OMOSESSUALITA’, CRIMINE E MALATTIA MENTALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte dodicesima

Prosegue la pubblicazione delle Storie annesse da Havelock Ellis al suo trattato sull’inversione sessuale. La Storia n. 26 affronta un tema critico, ossia il rapporto omosessualità-crimine-malattia mentale. Si tratta di una storia dai risvolti fortemente drammatici in cui il protagonista, che presenta una forma di delirio paranoico, è angosciato dall’idea dell’omosessualità e non riconosce la sostanza del suo vero problema che lo porta a progettare e a tentare di realizzare un omicidio-suicidio, sparando quattro colpi di revolver al partner che gli aveva detto che, quando fosse giunta l’ora, sarebbe stato bello per loro morire insieme. Ovviamente l’idea romantica di morire insieme era per il partner solo una gentile espressione affettuosa verso il suo compagno e non rappresentava affatto la concreta volontà di morire insieme, meno che mai a breve scadenza, ma per il protagonista la scelta di morite insieme era invece una prospettiva concreta, romantica e nobilitante, alla quale dare seguito quanto pima. Il partner si era accorto che qualcosa non andava nei comportamenti del protagonista e lo aveva allontanato, provocandogli anche la perdita del lavoro. Il protagonista tuttavia non lo accusa mai di questo e scarica la colpa del suo licenziamento sul direttore delle poste che avrebbe ordito una congiura contro di lui. Il tono drammatico della vicenda è sottolineato dl fatto che il protagonista ha problemi di malformazioni genitali e probabilmente turbe ormonali e va incontro, per risolvere questi problemi, ad una castrazione chirurgica che non fa che peggiorare la situazione.

La storia è una testimonianza molto forte di quanto l’omosessualità possa essere vista come “il problema” e possa creare grave sofferenza anche quando ci sono gravi disturbi mentali che andrebbero diagnosticati e seguiti con la massima attenzione. Va sottolineato che il protagonista, che su molti contenuti non perde la sua lucidità, riconosce alla base del suo tentato omicidio-suicidio non la passione per il suo partner, ma la castrazione chirurgica con tutte le conseguenze che essa aveva prodotto.

Vi invito a leggere la storia con la massima attenzione, perché è un documento assolutamente unico.

STORIA 26

Il 28 marzo 1894, a mezzogiorno, in mezzo alla strada, a Chicago, Guy T. Olmstead sparò con un revolver ad un portalettere di nome William L. Clifford. Venne da dietro e deliberatamente sparò quattro colpi, il primo entrò nei lombi di Clifford, gli altri tre penetrarono nella parte posteriore della sua testa, in modo che l’uomo cadde e fu considerato ferito a morte. Olmstead tentò di fuggire, mentre una folla si precipitava su di lui con il solito grido di “Linciatelo!” poi brandì il revolver esclamando: “Non mi prenderete mai vivo!” e quando un agente di polizia lo disarmò, disse all’agente: “Non mi prendere la mia pistola, lasciami finire quello che devo fare.” Questo era evidentemente un’allusione, come si vedrà nel seguito, all’’intenzione di suicidarsi. Entrò però rapidamente nel cellulare della polizia, per sfuggire alla folla minacciosa.

Olmstead, che aveva 30 anni, era nato vicino a Danville, Illinois, città nella quale aveva vissuto per molti anni. Entrambi i genitori erano nati in Illinois. Suo padre, una ventina di anni prima, sparò e quasi uccise un ricco mercante di carbone, indotto a commettere il reato, si dice, da un’organizzazione segreta di un centinaio di eminenti cittadini a cui la vittima si era resa odiosa facendo causa contro di loro per motivi banali. La vittima impazzì, ma il criminale non fu mai punito e morì pochi anni dopo, all’età di 44 anni. Quest’uomo aveva un altro figlio che era considerato particolare.

Guy Olmstead cominciò a mostrare segni di perversione sessuale all’età di 12 anni. Fu sedotto (siamo portati a credere) da un uomo che occupava la stessa camera da letto. La storia precedente di Olmstead non è chiara dai dati di cui disponiamo. Sembra che abbia iniziato la sua carriera come insegnante nel Connecticut e che lì abbia sposato la figlia di un ricco contadino; ma poi si “innamorò” del cugino di lei, che egli descrive come un giovane molto bello. Ciò portò alla separazione dalla moglie, e lui se ne andò verso l’West.

Non è mai stato considerato perfettamente sano e dall’ottobre 1886 al maggio 1889 è stato nel Manicomio di Kankakee. Dalla documentazione, la sua malattia risulta della durata di tre anni, causata da cattive condizioni di salute generale; sono anche riportate: ereditarietà dubbia, abitudini buone, occupazione come insegnante. La sua condizione è stata diagnosticata come paranoia. Al momento del ricovero era irritabile, alternava eccitazione e depressione. Tornò a casa in buone condizioni.

In questo periodo (e di nuovo quando sarà esaminato in seguito) le condizioni fisiche di Olmstead sono descritte come, nel complesso, come normali e discrete. Altezza: 5 piedi e 8 pollici; peso: 159 libbre; percezioni normali; genitali anormalmente piccoli, con un pene rudimentale. La sua testa è asimmetrica, ed è piena nella zona occipitale, un po’ infossata al bregma, la fronte è bassa. Il suo indice cefalico è 78. Il pelo è color sabbia, e normale in quantità sopra la testa, il viso e il corpo. I suoi occhi sono grigi, piccoli e infossati; gli zigomi sono normali. Il naso è grande e molto sottile. C’è un arresto dello sviluppo della mascella superiore. Le orecchie sono eccessivamente sviluppate e malformate. Il viso è molto marcato, la fessura nasolabiale è profondamente incisa, e ci sono rughe orizzontali ben marcate sulla fronte, così che egli dimostra almeno dieci anni di più della sua età effettiva. La mascella superiore è parzialmente a forma di V, quella inferiore è ben sviluppata. I denti, le loro radici e il processo alveolare sono normali. I seni sono pieni. Il corpo è generalmente ben sviluppato; le mani e i piedi sono grandi.

Non conosciamo la storia di Olmstead per il periodo di alcuni anni dopo lasciò Kankakee. Nel mese di ottobre 1892, si parla di lui come portalettere a Chicago. Durante l’estate seguente sviluppò una passione per William Clifford, un collega portalettere della sua stessa età, che era stato anche lui precedentemente un insegnante, ed era considerato uno degli uomini più affidabili ed efficienti nel servizio. Per un certo tempo Clifford sembra aver condiviso questa passione, o essersi sottomesso ad essa, ma ben prestò pose fine a questa relazione e invitò pressantemente il suo amico a sottoporsi a cure mediche, offrendosi di pagare lui stesso le spese. Olmstead continuò a scrivere lettere dal contenuto più appassionato a Clifford, e lo seguì quasi costantemente finché la vita di quest’ultimo non divenne insopportabile. Nel mese di dicembre 1893, Clifford consegnò le lettere nelle mani del direttore delle poste e ad Olmstead fu chiesto di dimettersi subito. Olmstead fece ricorso alla Commissione del Servizio Civile a Washington lamentando di essere stato licenziato senza giusta causa e richiese anche la reintegrazione, ma senza successo.

Nel frattempo, a quanto pare su consiglio di amici, andò in ospedale, e alla metà di febbraio 1894, gli furono asportati i testicoli. Non disponiamo di nessun rapporto dell’ospedale. L’effetto della rimozione dei testicoli fu tutt’altro che favorevole e Olmstead cominciò a soffrire di melanconia isterica. Poco dopo si recò di nuovo in ospedale. Il 19 marzo scrisse al dottor Talbot dall’Ospedale della Misericordia, di Chicago: “Sono tornato a Chicago la notte dello scorso Mercoledì, ma mi sentivo così infelice che ho deciso di entrare di nuovo in ospedale, e così sono andato all’ospedale della Misericordia, che è molto buono rispetto a come sono gli ospedali. Ma potrei anche andare all’inferno per quanto riguarda la speranza di una mia guarire. Sono un caso assolutamente incorreggibile, del tutto incurabile e assolutamente ingestibile. A casa ho pensato per un momento che ero guarito, ma mi sbagliavo, e dopo aver visto Clifford giovedì scorso sono stato molto peggio di prima per quanto riguarda la mia passione per lui. Il cielo solo sa quanto ho lavorato duro per cecare di fare di me una creatura decente, ma la mia bassezza è incontrollabile, e potrei anche arrendermi e morire. Mi chiedo se i medici sapevano che dopo l’evirazione era possibile per un uomo avere erezioni, masturbarsi, e avere la stessa passione di prima. Mi vergogno di me stesso, mi odio, ma non ci posso fare nulla. Ho amici tra la brava gente, suono il pianoforte, amo la musica, i libri, e tutto ciò che c’è bello e nobilitante; tuttavia queste cose non mi possono nobilitare, perché questo carico di innata abiezione mi trascina verso il basso e mi impedisce il perfetto godimento di qualsiasi cosa. I medici sono gli unici che capiscono e conoscono la mia impotenza davanti a questo mostro. Io penso e lavoro finché il mio cervello gira, e posso a stento trattenermi dal gridare miei problemi.” Questa lettera è stata scritta pochi giorni prima della commissione del reato.

Quando fu trasportato alla stazione di polizia, Olmstead scoppiò in pianto dirotto gridando amaramente: “Oh! Will, Will, vieni da me! Perché non mi uccidete e mi non lasciate andare da lui?” (In quel momento supponeva di aver ucciso Clifford.) Gli fu trovata addosso la una lettera, come segue: “Ospedale della Misericordia, 27 marzo. A colui che si interessa di leggere: Temendo che le mie motivazioni per uccidere Clifford e me stesso possano essere fraintese, scrivo questo per spiegare la causa di questo omicidio-suicidio. La scorsa estate Clifford e io cominciammo un’amicizia che si sviluppò in amore.” Aggiungeva poi i dettagli dell’amicizia e continuava: “Dopo aver suonato una rapsodia di Liszt per Clifford più e più volte, lui mi disse che, quando il nostro tempo di morire fosse arrivato, sperava che saremmo morti insieme, ascoltando una musica così gloriosa. Ora per noi il tempo di morire è arrivato, ma la morte non sarà accompagnata dalla musica. L’amore di Clifford si è, ahimè, trasformato in odio mortale. Per qualche ragione Clifford improvvisamente ha interrotto i nostri rapporti e la nostra amicizia.” Nella sua cella si comportava in maniera selvaggiamente eccitata, e fece diversi tentativi di suicidio; così che doveva essere strettamente sorvegliato. Poche settimane più tardi, scrisse al dottor Talbot: “Cook County Gaol, 23 aprile. Mi sento come se l’avessi trascurata non scrivendole in tutto questo tempo, anche se può non interessarle affatto avere mie notizie, dato che non ho mai fatto altro che approfittare della sua gentilezza. Ma per favore mi renda giustizia nel pensare che non mi sarei mai aspettato tutti questi problemi, quando pensavo che Will e io saremmo stati nelle nostre tombe e in pace già molto prima di tutto questo. Ma i miei piani fallirono miseramente. Il povero Will non era morto, e io ero stato catturato prima che potessi spararmi. Penso che Will davvero si sarebbe sparato (e sento anche che altri lo penseranno) quando tutta la storia è venuta fuori in tribunale. Non riesco a capire la sorpresa e l’indignazione che il mio atto sembra generare, dato che era perfettamente giusto e naturale che Will e io dovessimo morire insieme, e questo non riguardava nessun altro. Sappia che io credo che il povero ragazzo comunque si ucciderà, perché lo scorso novembre, quando nel mio dolore e nella mia rabbia dissi ai suoi parenti del nostro matrimonio lui era così spaventato, ferito e arrabbiato che voleva che ci uccidessimo tutti e due. Ho accettato volentieri questa proposta di suicidarsi, ma lui ha fatto macchina indietro dopo un giorno o due. Sono contento ora che Will sia vivo, e sono contento che io sia vivo, anche con la prospettiva di anni di reclusione davanti a me, anni che io sopporterò allegramente per il suo bene. Eppure negli ultimi dieci mesi la sua influenza mi ha dominato così completamente, corpo e anima, che se io avessi agito bene, lui avrebbe dovuto avere il merito delle mie buone azioni, e se avessi agito male, avrebbe dovuto essere incolpato lui per quel male, perché io non sono stato assolutamente me stesso, ma solo una parte di lui, e felice di fondere la mia individualità nella sua.”

Olmstead fu processato a porte chiuse nel mese di luglio. Non emersero elementi nuovi. Fu condannato al Manicomio criminale. Poco dopo, mentre era ancora nel carcere a Chicago, scrisse al dottor Talbot: “Dato che lei si è interessato al mio caso da un punto di vista scientifico, c’è ancora qualcosa che voglio dirle di me, ma che ho evitato, perché mi vergognavo di ammettere certi fatti e certe caratteristiche della mia deplorevole debolezza. Tra i pochi pervertiti sessuali che ho conosciuto ho notato che tutti hanno l’abitudine di chiudere spesso la bocca con il labbro inferiore sporgente oltre il superiore. [Di solito a causa dell’arresto dello sviluppo mascella superiore.] Ho notato questa particolarità nel signor Clifford prima che diventassimo intimi, e spesso ho colto me stesso nel medesimo atteggiamento. Prima dell’operazione i miei testicoli potevano gonfiarsi, diventare dolenti e farmi del male e, anche dopo, le cose sembravano andare nella stessa maniera, proprio come un uomo che a volte si lamenta che gli fa male la sua gamba amputata. Dopo l’operazione, poi, i miei seni potevano gonfiarsi e diventare duri, dolenti e arrossati intorno ai capezzoli. Dal momento dell’operazione non c’è mai stato un giorno in cui sono stato libero da dolori acuti, lancinanti, dal basso addome allo scroto, che erano peggiori alla base del pene. Ora che il mio destino è deciso, devo dire che davvero la mia passione per il signor Clifford è in declino, ma non so se questo miglioramento è permanente o no. Non ho assolutamente nessuna passione per gli altri uomini e ora ho cominciato a sperare di poter ancora sopravvivere al mio desiderio di Clifford, o almeno di controllarlo. Io non ho ancora detto nulla di questo miglioramento delle mie condizioni, perché volevo che la gente continuasse a pensare ancora che ero pazzo, in modo che sarei stato sicuro di evitare di essere mandato al penitenziario. So che ero pazzo nel momento in cui ho cercato di uccidere sia Clifford che me stesso, e sento che non mi merito una punizione così terribile come essere mandato in una prigione di Stato. Tuttavia, penso che siano state l’operazione e la mia successiva malattia che hanno causato la mia follia, piuttosto che la passione per Clifford. Mi piacerebbe molto sapere se lei considera davvero la perversione sessuale una follia.”

Una volta dimesso dal Manicomio criminale, Olmstead tornò a Chicago e rivendicò i suoi testicoli dal direttore delle poste della città, da lui accusato di far parte di una congiura organizzata contro di lui. Affermò che il direttore delle poste era uno dei principali agenti di un complotto contro di lui, risalente a prima della castrazione. Fu poi inviato al Manicomio Cook. Sembra probabile che una condizione di paranoia fosse ormai saldamente radicata.

I casi seguenti sono tutti di bisessuali: attrazione che si fa sentire verso entrambi i sessi, di solito in grado predominante verso il maschile.

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STORIA DI UN INSEGNANTE OMOSESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte undicesima

La Storia 25 presentata da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale, scritta in un Inglese molto paratattico e colloquiale (probabilmente scritta di getto) si sofferma sul senso che ha la scelta dell’insegnamento per un omosessuale. Nel caso specifico si tratta di un omosessuale di formazione nettamente puritana che cerca di conciliare omosessualità e senso del dovere in una situazione, come quella delle scuole inglesi a cavallo tra 800 e 900 in cui l’omosessualità tra studenti non era certo rarissima. Qui tuttavia il punto vi vista è quello dell’insegnante che si innamora di uno studente ed è, almeno relativamente, ricambiato.

Buona lettura.

STORIA 25

A. S., insegnante, 46 anni.

“Mio padre era, direi, al di sotto della media quanto a disponibilità per l’amicizia. Gli piacevano le ragazze, e non è mai stato interessato a ragazzi. Era un uomo di moralità fortemente puritana, capace di condannare con cupa asprezza. Era anche un uomo capace di grandi sacrifici per questioni di principio, e mentalmente era molto ben dotato. Mia madre era un’intelligente donna pratica, molto partecipativa. Era capace di calda amicizia, specialmente verso quelli più giovani di lei. Suo padre (che non ho mai conosciuto) era un insegnante. Si dedicava a sua moglie, ma si dilettava anche della compagnia di giovani uomini. Aveva sempre qualche giovane uomo in braccio, mia madre mi diceva. La famiglia di mia madre è di origine gallese. Ho imparato a leggere a 5 anni, e posso a malapena averne avuti 6 quando avevo l’abitudine di leggere più e più volte il lamento di Davide per Assalonne. Anche ora posso vagamente ricordare il fascino da sirena che quel ritornello malinconico esercitava su di me, ‘O figlio mio Assalonne …. O Assalonne, figlio mio, ​figlio mio! ‘ Di recente, quando ho pensato alla quantità di devozione che ho dimostrato per i ragazzi e alla quantità di patimenti che ho a volte sofferto per loro, ho sentito come se ci fosse qualcosa di quasi stranamente profetico in quel fatto così precoce.

“Sono sempre stato una creatura suggestionabile. Mia madre era molto musicale, e il suo canto ‘si impossessò’ di me meravigliosamente. Il drammatico e il poetico mi hanno sempre attirato fortemente.

“Sentivo che avrei voluto agire, ma non ho mai osato. Nello stesso modo sentivo che un giorno mi sarebbe piaciuto essere un insegnante, ma non osavo dirlo Una creatura timida, che si ritraeva, era evidentemente inadatta per tali occupazioni. Beh, l’insegnamento alla fine arrivò, e la cosa strana era che i ragazzi erano in un modo o nell’altro attratti da me, e i peggiori elementi erano attratti più degli altri. E arrivò anche la possibilità di agire. A causa di alcune difficoltà su un lancio in un gioco a scuola, entrai in gioco io. Dopo di che ho capito che (in una certa misura) potevo agire. Ho trascorso due periodi di vacanza con una compagnia drammatica. Avrei potuto senza dubbio rimanere sulla scena, salvo che per una cosa. Non vogliono essere bigotto, ma le barzellette sporche e brutte mi sono odiose. È stato questo genere di cose che mi ha allontanato. Mi buttai invece nel lavoro scolastico.

“Sono stati in parte l’interesse drammatico e in parte un genuino interesse per la natura umana, che mi hanno portato a fare anche un po’ di predicazione. Quando era stato gravemente ferito da uno o due ragazzi che amavo, pensai di dedicarmi al lavoro pastorale, ma abbandonai anche questo, e molto saggiamente. Non sarei mai stato in grado di lavorare comodamente con una qualsiasi organizzazione. Per prima cosa ho una tendenza a far mie le idee nuove, e questo alle organizzazioni non piace. E poi, tutte le funzioni sociali sono anatema per me.

“L’interesse per ‘arte’, come di solito intesa, cominciò a farsi sentire solo dopo i 30 anni. Iniziò con l’architettura per passare poi alla pittura e alla scultura. La tendenza a fare piuttosto una varietà (una troppo grande varietà) di cose caratterizza molti Uranisti. Siamo un po’ come i composti chimici labili: le nostre molecole facilmente si riorganizzano.

“Quando ero un ragazzo di 10 anni ho avuto la classica storia d’amore con una ragazza della mia stessa età. L’incidente richiede forse un po’ più di analisi per il seguente motivo: quando avevo 16 anni quella ragazza visse con noi per un anno. Era una bella, piacevole, ragazza intelligente, e pensava molto a me. Sono stato fortemente attratto da lei. Ricordo in particolare un piccolo fatto. Le avevo mostrando come fare un po’ di algebra e lei era inginocchiata vicino al tavolo dalla parte della mia sedia. I suoi capelli le scorrevano sulle spalle e lei sembrava piuttosto affascinante. Espresse calda ammirazione per il modo in cui avevo risolto il problema. Mi ricordo che io volutamente schiacciai il sentimento di attrazione che mi aveva assalito. Io a malapena so perché l’ho fatto; ma penso che ci fosse la vaga sensazione che non volevo che disturbasse il mio lavoro. Non c’era attrazione sessuale o, almeno, nessun’attrazione che fosse manifesta. La ragazza, non c’è dubbio, è arrivata ad amarmi. Mi dispiace dire che in altri due casi, poi, due donne mi volevano bene, e sono rimaste entrambe nubili per colpa mia. A volte sento che in una società sapientemente libera sarei in grado di dare figli ad entrambe queste donne. Credo che lo avrei potuto fare, e credo che sarebbe stata una soddisfazione immensa per loro. Una unione permanente con una donna sarebbe, tuttavia, impossibile per me. Una unione permanente con un uomo sarebbe, credo, possibile. Almeno sono consapevole che le attrazioni che sono state di carattere totalmente omosessuale, nel mio caso, sono state molto durature.

“Sono stato fortemente attratto quando non avevo più di 13 anni da un ragazzo poco più grande di me. È stata una storia d’amore, non c’è dubbio, ma non ricordo alcuna manifestazione sessuale esterna. Ci sono stati altri casi di passaggio, ma in nessun caso c’è stata una qualche risposta calda fino a quando ho raggiunto i 15 anni. Ho poi fatto amicizia con un ragazzo di tipo completamente diverso da me. Ero un lettore. Mi piaceva fare lunghe passeggiate e mi piaceva l’aria fresca, ma ero troppo timido per andare a fare sport. Anzi ero terribilmente timido. Lui era un grande sportivo e sempre a suo agio in compagnia. Ma mi chiese di aiutarlo in un certo lavoro, e cominciammo a lavorare insieme. Ho finito per innamorarmi appassionatamente di lui. Le sue carezze mi causavano sempre un po’ di erezione. Personalmente, credo che sarebbe stato più saggio aver dato espressione sessuale completa a questi sentimenti. L’assenza di conoscenze portò a due risultati nettamente indesiderati: il primo fu una forte congestione e dolori intermittenti, il secondo fu una tendenza ad una sorta di masochismo modificato. C’è sempre stata, suppongo, una qualche attrazione erotica per le natiche, e naturalmente anche per i ragazzi, essi offrono un bersaglio irresistibilmente attraente per un buono schiaffo. Ho scoperto che quando questo ragazzo mi ha sculacciato, il fatto ha prodotto una certa quantità di eccitazione sessuale, e il desiderio di questa forma di stimolo è cresciuto in me. Il risultato, nel mio caso, è stato cattivo. Era sensualismo, non amore. Posso dire questo in modo affidabile, perché in un caso di amore profondamente appassionato di molto tempo dopo, mi ritrassi da tale metodo, ma il reciproco abbraccio nudo trovai che fosse per me una espressione assolutamente naturale e pura d’amore. Non ho mai sentito nulla di grossolano in esso, e quell’abbraccio distrusse il mio precedente e (almeno per me) meno salutare desiderio.

“L’amicizia scolastica scomparve con il matrimonio del mio amico. Io ero furiosamente geloso, e la madre del giovane era contro di me, ma io continuo a pensare a quell’amicizia giovanile con tenerezza. Io so che il mio ragazzo è stato il primo che mi ha reso capace di espressione autonoma, il primo in assoluto che mi ha insegnato a fare amicizia. E se ancora si interessasse me, so che il suo amore sarebbe caro anche a me.

“Il rammarico più grande, se guardo indietro, è che non sapevo di queste cose in anticipo. Non posso non pensare che tutti i giovani dovrebbero essere istruiti circa l’amore dei compagni e incoraggiati a cercare aiuto in qualsiasi tipo di difficoltà che questo possa portare. Noi gente omogenica non possiamo essere che una piccola percentuale dell’umanità, ma i nostri numeri sono ancora grandi, e sicuramente il fatto di realizzare o mandare in rovina la nostra vita dovrebbe contare qualcosa. Al college mi sono violentemente innamorato di un amico col quale avevo fatto un lavoro scientifico. Anche lui mi amava, anche se non con un simile calore. Anche lui era in gran parte uranista, ma me ne sono reso conto solo uno o due anni fa. È ancora celibe, ed è ancora mio amico. Abbiamo fatto qualche lavoro di ricerca insieme che è piuttosto noto. Sono abbastanza sicuro che l’amore che abbiamo avuto uno per l’altro ci ha dato un enorme entusiasmo per il nostro lavoro e ha notevolmente aumentato le nostre possibilità.

“Mentre stavo lavorando al college ero interessato a un ragazzo che lavorava come fattorino per una ditta della città. L’ho aiutato a ottenere una migliore formazione, e ho investito denaro su di lui. Mio padre mi stava facendo qualche concessione al momento e fece obiezioni . Ho detto che in futuro mi sarei mantenuto da solo, e in questo modo sono arrivato a prendere l’abilitazione all’insegnamento. Sono subito stato abbastanza assorbito dal mio lavoro con i ragazzi. Naturalmente li amavo. E qui mi sento di dover toccare quella che mi sembra una caratteristica della maggior parte di noi Uranisti. I nostri organi genitali sono ordinariamente, di solito, organi di espressione L’uomo eterogenico dalla mente pulita tende a considerare una tale visione degli organi genitali come mostruosa, noi, d’altra parte, siamo obbligati (almeno per noi stessi) a considerarla come una cosa semplice e naturale. Per quanto mi riguarda ho avuto molti pregiudizi puritani – pregiudizi che ho conservato per molti e faticosi giorni – ma il mio affetto per quelli del mio stesso sesso si è manifestato molto spesso attraverso una certa agitazione sessuale, e con un’erezione più o meno sostenuta, tanto che io fui costretto a considerare queste cose come inevitabili, e, in generale, non prestai attenzione ad esse in alcun modo. Erano i ragazzi più grandi che a volte mi attraevano fortemente. Il mio amore per loro era, lo so, una cosa veramente spirituale, anche se inevitabilmente aveva qualche espressione fisica. Ero capace di grande devozione, di fare grandi sacrifici per loro, e avrei certamente preferito morire che ferirli. I ragazzi andavano d’accordo con me. Non sono mai stato debole con loro, e sono stato in grado di consentire tutti i tipi di familiarità, senza alcuna perdita di rispetto. I ragazzi più grandi di solito, fuori dalla classe, mi chiamavano per nome, e ricordo di uno che mi scrisse per chiedermi se poteva farlo, perché questo lo faceva sentire ‘vicino’ a me. Alcuni dei ragazzi, ovviamente, li amavo con particolare devozione. Mi baciavano e gradivano che io li abbracciassi. Uno di questi era, ora lo so, un vero uranista, e c’era nel suo caso certamente qualche risposta sessuale, ma anche se spesso ho dormito con lui, quando era un ragazzo di 17 e 18 anni, non c’era mai alcuna idea nella nostra mente di un qualsiasi atto sessuale. Siamo ancora amici affettuosi, e sempre ci baciamo quando ci incontriamo. Guardando indietro a quei giorni, capisco che ero un po’ incline a passare da un amore all’altro, ma ognuno è stato un vero e proprio culto, e ha coinvolto un vero, duro lavoro nell’interesse del ragazzo. E so che quando il ragazzo resta legato a me andando verso la virilità rimangono ancora una vera tenerezza e un vero amore.

“Mentre insegnavo feci la conoscenza di un religioso anticonformista, che, pur felicemente sposato, aveva certamente alcune tendenze omogeniche. Si dedicava molto ai ragazzi e mi aiutò per quanto riguardava alcuni casi difficili. Sono stati proprio i casi difficili quelli che mi hanno sempre attratto. Dovevo punire questi ragazzi e il mio amico mi consigliò di sculacciarli con la mano sulle natiche nude. Dico che ho adottato questo metodo, perché si potrebbe pensare che fosse pericoloso per me. Certamente non ha prodotto in me neppure la più remota suggestione di un qualche atto sessuale, anche se a volte ha prodotto una piccola quantità di eccitazione sessuale. Ho ignorato questo metodo, e me lo sono tolto dalla testa, quando ho trovato il metodo più efficace. Poteva concretizzarsi con grandi variazioni di intensità, e i ragazzi erano sempre pronti a scherzarci sopra. Non ho mai incontrato alcun caso in cui una qualsiasi eccitazione sessuale sia stata prodotta da esso. I ragazzi coi quali ho dovuto essere più duro, quasi sempre, però, si sono attaccati di più a me. Ci può essere una leggera e normale tendenza masochista nella maggior parte dei ragazzi, e forse il carattere erogeno delle natiche ha qualcosa a che fare con lo sviluppo dell’affetto. Se è così, io sono propenso a considerarlo come normale e utile, piuttosto che in modo contrario, perché nella mia esperienza non si sono mai prodotti risultati indesiderati. Ma poi, naturalmente, c’è poco da scherzare con questa cosa, che potrebbe, ne sono certo, in alcuni casi, essere decisamente dannosa.

