  ciò nonostante soffro molto. In realtà non ho ferito nessuno e ho considerato il mio amore, nella sua più nobile espressione, altrettanto santo quanto quello degli uomini normalmente disposti, ma sotto l’infelice fato che non ci consente né sofferenza né riconoscimento. Io soffro spesso più di quanto la mia vita possa sopportare.” Estratto da una lettera citata da Krafft-Ebing.

(29) Vedi “Nella tonalità del blu” di J. A. Symonds (1893).

(30) Vedi Appendice, pagine 154 e 155.

(31) Vedi “Das Konträre Geschlechtsgefühl” di Havelock Ellis  e J. A. Symonds.

(32) “Simposio”, discorso di Socrate.

(33) È interessante in rapporto a ciò notare l’estremo fervore, quasi il romanticismo del legame che spesso unisce amanti dello stesso sesso per molti anni in una tenerezza di trattamento che non viene meno e nella considerazione reciproca, uguale a quella che si nota nei matrimoni più riusciti. L’amore di molti uomini di questo tipo, dice Moll (p. 111), “sviluppato in gioventù, dura talvolta per tutta la vita. So di tali uomini che non avevano visto il loro primo amore per anni, anche decenni,  e che appena lo hanno incontrato di nuovo hanno dimostrato l’antico fuoco della loro passione iniziale. In altri casi, una stretta intimità amorosa dura incontaminata per molti anni.”

(34) Omettendo in modo del tutto improprio qualsiasi menzione delle donne.

(35) Il Dott. Moll sostiene (Seconda edizione, pag. 314-315) che se le familiarità tra persone dello stesso sesso vengono condannate come cose immorali, anche l’auto-abuso [la masturbazione] a maggior ragione dovrebbe essere ugualmente condannato.

(36) Anche se ci sono dubbi sul fatto che le leggi sul matrimonio facciano proprio questo.

(37) In Francia dall’adozione del Codice Napoleone, l’inversione sessuale è tollerata con le stesse restrizioni della sessualità normale, e secondo Carlier, ex-capo della polizia francese, Parigi non è più depravata in questa materia di Londra. Anche l’Italia nel 1889 ha adottato i principi del Codice Napoleone su questo argomento. Per considerazioni più approfondire rispetto alla legge, vedi Appendice, pagine 156-157.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5146

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” PRIMA PARTE

Dopo aver messo in rete la mia traduzione del saggio giuridico di Jeremy Bentham sulla punibilità penale della omosessualità, ho cominciato a lavorare alla traduzione di un saggio di Edward Carpenter “Il sesso intermedio”. Si tratta di un lavoro pubblicato nel 1921, e divenuto rapidamente uno dei testi più famosi della lotta per i diritti degli omosessuali. Carpenter, che fu oltre che omosessuale uno dei grandi teorici del Socialismo, si ritenne, per quanto riguarda l’omosessualità, il continuatore dell’opera di John Addington Symonds e in effetti gli echi di Symonds si sentono qua e la in modo piuttosto chiaro nell’opera di Carpenter. Il saggio di Carpenter è meno scientifico di quello di Symonds (Una questione di Etica moderna, vedi Biblioteca di Progetto Gay, nella home del forum), ma è indubbiamente più moderno e, per l’anno di pubblicazione, oltre che per il linguaggio molto semplice, era destinato ad un’ampia divulgazione, per quanto potesse essere ampia all’epoca la divulgazione di un libro che tratta di omosessualità. Non c’è dubbio che Carpenter, come il lettore potrà facilmente notare, accredita stereotipi che diverranno dei classici e che ancora è difficile superare, ma la sua descrizione della situazione degli omosessuali ha il pathos di una autodifesa ed ha indubbiamente una capacità di comunicare amozioni veramente rara. La mia traduzione italiana ha cercato di rendere l’immediatezza della lettura, cosa comunque non troppo difficile perché l’Inglese di Carpenter non è certo quello di Bantham.

Evito di dare qui notizie biografiche sull’autore, lo farò, come al solito limitandomi alle questioni relative all’omosessualità quando pubblicherò l’intero saggio. Per il momento potete leggere il primo capitolo del libro di Carpenter, che ha toni di sconcertante modernità.

Project

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PREFAZIONE

Le carte che seguono, ora raccolte in forme di libro, sono state scritte – e alcune di esse pubblicate – in varie occasioni durante gli ultimi dodici o quattordici anni e nelle pause di altri lavori, e questo potrebbe scusarmi delle ripetizioni occasionali e delle sovrapposizioni di materia, che si possono rilevare tra di esse. Tuttavia ho scelto di lasciarle come sono, perché in questo modo ciascuna è più completa in se stessa. Il secondo saggio, che dà il titolo al libro, è già stato pubblicato  nel mio “Il raggiungimento della maggiore età dell’amore” ma è ristampato qui in ragione della sua più specifica appartenenza a questo volume.

Una raccolta di citazioni di autori responsabili, che si occupano in vari luoghi dell’argomento, è stata aggiunta alla fine, per formare un’Appendice che l’autore pensa possa essere utile anche se egli non condivide tutte le opinioni lì presentate.    E.C.

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“Ci sono forme di transizione tra i metalli e i non metalli, tra le combinazioni chimiche e le semplici misture, tra gli animali e le piante, tra le fanerogame e le crittogame e tra i mammiferi e gli uccelli … Si può quindi dare per scontata l’improbabilità di trovare in Natura una netta frattura tra tutto ciò che è maschile da una parte e tutto ciò che è femminile dall’altra; o che qualsiasi creatura vivente sia tanto semplice, sotto questo aspetto, da poter essere messa totalmente da una parte o dall’altra della linea di confine.”     O. Weininger

INTRODUZIONE

L’argomento trattato in questo libro è di grande importanza e si potrebbe dire di importanza via via crescente. Sia che il periodo presente sia un periodo che vede un grande incremento nei numeri degli uomini e delle donne di temperamento intermedio o misto, o sia esso un periodo nel quale più del solito accade che si presti loro attenzione, resta certamente il fatto che l’argomento è di grande attualità e fa pressione si di noi da tutte le parti. È un fatto riconosciuto che comunque il numero di persone che occupano una posizione intermedia tra i due sessi è molto grande, che quelle persone giocano un ruolo importante nella società generale e che quelle persone necessariamente presentano e incarnano molti problemi che, sia per il loro bene che per il bene della società, richiedono una soluzione. La letteratura su questa questione, di conseguenza, è già cresciuta fino ad essere molto estesa, specialmente sul Continente, e include una grande quantità di lavori scientifici, di trattati medici, di saggi letterari, di romanzi, di romanzi storici, si poesia, ecc.. E ora è generalmente ammesso che una qualche conoscenza e una qualche comprensione illuminata dell’argomento è assai necessaria per l’agire di certe categorie – come per esempio: medici, insegnanti, genitori, magistrati, giudici e simili.

Che ci siano distinzioni e gradazioni nelle reazioni spirituali in relazione al sesso – che le affezioni psichiche interne e le affinità siano articolate  e disperse in un vasto ventaglio di possibilità, estremamente differenziate tra maschio e  femmina e non sempre in corrispondenza ovvia col sesso fisico esterno – è una cosa evidente per chiunque consideri l’argomento; né potrebbe una qualche buona finalità essere perseguita ignorando questo fatto – se mai fosse possibile ignorarlo. È ovviamente facile (come fanno alcuni) classificare questi tipi misti o intermedi come cattivi. Ma è altrettanto facile dedurre (come fanno altri) che proprio perché combinano qualità opposte, essi dovrebbero essere buoni e rispettabili. Me le sottigliezze e le complicazioni della natura non possono essere liquidate in modo così generico. È molto probabile che, come in qualsiasi altra categoria di creature umane, ci sia anche qui, bene e male, più e meno, degno e indegno – alcuni forse attraverso il loro doppio temperamento esibiranno un raro e bel fiore di umanità, altri una perversa e ingarbugliata rovina.

