RELAZIONI GAY ESAURITE E LIBERE UNIONI

Questo post è articolato in due distinte sezioni, la prima è dedicata alla distinzione tra i sintomi spia delle relazioni gay esaurite, ossia delle relazioni gay che hanno perso l’originale slancio e la spinta motivazionale dei primi tempi ma, nonostante tutto, proseguono per abitudine o per riluttanza a cambiare prospettive e le richieste affettive che dietro quei comportamenti possono nascondersi, e la seconda dedicata alla tendenza alle relazioni libere, cioè senza alcun vincolo legale (senza Unione Civile presso gli Uffici di Stato Civile dei Comuni). I due argomenti possono sembrare alquanto eterogenei ma sono in realtà profondamente connessi.

SINTOMI SPIA DELLE RELAZIONI GAY ESAURITE E RICHIESTE AFFETTIVE

Le relazioni interpersonali, anche quelle più durature, nel corso degli anni, vanno inevitabilmente incontro a fenomeni di logoramento. Molte volte si tratta di relazioni che fin dall’origine erano prive di fondamenta solide, ossia erano relazioni a monte delle quali non c’era una scelta istintiva e consapevole e soprattutto reciproca, alcune volte si tratta di storie iniziate, poi interrotte, poi iniziate di nuovo, che per entrambi i partner sono, più che una scelta istintiva, almeno potenzialmente definitiva, una delle ipotesi possibili tra le quali resta comunque un’indecisione di fondo. Ma anche quando una storia ha inizialmente tutti i requisiti necessari per durare, la vita quotidiana, o meglio la trascrizione della storia dal livello lirico dell’innamoramento, ammesso che ci sia mai stato, a quello del quotidiano fa emergere debolezze e criticità.

Le spie del logoramento sono in genere piccoli episodi in cui ciascuno dei due partner si lascia andare a forme di intolleranza nei confronti delle debolezze dell’altro o ad atteggiamenti giudicanti che evitano sistematicamente ogni sforzo di comprensione, classici sono i comportamenti legati all’idea che il partner non è sufficientemente rapido nel capire, non sa fare cose elementari, ricasca sempre negli stessi errori. Spesso la richiesta di avere tempo per sé rappresenta una spia del logoramento di un rapporto. I comportamenti diventano standardizzati, ciascuno sa esattamente che cosa deve aspettarsi, i discorsi sono sempre gli stessi, i rimproveri reciproci, più o meno velati, si ripetono in situazioni sostanzialmente analoghe, è come se si ripetesse un copione, la persona del partner viene avvertita come scialba, non attraente, non all’altezza, i discorsi che potrebbero allontanarsi dalla routine vengono fermati sul nascere e si lascia spazio a reazioni a scatto, alle quali poi può seguire un pentimento interno che però non viene manifestato al partner per ragioni di orgoglio, si insiste nel tenere il punto, nel non cedere, nel non lasciare spazio al partner. Anche i comportamenti sessuali diventano sempre più standardizzati, non si cerca più di trovare un equilibrio che possa essere soddisfacente per entrambi e si comincia a pensare che possono certamente esserci delle alternative migliori rispetto alla storia che si sta vivendo, anche se, in concreto, quelle alternative non esistono affatto. Il sesso diventa una faccenda sbrigativa nella quale ciascuno si relaziona solo con se stesso, e non è più accompagnato dall’aura affettiva e di desiderio dei tempi dell’innamoramento. L’interesse verso la sessualità del partner cede il passo all’egoismo sessuale che riduce l’altro a strumento, a oggetto più che a soggetto.

Questa descrizione dei comportamenti spia di un rapporto logorato è tuttavia solo teorica perché è oggettivamente molto difficile distinguere tra comportamenti spia e richieste di maggiore coinvolgimento affettivo, e il rischio che una interpretazione sbagliata di quei comportamenti possa minare un rapporto importante, condizionato solo da un difetto di comunicazione, è piuttosto consistente. Spesso il distacco formale non è affatto un distacco ma una richiesta affettiva. La differenza tra le due situazioni si trova nell’assenza di dichiarazioni ultimative, cioè nel lasciare sempre una porta aperta nel caso si tratti di una richiesta affettiva. Faccio un esempio tipico. Due partner possono anche arrivare a dirsi parole grosse ed a lasciarsi andare a forme di intemperanza, ma se dopo i rimproveri, per esempio contenuti in una mail, la mail si chiude con un tvb (ti voglio bene) è evidente che la dimensione dominante è quella affettiva. Se dopo lo scatto d’orgoglio e la richiesta di autonomia c’è un tentativo di tornare indietro, è evidente che lo scatto di orgoglio e la richiesta di autonomia erano in realtà richieste affettive, erano modi per suscitare una risposta del partner.