“Un’esperienza dei miei giorni di insegnamento è, credo, importante per il suo peso sulla psicologia sessuale generale. Ho sempre notato che durante il periodo delle lezioni ero particolarmente libero da ‘sogni bagnati.’ Ciò che è degno di nota è questo: durante il periodo delle lezioni non ci fu mai niente di più che una espressione sessuale molto parziale di qualsiasi mio sentimento, tale espressione d’altra parte era del tutto inevitabile. Non c’era quindi alcuna perdita effettiva di sperma, e sembra chiaro che i ‘sogni bagnati’ non erano dovuti alla mera pressione fisica. La soddisfazione psichica dell’amore in questo caso rendeva l’espressione fisica completa meno urgente. Ma era un amore di un genere decisamente tenero che era necessario per trattenere il fisico dall’invadere il campo. Di questo la mia ulteriore esperienza mi ha fatto certo. Adesso sono, inoltre, ormai convinto che un amore uranista reciproco raggiungerà i suoi migliori risultati, sia spirituali che fisici, quando potrà avere un’espressione sessuale completa.

“Quanto al carattere dei sogni sessuali che ho avuto, non c’è molto da dire. Durante il periodo della tendenza masochista, erano di carattere masochista; altrimenti erano sogni semplicemente di abbraccio nudo. Di solito si è registrato un considerevole elemento di amore ideale nel sogno. Ho non più di tre volte al massimo sognato di avere rapporti sessuali con una persona del sesso opposto. Ci fu solo, in un solo caso, ciò che potrei chiamare emozione reale in un tale sogno. Gli altri sogni sono sati spesso (non sempre) sogni di vero desiderio, e assolutamente non è quelli che dovrei chiamare sogni semplicemente sensuali.

“Nel corso del tempo ho voluto più libertà di fare le cose a modo mio, di quella che si poteva ottenere in una scuola pubblica. Ho avviato una scuola mia. Il lavoro è stato per parecchi anni molto felice. Amavo i ragazzi, e loro mi amavano. Ero attivo, ardente, e loro mi consideravano un compagno. Ma la gente trovò il modo di mandarmi clienti difficili. Ho versato il mio amore su questi, mi sono dato da fare per loro. Purtroppo (anche se non ero mai ‘ortodosso’) la mia moralità puritana era ancora forte dentro di me, le mie opinioni della psicologia umana erano troppo limitate, e io le imponevo ai ragazzi Alcuni erano molto devoti, ma, col passare degli anni e la percentuale dimauvais sujets aumentava , tendeva ad esserci una spaccatura nel piccolo ambiente e uno o due ragazzi che io amavo mi ingannarono terribilmente. Per un uomo del mio temperamento questo era straziante e da allora in poi il lavoro fu destinato all’insuccesso. I problemi a scuola andavano insieme ai problemi a casa, e queste cose contribuivano a centrare il mio affetto su di un ragazzo che era con me, e che mi aveva dato molti problemi. Per un motivo o per l’altro continuai a credere che si sarebbe comportato bene. L’inganno era la sua grande difficoltà. Era certamente in parte omosessuale lui stesso. Guardando indietro mi rendo conto che con una conoscenza più ampia e più generosa avrei affrontato più saggiamente e utilmente certi suoi episodi omosessuali. Sono convinto ora che la semplice condanna radicale della parte fisica non sia la modalità di aiuto più sana. Tuttavia, per farla breve, tutto sembrava finalmente andare bene, e il ragazzo stava diventando un giovane uomo. Il nostro amore si approfondiva, e noi dormivamo sempre insieme, ma abbastanza asceticamente. Più tardi, quando nella sua prima virilità aveva lasciato la scuola, ci furono, purtroppo, incomprensioni con i suoi genitori, che gli proibirono di dormire con me. Quello che seguì è di una certa importanza. Fino ad allora, anche se certamente il suo affetto sembrava ardente, non avevo osservato alcun segno sessuale da parte sua. Ero stato molto franco con lui sui miei sentimenti. Aveva allora 19 anni, e lo credevo abbastanza grande per spiegargli le cose. Dormendo con lui l’avevo trovato tranquillo e disponibile, e più di una volta mi aveva detto che questo lo aveva molto aiutato. Ma dopo che ci fu proibito di dormire insieme, trovai la passione dentro di me più difficile da controllare, e improvvisamente la passione saltò fuori in lui. Eravamo ancora, tuttavia, piuttosto ascetici, anche se avevamo l’abitudine di baciarci e di abbracciarci nudi. Ciò non raramente produsse emissioni da parte mia, ma solo una volta da parte sua, anche se produceva sempre potenti erezioni. Non avrei consentito nessuna frizione. Forse questo è stato un errore. Un’espressione più completa avrebbe potuto aiutarlo.

“Tutta la mia vita ero stato affamato di una risposta completa, e per una volta il ragazzo pensò che poteva darmela. Si stava avvicinando allora ai 20 anni. ‘Non sono mai stato così felice in vita mia,’ disse. È  stato un colpo per me quando ho scoperto che aveva confuso i propri sentimenti, ma ero abbastanza pronto ad accettare qualsiasi tipo di amore avesse potuto darmi. Non mi sono mai sognato alcun tipo di insistenza sull’espressione sessuale. Di un amore come quello che mi poteva dare ero abbastanza pronto a sentirmi contenuto. .’La vera misura dell’amore,’ mi ha scritto una volta un insegnante uranista, ‘è il sacrificio di sé’, non e ‘Che cosa darai?’ ma ‘A che cosa rinuncerai?’ Non ‘Che cosa farai per lui?’ ma ‘A che cosa rinuncerai per il suo bene?’ Cito questo volentieri, perché i classici moralisti inglesi considerano un invertito come una sorta di bestia deforme. Posso solo dire che ho cercato di realizzare l’ideale che queste parole esprimono. Nessun ‘moralista’ mi avrebbe aiutato un briciolo. I genitori, poi, ci separarono. Fecero molto male col loro errore. Quanto è difficile per i genitori lasciare la libertà ai propri figli! Il loro ideale è la costrizione che ottiene il risultato, non la libera scoperta di sé. Ma a dispetto di loro, e nonostante la separazione, so che il mio amico e io ci siamo aiutati a vicenda.

“C’è una paura che genitori hanno che credo sia ingiustificata. Per quanto ho visto, non posso concludere che la prima espressione dell’amore omosessuale impedisca all’amore eterosessuale di svilupparsi in seguito. Dove questo amore è una parte della natura innata dell’individuo, esso si mostrerà. Io, però, credo che un nobile amore omogenico nella vita giovanile a volte aiuti un ragazzo ad evitare un basso standard nel legame eterosessuale. I greci hanno fatto bene, nella loro epoca migliore, a coltivare e a nobilitare l’amore omogenico. Tra noi, come può essere compreso da tutti coloro che conoscono come funzionano i taboo sociali, sono le forme più vili che non trovano ostacoli, e le forme più nobili che vengono degradate.

“Noi urning siamo, credo, dipendenti dall’amore individuale. Molti di noi, lo so, hanno bisogno di lavorare per una persona per fare del loro meglio. È questa l’eredità della donna nel temperamento uranista? E la tragedia del nostro destino è che noi, le cui anime vibrano solo al tocco della mano di Eros, ci trovano ad affrontare il più feroce tabù su tutto ciò che può dare senso alla nostra vita. Gli altri tabù sono stati superati ad uno ad uno. Non svanirà presto anche questo, che è l’ultimo dei tabù? Ho conosciuto vite oscurate da questo, indebolite da questo, schiacciate da questo. Da quanto tempo i moralisti occidentali ci stanno mutilando, marchiando e perseguitando in cose che non capiscono? “

Il prossimo caso appartiene ad una categoria totalmente diversa da tutte le storie precedenti. Queste storie – tutte inglesi o americane – sono state ottenute privatamente; non trattano di detenuti delle carceri o dei manicomi, e nella maggior parte dei casi i protagonisti non hanno mai consultato un medico per quanto riguarda i loro istinti anormali. Attraversano la vita come persone normali, a volte come onorati membri della società. Il caso seguente, di un americano, ha a che fare sia con la prigione che col manicomio. Ci sono diversi punti di interesse nella sua storia, che illustra il modo in cui l’inversione sessuale può diventare una questione di importanza medico-legale. Penso, però, di essere giustificato nel credere che la percentuale di persone sessualmente invertite che raggiungono tribunale penale o il manicomio non sia molto più grande rispetto al numero delle persone sessualmente invertite tra di noi di quanto lo sia tra i miei casi. Per i documenti su cui ho fondato la storia di Guy Olmstead, sono in debito con la gentilezza del dottor Talbot, di Chicago, noto per i suoi studi sulle anomalie della mascella e del viso, così spesso associate con anomalie nervose e mentali. Conosceva l’uomo che gli indirizzò le lettere dalle quale io qui cito dei brani: –

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questi post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5337

STORIA DI UN OMOSESSUALE DAI 4 AI 16 ANNI

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte nona

La pubblicazione delle Storie annesse al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, procede con la Storia numero 21, che lo stesso Ellis considerava di straordinaria importanza. In effetti apre uno squarcio su una realtà che è da sempre piuttosto sconosciuta e cioè la sessualità infantile omosessuale, ma si dovrebbe dire più correttamente dell’omosessualità infantile. La Storia n. 21 è in sostanza la documentazione di una sessualità “nata omosessuale” e non divenuta omosessuale in età adolescenziale. Il soggetto che scrive la storia della propria sessualità, cioè della propria omosessualità, conferma in modo molto forte che l’omosessualità non si acquisisce ma che omosessuali si nasce, questa conclusione mette del tutto in crisi l’dea che l’omosessualità sia un vizio o una colpa e proprio per questa ragione è stata violentemente contestata. Nella Storia 21, l’evoluzione della omosessualità infantile è seguita passo per passo fino all’adolescenza e mette in evidenza i problemi derivanti da un’educazione che non affronta il problema della sessualità e dell’omosessualità in particolare, chiarisce i rapporti tra fantasia sessuale, necessità di contatto fisico e sessualità propriamente genitale e ricostruisce nei dettagli un percorso di crescita individuale. Certo la storia riguarda la crescita di un bambino di quasi cento anni fa, ma si tratta di un’esperienza che per moltissimi aspetti, pur con le dovute distinzioni, non è molto lontana da quanto tanti ragazzi provano ancora oggi.

Il testo originale è stato scritto da un uomo di lettere e la lingua Inglese impiegata è molto complessa nella sintassi, ricercata nel lessico tipicamente letteraria, questo ha portato qualche difficoltà di traduzione. Anche se ho cercato di rendere il testo di facile lettura, in qualche punto è richiesta anche la buona volontà del lettore nel seguire esattamente il filo del discorso.

Buona lettura.

STORIA XXI  

“Quasi il primo ricordo che ho è di un sogno, che, dato mio ricordo vivido dei suoi dettagli, deve essersi ripetuto, credo, più di una volta, a meno che i miei pensieri della veglia inconsciamente non abbiano aggiunto una maggiore definizione. Da questo sogno cominciò la mia coscienza dell’attrazione che mio stesso sesso esercita su di me, attrazione che ha da allora dominato la mia vita. Il sogno, suggerito in parte, io credo, da un’immagine di un giornale illustrato, di una banda che uccise un dignitario della chiesa, prese questa forma: sognai di vedere mio padre ucciso da una banda di ruffiani, ma non ricordo di aver provavo nessun dolore, anche se ero in realtà un bambino estremamente affettuoso. Il corpo fu poi spogliato del suo abbigliamento ed eviscerato. Non avevo allora alcuna nozione di dettagli anatomici, ma rimangono chiari agli occhi della mia mente i particolari delle interiora uniformemente marroni, del colore dello sterco, e non c’era insieme sangue. Quando l’addome fu svuotato, si verificò il fatto di cui diventai un partecipante attivo. Fui preso (e il fatto che fui sopraffatto contribuì all’agonia di gioia che mi produsse), e fui messo tra le cosce del mio genitore assassinato; e da lì dopo poco mi feci strada, strisciando verso l’addome vuoto. L’atto, per quanto io posso ricordare di un sogno, in un’età in cui l’eiaculazione era fuori questione, mi causò una estrema eccitazione organica. In ogni caso, sicuramente, successivamente, ho fatto ricorso ad esso nei momenti di veglia prima di dormire al fine di ottenere uno stato di erezione. Il sogno non ha avuto esito; sembrava raggiungere il suo scopo nell’eccitazione che causava. Ero, in quel periodo, fra i 3 e i 4 anni. (mi è stato detto che le erezioni si verificavano già quando avevo solo 2 anni. È stato tra i 3 e i 4 che avevo l’abitudine di indurre, in ogni caso, la sensazione di un’erezione. Ma ero più vicino ai 5 quando, seduto sul mio letto e in attesa di essere vestito, ebbi un’erezione involontaria e richiamai l’attenzione della mia bambinaia su di essa, chiedendo che cosa significasse. La comparsa dell’erezione deve, quindi, essere stata usuale per me a quella data, ma certamente la sensazione non lo era.)

“A quel tempo ero totalmente all’oscuro delle condizioni della pubertà che, dopo, quando le scoprii, mi riguardarono così potentemente.  Non potevo nemmeno visualizzare gli organi privati ​​di un uomo; non feci alcuna deduzione a partire da me stesso. Gli unici corpi nudi che avevo visto allora, io giudico dalle circostanze e non da una qualche memoria effettiva dei fatti, erano quelli delle mie sorelle. Nei sogni a occhi aperti, che cominciavo a costruire, anche se ricorrevo spesso a quanto già narrato, l’obiettivo del mio desiderio era generalmente quello di accoccolarmi tra le cosce, o di premere il mio viso contro le parti posteriori dell’oggetto della mia adorazione. Ma per un po’ il mio primo sogno mi assorbì talmente che non mi abbandonai ad alcuna promiscuità. A poco a poco, però, il mio orizzonte si allargò fino a comprendere, oltre a quella che ho citato prima, altre tre persone: un cugino molto più grande di me, uno zio, e il curato della parrocchia.

“A questo punto ho cominciato a inventare delle ambientazioni per lasciarmi andare alla mia passione. Una delle prime fu di immaginarmi in una vasca con i miei tre amanti che galleggiavano in acqua sopra di me. Da quella posizione ispezionavo le loro membra, a turno; l’attrazione si soffermava soltanto sulle cosce e sui glutei. Immagino che questa limitazione del fascino per le sole parti inferiori sia durata solo finché l’esperienza reale di un abbraccio più completo non mi rese ugualmente amante delle braccia e del petto, anzi, più tardi sono diventato più emotivamente innamorato di queste parti rispetto a tutto il resto. All’inizio preferivo semplicemente ciò di cui la mia mente poteva entrare prima in possesso.

“Molto precocemente nelle mie prime esperienze, quando non avevo più di 5 anni, mi svegliai prima del solito, e vidi la mia bambinaia in piedi in completa nudità, che iniziava la sua toletta. Mi sembrava un oggetto grossolano, rozzo, e privo di senso; i peli sotto le sue ascelle non mi piacquero, e ancor più quelli nella parte inferiore del suo corpo. Nel caso degli uomini, arrivai direttamente ad avere conoscenza delle stesse cose sui loro corpi, ma l’effetto fu esattamente il contrario. Il caso volle che a quel tempo il giardiniere avesse avuto un incidente alla gamba e, nel mostrare il livido ad un altro, espose davanti ai miei occhi una pelle completamente lanuginosa per i peli scuri. Anche se la vista del livido mi respinse, il mio piacere fu intenso, e la visione delle gambe del giardiniere fu nel mio letto ogni notte per una settimana di seguito. La mia opinione è che la vista della mia bambinaia fosse tale da suscitare interesse tanto quanto la molto più prosaica visione della gamba ferita del giardiniere, ma la mia natura rendeva impossibile per me una cosa del genere.

“È stato in questo periodo, se non prima, che un enorme senso di timidezza nei confronti di tutti i miei doveri privati ​​ha cominciato ad affliggermi. Era così grande che non potevo sopportare l’assistenza necessaria per abbottonarmi i vestiti da nessun’altra mano, che non fosse quella di mia madre o della mia bambinaia, salvo sempre quelli che erano della mia stessa età, verso i quali non provavo assolutamente alcun bisogno di privacy.

“Quando avevo un po’ più di 5 anni, formai un’amicizia con un giovane impiegato, un ragazzo di circa 15 anni, anche se mi sembrava una persona adulta. Un giorno, mentre stava scrivendo alla sua scrivania, mi sedetti e iniziai a giocare con i suoi piedi, indagando l’altezza a cui i suoi calzini arrivavano sotto i pantaloni, in questo modo ottenevo sei pollici di gamba nuda. Consapevole del mio coraggio mi sono chinato a baciarla. Il mio amico si mise a ridere, ma mi lasciò in pace alle mie devozioni. Questa è stata la prima volta in cui un senso di romanticismo si è mescolato con i miei sogni; l’eccitazione fisica era poca, ma il piacere era più grande. Non riesco a capire il motivo per cui non ho mai ripetuto quell’esperienza. Quel ragazzo rimase per me oggetto di una specialissima e tenera considerazione.

“Nel prossimo episodio che sto per riportare, l’ideale era totalmente assente, e il ruolo che ho avuto era passivo piuttosto che attivo. Sono stato messo a dormire con un ragazzo molto più grande di me. La sua iniziazione portò ad una familiarità fisica tra di noi che non era né calda né gentile, e non mi fu lasciato alcun margine per il mio desiderio istintivo di una specie più calda di contatto; se cercavo quel contatto facendo affidamento sul fatto che il mio compagno era addormentato, mi ritrovavo cacciato via. Solo una volta ho trovato un paio di momenti di supremo fascino, mentre lui continuava a dormire, scoprendo nei recessi del lenzuolo una superficie esposta di carne contro cui appoggiai la mia faccia in un abbandono di gioia. Per il resto sono stato un partecipante passivo; il suo piacere sembrava finire nel mero maneggiare le parti carnose del mio corpo a tal fine io di solito giacevo a faccia in giù sulle sue ginocchia. Per quanto posso ricordare, questa intimità portò ad una diminuzione della mia ricerca di piaceri fantasiosi; per circa un anno nessun ulteriore sviluppo ebbe luogo.

“Più o meno in quel periodo fui circonciso perché il prepuzio era troppo lungo.

“Tra il sesto e il settimo anno un cambiamento di ambiente mi portò a contatto con una nuova serie di facce. Allora avevo un letto per me, e ancora una volta la mia immaginazione si risvegliò. Fu in quel momento che mi ritrovai a costruire a partire dalle facce degli uomini delle ipotesi sul resto dei loro corpi: una faccia bruna mi portava a supporre un corpo uniformemente bruno, una faccia pallida un corpo pallido. Questa idea della varietà cominciò ad affascinarmi.  E allora feci la scelta definitiva tra le mie fantasticherie: se sarei andato a dormire tra cosce bianche, o rosse, o brune. Andare a dormire sicuramente descrive l’obiettivo del metodo a dal quale ero ormai dipendente. Appena entravo nel mio letto mi abbandonavo alla costruzione di una fantasia amorosa e la conservavo quanto più a lungo possibile, finché non ero addormentato. Posso dire che non ero consapevole di eventuali eiaculazioni in queste circostanze (e fu così fino ad alcuni anni dopo, quando le provocai col mio stesso atto), ma il piacere era abbastanza acuto.

“Per tutto questo tempo ci furono incontri segreti con il mio compagno di letto di un anno prima. Ma ora avvenivano di giorno, in vari nascondigli, spogliandosi un po’ o mettendosi in mostra; il mio compagno era freddo e infastidito e respingeva qualsiasi affettuosità da parte mia, la cosa diventò per me una specie di secco rituale. Allora pensavo che l’intera faccenda non fosse che un’invenzione originale sua e mia che non ci fosse nessuna probabilità che venisse praticata da qualche altro nel mondo. Ma questa considerazione non mi tratteneva dal costruire scene d’amore con tutti coloro il cui aspetto mi attraeva. In questo periodo quasi tutti gli uomini con cui venni in contatto suscitarono almeno il mio desiderio transitorio; solo quelli piuttosto vecchi e deformi stavano al di fuori della portata dei miei desideri . Molti dei miei amori si svilupparono in chiesa, gli uomini che sedevano vicino a me erano gli oggetti della mia attenzione, e il sacerdote, il cui sermone non ascoltavo, mi fornì l’occasione per fantasticare sulle attrattive che il suo fisico avrebbe avuto per me in altre circostanze. Deve essere stato in quel momento che ho cominciato ad elaborare l’idea di una fila serrata di cosce messe una accanto all’altra, sulle quali ero steso e venivo trascinato. Io le potevo sistemare in un ordine preciso e quindi potevo immaginare me stesso trascinato dall’uno all’altro un po’ forzatamente. L’ammirazione della forza cominciava in quel momento di avere una parte definita nelle mie concezioni, ma nulla che somigliasse alla crudeltà aveva avuto per me un’attrattiva. (tranne il sogno originale della mia infanzia, che mi sembra ancora che sia incredibilmente a parte). Tra le fantasie cui allora mi dedicavo, la sensazione di venire spinto attraverso gambe di consistenza e di colore diverso era sottile e piacevole. Credo che la nota di crudeltà costruttiva che allora ne seguì, sia nata da una rivalità immaginata tra i miei amanti per il possesso di me; l’idea di essere desiderato mi portò presto bearmi nell’immaginarmi lacero e afferrato da gruppi di contendenti. Allora, a partire da questo cominciai a costruire definite scene di violenza. Ero in grado, nella fantasia, di stare in mezzo alla densità e alla tensione delle prelibatezze conglomerate insieme delle cosce che si sforzavano per trattenermi; ero in grado di immaginare almeno sei corpi che mi circondavano con un contatto appassionato. Allo stesso tempo, avevo una sensazione radicata della mia pochezza fisica in relazione alle gambe il ​​cui contatto mi gettava in tali parossismi di delizia. Una nuova e sufficientemente ridicola invenzione prese possesso di me; mi immaginavo legato alla coscia (sempre, credo, quella destra) di un uomo su cui sceglievo, per quella volta, di concentrare i miei desideri, e di essere così “indossato” da lui durante la sua giornata di lavoro, nascosto sotto i vestiti. Non mi rendevo conto di nessuna difficoltà in relazione alla mia taglia. Il fascino della schiavitù e della costrizione era qui, di nuovo, in ascesa. Immagino che fosse a questo proposito che considerai anticipatamente la fustigazione come il delizioso culmine alle mie emozioni, la fustigazione somministrata quando il mio possessore, alla fine della sua giornata di lavoro, si spogliava per riposare.

“Fin qui la mia attrazione per l’organo riproduttivo maschile era stata lieve e vaga. Due cose a questo punto contribuirono a portare il pensiero di esso in risalto. In due o tre occasioni in cui accompagnai  dei contadini alle loro occupazioni li vidi fermarsi per strada per alleviare la natura [per fare i loro bisogni]. La mia timidezza estrema per quanto riguarda tali questioni in rapporto alla mia persona trasformò questo loro comportamento in mia presenza in un oltraggio alla mia modestia. Quella visione esercitava sulla mia riservatezza la suggestione di una sollecitazione indecente verso uno la cui inclinazione era di lasciarsi andare a capofitto e in modo delirante. Restavo immobile arrossendo con gli occhi bassi finché l’atto non era finito ed ero consapevole per un periodo considerevole che balbettavo mentre parlavo e le mie facoltà mentali erano confuse. Quando riconsideravo le circostanze, esse avevano per me la stessa capacità di attrazione che la crudeltà amorosa proprio allora cominciava a esercitare sulla mia immaginazione. La mia mente segretamente abbracciava la dolcezza timorosa della sensazione di recente scoperta, circondando l’esercizio della funzione con invenzioni atroci e bizzarre di qualsiasi tipo. Per un po’ il mio intelletto si ritrasse dall’idea di accettare questo come il segreto centrale e più ardente della attrazione del sesso maschile; ma poco dopo, andando a passeggio con mio padre, l’ho visto compiere lo stesso atto; ero sopraffatto dall’emozione e riuscivo a malapena a trascinare via i piedi dal luogo o gli occhi dall’erba umida dove lui aveva depositato le acque della segretezza [dove aveva orinato]. Anche oggi, che la mia mente è da parecchio abituata alla conoscenza dei fatti della procreazione, non posso dissociarmi dal fascino da brivido che quel momento aveva per me. L’attrazione che la persona di mio padre aveva sempre esercitato su di me era ora decuplicata dalla performance cui avevo assistito (anche se io non avevo visto il pene in nessuno di questi casi).

“Per molto tempo dominarono la mia immaginazione solo gli amanti che avevo visto nell’atto che così acutamente mi aveva colpito. La mia delizia ora prese la forma dell’immaginarmi legato alle cosce della persona mentre quella funzione era in corso.

“A quei tempi dovevo avere 8 anni. Il rapporto freddo e segreto di cui ho dato conto era continuato senza insegnarmi nulla delle possibilità ardenti che avrebbe potuto suggerire; nessuna forza o crudeltà era usata su di me, nessun calore veniva profuso. E fece poca differenza che il mio compagno avesse ora scoperto l’atto della masturbazione, essa non aveva alcun significato per me, dal momento che non portava affatto al calore dell’abbraccio Il suo metodo era quello di staccarsi da me. Dovevo blandirlo dal di dietro e anche inventare storie indecenti per stimolare la sua immaginazione. Mi sentivo uno strumento disprezzato, il semplice spettatore di un atto che, se diretto verso di me con un po’ di calore, avrebbe suscitato il desiderio più vivace. In questo momento, come avevo capito già da allora, il mio compagno stava avendo conoscenza dai classici antichi. Per un certo tempo un certo fascino è derivato dal fatto che mi insegnava ad adottare un abbraccio avvolgente faccia a faccia. L’inizio della sua pubertà fu enormemente interessante per me, se fosse stato meno gelido, avrei potuto rispondere con passione alle sue carezze; ma ha sempre insistito sulla rigorosa passività da parte mia, e non mi ha spiegato nulla. Un giorno, come per darmi una piccola mancia, mi indusse ad offrirgli la mia bocca, anche se ancora non capivo affatto che risultato lo stavo aiutando a raggiungere. Una volta che si verificò l’orgasmo, l’effetto fu estremamente nauseante; dopo fu più attento. Il mio compagno si stava avvicinando alla virilità, le sue richieste divennero più frequenti, le sue pretese più umilianti.

“Allo stesso tempo, la mia passione per l’amore maschile era sempre più forte. Ero in grado di costruire a partire dalla schiavitù insoddisfacente in cui ero tenuto le immagini di un abbraccio completo che prima non potevo formare per la mancanza di un sufficiente senso di contatto umano, anche se raramente immaginavo qualcuno degli atti che nell’esperienza reale mi respingevano. Un giorno, però, mi sottrassi ad un’umiliazione particolarmente ripugnante che il mio compagno aveva tentato di impormi per forza. Scoperto l’inganno, si alzò dalla posizione prona, in cui giaceva, e mi lancio otre le sue ginocchia, mi colpì violentemente. Mi sono sottomesso senza lottare, vivendo una curiosa sensazione di piacere nel bel mezzo del mio dolore. Quando ha ripetuto il suo ordine ho trovato che la sua realizzazione non era più ripugnante. Uno dei pochi ricordi piacevoli che questa intimità, che si è estesa nel corso degli anni, mi ha lasciato è quel momento di abbassamento abietto a chi, senza calore di sentimento, aveva ancora una volta avuto l’energia sufficiente per essere brutale verso di me.