Prima dei fatti di Natura noi dobbiamo preservare  una certa umiltà e un certo rispetto, senza andare correndo con le nostre preconcette e ostinate presupposizioni. Anche se queste gradazioni del tipo umano sono state sempre e tra tutti i popoli conosciute e riconosciute, oggi la loro frequenza o anche la concentrazione dell’attenzione su di esse può essere segno di qualche cambiamento importante che si sta realizzando. Noi non sappiamo in realtà quali possibili evoluzioni stiano per realizzarsi o quali nuove forme di consistenza e di valore permanente si siano già lentamente differenziate rispetto alla circostante massa dell’umanità. Può essere che in qualche periodo passato dell’evoluzione l’ape operaia si sia senza dubbio differenziata dai due ordinari sessi delle api, così, nel tempo presente, può darsi che alcuni nuovi tipi del genere umano stiano emergendo, nuovi tipi che avranno una parte importante da giocare nella società del futuro – anche se per il momento il loro apparire è atteso con un bel po’ di confusione e di equivoco. Potrebbe essere così e potrebbe non essere. Noi non lo sappiamo; e il migliore atteggiamento che possiamo adottare e quello di una sincera e imparziale osservazione dei fatti.
Ovviamente ogni volta che questo argomento entra nel campo dell’amore posiamo aspettarci che sorgano domande difficili. È probabile che già ora il lavoro più nobile del sesso intermedio o dei sessi intermedi si possa realizzare, come è anche probabile che gli errori più grossi possano essere commessi. Sembra quasi una legge di natura che nuovi e importanti movimenti possano non essere capiti e siano invece sviliti – anche se dopo essi potranno essere largamente approvati e accettati con onore. Movimenti simili all’inizio sono sempre considerati sulla base di qualche aspetto ridicolo o disprezzabile che essi possono avere. I primi Cristiani, agli occhi dei Romani, erano noti essenzialmente come cultori di riti oscuri e di crimi nelle tenebre delle catacombe. Si credette per lungo tempo che il moderno socialismo fosse una questione di pugnali e di dinamite; e anche adesso ci sono migliaia di brave persone abbastanza ignoranti da credere che esso significhi semplicemente “dividere tutto e prendersi ciascuno la propria fetta da quattro soldi.” Si credeva che i Vegetariani fossero un gruppo di deboli mangiatori di cavoli senza cervello. Il movimento delle Donne, così notevole per il suo scopo e la sua importanza. non era altro che un assurdo tentativo di rendere le donne “le scimmie degli uomini.” E così si può andare avanti all’infinito, l’accusa in tutti i casi consiste in un’etichetta e nell’ultimo mozzicone di un fatto colto per ignoranza e colorito dal pregiudizio, tanto comune da essere frainteso e tanto semplice da essere travisato.

Che il temperamento Uranista, specialmente in riferimento al suo lato affettivo, non manchi di cadute, si deve certamente riconoscerlo, ma è certo che è stato grossolanamente e assurdamente frainteso. Con un bel po’ di esperienza sulla questione, credo che uno possa a ragione dire che il difetto del maschio uranista, o Urning,(1) non è la sensualità ma piuttosto la sentimentalità. Gli Uranisti di più basso livello, quelli più comuni, sono spesso terribilmente sentimentali; quelli di livello superiore, stranamente, quasi incredibilmente, sono emotivi e, di regola (anche se ci sono eccezioni) non sono così sensuali come l’uomo normale medio. L’immensa capacità di amore affettivo rappresenta ovviamente una grande forza trainante. Sia nell’individuo che nella società, l’amore è eminentemente creativo. È proprio la loro forte tendenza all’affettività, che dà ai migliori Uranisti la loro influenza penetrante e la loro capacità di agire e che li rende largamente graditi e bene accetti  da quelli che nulla sanno dello loro sentire interno. Molto probabilmente il mondo non saprà mai quanti cosiddetti filantropi del tipo migliore (non c’è bisogno di nominarli) sono stati coinvolti dal temperamento uranista. E in tutte le strade della vita il gran numero e l’influenza delle persone di questa disposizione e i posti importanti che essi già occupano, si concretizzano solo per quelli che stanno bene o male dietro la scena. Ed è probabile anche che sia proprio questa tendenza all’amore affettivo a dare agli Uranisti la loro notevole giovinezza.

Comunque con le loro straordinarie doti e con la loro esperienza negli affari di cuore (dal doppio punto di vista, sia degli uomini che delle donne) non è difficile rendersi conto che queste persone possono svolgere un lavoro speciale di riconciliatori e interpreti dei due sessi, uno verso l’altro. Di questo ho parlato più largamente nel seguito (capitoli 2 e 5). È probabile che gli Uranisti superiori diventino negli affari di cuore, in notevole misura, degli insegnanti della società futura; e se è così, è possibile che la loro influenza tenda alla realizzazione e all’espressione di un’affettività meno esclusivamente sensuale rispetto alla madia odierna, e alla diffusione di questa affettività in tutte le direzioni.

Anche se non presumo di parlare con autorità a nessun livello in questa materia, mi esprimo a favore di una sua paziente considerazione, per il dovuto riconoscimento dei tipi di carattere coinvolti e perché ci si sforzi per riconoscere loro il giusto posto e la giusta sfera di utilità nello schema generale della società.

Aggiungo un’altra cosa come spiegazione introduttiva. La parola Amore è comunemente usata in modo così generale e indiscriminato per indicare talvolta istinti fisici e atti e altre volte per indicare i sentimenti più intimi e profondi; e in questo modo si genera un bel po’ di confusione. In questo libro (salvo le eccezioni in Appendice) la parola è usata per indicare la devozione interna di una persona verso un’altra; e quando si intenderà usarla in un modo diverso – per esempio come per indicare relazioni sessuali o atti – sarà specificato in modo chiaro ed esplicito.

II

IL SESSO INTERMEDIO

“Gli Urning, uomini e donne, nel cui libro della vita la Natura ha scritto la sua parola nuova che suona così strana per noi, sopportano una tale tempesta e un tale stress dentro di loro, un tale fermento e una tale fluttuazione, un materiale così complicato che vedrà la sua realizzazione solo nel futuro; le loro individualità sono così ricche e multilaterali e per di più così poco capite, che è impossibile caratterizzarle adeguatamente in poche frasi.” Otto de Joux

Negli ultimi anni (e dall’arrivo della Nuova Donna tra noi) sono cambiate molte cose nel rapporto reciproco tra gli uomini e le donne o in qualche modo sono diventate più chiare. Il senso via via crescente di uguaglianza nelle abitudini e nei modi di fare – gli studi universitari, l’arte, la musica, la politica, la bicicletta, ecc. – tutte queste cose hanno portato ad un riavvicinamento tra i sessi. Se la donna moderna è in qualche modo più maschile di quelle che l’hanno preceduta, l’uomo moderno (si spera), anche se per nulla effeminato, è un po’ più sensibile nel temperamento e un po’ più artistico nel sentire dell’originario Jonh Bull. Si comincia a riconoscere che i sessi non formano o potrebbero non formare normalmente due gruppi totalmente isolati l’uno dall’altro nelle abitudini e nei sentimenti, ma piuttosto che essi rappresentano i due poli di un unico gruppo – che è la razza umana; così che anche se certamente le manifestazioni estreme di ciascun polo sono nettamente divergenti, ce n’è un buon numero nella regione intermedia che (anche se differiscono fisicamente come uomini e donne) sono, per emozioni e temperamento, molto prossime le une alle altre.(2) Tutti noi conosciamo donne con qualche forte tratto di temperamento maschile, come conosciamo uomini la cui sensibilità femminile e la cui intuizione sembrano smentire la loto apparenza fisica. La Natura, questo dovrebbe essere chiaro, nel mescolare gli elementi che vanno a comporre ogni individuo, non tiene sempre ben separati i suoi due gruppi di ingredienti – che rappresentano i due sessi – ma spesso li mescola in un certo modo sconcertante, ora in un modo ora in un altro, ma ancora saggiamente, dobbiamo credere, perché se una netta distinzione degli elementi fosse sempre mantenuta, i due sessi scivolerebbero presto a latitudini lontane e smetterebbero del tutto di capirsi reciprocamente.  Stando così le cose, ci sono dei notevoli e (io credo) degli indispensabili tipi di carattere nei quali c’è una tale unione e un tale bilanciamento di qualità maschili e femminili che queste persone diventano in larga misura gli interpreti degli uomini e delle donne. C’è poi un altro punto che è diventato chiaro più tardi. Perché ora che la gente sta cominciando a vedere che i sessi formano in un certo senso un gruppo continuo, ci si comincia a rendere conto che Amore a Amicizia – che sono stati così spesso separati uno dall’altra come cose assolutamente distinte – sono in realtà strettamente correlati e sfumano uno nell’alto. Le Donne stanno cominciano a richiedere che il Matrimonio possa significare Amicizia oltre che Passione; che un’uguaglianza come tra compagni possa essere ricompresa nella parola Amore; ed è riconosciuto che da un stremo costituito dall’amicizia “Platonica”  (spesso tra persone dello stesso sesso) fino all’altro estremo dell’amore appassionato (generalmente tra persone di sesso opposto) non può essere tirata nessuna netta e chiara linea di confine che separi effettivamente i tipi diversi di affetto. Sappiamo infatti di Amicizie così romantiche nel sentimento che sembrano proprio tendere all’Amore; e sappiamo di Amori così intellettuali e spirituali che si collocano a stento nella sfera della Passione.

Basta pensarci un po’ per riconoscere per rendersi conto che le condizioni generali indicate sopra – se sono comunque prossime alla verità – mirano ad una estrema differenziazione del temperamento e del carattere umano in rapporto al sesso e all’amore; ma anche che se questa diversità, probabilmente, è sempre esistita, è solo in tempi relativamente recenti che essa è diventata oggetto di studio.