Anche nell’ambito dei comportamenti strettamente sessuali è possibile e spesso facile confondere i comportamenti spia di un rapporto logorato con le richieste di maggiore coinvolgimento da parte del partner. Un comportamento spia molto tipico dei rapporti logorati è l’indisponibilità sessuale di uno dei partner, il dichiararsi stanchi, poco interessati al sesso, stressati, ecc. ecc., o anche semplicemente la riduzione della frequenza dei rapporti sessuali. Lo stress e la stanchezza possono essere reali e il non essere episodicamente disponibili al contatto sessuale può certamente avere motivazioni oggettive. Ovviamente, se il dire di no diventa sistematico è segno di un rifiuto, se invece il contatto sessuale, quando si concretizza, è veramente vissuto come una forma di comunicazione profonda, allora il dire talvolta di no non è affatto indice di un rapporto logorato. In genere non è un segno di logoramento del rapporto il cercare di correggere gli atteggiamenti del partner esigendo da lui forme meno artificiose di comunicazione. Ci sono persone che vivono la sessualità mediandola con molte parole che al partner possono suonare inutili e retoriche, in casi di questo genere, la richiesta di evitare l’eccesso di parole non è un rifiuto del partner ma un tentativo di correggerlo.

Premesse queste puntualizzazioni sulla difficoltà di discernere i segnali di logoramento di un rapporto dalle richieste affettive, facciamo un ulteriore passo avanti. Che si fa quando ci si rende conto che “probabilmente” la relazione si avvia all’esaurimento? Si tronca di netto? Si aspetta che sia l’altro a farlo? Oppure si lascia che sia il tempo a decretare la fine del rapporto di coppia? In ogni caso bisogna pensare molto bene prima di agire, perché spesso gli edifici scricchiolanti, se opportunamente ristrutturati, resistono al tempo e ai terremoti, mentre gli edifici nuovi mal progettati, collassano al minimo cedimento.

Sono rare le situazioni in cui i dubbi sono veramente pochi e sono quelle in cui ci si deve allontanare da un partner violento o incline al ricatto affettivo, oppure da chi intende il sesso come dominio e come realtà del tutto staccata dall’affettività. Ma in tutti gli altri casi la fretta è spesso una cattiva consigliera. Capita che, dopo momenti di reazione istintiva e incontrollata che portano a decisioni tanto rapide quanto poco meditate, seguano ripensamenti e tentativi di recuperare situazioni non più recuperabili. La sfuriata di un minuto può portare all’immediata gratificazione dettata dal rifiuto dell’altro considerato non all’altezza ma alla lunga può innescare rimpianti e pentimenti tardivi e inutili. Non bisognerebbe mai dimenticare che distruggere è sempre molto più facile che costruire e che dare al proprio partner una possibilità in più non è un gesto di debolezza ma spesso esattamente il contrario.

PROBLEMI DI COPPIA E TENDENZA ALLE LIBERE UNIONI

Nel mondo eterosessuale, quando le coppie sono stabilizzate dal vincolo del matrimonio, specialmente quando ci sono figli, i problemi connessi alle crisi di coppia possono essere veramente enormi anche sotto il profilo legale, per l’affidamento dei figli e per gli aspetti economici connessi alla comunione dei beni, quando il matrimonio è avvenuto in regime di comunione dei beni, o quando ai rapporti familiari si sovrappongono i rapporti giuridici legati alla contitolarità dell’azienda familiare o di studi professionali. Per i gay le complicazioni di questo tipo sono assolutamente eccezionali. Questi problemi che avrebbero potuto presentarsi anche per le coppia gay unite da patto di Unione Civile, in realtà non si sono manifestati, perché le Unioni Civili hanno un regime vincolistico molto più debole di quello del matrimonio, in quanto l’unione civile può essere sciolta a semplice richiesta di uno soltanto dei due contraenti, cosa che, si riteneva, avrebbe reso l’Unione Civile una realtà molto gradita alla popolazione. In realtà le unioni civili, nonostante il regime vincolistico molto leggero, sono state e sono tuttora una realtà assai poco diffusa e questo non tanto per il fatto che le coppie omosessuali non hanno ancora l’approvazione sociale che caratterizza il matrimonio, quanto perché, sia in ambito etero che in ambito gay si sta facendo sempre più strada il modello delle relazioni libere, cioè delle unioni assolutamente prive di sanzione legale.