“Deve essere stato da questa vicenda che l’effetto calcolato della flagellazione ha cominciato ad avere peso per me quando mi abbandonavo alla mia immaginazione. Un desiderio di essere respinto, calpestato, violato dall’oggetto della mia passione dominò il mio istinto. Anche allora – e, in effetti, fino al mio tredicesimo anno – non avevo alcuna idea del rapporto sessuale normale Sapevo vagamente che i bambini nascevano dai corpi delle donne; non conoscevo, – e quando me li dissero non ci credevo – i veri fatti della relazione coniugale. Tutto ciò che avevo sperimentato, sia nella realtà che nella fantasia, era per me così strettamente personale che non avevo nessuna idea che qualcosa di simile potesse esistere al di fuori della mia esperienza. Non avevo alcuna idea del sesso come base della vita. Anche quando sono venuto a poco a poco a capire che uomini e donne erano fatti in un modo che presupponeva un rapporto tra loro, credevo ancora che fosse una sorta di condotta dissoluta, alla quale non dovevano certamente cedere coloro che avevano pretese di rispettabilità.

“Ero arrivato però in quel periodo a una forte attrazione verso gli organi della generazione e verso tutti gli aspetti della pubertà, e la mia immaginazione si concretizzava in un fantastico culto di ogni segno di mascolinità. La mia gioia consisteva ormai nell’immaginarmi costretto a subire l’umiliazione fisica e la sottomissione al capriccio dei miei rapitori di sesso maschile, e il fatto centrale diventò lo scarico di urina dal mio amante sul mio corpo e sui miei arti, o, se ero molto affezionato a lui, lasciavo che lo facesse sulla mia faccia. Questo era seguito di solito da un castigo per metà gradevole, in cui serviva solo la mano.

“Il periodo di cui ora sto scrivendo fu quello del mio ingresso nella vita scolastica I miei amici immaginari divennero subito numerosi; tutti gli insegnanti e tutti i ragazzi al di sopra di una certa età mi attraevano, per due di loro ho avuto in più un sentimento romantico oltre all’attaccamento fisico. Infatti, da questo momento in poi non mi sono mai mancati eroi verso i quali mi abbandonavo ad una passione perfettamente separata e teneramente ideale. L’annuncio che uno era in procinto di partire mi ha sorpreso in un impeto appassionato di pianto; ma la mia riservatezza era così grande e il mio senso di isolamento così schiacciante che non feci alcuno sforzo verso l’intimità con altri ragazzi, e con uno, verso il quale provavo una devozione inesauribile, ho appena parlato per i primi tre anni, anche se lo incontravo ogni giorno. In quel periodo i temi della mia contemplazione avevano diversi metodi specifici di approccio. Così, in un caso immaginavo che ci trovassimo faccia a faccia nelle nostre camicie da notte; improvvisamente venivo spogliato della mia, venivo afferrato e portato a forza sotto la sua, e fatto pendere con i piedi staccati da terra, con tutto il mio peso sul suo organo eretto, che si inseriva tra le mie cosce; così appeso – con il mio corpo avvolto nelle pieghe della sua biancheria e il mio viso premuto sul suo cuore – subivo una punizione che continuava fino a quando non venivo buttato giù per ricevere una scarica di urina sul mio corpo prostrato. Tali immagini sembravano venire indipendentemente dalla mia volontà.

“È stato in quel momento che ho trovato un grande piacere nell’immaginare un contatto con persone che non mi piacevano, la nota prevalente di queste intimità era sempre la crudeltà, alla quale mi sottomettevo con gusto acuto. Ho scoperto, tuttavia, dalle ordinarie esperienze delle scuole che le punizioni corporali, non avevano alcun fascino per me quando erano somministrate per infrazioni scolastiche, nemmeno ricevendole dalle mani sotto le quali in altri momenti mi immaginavo compiaciuto di ricevere dolore. Mancava il rapporto necessario, se avessi percepito da parte del mio giudice qualsiasi simpatia per l’operazione, ci sarebbe stata probabilmente una risposta da parte mia. Una volta fui frustato ingiustamente; cosciente del carattere crudele della punizione invece del carattere sanzionatorio, questa fu l’unica punizione che ricevetti, che aveva in sé un elemento di gratificazione per il mio istinto. Allo stesso tempo non ho mai perdonato la mano che ha somministrato quella punizione, è l’unico caso che ricordo in me di un rancore nutrito per anni.

“Nel frattempo, in mezzo a questo caos di amore confuso e di odio, di gusto per la crudeltà e di odio per l’ingiustizia, la mia prima relazione a sfondo veramente romantico e ideale si stava sviluppando. Posso dire, di coloro ai quali ero legato da amore romantico, così come da attaccamento fisico, che sono rimasti parte immutabile della mia natura anche oggi, come lo erano vent’anni fa, quando penso a loro il sangue sgorga nel mio cervello, le mie mani tremano e sudano con un’emozione che non posso controllare. Io sono ai loro piedi, li adoro. I miei sogni su di loro erano totalmente teneri; l’idea di crudeltà non ha mai toccato la concezione che avevo di loro, ma torno a quella che è stata l’influenza principale della mia giovinezza: più grande di me di soli tre anni, era di fisico bello e atletico, con l’adolescenza che si mostrava sul suo volto, l’incerto nascere del culto per lui fu confermato da una parola di incoraggiamento gettata a me il giorno che andai a ricevere la mia prima fustigazione; senza dubbio la mia piccola faccia spaventata suscitò la sua gentile pietà. Mi sono preoccupato in seguito di fargli sapere che non avevo gridato durante la fustigazione, e credo che abbia passato parola in giro che avevo sopportato la mia punizione coraggiosamente. Avevo con lui così poco contatto che al di là del culto costante da parte mia non ricordo nulla finché, circa tre anni dopo, ricevetti da lui una specie di sollecitazione per metà scherzosa, espressa in linguaggio pulito e semplice. Così terrificante era la mia timidezza e la mia tendenza alla segretezza che anche allora non avevo alcuna idea che una familiarità del genere era abbastanza comune nelle scuole. Non ero assolutamente in grado di connettere mie sensazioni con quelle del mondo in generale o di credere che gli altri provassero sensazioni simili alle mie. In questa occasione ho semplicemente sentito che qualche spinta sagace mi era stata data per scoprire il mio segreto. Mi aveva disegnato sulle sue ginocchia; sedevo lì in silenzio, rosso in faccia e sbalordito. Non fece alcun tentativo di fare pressione su di me; avrebbe, secondo quello che pensava, detto abbastanza se io avessi scelto di rispondere in modo adeguato; al di là di questo non mi avrebbe tentato ulteriormente. Alcuni anni fa ho sentito parlare di lui come di un uomo felicemente sposato.

“Nel seguire le mie emozioni in questa direzione ho superato di gran lunga il periodo del mio sviluppo, periodo fino al quale ho dato una completa descrizione degli eventi. Avrò avuto più di 12 anni prima che la vita della scuola mi convincesse ad affrontare (come insegnato da novizi ridacchianti) l’effettività del rapporto sessuale. Allo stesso tempo ho imparato che avevo il mezzo per ottenere godimento dal mio corpo in una direzione ben precisa, che non avevo fino ad allora sospettato. Una crescente resistenza da parte mia ai suoi freddi desideri aveva portato a una rottura con il mio ex-amante; alla fine non mi aveva insegnato nulla, se non il disgusto per lui stesso. Ora trovavo insegnanti pronti a destra ea sinistra. Uno dei miei compagni di scuola mi invitò a guardarlo mente si masturbava, lo spettacolo mi lasciò del tutto indifferente, il risultato mi pareva molto meno eccitante dello scarico di urina che, fino ad allora, avevo associato con la virilità maschile. Ero così abituato alle mie meditazioni amorose solitarie che lo sforzo e l’azione necessari per questo procedimento, quando cercavo di imitarlo, sconcertavano i miei pensieri e interferivano con la concentrazione sulle mie fantasie. Non avevo mai provato il piacere che accompagna lo spasmo dell’eiaculazione, e mi sembrava che non ci fosse niente che valesse la pena di provare per quella strada. Ho desistito e sono tornato alle mie fantasticherie. Ora ero in un labirinto perfetto di promiscuità; ci dovevano essere state almeno cinquanta persone che mi attiravano in quel momento. Ho sviluppato una predilezione per l’immaginare me stesso tra due amanti, in genere uomini che erano fisicamente diversi. Era mia abitudine analizzare quanto più minuziosamente possibile quelli che mi attiravano. Per ottenere una certa intimità con quello che era sotto la superficie, studiavo con attenzione le loro mani, i polsi dove essere scomparivano (che mostravano i peli dell’avambraccio), e il collo; stimavo la dimensione comparativa degli organi riproduttivi, la struttura delle cosce e dei glutei, e quindi mi costruivo un’immagine dell’uomo nel suo complesso. Quanto più vividamente potevo fare questo, tanto più acuto era il piacere che ero in grado di ottenere dal contemplare i loro abbracci.

“Fino ad allora non ero stato assolutamente toccato da scrupoli morali. Avevo la solita acquiescenza alle credenze religiose in cui ero stato cresciuto. Non mi era entrato in testa che ci fosse qualche legge divina, in un modo o nell’altro, in merito alla lusinghe della fantasia. Dal mio tredicesimo anno lievi sentori di inquietudine cominciarono ad insinuarsi nella mia coscienza. Cominciavo forse a capire che le formule della religione, a cui avevo dato ascoltato per tutta la vita con la minor attenzione possibile, avevano qualche significato che qualche volta toccava le circostanze della mia vita. Non avevo ancora capito che il mio passato aveva predetto il mio futuro, e che le donne sarebbero state per me una repulsione invece di un’attrazione quando erano implicate cose sessuali. Avevo la piena convinzione che un giorno mi sarei sposato. Avevo anche qualche paura che, man mano che andavo verso la virilità avrei potuto cedere alle tentazioni delle prostitute. Avevo una repulsione incipiente verso un tale destino, e questo mi sembrava indicare che le emozioni morali erano al lavoro dentro di me. Una notte fui amorosamente [sessualmente] attaccato nella mia camera da letto da due domestiche. Provai un orrore acuto che io nascosi sotto il riso; la mia resistenza fu così disperata che riuscii a sfuggire solo tramite il solletico. Ero stato abituato a sedermi sulle ginocchia dei domestici, un’abitudine che avevo innocentemente conservato fin dall’infanzia; ora posso ricordare in dettaglio gli approcci che queste donne erano abituate ad usare con me. A quel tempo ero assolutamente ignaro che tutto era intenzionale.

“Ero ugualmente ignaro di cose che avevano un rapporto più stretto con i miei sentimenti. Nel passare lungo una strada laterale, una notte, fui sorpassato da un uomo che iniziò una conversazione sul tempo. Mi chiese se non avessi freddo, iniziò a passarmi la mano su e giù per la schiena, poi arrivò una domanda riguardante la fustigazione a scuola, se certe parti di me non erano doloranti, spingendosi ad un tocco indagatore. Spostai timidamente la sua mano ma non reagii malamente a quell’azione. Allora si mise ad esplorare le tasche dei miei pantaloni e io iniziai a pensare che fosse un borseggiatore, respinto in quel tentativo, tornò allo sfregamento della mia schiena. La sensazione era piacevole. Lo presi quindi per un magnaccia che volesse portarmi da una prostituta, e dato che a quel tempo avevo cominciato a rendermi conto che tali piaceri non erano di mio gusto fui felice di trovarmi a destinazione, e lo salutai bruscamente, lasciandolo in piedi pieno di stupore per il suo fallimento con uno che aveva preso le sue avances così piacevolmente . Io non riuscivo a credere che altri provassero le stesse sensazioni che provavo io. Più tardi mi resi conto della mia fuga, non senza una certa dose di rimpianto, e costruii per mio piacere un finale diverso per quell’episodio.

“Ero ormai così posseduto dall’attrazione maschile che diventai amante di tutti gli eroi di cui leggevo nei libri. Alcuni divennero così vividi per me come quelli con i quali vivevo quotidianamente a contatto. Per un po’ diventai un amante ardente di Napoleone (l’episodio della sua attesa delle nozze con la sua seconda moglie mi attrae per la sua brutalità impetuosa), di Edoardo I, e di Giulio Cesare. Mi ricordo di Carlo II per la crudeltà carezzevole di cui la mia immaginazione gli faceva dono. Giugurta fu un grande acquisto. Bothwell, Judge Jefferies, e molti cattivi della storia e dei romanzi mi affascinavano per la loro crudeltà.

“Ero diventato un adepto nella costruzione mentale necessaria per la soddisfazione dei miei desideri. Eppure fino a quel momento non avevo ancora mai visto il corpo nudo di un adulto pienamente sviluppato. Non conoscevo in che misura i peli in certi casi si sviluppano sul torso, infatti, i miei sforzi di caratterizzazione si concentravano, per la maggior parte, attorno alle cosce e agli organi genitali. In quel periodo uno dei miei compagni di scuola vide un operaio comune, che io conoscevo per nome, che faceva il bagno in un fiume con alcuni compagni; tutto il suo corpo era, stando a quanto il mio informatore mi disse, coperto di peli dalla gola al ventre. Di fronte, l’uomo era grossolano e ripugnante, ma allora cominciai a considerarlo come un bel mostro, e per molte notti abbracciai appassionatamente la sua immagine, con il viso sepolto nella folta giungla di peli che gli copriva il petto. Io ero, per la prima volta, consapevole di aver deliberatamente (e con successo) deciso di non vedere il suo volto, che era sgradevole per me. Allo stesso tempo, un altro compagno di scuola mi disse di un insegnante che faceva il bagno con i ragazzi, che i peli si mostravano al di sopra del suo costume da bagno fino all’altezza dell’ombelico. Ora cominciavo decisamente a ricostruire i corpi in dettaglio; la suggestione di una vasta pelosità mi faceva impazzire di gioia, ma rimaneva nella mia mente fortemente associata con la crudeltà; i miei amanti pelosi non si comportavano mai con me con tenerezza; tutto in questo periodo, credo, tendeva a portarmi verso la forza e la violenza come espressione della propensione ad amare. Un compagno di scuola, pochi anni più grande di me, con un crudele atteggiamento da bullo, godeva particolarmente nell’infliggermi dolore: aveva scarpe particolarmente a punta, ed era sua abitudine farmi stare con la mia schiena rivolta verso di lui mentre lui si rivolgeva a me con petting e toni carezzevoli; proprio quando le sue parole erano al massimo della dolcezza mi avrebbe dato un colpo secco con la punta dello stivale, in modo da raggiungere la parte più tenera del mio fondo schiena; il dolore era squisito; Ero consapevole che lui provava piacere sessuale (avevo visto chiari segni di questo sotto i suoi vestiti), e, anche schifandolo, dopo aver sofferto per i suoi calci, mi sarei gettato nei suoi abbracci immaginari e mi sarei lasciato andare ad una furia perfetta di abietta sottomissione. Eppure per tutto il tempo lo avrei volentieri ucciso.

“All’età di 14 sono andato, per una volta, in una fattoria, dove mi era permesso di mescolarmi familiarmente con i braccianti, un bel gruppo di muscolosi giovani. Sono diventato un grande favorito, e, avendo maniere infantili e affettuose un bel po’ lontane dalla mia vera età, mi fu permesso di prendermi molte libertà con loro. Vivevano tutti sotto il tetto del contadino alla vecchia maniera, e la sera avevo l’abitudine di sedermi sulle loro ginocchia e di carezzarli e abbracciarli per rendere contento il mio cuore. Loro prendevano queste cose flemmaticamente; a quanto pare questo non li sorprendeva. Uno degli uomini aveva l’abitudine di ricambiare i miei abbracci e le mie carezze e una volta mi permise di mettere la mia mano sotto la camicia, ma non ci furono ulteriori libertà.

“L’evento che mi rese inquieto per la mia forzata solitudine non accadde che quando fui vicino ai 15 anni. Stavo andando verso la pubertà, e forse nella speranza che avrei potuto trovare il mio proprio sviluppo soddisfatto da un calore corrispondente, entrai di nuovo in rapporti intimi con il compagno le cui performances frigide mi avevano causato stanchezza e disgusto. Ora era un uomo, che aveva raggiunto la maggiore età. Mi mise nel suo letto mentre si spogliava e venne verso di me in perfetta nudità. In un momento eravamo l’uno nelle braccia dell’altro e la dolcezza di quel momento mi intossicò. Improvvisamente, mentre ero sdraiato sul letto, mi sentii attaccato, come pensai, da una assoluta necessità di orinare. Saltai in piedi con una scusa frettolosa, ma già il parossismo si era placato. Nessuno scarico di orina seguì per il mio sollievo, ma la necessità sembrava superata. Tornai dal mio compagno, ma il fascino dell’incontro era già finito. Il mio compagno evidentemente trovava più piacere nella mia persona di quando ero un semplice bambino, mi sentivo commosso e lusingato dal piacere che lui provava nel premere il viso contro alcune parti del mio corpo. In una seconda occasione, un giorno, sembrò che io involontariamente oltrepassassi quasi il livello della decenza, ma ancora una volta, come la prima volta, mi separai, e rimasi ignaro di ciò che avevo rasentato nella mia eccitazione. In un altro incontro, però, mi fu permesso di prolungare il mio abbraccio e di agire seguendo completamente il mio istinto. Ancora una volta sentii improvvisamente l’arrivo di qualcosa di profondamente imminente; mi feci coraggio e andai avanti arditamente. In un altro momento mi impossessai del misterioso segreto dell’energia maschile, in rapporto al quale tutti i miei anni di fantasie deliranti non erano stati se non un’attesa sulla soglia, un bussare ad una porta chiusa.

“Era inevitabile che da quel giorno la nostra intimità degenerasse in dissoluzione (anche se altre cause anticipavano questo decadimento naturale), ma non consideravo più la masturbazione una formula asciutta e faticosa. Nel mio noviziato ero scoraggiato nello scoprire quanto tempo mi ci voleva per dissociarmi dalla forma contemplativa e entrare in contatto con la forma attiva dell’autogratificazione. Ma io alla fine mi ritrovai impegnato nella ripetizione dell’atto tre volte al giorno. Più o meno nell’ultima occasione in cui incontrai il mio amico, lui mostrò un ardore eccezionale. In quell’incontro mi propose di tentare un atto che non avevo precedentemente considerato possibile, e ancora meno avevo sentito che era considerato il peggior rapporto sessuale criminale che potesse avere luogo. Ho avuto una leggera paura del dolore, ma ero disposto a gratificarlo, e per la prima volta trovai nella mia sottomissione l’unione dei due istinti amatori che prima si erano contesi il dominio su di me: l’istinto di tenerezza e l’istinto di crudeltà. La pedicatio non riuscimmo a realizzarla, ma io ricevetti un abbraccio che per la prima volta mi diede piena soddisfazione. La mia gioia era enorme; ero pieno di emozioni. Non ho parole per descrivere il fascino straordinario della carne calda e liscia su di me, e il contatto ruvido delle parti pelose. Eppure ero consapevole, anche in quel momento, che questo era solo il lato fisico del piacere, e che lui non era e mai avrebbe potuto essere colui che io avrei potuto veramente dire di amare.

“Ero adesso nel mio sedicesimo anno, e sotto l’influenza di queste e molte altre emozioni, che allora, per la prima volta, cominciando a invadermi, un senso di potere letterario e il desiderio di esprimermi attraverso canali immaginativi  cominciarono a prendere piede me. Temevo che il mio lasciami andare stesse debilitando le mie facoltà (avevo cominciato a sperimentare il languore fisico e la depressione), e alcuni scrupoli religiosi, risultato della mia formazione iniziale, si impossessarono di me. Per la prima volta divenni consapevole che gli ardori che sentivo verso il mio stesso sesso erano una deviazione dell’istinto sessuale in sé e con mio grande stupore e costernazione scoprii per caso che le pratiche alle quali mi ero abbandonato erano chiaramente denunciate nella Bibbia come un abominio. Da quel momento iniziò una lotta che durò per anni. Ruppi definitivamente con il mio ex-amante, e subito dopo un lungo scontro ebbe luogo tra le influenze contrastanti che lottavano per il possesso del mio corpo. Per un po’ misi da parte il vizio della masturbazione, ma non potei liberarmi così facilmente del mio lasciarmi andare mentalmente, che era ormai quasi un sedativo essenziale per indurre il sonno. In questo momento una visita al mare, dove, per la prima volta, fui in grado di vedere degli uomini che facevano il bagno in completa nudità, apertamente, nella piena luce del giorno, mi immerse di nuovo a capofitto per un po’ di tempo in amori immaginari, e i miei scrupoli e le mie promesse furono gettate al vento. Ma, nel complesso, ero ormai entrato in una fase che, in mancanza di un termine migliore, devo descrivere come emotivamente morale. A qualunque bassezza mi avesse portato il mio lasciarmi andare, provavo un senso di falsità con me stesso; Credevo di essere un ribelle ad una legge, naturale e divina, di cui però nessun istinto era stato impiantato in me. Consideravo ancora indiscutibile la verità della religione alla quale ero stato condotto, e tutta la mia vita, ogni pensiero del mio cervello, ogni impulso del mio corpo, erano in diretto antagonismo alla volontà di Dio. A volte il desiderio fisico abbatteva queste barriere, ma praticai una notevole moderazione fisicamente, anche se non mentalmente, e feci grandi sforzi per dominare la mia avversione per le donne e l’estrema devozione per gli uomini, senza il minimo successo. Compii 30 anni, comunque, prima di trovare un compagno che mi amasse nel modo che la mia natura richiedeva. Sono una persona molto sana, e in grado di lavorare ad altissimi ritmi. In una condizione di libertà sessuale sono diventato più forte.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5330

OMOSESSUALITA’ REPRESSA E NEVROSI SESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte ottava

Riporto qui di seguito la Storia n. 20, acclusa al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale. Questa storia e la successiva (la n. 21, che pubblicherò tra breve) contengono esempi tipici di nevrosi sessuale prodotta dalla repressione dell’omosessualità. Si tratta di fenomeni oggi decisamente più rari, perché la libertà degli omosessuali è molto maggiore di quanto non fosse cento anni fa, in particolare nelle classi sociali alte di allora, ma prima dell’avvento di internet, cioè in pratica ancora trent’anni fa, le cose non erano molto diverse, almeno in alcuni casi, da quanto rappresentato nella storia che state per leggere. Oggi l’educazione sessuale repressiva, seguita da una finale accettazione, per quanto sofferta, dell’omosessualità, induce soprattutto e in tempi brevi alla cosiddetta “fase frenetica” nella quale la paura di perdere il treno e il desiderio di recuperare il tempo perduto, spingono spesso ad una ricerca frenetica e perfino pericolosa di una sessualità gay senza precauzioni. Cento anni fa non c’era l’aids, ma c’era la sifilide, una malattia allora incurabile, che portava alla demenza e alla morte, quindi molte logiche del comportamento omosessuale di fine 800 o dei primi del 900, in termini di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse (allora si diceva veneree), sono comunque molto simili a quelle che si ritrovano anche nei nostri tempi.

Buona lettura.

STORIA 20

Inglese, possidente, 49 anni. Il padre e la famiglia  del padre erano persone robuste, sane e prolifiche. Dal lato materno, sono rintracciabili: tisi, pazzia, e eccentricità. Egli appartiene a una grande famiglia, alcuni dei cui componenti sono morti nella prima infanzia o alla nascita, mentre altri sono normali. Lui stesso era un bambino debole e altamente nervoso, soggetto a terrori notturni e sonnambulismo, di eccessiva timidezza e inquietudine religiosa.

La coscienza sessuale si svegliò prima dell’età di 8 anni, quando la sua attenzione fu rivolta al suo pene. La sua infermiera, mentre fuori camminava con lui un giorno, gli disse che quando i ragazzini crescono ‘i loro peni cadono’. La bambinaia ridacchiò, e lui capì che ci doveva essere qualcosa di particolare a proposito del pene. Soffriva di irritabilità del prepuzio e l’infermiera lo spolverava di talco prima che lui andasse a dormire. Non ci fu nessun passaggio da questo all’auto-abuso.

All’incirca nello stesso periodo andò soggetto a sogni curiosi a metà tra il sonno e la veglia. In essi si immaginava servo di molti marinai adulti nudi; si rannicchiava tra le loro cosce e si faceva chiamare il loro sporco maiale, ai loro ordini faceva servizi ai loro genitali e ai loro glutei, che contemplava e manipolava con gusto. Più o meno nello stesso periodo, in cui queste visioni cominciarono a manifestarsi, casualmente sentì che un uomo aveva l’abitudine di esporre i suo corpo davanti alla finestra di una stanza dove stavano le cameriere; questo lo turbava vagamente. Tra l’età di 8 e 11 anni, per due volte, prese in bocca il pene di un cugino, dopo aver dormito insieme con lui; la sensazione provocata dal pene gli piacque. Quando dormiva con un altro cugino, avevano l’abitudine di stare stesi tenendo le mani tese per coprirsi a vicenda il pene o le natiche. Lui preferiva le natiche, suo cugino il pene. Nessuno di questi cugini era omosessuale, e non ci fu alcun tentativo di masturbazione reciproca. Aveva l’abitudine di giocare con cinque cugini maschi. Uno di questi ragazzi era malvisto dagli altri, che avevano inventato un metodo per punirlo per presunte colpe. Si sedevano intorno alla stanza sulle sedie, ognuno con il suo pene in vista, e il ragazzo che doveva essere punito andava in giro per la stanza in ginocchio e prendeva ogni pene in bocca a turno. Questo doveva umiliarlo. Questo però non portò alla masturbazione. In un’occasione il bambino accidentalmente osservò un ragazzo che sedeva accanto a lui a scuola mentre giocava con il suo pene accarezzandolo. Questo gli provocò una forte sensazione di disagio. Per quanto riguarda tutti questi punti il ​​soggetto osserva che nessuno dei ragazzi ai quali era legato in quel periodo, e che sono stati esposti proprio alle stesse influenze, è diventato omosessuale.

Era da se stesso, fin dall’inizio, indifferente al sesso opposto. Nella prima infanzia, e fino all’età di 13 anni, ha avuto frequenti occasioni di ispezionare da vicino gli organi sessuali delle ragazze, sue compagne di gioco. Questo non gli provocava nessuna eccitazione sessuale. Al contrario, l’odore delle parti femminili lo colpiva sgradevolmente. Una volta, vedere un compagno di scuola che copulava con una ragazzina, gli diede un senso di orrore mistico. Nemmeno la vista degli organi maschili gli suscitava alcuna sensazione particolare. È, tuttavia, dell’opinione che, vivendo con le sorelle durante l’infanzia, si sentiva più curioso di come fossero le persone del proprio sesso perché erano più lontane da lui. Non mostrava alcuna effeminatezza nelle sue preferenze per i giochi o il lavoro.

Andò a una scuola pubblica. Qui fu provocato da ragazzi amici a masturbarsi, ma, anche se vide spesso l’atto mentre si svolgeva,  questo gli ispirò solo con un senso di indecenza. Nel suo quindicesimo anno la pubertà iniziò con le emissioni notturne, e, allo stesso tempo, egli iniziò a masturbarsi, e continuò a farlo circa una volta alla settimana, o ogni quindici giorni, durante un periodo di otto mesi; sempre con la sensazione che quella fosse una ben misera e ripugnante soddisfazione. I suoi pensieri non erano rivolti né ai maschi né femmine mentre si masturbava. Parlò con suo padre di questi segni della pubertà e, su consiglio di suo padre, abbandonò del tutto l’onanismo; riprese la pratica, soltanto,  e in una certa misura, dopo i 30 anni, quando si trovò senza cameratismo maschile.

Dopo aver abbandonato l’auto-abuso, le emissioni notturne diventarono molto frequenti ed estenuanti. Furono trattate farmacologicamente con tonici come la chinina e stricnina. Egli pensa che questo trattamento abbia aumentato la sua nevrosi.

Per tutto questo tempo, nessun tipo di sentimento sessuale per le ragazze si fece sentire. Non riusciva a capire che cosa i suoi compagni di scuola trovassero nelle donne, o le storie che ha raccontavano circa la lascivia e la delizia del coito.

I suoi vecchi sogni di marinai erano scomparsi. Ma ora godeva di visioni di bei ragazzi e di statue squisite; spesso pianse quando pensava a loro. Questi sogni persistettero per anni. Ma un altro tipo di sogno gradualmente usurpò il loro posto in una certa misura. Queste seconde visioni presero la forma di grandi organi sessuali eretti di giovani stallieri o contadini nudi. Queste visioni volgari offendevano il suo gusto e gli facevano male, anche se, allo stesso tempo, evocavano un forte desiderio attivo di possesso; provava uno strano piacere poetico nella bellezza ideale. Ma le perdite seminali che accompagnavano entrambi i tipi di sogni erano una fonte perpetua di disagio per lui.