Più di trent’anni or sono, comunque, uno scrittore Austriaco. K. H. Ulrichs, ha rivolto la sua attenzione in una serie di saggi (Memnon, Ara Spei, Inclusa, ecc.) all’esistenza di una categoria di persone che illustrano in modo forte le osservazioni precedenti e delle quali questi fogli si occupano in modo particolare. Ulrichs ha sottolineato che ci sono persone nate in una tale condizione – come se fossero sulla linea di divisione dei due sessi –  che, anche se appartenenti in modo chiaro ad uno dei due sessi per quanto riguarda i loro corpi, si può dire che appartengano mentalmente ed emotivamente all’altro; che c’erano uomini, per esempio, che potevano essere descritti come anime femminili include in un corpo maschile (anima muliebris in corpore virili inclusa), o in altri casi, donne, la cui definizione potrebbe essere esattamente simmetrica. Ed egli sottolineava che questa doppiezza di natura era in larga misura provata dalla speciale direzione dei loro sentimenti amorosi, perché in questi casi, come infatti ci si può aspettare, la persona (apparentemente) mascolina, invece di creare un rapporto amoroso con una donna, tendeva a stringere un’amicizia affettuosa con uno del suo proprio sesso; mentre la persona apparentemente femminile, invece di sposarsi nel modo solito, si dedicava all’amore di un’altra donna.

Le persone di questo tipo (cioè quelle che presentano una particolare variante del sentimento amoroso) Ulrichs le chiama Urning;(3) e anche se noi non siamo obbligati ad accettare le sue teorie sulle connessioni incrociate tra “anima” e “corpo”, dato che per lo meno queste parole sono in qualche modo vaghe e indefinite; comunque il suo lavoro fu importante perché fu uno dei primi tentativi nei tempi moderni di riconoscere l’esistenza di ciò che può essere chiamato sesso intermedio e di dare in una certa misura qualche spiegazione su di esso.(4)

Dato che allora l’argomento è stato largamente studiato e descritto da scienziati e da altri, specialmente in Continente (mentre in Inghilterra esso è ancora comparativamente sconosciuto),  per mezzo di una estesa osservazione dei casi dei tempi presenti, come delle testimonianze indirette della storia e della letteratura del passato, si è giunti quasi ad un insieme di conclusioni generali delle quali mi propongo di dare un un sintetico rendiconto.

Contrariamente all’impressione generale, uno dei primi punti che emergono da questo studio è che gli “Urnings” o Uranisti, non sono affatto così rari, ma formato, al di sotto della superficie della società, un ben nutrito gruppo. Resta comunque difficile avere un’esatta valutazione del loro numero; e questo per più di una ragione: in parte perché, a causa della mancanza di una comprensione generale della loro situazione, questa gente tende a nascondere i suoi veri sentimenti a tutti, salvo a quelli del loro stesso gruppo e infatti, spesso deliberatamente si comportano in modo tale da portare tutti fuori strada (da ciò deriva che un uomo normale che vive in una certa società spesso rifiuterà di credere che ci sia anche un solo Urning nel circolo di quelli che frequenta, mentre un Urning o uno che ne capisce la natura, che viva nella stessa società, può tenere bene il conto) e in parte perché è certo che i numeri possono variare assai largamente non solo in paesi diversi ma anche tra classi diverse nello stesso paese. La conseguenza di tutto questo è che abbiamo delle stime che differiscono molto sensibilmente le une dalle altre- Il Dott. Grabowsky, autore ben noto in Germania, cita numeri (che noi stimiamo esagerati) di più di un uomo ogni 22, mentre il Dott. Albert Moll (Die Conträre Sexualempfindung, capitolo 3) offre stime che variano da uno ogni 50 ad uno ogni 500.(5) Le cifre  riguardano quelli che sono esclusivamente della citata natura, cioè quelli i cui sentimenti più profondi d’amore e di amicizia si rivolgono solo  a persone del loro stesso sesso. Ovviamente, se oltre questi si includono persone con la doppia natura (che sono molte) che provano interessi affettivi normali con una tendenza omogenica aggiunta di grado maggiore o minore, le stime devono essere largamente aumentate.

In secondo luogo emerge (sempre contro l’impressione generale) che gli uomini e le donne di tipo esclusivamente uraniano non sono in nessun modo necessariamente casi patologici da nessun punto di vista, salvo che, ovviamente il loro peculiare temperamento non sia definito patologico in sé. Un tempo si dava per scontato che il tipo fosse meramente il risultato di una malattia o di una degenerazione; ma ora dall’esame di fatti presenti appare evidente che, al contrario, molti sono individui sani e forti del loro sesso, muscolosi e con un corpo ben sviluppato, di cervello potente e di alto livello di condotta e con nulla di anormale o di patologico di nessun tipo che possa essere rilevato nella loro struttura fisica o nella loro costituzione. Questo ovviamente non è vero per tutti e rimangono ancora un certo numero di casi di tipi deboli che possono supportare il punto di vista neuropatico. È una cosa notevole che questo punto di vista è molto meno sottolineato dagli scrittori più recenti, rispetto a quelli più datati. Vale anche la pena di notare che è riconosciuto che anche nei casi di migliore salute, la speciale predisposizione affettiva dell’”Intermedio” è di regola non sradicabile; e quanto tanto più quando (come in non pochi casi) questi uomini e queste donne, per ragioni sociali o per altre ragioni, si sono forzati al matrimonio e anche all’avere figli, essi non sono stati comunque capaci di dominare la loro tendenza o l’inclinazione al di là di tutto al loro attaccamento vitale a qualche amico del loro stesso sesso.

Questo argomento, per quanto ovviamente sia un argomento di grande interesse e importanza, fino ad ora, come io ho sottolineato, è stato discusso veramente poco in questo paese, in parte  a causa di una certa quantità di dubbio o di disgusto che, forse non del tutto innaturalmente, lo ha circondato. E certamente se gli uomini e le donne nati con la tendenza in questione fossero solo estremamente rari, anche se non sarebbe dignitoso ignorarli in questa analisi, non si potrebbe comunque ritenere strettamente necessario discutere in modo approfondito della loro situazione. Ma dato che la categoria è realmente, in qualsiasi conteggio, numerosa, diventa un dovere per la società non solo capirli ma aiutarli a capirsi.

Perché non c’è dubbio che in molti casi le persone di questo tipo soffrono molto per il loro temperamento e tuttavia, dopo tutto, è possibile che essi possono avere un ruolo importante nell’evoluzione della razza. Chiunque si renda conto di che cosa è l’amore: una dedizione del cuore, così profonda, così coinvolgente, così misteriosa, così imperativa, e sempre e solo nelle nature più nobili così forte, non può non vedere quanto difficile e anche quanto tragico debba spesso essere il fato di coloro i cui sentimenti più profondi sono destinati fin dai primi giorni ad essere un enigma e una pietra d’inciampo, che essi stessi non si spiegano e che è passato sotto silenzio da altri.(6) Chiamare le persone di tale temperamento “malate”, e così via, non è utile. Tale termine è, infatti, assurdamente inapplicabile ai molti, che sono tra i più attivi, i più amabili e i più accettati membri della società; e per di più in questo modo non si ottiene alcuna soluzione del problema in oggetto, ma non si fa che mortificare per disprezzo un proprio simile che ha già notevoli difficoltà a fare i conti con quel disprezzo.

Dice il dottor Moll, “Chiunque abbia visto molti Urnings probabilmente ammette che essi formano senza alcun dubbio un gruppo umano snervato; al contrario, si trovano tra loro individui possenti di aspetto sanissimo; ” ma nella frase successiva dice che “soffrono gravemente” per il modo in cui sono considerati; e nel manifesto di una considerevole comunità di queste persone in Germania si trovano queste parole: “I raggi di sole nella notte della nostra esistenza sono così rari, che siamo sensibili e profondamente grati per il minimo gesto, per ogni singola voce che parla a nostro favore nel forum del genere umano.”(7)

Nel trattare con questa categoria di persone, quindi, mentre non nego che essi presentino un problema difficile, io credo che proprio per questa ragione il loro caso richiesta una discussione. Sarebbe un grave errore supporre che la loro affettività sia necessariamente sessuale o connessa con atti sessuali. Al contrario, come mostrano abbondanti evidenze, essi sono spesso puramente emozionali nei loro caratteri, e confondere gli Uranisti (come si fa tanto spesso) con i libertini, che non hanno altra legge che la curiosità che sfocia in autoindulgenza, è fare loro un grave torto. Allo stesso tempo è evidente che il loro speciale temperamento può qualche volta causare loro dei problemi in riferimento alla loro relazioni sessuali. Non abbiamo bisogno di affrontare adesso questo argomento. Ma possiamo sottolineare quanto sia negativo, specialmente per i giovani tra loro, che un velo di completo silenzio posa essere gettato su questo argomento, un velo che porti ai fraintendimenti, alle perversioni e alle confusioni più penose della mente e che non possa esserci nessun suggerimento capace di guidarli, nessun riconoscimento dei solitari e serissimi sforzi interiori che essi devono affrontare! Se il problema è difficile, come indubbiamente è, il destino di questi individui è molto duro perché devono affrontare all’interno delle loro persone senza loro colpa, un’aggiunta di sofferenza a causa del rifiuto della società di dare loro un qualsiasi aiuto. È in parte per queste ragioni e per gettare un po’ di luce dove può essere necessario che io ho pensato fosse consigliabile in questo libro semplicemente dare poche caratteristiche generali dei tipi intermedi.