In un Report dell’ISTAT del 20 Novembre 2019
(https://www.istat.it/it/files/2019/11/R … i_2018.pdf)
si legge quanto segue:

“Nel 2018 sono state costituite 2.808 unioni civili (tra coppie dello stesso sesso) presso gli Uffici di Stato civile dei comuni italiani. Queste si vanno a sommare a quelle già costituite nel corso del secondo semestre 2016 (2.336), anno di entrata in vigore della Legge 20 maggio 2016, n. 76, e dell’anno 2017 (4.376). Come nelle attese, dopo il picco avutosi subito dopo l’entrata in vigore della nuova legge il fenomeno si sta ora stabilizzando. Si conferma anche nel 2018 la prevalenza di coppie di uomini (1.802 unioni, il 64,2% del totale), anche se in progressivo ridimensionamento (73,6% nel 2016, 67,7% nel 2017). Il 37,2% delle unioni civili è stato costituito nel Nord-ovest, seguito dal Centro (27,2%). In testa si posiziona la Lombardia con il 25%, a seguire Lazio (15,1%), Emilia-Romagna (10,0%) e Toscana (9,4%). Le unioni civili costituite in Italia nel 2018 sono 4,6 per 100 mila abitanti: si va da 7 di Lazio, Lombardia e Toscana a circa 0,5 per 100 mila di Calabria, Basilicata e Molise. Emerge con particolare evidenza il ruolo attrattivo di alcune metropoli. Nel 2018, infatti, nelle grandi città si è concentrato il 32,7% delle unioni civili avvenute in Italia: in cima alla graduatoria si trovano Roma (290 unioni, 10,3%) e Milano (257 unioni, 9,2%); la quota di unioni civili di coppie di uomini risulta particolarmente elevata a Milano (pari al 75,5%) rispetto a Roma (66,9%). Considerando l’incidenza delle unioni civili sul totale della popolazione residente, nel 2018 si sono costituite a Milano 18,7 unioni civili per 100 mila abitanti, a Roma 10,1. Tra le città del Mezzogiorno soltanto Napoli e Palermo mostrano valori superiori all’1 per 100 mila abitanti, analogamente a quanto osservato nel periodo precedente.”

Aggiungo che gli uniti civilmente hanno un’età media di 49,5 anni se maschi e di 45,9 anni se femmine, cioè le coppie omosessuali sono coppie non giovani. Se si considera che nel 2018 i matrimoni celebrati in Italia sono stati 195.778 e le unioni civili 2.808 si nota subito che le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono state poco più dell’1,4% rispetto ai matrimoni, anche se negli ultimi anni il numero dei matrimoni è drasticamente diminuito a vantaggio delle libere unioni, fenomeno sul quale bisogna fermarsi a riflettere.

Sempre dall’ISTAT sappiamo che:

“Il confronto tra i dati del Censimento della popolazione del 1991 e quelli riferiti al 2018 mostra i profondi cambiamenti avvenuti. Tra gli individui di 15-64 anni, a fronte di un lieve calo della popolazione (-309 mila), diminuiscono molto le persone coniugate (3 milioni e 843 mila in meno) a vantaggio soprattutto di celibi e nubili (+3 milioni e 90 mila) e, in misura molto più contenuta, dei divorziati (oltre 972 mila in più).

La diminuzione e la posticipazione della nuzialità, in atto da oltre quaranta anni, in parte compensate dalla crescita delle libere unioni, ha portato tra il 1991 e il 2018 a un forte calo dei coniugati, soprattutto nella classe di età 25-34 anni (da 51,5% a 19,1% gli uomini, da 69,5% a 34,3% le donne). I celibi passano da 48,1% a 80,6% e le nubili da 29,2% a 64,9%. Nella classe di età 45-54 anni quasi un uomo su quattro non si è mai sposato mentre è nubile quasi il 18% delle donne.”

Dai dati sopra riportati si evince che il modello della Libera Unione, cioè dell’unione di coppia, etero o omosessuale, senza alcuna sanzione legale, si va diffondendo in modo molto deciso tra la popolazione italiana. Il matrimonio, per quanto riguarda gli etero, e le unioni civili, per quanto riguarda i gay, sono visti più come un vincolo inutile o addirittura dannoso, che come una protezione del rapporto di coppia, la cui sussistenza non può essere né tutelata né favorita da vincoli legali di alcun genere.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6868

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