Non c’è dubbio che in questo momento, cioè, tra il quindicesimo e il sedicesimo anno, la diatesi omosessuale ormai era diventata stabile. Non ha mai frequentato prostitute, anche se a volte pensava che sarebbe stato il modo migliore per combattere la sua inclinazione crescente per i maschi. E pensa che avrebbe potuto spingersi a indulgere liberamente nel piacere puramente sessuale con le donne se avesse fatto prima la loro conoscenza in un costume maschile, come taglialegna, cherubini, paggi di corte, o giovani alabardieri, in quanto solo quando erano così vestite le donne sul palco o in sala da ballo lo hanno eccitato.

Il suo ideale di moralità e la paura del contagio venereo, più dell’incapacità fisica, lo hanno conservato, come si dice, casto. Non ha mai sognato le donne, non ha mai cercato la loro compagnia, non ha mai sentito la minima eccitazione sessuale in loro presenza, non le ha mai idealizzate. Esteticamente, le ritiene molto meno belle rispetto agli uomini. Statue e immagini di donne nude non esercitavano attrazione si di lui, mentre tutti gli oggetti d’arte che rappresentavano bei maschi lo turbavano profondamente.

Nel suo diciottesimo anno si verificò un evento, che egli considera come determinante nel suo sviluppo. Lesse Platone. Un nuovo mondo si aprì davanti a lui, ed egli sentì che la sua stessa natura si era rivelata. L’anno successivo formò un’appassionata ma pura amicizia con un ragazzo di 15 anni. Il contatto fisico con il ragazzo gli causava erezione, estrema agitazione e un piacere dolente, ma non l’eiaculazione. In quattro anni non ha mai visto il ragazzo nudo e non lo ha mai toccato in modo pruriginoso. Solo due volte lo ha baciato. Dice che questi due baci furono le gioie più perfette che avesse mai provato.

A questo punto, suo padre cominciò a preoccuparsi seriamente per la sua salute e per la sua reputazione. Lo avvertì dei pericoli sociali e legali che potevano derivare dal seguire il suo temperamento. Ma non lo incoraggiò a provare il coito con le donne. Egli stesso pensa che il suo senso del pericolo abbia permesso il successo di questo metodo, o che, in ogni caso, l’abitudine del rapporto sessuale con le donne avrebbe potuto diminuire la sua nevrosi e avrebbe deviato la sua mente in una certa misura dai pensieri omosessuali.

Un periodo di grande dolore e ansia si apriva ora per lui. Ma la sua nevrastenia aumentò; soffriva di insonnia, di oscuro disagio cerebrale, di balbuzie, di congiuntivite cronica, di incapacità di concentrare l’attenzione, e di sconforto. Nel frattempo le sue emozioni omosessuali si rafforzarono, e assunsero un carattere più sensuale. Si astenne dall’indulgere in esse, come anche dall’onanismo, ma fu spesso costretto, con vergogna e riluttanza, a frequentare posti come bagni, orinatoi, e così via, dove c’erano opportunità di vedere uomini nudi.

Non avendo alcuna passione per le donne, fu facile per lui evitarle. Eppure le donne non gli ispiravano proprio orrore. Aveva l’abitudine di sognare di trovare una via d’uscita dalla sua situazione dolorosa attraverso la convivenza con ragazze del popolo un po’ grossolane, con atteggiamenti da ragazzo; ma la sua paura della sifilide lo ostacolò. Sentiva, però, di doversi vincere attraverso sforzi di volontà e attraverso un persistente indirizzamento dei suoi pensieri verso le immagini eterosessuali. Cercava la compagnia di donne illustri. Una volta riuscì a mettere su un affetto romantico per una giovane ragazza di 15 anni, che finì in nulla, probabilmente perché la ragazza percepiva l’assoluta mancanza di passione nel suo corteggiamento. Lei eccitava la sua immaginazione, e lui davvero l’amava; ma lei non stimolava affatto il suo appetito sessuale, nemmeno nel contatto più intimo. Una volta, quando lui la baciò appena dopo che lei si era alzata dal letto al mattino, percepì una curiosa ripugnanza fisica, vissuta con un triste sentimento di delusione.

I medici gli consigliarono fortemente di sposarsi. Lui alla fine lo fece. Scoprì che era sessualmente potente, e generò diversi figli, ma scoprì anche, con suo disappunto, che la tirannia degli organi genitali maschili sulla sua fantasia aumentava. Per questa ragione il suo disagio fisico, mentale e morale divenne acuto. La sua salute crollò.

A circa 30 anni, incapace di sopportare più a lungo la sua condizione, cedette finalmente alle sue inclinazioni sessuali. Quando cominciò a fare questo, cominciò anche a riguadagnare la calma e una relativa salute. Formò uno stretto legame con un giovane di 19 anni. Tale relazione era in gran parte sentimentale e caratterizzata da una sorta di sensualità di tipo etereo. La relazione non comportò atti sessuali al di là di baci, del contatto nudo e di rare emissioni involontarie. Intorno ai 36 anni iniziò a seguire liberamente le inclinazioni omosessuali. Dopo di ciò, recuperò rapidamente la sua salute. I disturbi nevrotici si placarono.

Ha sempre amato uomini più giovani di lui. A circa 27 anni aveva cominciato ad ammirare i giovani soldati. Dal momento che si lasciava andare liberamente alle sue inclinazioni, gli uomini che cercò furono invariabilmente persone di un rango sociale più basso del suo. Portò avanti una relazione ininterrottamente per dodici anni, che iniziò senza passione dalla parte dell’amico, ma a poco a poco crebbe fino ad avere quasi uguale forza su entrambi i partner. Non è attratto dalle uniformi, ma cerca qualche figlio incontaminato della natura.

I metodi di soddisfazione per lui sono stati diversi, secondo le diverse fasi della sua passione. All’inizio erano romantici e platonici, quando il tocco di una mano, un raro bacio, o la semplice presenza bastavano. Nel secondo periodo ci furono il dormire uno accanto all’altro, l’ispezione del corpo nudo dell’uomo amato, gli abbracci e le emissioni occasionali dopo un contatto prolungato. Nel terzo periodo la gratificazione divenne più francamente sensuale. Prese ogni forma possibile: la masturbazione reciproca, il coito intercrurale, la fellatio, l’irrumatio, e di tanto in tanto la pedicatio attiva; sempre secondo l’inclinazione o concessione del maschio amato.

Egli stesso interpreta sempre la parte maschile attiva. Non si abbandona mai all’altro ruolo, e afferma che non ha mai avuto la gioia di sentirsi desiderato con un ardore pari al suo. Non si sottrae alla pedicatio passiva; ma è una cosa che lui non richiede mai. Il coito con i maschi, come sopra descritto, gli sembra sempre sano e naturale; lascia un profondo senso di benessere, e ha cementato amicizie durature. Ha sempre cercato di formare legami permanenti con gli uomini che egli ha adorato così eccessivamente.

È di statura media, non robusto, ma dotato di grande energia nervosa, di grande forza di volontà e autocontrollo, in grado di resistere alla fatica e ai cambiamenti delle circostanze esterne.

Nella fanciullezza non aveva simpatia per le occupazioni femminili o per la compagnia delle ragazze, preferendo lo studio e la solitudine. Evitava i giochi e le occupazioni rumorose dei ragazzi, ma non era maschile solo nella sua indifferenza allo sport, non è mai stato femminile nel vestire o nelle abitudini. Non è mai riuscito nei suoi tentativi di fischiare. È un grande fumatore, e a volte ha venuto molto. Gli piacciono l’equitazione, il pattinaggio, e l’arrampicata, ma è un ben misero cavaliere, ed è impacciato con le sue mani. Non ha capacità per le belle arti e la musica, anche se è molto interessato a queste cose, ed è un autore prolifico.

Ha sofferto molto per tutta la vita, grazie alla sua percezione della differenza tra sé e i normali esseri umani. Dichiara che nessun piacere che egli abbia goduto può eguagliare la millesima parte del dolore causato dalla coscienza interna di essere un paria. Il massimo che può invocare a sua difesa, ammette, è l’irresponsabilità, perché riconosce che il suo impulso può essere morboso. Ma si sente assolutamente certo che nella prima parte della sua vita la sua salute è stata rovinata e il suo riposo morale distrutto a causa del perenne conflitto con la propria natura innata, e che sollievo e forza gli sono venute dall’indulgere alla sua natura. Anche se ha sempre davanti a sé il terrore della scoperta, egli è convinto che i suoi rapporti sessuali con gli uomini siano stati totalmente sani per lui, che abbiano aumentato di molto la sua energia fisica, morale e intellettuale e non siano stati dannosi per gli altri. Non ha alcuna percezione di un qualche errore morale nelle sue azioni, e considera l’atteggiamento della società nei confronti di quanti sono nella sua condizione come assolutamente ingiusto e fondato su principi falsi.

Il prossimo caso è, come il precedente, quello di un uomo di lettere di successo, che è anche lui passato attraverso un lungo periodo di conflitto mentale prima di riconciliarsi con i suoi istinti omosessuali. Egli appartiene a una famiglia in cui tutti sono in buona salute e hanno dimostrato marcata capacità in diversi campi di attività intellettuale. Si sente certo del fatto che uno dei suoi fratelli sia come lui un invertito assoluto e che un altro sia attratto da entrambi i sessi. Sono in debito con lui per il seguente racconto dettagliato che descrive le sue emozioni e le sue esperienze durante l’infanzia, che considero di grande interesse, come contributo non solo alla psicologia dell’inversione, ma alla embriologia delle emozioni sessuali in genere. Vediamo qui descritte, in una forma eccessivamente precoce e iperestesica, idee e sentimenti, che, in una forma più leggera e più frammentata, possono essere messi in parallelo con le prime esperienze di molti uomini e donne normali. Ma è certamente raro trovare così tanti punti della psicologia sessuale così definitamente illustrati in un singolo bambino. Si può aggiungere che la narrazione non è priva di interesse come studio dell’evoluzione di un uomo di lettere; un bambino la cui immaginazione era stata così precocemente esercitata e sviluppata era predestinato a una carriera letteraria.

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SESSUALITA’ GAY E GAY SPOSATI TRA 800 E 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte settima

Prosegue la pubblicazione della traduzione italiana delle Storie di omosessuali inserite da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale. Qui di seguito potete leggere le storie 16, 17, 18 e 19, che presentano modi molto diversi di affrontare l’omosessualità, si passa da atteggiamenti risoluti e fortemente liberi da condizionamenti ambientali, a situazioni vagamente possibiliste nei confronti di un matrimonio etero, per arrivare al caso, veramente interessantissimo, di un gay sposato, trattato nella Storia 19.

Stupisce che Storie raccolte e pubblicate quasi cento anni fa siano ancora così attuali.

Buona lettura.

STORIA XVI

Irlandese, 36 anni; non ha notizia di nulla di insolito nei suoi antenati. I suoi gusti sono maschili sotto ogni aspetto. È  forte, sano, e appassionato di esercizi e di sport. I suoi istinti sessuali sono anormalmente sviluppati; confessa un grande desiderio quasi di tutto, mangiare, bere, fumare, e di tutte le cose buone della vita.

A circa 14 anni ha praticato la masturbazione con altri ragazzi della stessa età, e ha anche provato molto piacere nell’essere a letto con uno zio con il quale praticava la stessa cosa. In seguito ha praticato la masturbazione con ogni ragazzo o uomo con il quale era in rapporti di intimità; l’essere stato a letto con chiunque senza che avesse luogo nulla di simile gli avrebbe reso impossibile il sonno, e lo avrebbe fatto sentire assolutamente misero. I suoi sogni erotici in un primo momento riguardavano le donne, ma più di recente riguardano di solito giovani uomini, e molto raramente donne. È per lo più insensibile nei confronti delle donne, come anche le donne sono sempre state insensibili nei suoi confronti. Anche se è bello, forte, e maschile, non ha mai conosciuto una donna che si sia innamorata di lui. Quando aveva circa 18 anni pensò di essersi innamorato di una ragazza; e aveva spesso, coabitato con prostitute quando aveva tra 20 a 30 anni. Ricorda che una volta, molti anni fa, ebbe rapporti sessuali con una donna sette o otto volte in una notte, e poi dovette masturbarsi a mezzogiorno del giorno successivo. Non è sposato, e pensa che sia improbabile che possa mai sposarsi, ma aggiunge che se una donna sana, bella e intelligente, si innamorasse di lui, lui potrebbe cambiare idea, perché essere vecchio e solo sarebbe come essere abbandonati, e gli piacerebbe avere dei figli.

Non è mai attratto da uomini più anziani di lui, e preferisce i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Possono essere di qualsiasi classe sociale, ma non gli piace la gente comune, e non ama uniformi e livree. Le attrattive richieste sono: un occhio intelligente, una bocca voluttuosa, e “denti intelligenti.” “Se Alcibiade cercasse di corteggiarmi”, dice, “e avesse i denti brutti, il suo sforzo sarebbe inutile.” È stato a volte il partner attivo nella pedicatio, e ha provato il ruolo passivo per curiosità, ma preferisce la fellatio.

Non ritiene di stare facendo qualcosa di sbagliato, e considera i suoi atti come del tutto naturali. Il suo unico rammarico è la natura assorbente delle sue passioni, che si impongono anche nei momenti meno opportuni, e lo lasciano tranquillo solo raramente o addirittura mai, e talvolta rendono la sua vita un inferno. Eppure dubita che cambierebbe, anche se ne avesse la possibilità.

STORIA XVII

Età 25; è impiegato in una comune officina, e vive nei vicoli di una grande città in cui è nato e cresciuto. È bello, delicato e raffinato in apparenza. Gli organi sessuali sono normali e ben sviluppati, e le passioni sessuali forti. Sua madre è una donna grossa e mascolina, e lui le è molto legato. Il padre è delicato e debole. Ha sette fratelli e una sorella. I desideri omosessuali sono iniziati in tenera età, anche se non sembra essere stato sottoposto a qualche influenza perversa. Non è incline alla masturbazione. I sogni erotici sono sempre di maschi. Dichiara di non essersi mai curato di nessuna donna eccetto sua madre, e che non poteva sopportare di dormire con una donna.

Dice che generalmente si innamora di un uomo a prima vista, di regola, qualcuno più grande di lui e di classe sociale più elevata, e anela a dormire e a stare con lui. In un caso si innamorò di un uomo che aveva il doppio della sua età, e non ebbe pace finché non ottenne il suo affetto. Non si preoccupa molto di quale forma il rapporto sessuale prenda. È sensibile e femminile per natura, gentile e affettuoso. È pulito e ordinato nelle sue abitudini, e appassionato del lavoro domestico; aiuta la madre a lavare, ecc.. Sembra pensare che le relazioni con gli uomini sono perfettamente naturali.

STORIA XVIII

Inglese, nato a Parigi; 26 anni; un attore. Appartiene ad una antica famiglia inglese; suo padre, per quanto egli ne sa, non aveva inclinazioni omosessuali, né le aveva nessuno dei suoi antenati dal lato paterno; ma crede che alcuni della famiglia di sua madre, e in particolare uno zio materno, che aveva un forte interesse per la bellezza fisica, fossero molto simili a lui da questo punto di vista.

I suoi primi ricordi mostrano un’attrazione per i maschi. Alle feste dei bambini incorse nell’ira di suo padre per aver baciato altri ragazzini, e i suoi sentimenti crebbero di intensità con gli anni. Non ha mai praticato l’auto-abuso, e raramente aveva sogni erotici; quando si verificavano riguardavano maschi.

La sua sensazione fisica per le donne è di indifferenza assoluta. Ammira le belle donne nello stesso modo in cui si ammira uno splendido panorama. Allo stesso tempo, gli piace parlare con donne intelligenti, e ha formato molte amicizie con ragazze inglesi schiette, pure, e colte, per le quali egli ha la massima ammirazione e il massimo rispetto. Il matrimonio è impossibile, perché il piacere fisico con le donne è impossibile; ci ha provato ma non riesce ad ottenere la minima sensazione sessuale o la minima eccitazione.

Ammira soprattutto i giovani (anche se non devono essere immaturi) dai 16 o 17 anni a circa 25. Il tipo che lo attira di più e che lui attira di più, è fine, ha la pelle liscia, è delicato, piuttosto femminile ed effeminato, con la mollezza dell’ingenuo, non della cocotte. Il suo preferito, per attirarlo deve essere sottomesso e femminile; gli piace essere l’uomo e il maestro. Su questo punto aggiunge: “La grande passione della mia vita è un’eccezione, e sorge su una base completamente diversa. Realizza un ideale di matrimonio in cui nessuno dei due è padrone, ma entrambi condividono un potere congiunto, e in cui la tirannia sarebbe altrettanto dolorosa per entrambi. Ma questa amicizia e questo amore sono per un pari, un anno più giovane di me, e non esclude altri e meno affidabili legami, essendo la fedeltà fisica impossibile per gli uomini del nostro calibro.”

La pedicatio è la soddisfazione che preferisce, a condizione che abbia il ruolo attivo, e mai quello passivo. È bello, con le spalle larghe, bella figura, e con viso piuttosto classico, con begli occhi azzurri. Ama andare in barca e pattinare, ma non il cricket o il calcio, e di solito è pronto al divertimento, ma ha, allo stesso tempo, ha il gusto della lettura.

Non ha sentimenti morali su tali questioni; egli le considera come  al di fuori dell’etica, come mere questioni di temperamento e di sensibilità sociale. Se l’Inghilterra fosse spopolata, pensa che potrebbe eventualmente provare qualche lieve rimorso; ma, per come stanno le cose, sente che nel prostituire maschi piuttosto che femmine sta facendo un’azione meritoria.

STORIA XIX

T. N. La sua storia è riportata qui con le sue parole.

“Fin dal tempo delle mie prime fantasie, sono sempre stato attratto con forza dagli uomini e spesso ho pensato di essere rapito da grandi guerrieri e di vivere con loro nelle grotte e altrove. Quando avevo circa 7 anni, un ragazzo aveva l’abitudine di farmi vedere il suo pene e di maneggiare il mio di tanto in tanto. Nel convitto privato la masturbazione era abbastanza frequente e penso di essere stato iniziato alla masturbazione a circa 12 o 13 anni. Dopo aver lasciato il convitto, a volte indulgevo alla masturbazione, ma non successe niente fino a quando avevo circa 20 anni, salvo il fatto che ero spesso attratto da giovani uomini forti, ben strutturati e di buon carattere, un uomo che non fosse onesto e di buon cuore non mi attraeva affatto. A 20 anni sono stato molto legato ad un giovane della mia età. Era fidanzato. Questo non gli impedì, una volta, di tentare per gioco e con suo fratello di avere accesso alla mio corpo. Io ho resistito con successo, però, se fosse stato presente solo lui, non avrei resistito, ma avrei accolto con favore il tentativo, e ho spesso rimpianto di non averglielo fatto sapere. Ma avevo una vaga idea che il mio pene fosse un po’ sottodimensionato e questo mi rese timido. Le circostanze ci separavano. Circa due anni dopo, stavo attraversando la Manica, quando mi sono impegnato in una conversazione con un uomo che aveva più o meno otto anni più di me, che era uno del nostro gruppo in viaggio. Credo che l’attrazione sia stata un caso di amore a prima vista, di certo lo è stata da parte mia. Alcune notti più tardi, aveva sistemato le cose in modo che condividessimo una camera da letto, e lui venne subito verso di me e teneramente toccò il mio corpo. Io ricambiai, e torno indietro di tutti questi anni col pensiero a quella notte con piacere e senza vergogna. In un’occasione, in quel periodo, mi capitò di essere a letto con un altro giovanotto (un compagno di ufficio) in un giorno festivo, quando mi svegliai, trovai che lui teneva in mano mio pene e lo accarezzava. Io gentilmente spostai la sua mano e mi girai. Ciò nonostante pensai a lui, ma il mio corpo sembrava appartenere solo a me stesso e all’amico che amavo. L’amico che amavo non era un Urning, ne sono certo, ma stavamo spesso insieme è entrai molto nei suoi interessi e provai una soddisfazione infinita della vita, feci molti progressi ed ebbi molti amici. La nostra intimità fisica si ripeté, lui aveva la parte attiva nel contatto intercrurale. Poi si sposò felicemente. La nostra amicizia rimane, ma le circostanze ci impediscono di incontrarci spesso, e non c’è più alcun desiderio da nessuna delle due parti.

“Per alcuni anni sono stato piuttosto solitario nonostante avessi amici. Ero in qualche modo attratto da un altro uomo, ma la sua posizione sociale superiore era un difetto da me. Poi, a 28 anni circa, sono venuto in contatto con un giovane di 24, della classe artigiana, ma superiore per ideali e intelligenza alla maggior parte degli uomini. L’ho amato a prima vista e fino ad oggi. All’inizio era solo amicizia, ma ben presto la sua figura, la voce e i pensieri mi sono entrati nell’anima di giorno e di notte. Desideravo di stare sempre vicino a lui, di vederlo progredire e aiutarlo se potevo. Avrei rinunciato con gioia a casa, amici, e reddito, e lo avrei seguito fino alla fine del mondo, preferibilmente su un’isola dove noi due fossimo gli unici uomini bianchi. Sembrava incarnare tutto quello che desideravo quanto a conoscenza della natura, forza, e capacità pratiche, e la voglia di imitarlo in queste cose allargava e rafforzava il mio carattere. La prima volta che ho dormito con lui ho potuto solo trovare il coraggio di mettere il mio braccio sul suo petto, ma non riuscivo a dormire per il desiderio insoddisfatto, e l’erezione costante provocò un dolore sordo l’indomani. Non mi era mai piaciuto quel tipo di conversazione che confina con l’osceno e di conseguenza ero molto ignorante sul molte questioni; mi addolorava anche sentirlo ridere di tali osservazioni. Penso che se fosse stato intimo con me non avrei conversato molto su tali argomenti, ma allora provavo piacere in queste cose con lui perché esprimevano intimità. Lo sognavo e non ero mai veramente felice in sua assenza; la gioia più grande sarebbe stata quella di dormire tra le sue braccia; la pelosità delle sue gambe e delle sue braccia erano anche più affascinanti. Circa un anno più tardi, ci siamo trovati ancora una volta insieme la notte, e questa volta ho sentito, per gradi, con la mano, i suoi organi genitali, ma lui era freddo e mi sono sentito un po’ insoddisfatto. Volevo essere abbracciato. Questo è accaduto ancora una volta, e poi in un’altra occasione, – non che mi desse tanta soddisfazione, ma volevo stimolarlo all’ardore – tentai di masturbarlo. Questo provocò il suo disgusto e di conseguenza io rimasi sgomento. Mi disse che dovevo sposarmi e, anche se sapevo che il suo amore era tutto quello che volevo, non mi sentivo se non uno che può fare felice una donna. Le continue erezioni non soddisfatte che avevano luogo quando vedevo il mio amico adottare un atteggiamento gradevole mi causavano dolore in fondo alla schiena, e io consultai due specialisti, che, anche loro, mi consigliarono il matrimonio. Non ho detto loro che ero un ‘invertito’, perché neppure sapevo che era una cosa riconosciuta, ma dissi loro qualcosa di quello che era accaduto, loro non hanno fatto nessun commento, ma davano per scontato che fosse una cosa frequente. Il mio amico ora sentiva repulsione verso di me, ma non si esprimeva, e siccome altre circostanze, allora, in una certa misura, alzarono una barriera tra noi, non mi rendevo conto del vero motivo della sua freddezza. Ma mi sentivo assolutamente miserabile. Quando ho incontrato una donna nobile che avevo conosciuto da tempo, le ho chiesto di essere mia moglie e lei ha acconsentito. Anche se le ho detto molto presto, e molto prima del nostro matrimonio, dei miei limiti come marito e del mio costante desiderio per il mio amico, capisco ora di aver fatto un grande errore, e non riesco a capire perché non ne fossi più consapevole a quel tempo; che stessi in una certa misura ingannando i suoi parenti era inevitabile. Mi aspettavo di dedicare la mia vita a renderla felice, ma ho presto scoperto che il vero motivo dell’infedeltà apparente del mio amico era stata la mia azione, combinata con la sensazione da parte sua che il nostro rapporto affettivo avrebbe dovuto cessare comunque, anche a costo di incomprensioni. Da allora, tre anni fa, non ho avuto un giorno o una notte felice, e non sono quindi proprio in grado di promuovere la felicità degli altri. Senza il mio amico, non posso trovare alcuna soddisfazione con una moglie, un figlio, o una casa. La vita è diventata quasi insopportabile. Spesso ho seriamente pensato di suicidarmi, solo per rinviare poi la cosa ad un momento che fosse meno crudelmente inopportuno per gli altri. Vedo il mio amico (ora sposato) quasi ogni giorno, e soffro torture nel vedere gli altri più vicini a lui di me. Sembra impossibile che si possa arrivare ad un chiarimento tra noi, dato che l’idea stessa dell’inversione è così ripugnante per lui, ed essendo un uomo d’onore, per lui i legami coniugali escludono qualsiasi altro calore di affetto. Ma tutti i desideri della mia vita sembrano dover culminare in una forza trainante che mi porterà alla prostituzione maschile o alla morte. Non posso concentrare il mio pensiero su niente altro, e di conseguenza sono diventato inefficiente nel lavoro e non ho cuore per il gioco. So che, se i miei desideri potessero essere occasionalmente soddisfatti, recupererei immediatamente, ma il mio timore è che se io mi uccido, quelli che mi conoscevano in giorni più felici siano confermati solo nell’idea che io fossi un degenerato e pensino che siano stati miei istinti a provocare mio suicidio, mentre in realtà sarebbero proprio la negazione e la fame di quegli istinti ad aver prodotto quel risultato. Ora so per esperienza di me stesso e degli altri che la mia disposizione è congenita e che ho reso infelice me stesso e sono stato causa di infelicità per gli altri perché sono venuto troppo tardi a conoscenza di me stesso. L’esempio del mio ex amico che si è sposato mi ha portato a credere erroneamente che anche io avrei potuto sposarmi e fare una casa felice; e così, quando l’uomo che amavo mi ha consigliato in quel modo, ho deciso di farlo, come avrei fatto quasi altra cosa che egli mi avesse suggerito. Se avessi potuto tirarmi indietro senza imbarazzo dal fidanzamento con la donna devota che divenne mia moglie, lo avrei fatto, se lei me ne avesse dato l’opportunità. Nulla nel mio matrimonio mi ha dato piacere e spesso mi auguro che mia moglie possa cessare di amarmi in modo da poterci separare. Ma lei avrebbe il cuore spezzato anche solo all’idea e mi sento spinto a tentare di alleviare i miei sentimenti anche in un modo che in precedenza mi sembrava ripugnante, cioè mediante l’uso di denaro.

“Quanto ai miei sentimenti verso mio figlio non c’è molto da dire, in quanto non sono molto forti. Lo prendo in braccio, aiuto quando fa bagnetto e lo assisto tanto quanto la maggior parte dei padri, e quando lui sarà di qualche anno più grande spero di poterlo trovare molto socievole. Ma lui non mi ha portato una vera gioia, anche se vedo che altri uomini lo guardano quasi con affetto. Ma ha portato un po’ di felicità in più a sua madre.”

Il prossima Storia è interessante perché mostra lo sviluppo mentale ed emotivo in un caso molto radicale di inversione sessuale.

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IMPRINTING E ORIENTAMENTO OMOSESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quinta

Prosegue la pubblicazione delle storie presentate da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale.

La Storia 10 dimostra una classica situazione di iniziazione sessuale della fine dell’800 e apre uno squarcio sulle pratiche omosessuali più diffuse, tra le quali, come avviene quasi sempre nei casi presentati da Havelock Ellis, non è compresa la penetrazione anale.

La Storia 11 è di difficile interpretazione. La sessualità giovanile del protagonista, che appare nettamente gay, è presentata come profondamente condizionata dalla frequente masturbazione. Il protagonista, a distanza di qualche anno, afferma di essere alla vigilia del matrimonio e di avere cambiato orientamento sessuale, ma quello che dice della ragazza che sta per sposare sa ben poco di vero innamoramento. La penetrazione anale, ritenuta impensabile nella fase gay, diventa, nella fase etero, una pratica che si alterna alla penetrazione vaginale.

La Storia 12 presenta uno stereotipo di omosessualità caratterizzato da atteggiamenti femminili ostentati più che da vera effeminatezza.

Buona lettura.