Come già indicato, nella struttura corporea, non c’è, di regola nulla che distingua i soggetti della nostra analisi dagli uomini ordinari e dalle donne ordinarie; ma quando consideriamo le caratteristiche mentali generali appare da quasi tutte le testimonianze che il maschio tende ad essere di atteggiamento piuttosto gentile e emotivo con difetti, se esistono, in direzione della sottigliezza, dell’evasività, della timidezza, della vanità, ecc.; mentre la donna è esattamente il contrario: focosa, attiva, coraggiosa, sincera, con difetti orientati verso l’irascibilità e la grossolanità. Si può aggiungere che la mente dell’uomo intermedio è generalmente intuitiva e istintiva nelle sue percezioni, con maggiore o minore gusto artistico mentre la mente della donna intermedia  è più logica, scientifica e precisa di quanto accade si regola tra le donne normali. Queste caratteristiche sono così marcate che qualche volta attraverso di esse (anche se non sono una guida infallibile) la natura del ragazzo o della ragazza può essere scoperta fin dall’infanzia, prima che abbia avuto luogo il pieno sviluppo; e non c’è bisogno di dire che può spesso essere molto importante essere in grado di fare ciò.

Certamente a seguito dell’osservazione di questi segni K. H. Ulrichs propose la sua teoria; e anche se la teoria, come abbiamo detto,  non spiega in nessun modo tutti i fatti, non è comunque priva di meriti e vale la pena di ricordarla.

Nel caso, per esempio, di una donna di questo temperamento (definita, noi supponiamo, come “un’anima maschile in un corpo femminile”) la teoria ci aiuta a capire come sia stato possibile per lei, in buona fede, innamorarsi di un’altra donna. Krafft-Ebing presenta(8) il caso di una signora (A.), di 28 anni, che si innamorò profondamente di una donna più giovane (B.). “L’ho amata divinamente” dice la signora. Vivevano insieme e l’unione durò per quattro anni, ma fu poi interrotta per il matrimonio di B.. A. in conseguenza di questo soffrì di spaventosa depressione; ma in conclusione – quantunque senza vero amore – anche lei si sposò. La sua depressione comunque continuò ad aumentare e si aggravò trasformandosi in malattia. I dottori, quando furono consultati, dissero che tutto sarebbe andato bene solo se lei avesse potuto avere un figlio. Il marito, che amava sinceramente la moglie, non riusciva a capire il suo comportamento enigmatico. Lei si comportava amichevolmente con lui, tollerava le sue carezze, ma poi rimaneva “spenta, esausta, afflitta dall’irritazione della spina dorsale ed era nervosa.” Ora una viaggio della coppia sposata condusse ad un altro incontro con la donna amica amata, che all’epoca era stata sposata (anche lei infelicemente) per tre anni. “Entrambe le signore tremavano di gioia e di eccitazione quando caddero una nelle braccia dell’altra e da quel momento in poi divennero inseparabili. Il marito trovò che questa relazione amichevole era molto singolare e affrettò la partenza. Quando se ne presentò l’occasione, si rese conto, attraverso la corrispondenza tra sua moglie e la sua “amica” che le loro lettere erano esattamente come quelle di due innamorati.

Accade che gli amori di questo tipo di donne siano spesso molto intensi e (come accade anche nel caso degli uomini Urning) durino tutta la vita.(9) Gli individui di entrambi i gruppi si sentono pienamente in paradiso quando amano felicemente. Ciò nonostante, per molti di loro è un fatto penoso che – in conseguenza del loro particolare temperamento – essi sono comunque appassionati di bambini ma non sono in condizioni tale da poter fondare una famiglia.

Fin qui ci siamo limitati a caratteristiche molto generali della razza intermedia. Potrebbe aiutarci a chiarire e a precisare le nostre idee il descrivere adesso più in dettaglio, in primo luogo quelli che possono essere chiamati tipi estremi ed esagerati di questa razza e poi i tipi più normali e perfetti. Così facendo avremo una visione più definita e concreta del nostro argomento.

In primo luogo dunque gli esempi estremi – come accade in molte situazioni estreme – non sono particolarmente attraenti e talvolta sono esattamente l’opposto. Nell’uomo di questo tipo abbiamo il tipo chiaramente effeminato, sentimentale, apatico, affettato nella camminata e nelle maniere, un po’ troppo chiacchierone, abile con l’ago e nei lavori femminili, qualche volta compiaciuto di vestirsi con abiti femminili; la sua figura non di rado tradisce una tendenza verso il femminile, largo di fianchi, flessuoso, non muscoloso, col viso carente di capelli con la voce inclinata a toni alti ecc.; mentre la stanza dove abita è di regola estremamente elegante anche per la scelta delle decorazioni e dei profumi. Anche la sua affettività è spesso femminile nell’atteggiamento, appiccicosa, dipendente e gelosa come di uno che desidera di essere amato anche più di amare.(10)

Dall’altro lato, come tipo estremo della donna omogenica, troviamo una persona piuttosto marcatamente aggressiva, di forti passioni, di maniere e di movenze mascoline, pratica nella condotta della vita, sensuale più che sentimentale in amore, spesso trasandata, stravagante nell’abbigliamento;(11) il suo aspetto è muscoloso, la sua voce di tono piuttosto basso; la stanza dove abita è decorata con scene sportive, pistole, ecc., e non senza qualche sentore di erbaccia nell’aria; mentre il suo amore (rivolto in genere ad esemplari piuttosto morbidi e femminili del suo stesso sesso) è spesso una specie di furore, simile all’amore maschile ordinario, e talvolta anche incontrollabile.

Questi sono i tipi che, a ragione del lor silenzio, ciascuno potrà più o meno riconoscere. Naturalmente quando capita si presta una certa attenzione e non è rara l’impressione che molte persone  di natura omogenica appartengano all’una o all’altra di queste due categorie. Ma nella realtà, ovviamente, questi sviluppi estremi sono rari, e per la maggior parte il temperamento in questione è incarnato in uomini e donne che presentano una esteriorità abbastanza normale e non sensazionale. Parlando di questo argomento e della connessione tra effeminatezza e natura omogenica negli uomini, il Dott. Moll dice: “Bisogna chiare bene in via preliminare che l’effeminatezza non si manifesta in alcun modo in tutti gli Urning. Quantunque si possa trovare questo o quell’indizio in un gran numero di casi, non si può comunque negare che una grande percentuale, forse la grande maggioranza di essi non mostra alcuna pronunciata effeminatezza”. E si può supporre che si possa arrivare alla stessa conclusione rispetto alle donne di questa categoria – specificamente che la maggioranza di loro non mostra pronunciate abitudini maschili.  Infatti, anche se questi casi estremi sono di grandissimo interesse dal punto di vista scientifico perché definiscono le tendenze e i limiti di sviluppo in certe direzioni, sarebbe tuttavia un grave errore considerarli casi rappresentativi di tutte le fasi dell’evoluzione umana interessate.

Venendo a quello che può esse chiamato il tipo più normale di uomo Uraniano, troviamo un uomo che, pur possedendo completamente caratteristiche maschili di mente e di corpo, mescola con esse la più tenera e la più emotiva natura spirituale della donna – e talvolta in grado notevole. Questi uomini, come abbiamo detto, sono spesso muscolosi e ben strutturati fisicamente e indistinguibili per struttura esteriore e portamento del corpo dagli altri del loro stesso sesso; ma emotivamente sono estremamente complessi, teneri, sensibili, pietosi e amabili, “pieni di tempesta e fatica, di fermento e fluttuazione” del cuore; La capacità logica nel loro caso può essere più o meno sviluppata ma l’intuizione è sempre forte: come le donne, essi individuano i caratteri a colpo d’occhio e sanno, non si sa come, quello che passa nella mente degli altri, hanno spesso speciali attitudini per l’infermieristica e per prendersi cura dei bisogni altrui; in fondo giace la natura artistica, con la sensibilità e la percezione dell’artista. Una tale persona è spesso un sognatore di abitudini meditative e riservate, spesso un musicista o un uomo di cultura, corteggiato dalla società che ciò nonostante non lo capisce, o è anche , talvolta, un figlio del popolo senza nessuna cultura, ma quasi sempre con una particolare raffinatezza innata. De Joux, che parla completamente in favore degli uomini uraniani e delle donne uraniane, dice di questa ultima situazione: “Sono entusiasti della poesia e della musica, hanno spesso straordinarie attitudini per le arti  e sono dominati dall’emozione e dalla simpatia alla minima occasione triste. La loro sensibilità, la loro tenerezza senza fine per i bambini, il loro amore dei fiori, la loro grande pietà per i mendicanti e per gli storpi sono veramente femminili.” E in un altro brano indica la natura artistica quando dice: “Il sistema nervoso di molti Urning è il più fine e più complicato strumento musicale a servizio della personalità interiore che si possa immaginare.”

