RAGAZZI GAY E COMPORTAMENTI SESSUALI

Caro Project, ho 29 anni, sono gay e non ho mai avuto problemi per questo. Non sono dichiarato ma la cosa non mi sconvolge affatto e non ho nessuna intenzione di dichiararmi. Ho avuto le mie storie, quattro in tutto, tutte sotto traccia, ma le ho avute, non saprei nemmeno dire se siano state belle oppure no, sono state delle storie nelle quali sono entrato in modo tranquillo, senza particolari aspettative, quando sono finite, perché sono tutte finite, ho mantenuto un rapporto di amicizia con quei ragazzi, almeno di facciata, tutto molto tranquillo. Quello che mi ha colpito è stata la varietà dei comportamenti dei miei quattro ex rispetto al sesso e anche la varietà delle mie reazioni. Il primo non parlava di sesso, faceva come se la cosa non esistesse, lasciava sempre a me di fare il primo passo, sembrava quasi che la cosa non lo interessasse veramente ma che la facesse solo per fare un piacere a me e per questo non lo sopportavo, sesso a parte i nostri discorsi erano molto standard, di lui sapevo poco, era molto riservato su certi argomenti e non parlava mai del suo passato. Il secondo era metodico e ripetitivo, nel sesso come in tutte le altre cose, con lui non c’era nessuna iniziativa da prendere, tutto era codificato, sia dove che quando e anche come. All’inizio mi sembrava tranquillizzante ma poi ho cominciato a pensare che prendesse il sesso come uno dei suoi tanti doveri, un dovere quasi contrattuale da prendere sul serio, ma niente di più. Il fondo, io pensavo che con me o con un altro, per lui, sarebbe stato lo stesso. Penso che tenesse più alla relazione in sé che alla persona, mi aveva presentato i suoi amici storici (solo due), ragazzi etero che sapevano di lui e li vedevamo la sera in pizzeria un sabato sì e uno no. Mi parlava anche del suo passato ma sempre e solo in termini positivi, come se nella sua vita non ci potessero essere fallimenti, in pratica le storie coi suoi ex erano tutte “normali”, da questa parola era affascinato, quasi ossessionato, che per un gay, poi, non è così ovvio. Il terzo aveva forse qualche problema psicologico, il sesso lo preoccupava, lo metteva di cattivo umore, tipo ansia da prestazione, alla fine lo faceva pure, e direi senza problemi, ma facendo quasi una violenza a se stesso. Con lui si parlava, o meglio, lui mi stava a sentire, ma il discorso era tutto a senso unico. Non so se abbia mai avuto altri ragazzi prima di me, ha ammesso due storielle, ma secondo me erano soprattutto frutto della sua fantasia. Il quarto era una cosa del tutto diversa, per lui il sesso era un gioco ed era coinvolto in modo totale. Non ho mai visto un ragazzo con una energia sessuale come la sua. Mi chiamava, insisteva, non ammetteva rinvii i dinieghi, ci vedevamo spessissimo. All’inizio è stata una cosa stupenda, ma lui dava per scontato che io avessi un’energia sessuale paragonabile alla sua, cosa che non era assolutamente vera. Il nostro rapporto era fortemente legato al sesso, ma mi piaceva soprattutto per altri momenti, che erano veri momenti di dialogo, momenti che coi primi tre ragazzi non c’erano mai stati a quel livello. Cioè c’era una comunicazione profonda, una forma di fiducia reciproca che mi colpiva molto, mi ha raccontato anche cose che non sono facili da raccontare, e avevo l’impressione che quei discorsi fossero importanti anche per lui, anche se non lo ammetteva. Avrei voluto parlare molto con lui e fare meno sesso, ma era come se non riuscisse a fermarsi. Aveva insistito molto per chiedermi se ero geloso e come avrei reagito se lui avesse avuto rapporti con un altro ragazzo. Io pensavo che mi avesse tradito, ma non era così. Un giorno mi prende da parte e mi dice che c’è un ragazzo che gli piace e che vorrebbe avere un rapporto solo sessuale con quel ragazzo. Gli dico che è libero di fare quello che vuole, anche se mi costa moltissimo dirglielo, mi dice che proverà con quel ragazzo ma che non vuole perdermi. Io reagisco con molto distacco, cioè faccio di tutto per non creargli problemi e spero che possa essere veramente felice con quell’altro ragazzo. Non ci vediamo per un mesetto, poi si rifà vivo, come se la pausa non fosse proprio esistita. Mi dice che quel ragazzo sessualmente è il suo tipo, io invece non lo sono, che però fare sesso con me lo intriga comunque. Gli chiedo se con l’altro ragazzo c’è andato a letto e mi dice di sì. Gli rispondo che ho paura delle malattie e che non me la sento. Insiste talmente che alla fine il giorno stesso qualcosa facciamo ma pochissimo e tutto super-protetto. Insiste per vedermi l’indomani, io prendo tempo e mi tengo a distanza, ma non mi molla e alla fine gli dico di sì. L’indomani, stesso copione del giorno prima. Sparisce di nuovo per una settimana, poi mi richiama e passiamo ore al telefono a parlare molto seriamente, tra noi un rapporto forte c’è, lui ovviamente lo nega ma resta a parlare con me per ore specialmente quando è di pessimo umore. Io vorrei un rapporto soprattutto affettivo, magari anche con un po’ di sesso minimo (dato che lui il ragazzo ce l’ha), lui vorrebbe da me un rapporto essenzialmente sessuale. Per un po’ la cosa è andata avanti con adattamenti reciproci, ma restavamo su piani sostanzialmente diversi e poi lui aveva un ragazzo. Morale della favola: mi sono distaccato, con mio grande rammarico e penso che anche a lui la cosa sia dispiaciuta parecchio, perché in sostanza si poteva anche andare avanti così… o forse no! Cerco di fare una sintesi: 4 ragazzi, 5 con me, e 5 modi diversi di considerare il sesso. A me è rimasta un’impressione di fondo, che può sembrare assurda, e cioè che alla fine anche in una relazione sessuale non è il sesso l’elemento fondamentale. Mi sono reso conto che l’unico ragazzo che ha lasciato un segno dentro di me è stato l’ultimo, con lui il sesso mi creava tante complicazioni che non avrei mai messo in conto, ma con lui stavo bene perché c’era anche una comunicazione profonda ad un altro livello. Avrei anche accettato che lui avesse un altro ragazzo, pur di non perderlo, ma poi la cosa finiva per provocare altre complicazioni di tipo affettivo anche a lui ed è finita così, ma le lunghissime e serissime chiacchierate con mio quarto ragazzo non le dimenticherò mai, sono stati quelli i momenti più violentemente emozionanti di tutta la mia vita, i momenti in cui ho provato la sensazione profonda di fusione con un altro ragazzo. Dopo quell’esperienza mi sono fermato e non ho avuto più altre storie. Il mito del mio quarto ragazzo ce l’ho bene fisso in mente e non so se lo supererò, francamente non credo, con lui mi sono sentito in coppia, proprio nel senso di due contro il mondo, come non mi era mai successo con nessuno: niente recite, niente comportamenti da manuale, qualche volta litigi violenti ma alla fine ci si capiva ad un altro livello. Continuo a sognare che lui possa ripensarci, anzi, certamente ci ha ripensato ma è rimasto con l’altro ragazzo, ma non credo che sia veramente felice, o meglio lo è ma solo a metà, l’altra metà della vita la viveva con me. Sono molto tentato di richiamarlo, ma temo di creargli più problemi che altro e allora vado avanti così. È  brutto, lo so, ma non so fare diversamente.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6047

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