STORIA 10 

A. H., dell’età di 62 anni. Appartiene ad una famiglia che non può essere considerata in buona salute, ma non c’è follia tra i parenti prossimi. Il padre è un uomo molto virile di caratteristiche elevate e di buona intelligenza, ma di salute fisica non sana. La mamma era instabile e nervosa, ma in possesso di indomito coraggio e molto affettuosa; ha vissuto molto felice con suo marito. Divenne un’invalida cronica e morì di consunzione. A. H. era un bambino di sette mesi, il terzo della famiglia, tutti nati molto rapidamente, tanto che tra il primo e il terzo figlio c’era solo una differenza di età di tre anni. A. H. ritiene che anche uno dei suoi fratelli, che non si è mai sposato e preferisce gli uomini alle donne, sia invertito, anche se non nella stessa misura di lui stesso, e sospetta anche che una relazione di sua madre potrebbe essere stata con un invertito. La sorella, che assomiglia al padre nel carattere, è sposata, ma si parla di lei come di una donna da donna piuttosto che come di una donna da uomo. La famiglia in genere è considerata orgogliosa e riservata, ma di doti mentali superiori.

Nei primi anni di vita, A. H. era di salute delicata e i suoi studi erano spesso interrotti per malattia. Pur vivendo in una condizione buona, era timido e nervoso, spesso depresso. Nella vita successiva la sua salute è arrivata fino ad un livello medio, ed è stato di solito in grado di nascondere i suoi dubbi mentali e la sua diffidenza.

Da bambino giocava con le bambole e aveva delle ragazze come compagni fino a un’età in cui giunse alla consapevolezza che il suo comportamento era insolito e diventò vergognoso, mentre suo padre sembrava preoccupato per lui. Ritiene di essere stato un bambino molto infantile.

La sua vita sessuale consapevole iniziò un un’età compresa tra gli 8 e i 10 anni. Stava giocando in giardino dalle quando vide un servitore che era stato a lungo con la famiglia, in piedi davanti alla porta di un capannone con il pene eretto ed esposto. Il ragazzo non aveva mai visto nulla del genere prima, ma provava grande gioia per quell’esibizione e si mosse timidamente verso l’uomo, che si ritirò nel capanno. Il ragazzo lo seguì e gli fu permesso di accarezzare il pene e di giocarci fino a quando non arrivò l’eiaculazione, l’uomo rispose, alle innocenti richieste di informazioni del bambino, che “era stato bello.” Questa esperienza fu spesso ripetuta con lo stesso uomo, e il ragazzo si confidò con un altro ragazzo, suo amico, con il quale cercava di accertare per esperienza personale in che cosa consistesse la “bella sensazione”, ma erano troppo giovani per trarre un qualche piacere dal tentativo, oltre la gioia di fare ciò che era istintivamente sentito come “mangiare un frutto proibito.”

Da questo periodo le sue tendenze sessuali iniziarono a diventare fisse e consapevoli. Non ebbe mai, in nessun periodo della vita, un’attrazione sessuale consapevole neppure momentanea verso una persona del sesso opposto. Le sue amicizie più calde, infatti, erano state con le donne e molta della felicità che ha goduto, forse la maggior parte, è stata prodotta da quelle amicizie. Ma la passione era suscitata solo da persone del suo stesso sesso, in genere da uomini molto più giovani di lui. Si sente timido e a disagio in presenza di uomini della sua età. Ma anche alla sua età attuale, il tocco di un uomo o di un ragazzo può causargli la gratificazione più vivace.

Poco dopo l’incidente già narrato di quanto era ragazzino, A. H. indusse un ragazzino suo compagno ad andare con lui in un posto tranquillo, dove, su suggerimento di A. H., ciascuno a turno prese in bocca il pene dell’altro. A. H. non aveva mai sentito parlare di un tale procedimento. Fu un istinto naturale.

Cominciò a masturbarsi in tenera età. Ma ben presto trovò un compagno per condividere la sua passione. Un uomo più anziano, in particolare, sposato e con una famiglia, diventò suo complice in ogni occasione possibile, e si manipolavano l’un l’altro. All’età di 21 anni, la fellatio cominciò ad essere praticata con quest’uomo. Divenne una pratica destinata a durate tutta la vita, e il suo metodo preferito di gratificazione sessuale. Preferisce che la eseguano su di lui, ma non ha mai chiesto a nessuno di fare per lui quello che lui stesso non avrebbe fatto per l’altro, se richiesto. Non c’è mai stata pedicatio. Il pene, si può aggiungere, è di buone dimensioni e i testicoli sono piuttosto grandi.

Nessuno ha mai sospettato la perversione sessuale di A. H., nemmeno il suo medico, con il quale ha avuto per lungo tempo una stretta amicizia, fino a quando in un momento di grande angoscia mentale A. H. non gli ha volontariamente rivelato il suo stato. È abituato alla società raffinata, ha sempre letto molto, aborrito i passatempi atletici, ha amato la poesia, i bambini e i fiori. Il suo amore per la natura equivale, infatti, ad una passione. Ovunque è stato ha fatto amicizie tra le persone migliori. Confessa di aver avuto occasionali periodi di dipendenza da sostanze stupefacenti, dovuti ad una compagnia socievole, e controllati solo con la forza di volontà.

Per gli affari non ha la minima attitudine, e non può seguire i suoi propri affari. Ha sempre temuto la povertà e la miseria. Ritiene, tuttavia, di essere considerato abbastanza capace tra i suoi amici.

Considera l’inversione una cosa naturale, nel suo caso, e ritiene di avere tutto il diritto di gratificare i suoi istinti naturali, quantunque ammetta anche che essi possano essere vizi. Non ha mai cercato di influenzare una persona innocente verso le proprie tendenze.

STORIA 11 

T. D., non sa di nulla di anormale nella sua ascendenza. Suo fratello ha tendenze omosessuali, ma è anche attratto da donne. Una sorella, che è molto religiosa, afferma che lei ha poche inclinazioni sessuali o non ne ha per niente. Erano tutti di una disposizione sognante, da giovani, con disgusto dei loro insegnanti. Egli ha inviato il seguente rendiconto di sé dall’Università, all’età di 20 anni:

“Quando ero un bambino (prima di andare a scuola a 9 anni),” egli scrive, “ero già di carattere affettuoso, un affetto che girava prontamente verso un sesso o verso l’altro. Nessun ragazzo fu la causa delle mie inclinazioni, che erano del tutto spontanee. (Senza dubbio, una parte delle motivazioni può essere trovata nel nostro sistema sociale, nel quale le donne sono piuttosto creature da salotto che devono essere trattate con rispetto a distanza.) Quando avevo 10 anni, in una scuola preparatoria, ho cominciato a formare legami con altri ragazzi della mia età, in cui ho sempre avuto riguardo alla bellezza fisica. È questa fase, in cui l’elemento sessuale è latente, che Shelley dice venir prima dell’amore nelle nature ardenti.

A 12 anni imparai la masturbazione, a quanto pare per istinto, e, mi spiace dirlo, la praticai eccessivamente per i successivi sette anni, sempre in segreto e con vergogna, e spesso con l’accompagnamento di fantasie pruriginose che non hanno impedito però che i miei rapporti con quelli che amavo fossero di natura molto spirituale. La masturbazione era spesso praticata quotidianamente, con esplosioni di pentimento e astinenza, ultimamente più raramente. Ma fino a quando avevo 15 anni non sapevo assolutamente nulla di questioni sessuali, e solo all’età di almeno 17 anni fui consapevole del desiderio sessuale, che reprimevo con vergogna.

A causa dell’eccessivo auto-abuso, non sono in grado di eiaculare se non manualmente, ma il desiderio è forte. Penso che un contatto nudo sarebbe sufficiente, e in ogni caso un rapporto intercrurale. Aborrisco la pedicatio e la fellatio. Adoro i ragazzi di età compresa tra 12 e i 15 anni; devono essere della mia classe sociale, raffinati, e amabili. Desidero solo la parte maschile attiva. Ora considero le mie inclinazioni come naturali e normali per me. La difficoltà consiste nel guidare l’altra parte a considerarle come tali, oltre che nella giovane età richiesta e nella natura clandestina delle procedure necessarie. Le difficoltà morali delle circostanze sono così forti che ho poca speranza di gratificare la mia passione completamente. Un paio di volte si sono sbagliato circa il carattere del ragazzo. L’ultima amicizia è durata tre anni, durante i quali l’ho visto nudo solo due o tre volte (questo mi provocava l’erezione), non l’ho mai toccato pruriginosamente, e l’ho baciato solo una volta.

Non ho mai trovato un oggetto soddisfacente dei miei sentimenti, e la mia felicità e forse la mia salute, sono state gravemente ferite. Nella mia scuola pubblica un insegnante mi ha aiutato in una comprensione più vera di queste cose. La sodomia solo animale che esiste in molte scuole pubbliche era sconosciuta. Quello che ho imparato del sesso l’ho imparato da me. Mi è stato raccomandato di rivolgere le mie aspirazioni alla donna universale astratta,… ma finora almeno io non riesco a farlo.

La statuaria greca maschile e il Fedro di Platone hanno avuto una grande influenza sui miei sentimenti, anche se solo confermativa. Il mio ideale è quello di Teocrito XIII, in cui Ercole stava portando Hylas alla misura perfetta un uomo. Il mio primo pensiero è il bene del mio amico, ma, fatta eccezione per la buona influenza soggettiva della passione, ho fallito completamente.

Sono molto alto, scuro, piuttosto forte, appassionato di giochi, anche se non riesco ad eccellere a causa della miopia. Io sono inglese, anche se ho sangue francese, che può spiegare una disposizione appassionata senza riserve. A differenza di altre persone, non sono affatto femminile, né per quanto ne so, qualcuno lo ha mai pensato. Posso fischiare facilmente e bene. Sono così maschile che non riesco nemmeno a concepire il piacere sessuale passivo nelle donne, e ancora meno negli uomini. (Questo costituisce una delle difficoltà nell’amore dei ragazzi.) I miei affetti sono inestricabilmente legati agli ideali di tutela di uno più debole di me. In tempi precedenti, quando la sessualità era meno consapevole, questo fatto era una grande fonte di sentimento romantico, il cui fascino si va però via via perdendo. Non riesco a capire l’amore dei maschi adulti, e ancora meno se sono di classe inferiore, e l’idea della prostituzione per me è nauseabonda.

Credo di poter dire di avere il senso estetico e quello morale fortemente radicati. Anzi, li considero in gran parte sinonimi. Non ho attitudine drammatica, e, anche se mi illudo di avere buon gusto per la musica, non conosco la musica Se ho un colore preferito, è un cremisi scuro o blu, del tipo del vecchio vetro colorato. Ricavo grande piacere da tutta l’arte letteraria e pittorica e dall’architettura; in sostanza, dall’arte di tutti i tipi. Sono abile nello scrivere versi lirici personali, cosa che mi dà sollievo.

Penso che la mia inversione debba essere congenita, perché il desiderio di contatto con quei ragazzi che ho amato è iniziato prima della masturbazione e si è prolungato in luoghi pubblici e privati e nella vita universitaria. L’altro sesso non mi attira, ma io sono molto amante dei bambini, intendo delle bambine così come dei bambini. (Se c’è sessualità in questo, e penso che non ci sia, è comunque latente).”

Questa dichiarazione è interessante perché può anche condurci a supporre che l’autore, che è di mente equilibrata e di sano giudizio, possieda una visione omosessuale ben definita della vita. Mentre, tuttavia, è la regola che la direzione permanente dell’impulso sessuale si decida intorno all’età di 20 anni, questa età è troppo anticipata per permetterci di valutare in modo definitivo, soprattutto in un giovane i cui impulsi adolescenziali indifferenziati o omosessuali sono favoriti dalla vita universitaria. Questo è proprio quello che si è verificato nel caso di T. D., che, pur possedendo certamente un qualcosa di psichicamente anomalo, è ancora prevalentemente maschile. Lasciando l’università la sua eterosessualità si affermò normalmente. Circa sei anni dopo la precedente dichiarazione, scrisse che si era innamorato. “Sono alla vigilia di sposare una ragazza quasi della mia età. Ha interessi e anche conoscenze nei miei campi di studio; così è stato più facile per me spiegarle il mio passato, e ho scoperto che lei non riusciva a capire le obiezioni morali contro le pratiche omosessuali. La mia opinione era sempre che le obiezioni morali erano molto considerevoli, ma potevano in alcuni casi essere superate. In ogni caso ho completamente perso la mia attrazione sessuale verso i ragazzi, anche se sono contento di dire che l’apprezzamento del loro fascino e della loro grazia rimane. I miei istinti, di conseguenza, hanno subito un notevole cambiamento, ma il cambiamento non è del tutto in direzione della normalità. L’istinto della sodomia, nel senso proprio del termine, mi era incomprensibile, ma da quando l’oggetto della attrazione è diventata una donna questo istinto è mescolato con quello normale nel mio desiderio. Inoltre, un elemento che mi preoccupava molto, perché era piuttosto estraneo ai miei sentimenti ideali, potrei dire che non mi ha abbandonato – la curiosità indecente e spesso scatologica [coprofilica] per le ragazze immature. Posso solo sperare che la realizzazione della normalità nel matrimonio possa finalmente eliminare queste aberrazioni dolorose. Vorrei aggiungere che la pratica della masturbazione è stata abbandonata.”

STORIA 12 

Di 24 anni. Padre e madre entrambi viventi; la madre è di una migliore condizione sociale rispetto al padre. È molto attaccato a sua madre, e lei gli dimostra un po’ di simpatia. Ha un fratello che è normalmente attratto dalle donne. Lui stesso non è mai stato attratto da donne, e non prova alcun interesse per loro, né per la loro compagnia.

All’età di 4 anni ha preso coscienza per la prima volta di un’attrazione per i maschi più grandi. Dall’età di 11 anni e fino ai 19, in una grande scuola di grammatica, ha avuto rapporti con un centinaio di ragazzi. Inutile aggiungere che considera l’omosessualità molto comune nelle scuole. È stato, tuttavia, il caso di Oscar Wilde, che gli ha aperto gli occhi per la prima volta sulla vasta diffusione dell’omosessualità, e ritiene che la pubblicità di questo caso abbia fatto molto, se non per incrementare l’omosessualità, in ogni caso per renderla più visibile e per fare in modo che divenisse argomento di discussione.

Egli è ora attratto da ragazzi di circa 5 o 6 anni più giovani di lui; devono essere di bell’aspetto. Non ha mai pervertito un ragazzo che non fosse già incline all’omosessualità. Nella sua relazione non si sente esclusivamente come un maschio o come una femmina, ma a volte uno, a volte l’altra. Dice di essere une persona che spesso piace per il suo carattere maschile.

È pienamente sviluppato e sano, ben oltre l’altezza media, incline ad essere grassoccio, con viso pieno e baffetti. Fuma molte sigarette e non può andare avanti senza di esse. Anche se i suoi modi sono molto leggermente femminili, ammesso che realmente lo siano, egli ammette di avere molti modi di fare femminili. È appassionato di gioielli, fino a poco tempo fa indossava un braccialetto, e gli piacciono gli anelli da donna; è molto ricercato per quanto riguarda le cravatte eleganti, e usa fazzoletti da donna molto delicati. Ha sempre avuto gusto per la musica, e canta. Ha una predilezione speciale per il verde; è il colore predominante nella decorazione della sua stanza, e tutto quello che è verde lo attira. Egli trova che l’amore per il verde (ma anche per il violetto e il porpora) è molto diffuso tra i suoi amici invertiti.

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SESSO E AMORE GAY NELLE SCUOLE INGLESI DEL PRIMO 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quarta

Nell’ambito del progetto di riedizione in traduzione italiana delle storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis, presento qui la storia n. 13. Si tratta di un documento di importanza eccezionale per far luce su alcuni argomenti particolarmente interessanti:

1. Le abitudini sessuali delle scuole inglesi del primo ‘900,

2. Il contrasto tra la sessualità di sottomissione delle scuole e l’ideale di lirico di certe forme di amore omosessuale.

3. La paura fobica della masturbazione, alimentata da forti pregiudizi della classe medica,

4. Le esperienze eterosessuali dei gay con le prostitute, come tentativo autoimposto di recuperare una sessualità etero.

5. Le amicizie affettuose, anche con implicazioni sessuali, tra un gay e un etero.

Buona lettura.

STORIA XIII

Artista, dell’età di 34 anni. “La prima sensazione sessuale di cui sono cosciente”, scrive, “la provai all’età di 9 o 10 anni, quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato circa due anni più grande di me. Non mi ricordo neppure di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che avrebbe dovuto impadronirsi di me e occuparsi di me. Ho ancora la netta impressione di quanto anche il dolore e la crudeltà sarebbero stati piacevoli nelle sue mani. (ho notato che nei bambini piccoli è spesso difficile distinguere le emozioni sessuali da quello che un adulto definirebbe crudeltà.)

Deve essere stato in quel periodo che scoprii, completamente da solo, l’atto della masturbazione. Il processo si sviluppò del tutto naturalmente, anche se non posso non pensare che la mia vita da rinchiuso in una strada di Londra e in una scuola di Londra e la mancanza di esercizio fisico, di paesaggi, di colori e di belle forme, avessero molto a che fare con quel processo. L’impostazione della scuola in cui mi trovavo era singolarmente corretta, ma mi chiedo se la vantata correttezza dell’impostazione  delle scuole diurne può compensare la vita libera e disciplina rilassata di una scuola pubblica inglese.

Non so fino a che punto la masturbazione, piuttosto frequente tra i 10 e i 13 anni, possa avere influito sulla mia debole salute, ma quando avevo 12 anni fui portato da mia madre da un famoso dottore. Non mi fece nessuna domanda di natura sessuale, ma raccomandò che fossi mandato lontano da Londra. Aveva un orrore spontaneo per i giochi violenti tra ragazzi, e sconsigliò diverse scuole pubbliche che ci erano state suggerite. Alla fine fui mandato a una scuola privata in riva al mare.

La scuola privata era pulita e sana. Il tuffo nel Cocito sessuale della grande scuola pubblica che seguì fu bruscamente improvviso. Ai miei tempi  – omissis – era un perfetto spezzatino  di impurità. C’era un sacco di incontinenza, non molta crudeltà, la conversazione sporca era una cosa continua, ma c’era anche una grande quantità di affetto genuino, anche fino all’eroismo, mostrato tra i ragazzi nelle loro relazioni gli uni con gli altri. Tutte queste cose erano trattate dagli insegnanti e dai ragazzi come più o meno diaboliche, col risultato che venivano o  perseguite o del tutto trascurate, secondo l’istinto sessuale o emozionale di ciascuno. Non si provava nemmeno a fare una distinzione. Un bacio era sporco come l’atto della fellatio, e nessuno aveva un qualsiasi metro o principio con cui guidare le voglie della fanciullezza.

La mia prima iniziazione ai misteri del sesso fu nelle mani dell’addetto del dormitorio, che mi mostrava il suo pene quando mi svegliava la mattina, e mi masturbava quando mi faceva il bagno caldo la notte del Sabato. Questa vecchia canaglia 45enne commetteva l’atto della fellatio con la maggior parte dei ragazzi a turno quando faceva il giro del dormitorio. Per i ragazzi più grandi non posso parlare, ma su di noi più giovani di 14 e 15 anni esercitava una sorta di terrore osceno e di fascino. Era molto popolare, andavamo da lui come le colombe vanno da un serpente. Quando ho rivisitato la mia vecchia scuola molti anni dopo, occupava una posizione di molta responsabilità nella cappella del college, e notai che aveva quella espressione di reverenza furba che credo di poter ora scoprire immediatamente quando la vedo in un uomo.

Per il resto il dormitorio era chiassoso e volgare, e c’era una buona dose di bullismo, che probabilmente ha fatto poco male. Il mio ricordo principale è ora quello del mistero sporco del parlare osceno, del quale non mi sono mai preoccupato e che non ho mai capito. Ciò di cui avevo veramente bisogno, come tutti gli altri ragazzi, era un piccolo aiuto tempestivo per i problemi sessuali, ma nessuno di noi lo ha mai ottenuto, e ognuno doveva elaborare da solo il proprio principio di condotta. Era un processo lungo, difficile e costava una grande fatica, e non posso che credere che molti di noi abbiano fallito nel loro sforzo. Eravamo arrivati impreparati per la mancanza di qualsiasi istruzione. Il principio al quale eravamo apparentemente addestrati era la repressione di ogni istinto. Mia madre era ignorante per la sua innocenza, mio ​​padre per la sua indifferenza, e così, stando tra di loro, sono stato mandato fuori indifeso. Una madre si assume una grande responsabilità nel mandare suo figlio lontano impreparato. Un genitore non dovrebbe cercare di scaricare la sua responsabilità sul maestro di scuola. Solo l’amore dovrebbe essere la fonte da cui dovrebbero fluire le rivelazioni [sul sesso]…; il maestro, per la stessa natura della sua posizione, non può rivelare alcunché.

Una imminente crisi della mia salute – dovuta, a quanto apparirebbe oggi a cause abbastanza ovvie – mi liberò dal purgatorio del dormitorio del collegio, e fui trasferito in un istituto privato. Questi istituti erano considerati più selezionati e meno ‘ruvidi ‘. L’atmosfera sociale era, però, forse più malsana, perché più effeminata, e il collegio era pieno di giovani nobili poppanti. Il capo nominale della casa in condizioni normali avrebbe potuto essere un vero leader. Ma, in realtà, il vero capo della casa era un giovane paria di livello scolastico piuttosto basso e pieno d’ipocrisia e di innaturali concupiscenze. Il ragazzo che occupava il cubicolo accanto al mio era anche lui un brutto caso di sviamento sessuale, anche se non aveva una distinzione sociale che lo rendesse un personaggio raffinato da temere. Ebbi tutte le opportunità di osservarlo fino a quando, due anni più tardi, per fortuna, gli fu chiesto di andarsene. Parlava in modo osceno dalla mattina alla sera, si ubriacò in una o due occasioni, si masturbava costantemente senza nascondersi, aveva rapporti sessuali inter femora con molti dei ragazzi più giovani, ma senza dimostrate alcuna attenzione o affetto per loro, e dava l’impressione di essere nato per un bordello. L’unica cosa che lo redimeva era la presenza di qualche elemento di buon cuore: una caratteristica che si trova spesso tra quelli che sono egoisti e irresponsabili. Mi è stato detto, dopo, che si è perso del tutto. Non so se gli istinti sessuali di questo giovane cucciolo avrebbero potuto essere trasformati o guidati; ma una vita più ruvida e più semplice di quella di una scuola pubblica e un clima più aperto e meno ipocrita avrebbero potuto metterlo in una condizione migliore. L’ipocrisia è un vizio, però, di cui gli scolari stessi sono fortunatamente privi. È un vizio che viene dopo. Il tono tra i ragazzi era francamente e violentemente impuro, anche se impuro non per istinto, ma per la mancanza di direzione e per la repressione.

Non ho un solo ricordo felice di questo periodo della mia vita scolastica. Ma da questo pantano di virtù mal concepite ho colto il mio primo bocciolo di affetto sincero. Lo definisco un bocciolo perché non è mai maturato fino al fiore. All’inizio mi era stato dato il massimo della sporcizia perché me ne alimentassi, e alla fine per me stesso il massimo della castità. Sarà per me una questione di rammarico destinato a durare tutta la vita il fatto che l’amore, che è stato la stella polare dei miei anni di scuola, non è mai stato portato a compimento e non si mai poggiato su un solida base di cameratismo.

Quando avevo più o meno 16 anni e mezzo entrò in collegio un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero dominante dei miei giorni di scuola. Non ricordo un momento, da quando l’ho visto la prima volta fino al tempo in cui ho lasciato la scuola, in cui non fossi innamorato di lui, e l’affetto era ricambiato, anche se un po’ riservatamente. È sempre stato un po’ più avanti di me nei libri e nelle borse di studio, ma mentre il nostro affetto maturava trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo libero insieme, accettava le mie proposte come una ragazza che viene corteggiata, un po’ beffardamente, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di coccolarlo e di accarezzarlo, ma la nostra intimità non è mai andata oltre il bacio, e anche su questo c’era l’onta della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi, e non abbiamo mai nemmeno sussurrato tra noi le cose di cui tutta la scuola parlava oscenamente. Non ci è mai venuto in mente alcun collegamento tra le nostre emozioni e la morale sessuale della scuola. In effetti, vivevamo una vita di sogno fatta di castità che non si poteva paragonare ad alcun’altra condizione umana. Tutto questo andò improvvisamente in pezzi. Il mio amico era molto bello ed era un oggetto di attrazione per gli altri. Che alcuni dei ragazzi più anziani gli avevano fatto proposte di rapporti sessuali, lo sapevo,  ma le avevano fatte a lui come a me, che ero di una malvagità indicibile. Un giorno ho sentito che quattro o cinque di questi suoi pretendenti lo avevano maltrattato; gli avevano, credo, tolto i pantaloni e avevano tentato di masturbarlo. L’offesa era probabilmente una animalesca presa in giro; a me sembrò un’offesa imperdonabile. La questione fu segnalata al direttore da un inserviente, ma perché seguisse la punizione era necessaria una prova di conferma. Ero lacerato dalle passioni, non potevo quindi riflettere e, alla fine, commisi il più grande dei crimini per uno ragazzo di scuola: feci la spia. L’azione, date le circostanze, era coraggiosa, ma la cosa mi era indifferente dato che il ragazzo che mi piaceva mi giudicava bene. Il risultato fu che, alla fine del trimestre, a quattro o cinque dei ragazzi più grandi fu ‘chiesto di andarsene’. Il breve periodo rimanente della mia vita scolastica, che in precedenza era stata un inferno, divenne davvero felice. Il fatto che questo abbia procurato un danno ai quattro o cinque ragazzi il cui peccato, dopo tutto, non era che un impulso male indirizzato di cui era responsabile il sistema, mi sembra ora molo ingiusto. Dei ragazzi mandati via, però, certamente tre hanno fatto carriere importanti. Dato che il mio amico ed io, ci preoccupavamo più di prima uno dell’altro; man mano che il nostro affetto aumentava, aumentava anche la paura di quei sentimenti. L’amicizia era troppo eterea da vivere; ma anche adesso abbiamo un profondo rispetto uno per l’altro.

Quando, all’età di 19 lasciai la scuola mi fu permesso di vagabondare per un anno prima di entrare all’università. In questo periodo mi capitò un’esperienza sessuale che, fosse o non fosse una cosa di cui tenere conto, certamente considero ora con rammarico, se non con orrore. Mio padre aveva scoperto, qualche mese prima di questa data, che io avevo l’abitudine di masturbarmi, e mi aveva dato quello che pensava fosse il consiglio giusto, secondo le circostanze: ‘Se lo fai [se ti masturbi],’ disse,’ non sarai mai in grado di utilizzare il tuo pene con una donna. Quindi la cosa migliore da fare sarà andare con una prostituta. Se ci andrai, però, potrai forse prendere una malattia terribile. Pertanto il modo più sicuro sarebbe quello di farlo all’estero, se ne avrai l’occasione, perché lì le case di tolleranza sono controllate’. Dopo essersi dichiarato di questo avviso non s preoccupò ulteriormente della faccenda, ma mi lasciò ad occuparmi del mio destino. Il grande medico, dal quale fui portato in questo periodo, mi diede anche lui il suo consiglio su questo punto. ‘La masturbazione’, disse,’ è la morte. Un certo numero di giovani uomini viene da me con la stessa storia. Dico loro che si stanno uccidendo, e anche tu ti ucciderai.’ La speranza del medico era apparentemente di spaventare i suoi giovani pazienti per portarli verso quelle che egli riteneva essere le condizioni naturali di vita, e uno se ne andò via con l’impressione che ogni manifestazione sessuale su se stessi fosse una infermità fisica, dovuta alla propria debolezza morale. Tutto questo mi capitò, un po’ di tempo prima che potessi prendere la decisione di seguire i consigli di mio padre, ma dopo un periodo di vera e propria angoscia morale, deliberatamente e completamente a sangue freddo, mi diedi da fare per mettere in pratica la cosa. Cercai una puttana per le strade di – omissis – ed andai a casa con lei. Da qualcosa che mi disse capii di averle dato piacere, e mi chiese di andare di nuovo da lei. Lo feci due volte, ma senza alcun vero piacere. Il tutto era troppo sordido e senz’anima, l’uomo che decide di prendere una cattiva medicina regolarmente deve prima rendersi conto che ne ha veramente bisogno.