Sembrerebbe probabile che l’affetto si un tale individuo sia di carattere tenero e profondo; infatti è possibile che in questo gruppo di uomini si possa trovare il sentimento amoroso in una delle sue forme più perfette – una forma nella quale, secondo le necessità della situazione, l’elemento sensuale, anche se presente, è totalmente subordinato a quello spirituale. Uno svizzero che si occupa di questo argomento, dice: “È veramente felice quell’uomo che ha come amico un vero Urining- lui cammina sulle rose, senza neppure avere paura delle spine”; e aggiunge: “Ci può mai essere uno che si cura dei malati meglio di un Urning?” E anche se queste sono esternazioni di parte, possiamo ben credere che ci sia un nucleo apprezzabile di verità in esse. Un altro scrittore, citato da De Joux, parla in un modo in certo senso simile e potrebbe forse essere accolto con lo stesso spirito. “Noi formiamo”, ci dice, “una particolare aristocrazia di modesti spiriti, di buone e raffinate abitudini e in molti gruppi maschili siamo rappresentativi  dell’elemento di livello mentale e artistico più alto. In noi, sognatori ed entusiasti, si trova il controbilanciamento alla quota puramente mascolina della società, tendente, come fa sempre, alla mera avidità del guadagno e ai piaceri sensuali materiali.”

Che gli uomini di quel tipo disprezzino le donne, anche se lo credono in molti e è una cosa che difficilmente sembra essere giustificata. Infatti, anche se naturalmente non tendono ad “innamorarsi” in questa direzione, uomini simili sono per loro natura portati piuttosto ad avvicinarsi donne, e sembrerebbe che essi siano particolarmente interessati a capire le necessità emotive e i destini dell’altro sesso, cosa che porta in molti casi ad un affetto genuino che è chiamato amicizia “Platonica”.

Ci sono pochi dubbi che essi siano istintivamente ricercati dalle donne, che, senza sospettare nulla della vera causa, sono coscienti di un accordo simpatetico con l’omogenico, che manca loro con l’uomo normale. Per citare un’altra volta De Juox: “sarebbe un errore supporre che tutti gli Urnungs debbano essere odiatori delle donne. In pratica è vero quasi il contrario. Non è raro che siano i soli fedelissimi amici, i più veri alleati e i più convinti difensori delle donne.”

Per passare ora agli esempi di normali e perfetti di donne omogeniche, troviamo un tipo in cui il corpo è tipicamente femminile e grazioso, con la rotondità e la pienezza della forma femminile e l’equilibrio e l’appropriatezza del suo movimento, ma nel quale la natura interna è in gran parte mascolina; il temperamento attivo, audace, creativo, in qualche modo atto alla decisione, non troppo emotivo, interessato alla vita fuori di casa, ai giochi e agli sport, alla scienza, alla politica  e anche agli affari; capace di organizzare e gratificato da posizioni di responsabilità, qualche volta in realtà capace di incarnare il ruolo di un leader eccellente e generoso. Una tale donna, lo si vede facilmente, per la combinazione speciale delle sue qualità, è spesso adatta per una lavoro importante nella vita professionale oppure come manager di istituzioni, o anche come governatore di un paese. Il suo amore si rivolge  a nature giovani e più femminili della sua; è una passione potente, quasi di tipo eroico e capace di ispirare grandi gesta; e quando è tenuta debitamente sotto controllo, può talvolta diventare una forza smisurata nell’insegnamento e nell’istruzione  di ragazze o nel creare una scuola di pensiero o di azione tra le donne. Molte Santa Chiara e molte badesse fondatrici di case religiose sono state probabilmente donne di questo tipo; e in ogni epoca queste donne – non essendo legate agli uomini dai legami ordinari – hanno avuto modo di lavorare molto più liberamente nell’interesse del loro sesso, una causa alla quale il loro stesso temperamento le spinge a dedicarsi “con amore”.

Ora ho delineato – in realtà molto brevemente e inadeguatamente – tutti e due i tipi estremi e i tipo più normale di uomo intermedio e di donna intermedia: tipi che possono trovare riscontro nella storia e nella letteratura, anche se certamente in modo più soddisfacente nella vita reale intorno a noi. E per quanto l’argomento non sia usuale, comincia ad apparire chiaro che è uno di quelli coi quali il pensiero moderno e la scienza dovranno avere a che fare. Degli ultimi tipi descritti, cioè dei più normali, bisogna dire che esistono e sono sempre esistiti in gran numero, e per questa semplice circostanza c’è una grande probabilità che essi abbiano un ruolo e uno scopo. Come precisato, non c’è nessuna indicazione speciale di malattia che li riguardi, a meno che la particolare natura del loro sentimento amoroso non sia essa stessa considerata patologica; e nella separazione dei sessi uno dall’altro, per la quale ci si lamenta così spesso oggi, bisogna ammettere che essi fanno molto per riempire il vuoto.

La natura artistica istintiva del maschio di questa categoria, il suo spirito sensibile, il suo ondivago temperamento emotivo, combinato col coraggio dell’intelletto e del corpo; e la franca, libera natura della donna, la sua mascolina indipendenza e la sua forza unita a una grazia veramente femminile di forma e di comportamento; si può dire che diano ad entrambi, attraverso la loro doppia natura, il comando della vita in tutte le sue fasi, e una certa frammassoneria di segreti fra i due sessi che può favorire molto la loro funzione di riconciliatori e interpreti. È certamente considerevole il fatto che alcuni dei più importanti leader del modo e dei più importanti artisti sono stati dotati o in tutto in parte di temperamento uraniano – come nei casi di Michelangelo, di Shakespeare, di Marlow, di Alessandro il grande, di Giulio Cesare, o, tra le donne, di Cristina di Svezia, della poetessa Saffo e di altre.

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Note:

1)  Per la derivazione di questo termine vedi oltre, capitolo II, p.90 [dell’edizione originale]

2)  Vedi appendice, pag. 131 e 132 [dell’edizione originale]

3) Da Uranos, cielo; essendo la sua idea che l’amore Uraniano fosse di un livello più alto rispetto al legame ordinario. Per altre informazioni su Ulrichs e le sue teorie, vedi Appendice, pag. 148-151 [dell’edizione originale]

4) Charles G. Leland(“Hans Breitmann”), nel suo libro “Il sesso Alternato (Funk, 1904) insiste molto sulla frequente combinazione delle caratteristiche di entrambi I sessi in uomini e donne importanti e presenta un capitolo su “L’animo femminile nell’uomo” e un altro su “L’intelletto maschile nella donna”.

5) Alcune più recenti indagini statistiche (vedi Statistische Untersuchungen”  del dott. M. Hirschfeld, Leipzig 1904) dallo da 1,5 a 2% come rapporto probabile. Vedi anche Appendice pp. 126-128 [dell’edizione originale]

6) Per alcuni esempi, vedi Appendice, pp. 149-153 [dell’edizione originale].

7) Vedi De Joux, Die des Enterbten Liebesglückes (Lipsia, 1893), p. 21.

8) “Psychopathia Sexualis”, Settima edizione, p. 276.

9) Vedi Appendice, pagine 145-148 [dell’edizione originale]

10) Questa descrizione può richiamare alla mente dei lettori la storia delle abitudini e del carattere di Enrico II di Francia.

11) Forse come la Regina Cristina di Svezia, che viaggiò attraverso l’Europa, nella sua visita in Italia, con stivali da uomo e sedendo a cavalcioni sul suo cavallo. Si dice che abbia stretto la mano del Papa, vedendolo, così energicamente che il dottore dovette occuparsene subito dopo.

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PIETRO VERRI: LA LEGGE DI FRANCESCO SFORZA CONTRO I SODOMITI

Parlando di laicità non si dimentichi il none di Pietro Verri, uno dei pilastri della cultura illuministica di quel periodo aureo che fu in Lombardia il regno di Maria Teresa. Il pensiero di Pietro Verri fu di stimolo al Beccaria e, attraverso Il Caffè, creò un cenacolo di pensiero illuministico i cui fermenti furono fondamentali in molti ambiti: dall’economia, alle scienze dell’amministrazione, dal dibattito sulla fondazione del diritto alla storiografia. In ogni campo la regola generale consisteva nel guardare i fatti senza preconcetti e nel non cedere all’ideologico e al moralistico.
Non intendo entrare nell’esame dell’opera di Pietro Verri, che è cosa vastissima e ricchissima, intendo qui limitarmi ad un aspetto molto particolare della storia di Milano del Verri. Si tratta di un’opera colossale e nello stesso tempo di una lezione di metodo storico. La storia si scrive sui fatti!
La storia di Milano unisce un discorso lineare e asciutto dell’autore con una mole enorme di documentazione di prima mano. Verri cita moltissimi documenti originali e rappresenta una vera miniera anche per lo storico moderno. Nella Storia di Milano, quando si riferisce agli avvenimenti che seguirono alla morte del duca Filippo Maria Visconti e alla presa di potere di Francesco Sforza, Verri così si esprime:

“Il conte Francesco Sforza, appena ebbe l’annunzio della morte del duca, s’incamminò diligentemente verso Milano, abbandonando la Romagna, ove si trovava. I Veneziani erano nella circostanza la più favorevole per impadronirsi del Milanese. Lodi, Piacenza ed altre città desideravano di vivere sotto la repubblica veneta. Francesco Sforza vedeva che i Veneziani erano i più potenti ad invadere e conquistare questo ducato, ch’egli aveva in mente di far suo; sebbene le circostanze non gli fossero per anco favorevoli a segno di palesarlo. Le forze de’ Veneti già si trovavano nel Milanese prima che il duca morisse, il che accennai nel capitolo antecedente. E come pochi mesi prima s’erano essi presentati sotto le mura di Milano, e avevano devastato il monte di Brianza, così v’era ragionevole motivo per cui i Milanesi temessero l’imminente pericolo. Appena venti giorni erano trascorsi dopo la morte di Filippo Maria, che la repubblica milanese dovette eleggere un comandante capace di opporsi alle forze venete e salvarla; e questa scelta cadde nel conte Francesco Sforza, dichiarato capitano delle nostre armate. I denari de’ Milanesi erano necessari per mantenere un corpo numeroso di soldati, e ai Milanesi era necessario un gran capitano, la cui mente e valore, opportunamente dirigendo la forza, li preservassero dall’invasione dei Veneti. Questi bisogni vicendevolmente unirono da principio lo Sforza e i repubblicani nascenti, se pure il nome di repubblica poteva convenire a una illegale adunanza, che governava senza autorità e senza principii. Una prova della incertezza di quel governo la leggiamo nel proclama che i capitani e difensori della libertà pubblicarono in data 21 settembre 1447. Per ordine di questi vennero pubblicamente consegnati alle fiamme i catastri [i registri catastali. Nota di Project] che servivano alla distribuzione de’ carichi [delle tasse. Nota di Project], affine di rallegrare il popolo; e si credette fondo bastante per le spese pubbliche la spontanea generosità di ciascun cittadino. Appena due settimane dopo si dovette pensare al rimedio; e fu quello che i medesimi capitani e difensori arbitrariamente tassassero i cittadini a un forzoso imprestito. Si obbligarono poi i sudditi a notificare quanto possedevano sotto pena della confisca, invitando gli accusatori col premio; e ciò per formare nuovi catastri [nuovi registri catastali. Nota di Project] per ripartire i carichi [le tasse. Nota di Project]. Cercavano questi incerti capitani e difensori l’opinione favorevole del popolo con mezzi rovinosi, e vi rimediavano poi con ingiusti e odiosi ripieghi. Alcune delle leggi che proclamarono, poiché danno una precisa idea dello spirito di quel governo e della condizione di que’ tempi, non sarà discaro al lettore ch’io qui trascriva. Nei primi momenti della inferma Repubblica, incerti della loro autorità, privi di legale sanzione, in una città divisa in partiti, attorniata da città che non eranle amiche, coll’armata veneta che invadeva le sue terre, coi Savoiardi e Francesi, che minacciavano d’occuparlene dalla parte opposta, costretta a confidarsi al pericoloso partito di collocare nelle mani del conte Sforza il poter militare in così importante e seria situazione, pubblicarono un ordine il 18 ottobre 1447, rinnovando irremissibilmente la pena del fuoco ai pederasti. Gli uomini nei più pressanti disastri cercano l’aiuto della Divinità colla maggiore istanza, e a tal uopo credonsi di ottenerlo persino col sacrificio d’umane vittime. I Greci cercavano i venti col sangue d’Ifigenia; i Romani placavano il cielo seppellendo uomini vivi; i nostri, bruciando i peccatori. Le pazzie e le atrocità di un secolo si assomigliano alle pazzie e atrocità d’un altro, a meno che la coltura e la ragione, diffondendosi largamente, non indeboliscano i germi del fanatismo inerente all’uomo; e questa coltura, questa filosofia, contro la quale ancora v’è chi declama, formano appunto l’unica superiorità de’ tempi presenti, Oggidì un popolo che aspiri a diventar libero e combatta per sottrarsi dall’imminente giogo, non pubblicherà certo una legge per proibire ai barbieri di far la barba ne’ giorni festivi. Ha ben altro che fare chi si trova al timone della Repubblica fra la tempesta, che vegliare su di questi meschini e indifferenti oggetti; eppure allora si proclamò un bando cosiffatto.” 

(Vedi: Pietro Verri, Storia di Milano,  http://www.liberliber.it/mediateca/libri/v/verri_pietro/storia_di_milano/pdf/storia_p.pdf)

Verri riposta anche sia nell’originale latino che in traduzione italiana l’ordinanza di Francesco Sforza che commina la morte sul rogo ai sodomiti. Il testo è estremamente interessante:

“I capitani e difensori della libertà dell’illustre ed eccelsa comunità di Milano. Diletto nostro. Affine di consolidare, aumentare, condecorare questo desiderabile stato della libertà che abbiamo ricevuta, reputiamo non tanto convenevole, quanto necessario, il coltivare il decoro delle virtù, l’abbominare le brutture dei vizi; perciocché in questo modo e grati ci mostreremo a Dio del ricevuto donativo, e dalla di lui onnipotenza sperare potremo più liberale accumulamento di grazie. Riflettendo noi adunque quanto sporco e detestabile, quanto orrendo sia il delitto da non nominarsi della sodomìa, e reputando che la impunità genera un incentivo, e i già infetti di quel vizio suole rendere peggiori, deliberammo e confermammo di nostro avviso con durevole decreto, di non volere più in alcun modo tollerare questo esecrabile e rovinoso eccesso. Sebbene adunque sembri che a ritrarre da questo sceleratissimo delitto coloro che macchiati ne sono, ed a fare che più in avvenire non cadano in simile delitto, bastare dovrebbe la pena del fuoco stabilita dalle leggi santissime e dagli statuti di questa città, che come cosa divulgatissima ignorare certamente non debbono; tuttavia, affinché la loro infame turpitudine si renda totalmente inescusabile, vogliamo, e a te espressamente comandiamo, che, alla ricevuta delle presenti lettere, patentemente e pubblicamente colla voce del banditore tu faccia divulgare per i luoghi consueti di questa città: che quind’innanzi qualunque persona, di qualunque stato e condizione essa sia, o del territorio, o forestiera, o stipendiata, o godente alcuna provvigione, ed in generale chiunque sia, si guardi e si astenga totalmente da quel delitto, né ardisca commetterlo in qualunque modo, sapendo e tenendo per certo che se si scoprirà che in quel delitto sia caduto, irremissibilmente sarà punito colla pena del fuoco, a tutto rigore di legge. E tu poscia dovrai adoperare ogni studio e diligenza e cura ad investigare e ricercare questi scelerati, e dovrai procedere contra qualunque tu scoprissi in avvenire avere commesso questo delitto: punendolo a tenore di diritto e col mezzo della giustizia. Nella qual cosa quanto maggiormente sarai vigilante ed accurato, tanto più avrai servito al dovere ed all’onore, e meglio avrai secondato la nostra intenzione. Ed affinché gl’inclinati al male da questi delitti si astengano, vogliamo che agli accusatori o denunziatori di quegli stessi delitti, però con di buoni indizi, si accordi un premio per ciascuna volta, e si tengano segreti, il quale premio sarà di dieci ducati d’oro da levarsi su le facoltà del delinquente, la quale prestazione vogliamo che debba farsi da te e da’ tuoi successori, rimossa qualunque eccezione e contraddizione. Scriviamo pure intorno a questo al signor Bartolommeo Caccia, capitano di giustizia di questa città, col quale vogliamo che tu proceda d’intelligenza nel fare eseguire le predette proclamazioni. – Milano, il giorno XVIII di ottobre, MCCCCXLVII.”

Tutto l’impianto e dell’ordinanza contro i sodomiti è modellato sulle leggi di Teodosio: si parte dal richiamo alla legge divina, si ricordano le sacre leggi e quelle in particolare della città di Milano che già prevedono il fuoco per i sodomiti (a che serve allora rinnovare la condanna?). Il banditore dovrà comunque nuovamente richiamare il popolo al rispetto della legge contro la sodomia. In pratica si annuncia una vera caccia alle streghe. I delatori e gli accusatori “se con buoni indizi” dovranno essere tenuti segreti e saranno premiati per ogni denunzia con dieci ducati d’oro, prelevati dal patrimonio del sodomita. Chi ha orecchio per intendere intenda! Lo sdegno del Verri è assai ben motivato!