Più o meno nello stesso tempo mi capitò di stare, per alcuni mesi, in una città universitaria tedesca, e decisi, dato che ne avevo l’opportunità, di portare il consiglio paterno alla conclusione logica. Provai una casa autorizzata. Il posto era pulito e decente, e le condizioni, lo riconosco, erano come quelle che normalmente si trovano in qualsiasi città continentale adeguatamente regolamentata, ma a me la cosa appariva indicibilmente orribile. Era un’operazione puramente commerciale, e non aveva nemmeno l’elemento qualificante del rischio per se stessi, o della trasgressione nei confronti di un codice sociale o disciplinare. Sono andato via con la  sensazione di avere toccato il fondo nelle mie esperienze sessuali, e ho capito che cosa Faust aveva visto quando il topo rosso usciva dalla bocca della strega nella danza di Valpurga.

Queste furono le uniche occasioni in cui ebbi un rapporto sessuale con le donne. Guardando indietro a queste cose, mi sembra che fossero quasi inevitabili. Ma se avessi la mia vita da vivere di nuovo io le eviterei come se fossero un progetto letale. Credo di essere uscito dal fuoco illeso, probabilmente, anzi, mi ha fatto bene, nel senso che ha reso possibile per me guardare più in profondità nella vita, anche se fino a che punto vedere i tormenti dei dannati ci spinge  riflettere, forse solo un Dante potrebbe dirlo. Ritengo fondamentalmente sbagliato e immorale farsi delle conoscenze a scapito della vergogna e della miseria altrui. Per me il pensiero principale e quello più amaro è che ho gettato via il primo sorgere della mia virilità dove non ho ottenuto nessun amore  in cambio. Sia per un ragazzo che per una ragazza, la propria verginità è, o dovrebbe essere, un bene tanto glorioso e sacro da essere custodito gelosamente, e da dare solo al richiamo dell’amore, a chi ci ama, sia esso compagno, amante, o moglie, e noi possiamo amare a nostra volta.

La vita universitaria completa in cui entrai all’età di 20 anni portò con sé una marea di nuove idee, sentimenti e sensazioni. Le amicizie che feci lì rimarranno sempre quelle centrali della mia vita. Fino al mio ultimo trimestre al college all’età di 24 anni ho sempre indossato la mia corazza di castità artificiale, ma poi un cambiamento gradualmente arrivò, e cominciai a capire il rapporto tra i fenomeni fisici del sesso e le sue manifestazioni intellettuali e fantastiche (io non ero destinato a capire pienamente tutto questo per alcuni anni e per di più esclusivamente attraverso la mia esperienza personale.)  Fu lo studio di “Foglie d’erba” di Walt Whitman che per la prima volta gettò luce su questa questione. Fino a quel momento avevo tenuto le due cose rinchiuse, di fatto, in due compartimenti stagni separati, le mie amicizie in uno, i miei istinti sessuali in un altro, – da tenere sotto controllo e da reprimere seguendo il codice della scuola pubblica come io lo concepivo.

È inutile dire che sono stato continuamente turbato da fenomeni sessuali abituali: sogni erotici, perdita di liquido seminale, erezioni fastidiose di notte, ecc. Queste cose le ho represse come meglio ho potuto, con la masturbazione abituale e con la dieta regolare e l’esercizio fisico che vita accademica ha reso possibile. Una volta, per il periodo di un anno dovrei dire, ho provato a superare il desiderio della masturbazione a tappe graduali, sul principio della cura dell’ubriacone con la quale egli prendeva ogni giorno meno vino inserendo un ciottolo in più nella sua bottiglia. Ho segnato sul mio calendario i sogni erotici e le notti in cui mi masturbavo, e ho cercato gradualmente di prolungare i tempi intermedi. Sei settimane, tuttavia, sono state il periodo più lungo nel quale sono stato in grado di astenermene.”

Pochi anni dopo l’autore di questa comunicazione formò una relazione intima (in cui non fece lui le prime avances) con un ragazzo, di qualche anno più giovane di lui e di bassa classe sociale, il cui progresso fu in grado di assistere. “Ma per quanto mi riguarda”, osserva, “gli devo tanto quanto gli ho dato, perché il suo amore ha illuminato l’oro dell’affetto che era in me e ha consumato le scorie. È da lui che ho imparato che tra il fisico e lo spirituale nell’amicizia non c’era nulla di simile ad una linea invalicabile.” Questo rapporto è durato per alcuni anni, fin quando il giovane uomo si è sposato; i suoi effetti sono descritti come molto vantaggiosi per entrambe le parti; tutti i problemi sessuali sono scomparsi, insieme con il desiderio di masturbarsi. “Tutto nella vita ha cominciato a cantare di gioia, e quel poco di vero lavoro creativo che io posso aver fatto lo attribuisco in gran parte alla capacità di lavoro che nacque dentro di me in quegli anni.”

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GAY TRA 800 E 900 TRA CASTITÀ E SENSI DI COLPA

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte terza

(gay tra 800 e 900 tra castità e sensi di colpa)

Prosegue la pubblicazione delle Storie  accluse al trattato sull’Inversione sessuale di Havelock Ellis con tre storie, per molti aspetti modernissime, dalle quali si comprendono le difficoltà che gli omosessuali di fine ‘800 e dei primi del ‘900 incontravano nel riconoscersi tali, in un mondo in cui la difesa della morale equivaleva alla congiura del silenzio ed è possibile farsi un’idea di come i ragazzi di allora potessero comunque trovare una risposta ai loro dubbi sulla sessualità. Le tre storie evidenziano anche come le difficoltà di vivere realmente l’omosessualità spingessero piuttosto frequentemente gli omosessuali a limitarsi alla sola masturbazione e li spingessero ad evadere in un mondo comunque frustrante di sogni intellettuali.

STORIA 7

“La mia discendenza è molto solida e sana. Entrambi i miei genitori (che appartengono alla classe media professionale) godono di una buona salute generale; né posso rintracciare una qualsiasi tendenza marcatamente anormale o patologica, della mente o del corpo, in tutti i ricordi di famiglia. Anche se sono io stesso di un temperamento fortemente nervoso e sensibile, la mia salute è buona. Io non sono a conoscenza di alcuna tendenza alla malattia fisica. Nei primi tempi della mia virilità, tuttavia, a causa, credo, della grande tensione emotiva con la quale ho vissuto, il mio sistema nervoso è stato un bel po’ a pezzi ed esausto. Mentalmente e moralmente la mia natura è abbastanza ben bilanciata, e non ho mai avuto grandi problemi in questi campi.

All’età di 8 o 9 anni, e molto prima che comparissero delle sensazioni sessuali distinte, provai un’attrazione amichevole verso il mio stesso sesso, che si sviluppò dopo l’età della pubertà in un appassionato senso d’amore, che, però, non trovò mai alcuna espressione fino a quando non fui pienamente ventenne. A scuola ero un semiconvittore e sentii poco del chiacchiericcio scolastico su argomenti sessuali, ero, per di più, molto riservato e modesto; nessuna persona anziana o genitore parlò mai con me di tali questioni, e la passione per il mio stesso sesso si sviluppò gradualmente, assolutamente non influenzata dal di fuori. Durante tutto questo periodo, e fino a un bel po’ più tardi, non appresi la pratica della masturbazione. La mia natura sessuale era un mistero per me. Mi trovai tagliato fuori dalla comprensione degli altri, mi sentivo un emarginato, e, avendo un temperamento altamente amorevole e affettuoso, mi sentivo intensamente infelice. Durante il giorno, pensavo ai miei amici maschi – qualche volta a ragazzi della mia età, qualche volta a ragazzi più grandi, e una volta anche a un insegnante – e sognavo di loro durante la notte, ma ero troppo convinto di essere un mostro senza speranza di realizzare mai progressi efficaci. In seguito fu più o meno lo stesso, ma a poco a poco, anche se lentamente, venni a scoprire che c’erano altri come me. Mi sono fatto un paio di amici speciali, e alla fine mi è capitato di tanto in tanto di dormire con loro e di soddisfare il mio bisogno imperioso di abbracci reciproci e di emissioni. Prima che questo accadesse, però, sono stato un paio di volte sull’orlo della disperazione e della follia per la passione repressa e il tormento.

Nel frattempo, fin dall’inizio, fisicamente, le mie sensazioni verso il sesso femminile erano di indifferenza, e più tardi, con la sviluppo più specializzato dei desideri sessuali, divennero sensazioni ben definite di repulsione. Pur avendo molti amici di sesso femminile, la cui compagnia mi piace e cui sono sinceramente affezionato, il pensiero del matrimonio o della convivenza con loro mi è sempre stato odioso.

Da ragazzo ero attratto, in generale, dai ragazzi piuttosto più grandi di me, dopo aver lasciato la scuola ancora mi innamoravo, in modo romantico, dei compagni della mia condizione. Ora, – all’età di 37 anni, il mio ideale di amore è un uomo forte, di costituzione robusta, della mia età, o meglio più giovane, preferibilmente della classe operaia. Anche se deve avere sensibilità e carattere solido, non deve essere particolarmente intellettuale. Se dotato in quest’ultimo campo, non deve essere troppo loquace o raffinato. Tutto ciò che è effeminato in un uomo, o tutto ciò che è intellettuale a buon mercato, mi ripugna in modo molto deciso.

Non ho mai avuto a che fare con la cosiddetta pederastia reale. Il mio desiderio principale in amore è la vicinanza fisica o il contatto, come dormire nudo con un amico nudo; il contatto specificamente sessuale, anche se abbastanza urgente, sembra una questione secondaria. La pederastia, sia attiva che passiva, mi potrebbe sembrare possibile, con quello che ho amato molto devotamente e che mi ha anche amato a quel livello, ma per altri motivi non è quello che penso realmente. Sono un artista per temperamento e per scelta, appassionato di tutte le cose belle, soprattutto della forma umana maschile, di costituzione attiva, leggera e muscolosa; di un personaggio simpatico, ma un po’ indeciso, anche se in possesso di autocontrollo.

Non riesco a considerare le mie sensazioni sessuali come innaturali o anormali, in quanto si sono rivelate così perfettamente, naturalmente e spontaneamente dentro di me. Tutto quello che ho letto nei libri o sentito dire dell’amore sessuale ordinario, la sua intensità e la passione, la dedizione per tutta la vita, l’amore a prima vista, ecc., mi sembra essere facilmente comparabile con le mie esperienze in campo omosessuale, e, per quanto riguarda la moralità di questo complesso argomento, la mia sensazione è che sia la stessa che dovrebbe prevalere in amore tra l’uomo e la donna, e cioè: che nessuna soddisfazione del corpo dovrebbe essere cercata a costo del disagio o del degrado di un’altra persona. sono sicuro che questo tipo di amore è, nonostante le difficoltà fisiche che comporta, altrettanto profondamente eccitante e nobilitante dell’altro tipo, se non di più, e penso che in un rapporto perfetto le gratificazioni sessuali reali (qualunque esse siano) probabilmente occupino un posto meno importante in questo amore che nell’altro.”

STORIA 8

M. N., di 30 anni. “Si sarebbe potuto dire che mio nonno fosse di temperamento anormale, perché, anche se di molto umili origini, organizzò e svolte un lavoro di missione estremamente arduo e divenne un linguista rifinito, tradusse la Bibbia in una lingua orientale e compilò il primo dizionario di quella lingua. Morì, praticamente di superlavoro, all’età di 45 anni. Si sposò due volte, mio padre era il suo terzo figlio dalla seconda moglie. Credo che due, se non di più, della famiglia (numericamente sette in tutto) siano stati invertiti, e l’unico di loro che si sposò fu mio padre. Mia nonna era l’ultimo rappresentante di un’antica e molto ’selvaggia’ famiglia irlandese. Morì in età avanzata, di paralisi. Mio padre aveva 36 anni e mia madre 21 al momento del loro matrimonio. Sono nato tre anni dopo e fui il loro unico figlio. Il matrimonio si è rivelato infelicissimo, essendo i miei genitori del tutto inadatti l’uno all’altra sotto ogni punto di vista.

La salute di mio padre durante i primi anni del suo matrimonio era molto delicata, e ho ragione di credere che fosse stata minata in un certo modo dalla sua vita all’estero. So che sono nato con una leggera affezione di gonorrea, e da bambino la mia salute era piuttosto mediocre. Quest’ultimo fatto potrebbe essere stato causato dalla vita particolarmente infelice e innaturale che conducevo. Non avevo compagni della mia stessa età, e non ho nemmeno frequentato una qualche scuola fino a dopo la morte di mia madre. Mio padre si occupò della mia istruzione fino a quel tempo, avevo libero accesso a una biblioteca di grandi dimensioni e molto varia, e avevo anche una grande quantità di ozio solitario da godere. Nella biblioteca c’era una quantità di libri di medicina e di scienza, che erano i miei preferiti, e mi ricordo che decisi in età molto precoce di essere un medico. Quando avevo circa 5 anni, mi ricordo di aver avuto un sogno sessuale, collegato con un facchino della ferrovia. Ricordarmi di questo sogno mi procurava un grande piacere, e più o meno in quel periodo ho scoperto un metodo di auto-gratificazione (non c’è bisogno di molto ’insegnamento’ in queste cose!). Non posso affermare che il sogno che ho menzionato costituisca in assoluto la prima manifestazione di sentimento invertito, direi piuttosto che cristallizzava idee vaghe che potevo già aver avuto sull’argomento. Posso ricordare che quando avevo fra i tra 3 e 4 anni, un giovanotto di circa 20 venne a casa nostra più volte in visita. Era amante dei bambini, suppongo, e io in genere sedevo sulle sue ginocchia ed ero baciato da lui. Questa era una fonte di grande piacere per me, ma non ricordo se era accompagnata da erezione. Posso solo ricordare che la sua attenzione e le sue carezze facevano su di me un’impressione più grande rispetto a quelle delle donne. Più o meno a quell’età ero spesso eccitato quando dormivo con mia madre, e mi venia detto in faccia di non mentire. Mi ricordo che l’erezione era sempre presente in queste occasioni. Il sogno fu il primo di molti dello stesso genere, che nel mio caso furono mai accompagnati da emissioni. Sono sempre stati di carattere ’invertito’, anche se ho occasionalmente avuto sogni sulle donne. Questi ultimi, tuttavia, assumevano spesso qualche caratteristica tipica di un incubo!

Fino all’età di 14 anni mi sentivo molto perplesso e depresso dai miei punti di vista sul desiderio sessuale, ed ero convinto che fossero specificamente solo miei. Questo, combinato con la condizione solitaria della mia vita, e con circa quattro anni di maltrattamenti prima della morte di mia madre (che si era data al bere in quel periodo), ha avuto un effetto molto dannoso sulla mia salute, mentale e fisica. Guardando indietro dal mio attuale punto di vista, posso capire e perdonare molte cose che mi sembravano mostruose e ingiuste quando ero bambino. La vita di mia madre deve essere stata molto infelice, era amaramente delusa per molte ragioni, e molto probabilmente anche a causa mia. Il mio sfortunato e frainteso temperamento mi ha portato ad essere timido e reticente, e sono stato spesso in difficoltà, e la mia formazione non è stata calcolata in modo da migliorare la situazione. Alla fine, però, il cambiamento e la libertà sono arrivati, e sono stato mandato in un collegio. Qui, naturalmente, mi sono subito imbattuto nei legami affettuosi e nelle gratificazioni con altri ragazzi. Sono arrivato alla pubertà, e la mia salute è migliorata per l’influenza di un ambiente più felice. Non ci ho messo molto a scoprire che i miei compagni vedevano i piaceri che per me avevano un significato così importante da un punto di vista completamente diverso. Le loro gratificazioni erano normalmente accompagnate da conversazioni sulle donne, e da una direzione generale del pensiero orientata verso le donne. Quando ebbi superato i 15 anni, a causa di difficoltà economiche fui costretto a lasciare la scuola, e ben presto non solo costretto a basarmi solo sulle mie risorse, ma messo nella condizione di non dover rendere conto a nessuno, oltre che a me stesso, per la mia condotta. Naturalmente, la mia scoperta successiva fu che la mia situazione, lungi dall’essere particolare, era una condizione molto comune, e fui ben presto iniziato a tutti i misteri dell’inversione, alla sua setta segreta e al suo ’gergo’. Nel complesso la mia esperienza degli invertiti è stata un piuttosto ampia e variegata, e ho sempre cercato di classificare e confrontare i casi che sono venuti a mia conoscenza, al fine di arrivare a una sorta di conclusione o spiegazione.

Suppongo che sia dovuto alla versatilità femminile o all’impressionabilità il fatto che è possibile per me sperimentare mentalmente le emozioni attribuibili ad entrambi i sessi, secondo l’età e il temperamento del mio compagno, per esempio, con uno più grande di me, che possiede ben nette caratteristiche maschili, sono in grado di sentire quell’arrendevolezza e quella dipendenza che è così essenzialmente femminile. D’altra parte, con un giovane di tipo e di comportamento femminile posso incarnare, con la stessa quantità di piacere, il tenero, ma dominante, atteggiamento del maschio.

Io non provo sessualmente alcun particolare ’orrore’ verso le donne. Immagino che il mio sentimento verso di loro somigli molto quello che la gente normale sente per quanto riguarda gli altri del loro stesso sesso.”

M. N. osserva che non può fischiare, e che il suo colore preferito è il verde.

In questo caso il soggetto ha trovato facilmente un modus vivendi morale col suo istinto invertito, e dà la sua gratificazione per scontata. Nel caso seguente, che, credo, è tipico di molte persone, il soggetto non ha mai ceduto ai suoi impulsi invertiti, e, tranne che per quanto riguarda la masturbazione, ha osservato una stretta castità.

STORIA 9

R. S., 31 anni, americano di origine francese. “Sulla questione dell’eredità posso dire che appartengo ad una famiglia ragionevolmente sana, prolifica e longeva. Da parte di mio padre, tuttavia, vi è una tendenza verso problemi polmonari. Egli stesso è morto di polmonite, e due dei suoi fratelli e un nipote di consunzione. Nessuno dei miei genitori era malato o eccentrico. A parte una certa timidezza con gli sconosciuti, mio padre era un uomo molto maschile. Mia madre è un po’ nervosa, ma non è fantasiosa, e per niente portata a manifestare i suoi affetti. Penso che il mio temperamento fantasioso e artistico debba venire dalla parte di mio padre. Forse la mia origine francese ha qualcosa a che fare con esso. Con l’eccezione di mio nonno materno, tutti i miei progenitori erano di origine francese. Il padre di mia madre era inglese. Possiedo un temperamento mercuriale e un forte senso del ridicolo. Anche se il mio fisico è snello, la mia salute è sempre stata eccellente. In questi ultimi anni soprattutto sono stato molto portato all’introspezione e all’auto-analisi, ma non ho mai avuto allucinazioni, deliri mentali, né isterici, e non sono affatto superstizioso. Le manifestazioni spiritiche, le immersioni ipnotiche, e le altre mode psichiche del giorno esercitano poca o nessuna attrazione su di me. In realtà, io sono sempre stato scettico al riguardo, e piuttosto mi annoiano.

A scuola ero un indolente, ragazzo sognatore, che si sottraeva allo studio, ma per il resto ero abbastanza docile verso i miei insegnanti. Dalla prima infanzia mi sono dato a un gusto onnivoro per la lettura, le mie simpatie particolari erano per i viaggi, l’estetica, i soggetti metafisici e teologici, e più recentemente per la poesia e per alcune forme di misticismo. Non ho mai curato molto la storia o le materie scientifiche. Fin dall’inizio ho mostrato una forte vena artistica, e possedevo un amore travolgente per tutte le cose belle. Da bambino ero appassionato di fiori, amavano stare nei boschi e da solo, e volevo diventare un artista. I miei genitori si sono opposti a quest’ultimo desiderio e io ho ceduto davanti alla loro opposizione.

In me la natura omosessuale è singolarmente completa, ed è senza dubbio congenita. La gioia più intensa della mia infanzia (anche quando ero un ragazzino affidato a una balia) era quella di vedere gli acrobati e cavallerizzi al circo. Questo non era tanto per la loro abilità quanto a causa della bellezza dei loro corpi. Anche allora mi interessavo soprattutto dei ragazzi più agili e graziosi. La gente mi disse che gli attori del circo erano malvagi, e avrebbero rapito i ragazzini, e così sono arrivato a considerare i miei preferiti come metà diavoli e metà angeli. Quando ero più grande e potevo andare in giro da solo, mi capitava spesso di aggirarmi tra le tende degli spettacoli itineranti nella speranza di intravedere degli attori. Volevo vederli nudi, senza le loro calzamaglie, e avevo l’abitudine di rimanere sveglio la notte pensando a loro e desiderando di essere amato e abbracciato da loro. Un certo cavaliere che cavalcava senza sella, una sorta di fantino, mi piaceva soprattutto per le sue belle gambe, che erano fasciate di muscoli fino alla cintola, lasciando i suoi bellissimi fianchi non coperti dai pantaloncini. Non c’era niente di coscientemente sensuale di queste fantasticherie, perché al momento non avevo sensazioni o conoscenze sensuali. Curiosamente, le donne-attrici allora mi respingevano (come fanno oggi) con una forza più o meno pari a quella con la quale ero attratto dagli uomini.

Avevo anche l’abitudine di trarre un grande piacere nel guardare uomini e ragazzi che nuotavano, ma le mie opportunità di vederli così erano estremamente rare. Non ho mai osato lasciare che i miei compagni sapessero come la pensavo in queste cose, ma la vista di un giovanotto ben fatto o di un uomo nudo mi avrebbero riempito (come accade anche ora) di un misto di pudore, angoscia, e gioia. Avevo l’abitudine di raccontarmi senza fine storie su un castello immaginario abitato da bei ragazzi, uno dei quali era particolarmente mio caro amico.

È stato sempre il principe, nelle favole, che catturava il mio interesse e il mio affetto. Ero costantemente innamorando di bei ragazzi che non ho mai conosciuto, né ho mai provato a mescolarmi con i loro amici, perché ero turbato davanti a loro, e non avevo simpatia né attitudine per i giochi da ragazzi. A volte ho giocato con le ragazze perché erano più tranquille e gentili, ma mi sono interessato a loro poco o niente.

Come avviene di solito, i miei genitori trascurarono di impartirmi qualsiasi nozione che riguardasse il sesso, e le conoscenze che possedevo erano raccolte furtivamente da fonti contaminate, discorsi di ragazzacci a scuola e altrove. I miei vecchi mi fecero sapere, in modo vago, che simili discorsi erano malvagi, e la timidezza naturale e il desiderio di essere ’buono’ mi impedì di imparare molto sulle questioni sessuali. Dato che non sono mai andato in collegio, mi sono state risparmiate, forse, molte delle degradanti iniziazioni amministrate in tali situazioni da ragazzi che hanno conoscenze sessuali.

A dispetto di quanto detto sopra, non credo di essere stato sessualmente molto precoce, e anche adesso sento che mi deriverebbe più piacere dalla semplice contemplazione che da un contatto personale con l’oggetto delle mie attenzioni amorose.

Crescendo, arrivò, naturalmente, un desiderio fisico non definito, ma era la bellezza di quelli che ammiravo che mi attraeva di più. Al momento della pubertà ho acquisito spontaneamente l’abitudine della masturbazione. Una volta, mentre facevo il bagno ho scoperto che una sensazione piacevole veniva dal toccare gli organi sessuali. Non passò molto tempo che quell’abitudine si consolidò. In un primo momento la praticavo, ma di rado, ma poi molto più frequentemente (per esempio, una volta a settimana), anche se a volte sono trascorsi mesi senza che mi lasciassi andare ad essa. Ho avuto sogni erotici solo tre o quattro volte nella mia vita. Considero l’abitudine della masturbazione moralmente riprovevole e ho deciso molte volte di interromperla, ma senza risultato. Mi offre solo una soddisfazione assolutamente momentanea, ed è sempre seguita da scrupoli e da rimorso.

Nella mia vita non ho mai provato alcuna sensazione sessuale per una donna, né ho avuto alcun rapporto sessuale con nessuna donna. Il solo pensiero di una cosa del genere è troppo ripugnante e disgustoso per me. Questo è vero, a parte ogni considerazione morale, e non credo che potrei arrivare ad una cosa del genere. Io non sono attratto in nessun modo dalle giovani donne. Anche la loro bellezza fisica ha poco o nessun fascino per me, e spesso mi chiedo come gli uomini possano essere così colpiti da essa. D’altra parte, io non sono uno che odia le donne, e ho molte forti amicizie del sesso opposto. Sono, però, donne più grandi di me, e la nostra amicizia è basata esclusivamente su determinati gusti intellettuali o estetici che abbiamo in comune.

Non ho avuto praticamente nessun rapporto fisico con gli uomini; in ogni caso, nessuno specificamente sessuale. Una volta, quando avevo circa 19 o 21 anni, ho iniziato ad abbracciare un giovane ben formato con il quale stavo dormendo, ma la timidezza e gli scrupoli hanno avuto la meglio sui miei sentimenti, e, dato che il mio compagno di letto non era amorosamente inclinato verso di me, non se ne fece nulla. Qualche anno dopo mi sono fortemente legato a un amico che avevo già conosciuto per diversi anni. Le circostanze ci fecero stare molto tempo insieme durante un’estate. Fu allora che sentii per la prima volta lo shock pieno dell’amore. Lui ricambiava il mio affetto, ma entrambi eravamo timidi nel mostrare i nostri sentimenti o nel parlarne. Spesso, camminando insieme, dopo che era scesa la notte, avremmo messo le braccia ciascuno sulle spalle dell’altro. Qualche volta anche quando dormivamo insieme ci saremmo stesi a stretto contatto, e il mio amico una volta suggerì che io mettessi le mie gambe contro le sue. Lui spesso mi pregava di passare la notte con lui, ma io cominciai a temere i miei sentimenti, e dormii con lui, ma di rado. Nessuno di noi due aveva idee precise sulle relazioni omosessuali, e, a parte quello che ho raccontato sopra, non abbiamo avuto nessun ulteriore contatto tra noi. Pochi mesi dopo che i nostri sentimenti amorosi si erano sviluppati il mio amico morì. La sua morte mi causò grande sofferenza, e il mio temperamento naturalmente religioso cominciò a manifestarsi in maniera forte. In questo periodo, inoltre, ho letto per la prima volta alcuni scritti di Mr. Addington Symonds, e certe allusioni nel suo lavoro, insieme con la mia recente esperienza, presto mi portarono ad una piena coscienza della mia natura invertita.

Circa otto mesi dopo la morte del mio amico mi capitò di incontrare in una strana città un giovane della mia età, che esercitava su di me un’attrazione forte e immediata. Aveva un volto raffinato e bello, aveva una gradevole struttura fisica, e, anche se era piuttosto poco portato a dimostrare i suoi sentimenti, diventammo ben presto amici.

Siamo stati insieme solo per pochi giorni, poi fui costretto ad andarmene per tornare a casa, e la separazione mi causò grande infelicità e depressione. Pochi mesi dopo passammo insieme un periodo di vacanza. Un giorno, durante il nostro viaggio andammo a nuotare, e ci spogliammo nello stesso stabilimento balneare. Quando vidi il mio amico nudo per la prima volta, mi sembrava così bello che avrei voluto buttargli le braccia al collo e coprirlo di baci. Tuttavia ho tenuto nascosti i miei sentimenti, osando a stento guardarlo per paura di non riuscire a trattenere i miei desideri. Più volte in seguito, nella sua stanza, l’ho visto nudo, con lo stesso effetto sulle mie emozioni. Fino a che non lo avevo visto nudo i miei sentimenti per lui non erano di carattere fisico, ma in seguito ho desiderato il contatto vero e proprio, ma solo di abbracci e baci. Sebbene fosse affezionato a me, non aveva assolutamente desideri amorosi per me, e essendo un tipo semplice, puro di sentimenti, mi avrebbe odiato per i miei sentimenti e per la mia natura invertita. Sono stato attento a non fargliela scoprire, e sono stato molto infelice quando mi ha confidato che era innamorato di una ragazza che voleva sposare. L’episodio è avvenuto diversi anni fa, e anche se siamo ancora amici, i miei sentimenti affettivi verso di lui si sono raffreddati notevolmente.