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JEREMY BENTHAM – SAGGIO SULLA PEDERASTIA

Sono lieto di annunciare che, dopo un lavoro lungo e non facile, è finalmente online nella Biblioteca di Progetto Gay, la mia traduzione italiana del saggio di Jeremy Bentham “Offese contro di sé: pederastia”:
Jeremy Bentham (1748-1832) fu un uomo di intelligenza illuminata la cui opera incise profondamente nello sviluppo del diritto inglese e di quello americano e contribuì allo sviluppo delle idee del liberalismo e indirettamente anche del socialismo. La modernità del personaggio e la sua capacità di anticipare i tempi sono stupefacenti: difese strenuamente la libertà personale ed economica, la libertà di parola, la parità di diritti delle donne, si impegnò per l’abolizione della schiavitù, per l’abolizione delle punizioni corporali e la depenalizzazione della sodomia. Ma la cosa che più colpisce in quest’uomo è la stretta laicità, in un mondo in cui la religione era ancora largamente dominante.
Fu l’ispiratore della nascita della Università di Londra, aperta a tutti, senza distinzioni basate sulla religione o sul rango sociale e senza distinzioni razziali. Non è mia intenzione scrivere un saggio su Bentham, che richiederebbe una conoscenza dell’autore ben più profonda della mia. Intendo qui limitarmi soltanto ad un testo “Offese contro di sé: pederastia”, un saggio di diritto sulla opportunità di sanzionare penalmente la pederastia, scritto nel 1785, quindi all’età di 37 anni, in 60 pagine e mai pubblicato da Bentham.
Si tratta del primo saggio che affronta il problema delle depenalizzione della pederastia, che ai suoi tempi era punita con l’impiccagione. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1978 (summer and fall issues of Journal of Homosexuality, v.3:4(1978), p.389-405; continuato in v.4:1(1978), a cura del Dr. Crompton, Professore di Inglese nell’Università del Nebraska:
Per la mia traduzione mi sono servito della edizione sopra citata. Il testo è complesso, talvolta non del tutto chiaro. Si tratta in effetti di appunti e non di un libro in un’edizione a stampa curata dall’autore. Oltre l’evidente laicità che confina talvolta in una celata ironia contro gli atteggiamenti moralistici dei teologi, si colgono vari aspetti di interesse per la storia dei diritti degli omosessuali.
Bentham, quando si riferisce alla pederastia intende parlare di rapporti tra adulti consenzienti, in questo senso manca del tutto ogni riferimento alla pedofilia.
Bantham ritiene che i partner siano giovani o che sia giovane almeno uno dei due ma li considera entrambi capaci di intendere e di volere e arbitri delle proprie azioni.
Il saggio smonta i tradizionali inquadramenti criminologici della sodomia con argomenti di carattere logico e con la citazione di fonti storiche, dimostra che la pedofilia non porta alla diminuzione delle nascite e non infiacchisce i corpi, che non ha nulla a che vedere con la misoginia e sostanzialmente non influenza i diritti delle donne.
L’ironia nella demolizione delle motivazioni teologiche della condanna della pederastia è evidente e la conclusione che non ha alcun senso punire come reati cose che non producono danno sociale né personale arriva come esito scontato di un ragionamento strettamente coerente.
“Stupisce che nessuno ancora abbia immaginato che sia peccaminoso grattarsi dove prude, e che non sia mai stato definito che l’unico modo naturale di grattarsi è con questo o quel dito e che è innaturale grattarsi con qualsiasi altro.”
Questa citazione si potrebbe usare benissimo ancora oggi contro coloro che ritengono l’omosessualità contro natura.
Bentham non ha mai amato il moralismo, a nessun livello, e ha ritenuto laicamente che morale e diritto fossero cose completamente diverse e che la legge debba essere basata su principi di utilità generale, gli unici in nome dei quali è lecito mettere limiti alle libertà individuali.
Molto curiosa, in questo saggio è la parte che riguarda la masturbazione in cui Bentham dimostra di accettare del tutto acriticamente i pregiudizi provenienti dalla classe medica del tempo e ritiene la masturbazione la pratica sessuale più pericolosa perché capace di indebolire gli individui e di minarne la salute, ma ovviamente ritiene che non avrebbe alcun senso ritenerla un reato da perseguire penalmente.
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TI RACCONTO LA MIA STORIA, SENTINELLA

Ciao a tutti, ragazzi. Ogni tanto torno a pubblicare sul vostro forum perché spero sempre che possa servire… in questo caso vi nomino pure, quindi, mi sembra doveroso. Un saluto.