Sono sempre stato molto timido nel mostrare le mie tendenze affettive. La maggior parte dei miei conoscenti (e anche gli amici intimi) pensano che io sia stranamente freddo, e spesso si chiedono perché non mi sono mai innamorato o non mi sono sposato. Per ovvie ragioni non sono mai stato in grado di diglielo.

Tre o quattro anni fa, mi venne tra le mani il piccolo libro di Coventry Patmore, e dalla sua lettura risultò una strana mescolanza delle mie concezioni religiose e di quelle erotiche. Il desiderio di amare ed essere amati è difficile da soffocare, e, quando ho capito che da omosessuale non era né lecito né possibile per me amare in questo mondo, ho cominciato a proiettare il mio desiderio nell’altro mondo. Per nascita io sono un cattolico romano, e nonostante un temperamento un po’ scettico, cerco di rimanere tale per convinzione.

Dalle dottrine della Trinità, dell’Incarnazione e dell’Eucaristia, ho tratto conclusioni che avrebbero riempito le menti del pietista medio di un sacro orrore, tuttavia io credo che (date le premesse), queste conclusioni siano logicamente e teologicamente difendibili. La divinità del paradiso che io immaginato non assomiglia in alcun modo alle insulse concezioni del Beato Angelico, o al Quartier St. Sulpice. Il suo aspetto fisico, almeno, sarebbe meglio rappresentato da qualche semidio di Prassitele o da qualche ragazzo meditabondo nudo di Flandrin.

Anche se queste fantasie mi hanno provocato notevoli inquietudini morali, non sembrano del tutto riprovevoli, perché sento che la felicità più importante che vorrei trarre dalla loro realizzazione deriverebbe principalmente dalla contemplazione della persona amata, piuttosto che da gioie che richiedono maggiore prossimità fisica.

Io ho solo una conoscenza superficiale della storia e dei particolari del misticismo erotico, ma è probabile che le mie idee non siano né nuove né particolari, e molte parole dei pochi scrittori mistici, con le cui opere ho una frequentazione, sembrano sostanzialmente d’accordo con quanto io bramo e con le mie conclusioni Nel tentativo di trovare per esse una convalida da parte di un’autorità valida, ho sempre cercato conferme da parte dei membri del mio stesso sesso, di conseguenza è assolutamente improbabile che io abbia modellato le mie opinioni seguendo quelle di donne ipersensibili o isteriche.

Voi giustamente dedurrete che è difficile per me dire esattamente come considero (moralmente) la tendenza omosessuale. Di una cosa, però, sono molto certo, cioè che, anche se fosse possibile, non vorrei scambiare la mia natura invertita con una normale. Ho il sospetto che le emozioni sessuali e anche quelle invertite abbiano un significato più sottile di quello che è generalmente attribuito loro, ma i moralisti moderni o combattono vergognandosi delle interpretazioni trascendentali o non ne vedono alcuna, e io sono ignorante e incapace di risolvere il mistero che questi sentimenti sembrano implicare.

Patmore parla abbastanza coraggiosamente, a suo modo, e Lacordaire ha accennato ad alcune cose, ma in maniera molto controllata. Io non ho né la capacità né l’opportunità di studiare quello che i mistici del Medioevo hanno da dire in questo senso, e, poi, il modo medievale di vedere le cose, non mi è congeniale. La caratteristica principale della mia tendenza è l’ammirazione preponderante per la bellezza maschile, e in questo io sono più simile ai Greci.

Non ho assolutamente parole per dirvi quanto potentemente tale bellezza mi colpisce. I valori morali e quelli intellettuali sono, lo so, di maggior importanza, ma la bellezza fisica la vedo più chiaramente, e mi appare come la più vivida (se non la più perfetta) manifestazione del divino. Un piccolo fatto può, forse, rivelarvi i miei sentimenti in modo più completo. Non molto tempo fa mi capitò di vedere un giovanotto insolitamente ben fatto entrare in una casa di appuntamento con una comune donna di strada. Quella vista mi riempì dell’angoscia più acuta, e il pensiero che la sua bellezza sarebbe stata presto a disposizione di una prostituta mi fece sentire come se fossi un testimone impotente e infelice di un sacrilegio. Può darsi che la mia passione per bellezza maschile sia solo un’altra manifestazione della vecchia mania platonica, perché col passare del tempo mi capita di desiderare sempre meno il vero giovane che sta davanti a me, e sempre di più una qualche creatura ideale e perfetta il cui splendore fisico e il cui cuore amabile sono le cose reali di cui noi vediamo solo i riflessi in questa grotta di ombre. Dalla nascita e dallo sviluppo dentro di me di quello che io chiamo, per la mancanza di un nome migliore, il mio ideale Patmoreo omosessuale, la vita è diventata, nel complesso, un’attività stanca. Io non sono depresso, però, perché molte cose ancora hanno per me un certo interesse. Quando tale interesse viene meno, come accade di tanto in tanto, mi sforzo di essere paziente. Dio voglia che, dopo la fine qui, io possa essere tratto dall’ombra, e allontanato dalle immagini di vana apparenza per giungere nell’aldilà al possesso della loro infinita realtà.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=5310

ETERO E GAY DI FRONTE ALL’ESPLORAZIONE OMOSESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte seconda
(etero e gay di fonte all’esplorazione omosessuale)

Le due storie tratte dal volume sull’inversione sessuale di Havelock Ellis e tradotte da me, che riporto qui di seguito sono estremamente interessanti, sia perché rappresentano bene attraverso quali esperienze a sfondo sessuale i gay di allora arrivassero alla consapevolezza di essere gay, sia perché chiariscono in modo esemplare come un gay e un etero interpretino in modo radicalmente diverso allora come oggi) gli stessi comportamenti di intimità spinta con altri ragazzi e di gioco sessuale. Per i ragazzi gay questi comportamenti hanno un chiarissima valenza sessuale e si stampano nel loro cervello come ricordi indelebili destinati a durare tutta la vita. I ragazzi eterosessuali, invece li vedono come esplicazione di una pura curiosità sessuale, se non addirittura come un modo per esercitare il proprio dominio su altri ragazzi, cose comunque transitorie che saranno del tutto dimenticate quando saranno possibili vere esperienze eterosessuali e non interferiranno con la sessualità adulta.

STORIA 5

S. W., 64 anni, inglese, giornalista musicale. La comunicazione che segue (un po’ abbreviata) è stata scritta quando S.W. non aveva ancora letto nulla sull’inversione sessuale e quando credeva ancora che il suo caso fosse assolutamente unico.

“Io sono figlio di un uomo di chiesa, ho vissuto per i primi tredici anni della mia vita nella cittadina dove sono nato. Poi mio padre è diventato vicario di un villaggio di campagna, dove ho vissuto fino a quando sono andato fuori, nel mondo, all’età di 18 anni. Dato che durante tutto questo tempo mio padre aveva alcuni alunni, sono stato educato con loro, e non sono mai andato a scuola. Sono nato, credo, con le passioni sessuali più forti che si possano immaginare, e nello stesso tempo sono stato molto precoce nel mio ingresso nella fase della pubertà. Il seme iniziò a formarsi un po’ prima del mio dodicesimo compleanno, i peli seguirono subito dopo, e dopo un anno ero in queste cose alla pari con un ragazzo medio di 15 o 16 anni. Parlavo liberamente con i miei compagni dei rapporti fra i sessi, ma, a differenza di loro, non provavo alcun sentimento personale verso le ragazze. Con il tempo mi resi conto che ero diverso, come credevo allora e credo ancora adesso, da tutti gli altri uomini. I miei organi sessuali erano abbastanza perfetti, ma nell’aspetto di un uomo avevo i pensieri sessuali di una femmina. Rifiuto senza riserve anche la minima inclinazione a compiere atti innaturali; l’idea di commettere atti di sodomia sarebbe per me molto disgustosa.

Per venire alla mia attuale condizione mentale: mentre sono del tutto indifferente alla persona della donna (ho sempre apprezzato molto la loro amicizia e compagnia, e molti dei miei migliori amici sono stati donne), ho avuto un ardente desiderio di avere rapporti carnali con un maschio, e avevo la capacità di innamorarmi, per dire così, nella misura massima. Nell’immaginazione, possedevo l’organo femminile, e mi sentivo verso un uomo esattamente come si sentirebbe una donna innamorata. Nel momento in cui sono diventato pienamente cosciente della mia condizione, ho dato poca importanza a questo fatto, io non avevo la più pallida idea della sua terribile importanza, né della futura miseria che avrebbe comportato. Cose tutte che ho dovuto imparare dall’amara esperienza.

Una volta ho pensato di forzarmi ad avere un rapporto sessuale con una prostituta, al fine di vedere se il godimento sensuale effettivo potesse portare un cambiamento, per avere così la possibilità di sposarmi. Ma quando si è trattato di pensare ai modi e ai mezzi, la mia ripugnanza all’atto è diventata tale che la cosa praticamente era fuori questione. Nel caso invece di qualunque maschio al quale mi sono affezionato, volevo che ci si sentisse insieme, pelle contro pelle, e che avessimo il privilegio di prenderci le libertà che si prenderebbe una donna innamorata, se tutto fosse permesso. Cercavo una gratificazione non puramente sessuale di qualsiasi tipo; il mio amore era troppo genuino per questo.

Durante il poco più di mezzo secolo trascorso dal mio dodicesimo compleanno, sono stato veramente innamorato circa tredici volte. Non credo di riuscire a dare un’idea della profondità e della realtà dei miei sentimenti. Ho accennato alla mia precocità. Ero innamorato quando a 12 anni, l’oggetto del mio amore era un uomo di 24, un noto chimico analitico Venne a casa di mio padre molto frequentemente; e il mio cuore batteva anche alla sola menzione del suo nome.

Avevo circa 15 anni al tempo del mio secondo innamoramento serio. Questa volta era il figlio di un agricoltore, circa due anni più grande di me. Non penso di essermi mai trovato da solo con lui, e in realtà lo conoscevo soltanto come un membro della sua famiglia, ma per un certo tempo fu l’interesse fondamentale della mia vita.

Quando avevo 21 anni ho avuto un ‘compagno’, un giovane di 17 anni, che aveva per me, in ogni caso, un affetto fraterno. Eravamo sotto lo stesso tetto, una mattina presto d’estate si alzò dal letto ed è venne dritto nella mia stanza per parlare di una cosa o di un’altra. Per poter parlare più comodamente si mise nel letto con me e rimanemmo lì come avrebbero fatto due ragazzine di scuola. Questa vicinanza era più di quanto potessi sopportare, e il mio cuore cominciò a battere in modo tale che era impossibile che non potesse notarlo. Dato che, naturalmente, non poteva avere la minima idea della ragione, disse in tutta innocenza: ‘Il tuo cuore batte così forte che riesco a sentirlo abbastanza chiaramente.’

Finora i miei dettagli sono puramente innocenti. Fino a 18 anni, ci furono familiarità a intervalli tra me e il figlio del medico del paese, un giovane circa due anni più grande di me, e precocemente immorale. Non mi interessava veramente molto, ma lui era il mio compagno più importante. Poi sono diventato un assistente scolastico, e per circa sei anni sono riuscito a controllarmi, solo, ahimè, per ricaderci di nuovo. Poi un nuovo proposito e l’ho rispettato per otto anni, una lunga lotta con la mia natura. Poi ancora una volta ho peccato in tre casi, che si sono estesi su tre o quattro anni. Vengo ora un episodio molto doloroso e ricco di conseguenze nella mia vita infelice che avrei volentieri tralasciato se fosse stato possibile. Nel bel mezzo della vita è stato un caso di peccato, di scoperta e anche di grande follia.

Prima di entrare nei dettagli, per quanto può essere necessario, non posso fare a meno di chiedervi di considerare con calma e spassionatamente la mia condizione esatta rispetto a quella dei miei simili nel loro insieme. Nelle mie lotte per resistere, in passato, a volte mi sentivo come se stessi lottando tra le spire di un pitone. Ho peccato di nuovo, con un giovane e il suo amico. Abbastanza stranamente, il fatto fu scoperto da un uomo che era spinto da un sentimento di vendetta per un atto che a me appariva assolutamente giusto. I ragazzi si rifiutarono di dichiarare più della verità, e questo non bastò a quell’uomo, e fu messo in mezzo un terzo ragazzo, che era disposto a dire qualsiasi cosa. Ma questo non era ancora tutto; circa dodici o quindici altri ragazzi fecero accuse simili La convinzione generale, di conseguenza, fu che avevo commesso crimini “innominabili” in tutte le direzioni, a mio piacimento. Se mi si chiedesse una spiegazione per l’azione di tutti questi ragazzi al di là del terzo, che, naturalmente, aveva alcune motivazioni speciali, non ne potrei offrire nessuna. Potrebbero aver pensato che il trio originale era visto piuttosto nella luce degli eroi; perché non avrebbero dovuto essere eroi anche loro?

Potevo certamente sentirmi schiacciato sotto un tale carico di accuse, ma questo non giustifica l’incredibile follia della mia condotta. Negai allo stesso modo quel briciolo di verità che pure c’era, come la massa delle menzogne, e me ne andai in America. Tuttavia, col passare del tempo, quando la mia mente entrò in uno stato migliore, mi resi conto che la verità va detta una volta o l’altra. Perciò scrissi dall’America al giusto indirizzo una piena confessione del mio peccato per quanto riguarda i due giovani che avevano detto solo la verità, allo stesso tempo sottolineando la falsità di tutte le altre accuse.

Rimasi in America sei anni, e alla fine riuscii a fare soldi, in modo da poter tornare in Inghilterra con un piccolo capitale. Avevo promesso alle mie tre sorelle (tutte più grandi di me), che sarei tornato prima della loro morte. Il mio programma era di acquistare una piccola impresa a Londra, e tranquillamente guadagnarmi da vivere, non facendo però sapere a nessuno che ero tornato. Feci acquistare una tale impresa, ma fui truffato nel modo più intelligente, e persi fino all’ultimo centesimo che possedevo al mondo! Dovetti far conoscere la mia situazione ai vecchi amici che tutti mi regalarono o mi prestarono denaro. Comunque la mia posizione era molto precaria. Provai con un’agenzia assicurativa, una delle ultime risorse della persona colta e indigente, ma ben presto scoprii che ero inadatto per un lavoro in cui la sfacciataggine è il fattore primario Poi arrivò un colpo straordinario di fortuna; quasi contemporaneamente iniziai ad avere un paio di allievi di musica e del lavoro letterario in collegamento con una buona rivista musicale.

Rendere la mia presenza nota ai vecchi amici comportò che le stesse informazioni giungessero a coloro che non erano amici. La mia identità come giornalista divenne nota, e col passare del tempo mi sembrava come se mezzo mondo avesse sentito parlare delle mie presunte iniquità. Le persone che non avevano mai messo gli occhi su di me sembrava che mi vedessero come un mostro di iniquità che non si dovrebbe neppure tollerare che esista. Tutti questa gente, che non c’entrava niente, credeva che avessi commesso delitti ‘innominabili’ moltissime volte e alzava le mani in un silenzio inorridito per l’audacia di un uomo che, nella sua situazione, osa apparire apertamente in pubblico, con il suo proprio nome, e guardare la gente in faccia. Non avevano nemmeno il cervello per vedere che questo coraggio dimostrava il carattere fittizio delle loro credenze. E poi, credevano che se solo avessero potuto ottenere il mio licenziamento dal mio posto di giornalista io mi sarei ridotto alla fame. Questo fino a un anno fa era vero. Poi un vecchio parente morì e mi lasciò un po’di proprietà che ho venduto per investire in una rendita, e così ho appena quanto basta per vivere tranquillamente, oltre quello che posso guadagnare. In tali condizioni strane si potrebbe chiedere se la vita non fosse insopportabile. Francamente, non posso dire che la vedo così. Ho a Londra un paio di amici scapoli che vanno con me ai teatri, ecc.. In periferia ho circa una mezza dozzina di amici di famiglia. Qui trovo una compagnia piacevole e un caloroso benvenuto. Sono appassionato di musica, ho un eccellente pianoforte, e posso sentire i migliori concerti in Europa. Vado a tutti i buoni divertimenti. Sono un buon giocatore di scacchi. Infine, sono un lettore onnivoro. Ammetterete che le mie risorse per passare il tempo sono illimitate.

Certo, mi dispiace che ho peccato, e vorrei non averlo fatto. Ma io rifiuto ogni sentimento di vergogna.”

S. W. era il più giovane di quattro figli e l’unico maschio. Suo padre aveva 40 anni alla sua nascita, sua madre 33. Il padre era un intellettuale di carattere debole, la madre una donna di carattere violento ed eccentrico, con, egli crede, forti passioni sessuali. S. W. Non trova nulla nella sua famiglia che possa spiegare la sua condizione anomala.

È basso (cinque piedi cinque pollici), ma ben costruito, con un forte petto e una voce potente. Le sue braccia sono deboli e flaccide (femminili, pensa), ma le gambe sono muscolose. Da ragazzo di 14 anni poteva camminare per quaranta miglia con facilità, e ha giocato a calcio fino a circa 45 anni. È considerato virile nel carattere e nei gusti, ma si commuove facilmente fino alle lacrime dopo una forte emozione. Non ci sono informazioni per quanto riguarda il tipo di uomo verso cui è attratto. Posso osservare, tuttavia, che il chimico analitico che per primo suscitò l’ammirazione di S. W. fu ben noto a me una trentina di anni più tardi, come mio insegnante di chimica. A quel tempo era un uomo anziano di aspetto e di carattere attraente, simpatico e affascinante ad un livello quasi femminile.

S. W. non ha mai sentito la minima attrazione sessuale verso il sesso opposto. Le prime indicazioni del sentimento invertito si ebbero all’età di 6 o 7 anni. Guardando gli allievi del padre, ragazzi di 13 o 14 anni, dalle finestre, rifletteva su come potessero essere i loro organi genitali. “In relazione ad una ragazza”, egli scrive, “non avrei pensato assolutamente a una cosa del genere più che nel caso di un blocco di marmo.” In questo periodo, infatti, a volte dormiva con una sorella di 10 anni, che lo indusse ad assumere gli atteggiamenti della congiunzione sessuale, dicendo che era “così divertente”; ma si limitò a fare questo per compiacerla, e senza il minimo interesse o sentimento da parte sua. Questo atteggiamento divenne più marcato con l’aumentare della consapevolezza, fino a quando si innamorò ardentemente, all’età di 12 anni. Per tutta la vita egli ha praticato la masturbazione in una certa misura, ed è pronto a difendere questa pratica nel suo caso. I suoi sogni erotici sono stati solo di carattere molto vago e molto oscuro. Egli è in grado di fischiare. È molto interessato alla politica e alle opere filantropiche. Ma il suo principale interesse è la musica e ha pubblicato numerose composizioni musicali. Nel complesso, e nonostante la persecuzione che ha subito, egli non considera la sua vita come infelice. Allo stesso tempo, egli è profondamente consapevole dell’atmosfera da “Paria” che circonda gli invertiti, e nel suo caso questa non è mai stata alleviata da alcun senso di condivisione della sventura. La facilità con cui si dice che alcuni invertiti riconoscano gli altri della loro stessa specie è abbastanza incomprensibile per lui; non ne ha mai incontrato uno per quanto ne sa.

STORIA 6

E. S., medico, 50 anni.
“Ho qualche ragione”, scrive, “per credere che alcuni dei miei parenti (dal lato paterno), non fossero normali nella loro vita sessuale, ma, dato che erano persone molto riservate, sono sicuro che i loro amici e i loro colleghi non lo hanno mai sospettato. Gran parte dei miei parenti stretti sono rimasti celibi o hanno differito il matrimonio fino a tarda età. Nessuno di loro è stato un bravo uomo d’affari, tutti sembrano essere più profondamente interessati ad altre cose più che a fare soldi o a tenerseli. Per lo più non hanno preso o hanno preso poco parte alla vita pubblica, e non si sono molto curati della vita sociale. Tuttavia, sono stati gente di capacità superiore alla media, con interessi intellettuali ed estetici. Siamo inclini agli entusiasmi, ma manchiamo di perseveranza. Siamo discorsivi e superficiali, forse, ma nessuno potrebbe chiamateci stupidi Siamo forse eccessivamente egocentrici e consapevoli, mai crudeli o viziosi. I nostri poteri di autocontrollo sono considerevoli; siamo persone tradizionali solo perché siamo pigri e abbiamo in forte antipatia qualsiasi autoaffermazione pubblica. Eppure siamo nervosi, piuttosto che flemmatici. Tutto questo riguarda il lato paterno. I miei antenati materni erano interessati all’agricoltura e al mare e anch’essi hanno avuto una simile mancanza di capacità imprenditoriale, ma con meno adattabilità mentale e la vigilanza, però con maggiore fermezza di propositi, sempre pronti a fare piuttosto che sognare. Tra di loro ricordo un cugino che era probabilmente anormale, anche se è morto quando io ero troppo giovane per fare caso a molte cose. Anche in questo caso, erano tutti persone piuttosto riservate, ma più geniali con gli estranei, più portare ai rapporti sociali, e con meno autocontrollo.

Ero figlio unico, ed un figlio unico viziato. Ero sempre sveglio a scuola, interessato all’apprendimento, e non consideravo penoso studiare. Non mi piaceva lo studio serio. Ma per fini scolastici non lo ritenevo necessario, e non avevo difficoltà ad apprendere tutto quello che mi veniva messo davanti. Non sono mai stato appassionato di giochi, anche se mi piaceva molto stare fuori di casa e camminare. Pochissimi dei miei parenti sono stati appassionati di sport. Non ho stretto forti amicizie a scuola e non ero molto popolare tra i miei compagni di scuola, che, tuttavia, tolleravano i miei strani modi meglio di quanto ci si sarebbe aspettato. Ero facilmente portato ad apprezzare la buona letteratura, ma non ho mai avuto molta capacità espressiva e di pensiero profondo. Ero estremamente sensibile e impressionabile, mosso dalla bellezza di qualsiasi tipo, ma assolutamente mai ambizioso o in qualsiasi modo creativo. Ero facilmente stimolato a lavorare, e poi mi piaceva lavorare, ma, a meno che lo stimolo non fosse mantenuto, l’indolenza naturale della mia indole si manifestava, e ho sprecato i miei poteri in sogni e sciocchezze. La mia memoria era in genere molto veloce e capace di conservare i ricordi, ma curiosamente capricciosa. Sono sempre stato mancante di iniziativa e di capacità decisionale. Al college i miei successi sono proseguiti. Ho ottenuto medaglie e premi, passavo i miei esami facilmente, mi sono laureato ‘con lode di prima classe.’ Nel mio lavoro professionale di una vita ho avuto successo piuttosto oltre la media. Mi piace moltissimo, con tutto il cuore.

Non sono in grado di dire con certezza delle prime manifestazioni dei miei istinti sessuali, ma credo di poter affermare che essi non mi hanno portato in nessun momento a nessun desiderio per il sesso opposto. È vero che il mio primo ricordo del genere è connesso con l’intimità con una ragazzetta, compagna di giochi, ma dato che all’epoca avevamo raggiuto solo la bella età di 7 anni (al massimo) immagino che il nostro reciproco mostrarci – dato che non c’era proprio niente di più – soddisfacesse semplicemente la nostra naturale curiosità. Certamente questi ricordi, nella mia mente, non hanno in alcun modo un posto diverso da quello di tutti gli altri tipi di gioco. Inoltre mi ricordo del solito parlare da scolaretto di cose nascoste e proibite, ma fin quando avevo 12 anni o giù di lì questo era semplicemente un parlare sporco, che coinvolgeva più le funzioni renali e intestinali che qualche sensazione o qualche sottinteso sessuale. Un ragazzo era noto a tutti noi (e della mia cerchia non trascurabile dei primi amici, tutti sono diventati persone normali, che si sono sposate e hanno avuto figli, a tempo debito) per la dimensione insolita delle sue parti intime e per la libertà con cui eccitava e soddisfaceva la curiosità dei suoi amici. Doveva essere precoce, perché non poteva aver avuto più di 12 anni, e ricordo di aver sentito che aveva una folta vegetazione di peli pubici. Anche allora, anche se so che la mia curiosità, per dirla in quel modo, era attiva, non mi sono mai permesso di avere rapporti di nessun genere con lui; e penso che non li avrei certo incoraggiati se mi fossero stati proposti. Questa è la cosa strana della mia vita: le cose che desideravo intensamente di fare non mi sarei mai permesso di farle, non per un qualche scrupolo religioso o morale, ma per una qualche pignoleria inspiegabile o scrupolo, che è ancora attivo come sempre, anche se sono sicuro che non sarebbe in grado di resistere se dovessero ripetersi queste condizioni favorevoli, ma sarebbe travolto da desideri imperiosi e completamente sviluppati, che, per la lunga repressione, o per un allontanarsene senza soddisfarli, sono diventati molto forti. Infatti, se se ne presentasse l’opportunità, con la certezza che nessuno ne sarebbe sedotto per la prima volta o corrotto, quei desideri potrebbero rivelarsi quasi incontenibili.

Certo, molto prima della pubertà, che per me fu precoce, ricordo che ero molto attratto da alcuni ragazzi, e che desideravo di avere l’opportunità di dormire con loro. Se fossi stato in grado di farlo, sono sicuro che sarei stato spinto a entrare nel più stretto contatto possibile con il loro corpo nudo, e non credo che avrei poi ho desiderato qualcosa di più. Conoscevo alcuni ragazzi, forse un po’ più grandi, che già allora avevano relazioni, che certamente non erano innocenti, con un ragazza che era di un anno o due più grande di noi. Lei una volta mi baciò, con mia intensa vergogna. Ma mi resi conto che questi rapporti sarebbero stati indicibilmente disgustosi e non ebbi alcun particolare interesse a sentirne parlare.

Mi ricordo di essere stato coccolato e accarezzato da un bel ragazzo di 16 anni, di tre o quattro anni più grande di me, perché avevo riportato qualche ferita durante il gioco, e sono ancora in grado di ricordare il brivido di gioia che ho sperimentato al suo tocco Non successe nulla che il mondo intero non potesse vedere, ma mi ricordo di essere stato preso tra le ginocchia mentre stava seduto, e mi metteva le braccia intorno al collo, e la calda, soffice presa delle cosce ebbe un effetto indicibile su di me.

Più o meno nello stesso periodo, poi, un ragazzo più grande, forse circa di 18 anni, aveva l’abitudine di tenere fermi i ragazzi più piccoli durante le passeggiate in campagna, di buttarli giù a terra e di guardare i loro genitali e di giocarci. Lui stesso era un bel ragazzo, e io ero molto emozionato quando mi fu raccontato di questo da parte dei ragazzi che lo avevano sperimentato, e desideravo fortemente che succedesse a me, ma non è mai successo, e se un tentativo ci fosse stato, so che avrei resistito con tutte le mie forze, anche se i miei desideri avessero messo il fuoco addosso. Questo ragazzo è morto prima dei 20 anni, per un ascesso dello psoas, e mi ricordo di aver pianto la notte che ho saputo della sua morte. Ero spesso attratto da un altro ragazzo, di circa tre anni più grande di me, che aveva i capelli molto setosi, e io cercavo sempre di accarezzarglieli, ma lui non voleva.

Dovevo avere circa 12 anni quando mi fu insegnato a masturbarmi da un cugino che era un po’ più grande. In un primo momento ho pensato che fosse una cosa stupida, ma avevo l’abitudine di guardarlo mentre lo faceva, e mi masturbavo da solo di tanto in tanto fino a quando sono diventato sufficientemente grande per provare la sensazione corretta. Poi ho ragione di pensare che ho rinunciato alla masturbazione piuttosto liberamente, ma generalmente lo facevo in solitudine, anche se era molto tempo prima che mi rendessi conto che c’era qualcosa di sbagliato in essa o che poteva rivelarsi dannosa. Ripensandoci ora, mi sento perfettamente certo che i miei istinti fossero totalmente omosessuali fin dall’inizio. Questo cugino, che possedeva doti intellettuali e artistiche di rilievo, si sposò, ma sono sicuro che la sua simpatia per il suo sesso non fosse normale.