“Leggo un libro in piazza, lo faccio in piedi e silenziosamente… e mi sento dire a colpi di insulti e sbeffeggiamenti che sono omofobo e che mi dovrei vergognare. Non capisco.” Non capisci? Molto bene. Cara ‘sentinella in piedi’, ti racconto la mia storia… Sono Luca, ho 26 anni e vivo a Pisa. Sono stato battezzato, ho preso la prima comunione e la cresima… ho suonato in chiesa come organista, ho diretto un coro parrocchiale per sette anni, ho organizzato feste di carnevale per la mia parrocchia, ho suonato alla festa dei nonni, ho pregato accanto ai miei compaesani, ho fatto persino il catechista… e guarda un po’… TAN TAN!!!! Sono gay! Sono cresciuto come un bambino chiuso, schivo e insicuro. Alle elementari giocavo con le bambine a fare la ruota, invece di giocare a pallone coi miei compagni maschietti. All’allenamento coglievo margherite, invece di giocare sul campo. Alle medie ho dato un pugno a un mio compagno perché mi riteneva gay. Quando tornavo a casa da scuola piangevo in silenzio perché non capivo cosa avevo di diverso dagli altri. Mi sono fissato con una bambina e l’ho rincorsa per sei-sette anni, neanche ricordo più. Lei si prendeva gioco di me, diceva che le ragazze mi evitavano perché ero troppo ‘accomodante’. In prima superiore avevo un compagno di classe che mi soprannominò “stellina del Cuore” e mi diceva che ero una “checca isterica”. Ho subìto per tutto il periodo scolastico il bullismo attivo e passivo dei miei compagni. Io non capivo. Mi convincevo che mi piacesse questa o quella ragazza perché volevo amare una bimba, come i miei amici. Ho sempre nascosto la mia insicurezze amorose dicendo a tutti quelli che mi domandavano perché non avevo mai baciato una ragazza che ero sfortunato, che non ci riuscivo perché volevo prima ‘conoscerla’ e ‘vedere se mi piaceva davvero’, e poi inventavo scuse assurde per far credere a tutti che per questo o quel motivo non ero riuscito a combinare niente. Non so descrivere il dolore, la pressione esterna e lo stress emotivo che tutto questo comportava dentro di me. Un macigno psicologico distruttivo. Quando mi masturbavo, pensavo ai maschi, ma mi dicevo che non potevo essere gay, perché allora tutto quello per cui avevo combattuto sarebbe stato inutile. Dovevo cambiarmi, riuscire a sconfiggere queste attrazioni che la mia religione, la società e la mia infanzia mi avevano insegnato a disprezzare. Non poteva aver ragione il mio compagno delle medie, o quello delle superiori… io non potevo essere gay. Non sono mai stato felice, nemmeno quando finalmente ho fatto l’amore con una ragazza. Non ero felice, perché io avevo altri pensieri in mente, altri desideri che nel profondo mi tormentavano. La paura di aprirmi. La verità profonda è che mi sono innamorato, ripetutamente, per anni, di ragazzi, ma non lo potevo confessare ad anima viva. Una volta mi sono così tanto innamorato di un ragazzo che gli ho scritto una lettera tutti i giorni per più di un mese. Lui era lontano, ma io avevo preso il vizio di scrivergli e modificavo le sue fotografie su photoshop, solo per il gusto di guardarlo, per contemplare il desiderio di sfiorarlo e di dirgli che l’amavo. L’ho desiderato ardentemente per molto tempo. Ho attraversato il periodo più difficile della mia vita… ho deciso di aprire la mente alla possibilità che forse ero omosessuale. Un giorno, mi sono chiuso in camera. Era una sera tardi e i miei erano andati a letto. Con il cuore che mi batteva a mille ho aperto internet e ho cercato una chat per soli uomini. Mi sembrava il passo più difficile del mondo, l’impresa più ardua dell’universo… eppure… ho conosciuto un ragazzo. Era carino con me e mi faceva sentire bene, ci parlai per un mese. Nel frattempo mi iscrivevo al forum di Progetto Gay e facevo conoscenze di altri ragazzi che come me vivevano nella stessa situazione. Poi questo ragazzo l’ho voluto incontrare: era una sera in cui avevo la macchina. Ci demmo appuntamento in un parcheggio. Io non avevo altro desiderio che togliermi il pensiero, sconfiggere la paura. Lui tardò. Furono i momenti più difficili della mia vita. Ero solo, al buio, in un parcheggio, che aspettavo una persona che nemmeno avevo mai visto in carne ed ossa, con addosso la paura congelante di rivelare il vero me stesso a qualcuno, qualcosa che non avevo mai lontanamente osato immaginare fino a pochi mesi prima. Aprivo la porta, la richiudevo, abbassavo il finestrino, ma poi avevo freddo. Sudavo, volevo scappare lontano. Poi arrivò. Entrò nella mia auto e piano piano la paura diminuì. Parlammo per molto tempo ma non succedeva niente e io ebbi di nuovo la paura di bloccarmi, come mi era successo con le ragazze… e pensai di nuovo di essere un cretino, un fallito e stavo per ripiombare nella tristezza più assoluta. Lui mi chiese qualcosa tipo se stavo bene. Io risposi che non stavo bene e lui mi baciò. Tutti i pensieri, le paure, il desiderio di scappare svanirono a poco a poco che mi lasciavo andare a quel bacio che durò un sacco di tempo. Tornando verso casa, guidando, pensai di essere felice, ma invece iniziava un altro periodo difficile. Iniziava la mia doppia vita. Mentivo a tutti: amici, parenti e conoscenti, senza distinzione. Mi sentivo un mostro quando i miei più cari amici e amiche mi chiedevano come stavo, come andava… e nella gioia e nel dolore non potevo condividere con nessuno i miei veri sentimenti. Avevo paura del giudizio… ero convinto che mio padre mi avrebbe odiato, che a qualche persona a cui volevo bene non sarebbe piaciuta la cosa, che qualcuno mi avrebbe preso in giro di nuovo. Ma soprattutto avevo paura di inaugurare la mia nuova vita, perché io, alla fine, la mia vita non avevo ancora iniziato a viverla. Ho vissuto per tanto tempo la doppia vita etero-gay ed è stato psicologicamente molto stressante. Costruire una bugia per vedere un ragazzo, un’altra per mentire ai genitori… sperare che l’una e l’altra mai si confrontassero. La continua paura di essere scoperto. Tempo dopo conobbi il mio attuale ragazzo. Andavo da lui a Firenze piuttosto spesso e ci mettemmo subito insieme. Con lui è iniziata la risalita che mi ha portato a questo scritto di oggi in cui anche le poche persone che ancora non sanno di me, lo vengono a sapere così, con questo atto un pochino plateale. Ma non me ne importa proprio niente, tanto non lo leggeranno tutti e comunque non è il motivo per cui scrivo. Sapete cosa mi ha fatto coraggio ad aprirmi a tutti, piano piano, a piccole dosi? Una certa mia amica che mi ha sempre incoraggiato, e la famiglia del mio ragazzo. Da lui ho vissuto per la prima volta in assoluto in una famiglia come il vero Luca, che non deve niente a nessuno e che non si deve nascondere. Mi sono sentito accettato da subito, ben voluto, ammirato e nessuno di loro ha mai messo l’accento sulla mia sessualità, sul fatto che io e il mio ragazzo siamo due uomini e quindi questo è strano o buffo. Mi hanno fatto vivere l’amore familiare in modo unico e speciale. Insieme abbiamo fatto pranzi, cene, abbiamo portato la nipotina al parco, fatto filmini per matrimoni, portato a spasso il cane. Abbiamo fatto la spesa, giocato a carte, guardato un film, discusso di politica. Li ho sentiti vicini sempre e ho capito che la vera famiglia è quella in cui non devo dire a nessuno se sono gay o meno. Non mi devo affibbiare un’etichetta. Per la prima volta in vita mia sono stato felice perché non importava più chi mi piaceva e come dovevo essere… importava solo che ero Luca e loro mi volevano bene, andava tutto bene. Così è stato allo stesso tempo con la mia più cara amica, che quando mio padre ancora non sapeva, ospitava me e il mio ragazzo a casa sua: anche con lei ne abbiamo fatte tante. Visite alla Certosa, un capodanno, tanti momenti di gioco, di chiacchiere, di risate e affetto vero. Abbiamo vissuto momenti belli facendo passeggiate sull’argine, mangiando gelati e ascoltando opere insieme. Anche qui mi sono sentito amato e mi è sembrato il paradiso, perché mai prima mi ero sentito così. Finalmente anche in casa mia ho potuto vivere liberamente e completamente accettato e ora non sono più il ragazzino insicuro che ero prima e mai mi sono sentito discriminato, perché nessuno dei miei amici e conoscenti, nessuno in assoluto mi aveva mai rifiutato per quello che sono… fino a oggi. E qui mi rivolgo direttamente alla ‘sentinella in piedi’ a cui, forse qualcuno se lo sarà dimenticato, questa lettera era indirizzata. Oggi, cara sentinella, sono andato al pranzo per festeggiare il mio parroco che compiva ottant’anni. Ci sono andato come il Luca che sono adesso, quello gay, ma nessuno lì si accorge di niente perché danno tutti per scontato che chiunque sia etero. Tu, sentinella, dici di non capire perché le persone ti insultavano e ti dicevano che eri omofobo. La tua forma di protesta, così longilinea e silenziosa è forse una delle più insensibili e aggressive che io abbia avuto occasione di vedere. Mi spieghi per quale ragione al mondo io, uomo gay, che faccio parte della tua parrocchia, dovrei sentirmi dire che la mia famiglia, quella del mio ragazzo, e quella della mia amica, che ci hanno accolto con amore e spensieratezza, non è una vera famiglia? Mi spieghi perché, con tutto quello che ho passato, io dovrei stare in silenzio mentre tu manifesti silenziosamente contro i miei diritti? Mi spieghi perché, dopo tutte le sofferenze che l’essere gay mi ha procurato (a causa anche della dottrina che tu profetizzi), dovrei permetterti di diffondere un credo che mi danneggia apertamente? Ti voglio dire anche un’altra cosa, sentinella. Io non mi sono sentito molto parte di quella contro manifestazione, oggi… perché alcuni cori e cartelli per me non erano assolutamente pertinenti né civili… Ritengo di avere una grande componente spirituale dentro di me, ci pensavo proprio oggi, mentre ti guardavo. Ritengo di avere una vasta componente spirituale che mi sostiene giorno dopo giorno e credo che sia Dio ad avermela donata, come mi ha donato la vita. Per il mio Dio se sono gay o meno non fa differenza. Per il mio Dio conta solo se faccio della mia giornata una buona giornata per il prossimo e se metto al centro della mia vita l’amore verso gli altri e POI quello verso me stesso. (il contrario di quello che facevi tu oggi). Non lo dico per provocarti, ma solo perché è quello che vivo tutti i giorni. Ho tante persone che mi amano, passo le giornate a crogiolarmi nell’affetto delle persone a me vicine e posso dire con sincerità che la mia sessualità non importa proprio a nessuno, grazie al cielo. Con mia somma incredulità l’ho dovuto ammettere: non gliene frega proprio un cavolo a nessuno! Sono costretto a tirarla fuori solamente per difendermi da persone come te, che sei l’unico a cui evidentemente importa qualcosa se io mi sposo o adotto un bambino… ma perché ti importa, sentinella? Perché ti importa dirmi come devo vivere…? Perché ci tieni tanto a dirmi che la tua famiglia è naturale e la mia invece no?… Sei l’unico che si preoccupa di queste cose… ma guardati intorno: a nessuno gliene frega proprio nulla… se torni a casa e il libro te lo leggi nel tuo salotto è molto meglio, per tante ragioni: hai la tua famiglia intorno (che è assolutamente stata prodotto “naturale”), una poltrona sulla quale sederti (perché dai, diciamocelo, stare in piedi un’ora è piuttosto scomodo), potresti davvero leggere quel libro (non venirmi a dire che sei riuscito a leggere qualcosa stando in piedi in piazza dei cavalieri) e non avresti persone che ti urlano contro che sei omofobo (non fa piacere a nessuno venire insultato, specie quando non si ritiene di essere meritevoli di tale offesa)… quindi, ti scongiuro, sentinella, deponi il libro in libreria e vieni a passare qualche giorno con me, se proprio non ci credi… ti mostrerò come alla fine, che ti piaccia o no, le cose che faccio io sono le stesse che fai tu. Le persone mi amano tanto quanto amano te, e per quante parole o motivazioni tu possa trovare (anche tra le più folkloristiche e stravaganti), l’unica differenza che intercorre tra me e te è che a me piace il pene e a te la vagina (se sei uomo)… altrimenti abbiamo qualcosa in comune di cui parlare, cara sentinellA (se sei donna). Alla fine, tutto si riduce a questo: o a un pene o a una vagina. Ed è veramente triste vederti così spaventato da un organo genitale (che potrebbe essere anche quello che hai tra le gambe), lo devo dire. Se non volete il matrimonio gay c’è una cosa da fare: assicurarvi di possedere i seguenti requisiti:

1) Essere etero

2) Avere un partner etero

3) Avere una legge che vi consenta di sposarvi

Cercare di ostacolare la vita al prossimo protestando affinché il punto 3 non venga concesso ai gay non è un requisito essenziale, ma è certamente un requisito per risultare antipatici alla stragrande maggioranza dell’umano consorzio. Infine: Se un giorno dovessi decidere di sposarmi e avere dei figli tu non me lo potrai impedire, per tanti motivi, primo tra i quali il fatto che mi basta varcare il confine per ottenere quello che voglio. Quindi ti prego, sentinella, cerca di capire che il tuo modo di porti ferisce gli animi di tanti bambini/e, adolescenti e donne e uomini come me… che ci sono cose molto più importanti di questa legge contro cui combattere, che lo si può fare insieme. Cerca di pensare che, per quanto “naturale” possa essere la tua bellissima numerosissima e splendida famiglia, anche tuo figlio/a potrebbe essere gay e che potrebbe, proprio in questo momento, vivere nell’incubo di dirti la verità, a causa del tuo credo discriminante. Quello che vai chiedendo per le piazze è la negazione di un diritto dell’uomo che spetta a me quanto a te. E questo dovrebbe accomunarci, non dividerci. Cordialmente, Luca.

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