Con un altro cugino, più giovane di me di quasi un anno, ero sempre nell’intimità più affettuosa. Le mie vacanze a casa dei suoi genitori erano la mia più grande gioia. Stavamo sempre insieme, di notte o di giorno, abbiamo dormito nello stesso letto, letteralmente l’uno nelle braccia dell’altro. A me dava il più acuto piacere sessuale stringermi al suo corpo nudo. Avevamo l’abitudine di maneggiare e accarezzarci reciprocamente le nostre parti intime, ma senza alcun tentativo di masturbazione reciproca, anche se in quel periodo la praticavo regolarmente su me stesso. Gli ho chiesto una volta della masturbazione, ma ancora non l’aveva imparata da altri, e con mio grande orgoglio e soddisfazione posso dire che non l’ho mai praticata su di lui e neanche gli ho chiesto mai di praticarla su di me. Parlo di questo come un esempio della mia concreta moderazione, anche se i miei pensieri e i miei desideri non conoscevano questi limiti. Ricordo anche che un suo fratello maggiore, forse tre o quattro anni più grande di me, una volta mi ha mostrato (quando avevo circa 12 anni, suppongo) il suo pene semieretto. Non mi avrebbe permesso di toccarlo, ma mi mostrò come tirare indietro il prepuzio in modo da scoprire il glande. Il suo pene era grande, e il fatto non è stato dimenticato. Tra noi non c’era nessun rapporto e so che sia lui che il mio amico sono cresciuti fino ad essere uomini abbastanza normali.

Credo di aver avuto circa 17 anni quando mi spaventai per il verificarsi di emissioni notturne, che credevo fossero il risultato del male della masturbazione, e per due o tre anni ho continuato a provare notevole disagio mentale fino a che, quando ero nel mio secondo o terzo anno di college, ho trovato il coraggio sufficiente per consultare il nostro buon vecchio medico di famiglia, che mi ha rassicurato, ma ha fatto, ora penso, fin troppa luce sulle mie confidenze, in modo che io sono ricaduto nelle vecchie abitudini più facilmente, anche se molto più tardi.

Dalle nostre finestre di casa vedevamo un po’ di terreno fino alla spiaggia, e io avevo l’abitudine di stare a guardare, nei caldi pomeriggi d’estate, i ragazzi che potevano stare lì a fare il bagno, per osservarli attraverso il nostro telescopio. Tutto questo l’ho tenuto rigorosamente segreto e non sono stato mai sorpreso in questa attività. Avrei potuto altrettanto facilmente, e senza destare il minimo sospetto sul mio movente, camminare fino alla spiaggia, avrei potuto vederli e chiacchierare con loro ma non sarei mai arrivato a farlo. Mi dava notevole soddisfazione sessuale quando ero in grado di vederli fare il bagno senza mutande. Avevo anche l’abitudine di guardarli mentre giocavano sul terreno, e mi sentivo ricompensato quando vedevo, come non di rado accadeva, le familiarità sessuali che avevano luogo. Queste mi eccitavano violentemente e, talvolta, mi portavano all’orgasmo, sempre, comunque, ad una piacevole erezione. In effetti, è stata un’esperienza di questo tipo che mi ha fatto tornare alla masturbazione dopo che l’avevo messa da parte per un po’. Ricordo che un giorno mentre guardavo due ragazzi di circa 16 anni stesi sull’erba al sole, d’un tratto il ragazzo più grande allungò la mano e cercò di aprire i pantaloni del suo compagno. Quello resistette con tutte le sue forze, e ne seguì una lunga lotta, che terminò con il ragazzo più piccolo con il suo pene esposto e manipolato dall’altro. Anche oggi il ricordo di questo fatto mi eccita. Entrambi i ragazzi sono cresciuti e sono diventati uomini normali.

Due volte soltanto sono stato avvicinato da persone adulte. Quando avevo circa 13 anni mi capitava di incontrare spesso, quando andavo a scuola con il treno, un vecchio signore che mi corteggiava, per così dire, mi parlava spesso e mi chiedeva di andare a vedere le sue ben note collezioni scientifiche, ma ho sempre avuto una vaga diffidenza nei sui confronti e non ci sono mai andato. Un giorno, in estate, durante un’ora libera l’ho incontrato in una stanza vuota nel museo, dove c’erano di solito pochissimi visitatori in quel momento della giornata, e dove le grandi vetrine di esposizione permettevano di nascondersi. Mi si avvicinò e mi disse che era stato lontano in campagna, e che, mentre stava percorrendo la via del ritorno attraversando siepi cespugli spinosi, alcune spine erano rimaste bloccate tra i suoi vestiti e gli stavano ancora dando fastidio. ‘Ti sarei molto grato,’ disse, ‘se volessi mettere la mano in basso e provare se si può sentire qualche spina conficcata nella mia biancheria e tirarla fuori.’ Sbottonò poi le bretelle da un lato, slacciò i pantaloni e mi fece mettere la mano sul suo inguine e sul basso addome. Evitai di toccare i suoi genitali, ma lui spinse la mia mano verso il basso in quella direzione fino a quando, bruciando di vergogna, me ne scappai, senza fermarmi fino a quando fui al sicuro a scuola. Capii appena quanto che era accaduto, ma non ne parlai mai, e dopo evitai sempre quell’uomo. Ho saputo in seguito che era uno scapolo benestante che aveva un grande interesse per i ragazzi della classe lavoratrice e per i giovani uomini e che fece molto per aiutarli nella vita e per evitare, così si diceva, che cadessero in cattive compagnie. Morì a un’età avanzata e lasciò la maggior parte della sua fortuna ad un istituto per ragazzi, lasciò anche per testamento grosse somme ai giovani dei quali si era interessato.

L’altra volta fu su di un tram quando un uomo adulto, che era schiacciato a me il più vicino che poteva, cominciò a parlare, elogiò i miei occhi scuri, poi mise la mano sulla mia coscia sotto il mantello aperto e tastò in alto, verso le mie parti intime. Allo stesso tempo, prese la mia mano, l’accarezzò e se la mise sulle parti intime (era al tramonto). Questo mi eccitò e, se non fossimo stati a destinazione, penso che gli avrei permesso volentieri ulteriori familiarità. Provò a chiedermi dove vivevo, ma non c’era tempo per rispondere, e la mia parente che era con me (su un altro sedile) avrebbe senza dubbio impedito che la cosa potesse avere ulteriormente seguito.

In più di un’occasione ho sperimentato l’orgasmo sessuale come risultato dell’ansia mentale. La prima volta che questo si verificò fu quando mi stavo affrettando per evitare di arrivare in ritardo a scuola. Un’altra volta fu quando avevo circa 24 anni, ed ero estremamente ansioso di rispettare un appuntamento per il quale ero in ritardo. Così abbondante fu l’emissione che dovetti tornare a casa per cambiarmi.

Quando ero studente di medicina, il primo riferimento che portava decisamente al tema dell’inversione sessuale fu fatto nella lezione di Giurisprudenza Medica, dove certi crimini sessuali furono accennati, molto sommariamente e inadeguatamente, ma nulla fu detto dell’esistenza dell’inversione sessuale come condizione ‘normale’ di certe persone infelici, né fu fatta alcuna distinzione tra i vari atti non normali, che erano tutti classificati insieme come manifestazioni di depravazione criminale di gente comune o di folli. Per uno studente che cominciava ad essere acutamente consapevole che la sua natura sessuale differiva profondamente da quella dei suoi compagni, nulla poteva essere più sconcertante e inquietante, e mi rinchiusi in modo più completo nella mia riservatezza. Compresi che questo insegnamento doveva basarsi su qualche errore radicale o pregiudizio o fraintendimento, perché io sapevo dal mio più chiaro ricordo del mio proprio sviluppo, che la mia particolarità non era acquisita, ma innata; era la mia grande sventura senza dubbio, ma non era colpa mia.

È stata ancora una sfortuna maggiore che nel corso delle lezioni di Clinica Medica non ci fosse la minima allusione all’argomento. Malattie di ogni genere, alcune rare – che non ho ancora incontrato nel corso di ventuno anni di fitta pratica professionale – erano analizzate in modo completo, ma ci lasciavano completamente all’oscuro di un argomento di così vitale importanza per me personalmente, e, come mi sembra, per la professione a cui aspiravo. Ci potrebbe essere stato un riferimento incidentale alla masturbazione – anche se non me ne ricordo – ma il suo vero significato non ha ricevuto alcuna attenzione, e ciò che noi studenti sapevano di essa era il risultato della nostre letture o delle nostre esperienze personali.

Nelle lezioni di Malattie Mentali c’era, naturalmente, un più dettagliato e sistematico riferimento ai fatti della vita sessuale e all’inversione sessuale come una condizione patologica rara. Ma ancora non c’era una parola di conforto per rassicurare me, che crescevo sempre più irrimediabilmente vergognandomi di quella che sembrava una natura criminale o gravemente morbosa.

Tra tutti i miei compagni di studio non conoscevo nessuno come me, ma la mia naturale riservatezza – aumentata, ovviamente, per la mia coscienza di quello che sapevo avrebbero ritenuto una tendenza criminale – non mi spingeva certo a scambiare confidenze o a formare amicizie strette.

Dopo la laurea sono diventato medico ospedaliero e assistente privato a uno dei professori, un medico e un docente di fama mondiale Con lui mi sono associato alle condizioni più cordiali e affettuose; e spesso nel corso della conversazione provavo a portarlo a discutere l’argomento, ma senza successo Evidentemente era sgradevole e poco interessante per lui. Disse però abbastanza da permettermi di capire che faceva sue le idee correnti in materia, e non avrei voluto permettergli per nessuna ragione al mondo di credere che io stesso facevo parte della categoria disprezzata e contaminata.

Raramente ho sentito discutere di inversione sessuale tra i miei amici professionisti. Ne parlano con disgusto o divertimento. Non ho mai incontrato un medico professionista che considerasse l’inversione spassionatamente e scientificamente. Per loro era un argomento appartenente esclusivamente alla medicina psicologica.

Non ho avuto nessun caso inversione ammessa tra i miei pazienti, ma spesso ho istintivamente pensato che alcuni che mi consultavano su altre questioni sarebbero entrati in confidenza con me su tale argomento se non fosse stato per la loro paura di essere crudelmente fraintesi.

Per quanto riguarda il mio atteggiamento morale ho paura di esprimermi. La grossolanità mi disgusta; ma non sono sicuro che sarei in grado di resistere alla tentazione se me la trovassi di fronte, ma sono assolutamente sicuro che non tenterei mai, in nessun caso, qualsiasi atto vergognoso. Se mai ho commesso un atto sessuale con uno del mio stesso sesso che amavo, non ho potuto guardare la cosa o affrontarla in qualsiasi altro che fosse un modo sacramentale. Questo suona blasfemo e scioccante, ma non posso esprimere altrimenti esprimere quello che intendo.

Per quanto riguarda il matrimonio degli invertiti, la mia sensazione è che per un invertito congenito, non importa quanto completamente la situazione si sia manifestata prima, si tratta di un passo irto di troppo grandi possibilità di tragedia e di profondissima infelicità, perché possa essere in qualche modo consigliabile. La mia opinione è che per l’invertito, molto più che per la persona comune, non c’è scampo dalla necessità suprema di autocontrollo in ogni rapporto che si può formare. Se ci si riesce l’ideale è un rapporto con un altro uomo di simile indole – non necessariamente platonico -, mediante il quale la somma felicità di entrambi può essere raggiunta. Ma questo può verificarsi molto raramente.

Sono molto sensibile alla poesia e alle arti, e ho dedicato una grande quantità di tempo a questo studio. Sono, anima e cuore, devoto alla musica, che per me conta sempre di più ogni anno che vivo. La Musica triviale o leggera non riesco a sopportarla, ma di Beethoven, Bach, Händel, Schumann, Schubert, Brahms, Tschaikowsky, e Wagner non ne avrei mai sentito abbastanza. Anche qui, le mie simpatie, sono molto cattoliche, e mi diletto a McDowell, Debussy, Richard Strauss, e Hugo Wolf “.

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900

Sto traducendo in questi giorni “i casi” acclusi da Havelock Ellis al terzo capitolo del suo libro sull’inversione sessuale.
Havelock Ellis segue una tecnica per certi versi simile a quella seguita da me nel mio “Essere Gay”, presenta cioè le sue argomentazioni teoriche, che in genere tendono a smantellare le costruzioni dottrinali diffuse al suo tempo esponendone soprattutto la debolezza, derivante proprio dalla pretesa di sistematizzare una materia quanto mai varia e complessa, e poi lascia grandissimo spazio all’esposizione di casi concreti, limitandosi ai fatti, senza indulgere a commenti tanto facili quanto inutili. La sua conoscenza dell’omosessualità non veniva solo o soprattutto da studi teorici ma in primo luogo dall’esame obiettivo di moltissime situazioni particolari, le uniche che permettono di avere un’idea realistica di una realtà tanto complessa.
La raccolta dei “casi” di Havelock Ellis è oggettivamente di enorme importanza, perché si tratta di documentazione seria che risale ormai a quasi un secolo fa.
Credo sia particolarmente importante riprodurre qui i “casi” di Havelok Ellis, e lo farò in una serie di articoli successivi, perché questo permette al lettore di paragonare le esperienze degli omosessuali di un secolo fa con quelle degli omosessuali di oggi, esemplificate nei “documenti” acclusi ai singoli capitoli del mio “Essere Gay”. È un’esperienza che io stesso sto facendo e ritengo particolarmente utile per distinguere ciò che nell’omosessualità è costante e si ritrova oggi in modo più o meno simile a come si ritrovava cento anni fa, e ciò che, invece, è contingente ed è frutto di situazioni storico-culturali diverse.
In un mondo in cui l’omosessualità, e addirittura tutta la sessualità, era un tabù e la divisione in classi sociali era molto più netta di oggi, non ci supiremo di trovare un giornalista che ritiene di essere l’unico omosessuale al mondo, o di trovare sottolineature relative alla differenza di classe dei partner, o di vedere gli omosessuali cercare di darsi una spiegazione della loro omosessualità, sulla base di teorie tanto diffuse quanto poco scientifiche come quella del sesso intermedio di Carpenter; ma rimarremo certamente stupiti nel leggere di omosessuali di un secolo fa, orgogliosi della loro omosessualità e determinati a rivendicarne la dignità morale. Il lettore attento del XXI secolo proverà un’emozione profonda nella lettura dei “casi” di Havelock Ellis.

CASO 1
Entrambi i genitori sani; padre di fisico insolitamente buono. Egli stesso è un lavoratore manuale ed è anche di fisico eccezionalmente buono. È, tuttavia, di carattere nervoso. È mentalmente brillante, anche se non molto istruito, è un appassionato sportivo, e, in generale, un buon esempio di un inglese sano a tutto tondo.
Anche se è molto affettuoso, i suoi desideri sessuali non sono fortemente sviluppati sul lato fisico, e sembra che non lo siano mai stati. A volte si masturbava, intorno all’età della pubertà, ma mai dopo. Non sembra avere sogni erotici ben definiti. C’era una certa attrazione verso le donne, anche se non è mai stata forte. All’età di 26 anni fu sedotto da una donna ed ebbe un rapporto sessuale con lei una volta. In seguito ebbe ragione di pensare che quella lo avesse ingannato in vari modi. Ciò produsse la più forte antipatia, non solo verso questa donna, ma verso tutte le donne da marito. Un anno dopo questo episodio il sentimento omosessuale divenne per la prima volta chiaro e definito. Ora ha 33, e prova la stessa antipatia per le donne; odia anche parlare di matrimonio.
Si è verificata solo una volta un’attrazione veramente forte verso un uomo più o meno della sua stessa età, ma di diversa classe sociale, che in qualche modo era molto diverso da lui sia fisicamente che mentalmente. Per quanto riguarda l’atto fisico, questo rapporto non è decisamente sessuale, ma è del tipo più intimo possibile, e l’assenza dell’atto fisico è probabilmente in gran parte dovuta alle circostanze. Allo stesso tempo, non c’è desiderio consapevole dell’atto fine a se stesso, e l’armonia e la soddisfazione che si realizzano sono descritte come molto complete. Non c’è repulsione sul lato fisico, e lui considera l’intero rapporto come abbastanza naturale.

CASO 2
B. O., inglese, 35 anni, missionario all’estero. Un fratello è più decisamente invertito. B. O. non ha mai avuto relazioni decisamente omosessuali, anche se si è sempre dedicato ai ragazzi; né ha mai avuto relazioni con donne. “Per quanto riguarda le donne,” dice, “sento di non avere la pazienza per cercare di capirle, sono petulanti e mutevoli”, ecc. Si rifiuta di essere chiamato “anormale”, e pensa che le persone come lui siano “estremamente comuni.”
“Non ho mai voluto baciare i ragazzi”, scrive, “né toccarli in alcun modo, salvo mettere il mio braccio intorno a loro mentre stanno studiando o in altri momenti simili. Naturalmente, coi ragazzini piccoli, è diverso, i ragazzi e le ragazze sotto i 14 anni mi sembrano molto simili, e posso amarli entrambi altrettanto bene. Per quanto riguarda qualsiasi tipo di rapporto sessuale tra me e uno del mio stesso sesso, non riesco a pensarci se non con disgusto. Posso immaginare grande piacere nell’avere un rapporto sessuale con una donna, ma i loro caratteri non mi attraggono. In realtà, la mia simpatia per il mio sesso sembra consistere quasi interamente in una preferenza per il carattere maschile e nella sensazione che, come oggetto da guardare, il corpo maschile è davvero più bello di quello femminile. Quando provo qualche forte tentazione per la passione sessuale, nei miei momenti di veglia, è alle donne che penso. D’altro canto, devo confessare che dopo essere stato per un’ora o due con qualche ragazzo che amo, qualche volta ho sentito risvegliarsi i miei organi sessuali. Ma solo una volta nella mia vita ho sperimentato un forte desiderio di dormire nello stesso letto con un ragazzo in particolare, e anche allora nessuna idea di fare qualcosa è entrata nella mia mente. Inutile dire che non ho dormito con lui.
“Non mi sento mai tentato da nessuna ragazza qui, anche se ne vedo tante con i corpi liberamente esposti, e molte di loro hanno facce davvero belle. Neppure sento la tentazione di fare qualcosa di male con uno dei ragazzi, anche se spesso siedo a parlare con qualcuno assai poco vestito. Ma io trovo che la vista continua di membra nude e ben fatte abbia un curioso effetto sulla mente, che si presenti cioè alla nostra fantasia, come un’immagine nei momenti più impensati. Ma la cosa più curiosa di tutte è questa: Ci sono parecchi ragazzi qui cui sono molto affezionato. Ora, quando sono vicino a me, penso a loro soltanto con i sentimenti più puri e più teneri, ma a volte, di notte, quando sono mezzo addormentato, o quando sto facendo la mia siesta di mezzogiorno, la mia immaginazione mi mostra uno di questi ragazzi che si avvicina una ragazza, o addirittura sdraiato con lei, e la cosa strana è che non sento alcun desiderio di avvicinarmi alla ragazza, ma sento che vorrei essere al suo posto e che il ragazzo venisse da me. Nei miei calmi momenti di veglia mi disgusta o piuttosto mi fa orrore trovarmi apparentemente così non sessuato, ma le cose stanno così, e l’esperienza, con solo lievi modifiche, si ripete più e più volte. Non è che io, come uomo, voglio, anche nella fantasia, agire in modo improprio con un ragazzo, ma sento che mi piacerebbe essere al posto della ragazza, e la cosa strana è che in tutti questi sogni e queste fantasie in apparenza posso entrare nei sentimenti della donna meglio che in quelli dell’uomo. A volte mi immagino per un momento che forse la reincarnazione è vera e che ero una donna nella mia vita precedente. A volte mi immagino che quando ero nel grembo materno sono stato formato come una ragazza e gli organi sessuali sono cambiati solo all’ultimo momento. Si tratta di un problema curioso. Non credo di preoccuparmene particolarmente. Ci penso solo a lunghi intervalli … La cosa ha il suo lato positivo. I ragazzi e gli uomini sembrano avere sentimenti di tenerezza verso di me, come ci si aspetta che li abbiano per i membri del sesso opposto, e di conseguenza mi trovo con loro nel contatto più stretto che ci possa essere.”

CASO 3
F. R., inglese, 50 anni, appartiene da entrambi i lati a famiglie sane e normali, di capacità superiori alla media. Il padre aveva 35 anni al momento della sua nascita, e la madre 27. È il secondo di quattro figli. C’era un considerevole intervallo tra le nascite dei figli, che erano nati nel corso di ventun anni. Tutti sono normali, tranne F. R., due sono sposati e hanno famiglia.
A causa della differenza d’età tra i figli, F. R. (che era di tre anni più giovane del suo fratello maggiore, e aveva più di quattro anni più di sua sorella, che era il terzo figlio) non ha avuto compagnia maschile ed era costantemente solo con la madre. “Essendo naturalmente portato all’imitazione”, osserva, “penso che ho acquisito i suoi gusti, i suoi interessi e le sue abitudini di pensiero. Comunque sia, sono sicuro che i miei interessi e i miei divertimenti erano più da ragazzina che da ragazzo. A titolo di esempio, posso riferire che mi è stato detto spesso da un amico di mia madre, che una volta mi serviva un cappello nuovo, e dato che non se ne trovava nessuno di dimensioni adatte a me, mi sono congratulato con me stesso perché avrei dovuto essere obbligato ad avere un cappellino [da donna]! Per quanto riguarda i miei gusti femminili e i miei istinti, sono sempre stato consapevole di essere interessato alle questioni relative alle relazioni familiari, al galateo, ai vestiti (delle donne come e forse più che degli uomini) e ad altre cose di questo genere che, di regola, erano trattate con indifferenza o disprezzo. In casa presto più attenzione di mia sorella alle mancanze e alle trascuratezze delle donne di servizio, e sono molto più ordinato nel sistemare le mie cose di quando non sia lei.”
Non c’è nulla di marcatamente femminile nell’aspetto generale. Lo sviluppo puberale è avvenuto in tenera età, molto prima di quattordici anni, con emissioni notturne, ma senza sogni erotici. I testicoli sono ben sviluppati, il pene è, forse, piuttosto sotto la media in termini di dimensioni, e il prepuzio è lungo e stretto. L’erezione si verifica con molta facilità, soprattutto di notte. Quando era giovane non sapeva nulla della masturbazione, ma ha iniziato l’abitudine circa dieci anni fa, e l’ha praticata occasionalmente da allora.
Anche se fino ad un certo punto gli piace la compagnia delle donne, se ne stanca presto, e non ha mai avuto nessun desiderio di sposarsi. I suoi sogni sessuali non hanno alcuna relazione con le donne. “[nel sogno] sto generalmente facendo o dicendo qualcosa”, osserva, “ad un uomo che conosco da sveglio, qualcosa che ammetto potrei desiderare di dire o fare, se non fosse del tutto fuori discussione per motivi di correttezza e di auto-rispetto.”
Tuttavia, non ha mai avuto relazioni intime con gli uomini, al punto che sentire parlare di tali relazioni lo riempie di orrore.
“Quello che io sento su di me è”, egli scrive, “che ho, in una certa misura, o per certi aspetti, una mente femminile in un corpo maschile, o, potrei metterla così; che sono una combinazione di una donna immorale (di tendenza, piuttosto che in atto) e di un uomo religioso. Di tanto in tanto ho provato forte affetto per i giovani uomini, ma non posso illudermi che il mio affetto sia stato ricambiato. Al momento attuale vi è un giovane (di 23 anni), che mi fa da segretario e si siede nella mia stanza. È estremamente bello, e di una bellezza di un tipo che è generalmente considerato ‘aristocratico’, ma per quanto ne so (o ne sa lui stesso), è di classe sociale medio-bassa. C’è poco che lo renda raccomandabile al di là di un bel viso e di una bella presenza, e non c’è nulla tra noi che ci avvicini sotto il profilo mentale o sociale. Ma ho sempre sentito il forte desiderio di trattarlo come un uomo può trattare una giovane ragazza che ama calorosamente. Molte ovvie considerazioni mi impediscono di andare oltre le carezze quasi-paterne, e mi sento sicuro che si risentirebbe fortemente per qualcosa di più. Questa costante repressione sta mettendo alla prova oltre misura i miei nervi, e spesso mi sento abbastanza male per questa ragione. Non avendo avuto esperienze, sono sempre ansioso di conoscere tutto quello che posso delle relazioni sessuali di altri uomini, e dei loro organi, ma non ho nessuna curiosità concernente l’altro sesso. Il mio piacere principale e la mia fonte di gratificazione si trova nelle opportunità offerte dai bagni turchi e da altri bagni; in pratica dovunque si può trovare un maschio nudo. Ma raramente ho trovato in questi luoghi chi sembra avere la mia stessa tendenza, e certamente non ho trovato più di due casi tra gli assistenti, che hanno risposto al mio accennato desiderio di vedere tutto. Con uno sciampista, precisamente uno che non conosco, occasionalmente sperimento l’orgasmo, ma meno spesso ora rispetto a quando ero più giovane. ”
F. R. è molto miope. Il suo colore preferito è il blu. Egli è in grado di fischiare. I suoi gusti sono principalmente quelli di un personaggio letterario, e non ha mai avuto alcuna simpatia per lo sport. “Sono stato generalmente considerato inefficace nell’uso delle mie mani”, egli scrive, “e io non sono certo molto capace. Tutto quello che sono stato capace di fare con le mani è pescare con la rete e eseguire le forme più semplici di cucito; ma mi sembra più naturale fare, o cercare di fare, qualsiasi cosa di questo genere o suonare il pianoforte, piuttosto che sparare o fare giochi di squadra. Posso aggiungere che io sono più affettuoso coi bambini rispetto a molte donne, e generalmente mi considerano sorprendentemente in grado di tenerli! Certo mi piace farlo. Da giovane, avevo l’abitudine di recitare nelle commediole, ma ero troppo timido per farlo se non ero vestito come una donna e velato, e quando recitavo la parte di una donna avevo meno l’impressione di recitare di quando la interpretavo per me stesso. Un’osservazione fatta da uno zio una volta mi ha piuttosto infastidito:… che sembrava più una cosa naturale che una questione di arte. Ma aveva ragione.”

CASO 4
Di parentela proveniente dal bassopiano scozzese. Entrambi i lati della famiglia sono sani e senza malattie cerebrali o nervose. I desideri omosessuali sono cominciati durante la pubertà. Ha praticato l’onanismo in misura limitata a scuola e fino all’età di circa 22 anni. I suoi sogni erotici sono esclusivamente concentrati sui maschi. Pur essendo molto amichevole e intimo con le donne di tutte le età, è immediatamente respinto da qualsiasi manifestazione di affetto sessuale proveniente da loro. Questo è successo in varia misura in tre o quattro casi. Per quanto riguarda il matrimonio, egli osserva: “Dato che non sembra esserci pericolo immediato di estinzione per la razza, lascio il matrimonio a quelli cui piace.” Il suo ideale maschile è variato in una certa misura. Per alcuni anni si è orientato verso un sano, ben sviluppato, atletico tipo di lavoro all’aperto, è intelligente e simpatico, ma non propriamente intellettuale.
A scuola le sue relazioni sessuali erano del tipo più semplice. Da allora non ce ne sono state più. “Questo”, dice, “non è dovuto alla mancanza di desiderio o alla presenza di una ‘morale.’ Per dirla in breve, ‘non si trovavano mai insieme il momento e il luogo e la persona amata.’ Guardando le cose da un altro punto di vista, il desiderio fisico e l’affetto generale non sono sempre andati insieme verso la stessa persona, e il primo senza il secondo è relativamente transitorio; mentre il secondo arresta la gratificazione del primo, se si ritiene che tale gratificazione potrebbe in qualche modo rendere l’oggetto di affetto infelice, mentalmente o emotivamente.”
È sano e abbastanza ben sviluppato; di natura sensibile, emotiva, ma auto-controllato; mentalmente è ricettivo o aggressivo secondo i casi, a volte acritico, a volte analitico. Il suo temperamento è tranquillo, e lui è molto affettuoso. Molto appassionato di musica e di altre arti, ma non troppo fantasioso.
Sull’inversione sessuale in astratto dice di non avere idee, ma riassume così il suo atteggiamento morale: «Presumo che, se è lì, è lì per l’uso o per l’abuso, come piace agli uomini. Io condanno la gratificazione del desiderio fisico a scapito di altri, in qualsiasi modo ci si arrivi. Io non la condanno di più nella sua forma invertita rispetto alla forma ordinaria. Io credo che l’affetto tra persone dello stesso sesso, anche quando include la passione sessuale e il suo appagamento, può portare ai risultati più splendidi che la natura umana possa mai raggiungere. In breve, io lo metto assolutamente sullo stesso piano dell’amore, come comunemente inteso.”

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